Chapter 21

74.Nov. Valent.VII.75.VediGotofredoal lib.VII.De re militaridel codice Teodosiano; e questo codice nei titoliDe tyronibus, De desertoribus, De decurionibus, De veteranis, De filiis veteranorum.76.Giustiniano li portò poi a cinquemila cinquecento; e ilcomes domesticorumdivenne carica importantissima.77.Alcuni moderni, comeRaynouard,Hist. du droit municipal en France. Parigi 1836, tom.I. c. 17, eFauriel,Hist. de la Gaule méridionale. Ivi, tom.I. c. 10, pensano costituissero in ogni città un senato superiore alla curia. A me non occorse mai menzione di senati provinciali.78.Codice Giustinianeo,Communia utr. jud.79.Nonnulli, quum domicilia atque agellos suos aut pervasionibus perdunt, aut fugati ab exactoribus deserunt, quia tenere non possunt, fundos majorum expetunt, atque coloni divitum fiunt.Salviano, De gubern. Dei.80.Quæ enim differentia inter senos et adscriptitios intelligatur, cum uterque in domini sui positus sit potestate, et possit servum cum peculio manumittere, et adscriptitium cum terra dominio suo expellere?Cod. Giustin., lib. XI. tit. 47. l. 21. Forse si eccedette nell'intendere che questo passo di Giustiniano escluda l'emancipazione. E sebbene manumissioni di coloni non si trovino mai, si rifletta che il colono poteva o comprare o ricevere in dono il terreno al quale era affisso, poi con trent'anni d'assenza restava prosciolto; fors'anche non era reputata necessaria la manumissione. Giustiniano permise poi di ordinarli preti, purchè seguitassero negli obblighi del colonatoNov.CXXV, 4.81.È del 708 o 709 di Roma, e fu conservata in parte dalla Tavola d'Eraclea, e più da una iscrizione trovata a Padova. VediSavigny,Gesch. des römischen Rechts in Mittelalter,cap.II. § 8.82.«Il soggetto delle curie, malgrado gli abbondanti materiali che esistono, rimane sempre il più oscuro nell'istoria legale dell'impero».Gibbon, cap. XXII.83.Ammiano Marcellino, XXV. 4;Simmaco,Ep.10; Cod. Teod.,De op. publ.— Se i codici Teodosiano e Giustinianeo parlano sì poco de' magistrati municipali, mentre ogni tratto ne fan menzione i giureconsulti classici, la ragione si è che questi vivevano in Italia, quelli furono compilati in Oriente.84.Nemo, originis suæ oblitus et patriæ, cui domicilii jure devinctus est, ad gubernacula provinciæ nitatur ascendere priusquam, decursis gradatim curiæ muneribus, subvehatur; nec vero a duumviratu vel a sacerdotio incipiat, sed, servato ordine, omnium officiorum sollicitudinem sustineat. Legge di Valentiniano nel codice Teodosiano, lib.XII. tit. 4. l. 77.85.Curiales nervos esse reipublicæ ac viscera civitatum, nullus ignorat: quorum cœtum recte appellavit antiquitas minorem senatum: huc redegit iniquitas judicum, et exactorum plectenda venalitas, ut nonnulli patrias deserentes, natalium splendore neglecto, occultas latebras elegerint, et habitationem juris alieni.Nov. Magior,IV. 4.Curiales... cœperunt se eximere curiæ, et occasiones invenire per quas liberi ab his efficerentur. Ita civitates diminutæ... Decuriones facultatibus... et corporibus fraudare curiam voluerunt, rem omnium impiam adinvenerunt, a legitimis nuptiis abstinentes, ut eligerent magis sine filiis quam sub lege deficere... Transtulerunt curialium facultates ad alias personas, nihil exinde habente curia... sub falsis causis facientes donationes... Vidimus quosdam sic adversos esse contra proprias patrias...Nov. Giustin.XXXVIII.86.Hi potissimum constituantur defensores, quos decretis elegerint civitates. Defensores nihil sibi insolenter, nihil indebitum vindicantes, nominis sui tantum fungantur officio, nullas infligant mulctas, nullas exerceant quæstiones; plebem tantum vel decuriones ab omni improborum insolentia et temeritate tueantur, ut id tantum quod esse dicuntur, esse non desinant. Cod. Teod., lib.XI. tit. 3.87.Cod. Teod., lib.XIII, tit. 4.88.Plinio,Ep.X.42;Cod. Teod., lib.XIV.tit. 1. l. 24; lib.XIII.tit. 5, l. 25; lib.X.tit. 4. l. 11. ecc.89.Lampridio, inAlex. Severo, cap. 39.90.Cod. Teod., lib.X.tit. 20.91.Cod. Teod., lib.X.tit. 40;Cod. Giustin., lib.IV.tit. 41. l. 1;Dig., lib.XXIX.tit. 4. l. 11.92.Ai tempi di san Girolamo andava ancor peggio. — Si suole in campagna esigere gl'interessi del frumento, del vino, dell'olio ed altre derrate; e per esempio si dà all'inverno dieci moggia per riceverne quindici al ricolto, cioè la metà più».Le parole che si riferiscono all'interesse sono:Fœnus semiunciarium1½per cento.Fœnus unciarium1»Usura triens3»Usura quadrans4»Usura quincunx5»Usura semis6»Usura bes8»Usura deunx11»Usura centesima12»Usura centesimaquaterna48»Anatocismus, interesse dell'interesse.93.Solum Barbaris aurum minime præbeatur, sed etiam, si apud eos inventum fuerit, subtili auferatur ingenio. Cod. Giustin., lib. IV.De comm. et merc., 2.94.Codice Teod., De fide test., lib. III epassim.95.Zonara farebbe perduti trentamila uomini da Costanzo, ventiquattromila da Magnenzio: nel che dev'essere corso sbaglio.96.Graziano e Valentiniano I ingiunsero che ogni vescovo potesse al romano appellarsi dalle sentenze del metropolita, il quale fosse tenuto esporre i motivi del suo giudicato: Valentiniano III, malgrado l'opposizione di sant'Ilario vescovo d'Arles, volle i vescovi soggetti alle decisioni del papa della città eterna: il concilio generale di Calcedonia nel 451 chiese da papa Leone Magno la conferma dei suoi decreti: i vescovi d'Oriente scrissero al papa Simmaco, riconoscendo che le pecore di Cristo furono confidate al successore di Pietroin tutto il mondo abitato: quelli dell'Epiro domandavano da Ormisda la conferma del vescovo da loro eletto; il quale papa stese un formolario, che i vescovi doveano trasmettere firmato ai metropoliti, questi ai patriarchi, i patriarchi al pontefice, come simbolo dell'unità, che le chiese d'Oriente accettarono, affrettandosi di meritare la comunione della sede apostolica,in cui risiede la verace e intera solidità della religione cristiana.97.Svetonio, inAugusto, 40.98.Ap.Baronio,ad annum324, num. 58. 65. 70. 71. E vedi indietro, a pag. 123.99.A ciascun vescovo era lecito farvi cambiamenti; e Rufino ci reca il simbolo qual recitavasi dalla Chiesa romana, più incontaminato, e quale dall'aquilejese, a cui esso prete apparteneva. Eccoli a confronto:RomanoCredo in Deum patrem omnipotentem.AquilejeseCredo in Deo patre omnipotente invisibili et impassibili.Rom.Et in Christum Jesum unicum filium ejus, dominum nostrum.Aquil.Et in Christo Jesu, unico filio ejus, domino nostro.Rom. e Aquil.Qui natus est de Spiritu Sancto ex Maria Virgine.Rom.Crucifixus sub Pontio Pilato et sepultus, tertia die resurrexit a mortuis.Aquil.Crucifixus sub Pontio Pilato et sepultus, descendit ad inferna, tertia die resurrexit a mortuis.Rom. e Aquil.Ascendit in cælos, sedet ad dexteram Patris; inde venturus est judicare vivos et mortuos.Rom.Et in Spiritum Sanctum. Sanctam Ecclesiam. Remissionem peccatorum. Carnis resurrectionem.Aquil.Et in Spiritu Sancto. Sancta Ecclesia. Remissione peccatorum. Hujus carnis resurrectione.Dalle catechesi di Massimo vescovo di Torino (Homil. in traditione Symboli), di san Pier Crisologo vescovo di Ravenna (in Symb. apost.), e da altri raccogliamo i simboli delle diverse Chiese, dove trovansi introdotte le paroleconceptus, passus, mortuus, catholicam, sanctorum communionem, vitam æternam,dappoi adottate nel Simbolo comune, qual già si trova ne' sermoni 240, 241, 242, posti in appendice ai sermoni genuini di sant'Agostino nell'edizione de' Padri Maurini.Alcune di quelle aggiunte pajono arbitrarie e sin futili; ma tendevano a confutare alcuni errori divulgati. Così nel surriferito simbolo aquilejese ildescendit ad infernasi oppone agli Apollinaristi ed Ariani, che negavano l'anima a Cristo, quasi ne facesse vece la divinità: l'invisibili et impassibiliè contro i Novaziani e Sabelliani, che diceano esser nato e aver patito il Padre Eterno; l'hujus carniscontrasta a chi teneva che dovessimo risorgere con un corpo aereo e celeste.100.Nel concilio Niceno fu pure decisa la quistione delle pasque, importante sotto l'apparente frivolezza, giacchè suggellava il distacco del cristianesimo dagli Ebrei, e la supremazia della Chiesa di Roma; secondo la cui pratica, fu convenuto di festeggiare la resurrezione di Cristo la domenica in cui cade o che segue immediatamente il plenilunio più vicino all'equinozio di primavera. Questa deferenza alla Chiesa romana è un fatto rilevantissimo nella storia ecclesiastica.101.È ilfallo di Liberio, ridetto a sazietà dagli avversarj dell'infallibilità del papa. Ma quand'anche si accetti per vero, il che da alcuni s'impugna, nulla conchiude contro di quella, non avendo egli sentenziato dalla cattedra, non con libera volontà, e, appena rimesso nel suo seggio, si disdisse.102.Cod. Teod., lib.XVI.tit. 10. l. 2.103.Ivi,IVdel 353; eVdel 356.104.I fatti vennero raccolti daTzchirner,Der Fall des Heidenthum, Lipsia 1829, e daBeugnot,Histoire de la destruction du paganisme en Occident, Parigi 1835; ma le conseguenze che questo ne trae, non possono ragionevolmente accettarsi. Vedi pureJ. E. Auer,Kaiser Julian der Abtrünnigeecc. Vienna 1855.105.Nascuntur ergo et quotidie quidem dii novi: nec enim vincuntur ab hominibus fœcunditate. Div. instit., I. 16.106.Jablonski,De origine festi natalis Christi;Sant'Epifanio,Adversus hæreses,I.29. Al 22 febbrajo celebravansi lecaristiepei morti; e i nostri vi sostituirono la cattedra di San Pietro,festum epularum sancti Petri.107.Grevio,Thesaurus antiq. rom.,VIII.95.108.Hudson,Geogr. minor.,III.15.109.Contra Paganos.D. Maximitaurinensis episcopi opera. Roma 1674.110.Τὸν πατέρα Μίθραν.Opere, pag. 336 e 130.111.Banduri,Numismata imp. rom.,II.427-440. — Ὄμνυμι δὲ τὸν Σαράπιν.Ep.VI.112.Libanio,Legat. ad Julianum, pag. 157; eOratio parænetica, cap. 85.113.Se ne congratula Giuliano nell'Ep.38; e se ne duole Ammiano Marcellino, lib.XXII.12.114.Ep.42, Ἀκοντας ἱᾶσθαι, medicare contro voglia.115.Ammiano Marcellino, lib.XXV.2. Così Ottaviano Augusto negò le feste pubbliche a Nettuno dopo che la flotta pericolò due volte.116.Hoc moderamine principatus inclaruit, quod, inter religionum diversitates, medius stetit, vel quemquam inquietavit, neque ut hoc coleretur imperavit aut illud, nec interdictis minacibus subjectorum cervicem ad id quod ipse coluit inclinabat, sed intemeratas reliquit has partes ut reperit.Quest'asserzione di Ammiano Marcellino (XXX.9) è confermata dal codice Teodosiano, ove Valentiniano dice:Testes sunt leges a me in exordio imperii mei datæ, quibus unicuique, quod animo imbibisset, colendi libera facultas tributa est.Lib.IX, tit. 16. I. 9.117.Cod. Teod., lib.XII, tit. 50. I. 75.118.Pudet dicere: sacerdotes idolorum, mimi, et aurigæ, et scorta hæreditates capiunt; solis clericis ac monacis hac lege prohibetur; et non prohibetur a persecutoribus, sed a principibus christianis. Nec de lege queror, sed doleo cur meruerimus hanc legem.San Girolamo.119.Sono esagerate, ma meritano esser riferite, le lodi dategli da Ausonio in tal proposito,Epigr.I:Arma inter, Chunnosque truces, furtoque nocentesSauromatas, quantum cessat de tempore belli,Indulget claris tantum inter castra Camœnis.Vix posuit volucres stridentia tela sagittas,Musarum ad calamos fertur manus: otia nescit,Et commutata meditatur arundine carmen.Sed carmen non molle modis; bella horrida MartisOdrysii, tressæque viraginis arma retractat.Exulta, Æacides; celebraris vate superboRursus, romanumque tibi contingit Homerum.120.Cod. Teod., lib.IX. tit. 7. I. 1.121.Temistio,OratioXIX.122.Sotto una statua erettagli nel 387 èchiamato pontifex Vestæ, pontifex Solis, quindecemvir, augur, tauroboliatus, neocorus, hierophanta et pater sacrorum.Grutero, pag. 1102. Nº 2. In un'ara scoperta allo scorcio del secolo passato gli si aggiungono i titoli dicurialis Herculis, sacratus Libero et Eleusinis, pater patrum;Donato,Suppl. al Muratori, tom.I. p. 72. Nº 2.Pater sacrorumepater patrumsi riferiscono al culto di Mitra, come abbiam veduto.Macrobio fa da lui difendere nobilmente gli schiavi contro un tal Evangelo, dicendo ch'essi sono formati degli stessi elementi che noi, ricevono lo spirito dallo stesso principio, vivono, muojono all'egual modo; i costumi