NOTE:

NOTE:1.Questo libro fu stampato nel 1855.2.Bollandisti,ad 8 jan.—Eugipius,Vita s. Severini, inPez,Script. rerum. austriac., tom.I. — Anche Benvenuto da Imola, al cantoXIIdell'Infernodi Dante, racconta che, passando Attila per Modena, san Geminiano vescovo gli andò incontro chiedendogli misericordia. Quello gli rispose: — Non sai ch'io sono Attila flagello di Dio?» E il santo: — Ed io sono Geminiano servo di Dio». Il feroce ne rimase tocco, e passò oltre senza fare offesa.3.Gli storici lo qualificano re degli Eruli, forse perchè di tal gente gotica fosse il maggior numero delle sue schiere. Giornandes,De Goth. orig., cap. 37, e l'Historia miscella,XV, p. 101, lo fanno re dei Rugi e dei Turcilingi. Nel gabinetto di Vienna si hanno medaglie di lui, iscritteFl. Odovac.4.Æmilia, Tuscia, cæteræque provincia, in quibus hominum pene nullus existit.Gelasio papaep. ad Andronicum, pressoBaronio,ad an.496, nº 36.5.Ennodio, Paneg. Theodorici:Migrante tecum ad Ausoniam mundo... sumpta sunt plaustra vice tectorum, et in domos instabiles confluxerunt, omnia servitura necessitati. Tunc arma Cereris, et solventia frumentum bobus saxa trahebantur, oneratæ fætibus matres inter familias tuas, oblitæ sexus et ponderis, parandi victus cura laborant. Sotto il nomeAmalung-Dietrich von Bern, cioè Teodorico Amalo di Verona, Teodorico è celebrato nell'Heldenbucho libro degli eroi, poema tedesco delXIIIsecolo.Su questi fatti, oltre gli autori precitati, vediCassiodoro,Chronicon, e principalmenteVariarum libriXII, ed. Garet, Rohan 1679, e Venezia 1729. Peccato che Scipione Maffei non ne abbia eseguita la promessa edizione commentata.Procopio,De bello goth., lib.IV.Isidori Hispalensis,Chronicon goth.Anonymi Chron.detto Valesiano, dal Valois che lo pubblicò a Parigi il 1681, in calce all'Ammiano Marcellino.Historia miscella, nella raccolta del Muratori. Pare scritta nel 700.Cochlæi,Vita Theodorici, ed. Peringskiold, Stoccolma 1699. Vi si comprendono due vite antiche, ma di poco valore.Muratori,Annali, Rerum itaìicarum scriptores, eAntiquitates medii ævi, che cito una volta per sempre.Sartorius,Essai sur l'état civil et politique des peuples de l'Italie sous le gouvernement des Goths. Parigi 1811; premiato dall'Istituto francese, ma che pare copiato dalle belle introduzioni di Giuseppe Rovelli allaStoria di Como.Hurter,Gesch. des ostrogothischen Königs Theodorich und seiner Regierung. Sciaffusa 1808.Manso,Gesch. des ostrogothisch. Reichs in Italien. Breslavia 1814; —Uebersicht der Staats-Aemter und Vervaltungs-Behörden unter den Oslgothen.Ivi 1823.Il sig. Felice Dahn, professore a Monaco, autore della vasta operaDie Könige der Germanen, inserì nellaAllgemeine Zeitungdel 1872 un articoloTeodorich und Odovacar.6.Et nos maxime qui, divino auxilio, in republica vestra didicimus quemadmodum Romanis æquabiliter imperare possimus: regnum nostrum imitatio vestra est, forma boni propositi, unici exemplar imperii, qui quantum vos sequimur, tantum gentes alias anteimus... Pati vos non credimus inter utrasque respublicas, quarum semper unum corpus sub antiquis principibus fuisse declaratur, aliquid discordiæ permanere.... Romani regni unum velle, una semper opinio sit.Variar.,I.Romanoda qui innanzi dinota quelli che non erano Barbari, fossero i sudditi italiani dell'impero orientale, o i vinti dell'occidentale. Anche i Turchi chiamanoRomanial'ultima provincia rimasta all'impero greco, eRomei, Romilii Greci soggiogati.7.Cassiodoro,Variar.spesso. Il Banduri,Numism. imp. rom.,II. 601, pubblica quest'iscrizione:Salvis domino nostro Zenone augusto et gloriosissimo rege Theodorico.8.Ennodio,Vita. s. Epiphanii. — Concil.tom.IV.9.Teodorico mutò colla porpora l'abito nazionale; ma è gratuita l'asserzione del Muratori cheinducesse i suoi Goti a fare lo stesso. Presso l'anonimo del Valois, Teodorico si lagna cheRomanus miser imitatur Gothum, et utilis Gothus(cioè il ricco)imitatur Romanum. E presso Cassiodoro,Variar.,II. 15. 16:Cum se homines soleant de vicinitate collidere, istis prædiorum communio causam noscitur præstitisse concordiæ: sic enim contigit, ut utraque natio, dum communiter vivit, ad unum velle convenerit... Una lex illos et æquabilis disciplina complectitur; necesse est enim ut inter eos suaviter crescat affectus, qui servant jugiter terminos constitutos. Sono figure da retore. Da quanti secoli vivono sul suolo stesso Greci e Turchi? forse ne nacque soave affetto?10.Un cenno ne trapela nella lettera di Teodorico al senatore Sunivado,ut petat Samnium, jurgia Romanorum cum Gothis compositurus. Variar.,III. 13.11.Variar., i. 19;IV. 4;XII. 5. Cassiodoro accenna ilcurialis, ildefensor, ilcurator, ilquinquennalis, ecc.12.— Salva la riverenza al diritto pubblico e alle leggi di ciascuno». —Jura veterum ad nostram capimus reverentiam custodiri. — Delectamur jure romano vivere. — Reverenda legum antiquitas. — Secundum legum veterum constituta.13.Is qui, quasi specie utilitatis publicæ, ut si necessaria faciat, delator existat, quem tamen nos execrari omnino profitemur. Editto 35.14.Ibi potest census addi, ubi cultura profecerit.Variar.,IV. 38. Nella 10 dell'XIscrive essersi aumentato il tributo, perchèlonga quies et culturam agris præstitit et populos ampliavit.15.Variar.,IV. 18.19;VI. 7;VII. 42;IX. 24.16.Variar.,III. 13. 14. 15;VIII. 5. —Necessarium duximus illum sublimem virum ad vos comitem destinare, qui, secundum edicta nostra, inter duos Gothos litem debeat amputare: quod si etiam inter Gothum et Romanum natum fuerit fortasse negotium, adhibito sibi prudente Romano, certamen possit æquabili ratione discingere. Inter duos autem Romanos, Romani audiant quos per provincias dirigimus cognitores. Scitote autem unam nobis in omnibus æquabiliter esse charitatem.VIII. 3.17.Variar.,V. 17.18.Dagutbuono. Ugo Grozio, nellaStoria dei Goti, radunò i passi che ne fanno l'elogio: modo cattivo di giungere alla verità.19.Procopio,De bello goth.,III. 8.20.Reliqua per illum et illum(come oggi si direbbe)per N. N. legatos nostros patrio sermone mandamus. Teodorico al re degli Eruli.21.Re Atalarico scrive a Cassiodoro:Cum esset(Teodorico)publica cura vacuatus, sententias prudentum a suis famulis exigebat, ut factis propriis se æquaret antiquis. Stellarum cursus, maris sinus, fontium miracula, rimator acutissimus inquirebat, ut rerum naturis diligentius perscrutatis, quidam purpuratus videretur esse philosophus. Variar.,IX. 24.22.Lettera del 533.23.Citato nella lettera d'Alarico ad Aratore.24.Così definisce la filosofia:Sapientia est rerum quæ sunt comprehensio. Aritm., lib.I. c. 1.25.Prodigi aveano accompagnato la nascita di questo, sicchè suo padre il nominò Epifanio, e promise consacrarlo a Dio. A 8 anni era lettore nella chiesa episcopale di Ticino, piccola città che ancor non chiamavasi Pavia: a 12 era scrittore del vecchio vescovo Crispino: a 18 soddiacono e amministratore dei beni della Chiesa cioè dei poveri. Al tempo che il mondo degli impiegati e dei soldati crollava, senza forza contro gli stranieri, senza virtù contro i disordini interni, al clero di Pavia presedevano, oltre il santo vescovo, l'arcidiacono Silvestro, zelante della tradizione e della disciplina antica, ma più atto a dar pareri che ad operare; Bonoso, di cui diceasi che se il suo corpo era nato nella Gallia, l'anima sua veniva dalla patria celeste: Epifanio, più utile di tutti benchè più giovane, sosteneva le fatiche gravissime che, nello sfacelo della società civile, toccavano alla ecclesiastica: oggi avvocato a sostener avanti ai tribunali la causa della Chiesa e dei poveri: domani paciere in una famiglia disunita, poi raccoglitore e distributor di limosine ai poveri: istruttore e consigliere degl'ignoranti e dei dubbj: integerrimo di vita, colla costante moderazione, coll'inalterabile equità, col dominio sopra se stesso, imponeva agli altri. La chiesa di Ticino dovea difendere i suoi beni dalle erosioni del Po e dalle usurpazioni dei vicini. Banco, confinante avido e ingiusto, pretendeva occupare un pezzo lasciato in secco dal fiume, e ad Epifanio, che opponeva alle violenze la ragione, diede una bastonata sul capo. Il giovane diacono ghermì il braccio dell'avversario e il disarmò, e gli astanti avriano freddato Banco se Epifanio non avesse posto la sua testa sanguinente fra l'offensore e i vindici.Crispino morente menò a Milano Epifanio per raccomandarlo al metropolita e ai nobili come il miglior successore che potessero dargli: e in fatto a 25 anni fu eletto vescovo di Pavia. Giusto, calmo, fermo, caritatevole, non mutò la semplice vita, geloso della dignità episcopale quanto meno la ostentava; subito fu l'oracolo della diocesi: non affar pubblico o privato menavasi senza di lui; il tribunal suo era il più frequentato, e sebbene non avesse nè la scienza di Agostino, nè le grandi missioni d'Ambrogio, era stimato e venerato in tutta Liguria.Questa si trovava allora minacciata di guerra civile fra Antemio imperatore, e Ricimero suo genero. I nobili e le città liguri risolsero di mandare una deputazione a Ricimero a Milano, pregandolo di pace; ed esso gli ascoltò favorevole, insinuò per altro avrebber dovuto chiederla ad Antemio, ma capiva che nessuno potrebbe presentarsi a un imperatore violento e irritato. I nostri risposero che, quanto a ciò, aveano l'uomo opportuno, che saprebbe domar anche le fiere, e che bastava vedesse una buona azione perchè tosto vi si accingesse; d'un'eloquenza poi che (diceano) incantava più d'un mago; e parlato che avesse, non era possibile resistergli.Quest'uomo era Epifanio, e Ricimero disse che lo conosceva, e meravigliarsi non avesse ammiratori e amici. Pregato di assumersi la pacifica missione, Epifanio disse che questi affari sorpassavano la sua capacità, ma quando trattisi di salvar la patria, era dover suo di nulla ricusare. Il suo viaggio fu un trionfo: la gente accorreva in folla a veder il santo, che andava a chiedere ciò che i popoli più desiderano, la pace. Antemio non vi vedea che un artifizio di Ricimero; pure, mosso dalle manifestazioni di tutta Italia e di Roma specialmente, lo accolse in tutta pompa, ne ascoltò le persuasioni e le preghiere a favor di quella Italia, che allora prometteasi più dai santi che dai politici. E il santo trionfò dove i politici erano falliti, ed ebbe promessa di perdono e di pace, e senza pur soddisfare la curiosità di veder Roma, tornò a Pavia perchè sovrastava la pasqua. Indarno Milano l'invitò a ricever ringraziamenti, indarno Ricimero il voleva alla corte, stupito di veder composta una pace, ch'egli avea fatto di tutto per rendere impossibile, e che recideva le sue ambizioni.Ennodio, che questi fatti ci racconta, era stato allevato da Epifanio, come Epifanio da Crispino, e gli succedette nella sede vescovile. Così la plebe cristiana prevedeva da un pezzo chi sarebbe stato il suo vescovo, e non le era mandato nè conosciuto, nè conoscendo; ed era protetto da quella forza che nulla compensa, la considerazione e la stima.26.Per Cenetam gradiens et amicos duplavicenses,Qua natale solum est mihi...Ast ego sensus inops, italæ quota portio linguæFæce gravis, sermone levis, ratione pigrescens,Mente hebes, arte carens, usu rudis, ore nec expers,Parvula grammaticæ lambens reflumina guttæ,Rhetoricæ exiguum prælïbans gurgitis haustum,Cote ex juridica cui vix rubigo recessit,Quæ prius addidici dediscens, et cui tantumArtibus ex illis odor est in naribus istis.Vita s. Martini,IeIV.Siano saggio del suo merito poetico, e cenno degli studj che allora si facevano; e vedasi la prima volta nominata lalingua italiana, comechè per tale devasi intendere la latina.27.Giornandes dice che quel porto, già capace di duecencinquanta vascelli, era mutato in un giardino, e la città divisa in tre parti: la prima, più elevata, diceasi propriamente Ravenna; la seconda, che conteneva il palazzo imperiale, chiamavasi Cesarea; la terza, detta Classe, distava da Ravenna tre miglia.28.Probabilmente si valsero d'un piano inclinato, sostenuto da piedritti. VedasiRinaldo Rasponi,La Rotonda prorata edifizio romano, 1776; come anche G. B. Passeri, Ippolito Ghiselli Gamba, Sufflot, il conte Caylus e Enrico Gally nel 1842. Il p. Bacchini provò che quella fabbrica non è del tempo di Amalasunta, bensì di Teodorico.29.Quid dicamus columnarum junceam proceritatem? moles illas sublimissimas fabricarum quasi quibusdam erectis hastilibus contineri, et substantiæ qualitates concavis canalibus excavatæ, ut magis ipsas æstimes fuisse transfusas, alias ceris judices factum quod metallis durissimis videas expolitum. Variar., XV. 6, Form. de fabricis et architectis.30.L'iscrizione stessa è fastosa:Qui potuit rigidas Gothorum subdere mentes,Hic docuit durum flumina ferre jugum.Trajano, dopo vittorie di ben altra importanza, sul ponte della via Appia scriveva solo:TRAJANVS IMP. P. M. STRAVIT.31.Nella vita antichissima di s. Fulgenzio,Acta SS. 1. jan.32.Per le spoletine, vediVariar.,II. 32. 33. delle altre conservossi memoria in un'iscrizione, che trascurata si legge accanto al duomo di Terracina:DN. GLRMVS ADQ INCLYT(Dominus gloriosissimus atque inclytus)REX THEODORICVS VICTOR AC TRIVMFANS SEMPER AVGVSTVS BONO REIPVBLICÆ NATVS CVSTOS LIBERTATIS ET PROPAGATOR ROMANI NOMINIS DOMITOR GENTIVM DECENNOVII VIÆ APPIÆ ID E A TRIP VSQ TARIC IT LOCA QVÆ CONFLVENTIBVS AB VTRAQ PARTE PALVDIBVS PER OMN RETRO PRINCIP INVNDAVERANT VSVI PVBCO ET SECVRITATI VIANTIVM ADMIRANDA PROPITIO DEO FELICITE RESTITVIT OPERI INJVNCTO NAVITER ISVDANTE ADQ CLEMENTISSIMI PRINCIP FELIC DESERVIENT PRÆCONII ET PROSAPIÆ DECIORVM CÆC MAV BASILIO DECIO VC ET INL EX PV EX PPO EX COVS ORD PAT QVI AD PERPETVANDAM TANTI DOMINI GLORIAM PER PLVRIMOS QVI ANTE NON ALBEOS DEDVCTA IN MARE AQVA IGNOTÆ ATAVIS ET NIMIS ANTIQ REDDIDIT SICCITATI.33.Sotto Teodorico, per un soldo d'oro si davano sessanta moggia di frumento e trenta anfore di vino. Il Valesiano dice scemato d'un terzo il prezzo dei viveri, sicchè in tempo di caro compravansi venticinque moggia di grano per un soldo d'oro, mentre al mercato se ne aveano dieci. In una carestia, Cassiodoro scrive a Dazio vescovo di Milano di far distribuire un terzo del panico che si trova ne' granaj di Pavia e Tortona; agli affamati lo dia a un soldo per misura. Forse sono le dette venticinque moggia.34.Vita s. Epiphanii.35.Variar.,XII. 4. È il vin santo: poichè dice che, côlta l'uva in autunno tardo, si sospende o serba in vasi da ciò; a dicembre si pigia, e in mirabil guisa si ha il vino nuovo quando comincia ad esser vecchio.36.Variar.,IX. 3.37.In actis concilii Palmaris.38.L'apprensione degli Italiani è espressa in quelle parole di Boezio:Rex avidus communis exitii(De consol., lib.I), e dal Valesiano:Rex dolum Romanis tendebat.— E quindi ebbero principio quegli rumori, che nutricati e inaspriti da zelo religioso e dalla mondana ambizione dei cherici ... causarono poscia la rovina del dominio gotico in Italia, non senza infinito danno degli Italiani».Ranieri,Storia d'Italia dalValIXsecolo, p. 113. Di questo giudizio appello ai fatti del 1848.39.