Chapter 25

142.Erano Marcantonio Fe, Federico Confalonieri, Alberto Litta, Giangiacomo Trivulzio, Giacomo Ciani, Somaglia, Sommi, Ballabio: segretario Giacomo Beccaria. Le loro domande portavano: I. Indipendenza assoluta del paese, il quale abbia la maggior estensione possibile; II. Costituzione liberale, fondata sulla divisione del potere esecutivo, legislativo, giudiziario, e sull’intiera indipendenza di quest’ultimo; una rappresentanza nazionale faccia le leggi, regoli le imposte; sieno assicurate la libertà individuale, la libertà di commercio, la libertà della stampa; i pubblici impiegati sieno sottoposti a sindacato; III. Tale Costituzione sia fatta dai collegi elettorali, eretti in assemblea costituente; IV. Si preferisca un Governo monarchico ereditario. Quanto alle maggiori guarentigie, non si era creduto «conveniente di legar le mani alle Potenze alleate».143.Vedi l’allocuzione 21 marzo 1813.144.Al congresso di Vienna erano rappresentanti del pontefice il cardinale Consalvi; del re di Sardegna il marchese di Sanmarzano e il conte Rossi; di Gioachino il duca di Campochiaro e il principe di Cariati; di Ferdinando di Sicilia il conte Ruffo, il duca Serra Capriola, il cavaliere Medici; della Toscana Neri Corsini; di Modena il principe Albani; di Luigia di Parma lo spagnuolo Labrador; di Genova il marchese Brignole Sale; del principe di Piombino il giureconsulto Verra; di Lucca il conte Mansi.145.Furono il generale Teodoro Lechi, il tenente colonnello Gasparinetti, l’ispettor generale Demester, Ragani caposquadra, Lattuada, Brunetti, Cavedoni, Pagani, Gerosa, Caprotti, Marchal, Varesi, tutti uffiziali; i professori Rasori, Gioja ed altri. Dopo tre anni di processi furono condannati a morte, commutata in carcere temporario.146.Carolina coi figli abitò Trieste, poi morì a Firenze il 1839. Luciano che era accorso da Roma ad offrire i proprj servigi al reduce fratello, al cadere di questo tornò a Roma, e nel suo principato di Canino scoprì le necropoli e i vasi che innovarono la storia delle belle arti etrusche, e raccolse un insigne museo, che poi vendette al britannico: morì nel 1840, e suo figlio Carlo meritò nome fra i naturalisti, poi fra i rivoluzionarj (-1857), e Luigi fra i chimici. Re Giuseppe, dopo i disastri di Waterloo ricoverò a Nuova York, poi a Firenze col nome di conte di Survilliers, e vi morì nel 1844. Ivi pure morì re Luigi il 25 luglio 1846; e suo figlio Luigi, dopo vicende da romanzo, rinnovò l’impero francese. Girolamo, già re di Westfalia, morì capo dell’Ospizio degli Invalidi a Parigi; suo figlio rimane famoso col nome di principe Napoleone. Madama Letizia, madre di cinque regnanti, visse in Roma fino al 2 febbrajo 1836. Felice Baciocchi, principe di Lucca, morì a Bologna il 1841. Beauharnais ebbe rendita di sei milioni, e dal re di Baviera il principato di Eichstädt, ove fece moltissimi miglioramenti: visse fin al 1824, e di Amalia sua moglie restò cara ricordanza fra gli Italiani, che sempre ben accolse anche a Monaco. Una loro figlia sposò il principe reale di Svezia, e si assise su quel trono (-1876); l’altra il duca di Braganza; un figlio sposò la regina di Portogallo; l’altro la primogenita dell’imperatore Nicolò di Russia.147.Gli alleati aveano imposto a Ferdinando di dare al principe Eugenio un distretto di cinquantamila abitanti! che fu cambiato in cinque milioni di lire. Anche a carico del papa si mantenne il ricco appanaggio d’Eugenio nelle Marche, mascherandolo col titolo d’enfiteusi, redimibile per 3,170,000 scudi. Ferdinando regalò splendidamente i cooperatori della sua restaurazione: al generale Bianchi il titolo di duca di Casa Lanza con novemila ducati annui; a Metternich il titolo di duca di Portella con sessantamila; altrettanti a Talleyrand col ducato di Dino; seimila ducati annui al cavaliere Medici; altrettanti al plenipotenziario Alvaro Ruffo; duemila all’altro plenipotenziario Serra Capriola; le quali rendite furono capitalizzate con 1,010,722 ducati. Vedi il rapporto del ministero delle finanze al Parlamento in ottobre e dicembre 1820.148.Secondo un articolo addizionale e separato del 20 maggio 1815, nel caso che il ducato di Parma ricada all’Austria, la città e fortezza di Piacenza con un circondario determinato spetta al re di Sardegna. Il 28 novembre 1844 a Firenze fra i duchi di Lucca e Modena, il granduca di Toscana, il re di Sardegna e l’imperatore d’Austria fu conchiuso cambio di varie porzioni di Stati, per meglio arrotondarsi quando avvenisse il passaggio del ducato di Lucca alla Toscana, e di Parma e Piacenza all’infante di Spagna. La Toscana conserverà i vicariati di Barga e Pietrasanta, e al futuro duca di Parma cederà Pontremoli, Bagnone e le terre annesse di Lunigiana. Il duca di Parma cederà a quello di Modena il ducato di Guastalla e la lingua di terra parmigiana sulla destra dell’Enza. L’imperatore riconosce la cessione del ducato di Guastalla; e il diritto di riversibilità che gli competea su quello, e sul territorio oltr’Enza, lo trasferisce sul distretto di Pontremoli e sulla restante Lunigiana, ceduti al duca di Parma. Se mai il ducato di Parma ricada all’Austria, l’imperatore cederà al re di Sardegna la suddetta porzione di Lunigiana e i distretti ora estensi di Treschietto, Villafranca, Castevoli, Mulazzo; e ciò invece della convenuta città e fortezza di Piacenza.149.I Genovesi mostrarono i danni che verrebbero «dall’aggregamento di genti così tra loro avverse e discordanti, come furono sempre la ligure e le subalpine» (Lettere di Pareto a lord Castlereagh, 11 maggio 1814); e invocavano piuttosto «un sovrano, parente delle auguste famiglie che governano l’Europa, purchè indipendente, troppo recenti ed altamente fitti negli animi essendo i mali che tiene congiunti la dominazione straniera» (Nota del Serra al congresso di Vienna). La discussione fattasi allora al Parlamento inglese, dove l’opposizione stava pei diritti, il Governo pei fatti e per le convenienze, e delle più importanti sulla politica e sul gius delle genti. Può vedersene un estratto inSclopis,Delle relazioni politiche tra la dinastia di Savoja e il Governo britannico, Torino 1853, che reca pure una Memoria del conte d’Agliè a Castlereagh per mostrargli quanto importi render forte il Piemonte unendovi tutta l’alta Italia. Su questi fatti son a vedereCorrespondence, despatches and other papers of Viscount Castlereagh, Londra 1853.Il cardinale Pacca, in un opuscolo suiGrandi meriti verso la Chiesa cattolica del clero di Colonia, Modena 1840, moveva lamento che nel congresso di Vienna «non si restituì a varie repubbliche cattoliche quella libertà e indipendenza che avevano perduta per la sfrenata ambizione di Napoleone, mentre la si restituì alla repubblica di Ginevra, irreconciliabile al nome cattolico, e le si volle anche accrescere il territorio, staccando alcune terre e paesi dal paterno Governo de’ principi di Savoja, per sottometterli a Ginevra che si gloriava di esser chiamata la Roma protestante».150.La