282.Quando l'elezione di Carlomanno a re d'Italia era in pratica in Lombardia, il papa scriveva ad Ansperto arcivescovo di Milano sconsigliandolo da questo malaticcio, e soggiungeva: — Nessuno voi dovete ricevere senza nostro consenso, perchè quegli che dev'essere da noi ordinato imperatore, da noi primamente dev'essere eletto».Labbe,Concil.VIII. 103. È notevole la formola dell'elezione di Carlo Calvo, usata da Giovanni VIII, negli atti del concilio di Roma l'887: «Noi l'abbiamo eletto secondo giustizia, ed approvato col consenso e il voto dei vescovi fratelli nostri e degli altri ministri della santa Chiesa romana, dell'illustre senato, di tutto il popolo romano, e dell'ordine de' cittadini; e giusta l'antico costume l'abbiamo solennemente elevato all'impero e decorato del titolo d'augusto».283.Spiego in questo senso le paroleinventum est, ut omnes majores Romæ essent imperiales, di Eutropio prete longobardo, avverso molto alla Corte romana.284.Il religiosissimo Baronio esclama:Quam fœdissima Ecclesiæ romanæ facies, quum Romæ dominarentur potentissimæ æque ac sordidissimæ meretrices, quarum arbitrio mutarentur sedes, darentur episcopi, et, quod auditu horrendum et infandum est, intruderentur in sedem Petri earum amasii pseudopontifices, qui non sunt nisi ad signanda tantum tempora in catalogo romanorum pontificum scripti.All'anno 912, nº 14. Ma forse, nel credere tante iniquità, egli fidò soverchiamente in Liutprando, satirico od enfatico. Il Muratori, non sospetto di papista, trova ragionevoli objezioni a fargli: e dopo lui fu scoperto un poemettoDe romanis pontificibusche un Frodoardo scriveva al tempo di Leone VII, dove a molti d'essi papi sono attribuite lodi di gran virtù. Al Baronio, ostilissimo a Sergio, il Muratori oppone argomenti non deboli. Il suo epitafio è di non infelice latino.Limina quisquis adis Petri metuenda beati,Cerne pii Sergi, exuviasque Petri.Culmen apostolicæ sedis is, jure paternoElectus, tenuit ut Theodorus obit.Pellitur urbe pater, pervadit sacra Johannes,Romuleosque greges dissipat iste lupus.Exul erat patria septem volventibus annis,Post multis populi urbe redit precibus.Suscipitur papa; sacrata sede receptaGaudet. Amat pastor agmina cuncta simul.Hic invasores sanctorum falce subegitRomana ecclesiæ judiciisque patrum.285.Durante quell'assedio, nacque nell'isola d'Orta Guglielmo, che poi fu abate di Digione, rinomatissimo nella storia monastica d'allora per le sue virtù, e per avere fondati molti monasteri e riformatine assai più.286.Walperto mysteria divina celebrante, multis episcopis circumstantibus, rex omnia regalia, lanceam in qua clavus Domini habebatur, et ensem regalem, bipennem, baltlieum, clamydem imperialem, omnesque regias vestes super altare beati Ambrosii deposuit, perficientibus atque celebrantibus clericis, omnibusque ambrosianis ordinibus divinarum solemnitatum mysteria. Walpertus magnanimus archiepiscopus, omnibus regalibus indumentis cum manipulo subdiaconi, corona superimposita(la corona ferrea senza far menzione del chiodo),adstantibus beati Ambrosii suffraganeis universis, multisque ducibus atque marchionibus, decentissime et mirifice Othonem regem collaudatum et per omnia confirmatum induit atque perunxit.Landulph. Sen.,Hist. Med., lib.II. c. 16.287.Decret. Grat., dist. 63. par.I. c. 23.288.L'epitafio di Leodinio, vescovo di Modena, dell'892 dice:His tumulum portis et erectis aggere vallisFirmavit, positis circum latitantibus armis,Non contra dominos erectus corda serenos,Sed cives proprios cupiens defendere sectos.Quel di Ansperto, arcivescovo di Milano, morto l'881:Mœnia sollicitus commissæ reddidit urbiDiruta.Gualdone, vescovo di Como nel 964 espugna l'isola Comacina, e ne smantella le fortificazioni. Amulone, vescovo di Torino al tempo di re Lamberto,ejusdem civitatis muros et turres perversitate sua destruxit. Nam inimicitiam exercens cum suis civibus, qui continuo illum a civitate exturbarunt..... pace peracta reversus et manu valida cinctus, destruxit sicut diximus. Fuerat hæc siquidem civitas condensissimis turribus bene redimita, et arcus in circuitu per totum deambulatorios cum propugnaculis desuper atque antemuralibus. Chron. Novaliciense,Rer. it. scrip., tom.II. p.II. San Poggio, vescovo di Firenze, cinse di mura molte ville.289.Schmidt,St. dei Tedeschi, lib.III. pag. 423. Anche Enrico VII, morto a Buonconvento, fu fatto cuocere a Suvereto, per portarne le ossa a Pisa (Rer. It. Scrip., tom.XV.Chr. Pis.); e dopo la battaglia di Montecatino, nel castel di Buggiano si cossero i capitani morti in quel fatto, e se ne portarono le ossa a Pisa.Lelmi,Diario Sanminiatese.290.Se pure non è tutt'uno con Benedetto VI, che si fosse creduto morto in prigione. Tra quei disordini la serie dei papi riesce avviluppatissima.Allora Roma contava quaranta monasteri d'uomini, venti di femmine, tutti benedettini, e sessanta chiese con canonici.291.Non dubium est ut romana ecclesia, quæ mater et caput ecclesiarum est, per tyrannidem debilitetur. Ap.Baronioal 992.292.La storia di quel secolo ne offre un'altra prova. L'imperatore Lotario che stava in guerra con Lodovico Pio suo padre, mandò dei nobili ad invitare a sè Angelberto arcivescovo di Milano. Andò questo, e lo salutò colle parole e con chinar il capo, ma non volle prostrarsegli per onor della Chiesa. L'imperatore gli disse: — Tu fai come se fossi sant'Ambrogio»; e l'arcivescovo; — Nè io sant'Ambrogio, nè tu sei il signore Iddio». Pregato che andasse a ottenergli pace dal padre, si portò in Francia, fu ricevuto a grand'onoranza, e Lodovico Pio, uditane la domanda, — Buon arcivescovo, cosa deve far uno del nemico suo?» Quegli rispose: — Il Signore ha detto nel Vangelo,Amate i nemici vostri, fate bene a chi vi fece male.— E se nol facessi?» ripetè Lodovico; e quegli: — Non avresti la vita eterna, se morissi nell'odio». L'imperatore ne imbizzarrì, e lo invitò a sostenere questo asserto davanti ai sapienti. Radunati i quali, l'arcivescovo parlò: — Sapete che siam tutti fratelli, liberi o servi, padri o figli? Ebbene, san Giovanni scrisse,Chi odia il fratel suo è omicida, e nessun omicida ha in sè la vita eterna». Tutti dovettero assentirgli; e l'imperatore, posta la mano per terra, chiese perdono, e restituì la grazia al figliuolo.Presbyteri AndreæChronicon. Semplici ragioni, ma che non seppero i successori suoi intonare ai potenti nei secoli della ostentata libertà.293.Non già Stefania, nome inventato dal milanese Arnulfo, come anche la storiella dell'avvelenamento.294.Adelboldus,Vita s. Henrici. Quei che della storia fanno allusioni, in quest'anni passati esaltarono Arduino come fosse un instauratore della nazionalità italiana, un predecessore e modello di Carlalberto.295.Arduinus juxta posse ultionem exercet in perfidos.Arnulph.,Hist. Med., lib.I. c. 16.296.Marchiones et episcopos, duces et comites, nec non etiam abbates, quorum prava erant itinera, corrigendo multum emendavit. Marchiones autem italici regni sua calliditate capiens, et in custodia ponens, quorum nonnulli fuga lapsi, alios vero, post correctionem, ditatos muneribus dimisit. Chron. Noval.297.NelleAntichità Estensi, par. I, c. 13, è recato un bel documento del 1014, ove Enrico imperatore adduce che il conte Oberto, il marchese Oberto, i figli suoi, e Alberto nipote (Estensi li crede il Muratori) dopo che loelesserore ed imperatore, e glidieder le manie prestarongli il giuramento, favorirono Arduino nemico suo, e fecero prede e devastazioni. Siccome essi vivevano a legge longobarda, e in questa è scritto che «se alcuno trama contro la vita del re, perda la propria e gli siano confiscati i beni»; perciò esso Enrico confisca i possessi di quei signori, e li dona alla chiesa di San Siro in Pavia, in compenso de' guasti sofferti.298.Monaci WeingartnelleAnt. Estensi, p. 6.299.Guglielmo scriveva a Maginfredo che il fatto non gli parevaneque utile neque honestum, gens enim vestra infida est. Insidiæ graves contra nos orientur.Fulbert, ep. 58. E Ademaro monaco dice chein ducibus Italiæ fidem non reperiens, laudem et honorem eorum pro nihilo duxit.300.L'abate di San Giustiniano di Falesi nel 1115 vende all'opera della cattedrale di Pisatres partes integras de castello et rocca Plumbini(questa è la prima menzione di Piombino); e nel 1135 baratta coll'arcivescovo di Pisa due altre intere parti del castello e della rôcca di Piombino.Anno dom. Inc.MLXXVIII,ego Ermengarda... concedo ecclesiæ Sancti Donati integram partem, quod est quarta pars de sextadecima parte de castello de Polciano etc.Ant. Estensi, part. I. c. 18. Massa Marittima nel 1254 compra metà del Monterotondo dai figli del fu conte Rainaldo condomini; poi nel 62 l'altra metà da diversi altri; e vedansi nelDizionariodel Repetti le sminuzzate compre fatte da quel Comune. Nel 1212 l'abate di San Antimo cede ai Sienesi un quarto di Montalcino. Siena stessa compra a pezzi e bocconi il castello di Montorsojo dopo il 1255; e nel 1181 dal vescovo di Volterra un quarto del castello e distretto di Montieri e sue argenterie. Alla dieta di Roncaglia del 1058 il vescovo di Luni disputava contro Gandolfo lucchese pel possesso di parte del castello d'Aghinolfo nella Versilia. Gli archivj sono pieni di queste vendite e donazioni parcellari.301.Cibrario,Monarchia di Savoja,II. 6. La gradazione delle persone è così designata da Laurière sopra un manoscritto antico pressoHallam, cap. 5: «Duca è la prima dignità, poi conti, visconti, baroni, indi castellano, valvassore, cittadino, in ultimo villano». Nelle Assise di Gerusalemme, tradotte ad uso de' possedimenti veneziani in Levante, ilsuzerain, è dettocaposignor; uomini degli uominii valvassori; lecorvéeservizio di corpo, angheria, servizio personale, che in altri autori si diconocomandateomanopere; cosìfar ligezza, chiamarsi di uno, ed altri modi che sarò obbligato ad usare, non essendovi o non conoscendo io libri classici per lingua, che di proposito trattino di cose feudali.302.Intorno alla seconda crociata, alcuni principali cittadini si ritirarono a vivere nei loro castelli; ma due volte al mese doveano convenire a consiglio in Belluno, oltrechè vi mandavano i loro servi per le occorrenze. Cominciarono dunque a dire semplicemente Cività per Belluno; il qual nome trovasi primamente in un atto del 1144, riportato dal Piloni, lib.II, p. 76. e Cividade è in un documento del 1349, riferito dal Verci, vol.XII, p. 129; poi Cividale.303.Antiq. M. Æ., I. 650.304.Questo diritto di naufragio, certo antichissimo, dai Rodj passò ai Romani, e divenne fiscale; ma poi Gregorio VII nel concilio Romano del 1078, ed Alessandro III nel Lateranese, scomunicarono chi ne usasse; Federico II il vietò per la Sicilia, altri il proibirono con leggi severissime; eppure iniquità siffatta si prolungò fino ai giorni nostri. Vedi avanti al Cap.CXXIV.305.Diego Orlando,Feudi di Sicilia. Palermo 1847.306.Constit. regni Siciliæ, lib.III. tit. 26. 27.307.Vol.I. p. 115, ed. Morel.308.Lib.VII. tit. 2.309.IlCodice Giustin., lib.VII. tit. 6, laNovellaXXII. c. 12 dichiarano liberi gli schiavi che il padrone avesse abbandonati infermi, mentre potea metterli inxenonemse non avesse mezzi di curarli.310.Si quis res alienas, idest servum aut ancillam seu alias res mobiles.... Leg. 232.311.Astolfo, xiv;Rachis, i. 3. 277.312.Che i villani fossero servi lo attesta la legge 284 di Rotari dicendo:Si servi, idest concilium rusticanorum, manu armata in vicum intraverint etc.Da questo testo alcuno volle dedurre, primo, che esistesse qualche forma di Comune tra i villani; secondo, che anche questi avessero il diritto delle armi sotto i Longobardi. V.Fleger,Das Königsreich der Langobarden etc.Lipsia 1851. Sarebbe la più strana anomalia in un governo barbaro.Conciliumnon mi suona altro che intelligenza, congiura: e gli schiavi delle colonie americane, quante volte afferrano le armi contro i padroni! e le afferrò Spartaco.313.Rot., 225. 226. Oggi in olandesevolvryvale pienamente libero. Il semplice liberto diceasiwiderborn, quasi rinato,widergeboren.314.Paolo Diac., lib.I. c. 13.315.Eam pergat partem, quamcumque volens canonice elegerit, habensque portas apertas etc.FormulæLindenbr.101.316.Qui per impans, idest in volum regis, dimittitur.Rot., i. 225.317.Liutpr., iv. 5.318.Leg.IX.