NOTE:1.Nel carteggio del residente veneto a Roma, sotto il 18 dicembre 1569 leggesi che il papa disse al cardinal di Gà mbara che «sa che la repubblica di Venezia è principe libero, e che non ha superiori, e che è il sustentamento della libertà e della gloria d’Italia, la quale, se non fusse il petto di quella serenissima repubblica, sarìa già molto tempo in preda delli oltramontani: e che voleva farli sapere una cosa in gran secreto, che non aveva mai più detta a niuno; che tutti gli altri principi dal maggiore al minore hanno in odio la serenità vostra e ne dicono male, e che ognuno si risente che la serenità vostra non stima niuno, e che non cerca di gratificarsi niuno. Il cardinale ha detto che non è da meravigliarsi di questo, perchè li principi non amano l’un l’altro se non quanto importa il suo conto, e che li italiani non amano la serenità vostra per invidia, e li oltramontani perchè li impedisce li suoi disegni in Italia».2.Secondo note del doge Matteo Senarega, esistenti nella biblioteca della Università ligure, Genova nel 1597 contava 61,131 abitanti, di cui 2319 poveri soccorsi dal pubblico, 589 preti o frati, 1278 monache, 28,740 soldati, non contando la milizia forestiera: la rendita era di lire 428,264; le spese di lire 383,172 del bilancio dello Stato; 32,000 del bilancio del Comune; 164,873 di quel delle galee; 198,595 di quel di Corsica. Negli stessi archivj è il catalogo delle sostanze delle famiglie genovesi nel 1636, in occasione che vi fu imposta la tassa dell’un per cento; ove se ne contano quattordici che aveano fra 1,012,777 lire e 3,928,333.3.De principatibus Italiæ, 1628, nella raccolta elzeviriana delleRepubbliche.Nell’archivio Mediceo, fra leCarte strozziane, filza 320, è un manoscritto anonimo col titoloRelazione delle entrate, spese, forze e modo di governo di tutti i principi d’Italia, che sembra appartenere alla prima parte del secoloXVII. Secondo quello, lo Stato pontifizio in guerra traevaDall’Umbriafanti10,000cavalli3000dalla Romagna»20,000»4000dalla Marca (bravi ed armigeri)»15,000»2000da Bologna e Ferrara»25,000»6000in tuttofanti70,000cavalli15,000e sul mare cinque galere, ma poteva armarne otto.Nel 1675 Gregorio Leti (vol.IIdell’Italia regnante) attribuivaallo Stato papale la rendita di tre milioni di scudi; e numerando le forze delle diverse provincie e le artiglierie delle fortezze, presentava queste cifre:Uomini atti alle armi400,000Presidj, tra fanti e cavalli4,000Esercitati alle armi e sempre in pronto per la guerra, ma a casa e non retribuiti che di alcuni privilegi80,000fanti,3500cavalliDe’ quali può armare senz’aggravio de’ sudditi e pagare in guerra, oltre i presidj30,000»3000»Oltre le armi di questi esercitati 83,500, n’erano nelle fortezze di Ferrara, Bologna, Castel Sant’Angelo, in Vaticano, Ancona e Ravenna per 60,000 uomini, e munizioni in gran copia. Le armi si fabbricavano nello Stato, e specialmente a Tivoli. Alessandro VII aveva messa e dotata una fabbrica. In Civitavecchia, oltre munizioni molte, stavano dodici galere ben armate. «Con tutto ciò (diceva il Leti) bisogna essere buon principe, e non semplice prete, perchè dalla qualità del petto e dal valore del papa dipende la prima forza dello Stato».Raccogliendo quanto partitamente aveva scritto dei principi d’Italia, esso Leti dava alla penisola, assai meno popolosa d’oggidì,Uomini atti alle armi 1,972,000 @ @ @ In servizio e obbligo di guerra 369,000 fanti, 32,200 cavalli Guarnigione o presidj a piedi e a cavallo 27,400 Milizie che possono assoldarsi senz’aggravio de’ sudditi sulla somma di 401,700 149,500 » 16,000 »In mare cento galere, e quattordici navi a vela ben armate.4.Testamento politico.5.Comuni a tutte le Corti erano i gran donativi, e ogni affare trattavasi col profonderne a tutti quelli che poteano ajutarlo. Voigt, nellaStoria di Prussia, dice che questo paese nelXIVsecolo regalava al papa quattromila ducati d’oro; al cardinale De Fargis nipote di esso, cento doppie (di 17 fr.); venti a quel d’Albano; quattrocentottantasette ducati d’oro e venticinque doppie tra varj altri famigliari; oltre quel che davasi ad avvocati, notaj, staffieri, ecc. Pertanto l’ambasciadore portava sempre gran provvigione di galanterie. Giovanni di Felde, andando a Roma nel 1391, avea seco venticinque tazze d’argento, quindici piatti simili, e moltissimi anelli. Lo stesso Voigt riferisce il dono di dodici apostoli d’oro, fatto dall’ordine Teutonico a Leone X, che poi li vendette; e dà la lista de’ regali fatti in non si sa qual anno del secoloXVper Natale. La riferiamo anche per la curiosità dei prezzi:1.Per un velluto turchino, al papaducati832.Per un boccale dorato, al medesimo»643.Per la fodera d’un mantello d’ermellino, al medesimo»144.Per tredici chicchere d’argento, ai camerieri del papa»1175.Al protettore dell’Ordine»1106.Per confetti dispensati ai cardinali»707.Per confetti agli auditori»318.A due avvocati»249.A due procuratori»2010.Al maestro di scuderia del papa»311.Ai guarda-portoni»3012.Per un cavallo regalato»3013.Una sella per il medesimo»114.Un cavallo ciascuno al protettore dell’Ordine, al cardinale di Novara, al protonotario Ermanno Dwerg; due al priore che suole introdurre le persone al papa.6.Universis et singulis mercatoribus, cujuscumque nationis et professionis vel sectæ, etiam Turcæ, Judæi, vel alii infideles essent, ad civitates, terras, castra et loca Marchiæ anconitana, cum familia ac mercibus ac bonis eorum quibuscumque vel sine illis, veniendi, aut in eis standi, manendi, et negotiandi, ac ab illis pro eorum libito voluntatis abeunii et recedendi etc.Bolla 21 febbrajo 1547. Vedi ilViaggiodi Montaigne, e le Relazioni d’ambasciadori e del Botero.7.Tonduzzi,Storia di Faenza, p. 605.Baldassini,Memorie storiche dell’antichissima città di Jesi. Jesi 1774, p. 256.Saracinelli,Notizie storiche della città d’Ancona. Roma 1675,II. p. 335.Mariotti,Memorie storiche civili ed ecclesiastiche della città di Perugia e suo contado. Perugia 1806, p. 113.Su tutto ciò vediRanke,Die Fürste und die Völker etc.8.Secondo Gregorio Leti (Vita di Sisto V, part.II. 1. 4), al venire di papa Sisto quest’erano le entrate delle primarie case romane:Dei Colonna, don Marcantonio gran connestabile del regno di Napoli, duca di Pagliano, principe di Sonninoscudi120,000Il duca di Zagarola, principe di Gallicano conte di Zarno»30,000Il principe di Palestrina cavaliere del Tosone»25,000Degli Orsini don Paolo Giordano, duca di Bracciano, grande di Spagna»100,000Don Giovan Antonio, duca di San Gemini, cavaliere del Santo Spirito»50,000Don Bertoldo, marchese del Monte San Sorino, conte di Pitigliano»200,000Don Latino, principe di Matrice»12,000Don Virginio, duca di Gravina, che poi sposò la pronipote di Sisto.»18,000Dei Savelli don Federico, principe d’Albo e del sacro romano Impero»50,000Il duca di Riccia»20,000Il duca di Sermoneta»20,000Il duca di Sermoneta della casa Gaetana di Spagna»50,000Il duca di Carpineta della casa Conti»18,000Don Lottarino Conti, principe di San Gregorio e duca di Palo»12,000Don Giorgio Cesarini, duca di Civitanova»30,000Il duca Sforza, duca di Segni, principe del sacro romano Impero»40,000Don Gregorio Buoncompagni, duca di Sora, marchese di Vignola, conte d’Arpino, nipote di Gregorio XIII»45,000Don Antonio Farnese, duca di Farnese»12,000Don Angelo Altemps, duca di Gelasi, conte di Soriano»24,000Don Federico Cesis, duca d’Acquasparta»70,000Inoltre furono trovate fin a cinquanta famiglie con una rendita ciascuna dai cinque sino ai diecimila scudi al più, e sino ai mille almeno. Trovò pure:monasteri di regolari viventi in povertà 316monasteri di monache sotto alla povertà 67monasteri di regolari con rendita128la qualeper tutti insieme era discudi168,300monasteri di monache con rendita54cheera»66,4109.Amiani,Memorie di Fano, pag. 609.10.Leti,Vita di Sisto V, part.II. lib.I. c. 3. Nel carteggio del residente veneto a Roma, oltre moltissimi aneddoti congeneri, si legge di un Diedi di Ravenna che, innamoratosi d’una fanciulla Rasponi, l’ebbe alle sue voglie, poi a sposa. Il fratello di questa, tenendosi ingiuriato, raccolse una sera da cento uomini, ed entrò in città scalando la mura e con fiaccole; ed assalita la casa de’ Diedi, vi trucidò gli sposi, un fratello canonico, sorella e padre del marito, e servi, e fin quello ch’eragli stato spia e guida; poi se n’andò dal regno pontifizio. Al 25 febbraio 1576.Ivi si parla a dilungo del Piccolomini e de’ suoi: — Ultimamente si messero per forza ad abitare in un palazzo del signor Bonello per far scorta al mietere di alcune possessioni confiscate del Piccolomini; con il qual sono centottanta bravi, che si fanno strada ove lor piace. Et egli, avendosi lasciato crescere li capelli con una ciera horribile, mette gran spavento a tutti, e se ne va errando quando in una, quando in altra parte ecc.». Al 1581.11.Carteggio 10 settembre 1585; 16 agosto 1586.12.Le langage du papa est italien sentant son ramage boulognois qui est le pire idiome d’Italie, et puis de sa nature il a la parole mal aysée. C’est un beau vieillard... le plus sain et vigoureux qu’il est possible de désirer... d’une nature douce, peu se passionnant des affaires du monde, grand bâtisseur... Il n’est nulle fille à marier, à laquelle il n’aide pour la loger... Ses réponses sont courtes et résolues, et perd-on temps de combattre sa réponse par nouveaux arguments. En ce qu’il est juste, il se croit; et pour son fil mesure, qu’il aime furieusement; il ne s’ébranle pas contre cette sienne justice. Montaigne.13.Vedansi gl’importantissimi dispacci veneti, pubblicati dal Mutinelli. La ciarlatanesca vita scrittane dal Leti è confutata ad ogni passo da quella seria dell’Hübner.14.Dispacci veneti del 16 gennajo 1584.15.Bullarium romanum, tom.II.Constit. Sisti V, 56.16.Manoscritto Chigi, citato dalRanke, lib.IV. 2.17.Nei qualila dogana di Roma figura perscudi182,450la dogana di Ancona»15,500la dogana di Civitavecchia»1,977le allumiere della Tolfa»31,780i censi di Spagna, Urbino, Ferrara, Parma, e altri feudatarj nel giorno di S. Pietro»35,500Fra i titoli che vendevansi erano i cavalieri Piani, del Giglio, dei santi Pietro e Paolo, dello Speron d’oro, Laterani.In un libro di conti cogl’introiti e spese dello Stato Pontifizio nel 1585, posseduto dal Coppi, le rendite ascendono a scudi 1,318,414; gl’interessi de’ luoghi di monte, cioè del debito importavano scudi 281,968: dedotti i pesi, alla tesoreria avanzavano scudi 449,756. Un altro conto del secondo anno di Sisto V segna le entrate dello Stato papale in scudi 1,599,303.18.Leti, part.III. l.V, secondo il quale tali cariche, oltre l’onore, rendevano il sette, il dieci, fin il quattordici per cento. Lo stesso, part.III. l.III, dice: — Quando un papa vuole fa miracoli, e miracoli fece sempre Sisto perchè governò col capo e col petto; ond’è che di lui fu detto che aveva il capo di ferro, il cuore di Marte, il petto di bronzo, la mano d’acciajo, il piede di Mercurio. E benchè dall’Evangelio non ne tirò mai la semplicità della colomba, ne succhiò con tanto più ardore la prudenza del serpente e forse il naturale; poichè non schizzò mai veleno contro alcuno, che non fosse stato prima toccato. Non intraprese mai cosa senza prima maturare i mezzi come dovea fare per sostenerla; e da qui nasce che mai gli venne a vuoto impresa alcuna, che si può dire quasi un miracolo in lui, perchè non formava i disegni alla cieca, ma con cento occhi come Argo; e dopo formati adoprava cento braccia come Briareo per farli riuscire; di modo che con ragione dicevano gli ambasciatori:Sisto ci dà a tutti guanciate terribili ma con una così gran forza di spirito, che bisogna direAmensenza lamenti».19.I grossi debiti contratti da Urbano VIII e Innocenzo X fanno credere che quei milioni fossero consumati. Nel marzo 1793 Cacault scriveva alla Convenzione di Francia, che in Castel Sant’Angelo esisteva ancora un milione di scudi del tesoro di Sisto V.20.Il Fontana stesso descrisse ilModo tenuto nel trasportare l’obelisco Vaticano. Su quell’operazione fu consultato anche Camillo Agrippa milanese, filosofo e matematico, che stampòNuove invenzioni sovra il modo di navigare, ed altre opere; e condusse l’Acqua Vergine sul monte Pincio.Adamini di Montagnola, compaesano del Fontana, e il francese Montferrand eressero, pochi anni fa, la colonna in onore di Alessandro I a Pietroburgo, che è il maggiore