Chapter 30

224.Il Troya pubblica un documento del 757, ove Felice, colono del monastero della Madonna nel Reatino, cede tutti i suoi fondi, e Ciottola sua colona, e un'altra ancella a proprio servizio, e metà del ragazzo Maurontone.225.Una casa colle stalle e gli edifizj rustici formava unacorte; una corte co' suoi campi e boschi dicevasimanso, villa della misura di dodici jugeri; molti mansi costituivano unamarca; e molte marche un distretto,pagus.226.Dai primi tempi alle cattedrali erano affissi sacerdoti che formavano un collegio, vivendo coi beni della Chiesa, ed assistendo il vescovo nei misteri e nei sinodi. Nel concilio di Laodicea del 364 (can. 15) si trovano nominati i salmisti canonici, detti così dal canone o catalogo su cui erano registrati. Nel secoloIVsant'Eusebio radunò il suo clero in casa e mensa comune, con regole di vita austera. Forse da queste dedusse la sua sant'Agostino. Il più antico esempio ch'io trovassi, è in Como, che aveva canonici nell'803; nell'824 San Giovanni di Firenze. A Milano s'introdussero solo nell'XI secolo, quando si sperò con questo far riparo al concubinato. Scrivevansi i nomi de' canonici su tavole cerate; donde il titolo di primicerius.227.Che il promotore d'ogni bello e sodo sapere in Europa non sapesse scrivere, ripugna a noi moderni, avvezzi a educarci sovra libri; ma allora la scarsezza di questi facea si preferisse l'insegnamento orale; e quantunque Carlo non fosse nel caso di mancare di libri, doveva però uniformarsi al sistema generale, che consisteva nel leggere, udire, disputare, abbandonando lo scrivere ad una classe più bassa e meccanica. Nè quest'uso fu solo d'allora, ma quattro secoli più tardi Federico Barbarossa, protettore di poeti e poeta egli stesso, non sapea scrivere; nè Filippo l'Ardito re di Francia, nè il cavalleresco Giovanni di Luxemburg re di Boemia nel secolo di Dante: che più? Luigi XIV era stato allevato da Péréfixe senza insegnargli a leggere nè a scrivere. Tacio i tanti signori che alle carte non poteano apporre altra firma che la croce; e fin nel secolo XIV la si trova di alcuno chenon sa scrivere perchè gentiluomo. Forse per questo i principi aveano introdotti i monogrammi, cifre artifiziose, composte delle lettere del nome loro, e che probabilmente erano fatte dal segretario.228.Parvula rex Carolus seniori carmina PauloDilecto fratri mittit honore pio.E alla propria lettera volgendosi:Illic quære meum mox per sacra culmina Paulum:Ille habitat medio sub grege, credo, Dei.Inventumque senem, devota mente saluta,Et dic: Rex Carolus mandat, aveto tibi...Colla mei Pauli gaudendo amplecte benigne,Dicito multoties: Salve pater optime, salve.229.Pertz,Mon. German.,III, 482, pubblica l'epitafio di Arigiso, dove si legge:Quod logos et physis, moderans quod ethica pangit,Omnia condiderat mentis in arce suæ.e in quel di Romoaldo:Grammatica pollens, mundana lege togatus.Champollion Figeac, neiProlegomena ad Amatum, pag.XXIV, pubblica una lettera di Paolo Diacono ad Adilsperga, ove le dice:Cum, ad imitationem excellentissimi comparis,.... ipsa quoque subtili ingenio, sagacissimo studio prudentium arcana rimeris, ita ut philosophorum aurata eloquia poetarumque gemmea tibi dicta in promptu sint, historiis etiam seu commentis tam divinis inhæreas quam mundanis. Essa lettera è quasi l'unica che ci dia a conoscere la vita di Paolo, che solo più tardi troviam chiamato Warnefrido.230.A Paolo Diacono scrive Pietro da Pisa:Qui te, Paule, poetarumVatumque doctissimumLinguis variis ad nostramLampantem provinciamMisit, ut inertes aptesFœcundis seminibus?Græca cerneris Homerus,Latina Virgilius,Flaccus crederis in metris,Tibullus eloquio.A queste esorbitanze Paolo rispondeva, meglio ancora col fatto che colle parole mostrando non meritarle:Peream si quemquam horumImitari cupio,A via quam sunt secutiPergentes per invidiamPotius, sed istos egoComparabo canibus.Tres aut quatuor in scholisQuas didici sillabasEx his mihi est ferendusManipulus adorea....231.Dal cav. Cordero di San Quintino, contraddicendo a Giuseppe e Defendente Sacchi (1828). Si sa storicamente che le chiese di Pavia andarono in fuoco nel 924 per opera degli Ungheri, poi dei Tedeschi nel 1004: dopo di che, si rifabbricarono esse chiese, adoprandovi materiali anteriori, e introducendovi lo stil nuovo, come sono le tribune elevate di molti gradini, il sottopor agli archi pilastri quadrati, senza parastate o colonne incassate, ovvero pilastri poligoni; e finire in cupole ed absidi.232.NellaStoria Universale, lib.XI, c. 12, riferimmo le tradizioni romanzesche intorno a Carlo Magno; molte ne furono introdotte nei poemi cavallereschi anche in Italia. Firenze e Siena vogliono essere da lui riedificate e ne hanno epigrafi. Montalbano fuor porta alla Croce, e le buche delle fate di Fiesole accolsero lui e i suoi prodi, e presso queste Malagigi imparò l'arte degli incanti, e Orlando fu reso invulnerabile. Orlando si fa nascere a Sutri, divenire senator romano. A Susa un enorme spacco di pietra fu operato da durlindana; questa è effigiata s'un bassorilievo di Roma; la sua lancia serbasi a Pavia; la statua con quella d'Oliviero sul duomo di Pavia; San Stefano di Firenze ha sulla facciata l'impressione di un ferro del suo cavallo, da lui lanciato; a Spello serbano un fatto di pietra ad attestare altro genere di forza; molti luoghi si chiamanoTorre d'Orlando.233.Nunc(curiæ),eo quod res civiles in alium statum transformatæ sint, omniaque ab una imperatoriæ majestatis sollicitudine atque administratione pendeant, ne incassum circa legale solum oberrent, nostro decreto illinc submoventur. Nov. 94 et 96.234.Bouquet, v. 629.235.Pascasius Ratbertus, ap.Mabillon, Bened. sæc.IV. p. 1.236.Caroli M.Capit.101, 109, 82; Lud. Pii, 7. 8. 9....LeggeIXdi Pepino re d'Italia:Si latrocinia vel furta aut præda inventa fuerint, emendentur, juxta ut ejus lex est, cui malum ipsum perpetratum fuerit.... De ceteris vero causis, communi lege vivamus, quam domnus Karolus excellentissimus rex Francorum atque Langobardorum in edicto adjunxit.Leg.XLVI:Sicut consuetudo nostra est, Romanus vel Langobardus si evenerit quod caussam inter se habeant, observamus ut romanus populus successionem eorum juxta suam legem habeat. Similiter et omnes scriptiones juxta legem suam faciant; et quando jurant, juxta legem suam jurent. Et alii homines ad alios similiter. Et quando componunt, juxta legem ipsius cui malum fecerint, componant. Et Langobardus illis similiter convenit componere.Maginfredo di Delebio in Valtellina uccise Melesone, aldio del monastero di Sant'Ambrogio di Milano nell'870; confessa il peccato, e non avendo abbastanza per pagare la composizione, prega sia accettata a sconto una casetta e una terricciuola sua (casellula et terrula) e parte de' mobili: fu accettato, e se ne fece carta che conservossi nell'archivio ambrosiano. Arigiso duca di Benevento asseriva che, fin allora, chi avesse ucciso persona religiosa non era tenuto a special composizione, o la dava a volontà dei censori: ma esso fissò che l'uccisore di un monaco, prete o diacono pagasse al fisco ducento soldi, o fin a trecento; per gli altri ecclesiastici fuor di palazzo, cencinquanta, come pei laici esercitali.Rer. it. Script.,II. 336. Carlo Magno incarì tal pena. Enrico III nel 1055 riceveva sotto la sua protezione (mundiburdio) i canonici di Parma, in modo che chi gli uccidesse o ferisse o violentasse, dovesse lire cento, metà all'imperatore, metà agli offesi.Ann. M. Æ., II, 326.237.Caroli M.,Capit.26.238.Lud. Pii, 26. 27.239.Caroli M., 20. 29. 30-35. 80. 90. 101. 102. 109. 128....240.Lud. Pii, 24:Loth., 78;Caroli M., 10. 20. 21....241.Caroli M., 81;Loth., 71.242.Loth., 31.243.«Io Lodovico imperatore concedo a san Pietro e a' suoi successori Roma col ducato e coi territorj marittimi e montani, lidi, porti e tutte le città, castelli, borghi, terre di Toscana, ciò sono Porto Civitavecchia, Cervetri, Todi, Perugia colle tre isole Maggiore, Minore e Polvese, col lago, Narni ed Otricoli. Similmente dalle parti della Campania, Segni, Anagni, Ferentino, Alatri, Patricio, Frosinone, colle altre due parti pur di Campania e Tivoli. Anche l'esarcato di Ravenna che Carlo e Pepinorestituironoa Pietro apostolo, cioè Ravenna, la Romagna, Bobbio, Cesena, Forlimpopoli, Forlì, Faenza, Imola, Bologna, Ferrara, Comacchio, Adria, Gabello con tutti i confini, isole, ecc. Così la Pentapoli, cioè Arimino, Pesaro, Fano, Sinigaglia, Ancona, Umana, Jesi, Fossombrone, Montefeltro, Urbino e il territorio Valvense, Caglio, Luceolo, Gubbio. Così la Sabina, e nella Toscana de' Longobardi, Città di Castello, Orvieto, Bagnarea, Ferento, Viterbo, Marla, Toscanella, Populonia, Soana, Rosella; e Corsica, Sardegna, Sicilia, con ecc. Ancora nelle parti di Campania, Sora, Arce, Aquino, Arpino, Tiano, Capua, e i patrimonj Beneventano, Salernitano e Napoletano, e della Calabria superiore e inferiore, e dovunque v'ha patrimonj nostri nelle parti del regno e dell'impero a noi da Dio conceduto». Labbe, Concil., tom. VII, p. 1515. — Si noti che vi manca ogni segno cronologico, è tratto da copia informe e non autentica, e l'imperatore avrebbe donato ciò che a lui non apparteneva.244.Plura quid hinc memorem? nam centuplicata recepiMunera, romanis quæ arcibus extulerat.Erm. Nigello.245.Barbirasas, i Franchi, a differenza de' Longobardi che aveano barba lunga e puntuta.Agnello,Liber pontif., pag. 180.246.Sono intitolati or conti, or duchi, or marchesi: e questi titoli sono spesso confusi sotto i Carolingi. Forse erano conti di città, duchi di provincia.247.Liber et ingenuus sum natus utroque parente;Semper ero liber, credo, tuente Deo.Erchemp.,L. Longob.Rer. It. Script.,II. p. 1.Il suo epitafio dell'806, posto in Salerno, dice:Pertulit adversas Francorum sæpe phalangas,Salvavit patriam sed, Benevente, tuam.Sed quid plura feram? Gallorum fortia regnaNon valuere hujus subdere colla sibi.Anon. Salern.,Paralip.Rer. It. Script.,II. p. 2.248.Eginardo,ad ann.815 e 820.249.Astronomus,De vita Ludovici, c. 42.250.Liutprando,IV., 2. La preda fu ripartita così: a ciascuna famiglia d'un morto in guerra centocrus, che sarebbero da dugencinquanta lire; cinquanta alle vedove; per ogni ucciso che non lasciasse famiglia, si diedero centocrusai poveri del suo quartiere, fosser cristiani o saracini; del resto si fecero quattro parti, una per l'ammiraglio, una per l'emir di Sicilia, due pel califfo.251.VediTheodosiimonaciEp. de excidio Syracusarum, Rer. It. Script., tom. ii. p. i. p. 262.Histoire de l'Afrique arabe sous la dynastie des Aglabites. Parigi 1841: opera di Jusef ebn-Kalidun, fiorito a Tunisi dal 1332 al 1406, e da De Hammer chiamato il Montesquieu arabo; tradotta da Noël des Vergers. V'appare la lotta de' Bereberi contro gli Aglabiti, e come episodio la dominazione di questi in Sicilia.Camillo Martorana,Notizie storiche de' Saraceni siciliani. Palermo 1832.T. G. Wenrich,Rerum ab Arabibus in Italia insulisque adjacentibus, Sicilia maxime, Sardinia atque Corsica, gestarum commentarii.Lipsia1845.Fr. Testa,Diss. de ortu et progressu juris siculi.Alfonso Airoldi,Cod. diplom. della Sicilia sotto il governo degli Arabi, tom. i, p. i. p. 384, nota.NellaBiblioteca arabo-siculadell'Amari si riscontrano circa cencinquanta scienziati, letterati, poeti musulmani in Sicilia.252.Albertus Aquensis, lib. v. p. 37. Lo zuccaro prosperava in Sicilia: nel 1419 l'università di Palermo assegnava acque per la coltura di esso; nel 1449 Pietro Speciale ne piantò la campagna de' Ficarazzi; nel 1550 un viaggiatore descrive attivissimi i trappeti (aje) dello zuccaro: e principalmente ne erano a Carini, Trabìa, Buonfornello, Roccella, Pietra di Roma, Malvicini, Olivieri, Casalnovo, Schisò, Casalbiano, Verdura, Sabuci, Medica. Federico II obbligò gli Ebrei venuti dal Garbo a piantare presso Palermo l'indaco e altre produzioni esotiche. Molti nomi di paesi siculi hanno etimologia araba, comeCalatafimi, Caltabellotta, Caltanisetta, castello di S. Eufemio, delle quercie, delle femine:Misilmerimansione dell'emiro,Risicanzir, Rasicormo, Rasicalbo, promontorio de' porci, del vertice, del cane:Marsameni, porto delle colonne,Marsala, porto di Dio, ecc.253.Romanus, Francus, Bardusque viator et omnisHoc qui intendit opus cantica digna canat.Quod bonus antistes quartus Leo rite novavitPro patriæ ac plebis ecce salute suæ.Principe cum summo gaudens Hlotharius herosPerfecit, cujus emicat altus honor.Quod veneranda fides nimio deduxit amoreHoc Deus omnipotens præferat arce poli.Civitas hæc a conditoris sui nomine Civitas Leonina vocatur.Ad esempio della città Leonina, Giovanni VIII circondò di mura San Paolo:Hic murus salvator adest, invictaque portaQuæ reprobos arcet, suscipiatque pios.Hanc proceres intrate senes, juvenesque togati.Plebsque sacrata Dei limina sancta petens.Quam præsul Domini patravit rite Johannes,Qui nitidis fulxit moribus ac meritis.Præsulis octavi de nomine facta JohannisEcce Johannipolis urbs veneranda cluit.Angelus hanc Domini Paulo cum principe sanctusCustodiat portam semper ab hoste nequam.Insignem nimium muro quam construit amploSedis apostolicæ papa Johannes ovans.Ut sibi post obitum cælestis janua regniPandatur, Christo sat miserante Deo.254.Monac. anon.ap.Muratori,II. 266.255.Quia Franci nihil nobis faciunt boni, neque adjutorium præbent, sed magis quæ nostra sunt violenter tollunt; quare non advocamus Græcos, et cum eis fœdus pacis componentes, Francorum regem et gentem de nostro regno et dominatione expellimus?Anastasio Bibl.,Vita Leonis IV, p. 199.256.Gratiani, cap. 9. dist.X; e cap. 41.II. qu. 17.257.Que' lamenti indicano di che natura s'intendesse il potere papale, giacchè Adriano racconta che Leone arcivescovo non permise che i deputati delle città prestassero il giuramento in mano di Giorgio Sacellario, a tal uopo spedito dal papa a Ravenna; a governatore di Gavello aver egli pontefice posto un Domenico raccomandatogli dal re, ma Leone avere spedito soldati ad arrestarlo, e vietato a tutti gli abitanti di accettar impieghi dal papa. V.Cod. Carolino ep. Adriani, 51. 52. 