— Quante volte ho messo a repentaglio il mio stato per salvare i poveri, cui con infinite calunnie molestava la non mai punita avarizia dei Barbari! In grave carestia essendo posto un gravoso balzello alla Compagnia, tale ch'essa ne sarìa stata deserta, io pel comun bene tolsi a difenderla davanti il re contro il prefetto del pretorio, e ottenni non fosse riscosso».40.Carmina qui quondam studio florente peregiFlebilis, heu! mæstos cogor inire modos.Ecce mihi laceræ dictant scribenda CamenæEt vivis elegi fletibus ora rigant.Has saltem nullus potuit pervincere terrorNe nostrum comites prosequerentur iter.Gloria felicis olim viridisque juventæSolatur mæsti nunc mea fata senis.Venit enim properata malis inopina senectus,Et dolor ætatem jussit inesse suam.Intempestivi funduntur vertice crines,Et tremit effæto corpore laxa cutis.Mors hominum felix, quæ se nec dulcibus annisInserit, et mæstis sæpe vocata venit,Eheu quam surda miseros avertitur aure,Et flentes oculos claudere sæva negat!Dum levibus malefida bonis fortuna faveret,Pæne caput tristis merserat hora meum.Nunc quia fallacem mutavit nubila vultum,Protrahit ingratas impia vita moras.Quid me felicem toties jactatis amici?Qui cecidit, stabili non erat ille gradu.Boezio in quest'opera mostrasi poco cristiano, e nulla meglio di stoico, tanto che alcuno negò fosse sua fattura, e suppose un Boezio, differente da quello che i Pavesi venerarono poi sugli altari, forse per quel sentimento che anch'oggi fa considerare martiri coloro che cadono per la causa nazionale.41.Omnia regno nostro perfecte constare credimus, si gratiam vestram nobis minime deesse sentimus... Claudantur odia cum sepultis... Illud est mihi supra dominatum, tantum ac talem habere rectorem propitium... Sit vobis regnum nostrum gratiæ vinculis obligatum. Variar.,VIII. 8.42.All'egual modo v'entrò Alfonso d'Aragona nel 1442. Questi fatti ci sono descritti da Procopio (De bello goth., l. i. c. 8. 9. 10), ch'era segretario di Belisario, e che esagera sempre in lode di questo.43.Lo dice Procopio; eppure soggiunge che l'esercito goto non bastava a cingere tutta la città. Egli stesso fa uccidere in Milano μυριάδες τριάκοντα, trecentomila maschi (lib.II. c. 7): esagerazione o sbaglio.44.Nel 536 da Belisario, nel 546 da Totila, l'anno appresso da Belisario, nel 549 di nuovo da Totila, nel 552 da Narsete. Gregorio Magno riferisce che san Benedetto avea assicurato che Roma non sarebbe sterminata da Totila, bensì da turbini e tremuoti; e soggiunge che di fatto, a' suoi giorni, si vedevano sovverse mura e case e chiese ed edifizj. Forse a quel tempo sono da attribuire le tante rovine di solidi fabbricati in Roma; chè certo i Barbari non avean ragione di accingersi all'immensa fatica che sarebbesi voluta a scassinarli.45.Nov. 104, De præt. Siciliæ. E al capo 23:Lites inter duos procedentes Romanos, vel ubi romana persona pulsatur, per civiles judices exercere jubemus, cum talibus negotiis vel causis judices militares immiscere se ordo non patiatur. E in calce alle Novelle: Jura insuper vel leges codicibus nostris insertas, quas jam sub edictali programmate in Italiam dudum misimus, obtinere sancimus: sed et eas, quas postea promulgavimus constitutiones, jubemus sub edictali propositione vulgari, ex eo tempore quo sub edictali programmate evulgatæ fuerint, etiam per partes Italiæ obtinere, ut una, Deo volente, facta republica, legum etiam nostrarum ubique prolatetur auctoritas. Annonam etiam, quam et Theodoricus dare solitus erat, et nos etiam Romanis indulsimus, in posterum etiam dari præcipimus; sicut etiam annonas, quæ grammaticis ac oratoribus vel etiam medicis vel jurisperitis antea dari solitum erat, et in posterum suam professionem scilicet exercentibus erogare præcipimus, quatenus juvenes liberalibus studiis eruditi per nostram rempublicam floreant.46.Königsignifica re, eAdelignobile. CosìAll-bointutto reggente;Rose-mondbocca rosata;Au-richantico signore;Theud-lindabenefica al popolo;Ogil-ulfsoccorso volontario;Rot-hersignor della pace;Ar-prethricco d'onore;Hund-prethricco di benevolenza;Cuni-prethricco di coraggio;Rad-waldpronto e potente;Hildi-brandmolto ardente;Rat-gisforte in consiglio;Ahist-hulfpronto al soccorso, ecc.Paolo Diacono, De gestis Langobardorum, dice che le imprese d'Alboino erano celebrate ne' versi, non soltanto dei Bavari e dei Sassoni, ma di quanti usavano la stessa favella. VedansiOrigo gentis nostræ Langobardorum, stampato in capo all'Editto di Rotari, Torino 1846; e Andrea da Bergamo, Erchemperto, Benedetto da Sant'Andrea, e i continuatori di Paolo Diacono, detti Cassinense, Salernitano, Romano, Barberiniano, Andomarense, Fiorentino, Veneto, Trajectense.Procopio,De bello gothico.Anastasio Bibliotecario,De vitis pontificum romanorum.Gregorio Magno,Epistole e Dialoghi.J. Christius,Origines longobardicæ.Schmidt,De Longobardis.Gaillard,Mém. historique et critique sur les Longobards(Mem. dell'Accademia francese, tom.XXXIII. XXXV. XLIII).Turck,Forschungen auf dem Gebiete der Geschichte. Rostock 1835.Aschbach,Gesch. der Heruler und Gepiden. Francoforte 1835.Flegler,Das Königreich der Longobarden in Italien. Lipsia 1851.Richter,Ueber die Abkunft und Wanderung der Langobarden. Vienna 1848;Friaul unter longobardischer Herschaft. Ivi 1825.Merkel,Die Gesch. des Langobardenrechts. Berlino 1851.Bethmann,Paulus Diaconus, und die Geschichtschreibung der Langobarden. Annover 1849.E tutti gli storici d'Italia, e con qualche novitàLebrechteLeo,Gesch. von Italien. Amburgo 1829, lib.I;Balbo,Storia d'Italia. Torino 1830; e magistralmenteTroya,Storia d'Italia. 1841.47.Du Chesne, App. del tom. I.Rer. Francicarum.48.Paolo Diac., op. cit., lib.II. c. 7.49.Cum uxoribus, natis, omnique suppellectili... cum omni exercitu, vulgique promiscua multitudine.Paolo Diac., lib.II. c. 7. 8.50.Con Onorato vennero a Genova molto clero e patrizj, il vescovo d'Acqui ed altri ragguardevoli personaggi. I Milanesi vi ottennero una chiesa che dedicarono a sant'Ambrogio, e il brolo di Sant'Andrea, un palazzo, le rendite d'alcuni benefizj, e le pievi di Recco, Auscio, Rapallo, Camogli, colle loro decime e possessioni. Vogliono le cronache che molti della bassa Insubria rifuggissero entro la grande palude, detta mar Gerondio, formata dei fiumi Oglio, Serio, Adda; e quivi sopra un isolotto fangoso, dettoLa Mosa(limosa), fondassero la città di Crema.51.La cronologia dei primi diciassette anni de' Longobardi va molto confusa; nè Muratori, Fumagalli, Lupi la rischiararono a sufficienza. L'unico storico cui ci troviamo ridotti, Paolo Diacono, assegnato il tempo che Alboino uscì di Pannonia, prosegue per note indeterminate, servendosi delle indizioni; perchè allora s'era cessato di notare gli anni per consoli, nè ben introdotta l'êra vulgare. Forse s'accomoderebbero le apparenti contraddizioni cambiando l'anno da cui gli storici cominciano il regno d'Alboino, e desumendolo, non dalla presa di Milano, ma dal suo entrare in Italia, cioè dal principio del 569.Esso Paolo fa solo ai tempi di Autari conquistato Benevento, e primo duca Zottone. Ma la lettera 46 lib.IIdi Gregorio Magno è diretta ad Arechi (Arigiso) successore di Zottone; e poichè essa è del 592, se si sottraggono i venti anni che, secondo Paolo, Zottone regnò, saliamo ai tempi dell'assedio di Pavia.52.Paolo Diacono ce ne conservò l'epitafio, uno degli scarsi monumenti di quell'età:Clauditur hoc tumulo, tantum sed corpore, Droctulf,Nam meritis tota vivit in urbe suis.Cum Bardis fuit ipse quidem, nam gente suavus;Omnibus et populis inde suavis erat.Terribilis visu facies, sed mente benignus,Longaque robusto pectore barba fuit.Hic et amans semper romana et publica signa,Vastator gentis adfuit ipse suæ.Contempsit caros, dum nos amat ille, parentes,Hanc patriam reputans esse Ravenna suam.Hujus prima fuit Brexelli gloria capti;Qua residens, cunctis hostibus horror erat.Qui romana potens valuit post signa juvareVexillum primum Christus habere dedit.Inde etiam retinet dum classem fraude Feroldus,Vindicet ut classem, classibus arma parat.Puppibus exiguis decertans amne BadrinoBardorum innumeras vicit et ipse manus.Rursus et in terris Avarem superavit Eois,Conquirens dominis maxima palma suis.Martiris auxilio Vitalis fultus ad istosPervenit, victor sæpe triumphat ovans.Cujus et in templis petiit sua membra jacere,Hæc loca post mortem bustis habere juvat.Ipse sacerdotem moriens petit ista Joannem,His reddit terris cujus amore pio.53.Inventæ sunt in eadem insula divitiæ multæ, quæ ibi de singulis fuerant civitatibus commendatæ.Paolo Diac., lib.III. c. 26.54.Lo stesso, lib. VI. c. 6. Leo dice: — Nessun re ardì arricchire gli ecclesiastici cattolici, perchè tutti pendevano alla signoria de' Romani».Vic. della costit. in Italia, § 10, parte 1ª. Che Rotari fondasse parecchi monasteri, lo prova il documento pubblicato negliHist. patriæ monumenta, Chart.tom. I. p. 7. Di Agilulfo dice Paolo, lib. VI. c. 6, chemultas possessiones Ecclesiæ largitus est; e sappiamo che regalò beni al monastero di San Colombano a Bobbio. Liberalità de' re successivi indicheremo a suo tempo, e le storie ne son piene.55.Porta scritto in giro,AGILULF GRAT. DIVIN. GLOR. REX TOTIUS ITAL. OFERET SCO JOHANNI BATTISTE IN ECLA MODICIA. Se l'iscrizione potesse credersi contemporanea del dono, sarebbe la prima volta che trovasi la formolaper la grazia di Dio, poi dal franco Pepino introdotta ne' diplomi; e così pare quelre di tutta Italia, che, non senza maggior ragione, fu quindi adoperato da Carlo Magno e da Napoleone. Sembra che i Longobardi non coronassero i loro re, ma gl'investissero col metter loro in mano un'asta: pure le loro effigie sulle monete portano corona.56.Excellentissimo filio nostro Adulouwaldo reg. transmiter. philacteria curavimus, idest crucem cum ligno s. crucis Domini, et lectionem s. Evangeli theca persice inclusam. Filiæ quoque meæ, sorori ejus, tres anulos transmisi, duos cum hyacinthis et unum cum albula: quæ eis per vos peto dari. Non si usava ancora mandare ossa di santi: e Gregorio Magno lo disapprova assai.57.Jonas, inVita s. Bertulfi, ap.Mabillon,Ord. s. Benedict.58.Brexiana civitas magnam semper nobilium Longobardorum multitudinem habuit.Paolo Diac., lib.V. c. 36.59.Fredegario e Paolo attribuiscono il fatto a Rodoaldo; ma i: tempi non rispondono. Non occorre venire fino all'odierna civiltà per trovare assurdo questo modo di ragionare. Ai tempi di Lodovico il Pio, Agovardo arcivescovo di Lione scriveva: — Bell'arte a scoprir la verità! e soprattutto quando l'un combattente e l'altro soccombono. Se Dio volesse che in questa vita gl'innocenti fossero sempre vincitori e i colpevoli vinti, Gerusalemme non sarebbe sottoposta ai Saraceni, nè Italia ai Longobardi».Liber adv. Gundobadum, cap.XIV. I contemporanei non guardavano dunque per una fortuna l'esser l'Italia vinta dai Longobardi, come fecero alcuni mille anni più tardi.60.Burckhard (Staats- und Rechtsgesch. der Römer, § 42. Stutrgard 1841) vorrebbe cheoppidaevicifossero terre smurate, le quali non formavano Comune da sè, ma erano assegnate a municipj nel cui territorio eran poste.61.Diceasiguidrigild, compenso privato; ben distinto dall'ammenda (fried), che è compenso pubblico.62.De bello goth.,II. 14;III. 34. Una loro migrazione, cantata dallo scaldo di Gottland, componeasi di settanta navi, montate ciascuna da cento uomini.63.Aucto de diversis gentibus, quas superaverant, exercitu.Paolo Diac., lib.I. c. 20.64.La storia non parla che dell'isola; ma essa è tanto piccina, ch'è forza credere sotto quel nome comprese le circostanze. A Lenno, terra di quella riva, sono due iscrizioni del 571 e 572, ove l'anno è notato per consoli, e Giustino II è detto signor nostro.HIC REQVIESCIT IN PACE FAMVLVS CHRISTI LAVRENTIVS VENERABILIS SACERDOS, QVI VIXIT IN HOC SÆCVLO ANNOS IV; DEPOSITVS DIE III NONAS IVLII, POST CONSVLATVM DOMINI NOSTRI IVSTINI PERPETVI AVGVSTI ANNO VI, INDICTIONE IV.HIC REQVIESCIT IN PACE BONÆ MEMORIÆ CYPRIANVS, QVI VIXIT IN HOC SÆCVLO ANNOS P. M. XXXIII; DEPOSITVS SVB DIE VII KALENDAS OCTOBRIS, INDICTIONE V, POST CONSVLATVM DOMINI NOSTRI IVSTINI PERPETVI AVGVSTI ANNO VII.65.In tal senso l'editto di Rotari si dice fatto col consensocuncti felicissimi exercitus nostri.66.Homo qui habet septem casas massaricias, habeat loricam cum reliqua conciatura sua, debeat habere et caballos... Homines qui non habent casas massaricias, et habent quadraginta jugis terræ, habeant caballum, scutum et lanceam... Item de illis hominibus qui negotiantes sunt et pecuniam(non)habent, qui sunt majores et potentes, habeant loricas, scutos, caballos et lanceas; et qui sunt sequientes, habeant caballos, scutum et lanceam; minores habeant coccoras cum sagittas et arcos.Leggi di Astolfo, pubblicate dal Troya.67.Rotari, leg. 177;Liutprando, lib.III. leg. 4. Dafahrengenerare, radice disusata diVorfahrenprogenitori; sicchè corrisponde agensde' Latini. Oggi in Albaniafarasignifica lo stesso.68.Nelle leggi; ma Paolo Diacono, lib.I. c. 21, cita gliAdalingi, sic enim apud eos quædam nobilis prosapia vocabatur. Forse era sola la razza regia.69.Liberi, ingenui, ingenuiles, più tardiboni homines. Ehre significa onore, ed heer esercito: onde arimanno è uom d'onore o d'arme. Il Troya fa osservare che la voce αριμανες trovasi in Appiano,De bello mithr.Ottone I, nel 967, dona a un monastero un borgocum liberis hominibus, qui vulgo herimanni dicuntur(Antiq. ital., I. 717). Enrico IV, nel 1074,donamus insuper monasterio... liberos homines, quos vulgo arimannos vocant(Ivi, 739). Errano il Sismondi credendo gli arimanni contadini liberi, che oltre le proprie terre avessero enfiteusi dai grandi, e che soli coi nobili potessero intervenire al placito (cap. 2); e Giovanni Müller (Allg. Geschichte), credendo che l'arimanno fosse tra' Longobardi il capo militare di ciascuna borgata.Omnes liberi, qui a dominis suis longobardis libertatem meruerunt, legibus dominorum suorum et benefactorum vivere debeant, secundum qualibet a suis dominis propriis concessum fuerit.Rotari, leg. 239. Quilexè chiaro che significa le condizioni «imposte dai padroni a ciascun emancipato».* Tutti questi punti furono dibattuti assai in Italia e fuori, massime dopo la pubblicazione dell'opera di Carlo Troya. Carlo Hegel (Gesch. der italienischen Stadt e Freiheit. Lipsia 1847) sostiene che sotto i Longobardi esisteva un diritto unico, indissolubile, e i liberi provinciali erano messi nella semilibertà degli Aldj, dalla quale non potevano passare alla libertà intera longobarda se non per una nuova manumissione. Il diritto romano per lungo tempo non fu riconosciuto pubblicamente; dapprima ottenne qualche legalità come diritto di corte, poi come diritto ecclesiastico, non però personale; infine come concessione a singoli stranieri, indi a città e territorj intieri. Suppone che siasi fatta fusione tra i Longobardi e i Romani, prestandosi reciprocamente gli elementi.Nota del 1862.