monolito del mondo.Il fusto solo di essa pesachilogrammi293,820cogliapparati»423,500Mentre l’obelisco nudo pesava»337,000cogliapparati»375,922* Il fatto del villano è messo in dubbio da taluni, ma il Cancellieri nellaDescrizione delle funzioni della settimana santa, pag. 195, citaAngelo Rocca, de Bibl. Vat., 250,Taja,Descrizione del palazzo Vaticano, 440, eChattard,Nuova descrizione del Vaticano, tom.III, p. 20, che dicono quel fatto effigiato sopra la finestra seconda della biblioteca vaticana. Colui fu un bravo marinajo di San Remo, e i Bresca di colà conservano il privilegio di somministrare le palme alla solennità di Roma. Il privilegio dice:Equidem nos minime latet te ex ea natum familia, ex qua vir extit, qui provido sane consilio, utilique monitu, in Vaticano obelisco efferendo multam diligentemque operam adhibuit, ac propterea a rec. mem. Xisto V prædecessore nostro præcipuum privilegium obtinuit, cujus vi ipse tantum, ejusque posteri, ceteris exclusis, perpetuum jus haberent ferendi Romam palmeos ramos pro pontificio sacello, aliisque urbis templis. Allorchè Pio VII stava prigioniero in Savona, il dottor Giacomo Bresca, allora investito del privilegio, gli spediva le palme: e quando esso papa ritornava a Roma, il Bresca gli mosse incontro con una schiera di fanciulli, portanti bellissime palme: e il pontefice in segno di gradimento fe collocare due di queste sulla sua carrozza.21.Carteggio veneto al 24 novembre 1590.22.De Maisse, ambasciadore a Venezia, scriveva al suo re il 4 ottobre 1592:Il ne se parle à Rome que des réformations. Le pape va en personne visiter les cellules des moines, et les va trouver jusque dans le lit. Il les veut faire comme frères égaux et en commun, et réduire trois monastères en un: chose qui leur sera difficile à supporter, étant accoutumés dans leur aises et commodités.23.Nelle notizie del Nores leggesi invece che il birro fu assalito da un cane, e che Gabriele Foschetti, mastro di casa Farnese, fu preso e decapitato il mercoledì santo del 1592. Il Muratori pone il fatto al 1604.24.Il Moro trasportato in Venezia, ovvero Racconti de’ costumi, riti e religione de’ popoli dell’Africa, America, Asia ed Europa. Reggio 1672.25.Conciliazione della Chiesa armena colla Chiesa romana sopra le autorità de’ padri e dottori armeni.26.Secondo il cerimoniale allora prefisso, i baroni, i cavalieri e le damigelle doveano dirgli,Monsignore mio fratello, ed egli a loroBel fratello, Bella sorella. Nelle funzioni procederebbe il fratello di mezzo passo, e se a cavallo, della lunghezza del collo del cavallo. I piatti doveano servirsegli coperti. Cavalieri e dame nel presentarsegli e nel partire doveano inclinare alquanto i ginocchi. VediCibrario,Origini e progresso delle istituzioni della monarchia di Savoja. Torino 1854.27.Carlo III rimostrava all’imperatore Carlo V chepar trois fois que l’armée de l’empereur y a été, ce Piémont a été mangé, pillé, composé et rançonné en toute extrémité, et non point en un seul lieu, mais généralement par tout le pays.28.Nel 29 maggio 1613, il cardinale Maurizio di Savoja scrive a suo padre Carlo Emanuele, che con grandissima difficoltà potè trovare cinquanta scudi; che il principe Tommaso di Carignano era senza vestiti nè altre cose più necessarie; e il 29 settembre 1614, che non si potè trovar oro per le catene da regalare agli ambasciadori svizzeri.29.L’ambasciator veneto Gian Francesco Morosini, in una bellissima relazione del 1570, loda le galee di Emanuele Filiberto di Savoja come delle migliori di Ponente, e soggiunge:— Tratta sua eccellenza le ciurme di queste sue galere, come quello che n’ha poche, eccellentemente; dando, oltre le minestre, nei giorni ordinarj trentasei oncie di pane per cadauno, dove il signor Giovanni Andrea Doria non ne dà più di trenta; per il che il galeotto, oltre il suo bisogno, ha pane che gli avanza, il quale può vendere a chi più gli piace, e delli denari comprarsi delle altre cose; e comprano per lo più il vino, il quale in quelle parti si ha per bonissimo mercato, tanto che rari sono quelli che bevano mai acqua. Oltre questi, hanno quasi tutti essi forzati anco delli altri denari; perchè, quando non sono impediti dal navigare, fanno quasi tutti qualche mestiero, e tra gli altri calzette di riguardo, delle quali cavano ogni anno molti denari: e nell’ultima andata a Nizza di sua eccellenza non fu alcuna di quelle sue galere che non vendesse calzette alli cortigiani per centoventi o centocinquanta scudi d’oro almeno per cadauno.«Oltre ai sessanta marinari, suole mettervi sino a ottanta o cento combattenti; e a questi fa portare due archibugi per uno, con cinquanta cariche, acconciate in modo con la polvere e palla insieme ben legate in una carta, che, subito scaricato l’archibugio, non ci è altro che fare, per caricarlo di nuovo, che mettere in una sola volta quella carta dentro la canna con prestezza incredibile, e ciò in tempo di bisogno fa fare da uno delli forzati, avvezzato a questo, per ogni banco; onde, mentre che il soldato attende a scaricar l’uno l’archibugio, il forzato gli ha già caricato e preparato l’altro, di maniera che, senza alcuna intermissione di tempo, vengono a piovere l’archibugiate con molto danno dell’inimico e utile suo...«Sempre negozia in piedi o camminando; sta pochissimo in letto; parla poche parole, ma piene di sugo. È tutto nervo con poca carne, ed ha negli occhi ed in tutti i movimenti del corpo una grazia, che quasi eccede l’umanità ; in tutte le sue azioni ha una gravità meravigliosa e grandezza, e veramente par nato a signoreggiare; parla italiano, francese, spagnuolo, tedesco e fiammingo, sì che par nato in mezzo a loro. Accetta di sua mano tutte le suppliche, volendo che la giustizia si distribuisca sì al povero che al ricco; fa grandissima professione della sua parola; invece di gentiluomini di bocca e di camera non si serve che di cavalieri di san Maurizio, per indurre i nobili ad entrarvi. A tavola si fa leggere sommarj di storie, delle quali si diletta moltissimo; poi si ritira a lavorar d’artiglierie, di modelli di fortezze, di fuochi artificiali con bravi artefici che trattiene; ha gusto di conversare con uomini dotti in qualsivoglia professione, e ragiona sempre con loro. Nella Germania è stimato tedesco per essere della casa di Sassonia; da’ Portoghesi, portoghese per sua madre; tra’ Francesi, francese per i parentadi vecchi e nuovi; ma lui è italiano, e vuole essere tenuto per tale».30.Il Boldù, ambasciatore veneto, scriveva il 1561: — Vi sono più cause di alterazioni e divisioni fra i sudditi di sua altezza, come l’antica causa guelfa e ghibellina che ancora in qualche parte regna; d’una delle quali è capo il signor di Racconigi, che è la guelfa; e della ghibellina il signor di Masino; dai quali due personaggi però si può dire che dipendano quasi tutti i gentiluomini di Piemonte. Nell’entrata che fece sua altezza a Mondovì furono per tagliarsi a pezzi duemila uomini delle ordinanze per questa causa».E il Morosini: — I suoi popoli non sanno industriarsi ad altro servizio che di lavorar le terre, e lo dimostrano molto bene le case loro, nelle quali non si vede tanta roba che vaglia quattro denari: ma parlo degli uomini del contado e del popolo ancora, perciocchè neppure hanno letti sui quali dormire, ma in cambio di quelli usano certi sacconi pieni di foglie d’alberi, godendosi il mondo appunto in quel modo, nel quale lo trovarono quando ci vennero. I Piemontesi nascono buoni soldati, ma non si curano nè d’arti di commercio ad imitazione dei nobili, e lasciano che i forestieri s’arricchiscano; non hanno altro pensiero che di attendere a mangiare, a bere ed ai piaceri; e credami vostra sublimità , che non v’è artefice tanto basso che non vuol mangiare salvaticine e darsi piacere. Il duca impiega ogni opera per risvegliarli, ma con poco profitto. Li popoli che abitano la Savoja sono timidi e vili, non si danno ad alcuno esercizio, nè tampoco a quello delle armi; e fecero vedere questa poca inclinazione allorquando il signor duca ordinò una milizia per la quale avendo speso più di seimila scudi in armi, in poco tempo ritrovorno che de’ morioni e corsaletti se n’erano serviti in far delle pignatte e degli spiedi. Li nobili e feudatarj (della Savoja) sono superbi, altieri e poco migliori della plebe».31.Nella abolizione degli stati Emanuele Tesauro riponeva la causa delle guerre civili di Piemonte nel seicento: — Nei tempi andati quando i Sovrani di Savoja erano meno potenti, ed i popoli erano più liberi, sentendo ancora qualche odor di repubblica, signoreggiava nella Savoja e nel Piemonte un potentissimo ed ai suoi monarchi formidabilissimo tribunale chiamato la unione delli tre stati, ecclesiastico, nobile e popolare, il quale usurpando una suprema ed illimitata autorità , chiamava se stesso padre e tutore del principe, anzi principe nato a distinzione del succeduto. Questi, allora che moriva il sovrano, traeva a se medesimo tutta la sovrana potestà , ordinava la repubblica, giudicava delle tutele e delle successioni contenziose tra dimestici o stranieri pretensori del principato e ducato. Anzi facendo il pedagogo sopra il principe adulto, censurava le sue azioni, esaminava le risoluzioni della guerra e della pace, rifiutava o limitava le dimande delle contribuzioni, opponeva ragioni alle ragioni, e talvolta forza alla forza, non avendo allora il principe altro erario che la libera volontà degli Stati, nè altre armi che le armi loro. Onde non è meraviglia se in alcuni regni la baldanza degli altri Stati sia giunta a segno di mettere le mani sopra il suo re. Ma questo tribunale, dopo che i principi di Savoja sono divenuti più forti e perciò più liberi, altrettanto ha perduto di forza e di libertà , ed a poco a poco abbassato, finalmente fu estinto. Chi volesse parlare oggidì di rinnovare il tribunale dei tre stati, sarebbe reputato reo di maestà . Parlo dei tre stati formati, e non materiali, uniti in un corpo con piena e libera autorità giudiciale, e non partitamente richiesti dei loro voti, che sogliono darsi a genio del più forte».Origine delle guerre civili del Piemonte in seguito dei campeggiamenti del principe Tommaso di Savoja, descritti dal conte e cavaliere gran croce don Emanuele Tesauro, che serve per apologia contro Henrico Spondano. In Colonia 1673, appresso Giacomo Pindo, pag. 12-13.32.Il suo inviato alla credenza generale di Lanzo, nell’aumentare il prezzo del sale, ragionava: — Sua altezza non la ricerca per altro, salvo per poter rimediare alle fortificazioni, monizioni, artiglierie, ed altre cose in conservazione del Stato e suoi sudditi, etanto piùche per questa via resterà meno gravato il populo, poichè vi concorrono preti, frati, signori, monache ed altri privilegiati».33.— Dovendosi partire sua eccellenza (Emanuele Filiberto) la mattina seguente per andare all’esercito (sotto Hesdin in Fiandra), fu veduto, nell’imbrunire della sera innanzi, uscir dal palazzo con un servitore solo, quanto incognito si poteva; onde ognuno che lo vide e intese ciò, giudicò, come giovane che egli era e a cui non spiacevano le donne, ch’egli andasse a pigliar licenza da qualche sua innamorata. Niente di manco si seppe di certo poi, che sua eccellenza andò al monastero di San Paolo, dove essendo stato tutta la notte, si confessò, e la mattina seguente, comunicato che si ebbe, e raccomandatosi a Dio, s’avviò di lungo al carico suo del generalato dell’esercito».Boldù.