53.258.Ad hoc usque malum crevit et incrassatum est, ut factione ravennatis archiepiscopi Maurinus cum suis complicibus, qui excomunicati et anathematizati a nobis jam sunt, Ravennam ingrederetur, et fidelium nostrorum res cum suis funditus raperet et devastaret, adeo ut claves civitatis Ravennæ a vestarario nostro violenter subtraheret, et pro libitu suo, nescimus cujus auctoritate, ipsi archiepiscopo(quod nunquam factum fuisse recolitur)potestative concederet. Così scrive il papa alla imperatrice Angilberga, ap.Baluzio,Miscell., tom.V. Altra prova che il dominio temporale apparteneva ai pontefici, e che esisteva un'autorità municipale.259.La cronologia di questi fatti è incertissima. De' Napoletani scrive l'imperatore (ap.Anonimo Salern., c. 106):Infidelibus arma et alimenta et cetera subsidia tribuentes, per totius imperii nostri litora eos ducunt, et cum ipsis toties beati Petri apostolorum principis fines furtim deprædari conantur ita ut facta videatur Neapolis Panormum vel Africa. Quumque nostri equi Saracenos insequuntur, ipsi, ut possint evadere, Neapolim fugiunt, quibus non est necessarium Panormum repetere: sed Neapolim fugientes, ibidem quousque perviderint latitantes, rursus improviso ad exterminia redeunt.260.Noveris exercitum nostrum, Bari triumphis nostris submissa, Saracenos Tarenti pariter et Calabriæ nos mirabiliter humiliasse, simil et comminuisse; ac hos celeriter, duce Deo, penitus contriturum, si a mari prohibiti fuerint escarum admittere copias, vel etiam classibus a Panormo vel Africa suscipere multitudines.Anonimo Salern., c. 94.261.Allora fu composto questo ritmo:Audite omnes fines terre horrore cum tristitia,Quale scelus fuit factum Benevento civitas:Lhuduvicum comprenderunt, sancto pio augusto.Beneventani se adunarunt ad unum consilium,Adolferio loquebatur, et dicebant principi:Si nos eum vivum dimittemus, certe nos peribimus;Scelus magnum preparavit in istam provintiam,Regnum nostrum nobis tollit, nos habet pro nihilum;Plura mala nobis fecit; rectum est moriad.Deposuerunt sancto pio de suo palatio;Adalferio illum ducebat usque ad pretorium,Ille vero gaude visum tamquam ad martirium.Exierunt Sado et Saducto, inoviabant imperio;Et ipse sancte pius incipiebat dicere:Tamquam ad latronem venistis cum gladiis et fustibus.Fuit jam namque tempus vos allevavit in omnibus;Modo vero surrexistis adversus me consilium,Nescio pro quid causam vultis me occidere.Generacio crudelis veni interficere,Ecclesieque sancte Dei venio diligere,Sanguine veni vindicare quod super terram fusus estKalidus ille temtador ratum atque nomineCoronam imperii sibi in caput ponet, et dicebat populo:Ecce sumus imperator, possum vobis regere.Leto animo habebat de illo quo fecerat,A demonio vexatur, ad terram ceciderat;Exierunt multe turme videre mirabilia.Magnus Dominus Jesus judicavit judicium;Multa gens Paganorum exit in Calabria,Super Salerno pervenerunt possidere civitas.Juratum est ad sancte Dei reliquieIpse regnum defendendum, et alium requirere.262.Gli Annali Bertiniani di Metz narrano a disteso questi fatti. Il Muratori mostra non avervi gran fede: eppure ne' punti principali concordano colle cronache patrie.263.Hic cubat æterni Hludovicus Cæsar honoris,Æquiparat cujus nulla Thalia decus;Nam ne prima dies regno solioque vacaret,Hesperiæ genito sceptra reliquit avus.Quam sic pacifico, sic forti pectore rexit,Ut puerum brevitas vinceret acta senem.Ingenium mirer ne, fidem cultusve sacrorum.Ambigo, virtutis an pietatis opus.Huic ubi firma virum mundo produxerat ætas,Imperii nomen subdita Roma dedit.Et Saracenorum crebro perpessa secures,Libere tranquillam vexit ut ante togam.Cæsar erat cælo, populus non Cæsare dignus,Composuere brevi stamine fata dies.Nunc obitum luges, infelix Roma, patroni,Omne simul Latium, Galia tota dehinc.Pareite, nam vivus meruit quæ præmia gaudet;Spiritus in cælis, corporis extat honos.264.Atto dell'elezione di Carlo il Calvo in re d'Italia (Rer. It. Scrip.tom.I):Gloriosissimo et a Deo coronato magno et pacifico imperatori domino nostro Carolo perpetuo augusto. Nos quidem Anspertus cum omnibus episcopis, abbatibus, comitibus, ac reliquis, qui nobiscum convenerunt italici regni optimates, quorum nomina generaliter subter habentur inserta, perpetuam optamus prosperitatem et pacem.Jam quia divina pietas vos, beatorum principum apostolorum Petri et Pauli interventione, per vicarium ipsorum, dominum videlicet Joannem summum pontificem et universalem papam vestrum, ad profectum sanctæ Dei Ecclesiæ, nostrorumque omnium incitavit, et ad imperiale culmen Sancti Spiritus judicio provexit; nos unanimiter vos protectorem, dominum ac defensorem omnium nostrum, et italici regni regem eligimus, cui et gaudenter toto cordi affecta subdi gaudemus, et omnia, quæ nobiscum ad profectum totius sanctæ Dei Ecclesiæ, nostrorumque omnium salutem decernitis et sancitis, totis viribus, annuente Christo, concordi mente et prompta voluntate observare promittimus.Anspertussanctæ mediolanensis ecclesiæ archiepiscopus subscripsi.Joannessanctæ aretinæ ecclesiæ humilis episcopus subscripsi.Joannesepiscopus sanctæ ticinensis ecclesiæ subscripsi.BenedictusCremonensis episcopus subscripsi.Theudulphustortonensis episcopus subscripsi.AdalgaudusVercellensis episcopus subscripsi.Azoeporediensis episcopus subscripsi.Gerardusexiguus in exigua laudensi ecclesia episcopus subscripsi.Hilduinusastensis ecclesiæ episcopus subscripsi.Leodoniusmutinensis episcopus subscripsi.Hildradusalbensis episcopus subscripsi.Ratbonussedis augustanæ episcopus subscripsi.Bodohumilis sanctæ aquensis ecclesiæ (episcopus) subscripsi.Sabbatinusjanuensis ecclesiæ episcopus subscripsi.Filibertuscomensis episcopus subscripsi.Adelardusservus servorum Dei veronensis episcopus subscripsi.EgoPaulussanctæ placentinæ ecclesiæ episcopus subscripsi.EgoAndreassanctæ florentinæ ecclesiæ episcopus subscripsi.Ragnesisabbas subscripsi.SignumBosonisinclyti ducis, et sacri palatii archiministri, atque imperialis missi.SignumRicardicomitis.SignumWalfredicomitis.SignumLuitfredicomitis.SignumAlbericicomitis.SignumSupponiscomitis.SignumHardingicomitis.SignumBodradicomitis palatii.SignumCuniberticomitis.SignumBernardicomitis.SignumAirboldicomitis.Juramentum Ansperti archiepiscopi:Sic promitto ego, quia, de isto die in antea, isti seniori meo, quamdiu vixero, fidelis et obediens et adjutor, quantumcumque plus et melius sciero et potuero, et consilio et auxilio secundum meum ministerium in omnibus ero, absque fraude et malo ingenio, et absque ulla dolositate vel seductione seu deceptione, et absque respectu alicujus personæ; et neque per me, neque per literas, sed neque per emissam vel intromissam personam, vel quocumque modo, vel significatione contra suum honorem, et suam ecclesiæ atque regni sibi commissi quietem et tranquillitatem atque soliditatem machinabo, vel machinanti consentiam, neque aliquod unquam scandalum movebo, quod illius præsenti vel futuræ saluti contrarium vel nocivum esse possit. Sic me Deus adjuvet et patrocinetur.Quod rex Carolus juravit Ansperto archiepiscopo, atque optimatibus regni Italici:Et ego quantum sciero et rationabiliter potuero, Domino adjuvante, te, sanctissime ac reverendissime archiepiscope, et unumquemque vestrum, secundum suum ordinem et personam, honorabo et salvabo, et honoratum et salvatum absque ullo dolo ac damnatione vel deceptione conservabo, et unicuique competentem legem ac justitiam conservabo, et qui illam necesse habuerint et rationabiliter petierint, rationabilem misericordiam exhibebo. Sicut fidelis rex suos fideles per rectum honorare et salvare, et unicuique competentem legem et justitiam in unoquoque ordine conservare, et indigentibus et rationabiliter petentibus rationabilem misericordiam debet impendere, et pro nullo homine ab hoc, quantum dimittit humana fragilitas, per studium aut malevolentiam vel alicujus indebitum hortamentum deviabo, quantum mihi Deus intellectum et possibilitatem dabit; et si per fragilitatem contra hoc mihi surreptum fuerit, cum recognovero, voluntarie illud emendare studebo, sic etc.In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Incipiunt capitula, quæ domus imperator Carolus, Hludovici piæ memoriæ filius, una cum consensu et suggestione et reverendissimi ac sanctissimi domini Ansperti archiepiscopi sanctæ mediolanensis ecclesiæ, nec non venerabilium episcoporum et illustrium optimatum, reliquorumque fidelium suorum in regno italico, ad honorem sanctæ Dei Ecclesiæ, et ad pacem ac profectum totius imperii sui, fecit anno incarnationis domini nostri Jesu ChristiDCCLXXVII,regni vero sui in FranciaXXXVI,imperii autem sui,I,indictioneIX,mense februarii, in palatio ticinensi, etc.265.Nella letteraCCXXIXad Anselmo arcivescovo di Milano, nell'882, papa Giovanni VIII si lagna di molte crudeltà usate contro il suo popolo, e massime d'un tal Longobardo, uomo del marchese Guido, che prese ottantatre persone presso Narni, e a tutte tagliò le mani, sicchè molti ne morirono.266.Angelberga, vedova dell'imperatore Lodovico II, avea mestato fra quelle turbolenze, poi ricoverò in Santa Giulia di Brescia, asilo di altre spose e figlie di re, e v'avea deposto il pingue suo tesoro; ma questo fu depredato da Berengario del Friuli (Epist. 42 Johannis VIII). Ella poi in testamento (ap.Campi,Stor. Eccl. Placent.lib.VII) al monastero di San Sisto da lei fabbricato in Piacenza lasciò un'infinità di poderi e case in Campo Migliacco nel modenese; Cortenova, Pigognaga, Felina, Guastalla, Luzzara nel reggiano; Cabroi e Masino nel contado di Stazona sul lago Maggiore; Brunago e Trecate (?) nella Burgaria del milanese, ed altri luoghi.267.Annales Lambecii, palesemente ostili al vescovo.268.Recueil des hist.tom. IX. p. 293. 294. Dopo narrati tanti guai, il Muratori conchiude all'888: «Mercè del buon governo degli imperatori Carolini, avea la Lombardia colle altre vicine provincie goduta per più di cento anni un'invidiabile pace».269.Latium concessit avitum. Panegir. Bereng. In quel panegirico per la prima volta si trovano nel nome di Italiani abbracciati tutti quelli che formavano il comune, fosser Longobardi, Franchi o Romani.270.Probabilmente la ferrea, allora primamente adoperata;His motus precibus, gressum contendit ad urbemIrriguam, cursim Ticini abeuntibus undis,Sustulit heic postquam regale insigne coronam.271.Il panegirista di Berengario mette in bocca a un capitano francese dell'esercito di Guido questi versi (lib.II. v. 200):Quid inertia pectora bello,Pectora (Ubertus ait) duris prætenditis armis,O Itali? Potus vobis, sacra pocula cordi,Sæpius et stomachum nitidis laxare saginis,Elatasque domus rutilo fulcire metallo.Non eadem Gallos similis vel cura remordet,Vicinas quibus est studium devincere terras,Depressumque larem spoliis hinc inde coactisSustentare.272.Lo storico Liutprando, vescovo di Cremona, esclama (lib.I. c. 5):Hungarorum gentem cupidam, audacem, omnipotentis Dei ignaram, scelerum omnium non insciam, cædis et omnium rapinarum solummodo avidam, in auxilium convocat; si tamen auxilium dici potest quod paullo post, eo moriente, tam genti suæ, quam ceteris in meridie occasuque degentibus nationibus grave periculum, imo excidium fuit. Quid igitur? Zuentebaldus vincitur, subjugatur, fit tributarius, sed domino solus. O cæcam Arnulphi regis regnandi cupiditatem! o infelicem amarumque diem! Unius homuncionis dejectio fit totius Europæ contritio. Quid mulieribus viduitates, patribus orbitates, virginibus corruptiones, sacerdotibus populisque Dei captivitates, ecclesiis desolationes, terris inhabitatis solitudines, cæca ambitio, paras!E' non è zotico costui.273.Così Liutprando: eppure Aquileja più non era risorta dalla distruzione di Attila.274.Nel 912 Berengario concede a Risinda, badessa di Santa Maria della Pusterla a Pavia,ædificandi castella in opportunis locis licentiam, una cum bertiscis merulorum propugnaculis, aggeribus atque fossatis, omnique argumento ad Paganorum insidias deprimendas. È il primo esempio in Italia. Anche Adalberto vescovo di Bergamo ottenne dal medesimo re di poter fortificare quella città, minacciatamaxima Suevorum Ungarorum incursione.Muratori, al 910. Ai canonici di Verona fu permesso fortificare il castello di Cereta,pro persecutione Ungarorum. Il Muratori adduce molte somiglianti concessioni.275.Il buon prete Andrea, autore delBreve Chronicon(inMenkenScript. Rer. germ.,I, 100), parlando dell'elezione di Lodovico il Tedesco e Carlo il Calvo, dice:Pravum egerunt consilium quatenus ad duos mandarent regnum. Ma più esplicitamente uno men vulgare, Liutprando vescovo, dice (I. 20):Italienses semper geminis uti dominis volunt, quatenus alterum alterius terrore coerceant.276.Chron. Vulturnense, Rer. It. Scrip., t.II. p. 415.277.Liutprando, v. 15, ci fa intendere alterasse le monete mescendovi molto rame.278.Populosissimam atque opulentissimam;Frodoardo. Liutprando la chiamaformosa, e sempre coll'enfasi sua propria dice che fra breve risorse in modo da superare le vicine e le lontane città, non inferiore a Roma fuorchè nel non possedere i corpi dei santi apostoli. Tutti i vescovi di Lombardia soleano aver palazzo in Pavia per l'occasione delle diete.279.Quel ritmo vuolsi riferire come non infelice saggio della poesia che passava dalle forme antiche alle nuove, giacchè sono versi endecasillabi nostri:Nos adoramus celsa Christi numina,Illi canora demus nostra jubila;Illius magna fisi sub custodiaHæc vigilantes jubilemus carmina.Divina mundi rex Christe custodia,Sub tua serva hæc castra vigilia;Tu murus tuis sis inespugnabilis,Sis inimicis hostis tu terribilis;Te vigilante, nulla nocet fortia,Qui cuncta fugas procul arma bellica.Cinge hæc nostra tu Christe muniminaDefendens ea tua forti lancea.Sancta Maria mater Christi splendida,Hæc cum Johanne, Theotocos, impetraQuorum hic sancta veneramur pignora,Et quibus ista sunt sacrata mœnia,Quo duce victrix est in bello dexteraEt sine ipso nihil valent jacula.Fortis juventus, virtus audax bellica,Vestra per muros audiantur carmina;Et sit in armis alterna vigilia,Ne fraus hostilis hæc invadat mœniaResultet echo comes: eja vigila!Per muros eja! dicat echo vigila!È del tempo e della circostanza stessa una preghiera dei Modenesi a san Geminiano:Ut hoc flagellum, quod meremur miseri,Cælorum regis evadamus gratia.Nam doctus eras Attilæ temporibusPortas pandendo liberare subditos.Nunc te rogamus, licet servi pessimi,Ab Ungarorum nos defendas jaculis.280.Dandolo,Chron.È difficile e superfluo il fissare la cronologia di questi fatti.281.Gl'insigni doni ch'e' fece alla basilica di Monza, lasciano supporre vi fosse incoronato. V. Frisi. Siamo fra le diatribe di Liutprando suo nemico personale, e le esagerazioni del panegirista. Liutprando fu segretario di Berengario II, e trae la narrazione fino al 948, e non vale nulla più che le nostre gazzette: ma che fare, se siamo ridotti quasi a lui solo?Eppure su questi scarsissimi ricordi esercitò la retorica P. F. Giambullari nellaStoria dell'Europa. Ch'egli sia caro ai maestri di retorica, che un retore nostro contemporaneo l'abbia chiamatola più compita prosa del Cinquecento, passi: ma è strano che alcuno se ne serva per raccontare ai giovani la storia d'Italia. Com'egli inventi le circostanze per amplificare, lo mostri questa descrizione della morte di Berengario: «Flamberto sollecitò i compagni tanto, che la notte seguente vennero armati dove lo innocentissimo re, senza guardia alcuna, tutto sicuro si riposava allato alla stessa chiesa dove fu preso il re Lodovico; essendo solito levarsi la notte all'ora di mattutino, ed entrare co' religiosi a lodare il suo creatore. Il che eseguendo ancora quella notte al solito suo, giunse Flamberto coi suoi seguaci; i quali per essere non pochi facendo pure qualche strepito, venne il re sulla porta a vedere che cosa era questa. Veduto dunque cotanti armati, e Flamberto con esso loro, lo dimandò che cosa e' cercavano a quell'ora e in quella guisa. Il traditore, per cavarlo fuori della chiesa, avvicinatosi più a lui, — State (disse) di buona voglia questi sono amici e servitori vostri, che sapendo come voi state qua su senza guardia alcuna, per lo amore che vi portano sono venuti armati da voi per guardia e sicurtà vostra, apparecchiati, se malignitate alcuna apparisse, a combattere contro a ciascuno che pensasse volervi offendere; e però sarà bene che voi meco li conosciate, e riceviateli allegramente. — Il re da queste parole ingannato, uscì lieto verso di loro; ed entrando sicuramente tra essi per dimesticarsi con tutti e per ringraziarli, lo scellerato Flamberto fattogli strada, lo lasciò trapassare avanti, e rivoltosegli poi alle spalle con un partigianone che egli aveva, lo passò dalle reni al petto, e così gli tolse la vita».

