Chapter 22

124.Di quelli della sua patria fa l’enumerazione il Malipiero negliAnnali venetisotto il 1483: — È stà tolto cenventottomila ducati all’una per cento, deputati a pagar el pro del Monte Nuovo: è stà cresciuto un terzo tutti i dazj; è stà impegnato tutte le volte de Rialto a rason de ventotto per cento all’anno; e stà pagato in zeca i argenti de particulari, sie ducati la marca; è stà tolto le cadenelle d’oro che le donne portava al collo, e messe in comun. Se fa li officj e regimenti con la metà e un terzo manco de salario. Oltre tante decime, è stà messo tanse a la terra; le entrate de la terra e quelle de la terraferma è calade; se ha perso molte nave e galìe; se ha tolti homeni de la guerra nudi e rotti, perchè no se ha possuto far altro; se ha evacuato l’arsenal che altre volte ha fatto tremar el mondo; avemo fame e peste; mendicheremo la pace e ghe restituiremo el tolto; se ha speso un milion e dusentomila ducati; ed è morti tanti homeni da ben».125.Infessura,Diario, pag. 1226.126.Pietro Aretino scriveva al Franciotto nell’aprile 1548, cioè mezzo secolo prima di quell’Enrico IV di Francia, a cui il fatto viene attribuito: — Se bene jeri l’altro, per esserci il numero delle persone che si stavano a casa mia, meco ragionando, non feci motto alcuno circa il vostro ridere nel vedermi in mezzo di Adria e di Austria le figlie mie; nel vedermi, dico, dalle braccia dell’una d’anni undici stretto nel collo, e dalle mani dell’altra di otto mesi preso nella barba; non è che io non me ne accorgessi, e me lo tacqui allora per dirvi adesso una bella cosa in comparazione di quella mia tenera sofferenza. Lorenzo e Giuliano, quello padre di Leone, questo di Clemente, standosi trapassando il tempo del caldo al Poggio, accadde un giorno, poco dopo il desinare, ch’eglino per fuggire il sonno essendosi ritirati in camera, venutegli alle mani due canne, se ne fecero cavalli, e salendo l’uno sopra l’una, e l’altro sopra l’altra, volse Giuliano che gli montasse in groppa Giulio, e Lorenzo che il simile facesse Giovanni; e così spronando ciascuno senza i sproni pareano proprio ispronargli daddovero; talchè i bambini tutti ridenti, quel piacere nella loro innocenzia provavano, che prova in la sua tenerezza ogni genitore che la di lui prole trastulla. Videgli in cotal atto quel Mariando, che poi ebbe il titolo di Frate dal piombo; e ridendosene da senno, fu chiamato dentro dai personaggi sì grandi; i quai pregarono il faceto e leale uomo, che non prima facesse motto dello avere i due fratelli (i quali poi furon padre di cotale coppia di pontefici) trovati in tal materia di scherzo, non prima, dico, ch’egli avesse figliuoli; inferendo in sì prudente voce di parole, che la minore dimostrazione di semplicità che si faccin coloro che ne hanno, è lo impazzirgli drieto».Il fatto però non è esatto, poichè Giulio nacque postumo.127.Atque aliud nigris missum, quis credat? ab Indis,Ruminat insuetas armentum discolor herbas.Poliziano,Rusticus.128.Angelo Poliziano a Lorenzo de’ Medici: — Magnifice Patrone. Da Ferrara vi scripsi l’ultima. A Padova poi trovai alcuni buoni libri, cioè Simplicio sopra al Cielo. Alexandro sopra la Topica, Giovan Grammatico sopra le Posteriora et li Elenchi, uno David sopra alcune cose de Aristotele, li quali non habbiamo in Firenze. Ho trovato anchora uno scriptore greco in Padova, et facto el patto a tre quinterni di foglio per ducato. Maestro Pier Leone mi mostrò i libri suoi, tra i quali trovai un M. Manilio astronomo et poeta antiquo, el quale ho recato meco a Vinegia, et riscontrolo con uno in forma che io ho comprato. È libro, che io per me non ne viddi mai più antiqui. Similiter ha certi quinterni di GalienoDe dogmate Aristotelis et Hippocratisin greco, del quale ci darà la copia a Padova, che si è facto pur frutto. In Vinegia ho trovato alcuni libri di Archimede et di Herone mathematici che ad noi mancano, et uno PhornutoDe deis, e altre cose buone. Tanto che papa Yanni ha che scrivere per un pezzo.«La libreria del Niceno non abbiamo potuto vedere. Andò al principe messer Aldobrandino oratore del duca di Ferrara, in cujus domo habitamus. Fugli negato a lettere di scatole; chiese però questa cosa per il conte Giovanni et non per me, che mi parve bene di non tentare questo guado col nome vostro. Pure messer Antonio Vinciguerra, et messer Antonio Pizammano, uno di quelli due gentilhuomini philosophi che vennono sconosciuti a Firenze a vedere el conte, et un fratello di messere Zaccheria Barbero sono drieto alla traccia di spuntare questa obstinatione. Farassi el possibile; questo è quanto a’ libri.«M. Piero Lioni è stato in Padova molto perseguitato, et non è chiamato nè quivi nè in Vinegia a cura nissuna. Pure ha buona scuola, et ha sua parte favorevole; hollo fatto tentare dal conte di ridursi in Toscana. Credo sarà in ogni modo difficil cosa. In Padova sta mal volentieri, et la conversatione non li può dispiacere, ut ipse ait. Negat tamen se velle in Thusciam agere. Nicoletto verrebbe a starsi a Pisa, non vorrebbe un beneficio, hoc est, un di quelli canonicati; ha buon nome in Padova, et buona scuola. Pure, nisi fallor, è di questi strani fantastichi; lui mi ha mosso questa cosa di beneficj: siavi adviso.«Visitai stamattina messer Zaccheria Barbero, et mostrandoli io l’affectione vostra, mi rispose sempre lagrimando, et ut visum est, d’amore; risolvendosi in questo, in te uno spem esse; ostendit se nosse quantum tibi debeat. Sicchè fate quello ragionaste, ut favens ad majora. Quello legato che torna da Roma, et qui tecum locutus est Florentiæ, non è punto a loro proposito, ut ajunt. Un bellissimo vaso di terra antiquissimo mi mostrò stamattina detto messer Zaccheria, el quale nuovamente di Grecia gli è stato mandato; e mi disse, che sel credessi vi piacessi, volentieri ve lo manderebbe con due altri vasetti pur di terra. Io dissi che mi pareva proprio cosa da V. M., et tandem sarà vostro. Domattina farò fare la cassetta, et manderollo con diligentia. Credo non ne abbiate uno sì bello in eo genere. È presso che tre spanne, et quattro largo. El conte ha male negli occhi, et non esce di casa, nè è uscito poichè venne a Vinegia.«Item visitai hiersera quella Cassandra Fidele letterata, et salutai per vostra parte. È cosa mirabile, discretissima, et meis oculis etiam bella. Partimmi stupito. Molto è vostra partigiana, et di voi parla con tutta practica,quasi te intus et in cute norit. Verrà un dì in ogni modo a Firenze a vedervi, sicchè apparecchiatevi a farle honore.«A me non occorre altro per hora, se non solo dirvi che questa impresa di scrivere libri greci, et questo favorire i docti vi dà tanto honore et gratia universale, quanto mai molti e molti anni non ebbe uomo alcuno. I particolari vi riserbo a bocca. A. V. M. mi raccomando sempre. Non ho ancora adoperata la lettera del cambio per non essere bisognato. Venetiis 20 junii 1491».129.Lettera di Pietro da Bibiena a Clarice de’ Medici, ap.Roscoe,Vita di Lorenzo, app. 7ª del vol.III.Ad esso Lorenzo scriveva Ferdinando re di Sicilia, il 23 agosto 1488: — Magnifice vir, compater et amice noster carissime. Non era necessario che da voi fossemo rengratiati per lettera de vostra mano di quello che ho offerto in beneficio di mess. Joanni vostro figlio, perchè sape Dio lo animo et la voluntà nostra, quanto desidereressimo fare tutte le cose del mondo per usarvi gratitudine per quello havete continuamente operato in beneficio nostro et de questo Stato, del quale sempre potete fare quella stima che fareste delle cose vostre medesime, perchè li obblighi che ne havimo così recercano, et mai ve porìamo offerire tanto in beneficio vostro et della casa vostra, che ne para havere satisfacta una millesima parte de quello è lo animo et desiderio nostro di fare: secundo speramo per experientia, omni dì porite conoscere più manifestamente».130.Watson (Massonic essayist. Londra 1797, pag. 238) sostiene che l’accademia platonica era una loggia muratoria, e che vi sono ancora scolpiti dei simboli massonici.131.Phœnix, sive ad artificialem memoriam comparandam brevis quidem et facilis, sed re ipsa et studio comprobata introductio.Venezia 1491.132.E non dal Crisolara, come fa ragionevolmente avvertire il Tonelli nella traduzione della vita di esso scritta da Shepherd; Firenze 1835. Erasmo giudica molto severamente il Poggio, definendolorabula adeo indoctus, ut, etiamsi vacaret obscænitate, tamen indignus esset qui legeretur: adeo autem obscænus, ut, etiamsi doctissimus esset, tamen esset a viris bonis rejiciendus.Ep.CIII.133.Si quando visendi desiderio in longinquum proficiscerer, visis forte eminus monasteriis veteribus, divertebam illico, et — Quid scimus(inquam)an hic aliquid eorum sit quæ cupio?Senil.,VI. 2.134.Commento al cantoXXIIdelParadiso. Il fatto è dimostrato falso dal Tosti nella storia di Montecassino, dove la libreria fu sempre uno de’ più cercati ornamenti.135.O romani pontifices, exemplum facinorum omnium cæteris pontificibus, et improbissimi scribæ et pharisæi, qui sedetis super cathedram Moysis et opera Datan et Abyron facitis, itane vestimenta, apparatus, pompa, equitatus, omnis denique vita Cæsaris vicarium Christi docebit?... Nec amplius horrenda vox audiatur, partes contra Ecclesiam, Ecclesia contra Perusinos pugnat, contra Bononienses. Non contra Christianos pugnat Ecclesia, sed papa.136.Universa in me civitas conversa est, omnes me diligunt, honorant omnes, ac summis laudibus in cœlum efferunt. Meum nomen in ore est omnibus. Nec primarii cives modo, cum per urbem incedo, sed nobilissimæ fœminæ honorandi mei gratia locum cedunt; tantumque mihi deferunt, ut me pudeat tanti cultus. Auditores sunt quotidie ad quadringentos, vel fortassis et amplius; et hi quidem magna in parte viri grandiores, et ex ordine senatorio. Epist. del 1428. Vedi la costui vita scritta da Carlo Rosmini, Milano 1808, con moltissimi documenti inediti.137.Nella Laurenziana v’è una suaOratio habita in principio publicæ lectionis, quam domi legere aggressus est, quum per invidos publice nequiret.138.Se quel versoΒούλομ’ ἐγὼ σάον λαὸν ἔμμεναι, ἢ ἀπολέσθαιsignifichiVoglio che il popolo sia salvo o perisca, oppure Voglio che il popolo sia salvo o perire.Il Filelfo s’accorse che aveano torto entrambi.139.Vedasi l’epistola52 del lib.X. Di Gio. Maria Filelfo suo figlio, retore anch’esso inquietissimo e premorto al padre, scrisse la vita Guglielmo Favre. Ginevra 1856.140.Naldo Naldi,Vita di G. Manetti, Rer. It. Script.,XX.141.Operis quippe ac studii mei est et fuit multos libros legere, et ex plurimis diversos carpere flores.Al fine:Mihi non bene scienti linguam græcamnon vuol dire che la ignorasse, come pretende Eichhorn.142.Giulini,Continuazione delle Memorie di Milano,II, 594.143.Liber consiliorum, vol.III. IV. XIII, nell’archivio civico di Torino.144.Tommasial 1430.145.È l’espressione del Bonfinio,Rerum Hungaric., dec.IV: Pannoniam Italiam alteram reddere conabatur....Varias quibus olim carebat artes, eximiosque artifices ex Italia magno sumptu evocavit... olitores, cultores hortorum, agriculturæque magistros, qui caseos etiam latino, siculo, græco more conficerent.146.Vespasiano, Ap.Mehus,Præf. ad vitam Ambrosii camaldolensis.147.Vita di B. Valori, nell’Archivio storico, tom.IV. p. 241.148.Pio II,Descrizione dell’Europa, cap. 52.149.Lami,Catalogo della biblioteca Riccardiana, pag. 11.150.De educatione liberorum. Milano 1491.151.Sprezzando di tutto cuore i Barbari, il Poliziano gl’invita ad ammirare le bellezze e i pregi degl’Italiani, ove mostra di conoscere in che consiste il merito, anzichè qual fosse il merito vero degli Italiani:Admirentur nos, sagaces in inquirendo, circumspectos in explorando, subtiles in contemplando, in judicando graves, implicitos in vinciendo, faciles in enodando. Admirentur in nobis brevitatem styli fœtam rerum multarum atque magnarum, sub expositis verbis remontissimas sententias, plenas questionum, plenas solutionum; quam apti sumus, quam bene instructi ambiguitates tollere, scrupulos diluere, involuta evolvere flexanimis syllogismis, et infirmare falsa, et vera confirmare. Viximus celebres, et posthac vivemus, non in scholis grammaticorum et pædagogiis, sed in philosophorum coronis, in conventibus sapientum, ubi non de matre Andromaches, non de Niobes filiis, atque id genus levibus nugis, sed de humanarum divinarumque rerum rationibus agitur et disputatur. In quibus meditandis, inquirendis et enodandis ita subtiles, acuti acresque fuimus, ut anxii quandoque nimium et morosi fuisse forte videamur, si modo esse morosus quispiam aut curiosus nimio plus in indaganda veritate potest. Epist. lib.IX.152.Ap.Rosmini,Storia di Milano,IV. 224.153.Leonardo Giustinian veneto, amico del Filelfo e degli altri celebri, oltre i lavori filologici fece molti canti d’occasione e di gioja, che poi furono pubblicati col titolo diFiori delle elegantissime cancionete(Venezia 1482); e le accompagnava anche di graziose note. Voltosi poi alla pietà, pubblicò leDevotissime et sanctissime laude(Cremona 1474), più volte ristampate. Per la prima volta nel 1851 si pubblicarono a Lucca leLaude spiritualidi Bianco da Siena povero gesuato.154.Si volle supporre non sia che un capitolo dell’opera di Leon Battista Alberti: ma altri crede che questi possa nella sua avere inserito il trattato del Pandolfini.155.Senilium,XV. 5;Familiarium,II. 4.IV. 9.VI. 6;Hort. ad Nicolam Laurentii.156.Il manoscritto d’Arona, che sta nella biblioteca di Torino, e che da un’assemblea di dotti erasi giudicato antico di cinque secoli, Daunou e Hase, valentissimi paleografi, nol fanno anteriore al secoloXV. Galeani Napione, poi De Gregory (Mém. sur le véritable auteur de l’Imitation de Jésus-Christ, 1827; eHistoire du livre de l’Imitation de Jésus-Christ et de son véritable auteur, Parigi 1843) sostennero i diritti del Gersenio di Vercelli. A provarlo d’un Tedesco si addusse testè quel passo del lib.IV. c. 5, ove dice che il sacerdote, vestito dei sacri arredi, ha davanti e di dietro la croce del Signore. Ora la pianeta degli Italiani e de’ Francesi non ha la croce che di dietro.Celebrandosi il suo centenario nel 1874 ed ergendosegli un monumento, si pubblicarono molti opuscoli in favore dell’abate Gersenio.157.Lib.II. c. 12.158.Narrando che Federico II aveva imposto alcun dazj nuovi senza attribuirne un terzo alla Chiesa, soggiunge che l’anima di luirequiescit in pice et non in pace.159.Alidosi,Instructioneecc. Forse questi tentativi avevano dato coraggio a Leonardo da Vinci di fare un modello col quale «mostrava voler alzare il tempio di San Giovanni di Firenze e sottomettervi le scalee senza rovinarlo».Vasari,Vita.160.La sua opera è stampata «sulle rive del Benáco, nel quale si pescano i migliori carpioni, e le cui rive sono sparse di belle antichità». Uno de’ trattatelli suoi è intitolato:Modus solvendi varios casus figurarum quadrilaterarum rectangularum per viam algebræ. Nºcioènumero, indica il noto;Cocioè cosa, l’incognito; il quadratoCe(censo); il cubo,Cu;pedmvagliono + e -. Dove oggi scriviamo 3x+ 4x2- 5x3+ 2x4- 6, allora facevasi 3co.p.4ce. m.5cu. p.2ce. m.6Nº.Guglielmo Libri farebbe il + e il - inventati da Leonardo da Vinci; mentre Chasles (Aperçu historique sur l’origine et le développement des méthodes en géométrie, Bruxelles 1837), gli attribuisce a Stiffels.