distinguere gli uomini, non l'abito o la condizione; infine espone nobilmente la maniera di farsi amato agli schiavi.Saturn.,I.123.Lib.I. ep. 43.124.Dii patrii, facite gratiam neglectorum sacrorum. Lib.II. ep. 7.125.Ep. 9.126.Agostino,De civ. Dei, v. 26.127.Sexcentas numerare domos de sanguine priscoNobilium licet, ad Christi piacula versas.Prudenzio, v. 567.128.Sebben Girolamo mostri disprezzo per distinzioni di nascita, rammenta che per padre ella discendeva da Agamennone, per madre dai Gracchi, e sposò uno disceso da Enea e da Giulio.129.Ep.XXIIIad Eustoch.130.Ep.IVad Fabiol.del 401.131.San Paolo, iad Corinth.,II.4.132.Il migliore per avventura de' suoi discorsi è quello in morte del fratello Satiro, tutto spirante affetti di famiglia. — A nulla mi valse l'aver raccolto il moribondo tuo respiro, appoggiata la bocca mia sulle estinte tue labbra. Io sperava far passare la tua morte nel mio seno, e comunicare a te la vita mia. Pegni crudeli e soavi, sventurati abbracci, fra i quali io sentii il suo corpo farsi gelato e rigido, e l'ultimo fiato esalare. Lo stringea fra le braccia, ma avevo già perduto colui che ancora io serravo. Quel soffio di morte divenne per me soffio di vita. Voglia il Cielo almeno ch'esso purifichi il cuor mio, e ponga nella mia anima l'innocenza e la dolcezza tua».Dall'affetto domestico sa elevarsi ai pubblici danni, come nel bell'esordio: — Fratelli carissimi, abbiam condotto innanzi all'ara del sacrifizio la vittima che fu richiesta, vittima pura, accetta a Dio, Satiro, mia scorta e mio fratello. Io non aveva dimenticato ch'ei fosse mortale, nè mi lasciai illudere da vana speranza; ma la grazia oltrepassò la speranza, e non che lamentarmi a Dio, devo ringraziarlo, come quegli che sempre desiderai, in caso che alla Chiesa o a me sovrastassero calamità, si sfogasse la tempesta sopra di me e sopra la mia famiglia. Grazie al Signore, che nell'universale sovvertimento prodotto dai Barbari che d'ogni parte recano guerra, abbia soddisfatto all'afflizione comune co' miei particolari dispiaceri, e sia stato percosso io solo quando temea per tutti. Sì, o fratello, avventuroso in quanto rende florida la vita, nol fosti meno per opportunità della morte. Non a noi fosti rapito, ma ai disastri; non hai perduto la vita, ma fosti campato dalla minaccia delle calamità sospese sul nostro capo. Affezionato com'eri a tutti i tuoi, oh quanto avresti gemuto nel sapere che l'Italia è incalzata da un nemico già alle porte! quale afflizione per te in pensare che ogni nostra speranza di salute sta nel baluardo delle Alpi, e che alcuni tronchi d'albero sono l'unica barriera che difende il pudore! quanto l'anima tua si sarebbe contristata nel vedere che sì piccola distanza ci separa dal nemico, nemico feroce e brutale, che nè la vita risparmia nè il pudore».Nulla di così bello egli dice o nella consolazione per la morte di Valentiniano o nel panegirico di Teodosio.133.Simmaco, lib.X.ep. 54. Il testo proprio della legge ci manca; ma in una d'Onorio del 415 (Cod. Teod., lib.XVI.tit. 10. l. 20) è detto: — Conforme ai decreti del divo Graziano, ordiniamo di applicare al nostro dominio tutte le proprietà (omnia loca) che l'errore degli antichi destinò alle sacre cose».134.Simmaco, lib.I.ep. 46.135.Cod. Teod., lib.XVI, tit. 7. l. 11. 12. 16.136.Ivi, I. 1. 4. 5.137.Exultare patres videas, pulcherrima mundiLumina, concilium que senum gestire CatonumCandidiore toga niveum pietatis amictumSumere, et exuvias deponere pontificales.Contro Simmaco.138.Cod. Teod., lib.XVI.tit. 1. I. 2.139.Se nella serie dei concilj ecumenici si annoveri pure quel di Gerusalemme, tenuto dagli Apostoli, nell'anno 50 d. C., e descritto da san Luca nel cap.XVdegliAtti— Il simbolo, quale allora fu redatto, si legge quotidianamente nella messa.140.Oggi San Vittor Grande l'una, e Sant'Ambrogio l'altra.141.Così racconta Isidoro di Siviglia,De officiis ecclesiasticis, lib. I. c. 7.142.Deus creator omnium — Jam surgit hora tertia — Nunc sancte nobis Spiritus; e alcuno dice ilTe Deum, ma altri lo pretende composto nelIVsecolo da un frate Sisebut, vissuto probabilmente a Montecassino.143.Exameron,III. 5;AugustiniConfess.IX. 7.144.Rudis sed avida doctrinæ, dicevala san Gaudenzio; e l'inno antico di san Filastro,Et rudem sed tunc cupidam moneriInsciam quamquam, tamen ad docendumFirmiter promptam.145.Labus,Museo Bresciano, intorno all'antico marmo di C. Giulio Ingenuo, pag. 56. Da un curioso passo di Rodolfo notajo parrebbe che fin nel VII secolo durasse in Valcamonica il culto di Saturno:Erant adhuc in illa valle plurimi Pagani, qui arboribus et fontibus victimas offerebant. In tempore usque regis Ariberti imago Saturni magna frequentia venerabatur in curte Hedulio(a Edolo):et quum præcepti regis obedientia non fieret ut illa imago destrueretur, Ingelardus dux Brissiæ misit armatorum manus, qui illam disperderunt in fragmentis.146.Una tradizione molto divulgata fa nato sant'Antonio a Ventimiglia, o almeno da madre di questa città.147.Dell'unità del genere umano non ebbe conoscenza l'antichità, alla quale sembrava un fatto fatale la divisione in nazioni. Giuliano imperatore giudica che quest'unità, proclamata dagli Ebrei e dai Cristiani, ripugni alla diversità di leggi e di costumi, la quale deriva dalla volontà degli Dei, rappresentanti de' genj contrarj onde sono ispirati i popoli, da Marte i guerreschi, da Minerva quei che uniscono la prudenza al coraggio, da Mercurio quelli che hanno prudenza più che valore.San Cirillo,contra Julianum, lib.IV.148.Commento al cap.IIdell'epistola ai Galati.149.Quicumque ad Urbem discendi cupiditate veniunt, primitus ad magistrum census provincialium judicum, a quibus copia est danda veniundi, ejusmodi litteras proferant, ut oppida hominum et natales et merita expressa teneantur; deinde ut primo statim profiteantur introitu, quibus potissimum studiis operam navare proponant; tertio, ut hospitia eorum sollicite censualium norit officium, quo ei rei impertiant curam, quam se adseruerint expetisse. Idem immineant censuales, ut singuli eorum tales se in conventibus præbeant, quales esse debent, qui turpem inhonestamque famam et consociationes (quas proximas putamus esse criminibus) æstiment fugiendas, neve spectacula frequentius adeant, aut adpetant vulgo intempestiva convivia. Quin etiam tribuimus potestatem, ut, si quis de his non ita in Urbe se gesserit quemadmodum liberalium dignitas poscat, publice verberibus adfectus, statimque navigio superpositus, abjiciatur Urbe, domumque redeat. His sane qui sedulam operam professionibus navant, usque ad vigesimum ætatis suæ annum Romæ licet commorari. Post id vero tempus, qui neglexit sponte remeare, sollicitudine præfecturæ etiam impurius ad patriam revertatur. Verum ne hæc perfunctorie fortasse curentur, præcelsa sinceritas tua officium censuale commoneat, ut per singulos menses, qui, vel unde veniant, quive sint, pro ratione temporis ad Africam vel ad cæteras provincias remittendi brevibus comprehendat, his dumtaxat exceptis, qui corporatorum sunt oneribus adjuncti. Similes autem breves etiam ad scrinia mansuetudinis nostræ annis singulis dirigantur; quo, meritis singolorum, institutionibusque compertis, utrum quæque nobis sint necessaria judicemus. Dat.IIIId. Mart. Triv. Valentiniano et Valente III A. Cos.150.Ne siamo accertati dal carme d'Ausonio in onore d'un grammatico di Bordeaux:Quod jus pontificum, quæ fœdera, stemma quod olimAnte Numam fuerat sacrificis Curibus,Quod Castor cunctis de regibus ambiguis, quodConjugis e libris ediderat Rhodope;Quod jus pontificum, veterum quæ scita Quiritum,Quæ consulta patrum, quid Draco, quidve SolonSanxerit, et Locris dederat quæ jura Zaleucus,Sub Jove quæ Minos, quid Themis ante Jovem,Nota tibi.De Profess., cap. 22.151.Ai primi, ventiquattro razioni giornaliere, agli altri metà soltanto. L'uso di fissare gli stipendj per razione era generale, e il fisco le ricomprava secondo un prezzo determinato. L'assegno suddetto è per le scuole municipali: nelle imperiali di Treveri i retori hanno trenta profende, venti un grammatico latino, dodici un greco.152.Basti, a mostrarne la importanza, il titolo de' capitoli:I.præfatio;II.cur genio, et quomodo sacrificetur;III.genius quid sit, et unde dicatur;IV.variæ opiniones veterum philosophorum de generatione;V. de semine hominis, et quibus e partibus exeat;VI.quid primum in infante formetur, et quomodo alatur in utero etc.;VII.de temporibus quibus partus solent esse ad nascendum maturi, deque numero septenario;VIII.rationes Chaldæorum de tempore partus; idem de zodiaco et de conspectibus;IX.opinio Pythagoræ de conformatione partus;X.de musica, ejusque regulis;XI.ratio Pythagoræ de conformatione partus confirmata;XII.de laudibus musicæ, ejusque virtute; item de spatio cœli, terræque ambitu, siderumque distantia;XIII.distinctiones ætatum hominis secundum opiniones multorum, deque annis climatericis;XIV.de diversorum hominum clarorum tempore mortis;XV.de tempore et de ævo;XVI.seculum quid sit ex diversorum definitione;XVII.Romanorum sæculum quale sit;XVIII.de ludorum sæcularium institutione eorumque celebratione usque ad imp. Septimium et M. Aurelium Antoninum;XIX.de anno magno secundum diversorum opiniones, item de diversis aliis annis, de olympiadibus, de lustris et agonibus capitolinis;XX.de annis vertentibus diversarum nationum;XXI.de anno vertente Romanorum, deque illius varia correctione, de mensibus et diebus intercalariis, de diebus singulorum mensium, de annis julianis;XXII.de historico temporis intervallo, deque adelo et mystica, de annis Augustorum et ægyptiacis;XXIII.de mensibus naturalibus et civilibus, et nominum rationibus;XXIV.de diebus, et varia dierum apud diversas nationes observatione; idem de solariis et horariis;XXV.de dierum romanorum diversis partibus, deque eorum propriis nominibus.153.Così conchiude:Hæc ut miles quondam et græcus, a principatu Cæsaris Nervæ exorsus, adusque Valentis interitum, pro virium explicavi mensura, numquam, ut arbitror, sciens silentio ausus corrumpere vel mendacio. Scribant reliqua potiores ætate, doctrinisque florentes. Quos id, si libuerit, aggressuros, procudere linguas ad majores moneo stylos.Aveva in idea l'impero di Teodosio Magno.154.Per Valentiniano, quando s'associò Valente all'impero, intona:Si qua in te cognatas cælitum potestates hujusmodi esset æquatio, paribus cum sole luminibus globus sororis arderet; nec radiis fratris obnoxia, precarium raperet luna fulgorem: iisdem curriculis utrumque sidus emergeret, pari exortu diem germana renovaret, per easdem cæli lineas laberetur, nec menstruo pigra discursu aut in senescendo varias mulctaret effigies, aut in renascendo parvas pateretur ætates. Ecce formam beneficii tui astra nesciunt æmulari: illis nihil est in mundana luce consimile, vobis totum est in orbe commune.Pel ponte costruito sul Reno dall'imperatore stesso:Eat nunc carminis auctor inlustris, et pro clade popularium Xantum fingat iratum, armatas cadaveribus undas scriptor decorus educat; nescivit flumina posse frenari. Tantumne valuit rivus iliacus, ut in auxilium Vulcani flamma peteretur? Profundus didicit, quid parvus evaserit? Defensio ipsa cælestium tuo operi non meretur æquari. Fluvium incendisse vindicia est, calcasse victoria.155.Per l'eleganza della forma scegliamo questo:ARA PYTHIA.VIDES UT ARA STEM DICATA PYTHIOFABRE POLITA VATIS ARTE MUSICASIC PULCHRA SACRATISSIMA GENS PHOEBO DECENSHIS APTA TEMPLIS QUI LITANT VATUM CHORITOT COMPTA SERTIS ET CAMOENÆ FLORIBUSHELICONII LOCANDA LUCIS CARMINUMNON CAUTE DURA ME POLIVIT ARTIFEXEXCISA NON SUM RUPE MONTIS ALBIDILUNA E NITENTE NEC PARI DE VERTICENON CÆSA DURO NEC COACTA SPICULOARCTARE PRIMOS EMINENTES ANGULOSET MOX SECUNDOS PROPAGARE LATIUSEOSQUE CAUTE SINGULOS SUBDUCEREGRADU MINUTO PER RECURVAS LINEASNORMATA UBIQUE SIC DEINDE REGULAUT ORA QUADRE SIT RIGENTE LIMITEVEL INDE AD IMUM FUSA RURSUM LINEATENDATUR ARTE LATIOR PER ORDINEMME METRA PANGUNT DE CAMOENARUM MODISMUTATO NUMQUAM NUMERO DUMTAXAT PEDUMQUÆ DOCTA SERVAT DUM PRÆCEPTIS REGULAELEMENTA CRESCUNT ET DECRESCUNT CARMINUMHAS PHOEBE SUPPLEX DANS METRORUM IMAGINESTEMPLIS CHORISQUE LÆTUS INTERSIT SACRIS.

