66.Ghirardaccial 1288.67.Scipione Ammirato,Storie, lib.XI.68.Gli statuti di Garessio sono del 1278. VediCronaca di SienadiNeri Donato, neiRer. It. Scrip.,XV.69.In uno dei tanti incendj di Bologna avvenne che il gesso, di cui erano costruite le case, si cocesse, e gettatavi l’acqua per ispegnerlo, fece una presa maravigliosa. Il fatto fu avvertito, e d’allora si cominciò a usare il gesso cotto per costruzioni, cornici, statue e altro.Ghirardaccial 1210.70.«Il nostro Comune, per guerra ch’ebbe co’ Pisani per lo fatto di Lucca, si trovò aver accattati da’ suoi cittadini più di seicento migliaja di fiorini d’oro: e non avendo donde renderli, purgò il debito, e tornollo a cinquecentoquattro migliaja di fiorini d’oro e centinaja, e fecene un monte, facendo in quattro libri, catuno quartiere per sè, scrivere i creditori per alfabeto, e ordinò con certe leggi penali, alla camera del papa obbligate, chi per modo diretto o indiretto venisse contro a privilegio e immunità ch’avessono i danari del Monte. E ordinò che in perpetuo ogni mese, catuno creditore dovesse avere e avesse, per dono d’anno e interesse uno danajo per lira, e che i danari del Monte ad alcuno non si potessono tôrre per alcuna cagione o malificio o bando o condannagione che alcuno avesse, e che i detti danari non potessero essere staggiti per alcuno debito nè per alcuna dote, nè fare di quelli alcuna esecuzione; e che lecito fosse a catuno poterli vendere e trasmutare; e così catuno in cui si trovassono trasmutati, que’ privilegi e quell’immunità e quello dono avesse il successore che ’l principale. E cominciato questo agli anni di Cristo 1345, sopravenendo al Comune molte gravi fortune e smisurati bisogni, mai questa fede non maculò, onde avvenne che sempre a’ suoi bisogni per la fede servata trovava prestanza da’ suoi cittadini senz’alcun rammaricamento: e molto ci si avanzava sopra il Monte, accattandone contanti cento, e facendone finire al Monte altri cento, a certo termine n’assegnava dugento sopra le gabelle del Comune, sicchè i cittadini il meno guadagnavano col Comune a ragione di quindici per centinajo l’anno.... Di questi contratti dei comperatori si feciono in Firenze l’anno 1353 e 54 molte quistioni, se la compera era lecita senza tenimento di restituzione o no, eziandio che il comperatore il facesse a fine d’avere l’utile che il Comune avea ordinato ai creditori, e comperando i fiorini cento prestati al Comune per lo primo creditore, venticinque fiorini d’oro, e più o meno come era il corso loro. L’opinione de’ teologi e dei leggisti in molte disputazioni furono varie, che l’uno tenea che fusse illecito e tenuto alla restituzione, e l’altro no, e i religiosi ne predicavano diversamente: que’ dell’Ordine di san Domenico diceano che non si potea fare lecitamente, e con loro s’accordavano i Romitani; i Minori predicavano che si potea fare, e per questo la gente ne stava intenebrata».III. 106.71.Cibrario,St. di Chieri,I. 473.72.Tronci,Ann. pisani;Ammirato,Storie, lib.XIX.73.Fiamma,Manip. florum;Gattaro,Hist. Patav., inRer. It. Scrip., tom.XVII;Musso,Chron. Placent.Ivi.74.†Non fuit ignarus cujus domus hæc NicholausQuod nil momenti sibi mundi gloria sentit.Verum quod fecit hanc non tam vana coegitGloria, quam Rome veterem renovare decorem.†In domibus pulcris memor estote sepulcris,Confisque tiu non ibi stare diuMors vehitur pennis. Nulli sua vita perennis.Mansio nostra brevis, cursus et ipse levis†Si fugias ventum, si claudias ostia centumLisgor mille jubes non sine morte cubes.Si maneas castris ferme vicinus et astrisOcius inde solet tollere quosque volet.†Surgit in astra domus sublimis. Culmina cujusPrimus de primis magnus Nicholaus ab imisErexit, patrum decus ob renovare suorum;Stat patris Crescens matrisq. Theodora nomen†Hoc culmen clarum caro depignere gessitDavidi tribuit qui pater exhibuit.È attorniata di lettere majuscole, delle quali tentò la interpretazione il p. Tommaso Gabrini.75.Caterina di Viennois, principessa d’Acaja nel 1339, per aver carne da un macellajo di Pinerolo dovette dargli in pegno un bicchiere d’argento.Cibrario,Economia pol. del medioevo.76.Cronaca di Sanminiato, ap.Baluzio,I. 457.77.Nel testamento dell’arcivescovo milanese Andrea:Pascere debeat pauperes centum, et det per unumquemque pauperem dimidium panem, et companaticum lardum, et de caseo inter quatuor libra una, et vino stario uno.78.Giulini,Memorie della città e campagna milanese, tom.V, p. 473.79.EglogaVII.80.— Poserò in mezzo del castello una colonna con portico, sotto il quale si raccolgano i padri per fuggire il caldo e trattare delle cose loro. Aggiungivi che la gioventù sarà meno nei suoi giuochi dissoluta alla presenza de’ patrizj».Leon Battista Alberti,Architettura, lib.VIII. c. 6.81.Vedi il Boccaccio.82.FiorentinoMi sembri veramente quand’io t’odo.Inf.,XXX.Sòstati tu, che all’abito mi sembriEssere alcun di nostra gente prava.Ivi,VII.83.La legge suntuaria di Lucca, del 20 ottobre 1587, che vegliò fino al termine della repubblica, proibiva in sostanza tutti i lavori stranieri sì di metalli preziosi che di sete e lane, le vere e le false gemme e perle, i ricami, le vesti d’altro colore che nero, le penne, le piume, i fiori di seta, i capelli finti, i pendenti alle orecchie, i lunghi strascichi. Si concedevano cappelli e abiti neri agli uomini e alle donne; alle spose per un anno vesti di seta colorate; alle vedove, abito di lana nero; ogni cosa semplice, senza trine nè lavori d’intaglio, passamani o frangie; se si voleva un guarnimento, aveva ad esser di seta e del colore stesso del drappo, e semplice e un solo giro all’estremità. Le calze alle donne o bianche o nere; agli uomini, o nere o grigie. Alle fanciulle impedito il vestire di seta; concedevansi di seta le maniche e i grembiuli, i collari di taffetà; ma a tutti vietavansi i listelli e ricami e telette d’oro e d’argento fino o falso. I forestieri erano tenuti soggetti alla legge un anno dopo che fossero in Lucca, e i magistrati o capitani usar potevano di piume essendo in uffizio od in funzione: le loro donne erano eccettuate dalla legge sin che i mariti duravano in carica. Pure, perchè anche in Lucca lavoravasi d’argento e d’oro, si permise poi qualche filza di bottoncini d’argento, qualche fettuccia di seta ad intrecciar i capelli, cuffie di velo o tela, una rete d’oro filato con occhietto d’oro, un fregio e un vezzo d’oro del valore di trenta scudi da mettere al collo, con una collana pure d’oro (sempre tirato alla trafila a maglia) di scudi cento; un paio di smaniglie d’oro di trenta scudi, e un altro di bottoncini d’oro o d’argento di egual valore; una cintura di scudi ottanta o d’oro o d’altro non proibito dalla legge, senza smalti, fuorchè nelle serrature; e di gioje o perle appena qualcuna, ma solo negli anelli; di cristalli e coralli, soltanto ne’ vezzi; profumi e paste odorifere nulla, eccetto che nei guanti. Sicchè una donna poteva comparire in pubblico fornita di tanta roba preziosa per più che quattrocento scudi, i quali oggi rappresenterebbero più che dodicimila franchi. Volevasi la legge eseguita; per ciò multa e carcere ai maschi se mancavano, e alle femmine multa e confino in casa. Quindi ad impegnar queste a fuggire ciò che innanzi appetivano, la legge permise alle meretrici quello che proibiva alle oneste.Tommasi,Sommario.Uno statuto fiorentino del 24 marzo 1299 porta:Si qua mulier voluerit portare in capite aliquod ornamentum auri vel argenti, vel lapidum preciosorum vel etiam contrafactorum, vel perlarum, teneatur solvere Comuni florentino pro quolibet anno 50 libr. f. p.; salvo quod possit quælibet domina, si sibi placuerit, portare aurum filatum vel argentum filatum usque in valorem libr. 3 ad plus. — Et si qua mulier voluerit defferre ad mantellum fregiaturam auri vel argenti vel serici texti cum auro vel argento, vel scannellos aureos vel argenteos vel perlas, teneatur solvere Comuni florentino libr. 50 f. p. pro quolibet anno. — Et si qua mulier voluerit portare aliquod ornamentum perlarum in aliqua alia parte vestimentorum sui corporis, teneatur solvere dicto Comuni florentino libr. 50 f. p. pro quolibet anno.Nell’archivio delle Riformagioni.Fra gli altri, possono vedersi gliStatuti suntuarj circa il vestire degli uomini e delle donne, ordinati prima dell’anno 1322 dal Comune di Perugia, e pubblicati ivi dal Vermiglioli nel 1821. Altri del 1416 pubblicò il Fabbretti nell’Osservatore del Trasimeno1846, tratti dagliAnnali decemviralidi Perugia. La motivazione di essi è che alcune donne fanno disonesta portatura, avendo mantelli in capo, sicchè non si discernono le vedove dalle maritate, le cittadine dalle forestiere; e sin meretrici e donne di mala fama e serve di preti portano mantelli onorevoli come le mogli de’ migliori cittadini. Laonde i Decemviri «fanno bandire et commandare che non sia veruna femena, meretrice, inonesta, de mala fama, de qualunque stato et conditione sia, così citadina come contadina et forestiera, ac etiandio fancella de preite o d’altri religiosi, che per alcuno modo overo quesito colore, ardisca portare mantello de più lunghezza che persino alli ginocchi.... E che a ciascuno offitiale... sia leceto cercare, inquirere et investigare contro qualunque persona delle sopradicte che contrafacessero nelle predicte cose».Le noje causate dalle leggi suntuarie, e i sotterfugi delle donne sono lepidamente esposti da Franco Sacchetti,Nov.CXXXVII: — Veggendo certi cittadini le donne portare ciò che esse voleano senza alcun freno, e sentendo la legge fatta, e ancora sentendo l’officiale nuovo esser venuto, vanno di loro certi ai signori, e dicono che l’officiale nuovo fa sì bene il suo officio, che le donne non trascorsono mai nelle portature, come al presente faceano. Onde li signori mandarono per lo detto officiale, e dicendoli come si maravigliavano del negligente officio, che faceva sopra gli ordini delle donne, il detto messer Amerigo rispose in questa forma: Signori miei, io ho tutto il tempo della vita mia studiato per apparar ragione; e ora, quando io credea sapere qualche cosa, io trovo che io so nulla; perocchè cercando degli ornamenti divietati alle vostre donne per gli ordini che m’avete dati, sì fatti argomenti non trovai mai in alcuna legge, come sono quelli ch’elle fanno; e fra gli altri ve ne voglio nominare alcuni. E’ si trova una donna col becchetto frastagliato avvolto sopra il cappuccio: il notajo dice: Ditemi il nome vostro; perocchè avete il becchetto intagliato. La buona donna piglia questo becchetto che è appiccato al cappuccio con uno spillo, e recaselo in mano, e dice ch’egli è una ghirlanda. Ora va più oltre: trovo molti bottoni portare dinanzi; dicesi a quella che è trovata: Questi bottoni voi non potete portare; e quella risponde: Messer sì, posso, chè questi non sono bottoni, ma sono coppelle; e se non mi credete, guardate, e’ non hanno picciuolo, e ancora non c’è niuno occhietto. Va il notajo all’altra che porta gli ermellini, e dice: Che potrà apporre costei? Voi portate gli ermellini; e la vuole scrivere; la donna dice: Non iscrivete, no, chè questi non sono ermellini, anzi sono lattizzi...»84.Leges municipales248, 99, 66 neiMonum. Hist. patriæ.85.Corbelletur in lacu ita quod submergatur: lib.I. rub. 23, e lib.V. rub. 12.86.Antiq. M. Æ.,I. 902.87.Dino Compagni. —Dottataper temuta.88.Parodiò questi sonetti Cene dalla Ghitarra aretino, voltando in peggio ogni cosa:Io vi dono nel mese di gennajo,Corti con fumo al modo montanese;Letta quali ha nel mare il Genovese,Ed acqua e vento che non cali majo,ecc.89.Villani,Storie,VII. 131,X. 218.Boccaccio,Giorn.VII.nov.9. — Di sciagurata memoria fu Nicolò