* Carlo Hegel (Storia della costituzione dei municipii italiani dai Romani fin all'aprirsi del secoloXII) sostiene che anche la popolazione romana era indissolubilmente sottoposta all'unico diritto, nella qualità di aldj, dalla quale non poteano passare alla piena libertà longobarda se non per una nuova manomissione. Il diritto romano non fu punto riconosciuto per gran tempo, da poi entrò come diritto di Corte, indi come diritto ecclesiastico, non però personale. Più tardi fu concesso a singoli stranieri per privilegio, infine a città e territorj interi. Nella legislazione di Liutprando la voceLangobardusabbraccia vincitori e vinti.319.Rot., 222.320.Leg.V. 19.321.In venalitate hominum ad Paganas venumdantes gentes.Fantuzzi,Monum. ravenn., tom.V. dipl. 19.322.Il valore dei servi era in proporzione della capacità. Secondo carte dell'archivio di Sant'Ambrogio di Milano, uno nel 721 è venduto tre soldi d'oro; nel 725 una donna vende un fanciullo per dodici soldi d'oro; nell'807 Totone, due fanciulli per trenta soldi d'argento; nel 955 un fanciullo è valutato quanto un fondo di pertiche quindici, tavole otto, che Valso negoziante cedeva ad Aupaldo abate di Sant'Ambrogio.Fumagalli,Delle istituzioni diplom.,II. 520.Nell'archivio diplomatico di Firenze è l'apografo della vendita d'una schiava col bambino, del 15 maggio 763, che reco per esempio:In Christi omnipotentis nomine, regnantes domini nostri Desiderio et Adelgis, præcellent. regibus, anno regni eorum septimo et quinto, quintadecima die mensis magii, ind. prima, scripsi ego Aboald notarius rogatus ab Candidus, viro honesto et venditore, ipso præesente, michique dictante, et subter manus suas signum sanctæ crucis facientes, et testis qui subscriverent aut signa facerent, ipse rogavit.Constat me prænominatus Candidus venditor vindedisse et vindedimus vobis Audepert et Baroncello germanis emptoribus, vindedimus vobis muliere una nomine Boniperga qui Teudisada, una cum infantulo suo parbulo, cujus adhuc dr. nomen dederit, quos in infinitum vobis pro ancilla et servo vindedimus possidendum quatenus amodo in vestra suprascriptorum Audepert et Baroncello vel heredum vestrorum maneat potestate, et recipimus pretium nos qui supra Candidus venditor a vobis emptoribus pro suprascripta muliere nomine Boniperga qui Teudisada, una cum filio suo parbulo, inter bobes et auro inadpretiato sol. viginti et uno, finitum pretium; et inter eis bono animo convinet in ea ratione, ut si quis amodo nos qui supra venditor vel heredes nostros aut aliquis homo contra hanc vinditionem nostram quandoque ire præsumpserimus, te minime ab omne homine defensare potuerimus duplum pretium ad rem melioratam, nos quoque venditor vel heredes nostri vobis emptoribus vel ad heredes vestros reddituri promittimus.Actum Christi regno, mense et indictione suprascripta feliciter.Signum † manus Candido v. h. venditoris qui hanc cartulam fieri rogavit.Ego Perideus testis rogatus †. Ego Adualdus testis rogatus †.Signum † manus Magnefridi actor testis.Ego q. s. Aboald notarius postradita complevi et emisi.Il Lupo reca la vendita fatta nel 1064 da Enrico conte d'Almenno, vivente a legge longobarda, ad un tal Signorello di Crema, d'un'ancella di nome Maura,natione Italie, per trenta soldi d'argento, prezzo finito:Que suprascripta ancilla cum omnibus vestimenticulis ejus in integrum a presenti die in tua et cui tu dederis tuisque heredibus persistat potestate, jure proprietario nomine habendum et faciendum exinde quicquid volueris.Nel 924, Adalberto vescovo di Bergamo dona ai canonici di San Vincenzode pertinentibus meis famulum unum nomine Gis....... qui et Ruso vocatur, cum uxore sua Gariverga et filio suo Petro, una cum vestimentola, et peculiariolum eorum, in ipsam canonicam pistorem esse, et aliud servitium quot ministri ipsius canonice jusserint, ad ipsos sacerdotes fatiendum; et perveniat a die presente in jus et potestatem ipsorum fratrum, propter remedium et salutem corporis et anime nostre. E nel 976 il prevosto di Sant'Alessandro commuta un servo con un altro, e coll'aggiunta di più di otto pertiche di terra.Cod. bergom.,II. 665. 137.Nel Lupo stesso vi sono varie concessioni fatte dal padrone, massime da vescovi, a qualche servo, di vendere o permutare alcun loro possesso. Ivi, 59. 211. 261. 277. 559....323.Gattola,ad Hist. Abatiæ cassinensis accessiones, part.I. p. 71.324.Michele Piazza,Storia sicula, part.I. c. 47 e 111, part.II. c. 17;Gregorio, lib.V. c. 2, nota 15 all'anno 1375.325.Nel catalogo dei beni del vescovado di Lucca dell'VIIIoIXsecolo, Philippus de Spardacofacit angarias diesIIIin hebdomada; Bappulo de Persinianofacit angarias diesIIIin hebdomada, reddit vinum medietatem, oleum med., pullosIIII,ovosXX; altrisimiliter; Tachiprandofacit angarias hebdomadasXIIin anno.... Omilio de Quesareddit vinum med. et lavore tertiam parte; Felix de Subsilonlereddit med. granum el faba, et vinum anforas antiquamIet den.XXVII.326.La condizione degli schiavi e i varj mestieri cui si applicavano, ricevono gran lume dalla seguente carta di emancipazione e divisione del 761, nelleMemorie Lucchesi, vol.IV. doc. 54:Notitia brevis, qualiter divisi ego Sunderat inter me et domino Ferodeo episcopo homines de ista parte Arnu.In primis Asprandulo de Tramonte, Maurulo germano ipsius Aspranduli. Rodulo, Magnipertulu Angari filii ipsius Roduli. Corpulo filio Barinchuli maiure. Maricindula muliere Barinchuli. Corpula mulier Alaldi. Gespergula filia Marcianuli minore. Sisula mulier Magnipertuli de filio Roduli, cum filio suo Sisaldulo. Marcianulo de' Caracini. Auripertulo filii ipsius Marcianuli minore. Maurulo filio Stephani mediano. Candido caprario. Martinulo filio Marrioni de Salicano. Candida soror ipsius Martinuli. Marinulo de Cincturia. Lartula mulier ipsius Marinuli, cum tres infantos suos, uno masculo, et duæ feminæ. Sunfulo de Cincturia. Duæ filiæ Furcule de Tramonte, quem habet de muliere, filio Tendaldi. Alpergula de Lamari. Gunderadula, qui est in casa Baronaci, cum duæ filiæ suæ. Tendulo de Monacciatico. Causulo de Serbano. Cicula soror Teudaldi, qui fuit mulier quondam Radipertuli. Uno filio, et una filia Ciantuli, nomine Wsilinda, Ratpertulo de Tramonte.Item breve de homenis, quos antea inter nos divisimus. Romaldulo calicario. Gandipertulo pistrinario. Liutpertulo vestorario. Mauripertulo caballario, filio Randuli. Arcansulo filio Fridipertuli. Martinulo clerico. Gudaldo quocho, frater Gaudipertuli. Clausula soror Ghitioli. Auria nepote Widaldi. Lucipergula nepote Marcianuli. Tachipergula de Massa. Aldula filia Magnipergulæ. Teuspergula filia Sunfuli. Maricula filia ipsius Sunfuli. Ansula soror Alpuli. Alipergula cornisiana. Geltrada mulier Cinctuli. Flurula filia Mugiuli. Teudipergula filia Murfuli. Cosfridulo filio Canseramuli. Barulo porcario. Aurulo filio Roppuli similiter porcario. Ratcausulo vaccario. Teuderissciula, quem debet nobis Ciemiccio in viganio. Prandulo filio Roppuli. Auripertula filia Cianciuli. Gunderadula filia Bonisomoli. Corpulo filio Alraldi.Item breve de homenis, quos livertavet barbane(lo zio)meus. Sichiprandulu. Waliprandulu. Duo filii, et una filia Radipertuli de Monacciatico. Mulier Pertuli de Vico, cum tres infantes suos. Wanipertulo nepote Teuduli de Lamari. Aurulu russu. Nepote Widaldi de Quosa. Bonipertulu filio Bonisomuli de Tramonte. Due consubrine Dulciari de Coloniola. Nepote Bonusuli de Roselle.Item breve de homenis, quos liveros emiset barbane meus pro anima bonæ memoriæ genitori meo Sundipert, germani sui. Alpergula soror Alpuli. Canseradula soror Aspranduli. Bonaldulo frater Guadipertuli. Cellulo frater Causuli. Bonusula soror Sanduli. Liutpergula soror Magnuli de Valeriano, cum infantes suos. Causeradula soror Guidipertuli, cum tres infantes suos. Alo filio Radaldelli. Annifridulo de Cincturia.Isti omnes suprascripti homenis, quos barbane meus Peredeus in Dei nomine episcopus pro anima sua, et pro anima bonæ memoriæ genitori meo Sundipert, liveros emiset, quod sunt insimul homenis viginti et octo, in hoc ordine eos commemoravi in hunc breve, ut in ordine permaneant, sicut de ipsi inter nos per cartulæ convenientia, et promissio facta est. Nam non dedi isti home (homenis) in divisione suprascripti barbani mei sicut alii suprascripti homenis. Facta suprascripta notitia tempore dominorum nostrorum Desiderii, et Adelchis regibus, in anno regni eorum quinto et secundo, idus mensis magii, per indictionem quartadecima. Et scripsi ego Osprandus Diaconus.Le stesseMemorie, vol.V. part. 3. p. 354, recano una curiosa permuta di servi nel 975.327.Considerazioni sulla storia di Sicilia, lib.I. c.V. n. 4. 6. 8.328.Secondo la legge longobarda era inviolabile lo schiavo rifuggito nella Chiesa, mentre non l'era nei possedimenti del re.329.Ecco l'atto di uno chesi offeriscead una chiesa (Mem. Lucchesi, vol.IV. doc. 11):In Dei nomine, Regnante domno nostro Carolo rege Francorum et Langobardorum, anno regni ejus nono, et filio ejus domno nostro Pipino rege, anno regni ejus tertio, nono kalendas junias, indictione sexta. Manifestum est mihi Martino filio quondam Sinchi, quia per hanc cartulam offero memetipsum Deo, et tibi ecclesiæ beati sancti Reguli, Christi martheri, sitæ ubi vocabulum est ad Waldo, ut amodo in tua vel de tuis custodibus ego permaneam potestate; et si me de ipsum sanctum locum subtragi quæsiero, vel omnem imperationem ipsius ecclesiæ rectoribus facere et adimplere noluero, et in omnibus non permanere sicut et alii homenis jam dictæ ecclesiæ pertinentibus, aut in alterius casa abitare præsumpsero, spondeo me qui supra Martinus esse componiturus a parte suprascriptæ basilicæ, vel ad custodibus ejus auri soledos numero quinquaginta et cartulam offersionis meæ omni tempore in prædicto ordine firma et stabilis permaneat, et pro confirmatione Philippum presbyterum rogavi. Actum ad ecclesiam sancti Georgi ad Navis.E nel documento 72 un altro del 772, ove notate che cede i beni e se stesso, ma ritiene gli uomini, cioè i servi:In Dei nomine. Regnante domno nostro Desiderio rege, et filio ejus domno nostro Adelchi rege, anno regni eorum quintodecimo et tertiodecimo, quinto idus mensis januarii, per indictionem decimam. Manifestum est mihi Racchulo clerico, filio quondam Baruccioli, abitatori ad ecclesiam sancti Elari tibi dicitur ad Crucem, quia per hanc cartulam offero me ipso Deo et tibi ecclesiæ beatæ sanctæ Mariæ sitæ in sexto, ubi Rachiprandus presbyta rector esse videtur, una cum omnibus rebus meis tam.... casa abitationis meæ, cum fundamento, curte vel aliis ædificiis meis simul et hortis (vineis), pratis, pascuis, sylvis, virgareis, olivetis, castanetis, cultis rebus, vel... moventibus una cum casis massariciis, vel aldionales, ubique... tibi prædictæ ecclesiæ in integrum. Excepto omni... omnes, quos in mea reverso esse potestatem: nam aliis omnibus suprascriptis rebus volo ut cunctis diebus sit in potestatem suprascriptæ Dei ecclesiæ, una cum omnibus rebus meis movilibus vel immovilibus in præfinito. Et qua a me neque ab heredibus meis aliquando præsens hac cartula offersionis meæ posse disrumpi, sed omni... in prædicto ordine in ipsa Dei ecclesia firmiter permaneat. Et pro confirmatione Rachiprandum clericum scribere rogavi. Actum Luca.330.Al vescovo di Padova, nella Marca Trevisana spettava la giurisdizione di un distretto (pieve di sacco) appartenente al dominio (saccus) del re; tutto diviso fra livellarj (uomini di sacco), che pagavano un censo al fisco reale, potevano anche vendere le terre, ma non a grandi vassalli o potenti, per non turbare i diritti regali del vescovo.Gennari,Ann. della città di Padova.Livello forse si disse dallibelloche consegnavasi all'investito.331.Quia Tuscis consuetudo est ut, accepto ab Ecclesia libello, in contumaciam convertantur contra Ecclesiam, ita ut vix unquam constitutum reddant censum; precipimus, modisque omnibus jubemus, ut nullus episcopus vel canonicus(di Arezzo)libellum aut aliquod scriptum alicui homini faciant, nisi laborantibus, qui fructum terræ Ecclesiæ, reddant sine molestia vel contradictione.Antiq. M. Æ.III.Nel 962 il vescovo di Genova, assecondando la domanda loro, ad alcune persone concedeva porzioni dei beni della chiesa a mezzeria, con obbligo di piantar vigne ed alberi fruttiferi il meglio che potranno; e di quel che seminano, il primo anno daran di nove moggia uno, il secondo di otto uno, il terzo e i successivi di sette uno: dell'uva, de' fichi, degli ulivi per dieci anni non daranno nulla, ma ogn'anno un pollo ciascuno, poi dopo dieci anni la metà del vino, de' fichi, dell'olio, oltre un'imposta detta scatico.Monum. hist. patr., Liber Jurium, p. 7.332.Walprando, vescovo di Lucca, dovendo muovere all'esercito con re Astolfo il 754, fa testamento, lasciando a chiese ed ospedali:Servos autem meos vel ancillas, volo ut liveri omnes esse debeant, et a juspatronato absoluti, sicut illi homines qui exNOBILE GENEREprocreati et nati esse videntur. Mem. Lucchesi, vol.IV. doc. 46.Nel 778 Peredeo, vescovo pure di Lucca, in testamento libera anch'egli i servi:Post decessu meo omnes liberi et a juspatronato absoluti