74.Nov. Valent.VII.

74.Nov. Valent.VII.

75.VediGotofredoal lib.VII.De re militaridel codice Teodosiano; e questo codice nei titoliDe tyronibus, De desertoribus, De decurionibus, De veteranis, De filiis veteranorum.

75.VediGotofredoal lib.VII.De re militaridel codice Teodosiano; e questo codice nei titoliDe tyronibus, De desertoribus, De decurionibus, De veteranis, De filiis veteranorum.

76.Giustiniano li portò poi a cinquemila cinquecento; e ilcomes domesticorumdivenne carica importantissima.

76.Giustiniano li portò poi a cinquemila cinquecento; e ilcomes domesticorumdivenne carica importantissima.

77.Alcuni moderni, comeRaynouard,Hist. du droit municipal en France. Parigi 1836, tom.I. c. 17, eFauriel,Hist. de la Gaule méridionale. Ivi, tom.I. c. 10, pensano costituissero in ogni città un senato superiore alla curia. A me non occorse mai menzione di senati provinciali.

77.Alcuni moderni, comeRaynouard,Hist. du droit municipal en France. Parigi 1836, tom.I. c. 17, eFauriel,Hist. de la Gaule méridionale. Ivi, tom.I. c. 10, pensano costituissero in ogni città un senato superiore alla curia. A me non occorse mai menzione di senati provinciali.

78.Codice Giustinianeo,Communia utr. jud.

78.Codice Giustinianeo,Communia utr. jud.

79.Nonnulli, quum domicilia atque agellos suos aut pervasionibus perdunt, aut fugati ab exactoribus deserunt, quia tenere non possunt, fundos majorum expetunt, atque coloni divitum fiunt.Salviano, De gubern. Dei.

79.Nonnulli, quum domicilia atque agellos suos aut pervasionibus perdunt, aut fugati ab exactoribus deserunt, quia tenere non possunt, fundos majorum expetunt, atque coloni divitum fiunt.Salviano, De gubern. Dei.

80.Quæ enim differentia inter senos et adscriptitios intelligatur, cum uterque in domini sui positus sit potestate, et possit servum cum peculio manumittere, et adscriptitium cum terra dominio suo expellere?Cod. Giustin., lib. XI. tit. 47. l. 21. Forse si eccedette nell'intendere che questo passo di Giustiniano escluda l'emancipazione. E sebbene manumissioni di coloni non si trovino mai, si rifletta che il colono poteva o comprare o ricevere in dono il terreno al quale era affisso, poi con trent'anni d'assenza restava prosciolto; fors'anche non era reputata necessaria la manumissione. Giustiniano permise poi di ordinarli preti, purchè seguitassero negli obblighi del colonatoNov.CXXV, 4.

80.Quæ enim differentia inter senos et adscriptitios intelligatur, cum uterque in domini sui positus sit potestate, et possit servum cum peculio manumittere, et adscriptitium cum terra dominio suo expellere?Cod. Giustin., lib. XI. tit. 47. l. 21. Forse si eccedette nell'intendere che questo passo di Giustiniano escluda l'emancipazione. E sebbene manumissioni di coloni non si trovino mai, si rifletta che il colono poteva o comprare o ricevere in dono il terreno al quale era affisso, poi con trent'anni d'assenza restava prosciolto; fors'anche non era reputata necessaria la manumissione. Giustiniano permise poi di ordinarli preti, purchè seguitassero negli obblighi del colonatoNov.CXXV, 4.

81.È del 708 o 709 di Roma, e fu conservata in parte dalla Tavola d'Eraclea, e più da una iscrizione trovata a Padova. VediSavigny,Gesch. des römischen Rechts in Mittelalter,cap.II. § 8.

81.È del 708 o 709 di Roma, e fu conservata in parte dalla Tavola d'Eraclea, e più da una iscrizione trovata a Padova. VediSavigny,Gesch. des römischen Rechts in Mittelalter,cap.II. § 8.

82.«Il soggetto delle curie, malgrado gli abbondanti materiali che esistono, rimane sempre il più oscuro nell'istoria legale dell'impero».Gibbon, cap. XXII.

82.«Il soggetto delle curie, malgrado gli abbondanti materiali che esistono, rimane sempre il più oscuro nell'istoria legale dell'impero».Gibbon, cap. XXII.

