157.Relazione di Giovanni Corner alla Signoria veneta, nelleRel. des ambassadeurs,II. 144. Parigi 1838.158.Il Molini neiDocumenti di storia italianapubblicò la lettera dello Sforza, che dà tal commissione al Pallavicini.I Pallavicini, signori di Cortemaggiore, Castiglione, Busseto e altri luoghi del Lodigiano, figurarono assai tra i fautori di Francia. Orlando, ch’ebbe da Francesco Sforza il feudo di Busseto, lasciò molti figli che ottennero titoli ecclesiastici e civili dagli Sforza e nuovi feudi, dai quali presero nome i diversi rami. Gian Luigi, rompendo la fede avita, si gettò coi Francesi: ma quando Lautrec fece squartare Manfredo, egli non cessò più dai lamenti e dalle accuse non ascoltate.Cristoforo, che avea arricchito Busseto di chiese e conventi, combattè coi Francesi a Marignano; pure l’odio del Lautrec lo perseguì finchè l’ebbe prigioniero, e quando ritiravasi dalla Lombardia il fece decapitare. Galeazzo e Anton Maria suoi fratelli si tennero fedelissimi a Francia; quand’era battuta, ritiravansi ne’ loro feudi; appena risorgesse ricomparivano. Anton Maria era detto ilgran traditoreperchè consigliò a Bernardino Corte di cedere il Castello di Milano; ebbe ricchezze dal re; amò la bella Caterina Leopardi, ammirata da tutti e da Luigi XII, che ne arricchì e nobilitò la discendenza. Girolamo, figlio di Cristoforo, combattè contro i Francesi in Fiandra, e dopo la pace di Castel Cambresì tornò a Busseto, e volle sposare la prima donna che mendicasse al suo castello. Fu una montanara piacentina, che mai non dimenticò l’origine, e fece sepellirsi negli abiti di origine.Eran gente robusta di corpi e di spiriti. Cristoforo, chiamato a Roma a giustificarsi a Giulio II del suo starsi neutrale, investiva il fratello Ottaviano che mal rispondeva, e castigavalo a schiaffi. Galeazzo sposò Eleonora Pico; e perchè questa levossi buon’ora al domani delle nozze per udir messa, egli cacciolla e riprese la druda Bianchina. Carlo Sforza Pallavicini fu santo vescovo di Lodi, e da questa stirpe venne il famoso storico del concilio di Trento.159.E una pura colombaNel conversar paria.Diomede da Po160.Da Ambrogio Noguet, nella preziosa raccolta di ritratti della biblioteca Trivulzio.161.È stravagante l’opinione del padre Mattia Bellintani da Brescia, che Adriano VI nascesse in Renzano della riviera bresciana. VediStoria di Salò.Brescia 1599.162.Le bande inglesi portarono in Italia la malattia conosciuta col nome disudore anglico, che con forma di petecchie contaminò il regno nel 1506; nel 1524 apparve a Milano, nel 27 nell’esercito del Borbone, nel 28 in quello del Lautrec. VediHecker,Der englische Schweiss. Berlino 1832.163.In generale noi omettiamo questi numeri de’ soldati, degli uccisi ecc., perocchè non troviamo mai d’accordo gli scrittori; oltre che ognun di noi sa oggi quel che valgano, non solo i bullettini di guerra, ma fino i quadri degli eserciti. Certamente Luigi XII, quando leggeva la storia delle sue campagne, ne facea risate. VediFerron,De gestis Gallorum, lib.III.164.Rossi.Vita di Giovanni dalle Bande nere.165.La battaglia di Pavia e tutto il libroXVsono tolti da Galeazzo Cappella; molte altre narrazioni dal Cavalcanti, dal Rucellaj, dal Commines.166.Al principio del libroXIVdice: — La quale (Italia) stata circa tre anni in pace, benchè dubbia e piena di sospensioni, pareva che avesse ’l cielo, il fato proprio e la fortuna o invidiosi della sua quiete, o timidi che (riposandosi più lungamente) non ritornasse nell’antica felicità».167.I passi contrarj a Roma furono taciuti nella prima edizione postuma fatta dal Torrentino a Firenze il 1561; e solo comparvero nell’edizione del 1775 colla falsa data di Friburgo, perfettamente conforme al manoscritto dell’autore. Il passo più notevole e lungo è nel lib.IVeVsecondo la disposizione del Rosini, sopra il rimutamento dei papi dalle cure spirituali alle mondane, dall’universalità alle famiglie proprie.Turpe macchia inflisse alla memoria di lui la pubblicazione delle opere inedite, fattasi a Firenze il 1858.Degli storici riparliamo nel Cap.CXLI.168.— Io dubito che a molti sia per recar noja così pieno e accumulato inviluppo di cose; avendo io a obbedire a spazio di tempo così ristretto quanto è quello di due mesi, e insiememente a materia tanto varia e molteplice quanto è questa, che in un medesimo tempo tutta Italia in diverse parti bolliva di guerra, che altro modo o via posso tener io, per cui speri poter con maggior luce queste cose trattare?» Lib.XXV.169.Nel libroVIsi gloria d’avere udito dal duca Cosmo che la famosa campana di Pisa pesava ventisettemila libbre, e si udiva da tredici miglia discosto. — Ammirato giuniore, diligentissimo cercatore d’archivj, vi fece copiosissime aggiunte, le quali viepiù imbarazzarono il racconto.170.L’Ammirato (lib.XXIII) dice del Machiavelli che «si vede esser poco diligente in tutta quella sua opera; i cui errori se noi volessimo andar riprovando, o non osserveremmo il decoro dell’istoria, o senza dubbio ci acquisteremmo biasimo di maligno. Scambia gli anni, muta i nomi, altera i fatti, confonde le cause, accresce, aggiunge, toglie, diminuisce, e fa tutto quel che gli torna in fantasia senza freno e ritegno di legge alcuna. E quel che più par nojoso è che in molti luoghi pare ch’egli voglia far ciò piuttosto artatamente che perchè ci prenda errore, o che non sappia quelle cose essere andate altrimenti: forse perchè così facendo, lo scrivere più bello e men secco ne divenisse, che non avrebbe fatto se a’ tempi e a’ fatti avesse ubbidito, come se le cose allo stile, e non lo stile alle cose s’avesse ad accomodare».«Il Machiavelli, invece di darci lestorie fiorentine, come porta il titolo del suo libro, altro non ci diede che la storia delleambizioni fiorentine. Lo stato economico e morale di quel popolo è così obbliato, che tu non ravvisi differenza fra il secolo de’ Medici e quello de’ Buondelmonti e Amidei».Romagnosi,Dell’indole e dei fattori dell’incivilimento, part.II. § 3.171.Ragguaglio sulla vita e le opere di Marin Sanuto detto Juniore, veneto patrizioecc., perRawdon Brown. Venezia 1838. Giaciono nella biblioteca di Vienna; ma la Marciana n’ebbe una copia, e la loro importanza è provata dal vederli continuamente fra le mani degli studiosi.172.Del Navagero sono importanti le relazioni che mandava, stando ambasciadore a Carlo V nel 1524; e un compendio ne diede Emanuele Cicogna inSan Martino di Murano. Egli udì da esso imperadore rinfacciar all’ambasciadore di Francia che Francesco gli avesse proposto di calare in Italia, e, svelto il dominio pontifizio, spartirsela.173.Il decreto del Consiglio dei Dieci al 26 settembre 1530, dopo le generalità sull’importanza della storia e lodi al Bembo, «le cui opere latine si leggono per tutta Italia e cristianità con somma ammirazione ed estimazione», gli affida la custodia della biblioteca Nicena, e la continuazione delle deche sabelliche. «E perchè gli sarà necessario, per legger le lettere e i libri nella cancellarla nostra, dove avrà ad informarsi di detta istoria, venir a star in questa nostra città, però per segno di gratificazione verso la sua persona, e non per premio alcuno, sia preso che gli siano dati ogni anno ducati sessanta per pagar l’affitto d’una casa». LaStoria venezianadel Bembo in italiano fu stampata con moltissime correzioni, non solo per le cose, ma per lo stile, le parole e il periodo. Non se ne conosce il colpevole, ma certo la cosa fu discussa, e monsignor Della Casa scrivevane al Gualteruzzi, erede dei manoscritti del Bembo, che «sebbene vi fossero alcune parole e modi antichi, o fors’anco tutta la frase fosse un poco affettata, secondo il giudizio di alcuno, o ancora secondo il giudizio comune», nessun però avrebbe voluto mettere il proprio giudizio avanti a quel di esso Bembo, il quale, «essendogli stato detto questo che si dice ora dell’affettazione delle sue scritture vulgari in prosa, non avea però mai voluto mutare quello stile, reputandolo degno e grave e non antico e affettato».L’originale autografo fu trovato nell’archivio dei Dieci, e da questi mandato, il 1788, alla biblioteca Marciana, dove ora si trova, e sul quale il Morelli, per stimolo del procuratore Francesco Pesaro, fece la bella edizione del 1790. Riferiremo il principio, sì per saggio dello stile che gli accademici lodano, sì per le asserzioni che contiene: — I fatti e le cose della città di Vinegia patria mia, le quali in tempo di quarantaquattro anni avvenute e state sono, io a scrivere incomincio, non di mio volere e giudicio, o pure perchè a me giovi e piaccia di così fare; ma da uno quasi fato sospinto, o almen caso, che così portato ha che io faccia. Perciocchè, morto nell’ambascieria di Francia M. Andrea Navajero, a cui questa cura era stata data per lo addietro; essendo io stato richiesto per decreto del Consiglio delli Diece, che, posciachè egli morendosi avea fatto ardere i suoi scritti, io in quella stessa bisogna alla città ciò da me chiedente non mancassi; vergognandomi di ricusare, a questa così varia e molteplice e, come nel vero dire posso, sommamente faticosa scrittura mi son postonell’anno della mia vita sessantesimo: di maniera che, se la richiesta pubblicamente fattami stata non fosse, giustamente potrei ripreso essere dagli uomini dello avere avuto ardire in questa età di sottopormi a cotanto peso».Sebbene dovesse comprendere quarantaquattro anni, non va che dal 1467 al 1512.174.Nelle lettere dice: — Quanto alla vita e costumi, fo maggior professione di sincerità e di modestia, che di dottrina e di lettera». E nella storia, lib.II:Equidem non is ego sum qui cujuspiam gratiam eorum qui vivent aucapari studeam; homo recondita natura, et satis cognita fide.175.Lettera del 1º ottobre 1497.176.Delle moltissime storie municipali accenneremo soltanto, per Padova Bernardino Scardeone; per Rovigo Andrea Nicolio; per Treviso il Bonifacio e il Burchelati; per Verona il Rizzoni, il Corte, il Saraina; per Ferrara il Baruffaldi; per Brescia il Cavriolo; per Bergamo il Bellafini e Gian Grisostomo Zanchi (De Orobiorum sive Cenomanorum origine, Venezia 1531), che esalta la sua patria, come allora si facea, con esagerate opinioni, impugnategli da Gaudenzio Merula novarese e da Bonaventura Castiglioni milanese, i quali trattarono de’ Galli Cisalpini, e che, al pari d’Ottavio Ferrari da Milano, conobbero le falsità di Annio da Viterbo; per Crema Alemanio Finio; per Belluno il Piloni e il Doglioni; per Feltre il Dalcorno; per Vicenza il Maccà, il Barbarano, il Castellini; pel Friuli Giovanni Candido; per Ferrara Pellegrino Prisciani, Gasparo Sardi, Cintio Giraldi; e Girolamo Falletti e il Pigna specialmente per la casa d’Este; per Milano l’Alciati, il Merula, il Bescapè, il Morigia, oltre le cronache del Cagnola, del Burigozzo, del Prato; Antonio Campi per Cremona; Benedetto Giovio e Francesco Muralto per Como: l’Equicola per Mantova; il valente medico Girolamo Rossi per Ravenna; per Bologna l’Alberti, il Sigonio, Achille Bocchi, il Ghirardacci; il Maurolìco e il Fazello per la Sicilia. Benvenuto da San Giorgio conte di Biandrate fece una storia latina del Monferrato, esatta, e giovandosi degli archivj che ebbe a disposizione. Un discorso di don Vincenzo Borghini sulla storia fiorentina è irto d’erudizione.177.Aggiungiamo Giorgio Florio, professore di retorica a Milano, che stese in sei libri le guerre di Luigi XII e Carlo VIII, propenso ai Francesi; e Biagio Buonaccorsi fiorentino, che fece un arido diario dal 1498 al 1512.178.Lettera del cardinal Bibiena in quelle diPrincipi a Principi.179.Li raccogliamo da Francesco Muralto, che di que’ giorni scriveva una cronaca rimasta manoscritta. Se ne trovano pure notizie inRoscoe,Vita di Leon X, vol. 7, ediz. di Milano.La guerra contro i Turchi fu sempre soggetto di esortazioni popolari in prosa e in versi. A tacere le composizioni di letterati, abbiamo del 1480 poesie vulgari, di foggia bizzarra, fra cui scegliamo questo sonetto:Surgite, eamus, dixe el bon Jesù,Ecce appropinquatchi trader me de’:Surgite et vos, signor, principi, reChe Juda è in l’orto, non dormite più.Non potuistis vigilare.Or sùPigliate l’arme in man ch’el tempo n’è.O stulti et tardi, non vedete cheSe non ve unite insieme, tristi vu?Guardate Jove che a Saturno vaPer farne in breve tempo sentir