Chapter 24

90.La lettera di scusa che diresse al vicerè, egli anima sì forte, oggi per certo nessuno la scriverebbe: tant’è lontana l’abjettezza d’allora.91.Sciolti di Timone Cimbro a Cicognara, invettiva contro i mali dell’Italia nel 1802. Leopoldo Cicognara fu destituito da consigliere di Stato. Al tempo della coronazione, Napoleone gli stese la mano, dicendogli: — La nostra pace è fatta»; ma soggiunse parole aspre contro la moglie di lui, coltissima donna, e troppo memore di Venezia sua perchè volesse adularne il distruttore. Essa teneva un circolo frequentatissimo: bastarono quelle parole perchè fosse deserta da tutti, eccettuati Ippolito Pindemonte e Carlo Rosmini, due forze pacate. Il Cicognara ebbe poi alti posti, ma nella sua autobiografia dice essere stato l’unico italiano che «ottenesse a forza la demissione dagli onori, dalle cariche, dagli emolumenti, nel convincimento che nulla poteva farsi in tale stato di cose per la vera e reale felicità dell’Italia».92.Napoleone a Eugenio il 15 settembre 1808:Je n’ai jamais supposé que le chemin de Pordenone à Osopo dût coûter 1,500,000 fr.: si cela est, j’y renonce: que le canal de Palmanova dût coûter 3 millions, on m’avait assuré qu’il coûterait 500,000 fr.; s’il doit coûter 3 millions j’y renonce. Je n’ai jamais pu penser non plus que la digue de Mantoue coûtât un million. Causez avec les officiers du génie sur ces trois objets, et faites-moi connaître leur opinion. Mon intention est que les 300,000 fr. que j’ai accordés cette année, soient employés à la digue de Mantoue. Nella seduta del 25 febbrajo 1813, Montalivet ministro dell interno presentava al corpo legislativo francesela situazione dell’impero, dalla quale caviamo ciò che concerne l’Italia. La strada da Parigi a Torino per la Morienna e il Moncenisio, e quella dalla Spagna all’Italia pel Monginevra, erano aperte con immensi sforzi, e col costo di ventidue milioni e mezzo, e il progetto totale sommava a trenta milioni. La strada da Lione a Genova pel Lantaret dovea costare tre milioni e mezzo, e già n’erano spesi un milione e ottocento mila. La strada da Cesane a Fenestrelle pel colle di Sestriera, compimento della precedente, ottocento mila. Con sei milioni e mezzo erasi stabilita la comunicazione fra Nizza e Ventimiglia, e fra Savona e Genova; con due milioni e seicento mila quella da Savona ad Alessandria per l’Appennino: più di tre milioni per quelle da Porto Maurizio a Ceva, da Genova ad Alessandria pel col dei Giovi, da Genova a Piacenza, dalla Spezia a Parma. Tre milioni e mezzo pel ponte sul Po a Torino; un milione e cento mila pel ponte sulla Dora a Rondissone; cinquecensessanta mila per quel sulla Sesia a Vercelli; trecento mila per quel della Scrivia. Per la navigazione del Tevere, e per abbellimenti a Roma, sei milioni; poi ducento mila lire annue erano assegnate per sanar le Paludi Pontine, ma il nessun esito venne attribuito all’aver lasciato quell’immenso tratto nelle mani di trenta livellarj, anzichè spartirlo in piccoli appezzamenti. Nessun vantaggio pure si trasse dalle spese fatte per introdurre la coltura del cotone e dell’indigo e la fabbrica dello zucchero. Le fortificazioni d’Alessandria costarono venticinque milioni.93.Durante la repubblica s’erano soppresse le cattedre di belle lettere, e di lingue orientali e greca, come anche di storia e numismatica; sicchè Foscolo, Mezzofanti e ventiquattro altri si trovarono sul lastrico.94.Il 16 settembre 1805 scriveva ad Eugenio:Il ne faut pas vous épouventer des cris des Italiens. Ils ne sont jamais contents: mais faites-leur faire cette seule réflexion, Comment faisaient les Autrichiens, comment faisaient ils?.... Arrangez vous de manière à pouvoir toujours être le maître de la couronne de fer, et à l’enlever sans qu’on s’en aperçoive.E il 14 aprile 1806:Quant à l’établissement de l’hérédité, je n’ai point l’habitude de chercher mon opinion politique dans le conseil des autres, et mes peuples d’Italie me connaissent assez pour ne devoir point oublier que j’en sais plus dans mon petit doigt, qu’ils n’en savent dans toutes leurs têtes réunies. A Paris, où il y a plus de lumières qu’en Italie, lorsqu’on se tait et qu’on rend hommage a l’opinion d’un homme qui a prouvé qu’il voyait plus loins et mieux que les autres, je suis étonné qu’on n’ait pas en Italie la même condescendance.Il 21 aprile, del qual giorno esistono ben cinque lettere ad Eugenio:Il ne doit pas être question de rembourser à Venise les deux millions de contributions, qui lui ont été imposés. Ne dirait-on pas, à entendre les Vénitiens, qu’ils se sont donnés à moi par pure volonté?... Mon intention n’est pas d’appeler aucun Italien, ni aucun Vénitien aux duchés qui doivent être la récompense exclusive de mes soldats. J’ai traité Venise comme pays conquis, sans doute. L’ai-je obtenu autrement que par la victoire? Il ne faut donc point éloigner trop cette idée; mais le droit de victoire terminé, je la traiterai en bon souverain, s’ils sont bons sujets. Je vous défend de laisser jamais espérer qu’aucun Italien Vénitien puisse être nommé à aucun des duchés.Il 7 agosto 1806:Je vous envoie un exemplaire du catéchisme qui vient d’être adopté pour toute la France. S’il pouvait sans inconvénient l’être pour le royaume d’Italie, ce serait un grand bien: mais ce sont des matières très-délicates, sur lesquelles il faut être très-circonspect. Consultez le ministre des cultes. Le mieux serait que quelque évêque le publiât dans son diocèse comme catéchisme diocésain: mais il faut mettre à cela beaucoup de prudence et de secret.Infatti quel catechismo fu tradotto, e nella sez.VIIsi legge:D. Quali sono i doveri de’ cristiani verso i principi che li governano, e in particolare i nostri verso Napoleone I imperatore e re?R. I cristiani devono ai principi, e noi in particolare dobbiamo a Napoleone I, nostro imperatore e re, l’amore, il rispetto, l’obbedienza, la fedeltà, ilservizio militare, i tributi per la conservazione dell’impero e del suo trono. Inoltre gli dobbiamo fervide preghiere per la salute sua, e la prosperità spirituale e temporale dello Stato.D. Perchè siamo tenuti a questi doveri verso il nostro imperatore e re?R. Primo, perchè Dio, che crea gl’imperi e li distribuisce a volontà, colmando l’imperatore di doni in pace e in guerra, lo stabilì nostro sovrano, lo rese ministro della sua potenza, esua immagine in terra. Onorare e servire il nostro imperatore e re è dunque onorare e servire Dio stesso. Secondo, perchè Nostro Signore Gesù Cristo colla dottrina e coll’esempio c’insegnò quel che dobbiamo al nostro sovrano: nacque obbedendo all’editto di Cesare Augusto: pagò l’imposta: e come ordinò di render a Dio quel ch’è di Dio, così ordinò di render a Cesare quel ch’è di Cesare.D. Non vi sono doveri particolari che ci attacchino più fortemente a Napoleone I, nostro imperatore e re?....D. I doveri che ci legano all’imperatore, ci legheranno anche ai successori suoi legittimi nell’ordine stabilito dalla costituzione dell’impero?95.NeiSaggi di Criticadel Foscolo, p. 209, vol.II, è detto che nel regno d’Italia i nobili novelli creati da Buonaparte non sarebbero mai stati ammessi alle feste o ai circoli degli antichi patrizj milanesi. In ciò il Foscolo non vede che assurda e boriosa ostentazione: dappoi parve nobile disdegno della servitù straniera.96.La creazione dei dodici grandi feudi nel regno, e tanto peggio le aggiunte che poi fece di altri ne’ paesi novamente annessi e nel regno di Napoli, è uno degli errori di Napoleone, che, figlio della rivoluzione, retrocedeva sino ai tempi feudali e barbari, quando un capo di invasori spartiva i territorj conquistati fra i suoi generali, e gl’investiva colla spada, e creava ai confini del regno le grandi marche, come un tempo era stata la Marca trevisana. Per indietreggiare fin a questa distinzione di terre e ai possessi feudali, Napoleone non dava la minima ragione, salvo la conquista; e ciò ch’è deplorabile ancora più che gli abusi della forza, non trovo che il minimo lamento ne movessero gli Italiani. Eppure il loro amor proprio doveva sentirsi oltraggiato da questa istituzione, tutta a favor dell’impero, di questo vassallaggio del patrio suolo alla conquista forestiera; ma v’è tempi ove quei che potrebbero e dovrebbero alzar la voce contro gli abusi, o almeno protestare col silenzio, s’affrettano ad applaudirli, purchè possano profittarne.97.Jacopo Morelli, celebre bibliotecario della Marciana, patì immensamente delle sottrazioni fatte a questa biblioteca ch’egli guardava come propria cosa. Pranzando un giorno col vicerè, venne richiesto se, fra tante ricchezze, egli saprebbe indicare i dodici volumi che soli volesse salvare perdendo gli altri. Impaurito che si abusasse della sua decisione disse: — In questo momento di piacere m’è impossibile affaticar la mente su domanda così scabrosa». E il vicerè: — Bene, bene; non si devono mai svelare tutte le attrattive della propria amante». Il Morelli fu soprattutto cercatore d’opuscoli, ne lasciò ventimila a quella biblioteca, e volea scriver un trattatoDell’utilità che si può trarre dagli opuscoli.98.Lettera 14 aprile 1806 nellaCorrespondance du prince Eugène.99.Nel febbrajo 1806 Napoleone scriveva al vicerè:Partez du principe que j’ai besoin de beaucoup d’argent. On voudrait dans ce pays l’impossible: payer peu de contributions, avoir peu de troupes, et se trouver une grande nation: tout cela est chimère. Quant aux impositions, la seule réponse à faire est celle ci: Paye t-on plus qu’en France?Anche il conte di Cavour ripetea sempre: «Bisogna pagare, e pagare, e pagare». I suoi successori calcano le sue orme.100.NeiMémoires tirés des papiers d’un homme d’État, che sono una delle pubblicazioni più curiose dei nostri giorni, si legge:Prina souple instrument des exigences de Napoléon, torturait son génie pour trouver les moyens de pressurer un pays, auquel on avait solennellement promis tant de prospérité, et il acquérait la faveur de son insatiable maître au prix de la haine générale. Les projets de ce ministre, qui fut pour l’Italie ce que le trop célèbre abbé Terray avait été jadis pour la France, n’était soumis à aucun genre de contrôle: Napoléon voulait, il fallait obéir. Cependant toutes les ressources de son habilité tortionnaire se trouvaient épuisées avant qu’on renonçât à y recourir pour de nouvelles exactions: les améliorations imaginaires pompeusement combinées afin de couvrir tant d’oppression réelle, et publiées dans les gazettes comme une preuve des soins paternels du monarque français, étaient pour la plupart ou suspendues ou abandonnées, d’autant plus que, de leur côté, les généraux français employaient tous les moyens en leur pouvoir d’épuiser le pays pour accroître leur propre fortune.L’Italia francese (escluso il regno d’Italia) produceva alla Francia quaranta milioni; di cui diciotto pagavano l’amministrazione, polizia e strade; ventidue per piazze forti, e per mantenere cenventimila uomini a tutela del paese (1807). VediThiers,Histoire du Consolat et de l’Empire, vol.VIII.101.L’adulazione postuma, che venne di moda verso il regno d’Italia, fa esaltare ancora i rendiconti del Prina e le illazioni del Pecchio, che si appoggia unicamente su quelli, colla fede d’un gazzettiere ufficiale. Senza cercare altre autorità, adduciamo quella sola del vicerè, che scriveva a Napoleone il 26 dicembre 1810: «V. M. mi fece l’onore di ripetermi più volte che diminuirebbe i carichi del suo regno a misura che s’assoderebbe; e nel lavoro dell’anno passato mi fece l’onore di dirmi che non avrebbe esatto dal suo regno che cenventi milioni. Di fatto non è possibile imporgli maggiore aggravio. L’interruzione totale del commercio, il deperimento delle manifatture di seta e di cotone, l’annichilamento del prodotto delle dogane sia pel divieto d’introdurre merci forestiere, sia pel tenue dazio delle francesi; infine la distrazione di due milioni del prodotto delle dogane per incoraggiare le manifatture di seta, ordinata da V. M.; tutto ciò impedisce di ripromettersi un’entrata più considerevole».102.Nelle Memorie del principe Eugenio, tom.II, p. 12, riferendosi l’ammutinamento di Crespino, si dice:Cette révolte était d’autant moins motivées, que jamais ce pays n’avait appartenu à l’Autriche. Strana ragione davvero, sol conveniente a coloro che dicono, tutto il liberalismo degli Italiani consistere nel ribramare i Tedeschi quando sono sotto ai Francesi e viceversa.E a pag. 179 è la lettera 21 marzo 1806 di Napoleone:J’ai reçu la réclamation de la commune de Crespino: je n’entends pas raillerie; mes drapeaux ont été insultés, mes ennemis accueillis; il faut du sang pour expier le crime de cette révolte. Si cette Commune veut se laver de l’opprobre dont elle s’est couverte, il faut qu’elle livre les trois principaux coupables pour être traduits devant une commission militaire, et être fusillés avec un écriteau portant ces motsTraditori al liberatore d’Italia ed alla patria italiana.Alors je pardonnerai à la Commune, et je révoquerai mon décret.Dopo la battaglia della Piave, Napoleone scriveva a Eugenio, il 10 maggio 1809:On dit que l’évêque d’Udine s’est mal comporté: si cela est, il faut le faire fusiller. Il est temps enfin de faire un exemple de ces prêtres, et tout est permis au premier moment de la rentrée. Que cela soit fait 24 heures après la réception de ma lettre, c’est un exemple utile. S’il est quelqu’autre individu qui se soit mal comporté, faites-les arrêter. Si Trieste vient à être en votre pouvoir, imposez-lui 50 millions de contributions, et faites arrêter quarante des principaux habitants, pour vous assurer du payement. Faites mettre le séquestre sur tous les navires jusqu’à ce que cette contribution soit acquittée. Vous suivrez cela à la lettre; j’ai pardonné trop souvent à cette ville.103.Questo proclama è dato come una scoperta, una rarità in una storia recente, bassamente adulatrice dell’antico Piemonte (Del Gualterio). Esso leggesi fin nel Botta: in pieno dominio austriaco io lo stampai nellaStoria della diocesi di Como; nè l’Austria se ne ascondeva, dicendo che tali promesse erano condizionate al ribellarsi de’ paesi: e questi nol fecero.104.Il vicerè annunziò aver perduto duemila combattenti e due generali feriti; gli Austriaci d’averne uccisi ottomila, preso quattromila seicensessantasei prigioni, dodici cannoni, mentre essi perdettero tremila seicento uomini. Il Coraccini parla di dodicimila Italiani periti. Fu stampata allora unaHistoire de la campagne de S. A. I. Eugène Napoléon, in tono così iperbolico, che si dubitò fosse ironia; e la Corte fece comprare tutti gli esemplari, e ricattare i già venduti.105.Marzio Mastrilli marchese del Gallo, palermitano, era ambasciatore a Vienna quando nel 1797 si temè che Buonaparte marciasse contro di essa, e fu spedito a trattare privatamente con quello. Firmò i preliminari di Leoben, e più conciliativo di Cobentzel, meglio valse a condur la pace. Ebbe poi gran parte in tutte le vicende seguenti fino al 1821, quando adoprò a dissuadere Ferdinando dal tradimento di Lubiana.106.È un vastissimo piano di 103 chilometri sopra 50, irrigato da fiumi, cinto da monti e feracissimo; da Alfonso d’Aragona, verso il 1450, fu concesso in enfiteusi, ed è goduto da pastori, che pagano allo Stato un canone, fruttante circa sei milioni; e non può esser chiuso da mura nè siepi, dovendo restar aperto al pascolo vago.107.Pasquale Borelli m’assicurò che, come segretario della prefettura di polizia, aveva dovuto compilare il processo contro un tal Abussi che, per incarico della polizia, avea scritto finte lettere, sopra le quali furono condannati alla forca il marchese Palmieri, il figlio del duca Filomarino ed altri. Capo della commissione straordinaria era lo storico Colletta.108.Vedi la preziosaCorrespondance du roi Joseph, Parigi 1853, e specialmente al vol.II, pag. 422-433; e le lettere di Napoleone del 6 marzo, 22 aprile, 31 maggio, 9 agosto, 2 settembre 1806, citate da Thiers,Histoire du Consolat, lib.XXV.109.Correspondance, tom.II, pag. 131, 810.110.Correspondance, tom.II. p. 121.111.Pag. 127, 230, 417, 418.112.È pubblicata nel bullettino delle leggi delle Due Sicilie del 1808, pag. 146. Confermando i provvedimenti già presi, rendeva costituzionali il ministero, il consiglio di Stato, e introduceva un Parlamento di cento membri, divisi in cinque sedili, del clero, de’ nobili, de’ possidenti, de’ dotti, dei negozianti; gli altri a vita; possidenti e negozianti eleggibili ad ogni sessione; il Parlamento non propone, ma tratta le materie sottopostegli dagli oratori del Governo; secrete le tornate; punita la pubblicazione dei dibattimenti e dei voti.113.Nella costituzione siciliana del 1812 leggiamo: «Le angarie e parangarie, introdotte soltanto dalla prerogativa signorile, restano abolite senza indennizzo. Quindi cesseranno le corrispondenze di gallina, di testatico, di fumo, di vetture, le obbligazioni di trasportare in preferenza i generi del barone, di venderne con prelazione i prodotti, e tutte le opere personali e prestazioni servili, provenienti dalla condizione di vassallo a signore. Sono egualmente aboliti senza indennizzo i diritti privativi e proibitivi per non molire (macinare) i cittadini in altri trappeti e molini fuori che in quello dello stesso, di non condursi altrove che ne’ di lui alberghi, fondachi ed osterie: i diritti di zagato per non vendere comestibili e potabili in altro luogo che nella taverna baronale e simili, qualora fossero stabiliti dalla semplice prerogativa signorile e forza baronale».Da qui appaja quante antiche servitù esistessero ancora. David Winspeare annoverava che nel Napoletano sussistessero 1395 diritti su cose e persone, quando vi giunsero i Napoleonidi.114.Tra il resto, imponeva ai vescovi un giuramento di fedeltà al re, sino ad obbligarsi di denunziare chi sapessero far trame contro di esso. È il giuramento che si usa ancora.115.