Chapter 26

236.Il famoso Scioppio il supplizio del Bruno raccontò in lettere ad un altro Luterano. Comincia: — Ti do la mia parola che niun Luterano o Calvinista è qui punito di morte, nè tampoco sta in pericolo, seppur non sia recidivo o scandaloso. È mente di sua santità, che ogni Luterano viaggi liberamente, e vi ottenga benevolenza e cortesia. Nel mese passato fu qui un Sassone, ch’era vissuto un anno con Beza, e fu umanissimamente accolto dal cardinale Baronio confessore del papa, e assicurato, purchè non desse scandalo». Segue narrando il processo e la condanna del Bruno, credendolo meritevole come ateo, e apostolo di dottrine assurde. Eppure si dubita se veramente sia stato arso. VedasiDomenico Berti.Il Botta si sbriga di quest’insigne Italiano colla frase seguente: — Non fermerommi a parlare del Bruno, perchè avendo insegnato che i soli Ebrei erano i discendenti di Adamo (?), che Mosè era un impostore ed un mago, che le sacre Scritture sentivano del favoloso, ed altre bestemmie ancora peggiori di queste, fu arso a Roma al modo di Roma nel 1600: rimedio abominevole contro opinioni pazze». Lib.XV.Queste parole egli copia letteralmente dal Giannone, l.XXXIV. c. 8, che copia il Capasso e il Parrino, e dice: «Discreditarono l’onorata impresa (di innovar la filosofia) due frati domenicani, li quali non tenendo nè legge nè misura, e oltrepassando le giuste mete, siccome maggiormente accreditarono gli errori delle scuole, così posero in discredito coloro che volevano allontanarsene ecc.».237.De libris propriis.238.«Esser noi e poter sapere e volere è il certissimo principio primo».Universalis philosophia,I. l. 4. Secondo lui, l’intelletto consiste nel sentire, cioè accorgersi delle modificazioni del nostro essere; e memoria, riflessione, immaginativa sono varie determinazioni della sensività; il pensiero è il complesso delle cognizioni poste nella sensazione, la quale dà a conoscere soltanto gli oggetti individui, non la loro realtà nè le generali relazioni. Tutto il creato, a dir suo, consta di essere e non essere; il primo è costituito da potenza, sapienza e amore, che hanno per iscopo l’essenza, la verità, il bene: mentre il nulla è impotenza, odio, ignoranza. Nell’Ente supremo le tre qualità primordiali stanno unite in incomprensibile semplicità, senza mistura del nulla; une, benchè distinte. L’Ente supremo, nel trar le cose dal nulla, trasporta le inesaurabili sue idee nella materia sotto la condizione del tempo e sulla base dello spazio, e agli enti finiti comunica le tre qualità, che divengono principj dell’universo, sotto la triplice legge della necessità, della provvidenza, dell’armonia.Sopra siffatta metafisica impianta una filosofia fisica, una psicologica, una sociale. Nella filosofia fisica considera l’universo come un complesso di fenomeni materiali, svolgentisi nel tempo e nello spazio. La materia posta in questi è un corpo, non costruito ma proprio alla costruzione; e opera per via di due agenti, calore e freddo. Quello formò il cielo dilatando, questo la terra condensando la materia; e dalla loro combinazione nascono tutti i fenomeni. La luce è tutt’uno col calore, solo denominati altrimenti secondo operano sul tatto o sulla vista.Nella fisiologia considerando gli enti come vivi e sensibili, distingue nell’uomo una triplice vita, corrispondente a triplice sostanza: l’intelligenza; lo spirito, suo veicolo; il corpo, veicolo ed organo dello spirito e dell’intelletto. Gli esseri tendendo a conservarsi, sono provveduti d’istinti e della facoltà di sentire in differente grado. Che se l’uomo possiede un’intelligenza immortale, quanto meglio il mondo che è più di tutti perfetto? Mani sue sono le forze espansive; occhi le stelle; linguaggio, i raggi di queste; col cui ricambio forse comunicano esse tra sè, dotate come sono di vita sensibilissima. Gli spiriti beati che le abitano, vedono quant’è nella natura e nelle idee divine.239.Il mondo è libro dove il senno eternoScrisse i proprj concetti...Ma noi strette alme ai libri e tempi mortiCopïati dal vivo con più errori,Li anteponghiamo a magistero tale.O pene, del fallir fatene accorti,Liti, ignoranze, fatiche e dolori:Deh torniamo, perdio, all’originale.Poesie filosofiche, pag. 11.240.Inveniemus in plantis sexus masculinum et fœmineum, ut in animalibus, et fœminam non fructificari sine masculi congressu. Hoc patet in siliquis et in palmis, quarum mas fœminaque inclinantur mutuo alter in alterum, et se se osculantur, et fœmina non impregnatur nec fructificat sine mare, immo conspicitur dolens, squalida mortuaque, et pulvere illius et odore reviviscit.241.E neppure il concetto delle epoche organiche e critiche; poichè, ribattendo le obiezioni, dice che la Città del sole «durerà fino ad uno dei periodi generali delle cose umane che danno origine ad un nuovo secolo».Questioni sull’ottima repubblica. In lui sono pure quelle teorie sulla natura de’ popoli settentrionali e meridionali e sulla loro missione, che credonsi trovati moderni. «Dio, per fecondare li meridionali di gente e d’armi, e li settentrionali di scienza e religione, usa di mandar quelli a questi, insertandoli come arbori per farli più generosi».Aforismo72. D’altra parte potrebbe dirsi che egli adombra i circoli di Vico entro cui l’umanità si rigira, e la provvidenza di Bossuet che anche gli errori trae a vantaggio:Religiones cunctæ atque sectæ habent proprium circulum, veluti et respublicæ... Illi cupiditate auri et divitiarum novas quiritant regiones; Deus autem altiorem finem intendit.242.Sulla monarchia spagnuola. Fu ristampata a Berlino il 1840.243.Discorsi politici, passim.Faciat(Hispania)ut dominia et prædia nobilis regni Neapolitani, Mediolani... ab exteris emantur... quo fiat ut barones indigenæ humilientur.. Cavendum est ut loca munita unquam baronibus concedantur(De monarchia hispanica, c.XIV).Elaborandum est regi ut principum italicorum dissidia alat(c.XXI).Curandum præterea ut omnes baronum filii magistros hispanos habeant, qui hispanizare illos doceant in habitu, moribus et modis hispanicis(c.XIV).244.DiscorsoIIdel papato.245.Città del sole. NelDiscorso sopra l’aumento delle entrateconfessa che «il più gran male di questo regno è la carestia», cap. 3.246.Vectigal exigatur pro necessariis rebus parvum, pro superfluis largius... non alia bona quam certa et stabilia graventur.247.Vedansi esposte da un suo ammiratore nella prefazione alle opere del Campanella. Torino, Pomba, 1854.248.«È pericoloso in ogni verso il negozio dei grani in nome d’altri che del re, che è padre e pastore della repubblica, e a lui tocca pascere i figli e distribuir il pane».Sopra l’aumento delle entrate. «Se il re in Calabria pigliasse tutta la seta come la si vende a venti carlini la libbra, trasportandola a Napoli dove si vende trenta o più, raddoppia il tributo. Ed in tutte cose si può far questo, e non lasciare li mercanti facciano quel guadagno con danno dei popoli e del re... Il re sarìa tiranno manifesta se lasciasse senza necessità urgentissima al cristianesimo trasportar li grani di questo regno in altro regno».249.I Solari son molto sani, e Campanella indica i rimedj con cui s’ajutano. «Sanano le quartane incutendo improvvise paure, o trattandole con erbed’indole opposta alla quartana, o con altresimili cose. Uno studio maggiore pongono a guarire le febbri continue e sforzansi d’arrestarle studiando le stelle e le erbe, elevando preghiere al cielo. Il morbo sacro combattono con preghiere, indi rinvigorendo il sistema nervoso del capo mediante sostanze acide od eccitanti».250.«Fu ad istanza del Sancez fiscale (che andò a Romapersonaliterper tal licenza) tormentato quarant’ore di funicelliusque ad ossa, legato nella corda colle braccia torte, pendendo sopra un legno tagliente e acuto, che si dice la viglia; li tagliò di sotto una libbra di carne, e molta poi n’uscio pesta e infracidata; e fu curato per sei mesi con tagliarli tanta carne, e n’uscir più di quindici libbre di sangue delle vene e arterie rotte... nè confessò eresia nè ribellione, e restò per pazzo, non finto, come dicono».Narrazione attribuita al Campanella.NeiSecretidel senato veneziano è notato come nel 1593 frà Giordano Bruno sia stato rimesso da Venezia al Sant’Uffizio di Roma, e nel 1594 frà Tommaso Campanella, Giambattista Clario da Udine e Ottavio Longo da Barletta, carcerati in Padova.251.Io nacqui a debellar tre mali estremi,Tirannide, sofismi, ipocrisia;Eletto sassoA franger l’ignoranza e la malizia;Stavano tutti al bujo, io accesi un lume.Poesie filosofiche, pag. 26, 141, 116. Tra le sue lettere vi sono confessioni esplicite d’ortodossia, e dice che il dogma della predestinazione «fa li principi cattivi, li popoli sediziosi e li teologi traditori».252.Discorsi della libertà e della felice soggezione allo Stato ecclesiastico. Sempre nella signoria papale vedeva la libertà; e nellaXXXIIdelle poesie canta:Vedi i tiranni e le leggi perireE Pietro e Paolo in Roma comandare.253.Secondo il Patrizj, dalle prime monadi nascono le altre, dalle monadi le essenze, da queste le vite, dalle vite gl’intelletti, dagl’intelletti gli spiriti, da questi la natura, da cui le proprietà, dalle proprietà le specie, dalle specie i corpi, i principj delle cognizioni vengono da’ sensi, ma prima dalla luce; dalla luce celeste, immagine di Dio, noi saliamo alla luce primogenia che è Dio stesso: la luce tutto fa, tutto vivifica e forma. Le quattro parti di sua filosofia intitolò Panarchie, Pancosmie, Panaugie, Panpsichie. Studiò la teoria della luce, nel senso materiale e nel figurato, e sopra quella fondò la sua filosofia: come per la materiale vedono gli occhi del corpo, così per l’intelligibile sono illuminati quelli dell’anima: questo mezzo universale del conoscere viene da Dio, sorgente d’ogni luce.Francesco Giorgio minorita veneziano, dedito alla Cabala mescolata ai libri sacri e ai peripatetici ragionamenti, compose l’Armonia del mondo e i tremila problemi. Da Dio trino, che è ternario semplicissimo, derivano con ternario quadrato tre novenarj, onde nove sono i cori delle intelligenze, nove i cicli, nove i generi delle cose generabili e corruttibili; e nel ternario cubo si compiono tutti i novenaij. Gli angeli sono distribuiti secondo il novenario semplice, corrispondente al ternario, onde i più vicini a Dio somigliano al ternario semplicissimo; gli altri si racchiudono nel duplo, poi nel triplo: e per quest’ordine tripartito noi possiamo ascendere a Dio, e Dio discende a noi.Brucker,De restauratione philosophiæ pythagoricæ, platon. cabbal. §V.254.L’argomentazione cartesiana dell’io penso, dunque esistotrovasi in Bernardino Ochino,Catechismo; Basilea 1561:Ministro. Ti prego, illuminato mio, che tu mi dica s’egli ti par essere o no.Illuminato. Mi par essere: ma per questo non so certo che io sia; imperocchè in parermi essere, forse m’inganno.Min. È impossibile che, a chi non è, gli paja d’essere; però, poi ch’ei ti par essere, bisogna dire che tu sia.Illum. Così è vero.La soggettività della sensazione era stata predicata da Galileo nelSaggiatore, dicendo: — Che ne’ corpi esterni, per eccitare in noi i sapori, gli odori e i suoni, si richiegga altro che grandezze, figure, moltitudini e movimenti tardi e veloci, io non lo credo; e stimo che, tolti via gli orecchi, le lingue e i nasi, restino bene le figure, i numeri e i moti, ma non già gli odori nè i sapori nè i suoni, li quali fuor dell’animale vivente, non credo che sien altro che nomi, come appunto altro che nome non è il solletico e la titillazione, rimosse le ascelle e la pelle intorno al naso».255.Vedi laScrittura di Marco Foscarini circa le franchigie concesse agli ambasciadori esterni residenti presso la repubblica di Venezia, 1725.256.Della perfezione della vita civile, lib.III. p. 134.257.Non lo nomina; ma ciò professa negliUffizj del Cardinale, lib.I, p. 64.258.«Ricercandosi due cose per la propagazione dei popoli, la generazione e l’educazione, sebbene la moltitudine de’ matrimonj ajuta forte l’una, impedisce però pel sicuro l’altra».259.La suaRagion di Statofu tradotta in tutte le lingue. L’opera sullaGrandezza della cittàfu volta in inglese il 1635. Delle sueRelazioni universaliè un estratto laPolitia regiadi Reifenberg: e laPolitica tratta dalla sacra Scritturadi Bossuet fu forse ispirata dalla suaRegia sapientia.260.Relazione della repubblica veneziana, 1605.261.Soltanto pel Milanese citiamo le voluminose opere del Somaglia, dell’Opizzoni, del Piazzoli, del Tridi.262.Zecca in consulta di Stato; Trattato mercantile della moneta.263.Pubblicati al fine del vol.IdellaStoria dei municipj italianidel Giudici.264.De re militari et bello tractatus, divisus in partesII, in quo, præter ea quæ de re militari tractantur, obiter multa quæ ad civilem administrationem pertinent attinguntur, omnibus judicibus apprime necessarius.Fu ristampato nel tom.XVIdella gran collezione deiTractatus juris universi.265.Maffei,Verona illustrata, part.II. 312.266.Vedi Lanza,Considerazioni sulla storia di Sicilia, p. 142.267.Memorie della Sicilia;Historiæ Saracenosiculæ varia monumenta;Bibliotheca historiæ Siciliæ.268.Il Pignoria, 18 luglio 1614, dice: — A scrivere istoria ci vuol altro che vivacità di cervello; e il padre Bzovio averà ben che che fare a continuare Baronio, nel qualelonge erit a primo quisque secundus erit».269.Abbiamo pureGuerra della Germania inferiorediGeronimo Conestaggiogenovese, 1634;Impresa di Fiandra di Alessandro FarnesediCesare Campana, 1595; ecc.270.La reputazione del Gemelli Carreri fu rivendicata in un’appendice al tom.XIIIdella traduzione deiViaggiintorno al mondo del Berenger, Venezia 1795; poi più estesamente da Ignazio Ciampi nelFilodrammatico, giornale di Roma del 1858.271.Quest’asserzione proviene dall’elogio di Fontenelle, ed è ripetuta generalmente, pure fin laBiographie universelleconviene dei meriti anteriori del Riccioli. Le carte di Delisle comparvero nel 1699: nel 1661 l’opera del Riccioli. Questo pone tra Gibilterra e Gerusalemme la differenza di 47° 37′, che sotto quel parallelo valgono 714 leghe marine, ossiano 983 leghe da 20 al grado. Invece non è che di 40° 25′ 40″, equivalenti a 606 leghe marine, o 848 comuni. Si levino 11 leghe che sono da Gerusalemme a Giaffa, presa per l’estremità orientale del Mediterraneo, e si avranno 882 leghe secondo il Riccioli, e 837 al vero.272.In una del 1580 da Lisbona loda infinitamente le qualità della pietra bazar, cioè del belzoar, che si sa essere una concrezione intestinale; e come operi prodigi per far uscire le petecchie, provocando sudore e secrezioni, e guarisca della peste per testimonianza di Galeno, degli Arabi e di Alberto, sebbene egli non possa capacitarsi come ciò avvenga, atteso che la peste è corruzione, e la corruzione è mancamento del calore innato nell’umidità; mentre quelle pietre sono fredde e secche di complessione, sicchè non possono ristaurar il calore. D’esso bazar usano in polvere pigliandone tre o quattro grani, con acqua di rose, o la mettono nelle posteme velenose; legate in oro le portano al collo come virtuose più della brettonica per cacciar la melanconia, guardar da veleni, ecc. E dall’India e dal Portogallo spedisce ogni tratto pietre e legni di specifica meraviglia, per tornar il latte alle donne, per chetare l’epilessia, ecc.273.