«E perchè noi seguitiamo per la maggior parte Lionardo Pisano (Fibonacci), io intendo di chiarire che quando si porrà alcuna proposta senza autore, quella sia di detto Lionardo». Queste parole dellaSumma de arithmetica geometriapurghino il Pacioli dalla taccia datagli di plagiario.161.In Francia si cominciò nel 1376; solo nel 1556 Carlo V otteneva dai dottori di Salamanca la decisione che ai Cattolici non fosse illecito aprire umani cadaveri.162.NelXVsecolo v’è menzione di pesti, in Dalmazia il 1416, 20, 22, 30, 37, 54, 64, 66, 80; nella Lombardia e Genovesato, il 1405 e 6; in Napoli, Milano ed altre parti d’Italia, il 1421 e 22; nel 21 a Bologna e Brescia; nel 28 a Roma; nel 29 e 30 a Perugia e altrove; nel 38 a Venezia e altrove; nel 48 nell’alta Italia; poi nel 50, 56, 60, 65, 68, 73, 75, 76, 78, 85: dal 92 al 95 la peste marrana, tifo navale, sviluppatosi fra gli Ebrei cacciati di Spagna contaminò tutta Europa. Scaligero contro Cardano dice che a Parigi, Colonia, Famagosta, Venezia, Ancona la peste ripullula così frequente, che può dirsi perpetua.163.Quamquam per civitates, domus qua hospitalia vocantur, et supellectiles sumptibus publicis paratæ structæque videantur elephantiacis suscipiendis. — De elephantia. Ne’ secoli seguenti se ne parla pochissimo, ma non dovette scomparire del tutto: poi questi ultimi anni rivoltavi l’attenzione, fu riscontrata in molte parti, e più miserabilmente nella popolazione pescatrice di Comacchio, col nome di mal di fegato. VediSulla lebbra, Commentario delD. A. Verga. Milano 1846.Fallopio nel 1550 trovava che in Francia ancora molti erano affetti di lebbra; ma in Italia rimanevano rarissimi, e gli ospedali di San Lazzaro erano vuoti, mentre crescevano quelli di San Giobbe per gl’infraciosati.De morbo gallico, c.I. III.164.Diconsi palimsesti (πάλιν φηστὸς,di nuovo raschiato). Ciò si costumava già dagli antichi, e Cicerone (Famil.,VII, 18) scrive:Quod in palimsesto, laudo equidem parsimoniam; sed miror quod in illa chartula fuerit quod delere malueris, quam exscribere, nisi forte tuas formulas. Non enim puto te meas epistolas delere ut deponas tuas. An hoc significas nil fieri? frigere te? ne chartam quidem tibi suppeditare?Il primo palimsesto cui si facesse mente, fu alla biblioteca del re di Francia nel 1692, ed era un manoscritto delle opere di sant’Efrem.Finchè s’ebbe carta papiracea, su quella si stesero gli atti pubblici. I più antichi d’Italia su carta pecora sono una concessione di re Liutprando del 712 nell’archivio di Milano, e uno del 784, ove Felice vescovo di Lucca conferma la donazione di Faulone al monastero di san Fridiano. Il più antico atto sopra carta bambagina è del 1145 in Sicilia, ove re Ruggero II fa concessioni all’abate di San Filippo di Fragola. Nell’archivio delle Riformagioni di Firenze trovasi un diploma in greco del 1192, in cui Isacco Langelo imperatore ammette i Pisani alla pace colle terre di Romania.165.Plutarco (inCatil.) le fa inventare da Cicerone all’occasione della congiura di Catilina. Cicerone scrivendo ad Attico (lib.XIII) gli dice: — Tu non avrai forse intesa quella cosa perchè scritta διὰ σεμνῶν, per segni». Altri ne dicono autore Tirone suo liberto, da cui si chiamarono tironiane; e Dione Cassio (lib. LV) asserisce che Mecenate fece pubblicare queste note per Aquila suo liberto. Celebri tachigrafi antichi furono Perunnio, Pilargio, Pannio, e infine Seneca. San Cipriano aggiunse altre note alle già inventate, e tutte le adattò all’uso della religione. Prudenzio nell’inno di san Cassiano canta:Verta notis brevibus comprendere cuncta peritusRaptimque punctis dicta præpetibus sequi.Origene, sant’Agostino, san Girolamo parlano dei tachigrafi.166.Nel catalogo dei libri lasciati dal cardinale Guala al monastero di Sant’Andrea a Vercelli troviamo una biblioteca (cioè l’intera Bibbia) di letteraparigina, coperta di porpora e ornata di fiori d’oro ed iniziali simili; un’altra di letterabolognese, con cuojo rosso; una di lettera inglese; una piccola preziosa di lettera parigina, con majuscole d’oro e ornamenti purpurei; l’Esodo e il Levitico di letteraantica; i dodici Profeti in un volume di letteralombarda; iMoralidel beato Gregorio, dibuona lettera antica aretinaecc.Fava,Gualæ Bichierii card. vita, pag. 175.167.Il padre Sarti (De prof. bonon., part.II, p. 214) pubblicò un catalogo di libri in vendita a Bologna; per esempio,Lectura domini OstiensisCLVIquinterni, taxati lib.II.sol.X.etc. Un messale ornato a lettere d’oro e pitture, nel 1240, valse più di duecento fiorini (Ann. Camald., vol.IV. p. 349). UnDigestum vetusa Pisa si vendette lire sedici (L. 127). Forse dunque non costavano cari se non quando miniati.168.Tiraboschi, tom.VI. l. 1. c.IV. § 19.169.Nell’inventario de’ possessi del vescovado di San Martino di Lucca dell’VIIIoIXsecolo la biblioteca è così composta: Eptaticum, vol. 1. Salomon, vol. 1. Machabeorum, vol. 1. Actus apostolorum, vol. 1. Prophetarum, vol. 1. Librum officiorum, vol. 1. Dialogorum, vol. 1, Vita... Ezechiel, vol. 1. Omeliarum, vol. 1. Commentarium super Mattheum, vol. 1. Commentarium aliud... vol. 2. Ordo ecclesiasticus, vol. 1. Rationes Pauli, vol. 1. Antiphonarium, vol. 2. Psalterium, vol. 1. Vita sancti Martini, vol. 1. Vita sancti Laurentii cum memoria sancti Fridiani, vol. 1.Nel 1212 Ugo, tesoriere della cattedrale di Novara, divenendo arciprete, facea la riconsegna degli oggetti che trovavansi nel tesoro del capitolo: fra cui notiamo un collettario gemmato con figura d’avorio, un cristallo rotondo donde si trae il fuoco, e venticinque volumi di libri da altare, cioè due messali, quattro antifonarj, tre testi del vangelo, quattro omeliarj, un sermonale, due epistolarj, un passionario estivo ed uno iemale, due collettarj, l’ordine, due salterj, la Bibbia, il Vecchio Testamento; e nell’armadio quarantotto libri, fra cui i morali di Giob, Agostino sopra Giovanni, le Etimologie di Isidoro, la storia ecclesiastica, un volume della prescienza e predestinazione, le Decretali, il Codice e le Novelle di Giustiniano, i pronostici del futuro giudizio, Prisciano, CresconioDella concordia de’ canoni, un martirologio, BoezioDella consolazione, Marciano Capella, le vite dei Padri.170.Marini,Degli archiatri pontifizj, tom.II. p. 130.171.«Milatrecenquaranta fur fatti la folla di tutti i Santi, e il lavorerio di panno, lane e carta di papiro. Del qual lavoro di carta di papiro primo inventor presso Padova e Treviso fu Pace da Fabriano, che per l’amenità dell’acque stette la più vita in Treviso». Nel 1318 un notajo promette non fare istromento in carta di bambage, nè da cui siasi abrasa altra scrittura; un altro, nel 31, di non iscrivere in carta bambagina; poi nel 67 di non iscrivere su carta siffatta nè papiro. Il senato veneto del 1366 stabilì che «pel bene dell’arte della carta che si fa a Treviso, e reca grand’utile al nostro Comune, in nessun modo possano levarsi stracci di carta (stratie a cartis) dalla Venezia per portarli altrove che a Treviso».172.Nell’Archivio diplomatico fiorentino, carte del Comune di Colle; ap.Repetti.173.Reputavasi la più antica incisione in legno il san Cristoforo, sotto cui è scritto:Xtofori faciem die quacumque tuerisIlla nempe die morte mala non morierismillesimoCCCXXtertio.Ma il signor di Reiffenberg, direttore della biblioteca reale di Bruxelles, acquistò una Madonna con varj santi, intaglio colla data 1318. Vedi pureW. A. Chatto,Treatise on vood engraving historical and practical. Londra 1839, con ducento belle vignette.174.I Feltrini pretendono che Pamfilo Castaldi, loro concittadino e buon umanista, conosciuti gli studj del Guttenberg per istampare, a Faust suo discepolo additasse che si potrebbe far meglio che con tavolette stereotipe, cioè formar le lettere distinte, come quelle che già si usavano dai mercanti per far le iniziali e intestazioni sui loro libri. Si parlò molto questi ultimi anni di tale gloria; ma l’asserzione del cronista frate Cambiuzzi non è appoggiata a nessun documento. I meriti del Guttenberg sono chiariti da Ambrogio Firmin Didot nellaNouvelle Biographie générale.175.Annali della stampa in Italia.1465. Subiaco.1467. Roma.1469. Venezia, Parigi, Milano, il poema sacro di Aratore e le epistole latine di uomini illustri: ma non sono ben sicuri; bensìAlchuni miraculi de la gloriosa Verzene Mariaper Filippo Lavagna, che portò la stampa a Milano, con Antonio Zarotto e Cristoforo Valdarser.1470. Verona, Foligno, Pinerolo, Brescia.1471. Bologna, Ferrara, Pavia, Firenze, Napoli, Savigliano.1472. Mantova, Parma, Padova, Mondovì, Jesi, Fivizzano, Cremona.1473. Messina.1474. Torino, Genova, Como, Savona.1475. Modena, Piacenza, Barcellona, Cagli, Casole, Perugia, Pieve di Sacco, Reggio di Calabria.1476. Pogliano, Udine. Primo libro greco a Milano.1477. Ascoli, Palermo.1478. Cosenza, Colle.1479. Tuscolano, Saluzzo, Novi.1480. Cividale, Nonantola, Reggio.1481. Urbino.1482. Aquila, Pisa.1484. Soncino, Chambéry, Bologna, Siena, Rimini.1485. Pescia.1486. Chivasso, Voghera, Casalmaggiore.1487. Gaeta.1488. Viterbo.1490. Portese.1495. Scandiano.1496. Barco.1497. Carmagnola, Alba.176.Serra,DiscorsoIV, pag. 215.177.Impressa permagistrum Dionysium Paravisinumcon caratteri, dicesi, fusi da Demetrio Cretese. A Milano si stampò nell’80 Esopo e Teocrito; nell’81 il Psalterio greco. VedasiHumphreys,A history of the art of printing.178.Renouard scrisse, negliAnnales des Aldes, cheManuce occupa et occupera longtemps et sans aucune exception le premier rang parmi les imprimeurs anciens et modernes.La lode parve esagerata a Firmin Didot, che dice doverglisi eterna riconoscenza per l’attività adoprata a pubblicare tanti classici, e per la bella esecuzione tipografica; ma lo appunta di scarsa correzione, e allega un passo di lettera, ove Aldo dice d’essere così occupato, che appena ha tempo, non che di correggere, di scorrere i libri che stampa:Vix credas quam sim occupatus. Non habeo certe tempus, non modo corrigendi, ut cuperem, diligentius qui excusi emittuntur libri cura nostra, sed ne perlegendi quidem cursim. Di lui discorse pienamente esso Ambrogio Firmin Didot nell’Alde Manuce et l’Hellenisme à Venise. Parigi 1875.179.Il primo libro in Italia ove il disegno figurasse bene negli intagli stampati insieme coi caratteri, o, come diciamo oggi, illustrato, è l’Ypnerotomachia, per Aldo, nel 1499, con belle figure che sono del Mantegna o almeno della sua maniera. Sono a tratti, e l’ombra è indicata da linee più o men lunghe. Ma già le favole d’Esopo, stampate a Verona il 1481 e a Venezia il 1490 con intagli, e quelle di Napoli del 1485 in 4º grande, ne hanno 87, però grossolani. Nel 1497 maestro Lorenzo de’ Rossi di Ferrara stampò molti libri, con figure a tratti, quali laVita et epistole di sancto Jeronimo; il BoccaccioDe claris mulieribus, ecc.180.Esiste il contratto tra il celebre frà Jacopo Filippo Foresti e lo stampatore Bernardino Benaglio di Bergamo per l’edizione del supplemento alleCronached’esso frate, il 7 gennajo 1483. Dovevano stamparsi in Venezia a non più di seicentocinquanta copie; l’autore promette rilevarne ducento a novanta marchetti per copia. Egli intendeva dedicar l’opera al magnifico Marcantonio Morosini nobile veneto «se lui vole exborsare sedici ducati per lo correctore; et casu quo non pagasse ditti sedici ducati, non ge la debba intitulare, sed a chi parerà a ditto frate Jacopo Filippo». Realmente la intitolò alla città di Bergamo, che gli regalò cinquanta ducati d’oro, da lui adoperati a vantaggio del proprio convento.Tiraboschi, tom.VI. l. c.IV. §32.181.I privilegi concessi ad Aldo furono pubblicati da Armand Baschet. Venezia 1867.182.Nell’archivio di Siena,Denunziedel 1491, Bernardino di Michelangelo Cignoni scrive: — Pell’arte mia non si fa niente; pell’arte mia è finita, per l’amore dei libri, che li fanno in forma che non si miniano più».183.Tachygraphia veterum exposita et illustrata abUlrico Fred. Knopp. Manheim 1817, vol.II. Sì poco sperava nella riconoscenza de’ contemporanei, che vi antepose questa scoraggiata dedica: Posteris hoc opusculum, æqualium meorum studiis forte alienum, do, dico atque dedico.184.Tripudiamo anche noi col bibliotecario Maj, allorchè, di sotto ai versi di Sedulio, gli apparve Cicerone:O Deus immortalis! repente clamorem sustuli. Quid demum video? En Ciceronem, en lumen romanæ facundiæ, indignissimis tenebris circumscriptum! Agnosco deperditas Tullii orationes; sentio ejus eloquentiam ex his latebris divina quadam vi fluere, abundantem sonantibus verbis, uberibusque sententiis.185.VediSacchetti,Nov. 178; e le canzoni di esso pubblicate nelGiornale arcadico, febbrajo 1819. Della mania d’imitar le foggie e i parlari stranieri move lamenti anche il Petrarca. VediMuratori,Antiq. M. Æ., diss.XXV.186.Storia fiorentina,IX.187.Historia di Conforto Pulice.Rer. It. Script., tom.XIII.188.Il gallo era lo stemma di Murano.189.Cronaca veneziana, § 266. A Venezia era un magistrato suntuario, i provveditori sopra le pompe.190.Delizie degli eruditi,XI. 162.191.V. Du Cangead vocem. Egli cavò questo cerimoniale da un manoscritto di Cambrai.192.Paradiso, cantoXIV.104.193.Lib.II. c. 36.194.VediPezzana,Storia di Parma, vol.III. doc.X. XV.195.NelleAntichità estensi, vol.II, p, 376, può leggersi la distinta del ricchissimo corredo che Giulia della Rovere figlia del duca d’Urbino portò con ventimila scadi d’oro di dote sposando Alfonso II d’Este nel 1549.196.Del 1192, nelCodice Ecelinianodel Verci.197.Conto de’ tesorieri generali di Savoja.198.Dummodo prædicta Lucia marito suo per carnalem copulam se non commisceat, sine speciali licentia in scriptis; nec cum alio viro rem habeat, nobis exceptis, si forte cum ea coire libuerit aliquando. Manoscritto dell’archivio Trivulzio.199.Ghirardacci,St. di Bolognaal 1313.

