INDICE

A Galileo dunque, senza verun castigo o penitenza (1616), dalla Congregazione dell’Indice fu intimato non parlasse più del sistema copernicano[323]. Pure egli continua a discuterne, e mettere in ridicolo gli oppositori in Roma stessa. Paolo V l’assicurò che, vivo lui, mai non sarebbe molestato. I Lincei stampando il suoSaggiatore(1629), lo dedicarono ad Urbano VIII, che già da cardinale avea lodato in versi il Galilei, e che lo raccomandò caldamente al granduca, e assegnò una pensione a lui ed asuo figlio[324]. Nel 1632, con approvazione del maestro del sacro palazzo, se non carpita, sottratta con quegli artifizj che conosce chi ha a fare colla censura, Galileo pubblicò ilDialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, tolomaico e copernicano, ove di quest’ultimo dà spiegazioni false o manche, attribuisce al moto della terra il flusso e riflusso[325], e non sa dissiparne leassurde conseguenze, talchè molti e valenti il confutarono.

Mentre però ed esso e i dotti ne faceano materia di utile discussione, gl’invidiosi insusurravano Urbano VIII, perchè Galileo, dopo sì ben trattato, non solo mancasse alla promessa, ma in quel dialogo lo avesse adombrato nel grossolano Simplicio. Urbano mandò da esaminar il fatto ad una congregazione di cardinali, e questi lo rimisero all’Inquisizione. Galileo aveva avuto l’intimazione e la violò[326]; il tribunale procedette coi modi proprj del tempo.

Citato (1633), fu sostenuto «con insolita larghezza e comodità, assegnategli tre camere con libera ed ampia facoltà di passeggiare per spazj ampli, data facoltà di tener il servitore, e di godere dello squisito governo della cortesissima casa del signor ambasciadore e della signora ambasciadrice»[327]di Firenze Niccolini; potevaandar in ville lontane e far passeggiate a piedi; poi fu messo nella casa propria d’esso ambasciadore. Lasciamo ai sofisti il supporre fin la brutalità di sevizie personali[328]: abbastanza avrà patito quel grande nel vedersi obbligato a dimostrare le sue opinioni a gente incapace d’intenderlo. La persecuzione ebbe i soliti effetti immorali, que’ giudici disonorandosi colla presunzione, disonorandosi Galileo coll’abjurare opinioni di cui era convinto, e colla propria disdetta facendo credere ragionevole la persecuzione. E fu «condannato alla prigione per quanto tempo piacesse»; ma Urbano gliela commutò subito in relegazione nel giardino dei Medici sul delizioso Pincio. Vi si aggiungeva l’obbligodi recitar una volta la settimana i salmi penitenziali; ma questo se lo assunse sua figlia suor Maria Celeste, le cui lettere, scrittegli dal convento di San Matteo in Arcetri, piene d’affetto e di pietà, sono come un riposo soavissimo fra le tempeste di quel tempo e le sue. Roma sapeva dunque rispettare un grande, di cui credea dover disapprovare gl’insegnamenti; mentre l’età nostra ha dato ben diversi esempj in casi dove la persecuzione non era tampoco giustificata dalla persuasione del pubblico vantaggio. Presto fu trasferito a Siena nel palazzo dell’arcivescovo suo amicissimo, e appena a Firenze cessò la peste, fu reso alla sua villa d’Arcetri, ove proseguì i lavori fin quando perdette la vista[329].