Farina, nelProemio, pag. 79, dice che «fuvvi chi propose una confederazione italiana a somiglianza dell’alemanna; ma l’Austria che ben sentiva ogni confederazione italiana non poter essere che a sè nemica, si oppose, ecc.». Il Farini tutto all’opposto (Storia d’Italia, lib.VII) insiste sulla smania dell’Austria a volere una lega italica, e sul pericolo che ne sarebbe venuto alla libertà; e ingloria i re sardi d’esservisi opposti, e così salvato l’Italia.151.Adunanza del 20 marzo 1815. Al conte di Brusasco, ambasciadore di Vittorio Emanuele, che si lagnava de’ mali fatti all’Italia dal congresso di Vienna, Capodistria diceva: — Verissimo, ma le circostanze non permetteano di meglio. Era necessario dar la pace all’Europa, darla subito; il riposo era il primo bisogno; e l’esperienza passata e presente mi fanno tenere di sommo momento la forza delle circostanze, che tutto trascina. Quali sono le cause che condussero Buonaparte alla perdizione? non certamente i disegni politici de’ suoi nemici. La medesima forza delle circostanze ha generato il sistema europeo che esiste oggi: non il genio nè la volontà dell’uomo. Il riposo era il bisogno universale, e non potea conseguirsi che per mezzo dell’unione. Se mi domandate quanto durerà l’odierno sistema europeo, vi risponderò, durerà finchè la forza delle circostanze lo rende necessario. Ma sin d’ora si può affermare, che allorquando il riposo non sarà o non parrà il primo de’ bisogni, quando saranno distrutte tutte le parti che erano legate a quel colosso che si rovesciò da sè, e quando nuove leghe, nuove relazioni, opinioni nuove, nuovi interessi avranno dato un indirizzo differente agli spiriti umani, allora il sistema presente cadrà, ogni cosa prenderà un assetto stabile e durevole, perchè sarà secondo natura e secondo giustizia. Intanto a me son noti come all’imperatore i portamenti dell’Austria in Italia: ma non ci pare devano dispiacervi troppo, perchè, se occasioni imprevedibili portassero la guerra in Italia, esse potrebbero riuscirvi di grande vantaggio; e l’idea dell’indipendenza italiana, accortamente svegliata, potrebbe procacciarvi molti partigiani, e fare gran male all’Austria».152.I commissarj pontifizj lasciarono a Parigi moltissime pergamene di monasteri antichi; alcuni quadri e sculture, regalati in riconoscenza, o ceduti per istanze, fra cui il colosso del Tevere, la Pallade di Velletri, la Melpomene. I deputati dell’Università di Eidelberga reclamarono i codici palatini, che Gregorio XV avea comprati nel 1622 da Massimiliano di Baviera; e le furono resi in fatto trentanove codici greci e latini già trasportati a Parigi, e ottocenquarantasette tedeschi ancora esistenti a Roma, col famoso Gladiatore, il vaso, l’educazione di Bacco. Il museo Borghese restò a Parigi, come formalmente comprato, e benchè una parte ne reclamasse il re di Piemonte, perchè era stato pagato co’ suoi beni. Gl’Inglesi diedero duecentomila lire pel trasporto dei capi d’arte. Il Martirio di santo Stefano di Giulio Romano, che la città di Genova avea regalato alla Francia nel 1807, ed era stato restaurato da Girodet, fu chiesto dal re di Piemonte e messo a Torino.153.Anche il famigerato principe di Canosa rimproverava ai principi, per idee diverse, questo accentramento, quest’abolizione dell’individuo; e nellaEsperienza ai re della terrascriveva: — Principi miei, che cosa fate? Il mondo va tutto in precipizio, il fuoco arde sotto i vostri troni, la cancrena corrompe la società; e voi vi battete le mani sull’anca, applicate qualche cerottello inconcludente su piaghe sterminate, e non adottate provvedimenti vigorosi e validi?... Voi per zelo male inteso della sovranità avete levato ai Comuni tutti i loro privilegi, tutti i loro diritti, tutte le loro franchigie e libertà, e avete concentrato nel potere ogni moto e ogni spirito di vita. Con questo avete reso gli uomini stranieri nella propria terra, abitatori e non più cittadini delle loro città; e dall’abolizione dello spirito patrio è sorto lo spirito nazionale. Distrutti gl’interessi privati di tutti i municipj, avete formato di tutte le volontà una massa sola; ed ora vi trovate insufficienti a reprimere il moto di quella mole terribile e smisurata.Divide et impera. Voi vi siete dimenticati di questa massima scolpita nel fondamento dei troni: avete preteso reggere il mondo con una redine sola, e questa vi si è spezzata nelle mani.Divide et impera. Dividete popolo da popolo, provincia da provincia, città da città, lasciando ad ognuna i suoi interessi, i suoi statuti, i privilegi suoi, i suoi dritti e le sue franchigie. Fate che i cittadini si persuadano d’essere qualche cosa in casa loro; permettete che il popolo si diverta coi trastulli innocenti de’ maneggi, delle ambizioni e delle gare municipali; fate risorgere lo spirito patrio colla emancipazione dei Comuni; e il fantasma dello spirito nazionale non sarà più il demonio imbriacatore di tutte le menti...»154.Eppure Napoleone nel 1814 a re Giuseppe scriveva:J’ai toujours reconnu que la police fait un mal affreux: elle alarme sans éclairer.155.Quando la Rivoluzione credeva togliere tanti poteri al re, Mirabeau, nella sua corrispondenza secreta, mostrava a Luigi XVI che anzi li consolidava: — È dunque nulla il non esservi più nè Parlamento, nè paesi di stato, nè corpo di clero, di privilegiati, di nobili?... Molti regni di Governo assoluto non avrebbero fatto altrettanto quanto questo sol anno per l’autorità reale».156.Il suddetto Canosa esclamava: — Un’altra causa principale dello sconquassamento del mondo è la troppa diffusione delle lettere, e quel pizzicare di letteratura che è entrato anche nelle ossa de’ pescivendoli e degli stallieri. Al mondo ci vogliono i dottori e i letterati, ma ci vogliono anche i calzolari, i sartori, i fabbri, gli agricoltori e gli artieri di tutte le sorti; ci vuole una gran massa di gente buona e tranquilla, la quale si contenti di vivere sulla fede altrui, e lasci che il mondo sia guidato coi lumi degli altri, senza pretendere di guidarlo coi lumi proprj. Per tutta questa gente la letteratura è dannosa, perchè solletica quegl’intelletti che la natura ha destinati ad esercitarsi dentro una sfera ristretta, promove dubbj che la mediocrità delle sue cognizioni non è poi sufficiente a risolvere, accostuma ai diletti dello spirito, i quali rendono insopportabile il lavoro monotono e nojoso del corpo, risveglia desiderj sproporzionati alla umiltà della condizione, e con rendere il popolo scontento della sua sorte, lo dispone a tentativi di conseguire una sorte diversa. Perciò, invece di favorire smisuratamente l’istruzione e la civiltà, dovete con prudenza imporle qualche confine, e considerare che, se si trovasse un maestro, il quale con una sola lezione potesse rendere tutti gli uomini dotti come Aristotele, e civili come il maggiordomo del re di Francia, questo maestro bisognerebbe ammazzarlo subito per non vedere distrutta la società. Lasciate i libri e gli studj alle