196.Relazionedell’ambasciadore veneto Marco Foscari del 1527.197.Mutinelli,Del costume veneziano.198.Quod causatur quod in ipsa nostra civitate ipsæ mulieres in ea stare possunt libere, prout dicens et conveniens est in civitate libera prout est nostra, ex quo procedit quod vitium sodomiticum in ea radicatur et nimis incrementi suscipit, ac etiam ex defectu ipsarum mulierum multæ rixæ fiunt et scandala committuntur...199.Filiasi,Memorie storiche, tom.IIIp. 263.200.Galliciolli,Memorie venete, tom.I. p. 254, 262, 336; tom.III. p. 269, 272, ecc.201.Bandello, part.III. nov. 42.202.Lettere famigliari, cap. 41.203.Archivio storico, app.VI. 18.204.Il Cortigiano, lib.I.205.De viro aulico et de muliere aulica.206.Infessura,ad1490.207.Stato della Basilica di Santa Maria in Cosmedin, presso il Crescimbeni e negliArchiatri pontificjdel Marini,Il vero progresso della festa d’Agone e di Testaccioecc.Nella Notizia della famiglia Boccapaduli, Marco Ubaldo Bicci riferisce molte curiosità intorno alle famiglie romane, e specialmente agli usi maritali avanti il Concilio di Trento. Nel 1525 davansi di dote ducati 3000; e 500 per l’acconcio, oltre le gioje e la cassapanca, detta sposareccia, che non mancava mai, spesso dipinta, talvolta intagliata. Nell’atto degli sponsali il padre donava allo sposo un boccale e bacile d’argento di 70 ducati. I due fidanzati congiungevano le mani e le bocche in segno di parentela, poi lo sposo metteva alla sposa l’anello. Nel 1521 s’ha uno stromento di dote di 2000 scudi, e 500 d’acconcio; in uno del 1536, di scudi 1700 e 300 d’acconcio; in uno del 1577, di 5000 ducati, oltre l’acconcio e le gioje. In essi stromenti sono descritti i doni, gli abiti, ecc. I donativi che facevano i nobili romani erano di 2, o 3, o 6 ducati; di 6, 8, o 12 fazzoletti e camicie; o abiti di raso, o drappi di damasco, di velluto cremisi, o tela d’oro. Lo sposo donava anelli e gioje.208.VediDomenico Melini,Descrizione dell’entrata della reina Giovanna d’Austria in Firenze. Firenze 1566. Cicognara,Storia della scoltura,II. 249, ne fece una lunga nota col nome degli artisti che vi lavorarono.209.Sansovino. Quarant’anni più tardi sono descritte le nozze della Morosini col doge Marin Grimani. Continuavansi le battaglie fra Nicolotti e Castellani, e su quella del 1521 abbiamo un poemetto che dice:Per certe risse antighe de mil’aniOgn’ano se sol far una gran gueraDe Nicoloti contra CastelaniSu ponti ora de legno, ora de piera.A dar se vede bastonae da cani,E chi cazzar in aqua e chi per teraCon gambe rote e visi mastruzzai,E qualcun de sta vita anche cavai.210.L’iscrizione, che ancor si vede di fronte alla scala de’ Giganti, con bei fregi del Vittoria, dice:Magnificentissimo post hominum memoriam apparatu, atque alacri Italiæ prope universæ, suorum principum præsertim concursu. Possono quelle feste leggersi descritte dal Mutinelli,Annali urbani, pag. 148.211.Morigi,Nobiltà di Milano, 353.212.Archivio storico, pag. 325.213.NelleMemorie dell’illustre casa Russell, pubblicate di fresco.214.Lettere di Principi a Principi, vol.I. p. 15.215.Seme di tabacco fu spedito in Toscana il 1570 da Nicolò Tornabuoni ministro di Cosimo I alla corte di Francia, che l’ebbe dall’Hernandez, il quale l’avea trasportato d’America il 1520. Nel 1645 fu in Toscana ridotta privativa la coltura del tabacco.216.Novelle, part.II. p. 47.217.NellaScaligeriana, stampata il 1669, si fa dire a Giuseppe Scaligero che «il Balbani, ministro italiano a Ginevra, portava in seno una berretta, che metteva entrando in chiesa, e predicando deponeva il cappello: gli altri pastori di Ginevra portavano tutti de’ berrettini piatti. Mio padre (Giulio Cesare) lo portava di velluto, piano a guisa d’un piatto, e gli cascava se si movesse. A Roma lo portavano tutti così quando io c’era. Io portai sempre berretto di velluto».218.Lettere di Principi a Principi,III. 49.219.Sanuto,Diarjall’anno.220.Galliciolli,Memorie venete, tom.I. p. 262;Nani,Storia veneta, lib.VIdella part.II. Il Cappelletti riferisce molti statuti suntuarj, e importa singolarmente quello del 4 gennajo 1644 che concerne i rettori delle città e fortezze, prescrivendo anche tutti i mobili. Unordinamento intorno agli sponsaliin Firenze, tra moltissime minuzie comanda: — Item che a le nozze non possa avere nè essere più di ventiquattro donne, de le quali ne sieno diece da parte della donna novella, e quattordice da parte de lo marito; e non s’intenda nel detto numero madre, sirocchia o altre donne, femmine o fancigli che siano residenti ne la casa de lo marito a uno pane e uno vino; nè più di diece uomini, nè più d’otto servidori, i quali non si possano vestire de niuno d’un assiso overo a intaglio; nè più di dui trombatori, uno naccarino, e dui altri jocolari, se si vorranno, e non più, a la pena di lire cento per ciascuna volta e cosa al marito che contra facesse. E che dal dì delle nozze e lo dì seguente innanzi nona, se no nei detti dui die non si possa avere tromba, trombetta o naccara, nè più di due servidori, non intendendovi i servidori residenti in de la famiglia de la detta casa, a la pena di lire venticinque a lo marito detto, e a pena lire diece a ciascuna altra persona che oltra a ciò facesse o v’andasse. E che niuno modo o verso ne lo tale luogo si possa carolare, danzare overo ballare, fuor de la casa ove sono tali nozze, de dì overo de notte, con lume overo senza lume, a la pena di lire venticinque per ciascuna persona e a volta che fosse fatto contra, così a chi ballasse come a chi facesse fare. E che lo dì de le nozze solamente si possa dare confetti, e non si possa dare alcuno confetto prima overo poscia a cinque diei a la pena di lire venticinque; ed intendasi due maniere confetti, contandosi la traggea tutta per una maniera. E che a le dette nozze non possa avere più di tre vivande, tra le quali possa essere un rosto con torta chi vuole. E quello arrosto e torta s’intenda sola una vivanda, non intendendosi per vivanda frutti e confetti. E che non possa apparecchiare nè avere per tutto el corredo de le nozze più che venticinque taglieri de ciascuna vivanda, intendendosi per vivanda raviccioli o bragiere e tortelletti: salvo che a le nozze di cavalieri possano avere quelle donne e uomini che a loro piacerà, e dare di quattro vivande, e confetti e jocolari quanti e quanto tempo a loro piacerà, pena di lire cinquanta al marito che contra facesse, e per quante volte; e pena di lire venticinque de ciascuna donna e ciascuno trombatore, naccarino o altro qualunque jocolare che facesse contra. E che lo coco che farà le tali nozze, sia tenuto e debbia denunziare a lo officiale, almeno uno dì dinanzi, quelle cotali nozze, e quante e quali vivande dee fare, e chi è lo marito, a la pena di lire venticinque; e se più vivande facesse ch’è ordinato, caggia nella detta pena. E se darà vitella, non possa dare alcun’altra carne con essa, e non passi più di lire sette; nè più d’una possa dare per tagliere, a la pena di lire venticinque per ciascuna cosa e volta; dichiarando che in su lo tagliere de lo arrosto non possa dare nè avere altro che uno cappone colla torta, e uno pajo di pollastri con uno pippione o due pippioni con uno pollastro, overo uno anitrottolo e non più, a la detta pena per qualunque cosa fosse contra fatta. E che i detti trombatori, naccarini, sonatori o altri qualunque jocolari non possano torre o avere a tali nozze più, per uno, di soldi quindici el dì, a la pena di lire diece chi dà o riceve». Ap.Giudici.221.Ce pays plantureuxFertile en biens, en dames bienheureux...Depuis un peu, je parle sobrement;Car ces Lombards avec qui je chemineM’ont fort appris à faire bonne mine,A un mot seul de Dieu ne deviser,A parler peu et à poltroniser.Dessus un mot une heure je m’arrête,Si on parle à moi, je réponds de la tête.Ep.XLIV.222.Relazioni d’ambasciadori veneti, serieI. vol.II, p. 379.223.Per iscoprir un ladro piglia un vaso, empilo d’acquasanta, accostavi una candela benedetta, e proferisci: — Angelo bianco, angelo santo, per la tua santità, per la mia verginità, mostrami chi ha tolto tal cosa», e l’effigie apparirà al fondo del vaso.Consilia in causis gravissimis, pag. 414, citato da Alfredo Maury,Revue archéologique, 1846, pag. 161.224.Mazzuchelli, inArmellini.225.Anche Clemente VII era ito abitare lungi dal Tevere, benchè il fisico Riccardo Cervini mandasse più volte suo figlio, che fu poi Marcello II, a rassicurarlo.226.Keplero nel 1618 mise fuori la profezia di sette M. Essendo morto l’imperatore Mattia, al 20 marzo seguente, si spiegò:Magnus monarca mundi medio mense martii morietur.NellaXXIXlettera al signore Dell’Isola fra Paolo Sarpi scrive: — Non posso penetrare in modo alcuno il senso di quelli che dicono, Dio ha predetto e voluto questo, e tuttavia si affaticano acciò non sii. Ma dell’astrologia giudiziaria bisognerebbe parlarne con qualche Romano, essendo quella più in voga nella loro corte, che in questa città. Con tutto che vi concorra ogni abuso, questo mai ha potuto aver luogo: la vera causa è perchè qui le persone non aggrandiscono se non per gradi ordinarj, e nessun può sperare oltre lo stato suo, nè fuori dell’età conveniente. In Roma, dove oggi si vede nel supremo grado chi jeri era ancora nell’infimo, la divinatoria è di gran credito.«Che miseria è questa umana di voler sapere il futuro! a che fine? per schifarlo? Non è questa la più espressa contraddizione che possa esser al mondo? Se si schifarà, non era futuro, e fu vana la fatica. Io nell’età di anni venti attesi con gran diligenza a questa vanità, la quale se fosse vera meriterebbe che mai si attendesse ad altro. Ella è piena di principj falsi e vani, onde non è maraviglia che seguano pari conclusioni; e chi ne vuol parlare in termini di teologia, credo che la troverà dannata dalla Scrittura divina,Isaia, c. 7. Sono anche assai buone le ragioni di Agostino contro questa vanità,De civitate Dei, lib.V. cap. 1 e 6;III. c. 4;Confess., cap. 3 e 5;super Genes., cap. 16 e 17. Se costì fosse un re mutabile, che ricevesse in grazia oggi questo, domani un altro, l’astrologia piglierebbe molta fede, e chi fosse giovane perderebbe anco quella che ha.