* E l’ambasciatore veneto, al 21 gennajo 1599, scriveva alla sua repubblica: «Il signor duca è andato nove giorni continui alla Madonna di Mondovì, trattenendosi ivi dalla mattina assai per tempo fin quasi la sera, replicandovi, com’è costume, ogni dì nove volte l’orazione efficacissimamente. La quale non si discerne se sia o per dar grazia dell’essere uscito dai passati pericoli, o se per fine abbia pur solamente la dimanda di restar salvo da’ futuri».34.Che nelle nozze si stipulasse che il primo figlio erediterebbe il Milanese col titolo di re di Lombardia, lo credo un sogno del Litta nelleFamiglie celebri. Nel capitolato per l’elezione di Leopoldo I, il duca di Savoja si fece confermare il titolo di vicario imperiale.35.Secondo il divisato d’allora, per l’esercito comune contro i Turchi avrebbero dovuto dare:fanticavallicannonivascelliIl papa800012001010Lombardia8000150086Venezia1000012001025Repubblica italiana10000120010836.Nel 1607 il duca di Savoja sbrigò e ottenne dall’imperatore d’andar ambasciadore straordinario a Venezia per la pace che trattavasi con Paolo V. Tre ragioni adduceva di questo desiderio: 1º perchè, se la guerra divampasse, egli sarebbe il primo a sentirne i danni; 2º perchè voleva distruggere l’opinione che godeva d’irrequieto e smanioso della guerra; 3º perchè l’imperatore, il quale parlava di sposare la sua figlia, vedesse che l’ambizione non era il suo vizio. Il Senato avea stabilito che sessanta senatori col doge andrebbero incontrarlo all’isola di San Clemente, ma il doge non uscirebbe dal bucintoro; sessanta senatori lo condurrebbero all’udienza, ma il doge lo porrebbe alla sinistra, e gli darebbe solo il titolo d’eccellenza. Per manco di denaro o perchè non soddisfatto degli onori che la repubblica gli destinava, l’ambasciata non ebbe luogo. Suo figlio Tommaso fu pure incaricato di altre che guastò colle pretensioni. VediVicquefort,L’ambassadeur et ses fonctions. Colonia 1690.37.Vinciolo Vincioli aveva già preparato una canzone sull’impresa di Ginevra, e fu pubblicata benchè riuscisse a male.Sola speme d’Italia e primo onoreD’Europa, alto stupor del secol nostro,Saggio invitto guerrier, folgore e scoglioDi Marte, che di senno e di valoreSei dei principi altero e raro mostro,Che in verde etade hai mostroD’esser nato a domar l’antico orgoglioDel barbaro vicino, e di quegli empjChe, fuggendo il tuo scettro, ebber ardireFabbricar nuova fede e nuova legge...Così dic’egli a Carlo Emanuele; lo felicita d’aver vinto l’empio Bretone, il Gallo audace, l’invido Germano; e che Dio avesse «percosso di sua mano l’alto tiranno che regnava tra l’Alpe e tra Pirene», cioè Enrico IV; e così via bestemmia tutti i popoli miscredenti.Or chi fia più che guerreggiare ardiscaTeco, signor, se in tua difesa hai l’iraDi Dio, che al fondo i tuoi nemici ha messo?Credo che in ciel s’ordiscaChe debban l’arme tue con breve guerraVincer tutta la terra,La qual vinta che sia, dall’Indo a TileSarà solo un pastor, solo un ovile.Intanto lo sollecita contro Ginevra:Nè gioveralle il lago e la palude,Nè i fiumi che difendon l’alte mura:Già da lontan s’ascoltaIl pianto e ’l grido dell’afflitte gentiE lo strido e i lamenti,E già veder il Rodano mi parePortar il sangue invece d’acque al mare...Fa la pace fiorir di qua dall’Alpe,Mentre di là fera discordia ogn’oraTiene in travaglio i popoli, che sonoVerso Dio divenuti aspidi e talpe.Poi nel trattato di Bruzolo del 1610 il duca combinava una nuova lega con Enrico IV, stabilendo di ottenere il Milanese dopo conquistatolo, a patto di cedere a questo la Savoja, distruggere il forte di Monmeliano, e consegnargli due fortezze del Milanese. Protezione disinteressata!38.Il maresciallo di Crequi scrive a Luigi XIII:Le duc de Savoie accuse monsieur le connétable de n’avoir pas voulu laisser prendre la ville de Gênes parce qu’il entretenait des intelligences secrètes avec les principaux magistrats. Je ne dissimulerai point à votre majesté que nous pouvions prendre Gênes, mais on n’a pas cru que le service de votre majesté le permit. Monsieur le duc de Savoie se serait mis en possession de la ville, et aurait voulu la garder pour lui. Si votre majesté veut entreprendre une guerre avantageuse en Italie, envoyez-y, sire, sous la conduite d’un de vos bons généraux, une armée nombreuse et supérieure à celle de Savoie, de manière que vous puissiez faire la loi à monsieur le duc, et qu’il ne prétende pas disposer de tout à sa fantaisie.Su quest’età spargono moltissima luce le lettere del D’Ossat, oscuro francese, assunto alla porpora pei proprj meriti, massime per la ribenedizione d’Enrico IV. Era stato segretario del cardinale d’Este nel 1582, poi direttore dell’ambasciata francese, infine ambasciadore a Firenze, a Venezia, a Roma, Amelot de la Houssaie, noto pubblicista, corredò quelle lettere di note, che anch’esse illustrano la condizione del nostro paese e i personaggi che vi figurarono.D’Ossat, nemicissimo al duca di Savoja, gli suppone i disegni più ribaldi. Nella letteraCCXXXIIavvisa Enrico IV de’ disegni di esso contro di lui, e soggiunge:J’ai horreur de vous ajouter une autre chose, que gens de qualité m’ont dit qu’il attend avec plus de désir et d’espérance que tout cela; mais je ne dois et ne puis vous faire plus longuement. C’est le succès et événement des embuches et assassinats qu’il a dressés et apostés en diverses façons contre la vie de votre majesté, dont Dieu vous préservera, et le confondra lui, comme il mérite, moyennant la précaution, dont votre majesté et vos serviteurs useront. Ces choses ne se disent pas par tenans et aboutissans; mais le naturel et la façon de procéder de l’homme les rendent trop vraisemblables, et méritent que votre majesté et tous ses serviteurs y prennent garde. E nella seguente:Monsieur de Savoie vous a meshui fait assez connaître, qu’il n’a point de conscience, ni de crainte de Dieu, et moins soin de son honneur et réputatation, ni aucune vergogne des hommes.Interrogato dal papa del suo parere sulla guerra tra Francia e Savoja nel 1600, insiste perchè il papa ne levi l’occasione col far che il duca restituisca Saluzzo, paese dovuto alla Francia, e necessario all’equilibrio d’Italia, dove altrimenti rimane despota la Spagna. Divisando i caratteri de’ combattenti dice:Monsieur de Savoie est de telle complexion qu’il veut prendre l’autrui et sur plus grands qu’il n’est, et ne veut point rendre; veut encore contracter et faire des accords, promettre, signer, confirmer et reconfirmer, et ne point tenir, ne rien exécuter, prenant pour galanterie de violer la foi... Avec tout cela il pense de se mantenir en cette façon de procéder par son bel esprit, fertil en toutes sortes d’inventions et de déguisements, et par les forces d’Espagne, et par l’autorité de votre sainteté, sachant le respect que le roi vous porte, et l’extrême désir que vous avez de conserver la paix.All’acquisto di Saluzzo erano contrarj tutti i principi d’Italia, e offrivano denari perchè Enrico rompesse il patto; D’Ossat lo considera sempre come un’usurpazione, e non sa darsene pace; e rammenta al re come, lasciandolo al duca,perdrait beaucoup la réputation, qui est celle par laquelle les rois et princes se maintiennent bien plus souvent que par toutes leurs forces et moyens. Ben sel sapeva il duca, il quale diceva: la reputazione esser la pupilla del principato».Amelot de la Houssaie, nelle note alla letteraLVIIdel D’Ossat, dice di Carlo Emanuele:Ce due était si ambitieux, si entreprenant et si déloyal, que l’on se défiait autant de lui quand il avait de bonnes intentions que lorsqu’il en avait de mauvaises. Tous les historiens de son temps ont loué hautement sa valeur militaire, son intrépidité, sa liberalité, sa pénétration, son expérience, mais ils l’ont tous accusé d’avoir été sans foi. — Siri, nelle Memorie secrete,VII: «Principe per vastità d’ingegno e per intrepidità di cuore incapace di sgomento; de’ maggiori che habbino regnato lungo tempo avanti di lui; fregiato d’eccelse virtù e imbrattato di molti vizj, che lo resero notato nel mondo per turbolento, ambiziosissimo, infido, ecc. — Il cardinale Bentivoglio nelleMemorie: «Queste sì rare virtù venivano sommamente oscurate dall’ambizione, la quale regnava in lui con tal eccesso, che portandolo continuamente a torbidi, vasti, e per lo più fallaci disegni, faceva ch’egli, invece di misurarsi con la misura sua propria, usasse molto più quella dei re, alle cui prerogative non potendo soffrir di cedere, come principe di tanta eminenza anch’egli, e d’una casa tutta mista di sangue regio ancor essa; perciò cercava sempre inquietamente con tutti i mezzi di rendere alle grandezze loro, quanto più poteva, uguali le sue». — E il procuratore Battista Nani dice che questo duca «al solo interesse immobilmente indirizzò le sue azioni».39.Un fatto particolare mostri la natura delle relazioni internazionali. È noto che l’Inghilterra si era sottratta al papa e al cattolicismo. A Roberto Dudley, duca di Northumberland, erano stati dal re d’Inghilterra sequestrati i feudi; ed egli si volse all’imperatore, volendo ancora considerarlo come signor sovrano quale nel medioevo, e questo emanò una bolla, ove cassava la confisca. Tale bolla fu confermata dal papa, il quale al vicario generale dell’arcivescovo di Firenze commise di procedere e giudicare la causa fra il duca e il re. E il vicario sentenziò doversi il duca reintegrar nelle sue ragioni e risarcirlo con otto milioni ducentomila sterline; sentenza della quale poteasi eseguire la disposizione sopra qualunque Inglese non cattolico per via d’arresti, esecuzioni, sequestri (1626). Ma per eseguirla voleasi la forza; e Dudley non sentendosela, divisò di vendere quel titolo ad alcun potente, che se ne valesse in occasione di guerra. La offrì dunque al duca di Savoja, il quale peritossi alquanto, poi stimò più prudente informarne il re d’Inghilterra, avvertendolo tenersi in guardia, che non avvenisse come sotto Urbano VIII, quando ai sudditi inglesi fu nociuto assai con sequestri di gran valore.Sclopis,Relazioni politiche tra la dinastia di Savoja e il Governo britannico. 1853.
1.Nel carteggio del residente veneto a Roma, sotto il 18 dicembre 1569 leggesi che il papa disse al cardinal di Gà mbara che «sa che la repubblica di Venezia è principe libero, e che non ha superiori, e che è il sustentamento della libertà e della gloria d’Italia, la quale, se non fusse il petto di quella serenissima repubblica, sarìa già molto tempo in preda delli oltramontani: e che voleva farli sapere una cosa in gran secreto, che non aveva mai più detta a niuno; che tutti gli altri principi dal maggiore al minore hanno in odio la serenità vostra e ne dicono male, e che ognuno si risente che la serenità vostra non stima niuno, e che non cerca di gratificarsi niuno. Il cardinale ha detto che non è da meravigliarsi di questo, perchè li principi non amano l’un l’altro se non quanto importa il suo conto, e che li italiani non amano la serenità vostra per invidia, e li oltramontani perchè li impedisce li suoi disegni in Italia».
1.Nel carteggio del residente veneto a Roma, sotto il 18 dicembre 1569 leggesi che il papa disse al cardinal di Gà mbara che «sa che la repubblica di Venezia è principe libero, e che non ha superiori, e che è il sustentamento della libertà e della gloria d’Italia, la quale, se non fusse il petto di quella serenissima repubblica, sarìa già molto tempo in preda delli oltramontani: e che voleva farli sapere una cosa in gran secreto, che non aveva mai più detta a niuno; che tutti gli altri principi dal maggiore al minore hanno in odio la serenità vostra e ne dicono male, e che ognuno si risente che la serenità vostra non stima niuno, e che non cerca di gratificarsi niuno. Il cardinale ha detto che non è da meravigliarsi di questo, perchè li principi non amano l’un l’altro se non quanto importa il suo conto, e che li italiani non amano la serenità vostra per invidia, e li oltramontani perchè li impedisce li suoi disegni in Italia».
2.Secondo note del doge Matteo Senarega, esistenti nella biblioteca della Università ligure, Genova nel 1597 contava 61,131 abitanti, di cui 2319 poveri soccorsi dal pubblico, 589 preti o frati, 1278 monache, 28,740 soldati, non contando la milizia forestiera: la rendita era di lire 428,264; le spese di lire 383,172 del bilancio dello Stato; 32,000 del bilancio del Comune; 164,873 di quel delle galee; 198,595 di quel di Corsica. Negli stessi archivj è il catalogo delle sostanze delle famiglie genovesi nel 1636, in occasione che vi fu imposta la tassa dell’un per cento; ove se ne contano quattordici che aveano fra 1,012,777 lire e 3,928,333.
2.Secondo note del doge Matteo Senarega, esistenti nella biblioteca della Università ligure, Genova nel 1597 contava 61,131 abitanti, di cui 2319 poveri soccorsi dal pubblico, 589 preti o frati, 1278 monache, 28,740 soldati, non contando la milizia forestiera: la rendita era di lire 428,264; le spese di lire 383,172 del bilancio dello Stato; 32,000 del bilancio del Comune; 164,873 di quel delle galee; 198,595 di quel di Corsica. Negli stessi archivj è il catalogo delle sostanze delle famiglie genovesi nel 1636, in occasione che vi fu imposta la tassa dell’un per cento; ove se ne contano quattordici che aveano fra 1,012,777 lire e 3,928,333.