classi distinte, e a qualche ingegno straordinario, che si fa strada a traverso l’oscurità del suo grado; ma procurate che il calzolaro si contenti della lesina, e il rustico del badile, senza andarsi a guastar il cuore e la mente alla scuola dell’alfabeto».157.Fra gli illustri ospiti è a contare la duchessa di Devonshire figlia del conte Spenser, che più volte avea scorsa l’Italia e il resto d’Europa col proposito di riconciliar le due Chiese. Qui fece stampare la quintaSatiradi Orazio con grandissimo lusso di caratteri e d’incisioni, e in molte edizioni sempre di pochissimi esemplari per migliorare or il sesto or la traduzione; l’ultima, eseguita nel 1818 dal successore di Bodoni, riuscì un capolavoro con incisioni di Ripenhausen e Caracciolo, riproducendo i luoghi e valendosi delle antichità pompejane. Fece anche stampare l’Eneidedel Caro (Roma, De Romanis, 1819) in censessantaquattro esemplari mandati a soli principi, con ventidue incisioni nel primo volume e trentotto nel secondo, oltre i ritratti della duchessa, di Virgilio, del Caro; ed è peccato non abbia potuto far altrettanto dellaDivina Commedia, come divisava. Grande amica della Stael e della Récamier, accogliendo attorno a sè la più splendida società, potè anche far servigi a Roma, sia col chiedere al Governo inglese i gessi dei marmi d’Elgin, sia qualche mitigazione pe’ Cattolici d’Irlanda.158.I fautori del libero scambio asseriscono che nel regno d’Italia erasi posta una tassa sull’esportazione dei grani, onde si coltivarono a preferenza altri generi, e da ciò o venne o peggiorò la carestia del 1817: soggiungono che in questa i grani costavano carissimo nella Sicilia dov’erano le tratte, mentre in Toscana si continuò la libertà, e non mancava fromento indigeno, e Livorno guadagnava all’affluirne di straniero. Son fatti tutt’altro che accertati.159.La baronessa di Stael fin nel 1805 diceva:Il y aura des révolutions en France jusqu’à ce que chaque Français ait obtenu une place du gouvernement.160.Se è vero quel che riferisce lo Zobi, vol.V, p. 57, don Neri Corsini soleva ripetere confidenzialmente agli amici: — I venti vescovi del granducato, se non sono continuamente sorvegliati dal Governo, da un momento all’altro, secondo il piacere di Roma, possono rivoltare il paese. E la sorveglianza conviene che sia continua, circospetta e preventiva, onde evitare scandali e clamori, i quali irritano i devoti che credono e non ragionano, e non sono pochi».Pejretti, primo presidente in Piemonte, a Barbaroux ambasciadore a Roma scriveva: — Tutto quanto è oggetto di speranza in Roma, dev’esserlo a noi di timore, e dobbiamo astenerci dall’accordarlo».161.Artaud,Vita di Leone XII. — Contra hæc repugnabant acerrime recens impietas et ipsa meticulosa sæculi deciminoni politica.Nodari,Vita Pii VII.162.Savojardi furono il purista Vaugelas, Claudio di Seyssel istorico di Luigi XII, Ducis, Michaud, ecc.163.Vedi la suaCorrespondance inédite.164.Un trasunto dei processi del 1821, che io possiedo e che porta la storia di ventotto società segrete, toccando di quella de’ Sanfedisti o Concistoriali dice: — Di questa parlano continuo i Carbonari pontifizj, e pretendono sia diretta a espellere gli Austriaci, e ristabilire la preponderanza della Corte di Roma. Però di queste intenzioni non seppero mai esibire più accertate notizie; e siccome si trattava di svelare le mosse d’una società segreta che avrebbe mirato principalmente a combattere il moderno liberalismo, pare che essi cercassero piuttosto deviare l’attenzione del Governo dalle loro combriccole, dirigendola sulle traccie d’una setta, la quale, quand’anche esistesse, non potea meritare seria considerazione. Non favoreggiata dallo spirito del tempo, essa non potea fare giammai progressi pericolosi: e non ci è mai avvenuto d’avvertirne l’esistenza fra noi».165.Il principe di Castelnuovo, che grandemente si adoprò per ritrarre il re da questo partito, quando morì lasciò un grosso legato a chi potesse ottenere dal re il ripristino della costituzione siciliana.166.Il Colletta, dopo raccontato a disteso gli errori e delitti del Governo napoletano, conchiude che «i governanti erano benigni, la finanza ricca; felice il presente, felicissimo si mostrava l’avvenire; Napoli era tra’ regni d’Europa meglio governati, e che più larga parte serbasse delle idee nuove». Lib.VIII. n. 51.* Ecco il saviissimo decreto de’ 10 giugno dell’anno 1817, sulla fondiaria..... Essendo nostra intenzione di tener come costante il valore imponibile delle proprietà fondiarie, e così incoraggiare l’agricoltura dando a’ proprietarj la nostra sovrana garentìa, che pel miglioramento de’ loro fondi per lungo corso di anni non ne sarà annullato il valore imponibile, decretiamo:Art. 1. La contribuzione fondiaria ha per base la rendita netta de’ fondi. Questa rendita, che consiste nel prezzo del prodotto depurato dalle spese di cultura, di conservazione e di mantenimento, può essere rappresentata dagli affitti fatti in un decennio, o dall’interesse del prezzo de’ fondi, quando la compra ne sia stata fatta, durante lo stesso tempo.Art. 2. Ogni terra colta o incolta, ogni suolo urbano con edifizj o senza, è soggetto a contribuzione per l’intera sua estensione. Un errore in più o in meno di valutazione, che non oltrepassi il ventesimo, non darà luogo ad aumento, o riduzione di contribuzione, salvo il riportare ne’ catasti la estensione vera.Le terre addette a delizia debbono essere valutate come i migliori terreni coltivati del Comune.Le case di abitazione entrano in tassa, al pari delle terre, per la loro rendita netta calcolata in ragione degli affitti del decennio, colla deduzione del quarto per la riparazione e pel progressivo deperimento.Gli edifizj o parti di edifizj appartenenti allo Stato, ed addetti per disposizione del Governo ad un uso pubblico non produttivo di rendita alcuna, sono esenti dalla contribuzione fondiaria, e rimanere debbono registrati ne’ catasti per semplice numeraria.La rendita dei molini e degli edifizj addetti a manifatture debbe essere valutata similmente sugli affitti del decennio, colla deduzione del terzo.Le fabbriche rustiche, costrutte nell’interno delle terre per servire ai soli usi dell’agricoltura o della pastorizia, debbono essere valutate in ragione del suolo, assimilato pel valore imponibile alle migliori terre del Comune.167.Tanto asserì il conte Orlof nelle Memorie del regno di Napoli. Ma il Canosa neiPiffari di montagna(Dublino 1820) lo smentisce risolutamente. Crede egli che, quando si sciolsero le maestranze durante l’occupazione inglese, si levasse tumulto principalmente fra’ calderaj, che protestarono della loro devozione alla regina, e le si profersero: onde furono accarezzati dai fuorusciti napoletani. Quando questi rimpatriarono, si addissero alle società segrete avverse a Murat, e ad un’antica setta deiTrinitarjposero il nome di Calderari. V’apparteneva gente di basso stato, e forse in realtà era un avanzo delle bande del 1799.168.Saccheggiandosi