«Io tengo poche cose per ferme, sì che non sii parato a mutar opinione; ma se cosa alcuna ho per certa, questa n’è una, che l’astrologia giudiziaria è pura vanità».227.Sabellico, lib.I. c. 4.228.Cambi, al 1517.229.Il suoDe secretissimo philosophorum opere chimico per naturam et artem elaborando, più volte ristampato nelXVIeXVIIsecolo, conchiude:Finit hic liber et tractatus compositus per M. Bernardum comitem trevisanum, qui aquisivit comitatum et ditionem de Neige in Germania per hanc artem pretiosam et nobilem. Anche frà Bonaventura d’Iseo fece molte ricerche alchimiche.230.Il più importante trattato che il medioevo ci abbia trasmesso intorno alle belle arti, laDiversarum artium scheduladel monaco Teofilo delXIIIeXIVsecolo, piena di preziosi metodi, non scevera di arcani, al cap; 47 del lib.Itratta del far l’oro ispanico a questo modo: — È composto di rame rosso, polvere di basilisco, sangue umano e aceto. I Gentili, la cui abilità è nota, si procurano dei basilischi a questo modo. Hanno sotterra una camera tutta di pietre con due finestruoli che appena ci si vede attraverso. Vi mettono due galli vecchi di dodici o quindici anni, dandovi ben a mangiare. Ingrassati che sieno, prendono caldo, s’accoppiano e fanno ova. Allora si levano i galli, e si mettono dei rospi a covar le ova, nutrendoli di pane. Da quelle ova escono pulcini maschi, come quei delle chiocchie, ai quali in capo a sette giorni crescono code da serpente; e se la camera non fosse pavimentata, tosto entrerebbero sotterra. Onde impedirlo, quei che gli educano hanno dei vasi di bronzo rotondi molto capaci, perforati d’ogni parte e cogli orifizj chiusi; vi pongono questi pulcini, chiudono le aperture con coperchi di rame, li sepelliscono, lasciandoli nutrirsi sei mesi colla terra fina che penetra pei buchi. Dopo ciò li scoprono, e v’accendono vicino un gran fuoco sin a che gli animali sieno dentro bruciati affatto. Raffreddito che sia, li levano, li macinano, v’aggiungono un terzo di sangue umano rosso... Poi si prendono lame sottili di rame rosso purissimo, e da ciascuna parte vi si pone uno strato di quella preparazione, e si mette al fuoco... Così si seguita finchè la preparazione consuma il rame, e prende il peso e il color dell’oro. Quest’oro è adattato a qualunque uso».Le indagini chimiche di Newton ebbero a scopo per lungo tempo la tramutazione dei metalli; e nel 1669, a ventisette anni, quando avea fatto già le più insigni scoperte, scriveva ad un amico partente per un viaggio: — Procurate sapere se a Schemnitz in Ungheria cambiano davvero il ferro in acciajo sciogliendolo in un’acqua vitriolata che si raccoglie nelle cavità del masso in fondo alla miniera, poi scaldando la soluzione fin allo stato di pasta in un fuoco violento, e quando raffredda trovasi di rame. Dicono che ciò si usi pure in Italia. Venti o trent’anni fa traevasi da questo paese un vitriolo detto Romano; ma non può più aversene, forse perchè trovano più profittevole adoprarlo a tramutar il ferro in rame».David Brewster,Mem. of the life, writings and discoveries of J. Newton. Edimburgo 1855.231.Il Cardano ancor fanciullo vide una meravigliosa pioggia di sassi (Opera, tom.iii. p. 279), ch’egli dice furono mille ducento, di cui uno pesava centoventi libbre. Più circostanziato ci si dà quest’avvenimento da Pietro d’Anghiera (Epistolarum, pag. 245), facendolo proprio del Cremasco, e accompagnato da una notte fosca, da lunghissimi lampi e tuoni: e che nella pianura di Crema, dove non si troverebbe un sasso grosso come un ovo, ne caddero di così grossi che dieci passavano le cento libbre, uccidendo uccelli, montoni, pesci. E’ parla delle infinite ciancie che ne fecero i fisici, i teologi, i fanatici. Ciò fu il 4 settembre 1511.232.Altra opinione comune al suo tempo. Marsilio Ficino,De Vita, dice: — È assioma fra i Platonici, e che sembra appartenere a tutta l’antichità, vi sia un demone a tutela di ciascun uomo al mondo, e ajuti coloro, alla cui custodia è proposto. Famigliare di casa Torelli di Parma era la figura d’una brutta vecchia, la quale appariva sotto un camino quando dovesse morir uno della famiglia».Cardano,De rerum varietate,XVI. 93.233.H. Cardani, mediolanensis philosophi ac medici celeberrimi opera omnia... cura Caroli Sponii. Lione 1663, tom.Xin-fol. L’editore dice:Inter innumeros elapsi sæculi scriptores vix ullus occurit, cujus monumenta majore omnium eruditorum applausu, admirationis assecla, fuerint hactenus excepta ac concelebrata, quam H. Cardani ... idque merito quidem ... Quo factum, ut auctor ipsemaximus literarum dictatora quibusdam magni nominis viris, ab aliisvir incomparabilis,ab aliisportentum ingeniiaudire merueritetc. E vi soggiunge una serie di testimonj.234.Pag. 218, 214, 302 delPalagio degli incanti e delle gran meraviglie degli spiriti e di tutta la natura, diviso in libri quarantacinque e in tre prospettive, spirituale, celeste ed elementare, diStrozzi Cicogna. Vicenza 1605.235.Il penitenziale del vescovo Burcardo, anteriore al Mille, assegna le penitenze per chi crede che altri possa per incantagione eccitar procelle, odio o amore, affascinare o venir alle tregende. Di tutto ciò parliamo più a disteso nella nostraStoria universale, lib.XV, c. 15. Però il Muratori,Dissertaz.LXVIII, pubblicò una penitenziale del monastero di Bobbio:Qui cum vidua aut virgine peccavit, qui falsa testimonia super alios apponunt et ad sorcerias recurrunt, aut divinationes credunt... isti pæniteantVannis, velIIIex his in pane et aqua.236.Frà Bernardo da Como, 1584, dice che le streghe non sussistevanotempore quo compilatum fuit decretum per dominum Gratianum... Strigiarum secta pullulare cœpit tantummodo a centum quinquaginta annis citra, ut apparet ex processibus Inquisitorum.237.Xiletti,Consilia criminalia. Venezia 1563, tom.I. cons. 6.238.Sunt qui credunt mulieres quasdam maleficas, sive potius veneficas, medicamentis delibutas, noctu in varias animalium formas verti et vagari, seu potius volare per longinquas regiones, ac nuntiare quæ ibi aguntur, choreas per paludes ducere, et demonibus congredi, ingredi et egredi per clausa ostia et foramina, pueros necare, et nescio quæ alia deliramenta.De situ Japigiæ, pag. 126.239.Forma seguito allaLucerna Inquisitorum hæreticæ pravitatis reverendi patris fratris Bernardi comensis ordinis Prædicatorum ac inquisitoris egregii, in qua summatim continetur quidquid desideratur ad hujusce Inquisitionis sanctum munus exequendum. Milano 1566. Fu stampato per opera del reverendo padre Inquisitore di Milanoad laudem Dei, ristampato delle volte assai, e commentato da Francesco Pegna.240.Citano questo fatto anche il Bodino nella prefazione dellaDemonomania, e frà Silvestro Priero, il primo contraddittore di Lutero, nelleMirabili operazioni delle streghe e degli demonj.241.Il famoso Peiresc al 28 giugno 1615 da Aix scriveva a Paolo Gualdo a Padova: — Il medico che mi cura, desidera con passione d’avere un libroBaptistæ Codrunqui medici imolensis de morbis ex maleficio, per causa di certe monache di questa città in assai numero, che si trovano inferme di malattie incognite e soprannaturali».242.Francesco Vittoria,Prælectiones theologicæ, lib.II.243.De strigibus, 1523; e quattro apologie, 1525.244.De sortilegiis.245.Strix, sive de ludificatione dæmonum, 1523; e la versione italiana stampata a Venezia il 1556 col titolo:Il libro detto Strega, ovvero delle illusioni del demonio.246.Compendio dell’arte esorcistica, e possibilità delle mirabili e stupende operationi delli demonj e de’ maleficj, con li rimedj opportuni alle infermità maleficiali... opera non meno giovevole agli esorcisti che dilettevole ai lettori, ed a comune utilità posta in luce.Venezia 1605.247.De sortilegiis, lib.II. q. 7.248.De strigibus, c. 17 e s.249.Fortalitium fidei.250.De hæresi.251.De lamiis, et excellentia utriusque juris.252.Parergon juris,VII. c. 23;VIII. c. 21. Contro di lui principalmente sono dirette le confutazioni di Martin Delrio,Disquisitionum magicarum, lib.III. q. 16.253.Dæmonum investigatio peripatetica, in qua explicatur locus Hippocratis, si quid divinum in morbis habeatur.Firenze 1580.254.Cum in brixiensi et bergomensi civitatibus et diœcesibus quoddam hominum genus perniciosissimum ac damnatissimum labe hæretica, per quam suscepto renuntiabatur baptismatis sacramento, Dominum abnegabant, et Satanæ, cujus consilio seducebantur, corpora et animas conferebant, et ad illi rem gratam faciendam in necandis infantibus passim studebant, et alia maleficia et sortilegia exercere non verebantur... Bolla del 15 febbrajo.255.Repertæ fuerunt quamplures utriusque sexus personæ... diabolum in suum dominum et patronum assumentes, eique obedientiam et reverentiam exhibentes, et suis incantationibus, carminibus, sortilegiis aliisque nefandis superstitionibus jumenta et fructus terræ multipliciter lædentes, aliaque quamplurima nefanda, excessus et crimina, codem diabolo instigante, committentes et perpetrantes etc.256.Il serio storico De Thou racconta: — Diceasi che Sisto V avesse pratica col demonio, e patto di darsegli purchè fosse papa e pontificasse sei anni. Di fatto ebbe la tiara, e per cinque anni segnalossi con azioni che sorpassano l’elevazione dello spirito umano. Al fine cadde malato, e il demonio venne a intimargli il patto. Sisto incollerito lo rimbrottò di mala fede, giacchè soli cinque anni erano corsi; ma il demonio gli disse: Ti ricorda che, trattandosi di condannar uno che non avea l’età legale, dicestiGli do uno de’ miei anni? Sisto non seppe cosa rispondere, e si preparò a morire fra i rimorsi». Vero è che De Thou non sta garante del fatto, potendo essere invenzione de’ malevoli Spagnuoli.Histoire universelle, tom.XI.257.Magos et maleficos, qui se ligaturis, nodis, characteribus, verbis occultis mentes hominum perturbare, morbos inducere, ventis, tempestati, aeri ac mari incantationibus imperare posse sibi persuadent aut aliis pollicentur, ceterosque omnes, qui quovis artis magicæ et veneficii genere pactiones et fœdera expresse vel tacite cum dæmonibus faciant, episcopi acriter puniant, et e societate fidelium exterminent.Act., p. 5. pag. 5.258.Così frà Girolamo Menghi nel precitatoCompendio dell’arte esorcistica, pag. 480. Però egli stesso, pag. 416, dice che le streghe non aveano potenza sugli Inquisitori in uffizio, e «più volte essendo interrogate queste maghe et malefiche per che cause non offendevano gli giudici et inquisitori, respondevano, questo più volte aver tentato et non l’aver potuto fare».259.De’ moltissimi io allego quei soli ch’ebbi alla mano:Eimerico,Direttorio degli Inquisitori.Carena,De officio Sanctæ Inquisitionis.Pegna,Praxis Inquisitorum.Bodino,Demonomania degli stregoni, cioè furori e malìe de’ demonj col mezzo degli uomini. Venezia 1592.Menghi,Compendio dell’arte esorcistica. Ivi 1605.Cardi,Ritualis romani documenta de exorcizandis obsessis. Ivi 1733.Flores commentariorum in Directorium Inquisitorum, collecti per Franciscum Aloysium Bariolam mediolanensem.Milano 1610.Aphorismi Inquisitorum.Bergamo 1639.Quando Morellet nel 1762 ebbe tradotto ilDirectorium Inquisitorum, Malesherbes gli disse: — Voi credete aver raccolto de’ fatti straordinarj, delle processure inaudite. Or bene sappiate che questa giurisprudenza di Eymeric e della Santa Inquisizione è ad un bel presso la nostra giurisprudenza criminale tutt’intera. — Io restai confuso di tale asserzione (soggiunge Morellet,Mémoires,I. 59); ma di poi ho riconosciuto ch’egli avea ragione».260.Sacro arsenale, ovvero Pratica dell’ufficio della Santa Inquisizione, di nuovo corretto ed ampliato.Bologna 1665. Lo stesso trovo nellaBreve informatione del modo di trattare le cause del Santo Officio per li molto reverendi vicarj della Santa Inquisitione di Modana. 