156.N'abbiamo già esempj ne' classici, come in Marziale:Rumpitur invidia quidam, dulcissime Juli,Quod me Roma legit; rumpitur invidia.157.Blanditia; fera mors Veneris persentit amandoPermisit solitæ nec styga tristitiæ;che può leggersi a rovescio:Tristitiæ styga nec solitæ permisit amandoPersentit Veneris mors fera blanditias.E così il seguente:Perpetuis bene sic partiri munera seclisSidera dant patria et patris imperium.158....Nec te jucunda fronte fefellitLuxuries, prædulce malum, quæ dedita semperCorporis arbitriis, hebetat caligine sensus...Fingendaque sensibus addisVerba, quibus magni geminatur gratia doni...Quoties incanduit oreConfessus secreta rubor, nomenque beatumInjussæ scripsere manus!Et reliquum nitido detersit pollice somnum:Utque erat interjecta comas, turbata capillos,Mollibus assurgit stratis.Questo mi sembra più felice del pariniano.La similitudine del cavallo, cara a tutti i poeti da Giobbe in qua, eccola in lui pure (De nuptiis Mariæ):Nobilis haud aliter sonipes, quem primus amorisSollicitavit odor, tumidus, quatiensgue decorasCurvata cervice jubas, pharsalia ruraPervolat, et notos hinnitu flagitat amnes,Naribus accensis: mulcet fæcunda magistrosSpes gregis, et pulchro gaudent armenta merito.Nello stesso epitalamio descrive l'abitazione di Venere:Hic habitat nullo constricta Licentia nodo,Et flecti faciles Iræ, vinoque madentesExcubiæ, Lacrymæque rudes, et gratus amantumPallor, et in primis titubans Audacia furtis,Jucundique Metus, et non secura Voluptas,Et lasciva volant levibus Perjuria pennis.Hos inter petulans alta cervice JuventusExcludit senium luco.Non saprei un passo d'Ovidio da contrapporre a questo, che ricorda Tibullo.159.Ha un epigramma, ove, per tutti i santi cristiani, prega celiando un tal Jacopo a non censurarlo. Comincia:Per cineres Pauli, per cani limina Petri,Ne laceres versus, dux Iacobe, meos.160.Nel secoloXVfu dissotterrato il piedistallo con una iscrizione di non sicura autenticità, che dice:C. ClavdianoV. C. TRIBVNO ET NOTARIO, INTER CETERASvigentesartes qve gloriosissimo poetarvm, licet ad memoriam sempiternam carmina ab eodem scripta svfficiant, adtamen testimonii gratia ob ivdicii svi fidem dd. nn. Arcadivs et HonorivsFELICISSIMI AC DOCTISSIMI IMPERATORES, SENATV PETENTE, STATVAM IN FORO DIVI TRAIANI ERIGI COLLOCARIQVE IVSSERINT.Ενι Βιργιλιοῖο νοὸν καὶ μοῦσαν Ομῆρον Κλαυδιανὸν ‘Ρώμη καὶ Βασιλεὶς ἔθεσαν.Scaligero (Poeticeslib.V.qui et Hypercriticus) chiama Claudianomaximus poeta, solo argumento ignobiliore oppressus, addit de ingenio quantum deest materiæ Felix in eo calor, cultus non invisus, temperatum judicium, dictio candida, numeri non affectati, acute dicta multa sine ambitione.161.Tali sarebbero l'inno di sant'Ambrogio,Deus creator omnium; e quel di Prudenzio per gl'Innocenti,Salvete, flores martirum. Gli altri più antichi che la Chiesa ancor canti, sono ilGloria in excelsisdi sant'Ilario, loJam mæsta quiesce quereladi Prudenzio, e due di Sedulio.162.Un poema di sant'Agostino o d'un contemporaneo contro i Donatisti d'Africa è in trocaici rimati:Abundantia peccatorum solet fratres conturbare;Propter hoc dominus noster voluit nos præmonere,Comparans regnum cælorum reticulo misso in mare,Congreganti multos pisces omne genus hinc et inde,Quos cum traxissent ad litus, tunc cœperunt separare,Bonos in vasa miserunt, reliquos in mare.Sant'Agostino (De tempore):Et magis ex ipsa (vita) corrumpitur quam sanetur: magis occiditur quam vivificetur(Serm. 138De verbis Dom.).Ecce venitur et ad passionem, ecce venitur et ad sanguinis effusionem, venitur et ad corporis incensionem.(De civ. Dei,XVI. 6)Tamquam lex æterna in illa eorum curia superna(XVII. 12).Infidelitas gentium cum Dei populum exultabat atque insultabat esse captivum, quid aliud quam Christi commutationem sed scientibus nesciens exprobabat?... Illius enim spei confirmatio verbi hujus(fiat)iteratio(IX. 1).Partim erudito otio, partim necessario negotio... Uno(vitæ genere)in contemplatione vel inquisitione veritatis otioso, altero in gerendis rebus humanis negotioso... Crucifixerunt salvatorem suum, et fecerunt damnatorem suum...163.Vedi la nota 1 del Cap.XLVI.164.Tre lettere conosciamo, attribuite a Maria Vergine. La prima, con quella di sant'Ignazio che le diede origine, è d'antica data, non di riconosciuta autenticità.Un vescovo messinese in occasione di peste ne trasse fuori un'altra, che pretese diretta da Maria a Messina e che ancora vi ottiene gran venerazione: benchè antichissima, la critica non può accettarla, e la Congregazione dell'Indice appuntò i libri ove troppo assolutamente n'era dichiarata l'autenticità. Eccola:Maria Virgo, Joachim filia, humillima Dei ancilla, Christi Jesu crucifixi mater, ex tribu Juda, stirpe David, Messanensibus omnibus salutem, et Dei Patris omnipotentis benedictionem. Vos omnes fide magna legatos ac nuncios per publicum documentum ad nos misisse constat. Filium nostrum, Dei genitum, Deum et hominem esse fatemini, et in cœlum post suam resurrectionem ascendisse, Pauli apostoli prædicatione mediante viam veritatis agnoscentes. Ob quod vos et civitatem vestram benedicimus, cujus perpetuam protectricem nos esse volumus. Anno filii nostrixlii, IIInonas julii, lunaXVII,feria quinta, ex Hierosolymis.Frà Girolamo Savonarola riguardava per autentica la lettera di Maria ai Fiorentini, d'immemorabile antichità: ma e la Chiesa e la critica vi mettono gran dubbj, tanto più che consta solo nel 65 dopo Cristo essere Firenze stata informata della verità da Paolino e Frontino discepoli di san Pietro. Essa dice:Florentia, Deo et Domino nostro Jesu Christo filio meo, et mihi dilecta. Tene fidem, insta orationibus, roborare patientia. His enim sempiternam consequeris salutem apud Deum.165.Virgilium pueri legant, ut poeta magnus omniumque præclarissimus atque optimus, teneris imbibitus annis, non facile oblivione possit aboleri.De civ. Dei,I.3.166.«Platone (dic'egli) mi ha fatto conoscere il vero Dio; Gesù Cristo me ne ha mostrato la via».167.NellaCittà di Dioha un intero capitolo sulla Sibilla Eritrea,quæ inter alias Sibyllas cognoscitur de Christi evidentia multa cecinisse. E racconta che in Italia seppe che alcune ostiere vantavansi di dare ai viaggiatori certi formaggi, che li cambiavano in bestie da soma, le quali esse adopravano pe' loro servigi, poi vi restituivano la forma primitiva; e benchè trasformati, conservavano la ragione. Ma, soggiunge, tali cose sono false o talmente rare, che poca fede vi si può prestare: pure s'ha da credere fermamente che Dio è onnipotente, e può far quel che vuole a castigo o a ricompensa; che i demonj sono angeli divenuti cattivi per le colpe, e che non possono se non quel che viene permesso da Colui, i cui giudizj sono talvolta secreti, non mai ingiusti. Lib.XVIII.c. 18. E merita esser letto tutto per vedere la possanza delle credenze comuni sopra un'elevata intelligenza, e per ispiegare le opinioni delle fatucchiere, di cui parleremo alCap. cxliv.168.De civ. Dei,I.29. VediDe Maistre,Du pape,IV.4.169.Confutazione di Fausto Manicheo.170.De civ. Dei,XII.2;XV.1.171.È curioso vedere come giustifichi, anzi lodi le antitesi, dicendo che nelle opere di Dio le apparenti contraddizioni producono bellezza, come nello stile le antitesi, «bellissimi ornamenti dell'eloquenza; e come questi contrapposti rendono più bello il parlare, così per una eloquenza di contrapposizione non di parole ma di cose, si compone la bellezza del secolo».172.De quæst. octogintatribus, q. 58, eDe civ. Dei,X.14. Ecco prevenuti Pascal e Bossuet.173.Panvinio,De ritu sepeliendi mortuos apud veteres Christianos, et de eorumdem cœmeteriis,1574.Marangoni,Appendix de cœmeterio sanctorum Thrasonis et Saturnini, eActa sancti Victorini, 1740.Boldetti,Sopra i cimiteri dei santi Martiri.Bottari,Roma sotterranea.1737-54. Le tavole sono le stesse del Bosio.Marchi,Monumenti delle arti cristiane primitive della metropoli del cristianesimo. Roma 1844.Maitland (La Chiesa nelle catacombe. Londra 1847) volle fare l'opposto del Marchi, cercandovi argomenti contro il cattolicismo.A Parigi si era pubblicatoRome souterraine, ma il signor Perret non vi conservò il carattere, aggraziando le pitture. Pio IX incaricò il comm. De Rossi di nuove esplorazioni nelle catacombe: ed egli dispose ben 12 mila iscrizioni cristiane, delle quali molto importa accertare il tempo e il luogo. La più antica conosciuta è del 102. Il De Rossi trovò il vero cimiterio di san Calisto e le tombe dei primi pontefici, e i libri suoi sono il più sicuro testo intorno a quelle antichità cristiane.174.Che però lo scheletro non fosse mai effigiato dai classici, come asseriscono i trattatisti d'arte, è smentito da pitture e bassorilievi: nel museo Borbonico si ha una donna che sparge di fiori lo scheletro del suo bambino; uno scheletro dalla cui bocca esce una farfalla, simbolo dell'anima; un altro che balla al flauto sonato da Sileno, primo cenno delle danze dei morti.175.Semplicissimi sono gli epitafj:LAZARVS AMICVS NOSTER DORMIT — MARTYRI IN PACE — NEOPHITVS IIT AD DEVM — RESPECTVS QVI VIXIT ANNOS V ET MENSES VIII, DORMIT IN PACE — ALEXANDER MORTVVS NON EST SED VIVIT SVPER ASTRA.È particolare questo di Vicenza:MARTINA CARA CONJVX QUÆ VENIT DE GALLIA PER MANSIONES L VT COMMEMORARET MEMORIAM DVLCISSIMI MARITI SVI BENE QVIESCAS DVLCISSIME MI MARITE.(Giovanni da Schio,Le antiche iscrizioni di Vicenza, 1850).176.IVN. BASS. V. C. QVI VIXIT ANNIS XLII. II IN IPSA PRÆFECTVRA VRBI NEOFITVS IIT AD DEVM VIII KAL. SEPT. EVSEBIO ET YPATIO COSS. E vediBottari, tav. 33.177.A. F. Quast,Die altchristlichen Bauwerke von Ravenna, vonVbis zumIX.Jahrhundert historisch geordnet, und durch Abbildungen erklärtert. Berlino 1842.Gli edifizj di cui tratta, sonoi.Ecclesia ursiana, cioè la cattedrale, edificata poco dopo il 400, ora tutta rimodernata; Ecclesia petriana, distrutta per tremuoto nell'VIIIsecolo; San Lorenzo in Cesarea, edificata da Luscrizio cameriere d'Onorio, distrutta per tremuoto nel 1553; battistero della cattedrale, eretto da Neo vescovo (425-30), fabbrica delle più rimarchevoli di Ravenna; battistero della Petriana, distrutto; basilica di san Giovanni Evangelista, costrutta da Galla Placidia; basilica di Santa Croce, dalla medesima, rovinata; cappella de' Santi Nazario e Celso, dalla medesima; San Giovanni Battista e Santa Agata, rimodernate; Sant'Agnese, distrutta; San Pietro, ora San Francesco, cappella nel palazzo arcivescovile.II. Epoca di Teodorico: Santa Maria in Cosmedin, già battistero ariano; San Teodoro; San Martinoin cœlo aureo, ossia Sant'Apollinare nuovo; palazzo di Teodorico, mausoleo del medesimo; portico della piazza maggiore.III. Costruzioni posteriori sino alla morte di Agnello arcivescovo (566); Santa Maria Maggiore, rimodernata nelXVIsecolo; San Michele in Affricisco, consacrata nel 545, or quasi distrutta; San Vitale; Sant'Apollinare in Classe, consacrata nel 549; Sant'Andrea e Santo Stefano.IV. Ultimo periodo, sino al 900; San Severo in Classe, distrutta al principio del nostro secolo; monastero di Sant'Apollinare, e abbellimenti delle parti interne della basilica fatti nel 642-77; devastazioni posteriori di Classe, e risarcimenti sotto Leone III; poi, per le incursioni de' Saracini, si portò in città il corpo di sant'Apollinare.178.Ancora si vede in Roma a San Lorenzo, a San Giorgio in Velàbro, a Santa Maria Transtevere, e alquanto modificato a San Giovanni