cunctis diebus debeant permanere sicut illi homines qui deNOBILIBUS ROMANISprocreati et nati esse inveniuntur. Simili modo servos vel ancillas, quas domna genitrix mea Sundrada se vivens liberos demisit,IN EO ORDINEliberi permaneant, sicut supra institui(doc. 86).Nel 789 Celso chierico:Homines meos omnes masculos et feminas pro anima mea liberos dimittere debeatis circa sacrum altare, et per absolutionis chartulas a juspatronato absoluti(doc. 107).Talvolta, per fare più inattaccabile l'emancipazione, vi si adopravano le formole del diritto barbarico, del romano e dell'ecclesiastico, come nel prezioso documento bergamasco del 1083, ove il conte Alberto emancipa alcuni servi,sicut illi qui in quadrubio et in quarta manu traditis(formula romana)et amond factis(che è longobardo),vel sicut illis qui per manus sacerdotis circa sacro altare ad liberis dimittendi deducti fiunt, pro anime mee mercede; et concedo a vobis graciam libertatis vestre omne conquistum vestrum tam quod nunc abeatis, aut in antea aquistare potueritis.333.Nel testamento di prete Lupo e del cherico Ansperto nell'800, che lasciano i loro beni alla basilica di Sant'Alessandro di Bergamo, leggiamo:In ea vero ratione, ut familias nostras ad nos pertinentes, servos et ancillas, aldiones et aldianes de personas suas omnes liberis arimannis amundis absolutis permaneant ab omni conditione servitutis et juspatronatus sit ad eos concesso, civesque romani sint, et habeant potestatem testandi et anulo portandi, et ad nullum hominem habeant reprehensionem, et defensionem habeant ad quem voluerint. Tantum est ut illis pertinentibus nostris qui resedet in massaricio foris domocultile, si voluerit ipsis vel eorum heredes in ipsis rebus habitare, habeat potestatem ibidem resedendo, ed debeat tam ipsis vel eorum heredes per omni anno circuli dare ad suprascripta basilica de predictis rebus quinque modia grano, medietate grosso et medietate menuto, et vino medietate: et si in ipsis rebus resedere non voluerint, vadant ubi voluerint in libertatem suam; tantum unusquique per caput ponat super arca sancti Alexandri denaria quatuor tam masculis seu et feminis...Lupo, op. cit.,I. 627.334.Dov'è la servità, non ci ha mendicanti, perchè ciascun padrone mantiene i suoi uomini, come i suoi giumenti; perciò nelle carte antiche non si trovano assegnate o ben di rado limosine. NelXIIsecolo si ha in Milano menzione dicase di lavoro, che i collettori delleAntichità longobarde milanesi(diss.XX) credettero luoghi di ricovero, ove faceansi lavorare i poveri. Ecco invenzione ignota agli antichi.335.Ep.12.lib.IV.336.Honor piscationum et venationum tocius plebatus et curiæ est D. episcopi, et debet habere D. episcopus de catia ursi bregutum cum capite et plottis et butello et spallam desteram, quandocumque et ubicumque capiat; et per unam diem debent homines de Pisoneis(Pisogne)et plebatus ire ad catiam ad voluntatem D. episcopi et ejus nuntiorum.Docum. del 1299, riportato dalRonchettinella Storia bergamasca.C. F. Rumhor, nelleOrigini del proscioglimento de' coloni in Toscana(Amburgo 1830), pubblicò documenti che assai rischiarano la condizione reale e personale nelXIIeXIIIsecolo.337.Ut ammodo in antea ipse nec eorum heredes ac proheredes, nec alia persona missa ad ipsis non debeat esse in consilium aut factum quod per dictos omines qui ad ipsam abitacionem venerint de jam dictis locis, nec ipsi nec eorum heredes et proheredes unum pel plures sicut cernitur fractam illam que est juxta viam que currit de rio ad grandunem versum ipsum castrum, ut infra ipsum castrum habeant per vertutem ullam percussionem nec occisionem corporis, neque res illas que in ipso castro erunt in ullo tempore per vertutem tollere presumat, excepto de illo omine qui in consilio ut factum fuerit de illis ominibus qui ipsum castrum custodierint perdere, aut pretersionem per vim abere, aut ad ipsum castrum assaltum facere, aut incendium comittere, aut ipsum castellum disrumpere. Quod si hoc probatum fuerit, illius bona qui hos comiserit et sua persona liceat ubique in potestate esse. Et insuper convenerunt infra predictam villam... liceat in mansionem ipsorum omnium, neque de eorum heredibus per vim albergare, neque pro pane tollendo, neque pro vino, pro carne, neque annona, excepto propter nuptias et sponsalias et propter receptum seniorum suorum, vel si unquam verram abuerint, et ad defensionem ipsius castelli et ville alios omines preter eorum vassallos conduserint; et in ullo tempore neque porcum neque porcellum neque moltonem neque agnum per judicium querere nec tollere debeant: et si aliquo modo unquam in tempore tulerint et hoc requisitum fuerit, infra mense unum explegitum caput tantum cui factum fuerit reddatur. Et iterum convenerunt... ad ipsos omines fodrum tollere non debent, excepto si a publico aquisierint. Nam si a publico aquisierint et rex in Longobardia venerit, fodrum solito modo solvatur. Et hoc convenerunt ut si unquam inter ipsos barbanes et nepotes (de Calusco) verram advenerit, non liceat unus alteri ambulandi vel revertendi ad ipsum castellum vel villam, sicut cernitur territorium ipsius loci contradicere, neque assaltum facere, neque plakam neque feritam neque occisionem corporis facere per se nec per suos missos, neque ad ipsos omines donec verram inter se abuerint ad ipsum castellum et villam; neque ad ipsos omines non licet assaltum facere, neque per incendium, neque per predam, neque per vastationem, neque per aprensionem ipsorum ominum, etc.Ap.Lupo.338.Una causa di stato personale fu trattata il 901 nel placito di Milano avanti Sigefredo conte di palazzo. L'avvocato del conte di Milano pretendeva che alcuni uomini di Palazzolo fossero aldj d'esso conte. Essi invece sostenevano d'esser liberi ed arimanni, nati dal padre e madre libera, dai quali avevano ereditato qualche possesso; nè mai erano stati obbligati a servizio di corpo: salvo che aveano pure qualche casa e fondo in Blestazio, appartenenti alla corte di Palazzolo, pei quali facevano alcune opere a questa. Si discusse, si udirono i testimonj, e furono dichiarati liberi.Antiq. M. Æ., diss.XIII.Nel 905 in Bellano sul lago di Como si piativa della libertà d'alcuni servi della corte di Limonta, feudo imperiale spettante al monastero di Sant'Ambrogio a Milano. I convenuti confessavano essere servi di lor persona, come i genitori e parenti loro; e si teneano obbligati a cogliere le ulive, spremerne l'olio, pagare ogni anno ad esso monastero settanta soldi di buon argento, menar per barca sul lago l'abate o i suoi messi, e rendergli ogni anno cento libbre di ferro, trenta polli, trecento ova. Ma in un'altra carta si lamentavano perchè l'abate gli aggravasse di là del dovuto, e gli obbligasse a battere il suo grano, e talvolta fino a tagliar i capelli (multoties nos grana flagellare, et capillos nostros auferre præcipit); il che era segno di servitù.Gli uomini di Casciavola nel Valdarno ricorrevano alla contessa Beatrice di Toscana, e poi ai consoli e al clero della primaziale di Pisa contro i Lambardi, cioè baroni del castello di San Casciano, che usavano con loro empietà e crudeltà; dichiaravano essere sempre stati liberi, aver tenuto abitazione nel castello di San Casciano, ma non prestato mai atti servili a que' Lambardi, eccetto il tributo debito per le case che vi tenevano di loro proprietà e che consisteva in due carra di legna ogni abitazione (cella), purchè i signori garantissero ad essi la selva. Quel tributo fu poi mutato in un assegno di sedici danari. Distrutto il castello di San Casciano, credevano rimanere sciolti da qualsiasi impegno. Ma prima che fosse disfatto, essi Lambardi cominciarono a derubare i querelanti, che perciò ne portarono accusa dianzi alla signora Beatrice, la quale di fatto li tolse in protezione, comminando mille libbre d'oro contro chi li danneggiasse. Ma presto il diploma perdette virtù,omnis potestas perdidit virtutem, et justitia mortua est, et periit de terra nostra: tunc ceperunt facere omnia mala nobis, sicut Pagani et Saraceni etc.Camici,Dei marchesi di Toscana, vol.II.
282.Quando l'elezione di Carlomanno a re d'Italia era in pratica in Lombardia, il papa scriveva ad Ansperto arcivescovo di Milano sconsigliandolo da questo malaticcio, e soggiungeva: — Nessuno voi dovete ricevere senza nostro consenso, perchè quegli che dev'essere da noi ordinato imperatore, da noi primamente dev'essere eletto».Labbe,Concil.VIII. 103. È notevole la formola dell'elezione di Carlo Calvo, usata da Giovanni VIII, negli atti del concilio di Roma l'887: «Noi l'abbiamo eletto secondo giustizia, ed approvato col consenso e il voto dei vescovi fratelli nostri e degli altri ministri della santa Chiesa romana, dell'illustre senato, di tutto il popolo romano, e dell'ordine de' cittadini; e giusta l'antico costume l'abbiamo solennemente elevato all'impero e decorato del titolo d'augusto».
282.Quando l'elezione di Carlomanno a re d'Italia era in pratica in Lombardia, il papa scriveva ad Ansperto arcivescovo di Milano sconsigliandolo da questo malaticcio, e soggiungeva: — Nessuno voi dovete ricevere senza nostro consenso, perchè quegli che dev'essere da noi ordinato imperatore, da noi primamente dev'essere eletto».Labbe,Concil.VIII. 103. È notevole la formola dell'elezione di Carlo Calvo, usata da Giovanni VIII, negli atti del concilio di Roma l'887: «Noi l'abbiamo eletto secondo giustizia, ed approvato col consenso e il voto dei vescovi fratelli nostri e degli altri ministri della santa Chiesa romana, dell'illustre senato, di tutto il popolo romano, e dell'ordine de' cittadini; e giusta l'antico costume l'abbiamo solennemente elevato all'impero e decorato del titolo d'augusto».
283.Spiego in questo senso le paroleinventum est, ut omnes majores Romæ essent imperiales, di Eutropio prete longobardo, avverso molto alla Corte romana.
283.Spiego in questo senso le paroleinventum est, ut omnes majores Romæ essent imperiales, di Eutropio prete longobardo, avverso molto alla Corte romana.
284.Il religiosissimo Baronio esclama:Quam fœdissima Ecclesiæ romanæ facies, quum Romæ dominarentur potentissimæ æque ac sordidissimæ meretrices, quarum arbitrio mutarentur sedes, darentur episcopi, et, quod auditu horrendum et infandum est, intruderentur in sedem Petri earum amasii pseudopontifices, qui non sunt nisi ad signanda tantum tempora in catalogo romanorum pontificum scripti.All'anno 912, nº 14. Ma forse, nel credere tante iniquità, egli fidò soverchiamente in Liutprando, satirico od enfatico. Il Muratori, non sospetto di papista, trova ragionevoli objezioni a fargli: e dopo lui fu scoperto un poemettoDe romanis pontificibusche un Frodoardo scriveva al tempo di Leone VII, dove a molti d'essi papi sono attribuite lodi di gran virtù. Al Baronio, ostilissimo a Sergio, il Muratori oppone argomenti non deboli. Il suo epitafio è di non infelice latino.Limina quisquis adis Petri metuenda beati,Cerne pii Sergi, exuviasque Petri.Culmen apostolicæ sedis is, jure paternoElectus, tenuit ut Theodorus obit.Pellitur urbe pater, pervadit sacra Johannes,Romuleosque greges dissipat iste lupus.Exul erat patria septem volventibus annis,Post multis populi urbe redit precibus.Suscipitur papa; sacrata sede receptaGaudet. Amat pastor agmina cuncta simul.Hic invasores sanctorum falce subegitRomana ecclesiæ judiciisque patrum.
284.Il religiosissimo Baronio esclama:Quam fœdissima Ecclesiæ romanæ facies, quum Romæ dominarentur potentissimæ æque ac sordidissimæ meretrices, quarum arbitrio mutarentur sedes, darentur episcopi, et, quod auditu horrendum et infandum est, intruderentur in sedem Petri earum amasii pseudopontifices, qui non sunt nisi ad signanda tantum tempora in catalogo romanorum pontificum scripti.All'anno 912, nº 14. Ma forse, nel credere tante iniquità, egli fidò soverchiamente in Liutprando, satirico od enfatico. Il Muratori, non sospetto di papista, trova ragionevoli objezioni a fargli: e dopo lui fu scoperto un poemettoDe romanis pontificibusche un Frodoardo scriveva al tempo di Leone VII, dove a molti d'essi papi sono attribuite lodi di gran virtù. Al Baronio, ostilissimo a Sergio, il Muratori oppone argomenti non deboli. Il suo epitafio è di non infelice latino.
Limina quisquis adis Petri metuenda beati,Cerne pii Sergi, exuviasque Petri.Culmen apostolicæ sedis is, jure paternoElectus, tenuit ut Theodorus obit.Pellitur urbe pater, pervadit sacra Johannes,Romuleosque greges dissipat iste lupus.Exul erat patria septem volventibus annis,Post multis populi urbe redit precibus.Suscipitur papa; sacrata sede receptaGaudet. Amat pastor agmina cuncta simul.Hic invasores sanctorum falce subegitRomana ecclesiæ judiciisque patrum.