3.De principatibus Italiæ, 1628, nella raccolta elzeviriana delleRepubbliche.Nell’archivio Mediceo, fra leCarte strozziane, filza 320, è un manoscritto anonimo col titoloRelazione delle entrate, spese, forze e modo di governo di tutti i principi d’Italia, che sembra appartenere alla prima parte del secoloXVII. Secondo quello, lo Stato pontifizio in guerra traevaDall’Umbriafanti10,000cavalli3000dalla Romagna»20,000»4000dalla Marca (bravi ed armigeri)»15,000»2000da Bologna e Ferrara»25,000»6000in tuttofanti70,000cavalli15,000e sul mare cinque galere, ma poteva armarne otto.Nel 1675 Gregorio Leti (vol.IIdell’Italia regnante) attribuivaallo Stato papale la rendita di tre milioni di scudi; e numerando le forze delle diverse provincie e le artiglierie delle fortezze, presentava queste cifre:Uomini atti alle armi400,000Presidj, tra fanti e cavalli4,000Esercitati alle armi e sempre in pronto per la guerra, ma a casa e non retribuiti che di alcuni privilegi80,000fanti,3500cavalliDe’ quali può armare senz’aggravio de’ sudditi e pagare in guerra, oltre i presidj30,000»3000»Oltre le armi di questi esercitati 83,500, n’erano nelle fortezze di Ferrara, Bologna, Castel Sant’Angelo, in Vaticano, Ancona e Ravenna per 60,000 uomini, e munizioni in gran copia. Le armi si fabbricavano nello Stato, e specialmente a Tivoli. Alessandro VII aveva messa e dotata una fabbrica. In Civitavecchia, oltre munizioni molte, stavano dodici galere ben armate. «Con tutto ciò (diceva il Leti) bisogna essere buon principe, e non semplice prete, perchè dalla qualità del petto e dal valore del papa dipende la prima forza dello Stato».Raccogliendo quanto partitamente aveva scritto dei principi d’Italia, esso Leti dava alla penisola, assai meno popolosa d’oggidì,Uomini atti alle armi 1,972,000 @ @ @ In servizio e obbligo di guerra 369,000 fanti, 32,200 cavalli Guarnigione o presidj a piedi e a cavallo 27,400 Milizie che possono assoldarsi senz’aggravio de’ sudditi sulla somma di 401,700 149,500 » 16,000 »In mare cento galere, e quattordici navi a vela ben armate.
3.De principatibus Italiæ, 1628, nella raccolta elzeviriana delleRepubbliche.
Nell’archivio Mediceo, fra leCarte strozziane, filza 320, è un manoscritto anonimo col titoloRelazione delle entrate, spese, forze e modo di governo di tutti i principi d’Italia, che sembra appartenere alla prima parte del secoloXVII. Secondo quello, lo Stato pontifizio in guerra traeva
e sul mare cinque galere, ma poteva armarne otto.
Nel 1675 Gregorio Leti (vol.IIdell’Italia regnante) attribuivaallo Stato papale la rendita di tre milioni di scudi; e numerando le forze delle diverse provincie e le artiglierie delle fortezze, presentava queste cifre:
Oltre le armi di questi esercitati 83,500, n’erano nelle fortezze di Ferrara, Bologna, Castel Sant’Angelo, in Vaticano, Ancona e Ravenna per 60,000 uomini, e munizioni in gran copia. Le armi si fabbricavano nello Stato, e specialmente a Tivoli. Alessandro VII aveva messa e dotata una fabbrica. In Civitavecchia, oltre munizioni molte, stavano dodici galere ben armate. «Con tutto ciò (diceva il Leti) bisogna essere buon principe, e non semplice prete, perchè dalla qualità del petto e dal valore del papa dipende la prima forza dello Stato».
Raccogliendo quanto partitamente aveva scritto dei principi d’Italia, esso Leti dava alla penisola, assai meno popolosa d’oggidì,
In mare cento galere, e quattordici navi a vela ben armate.
4.Testamento politico.
4.Testamento politico.
5.Comuni a tutte le Corti erano i gran donativi, e ogni affare trattavasi col profonderne a tutti quelli che poteano ajutarlo. Voigt, nellaStoria di Prussia, dice che questo paese nelXIVsecolo regalava al papa quattromila ducati d’oro; al cardinale De Fargis nipote di esso, cento doppie (di 17 fr.); venti a quel d’Albano; quattrocentottantasette ducati d’oro e venticinque doppie tra varj altri famigliari; oltre quel che davasi ad avvocati, notaj, staffieri, ecc. Pertanto l’ambasciadore portava sempre gran provvigione di galanterie. Giovanni di Felde, andando a Roma nel 1391, avea seco venticinque tazze d’argento, quindici piatti simili, e moltissimi anelli. Lo stesso Voigt riferisce il dono di dodici apostoli d’oro, fatto dall’ordine Teutonico a Leone X, che poi li vendette; e dà la lista de’ regali fatti in non si sa qual anno del secoloXVper Natale. La riferiamo anche per la curiosità dei prezzi:1.Per un velluto turchino, al papaducati832.Per un boccale dorato, al medesimo»643.Per la fodera d’un mantello d’ermellino, al medesimo»144.Per tredici chicchere d’argento, ai camerieri del papa»1175.Al protettore dell’Ordine»1106.Per confetti dispensati ai cardinali»707.Per confetti agli auditori»318.A due avvocati»249.A due procuratori»2010.Al maestro di scuderia del papa»311.Ai guarda-portoni»3012.Per un cavallo regalato»3013.Una sella per il medesimo»114.Un cavallo ciascuno al protettore dell’Ordine, al cardinale di Novara, al protonotario Ermanno Dwerg; due al priore che suole introdurre le persone al papa.
5.Comuni a tutte le Corti erano i gran donativi, e ogni affare trattavasi col profonderne a tutti quelli che poteano ajutarlo. Voigt, nellaStoria di Prussia, dice che questo paese nelXIVsecolo regalava al papa quattromila ducati d’oro; al cardinale De Fargis nipote di esso, cento doppie (di 17 fr.); venti a quel d’Albano; quattrocentottantasette ducati d’oro e venticinque doppie tra varj altri famigliari; oltre quel che davasi ad avvocati, notaj, staffieri, ecc. Pertanto l’ambasciadore portava sempre gran provvigione di galanterie. Giovanni di Felde, andando a Roma nel 1391, avea seco venticinque tazze d’argento, quindici piatti simili, e moltissimi anelli. Lo stesso Voigt riferisce il dono di dodici apostoli d’oro, fatto dall’ordine Teutonico a Leone X, che poi li vendette; e dà la lista de’ regali fatti in non si sa qual anno del secoloXVper Natale. La riferiamo anche per la curiosità dei prezzi:
6.Universis et singulis mercatoribus, cujuscumque nationis et professionis vel sectæ, etiam Turcæ, Judæi, vel alii infideles essent, ad civitates, terras, castra et loca Marchiæ anconitana, cum familia ac mercibus ac bonis eorum quibuscumque vel sine illis, veniendi, aut in eis standi, manendi, et negotiandi, ac ab illis pro eorum libito voluntatis abeunii et recedendi etc.Bolla 21 febbrajo 1547. Vedi ilViaggiodi Montaigne, e le Relazioni d’ambasciadori e del Botero.
6.Universis et singulis mercatoribus, cujuscumque nationis et professionis vel sectæ, etiam Turcæ, Judæi, vel alii infideles essent, ad civitates, terras, castra et loca Marchiæ anconitana, cum familia ac mercibus ac bonis eorum quibuscumque vel sine illis, veniendi, aut in eis standi, manendi, et negotiandi, ac ab illis pro eorum libito voluntatis abeunii et recedendi etc.Bolla 21 febbrajo 1547. Vedi ilViaggiodi Montaigne, e le Relazioni d’ambasciadori e del Botero.
7.Tonduzzi,Storia di Faenza, p. 605.Baldassini,Memorie storiche dell’antichissima città di Jesi. Jesi 1774, p. 256.Saracinelli,Notizie storiche della città d’Ancona. Roma 1675,II. p. 335.Mariotti,Memorie storiche civili ed ecclesiastiche della città di Perugia e suo contado. Perugia 1806, p. 113.Su tutto ciò vediRanke,Die Fürste und die Völker etc.
7.Tonduzzi,Storia di Faenza, p. 605.
Baldassini,Memorie storiche dell’antichissima città di Jesi. Jesi 1774, p. 256.
Saracinelli,Notizie storiche della città d’Ancona. Roma 1675,II. p. 335.
Mariotti,Memorie storiche civili ed ecclesiastiche della città di Perugia e suo contado. Perugia 1806, p. 113.
Su tutto ciò vediRanke,Die Fürste und die Völker etc.
8.Secondo Gregorio Leti (Vita di Sisto V, part.II. 1. 4), al venire di papa Sisto quest’erano le entrate delle primarie case romane:Dei Colonna, don Marcantonio gran connestabile del regno di Napoli, duca di Pagliano, principe di Sonninoscudi120,000Il duca di Zagarola, principe di Gallicano conte di Zarno»30,000Il principe di Palestrina cavaliere del Tosone»25,000Degli Orsini don Paolo Giordano, duca di Bracciano, grande di Spagna»100,000Don Giovan Antonio, duca di San Gemini, cavaliere del Santo Spirito»50,000Don Bertoldo, marchese del Monte San Sorino, conte di Pitigliano»200,000Don Latino, principe di Matrice»12,000Don Virginio, duca di Gravina, che poi sposò la pronipote di Sisto.»18,000Dei Savelli don Federico, principe d’Albo e del sacro romano Impero»50,000Il duca di Riccia»20,000Il duca di Sermoneta»20,000Il duca di Sermoneta della casa Gaetana di Spagna»50,000Il duca di Carpineta della casa Conti»18,000Don Lottarino Conti, principe di San Gregorio e duca di Palo»12,000Don Giorgio Cesarini, duca di Civitanova»30,000Il duca Sforza, duca di Segni, principe del sacro romano Impero»40,000Don Gregorio Buoncompagni, duca di Sora, marchese di Vignola, conte d’Arpino, nipote di Gregorio XIII»45,000Don Antonio Farnese, duca di Farnese»12,000Don Angelo Altemps, duca di Gelasi, conte di Soriano»24,000Don Federico Cesis, duca d’Acquasparta»70,000Inoltre furono trovate fin a cinquanta famiglie con una rendita ciascuna dai cinque sino ai diecimila scudi al più, e sino ai mille almeno. Trovò pure:monasteri di regolari viventi in povertà 316monasteri di monache sotto alla povertà 67monasteri di regolari con rendita128la qualeper tutti insieme era discudi168,300monasteri di monache con rendita54cheera»66,410
8.Secondo Gregorio Leti (Vita di Sisto V, part.II. 1. 4), al venire di papa Sisto quest’erano le entrate delle primarie case romane:
Inoltre furono trovate fin a cinquanta famiglie con una rendita ciascuna dai cinque sino ai diecimila scudi al più, e sino ai mille almeno. Trovò pure:
9.Amiani,Memorie di Fano, pag. 609.
9.Amiani,Memorie di Fano, pag. 609.
10.Leti,Vita di Sisto V, part.II. lib.I. c. 3. Nel carteggio del residente veneto a Roma, oltre moltissimi aneddoti congeneri, si legge di un Diedi di Ravenna che, innamoratosi d’una fanciulla Rasponi, l’ebbe alle sue voglie, poi a sposa. Il fratello di questa, tenendosi ingiuriato, raccolse una sera da cento uomini, ed entrò in città scalando la mura e con fiaccole; ed assalita la casa de’ Diedi, vi trucidò gli sposi, un fratello canonico, sorella e padre del marito, e servi, e fin quello ch’eragli stato spia e guida; poi se n’andò dal regno pontifizio. Al 25 febbraio 1576.Ivi si parla a dilungo del Piccolomini e de’ suoi: — Ultimamente si messero per forza ad abitare in un palazzo del signor Bonello per far scorta al mietere di alcune possessioni confiscate del Piccolomini; con il qual sono centottanta bravi, che si fanno strada ove lor piace. Et egli, avendosi lasciato crescere li capelli con una ciera horribile, mette gran spavento a tutti, e se ne va errando quando in una, quando in altra parte ecc.». Al 1581.
10.Leti,Vita di Sisto V, part.II. lib.I. c. 3. Nel carteggio del residente veneto a Roma, oltre moltissimi aneddoti congeneri, si legge di un Diedi di Ravenna che, innamoratosi d’una fanciulla Rasponi, l’ebbe alle sue voglie, poi a sposa. Il fratello di questa, tenendosi ingiuriato, raccolse una sera da cento uomini, ed entrò in città scalando la mura e con fiaccole; ed assalita la casa de’ Diedi, vi trucidò gli sposi, un fratello canonico, sorella e padre del marito, e servi, e fin quello ch’eragli stato spia e guida; poi se n’andò dal regno pontifizio. Al 25 febbraio 1576.
Ivi si parla a dilungo del Piccolomini e de’ suoi: — Ultimamente si messero per forza ad abitare in un palazzo del signor Bonello per far scorta al mietere di alcune possessioni confiscate del Piccolomini; con il qual sono centottanta bravi, che si fanno strada ove lor piace. Et egli, avendosi lasciato crescere li capelli con una ciera horribile, mette gran spavento a tutti, e se ne va errando quando in una, quando in altra parte ecc.». Al 1581.
11.Carteggio 10 settembre 1585; 16 agosto 1586.
11.Carteggio 10 settembre 1585; 16 agosto 1586.
12.Le langage du papa est italien sentant son ramage boulognois qui est le pire idiome d’Italie, et puis de sa nature il a la parole mal aysée. C’est un beau vieillard... le plus sain et vigoureux qu’il est possible de désirer... d’une nature douce, peu se passionnant des affaires du monde, grand bâtisseur... Il n’est nulle fille à marier, à laquelle il n’aide pour la loger... Ses réponses sont courtes et résolues, et perd-on temps de combattre sa réponse par nouveaux arguments. En ce qu’il est juste, il se croit; et pour son fil mesure, qu’il aime furieusement; il ne s’ébranle pas contre cette sienne justice. Montaigne.
12.Le langage du papa est italien sentant son ramage boulognois qui est le pire idiome d’Italie, et puis de sa nature il a la parole mal aysée. C’est un beau vieillard... le plus sain et vigoureux qu’il est possible de désirer... d’une nature douce, peu se passionnant des affaires du monde, grand bâtisseur... Il n’est nulle fille à marier, à laquelle il n’aide pour la loger... Ses réponses sont courtes et résolues, et perd-on temps de combattre sa réponse par nouveaux arguments. En ce qu’il est juste, il se croit; et pour son fil mesure, qu’il aime furieusement; il ne s’ébranle pas contre cette sienne justice. Montaigne.