Il granduca, che non l’avea saputo schermire dalle vessazioni, prestava al Galileo la venerazione onde lo circondavano vicini e lontani. Frattanto se ne diffondevano le dottrine e, che più cale, il metodo; e Roma tra le prime chiamava a insegnarlo Benedetto Castelli suo scolaro. Questi col calcolo e coll’esperienza appoggiò alcune, altre chiarì od applicò delle verità scoperte dal maestro: notò l’irradiazione delle stelle e l’attrazione del magnete; prima d’Evelio mostrò l’opportunità dei diafragmi negli stromenti ottici; conobbe che i corpi al sole diversamente riscaldansi secondo il loro colore; e creò la scienza del movimento delle acque. Soprattutto animava i giovani alla geometria, e vi determinò il Cavalieri, Michele Ricci, il Nardi, il Maggiotti, il Torricelli, che a Roma spingeano innanzi la filosofia sperimentale. Di questi ultimi, che chiamava il mio triumvirato, e del Peri, dell’Aggiunti, del Soldani si compiaceva l’annoso Galileo, che spirando (1642) fra le braccia del Torricelli e del Viviani, li lasciò eredi della dottrina e della missione sua.

Intanto l’astronomia ampliavasi; e quasi per allettare a studiarla, natura sfoggiava insoliti spettacoli. Il gesuitaGrossi (De tribus cometis, 1619) pel primo studiò le comete quali pianeti descriventi vastissima ellissi attorno al sole. Ignazio Danti già detto, uno de’ riformatori del calendario, scoprì (Trattato dell’astrolabio, 1568) il variare dell’inclinazione dell’eclittica, quattro anni prima che fosse pubblicato ilDe nova stelladi Tycho Brahe, cui n’è dato il merito. Gian Alfonso Borelli messinese (1613-79), che incontrammo fra i medici, e che ridusse gli elementi dell’antica geometria a ducento proposizioni (Euclides restitutus), indicava già che i pianeti attorno al sole e i satelliti attorno ai pianeti si muovono con una legge generale[330], e che tal virtù, cui sorgente è il sole, li collega in modo, che non possono scostarsi dal loro centro di azione. Sottopose a calcolo l’apparenza e i movimenti delle comete, ritenuti come anomali; e al padre Stefano De Angeli, lettore di matematica a Padova, sopra quella del dicembre 1664 scriveva non potersene il movimento rappresentare nè col sistema di Tycho nè con quello di Tolomeo, ma soltanto col pitagorico; aver dal calcolo compreso che descrivono attorno al sole una parabola, e chi potesse a lungo osservarla, riconoscerebbe un’orbita ellittica[331].

Non abbiamo le dimostrazioni ch’egli promette, ma intanto è qui prevenuto Newton di tre lustri, e dato chiaro ciò che confuso appariva a Dörfel. NellaTeoria de’ pianeti mediceis’abbandonò alle ipotesi; ma paragonando i satelliti alla luna, pel primo usò il canone della reciproca attrazione, il più fecondo che potesse applicarsi all’astronomia. Peccato che la gloria sua offuscasse coll’invida malignità! Sbandito per la sollevazione di Messina del 1676, ricoverò a Roma, ove laprotezione di Cristina di Svezia nol salvò di patir la fame, sinchè trovò ricovero nelle Scuole Pie.

L’idraulica, così importante nel paese nostro, era abbandonata a meri pratici; sicchè ne’ bisogni maggiori si ricorreva a matematici ed astronomi, i quali da principio fallavano per amor di teoria, ma presto acquistavano esperienza e divenivano valentissimi. Nicolò Cabei ferrarese (-1650) ne filosofò al modo antico, benchè enunciasse verità nuove: toglie a Galileo per dare al genovese Giambattista Bulliani la dimostrazione della crescente velocità dei gravi cadenti. Domenico Guglielmini (-1710) fu da’ suoi Bolognesi adoprato nella quistione con Ferrara pel corso del Reno; scrisse sulla natura dei fiumi, e su una nuova misura delle acque correnti. Ma creatori della scienza idraulica furono il Castelli e il Torricelli, scolari di Galileo. Il primo diede corso agli stagni dell’Arno; nellaMisura delle acque correnti(1628) fa la velocità ne’ fluidi proporzionata all’altezza da cui discendono, mentre Torricelli provò essere come la radice d’essa altezza.