«Intanto innumerevoli spie son qui mantenute, e tutta Roma, tutto lo Stato Pontifizio sono in preda alle loro calunnie; il palazzo apostolico n’è assediato, come fosse un castello munito». Nota del Consalvi a Talleyrand, 1805.116.Lettera da Monaco, 7 gennajo 1806.117.Nella vita del cardinale Fesch, scritta dall’abate Lyonnet, viene raccontato che un Marseria côrso, emissario del ministro inglese Pitt, venne ad esortar Napoleone primo console a riconciliarsi con Inghilterra, e insieme dare a questa la pace interna col far abbracciare il protestantismo alla Francia. Napoleone avrebbegli risposto che, quanto alle cose del mondo, fidava nella propria spada; delle cose del cielo toccava a Roma sola il decidere: che del resto una religione non può crearsi se non montando al Calvario, e ch’egli non avea di tali voglie.118.Napoleone scriveva al vicerè:J’ai lu votre lettre au pape. Elle m’a paru fort bien; mais je doute qu’elle produise quelque chose, car ces gens-là sont ineptes au delà de ce qu’on peut imaginer. Toute réflexion faite, je n’écrirai pas au pape. Je ne veux pas me jeter dans les tracasseries avec ces nigauds. Le plus court c’est de s’en passer.119.Di Venezia fu nominato patriarca nel 1811 Stefano Bonsignori, già vescovo di Faenza, ma fu considerato come intruso; e quando nel 1814 cessò di essere amministratore capitolare, vennero sottoposti a penitenza quanti da lui aveano avuto il presbiterato; a otto giorni di esercizj spirituali quelli da lui promossi agli ordini maggiori, a tre giorni quelli ai minori.120.Lettera di Talleyrand al legato Caprara, 28 aprile 1806.121.Il Borghese, benchè cognato dell’imperatore, negava cederla, perchè fedecommessagli; alfine acconsentì, comprendendovi pure i Monumenti Gabinj: e malgrado la protesta del Governo romano, furono spediti a Parigi ducencinquantacinque capi d’arte; pagati quattordici milioni inscritti sul gran libro, o piuttosto ciuquecentomila lire di rendita, a quanto si disse. Caduto Napoleone, il principe li reclamò; ma Luigi XVIII non volle rescinder il contratto, e rimasero in Francia.Dicono che Paolina Borghese posasse avanti il Canova; e avendo una sua damigella esclamato, — Come! gli steste davanti così nuda?» essa rispose: — Oh, ma la stanza era calda». I nostri padri la vedeano talora comparire ad un ballo con un gran manicotto di famosissimo pelo, ed ivi gettarlo a terra per posarvi i piedi. Delle satire de’ Romani contro di lei alcune sono sanguinose come quella:Dos ficta, facies picta, v.... refricta, e in occasione dei restauri alle ville Borghesi:Paulus struxit, Paulina destruxit.122.Napoleone ad Eugenio il 16 agosto 1807:Le pape est résolu de m’envoyer le cardinal Litta. Nous verrons ce que ces gens-là veulent faire. Le cardinal Litta est un des plus mauvais hommes du sacre Collège. Il passera par Milan. Il faut que le vieux Litta le tance fortement comme chef de la famille, lui disant qu’ils sont des....; qu’ils veulent perdre leur temporel: que ce n’est pas le pape qu’on accusera, mais que le blâmes des hommes sensés en tombera sur les cardinaux qui le conseillent si mal.E al 17:Après les renseignements que j’ai pris sur le cardinal Litta, je me suis résolus à ne pas l’accepter. Si jamais il avait quittè Rome, mon intention est que vous lui donniez l’ordre de se rendre dans les terres de son frère, sans qu’ils puisse retourner à Rome, ni se rendre en France. Faites-lui écrire par son frère qu’il ferait mieux de rester tranquille, et de ne pas se mettre avec la tourbe des gens qui seulement me contrarient: que mon intention, s’ils ne se tiennent pas tranquilles, est d’envoyer dix-milles hommes à Rome, d’en exiler à soixante lieues tous le cardinaux turbulents, dont lui, Antonelli et Pietri sont du nombre.123.Istruzioni segrete di Champagny a M. Alquier, 23 gennajo 1808. Fino Léfèbvre,Histoire des cabinets de l’Europe, cap. 27, che nel tono consueto de’ Francesi giustifica sempre il forte, qui esclama: — Fa pena a vedere il padrone della Francia, uomo di tanta forza e tanto genio, adoprare la bella sua intelligenza a ingannare e abbattere un vecchio, le cui resistenze provenivano da convinzioni ardenti e da scrupoli di coscienza, al postutto rispettabili».124.Il cardinale Pacca professa che sarebbe stato «lecito di permettere al popolo di liberarsi da quegl’ingiusti aggressori. Tutte le leggi naturali, divine ed umane danno il diritto agli oppressi ingiustamente di respingere la forza colla forza, e di scuotere un giogo che senz’alcuna ragione fu loro imposto»;Memorie storiche, parteI, cap. 4. E adduce il passo di Wattel:Qu’un avide et injuste conquérant subjugue une nation, qu’il a forcée à accepter des conditions dures, honteuses, insupportables, la nécessité la contraint à se soumettre: mais ce repos apparent n’est pas une paix; c’est une oppression que l’on souffre tandis qu’on manque de moyens pour s’en délivrer, et contre laquelle des gens de cœur se soulèvent à la première occasion favorable.Egli reca il viglietto di M. Alquier al papa quando le truppe occuparono Roma.Cet événement n’a rien d’allarmant; je prend sur moi de le garantir. Si les troupes de sa majesté devaient rester pendant quelques jours à Rome, cette mesure ne serait que passagère: elle n’offrirait aucune apparence de danger ni pour le présent, ni pour l’avenir.125.«Ciò permise la Provvidenza per confermare sempre più la divina lezione data ai papi, ed ai ministri della Chiesa, spesso ripetuta dalla sacra Scrittura, di non riporre la loro fiducia ne’ principi della terra».Pacca,Memorie storiche, introduzione alla parteII.126.Thiers, raccontato l’affare dei cardinali che non comparvero al matrimonio, e come Napoleone ordinò fossero sporporati, dispersi per le provincie, sequestrate le rendite loro e fin i beni patrimoniali, soggiunge: «Non poteasi rispondere con più violenza a un’opposizione piùimprudente e condannabile. Fra i tredici cardinali trovavasi Opizzoni arcivescovo di Bologna. Lo fece chiamare dal vicerè d’Italia, e minacciare dei più severi castighi se non si dimetteva immediatamente di tutte le dignità ecclesiastiche. Quest’ingrato, colpito di terrore, diede la dimissione richiesta versando torrenti di lagrime, e subito lasciò Parigi pel ritiro fra d’esiglio e di prigionia assegnatogli».Histoire du Consolat et de l’Empire, lib.XXXVIII. (Su ciò vedasi la lettera di Napoleone ad Eugenio 3 aprile 1810, ove qualifica d’infame conduitequella dell’Opizzoni).Thiers istesso poco prima, giudicando il blocco, scrive: «Per quanto violenti fossero i mezzi a cui Napoleone era costretto, l’importanza dello scopo era sì grande, ch’è forza scusar ciò che e’ fece per raggiungerlo; anzi il principal suo torto fu di non essere stato abbastanza perseverante».127.Gl’indirizzi furono messi all’indice de’ libri proibiti, con decreto 30 settembre 1817, avvertendo che erano parte finti, parte alterati; e tutti, appena i tempi lo permisero, furono riprovati da quelli di cui portavano i nomi, con lettere ossequiose, spontaneamente dirette al papa. Vuolsi che i più fossero scritti da un Ferloni, prete cremonese, autore d’un libro «Dell’autorità della Chiesa secondo la vera idea che ne ha data l’antichità, libro da cui si dimostra l’abuso che se n’è fatto e la necessità di circoscriverlo», e che aveva messo la penna e il talento a servigio del Governo, il quale scarsamente lo compensò. Spiridione Beroli, vescovo d’Urbino, professò altamente che la Chiesa universale non può separarsi dal papa. Napoleone contro del papa era sostenuto dall’ex-vescovo Gregoire, il quale poi tramò la caduta dell’imperatore, e di questo scriveva che «l’unione delle parolemachiavellismo, despotismo, tirannia, non presentano che gl’informi elementi della scienza infernale, di cui egli perfezionò la teoria e la pratica».128.Il manoscritto di Sant’Elena dice che «per le differenze con Roma stavano arrestati cinquecento preti». Altre memorie dettate da Napoleone negano l’autenticità di quello, e li riducono a cinquantatre, e soggiungono:Ils l’ont été légitimement(Note sul libro dei Quattro Concordati).Il ragguaglio più importante di questi avvenimenti sta nelleMemorie storiche del ministero, dei due viaggi in Francia, e della prigionia nel forte di San Carlo a Fenestrelle, del cardinale Bartolomeo Pacca; Roma 1828. Egli si dice «indotto a raccontarle perchè gli onest’uomini esposti a dure e difficili circostanze, apprendano che gli esiglj, i sequestri dei beni, le prigionie ed altri mali, che tanto ci spaventano quando ci sono minacciati, allorchè s’incontrano nell’adempimento de’ proprj doveri perdono gran parte della loro amarezza, e sono da altre consolazioni e dolcezze largamente compensati». Riflette giustamente che Napoleone all’isola di Sant’Elena continuava lamenti perchè non potea scrivere o ricevere lettere se non vedute dai ministri inglesi; e Montholon a nome di lui esclamava: — Questo non si tollererebbe nemmanco ad Algeri». Eppure Napoleone stesso n’aveva dato l’esempio coi cardinali deportati e fin col papa.* Napoleone, nel gennajo 1811, nelle lettere ad Eugenio molto si occupa delle cose del papa e dei preti. Il 5: «Jeri in Consiglio di Stato domandai al conte Portalis se conosceva un libello del papa, tendente a provocare la disobbedienza e il disprezzo dell’autorità. Esitato alquanto, rispose di sì, ed io lo cacciai dal Consiglio, gli tolsi tutti gl’impieghi, e l’ho relegato a quaranta leghe da Parigi. Ve lo scrivo perchè vediate la mia intenzione assoluta di far cessare questa lotta scandalosa del pretume contro la mia autorità».Il 6: «A Venezia c’è de’ movimenti: vi si fanno delle scene religiose inutili. Date ordini e esempj che mettano freno a queste turbolenze».129.Del novembre 1809 si ha lettera di Murat all’imperatore, che lo informa della situazione di Roma: «Non devo dissimularvi ch’essa soffre. L’assenza del Governo produsse molti infelici: mi accertano che la sua popolazione scemò di 40,000».130.Rapporto di A. De Pastoretsulla situazione degli Stati romani nel giugno1809.131.Per la storia nostra militare vedansiVacani,Gl’Italiani in Ispagna;Laugier,Guerre degli Italiani;Zanoli,Della milizia cisalpina; e le biografie del Fontanelli, del Pino, di altri. Fra i prodi distinguono Bernardo Rossi, proletario bergamasco, che combattendo in Italia e in Germania, salì grado grado, e divenne capitano e cavaliere in Ispagna, ebbe gran parte all’assedio di Tarragona e alla presa del forte Olivo, dove la divisione italiana si segnalò con Palombini, Bertoletti, Banco, Severoli, Mazzuchelli, Vacani, Bianchetti, Santandrea, Ceroni, Peyri, poi in Russia e nelle ultime fazioni in Italia. Giovanni Ettore Martinengo Coleoni, versato nell’architettura militare, servì la Prussia, poi la rivoluzione francese nelle armi e nella diplomazia; presentò a Melzi una memoria sul rendere indipendente l’Italia; poi corteggiò Napoleone e fu capitano della guardia d’onore, senatore, ciambellano.I coscritti dei quattordici dipartimenti franco-italiani salirono a censessantaquattromila; altrettanti in circa quelli dei ventiquattro dipartimenti italiani: trentamila furono dati dal regno di Napoli: onde sarebbero trecensessantamila i soldati che la Penisola nostra diede alla grand’armata dal 96 al 14.132.Eugenio scriveva a Napoleone il 20 ottobre 1810:Sire, j’ai l’honnenr d’adresser à V. M. deux tableaux; l’un indiquant le nombre des conscrits réfractaires de ces quatre dernières années, se montant à 22,227 hommes; l’autre indiquant les déserteurs, dans le même temps, et porté à 17,750: total 39,977 hommes. Ce résultat est affligeant. L’on emploie tous les moyens pour l’empêcher ou y remédier.... On arrête journellement de ces déserteurs. La totalité se monte à plusieurs milliers par an. On est peiné d’être obligè de porter une condamnation aux fers envers une quarantaine de mille individus.133.Zanoli, op. cit., tom.II, p. 205. Egli computa che, per numero medio, durante il regno d’Italia perissero 7337 uomini all’anno, cioè in tutto 124,729, sopra la popolazione media d’un dieci milioni e mezzo; e vi si spendessero 723 milioni, oltre le esazioni forzose e i 30 milioni annui tributati alla Francia. I dipartimenti aggregati alla Francia diedero 164,000 coscritti. Secondo lui, le truppe che mossero dal regno d’Italia furono 27,397, cavalli 9040, e tutto il corpo franco-italiano 52,000 uomini. Egli calcola i soldati del regno d’Italia periti in quella guerra 26,597, tutti i 9040 cavalli, 58 cannoni, 391 cassoni di munizione, 702 carriaggi di trasporti: ma altri elevano molto di più queste cifre. La gazzetta di Pietroburgo stampò il prospetto di uffiziali prigionieri 6000, soldati prigionieri 130,000, cadaveri bruciati da Mosca a Wilna 308,000, cannoni avuti in mano 900, fucili 100,000, carri, cassoni, vetture 25,000. È probabile v’abbia esagerazione,Napoleone diceva a Metternich che, nella guerra di Russia, perirono 200,000 uomini, però (soggiungeva) molti erano tedeschi.134.Realmente i battaglioni nostri non contavano meglio di venti uomini d’ogni grado.Mémoires du prince Eugène,IX. 104. Le relazioni d’allora, e massime quelle del Vaudencourt, come pure il Du Casse nelle Memorie del principe Eugenio, sprezzano assai le truppe italiane, fino a dire che unico loro incoraggiamento era la speranza di arricchirsi, come nella Spagna. Del generale Lechi fanno unico vanto la bella presenza, e gli attribuiscono i disastri del 1813. Pino è qualificato come negligente e pusillanime a segno, che il vicerè, per risparmiargli l’affronto di torgli il comando, lo indusse a domandare un congedo a titolo di salute.Nelle istruzioni che mandava al vicerè nel novembre 1813, Napoleone scriveva: «Il vicerè può avere grande confidenza in Zucchi. Io ne fui contentissimo. Non bisogna dar credito a Pino, bensì elevare Palombini e Zucchi, e sostenere Fontanelli. Il nemico cerca guadagnare i generali stranieri che noi abbiamo innanzi. I tre che indico bisogna avanzarli, e annichilar Pino».135.La fortezza di Mantova era comandata da Julien di Tolosa, generale di brigata al servizio italiano, che credesi autore del librettoDernière campagne de l’armée franco-italienne en Italie.136.Che i bullettini mentiscano è convenuto. Ma Napoleone, in lettera privata a Eugenio, da Dresda il 30 agosto scriveva: «Ho battuto il grand’esercito degli alleati, ch’era di ducento mila uomini, di cui ottantamila russi: gli ho preso trentamila uomini, trenta bandiere, cinquanta bocche di cannone, e ottocento cassoni di munizioni e vetture di bagagli. Fuggì spaventato in Boemia, e lo fo inseguire vivamente».E il 17 novembre: «Figlio mio, voi avete ancora un bell’esercito, e se vi unite cento cannoni, il nemico è incapace di forzarvi. Non si tratta che di guadagnare tempo. Io qui (a Parigi) ho seicentomila uomini in movimento: ne riunirò seicentomila in Italia. Vo a provvedere acciocchè i vostri quadri siano completi di novecento uomini ogni battaglione».Informato il giorno stesso delle strettezze dell’esercito italiano, scriveva ad Eugenio: «Non bisogna abbandonar l’Adige senza una gran battaglia. Le grandi battaglie si guadagnano coll’artiglieria». Ciò parrebbe smentire l’ordine dato a Eugenio d’abbandonare l’Italia e recarsi sull’Alpi, l’avere disobbedito al quale viene gravemente imputato al vicerè. È però vero che al 24 gennajo Napoleone gli ordinava, caso che i Napoletani si dichiarassero nemici, di portarsi alle Alpi con tutto l’esercito. Il 18 febbrajo informava Eugenio d’aver distrutto l’armata di Slesia composta di Russi e Prussiani, cominciato jeri a battere Schwarzenberg: in quattro giorni fatto trenta o quarantamila prigionieri, una ventina di generali, cinque a seicento uffiziali, cencinquanta a ducento cannoni, e immensi bagagli,senza quasi perder uomo.137.Una brigata di giovani componea sibilloni, che furono poi stampati nel 1815.138.Eugenio scriveva alla moglie il 26 novembre 1813 che ad Aldini aveva l’imperatore detto: «Finalmente farò la pace: devo rinunziare al sistema continentale, cederò anche all’Austria il Veneto; ma in ricambio l’Italia avrà il Piemonte, e la Francia resterà ne’ suoi confini naturali. Il regno d’Italia sarà dichiarato indipendente».139.La difesa di Genova e della Riviera furono affidate al barone Maurizio Fresia di Saluzzo, che combattè tutte le guerre del secolo, fu anche governatore di Venezia, e morì il 1827.140.Beauharnais, il 29 novembre 1813, scriveva a Ortensia in lettera evidentemente destinata ad esser mostrata:Ma bonne sœur... Un parlementaire autrichien a demandé avec instance à me parler... Il était chargé de la part du roi de Bavière de me faire les plus belles propositions pour moi et pour ma famille, et assurait d’avance que les souverains coalisés approuvaient que je m’entendisse avec le roi pour m’assurer la couronne d’Italie. Il y avait aussi un grand assaisonnement de protestations d’estime... Tout cela était bien séduisant pour tout autre que pour moi. J’ai répondu à toutes ces propositions comme je le devais, et le jeune envoyé est parti rempli d’admiration pour mon caractère, ma constante fermeté et mon désintéressement: j’ai cru devoire rendre compte de tout à l’empereur, en omettant toutefois les compliments qui ne s’adressaient qu’à moi... Ce qui pour moi est la plus belle des récompenses, c’est de voir que, si ceux que je sers ne peuvent me refuser leur confiance et leur estime, ma conduite a pu gagner celle des ennemis. Adieu, ma bonne sœur, je ne saurais assez te dire combien je suis heureux des sentiments de ma femme en cette circonstance. Elle a tout-à-fait suspendu ses relations directes avec sa famille depuis la déclaration de la Bavière contre la France, et elle s’est réellement conduite divinement pour l’empereur.Nei patti che proposero a Napoleone gli Alleati da Chatillon, v’era che l’Italia restasse indipendente, data ad Eugenio colle isole Jonie.Su questi atti di Beauharnais sparsero luce le sue Memorie, stampate nel 1858, per quanto parziali.141.La reggenza del Governo provvisorio.Le armate delle alte Potenze coalizzate entrano nel territorio italiano; vogliono l’ordine e la felicità della nazione. Italiani, voi avete sviluppato il nobile carattere vostro; ed il generale sentimento dell’amore per la patria ha escluso la possibilità di opposti partiti. L’interesse privato è intieramente dimenticato da ciascuno di voi; il riposo, la tranquillità, la brama d’un saggio Governo indipendente stanno fissi nel cuore di tutti; nè vi è Italiano, il quale non senta il bisogno d’un nuovo ordine di cose.Le alte Potenze coalizzate non ad altro fine hanno impugnate le armi se non per il bene de’ popoli, nè giammai si è combattuto con principj più virtuosi...Secondate, o Italiani, queste benefiche sovrane intenzioni; accogliete come veri liberatori i militari che hanno esposti se stessi per il vostro bene, accoglieteli coll’affettuosa ospitalità a loro dovuta. Il trasporto della pubblica esultanza sia vivace, ma tranquillo e dignitoso...La reggenza conscia delle intenzioni dei nostri liberatori, è persuasa che la dovuta riconoscente accoglienza della capitale sarà di nobile esempio a tutto il regno. Milano, 27 aprile 1814.Verripresidente--Giulini Giorgio — Borromeo Giberto — Mellerio Giacomo — General Pino — Mazzetta Giovanni — Strigellisegretario.La reggenza del Governo provvisorio.La rappresentanza nazionale ha esternato il suo voto per l’indipendenza del regno d’Italia, e per una costituzione, le cui basi liberali saggiamente contrabbilancino i rispettivi poteri.I desiderj del popolo italiano non potevano non esser conformi al principio, che l’indipendenza è il primo bene e la principale sorgente della felicità di uno Stato. La deputazione, al cui patrio zelo la reggenza ha confidato il sacro deposito dei voti della nazione, gli avrà già manifestati alle alte Potenze alleate.Spagna, Francia, Olanda attestano nei trasporti della loro riconoscenza che la magnanimità delle alte Potenze alleate ha sostituito, con nuovo genere di trionfo, alla sanguinosa gloria delle conquiste quella ben più reale e durevole di ristabilire la felicità de’ popoli col mezzo d’istituzioni sagge e liberali. Italiani, vorreste voi obliare questi numerosi esempj di generosità a segno di temere che per voi soli le alte Potenze alleate ricusino di essere magnanime, di far risorgere la vostra nazionale indipendenza?Le negoziazioni che saranno già intraprese, sono dirette da concittadini che, circondati dalla pubblica confidenza, hanno e lumi e zelo pari all’eminente oggetto della loro delegazione. Il loro unanime interesse è identico col vostro, che è pur quello della reggenza.Mentre le alte Potenze stanno compiendo la grande opera, rimanetevi dunque in quel dignitoso contegno di calma che si conviene ad un popolo, il quale attende i suoi destini da nazioni che l’Europa tutta venera ed ammira come suoi liberatori. Milano, 4 maggio 1814.Verripresidente, ecc. ecc.