«La lingua in sè è dilettevole e di bel suono, per i molti elementi ch’egli hanno fino a cinquantatre, dei quali tutti rendon ragione, facendoli nascere tutti dai diversi movimenti della bocca e della lingua... In quella sono molti de’ nostri nomi, e particolarmente de’ numeri il 6, 7, 8 e 9, Dio, serpe, et altri assai...».274.Memorie del padre Basilio da Glemona dell’abatePietro della Stua. Udine 1775.275.Ecco però una prova del quanto fosse bambina la filologia. Sulla chiesa di San Giorgio in Palazzo a Milano stava un’iscrizione, e non sapendosi leggere dai nostri, fu da Gianpietro Puricelli mandata a Luca Olstenio a Roma per mezzo di Leone Allacci, dubitando fosse armena o russa o schiavona o gotica, «lingue che han caratteri simili al greco». Egli s’accorse ch’era latina con lettere greche affatto rozze (Lettera2 agosto 1647, nelCatalogodel Crevenna). Un altro dotto milanese, il Castiglioni, asseriva che a San Vincenzo in Prato v’era stato un tempio di Giove, perchè vi fu trovata una lapide che diceva DIO VI ET PROBO V. L’Olstenio senza più asserì che doveva essere un frammento, da compirsi così:arcaDIO . VI . ET . PROBO . V...coss. cioè essendo consoli Arcadio per la sesta volta, Probo per la quinta.276.Characteres ægyptii. Venezia 1605;Mensa isiaca, 1669. Il più insigne documento egiziano che si avesse prima delle recenti scoperte era laTavola isiacadi bronzo, lunga cinque, larga tre piedi, coperta di smalto nero, su cui sono disegnate figure a contorni d’argento. Dopo il sacco di Roma un fabbro la vendè al cardinale Bembo, dal cui museo passò a quel di Mantova. Nel sacco del 1630 fu rubata, nè più se ne seppe, finchè più d’un secolo dopo fu trovata nel museo di Torino; ove (dopo essere stata nel museo Napoleone a Parigi) ancor si conserva, e fu studio dei principali antiquarj, sebbene ora si giudichi non lavoro originale, ma dei tempi d’Adriano imperatore. Vedi pag. 210.277.De nostri temporis studiorum ratione, 1708.278.De antiquissima Italorum sapientia, ex originibus linguæ latinæ eruenda, 1710.279.De universi juris principio et fine uno, 1714;De constantia philologiæ, 1721.280.Perchè dei moderni editori nessuno pensò a dargli punteggiatura e divisione alla moderna? Facendo quel che si praticò col Guicciardini, ne sarebbe grandemente agevolata l’intelligenza. Si dovrebbe anche far sparire la nojosa e inutile vicenda di carattere tondo e corsivo, che corre da capo a fondo dell’opera.281.Anche il De Rossi, nelDizionario storico degli autori arabi, fa di Averroe il primo traduttore d’Aristotele: ma ora è certo che, tre secoli innanzi, era stato vôlto in arabo, non dal greco ma dal siriaco; e che Averroe nè altro arabo di Spagna conosceva il greco. In quella vece s’aveva una traduzione in latino; e l’averroismo, tanto coltivato nella scuola di Padova e anche dal Pomponazzi che pur mostra continuamente confutarlo, non deriva che obliquamente da Aristotele, mescolandovi le dottrine neoplatoniche e le interpretazioni de’ Nestoriani.282.L’uccelleria, ovvero discorso della natura e proprietà de’ diversi uccelli, e in particolare di quelli che cantano. Roma 1622, con figure del Tempesta e del Villamene.283.Da scrittori e dall’esperienza, massime di cacciatori e pastori, induce che le bestie, variando l’emissione de’ suoni, fanno quel che facciamo noi co’ suoni letterali, e ne formano di elementari di tempo determinato. A manifestare certe emozioni valgonsi del gesto, dello sguardo, del suono, del grido, della favella. Così un cane volendo scacciarne un altro da un posto ove egli vuol collocarsi, comincia a guardarlo iroso, poi fare movimenti significativi, poi ringhiare, finalmente abbajare. I vermi e simili animali inferiori possedono solo i due primi modi: alcuni pesci mandano un suono per le natatoje o per le branchie. Agl’insetti Fabrizio nega la voce, benchè esprimano i sentimenti per via di suoni; bovi, cervi ed altri quadrupedi hanno piuttosto una voce che un linguaggio; ma linguaggio vero han gatti, cani, uccelli, inferiori però all’uomo che articola più chiaro e distinto. Le bestie capiscono quel che loro diciamo: onde a ragion più forte noi dobbiamo capir loro. Delle quattro passioni di gioja, desiderio, dolore, paura, esamina Fabrizio l’espressione sopra il cane e la gallina, confessando non avere imparato gran che: ma la parola nostra è più complessa, perchè di più rapidi e numerosi elementi; oltre che avendo noi labbra e lingua più flessibili, ne nascono la varietà e complicazione che costituiscono la favella. Nessun animale potrà gareggiare coll’uomo, atteso che il principale loro strumento è la gola, che a noi serve soltanto per le vocali.284.È il primo destinato agli studenti di medicina. La repubblica lo fondò con decreto 31 luglio 1545, ad istanza di Francesco Buonafede padovano, e sopra disegno di Andrea Moroni da Bergamo; n’ebbe la direzione Luigi Anguillara, cui succedette Melchior Guilandino di Königsberg, pel quale nel 1564 istituì la cattedra di botanica.285.Anche privati ne formarono, quali il Priuli, il Molin, il Michel, Gianfrancesco Morosini lodato da Linneo, ed altri a Venezia, Giulio Moderato a Rimini, Vincenzo Montecatino a Lucca, Sinibaldo Fieschi a Genova, Vincenzo Pinelli a Napoli, Gaspare Gabrielli a Padova, Scipione Simonetta a Milano. Vedi a pag. 304, eViviani,Delle benemerenze de’ Veneti nella botanica. Il Pignoria a’ 26 dicembre 1614 da Padova scriveva a Paolo Gualdo in Roma: — Non occorre che mi faccia gola dei fiori che si vedono costì, perchè jer sera alla cena lucullea del signor Sandelli «io mangiai degli sparagi belli, verdi e freschi; s’immagini mo il resto». Al quale Gualdo il Welser da Augusta avea scritto, a’ 10 gennajo 1610: — Se Padova e Vicenza si voltano a domandar semi e piante da queste parti, si può dire cheipsi fontes sitiunt. Le fritillarie di qua sono poche, e tutte venute o d’Italia o di Fiandra: vero è che quelle di Fiandra pare facciano miglior riuscita».286.«Tale opera dovea condurre ad una felice rivoluzione nella botanica: ma niuno allora volle seguirlo nel cammino segnato, perchè si era di troppo lasciati addietro i contemporanei. Gaspare Bauhin afferma d’aver pensato distribuire il suoPinaxsecondo il metodo di Cesalpino, ma confessa che non lo comprendeva abbastanza. Inoltre era costume vedere le opere di botanica adorne di figure, e Cesalpino le avea sbandite dalla sua. Torto suo più reale fu il non esporvi la concordanza della nomenclatura degli autori che l’avevano preceduto e dei suoi contemporanei; indica le piante con nomi suoi particolari, o nomi vulgari in alcuni paesi d’Italia; principalmente nella Toscana, onde fu malagevole determinare di quali parlasse, e Bauhin sovente vi s’ingannò. Per la stessa ragione non si può determinare il giusto numero delle specie, di cui fa menzione: quei che lo portano ad ottocento, non hanno contato che le principali, e ammontano a mille cinquecentoventi secondo Haller...«Nella prefazione, piena d’osservazioni nuove e filosofiche che annunziano un ingegno superiore al secolo, in una pagina concentra i principj e pone le basi su cui stabilire i metodi ed i sistemi di botanica; tutti i vantaggi che se ne possono trarre, nel cui numero mette la conoscenza della proprietà delle piante, che si può dedurre conformemente alle loro affinità o alla somiglianza delle loro forme esterne. Malgrado i lavori posteriori su tale argomento, non si è potuto aggiunger nulla d’essenziale a tale schizzo; dimodochè se di tutte le sue opere ci fosse rimasta questa pagina sola, basterebbe ad assicurarne per sempre la gloria».Du Petit Thouars.287.Nel capitoloIIdel libroVdellaPhyllognomica, il Porta scrive,contra antiquorum opinionem, plantas omnes semine donatas esse, e vi dice:E fungis semen perbelle collegimus exiguum et nigrum, in oblongis præsepiolis vel liris latens e pediculo ad pili circumferentiam protensis, et præcipue ex illis qui in soxis proveniunt(intenderebbe i licheni?),ubi decidente semine, feracitate seritur et pullulat etc. Pag. 367 dell’edizione di Francoforte 1591.Il Porta prevenne Lavater e Gall insegnando che il corpo s’impronti dei moti dell’animo, e dagli umori e temperamenti derivino i costumi: persino le disposizioni possono modificarsi correggendo le conformazioni esterne;De humana physionomia. Eppure ancora insegna chevarii sunt plantarum bulbi qui animalium testes mentiuntur, præsertim luxuriosorum... Natura, hominum generationi satagens, hac testiculorum imagine ad vires venereas, ad conceptum, ad prolem eas valere significavit. Lib.IV. c. 18. E cap.I.Plantarum partes scorpionem integrum præsentantes, ad ejus morsus valere. E lib.III. c. 51:Fructus uterum referentes et fructuum involucra, ad secundinas valere. E così ogni tratto.288.Nel febbrajo 1856 l’ingegnere Quintino Sella all’accademia delle scienze di Torino produceva un passo d’un discorso, dal dottore Domenico Guglielmini di Padova recitato nel 1688, dove riconosceva i cristalli non come giuochi della natura, ma effetto di forze molecolari, rette da leggi costanti ed invariabili; che i cristalli della medesima sostanza sono poliedri, i cui angoli diedri rimangono sempre i medesimi, sicchè non vi manca che la proporzionalità dei lati per essere poliedri simili; che ogni cristallo è un aggregato di molecole aventi la forma stessa del cristallo; che dalla forma unica prima delle molecole derivano quelle che una sostanza può rivestire, e che perciò sono definite. Se avesse pensato applicare il calcolo allo studio de’ cristalli, preveniva la gloria di Romé de l’Isle e di Haüy.Anche Giovanni Pona fece una descrizione delle rarità di Montebaldo. L’Imperato (Historia naturale, 1599) sostiene che i polipi calcari non erano pietre vegetanti come teneansi generalmente.289.Mundus subterraneus; 1662.290.De solido intra solidum naturaliter contento. È anteriore di un anno all’opera dello Schiller: laProtogeadi Leibniz è del 1683.291.De fontium mutinensium admiranda scaturigine. Secondo Gianfrancesco Rambelli (Lettere intorno le invenzioni e scoperte italianeModena 1844), la prima memoria de’ pozzi forati in Modena sale al 1479, poichè ne’Ricordi di Gaspare Nardisi legge che Giovanni Bentivoglio cominciò a far fare una fontana in Bologna, e che andò colà «uno maestro de Regio, che forava con un trivello de capo de uno abedo, e insediva l’uno abedo de co’ de l’altro, e per questo modo andava giuso quanto voleva, in modo che andò sotto piedi centosessantadue se rompè dentro quello con che forava». Giovanni Agazzari nella cronaca inedita di Piacenza, al 1478 scrive:Nota quod hoc anno repertus est quidam novus modus fodendi et eaciendi fontes vivos et salientes super terram per quosdam parmenses, et res mira et grandis valde, argumento cujusdam physici regini. Ap.Pezzana,Storia di Parma,IV. 23.292.Aliquis intus in vescica sine plaga lapidem conterunt ferreis instrumentis. Il Benivieni racconta che, non trovando modo d’estrarre a una donna un calcolo voluminoso,insolitum sed tamen opportunum consilium capiens... ferramento priori parte retuso calculum ipsum percutio, donec sæpius ictus, in frusta comminuitur. Il primo moderno che scrivesse sopra l’estrazione della pietra fu Mariano Scotto, ma tutto gonfiezze e astrologia; e per operare attende le stagioni e i congiungimenti di stelle.293.De abditis nonnullis ac mirandis morborum et sanationum etc.294.Ch’egli primo adoperasse il mercurio contro la sifilide non può più credersi dacchè nellaCronaca peruginadel Matarazzo si legge: «E perchè li Franciosi erano venuti novamente in Italia, se credevano li Italiani che fosse venuta tale malattia da Francia; e li Franciosi se credevano che fusse una malattia consueta in Italia, perchè ancora loro ne acquistaro la parte loro; e li italiani ne chiamavano lo mal francioso, e li Franciosi ne dicevano lo male italiano, del quale portaro el seme in Francia». Data la più estesa descrizione di questo morbo, indica la ricetta trovata più efficace, la cui base è già l’ariento vivooncie due. Benvenuto Cellini insulta il Berengario d’avere «con una sua unzione fatto molte migliaja di ducati da signori, che ha stroppiati e mal condotti».295.Ma si vuole che questo passo siasi interpolato quarant’anni dopo la sua morte. Vedemmo molte istanze della facoltà di Pavia per ottenere i cadaveri de’ giustiziati nel Milanese.296.Sprengel vorrebbe che Berengario negasse il trasudamento del sangue attraverso al setto; ma sebbene egli lo dicasatis notabilis substantiæ, quæ est etiam satis densa, pure ammette i forellini di Galeno. Esso Sprengel invece vuole che Colombo supponesse tal passaggio, mentre dice evidentemente che chi ciò asserisce erra,longa errant via. VediDe Renzi,Storia della medicina, vol.III. p. 307.297.De erroribus veterum medicorum, 1653;In artem medicinalem Galeni, 1566: —Oportet(scrive egli)de scriptoribus ita sentire ut eos homines agnoscamus et non tanquam deos veneremur; nobiscum antiquam libertatem relinquamus... probationes ex nostris sensibus nostroque ingenio ducamus. Nemini credamus, sed liberi contra omnes quod putemus verum proferamus. Eorum opiniones refellamus qui in magno sunt precio, quorum auctoritas infirmis ingeniis obesse potest.298.Cefalogia fisionomica, 1673.299.Nella biblioteca di Parma è un esemplare dellaZelotypia veritatis in veterum fallacias, opera di Gianpaolo Ferrari del 1690. A quelle parole di pag. 26,quod evenit etiam in quibusdam antiquioribus, cædentibus colaphis alumnos qui veritatem neotericam convincere videbantur, è manoscritta questa nota: — Il signor dottore Antonio Zanella, lettore pubblico in Parma, percosse con uno schiaffo il signor Giambattista Pedana parmigiano studente nel pubblico studio, perchè con la forza degli argomenti lo costrinse a confessare la circolatione del sangue, che da esso lettore veniva acremente negata: e dopo andò a chiedergli perdono a casa ecc. l’anno scorso 1690».300.Kircher,Da arte magnetica, lib.III. part. 7. Basti il titolo d’un opera di Marcantonio Zamara di Galatina in terra d’Otranto, professore a Padova: —Antrum magico-medicum, in quo arcanorum magico-physicorum, sigillorum, signatarum et imaginum magicarum, secundum Dei nomina et constellationes astrorum, cum signatura planetarum constitutarum, ut et curationum magneticarum et characteristicarum ad omnes corporis humani affectus curandos, thesaurus locupletissimus, novus reconditus; cui medicamenta etiam varia chimica ex mineralibus et vegetabilibus conficiendi modus, tractatus item de rebus quæ humano corpori eximiam et venustam formam inducunt, de variis etiam metallorum et mineralium præparationibus et experimentis plurimis tractatio subjungitur: accessit motus perpetui mechanici, absque ullo quæ vel ponderis adminiculo conficiendi documentum. Francfort 1625.Antri magico-medici pars secunda, in qua arcana naturæ, sympathiæ et antipathiæ rerum in plantis..... omniumque corporis humani morborum, imprimis podagre, hydropis, pestis, epidemiæ et cancri exulcerati cura hermetica, specifica, characteristica et magnetica continentur: accesserunt portæ intelligentiarum... et canones hermetici de spiritu, anima et corpore majoris et minoris mundi. Ivi 1626.301.Di lui è rarissima l’operaDe ratione instituendæ et gubernandæ familiæ. Suo figlio Manfredo seppe le matematiche e molte lingue, viaggiò lontano, s’industriò a costruir macchine, principalmente microscopj e specchi ustorj, e un museo d’ogni sorta rarità naturali e d’arte, porzione del quale fu posto nella biblioteca Ambrosiana.302.VediRenzi,Storia della medicina, vol.III, pag. 68. Turre di Padova, col titoloJunonis et Nerei vires in humanæ salutis obsequium traductæ(Padova 1668) tratta delle acque minerali.303.Vedi laVita di Camillo Porzio, scritta da Agostino Gervasio, 1832.304.De relationibus medicorum libriIV,in quibus ea omnia quæ in forensibus ac publicis causis medici referre solent, plenissime traduntur. Palermo 1602.305.Affò,Vita di B. Baldi. Nell’operaDelle macchine semoventi, pag. 8, parla d’un Bartolomeo Campi da Pesaro, «che ardì di porsi a levare dal fondo del mare la smisurata mole del galeone di Venezia; il che sebbene non gli successe, lo scoperse però giudizioso inventore della macchina, atta per sua natura ad alzare peso maggiore». È dunque italiana l’invenzione, di cui oggi menano tanto vanto gl’Inglesi.306.De subtilitate, Basilea 1607, lib.XVIII. pag. 1074:Serra, quæ sub quocumque nomine claudi potest. — Cossali (Storia critica dell’Algebra, 1797) occupa quasi intero un volume a provare il merito del Cardano, restituendogli le scoperte che Montucla attribuiva ad altri, e massime a Vieta.* Vedasi ancheDi alcuni materiali per la storia della facoltà matematica nell’antica Università di Bolognadel dottorSilvestro Gherardi, 1846.