Ad Evangelista Torricelli di Faenza (1608-47), professore nello studio fiorentino, morto di soli trentanove anni, è dovuta la prima idea dell’ingegnoso e utilissimo canone, che due travi connessi, per modo che il centro di gravità non s’alzi nè abbassi per mutare di situazione, tengonsi sempre in equilibrio. Vide che l’acqua esce da un pertugio colla velocità che acquisterebbe un corpo cadendo dal livello della superficie a quel d’esso pertugio; teorema fondamentale al moto de’ fluidi: delle lenti da cannocchiale per lungo calcolo determinò la curva più opportuna: semplificò il microscopio di Galileo, e forse ajutò a perfezionare il termometro, di cui il granduca Ferdinando pel primo si valse a misurare la variazione della temperatura giornaliera. Perchè l’acqua, nel sifone e nella pompa aspirante, non s’elevaal di là dei trentadue piedi? I Peripatetici s’accontentavano d’una frase, l’orrore al vuoto. Galileo n’aveva cercata invano una ragione. Torricelli per forza d’induzione l’attribuì al premere della colonna atmosferica sopra il liquido, che nel vuoto alzasi proporzionatamente ad esso peso. Ne fece la riprova sostituendo all’acqua il mercurio, che pesando tredici volte più di essa, si fermò a un tredicesimo d’altezza. Varierà questa dunque a proporzione della gravità dell’aria; ond’ecco inventato il barometro. Esso Torricelli informandone il Ricci gli scriveva «di potere col suo istromento giunger a conoscere quando l’aria sia più leggera o più grave»; e che questa «gravissima alla superficie terrestre, si faccia sempre più lieve e pura secondo che c’innalziamo sulle più alte cime de’ monti»: divisamento che Claudio Beriguardi applicò a misurar la torre di Pisa, cinque anni prima che Perrier e Pascal misurassero l’altezza del Puy de Dôme[332]. — Ah perchè non è toccata al mio maestro la sorte di accorgersi degli effetti della pressione dell’atmosfera?» esclamava il buon Torricelli.

Ferdinando granduca e suo fratello Leopoldo erano assidui nel cercar nuovi stromenti, e migliorare od applicare gli antichi, onde giungere al vero dei fenomeni naturali: il primo inventò un igrometro e un idrostammo, combattè le influenze lunari, conobbe che il calorico tende all’equilibrio, e i corpi lo trasmettono qual più qual meno; trovò pure di condensar il vapore contenuto nell’aria ambiente, e quel di varj spiriti senza elevarne la temperatura, il che si disse distillare a ghiaccio: vide i vermi dell’aceto, e come l’argento cresca di peso dopo la coppellazione, mentre i sali disciolti nell’acqua non cangian natura coll’evaporarsi di essa: le lunghe sue osservazioni sui pendoli giovarono a determinar lapropagazione della luce e del suono, e alle esperienze balistiche.

Leopoldo poi ogni parte dello scibile coltivava, in compagnia de’ migliori; e come a Roma il marchese Federico Cesi fin dal 1603 aveva istituito i Lincei per coltivare la filosofia naturale, così divisò l’Accademia del Cimento che proponevasi diprovare e riprovare. Oltre il Borelli e il Redi già detti, un de’ membri principali ne fu Vincenzo Viviani (1622-1703), che non secondo a nessuno per ispirito geometrico e candida ricerca del vero, trattò della resistenza dei solidi, ampliò la dottrina dei galleggianti, e fin d’allora intravvide la teoria delle ondulazioni, che prima applicata all’acustica, poi generalizzata, ci addentrò in tanti arcani della natura. Supplì il quinto libro perduto di Apollonio da Perga sulle sezioni coniche; e quando l’antico fu rinvenuto, apparve che il moderno l’avea, non solamente indovinato, ma sorpassato. Egli propose a tutta Europa questo problema: «Tra gli antichi monumenti di Grecia è un tempio, sacro alla geometria; circolare il piano; coronato d’una volta emisferica, la quale è forata da quattro finestre eguali con tal arte, che il rimanente della volta può perfettamente quadrarsi. Come ciò fu fatto?» Subito i dotti furono attorno a questo problema, nè d’altro si parlò per un pezzo: ma Leibniz, L’Hôpital, Bernoulli, Wallis, Gregori lo sciolsero in differenti modi colla geometria nuova, a gran meraviglia di lui, che però vi dava una soluzione diversa[333].