1.Questo libro fu stampato nel 1855.

1.Questo libro fu stampato nel 1855.

2.Bollandisti,ad 8 jan.—Eugipius,Vita s. Severini, inPez,Script. rerum. austriac., tom.I. — Anche Benvenuto da Imola, al cantoXIIdell'Infernodi Dante, racconta che, passando Attila per Modena, san Geminiano vescovo gli andò incontro chiedendogli misericordia. Quello gli rispose: — Non sai ch'io sono Attila flagello di Dio?» E il santo: — Ed io sono Geminiano servo di Dio». Il feroce ne rimase tocco, e passò oltre senza fare offesa.

2.Bollandisti,ad 8 jan.—Eugipius,Vita s. Severini, inPez,Script. rerum. austriac., tom.I. — Anche Benvenuto da Imola, al cantoXIIdell'Infernodi Dante, racconta che, passando Attila per Modena, san Geminiano vescovo gli andò incontro chiedendogli misericordia. Quello gli rispose: — Non sai ch'io sono Attila flagello di Dio?» E il santo: — Ed io sono Geminiano servo di Dio». Il feroce ne rimase tocco, e passò oltre senza fare offesa.

3.Gli storici lo qualificano re degli Eruli, forse perchè di tal gente gotica fosse il maggior numero delle sue schiere. Giornandes,De Goth. orig., cap. 37, e l'Historia miscella,XV, p. 101, lo fanno re dei Rugi e dei Turcilingi. Nel gabinetto di Vienna si hanno medaglie di lui, iscritteFl. Odovac.

3.Gli storici lo qualificano re degli Eruli, forse perchè di tal gente gotica fosse il maggior numero delle sue schiere. Giornandes,De Goth. orig., cap. 37, e l'Historia miscella,XV, p. 101, lo fanno re dei Rugi e dei Turcilingi. Nel gabinetto di Vienna si hanno medaglie di lui, iscritteFl. Odovac.

4.Æmilia, Tuscia, cæteræque provincia, in quibus hominum pene nullus existit.Gelasio papaep. ad Andronicum, pressoBaronio,ad an.496, nº 36.

4.Æmilia, Tuscia, cæteræque provincia, in quibus hominum pene nullus existit.Gelasio papaep. ad Andronicum, pressoBaronio,ad an.496, nº 36.

5.Ennodio, Paneg. Theodorici:Migrante tecum ad Ausoniam mundo... sumpta sunt plaustra vice tectorum, et in domos instabiles confluxerunt, omnia servitura necessitati. Tunc arma Cereris, et solventia frumentum bobus saxa trahebantur, oneratæ fætibus matres inter familias tuas, oblitæ sexus et ponderis, parandi victus cura laborant. Sotto il nomeAmalung-Dietrich von Bern, cioè Teodorico Amalo di Verona, Teodorico è celebrato nell'Heldenbucho libro degli eroi, poema tedesco delXIIIsecolo.Su questi fatti, oltre gli autori precitati, vediCassiodoro,Chronicon, e principalmenteVariarum libriXII, ed. Garet, Rohan 1679, e Venezia 1729. Peccato che Scipione Maffei non ne abbia eseguita la promessa edizione commentata.Procopio,De bello goth., lib.IV.Isidori Hispalensis,Chronicon goth.Anonymi Chron.detto Valesiano, dal Valois che lo pubblicò a Parigi il 1681, in calce all'Ammiano Marcellino.Historia miscella, nella raccolta del Muratori. Pare scritta nel 700.Cochlæi,Vita Theodorici, ed. Peringskiold, Stoccolma 1699. Vi si comprendono due vite antiche, ma di poco valore.Muratori,Annali, Rerum itaìicarum scriptores, eAntiquitates medii ævi, che cito una volta per sempre.Sartorius,Essai sur l'état civil et politique des peuples de l'Italie sous le gouvernement des Goths. Parigi 1811; premiato dall'Istituto francese, ma che pare copiato dalle belle introduzioni di Giuseppe Rovelli allaStoria di Como.Hurter,Gesch. des ostrogothischen Königs Theodorich und seiner Regierung. Sciaffusa 1808.Manso,Gesch. des ostrogothisch. Reichs in Italien. Breslavia 1814; —Uebersicht der Staats-Aemter und Vervaltungs-Behörden unter den Oslgothen.Ivi 1823.Il sig. Felice Dahn, professore a Monaco, autore della vasta operaDie Könige der Germanen, inserì nellaAllgemeine Zeitungdel 1872 un articoloTeodorich und Odovacar.

5.Ennodio, Paneg. Theodorici:Migrante tecum ad Ausoniam mundo... sumpta sunt plaustra vice tectorum, et in domos instabiles confluxerunt, omnia servitura necessitati. Tunc arma Cereris, et solventia frumentum bobus saxa trahebantur, oneratæ fætibus matres inter familias tuas, oblitæ sexus et ponderis, parandi victus cura laborant. Sotto il nomeAmalung-Dietrich von Bern, cioè Teodorico Amalo di Verona, Teodorico è celebrato nell'Heldenbucho libro degli eroi, poema tedesco delXIIIsecolo.

Su questi fatti, oltre gli autori precitati, vediCassiodoro,Chronicon, e principalmenteVariarum libriXII, ed. Garet, Rohan 1679, e Venezia 1729. Peccato che Scipione Maffei non ne abbia eseguita la promessa edizione commentata.

Procopio,De bello goth., lib.IV.

Isidori Hispalensis,Chronicon goth.

Anonymi Chron.detto Valesiano, dal Valois che lo pubblicò a Parigi il 1681, in calce all'Ammiano Marcellino.

Historia miscella, nella raccolta del Muratori. Pare scritta nel 700.

Cochlæi,Vita Theodorici, ed. Peringskiold, Stoccolma 1699. Vi si comprendono due vite antiche, ma di poco valore.Muratori,Annali, Rerum itaìicarum scriptores, eAntiquitates medii ævi, che cito una volta per sempre.

Sartorius,Essai sur l'état civil et politique des peuples de l'Italie sous le gouvernement des Goths. Parigi 1811; premiato dall'Istituto francese, ma che pare copiato dalle belle introduzioni di Giuseppe Rovelli allaStoria di Como.

Hurter,Gesch. des ostrogothischen Königs Theodorich und seiner Regierung. Sciaffusa 1808.

Manso,Gesch. des ostrogothisch. Reichs in Italien. Breslavia 1814; —Uebersicht der Staats-Aemter und Vervaltungs-Behörden unter den Oslgothen.Ivi 1823.

Il sig. Felice Dahn, professore a Monaco, autore della vasta operaDie Könige der Germanen, inserì nellaAllgemeine Zeitungdel 1872 un articoloTeodorich und Odovacar.