236.Il famoso Scioppio il supplizio del Bruno raccontò in lettere ad un altro Luterano. Comincia: — Ti do la mia parola che niun Luterano o Calvinista è qui punito di morte, nè tampoco sta in pericolo, seppur non sia recidivo o scandaloso. È mente di sua santità, che ogni Luterano viaggi liberamente, e vi ottenga benevolenza e cortesia. Nel mese passato fu qui un Sassone, ch’era vissuto un anno con Beza, e fu umanissimamente accolto dal cardinale Baronio confessore del papa, e assicurato, purchè non desse scandalo». Segue narrando il processo e la condanna del Bruno, credendolo meritevole come ateo, e apostolo di dottrine assurde. Eppure si dubita se veramente sia stato arso. VedasiDomenico Berti.Il Botta si sbriga di quest’insigne Italiano colla frase seguente: — Non fermerommi a parlare del Bruno, perchè avendo insegnato che i soli Ebrei erano i discendenti di Adamo (?), che Mosè era un impostore ed un mago, che le sacre Scritture sentivano del favoloso, ed altre bestemmie ancora peggiori di queste, fu arso a Roma al modo di Roma nel 1600: rimedio abominevole contro opinioni pazze». Lib.XV.Queste parole egli copia letteralmente dal Giannone, l.XXXIV. c. 8, che copia il Capasso e il Parrino, e dice: «Discreditarono l’onorata impresa (di innovar la filosofia) due frati domenicani, li quali non tenendo nè legge nè misura, e oltrepassando le giuste mete, siccome maggiormente accreditarono gli errori delle scuole, così posero in discredito coloro che volevano allontanarsene ecc.».

236.Il famoso Scioppio il supplizio del Bruno raccontò in lettere ad un altro Luterano. Comincia: — Ti do la mia parola che niun Luterano o Calvinista è qui punito di morte, nè tampoco sta in pericolo, seppur non sia recidivo o scandaloso. È mente di sua santità, che ogni Luterano viaggi liberamente, e vi ottenga benevolenza e cortesia. Nel mese passato fu qui un Sassone, ch’era vissuto un anno con Beza, e fu umanissimamente accolto dal cardinale Baronio confessore del papa, e assicurato, purchè non desse scandalo». Segue narrando il processo e la condanna del Bruno, credendolo meritevole come ateo, e apostolo di dottrine assurde. Eppure si dubita se veramente sia stato arso. VedasiDomenico Berti.

Il Botta si sbriga di quest’insigne Italiano colla frase seguente: — Non fermerommi a parlare del Bruno, perchè avendo insegnato che i soli Ebrei erano i discendenti di Adamo (?), che Mosè era un impostore ed un mago, che le sacre Scritture sentivano del favoloso, ed altre bestemmie ancora peggiori di queste, fu arso a Roma al modo di Roma nel 1600: rimedio abominevole contro opinioni pazze». Lib.XV.

Queste parole egli copia letteralmente dal Giannone, l.XXXIV. c. 8, che copia il Capasso e il Parrino, e dice: «Discreditarono l’onorata impresa (di innovar la filosofia) due frati domenicani, li quali non tenendo nè legge nè misura, e oltrepassando le giuste mete, siccome maggiormente accreditarono gli errori delle scuole, così posero in discredito coloro che volevano allontanarsene ecc.».

237.De libris propriis.

237.De libris propriis.

238.«Esser noi e poter sapere e volere è il certissimo principio primo».Universalis philosophia,I. l. 4. Secondo lui, l’intelletto consiste nel sentire, cioè accorgersi delle modificazioni del nostro essere; e memoria, riflessione, immaginativa sono varie determinazioni della sensività; il pensiero è il complesso delle cognizioni poste nella sensazione, la quale dà a conoscere soltanto gli oggetti individui, non la loro realtà nè le generali relazioni. Tutto il creato, a dir suo, consta di essere e non essere; il primo è costituito da potenza, sapienza e amore, che hanno per iscopo l’essenza, la verità, il bene: mentre il nulla è impotenza, odio, ignoranza. Nell’Ente supremo le tre qualità primordiali stanno unite in incomprensibile semplicità, senza mistura del nulla; une, benchè distinte. L’Ente supremo, nel trar le cose dal nulla, trasporta le inesaurabili sue idee nella materia sotto la condizione del tempo e sulla base dello spazio, e agli enti finiti comunica le tre qualità, che divengono principj dell’universo, sotto la triplice legge della necessità, della provvidenza, dell’armonia.Sopra siffatta metafisica impianta una filosofia fisica, una psicologica, una sociale. Nella filosofia fisica considera l’universo come un complesso di fenomeni materiali, svolgentisi nel tempo e nello spazio. La materia posta in questi è un corpo, non costruito ma proprio alla costruzione; e opera per via di due agenti, calore e freddo. Quello formò il cielo dilatando, questo la terra condensando la materia; e dalla loro combinazione nascono tutti i fenomeni. La luce è tutt’uno col calore, solo denominati altrimenti secondo operano sul tatto o sulla vista.Nella fisiologia considerando gli enti come vivi e sensibili, distingue nell’uomo una triplice vita, corrispondente a triplice sostanza: l’intelligenza; lo spirito, suo veicolo; il corpo, veicolo ed organo dello spirito e dell’intelletto. Gli esseri tendendo a conservarsi, sono provveduti d’istinti e della facoltà di sentire in differente grado. Che se l’uomo possiede un’intelligenza immortale, quanto meglio il mondo che è più di tutti perfetto? Mani sue sono le forze espansive; occhi le stelle; linguaggio, i raggi di queste; col cui ricambio forse comunicano esse tra sè, dotate come sono di vita sensibilissima. Gli spiriti beati che le abitano, vedono quant’è nella natura e nelle idee divine.