ciòChe tante lingue han predicato già.Surgiteadunchead quid: ma per che noChe con prudenzia l’omo savio faBus... il ciel e Dio pentir si po.IlDiarium parmense, manoscritto nella biblioteca di Parma, reca pure una lamentanza assai lunga:Italia sono, misera chiamata,Con le man zonte a lacrimosi occhi.Pietà ve prenda, o falsa brigata,Prima che Dio la punizione scocchi.Ecco ver nui la turchesca armata:Deh mirate un po i miei lacrimosi occhi!Pietà ve prenda legger mio lamento,Forse farete alcun provvedimento...Italia sono, e il rimembrar m’accora,Che cresce el mondo quanto intorno cigne;Oh quante glorie digneN’ebbi a’ miei tempi e trionfali onori!...Io prego Iddio che l’intelletto allumeA vui, crudeli e falsi Italiani,Che sete come caniDi rabbia e di venen calcati e colmi...A te mi volgo, o papa Sisto,Che tieni in mano le divine chiavi...Lassa li cibi e le oziose piume,I stati altrui per darne a chi m’intende;A questa impresa attende,Lassando le avarizie e pompe false.La ricca dote a Costantin che valseLassare a voi, pastor, se ’l cristianesimoFia dal paganesimoCon gran dispregio vinto e con dolore?...Regina del gran mar donna VinetiaChe tien l’insegna del beato Marco,Che hai avuto il carcoGran tempo a contrastar con tal genìa,Qui mostrarai tua gran vigoriaSpiegando le toe belle insegne ornate.E passati in rivista gli stranieri e i potentati italiani, ripiglia:Non so in qual parte più mi valga el dire;Sento mancar la voce a mezzo el petto...A mio soccorso l’un l’altro riguarda,E tal ne ride sotto i falsi panniChe sentirà gli affanni,Non è gran tempo ben che non sel creda.180.Ecco un’altra delle famiglie magnanime, di cui noi raccogliamo le ricordanze, aspettando si faccia una storia delle famiglie, per tutt’altro che per vanità di genealogie. Bartolomeo Colleone ne adottò tre della famiglia bergamasca, i quali seco combatterono alla Ricardina, e ne ereditarono l’amore delle arti, delle quali furono patroni a Brescia e a Bergamo; e non meno pii che eroici, vi favorirono il movimento religioso, iniziato da Bernardino di Siena, poi sospinto dal concilio di Trento, e pel quale sorsero tante chiese e conventi.181.Gli Spagnuoli, quando andavano a conquistare un paese in America, facevano una intimazione, nella quale si raccontava ai selvaggi qualmente tutti gli uomini fossero nati da un solo, poi dispersi e moltiplicati, e — Dio ne affidò la condotta a Pietro, costituendolo capo e sovrano di tutta la stirpe umana, acciocchè dovunque nascano e in qualunque credenza vivano, a lui obbediscano; sottopose tutto il mondo alla giurisdizione di lui, e gli ordinò di piantar sua sede in Roma; gli ha dato podestà di stabilire l’autorità sua su tutte le altre parti del mondo, e governare e giudicare tutti i Cristiani, Mori, Ebrei, Gentili, e di qualunque setta; vien chiamato papa, che vuol direammirabile, gran padre, tutore... Quest’uso dura tuttavia, e durerà sino alla fine dei secoli».182.Raynaldi, al 1488 7 aprile, § 21.183.Cibrario,Istituzioni della monarchia di Savoja, pag. 127.184.Sermone per laVdomenica di quaresima.185.Landi,Paradossi.186.A Lione 1502, 1505, 1507, 1536, 1571, 1573, 1577, 1594; a Agen 1508, 1510, 1514, 1578; a Parigi 1518, 1521; ad Argentina e Rouen 1515; a Brescia 1521; a Venezia 1585.187.Uno diceva: — Voi mi chiedete, fratelli carissimi, come si vada in paradiso. Le campane del monastero ve l’insegnano col loro suono; dan-do, dan-do, dan-do».188.Muratori,Annali d’Italiaa quell’anno.189.Ammirato il Giovane racconta che, nel 1431, a Firenze venne un cavaliere gerosolimitano con un Minorita; e quegli annunziava aver dal papa autorità somma per assolvere dalla dannazione: questi stava a banco nelle chiese a scrivere e sigillar le lettere delle indulgenze e assoluzionidi colpa e di pena, dispensando in arduissimi casi chi portava non solo denari, ma vesti e panni. I senatori, dubitandone, vollero vedere l’autorità del cavaliere, e la trovarono minore di quella che annunziava; onde gli proibirono di passar più avanti, ne scrissero al papa, e crebberole pene contro a simil gentaccia.190.Jacopo delle Marche Minorita, predicando a Brescia il 1462, affermò che il sangue da Gesù Cristo versato nella sua passione era separato dalla divinità, e perciò non gli si doveva l’adorazione. Se ne levò tanto rumore, che Pio II volle fosse messo in disputa alla sua presenza da celebri teologi: i quali si bilanciarono in modo, che esso papa non potè se non imporre silenzio su tal quistione.Non saprei che eretici fosser quelli che dalla Francia e dalla Lombardia si erano ricoverati fra i monti della Valtellina, e alla cui conversione andò il beato Andrea Grego da Peschiera, domenicano del convento di San Marco in Firenze, dimorando quarantacinque anni fra pastori e carbonaj (-1455).191.Nella vita di sant’Antonino scritta dal Vespasiano, edita dal Maj nelloSpicilegium romanum, leggo: — Giunto a Roma, dal pontefice fu molto onorato e da tutta la corte di Roma; e contro a molti che dicono i prelati usare le pompe per essere stimati, giunto a Roma con una cappa da semplice frate, con un mulettino vile, con poca famiglia, era in tanta reputazione, che non andava per Roma in luogo ignoto, che quando passava per la via non s’inginocchiasse ognuno a onorarlo: assai più onorato era lui che i prelati con le belle mule e con gli ornamenti dei cavalli e famigli».Sebbene alcuni mi accusino dell’opposto, io credo mi si farà colpa di non avere tenuto conto di tutti i pii e i santi italiani. In realtà, questo è un nuovo punto d’aspetto della storia nostra, e deve importare l’osservare coloro, almen quanto il Borgia e l’Aretino. E bene il Rohrbacher, nel lib.LXXIXdellaHistoire universelle de l’Église catholique(Parigi 1851), dopo enumerati i moltissimi Santi della metà del 1300, conchiude:On le voit; l’Italie était un paradis terrestre dont le ciel paraissait sillonné de nuages et d’éclairs en tout sens, mais dont le sol produisait les plus belles fleurs, les plus beaux fruits, et pour le temps et pour l’éternité. Il y a des voyageurs d’histoire, qui n’aperçoivent et ne signalent que ces éclairs et ces nuages. Autant vaudrait dire que le printemps est la triste saison où les hannetons bourdonnent, où les grenouilles coassent, où les chenilles rongent les arbres, où la vermine foisonne partout.192.Vita Leonis X.193.Dedica del Giamblico e proemio al Proclo. Qui alcuno aspetterà ch’io metta anche i lamenti del Poliziano pel tempo buttato via nel dir l’uffizio, riportati dal Bayle e copiati da tanti. Ebbene, tutt’al contrario, nell’epistola 9 del libroIIa Donato, egli si querela che le frequenti visite lo obblighino a interrompere sin l’uffizio:Adeo mihi nullus inter hæc scribendi restat aut commutandi locus, ut ipsum quoque horarium sacerdotis officium pene,quod vix expiabile credo, minutatim concedatur.È però vero che, scrivendo a Lorenzo de’ Medici il 6 aprile 1479, si lagna che la madre facesse leggere al figlio Giovanni i salmi, a preferenza de’ nostri libri:Transtulit jam illum mater, id quod equidem non probavi, ad psalterii lectionem, atque a nobis abduxit. Son note le poesie lubriche del Poliziano, e le oscenità di Giovian Pontano, del Landino, del Poggio, del Filelfo, e l’Ermafroditodel Panormita, che dirigendolo a un suo amico, lo dicevalibellum equidem lascivum, sed ea lascivia, qua summi oratores, sanctissimi poetæ, gravissimi philosophi, viri continentes et christiani præluxere.194.Te colimus, tibi serta damus, tibi thura, tibi arasEt tibi rite sacrum semper dicemus honorem.Nos aspice præsens,Pectoribusque tuos castis infunde caloresAdveniens pater, atque animis te te insere nostris.Multis comitantibus heros — immobilis heros orabat — curis confectus tristibus heros — ipse etiam(il cattivo ladrone)verbis morientem heroa superbis stringebat.195.E s’io potessi un dì per venturaQueste due luci desiose in leiFermar quant’io vorrei,Su nel cielo non è spirto beatoCon ch’io cangiassi il mio felice stato.196.Omitte has nugas, non enim decent gravem virum tales ineptiæ.197.Quæ pietas, Beroalde, fuit tua, credere verum estCarmina nunc cœli te canere ad cytharam.198.Accesserat et Bibienæ cardinalis ingenium, cum ad arduas res tractandas peraore, tum maxime ad movendos jocos accommodatum. Poeticæ enim et etruscæ linguæ studiosus, comœdias multo sale multisque facetiis refertas componebat, ingenuos juvenes ad histrionicam hortabatur, et scenas in Vaticano spatiosis in conclavibus instituebat. Propterea, quum forte Calandram a mollibus argutisque leporibus perjucundam... per nobiles comœdos agere statuisset, precibus impetravit ut ipse pontifex e conspicuo loco despectaret. Erat enim Bibiena mirus artifex hominibus ætate vel professione gravibus ad insaniam impellendis, quo genere hominum pontifex adeo oblectabatur, ut laudando, ac mira eis persuadendo donandoque, plures ex stolidis stultissimos et maxime ridiculos efficere consuevisset.Giovio.199.Lett. di Principi a Principi,I. 16.200.Gemistio Giorgio, che poi trasformò il suo nome in Pletone, nato a Costantinopoli verso il 1355 e morto il 1452, stabilito a Misitra, dov’ebbe scolaro il Bessarione, cercò distorre dall’unir la Chiesa greca colla latina, e lo fece anche nel concilio di Firenze a cui intervenne. Quivi trovò il platonismo già rinato, e contribuì a diffonderlo, misto a fantasie pagane tolte dai Neoplatonici. Diè fuori unSunto dei dogmi di Zoroastro e Pitagora, esposizione fatta con arte perchè non desse ombra agli eterodossi quel suo opporre la teologia gentile alla ecclesiastica. La contraddizione del famoso patriarca Gennadio nol lasciò proseguire nel suo apostolato, e restò inedito il suoTrattato delle leggi, del quale molta parte fu stampata nel 1858 da M. Alexandre dell’Istituto a Parigi. È una vera apologia del politeismo, combinandone i dogmi per adattarli a un sistema filosofico regolare; vi si trovano l’esposizione dei dogmi, l’organamento della nuova società pagana, le leggi sue, il culto, le feste, gl’inni e le preci per ciascun Dio. Insomma appare degno maestro di quel Pomponio Leto, che davanti ai papi professava di voler distruggere l’opera di Gesù Cristo.201.De fato,III. 7.202.Respiciens legislator pronitatem viarum ad malum, intendens communi bono, sanxit animam esse immortalem, non curans de veritate sed tantum de probitate, ut inducat homines ad virtutem; neque accusandus est politicos.De immortalitate animæ.Matter (Hist. des découvertes morales et politiques des trois derniers siècles) alzò a cielo il Pomponazzi come avesse stabilito la legge della perfettibilità umana, il progresso delle istituzioni e delle scienze, e la dottrina d’indipendenza dei tempi moderni. Sono sofismi degni di chi chiamabarbaral’Italia al tempo di Leon X.203.Lo racconta lo Zilioli,ms. nella Marciana.204.Caracciolo,Vita di Paolo IV, ms. Il Pulci metteva in baja queste disquisizioni:Costor che si fan gran disputazioneDell’anima ond’ell’entri e ond’ell’esca,O come il nocciol si stia nella pesca,Hanno studiato in su n’un gran mellone.205.Sono Alberto Magno, san Tommaso, Francesco Marone, Enrico Gandavense, Egidio Romano, Averroe, Avicenna, Alfarabio, Isacco di Narbona, Abumaron babilonese, Mosè egizio, Mahumet Tollettino, Avempaten arabo, Teofrasto, Ammonio, Simplicio, Afrodiseo Alessandro, Temistio, Plotino, Adelando arabo, Porfirio, Giamblico, Proclo, i Pitagorici, i teologi caldei, ebraici, i cabalisti, Mercurio Trismegisto. E dice essere stato educato a non giurare nella parola di nessuno, ma diffondersi su tutti i maestri di filosofia, vagliare tutte le carte, conoscere tutte le famiglie. Il razionalismo di Pico arrivava sin a credere che l’oro puro, anche sotto forma tedesca, valga meglio che il falso coll’eleganza romana (Lettera del 1485).206.Il costui carteggio in proposito col Lanfredini fu testè pubblicato dal Bert nellaRivista contemporaneacon ricche notizie.207.Viene a proposito specialmente la novellaX, il cui argomento è: — Come un vecchio penitenziere non in ville o in luoco rustico, che l’ignoranza il potesse in parte iscusare, ma ne l’alma città di Roma e nel mezzo di San Pietro per somma cattività e malitia vendea a chi comperare il volea come cosa propria il paradiso, sì come da persona degna di fede m’è stato per verissimo raccontato».208.Jacobi Sadoleticardinalis.De Christiana Ecclesia.Ad Johannem