Il comasco Michelangelo Ricci, che poi fu cardinale, dilatò oltr’Alpi le scoperte del Torricelli e i lavori dell’Accademia del Cimento di cui era corrispondente; aiTedeschi diè miglior concetto degli algebristi italiani, ed era per tutto ricercato giudice della sapienza contemporanea.

ISaggide’ principali sperimenti dell’Accademia furono da Lorenzo Magalotti segretario scritti con lingua e stile ben diversi dai correnti; onde restano anche monumento letterario, quando tutta Europa non gli avesse ricevuti pel primo modello di ricerche sperimentali[334], argutamente avendo indagato sulla pressione dell’aria, gli effetti del vuoto, le proprietà del caldo e del ghiaccio, la propagazione del suono, della luce, del calorico, i fenomeni magnetici, le attrazioni elettriche, la leggerezza positiva, i projettili, la digestione, la fosforescenza, non negligendo le osservazioni astronomiche. Dell’acqua tentarono la compressibilità chiudendola in una palla d’oro, e questa premendo, ma poichè la videro schizzar dai pori, la dichiararono incompressibile: nè in fatto potè dimostrarsi il contrario fino alle recenti sperienze di Canton, Perkins, Oersted.

Sciagurate emulazioni tra il Viviani e il Borelli scomposero l’accademia del Cimento; il principe Leopoldo passò cardinale a Roma: sicchè quella perì dopo solo dieci anni. Ma l’esempio fruttò; nel 1645 fu fondata la Società di Londra, nel 1666 l’Accademia di Parigi, la quale per mezzo di Thévenot, che qui aveva conosciuto i nostri, si pose in corrispondenza con quella delCimento, a malgrado del Borelli, il quale temeva che «delle invenzioni e speculazioni dei nostri maestri e di quelle che abbiamo trovate noi, se ne abbiano, secondo l’usanza vecchia, a far autori e ritrovatori gli stranieri». Il Gabrielli avea fondato a Siena i Fisiocritici; e il padre Lana e Bernardino Boni i Filoesotici (Academia Philoexoticorum naturæ et artis) a Brescia nel 1686.

In quell’intermezzo il Vieta avea perfezionato la lingua algebrica; Napier trovato i logaritmi, Harriott compito la genesi delle equazioni. Alla teorica degl’infinitesimi si era avvicinato Galileo, trattando di un cilindro tagliato in un emisfero (Dialogo primo sulla meccanica): discorse anzi specialmente degl’indivisibili neiDialoghi delle nuove scienze; ma la quantità divisibile suppose composta di indivisibili senza estensione; talchè, non osando affermare nè negare che gl’infiniti siano tra loro eguali, disse solo che i termini indicanti eguaglianza od eccesso non possono applicarsi che a quantità fisse, e tornò al metodo d’esaustione di Archimede.