83.Ammiano Marcellino, XXV. 4;Simmaco,Ep.10; Cod. Teod.,De op. publ.— Se i codici Teodosiano e Giustinianeo parlano sì poco de' magistrati municipali, mentre ogni tratto ne fan menzione i giureconsulti classici, la ragione si è che questi vivevano in Italia, quelli furono compilati in Oriente.

83.Ammiano Marcellino, XXV. 4;Simmaco,Ep.10; Cod. Teod.,De op. publ.— Se i codici Teodosiano e Giustinianeo parlano sì poco de' magistrati municipali, mentre ogni tratto ne fan menzione i giureconsulti classici, la ragione si è che questi vivevano in Italia, quelli furono compilati in Oriente.

84.Nemo, originis suæ oblitus et patriæ, cui domicilii jure devinctus est, ad gubernacula provinciæ nitatur ascendere priusquam, decursis gradatim curiæ muneribus, subvehatur; nec vero a duumviratu vel a sacerdotio incipiat, sed, servato ordine, omnium officiorum sollicitudinem sustineat. Legge di Valentiniano nel codice Teodosiano, lib.XII. tit. 4. l. 77.

84.Nemo, originis suæ oblitus et patriæ, cui domicilii jure devinctus est, ad gubernacula provinciæ nitatur ascendere priusquam, decursis gradatim curiæ muneribus, subvehatur; nec vero a duumviratu vel a sacerdotio incipiat, sed, servato ordine, omnium officiorum sollicitudinem sustineat. Legge di Valentiniano nel codice Teodosiano, lib.XII. tit. 4. l. 77.

85.Curiales nervos esse reipublicæ ac viscera civitatum, nullus ignorat: quorum cœtum recte appellavit antiquitas minorem senatum: huc redegit iniquitas judicum, et exactorum plectenda venalitas, ut nonnulli patrias deserentes, natalium splendore neglecto, occultas latebras elegerint, et habitationem juris alieni.Nov. Magior,IV. 4.Curiales... cœperunt se eximere curiæ, et occasiones invenire per quas liberi ab his efficerentur. Ita civitates diminutæ... Decuriones facultatibus... et corporibus fraudare curiam voluerunt, rem omnium impiam adinvenerunt, a legitimis nuptiis abstinentes, ut eligerent magis sine filiis quam sub lege deficere... Transtulerunt curialium facultates ad alias personas, nihil exinde habente curia... sub falsis causis facientes donationes... Vidimus quosdam sic adversos esse contra proprias patrias...Nov. Giustin.XXXVIII.

85.Curiales nervos esse reipublicæ ac viscera civitatum, nullus ignorat: quorum cœtum recte appellavit antiquitas minorem senatum: huc redegit iniquitas judicum, et exactorum plectenda venalitas, ut nonnulli patrias deserentes, natalium splendore neglecto, occultas latebras elegerint, et habitationem juris alieni.Nov. Magior,IV. 4.Curiales... cœperunt se eximere curiæ, et occasiones invenire per quas liberi ab his efficerentur. Ita civitates diminutæ... Decuriones facultatibus... et corporibus fraudare curiam voluerunt, rem omnium impiam adinvenerunt, a legitimis nuptiis abstinentes, ut eligerent magis sine filiis quam sub lege deficere... Transtulerunt curialium facultates ad alias personas, nihil exinde habente curia... sub falsis causis facientes donationes... Vidimus quosdam sic adversos esse contra proprias patrias...Nov. Giustin.XXXVIII.

86.Hi potissimum constituantur defensores, quos decretis elegerint civitates. Defensores nihil sibi insolenter, nihil indebitum vindicantes, nominis sui tantum fungantur officio, nullas infligant mulctas, nullas exerceant quæstiones; plebem tantum vel decuriones ab omni improborum insolentia et temeritate tueantur, ut id tantum quod esse dicuntur, esse non desinant. Cod. Teod., lib.XI. tit. 3.

86.Hi potissimum constituantur defensores, quos decretis elegerint civitates. Defensores nihil sibi insolenter, nihil indebitum vindicantes, nominis sui tantum fungantur officio, nullas infligant mulctas, nullas exerceant quæstiones; plebem tantum vel decuriones ab omni improborum insolentia et temeritate tueantur, ut id tantum quod esse dicuntur, esse non desinant. Cod. Teod., lib.XI. tit. 3.

87.Cod. Teod., lib.XIII, tit. 4.

87.Cod. Teod., lib.XIII, tit. 4.

88.Plinio,Ep.X.42;Cod. Teod., lib.XIV.tit. 1. l. 24; lib.XIII.tit. 5, l. 25; lib.X.tit. 4. l. 11. ecc.

88.Plinio,Ep.X.42;Cod. Teod., lib.XIV.tit. 1. l. 24; lib.XIII.tit. 5, l. 25; lib.X.tit. 4. l. 11. ecc.

89.Lampridio, inAlex. Severo, cap. 39.

89.Lampridio, inAlex. Severo, cap. 39.

90.Cod. Teod., lib.X.tit. 20.

90.Cod. Teod., lib.X.tit. 20.

91.Cod. Teod., lib.X.tit. 40;Cod. Giustin., lib.IV.tit. 41. l. 1;Dig., lib.XXIX.tit. 4. l. 11.

91.Cod. Teod., lib.X.tit. 40;Cod. Giustin., lib.IV.tit. 41. l. 1;Dig., lib.XXIX.tit. 4. l. 11.

92.Ai tempi di san Girolamo andava ancor peggio. — Si suole in campagna esigere gl'interessi del frumento, del vino, dell'olio ed altre derrate; e per esempio si dà all'inverno dieci moggia per riceverne quindici al ricolto, cioè la metà più».Le parole che si riferiscono all'interesse sono:Fœnus semiunciarium1½per cento.Fœnus unciarium1»Usura triens3»Usura quadrans4»Usura quincunx5»Usura semis6»Usura bes8»Usura deunx11»Usura centesima12»Usura centesimaquaterna48»Anatocismus, interesse dell'interesse.

92.Ai tempi di san Girolamo andava ancor peggio. — Si suole in campagna esigere gl'interessi del frumento, del vino, dell'olio ed altre derrate; e per esempio si dà all'inverno dieci moggia per riceverne quindici al ricolto, cioè la metà più».

Le parole che si riferiscono all'interesse sono:

93.Solum Barbaris aurum minime præbeatur, sed etiam, si apud eos inventum fuerit, subtili auferatur ingenio. Cod. Giustin., lib. IV.De comm. et merc., 2.

93.Solum Barbaris aurum minime præbeatur, sed etiam, si apud eos inventum fuerit, subtili auferatur ingenio. Cod. Giustin., lib. IV.De comm. et merc., 2.

94.Codice Teod., De fide test., lib. III epassim.

94.Codice Teod., De fide test., lib. III epassim.

95.Zonara farebbe perduti trentamila uomini da Costanzo, ventiquattromila da Magnenzio: nel che dev'essere corso sbaglio.

95.Zonara farebbe perduti trentamila uomini da Costanzo, ventiquattromila da Magnenzio: nel che dev'essere corso sbaglio.

96.Graziano e Valentiniano I ingiunsero che ogni vescovo potesse al romano appellarsi dalle sentenze del metropolita, il quale fosse tenuto esporre i motivi del suo giudicato: Valentiniano III, malgrado l'opposizione di sant'Ilario vescovo d'Arles, volle i vescovi soggetti alle decisioni del papa della città eterna: il concilio generale di Calcedonia nel 451 chiese da papa Leone Magno la conferma dei suoi decreti: i vescovi d'Oriente scrissero al papa Simmaco, riconoscendo che le pecore di Cristo furono confidate al successore di Pietroin tutto il mondo abitato: quelli dell'Epiro domandavano da Ormisda la conferma del vescovo da loro eletto; il quale papa stese un formolario, che i vescovi doveano trasmettere firmato ai metropoliti, questi ai patriarchi, i patriarchi al pontefice, come simbolo dell'unità, che le chiese d'Oriente accettarono, affrettandosi di meritare la comunione della sede apostolica,in cui risiede la verace e intera solidità della religione cristiana.

96.Graziano e Valentiniano I ingiunsero che ogni vescovo potesse al romano appellarsi dalle sentenze del metropolita, il quale fosse tenuto esporre i motivi del suo giudicato: Valentiniano III, malgrado l'opposizione di sant'Ilario vescovo d'Arles, volle i vescovi soggetti alle decisioni del papa della città eterna: il concilio generale di Calcedonia nel 451 chiese da papa Leone Magno la conferma dei suoi decreti: i vescovi d'Oriente scrissero al papa Simmaco, riconoscendo che le pecore di Cristo furono confidate al successore di Pietroin tutto il mondo abitato: quelli dell'Epiro domandavano da Ormisda la conferma del vescovo da loro eletto; il quale papa stese un formolario, che i vescovi doveano trasmettere firmato ai metropoliti, questi ai patriarchi, i patriarchi al pontefice, come simbolo dell'unità, che le chiese d'Oriente accettarono, affrettandosi di meritare la comunione della sede apostolica,in cui risiede la verace e intera solidità della religione cristiana.

97.Svetonio, inAugusto, 40.

97.Svetonio, inAugusto, 40.

98.Ap.Baronio,ad annum324, num. 58. 65. 70. 71. E vedi indietro, a pag. 123.

98.Ap.Baronio,ad annum324, num. 58. 65. 70. 71. E vedi indietro, a pag. 123.

99.A ciascun vescovo era lecito farvi cambiamenti; e Rufino ci reca il simbolo qual recitavasi dalla Chiesa romana, più incontaminato, e quale dall'aquilejese, a cui esso prete apparteneva. Eccoli a confronto:RomanoCredo in Deum patrem omnipotentem.AquilejeseCredo in Deo patre omnipotente invisibili et impassibili.Rom.Et in Christum Jesum unicum filium ejus, dominum nostrum.Aquil.Et in Christo Jesu, unico filio ejus, domino nostro.Rom. e Aquil.Qui natus est de Spiritu Sancto ex Maria Virgine.Rom.Crucifixus sub Pontio Pilato et sepultus, tertia die resurrexit a mortuis.Aquil.Crucifixus sub Pontio Pilato et sepultus, descendit ad inferna, tertia die resurrexit a mortuis.Rom. e Aquil.Ascendit in cælos, sedet ad dexteram Patris; inde venturus est judicare vivos et mortuos.Rom.Et in Spiritum Sanctum. Sanctam Ecclesiam. Remissionem peccatorum. Carnis resurrectionem.Aquil.Et in Spiritu Sancto. Sancta Ecclesia. Remissione peccatorum. Hujus carnis resurrectione.Dalle catechesi di Massimo vescovo di Torino (Homil. in traditione Symboli), di san Pier Crisologo vescovo di Ravenna (in Symb. apost.), e da altri raccogliamo i simboli delle diverse Chiese, dove trovansi introdotte le paroleconceptus, passus, mortuus, catholicam, sanctorum communionem, vitam æternam,dappoi adottate nel Simbolo comune, qual già si trova ne' sermoni 240, 241, 242, posti in appendice ai sermoni genuini di sant'Agostino nell'edizione de' Padri Maurini.Alcune di quelle aggiunte pajono arbitrarie e sin futili; ma tendevano a confutare alcuni errori divulgati. Così nel surriferito simbolo aquilejese ildescendit ad infernasi oppone agli Apollinaristi ed Ariani, che negavano l'anima a Cristo, quasi ne facesse vece la divinità: l'invisibili et impassibiliè contro i Novaziani e Sabelliani, che diceano esser nato e aver patito il Padre Eterno; l'hujus carniscontrasta a chi teneva che dovessimo risorgere con un corpo aereo e celeste.