90.La lettera di scusa che diresse al vicerè, egli anima sì forte, oggi per certo nessuno la scriverebbe: tant’è lontana l’abjettezza d’allora.

90.La lettera di scusa che diresse al vicerè, egli anima sì forte, oggi per certo nessuno la scriverebbe: tant’è lontana l’abjettezza d’allora.

91.Sciolti di Timone Cimbro a Cicognara, invettiva contro i mali dell’Italia nel 1802. Leopoldo Cicognara fu destituito da consigliere di Stato. Al tempo della coronazione, Napoleone gli stese la mano, dicendogli: — La nostra pace è fatta»; ma soggiunse parole aspre contro la moglie di lui, coltissima donna, e troppo memore di Venezia sua perchè volesse adularne il distruttore. Essa teneva un circolo frequentatissimo: bastarono quelle parole perchè fosse deserta da tutti, eccettuati Ippolito Pindemonte e Carlo Rosmini, due forze pacate. Il Cicognara ebbe poi alti posti, ma nella sua autobiografia dice essere stato l’unico italiano che «ottenesse a forza la demissione dagli onori, dalle cariche, dagli emolumenti, nel convincimento che nulla poteva farsi in tale stato di cose per la vera e reale felicità dell’Italia».

91.Sciolti di Timone Cimbro a Cicognara, invettiva contro i mali dell’Italia nel 1802. Leopoldo Cicognara fu destituito da consigliere di Stato. Al tempo della coronazione, Napoleone gli stese la mano, dicendogli: — La nostra pace è fatta»; ma soggiunse parole aspre contro la moglie di lui, coltissima donna, e troppo memore di Venezia sua perchè volesse adularne il distruttore. Essa teneva un circolo frequentatissimo: bastarono quelle parole perchè fosse deserta da tutti, eccettuati Ippolito Pindemonte e Carlo Rosmini, due forze pacate. Il Cicognara ebbe poi alti posti, ma nella sua autobiografia dice essere stato l’unico italiano che «ottenesse a forza la demissione dagli onori, dalle cariche, dagli emolumenti, nel convincimento che nulla poteva farsi in tale stato di cose per la vera e reale felicità dell’Italia».

92.Napoleone a Eugenio il 15 settembre 1808:Je n’ai jamais supposé que le chemin de Pordenone à Osopo dût coûter 1,500,000 fr.: si cela est, j’y renonce: que le canal de Palmanova dût coûter 3 millions, on m’avait assuré qu’il coûterait 500,000 fr.; s’il doit coûter 3 millions j’y renonce. Je n’ai jamais pu penser non plus que la digue de Mantoue coûtât un million. Causez avec les officiers du génie sur ces trois objets, et faites-moi connaître leur opinion. Mon intention est que les 300,000 fr. que j’ai accordés cette année, soient employés à la digue de Mantoue. Nella seduta del 25 febbrajo 1813, Montalivet ministro dell interno presentava al corpo legislativo francesela situazione dell’impero, dalla quale caviamo ciò che concerne l’Italia. La strada da Parigi a Torino per la Morienna e il Moncenisio, e quella dalla Spagna all’Italia pel Monginevra, erano aperte con immensi sforzi, e col costo di ventidue milioni e mezzo, e il progetto totale sommava a trenta milioni. La strada da Lione a Genova pel Lantaret dovea costare tre milioni e mezzo, e già n’erano spesi un milione e ottocento mila. La strada da Cesane a Fenestrelle pel colle di Sestriera, compimento della precedente, ottocento mila. Con sei milioni e mezzo erasi stabilita la comunicazione fra Nizza e Ventimiglia, e fra Savona e Genova; con due milioni e seicento mila quella da Savona ad Alessandria per l’Appennino: più di tre milioni per quelle da Porto Maurizio a Ceva, da Genova ad Alessandria pel col dei Giovi, da Genova a Piacenza, dalla Spezia a Parma. Tre milioni e mezzo pel ponte sul Po a Torino; un milione e cento mila pel ponte sulla Dora a Rondissone; cinquecensessanta mila per quel sulla Sesia a Vercelli; trecento mila per quel della Scrivia. Per la navigazione del Tevere, e per abbellimenti a Roma, sei milioni; poi ducento mila lire annue erano assegnate per sanar le Paludi Pontine, ma il nessun esito venne attribuito all’aver lasciato quell’immenso tratto nelle mani di trenta livellarj, anzichè spartirlo in piccoli appezzamenti. Nessun vantaggio pure si trasse dalle spese fatte per introdurre la coltura del cotone e dell’indigo e la fabbrica dello zucchero. Le fortificazioni d’Alessandria costarono venticinque milioni.