Salimbeni, ricordato da Dante nelXXIXdell’Inferno, che istituì la brigata godereccia a Siena di molti giovani, i quali posero in comune ducentomila fiorini, e in venti mesi vi diedero fondo straviziando.90.Hastarum ludis et cursibus usus equorum,Ac proponendo vincenti præmia curso.De bello balearico. Rer. It. Scrip.,VI.Radevicus,De gest. Friderici Aug., lib.ii. c. 8.Dante,Inf.,XXII.E Fazio degli Uberti nelDittamondo:Giovani bagordare alla quintana,E gran tornei e l’una e l’altra giostraFar si vedea con giochi nuovi e strani.91.Abbiamo manoscritte le particolarità d’una giostra ordinata il 1481 da Alvise Vendramin in Treviso, dove compajono Bernardino da Pola con cento cavalli, cinquanta mori con banderuole e targhe alla turchesca, tamburi, nacchere, trombe otto, con diciassette sopravesti fra oro, argento e seta; Stefano dal Corno con altrettanti cavalli, quattro staffieri vestiti direstagnod’oro, dieci sopravesti d’oro e argento, trombe, pifferi, quattro elmi forniti d’oro, con quattro garzoni di dieci anni vestiti d’oro; Giovanni da Onigo cencinquanta fanti e cencinquanta cavalli, e trenta garzoni vestiti all’antica e con schinieri; Orlandino Braga con ottanta cavalli e trenta fanti con targhe e bastoni all’antica; Lionardo Volpato con cento pedoni aventi celate d’argento con coda di volpe, ducento cavalli, quattro buffoni, un carro trionfale con un monte alto trenta piedi con cinquantasei putti sui quattro gradini, e due draghi che li conducevano, e trenta Mori vestiti di bianco. Cecco da Pola avea venti fanti, dieci fauni, due ciclopi e una montagna con Eolo e i quattro venti; dalla quale usciti uomini silvestri ignudi, combatterono coi fauni. Aggiungi un Cupido con trenta fantolini a cavallo nudi con facelle in mano, e ducento ninfe; e un trionfo con un Ganimede in cima, e Vulcano con quattro putti: il qual trionfo era tirato da due centauri, con quattro giganti uccisi dalle saette, e Nettuno, e dietro ducento cavalli e dieci trombe. Girolamo da Verona ebbe cento cavalli, e venti sopravesti di più sorta, e cento pedoni con una carica di selvaggina, da cui uscirono dodici animali con teste di lupo: Girolamo Gravolin cento cavalli e cinquanta fanti, e un Ercole armato sopra un leone della grossezza d’un bue: Sosio da Pola, Stefano e Strafagio Azoni cencinquanta cavalli, quaranta sopravesti d’oro, argento e seta, ducento fanti con corazze, spiedi, ronconi, scudi, con un trionfo a tre gradi, dov’era in cima Marte trionfante; ed altre bellezze, che non poterono però compirsi in grazia del tempo. La giostra durò dalle quindici ore fino alle ventitrè e mezzo, e premio furono trentasei braccia di panno cremisino, foderato di vaj. Alla giostra presero parte quattordicimila persone. — Ap.Cicogna,Iscriz. veneziane, tom.I. 355.92.Tal solennità è descritta da un chierico Pier di Matteo da Pionta, che un’altra, ma meno magnifica, ne avea veduta nel 1240.93.Boccaccio,Introduzione;Aulico Ticinese,De laud. Papiæ, cap.XIII.94.La legge longobarda infligge novecento soldi al violatore di sepolcri come ad un omicida (Rot.,leg.19), e Teodorico la morte (Edict.110); varie pene troviamo negli statuti, e le cronache e i novellieri mostrano ogni tratto simili violazioni.95.Sacchetti,Nov.155.96.Manuscritto ap.Muratori,Ant. ital.,XLVI.97.Liutpr.,III. 4.98.Tota regio illa(di Pavia)mundatur a venenosis animalibus, et maxime serpentibus per ciconias, quæ illic toto tempore veris et æstatis morantur.Aul. Ticin., cap.XI.99.Bonconte Monaldeschi,Annali. Rer. It. Scrip.,XII.100.Il 2 luglio, da ciascuna delle diciassette contrade a cui son ridotte le sessanta della decaduta Siena, eleggevasi un condottiere, e divisati variamente, concorreano sulla stupenda piazza del Campo, fatta a guisa d’una conchiglia, della circonferenza di trecentottanta metri, circondata da fabbriche eleganti e col bel casino dei nobili, avente statue e rilievi, e dipinti di Jacopo della Quercia e de’ fratelli Rustici. Nel secoloXIVsi faceano corse di tori, poi nel 1590 si sostituirono corse di bufali, nel 1650 di cavalli, e così si mantiene finora, trasferitolo al 16 agosto, con una marcia trionfale, dove i capitani vestono come nel medioevo i colori del quartiere, onorando un carro della Madonna; poi lanciansi a corso i cavalli, e non potrebbe descriversi la smania che quel popolo mostra per la sorte della gara; invocano Dio e la Madonna e il santo speciale di ciascuna contrada, urlano, piangono, finchè sia assicurato il vincitore: allora letteralmente portano lui e il cavallo in trionfo, e fin alla chiesa della contrada, ove si depone in voto la bandiera.101.Carnispriviumè spesso chiamato nelle carte vecchie; come dai Greci αποκρεοςsenza carne. Altre volte dicesicarnis levamen, carnem laxare, ondecarnasciale.102.Aul. Ticin., cap.XIII.103.Storie, lib.xiii. Lasca,Pref. alle Novelle: «Semo ora in carnevale; nel qual tempo è lecito a’ religiosi di rallegrarsi, e i frati tra loro fanno al pallone, recitano commedie, e travestiti suonano, ballano e cantano; e alle monache ancora non si disdice, nel rappresentare le feste, questi giorni vestirsi da uomini colle berrette di velluto in testa, colle calze chiuse in gamba e colla spada al fianco».104.Sagornino,Cronaca.105.Luchino Visconti risparmiò all’erario milanese trentamila fiorini d’oro, che annualmente si davano per mercede a giullari.106.Aul. Ticin., cap.XV.107.Mem. del B. Enrico, par.I. p. 21. Alla materia di questo capitolo è necessario complemento il cap.CXXIII.108.Di tutto ciò porge esempj il San Vitale di Ravenna; un arco a frontone è la porta postica di San Fedele a Como; un altro l’edifizio circolare effigiato nel musaico dell’abside di Sant’Ambrogio a Milano.109.Dopo tant’altri, vediQuast,Die Altchristlichen Bauwerke von Ravenna, Berlino 1842; e per quanto segue,SchorneThiersch,Reisen in Italien seit1822;Osten,Die Bauwerke in der Lombardei vom siebenten bis zum vierzehnten Jahrhundert gezeichnet, und durch historische Text erläutert. Darmstadt 1846;Selvatico,Sulla architettura e scultura, Venezia 1847.110.L’autore è nominatoVolvinus; e Texier e Didier Petit, nell’Essai sur les émaux, lo fanno nativo di Limoges, perchè colà fiorivano tali arti!111.Hoc opus eximii præpollens arte magistriBis novies lustris annis jam mille peractisEt tribus cœptum post natum Virgine Verbum.112.Quod vix mille boum possent juga cuncta movere,Et quod vix potuit per mare ferre ratis,Buscketi nisu, quod erat mirabile visu,Dena puellarum turba levabat onus.Così l’epigrafe ivi posta. Che Buschetto non fosse greco ma pisano s’induce da un istromento del 2 dicembre 1105, il quale porta quattro operaj del duomo di Pisa, Uberto, Leone, Signoretto e Buschetto, figlio delquondamGiovanni Giudice.113.Sono disegnati nell’opera diLuigi Mazara,Temple antidiluvien dit des Géants, découvert dans l’île de Calipso, aujourd’hui de Gozo près de Malta. Parigi 1827. Questo tempio fu supposto antediluviano.114.De Luynes,Recherches sur les monuments et l’histoire des Normands et de la maison de Souabe dans l’Italie méridionale. 1844;Serra di Falco,Del duomo di Monreale e di altre chiese siculo-normanne. 1838.115.Lettere senesi sopra l’arti belle, tom.II, p. 75.116.Nelle commissioni che la repubblica di Genova dava il 1175 al Grimaldi per un trattato coll’imperatore di Costantinopoli, leggiamo:Item pro opere nostre matris ecclesie pulchra et laudabili fabricacione ad honorem Dei et gloriosi martiris beati Laurentii.... petite a sanctitate imperialiXMperperorum et annuatim postmodum quod conveniens videatur, donec opus Deo auctore, compleatur. Ap.Sauli,Col. di Galata.La basilica dì Bologna fa eretta, come dice l’editto 31 gennajo 1390,cupientes statum popularem et felicissimam libertatem hujus almæ civitatis, Deo propitio, in æternum propagari, ut inexorabile jugum durissimæ servitutis nos et posteri nostri propensius evitemus, quod profecto acerbius foret propter amœnam degustationem floridæ libertatis, quam ipse Deus nobis contulit.117.Di edifizj gotici, nelle diverse gradazioni di questo stile, in Sicilia, si hanno in Palermo la Matrice 1169, la Martorana 1139, la Cappella palatina 1130, San Cataldo 1161, San Salvadore 1198, la cattedrale di Catania 1170, il duomo di Monreale 1186, la cattedrale di Cefalù 1131; a Roma Santo Spirito in Saxia 1198, San Giovanni e Paolo, Sant’Antonio abate, Santa Pudenziana 1130, Santa Maria Transtevere 1139. Inoltre San Nicolò di Bari 1197; la cattedrale di San Leo 1173; quella di Ferrara 1135; la torre della Garisenda a Bologna 1110; Fonte Branda a Siena 1193, e il duomo di questa città 1180; a Pistoja San Salvadore 1150, Sant’Andrea 1166, la facciata di San Bartolomeo 1167 e di San Giovanni; a Pisa Sant’Andrea 1110, la torre inclinata 1174, il battistero 1153, San Matteo 1125. A Genova si comincia San Lorenzo 1199; a Piacenza la cattedrale 1117; a Parma il battistero 1196; a Padova Santa Sofia verso il 1200, e il battistero nel 1167; a Cremona la cattedrale nel 1107; presso Milano la chiesa di Chiaravalle 1135; a Bergamo Santa Maria Maggiore 1134, e là vicino San Tommaso di Almenno 1100. Poi nel secoloXIIISanta Maria del Fiore a Firenze 1298; San Francesco d’Assisi 1226; a Padova il Santo 1231; a Roma la Minerva 1280; a Siena la facciata del duomo 1284; il duomo d’Orvieto 1290; d’Arezzo 1256; il camposanto di Pisa 1278, e Santa Maria della Spina 1230; Santa Maria Novella 1279, e Santa Croce 1294 a Firenze; a Napoli il duomo 1280; il battistero di Bergamo 1275; il campanile di Cremona 1284; a Milano Sant’Eustorgio 1278, San Marco 1254, la piazza dei Mercanti 1233; a Venezia i Frari e San Giovanni e Paolo 1246; la cattedrale di Vicenza 1260; ad Arezzo Santa Maria dei Servi 1286, Santa Margherita da Cortona 1297; Or San Michele 1284, la Santissima Trinità 1250, e il palazzo vecchio a Firenze; la facciata di San Lorenzo a Genova 1260; Santa Maria del Popolo a Roma 1277. AlXIVsecolo appartengono Santa Anastasia, il duomo di Verona e San Pietro martire, San Fermo Maggiore; a Pavia il Carmine 1373; a Venezia il campanile dei Frari 1361, Santo Stefano 1325, il palazzo ducale 1350; a Firenze, oltre i restauri d’Or San Michele e le cappelle della Madonna 1348 e di Sant’Anna 1349, la loggia dei Lanzi 1355, la Certosa 1314; San Martino di Lucca restaurato 1308; San Martino di Pisa 1332; il campanile di Pistoja 1301; il duomo di Prato 1312; quel di Perugia 1300; il palazzo Pepoli a Bologna 1344; Santa Chiara di Napoli 1328.118.Vedi marcheseFerdinando Canonici,Studj sulla cattedrale di Ferrara, Venezia 1845.119.Fu primamente pubblicato dalDel MigliorenellaFirenze Illustrata1684, e se anche non è autentico, fu pensato e scritto di quei tempi.Ecco la cronologia di Santa Maria del Fiore:1294.Si decreta il rinnovamento dell’antica chiesa di S. Riparata.1296.