Bonaventura Cavalieri milanese (1598-1647), frate gesuato, professore di matematica a Bologna, dopo avere sciolto il problema proposto da Fermat di assegnar la minor distanza da tre punti dati, applicandovi un teorema che dà la quadratura d’ogni triangolo sferico, aveva già nel 1626 compiuto la suaGeometria degli indivisibili, fondata sul considerare i solidi siccome composti d’un’infinità di superficie sovrapposte, e le superficie come un aggregato di linee, e queste un aggregato di punti. Sapevasi sommare una serie indefinita di termini in progressione aritmetica, com’è quella de’ diametri dei circoli decrescenti nel cono, i quali circoli stanno come i quadrati loro. Il Cavalieri trovò che, in termini infiniti, la somma dei quadrati descritti sopra linee crescenti in proporzione aritmetica risponde al terzo delquadrato maggiore, moltiplicato pel numero de’ termini; in altre parole, che il cono è il terzo d’un cilindro della medesima base e altezza; il che ad altri solidi può applicarsi. Fu il primo introdursi dell’infinito nella geometria in forma sistematica. Vide egli stesso che il suo era un corollario del metodo di esaustione, e confessava non saperne dare una dimostrazione rigorosa: pure nel considerare la linea, la superficie, il solido come generati dal punto, dalla linea, dalla superficie, prevenne Keplero e somministrò a Newton l’idea e il nome del calcolo delle flussioni.

Erano ardimenti nuovi nella geometria, che veniva applicata pure in maniera generalissima ad ardue ricerche. L’area della cicloide prendeasi per un segmento di circolo; Galileo nel 1639 diceva d’avervi pensato quarant’anni addietro, senza trovarne indirizzo; poi il Torricelli la eguagliò a tre volte l’area del circolo generatore, invenzione disputatagli invano da Roberval. Esso Roberval, Cartesio, Fermat, Wallis, Bernoulli fecero giganteggiare la geometria, finchè potè spingersi alla maggiore delle scoperte, quella del calcolo differenziale. Leibniz tedesco e Newton inglese se la disputarono, e nella contesa chiesero giudice l’abate Antonio Conti padovano. Questo gran dotto associò cognizioni diversissime, e cercò di conciliare spiriti opposti: molte opere commentò, fra cui la storia critica della filosofia dal secoloXVin poi; indi la estrinse alle opinioni sul principio del mondo e sull’immortalità dell’anima; infine a quelle sulle cose incorporee; ma nulla finì; e i frammenti che ne pubblicò il Toaldo fanno rincrescere ch’ei deve collocarsi fra quegli ingegni, che per troppo estendersi nulla conchiudono.

Amontons, Leibniz e Huygens riduceano scientifica la meccanica. In ottica il Maurolíco avea dato un’argutissima spiegazione del modo con cui si vedono gli oggetti(De lumine et umbra), e come l’umor cristallino concentri sopra la retina i raggi, spiegando la varia conformazione dell’organo ne’ presbiti e nei miopi. Era dunque a un punto di accorgersi delle immaginette che si dipingono in fondo all’occhio, tanto più che altrove spiega la formazione dell’immagine in uno specchio concavo; ma forse lo rattenne il non sapere spiegare come noi le vediamo dritte sebbene si dipingano capovolte. Giambattista Porta trattò di varj fenomeni della visione nellaMagia naturalis: ma ritenendo che nell’occhio si effettuasse come nella camera oscura[335], non comprese in qual parte gli oggetti si dipingessero, e suppose organo principale della vista l’umor cristallino. Molto pure si occupò degli specchi piani, concavi, convessi, ustorj. Il gesuita Francesco Grimaldi nel 1665 pubblicò a Bologna varj casi ottici importantissimi, tra cui l’inflessione della luce e la diffrazione prodotta dal cadere del raggio solare sul prisma; problema ch’egli spiegava con un alternato condensarsi e spandersi, invece di dedurne la rifrangibilità della luce; e sebbene poco arrestasse i curiosi, Newton seppe cavarne profitto; sinchè Antonio Dedominis vescovo di Spalatro (De radiis lucis in vitreis perspectis et iride) i colori dell’arco baleno scoprì provenire dalla rifrazione, come mostrava coll’opporre una boccia d’acqua al sole, dove il raggio arrivava agli occhi dipinto di colori variati secondo l’angolo con cui v’entrava: sagacia meravigliosa in uomo che nessun’altra prova ne diede. Ben presto Huygens porgeva la teorica della luce per mezzo delle ondulazioni, e Newton per mezzo delle emanazioni: maventisei anni prima che si stampasse l’Otticadi questo, Giuseppe Antonio Barbari da Savignano, morto in odore di santità, ripudiando l’opinione di Aristotele, tolse ad esaminare i colori dell’iride prima e della seconda, nella quale si trovano in ordine inverso; la loro figura costantemente circolare, e la posizione loro rispetto al sole; per qual causa se ne renda visibile una sezione maggiore quanto più il sole è alto sull’orizzonte; esser necessario che la nube risoluta in minutissime goccie venga percossa dal sole di faccia, effetto che succede pure nelle pioggie artifiziali, nelle fontane, nelle boccie d’acqua rimpetto al sole, nelle quali, fin alla declinazione di 42 gradi del raggio visuale sulla linea che passa pel centro solare, vedonsi distintamente i colori dell’iride, mentre all’inclinazione di 52° appajono in senso inverso. Tutto ciò con grand’uso della geometria e trigonometria[336]: eppure rimase ignoto, nonchè agli stranieri, perfino ai nostri.