224.Il Troya pubblica un documento del 757, ove Felice, colono del monastero della Madonna nel Reatino, cede tutti i suoi fondi, e Ciottola sua colona, e un'altra ancella a proprio servizio, e metà del ragazzo Maurontone.

224.Il Troya pubblica un documento del 757, ove Felice, colono del monastero della Madonna nel Reatino, cede tutti i suoi fondi, e Ciottola sua colona, e un'altra ancella a proprio servizio, e metà del ragazzo Maurontone.

225.Una casa colle stalle e gli edifizj rustici formava unacorte; una corte co' suoi campi e boschi dicevasimanso, villa della misura di dodici jugeri; molti mansi costituivano unamarca; e molte marche un distretto,pagus.

225.Una casa colle stalle e gli edifizj rustici formava unacorte; una corte co' suoi campi e boschi dicevasimanso, villa della misura di dodici jugeri; molti mansi costituivano unamarca; e molte marche un distretto,pagus.

226.Dai primi tempi alle cattedrali erano affissi sacerdoti che formavano un collegio, vivendo coi beni della Chiesa, ed assistendo il vescovo nei misteri e nei sinodi. Nel concilio di Laodicea del 364 (can. 15) si trovano nominati i salmisti canonici, detti così dal canone o catalogo su cui erano registrati. Nel secoloIVsant'Eusebio radunò il suo clero in casa e mensa comune, con regole di vita austera. Forse da queste dedusse la sua sant'Agostino. Il più antico esempio ch'io trovassi, è in Como, che aveva canonici nell'803; nell'824 San Giovanni di Firenze. A Milano s'introdussero solo nell'XI secolo, quando si sperò con questo far riparo al concubinato. Scrivevansi i nomi de' canonici su tavole cerate; donde il titolo di primicerius.

226.Dai primi tempi alle cattedrali erano affissi sacerdoti che formavano un collegio, vivendo coi beni della Chiesa, ed assistendo il vescovo nei misteri e nei sinodi. Nel concilio di Laodicea del 364 (can. 15) si trovano nominati i salmisti canonici, detti così dal canone o catalogo su cui erano registrati. Nel secoloIVsant'Eusebio radunò il suo clero in casa e mensa comune, con regole di vita austera. Forse da queste dedusse la sua sant'Agostino. Il più antico esempio ch'io trovassi, è in Como, che aveva canonici nell'803; nell'824 San Giovanni di Firenze. A Milano s'introdussero solo nell'XI secolo, quando si sperò con questo far riparo al concubinato. Scrivevansi i nomi de' canonici su tavole cerate; donde il titolo di primicerius.

227.Che il promotore d'ogni bello e sodo sapere in Europa non sapesse scrivere, ripugna a noi moderni, avvezzi a educarci sovra libri; ma allora la scarsezza di questi facea si preferisse l'insegnamento orale; e quantunque Carlo non fosse nel caso di mancare di libri, doveva però uniformarsi al sistema generale, che consisteva nel leggere, udire, disputare, abbandonando lo scrivere ad una classe più bassa e meccanica. Nè quest'uso fu solo d'allora, ma quattro secoli più tardi Federico Barbarossa, protettore di poeti e poeta egli stesso, non sapea scrivere; nè Filippo l'Ardito re di Francia, nè il cavalleresco Giovanni di Luxemburg re di Boemia nel secolo di Dante: che più? Luigi XIV era stato allevato da Péréfixe senza insegnargli a leggere nè a scrivere. Tacio i tanti signori che alle carte non poteano apporre altra firma che la croce; e fin nel secolo XIV la si trova di alcuno chenon sa scrivere perchè gentiluomo. Forse per questo i principi aveano introdotti i monogrammi, cifre artifiziose, composte delle lettere del nome loro, e che probabilmente erano fatte dal segretario.

227.Che il promotore d'ogni bello e sodo sapere in Europa non sapesse scrivere, ripugna a noi moderni, avvezzi a educarci sovra libri; ma allora la scarsezza di questi facea si preferisse l'insegnamento orale; e quantunque Carlo non fosse nel caso di mancare di libri, doveva però uniformarsi al sistema generale, che consisteva nel leggere, udire, disputare, abbandonando lo scrivere ad una classe più bassa e meccanica. Nè quest'uso fu solo d'allora, ma quattro secoli più tardi Federico Barbarossa, protettore di poeti e poeta egli stesso, non sapea scrivere; nè Filippo l'Ardito re di Francia, nè il cavalleresco Giovanni di Luxemburg re di Boemia nel secolo di Dante: che più? Luigi XIV era stato allevato da Péréfixe senza insegnargli a leggere nè a scrivere. Tacio i tanti signori che alle carte non poteano apporre altra firma che la croce; e fin nel secolo XIV la si trova di alcuno chenon sa scrivere perchè gentiluomo. Forse per questo i principi aveano introdotti i monogrammi, cifre artifiziose, composte delle lettere del nome loro, e che probabilmente erano fatte dal segretario.

228.Parvula rex Carolus seniori carmina PauloDilecto fratri mittit honore pio.E alla propria lettera volgendosi:Illic quære meum mox per sacra culmina Paulum:Ille habitat medio sub grege, credo, Dei.Inventumque senem, devota mente saluta,Et dic: Rex Carolus mandat, aveto tibi...Colla mei Pauli gaudendo amplecte benigne,Dicito multoties: Salve pater optime, salve.

228.

Parvula rex Carolus seniori carmina PauloDilecto fratri mittit honore pio.

Parvula rex Carolus seniori carmina PauloDilecto fratri mittit honore pio.

Parvula rex Carolus seniori carmina Paulo

Dilecto fratri mittit honore pio.

E alla propria lettera volgendosi:

Illic quære meum mox per sacra culmina Paulum:Ille habitat medio sub grege, credo, Dei.Inventumque senem, devota mente saluta,Et dic: Rex Carolus mandat, aveto tibi...Colla mei Pauli gaudendo amplecte benigne,Dicito multoties: Salve pater optime, salve.

Illic quære meum mox per sacra culmina Paulum:Ille habitat medio sub grege, credo, Dei.Inventumque senem, devota mente saluta,Et dic: Rex Carolus mandat, aveto tibi...Colla mei Pauli gaudendo amplecte benigne,Dicito multoties: Salve pater optime, salve.

Illic quære meum mox per sacra culmina Paulum:

Ille habitat medio sub grege, credo, Dei.

Inventumque senem, devota mente saluta,

Et dic: Rex Carolus mandat, aveto tibi...

Colla mei Pauli gaudendo amplecte benigne,

Dicito multoties: Salve pater optime, salve.

229.Pertz,Mon. German.,III, 482, pubblica l'epitafio di Arigiso, dove si legge:Quod logos et physis, moderans quod ethica pangit,Omnia condiderat mentis in arce suæ.e in quel di Romoaldo:Grammatica pollens, mundana lege togatus.Champollion Figeac, neiProlegomena ad Amatum, pag.XXIV, pubblica una lettera di Paolo Diacono ad Adilsperga, ove le dice:Cum, ad imitationem excellentissimi comparis,.... ipsa quoque subtili ingenio, sagacissimo studio prudentium arcana rimeris, ita ut philosophorum aurata eloquia poetarumque gemmea tibi dicta in promptu sint, historiis etiam seu commentis tam divinis inhæreas quam mundanis. Essa lettera è quasi l'unica che ci dia a conoscere la vita di Paolo, che solo più tardi troviam chiamato Warnefrido.

229.Pertz,Mon. German.,III, 482, pubblica l'epitafio di Arigiso, dove si legge:

Quod logos et physis, moderans quod ethica pangit,Omnia condiderat mentis in arce suæ.

Quod logos et physis, moderans quod ethica pangit,Omnia condiderat mentis in arce suæ.

Quod logos et physis, moderans quod ethica pangit,

Omnia condiderat mentis in arce suæ.

e in quel di Romoaldo:

Grammatica pollens, mundana lege togatus.

Grammatica pollens, mundana lege togatus.

Grammatica pollens, mundana lege togatus.

Champollion Figeac, neiProlegomena ad Amatum, pag.XXIV, pubblica una lettera di Paolo Diacono ad Adilsperga, ove le dice:Cum, ad imitationem excellentissimi comparis,.... ipsa quoque subtili ingenio, sagacissimo studio prudentium arcana rimeris, ita ut philosophorum aurata eloquia poetarumque gemmea tibi dicta in promptu sint, historiis etiam seu commentis tam divinis inhæreas quam mundanis. Essa lettera è quasi l'unica che ci dia a conoscere la vita di Paolo, che solo più tardi troviam chiamato Warnefrido.

230.A Paolo Diacono scrive Pietro da Pisa:Qui te, Paule, poetarumVatumque doctissimumLinguis variis ad nostramLampantem provinciamMisit, ut inertes aptesFœcundis seminibus?Græca cerneris Homerus,Latina Virgilius,Flaccus crederis in metris,Tibullus eloquio.A queste esorbitanze Paolo rispondeva, meglio ancora col fatto che colle parole mostrando non meritarle:Peream si quemquam horumImitari cupio,A via quam sunt secutiPergentes per invidiamPotius, sed istos egoComparabo canibus.Tres aut quatuor in scholisQuas didici sillabasEx his mihi est ferendusManipulus adorea....

230.A Paolo Diacono scrive Pietro da Pisa:

Qui te, Paule, poetarumVatumque doctissimumLinguis variis ad nostramLampantem provinciamMisit, ut inertes aptesFœcundis seminibus?Græca cerneris Homerus,Latina Virgilius,Flaccus crederis in metris,Tibullus eloquio.

Qui te, Paule, poetarumVatumque doctissimumLinguis variis ad nostramLampantem provinciamMisit, ut inertes aptesFœcundis seminibus?Græca cerneris Homerus,Latina Virgilius,Flaccus crederis in metris,Tibullus eloquio.