Laterano, Santa Maria Maggiore, ecc. I cortili si hanno a San Clemente, ai Quattro Santi Coronati, a San Lorenzo in Roma; a Sant'Apollinare e San Giovanni della Sagra in Classe a Ravenna; alla cattedrale di Parenzo in Istria, a Sant'Ambrogio di Milano... Quest'ultima basilica, San Zeno di Verona e Santa Maria di Torcello sono quelle dell'Italia superiore che per avventura conservano maggiori elementi della basilica antica.179.Hominem mortuum in urbe ne sepellito, neve urito. La ragione politica di ciò era che la tomba dava la proprietà d'un luogo, e la città non doveva essere di verun privato.180.A quello di Sant'Ambrogio in Milano servirono due arche funerarie, una sovrapposta all'altra.181.Bruciata il 21 luglio 1832, ed ora ricostrutta. VediCiampini,Synopsis de sacris ædificiis a Constantino constructis. Roma 1691.Calcolano essersi fabbricate in Roma:nel secoloIIchiese2—III»9—IV»17—V»8—VI»12—VII»5—VIII»11—IX»7—X»1—XI»7—XII»8—XIII»16—XIV»8—XV»30—XVI»93—XVII»62—XVIII»7182.Il San Giovanni di Firenze, mal creduto tempio di Marte, mentre la dissonanza delle parti lo attesta eretto ne' bassi tempi; il circolare di Pisa; il San Giovanni di Parma, a sedici faccie dentro e otto fuori, cominciato il 1196 da Benedetto Antelmani, e finito verso il 1260; il dodecagono di Canosa; il San Giovanni in Fonte a Verona, ottagono, come quelli di Cremona, Volterra, Pistoja, ecc.183.Centurio nitentium rerum. —Ammiano Marcellino, xvi. 6; Cod. Teod., lib.IX. tit. 17; lib.XVI. tit. 49; Cod. Giust., tit.De sepulc. viol.184.Qui cadit a formula, cadit a toto. Un esempio vivo possiamo averlo negli Inglesi, schiavi del convenuto, del gusto nazionale, de' casi precedenti, della giustizia, della virtù, della religione uffiziale; eppure questa non è imitazione del diritto romano, il quale anzi è aborrito dai loro pratici.185.Respondebant, scribebant, cavebant,dice Cicerone.186.Sic enim, existimo, juris civilis magnum usum et apud Scævolam, et apud multos fuisse; artem in hoc uno. Quod nunquam effecisset ipsius juris scientia, nisi eam præterea didicisset artem, quæ doceret rem universam tribuere in partes, latentem reperire definiendo, obscuram explanare interpretando, ambigua primum videre, deinde distinguere... Sed adjunxit etiam et literarum scientiam, et loquendi elegantiam.Brutus, 41; Pro Muræna, 10. 14.187.Nihil tam proprium legis quam claritas.188.Familiadafons memoriæ; metusdamentis trepidatio; furtusdafurvus; stellionatusdastellio, tarantola;testamentumdatestatio mentis.189.Una legge romana dice, non poter il cieco piatire, perchè non vede gli ornamenti della magistratura; Dig. lib.I,De postul.Paolo (Sent.IV.9) scrive che il feto di sette mesi nasce perfetto, perchè sembra provarlo la ragione dei numeri di Pitagora.190.Dig. lib.I.tit. 2. l. 1.191.Eosdem, quos populus romanus, hostes et amicos habeant — Majestatem populi romani comites conservanto.Cicerone, pro Balbo, 16.192.Eineccio (Edicti Perpetui ordini et integritati suæ restituti, partes duo), Bach (Historia juris romani. Lipsia 1806) e tutti sostennero il sì, fino ad Hugo che sostenne il no con ragioni di polso. L'Editto Perpetuo andò perduto, e i tentativi di rintegrarlo, fatti da G. Bauchin nel 1597, sono inseriti inPothier,Pandectæ Justinianeæ, lib.I.MeglioWieling,Fragmenta Edicti Perpetui. Franeker 1733. E vedansi:Gifanius,Œconomia juris.Noodt,Commentarius ad Digesta.De Weyte,De origine fatisque jurisprudentiæ romanæ, præsertim edictorum prætoris; ac de forma edicti perpetui.Cella 1821.Frank,Commentarius de edicto prætoris. Kiliæ 1830.Haimberger,Il diritto romano privato e puro(lat. e ted.). Lemberg 1830.Mackeldey,Manuale del diritto romano(ted.). Berlino 1814.Westemberg,Manuale di diritto romano(ted.). Ivi 1822.La scuola storica del diritto, già ingrandita in Germania, venne diffusa allorchè fu coltivata dai Francesi; e i recenti lavori di Beugnot, Pardessus, Giraud, Laboulaye, Thibaut, Troplong, Laferrière, Du Caurroy.... ne resero comuni le conclusioni. È principalmente notevole l'Explication historique des Instituts de l'empereur Justinien, del sig. Ortolan. Parigi 1854.193.Tale parmi il senso più naturale del famoso passo di Pomponio, Dig. lib.I.tit. 2. l. 1:Sussurius Sabinus in equestri ordine fuit, et publice primus respondit; posteaque hoc cœpit beneficium dari a Tiberio Cæsare: hoc tamen illi concessum erat. Et, ut obiter dicamus, ante tempora Augusti publice respondendi jus non a principibus dabatur, sed qui fiduciam studiorum suorum habebant, consulentibus respondebant. Neque responsa utique signata dabant, sed plerumque judicibus ipsis scribebant, aut testabantur qui illas consulebant. Primus divus Augustus, ut major juris auctoritas haberetur, constituit ut ex auctoritate ejus responderent: et ex illo tempore peti hoc pro beneficio cœpit. Et ideo optimus princeps Hadrianus, quum ab eo viri prætorii petirent ut sibi liceret respondere, rescripsit eis, hoc non peti, sed præstari; et ideo delectari se, si qui fiduciam sui haberet, populo ad respondendum se præpararet.Come esorbitante, credevasi falsa una tanta autorità, quando la chiarì questo passo di Gajo, recentemente scoperto (Comm.I.7):Responsa prudentum sunt sententiæ et opiniones eorum, quibus permissum est jura condere: quorum omnium si in unum sententiæ concurrant, id quod ita sentiunt, legis vicem obtinet: si vero dissentiunt, judici licet quam velit sententiam sequi: idque rescripto divi Hadriani significatur.194.Alcuno opinò divenissero sorgenti del diritto soltanto dopo Tiberio, e da prima fossero solo proposizioni, vigenti un anno e non più. Il contrario ora è dimostrato da Hugo,Lehrbuch der Geschichte des römischen Rechts bis auf Justinian.195.Più di mille cinquecento ce ne rimangono da Augusto a Costantino. A domande rispondono colleepistolæ, literæ: sulla petizione fanno unasubscriptio, adnotatio, che chiamasisanctio prammaticase diretta ad una città o ad un corpo;constitutiones personalessi dicono propriamente le concessioni di privilegi:decretaointerlocutionessono decisioni di cause portate in appello all'imperatore o al suo consiglio:mandatasono gli ordini dati dall'imperatore ai governatori delle provincie:edictagli ordini diretti al popolo.196.Tali leReceptæ Sententiædi Paolo.197.Talvolta in ciò degenerano in minuzie, come si vede nei frammenti trovati nella biblioteca Vaticana il 1823.198.Antistius Labeo, ingenii qualitate et fiducia doctrinæ, qui et in cæteris sapientiæ partibus operam dederat, plurima innovare studuit: Atejus Capito, in his quæ ei tradita erant, perseverabat.Pomponio, Dig. lib.I.tit. 2. l. 2.Avendo Tiberio in un editto usato una parola non latina, qualche senatore, desideroso di far pompa di libertà ove non portava pericolo, sorse a rinfacciargliela. Capitone sostenne che, quantunque mai non si trovasse usata, si dovesse però mettere fra le latine sull'autorità di Tiberio. Un Marcello replicò che Tiberio potea dare la cittadinanza agli uomini, non alle parole. Magnanima opposizione!199.In capo alle Pandette si suole stampare il catalogo degli autori di cui si valse Giustiniano, cavato dal famoso manoscritto del Digesto conservato a Firenze. Da Alessandro Severo a Giustiniano tre soli giureconsulti vi sono citati, Arcadio Carisio, Giulio Aquila ed Ermogene, forse autore del codice che porta il suo nome.200.È inserito nel Digesto, lib.I.tit. 2.201.Fra' molti manoscritti ond'è ricca la biblioteca del Capitolo di Verona, e di cui diede il catalogo Scipione Maffei nellaVerona illustrata, trovavansi alcuni fogli di pergamena, che quel dotto antiquario giudicò formar parte d'un codice o di qualche opera d'antico giureconsulto, e ne esibì il fac-simile. D'allora più non se ne parlò, fin quando Haubold nel 1816 stampò a Lipsia unaNotitia fragmenti veronensisde interdictis.Niebuhr, venuto a Verona, trasse copia del frammentode præscriptionibus, e d'un altro sui diritti del fisco; esaminò varj manoscritti, e singolarmente le epistole di san Girolamo, riconosciute per palinsesto da Maffei e da Mosotti, ma non mai dicifrato: e al modo che sotto la storia poetica di Roma leggeva la vera, scoprì sotto la scrittura quanto bastasse per convincersi che era l'opera di un giureconsulto; e applicando l'infusione di galla a un foglio, lo lesse. Ne informò Savigny, ed insieme proclamarono sui giornali la scoperta, mostrando che il frammentode præscriptionibusapparteneva agliIstitutidi Gajo. L'Accademia di Berlino spedì a Verona nel 1817 i signori Göschen e Bekker, i quali, superando le gravi difficoltà che a chi vuol il bene oppongono coloro che fare nol vogliono o non sanno, giunsero a trascrivere nove decimi del libro; il resto era illeggibile. Il manoscritto componevasi di centoventisette fogli; la scrittura più recente in majuscole esibiva ventisei epistole di san Girolamo; la primitiva, elegantissima, gliIstituti; e fra questa e quella una terza stendevasi per un quarto del manoscritto, contenente epistole e meditazioni d'esso santo. Onde la membrana fu raschiata tre volte; eppure offre il testo più compiuto, sebbene difficile ed ostinato lavoro esigesse il leggerlo. Niebuhr e Knopp credono la scrittura anteriore al regno di Giustiniano. La prima edizione ne fu fatta a Berlino il 1820. Bluhm tornò a collazionarla col testo di Verona, e ne fece un'edizioneprincepsnel 1824.202.Costituzionidel 321 e 327, scoperte dal Maj nel 1821.203.Instit. lib.I; Dig.De just. et jure, l. 1;De reg. juris, l. 33.204.Il codice Teodosiano andò perduto, colpa dei compendj fattine, tra cui il principale è ilBreviariod'Alarico, che ebbe vigore presso i Visigoti. Nel 1528 Giovanni Siccardo ne pubblicò un'edizione in Magonza; ma non è se non esso Breviario, purgato dalle leggi derivate da usanze gotiche. Du Tillet aggiunse gli ultimi otto libri, non compendiati in quel Breviario. Cujaccio credette dare interi ilVIIeVIIIcol supplemento di Stefano Carpino. A Cujaccio stesso furono da Pietro Piteo comunicate le costituzioni del senatoconsulto Claudiano, appartenenti alIVlibro. Giacomo Gotofredo commentò questo codice con trenta anni di lavoro, pubblicato nel 1736 in Lipsia da Antonio Marsigli e Daniele Ritter (Codex Theodosianus, cum perpetuis commentariisJ. Gothofredi; 6 vol. in-fol.). Il cardinale Maj in un palimsesto vaticano scoperse altri frammenti, che stampò a Roma nel 1823 coi tipi di Propaganda. L'anno seguente Amedeo Peyron nella biblioteca dell'Università di Torino trovò ben cinquanta leggi non prima conosciute, tra cui quelle ove Teodosio prescrive le norme colle quali produrre la sua legislazione (Fragmenta codicis Theodosiani, nel tomoXXVIIdegliAtti dell'Accademia di Torino). Con queste e le scoperte da Clossio fu fatta un'edizione nuova d'esso codice a Lipsia il 1825, per cura di C. F. Wenck. Ma nuove leggi scoprì a Torino e nell'Ambrosiana Carlo di Vesme, che ne fa la più compiuta edizione.205.