La prospettiva fu studiata in servizio dell’arti belle, e soli italiani ne scrissero, quali Piero della Francesca da Borgosansepolcro e Luca Paciólo; e compiutamente Daniele Barbaro veneziano (1568), poi il Barozzi ed altri. I principj geometrici ne furono generalizzati e bene esposti da Guidubaldo marchese del Monte; il quale, sempre intento ad applicare la geometria alla meccanica, in un trattato di questa pel primo indicò il principio delle celerità virtuali nella leva e nella taglia.

Alla meccanica pratica attesero molti. Il Ramelli non ha novità nelle sue macchine; di più Fausto Veranzio veneto di Sebenico (Machinæ novæ), tra le quali un ponte sospeso a catena e il paracadute, e tentò fare in Venezia fonti salienti. Fu vescovo in Ungheria, e gli dobbiamo una logica e un dizionario poliglotto. Il padreLana Terzi (1687) esaminò la costituzione dei monti bresciani; procurò coi sali imitare le cristallizzazioni naturali, sebbene con teoriche dappoi ripudiate; inventò un seminatore prima dell’inglese Tull; nelProdromo dell’arte maestra(1670) accenna come insegnare ai sordimuti a scrivere e anche parlare, a scrivere ai ciechi nati, e a nascondere i loro pensieri sotto cifre misteriose; come estrarre la radice quadrata colla somma e la sottrazione; tentò oriuoli perpetui a sabbia, ed altri a olio che s’abbassa all’arder d’una lampada; fare uccelli che volassero, e altri segreti più vaghi che fondati, ne’ quali piacevasi meglio che in sodare norme scientifiche. Non vi manca la pietra filosofale, ma il più ricantato è d’una barca portata in aria da quattro palloni metallici vuoti d’aria: i calcoli ne furono trovati giusti anche dal Leibniz, ma al Lana mancarono i mezzi di tentarne la prova.

Giovanni Torriano cremonese, meccanico di Carlo V, ricostruì a Toledo la macchina, fatta dagli Arabi, che l’acqua del Tago distribuiva per la città; pensava rendere navigabile quel fiume sino al mare; e sebbene Filippo II preferisse usare quella somma a fabbricar l’Escuriale, i Toletani l’onorarono d’un busto in marmo e d’una medaglia. La proposta fu rinnovata il 1641 da Giulio Martelli e Luigi Carduchi, e Filippo IV non comprese che questo sarebbe stato il vero modo di ricuperare il perduto Portogallo[337]. NelleMacchine del signor Giovanni Branca(Roma 1629) stanno il disegno e la spiegazione di una, ove ad una caldaja bollente in figura di testa sfugge di bocca il vapore, che soffiando contro una ruota alata, move i congegni di due pile. È la prima applicazione del vapore a un’utilità, benchè operi direttamente sulla ruota, non per la tensionecome nelle macchine odierne. NelNovo teatro di macchinedel Zonca padovano, un girarrosto è mosso dall’aria rarefatta dal fuoco.