99.A ciascun vescovo era lecito farvi cambiamenti; e Rufino ci reca il simbolo qual recitavasi dalla Chiesa romana, più incontaminato, e quale dall'aquilejese, a cui esso prete apparteneva. Eccoli a confronto:

Dalle catechesi di Massimo vescovo di Torino (Homil. in traditione Symboli), di san Pier Crisologo vescovo di Ravenna (in Symb. apost.), e da altri raccogliamo i simboli delle diverse Chiese, dove trovansi introdotte le paroleconceptus, passus, mortuus, catholicam, sanctorum communionem, vitam æternam,dappoi adottate nel Simbolo comune, qual già si trova ne' sermoni 240, 241, 242, posti in appendice ai sermoni genuini di sant'Agostino nell'edizione de' Padri Maurini.

Alcune di quelle aggiunte pajono arbitrarie e sin futili; ma tendevano a confutare alcuni errori divulgati. Così nel surriferito simbolo aquilejese ildescendit ad infernasi oppone agli Apollinaristi ed Ariani, che negavano l'anima a Cristo, quasi ne facesse vece la divinità: l'invisibili et impassibiliè contro i Novaziani e Sabelliani, che diceano esser nato e aver patito il Padre Eterno; l'hujus carniscontrasta a chi teneva che dovessimo risorgere con un corpo aereo e celeste.

100.Nel concilio Niceno fu pure decisa la quistione delle pasque, importante sotto l'apparente frivolezza, giacchè suggellava il distacco del cristianesimo dagli Ebrei, e la supremazia della Chiesa di Roma; secondo la cui pratica, fu convenuto di festeggiare la resurrezione di Cristo la domenica in cui cade o che segue immediatamente il plenilunio più vicino all'equinozio di primavera. Questa deferenza alla Chiesa romana è un fatto rilevantissimo nella storia ecclesiastica.

100.Nel concilio Niceno fu pure decisa la quistione delle pasque, importante sotto l'apparente frivolezza, giacchè suggellava il distacco del cristianesimo dagli Ebrei, e la supremazia della Chiesa di Roma; secondo la cui pratica, fu convenuto di festeggiare la resurrezione di Cristo la domenica in cui cade o che segue immediatamente il plenilunio più vicino all'equinozio di primavera. Questa deferenza alla Chiesa romana è un fatto rilevantissimo nella storia ecclesiastica.

101.È ilfallo di Liberio, ridetto a sazietà dagli avversarj dell'infallibilità del papa. Ma quand'anche si accetti per vero, il che da alcuni s'impugna, nulla conchiude contro di quella, non avendo egli sentenziato dalla cattedra, non con libera volontà, e, appena rimesso nel suo seggio, si disdisse.

101.È ilfallo di Liberio, ridetto a sazietà dagli avversarj dell'infallibilità del papa. Ma quand'anche si accetti per vero, il che da alcuni s'impugna, nulla conchiude contro di quella, non avendo egli sentenziato dalla cattedra, non con libera volontà, e, appena rimesso nel suo seggio, si disdisse.

102.Cod. Teod., lib.XVI.tit. 10. l. 2.

102.Cod. Teod., lib.XVI.tit. 10. l. 2.

103.Ivi,IVdel 353; eVdel 356.

103.Ivi,IVdel 353; eVdel 356.

104.I fatti vennero raccolti daTzchirner,Der Fall des Heidenthum, Lipsia 1829, e daBeugnot,Histoire de la destruction du paganisme en Occident, Parigi 1835; ma le conseguenze che questo ne trae, non possono ragionevolmente accettarsi. Vedi pureJ. E. Auer,Kaiser Julian der Abtrünnigeecc. Vienna 1855.

104.I fatti vennero raccolti daTzchirner,Der Fall des Heidenthum, Lipsia 1829, e daBeugnot,Histoire de la destruction du paganisme en Occident, Parigi 1835; ma le conseguenze che questo ne trae, non possono ragionevolmente accettarsi. Vedi pureJ. E. Auer,Kaiser Julian der Abtrünnigeecc. Vienna 1855.

105.Nascuntur ergo et quotidie quidem dii novi: nec enim vincuntur ab hominibus fœcunditate. Div. instit., I. 16.

105.Nascuntur ergo et quotidie quidem dii novi: nec enim vincuntur ab hominibus fœcunditate. Div. instit., I. 16.

106.Jablonski,De origine festi natalis Christi;Sant'Epifanio,Adversus hæreses,I.29. Al 22 febbrajo celebravansi lecaristiepei morti; e i nostri vi sostituirono la cattedra di San Pietro,festum epularum sancti Petri.

106.Jablonski,De origine festi natalis Christi;Sant'Epifanio,Adversus hæreses,I.29. Al 22 febbrajo celebravansi lecaristiepei morti; e i nostri vi sostituirono la cattedra di San Pietro,festum epularum sancti Petri.

107.Grevio,Thesaurus antiq. rom.,VIII.95.

107.Grevio,Thesaurus antiq. rom.,VIII.95.

108.Hudson,Geogr. minor.,III.15.

108.Hudson,Geogr. minor.,III.15.

109.Contra Paganos.D. Maximitaurinensis episcopi opera. Roma 1674.

109.Contra Paganos.D. Maximitaurinensis episcopi opera. Roma 1674.

110.Τὸν πατέρα Μίθραν.Opere, pag. 336 e 130.

110.Τὸν πατέρα Μίθραν.Opere, pag. 336 e 130.

111.Banduri,Numismata imp. rom.,II.427-440. — Ὄμνυμι δὲ τὸν Σαράπιν.Ep.VI.

111.Banduri,Numismata imp. rom.,II.427-440. — Ὄμνυμι δὲ τὸν Σαράπιν.Ep.VI.

112.Libanio,Legat. ad Julianum, pag. 157; eOratio parænetica, cap. 85.

112.Libanio,Legat. ad Julianum, pag. 157; eOratio parænetica, cap. 85.

113.Se ne congratula Giuliano nell'Ep.38; e se ne duole Ammiano Marcellino, lib.XXII.12.

113.Se ne congratula Giuliano nell'Ep.38; e se ne duole Ammiano Marcellino, lib.XXII.12.

114.Ep.42, Ἀκοντας ἱᾶσθαι, medicare contro voglia.

114.Ep.42, Ἀκοντας ἱᾶσθαι, medicare contro voglia.

115.Ammiano Marcellino, lib.XXV.2. Così Ottaviano Augusto negò le feste pubbliche a Nettuno dopo che la flotta pericolò due volte.

115.Ammiano Marcellino, lib.XXV.2. Così Ottaviano Augusto negò le feste pubbliche a Nettuno dopo che la flotta pericolò due volte.

116.Hoc moderamine principatus inclaruit, quod, inter religionum diversitates, medius stetit, vel quemquam inquietavit, neque ut hoc coleretur imperavit aut illud, nec interdictis minacibus subjectorum cervicem ad id quod ipse coluit inclinabat, sed intemeratas reliquit has partes ut reperit.Quest'asserzione di Ammiano Marcellino (XXX.9) è confermata dal codice Teodosiano, ove Valentiniano dice:Testes sunt leges a me in exordio imperii mei datæ, quibus unicuique, quod animo imbibisset, colendi libera facultas tributa est.Lib.IX, tit. 16. I. 9.

116.Hoc moderamine principatus inclaruit, quod, inter religionum diversitates, medius stetit, vel quemquam inquietavit, neque ut hoc coleretur imperavit aut illud, nec interdictis minacibus subjectorum cervicem ad id quod ipse coluit inclinabat, sed intemeratas reliquit has partes ut reperit.Quest'asserzione di Ammiano Marcellino (XXX.9) è confermata dal codice Teodosiano, ove Valentiniano dice:Testes sunt leges a me in exordio imperii mei datæ, quibus unicuique, quod animo imbibisset, colendi libera facultas tributa est.Lib.IX, tit. 16. I. 9.

117.Cod. Teod., lib.XII, tit. 50. I. 75.

117.Cod. Teod., lib.XII, tit. 50. I. 75.

118.Pudet dicere: sacerdotes idolorum, mimi, et aurigæ, et scorta hæreditates capiunt; solis clericis ac monacis hac lege prohibetur; et non prohibetur a persecutoribus, sed a principibus christianis. Nec de lege queror, sed doleo cur meruerimus hanc legem.San Girolamo.

118.Pudet dicere: sacerdotes idolorum, mimi, et aurigæ, et scorta hæreditates capiunt; solis clericis ac monacis hac lege prohibetur; et non prohibetur a persecutoribus, sed a principibus christianis. Nec de lege queror, sed doleo cur meruerimus hanc legem.San Girolamo.

119.Sono esagerate, ma meritano esser riferite, le lodi dategli da Ausonio in tal proposito,Epigr.I:Arma inter, Chunnosque truces, furtoque nocentesSauromatas, quantum cessat de tempore belli,Indulget claris tantum inter castra Camœnis.Vix posuit volucres stridentia tela sagittas,Musarum ad calamos fertur manus: otia nescit,Et commutata meditatur arundine carmen.Sed carmen non molle modis; bella horrida MartisOdrysii, tressæque viraginis arma retractat.Exulta, Æacides; celebraris vate superboRursus, romanumque tibi contingit Homerum.

119.Sono esagerate, ma meritano esser riferite, le lodi dategli da Ausonio in tal proposito,Epigr.I:

Arma inter, Chunnosque truces, furtoque nocentesSauromatas, quantum cessat de tempore belli,Indulget claris tantum inter castra Camœnis.Vix posuit volucres stridentia tela sagittas,Musarum ad calamos fertur manus: otia nescit,Et commutata meditatur arundine carmen.Sed carmen non molle modis; bella horrida MartisOdrysii, tressæque viraginis arma retractat.Exulta, Æacides; celebraris vate superboRursus, romanumque tibi contingit Homerum.

Arma inter, Chunnosque truces, furtoque nocentesSauromatas, quantum cessat de tempore belli,Indulget claris tantum inter castra Camœnis.Vix posuit volucres stridentia tela sagittas,Musarum ad calamos fertur manus: otia nescit,Et commutata meditatur arundine carmen.Sed carmen non molle modis; bella horrida MartisOdrysii, tressæque viraginis arma retractat.Exulta, Æacides; celebraris vate superboRursus, romanumque tibi contingit Homerum.