124.Di quelli della sua patria fa l’enumerazione il Malipiero negliAnnali venetisotto il 1483: — È stà tolto cenventottomila ducati all’una per cento, deputati a pagar el pro del Monte Nuovo: è stà cresciuto un terzo tutti i dazj; è stà impegnato tutte le volte de Rialto a rason de ventotto per cento all’anno; e stà pagato in zeca i argenti de particulari, sie ducati la marca; è stà tolto le cadenelle d’oro che le donne portava al collo, e messe in comun. Se fa li officj e regimenti con la metà e un terzo manco de salario. Oltre tante decime, è stà messo tanse a la terra; le entrate de la terra e quelle de la terraferma è calade; se ha perso molte nave e galìe; se ha tolti homeni de la guerra nudi e rotti, perchè no se ha possuto far altro; se ha evacuato l’arsenal che altre volte ha fatto tremar el mondo; avemo fame e peste; mendicheremo la pace e ghe restituiremo el tolto; se ha speso un milion e dusentomila ducati; ed è morti tanti homeni da ben».

124.Di quelli della sua patria fa l’enumerazione il Malipiero negliAnnali venetisotto il 1483: — È stà tolto cenventottomila ducati all’una per cento, deputati a pagar el pro del Monte Nuovo: è stà cresciuto un terzo tutti i dazj; è stà impegnato tutte le volte de Rialto a rason de ventotto per cento all’anno; e stà pagato in zeca i argenti de particulari, sie ducati la marca; è stà tolto le cadenelle d’oro che le donne portava al collo, e messe in comun. Se fa li officj e regimenti con la metà e un terzo manco de salario. Oltre tante decime, è stà messo tanse a la terra; le entrate de la terra e quelle de la terraferma è calade; se ha perso molte nave e galìe; se ha tolti homeni de la guerra nudi e rotti, perchè no se ha possuto far altro; se ha evacuato l’arsenal che altre volte ha fatto tremar el mondo; avemo fame e peste; mendicheremo la pace e ghe restituiremo el tolto; se ha speso un milion e dusentomila ducati; ed è morti tanti homeni da ben».

125.Infessura,Diario, pag. 1226.

125.Infessura,Diario, pag. 1226.

126.Pietro Aretino scriveva al Franciotto nell’aprile 1548, cioè mezzo secolo prima di quell’Enrico IV di Francia, a cui il fatto viene attribuito: — Se bene jeri l’altro, per esserci il numero delle persone che si stavano a casa mia, meco ragionando, non feci motto alcuno circa il vostro ridere nel vedermi in mezzo di Adria e di Austria le figlie mie; nel vedermi, dico, dalle braccia dell’una d’anni undici stretto nel collo, e dalle mani dell’altra di otto mesi preso nella barba; non è che io non me ne accorgessi, e me lo tacqui allora per dirvi adesso una bella cosa in comparazione di quella mia tenera sofferenza. Lorenzo e Giuliano, quello padre di Leone, questo di Clemente, standosi trapassando il tempo del caldo al Poggio, accadde un giorno, poco dopo il desinare, ch’eglino per fuggire il sonno essendosi ritirati in camera, venutegli alle mani due canne, se ne fecero cavalli, e salendo l’uno sopra l’una, e l’altro sopra l’altra, volse Giuliano che gli montasse in groppa Giulio, e Lorenzo che il simile facesse Giovanni; e così spronando ciascuno senza i sproni pareano proprio ispronargli daddovero; talchè i bambini tutti ridenti, quel piacere nella loro innocenzia provavano, che prova in la sua tenerezza ogni genitore che la di lui prole trastulla. Videgli in cotal atto quel Mariando, che poi ebbe il titolo di Frate dal piombo; e ridendosene da senno, fu chiamato dentro dai personaggi sì grandi; i quai pregarono il faceto e leale uomo, che non prima facesse motto dello avere i due fratelli (i quali poi furon padre di cotale coppia di pontefici) trovati in tal materia di scherzo, non prima, dico, ch’egli avesse figliuoli; inferendo in sì prudente voce di parole, che la minore dimostrazione di semplicità che si faccin coloro che ne hanno, è lo impazzirgli drieto».Il fatto però non è esatto, poichè Giulio nacque postumo.