il palazzo di Palermo dov’è la specola, l’astronomo Nicolò Cacciatore si oppose alla ciurma che voleva manomettere l’osservatorio; onde «fu trascinato per la città quasi ignudo, rinchiuso in fondo d’oscura e fredda prigione in compagnia d’una ventina d’uomini della massima depravazione. Per miracolo ne uscì il giorno seguente».Autobiografia.169.Queste in Sicilia diedero un terzo di nobili, un quarto di preti: a Napoli invece il Parlamento riuscì di sei nobili, diciannove preti, tredici possidenti, dodici magistrati, altrettanti legisti, otto militari, sei medici; quattro impiegati attivi e due in ritiro, due negozianti e un cardinale.170.Molti furono i perseguitati dalla setta: Giampietro, direttore della Polizia, fu tratto di mezzo a nove figliuoli e trucidato; lo che spaventò moltissimi che s’ascosero, mentre correvano liste di proscrizione.171.A’ Court, inviato d’Inghilterra, non avea parole bastanti per disapprovarli: — Neppur un’ombra di biasimo s’avventurarono a gittare sul Governo esistente; non altro promisero al popolo che la riduzione del prezzo del sale. Mai non erasi avuto Governo più paterno e liberale: maggiore severità e meno confidenza sarebbero riusciti ad altro... Spirito di setta, e l’inudita diserzione di un esercito ben pagato, ben vestito e di nulla mancante, causarono la ruina d’un Governo veramente popolare. Temo non si riesca a scene di carnificina e confusione universale. La costituzione è la parola d’ordine, ma in fatto è il trionfo del giacobinismo, la guerra dei poveri contro la proprietà».172.Nota del ministero degli affari esterni delle Due Sicilie alle Corti d’Europa, 1º dicembre 1820.173.Vedi le sueMemoriescritte dal Galvani.174.Metternich scriveva al duca di Modena, invitandolo al Congresso, e divisandogli il fatto e da farsi. «Ogni rivoluzione passa per periodi distinti. Il carattere dellarivoltaè stampato chiaramente ne’ suoi primi eccessi, ma presto si cancella, e agli occhi vulgari prende l’aspetto diriforma. La debolezza dei principi e de’ Governi, le paure degli onest’uomini, i clamori dei faziosi, l’ipocrisia e furberia loro, tutto insomma vi contribuisce. Coloro che vogliono combattere il flagello bisogna che badino bene di non ingannarsi sulla differenza di tali periodi, e accomodare a ciascuno mezzi differenti, se non vogliono fallire. Se avessimo avuto ventimila uomini disponibili sul Po, si correva su Napoli: avremmo spenta la rivoluzione, e il mondo avrebbe applaudito, come fa sempre ad ogni buon successo. Non avendoli, dovemmo attendere a combattere la rivoluzione nel suo secondo periodo. Il re avea giurato la costituzione, un Parlamento dovea servire di guida all’opinione che si diceva nazionale (Notino la parola i rivoluzionarj del1859): i liberali e radicali di tutta Europa non poteano a meno d’unirsi in fascio per cantare in verso e in prosa gl’ineffabili benefizj delle restaurate libertà napoletane.... Gl’indugj non ci spaventarono; anzi. Il Governo rivoluzionario di Napoli ebbe a combattere un male che non perdona, la penuria di denaro. Chi quattro mesi fa avesse creduto che le operazioni dell’esercito austriaco opprimessero la libertà nascente, col ricco corteo de’ benefici frutti, avrà avuto il tempo di persuadersi che questa così detta libertà è morta in brevissimo per l’opere sue proprie. Le stesse cose cattive, contrarie alle nostre intenzioni, che succedeano a Napoli, si volgeranno a pro della giustizia e della ragione. Il liberalismo vi è stato fulminato dal radicalismo: i Carbonari e il Parlamento rovinarono i Muratiani; i mezzi termini furono ridotti al giusto loro valore da una fazione che, per ora, è forte perchè vuole o tutto o niente. Fondandoci dunque sull’essere il napoletano un affare europeo, e dovere comune la repressione della rivolta, abbiamo terminato il primo atto di questo grave dramma».175.Memorandumdi don Neri Corsini, 20 gennajo 1821.176.Capodistria, ambasciadore di Russia, avendo domandato a Metternich se l’Austria approverebbe un sistema che si avvicinasse al rappresentativo, quegli aveva risposto che si farebbe piuttosto la guerra. Capodistria soggiunse: — Ma se lo stesso re stabilisse un tale sistema?» E Metternich: — L’imperatore farebbe guerra al re di Napoli». Lo racconta Sanmarzano ambasciadore del Piemonte in dispaccio alla sua Corte.177.In lettera del 5 gennajo 1821 egli diceva: — Dopo tutte le dichiarazioni e ritrattazioni del re di Napoli, se io fossi al posto di Metternich non vorrei mescolare la mia causa col tessuto di duplicità e menzogne ond’è composta la vita di S. M.».178.E su tante migliaja di spadeUna stilla di sangue non v’è.Rossetti.179.Nei cinque anni d’occupazione in Sicilia perirono da seimila Austriaci per clima, per vino, per vizj. Secondo il Bianchini (Finanze del regno,III, 794), dal 1801 al 27 il Regno avea speso in truppe forestiere cencinquantasette milioni di ducati. Per le gravi spese nel 1826 si ritenne un decimo sopra tutti i soldi e le uscite. Frimont era comandante generale dell’esercito austriaco in Italia; e morto il 28 dicembre 1831, ebbe a successore il maresciallo Radetzky.180.Carlo Emanuele IV, abdicato nel 1802, erasi fatto gesuita con voti semplici, continuando a vivere come prima in sempre maggiore pietà, fino al 6 ottobre 1819. Eragli succeduto il fratello Vittorio Emanuele.181.Santarosa,Histoire de la révolution piémontaise1821.182.Così uno de’ più smaccati adulatori del Governo piemontese,Gualterio, tom.I. p. 509. Vedi meglioSantarosain generale, eBrofferiocon minute particolarità, parteI. c. 7.183.Ruffini dice dell’Università di Genova: — La lettera era tutto, nulla lo spirito. Erasi proposto di formare delle macchine, non degli uomini. L’Università parea destinata a estirpare dalla generazione presente ogni indipendenza di spirito, ogni dignità, ogni rispetto di se stesso; e quando passo in rassegna tanti nobili caratteri che sfuggironoa questo di Procuste orrido letto, non so trattenermi dal pensare con orgoglio quanto devono essere forti gli elementi morali della natura italiana tanto calunniata, per uscir puri e vigorosi da un’atmosfera così deleterica».Memorie d’un proscritto.184.Il Gualterio dice che quei che chiedevano la costituzione erano assoldati dal conte di Binder ministro d’Austria (I. 570); e dipinge come minacciata la vita, non solo del re, ma della sua famiglia «che in quei frangenti non furono tutelate fuorchè da Carlalberto» (i. 564). È calunnia al mite popolo piemontese, e ad una rivoluzione quasi incruenta. Il realismo di quei rivoluzionarj scoppia fin con entusiasmo in queste parole del Santarosa: — O notte fatale!... la patria coi re non cadeva, ma questa patria era per noi nel re, anzi in Vittorio Emanuele incarnata; gloria, successi, trionfi e tutto per noi compendiavasi in quel nome, in quella persona».185.Luigi Giuseppe Arborio Gattinara di Breme, da famiglia vercellese ricca di prelati e diplomatici, si pose alla diplomazia, fu consigliere di Stato del regno d’Italia