Arma inter, Chunnosque truces, furtoque nocentes

Sauromatas, quantum cessat de tempore belli,

Indulget claris tantum inter castra Camœnis.

Vix posuit volucres stridentia tela sagittas,

Musarum ad calamos fertur manus: otia nescit,

Et commutata meditatur arundine carmen.

Sed carmen non molle modis; bella horrida Martis

Odrysii, tressæque viraginis arma retractat.

Exulta, Æacides; celebraris vate superbo

Rursus, romanumque tibi contingit Homerum.

120.Cod. Teod., lib.IX. tit. 7. I. 1.

120.Cod. Teod., lib.IX. tit. 7. I. 1.

121.Temistio,OratioXIX.

121.Temistio,OratioXIX.

122.Sotto una statua erettagli nel 387 èchiamato pontifex Vestæ, pontifex Solis, quindecemvir, augur, tauroboliatus, neocorus, hierophanta et pater sacrorum.Grutero, pag. 1102. Nº 2. In un'ara scoperta allo scorcio del secolo passato gli si aggiungono i titoli dicurialis Herculis, sacratus Libero et Eleusinis, pater patrum;Donato,Suppl. al Muratori, tom.I. p. 72. Nº 2.Pater sacrorumepater patrumsi riferiscono al culto di Mitra, come abbiam veduto.Macrobio fa da lui difendere nobilmente gli schiavi contro un tal Evangelo, dicendo ch'essi sono formati degli stessi elementi che noi, ricevono lo spirito dallo stesso principio, vivono, muojono all'egual modo; i costumi distinguere gli uomini, non l'abito o la condizione; infine espone nobilmente la maniera di farsi amato agli schiavi.Saturn.,I.

122.Sotto una statua erettagli nel 387 èchiamato pontifex Vestæ, pontifex Solis, quindecemvir, augur, tauroboliatus, neocorus, hierophanta et pater sacrorum.Grutero, pag. 1102. Nº 2. In un'ara scoperta allo scorcio del secolo passato gli si aggiungono i titoli dicurialis Herculis, sacratus Libero et Eleusinis, pater patrum;Donato,Suppl. al Muratori, tom.I. p. 72. Nº 2.Pater sacrorumepater patrumsi riferiscono al culto di Mitra, come abbiam veduto.

Macrobio fa da lui difendere nobilmente gli schiavi contro un tal Evangelo, dicendo ch'essi sono formati degli stessi elementi che noi, ricevono lo spirito dallo stesso principio, vivono, muojono all'egual modo; i costumi distinguere gli uomini, non l'abito o la condizione; infine espone nobilmente la maniera di farsi amato agli schiavi.Saturn.,I.

123.Lib.I. ep. 43.

123.Lib.I. ep. 43.

124.Dii patrii, facite gratiam neglectorum sacrorum. Lib.II. ep. 7.

124.Dii patrii, facite gratiam neglectorum sacrorum. Lib.II. ep. 7.

125.Ep. 9.

125.Ep. 9.

126.Agostino,De civ. Dei, v. 26.

126.Agostino,De civ. Dei, v. 26.

127.Sexcentas numerare domos de sanguine priscoNobilium licet, ad Christi piacula versas.Prudenzio, v. 567.

127.

Sexcentas numerare domos de sanguine priscoNobilium licet, ad Christi piacula versas.Prudenzio, v. 567.

Sexcentas numerare domos de sanguine priscoNobilium licet, ad Christi piacula versas.Prudenzio, v. 567.

Sexcentas numerare domos de sanguine prisco

Nobilium licet, ad Christi piacula versas.

Prudenzio, v. 567.

128.Sebben Girolamo mostri disprezzo per distinzioni di nascita, rammenta che per padre ella discendeva da Agamennone, per madre dai Gracchi, e sposò uno disceso da Enea e da Giulio.

128.Sebben Girolamo mostri disprezzo per distinzioni di nascita, rammenta che per padre ella discendeva da Agamennone, per madre dai Gracchi, e sposò uno disceso da Enea e da Giulio.

129.Ep.XXIIIad Eustoch.

129.Ep.XXIIIad Eustoch.

130.Ep.IVad Fabiol.del 401.

130.Ep.IVad Fabiol.del 401.

131.San Paolo, iad Corinth.,II.4.

131.San Paolo, iad Corinth.,II.4.

132.Il migliore per avventura de' suoi discorsi è quello in morte del fratello Satiro, tutto spirante affetti di famiglia. — A nulla mi valse l'aver raccolto il moribondo tuo respiro, appoggiata la bocca mia sulle estinte tue labbra. Io sperava far passare la tua morte nel mio seno, e comunicare a te la vita mia. Pegni crudeli e soavi, sventurati abbracci, fra i quali io sentii il suo corpo farsi gelato e rigido, e l'ultimo fiato esalare. Lo stringea fra le braccia, ma avevo già perduto colui che ancora io serravo. Quel soffio di morte divenne per me soffio di vita. Voglia il Cielo almeno ch'esso purifichi il cuor mio, e ponga nella mia anima l'innocenza e la dolcezza tua».Dall'affetto domestico sa elevarsi ai pubblici danni, come nel bell'esordio: — Fratelli carissimi, abbiam condotto innanzi all'ara del sacrifizio la vittima che fu richiesta, vittima pura, accetta a Dio, Satiro, mia scorta e mio fratello. Io non aveva dimenticato ch'ei fosse mortale, nè mi lasciai illudere da vana speranza; ma la grazia oltrepassò la speranza, e non che lamentarmi a Dio, devo ringraziarlo, come quegli che sempre desiderai, in caso che alla Chiesa o a me sovrastassero calamità, si sfogasse la tempesta sopra di me e sopra la mia famiglia. Grazie al Signore, che nell'universale sovvertimento prodotto dai Barbari che d'ogni parte recano guerra, abbia soddisfatto all'afflizione comune co' miei particolari dispiaceri, e sia stato percosso io solo quando temea per tutti. Sì, o fratello, avventuroso in quanto rende florida la vita, nol fosti meno per opportunità della morte. Non a noi fosti rapito, ma ai disastri; non hai perduto la vita, ma fosti campato dalla minaccia delle calamità sospese sul nostro capo. Affezionato com'eri a tutti i tuoi, oh quanto avresti gemuto nel sapere che l'Italia è incalzata da un nemico già alle porte! quale afflizione per te in pensare che ogni nostra speranza di salute sta nel baluardo delle Alpi, e che alcuni tronchi d'albero sono l'unica barriera che difende il pudore! quanto l'anima tua si sarebbe contristata nel vedere che sì piccola distanza ci separa dal nemico, nemico feroce e brutale, che nè la vita risparmia nè il pudore».Nulla di così bello egli dice o nella consolazione per la morte di Valentiniano o nel panegirico di Teodosio.

132.Il migliore per avventura de' suoi discorsi è quello in morte del fratello Satiro, tutto spirante affetti di famiglia. — A nulla mi valse l'aver raccolto il moribondo tuo respiro, appoggiata la bocca mia sulle estinte tue labbra. Io sperava far passare la tua morte nel mio seno, e comunicare a te la vita mia. Pegni crudeli e soavi, sventurati abbracci, fra i quali io sentii il suo corpo farsi gelato e rigido, e l'ultimo fiato esalare. Lo stringea fra le braccia, ma avevo già perduto colui che ancora io serravo. Quel soffio di morte divenne per me soffio di vita. Voglia il Cielo almeno ch'esso purifichi il cuor mio, e ponga nella mia anima l'innocenza e la dolcezza tua».

Dall'affetto domestico sa elevarsi ai pubblici danni, come nel bell'esordio: — Fratelli carissimi, abbiam condotto innanzi all'ara del sacrifizio la vittima che fu richiesta, vittima pura, accetta a Dio, Satiro, mia scorta e mio fratello. Io non aveva dimenticato ch'ei fosse mortale, nè mi lasciai illudere da vana speranza; ma la grazia oltrepassò la speranza, e non che lamentarmi a Dio, devo ringraziarlo, come quegli che sempre desiderai, in caso che alla Chiesa o a me sovrastassero calamità, si sfogasse la tempesta sopra di me e sopra la mia famiglia. Grazie al Signore, che nell'universale sovvertimento prodotto dai Barbari che d'ogni parte recano guerra, abbia soddisfatto all'afflizione comune co' miei particolari dispiaceri, e sia stato percosso io solo quando temea per tutti. Sì, o fratello, avventuroso in quanto rende florida la vita, nol fosti meno per opportunità della morte. Non a noi fosti rapito, ma ai disastri; non hai perduto la vita, ma fosti campato dalla minaccia delle calamità sospese sul nostro capo. Affezionato com'eri a tutti i tuoi, oh quanto avresti gemuto nel sapere che l'Italia è incalzata da un nemico già alle porte! quale afflizione per te in pensare che ogni nostra speranza di salute sta nel baluardo delle Alpi, e che alcuni tronchi d'albero sono l'unica barriera che difende il pudore! quanto l'anima tua si sarebbe contristata nel vedere che sì piccola distanza ci separa dal nemico, nemico feroce e brutale, che nè la vita risparmia nè il pudore».

Nulla di così bello egli dice o nella consolazione per la morte di Valentiniano o nel panegirico di Teodosio.

133.Simmaco, lib.X.ep. 54. Il testo proprio della legge ci manca; ma in una d'Onorio del 415 (Cod. Teod., lib.XVI.tit. 10. l. 20) è detto: — Conforme ai decreti del divo Graziano, ordiniamo di applicare al nostro dominio tutte le proprietà (omnia loca) che l'errore degli antichi destinò alle sacre cose».

133.Simmaco, lib.X.ep. 54. Il testo proprio della legge ci manca; ma in una d'Onorio del 415 (Cod. Teod., lib.XVI.tit. 10. l. 20) è detto: — Conforme ai decreti del divo Graziano, ordiniamo di applicare al nostro dominio tutte le proprietà (omnia loca) che l'errore degli antichi destinò alle sacre cose».

134.Simmaco, lib.I.ep. 46.

134.Simmaco, lib.I.ep. 46.

135.Cod. Teod., lib.XVI, tit. 7. l. 11. 12. 16.

135.Cod. Teod., lib.XVI, tit. 7. l. 11. 12. 16.

136.Ivi, I. 1. 4. 5.

136.Ivi, I. 1. 4. 5.

137.Exultare patres videas, pulcherrima mundiLumina, concilium que senum gestire CatonumCandidiore toga niveum pietatis amictumSumere, et exuvias deponere pontificales.Contro Simmaco.

137.

Exultare patres videas, pulcherrima mundiLumina, concilium que senum gestire CatonumCandidiore toga niveum pietatis amictumSumere, et exuvias deponere pontificales.Contro Simmaco.

Exultare patres videas, pulcherrima mundiLumina, concilium que senum gestire CatonumCandidiore toga niveum pietatis amictumSumere, et exuvias deponere pontificales.Contro Simmaco.

