Chapter 7

Quando a Pavia, la vigilia di san Siro, offrivansi al tempio ceri enormi, precedeano la processione i tavernaj, recando sopra una tavola un castello; dietro a loro i cacciatori con un albero, a’ cui rami erano legati di ogni razza uccelli, che portati in chiesa liberavansi: poi venivano le corse degli scudieri al gallo vivo e alla porchetta arrostita, e quella delle meretrici a’ salcicciotti; e finalmente gozzoviglie[106]. A Firenze pel san Giovanni faceasi un carro altissimo pien di santi e figure simboliche; e sulla piazza de’ Signori fin cento torri dorate, con entro uomini; e dappertutto palj, e gonfaloni, e macchine cariche di ceri e d’altri doni;infine fuochi d’artifizio, di cui i migliori artisti non isdegnavano dare le invenzioni variate. In alcuni luoghi, a Pentecoste davasi il volo in chiesa a piccioni bianchi, tra fiori e lingue di fuoco e frastuono popolare. Quando Firenze fu signora di molte città, ciascuna dovea quel giorno mandarvi il suo cero, e fin ventotto se n’ebbero, alti sei o otto braccia, con bambocci di carta, e quello di Pescia e San Miniato quaranta persone ci voleva a portarlo. Qualcosa di simile praticavasi nelle altre città, a Milano per la Madonna nascente, a Bologna per san Petronio, a Modena per san Geminiano, e così discorrete.

Qual v’è città o borgata che non festeggiasse con modi drammatici il santo tutelare? Alcuna fiata poi se ne celebrava qualche maggiore, come i Fiorentini nel 1304 mandarono un bando che «chi volesse sapere novelle dell’altro mondo, dovesse andare il dì di calen di maggio in sul ponte alla Carraja e d’intorno all’Arno»; e su quel fiume ordinarono palchi, ove figurarono l’inferno coi tormenti e i tormentati. La soverchia folla cagionò che il ponte cadesse, e molti ne guastarono la persona, sicchè il giuoco da beffe tornò a vero, e «com’era ito il bando, molti per morte andarono a sapere novelle dell’altro mondo».

E come presso gli antichi gli spettacoli dovevano invigorire il coraggio ed eccitare sentimenti patriotici, così nel medioevo sentivano l’ispirazione comune, l’ecclesiastica, e insinuavano devozione. Per ciò facevansi il più spesso in chiesa, e da diaconi o preti; donde abusi che rivelano più sempre la mistura di serio e beffardo, di compunzione e d’allegria, che ricorre in tutte le opere di quell’età. A certe feste, tutti dovevano comparire in figura di volpi, e in qualunque abito fossero, magistrati o prelati, usciva loro di dietro la lunga coda. In commemorazione della fuga in Egitto celebravasi la festa degli Asini, ove al canto affettuoso s’intercalavanoridicoli ragli. Queste cose facevansi sul serio, e noi stessi in fanciullezza potemmo vedere processioni e feste, che, come oggi a riso, così allora ci movevano a devozione.

Men ridicoli apparecchi atteggiavano i fatti che la Chiesa rammemorava in quel giorno. A talimisteritutte le arti prestavano servigio, e davansi, non nelle angustie mefitiche d’un teatro a scapito della salute e della fermezza del cuore, ma al gran sole, nelle piazze, talvolta trasportandosi da paese a paese. Ne crebbe l’uso colle crociate, quando i pellegrini reduci voleano al vivo riprodurre gli atti su cui avevano meditato in Palestina; e scelte situazioni analoghe al Calvario, a Betlem, a Gerusalemme, vestivano sè ed altri cogli abiti che aveano veduto agli Orientali. A Roma nel 1264 era istituita la societàdel gonfaloneper rappresentare la passione di Gesù. Alla compagniade’ battutia Treviso i canonici doveano annualmente somministrare due cherici, bene istruiti a cantare, per far Maria e l’Angelo nella festa dell’Annunziata[107]. Rolandino al 1244 riferisce come, nel prato della Valle a Padova, si figurò la passione di Cristo: ivi stesso il 1331 si ordinò di rappresentare ogn’anno nell’anfiteatro il mistero dell’Annunziazione. La cronaca del Friuli di Giuliano Canonico ricorda che, il 1298, alla corte del patriarca si rappresentarono dal clero la passione e la risurrezione di Cristo, la venuta dello Spirito Santo, il giudizio finale; e nel 1304, dal capitolo di Cividale, la creazione, l’annunziazione, il parto, la passione, l’anticristo. Chi tra’ miei lettori è così giovane da non averne visto gli avanzi in contado?

Sono queste le origini del teatro, che ritoccheremo quando il troveremo cresciuto.


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