Qui te, Paule, poetarum

Vatumque doctissimum

Linguis variis ad nostram

Lampantem provinciam

Misit, ut inertes aptes

Fœcundis seminibus?

Græca cerneris Homerus,

Latina Virgilius,

Flaccus crederis in metris,

Tibullus eloquio.

A queste esorbitanze Paolo rispondeva, meglio ancora col fatto che colle parole mostrando non meritarle:

Peream si quemquam horumImitari cupio,A via quam sunt secutiPergentes per invidiamPotius, sed istos egoComparabo canibus.Tres aut quatuor in scholisQuas didici sillabasEx his mihi est ferendusManipulus adorea....

Peream si quemquam horumImitari cupio,A via quam sunt secutiPergentes per invidiamPotius, sed istos egoComparabo canibus.Tres aut quatuor in scholisQuas didici sillabasEx his mihi est ferendusManipulus adorea....

Peream si quemquam horum

Imitari cupio,

A via quam sunt secuti

Pergentes per invidiam

Potius, sed istos ego

Comparabo canibus.

Tres aut quatuor in scholis

Quas didici sillabas

Ex his mihi est ferendus

Manipulus adorea....

231.Dal cav. Cordero di San Quintino, contraddicendo a Giuseppe e Defendente Sacchi (1828). Si sa storicamente che le chiese di Pavia andarono in fuoco nel 924 per opera degli Ungheri, poi dei Tedeschi nel 1004: dopo di che, si rifabbricarono esse chiese, adoprandovi materiali anteriori, e introducendovi lo stil nuovo, come sono le tribune elevate di molti gradini, il sottopor agli archi pilastri quadrati, senza parastate o colonne incassate, ovvero pilastri poligoni; e finire in cupole ed absidi.

231.Dal cav. Cordero di San Quintino, contraddicendo a Giuseppe e Defendente Sacchi (1828). Si sa storicamente che le chiese di Pavia andarono in fuoco nel 924 per opera degli Ungheri, poi dei Tedeschi nel 1004: dopo di che, si rifabbricarono esse chiese, adoprandovi materiali anteriori, e introducendovi lo stil nuovo, come sono le tribune elevate di molti gradini, il sottopor agli archi pilastri quadrati, senza parastate o colonne incassate, ovvero pilastri poligoni; e finire in cupole ed absidi.

232.NellaStoria Universale, lib.XI, c. 12, riferimmo le tradizioni romanzesche intorno a Carlo Magno; molte ne furono introdotte nei poemi cavallereschi anche in Italia. Firenze e Siena vogliono essere da lui riedificate e ne hanno epigrafi. Montalbano fuor porta alla Croce, e le buche delle fate di Fiesole accolsero lui e i suoi prodi, e presso queste Malagigi imparò l'arte degli incanti, e Orlando fu reso invulnerabile. Orlando si fa nascere a Sutri, divenire senator romano. A Susa un enorme spacco di pietra fu operato da durlindana; questa è effigiata s'un bassorilievo di Roma; la sua lancia serbasi a Pavia; la statua con quella d'Oliviero sul duomo di Pavia; San Stefano di Firenze ha sulla facciata l'impressione di un ferro del suo cavallo, da lui lanciato; a Spello serbano un fatto di pietra ad attestare altro genere di forza; molti luoghi si chiamanoTorre d'Orlando.

232.NellaStoria Universale, lib.XI, c. 12, riferimmo le tradizioni romanzesche intorno a Carlo Magno; molte ne furono introdotte nei poemi cavallereschi anche in Italia. Firenze e Siena vogliono essere da lui riedificate e ne hanno epigrafi. Montalbano fuor porta alla Croce, e le buche delle fate di Fiesole accolsero lui e i suoi prodi, e presso queste Malagigi imparò l'arte degli incanti, e Orlando fu reso invulnerabile. Orlando si fa nascere a Sutri, divenire senator romano. A Susa un enorme spacco di pietra fu operato da durlindana; questa è effigiata s'un bassorilievo di Roma; la sua lancia serbasi a Pavia; la statua con quella d'Oliviero sul duomo di Pavia; San Stefano di Firenze ha sulla facciata l'impressione di un ferro del suo cavallo, da lui lanciato; a Spello serbano un fatto di pietra ad attestare altro genere di forza; molti luoghi si chiamanoTorre d'Orlando.

233.Nunc(curiæ),eo quod res civiles in alium statum transformatæ sint, omniaque ab una imperatoriæ majestatis sollicitudine atque administratione pendeant, ne incassum circa legale solum oberrent, nostro decreto illinc submoventur. Nov. 94 et 96.

233.Nunc(curiæ),eo quod res civiles in alium statum transformatæ sint, omniaque ab una imperatoriæ majestatis sollicitudine atque administratione pendeant, ne incassum circa legale solum oberrent, nostro decreto illinc submoventur. Nov. 94 et 96.

234.Bouquet, v. 629.

234.Bouquet, v. 629.

235.Pascasius Ratbertus, ap.Mabillon, Bened. sæc.IV. p. 1.

235.Pascasius Ratbertus, ap.Mabillon, Bened. sæc.IV. p. 1.

236.Caroli M.Capit.101, 109, 82; Lud. Pii, 7. 8. 9....LeggeIXdi Pepino re d'Italia:Si latrocinia vel furta aut præda inventa fuerint, emendentur, juxta ut ejus lex est, cui malum ipsum perpetratum fuerit.... De ceteris vero causis, communi lege vivamus, quam domnus Karolus excellentissimus rex Francorum atque Langobardorum in edicto adjunxit.Leg.XLVI:Sicut consuetudo nostra est, Romanus vel Langobardus si evenerit quod caussam inter se habeant, observamus ut romanus populus successionem eorum juxta suam legem habeat. Similiter et omnes scriptiones juxta legem suam faciant; et quando jurant, juxta legem suam jurent. Et alii homines ad alios similiter. Et quando componunt, juxta legem ipsius cui malum fecerint, componant. Et Langobardus illis similiter convenit componere.Maginfredo di Delebio in Valtellina uccise Melesone, aldio del monastero di Sant'Ambrogio di Milano nell'870; confessa il peccato, e non avendo abbastanza per pagare la composizione, prega sia accettata a sconto una casetta e una terricciuola sua (casellula et terrula) e parte de' mobili: fu accettato, e se ne fece carta che conservossi nell'archivio ambrosiano. Arigiso duca di Benevento asseriva che, fin allora, chi avesse ucciso persona religiosa non era tenuto a special composizione, o la dava a volontà dei censori: ma esso fissò che l'uccisore di un monaco, prete o diacono pagasse al fisco ducento soldi, o fin a trecento; per gli altri ecclesiastici fuor di palazzo, cencinquanta, come pei laici esercitali.Rer. it. Script.,II. 336. Carlo Magno incarì tal pena. Enrico III nel 1055 riceveva sotto la sua protezione (mundiburdio) i canonici di Parma, in modo che chi gli uccidesse o ferisse o violentasse, dovesse lire cento, metà all'imperatore, metà agli offesi.Ann. M. Æ., II, 326.

236.Caroli M.Capit.101, 109, 82; Lud. Pii, 7. 8. 9....

LeggeIXdi Pepino re d'Italia:Si latrocinia vel furta aut præda inventa fuerint, emendentur, juxta ut ejus lex est, cui malum ipsum perpetratum fuerit.... De ceteris vero causis, communi lege vivamus, quam domnus Karolus excellentissimus rex Francorum atque Langobardorum in edicto adjunxit.

Leg.XLVI:Sicut consuetudo nostra est, Romanus vel Langobardus si evenerit quod caussam inter se habeant, observamus ut romanus populus successionem eorum juxta suam legem habeat. Similiter et omnes scriptiones juxta legem suam faciant; et quando jurant, juxta legem suam jurent. Et alii homines ad alios similiter. Et quando componunt, juxta legem ipsius cui malum fecerint, componant. Et Langobardus illis similiter convenit componere.

Maginfredo di Delebio in Valtellina uccise Melesone, aldio del monastero di Sant'Ambrogio di Milano nell'870; confessa il peccato, e non avendo abbastanza per pagare la composizione, prega sia accettata a sconto una casetta e una terricciuola sua (casellula et terrula) e parte de' mobili: fu accettato, e se ne fece carta che conservossi nell'archivio ambrosiano. Arigiso duca di Benevento asseriva che, fin allora, chi avesse ucciso persona religiosa non era tenuto a special composizione, o la dava a volontà dei censori: ma esso fissò che l'uccisore di un monaco, prete o diacono pagasse al fisco ducento soldi, o fin a trecento; per gli altri ecclesiastici fuor di palazzo, cencinquanta, come pei laici esercitali.Rer. it. Script.,II. 336. Carlo Magno incarì tal pena. Enrico III nel 1055 riceveva sotto la sua protezione (mundiburdio) i canonici di Parma, in modo che chi gli uccidesse o ferisse o violentasse, dovesse lire cento, metà all'imperatore, metà agli offesi.Ann. M. Æ., II, 326.

237.Caroli M.,Capit.26.

237.Caroli M.,Capit.26.

238.Lud. Pii, 26. 27.

238.Lud. Pii, 26. 27.

239.Caroli M., 20. 29. 30-35. 80. 90. 101. 102. 109. 128....

239.Caroli M., 20. 29. 30-35. 80. 90. 101. 102. 109. 128....

240.Lud. Pii, 24:Loth., 78;Caroli M., 10. 20. 21....

240.Lud. Pii, 24:Loth., 78;Caroli M., 10. 20. 21....

241.Caroli M., 81;Loth., 71.

241.Caroli M., 81;Loth., 71.

242.Loth., 31.

242.Loth., 31.

243.«Io Lodovico imperatore concedo a san Pietro e a' suoi successori Roma col ducato e coi territorj marittimi e montani, lidi, porti e tutte le città, castelli, borghi, terre di Toscana, ciò sono Porto Civitavecchia, Cervetri, Todi, Perugia colle tre isole Maggiore, Minore e Polvese, col lago, Narni ed Otricoli. Similmente dalle parti della Campania, Segni, Anagni, Ferentino, Alatri, Patricio, Frosinone, colle altre due parti pur di Campania e Tivoli. Anche l'esarcato di Ravenna che Carlo e Pepinorestituironoa Pietro apostolo, cioè Ravenna, la Romagna, Bobbio, Cesena, Forlimpopoli, Forlì, Faenza, Imola, Bologna, Ferrara, Comacchio, Adria, Gabello con tutti i confini, isole, ecc. Così la Pentapoli, cioè Arimino, Pesaro, Fano, Sinigaglia, Ancona, Umana, Jesi, Fossombrone, Montefeltro, Urbino e il territorio Valvense, Caglio, Luceolo, Gubbio. Così la Sabina, e nella Toscana de' Longobardi, Città di Castello, Orvieto, Bagnarea, Ferento, Viterbo, Marla, Toscanella, Populonia, Soana, Rosella; e Corsica, Sardegna, Sicilia, con ecc. Ancora nelle parti di Campania, Sora, Arce, Aquino, Arpino, Tiano, Capua, e i patrimonj Beneventano, Salernitano e Napoletano, e della Calabria superiore e inferiore, e dovunque v'ha patrimonj nostri nelle parti del regno e dell'impero a noi da Dio conceduto». Labbe, Concil., tom. VII, p. 1515. — Si noti che vi manca ogni segno cronologico, è tratto da copia informe e non autentica, e l'imperatore avrebbe donato ciò che a lui non apparteneva.

243.«Io Lodovico imperatore concedo a san Pietro e a' suoi successori Roma col ducato e coi territorj marittimi e montani, lidi, porti e tutte le città, castelli, borghi, terre di Toscana, ciò sono Porto Civitavecchia, Cervetri, Todi, Perugia colle tre isole Maggiore, Minore e Polvese, col lago, Narni ed Otricoli. Similmente dalle parti della Campania, Segni, Anagni, Ferentino, Alatri, Patricio, Frosinone, colle altre due parti pur di Campania e Tivoli. Anche l'esarcato di Ravenna che Carlo e Pepinorestituironoa Pietro apostolo, cioè Ravenna, la Romagna, Bobbio, Cesena, Forlimpopoli, Forlì, Faenza, Imola, Bologna, Ferrara, Comacchio, Adria, Gabello con tutti i confini, isole, ecc. Così la Pentapoli, cioè Arimino, Pesaro, Fano, Sinigaglia, Ancona, Umana, Jesi, Fossombrone, Montefeltro, Urbino e il territorio Valvense, Caglio, Luceolo, Gubbio. Così la Sabina, e nella Toscana de' Longobardi, Città di Castello, Orvieto, Bagnarea, Ferento, Viterbo, Marla, Toscanella, Populonia, Soana, Rosella; e Corsica, Sardegna, Sicilia, con ecc. Ancora nelle parti di Campania, Sora, Arce, Aquino, Arpino, Tiano, Capua, e i patrimonj Beneventano, Salernitano e Napoletano, e della Calabria superiore e inferiore, e dovunque v'ha patrimonj nostri nelle parti del regno e dell'impero a noi da Dio conceduto». Labbe, Concil., tom. VII, p. 1515. — Si noti che vi manca ogni segno cronologico, è tratto da copia informe e non autentica, e l'imperatore avrebbe donato ciò che a lui non apparteneva.

244.Plura quid hinc memorem? nam centuplicata recepiMunera, romanis quæ arcibus extulerat.Erm. Nigello.

244.

Plura quid hinc memorem? nam centuplicata recepiMunera, romanis quæ arcibus extulerat.Erm. Nigello.

Plura quid hinc memorem? nam centuplicata recepiMunera, romanis quæ arcibus extulerat.Erm. Nigello.

Plura quid hinc memorem? nam centuplicata recepi

Munera, romanis quæ arcibus extulerat.

Erm. Nigello.

245.Barbirasas, i Franchi, a differenza de' Longobardi che aveano barba lunga e puntuta.Agnello,Liber pontif., pag. 180.

245.Barbirasas, i Franchi, a differenza de' Longobardi che aveano barba lunga e puntuta.Agnello,Liber pontif., pag. 180.

246.Sono intitolati or conti, or duchi, or marchesi: e questi titoli sono spesso confusi sotto i Carolingi. Forse erano conti di città, duchi di provincia.

246.Sono intitolati or conti, or duchi, or marchesi: e questi titoli sono spesso confusi sotto i Carolingi. Forse erano conti di città, duchi di provincia.

247.Liber et ingenuus sum natus utroque parente;Semper ero liber, credo, tuente Deo.Erchemp.,L. Longob.Rer. It. Script.,II. p. 1.Il suo epitafio dell'806, posto in Salerno, dice:Pertulit adversas Francorum sæpe phalangas,Salvavit patriam sed, Benevente, tuam.Sed quid plura feram? Gallorum fortia regnaNon valuere hujus subdere colla sibi.Anon. Salern.,Paralip.Rer. It. Script.,II. p. 2.

247.