6.Et nos maxime qui, divino auxilio, in republica vestra didicimus quemadmodum Romanis æquabiliter imperare possimus: regnum nostrum imitatio vestra est, forma boni propositi, unici exemplar imperii, qui quantum vos sequimur, tantum gentes alias anteimus... Pati vos non credimus inter utrasque respublicas, quarum semper unum corpus sub antiquis principibus fuisse declaratur, aliquid discordiæ permanere.... Romani regni unum velle, una semper opinio sit.Variar.,I.Romanoda qui innanzi dinota quelli che non erano Barbari, fossero i sudditi italiani dell'impero orientale, o i vinti dell'occidentale. Anche i Turchi chiamanoRomanial'ultima provincia rimasta all'impero greco, eRomei, Romilii Greci soggiogati.

6.Et nos maxime qui, divino auxilio, in republica vestra didicimus quemadmodum Romanis æquabiliter imperare possimus: regnum nostrum imitatio vestra est, forma boni propositi, unici exemplar imperii, qui quantum vos sequimur, tantum gentes alias anteimus... Pati vos non credimus inter utrasque respublicas, quarum semper unum corpus sub antiquis principibus fuisse declaratur, aliquid discordiæ permanere.... Romani regni unum velle, una semper opinio sit.Variar.,I.

Romanoda qui innanzi dinota quelli che non erano Barbari, fossero i sudditi italiani dell'impero orientale, o i vinti dell'occidentale. Anche i Turchi chiamanoRomanial'ultima provincia rimasta all'impero greco, eRomei, Romilii Greci soggiogati.

7.Cassiodoro,Variar.spesso. Il Banduri,Numism. imp. rom.,II. 601, pubblica quest'iscrizione:Salvis domino nostro Zenone augusto et gloriosissimo rege Theodorico.

7.Cassiodoro,Variar.spesso. Il Banduri,Numism. imp. rom.,II. 601, pubblica quest'iscrizione:Salvis domino nostro Zenone augusto et gloriosissimo rege Theodorico.

8.Ennodio,Vita. s. Epiphanii. — Concil.tom.IV.

8.Ennodio,Vita. s. Epiphanii. — Concil.tom.IV.

9.Teodorico mutò colla porpora l'abito nazionale; ma è gratuita l'asserzione del Muratori cheinducesse i suoi Goti a fare lo stesso. Presso l'anonimo del Valois, Teodorico si lagna cheRomanus miser imitatur Gothum, et utilis Gothus(cioè il ricco)imitatur Romanum. E presso Cassiodoro,Variar.,II. 15. 16:Cum se homines soleant de vicinitate collidere, istis prædiorum communio causam noscitur præstitisse concordiæ: sic enim contigit, ut utraque natio, dum communiter vivit, ad unum velle convenerit... Una lex illos et æquabilis disciplina complectitur; necesse est enim ut inter eos suaviter crescat affectus, qui servant jugiter terminos constitutos. Sono figure da retore. Da quanti secoli vivono sul suolo stesso Greci e Turchi? forse ne nacque soave affetto?

9.Teodorico mutò colla porpora l'abito nazionale; ma è gratuita l'asserzione del Muratori cheinducesse i suoi Goti a fare lo stesso. Presso l'anonimo del Valois, Teodorico si lagna cheRomanus miser imitatur Gothum, et utilis Gothus(cioè il ricco)imitatur Romanum. E presso Cassiodoro,Variar.,II. 15. 16:Cum se homines soleant de vicinitate collidere, istis prædiorum communio causam noscitur præstitisse concordiæ: sic enim contigit, ut utraque natio, dum communiter vivit, ad unum velle convenerit... Una lex illos et æquabilis disciplina complectitur; necesse est enim ut inter eos suaviter crescat affectus, qui servant jugiter terminos constitutos. Sono figure da retore. Da quanti secoli vivono sul suolo stesso Greci e Turchi? forse ne nacque soave affetto?

10.Un cenno ne trapela nella lettera di Teodorico al senatore Sunivado,ut petat Samnium, jurgia Romanorum cum Gothis compositurus. Variar.,III. 13.

10.Un cenno ne trapela nella lettera di Teodorico al senatore Sunivado,ut petat Samnium, jurgia Romanorum cum Gothis compositurus. Variar.,III. 13.

11.Variar., i. 19;IV. 4;XII. 5. Cassiodoro accenna ilcurialis, ildefensor, ilcurator, ilquinquennalis, ecc.

11.Variar., i. 19;IV. 4;XII. 5. Cassiodoro accenna ilcurialis, ildefensor, ilcurator, ilquinquennalis, ecc.

12.— Salva la riverenza al diritto pubblico e alle leggi di ciascuno». —Jura veterum ad nostram capimus reverentiam custodiri. — Delectamur jure romano vivere. — Reverenda legum antiquitas. — Secundum legum veterum constituta.

12.— Salva la riverenza al diritto pubblico e alle leggi di ciascuno». —Jura veterum ad nostram capimus reverentiam custodiri. — Delectamur jure romano vivere. — Reverenda legum antiquitas. — Secundum legum veterum constituta.

13.Is qui, quasi specie utilitatis publicæ, ut si necessaria faciat, delator existat, quem tamen nos execrari omnino profitemur. Editto 35.

13.Is qui, quasi specie utilitatis publicæ, ut si necessaria faciat, delator existat, quem tamen nos execrari omnino profitemur. Editto 35.

14.Ibi potest census addi, ubi cultura profecerit.Variar.,IV. 38. Nella 10 dell'XIscrive essersi aumentato il tributo, perchèlonga quies et culturam agris præstitit et populos ampliavit.

14.Ibi potest census addi, ubi cultura profecerit.Variar.,IV. 38. Nella 10 dell'XIscrive essersi aumentato il tributo, perchèlonga quies et culturam agris præstitit et populos ampliavit.

15.Variar.,IV. 18.19;VI. 7;VII. 42;IX. 24.

15.Variar.,IV. 18.19;VI. 7;VII. 42;IX. 24.

16.Variar.,III. 13. 14. 15;VIII. 5. —Necessarium duximus illum sublimem virum ad vos comitem destinare, qui, secundum edicta nostra, inter duos Gothos litem debeat amputare: quod si etiam inter Gothum et Romanum natum fuerit fortasse negotium, adhibito sibi prudente Romano, certamen possit æquabili ratione discingere. Inter duos autem Romanos, Romani audiant quos per provincias dirigimus cognitores. Scitote autem unam nobis in omnibus æquabiliter esse charitatem.VIII. 3.

16.Variar.,III. 13. 14. 15;VIII. 5. —Necessarium duximus illum sublimem virum ad vos comitem destinare, qui, secundum edicta nostra, inter duos Gothos litem debeat amputare: quod si etiam inter Gothum et Romanum natum fuerit fortasse negotium, adhibito sibi prudente Romano, certamen possit æquabili ratione discingere. Inter duos autem Romanos, Romani audiant quos per provincias dirigimus cognitores. Scitote autem unam nobis in omnibus æquabiliter esse charitatem.VIII. 3.

17.Variar.,V. 17.

17.Variar.,V. 17.

18.Dagutbuono. Ugo Grozio, nellaStoria dei Goti, radunò i passi che ne fanno l'elogio: modo cattivo di giungere alla verità.

18.Dagutbuono. Ugo Grozio, nellaStoria dei Goti, radunò i passi che ne fanno l'elogio: modo cattivo di giungere alla verità.

19.Procopio,De bello goth.,III. 8.

19.Procopio,De bello goth.,III. 8.

20.Reliqua per illum et illum(come oggi si direbbe)per N. N. legatos nostros patrio sermone mandamus. Teodorico al re degli Eruli.

20.Reliqua per illum et illum(come oggi si direbbe)per N. N. legatos nostros patrio sermone mandamus. Teodorico al re degli Eruli.

21.Re Atalarico scrive a Cassiodoro:Cum esset(Teodorico)publica cura vacuatus, sententias prudentum a suis famulis exigebat, ut factis propriis se æquaret antiquis. Stellarum cursus, maris sinus, fontium miracula, rimator acutissimus inquirebat, ut rerum naturis diligentius perscrutatis, quidam purpuratus videretur esse philosophus. Variar.,IX. 24.

21.Re Atalarico scrive a Cassiodoro:Cum esset(Teodorico)publica cura vacuatus, sententias prudentum a suis famulis exigebat, ut factis propriis se æquaret antiquis. Stellarum cursus, maris sinus, fontium miracula, rimator acutissimus inquirebat, ut rerum naturis diligentius perscrutatis, quidam purpuratus videretur esse philosophus. Variar.,IX. 24.

22.Lettera del 533.

22.Lettera del 533.

23.Citato nella lettera d'Alarico ad Aratore.

23.Citato nella lettera d'Alarico ad Aratore.

24.Così definisce la filosofia:Sapientia est rerum quæ sunt comprehensio. Aritm., lib.I. c. 1.

24.Così definisce la filosofia:Sapientia est rerum quæ sunt comprehensio. Aritm., lib.I. c. 1.

25.Prodigi aveano accompagnato la nascita di questo, sicchè suo padre il nominò Epifanio, e promise consacrarlo a Dio. A 8 anni era lettore nella chiesa episcopale di Ticino, piccola città che ancor non chiamavasi Pavia: a 12 era scrittore del vecchio vescovo Crispino: a 18 soddiacono e amministratore dei beni della Chiesa cioè dei poveri. Al tempo che il mondo degli impiegati e dei soldati crollava, senza forza contro gli stranieri, senza virtù contro i disordini interni, al clero di Pavia presedevano, oltre il santo vescovo, l'arcidiacono Silvestro, zelante della tradizione e della disciplina antica, ma più atto a dar pareri che ad operare; Bonoso, di cui diceasi che se il suo corpo era nato nella Gallia, l'anima sua veniva dalla patria celeste: Epifanio, più utile di tutti benchè più giovane, sosteneva le fatiche gravissime che, nello sfacelo della società civile, toccavano alla ecclesiastica: oggi avvocato a sostener avanti ai tribunali la causa della Chiesa e dei poveri: domani paciere in una famiglia disunita, poi raccoglitore e distributor di limosine ai poveri: istruttore e consigliere degl'ignoranti e dei dubbj: integerrimo di vita, colla costante moderazione, coll'inalterabile equità, col dominio sopra se stesso, imponeva agli altri. La chiesa di Ticino dovea difendere i suoi beni dalle erosioni del Po e dalle usurpazioni dei vicini. Banco, confinante avido e ingiusto, pretendeva occupare un pezzo lasciato in secco dal fiume, e ad Epifanio, che opponeva alle violenze la ragione, diede una bastonata sul capo. Il giovane diacono ghermì il braccio dell'avversario e il disarmò, e gli astanti avriano freddato Banco se Epifanio non avesse posto la sua testa sanguinente fra l'offensore e i vindici.Crispino morente menò a Milano Epifanio per raccomandarlo al metropolita e ai nobili come il miglior successore che potessero dargli: e in fatto a 25 anni fu eletto vescovo di Pavia. Giusto, calmo, fermo, caritatevole, non mutò la semplice vita, geloso della dignità episcopale quanto meno la ostentava; subito fu l'oracolo della diocesi: non affar pubblico o privato menavasi senza di lui; il tribunal suo era il più frequentato, e sebbene non avesse nè la scienza di Agostino, nè le grandi missioni d'Ambrogio, era stimato e venerato in tutta Liguria.Questa si trovava allora minacciata di guerra civile fra Antemio imperatore, e Ricimero suo genero. I nobili e le città liguri risolsero di mandare una deputazione a Ricimero a Milano, pregandolo di pace; ed esso gli ascoltò favorevole, insinuò per altro avrebber dovuto chiederla ad Antemio, ma capiva che nessuno potrebbe presentarsi a un imperatore violento e irritato. I nostri risposero che, quanto a ciò, aveano l'uomo opportuno, che saprebbe domar anche le fiere, e che bastava vedesse una buona azione perchè tosto vi si accingesse; d'un'eloquenza poi che (diceano) incantava più d'un mago; e parlato che avesse, non era possibile resistergli.Quest'uomo era Epifanio, e Ricimero disse che lo conosceva, e meravigliarsi non avesse ammiratori e amici. Pregato di assumersi la pacifica missione, Epifanio disse che questi affari sorpassavano la sua capacità, ma quando trattisi di salvar la patria, era dover suo di nulla ricusare. Il suo viaggio fu un trionfo: la gente accorreva in folla a veder il santo, che andava a chiedere ciò che i popoli più desiderano, la pace. Antemio non vi vedea che un artifizio di Ricimero; pure, mosso dalle manifestazioni di tutta Italia e di Roma specialmente, lo accolse in tutta pompa, ne ascoltò le persuasioni e le preghiere a favor di quella Italia, che allora prometteasi più dai santi che dai politici. E il santo trionfò dove i politici erano falliti, ed ebbe promessa di perdono e di pace, e senza pur soddisfare la curiosità di veder Roma, tornò a Pavia perchè sovrastava la pasqua. Indarno Milano l'invitò a ricever ringraziamenti, indarno Ricimero il voleva alla corte, stupito di veder composta una pace, ch'egli avea fatto di tutto per rendere impossibile, e che recideva le sue ambizioni.Ennodio, che questi fatti ci racconta, era stato allevato da Epifanio, come Epifanio da Crispino, e gli succedette nella sede vescovile. Così la plebe cristiana prevedeva da un pezzo chi sarebbe stato il suo vescovo, e non le era mandato nè conosciuto, nè conoscendo; ed era protetto da quella forza che nulla compensa, la considerazione e la stima.