13.Vedansi gl’importantissimi dispacci veneti, pubblicati dal Mutinelli. La ciarlatanesca vita scrittane dal Leti è confutata ad ogni passo da quella seria dell’Hübner.
13.Vedansi gl’importantissimi dispacci veneti, pubblicati dal Mutinelli. La ciarlatanesca vita scrittane dal Leti è confutata ad ogni passo da quella seria dell’Hübner.
14.Dispacci veneti del 16 gennajo 1584.
14.Dispacci veneti del 16 gennajo 1584.
15.Bullarium romanum, tom.II.Constit. Sisti V, 56.
15.Bullarium romanum, tom.II.Constit. Sisti V, 56.
16.Manoscritto Chigi, citato dalRanke, lib.IV. 2.
16.Manoscritto Chigi, citato dalRanke, lib.IV. 2.
17.Nei qualila dogana di Roma figura perscudi182,450la dogana di Ancona»15,500la dogana di Civitavecchia»1,977le allumiere della Tolfa»31,780i censi di Spagna, Urbino, Ferrara, Parma, e altri feudatarj nel giorno di S. Pietro»35,500Fra i titoli che vendevansi erano i cavalieri Piani, del Giglio, dei santi Pietro e Paolo, dello Speron d’oro, Laterani.In un libro di conti cogl’introiti e spese dello Stato Pontifizio nel 1585, posseduto dal Coppi, le rendite ascendono a scudi 1,318,414; gl’interessi de’ luoghi di monte, cioè del debito importavano scudi 281,968: dedotti i pesi, alla tesoreria avanzavano scudi 449,756. Un altro conto del secondo anno di Sisto V segna le entrate dello Stato papale in scudi 1,599,303.
17.Nei quali
Fra i titoli che vendevansi erano i cavalieri Piani, del Giglio, dei santi Pietro e Paolo, dello Speron d’oro, Laterani.
In un libro di conti cogl’introiti e spese dello Stato Pontifizio nel 1585, posseduto dal Coppi, le rendite ascendono a scudi 1,318,414; gl’interessi de’ luoghi di monte, cioè del debito importavano scudi 281,968: dedotti i pesi, alla tesoreria avanzavano scudi 449,756. Un altro conto del secondo anno di Sisto V segna le entrate dello Stato papale in scudi 1,599,303.
18.Leti, part.III. l.V, secondo il quale tali cariche, oltre l’onore, rendevano il sette, il dieci, fin il quattordici per cento. Lo stesso, part.III. l.III, dice: — Quando un papa vuole fa miracoli, e miracoli fece sempre Sisto perchè governò col capo e col petto; ond’è che di lui fu detto che aveva il capo di ferro, il cuore di Marte, il petto di bronzo, la mano d’acciajo, il piede di Mercurio. E benchè dall’Evangelio non ne tirò mai la semplicità della colomba, ne succhiò con tanto più ardore la prudenza del serpente e forse il naturale; poichè non schizzò mai veleno contro alcuno, che non fosse stato prima toccato. Non intraprese mai cosa senza prima maturare i mezzi come dovea fare per sostenerla; e da qui nasce che mai gli venne a vuoto impresa alcuna, che si può dire quasi un miracolo in lui, perchè non formava i disegni alla cieca, ma con cento occhi come Argo; e dopo formati adoprava cento braccia come Briareo per farli riuscire; di modo che con ragione dicevano gli ambasciatori:Sisto ci dà a tutti guanciate terribili ma con una così gran forza di spirito, che bisogna direAmensenza lamenti».
18.Leti, part.III. l.V, secondo il quale tali cariche, oltre l’onore, rendevano il sette, il dieci, fin il quattordici per cento. Lo stesso, part.III. l.III, dice: — Quando un papa vuole fa miracoli, e miracoli fece sempre Sisto perchè governò col capo e col petto; ond’è che di lui fu detto che aveva il capo di ferro, il cuore di Marte, il petto di bronzo, la mano d’acciajo, il piede di Mercurio. E benchè dall’Evangelio non ne tirò mai la semplicità della colomba, ne succhiò con tanto più ardore la prudenza del serpente e forse il naturale; poichè non schizzò mai veleno contro alcuno, che non fosse stato prima toccato. Non intraprese mai cosa senza prima maturare i mezzi come dovea fare per sostenerla; e da qui nasce che mai gli venne a vuoto impresa alcuna, che si può dire quasi un miracolo in lui, perchè non formava i disegni alla cieca, ma con cento occhi come Argo; e dopo formati adoprava cento braccia come Briareo per farli riuscire; di modo che con ragione dicevano gli ambasciatori:Sisto ci dà a tutti guanciate terribili ma con una così gran forza di spirito, che bisogna direAmensenza lamenti».
19.I grossi debiti contratti da Urbano VIII e Innocenzo X fanno credere che quei milioni fossero consumati. Nel marzo 1793 Cacault scriveva alla Convenzione di Francia, che in Castel Sant’Angelo esisteva ancora un milione di scudi del tesoro di Sisto V.
19.I grossi debiti contratti da Urbano VIII e Innocenzo X fanno credere che quei milioni fossero consumati. Nel marzo 1793 Cacault scriveva alla Convenzione di Francia, che in Castel Sant’Angelo esisteva ancora un milione di scudi del tesoro di Sisto V.
20.Il Fontana stesso descrisse ilModo tenuto nel trasportare l’obelisco Vaticano. Su quell’operazione fu consultato anche Camillo Agrippa milanese, filosofo e matematico, che stampòNuove invenzioni sovra il modo di navigare, ed altre opere; e condusse l’Acqua Vergine sul monte Pincio.Adamini di Montagnola, compaesano del Fontana, e il francese Montferrand eressero, pochi anni fa, la colonna in onore di Alessandro I a Pietroburgo, che è il maggiore monolito del mondo.Il fusto solo di essa pesachilogrammi293,820cogliapparati»423,500Mentre l’obelisco nudo pesava»337,000cogliapparati»375,922* Il fatto del villano è messo in dubbio da taluni, ma il Cancellieri nellaDescrizione delle funzioni della settimana santa, pag. 195, citaAngelo Rocca, de Bibl. Vat., 250,Taja,Descrizione del palazzo Vaticano, 440, eChattard,Nuova descrizione del Vaticano, tom.III, p. 20, che dicono quel fatto effigiato sopra la finestra seconda della biblioteca vaticana. Colui fu un bravo marinajo di San Remo, e i Bresca di colà conservano il privilegio di somministrare le palme alla solennità di Roma. Il privilegio dice:Equidem nos minime latet te ex ea natum familia, ex qua vir extit, qui provido sane consilio, utilique monitu, in Vaticano obelisco efferendo multam diligentemque operam adhibuit, ac propterea a rec. mem. Xisto V prædecessore nostro præcipuum privilegium obtinuit, cujus vi ipse tantum, ejusque posteri, ceteris exclusis, perpetuum jus haberent ferendi Romam palmeos ramos pro pontificio sacello, aliisque urbis templis. Allorchè Pio VII stava prigioniero in Savona, il dottor Giacomo Bresca, allora investito del privilegio, gli spediva le palme: e quando esso papa ritornava a Roma, il Bresca gli mosse incontro con una schiera di fanciulli, portanti bellissime palme: e il pontefice in segno di gradimento fe collocare due di queste sulla sua carrozza.
20.Il Fontana stesso descrisse ilModo tenuto nel trasportare l’obelisco Vaticano. Su quell’operazione fu consultato anche Camillo Agrippa milanese, filosofo e matematico, che stampòNuove invenzioni sovra il modo di navigare, ed altre opere; e condusse l’Acqua Vergine sul monte Pincio.
Adamini di Montagnola, compaesano del Fontana, e il francese Montferrand eressero, pochi anni fa, la colonna in onore di Alessandro I a Pietroburgo, che è il maggiore monolito del mondo.
* Il fatto del villano è messo in dubbio da taluni, ma il Cancellieri nellaDescrizione delle funzioni della settimana santa, pag. 195, citaAngelo Rocca, de Bibl. Vat., 250,Taja,Descrizione del palazzo Vaticano, 440, eChattard,Nuova descrizione del Vaticano, tom.III, p. 20, che dicono quel fatto effigiato sopra la finestra seconda della biblioteca vaticana. Colui fu un bravo marinajo di San Remo, e i Bresca di colà conservano il privilegio di somministrare le palme alla solennità di Roma. Il privilegio dice:Equidem nos minime latet te ex ea natum familia, ex qua vir extit, qui provido sane consilio, utilique monitu, in Vaticano obelisco efferendo multam diligentemque operam adhibuit, ac propterea a rec. mem. Xisto V prædecessore nostro præcipuum privilegium obtinuit, cujus vi ipse tantum, ejusque posteri, ceteris exclusis, perpetuum jus haberent ferendi Romam palmeos ramos pro pontificio sacello, aliisque urbis templis. Allorchè Pio VII stava prigioniero in Savona, il dottor Giacomo Bresca, allora investito del privilegio, gli spediva le palme: e quando esso papa ritornava a Roma, il Bresca gli mosse incontro con una schiera di fanciulli, portanti bellissime palme: e il pontefice in segno di gradimento fe collocare due di queste sulla sua carrozza.
21.Carteggio veneto al 24 novembre 1590.
21.Carteggio veneto al 24 novembre 1590.
22.De Maisse, ambasciadore a Venezia, scriveva al suo re il 4 ottobre 1592:Il ne se parle à Rome que des réformations. Le pape va en personne visiter les cellules des moines, et les va trouver jusque dans le lit. Il les veut faire comme frères égaux et en commun, et réduire trois monastères en un: chose qui leur sera difficile à supporter, étant accoutumés dans leur aises et commodités.
22.De Maisse, ambasciadore a Venezia, scriveva al suo re il 4 ottobre 1592:Il ne se parle à Rome que des réformations. Le pape va en personne visiter les cellules des moines, et les va trouver jusque dans le lit. Il les veut faire comme frères égaux et en commun, et réduire trois monastères en un: chose qui leur sera difficile à supporter, étant accoutumés dans leur aises et commodités.
23.Nelle notizie del Nores leggesi invece che il birro fu assalito da un cane, e che Gabriele Foschetti, mastro di casa Farnese, fu preso e decapitato il mercoledì santo del 1592. Il Muratori pone il fatto al 1604.
23.Nelle notizie del Nores leggesi invece che il birro fu assalito da un cane, e che Gabriele Foschetti, mastro di casa Farnese, fu preso e decapitato il mercoledì santo del 1592. Il Muratori pone il fatto al 1604.
24.Il Moro trasportato in Venezia, ovvero Racconti de’ costumi, riti e religione de’ popoli dell’Africa, America, Asia ed Europa. Reggio 1672.
24.Il Moro trasportato in Venezia, ovvero Racconti de’ costumi, riti e religione de’ popoli dell’Africa, America, Asia ed Europa. Reggio 1672.
25.Conciliazione della Chiesa armena colla Chiesa romana sopra le autorità de’ padri e dottori armeni.
25.Conciliazione della Chiesa armena colla Chiesa romana sopra le autorità de’ padri e dottori armeni.
26.Secondo il cerimoniale allora prefisso, i baroni, i cavalieri e le damigelle doveano dirgli,Monsignore mio fratello, ed egli a loroBel fratello, Bella sorella. Nelle funzioni procederebbe il fratello di mezzo passo, e se a cavallo, della lunghezza del collo del cavallo. I piatti doveano servirsegli coperti. Cavalieri e dame nel presentarsegli e nel partire doveano inclinare alquanto i ginocchi. VediCibrario,Origini e progresso delle istituzioni della monarchia di Savoja. Torino 1854.
26.Secondo il cerimoniale allora prefisso, i baroni, i cavalieri e le damigelle doveano dirgli,Monsignore mio fratello, ed egli a loroBel fratello, Bella sorella. Nelle funzioni procederebbe il fratello di mezzo passo, e se a cavallo, della lunghezza del collo del cavallo. I piatti doveano servirsegli coperti. Cavalieri e dame nel presentarsegli e nel partire doveano inclinare alquanto i ginocchi. VediCibrario,Origini e progresso delle istituzioni della monarchia di Savoja. Torino 1854.
27.Carlo III rimostrava all’imperatore Carlo V chepar trois fois que l’armée de l’empereur y a été, ce Piémont a été mangé, pillé, composé et rançonné en toute extrémité, et non point en un seul lieu, mais généralement par tout le pays.
27.Carlo III rimostrava all’imperatore Carlo V chepar trois fois que l’armée de l’empereur y a été, ce Piémont a été mangé, pillé, composé et rançonné en toute extrémité, et non point en un seul lieu, mais généralement par tout le pays.
28.Nel 29 maggio 1613, il cardinale Maurizio di Savoja scrive a suo padre Carlo Emanuele, che con grandissima difficoltà potè trovare cinquanta scudi; che il principe Tommaso di Carignano era senza vestiti nè altre cose più necessarie; e il 29 settembre 1614, che non si potè trovar oro per le catene da regalare agli ambasciadori svizzeri.
28.Nel 29 maggio 1613, il cardinale Maurizio di Savoja scrive a suo padre Carlo Emanuele, che con grandissima difficoltà potè trovare cinquanta scudi; che il principe Tommaso di Carignano era senza vestiti nè altre cose più necessarie; e il 29 settembre 1614, che non si potè trovar oro per le catene da regalare agli ambasciadori svizzeri.