Liber et ingenuus sum natus utroque parente;Semper ero liber, credo, tuente Deo.Erchemp.,L. Longob.Rer. It. Script.,II. p. 1.

Liber et ingenuus sum natus utroque parente;Semper ero liber, credo, tuente Deo.Erchemp.,L. Longob.Rer. It. Script.,II. p. 1.

Liber et ingenuus sum natus utroque parente;

Semper ero liber, credo, tuente Deo.

Erchemp.,L. Longob.Rer. It. Script.,II. p. 1.

Il suo epitafio dell'806, posto in Salerno, dice:

Pertulit adversas Francorum sæpe phalangas,Salvavit patriam sed, Benevente, tuam.Sed quid plura feram? Gallorum fortia regnaNon valuere hujus subdere colla sibi.Anon. Salern.,Paralip.Rer. It. Script.,II. p. 2.

Pertulit adversas Francorum sæpe phalangas,Salvavit patriam sed, Benevente, tuam.Sed quid plura feram? Gallorum fortia regnaNon valuere hujus subdere colla sibi.Anon. Salern.,Paralip.Rer. It. Script.,II. p. 2.

Pertulit adversas Francorum sæpe phalangas,

Salvavit patriam sed, Benevente, tuam.

Sed quid plura feram? Gallorum fortia regna

Non valuere hujus subdere colla sibi.

Anon. Salern.,Paralip.Rer. It. Script.,II. p. 2.

248.Eginardo,ad ann.815 e 820.

248.Eginardo,ad ann.815 e 820.

249.Astronomus,De vita Ludovici, c. 42.

249.Astronomus,De vita Ludovici, c. 42.

250.Liutprando,IV., 2. La preda fu ripartita così: a ciascuna famiglia d'un morto in guerra centocrus, che sarebbero da dugencinquanta lire; cinquanta alle vedove; per ogni ucciso che non lasciasse famiglia, si diedero centocrusai poveri del suo quartiere, fosser cristiani o saracini; del resto si fecero quattro parti, una per l'ammiraglio, una per l'emir di Sicilia, due pel califfo.

250.Liutprando,IV., 2. La preda fu ripartita così: a ciascuna famiglia d'un morto in guerra centocrus, che sarebbero da dugencinquanta lire; cinquanta alle vedove; per ogni ucciso che non lasciasse famiglia, si diedero centocrusai poveri del suo quartiere, fosser cristiani o saracini; del resto si fecero quattro parti, una per l'ammiraglio, una per l'emir di Sicilia, due pel califfo.

251.VediTheodosiimonaciEp. de excidio Syracusarum, Rer. It. Script., tom. ii. p. i. p. 262.Histoire de l'Afrique arabe sous la dynastie des Aglabites. Parigi 1841: opera di Jusef ebn-Kalidun, fiorito a Tunisi dal 1332 al 1406, e da De Hammer chiamato il Montesquieu arabo; tradotta da Noël des Vergers. V'appare la lotta de' Bereberi contro gli Aglabiti, e come episodio la dominazione di questi in Sicilia.Camillo Martorana,Notizie storiche de' Saraceni siciliani. Palermo 1832.T. G. Wenrich,Rerum ab Arabibus in Italia insulisque adjacentibus, Sicilia maxime, Sardinia atque Corsica, gestarum commentarii.Lipsia1845.Fr. Testa,Diss. de ortu et progressu juris siculi.Alfonso Airoldi,Cod. diplom. della Sicilia sotto il governo degli Arabi, tom. i, p. i. p. 384, nota.NellaBiblioteca arabo-siculadell'Amari si riscontrano circa cencinquanta scienziati, letterati, poeti musulmani in Sicilia.

251.VediTheodosiimonaciEp. de excidio Syracusarum, Rer. It. Script., tom. ii. p. i. p. 262.

Histoire de l'Afrique arabe sous la dynastie des Aglabites. Parigi 1841: opera di Jusef ebn-Kalidun, fiorito a Tunisi dal 1332 al 1406, e da De Hammer chiamato il Montesquieu arabo; tradotta da Noël des Vergers. V'appare la lotta de' Bereberi contro gli Aglabiti, e come episodio la dominazione di questi in Sicilia.

Camillo Martorana,Notizie storiche de' Saraceni siciliani. Palermo 1832.

T. G. Wenrich,Rerum ab Arabibus in Italia insulisque adjacentibus, Sicilia maxime, Sardinia atque Corsica, gestarum commentarii.Lipsia1845.

Fr. Testa,Diss. de ortu et progressu juris siculi.

Alfonso Airoldi,Cod. diplom. della Sicilia sotto il governo degli Arabi, tom. i, p. i. p. 384, nota.

NellaBiblioteca arabo-siculadell'Amari si riscontrano circa cencinquanta scienziati, letterati, poeti musulmani in Sicilia.

252.Albertus Aquensis, lib. v. p. 37. Lo zuccaro prosperava in Sicilia: nel 1419 l'università di Palermo assegnava acque per la coltura di esso; nel 1449 Pietro Speciale ne piantò la campagna de' Ficarazzi; nel 1550 un viaggiatore descrive attivissimi i trappeti (aje) dello zuccaro: e principalmente ne erano a Carini, Trabìa, Buonfornello, Roccella, Pietra di Roma, Malvicini, Olivieri, Casalnovo, Schisò, Casalbiano, Verdura, Sabuci, Medica. Federico II obbligò gli Ebrei venuti dal Garbo a piantare presso Palermo l'indaco e altre produzioni esotiche. Molti nomi di paesi siculi hanno etimologia araba, comeCalatafimi, Caltabellotta, Caltanisetta, castello di S. Eufemio, delle quercie, delle femine:Misilmerimansione dell'emiro,Risicanzir, Rasicormo, Rasicalbo, promontorio de' porci, del vertice, del cane:Marsameni, porto delle colonne,Marsala, porto di Dio, ecc.

252.Albertus Aquensis, lib. v. p. 37. Lo zuccaro prosperava in Sicilia: nel 1419 l'università di Palermo assegnava acque per la coltura di esso; nel 1449 Pietro Speciale ne piantò la campagna de' Ficarazzi; nel 1550 un viaggiatore descrive attivissimi i trappeti (aje) dello zuccaro: e principalmente ne erano a Carini, Trabìa, Buonfornello, Roccella, Pietra di Roma, Malvicini, Olivieri, Casalnovo, Schisò, Casalbiano, Verdura, Sabuci, Medica. Federico II obbligò gli Ebrei venuti dal Garbo a piantare presso Palermo l'indaco e altre produzioni esotiche. Molti nomi di paesi siculi hanno etimologia araba, comeCalatafimi, Caltabellotta, Caltanisetta, castello di S. Eufemio, delle quercie, delle femine:Misilmerimansione dell'emiro,Risicanzir, Rasicormo, Rasicalbo, promontorio de' porci, del vertice, del cane:Marsameni, porto delle colonne,Marsala, porto di Dio, ecc.

253.Romanus, Francus, Bardusque viator et omnisHoc qui intendit opus cantica digna canat.Quod bonus antistes quartus Leo rite novavitPro patriæ ac plebis ecce salute suæ.Principe cum summo gaudens Hlotharius herosPerfecit, cujus emicat altus honor.Quod veneranda fides nimio deduxit amoreHoc Deus omnipotens præferat arce poli.Civitas hæc a conditoris sui nomine Civitas Leonina vocatur.Ad esempio della città Leonina, Giovanni VIII circondò di mura San Paolo:Hic murus salvator adest, invictaque portaQuæ reprobos arcet, suscipiatque pios.Hanc proceres intrate senes, juvenesque togati.Plebsque sacrata Dei limina sancta petens.Quam præsul Domini patravit rite Johannes,Qui nitidis fulxit moribus ac meritis.Præsulis octavi de nomine facta JohannisEcce Johannipolis urbs veneranda cluit.Angelus hanc Domini Paulo cum principe sanctusCustodiat portam semper ab hoste nequam.Insignem nimium muro quam construit amploSedis apostolicæ papa Johannes ovans.Ut sibi post obitum cælestis janua regniPandatur, Christo sat miserante Deo.

253.

Romanus, Francus, Bardusque viator et omnisHoc qui intendit opus cantica digna canat.Quod bonus antistes quartus Leo rite novavitPro patriæ ac plebis ecce salute suæ.Principe cum summo gaudens Hlotharius herosPerfecit, cujus emicat altus honor.Quod veneranda fides nimio deduxit amoreHoc Deus omnipotens præferat arce poli.Civitas hæc a conditoris sui nomine Civitas Leonina vocatur.

Romanus, Francus, Bardusque viator et omnisHoc qui intendit opus cantica digna canat.Quod bonus antistes quartus Leo rite novavitPro patriæ ac plebis ecce salute suæ.Principe cum summo gaudens Hlotharius herosPerfecit, cujus emicat altus honor.Quod veneranda fides nimio deduxit amoreHoc Deus omnipotens præferat arce poli.Civitas hæc a conditoris sui nomine Civitas Leonina vocatur.

Romanus, Francus, Bardusque viator et omnis

Hoc qui intendit opus cantica digna canat.

Quod bonus antistes quartus Leo rite novavit

Pro patriæ ac plebis ecce salute suæ.

Principe cum summo gaudens Hlotharius heros

Perfecit, cujus emicat altus honor.

Quod veneranda fides nimio deduxit amore

Hoc Deus omnipotens præferat arce poli.

Civitas hæc a conditoris sui nomine Civitas Leonina vocatur.

Ad esempio della città Leonina, Giovanni VIII circondò di mura San Paolo:

Hic murus salvator adest, invictaque portaQuæ reprobos arcet, suscipiatque pios.Hanc proceres intrate senes, juvenesque togati.Plebsque sacrata Dei limina sancta petens.Quam præsul Domini patravit rite Johannes,Qui nitidis fulxit moribus ac meritis.Præsulis octavi de nomine facta JohannisEcce Johannipolis urbs veneranda cluit.Angelus hanc Domini Paulo cum principe sanctusCustodiat portam semper ab hoste nequam.Insignem nimium muro quam construit amploSedis apostolicæ papa Johannes ovans.Ut sibi post obitum cælestis janua regniPandatur, Christo sat miserante Deo.

Hic murus salvator adest, invictaque portaQuæ reprobos arcet, suscipiatque pios.Hanc proceres intrate senes, juvenesque togati.Plebsque sacrata Dei limina sancta petens.Quam præsul Domini patravit rite Johannes,Qui nitidis fulxit moribus ac meritis.Præsulis octavi de nomine facta JohannisEcce Johannipolis urbs veneranda cluit.Angelus hanc Domini Paulo cum principe sanctusCustodiat portam semper ab hoste nequam.Insignem nimium muro quam construit amploSedis apostolicæ papa Johannes ovans.Ut sibi post obitum cælestis janua regniPandatur, Christo sat miserante Deo.

Hic murus salvator adest, invictaque porta

Quæ reprobos arcet, suscipiatque pios.

Hanc proceres intrate senes, juvenesque togati.

Plebsque sacrata Dei limina sancta petens.

Quam præsul Domini patravit rite Johannes,

Qui nitidis fulxit moribus ac meritis.

Præsulis octavi de nomine facta Johannis

Ecce Johannipolis urbs veneranda cluit.

Angelus hanc Domini Paulo cum principe sanctus

Custodiat portam semper ab hoste nequam.

Insignem nimium muro quam construit amplo

Sedis apostolicæ papa Johannes ovans.

Ut sibi post obitum cælestis janua regni

Pandatur, Christo sat miserante Deo.

254.Monac. anon.ap.Muratori,II. 266.

254.Monac. anon.ap.Muratori,II. 266.

255.Quia Franci nihil nobis faciunt boni, neque adjutorium præbent, sed magis quæ nostra sunt violenter tollunt; quare non advocamus Græcos, et cum eis fœdus pacis componentes, Francorum regem et gentem de nostro regno et dominatione expellimus?Anastasio Bibl.,Vita Leonis IV, p. 199.

255.Quia Franci nihil nobis faciunt boni, neque adjutorium præbent, sed magis quæ nostra sunt violenter tollunt; quare non advocamus Græcos, et cum eis fœdus pacis componentes, Francorum regem et gentem de nostro regno et dominatione expellimus?Anastasio Bibl.,Vita Leonis IV, p. 199.

256.Gratiani, cap. 9. dist.X; e cap. 41.II. qu. 17.

256.Gratiani, cap. 9. dist.X; e cap. 41.II. qu. 17.

257.Que' lamenti indicano di che natura s'intendesse il potere papale, giacchè Adriano racconta che Leone arcivescovo non permise che i deputati delle città prestassero il giuramento in mano di Giorgio Sacellario, a tal uopo spedito dal papa a Ravenna; a governatore di Gavello aver egli pontefice posto un Domenico raccomandatogli dal re, ma Leone avere spedito soldati ad arrestarlo, e vietato a tutti gli abitanti di accettar impieghi dal papa. V.Cod. Carolino ep. Adriani, 51. 52. 53.

257.Que' lamenti indicano di che natura s'intendesse il potere papale, giacchè Adriano racconta che Leone arcivescovo non permise che i deputati delle città prestassero il giuramento in mano di Giorgio Sacellario, a tal uopo spedito dal papa a Ravenna; a governatore di Gavello aver egli pontefice posto un Domenico raccomandatogli dal re, ma Leone avere spedito soldati ad arrestarlo, e vietato a tutti gli abitanti di accettar impieghi dal papa. V.Cod. Carolino ep. Adriani, 51. 52. 53.

258.Ad hoc usque malum crevit et incrassatum est, ut factione ravennatis archiepiscopi Maurinus cum suis complicibus, qui excomunicati et anathematizati a nobis jam sunt, Ravennam ingrederetur, et fidelium nostrorum res cum suis funditus raperet et devastaret, adeo ut claves civitatis Ravennæ a vestarario nostro violenter subtraheret, et pro libitu suo, nescimus cujus auctoritate, ipsi archiepiscopo(quod nunquam factum fuisse recolitur)potestative concederet. Così scrive il papa alla imperatrice Angilberga, ap.Baluzio,Miscell., tom.V. Altra prova che il dominio temporale apparteneva ai pontefici, e che esisteva un'autorità municipale.

258.Ad hoc usque malum crevit et incrassatum est, ut factione ravennatis archiepiscopi Maurinus cum suis complicibus, qui excomunicati et anathematizati a nobis jam sunt, Ravennam ingrederetur, et fidelium nostrorum res cum suis funditus raperet et devastaret, adeo ut claves civitatis Ravennæ a vestarario nostro violenter subtraheret, et pro libitu suo, nescimus cujus auctoritate, ipsi archiepiscopo(quod nunquam factum fuisse recolitur)potestative concederet. Così scrive il papa alla imperatrice Angilberga, ap.Baluzio,Miscell., tom.V. Altra prova che il dominio temporale apparteneva ai pontefici, e che esisteva un'autorità municipale.