126.Pietro Aretino scriveva al Franciotto nell’aprile 1548, cioè mezzo secolo prima di quell’Enrico IV di Francia, a cui il fatto viene attribuito: — Se bene jeri l’altro, per esserci il numero delle persone che si stavano a casa mia, meco ragionando, non feci motto alcuno circa il vostro ridere nel vedermi in mezzo di Adria e di Austria le figlie mie; nel vedermi, dico, dalle braccia dell’una d’anni undici stretto nel collo, e dalle mani dell’altra di otto mesi preso nella barba; non è che io non me ne accorgessi, e me lo tacqui allora per dirvi adesso una bella cosa in comparazione di quella mia tenera sofferenza. Lorenzo e Giuliano, quello padre di Leone, questo di Clemente, standosi trapassando il tempo del caldo al Poggio, accadde un giorno, poco dopo il desinare, ch’eglino per fuggire il sonno essendosi ritirati in camera, venutegli alle mani due canne, se ne fecero cavalli, e salendo l’uno sopra l’una, e l’altro sopra l’altra, volse Giuliano che gli montasse in groppa Giulio, e Lorenzo che il simile facesse Giovanni; e così spronando ciascuno senza i sproni pareano proprio ispronargli daddovero; talchè i bambini tutti ridenti, quel piacere nella loro innocenzia provavano, che prova in la sua tenerezza ogni genitore che la di lui prole trastulla. Videgli in cotal atto quel Mariando, che poi ebbe il titolo di Frate dal piombo; e ridendosene da senno, fu chiamato dentro dai personaggi sì grandi; i quai pregarono il faceto e leale uomo, che non prima facesse motto dello avere i due fratelli (i quali poi furon padre di cotale coppia di pontefici) trovati in tal materia di scherzo, non prima, dico, ch’egli avesse figliuoli; inferendo in sì prudente voce di parole, che la minore dimostrazione di semplicità che si faccin coloro che ne hanno, è lo impazzirgli drieto».

Il fatto però non è esatto, poichè Giulio nacque postumo.

127.Atque aliud nigris missum, quis credat? ab Indis,Ruminat insuetas armentum discolor herbas.Poliziano,Rusticus.

127.

Atque aliud nigris missum, quis credat? ab Indis,Ruminat insuetas armentum discolor herbas.Poliziano,Rusticus.

Atque aliud nigris missum, quis credat? ab Indis,Ruminat insuetas armentum discolor herbas.Poliziano,Rusticus.

Atque aliud nigris missum, quis credat? ab Indis,

Ruminat insuetas armentum discolor herbas.

Poliziano,Rusticus.

128.Angelo Poliziano a Lorenzo de’ Medici: — Magnifice Patrone. Da Ferrara vi scripsi l’ultima. A Padova poi trovai alcuni buoni libri, cioè Simplicio sopra al Cielo. Alexandro sopra la Topica, Giovan Grammatico sopra le Posteriora et li Elenchi, uno David sopra alcune cose de Aristotele, li quali non habbiamo in Firenze. Ho trovato anchora uno scriptore greco in Padova, et facto el patto a tre quinterni di foglio per ducato. Maestro Pier Leone mi mostrò i libri suoi, tra i quali trovai un M. Manilio astronomo et poeta antiquo, el quale ho recato meco a Vinegia, et riscontrolo con uno in forma che io ho comprato. È libro, che io per me non ne viddi mai più antiqui. Similiter ha certi quinterni di GalienoDe dogmate Aristotelis et Hippocratisin greco, del quale ci darà la copia a Padova, che si è facto pur frutto. In Vinegia ho trovato alcuni libri di Archimede et di Herone mathematici che ad noi mancano, et uno PhornutoDe deis, e altre cose buone. Tanto che papa Yanni ha che scrivere per un pezzo.«La libreria del Niceno non abbiamo potuto vedere. Andò al principe messer Aldobrandino oratore del duca di Ferrara, in cujus domo habitamus. Fugli negato a lettere di scatole; chiese però questa cosa per il conte Giovanni et non per me, che mi parve bene di non tentare questo guado col nome vostro. Pure messer Antonio Vinciguerra, et messer Antonio Pizammano, uno di quelli due gentilhuomini philosophi che vennono sconosciuti a Firenze a vedere el conte, et un fratello di messere Zaccheria Barbero sono drieto alla traccia di spuntare questa obstinatione. Farassi el possibile; questo è quanto a’ libri.«M. Piero Lioni è stato in Padova molto perseguitato, et non è chiamato nè quivi nè in Vinegia a cura nissuna. Pure ha buona scuola, et ha sua parte favorevole; hollo fatto tentare dal conte di ridursi in Toscana. Credo sarà in ogni modo difficil cosa. In Padova sta mal volentieri, et la conversatione non li può dispiacere, ut ipse ait. Negat tamen se velle in Thusciam agere. Nicoletto verrebbe a starsi a Pisa, non vorrebbe un beneficio, hoc est, un di quelli canonicati; ha buon nome in Padova, et buona scuola. Pure, nisi fallor, è di questi strani fantastichi; lui mi ha mosso questa cosa di beneficj: siavi adviso.«Visitai stamattina messer Zaccheria Barbero, et mostrandoli io l’affectione vostra, mi rispose sempre lagrimando, et ut visum est, d’amore; risolvendosi in questo, in te uno spem esse; ostendit se nosse quantum tibi debeat. Sicchè fate quello ragionaste, ut favens ad majora. Quello legato che torna da Roma, et qui tecum locutus est Florentiæ, non è punto a loro proposito, ut ajunt. Un bellissimo vaso di terra antiquissimo mi mostrò stamattina detto messer Zaccheria, el quale nuovamente di Grecia gli è stato mandato; e mi disse, che sel credessi vi piacessi, volentieri ve lo manderebbe con due altri vasetti pur di terra. Io dissi che mi pareva proprio cosa da V. M., et tandem sarà vostro. Domattina farò fare la cassetta, et manderollo con diligentia. Credo non ne abbiate uno sì bello in eo genere. È presso che tre spanne, et quattro largo. El conte ha male negli occhi, et non esce di casa, nè è uscito poichè venne a Vinegia.«Item visitai hiersera quella Cassandra Fidele letterata, et salutai per vostra parte. È cosa mirabile, discretissima, et meis oculis etiam bella. Partimmi stupito. Molto è vostra partigiana, et di voi parla con tutta practica,quasi te intus et in cute norit. Verrà un dì in ogni modo a Firenze a vedervi, sicchè apparecchiatevi a farle honore.«A me non occorre altro per hora, se non solo dirvi che questa impresa di scrivere libri greci, et questo favorire i docti vi dà tanto honore et gratia universale, quanto mai molti e molti anni non ebbe uomo alcuno. I particolari vi riserbo a bocca. A. V. M. mi raccomando sempre. Non ho ancora adoperata la lettera del cambio per non essere bisognato. Venetiis 20 junii 1491».

128.Angelo Poliziano a Lorenzo de’ Medici: — Magnifice Patrone. Da Ferrara vi scripsi l’ultima. A Padova poi trovai alcuni buoni libri, cioè Simplicio sopra al Cielo. Alexandro sopra la Topica, Giovan Grammatico sopra le Posteriora et li Elenchi, uno David sopra alcune cose de Aristotele, li quali non habbiamo in Firenze. Ho trovato anchora uno scriptore greco in Padova, et facto el patto a tre quinterni di foglio per ducato. Maestro Pier Leone mi mostrò i libri suoi, tra i quali trovai un M. Manilio astronomo et poeta antiquo, el quale ho recato meco a Vinegia, et riscontrolo con uno in forma che io ho comprato. È libro, che io per me non ne viddi mai più antiqui. Similiter ha certi quinterni di GalienoDe dogmate Aristotelis et Hippocratisin greco, del quale ci darà la copia a Padova, che si è facto pur frutto. In Vinegia ho trovato alcuni libri di Archimede et di Herone mathematici che ad noi mancano, et uno PhornutoDe deis, e altre cose buone. Tanto che papa Yanni ha che scrivere per un pezzo.

«La libreria del Niceno non abbiamo potuto vedere. Andò al principe messer Aldobrandino oratore del duca di Ferrara, in cujus domo habitamus. Fugli negato a lettere di scatole; chiese però questa cosa per il conte Giovanni et non per me, che mi parve bene di non tentare questo guado col nome vostro. Pure messer Antonio Vinciguerra, et messer Antonio Pizammano, uno di quelli due gentilhuomini philosophi che vennono sconosciuti a Firenze a vedere el conte, et un fratello di messere Zaccheria Barbero sono drieto alla traccia di spuntare questa obstinatione. Farassi el possibile; questo è quanto a’ libri.

«M. Piero Lioni è stato in Padova molto perseguitato, et non è chiamato nè quivi nè in Vinegia a cura nissuna. Pure ha buona scuola, et ha sua parte favorevole; hollo fatto tentare dal conte di ridursi in Toscana. Credo sarà in ogni modo difficil cosa. In Padova sta mal volentieri, et la conversatione non li può dispiacere, ut ipse ait. Negat tamen se velle in Thusciam agere. Nicoletto verrebbe a starsi a Pisa, non vorrebbe un beneficio, hoc est, un di quelli canonicati; ha buon nome in Padova, et buona scuola. Pure, nisi fallor, è di questi strani fantastichi; lui mi ha mosso questa cosa di beneficj: siavi adviso.

«Visitai stamattina messer Zaccheria Barbero, et mostrandoli io l’affectione vostra, mi rispose sempre lagrimando, et ut visum est, d’amore; risolvendosi in questo, in te uno spem esse; ostendit se nosse quantum tibi debeat. Sicchè fate quello ragionaste, ut favens ad majora. Quello legato che torna da Roma, et qui tecum locutus est Florentiæ, non è punto a loro proposito, ut ajunt. Un bellissimo vaso di terra antiquissimo mi mostrò stamattina detto messer Zaccheria, el quale nuovamente di Grecia gli è stato mandato; e mi disse, che sel credessi vi piacessi, volentieri ve lo manderebbe con due altri vasetti pur di terra. Io dissi che mi pareva proprio cosa da V. M., et tandem sarà vostro. Domattina farò fare la cassetta, et manderollo con diligentia. Credo non ne abbiate uno sì bello in eo genere. È presso che tre spanne, et quattro largo. El conte ha male negli occhi, et non esce di casa, nè è uscito poichè venne a Vinegia.

«Item visitai hiersera quella Cassandra Fidele letterata, et salutai per vostra parte. È cosa mirabile, discretissima, et meis oculis etiam bella. Partimmi stupito. Molto è vostra partigiana, et di voi parla con tutta practica,quasi te intus et in cute norit. Verrà un dì in ogni modo a Firenze a vedervi, sicchè apparecchiatevi a farle honore.

«A me non occorre altro per hora, se non solo dirvi che questa impresa di scrivere libri greci, et questo favorire i docti vi dà tanto honore et gratia universale, quanto mai molti e molti anni non ebbe uomo alcuno. I particolari vi riserbo a bocca. A. V. M. mi raccomando sempre. Non ho ancora adoperata la lettera del cambio per non essere bisognato. Venetiis 20 junii 1491».

129.Lettera di Pietro da Bibiena a Clarice de’ Medici, ap.Roscoe,Vita di Lorenzo, app. 7ª del vol.III.Ad esso Lorenzo scriveva Ferdinando re di Sicilia, il 23 agosto 1488: — Magnifice vir, compater et amice noster carissime. Non era necessario che da voi fossemo rengratiati per lettera de vostra mano di quello che ho offerto in beneficio di mess. Joanni vostro figlio, perchè sape Dio lo animo et la voluntà nostra, quanto desidereressimo fare tutte le cose del mondo per usarvi gratitudine per quello havete continuamente operato in beneficio nostro et de questo Stato, del quale sempre potete fare quella stima che fareste delle cose vostre medesime, perchè li obblighi che ne havimo così recercano, et mai ve porìamo offerire tanto in beneficio vostro et della casa vostra, che ne para havere satisfacta una millesima parte de quello è lo animo et desiderio nostro di fare: secundo speramo per experientia, omni dì porite conoscere più manifestamente».

129.Lettera di Pietro da Bibiena a Clarice de’ Medici, ap.Roscoe,Vita di Lorenzo, app. 7ª del vol.III.