25.Prodigi aveano accompagnato la nascita di questo, sicchè suo padre il nominò Epifanio, e promise consacrarlo a Dio. A 8 anni era lettore nella chiesa episcopale di Ticino, piccola città che ancor non chiamavasi Pavia: a 12 era scrittore del vecchio vescovo Crispino: a 18 soddiacono e amministratore dei beni della Chiesa cioè dei poveri. Al tempo che il mondo degli impiegati e dei soldati crollava, senza forza contro gli stranieri, senza virtù contro i disordini interni, al clero di Pavia presedevano, oltre il santo vescovo, l'arcidiacono Silvestro, zelante della tradizione e della disciplina antica, ma più atto a dar pareri che ad operare; Bonoso, di cui diceasi che se il suo corpo era nato nella Gallia, l'anima sua veniva dalla patria celeste: Epifanio, più utile di tutti benchè più giovane, sosteneva le fatiche gravissime che, nello sfacelo della società civile, toccavano alla ecclesiastica: oggi avvocato a sostener avanti ai tribunali la causa della Chiesa e dei poveri: domani paciere in una famiglia disunita, poi raccoglitore e distributor di limosine ai poveri: istruttore e consigliere degl'ignoranti e dei dubbj: integerrimo di vita, colla costante moderazione, coll'inalterabile equità, col dominio sopra se stesso, imponeva agli altri. La chiesa di Ticino dovea difendere i suoi beni dalle erosioni del Po e dalle usurpazioni dei vicini. Banco, confinante avido e ingiusto, pretendeva occupare un pezzo lasciato in secco dal fiume, e ad Epifanio, che opponeva alle violenze la ragione, diede una bastonata sul capo. Il giovane diacono ghermì il braccio dell'avversario e il disarmò, e gli astanti avriano freddato Banco se Epifanio non avesse posto la sua testa sanguinente fra l'offensore e i vindici.

Crispino morente menò a Milano Epifanio per raccomandarlo al metropolita e ai nobili come il miglior successore che potessero dargli: e in fatto a 25 anni fu eletto vescovo di Pavia. Giusto, calmo, fermo, caritatevole, non mutò la semplice vita, geloso della dignità episcopale quanto meno la ostentava; subito fu l'oracolo della diocesi: non affar pubblico o privato menavasi senza di lui; il tribunal suo era il più frequentato, e sebbene non avesse nè la scienza di Agostino, nè le grandi missioni d'Ambrogio, era stimato e venerato in tutta Liguria.

Questa si trovava allora minacciata di guerra civile fra Antemio imperatore, e Ricimero suo genero. I nobili e le città liguri risolsero di mandare una deputazione a Ricimero a Milano, pregandolo di pace; ed esso gli ascoltò favorevole, insinuò per altro avrebber dovuto chiederla ad Antemio, ma capiva che nessuno potrebbe presentarsi a un imperatore violento e irritato. I nostri risposero che, quanto a ciò, aveano l'uomo opportuno, che saprebbe domar anche le fiere, e che bastava vedesse una buona azione perchè tosto vi si accingesse; d'un'eloquenza poi che (diceano) incantava più d'un mago; e parlato che avesse, non era possibile resistergli.

Quest'uomo era Epifanio, e Ricimero disse che lo conosceva, e meravigliarsi non avesse ammiratori e amici. Pregato di assumersi la pacifica missione, Epifanio disse che questi affari sorpassavano la sua capacità, ma quando trattisi di salvar la patria, era dover suo di nulla ricusare. Il suo viaggio fu un trionfo: la gente accorreva in folla a veder il santo, che andava a chiedere ciò che i popoli più desiderano, la pace. Antemio non vi vedea che un artifizio di Ricimero; pure, mosso dalle manifestazioni di tutta Italia e di Roma specialmente, lo accolse in tutta pompa, ne ascoltò le persuasioni e le preghiere a favor di quella Italia, che allora prometteasi più dai santi che dai politici. E il santo trionfò dove i politici erano falliti, ed ebbe promessa di perdono e di pace, e senza pur soddisfare la curiosità di veder Roma, tornò a Pavia perchè sovrastava la pasqua. Indarno Milano l'invitò a ricever ringraziamenti, indarno Ricimero il voleva alla corte, stupito di veder composta una pace, ch'egli avea fatto di tutto per rendere impossibile, e che recideva le sue ambizioni.

Ennodio, che questi fatti ci racconta, era stato allevato da Epifanio, come Epifanio da Crispino, e gli succedette nella sede vescovile. Così la plebe cristiana prevedeva da un pezzo chi sarebbe stato il suo vescovo, e non le era mandato nè conosciuto, nè conoscendo; ed era protetto da quella forza che nulla compensa, la considerazione e la stima.

26.Per Cenetam gradiens et amicos duplavicenses,Qua natale solum est mihi...Ast ego sensus inops, italæ quota portio linguæFæce gravis, sermone levis, ratione pigrescens,Mente hebes, arte carens, usu rudis, ore nec expers,Parvula grammaticæ lambens reflumina guttæ,Rhetoricæ exiguum prælïbans gurgitis haustum,Cote ex juridica cui vix rubigo recessit,Quæ prius addidici dediscens, et cui tantumArtibus ex illis odor est in naribus istis.Vita s. Martini,IeIV.Siano saggio del suo merito poetico, e cenno degli studj che allora si facevano; e vedasi la prima volta nominata lalingua italiana, comechè per tale devasi intendere la latina.

26.

Per Cenetam gradiens et amicos duplavicenses,Qua natale solum est mihi...Ast ego sensus inops, italæ quota portio linguæFæce gravis, sermone levis, ratione pigrescens,Mente hebes, arte carens, usu rudis, ore nec expers,Parvula grammaticæ lambens reflumina guttæ,Rhetoricæ exiguum prælïbans gurgitis haustum,Cote ex juridica cui vix rubigo recessit,Quæ prius addidici dediscens, et cui tantumArtibus ex illis odor est in naribus istis.Vita s. Martini,IeIV.

Per Cenetam gradiens et amicos duplavicenses,Qua natale solum est mihi...Ast ego sensus inops, italæ quota portio linguæFæce gravis, sermone levis, ratione pigrescens,Mente hebes, arte carens, usu rudis, ore nec expers,Parvula grammaticæ lambens reflumina guttæ,Rhetoricæ exiguum prælïbans gurgitis haustum,Cote ex juridica cui vix rubigo recessit,Quæ prius addidici dediscens, et cui tantumArtibus ex illis odor est in naribus istis.Vita s. Martini,IeIV.

Per Cenetam gradiens et amicos duplavicenses,

Qua natale solum est mihi...

Ast ego sensus inops, italæ quota portio linguæ

Fæce gravis, sermone levis, ratione pigrescens,

Mente hebes, arte carens, usu rudis, ore nec expers,

Parvula grammaticæ lambens reflumina guttæ,

Rhetoricæ exiguum prælïbans gurgitis haustum,

Cote ex juridica cui vix rubigo recessit,

Quæ prius addidici dediscens, et cui tantum

Artibus ex illis odor est in naribus istis.

Vita s. Martini,IeIV.

Siano saggio del suo merito poetico, e cenno degli studj che allora si facevano; e vedasi la prima volta nominata lalingua italiana, comechè per tale devasi intendere la latina.

27.Giornandes dice che quel porto, già capace di duecencinquanta vascelli, era mutato in un giardino, e la città divisa in tre parti: la prima, più elevata, diceasi propriamente Ravenna; la seconda, che conteneva il palazzo imperiale, chiamavasi Cesarea; la terza, detta Classe, distava da Ravenna tre miglia.

27.Giornandes dice che quel porto, già capace di duecencinquanta vascelli, era mutato in un giardino, e la città divisa in tre parti: la prima, più elevata, diceasi propriamente Ravenna; la seconda, che conteneva il palazzo imperiale, chiamavasi Cesarea; la terza, detta Classe, distava da Ravenna tre miglia.

28.Probabilmente si valsero d'un piano inclinato, sostenuto da piedritti. VedasiRinaldo Rasponi,La Rotonda prorata edifizio romano, 1776; come anche G. B. Passeri, Ippolito Ghiselli Gamba, Sufflot, il conte Caylus e Enrico Gally nel 1842. Il p. Bacchini provò che quella fabbrica non è del tempo di Amalasunta, bensì di Teodorico.

28.Probabilmente si valsero d'un piano inclinato, sostenuto da piedritti. VedasiRinaldo Rasponi,La Rotonda prorata edifizio romano, 1776; come anche G. B. Passeri, Ippolito Ghiselli Gamba, Sufflot, il conte Caylus e Enrico Gally nel 1842. Il p. Bacchini provò che quella fabbrica non è del tempo di Amalasunta, bensì di Teodorico.

29.Quid dicamus columnarum junceam proceritatem? moles illas sublimissimas fabricarum quasi quibusdam erectis hastilibus contineri, et substantiæ qualitates concavis canalibus excavatæ, ut magis ipsas æstimes fuisse transfusas, alias ceris judices factum quod metallis durissimis videas expolitum. Variar., XV. 6, Form. de fabricis et architectis.

29.Quid dicamus columnarum junceam proceritatem? moles illas sublimissimas fabricarum quasi quibusdam erectis hastilibus contineri, et substantiæ qualitates concavis canalibus excavatæ, ut magis ipsas æstimes fuisse transfusas, alias ceris judices factum quod metallis durissimis videas expolitum. Variar., XV. 6, Form. de fabricis et architectis.

30.L'iscrizione stessa è fastosa:Qui potuit rigidas Gothorum subdere mentes,Hic docuit durum flumina ferre jugum.Trajano, dopo vittorie di ben altra importanza, sul ponte della via Appia scriveva solo:TRAJANVS IMP. P. M. STRAVIT.

30.L'iscrizione stessa è fastosa:

Qui potuit rigidas Gothorum subdere mentes,Hic docuit durum flumina ferre jugum.

Qui potuit rigidas Gothorum subdere mentes,Hic docuit durum flumina ferre jugum.

Qui potuit rigidas Gothorum subdere mentes,

Hic docuit durum flumina ferre jugum.

Trajano, dopo vittorie di ben altra importanza, sul ponte della via Appia scriveva solo:

TRAJANVS IMP. P. M. STRAVIT.

31.Nella vita antichissima di s. Fulgenzio,Acta SS. 1. jan.

31.Nella vita antichissima di s. Fulgenzio,Acta SS. 1. jan.

32.Per le spoletine, vediVariar.,II. 32. 33. delle altre conservossi memoria in un'iscrizione, che trascurata si legge accanto al duomo di Terracina:DN. GLRMVS ADQ INCLYT(Dominus gloriosissimus atque inclytus)REX THEODORICVS VICTOR AC TRIVMFANS SEMPER AVGVSTVS BONO REIPVBLICÆ NATVS CVSTOS LIBERTATIS ET PROPAGATOR ROMANI NOMINIS DOMITOR GENTIVM DECENNOVII VIÆ APPIÆ ID E A TRIP VSQ TARIC IT LOCA QVÆ CONFLVENTIBVS AB VTRAQ PARTE PALVDIBVS PER OMN RETRO PRINCIP INVNDAVERANT VSVI PVBCO ET SECVRITATI VIANTIVM ADMIRANDA PROPITIO DEO FELICITE RESTITVIT OPERI INJVNCTO NAVITER ISVDANTE ADQ CLEMENTISSIMI PRINCIP FELIC DESERVIENT PRÆCONII ET PROSAPIÆ DECIORVM CÆC MAV BASILIO DECIO VC ET INL EX PV EX PPO EX COVS ORD PAT QVI AD PERPETVANDAM TANTI DOMINI GLORIAM PER PLVRIMOS QVI ANTE NON ALBEOS DEDVCTA IN MARE AQVA IGNOTÆ ATAVIS ET NIMIS ANTIQ REDDIDIT SICCITATI.

32.Per le spoletine, vediVariar.,II. 32. 33. delle altre conservossi memoria in un'iscrizione, che trascurata si legge accanto al duomo di Terracina:

DN. GLRMVS ADQ INCLYT(Dominus gloriosissimus atque inclytus)REX THEODORICVS VICTOR AC TRIVMFANS SEMPER AVGVSTVS BONO REIPVBLICÆ NATVS CVSTOS LIBERTATIS ET PROPAGATOR ROMANI NOMINIS DOMITOR GENTIVM DECENNOVII VIÆ APPIÆ ID E A TRIP VSQ TARIC IT LOCA QVÆ CONFLVENTIBVS AB VTRAQ PARTE PALVDIBVS PER OMN RETRO PRINCIP INVNDAVERANT VSVI PVBCO ET SECVRITATI VIANTIVM ADMIRANDA PROPITIO DEO FELICITE RESTITVIT OPERI INJVNCTO NAVITER ISVDANTE ADQ CLEMENTISSIMI PRINCIP FELIC DESERVIENT PRÆCONII ET PROSAPIÆ DECIORVM CÆC MAV BASILIO DECIO VC ET INL EX PV EX PPO EX COVS ORD PAT QVI AD PERPETVANDAM TANTI DOMINI GLORIAM PER PLVRIMOS QVI ANTE NON ALBEOS DEDVCTA IN MARE AQVA IGNOTÆ ATAVIS ET NIMIS ANTIQ REDDIDIT SICCITATI.

33.Sotto Teodorico, per un soldo d'oro si davano sessanta moggia di frumento e trenta anfore di vino. Il Valesiano dice scemato d'un terzo il prezzo dei viveri, sicchè in tempo di caro compravansi venticinque moggia di grano per un soldo d'oro, mentre al mercato se ne aveano dieci. In una carestia, Cassiodoro scrive a Dazio vescovo di Milano di far distribuire un terzo del panico che si trova ne' granaj di Pavia e Tortona; agli affamati lo dia a un soldo per misura. Forse sono le dette venticinque moggia.

33.Sotto Teodorico, per un soldo d'oro si davano sessanta moggia di frumento e trenta anfore di vino. Il Valesiano dice scemato d'un terzo il prezzo dei viveri, sicchè in tempo di caro compravansi venticinque moggia di grano per un soldo d'oro, mentre al mercato se ne aveano dieci. In una carestia, Cassiodoro scrive a Dazio vescovo di Milano di far distribuire un terzo del panico che si trova ne' granaj di Pavia e Tortona; agli affamati lo dia a un soldo per misura. Forse sono le dette venticinque moggia.