259.La cronologia di questi fatti è incertissima. De' Napoletani scrive l'imperatore (ap.Anonimo Salern., c. 106):Infidelibus arma et alimenta et cetera subsidia tribuentes, per totius imperii nostri litora eos ducunt, et cum ipsis toties beati Petri apostolorum principis fines furtim deprædari conantur ita ut facta videatur Neapolis Panormum vel Africa. Quumque nostri equi Saracenos insequuntur, ipsi, ut possint evadere, Neapolim fugiunt, quibus non est necessarium Panormum repetere: sed Neapolim fugientes, ibidem quousque perviderint latitantes, rursus improviso ad exterminia redeunt.

259.La cronologia di questi fatti è incertissima. De' Napoletani scrive l'imperatore (ap.Anonimo Salern., c. 106):Infidelibus arma et alimenta et cetera subsidia tribuentes, per totius imperii nostri litora eos ducunt, et cum ipsis toties beati Petri apostolorum principis fines furtim deprædari conantur ita ut facta videatur Neapolis Panormum vel Africa. Quumque nostri equi Saracenos insequuntur, ipsi, ut possint evadere, Neapolim fugiunt, quibus non est necessarium Panormum repetere: sed Neapolim fugientes, ibidem quousque perviderint latitantes, rursus improviso ad exterminia redeunt.

260.Noveris exercitum nostrum, Bari triumphis nostris submissa, Saracenos Tarenti pariter et Calabriæ nos mirabiliter humiliasse, simil et comminuisse; ac hos celeriter, duce Deo, penitus contriturum, si a mari prohibiti fuerint escarum admittere copias, vel etiam classibus a Panormo vel Africa suscipere multitudines.Anonimo Salern., c. 94.

260.Noveris exercitum nostrum, Bari triumphis nostris submissa, Saracenos Tarenti pariter et Calabriæ nos mirabiliter humiliasse, simil et comminuisse; ac hos celeriter, duce Deo, penitus contriturum, si a mari prohibiti fuerint escarum admittere copias, vel etiam classibus a Panormo vel Africa suscipere multitudines.Anonimo Salern., c. 94.

261.Allora fu composto questo ritmo:Audite omnes fines terre horrore cum tristitia,Quale scelus fuit factum Benevento civitas:Lhuduvicum comprenderunt, sancto pio augusto.Beneventani se adunarunt ad unum consilium,Adolferio loquebatur, et dicebant principi:Si nos eum vivum dimittemus, certe nos peribimus;Scelus magnum preparavit in istam provintiam,Regnum nostrum nobis tollit, nos habet pro nihilum;Plura mala nobis fecit; rectum est moriad.Deposuerunt sancto pio de suo palatio;Adalferio illum ducebat usque ad pretorium,Ille vero gaude visum tamquam ad martirium.Exierunt Sado et Saducto, inoviabant imperio;Et ipse sancte pius incipiebat dicere:Tamquam ad latronem venistis cum gladiis et fustibus.Fuit jam namque tempus vos allevavit in omnibus;Modo vero surrexistis adversus me consilium,Nescio pro quid causam vultis me occidere.Generacio crudelis veni interficere,Ecclesieque sancte Dei venio diligere,Sanguine veni vindicare quod super terram fusus estKalidus ille temtador ratum atque nomineCoronam imperii sibi in caput ponet, et dicebat populo:Ecce sumus imperator, possum vobis regere.Leto animo habebat de illo quo fecerat,A demonio vexatur, ad terram ceciderat;Exierunt multe turme videre mirabilia.Magnus Dominus Jesus judicavit judicium;Multa gens Paganorum exit in Calabria,Super Salerno pervenerunt possidere civitas.Juratum est ad sancte Dei reliquieIpse regnum defendendum, et alium requirere.

261.Allora fu composto questo ritmo:

Audite omnes fines terre horrore cum tristitia,Quale scelus fuit factum Benevento civitas:Lhuduvicum comprenderunt, sancto pio augusto.Beneventani se adunarunt ad unum consilium,Adolferio loquebatur, et dicebant principi:Si nos eum vivum dimittemus, certe nos peribimus;Scelus magnum preparavit in istam provintiam,Regnum nostrum nobis tollit, nos habet pro nihilum;Plura mala nobis fecit; rectum est moriad.Deposuerunt sancto pio de suo palatio;Adalferio illum ducebat usque ad pretorium,Ille vero gaude visum tamquam ad martirium.Exierunt Sado et Saducto, inoviabant imperio;Et ipse sancte pius incipiebat dicere:Tamquam ad latronem venistis cum gladiis et fustibus.Fuit jam namque tempus vos allevavit in omnibus;Modo vero surrexistis adversus me consilium,Nescio pro quid causam vultis me occidere.Generacio crudelis veni interficere,Ecclesieque sancte Dei venio diligere,Sanguine veni vindicare quod super terram fusus estKalidus ille temtador ratum atque nomineCoronam imperii sibi in caput ponet, et dicebat populo:Ecce sumus imperator, possum vobis regere.Leto animo habebat de illo quo fecerat,A demonio vexatur, ad terram ceciderat;Exierunt multe turme videre mirabilia.Magnus Dominus Jesus judicavit judicium;Multa gens Paganorum exit in Calabria,Super Salerno pervenerunt possidere civitas.Juratum est ad sancte Dei reliquieIpse regnum defendendum, et alium requirere.

Audite omnes fines terre horrore cum tristitia,Quale scelus fuit factum Benevento civitas:Lhuduvicum comprenderunt, sancto pio augusto.Beneventani se adunarunt ad unum consilium,Adolferio loquebatur, et dicebant principi:Si nos eum vivum dimittemus, certe nos peribimus;Scelus magnum preparavit in istam provintiam,Regnum nostrum nobis tollit, nos habet pro nihilum;Plura mala nobis fecit; rectum est moriad.Deposuerunt sancto pio de suo palatio;Adalferio illum ducebat usque ad pretorium,Ille vero gaude visum tamquam ad martirium.Exierunt Sado et Saducto, inoviabant imperio;Et ipse sancte pius incipiebat dicere:Tamquam ad latronem venistis cum gladiis et fustibus.Fuit jam namque tempus vos allevavit in omnibus;Modo vero surrexistis adversus me consilium,Nescio pro quid causam vultis me occidere.Generacio crudelis veni interficere,Ecclesieque sancte Dei venio diligere,Sanguine veni vindicare quod super terram fusus estKalidus ille temtador ratum atque nomineCoronam imperii sibi in caput ponet, et dicebat populo:Ecce sumus imperator, possum vobis regere.Leto animo habebat de illo quo fecerat,A demonio vexatur, ad terram ceciderat;Exierunt multe turme videre mirabilia.Magnus Dominus Jesus judicavit judicium;Multa gens Paganorum exit in Calabria,Super Salerno pervenerunt possidere civitas.Juratum est ad sancte Dei reliquieIpse regnum defendendum, et alium requirere.

Audite omnes fines terre horrore cum tristitia,

Quale scelus fuit factum Benevento civitas:

Lhuduvicum comprenderunt, sancto pio augusto.

Beneventani se adunarunt ad unum consilium,

Adolferio loquebatur, et dicebant principi:

Si nos eum vivum dimittemus, certe nos peribimus;

Scelus magnum preparavit in istam provintiam,

Regnum nostrum nobis tollit, nos habet pro nihilum;

Plura mala nobis fecit; rectum est moriad.

Deposuerunt sancto pio de suo palatio;

Adalferio illum ducebat usque ad pretorium,

Ille vero gaude visum tamquam ad martirium.

Exierunt Sado et Saducto, inoviabant imperio;

Et ipse sancte pius incipiebat dicere:

Tamquam ad latronem venistis cum gladiis et fustibus.

Fuit jam namque tempus vos allevavit in omnibus;

Modo vero surrexistis adversus me consilium,

Nescio pro quid causam vultis me occidere.

Generacio crudelis veni interficere,

Ecclesieque sancte Dei venio diligere,

Sanguine veni vindicare quod super terram fusus est

Kalidus ille temtador ratum atque nomine

Coronam imperii sibi in caput ponet, et dicebat populo:

Ecce sumus imperator, possum vobis regere.

Leto animo habebat de illo quo fecerat,

A demonio vexatur, ad terram ceciderat;

Exierunt multe turme videre mirabilia.

Magnus Dominus Jesus judicavit judicium;

Multa gens Paganorum exit in Calabria,

Super Salerno pervenerunt possidere civitas.

Juratum est ad sancte Dei reliquie

Ipse regnum defendendum, et alium requirere.

262.Gli Annali Bertiniani di Metz narrano a disteso questi fatti. Il Muratori mostra non avervi gran fede: eppure ne' punti principali concordano colle cronache patrie.

262.Gli Annali Bertiniani di Metz narrano a disteso questi fatti. Il Muratori mostra non avervi gran fede: eppure ne' punti principali concordano colle cronache patrie.

263.Hic cubat æterni Hludovicus Cæsar honoris,Æquiparat cujus nulla Thalia decus;Nam ne prima dies regno solioque vacaret,Hesperiæ genito sceptra reliquit avus.Quam sic pacifico, sic forti pectore rexit,Ut puerum brevitas vinceret acta senem.Ingenium mirer ne, fidem cultusve sacrorum.Ambigo, virtutis an pietatis opus.Huic ubi firma virum mundo produxerat ætas,Imperii nomen subdita Roma dedit.Et Saracenorum crebro perpessa secures,Libere tranquillam vexit ut ante togam.Cæsar erat cælo, populus non Cæsare dignus,Composuere brevi stamine fata dies.Nunc obitum luges, infelix Roma, patroni,Omne simul Latium, Galia tota dehinc.Pareite, nam vivus meruit quæ præmia gaudet;Spiritus in cælis, corporis extat honos.

263.

Hic cubat æterni Hludovicus Cæsar honoris,Æquiparat cujus nulla Thalia decus;Nam ne prima dies regno solioque vacaret,Hesperiæ genito sceptra reliquit avus.Quam sic pacifico, sic forti pectore rexit,Ut puerum brevitas vinceret acta senem.Ingenium mirer ne, fidem cultusve sacrorum.Ambigo, virtutis an pietatis opus.Huic ubi firma virum mundo produxerat ætas,Imperii nomen subdita Roma dedit.Et Saracenorum crebro perpessa secures,Libere tranquillam vexit ut ante togam.Cæsar erat cælo, populus non Cæsare dignus,Composuere brevi stamine fata dies.Nunc obitum luges, infelix Roma, patroni,Omne simul Latium, Galia tota dehinc.Pareite, nam vivus meruit quæ præmia gaudet;Spiritus in cælis, corporis extat honos.

Hic cubat æterni Hludovicus Cæsar honoris,Æquiparat cujus nulla Thalia decus;Nam ne prima dies regno solioque vacaret,Hesperiæ genito sceptra reliquit avus.Quam sic pacifico, sic forti pectore rexit,Ut puerum brevitas vinceret acta senem.Ingenium mirer ne, fidem cultusve sacrorum.Ambigo, virtutis an pietatis opus.Huic ubi firma virum mundo produxerat ætas,Imperii nomen subdita Roma dedit.Et Saracenorum crebro perpessa secures,Libere tranquillam vexit ut ante togam.Cæsar erat cælo, populus non Cæsare dignus,Composuere brevi stamine fata dies.Nunc obitum luges, infelix Roma, patroni,Omne simul Latium, Galia tota dehinc.Pareite, nam vivus meruit quæ præmia gaudet;Spiritus in cælis, corporis extat honos.

Hic cubat æterni Hludovicus Cæsar honoris,

Æquiparat cujus nulla Thalia decus;

Nam ne prima dies regno solioque vacaret,

Hesperiæ genito sceptra reliquit avus.

Quam sic pacifico, sic forti pectore rexit,

Ut puerum brevitas vinceret acta senem.

Ingenium mirer ne, fidem cultusve sacrorum.

Ambigo, virtutis an pietatis opus.

Huic ubi firma virum mundo produxerat ætas,

Imperii nomen subdita Roma dedit.

Et Saracenorum crebro perpessa secures,

Libere tranquillam vexit ut ante togam.

Cæsar erat cælo, populus non Cæsare dignus,

Composuere brevi stamine fata dies.

Nunc obitum luges, infelix Roma, patroni,

Omne simul Latium, Galia tota dehinc.

Pareite, nam vivus meruit quæ præmia gaudet;

Spiritus in cælis, corporis extat honos.

