NOTE:

NOTE:1.Lampridio,Vita di Alessandro.2.Sororibus suis constupratis, ipsas concubinas suas sub oculis suis stuprari jubebat, nec irruentium in se juvenum carebat infamia, omni parte corporis atque ore in sexum utrumque pollutus. Historia Aug., 47.3.Lampridio,Vita di Pertinace.4.Dione, inDidio Giuliano.5.Suida, pag. 257.6.In ragione di settantacinquemila moggia l'anno.7.Omnia fui, et nihil expedit. Historia Aug., 71.8.Erodiano. Bisognerà comprendervi i giardini.9.Fecisti patriam diversis gentibus unam,Urbem fecisti quæ prius orbis erat.Rutilio, Itinerario.V'è chi ascrive questa legge a Marc'Aurelio (Mannert,Commentatio de Marco Aurelio Antonino, constitutionis de civitate universo orbi data auctore. Alla 1772); e forse v'avea posto restrizioni, che Caracalla levò.10.Lampridio trasse dagli archivj della città questo processo verbale della elezione di lui:— Il giorno avanti le none di marzo, essendosi in folla raccolto il senato nella curia, cioè nel tempio sacro alla Concordia, e avendo pregato Aurelio Alessandro Cesare Augusto a intervenirvi, ed avendo egli ricusato perchè sapeva trattarsi di onori suoi, poscia essendo venuto, si acclamò: «O augusto innocente, gli Dei ti conservino. Alessandro imperatore, gli Dei ti conservino. Gli Dei ti hanno dato a noi, gli Dei ti conservino. Gli Dei ti tolsero dalle impure mani, gli Dei ti perpetuino. Tu pure soffristi l'impuro tiranno, tu pure ti dolesti di vedere quell'impuro ed osceno; gli Dei lo svelsero, gli Dei ti conservino. Infame imperatore, giustamente dannato! Felici noi dell'imperio tuo, felice la repubblica! L'infame fu trascinato coll'uncino ad esempio spaventevole; il lussurioso imperatore fu a ragione punito. Dei immortali, ad Alessandro vita; di qui appajano i giudizj degli Dei».E avendo Alessandro ringraziato, si acclamò: «Antonino Alessandro, gli Dei ti conservino. Ti preghiamo ad assumere il nome d'Antonino. Vendica tu l'ingiuria di Marco; vendica tu l'ingiuria di Vero; vendica tu l'ingiuria di Bassiano. Peggior di Comodo fu il solo Elagabalo, nè imperatore, nè Antonino, nè cittadino, nè senatore, nè nobile, nè romano. I tempj degli Antonini un Antonino dedichi; il casto riceva il sacro nome, il nome di Antonino, il nome degli Antonini».E dopo le acclamazioni, Aurelio Alessandro Cesare Augusto proferì: «Vi ringrazio, o padri coscritti, non ora primamente, ma e pel titolo di Cesare, e per la vita salvata, e per l'aggiunto nome d'Augusto, pel pontificato massimo, per la podestà tribunizia, pel comando proconsolare, cose tutte che, con nuovo esempio, in un sol giorno mi conferiste». E come ebbe parlato, si acclamò: «Queste accettasti; accetta ora il nome di Antonino». Ed egli: «Non vogliate, vi prego, o padri coscritti, costringermi ad accettare un nome cui mi sarebbe difficile soddisfare, già gravi essendo questi insigni nomi. Chi intitolerebbe Cicerone un muto? chi un ignorante Varrone? Marcello un empio?»Di nuovo fu acclamato come sopra, e l'imperatore disse: «Qual sia stato il nome degli Antonini, ricordi la clemenza vostra. Se pietà, chi più santo del Pio? se dottrina, chi più prudente di Marco? se forza, chi più robusto di Bassiano?» Di nuovo si acclamò come sopra, e l'imperatore soggiunse: «Certo vi ricorda come testè quel più laido di tutti i bipedi non solo ma e de' quadrupedi, portasse il nome di Antonino, e in turpitudine e lussuria superasse i Neroni, i Vitellj, i Comodi, e quali erano i gemiti di tutti: e pei circoli del popolo e dei nobili una sola voce fosse, che sconvenientemente e' si chiamava Antonino, e che da tale obbrobrio era violato tanto nome».Mentre parlava si acclamò: «Gli Dei allontanino i mali; te imperante, di ciò non temiamo; ne siamo sicuri te duce. Vincesti i vizj, vincesti i disonori, ornasti il nome d'Antonino. Certi siamo, ben presumiamo; noi te fin dalla puerizia approvammo ed oggi approviamo». Allora l'imperatore: «Nè io esito ad assumer questo nome a tutti venerabile, perchè tema che ne' vizj risolvasi la mia vita, o abbia a vergognarmene; ma mi spiace prima il prendere il nome d'altra famiglia, poi credo di gravare me stesso».E di nuovo gli fu acclamato, ed egli proseguì: «Perocchè, se accetto il nome di Antonino, posso anche quello assumere di Trajano, di Tito, di Vespasiano». E gli fu gridato: «Come Augusto, così anche Antonino». Allora l'imperatore: «Vedo che cosa vi spinga a tale aggiunta. Augusto è il primo fondatore dell'impero, e nel nome di lui tutti succediamo quasi per adozione e per dritto ereditario: anche gli Antonini furono detti Augusti. Ma il nome fu ereditario in Comodo, affettato in Bassiano, ridicolo in Aurelio».E gli fu acclamato: «Alessandro Augusto, gli Dei ti conservino. Alla verecondia tua, alla prudenza, all'innocenza, alla tua castità. Di qui comprendiamo qual diverrai; tu farai che il senato ben elegga i principi. Sii vincitore! sii sano! regna per molti anni». Alessandro soggiunse: «Vedo, o padri coscritti, d'aver ottenuto quel che desideravo, e ve ne ringrazio, e procurerò che questo nome che porto nell'impero sia tale che da altri si desideri, ed offrasi ai buoni uffizj della vostra pietà». E avendolo più volte ripetuto, e' disse: «Più facile mi sarebbe stato accettare il nome degli Antonini; poichè condiscenderei in parte alla parentela od alla comunanza del titolo imperiale. Ma il cognome di Magno perchè si adopra? che cosa ho fatto di grande? e sol dopo belle imprese l'ebbe Alessandro, dopo grandi trionfi Pompeo. Cheti dunque, e voi stessi, magnifici, contate me per uno di voi, anzi che darmi il nome di Magno».Dopo di che fu acclamato: «Aurelio Alessandro Augusto, gli Dei ti conservino».Tali erano le discussioni del glorioso senato; in tali atti si sfogava la manìa delle mozioni, triviale occupazione degli inetti.11.Il vescovo Eusebio la chiama religiosissima e di gran pietà (VI.21), lo che da alcuni la fece credere cristiana. La vita d'Alessandro, nellaStoria Augusta, è piuttosto un romanzo sul fare dellaCiropedia. Erodiano sembra più attendibile, e s'accorda coi frammenti di Dione.12.Vedi Manso,I Trenta Tiranni(ted.), dietro alla suaVita di Costantino.13.Delle minutezze cui scendeva Aureliano in fatto di disciplina militare sia argomento questa lettera a un suo luogotenente: — Se vuoi essere tribuno, anzi se t'è caro di vivere, tieni in freno le mani dei soldati. Niun d'essi rapisca i polli altrui, niuno tocchi le altrui pecore. Sia proibito il rubar uve, il far danno ai seminati, l'esigere dalla gente olio, sale, legna, dovendo ognuno contentarsi della provvisione del principe. Hanno i soldati a rallegrarsi del bottino fatto sopra i nemici, non delle lagrime de' sudditi romani. Ognuno abbia l'armi sue ben terse, le spade ben aguzze ed affilate, e le scarpe ben cucite. Alle vesti logore succedano le nuove. Mettano la paga nella tasca, e non nella taverna. Ognuno porti la sua collana, il suo anello, il suo bracciale, e nol venda o biscazzi. Si governi e strigli il cavallo e il giumento per le bagaglie, e così ancora il mulo comune della compagnia, e non si venda la biada lor destinata. L'uno all'altro presti ajuto, come se fosse un servo. Hanno il medico senza spesa; non gettino denaro in consultare indovini. Vivano costantemente negli alloggi; e se attaccheranno lite, non manchi loro una mancia di buone bastonate».14.Absit ut auro fila pensentur; libra enim auri tunc libra serici fuit.Vopisco, inAureliano.15.Se pure va inteso così ilpublicavitdi Vopisco.16.Da Claudio II a Diocleziano non si batterono più monete d'argento, ma di rame argentato. Quelle d'oro continuarono ad essere di titolo fino, perchè il tributo era pagato in oro.17.Vopisco soggiunge che i discendenti di Probo andarono ad abitare nelle vicinanze dei laghi di Garda e di Como.18.Edda Sæmundar. Rigsmal.19.Reges ex nobilitate, duces ex virtute sumunt.Tacito, cap.VII.20.Il Muratori talvolta scrive: — Gli Sciti, o vogliam dire i Goti», al 267, 271 ecc.; e tal altra: — Gli Sciti, cioè i Tartari», al 261.21.Zosimo, i. 67;Panegyr. veteres,V.22.Romagnosi (Dell'indole e dei fattori dell'incivilimento, part.II. c. 252) accolse l'opinione d'alcuni, che, per avversione a Costantino, presentano quella di Massenzio come un'«opposizione armata in senso nazionale». Io non trovai il minimo appoggio a tale asserzione.23.È bizzarro come la boria municipale sapesse innestare le origini favolose delle città colle sacre. Il Malvezzi cronista bresciano (Rer. It. Script., tom.XIV. 780) racconta che Ercole fondò a Brescia la rocca Cidnea (Brixia Cydneæ supposita speculæ, cantò Catullo); poi la cinsero di torri e di spalti i Tirreni, dai quali in dritta linea derivavano i santi Faustino e Giovita.Nella cattedrale di Gorizia conservossi il bastone pastorale che Ermagora avrebbe ricevuto da san Pietro; come in San Carpoforo a Como quel che usava san Felice primo vescovo. Più famoso è il codice dei vangeli, che stava nel monastero di San Giovanni del Timavo, distrutto dagli Ungari nel 615, donde passò al monastero Belinese, e di là al capitolo d'Aquileja, sotto il patriarcato dei Torriani, di cui porta lo stemma. Carlo IV nel 1353 passando per Aquileja, ottenne dal patriarca gli ultimi due quaderni di quella reliquia, che comprendono dal versetto 20 del cap.XIIsino al fine; e li regalò alla metropolitana di Praga, ordinando di legarli in oro e perle, assegnandovi duemila ducati; e volle che l'arcivescovo e il clero andassero incontro alla reliquia, ed ogni pasqua fosse portata in solenne processione. Gli altri cinque quaderni, rimasti ad Aquileja, furono poi recati a Venezia per ordine del doge Tommaso Mocenigo nel 1420: ma l'umidità danneggiò talmente il manoscritto, che più non è leggibile, e si disputò perfino se fosse latino, e se su papiro o pergamena. I dubbj furono risoluti da Lorenzo della Torre, nel ii vol., pag. 548 e seg. dell'Evangeliarium quadruplexdel Bianchini (Roma 1749). Che questo brano appartenesse al manoscritto d'Aquileja raccogliesi anche da ciò, che in esso, dove finisce il vangelo di san Matteo, si legge,Explicit evangelium secundum Matthæum, incipit secundum Marcum; e nulla segue. Nel 1778 Giuseppe Dobrowsky, sotto il titolo diFragmentum pragense evangelii sancti Marci, vulgo autographi, fece a Praga stampare i sedici fogli donati da Carlo IV, e apparve che non era neppure l'antica versione italica, ma quella emendata da san Girolamo.24.EpistolaIdi sanPietro, ii.9.25.San Paolo,ad Eph., IV. 13.26.Audio eos turpissimæ pecudis caput asini consecratum, inepta nescio qua persuasione, venerari, fa dire Minucio a Cecilio. —Ab indoctis hominibus scriptæ sunt res vestræ.Arnobio, I. 39. — Il padre Mamachi, nelleOrigini ed antichità cristiane(1750), comincia dal riferire a lungo tutti i titoli d'onore che davansi a questi, poi quelli d'ignominia: ed erano, 1. atei, 2. magi e malefici, 3. prestigiatori, 4. greci e impostori, 5. sofisti, 6. seduttori, 7. seguaci di nuova, prava, smodata o malefica superstizione, 8. di religione barbara e pellegrina e barbari, 9. malvagi demonj, 10. disperati e parobolani, 11. sarmentizj e serniassj, 12. biatanati, cioè violentemente uccisi, 13. ottusi, stolidi, rozzi, idioti, ignoranti, goffi, inetti, agresti, miseri, fatui, ostinati, di deplorata e illecita fazione, 14. plantina prosapia e panattieri, 15. nazione nemica della luce e amante i nascondigli, muta in pubblico, 16. persone vili, 17. asinaj e adoratori di asini, 18. stranieri, faziosi, rei d'offesa divinità, sacrileghi, profani, varj, 19. nemici dell'uman genere e de' principi, omicidi, incestuosi, pessimi, scelleratissimi d'ogni ribalderia, 20. uomini da nulla negli affari, 21. Cristempori o negozianti di Cristo, 22. sibillisti, 23. Giudei. Seguono le accuse che ad essi venivano apposte, dividendole in ventiquattro capi.27.Αἶρε τοὺς ἀθεοὺς era il grido contro loro sotto Adriano. E nel dialogo di Minucio, l'interlocutore gentile esclama:Cur nullas aras habent? templa nulla? nulla nota simulacra?... Unde autem, vel quis ille, aut ubi, deus unicus, solitarius, destitutus?28.Pare uno sbaglio di san Giustino, che credette a lui dedicata l'iscrizione,Semoni sanco deo fidio sacrum, la quale alludeva a una delle antiche divinità italiche.29.Gruner.De odio humani generis Christianis a Romanis objecto. Coburgo 1755.Genus humanumin questo senso è solenne in Tacito; Pisone dice:Galbam consensus generis humani, me Galba cæsarem dixit. Hist., lib. I. Da ciò Tito fu dettodelizia del genere umano.30.Dione, lib. LII. 36. Le parole sono precise: ἠνάγκαζε..... τοὺς δὲ δὴ ξενίζοντας.... μίσει, καὶ κόλαζε. Se le ricordi chi vanta la tolleranza religiosa degli antichi, dimenticandosi le stragi di Cambise, i tempj incendiati da Serse, i processi contro Protagora, Diagora, Socrate, Anassagora, Stilpone; per non dir nulla degli Egizj. Platone stesso e Cicerone nelle immaginarie loro repubbliche negano tollerare culti stranieri.31.Domitius Ulpianus rescripta principum nefaria collegit, ut doceret quibus pœnis affici oportet eos qui se cultores Dei confitentur.Lattanzio, Inst., v. 2.32.Solus Dei homo. Tertulliano,Scorp.14.33.Tertulliano,Apol.I.21. Abbiamo una sentenza di questo tenore: «Essendo che Sperato, Cittino... confessano di essere cristiani, e ricusano di rendere omaggio e rispetto allo imperatore, ordiniamo sieno decapitati».Baronio,ad ann.202, § 4.34.In Ispagna fu trovato un marmo, ove Nerone è lodato d'aver purgata quella provincia «dai ladroni, e da quelli che inculcavano una nuova superstizione al genere umano». Ap.Muratori,Thes. Ant., i. 99. Si dubitò della sua autenticità, ma la sostenne il protestante Gian Ernesto Walchio,Marmor Hispaniæ antiquum vexationis Christianorum neronianæ insigne documentum illustratum, etc. v. c. F. Goris consecratum.Jena 1750.35.Anche qui la leggenda intervenne, e narrò che Plinio fosse in Creta convertito da Tito discepolo di San Paolo, e subisse il martirio. Rincresceva ai Cristiani di credere perduto l'uomo che avea reso testimonianza delle loro virtù.36.Certatim gloriosa in certamina ruebatur, multoque avidius tunc martyria gloriosis motibus quærebantur, quam nunc episcopatus pravis ambitionibus appetuntur,Sulpicio Severo, lib. II.A coloro che riducono a minimo numero le vittime, volle rispondere il Visconti (Mem. romane d'antichità. Roma 1825) colle tante iscrizioni di martiri. Di molti non s'indicava il nome, ma il numero; come,MARCELLA ET CHRISTI MARTYRES CCCCL.HIC REQVIESCIT MEDICVS CVM PLVRIBVS.CL MARTYRES CHRISTI.Fors'anche son numeri di martiri quelli che, senz'altra indicazione, troviamo su alcune sepolture, colla corona e la palma; del qual uso è testimonio anche il seguente epigramma di Prudenzio, Carm. XI:Sunt et multa tamen, tacitas claudentia tumbasMarmora, quæ solum significant numerum.Quanta virum jaceant, congestis corpora acervis,Scire licet, quorum nomina nulla legas.Sexaginta illic, defossa mole sub una,Reliquias memini me didicisse hominum.Una, per esempio, dice:N. XXX. SVRRA ET SENEC. COSS; cioè ci dà trenta uccisi sotto il pio Trajano; e contraddice a chi asserì (come ilBurnet,Lettere dall'Italia, pag. 224) che i Cristiani non avessero catacombe prima del IV secolo, giacchè questa, del 107, fu scavata da una catacomba.37.Baluzio,Miscell., tom.II.p. 115.38.Ipsam libertatem, pro qua mori novimus.Tertulliano,ad Nat.I.1.39.Instit., lib.V.c. 13:Nam, cum videat vulgus dilacerari homines variis tormentorum generibus, et inter fatigatos carnifices invictam tenere patientiam, existimat id quod est, nec consensum tam multorum, nec perseverantiam morientium vanam esse, nec ipsam patientiam sine Deo cruciatus tantos posse superare. Latrones et robusti corporis viri ejusmodi lacerationes perferre nequeunt, exclamant et gemitus edunt, vincuntur enim dolore, quia deest illis inspirata patientia. Nostri autem, ut de viris taceam, pueri et mulierculæ tortores suos taciti vincunt, et expromere illis gemitum nec ignis potest. Ecce sexus infirmus et fragilis ætas dilacerari se toto corpore utique perpetitur, non necessitate, quia licet vitare si vellent, sed voluntate, quia confidunt in Deo.40.Sant'Ambrogio, per mostrarsi indegno dell'episcopato, assistè ad un giudizio capitale.41.Pone Tigillinum; tæda lucebis in illa,Qua stantes ardent, qui fixo gutture fumant,Et latum media sulcum deducit arena.Sat.I. 155.Allude ai fanali degli orti di Nerone.42.Annal.,XV. 44.43.