È benedetta la prima pietra, e l’iscrizione dice:Annis millenis, centum, bis octo nogenisVenit legatus Roma bonitate donatus,Qui lapidem fixit fundo simul et benedixit, etc.1334.Giotto è nominato architetto; si comincia il campanile.1350.Si ripiglia il lavoro, interrotto per la peste.1364.Si fanno le volte.1393.Si crea una balìa per provvedere a costruir la cupola.1420.Brunelleschi è nominato architetto della cupola1423.e di tutta la fabbrica.1462.Si finisce la lanterna.1474.Si mette la palla.1547.Si fabbrica il coro di marmo.1515.Si mette una facciata di legno.1588.Si demolisce la parte antica della facciata giottesca.1636.Se ne comincia una nuova, non mai compita.Dicono che Arnolfo sotto l’edifizio aprisse grandi pozzi, acciocchè i gas elastici, sviluppati per azione del fuoco centrale, vi trovassero libera uscita; fatto notevole nella fisica d’allora.120.Sono de’ più curiosi documenti dell’arte i sedici progetti della facciata, che stanno nella residenza della reverenda fabbrica, disegni originali de’ primarj architetti. Dove giova avvertire che i migliori maestri non palesarono per lo stile gotico quel disprezzo, che poi parve un indizio di buon gusto. Palladio, interrogato sulla facciata di San Petronio, voleva si conservasse il basamento, e s’acconciasse il restante all’aria generale dell’edifizio; e mostrò come di gotico sieno bellissime fabbriche per l’Italia. Sul fatto medesimo Pellegrino Tibaldi asserisce che «li precetti di essa architettura sono più ragionevoli di quello che altri pensa». Vedi molte delle lettere del vol.IIIdelCarteggio d’artistidel Gaye, e singolarmente i numeriCCXCV, CCCXLIX, CCCLXXX. Principale attenzione merita il numeroCCCCVIII, ove si discute sui modi di coprire San Petronio, alcuni volendo ridurlo secondo Vitruvio, altri mantenere la foggiatedesca.121.Un’iscrizione (si noti che in molti edifizj già si trovano iscrizioni italiane) dice:El principio dil domo de Milano fu nell’anno 1386. È certo più moderna; e nel decreto 1387, 16 ottobre, leggesi:Ad utilitatem et debitum ordinem fabrica majoris ecclesiæ Mediolani, quæ de novo, Deo propitio et intercessione ejusdem Virginis gloriosæ, sub ejus vocabulo,JAM MULTIS RETRO TEMPORIBUS INITIATA EST,quae nunc, divina inspiratione et suo condigno favore, fabricatur, et ejus gratia mediante, feliciter perficietur.NegliAnnales archéologiquesdel 1845, sostenendosi l’origine francese dell’architettura ogivale, è asserito che dal nord della Francia vennero chiamati gli architetti a tracciare il piano d’essa metropolitana, e si nomina specialmente Filippo Bonaventura di Parigi. Gli archivj patrj ajutano scarsamente a conoscere i primi architetti: ma nella prima adunanza di cui abbiamo gli atti, nel 1388 si trovano gl’ingegneri Simone da Orsenigo direttore dei lavori, Marco, Giacomo, Zeno, Bonino da Campione, Guarnerio da Sirtori, Ambrogio Ponzone; tutti però mostrano decidere sopra un disegno d’un altro. Chi era quest’altro? la tradizione nomina un Gamodia; ma Enrico di Gmunden non venne che nel 1392, quando il lavoro già era inoltrato; disapprovò tutto, espose al pubblico un modello d’un capitello dei piloni; ma che altro facesse, non consta.Essi Annali (p. 140) dicono:Tous les architectes de ce célèbre édifice sont connus, depuis le premier jusqu’au dernier. Dès la seconde année des travaux, Philippe Bonaventure de Paris devenait maître de l’œuvre, et conservait la maîtrise pendant huit ans, jusqu’à ce que des événements politiques (l’expédition du comte d’Armagnac) le fissent exiler de l’Italie, ainsi que les autres Français qui travaillaient sous sa direction. Asserzioni gratuite. Nel 1390 diffatti è un protocolloquod cassetur magister Nicolaus de Bonaventis(forse è abbreviato)inzign. a salario quod sibi datur pro fabr. et tollatur ab opere ipsius fab. penitus; e torna ingegnere in capo Simone da Orsenigo. Molti Tedeschi vi lavorarono certo, quali Giovanni de Fernach, Giovanni da Furimburg, Pietro di Franz, Hans Marchestein, Ulrico Fusingen o Eisingen di Ulma.Quando rivaleva il gusto classico, Cesare Cesariano pretese riscontrare i precetti di Vitruvio in quellamaxima sacra ede baricefala; nella quale, a dir suo, ricorrono i numeri simbolici 7, 10, 12; cinquanta piedi da un pilone all’altro dell’arcata; cinquanta si elevano le colonne, metà le navi piccole, il triplo la facciata; e tutto l’edifizio è tre volte la larghezza totale; sette finestre ha il coro, e due volte sette colonne fiancheggiano le navate.122.V’è scritto:Cosmas et filii Lucas, et Jacobus alter,Romani cives in marmoris arte periti,Hoc opus explerunt abatis tempore Landi.Lando fu abate nel 1235.123.Sono qualificate di turrita Pavia, Volterra, Cremona, Siena, principalmente Bologna. VediGozzadini,Delle torri gentilizie di Bologna.124.In Santa Restituta, attigua al duomo di Napoli, mostrano la Madonna del Principio a musaico, come fatto ai tempi di Costantino. Ma l’iscrizione smentisce la tradizione, dicendo:Annis dat clerus jam instaurator partenopensisMille tricentenis undenis bisque retensis.E ancor più difficilmente vi si legge:Hoc opus fecit Lellus. Ivi nella cappella di San Giovanni in Fonte sono pitture del 550.125.Il Rosini dubita dell’autore o del tempo, atteso che sieno troppo rozze: egli non vide quelle di Monreale.126.Quicquid auro vel argentoEt metallis ceteris,Quicquid lignis ex diversisEt marmore candido,Nullus unquam sic peritusIn tantis operibus.Horologium nocturnumNullus ante viderat,Et invenit argumentum,Et primum fundaverat.Si avverta la rima alla francese, cioè come se l’accento cadesse sempre sull’ultima sillaba.127.Al tempo del Meschinello contenea milletrecento perle, quattrocento granate, novanta ametiste, trecento zaffiri, trecento smeraldi, quindici balasci, quattro topazj, due cammei preziosissimi, incastonati in oro.128.Munere divino, decus et laus sit PeregrinoTalia qui sculpsit; opus ejus ubique refulsit.129.Per quelle opere riceveva soldi otto al giorno; il suo figlio Giovanni quattro; sei gli altri allievi.130.La cronologia di queste opere è emendata dal Rosini,St. della pittura italiana esposta coi monumenti, Pisa 1840 e seg., e dal p. Marchesi. Vedi pureDavia,Mem. storico-artistiche intorno all’arca di San Domenico. Bologna 1838.131.Il Davia trovò il documento originale, con cui i frati Minori nel 1288 ne danno la commissione a questi, per ducati 2150 d’oro.132.Egidio Boucher nel 1612 vedeva quelle pitture ad Aquisgrana, e vi lesse questi versi:A patriæ nido rapuit me tertius Otto....Claret Aquisgranæ tua qua valeat manus arte.E nel suo epitafio:Qua probat arte manus dat Aquis dat cernere planumPicta domus Karoli rara sub axe poli.
66.Ghirardaccial 1288.
66.Ghirardaccial 1288.
67.Scipione Ammirato,Storie, lib.XI.
67.Scipione Ammirato,Storie, lib.XI.
68.Gli statuti di Garessio sono del 1278. VediCronaca di SienadiNeri Donato, neiRer. It. Scrip.,XV.
68.Gli statuti di Garessio sono del 1278. VediCronaca di SienadiNeri Donato, neiRer. It. Scrip.,XV.
69.In uno dei tanti incendj di Bologna avvenne che il gesso, di cui erano costruite le case, si cocesse, e gettatavi l’acqua per ispegnerlo, fece una presa maravigliosa. Il fatto fu avvertito, e d’allora si cominciò a usare il gesso cotto per costruzioni, cornici, statue e altro.Ghirardaccial 1210.
69.In uno dei tanti incendj di Bologna avvenne che il gesso, di cui erano costruite le case, si cocesse, e gettatavi l’acqua per ispegnerlo, fece una presa maravigliosa. Il fatto fu avvertito, e d’allora si cominciò a usare il gesso cotto per costruzioni, cornici, statue e altro.Ghirardaccial 1210.
70.«Il nostro Comune, per guerra ch’ebbe co’ Pisani per lo fatto di Lucca, si trovò aver accattati da’ suoi cittadini più di seicento migliaja di fiorini d’oro: e non avendo donde renderli, purgò il debito, e tornollo a cinquecentoquattro migliaja di fiorini d’oro e centinaja, e fecene un monte, facendo in quattro libri, catuno quartiere per sè, scrivere i creditori per alfabeto, e ordinò con certe leggi penali, alla camera del papa obbligate, chi per modo diretto o indiretto venisse contro a privilegio e immunità ch’avessono i danari del Monte. E ordinò che in perpetuo ogni mese, catuno creditore dovesse avere e avesse, per dono d’anno e interesse uno danajo per lira, e che i danari del Monte ad alcuno non si potessono tôrre per alcuna cagione o malificio o bando o condannagione che alcuno avesse, e che i detti danari non potessero essere staggiti per alcuno debito nè per alcuna dote, nè fare di quelli alcuna esecuzione; e che lecito fosse a catuno poterli vendere e trasmutare; e così catuno in cui si trovassono trasmutati, que’ privilegi e quell’immunità e quello dono avesse il successore che ’l principale. E cominciato questo agli anni di Cristo 1345, sopravenendo al Comune molte gravi fortune e smisurati bisogni, mai questa fede non maculò, onde avvenne che sempre a’ suoi bisogni per la fede servata trovava prestanza da’ suoi cittadini senz’alcun rammaricamento: e molto ci si avanzava sopra il Monte, accattandone contanti cento, e facendone finire al Monte altri cento, a certo termine n’assegnava dugento sopra le gabelle del Comune, sicchè i cittadini il meno guadagnavano col Comune a ragione di quindici per centinajo l’anno.... Di questi contratti dei comperatori si feciono in Firenze l’anno 1353 e 54 molte quistioni, se la compera era lecita senza tenimento di restituzione o no, eziandio che il comperatore il facesse a fine d’avere l’utile che il Comune avea ordinato ai creditori, e comperando i fiorini cento prestati al Comune per lo primo creditore, venticinque fiorini d’oro, e più o meno come era il corso loro. L’opinione de’ teologi e dei leggisti in molte disputazioni furono varie, che l’uno tenea che fusse illecito e tenuto alla restituzione, e l’altro no, e i religiosi ne predicavano diversamente: que’ dell’Ordine di san Domenico diceano che non si potea fare lecitamente, e con loro s’accordavano i Romitani; i Minori predicavano che si potea fare, e per questo la gente ne stava intenebrata».III. 106.
70.«Il nostro Comune, per guerra ch’ebbe co’ Pisani per lo fatto di Lucca, si trovò aver accattati da’ suoi cittadini più di seicento migliaja di fiorini d’oro: e non avendo donde renderli, purgò il debito, e tornollo a cinquecentoquattro migliaja di fiorini d’oro e centinaja, e fecene un monte, facendo in quattro libri, catuno quartiere per sè, scrivere i creditori per alfabeto, e ordinò con certe leggi penali, alla camera del papa obbligate, chi per modo diretto o indiretto venisse contro a privilegio e immunità ch’avessono i danari del Monte. E ordinò che in perpetuo ogni mese, catuno creditore dovesse avere e avesse, per dono d’anno e interesse uno danajo per lira, e che i danari del Monte ad alcuno non si potessono tôrre per alcuna cagione o malificio o bando o condannagione che alcuno avesse, e che i detti danari non potessero essere staggiti per alcuno debito nè per alcuna dote, nè fare di quelli alcuna esecuzione; e che lecito fosse a catuno poterli vendere e trasmutare; e così catuno in cui si trovassono trasmutati, que’ privilegi e quell’immunità e quello dono avesse il successore che ’l principale. E cominciato questo agli anni di Cristo 1345, sopravenendo al Comune molte gravi fortune e smisurati bisogni, mai questa fede non maculò, onde avvenne che sempre a’ suoi bisogni per la fede servata trovava prestanza da’ suoi cittadini senz’alcun rammaricamento: e molto ci si avanzava sopra il Monte, accattandone contanti cento, e facendone finire al Monte altri cento, a certo termine n’assegnava dugento sopra le gabelle del Comune, sicchè i cittadini il meno guadagnavano col Comune a ragione di quindici per centinajo l’anno.... Di questi contratti dei comperatori si feciono in Firenze l’anno 1353 e 54 molte quistioni, se la compera era lecita senza tenimento di restituzione o no, eziandio che il comperatore il facesse a fine d’avere l’utile che il Comune avea ordinato ai creditori, e comperando i fiorini cento prestati al Comune per lo primo creditore, venticinque fiorini d’oro, e più o meno come era il corso loro. L’opinione de’ teologi e dei leggisti in molte disputazioni furono varie, che l’uno tenea che fusse illecito e tenuto alla restituzione, e l’altro no, e i religiosi ne predicavano diversamente: que’ dell’Ordine di san Domenico diceano che non si potea fare lecitamente, e con loro s’accordavano i Romitani; i Minori predicavano che si potea fare, e per questo la gente ne stava intenebrata».III. 106.