Salviatum cardinalem,.... Majores nostri salientissimi homines, optimis illis temporibus quibus ecclesiastica vigebat disciplina, quæ nunc tota pæne nobis e manibus elapsa est, tales eligebant et consacrabant sacerdotes, quos doctrina vitaque eximios, egregie et posse et velle intelligerent, docere populum publice, habere conciones, præcipere plebibus quæ facienda cuique essent... Solis tum presbyteris et sacerdotibus Dei hæc concionandi et dicendi provincia in templis et sacris locis erat demandata; reliquis omnibus de populo, etiam ex ea vita quam monasticam vocamus, quamvis doctis et prudentibus ad hoc omni munere penitus exclusis.209.Hoeffler,Analecten zur Gesch. Deutschlands und Italiens, 1847, da lettera esistente nella biblioteca di Monaco.210.Prato,Cronaca di Milano. E segue: — Era costui di età d’anni trenta, di nazione toscano, e disse lui avere nome Geronimo; e, per quanto ho potuto comprendere nel ragionar seco, una fantasma mi parea e non un uomo; e molte volte vacillava di proposito: ma era di parlar soave, e nella Scrittura sacra credo fosse assai dotto. Esso da chi era invitato non volea ospizio, ma secondo che nell’animo li cadea, or in uno or in un altro loco andava: e di lui molte meraviglie mi è riferito; ma perciocchè io non le credo, non voglio nè anche perder tempo in scriverle».211.Labbe,Concil., tom.XIV. 232.212.In tal proposito abbiam molte lettere di Enea Silvio, che scagionano i papi, attesa la necessità di far fronte al nemico comune.213.Teotimus de tollendis,malis libris, 1549.214.Epist.V. 10.215.Hutten fece un epigramma sanguinoso contro Giulio II, inserito neiPasquillorum tomi duo, e gli s’attribuisce pure ilDialogus viri cujuspiam eruditissimi festivus sane ac elegans, quomodo Julius II pontifex maximus, post mortem cœli fores pulsando, ab janitore illo D. Petro intromitti nequiverit.216.Opere di Lutero, ediz. di Walch, tom.XXII. pag. 786 e seguenti.217.Op. di Lut., t.XIX.p. 1509, si legge espresso: — Prima ch’io finissi il vangelo, il mio vicino avea finito la messa, e mi diceva,Passa, passa». I biografi posteriori esagerarono questo racconto per tramutare una celia in una bestemmia, e più rilevare la corruzione de’ preti. Selneccer (Oratio de divo Lutero,pag. 3) traduce: — Passa, passa,idest, festina et matri filium remitte». Mathesius lo copia, se pure non fu lui che l’inventò. E i biografi moderni si fecero belli di quest’empio scherzo contro la dottrina della transustanziazione.Di tutto ciò si ragiona più a distesa nei nostriEretici d’Italia.218.Molto rumore levò il libroRegulæ, constitutiones, reservationes cancellariæ sancti domini nostri Leonis papæ X; ristampato molte volte, dove son fissate le tasse per l’assoluzione di ciascun peccato.219.La bolla papale smentisce il Guicciardini, che dice aver il papa assegnato il prodotto delle indulgenze di Germania a sua sorella madama Cibo.220.I sermoni di Tetzel furono stampati da un Protestante, e vi si legge espressa la necessità della confessione e contrizione:Quicumque confessus et contritus eleemosynam ad capsam posuerit juxta consilium confessoris, plenariam omnium peccatorum suorum remissionem habebit. Come già col Savonarola, Tetzel proponeva a Lutero la prova dell’acqua e del fuoco; e questo, men civile del Savonarola, rispondeva: — Io me n’impippo de’ tuoi ragli. Invece d’acqua ti suggerisco il sugo della vite; invece del fuoco odora una buona oca arrosto».221.Ein voll betrunkener Deutscher.Lutero,Opere, tom.XXII. p. 1337.222.Per es. al concilio di Basilea erasi argomentato: — Per presedere alla Chiesa universale, bisognerebbe che il papa precedesse ai capi e ai membri di tutte le Chiese stabilite nell’universo. Ora il papa non presede al capo della Chiesa romana perchè non può presedere a se stesso. Dunque non presede a tutte le Chiese che fanno la Chiesa universale».223.De servo arbitrio.Invano gli si nega un insegnamento così repugnante all’intimo senso morale e alla sana ragione. Nelle sue opere dell’edizione di Wittemberg, 1572, tom.VII. fogl. 18, si legge: — Un’opera buona, compita il meglio possibile, è un peccato quotidiano davanti la misericordia di Dio e un peccato mortale davanti la sua stretta giustizia». NellaCattività di Babilonia: — Ve’ quanto un cristiano è ricco! Non può perdere la sua salute neppure volendolo. Commetta peccati gravi quanto vuole, finchè non è scredente nessun peccato può dannarlo. Finchè la fede sussiste, gli altri peccati son cancellati in un istante dalla fede». E nellaLibertà cristiana: — Di qui si vede come il cristianesimo è libero in tutto e sovra tutto: giacchè per esser giustificato non ha mestieri di veruna specie di opere, e la fede gli dà tutto a sovrabbondanza. Se alcuno fosse tanto stolto da credere ch’e’ può giustificarsi e salvarsi mediante le opere buone, perderebbe subito la fede con tutti i beni che l’accompagnano». Quando nel 1541 a Ratisbona Melantone cercò conciliarsi coi Cattolici, dicendo che per la fede che giustifica dovea intendersi una fede operante per la carità, Lutero dichiarò ch’era un misero ripiego, una toppa nuova s’un abito vecchio, che lo straccia di più.224.In kalende agosto. In kalende octobriove n’ha un’altra che non porta data, e che forse è quella del Varagine. Dell’edizione della Bibbia vulgare fatta a Venezia dal Jenson ebbe or ora in dono un magnifico esemplare la Marchiana.* Il Fontanini dimostrò non esistere la versione della Bibbia del Varagine, vissuto a metà del secoloXIII. Bensì si conosce una traduzione dell’Apocalissi con sposizione continua, fatta in rozzo veneziano da frà Federico de Renoldo, che visse nel 1300: e fu stampata dal Paganini a Venezia il 1515 col titolo:Apocalypsis J. C. hoc est revelatione fatta a sancto Giohanni Evangelista con nova expositione in lingua volgare composta per el Reverendo Theologo et angelico Spirito Frate Federico Veneto Ordinis Prædicatorum; cum chiara dilucidatione a tutti soi passi. È notevole che, davanti all’edizione del Malermi del 1477, Girolamo Squarzafico stampò:Venerabilis D. Nicolaus de Malermi sacra Biblia ex latino italiæ reddidit, eos imitatus, qui vulgares antea versiones, si sunt hoc nomine, et non potius confecerunt. Vogliam qui notare come Aldo Manuzio, nella lettera premessa al Salterio greco del 1495, promettea pubblicare l’intera Bibbia in latino, greco, ebraico, e aver già preparato i caratteri ebraici, de’ quali infatti trovasi un saggio alla biblioteca della Sorbona. VediFoscarini,Della lett. veneziana, l.IV.
157.Relazione di Giovanni Corner alla Signoria veneta, nelleRel. des ambassadeurs,II. 144. Parigi 1838.
157.Relazione di Giovanni Corner alla Signoria veneta, nelleRel. des ambassadeurs,II. 144. Parigi 1838.
158.Il Molini neiDocumenti di storia italianapubblicò la lettera dello Sforza, che dà tal commissione al Pallavicini.I Pallavicini, signori di Cortemaggiore, Castiglione, Busseto e altri luoghi del Lodigiano, figurarono assai tra i fautori di Francia. Orlando, ch’ebbe da Francesco Sforza il feudo di Busseto, lasciò molti figli che ottennero titoli ecclesiastici e civili dagli Sforza e nuovi feudi, dai quali presero nome i diversi rami. Gian Luigi, rompendo la fede avita, si gettò coi Francesi: ma quando Lautrec fece squartare Manfredo, egli non cessò più dai lamenti e dalle accuse non ascoltate.Cristoforo, che avea arricchito Busseto di chiese e conventi, combattè coi Francesi a Marignano; pure l’odio del Lautrec lo perseguì finchè l’ebbe prigioniero, e quando ritiravasi dalla Lombardia il fece decapitare. Galeazzo e Anton Maria suoi fratelli si tennero fedelissimi a Francia; quand’era battuta, ritiravansi ne’ loro feudi; appena risorgesse ricomparivano. Anton Maria era detto ilgran traditoreperchè consigliò a Bernardino Corte di cedere il Castello di Milano; ebbe ricchezze dal re; amò la bella Caterina Leopardi, ammirata da tutti e da Luigi XII, che ne arricchì e nobilitò la discendenza. Girolamo, figlio di Cristoforo, combattè contro i Francesi in Fiandra, e dopo la pace di Castel Cambresì tornò a Busseto, e volle sposare la prima donna che mendicasse al suo castello. Fu una montanara piacentina, che mai non dimenticò l’origine, e fece sepellirsi negli abiti di origine.Eran gente robusta di corpi e di spiriti. Cristoforo, chiamato a Roma a giustificarsi a Giulio II del suo starsi neutrale, investiva il fratello Ottaviano che mal rispondeva, e castigavalo a schiaffi. Galeazzo sposò Eleonora Pico; e perchè questa levossi buon’ora al domani delle nozze per udir messa, egli cacciolla e riprese la druda Bianchina. Carlo Sforza Pallavicini fu santo vescovo di Lodi, e da questa stirpe venne il famoso storico del concilio di Trento.
158.Il Molini neiDocumenti di storia italianapubblicò la lettera dello Sforza, che dà tal commissione al Pallavicini.
I Pallavicini, signori di Cortemaggiore, Castiglione, Busseto e altri luoghi del Lodigiano, figurarono assai tra i fautori di Francia. Orlando, ch’ebbe da Francesco Sforza il feudo di Busseto, lasciò molti figli che ottennero titoli ecclesiastici e civili dagli Sforza e nuovi feudi, dai quali presero nome i diversi rami. Gian Luigi, rompendo la fede avita, si gettò coi Francesi: ma quando Lautrec fece squartare Manfredo, egli non cessò più dai lamenti e dalle accuse non ascoltate.
Cristoforo, che avea arricchito Busseto di chiese e conventi, combattè coi Francesi a Marignano; pure l’odio del Lautrec lo perseguì finchè l’ebbe prigioniero, e quando ritiravasi dalla Lombardia il fece decapitare. Galeazzo e Anton Maria suoi fratelli si tennero fedelissimi a Francia; quand’era battuta, ritiravansi ne’ loro feudi; appena risorgesse ricomparivano. Anton Maria era detto ilgran traditoreperchè consigliò a Bernardino Corte di cedere il Castello di Milano; ebbe ricchezze dal re; amò la bella Caterina Leopardi, ammirata da tutti e da Luigi XII, che ne arricchì e nobilitò la discendenza. Girolamo, figlio di Cristoforo, combattè contro i Francesi in Fiandra, e dopo la pace di Castel Cambresì tornò a Busseto, e volle sposare la prima donna che mendicasse al suo castello. Fu una montanara piacentina, che mai non dimenticò l’origine, e fece sepellirsi negli abiti di origine.
Eran gente robusta di corpi e di spiriti. Cristoforo, chiamato a Roma a giustificarsi a Giulio II del suo starsi neutrale, investiva il fratello Ottaviano che mal rispondeva, e castigavalo a schiaffi. Galeazzo sposò Eleonora Pico; e perchè questa levossi buon’ora al domani delle nozze per udir messa, egli cacciolla e riprese la druda Bianchina. Carlo Sforza Pallavicini fu santo vescovo di Lodi, e da questa stirpe venne il famoso storico del concilio di Trento.
159.E una pura colombaNel conversar paria.Diomede da Po
159.
E una pura colombaNel conversar paria.Diomede da Po
E una pura colombaNel conversar paria.Diomede da Po
E una pura colomba
Nel conversar paria.
Diomede da Po
160.Da Ambrogio Noguet, nella preziosa raccolta di ritratti della biblioteca Trivulzio.
160.Da Ambrogio Noguet, nella preziosa raccolta di ritratti della biblioteca Trivulzio.
161.È stravagante l’opinione del padre Mattia Bellintani da Brescia, che Adriano VI nascesse in Renzano della riviera bresciana. VediStoria di Salò.Brescia 1599.
161.È stravagante l’opinione del padre Mattia Bellintani da Brescia, che Adriano VI nascesse in Renzano della riviera bresciana. VediStoria di Salò.Brescia 1599.
162.Le bande inglesi portarono in Italia la malattia conosciuta col nome disudore anglico, che con forma di petecchie contaminò il regno nel 1506; nel 1524 apparve a Milano, nel 27 nell’esercito del Borbone, nel 28 in quello del Lautrec. VediHecker,Der englische Schweiss. Berlino 1832.
162.Le bande inglesi portarono in Italia la malattia conosciuta col nome disudore anglico, che con forma di petecchie contaminò il regno nel 1506; nel 1524 apparve a Milano, nel 27 nell’esercito del Borbone, nel 28 in quello del Lautrec. VediHecker,Der englische Schweiss. Berlino 1832.
163.In generale noi omettiamo questi numeri de’ soldati, degli uccisi ecc., perocchè non troviamo mai d’accordo gli scrittori; oltre che ognun di noi sa oggi quel che valgano, non solo i bullettini di guerra, ma fino i quadri degli eserciti. Certamente Luigi XII, quando leggeva la storia delle sue campagne, ne facea risate. VediFerron,De gestis Gallorum, lib.III.