92.Napoleone a Eugenio il 15 settembre 1808:Je n’ai jamais supposé que le chemin de Pordenone à Osopo dût coûter 1,500,000 fr.: si cela est, j’y renonce: que le canal de Palmanova dût coûter 3 millions, on m’avait assuré qu’il coûterait 500,000 fr.; s’il doit coûter 3 millions j’y renonce. Je n’ai jamais pu penser non plus que la digue de Mantoue coûtât un million. Causez avec les officiers du génie sur ces trois objets, et faites-moi connaître leur opinion. Mon intention est que les 300,000 fr. que j’ai accordés cette année, soient employés à la digue de Mantoue. Nella seduta del 25 febbrajo 1813, Montalivet ministro dell interno presentava al corpo legislativo francesela situazione dell’impero, dalla quale caviamo ciò che concerne l’Italia. La strada da Parigi a Torino per la Morienna e il Moncenisio, e quella dalla Spagna all’Italia pel Monginevra, erano aperte con immensi sforzi, e col costo di ventidue milioni e mezzo, e il progetto totale sommava a trenta milioni. La strada da Lione a Genova pel Lantaret dovea costare tre milioni e mezzo, e già n’erano spesi un milione e ottocento mila. La strada da Cesane a Fenestrelle pel colle di Sestriera, compimento della precedente, ottocento mila. Con sei milioni e mezzo erasi stabilita la comunicazione fra Nizza e Ventimiglia, e fra Savona e Genova; con due milioni e seicento mila quella da Savona ad Alessandria per l’Appennino: più di tre milioni per quelle da Porto Maurizio a Ceva, da Genova ad Alessandria pel col dei Giovi, da Genova a Piacenza, dalla Spezia a Parma. Tre milioni e mezzo pel ponte sul Po a Torino; un milione e cento mila pel ponte sulla Dora a Rondissone; cinquecensessanta mila per quel sulla Sesia a Vercelli; trecento mila per quel della Scrivia. Per la navigazione del Tevere, e per abbellimenti a Roma, sei milioni; poi ducento mila lire annue erano assegnate per sanar le Paludi Pontine, ma il nessun esito venne attribuito all’aver lasciato quell’immenso tratto nelle mani di trenta livellarj, anzichè spartirlo in piccoli appezzamenti. Nessun vantaggio pure si trasse dalle spese fatte per introdurre la coltura del cotone e dell’indigo e la fabbrica dello zucchero. Le fortificazioni d’Alessandria costarono venticinque milioni.

93.Durante la repubblica s’erano soppresse le cattedre di belle lettere, e di lingue orientali e greca, come anche di storia e numismatica; sicchè Foscolo, Mezzofanti e ventiquattro altri si trovarono sul lastrico.

93.Durante la repubblica s’erano soppresse le cattedre di belle lettere, e di lingue orientali e greca, come anche di storia e numismatica; sicchè Foscolo, Mezzofanti e ventiquattro altri si trovarono sul lastrico.

94.Il 16 settembre 1805 scriveva ad Eugenio:Il ne faut pas vous épouventer des cris des Italiens. Ils ne sont jamais contents: mais faites-leur faire cette seule réflexion, Comment faisaient les Autrichiens, comment faisaient ils?.... Arrangez vous de manière à pouvoir toujours être le maître de la couronne de fer, et à l’enlever sans qu’on s’en aperçoive.E il 14 aprile 1806:Quant à l’établissement de l’hérédité, je n’ai point l’habitude de chercher mon opinion politique dans le conseil des autres, et mes peuples d’Italie me connaissent assez pour ne devoir point oublier que j’en sais plus dans mon petit doigt, qu’ils n’en savent dans toutes leurs têtes réunies. A Paris, où il y a plus de lumières qu’en Italie, lorsqu’on se tait et qu’on rend hommage a l’opinion d’un homme qui a prouvé qu’il voyait plus loins et mieux que les autres, je suis étonné qu’on n’ait pas en Italie la même condescendance.Il 21 aprile, del qual giorno esistono ben cinque lettere ad Eugenio:Il ne doit pas être question de rembourser à Venise les deux millions de contributions, qui lui ont été imposés. Ne dirait-on pas, à entendre les Vénitiens, qu’ils se sont donnés à moi par pure volonté?... Mon intention n’est pas d’appeler aucun Italien, ni aucun Vénitien aux duchés qui doivent être la récompense exclusive de mes soldats. J’ai traité Venise comme pays conquis, sans doute. L’ai-je obtenu autrement que par la victoire? Il ne faut donc point éloigner trop cette idée; mais le droit de victoire terminé, je la traiterai en bon souverain, s’ils sont bons sujets. Je vous défend de laisser jamais espérer qu’aucun Italien Vénitien puisse être nommé à aucun des duchés.Il 7 agosto 1806:Je vous envoie un exemplaire du catéchisme qui vient d’être adopté pour toute la France. S’il pouvait sans inconvénient l’être pour le royaume d’Italie, ce serait un grand bien: mais ce sont des matières très-délicates, sur lesquelles il faut être très-circonspect. Consultez le ministre des cultes. Le mieux serait que quelque évêque le publiât dans son diocèse comme catéchisme diocésain: mais il faut mettre à cela beaucoup de prudence et de secret.Infatti quel catechismo fu tradotto, e nella sez.VIIsi legge:D. Quali sono i doveri de’ cristiani verso i principi che li governano, e in particolare i nostri verso Napoleone I imperatore e re?R. I cristiani devono ai principi, e noi in particolare dobbiamo a Napoleone I, nostro imperatore e re, l’amore, il rispetto, l’obbedienza, la fedeltà, ilservizio militare, i tributi per la conservazione dell’impero e del suo trono. Inoltre gli dobbiamo fervide preghiere per la salute sua, e la prosperità spirituale e temporale dello Stato.D. Perchè siamo tenuti a questi doveri verso il nostro imperatore e re?R. Primo, perchè Dio, che crea gl’imperi e li distribuisce a volontà, colmando l’imperatore di doni in pace e in guerra, lo stabilì nostro sovrano, lo rese ministro della sua potenza, esua immagine in terra. Onorare e servire il nostro imperatore e re è dunque onorare e servire Dio stesso. Secondo, perchè Nostro Signore Gesù Cristo colla dottrina e coll’esempio c’insegnò quel che dobbiamo al nostro sovrano: nacque obbedendo all’editto di Cesare Augusto: pagò l’imposta: e come ordinò di render a Dio quel ch’è di Dio, così ordinò di render a Cesare quel ch’è di Cesare.D. Non vi sono doveri particolari che ci attacchino più fortemente a Napoleone I, nostro imperatore e re?....D. I doveri che ci legano all’imperatore, ci legheranno anche ai successori suoi legittimi nell’ordine stabilito dalla costituzione dell’impero?

94.Il 16 settembre 1805 scriveva ad Eugenio:Il ne faut pas vous épouventer des cris des Italiens. Ils ne sont jamais contents: mais faites-leur faire cette seule réflexion, Comment faisaient les Autrichiens, comment faisaient ils?.... Arrangez vous de manière à pouvoir toujours être le maître de la couronne de fer, et à l’enlever sans qu’on s’en aperçoive.

E il 14 aprile 1806:Quant à l’établissement de l’hérédité, je n’ai point l’habitude de chercher mon opinion politique dans le conseil des autres, et mes peuples d’Italie me connaissent assez pour ne devoir point oublier que j’en sais plus dans mon petit doigt, qu’ils n’en savent dans toutes leurs têtes réunies. A Paris, où il y a plus de lumières qu’en Italie, lorsqu’on se tait et qu’on rend hommage a l’opinion d’un homme qui a prouvé qu’il voyait plus loins et mieux que les autres, je suis étonné qu’on n’ait pas en Italie la même condescendance.

Il 21 aprile, del qual giorno esistono ben cinque lettere ad Eugenio:Il ne doit pas être question de rembourser à Venise les deux millions de contributions, qui lui ont été imposés. Ne dirait-on pas, à entendre les Vénitiens, qu’ils se sont donnés à moi par pure volonté?... Mon intention n’est pas d’appeler aucun Italien, ni aucun Vénitien aux duchés qui doivent être la récompense exclusive de mes soldats. J’ai traité Venise comme pays conquis, sans doute. L’ai-je obtenu autrement que par la victoire? Il ne faut donc point éloigner trop cette idée; mais le droit de victoire terminé, je la traiterai en bon souverain, s’ils sont bons sujets. Je vous défend de laisser jamais espérer qu’aucun Italien Vénitien puisse être nommé à aucun des duchés.

Il 7 agosto 1806:Je vous envoie un exemplaire du catéchisme qui vient d’être adopté pour toute la France. S’il pouvait sans inconvénient l’être pour le royaume d’Italie, ce serait un grand bien: mais ce sont des matières très-délicates, sur lesquelles il faut être très-circonspect. Consultez le ministre des cultes. Le mieux serait que quelque évêque le publiât dans son diocèse comme catéchisme diocésain: mais il faut mettre à cela beaucoup de prudence et de secret.

Infatti quel catechismo fu tradotto, e nella sez.VIIsi legge:

D. Quali sono i doveri de’ cristiani verso i principi che li governano, e in particolare i nostri verso Napoleone I imperatore e re?

R. I cristiani devono ai principi, e noi in particolare dobbiamo a Napoleone I, nostro imperatore e re, l’amore, il rispetto, l’obbedienza, la fedeltà, ilservizio militare, i tributi per la conservazione dell’impero e del suo trono. Inoltre gli dobbiamo fervide preghiere per la salute sua, e la prosperità spirituale e temporale dello Stato.

D. Perchè siamo tenuti a questi doveri verso il nostro imperatore e re?

R. Primo, perchè Dio, che crea gl’imperi e li distribuisce a volontà, colmando l’imperatore di doni in pace e in guerra, lo stabilì nostro sovrano, lo rese ministro della sua potenza, esua immagine in terra. Onorare e servire il nostro imperatore e re è dunque onorare e servire Dio stesso. Secondo, perchè Nostro Signore Gesù Cristo colla dottrina e coll’esempio c’insegnò quel che dobbiamo al nostro sovrano: nacque obbedendo all’editto di Cesare Augusto: pagò l’imposta: e come ordinò di render a Dio quel ch’è di Dio, così ordinò di render a Cesare quel ch’è di Cesare.

D. Non vi sono doveri particolari che ci attacchino più fortemente a Napoleone I, nostro imperatore e re?....

D. I doveri che ci legano all’imperatore, ci legheranno anche ai successori suoi legittimi nell’ordine stabilito dalla costituzione dell’impero?

95.NeiSaggi di Criticadel Foscolo, p. 209, vol.II, è detto che nel regno d’Italia i nobili novelli creati da Buonaparte non sarebbero mai stati ammessi alle feste o ai circoli degli antichi patrizj milanesi. In ciò il Foscolo non vede che assurda e boriosa ostentazione: dappoi parve nobile disdegno della servitù straniera.

95.NeiSaggi di Criticadel Foscolo, p. 209, vol.II, è detto che nel regno d’Italia i nobili novelli creati da Buonaparte non sarebbero mai stati ammessi alle feste o ai circoli degli antichi patrizj milanesi. In ciò il Foscolo non vede che assurda e boriosa ostentazione: dappoi parve nobile disdegno della servitù straniera.

96.La creazione dei dodici grandi feudi nel regno, e tanto peggio le aggiunte che poi fece di altri ne’ paesi novamente annessi e nel regno di Napoli, è uno degli errori di Napoleone, che, figlio della rivoluzione, retrocedeva sino ai tempi feudali e barbari, quando un capo di invasori spartiva i territorj conquistati fra i suoi generali, e gl’investiva colla spada, e creava ai confini del regno le grandi marche, come un tempo era stata la Marca trevisana. Per indietreggiare fin a questa distinzione di terre e ai possessi feudali, Napoleone non dava la minima ragione, salvo la conquista; e ciò ch’è deplorabile ancora più che gli abusi della forza, non trovo che il minimo lamento ne movessero gli Italiani. Eppure il loro amor proprio doveva sentirsi oltraggiato da questa istituzione, tutta a favor dell’impero, di questo vassallaggio del patrio suolo alla conquista forestiera; ma v’è tempi ove quei che potrebbero e dovrebbero alzar la voce contro gli abusi, o almeno protestare col silenzio, s’affrettano ad applaudirli, purchè possano profittarne.

96.La creazione dei dodici grandi feudi nel regno, e tanto peggio le aggiunte che poi fece di altri ne’ paesi novamente annessi e nel regno di Napoli, è uno degli errori di Napoleone, che, figlio della rivoluzione, retrocedeva sino ai tempi feudali e barbari, quando un capo di invasori spartiva i territorj conquistati fra i suoi generali, e gl’investiva colla spada, e creava ai confini del regno le grandi marche, come un tempo era stata la Marca trevisana. Per indietreggiare fin a questa distinzione di terre e ai possessi feudali, Napoleone non dava la minima ragione, salvo la conquista; e ciò ch’è deplorabile ancora più che gli abusi della forza, non trovo che il minimo lamento ne movessero gli Italiani. Eppure il loro amor proprio doveva sentirsi oltraggiato da questa istituzione, tutta a favor dell’impero, di questo vassallaggio del patrio suolo alla conquista forestiera; ma v’è tempi ove quei che potrebbero e dovrebbero alzar la voce contro gli abusi, o almeno protestare col silenzio, s’affrettano ad applaudirli, purchè possano profittarne.

97.Jacopo Morelli, celebre bibliotecario della Marciana, patì immensamente delle sottrazioni fatte a questa biblioteca ch’egli guardava come propria cosa. Pranzando un giorno col vicerè, venne richiesto se, fra tante ricchezze, egli saprebbe indicare i dodici volumi che soli volesse salvare perdendo gli altri. Impaurito che si abusasse della sua decisione disse: — In questo momento di piacere m’è impossibile affaticar la mente su domanda così scabrosa». E il vicerè: — Bene, bene; non si devono mai svelare tutte le attrattive della propria amante». Il Morelli fu soprattutto cercatore d’opuscoli, ne lasciò ventimila a quella biblioteca, e volea scriver un trattatoDell’utilità che si può trarre dagli opuscoli.

97.Jacopo Morelli, celebre bibliotecario della Marciana, patì immensamente delle sottrazioni fatte a questa biblioteca ch’egli guardava come propria cosa. Pranzando un giorno col vicerè, venne richiesto se, fra tante ricchezze, egli saprebbe indicare i dodici volumi che soli volesse salvare perdendo gli altri. Impaurito che si abusasse della sua decisione disse: — In questo momento di piacere m’è impossibile affaticar la mente su domanda così scabrosa». E il vicerè: — Bene, bene; non si devono mai svelare tutte le attrattive della propria amante». Il Morelli fu soprattutto cercatore d’opuscoli, ne lasciò ventimila a quella biblioteca, e volea scriver un trattatoDell’utilità che si può trarre dagli opuscoli.

98.Lettera 14 aprile 1806 nellaCorrespondance du prince Eugène.

98.Lettera 14 aprile 1806 nellaCorrespondance du prince Eugène.

99.Nel febbrajo 1806 Napoleone scriveva al vicerè:Partez du principe que j’ai besoin de beaucoup d’argent. On voudrait dans ce pays l’impossible: payer peu de contributions, avoir peu de troupes, et se trouver une grande nation: tout cela est chimère. Quant aux impositions, la seule réponse à faire est celle ci: Paye t-on plus qu’en France?Anche il conte di Cavour ripetea sempre: «Bisogna pagare, e pagare, e pagare». I suoi successori calcano le sue orme.

99.Nel febbrajo 1806 Napoleone scriveva al vicerè:Partez du principe que j’ai besoin de beaucoup d’argent. On voudrait dans ce pays l’impossible: payer peu de contributions, avoir peu de troupes, et se trouver une grande nation: tout cela est chimère. Quant aux impositions, la seule réponse à faire est celle ci: Paye t-on plus qu’en France?Anche il conte di Cavour ripetea sempre: «Bisogna pagare, e pagare, e pagare». I suoi successori calcano le sue orme.