71.Cibrario,St. di Chieri,I. 473.
71.Cibrario,St. di Chieri,I. 473.
72.Tronci,Ann. pisani;Ammirato,Storie, lib.XIX.
72.Tronci,Ann. pisani;Ammirato,Storie, lib.XIX.
73.Fiamma,Manip. florum;Gattaro,Hist. Patav., inRer. It. Scrip., tom.XVII;Musso,Chron. Placent.Ivi.
73.Fiamma,Manip. florum;Gattaro,Hist. Patav., inRer. It. Scrip., tom.XVII;Musso,Chron. Placent.Ivi.
74.†Non fuit ignarus cujus domus hæc NicholausQuod nil momenti sibi mundi gloria sentit.Verum quod fecit hanc non tam vana coegitGloria, quam Rome veterem renovare decorem.†In domibus pulcris memor estote sepulcris,Confisque tiu non ibi stare diuMors vehitur pennis. Nulli sua vita perennis.Mansio nostra brevis, cursus et ipse levis†Si fugias ventum, si claudias ostia centumLisgor mille jubes non sine morte cubes.Si maneas castris ferme vicinus et astrisOcius inde solet tollere quosque volet.†Surgit in astra domus sublimis. Culmina cujusPrimus de primis magnus Nicholaus ab imisErexit, patrum decus ob renovare suorum;Stat patris Crescens matrisq. Theodora nomen†Hoc culmen clarum caro depignere gessitDavidi tribuit qui pater exhibuit.È attorniata di lettere majuscole, delle quali tentò la interpretazione il p. Tommaso Gabrini.
74.
†Non fuit ignarus cujus domus hæc NicholausQuod nil momenti sibi mundi gloria sentit.Verum quod fecit hanc non tam vana coegitGloria, quam Rome veterem renovare decorem.†In domibus pulcris memor estote sepulcris,Confisque tiu non ibi stare diuMors vehitur pennis. Nulli sua vita perennis.Mansio nostra brevis, cursus et ipse levis†Si fugias ventum, si claudias ostia centumLisgor mille jubes non sine morte cubes.Si maneas castris ferme vicinus et astrisOcius inde solet tollere quosque volet.†Surgit in astra domus sublimis. Culmina cujusPrimus de primis magnus Nicholaus ab imisErexit, patrum decus ob renovare suorum;Stat patris Crescens matrisq. Theodora nomen†Hoc culmen clarum caro depignere gessitDavidi tribuit qui pater exhibuit.
†Non fuit ignarus cujus domus hæc NicholausQuod nil momenti sibi mundi gloria sentit.Verum quod fecit hanc non tam vana coegitGloria, quam Rome veterem renovare decorem.†In domibus pulcris memor estote sepulcris,Confisque tiu non ibi stare diuMors vehitur pennis. Nulli sua vita perennis.Mansio nostra brevis, cursus et ipse levis†Si fugias ventum, si claudias ostia centumLisgor mille jubes non sine morte cubes.Si maneas castris ferme vicinus et astrisOcius inde solet tollere quosque volet.†Surgit in astra domus sublimis. Culmina cujusPrimus de primis magnus Nicholaus ab imisErexit, patrum decus ob renovare suorum;Stat patris Crescens matrisq. Theodora nomen†Hoc culmen clarum caro depignere gessitDavidi tribuit qui pater exhibuit.
†Non fuit ignarus cujus domus hæc Nicholaus
Quod nil momenti sibi mundi gloria sentit.
Verum quod fecit hanc non tam vana coegit
Gloria, quam Rome veterem renovare decorem.
†In domibus pulcris memor estote sepulcris,
Confisque tiu non ibi stare diu
Mors vehitur pennis. Nulli sua vita perennis.
Mansio nostra brevis, cursus et ipse levis
†Si fugias ventum, si claudias ostia centum
Lisgor mille jubes non sine morte cubes.
Si maneas castris ferme vicinus et astris
Ocius inde solet tollere quosque volet.
†Surgit in astra domus sublimis. Culmina cujus
Primus de primis magnus Nicholaus ab imis
Erexit, patrum decus ob renovare suorum;
Stat patris Crescens matrisq. Theodora nomen
†Hoc culmen clarum caro depignere gessit
Davidi tribuit qui pater exhibuit.
È attorniata di lettere majuscole, delle quali tentò la interpretazione il p. Tommaso Gabrini.
75.Caterina di Viennois, principessa d’Acaja nel 1339, per aver carne da un macellajo di Pinerolo dovette dargli in pegno un bicchiere d’argento.Cibrario,Economia pol. del medioevo.
75.Caterina di Viennois, principessa d’Acaja nel 1339, per aver carne da un macellajo di Pinerolo dovette dargli in pegno un bicchiere d’argento.Cibrario,Economia pol. del medioevo.
76.Cronaca di Sanminiato, ap.Baluzio,I. 457.
76.Cronaca di Sanminiato, ap.Baluzio,I. 457.
77.Nel testamento dell’arcivescovo milanese Andrea:Pascere debeat pauperes centum, et det per unumquemque pauperem dimidium panem, et companaticum lardum, et de caseo inter quatuor libra una, et vino stario uno.
77.Nel testamento dell’arcivescovo milanese Andrea:Pascere debeat pauperes centum, et det per unumquemque pauperem dimidium panem, et companaticum lardum, et de caseo inter quatuor libra una, et vino stario uno.
78.Giulini,Memorie della città e campagna milanese, tom.V, p. 473.
78.Giulini,Memorie della città e campagna milanese, tom.V, p. 473.
79.EglogaVII.
79.EglogaVII.
80.— Poserò in mezzo del castello una colonna con portico, sotto il quale si raccolgano i padri per fuggire il caldo e trattare delle cose loro. Aggiungivi che la gioventù sarà meno nei suoi giuochi dissoluta alla presenza de’ patrizj».Leon Battista Alberti,Architettura, lib.VIII. c. 6.
80.— Poserò in mezzo del castello una colonna con portico, sotto il quale si raccolgano i padri per fuggire il caldo e trattare delle cose loro. Aggiungivi che la gioventù sarà meno nei suoi giuochi dissoluta alla presenza de’ patrizj».Leon Battista Alberti,Architettura, lib.VIII. c. 6.
81.Vedi il Boccaccio.
81.Vedi il Boccaccio.
82.FiorentinoMi sembri veramente quand’io t’odo.Inf.,XXX.Sòstati tu, che all’abito mi sembriEssere alcun di nostra gente prava.Ivi,VII.
82.
FiorentinoMi sembri veramente quand’io t’odo.Inf.,XXX.Sòstati tu, che all’abito mi sembriEssere alcun di nostra gente prava.Ivi,VII.
FiorentinoMi sembri veramente quand’io t’odo.Inf.,XXX.
Fiorentino
Mi sembri veramente quand’io t’odo.
Inf.,XXX.
Sòstati tu, che all’abito mi sembriEssere alcun di nostra gente prava.Ivi,VII.
Sòstati tu, che all’abito mi sembri
Essere alcun di nostra gente prava.
Ivi,VII.
83.La legge suntuaria di Lucca, del 20 ottobre 1587, che vegliò fino al termine della repubblica, proibiva in sostanza tutti i lavori stranieri sì di metalli preziosi che di sete e lane, le vere e le false gemme e perle, i ricami, le vesti d’altro colore che nero, le penne, le piume, i fiori di seta, i capelli finti, i pendenti alle orecchie, i lunghi strascichi. Si concedevano cappelli e abiti neri agli uomini e alle donne; alle spose per un anno vesti di seta colorate; alle vedove, abito di lana nero; ogni cosa semplice, senza trine nè lavori d’intaglio, passamani o frangie; se si voleva un guarnimento, aveva ad esser di seta e del colore stesso del drappo, e semplice e un solo giro all’estremità. Le calze alle donne o bianche o nere; agli uomini, o nere o grigie. Alle fanciulle impedito il vestire di seta; concedevansi di seta le maniche e i grembiuli, i collari di taffetà; ma a tutti vietavansi i listelli e ricami e telette d’oro e d’argento fino o falso. I forestieri erano tenuti soggetti alla legge un anno dopo che fossero in Lucca, e i magistrati o capitani usar potevano di piume essendo in uffizio od in funzione: le loro donne erano eccettuate dalla legge sin che i mariti duravano in carica. Pure, perchè anche in Lucca lavoravasi d’argento e d’oro, si permise poi qualche filza di bottoncini d’argento, qualche fettuccia di seta ad intrecciar i capelli, cuffie di velo o tela, una rete d’oro filato con occhietto d’oro, un fregio e un vezzo d’oro del valore di trenta scudi da mettere al collo, con una collana pure d’oro (sempre tirato alla trafila a maglia) di scudi cento; un paio di smaniglie d’oro di trenta scudi, e un altro di bottoncini d’oro o d’argento di egual valore; una cintura di scudi ottanta o d’oro o d’altro non proibito dalla legge, senza smalti, fuorchè nelle serrature; e di gioje o perle appena qualcuna, ma solo negli anelli; di cristalli e coralli, soltanto ne’ vezzi; profumi e paste odorifere nulla, eccetto che nei guanti. Sicchè una donna poteva comparire in pubblico fornita di tanta roba preziosa per più che quattrocento scudi, i quali oggi rappresenterebbero più che dodicimila franchi. Volevasi la legge eseguita; per ciò multa e carcere ai maschi se mancavano, e alle femmine multa e confino in casa. Quindi ad impegnar queste a fuggire ciò che innanzi appetivano, la legge permise alle meretrici quello che proibiva alle oneste.Tommasi,Sommario.Uno statuto fiorentino del 24 marzo 1299 porta:Si qua mulier voluerit portare in capite aliquod ornamentum auri vel argenti, vel lapidum preciosorum vel etiam contrafactorum, vel perlarum, teneatur solvere Comuni florentino pro quolibet anno 50 libr. f. p.; salvo quod possit quælibet domina, si sibi placuerit, portare aurum filatum vel argentum filatum usque in valorem libr. 3 ad plus. — Et si qua mulier voluerit defferre ad mantellum fregiaturam auri vel argenti vel serici texti cum auro vel argento, vel scannellos aureos vel argenteos vel perlas, teneatur solvere Comuni florentino libr. 50 f. p. pro quolibet anno. — Et si qua mulier voluerit portare aliquod ornamentum perlarum in aliqua alia parte vestimentorum sui corporis, teneatur solvere dicto Comuni florentino libr. 50 f. p. pro quolibet anno.Nell’archivio delle Riformagioni.Fra gli altri, possono vedersi gliStatuti suntuarj circa il vestire degli uomini e delle donne, ordinati prima dell’anno 1322 dal Comune di Perugia, e pubblicati ivi dal Vermiglioli nel 1821. Altri del 1416 pubblicò il Fabbretti nell’Osservatore del Trasimeno1846, tratti dagliAnnali decemviralidi Perugia. La motivazione di essi è che alcune donne fanno disonesta portatura, avendo mantelli in capo, sicchè non si discernono le vedove dalle maritate, le cittadine dalle forestiere; e sin meretrici e donne di mala fama e serve di preti portano mantelli onorevoli come le mogli de’ migliori cittadini. Laonde i Decemviri «fanno bandire et commandare che non sia veruna femena, meretrice, inonesta, de mala fama, de qualunque stato et conditione sia, così citadina come contadina et forestiera, ac etiandio fancella de preite o d’altri religiosi, che per alcuno modo overo quesito colore, ardisca portare mantello de più lunghezza che persino alli ginocchi.... E che a ciascuno offitiale... sia leceto cercare, inquirere et investigare contro qualunque persona delle sopradicte che contrafacessero nelle predicte cose».Le noje causate dalle leggi suntuarie, e i sotterfugi delle donne sono lepidamente esposti da Franco Sacchetti,Nov.CXXXVII: — Veggendo certi cittadini le donne portare ciò che esse voleano senza alcun freno, e sentendo la legge fatta, e ancora sentendo l’officiale nuovo esser venuto, vanno di loro certi ai signori, e dicono che l’officiale nuovo fa sì bene il suo officio, che le donne non trascorsono mai nelle portature, come al presente faceano. Onde li signori mandarono per lo detto officiale, e dicendoli come si maravigliavano del negligente officio, che faceva sopra gli ordini delle donne, il detto messer Amerigo rispose in questa forma: Signori miei, io ho tutto il tempo della vita mia studiato per apparar ragione; e ora, quando io credea sapere qualche cosa, io trovo che io so nulla; perocchè cercando degli ornamenti divietati alle vostre donne per gli ordini che m’avete dati, sì fatti argomenti non trovai mai in alcuna legge, come sono quelli ch’elle fanno; e fra gli altri ve ne voglio nominare alcuni. E’ si trova una donna col becchetto frastagliato avvolto sopra il cappuccio: il notajo dice: Ditemi il nome vostro; perocchè avete il becchetto intagliato. La buona donna piglia questo becchetto che è appiccato al cappuccio con uno spillo, e recaselo in mano, e dice ch’egli è una ghirlanda. Ora va più oltre: trovo molti bottoni portare dinanzi; dicesi a quella che è trovata: Questi bottoni voi non potete portare; e quella risponde: Messer sì, posso, chè questi non sono bottoni, ma sono coppelle; e se non mi credete, guardate, e’ non hanno picciuolo, e ancora non c’è niuno occhietto. Va il notajo all’altra che porta gli ermellini, e dice: Che potrà apporre costei? Voi portate gli ermellini; e la vuole scrivere; la donna dice: Non iscrivete, no, chè questi non sono ermellini, anzi sono lattizzi...»