Ad esso Lorenzo scriveva Ferdinando re di Sicilia, il 23 agosto 1488: — Magnifice vir, compater et amice noster carissime. Non era necessario che da voi fossemo rengratiati per lettera de vostra mano di quello che ho offerto in beneficio di mess. Joanni vostro figlio, perchè sape Dio lo animo et la voluntà nostra, quanto desidereressimo fare tutte le cose del mondo per usarvi gratitudine per quello havete continuamente operato in beneficio nostro et de questo Stato, del quale sempre potete fare quella stima che fareste delle cose vostre medesime, perchè li obblighi che ne havimo così recercano, et mai ve porìamo offerire tanto in beneficio vostro et della casa vostra, che ne para havere satisfacta una millesima parte de quello è lo animo et desiderio nostro di fare: secundo speramo per experientia, omni dì porite conoscere più manifestamente».

130.Watson (Massonic essayist. Londra 1797, pag. 238) sostiene che l’accademia platonica era una loggia muratoria, e che vi sono ancora scolpiti dei simboli massonici.

130.Watson (Massonic essayist. Londra 1797, pag. 238) sostiene che l’accademia platonica era una loggia muratoria, e che vi sono ancora scolpiti dei simboli massonici.

131.Phœnix, sive ad artificialem memoriam comparandam brevis quidem et facilis, sed re ipsa et studio comprobata introductio.Venezia 1491.

131.Phœnix, sive ad artificialem memoriam comparandam brevis quidem et facilis, sed re ipsa et studio comprobata introductio.Venezia 1491.

132.E non dal Crisolara, come fa ragionevolmente avvertire il Tonelli nella traduzione della vita di esso scritta da Shepherd; Firenze 1835. Erasmo giudica molto severamente il Poggio, definendolorabula adeo indoctus, ut, etiamsi vacaret obscænitate, tamen indignus esset qui legeretur: adeo autem obscænus, ut, etiamsi doctissimus esset, tamen esset a viris bonis rejiciendus.Ep.CIII.

132.E non dal Crisolara, come fa ragionevolmente avvertire il Tonelli nella traduzione della vita di esso scritta da Shepherd; Firenze 1835. Erasmo giudica molto severamente il Poggio, definendolorabula adeo indoctus, ut, etiamsi vacaret obscænitate, tamen indignus esset qui legeretur: adeo autem obscænus, ut, etiamsi doctissimus esset, tamen esset a viris bonis rejiciendus.Ep.CIII.

133.Si quando visendi desiderio in longinquum proficiscerer, visis forte eminus monasteriis veteribus, divertebam illico, et — Quid scimus(inquam)an hic aliquid eorum sit quæ cupio?Senil.,VI. 2.

133.Si quando visendi desiderio in longinquum proficiscerer, visis forte eminus monasteriis veteribus, divertebam illico, et — Quid scimus(inquam)an hic aliquid eorum sit quæ cupio?Senil.,VI. 2.

134.Commento al cantoXXIIdelParadiso. Il fatto è dimostrato falso dal Tosti nella storia di Montecassino, dove la libreria fu sempre uno de’ più cercati ornamenti.

134.Commento al cantoXXIIdelParadiso. Il fatto è dimostrato falso dal Tosti nella storia di Montecassino, dove la libreria fu sempre uno de’ più cercati ornamenti.

135.O romani pontifices, exemplum facinorum omnium cæteris pontificibus, et improbissimi scribæ et pharisæi, qui sedetis super cathedram Moysis et opera Datan et Abyron facitis, itane vestimenta, apparatus, pompa, equitatus, omnis denique vita Cæsaris vicarium Christi docebit?... Nec amplius horrenda vox audiatur, partes contra Ecclesiam, Ecclesia contra Perusinos pugnat, contra Bononienses. Non contra Christianos pugnat Ecclesia, sed papa.

135.O romani pontifices, exemplum facinorum omnium cæteris pontificibus, et improbissimi scribæ et pharisæi, qui sedetis super cathedram Moysis et opera Datan et Abyron facitis, itane vestimenta, apparatus, pompa, equitatus, omnis denique vita Cæsaris vicarium Christi docebit?... Nec amplius horrenda vox audiatur, partes contra Ecclesiam, Ecclesia contra Perusinos pugnat, contra Bononienses. Non contra Christianos pugnat Ecclesia, sed papa.

136.Universa in me civitas conversa est, omnes me diligunt, honorant omnes, ac summis laudibus in cœlum efferunt. Meum nomen in ore est omnibus. Nec primarii cives modo, cum per urbem incedo, sed nobilissimæ fœminæ honorandi mei gratia locum cedunt; tantumque mihi deferunt, ut me pudeat tanti cultus. Auditores sunt quotidie ad quadringentos, vel fortassis et amplius; et hi quidem magna in parte viri grandiores, et ex ordine senatorio. Epist. del 1428. Vedi la costui vita scritta da Carlo Rosmini, Milano 1808, con moltissimi documenti inediti.

136.Universa in me civitas conversa est, omnes me diligunt, honorant omnes, ac summis laudibus in cœlum efferunt. Meum nomen in ore est omnibus. Nec primarii cives modo, cum per urbem incedo, sed nobilissimæ fœminæ honorandi mei gratia locum cedunt; tantumque mihi deferunt, ut me pudeat tanti cultus. Auditores sunt quotidie ad quadringentos, vel fortassis et amplius; et hi quidem magna in parte viri grandiores, et ex ordine senatorio. Epist. del 1428. Vedi la costui vita scritta da Carlo Rosmini, Milano 1808, con moltissimi documenti inediti.

137.Nella Laurenziana v’è una suaOratio habita in principio publicæ lectionis, quam domi legere aggressus est, quum per invidos publice nequiret.

137.Nella Laurenziana v’è una suaOratio habita in principio publicæ lectionis, quam domi legere aggressus est, quum per invidos publice nequiret.

138.Se quel versoΒούλομ’ ἐγὼ σάον λαὸν ἔμμεναι, ἢ ἀπολέσθαιsignifichiVoglio che il popolo sia salvo o perisca, oppure Voglio che il popolo sia salvo o perire.Il Filelfo s’accorse che aveano torto entrambi.

138.Se quel verso

Βούλομ’ ἐγὼ σάον λαὸν ἔμμεναι, ἢ ἀπολέσθαι

Βούλομ’ ἐγὼ σάον λαὸν ἔμμεναι, ἢ ἀπολέσθαι

Βούλομ’ ἐγὼ σάον λαὸν ἔμμεναι, ἢ ἀπολέσθαι

significhiVoglio che il popolo sia salvo o perisca, oppure Voglio che il popolo sia salvo o perire.Il Filelfo s’accorse che aveano torto entrambi.

139.Vedasi l’epistola52 del lib.X. Di Gio. Maria Filelfo suo figlio, retore anch’esso inquietissimo e premorto al padre, scrisse la vita Guglielmo Favre. Ginevra 1856.

139.Vedasi l’epistola52 del lib.X. Di Gio. Maria Filelfo suo figlio, retore anch’esso inquietissimo e premorto al padre, scrisse la vita Guglielmo Favre. Ginevra 1856.

140.Naldo Naldi,Vita di G. Manetti, Rer. It. Script.,XX.

140.Naldo Naldi,Vita di G. Manetti, Rer. It. Script.,XX.

141.Operis quippe ac studii mei est et fuit multos libros legere, et ex plurimis diversos carpere flores.Al fine:Mihi non bene scienti linguam græcamnon vuol dire che la ignorasse, come pretende Eichhorn.

141.Operis quippe ac studii mei est et fuit multos libros legere, et ex plurimis diversos carpere flores.Al fine:Mihi non bene scienti linguam græcamnon vuol dire che la ignorasse, come pretende Eichhorn.

142.Giulini,Continuazione delle Memorie di Milano,II, 594.

142.Giulini,Continuazione delle Memorie di Milano,II, 594.

143.Liber consiliorum, vol.III. IV. XIII, nell’archivio civico di Torino.

143.Liber consiliorum, vol.III. IV. XIII, nell’archivio civico di Torino.

144.Tommasial 1430.

144.Tommasial 1430.

145.È l’espressione del Bonfinio,Rerum Hungaric., dec.IV: Pannoniam Italiam alteram reddere conabatur....Varias quibus olim carebat artes, eximiosque artifices ex Italia magno sumptu evocavit... olitores, cultores hortorum, agriculturæque magistros, qui caseos etiam latino, siculo, græco more conficerent.

145.È l’espressione del Bonfinio,Rerum Hungaric., dec.IV: Pannoniam Italiam alteram reddere conabatur....Varias quibus olim carebat artes, eximiosque artifices ex Italia magno sumptu evocavit... olitores, cultores hortorum, agriculturæque magistros, qui caseos etiam latino, siculo, græco more conficerent.

146.Vespasiano, Ap.Mehus,Præf. ad vitam Ambrosii camaldolensis.

146.Vespasiano, Ap.Mehus,Præf. ad vitam Ambrosii camaldolensis.

147.Vita di B. Valori, nell’Archivio storico, tom.IV. p. 241.

147.Vita di B. Valori, nell’Archivio storico, tom.IV. p. 241.

148.Pio II,Descrizione dell’Europa, cap. 52.

148.Pio II,Descrizione dell’Europa, cap. 52.

149.Lami,Catalogo della biblioteca Riccardiana, pag. 11.

149.Lami,Catalogo della biblioteca Riccardiana, pag. 11.

150.De educatione liberorum. Milano 1491.

150.De educatione liberorum. Milano 1491.

151.Sprezzando di tutto cuore i Barbari, il Poliziano gl’invita ad ammirare le bellezze e i pregi degl’Italiani, ove mostra di conoscere in che consiste il merito, anzichè qual fosse il merito vero degli Italiani:Admirentur nos, sagaces in inquirendo, circumspectos in explorando, subtiles in contemplando, in judicando graves, implicitos in vinciendo, faciles in enodando. Admirentur in nobis brevitatem styli fœtam rerum multarum atque magnarum, sub expositis verbis remontissimas sententias, plenas questionum, plenas solutionum; quam apti sumus, quam bene instructi ambiguitates tollere, scrupulos diluere, involuta evolvere flexanimis syllogismis, et infirmare falsa, et vera confirmare. Viximus celebres, et posthac vivemus, non in scholis grammaticorum et pædagogiis, sed in philosophorum coronis, in conventibus sapientum, ubi non de matre Andromaches, non de Niobes filiis, atque id genus levibus nugis, sed de humanarum divinarumque rerum rationibus agitur et disputatur. In quibus meditandis, inquirendis et enodandis ita subtiles, acuti acresque fuimus, ut anxii quandoque nimium et morosi fuisse forte videamur, si modo esse morosus quispiam aut curiosus nimio plus in indaganda veritate potest. Epist. lib.IX.

151.Sprezzando di tutto cuore i Barbari, il Poliziano gl’invita ad ammirare le bellezze e i pregi degl’Italiani, ove mostra di conoscere in che consiste il merito, anzichè qual fosse il merito vero degli Italiani:Admirentur nos, sagaces in inquirendo, circumspectos in explorando, subtiles in contemplando, in judicando graves, implicitos in vinciendo, faciles in enodando. Admirentur in nobis brevitatem styli fœtam rerum multarum atque magnarum, sub expositis verbis remontissimas sententias, plenas questionum, plenas solutionum; quam apti sumus, quam bene instructi ambiguitates tollere, scrupulos diluere, involuta evolvere flexanimis syllogismis, et infirmare falsa, et vera confirmare. Viximus celebres, et posthac vivemus, non in scholis grammaticorum et pædagogiis, sed in philosophorum coronis, in conventibus sapientum, ubi non de matre Andromaches, non de Niobes filiis, atque id genus levibus nugis, sed de humanarum divinarumque rerum rationibus agitur et disputatur. In quibus meditandis, inquirendis et enodandis ita subtiles, acuti acresque fuimus, ut anxii quandoque nimium et morosi fuisse forte videamur, si modo esse morosus quispiam aut curiosus nimio plus in indaganda veritate potest. Epist. lib.IX.

152.Ap.Rosmini,Storia di Milano,IV. 224.

152.Ap.Rosmini,Storia di Milano,IV. 224.

153.Leonardo Giustinian veneto, amico del Filelfo e degli altri celebri, oltre i lavori filologici fece molti canti d’occasione e di gioja, che poi furono pubblicati col titolo diFiori delle elegantissime cancionete(Venezia 1482); e le accompagnava anche di graziose note. Voltosi poi alla pietà, pubblicò leDevotissime et sanctissime laude(Cremona 1474), più volte ristampate. Per la prima volta nel 1851 si pubblicarono a Lucca leLaude spiritualidi Bianco da Siena povero gesuato.