Limina quisquis adis Petri metuenda beati,Cerne pii Sergi, exuviasque Petri.Culmen apostolicæ sedis is, jure paternoElectus, tenuit ut Theodorus obit.Pellitur urbe pater, pervadit sacra Johannes,Romuleosque greges dissipat iste lupus.Exul erat patria septem volventibus annis,Post multis populi urbe redit precibus.Suscipitur papa; sacrata sede receptaGaudet. Amat pastor agmina cuncta simul.Hic invasores sanctorum falce subegitRomana ecclesiæ judiciisque patrum.
Limina quisquis adis Petri metuenda beati,
Cerne pii Sergi, exuviasque Petri.
Culmen apostolicæ sedis is, jure paterno
Electus, tenuit ut Theodorus obit.
Pellitur urbe pater, pervadit sacra Johannes,
Romuleosque greges dissipat iste lupus.
Exul erat patria septem volventibus annis,
Post multis populi urbe redit precibus.
Suscipitur papa; sacrata sede recepta
Gaudet. Amat pastor agmina cuncta simul.
Hic invasores sanctorum falce subegit
Romana ecclesiæ judiciisque patrum.
285.Durante quell'assedio, nacque nell'isola d'Orta Guglielmo, che poi fu abate di Digione, rinomatissimo nella storia monastica d'allora per le sue virtù, e per avere fondati molti monasteri e riformatine assai più.
285.Durante quell'assedio, nacque nell'isola d'Orta Guglielmo, che poi fu abate di Digione, rinomatissimo nella storia monastica d'allora per le sue virtù, e per avere fondati molti monasteri e riformatine assai più.
286.Walperto mysteria divina celebrante, multis episcopis circumstantibus, rex omnia regalia, lanceam in qua clavus Domini habebatur, et ensem regalem, bipennem, baltlieum, clamydem imperialem, omnesque regias vestes super altare beati Ambrosii deposuit, perficientibus atque celebrantibus clericis, omnibusque ambrosianis ordinibus divinarum solemnitatum mysteria. Walpertus magnanimus archiepiscopus, omnibus regalibus indumentis cum manipulo subdiaconi, corona superimposita(la corona ferrea senza far menzione del chiodo),adstantibus beati Ambrosii suffraganeis universis, multisque ducibus atque marchionibus, decentissime et mirifice Othonem regem collaudatum et per omnia confirmatum induit atque perunxit.Landulph. Sen.,Hist. Med., lib.II. c. 16.
286.Walperto mysteria divina celebrante, multis episcopis circumstantibus, rex omnia regalia, lanceam in qua clavus Domini habebatur, et ensem regalem, bipennem, baltlieum, clamydem imperialem, omnesque regias vestes super altare beati Ambrosii deposuit, perficientibus atque celebrantibus clericis, omnibusque ambrosianis ordinibus divinarum solemnitatum mysteria. Walpertus magnanimus archiepiscopus, omnibus regalibus indumentis cum manipulo subdiaconi, corona superimposita(la corona ferrea senza far menzione del chiodo),adstantibus beati Ambrosii suffraganeis universis, multisque ducibus atque marchionibus, decentissime et mirifice Othonem regem collaudatum et per omnia confirmatum induit atque perunxit.Landulph. Sen.,Hist. Med., lib.II. c. 16.
287.Decret. Grat., dist. 63. par.I. c. 23.
287.Decret. Grat., dist. 63. par.I. c. 23.
288.L'epitafio di Leodinio, vescovo di Modena, dell'892 dice:His tumulum portis et erectis aggere vallisFirmavit, positis circum latitantibus armis,Non contra dominos erectus corda serenos,Sed cives proprios cupiens defendere sectos.Quel di Ansperto, arcivescovo di Milano, morto l'881:Mœnia sollicitus commissæ reddidit urbiDiruta.Gualdone, vescovo di Como nel 964 espugna l'isola Comacina, e ne smantella le fortificazioni. Amulone, vescovo di Torino al tempo di re Lamberto,ejusdem civitatis muros et turres perversitate sua destruxit. Nam inimicitiam exercens cum suis civibus, qui continuo illum a civitate exturbarunt..... pace peracta reversus et manu valida cinctus, destruxit sicut diximus. Fuerat hæc siquidem civitas condensissimis turribus bene redimita, et arcus in circuitu per totum deambulatorios cum propugnaculis desuper atque antemuralibus. Chron. Novaliciense,Rer. it. scrip., tom.II. p.II. San Poggio, vescovo di Firenze, cinse di mura molte ville.
288.L'epitafio di Leodinio, vescovo di Modena, dell'892 dice:
His tumulum portis et erectis aggere vallisFirmavit, positis circum latitantibus armis,Non contra dominos erectus corda serenos,Sed cives proprios cupiens defendere sectos.
His tumulum portis et erectis aggere vallisFirmavit, positis circum latitantibus armis,Non contra dominos erectus corda serenos,Sed cives proprios cupiens defendere sectos.
His tumulum portis et erectis aggere vallis
Firmavit, positis circum latitantibus armis,
Non contra dominos erectus corda serenos,
Sed cives proprios cupiens defendere sectos.
Quel di Ansperto, arcivescovo di Milano, morto l'881:
Mœnia sollicitus commissæ reddidit urbiDiruta.
Mœnia sollicitus commissæ reddidit urbiDiruta.
Mœnia sollicitus commissæ reddidit urbi
Diruta.
Gualdone, vescovo di Como nel 964 espugna l'isola Comacina, e ne smantella le fortificazioni. Amulone, vescovo di Torino al tempo di re Lamberto,ejusdem civitatis muros et turres perversitate sua destruxit. Nam inimicitiam exercens cum suis civibus, qui continuo illum a civitate exturbarunt..... pace peracta reversus et manu valida cinctus, destruxit sicut diximus. Fuerat hæc siquidem civitas condensissimis turribus bene redimita, et arcus in circuitu per totum deambulatorios cum propugnaculis desuper atque antemuralibus. Chron. Novaliciense,Rer. it. scrip., tom.II. p.II. San Poggio, vescovo di Firenze, cinse di mura molte ville.
289.Schmidt,St. dei Tedeschi, lib.III. pag. 423. Anche Enrico VII, morto a Buonconvento, fu fatto cuocere a Suvereto, per portarne le ossa a Pisa (Rer. It. Scrip., tom.XV.Chr. Pis.); e dopo la battaglia di Montecatino, nel castel di Buggiano si cossero i capitani morti in quel fatto, e se ne portarono le ossa a Pisa.Lelmi,Diario Sanminiatese.
289.Schmidt,St. dei Tedeschi, lib.III. pag. 423. Anche Enrico VII, morto a Buonconvento, fu fatto cuocere a Suvereto, per portarne le ossa a Pisa (Rer. It. Scrip., tom.XV.Chr. Pis.); e dopo la battaglia di Montecatino, nel castel di Buggiano si cossero i capitani morti in quel fatto, e se ne portarono le ossa a Pisa.Lelmi,Diario Sanminiatese.
290.Se pure non è tutt'uno con Benedetto VI, che si fosse creduto morto in prigione. Tra quei disordini la serie dei papi riesce avviluppatissima.Allora Roma contava quaranta monasteri d'uomini, venti di femmine, tutti benedettini, e sessanta chiese con canonici.
290.Se pure non è tutt'uno con Benedetto VI, che si fosse creduto morto in prigione. Tra quei disordini la serie dei papi riesce avviluppatissima.
Allora Roma contava quaranta monasteri d'uomini, venti di femmine, tutti benedettini, e sessanta chiese con canonici.
291.Non dubium est ut romana ecclesia, quæ mater et caput ecclesiarum est, per tyrannidem debilitetur. Ap.Baronioal 992.
291.Non dubium est ut romana ecclesia, quæ mater et caput ecclesiarum est, per tyrannidem debilitetur. Ap.Baronioal 992.
292.La storia di quel secolo ne offre un'altra prova. L'imperatore Lotario che stava in guerra con Lodovico Pio suo padre, mandò dei nobili ad invitare a sè Angelberto arcivescovo di Milano. Andò questo, e lo salutò colle parole e con chinar il capo, ma non volle prostrarsegli per onor della Chiesa. L'imperatore gli disse: — Tu fai come se fossi sant'Ambrogio»; e l'arcivescovo; — Nè io sant'Ambrogio, nè tu sei il signore Iddio». Pregato che andasse a ottenergli pace dal padre, si portò in Francia, fu ricevuto a grand'onoranza, e Lodovico Pio, uditane la domanda, — Buon arcivescovo, cosa deve far uno del nemico suo?» Quegli rispose: — Il Signore ha detto nel Vangelo,Amate i nemici vostri, fate bene a chi vi fece male.— E se nol facessi?» ripetè Lodovico; e quegli: — Non avresti la vita eterna, se morissi nell'odio». L'imperatore ne imbizzarrì, e lo invitò a sostenere questo asserto davanti ai sapienti. Radunati i quali, l'arcivescovo parlò: — Sapete che siam tutti fratelli, liberi o servi, padri o figli? Ebbene, san Giovanni scrisse,Chi odia il fratel suo è omicida, e nessun omicida ha in sè la vita eterna». Tutti dovettero assentirgli; e l'imperatore, posta la mano per terra, chiese perdono, e restituì la grazia al figliuolo.Presbyteri AndreæChronicon. Semplici ragioni, ma che non seppero i successori suoi intonare ai potenti nei secoli della ostentata libertà.
292.La storia di quel secolo ne offre un'altra prova. L'imperatore Lotario che stava in guerra con Lodovico Pio suo padre, mandò dei nobili ad invitare a sè Angelberto arcivescovo di Milano. Andò questo, e lo salutò colle parole e con chinar il capo, ma non volle prostrarsegli per onor della Chiesa. L'imperatore gli disse: — Tu fai come se fossi sant'Ambrogio»; e l'arcivescovo; — Nè io sant'Ambrogio, nè tu sei il signore Iddio». Pregato che andasse a ottenergli pace dal padre, si portò in Francia, fu ricevuto a grand'onoranza, e Lodovico Pio, uditane la domanda, — Buon arcivescovo, cosa deve far uno del nemico suo?» Quegli rispose: — Il Signore ha detto nel Vangelo,Amate i nemici vostri, fate bene a chi vi fece male.— E se nol facessi?» ripetè Lodovico; e quegli: — Non avresti la vita eterna, se morissi nell'odio». L'imperatore ne imbizzarrì, e lo invitò a sostenere questo asserto davanti ai sapienti. Radunati i quali, l'arcivescovo parlò: — Sapete che siam tutti fratelli, liberi o servi, padri o figli? Ebbene, san Giovanni scrisse,Chi odia il fratel suo è omicida, e nessun omicida ha in sè la vita eterna». Tutti dovettero assentirgli; e l'imperatore, posta la mano per terra, chiese perdono, e restituì la grazia al figliuolo.Presbyteri AndreæChronicon. Semplici ragioni, ma che non seppero i successori suoi intonare ai potenti nei secoli della ostentata libertà.
293.Non già Stefania, nome inventato dal milanese Arnulfo, come anche la storiella dell'avvelenamento.
293.Non già Stefania, nome inventato dal milanese Arnulfo, come anche la storiella dell'avvelenamento.
294.Adelboldus,Vita s. Henrici. Quei che della storia fanno allusioni, in quest'anni passati esaltarono Arduino come fosse un instauratore della nazionalità italiana, un predecessore e modello di Carlalberto.
294.Adelboldus,Vita s. Henrici. Quei che della storia fanno allusioni, in quest'anni passati esaltarono Arduino come fosse un instauratore della nazionalità italiana, un predecessore e modello di Carlalberto.
295.Arduinus juxta posse ultionem exercet in perfidos.Arnulph.,Hist. Med., lib.I. c. 16.
295.Arduinus juxta posse ultionem exercet in perfidos.Arnulph.,Hist. Med., lib.I. c. 16.
296.Marchiones et episcopos, duces et comites, nec non etiam abbates, quorum prava erant itinera, corrigendo multum emendavit. Marchiones autem italici regni sua calliditate capiens, et in custodia ponens, quorum nonnulli fuga lapsi, alios vero, post correctionem, ditatos muneribus dimisit. Chron. Noval.
296.Marchiones et episcopos, duces et comites, nec non etiam abbates, quorum prava erant itinera, corrigendo multum emendavit. Marchiones autem italici regni sua calliditate capiens, et in custodia ponens, quorum nonnulli fuga lapsi, alios vero, post correctionem, ditatos muneribus dimisit. Chron. Noval.
297.NelleAntichità Estensi, par. I, c. 13, è recato un bel documento del 1014, ove Enrico imperatore adduce che il conte Oberto, il marchese Oberto, i figli suoi, e Alberto nipote (Estensi li crede il Muratori) dopo che loelesserore ed imperatore, e glidieder le manie prestarongli il giuramento, favorirono Arduino nemico suo, e fecero prede e devastazioni. Siccome essi vivevano a legge longobarda, e in questa è scritto che «se alcuno trama contro la vita del re, perda la propria e gli siano confiscati i beni»; perciò esso Enrico confisca i possessi di quei signori, e li dona alla chiesa di San Siro in Pavia, in compenso de' guasti sofferti.
297.NelleAntichità Estensi, par. I, c. 13, è recato un bel documento del 1014, ove Enrico imperatore adduce che il conte Oberto, il marchese Oberto, i figli suoi, e Alberto nipote (Estensi li crede il Muratori) dopo che loelesserore ed imperatore, e glidieder le manie prestarongli il giuramento, favorirono Arduino nemico suo, e fecero prede e devastazioni. Siccome essi vivevano a legge longobarda, e in questa è scritto che «se alcuno trama contro la vita del re, perda la propria e gli siano confiscati i beni»; perciò esso Enrico confisca i possessi di quei signori, e li dona alla chiesa di San Siro in Pavia, in compenso de' guasti sofferti.
298.Monaci WeingartnelleAnt. Estensi, p. 6.
298.Monaci WeingartnelleAnt. Estensi, p. 6.
299.Guglielmo scriveva a Maginfredo che il fatto non gli parevaneque utile neque honestum, gens enim vestra infida est. Insidiæ graves contra nos orientur.Fulbert, ep. 58. E Ademaro monaco dice chein ducibus Italiæ fidem non reperiens, laudem et honorem eorum pro nihilo duxit.