83.La legge suntuaria di Lucca, del 20 ottobre 1587, che vegliò fino al termine della repubblica, proibiva in sostanza tutti i lavori stranieri sì di metalli preziosi che di sete e lane, le vere e le false gemme e perle, i ricami, le vesti d’altro colore che nero, le penne, le piume, i fiori di seta, i capelli finti, i pendenti alle orecchie, i lunghi strascichi. Si concedevano cappelli e abiti neri agli uomini e alle donne; alle spose per un anno vesti di seta colorate; alle vedove, abito di lana nero; ogni cosa semplice, senza trine nè lavori d’intaglio, passamani o frangie; se si voleva un guarnimento, aveva ad esser di seta e del colore stesso del drappo, e semplice e un solo giro all’estremità. Le calze alle donne o bianche o nere; agli uomini, o nere o grigie. Alle fanciulle impedito il vestire di seta; concedevansi di seta le maniche e i grembiuli, i collari di taffetà; ma a tutti vietavansi i listelli e ricami e telette d’oro e d’argento fino o falso. I forestieri erano tenuti soggetti alla legge un anno dopo che fossero in Lucca, e i magistrati o capitani usar potevano di piume essendo in uffizio od in funzione: le loro donne erano eccettuate dalla legge sin che i mariti duravano in carica. Pure, perchè anche in Lucca lavoravasi d’argento e d’oro, si permise poi qualche filza di bottoncini d’argento, qualche fettuccia di seta ad intrecciar i capelli, cuffie di velo o tela, una rete d’oro filato con occhietto d’oro, un fregio e un vezzo d’oro del valore di trenta scudi da mettere al collo, con una collana pure d’oro (sempre tirato alla trafila a maglia) di scudi cento; un paio di smaniglie d’oro di trenta scudi, e un altro di bottoncini d’oro o d’argento di egual valore; una cintura di scudi ottanta o d’oro o d’altro non proibito dalla legge, senza smalti, fuorchè nelle serrature; e di gioje o perle appena qualcuna, ma solo negli anelli; di cristalli e coralli, soltanto ne’ vezzi; profumi e paste odorifere nulla, eccetto che nei guanti. Sicchè una donna poteva comparire in pubblico fornita di tanta roba preziosa per più che quattrocento scudi, i quali oggi rappresenterebbero più che dodicimila franchi. Volevasi la legge eseguita; per ciò multa e carcere ai maschi se mancavano, e alle femmine multa e confino in casa. Quindi ad impegnar queste a fuggire ciò che innanzi appetivano, la legge permise alle meretrici quello che proibiva alle oneste.Tommasi,Sommario.
Uno statuto fiorentino del 24 marzo 1299 porta:Si qua mulier voluerit portare in capite aliquod ornamentum auri vel argenti, vel lapidum preciosorum vel etiam contrafactorum, vel perlarum, teneatur solvere Comuni florentino pro quolibet anno 50 libr. f. p.; salvo quod possit quælibet domina, si sibi placuerit, portare aurum filatum vel argentum filatum usque in valorem libr. 3 ad plus. — Et si qua mulier voluerit defferre ad mantellum fregiaturam auri vel argenti vel serici texti cum auro vel argento, vel scannellos aureos vel argenteos vel perlas, teneatur solvere Comuni florentino libr. 50 f. p. pro quolibet anno. — Et si qua mulier voluerit portare aliquod ornamentum perlarum in aliqua alia parte vestimentorum sui corporis, teneatur solvere dicto Comuni florentino libr. 50 f. p. pro quolibet anno.Nell’archivio delle Riformagioni.
Fra gli altri, possono vedersi gliStatuti suntuarj circa il vestire degli uomini e delle donne, ordinati prima dell’anno 1322 dal Comune di Perugia, e pubblicati ivi dal Vermiglioli nel 1821. Altri del 1416 pubblicò il Fabbretti nell’Osservatore del Trasimeno1846, tratti dagliAnnali decemviralidi Perugia. La motivazione di essi è che alcune donne fanno disonesta portatura, avendo mantelli in capo, sicchè non si discernono le vedove dalle maritate, le cittadine dalle forestiere; e sin meretrici e donne di mala fama e serve di preti portano mantelli onorevoli come le mogli de’ migliori cittadini. Laonde i Decemviri «fanno bandire et commandare che non sia veruna femena, meretrice, inonesta, de mala fama, de qualunque stato et conditione sia, così citadina come contadina et forestiera, ac etiandio fancella de preite o d’altri religiosi, che per alcuno modo overo quesito colore, ardisca portare mantello de più lunghezza che persino alli ginocchi.... E che a ciascuno offitiale... sia leceto cercare, inquirere et investigare contro qualunque persona delle sopradicte che contrafacessero nelle predicte cose».
Le noje causate dalle leggi suntuarie, e i sotterfugi delle donne sono lepidamente esposti da Franco Sacchetti,Nov.CXXXVII: — Veggendo certi cittadini le donne portare ciò che esse voleano senza alcun freno, e sentendo la legge fatta, e ancora sentendo l’officiale nuovo esser venuto, vanno di loro certi ai signori, e dicono che l’officiale nuovo fa sì bene il suo officio, che le donne non trascorsono mai nelle portature, come al presente faceano. Onde li signori mandarono per lo detto officiale, e dicendoli come si maravigliavano del negligente officio, che faceva sopra gli ordini delle donne, il detto messer Amerigo rispose in questa forma: Signori miei, io ho tutto il tempo della vita mia studiato per apparar ragione; e ora, quando io credea sapere qualche cosa, io trovo che io so nulla; perocchè cercando degli ornamenti divietati alle vostre donne per gli ordini che m’avete dati, sì fatti argomenti non trovai mai in alcuna legge, come sono quelli ch’elle fanno; e fra gli altri ve ne voglio nominare alcuni. E’ si trova una donna col becchetto frastagliato avvolto sopra il cappuccio: il notajo dice: Ditemi il nome vostro; perocchè avete il becchetto intagliato. La buona donna piglia questo becchetto che è appiccato al cappuccio con uno spillo, e recaselo in mano, e dice ch’egli è una ghirlanda. Ora va più oltre: trovo molti bottoni portare dinanzi; dicesi a quella che è trovata: Questi bottoni voi non potete portare; e quella risponde: Messer sì, posso, chè questi non sono bottoni, ma sono coppelle; e se non mi credete, guardate, e’ non hanno picciuolo, e ancora non c’è niuno occhietto. Va il notajo all’altra che porta gli ermellini, e dice: Che potrà apporre costei? Voi portate gli ermellini; e la vuole scrivere; la donna dice: Non iscrivete, no, chè questi non sono ermellini, anzi sono lattizzi...»
84.Leges municipales248, 99, 66 neiMonum. Hist. patriæ.
84.Leges municipales248, 99, 66 neiMonum. Hist. patriæ.
85.Corbelletur in lacu ita quod submergatur: lib.I. rub. 23, e lib.V. rub. 12.
85.Corbelletur in lacu ita quod submergatur: lib.I. rub. 23, e lib.V. rub. 12.
86.Antiq. M. Æ.,I. 902.
86.Antiq. M. Æ.,I. 902.
87.Dino Compagni. —Dottataper temuta.
87.Dino Compagni. —Dottataper temuta.
88.Parodiò questi sonetti Cene dalla Ghitarra aretino, voltando in peggio ogni cosa:Io vi dono nel mese di gennajo,Corti con fumo al modo montanese;Letta quali ha nel mare il Genovese,Ed acqua e vento che non cali majo,ecc.
88.Parodiò questi sonetti Cene dalla Ghitarra aretino, voltando in peggio ogni cosa:
Io vi dono nel mese di gennajo,Corti con fumo al modo montanese;Letta quali ha nel mare il Genovese,Ed acqua e vento che non cali majo,ecc.
Io vi dono nel mese di gennajo,Corti con fumo al modo montanese;Letta quali ha nel mare il Genovese,Ed acqua e vento che non cali majo,ecc.
Io vi dono nel mese di gennajo,
Corti con fumo al modo montanese;
Letta quali ha nel mare il Genovese,
Ed acqua e vento che non cali majo,ecc.
89.Villani,Storie,VII. 131,X. 218.Boccaccio,Giorn.VII.nov.9. — Di sciagurata memoria fu Nicolò Salimbeni, ricordato da Dante nelXXIXdell’Inferno, che istituì la brigata godereccia a Siena di molti giovani, i quali posero in comune ducentomila fiorini, e in venti mesi vi diedero fondo straviziando.
89.Villani,Storie,VII. 131,X. 218.Boccaccio,Giorn.VII.nov.9. — Di sciagurata memoria fu Nicolò Salimbeni, ricordato da Dante nelXXIXdell’Inferno, che istituì la brigata godereccia a Siena di molti giovani, i quali posero in comune ducentomila fiorini, e in venti mesi vi diedero fondo straviziando.
90.Hastarum ludis et cursibus usus equorum,Ac proponendo vincenti præmia curso.De bello balearico. Rer. It. Scrip.,VI.Radevicus,De gest. Friderici Aug., lib.ii. c. 8.Dante,Inf.,XXII.E Fazio degli Uberti nelDittamondo:Giovani bagordare alla quintana,E gran tornei e l’una e l’altra giostraFar si vedea con giochi nuovi e strani.
90.
Hastarum ludis et cursibus usus equorum,Ac proponendo vincenti præmia curso.De bello balearico. Rer. It. Scrip.,VI.
Hastarum ludis et cursibus usus equorum,Ac proponendo vincenti præmia curso.De bello balearico. Rer. It. Scrip.,VI.
Hastarum ludis et cursibus usus equorum,
Ac proponendo vincenti præmia curso.
De bello balearico. Rer. It. Scrip.,VI.
Radevicus,De gest. Friderici Aug., lib.ii. c. 8.
Dante,Inf.,XXII.E Fazio degli Uberti nelDittamondo:
Giovani bagordare alla quintana,E gran tornei e l’una e l’altra giostraFar si vedea con giochi nuovi e strani.
Giovani bagordare alla quintana,E gran tornei e l’una e l’altra giostraFar si vedea con giochi nuovi e strani.
Giovani bagordare alla quintana,
E gran tornei e l’una e l’altra giostra
Far si vedea con giochi nuovi e strani.
91.Abbiamo manoscritte le particolarità d’una giostra ordinata il 1481 da Alvise Vendramin in Treviso, dove compajono Bernardino da Pola con cento cavalli, cinquanta mori con banderuole e targhe alla turchesca, tamburi, nacchere, trombe otto, con diciassette sopravesti fra oro, argento e seta; Stefano dal Corno con altrettanti cavalli, quattro staffieri vestiti direstagnod’oro, dieci sopravesti d’oro e argento, trombe, pifferi, quattro elmi forniti d’oro, con quattro garzoni di dieci anni vestiti d’oro; Giovanni da Onigo cencinquanta fanti e cencinquanta cavalli, e trenta garzoni vestiti all’antica e con schinieri; Orlandino Braga con ottanta cavalli e trenta fanti con targhe e bastoni all’antica; Lionardo Volpato con cento pedoni aventi celate d’argento con coda di volpe, ducento cavalli, quattro buffoni, un carro trionfale con un monte alto trenta piedi con cinquantasei putti sui quattro gradini, e due draghi che li conducevano, e trenta Mori vestiti di bianco. Cecco da Pola avea venti fanti, dieci fauni, due ciclopi e una montagna con Eolo e i quattro venti; dalla quale usciti uomini silvestri ignudi, combatterono coi fauni. Aggiungi un Cupido con trenta fantolini a cavallo nudi con facelle in mano, e ducento ninfe; e un trionfo con un Ganimede in cima, e Vulcano con quattro putti: il qual trionfo era tirato da due centauri, con quattro giganti uccisi dalle saette, e Nettuno, e dietro ducento cavalli e dieci trombe. Girolamo da Verona ebbe cento cavalli, e venti sopravesti di più sorta, e cento pedoni con una carica di selvaggina, da cui uscirono dodici animali con teste di lupo: Girolamo Gravolin cento cavalli e cinquanta fanti, e un Ercole armato sopra un leone della grossezza d’un bue: Sosio da Pola, Stefano e Strafagio Azoni cencinquanta cavalli, quaranta sopravesti d’oro, argento e seta, ducento fanti con corazze, spiedi, ronconi, scudi, con un trionfo a tre gradi, dov’era in cima Marte trionfante; ed altre bellezze, che non poterono però compirsi in grazia del tempo. La giostra durò dalle quindici ore fino alle ventitrè e mezzo, e premio furono trentasei braccia di panno cremisino, foderato di vaj. Alla giostra presero parte quattordicimila persone. — Ap.Cicogna,Iscriz. veneziane, tom.I. 355.