238.«Esser noi e poter sapere e volere è il certissimo principio primo».Universalis philosophia,I. l. 4. Secondo lui, l’intelletto consiste nel sentire, cioè accorgersi delle modificazioni del nostro essere; e memoria, riflessione, immaginativa sono varie determinazioni della sensività; il pensiero è il complesso delle cognizioni poste nella sensazione, la quale dà a conoscere soltanto gli oggetti individui, non la loro realtà nè le generali relazioni. Tutto il creato, a dir suo, consta di essere e non essere; il primo è costituito da potenza, sapienza e amore, che hanno per iscopo l’essenza, la verità, il bene: mentre il nulla è impotenza, odio, ignoranza. Nell’Ente supremo le tre qualità primordiali stanno unite in incomprensibile semplicità, senza mistura del nulla; une, benchè distinte. L’Ente supremo, nel trar le cose dal nulla, trasporta le inesaurabili sue idee nella materia sotto la condizione del tempo e sulla base dello spazio, e agli enti finiti comunica le tre qualità, che divengono principj dell’universo, sotto la triplice legge della necessità, della provvidenza, dell’armonia.

Sopra siffatta metafisica impianta una filosofia fisica, una psicologica, una sociale. Nella filosofia fisica considera l’universo come un complesso di fenomeni materiali, svolgentisi nel tempo e nello spazio. La materia posta in questi è un corpo, non costruito ma proprio alla costruzione; e opera per via di due agenti, calore e freddo. Quello formò il cielo dilatando, questo la terra condensando la materia; e dalla loro combinazione nascono tutti i fenomeni. La luce è tutt’uno col calore, solo denominati altrimenti secondo operano sul tatto o sulla vista.

Nella fisiologia considerando gli enti come vivi e sensibili, distingue nell’uomo una triplice vita, corrispondente a triplice sostanza: l’intelligenza; lo spirito, suo veicolo; il corpo, veicolo ed organo dello spirito e dell’intelletto. Gli esseri tendendo a conservarsi, sono provveduti d’istinti e della facoltà di sentire in differente grado. Che se l’uomo possiede un’intelligenza immortale, quanto meglio il mondo che è più di tutti perfetto? Mani sue sono le forze espansive; occhi le stelle; linguaggio, i raggi di queste; col cui ricambio forse comunicano esse tra sè, dotate come sono di vita sensibilissima. Gli spiriti beati che le abitano, vedono quant’è nella natura e nelle idee divine.

239.Il mondo è libro dove il senno eternoScrisse i proprj concetti...Ma noi strette alme ai libri e tempi mortiCopïati dal vivo con più errori,Li anteponghiamo a magistero tale.O pene, del fallir fatene accorti,Liti, ignoranze, fatiche e dolori:Deh torniamo, perdio, all’originale.Poesie filosofiche, pag. 11.

239.

Il mondo è libro dove il senno eternoScrisse i proprj concetti...Ma noi strette alme ai libri e tempi mortiCopïati dal vivo con più errori,Li anteponghiamo a magistero tale.O pene, del fallir fatene accorti,Liti, ignoranze, fatiche e dolori:Deh torniamo, perdio, all’originale.Poesie filosofiche, pag. 11.

Il mondo è libro dove il senno eternoScrisse i proprj concetti...Ma noi strette alme ai libri e tempi mortiCopïati dal vivo con più errori,Li anteponghiamo a magistero tale.O pene, del fallir fatene accorti,Liti, ignoranze, fatiche e dolori:Deh torniamo, perdio, all’originale.Poesie filosofiche, pag. 11.

Il mondo è libro dove il senno eterno

Scrisse i proprj concetti...

Ma noi strette alme ai libri e tempi morti

Copïati dal vivo con più errori,

Li anteponghiamo a magistero tale.

O pene, del fallir fatene accorti,

Liti, ignoranze, fatiche e dolori:

Deh torniamo, perdio, all’originale.

Poesie filosofiche, pag. 11.

240.Inveniemus in plantis sexus masculinum et fœmineum, ut in animalibus, et fœminam non fructificari sine masculi congressu. Hoc patet in siliquis et in palmis, quarum mas fœminaque inclinantur mutuo alter in alterum, et se se osculantur, et fœmina non impregnatur nec fructificat sine mare, immo conspicitur dolens, squalida mortuaque, et pulvere illius et odore reviviscit.

240.Inveniemus in plantis sexus masculinum et fœmineum, ut in animalibus, et fœminam non fructificari sine masculi congressu. Hoc patet in siliquis et in palmis, quarum mas fœminaque inclinantur mutuo alter in alterum, et se se osculantur, et fœmina non impregnatur nec fructificat sine mare, immo conspicitur dolens, squalida mortuaque, et pulvere illius et odore reviviscit.

241.E neppure il concetto delle epoche organiche e critiche; poichè, ribattendo le obiezioni, dice che la Città del sole «durerà fino ad uno dei periodi generali delle cose umane che danno origine ad un nuovo secolo».Questioni sull’ottima repubblica. In lui sono pure quelle teorie sulla natura de’ popoli settentrionali e meridionali e sulla loro missione, che credonsi trovati moderni. «Dio, per fecondare li meridionali di gente e d’armi, e li settentrionali di scienza e religione, usa di mandar quelli a questi, insertandoli come arbori per farli più generosi».Aforismo72. D’altra parte potrebbe dirsi che egli adombra i circoli di Vico entro cui l’umanità si rigira, e la provvidenza di Bossuet che anche gli errori trae a vantaggio:Religiones cunctæ atque sectæ habent proprium circulum, veluti et respublicæ... Illi cupiditate auri et divitiarum novas quiritant regiones; Deus autem altiorem finem intendit.

241.E neppure il concetto delle epoche organiche e critiche; poichè, ribattendo le obiezioni, dice che la Città del sole «durerà fino ad uno dei periodi generali delle cose umane che danno origine ad un nuovo secolo».Questioni sull’ottima repubblica. In lui sono pure quelle teorie sulla natura de’ popoli settentrionali e meridionali e sulla loro missione, che credonsi trovati moderni. «Dio, per fecondare li meridionali di gente e d’armi, e li settentrionali di scienza e religione, usa di mandar quelli a questi, insertandoli come arbori per farli più generosi».Aforismo72. D’altra parte potrebbe dirsi che egli adombra i circoli di Vico entro cui l’umanità si rigira, e la provvidenza di Bossuet che anche gli errori trae a vantaggio:Religiones cunctæ atque sectæ habent proprium circulum, veluti et respublicæ... Illi cupiditate auri et divitiarum novas quiritant regiones; Deus autem altiorem finem intendit.

242.Sulla monarchia spagnuola. Fu ristampata a Berlino il 1840.

242.Sulla monarchia spagnuola. Fu ristampata a Berlino il 1840.

243.Discorsi politici, passim.Faciat(Hispania)ut dominia et prædia nobilis regni Neapolitani, Mediolani... ab exteris emantur... quo fiat ut barones indigenæ humilientur.. Cavendum est ut loca munita unquam baronibus concedantur(De monarchia hispanica, c.XIV).Elaborandum est regi ut principum italicorum dissidia alat(c.XXI).Curandum præterea ut omnes baronum filii magistros hispanos habeant, qui hispanizare illos doceant in habitu, moribus et modis hispanicis(c.XIV).

243.Discorsi politici, passim.Faciat(Hispania)ut dominia et prædia nobilis regni Neapolitani, Mediolani... ab exteris emantur... quo fiat ut barones indigenæ humilientur.. Cavendum est ut loca munita unquam baronibus concedantur(De monarchia hispanica, c.XIV).Elaborandum est regi ut principum italicorum dissidia alat(c.XXI).Curandum præterea ut omnes baronum filii magistros hispanos habeant, qui hispanizare illos doceant in habitu, moribus et modis hispanicis(c.XIV).

244.DiscorsoIIdel papato.

244.DiscorsoIIdel papato.

245.Città del sole. NelDiscorso sopra l’aumento delle entrateconfessa che «il più gran male di questo regno è la carestia», cap. 3.

245.Città del sole. NelDiscorso sopra l’aumento delle entrateconfessa che «il più gran male di questo regno è la carestia», cap. 3.

246.Vectigal exigatur pro necessariis rebus parvum, pro superfluis largius... non alia bona quam certa et stabilia graventur.

246.Vectigal exigatur pro necessariis rebus parvum, pro superfluis largius... non alia bona quam certa et stabilia graventur.

247.Vedansi esposte da un suo ammiratore nella prefazione alle opere del Campanella. Torino, Pomba, 1854.

247.Vedansi esposte da un suo ammiratore nella prefazione alle opere del Campanella. Torino, Pomba, 1854.

248.«È pericoloso in ogni verso il negozio dei grani in nome d’altri che del re, che è padre e pastore della repubblica, e a lui tocca pascere i figli e distribuir il pane».Sopra l’aumento delle entrate. «Se il re in Calabria pigliasse tutta la seta come la si vende a venti carlini la libbra, trasportandola a Napoli dove si vende trenta o più, raddoppia il tributo. Ed in tutte cose si può far questo, e non lasciare li mercanti facciano quel guadagno con danno dei popoli e del re... Il re sarìa tiranno manifesta se lasciasse senza necessità urgentissima al cristianesimo trasportar li grani di questo regno in altro regno».

248.«È pericoloso in ogni verso il negozio dei grani in nome d’altri che del re, che è padre e pastore della repubblica, e a lui tocca pascere i figli e distribuir il pane».Sopra l’aumento delle entrate. «Se il re in Calabria pigliasse tutta la seta come la si vende a venti carlini la libbra, trasportandola a Napoli dove si vende trenta o più, raddoppia il tributo. Ed in tutte cose si può far questo, e non lasciare li mercanti facciano quel guadagno con danno dei popoli e del re... Il re sarìa tiranno manifesta se lasciasse senza necessità urgentissima al cristianesimo trasportar li grani di questo regno in altro regno».

249.I Solari son molto sani, e Campanella indica i rimedj con cui s’ajutano. «Sanano le quartane incutendo improvvise paure, o trattandole con erbed’indole opposta alla quartana, o con altresimili cose. Uno studio maggiore pongono a guarire le febbri continue e sforzansi d’arrestarle studiando le stelle e le erbe, elevando preghiere al cielo. Il morbo sacro combattono con preghiere, indi rinvigorendo il sistema nervoso del capo mediante sostanze acide od eccitanti».

249.I Solari son molto sani, e Campanella indica i rimedj con cui s’ajutano. «Sanano le quartane incutendo improvvise paure, o trattandole con erbed’indole opposta alla quartana, o con altresimili cose. Uno studio maggiore pongono a guarire le febbri continue e sforzansi d’arrestarle studiando le stelle e le erbe, elevando preghiere al cielo. Il morbo sacro combattono con preghiere, indi rinvigorendo il sistema nervoso del capo mediante sostanze acide od eccitanti».

250.«Fu ad istanza del Sancez fiscale (che andò a Romapersonaliterper tal licenza) tormentato quarant’ore di funicelliusque ad ossa, legato nella corda colle braccia torte, pendendo sopra un legno tagliente e acuto, che si dice la viglia; li tagliò di sotto una libbra di carne, e molta poi n’uscio pesta e infracidata; e fu curato per sei mesi con tagliarli tanta carne, e n’uscir più di quindici libbre di sangue delle vene e arterie rotte... nè confessò eresia nè ribellione, e restò per pazzo, non finto, come dicono».Narrazione attribuita al Campanella.NeiSecretidel senato veneziano è notato come nel 1593 frà Giordano Bruno sia stato rimesso da Venezia al Sant’Uffizio di Roma, e nel 1594 frà Tommaso Campanella, Giambattista Clario da Udine e Ottavio Longo da Barletta, carcerati in Padova.

250.«Fu ad istanza del Sancez fiscale (che andò a Romapersonaliterper tal licenza) tormentato quarant’ore di funicelliusque ad ossa, legato nella corda colle braccia torte, pendendo sopra un legno tagliente e acuto, che si dice la viglia; li tagliò di sotto una libbra di carne, e molta poi n’uscio pesta e infracidata; e fu curato per sei mesi con tagliarli tanta carne, e n’uscir più di quindici libbre di sangue delle vene e arterie rotte... nè confessò eresia nè ribellione, e restò per pazzo, non finto, come dicono».Narrazione attribuita al Campanella.