Exultare patres videas, pulcherrima mundi

Lumina, concilium que senum gestire Catonum

Candidiore toga niveum pietatis amictum

Sumere, et exuvias deponere pontificales.

Contro Simmaco.

138.Cod. Teod., lib.XVI.tit. 1. I. 2.

138.Cod. Teod., lib.XVI.tit. 1. I. 2.

139.Se nella serie dei concilj ecumenici si annoveri pure quel di Gerusalemme, tenuto dagli Apostoli, nell'anno 50 d. C., e descritto da san Luca nel cap.XVdegliAtti— Il simbolo, quale allora fu redatto, si legge quotidianamente nella messa.

139.Se nella serie dei concilj ecumenici si annoveri pure quel di Gerusalemme, tenuto dagli Apostoli, nell'anno 50 d. C., e descritto da san Luca nel cap.XVdegliAtti— Il simbolo, quale allora fu redatto, si legge quotidianamente nella messa.

140.Oggi San Vittor Grande l'una, e Sant'Ambrogio l'altra.

140.Oggi San Vittor Grande l'una, e Sant'Ambrogio l'altra.

141.Così racconta Isidoro di Siviglia,De officiis ecclesiasticis, lib. I. c. 7.

141.Così racconta Isidoro di Siviglia,De officiis ecclesiasticis, lib. I. c. 7.

142.Deus creator omnium — Jam surgit hora tertia — Nunc sancte nobis Spiritus; e alcuno dice ilTe Deum, ma altri lo pretende composto nelIVsecolo da un frate Sisebut, vissuto probabilmente a Montecassino.

142.Deus creator omnium — Jam surgit hora tertia — Nunc sancte nobis Spiritus; e alcuno dice ilTe Deum, ma altri lo pretende composto nelIVsecolo da un frate Sisebut, vissuto probabilmente a Montecassino.

143.Exameron,III. 5;AugustiniConfess.IX. 7.

143.Exameron,III. 5;AugustiniConfess.IX. 7.

144.Rudis sed avida doctrinæ, dicevala san Gaudenzio; e l'inno antico di san Filastro,Et rudem sed tunc cupidam moneriInsciam quamquam, tamen ad docendumFirmiter promptam.

144.Rudis sed avida doctrinæ, dicevala san Gaudenzio; e l'inno antico di san Filastro,

Et rudem sed tunc cupidam moneriInsciam quamquam, tamen ad docendumFirmiter promptam.

Et rudem sed tunc cupidam moneriInsciam quamquam, tamen ad docendumFirmiter promptam.

Et rudem sed tunc cupidam moneri

Insciam quamquam, tamen ad docendum

Firmiter promptam.

145.Labus,Museo Bresciano, intorno all'antico marmo di C. Giulio Ingenuo, pag. 56. Da un curioso passo di Rodolfo notajo parrebbe che fin nel VII secolo durasse in Valcamonica il culto di Saturno:Erant adhuc in illa valle plurimi Pagani, qui arboribus et fontibus victimas offerebant. In tempore usque regis Ariberti imago Saturni magna frequentia venerabatur in curte Hedulio(a Edolo):et quum præcepti regis obedientia non fieret ut illa imago destrueretur, Ingelardus dux Brissiæ misit armatorum manus, qui illam disperderunt in fragmentis.

145.Labus,Museo Bresciano, intorno all'antico marmo di C. Giulio Ingenuo, pag. 56. Da un curioso passo di Rodolfo notajo parrebbe che fin nel VII secolo durasse in Valcamonica il culto di Saturno:Erant adhuc in illa valle plurimi Pagani, qui arboribus et fontibus victimas offerebant. In tempore usque regis Ariberti imago Saturni magna frequentia venerabatur in curte Hedulio(a Edolo):et quum præcepti regis obedientia non fieret ut illa imago destrueretur, Ingelardus dux Brissiæ misit armatorum manus, qui illam disperderunt in fragmentis.

146.Una tradizione molto divulgata fa nato sant'Antonio a Ventimiglia, o almeno da madre di questa città.

146.Una tradizione molto divulgata fa nato sant'Antonio a Ventimiglia, o almeno da madre di questa città.

147.Dell'unità del genere umano non ebbe conoscenza l'antichità, alla quale sembrava un fatto fatale la divisione in nazioni. Giuliano imperatore giudica che quest'unità, proclamata dagli Ebrei e dai Cristiani, ripugni alla diversità di leggi e di costumi, la quale deriva dalla volontà degli Dei, rappresentanti de' genj contrarj onde sono ispirati i popoli, da Marte i guerreschi, da Minerva quei che uniscono la prudenza al coraggio, da Mercurio quelli che hanno prudenza più che valore.San Cirillo,contra Julianum, lib.IV.

147.Dell'unità del genere umano non ebbe conoscenza l'antichità, alla quale sembrava un fatto fatale la divisione in nazioni. Giuliano imperatore giudica che quest'unità, proclamata dagli Ebrei e dai Cristiani, ripugni alla diversità di leggi e di costumi, la quale deriva dalla volontà degli Dei, rappresentanti de' genj contrarj onde sono ispirati i popoli, da Marte i guerreschi, da Minerva quei che uniscono la prudenza al coraggio, da Mercurio quelli che hanno prudenza più che valore.San Cirillo,contra Julianum, lib.IV.

148.Commento al cap.IIdell'epistola ai Galati.

148.Commento al cap.IIdell'epistola ai Galati.

149.Quicumque ad Urbem discendi cupiditate veniunt, primitus ad magistrum census provincialium judicum, a quibus copia est danda veniundi, ejusmodi litteras proferant, ut oppida hominum et natales et merita expressa teneantur; deinde ut primo statim profiteantur introitu, quibus potissimum studiis operam navare proponant; tertio, ut hospitia eorum sollicite censualium norit officium, quo ei rei impertiant curam, quam se adseruerint expetisse. Idem immineant censuales, ut singuli eorum tales se in conventibus præbeant, quales esse debent, qui turpem inhonestamque famam et consociationes (quas proximas putamus esse criminibus) æstiment fugiendas, neve spectacula frequentius adeant, aut adpetant vulgo intempestiva convivia. Quin etiam tribuimus potestatem, ut, si quis de his non ita in Urbe se gesserit quemadmodum liberalium dignitas poscat, publice verberibus adfectus, statimque navigio superpositus, abjiciatur Urbe, domumque redeat. His sane qui sedulam operam professionibus navant, usque ad vigesimum ætatis suæ annum Romæ licet commorari. Post id vero tempus, qui neglexit sponte remeare, sollicitudine præfecturæ etiam impurius ad patriam revertatur. Verum ne hæc perfunctorie fortasse curentur, præcelsa sinceritas tua officium censuale commoneat, ut per singulos menses, qui, vel unde veniant, quive sint, pro ratione temporis ad Africam vel ad cæteras provincias remittendi brevibus comprehendat, his dumtaxat exceptis, qui corporatorum sunt oneribus adjuncti. Similes autem breves etiam ad scrinia mansuetudinis nostræ annis singulis dirigantur; quo, meritis singolorum, institutionibusque compertis, utrum quæque nobis sint necessaria judicemus. Dat.IIIId. Mart. Triv. Valentiniano et Valente III A. Cos.

149.Quicumque ad Urbem discendi cupiditate veniunt, primitus ad magistrum census provincialium judicum, a quibus copia est danda veniundi, ejusmodi litteras proferant, ut oppida hominum et natales et merita expressa teneantur; deinde ut primo statim profiteantur introitu, quibus potissimum studiis operam navare proponant; tertio, ut hospitia eorum sollicite censualium norit officium, quo ei rei impertiant curam, quam se adseruerint expetisse. Idem immineant censuales, ut singuli eorum tales se in conventibus præbeant, quales esse debent, qui turpem inhonestamque famam et consociationes (quas proximas putamus esse criminibus) æstiment fugiendas, neve spectacula frequentius adeant, aut adpetant vulgo intempestiva convivia. Quin etiam tribuimus potestatem, ut, si quis de his non ita in Urbe se gesserit quemadmodum liberalium dignitas poscat, publice verberibus adfectus, statimque navigio superpositus, abjiciatur Urbe, domumque redeat. His sane qui sedulam operam professionibus navant, usque ad vigesimum ætatis suæ annum Romæ licet commorari. Post id vero tempus, qui neglexit sponte remeare, sollicitudine præfecturæ etiam impurius ad patriam revertatur. Verum ne hæc perfunctorie fortasse curentur, præcelsa sinceritas tua officium censuale commoneat, ut per singulos menses, qui, vel unde veniant, quive sint, pro ratione temporis ad Africam vel ad cæteras provincias remittendi brevibus comprehendat, his dumtaxat exceptis, qui corporatorum sunt oneribus adjuncti. Similes autem breves etiam ad scrinia mansuetudinis nostræ annis singulis dirigantur; quo, meritis singolorum, institutionibusque compertis, utrum quæque nobis sint necessaria judicemus. Dat.IIIId. Mart. Triv. Valentiniano et Valente III A. Cos.

150.Ne siamo accertati dal carme d'Ausonio in onore d'un grammatico di Bordeaux:Quod jus pontificum, quæ fœdera, stemma quod olimAnte Numam fuerat sacrificis Curibus,Quod Castor cunctis de regibus ambiguis, quodConjugis e libris ediderat Rhodope;Quod jus pontificum, veterum quæ scita Quiritum,Quæ consulta patrum, quid Draco, quidve SolonSanxerit, et Locris dederat quæ jura Zaleucus,Sub Jove quæ Minos, quid Themis ante Jovem,Nota tibi.De Profess., cap. 22.

150.Ne siamo accertati dal carme d'Ausonio in onore d'un grammatico di Bordeaux:

Quod jus pontificum, quæ fœdera, stemma quod olimAnte Numam fuerat sacrificis Curibus,Quod Castor cunctis de regibus ambiguis, quodConjugis e libris ediderat Rhodope;Quod jus pontificum, veterum quæ scita Quiritum,Quæ consulta patrum, quid Draco, quidve SolonSanxerit, et Locris dederat quæ jura Zaleucus,Sub Jove quæ Minos, quid Themis ante Jovem,Nota tibi.De Profess., cap. 22.

Quod jus pontificum, quæ fœdera, stemma quod olimAnte Numam fuerat sacrificis Curibus,Quod Castor cunctis de regibus ambiguis, quodConjugis e libris ediderat Rhodope;Quod jus pontificum, veterum quæ scita Quiritum,Quæ consulta patrum, quid Draco, quidve SolonSanxerit, et Locris dederat quæ jura Zaleucus,Sub Jove quæ Minos, quid Themis ante Jovem,Nota tibi.De Profess., cap. 22.

Quod jus pontificum, quæ fœdera, stemma quod olim

Ante Numam fuerat sacrificis Curibus,

Quod Castor cunctis de regibus ambiguis, quod

Conjugis e libris ediderat Rhodope;

Quod jus pontificum, veterum quæ scita Quiritum,

Quæ consulta patrum, quid Draco, quidve Solon

Sanxerit, et Locris dederat quæ jura Zaleucus,

Sub Jove quæ Minos, quid Themis ante Jovem,

Nota tibi.