91.Abbiamo manoscritte le particolarità d’una giostra ordinata il 1481 da Alvise Vendramin in Treviso, dove compajono Bernardino da Pola con cento cavalli, cinquanta mori con banderuole e targhe alla turchesca, tamburi, nacchere, trombe otto, con diciassette sopravesti fra oro, argento e seta; Stefano dal Corno con altrettanti cavalli, quattro staffieri vestiti direstagnod’oro, dieci sopravesti d’oro e argento, trombe, pifferi, quattro elmi forniti d’oro, con quattro garzoni di dieci anni vestiti d’oro; Giovanni da Onigo cencinquanta fanti e cencinquanta cavalli, e trenta garzoni vestiti all’antica e con schinieri; Orlandino Braga con ottanta cavalli e trenta fanti con targhe e bastoni all’antica; Lionardo Volpato con cento pedoni aventi celate d’argento con coda di volpe, ducento cavalli, quattro buffoni, un carro trionfale con un monte alto trenta piedi con cinquantasei putti sui quattro gradini, e due draghi che li conducevano, e trenta Mori vestiti di bianco. Cecco da Pola avea venti fanti, dieci fauni, due ciclopi e una montagna con Eolo e i quattro venti; dalla quale usciti uomini silvestri ignudi, combatterono coi fauni. Aggiungi un Cupido con trenta fantolini a cavallo nudi con facelle in mano, e ducento ninfe; e un trionfo con un Ganimede in cima, e Vulcano con quattro putti: il qual trionfo era tirato da due centauri, con quattro giganti uccisi dalle saette, e Nettuno, e dietro ducento cavalli e dieci trombe. Girolamo da Verona ebbe cento cavalli, e venti sopravesti di più sorta, e cento pedoni con una carica di selvaggina, da cui uscirono dodici animali con teste di lupo: Girolamo Gravolin cento cavalli e cinquanta fanti, e un Ercole armato sopra un leone della grossezza d’un bue: Sosio da Pola, Stefano e Strafagio Azoni cencinquanta cavalli, quaranta sopravesti d’oro, argento e seta, ducento fanti con corazze, spiedi, ronconi, scudi, con un trionfo a tre gradi, dov’era in cima Marte trionfante; ed altre bellezze, che non poterono però compirsi in grazia del tempo. La giostra durò dalle quindici ore fino alle ventitrè e mezzo, e premio furono trentasei braccia di panno cremisino, foderato di vaj. Alla giostra presero parte quattordicimila persone. — Ap.Cicogna,Iscriz. veneziane, tom.I. 355.
92.Tal solennità è descritta da un chierico Pier di Matteo da Pionta, che un’altra, ma meno magnifica, ne avea veduta nel 1240.
92.Tal solennità è descritta da un chierico Pier di Matteo da Pionta, che un’altra, ma meno magnifica, ne avea veduta nel 1240.
93.Boccaccio,Introduzione;Aulico Ticinese,De laud. Papiæ, cap.XIII.
93.Boccaccio,Introduzione;Aulico Ticinese,De laud. Papiæ, cap.XIII.
94.La legge longobarda infligge novecento soldi al violatore di sepolcri come ad un omicida (Rot.,leg.19), e Teodorico la morte (Edict.110); varie pene troviamo negli statuti, e le cronache e i novellieri mostrano ogni tratto simili violazioni.
94.La legge longobarda infligge novecento soldi al violatore di sepolcri come ad un omicida (Rot.,leg.19), e Teodorico la morte (Edict.110); varie pene troviamo negli statuti, e le cronache e i novellieri mostrano ogni tratto simili violazioni.
95.Sacchetti,Nov.155.
95.Sacchetti,Nov.155.
96.Manuscritto ap.Muratori,Ant. ital.,XLVI.
96.Manuscritto ap.Muratori,Ant. ital.,XLVI.
97.Liutpr.,III. 4.
97.Liutpr.,III. 4.
98.Tota regio illa(di Pavia)mundatur a venenosis animalibus, et maxime serpentibus per ciconias, quæ illic toto tempore veris et æstatis morantur.Aul. Ticin., cap.XI.
98.Tota regio illa(di Pavia)mundatur a venenosis animalibus, et maxime serpentibus per ciconias, quæ illic toto tempore veris et æstatis morantur.Aul. Ticin., cap.XI.
99.Bonconte Monaldeschi,Annali. Rer. It. Scrip.,XII.
99.Bonconte Monaldeschi,Annali. Rer. It. Scrip.,XII.
100.Il 2 luglio, da ciascuna delle diciassette contrade a cui son ridotte le sessanta della decaduta Siena, eleggevasi un condottiere, e divisati variamente, concorreano sulla stupenda piazza del Campo, fatta a guisa d’una conchiglia, della circonferenza di trecentottanta metri, circondata da fabbriche eleganti e col bel casino dei nobili, avente statue e rilievi, e dipinti di Jacopo della Quercia e de’ fratelli Rustici. Nel secoloXIVsi faceano corse di tori, poi nel 1590 si sostituirono corse di bufali, nel 1650 di cavalli, e così si mantiene finora, trasferitolo al 16 agosto, con una marcia trionfale, dove i capitani vestono come nel medioevo i colori del quartiere, onorando un carro della Madonna; poi lanciansi a corso i cavalli, e non potrebbe descriversi la smania che quel popolo mostra per la sorte della gara; invocano Dio e la Madonna e il santo speciale di ciascuna contrada, urlano, piangono, finchè sia assicurato il vincitore: allora letteralmente portano lui e il cavallo in trionfo, e fin alla chiesa della contrada, ove si depone in voto la bandiera.
100.Il 2 luglio, da ciascuna delle diciassette contrade a cui son ridotte le sessanta della decaduta Siena, eleggevasi un condottiere, e divisati variamente, concorreano sulla stupenda piazza del Campo, fatta a guisa d’una conchiglia, della circonferenza di trecentottanta metri, circondata da fabbriche eleganti e col bel casino dei nobili, avente statue e rilievi, e dipinti di Jacopo della Quercia e de’ fratelli Rustici. Nel secoloXIVsi faceano corse di tori, poi nel 1590 si sostituirono corse di bufali, nel 1650 di cavalli, e così si mantiene finora, trasferitolo al 16 agosto, con una marcia trionfale, dove i capitani vestono come nel medioevo i colori del quartiere, onorando un carro della Madonna; poi lanciansi a corso i cavalli, e non potrebbe descriversi la smania che quel popolo mostra per la sorte della gara; invocano Dio e la Madonna e il santo speciale di ciascuna contrada, urlano, piangono, finchè sia assicurato il vincitore: allora letteralmente portano lui e il cavallo in trionfo, e fin alla chiesa della contrada, ove si depone in voto la bandiera.
101.Carnispriviumè spesso chiamato nelle carte vecchie; come dai Greci αποκρεοςsenza carne. Altre volte dicesicarnis levamen, carnem laxare, ondecarnasciale.
101.Carnispriviumè spesso chiamato nelle carte vecchie; come dai Greci αποκρεοςsenza carne. Altre volte dicesicarnis levamen, carnem laxare, ondecarnasciale.
102.Aul. Ticin., cap.XIII.
102.Aul. Ticin., cap.XIII.
103.Storie, lib.xiii. Lasca,Pref. alle Novelle: «Semo ora in carnevale; nel qual tempo è lecito a’ religiosi di rallegrarsi, e i frati tra loro fanno al pallone, recitano commedie, e travestiti suonano, ballano e cantano; e alle monache ancora non si disdice, nel rappresentare le feste, questi giorni vestirsi da uomini colle berrette di velluto in testa, colle calze chiuse in gamba e colla spada al fianco».
103.Storie, lib.xiii. Lasca,Pref. alle Novelle: «Semo ora in carnevale; nel qual tempo è lecito a’ religiosi di rallegrarsi, e i frati tra loro fanno al pallone, recitano commedie, e travestiti suonano, ballano e cantano; e alle monache ancora non si disdice, nel rappresentare le feste, questi giorni vestirsi da uomini colle berrette di velluto in testa, colle calze chiuse in gamba e colla spada al fianco».
104.Sagornino,Cronaca.
104.Sagornino,Cronaca.
105.Luchino Visconti risparmiò all’erario milanese trentamila fiorini d’oro, che annualmente si davano per mercede a giullari.
105.Luchino Visconti risparmiò all’erario milanese trentamila fiorini d’oro, che annualmente si davano per mercede a giullari.
106.Aul. Ticin., cap.XV.
106.Aul. Ticin., cap.XV.
107.Mem. del B. Enrico, par.I. p. 21. Alla materia di questo capitolo è necessario complemento il cap.CXXIII.
107.Mem. del B. Enrico, par.I. p. 21. Alla materia di questo capitolo è necessario complemento il cap.CXXIII.
108.Di tutto ciò porge esempj il San Vitale di Ravenna; un arco a frontone è la porta postica di San Fedele a Como; un altro l’edifizio circolare effigiato nel musaico dell’abside di Sant’Ambrogio a Milano.
108.Di tutto ciò porge esempj il San Vitale di Ravenna; un arco a frontone è la porta postica di San Fedele a Como; un altro l’edifizio circolare effigiato nel musaico dell’abside di Sant’Ambrogio a Milano.
109.Dopo tant’altri, vediQuast,Die Altchristlichen Bauwerke von Ravenna, Berlino 1842; e per quanto segue,SchorneThiersch,Reisen in Italien seit1822;Osten,Die Bauwerke in der Lombardei vom siebenten bis zum vierzehnten Jahrhundert gezeichnet, und durch historische Text erläutert. Darmstadt 1846;Selvatico,Sulla architettura e scultura, Venezia 1847.
109.Dopo tant’altri, vediQuast,Die Altchristlichen Bauwerke von Ravenna, Berlino 1842; e per quanto segue,SchorneThiersch,Reisen in Italien seit1822;Osten,Die Bauwerke in der Lombardei vom siebenten bis zum vierzehnten Jahrhundert gezeichnet, und durch historische Text erläutert. Darmstadt 1846;Selvatico,Sulla architettura e scultura, Venezia 1847.
110.L’autore è nominatoVolvinus; e Texier e Didier Petit, nell’Essai sur les émaux, lo fanno nativo di Limoges, perchè colà fiorivano tali arti!
110.L’autore è nominatoVolvinus; e Texier e Didier Petit, nell’Essai sur les émaux, lo fanno nativo di Limoges, perchè colà fiorivano tali arti!
111.Hoc opus eximii præpollens arte magistriBis novies lustris annis jam mille peractisEt tribus cœptum post natum Virgine Verbum.
111.
Hoc opus eximii præpollens arte magistriBis novies lustris annis jam mille peractisEt tribus cœptum post natum Virgine Verbum.
Hoc opus eximii præpollens arte magistriBis novies lustris annis jam mille peractisEt tribus cœptum post natum Virgine Verbum.
Hoc opus eximii præpollens arte magistri
Bis novies lustris annis jam mille peractis
Et tribus cœptum post natum Virgine Verbum.
112.Quod vix mille boum possent juga cuncta movere,Et quod vix potuit per mare ferre ratis,Buscketi nisu, quod erat mirabile visu,Dena puellarum turba levabat onus.Così l’epigrafe ivi posta. Che Buschetto non fosse greco ma pisano s’induce da un istromento del 2 dicembre 1105, il quale porta quattro operaj del duomo di Pisa, Uberto, Leone, Signoretto e Buschetto, figlio delquondamGiovanni Giudice.
112.
Quod vix mille boum possent juga cuncta movere,Et quod vix potuit per mare ferre ratis,Buscketi nisu, quod erat mirabile visu,Dena puellarum turba levabat onus.
Quod vix mille boum possent juga cuncta movere,Et quod vix potuit per mare ferre ratis,Buscketi nisu, quod erat mirabile visu,Dena puellarum turba levabat onus.
Quod vix mille boum possent juga cuncta movere,
Et quod vix potuit per mare ferre ratis,
Buscketi nisu, quod erat mirabile visu,
Dena puellarum turba levabat onus.