163.In generale noi omettiamo questi numeri de’ soldati, degli uccisi ecc., perocchè non troviamo mai d’accordo gli scrittori; oltre che ognun di noi sa oggi quel che valgano, non solo i bullettini di guerra, ma fino i quadri degli eserciti. Certamente Luigi XII, quando leggeva la storia delle sue campagne, ne facea risate. VediFerron,De gestis Gallorum, lib.III.
164.Rossi.Vita di Giovanni dalle Bande nere.
164.Rossi.Vita di Giovanni dalle Bande nere.
165.La battaglia di Pavia e tutto il libroXVsono tolti da Galeazzo Cappella; molte altre narrazioni dal Cavalcanti, dal Rucellaj, dal Commines.
165.La battaglia di Pavia e tutto il libroXVsono tolti da Galeazzo Cappella; molte altre narrazioni dal Cavalcanti, dal Rucellaj, dal Commines.
166.Al principio del libroXIVdice: — La quale (Italia) stata circa tre anni in pace, benchè dubbia e piena di sospensioni, pareva che avesse ’l cielo, il fato proprio e la fortuna o invidiosi della sua quiete, o timidi che (riposandosi più lungamente) non ritornasse nell’antica felicità».
166.Al principio del libroXIVdice: — La quale (Italia) stata circa tre anni in pace, benchè dubbia e piena di sospensioni, pareva che avesse ’l cielo, il fato proprio e la fortuna o invidiosi della sua quiete, o timidi che (riposandosi più lungamente) non ritornasse nell’antica felicità».
167.I passi contrarj a Roma furono taciuti nella prima edizione postuma fatta dal Torrentino a Firenze il 1561; e solo comparvero nell’edizione del 1775 colla falsa data di Friburgo, perfettamente conforme al manoscritto dell’autore. Il passo più notevole e lungo è nel lib.IVeVsecondo la disposizione del Rosini, sopra il rimutamento dei papi dalle cure spirituali alle mondane, dall’universalità alle famiglie proprie.Turpe macchia inflisse alla memoria di lui la pubblicazione delle opere inedite, fattasi a Firenze il 1858.Degli storici riparliamo nel Cap.CXLI.
167.I passi contrarj a Roma furono taciuti nella prima edizione postuma fatta dal Torrentino a Firenze il 1561; e solo comparvero nell’edizione del 1775 colla falsa data di Friburgo, perfettamente conforme al manoscritto dell’autore. Il passo più notevole e lungo è nel lib.IVeVsecondo la disposizione del Rosini, sopra il rimutamento dei papi dalle cure spirituali alle mondane, dall’universalità alle famiglie proprie.
Turpe macchia inflisse alla memoria di lui la pubblicazione delle opere inedite, fattasi a Firenze il 1858.
Degli storici riparliamo nel Cap.CXLI.
168.— Io dubito che a molti sia per recar noja così pieno e accumulato inviluppo di cose; avendo io a obbedire a spazio di tempo così ristretto quanto è quello di due mesi, e insiememente a materia tanto varia e molteplice quanto è questa, che in un medesimo tempo tutta Italia in diverse parti bolliva di guerra, che altro modo o via posso tener io, per cui speri poter con maggior luce queste cose trattare?» Lib.XXV.
168.— Io dubito che a molti sia per recar noja così pieno e accumulato inviluppo di cose; avendo io a obbedire a spazio di tempo così ristretto quanto è quello di due mesi, e insiememente a materia tanto varia e molteplice quanto è questa, che in un medesimo tempo tutta Italia in diverse parti bolliva di guerra, che altro modo o via posso tener io, per cui speri poter con maggior luce queste cose trattare?» Lib.XXV.
169.Nel libroVIsi gloria d’avere udito dal duca Cosmo che la famosa campana di Pisa pesava ventisettemila libbre, e si udiva da tredici miglia discosto. — Ammirato giuniore, diligentissimo cercatore d’archivj, vi fece copiosissime aggiunte, le quali viepiù imbarazzarono il racconto.
169.Nel libroVIsi gloria d’avere udito dal duca Cosmo che la famosa campana di Pisa pesava ventisettemila libbre, e si udiva da tredici miglia discosto. — Ammirato giuniore, diligentissimo cercatore d’archivj, vi fece copiosissime aggiunte, le quali viepiù imbarazzarono il racconto.
170.L’Ammirato (lib.XXIII) dice del Machiavelli che «si vede esser poco diligente in tutta quella sua opera; i cui errori se noi volessimo andar riprovando, o non osserveremmo il decoro dell’istoria, o senza dubbio ci acquisteremmo biasimo di maligno. Scambia gli anni, muta i nomi, altera i fatti, confonde le cause, accresce, aggiunge, toglie, diminuisce, e fa tutto quel che gli torna in fantasia senza freno e ritegno di legge alcuna. E quel che più par nojoso è che in molti luoghi pare ch’egli voglia far ciò piuttosto artatamente che perchè ci prenda errore, o che non sappia quelle cose essere andate altrimenti: forse perchè così facendo, lo scrivere più bello e men secco ne divenisse, che non avrebbe fatto se a’ tempi e a’ fatti avesse ubbidito, come se le cose allo stile, e non lo stile alle cose s’avesse ad accomodare».«Il Machiavelli, invece di darci lestorie fiorentine, come porta il titolo del suo libro, altro non ci diede che la storia delleambizioni fiorentine. Lo stato economico e morale di quel popolo è così obbliato, che tu non ravvisi differenza fra il secolo de’ Medici e quello de’ Buondelmonti e Amidei».Romagnosi,Dell’indole e dei fattori dell’incivilimento, part.II. § 3.
170.L’Ammirato (lib.XXIII) dice del Machiavelli che «si vede esser poco diligente in tutta quella sua opera; i cui errori se noi volessimo andar riprovando, o non osserveremmo il decoro dell’istoria, o senza dubbio ci acquisteremmo biasimo di maligno. Scambia gli anni, muta i nomi, altera i fatti, confonde le cause, accresce, aggiunge, toglie, diminuisce, e fa tutto quel che gli torna in fantasia senza freno e ritegno di legge alcuna. E quel che più par nojoso è che in molti luoghi pare ch’egli voglia far ciò piuttosto artatamente che perchè ci prenda errore, o che non sappia quelle cose essere andate altrimenti: forse perchè così facendo, lo scrivere più bello e men secco ne divenisse, che non avrebbe fatto se a’ tempi e a’ fatti avesse ubbidito, come se le cose allo stile, e non lo stile alle cose s’avesse ad accomodare».
«Il Machiavelli, invece di darci lestorie fiorentine, come porta il titolo del suo libro, altro non ci diede che la storia delleambizioni fiorentine. Lo stato economico e morale di quel popolo è così obbliato, che tu non ravvisi differenza fra il secolo de’ Medici e quello de’ Buondelmonti e Amidei».Romagnosi,Dell’indole e dei fattori dell’incivilimento, part.II. § 3.
171.Ragguaglio sulla vita e le opere di Marin Sanuto detto Juniore, veneto patrizioecc., perRawdon Brown. Venezia 1838. Giaciono nella biblioteca di Vienna; ma la Marciana n’ebbe una copia, e la loro importanza è provata dal vederli continuamente fra le mani degli studiosi.
171.Ragguaglio sulla vita e le opere di Marin Sanuto detto Juniore, veneto patrizioecc., perRawdon Brown. Venezia 1838. Giaciono nella biblioteca di Vienna; ma la Marciana n’ebbe una copia, e la loro importanza è provata dal vederli continuamente fra le mani degli studiosi.
172.Del Navagero sono importanti le relazioni che mandava, stando ambasciadore a Carlo V nel 1524; e un compendio ne diede Emanuele Cicogna inSan Martino di Murano. Egli udì da esso imperadore rinfacciar all’ambasciadore di Francia che Francesco gli avesse proposto di calare in Italia, e, svelto il dominio pontifizio, spartirsela.
172.Del Navagero sono importanti le relazioni che mandava, stando ambasciadore a Carlo V nel 1524; e un compendio ne diede Emanuele Cicogna inSan Martino di Murano. Egli udì da esso imperadore rinfacciar all’ambasciadore di Francia che Francesco gli avesse proposto di calare in Italia, e, svelto il dominio pontifizio, spartirsela.
173.Il decreto del Consiglio dei Dieci al 26 settembre 1530, dopo le generalità sull’importanza della storia e lodi al Bembo, «le cui opere latine si leggono per tutta Italia e cristianità con somma ammirazione ed estimazione», gli affida la custodia della biblioteca Nicena, e la continuazione delle deche sabelliche. «E perchè gli sarà necessario, per legger le lettere e i libri nella cancellarla nostra, dove avrà ad informarsi di detta istoria, venir a star in questa nostra città, però per segno di gratificazione verso la sua persona, e non per premio alcuno, sia preso che gli siano dati ogni anno ducati sessanta per pagar l’affitto d’una casa». LaStoria venezianadel Bembo in italiano fu stampata con moltissime correzioni, non solo per le cose, ma per lo stile, le parole e il periodo. Non se ne conosce il colpevole, ma certo la cosa fu discussa, e monsignor Della Casa scrivevane al Gualteruzzi, erede dei manoscritti del Bembo, che «sebbene vi fossero alcune parole e modi antichi, o fors’anco tutta la frase fosse un poco affettata, secondo il giudizio di alcuno, o ancora secondo il giudizio comune», nessun però avrebbe voluto mettere il proprio giudizio avanti a quel di esso Bembo, il quale, «essendogli stato detto questo che si dice ora dell’affettazione delle sue scritture vulgari in prosa, non avea però mai voluto mutare quello stile, reputandolo degno e grave e non antico e affettato».L’originale autografo fu trovato nell’archivio dei Dieci, e da questi mandato, il 1788, alla biblioteca Marciana, dove ora si trova, e sul quale il Morelli, per stimolo del procuratore Francesco Pesaro, fece la bella edizione del 1790. Riferiremo il principio, sì per saggio dello stile che gli accademici lodano, sì per le asserzioni che contiene: — I fatti e le cose della città di Vinegia patria mia, le quali in tempo di quarantaquattro anni avvenute e state sono, io a scrivere incomincio, non di mio volere e giudicio, o pure perchè a me giovi e piaccia di così fare; ma da uno quasi fato sospinto, o almen caso, che così portato ha che io faccia. Perciocchè, morto nell’ambascieria di Francia M. Andrea Navajero, a cui questa cura era stata data per lo addietro; essendo io stato richiesto per decreto del Consiglio delli Diece, che, posciachè egli morendosi avea fatto ardere i suoi scritti, io in quella stessa bisogna alla città ciò da me chiedente non mancassi; vergognandomi di ricusare, a questa così varia e molteplice e, come nel vero dire posso, sommamente faticosa scrittura mi son postonell’anno della mia vita sessantesimo: di maniera che, se la richiesta pubblicamente fattami stata non fosse, giustamente potrei ripreso essere dagli uomini dello avere avuto ardire in questa età di sottopormi a cotanto peso».Sebbene dovesse comprendere quarantaquattro anni, non va che dal 1467 al 1512.
173.Il decreto del Consiglio dei Dieci al 26 settembre 1530, dopo le generalità sull’importanza della storia e lodi al Bembo, «le cui opere latine si leggono per tutta Italia e cristianità con somma ammirazione ed estimazione», gli affida la custodia della biblioteca Nicena, e la continuazione delle deche sabelliche. «E perchè gli sarà necessario, per legger le lettere e i libri nella cancellarla nostra, dove avrà ad informarsi di detta istoria, venir a star in questa nostra città, però per segno di gratificazione verso la sua persona, e non per premio alcuno, sia preso che gli siano dati ogni anno ducati sessanta per pagar l’affitto d’una casa». LaStoria venezianadel Bembo in italiano fu stampata con moltissime correzioni, non solo per le cose, ma per lo stile, le parole e il periodo. Non se ne conosce il colpevole, ma certo la cosa fu discussa, e monsignor Della Casa scrivevane al Gualteruzzi, erede dei manoscritti del Bembo, che «sebbene vi fossero alcune parole e modi antichi, o fors’anco tutta la frase fosse un poco affettata, secondo il giudizio di alcuno, o ancora secondo il giudizio comune», nessun però avrebbe voluto mettere il proprio giudizio avanti a quel di esso Bembo, il quale, «essendogli stato detto questo che si dice ora dell’affettazione delle sue scritture vulgari in prosa, non avea però mai voluto mutare quello stile, reputandolo degno e grave e non antico e affettato».
L’originale autografo fu trovato nell’archivio dei Dieci, e da questi mandato, il 1788, alla biblioteca Marciana, dove ora si trova, e sul quale il Morelli, per stimolo del procuratore Francesco Pesaro, fece la bella edizione del 1790. Riferiremo il principio, sì per saggio dello stile che gli accademici lodano, sì per le asserzioni che contiene: — I fatti e le cose della città di Vinegia patria mia, le quali in tempo di quarantaquattro anni avvenute e state sono, io a scrivere incomincio, non di mio volere e giudicio, o pure perchè a me giovi e piaccia di così fare; ma da uno quasi fato sospinto, o almen caso, che così portato ha che io faccia. Perciocchè, morto nell’ambascieria di Francia M. Andrea Navajero, a cui questa cura era stata data per lo addietro; essendo io stato richiesto per decreto del Consiglio delli Diece, che, posciachè egli morendosi avea fatto ardere i suoi scritti, io in quella stessa bisogna alla città ciò da me chiedente non mancassi; vergognandomi di ricusare, a questa così varia e molteplice e, come nel vero dire posso, sommamente faticosa scrittura mi son postonell’anno della mia vita sessantesimo: di maniera che, se la richiesta pubblicamente fattami stata non fosse, giustamente potrei ripreso essere dagli uomini dello avere avuto ardire in questa età di sottopormi a cotanto peso».