È tradizione antica; e i santi Girolamo ed Agostino non metteano dubbio sull'autenticità di quattordici lettere fra Seneca e san Paolo, che ora la critica rifiuta. Altri andarono a cercarne prove nelle opere stesse di Seneca, riscontrandovi passi analoghi a quei dell'apostolo delle genti. Questi nella IIª ai Corintj, 11, chiamaangelo di Satanaun falso profeta; e Seneca:Nec ego, Epicuri angelus, scio... (Ep. 20). Cosìprogenitura di Dioper uom dabbene: così somigliata la vita allo stato di guerra (Epp. 51. 96). Altre maniere Seneca usa nel senso del Nuovo Testamento; come caro (Animo cum hac carne grave certamen est, ne abstrahatur. De cons. ad Marciam, 240). E molto maggiore vi è la quantità di idee cristiane. Che se alcuno dica che un uomo, meditando sulla natura umana e sui rapporti fra l'uomo e Dio, può arrivarvi di per sè, noi chiederemo perchè nulla se ne trovi o neiDialoghidi Platone, o nellaMoraled'Aristotele, o neiMemorabilidi Senofonte, o nelle opere di Cicerone, anzi neppure in Marc'Aurelio e in Epitteto, della scuola stessa di Seneca?Se riflettiamo che Seneca si astenne dalla dieta pitagorica soltanto per non parere un ebreo nè dispiacere a Tiberio, se osserviamo le sue colpevoli condiscendenze verso Nerone, siam poco inclinati a farne un santo. Ma storicamente nulla si oppone all'amicizia tra questo e l'Apostolo delle genti; il quale arrivato, come credesi, a Roma nel 61, cortese prigionia ottenne da Burro prefetto del pretorio, amico di Seneca: fors'anche Seneca n'avea già contezza da suo fratello Anneo Novato Gallione, governatore dell'Acaja, al cui tribunale Paolo era stato tradotto mentre dimorava in Corinto. Che se la maggior parte delle opere sue si mostrano scritte prima della venuta di Paolo, quella sullaVita beatae suiBenefizj, ove più abbondano le espressioni cristiane, e massimamente molteLettere, sono posteriori. Del resto le somiglianze potrebbero indicare soltanto che Seneca conobbe i libri de' Cristiani.Vedi in propositoFr. Ch. Gelpke,Tractatiuncula de familiaritate, quæ Paulo apostolo cum Seneca philosopho intercessisse traditur verisimillima. Lipsia 1813; ilSenecadel sig. Durosoir nella collezione di Panckouke; Amédée Fleury, SaintPaul et Sénéque. Parigi 1853. E tratto tratto il tema si ripiglia, e il dotto vulgo lo crede nuovo.44.De benef., VI. 7. 23;Quæst. nat., I. 1, III. 45.45.Ep.41. 73.46.Deus ametur. Ep. 42. 47. 96;De benef., VII. 2.47.Hujus socii sumus et membra. Ep. 93.48.Parere Deo libertas est. De vita beata, 15;Colite in pia et recta voluntate. De benef., I. 6; Ep. 116.49.Ep.7.50.De benef., III;Ep.44.51.San Paolo,ad Rom., I. 18. 20.52.Teodosio e Valentiniano scrivono:Digna vox est majestate regnantis legibus alligatum se principem profiteri; adeo de auctoritate juris nostra pendet auctoritas. Et revera majus imperio est submittere legibus principatum. Cod., I. 14.53.Il Giannone, nell'opera manoscritta che citammo a pag. 24 del vol. III, esclama: — Or chi crederebbe che, contro un rescritto cotanto savio, prudente e degno della romana moderazione e sapienza, Tertulliano avesse potuto declamar tanto, deridendolo e reputandolo contraddittorio, e con iscipiti contrapposti ed antitesi malmenarlo e schernirlo? ecc.»; e segue dimostrando lalegalitàdel proconsole e dell'imperatore.54.Per regola data dal concilio degli Apostoli, e a lungo osservata, i Cristiani s'astenevano dal sangue e dagli animali soffogati. Avanzo di rito ebraico.55.Dal giorno dell'acclamazione di Diocleziano, 29 agosto 281, parte l'êra dei martiri, usata a lungo dalla Chiesa, e tuttora dai Copti e dagli Abissini.56.Agatangelo romano descrisse e probabilmente vide le persecuzioni di quel tempo in Armenia, dove le vergini Ripsima e Galana romana furono esposte alla brutalità di re Tiridate: e molte con loro patirono, ma il martirio di esse valse la conversione dell'Armenia. La storia di Agatangelo, dall'armeno volta in italiano, forma uno degli anelli della Collana Storica, che i padri Mechitaristi aveano cominciata nella loro isola a Venezia.57.Costantino scrisse ad Ario: — Sono persuaso, che se io fossi tanto felice da recar gli uomini ad adorare tutti lo stesso Dio, questo cambiamento di religione ne produrrebbe un altro nel governo»; e soggiunge che cerca compiere questo disegno «senza far troppo rumore».Eusebio,Vita Const.,II. 65. Avea dunque chiaro concetto di quel che operava.58.Gran colpa gliene fa Zosimo,II. 7 e 30.59.Anastasio Bibliotecario cavò dagli archivj del Vaticano il catalogo degli arredi donati da Costantino alla basilica di San Giovanni Laterano, di portentosa ricchezza:1. Un baldacchino (fastigium) d'argento, sul cui dinanzi una statua del Salvatore in sedia, alta 5 piedi, e pesante 120 libbre; inoltre i dodici Apostoli con corone d'argento purissimo in testa, alti ciascuno 5 piedi e pesanti 90 libbre. Sul dietro un'altra statua del Salvatore in trono, e che guarda l'abside, alta 5 piedi e pesante 140 libbre. Vicino di lei, quattro angeli d'argento, di 5 piedi, e del peso di 50 libbre. E tutto il baldacchino pesa libbre 2025.2. Una lumiera d'oro puro, ornata di 15 delfini, e pesante 25 libbre, colla catena che la sospende al baldacchino.3. Quattro candelabri a forma di corone, d'oro puro, ornati di venti delfini, e pesanti 15 libbre ciascuno.4. La volta della basilica, dorata in tutta la lunghezza, che è di 500 piedi.5. Sette altari d'argento, ciascuno di 200 libbre.6. Sette patene d'oro, da 30 libbre.7. Sedici d'argento, da 30 libbre.8. Sette coppe d'oro puro, da 10 libbre.9. Una di metallo, sparsa d'oro e adorna di coralli, smeraldi, giacinti, pesante 20 libbre, 3 oncie.10. Venti coppe d'argento da 15 libbre.11. Due vasi sacri d'oro puro, da 50 libbre, capaci di 3 medimni ciascuno.12. Altri venti d'argento, da 10 libbre e da un medimno.13. Quaranta calici d'oro puro, da 1 libbra.14. Cinquanta d'argento da 2 libbre.15. Un candelabro d'oro puro, collocato avanti all'altare, ornato di venticinque delfini, e pesante 30 libbre.16. Un candelabro d'argento con venti delfini, da 50 libbre.17. Quarantacinque candelabri d'argento, disposti nella nave, ciascuno da 30 libbre.18. Dal lato destro della basilica, quaranta candelabri, da 20 libbre d'argento;19. Dal sinistro, altri venticinque;20. E altri cinquanta nella nave, simili.21. Tre urne d'argento, da 30 libbre, e capaci di 10 medimni ciascuna.22. Due incensieri d'oro puro, da 50 libbre.23. Nel Battistero una vasca di porfido, dentro e fuori rivestita di lamina d'argento per 3008 libbre.24. Nel cui mezzo, una colonna di porfido, che sostiene una lampada d'oro puro, da 50 libbre.25. Sull'orlo della vasca un agnello che versa acqua, di 30 libbre d'oro.26. A destra di quello una statua del Salvatore, d'argento puro, alta 5 piedi, e pesante 70 libbre.27. A sinistra un san Giovanni Battista d'argento, alto 5 piedi, del peso di 100 libbre.28. Sette cervi d'argento che versano acqua, da 80 libbre ciascuno.29. Un incensiere di 10 libbre d'oro puro, ornato di quarantadue pietre fine.Erano dunque 685 libbre d'oro, e 12,943 d'argento, non contando la duratura della volta: lo che varrebbe 1,700,000 franchi, senza la fattura. Costantino vi aggiunse fondi per una rendita di circa 230,000 lire, e l'annuo tributo di 150 libbre d'aromi.Tanta liberalità fece dubitare sulla genuinità del testo, la quale però fu da autorevoli critici sostenuta.60.Constantinopolis dedicatur pene omnium urbium nuditate, dice san Girolamo. Codino, greco d'età posteriore, riferisce un aneddoto favoloso, ma degno di ricordo; cioè che Costantino chiamò i principali nobili di Roma, e li spedì alla guerra contro i Persiani; intanto fece fabbricare a Costantinopoli palazzi affatto simili a quei ch'essi possedevano in Roma, e vi pose gli stessi mobili, indi le mogli e i figli loro. Tornati dopo sedici mesi quei signori, esso gli accolse con un solenne banchetto, dopo il quale fece condurre ciascuno alla nuova abitazione, dove si meravigliarono di trovarsi nella casa e fra le persone conosciute e care.61.Si quis indebitum sibi locum usurpaverit, nulla ignoratione defendat, sitque plane sacrilegii reus qui divina præcepta neglexerit.Legge di Graziano nel Codice Teodosiano, lib.VI. tit. 5. l. 2.62.Ci sono guida essoCodice Teodosianocoi ricchissimi commenti del Gotofredo e del Ritter.LaNotizia delle dignità dell'Oriente e dell'Occidente, specie d'almanacco imperiale, composto un secolo più tardi, commentato dal Panciroli nelThesaurus antiquitatum romanarumdelGrevio, vol.VII.Lydus,De officiis romani imperii.Salvianus,De gubernatione Dei.Tabula Heracleensis, ediz.Mazocchi. Napoli 1754.Oltre i predetti abbreviatori di storie, abbiamoPaolo Orosio,Historiarum libriVII, eZonara,Annales.Da qui innanzi la storia assume colore diverso, secondo che gli scrittori sono idolatri o cristiani.Zosimo, alla maniera di Polibio, dipinge la decadenza dell'Impero, avversissimo sempre ai Cristiani: i cinque libri che ce ne restano, arrivano al 410.Dei trentun libri di Ammiano Marcellino, tredici sono perduti, negli altri egli si stende dal 354 al 378: prolisso, ma istruttivo e di sufficiente imparzialità.Panegyricæ orationes veterum oratorum; notis ac numismatibus illustravit et italicam interpretationem adjecitLaurentius Patarol.Venezia 1708. Sono i panegirici recitati agli imperatori da Diocleziano a Teodosio, donde con molta cautela può attingersi qualche notizia, o dirò meglio qualche sentimento.Eusebio, nei dieci libri dellaStoria ecclesiastica, e nei cinque dellaVita di Costantino, e i continuatori suoi Socrate, Teodoreto, Sozomene, Evagrio, illustrano grandemente la storia politica; parziali sempre agli imperatori cristiani. Dicasi lo stesso di molte vite di santi.Fra' moderni, tutti gli storici filosofisti avversano Costantino; sono per lui i fautori del cristianesimo.63.Lampridio ci conservò due pagine d'imprecazioni del senato contro Comodo (inComodo, 18, 19) ed altre non meno abjette contro Elagabalo (inAlex. Severo, 6. 7. 9). Vopisco ci tramandò il processo verbale dell'acclamazione di Claudio II, da noi riferito a pag. 49.64.Si quis senatorium nostra largitate fastigium, velgeneris felicitateconsecutus...Cod. Teod., lib.V.65.Graziano imperatore ad Ausonio poeta scriveva:Cum de consulibus in annum creandis solus mecum volutarem... te consulem et designavi, et declaravi, et priorem nuncupavi. Ed Ausonio ringraziandonelo, si congratula di non aver dovuto scendere alle antiche bassezze del cercarlo al popolo:Consul ego, imperator auguste, munere tuo, non passus septa neque campum, non suffragia, non puncta, non loculos: qui non prensaverim manus, nec consalutantium confusus occursu, aut sua amicis nomina non reddiderim; aut aliena imposuerim; qui tribus non circuivi, centurias non adulavi; jure vocatis classibus non intremui; nihil cum sequestre deposui, cum diribitore nihil pepigi. Romanus populus, Martius campus, equester ordo, rostra, ovilia, senatus, curia, unus mihi omnia Gratianus.66.In consulatu honos sine labore suscipitur.Mamertino, Paneg. vet.,XI. 2.67.Da un curioso passo di Lampridio (inAlex. Severo, 42) impariamo le paghe che ricevevano i governatori delle provincie: venti libbre d'argento, cento monete d'oro (lire 3913), sei anfore di vino, due muli, due cavalli, due vesti da comparsa (forenses), una da casa (domestica), un tinozzo da bagno, un cuoco, un mulattiere, e se non avesser moglie, una concubina, reputata necessaria come le altre cose.Quod sine his esse non possent. Uscendo di carica, restituivano i muli, i cavalli, il mulattiere e il cuoco: il restante tenevano, se il principe fosse soddisfatto di loro; se no, restituivano quadruplicato.Valeriano fissa l'assegnamento di Aureliano, tribuno delle legioni, così scrivendo a Sejonio Albino prefetto alla città:Sinceritas tua supradicto viro efficiet, quamdiu Romæ fuerit, panes militares mundos sexdecim, panes militares castrenses quadraginta, olei sextarium unum, et item olei secundi sextarium unum, porcellum dimidium, gallinaceos duos, porcinæ pondo triginta, bubulæ pondo quadraginta, liquaminis sextarium, salis sextarium unum, herbarum, olerum, quantum satis est.E a Probo:In salario diurno bubulæ pondo, porcinæ pondo sex, caprinæ pondo decem, gallinaceum per biduum, vini veteris diurnos sextarios decem, cum lardo bubalino, salis, olerum, lignorum, quantum satis est. (Historia Augusta)Sotto Costantino continuavasi a dare la provvigione in natura; e poichè egli limitò a tre lustri la durata del servizio militare, per dare il ben servito ai congedati introdusse una tassa straordinaria ogni quintodecimo anno, dal che venne il ciclo delleIndizioni; così alcuni. Savigny (Ueber die römische Steuerverfassung) pensa l'Indizione fosse il rinnovamento del catasto, che par si raddrizzasse ogni quindici anni. Certo però l'Indizione trovasi già sotto Diocleziano.68.Ammiano Marcellino,Hist.,XXVIII. 6. —Cod. Teod., lib.IV. IX. XII.ecc.69.Si quis sacrilega vitem falce succiderit, aut feracium ramorum fœtus hebetaverit, quo declinet fidem censuum, et mentiatur callide paupertatis ingenium, mox detectus, capitale subibit exitium, et bona ejus in fisci jura migrabunt.Cod. Teod., lib.XVIII.tit. 11. l.I.Finisnella bassa latinità voleva dire pagamento, come τέλος in greco, eZielin tedesco. Da ciò il nome difinanza, venuto a significar l'arte di procurarsi denaro con modi raffinati e dotti. La vocetagliaviene dalla tacca, che l'esattore dell'imposta e il riscontratore facevano sopra un pezzo di legno per indicare le somme pagate, e che divideasi, restando espressa la somma sulle due metà.70.Da una novella di Magioriano raccogliesi che ciascun capo pagava all'anno due soldi d'imposta, e mezzo soldo per le spese di percezione; vale a dire che queste si valutavano un quarto dell'entrata totale.71.Libanio,Or. contro Flor.;Zosimo, ii. 24.72.Cod. Teod., lib.XII. XIII.ecc.;Nazario,Paneg. vet.,X.35;Zosimo,II.38.73.Oblatio auri.Simmaco, Ep. 10. 26. —Universi, guos senatorii nominis dignitas non tuetur, ad auri coronarii præstationem vocentur.Cod. Teod., lib.XII, tit. 13.