34.Vita s. Epiphanii.

34.Vita s. Epiphanii.

35.Variar.,XII. 4. È il vin santo: poichè dice che, côlta l'uva in autunno tardo, si sospende o serba in vasi da ciò; a dicembre si pigia, e in mirabil guisa si ha il vino nuovo quando comincia ad esser vecchio.

35.Variar.,XII. 4. È il vin santo: poichè dice che, côlta l'uva in autunno tardo, si sospende o serba in vasi da ciò; a dicembre si pigia, e in mirabil guisa si ha il vino nuovo quando comincia ad esser vecchio.

36.Variar.,IX. 3.

36.Variar.,IX. 3.

37.In actis concilii Palmaris.

37.In actis concilii Palmaris.

38.L'apprensione degli Italiani è espressa in quelle parole di Boezio:Rex avidus communis exitii(De consol., lib.I), e dal Valesiano:Rex dolum Romanis tendebat.— E quindi ebbero principio quegli rumori, che nutricati e inaspriti da zelo religioso e dalla mondana ambizione dei cherici ... causarono poscia la rovina del dominio gotico in Italia, non senza infinito danno degli Italiani».Ranieri,Storia d'Italia dalValIXsecolo, p. 113. Di questo giudizio appello ai fatti del 1848.

38.L'apprensione degli Italiani è espressa in quelle parole di Boezio:Rex avidus communis exitii(De consol., lib.I), e dal Valesiano:Rex dolum Romanis tendebat.

— E quindi ebbero principio quegli rumori, che nutricati e inaspriti da zelo religioso e dalla mondana ambizione dei cherici ... causarono poscia la rovina del dominio gotico in Italia, non senza infinito danno degli Italiani».Ranieri,Storia d'Italia dalValIXsecolo, p. 113. Di questo giudizio appello ai fatti del 1848.

39.— Quante volte ho messo a repentaglio il mio stato per salvare i poveri, cui con infinite calunnie molestava la non mai punita avarizia dei Barbari! In grave carestia essendo posto un gravoso balzello alla Compagnia, tale ch'essa ne sarìa stata deserta, io pel comun bene tolsi a difenderla davanti il re contro il prefetto del pretorio, e ottenni non fosse riscosso».

39.— Quante volte ho messo a repentaglio il mio stato per salvare i poveri, cui con infinite calunnie molestava la non mai punita avarizia dei Barbari! In grave carestia essendo posto un gravoso balzello alla Compagnia, tale ch'essa ne sarìa stata deserta, io pel comun bene tolsi a difenderla davanti il re contro il prefetto del pretorio, e ottenni non fosse riscosso».

40.Carmina qui quondam studio florente peregiFlebilis, heu! mæstos cogor inire modos.Ecce mihi laceræ dictant scribenda CamenæEt vivis elegi fletibus ora rigant.Has saltem nullus potuit pervincere terrorNe nostrum comites prosequerentur iter.Gloria felicis olim viridisque juventæSolatur mæsti nunc mea fata senis.Venit enim properata malis inopina senectus,Et dolor ætatem jussit inesse suam.Intempestivi funduntur vertice crines,Et tremit effæto corpore laxa cutis.Mors hominum felix, quæ se nec dulcibus annisInserit, et mæstis sæpe vocata venit,Eheu quam surda miseros avertitur aure,Et flentes oculos claudere sæva negat!Dum levibus malefida bonis fortuna faveret,Pæne caput tristis merserat hora meum.Nunc quia fallacem mutavit nubila vultum,Protrahit ingratas impia vita moras.Quid me felicem toties jactatis amici?Qui cecidit, stabili non erat ille gradu.Boezio in quest'opera mostrasi poco cristiano, e nulla meglio di stoico, tanto che alcuno negò fosse sua fattura, e suppose un Boezio, differente da quello che i Pavesi venerarono poi sugli altari, forse per quel sentimento che anch'oggi fa considerare martiri coloro che cadono per la causa nazionale.

40.

Carmina qui quondam studio florente peregiFlebilis, heu! mæstos cogor inire modos.Ecce mihi laceræ dictant scribenda CamenæEt vivis elegi fletibus ora rigant.Has saltem nullus potuit pervincere terrorNe nostrum comites prosequerentur iter.Gloria felicis olim viridisque juventæSolatur mæsti nunc mea fata senis.Venit enim properata malis inopina senectus,Et dolor ætatem jussit inesse suam.Intempestivi funduntur vertice crines,Et tremit effæto corpore laxa cutis.Mors hominum felix, quæ se nec dulcibus annisInserit, et mæstis sæpe vocata venit,Eheu quam surda miseros avertitur aure,Et flentes oculos claudere sæva negat!Dum levibus malefida bonis fortuna faveret,Pæne caput tristis merserat hora meum.Nunc quia fallacem mutavit nubila vultum,Protrahit ingratas impia vita moras.Quid me felicem toties jactatis amici?Qui cecidit, stabili non erat ille gradu.

Carmina qui quondam studio florente peregiFlebilis, heu! mæstos cogor inire modos.Ecce mihi laceræ dictant scribenda CamenæEt vivis elegi fletibus ora rigant.Has saltem nullus potuit pervincere terrorNe nostrum comites prosequerentur iter.Gloria felicis olim viridisque juventæSolatur mæsti nunc mea fata senis.Venit enim properata malis inopina senectus,Et dolor ætatem jussit inesse suam.Intempestivi funduntur vertice crines,Et tremit effæto corpore laxa cutis.Mors hominum felix, quæ se nec dulcibus annisInserit, et mæstis sæpe vocata venit,Eheu quam surda miseros avertitur aure,Et flentes oculos claudere sæva negat!Dum levibus malefida bonis fortuna faveret,Pæne caput tristis merserat hora meum.Nunc quia fallacem mutavit nubila vultum,Protrahit ingratas impia vita moras.Quid me felicem toties jactatis amici?Qui cecidit, stabili non erat ille gradu.

Carmina qui quondam studio florente peregi

Flebilis, heu! mæstos cogor inire modos.

Ecce mihi laceræ dictant scribenda Camenæ

Et vivis elegi fletibus ora rigant.

Has saltem nullus potuit pervincere terror

Ne nostrum comites prosequerentur iter.

Gloria felicis olim viridisque juventæ

Solatur mæsti nunc mea fata senis.

Venit enim properata malis inopina senectus,

Et dolor ætatem jussit inesse suam.

Intempestivi funduntur vertice crines,

Et tremit effæto corpore laxa cutis.

Mors hominum felix, quæ se nec dulcibus annis

Inserit, et mæstis sæpe vocata venit,

Eheu quam surda miseros avertitur aure,

Et flentes oculos claudere sæva negat!

Dum levibus malefida bonis fortuna faveret,

Pæne caput tristis merserat hora meum.

Nunc quia fallacem mutavit nubila vultum,

Protrahit ingratas impia vita moras.

Quid me felicem toties jactatis amici?

Qui cecidit, stabili non erat ille gradu.

Boezio in quest'opera mostrasi poco cristiano, e nulla meglio di stoico, tanto che alcuno negò fosse sua fattura, e suppose un Boezio, differente da quello che i Pavesi venerarono poi sugli altari, forse per quel sentimento che anch'oggi fa considerare martiri coloro che cadono per la causa nazionale.

41.Omnia regno nostro perfecte constare credimus, si gratiam vestram nobis minime deesse sentimus... Claudantur odia cum sepultis... Illud est mihi supra dominatum, tantum ac talem habere rectorem propitium... Sit vobis regnum nostrum gratiæ vinculis obligatum. Variar.,VIII. 8.

41.Omnia regno nostro perfecte constare credimus, si gratiam vestram nobis minime deesse sentimus... Claudantur odia cum sepultis... Illud est mihi supra dominatum, tantum ac talem habere rectorem propitium... Sit vobis regnum nostrum gratiæ vinculis obligatum. Variar.,VIII. 8.

42.All'egual modo v'entrò Alfonso d'Aragona nel 1442. Questi fatti ci sono descritti da Procopio (De bello goth., l. i. c. 8. 9. 10), ch'era segretario di Belisario, e che esagera sempre in lode di questo.

42.All'egual modo v'entrò Alfonso d'Aragona nel 1442. Questi fatti ci sono descritti da Procopio (De bello goth., l. i. c. 8. 9. 10), ch'era segretario di Belisario, e che esagera sempre in lode di questo.

43.Lo dice Procopio; eppure soggiunge che l'esercito goto non bastava a cingere tutta la città. Egli stesso fa uccidere in Milano μυριάδες τριάκοντα, trecentomila maschi (lib.II. c. 7): esagerazione o sbaglio.

43.Lo dice Procopio; eppure soggiunge che l'esercito goto non bastava a cingere tutta la città. Egli stesso fa uccidere in Milano μυριάδες τριάκοντα, trecentomila maschi (lib.II. c. 7): esagerazione o sbaglio.

44.Nel 536 da Belisario, nel 546 da Totila, l'anno appresso da Belisario, nel 549 di nuovo da Totila, nel 552 da Narsete. Gregorio Magno riferisce che san Benedetto avea assicurato che Roma non sarebbe sterminata da Totila, bensì da turbini e tremuoti; e soggiunge che di fatto, a' suoi giorni, si vedevano sovverse mura e case e chiese ed edifizj. Forse a quel tempo sono da attribuire le tante rovine di solidi fabbricati in Roma; chè certo i Barbari non avean ragione di accingersi all'immensa fatica che sarebbesi voluta a scassinarli.

44.Nel 536 da Belisario, nel 546 da Totila, l'anno appresso da Belisario, nel 549 di nuovo da Totila, nel 552 da Narsete. Gregorio Magno riferisce che san Benedetto avea assicurato che Roma non sarebbe sterminata da Totila, bensì da turbini e tremuoti; e soggiunge che di fatto, a' suoi giorni, si vedevano sovverse mura e case e chiese ed edifizj. Forse a quel tempo sono da attribuire le tante rovine di solidi fabbricati in Roma; chè certo i Barbari non avean ragione di accingersi all'immensa fatica che sarebbesi voluta a scassinarli.

45.Nov. 104, De præt. Siciliæ. E al capo 23:Lites inter duos procedentes Romanos, vel ubi romana persona pulsatur, per civiles judices exercere jubemus, cum talibus negotiis vel causis judices militares immiscere se ordo non patiatur. E in calce alle Novelle: Jura insuper vel leges codicibus nostris insertas, quas jam sub edictali programmate in Italiam dudum misimus, obtinere sancimus: sed et eas, quas postea promulgavimus constitutiones, jubemus sub edictali propositione vulgari, ex eo tempore quo sub edictali programmate evulgatæ fuerint, etiam per partes Italiæ obtinere, ut una, Deo volente, facta republica, legum etiam nostrarum ubique prolatetur auctoritas. Annonam etiam, quam et Theodoricus dare solitus erat, et nos etiam Romanis indulsimus, in posterum etiam dari præcipimus; sicut etiam annonas, quæ grammaticis ac oratoribus vel etiam medicis vel jurisperitis antea dari solitum erat, et in posterum suam professionem scilicet exercentibus erogare præcipimus, quatenus juvenes liberalibus studiis eruditi per nostram rempublicam floreant.

45.Nov. 104, De præt. Siciliæ. E al capo 23:Lites inter duos procedentes Romanos, vel ubi romana persona pulsatur, per civiles judices exercere jubemus, cum talibus negotiis vel causis judices militares immiscere se ordo non patiatur. E in calce alle Novelle: Jura insuper vel leges codicibus nostris insertas, quas jam sub edictali programmate in Italiam dudum misimus, obtinere sancimus: sed et eas, quas postea promulgavimus constitutiones, jubemus sub edictali propositione vulgari, ex eo tempore quo sub edictali programmate evulgatæ fuerint, etiam per partes Italiæ obtinere, ut una, Deo volente, facta republica, legum etiam nostrarum ubique prolatetur auctoritas. Annonam etiam, quam et Theodoricus dare solitus erat, et nos etiam Romanis indulsimus, in posterum etiam dari præcipimus; sicut etiam annonas, quæ grammaticis ac oratoribus vel etiam medicis vel jurisperitis antea dari solitum erat, et in posterum suam professionem scilicet exercentibus erogare præcipimus, quatenus juvenes liberalibus studiis eruditi per nostram rempublicam floreant.

46.Königsignifica re, eAdelignobile. CosìAll-bointutto reggente;Rose-mondbocca rosata;Au-richantico signore;Theud-lindabenefica al popolo;Ogil-ulfsoccorso volontario;Rot-hersignor della pace;Ar-prethricco d'onore;Hund-prethricco di benevolenza;Cuni-prethricco di coraggio;Rad-waldpronto e potente;Hildi-brandmolto ardente;Rat-gisforte in consiglio;Ahist-hulfpronto al soccorso, ecc.Paolo Diacono, De gestis Langobardorum, dice che le imprese d'Alboino erano celebrate ne' versi, non soltanto dei Bavari e dei Sassoni, ma di quanti usavano la stessa favella. VedansiOrigo gentis nostræ Langobardorum, stampato in capo all'Editto di Rotari, Torino 1846; e Andrea da Bergamo, Erchemperto, Benedetto da Sant'Andrea, e i continuatori di Paolo Diacono, detti Cassinense, Salernitano, Romano, Barberiniano, Andomarense, Fiorentino, Veneto, Trajectense.Procopio,De bello gothico.Anastasio Bibliotecario,De vitis pontificum romanorum.Gregorio Magno,Epistole e Dialoghi.J. Christius,Origines longobardicæ.Schmidt,De Longobardis.Gaillard,Mém. historique et critique sur les Longobards(Mem. dell'Accademia francese, tom.XXXIII. XXXV. XLIII).Turck,Forschungen auf dem Gebiete der Geschichte. Rostock 1835.Aschbach,Gesch. der Heruler und Gepiden. Francoforte 1835.Flegler,Das Königreich der Longobarden in Italien. Lipsia 1851.Richter,Ueber die Abkunft und Wanderung der Langobarden. Vienna 1848;Friaul unter longobardischer Herschaft. Ivi 1825.Merkel,Die Gesch. des Langobardenrechts. Berlino 1851.Bethmann,Paulus Diaconus, und die Geschichtschreibung der Langobarden. Annover 1849.E tutti gli storici d'Italia, e con qualche novitàLebrechteLeo,Gesch. von Italien. Amburgo 1829, lib.I;Balbo,Storia d'Italia. Torino 1830; e magistralmenteTroya,Storia d'Italia. 1841.