Così l’epigrafe ivi posta. Che Buschetto non fosse greco ma pisano s’induce da un istromento del 2 dicembre 1105, il quale porta quattro operaj del duomo di Pisa, Uberto, Leone, Signoretto e Buschetto, figlio delquondamGiovanni Giudice.
113.Sono disegnati nell’opera diLuigi Mazara,Temple antidiluvien dit des Géants, découvert dans l’île de Calipso, aujourd’hui de Gozo près de Malta. Parigi 1827. Questo tempio fu supposto antediluviano.
113.Sono disegnati nell’opera diLuigi Mazara,Temple antidiluvien dit des Géants, découvert dans l’île de Calipso, aujourd’hui de Gozo près de Malta. Parigi 1827. Questo tempio fu supposto antediluviano.
114.De Luynes,Recherches sur les monuments et l’histoire des Normands et de la maison de Souabe dans l’Italie méridionale. 1844;Serra di Falco,Del duomo di Monreale e di altre chiese siculo-normanne. 1838.
114.De Luynes,Recherches sur les monuments et l’histoire des Normands et de la maison de Souabe dans l’Italie méridionale. 1844;Serra di Falco,Del duomo di Monreale e di altre chiese siculo-normanne. 1838.
115.Lettere senesi sopra l’arti belle, tom.II, p. 75.
115.Lettere senesi sopra l’arti belle, tom.II, p. 75.
116.Nelle commissioni che la repubblica di Genova dava il 1175 al Grimaldi per un trattato coll’imperatore di Costantinopoli, leggiamo:Item pro opere nostre matris ecclesie pulchra et laudabili fabricacione ad honorem Dei et gloriosi martiris beati Laurentii.... petite a sanctitate imperialiXMperperorum et annuatim postmodum quod conveniens videatur, donec opus Deo auctore, compleatur. Ap.Sauli,Col. di Galata.La basilica dì Bologna fa eretta, come dice l’editto 31 gennajo 1390,cupientes statum popularem et felicissimam libertatem hujus almæ civitatis, Deo propitio, in æternum propagari, ut inexorabile jugum durissimæ servitutis nos et posteri nostri propensius evitemus, quod profecto acerbius foret propter amœnam degustationem floridæ libertatis, quam ipse Deus nobis contulit.
116.Nelle commissioni che la repubblica di Genova dava il 1175 al Grimaldi per un trattato coll’imperatore di Costantinopoli, leggiamo:Item pro opere nostre matris ecclesie pulchra et laudabili fabricacione ad honorem Dei et gloriosi martiris beati Laurentii.... petite a sanctitate imperialiXMperperorum et annuatim postmodum quod conveniens videatur, donec opus Deo auctore, compleatur. Ap.Sauli,Col. di Galata.
La basilica dì Bologna fa eretta, come dice l’editto 31 gennajo 1390,cupientes statum popularem et felicissimam libertatem hujus almæ civitatis, Deo propitio, in æternum propagari, ut inexorabile jugum durissimæ servitutis nos et posteri nostri propensius evitemus, quod profecto acerbius foret propter amœnam degustationem floridæ libertatis, quam ipse Deus nobis contulit.
117.Di edifizj gotici, nelle diverse gradazioni di questo stile, in Sicilia, si hanno in Palermo la Matrice 1169, la Martorana 1139, la Cappella palatina 1130, San Cataldo 1161, San Salvadore 1198, la cattedrale di Catania 1170, il duomo di Monreale 1186, la cattedrale di Cefalù 1131; a Roma Santo Spirito in Saxia 1198, San Giovanni e Paolo, Sant’Antonio abate, Santa Pudenziana 1130, Santa Maria Transtevere 1139. Inoltre San Nicolò di Bari 1197; la cattedrale di San Leo 1173; quella di Ferrara 1135; la torre della Garisenda a Bologna 1110; Fonte Branda a Siena 1193, e il duomo di questa città 1180; a Pistoja San Salvadore 1150, Sant’Andrea 1166, la facciata di San Bartolomeo 1167 e di San Giovanni; a Pisa Sant’Andrea 1110, la torre inclinata 1174, il battistero 1153, San Matteo 1125. A Genova si comincia San Lorenzo 1199; a Piacenza la cattedrale 1117; a Parma il battistero 1196; a Padova Santa Sofia verso il 1200, e il battistero nel 1167; a Cremona la cattedrale nel 1107; presso Milano la chiesa di Chiaravalle 1135; a Bergamo Santa Maria Maggiore 1134, e là vicino San Tommaso di Almenno 1100. Poi nel secoloXIIISanta Maria del Fiore a Firenze 1298; San Francesco d’Assisi 1226; a Padova il Santo 1231; a Roma la Minerva 1280; a Siena la facciata del duomo 1284; il duomo d’Orvieto 1290; d’Arezzo 1256; il camposanto di Pisa 1278, e Santa Maria della Spina 1230; Santa Maria Novella 1279, e Santa Croce 1294 a Firenze; a Napoli il duomo 1280; il battistero di Bergamo 1275; il campanile di Cremona 1284; a Milano Sant’Eustorgio 1278, San Marco 1254, la piazza dei Mercanti 1233; a Venezia i Frari e San Giovanni e Paolo 1246; la cattedrale di Vicenza 1260; ad Arezzo Santa Maria dei Servi 1286, Santa Margherita da Cortona 1297; Or San Michele 1284, la Santissima Trinità 1250, e il palazzo vecchio a Firenze; la facciata di San Lorenzo a Genova 1260; Santa Maria del Popolo a Roma 1277. AlXIVsecolo appartengono Santa Anastasia, il duomo di Verona e San Pietro martire, San Fermo Maggiore; a Pavia il Carmine 1373; a Venezia il campanile dei Frari 1361, Santo Stefano 1325, il palazzo ducale 1350; a Firenze, oltre i restauri d’Or San Michele e le cappelle della Madonna 1348 e di Sant’Anna 1349, la loggia dei Lanzi 1355, la Certosa 1314; San Martino di Lucca restaurato 1308; San Martino di Pisa 1332; il campanile di Pistoja 1301; il duomo di Prato 1312; quel di Perugia 1300; il palazzo Pepoli a Bologna 1344; Santa Chiara di Napoli 1328.
117.Di edifizj gotici, nelle diverse gradazioni di questo stile, in Sicilia, si hanno in Palermo la Matrice 1169, la Martorana 1139, la Cappella palatina 1130, San Cataldo 1161, San Salvadore 1198, la cattedrale di Catania 1170, il duomo di Monreale 1186, la cattedrale di Cefalù 1131; a Roma Santo Spirito in Saxia 1198, San Giovanni e Paolo, Sant’Antonio abate, Santa Pudenziana 1130, Santa Maria Transtevere 1139. Inoltre San Nicolò di Bari 1197; la cattedrale di San Leo 1173; quella di Ferrara 1135; la torre della Garisenda a Bologna 1110; Fonte Branda a Siena 1193, e il duomo di questa città 1180; a Pistoja San Salvadore 1150, Sant’Andrea 1166, la facciata di San Bartolomeo 1167 e di San Giovanni; a Pisa Sant’Andrea 1110, la torre inclinata 1174, il battistero 1153, San Matteo 1125. A Genova si comincia San Lorenzo 1199; a Piacenza la cattedrale 1117; a Parma il battistero 1196; a Padova Santa Sofia verso il 1200, e il battistero nel 1167; a Cremona la cattedrale nel 1107; presso Milano la chiesa di Chiaravalle 1135; a Bergamo Santa Maria Maggiore 1134, e là vicino San Tommaso di Almenno 1100. Poi nel secoloXIIISanta Maria del Fiore a Firenze 1298; San Francesco d’Assisi 1226; a Padova il Santo 1231; a Roma la Minerva 1280; a Siena la facciata del duomo 1284; il duomo d’Orvieto 1290; d’Arezzo 1256; il camposanto di Pisa 1278, e Santa Maria della Spina 1230; Santa Maria Novella 1279, e Santa Croce 1294 a Firenze; a Napoli il duomo 1280; il battistero di Bergamo 1275; il campanile di Cremona 1284; a Milano Sant’Eustorgio 1278, San Marco 1254, la piazza dei Mercanti 1233; a Venezia i Frari e San Giovanni e Paolo 1246; la cattedrale di Vicenza 1260; ad Arezzo Santa Maria dei Servi 1286, Santa Margherita da Cortona 1297; Or San Michele 1284, la Santissima Trinità 1250, e il palazzo vecchio a Firenze; la facciata di San Lorenzo a Genova 1260; Santa Maria del Popolo a Roma 1277. AlXIVsecolo appartengono Santa Anastasia, il duomo di Verona e San Pietro martire, San Fermo Maggiore; a Pavia il Carmine 1373; a Venezia il campanile dei Frari 1361, Santo Stefano 1325, il palazzo ducale 1350; a Firenze, oltre i restauri d’Or San Michele e le cappelle della Madonna 1348 e di Sant’Anna 1349, la loggia dei Lanzi 1355, la Certosa 1314; San Martino di Lucca restaurato 1308; San Martino di Pisa 1332; il campanile di Pistoja 1301; il duomo di Prato 1312; quel di Perugia 1300; il palazzo Pepoli a Bologna 1344; Santa Chiara di Napoli 1328.
118.Vedi marcheseFerdinando Canonici,Studj sulla cattedrale di Ferrara, Venezia 1845.
118.Vedi marcheseFerdinando Canonici,Studj sulla cattedrale di Ferrara, Venezia 1845.
119.Fu primamente pubblicato dalDel MigliorenellaFirenze Illustrata1684, e se anche non è autentico, fu pensato e scritto di quei tempi.Ecco la cronologia di Santa Maria del Fiore:1294.Si decreta il rinnovamento dell’antica chiesa di S. Riparata.1296.È benedetta la prima pietra, e l’iscrizione dice:Annis millenis, centum, bis octo nogenisVenit legatus Roma bonitate donatus,Qui lapidem fixit fundo simul et benedixit, etc.1334.Giotto è nominato architetto; si comincia il campanile.1350.Si ripiglia il lavoro, interrotto per la peste.1364.Si fanno le volte.1393.Si crea una balìa per provvedere a costruir la cupola.1420.Brunelleschi è nominato architetto della cupola1423.e di tutta la fabbrica.1462.Si finisce la lanterna.1474.Si mette la palla.1547.Si fabbrica il coro di marmo.1515.Si mette una facciata di legno.1588.Si demolisce la parte antica della facciata giottesca.1636.Se ne comincia una nuova, non mai compita.Dicono che Arnolfo sotto l’edifizio aprisse grandi pozzi, acciocchè i gas elastici, sviluppati per azione del fuoco centrale, vi trovassero libera uscita; fatto notevole nella fisica d’allora.
119.Fu primamente pubblicato dalDel MigliorenellaFirenze Illustrata1684, e se anche non è autentico, fu pensato e scritto di quei tempi.
Ecco la cronologia di Santa Maria del Fiore:
Dicono che Arnolfo sotto l’edifizio aprisse grandi pozzi, acciocchè i gas elastici, sviluppati per azione del fuoco centrale, vi trovassero libera uscita; fatto notevole nella fisica d’allora.
120.Sono de’ più curiosi documenti dell’arte i sedici progetti della facciata, che stanno nella residenza della reverenda fabbrica, disegni originali de’ primarj architetti. Dove giova avvertire che i migliori maestri non palesarono per lo stile gotico quel disprezzo, che poi parve un indizio di buon gusto. Palladio, interrogato sulla facciata di San Petronio, voleva si conservasse il basamento, e s’acconciasse il restante all’aria generale dell’edifizio; e mostrò come di gotico sieno bellissime fabbriche per l’Italia. Sul fatto medesimo Pellegrino Tibaldi asserisce che «li precetti di essa architettura sono più ragionevoli di quello che altri pensa». Vedi molte delle lettere del vol.IIIdelCarteggio d’artistidel Gaye, e singolarmente i numeriCCXCV, CCCXLIX, CCCLXXX. Principale attenzione merita il numeroCCCCVIII, ove si discute sui modi di coprire San Petronio, alcuni volendo ridurlo secondo Vitruvio, altri mantenere la foggiatedesca.
120.Sono de’ più curiosi documenti dell’arte i sedici progetti della facciata, che stanno nella residenza della reverenda fabbrica, disegni originali de’ primarj architetti. Dove giova avvertire che i migliori maestri non palesarono per lo stile gotico quel disprezzo, che poi parve un indizio di buon gusto. Palladio, interrogato sulla facciata di San Petronio, voleva si conservasse il basamento, e s’acconciasse il restante all’aria generale dell’edifizio; e mostrò come di gotico sieno bellissime fabbriche per l’Italia. Sul fatto medesimo Pellegrino Tibaldi asserisce che «li precetti di essa architettura sono più ragionevoli di quello che altri pensa». Vedi molte delle lettere del vol.IIIdelCarteggio d’artistidel Gaye, e singolarmente i numeriCCXCV, CCCXLIX, CCCLXXX. Principale attenzione merita il numeroCCCCVIII, ove si discute sui modi di coprire San Petronio, alcuni volendo ridurlo secondo Vitruvio, altri mantenere la foggiatedesca.