1659.261.Flores commentariorum, pag. 3.262.Millenarium sæpe excedit multitudo talium, qui unius anni decursu in sola comensi diœcesi ab inquisitore qui pro tempore est, ejusque vicariis, qui octo vel decem semper sunt, inquiruntur et examinantur, et annis pene singulis plusquam centum incinerantur.Spina,De strigibus, cap. 13.263.Ripamonti,Historia mediolanensis, dec.IV. lib.V. p. 300; —Oltrocchi,Notæ ad vitam sancti Caroli, pag. 684-94.Nell’archivio della curia di Milano esistono diversi processi contro maliardi ed eretici, e principalmente son notevoli la «Relazione di quanto fece san Carlo nella visita dei Grigioni (Instructiones pro iis qui in missionibus contra hæreticos versantur)»; i «Dubbj dati dal prevosto di Biasca», un de’ quali è: — Sono processati i sospetti d’arte diabolica, et il notar dice d’aver mandato i processi a Milano, nè altra provvision s’è visto: perciò vanno peggiorando con scandalo d’altri»; e un altro: — Sono alcuni mercanti i quali non osservano il decreto di non andare ne’ paesi d’heretici senza licenza, et sono difesi dalli signori temporali (svizzeri) perchè così fanno loro, però con precetto di non andar alla predica d’heretici, nè trattar con loro della religione».Anche nella vita del cardinale Federico Borromeo nel 1608 si legge: — Ancora alcuni perseverano con i segni superstiziosi in guarir malìe, nè si può aver testimonj per formar processo. Si admettono chirurgi, medici et maestri di scuola senza far la professione della fede; et volendo noi che la faccino, il fôro secolare dice di voler loro far giurare di non far cosa illecita, nè usar cose diaboliche, e con questo si admettono persone vagabonde». Tutto ciò si riferisce alle tre valli di diocesi milanese, appartenenti agli Svizzeri.264.Nell’epistolario di san Carlo stampato a Milano il 1857, leggesi a pag. 419 in una lettera a Giovanni Fontana: — M’è dispiaciuto d’intendere quello che passa nelle Tre Valli per conto di quel negromante, il quale, facendo professione di scoprire le streghe e stregoni di quel paese fuor delle vie giuridiche, mi par non men degno di castigo lui medesimo che li stregoni stessi, camminando per via di negromantia o altra proibita a’ cristiani. Però ne scrivo ai signori e do ordine al visitator Bedra che vadi in dentro a posta per riportar provvisione, perchè costui sia rivocato et anche castigato». Segue l’ordine al visitatore.Il 18 aprile 1567 san Carlo scriveva aver saputo che in val di Blenio, quando si fanno esequie, molti preti, dopo detta messa nella loro chiesa, vanno a dirla anche al luogo del funerale; e mancando le particole, le spezzano e consacrano solo un frammento. Egli vuole che a ciò si provveda.Lettera nell’arch. arcivesc., dove vi son moltissime lettere sopra essa valle.265.Il processo esiste nell’Ambrosiana di Milano, segnatoR. 109 in fol.266.Crepet,De odio Satanæ, lib.I. disc. 3.267.Stuttgard, 1843.268.Sotto il 19 luglio 1675 il Torriano vescovo di Como scriveva a un parroco del territorio bormiese aver trovato colàquamplures tam viros quam fœminas variis sortilegiis infestos, fascinationibus incumbere et vere strigas esse, arte in tenera ætate prehensa. Perciò ne’ quattro anni seguenti furono giustiziate trentacinque persone, e molte sbandite.269.Del congresso notturno delle lamie, libriIII. Rovereto 1749.270.Lettere del Pr. G. B. Carli al signor G. Tartarotti intorno all’origine e falsità della dottrina dei maghi e delle streghe; —Maffei,Arte magica dileguata. Verona 1750. — A queste uscì una risposta in Venezia l’anno stesso,Osservazione sopra l’opuscolo Arte magica dileguatadi un prete dell’Oratorio, per dimostrare che, avanti e dopo Cristo, sempre vi furono maghi e streghe; e raccolgonsi passi de’ santi Padri che sembrano credere alle stregherie. Il padre Zacaria, annunziando l’opera del Tartarotti, disapprova il negar le magìe: — In una città m’accadde d’udir un medico spiritoso, il quale negava che si dessero indemoniati, tutto attribuendo alla fantasia di chi si crede offeso..... Ma perchè mai tanto impegno di relegare dentro l’inferno i demonj?»Storia letteraria d’Italia, 1750.A disteso ho ragionato io di tal materia nellaStoria universalee in quella degliEretici d’Italia, e prima nellaStoria della diocesi di Como, lib.VII. pag. 97 e seguenti, adducendo anche una sentenza motivata. Altre possono vedersi nelMazzoni Toselli,Origini della lingua italiana, tom.III. p. 880, 1043, 1076, 1360.271.Communis Catholicorum sententia docet re ipsa hanc commixtionem dæmonum mulierumque accidere. — Theol. Christ., tom.III. Il milanese frà Francesco Maria Guacci, nelCompendium maleficorum, stampato a Milano nel 1608 e nel 1626, ove le dottrine sono illustrate con molte figure, al cap. 12 del lib.Iscrive:Solent malefici et lamiæ cum dæmonibus, illi quidem succubis, hæ vero incubis, actum venereum exercere;communis est hæc sententiapatrum, theologorum, philosophorum, doctorum, et omnium fere sæculorum atque nationumexperientiacomprobata.272.Alle materie religiose io attribuii sempre importanza ed estensione primaria nella storia, e sempre mi proposi di maneggiarle da sincero indagatore, ma docile e riverente cattolico. Qui entrando a dirne più di proposito, e in questioni dove l’esattezza dogmatica può restar offesa da una parola meno precisa, sento il bisogno di riprofessare la mia piena sommessione all’indefettibile autorità della Chiesa, e l’incondizionata accettazione d’ogni suo decreto. Il che fo nè obbligato nè consigliato, ma per vero convincimento; e tanto più spontaneo quanto che mi sento e mi mostrai sempre cittadino indipendente, e scrivo in paese dove nessun vincolo ha la stampa, in tempi ove l’opinione careggia tutt’altri sentimenti.(L’autore trattò più ampiamente questa materia in un lavoro speciale,Gli Eretici d’Italia, volumi 3 in-8º, da questa medesima Unione editrice.Gli Editori).273.Ho alla manoReplica fratris Silvestri Prieratis ad fratrem Martinum Lutherum, senza data, di dieci carte, ove difende sè dalle incolpazioni dategli.274.Fra altri compose ilCompendio d’errori ed inganni luterani; Rimedio alla pestilente dottrina di frate Ochino; Discorso contro la dottrina e le profezie di frà Girolamo Savonarola.275.Era egli a Siviglia nel 1522 quando fece ritorno la naveVittoria, che per la prima avea fatto il giro del globo; e trovavano d’aver perduto un giorno, benchè esatto giornale avessero tenuto. Nessuno sapeva darne ragione, ma il Contarini la spiegò.
196.Relazionedell’ambasciadore veneto Marco Foscari del 1527.
196.Relazionedell’ambasciadore veneto Marco Foscari del 1527.
197.Mutinelli,Del costume veneziano.
197.Mutinelli,Del costume veneziano.
198.Quod causatur quod in ipsa nostra civitate ipsæ mulieres in ea stare possunt libere, prout dicens et conveniens est in civitate libera prout est nostra, ex quo procedit quod vitium sodomiticum in ea radicatur et nimis incrementi suscipit, ac etiam ex defectu ipsarum mulierum multæ rixæ fiunt et scandala committuntur...
198.Quod causatur quod in ipsa nostra civitate ipsæ mulieres in ea stare possunt libere, prout dicens et conveniens est in civitate libera prout est nostra, ex quo procedit quod vitium sodomiticum in ea radicatur et nimis incrementi suscipit, ac etiam ex defectu ipsarum mulierum multæ rixæ fiunt et scandala committuntur...
199.Filiasi,Memorie storiche, tom.IIIp. 263.
199.Filiasi,Memorie storiche, tom.IIIp. 263.
200.Galliciolli,Memorie venete, tom.I. p. 254, 262, 336; tom.III. p. 269, 272, ecc.
200.Galliciolli,Memorie venete, tom.I. p. 254, 262, 336; tom.III. p. 269, 272, ecc.
201.Bandello, part.III. nov. 42.
201.Bandello, part.III. nov. 42.
202.Lettere famigliari, cap. 41.
202.Lettere famigliari, cap. 41.
203.Archivio storico, app.VI. 18.
203.Archivio storico, app.VI. 18.
204.Il Cortigiano, lib.I.
204.Il Cortigiano, lib.I.
205.De viro aulico et de muliere aulica.
205.De viro aulico et de muliere aulica.
206.Infessura,ad1490.
206.Infessura,ad1490.
207.Stato della Basilica di Santa Maria in Cosmedin, presso il Crescimbeni e negliArchiatri pontificjdel Marini,Il vero progresso della festa d’Agone e di Testaccioecc.Nella Notizia della famiglia Boccapaduli, Marco Ubaldo Bicci riferisce molte curiosità intorno alle famiglie romane, e specialmente agli usi maritali avanti il Concilio di Trento. Nel 1525 davansi di dote ducati 3000; e 500 per l’acconcio, oltre le gioje e la cassapanca, detta sposareccia, che non mancava mai, spesso dipinta, talvolta intagliata. Nell’atto degli sponsali il padre donava allo sposo un boccale e bacile d’argento di 70 ducati. I due fidanzati congiungevano le mani e le bocche in segno di parentela, poi lo sposo metteva alla sposa l’anello. Nel 1521 s’ha uno stromento di dote di 2000 scudi, e 500 d’acconcio; in uno del 1536, di scudi 1700 e 300 d’acconcio; in uno del 1577, di 5000 ducati, oltre l’acconcio e le gioje. In essi stromenti sono descritti i doni, gli abiti, ecc. I donativi che facevano i nobili romani erano di 2, o 3, o 6 ducati; di 6, 8, o 12 fazzoletti e camicie; o abiti di raso, o drappi di damasco, di velluto cremisi, o tela d’oro. Lo sposo donava anelli e gioje.
207.Stato della Basilica di Santa Maria in Cosmedin, presso il Crescimbeni e negliArchiatri pontificjdel Marini,Il vero progresso della festa d’Agone e di Testaccioecc.
Nella Notizia della famiglia Boccapaduli, Marco Ubaldo Bicci riferisce molte curiosità intorno alle famiglie romane, e specialmente agli usi maritali avanti il Concilio di Trento. Nel 1525 davansi di dote ducati 3000; e 500 per l’acconcio, oltre le gioje e la cassapanca, detta sposareccia, che non mancava mai, spesso dipinta, talvolta intagliata. Nell’atto degli sponsali il padre donava allo sposo un boccale e bacile d’argento di 70 ducati. I due fidanzati congiungevano le mani e le bocche in segno di parentela, poi lo sposo metteva alla sposa l’anello. Nel 1521 s’ha uno stromento di dote di 2000 scudi, e 500 d’acconcio; in uno del 1536, di scudi 1700 e 300 d’acconcio; in uno del 1577, di 5000 ducati, oltre l’acconcio e le gioje. In essi stromenti sono descritti i doni, gli abiti, ecc. I donativi che facevano i nobili romani erano di 2, o 3, o 6 ducati; di 6, 8, o 12 fazzoletti e camicie; o abiti di raso, o drappi di damasco, di velluto cremisi, o tela d’oro. Lo sposo donava anelli e gioje.