46.Königsignifica re, eAdelignobile. CosìAll-bointutto reggente;Rose-mondbocca rosata;Au-richantico signore;Theud-lindabenefica al popolo;Ogil-ulfsoccorso volontario;Rot-hersignor della pace;Ar-prethricco d'onore;Hund-prethricco di benevolenza;Cuni-prethricco di coraggio;Rad-waldpronto e potente;Hildi-brandmolto ardente;Rat-gisforte in consiglio;Ahist-hulfpronto al soccorso, ecc.

Paolo Diacono, De gestis Langobardorum, dice che le imprese d'Alboino erano celebrate ne' versi, non soltanto dei Bavari e dei Sassoni, ma di quanti usavano la stessa favella. VedansiOrigo gentis nostræ Langobardorum, stampato in capo all'Editto di Rotari, Torino 1846; e Andrea da Bergamo, Erchemperto, Benedetto da Sant'Andrea, e i continuatori di Paolo Diacono, detti Cassinense, Salernitano, Romano, Barberiniano, Andomarense, Fiorentino, Veneto, Trajectense.

Procopio,De bello gothico.

Anastasio Bibliotecario,De vitis pontificum romanorum.

Gregorio Magno,Epistole e Dialoghi.

J. Christius,Origines longobardicæ.

Schmidt,De Longobardis.

Gaillard,Mém. historique et critique sur les Longobards(Mem. dell'Accademia francese, tom.XXXIII. XXXV. XLIII).

Turck,Forschungen auf dem Gebiete der Geschichte. Rostock 1835.

Aschbach,Gesch. der Heruler und Gepiden. Francoforte 1835.

Flegler,Das Königreich der Longobarden in Italien. Lipsia 1851.

Richter,Ueber die Abkunft und Wanderung der Langobarden. Vienna 1848;Friaul unter longobardischer Herschaft. Ivi 1825.

Merkel,Die Gesch. des Langobardenrechts. Berlino 1851.

Bethmann,Paulus Diaconus, und die Geschichtschreibung der Langobarden. Annover 1849.

E tutti gli storici d'Italia, e con qualche novitàLebrechteLeo,Gesch. von Italien. Amburgo 1829, lib.I;Balbo,Storia d'Italia. Torino 1830; e magistralmenteTroya,Storia d'Italia. 1841.

47.Du Chesne, App. del tom. I.Rer. Francicarum.

47.Du Chesne, App. del tom. I.Rer. Francicarum.

48.Paolo Diac., op. cit., lib.II. c. 7.

48.Paolo Diac., op. cit., lib.II. c. 7.

49.Cum uxoribus, natis, omnique suppellectili... cum omni exercitu, vulgique promiscua multitudine.Paolo Diac., lib.II. c. 7. 8.

49.Cum uxoribus, natis, omnique suppellectili... cum omni exercitu, vulgique promiscua multitudine.Paolo Diac., lib.II. c. 7. 8.

50.Con Onorato vennero a Genova molto clero e patrizj, il vescovo d'Acqui ed altri ragguardevoli personaggi. I Milanesi vi ottennero una chiesa che dedicarono a sant'Ambrogio, e il brolo di Sant'Andrea, un palazzo, le rendite d'alcuni benefizj, e le pievi di Recco, Auscio, Rapallo, Camogli, colle loro decime e possessioni. Vogliono le cronache che molti della bassa Insubria rifuggissero entro la grande palude, detta mar Gerondio, formata dei fiumi Oglio, Serio, Adda; e quivi sopra un isolotto fangoso, dettoLa Mosa(limosa), fondassero la città di Crema.

50.Con Onorato vennero a Genova molto clero e patrizj, il vescovo d'Acqui ed altri ragguardevoli personaggi. I Milanesi vi ottennero una chiesa che dedicarono a sant'Ambrogio, e il brolo di Sant'Andrea, un palazzo, le rendite d'alcuni benefizj, e le pievi di Recco, Auscio, Rapallo, Camogli, colle loro decime e possessioni. Vogliono le cronache che molti della bassa Insubria rifuggissero entro la grande palude, detta mar Gerondio, formata dei fiumi Oglio, Serio, Adda; e quivi sopra un isolotto fangoso, dettoLa Mosa(limosa), fondassero la città di Crema.

51.La cronologia dei primi diciassette anni de' Longobardi va molto confusa; nè Muratori, Fumagalli, Lupi la rischiararono a sufficienza. L'unico storico cui ci troviamo ridotti, Paolo Diacono, assegnato il tempo che Alboino uscì di Pannonia, prosegue per note indeterminate, servendosi delle indizioni; perchè allora s'era cessato di notare gli anni per consoli, nè ben introdotta l'êra vulgare. Forse s'accomoderebbero le apparenti contraddizioni cambiando l'anno da cui gli storici cominciano il regno d'Alboino, e desumendolo, non dalla presa di Milano, ma dal suo entrare in Italia, cioè dal principio del 569.Esso Paolo fa solo ai tempi di Autari conquistato Benevento, e primo duca Zottone. Ma la lettera 46 lib.IIdi Gregorio Magno è diretta ad Arechi (Arigiso) successore di Zottone; e poichè essa è del 592, se si sottraggono i venti anni che, secondo Paolo, Zottone regnò, saliamo ai tempi dell'assedio di Pavia.

51.La cronologia dei primi diciassette anni de' Longobardi va molto confusa; nè Muratori, Fumagalli, Lupi la rischiararono a sufficienza. L'unico storico cui ci troviamo ridotti, Paolo Diacono, assegnato il tempo che Alboino uscì di Pannonia, prosegue per note indeterminate, servendosi delle indizioni; perchè allora s'era cessato di notare gli anni per consoli, nè ben introdotta l'êra vulgare. Forse s'accomoderebbero le apparenti contraddizioni cambiando l'anno da cui gli storici cominciano il regno d'Alboino, e desumendolo, non dalla presa di Milano, ma dal suo entrare in Italia, cioè dal principio del 569.

Esso Paolo fa solo ai tempi di Autari conquistato Benevento, e primo duca Zottone. Ma la lettera 46 lib.IIdi Gregorio Magno è diretta ad Arechi (Arigiso) successore di Zottone; e poichè essa è del 592, se si sottraggono i venti anni che, secondo Paolo, Zottone regnò, saliamo ai tempi dell'assedio di Pavia.

52.Paolo Diacono ce ne conservò l'epitafio, uno degli scarsi monumenti di quell'età:Clauditur hoc tumulo, tantum sed corpore, Droctulf,Nam meritis tota vivit in urbe suis.Cum Bardis fuit ipse quidem, nam gente suavus;Omnibus et populis inde suavis erat.Terribilis visu facies, sed mente benignus,Longaque robusto pectore barba fuit.Hic et amans semper romana et publica signa,Vastator gentis adfuit ipse suæ.Contempsit caros, dum nos amat ille, parentes,Hanc patriam reputans esse Ravenna suam.Hujus prima fuit Brexelli gloria capti;Qua residens, cunctis hostibus horror erat.Qui romana potens valuit post signa juvareVexillum primum Christus habere dedit.Inde etiam retinet dum classem fraude Feroldus,Vindicet ut classem, classibus arma parat.Puppibus exiguis decertans amne BadrinoBardorum innumeras vicit et ipse manus.Rursus et in terris Avarem superavit Eois,Conquirens dominis maxima palma suis.Martiris auxilio Vitalis fultus ad istosPervenit, victor sæpe triumphat ovans.Cujus et in templis petiit sua membra jacere,Hæc loca post mortem bustis habere juvat.Ipse sacerdotem moriens petit ista Joannem,His reddit terris cujus amore pio.

52.Paolo Diacono ce ne conservò l'epitafio, uno degli scarsi monumenti di quell'età:

Clauditur hoc tumulo, tantum sed corpore, Droctulf,Nam meritis tota vivit in urbe suis.Cum Bardis fuit ipse quidem, nam gente suavus;Omnibus et populis inde suavis erat.Terribilis visu facies, sed mente benignus,Longaque robusto pectore barba fuit.Hic et amans semper romana et publica signa,Vastator gentis adfuit ipse suæ.Contempsit caros, dum nos amat ille, parentes,Hanc patriam reputans esse Ravenna suam.Hujus prima fuit Brexelli gloria capti;Qua residens, cunctis hostibus horror erat.Qui romana potens valuit post signa juvareVexillum primum Christus habere dedit.Inde etiam retinet dum classem fraude Feroldus,Vindicet ut classem, classibus arma parat.Puppibus exiguis decertans amne BadrinoBardorum innumeras vicit et ipse manus.Rursus et in terris Avarem superavit Eois,Conquirens dominis maxima palma suis.Martiris auxilio Vitalis fultus ad istosPervenit, victor sæpe triumphat ovans.Cujus et in templis petiit sua membra jacere,Hæc loca post mortem bustis habere juvat.Ipse sacerdotem moriens petit ista Joannem,His reddit terris cujus amore pio.

Clauditur hoc tumulo, tantum sed corpore, Droctulf,Nam meritis tota vivit in urbe suis.Cum Bardis fuit ipse quidem, nam gente suavus;Omnibus et populis inde suavis erat.Terribilis visu facies, sed mente benignus,Longaque robusto pectore barba fuit.Hic et amans semper romana et publica signa,Vastator gentis adfuit ipse suæ.Contempsit caros, dum nos amat ille, parentes,Hanc patriam reputans esse Ravenna suam.Hujus prima fuit Brexelli gloria capti;Qua residens, cunctis hostibus horror erat.Qui romana potens valuit post signa juvareVexillum primum Christus habere dedit.Inde etiam retinet dum classem fraude Feroldus,Vindicet ut classem, classibus arma parat.Puppibus exiguis decertans amne BadrinoBardorum innumeras vicit et ipse manus.Rursus et in terris Avarem superavit Eois,Conquirens dominis maxima palma suis.Martiris auxilio Vitalis fultus ad istosPervenit, victor sæpe triumphat ovans.Cujus et in templis petiit sua membra jacere,Hæc loca post mortem bustis habere juvat.Ipse sacerdotem moriens petit ista Joannem,His reddit terris cujus amore pio.

Clauditur hoc tumulo, tantum sed corpore, Droctulf,

Nam meritis tota vivit in urbe suis.

Cum Bardis fuit ipse quidem, nam gente suavus;

Omnibus et populis inde suavis erat.

Terribilis visu facies, sed mente benignus,

Longaque robusto pectore barba fuit.

Hic et amans semper romana et publica signa,

Vastator gentis adfuit ipse suæ.

Contempsit caros, dum nos amat ille, parentes,

Hanc patriam reputans esse Ravenna suam.

Hujus prima fuit Brexelli gloria capti;

Qua residens, cunctis hostibus horror erat.

Qui romana potens valuit post signa juvare

Vexillum primum Christus habere dedit.

Inde etiam retinet dum classem fraude Feroldus,

Vindicet ut classem, classibus arma parat.

Puppibus exiguis decertans amne Badrino

Bardorum innumeras vicit et ipse manus.

Rursus et in terris Avarem superavit Eois,

Conquirens dominis maxima palma suis.

Martiris auxilio Vitalis fultus ad istos

Pervenit, victor sæpe triumphat ovans.

Cujus et in templis petiit sua membra jacere,

Hæc loca post mortem bustis habere juvat.

Ipse sacerdotem moriens petit ista Joannem,

His reddit terris cujus amore pio.

53.Inventæ sunt in eadem insula divitiæ multæ, quæ ibi de singulis fuerant civitatibus commendatæ.Paolo Diac., lib.III. c. 26.

53.Inventæ sunt in eadem insula divitiæ multæ, quæ ibi de singulis fuerant civitatibus commendatæ.Paolo Diac., lib.III. c. 26.

54.Lo stesso, lib. VI. c. 6. Leo dice: — Nessun re ardì arricchire gli ecclesiastici cattolici, perchè tutti pendevano alla signoria de' Romani».Vic. della costit. in Italia, § 10, parte 1ª. Che Rotari fondasse parecchi monasteri, lo prova il documento pubblicato negliHist. patriæ monumenta, Chart.tom. I. p. 7. Di Agilulfo dice Paolo, lib. VI. c. 6, chemultas possessiones Ecclesiæ largitus est; e sappiamo che regalò beni al monastero di San Colombano a Bobbio. Liberalità de' re successivi indicheremo a suo tempo, e le storie ne son piene.

54.Lo stesso, lib. VI. c. 6. Leo dice: — Nessun re ardì arricchire gli ecclesiastici cattolici, perchè tutti pendevano alla signoria de' Romani».Vic. della costit. in Italia, § 10, parte 1ª. Che Rotari fondasse parecchi monasteri, lo prova il documento pubblicato negliHist. patriæ monumenta, Chart.tom. I. p. 7. Di Agilulfo dice Paolo, lib. VI. c. 6, chemultas possessiones Ecclesiæ largitus est; e sappiamo che regalò beni al monastero di San Colombano a Bobbio. Liberalità de' re successivi indicheremo a suo tempo, e le storie ne son piene.