299.Guglielmo scriveva a Maginfredo che il fatto non gli parevaneque utile neque honestum, gens enim vestra infida est. Insidiæ graves contra nos orientur.Fulbert, ep. 58. E Ademaro monaco dice chein ducibus Italiæ fidem non reperiens, laudem et honorem eorum pro nihilo duxit.
300.L'abate di San Giustiniano di Falesi nel 1115 vende all'opera della cattedrale di Pisatres partes integras de castello et rocca Plumbini(questa è la prima menzione di Piombino); e nel 1135 baratta coll'arcivescovo di Pisa due altre intere parti del castello e della rôcca di Piombino.Anno dom. Inc.MLXXVIII,ego Ermengarda... concedo ecclesiæ Sancti Donati integram partem, quod est quarta pars de sextadecima parte de castello de Polciano etc.Ant. Estensi, part. I. c. 18. Massa Marittima nel 1254 compra metà del Monterotondo dai figli del fu conte Rainaldo condomini; poi nel 62 l'altra metà da diversi altri; e vedansi nelDizionariodel Repetti le sminuzzate compre fatte da quel Comune. Nel 1212 l'abate di San Antimo cede ai Sienesi un quarto di Montalcino. Siena stessa compra a pezzi e bocconi il castello di Montorsojo dopo il 1255; e nel 1181 dal vescovo di Volterra un quarto del castello e distretto di Montieri e sue argenterie. Alla dieta di Roncaglia del 1058 il vescovo di Luni disputava contro Gandolfo lucchese pel possesso di parte del castello d'Aghinolfo nella Versilia. Gli archivj sono pieni di queste vendite e donazioni parcellari.
300.L'abate di San Giustiniano di Falesi nel 1115 vende all'opera della cattedrale di Pisatres partes integras de castello et rocca Plumbini(questa è la prima menzione di Piombino); e nel 1135 baratta coll'arcivescovo di Pisa due altre intere parti del castello e della rôcca di Piombino.Anno dom. Inc.MLXXVIII,ego Ermengarda... concedo ecclesiæ Sancti Donati integram partem, quod est quarta pars de sextadecima parte de castello de Polciano etc.Ant. Estensi, part. I. c. 18. Massa Marittima nel 1254 compra metà del Monterotondo dai figli del fu conte Rainaldo condomini; poi nel 62 l'altra metà da diversi altri; e vedansi nelDizionariodel Repetti le sminuzzate compre fatte da quel Comune. Nel 1212 l'abate di San Antimo cede ai Sienesi un quarto di Montalcino. Siena stessa compra a pezzi e bocconi il castello di Montorsojo dopo il 1255; e nel 1181 dal vescovo di Volterra un quarto del castello e distretto di Montieri e sue argenterie. Alla dieta di Roncaglia del 1058 il vescovo di Luni disputava contro Gandolfo lucchese pel possesso di parte del castello d'Aghinolfo nella Versilia. Gli archivj sono pieni di queste vendite e donazioni parcellari.
301.Cibrario,Monarchia di Savoja,II. 6. La gradazione delle persone è così designata da Laurière sopra un manoscritto antico pressoHallam, cap. 5: «Duca è la prima dignità, poi conti, visconti, baroni, indi castellano, valvassore, cittadino, in ultimo villano». Nelle Assise di Gerusalemme, tradotte ad uso de' possedimenti veneziani in Levante, ilsuzerain, è dettocaposignor; uomini degli uominii valvassori; lecorvéeservizio di corpo, angheria, servizio personale, che in altri autori si diconocomandateomanopere; cosìfar ligezza, chiamarsi di uno, ed altri modi che sarò obbligato ad usare, non essendovi o non conoscendo io libri classici per lingua, che di proposito trattino di cose feudali.
301.Cibrario,Monarchia di Savoja,II. 6. La gradazione delle persone è così designata da Laurière sopra un manoscritto antico pressoHallam, cap. 5: «Duca è la prima dignità, poi conti, visconti, baroni, indi castellano, valvassore, cittadino, in ultimo villano». Nelle Assise di Gerusalemme, tradotte ad uso de' possedimenti veneziani in Levante, ilsuzerain, è dettocaposignor; uomini degli uominii valvassori; lecorvéeservizio di corpo, angheria, servizio personale, che in altri autori si diconocomandateomanopere; cosìfar ligezza, chiamarsi di uno, ed altri modi che sarò obbligato ad usare, non essendovi o non conoscendo io libri classici per lingua, che di proposito trattino di cose feudali.
302.Intorno alla seconda crociata, alcuni principali cittadini si ritirarono a vivere nei loro castelli; ma due volte al mese doveano convenire a consiglio in Belluno, oltrechè vi mandavano i loro servi per le occorrenze. Cominciarono dunque a dire semplicemente Cività per Belluno; il qual nome trovasi primamente in un atto del 1144, riportato dal Piloni, lib.II, p. 76. e Cividade è in un documento del 1349, riferito dal Verci, vol.XII, p. 129; poi Cividale.
302.Intorno alla seconda crociata, alcuni principali cittadini si ritirarono a vivere nei loro castelli; ma due volte al mese doveano convenire a consiglio in Belluno, oltrechè vi mandavano i loro servi per le occorrenze. Cominciarono dunque a dire semplicemente Cività per Belluno; il qual nome trovasi primamente in un atto del 1144, riportato dal Piloni, lib.II, p. 76. e Cividade è in un documento del 1349, riferito dal Verci, vol.XII, p. 129; poi Cividale.
303.Antiq. M. Æ., I. 650.
303.Antiq. M. Æ., I. 650.
304.Questo diritto di naufragio, certo antichissimo, dai Rodj passò ai Romani, e divenne fiscale; ma poi Gregorio VII nel concilio Romano del 1078, ed Alessandro III nel Lateranese, scomunicarono chi ne usasse; Federico II il vietò per la Sicilia, altri il proibirono con leggi severissime; eppure iniquità siffatta si prolungò fino ai giorni nostri. Vedi avanti al Cap.CXXIV.
304.Questo diritto di naufragio, certo antichissimo, dai Rodj passò ai Romani, e divenne fiscale; ma poi Gregorio VII nel concilio Romano del 1078, ed Alessandro III nel Lateranese, scomunicarono chi ne usasse; Federico II il vietò per la Sicilia, altri il proibirono con leggi severissime; eppure iniquità siffatta si prolungò fino ai giorni nostri. Vedi avanti al Cap.CXXIV.
305.Diego Orlando,Feudi di Sicilia. Palermo 1847.
305.Diego Orlando,Feudi di Sicilia. Palermo 1847.
306.Constit. regni Siciliæ, lib.III. tit. 26. 27.
306.Constit. regni Siciliæ, lib.III. tit. 26. 27.
307.Vol.I. p. 115, ed. Morel.
307.Vol.I. p. 115, ed. Morel.
308.Lib.VII. tit. 2.
308.Lib.VII. tit. 2.
309.IlCodice Giustin., lib.VII. tit. 6, laNovellaXXII. c. 12 dichiarano liberi gli schiavi che il padrone avesse abbandonati infermi, mentre potea metterli inxenonemse non avesse mezzi di curarli.
309.IlCodice Giustin., lib.VII. tit. 6, laNovellaXXII. c. 12 dichiarano liberi gli schiavi che il padrone avesse abbandonati infermi, mentre potea metterli inxenonemse non avesse mezzi di curarli.
310.Si quis res alienas, idest servum aut ancillam seu alias res mobiles.... Leg. 232.
310.Si quis res alienas, idest servum aut ancillam seu alias res mobiles.... Leg. 232.
311.Astolfo, xiv;Rachis, i. 3. 277.
311.Astolfo, xiv;Rachis, i. 3. 277.
312.Che i villani fossero servi lo attesta la legge 284 di Rotari dicendo:Si servi, idest concilium rusticanorum, manu armata in vicum intraverint etc.Da questo testo alcuno volle dedurre, primo, che esistesse qualche forma di Comune tra i villani; secondo, che anche questi avessero il diritto delle armi sotto i Longobardi. V.Fleger,Das Königsreich der Langobarden etc.Lipsia 1851. Sarebbe la più strana anomalia in un governo barbaro.Conciliumnon mi suona altro che intelligenza, congiura: e gli schiavi delle colonie americane, quante volte afferrano le armi contro i padroni! e le afferrò Spartaco.
312.Che i villani fossero servi lo attesta la legge 284 di Rotari dicendo:Si servi, idest concilium rusticanorum, manu armata in vicum intraverint etc.Da questo testo alcuno volle dedurre, primo, che esistesse qualche forma di Comune tra i villani; secondo, che anche questi avessero il diritto delle armi sotto i Longobardi. V.Fleger,Das Königsreich der Langobarden etc.Lipsia 1851. Sarebbe la più strana anomalia in un governo barbaro.Conciliumnon mi suona altro che intelligenza, congiura: e gli schiavi delle colonie americane, quante volte afferrano le armi contro i padroni! e le afferrò Spartaco.
313.Rot., 225. 226. Oggi in olandesevolvryvale pienamente libero. Il semplice liberto diceasiwiderborn, quasi rinato,widergeboren.
313.Rot., 225. 226. Oggi in olandesevolvryvale pienamente libero. Il semplice liberto diceasiwiderborn, quasi rinato,widergeboren.
314.Paolo Diac., lib.I. c. 13.
314.Paolo Diac., lib.I. c. 13.
315.Eam pergat partem, quamcumque volens canonice elegerit, habensque portas apertas etc.FormulæLindenbr.101.
315.Eam pergat partem, quamcumque volens canonice elegerit, habensque portas apertas etc.FormulæLindenbr.101.
316.Qui per impans, idest in volum regis, dimittitur.Rot., i. 225.
316.Qui per impans, idest in volum regis, dimittitur.Rot., i. 225.
317.Liutpr., iv. 5.
317.Liutpr., iv. 5.
318.Leg.IX.* Carlo Hegel (Storia della costituzione dei municipii italiani dai Romani fin all'aprirsi del secoloXII) sostiene che anche la popolazione romana era indissolubilmente sottoposta all'unico diritto, nella qualità di aldj, dalla quale non poteano passare alla piena libertà longobarda se non per una nuova manomissione. Il diritto romano non fu punto riconosciuto per gran tempo, da poi entrò come diritto di Corte, indi come diritto ecclesiastico, non però personale. Più tardi fu concesso a singoli stranieri per privilegio, infine a città e territorj interi. Nella legislazione di Liutprando la voceLangobardusabbraccia vincitori e vinti.
318.Leg.IX.
* Carlo Hegel (Storia della costituzione dei municipii italiani dai Romani fin all'aprirsi del secoloXII) sostiene che anche la popolazione romana era indissolubilmente sottoposta all'unico diritto, nella qualità di aldj, dalla quale non poteano passare alla piena libertà longobarda se non per una nuova manomissione. Il diritto romano non fu punto riconosciuto per gran tempo, da poi entrò come diritto di Corte, indi come diritto ecclesiastico, non però personale. Più tardi fu concesso a singoli stranieri per privilegio, infine a città e territorj interi. Nella legislazione di Liutprando la voceLangobardusabbraccia vincitori e vinti.
319.Rot., 222.
319.Rot., 222.
320.Leg.V. 19.
320.Leg.V. 19.
321.In venalitate hominum ad Paganas venumdantes gentes.Fantuzzi,Monum. ravenn., tom.V. dipl. 19.
321.In venalitate hominum ad Paganas venumdantes gentes.Fantuzzi,Monum. ravenn., tom.V. dipl. 19.
322.Il valore dei servi era in proporzione della capacità. Secondo carte dell'archivio di Sant'Ambrogio di Milano, uno nel 721 è venduto tre soldi d'oro; nel 725 una donna vende un fanciullo per dodici soldi d'oro; nell'807 Totone, due fanciulli per trenta soldi d'argento; nel 955 un fanciullo è valutato quanto un fondo di pertiche quindici, tavole otto, che Valso negoziante cedeva ad Aupaldo abate di Sant'Ambrogio.Fumagalli,Delle istituzioni diplom.,II. 520.Nell'archivio diplomatico di Firenze è l'apografo della vendita d'una schiava col bambino, del 15 maggio 763, che reco per esempio:In Christi omnipotentis nomine, regnantes domini nostri Desiderio et Adelgis, præcellent. regibus, anno regni eorum septimo et quinto, quintadecima die mensis magii, ind. prima, scripsi ego Aboald notarius rogatus ab Candidus, viro honesto et venditore, ipso præesente, michique dictante, et subter manus suas signum sanctæ crucis facientes, et testis qui subscriverent aut signa facerent, ipse rogavit.Constat me prænominatus Candidus venditor vindedisse et vindedimus vobis Audepert et Baroncello germanis emptoribus, vindedimus vobis muliere una nomine Boniperga qui Teudisada, una cum infantulo suo parbulo, cujus adhuc dr. nomen dederit, quos in infinitum vobis pro ancilla et servo vindedimus possidendum quatenus amodo in vestra suprascriptorum Audepert et Baroncello vel heredum vestrorum maneat potestate, et recipimus pretium nos qui supra Candidus venditor a vobis emptoribus pro suprascripta muliere nomine Boniperga qui Teudisada, una cum filio suo parbulo, inter bobes et auro inadpretiato sol. viginti et uno, finitum pretium; et inter eis bono animo convinet in ea ratione, ut si quis amodo nos qui supra venditor vel heredes nostros aut aliquis homo contra hanc vinditionem nostram quandoque ire præsumpserimus, te minime ab omne homine defensare potuerimus duplum pretium ad rem melioratam, nos quoque venditor vel heredes nostri vobis emptoribus vel ad heredes vestros reddituri promittimus.Actum Christi regno, mense et indictione suprascripta feliciter.Signum † manus Candido v. h. venditoris qui hanc cartulam fieri rogavit.Ego Perideus testis rogatus †. Ego Adualdus testis rogatus †.Signum † manus Magnefridi actor testis.Ego q. s. Aboald notarius postradita complevi et emisi.Il Lupo reca la vendita fatta nel 1064 da Enrico conte d'Almenno, vivente a legge longobarda, ad un tal Signorello di Crema, d'un'ancella di nome Maura,natione Italie, per trenta soldi d'argento, prezzo finito:Que suprascripta ancilla cum omnibus vestimenticulis ejus in integrum a presenti die in tua et cui tu dederis tuisque heredibus persistat potestate, jure proprietario nomine habendum et faciendum exinde quicquid volueris.Nel 924, Adalberto vescovo di Bergamo dona ai canonici di San Vincenzode pertinentibus meis famulum unum nomine Gis....... qui et Ruso vocatur, cum uxore sua Gariverga et filio suo Petro, una cum vestimentola, et peculiariolum eorum, in ipsam canonicam pistorem esse, et aliud servitium quot ministri ipsius canonice jusserint, ad ipsos sacerdotes fatiendum; et perveniat a die presente in jus et potestatem ipsorum fratrum, propter remedium et salutem corporis et anime nostre. E nel 976 il prevosto di Sant'Alessandro commuta un servo con un altro, e coll'aggiunta di più di otto pertiche di terra.Cod. bergom.,II. 665. 137.Nel Lupo stesso vi sono varie concessioni fatte dal padrone, massime da vescovi, a qualche servo, di vendere o permutare alcun loro possesso. Ivi, 59. 211. 261. 277. 559....