NeiSecretidel senato veneziano è notato come nel 1593 frà Giordano Bruno sia stato rimesso da Venezia al Sant’Uffizio di Roma, e nel 1594 frà Tommaso Campanella, Giambattista Clario da Udine e Ottavio Longo da Barletta, carcerati in Padova.

251.Io nacqui a debellar tre mali estremi,Tirannide, sofismi, ipocrisia;Eletto sassoA franger l’ignoranza e la malizia;Stavano tutti al bujo, io accesi un lume.Poesie filosofiche, pag. 26, 141, 116. Tra le sue lettere vi sono confessioni esplicite d’ortodossia, e dice che il dogma della predestinazione «fa li principi cattivi, li popoli sediziosi e li teologi traditori».

251.

Io nacqui a debellar tre mali estremi,Tirannide, sofismi, ipocrisia;Eletto sassoA franger l’ignoranza e la malizia;Stavano tutti al bujo, io accesi un lume.

Io nacqui a debellar tre mali estremi,Tirannide, sofismi, ipocrisia;Eletto sassoA franger l’ignoranza e la malizia;Stavano tutti al bujo, io accesi un lume.

Io nacqui a debellar tre mali estremi,

Tirannide, sofismi, ipocrisia;

Eletto sasso

A franger l’ignoranza e la malizia;

Stavano tutti al bujo, io accesi un lume.

Poesie filosofiche, pag. 26, 141, 116. Tra le sue lettere vi sono confessioni esplicite d’ortodossia, e dice che il dogma della predestinazione «fa li principi cattivi, li popoli sediziosi e li teologi traditori».

252.Discorsi della libertà e della felice soggezione allo Stato ecclesiastico. Sempre nella signoria papale vedeva la libertà; e nellaXXXIIdelle poesie canta:Vedi i tiranni e le leggi perireE Pietro e Paolo in Roma comandare.

252.Discorsi della libertà e della felice soggezione allo Stato ecclesiastico. Sempre nella signoria papale vedeva la libertà; e nellaXXXIIdelle poesie canta:

Vedi i tiranni e le leggi perireE Pietro e Paolo in Roma comandare.

Vedi i tiranni e le leggi perireE Pietro e Paolo in Roma comandare.

Vedi i tiranni e le leggi perire

E Pietro e Paolo in Roma comandare.

253.Secondo il Patrizj, dalle prime monadi nascono le altre, dalle monadi le essenze, da queste le vite, dalle vite gl’intelletti, dagl’intelletti gli spiriti, da questi la natura, da cui le proprietà, dalle proprietà le specie, dalle specie i corpi, i principj delle cognizioni vengono da’ sensi, ma prima dalla luce; dalla luce celeste, immagine di Dio, noi saliamo alla luce primogenia che è Dio stesso: la luce tutto fa, tutto vivifica e forma. Le quattro parti di sua filosofia intitolò Panarchie, Pancosmie, Panaugie, Panpsichie. Studiò la teoria della luce, nel senso materiale e nel figurato, e sopra quella fondò la sua filosofia: come per la materiale vedono gli occhi del corpo, così per l’intelligibile sono illuminati quelli dell’anima: questo mezzo universale del conoscere viene da Dio, sorgente d’ogni luce.Francesco Giorgio minorita veneziano, dedito alla Cabala mescolata ai libri sacri e ai peripatetici ragionamenti, compose l’Armonia del mondo e i tremila problemi. Da Dio trino, che è ternario semplicissimo, derivano con ternario quadrato tre novenarj, onde nove sono i cori delle intelligenze, nove i cicli, nove i generi delle cose generabili e corruttibili; e nel ternario cubo si compiono tutti i novenaij. Gli angeli sono distribuiti secondo il novenario semplice, corrispondente al ternario, onde i più vicini a Dio somigliano al ternario semplicissimo; gli altri si racchiudono nel duplo, poi nel triplo: e per quest’ordine tripartito noi possiamo ascendere a Dio, e Dio discende a noi.Brucker,De restauratione philosophiæ pythagoricæ, platon. cabbal. §V.

253.Secondo il Patrizj, dalle prime monadi nascono le altre, dalle monadi le essenze, da queste le vite, dalle vite gl’intelletti, dagl’intelletti gli spiriti, da questi la natura, da cui le proprietà, dalle proprietà le specie, dalle specie i corpi, i principj delle cognizioni vengono da’ sensi, ma prima dalla luce; dalla luce celeste, immagine di Dio, noi saliamo alla luce primogenia che è Dio stesso: la luce tutto fa, tutto vivifica e forma. Le quattro parti di sua filosofia intitolò Panarchie, Pancosmie, Panaugie, Panpsichie. Studiò la teoria della luce, nel senso materiale e nel figurato, e sopra quella fondò la sua filosofia: come per la materiale vedono gli occhi del corpo, così per l’intelligibile sono illuminati quelli dell’anima: questo mezzo universale del conoscere viene da Dio, sorgente d’ogni luce.

Francesco Giorgio minorita veneziano, dedito alla Cabala mescolata ai libri sacri e ai peripatetici ragionamenti, compose l’Armonia del mondo e i tremila problemi. Da Dio trino, che è ternario semplicissimo, derivano con ternario quadrato tre novenarj, onde nove sono i cori delle intelligenze, nove i cicli, nove i generi delle cose generabili e corruttibili; e nel ternario cubo si compiono tutti i novenaij. Gli angeli sono distribuiti secondo il novenario semplice, corrispondente al ternario, onde i più vicini a Dio somigliano al ternario semplicissimo; gli altri si racchiudono nel duplo, poi nel triplo: e per quest’ordine tripartito noi possiamo ascendere a Dio, e Dio discende a noi.

Brucker,De restauratione philosophiæ pythagoricæ, platon. cabbal. §V.

254.L’argomentazione cartesiana dell’io penso, dunque esistotrovasi in Bernardino Ochino,Catechismo; Basilea 1561:Ministro. Ti prego, illuminato mio, che tu mi dica s’egli ti par essere o no.Illuminato. Mi par essere: ma per questo non so certo che io sia; imperocchè in parermi essere, forse m’inganno.Min. È impossibile che, a chi non è, gli paja d’essere; però, poi ch’ei ti par essere, bisogna dire che tu sia.Illum. Così è vero.La soggettività della sensazione era stata predicata da Galileo nelSaggiatore, dicendo: — Che ne’ corpi esterni, per eccitare in noi i sapori, gli odori e i suoni, si richiegga altro che grandezze, figure, moltitudini e movimenti tardi e veloci, io non lo credo; e stimo che, tolti via gli orecchi, le lingue e i nasi, restino bene le figure, i numeri e i moti, ma non già gli odori nè i sapori nè i suoni, li quali fuor dell’animale vivente, non credo che sien altro che nomi, come appunto altro che nome non è il solletico e la titillazione, rimosse le ascelle e la pelle intorno al naso».

254.L’argomentazione cartesiana dell’io penso, dunque esistotrovasi in Bernardino Ochino,Catechismo; Basilea 1561:Ministro. Ti prego, illuminato mio, che tu mi dica s’egli ti par essere o no.

Illuminato. Mi par essere: ma per questo non so certo che io sia; imperocchè in parermi essere, forse m’inganno.

Min. È impossibile che, a chi non è, gli paja d’essere; però, poi ch’ei ti par essere, bisogna dire che tu sia.

Illum. Così è vero.

La soggettività della sensazione era stata predicata da Galileo nelSaggiatore, dicendo: — Che ne’ corpi esterni, per eccitare in noi i sapori, gli odori e i suoni, si richiegga altro che grandezze, figure, moltitudini e movimenti tardi e veloci, io non lo credo; e stimo che, tolti via gli orecchi, le lingue e i nasi, restino bene le figure, i numeri e i moti, ma non già gli odori nè i sapori nè i suoni, li quali fuor dell’animale vivente, non credo che sien altro che nomi, come appunto altro che nome non è il solletico e la titillazione, rimosse le ascelle e la pelle intorno al naso».

255.Vedi laScrittura di Marco Foscarini circa le franchigie concesse agli ambasciadori esterni residenti presso la repubblica di Venezia, 1725.

255.Vedi laScrittura di Marco Foscarini circa le franchigie concesse agli ambasciadori esterni residenti presso la repubblica di Venezia, 1725.

256.Della perfezione della vita civile, lib.III. p. 134.

256.Della perfezione della vita civile, lib.III. p. 134.

257.Non lo nomina; ma ciò professa negliUffizj del Cardinale, lib.I, p. 64.

257.Non lo nomina; ma ciò professa negliUffizj del Cardinale, lib.I, p. 64.

258.«Ricercandosi due cose per la propagazione dei popoli, la generazione e l’educazione, sebbene la moltitudine de’ matrimonj ajuta forte l’una, impedisce però pel sicuro l’altra».

258.«Ricercandosi due cose per la propagazione dei popoli, la generazione e l’educazione, sebbene la moltitudine de’ matrimonj ajuta forte l’una, impedisce però pel sicuro l’altra».

259.La suaRagion di Statofu tradotta in tutte le lingue. L’opera sullaGrandezza della cittàfu volta in inglese il 1635. Delle sueRelazioni universaliè un estratto laPolitia regiadi Reifenberg: e laPolitica tratta dalla sacra Scritturadi Bossuet fu forse ispirata dalla suaRegia sapientia.

259.La suaRagion di Statofu tradotta in tutte le lingue. L’opera sullaGrandezza della cittàfu volta in inglese il 1635. Delle sueRelazioni universaliè un estratto laPolitia regiadi Reifenberg: e laPolitica tratta dalla sacra Scritturadi Bossuet fu forse ispirata dalla suaRegia sapientia.

260.Relazione della repubblica veneziana, 1605.

260.Relazione della repubblica veneziana, 1605.

261.Soltanto pel Milanese citiamo le voluminose opere del Somaglia, dell’Opizzoni, del Piazzoli, del Tridi.

261.Soltanto pel Milanese citiamo le voluminose opere del Somaglia, dell’Opizzoni, del Piazzoli, del Tridi.

262.Zecca in consulta di Stato; Trattato mercantile della moneta.

262.Zecca in consulta di Stato; Trattato mercantile della moneta.

263.Pubblicati al fine del vol.IdellaStoria dei municipj italianidel Giudici.

263.Pubblicati al fine del vol.IdellaStoria dei municipj italianidel Giudici.

264.De re militari et bello tractatus, divisus in partesII, in quo, præter ea quæ de re militari tractantur, obiter multa quæ ad civilem administrationem pertinent attinguntur, omnibus judicibus apprime necessarius.Fu ristampato nel tom.XVIdella gran collezione deiTractatus juris universi.

264.De re militari et bello tractatus, divisus in partesII, in quo, præter ea quæ de re militari tractantur, obiter multa quæ ad civilem administrationem pertinent attinguntur, omnibus judicibus apprime necessarius.Fu ristampato nel tom.XVIdella gran collezione deiTractatus juris universi.

265.Maffei,Verona illustrata, part.II. 312.

265.Maffei,Verona illustrata, part.II. 312.

266.Vedi Lanza,Considerazioni sulla storia di Sicilia, p. 142.

266.Vedi Lanza,Considerazioni sulla storia di Sicilia, p. 142.

267.Memorie della Sicilia;Historiæ Saracenosiculæ varia monumenta;Bibliotheca historiæ Siciliæ.

267.Memorie della Sicilia;Historiæ Saracenosiculæ varia monumenta;Bibliotheca historiæ Siciliæ.

268.Il Pignoria, 18 luglio 1614, dice: — A scrivere istoria ci vuol altro che vivacità di cervello; e il padre Bzovio averà ben che che fare a continuare Baronio, nel qualelonge erit a primo quisque secundus erit».

268.Il Pignoria, 18 luglio 1614, dice: — A scrivere istoria ci vuol altro che vivacità di cervello; e il padre Bzovio averà ben che che fare a continuare Baronio, nel qualelonge erit a primo quisque secundus erit».

269.Abbiamo pureGuerra della Germania inferiorediGeronimo Conestaggiogenovese, 1634;Impresa di Fiandra di Alessandro FarnesediCesare Campana, 1595; ecc.

269.Abbiamo pureGuerra della Germania inferiorediGeronimo Conestaggiogenovese, 1634;Impresa di Fiandra di Alessandro FarnesediCesare Campana, 1595; ecc.

270.La reputazione del Gemelli Carreri fu rivendicata in un’appendice al tom.XIIIdella traduzione deiViaggiintorno al mondo del Berenger, Venezia 1795; poi più estesamente da Ignazio Ciampi nelFilodrammatico, giornale di Roma del 1858.

270.La reputazione del Gemelli Carreri fu rivendicata in un’appendice al tom.XIIIdella traduzione deiViaggiintorno al mondo del Berenger, Venezia 1795; poi più estesamente da Ignazio Ciampi nelFilodrammatico, giornale di Roma del 1858.