1.Lampridio,Vita di Alessandro.

1.Lampridio,Vita di Alessandro.

2.Sororibus suis constupratis, ipsas concubinas suas sub oculis suis stuprari jubebat, nec irruentium in se juvenum carebat infamia, omni parte corporis atque ore in sexum utrumque pollutus. Historia Aug., 47.

2.Sororibus suis constupratis, ipsas concubinas suas sub oculis suis stuprari jubebat, nec irruentium in se juvenum carebat infamia, omni parte corporis atque ore in sexum utrumque pollutus. Historia Aug., 47.

3.Lampridio,Vita di Pertinace.

3.Lampridio,Vita di Pertinace.

4.Dione, inDidio Giuliano.

4.Dione, inDidio Giuliano.

5.Suida, pag. 257.

5.Suida, pag. 257.

6.In ragione di settantacinquemila moggia l'anno.

6.In ragione di settantacinquemila moggia l'anno.

7.Omnia fui, et nihil expedit. Historia Aug., 71.

7.Omnia fui, et nihil expedit. Historia Aug., 71.

8.Erodiano. Bisognerà comprendervi i giardini.

8.Erodiano. Bisognerà comprendervi i giardini.

9.Fecisti patriam diversis gentibus unam,Urbem fecisti quæ prius orbis erat.Rutilio, Itinerario.V'è chi ascrive questa legge a Marc'Aurelio (Mannert,Commentatio de Marco Aurelio Antonino, constitutionis de civitate universo orbi data auctore. Alla 1772); e forse v'avea posto restrizioni, che Caracalla levò.

9.

Fecisti patriam diversis gentibus unam,Urbem fecisti quæ prius orbis erat.Rutilio, Itinerario.

Fecisti patriam diversis gentibus unam,Urbem fecisti quæ prius orbis erat.Rutilio, Itinerario.

Fecisti patriam diversis gentibus unam,

Urbem fecisti quæ prius orbis erat.

Rutilio, Itinerario.

V'è chi ascrive questa legge a Marc'Aurelio (Mannert,Commentatio de Marco Aurelio Antonino, constitutionis de civitate universo orbi data auctore. Alla 1772); e forse v'avea posto restrizioni, che Caracalla levò.