55.Porta scritto in giro,AGILULF GRAT. DIVIN. GLOR. REX TOTIUS ITAL. OFERET SCO JOHANNI BATTISTE IN ECLA MODICIA. Se l'iscrizione potesse credersi contemporanea del dono, sarebbe la prima volta che trovasi la formolaper la grazia di Dio, poi dal franco Pepino introdotta ne' diplomi; e così pare quelre di tutta Italia, che, non senza maggior ragione, fu quindi adoperato da Carlo Magno e da Napoleone. Sembra che i Longobardi non coronassero i loro re, ma gl'investissero col metter loro in mano un'asta: pure le loro effigie sulle monete portano corona.

55.Porta scritto in giro,AGILULF GRAT. DIVIN. GLOR. REX TOTIUS ITAL. OFERET SCO JOHANNI BATTISTE IN ECLA MODICIA. Se l'iscrizione potesse credersi contemporanea del dono, sarebbe la prima volta che trovasi la formolaper la grazia di Dio, poi dal franco Pepino introdotta ne' diplomi; e così pare quelre di tutta Italia, che, non senza maggior ragione, fu quindi adoperato da Carlo Magno e da Napoleone. Sembra che i Longobardi non coronassero i loro re, ma gl'investissero col metter loro in mano un'asta: pure le loro effigie sulle monete portano corona.

56.Excellentissimo filio nostro Adulouwaldo reg. transmiter. philacteria curavimus, idest crucem cum ligno s. crucis Domini, et lectionem s. Evangeli theca persice inclusam. Filiæ quoque meæ, sorori ejus, tres anulos transmisi, duos cum hyacinthis et unum cum albula: quæ eis per vos peto dari. Non si usava ancora mandare ossa di santi: e Gregorio Magno lo disapprova assai.

56.Excellentissimo filio nostro Adulouwaldo reg. transmiter. philacteria curavimus, idest crucem cum ligno s. crucis Domini, et lectionem s. Evangeli theca persice inclusam. Filiæ quoque meæ, sorori ejus, tres anulos transmisi, duos cum hyacinthis et unum cum albula: quæ eis per vos peto dari. Non si usava ancora mandare ossa di santi: e Gregorio Magno lo disapprova assai.

57.Jonas, inVita s. Bertulfi, ap.Mabillon,Ord. s. Benedict.

57.Jonas, inVita s. Bertulfi, ap.Mabillon,Ord. s. Benedict.

58.Brexiana civitas magnam semper nobilium Longobardorum multitudinem habuit.Paolo Diac., lib.V. c. 36.

58.Brexiana civitas magnam semper nobilium Longobardorum multitudinem habuit.Paolo Diac., lib.V. c. 36.

59.Fredegario e Paolo attribuiscono il fatto a Rodoaldo; ma i: tempi non rispondono. Non occorre venire fino all'odierna civiltà per trovare assurdo questo modo di ragionare. Ai tempi di Lodovico il Pio, Agovardo arcivescovo di Lione scriveva: — Bell'arte a scoprir la verità! e soprattutto quando l'un combattente e l'altro soccombono. Se Dio volesse che in questa vita gl'innocenti fossero sempre vincitori e i colpevoli vinti, Gerusalemme non sarebbe sottoposta ai Saraceni, nè Italia ai Longobardi».Liber adv. Gundobadum, cap.XIV. I contemporanei non guardavano dunque per una fortuna l'esser l'Italia vinta dai Longobardi, come fecero alcuni mille anni più tardi.

59.Fredegario e Paolo attribuiscono il fatto a Rodoaldo; ma i: tempi non rispondono. Non occorre venire fino all'odierna civiltà per trovare assurdo questo modo di ragionare. Ai tempi di Lodovico il Pio, Agovardo arcivescovo di Lione scriveva: — Bell'arte a scoprir la verità! e soprattutto quando l'un combattente e l'altro soccombono. Se Dio volesse che in questa vita gl'innocenti fossero sempre vincitori e i colpevoli vinti, Gerusalemme non sarebbe sottoposta ai Saraceni, nè Italia ai Longobardi».Liber adv. Gundobadum, cap.XIV. I contemporanei non guardavano dunque per una fortuna l'esser l'Italia vinta dai Longobardi, come fecero alcuni mille anni più tardi.

60.Burckhard (Staats- und Rechtsgesch. der Römer, § 42. Stutrgard 1841) vorrebbe cheoppidaevicifossero terre smurate, le quali non formavano Comune da sè, ma erano assegnate a municipj nel cui territorio eran poste.

60.Burckhard (Staats- und Rechtsgesch. der Römer, § 42. Stutrgard 1841) vorrebbe cheoppidaevicifossero terre smurate, le quali non formavano Comune da sè, ma erano assegnate a municipj nel cui territorio eran poste.

61.Diceasiguidrigild, compenso privato; ben distinto dall'ammenda (fried), che è compenso pubblico.

61.Diceasiguidrigild, compenso privato; ben distinto dall'ammenda (fried), che è compenso pubblico.

62.De bello goth.,II. 14;III. 34. Una loro migrazione, cantata dallo scaldo di Gottland, componeasi di settanta navi, montate ciascuna da cento uomini.

62.De bello goth.,II. 14;III. 34. Una loro migrazione, cantata dallo scaldo di Gottland, componeasi di settanta navi, montate ciascuna da cento uomini.

63.Aucto de diversis gentibus, quas superaverant, exercitu.Paolo Diac., lib.I. c. 20.

63.Aucto de diversis gentibus, quas superaverant, exercitu.Paolo Diac., lib.I. c. 20.

64.La storia non parla che dell'isola; ma essa è tanto piccina, ch'è forza credere sotto quel nome comprese le circostanze. A Lenno, terra di quella riva, sono due iscrizioni del 571 e 572, ove l'anno è notato per consoli, e Giustino II è detto signor nostro.HIC REQVIESCIT IN PACE FAMVLVS CHRISTI LAVRENTIVS VENERABILIS SACERDOS, QVI VIXIT IN HOC SÆCVLO ANNOS IV; DEPOSITVS DIE III NONAS IVLII, POST CONSVLATVM DOMINI NOSTRI IVSTINI PERPETVI AVGVSTI ANNO VI, INDICTIONE IV.HIC REQVIESCIT IN PACE BONÆ MEMORIÆ CYPRIANVS, QVI VIXIT IN HOC SÆCVLO ANNOS P. M. XXXIII; DEPOSITVS SVB DIE VII KALENDAS OCTOBRIS, INDICTIONE V, POST CONSVLATVM DOMINI NOSTRI IVSTINI PERPETVI AVGVSTI ANNO VII.

64.La storia non parla che dell'isola; ma essa è tanto piccina, ch'è forza credere sotto quel nome comprese le circostanze. A Lenno, terra di quella riva, sono due iscrizioni del 571 e 572, ove l'anno è notato per consoli, e Giustino II è detto signor nostro.

HIC REQVIESCIT IN PACE FAMVLVS CHRISTI LAVRENTIVS VENERABILIS SACERDOS, QVI VIXIT IN HOC SÆCVLO ANNOS IV; DEPOSITVS DIE III NONAS IVLII, POST CONSVLATVM DOMINI NOSTRI IVSTINI PERPETVI AVGVSTI ANNO VI, INDICTIONE IV.

HIC REQVIESCIT IN PACE BONÆ MEMORIÆ CYPRIANVS, QVI VIXIT IN HOC SÆCVLO ANNOS P. M. XXXIII; DEPOSITVS SVB DIE VII KALENDAS OCTOBRIS, INDICTIONE V, POST CONSVLATVM DOMINI NOSTRI IVSTINI PERPETVI AVGVSTI ANNO VII.

65.In tal senso l'editto di Rotari si dice fatto col consensocuncti felicissimi exercitus nostri.

65.In tal senso l'editto di Rotari si dice fatto col consensocuncti felicissimi exercitus nostri.

66.Homo qui habet septem casas massaricias, habeat loricam cum reliqua conciatura sua, debeat habere et caballos... Homines qui non habent casas massaricias, et habent quadraginta jugis terræ, habeant caballum, scutum et lanceam... Item de illis hominibus qui negotiantes sunt et pecuniam(non)habent, qui sunt majores et potentes, habeant loricas, scutos, caballos et lanceas; et qui sunt sequientes, habeant caballos, scutum et lanceam; minores habeant coccoras cum sagittas et arcos.Leggi di Astolfo, pubblicate dal Troya.

66.Homo qui habet septem casas massaricias, habeat loricam cum reliqua conciatura sua, debeat habere et caballos... Homines qui non habent casas massaricias, et habent quadraginta jugis terræ, habeant caballum, scutum et lanceam... Item de illis hominibus qui negotiantes sunt et pecuniam(non)habent, qui sunt majores et potentes, habeant loricas, scutos, caballos et lanceas; et qui sunt sequientes, habeant caballos, scutum et lanceam; minores habeant coccoras cum sagittas et arcos.Leggi di Astolfo, pubblicate dal Troya.

67.Rotari, leg. 177;Liutprando, lib.III. leg. 4. Dafahrengenerare, radice disusata diVorfahrenprogenitori; sicchè corrisponde agensde' Latini. Oggi in Albaniafarasignifica lo stesso.

67.Rotari, leg. 177;Liutprando, lib.III. leg. 4. Dafahrengenerare, radice disusata diVorfahrenprogenitori; sicchè corrisponde agensde' Latini. Oggi in Albaniafarasignifica lo stesso.

68.Nelle leggi; ma Paolo Diacono, lib.I. c. 21, cita gliAdalingi, sic enim apud eos quædam nobilis prosapia vocabatur. Forse era sola la razza regia.

68.Nelle leggi; ma Paolo Diacono, lib.I. c. 21, cita gliAdalingi, sic enim apud eos quædam nobilis prosapia vocabatur. Forse era sola la razza regia.

69.Liberi, ingenui, ingenuiles, più tardiboni homines. Ehre significa onore, ed heer esercito: onde arimanno è uom d'onore o d'arme. Il Troya fa osservare che la voce αριμανες trovasi in Appiano,De bello mithr.Ottone I, nel 967, dona a un monastero un borgocum liberis hominibus, qui vulgo herimanni dicuntur(Antiq. ital., I. 717). Enrico IV, nel 1074,donamus insuper monasterio... liberos homines, quos vulgo arimannos vocant(Ivi, 739). Errano il Sismondi credendo gli arimanni contadini liberi, che oltre le proprie terre avessero enfiteusi dai grandi, e che soli coi nobili potessero intervenire al placito (cap. 2); e Giovanni Müller (Allg. Geschichte), credendo che l'arimanno fosse tra' Longobardi il capo militare di ciascuna borgata.Omnes liberi, qui a dominis suis longobardis libertatem meruerunt, legibus dominorum suorum et benefactorum vivere debeant, secundum qualibet a suis dominis propriis concessum fuerit.Rotari, leg. 239. Quilexè chiaro che significa le condizioni «imposte dai padroni a ciascun emancipato».* Tutti questi punti furono dibattuti assai in Italia e fuori, massime dopo la pubblicazione dell'opera di Carlo Troya. Carlo Hegel (Gesch. der italienischen Stadt e Freiheit. Lipsia 1847) sostiene che sotto i Longobardi esisteva un diritto unico, indissolubile, e i liberi provinciali erano messi nella semilibertà degli Aldj, dalla quale non potevano passare alla libertà intera longobarda se non per una nuova manumissione. Il diritto romano per lungo tempo non fu riconosciuto pubblicamente; dapprima ottenne qualche legalità come diritto di corte, poi come diritto ecclesiastico, non però personale; infine come concessione a singoli stranieri, indi a città e territorj intieri. Suppone che siasi fatta fusione tra i Longobardi e i Romani, prestandosi reciprocamente gli elementi.Nota del 1862.

69.Liberi, ingenui, ingenuiles, più tardiboni homines. Ehre significa onore, ed heer esercito: onde arimanno è uom d'onore o d'arme. Il Troya fa osservare che la voce αριμανες trovasi in Appiano,De bello mithr.Ottone I, nel 967, dona a un monastero un borgocum liberis hominibus, qui vulgo herimanni dicuntur(Antiq. ital., I. 717). Enrico IV, nel 1074,donamus insuper monasterio... liberos homines, quos vulgo arimannos vocant(Ivi, 739). Errano il Sismondi credendo gli arimanni contadini liberi, che oltre le proprie terre avessero enfiteusi dai grandi, e che soli coi nobili potessero intervenire al placito (cap. 2); e Giovanni Müller (Allg. Geschichte), credendo che l'arimanno fosse tra' Longobardi il capo militare di ciascuna borgata.Omnes liberi, qui a dominis suis longobardis libertatem meruerunt, legibus dominorum suorum et benefactorum vivere debeant, secundum qualibet a suis dominis propriis concessum fuerit.Rotari, leg. 239. Quilexè chiaro che significa le condizioni «imposte dai padroni a ciascun emancipato».

* Tutti questi punti furono dibattuti assai in Italia e fuori, massime dopo la pubblicazione dell'opera di Carlo Troya. Carlo Hegel (Gesch. der italienischen Stadt e Freiheit. Lipsia 1847) sostiene che sotto i Longobardi esisteva un diritto unico, indissolubile, e i liberi provinciali erano messi nella semilibertà degli Aldj, dalla quale non potevano passare alla libertà intera longobarda se non per una nuova manumissione. Il diritto romano per lungo tempo non fu riconosciuto pubblicamente; dapprima ottenne qualche legalità come diritto di corte, poi come diritto ecclesiastico, non però personale; infine come concessione a singoli stranieri, indi a città e territorj intieri. Suppone che siasi fatta fusione tra i Longobardi e i Romani, prestandosi reciprocamente gli elementi.Nota del 1862.


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