De Profess., cap. 22.

151.Ai primi, ventiquattro razioni giornaliere, agli altri metà soltanto. L'uso di fissare gli stipendj per razione era generale, e il fisco le ricomprava secondo un prezzo determinato. L'assegno suddetto è per le scuole municipali: nelle imperiali di Treveri i retori hanno trenta profende, venti un grammatico latino, dodici un greco.

151.Ai primi, ventiquattro razioni giornaliere, agli altri metà soltanto. L'uso di fissare gli stipendj per razione era generale, e il fisco le ricomprava secondo un prezzo determinato. L'assegno suddetto è per le scuole municipali: nelle imperiali di Treveri i retori hanno trenta profende, venti un grammatico latino, dodici un greco.

152.Basti, a mostrarne la importanza, il titolo de' capitoli:I.præfatio;II.cur genio, et quomodo sacrificetur;III.genius quid sit, et unde dicatur;IV.variæ opiniones veterum philosophorum de generatione;V. de semine hominis, et quibus e partibus exeat;VI.quid primum in infante formetur, et quomodo alatur in utero etc.;VII.de temporibus quibus partus solent esse ad nascendum maturi, deque numero septenario;VIII.rationes Chaldæorum de tempore partus; idem de zodiaco et de conspectibus;IX.opinio Pythagoræ de conformatione partus;X.de musica, ejusque regulis;XI.ratio Pythagoræ de conformatione partus confirmata;XII.de laudibus musicæ, ejusque virtute; item de spatio cœli, terræque ambitu, siderumque distantia;XIII.distinctiones ætatum hominis secundum opiniones multorum, deque annis climatericis;XIV.de diversorum hominum clarorum tempore mortis;XV.de tempore et de ævo;XVI.seculum quid sit ex diversorum definitione;XVII.Romanorum sæculum quale sit;XVIII.de ludorum sæcularium institutione eorumque celebratione usque ad imp. Septimium et M. Aurelium Antoninum;XIX.de anno magno secundum diversorum opiniones, item de diversis aliis annis, de olympiadibus, de lustris et agonibus capitolinis;XX.de annis vertentibus diversarum nationum;XXI.de anno vertente Romanorum, deque illius varia correctione, de mensibus et diebus intercalariis, de diebus singulorum mensium, de annis julianis;XXII.de historico temporis intervallo, deque adelo et mystica, de annis Augustorum et ægyptiacis;XXIII.de mensibus naturalibus et civilibus, et nominum rationibus;XXIV.de diebus, et varia dierum apud diversas nationes observatione; idem de solariis et horariis;XXV.de dierum romanorum diversis partibus, deque eorum propriis nominibus.

152.Basti, a mostrarne la importanza, il titolo de' capitoli:I.præfatio;II.cur genio, et quomodo sacrificetur;III.genius quid sit, et unde dicatur;IV.variæ opiniones veterum philosophorum de generatione;V. de semine hominis, et quibus e partibus exeat;VI.quid primum in infante formetur, et quomodo alatur in utero etc.;VII.de temporibus quibus partus solent esse ad nascendum maturi, deque numero septenario;VIII.rationes Chaldæorum de tempore partus; idem de zodiaco et de conspectibus;IX.opinio Pythagoræ de conformatione partus;X.de musica, ejusque regulis;XI.ratio Pythagoræ de conformatione partus confirmata;XII.de laudibus musicæ, ejusque virtute; item de spatio cœli, terræque ambitu, siderumque distantia;XIII.distinctiones ætatum hominis secundum opiniones multorum, deque annis climatericis;XIV.de diversorum hominum clarorum tempore mortis;XV.de tempore et de ævo;XVI.seculum quid sit ex diversorum definitione;XVII.Romanorum sæculum quale sit;XVIII.de ludorum sæcularium institutione eorumque celebratione usque ad imp. Septimium et M. Aurelium Antoninum;XIX.de anno magno secundum diversorum opiniones, item de diversis aliis annis, de olympiadibus, de lustris et agonibus capitolinis;XX.de annis vertentibus diversarum nationum;XXI.de anno vertente Romanorum, deque illius varia correctione, de mensibus et diebus intercalariis, de diebus singulorum mensium, de annis julianis;XXII.de historico temporis intervallo, deque adelo et mystica, de annis Augustorum et ægyptiacis;XXIII.de mensibus naturalibus et civilibus, et nominum rationibus;XXIV.de diebus, et varia dierum apud diversas nationes observatione; idem de solariis et horariis;XXV.de dierum romanorum diversis partibus, deque eorum propriis nominibus.

153.Così conchiude:Hæc ut miles quondam et græcus, a principatu Cæsaris Nervæ exorsus, adusque Valentis interitum, pro virium explicavi mensura, numquam, ut arbitror, sciens silentio ausus corrumpere vel mendacio. Scribant reliqua potiores ætate, doctrinisque florentes. Quos id, si libuerit, aggressuros, procudere linguas ad majores moneo stylos.Aveva in idea l'impero di Teodosio Magno.

153.Così conchiude:Hæc ut miles quondam et græcus, a principatu Cæsaris Nervæ exorsus, adusque Valentis interitum, pro virium explicavi mensura, numquam, ut arbitror, sciens silentio ausus corrumpere vel mendacio. Scribant reliqua potiores ætate, doctrinisque florentes. Quos id, si libuerit, aggressuros, procudere linguas ad majores moneo stylos.Aveva in idea l'impero di Teodosio Magno.

154.Per Valentiniano, quando s'associò Valente all'impero, intona:Si qua in te cognatas cælitum potestates hujusmodi esset æquatio, paribus cum sole luminibus globus sororis arderet; nec radiis fratris obnoxia, precarium raperet luna fulgorem: iisdem curriculis utrumque sidus emergeret, pari exortu diem germana renovaret, per easdem cæli lineas laberetur, nec menstruo pigra discursu aut in senescendo varias mulctaret effigies, aut in renascendo parvas pateretur ætates. Ecce formam beneficii tui astra nesciunt æmulari: illis nihil est in mundana luce consimile, vobis totum est in orbe commune.Pel ponte costruito sul Reno dall'imperatore stesso:Eat nunc carminis auctor inlustris, et pro clade popularium Xantum fingat iratum, armatas cadaveribus undas scriptor decorus educat; nescivit flumina posse frenari. Tantumne valuit rivus iliacus, ut in auxilium Vulcani flamma peteretur? Profundus didicit, quid parvus evaserit? Defensio ipsa cælestium tuo operi non meretur æquari. Fluvium incendisse vindicia est, calcasse victoria.

154.Per Valentiniano, quando s'associò Valente all'impero, intona:Si qua in te cognatas cælitum potestates hujusmodi esset æquatio, paribus cum sole luminibus globus sororis arderet; nec radiis fratris obnoxia, precarium raperet luna fulgorem: iisdem curriculis utrumque sidus emergeret, pari exortu diem germana renovaret, per easdem cæli lineas laberetur, nec menstruo pigra discursu aut in senescendo varias mulctaret effigies, aut in renascendo parvas pateretur ætates. Ecce formam beneficii tui astra nesciunt æmulari: illis nihil est in mundana luce consimile, vobis totum est in orbe commune.

Pel ponte costruito sul Reno dall'imperatore stesso:Eat nunc carminis auctor inlustris, et pro clade popularium Xantum fingat iratum, armatas cadaveribus undas scriptor decorus educat; nescivit flumina posse frenari. Tantumne valuit rivus iliacus, ut in auxilium Vulcani flamma peteretur? Profundus didicit, quid parvus evaserit? Defensio ipsa cælestium tuo operi non meretur æquari. Fluvium incendisse vindicia est, calcasse victoria.

155.Per l'eleganza della forma scegliamo questo:ARA PYTHIA.VIDES UT ARA STEM DICATA PYTHIOFABRE POLITA VATIS ARTE MUSICASIC PULCHRA SACRATISSIMA GENS PHOEBO DECENSHIS APTA TEMPLIS QUI LITANT VATUM CHORITOT COMPTA SERTIS ET CAMOENÆ FLORIBUSHELICONII LOCANDA LUCIS CARMINUMNON CAUTE DURA ME POLIVIT ARTIFEXEXCISA NON SUM RUPE MONTIS ALBIDILUNA E NITENTE NEC PARI DE VERTICENON CÆSA DURO NEC COACTA SPICULOARCTARE PRIMOS EMINENTES ANGULOSET MOX SECUNDOS PROPAGARE LATIUSEOSQUE CAUTE SINGULOS SUBDUCEREGRADU MINUTO PER RECURVAS LINEASNORMATA UBIQUE SIC DEINDE REGULAUT ORA QUADRE SIT RIGENTE LIMITEVEL INDE AD IMUM FUSA RURSUM LINEATENDATUR ARTE LATIOR PER ORDINEMME METRA PANGUNT DE CAMOENARUM MODISMUTATO NUMQUAM NUMERO DUMTAXAT PEDUMQUÆ DOCTA SERVAT DUM PRÆCEPTIS REGULAELEMENTA CRESCUNT ET DECRESCUNT CARMINUMHAS PHOEBE SUPPLEX DANS METRORUM IMAGINESTEMPLIS CHORISQUE LÆTUS INTERSIT SACRIS.

155.Per l'eleganza della forma scegliamo questo:

ARA PYTHIA.VIDES UT ARA STEM DICATA PYTHIOFABRE POLITA VATIS ARTE MUSICASIC PULCHRA SACRATISSIMA GENS PHOEBO DECENSHIS APTA TEMPLIS QUI LITANT VATUM CHORITOT COMPTA SERTIS ET CAMOENÆ FLORIBUSHELICONII LOCANDA LUCIS CARMINUMNON CAUTE DURA ME POLIVIT ARTIFEXEXCISA NON SUM RUPE MONTIS ALBIDILUNA E NITENTE NEC PARI DE VERTICENON CÆSA DURO NEC COACTA SPICULOARCTARE PRIMOS EMINENTES ANGULOSET MOX SECUNDOS PROPAGARE LATIUSEOSQUE CAUTE SINGULOS SUBDUCEREGRADU MINUTO PER RECURVAS LINEASNORMATA UBIQUE SIC DEINDE REGULAUT ORA QUADRE SIT RIGENTE LIMITEVEL INDE AD IMUM FUSA RURSUM LINEATENDATUR ARTE LATIOR PER ORDINEMME METRA PANGUNT DE CAMOENARUM MODISMUTATO NUMQUAM NUMERO DUMTAXAT PEDUMQUÆ DOCTA SERVAT DUM PRÆCEPTIS REGULAELEMENTA CRESCUNT ET DECRESCUNT CARMINUMHAS PHOEBE SUPPLEX DANS METRORUM IMAGINESTEMPLIS CHORISQUE LÆTUS INTERSIT SACRIS.


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