208.VediDomenico Melini,Descrizione dell’entrata della reina Giovanna d’Austria in Firenze. Firenze 1566. Cicognara,Storia della scoltura,II. 249, ne fece una lunga nota col nome degli artisti che vi lavorarono.
208.VediDomenico Melini,Descrizione dell’entrata della reina Giovanna d’Austria in Firenze. Firenze 1566. Cicognara,Storia della scoltura,II. 249, ne fece una lunga nota col nome degli artisti che vi lavorarono.
209.Sansovino. Quarant’anni più tardi sono descritte le nozze della Morosini col doge Marin Grimani. Continuavansi le battaglie fra Nicolotti e Castellani, e su quella del 1521 abbiamo un poemetto che dice:Per certe risse antighe de mil’aniOgn’ano se sol far una gran gueraDe Nicoloti contra CastelaniSu ponti ora de legno, ora de piera.A dar se vede bastonae da cani,E chi cazzar in aqua e chi per teraCon gambe rote e visi mastruzzai,E qualcun de sta vita anche cavai.
209.Sansovino. Quarant’anni più tardi sono descritte le nozze della Morosini col doge Marin Grimani. Continuavansi le battaglie fra Nicolotti e Castellani, e su quella del 1521 abbiamo un poemetto che dice:
Per certe risse antighe de mil’aniOgn’ano se sol far una gran gueraDe Nicoloti contra CastelaniSu ponti ora de legno, ora de piera.A dar se vede bastonae da cani,E chi cazzar in aqua e chi per teraCon gambe rote e visi mastruzzai,E qualcun de sta vita anche cavai.
Per certe risse antighe de mil’aniOgn’ano se sol far una gran gueraDe Nicoloti contra CastelaniSu ponti ora de legno, ora de piera.A dar se vede bastonae da cani,E chi cazzar in aqua e chi per teraCon gambe rote e visi mastruzzai,E qualcun de sta vita anche cavai.
Per certe risse antighe de mil’ani
Ogn’ano se sol far una gran guera
De Nicoloti contra Castelani
Su ponti ora de legno, ora de piera.
A dar se vede bastonae da cani,
E chi cazzar in aqua e chi per tera
Con gambe rote e visi mastruzzai,
E qualcun de sta vita anche cavai.
210.L’iscrizione, che ancor si vede di fronte alla scala de’ Giganti, con bei fregi del Vittoria, dice:Magnificentissimo post hominum memoriam apparatu, atque alacri Italiæ prope universæ, suorum principum præsertim concursu. Possono quelle feste leggersi descritte dal Mutinelli,Annali urbani, pag. 148.
210.L’iscrizione, che ancor si vede di fronte alla scala de’ Giganti, con bei fregi del Vittoria, dice:Magnificentissimo post hominum memoriam apparatu, atque alacri Italiæ prope universæ, suorum principum præsertim concursu. Possono quelle feste leggersi descritte dal Mutinelli,Annali urbani, pag. 148.
211.Morigi,Nobiltà di Milano, 353.
211.Morigi,Nobiltà di Milano, 353.
212.Archivio storico, pag. 325.
212.Archivio storico, pag. 325.
213.NelleMemorie dell’illustre casa Russell, pubblicate di fresco.
213.NelleMemorie dell’illustre casa Russell, pubblicate di fresco.
214.Lettere di Principi a Principi, vol.I. p. 15.
214.Lettere di Principi a Principi, vol.I. p. 15.
215.Seme di tabacco fu spedito in Toscana il 1570 da Nicolò Tornabuoni ministro di Cosimo I alla corte di Francia, che l’ebbe dall’Hernandez, il quale l’avea trasportato d’America il 1520. Nel 1645 fu in Toscana ridotta privativa la coltura del tabacco.
215.Seme di tabacco fu spedito in Toscana il 1570 da Nicolò Tornabuoni ministro di Cosimo I alla corte di Francia, che l’ebbe dall’Hernandez, il quale l’avea trasportato d’America il 1520. Nel 1645 fu in Toscana ridotta privativa la coltura del tabacco.
216.Novelle, part.II. p. 47.
216.Novelle, part.II. p. 47.
217.NellaScaligeriana, stampata il 1669, si fa dire a Giuseppe Scaligero che «il Balbani, ministro italiano a Ginevra, portava in seno una berretta, che metteva entrando in chiesa, e predicando deponeva il cappello: gli altri pastori di Ginevra portavano tutti de’ berrettini piatti. Mio padre (Giulio Cesare) lo portava di velluto, piano a guisa d’un piatto, e gli cascava se si movesse. A Roma lo portavano tutti così quando io c’era. Io portai sempre berretto di velluto».
217.NellaScaligeriana, stampata il 1669, si fa dire a Giuseppe Scaligero che «il Balbani, ministro italiano a Ginevra, portava in seno una berretta, che metteva entrando in chiesa, e predicando deponeva il cappello: gli altri pastori di Ginevra portavano tutti de’ berrettini piatti. Mio padre (Giulio Cesare) lo portava di velluto, piano a guisa d’un piatto, e gli cascava se si movesse. A Roma lo portavano tutti così quando io c’era. Io portai sempre berretto di velluto».
218.Lettere di Principi a Principi,III. 49.
218.Lettere di Principi a Principi,III. 49.
219.Sanuto,Diarjall’anno.
219.Sanuto,Diarjall’anno.
220.Galliciolli,Memorie venete, tom.I. p. 262;Nani,Storia veneta, lib.VIdella part.II. Il Cappelletti riferisce molti statuti suntuarj, e importa singolarmente quello del 4 gennajo 1644 che concerne i rettori delle città e fortezze, prescrivendo anche tutti i mobili. Unordinamento intorno agli sponsaliin Firenze, tra moltissime minuzie comanda: — Item che a le nozze non possa avere nè essere più di ventiquattro donne, de le quali ne sieno diece da parte della donna novella, e quattordice da parte de lo marito; e non s’intenda nel detto numero madre, sirocchia o altre donne, femmine o fancigli che siano residenti ne la casa de lo marito a uno pane e uno vino; nè più di diece uomini, nè più d’otto servidori, i quali non si possano vestire de niuno d’un assiso overo a intaglio; nè più di dui trombatori, uno naccarino, e dui altri jocolari, se si vorranno, e non più, a la pena di lire cento per ciascuna volta e cosa al marito che contra facesse. E che dal dì delle nozze e lo dì seguente innanzi nona, se no nei detti dui die non si possa avere tromba, trombetta o naccara, nè più di due servidori, non intendendovi i servidori residenti in de la famiglia de la detta casa, a la pena di lire venticinque a lo marito detto, e a pena lire diece a ciascuna altra persona che oltra a ciò facesse o v’andasse. E che niuno modo o verso ne lo tale luogo si possa carolare, danzare overo ballare, fuor de la casa ove sono tali nozze, de dì overo de notte, con lume overo senza lume, a la pena di lire venticinque per ciascuna persona e a volta che fosse fatto contra, così a chi ballasse come a chi facesse fare. E che lo dì de le nozze solamente si possa dare confetti, e non si possa dare alcuno confetto prima overo poscia a cinque diei a la pena di lire venticinque; ed intendasi due maniere confetti, contandosi la traggea tutta per una maniera. E che a le dette nozze non possa avere più di tre vivande, tra le quali possa essere un rosto con torta chi vuole. E quello arrosto e torta s’intenda sola una vivanda, non intendendosi per vivanda frutti e confetti. E che non possa apparecchiare nè avere per tutto el corredo de le nozze più che venticinque taglieri de ciascuna vivanda, intendendosi per vivanda raviccioli o bragiere e tortelletti: salvo che a le nozze di cavalieri possano avere quelle donne e uomini che a loro piacerà, e dare di quattro vivande, e confetti e jocolari quanti e quanto tempo a loro piacerà, pena di lire cinquanta al marito che contra facesse, e per quante volte; e pena di lire venticinque de ciascuna donna e ciascuno trombatore, naccarino o altro qualunque jocolare che facesse contra. E che lo coco che farà le tali nozze, sia tenuto e debbia denunziare a lo officiale, almeno uno dì dinanzi, quelle cotali nozze, e quante e quali vivande dee fare, e chi è lo marito, a la pena di lire venticinque; e se più vivande facesse ch’è ordinato, caggia nella detta pena. E se darà vitella, non possa dare alcun’altra carne con essa, e non passi più di lire sette; nè più d’una possa dare per tagliere, a la pena di lire venticinque per ciascuna cosa e volta; dichiarando che in su lo tagliere de lo arrosto non possa dare nè avere altro che uno cappone colla torta, e uno pajo di pollastri con uno pippione o due pippioni con uno pollastro, overo uno anitrottolo e non più, a la detta pena per qualunque cosa fosse contra fatta. E che i detti trombatori, naccarini, sonatori o altri qualunque jocolari non possano torre o avere a tali nozze più, per uno, di soldi quindici el dì, a la pena di lire diece chi dà o riceve». Ap.Giudici.
220.Galliciolli,Memorie venete, tom.I. p. 262;Nani,Storia veneta, lib.VIdella part.II. Il Cappelletti riferisce molti statuti suntuarj, e importa singolarmente quello del 4 gennajo 1644 che concerne i rettori delle città e fortezze, prescrivendo anche tutti i mobili. Unordinamento intorno agli sponsaliin Firenze, tra moltissime minuzie comanda: — Item che a le nozze non possa avere nè essere più di ventiquattro donne, de le quali ne sieno diece da parte della donna novella, e quattordice da parte de lo marito; e non s’intenda nel detto numero madre, sirocchia o altre donne, femmine o fancigli che siano residenti ne la casa de lo marito a uno pane e uno vino; nè più di diece uomini, nè più d’otto servidori, i quali non si possano vestire de niuno d’un assiso overo a intaglio; nè più di dui trombatori, uno naccarino, e dui altri jocolari, se si vorranno, e non più, a la pena di lire cento per ciascuna volta e cosa al marito che contra facesse. E che dal dì delle nozze e lo dì seguente innanzi nona, se no nei detti dui die non si possa avere tromba, trombetta o naccara, nè più di due servidori, non intendendovi i servidori residenti in de la famiglia de la detta casa, a la pena di lire venticinque a lo marito detto, e a pena lire diece a ciascuna altra persona che oltra a ciò facesse o v’andasse. E che niuno modo o verso ne lo tale luogo si possa carolare, danzare overo ballare, fuor de la casa ove sono tali nozze, de dì overo de notte, con lume overo senza lume, a la pena di lire venticinque per ciascuna persona e a volta che fosse fatto contra, così a chi ballasse come a chi facesse fare. E che lo dì de le nozze solamente si possa dare confetti, e non si possa dare alcuno confetto prima overo poscia a cinque diei a la pena di lire venticinque; ed intendasi due maniere confetti, contandosi la traggea tutta per una maniera. E che a le dette nozze non possa avere più di tre vivande, tra le quali possa essere un rosto con torta chi vuole. E quello arrosto e torta s’intenda sola una vivanda, non intendendosi per vivanda frutti e confetti. E che non possa apparecchiare nè avere per tutto el corredo de le nozze più che venticinque taglieri de ciascuna vivanda, intendendosi per vivanda raviccioli o bragiere e tortelletti: salvo che a le nozze di cavalieri possano avere quelle donne e uomini che a loro piacerà, e dare di quattro vivande, e confetti e jocolari quanti e quanto tempo a loro piacerà, pena di lire cinquanta al marito che contra facesse, e per quante volte; e pena di lire venticinque de ciascuna donna e ciascuno trombatore, naccarino o altro qualunque jocolare che facesse contra. E che lo coco che farà le tali nozze, sia tenuto e debbia denunziare a lo officiale, almeno uno dì dinanzi, quelle cotali nozze, e quante e quali vivande dee fare, e chi è lo marito, a la pena di lire venticinque; e se più vivande facesse ch’è ordinato, caggia nella detta pena. E se darà vitella, non possa dare alcun’altra carne con essa, e non passi più di lire sette; nè più d’una possa dare per tagliere, a la pena di lire venticinque per ciascuna cosa e volta; dichiarando che in su lo tagliere de lo arrosto non possa dare nè avere altro che uno cappone colla torta, e uno pajo di pollastri con uno pippione o due pippioni con uno pollastro, overo uno anitrottolo e non più, a la detta pena per qualunque cosa fosse contra fatta. E che i detti trombatori, naccarini, sonatori o altri qualunque jocolari non possano torre o avere a tali nozze più, per uno, di soldi quindici el dì, a la pena di lire diece chi dà o riceve». Ap.Giudici.