153.Leonardo Giustinian veneto, amico del Filelfo e degli altri celebri, oltre i lavori filologici fece molti canti d’occasione e di gioja, che poi furono pubblicati col titolo diFiori delle elegantissime cancionete(Venezia 1482); e le accompagnava anche di graziose note. Voltosi poi alla pietà, pubblicò leDevotissime et sanctissime laude(Cremona 1474), più volte ristampate. Per la prima volta nel 1851 si pubblicarono a Lucca leLaude spiritualidi Bianco da Siena povero gesuato.

154.Si volle supporre non sia che un capitolo dell’opera di Leon Battista Alberti: ma altri crede che questi possa nella sua avere inserito il trattato del Pandolfini.

154.Si volle supporre non sia che un capitolo dell’opera di Leon Battista Alberti: ma altri crede che questi possa nella sua avere inserito il trattato del Pandolfini.

155.Senilium,XV. 5;Familiarium,II. 4.IV. 9.VI. 6;Hort. ad Nicolam Laurentii.

155.Senilium,XV. 5;Familiarium,II. 4.IV. 9.VI. 6;Hort. ad Nicolam Laurentii.

156.Il manoscritto d’Arona, che sta nella biblioteca di Torino, e che da un’assemblea di dotti erasi giudicato antico di cinque secoli, Daunou e Hase, valentissimi paleografi, nol fanno anteriore al secoloXV. Galeani Napione, poi De Gregory (Mém. sur le véritable auteur de l’Imitation de Jésus-Christ, 1827; eHistoire du livre de l’Imitation de Jésus-Christ et de son véritable auteur, Parigi 1843) sostennero i diritti del Gersenio di Vercelli. A provarlo d’un Tedesco si addusse testè quel passo del lib.IV. c. 5, ove dice che il sacerdote, vestito dei sacri arredi, ha davanti e di dietro la croce del Signore. Ora la pianeta degli Italiani e de’ Francesi non ha la croce che di dietro.Celebrandosi il suo centenario nel 1874 ed ergendosegli un monumento, si pubblicarono molti opuscoli in favore dell’abate Gersenio.

156.Il manoscritto d’Arona, che sta nella biblioteca di Torino, e che da un’assemblea di dotti erasi giudicato antico di cinque secoli, Daunou e Hase, valentissimi paleografi, nol fanno anteriore al secoloXV. Galeani Napione, poi De Gregory (Mém. sur le véritable auteur de l’Imitation de Jésus-Christ, 1827; eHistoire du livre de l’Imitation de Jésus-Christ et de son véritable auteur, Parigi 1843) sostennero i diritti del Gersenio di Vercelli. A provarlo d’un Tedesco si addusse testè quel passo del lib.IV. c. 5, ove dice che il sacerdote, vestito dei sacri arredi, ha davanti e di dietro la croce del Signore. Ora la pianeta degli Italiani e de’ Francesi non ha la croce che di dietro.

Celebrandosi il suo centenario nel 1874 ed ergendosegli un monumento, si pubblicarono molti opuscoli in favore dell’abate Gersenio.

157.Lib.II. c. 12.

157.Lib.II. c. 12.

158.Narrando che Federico II aveva imposto alcun dazj nuovi senza attribuirne un terzo alla Chiesa, soggiunge che l’anima di luirequiescit in pice et non in pace.

158.Narrando che Federico II aveva imposto alcun dazj nuovi senza attribuirne un terzo alla Chiesa, soggiunge che l’anima di luirequiescit in pice et non in pace.

159.Alidosi,Instructioneecc. Forse questi tentativi avevano dato coraggio a Leonardo da Vinci di fare un modello col quale «mostrava voler alzare il tempio di San Giovanni di Firenze e sottomettervi le scalee senza rovinarlo».Vasari,Vita.

159.Alidosi,Instructioneecc. Forse questi tentativi avevano dato coraggio a Leonardo da Vinci di fare un modello col quale «mostrava voler alzare il tempio di San Giovanni di Firenze e sottomettervi le scalee senza rovinarlo».Vasari,Vita.

160.La sua opera è stampata «sulle rive del Benáco, nel quale si pescano i migliori carpioni, e le cui rive sono sparse di belle antichità». Uno de’ trattatelli suoi è intitolato:Modus solvendi varios casus figurarum quadrilaterarum rectangularum per viam algebræ. Nºcioènumero, indica il noto;Cocioè cosa, l’incognito; il quadratoCe(censo); il cubo,Cu;pedmvagliono + e -. Dove oggi scriviamo 3x+ 4x2- 5x3+ 2x4- 6, allora facevasi 3co.p.4ce. m.5cu. p.2ce. m.6Nº.Guglielmo Libri farebbe il + e il - inventati da Leonardo da Vinci; mentre Chasles (Aperçu historique sur l’origine et le développement des méthodes en géométrie, Bruxelles 1837), gli attribuisce a Stiffels.«E perchè noi seguitiamo per la maggior parte Lionardo Pisano (Fibonacci), io intendo di chiarire che quando si porrà alcuna proposta senza autore, quella sia di detto Lionardo». Queste parole dellaSumma de arithmetica geometriapurghino il Pacioli dalla taccia datagli di plagiario.

160.La sua opera è stampata «sulle rive del Benáco, nel quale si pescano i migliori carpioni, e le cui rive sono sparse di belle antichità». Uno de’ trattatelli suoi è intitolato:Modus solvendi varios casus figurarum quadrilaterarum rectangularum per viam algebræ. Nºcioènumero, indica il noto;Cocioè cosa, l’incognito; il quadratoCe(censo); il cubo,Cu;pedmvagliono + e -. Dove oggi scriviamo 3x+ 4x2- 5x3+ 2x4- 6, allora facevasi 3co.p.4ce. m.5cu. p.2ce. m.6Nº.

Guglielmo Libri farebbe il + e il - inventati da Leonardo da Vinci; mentre Chasles (Aperçu historique sur l’origine et le développement des méthodes en géométrie, Bruxelles 1837), gli attribuisce a Stiffels.

«E perchè noi seguitiamo per la maggior parte Lionardo Pisano (Fibonacci), io intendo di chiarire che quando si porrà alcuna proposta senza autore, quella sia di detto Lionardo». Queste parole dellaSumma de arithmetica geometriapurghino il Pacioli dalla taccia datagli di plagiario.

161.In Francia si cominciò nel 1376; solo nel 1556 Carlo V otteneva dai dottori di Salamanca la decisione che ai Cattolici non fosse illecito aprire umani cadaveri.

161.In Francia si cominciò nel 1376; solo nel 1556 Carlo V otteneva dai dottori di Salamanca la decisione che ai Cattolici non fosse illecito aprire umani cadaveri.

162.NelXVsecolo v’è menzione di pesti, in Dalmazia il 1416, 20, 22, 30, 37, 54, 64, 66, 80; nella Lombardia e Genovesato, il 1405 e 6; in Napoli, Milano ed altre parti d’Italia, il 1421 e 22; nel 21 a Bologna e Brescia; nel 28 a Roma; nel 29 e 30 a Perugia e altrove; nel 38 a Venezia e altrove; nel 48 nell’alta Italia; poi nel 50, 56, 60, 65, 68, 73, 75, 76, 78, 85: dal 92 al 95 la peste marrana, tifo navale, sviluppatosi fra gli Ebrei cacciati di Spagna contaminò tutta Europa. Scaligero contro Cardano dice che a Parigi, Colonia, Famagosta, Venezia, Ancona la peste ripullula così frequente, che può dirsi perpetua.

162.NelXVsecolo v’è menzione di pesti, in Dalmazia il 1416, 20, 22, 30, 37, 54, 64, 66, 80; nella Lombardia e Genovesato, il 1405 e 6; in Napoli, Milano ed altre parti d’Italia, il 1421 e 22; nel 21 a Bologna e Brescia; nel 28 a Roma; nel 29 e 30 a Perugia e altrove; nel 38 a Venezia e altrove; nel 48 nell’alta Italia; poi nel 50, 56, 60, 65, 68, 73, 75, 76, 78, 85: dal 92 al 95 la peste marrana, tifo navale, sviluppatosi fra gli Ebrei cacciati di Spagna contaminò tutta Europa. Scaligero contro Cardano dice che a Parigi, Colonia, Famagosta, Venezia, Ancona la peste ripullula così frequente, che può dirsi perpetua.

163.Quamquam per civitates, domus qua hospitalia vocantur, et supellectiles sumptibus publicis paratæ structæque videantur elephantiacis suscipiendis. — De elephantia. Ne’ secoli seguenti se ne parla pochissimo, ma non dovette scomparire del tutto: poi questi ultimi anni rivoltavi l’attenzione, fu riscontrata in molte parti, e più miserabilmente nella popolazione pescatrice di Comacchio, col nome di mal di fegato. VediSulla lebbra, Commentario delD. A. Verga. Milano 1846.Fallopio nel 1550 trovava che in Francia ancora molti erano affetti di lebbra; ma in Italia rimanevano rarissimi, e gli ospedali di San Lazzaro erano vuoti, mentre crescevano quelli di San Giobbe per gl’infraciosati.De morbo gallico, c.I. III.

163.Quamquam per civitates, domus qua hospitalia vocantur, et supellectiles sumptibus publicis paratæ structæque videantur elephantiacis suscipiendis. — De elephantia. Ne’ secoli seguenti se ne parla pochissimo, ma non dovette scomparire del tutto: poi questi ultimi anni rivoltavi l’attenzione, fu riscontrata in molte parti, e più miserabilmente nella popolazione pescatrice di Comacchio, col nome di mal di fegato. VediSulla lebbra, Commentario delD. A. Verga. Milano 1846.

Fallopio nel 1550 trovava che in Francia ancora molti erano affetti di lebbra; ma in Italia rimanevano rarissimi, e gli ospedali di San Lazzaro erano vuoti, mentre crescevano quelli di San Giobbe per gl’infraciosati.De morbo gallico, c.I. III.

164.Diconsi palimsesti (πάλιν φηστὸς,di nuovo raschiato). Ciò si costumava già dagli antichi, e Cicerone (Famil.,VII, 18) scrive:Quod in palimsesto, laudo equidem parsimoniam; sed miror quod in illa chartula fuerit quod delere malueris, quam exscribere, nisi forte tuas formulas. Non enim puto te meas epistolas delere ut deponas tuas. An hoc significas nil fieri? frigere te? ne chartam quidem tibi suppeditare?Il primo palimsesto cui si facesse mente, fu alla biblioteca del re di Francia nel 1692, ed era un manoscritto delle opere di sant’Efrem.Finchè s’ebbe carta papiracea, su quella si stesero gli atti pubblici. I più antichi d’Italia su carta pecora sono una concessione di re Liutprando del 712 nell’archivio di Milano, e uno del 784, ove Felice vescovo di Lucca conferma la donazione di Faulone al monastero di san Fridiano. Il più antico atto sopra carta bambagina è del 1145 in Sicilia, ove re Ruggero II fa concessioni all’abate di San Filippo di Fragola. Nell’archivio delle Riformagioni di Firenze trovasi un diploma in greco del 1192, in cui Isacco Langelo imperatore ammette i Pisani alla pace colle terre di Romania.

164.Diconsi palimsesti (πάλιν φηστὸς,di nuovo raschiato). Ciò si costumava già dagli antichi, e Cicerone (Famil.,VII, 18) scrive:Quod in palimsesto, laudo equidem parsimoniam; sed miror quod in illa chartula fuerit quod delere malueris, quam exscribere, nisi forte tuas formulas. Non enim puto te meas epistolas delere ut deponas tuas. An hoc significas nil fieri? frigere te? ne chartam quidem tibi suppeditare?Il primo palimsesto cui si facesse mente, fu alla biblioteca del re di Francia nel 1692, ed era un manoscritto delle opere di sant’Efrem.

Finchè s’ebbe carta papiracea, su quella si stesero gli atti pubblici. I più antichi d’Italia su carta pecora sono una concessione di re Liutprando del 712 nell’archivio di Milano, e uno del 784, ove Felice vescovo di Lucca conferma la donazione di Faulone al monastero di san Fridiano. Il più antico atto sopra carta bambagina è del 1145 in Sicilia, ove re Ruggero II fa concessioni all’abate di San Filippo di Fragola. Nell’archivio delle Riformagioni di Firenze trovasi un diploma in greco del 1192, in cui Isacco Langelo imperatore ammette i Pisani alla pace colle terre di Romania.