271.Quest’asserzione proviene dall’elogio di Fontenelle, ed è ripetuta generalmente, pure fin laBiographie universelleconviene dei meriti anteriori del Riccioli. Le carte di Delisle comparvero nel 1699: nel 1661 l’opera del Riccioli. Questo pone tra Gibilterra e Gerusalemme la differenza di 47° 37′, che sotto quel parallelo valgono 714 leghe marine, ossiano 983 leghe da 20 al grado. Invece non è che di 40° 25′ 40″, equivalenti a 606 leghe marine, o 848 comuni. Si levino 11 leghe che sono da Gerusalemme a Giaffa, presa per l’estremità orientale del Mediterraneo, e si avranno 882 leghe secondo il Riccioli, e 837 al vero.

271.Quest’asserzione proviene dall’elogio di Fontenelle, ed è ripetuta generalmente, pure fin laBiographie universelleconviene dei meriti anteriori del Riccioli. Le carte di Delisle comparvero nel 1699: nel 1661 l’opera del Riccioli. Questo pone tra Gibilterra e Gerusalemme la differenza di 47° 37′, che sotto quel parallelo valgono 714 leghe marine, ossiano 983 leghe da 20 al grado. Invece non è che di 40° 25′ 40″, equivalenti a 606 leghe marine, o 848 comuni. Si levino 11 leghe che sono da Gerusalemme a Giaffa, presa per l’estremità orientale del Mediterraneo, e si avranno 882 leghe secondo il Riccioli, e 837 al vero.

272.In una del 1580 da Lisbona loda infinitamente le qualità della pietra bazar, cioè del belzoar, che si sa essere una concrezione intestinale; e come operi prodigi per far uscire le petecchie, provocando sudore e secrezioni, e guarisca della peste per testimonianza di Galeno, degli Arabi e di Alberto, sebbene egli non possa capacitarsi come ciò avvenga, atteso che la peste è corruzione, e la corruzione è mancamento del calore innato nell’umidità; mentre quelle pietre sono fredde e secche di complessione, sicchè non possono ristaurar il calore. D’esso bazar usano in polvere pigliandone tre o quattro grani, con acqua di rose, o la mettono nelle posteme velenose; legate in oro le portano al collo come virtuose più della brettonica per cacciar la melanconia, guardar da veleni, ecc. E dall’India e dal Portogallo spedisce ogni tratto pietre e legni di specifica meraviglia, per tornar il latte alle donne, per chetare l’epilessia, ecc.

272.In una del 1580 da Lisbona loda infinitamente le qualità della pietra bazar, cioè del belzoar, che si sa essere una concrezione intestinale; e come operi prodigi per far uscire le petecchie, provocando sudore e secrezioni, e guarisca della peste per testimonianza di Galeno, degli Arabi e di Alberto, sebbene egli non possa capacitarsi come ciò avvenga, atteso che la peste è corruzione, e la corruzione è mancamento del calore innato nell’umidità; mentre quelle pietre sono fredde e secche di complessione, sicchè non possono ristaurar il calore. D’esso bazar usano in polvere pigliandone tre o quattro grani, con acqua di rose, o la mettono nelle posteme velenose; legate in oro le portano al collo come virtuose più della brettonica per cacciar la melanconia, guardar da veleni, ecc. E dall’India e dal Portogallo spedisce ogni tratto pietre e legni di specifica meraviglia, per tornar il latte alle donne, per chetare l’epilessia, ecc.

273.«La lingua in sè è dilettevole e di bel suono, per i molti elementi ch’egli hanno fino a cinquantatre, dei quali tutti rendon ragione, facendoli nascere tutti dai diversi movimenti della bocca e della lingua... In quella sono molti de’ nostri nomi, e particolarmente de’ numeri il 6, 7, 8 e 9, Dio, serpe, et altri assai...».

273.«La lingua in sè è dilettevole e di bel suono, per i molti elementi ch’egli hanno fino a cinquantatre, dei quali tutti rendon ragione, facendoli nascere tutti dai diversi movimenti della bocca e della lingua... In quella sono molti de’ nostri nomi, e particolarmente de’ numeri il 6, 7, 8 e 9, Dio, serpe, et altri assai...».

274.Memorie del padre Basilio da Glemona dell’abatePietro della Stua. Udine 1775.

274.Memorie del padre Basilio da Glemona dell’abatePietro della Stua. Udine 1775.

275.Ecco però una prova del quanto fosse bambina la filologia. Sulla chiesa di San Giorgio in Palazzo a Milano stava un’iscrizione, e non sapendosi leggere dai nostri, fu da Gianpietro Puricelli mandata a Luca Olstenio a Roma per mezzo di Leone Allacci, dubitando fosse armena o russa o schiavona o gotica, «lingue che han caratteri simili al greco». Egli s’accorse ch’era latina con lettere greche affatto rozze (Lettera2 agosto 1647, nelCatalogodel Crevenna). Un altro dotto milanese, il Castiglioni, asseriva che a San Vincenzo in Prato v’era stato un tempio di Giove, perchè vi fu trovata una lapide che diceva DIO VI ET PROBO V. L’Olstenio senza più asserì che doveva essere un frammento, da compirsi così:arcaDIO . VI . ET . PROBO . V...coss. cioè essendo consoli Arcadio per la sesta volta, Probo per la quinta.

275.Ecco però una prova del quanto fosse bambina la filologia. Sulla chiesa di San Giorgio in Palazzo a Milano stava un’iscrizione, e non sapendosi leggere dai nostri, fu da Gianpietro Puricelli mandata a Luca Olstenio a Roma per mezzo di Leone Allacci, dubitando fosse armena o russa o schiavona o gotica, «lingue che han caratteri simili al greco». Egli s’accorse ch’era latina con lettere greche affatto rozze (Lettera2 agosto 1647, nelCatalogodel Crevenna). Un altro dotto milanese, il Castiglioni, asseriva che a San Vincenzo in Prato v’era stato un tempio di Giove, perchè vi fu trovata una lapide che diceva DIO VI ET PROBO V. L’Olstenio senza più asserì che doveva essere un frammento, da compirsi così:arcaDIO . VI . ET . PROBO . V...coss. cioè essendo consoli Arcadio per la sesta volta, Probo per la quinta.

276.Characteres ægyptii. Venezia 1605;Mensa isiaca, 1669. Il più insigne documento egiziano che si avesse prima delle recenti scoperte era laTavola isiacadi bronzo, lunga cinque, larga tre piedi, coperta di smalto nero, su cui sono disegnate figure a contorni d’argento. Dopo il sacco di Roma un fabbro la vendè al cardinale Bembo, dal cui museo passò a quel di Mantova. Nel sacco del 1630 fu rubata, nè più se ne seppe, finchè più d’un secolo dopo fu trovata nel museo di Torino; ove (dopo essere stata nel museo Napoleone a Parigi) ancor si conserva, e fu studio dei principali antiquarj, sebbene ora si giudichi non lavoro originale, ma dei tempi d’Adriano imperatore. Vedi pag. 210.

276.Characteres ægyptii. Venezia 1605;Mensa isiaca, 1669. Il più insigne documento egiziano che si avesse prima delle recenti scoperte era laTavola isiacadi bronzo, lunga cinque, larga tre piedi, coperta di smalto nero, su cui sono disegnate figure a contorni d’argento. Dopo il sacco di Roma un fabbro la vendè al cardinale Bembo, dal cui museo passò a quel di Mantova. Nel sacco del 1630 fu rubata, nè più se ne seppe, finchè più d’un secolo dopo fu trovata nel museo di Torino; ove (dopo essere stata nel museo Napoleone a Parigi) ancor si conserva, e fu studio dei principali antiquarj, sebbene ora si giudichi non lavoro originale, ma dei tempi d’Adriano imperatore. Vedi pag. 210.

277.De nostri temporis studiorum ratione, 1708.

277.De nostri temporis studiorum ratione, 1708.

278.De antiquissima Italorum sapientia, ex originibus linguæ latinæ eruenda, 1710.

278.De antiquissima Italorum sapientia, ex originibus linguæ latinæ eruenda, 1710.

279.De universi juris principio et fine uno, 1714;De constantia philologiæ, 1721.

279.De universi juris principio et fine uno, 1714;De constantia philologiæ, 1721.

280.Perchè dei moderni editori nessuno pensò a dargli punteggiatura e divisione alla moderna? Facendo quel che si praticò col Guicciardini, ne sarebbe grandemente agevolata l’intelligenza. Si dovrebbe anche far sparire la nojosa e inutile vicenda di carattere tondo e corsivo, che corre da capo a fondo dell’opera.

280.Perchè dei moderni editori nessuno pensò a dargli punteggiatura e divisione alla moderna? Facendo quel che si praticò col Guicciardini, ne sarebbe grandemente agevolata l’intelligenza. Si dovrebbe anche far sparire la nojosa e inutile vicenda di carattere tondo e corsivo, che corre da capo a fondo dell’opera.

281.Anche il De Rossi, nelDizionario storico degli autori arabi, fa di Averroe il primo traduttore d’Aristotele: ma ora è certo che, tre secoli innanzi, era stato vôlto in arabo, non dal greco ma dal siriaco; e che Averroe nè altro arabo di Spagna conosceva il greco. In quella vece s’aveva una traduzione in latino; e l’averroismo, tanto coltivato nella scuola di Padova e anche dal Pomponazzi che pur mostra continuamente confutarlo, non deriva che obliquamente da Aristotele, mescolandovi le dottrine neoplatoniche e le interpretazioni de’ Nestoriani.

281.Anche il De Rossi, nelDizionario storico degli autori arabi, fa di Averroe il primo traduttore d’Aristotele: ma ora è certo che, tre secoli innanzi, era stato vôlto in arabo, non dal greco ma dal siriaco; e che Averroe nè altro arabo di Spagna conosceva il greco. In quella vece s’aveva una traduzione in latino; e l’averroismo, tanto coltivato nella scuola di Padova e anche dal Pomponazzi che pur mostra continuamente confutarlo, non deriva che obliquamente da Aristotele, mescolandovi le dottrine neoplatoniche e le interpretazioni de’ Nestoriani.

282.L’uccelleria, ovvero discorso della natura e proprietà de’ diversi uccelli, e in particolare di quelli che cantano. Roma 1622, con figure del Tempesta e del Villamene.

282.L’uccelleria, ovvero discorso della natura e proprietà de’ diversi uccelli, e in particolare di quelli che cantano. Roma 1622, con figure del Tempesta e del Villamene.

283.Da scrittori e dall’esperienza, massime di cacciatori e pastori, induce che le bestie, variando l’emissione de’ suoni, fanno quel che facciamo noi co’ suoni letterali, e ne formano di elementari di tempo determinato. A manifestare certe emozioni valgonsi del gesto, dello sguardo, del suono, del grido, della favella. Così un cane volendo scacciarne un altro da un posto ove egli vuol collocarsi, comincia a guardarlo iroso, poi fare movimenti significativi, poi ringhiare, finalmente abbajare. I vermi e simili animali inferiori possedono solo i due primi modi: alcuni pesci mandano un suono per le natatoje o per le branchie. Agl’insetti Fabrizio nega la voce, benchè esprimano i sentimenti per via di suoni; bovi, cervi ed altri quadrupedi hanno piuttosto una voce che un linguaggio; ma linguaggio vero han gatti, cani, uccelli, inferiori però all’uomo che articola più chiaro e distinto. Le bestie capiscono quel che loro diciamo: onde a ragion più forte noi dobbiamo capir loro. Delle quattro passioni di gioja, desiderio, dolore, paura, esamina Fabrizio l’espressione sopra il cane e la gallina, confessando non avere imparato gran che: ma la parola nostra è più complessa, perchè di più rapidi e numerosi elementi; oltre che avendo noi labbra e lingua più flessibili, ne nascono la varietà e complicazione che costituiscono la favella. Nessun animale potrà gareggiare coll’uomo, atteso che il principale loro strumento è la gola, che a noi serve soltanto per le vocali.

283.Da scrittori e dall’esperienza, massime di cacciatori e pastori, induce che le bestie, variando l’emissione de’ suoni, fanno quel che facciamo noi co’ suoni letterali, e ne formano di elementari di tempo determinato. A manifestare certe emozioni valgonsi del gesto, dello sguardo, del suono, del grido, della favella. Così un cane volendo scacciarne un altro da un posto ove egli vuol collocarsi, comincia a guardarlo iroso, poi fare movimenti significativi, poi ringhiare, finalmente abbajare. I vermi e simili animali inferiori possedono solo i due primi modi: alcuni pesci mandano un suono per le natatoje o per le branchie. Agl’insetti Fabrizio nega la voce, benchè esprimano i sentimenti per via di suoni; bovi, cervi ed altri quadrupedi hanno piuttosto una voce che un linguaggio; ma linguaggio vero han gatti, cani, uccelli, inferiori però all’uomo che articola più chiaro e distinto. Le bestie capiscono quel che loro diciamo: onde a ragion più forte noi dobbiamo capir loro. Delle quattro passioni di gioja, desiderio, dolore, paura, esamina Fabrizio l’espressione sopra il cane e la gallina, confessando non avere imparato gran che: ma la parola nostra è più complessa, perchè di più rapidi e numerosi elementi; oltre che avendo noi labbra e lingua più flessibili, ne nascono la varietà e complicazione che costituiscono la favella. Nessun animale potrà gareggiare coll’uomo, atteso che il principale loro strumento è la gola, che a noi serve soltanto per le vocali.