221.Ce pays plantureuxFertile en biens, en dames bienheureux...Depuis un peu, je parle sobrement;Car ces Lombards avec qui je chemineM’ont fort appris à faire bonne mine,A un mot seul de Dieu ne deviser,A parler peu et à poltroniser.Dessus un mot une heure je m’arrête,Si on parle à moi, je réponds de la tête.Ep.XLIV.
221.
Ce pays plantureuxFertile en biens, en dames bienheureux...Depuis un peu, je parle sobrement;Car ces Lombards avec qui je chemineM’ont fort appris à faire bonne mine,A un mot seul de Dieu ne deviser,A parler peu et à poltroniser.Dessus un mot une heure je m’arrête,Si on parle à moi, je réponds de la tête.Ep.XLIV.
Ce pays plantureuxFertile en biens, en dames bienheureux...Depuis un peu, je parle sobrement;Car ces Lombards avec qui je chemineM’ont fort appris à faire bonne mine,A un mot seul de Dieu ne deviser,A parler peu et à poltroniser.Dessus un mot une heure je m’arrête,Si on parle à moi, je réponds de la tête.Ep.XLIV.
Ce pays plantureux
Fertile en biens, en dames bienheureux...
Depuis un peu, je parle sobrement;
Car ces Lombards avec qui je chemine
M’ont fort appris à faire bonne mine,
A un mot seul de Dieu ne deviser,
A parler peu et à poltroniser.
Dessus un mot une heure je m’arrête,
Si on parle à moi, je réponds de la tête.
Ep.XLIV.
222.Relazioni d’ambasciadori veneti, serieI. vol.II, p. 379.
222.Relazioni d’ambasciadori veneti, serieI. vol.II, p. 379.
223.Per iscoprir un ladro piglia un vaso, empilo d’acquasanta, accostavi una candela benedetta, e proferisci: — Angelo bianco, angelo santo, per la tua santità, per la mia verginità, mostrami chi ha tolto tal cosa», e l’effigie apparirà al fondo del vaso.Consilia in causis gravissimis, pag. 414, citato da Alfredo Maury,Revue archéologique, 1846, pag. 161.
223.Per iscoprir un ladro piglia un vaso, empilo d’acquasanta, accostavi una candela benedetta, e proferisci: — Angelo bianco, angelo santo, per la tua santità, per la mia verginità, mostrami chi ha tolto tal cosa», e l’effigie apparirà al fondo del vaso.Consilia in causis gravissimis, pag. 414, citato da Alfredo Maury,Revue archéologique, 1846, pag. 161.
224.Mazzuchelli, inArmellini.
224.Mazzuchelli, inArmellini.
225.Anche Clemente VII era ito abitare lungi dal Tevere, benchè il fisico Riccardo Cervini mandasse più volte suo figlio, che fu poi Marcello II, a rassicurarlo.
225.Anche Clemente VII era ito abitare lungi dal Tevere, benchè il fisico Riccardo Cervini mandasse più volte suo figlio, che fu poi Marcello II, a rassicurarlo.
226.Keplero nel 1618 mise fuori la profezia di sette M. Essendo morto l’imperatore Mattia, al 20 marzo seguente, si spiegò:Magnus monarca mundi medio mense martii morietur.NellaXXIXlettera al signore Dell’Isola fra Paolo Sarpi scrive: — Non posso penetrare in modo alcuno il senso di quelli che dicono, Dio ha predetto e voluto questo, e tuttavia si affaticano acciò non sii. Ma dell’astrologia giudiziaria bisognerebbe parlarne con qualche Romano, essendo quella più in voga nella loro corte, che in questa città. Con tutto che vi concorra ogni abuso, questo mai ha potuto aver luogo: la vera causa è perchè qui le persone non aggrandiscono se non per gradi ordinarj, e nessun può sperare oltre lo stato suo, nè fuori dell’età conveniente. In Roma, dove oggi si vede nel supremo grado chi jeri era ancora nell’infimo, la divinatoria è di gran credito.«Che miseria è questa umana di voler sapere il futuro! a che fine? per schifarlo? Non è questa la più espressa contraddizione che possa esser al mondo? Se si schifarà, non era futuro, e fu vana la fatica. Io nell’età di anni venti attesi con gran diligenza a questa vanità, la quale se fosse vera meriterebbe che mai si attendesse ad altro. Ella è piena di principj falsi e vani, onde non è maraviglia che seguano pari conclusioni; e chi ne vuol parlare in termini di teologia, credo che la troverà dannata dalla Scrittura divina,Isaia, c. 7. Sono anche assai buone le ragioni di Agostino contro questa vanità,De civitate Dei, lib.V. cap. 1 e 6;III. c. 4;Confess., cap. 3 e 5;super Genes., cap. 16 e 17. Se costì fosse un re mutabile, che ricevesse in grazia oggi questo, domani un altro, l’astrologia piglierebbe molta fede, e chi fosse giovane perderebbe anco quella che ha.«Io tengo poche cose per ferme, sì che non sii parato a mutar opinione; ma se cosa alcuna ho per certa, questa n’è una, che l’astrologia giudiziaria è pura vanità».
226.Keplero nel 1618 mise fuori la profezia di sette M. Essendo morto l’imperatore Mattia, al 20 marzo seguente, si spiegò:Magnus monarca mundi medio mense martii morietur.
NellaXXIXlettera al signore Dell’Isola fra Paolo Sarpi scrive: — Non posso penetrare in modo alcuno il senso di quelli che dicono, Dio ha predetto e voluto questo, e tuttavia si affaticano acciò non sii. Ma dell’astrologia giudiziaria bisognerebbe parlarne con qualche Romano, essendo quella più in voga nella loro corte, che in questa città. Con tutto che vi concorra ogni abuso, questo mai ha potuto aver luogo: la vera causa è perchè qui le persone non aggrandiscono se non per gradi ordinarj, e nessun può sperare oltre lo stato suo, nè fuori dell’età conveniente. In Roma, dove oggi si vede nel supremo grado chi jeri era ancora nell’infimo, la divinatoria è di gran credito.
«Che miseria è questa umana di voler sapere il futuro! a che fine? per schifarlo? Non è questa la più espressa contraddizione che possa esser al mondo? Se si schifarà, non era futuro, e fu vana la fatica. Io nell’età di anni venti attesi con gran diligenza a questa vanità, la quale se fosse vera meriterebbe che mai si attendesse ad altro. Ella è piena di principj falsi e vani, onde non è maraviglia che seguano pari conclusioni; e chi ne vuol parlare in termini di teologia, credo che la troverà dannata dalla Scrittura divina,Isaia, c. 7. Sono anche assai buone le ragioni di Agostino contro questa vanità,De civitate Dei, lib.V. cap. 1 e 6;III. c. 4;Confess., cap. 3 e 5;super Genes., cap. 16 e 17. Se costì fosse un re mutabile, che ricevesse in grazia oggi questo, domani un altro, l’astrologia piglierebbe molta fede, e chi fosse giovane perderebbe anco quella che ha.
«Io tengo poche cose per ferme, sì che non sii parato a mutar opinione; ma se cosa alcuna ho per certa, questa n’è una, che l’astrologia giudiziaria è pura vanità».
227.Sabellico, lib.I. c. 4.
227.Sabellico, lib.I. c. 4.
228.Cambi, al 1517.
228.Cambi, al 1517.
229.Il suoDe secretissimo philosophorum opere chimico per naturam et artem elaborando, più volte ristampato nelXVIeXVIIsecolo, conchiude:Finit hic liber et tractatus compositus per M. Bernardum comitem trevisanum, qui aquisivit comitatum et ditionem de Neige in Germania per hanc artem pretiosam et nobilem. Anche frà Bonaventura d’Iseo fece molte ricerche alchimiche.
229.Il suoDe secretissimo philosophorum opere chimico per naturam et artem elaborando, più volte ristampato nelXVIeXVIIsecolo, conchiude:Finit hic liber et tractatus compositus per M. Bernardum comitem trevisanum, qui aquisivit comitatum et ditionem de Neige in Germania per hanc artem pretiosam et nobilem. Anche frà Bonaventura d’Iseo fece molte ricerche alchimiche.
230.Il più importante trattato che il medioevo ci abbia trasmesso intorno alle belle arti, laDiversarum artium scheduladel monaco Teofilo delXIIIeXIVsecolo, piena di preziosi metodi, non scevera di arcani, al cap; 47 del lib.Itratta del far l’oro ispanico a questo modo: — È composto di rame rosso, polvere di basilisco, sangue umano e aceto. I Gentili, la cui abilità è nota, si procurano dei basilischi a questo modo. Hanno sotterra una camera tutta di pietre con due finestruoli che appena ci si vede attraverso. Vi mettono due galli vecchi di dodici o quindici anni, dandovi ben a mangiare. Ingrassati che sieno, prendono caldo, s’accoppiano e fanno ova. Allora si levano i galli, e si mettono dei rospi a covar le ova, nutrendoli di pane. Da quelle ova escono pulcini maschi, come quei delle chiocchie, ai quali in capo a sette giorni crescono code da serpente; e se la camera non fosse pavimentata, tosto entrerebbero sotterra. Onde impedirlo, quei che gli educano hanno dei vasi di bronzo rotondi molto capaci, perforati d’ogni parte e cogli orifizj chiusi; vi pongono questi pulcini, chiudono le aperture con coperchi di rame, li sepelliscono, lasciandoli nutrirsi sei mesi colla terra fina che penetra pei buchi. Dopo ciò li scoprono, e v’accendono vicino un gran fuoco sin a che gli animali sieno dentro bruciati affatto. Raffreddito che sia, li levano, li macinano, v’aggiungono un terzo di sangue umano rosso... Poi si prendono lame sottili di rame rosso purissimo, e da ciascuna parte vi si pone uno strato di quella preparazione, e si mette al fuoco... Così si seguita finchè la preparazione consuma il rame, e prende il peso e il color dell’oro. Quest’oro è adattato a qualunque uso».Le indagini chimiche di Newton ebbero a scopo per lungo tempo la tramutazione dei metalli; e nel 1669, a ventisette anni, quando avea fatto già le più insigni scoperte, scriveva ad un amico partente per un viaggio: — Procurate sapere se a Schemnitz in Ungheria cambiano davvero il ferro in acciajo sciogliendolo in un’acqua vitriolata che si raccoglie nelle cavità del masso in fondo alla miniera, poi scaldando la soluzione fin allo stato di pasta in un fuoco violento, e quando raffredda trovasi di rame. Dicono che ciò si usi pure in Italia. Venti o trent’anni fa traevasi da questo paese un vitriolo detto Romano; ma non può più aversene, forse perchè trovano più profittevole adoprarlo a tramutar il ferro in rame».David Brewster,Mem. of the life, writings and discoveries of J. Newton. Edimburgo 1855.