29.L’ambasciator veneto Gian Francesco Morosini, in una bellissima relazione del 1570, loda le galee di Emanuele Filiberto di Savoja come delle migliori di Ponente, e soggiunge:— Tratta sua eccellenza le ciurme di queste sue galere, come quello che n’ha poche, eccellentemente; dando, oltre le minestre, nei giorni ordinarj trentasei oncie di pane per cadauno, dove il signor Giovanni Andrea Doria non ne dà più di trenta; per il che il galeotto, oltre il suo bisogno, ha pane che gli avanza, il quale può vendere a chi più gli piace, e delli denari comprarsi delle altre cose; e comprano per lo più il vino, il quale in quelle parti si ha per bonissimo mercato, tanto che rari sono quelli che bevano mai acqua. Oltre questi, hanno quasi tutti essi forzati anco delli altri denari; perchè, quando non sono impediti dal navigare, fanno quasi tutti qualche mestiero, e tra gli altri calzette di riguardo, delle quali cavano ogni anno molti denari: e nell’ultima andata a Nizza di sua eccellenza non fu alcuna di quelle sue galere che non vendesse calzette alli cortigiani per centoventi o centocinquanta scudi d’oro almeno per cadauno.«Oltre ai sessanta marinari, suole mettervi sino a ottanta o cento combattenti; e a questi fa portare due archibugi per uno, con cinquanta cariche, acconciate in modo con la polvere e palla insieme ben legate in una carta, che, subito scaricato l’archibugio, non ci è altro che fare, per caricarlo di nuovo, che mettere in una sola volta quella carta dentro la canna con prestezza incredibile, e ciò in tempo di bisogno fa fare da uno delli forzati, avvezzato a questo, per ogni banco; onde, mentre che il soldato attende a scaricar l’uno l’archibugio, il forzato gli ha già caricato e preparato l’altro, di maniera che, senza alcuna intermissione di tempo, vengono a piovere l’archibugiate con molto danno dell’inimico e utile suo...«Sempre negozia in piedi o camminando; sta pochissimo in letto; parla poche parole, ma piene di sugo. È tutto nervo con poca carne, ed ha negli occhi ed in tutti i movimenti del corpo una grazia, che quasi eccede l’umanità ; in tutte le sue azioni ha una gravità meravigliosa e grandezza, e veramente par nato a signoreggiare; parla italiano, francese, spagnuolo, tedesco e fiammingo, sì che par nato in mezzo a loro. Accetta di sua mano tutte le suppliche, volendo che la giustizia si distribuisca sì al povero che al ricco; fa grandissima professione della sua parola; invece di gentiluomini di bocca e di camera non si serve che di cavalieri di san Maurizio, per indurre i nobili ad entrarvi. A tavola si fa leggere sommarj di storie, delle quali si diletta moltissimo; poi si ritira a lavorar d’artiglierie, di modelli di fortezze, di fuochi artificiali con bravi artefici che trattiene; ha gusto di conversare con uomini dotti in qualsivoglia professione, e ragiona sempre con loro. Nella Germania è stimato tedesco per essere della casa di Sassonia; da’ Portoghesi, portoghese per sua madre; tra’ Francesi, francese per i parentadi vecchi e nuovi; ma lui è italiano, e vuole essere tenuto per tale».
29.L’ambasciator veneto Gian Francesco Morosini, in una bellissima relazione del 1570, loda le galee di Emanuele Filiberto di Savoja come delle migliori di Ponente, e soggiunge:
— Tratta sua eccellenza le ciurme di queste sue galere, come quello che n’ha poche, eccellentemente; dando, oltre le minestre, nei giorni ordinarj trentasei oncie di pane per cadauno, dove il signor Giovanni Andrea Doria non ne dà più di trenta; per il che il galeotto, oltre il suo bisogno, ha pane che gli avanza, il quale può vendere a chi più gli piace, e delli denari comprarsi delle altre cose; e comprano per lo più il vino, il quale in quelle parti si ha per bonissimo mercato, tanto che rari sono quelli che bevano mai acqua. Oltre questi, hanno quasi tutti essi forzati anco delli altri denari; perchè, quando non sono impediti dal navigare, fanno quasi tutti qualche mestiero, e tra gli altri calzette di riguardo, delle quali cavano ogni anno molti denari: e nell’ultima andata a Nizza di sua eccellenza non fu alcuna di quelle sue galere che non vendesse calzette alli cortigiani per centoventi o centocinquanta scudi d’oro almeno per cadauno.
«Oltre ai sessanta marinari, suole mettervi sino a ottanta o cento combattenti; e a questi fa portare due archibugi per uno, con cinquanta cariche, acconciate in modo con la polvere e palla insieme ben legate in una carta, che, subito scaricato l’archibugio, non ci è altro che fare, per caricarlo di nuovo, che mettere in una sola volta quella carta dentro la canna con prestezza incredibile, e ciò in tempo di bisogno fa fare da uno delli forzati, avvezzato a questo, per ogni banco; onde, mentre che il soldato attende a scaricar l’uno l’archibugio, il forzato gli ha già caricato e preparato l’altro, di maniera che, senza alcuna intermissione di tempo, vengono a piovere l’archibugiate con molto danno dell’inimico e utile suo...
«Sempre negozia in piedi o camminando; sta pochissimo in letto; parla poche parole, ma piene di sugo. È tutto nervo con poca carne, ed ha negli occhi ed in tutti i movimenti del corpo una grazia, che quasi eccede l’umanità ; in tutte le sue azioni ha una gravità meravigliosa e grandezza, e veramente par nato a signoreggiare; parla italiano, francese, spagnuolo, tedesco e fiammingo, sì che par nato in mezzo a loro. Accetta di sua mano tutte le suppliche, volendo che la giustizia si distribuisca sì al povero che al ricco; fa grandissima professione della sua parola; invece di gentiluomini di bocca e di camera non si serve che di cavalieri di san Maurizio, per indurre i nobili ad entrarvi. A tavola si fa leggere sommarj di storie, delle quali si diletta moltissimo; poi si ritira a lavorar d’artiglierie, di modelli di fortezze, di fuochi artificiali con bravi artefici che trattiene; ha gusto di conversare con uomini dotti in qualsivoglia professione, e ragiona sempre con loro. Nella Germania è stimato tedesco per essere della casa di Sassonia; da’ Portoghesi, portoghese per sua madre; tra’ Francesi, francese per i parentadi vecchi e nuovi; ma lui è italiano, e vuole essere tenuto per tale».
30.Il Boldù, ambasciatore veneto, scriveva il 1561: — Vi sono più cause di alterazioni e divisioni fra i sudditi di sua altezza, come l’antica causa guelfa e ghibellina che ancora in qualche parte regna; d’una delle quali è capo il signor di Racconigi, che è la guelfa; e della ghibellina il signor di Masino; dai quali due personaggi però si può dire che dipendano quasi tutti i gentiluomini di Piemonte. Nell’entrata che fece sua altezza a Mondovì furono per tagliarsi a pezzi duemila uomini delle ordinanze per questa causa».E il Morosini: — I suoi popoli non sanno industriarsi ad altro servizio che di lavorar le terre, e lo dimostrano molto bene le case loro, nelle quali non si vede tanta roba che vaglia quattro denari: ma parlo degli uomini del contado e del popolo ancora, perciocchè neppure hanno letti sui quali dormire, ma in cambio di quelli usano certi sacconi pieni di foglie d’alberi, godendosi il mondo appunto in quel modo, nel quale lo trovarono quando ci vennero. I Piemontesi nascono buoni soldati, ma non si curano nè d’arti di commercio ad imitazione dei nobili, e lasciano che i forestieri s’arricchiscano; non hanno altro pensiero che di attendere a mangiare, a bere ed ai piaceri; e credami vostra sublimità , che non v’è artefice tanto basso che non vuol mangiare salvaticine e darsi piacere. Il duca impiega ogni opera per risvegliarli, ma con poco profitto. Li popoli che abitano la Savoja sono timidi e vili, non si danno ad alcuno esercizio, nè tampoco a quello delle armi; e fecero vedere questa poca inclinazione allorquando il signor duca ordinò una milizia per la quale avendo speso più di seimila scudi in armi, in poco tempo ritrovorno che de’ morioni e corsaletti se n’erano serviti in far delle pignatte e degli spiedi. Li nobili e feudatarj (della Savoja) sono superbi, altieri e poco migliori della plebe».
30.Il Boldù, ambasciatore veneto, scriveva il 1561: — Vi sono più cause di alterazioni e divisioni fra i sudditi di sua altezza, come l’antica causa guelfa e ghibellina che ancora in qualche parte regna; d’una delle quali è capo il signor di Racconigi, che è la guelfa; e della ghibellina il signor di Masino; dai quali due personaggi però si può dire che dipendano quasi tutti i gentiluomini di Piemonte. Nell’entrata che fece sua altezza a Mondovì furono per tagliarsi a pezzi duemila uomini delle ordinanze per questa causa».
E il Morosini: — I suoi popoli non sanno industriarsi ad altro servizio che di lavorar le terre, e lo dimostrano molto bene le case loro, nelle quali non si vede tanta roba che vaglia quattro denari: ma parlo degli uomini del contado e del popolo ancora, perciocchè neppure hanno letti sui quali dormire, ma in cambio di quelli usano certi sacconi pieni di foglie d’alberi, godendosi il mondo appunto in quel modo, nel quale lo trovarono quando ci vennero. I Piemontesi nascono buoni soldati, ma non si curano nè d’arti di commercio ad imitazione dei nobili, e lasciano che i forestieri s’arricchiscano; non hanno altro pensiero che di attendere a mangiare, a bere ed ai piaceri; e credami vostra sublimità , che non v’è artefice tanto basso che non vuol mangiare salvaticine e darsi piacere. Il duca impiega ogni opera per risvegliarli, ma con poco profitto. Li popoli che abitano la Savoja sono timidi e vili, non si danno ad alcuno esercizio, nè tampoco a quello delle armi; e fecero vedere questa poca inclinazione allorquando il signor duca ordinò una milizia per la quale avendo speso più di seimila scudi in armi, in poco tempo ritrovorno che de’ morioni e corsaletti se n’erano serviti in far delle pignatte e degli spiedi. Li nobili e feudatarj (della Savoja) sono superbi, altieri e poco migliori della plebe».
31.Nella abolizione degli stati Emanuele Tesauro riponeva la causa delle guerre civili di Piemonte nel seicento: — Nei tempi andati quando i Sovrani di Savoja erano meno potenti, ed i popoli erano più liberi, sentendo ancora qualche odor di repubblica, signoreggiava nella Savoja e nel Piemonte un potentissimo ed ai suoi monarchi formidabilissimo tribunale chiamato la unione delli tre stati, ecclesiastico, nobile e popolare, il quale usurpando una suprema ed illimitata autorità , chiamava se stesso padre e tutore del principe, anzi principe nato a distinzione del succeduto. Questi, allora che moriva il sovrano, traeva a se medesimo tutta la sovrana potestà , ordinava la repubblica, giudicava delle tutele e delle successioni contenziose tra dimestici o stranieri pretensori del principato e ducato. Anzi facendo il pedagogo sopra il principe adulto, censurava le sue azioni, esaminava le risoluzioni della guerra e della pace, rifiutava o limitava le dimande delle contribuzioni, opponeva ragioni alle ragioni, e talvolta forza alla forza, non avendo allora il principe altro erario che la libera volontà degli Stati, nè altre armi che le armi loro. Onde non è meraviglia se in alcuni regni la baldanza degli altri Stati sia giunta a segno di mettere le mani sopra il suo re. Ma questo tribunale, dopo che i principi di Savoja sono divenuti più forti e perciò più liberi, altrettanto ha perduto di forza e di libertà , ed a poco a poco abbassato, finalmente fu estinto. Chi volesse parlare oggidì di rinnovare il tribunale dei tre stati, sarebbe reputato reo di maestà . Parlo dei tre stati formati, e non materiali, uniti in un corpo con piena e libera autorità giudiciale, e non partitamente richiesti dei loro voti, che sogliono darsi a genio del più forte».Origine delle guerre civili del Piemonte in seguito dei campeggiamenti del principe Tommaso di Savoja, descritti dal conte e cavaliere gran croce don Emanuele Tesauro, che serve per apologia contro Henrico Spondano. In Colonia 1673, appresso Giacomo Pindo, pag. 12-13.
31.Nella abolizione degli stati Emanuele Tesauro riponeva la causa delle guerre civili di Piemonte nel seicento: — Nei tempi andati quando i Sovrani di Savoja erano meno potenti, ed i popoli erano più liberi, sentendo ancora qualche odor di repubblica, signoreggiava nella Savoja e nel Piemonte un potentissimo ed ai suoi monarchi formidabilissimo tribunale chiamato la unione delli tre stati, ecclesiastico, nobile e popolare, il quale usurpando una suprema ed illimitata autorità , chiamava se stesso padre e tutore del principe, anzi principe nato a distinzione del succeduto. Questi, allora che moriva il sovrano, traeva a se medesimo tutta la sovrana potestà , ordinava la repubblica, giudicava delle tutele e delle successioni contenziose tra dimestici o stranieri pretensori del principato e ducato. Anzi facendo il pedagogo sopra il principe adulto, censurava le sue azioni, esaminava le risoluzioni della guerra e della pace, rifiutava o limitava le dimande delle contribuzioni, opponeva ragioni alle ragioni, e talvolta forza alla forza, non avendo allora il principe altro erario che la libera volontà degli Stati, nè altre armi che le armi loro. Onde non è meraviglia se in alcuni regni la baldanza degli altri Stati sia giunta a segno di mettere le mani sopra il suo re. Ma questo tribunale, dopo che i principi di Savoja sono divenuti più forti e perciò più liberi, altrettanto ha perduto di forza e di libertà , ed a poco a poco abbassato, finalmente fu estinto. Chi volesse parlare oggidì di rinnovare il tribunale dei tre stati, sarebbe reputato reo di maestà . Parlo dei tre stati formati, e non materiali, uniti in un corpo con piena e libera autorità giudiciale, e non partitamente richiesti dei loro voti, che sogliono darsi a genio del più forte».Origine delle guerre civili del Piemonte in seguito dei campeggiamenti del principe Tommaso di Savoja, descritti dal conte e cavaliere gran croce don Emanuele Tesauro, che serve per apologia contro Henrico Spondano. In Colonia 1673, appresso Giacomo Pindo, pag. 12-13.