165.Plutarco (inCatil.) le fa inventare da Cicerone all’occasione della congiura di Catilina. Cicerone scrivendo ad Attico (lib.XIII) gli dice: — Tu non avrai forse intesa quella cosa perchè scritta διὰ σεμνῶν, per segni». Altri ne dicono autore Tirone suo liberto, da cui si chiamarono tironiane; e Dione Cassio (lib. LV) asserisce che Mecenate fece pubblicare queste note per Aquila suo liberto. Celebri tachigrafi antichi furono Perunnio, Pilargio, Pannio, e infine Seneca. San Cipriano aggiunse altre note alle già inventate, e tutte le adattò all’uso della religione. Prudenzio nell’inno di san Cassiano canta:Verta notis brevibus comprendere cuncta peritusRaptimque punctis dicta præpetibus sequi.Origene, sant’Agostino, san Girolamo parlano dei tachigrafi.

165.Plutarco (inCatil.) le fa inventare da Cicerone all’occasione della congiura di Catilina. Cicerone scrivendo ad Attico (lib.XIII) gli dice: — Tu non avrai forse intesa quella cosa perchè scritta διὰ σεμνῶν, per segni». Altri ne dicono autore Tirone suo liberto, da cui si chiamarono tironiane; e Dione Cassio (lib. LV) asserisce che Mecenate fece pubblicare queste note per Aquila suo liberto. Celebri tachigrafi antichi furono Perunnio, Pilargio, Pannio, e infine Seneca. San Cipriano aggiunse altre note alle già inventate, e tutte le adattò all’uso della religione. Prudenzio nell’inno di san Cassiano canta:

Verta notis brevibus comprendere cuncta peritusRaptimque punctis dicta præpetibus sequi.

Verta notis brevibus comprendere cuncta peritusRaptimque punctis dicta præpetibus sequi.

Verta notis brevibus comprendere cuncta peritus

Raptimque punctis dicta præpetibus sequi.

Origene, sant’Agostino, san Girolamo parlano dei tachigrafi.

166.Nel catalogo dei libri lasciati dal cardinale Guala al monastero di Sant’Andrea a Vercelli troviamo una biblioteca (cioè l’intera Bibbia) di letteraparigina, coperta di porpora e ornata di fiori d’oro ed iniziali simili; un’altra di letterabolognese, con cuojo rosso; una di lettera inglese; una piccola preziosa di lettera parigina, con majuscole d’oro e ornamenti purpurei; l’Esodo e il Levitico di letteraantica; i dodici Profeti in un volume di letteralombarda; iMoralidel beato Gregorio, dibuona lettera antica aretinaecc.Fava,Gualæ Bichierii card. vita, pag. 175.

166.Nel catalogo dei libri lasciati dal cardinale Guala al monastero di Sant’Andrea a Vercelli troviamo una biblioteca (cioè l’intera Bibbia) di letteraparigina, coperta di porpora e ornata di fiori d’oro ed iniziali simili; un’altra di letterabolognese, con cuojo rosso; una di lettera inglese; una piccola preziosa di lettera parigina, con majuscole d’oro e ornamenti purpurei; l’Esodo e il Levitico di letteraantica; i dodici Profeti in un volume di letteralombarda; iMoralidel beato Gregorio, dibuona lettera antica aretinaecc.Fava,Gualæ Bichierii card. vita, pag. 175.

167.Il padre Sarti (De prof. bonon., part.II, p. 214) pubblicò un catalogo di libri in vendita a Bologna; per esempio,Lectura domini OstiensisCLVIquinterni, taxati lib.II.sol.X.etc. Un messale ornato a lettere d’oro e pitture, nel 1240, valse più di duecento fiorini (Ann. Camald., vol.IV. p. 349). UnDigestum vetusa Pisa si vendette lire sedici (L. 127). Forse dunque non costavano cari se non quando miniati.

167.Il padre Sarti (De prof. bonon., part.II, p. 214) pubblicò un catalogo di libri in vendita a Bologna; per esempio,Lectura domini OstiensisCLVIquinterni, taxati lib.II.sol.X.etc. Un messale ornato a lettere d’oro e pitture, nel 1240, valse più di duecento fiorini (Ann. Camald., vol.IV. p. 349). UnDigestum vetusa Pisa si vendette lire sedici (L. 127). Forse dunque non costavano cari se non quando miniati.

168.Tiraboschi, tom.VI. l. 1. c.IV. § 19.

168.Tiraboschi, tom.VI. l. 1. c.IV. § 19.

169.Nell’inventario de’ possessi del vescovado di San Martino di Lucca dell’VIIIoIXsecolo la biblioteca è così composta: Eptaticum, vol. 1. Salomon, vol. 1. Machabeorum, vol. 1. Actus apostolorum, vol. 1. Prophetarum, vol. 1. Librum officiorum, vol. 1. Dialogorum, vol. 1, Vita... Ezechiel, vol. 1. Omeliarum, vol. 1. Commentarium super Mattheum, vol. 1. Commentarium aliud... vol. 2. Ordo ecclesiasticus, vol. 1. Rationes Pauli, vol. 1. Antiphonarium, vol. 2. Psalterium, vol. 1. Vita sancti Martini, vol. 1. Vita sancti Laurentii cum memoria sancti Fridiani, vol. 1.Nel 1212 Ugo, tesoriere della cattedrale di Novara, divenendo arciprete, facea la riconsegna degli oggetti che trovavansi nel tesoro del capitolo: fra cui notiamo un collettario gemmato con figura d’avorio, un cristallo rotondo donde si trae il fuoco, e venticinque volumi di libri da altare, cioè due messali, quattro antifonarj, tre testi del vangelo, quattro omeliarj, un sermonale, due epistolarj, un passionario estivo ed uno iemale, due collettarj, l’ordine, due salterj, la Bibbia, il Vecchio Testamento; e nell’armadio quarantotto libri, fra cui i morali di Giob, Agostino sopra Giovanni, le Etimologie di Isidoro, la storia ecclesiastica, un volume della prescienza e predestinazione, le Decretali, il Codice e le Novelle di Giustiniano, i pronostici del futuro giudizio, Prisciano, CresconioDella concordia de’ canoni, un martirologio, BoezioDella consolazione, Marciano Capella, le vite dei Padri.

169.Nell’inventario de’ possessi del vescovado di San Martino di Lucca dell’VIIIoIXsecolo la biblioteca è così composta: Eptaticum, vol. 1. Salomon, vol. 1. Machabeorum, vol. 1. Actus apostolorum, vol. 1. Prophetarum, vol. 1. Librum officiorum, vol. 1. Dialogorum, vol. 1, Vita... Ezechiel, vol. 1. Omeliarum, vol. 1. Commentarium super Mattheum, vol. 1. Commentarium aliud... vol. 2. Ordo ecclesiasticus, vol. 1. Rationes Pauli, vol. 1. Antiphonarium, vol. 2. Psalterium, vol. 1. Vita sancti Martini, vol. 1. Vita sancti Laurentii cum memoria sancti Fridiani, vol. 1.

Nel 1212 Ugo, tesoriere della cattedrale di Novara, divenendo arciprete, facea la riconsegna degli oggetti che trovavansi nel tesoro del capitolo: fra cui notiamo un collettario gemmato con figura d’avorio, un cristallo rotondo donde si trae il fuoco, e venticinque volumi di libri da altare, cioè due messali, quattro antifonarj, tre testi del vangelo, quattro omeliarj, un sermonale, due epistolarj, un passionario estivo ed uno iemale, due collettarj, l’ordine, due salterj, la Bibbia, il Vecchio Testamento; e nell’armadio quarantotto libri, fra cui i morali di Giob, Agostino sopra Giovanni, le Etimologie di Isidoro, la storia ecclesiastica, un volume della prescienza e predestinazione, le Decretali, il Codice e le Novelle di Giustiniano, i pronostici del futuro giudizio, Prisciano, CresconioDella concordia de’ canoni, un martirologio, BoezioDella consolazione, Marciano Capella, le vite dei Padri.

170.Marini,Degli archiatri pontifizj, tom.II. p. 130.

170.Marini,Degli archiatri pontifizj, tom.II. p. 130.

171.«Milatrecenquaranta fur fatti la folla di tutti i Santi, e il lavorerio di panno, lane e carta di papiro. Del qual lavoro di carta di papiro primo inventor presso Padova e Treviso fu Pace da Fabriano, che per l’amenità dell’acque stette la più vita in Treviso». Nel 1318 un notajo promette non fare istromento in carta di bambage, nè da cui siasi abrasa altra scrittura; un altro, nel 31, di non iscrivere in carta bambagina; poi nel 67 di non iscrivere su carta siffatta nè papiro. Il senato veneto del 1366 stabilì che «pel bene dell’arte della carta che si fa a Treviso, e reca grand’utile al nostro Comune, in nessun modo possano levarsi stracci di carta (stratie a cartis) dalla Venezia per portarli altrove che a Treviso».

171.«Milatrecenquaranta fur fatti la folla di tutti i Santi, e il lavorerio di panno, lane e carta di papiro. Del qual lavoro di carta di papiro primo inventor presso Padova e Treviso fu Pace da Fabriano, che per l’amenità dell’acque stette la più vita in Treviso». Nel 1318 un notajo promette non fare istromento in carta di bambage, nè da cui siasi abrasa altra scrittura; un altro, nel 31, di non iscrivere in carta bambagina; poi nel 67 di non iscrivere su carta siffatta nè papiro. Il senato veneto del 1366 stabilì che «pel bene dell’arte della carta che si fa a Treviso, e reca grand’utile al nostro Comune, in nessun modo possano levarsi stracci di carta (stratie a cartis) dalla Venezia per portarli altrove che a Treviso».

172.Nell’Archivio diplomatico fiorentino, carte del Comune di Colle; ap.Repetti.

172.Nell’Archivio diplomatico fiorentino, carte del Comune di Colle; ap.Repetti.

173.Reputavasi la più antica incisione in legno il san Cristoforo, sotto cui è scritto:Xtofori faciem die quacumque tuerisIlla nempe die morte mala non morierismillesimoCCCXXtertio.Ma il signor di Reiffenberg, direttore della biblioteca reale di Bruxelles, acquistò una Madonna con varj santi, intaglio colla data 1318. Vedi pureW. A. Chatto,Treatise on vood engraving historical and practical. Londra 1839, con ducento belle vignette.

173.Reputavasi la più antica incisione in legno il san Cristoforo, sotto cui è scritto:

Xtofori faciem die quacumque tuerisIlla nempe die morte mala non morierismillesimoCCCXXtertio.

Xtofori faciem die quacumque tuerisIlla nempe die morte mala non morierismillesimoCCCXXtertio.

Xtofori faciem die quacumque tueris

Illa nempe die morte mala non morieris

millesimoCCCXXtertio.

Ma il signor di Reiffenberg, direttore della biblioteca reale di Bruxelles, acquistò una Madonna con varj santi, intaglio colla data 1318. Vedi pureW. A. Chatto,Treatise on vood engraving historical and practical. Londra 1839, con ducento belle vignette.

174.I Feltrini pretendono che Pamfilo Castaldi, loro concittadino e buon umanista, conosciuti gli studj del Guttenberg per istampare, a Faust suo discepolo additasse che si potrebbe far meglio che con tavolette stereotipe, cioè formar le lettere distinte, come quelle che già si usavano dai mercanti per far le iniziali e intestazioni sui loro libri. Si parlò molto questi ultimi anni di tale gloria; ma l’asserzione del cronista frate Cambiuzzi non è appoggiata a nessun documento. I meriti del Guttenberg sono chiariti da Ambrogio Firmin Didot nellaNouvelle Biographie générale.

174.I Feltrini pretendono che Pamfilo Castaldi, loro concittadino e buon umanista, conosciuti gli studj del Guttenberg per istampare, a Faust suo discepolo additasse che si potrebbe far meglio che con tavolette stereotipe, cioè formar le lettere distinte, come quelle che già si usavano dai mercanti per far le iniziali e intestazioni sui loro libri. Si parlò molto questi ultimi anni di tale gloria; ma l’asserzione del cronista frate Cambiuzzi non è appoggiata a nessun documento. I meriti del Guttenberg sono chiariti da Ambrogio Firmin Didot nellaNouvelle Biographie générale.