Πᾶν δέχεσθαι, tutto contenere. La siglaff, colla quale suole indicarsi il Digesto, probabilmente viene da undcorsivo, abbreviazione di Digesto, traversato da una linea, che dagli editori fu scambiato per un doppiof. VediCramer,Progr. de sigla Digestorum ff.Chilon 1790. Spesso, nel citar le leggi, invece di L. si ponefr., perchè in fatto son piuttosto frammenti.Già al tempo che si compilarono le Pandette, molte opere di diritto erano o perdute o scarse a Costantinopoli, poichè di Casellio vi si dice chescripta non extant, sed unus liber; di Trebazio, cheminus frequentatur; di Tuberone, chelibri parum grati sunt, ecc. ecc. Le Pandette stesse poco mancò non andassero perdute; giacchè, se anche è una storiella quella dell'unica copia serbatasi ad Amalfi, ne prova però la rarità. Più tardi gli eruditi raggranellarono i brani de' varj autori sparsi per le Pandette, e li disposero secondo i libri dond'erano tolti; e ad alcuni passi recò non poca luce il ravvicinarli e paragonarli.Degli scrittori di diritto antegiustinianei pochi ci arrivarono intatti; i più, alterati da qualche legislatore, come tutti quelli nella raccolta giustinianea. Queste opere di diritto sono oLibri prudentum, oCodices constitutionum, ossieno diritto antico e diritto posteriore. Fra i primi voglionsi particolarmente mentovare:1. I frammentiRegularumdi Ulpiano;2. LeInstitutadi Gajo, di cui parliamo;3. LeReceptæ Sententiædi Paolo, conservateci mutile dai Visigoti;4.Lex Dei, sive Collatio legum mosaicarum et romanarum, raccolta fatta sul dechino dell'Impero Occidentale, del pari che5.Consultatio veteris jurisconsulti;6.Vaticana juris fragmenta.I codici sono:1. Frammenti del Gregoriano e dell'Ermogeniano;2. Il Teodosiano;3. Le Novelle degli imperatori da Teodosio a Giustiniano.Le iscrizioni su pietra o su bronzo, contenenti testi di leggi, senatoconsulti, editti od atti, sono preziosi come testi autentici, mentre i libri non ci danno che le copie. Furono raccolti da Spangenberg (Berlino 1830) col titolo,Antiquitatis romanæ monumenta legalia, extra libros juris romani sparsa. Egli stesso avea pubblicato a Lipsia nel 1821 una raccolta d'atti del diritto romano, vale a dire contratti, testamenti e simili;Juris romani tabulæ negotiorum solemnium, modo in ære, modo in marmore, modo in charta superstites. E già ne'Papiri diplomatici raccolti ed illustrati, a Roma nel 1805, il Marini avea pubblicato una collezione d'atti sopra papiro.Delle leggi ed atti giuridici che abbiamo su bronzo, i principali sono:Senatusconsultum de Bacchanalibusdel 567 di Roma, che riporteremo nell'Appendice I.Lex Thoria agrariadel 613, che sta sul rovescio della tavola che contiene lalex Servilia repetundarumdel 654 circa;Tabula Heracleensis, frammenti trovati il 1732 nell'antica Eraclea presso Taranto, di varie leggi dal 664 al 680 di Roma, o, secondo Savigny, del 709: e sta nel museo di Napoli;Plebiscitum de Thermensibus majoribus Pisidis, forse del 690, degente nel museo Borbonico, dove pure lalex de scribis viatoribus;Lex Rubria de Gallia Cisalpina, del 708 circa: fu trovata mutila a Velleja, e deposta a Parma;Lex Regia, ossia il senatoconsulto dell'impero di Vespasiano, dell'823 di Roma: sta nel museo Capitolino, anch'essa mutila. Impropriamente chiamasi senatoconsulto: bensì tale è quellode ædificiis negotiationis causa non diruendis, dell'801 o 809, dissotterrato da Ercolano; e un altrode Asclepiade Clazomenio, unode Triburtibus, uno in onore di Germanico.Si han pure due rescritti di Vespasiano dell'833, trovati uno a Malaga, l'altro in Corsica; un'Epistola Domitiani, spectans ad litem inter Falerienses et Firmanos de subsecivis, trovata presso Faleria; l'Edictum Diocletiani de prætiis rerum, del 303 d. C., tariffa dei prezzi e de' salarj, del quale un esemplare sta nel Museo Britannico, un altro a Aix: l'Edictum Constantini Magni de ordine judiciorum publicorumdel 311 d. C., tratto da schede della Biblioteca Ambrosiana. Va anche mentovata l'orazione di Claudio imperatore in senato sul comunicare la cittadinanza ai Galli, la quale si conserva a Lione in due pezzi di bronzo; eTabula Trajani alimentariasui fondi destinati da Trajano ad un ospizio di orfani nel 108 d. C., scoperta il 1747 a Velleja. Altre riferiscono testamenti, rendite, rescritti di magistrati, atti municipali, determinazioni di confini, fra' quali vuole una menzione particolare la sentenza, resa nel 633 di Roma, sopra le differenze nate tra i Genuesi e i Genuati, e che conservasi nel palazzo municipale di Genova.Nel secoloXVIcominciaronsi indagini storiche sopra il diritto romano, e massime i Batavi ne meritarono ottimamente. Lavori grandiosi però non apparvero che entrante il secolo passato; e primo quello di Gian Vincenzo Gravina, che nel 1701 pubblicòOrigines juris civilis; poi in Germania Eineccio nel 1716,Antiquitatum romanarum jurisprudentiam illustrantium syntagma, che è il sunto più compito e chiaro degli studj storici fatti sin allora. Questo riguarda solo la storia interna del diritto romano; l'esterna fu dal medesimo trattata nell'Historia juris civilis romani ac germanici. Alla 1733.La quale distinzione della storia esterna ed interna fu prima introdotta dal Leibniz. L'esterna, ossia generale, considera solo l'andamento della legislazione d'un popolo, dando a conoscere l'origine e i progressi delle fonti del diritto, cioè de' costumi, delle leggi, de' codici, gli avvenimenti politici che v'ebbero influenza, la successione dei giureconsulti, le scuole loro, le opere e l'efficacia sulle riforme della legislazione. L'interna, o vogliasi direle antichità del diritto, è la storia speciale de' principj del diritto medesimo, mostrando come progredirono lo stato delle persone, il reggimento domestico, la storia delle proprietà, delle istituzioni giudiziali, delle leggi penali, insomma le particolarità della legislazione d'un popolo.206.Dell'autorità attribuita alla consuetudine, molte testimonianze abbiamo:Pleraque in jure non legibus, sed moribus constant.Quintiliano, Instit., v. 3. — Sed et ea quæ longa consuetudine comprobata sunt, velut tacita civium conventio, non minus quam ea quæ scripta sunt, jura servantur. Leg. 35 pr. Dig. tit.I. lib. 3. —Omne jus aut consensus fecit, aut necessitas constituit, aut firmavit consuetudo. Leg. 40 ivi. — Anche Portalis, nel discorso preliminare al Codice francese, pose:Les codes des peuples se font avec le temps, mais, à proprement parler, on ne les fait pas.207.Plutarco, inRomolo;Dionigi d'Alicarnasso, lib.II.208.Sei stuprum commisit aliudve peccassit, maritus judex et vindex estod, deque eo cum cognatis gnoscitod.XII Tavole.209.Vedi tutta l'Aululariadi Plauto.210.Giustiniano, Nov. 91.211.Giustiniano, Nov. 53.212.Tutoris auctoritas necessaria est mulieribus, si lege aut legitimo judicio agant, si se obligent, si civile negotium gerant.Ulpiano, Framm. tit.XI.213.Nov.118, cap. 5.214.Sotto l'impero figurano grandemente Giulia Domna, Soemi, Mammea, Zenobia; e al declinare di esso Pulcheria, Eudossia, Placidia, Onoria, Giustina.
156.N'abbiamo già esempj ne' classici, come in Marziale:Rumpitur invidia quidam, dulcissime Juli,Quod me Roma legit; rumpitur invidia.
156.N'abbiamo già esempj ne' classici, come in Marziale:
Rumpitur invidia quidam, dulcissime Juli,Quod me Roma legit; rumpitur invidia.
Rumpitur invidia quidam, dulcissime Juli,Quod me Roma legit; rumpitur invidia.
Rumpitur invidia quidam, dulcissime Juli,
Quod me Roma legit; rumpitur invidia.
157.Blanditia; fera mors Veneris persentit amandoPermisit solitæ nec styga tristitiæ;che può leggersi a rovescio:Tristitiæ styga nec solitæ permisit amandoPersentit Veneris mors fera blanditias.E così il seguente:Perpetuis bene sic partiri munera seclisSidera dant patria et patris imperium.
157.
Blanditia; fera mors Veneris persentit amandoPermisit solitæ nec styga tristitiæ;
Blanditia; fera mors Veneris persentit amandoPermisit solitæ nec styga tristitiæ;
Blanditia; fera mors Veneris persentit amando
Permisit solitæ nec styga tristitiæ;
che può leggersi a rovescio:
Tristitiæ styga nec solitæ permisit amandoPersentit Veneris mors fera blanditias.
Tristitiæ styga nec solitæ permisit amandoPersentit Veneris mors fera blanditias.
Tristitiæ styga nec solitæ permisit amando
Persentit Veneris mors fera blanditias.
E così il seguente:
Perpetuis bene sic partiri munera seclisSidera dant patria et patris imperium.
Perpetuis bene sic partiri munera seclisSidera dant patria et patris imperium.
Perpetuis bene sic partiri munera seclis
Sidera dant patria et patris imperium.
158....Nec te jucunda fronte fefellitLuxuries, prædulce malum, quæ dedita semperCorporis arbitriis, hebetat caligine sensus...Fingendaque sensibus addisVerba, quibus magni geminatur gratia doni...Quoties incanduit oreConfessus secreta rubor, nomenque beatumInjussæ scripsere manus!Et reliquum nitido detersit pollice somnum:Utque erat interjecta comas, turbata capillos,Mollibus assurgit stratis.Questo mi sembra più felice del pariniano.La similitudine del cavallo, cara a tutti i poeti da Giobbe in qua, eccola in lui pure (De nuptiis Mariæ):Nobilis haud aliter sonipes, quem primus amorisSollicitavit odor, tumidus, quatiensgue decorasCurvata cervice jubas, pharsalia ruraPervolat, et notos hinnitu flagitat amnes,Naribus accensis: mulcet fæcunda magistrosSpes gregis, et pulchro gaudent armenta merito.Nello stesso epitalamio descrive l'abitazione di Venere:Hic habitat nullo constricta Licentia nodo,Et flecti faciles Iræ, vinoque madentesExcubiæ, Lacrymæque rudes, et gratus amantumPallor, et in primis titubans Audacia furtis,Jucundique Metus, et non secura Voluptas,Et lasciva volant levibus Perjuria pennis.Hos inter petulans alta cervice JuventusExcludit senium luco.Non saprei un passo d'Ovidio da contrapporre a questo, che ricorda Tibullo.
158.
...Nec te jucunda fronte fefellitLuxuries, prædulce malum, quæ dedita semperCorporis arbitriis, hebetat caligine sensus...Fingendaque sensibus addisVerba, quibus magni geminatur gratia doni...Quoties incanduit oreConfessus secreta rubor, nomenque beatumInjussæ scripsere manus!Et reliquum nitido detersit pollice somnum:Utque erat interjecta comas, turbata capillos,Mollibus assurgit stratis.
...Nec te jucunda fronte fefellitLuxuries, prædulce malum, quæ dedita semperCorporis arbitriis, hebetat caligine sensus...Fingendaque sensibus addisVerba, quibus magni geminatur gratia doni...Quoties incanduit oreConfessus secreta rubor, nomenque beatumInjussæ scripsere manus!Et reliquum nitido detersit pollice somnum:Utque erat interjecta comas, turbata capillos,Mollibus assurgit stratis.
...Nec te jucunda fronte fefellit
Luxuries, prædulce malum, quæ dedita semper
Corporis arbitriis, hebetat caligine sensus...
Fingendaque sensibus addis
Verba, quibus magni geminatur gratia doni...
Quoties incanduit ore
Confessus secreta rubor, nomenque beatum
Injussæ scripsere manus!
Et reliquum nitido detersit pollice somnum:
Utque erat interjecta comas, turbata capillos,
Mollibus assurgit stratis.
Questo mi sembra più felice del pariniano.
La similitudine del cavallo, cara a tutti i poeti da Giobbe in qua, eccola in lui pure (De nuptiis Mariæ):
Nobilis haud aliter sonipes, quem primus amorisSollicitavit odor, tumidus, quatiensgue decorasCurvata cervice jubas, pharsalia ruraPervolat, et notos hinnitu flagitat amnes,Naribus accensis: mulcet fæcunda magistrosSpes gregis, et pulchro gaudent armenta merito.
Nobilis haud aliter sonipes, quem primus amorisSollicitavit odor, tumidus, quatiensgue decorasCurvata cervice jubas, pharsalia ruraPervolat, et notos hinnitu flagitat amnes,Naribus accensis: mulcet fæcunda magistrosSpes gregis, et pulchro gaudent armenta merito.
Nobilis haud aliter sonipes, quem primus amoris
Sollicitavit odor, tumidus, quatiensgue decoras
Curvata cervice jubas, pharsalia rura
Pervolat, et notos hinnitu flagitat amnes,
Naribus accensis: mulcet fæcunda magistros
Spes gregis, et pulchro gaudent armenta merito.