32.Il suo inviato alla credenza generale di Lanzo, nell’aumentare il prezzo del sale, ragionava: — Sua altezza non la ricerca per altro, salvo per poter rimediare alle fortificazioni, monizioni, artiglierie, ed altre cose in conservazione del Stato e suoi sudditi, etanto piùche per questa via resterà meno gravato il populo, poichè vi concorrono preti, frati, signori, monache ed altri privilegiati».
32.Il suo inviato alla credenza generale di Lanzo, nell’aumentare il prezzo del sale, ragionava: — Sua altezza non la ricerca per altro, salvo per poter rimediare alle fortificazioni, monizioni, artiglierie, ed altre cose in conservazione del Stato e suoi sudditi, etanto piùche per questa via resterà meno gravato il populo, poichè vi concorrono preti, frati, signori, monache ed altri privilegiati».
33.— Dovendosi partire sua eccellenza (Emanuele Filiberto) la mattina seguente per andare all’esercito (sotto Hesdin in Fiandra), fu veduto, nell’imbrunire della sera innanzi, uscir dal palazzo con un servitore solo, quanto incognito si poteva; onde ognuno che lo vide e intese ciò, giudicò, come giovane che egli era e a cui non spiacevano le donne, ch’egli andasse a pigliar licenza da qualche sua innamorata. Niente di manco si seppe di certo poi, che sua eccellenza andò al monastero di San Paolo, dove essendo stato tutta la notte, si confessò, e la mattina seguente, comunicato che si ebbe, e raccomandatosi a Dio, s’avviò di lungo al carico suo del generalato dell’esercito».Boldù.* E l’ambasciatore veneto, al 21 gennajo 1599, scriveva alla sua repubblica: «Il signor duca è andato nove giorni continui alla Madonna di Mondovì, trattenendosi ivi dalla mattina assai per tempo fin quasi la sera, replicandovi, com’è costume, ogni dì nove volte l’orazione efficacissimamente. La quale non si discerne se sia o per dar grazia dell’essere uscito dai passati pericoli, o se per fine abbia pur solamente la dimanda di restar salvo da’ futuri».
33.— Dovendosi partire sua eccellenza (Emanuele Filiberto) la mattina seguente per andare all’esercito (sotto Hesdin in Fiandra), fu veduto, nell’imbrunire della sera innanzi, uscir dal palazzo con un servitore solo, quanto incognito si poteva; onde ognuno che lo vide e intese ciò, giudicò, come giovane che egli era e a cui non spiacevano le donne, ch’egli andasse a pigliar licenza da qualche sua innamorata. Niente di manco si seppe di certo poi, che sua eccellenza andò al monastero di San Paolo, dove essendo stato tutta la notte, si confessò, e la mattina seguente, comunicato che si ebbe, e raccomandatosi a Dio, s’avviò di lungo al carico suo del generalato dell’esercito».Boldù.
* E l’ambasciatore veneto, al 21 gennajo 1599, scriveva alla sua repubblica: «Il signor duca è andato nove giorni continui alla Madonna di Mondovì, trattenendosi ivi dalla mattina assai per tempo fin quasi la sera, replicandovi, com’è costume, ogni dì nove volte l’orazione efficacissimamente. La quale non si discerne se sia o per dar grazia dell’essere uscito dai passati pericoli, o se per fine abbia pur solamente la dimanda di restar salvo da’ futuri».
34.Che nelle nozze si stipulasse che il primo figlio erediterebbe il Milanese col titolo di re di Lombardia, lo credo un sogno del Litta nelleFamiglie celebri. Nel capitolato per l’elezione di Leopoldo I, il duca di Savoja si fece confermare il titolo di vicario imperiale.
34.Che nelle nozze si stipulasse che il primo figlio erediterebbe il Milanese col titolo di re di Lombardia, lo credo un sogno del Litta nelleFamiglie celebri. Nel capitolato per l’elezione di Leopoldo I, il duca di Savoja si fece confermare il titolo di vicario imperiale.
35.Secondo il divisato d’allora, per l’esercito comune contro i Turchi avrebbero dovuto dare:fanticavallicannonivascelliIl papa800012001010Lombardia8000150086Venezia1000012001025Repubblica italiana100001200108
35.Secondo il divisato d’allora, per l’esercito comune contro i Turchi avrebbero dovuto dare:
36.Nel 1607 il duca di Savoja sbrigò e ottenne dall’imperatore d’andar ambasciadore straordinario a Venezia per la pace che trattavasi con Paolo V. Tre ragioni adduceva di questo desiderio: 1º perchè, se la guerra divampasse, egli sarebbe il primo a sentirne i danni; 2º perchè voleva distruggere l’opinione che godeva d’irrequieto e smanioso della guerra; 3º perchè l’imperatore, il quale parlava di sposare la sua figlia, vedesse che l’ambizione non era il suo vizio. Il Senato avea stabilito che sessanta senatori col doge andrebbero incontrarlo all’isola di San Clemente, ma il doge non uscirebbe dal bucintoro; sessanta senatori lo condurrebbero all’udienza, ma il doge lo porrebbe alla sinistra, e gli darebbe solo il titolo d’eccellenza. Per manco di denaro o perchè non soddisfatto degli onori che la repubblica gli destinava, l’ambasciata non ebbe luogo. Suo figlio Tommaso fu pure incaricato di altre che guastò colle pretensioni. VediVicquefort,L’ambassadeur et ses fonctions. Colonia 1690.
36.Nel 1607 il duca di Savoja sbrigò e ottenne dall’imperatore d’andar ambasciadore straordinario a Venezia per la pace che trattavasi con Paolo V. Tre ragioni adduceva di questo desiderio: 1º perchè, se la guerra divampasse, egli sarebbe il primo a sentirne i danni; 2º perchè voleva distruggere l’opinione che godeva d’irrequieto e smanioso della guerra; 3º perchè l’imperatore, il quale parlava di sposare la sua figlia, vedesse che l’ambizione non era il suo vizio. Il Senato avea stabilito che sessanta senatori col doge andrebbero incontrarlo all’isola di San Clemente, ma il doge non uscirebbe dal bucintoro; sessanta senatori lo condurrebbero all’udienza, ma il doge lo porrebbe alla sinistra, e gli darebbe solo il titolo d’eccellenza. Per manco di denaro o perchè non soddisfatto degli onori che la repubblica gli destinava, l’ambasciata non ebbe luogo. Suo figlio Tommaso fu pure incaricato di altre che guastò colle pretensioni. VediVicquefort,L’ambassadeur et ses fonctions. Colonia 1690.
37.Vinciolo Vincioli aveva già preparato una canzone sull’impresa di Ginevra, e fu pubblicata benchè riuscisse a male.Sola speme d’Italia e primo onoreD’Europa, alto stupor del secol nostro,Saggio invitto guerrier, folgore e scoglioDi Marte, che di senno e di valoreSei dei principi altero e raro mostro,Che in verde etade hai mostroD’esser nato a domar l’antico orgoglioDel barbaro vicino, e di quegli empjChe, fuggendo il tuo scettro, ebber ardireFabbricar nuova fede e nuova legge...Così dic’egli a Carlo Emanuele; lo felicita d’aver vinto l’empio Bretone, il Gallo audace, l’invido Germano; e che Dio avesse «percosso di sua mano l’alto tiranno che regnava tra l’Alpe e tra Pirene», cioè Enrico IV; e così via bestemmia tutti i popoli miscredenti.Or chi fia più che guerreggiare ardiscaTeco, signor, se in tua difesa hai l’iraDi Dio, che al fondo i tuoi nemici ha messo?Credo che in ciel s’ordiscaChe debban l’arme tue con breve guerraVincer tutta la terra,La qual vinta che sia, dall’Indo a TileSarà solo un pastor, solo un ovile.Intanto lo sollecita contro Ginevra:Nè gioveralle il lago e la palude,Nè i fiumi che difendon l’alte mura:Già da lontan s’ascoltaIl pianto e ’l grido dell’afflitte gentiE lo strido e i lamenti,E già veder il Rodano mi parePortar il sangue invece d’acque al mare...Fa la pace fiorir di qua dall’Alpe,Mentre di là fera discordia ogn’oraTiene in travaglio i popoli, che sonoVerso Dio divenuti aspidi e talpe.Poi nel trattato di Bruzolo del 1610 il duca combinava una nuova lega con Enrico IV, stabilendo di ottenere il Milanese dopo conquistatolo, a patto di cedere a questo la Savoja, distruggere il forte di Monmeliano, e consegnargli due fortezze del Milanese. Protezione disinteressata!
37.Vinciolo Vincioli aveva già preparato una canzone sull’impresa di Ginevra, e fu pubblicata benchè riuscisse a male.
Sola speme d’Italia e primo onoreD’Europa, alto stupor del secol nostro,Saggio invitto guerrier, folgore e scoglioDi Marte, che di senno e di valoreSei dei principi altero e raro mostro,Che in verde etade hai mostroD’esser nato a domar l’antico orgoglioDel barbaro vicino, e di quegli empjChe, fuggendo il tuo scettro, ebber ardireFabbricar nuova fede e nuova legge...
Sola speme d’Italia e primo onoreD’Europa, alto stupor del secol nostro,Saggio invitto guerrier, folgore e scoglioDi Marte, che di senno e di valoreSei dei principi altero e raro mostro,Che in verde etade hai mostroD’esser nato a domar l’antico orgoglioDel barbaro vicino, e di quegli empjChe, fuggendo il tuo scettro, ebber ardireFabbricar nuova fede e nuova legge...
Sola speme d’Italia e primo onore
D’Europa, alto stupor del secol nostro,
Saggio invitto guerrier, folgore e scoglio
Di Marte, che di senno e di valore
Sei dei principi altero e raro mostro,
Che in verde etade hai mostro
D’esser nato a domar l’antico orgoglio
Del barbaro vicino, e di quegli empj
Che, fuggendo il tuo scettro, ebber ardire
Fabbricar nuova fede e nuova legge...
Così dic’egli a Carlo Emanuele; lo felicita d’aver vinto l’empio Bretone, il Gallo audace, l’invido Germano; e che Dio avesse «percosso di sua mano l’alto tiranno che regnava tra l’Alpe e tra Pirene», cioè Enrico IV; e così via bestemmia tutti i popoli miscredenti.
Or chi fia più che guerreggiare ardiscaTeco, signor, se in tua difesa hai l’iraDi Dio, che al fondo i tuoi nemici ha messo?Credo che in ciel s’ordiscaChe debban l’arme tue con breve guerraVincer tutta la terra,La qual vinta che sia, dall’Indo a TileSarà solo un pastor, solo un ovile.
Or chi fia più che guerreggiare ardiscaTeco, signor, se in tua difesa hai l’iraDi Dio, che al fondo i tuoi nemici ha messo?Credo che in ciel s’ordiscaChe debban l’arme tue con breve guerraVincer tutta la terra,La qual vinta che sia, dall’Indo a TileSarà solo un pastor, solo un ovile.
Or chi fia più che guerreggiare ardisca
Teco, signor, se in tua difesa hai l’ira
Di Dio, che al fondo i tuoi nemici ha messo?
Credo che in ciel s’ordisca
Che debban l’arme tue con breve guerra
Vincer tutta la terra,
La qual vinta che sia, dall’Indo a Tile
Sarà solo un pastor, solo un ovile.
Intanto lo sollecita contro Ginevra:
Nè gioveralle il lago e la palude,Nè i fiumi che difendon l’alte mura:Già da lontan s’ascoltaIl pianto e ’l grido dell’afflitte gentiE lo strido e i lamenti,E già veder il Rodano mi parePortar il sangue invece d’acque al mare...Fa la pace fiorir di qua dall’Alpe,Mentre di là fera discordia ogn’oraTiene in travaglio i popoli, che sonoVerso Dio divenuti aspidi e talpe.
Nè gioveralle il lago e la palude,Nè i fiumi che difendon l’alte mura:Già da lontan s’ascoltaIl pianto e ’l grido dell’afflitte gentiE lo strido e i lamenti,E già veder il Rodano mi parePortar il sangue invece d’acque al mare...Fa la pace fiorir di qua dall’Alpe,Mentre di là fera discordia ogn’oraTiene in travaglio i popoli, che sonoVerso Dio divenuti aspidi e talpe.
Nè gioveralle il lago e la palude,
Nè i fiumi che difendon l’alte mura:
Già da lontan s’ascolta
Il pianto e ’l grido dell’afflitte genti
E lo strido e i lamenti,
E già veder il Rodano mi pare
Portar il sangue invece d’acque al mare...
Fa la pace fiorir di qua dall’Alpe,
Mentre di là fera discordia ogn’ora
Tiene in travaglio i popoli, che sono
Verso Dio divenuti aspidi e talpe.