Da tutte queste scienze ajutata, e da’ migliori stromenti[338], l’astronomia vedea trionfare il vero sistema mondiale. Ben alcuni tentavano acconciare l’opinione nuova con quella della Chiesa, sia piegando il fatto alla Bibbia, come aveva usato Tycho Brahe, sia la Bibbia al fatto, come Foscarini. Il gesuita ferrarese Giambattista Riccioli (1593-1671), che nell’Almagestum novumraccolse quanto aveano pensato gli astronomi fino al suo tempo, aggiungendovi osservazioni proprie, il sistema di Copernico trova ben ideato, ma falso; e non volendo accettare le grandi scoperte di Keplero perchè questi negava l’eclissi avvenuto alla morte di Cristo, nè chetandosi ai sistemi di Tycho e di Rheita, ne produsse un nuovo che non urtasse i pregiudizj, e dove luna, sole, saturno, giove girano attorno alla terra, ma mercurio, venere, marte sono satelliti del sole. Nella luna, con un cannocchiale di quindici piedi, noverò fin seicento macchie, cioè cinquanta più di Evelio, alla cui nomenclatura prevalse quella del nostro, come pure la sua teoria delle librazioni. Col Grimaldi crebbe a trecencinquanta stelle il catalogo di Keplero. Gli fu inflitta una penitenza per aver preferito il calcolo della versione dei LXX. Il gesuita francese Fabre, gran penitenziere a Roma, per avere pubblicato che, dimostrato una volta il moto della terra, la Chiesa avrebbe chiarito in che modo intendere figuratamente i passi della Scrittura, ebbe processo dal Sant’Uffizio, e arresto di cinquanta giorni.

Effemeridi, cronologie ed altre opere astronomiche stamparono il bolognese Cornelio Malvasia (-1664), e i modenesi Geminiano Montanari (-1687) e GaetanoFontana (-1719). Il Montanari diede pure l’idrografia del mare Adriatico e sue correnti; pel primo dubitò del calor lunare, messo fuori di dubbio appena oggi dalle sperienze del Melloni. Il Bianchini portò buone osservazioni sopra venere, e tracciò il gnomone di Santa Maria degli Angeli. Antonio Magini padovano, professore a Bologna, scrisse molto di geografia e astronomia, non adottando il sistema copernicano, ma svolgendo teoremi che si credettero scoperti solo a’ dì nostri: era in corrispondenza con Tycho Brahe e con Keplero, che gran conto faceva del sapere di lui, e che dall’Università bolognese fu invitato a succedergli.

A sgombrare i vecchi errori operò grandemente un error nuovo, quali erano i vortici di Cartesio, venuti di moda anche nelle scuole italiane. Alfine prevalse Newton, posando la legge universale della gravitazione, e innovando meccanica, ottica, astronomia. Nessun nome noi abbiamo ad opporvi, ma vantiamo un’intera famiglia d’illustri. Gian Domenico Cassini (1625-1712) di ricca gente nizzarda, allevato dai Gesuiti, s’applicò segretamente all’astrologia, la quale lo invogliò dell’astronomia; a venticinque anni già la leggeva in Bologna, succeduto al Cavalieri, e gran lode ottenne, qualunque erroneo, il suo esame della cometa del 1652. Risolse il problema fallito a Keplero e Bouillaud, «dati due intervalli fra il luogo vero e il medio d’un pianeta, determinare geometricamente il suo apogeo e l’eccentricità»; determinò la rotazione di varj pianeti mediante le macchie, e nel 1668 diede effemeridi de’ satelliti di giove, mirabili pel tempo. Compivasi così la scoperta di Galileo; i naviganti aveano un modo di conoscere le longitudini; e lo spettacolo d’un altro sistema planetario che in piccolo rappresenta il nostro, confermava l’insegnamento di Pitagora e di Copernico, offrendo una riprova delle leggi che eransi assegnate ai movimenti della terra.Cassini migliorò le tavole di rifrazione; costruì la meridiana in San Petronio a Bologna, un de’ più grandi stromenti, mercè del quale precisare la legge degli spostamenti diurni del sole. Al quale problema applicossi il Cassini per verificare un punto fondamentale della teorica di Keplero, cioè che si rallenti la terra quand’è più discosta dal sole, e s’acceleri quando vicina; e vi riuscì. Accertò parimente la importantissima legge delle rifrazioni, indicata già da Tycho; ma mentre questi credeva cessasse dacchè l’astro saliva più di 45 gradi sopra l’orizzonte, Cassini mostrò che altezza nessuna rompeva quella legge. Così fu l’astronomia ridotta capace di misure delicatissime, e parvero un miracolo le sue tavole del sole, che alla secentista intitolòOracolo d’Apollo: fece conoscere la librazione della luna: trovò o perfezionò il modo di calcolare per tutti i paesi gli eclissi solari mediante le projezioni dell’ombra della luna sul disco della terra, e di dedurne le longitudini terrestri.