100.NeiMémoires tirés des papiers d’un homme d’État, che sono una delle pubblicazioni più curiose dei nostri giorni, si legge:Prina souple instrument des exigences de Napoléon, torturait son génie pour trouver les moyens de pressurer un pays, auquel on avait solennellement promis tant de prospérité, et il acquérait la faveur de son insatiable maître au prix de la haine générale. Les projets de ce ministre, qui fut pour l’Italie ce que le trop célèbre abbé Terray avait été jadis pour la France, n’était soumis à aucun genre de contrôle: Napoléon voulait, il fallait obéir. Cependant toutes les ressources de son habilité tortionnaire se trouvaient épuisées avant qu’on renonçât à y recourir pour de nouvelles exactions: les améliorations imaginaires pompeusement combinées afin de couvrir tant d’oppression réelle, et publiées dans les gazettes comme une preuve des soins paternels du monarque français, étaient pour la plupart ou suspendues ou abandonnées, d’autant plus que, de leur côté, les généraux français employaient tous les moyens en leur pouvoir d’épuiser le pays pour accroître leur propre fortune.L’Italia francese (escluso il regno d’Italia) produceva alla Francia quaranta milioni; di cui diciotto pagavano l’amministrazione, polizia e strade; ventidue per piazze forti, e per mantenere cenventimila uomini a tutela del paese (1807). VediThiers,Histoire du Consolat et de l’Empire, vol.VIII.

100.NeiMémoires tirés des papiers d’un homme d’État, che sono una delle pubblicazioni più curiose dei nostri giorni, si legge:Prina souple instrument des exigences de Napoléon, torturait son génie pour trouver les moyens de pressurer un pays, auquel on avait solennellement promis tant de prospérité, et il acquérait la faveur de son insatiable maître au prix de la haine générale. Les projets de ce ministre, qui fut pour l’Italie ce que le trop célèbre abbé Terray avait été jadis pour la France, n’était soumis à aucun genre de contrôle: Napoléon voulait, il fallait obéir. Cependant toutes les ressources de son habilité tortionnaire se trouvaient épuisées avant qu’on renonçât à y recourir pour de nouvelles exactions: les améliorations imaginaires pompeusement combinées afin de couvrir tant d’oppression réelle, et publiées dans les gazettes comme une preuve des soins paternels du monarque français, étaient pour la plupart ou suspendues ou abandonnées, d’autant plus que, de leur côté, les généraux français employaient tous les moyens en leur pouvoir d’épuiser le pays pour accroître leur propre fortune.

L’Italia francese (escluso il regno d’Italia) produceva alla Francia quaranta milioni; di cui diciotto pagavano l’amministrazione, polizia e strade; ventidue per piazze forti, e per mantenere cenventimila uomini a tutela del paese (1807). VediThiers,Histoire du Consolat et de l’Empire, vol.VIII.

101.L’adulazione postuma, che venne di moda verso il regno d’Italia, fa esaltare ancora i rendiconti del Prina e le illazioni del Pecchio, che si appoggia unicamente su quelli, colla fede d’un gazzettiere ufficiale. Senza cercare altre autorità, adduciamo quella sola del vicerè, che scriveva a Napoleone il 26 dicembre 1810: «V. M. mi fece l’onore di ripetermi più volte che diminuirebbe i carichi del suo regno a misura che s’assoderebbe; e nel lavoro dell’anno passato mi fece l’onore di dirmi che non avrebbe esatto dal suo regno che cenventi milioni. Di fatto non è possibile imporgli maggiore aggravio. L’interruzione totale del commercio, il deperimento delle manifatture di seta e di cotone, l’annichilamento del prodotto delle dogane sia pel divieto d’introdurre merci forestiere, sia pel tenue dazio delle francesi; infine la distrazione di due milioni del prodotto delle dogane per incoraggiare le manifatture di seta, ordinata da V. M.; tutto ciò impedisce di ripromettersi un’entrata più considerevole».

101.L’adulazione postuma, che venne di moda verso il regno d’Italia, fa esaltare ancora i rendiconti del Prina e le illazioni del Pecchio, che si appoggia unicamente su quelli, colla fede d’un gazzettiere ufficiale. Senza cercare altre autorità, adduciamo quella sola del vicerè, che scriveva a Napoleone il 26 dicembre 1810: «V. M. mi fece l’onore di ripetermi più volte che diminuirebbe i carichi del suo regno a misura che s’assoderebbe; e nel lavoro dell’anno passato mi fece l’onore di dirmi che non avrebbe esatto dal suo regno che cenventi milioni. Di fatto non è possibile imporgli maggiore aggravio. L’interruzione totale del commercio, il deperimento delle manifatture di seta e di cotone, l’annichilamento del prodotto delle dogane sia pel divieto d’introdurre merci forestiere, sia pel tenue dazio delle francesi; infine la distrazione di due milioni del prodotto delle dogane per incoraggiare le manifatture di seta, ordinata da V. M.; tutto ciò impedisce di ripromettersi un’entrata più considerevole».

102.Nelle Memorie del principe Eugenio, tom.II, p. 12, riferendosi l’ammutinamento di Crespino, si dice:Cette révolte était d’autant moins motivées, que jamais ce pays n’avait appartenu à l’Autriche. Strana ragione davvero, sol conveniente a coloro che dicono, tutto il liberalismo degli Italiani consistere nel ribramare i Tedeschi quando sono sotto ai Francesi e viceversa.E a pag. 179 è la lettera 21 marzo 1806 di Napoleone:J’ai reçu la réclamation de la commune de Crespino: je n’entends pas raillerie; mes drapeaux ont été insultés, mes ennemis accueillis; il faut du sang pour expier le crime de cette révolte. Si cette Commune veut se laver de l’opprobre dont elle s’est couverte, il faut qu’elle livre les trois principaux coupables pour être traduits devant une commission militaire, et être fusillés avec un écriteau portant ces motsTraditori al liberatore d’Italia ed alla patria italiana.Alors je pardonnerai à la Commune, et je révoquerai mon décret.Dopo la battaglia della Piave, Napoleone scriveva a Eugenio, il 10 maggio 1809:On dit que l’évêque d’Udine s’est mal comporté: si cela est, il faut le faire fusiller. Il est temps enfin de faire un exemple de ces prêtres, et tout est permis au premier moment de la rentrée. Que cela soit fait 24 heures après la réception de ma lettre, c’est un exemple utile. S’il est quelqu’autre individu qui se soit mal comporté, faites-les arrêter. Si Trieste vient à être en votre pouvoir, imposez-lui 50 millions de contributions, et faites arrêter quarante des principaux habitants, pour vous assurer du payement. Faites mettre le séquestre sur tous les navires jusqu’à ce que cette contribution soit acquittée. Vous suivrez cela à la lettre; j’ai pardonné trop souvent à cette ville.

102.Nelle Memorie del principe Eugenio, tom.II, p. 12, riferendosi l’ammutinamento di Crespino, si dice:Cette révolte était d’autant moins motivées, que jamais ce pays n’avait appartenu à l’Autriche. Strana ragione davvero, sol conveniente a coloro che dicono, tutto il liberalismo degli Italiani consistere nel ribramare i Tedeschi quando sono sotto ai Francesi e viceversa.

E a pag. 179 è la lettera 21 marzo 1806 di Napoleone:J’ai reçu la réclamation de la commune de Crespino: je n’entends pas raillerie; mes drapeaux ont été insultés, mes ennemis accueillis; il faut du sang pour expier le crime de cette révolte. Si cette Commune veut se laver de l’opprobre dont elle s’est couverte, il faut qu’elle livre les trois principaux coupables pour être traduits devant une commission militaire, et être fusillés avec un écriteau portant ces motsTraditori al liberatore d’Italia ed alla patria italiana.Alors je pardonnerai à la Commune, et je révoquerai mon décret.

Dopo la battaglia della Piave, Napoleone scriveva a Eugenio, il 10 maggio 1809:On dit que l’évêque d’Udine s’est mal comporté: si cela est, il faut le faire fusiller. Il est temps enfin de faire un exemple de ces prêtres, et tout est permis au premier moment de la rentrée. Que cela soit fait 24 heures après la réception de ma lettre, c’est un exemple utile. S’il est quelqu’autre individu qui se soit mal comporté, faites-les arrêter. Si Trieste vient à être en votre pouvoir, imposez-lui 50 millions de contributions, et faites arrêter quarante des principaux habitants, pour vous assurer du payement. Faites mettre le séquestre sur tous les navires jusqu’à ce que cette contribution soit acquittée. Vous suivrez cela à la lettre; j’ai pardonné trop souvent à cette ville.

103.Questo proclama è dato come una scoperta, una rarità in una storia recente, bassamente adulatrice dell’antico Piemonte (Del Gualterio). Esso leggesi fin nel Botta: in pieno dominio austriaco io lo stampai nellaStoria della diocesi di Como; nè l’Austria se ne ascondeva, dicendo che tali promesse erano condizionate al ribellarsi de’ paesi: e questi nol fecero.

103.Questo proclama è dato come una scoperta, una rarità in una storia recente, bassamente adulatrice dell’antico Piemonte (Del Gualterio). Esso leggesi fin nel Botta: in pieno dominio austriaco io lo stampai nellaStoria della diocesi di Como; nè l’Austria se ne ascondeva, dicendo che tali promesse erano condizionate al ribellarsi de’ paesi: e questi nol fecero.

104.Il vicerè annunziò aver perduto duemila combattenti e due generali feriti; gli Austriaci d’averne uccisi ottomila, preso quattromila seicensessantasei prigioni, dodici cannoni, mentre essi perdettero tremila seicento uomini. Il Coraccini parla di dodicimila Italiani periti. Fu stampata allora unaHistoire de la campagne de S. A. I. Eugène Napoléon, in tono così iperbolico, che si dubitò fosse ironia; e la Corte fece comprare tutti gli esemplari, e ricattare i già venduti.

104.Il vicerè annunziò aver perduto duemila combattenti e due generali feriti; gli Austriaci d’averne uccisi ottomila, preso quattromila seicensessantasei prigioni, dodici cannoni, mentre essi perdettero tremila seicento uomini. Il Coraccini parla di dodicimila Italiani periti. Fu stampata allora unaHistoire de la campagne de S. A. I. Eugène Napoléon, in tono così iperbolico, che si dubitò fosse ironia; e la Corte fece comprare tutti gli esemplari, e ricattare i già venduti.

105.Marzio Mastrilli marchese del Gallo, palermitano, era ambasciatore a Vienna quando nel 1797 si temè che Buonaparte marciasse contro di essa, e fu spedito a trattare privatamente con quello. Firmò i preliminari di Leoben, e più conciliativo di Cobentzel, meglio valse a condur la pace. Ebbe poi gran parte in tutte le vicende seguenti fino al 1821, quando adoprò a dissuadere Ferdinando dal tradimento di Lubiana.

105.Marzio Mastrilli marchese del Gallo, palermitano, era ambasciatore a Vienna quando nel 1797 si temè che Buonaparte marciasse contro di essa, e fu spedito a trattare privatamente con quello. Firmò i preliminari di Leoben, e più conciliativo di Cobentzel, meglio valse a condur la pace. Ebbe poi gran parte in tutte le vicende seguenti fino al 1821, quando adoprò a dissuadere Ferdinando dal tradimento di Lubiana.

106.È un vastissimo piano di 103 chilometri sopra 50, irrigato da fiumi, cinto da monti e feracissimo; da Alfonso d’Aragona, verso il 1450, fu concesso in enfiteusi, ed è goduto da pastori, che pagano allo Stato un canone, fruttante circa sei milioni; e non può esser chiuso da mura nè siepi, dovendo restar aperto al pascolo vago.

106.È un vastissimo piano di 103 chilometri sopra 50, irrigato da fiumi, cinto da monti e feracissimo; da Alfonso d’Aragona, verso il 1450, fu concesso in enfiteusi, ed è goduto da pastori, che pagano allo Stato un canone, fruttante circa sei milioni; e non può esser chiuso da mura nè siepi, dovendo restar aperto al pascolo vago.

107.Pasquale Borelli m’assicurò che, come segretario della prefettura di polizia, aveva dovuto compilare il processo contro un tal Abussi che, per incarico della polizia, avea scritto finte lettere, sopra le quali furono condannati alla forca il marchese Palmieri, il figlio del duca Filomarino ed altri. Capo della commissione straordinaria era lo storico Colletta.

107.Pasquale Borelli m’assicurò che, come segretario della prefettura di polizia, aveva dovuto compilare il processo contro un tal Abussi che, per incarico della polizia, avea scritto finte lettere, sopra le quali furono condannati alla forca il marchese Palmieri, il figlio del duca Filomarino ed altri. Capo della commissione straordinaria era lo storico Colletta.

108.Vedi la preziosaCorrespondance du roi Joseph, Parigi 1853, e specialmente al vol.II, pag. 422-433; e le lettere di Napoleone del 6 marzo, 22 aprile, 31 maggio, 9 agosto, 2 settembre 1806, citate da Thiers,Histoire du Consolat, lib.XXV.

108.Vedi la preziosaCorrespondance du roi Joseph, Parigi 1853, e specialmente al vol.II, pag. 422-433; e le lettere di Napoleone del 6 marzo, 22 aprile, 31 maggio, 9 agosto, 2 settembre 1806, citate da Thiers,Histoire du Consolat, lib.XXV.

109.Correspondance, tom.II, pag. 131, 810.

109.Correspondance, tom.II, pag. 131, 810.

110.Correspondance, tom.II. p. 121.

110.Correspondance, tom.II. p. 121.

111.Pag. 127, 230, 417, 418.

111.Pag. 127, 230, 417, 418.

112.È pubblicata nel bullettino delle leggi delle Due Sicilie del 1808, pag. 146. Confermando i provvedimenti già presi, rendeva costituzionali il ministero, il consiglio di Stato, e introduceva un Parlamento di cento membri, divisi in cinque sedili, del clero, de’ nobili, de’ possidenti, de’ dotti, dei negozianti; gli altri a vita; possidenti e negozianti eleggibili ad ogni sessione; il Parlamento non propone, ma tratta le materie sottopostegli dagli oratori del Governo; secrete le tornate; punita la pubblicazione dei dibattimenti e dei voti.

112.È pubblicata nel bullettino delle leggi delle Due Sicilie del 1808, pag. 146. Confermando i provvedimenti già presi, rendeva costituzionali il ministero, il consiglio di Stato, e introduceva un Parlamento di cento membri, divisi in cinque sedili, del clero, de’ nobili, de’ possidenti, de’ dotti, dei negozianti; gli altri a vita; possidenti e negozianti eleggibili ad ogni sessione; il Parlamento non propone, ma tratta le materie sottopostegli dagli oratori del Governo; secrete le tornate; punita la pubblicazione dei dibattimenti e dei voti.

113.Nella costituzione siciliana del 1812 leggiamo: «Le angarie e parangarie, introdotte soltanto dalla prerogativa signorile, restano abolite senza indennizzo. Quindi cesseranno le corrispondenze di gallina, di testatico, di fumo, di vetture, le obbligazioni di trasportare in preferenza i generi del barone, di venderne con prelazione i prodotti, e tutte le opere personali e prestazioni servili, provenienti dalla condizione di vassallo a signore. Sono egualmente aboliti senza indennizzo i diritti privativi e proibitivi per non molire (macinare) i cittadini in altri trappeti e molini fuori che in quello dello stesso, di non condursi altrove che ne’ di lui alberghi, fondachi ed osterie: i diritti di zagato per non vendere comestibili e potabili in altro luogo che nella taverna baronale e simili, qualora fossero stabiliti dalla semplice prerogativa signorile e forza baronale».Da qui appaja quante antiche servitù esistessero ancora. David Winspeare annoverava che nel Napoletano sussistessero 1395 diritti su cose e persone, quando vi giunsero i Napoleonidi.