Sebbene dovesse comprendere quarantaquattro anni, non va che dal 1467 al 1512.
174.Nelle lettere dice: — Quanto alla vita e costumi, fo maggior professione di sincerità e di modestia, che di dottrina e di lettera». E nella storia, lib.II:Equidem non is ego sum qui cujuspiam gratiam eorum qui vivent aucapari studeam; homo recondita natura, et satis cognita fide.
174.Nelle lettere dice: — Quanto alla vita e costumi, fo maggior professione di sincerità e di modestia, che di dottrina e di lettera». E nella storia, lib.II:Equidem non is ego sum qui cujuspiam gratiam eorum qui vivent aucapari studeam; homo recondita natura, et satis cognita fide.
175.Lettera del 1º ottobre 1497.
175.Lettera del 1º ottobre 1497.
176.Delle moltissime storie municipali accenneremo soltanto, per Padova Bernardino Scardeone; per Rovigo Andrea Nicolio; per Treviso il Bonifacio e il Burchelati; per Verona il Rizzoni, il Corte, il Saraina; per Ferrara il Baruffaldi; per Brescia il Cavriolo; per Bergamo il Bellafini e Gian Grisostomo Zanchi (De Orobiorum sive Cenomanorum origine, Venezia 1531), che esalta la sua patria, come allora si facea, con esagerate opinioni, impugnategli da Gaudenzio Merula novarese e da Bonaventura Castiglioni milanese, i quali trattarono de’ Galli Cisalpini, e che, al pari d’Ottavio Ferrari da Milano, conobbero le falsità di Annio da Viterbo; per Crema Alemanio Finio; per Belluno il Piloni e il Doglioni; per Feltre il Dalcorno; per Vicenza il Maccà, il Barbarano, il Castellini; pel Friuli Giovanni Candido; per Ferrara Pellegrino Prisciani, Gasparo Sardi, Cintio Giraldi; e Girolamo Falletti e il Pigna specialmente per la casa d’Este; per Milano l’Alciati, il Merula, il Bescapè, il Morigia, oltre le cronache del Cagnola, del Burigozzo, del Prato; Antonio Campi per Cremona; Benedetto Giovio e Francesco Muralto per Como: l’Equicola per Mantova; il valente medico Girolamo Rossi per Ravenna; per Bologna l’Alberti, il Sigonio, Achille Bocchi, il Ghirardacci; il Maurolìco e il Fazello per la Sicilia. Benvenuto da San Giorgio conte di Biandrate fece una storia latina del Monferrato, esatta, e giovandosi degli archivj che ebbe a disposizione. Un discorso di don Vincenzo Borghini sulla storia fiorentina è irto d’erudizione.
176.Delle moltissime storie municipali accenneremo soltanto, per Padova Bernardino Scardeone; per Rovigo Andrea Nicolio; per Treviso il Bonifacio e il Burchelati; per Verona il Rizzoni, il Corte, il Saraina; per Ferrara il Baruffaldi; per Brescia il Cavriolo; per Bergamo il Bellafini e Gian Grisostomo Zanchi (De Orobiorum sive Cenomanorum origine, Venezia 1531), che esalta la sua patria, come allora si facea, con esagerate opinioni, impugnategli da Gaudenzio Merula novarese e da Bonaventura Castiglioni milanese, i quali trattarono de’ Galli Cisalpini, e che, al pari d’Ottavio Ferrari da Milano, conobbero le falsità di Annio da Viterbo; per Crema Alemanio Finio; per Belluno il Piloni e il Doglioni; per Feltre il Dalcorno; per Vicenza il Maccà, il Barbarano, il Castellini; pel Friuli Giovanni Candido; per Ferrara Pellegrino Prisciani, Gasparo Sardi, Cintio Giraldi; e Girolamo Falletti e il Pigna specialmente per la casa d’Este; per Milano l’Alciati, il Merula, il Bescapè, il Morigia, oltre le cronache del Cagnola, del Burigozzo, del Prato; Antonio Campi per Cremona; Benedetto Giovio e Francesco Muralto per Como: l’Equicola per Mantova; il valente medico Girolamo Rossi per Ravenna; per Bologna l’Alberti, il Sigonio, Achille Bocchi, il Ghirardacci; il Maurolìco e il Fazello per la Sicilia. Benvenuto da San Giorgio conte di Biandrate fece una storia latina del Monferrato, esatta, e giovandosi degli archivj che ebbe a disposizione. Un discorso di don Vincenzo Borghini sulla storia fiorentina è irto d’erudizione.
177.Aggiungiamo Giorgio Florio, professore di retorica a Milano, che stese in sei libri le guerre di Luigi XII e Carlo VIII, propenso ai Francesi; e Biagio Buonaccorsi fiorentino, che fece un arido diario dal 1498 al 1512.
177.Aggiungiamo Giorgio Florio, professore di retorica a Milano, che stese in sei libri le guerre di Luigi XII e Carlo VIII, propenso ai Francesi; e Biagio Buonaccorsi fiorentino, che fece un arido diario dal 1498 al 1512.
178.Lettera del cardinal Bibiena in quelle diPrincipi a Principi.
178.Lettera del cardinal Bibiena in quelle diPrincipi a Principi.
179.Li raccogliamo da Francesco Muralto, che di que’ giorni scriveva una cronaca rimasta manoscritta. Se ne trovano pure notizie inRoscoe,Vita di Leon X, vol. 7, ediz. di Milano.La guerra contro i Turchi fu sempre soggetto di esortazioni popolari in prosa e in versi. A tacere le composizioni di letterati, abbiamo del 1480 poesie vulgari, di foggia bizzarra, fra cui scegliamo questo sonetto:Surgite, eamus, dixe el bon Jesù,Ecce appropinquatchi trader me de’:Surgite et vos, signor, principi, reChe Juda è in l’orto, non dormite più.Non potuistis vigilare.Or sùPigliate l’arme in man ch’el tempo n’è.O stulti et tardi, non vedete cheSe non ve unite insieme, tristi vu?Guardate Jove che a Saturno vaPer farne in breve tempo sentir ciòChe tante lingue han predicato già.Surgiteadunchead quid: ma per che noChe con prudenzia l’omo savio faBus... il ciel e Dio pentir si po.IlDiarium parmense, manoscritto nella biblioteca di Parma, reca pure una lamentanza assai lunga:Italia sono, misera chiamata,Con le man zonte a lacrimosi occhi.Pietà ve prenda, o falsa brigata,Prima che Dio la punizione scocchi.Ecco ver nui la turchesca armata:Deh mirate un po i miei lacrimosi occhi!Pietà ve prenda legger mio lamento,Forse farete alcun provvedimento...Italia sono, e il rimembrar m’accora,Che cresce el mondo quanto intorno cigne;Oh quante glorie digneN’ebbi a’ miei tempi e trionfali onori!...Io prego Iddio che l’intelletto allumeA vui, crudeli e falsi Italiani,Che sete come caniDi rabbia e di venen calcati e colmi...A te mi volgo, o papa Sisto,Che tieni in mano le divine chiavi...Lassa li cibi e le oziose piume,I stati altrui per darne a chi m’intende;A questa impresa attende,Lassando le avarizie e pompe false.La ricca dote a Costantin che valseLassare a voi, pastor, se ’l cristianesimoFia dal paganesimoCon gran dispregio vinto e con dolore?...Regina del gran mar donna VinetiaChe tien l’insegna del beato Marco,Che hai avuto il carcoGran tempo a contrastar con tal genìa,Qui mostrarai tua gran vigoriaSpiegando le toe belle insegne ornate.E passati in rivista gli stranieri e i potentati italiani, ripiglia:Non so in qual parte più mi valga el dire;Sento mancar la voce a mezzo el petto...A mio soccorso l’un l’altro riguarda,E tal ne ride sotto i falsi panniChe sentirà gli affanni,Non è gran tempo ben che non sel creda.
179.Li raccogliamo da Francesco Muralto, che di que’ giorni scriveva una cronaca rimasta manoscritta. Se ne trovano pure notizie inRoscoe,Vita di Leon X, vol. 7, ediz. di Milano.
La guerra contro i Turchi fu sempre soggetto di esortazioni popolari in prosa e in versi. A tacere le composizioni di letterati, abbiamo del 1480 poesie vulgari, di foggia bizzarra, fra cui scegliamo questo sonetto:
Surgite, eamus, dixe el bon Jesù,Ecce appropinquatchi trader me de’:Surgite et vos, signor, principi, reChe Juda è in l’orto, non dormite più.Non potuistis vigilare.Or sùPigliate l’arme in man ch’el tempo n’è.O stulti et tardi, non vedete cheSe non ve unite insieme, tristi vu?Guardate Jove che a Saturno vaPer farne in breve tempo sentir ciòChe tante lingue han predicato già.Surgiteadunchead quid: ma per che noChe con prudenzia l’omo savio faBus... il ciel e Dio pentir si po.
Surgite, eamus, dixe el bon Jesù,Ecce appropinquatchi trader me de’:Surgite et vos, signor, principi, reChe Juda è in l’orto, non dormite più.Non potuistis vigilare.Or sùPigliate l’arme in man ch’el tempo n’è.O stulti et tardi, non vedete cheSe non ve unite insieme, tristi vu?Guardate Jove che a Saturno vaPer farne in breve tempo sentir ciòChe tante lingue han predicato già.Surgiteadunchead quid: ma per che noChe con prudenzia l’omo savio faBus... il ciel e Dio pentir si po.
Surgite, eamus, dixe el bon Jesù,
Ecce appropinquatchi trader me de’:
Surgite et vos, signor, principi, re
Che Juda è in l’orto, non dormite più.
Non potuistis vigilare.Or sù
Pigliate l’arme in man ch’el tempo n’è.
O stulti et tardi, non vedete che
Se non ve unite insieme, tristi vu?
Guardate Jove che a Saturno va
Per farne in breve tempo sentir ciò
Che tante lingue han predicato già.
Surgiteadunchead quid: ma per che no
Che con prudenzia l’omo savio fa
Bus... il ciel e Dio pentir si po.
IlDiarium parmense, manoscritto nella biblioteca di Parma, reca pure una lamentanza assai lunga:
Italia sono, misera chiamata,Con le man zonte a lacrimosi occhi.Pietà ve prenda, o falsa brigata,Prima che Dio la punizione scocchi.Ecco ver nui la turchesca armata:Deh mirate un po i miei lacrimosi occhi!Pietà ve prenda legger mio lamento,Forse farete alcun provvedimento...Italia sono, e il rimembrar m’accora,Che cresce el mondo quanto intorno cigne;Oh quante glorie digneN’ebbi a’ miei tempi e trionfali onori!...Io prego Iddio che l’intelletto allumeA vui, crudeli e falsi Italiani,Che sete come caniDi rabbia e di venen calcati e colmi...A te mi volgo, o papa Sisto,Che tieni in mano le divine chiavi...Lassa li cibi e le oziose piume,I stati altrui per darne a chi m’intende;A questa impresa attende,Lassando le avarizie e pompe false.La ricca dote a Costantin che valseLassare a voi, pastor, se ’l cristianesimoFia dal paganesimoCon gran dispregio vinto e con dolore?...Regina del gran mar donna VinetiaChe tien l’insegna del beato Marco,Che hai avuto il carcoGran tempo a contrastar con tal genìa,Qui mostrarai tua gran vigoriaSpiegando le toe belle insegne ornate.
Italia sono, misera chiamata,Con le man zonte a lacrimosi occhi.Pietà ve prenda, o falsa brigata,Prima che Dio la punizione scocchi.Ecco ver nui la turchesca armata:Deh mirate un po i miei lacrimosi occhi!Pietà ve prenda legger mio lamento,Forse farete alcun provvedimento...Italia sono, e il rimembrar m’accora,Che cresce el mondo quanto intorno cigne;Oh quante glorie digneN’ebbi a’ miei tempi e trionfali onori!...Io prego Iddio che l’intelletto allumeA vui, crudeli e falsi Italiani,Che sete come caniDi rabbia e di venen calcati e colmi...A te mi volgo, o papa Sisto,Che tieni in mano le divine chiavi...Lassa li cibi e le oziose piume,I stati altrui per darne a chi m’intende;A questa impresa attende,Lassando le avarizie e pompe false.La ricca dote a Costantin che valseLassare a voi, pastor, se ’l cristianesimoFia dal paganesimoCon gran dispregio vinto e con dolore?...Regina del gran mar donna VinetiaChe tien l’insegna del beato Marco,Che hai avuto il carcoGran tempo a contrastar con tal genìa,Qui mostrarai tua gran vigoriaSpiegando le toe belle insegne ornate.
Italia sono, misera chiamata,
Con le man zonte a lacrimosi occhi.
Pietà ve prenda, o falsa brigata,
Prima che Dio la punizione scocchi.
Ecco ver nui la turchesca armata:
Deh mirate un po i miei lacrimosi occhi!
Pietà ve prenda legger mio lamento,
Forse farete alcun provvedimento...
Italia sono, e il rimembrar m’accora,
Che cresce el mondo quanto intorno cigne;
Oh quante glorie digne
N’ebbi a’ miei tempi e trionfali onori!...
Io prego Iddio che l’intelletto allume
A vui, crudeli e falsi Italiani,
Che sete come cani
Di rabbia e di venen calcati e colmi...