Nello stesso epitalamio descrive l'abitazione di Venere:
Hic habitat nullo constricta Licentia nodo,Et flecti faciles Iræ, vinoque madentesExcubiæ, Lacrymæque rudes, et gratus amantumPallor, et in primis titubans Audacia furtis,Jucundique Metus, et non secura Voluptas,Et lasciva volant levibus Perjuria pennis.Hos inter petulans alta cervice JuventusExcludit senium luco.
Hic habitat nullo constricta Licentia nodo,Et flecti faciles Iræ, vinoque madentesExcubiæ, Lacrymæque rudes, et gratus amantumPallor, et in primis titubans Audacia furtis,Jucundique Metus, et non secura Voluptas,Et lasciva volant levibus Perjuria pennis.Hos inter petulans alta cervice JuventusExcludit senium luco.
Hic habitat nullo constricta Licentia nodo,
Et flecti faciles Iræ, vinoque madentes
Excubiæ, Lacrymæque rudes, et gratus amantum
Pallor, et in primis titubans Audacia furtis,
Jucundique Metus, et non secura Voluptas,
Et lasciva volant levibus Perjuria pennis.
Hos inter petulans alta cervice Juventus
Excludit senium luco.
Non saprei un passo d'Ovidio da contrapporre a questo, che ricorda Tibullo.
159.Ha un epigramma, ove, per tutti i santi cristiani, prega celiando un tal Jacopo a non censurarlo. Comincia:Per cineres Pauli, per cani limina Petri,Ne laceres versus, dux Iacobe, meos.
159.Ha un epigramma, ove, per tutti i santi cristiani, prega celiando un tal Jacopo a non censurarlo. Comincia:
Per cineres Pauli, per cani limina Petri,Ne laceres versus, dux Iacobe, meos.
Per cineres Pauli, per cani limina Petri,Ne laceres versus, dux Iacobe, meos.
Per cineres Pauli, per cani limina Petri,
Ne laceres versus, dux Iacobe, meos.
160.Nel secoloXVfu dissotterrato il piedistallo con una iscrizione di non sicura autenticità, che dice:C. ClavdianoV. C. TRIBVNO ET NOTARIO, INTER CETERASvigentesartes qve gloriosissimo poetarvm, licet ad memoriam sempiternam carmina ab eodem scripta svfficiant, adtamen testimonii gratia ob ivdicii svi fidem dd. nn. Arcadivs et HonorivsFELICISSIMI AC DOCTISSIMI IMPERATORES, SENATV PETENTE, STATVAM IN FORO DIVI TRAIANI ERIGI COLLOCARIQVE IVSSERINT.Ενι Βιργιλιοῖο νοὸν καὶ μοῦσαν Ομῆρον Κλαυδιανὸν ‘Ρώμη καὶ Βασιλεὶς ἔθεσαν.Scaligero (Poeticeslib.V.qui et Hypercriticus) chiama Claudianomaximus poeta, solo argumento ignobiliore oppressus, addit de ingenio quantum deest materiæ Felix in eo calor, cultus non invisus, temperatum judicium, dictio candida, numeri non affectati, acute dicta multa sine ambitione.
160.Nel secoloXVfu dissotterrato il piedistallo con una iscrizione di non sicura autenticità, che dice:C. ClavdianoV. C. TRIBVNO ET NOTARIO, INTER CETERASvigentesartes qve gloriosissimo poetarvm, licet ad memoriam sempiternam carmina ab eodem scripta svfficiant, adtamen testimonii gratia ob ivdicii svi fidem dd. nn. Arcadivs et HonorivsFELICISSIMI AC DOCTISSIMI IMPERATORES, SENATV PETENTE, STATVAM IN FORO DIVI TRAIANI ERIGI COLLOCARIQVE IVSSERINT.Ενι Βιργιλιοῖο νοὸν καὶ μοῦσαν Ομῆρον Κλαυδιανὸν ‘Ρώμη καὶ Βασιλεὶς ἔθεσαν.
Scaligero (Poeticeslib.V.qui et Hypercriticus) chiama Claudianomaximus poeta, solo argumento ignobiliore oppressus, addit de ingenio quantum deest materiæ Felix in eo calor, cultus non invisus, temperatum judicium, dictio candida, numeri non affectati, acute dicta multa sine ambitione.
161.Tali sarebbero l'inno di sant'Ambrogio,Deus creator omnium; e quel di Prudenzio per gl'Innocenti,Salvete, flores martirum. Gli altri più antichi che la Chiesa ancor canti, sono ilGloria in excelsisdi sant'Ilario, loJam mæsta quiesce quereladi Prudenzio, e due di Sedulio.
161.Tali sarebbero l'inno di sant'Ambrogio,Deus creator omnium; e quel di Prudenzio per gl'Innocenti,Salvete, flores martirum. Gli altri più antichi che la Chiesa ancor canti, sono ilGloria in excelsisdi sant'Ilario, loJam mæsta quiesce quereladi Prudenzio, e due di Sedulio.
162.Un poema di sant'Agostino o d'un contemporaneo contro i Donatisti d'Africa è in trocaici rimati:Abundantia peccatorum solet fratres conturbare;Propter hoc dominus noster voluit nos præmonere,Comparans regnum cælorum reticulo misso in mare,Congreganti multos pisces omne genus hinc et inde,Quos cum traxissent ad litus, tunc cœperunt separare,Bonos in vasa miserunt, reliquos in mare.Sant'Agostino (De tempore):Et magis ex ipsa (vita) corrumpitur quam sanetur: magis occiditur quam vivificetur(Serm. 138De verbis Dom.).Ecce venitur et ad passionem, ecce venitur et ad sanguinis effusionem, venitur et ad corporis incensionem.(De civ. Dei,XVI. 6)Tamquam lex æterna in illa eorum curia superna(XVII. 12).Infidelitas gentium cum Dei populum exultabat atque insultabat esse captivum, quid aliud quam Christi commutationem sed scientibus nesciens exprobabat?... Illius enim spei confirmatio verbi hujus(fiat)iteratio(IX. 1).Partim erudito otio, partim necessario negotio... Uno(vitæ genere)in contemplatione vel inquisitione veritatis otioso, altero in gerendis rebus humanis negotioso... Crucifixerunt salvatorem suum, et fecerunt damnatorem suum...
162.Un poema di sant'Agostino o d'un contemporaneo contro i Donatisti d'Africa è in trocaici rimati:
Abundantia peccatorum solet fratres conturbare;Propter hoc dominus noster voluit nos præmonere,Comparans regnum cælorum reticulo misso in mare,Congreganti multos pisces omne genus hinc et inde,Quos cum traxissent ad litus, tunc cœperunt separare,Bonos in vasa miserunt, reliquos in mare.
Abundantia peccatorum solet fratres conturbare;Propter hoc dominus noster voluit nos præmonere,Comparans regnum cælorum reticulo misso in mare,Congreganti multos pisces omne genus hinc et inde,Quos cum traxissent ad litus, tunc cœperunt separare,Bonos in vasa miserunt, reliquos in mare.
Abundantia peccatorum solet fratres conturbare;
Propter hoc dominus noster voluit nos præmonere,
Comparans regnum cælorum reticulo misso in mare,
Congreganti multos pisces omne genus hinc et inde,
Quos cum traxissent ad litus, tunc cœperunt separare,
Bonos in vasa miserunt, reliquos in mare.
Sant'Agostino (De tempore):Et magis ex ipsa (vita) corrumpitur quam sanetur: magis occiditur quam vivificetur(Serm. 138De verbis Dom.).Ecce venitur et ad passionem, ecce venitur et ad sanguinis effusionem, venitur et ad corporis incensionem.(De civ. Dei,XVI. 6)Tamquam lex æterna in illa eorum curia superna(XVII. 12).Infidelitas gentium cum Dei populum exultabat atque insultabat esse captivum, quid aliud quam Christi commutationem sed scientibus nesciens exprobabat?... Illius enim spei confirmatio verbi hujus(fiat)iteratio(IX. 1).Partim erudito otio, partim necessario negotio... Uno(vitæ genere)in contemplatione vel inquisitione veritatis otioso, altero in gerendis rebus humanis negotioso... Crucifixerunt salvatorem suum, et fecerunt damnatorem suum...
163.Vedi la nota 1 del Cap.XLVI.
163.Vedi la nota 1 del Cap.XLVI.
164.Tre lettere conosciamo, attribuite a Maria Vergine. La prima, con quella di sant'Ignazio che le diede origine, è d'antica data, non di riconosciuta autenticità.Un vescovo messinese in occasione di peste ne trasse fuori un'altra, che pretese diretta da Maria a Messina e che ancora vi ottiene gran venerazione: benchè antichissima, la critica non può accettarla, e la Congregazione dell'Indice appuntò i libri ove troppo assolutamente n'era dichiarata l'autenticità. Eccola:Maria Virgo, Joachim filia, humillima Dei ancilla, Christi Jesu crucifixi mater, ex tribu Juda, stirpe David, Messanensibus omnibus salutem, et Dei Patris omnipotentis benedictionem. Vos omnes fide magna legatos ac nuncios per publicum documentum ad nos misisse constat. Filium nostrum, Dei genitum, Deum et hominem esse fatemini, et in cœlum post suam resurrectionem ascendisse, Pauli apostoli prædicatione mediante viam veritatis agnoscentes. Ob quod vos et civitatem vestram benedicimus, cujus perpetuam protectricem nos esse volumus. Anno filii nostrixlii, IIInonas julii, lunaXVII,feria quinta, ex Hierosolymis.Frà Girolamo Savonarola riguardava per autentica la lettera di Maria ai Fiorentini, d'immemorabile antichità: ma e la Chiesa e la critica vi mettono gran dubbj, tanto più che consta solo nel 65 dopo Cristo essere Firenze stata informata della verità da Paolino e Frontino discepoli di san Pietro. Essa dice:Florentia, Deo et Domino nostro Jesu Christo filio meo, et mihi dilecta. Tene fidem, insta orationibus, roborare patientia. His enim sempiternam consequeris salutem apud Deum.
164.Tre lettere conosciamo, attribuite a Maria Vergine. La prima, con quella di sant'Ignazio che le diede origine, è d'antica data, non di riconosciuta autenticità.
Un vescovo messinese in occasione di peste ne trasse fuori un'altra, che pretese diretta da Maria a Messina e che ancora vi ottiene gran venerazione: benchè antichissima, la critica non può accettarla, e la Congregazione dell'Indice appuntò i libri ove troppo assolutamente n'era dichiarata l'autenticità. Eccola:Maria Virgo, Joachim filia, humillima Dei ancilla, Christi Jesu crucifixi mater, ex tribu Juda, stirpe David, Messanensibus omnibus salutem, et Dei Patris omnipotentis benedictionem. Vos omnes fide magna legatos ac nuncios per publicum documentum ad nos misisse constat. Filium nostrum, Dei genitum, Deum et hominem esse fatemini, et in cœlum post suam resurrectionem ascendisse, Pauli apostoli prædicatione mediante viam veritatis agnoscentes. Ob quod vos et civitatem vestram benedicimus, cujus perpetuam protectricem nos esse volumus. Anno filii nostrixlii, IIInonas julii, lunaXVII,feria quinta, ex Hierosolymis.
Frà Girolamo Savonarola riguardava per autentica la lettera di Maria ai Fiorentini, d'immemorabile antichità: ma e la Chiesa e la critica vi mettono gran dubbj, tanto più che consta solo nel 65 dopo Cristo essere Firenze stata informata della verità da Paolino e Frontino discepoli di san Pietro. Essa dice:Florentia, Deo et Domino nostro Jesu Christo filio meo, et mihi dilecta. Tene fidem, insta orationibus, roborare patientia. His enim sempiternam consequeris salutem apud Deum.
165.Virgilium pueri legant, ut poeta magnus omniumque præclarissimus atque optimus, teneris imbibitus annis, non facile oblivione possit aboleri.De civ. Dei,I.3.
165.Virgilium pueri legant, ut poeta magnus omniumque præclarissimus atque optimus, teneris imbibitus annis, non facile oblivione possit aboleri.De civ. Dei,I.3.
166.«Platone (dic'egli) mi ha fatto conoscere il vero Dio; Gesù Cristo me ne ha mostrato la via».
166.«Platone (dic'egli) mi ha fatto conoscere il vero Dio; Gesù Cristo me ne ha mostrato la via».
167.NellaCittà di Dioha un intero capitolo sulla Sibilla Eritrea,quæ inter alias Sibyllas cognoscitur de Christi evidentia multa cecinisse. E racconta che in Italia seppe che alcune ostiere vantavansi di dare ai viaggiatori certi formaggi, che li cambiavano in bestie da soma, le quali esse adopravano pe' loro servigi, poi vi restituivano la forma primitiva; e benchè trasformati, conservavano la ragione. Ma, soggiunge, tali cose sono false o talmente rare, che poca fede vi si può prestare: pure s'ha da credere fermamente che Dio è onnipotente, e può far quel che vuole a castigo o a ricompensa; che i demonj sono angeli divenuti cattivi per le colpe, e che non possono se non quel che viene permesso da Colui, i cui giudizj sono talvolta secreti, non mai ingiusti. Lib.XVIII.c. 18. E merita esser letto tutto per vedere la possanza delle credenze comuni sopra un'elevata intelligenza, e per ispiegare le opinioni delle fatucchiere, di cui parleremo alCap. cxliv.