322.Il valore dei servi era in proporzione della capacità. Secondo carte dell'archivio di Sant'Ambrogio di Milano, uno nel 721 è venduto tre soldi d'oro; nel 725 una donna vende un fanciullo per dodici soldi d'oro; nell'807 Totone, due fanciulli per trenta soldi d'argento; nel 955 un fanciullo è valutato quanto un fondo di pertiche quindici, tavole otto, che Valso negoziante cedeva ad Aupaldo abate di Sant'Ambrogio.Fumagalli,Delle istituzioni diplom.,II. 520.
Nell'archivio diplomatico di Firenze è l'apografo della vendita d'una schiava col bambino, del 15 maggio 763, che reco per esempio:
In Christi omnipotentis nomine, regnantes domini nostri Desiderio et Adelgis, præcellent. regibus, anno regni eorum septimo et quinto, quintadecima die mensis magii, ind. prima, scripsi ego Aboald notarius rogatus ab Candidus, viro honesto et venditore, ipso præesente, michique dictante, et subter manus suas signum sanctæ crucis facientes, et testis qui subscriverent aut signa facerent, ipse rogavit.
Constat me prænominatus Candidus venditor vindedisse et vindedimus vobis Audepert et Baroncello germanis emptoribus, vindedimus vobis muliere una nomine Boniperga qui Teudisada, una cum infantulo suo parbulo, cujus adhuc dr. nomen dederit, quos in infinitum vobis pro ancilla et servo vindedimus possidendum quatenus amodo in vestra suprascriptorum Audepert et Baroncello vel heredum vestrorum maneat potestate, et recipimus pretium nos qui supra Candidus venditor a vobis emptoribus pro suprascripta muliere nomine Boniperga qui Teudisada, una cum filio suo parbulo, inter bobes et auro inadpretiato sol. viginti et uno, finitum pretium; et inter eis bono animo convinet in ea ratione, ut si quis amodo nos qui supra venditor vel heredes nostros aut aliquis homo contra hanc vinditionem nostram quandoque ire præsumpserimus, te minime ab omne homine defensare potuerimus duplum pretium ad rem melioratam, nos quoque venditor vel heredes nostri vobis emptoribus vel ad heredes vestros reddituri promittimus.
Actum Christi regno, mense et indictione suprascripta feliciter.
Signum † manus Candido v. h. venditoris qui hanc cartulam fieri rogavit.
Ego Perideus testis rogatus †. Ego Adualdus testis rogatus †.
Signum † manus Magnefridi actor testis.
Ego q. s. Aboald notarius postradita complevi et emisi.
Il Lupo reca la vendita fatta nel 1064 da Enrico conte d'Almenno, vivente a legge longobarda, ad un tal Signorello di Crema, d'un'ancella di nome Maura,natione Italie, per trenta soldi d'argento, prezzo finito:Que suprascripta ancilla cum omnibus vestimenticulis ejus in integrum a presenti die in tua et cui tu dederis tuisque heredibus persistat potestate, jure proprietario nomine habendum et faciendum exinde quicquid volueris.Nel 924, Adalberto vescovo di Bergamo dona ai canonici di San Vincenzode pertinentibus meis famulum unum nomine Gis....... qui et Ruso vocatur, cum uxore sua Gariverga et filio suo Petro, una cum vestimentola, et peculiariolum eorum, in ipsam canonicam pistorem esse, et aliud servitium quot ministri ipsius canonice jusserint, ad ipsos sacerdotes fatiendum; et perveniat a die presente in jus et potestatem ipsorum fratrum, propter remedium et salutem corporis et anime nostre. E nel 976 il prevosto di Sant'Alessandro commuta un servo con un altro, e coll'aggiunta di più di otto pertiche di terra.Cod. bergom.,II. 665. 137.
Nel Lupo stesso vi sono varie concessioni fatte dal padrone, massime da vescovi, a qualche servo, di vendere o permutare alcun loro possesso. Ivi, 59. 211. 261. 277. 559....
323.Gattola,ad Hist. Abatiæ cassinensis accessiones, part.I. p. 71.
323.Gattola,ad Hist. Abatiæ cassinensis accessiones, part.I. p. 71.
324.Michele Piazza,Storia sicula, part.I. c. 47 e 111, part.II. c. 17;Gregorio, lib.V. c. 2, nota 15 all'anno 1375.
324.Michele Piazza,Storia sicula, part.I. c. 47 e 111, part.II. c. 17;Gregorio, lib.V. c. 2, nota 15 all'anno 1375.
325.Nel catalogo dei beni del vescovado di Lucca dell'VIIIoIXsecolo, Philippus de Spardacofacit angarias diesIIIin hebdomada; Bappulo de Persinianofacit angarias diesIIIin hebdomada, reddit vinum medietatem, oleum med., pullosIIII,ovosXX; altrisimiliter; Tachiprandofacit angarias hebdomadasXIIin anno.... Omilio de Quesareddit vinum med. et lavore tertiam parte; Felix de Subsilonlereddit med. granum el faba, et vinum anforas antiquamIet den.XXVII.
325.Nel catalogo dei beni del vescovado di Lucca dell'VIIIoIXsecolo, Philippus de Spardacofacit angarias diesIIIin hebdomada; Bappulo de Persinianofacit angarias diesIIIin hebdomada, reddit vinum medietatem, oleum med., pullosIIII,ovosXX; altrisimiliter; Tachiprandofacit angarias hebdomadasXIIin anno.... Omilio de Quesareddit vinum med. et lavore tertiam parte; Felix de Subsilonlereddit med. granum el faba, et vinum anforas antiquamIet den.XXVII.
326.La condizione degli schiavi e i varj mestieri cui si applicavano, ricevono gran lume dalla seguente carta di emancipazione e divisione del 761, nelleMemorie Lucchesi, vol.IV. doc. 54:Notitia brevis, qualiter divisi ego Sunderat inter me et domino Ferodeo episcopo homines de ista parte Arnu.In primis Asprandulo de Tramonte, Maurulo germano ipsius Aspranduli. Rodulo, Magnipertulu Angari filii ipsius Roduli. Corpulo filio Barinchuli maiure. Maricindula muliere Barinchuli. Corpula mulier Alaldi. Gespergula filia Marcianuli minore. Sisula mulier Magnipertuli de filio Roduli, cum filio suo Sisaldulo. Marcianulo de' Caracini. Auripertulo filii ipsius Marcianuli minore. Maurulo filio Stephani mediano. Candido caprario. Martinulo filio Marrioni de Salicano. Candida soror ipsius Martinuli. Marinulo de Cincturia. Lartula mulier ipsius Marinuli, cum tres infantos suos, uno masculo, et duæ feminæ. Sunfulo de Cincturia. Duæ filiæ Furcule de Tramonte, quem habet de muliere, filio Tendaldi. Alpergula de Lamari. Gunderadula, qui est in casa Baronaci, cum duæ filiæ suæ. Tendulo de Monacciatico. Causulo de Serbano. Cicula soror Teudaldi, qui fuit mulier quondam Radipertuli. Uno filio, et una filia Ciantuli, nomine Wsilinda, Ratpertulo de Tramonte.Item breve de homenis, quos antea inter nos divisimus. Romaldulo calicario. Gandipertulo pistrinario. Liutpertulo vestorario. Mauripertulo caballario, filio Randuli. Arcansulo filio Fridipertuli. Martinulo clerico. Gudaldo quocho, frater Gaudipertuli. Clausula soror Ghitioli. Auria nepote Widaldi. Lucipergula nepote Marcianuli. Tachipergula de Massa. Aldula filia Magnipergulæ. Teuspergula filia Sunfuli. Maricula filia ipsius Sunfuli. Ansula soror Alpuli. Alipergula cornisiana. Geltrada mulier Cinctuli. Flurula filia Mugiuli. Teudipergula filia Murfuli. Cosfridulo filio Canseramuli. Barulo porcario. Aurulo filio Roppuli similiter porcario. Ratcausulo vaccario. Teuderissciula, quem debet nobis Ciemiccio in viganio. Prandulo filio Roppuli. Auripertula filia Cianciuli. Gunderadula filia Bonisomoli. Corpulo filio Alraldi.Item breve de homenis, quos livertavet barbane(lo zio)meus. Sichiprandulu. Waliprandulu. Duo filii, et una filia Radipertuli de Monacciatico. Mulier Pertuli de Vico, cum tres infantes suos. Wanipertulo nepote Teuduli de Lamari. Aurulu russu. Nepote Widaldi de Quosa. Bonipertulu filio Bonisomuli de Tramonte. Due consubrine Dulciari de Coloniola. Nepote Bonusuli de Roselle.Item breve de homenis, quos liveros emiset barbane meus pro anima bonæ memoriæ genitori meo Sundipert, germani sui. Alpergula soror Alpuli. Canseradula soror Aspranduli. Bonaldulo frater Guadipertuli. Cellulo frater Causuli. Bonusula soror Sanduli. Liutpergula soror Magnuli de Valeriano, cum infantes suos. Causeradula soror Guidipertuli, cum tres infantes suos. Alo filio Radaldelli. Annifridulo de Cincturia.Isti omnes suprascripti homenis, quos barbane meus Peredeus in Dei nomine episcopus pro anima sua, et pro anima bonæ memoriæ genitori meo Sundipert, liveros emiset, quod sunt insimul homenis viginti et octo, in hoc ordine eos commemoravi in hunc breve, ut in ordine permaneant, sicut de ipsi inter nos per cartulæ convenientia, et promissio facta est. Nam non dedi isti home (homenis) in divisione suprascripti barbani mei sicut alii suprascripti homenis. Facta suprascripta notitia tempore dominorum nostrorum Desiderii, et Adelchis regibus, in anno regni eorum quinto et secundo, idus mensis magii, per indictionem quartadecima. Et scripsi ego Osprandus Diaconus.Le stesseMemorie, vol.V. part. 3. p. 354, recano una curiosa permuta di servi nel 975.
326.La condizione degli schiavi e i varj mestieri cui si applicavano, ricevono gran lume dalla seguente carta di emancipazione e divisione del 761, nelleMemorie Lucchesi, vol.IV. doc. 54:
Notitia brevis, qualiter divisi ego Sunderat inter me et domino Ferodeo episcopo homines de ista parte Arnu.
In primis Asprandulo de Tramonte, Maurulo germano ipsius Aspranduli. Rodulo, Magnipertulu Angari filii ipsius Roduli. Corpulo filio Barinchuli maiure. Maricindula muliere Barinchuli. Corpula mulier Alaldi. Gespergula filia Marcianuli minore. Sisula mulier Magnipertuli de filio Roduli, cum filio suo Sisaldulo. Marcianulo de' Caracini. Auripertulo filii ipsius Marcianuli minore. Maurulo filio Stephani mediano. Candido caprario. Martinulo filio Marrioni de Salicano. Candida soror ipsius Martinuli. Marinulo de Cincturia. Lartula mulier ipsius Marinuli, cum tres infantos suos, uno masculo, et duæ feminæ. Sunfulo de Cincturia. Duæ filiæ Furcule de Tramonte, quem habet de muliere, filio Tendaldi. Alpergula de Lamari. Gunderadula, qui est in casa Baronaci, cum duæ filiæ suæ. Tendulo de Monacciatico. Causulo de Serbano. Cicula soror Teudaldi, qui fuit mulier quondam Radipertuli. Uno filio, et una filia Ciantuli, nomine Wsilinda, Ratpertulo de Tramonte.
Item breve de homenis, quos antea inter nos divisimus. Romaldulo calicario. Gandipertulo pistrinario. Liutpertulo vestorario. Mauripertulo caballario, filio Randuli. Arcansulo filio Fridipertuli. Martinulo clerico. Gudaldo quocho, frater Gaudipertuli. Clausula soror Ghitioli. Auria nepote Widaldi. Lucipergula nepote Marcianuli. Tachipergula de Massa. Aldula filia Magnipergulæ. Teuspergula filia Sunfuli. Maricula filia ipsius Sunfuli. Ansula soror Alpuli. Alipergula cornisiana. Geltrada mulier Cinctuli. Flurula filia Mugiuli. Teudipergula filia Murfuli. Cosfridulo filio Canseramuli. Barulo porcario. Aurulo filio Roppuli similiter porcario. Ratcausulo vaccario. Teuderissciula, quem debet nobis Ciemiccio in viganio. Prandulo filio Roppuli. Auripertula filia Cianciuli. Gunderadula filia Bonisomoli. Corpulo filio Alraldi.
Item breve de homenis, quos livertavet barbane(lo zio)meus. Sichiprandulu. Waliprandulu. Duo filii, et una filia Radipertuli de Monacciatico. Mulier Pertuli de Vico, cum tres infantes suos. Wanipertulo nepote Teuduli de Lamari. Aurulu russu. Nepote Widaldi de Quosa. Bonipertulu filio Bonisomuli de Tramonte. Due consubrine Dulciari de Coloniola. Nepote Bonusuli de Roselle.