Per determinare i confini tra la Toscana e lo Stato pontifizio, col Viviani studiò il corso del Po e della Chiana, le giaciture degli Appennini e le conchiglie fossili che vi si trovano. Il papa in benemerenza lo nominò ispettore delle acque; l’Accademia delle scienze francese l’ebbe corrispondente; poi chiamato da Luigi XIV, fu in Francia naturalizzato. Ivi con Picard promosse il viaggio a Cayenne per osservare la parallasse di marte e la solare, che si trovò appunto di dieci secondi, com’egli aveva congetturato.

Egli intanto meditava sulla luce zodiacale, indicata fuggevolmente da Keplero; e stabilì che il sole sia circondato d’una specie di nebulosa, prolungata nel senso del suo equatore fin di là da venere. Dacchè Huygens ebbe scoperto il primo satellite di saturno, quattro altri egli ne osservò, non accorgendosi dei due che poi adHerschel si offersero nel 1789, e dell’ottavo scoperto nel 1848 da Lassen. E sebbene veruna capitale scoperta egli facesse, la natura delle sue ne popolarizzò il nome per modo, che molti lo tennero quasi creatore dell’astronomia in Francia, tutti per uno de’ migliori ornamenti del regno del gran Luigi.

Il genio per l’astronomia parve ereditario in sua casa; e Giacomo suo figlio (1677-1756), aggregato di diciassette anni all’Accademia delle scienze e di diciannove alla Reale di Londra, girò l’Europa, poi reduce coadjuvò il padre nel prolungare la famosa meridiana dell’Osservatorio di Parigi, cominciata da Picard nel 1669, ed ora spinta fino al Rossiglione e a Dunkerque. Più esatte misure de’ meridiani si ottennero dal viaggio ai poli; e allora Cesare Francesco Cassini corresse i lavori del padre, e recò il meridiano ad esattezza sufficiente per divenire base della grande operazione geometrica, alla quale tre generazioni di quella famiglia aveano faticato.

FINE DEL TOMO UNDECIMO

INDICELIBRO DECIMOQUARTOCapitoloCXLIX.Quadro politico. Sisto V. Sistemazione civile ed ecclesiastica di RomaPag. 1CL.Savoja. Emanuele Filiberto. Carlo Emanuele. Genova. Congiura del Vachero50CLI.Governo spagnuolo in Lombardia e nelle Due Sicilie77CLII.Il Fuentes. L’Ossuna. Congiura del Bedmar. Masaniello136CLIII.Guerra della Valtellina. Successione di Mantova e del Monferrato. Il Mazarino190CLIV.Toscana229CLV.Condizione materiale e morale. Opinioni. Ingegni eterocliti257CLVI.Belle arti350CLVII.Letteratura384CLVIII.Scienze morali e filosofiche. Economia. Storia455CLIX.Scienze naturali e matematiche531


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