230.Il più importante trattato che il medioevo ci abbia trasmesso intorno alle belle arti, laDiversarum artium scheduladel monaco Teofilo delXIIIeXIVsecolo, piena di preziosi metodi, non scevera di arcani, al cap; 47 del lib.Itratta del far l’oro ispanico a questo modo: — È composto di rame rosso, polvere di basilisco, sangue umano e aceto. I Gentili, la cui abilità è nota, si procurano dei basilischi a questo modo. Hanno sotterra una camera tutta di pietre con due finestruoli che appena ci si vede attraverso. Vi mettono due galli vecchi di dodici o quindici anni, dandovi ben a mangiare. Ingrassati che sieno, prendono caldo, s’accoppiano e fanno ova. Allora si levano i galli, e si mettono dei rospi a covar le ova, nutrendoli di pane. Da quelle ova escono pulcini maschi, come quei delle chiocchie, ai quali in capo a sette giorni crescono code da serpente; e se la camera non fosse pavimentata, tosto entrerebbero sotterra. Onde impedirlo, quei che gli educano hanno dei vasi di bronzo rotondi molto capaci, perforati d’ogni parte e cogli orifizj chiusi; vi pongono questi pulcini, chiudono le aperture con coperchi di rame, li sepelliscono, lasciandoli nutrirsi sei mesi colla terra fina che penetra pei buchi. Dopo ciò li scoprono, e v’accendono vicino un gran fuoco sin a che gli animali sieno dentro bruciati affatto. Raffreddito che sia, li levano, li macinano, v’aggiungono un terzo di sangue umano rosso... Poi si prendono lame sottili di rame rosso purissimo, e da ciascuna parte vi si pone uno strato di quella preparazione, e si mette al fuoco... Così si seguita finchè la preparazione consuma il rame, e prende il peso e il color dell’oro. Quest’oro è adattato a qualunque uso».
Le indagini chimiche di Newton ebbero a scopo per lungo tempo la tramutazione dei metalli; e nel 1669, a ventisette anni, quando avea fatto già le più insigni scoperte, scriveva ad un amico partente per un viaggio: — Procurate sapere se a Schemnitz in Ungheria cambiano davvero il ferro in acciajo sciogliendolo in un’acqua vitriolata che si raccoglie nelle cavità del masso in fondo alla miniera, poi scaldando la soluzione fin allo stato di pasta in un fuoco violento, e quando raffredda trovasi di rame. Dicono che ciò si usi pure in Italia. Venti o trent’anni fa traevasi da questo paese un vitriolo detto Romano; ma non può più aversene, forse perchè trovano più profittevole adoprarlo a tramutar il ferro in rame».David Brewster,Mem. of the life, writings and discoveries of J. Newton. Edimburgo 1855.
231.Il Cardano ancor fanciullo vide una meravigliosa pioggia di sassi (Opera, tom.iii. p. 279), ch’egli dice furono mille ducento, di cui uno pesava centoventi libbre. Più circostanziato ci si dà quest’avvenimento da Pietro d’Anghiera (Epistolarum, pag. 245), facendolo proprio del Cremasco, e accompagnato da una notte fosca, da lunghissimi lampi e tuoni: e che nella pianura di Crema, dove non si troverebbe un sasso grosso come un ovo, ne caddero di così grossi che dieci passavano le cento libbre, uccidendo uccelli, montoni, pesci. E’ parla delle infinite ciancie che ne fecero i fisici, i teologi, i fanatici. Ciò fu il 4 settembre 1511.
231.Il Cardano ancor fanciullo vide una meravigliosa pioggia di sassi (Opera, tom.iii. p. 279), ch’egli dice furono mille ducento, di cui uno pesava centoventi libbre. Più circostanziato ci si dà quest’avvenimento da Pietro d’Anghiera (Epistolarum, pag. 245), facendolo proprio del Cremasco, e accompagnato da una notte fosca, da lunghissimi lampi e tuoni: e che nella pianura di Crema, dove non si troverebbe un sasso grosso come un ovo, ne caddero di così grossi che dieci passavano le cento libbre, uccidendo uccelli, montoni, pesci. E’ parla delle infinite ciancie che ne fecero i fisici, i teologi, i fanatici. Ciò fu il 4 settembre 1511.
232.Altra opinione comune al suo tempo. Marsilio Ficino,De Vita, dice: — È assioma fra i Platonici, e che sembra appartenere a tutta l’antichità, vi sia un demone a tutela di ciascun uomo al mondo, e ajuti coloro, alla cui custodia è proposto. Famigliare di casa Torelli di Parma era la figura d’una brutta vecchia, la quale appariva sotto un camino quando dovesse morir uno della famiglia».Cardano,De rerum varietate,XVI. 93.
232.Altra opinione comune al suo tempo. Marsilio Ficino,De Vita, dice: — È assioma fra i Platonici, e che sembra appartenere a tutta l’antichità, vi sia un demone a tutela di ciascun uomo al mondo, e ajuti coloro, alla cui custodia è proposto. Famigliare di casa Torelli di Parma era la figura d’una brutta vecchia, la quale appariva sotto un camino quando dovesse morir uno della famiglia».Cardano,De rerum varietate,XVI. 93.
233.H. Cardani, mediolanensis philosophi ac medici celeberrimi opera omnia... cura Caroli Sponii. Lione 1663, tom.Xin-fol. L’editore dice:Inter innumeros elapsi sæculi scriptores vix ullus occurit, cujus monumenta majore omnium eruditorum applausu, admirationis assecla, fuerint hactenus excepta ac concelebrata, quam H. Cardani ... idque merito quidem ... Quo factum, ut auctor ipsemaximus literarum dictatora quibusdam magni nominis viris, ab aliisvir incomparabilis,ab aliisportentum ingeniiaudire merueritetc. E vi soggiunge una serie di testimonj.
233.H. Cardani, mediolanensis philosophi ac medici celeberrimi opera omnia... cura Caroli Sponii. Lione 1663, tom.Xin-fol. L’editore dice:Inter innumeros elapsi sæculi scriptores vix ullus occurit, cujus monumenta majore omnium eruditorum applausu, admirationis assecla, fuerint hactenus excepta ac concelebrata, quam H. Cardani ... idque merito quidem ... Quo factum, ut auctor ipsemaximus literarum dictatora quibusdam magni nominis viris, ab aliisvir incomparabilis,ab aliisportentum ingeniiaudire merueritetc. E vi soggiunge una serie di testimonj.
234.Pag. 218, 214, 302 delPalagio degli incanti e delle gran meraviglie degli spiriti e di tutta la natura, diviso in libri quarantacinque e in tre prospettive, spirituale, celeste ed elementare, diStrozzi Cicogna. Vicenza 1605.
234.Pag. 218, 214, 302 delPalagio degli incanti e delle gran meraviglie degli spiriti e di tutta la natura, diviso in libri quarantacinque e in tre prospettive, spirituale, celeste ed elementare, diStrozzi Cicogna. Vicenza 1605.
235.Il penitenziale del vescovo Burcardo, anteriore al Mille, assegna le penitenze per chi crede che altri possa per incantagione eccitar procelle, odio o amore, affascinare o venir alle tregende. Di tutto ciò parliamo più a disteso nella nostraStoria universale, lib.XV, c. 15. Però il Muratori,Dissertaz.LXVIII, pubblicò una penitenziale del monastero di Bobbio:Qui cum vidua aut virgine peccavit, qui falsa testimonia super alios apponunt et ad sorcerias recurrunt, aut divinationes credunt... isti pæniteantVannis, velIIIex his in pane et aqua.
235.Il penitenziale del vescovo Burcardo, anteriore al Mille, assegna le penitenze per chi crede che altri possa per incantagione eccitar procelle, odio o amore, affascinare o venir alle tregende. Di tutto ciò parliamo più a disteso nella nostraStoria universale, lib.XV, c. 15. Però il Muratori,Dissertaz.LXVIII, pubblicò una penitenziale del monastero di Bobbio:Qui cum vidua aut virgine peccavit, qui falsa testimonia super alios apponunt et ad sorcerias recurrunt, aut divinationes credunt... isti pæniteantVannis, velIIIex his in pane et aqua.
236.Frà Bernardo da Como, 1584, dice che le streghe non sussistevanotempore quo compilatum fuit decretum per dominum Gratianum... Strigiarum secta pullulare cœpit tantummodo a centum quinquaginta annis citra, ut apparet ex processibus Inquisitorum.
236.Frà Bernardo da Como, 1584, dice che le streghe non sussistevanotempore quo compilatum fuit decretum per dominum Gratianum... Strigiarum secta pullulare cœpit tantummodo a centum quinquaginta annis citra, ut apparet ex processibus Inquisitorum.
237.Xiletti,Consilia criminalia. Venezia 1563, tom.I. cons. 6.
237.Xiletti,Consilia criminalia. Venezia 1563, tom.I. cons. 6.
238.Sunt qui credunt mulieres quasdam maleficas, sive potius veneficas, medicamentis delibutas, noctu in varias animalium formas verti et vagari, seu potius volare per longinquas regiones, ac nuntiare quæ ibi aguntur, choreas per paludes ducere, et demonibus congredi, ingredi et egredi per clausa ostia et foramina, pueros necare, et nescio quæ alia deliramenta.De situ Japigiæ, pag. 126.
238.Sunt qui credunt mulieres quasdam maleficas, sive potius veneficas, medicamentis delibutas, noctu in varias animalium formas verti et vagari, seu potius volare per longinquas regiones, ac nuntiare quæ ibi aguntur, choreas per paludes ducere, et demonibus congredi, ingredi et egredi per clausa ostia et foramina, pueros necare, et nescio quæ alia deliramenta.De situ Japigiæ, pag. 126.
239.Forma seguito allaLucerna Inquisitorum hæreticæ pravitatis reverendi patris fratris Bernardi comensis ordinis Prædicatorum ac inquisitoris egregii, in qua summatim continetur quidquid desideratur ad hujusce Inquisitionis sanctum munus exequendum. Milano 1566. Fu stampato per opera del reverendo padre Inquisitore di Milanoad laudem Dei, ristampato delle volte assai, e commentato da Francesco Pegna.
239.Forma seguito allaLucerna Inquisitorum hæreticæ pravitatis reverendi patris fratris Bernardi comensis ordinis Prædicatorum ac inquisitoris egregii, in qua summatim continetur quidquid desideratur ad hujusce Inquisitionis sanctum munus exequendum. Milano 1566. Fu stampato per opera del reverendo padre Inquisitore di Milanoad laudem Dei, ristampato delle volte assai, e commentato da Francesco Pegna.
240.Citano questo fatto anche il Bodino nella prefazione dellaDemonomania, e frà Silvestro Priero, il primo contraddittore di Lutero, nelleMirabili operazioni delle streghe e degli demonj.
240.Citano questo fatto anche il Bodino nella prefazione dellaDemonomania, e frà Silvestro Priero, il primo contraddittore di Lutero, nelleMirabili operazioni delle streghe e degli demonj.
241.Il famoso Peiresc al 28 giugno 1615 da Aix scriveva a Paolo Gualdo a Padova: — Il medico che mi cura, desidera con passione d’avere un libroBaptistæ Codrunqui medici imolensis de morbis ex maleficio, per causa di certe monache di questa città in assai numero, che si trovano inferme di malattie incognite e soprannaturali».
241.Il famoso Peiresc al 28 giugno 1615 da Aix scriveva a Paolo Gualdo a Padova: — Il medico che mi cura, desidera con passione d’avere un libroBaptistæ Codrunqui medici imolensis de morbis ex maleficio, per causa di certe monache di questa città in assai numero, che si trovano inferme di malattie incognite e soprannaturali».
242.Francesco Vittoria,Prælectiones theologicæ, lib.II.
242.Francesco Vittoria,Prælectiones theologicæ, lib.II.
243.De strigibus, 1523; e quattro apologie, 1525.
243.De strigibus, 1523; e quattro apologie, 1525.
244.De sortilegiis.
244.De sortilegiis.
245.Strix, sive de ludificatione dæmonum, 1523; e la versione italiana stampata a Venezia il 1556 col titolo:Il libro detto Strega, ovvero delle illusioni del demonio.
245.Strix, sive de ludificatione dæmonum, 1523; e la versione italiana stampata a Venezia il 1556 col titolo:Il libro detto Strega, ovvero delle illusioni del demonio.