Item breve de homenis, quos liveros emiset barbane meus pro anima bonæ memoriæ genitori meo Sundipert, germani sui. Alpergula soror Alpuli. Canseradula soror Aspranduli. Bonaldulo frater Guadipertuli. Cellulo frater Causuli. Bonusula soror Sanduli. Liutpergula soror Magnuli de Valeriano, cum infantes suos. Causeradula soror Guidipertuli, cum tres infantes suos. Alo filio Radaldelli. Annifridulo de Cincturia.
Isti omnes suprascripti homenis, quos barbane meus Peredeus in Dei nomine episcopus pro anima sua, et pro anima bonæ memoriæ genitori meo Sundipert, liveros emiset, quod sunt insimul homenis viginti et octo, in hoc ordine eos commemoravi in hunc breve, ut in ordine permaneant, sicut de ipsi inter nos per cartulæ convenientia, et promissio facta est. Nam non dedi isti home (homenis) in divisione suprascripti barbani mei sicut alii suprascripti homenis. Facta suprascripta notitia tempore dominorum nostrorum Desiderii, et Adelchis regibus, in anno regni eorum quinto et secundo, idus mensis magii, per indictionem quartadecima. Et scripsi ego Osprandus Diaconus.
Le stesseMemorie, vol.V. part. 3. p. 354, recano una curiosa permuta di servi nel 975.
327.Considerazioni sulla storia di Sicilia, lib.I. c.V. n. 4. 6. 8.
327.Considerazioni sulla storia di Sicilia, lib.I. c.V. n. 4. 6. 8.
328.Secondo la legge longobarda era inviolabile lo schiavo rifuggito nella Chiesa, mentre non l'era nei possedimenti del re.
328.Secondo la legge longobarda era inviolabile lo schiavo rifuggito nella Chiesa, mentre non l'era nei possedimenti del re.
329.Ecco l'atto di uno chesi offeriscead una chiesa (Mem. Lucchesi, vol.IV. doc. 11):In Dei nomine, Regnante domno nostro Carolo rege Francorum et Langobardorum, anno regni ejus nono, et filio ejus domno nostro Pipino rege, anno regni ejus tertio, nono kalendas junias, indictione sexta. Manifestum est mihi Martino filio quondam Sinchi, quia per hanc cartulam offero memetipsum Deo, et tibi ecclesiæ beati sancti Reguli, Christi martheri, sitæ ubi vocabulum est ad Waldo, ut amodo in tua vel de tuis custodibus ego permaneam potestate; et si me de ipsum sanctum locum subtragi quæsiero, vel omnem imperationem ipsius ecclesiæ rectoribus facere et adimplere noluero, et in omnibus non permanere sicut et alii homenis jam dictæ ecclesiæ pertinentibus, aut in alterius casa abitare præsumpsero, spondeo me qui supra Martinus esse componiturus a parte suprascriptæ basilicæ, vel ad custodibus ejus auri soledos numero quinquaginta et cartulam offersionis meæ omni tempore in prædicto ordine firma et stabilis permaneat, et pro confirmatione Philippum presbyterum rogavi. Actum ad ecclesiam sancti Georgi ad Navis.E nel documento 72 un altro del 772, ove notate che cede i beni e se stesso, ma ritiene gli uomini, cioè i servi:In Dei nomine. Regnante domno nostro Desiderio rege, et filio ejus domno nostro Adelchi rege, anno regni eorum quintodecimo et tertiodecimo, quinto idus mensis januarii, per indictionem decimam. Manifestum est mihi Racchulo clerico, filio quondam Baruccioli, abitatori ad ecclesiam sancti Elari tibi dicitur ad Crucem, quia per hanc cartulam offero me ipso Deo et tibi ecclesiæ beatæ sanctæ Mariæ sitæ in sexto, ubi Rachiprandus presbyta rector esse videtur, una cum omnibus rebus meis tam.... casa abitationis meæ, cum fundamento, curte vel aliis ædificiis meis simul et hortis (vineis), pratis, pascuis, sylvis, virgareis, olivetis, castanetis, cultis rebus, vel... moventibus una cum casis massariciis, vel aldionales, ubique... tibi prædictæ ecclesiæ in integrum. Excepto omni... omnes, quos in mea reverso esse potestatem: nam aliis omnibus suprascriptis rebus volo ut cunctis diebus sit in potestatem suprascriptæ Dei ecclesiæ, una cum omnibus rebus meis movilibus vel immovilibus in præfinito. Et qua a me neque ab heredibus meis aliquando præsens hac cartula offersionis meæ posse disrumpi, sed omni... in prædicto ordine in ipsa Dei ecclesia firmiter permaneat. Et pro confirmatione Rachiprandum clericum scribere rogavi. Actum Luca.
329.Ecco l'atto di uno chesi offeriscead una chiesa (Mem. Lucchesi, vol.IV. doc. 11):
In Dei nomine, Regnante domno nostro Carolo rege Francorum et Langobardorum, anno regni ejus nono, et filio ejus domno nostro Pipino rege, anno regni ejus tertio, nono kalendas junias, indictione sexta. Manifestum est mihi Martino filio quondam Sinchi, quia per hanc cartulam offero memetipsum Deo, et tibi ecclesiæ beati sancti Reguli, Christi martheri, sitæ ubi vocabulum est ad Waldo, ut amodo in tua vel de tuis custodibus ego permaneam potestate; et si me de ipsum sanctum locum subtragi quæsiero, vel omnem imperationem ipsius ecclesiæ rectoribus facere et adimplere noluero, et in omnibus non permanere sicut et alii homenis jam dictæ ecclesiæ pertinentibus, aut in alterius casa abitare præsumpsero, spondeo me qui supra Martinus esse componiturus a parte suprascriptæ basilicæ, vel ad custodibus ejus auri soledos numero quinquaginta et cartulam offersionis meæ omni tempore in prædicto ordine firma et stabilis permaneat, et pro confirmatione Philippum presbyterum rogavi. Actum ad ecclesiam sancti Georgi ad Navis.
E nel documento 72 un altro del 772, ove notate che cede i beni e se stesso, ma ritiene gli uomini, cioè i servi:
In Dei nomine. Regnante domno nostro Desiderio rege, et filio ejus domno nostro Adelchi rege, anno regni eorum quintodecimo et tertiodecimo, quinto idus mensis januarii, per indictionem decimam. Manifestum est mihi Racchulo clerico, filio quondam Baruccioli, abitatori ad ecclesiam sancti Elari tibi dicitur ad Crucem, quia per hanc cartulam offero me ipso Deo et tibi ecclesiæ beatæ sanctæ Mariæ sitæ in sexto, ubi Rachiprandus presbyta rector esse videtur, una cum omnibus rebus meis tam.... casa abitationis meæ, cum fundamento, curte vel aliis ædificiis meis simul et hortis (vineis), pratis, pascuis, sylvis, virgareis, olivetis, castanetis, cultis rebus, vel... moventibus una cum casis massariciis, vel aldionales, ubique... tibi prædictæ ecclesiæ in integrum. Excepto omni... omnes, quos in mea reverso esse potestatem: nam aliis omnibus suprascriptis rebus volo ut cunctis diebus sit in potestatem suprascriptæ Dei ecclesiæ, una cum omnibus rebus meis movilibus vel immovilibus in præfinito. Et qua a me neque ab heredibus meis aliquando præsens hac cartula offersionis meæ posse disrumpi, sed omni... in prædicto ordine in ipsa Dei ecclesia firmiter permaneat. Et pro confirmatione Rachiprandum clericum scribere rogavi. Actum Luca.
330.Al vescovo di Padova, nella Marca Trevisana spettava la giurisdizione di un distretto (pieve di sacco) appartenente al dominio (saccus) del re; tutto diviso fra livellarj (uomini di sacco), che pagavano un censo al fisco reale, potevano anche vendere le terre, ma non a grandi vassalli o potenti, per non turbare i diritti regali del vescovo.Gennari,Ann. della città di Padova.Livello forse si disse dallibelloche consegnavasi all'investito.
330.Al vescovo di Padova, nella Marca Trevisana spettava la giurisdizione di un distretto (pieve di sacco) appartenente al dominio (saccus) del re; tutto diviso fra livellarj (uomini di sacco), che pagavano un censo al fisco reale, potevano anche vendere le terre, ma non a grandi vassalli o potenti, per non turbare i diritti regali del vescovo.Gennari,Ann. della città di Padova.
Livello forse si disse dallibelloche consegnavasi all'investito.
331.Quia Tuscis consuetudo est ut, accepto ab Ecclesia libello, in contumaciam convertantur contra Ecclesiam, ita ut vix unquam constitutum reddant censum; precipimus, modisque omnibus jubemus, ut nullus episcopus vel canonicus(di Arezzo)libellum aut aliquod scriptum alicui homini faciant, nisi laborantibus, qui fructum terræ Ecclesiæ, reddant sine molestia vel contradictione.Antiq. M. Æ.III.Nel 962 il vescovo di Genova, assecondando la domanda loro, ad alcune persone concedeva porzioni dei beni della chiesa a mezzeria, con obbligo di piantar vigne ed alberi fruttiferi il meglio che potranno; e di quel che seminano, il primo anno daran di nove moggia uno, il secondo di otto uno, il terzo e i successivi di sette uno: dell'uva, de' fichi, degli ulivi per dieci anni non daranno nulla, ma ogn'anno un pollo ciascuno, poi dopo dieci anni la metà del vino, de' fichi, dell'olio, oltre un'imposta detta scatico.Monum. hist. patr., Liber Jurium, p. 7.
331.Quia Tuscis consuetudo est ut, accepto ab Ecclesia libello, in contumaciam convertantur contra Ecclesiam, ita ut vix unquam constitutum reddant censum; precipimus, modisque omnibus jubemus, ut nullus episcopus vel canonicus(di Arezzo)libellum aut aliquod scriptum alicui homini faciant, nisi laborantibus, qui fructum terræ Ecclesiæ, reddant sine molestia vel contradictione.Antiq. M. Æ.III.
Nel 962 il vescovo di Genova, assecondando la domanda loro, ad alcune persone concedeva porzioni dei beni della chiesa a mezzeria, con obbligo di piantar vigne ed alberi fruttiferi il meglio che potranno; e di quel che seminano, il primo anno daran di nove moggia uno, il secondo di otto uno, il terzo e i successivi di sette uno: dell'uva, de' fichi, degli ulivi per dieci anni non daranno nulla, ma ogn'anno un pollo ciascuno, poi dopo dieci anni la metà del vino, de' fichi, dell'olio, oltre un'imposta detta scatico.Monum. hist. patr., Liber Jurium, p. 7.
332.Walprando, vescovo di Lucca, dovendo muovere all'esercito con re Astolfo il 754, fa testamento, lasciando a chiese ed ospedali:Servos autem meos vel ancillas, volo ut liveri omnes esse debeant, et a juspatronato absoluti, sicut illi homines qui exNOBILE GENEREprocreati et nati esse videntur. Mem. Lucchesi, vol.IV. doc. 46.Nel 778 Peredeo, vescovo pure di Lucca, in testamento libera anch'egli i servi:Post decessu meo omnes liberi et a juspatronato absoluti cunctis diebus debeant permanere sicut illi homines qui deNOBILIBUS ROMANISprocreati et nati esse inveniuntur. Simili modo servos vel ancillas, quas domna genitrix mea Sundrada se vivens liberos demisit,IN EO ORDINEliberi permaneant, sicut supra institui(doc. 86).Nel 789 Celso chierico:Homines meos omnes masculos et feminas pro anima mea liberos dimittere debeatis circa sacrum altare, et per absolutionis chartulas a juspatronato absoluti(doc. 107).Talvolta, per fare più inattaccabile l'emancipazione, vi si adopravano le formole del diritto barbarico, del romano e dell'ecclesiastico, come nel prezioso documento bergamasco del 1083, ove il conte Alberto emancipa alcuni servi,sicut illi qui in quadrubio et in quarta manu traditis(formula romana)et amond factis(che è longobardo),vel sicut illis qui per manus sacerdotis circa sacro altare ad liberis dimittendi deducti fiunt, pro anime mee mercede; et concedo a vobis graciam libertatis vestre omne conquistum vestrum tam quod nunc abeatis, aut in antea aquistare potueritis.
332.Walprando, vescovo di Lucca, dovendo muovere all'esercito con re Astolfo il 754, fa testamento, lasciando a chiese ed ospedali:Servos autem meos vel ancillas, volo ut liveri omnes esse debeant, et a juspatronato absoluti, sicut illi homines qui exNOBILE GENEREprocreati et nati esse videntur. Mem. Lucchesi, vol.IV. doc. 46.
Nel 778 Peredeo, vescovo pure di Lucca, in testamento libera anch'egli i servi:Post decessu meo omnes liberi et a juspatronato absoluti cunctis diebus debeant permanere sicut illi homines qui deNOBILIBUS ROMANISprocreati et nati esse inveniuntur. Simili modo servos vel ancillas, quas domna genitrix mea Sundrada se vivens liberos demisit,IN EO ORDINEliberi permaneant, sicut supra institui(doc. 86).
Nel 789 Celso chierico:Homines meos omnes masculos et feminas pro anima mea liberos dimittere debeatis circa sacrum altare, et per absolutionis chartulas a juspatronato absoluti(doc. 107).
Talvolta, per fare più inattaccabile l'emancipazione, vi si adopravano le formole del diritto barbarico, del romano e dell'ecclesiastico, come nel prezioso documento bergamasco del 1083, ove il conte Alberto emancipa alcuni servi,sicut illi qui in quadrubio et in quarta manu traditis(formula romana)et amond factis(che è longobardo),vel sicut illis qui per manus sacerdotis circa sacro altare ad liberis dimittendi deducti fiunt, pro anime mee mercede; et concedo a vobis graciam libertatis vestre omne conquistum vestrum tam quod nunc abeatis, aut in antea aquistare potueritis.