10.Lampridio trasse dagli archivj della città questo processo verbale della elezione di lui:— Il giorno avanti le none di marzo, essendosi in folla raccolto il senato nella curia, cioè nel tempio sacro alla Concordia, e avendo pregato Aurelio Alessandro Cesare Augusto a intervenirvi, ed avendo egli ricusato perchè sapeva trattarsi di onori suoi, poscia essendo venuto, si acclamò: «O augusto innocente, gli Dei ti conservino. Alessandro imperatore, gli Dei ti conservino. Gli Dei ti hanno dato a noi, gli Dei ti conservino. Gli Dei ti tolsero dalle impure mani, gli Dei ti perpetuino. Tu pure soffristi l'impuro tiranno, tu pure ti dolesti di vedere quell'impuro ed osceno; gli Dei lo svelsero, gli Dei ti conservino. Infame imperatore, giustamente dannato! Felici noi dell'imperio tuo, felice la repubblica! L'infame fu trascinato coll'uncino ad esempio spaventevole; il lussurioso imperatore fu a ragione punito. Dei immortali, ad Alessandro vita; di qui appajano i giudizj degli Dei».E avendo Alessandro ringraziato, si acclamò: «Antonino Alessandro, gli Dei ti conservino. Ti preghiamo ad assumere il nome d'Antonino. Vendica tu l'ingiuria di Marco; vendica tu l'ingiuria di Vero; vendica tu l'ingiuria di Bassiano. Peggior di Comodo fu il solo Elagabalo, nè imperatore, nè Antonino, nè cittadino, nè senatore, nè nobile, nè romano. I tempj degli Antonini un Antonino dedichi; il casto riceva il sacro nome, il nome di Antonino, il nome degli Antonini».E dopo le acclamazioni, Aurelio Alessandro Cesare Augusto proferì: «Vi ringrazio, o padri coscritti, non ora primamente, ma e pel titolo di Cesare, e per la vita salvata, e per l'aggiunto nome d'Augusto, pel pontificato massimo, per la podestà tribunizia, pel comando proconsolare, cose tutte che, con nuovo esempio, in un sol giorno mi conferiste». E come ebbe parlato, si acclamò: «Queste accettasti; accetta ora il nome di Antonino». Ed egli: «Non vogliate, vi prego, o padri coscritti, costringermi ad accettare un nome cui mi sarebbe difficile soddisfare, già gravi essendo questi insigni nomi. Chi intitolerebbe Cicerone un muto? chi un ignorante Varrone? Marcello un empio?»Di nuovo fu acclamato come sopra, e l'imperatore disse: «Qual sia stato il nome degli Antonini, ricordi la clemenza vostra. Se pietà, chi più santo del Pio? se dottrina, chi più prudente di Marco? se forza, chi più robusto di Bassiano?» Di nuovo si acclamò come sopra, e l'imperatore soggiunse: «Certo vi ricorda come testè quel più laido di tutti i bipedi non solo ma e de' quadrupedi, portasse il nome di Antonino, e in turpitudine e lussuria superasse i Neroni, i Vitellj, i Comodi, e quali erano i gemiti di tutti: e pei circoli del popolo e dei nobili una sola voce fosse, che sconvenientemente e' si chiamava Antonino, e che da tale obbrobrio era violato tanto nome».Mentre parlava si acclamò: «Gli Dei allontanino i mali; te imperante, di ciò non temiamo; ne siamo sicuri te duce. Vincesti i vizj, vincesti i disonori, ornasti il nome d'Antonino. Certi siamo, ben presumiamo; noi te fin dalla puerizia approvammo ed oggi approviamo». Allora l'imperatore: «Nè io esito ad assumer questo nome a tutti venerabile, perchè tema che ne' vizj risolvasi la mia vita, o abbia a vergognarmene; ma mi spiace prima il prendere il nome d'altra famiglia, poi credo di gravare me stesso».E di nuovo gli fu acclamato, ed egli proseguì: «Perocchè, se accetto il nome di Antonino, posso anche quello assumere di Trajano, di Tito, di Vespasiano». E gli fu gridato: «Come Augusto, così anche Antonino». Allora l'imperatore: «Vedo che cosa vi spinga a tale aggiunta. Augusto è il primo fondatore dell'impero, e nel nome di lui tutti succediamo quasi per adozione e per dritto ereditario: anche gli Antonini furono detti Augusti. Ma il nome fu ereditario in Comodo, affettato in Bassiano, ridicolo in Aurelio».E gli fu acclamato: «Alessandro Augusto, gli Dei ti conservino. Alla verecondia tua, alla prudenza, all'innocenza, alla tua castità. Di qui comprendiamo qual diverrai; tu farai che il senato ben elegga i principi. Sii vincitore! sii sano! regna per molti anni». Alessandro soggiunse: «Vedo, o padri coscritti, d'aver ottenuto quel che desideravo, e ve ne ringrazio, e procurerò che questo nome che porto nell'impero sia tale che da altri si desideri, ed offrasi ai buoni uffizj della vostra pietà». E avendolo più volte ripetuto, e' disse: «Più facile mi sarebbe stato accettare il nome degli Antonini; poichè condiscenderei in parte alla parentela od alla comunanza del titolo imperiale. Ma il cognome di Magno perchè si adopra? che cosa ho fatto di grande? e sol dopo belle imprese l'ebbe Alessandro, dopo grandi trionfi Pompeo. Cheti dunque, e voi stessi, magnifici, contate me per uno di voi, anzi che darmi il nome di Magno».Dopo di che fu acclamato: «Aurelio Alessandro Augusto, gli Dei ti conservino».Tali erano le discussioni del glorioso senato; in tali atti si sfogava la manìa delle mozioni, triviale occupazione degli inetti.

10.Lampridio trasse dagli archivj della città questo processo verbale della elezione di lui:

— Il giorno avanti le none di marzo, essendosi in folla raccolto il senato nella curia, cioè nel tempio sacro alla Concordia, e avendo pregato Aurelio Alessandro Cesare Augusto a intervenirvi, ed avendo egli ricusato perchè sapeva trattarsi di onori suoi, poscia essendo venuto, si acclamò: «O augusto innocente, gli Dei ti conservino. Alessandro imperatore, gli Dei ti conservino. Gli Dei ti hanno dato a noi, gli Dei ti conservino. Gli Dei ti tolsero dalle impure mani, gli Dei ti perpetuino. Tu pure soffristi l'impuro tiranno, tu pure ti dolesti di vedere quell'impuro ed osceno; gli Dei lo svelsero, gli Dei ti conservino. Infame imperatore, giustamente dannato! Felici noi dell'imperio tuo, felice la repubblica! L'infame fu trascinato coll'uncino ad esempio spaventevole; il lussurioso imperatore fu a ragione punito. Dei immortali, ad Alessandro vita; di qui appajano i giudizj degli Dei».

E avendo Alessandro ringraziato, si acclamò: «Antonino Alessandro, gli Dei ti conservino. Ti preghiamo ad assumere il nome d'Antonino. Vendica tu l'ingiuria di Marco; vendica tu l'ingiuria di Vero; vendica tu l'ingiuria di Bassiano. Peggior di Comodo fu il solo Elagabalo, nè imperatore, nè Antonino, nè cittadino, nè senatore, nè nobile, nè romano. I tempj degli Antonini un Antonino dedichi; il casto riceva il sacro nome, il nome di Antonino, il nome degli Antonini».

E dopo le acclamazioni, Aurelio Alessandro Cesare Augusto proferì: «Vi ringrazio, o padri coscritti, non ora primamente, ma e pel titolo di Cesare, e per la vita salvata, e per l'aggiunto nome d'Augusto, pel pontificato massimo, per la podestà tribunizia, pel comando proconsolare, cose tutte che, con nuovo esempio, in un sol giorno mi conferiste». E come ebbe parlato, si acclamò: «Queste accettasti; accetta ora il nome di Antonino». Ed egli: «Non vogliate, vi prego, o padri coscritti, costringermi ad accettare un nome cui mi sarebbe difficile soddisfare, già gravi essendo questi insigni nomi. Chi intitolerebbe Cicerone un muto? chi un ignorante Varrone? Marcello un empio?»

Di nuovo fu acclamato come sopra, e l'imperatore disse: «Qual sia stato il nome degli Antonini, ricordi la clemenza vostra. Se pietà, chi più santo del Pio? se dottrina, chi più prudente di Marco? se forza, chi più robusto di Bassiano?» Di nuovo si acclamò come sopra, e l'imperatore soggiunse: «Certo vi ricorda come testè quel più laido di tutti i bipedi non solo ma e de' quadrupedi, portasse il nome di Antonino, e in turpitudine e lussuria superasse i Neroni, i Vitellj, i Comodi, e quali erano i gemiti di tutti: e pei circoli del popolo e dei nobili una sola voce fosse, che sconvenientemente e' si chiamava Antonino, e che da tale obbrobrio era violato tanto nome».

Mentre parlava si acclamò: «Gli Dei allontanino i mali; te imperante, di ciò non temiamo; ne siamo sicuri te duce. Vincesti i vizj, vincesti i disonori, ornasti il nome d'Antonino. Certi siamo, ben presumiamo; noi te fin dalla puerizia approvammo ed oggi approviamo». Allora l'imperatore: «Nè io esito ad assumer questo nome a tutti venerabile, perchè tema che ne' vizj risolvasi la mia vita, o abbia a vergognarmene; ma mi spiace prima il prendere il nome d'altra famiglia, poi credo di gravare me stesso».

E di nuovo gli fu acclamato, ed egli proseguì: «Perocchè, se accetto il nome di Antonino, posso anche quello assumere di Trajano, di Tito, di Vespasiano». E gli fu gridato: «Come Augusto, così anche Antonino». Allora l'imperatore: «Vedo che cosa vi spinga a tale aggiunta. Augusto è il primo fondatore dell'impero, e nel nome di lui tutti succediamo quasi per adozione e per dritto ereditario: anche gli Antonini furono detti Augusti. Ma il nome fu ereditario in Comodo, affettato in Bassiano, ridicolo in Aurelio».

E gli fu acclamato: «Alessandro Augusto, gli Dei ti conservino. Alla verecondia tua, alla prudenza, all'innocenza, alla tua castità. Di qui comprendiamo qual diverrai; tu farai che il senato ben elegga i principi. Sii vincitore! sii sano! regna per molti anni». Alessandro soggiunse: «Vedo, o padri coscritti, d'aver ottenuto quel che desideravo, e ve ne ringrazio, e procurerò che questo nome che porto nell'impero sia tale che da altri si desideri, ed offrasi ai buoni uffizj della vostra pietà». E avendolo più volte ripetuto, e' disse: «Più facile mi sarebbe stato accettare il nome degli Antonini; poichè condiscenderei in parte alla parentela od alla comunanza del titolo imperiale. Ma il cognome di Magno perchè si adopra? che cosa ho fatto di grande? e sol dopo belle imprese l'ebbe Alessandro, dopo grandi trionfi Pompeo. Cheti dunque, e voi stessi, magnifici, contate me per uno di voi, anzi che darmi il nome di Magno».

Dopo di che fu acclamato: «Aurelio Alessandro Augusto, gli Dei ti conservino».

Tali erano le discussioni del glorioso senato; in tali atti si sfogava la manìa delle mozioni, triviale occupazione degli inetti.

11.Il vescovo Eusebio la chiama religiosissima e di gran pietà (VI.21), lo che da alcuni la fece credere cristiana. La vita d'Alessandro, nellaStoria Augusta, è piuttosto un romanzo sul fare dellaCiropedia. Erodiano sembra più attendibile, e s'accorda coi frammenti di Dione.

11.Il vescovo Eusebio la chiama religiosissima e di gran pietà (VI.21), lo che da alcuni la fece credere cristiana. La vita d'Alessandro, nellaStoria Augusta, è piuttosto un romanzo sul fare dellaCiropedia. Erodiano sembra più attendibile, e s'accorda coi frammenti di Dione.

12.Vedi Manso,I Trenta Tiranni(ted.), dietro alla suaVita di Costantino.

12.Vedi Manso,I Trenta Tiranni(ted.), dietro alla suaVita di Costantino.

13.Delle minutezze cui scendeva Aureliano in fatto di disciplina militare sia argomento questa lettera a un suo luogotenente: — Se vuoi essere tribuno, anzi se t'è caro di vivere, tieni in freno le mani dei soldati. Niun d'essi rapisca i polli altrui, niuno tocchi le altrui pecore. Sia proibito il rubar uve, il far danno ai seminati, l'esigere dalla gente olio, sale, legna, dovendo ognuno contentarsi della provvisione del principe. Hanno i soldati a rallegrarsi del bottino fatto sopra i nemici, non delle lagrime de' sudditi romani. Ognuno abbia l'armi sue ben terse, le spade ben aguzze ed affilate, e le scarpe ben cucite. Alle vesti logore succedano le nuove. Mettano la paga nella tasca, e non nella taverna. Ognuno porti la sua collana, il suo anello, il suo bracciale, e nol venda o biscazzi. Si governi e strigli il cavallo e il giumento per le bagaglie, e così ancora il mulo comune della compagnia, e non si venda la biada lor destinata. L'uno all'altro presti ajuto, come se fosse un servo. Hanno il medico senza spesa; non gettino denaro in consultare indovini. Vivano costantemente negli alloggi; e se attaccheranno lite, non manchi loro una mancia di buone bastonate».

13.Delle minutezze cui scendeva Aureliano in fatto di disciplina militare sia argomento questa lettera a un suo luogotenente: — Se vuoi essere tribuno, anzi se t'è caro di vivere, tieni in freno le mani dei soldati. Niun d'essi rapisca i polli altrui, niuno tocchi le altrui pecore. Sia proibito il rubar uve, il far danno ai seminati, l'esigere dalla gente olio, sale, legna, dovendo ognuno contentarsi della provvisione del principe. Hanno i soldati a rallegrarsi del bottino fatto sopra i nemici, non delle lagrime de' sudditi romani. Ognuno abbia l'armi sue ben terse, le spade ben aguzze ed affilate, e le scarpe ben cucite. Alle vesti logore succedano le nuove. Mettano la paga nella tasca, e non nella taverna. Ognuno porti la sua collana, il suo anello, il suo bracciale, e nol venda o biscazzi. Si governi e strigli il cavallo e il giumento per le bagaglie, e così ancora il mulo comune della compagnia, e non si venda la biada lor destinata. L'uno all'altro presti ajuto, come se fosse un servo. Hanno il medico senza spesa; non gettino denaro in consultare indovini. Vivano costantemente negli alloggi; e se attaccheranno lite, non manchi loro una mancia di buone bastonate».

14.Absit ut auro fila pensentur; libra enim auri tunc libra serici fuit.Vopisco, inAureliano.

14.Absit ut auro fila pensentur; libra enim auri tunc libra serici fuit.Vopisco, inAureliano.

15.Se pure va inteso così ilpublicavitdi Vopisco.

15.Se pure va inteso così ilpublicavitdi Vopisco.

16.Da Claudio II a Diocleziano non si batterono più monete d'argento, ma di rame argentato. Quelle d'oro continuarono ad essere di titolo fino, perchè il tributo era pagato in oro.

16.Da Claudio II a Diocleziano non si batterono più monete d'argento, ma di rame argentato. Quelle d'oro continuarono ad essere di titolo fino, perchè il tributo era pagato in oro.

17.Vopisco soggiunge che i discendenti di Probo andarono ad abitare nelle vicinanze dei laghi di Garda e di Como.

17.Vopisco soggiunge che i discendenti di Probo andarono ad abitare nelle vicinanze dei laghi di Garda e di Como.

18.Edda Sæmundar. Rigsmal.

18.Edda Sæmundar. Rigsmal.

19.Reges ex nobilitate, duces ex virtute sumunt.Tacito, cap.VII.

19.Reges ex nobilitate, duces ex virtute sumunt.Tacito, cap.VII.

20.Il Muratori talvolta scrive: — Gli Sciti, o vogliam dire i Goti», al 267, 271 ecc.; e tal altra: — Gli Sciti, cioè i Tartari», al 261.