284.È il primo destinato agli studenti di medicina. La repubblica lo fondò con decreto 31 luglio 1545, ad istanza di Francesco Buonafede padovano, e sopra disegno di Andrea Moroni da Bergamo; n’ebbe la direzione Luigi Anguillara, cui succedette Melchior Guilandino di Königsberg, pel quale nel 1564 istituì la cattedra di botanica.

284.È il primo destinato agli studenti di medicina. La repubblica lo fondò con decreto 31 luglio 1545, ad istanza di Francesco Buonafede padovano, e sopra disegno di Andrea Moroni da Bergamo; n’ebbe la direzione Luigi Anguillara, cui succedette Melchior Guilandino di Königsberg, pel quale nel 1564 istituì la cattedra di botanica.

285.Anche privati ne formarono, quali il Priuli, il Molin, il Michel, Gianfrancesco Morosini lodato da Linneo, ed altri a Venezia, Giulio Moderato a Rimini, Vincenzo Montecatino a Lucca, Sinibaldo Fieschi a Genova, Vincenzo Pinelli a Napoli, Gaspare Gabrielli a Padova, Scipione Simonetta a Milano. Vedi a pag. 304, eViviani,Delle benemerenze de’ Veneti nella botanica. Il Pignoria a’ 26 dicembre 1614 da Padova scriveva a Paolo Gualdo in Roma: — Non occorre che mi faccia gola dei fiori che si vedono costì, perchè jer sera alla cena lucullea del signor Sandelli «io mangiai degli sparagi belli, verdi e freschi; s’immagini mo il resto». Al quale Gualdo il Welser da Augusta avea scritto, a’ 10 gennajo 1610: — Se Padova e Vicenza si voltano a domandar semi e piante da queste parti, si può dire cheipsi fontes sitiunt. Le fritillarie di qua sono poche, e tutte venute o d’Italia o di Fiandra: vero è che quelle di Fiandra pare facciano miglior riuscita».

285.Anche privati ne formarono, quali il Priuli, il Molin, il Michel, Gianfrancesco Morosini lodato da Linneo, ed altri a Venezia, Giulio Moderato a Rimini, Vincenzo Montecatino a Lucca, Sinibaldo Fieschi a Genova, Vincenzo Pinelli a Napoli, Gaspare Gabrielli a Padova, Scipione Simonetta a Milano. Vedi a pag. 304, eViviani,Delle benemerenze de’ Veneti nella botanica. Il Pignoria a’ 26 dicembre 1614 da Padova scriveva a Paolo Gualdo in Roma: — Non occorre che mi faccia gola dei fiori che si vedono costì, perchè jer sera alla cena lucullea del signor Sandelli «io mangiai degli sparagi belli, verdi e freschi; s’immagini mo il resto». Al quale Gualdo il Welser da Augusta avea scritto, a’ 10 gennajo 1610: — Se Padova e Vicenza si voltano a domandar semi e piante da queste parti, si può dire cheipsi fontes sitiunt. Le fritillarie di qua sono poche, e tutte venute o d’Italia o di Fiandra: vero è che quelle di Fiandra pare facciano miglior riuscita».

286.«Tale opera dovea condurre ad una felice rivoluzione nella botanica: ma niuno allora volle seguirlo nel cammino segnato, perchè si era di troppo lasciati addietro i contemporanei. Gaspare Bauhin afferma d’aver pensato distribuire il suoPinaxsecondo il metodo di Cesalpino, ma confessa che non lo comprendeva abbastanza. Inoltre era costume vedere le opere di botanica adorne di figure, e Cesalpino le avea sbandite dalla sua. Torto suo più reale fu il non esporvi la concordanza della nomenclatura degli autori che l’avevano preceduto e dei suoi contemporanei; indica le piante con nomi suoi particolari, o nomi vulgari in alcuni paesi d’Italia; principalmente nella Toscana, onde fu malagevole determinare di quali parlasse, e Bauhin sovente vi s’ingannò. Per la stessa ragione non si può determinare il giusto numero delle specie, di cui fa menzione: quei che lo portano ad ottocento, non hanno contato che le principali, e ammontano a mille cinquecentoventi secondo Haller...«Nella prefazione, piena d’osservazioni nuove e filosofiche che annunziano un ingegno superiore al secolo, in una pagina concentra i principj e pone le basi su cui stabilire i metodi ed i sistemi di botanica; tutti i vantaggi che se ne possono trarre, nel cui numero mette la conoscenza della proprietà delle piante, che si può dedurre conformemente alle loro affinità o alla somiglianza delle loro forme esterne. Malgrado i lavori posteriori su tale argomento, non si è potuto aggiunger nulla d’essenziale a tale schizzo; dimodochè se di tutte le sue opere ci fosse rimasta questa pagina sola, basterebbe ad assicurarne per sempre la gloria».Du Petit Thouars.

286.«Tale opera dovea condurre ad una felice rivoluzione nella botanica: ma niuno allora volle seguirlo nel cammino segnato, perchè si era di troppo lasciati addietro i contemporanei. Gaspare Bauhin afferma d’aver pensato distribuire il suoPinaxsecondo il metodo di Cesalpino, ma confessa che non lo comprendeva abbastanza. Inoltre era costume vedere le opere di botanica adorne di figure, e Cesalpino le avea sbandite dalla sua. Torto suo più reale fu il non esporvi la concordanza della nomenclatura degli autori che l’avevano preceduto e dei suoi contemporanei; indica le piante con nomi suoi particolari, o nomi vulgari in alcuni paesi d’Italia; principalmente nella Toscana, onde fu malagevole determinare di quali parlasse, e Bauhin sovente vi s’ingannò. Per la stessa ragione non si può determinare il giusto numero delle specie, di cui fa menzione: quei che lo portano ad ottocento, non hanno contato che le principali, e ammontano a mille cinquecentoventi secondo Haller...

«Nella prefazione, piena d’osservazioni nuove e filosofiche che annunziano un ingegno superiore al secolo, in una pagina concentra i principj e pone le basi su cui stabilire i metodi ed i sistemi di botanica; tutti i vantaggi che se ne possono trarre, nel cui numero mette la conoscenza della proprietà delle piante, che si può dedurre conformemente alle loro affinità o alla somiglianza delle loro forme esterne. Malgrado i lavori posteriori su tale argomento, non si è potuto aggiunger nulla d’essenziale a tale schizzo; dimodochè se di tutte le sue opere ci fosse rimasta questa pagina sola, basterebbe ad assicurarne per sempre la gloria».Du Petit Thouars.

287.Nel capitoloIIdel libroVdellaPhyllognomica, il Porta scrive,contra antiquorum opinionem, plantas omnes semine donatas esse, e vi dice:E fungis semen perbelle collegimus exiguum et nigrum, in oblongis præsepiolis vel liris latens e pediculo ad pili circumferentiam protensis, et præcipue ex illis qui in soxis proveniunt(intenderebbe i licheni?),ubi decidente semine, feracitate seritur et pullulat etc. Pag. 367 dell’edizione di Francoforte 1591.Il Porta prevenne Lavater e Gall insegnando che il corpo s’impronti dei moti dell’animo, e dagli umori e temperamenti derivino i costumi: persino le disposizioni possono modificarsi correggendo le conformazioni esterne;De humana physionomia. Eppure ancora insegna chevarii sunt plantarum bulbi qui animalium testes mentiuntur, præsertim luxuriosorum... Natura, hominum generationi satagens, hac testiculorum imagine ad vires venereas, ad conceptum, ad prolem eas valere significavit. Lib.IV. c. 18. E cap.I.Plantarum partes scorpionem integrum præsentantes, ad ejus morsus valere. E lib.III. c. 51:Fructus uterum referentes et fructuum involucra, ad secundinas valere. E così ogni tratto.

287.Nel capitoloIIdel libroVdellaPhyllognomica, il Porta scrive,contra antiquorum opinionem, plantas omnes semine donatas esse, e vi dice:E fungis semen perbelle collegimus exiguum et nigrum, in oblongis præsepiolis vel liris latens e pediculo ad pili circumferentiam protensis, et præcipue ex illis qui in soxis proveniunt(intenderebbe i licheni?),ubi decidente semine, feracitate seritur et pullulat etc. Pag. 367 dell’edizione di Francoforte 1591.

Il Porta prevenne Lavater e Gall insegnando che il corpo s’impronti dei moti dell’animo, e dagli umori e temperamenti derivino i costumi: persino le disposizioni possono modificarsi correggendo le conformazioni esterne;De humana physionomia. Eppure ancora insegna chevarii sunt plantarum bulbi qui animalium testes mentiuntur, præsertim luxuriosorum... Natura, hominum generationi satagens, hac testiculorum imagine ad vires venereas, ad conceptum, ad prolem eas valere significavit. Lib.IV. c. 18. E cap.I.Plantarum partes scorpionem integrum præsentantes, ad ejus morsus valere. E lib.III. c. 51:Fructus uterum referentes et fructuum involucra, ad secundinas valere. E così ogni tratto.

288.Nel febbrajo 1856 l’ingegnere Quintino Sella all’accademia delle scienze di Torino produceva un passo d’un discorso, dal dottore Domenico Guglielmini di Padova recitato nel 1688, dove riconosceva i cristalli non come giuochi della natura, ma effetto di forze molecolari, rette da leggi costanti ed invariabili; che i cristalli della medesima sostanza sono poliedri, i cui angoli diedri rimangono sempre i medesimi, sicchè non vi manca che la proporzionalità dei lati per essere poliedri simili; che ogni cristallo è un aggregato di molecole aventi la forma stessa del cristallo; che dalla forma unica prima delle molecole derivano quelle che una sostanza può rivestire, e che perciò sono definite. Se avesse pensato applicare il calcolo allo studio de’ cristalli, preveniva la gloria di Romé de l’Isle e di Haüy.Anche Giovanni Pona fece una descrizione delle rarità di Montebaldo. L’Imperato (Historia naturale, 1599) sostiene che i polipi calcari non erano pietre vegetanti come teneansi generalmente.

288.Nel febbrajo 1856 l’ingegnere Quintino Sella all’accademia delle scienze di Torino produceva un passo d’un discorso, dal dottore Domenico Guglielmini di Padova recitato nel 1688, dove riconosceva i cristalli non come giuochi della natura, ma effetto di forze molecolari, rette da leggi costanti ed invariabili; che i cristalli della medesima sostanza sono poliedri, i cui angoli diedri rimangono sempre i medesimi, sicchè non vi manca che la proporzionalità dei lati per essere poliedri simili; che ogni cristallo è un aggregato di molecole aventi la forma stessa del cristallo; che dalla forma unica prima delle molecole derivano quelle che una sostanza può rivestire, e che perciò sono definite. Se avesse pensato applicare il calcolo allo studio de’ cristalli, preveniva la gloria di Romé de l’Isle e di Haüy.

Anche Giovanni Pona fece una descrizione delle rarità di Montebaldo. L’Imperato (Historia naturale, 1599) sostiene che i polipi calcari non erano pietre vegetanti come teneansi generalmente.

289.Mundus subterraneus; 1662.

289.Mundus subterraneus; 1662.

290.De solido intra solidum naturaliter contento. È anteriore di un anno all’opera dello Schiller: laProtogeadi Leibniz è del 1683.

290.De solido intra solidum naturaliter contento. È anteriore di un anno all’opera dello Schiller: laProtogeadi Leibniz è del 1683.

291.De fontium mutinensium admiranda scaturigine. Secondo Gianfrancesco Rambelli (Lettere intorno le invenzioni e scoperte italianeModena 1844), la prima memoria de’ pozzi forati in Modena sale al 1479, poichè ne’Ricordi di Gaspare Nardisi legge che Giovanni Bentivoglio cominciò a far fare una fontana in Bologna, e che andò colà «uno maestro de Regio, che forava con un trivello de capo de uno abedo, e insediva l’uno abedo de co’ de l’altro, e per questo modo andava giuso quanto voleva, in modo che andò sotto piedi centosessantadue se rompè dentro quello con che forava». Giovanni Agazzari nella cronaca inedita di Piacenza, al 1478 scrive:Nota quod hoc anno repertus est quidam novus modus fodendi et eaciendi fontes vivos et salientes super terram per quosdam parmenses, et res mira et grandis valde, argumento cujusdam physici regini. Ap.Pezzana,Storia di Parma,IV. 23.

291.De fontium mutinensium admiranda scaturigine. Secondo Gianfrancesco Rambelli (Lettere intorno le invenzioni e scoperte italianeModena 1844), la prima memoria de’ pozzi forati in Modena sale al 1479, poichè ne’Ricordi di Gaspare Nardisi legge che Giovanni Bentivoglio cominciò a far fare una fontana in Bologna, e che andò colà «uno maestro de Regio, che forava con un trivello de capo de uno abedo, e insediva l’uno abedo de co’ de l’altro, e per questo modo andava giuso quanto voleva, in modo che andò sotto piedi centosessantadue se rompè dentro quello con che forava». Giovanni Agazzari nella cronaca inedita di Piacenza, al 1478 scrive:Nota quod hoc anno repertus est quidam novus modus fodendi et eaciendi fontes vivos et salientes super terram per quosdam parmenses, et res mira et grandis valde, argumento cujusdam physici regini. Ap.Pezzana,Storia di Parma,IV. 23.