e commissario generale delle sussistenze dell’esercito, poi ministro dell’interno e presidente del senato (1754-1828). Luigi, suo secondogenito, scolaro dell’abate Caluso, cappellano del vicerè e governatore dei paggi nel regno, pizzicava di letterato, e scrisseSull’ingiustizia d’alcuni giudizj letterarj in Italia, ed altre cosuccie (1781-1820).186.Fu ministro dell’interno il conte Ferdinando Del Pozzo, valente giureconsulto, che già in uno scritto pseudonimo avea dimostrato che le ragioni acquisite sotto il Governo francese non potevano abrogarsi; poi profugo, stampò nel 1833Della felicità che gl’Italiani possono e devono dal Governo austriaco procacciarsi, dove a Carlalberto, divenuto re, dava esortazione d’imitar l’Austria in molte cose, fra cui nel dotare di centomila lire il teatro dell’Opera a Milano.187.Il marchese La Maisonfort, ministro di Francia a Firenze, s’adoprò a scusare Carlalberto, e tenerlo raccomandato a Pasquier ministro degli affari esteri:Les torts qu’on reproche au prince de Carignan, sont presque tous dans ses liaisons en précédence de la révolution. Il ne les nie pas, mais il assure que l’on exagère... Chef d’une espèce d’opposition qui, selon lui, était purement militaire, le prince eut le malheur de se brouiller ouvertement avec le duc de Génevois. Le jeune prince était donc dans une situation, dont ses entourages abusaient quand la révolution a éclaté. Trop jeune pour s’apercevoir que cette rébellion était sans base, il la jugea trop puissante pour ne pas croire de son devoir de se jeter à travers, afin d’obtenirla confiance et le pouvoir, qui seuls pouvaient l’étouffer (Correspondance du 19 juin 1821). E più basso:Arrivé à Novare, où il reçut l’ordre d’abdiquer tout pouvoir et de se rendre en Toscane, quel fut, m’a-t-il dit, son étonnement et son désespoir de ne pouvoir être reçu à Modène, où le roi Charles Félix jeta à la figure du comte Costa, son écuyer, la lettre de soumission qu’ il lui portait!E al 22 dicembre:On continue de calomnier et décarter le prince de Carignan de Turin. On irait bien plus loin si la France n’avait semblé le couvrir de cette égide, qu’ elle offrira toujours à la légitimité.Il m’a promis patience et conduite irréprochable.Quando noi scrivevamo laStoria Universale, Cesare Saluzzo, granmastro d’artiglieria ed ajo de’ figli del re, ci promise documenti importanti sulla rivoluzione del 21: ma quando li reclamammo, non seppe darci che questi carteggi, i quali a noi parvero tutt’altro che nobilitare il re, anzi dire peggio che molte declamazioni de’ suoi avversarj. Pure furono più tardi pubblicati da suoi apologisti. Rimane una relazione di que’ fatti, stesa dal principe stesso a suo disgravio.188.A Venezia Pellico, Solera, Romagnosi, Rossi di Cervia che vi morì: a Milano Castiglia, Arrivabene, Pallavicini, Confalonieri, Adryane, Trechi, Mompiani, Visconti... Vedasi un mio discorso, suIl Conciliatore, episodio del liberalismo in Lombardia.189.Finita la rivoluzione piemontese, egli scriveva ad Ugo Foscolo: — Siam condotti a tale, da chiamare felici gli esuli, e molto più felici quelli che, se divideranno il danno generale che la perversità di quest’epoca ha serbato a tutti gli sforzi cauti e generosi, sono ben lontani dal dividere la vergogna di quelli che non seppero volere il bene se non imbecillemente e fanciullescamente». Avvertito d’in alto a fuggire, il Confalonieri non volle: côlto in casa, trovò arrugginiti i congegni della bottola per cui s’era preparata una fuga. Singolare venerazione professarono per lui quei che gli furono compagni di sventura. Uscito dallo Spielberg nel 1837 per l’amnistia, morì il 1847, e i suoi funerali a Milano furono un dei preludj della nuova rivoluzione.190.Maroncelli, Frignani, Adryane, Parravicini, Arrivabene ed altri pubblicarono la storia de’ loro patimenti. LaSemplice verità opposta alle menzogne di E. Misley nel suo libello «L’Italie sous la domination autrichienne», opera scritta dal tirolese Zajotti, che fu poi nostro processante di Stato nel 1833, asserisce che gli arrestati non furono ottomila, ma settantaquattro. Il Giordani (lettera 25 giugno 1825) chiama Zajotti «il solo vero ingegno italiano che siasi venduto all’Austria».191.Laderchi, come romagnuolo, fu consegnato al papa, che gli destinò per carcere la fortezza di Ferrara. Vi era legato il cardinale Tommaso Arezzo, che fe dichiarare fortezza tutta la città. Laderchi, potè finire i suoi studj, poi esercitare la professione d’avvocato; finchè liberato, divenne uno de’ migliori giureconsulti, fedele all’ordine e al giusto anche quando la rivoluzione del 59 riducea le vittime dell’Austria in vittime di nuovi sacrificatori.192.Fra questi Ansaldi, il medico Ratazzi, Dossena, Bianco, Radice, Ferrero, Marochetti, Avezzana, Ravina, che la più parte ricomparvero dopo venzett’anni d’esiglio con miglior esito.193.Vedi i Documenti del Governo di Modena, stampati nel 1860, p. 34.194.Dichiarazione a nome delle Corti d’Austria, Prussia e Russia alla chiusa del congresso di Lubiana; Circolare accompagnatoria ai ministri delle tre Corti. — In Capefigue (Diplomates européens. Milano 1844, pp. 41 e 42) appare che la Francia non acconsentì all’occupazione del Piemonte se non per brevissimo tempo,car la France ne pourrait souffrir les Autrichiens sur les Alpes. Tous ces actes de cabinet, toutes les proclamations qui suivent la tenue d’un congrès, étaient spécialement l’œuvre de M. de Metternich. Le chancelier d’Autriche possède... un goût pur.... etc. Châteaubriand, nelCongresso di Verona, dà lode al cardinale Spina, capo della legazione pontifizia, dell’essersi opposto all’invasione austriaca nella bassa Italia.195.È una rarità la medaglia allora coniata, di 0,041 di diametro, portante il ritratto di Carlalberto e la leggenda «Presa del Trocadero 31 agosto 1833». I reggimenti della guardia reale gli offersero le spalline di granatiere.196.LeMemorie storiche intorno alla vita di Francesco IV di Modena(Modena 1848-55) di Cesare Galvani (morto nel 1860) sono piuttosto un panegirico; ma per la cordialità con cui son dettate, e per la ricchezza di fatti devono consultarsi anche da chi non voglia ricredersi intorno a quello che apparve come il duca d’Alba dell’età nostra.197.Tornate delle Camere al 1 e 6 dicembre 1830.198.Risposta dell’ambasciatore Lützow al signor Seymour, 12 settembre 1832.199.Vedasi il Galvani suddetto.200.Nel bilancio del 1830 stampato, sono stanziate lire seicentomila per interessi del debito pubblico.201.Presidente Vicini; ministri Armaroli, Mamiani, Sturani, Bianchetti, Armandi, Sarti, Orioli.202.Gualterio,Docum. 87.203.Il Galvani racconta che il duca partendo levò dalle casse un milione per pagare i soldati, oltre le gioje; e che Zucchi levò centomila lire: centoseimila i membri del Governo provvisorio. Levarono appena quello che occorreva per mantenersi.204.Notificazione del segretario di Stato, 23 febbrajo.205.Vedi ilMoniteurdell’agosto 1831, e massime il discorso del signor Cabet.