A te mi volgo, o papa Sisto,
Che tieni in mano le divine chiavi...
Lassa li cibi e le oziose piume,
I stati altrui per darne a chi m’intende;
A questa impresa attende,
Lassando le avarizie e pompe false.
La ricca dote a Costantin che valse
Lassare a voi, pastor, se ’l cristianesimo
Fia dal paganesimo
Con gran dispregio vinto e con dolore?...
Regina del gran mar donna Vinetia
Che tien l’insegna del beato Marco,
Che hai avuto il carco
Gran tempo a contrastar con tal genìa,
Qui mostrarai tua gran vigoria
Spiegando le toe belle insegne ornate.
E passati in rivista gli stranieri e i potentati italiani, ripiglia:
Non so in qual parte più mi valga el dire;Sento mancar la voce a mezzo el petto...A mio soccorso l’un l’altro riguarda,E tal ne ride sotto i falsi panniChe sentirà gli affanni,Non è gran tempo ben che non sel creda.
Non so in qual parte più mi valga el dire;Sento mancar la voce a mezzo el petto...A mio soccorso l’un l’altro riguarda,E tal ne ride sotto i falsi panniChe sentirà gli affanni,Non è gran tempo ben che non sel creda.
Non so in qual parte più mi valga el dire;
Sento mancar la voce a mezzo el petto...
A mio soccorso l’un l’altro riguarda,
E tal ne ride sotto i falsi panni
Che sentirà gli affanni,
Non è gran tempo ben che non sel creda.
180.Ecco un’altra delle famiglie magnanime, di cui noi raccogliamo le ricordanze, aspettando si faccia una storia delle famiglie, per tutt’altro che per vanità di genealogie. Bartolomeo Colleone ne adottò tre della famiglia bergamasca, i quali seco combatterono alla Ricardina, e ne ereditarono l’amore delle arti, delle quali furono patroni a Brescia e a Bergamo; e non meno pii che eroici, vi favorirono il movimento religioso, iniziato da Bernardino di Siena, poi sospinto dal concilio di Trento, e pel quale sorsero tante chiese e conventi.
180.Ecco un’altra delle famiglie magnanime, di cui noi raccogliamo le ricordanze, aspettando si faccia una storia delle famiglie, per tutt’altro che per vanità di genealogie. Bartolomeo Colleone ne adottò tre della famiglia bergamasca, i quali seco combatterono alla Ricardina, e ne ereditarono l’amore delle arti, delle quali furono patroni a Brescia e a Bergamo; e non meno pii che eroici, vi favorirono il movimento religioso, iniziato da Bernardino di Siena, poi sospinto dal concilio di Trento, e pel quale sorsero tante chiese e conventi.
181.Gli Spagnuoli, quando andavano a conquistare un paese in America, facevano una intimazione, nella quale si raccontava ai selvaggi qualmente tutti gli uomini fossero nati da un solo, poi dispersi e moltiplicati, e — Dio ne affidò la condotta a Pietro, costituendolo capo e sovrano di tutta la stirpe umana, acciocchè dovunque nascano e in qualunque credenza vivano, a lui obbediscano; sottopose tutto il mondo alla giurisdizione di lui, e gli ordinò di piantar sua sede in Roma; gli ha dato podestà di stabilire l’autorità sua su tutte le altre parti del mondo, e governare e giudicare tutti i Cristiani, Mori, Ebrei, Gentili, e di qualunque setta; vien chiamato papa, che vuol direammirabile, gran padre, tutore... Quest’uso dura tuttavia, e durerà sino alla fine dei secoli».
181.Gli Spagnuoli, quando andavano a conquistare un paese in America, facevano una intimazione, nella quale si raccontava ai selvaggi qualmente tutti gli uomini fossero nati da un solo, poi dispersi e moltiplicati, e — Dio ne affidò la condotta a Pietro, costituendolo capo e sovrano di tutta la stirpe umana, acciocchè dovunque nascano e in qualunque credenza vivano, a lui obbediscano; sottopose tutto il mondo alla giurisdizione di lui, e gli ordinò di piantar sua sede in Roma; gli ha dato podestà di stabilire l’autorità sua su tutte le altre parti del mondo, e governare e giudicare tutti i Cristiani, Mori, Ebrei, Gentili, e di qualunque setta; vien chiamato papa, che vuol direammirabile, gran padre, tutore... Quest’uso dura tuttavia, e durerà sino alla fine dei secoli».
182.Raynaldi, al 1488 7 aprile, § 21.
182.Raynaldi, al 1488 7 aprile, § 21.
183.Cibrario,Istituzioni della monarchia di Savoja, pag. 127.
183.Cibrario,Istituzioni della monarchia di Savoja, pag. 127.
184.Sermone per laVdomenica di quaresima.
184.Sermone per laVdomenica di quaresima.
185.Landi,Paradossi.
185.Landi,Paradossi.
186.A Lione 1502, 1505, 1507, 1536, 1571, 1573, 1577, 1594; a Agen 1508, 1510, 1514, 1578; a Parigi 1518, 1521; ad Argentina e Rouen 1515; a Brescia 1521; a Venezia 1585.
186.A Lione 1502, 1505, 1507, 1536, 1571, 1573, 1577, 1594; a Agen 1508, 1510, 1514, 1578; a Parigi 1518, 1521; ad Argentina e Rouen 1515; a Brescia 1521; a Venezia 1585.
187.Uno diceva: — Voi mi chiedete, fratelli carissimi, come si vada in paradiso. Le campane del monastero ve l’insegnano col loro suono; dan-do, dan-do, dan-do».
187.Uno diceva: — Voi mi chiedete, fratelli carissimi, come si vada in paradiso. Le campane del monastero ve l’insegnano col loro suono; dan-do, dan-do, dan-do».
188.Muratori,Annali d’Italiaa quell’anno.
188.Muratori,Annali d’Italiaa quell’anno.
189.Ammirato il Giovane racconta che, nel 1431, a Firenze venne un cavaliere gerosolimitano con un Minorita; e quegli annunziava aver dal papa autorità somma per assolvere dalla dannazione: questi stava a banco nelle chiese a scrivere e sigillar le lettere delle indulgenze e assoluzionidi colpa e di pena, dispensando in arduissimi casi chi portava non solo denari, ma vesti e panni. I senatori, dubitandone, vollero vedere l’autorità del cavaliere, e la trovarono minore di quella che annunziava; onde gli proibirono di passar più avanti, ne scrissero al papa, e crebberole pene contro a simil gentaccia.
189.Ammirato il Giovane racconta che, nel 1431, a Firenze venne un cavaliere gerosolimitano con un Minorita; e quegli annunziava aver dal papa autorità somma per assolvere dalla dannazione: questi stava a banco nelle chiese a scrivere e sigillar le lettere delle indulgenze e assoluzionidi colpa e di pena, dispensando in arduissimi casi chi portava non solo denari, ma vesti e panni. I senatori, dubitandone, vollero vedere l’autorità del cavaliere, e la trovarono minore di quella che annunziava; onde gli proibirono di passar più avanti, ne scrissero al papa, e crebberole pene contro a simil gentaccia.
190.Jacopo delle Marche Minorita, predicando a Brescia il 1462, affermò che il sangue da Gesù Cristo versato nella sua passione era separato dalla divinità, e perciò non gli si doveva l’adorazione. Se ne levò tanto rumore, che Pio II volle fosse messo in disputa alla sua presenza da celebri teologi: i quali si bilanciarono in modo, che esso papa non potè se non imporre silenzio su tal quistione.Non saprei che eretici fosser quelli che dalla Francia e dalla Lombardia si erano ricoverati fra i monti della Valtellina, e alla cui conversione andò il beato Andrea Grego da Peschiera, domenicano del convento di San Marco in Firenze, dimorando quarantacinque anni fra pastori e carbonaj (-1455).
190.Jacopo delle Marche Minorita, predicando a Brescia il 1462, affermò che il sangue da Gesù Cristo versato nella sua passione era separato dalla divinità, e perciò non gli si doveva l’adorazione. Se ne levò tanto rumore, che Pio II volle fosse messo in disputa alla sua presenza da celebri teologi: i quali si bilanciarono in modo, che esso papa non potè se non imporre silenzio su tal quistione.
Non saprei che eretici fosser quelli che dalla Francia e dalla Lombardia si erano ricoverati fra i monti della Valtellina, e alla cui conversione andò il beato Andrea Grego da Peschiera, domenicano del convento di San Marco in Firenze, dimorando quarantacinque anni fra pastori e carbonaj (-1455).
191.Nella vita di sant’Antonino scritta dal Vespasiano, edita dal Maj nelloSpicilegium romanum, leggo: — Giunto a Roma, dal pontefice fu molto onorato e da tutta la corte di Roma; e contro a molti che dicono i prelati usare le pompe per essere stimati, giunto a Roma con una cappa da semplice frate, con un mulettino vile, con poca famiglia, era in tanta reputazione, che non andava per Roma in luogo ignoto, che quando passava per la via non s’inginocchiasse ognuno a onorarlo: assai più onorato era lui che i prelati con le belle mule e con gli ornamenti dei cavalli e famigli».Sebbene alcuni mi accusino dell’opposto, io credo mi si farà colpa di non avere tenuto conto di tutti i pii e i santi italiani. In realtà, questo è un nuovo punto d’aspetto della storia nostra, e deve importare l’osservare coloro, almen quanto il Borgia e l’Aretino. E bene il Rohrbacher, nel lib.LXXIXdellaHistoire universelle de l’Église catholique(Parigi 1851), dopo enumerati i moltissimi Santi della metà del 1300, conchiude:On le voit; l’Italie était un paradis terrestre dont le ciel paraissait sillonné de nuages et d’éclairs en tout sens, mais dont le sol produisait les plus belles fleurs, les plus beaux fruits, et pour le temps et pour l’éternité. Il y a des voyageurs d’histoire, qui n’aperçoivent et ne signalent que ces éclairs et ces nuages. Autant vaudrait dire que le printemps est la triste saison où les hannetons bourdonnent, où les grenouilles coassent, où les chenilles rongent les arbres, où la vermine foisonne partout.
191.Nella vita di sant’Antonino scritta dal Vespasiano, edita dal Maj nelloSpicilegium romanum, leggo: — Giunto a Roma, dal pontefice fu molto onorato e da tutta la corte di Roma; e contro a molti che dicono i prelati usare le pompe per essere stimati, giunto a Roma con una cappa da semplice frate, con un mulettino vile, con poca famiglia, era in tanta reputazione, che non andava per Roma in luogo ignoto, che quando passava per la via non s’inginocchiasse ognuno a onorarlo: assai più onorato era lui che i prelati con le belle mule e con gli ornamenti dei cavalli e famigli».
Sebbene alcuni mi accusino dell’opposto, io credo mi si farà colpa di non avere tenuto conto di tutti i pii e i santi italiani. In realtà, questo è un nuovo punto d’aspetto della storia nostra, e deve importare l’osservare coloro, almen quanto il Borgia e l’Aretino. E bene il Rohrbacher, nel lib.LXXIXdellaHistoire universelle de l’Église catholique(Parigi 1851), dopo enumerati i moltissimi Santi della metà del 1300, conchiude:On le voit; l’Italie était un paradis terrestre dont le ciel paraissait sillonné de nuages et d’éclairs en tout sens, mais dont le sol produisait les plus belles fleurs, les plus beaux fruits, et pour le temps et pour l’éternité. Il y a des voyageurs d’histoire, qui n’aperçoivent et ne signalent que ces éclairs et ces nuages. Autant vaudrait dire que le printemps est la triste saison où les hannetons bourdonnent, où les grenouilles coassent, où les chenilles rongent les arbres, où la vermine foisonne partout.
192.Vita Leonis X.
192.Vita Leonis X.
193.Dedica del Giamblico e proemio al Proclo. Qui alcuno aspetterà ch’io metta anche i lamenti del Poliziano pel tempo buttato via nel dir l’uffizio, riportati dal Bayle e copiati da tanti. Ebbene, tutt’al contrario, nell’epistola 9 del libroIIa Donato, egli si querela che le frequenti visite lo obblighino a interrompere sin l’uffizio:Adeo mihi nullus inter hæc scribendi restat aut commutandi locus, ut ipsum quoque horarium sacerdotis officium pene,quod vix expiabile credo, minutatim concedatur.È però vero che, scrivendo a Lorenzo de’ Medici il 6 aprile 1479, si lagna che la madre facesse leggere al figlio Giovanni i salmi, a preferenza de’ nostri libri:Transtulit jam illum mater, id quod equidem non probavi, ad psalterii lectionem, atque a nobis abduxit. Son note le poesie lubriche del Poliziano, e le oscenità di Giovian Pontano, del Landino, del Poggio, del Filelfo, e l’Ermafroditodel Panormita, che dirigendolo a un suo amico, lo dicevalibellum equidem lascivum, sed ea lascivia, qua summi oratores, sanctissimi poetæ, gravissimi philosophi, viri continentes et christiani præluxere.
193.Dedica del Giamblico e proemio al Proclo. Qui alcuno aspetterà ch’io metta anche i lamenti del Poliziano pel tempo buttato via nel dir l’uffizio, riportati dal Bayle e copiati da tanti. Ebbene, tutt’al contrario, nell’epistola 9 del libroIIa Donato, egli si querela che le frequenti visite lo obblighino a interrompere sin l’uffizio:Adeo mihi nullus inter hæc scribendi restat aut commutandi locus, ut ipsum quoque horarium sacerdotis officium pene,quod vix expiabile credo, minutatim concedatur.