113.Nella costituzione siciliana del 1812 leggiamo: «Le angarie e parangarie, introdotte soltanto dalla prerogativa signorile, restano abolite senza indennizzo. Quindi cesseranno le corrispondenze di gallina, di testatico, di fumo, di vetture, le obbligazioni di trasportare in preferenza i generi del barone, di venderne con prelazione i prodotti, e tutte le opere personali e prestazioni servili, provenienti dalla condizione di vassallo a signore. Sono egualmente aboliti senza indennizzo i diritti privativi e proibitivi per non molire (macinare) i cittadini in altri trappeti e molini fuori che in quello dello stesso, di non condursi altrove che ne’ di lui alberghi, fondachi ed osterie: i diritti di zagato per non vendere comestibili e potabili in altro luogo che nella taverna baronale e simili, qualora fossero stabiliti dalla semplice prerogativa signorile e forza baronale».

Da qui appaja quante antiche servitù esistessero ancora. David Winspeare annoverava che nel Napoletano sussistessero 1395 diritti su cose e persone, quando vi giunsero i Napoleonidi.

114.Tra il resto, imponeva ai vescovi un giuramento di fedeltà al re, sino ad obbligarsi di denunziare chi sapessero far trame contro di esso. È il giuramento che si usa ancora.

114.Tra il resto, imponeva ai vescovi un giuramento di fedeltà al re, sino ad obbligarsi di denunziare chi sapessero far trame contro di esso. È il giuramento che si usa ancora.

115.«Intanto innumerevoli spie son qui mantenute, e tutta Roma, tutto lo Stato Pontifizio sono in preda alle loro calunnie; il palazzo apostolico n’è assediato, come fosse un castello munito». Nota del Consalvi a Talleyrand, 1805.

115.«Intanto innumerevoli spie son qui mantenute, e tutta Roma, tutto lo Stato Pontifizio sono in preda alle loro calunnie; il palazzo apostolico n’è assediato, come fosse un castello munito». Nota del Consalvi a Talleyrand, 1805.

116.Lettera da Monaco, 7 gennajo 1806.

116.Lettera da Monaco, 7 gennajo 1806.

117.Nella vita del cardinale Fesch, scritta dall’abate Lyonnet, viene raccontato che un Marseria côrso, emissario del ministro inglese Pitt, venne ad esortar Napoleone primo console a riconciliarsi con Inghilterra, e insieme dare a questa la pace interna col far abbracciare il protestantismo alla Francia. Napoleone avrebbegli risposto che, quanto alle cose del mondo, fidava nella propria spada; delle cose del cielo toccava a Roma sola il decidere: che del resto una religione non può crearsi se non montando al Calvario, e ch’egli non avea di tali voglie.

117.Nella vita del cardinale Fesch, scritta dall’abate Lyonnet, viene raccontato che un Marseria côrso, emissario del ministro inglese Pitt, venne ad esortar Napoleone primo console a riconciliarsi con Inghilterra, e insieme dare a questa la pace interna col far abbracciare il protestantismo alla Francia. Napoleone avrebbegli risposto che, quanto alle cose del mondo, fidava nella propria spada; delle cose del cielo toccava a Roma sola il decidere: che del resto una religione non può crearsi se non montando al Calvario, e ch’egli non avea di tali voglie.

118.Napoleone scriveva al vicerè:J’ai lu votre lettre au pape. Elle m’a paru fort bien; mais je doute qu’elle produise quelque chose, car ces gens-là sont ineptes au delà de ce qu’on peut imaginer. Toute réflexion faite, je n’écrirai pas au pape. Je ne veux pas me jeter dans les tracasseries avec ces nigauds. Le plus court c’est de s’en passer.

118.Napoleone scriveva al vicerè:J’ai lu votre lettre au pape. Elle m’a paru fort bien; mais je doute qu’elle produise quelque chose, car ces gens-là sont ineptes au delà de ce qu’on peut imaginer. Toute réflexion faite, je n’écrirai pas au pape. Je ne veux pas me jeter dans les tracasseries avec ces nigauds. Le plus court c’est de s’en passer.

119.Di Venezia fu nominato patriarca nel 1811 Stefano Bonsignori, già vescovo di Faenza, ma fu considerato come intruso; e quando nel 1814 cessò di essere amministratore capitolare, vennero sottoposti a penitenza quanti da lui aveano avuto il presbiterato; a otto giorni di esercizj spirituali quelli da lui promossi agli ordini maggiori, a tre giorni quelli ai minori.

119.Di Venezia fu nominato patriarca nel 1811 Stefano Bonsignori, già vescovo di Faenza, ma fu considerato come intruso; e quando nel 1814 cessò di essere amministratore capitolare, vennero sottoposti a penitenza quanti da lui aveano avuto il presbiterato; a otto giorni di esercizj spirituali quelli da lui promossi agli ordini maggiori, a tre giorni quelli ai minori.

120.Lettera di Talleyrand al legato Caprara, 28 aprile 1806.

120.Lettera di Talleyrand al legato Caprara, 28 aprile 1806.

121.Il Borghese, benchè cognato dell’imperatore, negava cederla, perchè fedecommessagli; alfine acconsentì, comprendendovi pure i Monumenti Gabinj: e malgrado la protesta del Governo romano, furono spediti a Parigi ducencinquantacinque capi d’arte; pagati quattordici milioni inscritti sul gran libro, o piuttosto ciuquecentomila lire di rendita, a quanto si disse. Caduto Napoleone, il principe li reclamò; ma Luigi XVIII non volle rescinder il contratto, e rimasero in Francia.Dicono che Paolina Borghese posasse avanti il Canova; e avendo una sua damigella esclamato, — Come! gli steste davanti così nuda?» essa rispose: — Oh, ma la stanza era calda». I nostri padri la vedeano talora comparire ad un ballo con un gran manicotto di famosissimo pelo, ed ivi gettarlo a terra per posarvi i piedi. Delle satire de’ Romani contro di lei alcune sono sanguinose come quella:Dos ficta, facies picta, v.... refricta, e in occasione dei restauri alle ville Borghesi:Paulus struxit, Paulina destruxit.

121.Il Borghese, benchè cognato dell’imperatore, negava cederla, perchè fedecommessagli; alfine acconsentì, comprendendovi pure i Monumenti Gabinj: e malgrado la protesta del Governo romano, furono spediti a Parigi ducencinquantacinque capi d’arte; pagati quattordici milioni inscritti sul gran libro, o piuttosto ciuquecentomila lire di rendita, a quanto si disse. Caduto Napoleone, il principe li reclamò; ma Luigi XVIII non volle rescinder il contratto, e rimasero in Francia.

Dicono che Paolina Borghese posasse avanti il Canova; e avendo una sua damigella esclamato, — Come! gli steste davanti così nuda?» essa rispose: — Oh, ma la stanza era calda». I nostri padri la vedeano talora comparire ad un ballo con un gran manicotto di famosissimo pelo, ed ivi gettarlo a terra per posarvi i piedi. Delle satire de’ Romani contro di lei alcune sono sanguinose come quella:Dos ficta, facies picta, v.... refricta, e in occasione dei restauri alle ville Borghesi:Paulus struxit, Paulina destruxit.

122.Napoleone ad Eugenio il 16 agosto 1807:Le pape est résolu de m’envoyer le cardinal Litta. Nous verrons ce que ces gens-là veulent faire. Le cardinal Litta est un des plus mauvais hommes du sacre Collège. Il passera par Milan. Il faut que le vieux Litta le tance fortement comme chef de la famille, lui disant qu’ils sont des....; qu’ils veulent perdre leur temporel: que ce n’est pas le pape qu’on accusera, mais que le blâmes des hommes sensés en tombera sur les cardinaux qui le conseillent si mal.E al 17:Après les renseignements que j’ai pris sur le cardinal Litta, je me suis résolus à ne pas l’accepter. Si jamais il avait quittè Rome, mon intention est que vous lui donniez l’ordre de se rendre dans les terres de son frère, sans qu’ils puisse retourner à Rome, ni se rendre en France. Faites-lui écrire par son frère qu’il ferait mieux de rester tranquille, et de ne pas se mettre avec la tourbe des gens qui seulement me contrarient: que mon intention, s’ils ne se tiennent pas tranquilles, est d’envoyer dix-milles hommes à Rome, d’en exiler à soixante lieues tous le cardinaux turbulents, dont lui, Antonelli et Pietri sont du nombre.

122.Napoleone ad Eugenio il 16 agosto 1807:Le pape est résolu de m’envoyer le cardinal Litta. Nous verrons ce que ces gens-là veulent faire. Le cardinal Litta est un des plus mauvais hommes du sacre Collège. Il passera par Milan. Il faut que le vieux Litta le tance fortement comme chef de la famille, lui disant qu’ils sont des....; qu’ils veulent perdre leur temporel: que ce n’est pas le pape qu’on accusera, mais que le blâmes des hommes sensés en tombera sur les cardinaux qui le conseillent si mal.

E al 17:Après les renseignements que j’ai pris sur le cardinal Litta, je me suis résolus à ne pas l’accepter. Si jamais il avait quittè Rome, mon intention est que vous lui donniez l’ordre de se rendre dans les terres de son frère, sans qu’ils puisse retourner à Rome, ni se rendre en France. Faites-lui écrire par son frère qu’il ferait mieux de rester tranquille, et de ne pas se mettre avec la tourbe des gens qui seulement me contrarient: que mon intention, s’ils ne se tiennent pas tranquilles, est d’envoyer dix-milles hommes à Rome, d’en exiler à soixante lieues tous le cardinaux turbulents, dont lui, Antonelli et Pietri sont du nombre.

123.Istruzioni segrete di Champagny a M. Alquier, 23 gennajo 1808. Fino Léfèbvre,Histoire des cabinets de l’Europe, cap. 27, che nel tono consueto de’ Francesi giustifica sempre il forte, qui esclama: — Fa pena a vedere il padrone della Francia, uomo di tanta forza e tanto genio, adoprare la bella sua intelligenza a ingannare e abbattere un vecchio, le cui resistenze provenivano da convinzioni ardenti e da scrupoli di coscienza, al postutto rispettabili».

123.Istruzioni segrete di Champagny a M. Alquier, 23 gennajo 1808. Fino Léfèbvre,Histoire des cabinets de l’Europe, cap. 27, che nel tono consueto de’ Francesi giustifica sempre il forte, qui esclama: — Fa pena a vedere il padrone della Francia, uomo di tanta forza e tanto genio, adoprare la bella sua intelligenza a ingannare e abbattere un vecchio, le cui resistenze provenivano da convinzioni ardenti e da scrupoli di coscienza, al postutto rispettabili».

124.Il cardinale Pacca professa che sarebbe stato «lecito di permettere al popolo di liberarsi da quegl’ingiusti aggressori. Tutte le leggi naturali, divine ed umane danno il diritto agli oppressi ingiustamente di respingere la forza colla forza, e di scuotere un giogo che senz’alcuna ragione fu loro imposto»;Memorie storiche, parteI, cap. 4. E adduce il passo di Wattel:Qu’un avide et injuste conquérant subjugue une nation, qu’il a forcée à accepter des conditions dures, honteuses, insupportables, la nécessité la contraint à se soumettre: mais ce repos apparent n’est pas une paix; c’est une oppression que l’on souffre tandis qu’on manque de moyens pour s’en délivrer, et contre laquelle des gens de cœur se soulèvent à la première occasion favorable.Egli reca il viglietto di M. Alquier al papa quando le truppe occuparono Roma.Cet événement n’a rien d’allarmant; je prend sur moi de le garantir. Si les troupes de sa majesté devaient rester pendant quelques jours à Rome, cette mesure ne serait que passagère: elle n’offrirait aucune apparence de danger ni pour le présent, ni pour l’avenir.

124.Il cardinale Pacca professa che sarebbe stato «lecito di permettere al popolo di liberarsi da quegl’ingiusti aggressori. Tutte le leggi naturali, divine ed umane danno il diritto agli oppressi ingiustamente di respingere la forza colla forza, e di scuotere un giogo che senz’alcuna ragione fu loro imposto»;Memorie storiche, parteI, cap. 4. E adduce il passo di Wattel:Qu’un avide et injuste conquérant subjugue une nation, qu’il a forcée à accepter des conditions dures, honteuses, insupportables, la nécessité la contraint à se soumettre: mais ce repos apparent n’est pas une paix; c’est une oppression que l’on souffre tandis qu’on manque de moyens pour s’en délivrer, et contre laquelle des gens de cœur se soulèvent à la première occasion favorable.Egli reca il viglietto di M. Alquier al papa quando le truppe occuparono Roma.Cet événement n’a rien d’allarmant; je prend sur moi de le garantir. Si les troupes de sa majesté devaient rester pendant quelques jours à Rome, cette mesure ne serait que passagère: elle n’offrirait aucune apparence de danger ni pour le présent, ni pour l’avenir.

125.«Ciò permise la Provvidenza per confermare sempre più la divina lezione data ai papi, ed ai ministri della Chiesa, spesso ripetuta dalla sacra Scrittura, di non riporre la loro fiducia ne’ principi della terra».Pacca,Memorie storiche, introduzione alla parteII.

125.«Ciò permise la Provvidenza per confermare sempre più la divina lezione data ai papi, ed ai ministri della Chiesa, spesso ripetuta dalla sacra Scrittura, di non riporre la loro fiducia ne’ principi della terra».Pacca,Memorie storiche, introduzione alla parteII.

126.Thiers, raccontato l’affare dei cardinali che non comparvero al matrimonio, e come Napoleone ordinò fossero sporporati, dispersi per le provincie, sequestrate le rendite loro e fin i beni patrimoniali, soggiunge: «Non poteasi rispondere con più violenza a un’opposizione piùimprudente e condannabile. Fra i tredici cardinali trovavasi Opizzoni arcivescovo di Bologna. Lo fece chiamare dal vicerè d’Italia, e minacciare dei più severi castighi se non si dimetteva immediatamente di tutte le dignità ecclesiastiche. Quest’ingrato, colpito di terrore, diede la dimissione richiesta versando torrenti di lagrime, e subito lasciò Parigi pel ritiro fra d’esiglio e di prigionia assegnatogli».Histoire du Consolat et de l’Empire, lib.XXXVIII. (Su ciò vedasi la lettera di Napoleone ad Eugenio 3 aprile 1810, ove qualifica d’infame conduitequella dell’Opizzoni).Thiers istesso poco prima, giudicando il blocco, scrive: «Per quanto violenti fossero i mezzi a cui Napoleone era costretto, l’importanza dello scopo era sì grande, ch’è forza scusar ciò che e’ fece per raggiungerlo; anzi il principal suo torto fu di non essere stato abbastanza perseverante».

126.Thiers, raccontato l’affare dei cardinali che non comparvero al matrimonio, e come Napoleone ordinò fossero sporporati, dispersi per le provincie, sequestrate le rendite loro e fin i beni patrimoniali, soggiunge: «Non poteasi rispondere con più violenza a un’opposizione piùimprudente e condannabile. Fra i tredici cardinali trovavasi Opizzoni arcivescovo di Bologna. Lo fece chiamare dal vicerè d’Italia, e minacciare dei più severi castighi se non si dimetteva immediatamente di tutte le dignità ecclesiastiche. Quest’ingrato, colpito di terrore, diede la dimissione richiesta versando torrenti di lagrime, e subito lasciò Parigi pel ritiro fra d’esiglio e di prigionia assegnatogli».Histoire du Consolat et de l’Empire, lib.XXXVIII. (Su ciò vedasi la lettera di Napoleone ad Eugenio 3 aprile 1810, ove qualifica d’infame conduitequella dell’Opizzoni).