292.Aliquis intus in vescica sine plaga lapidem conterunt ferreis instrumentis. Il Benivieni racconta che, non trovando modo d’estrarre a una donna un calcolo voluminoso,insolitum sed tamen opportunum consilium capiens... ferramento priori parte retuso calculum ipsum percutio, donec sæpius ictus, in frusta comminuitur. Il primo moderno che scrivesse sopra l’estrazione della pietra fu Mariano Scotto, ma tutto gonfiezze e astrologia; e per operare attende le stagioni e i congiungimenti di stelle.

292.Aliquis intus in vescica sine plaga lapidem conterunt ferreis instrumentis. Il Benivieni racconta che, non trovando modo d’estrarre a una donna un calcolo voluminoso,insolitum sed tamen opportunum consilium capiens... ferramento priori parte retuso calculum ipsum percutio, donec sæpius ictus, in frusta comminuitur. Il primo moderno che scrivesse sopra l’estrazione della pietra fu Mariano Scotto, ma tutto gonfiezze e astrologia; e per operare attende le stagioni e i congiungimenti di stelle.

293.De abditis nonnullis ac mirandis morborum et sanationum etc.

293.De abditis nonnullis ac mirandis morborum et sanationum etc.

294.Ch’egli primo adoperasse il mercurio contro la sifilide non può più credersi dacchè nellaCronaca peruginadel Matarazzo si legge: «E perchè li Franciosi erano venuti novamente in Italia, se credevano li Italiani che fosse venuta tale malattia da Francia; e li Franciosi se credevano che fusse una malattia consueta in Italia, perchè ancora loro ne acquistaro la parte loro; e li italiani ne chiamavano lo mal francioso, e li Franciosi ne dicevano lo male italiano, del quale portaro el seme in Francia». Data la più estesa descrizione di questo morbo, indica la ricetta trovata più efficace, la cui base è già l’ariento vivooncie due. Benvenuto Cellini insulta il Berengario d’avere «con una sua unzione fatto molte migliaja di ducati da signori, che ha stroppiati e mal condotti».

294.Ch’egli primo adoperasse il mercurio contro la sifilide non può più credersi dacchè nellaCronaca peruginadel Matarazzo si legge: «E perchè li Franciosi erano venuti novamente in Italia, se credevano li Italiani che fosse venuta tale malattia da Francia; e li Franciosi se credevano che fusse una malattia consueta in Italia, perchè ancora loro ne acquistaro la parte loro; e li italiani ne chiamavano lo mal francioso, e li Franciosi ne dicevano lo male italiano, del quale portaro el seme in Francia». Data la più estesa descrizione di questo morbo, indica la ricetta trovata più efficace, la cui base è già l’ariento vivooncie due. Benvenuto Cellini insulta il Berengario d’avere «con una sua unzione fatto molte migliaja di ducati da signori, che ha stroppiati e mal condotti».

295.Ma si vuole che questo passo siasi interpolato quarant’anni dopo la sua morte. Vedemmo molte istanze della facoltà di Pavia per ottenere i cadaveri de’ giustiziati nel Milanese.

295.Ma si vuole che questo passo siasi interpolato quarant’anni dopo la sua morte. Vedemmo molte istanze della facoltà di Pavia per ottenere i cadaveri de’ giustiziati nel Milanese.

296.Sprengel vorrebbe che Berengario negasse il trasudamento del sangue attraverso al setto; ma sebbene egli lo dicasatis notabilis substantiæ, quæ est etiam satis densa, pure ammette i forellini di Galeno. Esso Sprengel invece vuole che Colombo supponesse tal passaggio, mentre dice evidentemente che chi ciò asserisce erra,longa errant via. VediDe Renzi,Storia della medicina, vol.III. p. 307.

296.Sprengel vorrebbe che Berengario negasse il trasudamento del sangue attraverso al setto; ma sebbene egli lo dicasatis notabilis substantiæ, quæ est etiam satis densa, pure ammette i forellini di Galeno. Esso Sprengel invece vuole che Colombo supponesse tal passaggio, mentre dice evidentemente che chi ciò asserisce erra,longa errant via. VediDe Renzi,Storia della medicina, vol.III. p. 307.

297.De erroribus veterum medicorum, 1653;In artem medicinalem Galeni, 1566: —Oportet(scrive egli)de scriptoribus ita sentire ut eos homines agnoscamus et non tanquam deos veneremur; nobiscum antiquam libertatem relinquamus... probationes ex nostris sensibus nostroque ingenio ducamus. Nemini credamus, sed liberi contra omnes quod putemus verum proferamus. Eorum opiniones refellamus qui in magno sunt precio, quorum auctoritas infirmis ingeniis obesse potest.

297.De erroribus veterum medicorum, 1653;In artem medicinalem Galeni, 1566: —Oportet(scrive egli)de scriptoribus ita sentire ut eos homines agnoscamus et non tanquam deos veneremur; nobiscum antiquam libertatem relinquamus... probationes ex nostris sensibus nostroque ingenio ducamus. Nemini credamus, sed liberi contra omnes quod putemus verum proferamus. Eorum opiniones refellamus qui in magno sunt precio, quorum auctoritas infirmis ingeniis obesse potest.

298.Cefalogia fisionomica, 1673.

298.Cefalogia fisionomica, 1673.

299.Nella biblioteca di Parma è un esemplare dellaZelotypia veritatis in veterum fallacias, opera di Gianpaolo Ferrari del 1690. A quelle parole di pag. 26,quod evenit etiam in quibusdam antiquioribus, cædentibus colaphis alumnos qui veritatem neotericam convincere videbantur, è manoscritta questa nota: — Il signor dottore Antonio Zanella, lettore pubblico in Parma, percosse con uno schiaffo il signor Giambattista Pedana parmigiano studente nel pubblico studio, perchè con la forza degli argomenti lo costrinse a confessare la circolatione del sangue, che da esso lettore veniva acremente negata: e dopo andò a chiedergli perdono a casa ecc. l’anno scorso 1690».

299.Nella biblioteca di Parma è un esemplare dellaZelotypia veritatis in veterum fallacias, opera di Gianpaolo Ferrari del 1690. A quelle parole di pag. 26,quod evenit etiam in quibusdam antiquioribus, cædentibus colaphis alumnos qui veritatem neotericam convincere videbantur, è manoscritta questa nota: — Il signor dottore Antonio Zanella, lettore pubblico in Parma, percosse con uno schiaffo il signor Giambattista Pedana parmigiano studente nel pubblico studio, perchè con la forza degli argomenti lo costrinse a confessare la circolatione del sangue, che da esso lettore veniva acremente negata: e dopo andò a chiedergli perdono a casa ecc. l’anno scorso 1690».

300.Kircher,Da arte magnetica, lib.III. part. 7. Basti il titolo d’un opera di Marcantonio Zamara di Galatina in terra d’Otranto, professore a Padova: —Antrum magico-medicum, in quo arcanorum magico-physicorum, sigillorum, signatarum et imaginum magicarum, secundum Dei nomina et constellationes astrorum, cum signatura planetarum constitutarum, ut et curationum magneticarum et characteristicarum ad omnes corporis humani affectus curandos, thesaurus locupletissimus, novus reconditus; cui medicamenta etiam varia chimica ex mineralibus et vegetabilibus conficiendi modus, tractatus item de rebus quæ humano corpori eximiam et venustam formam inducunt, de variis etiam metallorum et mineralium præparationibus et experimentis plurimis tractatio subjungitur: accessit motus perpetui mechanici, absque ullo quæ vel ponderis adminiculo conficiendi documentum. Francfort 1625.Antri magico-medici pars secunda, in qua arcana naturæ, sympathiæ et antipathiæ rerum in plantis..... omniumque corporis humani morborum, imprimis podagre, hydropis, pestis, epidemiæ et cancri exulcerati cura hermetica, specifica, characteristica et magnetica continentur: accesserunt portæ intelligentiarum... et canones hermetici de spiritu, anima et corpore majoris et minoris mundi. Ivi 1626.

300.Kircher,Da arte magnetica, lib.III. part. 7. Basti il titolo d’un opera di Marcantonio Zamara di Galatina in terra d’Otranto, professore a Padova: —Antrum magico-medicum, in quo arcanorum magico-physicorum, sigillorum, signatarum et imaginum magicarum, secundum Dei nomina et constellationes astrorum, cum signatura planetarum constitutarum, ut et curationum magneticarum et characteristicarum ad omnes corporis humani affectus curandos, thesaurus locupletissimus, novus reconditus; cui medicamenta etiam varia chimica ex mineralibus et vegetabilibus conficiendi modus, tractatus item de rebus quæ humano corpori eximiam et venustam formam inducunt, de variis etiam metallorum et mineralium præparationibus et experimentis plurimis tractatio subjungitur: accessit motus perpetui mechanici, absque ullo quæ vel ponderis adminiculo conficiendi documentum. Francfort 1625.Antri magico-medici pars secunda, in qua arcana naturæ, sympathiæ et antipathiæ rerum in plantis..... omniumque corporis humani morborum, imprimis podagre, hydropis, pestis, epidemiæ et cancri exulcerati cura hermetica, specifica, characteristica et magnetica continentur: accesserunt portæ intelligentiarum... et canones hermetici de spiritu, anima et corpore majoris et minoris mundi. Ivi 1626.

301.Di lui è rarissima l’operaDe ratione instituendæ et gubernandæ familiæ. Suo figlio Manfredo seppe le matematiche e molte lingue, viaggiò lontano, s’industriò a costruir macchine, principalmente microscopj e specchi ustorj, e un museo d’ogni sorta rarità naturali e d’arte, porzione del quale fu posto nella biblioteca Ambrosiana.

301.Di lui è rarissima l’operaDe ratione instituendæ et gubernandæ familiæ. Suo figlio Manfredo seppe le matematiche e molte lingue, viaggiò lontano, s’industriò a costruir macchine, principalmente microscopj e specchi ustorj, e un museo d’ogni sorta rarità naturali e d’arte, porzione del quale fu posto nella biblioteca Ambrosiana.

302.VediRenzi,Storia della medicina, vol.III, pag. 68. Turre di Padova, col titoloJunonis et Nerei vires in humanæ salutis obsequium traductæ(Padova 1668) tratta delle acque minerali.

302.VediRenzi,Storia della medicina, vol.III, pag. 68. Turre di Padova, col titoloJunonis et Nerei vires in humanæ salutis obsequium traductæ(Padova 1668) tratta delle acque minerali.

303.Vedi laVita di Camillo Porzio, scritta da Agostino Gervasio, 1832.

303.Vedi laVita di Camillo Porzio, scritta da Agostino Gervasio, 1832.

304.De relationibus medicorum libriIV,in quibus ea omnia quæ in forensibus ac publicis causis medici referre solent, plenissime traduntur. Palermo 1602.

304.De relationibus medicorum libriIV,in quibus ea omnia quæ in forensibus ac publicis causis medici referre solent, plenissime traduntur. Palermo 1602.

305.Affò,Vita di B. Baldi. Nell’operaDelle macchine semoventi, pag. 8, parla d’un Bartolomeo Campi da Pesaro, «che ardì di porsi a levare dal fondo del mare la smisurata mole del galeone di Venezia; il che sebbene non gli successe, lo scoperse però giudizioso inventore della macchina, atta per sua natura ad alzare peso maggiore». È dunque italiana l’invenzione, di cui oggi menano tanto vanto gl’Inglesi.

305.Affò,Vita di B. Baldi. Nell’operaDelle macchine semoventi, pag. 8, parla d’un Bartolomeo Campi da Pesaro, «che ardì di porsi a levare dal fondo del mare la smisurata mole del galeone di Venezia; il che sebbene non gli successe, lo scoperse però giudizioso inventore della macchina, atta per sua natura ad alzare peso maggiore». È dunque italiana l’invenzione, di cui oggi menano tanto vanto gl’Inglesi.

306.De subtilitate, Basilea 1607, lib.XVIII. pag. 1074:Serra, quæ sub quocumque nomine claudi potest. — Cossali (Storia critica dell’Algebra, 1797) occupa quasi intero un volume a provare il merito del Cardano, restituendogli le scoperte che Montucla attribuiva ad altri, e massime a Vieta.* Vedasi ancheDi alcuni materiali per la storia della facoltà matematica nell’antica Università di Bolognadel dottorSilvestro Gherardi, 1846.

306.De subtilitate, Basilea 1607, lib.XVIII. pag. 1074:Serra, quæ sub quocumque nomine claudi potest. — Cossali (Storia critica dell’Algebra, 1797) occupa quasi intero un volume a provare il merito del Cardano, restituendogli le scoperte che Montucla attribuiva ad altri, e massime a Vieta.

* Vedasi ancheDi alcuni materiali per la storia della facoltà matematica nell’antica Università di Bolognadel dottorSilvestro Gherardi, 1846.


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