Poi nel trattato di Bruzolo del 1610 il duca combinava una nuova lega con Enrico IV, stabilendo di ottenere il Milanese dopo conquistatolo, a patto di cedere a questo la Savoja, distruggere il forte di Monmeliano, e consegnargli due fortezze del Milanese. Protezione disinteressata!
38.Il maresciallo di Crequi scrive a Luigi XIII:Le duc de Savoie accuse monsieur le connétable de n’avoir pas voulu laisser prendre la ville de Gênes parce qu’il entretenait des intelligences secrètes avec les principaux magistrats. Je ne dissimulerai point à votre majesté que nous pouvions prendre Gênes, mais on n’a pas cru que le service de votre majesté le permit. Monsieur le duc de Savoie se serait mis en possession de la ville, et aurait voulu la garder pour lui. Si votre majesté veut entreprendre une guerre avantageuse en Italie, envoyez-y, sire, sous la conduite d’un de vos bons généraux, une armée nombreuse et supérieure à celle de Savoie, de manière que vous puissiez faire la loi à monsieur le duc, et qu’il ne prétende pas disposer de tout à sa fantaisie.Su quest’età spargono moltissima luce le lettere del D’Ossat, oscuro francese, assunto alla porpora pei proprj meriti, massime per la ribenedizione d’Enrico IV. Era stato segretario del cardinale d’Este nel 1582, poi direttore dell’ambasciata francese, infine ambasciadore a Firenze, a Venezia, a Roma, Amelot de la Houssaie, noto pubblicista, corredò quelle lettere di note, che anch’esse illustrano la condizione del nostro paese e i personaggi che vi figurarono.D’Ossat, nemicissimo al duca di Savoja, gli suppone i disegni più ribaldi. Nella letteraCCXXXIIavvisa Enrico IV de’ disegni di esso contro di lui, e soggiunge:J’ai horreur de vous ajouter une autre chose, que gens de qualité m’ont dit qu’il attend avec plus de désir et d’espérance que tout cela; mais je ne dois et ne puis vous faire plus longuement. C’est le succès et événement des embuches et assassinats qu’il a dressés et apostés en diverses façons contre la vie de votre majesté, dont Dieu vous préservera, et le confondra lui, comme il mérite, moyennant la précaution, dont votre majesté et vos serviteurs useront. Ces choses ne se disent pas par tenans et aboutissans; mais le naturel et la façon de procéder de l’homme les rendent trop vraisemblables, et méritent que votre majesté et tous ses serviteurs y prennent garde. E nella seguente:Monsieur de Savoie vous a meshui fait assez connaître, qu’il n’a point de conscience, ni de crainte de Dieu, et moins soin de son honneur et réputatation, ni aucune vergogne des hommes.Interrogato dal papa del suo parere sulla guerra tra Francia e Savoja nel 1600, insiste perchè il papa ne levi l’occasione col far che il duca restituisca Saluzzo, paese dovuto alla Francia, e necessario all’equilibrio d’Italia, dove altrimenti rimane despota la Spagna. Divisando i caratteri de’ combattenti dice:Monsieur de Savoie est de telle complexion qu’il veut prendre l’autrui et sur plus grands qu’il n’est, et ne veut point rendre; veut encore contracter et faire des accords, promettre, signer, confirmer et reconfirmer, et ne point tenir, ne rien exécuter, prenant pour galanterie de violer la foi... Avec tout cela il pense de se mantenir en cette façon de procéder par son bel esprit, fertil en toutes sortes d’inventions et de déguisements, et par les forces d’Espagne, et par l’autorité de votre sainteté, sachant le respect que le roi vous porte, et l’extrême désir que vous avez de conserver la paix.All’acquisto di Saluzzo erano contrarj tutti i principi d’Italia, e offrivano denari perchè Enrico rompesse il patto; D’Ossat lo considera sempre come un’usurpazione, e non sa darsene pace; e rammenta al re come, lasciandolo al duca,perdrait beaucoup la réputation, qui est celle par laquelle les rois et princes se maintiennent bien plus souvent que par toutes leurs forces et moyens. Ben sel sapeva il duca, il quale diceva: la reputazione esser la pupilla del principato».Amelot de la Houssaie, nelle note alla letteraLVIIdel D’Ossat, dice di Carlo Emanuele:Ce due était si ambitieux, si entreprenant et si déloyal, que l’on se défiait autant de lui quand il avait de bonnes intentions que lorsqu’il en avait de mauvaises. Tous les historiens de son temps ont loué hautement sa valeur militaire, son intrépidité, sa liberalité, sa pénétration, son expérience, mais ils l’ont tous accusé d’avoir été sans foi. — Siri, nelle Memorie secrete,VII: «Principe per vastità d’ingegno e per intrepidità di cuore incapace di sgomento; de’ maggiori che habbino regnato lungo tempo avanti di lui; fregiato d’eccelse virtù e imbrattato di molti vizj, che lo resero notato nel mondo per turbolento, ambiziosissimo, infido, ecc. — Il cardinale Bentivoglio nelleMemorie: «Queste sì rare virtù venivano sommamente oscurate dall’ambizione, la quale regnava in lui con tal eccesso, che portandolo continuamente a torbidi, vasti, e per lo più fallaci disegni, faceva ch’egli, invece di misurarsi con la misura sua propria, usasse molto più quella dei re, alle cui prerogative non potendo soffrir di cedere, come principe di tanta eminenza anch’egli, e d’una casa tutta mista di sangue regio ancor essa; perciò cercava sempre inquietamente con tutti i mezzi di rendere alle grandezze loro, quanto più poteva, uguali le sue». — E il procuratore Battista Nani dice che questo duca «al solo interesse immobilmente indirizzò le sue azioni».
38.Il maresciallo di Crequi scrive a Luigi XIII:Le duc de Savoie accuse monsieur le connétable de n’avoir pas voulu laisser prendre la ville de Gênes parce qu’il entretenait des intelligences secrètes avec les principaux magistrats. Je ne dissimulerai point à votre majesté que nous pouvions prendre Gênes, mais on n’a pas cru que le service de votre majesté le permit. Monsieur le duc de Savoie se serait mis en possession de la ville, et aurait voulu la garder pour lui. Si votre majesté veut entreprendre une guerre avantageuse en Italie, envoyez-y, sire, sous la conduite d’un de vos bons généraux, une armée nombreuse et supérieure à celle de Savoie, de manière que vous puissiez faire la loi à monsieur le duc, et qu’il ne prétende pas disposer de tout à sa fantaisie.
Su quest’età spargono moltissima luce le lettere del D’Ossat, oscuro francese, assunto alla porpora pei proprj meriti, massime per la ribenedizione d’Enrico IV. Era stato segretario del cardinale d’Este nel 1582, poi direttore dell’ambasciata francese, infine ambasciadore a Firenze, a Venezia, a Roma, Amelot de la Houssaie, noto pubblicista, corredò quelle lettere di note, che anch’esse illustrano la condizione del nostro paese e i personaggi che vi figurarono.
D’Ossat, nemicissimo al duca di Savoja, gli suppone i disegni più ribaldi. Nella letteraCCXXXIIavvisa Enrico IV de’ disegni di esso contro di lui, e soggiunge:J’ai horreur de vous ajouter une autre chose, que gens de qualité m’ont dit qu’il attend avec plus de désir et d’espérance que tout cela; mais je ne dois et ne puis vous faire plus longuement. C’est le succès et événement des embuches et assassinats qu’il a dressés et apostés en diverses façons contre la vie de votre majesté, dont Dieu vous préservera, et le confondra lui, comme il mérite, moyennant la précaution, dont votre majesté et vos serviteurs useront. Ces choses ne se disent pas par tenans et aboutissans; mais le naturel et la façon de procéder de l’homme les rendent trop vraisemblables, et méritent que votre majesté et tous ses serviteurs y prennent garde. E nella seguente:Monsieur de Savoie vous a meshui fait assez connaître, qu’il n’a point de conscience, ni de crainte de Dieu, et moins soin de son honneur et réputatation, ni aucune vergogne des hommes.
Interrogato dal papa del suo parere sulla guerra tra Francia e Savoja nel 1600, insiste perchè il papa ne levi l’occasione col far che il duca restituisca Saluzzo, paese dovuto alla Francia, e necessario all’equilibrio d’Italia, dove altrimenti rimane despota la Spagna. Divisando i caratteri de’ combattenti dice:Monsieur de Savoie est de telle complexion qu’il veut prendre l’autrui et sur plus grands qu’il n’est, et ne veut point rendre; veut encore contracter et faire des accords, promettre, signer, confirmer et reconfirmer, et ne point tenir, ne rien exécuter, prenant pour galanterie de violer la foi... Avec tout cela il pense de se mantenir en cette façon de procéder par son bel esprit, fertil en toutes sortes d’inventions et de déguisements, et par les forces d’Espagne, et par l’autorité de votre sainteté, sachant le respect que le roi vous porte, et l’extrême désir que vous avez de conserver la paix.
All’acquisto di Saluzzo erano contrarj tutti i principi d’Italia, e offrivano denari perchè Enrico rompesse il patto; D’Ossat lo considera sempre come un’usurpazione, e non sa darsene pace; e rammenta al re come, lasciandolo al duca,perdrait beaucoup la réputation, qui est celle par laquelle les rois et princes se maintiennent bien plus souvent que par toutes leurs forces et moyens. Ben sel sapeva il duca, il quale diceva: la reputazione esser la pupilla del principato».
Amelot de la Houssaie, nelle note alla letteraLVIIdel D’Ossat, dice di Carlo Emanuele:Ce due était si ambitieux, si entreprenant et si déloyal, que l’on se défiait autant de lui quand il avait de bonnes intentions que lorsqu’il en avait de mauvaises. Tous les historiens de son temps ont loué hautement sa valeur militaire, son intrépidité, sa liberalité, sa pénétration, son expérience, mais ils l’ont tous accusé d’avoir été sans foi. — Siri, nelle Memorie secrete,VII: «Principe per vastità d’ingegno e per intrepidità di cuore incapace di sgomento; de’ maggiori che habbino regnato lungo tempo avanti di lui; fregiato d’eccelse virtù e imbrattato di molti vizj, che lo resero notato nel mondo per turbolento, ambiziosissimo, infido, ecc. — Il cardinale Bentivoglio nelleMemorie: «Queste sì rare virtù venivano sommamente oscurate dall’ambizione, la quale regnava in lui con tal eccesso, che portandolo continuamente a torbidi, vasti, e per lo più fallaci disegni, faceva ch’egli, invece di misurarsi con la misura sua propria, usasse molto più quella dei re, alle cui prerogative non potendo soffrir di cedere, come principe di tanta eminenza anch’egli, e d’una casa tutta mista di sangue regio ancor essa; perciò cercava sempre inquietamente con tutti i mezzi di rendere alle grandezze loro, quanto più poteva, uguali le sue». — E il procuratore Battista Nani dice che questo duca «al solo interesse immobilmente indirizzò le sue azioni».
39.Un fatto particolare mostri la natura delle relazioni internazionali. È noto che l’Inghilterra si era sottratta al papa e al cattolicismo. A Roberto Dudley, duca di Northumberland, erano stati dal re d’Inghilterra sequestrati i feudi; ed egli si volse all’imperatore, volendo ancora considerarlo come signor sovrano quale nel medioevo, e questo emanò una bolla, ove cassava la confisca. Tale bolla fu confermata dal papa, il quale al vicario generale dell’arcivescovo di Firenze commise di procedere e giudicare la causa fra il duca e il re. E il vicario sentenziò doversi il duca reintegrar nelle sue ragioni e risarcirlo con otto milioni ducentomila sterline; sentenza della quale poteasi eseguire la disposizione sopra qualunque Inglese non cattolico per via d’arresti, esecuzioni, sequestri (1626). Ma per eseguirla voleasi la forza; e Dudley non sentendosela, divisò di vendere quel titolo ad alcun potente, che se ne valesse in occasione di guerra. La offrì dunque al duca di Savoja, il quale peritossi alquanto, poi stimò più prudente informarne il re d’Inghilterra, avvertendolo tenersi in guardia, che non avvenisse come sotto Urbano VIII, quando ai sudditi inglesi fu nociuto assai con sequestri di gran valore.Sclopis,Relazioni politiche tra la dinastia di Savoja e il Governo britannico. 1853.
39.Un fatto particolare mostri la natura delle relazioni internazionali. È noto che l’Inghilterra si era sottratta al papa e al cattolicismo. A Roberto Dudley, duca di Northumberland, erano stati dal re d’Inghilterra sequestrati i feudi; ed egli si volse all’imperatore, volendo ancora considerarlo come signor sovrano quale nel medioevo, e questo emanò una bolla, ove cassava la confisca. Tale bolla fu confermata dal papa, il quale al vicario generale dell’arcivescovo di Firenze commise di procedere e giudicare la causa fra il duca e il re. E il vicario sentenziò doversi il duca reintegrar nelle sue ragioni e risarcirlo con otto milioni ducentomila sterline; sentenza della quale poteasi eseguire la disposizione sopra qualunque Inglese non cattolico per via d’arresti, esecuzioni, sequestri (1626). Ma per eseguirla voleasi la forza; e Dudley non sentendosela, divisò di vendere quel titolo ad alcun potente, che se ne valesse in occasione di guerra. La offrì dunque al duca di Savoja, il quale peritossi alquanto, poi stimò più prudente informarne il re d’Inghilterra, avvertendolo tenersi in guardia, che non avvenisse come sotto Urbano VIII, quando ai sudditi inglesi fu nociuto assai con sequestri di gran valore.Sclopis,Relazioni politiche tra la dinastia di Savoja e il Governo britannico. 1853.