Thiers istesso poco prima, giudicando il blocco, scrive: «Per quanto violenti fossero i mezzi a cui Napoleone era costretto, l’importanza dello scopo era sì grande, ch’è forza scusar ciò che e’ fece per raggiungerlo; anzi il principal suo torto fu di non essere stato abbastanza perseverante».

127.Gl’indirizzi furono messi all’indice de’ libri proibiti, con decreto 30 settembre 1817, avvertendo che erano parte finti, parte alterati; e tutti, appena i tempi lo permisero, furono riprovati da quelli di cui portavano i nomi, con lettere ossequiose, spontaneamente dirette al papa. Vuolsi che i più fossero scritti da un Ferloni, prete cremonese, autore d’un libro «Dell’autorità della Chiesa secondo la vera idea che ne ha data l’antichità, libro da cui si dimostra l’abuso che se n’è fatto e la necessità di circoscriverlo», e che aveva messo la penna e il talento a servigio del Governo, il quale scarsamente lo compensò. Spiridione Beroli, vescovo d’Urbino, professò altamente che la Chiesa universale non può separarsi dal papa. Napoleone contro del papa era sostenuto dall’ex-vescovo Gregoire, il quale poi tramò la caduta dell’imperatore, e di questo scriveva che «l’unione delle parolemachiavellismo, despotismo, tirannia, non presentano che gl’informi elementi della scienza infernale, di cui egli perfezionò la teoria e la pratica».

127.Gl’indirizzi furono messi all’indice de’ libri proibiti, con decreto 30 settembre 1817, avvertendo che erano parte finti, parte alterati; e tutti, appena i tempi lo permisero, furono riprovati da quelli di cui portavano i nomi, con lettere ossequiose, spontaneamente dirette al papa. Vuolsi che i più fossero scritti da un Ferloni, prete cremonese, autore d’un libro «Dell’autorità della Chiesa secondo la vera idea che ne ha data l’antichità, libro da cui si dimostra l’abuso che se n’è fatto e la necessità di circoscriverlo», e che aveva messo la penna e il talento a servigio del Governo, il quale scarsamente lo compensò. Spiridione Beroli, vescovo d’Urbino, professò altamente che la Chiesa universale non può separarsi dal papa. Napoleone contro del papa era sostenuto dall’ex-vescovo Gregoire, il quale poi tramò la caduta dell’imperatore, e di questo scriveva che «l’unione delle parolemachiavellismo, despotismo, tirannia, non presentano che gl’informi elementi della scienza infernale, di cui egli perfezionò la teoria e la pratica».

128.Il manoscritto di Sant’Elena dice che «per le differenze con Roma stavano arrestati cinquecento preti». Altre memorie dettate da Napoleone negano l’autenticità di quello, e li riducono a cinquantatre, e soggiungono:Ils l’ont été légitimement(Note sul libro dei Quattro Concordati).Il ragguaglio più importante di questi avvenimenti sta nelleMemorie storiche del ministero, dei due viaggi in Francia, e della prigionia nel forte di San Carlo a Fenestrelle, del cardinale Bartolomeo Pacca; Roma 1828. Egli si dice «indotto a raccontarle perchè gli onest’uomini esposti a dure e difficili circostanze, apprendano che gli esiglj, i sequestri dei beni, le prigionie ed altri mali, che tanto ci spaventano quando ci sono minacciati, allorchè s’incontrano nell’adempimento de’ proprj doveri perdono gran parte della loro amarezza, e sono da altre consolazioni e dolcezze largamente compensati». Riflette giustamente che Napoleone all’isola di Sant’Elena continuava lamenti perchè non potea scrivere o ricevere lettere se non vedute dai ministri inglesi; e Montholon a nome di lui esclamava: — Questo non si tollererebbe nemmanco ad Algeri». Eppure Napoleone stesso n’aveva dato l’esempio coi cardinali deportati e fin col papa.* Napoleone, nel gennajo 1811, nelle lettere ad Eugenio molto si occupa delle cose del papa e dei preti. Il 5: «Jeri in Consiglio di Stato domandai al conte Portalis se conosceva un libello del papa, tendente a provocare la disobbedienza e il disprezzo dell’autorità. Esitato alquanto, rispose di sì, ed io lo cacciai dal Consiglio, gli tolsi tutti gl’impieghi, e l’ho relegato a quaranta leghe da Parigi. Ve lo scrivo perchè vediate la mia intenzione assoluta di far cessare questa lotta scandalosa del pretume contro la mia autorità».Il 6: «A Venezia c’è de’ movimenti: vi si fanno delle scene religiose inutili. Date ordini e esempj che mettano freno a queste turbolenze».

128.Il manoscritto di Sant’Elena dice che «per le differenze con Roma stavano arrestati cinquecento preti». Altre memorie dettate da Napoleone negano l’autenticità di quello, e li riducono a cinquantatre, e soggiungono:Ils l’ont été légitimement(Note sul libro dei Quattro Concordati).

Il ragguaglio più importante di questi avvenimenti sta nelleMemorie storiche del ministero, dei due viaggi in Francia, e della prigionia nel forte di San Carlo a Fenestrelle, del cardinale Bartolomeo Pacca; Roma 1828. Egli si dice «indotto a raccontarle perchè gli onest’uomini esposti a dure e difficili circostanze, apprendano che gli esiglj, i sequestri dei beni, le prigionie ed altri mali, che tanto ci spaventano quando ci sono minacciati, allorchè s’incontrano nell’adempimento de’ proprj doveri perdono gran parte della loro amarezza, e sono da altre consolazioni e dolcezze largamente compensati». Riflette giustamente che Napoleone all’isola di Sant’Elena continuava lamenti perchè non potea scrivere o ricevere lettere se non vedute dai ministri inglesi; e Montholon a nome di lui esclamava: — Questo non si tollererebbe nemmanco ad Algeri». Eppure Napoleone stesso n’aveva dato l’esempio coi cardinali deportati e fin col papa.

* Napoleone, nel gennajo 1811, nelle lettere ad Eugenio molto si occupa delle cose del papa e dei preti. Il 5: «Jeri in Consiglio di Stato domandai al conte Portalis se conosceva un libello del papa, tendente a provocare la disobbedienza e il disprezzo dell’autorità. Esitato alquanto, rispose di sì, ed io lo cacciai dal Consiglio, gli tolsi tutti gl’impieghi, e l’ho relegato a quaranta leghe da Parigi. Ve lo scrivo perchè vediate la mia intenzione assoluta di far cessare questa lotta scandalosa del pretume contro la mia autorità».

Il 6: «A Venezia c’è de’ movimenti: vi si fanno delle scene religiose inutili. Date ordini e esempj che mettano freno a queste turbolenze».

129.Del novembre 1809 si ha lettera di Murat all’imperatore, che lo informa della situazione di Roma: «Non devo dissimularvi ch’essa soffre. L’assenza del Governo produsse molti infelici: mi accertano che la sua popolazione scemò di 40,000».

129.Del novembre 1809 si ha lettera di Murat all’imperatore, che lo informa della situazione di Roma: «Non devo dissimularvi ch’essa soffre. L’assenza del Governo produsse molti infelici: mi accertano che la sua popolazione scemò di 40,000».

130.Rapporto di A. De Pastoretsulla situazione degli Stati romani nel giugno1809.

130.Rapporto di A. De Pastoretsulla situazione degli Stati romani nel giugno1809.

131.Per la storia nostra militare vedansiVacani,Gl’Italiani in Ispagna;Laugier,Guerre degli Italiani;Zanoli,Della milizia cisalpina; e le biografie del Fontanelli, del Pino, di altri. Fra i prodi distinguono Bernardo Rossi, proletario bergamasco, che combattendo in Italia e in Germania, salì grado grado, e divenne capitano e cavaliere in Ispagna, ebbe gran parte all’assedio di Tarragona e alla presa del forte Olivo, dove la divisione italiana si segnalò con Palombini, Bertoletti, Banco, Severoli, Mazzuchelli, Vacani, Bianchetti, Santandrea, Ceroni, Peyri, poi in Russia e nelle ultime fazioni in Italia. Giovanni Ettore Martinengo Coleoni, versato nell’architettura militare, servì la Prussia, poi la rivoluzione francese nelle armi e nella diplomazia; presentò a Melzi una memoria sul rendere indipendente l’Italia; poi corteggiò Napoleone e fu capitano della guardia d’onore, senatore, ciambellano.I coscritti dei quattordici dipartimenti franco-italiani salirono a censessantaquattromila; altrettanti in circa quelli dei ventiquattro dipartimenti italiani: trentamila furono dati dal regno di Napoli: onde sarebbero trecensessantamila i soldati che la Penisola nostra diede alla grand’armata dal 96 al 14.

131.Per la storia nostra militare vedansiVacani,Gl’Italiani in Ispagna;Laugier,Guerre degli Italiani;Zanoli,Della milizia cisalpina; e le biografie del Fontanelli, del Pino, di altri. Fra i prodi distinguono Bernardo Rossi, proletario bergamasco, che combattendo in Italia e in Germania, salì grado grado, e divenne capitano e cavaliere in Ispagna, ebbe gran parte all’assedio di Tarragona e alla presa del forte Olivo, dove la divisione italiana si segnalò con Palombini, Bertoletti, Banco, Severoli, Mazzuchelli, Vacani, Bianchetti, Santandrea, Ceroni, Peyri, poi in Russia e nelle ultime fazioni in Italia. Giovanni Ettore Martinengo Coleoni, versato nell’architettura militare, servì la Prussia, poi la rivoluzione francese nelle armi e nella diplomazia; presentò a Melzi una memoria sul rendere indipendente l’Italia; poi corteggiò Napoleone e fu capitano della guardia d’onore, senatore, ciambellano.

I coscritti dei quattordici dipartimenti franco-italiani salirono a censessantaquattromila; altrettanti in circa quelli dei ventiquattro dipartimenti italiani: trentamila furono dati dal regno di Napoli: onde sarebbero trecensessantamila i soldati che la Penisola nostra diede alla grand’armata dal 96 al 14.

132.Eugenio scriveva a Napoleone il 20 ottobre 1810:Sire, j’ai l’honnenr d’adresser à V. M. deux tableaux; l’un indiquant le nombre des conscrits réfractaires de ces quatre dernières années, se montant à 22,227 hommes; l’autre indiquant les déserteurs, dans le même temps, et porté à 17,750: total 39,977 hommes. Ce résultat est affligeant. L’on emploie tous les moyens pour l’empêcher ou y remédier.... On arrête journellement de ces déserteurs. La totalité se monte à plusieurs milliers par an. On est peiné d’être obligè de porter une condamnation aux fers envers une quarantaine de mille individus.

132.Eugenio scriveva a Napoleone il 20 ottobre 1810:Sire, j’ai l’honnenr d’adresser à V. M. deux tableaux; l’un indiquant le nombre des conscrits réfractaires de ces quatre dernières années, se montant à 22,227 hommes; l’autre indiquant les déserteurs, dans le même temps, et porté à 17,750: total 39,977 hommes. Ce résultat est affligeant. L’on emploie tous les moyens pour l’empêcher ou y remédier.... On arrête journellement de ces déserteurs. La totalité se monte à plusieurs milliers par an. On est peiné d’être obligè de porter une condamnation aux fers envers une quarantaine de mille individus.

133.Zanoli, op. cit., tom.II, p. 205. Egli computa che, per numero medio, durante il regno d’Italia perissero 7337 uomini all’anno, cioè in tutto 124,729, sopra la popolazione media d’un dieci milioni e mezzo; e vi si spendessero 723 milioni, oltre le esazioni forzose e i 30 milioni annui tributati alla Francia. I dipartimenti aggregati alla Francia diedero 164,000 coscritti. Secondo lui, le truppe che mossero dal regno d’Italia furono 27,397, cavalli 9040, e tutto il corpo franco-italiano 52,000 uomini. Egli calcola i soldati del regno d’Italia periti in quella guerra 26,597, tutti i 9040 cavalli, 58 cannoni, 391 cassoni di munizione, 702 carriaggi di trasporti: ma altri elevano molto di più queste cifre. La gazzetta di Pietroburgo stampò il prospetto di uffiziali prigionieri 6000, soldati prigionieri 130,000, cadaveri bruciati da Mosca a Wilna 308,000, cannoni avuti in mano 900, fucili 100,000, carri, cassoni, vetture 25,000. È probabile v’abbia esagerazione,Napoleone diceva a Metternich che, nella guerra di Russia, perirono 200,000 uomini, però (soggiungeva) molti erano tedeschi.

133.Zanoli, op. cit., tom.II, p. 205. Egli computa che, per numero medio, durante il regno d’Italia perissero 7337 uomini all’anno, cioè in tutto 124,729, sopra la popolazione media d’un dieci milioni e mezzo; e vi si spendessero 723 milioni, oltre le esazioni forzose e i 30 milioni annui tributati alla Francia. I dipartimenti aggregati alla Francia diedero 164,000 coscritti. Secondo lui, le truppe che mossero dal regno d’Italia furono 27,397, cavalli 9040, e tutto il corpo franco-italiano 52,000 uomini. Egli calcola i soldati del regno d’Italia periti in quella guerra 26,597, tutti i 9040 cavalli, 58 cannoni, 391 cassoni di munizione, 702 carriaggi di trasporti: ma altri elevano molto di più queste cifre. La gazzetta di Pietroburgo stampò il prospetto di uffiziali prigionieri 6000, soldati prigionieri 130,000, cadaveri bruciati da Mosca a Wilna 308,000, cannoni avuti in mano 900, fucili 100,000, carri, cassoni, vetture 25,000. È probabile v’abbia esagerazione,

Napoleone diceva a Metternich che, nella guerra di Russia, perirono 200,000 uomini, però (soggiungeva) molti erano tedeschi.

134.Realmente i battaglioni nostri non contavano meglio di venti uomini d’ogni grado.Mémoires du prince Eugène,IX. 104. Le relazioni d’allora, e massime quelle del Vaudencourt, come pure il Du Casse nelle Memorie del principe Eugenio, sprezzano assai le truppe italiane, fino a dire che unico loro incoraggiamento era la speranza di arricchirsi, come nella Spagna. Del generale Lechi fanno unico vanto la bella presenza, e gli attribuiscono i disastri del 1813. Pino è qualificato come negligente e pusillanime a segno, che il vicerè, per risparmiargli l’affronto di torgli il comando, lo indusse a domandare un congedo a titolo di salute.Nelle istruzioni che mandava al vicerè nel novembre 1813, Napoleone scriveva: «Il vicerè può avere grande confidenza in Zucchi. Io ne fui contentissimo. Non bisogna dar credito a Pino, bensì elevare Palombini e Zucchi, e sostenere Fontanelli. Il nemico cerca guadagnare i generali stranieri che noi abbiamo innanzi. I tre che indico bisogna avanzarli, e annichilar Pino».