20.Il Muratori talvolta scrive: — Gli Sciti, o vogliam dire i Goti», al 267, 271 ecc.; e tal altra: — Gli Sciti, cioè i Tartari», al 261.

21.Zosimo, i. 67;Panegyr. veteres,V.

21.Zosimo, i. 67;Panegyr. veteres,V.

22.Romagnosi (Dell'indole e dei fattori dell'incivilimento, part.II. c. 252) accolse l'opinione d'alcuni, che, per avversione a Costantino, presentano quella di Massenzio come un'«opposizione armata in senso nazionale». Io non trovai il minimo appoggio a tale asserzione.

22.Romagnosi (Dell'indole e dei fattori dell'incivilimento, part.II. c. 252) accolse l'opinione d'alcuni, che, per avversione a Costantino, presentano quella di Massenzio come un'«opposizione armata in senso nazionale». Io non trovai il minimo appoggio a tale asserzione.

23.È bizzarro come la boria municipale sapesse innestare le origini favolose delle città colle sacre. Il Malvezzi cronista bresciano (Rer. It. Script., tom.XIV. 780) racconta che Ercole fondò a Brescia la rocca Cidnea (Brixia Cydneæ supposita speculæ, cantò Catullo); poi la cinsero di torri e di spalti i Tirreni, dai quali in dritta linea derivavano i santi Faustino e Giovita.Nella cattedrale di Gorizia conservossi il bastone pastorale che Ermagora avrebbe ricevuto da san Pietro; come in San Carpoforo a Como quel che usava san Felice primo vescovo. Più famoso è il codice dei vangeli, che stava nel monastero di San Giovanni del Timavo, distrutto dagli Ungari nel 615, donde passò al monastero Belinese, e di là al capitolo d'Aquileja, sotto il patriarcato dei Torriani, di cui porta lo stemma. Carlo IV nel 1353 passando per Aquileja, ottenne dal patriarca gli ultimi due quaderni di quella reliquia, che comprendono dal versetto 20 del cap.XIIsino al fine; e li regalò alla metropolitana di Praga, ordinando di legarli in oro e perle, assegnandovi duemila ducati; e volle che l'arcivescovo e il clero andassero incontro alla reliquia, ed ogni pasqua fosse portata in solenne processione. Gli altri cinque quaderni, rimasti ad Aquileja, furono poi recati a Venezia per ordine del doge Tommaso Mocenigo nel 1420: ma l'umidità danneggiò talmente il manoscritto, che più non è leggibile, e si disputò perfino se fosse latino, e se su papiro o pergamena. I dubbj furono risoluti da Lorenzo della Torre, nel ii vol., pag. 548 e seg. dell'Evangeliarium quadruplexdel Bianchini (Roma 1749). Che questo brano appartenesse al manoscritto d'Aquileja raccogliesi anche da ciò, che in esso, dove finisce il vangelo di san Matteo, si legge,Explicit evangelium secundum Matthæum, incipit secundum Marcum; e nulla segue. Nel 1778 Giuseppe Dobrowsky, sotto il titolo diFragmentum pragense evangelii sancti Marci, vulgo autographi, fece a Praga stampare i sedici fogli donati da Carlo IV, e apparve che non era neppure l'antica versione italica, ma quella emendata da san Girolamo.

23.È bizzarro come la boria municipale sapesse innestare le origini favolose delle città colle sacre. Il Malvezzi cronista bresciano (Rer. It. Script., tom.XIV. 780) racconta che Ercole fondò a Brescia la rocca Cidnea (Brixia Cydneæ supposita speculæ, cantò Catullo); poi la cinsero di torri e di spalti i Tirreni, dai quali in dritta linea derivavano i santi Faustino e Giovita.

Nella cattedrale di Gorizia conservossi il bastone pastorale che Ermagora avrebbe ricevuto da san Pietro; come in San Carpoforo a Como quel che usava san Felice primo vescovo. Più famoso è il codice dei vangeli, che stava nel monastero di San Giovanni del Timavo, distrutto dagli Ungari nel 615, donde passò al monastero Belinese, e di là al capitolo d'Aquileja, sotto il patriarcato dei Torriani, di cui porta lo stemma. Carlo IV nel 1353 passando per Aquileja, ottenne dal patriarca gli ultimi due quaderni di quella reliquia, che comprendono dal versetto 20 del cap.XIIsino al fine; e li regalò alla metropolitana di Praga, ordinando di legarli in oro e perle, assegnandovi duemila ducati; e volle che l'arcivescovo e il clero andassero incontro alla reliquia, ed ogni pasqua fosse portata in solenne processione. Gli altri cinque quaderni, rimasti ad Aquileja, furono poi recati a Venezia per ordine del doge Tommaso Mocenigo nel 1420: ma l'umidità danneggiò talmente il manoscritto, che più non è leggibile, e si disputò perfino se fosse latino, e se su papiro o pergamena. I dubbj furono risoluti da Lorenzo della Torre, nel ii vol., pag. 548 e seg. dell'Evangeliarium quadruplexdel Bianchini (Roma 1749). Che questo brano appartenesse al manoscritto d'Aquileja raccogliesi anche da ciò, che in esso, dove finisce il vangelo di san Matteo, si legge,Explicit evangelium secundum Matthæum, incipit secundum Marcum; e nulla segue. Nel 1778 Giuseppe Dobrowsky, sotto il titolo diFragmentum pragense evangelii sancti Marci, vulgo autographi, fece a Praga stampare i sedici fogli donati da Carlo IV, e apparve che non era neppure l'antica versione italica, ma quella emendata da san Girolamo.

24.EpistolaIdi sanPietro, ii.9.

24.EpistolaIdi sanPietro, ii.9.

25.San Paolo,ad Eph., IV. 13.

25.San Paolo,ad Eph., IV. 13.

26.Audio eos turpissimæ pecudis caput asini consecratum, inepta nescio qua persuasione, venerari, fa dire Minucio a Cecilio. —Ab indoctis hominibus scriptæ sunt res vestræ.Arnobio, I. 39. — Il padre Mamachi, nelleOrigini ed antichità cristiane(1750), comincia dal riferire a lungo tutti i titoli d'onore che davansi a questi, poi quelli d'ignominia: ed erano, 1. atei, 2. magi e malefici, 3. prestigiatori, 4. greci e impostori, 5. sofisti, 6. seduttori, 7. seguaci di nuova, prava, smodata o malefica superstizione, 8. di religione barbara e pellegrina e barbari, 9. malvagi demonj, 10. disperati e parobolani, 11. sarmentizj e serniassj, 12. biatanati, cioè violentemente uccisi, 13. ottusi, stolidi, rozzi, idioti, ignoranti, goffi, inetti, agresti, miseri, fatui, ostinati, di deplorata e illecita fazione, 14. plantina prosapia e panattieri, 15. nazione nemica della luce e amante i nascondigli, muta in pubblico, 16. persone vili, 17. asinaj e adoratori di asini, 18. stranieri, faziosi, rei d'offesa divinità, sacrileghi, profani, varj, 19. nemici dell'uman genere e de' principi, omicidi, incestuosi, pessimi, scelleratissimi d'ogni ribalderia, 20. uomini da nulla negli affari, 21. Cristempori o negozianti di Cristo, 22. sibillisti, 23. Giudei. Seguono le accuse che ad essi venivano apposte, dividendole in ventiquattro capi.

26.Audio eos turpissimæ pecudis caput asini consecratum, inepta nescio qua persuasione, venerari, fa dire Minucio a Cecilio. —Ab indoctis hominibus scriptæ sunt res vestræ.Arnobio, I. 39. — Il padre Mamachi, nelleOrigini ed antichità cristiane(1750), comincia dal riferire a lungo tutti i titoli d'onore che davansi a questi, poi quelli d'ignominia: ed erano, 1. atei, 2. magi e malefici, 3. prestigiatori, 4. greci e impostori, 5. sofisti, 6. seduttori, 7. seguaci di nuova, prava, smodata o malefica superstizione, 8. di religione barbara e pellegrina e barbari, 9. malvagi demonj, 10. disperati e parobolani, 11. sarmentizj e serniassj, 12. biatanati, cioè violentemente uccisi, 13. ottusi, stolidi, rozzi, idioti, ignoranti, goffi, inetti, agresti, miseri, fatui, ostinati, di deplorata e illecita fazione, 14. plantina prosapia e panattieri, 15. nazione nemica della luce e amante i nascondigli, muta in pubblico, 16. persone vili, 17. asinaj e adoratori di asini, 18. stranieri, faziosi, rei d'offesa divinità, sacrileghi, profani, varj, 19. nemici dell'uman genere e de' principi, omicidi, incestuosi, pessimi, scelleratissimi d'ogni ribalderia, 20. uomini da nulla negli affari, 21. Cristempori o negozianti di Cristo, 22. sibillisti, 23. Giudei. Seguono le accuse che ad essi venivano apposte, dividendole in ventiquattro capi.

27.Αἶρε τοὺς ἀθεοὺς era il grido contro loro sotto Adriano. E nel dialogo di Minucio, l'interlocutore gentile esclama:Cur nullas aras habent? templa nulla? nulla nota simulacra?... Unde autem, vel quis ille, aut ubi, deus unicus, solitarius, destitutus?

27.Αἶρε τοὺς ἀθεοὺς era il grido contro loro sotto Adriano. E nel dialogo di Minucio, l'interlocutore gentile esclama:Cur nullas aras habent? templa nulla? nulla nota simulacra?... Unde autem, vel quis ille, aut ubi, deus unicus, solitarius, destitutus?

28.Pare uno sbaglio di san Giustino, che credette a lui dedicata l'iscrizione,Semoni sanco deo fidio sacrum, la quale alludeva a una delle antiche divinità italiche.

28.Pare uno sbaglio di san Giustino, che credette a lui dedicata l'iscrizione,Semoni sanco deo fidio sacrum, la quale alludeva a una delle antiche divinità italiche.

29.Gruner.De odio humani generis Christianis a Romanis objecto. Coburgo 1755.Genus humanumin questo senso è solenne in Tacito; Pisone dice:Galbam consensus generis humani, me Galba cæsarem dixit. Hist., lib. I. Da ciò Tito fu dettodelizia del genere umano.

29.Gruner.De odio humani generis Christianis a Romanis objecto. Coburgo 1755.Genus humanumin questo senso è solenne in Tacito; Pisone dice:Galbam consensus generis humani, me Galba cæsarem dixit. Hist., lib. I. Da ciò Tito fu dettodelizia del genere umano.

30.Dione, lib. LII. 36. Le parole sono precise: ἠνάγκαζε..... τοὺς δὲ δὴ ξενίζοντας.... μίσει, καὶ κόλαζε. Se le ricordi chi vanta la tolleranza religiosa degli antichi, dimenticandosi le stragi di Cambise, i tempj incendiati da Serse, i processi contro Protagora, Diagora, Socrate, Anassagora, Stilpone; per non dir nulla degli Egizj. Platone stesso e Cicerone nelle immaginarie loro repubbliche negano tollerare culti stranieri.

30.Dione, lib. LII. 36. Le parole sono precise: ἠνάγκαζε..... τοὺς δὲ δὴ ξενίζοντας.... μίσει, καὶ κόλαζε. Se le ricordi chi vanta la tolleranza religiosa degli antichi, dimenticandosi le stragi di Cambise, i tempj incendiati da Serse, i processi contro Protagora, Diagora, Socrate, Anassagora, Stilpone; per non dir nulla degli Egizj. Platone stesso e Cicerone nelle immaginarie loro repubbliche negano tollerare culti stranieri.

31.Domitius Ulpianus rescripta principum nefaria collegit, ut doceret quibus pœnis affici oportet eos qui se cultores Dei confitentur.Lattanzio, Inst., v. 2.

31.Domitius Ulpianus rescripta principum nefaria collegit, ut doceret quibus pœnis affici oportet eos qui se cultores Dei confitentur.Lattanzio, Inst., v. 2.

32.Solus Dei homo. Tertulliano,Scorp.14.

32.Solus Dei homo. Tertulliano,Scorp.14.

33.Tertulliano,Apol.I.21. Abbiamo una sentenza di questo tenore: «Essendo che Sperato, Cittino... confessano di essere cristiani, e ricusano di rendere omaggio e rispetto allo imperatore, ordiniamo sieno decapitati».Baronio,ad ann.202, § 4.

33.Tertulliano,Apol.I.21. Abbiamo una sentenza di questo tenore: «Essendo che Sperato, Cittino... confessano di essere cristiani, e ricusano di rendere omaggio e rispetto allo imperatore, ordiniamo sieno decapitati».Baronio,ad ann.202, § 4.

34.In Ispagna fu trovato un marmo, ove Nerone è lodato d'aver purgata quella provincia «dai ladroni, e da quelli che inculcavano una nuova superstizione al genere umano». Ap.Muratori,Thes. Ant., i. 99. Si dubitò della sua autenticità, ma la sostenne il protestante Gian Ernesto Walchio,Marmor Hispaniæ antiquum vexationis Christianorum neronianæ insigne documentum illustratum, etc. v. c. F. Goris consecratum.Jena 1750.