167.NellaCittà di Dioha un intero capitolo sulla Sibilla Eritrea,quæ inter alias Sibyllas cognoscitur de Christi evidentia multa cecinisse. E racconta che in Italia seppe che alcune ostiere vantavansi di dare ai viaggiatori certi formaggi, che li cambiavano in bestie da soma, le quali esse adopravano pe' loro servigi, poi vi restituivano la forma primitiva; e benchè trasformati, conservavano la ragione. Ma, soggiunge, tali cose sono false o talmente rare, che poca fede vi si può prestare: pure s'ha da credere fermamente che Dio è onnipotente, e può far quel che vuole a castigo o a ricompensa; che i demonj sono angeli divenuti cattivi per le colpe, e che non possono se non quel che viene permesso da Colui, i cui giudizj sono talvolta secreti, non mai ingiusti. Lib.XVIII.c. 18. E merita esser letto tutto per vedere la possanza delle credenze comuni sopra un'elevata intelligenza, e per ispiegare le opinioni delle fatucchiere, di cui parleremo alCap. cxliv.
168.De civ. Dei,I.29. VediDe Maistre,Du pape,IV.4.
168.De civ. Dei,I.29. VediDe Maistre,Du pape,IV.4.
169.Confutazione di Fausto Manicheo.
169.Confutazione di Fausto Manicheo.
170.De civ. Dei,XII.2;XV.1.
170.De civ. Dei,XII.2;XV.1.
171.È curioso vedere come giustifichi, anzi lodi le antitesi, dicendo che nelle opere di Dio le apparenti contraddizioni producono bellezza, come nello stile le antitesi, «bellissimi ornamenti dell'eloquenza; e come questi contrapposti rendono più bello il parlare, così per una eloquenza di contrapposizione non di parole ma di cose, si compone la bellezza del secolo».
171.È curioso vedere come giustifichi, anzi lodi le antitesi, dicendo che nelle opere di Dio le apparenti contraddizioni producono bellezza, come nello stile le antitesi, «bellissimi ornamenti dell'eloquenza; e come questi contrapposti rendono più bello il parlare, così per una eloquenza di contrapposizione non di parole ma di cose, si compone la bellezza del secolo».
172.De quæst. octogintatribus, q. 58, eDe civ. Dei,X.14. Ecco prevenuti Pascal e Bossuet.
172.De quæst. octogintatribus, q. 58, eDe civ. Dei,X.14. Ecco prevenuti Pascal e Bossuet.
173.Panvinio,De ritu sepeliendi mortuos apud veteres Christianos, et de eorumdem cœmeteriis,1574.Marangoni,Appendix de cœmeterio sanctorum Thrasonis et Saturnini, eActa sancti Victorini, 1740.Boldetti,Sopra i cimiteri dei santi Martiri.Bottari,Roma sotterranea.1737-54. Le tavole sono le stesse del Bosio.Marchi,Monumenti delle arti cristiane primitive della metropoli del cristianesimo. Roma 1844.Maitland (La Chiesa nelle catacombe. Londra 1847) volle fare l'opposto del Marchi, cercandovi argomenti contro il cattolicismo.A Parigi si era pubblicatoRome souterraine, ma il signor Perret non vi conservò il carattere, aggraziando le pitture. Pio IX incaricò il comm. De Rossi di nuove esplorazioni nelle catacombe: ed egli dispose ben 12 mila iscrizioni cristiane, delle quali molto importa accertare il tempo e il luogo. La più antica conosciuta è del 102. Il De Rossi trovò il vero cimiterio di san Calisto e le tombe dei primi pontefici, e i libri suoi sono il più sicuro testo intorno a quelle antichità cristiane.
173.Panvinio,De ritu sepeliendi mortuos apud veteres Christianos, et de eorumdem cœmeteriis,1574.
Marangoni,Appendix de cœmeterio sanctorum Thrasonis et Saturnini, eActa sancti Victorini, 1740.
Boldetti,Sopra i cimiteri dei santi Martiri.
Bottari,Roma sotterranea.1737-54. Le tavole sono le stesse del Bosio.
Marchi,Monumenti delle arti cristiane primitive della metropoli del cristianesimo. Roma 1844.
Maitland (La Chiesa nelle catacombe. Londra 1847) volle fare l'opposto del Marchi, cercandovi argomenti contro il cattolicismo.
A Parigi si era pubblicatoRome souterraine, ma il signor Perret non vi conservò il carattere, aggraziando le pitture. Pio IX incaricò il comm. De Rossi di nuove esplorazioni nelle catacombe: ed egli dispose ben 12 mila iscrizioni cristiane, delle quali molto importa accertare il tempo e il luogo. La più antica conosciuta è del 102. Il De Rossi trovò il vero cimiterio di san Calisto e le tombe dei primi pontefici, e i libri suoi sono il più sicuro testo intorno a quelle antichità cristiane.
174.Che però lo scheletro non fosse mai effigiato dai classici, come asseriscono i trattatisti d'arte, è smentito da pitture e bassorilievi: nel museo Borbonico si ha una donna che sparge di fiori lo scheletro del suo bambino; uno scheletro dalla cui bocca esce una farfalla, simbolo dell'anima; un altro che balla al flauto sonato da Sileno, primo cenno delle danze dei morti.
174.Che però lo scheletro non fosse mai effigiato dai classici, come asseriscono i trattatisti d'arte, è smentito da pitture e bassorilievi: nel museo Borbonico si ha una donna che sparge di fiori lo scheletro del suo bambino; uno scheletro dalla cui bocca esce una farfalla, simbolo dell'anima; un altro che balla al flauto sonato da Sileno, primo cenno delle danze dei morti.
175.Semplicissimi sono gli epitafj:LAZARVS AMICVS NOSTER DORMIT — MARTYRI IN PACE — NEOPHITVS IIT AD DEVM — RESPECTVS QVI VIXIT ANNOS V ET MENSES VIII, DORMIT IN PACE — ALEXANDER MORTVVS NON EST SED VIVIT SVPER ASTRA.È particolare questo di Vicenza:MARTINA CARA CONJVX QUÆ VENIT DE GALLIA PER MANSIONES L VT COMMEMORARET MEMORIAM DVLCISSIMI MARITI SVI BENE QVIESCAS DVLCISSIME MI MARITE.(Giovanni da Schio,Le antiche iscrizioni di Vicenza, 1850).
175.Semplicissimi sono gli epitafj:LAZARVS AMICVS NOSTER DORMIT — MARTYRI IN PACE — NEOPHITVS IIT AD DEVM — RESPECTVS QVI VIXIT ANNOS V ET MENSES VIII, DORMIT IN PACE — ALEXANDER MORTVVS NON EST SED VIVIT SVPER ASTRA.
È particolare questo di Vicenza:MARTINA CARA CONJVX QUÆ VENIT DE GALLIA PER MANSIONES L VT COMMEMORARET MEMORIAM DVLCISSIMI MARITI SVI BENE QVIESCAS DVLCISSIME MI MARITE.(Giovanni da Schio,Le antiche iscrizioni di Vicenza, 1850).
176.IVN. BASS. V. C. QVI VIXIT ANNIS XLII. II IN IPSA PRÆFECTVRA VRBI NEOFITVS IIT AD DEVM VIII KAL. SEPT. EVSEBIO ET YPATIO COSS. E vediBottari, tav. 33.
176.IVN. BASS. V. C. QVI VIXIT ANNIS XLII. II IN IPSA PRÆFECTVRA VRBI NEOFITVS IIT AD DEVM VIII KAL. SEPT. EVSEBIO ET YPATIO COSS. E vediBottari, tav. 33.
177.A. F. Quast,Die altchristlichen Bauwerke von Ravenna, vonVbis zumIX.Jahrhundert historisch geordnet, und durch Abbildungen erklärtert. Berlino 1842.Gli edifizj di cui tratta, sonoi.Ecclesia ursiana, cioè la cattedrale, edificata poco dopo il 400, ora tutta rimodernata; Ecclesia petriana, distrutta per tremuoto nell'VIIIsecolo; San Lorenzo in Cesarea, edificata da Luscrizio cameriere d'Onorio, distrutta per tremuoto nel 1553; battistero della cattedrale, eretto da Neo vescovo (425-30), fabbrica delle più rimarchevoli di Ravenna; battistero della Petriana, distrutto; basilica di san Giovanni Evangelista, costrutta da Galla Placidia; basilica di Santa Croce, dalla medesima, rovinata; cappella de' Santi Nazario e Celso, dalla medesima; San Giovanni Battista e Santa Agata, rimodernate; Sant'Agnese, distrutta; San Pietro, ora San Francesco, cappella nel palazzo arcivescovile.II. Epoca di Teodorico: Santa Maria in Cosmedin, già battistero ariano; San Teodoro; San Martinoin cœlo aureo, ossia Sant'Apollinare nuovo; palazzo di Teodorico, mausoleo del medesimo; portico della piazza maggiore.III. Costruzioni posteriori sino alla morte di Agnello arcivescovo (566); Santa Maria Maggiore, rimodernata nelXVIsecolo; San Michele in Affricisco, consacrata nel 545, or quasi distrutta; San Vitale; Sant'Apollinare in Classe, consacrata nel 549; Sant'Andrea e Santo Stefano.IV. Ultimo periodo, sino al 900; San Severo in Classe, distrutta al principio del nostro secolo; monastero di Sant'Apollinare, e abbellimenti delle parti interne della basilica fatti nel 642-77; devastazioni posteriori di Classe, e risarcimenti sotto Leone III; poi, per le incursioni de' Saracini, si portò in città il corpo di sant'Apollinare.
177.A. F. Quast,Die altchristlichen Bauwerke von Ravenna, vonVbis zumIX.Jahrhundert historisch geordnet, und durch Abbildungen erklärtert. Berlino 1842.
Gli edifizj di cui tratta, sonoi.Ecclesia ursiana, cioè la cattedrale, edificata poco dopo il 400, ora tutta rimodernata; Ecclesia petriana, distrutta per tremuoto nell'VIIIsecolo; San Lorenzo in Cesarea, edificata da Luscrizio cameriere d'Onorio, distrutta per tremuoto nel 1553; battistero della cattedrale, eretto da Neo vescovo (425-30), fabbrica delle più rimarchevoli di Ravenna; battistero della Petriana, distrutto; basilica di san Giovanni Evangelista, costrutta da Galla Placidia; basilica di Santa Croce, dalla medesima, rovinata; cappella de' Santi Nazario e Celso, dalla medesima; San Giovanni Battista e Santa Agata, rimodernate; Sant'Agnese, distrutta; San Pietro, ora San Francesco, cappella nel palazzo arcivescovile.
II. Epoca di Teodorico: Santa Maria in Cosmedin, già battistero ariano; San Teodoro; San Martinoin cœlo aureo, ossia Sant'Apollinare nuovo; palazzo di Teodorico, mausoleo del medesimo; portico della piazza maggiore.
III. Costruzioni posteriori sino alla morte di Agnello arcivescovo (566); Santa Maria Maggiore, rimodernata nelXVIsecolo; San Michele in Affricisco, consacrata nel 545, or quasi distrutta; San Vitale; Sant'Apollinare in Classe, consacrata nel 549; Sant'Andrea e Santo Stefano.
IV. Ultimo periodo, sino al 900; San Severo in Classe, distrutta al principio del nostro secolo; monastero di Sant'Apollinare, e abbellimenti delle parti interne della basilica fatti nel 642-77; devastazioni posteriori di Classe, e risarcimenti sotto Leone III; poi, per le incursioni de' Saracini, si portò in città il corpo di sant'Apollinare.
178.Ancora si vede in Roma a San Lorenzo, a San Giorgio in Velàbro, a Santa Maria Transtevere, e alquanto modificato a San Giovanni Laterano, Santa Maria Maggiore, ecc. I cortili si hanno a San Clemente, ai Quattro Santi Coronati, a San Lorenzo in Roma; a Sant'Apollinare e San Giovanni della Sagra in Classe a Ravenna; alla cattedrale di Parenzo in Istria, a Sant'Ambrogio di Milano... Quest'ultima basilica, San Zeno di Verona e Santa Maria di Torcello sono quelle dell'Italia superiore che per avventura conservano maggiori elementi della basilica antica.
178.Ancora si vede in Roma a San Lorenzo, a San Giorgio in Velàbro, a Santa Maria Transtevere, e alquanto modificato a San Giovanni Laterano, Santa Maria Maggiore, ecc. I cortili si hanno a San Clemente, ai Quattro Santi Coronati, a San Lorenzo in Roma; a Sant'Apollinare e San Giovanni della Sagra in Classe a Ravenna; alla cattedrale di Parenzo in Istria, a Sant'Ambrogio di Milano... Quest'ultima basilica, San Zeno di Verona e Santa Maria di Torcello sono quelle dell'Italia superiore che per avventura conservano maggiori elementi della basilica antica.