134.Realmente i battaglioni nostri non contavano meglio di venti uomini d’ogni grado.Mémoires du prince Eugène,IX. 104. Le relazioni d’allora, e massime quelle del Vaudencourt, come pure il Du Casse nelle Memorie del principe Eugenio, sprezzano assai le truppe italiane, fino a dire che unico loro incoraggiamento era la speranza di arricchirsi, come nella Spagna. Del generale Lechi fanno unico vanto la bella presenza, e gli attribuiscono i disastri del 1813. Pino è qualificato come negligente e pusillanime a segno, che il vicerè, per risparmiargli l’affronto di torgli il comando, lo indusse a domandare un congedo a titolo di salute.

Nelle istruzioni che mandava al vicerè nel novembre 1813, Napoleone scriveva: «Il vicerè può avere grande confidenza in Zucchi. Io ne fui contentissimo. Non bisogna dar credito a Pino, bensì elevare Palombini e Zucchi, e sostenere Fontanelli. Il nemico cerca guadagnare i generali stranieri che noi abbiamo innanzi. I tre che indico bisogna avanzarli, e annichilar Pino».

135.La fortezza di Mantova era comandata da Julien di Tolosa, generale di brigata al servizio italiano, che credesi autore del librettoDernière campagne de l’armée franco-italienne en Italie.

135.La fortezza di Mantova era comandata da Julien di Tolosa, generale di brigata al servizio italiano, che credesi autore del librettoDernière campagne de l’armée franco-italienne en Italie.

136.Che i bullettini mentiscano è convenuto. Ma Napoleone, in lettera privata a Eugenio, da Dresda il 30 agosto scriveva: «Ho battuto il grand’esercito degli alleati, ch’era di ducento mila uomini, di cui ottantamila russi: gli ho preso trentamila uomini, trenta bandiere, cinquanta bocche di cannone, e ottocento cassoni di munizioni e vetture di bagagli. Fuggì spaventato in Boemia, e lo fo inseguire vivamente».E il 17 novembre: «Figlio mio, voi avete ancora un bell’esercito, e se vi unite cento cannoni, il nemico è incapace di forzarvi. Non si tratta che di guadagnare tempo. Io qui (a Parigi) ho seicentomila uomini in movimento: ne riunirò seicentomila in Italia. Vo a provvedere acciocchè i vostri quadri siano completi di novecento uomini ogni battaglione».Informato il giorno stesso delle strettezze dell’esercito italiano, scriveva ad Eugenio: «Non bisogna abbandonar l’Adige senza una gran battaglia. Le grandi battaglie si guadagnano coll’artiglieria». Ciò parrebbe smentire l’ordine dato a Eugenio d’abbandonare l’Italia e recarsi sull’Alpi, l’avere disobbedito al quale viene gravemente imputato al vicerè. È però vero che al 24 gennajo Napoleone gli ordinava, caso che i Napoletani si dichiarassero nemici, di portarsi alle Alpi con tutto l’esercito. Il 18 febbrajo informava Eugenio d’aver distrutto l’armata di Slesia composta di Russi e Prussiani, cominciato jeri a battere Schwarzenberg: in quattro giorni fatto trenta o quarantamila prigionieri, una ventina di generali, cinque a seicento uffiziali, cencinquanta a ducento cannoni, e immensi bagagli,senza quasi perder uomo.

136.Che i bullettini mentiscano è convenuto. Ma Napoleone, in lettera privata a Eugenio, da Dresda il 30 agosto scriveva: «Ho battuto il grand’esercito degli alleati, ch’era di ducento mila uomini, di cui ottantamila russi: gli ho preso trentamila uomini, trenta bandiere, cinquanta bocche di cannone, e ottocento cassoni di munizioni e vetture di bagagli. Fuggì spaventato in Boemia, e lo fo inseguire vivamente».

E il 17 novembre: «Figlio mio, voi avete ancora un bell’esercito, e se vi unite cento cannoni, il nemico è incapace di forzarvi. Non si tratta che di guadagnare tempo. Io qui (a Parigi) ho seicentomila uomini in movimento: ne riunirò seicentomila in Italia. Vo a provvedere acciocchè i vostri quadri siano completi di novecento uomini ogni battaglione».

Informato il giorno stesso delle strettezze dell’esercito italiano, scriveva ad Eugenio: «Non bisogna abbandonar l’Adige senza una gran battaglia. Le grandi battaglie si guadagnano coll’artiglieria». Ciò parrebbe smentire l’ordine dato a Eugenio d’abbandonare l’Italia e recarsi sull’Alpi, l’avere disobbedito al quale viene gravemente imputato al vicerè. È però vero che al 24 gennajo Napoleone gli ordinava, caso che i Napoletani si dichiarassero nemici, di portarsi alle Alpi con tutto l’esercito. Il 18 febbrajo informava Eugenio d’aver distrutto l’armata di Slesia composta di Russi e Prussiani, cominciato jeri a battere Schwarzenberg: in quattro giorni fatto trenta o quarantamila prigionieri, una ventina di generali, cinque a seicento uffiziali, cencinquanta a ducento cannoni, e immensi bagagli,senza quasi perder uomo.

137.Una brigata di giovani componea sibilloni, che furono poi stampati nel 1815.

137.Una brigata di giovani componea sibilloni, che furono poi stampati nel 1815.

138.Eugenio scriveva alla moglie il 26 novembre 1813 che ad Aldini aveva l’imperatore detto: «Finalmente farò la pace: devo rinunziare al sistema continentale, cederò anche all’Austria il Veneto; ma in ricambio l’Italia avrà il Piemonte, e la Francia resterà ne’ suoi confini naturali. Il regno d’Italia sarà dichiarato indipendente».

138.Eugenio scriveva alla moglie il 26 novembre 1813 che ad Aldini aveva l’imperatore detto: «Finalmente farò la pace: devo rinunziare al sistema continentale, cederò anche all’Austria il Veneto; ma in ricambio l’Italia avrà il Piemonte, e la Francia resterà ne’ suoi confini naturali. Il regno d’Italia sarà dichiarato indipendente».

139.La difesa di Genova e della Riviera furono affidate al barone Maurizio Fresia di Saluzzo, che combattè tutte le guerre del secolo, fu anche governatore di Venezia, e morì il 1827.

139.La difesa di Genova e della Riviera furono affidate al barone Maurizio Fresia di Saluzzo, che combattè tutte le guerre del secolo, fu anche governatore di Venezia, e morì il 1827.

140.Beauharnais, il 29 novembre 1813, scriveva a Ortensia in lettera evidentemente destinata ad esser mostrata:Ma bonne sœur... Un parlementaire autrichien a demandé avec instance à me parler... Il était chargé de la part du roi de Bavière de me faire les plus belles propositions pour moi et pour ma famille, et assurait d’avance que les souverains coalisés approuvaient que je m’entendisse avec le roi pour m’assurer la couronne d’Italie. Il y avait aussi un grand assaisonnement de protestations d’estime... Tout cela était bien séduisant pour tout autre que pour moi. J’ai répondu à toutes ces propositions comme je le devais, et le jeune envoyé est parti rempli d’admiration pour mon caractère, ma constante fermeté et mon désintéressement: j’ai cru devoire rendre compte de tout à l’empereur, en omettant toutefois les compliments qui ne s’adressaient qu’à moi... Ce qui pour moi est la plus belle des récompenses, c’est de voir que, si ceux que je sers ne peuvent me refuser leur confiance et leur estime, ma conduite a pu gagner celle des ennemis. Adieu, ma bonne sœur, je ne saurais assez te dire combien je suis heureux des sentiments de ma femme en cette circonstance. Elle a tout-à-fait suspendu ses relations directes avec sa famille depuis la déclaration de la Bavière contre la France, et elle s’est réellement conduite divinement pour l’empereur.Nei patti che proposero a Napoleone gli Alleati da Chatillon, v’era che l’Italia restasse indipendente, data ad Eugenio colle isole Jonie.Su questi atti di Beauharnais sparsero luce le sue Memorie, stampate nel 1858, per quanto parziali.

140.Beauharnais, il 29 novembre 1813, scriveva a Ortensia in lettera evidentemente destinata ad esser mostrata:Ma bonne sœur... Un parlementaire autrichien a demandé avec instance à me parler... Il était chargé de la part du roi de Bavière de me faire les plus belles propositions pour moi et pour ma famille, et assurait d’avance que les souverains coalisés approuvaient que je m’entendisse avec le roi pour m’assurer la couronne d’Italie. Il y avait aussi un grand assaisonnement de protestations d’estime... Tout cela était bien séduisant pour tout autre que pour moi. J’ai répondu à toutes ces propositions comme je le devais, et le jeune envoyé est parti rempli d’admiration pour mon caractère, ma constante fermeté et mon désintéressement: j’ai cru devoire rendre compte de tout à l’empereur, en omettant toutefois les compliments qui ne s’adressaient qu’à moi... Ce qui pour moi est la plus belle des récompenses, c’est de voir que, si ceux que je sers ne peuvent me refuser leur confiance et leur estime, ma conduite a pu gagner celle des ennemis. Adieu, ma bonne sœur, je ne saurais assez te dire combien je suis heureux des sentiments de ma femme en cette circonstance. Elle a tout-à-fait suspendu ses relations directes avec sa famille depuis la déclaration de la Bavière contre la France, et elle s’est réellement conduite divinement pour l’empereur.

Nei patti che proposero a Napoleone gli Alleati da Chatillon, v’era che l’Italia restasse indipendente, data ad Eugenio colle isole Jonie.

Su questi atti di Beauharnais sparsero luce le sue Memorie, stampate nel 1858, per quanto parziali.

141.La reggenza del Governo provvisorio.Le armate delle alte Potenze coalizzate entrano nel territorio italiano; vogliono l’ordine e la felicità della nazione. Italiani, voi avete sviluppato il nobile carattere vostro; ed il generale sentimento dell’amore per la patria ha escluso la possibilità di opposti partiti. L’interesse privato è intieramente dimenticato da ciascuno di voi; il riposo, la tranquillità, la brama d’un saggio Governo indipendente stanno fissi nel cuore di tutti; nè vi è Italiano, il quale non senta il bisogno d’un nuovo ordine di cose.Le alte Potenze coalizzate non ad altro fine hanno impugnate le armi se non per il bene de’ popoli, nè giammai si è combattuto con principj più virtuosi...Secondate, o Italiani, queste benefiche sovrane intenzioni; accogliete come veri liberatori i militari che hanno esposti se stessi per il vostro bene, accoglieteli coll’affettuosa ospitalità a loro dovuta. Il trasporto della pubblica esultanza sia vivace, ma tranquillo e dignitoso...La reggenza conscia delle intenzioni dei nostri liberatori, è persuasa che la dovuta riconoscente accoglienza della capitale sarà di nobile esempio a tutto il regno. Milano, 27 aprile 1814.Verripresidente--Giulini Giorgio — Borromeo Giberto — Mellerio Giacomo — General Pino — Mazzetta Giovanni — Strigellisegretario.La reggenza del Governo provvisorio.La rappresentanza nazionale ha esternato il suo voto per l’indipendenza del regno d’Italia, e per una costituzione, le cui basi liberali saggiamente contrabbilancino i rispettivi poteri.I desiderj del popolo italiano non potevano non esser conformi al principio, che l’indipendenza è il primo bene e la principale sorgente della felicità di uno Stato. La deputazione, al cui patrio zelo la reggenza ha confidato il sacro deposito dei voti della nazione, gli avrà già manifestati alle alte Potenze alleate.Spagna, Francia, Olanda attestano nei trasporti della loro riconoscenza che la magnanimità delle alte Potenze alleate ha sostituito, con nuovo genere di trionfo, alla sanguinosa gloria delle conquiste quella ben più reale e durevole di ristabilire la felicità de’ popoli col mezzo d’istituzioni sagge e liberali. Italiani, vorreste voi obliare questi numerosi esempj di generosità a segno di temere che per voi soli le alte Potenze alleate ricusino di essere magnanime, di far risorgere la vostra nazionale indipendenza?Le negoziazioni che saranno già intraprese, sono dirette da concittadini che, circondati dalla pubblica confidenza, hanno e lumi e zelo pari all’eminente oggetto della loro delegazione. Il loro unanime interesse è identico col vostro, che è pur quello della reggenza.Mentre le alte Potenze stanno compiendo la grande opera, rimanetevi dunque in quel dignitoso contegno di calma che si conviene ad un popolo, il quale attende i suoi destini da nazioni che l’Europa tutta venera ed ammira come suoi liberatori. Milano, 4 maggio 1814.Verripresidente, ecc. ecc.

141.La reggenza del Governo provvisorio.

Le armate delle alte Potenze coalizzate entrano nel territorio italiano; vogliono l’ordine e la felicità della nazione. Italiani, voi avete sviluppato il nobile carattere vostro; ed il generale sentimento dell’amore per la patria ha escluso la possibilità di opposti partiti. L’interesse privato è intieramente dimenticato da ciascuno di voi; il riposo, la tranquillità, la brama d’un saggio Governo indipendente stanno fissi nel cuore di tutti; nè vi è Italiano, il quale non senta il bisogno d’un nuovo ordine di cose.

Le alte Potenze coalizzate non ad altro fine hanno impugnate le armi se non per il bene de’ popoli, nè giammai si è combattuto con principj più virtuosi...

Secondate, o Italiani, queste benefiche sovrane intenzioni; accogliete come veri liberatori i militari che hanno esposti se stessi per il vostro bene, accoglieteli coll’affettuosa ospitalità a loro dovuta. Il trasporto della pubblica esultanza sia vivace, ma tranquillo e dignitoso...

La reggenza conscia delle intenzioni dei nostri liberatori, è persuasa che la dovuta riconoscente accoglienza della capitale sarà di nobile esempio a tutto il regno. Milano, 27 aprile 1814.

Verripresidente--Giulini Giorgio — Borromeo Giberto — Mellerio Giacomo — General Pino — Mazzetta Giovanni — Strigellisegretario.

La reggenza del Governo provvisorio.

La rappresentanza nazionale ha esternato il suo voto per l’indipendenza del regno d’Italia, e per una costituzione, le cui basi liberali saggiamente contrabbilancino i rispettivi poteri.

I desiderj del popolo italiano non potevano non esser conformi al principio, che l’indipendenza è il primo bene e la principale sorgente della felicità di uno Stato. La deputazione, al cui patrio zelo la reggenza ha confidato il sacro deposito dei voti della nazione, gli avrà già manifestati alle alte Potenze alleate.

Spagna, Francia, Olanda attestano nei trasporti della loro riconoscenza che la magnanimità delle alte Potenze alleate ha sostituito, con nuovo genere di trionfo, alla sanguinosa gloria delle conquiste quella ben più reale e durevole di ristabilire la felicità de’ popoli col mezzo d’istituzioni sagge e liberali. Italiani, vorreste voi obliare questi numerosi esempj di generosità a segno di temere che per voi soli le alte Potenze alleate ricusino di essere magnanime, di far risorgere la vostra nazionale indipendenza?

Le negoziazioni che saranno già intraprese, sono dirette da concittadini che, circondati dalla pubblica confidenza, hanno e lumi e zelo pari all’eminente oggetto della loro delegazione. Il loro unanime interesse è identico col vostro, che è pur quello della reggenza.

Mentre le alte Potenze stanno compiendo la grande opera, rimanetevi dunque in quel dignitoso contegno di calma che si conviene ad un popolo, il quale attende i suoi destini da nazioni che l’Europa tutta venera ed ammira come suoi liberatori. Milano, 4 maggio 1814.

Verripresidente, ecc. ecc.


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