È però vero che, scrivendo a Lorenzo de’ Medici il 6 aprile 1479, si lagna che la madre facesse leggere al figlio Giovanni i salmi, a preferenza de’ nostri libri:Transtulit jam illum mater, id quod equidem non probavi, ad psalterii lectionem, atque a nobis abduxit. Son note le poesie lubriche del Poliziano, e le oscenità di Giovian Pontano, del Landino, del Poggio, del Filelfo, e l’Ermafroditodel Panormita, che dirigendolo a un suo amico, lo dicevalibellum equidem lascivum, sed ea lascivia, qua summi oratores, sanctissimi poetæ, gravissimi philosophi, viri continentes et christiani præluxere.
194.Te colimus, tibi serta damus, tibi thura, tibi arasEt tibi rite sacrum semper dicemus honorem.Nos aspice præsens,Pectoribusque tuos castis infunde caloresAdveniens pater, atque animis te te insere nostris.Multis comitantibus heros — immobilis heros orabat — curis confectus tristibus heros — ipse etiam(il cattivo ladrone)verbis morientem heroa superbis stringebat.
194.
Te colimus, tibi serta damus, tibi thura, tibi arasEt tibi rite sacrum semper dicemus honorem.Nos aspice præsens,Pectoribusque tuos castis infunde caloresAdveniens pater, atque animis te te insere nostris.
Te colimus, tibi serta damus, tibi thura, tibi arasEt tibi rite sacrum semper dicemus honorem.Nos aspice præsens,Pectoribusque tuos castis infunde caloresAdveniens pater, atque animis te te insere nostris.
Te colimus, tibi serta damus, tibi thura, tibi aras
Et tibi rite sacrum semper dicemus honorem.
Nos aspice præsens,
Pectoribusque tuos castis infunde calores
Adveniens pater, atque animis te te insere nostris.
Multis comitantibus heros — immobilis heros orabat — curis confectus tristibus heros — ipse etiam(il cattivo ladrone)verbis morientem heroa superbis stringebat.
195.E s’io potessi un dì per venturaQueste due luci desiose in leiFermar quant’io vorrei,Su nel cielo non è spirto beatoCon ch’io cangiassi il mio felice stato.
195.
E s’io potessi un dì per venturaQueste due luci desiose in leiFermar quant’io vorrei,Su nel cielo non è spirto beatoCon ch’io cangiassi il mio felice stato.
E s’io potessi un dì per venturaQueste due luci desiose in leiFermar quant’io vorrei,Su nel cielo non è spirto beatoCon ch’io cangiassi il mio felice stato.
E s’io potessi un dì per ventura
Queste due luci desiose in lei
Fermar quant’io vorrei,
Su nel cielo non è spirto beato
Con ch’io cangiassi il mio felice stato.
196.Omitte has nugas, non enim decent gravem virum tales ineptiæ.
196.Omitte has nugas, non enim decent gravem virum tales ineptiæ.
197.Quæ pietas, Beroalde, fuit tua, credere verum estCarmina nunc cœli te canere ad cytharam.
197.
Quæ pietas, Beroalde, fuit tua, credere verum estCarmina nunc cœli te canere ad cytharam.
Quæ pietas, Beroalde, fuit tua, credere verum estCarmina nunc cœli te canere ad cytharam.
Quæ pietas, Beroalde, fuit tua, credere verum est
Carmina nunc cœli te canere ad cytharam.
198.Accesserat et Bibienæ cardinalis ingenium, cum ad arduas res tractandas peraore, tum maxime ad movendos jocos accommodatum. Poeticæ enim et etruscæ linguæ studiosus, comœdias multo sale multisque facetiis refertas componebat, ingenuos juvenes ad histrionicam hortabatur, et scenas in Vaticano spatiosis in conclavibus instituebat. Propterea, quum forte Calandram a mollibus argutisque leporibus perjucundam... per nobiles comœdos agere statuisset, precibus impetravit ut ipse pontifex e conspicuo loco despectaret. Erat enim Bibiena mirus artifex hominibus ætate vel professione gravibus ad insaniam impellendis, quo genere hominum pontifex adeo oblectabatur, ut laudando, ac mira eis persuadendo donandoque, plures ex stolidis stultissimos et maxime ridiculos efficere consuevisset.Giovio.
198.Accesserat et Bibienæ cardinalis ingenium, cum ad arduas res tractandas peraore, tum maxime ad movendos jocos accommodatum. Poeticæ enim et etruscæ linguæ studiosus, comœdias multo sale multisque facetiis refertas componebat, ingenuos juvenes ad histrionicam hortabatur, et scenas in Vaticano spatiosis in conclavibus instituebat. Propterea, quum forte Calandram a mollibus argutisque leporibus perjucundam... per nobiles comœdos agere statuisset, precibus impetravit ut ipse pontifex e conspicuo loco despectaret. Erat enim Bibiena mirus artifex hominibus ætate vel professione gravibus ad insaniam impellendis, quo genere hominum pontifex adeo oblectabatur, ut laudando, ac mira eis persuadendo donandoque, plures ex stolidis stultissimos et maxime ridiculos efficere consuevisset.Giovio.
199.Lett. di Principi a Principi,I. 16.
199.Lett. di Principi a Principi,I. 16.
200.Gemistio Giorgio, che poi trasformò il suo nome in Pletone, nato a Costantinopoli verso il 1355 e morto il 1452, stabilito a Misitra, dov’ebbe scolaro il Bessarione, cercò distorre dall’unir la Chiesa greca colla latina, e lo fece anche nel concilio di Firenze a cui intervenne. Quivi trovò il platonismo già rinato, e contribuì a diffonderlo, misto a fantasie pagane tolte dai Neoplatonici. Diè fuori unSunto dei dogmi di Zoroastro e Pitagora, esposizione fatta con arte perchè non desse ombra agli eterodossi quel suo opporre la teologia gentile alla ecclesiastica. La contraddizione del famoso patriarca Gennadio nol lasciò proseguire nel suo apostolato, e restò inedito il suoTrattato delle leggi, del quale molta parte fu stampata nel 1858 da M. Alexandre dell’Istituto a Parigi. È una vera apologia del politeismo, combinandone i dogmi per adattarli a un sistema filosofico regolare; vi si trovano l’esposizione dei dogmi, l’organamento della nuova società pagana, le leggi sue, il culto, le feste, gl’inni e le preci per ciascun Dio. Insomma appare degno maestro di quel Pomponio Leto, che davanti ai papi professava di voler distruggere l’opera di Gesù Cristo.
200.Gemistio Giorgio, che poi trasformò il suo nome in Pletone, nato a Costantinopoli verso il 1355 e morto il 1452, stabilito a Misitra, dov’ebbe scolaro il Bessarione, cercò distorre dall’unir la Chiesa greca colla latina, e lo fece anche nel concilio di Firenze a cui intervenne. Quivi trovò il platonismo già rinato, e contribuì a diffonderlo, misto a fantasie pagane tolte dai Neoplatonici. Diè fuori unSunto dei dogmi di Zoroastro e Pitagora, esposizione fatta con arte perchè non desse ombra agli eterodossi quel suo opporre la teologia gentile alla ecclesiastica. La contraddizione del famoso patriarca Gennadio nol lasciò proseguire nel suo apostolato, e restò inedito il suoTrattato delle leggi, del quale molta parte fu stampata nel 1858 da M. Alexandre dell’Istituto a Parigi. È una vera apologia del politeismo, combinandone i dogmi per adattarli a un sistema filosofico regolare; vi si trovano l’esposizione dei dogmi, l’organamento della nuova società pagana, le leggi sue, il culto, le feste, gl’inni e le preci per ciascun Dio. Insomma appare degno maestro di quel Pomponio Leto, che davanti ai papi professava di voler distruggere l’opera di Gesù Cristo.
201.De fato,III. 7.
201.De fato,III. 7.
202.Respiciens legislator pronitatem viarum ad malum, intendens communi bono, sanxit animam esse immortalem, non curans de veritate sed tantum de probitate, ut inducat homines ad virtutem; neque accusandus est politicos.De immortalitate animæ.Matter (Hist. des découvertes morales et politiques des trois derniers siècles) alzò a cielo il Pomponazzi come avesse stabilito la legge della perfettibilità umana, il progresso delle istituzioni e delle scienze, e la dottrina d’indipendenza dei tempi moderni. Sono sofismi degni di chi chiamabarbaral’Italia al tempo di Leon X.
202.Respiciens legislator pronitatem viarum ad malum, intendens communi bono, sanxit animam esse immortalem, non curans de veritate sed tantum de probitate, ut inducat homines ad virtutem; neque accusandus est politicos.De immortalitate animæ.
Matter (Hist. des découvertes morales et politiques des trois derniers siècles) alzò a cielo il Pomponazzi come avesse stabilito la legge della perfettibilità umana, il progresso delle istituzioni e delle scienze, e la dottrina d’indipendenza dei tempi moderni. Sono sofismi degni di chi chiamabarbaral’Italia al tempo di Leon X.
203.Lo racconta lo Zilioli,ms. nella Marciana.
203.Lo racconta lo Zilioli,ms. nella Marciana.
204.Caracciolo,Vita di Paolo IV, ms. Il Pulci metteva in baja queste disquisizioni:Costor che si fan gran disputazioneDell’anima ond’ell’entri e ond’ell’esca,O come il nocciol si stia nella pesca,Hanno studiato in su n’un gran mellone.
204.Caracciolo,Vita di Paolo IV, ms. Il Pulci metteva in baja queste disquisizioni:
Costor che si fan gran disputazioneDell’anima ond’ell’entri e ond’ell’esca,O come il nocciol si stia nella pesca,Hanno studiato in su n’un gran mellone.
Costor che si fan gran disputazioneDell’anima ond’ell’entri e ond’ell’esca,O come il nocciol si stia nella pesca,Hanno studiato in su n’un gran mellone.
Costor che si fan gran disputazione
Dell’anima ond’ell’entri e ond’ell’esca,
O come il nocciol si stia nella pesca,
Hanno studiato in su n’un gran mellone.
205.Sono Alberto Magno, san Tommaso, Francesco Marone, Enrico Gandavense, Egidio Romano, Averroe, Avicenna, Alfarabio, Isacco di Narbona, Abumaron babilonese, Mosè egizio, Mahumet Tollettino, Avempaten arabo, Teofrasto, Ammonio, Simplicio, Afrodiseo Alessandro, Temistio, Plotino, Adelando arabo, Porfirio, Giamblico, Proclo, i Pitagorici, i teologi caldei, ebraici, i cabalisti, Mercurio Trismegisto. E dice essere stato educato a non giurare nella parola di nessuno, ma diffondersi su tutti i maestri di filosofia, vagliare tutte le carte, conoscere tutte le famiglie. Il razionalismo di Pico arrivava sin a credere che l’oro puro, anche sotto forma tedesca, valga meglio che il falso coll’eleganza romana (Lettera del 1485).
205.Sono Alberto Magno, san Tommaso, Francesco Marone, Enrico Gandavense, Egidio Romano, Averroe, Avicenna, Alfarabio, Isacco di Narbona, Abumaron babilonese, Mosè egizio, Mahumet Tollettino, Avempaten arabo, Teofrasto, Ammonio, Simplicio, Afrodiseo Alessandro, Temistio, Plotino, Adelando arabo, Porfirio, Giamblico, Proclo, i Pitagorici, i teologi caldei, ebraici, i cabalisti, Mercurio Trismegisto. E dice essere stato educato a non giurare nella parola di nessuno, ma diffondersi su tutti i maestri di filosofia, vagliare tutte le carte, conoscere tutte le famiglie. Il razionalismo di Pico arrivava sin a credere che l’oro puro, anche sotto forma tedesca, valga meglio che il falso coll’eleganza romana (Lettera del 1485).
206.Il costui carteggio in proposito col Lanfredini fu testè pubblicato dal Bert nellaRivista contemporaneacon ricche notizie.
206.Il costui carteggio in proposito col Lanfredini fu testè pubblicato dal Bert nellaRivista contemporaneacon ricche notizie.
207.Viene a proposito specialmente la novellaX, il cui argomento è: — Come un vecchio penitenziere non in ville o in luoco rustico, che l’ignoranza il potesse in parte iscusare, ma ne l’alma città di Roma e nel mezzo di San Pietro per somma cattività e malitia vendea a chi comperare il volea come cosa propria il paradiso, sì come da persona degna di fede m’è stato per verissimo raccontato».
207.Viene a proposito specialmente la novellaX, il cui argomento è: — Come un vecchio penitenziere non in ville o in luoco rustico, che l’ignoranza il potesse in parte iscusare, ma ne l’alma città di Roma e nel mezzo di San Pietro per somma cattività e malitia vendea a chi comperare il volea come cosa propria il paradiso, sì come da persona degna di fede m’è stato per verissimo raccontato».
208.Jacobi Sadoleticardinalis.De Christiana Ecclesia.Ad Johannem Salviatum cardinalem,.... Majores nostri salientissimi homines, optimis illis temporibus quibus ecclesiastica vigebat disciplina, quæ nunc tota pæne nobis e manibus elapsa est, tales eligebant et consacrabant sacerdotes, quos doctrina vitaque eximios, egregie et posse et velle intelligerent, docere populum publice, habere conciones, præcipere plebibus quæ facienda cuique essent... Solis tum presbyteris et sacerdotibus Dei hæc concionandi et dicendi provincia in templis et sacris locis erat demandata; reliquis omnibus de populo, etiam ex ea vita quam monasticam vocamus, quamvis doctis et prudentibus ad hoc omni munere penitus exclusis.