34.In Ispagna fu trovato un marmo, ove Nerone è lodato d'aver purgata quella provincia «dai ladroni, e da quelli che inculcavano una nuova superstizione al genere umano». Ap.Muratori,Thes. Ant., i. 99. Si dubitò della sua autenticità, ma la sostenne il protestante Gian Ernesto Walchio,Marmor Hispaniæ antiquum vexationis Christianorum neronianæ insigne documentum illustratum, etc. v. c. F. Goris consecratum.Jena 1750.

35.Anche qui la leggenda intervenne, e narrò che Plinio fosse in Creta convertito da Tito discepolo di San Paolo, e subisse il martirio. Rincresceva ai Cristiani di credere perduto l'uomo che avea reso testimonianza delle loro virtù.

35.Anche qui la leggenda intervenne, e narrò che Plinio fosse in Creta convertito da Tito discepolo di San Paolo, e subisse il martirio. Rincresceva ai Cristiani di credere perduto l'uomo che avea reso testimonianza delle loro virtù.

36.Certatim gloriosa in certamina ruebatur, multoque avidius tunc martyria gloriosis motibus quærebantur, quam nunc episcopatus pravis ambitionibus appetuntur,Sulpicio Severo, lib. II.A coloro che riducono a minimo numero le vittime, volle rispondere il Visconti (Mem. romane d'antichità. Roma 1825) colle tante iscrizioni di martiri. Di molti non s'indicava il nome, ma il numero; come,MARCELLA ET CHRISTI MARTYRES CCCCL.HIC REQVIESCIT MEDICVS CVM PLVRIBVS.CL MARTYRES CHRISTI.Fors'anche son numeri di martiri quelli che, senz'altra indicazione, troviamo su alcune sepolture, colla corona e la palma; del qual uso è testimonio anche il seguente epigramma di Prudenzio, Carm. XI:Sunt et multa tamen, tacitas claudentia tumbasMarmora, quæ solum significant numerum.Quanta virum jaceant, congestis corpora acervis,Scire licet, quorum nomina nulla legas.Sexaginta illic, defossa mole sub una,Reliquias memini me didicisse hominum.Una, per esempio, dice:N. XXX. SVRRA ET SENEC. COSS; cioè ci dà trenta uccisi sotto il pio Trajano; e contraddice a chi asserì (come ilBurnet,Lettere dall'Italia, pag. 224) che i Cristiani non avessero catacombe prima del IV secolo, giacchè questa, del 107, fu scavata da una catacomba.

36.Certatim gloriosa in certamina ruebatur, multoque avidius tunc martyria gloriosis motibus quærebantur, quam nunc episcopatus pravis ambitionibus appetuntur,Sulpicio Severo, lib. II.

A coloro che riducono a minimo numero le vittime, volle rispondere il Visconti (Mem. romane d'antichità. Roma 1825) colle tante iscrizioni di martiri. Di molti non s'indicava il nome, ma il numero; come,

MARCELLA ET CHRISTI MARTYRES CCCCL.HIC REQVIESCIT MEDICVS CVM PLVRIBVS.CL MARTYRES CHRISTI.

Fors'anche son numeri di martiri quelli che, senz'altra indicazione, troviamo su alcune sepolture, colla corona e la palma; del qual uso è testimonio anche il seguente epigramma di Prudenzio, Carm. XI:

Sunt et multa tamen, tacitas claudentia tumbasMarmora, quæ solum significant numerum.Quanta virum jaceant, congestis corpora acervis,Scire licet, quorum nomina nulla legas.Sexaginta illic, defossa mole sub una,Reliquias memini me didicisse hominum.

Sunt et multa tamen, tacitas claudentia tumbasMarmora, quæ solum significant numerum.Quanta virum jaceant, congestis corpora acervis,Scire licet, quorum nomina nulla legas.Sexaginta illic, defossa mole sub una,Reliquias memini me didicisse hominum.

Sunt et multa tamen, tacitas claudentia tumbas

Marmora, quæ solum significant numerum.

Quanta virum jaceant, congestis corpora acervis,

Scire licet, quorum nomina nulla legas.

Sexaginta illic, defossa mole sub una,

Reliquias memini me didicisse hominum.

Una, per esempio, dice:N. XXX. SVRRA ET SENEC. COSS; cioè ci dà trenta uccisi sotto il pio Trajano; e contraddice a chi asserì (come ilBurnet,Lettere dall'Italia, pag. 224) che i Cristiani non avessero catacombe prima del IV secolo, giacchè questa, del 107, fu scavata da una catacomba.

37.Baluzio,Miscell., tom.II.p. 115.

37.Baluzio,Miscell., tom.II.p. 115.

38.Ipsam libertatem, pro qua mori novimus.Tertulliano,ad Nat.I.1.

38.Ipsam libertatem, pro qua mori novimus.Tertulliano,ad Nat.I.1.

39.Instit., lib.V.c. 13:Nam, cum videat vulgus dilacerari homines variis tormentorum generibus, et inter fatigatos carnifices invictam tenere patientiam, existimat id quod est, nec consensum tam multorum, nec perseverantiam morientium vanam esse, nec ipsam patientiam sine Deo cruciatus tantos posse superare. Latrones et robusti corporis viri ejusmodi lacerationes perferre nequeunt, exclamant et gemitus edunt, vincuntur enim dolore, quia deest illis inspirata patientia. Nostri autem, ut de viris taceam, pueri et mulierculæ tortores suos taciti vincunt, et expromere illis gemitum nec ignis potest. Ecce sexus infirmus et fragilis ætas dilacerari se toto corpore utique perpetitur, non necessitate, quia licet vitare si vellent, sed voluntate, quia confidunt in Deo.

39.Instit., lib.V.c. 13:Nam, cum videat vulgus dilacerari homines variis tormentorum generibus, et inter fatigatos carnifices invictam tenere patientiam, existimat id quod est, nec consensum tam multorum, nec perseverantiam morientium vanam esse, nec ipsam patientiam sine Deo cruciatus tantos posse superare. Latrones et robusti corporis viri ejusmodi lacerationes perferre nequeunt, exclamant et gemitus edunt, vincuntur enim dolore, quia deest illis inspirata patientia. Nostri autem, ut de viris taceam, pueri et mulierculæ tortores suos taciti vincunt, et expromere illis gemitum nec ignis potest. Ecce sexus infirmus et fragilis ætas dilacerari se toto corpore utique perpetitur, non necessitate, quia licet vitare si vellent, sed voluntate, quia confidunt in Deo.

40.Sant'Ambrogio, per mostrarsi indegno dell'episcopato, assistè ad un giudizio capitale.

40.Sant'Ambrogio, per mostrarsi indegno dell'episcopato, assistè ad un giudizio capitale.

41.Pone Tigillinum; tæda lucebis in illa,Qua stantes ardent, qui fixo gutture fumant,Et latum media sulcum deducit arena.Sat.I. 155.Allude ai fanali degli orti di Nerone.

41.

Pone Tigillinum; tæda lucebis in illa,Qua stantes ardent, qui fixo gutture fumant,Et latum media sulcum deducit arena.Sat.I. 155.

Pone Tigillinum; tæda lucebis in illa,Qua stantes ardent, qui fixo gutture fumant,Et latum media sulcum deducit arena.Sat.I. 155.

Pone Tigillinum; tæda lucebis in illa,

Qua stantes ardent, qui fixo gutture fumant,

Et latum media sulcum deducit arena.Sat.I. 155.

Allude ai fanali degli orti di Nerone.

42.Annal.,XV. 44.

42.Annal.,XV. 44.

43.È tradizione antica; e i santi Girolamo ed Agostino non metteano dubbio sull'autenticità di quattordici lettere fra Seneca e san Paolo, che ora la critica rifiuta. Altri andarono a cercarne prove nelle opere stesse di Seneca, riscontrandovi passi analoghi a quei dell'apostolo delle genti. Questi nella IIª ai Corintj, 11, chiamaangelo di Satanaun falso profeta; e Seneca:Nec ego, Epicuri angelus, scio... (Ep. 20). Cosìprogenitura di Dioper uom dabbene: così somigliata la vita allo stato di guerra (Epp. 51. 96). Altre maniere Seneca usa nel senso del Nuovo Testamento; come caro (Animo cum hac carne grave certamen est, ne abstrahatur. De cons. ad Marciam, 240). E molto maggiore vi è la quantità di idee cristiane. Che se alcuno dica che un uomo, meditando sulla natura umana e sui rapporti fra l'uomo e Dio, può arrivarvi di per sè, noi chiederemo perchè nulla se ne trovi o neiDialoghidi Platone, o nellaMoraled'Aristotele, o neiMemorabilidi Senofonte, o nelle opere di Cicerone, anzi neppure in Marc'Aurelio e in Epitteto, della scuola stessa di Seneca?Se riflettiamo che Seneca si astenne dalla dieta pitagorica soltanto per non parere un ebreo nè dispiacere a Tiberio, se osserviamo le sue colpevoli condiscendenze verso Nerone, siam poco inclinati a farne un santo. Ma storicamente nulla si oppone all'amicizia tra questo e l'Apostolo delle genti; il quale arrivato, come credesi, a Roma nel 61, cortese prigionia ottenne da Burro prefetto del pretorio, amico di Seneca: fors'anche Seneca n'avea già contezza da suo fratello Anneo Novato Gallione, governatore dell'Acaja, al cui tribunale Paolo era stato tradotto mentre dimorava in Corinto. Che se la maggior parte delle opere sue si mostrano scritte prima della venuta di Paolo, quella sullaVita beatae suiBenefizj, ove più abbondano le espressioni cristiane, e massimamente molteLettere, sono posteriori. Del resto le somiglianze potrebbero indicare soltanto che Seneca conobbe i libri de' Cristiani.Vedi in propositoFr. Ch. Gelpke,Tractatiuncula de familiaritate, quæ Paulo apostolo cum Seneca philosopho intercessisse traditur verisimillima. Lipsia 1813; ilSenecadel sig. Durosoir nella collezione di Panckouke; Amédée Fleury, SaintPaul et Sénéque. Parigi 1853. E tratto tratto il tema si ripiglia, e il dotto vulgo lo crede nuovo.

43.È tradizione antica; e i santi Girolamo ed Agostino non metteano dubbio sull'autenticità di quattordici lettere fra Seneca e san Paolo, che ora la critica rifiuta. Altri andarono a cercarne prove nelle opere stesse di Seneca, riscontrandovi passi analoghi a quei dell'apostolo delle genti. Questi nella IIª ai Corintj, 11, chiamaangelo di Satanaun falso profeta; e Seneca:Nec ego, Epicuri angelus, scio... (Ep. 20). Cosìprogenitura di Dioper uom dabbene: così somigliata la vita allo stato di guerra (Epp. 51. 96). Altre maniere Seneca usa nel senso del Nuovo Testamento; come caro (Animo cum hac carne grave certamen est, ne abstrahatur. De cons. ad Marciam, 240). E molto maggiore vi è la quantità di idee cristiane. Che se alcuno dica che un uomo, meditando sulla natura umana e sui rapporti fra l'uomo e Dio, può arrivarvi di per sè, noi chiederemo perchè nulla se ne trovi o neiDialoghidi Platone, o nellaMoraled'Aristotele, o neiMemorabilidi Senofonte, o nelle opere di Cicerone, anzi neppure in Marc'Aurelio e in Epitteto, della scuola stessa di Seneca?

Se riflettiamo che Seneca si astenne dalla dieta pitagorica soltanto per non parere un ebreo nè dispiacere a Tiberio, se osserviamo le sue colpevoli condiscendenze verso Nerone, siam poco inclinati a farne un santo. Ma storicamente nulla si oppone all'amicizia tra questo e l'Apostolo delle genti; il quale arrivato, come credesi, a Roma nel 61, cortese prigionia ottenne da Burro prefetto del pretorio, amico di Seneca: fors'anche Seneca n'avea già contezza da suo fratello Anneo Novato Gallione, governatore dell'Acaja, al cui tribunale Paolo era stato tradotto mentre dimorava in Corinto. Che se la maggior parte delle opere sue si mostrano scritte prima della venuta di Paolo, quella sullaVita beatae suiBenefizj, ove più abbondano le espressioni cristiane, e massimamente molteLettere, sono posteriori. Del resto le somiglianze potrebbero indicare soltanto che Seneca conobbe i libri de' Cristiani.

Vedi in propositoFr. Ch. Gelpke,Tractatiuncula de familiaritate, quæ Paulo apostolo cum Seneca philosopho intercessisse traditur verisimillima. Lipsia 1813; ilSenecadel sig. Durosoir nella collezione di Panckouke; Amédée Fleury, SaintPaul et Sénéque. Parigi 1853. E tratto tratto il tema si ripiglia, e il dotto vulgo lo crede nuovo.

44.De benef., VI. 7. 23;Quæst. nat., I. 1, III. 45.

44.De benef., VI. 7. 23;Quæst. nat., I. 1, III. 45.

45.Ep.41. 73.

45.Ep.41. 73.

46.Deus ametur. Ep. 42. 47. 96;De benef., VII. 2.

46.Deus ametur. Ep. 42. 47. 96;De benef., VII. 2.

47.Hujus socii sumus et membra. Ep. 93.

47.Hujus socii sumus et membra. Ep. 93.