142.Erano Marcantonio Fe, Federico Confalonieri, Alberto Litta, Giangiacomo Trivulzio, Giacomo Ciani, Somaglia, Sommi, Ballabio: segretario Giacomo Beccaria. Le loro domande portavano: I. Indipendenza assoluta del paese, il quale abbia la maggior estensione possibile; II. Costituzione liberale, fondata sulla divisione del potere esecutivo, legislativo, giudiziario, e sull’intiera indipendenza di quest’ultimo; una rappresentanza nazionale faccia le leggi, regoli le imposte; sieno assicurate la libertà individuale, la libertà di commercio, la libertà della stampa; i pubblici impiegati sieno sottoposti a sindacato; III. Tale Costituzione sia fatta dai collegi elettorali, eretti in assemblea costituente; IV. Si preferisca un Governo monarchico ereditario. Quanto alle maggiori guarentigie, non si era creduto «conveniente di legar le mani alle Potenze alleate».

142.Erano Marcantonio Fe, Federico Confalonieri, Alberto Litta, Giangiacomo Trivulzio, Giacomo Ciani, Somaglia, Sommi, Ballabio: segretario Giacomo Beccaria. Le loro domande portavano: I. Indipendenza assoluta del paese, il quale abbia la maggior estensione possibile; II. Costituzione liberale, fondata sulla divisione del potere esecutivo, legislativo, giudiziario, e sull’intiera indipendenza di quest’ultimo; una rappresentanza nazionale faccia le leggi, regoli le imposte; sieno assicurate la libertà individuale, la libertà di commercio, la libertà della stampa; i pubblici impiegati sieno sottoposti a sindacato; III. Tale Costituzione sia fatta dai collegi elettorali, eretti in assemblea costituente; IV. Si preferisca un Governo monarchico ereditario. Quanto alle maggiori guarentigie, non si era creduto «conveniente di legar le mani alle Potenze alleate».