175.Annali della stampa in Italia.1465. Subiaco.1467. Roma.1469. Venezia, Parigi, Milano, il poema sacro di Aratore e le epistole latine di uomini illustri: ma non sono ben sicuri; bensìAlchuni miraculi de la gloriosa Verzene Mariaper Filippo Lavagna, che portò la stampa a Milano, con Antonio Zarotto e Cristoforo Valdarser.1470. Verona, Foligno, Pinerolo, Brescia.1471. Bologna, Ferrara, Pavia, Firenze, Napoli, Savigliano.1472. Mantova, Parma, Padova, Mondovì, Jesi, Fivizzano, Cremona.1473. Messina.1474. Torino, Genova, Como, Savona.1475. Modena, Piacenza, Barcellona, Cagli, Casole, Perugia, Pieve di Sacco, Reggio di Calabria.1476. Pogliano, Udine. Primo libro greco a Milano.1477. Ascoli, Palermo.1478. Cosenza, Colle.1479. Tuscolano, Saluzzo, Novi.1480. Cividale, Nonantola, Reggio.1481. Urbino.1482. Aquila, Pisa.1484. Soncino, Chambéry, Bologna, Siena, Rimini.1485. Pescia.1486. Chivasso, Voghera, Casalmaggiore.1487. Gaeta.1488. Viterbo.1490. Portese.1495. Scandiano.1496. Barco.1497. Carmagnola, Alba.

175.Annali della stampa in Italia.

176.Serra,DiscorsoIV, pag. 215.

176.Serra,DiscorsoIV, pag. 215.

177.Impressa permagistrum Dionysium Paravisinumcon caratteri, dicesi, fusi da Demetrio Cretese. A Milano si stampò nell’80 Esopo e Teocrito; nell’81 il Psalterio greco. VedasiHumphreys,A history of the art of printing.

177.Impressa permagistrum Dionysium Paravisinumcon caratteri, dicesi, fusi da Demetrio Cretese. A Milano si stampò nell’80 Esopo e Teocrito; nell’81 il Psalterio greco. VedasiHumphreys,A history of the art of printing.

178.Renouard scrisse, negliAnnales des Aldes, cheManuce occupa et occupera longtemps et sans aucune exception le premier rang parmi les imprimeurs anciens et modernes.La lode parve esagerata a Firmin Didot, che dice doverglisi eterna riconoscenza per l’attività adoprata a pubblicare tanti classici, e per la bella esecuzione tipografica; ma lo appunta di scarsa correzione, e allega un passo di lettera, ove Aldo dice d’essere così occupato, che appena ha tempo, non che di correggere, di scorrere i libri che stampa:Vix credas quam sim occupatus. Non habeo certe tempus, non modo corrigendi, ut cuperem, diligentius qui excusi emittuntur libri cura nostra, sed ne perlegendi quidem cursim. Di lui discorse pienamente esso Ambrogio Firmin Didot nell’Alde Manuce et l’Hellenisme à Venise. Parigi 1875.

178.Renouard scrisse, negliAnnales des Aldes, cheManuce occupa et occupera longtemps et sans aucune exception le premier rang parmi les imprimeurs anciens et modernes.La lode parve esagerata a Firmin Didot, che dice doverglisi eterna riconoscenza per l’attività adoprata a pubblicare tanti classici, e per la bella esecuzione tipografica; ma lo appunta di scarsa correzione, e allega un passo di lettera, ove Aldo dice d’essere così occupato, che appena ha tempo, non che di correggere, di scorrere i libri che stampa:Vix credas quam sim occupatus. Non habeo certe tempus, non modo corrigendi, ut cuperem, diligentius qui excusi emittuntur libri cura nostra, sed ne perlegendi quidem cursim. Di lui discorse pienamente esso Ambrogio Firmin Didot nell’Alde Manuce et l’Hellenisme à Venise. Parigi 1875.

179.Il primo libro in Italia ove il disegno figurasse bene negli intagli stampati insieme coi caratteri, o, come diciamo oggi, illustrato, è l’Ypnerotomachia, per Aldo, nel 1499, con belle figure che sono del Mantegna o almeno della sua maniera. Sono a tratti, e l’ombra è indicata da linee più o men lunghe. Ma già le favole d’Esopo, stampate a Verona il 1481 e a Venezia il 1490 con intagli, e quelle di Napoli del 1485 in 4º grande, ne hanno 87, però grossolani. Nel 1497 maestro Lorenzo de’ Rossi di Ferrara stampò molti libri, con figure a tratti, quali laVita et epistole di sancto Jeronimo; il BoccaccioDe claris mulieribus, ecc.

179.Il primo libro in Italia ove il disegno figurasse bene negli intagli stampati insieme coi caratteri, o, come diciamo oggi, illustrato, è l’Ypnerotomachia, per Aldo, nel 1499, con belle figure che sono del Mantegna o almeno della sua maniera. Sono a tratti, e l’ombra è indicata da linee più o men lunghe. Ma già le favole d’Esopo, stampate a Verona il 1481 e a Venezia il 1490 con intagli, e quelle di Napoli del 1485 in 4º grande, ne hanno 87, però grossolani. Nel 1497 maestro Lorenzo de’ Rossi di Ferrara stampò molti libri, con figure a tratti, quali laVita et epistole di sancto Jeronimo; il BoccaccioDe claris mulieribus, ecc.

180.Esiste il contratto tra il celebre frà Jacopo Filippo Foresti e lo stampatore Bernardino Benaglio di Bergamo per l’edizione del supplemento alleCronached’esso frate, il 7 gennajo 1483. Dovevano stamparsi in Venezia a non più di seicentocinquanta copie; l’autore promette rilevarne ducento a novanta marchetti per copia. Egli intendeva dedicar l’opera al magnifico Marcantonio Morosini nobile veneto «se lui vole exborsare sedici ducati per lo correctore; et casu quo non pagasse ditti sedici ducati, non ge la debba intitulare, sed a chi parerà a ditto frate Jacopo Filippo». Realmente la intitolò alla città di Bergamo, che gli regalò cinquanta ducati d’oro, da lui adoperati a vantaggio del proprio convento.Tiraboschi, tom.VI. l. c.IV. §32.

180.Esiste il contratto tra il celebre frà Jacopo Filippo Foresti e lo stampatore Bernardino Benaglio di Bergamo per l’edizione del supplemento alleCronached’esso frate, il 7 gennajo 1483. Dovevano stamparsi in Venezia a non più di seicentocinquanta copie; l’autore promette rilevarne ducento a novanta marchetti per copia. Egli intendeva dedicar l’opera al magnifico Marcantonio Morosini nobile veneto «se lui vole exborsare sedici ducati per lo correctore; et casu quo non pagasse ditti sedici ducati, non ge la debba intitulare, sed a chi parerà a ditto frate Jacopo Filippo». Realmente la intitolò alla città di Bergamo, che gli regalò cinquanta ducati d’oro, da lui adoperati a vantaggio del proprio convento.Tiraboschi, tom.VI. l. c.IV. §32.

181.I privilegi concessi ad Aldo furono pubblicati da Armand Baschet. Venezia 1867.

181.I privilegi concessi ad Aldo furono pubblicati da Armand Baschet. Venezia 1867.

182.Nell’archivio di Siena,Denunziedel 1491, Bernardino di Michelangelo Cignoni scrive: — Pell’arte mia non si fa niente; pell’arte mia è finita, per l’amore dei libri, che li fanno in forma che non si miniano più».

182.Nell’archivio di Siena,Denunziedel 1491, Bernardino di Michelangelo Cignoni scrive: — Pell’arte mia non si fa niente; pell’arte mia è finita, per l’amore dei libri, che li fanno in forma che non si miniano più».

183.Tachygraphia veterum exposita et illustrata abUlrico Fred. Knopp. Manheim 1817, vol.II. Sì poco sperava nella riconoscenza de’ contemporanei, che vi antepose questa scoraggiata dedica: Posteris hoc opusculum, æqualium meorum studiis forte alienum, do, dico atque dedico.

183.Tachygraphia veterum exposita et illustrata abUlrico Fred. Knopp. Manheim 1817, vol.II. Sì poco sperava nella riconoscenza de’ contemporanei, che vi antepose questa scoraggiata dedica: Posteris hoc opusculum, æqualium meorum studiis forte alienum, do, dico atque dedico.

184.Tripudiamo anche noi col bibliotecario Maj, allorchè, di sotto ai versi di Sedulio, gli apparve Cicerone:O Deus immortalis! repente clamorem sustuli. Quid demum video? En Ciceronem, en lumen romanæ facundiæ, indignissimis tenebris circumscriptum! Agnosco deperditas Tullii orationes; sentio ejus eloquentiam ex his latebris divina quadam vi fluere, abundantem sonantibus verbis, uberibusque sententiis.

184.Tripudiamo anche noi col bibliotecario Maj, allorchè, di sotto ai versi di Sedulio, gli apparve Cicerone:O Deus immortalis! repente clamorem sustuli. Quid demum video? En Ciceronem, en lumen romanæ facundiæ, indignissimis tenebris circumscriptum! Agnosco deperditas Tullii orationes; sentio ejus eloquentiam ex his latebris divina quadam vi fluere, abundantem sonantibus verbis, uberibusque sententiis.

185.VediSacchetti,Nov. 178; e le canzoni di esso pubblicate nelGiornale arcadico, febbrajo 1819. Della mania d’imitar le foggie e i parlari stranieri move lamenti anche il Petrarca. VediMuratori,Antiq. M. Æ., diss.XXV.

185.VediSacchetti,Nov. 178; e le canzoni di esso pubblicate nelGiornale arcadico, febbrajo 1819. Della mania d’imitar le foggie e i parlari stranieri move lamenti anche il Petrarca. VediMuratori,Antiq. M. Æ., diss.XXV.

186.Storia fiorentina,IX.

186.Storia fiorentina,IX.

187.Historia di Conforto Pulice.Rer. It. Script., tom.XIII.

187.Historia di Conforto Pulice.Rer. It. Script., tom.XIII.

188.Il gallo era lo stemma di Murano.

188.Il gallo era lo stemma di Murano.

189.Cronaca veneziana, § 266. A Venezia era un magistrato suntuario, i provveditori sopra le pompe.

189.Cronaca veneziana, § 266. A Venezia era un magistrato suntuario, i provveditori sopra le pompe.

190.Delizie degli eruditi,XI. 162.

190.Delizie degli eruditi,XI. 162.

191.V. Du Cangead vocem. Egli cavò questo cerimoniale da un manoscritto di Cambrai.

191.V. Du Cangead vocem. Egli cavò questo cerimoniale da un manoscritto di Cambrai.

192.Paradiso, cantoXIV.104.

192.Paradiso, cantoXIV.104.

193.Lib.II. c. 36.

193.Lib.II. c. 36.

194.VediPezzana,Storia di Parma, vol.III. doc.X. XV.

194.VediPezzana,Storia di Parma, vol.III. doc.X. XV.

195.NelleAntichità estensi, vol.II, p, 376, può leggersi la distinta del ricchissimo corredo che Giulia della Rovere figlia del duca d’Urbino portò con ventimila scadi d’oro di dote sposando Alfonso II d’Este nel 1549.

195.NelleAntichità estensi, vol.II, p, 376, può leggersi la distinta del ricchissimo corredo che Giulia della Rovere figlia del duca d’Urbino portò con ventimila scadi d’oro di dote sposando Alfonso II d’Este nel 1549.

196.Del 1192, nelCodice Ecelinianodel Verci.

196.Del 1192, nelCodice Ecelinianodel Verci.

197.Conto de’ tesorieri generali di Savoja.

197.Conto de’ tesorieri generali di Savoja.

198.Dummodo prædicta Lucia marito suo per carnalem copulam se non commisceat, sine speciali licentia in scriptis; nec cum alio viro rem habeat, nobis exceptis, si forte cum ea coire libuerit aliquando. Manoscritto dell’archivio Trivulzio.

198.Dummodo prædicta Lucia marito suo per carnalem copulam se non commisceat, sine speciali licentia in scriptis; nec cum alio viro rem habeat, nobis exceptis, si forte cum ea coire libuerit aliquando. Manoscritto dell’archivio Trivulzio.

199.Ghirardacci,St. di Bolognaal 1313.

199.Ghirardacci,St. di Bolognaal 1313.


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