48.Parere Deo libertas est. De vita beata, 15;Colite in pia et recta voluntate. De benef., I. 6; Ep. 116.

48.Parere Deo libertas est. De vita beata, 15;Colite in pia et recta voluntate. De benef., I. 6; Ep. 116.

49.Ep.7.

49.Ep.7.

50.De benef., III;Ep.44.

50.De benef., III;Ep.44.

51.San Paolo,ad Rom., I. 18. 20.

51.San Paolo,ad Rom., I. 18. 20.

52.Teodosio e Valentiniano scrivono:Digna vox est majestate regnantis legibus alligatum se principem profiteri; adeo de auctoritate juris nostra pendet auctoritas. Et revera majus imperio est submittere legibus principatum. Cod., I. 14.

52.Teodosio e Valentiniano scrivono:Digna vox est majestate regnantis legibus alligatum se principem profiteri; adeo de auctoritate juris nostra pendet auctoritas. Et revera majus imperio est submittere legibus principatum. Cod., I. 14.

53.Il Giannone, nell'opera manoscritta che citammo a pag. 24 del vol. III, esclama: — Or chi crederebbe che, contro un rescritto cotanto savio, prudente e degno della romana moderazione e sapienza, Tertulliano avesse potuto declamar tanto, deridendolo e reputandolo contraddittorio, e con iscipiti contrapposti ed antitesi malmenarlo e schernirlo? ecc.»; e segue dimostrando lalegalitàdel proconsole e dell'imperatore.

53.Il Giannone, nell'opera manoscritta che citammo a pag. 24 del vol. III, esclama: — Or chi crederebbe che, contro un rescritto cotanto savio, prudente e degno della romana moderazione e sapienza, Tertulliano avesse potuto declamar tanto, deridendolo e reputandolo contraddittorio, e con iscipiti contrapposti ed antitesi malmenarlo e schernirlo? ecc.»; e segue dimostrando lalegalitàdel proconsole e dell'imperatore.

54.Per regola data dal concilio degli Apostoli, e a lungo osservata, i Cristiani s'astenevano dal sangue e dagli animali soffogati. Avanzo di rito ebraico.

54.Per regola data dal concilio degli Apostoli, e a lungo osservata, i Cristiani s'astenevano dal sangue e dagli animali soffogati. Avanzo di rito ebraico.

55.Dal giorno dell'acclamazione di Diocleziano, 29 agosto 281, parte l'êra dei martiri, usata a lungo dalla Chiesa, e tuttora dai Copti e dagli Abissini.

55.Dal giorno dell'acclamazione di Diocleziano, 29 agosto 281, parte l'êra dei martiri, usata a lungo dalla Chiesa, e tuttora dai Copti e dagli Abissini.

56.Agatangelo romano descrisse e probabilmente vide le persecuzioni di quel tempo in Armenia, dove le vergini Ripsima e Galana romana furono esposte alla brutalità di re Tiridate: e molte con loro patirono, ma il martirio di esse valse la conversione dell'Armenia. La storia di Agatangelo, dall'armeno volta in italiano, forma uno degli anelli della Collana Storica, che i padri Mechitaristi aveano cominciata nella loro isola a Venezia.

56.Agatangelo romano descrisse e probabilmente vide le persecuzioni di quel tempo in Armenia, dove le vergini Ripsima e Galana romana furono esposte alla brutalità di re Tiridate: e molte con loro patirono, ma il martirio di esse valse la conversione dell'Armenia. La storia di Agatangelo, dall'armeno volta in italiano, forma uno degli anelli della Collana Storica, che i padri Mechitaristi aveano cominciata nella loro isola a Venezia.

57.Costantino scrisse ad Ario: — Sono persuaso, che se io fossi tanto felice da recar gli uomini ad adorare tutti lo stesso Dio, questo cambiamento di religione ne produrrebbe un altro nel governo»; e soggiunge che cerca compiere questo disegno «senza far troppo rumore».Eusebio,Vita Const.,II. 65. Avea dunque chiaro concetto di quel che operava.

57.Costantino scrisse ad Ario: — Sono persuaso, che se io fossi tanto felice da recar gli uomini ad adorare tutti lo stesso Dio, questo cambiamento di religione ne produrrebbe un altro nel governo»; e soggiunge che cerca compiere questo disegno «senza far troppo rumore».Eusebio,Vita Const.,II. 65. Avea dunque chiaro concetto di quel che operava.

58.Gran colpa gliene fa Zosimo,II. 7 e 30.

58.Gran colpa gliene fa Zosimo,II. 7 e 30.

59.Anastasio Bibliotecario cavò dagli archivj del Vaticano il catalogo degli arredi donati da Costantino alla basilica di San Giovanni Laterano, di portentosa ricchezza:1. Un baldacchino (fastigium) d'argento, sul cui dinanzi una statua del Salvatore in sedia, alta 5 piedi, e pesante 120 libbre; inoltre i dodici Apostoli con corone d'argento purissimo in testa, alti ciascuno 5 piedi e pesanti 90 libbre. Sul dietro un'altra statua del Salvatore in trono, e che guarda l'abside, alta 5 piedi e pesante 140 libbre. Vicino di lei, quattro angeli d'argento, di 5 piedi, e del peso di 50 libbre. E tutto il baldacchino pesa libbre 2025.2. Una lumiera d'oro puro, ornata di 15 delfini, e pesante 25 libbre, colla catena che la sospende al baldacchino.3. Quattro candelabri a forma di corone, d'oro puro, ornati di venti delfini, e pesanti 15 libbre ciascuno.4. La volta della basilica, dorata in tutta la lunghezza, che è di 500 piedi.5. Sette altari d'argento, ciascuno di 200 libbre.6. Sette patene d'oro, da 30 libbre.7. Sedici d'argento, da 30 libbre.8. Sette coppe d'oro puro, da 10 libbre.9. Una di metallo, sparsa d'oro e adorna di coralli, smeraldi, giacinti, pesante 20 libbre, 3 oncie.10. Venti coppe d'argento da 15 libbre.11. Due vasi sacri d'oro puro, da 50 libbre, capaci di 3 medimni ciascuno.12. Altri venti d'argento, da 10 libbre e da un medimno.13. Quaranta calici d'oro puro, da 1 libbra.14. Cinquanta d'argento da 2 libbre.15. Un candelabro d'oro puro, collocato avanti all'altare, ornato di venticinque delfini, e pesante 30 libbre.16. Un candelabro d'argento con venti delfini, da 50 libbre.17. Quarantacinque candelabri d'argento, disposti nella nave, ciascuno da 30 libbre.18. Dal lato destro della basilica, quaranta candelabri, da 20 libbre d'argento;19. Dal sinistro, altri venticinque;20. E altri cinquanta nella nave, simili.21. Tre urne d'argento, da 30 libbre, e capaci di 10 medimni ciascuna.22. Due incensieri d'oro puro, da 50 libbre.23. Nel Battistero una vasca di porfido, dentro e fuori rivestita di lamina d'argento per 3008 libbre.24. Nel cui mezzo, una colonna di porfido, che sostiene una lampada d'oro puro, da 50 libbre.25. Sull'orlo della vasca un agnello che versa acqua, di 30 libbre d'oro.26. A destra di quello una statua del Salvatore, d'argento puro, alta 5 piedi, e pesante 70 libbre.27. A sinistra un san Giovanni Battista d'argento, alto 5 piedi, del peso di 100 libbre.28. Sette cervi d'argento che versano acqua, da 80 libbre ciascuno.29. Un incensiere di 10 libbre d'oro puro, ornato di quarantadue pietre fine.Erano dunque 685 libbre d'oro, e 12,943 d'argento, non contando la duratura della volta: lo che varrebbe 1,700,000 franchi, senza la fattura. Costantino vi aggiunse fondi per una rendita di circa 230,000 lire, e l'annuo tributo di 150 libbre d'aromi.Tanta liberalità fece dubitare sulla genuinità del testo, la quale però fu da autorevoli critici sostenuta.

59.Anastasio Bibliotecario cavò dagli archivj del Vaticano il catalogo degli arredi donati da Costantino alla basilica di San Giovanni Laterano, di portentosa ricchezza:

1. Un baldacchino (fastigium) d'argento, sul cui dinanzi una statua del Salvatore in sedia, alta 5 piedi, e pesante 120 libbre; inoltre i dodici Apostoli con corone d'argento purissimo in testa, alti ciascuno 5 piedi e pesanti 90 libbre. Sul dietro un'altra statua del Salvatore in trono, e che guarda l'abside, alta 5 piedi e pesante 140 libbre. Vicino di lei, quattro angeli d'argento, di 5 piedi, e del peso di 50 libbre. E tutto il baldacchino pesa libbre 2025.

2. Una lumiera d'oro puro, ornata di 15 delfini, e pesante 25 libbre, colla catena che la sospende al baldacchino.

3. Quattro candelabri a forma di corone, d'oro puro, ornati di venti delfini, e pesanti 15 libbre ciascuno.

4. La volta della basilica, dorata in tutta la lunghezza, che è di 500 piedi.

5. Sette altari d'argento, ciascuno di 200 libbre.

6. Sette patene d'oro, da 30 libbre.

7. Sedici d'argento, da 30 libbre.

8. Sette coppe d'oro puro, da 10 libbre.

9. Una di metallo, sparsa d'oro e adorna di coralli, smeraldi, giacinti, pesante 20 libbre, 3 oncie.

10. Venti coppe d'argento da 15 libbre.

11. Due vasi sacri d'oro puro, da 50 libbre, capaci di 3 medimni ciascuno.

12. Altri venti d'argento, da 10 libbre e da un medimno.

13. Quaranta calici d'oro puro, da 1 libbra.

14. Cinquanta d'argento da 2 libbre.

15. Un candelabro d'oro puro, collocato avanti all'altare, ornato di venticinque delfini, e pesante 30 libbre.

16. Un candelabro d'argento con venti delfini, da 50 libbre.

17. Quarantacinque candelabri d'argento, disposti nella nave, ciascuno da 30 libbre.

18. Dal lato destro della basilica, quaranta candelabri, da 20 libbre d'argento;

19. Dal sinistro, altri venticinque;

20. E altri cinquanta nella nave, simili.

21. Tre urne d'argento, da 30 libbre, e capaci di 10 medimni ciascuna.

22. Due incensieri d'oro puro, da 50 libbre.

23. Nel Battistero una vasca di porfido, dentro e fuori rivestita di lamina d'argento per 3008 libbre.

24. Nel cui mezzo, una colonna di porfido, che sostiene una lampada d'oro puro, da 50 libbre.

25. Sull'orlo della vasca un agnello che versa acqua, di 30 libbre d'oro.

26. A destra di quello una statua del Salvatore, d'argento puro, alta 5 piedi, e pesante 70 libbre.

27. A sinistra un san Giovanni Battista d'argento, alto 5 piedi, del peso di 100 libbre.

28. Sette cervi d'argento che versano acqua, da 80 libbre ciascuno.

29. Un incensiere di 10 libbre d'oro puro, ornato di quarantadue pietre fine.

Erano dunque 685 libbre d'oro, e 12,943 d'argento, non contando la duratura della volta: lo che varrebbe 1,700,000 franchi, senza la fattura. Costantino vi aggiunse fondi per una rendita di circa 230,000 lire, e l'annuo tributo di 150 libbre d'aromi.

Tanta liberalità fece dubitare sulla genuinità del testo, la quale però fu da autorevoli critici sostenuta.

60.Constantinopolis dedicatur pene omnium urbium nuditate, dice san Girolamo. Codino, greco d'età posteriore, riferisce un aneddoto favoloso, ma degno di ricordo; cioè che Costantino chiamò i principali nobili di Roma, e li spedì alla guerra contro i Persiani; intanto fece fabbricare a Costantinopoli palazzi affatto simili a quei ch'essi possedevano in Roma, e vi pose gli stessi mobili, indi le mogli e i figli loro. Tornati dopo sedici mesi quei signori, esso gli accolse con un solenne banchetto, dopo il quale fece condurre ciascuno alla nuova abitazione, dove si meravigliarono di trovarsi nella casa e fra le persone conosciute e care.

60.Constantinopolis dedicatur pene omnium urbium nuditate, dice san Girolamo. Codino, greco d'età posteriore, riferisce un aneddoto favoloso, ma degno di ricordo; cioè che Costantino chiamò i principali nobili di Roma, e li spedì alla guerra contro i Persiani; intanto fece fabbricare a Costantinopoli palazzi affatto simili a quei ch'essi possedevano in Roma, e vi pose gli stessi mobili, indi le mogli e i figli loro. Tornati dopo sedici mesi quei signori, esso gli accolse con un solenne banchetto, dopo il quale fece condurre ciascuno alla nuova abitazione, dove si meravigliarono di trovarsi nella casa e fra le persone conosciute e care.

61.Si quis indebitum sibi locum usurpaverit, nulla ignoratione defendat, sitque plane sacrilegii reus qui divina præcepta neglexerit.Legge di Graziano nel Codice Teodosiano, lib.VI. tit. 5. l. 2.

61.Si quis indebitum sibi locum usurpaverit, nulla ignoratione defendat, sitque plane sacrilegii reus qui divina præcepta neglexerit.Legge di Graziano nel Codice Teodosiano, lib.VI. tit. 5. l. 2.