264.Atto dell'elezione di Carlo il Calvo in re d'Italia (Rer. It. Scrip.tom.I):Gloriosissimo et a Deo coronato magno et pacifico imperatori domino nostro Carolo perpetuo augusto. Nos quidem Anspertus cum omnibus episcopis, abbatibus, comitibus, ac reliquis, qui nobiscum convenerunt italici regni optimates, quorum nomina generaliter subter habentur inserta, perpetuam optamus prosperitatem et pacem.Jam quia divina pietas vos, beatorum principum apostolorum Petri et Pauli interventione, per vicarium ipsorum, dominum videlicet Joannem summum pontificem et universalem papam vestrum, ad profectum sanctæ Dei Ecclesiæ, nostrorumque omnium incitavit, et ad imperiale culmen Sancti Spiritus judicio provexit; nos unanimiter vos protectorem, dominum ac defensorem omnium nostrum, et italici regni regem eligimus, cui et gaudenter toto cordi affecta subdi gaudemus, et omnia, quæ nobiscum ad profectum totius sanctæ Dei Ecclesiæ, nostrorumque omnium salutem decernitis et sancitis, totis viribus, annuente Christo, concordi mente et prompta voluntate observare promittimus.Anspertussanctæ mediolanensis ecclesiæ archiepiscopus subscripsi.Joannessanctæ aretinæ ecclesiæ humilis episcopus subscripsi.Joannesepiscopus sanctæ ticinensis ecclesiæ subscripsi.BenedictusCremonensis episcopus subscripsi.Theudulphustortonensis episcopus subscripsi.AdalgaudusVercellensis episcopus subscripsi.Azoeporediensis episcopus subscripsi.Gerardusexiguus in exigua laudensi ecclesia episcopus subscripsi.Hilduinusastensis ecclesiæ episcopus subscripsi.Leodoniusmutinensis episcopus subscripsi.Hildradusalbensis episcopus subscripsi.Ratbonussedis augustanæ episcopus subscripsi.Bodohumilis sanctæ aquensis ecclesiæ (episcopus) subscripsi.Sabbatinusjanuensis ecclesiæ episcopus subscripsi.Filibertuscomensis episcopus subscripsi.Adelardusservus servorum Dei veronensis episcopus subscripsi.EgoPaulussanctæ placentinæ ecclesiæ episcopus subscripsi.EgoAndreassanctæ florentinæ ecclesiæ episcopus subscripsi.Ragnesisabbas subscripsi.SignumBosonisinclyti ducis, et sacri palatii archiministri, atque imperialis missi.SignumRicardicomitis.SignumWalfredicomitis.SignumLuitfredicomitis.SignumAlbericicomitis.SignumSupponiscomitis.SignumHardingicomitis.SignumBodradicomitis palatii.SignumCuniberticomitis.SignumBernardicomitis.SignumAirboldicomitis.Juramentum Ansperti archiepiscopi:Sic promitto ego, quia, de isto die in antea, isti seniori meo, quamdiu vixero, fidelis et obediens et adjutor, quantumcumque plus et melius sciero et potuero, et consilio et auxilio secundum meum ministerium in omnibus ero, absque fraude et malo ingenio, et absque ulla dolositate vel seductione seu deceptione, et absque respectu alicujus personæ; et neque per me, neque per literas, sed neque per emissam vel intromissam personam, vel quocumque modo, vel significatione contra suum honorem, et suam ecclesiæ atque regni sibi commissi quietem et tranquillitatem atque soliditatem machinabo, vel machinanti consentiam, neque aliquod unquam scandalum movebo, quod illius præsenti vel futuræ saluti contrarium vel nocivum esse possit. Sic me Deus adjuvet et patrocinetur.Quod rex Carolus juravit Ansperto archiepiscopo, atque optimatibus regni Italici:Et ego quantum sciero et rationabiliter potuero, Domino adjuvante, te, sanctissime ac reverendissime archiepiscope, et unumquemque vestrum, secundum suum ordinem et personam, honorabo et salvabo, et honoratum et salvatum absque ullo dolo ac damnatione vel deceptione conservabo, et unicuique competentem legem ac justitiam conservabo, et qui illam necesse habuerint et rationabiliter petierint, rationabilem misericordiam exhibebo. Sicut fidelis rex suos fideles per rectum honorare et salvare, et unicuique competentem legem et justitiam in unoquoque ordine conservare, et indigentibus et rationabiliter petentibus rationabilem misericordiam debet impendere, et pro nullo homine ab hoc, quantum dimittit humana fragilitas, per studium aut malevolentiam vel alicujus indebitum hortamentum deviabo, quantum mihi Deus intellectum et possibilitatem dabit; et si per fragilitatem contra hoc mihi surreptum fuerit, cum recognovero, voluntarie illud emendare studebo, sic etc.In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Incipiunt capitula, quæ domus imperator Carolus, Hludovici piæ memoriæ filius, una cum consensu et suggestione et reverendissimi ac sanctissimi domini Ansperti archiepiscopi sanctæ mediolanensis ecclesiæ, nec non venerabilium episcoporum et illustrium optimatum, reliquorumque fidelium suorum in regno italico, ad honorem sanctæ Dei Ecclesiæ, et ad pacem ac profectum totius imperii sui, fecit anno incarnationis domini nostri Jesu ChristiDCCLXXVII,regni vero sui in FranciaXXXVI,imperii autem sui,I,indictioneIX,mense februarii, in palatio ticinensi, etc.

264.Atto dell'elezione di Carlo il Calvo in re d'Italia (Rer. It. Scrip.tom.I):Gloriosissimo et a Deo coronato magno et pacifico imperatori domino nostro Carolo perpetuo augusto. Nos quidem Anspertus cum omnibus episcopis, abbatibus, comitibus, ac reliquis, qui nobiscum convenerunt italici regni optimates, quorum nomina generaliter subter habentur inserta, perpetuam optamus prosperitatem et pacem.

Jam quia divina pietas vos, beatorum principum apostolorum Petri et Pauli interventione, per vicarium ipsorum, dominum videlicet Joannem summum pontificem et universalem papam vestrum, ad profectum sanctæ Dei Ecclesiæ, nostrorumque omnium incitavit, et ad imperiale culmen Sancti Spiritus judicio provexit; nos unanimiter vos protectorem, dominum ac defensorem omnium nostrum, et italici regni regem eligimus, cui et gaudenter toto cordi affecta subdi gaudemus, et omnia, quæ nobiscum ad profectum totius sanctæ Dei Ecclesiæ, nostrorumque omnium salutem decernitis et sancitis, totis viribus, annuente Christo, concordi mente et prompta voluntate observare promittimus.

Anspertussanctæ mediolanensis ecclesiæ archiepiscopus subscripsi.

Joannessanctæ aretinæ ecclesiæ humilis episcopus subscripsi.

Joannesepiscopus sanctæ ticinensis ecclesiæ subscripsi.

BenedictusCremonensis episcopus subscripsi.

Theudulphustortonensis episcopus subscripsi.

AdalgaudusVercellensis episcopus subscripsi.

Azoeporediensis episcopus subscripsi.

Gerardusexiguus in exigua laudensi ecclesia episcopus subscripsi.

Hilduinusastensis ecclesiæ episcopus subscripsi.

Leodoniusmutinensis episcopus subscripsi.

Hildradusalbensis episcopus subscripsi.

Ratbonussedis augustanæ episcopus subscripsi.

Bodohumilis sanctæ aquensis ecclesiæ (episcopus) subscripsi.

Sabbatinusjanuensis ecclesiæ episcopus subscripsi.

Filibertuscomensis episcopus subscripsi.

Adelardusservus servorum Dei veronensis episcopus subscripsi.

EgoPaulussanctæ placentinæ ecclesiæ episcopus subscripsi.

EgoAndreassanctæ florentinæ ecclesiæ episcopus subscripsi.

Ragnesisabbas subscripsi.

SignumBosonisinclyti ducis, et sacri palatii archiministri, atque imperialis missi.

SignumRicardicomitis.

SignumWalfredicomitis.

SignumLuitfredicomitis.

SignumAlbericicomitis.

SignumSupponiscomitis.

SignumHardingicomitis.

SignumBodradicomitis palatii.

SignumCuniberticomitis.

SignumBernardicomitis.

SignumAirboldicomitis.

Juramentum Ansperti archiepiscopi:

Sic promitto ego, quia, de isto die in antea, isti seniori meo, quamdiu vixero, fidelis et obediens et adjutor, quantumcumque plus et melius sciero et potuero, et consilio et auxilio secundum meum ministerium in omnibus ero, absque fraude et malo ingenio, et absque ulla dolositate vel seductione seu deceptione, et absque respectu alicujus personæ; et neque per me, neque per literas, sed neque per emissam vel intromissam personam, vel quocumque modo, vel significatione contra suum honorem, et suam ecclesiæ atque regni sibi commissi quietem et tranquillitatem atque soliditatem machinabo, vel machinanti consentiam, neque aliquod unquam scandalum movebo, quod illius præsenti vel futuræ saluti contrarium vel nocivum esse possit. Sic me Deus adjuvet et patrocinetur.

Quod rex Carolus juravit Ansperto archiepiscopo, atque optimatibus regni Italici:

Et ego quantum sciero et rationabiliter potuero, Domino adjuvante, te, sanctissime ac reverendissime archiepiscope, et unumquemque vestrum, secundum suum ordinem et personam, honorabo et salvabo, et honoratum et salvatum absque ullo dolo ac damnatione vel deceptione conservabo, et unicuique competentem legem ac justitiam conservabo, et qui illam necesse habuerint et rationabiliter petierint, rationabilem misericordiam exhibebo. Sicut fidelis rex suos fideles per rectum honorare et salvare, et unicuique competentem legem et justitiam in unoquoque ordine conservare, et indigentibus et rationabiliter petentibus rationabilem misericordiam debet impendere, et pro nullo homine ab hoc, quantum dimittit humana fragilitas, per studium aut malevolentiam vel alicujus indebitum hortamentum deviabo, quantum mihi Deus intellectum et possibilitatem dabit; et si per fragilitatem contra hoc mihi surreptum fuerit, cum recognovero, voluntarie illud emendare studebo, sic etc.

In nomine Patris et Filii et Spiritus Sancti. Incipiunt capitula, quæ domus imperator Carolus, Hludovici piæ memoriæ filius, una cum consensu et suggestione et reverendissimi ac sanctissimi domini Ansperti archiepiscopi sanctæ mediolanensis ecclesiæ, nec non venerabilium episcoporum et illustrium optimatum, reliquorumque fidelium suorum in regno italico, ad honorem sanctæ Dei Ecclesiæ, et ad pacem ac profectum totius imperii sui, fecit anno incarnationis domini nostri Jesu ChristiDCCLXXVII,regni vero sui in FranciaXXXVI,imperii autem sui,I,indictioneIX,mense februarii, in palatio ticinensi, etc.

265.Nella letteraCCXXIXad Anselmo arcivescovo di Milano, nell'882, papa Giovanni VIII si lagna di molte crudeltà usate contro il suo popolo, e massime d'un tal Longobardo, uomo del marchese Guido, che prese ottantatre persone presso Narni, e a tutte tagliò le mani, sicchè molti ne morirono.

265.Nella letteraCCXXIXad Anselmo arcivescovo di Milano, nell'882, papa Giovanni VIII si lagna di molte crudeltà usate contro il suo popolo, e massime d'un tal Longobardo, uomo del marchese Guido, che prese ottantatre persone presso Narni, e a tutte tagliò le mani, sicchè molti ne morirono.

266.Angelberga, vedova dell'imperatore Lodovico II, avea mestato fra quelle turbolenze, poi ricoverò in Santa Giulia di Brescia, asilo di altre spose e figlie di re, e v'avea deposto il pingue suo tesoro; ma questo fu depredato da Berengario del Friuli (Epist. 42 Johannis VIII). Ella poi in testamento (ap.Campi,Stor. Eccl. Placent.lib.VII) al monastero di San Sisto da lei fabbricato in Piacenza lasciò un'infinità di poderi e case in Campo Migliacco nel modenese; Cortenova, Pigognaga, Felina, Guastalla, Luzzara nel reggiano; Cabroi e Masino nel contado di Stazona sul lago Maggiore; Brunago e Trecate (?) nella Burgaria del milanese, ed altri luoghi.

266.Angelberga, vedova dell'imperatore Lodovico II, avea mestato fra quelle turbolenze, poi ricoverò in Santa Giulia di Brescia, asilo di altre spose e figlie di re, e v'avea deposto il pingue suo tesoro; ma questo fu depredato da Berengario del Friuli (Epist. 42 Johannis VIII). Ella poi in testamento (ap.Campi,Stor. Eccl. Placent.lib.VII) al monastero di San Sisto da lei fabbricato in Piacenza lasciò un'infinità di poderi e case in Campo Migliacco nel modenese; Cortenova, Pigognaga, Felina, Guastalla, Luzzara nel reggiano; Cabroi e Masino nel contado di Stazona sul lago Maggiore; Brunago e Trecate (?) nella Burgaria del milanese, ed altri luoghi.

267.Annales Lambecii, palesemente ostili al vescovo.

267.Annales Lambecii, palesemente ostili al vescovo.

268.Recueil des hist.tom. IX. p. 293. 294. Dopo narrati tanti guai, il Muratori conchiude all'888: «Mercè del buon governo degli imperatori Carolini, avea la Lombardia colle altre vicine provincie goduta per più di cento anni un'invidiabile pace».

268.Recueil des hist.tom. IX. p. 293. 294. Dopo narrati tanti guai, il Muratori conchiude all'888: «Mercè del buon governo degli imperatori Carolini, avea la Lombardia colle altre vicine provincie goduta per più di cento anni un'invidiabile pace».

269.Latium concessit avitum. Panegir. Bereng. In quel panegirico per la prima volta si trovano nel nome di Italiani abbracciati tutti quelli che formavano il comune, fosser Longobardi, Franchi o Romani.

269.Latium concessit avitum. Panegir. Bereng. In quel panegirico per la prima volta si trovano nel nome di Italiani abbracciati tutti quelli che formavano il comune, fosser Longobardi, Franchi o Romani.

270.Probabilmente la ferrea, allora primamente adoperata;His motus precibus, gressum contendit ad urbemIrriguam, cursim Ticini abeuntibus undis,Sustulit heic postquam regale insigne coronam.

270.Probabilmente la ferrea, allora primamente adoperata;

His motus precibus, gressum contendit ad urbemIrriguam, cursim Ticini abeuntibus undis,Sustulit heic postquam regale insigne coronam.

His motus precibus, gressum contendit ad urbemIrriguam, cursim Ticini abeuntibus undis,Sustulit heic postquam regale insigne coronam.

His motus precibus, gressum contendit ad urbem

Irriguam, cursim Ticini abeuntibus undis,

Sustulit heic postquam regale insigne coronam.

271.Il panegirista di Berengario mette in bocca a un capitano francese dell'esercito di Guido questi versi (lib.II. v. 200):Quid inertia pectora bello,Pectora (Ubertus ait) duris prætenditis armis,O Itali? Potus vobis, sacra pocula cordi,Sæpius et stomachum nitidis laxare saginis,Elatasque domus rutilo fulcire metallo.Non eadem Gallos similis vel cura remordet,Vicinas quibus est studium devincere terras,Depressumque larem spoliis hinc inde coactisSustentare.

271.Il panegirista di Berengario mette in bocca a un capitano francese dell'esercito di Guido questi versi (lib.II. v. 200):

Quid inertia pectora bello,Pectora (Ubertus ait) duris prætenditis armis,O Itali? Potus vobis, sacra pocula cordi,Sæpius et stomachum nitidis laxare saginis,Elatasque domus rutilo fulcire metallo.Non eadem Gallos similis vel cura remordet,Vicinas quibus est studium devincere terras,Depressumque larem spoliis hinc inde coactisSustentare.

Quid inertia pectora bello,Pectora (Ubertus ait) duris prætenditis armis,O Itali? Potus vobis, sacra pocula cordi,Sæpius et stomachum nitidis laxare saginis,Elatasque domus rutilo fulcire metallo.Non eadem Gallos similis vel cura remordet,Vicinas quibus est studium devincere terras,Depressumque larem spoliis hinc inde coactisSustentare.

Quid inertia pectora bello,

Pectora (Ubertus ait) duris prætenditis armis,

O Itali? Potus vobis, sacra pocula cordi,

Sæpius et stomachum nitidis laxare saginis,

Elatasque domus rutilo fulcire metallo.

Non eadem Gallos similis vel cura remordet,

Vicinas quibus est studium devincere terras,

Depressumque larem spoliis hinc inde coactis

Sustentare.

272.Lo storico Liutprando, vescovo di Cremona, esclama (lib.I. c. 5):Hungarorum gentem cupidam, audacem, omnipotentis Dei ignaram, scelerum omnium non insciam, cædis et omnium rapinarum solummodo avidam, in auxilium convocat; si tamen auxilium dici potest quod paullo post, eo moriente, tam genti suæ, quam ceteris in meridie occasuque degentibus nationibus grave periculum, imo excidium fuit. Quid igitur? Zuentebaldus vincitur, subjugatur, fit tributarius, sed domino solus. O cæcam Arnulphi regis regnandi cupiditatem! o infelicem amarumque diem! Unius homuncionis dejectio fit totius Europæ contritio. Quid mulieribus viduitates, patribus orbitates, virginibus corruptiones, sacerdotibus populisque Dei captivitates, ecclesiis desolationes, terris inhabitatis solitudines, cæca ambitio, paras!E' non è zotico costui.