208.Jacobi Sadoleticardinalis.De Christiana Ecclesia.
Ad Johannem Salviatum cardinalem,
.... Majores nostri salientissimi homines, optimis illis temporibus quibus ecclesiastica vigebat disciplina, quæ nunc tota pæne nobis e manibus elapsa est, tales eligebant et consacrabant sacerdotes, quos doctrina vitaque eximios, egregie et posse et velle intelligerent, docere populum publice, habere conciones, præcipere plebibus quæ facienda cuique essent... Solis tum presbyteris et sacerdotibus Dei hæc concionandi et dicendi provincia in templis et sacris locis erat demandata; reliquis omnibus de populo, etiam ex ea vita quam monasticam vocamus, quamvis doctis et prudentibus ad hoc omni munere penitus exclusis.
209.Hoeffler,Analecten zur Gesch. Deutschlands und Italiens, 1847, da lettera esistente nella biblioteca di Monaco.
209.Hoeffler,Analecten zur Gesch. Deutschlands und Italiens, 1847, da lettera esistente nella biblioteca di Monaco.
210.Prato,Cronaca di Milano. E segue: — Era costui di età d’anni trenta, di nazione toscano, e disse lui avere nome Geronimo; e, per quanto ho potuto comprendere nel ragionar seco, una fantasma mi parea e non un uomo; e molte volte vacillava di proposito: ma era di parlar soave, e nella Scrittura sacra credo fosse assai dotto. Esso da chi era invitato non volea ospizio, ma secondo che nell’animo li cadea, or in uno or in un altro loco andava: e di lui molte meraviglie mi è riferito; ma perciocchè io non le credo, non voglio nè anche perder tempo in scriverle».
210.Prato,Cronaca di Milano. E segue: — Era costui di età d’anni trenta, di nazione toscano, e disse lui avere nome Geronimo; e, per quanto ho potuto comprendere nel ragionar seco, una fantasma mi parea e non un uomo; e molte volte vacillava di proposito: ma era di parlar soave, e nella Scrittura sacra credo fosse assai dotto. Esso da chi era invitato non volea ospizio, ma secondo che nell’animo li cadea, or in uno or in un altro loco andava: e di lui molte meraviglie mi è riferito; ma perciocchè io non le credo, non voglio nè anche perder tempo in scriverle».
211.Labbe,Concil., tom.XIV. 232.
211.Labbe,Concil., tom.XIV. 232.
212.In tal proposito abbiam molte lettere di Enea Silvio, che scagionano i papi, attesa la necessità di far fronte al nemico comune.
212.In tal proposito abbiam molte lettere di Enea Silvio, che scagionano i papi, attesa la necessità di far fronte al nemico comune.
213.Teotimus de tollendis,malis libris, 1549.
213.Teotimus de tollendis,malis libris, 1549.
214.Epist.V. 10.
214.Epist.V. 10.
215.Hutten fece un epigramma sanguinoso contro Giulio II, inserito neiPasquillorum tomi duo, e gli s’attribuisce pure ilDialogus viri cujuspiam eruditissimi festivus sane ac elegans, quomodo Julius II pontifex maximus, post mortem cœli fores pulsando, ab janitore illo D. Petro intromitti nequiverit.
215.Hutten fece un epigramma sanguinoso contro Giulio II, inserito neiPasquillorum tomi duo, e gli s’attribuisce pure ilDialogus viri cujuspiam eruditissimi festivus sane ac elegans, quomodo Julius II pontifex maximus, post mortem cœli fores pulsando, ab janitore illo D. Petro intromitti nequiverit.
216.Opere di Lutero, ediz. di Walch, tom.XXII. pag. 786 e seguenti.
216.Opere di Lutero, ediz. di Walch, tom.XXII. pag. 786 e seguenti.
217.Op. di Lut., t.XIX.p. 1509, si legge espresso: — Prima ch’io finissi il vangelo, il mio vicino avea finito la messa, e mi diceva,Passa, passa». I biografi posteriori esagerarono questo racconto per tramutare una celia in una bestemmia, e più rilevare la corruzione de’ preti. Selneccer (Oratio de divo Lutero,pag. 3) traduce: — Passa, passa,idest, festina et matri filium remitte». Mathesius lo copia, se pure non fu lui che l’inventò. E i biografi moderni si fecero belli di quest’empio scherzo contro la dottrina della transustanziazione.Di tutto ciò si ragiona più a distesa nei nostriEretici d’Italia.
217.Op. di Lut., t.XIX.p. 1509, si legge espresso: — Prima ch’io finissi il vangelo, il mio vicino avea finito la messa, e mi diceva,Passa, passa». I biografi posteriori esagerarono questo racconto per tramutare una celia in una bestemmia, e più rilevare la corruzione de’ preti. Selneccer (Oratio de divo Lutero,pag. 3) traduce: — Passa, passa,idest, festina et matri filium remitte». Mathesius lo copia, se pure non fu lui che l’inventò. E i biografi moderni si fecero belli di quest’empio scherzo contro la dottrina della transustanziazione.
Di tutto ciò si ragiona più a distesa nei nostriEretici d’Italia.
218.Molto rumore levò il libroRegulæ, constitutiones, reservationes cancellariæ sancti domini nostri Leonis papæ X; ristampato molte volte, dove son fissate le tasse per l’assoluzione di ciascun peccato.
218.Molto rumore levò il libroRegulæ, constitutiones, reservationes cancellariæ sancti domini nostri Leonis papæ X; ristampato molte volte, dove son fissate le tasse per l’assoluzione di ciascun peccato.
219.La bolla papale smentisce il Guicciardini, che dice aver il papa assegnato il prodotto delle indulgenze di Germania a sua sorella madama Cibo.
219.La bolla papale smentisce il Guicciardini, che dice aver il papa assegnato il prodotto delle indulgenze di Germania a sua sorella madama Cibo.
220.I sermoni di Tetzel furono stampati da un Protestante, e vi si legge espressa la necessità della confessione e contrizione:Quicumque confessus et contritus eleemosynam ad capsam posuerit juxta consilium confessoris, plenariam omnium peccatorum suorum remissionem habebit. Come già col Savonarola, Tetzel proponeva a Lutero la prova dell’acqua e del fuoco; e questo, men civile del Savonarola, rispondeva: — Io me n’impippo de’ tuoi ragli. Invece d’acqua ti suggerisco il sugo della vite; invece del fuoco odora una buona oca arrosto».
220.I sermoni di Tetzel furono stampati da un Protestante, e vi si legge espressa la necessità della confessione e contrizione:Quicumque confessus et contritus eleemosynam ad capsam posuerit juxta consilium confessoris, plenariam omnium peccatorum suorum remissionem habebit. Come già col Savonarola, Tetzel proponeva a Lutero la prova dell’acqua e del fuoco; e questo, men civile del Savonarola, rispondeva: — Io me n’impippo de’ tuoi ragli. Invece d’acqua ti suggerisco il sugo della vite; invece del fuoco odora una buona oca arrosto».
221.Ein voll betrunkener Deutscher.Lutero,Opere, tom.XXII. p. 1337.
221.Ein voll betrunkener Deutscher.Lutero,Opere, tom.XXII. p. 1337.
222.Per es. al concilio di Basilea erasi argomentato: — Per presedere alla Chiesa universale, bisognerebbe che il papa precedesse ai capi e ai membri di tutte le Chiese stabilite nell’universo. Ora il papa non presede al capo della Chiesa romana perchè non può presedere a se stesso. Dunque non presede a tutte le Chiese che fanno la Chiesa universale».
222.Per es. al concilio di Basilea erasi argomentato: — Per presedere alla Chiesa universale, bisognerebbe che il papa precedesse ai capi e ai membri di tutte le Chiese stabilite nell’universo. Ora il papa non presede al capo della Chiesa romana perchè non può presedere a se stesso. Dunque non presede a tutte le Chiese che fanno la Chiesa universale».
223.De servo arbitrio.Invano gli si nega un insegnamento così repugnante all’intimo senso morale e alla sana ragione. Nelle sue opere dell’edizione di Wittemberg, 1572, tom.VII. fogl. 18, si legge: — Un’opera buona, compita il meglio possibile, è un peccato quotidiano davanti la misericordia di Dio e un peccato mortale davanti la sua stretta giustizia». NellaCattività di Babilonia: — Ve’ quanto un cristiano è ricco! Non può perdere la sua salute neppure volendolo. Commetta peccati gravi quanto vuole, finchè non è scredente nessun peccato può dannarlo. Finchè la fede sussiste, gli altri peccati son cancellati in un istante dalla fede». E nellaLibertà cristiana: — Di qui si vede come il cristianesimo è libero in tutto e sovra tutto: giacchè per esser giustificato non ha mestieri di veruna specie di opere, e la fede gli dà tutto a sovrabbondanza. Se alcuno fosse tanto stolto da credere ch’e’ può giustificarsi e salvarsi mediante le opere buone, perderebbe subito la fede con tutti i beni che l’accompagnano». Quando nel 1541 a Ratisbona Melantone cercò conciliarsi coi Cattolici, dicendo che per la fede che giustifica dovea intendersi una fede operante per la carità, Lutero dichiarò ch’era un misero ripiego, una toppa nuova s’un abito vecchio, che lo straccia di più.
223.De servo arbitrio.Invano gli si nega un insegnamento così repugnante all’intimo senso morale e alla sana ragione. Nelle sue opere dell’edizione di Wittemberg, 1572, tom.VII. fogl. 18, si legge: — Un’opera buona, compita il meglio possibile, è un peccato quotidiano davanti la misericordia di Dio e un peccato mortale davanti la sua stretta giustizia». NellaCattività di Babilonia: — Ve’ quanto un cristiano è ricco! Non può perdere la sua salute neppure volendolo. Commetta peccati gravi quanto vuole, finchè non è scredente nessun peccato può dannarlo. Finchè la fede sussiste, gli altri peccati son cancellati in un istante dalla fede». E nellaLibertà cristiana: — Di qui si vede come il cristianesimo è libero in tutto e sovra tutto: giacchè per esser giustificato non ha mestieri di veruna specie di opere, e la fede gli dà tutto a sovrabbondanza. Se alcuno fosse tanto stolto da credere ch’e’ può giustificarsi e salvarsi mediante le opere buone, perderebbe subito la fede con tutti i beni che l’accompagnano». Quando nel 1541 a Ratisbona Melantone cercò conciliarsi coi Cattolici, dicendo che per la fede che giustifica dovea intendersi una fede operante per la carità, Lutero dichiarò ch’era un misero ripiego, una toppa nuova s’un abito vecchio, che lo straccia di più.
224.In kalende agosto. In kalende octobriove n’ha un’altra che non porta data, e che forse è quella del Varagine. Dell’edizione della Bibbia vulgare fatta a Venezia dal Jenson ebbe or ora in dono un magnifico esemplare la Marchiana.* Il Fontanini dimostrò non esistere la versione della Bibbia del Varagine, vissuto a metà del secoloXIII. Bensì si conosce una traduzione dell’Apocalissi con sposizione continua, fatta in rozzo veneziano da frà Federico de Renoldo, che visse nel 1300: e fu stampata dal Paganini a Venezia il 1515 col titolo:Apocalypsis J. C. hoc est revelatione fatta a sancto Giohanni Evangelista con nova expositione in lingua volgare composta per el Reverendo Theologo et angelico Spirito Frate Federico Veneto Ordinis Prædicatorum; cum chiara dilucidatione a tutti soi passi. È notevole che, davanti all’edizione del Malermi del 1477, Girolamo Squarzafico stampò:Venerabilis D. Nicolaus de Malermi sacra Biblia ex latino italiæ reddidit, eos imitatus, qui vulgares antea versiones, si sunt hoc nomine, et non potius confecerunt. Vogliam qui notare come Aldo Manuzio, nella lettera premessa al Salterio greco del 1495, promettea pubblicare l’intera Bibbia in latino, greco, ebraico, e aver già preparato i caratteri ebraici, de’ quali infatti trovasi un saggio alla biblioteca della Sorbona. VediFoscarini,Della lett. veneziana, l.IV.
224.In kalende agosto. In kalende octobriove n’ha un’altra che non porta data, e che forse è quella del Varagine. Dell’edizione della Bibbia vulgare fatta a Venezia dal Jenson ebbe or ora in dono un magnifico esemplare la Marchiana.
* Il Fontanini dimostrò non esistere la versione della Bibbia del Varagine, vissuto a metà del secoloXIII. Bensì si conosce una traduzione dell’Apocalissi con sposizione continua, fatta in rozzo veneziano da frà Federico de Renoldo, che visse nel 1300: e fu stampata dal Paganini a Venezia il 1515 col titolo:Apocalypsis J. C. hoc est revelatione fatta a sancto Giohanni Evangelista con nova expositione in lingua volgare composta per el Reverendo Theologo et angelico Spirito Frate Federico Veneto Ordinis Prædicatorum; cum chiara dilucidatione a tutti soi passi. È notevole che, davanti all’edizione del Malermi del 1477, Girolamo Squarzafico stampò:Venerabilis D. Nicolaus de Malermi sacra Biblia ex latino italiæ reddidit, eos imitatus, qui vulgares antea versiones, si sunt hoc nomine, et non potius confecerunt. Vogliam qui notare come Aldo Manuzio, nella lettera premessa al Salterio greco del 1495, promettea pubblicare l’intera Bibbia in latino, greco, ebraico, e aver già preparato i caratteri ebraici, de’ quali infatti trovasi un saggio alla biblioteca della Sorbona. VediFoscarini,Della lett. veneziana, l.IV.