62.Ci sono guida essoCodice Teodosianocoi ricchissimi commenti del Gotofredo e del Ritter.LaNotizia delle dignità dell'Oriente e dell'Occidente, specie d'almanacco imperiale, composto un secolo più tardi, commentato dal Panciroli nelThesaurus antiquitatum romanarumdelGrevio, vol.VII.Lydus,De officiis romani imperii.Salvianus,De gubernatione Dei.Tabula Heracleensis, ediz.Mazocchi. Napoli 1754.Oltre i predetti abbreviatori di storie, abbiamoPaolo Orosio,Historiarum libriVII, eZonara,Annales.Da qui innanzi la storia assume colore diverso, secondo che gli scrittori sono idolatri o cristiani.Zosimo, alla maniera di Polibio, dipinge la decadenza dell'Impero, avversissimo sempre ai Cristiani: i cinque libri che ce ne restano, arrivano al 410.Dei trentun libri di Ammiano Marcellino, tredici sono perduti, negli altri egli si stende dal 354 al 378: prolisso, ma istruttivo e di sufficiente imparzialità.Panegyricæ orationes veterum oratorum; notis ac numismatibus illustravit et italicam interpretationem adjecitLaurentius Patarol.Venezia 1708. Sono i panegirici recitati agli imperatori da Diocleziano a Teodosio, donde con molta cautela può attingersi qualche notizia, o dirò meglio qualche sentimento.Eusebio, nei dieci libri dellaStoria ecclesiastica, e nei cinque dellaVita di Costantino, e i continuatori suoi Socrate, Teodoreto, Sozomene, Evagrio, illustrano grandemente la storia politica; parziali sempre agli imperatori cristiani. Dicasi lo stesso di molte vite di santi.Fra' moderni, tutti gli storici filosofisti avversano Costantino; sono per lui i fautori del cristianesimo.

62.Ci sono guida essoCodice Teodosianocoi ricchissimi commenti del Gotofredo e del Ritter.

LaNotizia delle dignità dell'Oriente e dell'Occidente, specie d'almanacco imperiale, composto un secolo più tardi, commentato dal Panciroli nelThesaurus antiquitatum romanarumdelGrevio, vol.VII.

Lydus,De officiis romani imperii.

Salvianus,De gubernatione Dei.

Tabula Heracleensis, ediz.Mazocchi. Napoli 1754.

Oltre i predetti abbreviatori di storie, abbiamoPaolo Orosio,Historiarum libriVII, eZonara,Annales.

Da qui innanzi la storia assume colore diverso, secondo che gli scrittori sono idolatri o cristiani.

Zosimo, alla maniera di Polibio, dipinge la decadenza dell'Impero, avversissimo sempre ai Cristiani: i cinque libri che ce ne restano, arrivano al 410.

Dei trentun libri di Ammiano Marcellino, tredici sono perduti, negli altri egli si stende dal 354 al 378: prolisso, ma istruttivo e di sufficiente imparzialità.

Panegyricæ orationes veterum oratorum; notis ac numismatibus illustravit et italicam interpretationem adjecitLaurentius Patarol.Venezia 1708. Sono i panegirici recitati agli imperatori da Diocleziano a Teodosio, donde con molta cautela può attingersi qualche notizia, o dirò meglio qualche sentimento.

Eusebio, nei dieci libri dellaStoria ecclesiastica, e nei cinque dellaVita di Costantino, e i continuatori suoi Socrate, Teodoreto, Sozomene, Evagrio, illustrano grandemente la storia politica; parziali sempre agli imperatori cristiani. Dicasi lo stesso di molte vite di santi.

Fra' moderni, tutti gli storici filosofisti avversano Costantino; sono per lui i fautori del cristianesimo.

63.Lampridio ci conservò due pagine d'imprecazioni del senato contro Comodo (inComodo, 18, 19) ed altre non meno abjette contro Elagabalo (inAlex. Severo, 6. 7. 9). Vopisco ci tramandò il processo verbale dell'acclamazione di Claudio II, da noi riferito a pag. 49.

63.Lampridio ci conservò due pagine d'imprecazioni del senato contro Comodo (inComodo, 18, 19) ed altre non meno abjette contro Elagabalo (inAlex. Severo, 6. 7. 9). Vopisco ci tramandò il processo verbale dell'acclamazione di Claudio II, da noi riferito a pag. 49.

64.Si quis senatorium nostra largitate fastigium, velgeneris felicitateconsecutus...Cod. Teod., lib.V.

64.Si quis senatorium nostra largitate fastigium, velgeneris felicitateconsecutus...Cod. Teod., lib.V.

65.Graziano imperatore ad Ausonio poeta scriveva:Cum de consulibus in annum creandis solus mecum volutarem... te consulem et designavi, et declaravi, et priorem nuncupavi. Ed Ausonio ringraziandonelo, si congratula di non aver dovuto scendere alle antiche bassezze del cercarlo al popolo:Consul ego, imperator auguste, munere tuo, non passus septa neque campum, non suffragia, non puncta, non loculos: qui non prensaverim manus, nec consalutantium confusus occursu, aut sua amicis nomina non reddiderim; aut aliena imposuerim; qui tribus non circuivi, centurias non adulavi; jure vocatis classibus non intremui; nihil cum sequestre deposui, cum diribitore nihil pepigi. Romanus populus, Martius campus, equester ordo, rostra, ovilia, senatus, curia, unus mihi omnia Gratianus.

65.Graziano imperatore ad Ausonio poeta scriveva:Cum de consulibus in annum creandis solus mecum volutarem... te consulem et designavi, et declaravi, et priorem nuncupavi. Ed Ausonio ringraziandonelo, si congratula di non aver dovuto scendere alle antiche bassezze del cercarlo al popolo:Consul ego, imperator auguste, munere tuo, non passus septa neque campum, non suffragia, non puncta, non loculos: qui non prensaverim manus, nec consalutantium confusus occursu, aut sua amicis nomina non reddiderim; aut aliena imposuerim; qui tribus non circuivi, centurias non adulavi; jure vocatis classibus non intremui; nihil cum sequestre deposui, cum diribitore nihil pepigi. Romanus populus, Martius campus, equester ordo, rostra, ovilia, senatus, curia, unus mihi omnia Gratianus.

66.In consulatu honos sine labore suscipitur.Mamertino, Paneg. vet.,XI. 2.

66.In consulatu honos sine labore suscipitur.Mamertino, Paneg. vet.,XI. 2.

67.Da un curioso passo di Lampridio (inAlex. Severo, 42) impariamo le paghe che ricevevano i governatori delle provincie: venti libbre d'argento, cento monete d'oro (lire 3913), sei anfore di vino, due muli, due cavalli, due vesti da comparsa (forenses), una da casa (domestica), un tinozzo da bagno, un cuoco, un mulattiere, e se non avesser moglie, una concubina, reputata necessaria come le altre cose.Quod sine his esse non possent. Uscendo di carica, restituivano i muli, i cavalli, il mulattiere e il cuoco: il restante tenevano, se il principe fosse soddisfatto di loro; se no, restituivano quadruplicato.Valeriano fissa l'assegnamento di Aureliano, tribuno delle legioni, così scrivendo a Sejonio Albino prefetto alla città:Sinceritas tua supradicto viro efficiet, quamdiu Romæ fuerit, panes militares mundos sexdecim, panes militares castrenses quadraginta, olei sextarium unum, et item olei secundi sextarium unum, porcellum dimidium, gallinaceos duos, porcinæ pondo triginta, bubulæ pondo quadraginta, liquaminis sextarium, salis sextarium unum, herbarum, olerum, quantum satis est.E a Probo:In salario diurno bubulæ pondo, porcinæ pondo sex, caprinæ pondo decem, gallinaceum per biduum, vini veteris diurnos sextarios decem, cum lardo bubalino, salis, olerum, lignorum, quantum satis est. (Historia Augusta)Sotto Costantino continuavasi a dare la provvigione in natura; e poichè egli limitò a tre lustri la durata del servizio militare, per dare il ben servito ai congedati introdusse una tassa straordinaria ogni quintodecimo anno, dal che venne il ciclo delleIndizioni; così alcuni. Savigny (Ueber die römische Steuerverfassung) pensa l'Indizione fosse il rinnovamento del catasto, che par si raddrizzasse ogni quindici anni. Certo però l'Indizione trovasi già sotto Diocleziano.

67.Da un curioso passo di Lampridio (inAlex. Severo, 42) impariamo le paghe che ricevevano i governatori delle provincie: venti libbre d'argento, cento monete d'oro (lire 3913), sei anfore di vino, due muli, due cavalli, due vesti da comparsa (forenses), una da casa (domestica), un tinozzo da bagno, un cuoco, un mulattiere, e se non avesser moglie, una concubina, reputata necessaria come le altre cose.Quod sine his esse non possent. Uscendo di carica, restituivano i muli, i cavalli, il mulattiere e il cuoco: il restante tenevano, se il principe fosse soddisfatto di loro; se no, restituivano quadruplicato.

Valeriano fissa l'assegnamento di Aureliano, tribuno delle legioni, così scrivendo a Sejonio Albino prefetto alla città:Sinceritas tua supradicto viro efficiet, quamdiu Romæ fuerit, panes militares mundos sexdecim, panes militares castrenses quadraginta, olei sextarium unum, et item olei secundi sextarium unum, porcellum dimidium, gallinaceos duos, porcinæ pondo triginta, bubulæ pondo quadraginta, liquaminis sextarium, salis sextarium unum, herbarum, olerum, quantum satis est.E a Probo:In salario diurno bubulæ pondo, porcinæ pondo sex, caprinæ pondo decem, gallinaceum per biduum, vini veteris diurnos sextarios decem, cum lardo bubalino, salis, olerum, lignorum, quantum satis est. (Historia Augusta)

Sotto Costantino continuavasi a dare la provvigione in natura; e poichè egli limitò a tre lustri la durata del servizio militare, per dare il ben servito ai congedati introdusse una tassa straordinaria ogni quintodecimo anno, dal che venne il ciclo delleIndizioni; così alcuni. Savigny (Ueber die römische Steuerverfassung) pensa l'Indizione fosse il rinnovamento del catasto, che par si raddrizzasse ogni quindici anni. Certo però l'Indizione trovasi già sotto Diocleziano.

68.Ammiano Marcellino,Hist.,XXVIII. 6. —Cod. Teod., lib.IV. IX. XII.ecc.

68.Ammiano Marcellino,Hist.,XXVIII. 6. —Cod. Teod., lib.IV. IX. XII.ecc.

69.Si quis sacrilega vitem falce succiderit, aut feracium ramorum fœtus hebetaverit, quo declinet fidem censuum, et mentiatur callide paupertatis ingenium, mox detectus, capitale subibit exitium, et bona ejus in fisci jura migrabunt.Cod. Teod., lib.XVIII.tit. 11. l.I.Finisnella bassa latinità voleva dire pagamento, come τέλος in greco, eZielin tedesco. Da ciò il nome difinanza, venuto a significar l'arte di procurarsi denaro con modi raffinati e dotti. La vocetagliaviene dalla tacca, che l'esattore dell'imposta e il riscontratore facevano sopra un pezzo di legno per indicare le somme pagate, e che divideasi, restando espressa la somma sulle due metà.

69.Si quis sacrilega vitem falce succiderit, aut feracium ramorum fœtus hebetaverit, quo declinet fidem censuum, et mentiatur callide paupertatis ingenium, mox detectus, capitale subibit exitium, et bona ejus in fisci jura migrabunt.Cod. Teod., lib.XVIII.tit. 11. l.I.

Finisnella bassa latinità voleva dire pagamento, come τέλος in greco, eZielin tedesco. Da ciò il nome difinanza, venuto a significar l'arte di procurarsi denaro con modi raffinati e dotti. La vocetagliaviene dalla tacca, che l'esattore dell'imposta e il riscontratore facevano sopra un pezzo di legno per indicare le somme pagate, e che divideasi, restando espressa la somma sulle due metà.

70.Da una novella di Magioriano raccogliesi che ciascun capo pagava all'anno due soldi d'imposta, e mezzo soldo per le spese di percezione; vale a dire che queste si valutavano un quarto dell'entrata totale.

70.Da una novella di Magioriano raccogliesi che ciascun capo pagava all'anno due soldi d'imposta, e mezzo soldo per le spese di percezione; vale a dire che queste si valutavano un quarto dell'entrata totale.

71.Libanio,Or. contro Flor.;Zosimo, ii. 24.

71.Libanio,Or. contro Flor.;Zosimo, ii. 24.

72.Cod. Teod., lib.XII. XIII.ecc.;Nazario,Paneg. vet.,X.35;Zosimo,II.38.

72.Cod. Teod., lib.XII. XIII.ecc.;Nazario,Paneg. vet.,X.35;Zosimo,II.38.

73.Oblatio auri.Simmaco, Ep. 10. 26. —Universi, guos senatorii nominis dignitas non tuetur, ad auri coronarii præstationem vocentur.Cod. Teod., lib.XII, tit. 13.

73.Oblatio auri.Simmaco, Ep. 10. 26. —Universi, guos senatorii nominis dignitas non tuetur, ad auri coronarii præstationem vocentur.Cod. Teod., lib.XII, tit. 13.


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