121.Un’iscrizione (si noti che in molti edifizj già si trovano iscrizioni italiane) dice:El principio dil domo de Milano fu nell’anno 1386. È certo più moderna; e nel decreto 1387, 16 ottobre, leggesi:Ad utilitatem et debitum ordinem fabrica majoris ecclesiæ Mediolani, quæ de novo, Deo propitio et intercessione ejusdem Virginis gloriosæ, sub ejus vocabulo,JAM MULTIS RETRO TEMPORIBUS INITIATA EST,quae nunc, divina inspiratione et suo condigno favore, fabricatur, et ejus gratia mediante, feliciter perficietur.NegliAnnales archéologiquesdel 1845, sostenendosi l’origine francese dell’architettura ogivale, è asserito che dal nord della Francia vennero chiamati gli architetti a tracciare il piano d’essa metropolitana, e si nomina specialmente Filippo Bonaventura di Parigi. Gli archivj patrj ajutano scarsamente a conoscere i primi architetti: ma nella prima adunanza di cui abbiamo gli atti, nel 1388 si trovano gl’ingegneri Simone da Orsenigo direttore dei lavori, Marco, Giacomo, Zeno, Bonino da Campione, Guarnerio da Sirtori, Ambrogio Ponzone; tutti però mostrano decidere sopra un disegno d’un altro. Chi era quest’altro? la tradizione nomina un Gamodia; ma Enrico di Gmunden non venne che nel 1392, quando il lavoro già era inoltrato; disapprovò tutto, espose al pubblico un modello d’un capitello dei piloni; ma che altro facesse, non consta.Essi Annali (p. 140) dicono:Tous les architectes de ce célèbre édifice sont connus, depuis le premier jusqu’au dernier. Dès la seconde année des travaux, Philippe Bonaventure de Paris devenait maître de l’œuvre, et conservait la maîtrise pendant huit ans, jusqu’à ce que des événements politiques (l’expédition du comte d’Armagnac) le fissent exiler de l’Italie, ainsi que les autres Français qui travaillaient sous sa direction. Asserzioni gratuite. Nel 1390 diffatti è un protocolloquod cassetur magister Nicolaus de Bonaventis(forse è abbreviato)inzign. a salario quod sibi datur pro fabr. et tollatur ab opere ipsius fab. penitus; e torna ingegnere in capo Simone da Orsenigo. Molti Tedeschi vi lavorarono certo, quali Giovanni de Fernach, Giovanni da Furimburg, Pietro di Franz, Hans Marchestein, Ulrico Fusingen o Eisingen di Ulma.Quando rivaleva il gusto classico, Cesare Cesariano pretese riscontrare i precetti di Vitruvio in quellamaxima sacra ede baricefala; nella quale, a dir suo, ricorrono i numeri simbolici 7, 10, 12; cinquanta piedi da un pilone all’altro dell’arcata; cinquanta si elevano le colonne, metà le navi piccole, il triplo la facciata; e tutto l’edifizio è tre volte la larghezza totale; sette finestre ha il coro, e due volte sette colonne fiancheggiano le navate.
121.Un’iscrizione (si noti che in molti edifizj già si trovano iscrizioni italiane) dice:El principio dil domo de Milano fu nell’anno 1386. È certo più moderna; e nel decreto 1387, 16 ottobre, leggesi:Ad utilitatem et debitum ordinem fabrica majoris ecclesiæ Mediolani, quæ de novo, Deo propitio et intercessione ejusdem Virginis gloriosæ, sub ejus vocabulo,JAM MULTIS RETRO TEMPORIBUS INITIATA EST,quae nunc, divina inspiratione et suo condigno favore, fabricatur, et ejus gratia mediante, feliciter perficietur.
NegliAnnales archéologiquesdel 1845, sostenendosi l’origine francese dell’architettura ogivale, è asserito che dal nord della Francia vennero chiamati gli architetti a tracciare il piano d’essa metropolitana, e si nomina specialmente Filippo Bonaventura di Parigi. Gli archivj patrj ajutano scarsamente a conoscere i primi architetti: ma nella prima adunanza di cui abbiamo gli atti, nel 1388 si trovano gl’ingegneri Simone da Orsenigo direttore dei lavori, Marco, Giacomo, Zeno, Bonino da Campione, Guarnerio da Sirtori, Ambrogio Ponzone; tutti però mostrano decidere sopra un disegno d’un altro. Chi era quest’altro? la tradizione nomina un Gamodia; ma Enrico di Gmunden non venne che nel 1392, quando il lavoro già era inoltrato; disapprovò tutto, espose al pubblico un modello d’un capitello dei piloni; ma che altro facesse, non consta.
Essi Annali (p. 140) dicono:Tous les architectes de ce célèbre édifice sont connus, depuis le premier jusqu’au dernier. Dès la seconde année des travaux, Philippe Bonaventure de Paris devenait maître de l’œuvre, et conservait la maîtrise pendant huit ans, jusqu’à ce que des événements politiques (l’expédition du comte d’Armagnac) le fissent exiler de l’Italie, ainsi que les autres Français qui travaillaient sous sa direction. Asserzioni gratuite. Nel 1390 diffatti è un protocolloquod cassetur magister Nicolaus de Bonaventis(forse è abbreviato)inzign. a salario quod sibi datur pro fabr. et tollatur ab opere ipsius fab. penitus; e torna ingegnere in capo Simone da Orsenigo. Molti Tedeschi vi lavorarono certo, quali Giovanni de Fernach, Giovanni da Furimburg, Pietro di Franz, Hans Marchestein, Ulrico Fusingen o Eisingen di Ulma.
Quando rivaleva il gusto classico, Cesare Cesariano pretese riscontrare i precetti di Vitruvio in quellamaxima sacra ede baricefala; nella quale, a dir suo, ricorrono i numeri simbolici 7, 10, 12; cinquanta piedi da un pilone all’altro dell’arcata; cinquanta si elevano le colonne, metà le navi piccole, il triplo la facciata; e tutto l’edifizio è tre volte la larghezza totale; sette finestre ha il coro, e due volte sette colonne fiancheggiano le navate.
122.V’è scritto:Cosmas et filii Lucas, et Jacobus alter,Romani cives in marmoris arte periti,Hoc opus explerunt abatis tempore Landi.Lando fu abate nel 1235.
122.V’è scritto:
Cosmas et filii Lucas, et Jacobus alter,Romani cives in marmoris arte periti,Hoc opus explerunt abatis tempore Landi.
Cosmas et filii Lucas, et Jacobus alter,Romani cives in marmoris arte periti,Hoc opus explerunt abatis tempore Landi.
Cosmas et filii Lucas, et Jacobus alter,
Romani cives in marmoris arte periti,
Hoc opus explerunt abatis tempore Landi.
Lando fu abate nel 1235.
123.Sono qualificate di turrita Pavia, Volterra, Cremona, Siena, principalmente Bologna. VediGozzadini,Delle torri gentilizie di Bologna.
123.Sono qualificate di turrita Pavia, Volterra, Cremona, Siena, principalmente Bologna. VediGozzadini,Delle torri gentilizie di Bologna.
124.In Santa Restituta, attigua al duomo di Napoli, mostrano la Madonna del Principio a musaico, come fatto ai tempi di Costantino. Ma l’iscrizione smentisce la tradizione, dicendo:Annis dat clerus jam instaurator partenopensisMille tricentenis undenis bisque retensis.E ancor più difficilmente vi si legge:Hoc opus fecit Lellus. Ivi nella cappella di San Giovanni in Fonte sono pitture del 550.
124.In Santa Restituta, attigua al duomo di Napoli, mostrano la Madonna del Principio a musaico, come fatto ai tempi di Costantino. Ma l’iscrizione smentisce la tradizione, dicendo:
Annis dat clerus jam instaurator partenopensisMille tricentenis undenis bisque retensis.
Annis dat clerus jam instaurator partenopensisMille tricentenis undenis bisque retensis.
Annis dat clerus jam instaurator partenopensis
Mille tricentenis undenis bisque retensis.
E ancor più difficilmente vi si legge:Hoc opus fecit Lellus. Ivi nella cappella di San Giovanni in Fonte sono pitture del 550.
125.Il Rosini dubita dell’autore o del tempo, atteso che sieno troppo rozze: egli non vide quelle di Monreale.
125.Il Rosini dubita dell’autore o del tempo, atteso che sieno troppo rozze: egli non vide quelle di Monreale.
126.Quicquid auro vel argentoEt metallis ceteris,Quicquid lignis ex diversisEt marmore candido,Nullus unquam sic peritusIn tantis operibus.Horologium nocturnumNullus ante viderat,Et invenit argumentum,Et primum fundaverat.Si avverta la rima alla francese, cioè come se l’accento cadesse sempre sull’ultima sillaba.
126.
Quicquid auro vel argentoEt metallis ceteris,Quicquid lignis ex diversisEt marmore candido,Nullus unquam sic peritusIn tantis operibus.Horologium nocturnumNullus ante viderat,Et invenit argumentum,Et primum fundaverat.
Quicquid auro vel argentoEt metallis ceteris,Quicquid lignis ex diversisEt marmore candido,Nullus unquam sic peritusIn tantis operibus.Horologium nocturnumNullus ante viderat,Et invenit argumentum,Et primum fundaverat.
Quicquid auro vel argento
Et metallis ceteris,
Quicquid lignis ex diversis
Et marmore candido,
Nullus unquam sic peritus
In tantis operibus.
Horologium nocturnum
Nullus ante viderat,
Et invenit argumentum,
Et primum fundaverat.
Si avverta la rima alla francese, cioè come se l’accento cadesse sempre sull’ultima sillaba.
127.Al tempo del Meschinello contenea milletrecento perle, quattrocento granate, novanta ametiste, trecento zaffiri, trecento smeraldi, quindici balasci, quattro topazj, due cammei preziosissimi, incastonati in oro.
127.Al tempo del Meschinello contenea milletrecento perle, quattrocento granate, novanta ametiste, trecento zaffiri, trecento smeraldi, quindici balasci, quattro topazj, due cammei preziosissimi, incastonati in oro.
128.Munere divino, decus et laus sit PeregrinoTalia qui sculpsit; opus ejus ubique refulsit.
128.
Munere divino, decus et laus sit PeregrinoTalia qui sculpsit; opus ejus ubique refulsit.
Munere divino, decus et laus sit PeregrinoTalia qui sculpsit; opus ejus ubique refulsit.
Munere divino, decus et laus sit Peregrino
Talia qui sculpsit; opus ejus ubique refulsit.
129.Per quelle opere riceveva soldi otto al giorno; il suo figlio Giovanni quattro; sei gli altri allievi.
129.Per quelle opere riceveva soldi otto al giorno; il suo figlio Giovanni quattro; sei gli altri allievi.
130.La cronologia di queste opere è emendata dal Rosini,St. della pittura italiana esposta coi monumenti, Pisa 1840 e seg., e dal p. Marchesi. Vedi pureDavia,Mem. storico-artistiche intorno all’arca di San Domenico. Bologna 1838.
130.La cronologia di queste opere è emendata dal Rosini,St. della pittura italiana esposta coi monumenti, Pisa 1840 e seg., e dal p. Marchesi. Vedi pureDavia,Mem. storico-artistiche intorno all’arca di San Domenico. Bologna 1838.
131.Il Davia trovò il documento originale, con cui i frati Minori nel 1288 ne danno la commissione a questi, per ducati 2150 d’oro.
131.Il Davia trovò il documento originale, con cui i frati Minori nel 1288 ne danno la commissione a questi, per ducati 2150 d’oro.
132.Egidio Boucher nel 1612 vedeva quelle pitture ad Aquisgrana, e vi lesse questi versi:A patriæ nido rapuit me tertius Otto....Claret Aquisgranæ tua qua valeat manus arte.E nel suo epitafio:Qua probat arte manus dat Aquis dat cernere planumPicta domus Karoli rara sub axe poli.
132.Egidio Boucher nel 1612 vedeva quelle pitture ad Aquisgrana, e vi lesse questi versi:
A patriæ nido rapuit me tertius Otto....Claret Aquisgranæ tua qua valeat manus arte.
A patriæ nido rapuit me tertius Otto....Claret Aquisgranæ tua qua valeat manus arte.
A patriæ nido rapuit me tertius Otto....
Claret Aquisgranæ tua qua valeat manus arte.
E nel suo epitafio:
Qua probat arte manus dat Aquis dat cernere planumPicta domus Karoli rara sub axe poli.
Qua probat arte manus dat Aquis dat cernere planumPicta domus Karoli rara sub axe poli.
Qua probat arte manus dat Aquis dat cernere planum
Picta domus Karoli rara sub axe poli.