179.Hominem mortuum in urbe ne sepellito, neve urito. La ragione politica di ciò era che la tomba dava la proprietà d'un luogo, e la città non doveva essere di verun privato.
179.Hominem mortuum in urbe ne sepellito, neve urito. La ragione politica di ciò era che la tomba dava la proprietà d'un luogo, e la città non doveva essere di verun privato.
180.A quello di Sant'Ambrogio in Milano servirono due arche funerarie, una sovrapposta all'altra.
180.A quello di Sant'Ambrogio in Milano servirono due arche funerarie, una sovrapposta all'altra.
181.Bruciata il 21 luglio 1832, ed ora ricostrutta. VediCiampini,Synopsis de sacris ædificiis a Constantino constructis. Roma 1691.Calcolano essersi fabbricate in Roma:nel secoloIIchiese2—III»9—IV»17—V»8—VI»12—VII»5—VIII»11—IX»7—X»1—XI»7—XII»8—XIII»16—XIV»8—XV»30—XVI»93—XVII»62—XVIII»7
181.Bruciata il 21 luglio 1832, ed ora ricostrutta. VediCiampini,Synopsis de sacris ædificiis a Constantino constructis. Roma 1691.
Calcolano essersi fabbricate in Roma:
182.Il San Giovanni di Firenze, mal creduto tempio di Marte, mentre la dissonanza delle parti lo attesta eretto ne' bassi tempi; il circolare di Pisa; il San Giovanni di Parma, a sedici faccie dentro e otto fuori, cominciato il 1196 da Benedetto Antelmani, e finito verso il 1260; il dodecagono di Canosa; il San Giovanni in Fonte a Verona, ottagono, come quelli di Cremona, Volterra, Pistoja, ecc.
182.Il San Giovanni di Firenze, mal creduto tempio di Marte, mentre la dissonanza delle parti lo attesta eretto ne' bassi tempi; il circolare di Pisa; il San Giovanni di Parma, a sedici faccie dentro e otto fuori, cominciato il 1196 da Benedetto Antelmani, e finito verso il 1260; il dodecagono di Canosa; il San Giovanni in Fonte a Verona, ottagono, come quelli di Cremona, Volterra, Pistoja, ecc.
183.Centurio nitentium rerum. —Ammiano Marcellino, xvi. 6; Cod. Teod., lib.IX. tit. 17; lib.XVI. tit. 49; Cod. Giust., tit.De sepulc. viol.
183.Centurio nitentium rerum. —Ammiano Marcellino, xvi. 6; Cod. Teod., lib.IX. tit. 17; lib.XVI. tit. 49; Cod. Giust., tit.De sepulc. viol.
184.Qui cadit a formula, cadit a toto. Un esempio vivo possiamo averlo negli Inglesi, schiavi del convenuto, del gusto nazionale, de' casi precedenti, della giustizia, della virtù, della religione uffiziale; eppure questa non è imitazione del diritto romano, il quale anzi è aborrito dai loro pratici.
184.Qui cadit a formula, cadit a toto. Un esempio vivo possiamo averlo negli Inglesi, schiavi del convenuto, del gusto nazionale, de' casi precedenti, della giustizia, della virtù, della religione uffiziale; eppure questa non è imitazione del diritto romano, il quale anzi è aborrito dai loro pratici.
185.Respondebant, scribebant, cavebant,dice Cicerone.
185.Respondebant, scribebant, cavebant,dice Cicerone.
186.Sic enim, existimo, juris civilis magnum usum et apud Scævolam, et apud multos fuisse; artem in hoc uno. Quod nunquam effecisset ipsius juris scientia, nisi eam præterea didicisset artem, quæ doceret rem universam tribuere in partes, latentem reperire definiendo, obscuram explanare interpretando, ambigua primum videre, deinde distinguere... Sed adjunxit etiam et literarum scientiam, et loquendi elegantiam.Brutus, 41; Pro Muræna, 10. 14.
186.Sic enim, existimo, juris civilis magnum usum et apud Scævolam, et apud multos fuisse; artem in hoc uno. Quod nunquam effecisset ipsius juris scientia, nisi eam præterea didicisset artem, quæ doceret rem universam tribuere in partes, latentem reperire definiendo, obscuram explanare interpretando, ambigua primum videre, deinde distinguere... Sed adjunxit etiam et literarum scientiam, et loquendi elegantiam.Brutus, 41; Pro Muræna, 10. 14.
187.Nihil tam proprium legis quam claritas.
187.Nihil tam proprium legis quam claritas.
188.Familiadafons memoriæ; metusdamentis trepidatio; furtusdafurvus; stellionatusdastellio, tarantola;testamentumdatestatio mentis.
188.Familiadafons memoriæ; metusdamentis trepidatio; furtusdafurvus; stellionatusdastellio, tarantola;testamentumdatestatio mentis.
189.Una legge romana dice, non poter il cieco piatire, perchè non vede gli ornamenti della magistratura; Dig. lib.I,De postul.Paolo (Sent.IV.9) scrive che il feto di sette mesi nasce perfetto, perchè sembra provarlo la ragione dei numeri di Pitagora.
189.Una legge romana dice, non poter il cieco piatire, perchè non vede gli ornamenti della magistratura; Dig. lib.I,De postul.Paolo (Sent.IV.9) scrive che il feto di sette mesi nasce perfetto, perchè sembra provarlo la ragione dei numeri di Pitagora.
190.Dig. lib.I.tit. 2. l. 1.
190.Dig. lib.I.tit. 2. l. 1.
191.Eosdem, quos populus romanus, hostes et amicos habeant — Majestatem populi romani comites conservanto.Cicerone, pro Balbo, 16.
191.Eosdem, quos populus romanus, hostes et amicos habeant — Majestatem populi romani comites conservanto.Cicerone, pro Balbo, 16.
192.Eineccio (Edicti Perpetui ordini et integritati suæ restituti, partes duo), Bach (Historia juris romani. Lipsia 1806) e tutti sostennero il sì, fino ad Hugo che sostenne il no con ragioni di polso. L'Editto Perpetuo andò perduto, e i tentativi di rintegrarlo, fatti da G. Bauchin nel 1597, sono inseriti inPothier,Pandectæ Justinianeæ, lib.I.MeglioWieling,Fragmenta Edicti Perpetui. Franeker 1733. E vedansi:Gifanius,Œconomia juris.Noodt,Commentarius ad Digesta.De Weyte,De origine fatisque jurisprudentiæ romanæ, præsertim edictorum prætoris; ac de forma edicti perpetui.Cella 1821.Frank,Commentarius de edicto prætoris. Kiliæ 1830.Haimberger,Il diritto romano privato e puro(lat. e ted.). Lemberg 1830.Mackeldey,Manuale del diritto romano(ted.). Berlino 1814.Westemberg,Manuale di diritto romano(ted.). Ivi 1822.La scuola storica del diritto, già ingrandita in Germania, venne diffusa allorchè fu coltivata dai Francesi; e i recenti lavori di Beugnot, Pardessus, Giraud, Laboulaye, Thibaut, Troplong, Laferrière, Du Caurroy.... ne resero comuni le conclusioni. È principalmente notevole l'Explication historique des Instituts de l'empereur Justinien, del sig. Ortolan. Parigi 1854.
192.Eineccio (Edicti Perpetui ordini et integritati suæ restituti, partes duo), Bach (Historia juris romani. Lipsia 1806) e tutti sostennero il sì, fino ad Hugo che sostenne il no con ragioni di polso. L'Editto Perpetuo andò perduto, e i tentativi di rintegrarlo, fatti da G. Bauchin nel 1597, sono inseriti inPothier,Pandectæ Justinianeæ, lib.I.MeglioWieling,Fragmenta Edicti Perpetui. Franeker 1733. E vedansi:
Gifanius,Œconomia juris.
Noodt,Commentarius ad Digesta.
De Weyte,De origine fatisque jurisprudentiæ romanæ, præsertim edictorum prætoris; ac de forma edicti perpetui.Cella 1821.
Frank,Commentarius de edicto prætoris. Kiliæ 1830.
Haimberger,Il diritto romano privato e puro(lat. e ted.). Lemberg 1830.
Mackeldey,Manuale del diritto romano(ted.). Berlino 1814.
Westemberg,Manuale di diritto romano(ted.). Ivi 1822.
La scuola storica del diritto, già ingrandita in Germania, venne diffusa allorchè fu coltivata dai Francesi; e i recenti lavori di Beugnot, Pardessus, Giraud, Laboulaye, Thibaut, Troplong, Laferrière, Du Caurroy.... ne resero comuni le conclusioni. È principalmente notevole l'Explication historique des Instituts de l'empereur Justinien, del sig. Ortolan. Parigi 1854.
193.Tale parmi il senso più naturale del famoso passo di Pomponio, Dig. lib.I.tit. 2. l. 1:Sussurius Sabinus in equestri ordine fuit, et publice primus respondit; posteaque hoc cœpit beneficium dari a Tiberio Cæsare: hoc tamen illi concessum erat. Et, ut obiter dicamus, ante tempora Augusti publice respondendi jus non a principibus dabatur, sed qui fiduciam studiorum suorum habebant, consulentibus respondebant. Neque responsa utique signata dabant, sed plerumque judicibus ipsis scribebant, aut testabantur qui illas consulebant. Primus divus Augustus, ut major juris auctoritas haberetur, constituit ut ex auctoritate ejus responderent: et ex illo tempore peti hoc pro beneficio cœpit. Et ideo optimus princeps Hadrianus, quum ab eo viri prætorii petirent ut sibi liceret respondere, rescripsit eis, hoc non peti, sed præstari; et ideo delectari se, si qui fiduciam sui haberet, populo ad respondendum se præpararet.Come esorbitante, credevasi falsa una tanta autorità, quando la chiarì questo passo di Gajo, recentemente scoperto (Comm.I.7):Responsa prudentum sunt sententiæ et opiniones eorum, quibus permissum est jura condere: quorum omnium si in unum sententiæ concurrant, id quod ita sentiunt, legis vicem obtinet: si vero dissentiunt, judici licet quam velit sententiam sequi: idque rescripto divi Hadriani significatur.
193.Tale parmi il senso più naturale del famoso passo di Pomponio, Dig. lib.I.tit. 2. l. 1:Sussurius Sabinus in equestri ordine fuit, et publice primus respondit; posteaque hoc cœpit beneficium dari a Tiberio Cæsare: hoc tamen illi concessum erat. Et, ut obiter dicamus, ante tempora Augusti publice respondendi jus non a principibus dabatur, sed qui fiduciam studiorum suorum habebant, consulentibus respondebant. Neque responsa utique signata dabant, sed plerumque judicibus ipsis scribebant, aut testabantur qui illas consulebant. Primus divus Augustus, ut major juris auctoritas haberetur, constituit ut ex auctoritate ejus responderent: et ex illo tempore peti hoc pro beneficio cœpit. Et ideo optimus princeps Hadrianus, quum ab eo viri prætorii petirent ut sibi liceret respondere, rescripsit eis, hoc non peti, sed præstari; et ideo delectari se, si qui fiduciam sui haberet, populo ad respondendum se præpararet.
Come esorbitante, credevasi falsa una tanta autorità, quando la chiarì questo passo di Gajo, recentemente scoperto (Comm.I.7):Responsa prudentum sunt sententiæ et opiniones eorum, quibus permissum est jura condere: quorum omnium si in unum sententiæ concurrant, id quod ita sentiunt, legis vicem obtinet: si vero dissentiunt, judici licet quam velit sententiam sequi: idque rescripto divi Hadriani significatur.
194.Alcuno opinò divenissero sorgenti del diritto soltanto dopo Tiberio, e da prima fossero solo proposizioni, vigenti un anno e non più. Il contrario ora è dimostrato da Hugo,Lehrbuch der Geschichte des römischen Rechts bis auf Justinian.
194.Alcuno opinò divenissero sorgenti del diritto soltanto dopo Tiberio, e da prima fossero solo proposizioni, vigenti un anno e non più. Il contrario ora è dimostrato da Hugo,Lehrbuch der Geschichte des römischen Rechts bis auf Justinian.
195.Più di mille cinquecento ce ne rimangono da Augusto a Costantino. A domande rispondono colleepistolæ, literæ: sulla petizione fanno unasubscriptio, adnotatio, che chiamasisanctio prammaticase diretta ad una città o ad un corpo;constitutiones personalessi dicono propriamente le concessioni di privilegi:decretaointerlocutionessono decisioni di cause portate in appello all'imperatore o al suo consiglio:mandatasono gli ordini dati dall'imperatore ai governatori delle provincie:edictagli ordini diretti al popolo.
195.Più di mille cinquecento ce ne rimangono da Augusto a Costantino. A domande rispondono colleepistolæ, literæ: sulla petizione fanno unasubscriptio, adnotatio, che chiamasisanctio prammaticase diretta ad una città o ad un corpo;constitutiones personalessi dicono propriamente le concessioni di privilegi:decretaointerlocutionessono decisioni di cause portate in appello all'imperatore o al suo consiglio:mandatasono gli ordini dati dall'imperatore ai governatori delle provincie:edictagli ordini diretti al popolo.
196.Tali leReceptæ Sententiædi Paolo.