143.Vedi l’allocuzione 21 marzo 1813.

143.Vedi l’allocuzione 21 marzo 1813.

144.Al congresso di Vienna erano rappresentanti del pontefice il cardinale Consalvi; del re di Sardegna il marchese di Sanmarzano e il conte Rossi; di Gioachino il duca di Campochiaro e il principe di Cariati; di Ferdinando di Sicilia il conte Ruffo, il duca Serra Capriola, il cavaliere Medici; della Toscana Neri Corsini; di Modena il principe Albani; di Luigia di Parma lo spagnuolo Labrador; di Genova il marchese Brignole Sale; del principe di Piombino il giureconsulto Verra; di Lucca il conte Mansi.

144.Al congresso di Vienna erano rappresentanti del pontefice il cardinale Consalvi; del re di Sardegna il marchese di Sanmarzano e il conte Rossi; di Gioachino il duca di Campochiaro e il principe di Cariati; di Ferdinando di Sicilia il conte Ruffo, il duca Serra Capriola, il cavaliere Medici; della Toscana Neri Corsini; di Modena il principe Albani; di Luigia di Parma lo spagnuolo Labrador; di Genova il marchese Brignole Sale; del principe di Piombino il giureconsulto Verra; di Lucca il conte Mansi.

145.Furono il generale Teodoro Lechi, il tenente colonnello Gasparinetti, l’ispettor generale Demester, Ragani caposquadra, Lattuada, Brunetti, Cavedoni, Pagani, Gerosa, Caprotti, Marchal, Varesi, tutti uffiziali; i professori Rasori, Gioja ed altri. Dopo tre anni di processi furono condannati a morte, commutata in carcere temporario.

145.Furono il generale Teodoro Lechi, il tenente colonnello Gasparinetti, l’ispettor generale Demester, Ragani caposquadra, Lattuada, Brunetti, Cavedoni, Pagani, Gerosa, Caprotti, Marchal, Varesi, tutti uffiziali; i professori Rasori, Gioja ed altri. Dopo tre anni di processi furono condannati a morte, commutata in carcere temporario.

146.Carolina coi figli abitò Trieste, poi morì a Firenze il 1839. Luciano che era accorso da Roma ad offrire i proprj servigi al reduce fratello, al cadere di questo tornò a Roma, e nel suo principato di Canino scoprì le necropoli e i vasi che innovarono la storia delle belle arti etrusche, e raccolse un insigne museo, che poi vendette al britannico: morì nel 1840, e suo figlio Carlo meritò nome fra i naturalisti, poi fra i rivoluzionarj (-1857), e Luigi fra i chimici. Re Giuseppe, dopo i disastri di Waterloo ricoverò a Nuova York, poi a Firenze col nome di conte di Survilliers, e vi morì nel 1844. Ivi pure morì re Luigi il 25 luglio 1846; e suo figlio Luigi, dopo vicende da romanzo, rinnovò l’impero francese. Girolamo, già re di Westfalia, morì capo dell’Ospizio degli Invalidi a Parigi; suo figlio rimane famoso col nome di principe Napoleone. Madama Letizia, madre di cinque regnanti, visse in Roma fino al 2 febbrajo 1836. Felice Baciocchi, principe di Lucca, morì a Bologna il 1841. Beauharnais ebbe rendita di sei milioni, e dal re di Baviera il principato di Eichstädt, ove fece moltissimi miglioramenti: visse fin al 1824, e di Amalia sua moglie restò cara ricordanza fra gli Italiani, che sempre ben accolse anche a Monaco. Una loro figlia sposò il principe reale di Svezia, e si assise su quel trono (-1876); l’altra il duca di Braganza; un figlio sposò la regina di Portogallo; l’altro la primogenita dell’imperatore Nicolò di Russia.

146.Carolina coi figli abitò Trieste, poi morì a Firenze il 1839. Luciano che era accorso da Roma ad offrire i proprj servigi al reduce fratello, al cadere di questo tornò a Roma, e nel suo principato di Canino scoprì le necropoli e i vasi che innovarono la storia delle belle arti etrusche, e raccolse un insigne museo, che poi vendette al britannico: morì nel 1840, e suo figlio Carlo meritò nome fra i naturalisti, poi fra i rivoluzionarj (-1857), e Luigi fra i chimici. Re Giuseppe, dopo i disastri di Waterloo ricoverò a Nuova York, poi a Firenze col nome di conte di Survilliers, e vi morì nel 1844. Ivi pure morì re Luigi il 25 luglio 1846; e suo figlio Luigi, dopo vicende da romanzo, rinnovò l’impero francese. Girolamo, già re di Westfalia, morì capo dell’Ospizio degli Invalidi a Parigi; suo figlio rimane famoso col nome di principe Napoleone. Madama Letizia, madre di cinque regnanti, visse in Roma fino al 2 febbrajo 1836. Felice Baciocchi, principe di Lucca, morì a Bologna il 1841. Beauharnais ebbe rendita di sei milioni, e dal re di Baviera il principato di Eichstädt, ove fece moltissimi miglioramenti: visse fin al 1824, e di Amalia sua moglie restò cara ricordanza fra gli Italiani, che sempre ben accolse anche a Monaco. Una loro figlia sposò il principe reale di Svezia, e si assise su quel trono (-1876); l’altra il duca di Braganza; un figlio sposò la regina di Portogallo; l’altro la primogenita dell’imperatore Nicolò di Russia.