246.Compendio dell’arte esorcistica, e possibilità delle mirabili e stupende operationi delli demonj e de’ maleficj, con li rimedj opportuni alle infermità maleficiali... opera non meno giovevole agli esorcisti che dilettevole ai lettori, ed a comune utilità posta in luce.Venezia 1605.
246.Compendio dell’arte esorcistica, e possibilità delle mirabili e stupende operationi delli demonj e de’ maleficj, con li rimedj opportuni alle infermità maleficiali... opera non meno giovevole agli esorcisti che dilettevole ai lettori, ed a comune utilità posta in luce.Venezia 1605.
247.De sortilegiis, lib.II. q. 7.
247.De sortilegiis, lib.II. q. 7.
248.De strigibus, c. 17 e s.
248.De strigibus, c. 17 e s.
249.Fortalitium fidei.
249.Fortalitium fidei.
250.De hæresi.
250.De hæresi.
251.De lamiis, et excellentia utriusque juris.
251.De lamiis, et excellentia utriusque juris.
252.Parergon juris,VII. c. 23;VIII. c. 21. Contro di lui principalmente sono dirette le confutazioni di Martin Delrio,Disquisitionum magicarum, lib.III. q. 16.
252.Parergon juris,VII. c. 23;VIII. c. 21. Contro di lui principalmente sono dirette le confutazioni di Martin Delrio,Disquisitionum magicarum, lib.III. q. 16.
253.Dæmonum investigatio peripatetica, in qua explicatur locus Hippocratis, si quid divinum in morbis habeatur.Firenze 1580.
253.Dæmonum investigatio peripatetica, in qua explicatur locus Hippocratis, si quid divinum in morbis habeatur.Firenze 1580.
254.Cum in brixiensi et bergomensi civitatibus et diœcesibus quoddam hominum genus perniciosissimum ac damnatissimum labe hæretica, per quam suscepto renuntiabatur baptismatis sacramento, Dominum abnegabant, et Satanæ, cujus consilio seducebantur, corpora et animas conferebant, et ad illi rem gratam faciendam in necandis infantibus passim studebant, et alia maleficia et sortilegia exercere non verebantur... Bolla del 15 febbrajo.
254.Cum in brixiensi et bergomensi civitatibus et diœcesibus quoddam hominum genus perniciosissimum ac damnatissimum labe hæretica, per quam suscepto renuntiabatur baptismatis sacramento, Dominum abnegabant, et Satanæ, cujus consilio seducebantur, corpora et animas conferebant, et ad illi rem gratam faciendam in necandis infantibus passim studebant, et alia maleficia et sortilegia exercere non verebantur... Bolla del 15 febbrajo.
255.Repertæ fuerunt quamplures utriusque sexus personæ... diabolum in suum dominum et patronum assumentes, eique obedientiam et reverentiam exhibentes, et suis incantationibus, carminibus, sortilegiis aliisque nefandis superstitionibus jumenta et fructus terræ multipliciter lædentes, aliaque quamplurima nefanda, excessus et crimina, codem diabolo instigante, committentes et perpetrantes etc.
255.Repertæ fuerunt quamplures utriusque sexus personæ... diabolum in suum dominum et patronum assumentes, eique obedientiam et reverentiam exhibentes, et suis incantationibus, carminibus, sortilegiis aliisque nefandis superstitionibus jumenta et fructus terræ multipliciter lædentes, aliaque quamplurima nefanda, excessus et crimina, codem diabolo instigante, committentes et perpetrantes etc.
256.Il serio storico De Thou racconta: — Diceasi che Sisto V avesse pratica col demonio, e patto di darsegli purchè fosse papa e pontificasse sei anni. Di fatto ebbe la tiara, e per cinque anni segnalossi con azioni che sorpassano l’elevazione dello spirito umano. Al fine cadde malato, e il demonio venne a intimargli il patto. Sisto incollerito lo rimbrottò di mala fede, giacchè soli cinque anni erano corsi; ma il demonio gli disse: Ti ricorda che, trattandosi di condannar uno che non avea l’età legale, dicestiGli do uno de’ miei anni? Sisto non seppe cosa rispondere, e si preparò a morire fra i rimorsi». Vero è che De Thou non sta garante del fatto, potendo essere invenzione de’ malevoli Spagnuoli.Histoire universelle, tom.XI.
256.Il serio storico De Thou racconta: — Diceasi che Sisto V avesse pratica col demonio, e patto di darsegli purchè fosse papa e pontificasse sei anni. Di fatto ebbe la tiara, e per cinque anni segnalossi con azioni che sorpassano l’elevazione dello spirito umano. Al fine cadde malato, e il demonio venne a intimargli il patto. Sisto incollerito lo rimbrottò di mala fede, giacchè soli cinque anni erano corsi; ma il demonio gli disse: Ti ricorda che, trattandosi di condannar uno che non avea l’età legale, dicestiGli do uno de’ miei anni? Sisto non seppe cosa rispondere, e si preparò a morire fra i rimorsi». Vero è che De Thou non sta garante del fatto, potendo essere invenzione de’ malevoli Spagnuoli.Histoire universelle, tom.XI.
257.Magos et maleficos, qui se ligaturis, nodis, characteribus, verbis occultis mentes hominum perturbare, morbos inducere, ventis, tempestati, aeri ac mari incantationibus imperare posse sibi persuadent aut aliis pollicentur, ceterosque omnes, qui quovis artis magicæ et veneficii genere pactiones et fœdera expresse vel tacite cum dæmonibus faciant, episcopi acriter puniant, et e societate fidelium exterminent.Act., p. 5. pag. 5.
257.Magos et maleficos, qui se ligaturis, nodis, characteribus, verbis occultis mentes hominum perturbare, morbos inducere, ventis, tempestati, aeri ac mari incantationibus imperare posse sibi persuadent aut aliis pollicentur, ceterosque omnes, qui quovis artis magicæ et veneficii genere pactiones et fœdera expresse vel tacite cum dæmonibus faciant, episcopi acriter puniant, et e societate fidelium exterminent.Act., p. 5. pag. 5.
258.Così frà Girolamo Menghi nel precitatoCompendio dell’arte esorcistica, pag. 480. Però egli stesso, pag. 416, dice che le streghe non aveano potenza sugli Inquisitori in uffizio, e «più volte essendo interrogate queste maghe et malefiche per che cause non offendevano gli giudici et inquisitori, respondevano, questo più volte aver tentato et non l’aver potuto fare».
258.Così frà Girolamo Menghi nel precitatoCompendio dell’arte esorcistica, pag. 480. Però egli stesso, pag. 416, dice che le streghe non aveano potenza sugli Inquisitori in uffizio, e «più volte essendo interrogate queste maghe et malefiche per che cause non offendevano gli giudici et inquisitori, respondevano, questo più volte aver tentato et non l’aver potuto fare».
259.De’ moltissimi io allego quei soli ch’ebbi alla mano:Eimerico,Direttorio degli Inquisitori.Carena,De officio Sanctæ Inquisitionis.Pegna,Praxis Inquisitorum.Bodino,Demonomania degli stregoni, cioè furori e malìe de’ demonj col mezzo degli uomini. Venezia 1592.Menghi,Compendio dell’arte esorcistica. Ivi 1605.Cardi,Ritualis romani documenta de exorcizandis obsessis. Ivi 1733.Flores commentariorum in Directorium Inquisitorum, collecti per Franciscum Aloysium Bariolam mediolanensem.Milano 1610.Aphorismi Inquisitorum.Bergamo 1639.Quando Morellet nel 1762 ebbe tradotto ilDirectorium Inquisitorum, Malesherbes gli disse: — Voi credete aver raccolto de’ fatti straordinarj, delle processure inaudite. Or bene sappiate che questa giurisprudenza di Eymeric e della Santa Inquisizione è ad un bel presso la nostra giurisprudenza criminale tutt’intera. — Io restai confuso di tale asserzione (soggiunge Morellet,Mémoires,I. 59); ma di poi ho riconosciuto ch’egli avea ragione».
259.De’ moltissimi io allego quei soli ch’ebbi alla mano:
Eimerico,Direttorio degli Inquisitori.
Carena,De officio Sanctæ Inquisitionis.
Pegna,Praxis Inquisitorum.
Bodino,Demonomania degli stregoni, cioè furori e malìe de’ demonj col mezzo degli uomini. Venezia 1592.
Menghi,Compendio dell’arte esorcistica. Ivi 1605.
Cardi,Ritualis romani documenta de exorcizandis obsessis. Ivi 1733.
Flores commentariorum in Directorium Inquisitorum, collecti per Franciscum Aloysium Bariolam mediolanensem.Milano 1610.
Aphorismi Inquisitorum.Bergamo 1639.
Quando Morellet nel 1762 ebbe tradotto ilDirectorium Inquisitorum, Malesherbes gli disse: — Voi credete aver raccolto de’ fatti straordinarj, delle processure inaudite. Or bene sappiate che questa giurisprudenza di Eymeric e della Santa Inquisizione è ad un bel presso la nostra giurisprudenza criminale tutt’intera. — Io restai confuso di tale asserzione (soggiunge Morellet,Mémoires,I. 59); ma di poi ho riconosciuto ch’egli avea ragione».
260.Sacro arsenale, ovvero Pratica dell’ufficio della Santa Inquisizione, di nuovo corretto ed ampliato.Bologna 1665. Lo stesso trovo nellaBreve informatione del modo di trattare le cause del Santo Officio per li molto reverendi vicarj della Santa Inquisitione di Modana. 1659.
260.Sacro arsenale, ovvero Pratica dell’ufficio della Santa Inquisizione, di nuovo corretto ed ampliato.Bologna 1665. Lo stesso trovo nellaBreve informatione del modo di trattare le cause del Santo Officio per li molto reverendi vicarj della Santa Inquisitione di Modana. 1659.
261.Flores commentariorum, pag. 3.
261.Flores commentariorum, pag. 3.
262.Millenarium sæpe excedit multitudo talium, qui unius anni decursu in sola comensi diœcesi ab inquisitore qui pro tempore est, ejusque vicariis, qui octo vel decem semper sunt, inquiruntur et examinantur, et annis pene singulis plusquam centum incinerantur.Spina,De strigibus, cap. 13.
262.Millenarium sæpe excedit multitudo talium, qui unius anni decursu in sola comensi diœcesi ab inquisitore qui pro tempore est, ejusque vicariis, qui octo vel decem semper sunt, inquiruntur et examinantur, et annis pene singulis plusquam centum incinerantur.Spina,De strigibus, cap. 13.
263.Ripamonti,Historia mediolanensis, dec.IV. lib.V. p. 300; —Oltrocchi,Notæ ad vitam sancti Caroli, pag. 684-94.Nell’archivio della curia di Milano esistono diversi processi contro maliardi ed eretici, e principalmente son notevoli la «Relazione di quanto fece san Carlo nella visita dei Grigioni (Instructiones pro iis qui in missionibus contra hæreticos versantur)»; i «Dubbj dati dal prevosto di Biasca», un de’ quali è: — Sono processati i sospetti d’arte diabolica, et il notar dice d’aver mandato i processi a Milano, nè altra provvision s’è visto: perciò vanno peggiorando con scandalo d’altri»; e un altro: — Sono alcuni mercanti i quali non osservano il decreto di non andare ne’ paesi d’heretici senza licenza, et sono difesi dalli signori temporali (svizzeri) perchè così fanno loro, però con precetto di non andar alla predica d’heretici, nè trattar con loro della religione».Anche nella vita del cardinale Federico Borromeo nel 1608 si legge: — Ancora alcuni perseverano con i segni superstiziosi in guarir malìe, nè si può aver testimonj per formar processo. Si admettono chirurgi, medici et maestri di scuola senza far la professione della fede; et volendo noi che la faccino, il fôro secolare dice di voler loro far giurare di non far cosa illecita, nè usar cose diaboliche, e con questo si admettono persone vagabonde». Tutto ciò si riferisce alle tre valli di diocesi milanese, appartenenti agli Svizzeri.