196.Tali leReceptæ Sententiædi Paolo.
197.Talvolta in ciò degenerano in minuzie, come si vede nei frammenti trovati nella biblioteca Vaticana il 1823.
197.Talvolta in ciò degenerano in minuzie, come si vede nei frammenti trovati nella biblioteca Vaticana il 1823.
198.Antistius Labeo, ingenii qualitate et fiducia doctrinæ, qui et in cæteris sapientiæ partibus operam dederat, plurima innovare studuit: Atejus Capito, in his quæ ei tradita erant, perseverabat.Pomponio, Dig. lib.I.tit. 2. l. 2.Avendo Tiberio in un editto usato una parola non latina, qualche senatore, desideroso di far pompa di libertà ove non portava pericolo, sorse a rinfacciargliela. Capitone sostenne che, quantunque mai non si trovasse usata, si dovesse però mettere fra le latine sull'autorità di Tiberio. Un Marcello replicò che Tiberio potea dare la cittadinanza agli uomini, non alle parole. Magnanima opposizione!
198.Antistius Labeo, ingenii qualitate et fiducia doctrinæ, qui et in cæteris sapientiæ partibus operam dederat, plurima innovare studuit: Atejus Capito, in his quæ ei tradita erant, perseverabat.Pomponio, Dig. lib.I.tit. 2. l. 2.
Avendo Tiberio in un editto usato una parola non latina, qualche senatore, desideroso di far pompa di libertà ove non portava pericolo, sorse a rinfacciargliela. Capitone sostenne che, quantunque mai non si trovasse usata, si dovesse però mettere fra le latine sull'autorità di Tiberio. Un Marcello replicò che Tiberio potea dare la cittadinanza agli uomini, non alle parole. Magnanima opposizione!
199.In capo alle Pandette si suole stampare il catalogo degli autori di cui si valse Giustiniano, cavato dal famoso manoscritto del Digesto conservato a Firenze. Da Alessandro Severo a Giustiniano tre soli giureconsulti vi sono citati, Arcadio Carisio, Giulio Aquila ed Ermogene, forse autore del codice che porta il suo nome.
199.In capo alle Pandette si suole stampare il catalogo degli autori di cui si valse Giustiniano, cavato dal famoso manoscritto del Digesto conservato a Firenze. Da Alessandro Severo a Giustiniano tre soli giureconsulti vi sono citati, Arcadio Carisio, Giulio Aquila ed Ermogene, forse autore del codice che porta il suo nome.
200.È inserito nel Digesto, lib.I.tit. 2.
200.È inserito nel Digesto, lib.I.tit. 2.
201.Fra' molti manoscritti ond'è ricca la biblioteca del Capitolo di Verona, e di cui diede il catalogo Scipione Maffei nellaVerona illustrata, trovavansi alcuni fogli di pergamena, che quel dotto antiquario giudicò formar parte d'un codice o di qualche opera d'antico giureconsulto, e ne esibì il fac-simile. D'allora più non se ne parlò, fin quando Haubold nel 1816 stampò a Lipsia unaNotitia fragmenti veronensisde interdictis.Niebuhr, venuto a Verona, trasse copia del frammentode præscriptionibus, e d'un altro sui diritti del fisco; esaminò varj manoscritti, e singolarmente le epistole di san Girolamo, riconosciute per palinsesto da Maffei e da Mosotti, ma non mai dicifrato: e al modo che sotto la storia poetica di Roma leggeva la vera, scoprì sotto la scrittura quanto bastasse per convincersi che era l'opera di un giureconsulto; e applicando l'infusione di galla a un foglio, lo lesse. Ne informò Savigny, ed insieme proclamarono sui giornali la scoperta, mostrando che il frammentode præscriptionibusapparteneva agliIstitutidi Gajo. L'Accademia di Berlino spedì a Verona nel 1817 i signori Göschen e Bekker, i quali, superando le gravi difficoltà che a chi vuol il bene oppongono coloro che fare nol vogliono o non sanno, giunsero a trascrivere nove decimi del libro; il resto era illeggibile. Il manoscritto componevasi di centoventisette fogli; la scrittura più recente in majuscole esibiva ventisei epistole di san Girolamo; la primitiva, elegantissima, gliIstituti; e fra questa e quella una terza stendevasi per un quarto del manoscritto, contenente epistole e meditazioni d'esso santo. Onde la membrana fu raschiata tre volte; eppure offre il testo più compiuto, sebbene difficile ed ostinato lavoro esigesse il leggerlo. Niebuhr e Knopp credono la scrittura anteriore al regno di Giustiniano. La prima edizione ne fu fatta a Berlino il 1820. Bluhm tornò a collazionarla col testo di Verona, e ne fece un'edizioneprincepsnel 1824.
201.Fra' molti manoscritti ond'è ricca la biblioteca del Capitolo di Verona, e di cui diede il catalogo Scipione Maffei nellaVerona illustrata, trovavansi alcuni fogli di pergamena, che quel dotto antiquario giudicò formar parte d'un codice o di qualche opera d'antico giureconsulto, e ne esibì il fac-simile. D'allora più non se ne parlò, fin quando Haubold nel 1816 stampò a Lipsia unaNotitia fragmenti veronensisde interdictis.Niebuhr, venuto a Verona, trasse copia del frammentode præscriptionibus, e d'un altro sui diritti del fisco; esaminò varj manoscritti, e singolarmente le epistole di san Girolamo, riconosciute per palinsesto da Maffei e da Mosotti, ma non mai dicifrato: e al modo che sotto la storia poetica di Roma leggeva la vera, scoprì sotto la scrittura quanto bastasse per convincersi che era l'opera di un giureconsulto; e applicando l'infusione di galla a un foglio, lo lesse. Ne informò Savigny, ed insieme proclamarono sui giornali la scoperta, mostrando che il frammentode præscriptionibusapparteneva agliIstitutidi Gajo. L'Accademia di Berlino spedì a Verona nel 1817 i signori Göschen e Bekker, i quali, superando le gravi difficoltà che a chi vuol il bene oppongono coloro che fare nol vogliono o non sanno, giunsero a trascrivere nove decimi del libro; il resto era illeggibile. Il manoscritto componevasi di centoventisette fogli; la scrittura più recente in majuscole esibiva ventisei epistole di san Girolamo; la primitiva, elegantissima, gliIstituti; e fra questa e quella una terza stendevasi per un quarto del manoscritto, contenente epistole e meditazioni d'esso santo. Onde la membrana fu raschiata tre volte; eppure offre il testo più compiuto, sebbene difficile ed ostinato lavoro esigesse il leggerlo. Niebuhr e Knopp credono la scrittura anteriore al regno di Giustiniano. La prima edizione ne fu fatta a Berlino il 1820. Bluhm tornò a collazionarla col testo di Verona, e ne fece un'edizioneprincepsnel 1824.
202.Costituzionidel 321 e 327, scoperte dal Maj nel 1821.
202.Costituzionidel 321 e 327, scoperte dal Maj nel 1821.
203.Instit. lib.I; Dig.De just. et jure, l. 1;De reg. juris, l. 33.
203.Instit. lib.I; Dig.De just. et jure, l. 1;De reg. juris, l. 33.
204.Il codice Teodosiano andò perduto, colpa dei compendj fattine, tra cui il principale è ilBreviariod'Alarico, che ebbe vigore presso i Visigoti. Nel 1528 Giovanni Siccardo ne pubblicò un'edizione in Magonza; ma non è se non esso Breviario, purgato dalle leggi derivate da usanze gotiche. Du Tillet aggiunse gli ultimi otto libri, non compendiati in quel Breviario. Cujaccio credette dare interi ilVIIeVIIIcol supplemento di Stefano Carpino. A Cujaccio stesso furono da Pietro Piteo comunicate le costituzioni del senatoconsulto Claudiano, appartenenti alIVlibro. Giacomo Gotofredo commentò questo codice con trenta anni di lavoro, pubblicato nel 1736 in Lipsia da Antonio Marsigli e Daniele Ritter (Codex Theodosianus, cum perpetuis commentariisJ. Gothofredi; 6 vol. in-fol.). Il cardinale Maj in un palimsesto vaticano scoperse altri frammenti, che stampò a Roma nel 1823 coi tipi di Propaganda. L'anno seguente Amedeo Peyron nella biblioteca dell'Università di Torino trovò ben cinquanta leggi non prima conosciute, tra cui quelle ove Teodosio prescrive le norme colle quali produrre la sua legislazione (Fragmenta codicis Theodosiani, nel tomoXXVIIdegliAtti dell'Accademia di Torino). Con queste e le scoperte da Clossio fu fatta un'edizione nuova d'esso codice a Lipsia il 1825, per cura di C. F. Wenck. Ma nuove leggi scoprì a Torino e nell'Ambrosiana Carlo di Vesme, che ne fa la più compiuta edizione.
204.Il codice Teodosiano andò perduto, colpa dei compendj fattine, tra cui il principale è ilBreviariod'Alarico, che ebbe vigore presso i Visigoti. Nel 1528 Giovanni Siccardo ne pubblicò un'edizione in Magonza; ma non è se non esso Breviario, purgato dalle leggi derivate da usanze gotiche. Du Tillet aggiunse gli ultimi otto libri, non compendiati in quel Breviario. Cujaccio credette dare interi ilVIIeVIIIcol supplemento di Stefano Carpino. A Cujaccio stesso furono da Pietro Piteo comunicate le costituzioni del senatoconsulto Claudiano, appartenenti alIVlibro. Giacomo Gotofredo commentò questo codice con trenta anni di lavoro, pubblicato nel 1736 in Lipsia da Antonio Marsigli e Daniele Ritter (Codex Theodosianus, cum perpetuis commentariisJ. Gothofredi; 6 vol. in-fol.). Il cardinale Maj in un palimsesto vaticano scoperse altri frammenti, che stampò a Roma nel 1823 coi tipi di Propaganda. L'anno seguente Amedeo Peyron nella biblioteca dell'Università di Torino trovò ben cinquanta leggi non prima conosciute, tra cui quelle ove Teodosio prescrive le norme colle quali produrre la sua legislazione (Fragmenta codicis Theodosiani, nel tomoXXVIIdegliAtti dell'Accademia di Torino). Con queste e le scoperte da Clossio fu fatta un'edizione nuova d'esso codice a Lipsia il 1825, per cura di C. F. Wenck. Ma nuove leggi scoprì a Torino e nell'Ambrosiana Carlo di Vesme, che ne fa la più compiuta edizione.