333.Nel testamento di prete Lupo e del cherico Ansperto nell'800, che lasciano i loro beni alla basilica di Sant'Alessandro di Bergamo, leggiamo:In ea vero ratione, ut familias nostras ad nos pertinentes, servos et ancillas, aldiones et aldianes de personas suas omnes liberis arimannis amundis absolutis permaneant ab omni conditione servitutis et juspatronatus sit ad eos concesso, civesque romani sint, et habeant potestatem testandi et anulo portandi, et ad nullum hominem habeant reprehensionem, et defensionem habeant ad quem voluerint. Tantum est ut illis pertinentibus nostris qui resedet in massaricio foris domocultile, si voluerit ipsis vel eorum heredes in ipsis rebus habitare, habeat potestatem ibidem resedendo, ed debeat tam ipsis vel eorum heredes per omni anno circuli dare ad suprascripta basilica de predictis rebus quinque modia grano, medietate grosso et medietate menuto, et vino medietate: et si in ipsis rebus resedere non voluerint, vadant ubi voluerint in libertatem suam; tantum unusquique per caput ponat super arca sancti Alexandri denaria quatuor tam masculis seu et feminis...Lupo, op. cit.,I. 627.
333.Nel testamento di prete Lupo e del cherico Ansperto nell'800, che lasciano i loro beni alla basilica di Sant'Alessandro di Bergamo, leggiamo:In ea vero ratione, ut familias nostras ad nos pertinentes, servos et ancillas, aldiones et aldianes de personas suas omnes liberis arimannis amundis absolutis permaneant ab omni conditione servitutis et juspatronatus sit ad eos concesso, civesque romani sint, et habeant potestatem testandi et anulo portandi, et ad nullum hominem habeant reprehensionem, et defensionem habeant ad quem voluerint. Tantum est ut illis pertinentibus nostris qui resedet in massaricio foris domocultile, si voluerit ipsis vel eorum heredes in ipsis rebus habitare, habeat potestatem ibidem resedendo, ed debeat tam ipsis vel eorum heredes per omni anno circuli dare ad suprascripta basilica de predictis rebus quinque modia grano, medietate grosso et medietate menuto, et vino medietate: et si in ipsis rebus resedere non voluerint, vadant ubi voluerint in libertatem suam; tantum unusquique per caput ponat super arca sancti Alexandri denaria quatuor tam masculis seu et feminis...Lupo, op. cit.,I. 627.
334.Dov'è la servità, non ci ha mendicanti, perchè ciascun padrone mantiene i suoi uomini, come i suoi giumenti; perciò nelle carte antiche non si trovano assegnate o ben di rado limosine. NelXIIsecolo si ha in Milano menzione dicase di lavoro, che i collettori delleAntichità longobarde milanesi(diss.XX) credettero luoghi di ricovero, ove faceansi lavorare i poveri. Ecco invenzione ignota agli antichi.
334.Dov'è la servità, non ci ha mendicanti, perchè ciascun padrone mantiene i suoi uomini, come i suoi giumenti; perciò nelle carte antiche non si trovano assegnate o ben di rado limosine. NelXIIsecolo si ha in Milano menzione dicase di lavoro, che i collettori delleAntichità longobarde milanesi(diss.XX) credettero luoghi di ricovero, ove faceansi lavorare i poveri. Ecco invenzione ignota agli antichi.
335.Ep.12.lib.IV.
335.Ep.12.lib.IV.
336.Honor piscationum et venationum tocius plebatus et curiæ est D. episcopi, et debet habere D. episcopus de catia ursi bregutum cum capite et plottis et butello et spallam desteram, quandocumque et ubicumque capiat; et per unam diem debent homines de Pisoneis(Pisogne)et plebatus ire ad catiam ad voluntatem D. episcopi et ejus nuntiorum.Docum. del 1299, riportato dalRonchettinella Storia bergamasca.C. F. Rumhor, nelleOrigini del proscioglimento de' coloni in Toscana(Amburgo 1830), pubblicò documenti che assai rischiarano la condizione reale e personale nelXIIeXIIIsecolo.
336.Honor piscationum et venationum tocius plebatus et curiæ est D. episcopi, et debet habere D. episcopus de catia ursi bregutum cum capite et plottis et butello et spallam desteram, quandocumque et ubicumque capiat; et per unam diem debent homines de Pisoneis(Pisogne)et plebatus ire ad catiam ad voluntatem D. episcopi et ejus nuntiorum.Docum. del 1299, riportato dalRonchettinella Storia bergamasca.
C. F. Rumhor, nelleOrigini del proscioglimento de' coloni in Toscana(Amburgo 1830), pubblicò documenti che assai rischiarano la condizione reale e personale nelXIIeXIIIsecolo.
337.Ut ammodo in antea ipse nec eorum heredes ac proheredes, nec alia persona missa ad ipsis non debeat esse in consilium aut factum quod per dictos omines qui ad ipsam abitacionem venerint de jam dictis locis, nec ipsi nec eorum heredes et proheredes unum pel plures sicut cernitur fractam illam que est juxta viam que currit de rio ad grandunem versum ipsum castrum, ut infra ipsum castrum habeant per vertutem ullam percussionem nec occisionem corporis, neque res illas que in ipso castro erunt in ullo tempore per vertutem tollere presumat, excepto de illo omine qui in consilio ut factum fuerit de illis ominibus qui ipsum castrum custodierint perdere, aut pretersionem per vim abere, aut ad ipsum castrum assaltum facere, aut incendium comittere, aut ipsum castellum disrumpere. Quod si hoc probatum fuerit, illius bona qui hos comiserit et sua persona liceat ubique in potestate esse. Et insuper convenerunt infra predictam villam... liceat in mansionem ipsorum omnium, neque de eorum heredibus per vim albergare, neque pro pane tollendo, neque pro vino, pro carne, neque annona, excepto propter nuptias et sponsalias et propter receptum seniorum suorum, vel si unquam verram abuerint, et ad defensionem ipsius castelli et ville alios omines preter eorum vassallos conduserint; et in ullo tempore neque porcum neque porcellum neque moltonem neque agnum per judicium querere nec tollere debeant: et si aliquo modo unquam in tempore tulerint et hoc requisitum fuerit, infra mense unum explegitum caput tantum cui factum fuerit reddatur. Et iterum convenerunt... ad ipsos omines fodrum tollere non debent, excepto si a publico aquisierint. Nam si a publico aquisierint et rex in Longobardia venerit, fodrum solito modo solvatur. Et hoc convenerunt ut si unquam inter ipsos barbanes et nepotes (de Calusco) verram advenerit, non liceat unus alteri ambulandi vel revertendi ad ipsum castellum vel villam, sicut cernitur territorium ipsius loci contradicere, neque assaltum facere, neque plakam neque feritam neque occisionem corporis facere per se nec per suos missos, neque ad ipsos omines donec verram inter se abuerint ad ipsum castellum et villam; neque ad ipsos omines non licet assaltum facere, neque per incendium, neque per predam, neque per vastationem, neque per aprensionem ipsorum ominum, etc.Ap.Lupo.
337.Ut ammodo in antea ipse nec eorum heredes ac proheredes, nec alia persona missa ad ipsis non debeat esse in consilium aut factum quod per dictos omines qui ad ipsam abitacionem venerint de jam dictis locis, nec ipsi nec eorum heredes et proheredes unum pel plures sicut cernitur fractam illam que est juxta viam que currit de rio ad grandunem versum ipsum castrum, ut infra ipsum castrum habeant per vertutem ullam percussionem nec occisionem corporis, neque res illas que in ipso castro erunt in ullo tempore per vertutem tollere presumat, excepto de illo omine qui in consilio ut factum fuerit de illis ominibus qui ipsum castrum custodierint perdere, aut pretersionem per vim abere, aut ad ipsum castrum assaltum facere, aut incendium comittere, aut ipsum castellum disrumpere. Quod si hoc probatum fuerit, illius bona qui hos comiserit et sua persona liceat ubique in potestate esse. Et insuper convenerunt infra predictam villam... liceat in mansionem ipsorum omnium, neque de eorum heredibus per vim albergare, neque pro pane tollendo, neque pro vino, pro carne, neque annona, excepto propter nuptias et sponsalias et propter receptum seniorum suorum, vel si unquam verram abuerint, et ad defensionem ipsius castelli et ville alios omines preter eorum vassallos conduserint; et in ullo tempore neque porcum neque porcellum neque moltonem neque agnum per judicium querere nec tollere debeant: et si aliquo modo unquam in tempore tulerint et hoc requisitum fuerit, infra mense unum explegitum caput tantum cui factum fuerit reddatur. Et iterum convenerunt... ad ipsos omines fodrum tollere non debent, excepto si a publico aquisierint. Nam si a publico aquisierint et rex in Longobardia venerit, fodrum solito modo solvatur. Et hoc convenerunt ut si unquam inter ipsos barbanes et nepotes (de Calusco) verram advenerit, non liceat unus alteri ambulandi vel revertendi ad ipsum castellum vel villam, sicut cernitur territorium ipsius loci contradicere, neque assaltum facere, neque plakam neque feritam neque occisionem corporis facere per se nec per suos missos, neque ad ipsos omines donec verram inter se abuerint ad ipsum castellum et villam; neque ad ipsos omines non licet assaltum facere, neque per incendium, neque per predam, neque per vastationem, neque per aprensionem ipsorum ominum, etc.Ap.Lupo.
338.Una causa di stato personale fu trattata il 901 nel placito di Milano avanti Sigefredo conte di palazzo. L'avvocato del conte di Milano pretendeva che alcuni uomini di Palazzolo fossero aldj d'esso conte. Essi invece sostenevano d'esser liberi ed arimanni, nati dal padre e madre libera, dai quali avevano ereditato qualche possesso; nè mai erano stati obbligati a servizio di corpo: salvo che aveano pure qualche casa e fondo in Blestazio, appartenenti alla corte di Palazzolo, pei quali facevano alcune opere a questa. Si discusse, si udirono i testimonj, e furono dichiarati liberi.Antiq. M. Æ., diss.XIII.Nel 905 in Bellano sul lago di Como si piativa della libertà d'alcuni servi della corte di Limonta, feudo imperiale spettante al monastero di Sant'Ambrogio a Milano. I convenuti confessavano essere servi di lor persona, come i genitori e parenti loro; e si teneano obbligati a cogliere le ulive, spremerne l'olio, pagare ogni anno ad esso monastero settanta soldi di buon argento, menar per barca sul lago l'abate o i suoi messi, e rendergli ogni anno cento libbre di ferro, trenta polli, trecento ova. Ma in un'altra carta si lamentavano perchè l'abate gli aggravasse di là del dovuto, e gli obbligasse a battere il suo grano, e talvolta fino a tagliar i capelli (multoties nos grana flagellare, et capillos nostros auferre præcipit); il che era segno di servitù.Gli uomini di Casciavola nel Valdarno ricorrevano alla contessa Beatrice di Toscana, e poi ai consoli e al clero della primaziale di Pisa contro i Lambardi, cioè baroni del castello di San Casciano, che usavano con loro empietà e crudeltà; dichiaravano essere sempre stati liberi, aver tenuto abitazione nel castello di San Casciano, ma non prestato mai atti servili a que' Lambardi, eccetto il tributo debito per le case che vi tenevano di loro proprietà e che consisteva in due carra di legna ogni abitazione (cella), purchè i signori garantissero ad essi la selva. Quel tributo fu poi mutato in un assegno di sedici danari. Distrutto il castello di San Casciano, credevano rimanere sciolti da qualsiasi impegno. Ma prima che fosse disfatto, essi Lambardi cominciarono a derubare i querelanti, che perciò ne portarono accusa dianzi alla signora Beatrice, la quale di fatto li tolse in protezione, comminando mille libbre d'oro contro chi li danneggiasse. Ma presto il diploma perdette virtù,omnis potestas perdidit virtutem, et justitia mortua est, et periit de terra nostra: tunc ceperunt facere omnia mala nobis, sicut Pagani et Saraceni etc.Camici,Dei marchesi di Toscana, vol.II.
338.Una causa di stato personale fu trattata il 901 nel placito di Milano avanti Sigefredo conte di palazzo. L'avvocato del conte di Milano pretendeva che alcuni uomini di Palazzolo fossero aldj d'esso conte. Essi invece sostenevano d'esser liberi ed arimanni, nati dal padre e madre libera, dai quali avevano ereditato qualche possesso; nè mai erano stati obbligati a servizio di corpo: salvo che aveano pure qualche casa e fondo in Blestazio, appartenenti alla corte di Palazzolo, pei quali facevano alcune opere a questa. Si discusse, si udirono i testimonj, e furono dichiarati liberi.Antiq. M. Æ., diss.XIII.
Nel 905 in Bellano sul lago di Como si piativa della libertà d'alcuni servi della corte di Limonta, feudo imperiale spettante al monastero di Sant'Ambrogio a Milano. I convenuti confessavano essere servi di lor persona, come i genitori e parenti loro; e si teneano obbligati a cogliere le ulive, spremerne l'olio, pagare ogni anno ad esso monastero settanta soldi di buon argento, menar per barca sul lago l'abate o i suoi messi, e rendergli ogni anno cento libbre di ferro, trenta polli, trecento ova. Ma in un'altra carta si lamentavano perchè l'abate gli aggravasse di là del dovuto, e gli obbligasse a battere il suo grano, e talvolta fino a tagliar i capelli (multoties nos grana flagellare, et capillos nostros auferre præcipit); il che era segno di servitù.
Gli uomini di Casciavola nel Valdarno ricorrevano alla contessa Beatrice di Toscana, e poi ai consoli e al clero della primaziale di Pisa contro i Lambardi, cioè baroni del castello di San Casciano, che usavano con loro empietà e crudeltà; dichiaravano essere sempre stati liberi, aver tenuto abitazione nel castello di San Casciano, ma non prestato mai atti servili a que' Lambardi, eccetto il tributo debito per le case che vi tenevano di loro proprietà e che consisteva in due carra di legna ogni abitazione (cella), purchè i signori garantissero ad essi la selva. Quel tributo fu poi mutato in un assegno di sedici danari. Distrutto il castello di San Casciano, credevano rimanere sciolti da qualsiasi impegno. Ma prima che fosse disfatto, essi Lambardi cominciarono a derubare i querelanti, che perciò ne portarono accusa dianzi alla signora Beatrice, la quale di fatto li tolse in protezione, comminando mille libbre d'oro contro chi li danneggiasse. Ma presto il diploma perdette virtù,omnis potestas perdidit virtutem, et justitia mortua est, et periit de terra nostra: tunc ceperunt facere omnia mala nobis, sicut Pagani et Saraceni etc.Camici,Dei marchesi di Toscana, vol.II.