263.Ripamonti,Historia mediolanensis, dec.IV. lib.V. p. 300; —Oltrocchi,Notæ ad vitam sancti Caroli, pag. 684-94.
Nell’archivio della curia di Milano esistono diversi processi contro maliardi ed eretici, e principalmente son notevoli la «Relazione di quanto fece san Carlo nella visita dei Grigioni (Instructiones pro iis qui in missionibus contra hæreticos versantur)»; i «Dubbj dati dal prevosto di Biasca», un de’ quali è: — Sono processati i sospetti d’arte diabolica, et il notar dice d’aver mandato i processi a Milano, nè altra provvision s’è visto: perciò vanno peggiorando con scandalo d’altri»; e un altro: — Sono alcuni mercanti i quali non osservano il decreto di non andare ne’ paesi d’heretici senza licenza, et sono difesi dalli signori temporali (svizzeri) perchè così fanno loro, però con precetto di non andar alla predica d’heretici, nè trattar con loro della religione».
Anche nella vita del cardinale Federico Borromeo nel 1608 si legge: — Ancora alcuni perseverano con i segni superstiziosi in guarir malìe, nè si può aver testimonj per formar processo. Si admettono chirurgi, medici et maestri di scuola senza far la professione della fede; et volendo noi che la faccino, il fôro secolare dice di voler loro far giurare di non far cosa illecita, nè usar cose diaboliche, e con questo si admettono persone vagabonde». Tutto ciò si riferisce alle tre valli di diocesi milanese, appartenenti agli Svizzeri.
264.Nell’epistolario di san Carlo stampato a Milano il 1857, leggesi a pag. 419 in una lettera a Giovanni Fontana: — M’è dispiaciuto d’intendere quello che passa nelle Tre Valli per conto di quel negromante, il quale, facendo professione di scoprire le streghe e stregoni di quel paese fuor delle vie giuridiche, mi par non men degno di castigo lui medesimo che li stregoni stessi, camminando per via di negromantia o altra proibita a’ cristiani. Però ne scrivo ai signori e do ordine al visitator Bedra che vadi in dentro a posta per riportar provvisione, perchè costui sia rivocato et anche castigato». Segue l’ordine al visitatore.Il 18 aprile 1567 san Carlo scriveva aver saputo che in val di Blenio, quando si fanno esequie, molti preti, dopo detta messa nella loro chiesa, vanno a dirla anche al luogo del funerale; e mancando le particole, le spezzano e consacrano solo un frammento. Egli vuole che a ciò si provveda.Lettera nell’arch. arcivesc., dove vi son moltissime lettere sopra essa valle.
264.Nell’epistolario di san Carlo stampato a Milano il 1857, leggesi a pag. 419 in una lettera a Giovanni Fontana: — M’è dispiaciuto d’intendere quello che passa nelle Tre Valli per conto di quel negromante, il quale, facendo professione di scoprire le streghe e stregoni di quel paese fuor delle vie giuridiche, mi par non men degno di castigo lui medesimo che li stregoni stessi, camminando per via di negromantia o altra proibita a’ cristiani. Però ne scrivo ai signori e do ordine al visitator Bedra che vadi in dentro a posta per riportar provvisione, perchè costui sia rivocato et anche castigato». Segue l’ordine al visitatore.
Il 18 aprile 1567 san Carlo scriveva aver saputo che in val di Blenio, quando si fanno esequie, molti preti, dopo detta messa nella loro chiesa, vanno a dirla anche al luogo del funerale; e mancando le particole, le spezzano e consacrano solo un frammento. Egli vuole che a ciò si provveda.Lettera nell’arch. arcivesc., dove vi son moltissime lettere sopra essa valle.
265.Il processo esiste nell’Ambrosiana di Milano, segnatoR. 109 in fol.
265.Il processo esiste nell’Ambrosiana di Milano, segnatoR. 109 in fol.
266.Crepet,De odio Satanæ, lib.I. disc. 3.
266.Crepet,De odio Satanæ, lib.I. disc. 3.
267.Stuttgard, 1843.
267.Stuttgard, 1843.
268.Sotto il 19 luglio 1675 il Torriano vescovo di Como scriveva a un parroco del territorio bormiese aver trovato colàquamplures tam viros quam fœminas variis sortilegiis infestos, fascinationibus incumbere et vere strigas esse, arte in tenera ætate prehensa. Perciò ne’ quattro anni seguenti furono giustiziate trentacinque persone, e molte sbandite.
268.Sotto il 19 luglio 1675 il Torriano vescovo di Como scriveva a un parroco del territorio bormiese aver trovato colàquamplures tam viros quam fœminas variis sortilegiis infestos, fascinationibus incumbere et vere strigas esse, arte in tenera ætate prehensa. Perciò ne’ quattro anni seguenti furono giustiziate trentacinque persone, e molte sbandite.
269.Del congresso notturno delle lamie, libriIII. Rovereto 1749.
269.Del congresso notturno delle lamie, libriIII. Rovereto 1749.
270.Lettere del Pr. G. B. Carli al signor G. Tartarotti intorno all’origine e falsità della dottrina dei maghi e delle streghe; —Maffei,Arte magica dileguata. Verona 1750. — A queste uscì una risposta in Venezia l’anno stesso,Osservazione sopra l’opuscolo Arte magica dileguatadi un prete dell’Oratorio, per dimostrare che, avanti e dopo Cristo, sempre vi furono maghi e streghe; e raccolgonsi passi de’ santi Padri che sembrano credere alle stregherie. Il padre Zacaria, annunziando l’opera del Tartarotti, disapprova il negar le magìe: — In una città m’accadde d’udir un medico spiritoso, il quale negava che si dessero indemoniati, tutto attribuendo alla fantasia di chi si crede offeso..... Ma perchè mai tanto impegno di relegare dentro l’inferno i demonj?»Storia letteraria d’Italia, 1750.A disteso ho ragionato io di tal materia nellaStoria universalee in quella degliEretici d’Italia, e prima nellaStoria della diocesi di Como, lib.VII. pag. 97 e seguenti, adducendo anche una sentenza motivata. Altre possono vedersi nelMazzoni Toselli,Origini della lingua italiana, tom.III. p. 880, 1043, 1076, 1360.
270.Lettere del Pr. G. B. Carli al signor G. Tartarotti intorno all’origine e falsità della dottrina dei maghi e delle streghe; —Maffei,Arte magica dileguata. Verona 1750. — A queste uscì una risposta in Venezia l’anno stesso,Osservazione sopra l’opuscolo Arte magica dileguatadi un prete dell’Oratorio, per dimostrare che, avanti e dopo Cristo, sempre vi furono maghi e streghe; e raccolgonsi passi de’ santi Padri che sembrano credere alle stregherie. Il padre Zacaria, annunziando l’opera del Tartarotti, disapprova il negar le magìe: — In una città m’accadde d’udir un medico spiritoso, il quale negava che si dessero indemoniati, tutto attribuendo alla fantasia di chi si crede offeso..... Ma perchè mai tanto impegno di relegare dentro l’inferno i demonj?»Storia letteraria d’Italia, 1750.
A disteso ho ragionato io di tal materia nellaStoria universalee in quella degliEretici d’Italia, e prima nellaStoria della diocesi di Como, lib.VII. pag. 97 e seguenti, adducendo anche una sentenza motivata. Altre possono vedersi nelMazzoni Toselli,Origini della lingua italiana, tom.III. p. 880, 1043, 1076, 1360.
271.Communis Catholicorum sententia docet re ipsa hanc commixtionem dæmonum mulierumque accidere. — Theol. Christ., tom.III. Il milanese frà Francesco Maria Guacci, nelCompendium maleficorum, stampato a Milano nel 1608 e nel 1626, ove le dottrine sono illustrate con molte figure, al cap. 12 del lib.Iscrive:Solent malefici et lamiæ cum dæmonibus, illi quidem succubis, hæ vero incubis, actum venereum exercere;communis est hæc sententiapatrum, theologorum, philosophorum, doctorum, et omnium fere sæculorum atque nationumexperientiacomprobata.
271.Communis Catholicorum sententia docet re ipsa hanc commixtionem dæmonum mulierumque accidere. — Theol. Christ., tom.III. Il milanese frà Francesco Maria Guacci, nelCompendium maleficorum, stampato a Milano nel 1608 e nel 1626, ove le dottrine sono illustrate con molte figure, al cap. 12 del lib.Iscrive:Solent malefici et lamiæ cum dæmonibus, illi quidem succubis, hæ vero incubis, actum venereum exercere;communis est hæc sententiapatrum, theologorum, philosophorum, doctorum, et omnium fere sæculorum atque nationumexperientiacomprobata.
272.Alle materie religiose io attribuii sempre importanza ed estensione primaria nella storia, e sempre mi proposi di maneggiarle da sincero indagatore, ma docile e riverente cattolico. Qui entrando a dirne più di proposito, e in questioni dove l’esattezza dogmatica può restar offesa da una parola meno precisa, sento il bisogno di riprofessare la mia piena sommessione all’indefettibile autorità della Chiesa, e l’incondizionata accettazione d’ogni suo decreto. Il che fo nè obbligato nè consigliato, ma per vero convincimento; e tanto più spontaneo quanto che mi sento e mi mostrai sempre cittadino indipendente, e scrivo in paese dove nessun vincolo ha la stampa, in tempi ove l’opinione careggia tutt’altri sentimenti.(L’autore trattò più ampiamente questa materia in un lavoro speciale,Gli Eretici d’Italia, volumi 3 in-8º, da questa medesima Unione editrice.Gli Editori).
272.Alle materie religiose io attribuii sempre importanza ed estensione primaria nella storia, e sempre mi proposi di maneggiarle da sincero indagatore, ma docile e riverente cattolico. Qui entrando a dirne più di proposito, e in questioni dove l’esattezza dogmatica può restar offesa da una parola meno precisa, sento il bisogno di riprofessare la mia piena sommessione all’indefettibile autorità della Chiesa, e l’incondizionata accettazione d’ogni suo decreto. Il che fo nè obbligato nè consigliato, ma per vero convincimento; e tanto più spontaneo quanto che mi sento e mi mostrai sempre cittadino indipendente, e scrivo in paese dove nessun vincolo ha la stampa, in tempi ove l’opinione careggia tutt’altri sentimenti.
(L’autore trattò più ampiamente questa materia in un lavoro speciale,Gli Eretici d’Italia, volumi 3 in-8º, da questa medesima Unione editrice.Gli Editori).
273.Ho alla manoReplica fratris Silvestri Prieratis ad fratrem Martinum Lutherum, senza data, di dieci carte, ove difende sè dalle incolpazioni dategli.
273.Ho alla manoReplica fratris Silvestri Prieratis ad fratrem Martinum Lutherum, senza data, di dieci carte, ove difende sè dalle incolpazioni dategli.
274.Fra altri compose ilCompendio d’errori ed inganni luterani; Rimedio alla pestilente dottrina di frate Ochino; Discorso contro la dottrina e le profezie di frà Girolamo Savonarola.
274.Fra altri compose ilCompendio d’errori ed inganni luterani; Rimedio alla pestilente dottrina di frate Ochino; Discorso contro la dottrina e le profezie di frà Girolamo Savonarola.
275.Era egli a Siviglia nel 1522 quando fece ritorno la naveVittoria, che per la prima avea fatto il giro del globo; e trovavano d’aver perduto un giorno, benchè esatto giornale avessero tenuto. Nessuno sapeva darne ragione, ma il Contarini la spiegò.
275.Era egli a Siviglia nel 1522 quando fece ritorno la naveVittoria, che per la prima avea fatto il giro del globo; e trovavano d’aver perduto un giorno, benchè esatto giornale avessero tenuto. Nessuno sapeva darne ragione, ma il Contarini la spiegò.