205.Πᾶν δέχεσθαι, tutto contenere. La siglaff, colla quale suole indicarsi il Digesto, probabilmente viene da undcorsivo, abbreviazione di Digesto, traversato da una linea, che dagli editori fu scambiato per un doppiof. VediCramer,Progr. de sigla Digestorum ff.Chilon 1790. Spesso, nel citar le leggi, invece di L. si ponefr., perchè in fatto son piuttosto frammenti.Già al tempo che si compilarono le Pandette, molte opere di diritto erano o perdute o scarse a Costantinopoli, poichè di Casellio vi si dice chescripta non extant, sed unus liber; di Trebazio, cheminus frequentatur; di Tuberone, chelibri parum grati sunt, ecc. ecc. Le Pandette stesse poco mancò non andassero perdute; giacchè, se anche è una storiella quella dell'unica copia serbatasi ad Amalfi, ne prova però la rarità. Più tardi gli eruditi raggranellarono i brani de' varj autori sparsi per le Pandette, e li disposero secondo i libri dond'erano tolti; e ad alcuni passi recò non poca luce il ravvicinarli e paragonarli.Degli scrittori di diritto antegiustinianei pochi ci arrivarono intatti; i più, alterati da qualche legislatore, come tutti quelli nella raccolta giustinianea. Queste opere di diritto sono oLibri prudentum, oCodices constitutionum, ossieno diritto antico e diritto posteriore. Fra i primi voglionsi particolarmente mentovare:1. I frammentiRegularumdi Ulpiano;2. LeInstitutadi Gajo, di cui parliamo;3. LeReceptæ Sententiædi Paolo, conservateci mutile dai Visigoti;4.Lex Dei, sive Collatio legum mosaicarum et romanarum, raccolta fatta sul dechino dell'Impero Occidentale, del pari che5.Consultatio veteris jurisconsulti;6.Vaticana juris fragmenta.I codici sono:1. Frammenti del Gregoriano e dell'Ermogeniano;2. Il Teodosiano;3. Le Novelle degli imperatori da Teodosio a Giustiniano.Le iscrizioni su pietra o su bronzo, contenenti testi di leggi, senatoconsulti, editti od atti, sono preziosi come testi autentici, mentre i libri non ci danno che le copie. Furono raccolti da Spangenberg (Berlino 1830) col titolo,Antiquitatis romanæ monumenta legalia, extra libros juris romani sparsa. Egli stesso avea pubblicato a Lipsia nel 1821 una raccolta d'atti del diritto romano, vale a dire contratti, testamenti e simili;Juris romani tabulæ negotiorum solemnium, modo in ære, modo in marmore, modo in charta superstites. E già ne'Papiri diplomatici raccolti ed illustrati, a Roma nel 1805, il Marini avea pubblicato una collezione d'atti sopra papiro.Delle leggi ed atti giuridici che abbiamo su bronzo, i principali sono:Senatusconsultum de Bacchanalibusdel 567 di Roma, che riporteremo nell'Appendice I.Lex Thoria agrariadel 613, che sta sul rovescio della tavola che contiene lalex Servilia repetundarumdel 654 circa;Tabula Heracleensis, frammenti trovati il 1732 nell'antica Eraclea presso Taranto, di varie leggi dal 664 al 680 di Roma, o, secondo Savigny, del 709: e sta nel museo di Napoli;Plebiscitum de Thermensibus majoribus Pisidis, forse del 690, degente nel museo Borbonico, dove pure lalex de scribis viatoribus;Lex Rubria de Gallia Cisalpina, del 708 circa: fu trovata mutila a Velleja, e deposta a Parma;Lex Regia, ossia il senatoconsulto dell'impero di Vespasiano, dell'823 di Roma: sta nel museo Capitolino, anch'essa mutila. Impropriamente chiamasi senatoconsulto: bensì tale è quellode ædificiis negotiationis causa non diruendis, dell'801 o 809, dissotterrato da Ercolano; e un altrode Asclepiade Clazomenio, unode Triburtibus, uno in onore di Germanico.Si han pure due rescritti di Vespasiano dell'833, trovati uno a Malaga, l'altro in Corsica; un'Epistola Domitiani, spectans ad litem inter Falerienses et Firmanos de subsecivis, trovata presso Faleria; l'Edictum Diocletiani de prætiis rerum, del 303 d. C., tariffa dei prezzi e de' salarj, del quale un esemplare sta nel Museo Britannico, un altro a Aix: l'Edictum Constantini Magni de ordine judiciorum publicorumdel 311 d. C., tratto da schede della Biblioteca Ambrosiana. Va anche mentovata l'orazione di Claudio imperatore in senato sul comunicare la cittadinanza ai Galli, la quale si conserva a Lione in due pezzi di bronzo; eTabula Trajani alimentariasui fondi destinati da Trajano ad un ospizio di orfani nel 108 d. C., scoperta il 1747 a Velleja. Altre riferiscono testamenti, rendite, rescritti di magistrati, atti municipali, determinazioni di confini, fra' quali vuole una menzione particolare la sentenza, resa nel 633 di Roma, sopra le differenze nate tra i Genuesi e i Genuati, e che conservasi nel palazzo municipale di Genova.Nel secoloXVIcominciaronsi indagini storiche sopra il diritto romano, e massime i Batavi ne meritarono ottimamente. Lavori grandiosi però non apparvero che entrante il secolo passato; e primo quello di Gian Vincenzo Gravina, che nel 1701 pubblicòOrigines juris civilis; poi in Germania Eineccio nel 1716,Antiquitatum romanarum jurisprudentiam illustrantium syntagma, che è il sunto più compito e chiaro degli studj storici fatti sin allora. Questo riguarda solo la storia interna del diritto romano; l'esterna fu dal medesimo trattata nell'Historia juris civilis romani ac germanici. Alla 1733.La quale distinzione della storia esterna ed interna fu prima introdotta dal Leibniz. L'esterna, ossia generale, considera solo l'andamento della legislazione d'un popolo, dando a conoscere l'origine e i progressi delle fonti del diritto, cioè de' costumi, delle leggi, de' codici, gli avvenimenti politici che v'ebbero influenza, la successione dei giureconsulti, le scuole loro, le opere e l'efficacia sulle riforme della legislazione. L'interna, o vogliasi direle antichità del diritto, è la storia speciale de' principj del diritto medesimo, mostrando come progredirono lo stato delle persone, il reggimento domestico, la storia delle proprietà, delle istituzioni giudiziali, delle leggi penali, insomma le particolarità della legislazione d'un popolo.
205.Πᾶν δέχεσθαι, tutto contenere. La siglaff, colla quale suole indicarsi il Digesto, probabilmente viene da undcorsivo, abbreviazione di Digesto, traversato da una linea, che dagli editori fu scambiato per un doppiof. VediCramer,Progr. de sigla Digestorum ff.Chilon 1790. Spesso, nel citar le leggi, invece di L. si ponefr., perchè in fatto son piuttosto frammenti.
Già al tempo che si compilarono le Pandette, molte opere di diritto erano o perdute o scarse a Costantinopoli, poichè di Casellio vi si dice chescripta non extant, sed unus liber; di Trebazio, cheminus frequentatur; di Tuberone, chelibri parum grati sunt, ecc. ecc. Le Pandette stesse poco mancò non andassero perdute; giacchè, se anche è una storiella quella dell'unica copia serbatasi ad Amalfi, ne prova però la rarità. Più tardi gli eruditi raggranellarono i brani de' varj autori sparsi per le Pandette, e li disposero secondo i libri dond'erano tolti; e ad alcuni passi recò non poca luce il ravvicinarli e paragonarli.
Degli scrittori di diritto antegiustinianei pochi ci arrivarono intatti; i più, alterati da qualche legislatore, come tutti quelli nella raccolta giustinianea. Queste opere di diritto sono oLibri prudentum, oCodices constitutionum, ossieno diritto antico e diritto posteriore. Fra i primi voglionsi particolarmente mentovare:
1. I frammentiRegularumdi Ulpiano;
2. LeInstitutadi Gajo, di cui parliamo;
3. LeReceptæ Sententiædi Paolo, conservateci mutile dai Visigoti;
4.Lex Dei, sive Collatio legum mosaicarum et romanarum, raccolta fatta sul dechino dell'Impero Occidentale, del pari che
5.Consultatio veteris jurisconsulti;
6.Vaticana juris fragmenta.
I codici sono:
1. Frammenti del Gregoriano e dell'Ermogeniano;
2. Il Teodosiano;
3. Le Novelle degli imperatori da Teodosio a Giustiniano.
Le iscrizioni su pietra o su bronzo, contenenti testi di leggi, senatoconsulti, editti od atti, sono preziosi come testi autentici, mentre i libri non ci danno che le copie. Furono raccolti da Spangenberg (Berlino 1830) col titolo,Antiquitatis romanæ monumenta legalia, extra libros juris romani sparsa. Egli stesso avea pubblicato a Lipsia nel 1821 una raccolta d'atti del diritto romano, vale a dire contratti, testamenti e simili;Juris romani tabulæ negotiorum solemnium, modo in ære, modo in marmore, modo in charta superstites. E già ne'Papiri diplomatici raccolti ed illustrati, a Roma nel 1805, il Marini avea pubblicato una collezione d'atti sopra papiro.
Delle leggi ed atti giuridici che abbiamo su bronzo, i principali sono:
Senatusconsultum de Bacchanalibusdel 567 di Roma, che riporteremo nell'Appendice I.
Lex Thoria agrariadel 613, che sta sul rovescio della tavola che contiene lalex Servilia repetundarumdel 654 circa;
Tabula Heracleensis, frammenti trovati il 1732 nell'antica Eraclea presso Taranto, di varie leggi dal 664 al 680 di Roma, o, secondo Savigny, del 709: e sta nel museo di Napoli;
Plebiscitum de Thermensibus majoribus Pisidis, forse del 690, degente nel museo Borbonico, dove pure lalex de scribis viatoribus;
Lex Rubria de Gallia Cisalpina, del 708 circa: fu trovata mutila a Velleja, e deposta a Parma;
Lex Regia, ossia il senatoconsulto dell'impero di Vespasiano, dell'823 di Roma: sta nel museo Capitolino, anch'essa mutila. Impropriamente chiamasi senatoconsulto: bensì tale è quellode ædificiis negotiationis causa non diruendis, dell'801 o 809, dissotterrato da Ercolano; e un altrode Asclepiade Clazomenio, unode Triburtibus, uno in onore di Germanico.
Si han pure due rescritti di Vespasiano dell'833, trovati uno a Malaga, l'altro in Corsica; un'Epistola Domitiani, spectans ad litem inter Falerienses et Firmanos de subsecivis, trovata presso Faleria; l'Edictum Diocletiani de prætiis rerum, del 303 d. C., tariffa dei prezzi e de' salarj, del quale un esemplare sta nel Museo Britannico, un altro a Aix: l'Edictum Constantini Magni de ordine judiciorum publicorumdel 311 d. C., tratto da schede della Biblioteca Ambrosiana. Va anche mentovata l'orazione di Claudio imperatore in senato sul comunicare la cittadinanza ai Galli, la quale si conserva a Lione in due pezzi di bronzo; eTabula Trajani alimentariasui fondi destinati da Trajano ad un ospizio di orfani nel 108 d. C., scoperta il 1747 a Velleja. Altre riferiscono testamenti, rendite, rescritti di magistrati, atti municipali, determinazioni di confini, fra' quali vuole una menzione particolare la sentenza, resa nel 633 di Roma, sopra le differenze nate tra i Genuesi e i Genuati, e che conservasi nel palazzo municipale di Genova.
Nel secoloXVIcominciaronsi indagini storiche sopra il diritto romano, e massime i Batavi ne meritarono ottimamente. Lavori grandiosi però non apparvero che entrante il secolo passato; e primo quello di Gian Vincenzo Gravina, che nel 1701 pubblicòOrigines juris civilis; poi in Germania Eineccio nel 1716,Antiquitatum romanarum jurisprudentiam illustrantium syntagma, che è il sunto più compito e chiaro degli studj storici fatti sin allora. Questo riguarda solo la storia interna del diritto romano; l'esterna fu dal medesimo trattata nell'Historia juris civilis romani ac germanici. Alla 1733.
La quale distinzione della storia esterna ed interna fu prima introdotta dal Leibniz. L'esterna, ossia generale, considera solo l'andamento della legislazione d'un popolo, dando a conoscere l'origine e i progressi delle fonti del diritto, cioè de' costumi, delle leggi, de' codici, gli avvenimenti politici che v'ebbero influenza, la successione dei giureconsulti, le scuole loro, le opere e l'efficacia sulle riforme della legislazione. L'interna, o vogliasi direle antichità del diritto, è la storia speciale de' principj del diritto medesimo, mostrando come progredirono lo stato delle persone, il reggimento domestico, la storia delle proprietà, delle istituzioni giudiziali, delle leggi penali, insomma le particolarità della legislazione d'un popolo.
206.Dell'autorità attribuita alla consuetudine, molte testimonianze abbiamo:Pleraque in jure non legibus, sed moribus constant.Quintiliano, Instit., v. 3. — Sed et ea quæ longa consuetudine comprobata sunt, velut tacita civium conventio, non minus quam ea quæ scripta sunt, jura servantur. Leg. 35 pr. Dig. tit.I. lib. 3. —Omne jus aut consensus fecit, aut necessitas constituit, aut firmavit consuetudo. Leg. 40 ivi. — Anche Portalis, nel discorso preliminare al Codice francese, pose:Les codes des peuples se font avec le temps, mais, à proprement parler, on ne les fait pas.
206.Dell'autorità attribuita alla consuetudine, molte testimonianze abbiamo:Pleraque in jure non legibus, sed moribus constant.Quintiliano, Instit., v. 3. — Sed et ea quæ longa consuetudine comprobata sunt, velut tacita civium conventio, non minus quam ea quæ scripta sunt, jura servantur. Leg. 35 pr. Dig. tit.I. lib. 3. —Omne jus aut consensus fecit, aut necessitas constituit, aut firmavit consuetudo. Leg. 40 ivi. — Anche Portalis, nel discorso preliminare al Codice francese, pose:Les codes des peuples se font avec le temps, mais, à proprement parler, on ne les fait pas.
207.Plutarco, inRomolo;Dionigi d'Alicarnasso, lib.II.
207.Plutarco, inRomolo;Dionigi d'Alicarnasso, lib.II.
208.Sei stuprum commisit aliudve peccassit, maritus judex et vindex estod, deque eo cum cognatis gnoscitod.XII Tavole.
208.Sei stuprum commisit aliudve peccassit, maritus judex et vindex estod, deque eo cum cognatis gnoscitod.XII Tavole.
209.Vedi tutta l'Aululariadi Plauto.
209.Vedi tutta l'Aululariadi Plauto.
210.Giustiniano, Nov. 91.
210.Giustiniano, Nov. 91.
211.Giustiniano, Nov. 53.
211.Giustiniano, Nov. 53.
212.Tutoris auctoritas necessaria est mulieribus, si lege aut legitimo judicio agant, si se obligent, si civile negotium gerant.Ulpiano, Framm. tit.XI.
212.Tutoris auctoritas necessaria est mulieribus, si lege aut legitimo judicio agant, si se obligent, si civile negotium gerant.Ulpiano, Framm. tit.XI.
213.Nov.118, cap. 5.
213.Nov.118, cap. 5.
214.Sotto l'impero figurano grandemente Giulia Domna, Soemi, Mammea, Zenobia; e al declinare di esso Pulcheria, Eudossia, Placidia, Onoria, Giustina.
214.Sotto l'impero figurano grandemente Giulia Domna, Soemi, Mammea, Zenobia; e al declinare di esso Pulcheria, Eudossia, Placidia, Onoria, Giustina.