272.Lo storico Liutprando, vescovo di Cremona, esclama (lib.I. c. 5):Hungarorum gentem cupidam, audacem, omnipotentis Dei ignaram, scelerum omnium non insciam, cædis et omnium rapinarum solummodo avidam, in auxilium convocat; si tamen auxilium dici potest quod paullo post, eo moriente, tam genti suæ, quam ceteris in meridie occasuque degentibus nationibus grave periculum, imo excidium fuit. Quid igitur? Zuentebaldus vincitur, subjugatur, fit tributarius, sed domino solus. O cæcam Arnulphi regis regnandi cupiditatem! o infelicem amarumque diem! Unius homuncionis dejectio fit totius Europæ contritio. Quid mulieribus viduitates, patribus orbitates, virginibus corruptiones, sacerdotibus populisque Dei captivitates, ecclesiis desolationes, terris inhabitatis solitudines, cæca ambitio, paras!E' non è zotico costui.

273.Così Liutprando: eppure Aquileja più non era risorta dalla distruzione di Attila.

273.Così Liutprando: eppure Aquileja più non era risorta dalla distruzione di Attila.

274.Nel 912 Berengario concede a Risinda, badessa di Santa Maria della Pusterla a Pavia,ædificandi castella in opportunis locis licentiam, una cum bertiscis merulorum propugnaculis, aggeribus atque fossatis, omnique argumento ad Paganorum insidias deprimendas. È il primo esempio in Italia. Anche Adalberto vescovo di Bergamo ottenne dal medesimo re di poter fortificare quella città, minacciatamaxima Suevorum Ungarorum incursione.Muratori, al 910. Ai canonici di Verona fu permesso fortificare il castello di Cereta,pro persecutione Ungarorum. Il Muratori adduce molte somiglianti concessioni.

274.Nel 912 Berengario concede a Risinda, badessa di Santa Maria della Pusterla a Pavia,ædificandi castella in opportunis locis licentiam, una cum bertiscis merulorum propugnaculis, aggeribus atque fossatis, omnique argumento ad Paganorum insidias deprimendas. È il primo esempio in Italia. Anche Adalberto vescovo di Bergamo ottenne dal medesimo re di poter fortificare quella città, minacciatamaxima Suevorum Ungarorum incursione.Muratori, al 910. Ai canonici di Verona fu permesso fortificare il castello di Cereta,pro persecutione Ungarorum. Il Muratori adduce molte somiglianti concessioni.

275.Il buon prete Andrea, autore delBreve Chronicon(inMenkenScript. Rer. germ.,I, 100), parlando dell'elezione di Lodovico il Tedesco e Carlo il Calvo, dice:Pravum egerunt consilium quatenus ad duos mandarent regnum. Ma più esplicitamente uno men vulgare, Liutprando vescovo, dice (I. 20):Italienses semper geminis uti dominis volunt, quatenus alterum alterius terrore coerceant.

275.Il buon prete Andrea, autore delBreve Chronicon(inMenkenScript. Rer. germ.,I, 100), parlando dell'elezione di Lodovico il Tedesco e Carlo il Calvo, dice:Pravum egerunt consilium quatenus ad duos mandarent regnum. Ma più esplicitamente uno men vulgare, Liutprando vescovo, dice (I. 20):Italienses semper geminis uti dominis volunt, quatenus alterum alterius terrore coerceant.

276.Chron. Vulturnense, Rer. It. Scrip., t.II. p. 415.

276.Chron. Vulturnense, Rer. It. Scrip., t.II. p. 415.

277.Liutprando, v. 15, ci fa intendere alterasse le monete mescendovi molto rame.

277.Liutprando, v. 15, ci fa intendere alterasse le monete mescendovi molto rame.

278.Populosissimam atque opulentissimam;Frodoardo. Liutprando la chiamaformosa, e sempre coll'enfasi sua propria dice che fra breve risorse in modo da superare le vicine e le lontane città, non inferiore a Roma fuorchè nel non possedere i corpi dei santi apostoli. Tutti i vescovi di Lombardia soleano aver palazzo in Pavia per l'occasione delle diete.

278.Populosissimam atque opulentissimam;Frodoardo. Liutprando la chiamaformosa, e sempre coll'enfasi sua propria dice che fra breve risorse in modo da superare le vicine e le lontane città, non inferiore a Roma fuorchè nel non possedere i corpi dei santi apostoli. Tutti i vescovi di Lombardia soleano aver palazzo in Pavia per l'occasione delle diete.

279.Quel ritmo vuolsi riferire come non infelice saggio della poesia che passava dalle forme antiche alle nuove, giacchè sono versi endecasillabi nostri:Nos adoramus celsa Christi numina,Illi canora demus nostra jubila;Illius magna fisi sub custodiaHæc vigilantes jubilemus carmina.Divina mundi rex Christe custodia,Sub tua serva hæc castra vigilia;Tu murus tuis sis inespugnabilis,Sis inimicis hostis tu terribilis;Te vigilante, nulla nocet fortia,Qui cuncta fugas procul arma bellica.Cinge hæc nostra tu Christe muniminaDefendens ea tua forti lancea.Sancta Maria mater Christi splendida,Hæc cum Johanne, Theotocos, impetraQuorum hic sancta veneramur pignora,Et quibus ista sunt sacrata mœnia,Quo duce victrix est in bello dexteraEt sine ipso nihil valent jacula.Fortis juventus, virtus audax bellica,Vestra per muros audiantur carmina;Et sit in armis alterna vigilia,Ne fraus hostilis hæc invadat mœniaResultet echo comes: eja vigila!Per muros eja! dicat echo vigila!È del tempo e della circostanza stessa una preghiera dei Modenesi a san Geminiano:Ut hoc flagellum, quod meremur miseri,Cælorum regis evadamus gratia.Nam doctus eras Attilæ temporibusPortas pandendo liberare subditos.Nunc te rogamus, licet servi pessimi,Ab Ungarorum nos defendas jaculis.

279.Quel ritmo vuolsi riferire come non infelice saggio della poesia che passava dalle forme antiche alle nuove, giacchè sono versi endecasillabi nostri:

Nos adoramus celsa Christi numina,Illi canora demus nostra jubila;Illius magna fisi sub custodiaHæc vigilantes jubilemus carmina.Divina mundi rex Christe custodia,Sub tua serva hæc castra vigilia;Tu murus tuis sis inespugnabilis,Sis inimicis hostis tu terribilis;Te vigilante, nulla nocet fortia,Qui cuncta fugas procul arma bellica.Cinge hæc nostra tu Christe muniminaDefendens ea tua forti lancea.Sancta Maria mater Christi splendida,Hæc cum Johanne, Theotocos, impetraQuorum hic sancta veneramur pignora,Et quibus ista sunt sacrata mœnia,Quo duce victrix est in bello dexteraEt sine ipso nihil valent jacula.Fortis juventus, virtus audax bellica,Vestra per muros audiantur carmina;Et sit in armis alterna vigilia,Ne fraus hostilis hæc invadat mœniaResultet echo comes: eja vigila!Per muros eja! dicat echo vigila!

Nos adoramus celsa Christi numina,Illi canora demus nostra jubila;Illius magna fisi sub custodiaHæc vigilantes jubilemus carmina.Divina mundi rex Christe custodia,Sub tua serva hæc castra vigilia;Tu murus tuis sis inespugnabilis,Sis inimicis hostis tu terribilis;Te vigilante, nulla nocet fortia,Qui cuncta fugas procul arma bellica.Cinge hæc nostra tu Christe muniminaDefendens ea tua forti lancea.Sancta Maria mater Christi splendida,Hæc cum Johanne, Theotocos, impetraQuorum hic sancta veneramur pignora,Et quibus ista sunt sacrata mœnia,Quo duce victrix est in bello dexteraEt sine ipso nihil valent jacula.Fortis juventus, virtus audax bellica,Vestra per muros audiantur carmina;Et sit in armis alterna vigilia,Ne fraus hostilis hæc invadat mœniaResultet echo comes: eja vigila!Per muros eja! dicat echo vigila!

Nos adoramus celsa Christi numina,

Illi canora demus nostra jubila;

Illius magna fisi sub custodia

Hæc vigilantes jubilemus carmina.

Divina mundi rex Christe custodia,

Sub tua serva hæc castra vigilia;

Tu murus tuis sis inespugnabilis,

Sis inimicis hostis tu terribilis;

Te vigilante, nulla nocet fortia,

Qui cuncta fugas procul arma bellica.

Cinge hæc nostra tu Christe munimina

Defendens ea tua forti lancea.

Sancta Maria mater Christi splendida,

Hæc cum Johanne, Theotocos, impetra

Quorum hic sancta veneramur pignora,

Et quibus ista sunt sacrata mœnia,

Quo duce victrix est in bello dextera

Et sine ipso nihil valent jacula.

Fortis juventus, virtus audax bellica,

Vestra per muros audiantur carmina;

Et sit in armis alterna vigilia,

Ne fraus hostilis hæc invadat mœnia

Resultet echo comes: eja vigila!

Per muros eja! dicat echo vigila!

È del tempo e della circostanza stessa una preghiera dei Modenesi a san Geminiano:

Ut hoc flagellum, quod meremur miseri,Cælorum regis evadamus gratia.Nam doctus eras Attilæ temporibusPortas pandendo liberare subditos.Nunc te rogamus, licet servi pessimi,Ab Ungarorum nos defendas jaculis.

Ut hoc flagellum, quod meremur miseri,Cælorum regis evadamus gratia.Nam doctus eras Attilæ temporibusPortas pandendo liberare subditos.Nunc te rogamus, licet servi pessimi,Ab Ungarorum nos defendas jaculis.

Ut hoc flagellum, quod meremur miseri,

Cælorum regis evadamus gratia.

Nam doctus eras Attilæ temporibus

Portas pandendo liberare subditos.

Nunc te rogamus, licet servi pessimi,

Ab Ungarorum nos defendas jaculis.

280.Dandolo,Chron.È difficile e superfluo il fissare la cronologia di questi fatti.

280.Dandolo,Chron.È difficile e superfluo il fissare la cronologia di questi fatti.

281.Gl'insigni doni ch'e' fece alla basilica di Monza, lasciano supporre vi fosse incoronato. V. Frisi. Siamo fra le diatribe di Liutprando suo nemico personale, e le esagerazioni del panegirista. Liutprando fu segretario di Berengario II, e trae la narrazione fino al 948, e non vale nulla più che le nostre gazzette: ma che fare, se siamo ridotti quasi a lui solo?Eppure su questi scarsissimi ricordi esercitò la retorica P. F. Giambullari nellaStoria dell'Europa. Ch'egli sia caro ai maestri di retorica, che un retore nostro contemporaneo l'abbia chiamatola più compita prosa del Cinquecento, passi: ma è strano che alcuno se ne serva per raccontare ai giovani la storia d'Italia. Com'egli inventi le circostanze per amplificare, lo mostri questa descrizione della morte di Berengario: «Flamberto sollecitò i compagni tanto, che la notte seguente vennero armati dove lo innocentissimo re, senza guardia alcuna, tutto sicuro si riposava allato alla stessa chiesa dove fu preso il re Lodovico; essendo solito levarsi la notte all'ora di mattutino, ed entrare co' religiosi a lodare il suo creatore. Il che eseguendo ancora quella notte al solito suo, giunse Flamberto coi suoi seguaci; i quali per essere non pochi facendo pure qualche strepito, venne il re sulla porta a vedere che cosa era questa. Veduto dunque cotanti armati, e Flamberto con esso loro, lo dimandò che cosa e' cercavano a quell'ora e in quella guisa. Il traditore, per cavarlo fuori della chiesa, avvicinatosi più a lui, — State (disse) di buona voglia questi sono amici e servitori vostri, che sapendo come voi state qua su senza guardia alcuna, per lo amore che vi portano sono venuti armati da voi per guardia e sicurtà vostra, apparecchiati, se malignitate alcuna apparisse, a combattere contro a ciascuno che pensasse volervi offendere; e però sarà bene che voi meco li conosciate, e riceviateli allegramente. — Il re da queste parole ingannato, uscì lieto verso di loro; ed entrando sicuramente tra essi per dimesticarsi con tutti e per ringraziarli, lo scellerato Flamberto fattogli strada, lo lasciò trapassare avanti, e rivoltosegli poi alle spalle con un partigianone che egli aveva, lo passò dalle reni al petto, e così gli tolse la vita».

281.Gl'insigni doni ch'e' fece alla basilica di Monza, lasciano supporre vi fosse incoronato. V. Frisi. Siamo fra le diatribe di Liutprando suo nemico personale, e le esagerazioni del panegirista. Liutprando fu segretario di Berengario II, e trae la narrazione fino al 948, e non vale nulla più che le nostre gazzette: ma che fare, se siamo ridotti quasi a lui solo?

Eppure su questi scarsissimi ricordi esercitò la retorica P. F. Giambullari nellaStoria dell'Europa. Ch'egli sia caro ai maestri di retorica, che un retore nostro contemporaneo l'abbia chiamatola più compita prosa del Cinquecento, passi: ma è strano che alcuno se ne serva per raccontare ai giovani la storia d'Italia. Com'egli inventi le circostanze per amplificare, lo mostri questa descrizione della morte di Berengario: «Flamberto sollecitò i compagni tanto, che la notte seguente vennero armati dove lo innocentissimo re, senza guardia alcuna, tutto sicuro si riposava allato alla stessa chiesa dove fu preso il re Lodovico; essendo solito levarsi la notte all'ora di mattutino, ed entrare co' religiosi a lodare il suo creatore. Il che eseguendo ancora quella notte al solito suo, giunse Flamberto coi suoi seguaci; i quali per essere non pochi facendo pure qualche strepito, venne il re sulla porta a vedere che cosa era questa. Veduto dunque cotanti armati, e Flamberto con esso loro, lo dimandò che cosa e' cercavano a quell'ora e in quella guisa. Il traditore, per cavarlo fuori della chiesa, avvicinatosi più a lui, — State (disse) di buona voglia questi sono amici e servitori vostri, che sapendo come voi state qua su senza guardia alcuna, per lo amore che vi portano sono venuti armati da voi per guardia e sicurtà vostra, apparecchiati, se malignitate alcuna apparisse, a combattere contro a ciascuno che pensasse volervi offendere; e però sarà bene che voi meco li conosciate, e riceviateli allegramente. — Il re da queste parole ingannato, uscì lieto verso di loro; ed entrando sicuramente tra essi per dimesticarsi con tutti e per ringraziarli, lo scellerato Flamberto fattogli strada, lo lasciò trapassare avanti, e rivoltosegli poi alle spalle con un partigianone che egli aveva, lo passò dalle reni al petto, e così gli tolse la vita».


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