147.Gli alleati aveano imposto a Ferdinando di dare al principe Eugenio un distretto di cinquantamila abitanti! che fu cambiato in cinque milioni di lire. Anche a carico del papa si mantenne il ricco appanaggio d’Eugenio nelle Marche, mascherandolo col titolo d’enfiteusi, redimibile per 3,170,000 scudi. Ferdinando regalò splendidamente i cooperatori della sua restaurazione: al generale Bianchi il titolo di duca di Casa Lanza con novemila ducati annui; a Metternich il titolo di duca di Portella con sessantamila; altrettanti a Talleyrand col ducato di Dino; seimila ducati annui al cavaliere Medici; altrettanti al plenipotenziario Alvaro Ruffo; duemila all’altro plenipotenziario Serra Capriola; le quali rendite furono capitalizzate con 1,010,722 ducati. Vedi il rapporto del ministero delle finanze al Parlamento in ottobre e dicembre 1820.

147.Gli alleati aveano imposto a Ferdinando di dare al principe Eugenio un distretto di cinquantamila abitanti! che fu cambiato in cinque milioni di lire. Anche a carico del papa si mantenne il ricco appanaggio d’Eugenio nelle Marche, mascherandolo col titolo d’enfiteusi, redimibile per 3,170,000 scudi. Ferdinando regalò splendidamente i cooperatori della sua restaurazione: al generale Bianchi il titolo di duca di Casa Lanza con novemila ducati annui; a Metternich il titolo di duca di Portella con sessantamila; altrettanti a Talleyrand col ducato di Dino; seimila ducati annui al cavaliere Medici; altrettanti al plenipotenziario Alvaro Ruffo; duemila all’altro plenipotenziario Serra Capriola; le quali rendite furono capitalizzate con 1,010,722 ducati. Vedi il rapporto del ministero delle finanze al Parlamento in ottobre e dicembre 1820.

148.Secondo un articolo addizionale e separato del 20 maggio 1815, nel caso che il ducato di Parma ricada all’Austria, la città e fortezza di Piacenza con un circondario determinato spetta al re di Sardegna. Il 28 novembre 1844 a Firenze fra i duchi di Lucca e Modena, il granduca di Toscana, il re di Sardegna e l’imperatore d’Austria fu conchiuso cambio di varie porzioni di Stati, per meglio arrotondarsi quando avvenisse il passaggio del ducato di Lucca alla Toscana, e di Parma e Piacenza all’infante di Spagna. La Toscana conserverà i vicariati di Barga e Pietrasanta, e al futuro duca di Parma cederà Pontremoli, Bagnone e le terre annesse di Lunigiana. Il duca di Parma cederà a quello di Modena il ducato di Guastalla e la lingua di terra parmigiana sulla destra dell’Enza. L’imperatore riconosce la cessione del ducato di Guastalla; e il diritto di riversibilità che gli competea su quello, e sul territorio oltr’Enza, lo trasferisce sul distretto di Pontremoli e sulla restante Lunigiana, ceduti al duca di Parma. Se mai il ducato di Parma ricada all’Austria, l’imperatore cederà al re di Sardegna la suddetta porzione di Lunigiana e i distretti ora estensi di Treschietto, Villafranca, Castevoli, Mulazzo; e ciò invece della convenuta città e fortezza di Piacenza.

148.Secondo un articolo addizionale e separato del 20 maggio 1815, nel caso che il ducato di Parma ricada all’Austria, la città e fortezza di Piacenza con un circondario determinato spetta al re di Sardegna. Il 28 novembre 1844 a Firenze fra i duchi di Lucca e Modena, il granduca di Toscana, il re di Sardegna e l’imperatore d’Austria fu conchiuso cambio di varie porzioni di Stati, per meglio arrotondarsi quando avvenisse il passaggio del ducato di Lucca alla Toscana, e di Parma e Piacenza all’infante di Spagna. La Toscana conserverà i vicariati di Barga e Pietrasanta, e al futuro duca di Parma cederà Pontremoli, Bagnone e le terre annesse di Lunigiana. Il duca di Parma cederà a quello di Modena il ducato di Guastalla e la lingua di terra parmigiana sulla destra dell’Enza. L’imperatore riconosce la cessione del ducato di Guastalla; e il diritto di riversibilità che gli competea su quello, e sul territorio oltr’Enza, lo trasferisce sul distretto di Pontremoli e sulla restante Lunigiana, ceduti al duca di Parma. Se mai il ducato di Parma ricada all’Austria, l’imperatore cederà al re di Sardegna la suddetta porzione di Lunigiana e i distretti ora estensi di Treschietto, Villafranca, Castevoli, Mulazzo; e ciò invece della convenuta città e fortezza di Piacenza.

149.I Genovesi mostrarono i danni che verrebbero «dall’aggregamento di genti così tra loro avverse e discordanti, come furono sempre la ligure e le subalpine» (Lettere di Pareto a lord Castlereagh, 11 maggio 1814); e invocavano piuttosto «un sovrano, parente delle auguste famiglie che governano l’Europa, purchè indipendente, troppo recenti ed altamente fitti negli animi essendo i mali che tiene congiunti la dominazione straniera» (Nota del Serra al congresso di Vienna). La discussione fattasi allora al Parlamento inglese, dove l’opposizione stava pei diritti, il Governo pei fatti e per le convenienze, e delle più importanti sulla politica e sul gius delle genti. Può vedersene un estratto inSclopis,Delle relazioni politiche tra la dinastia di Savoja e il Governo britannico, Torino 1853, che reca pure una Memoria del conte d’Agliè a Castlereagh per mostrargli quanto importi render forte il Piemonte unendovi tutta l’alta Italia. Su questi fatti son a vedereCorrespondence, despatches and other papers of Viscount Castlereagh, Londra 1853.Il cardinale Pacca, in un opuscolo suiGrandi meriti verso la Chiesa cattolica del clero di Colonia, Modena 1840, moveva lamento che nel congresso di Vienna «non si restituì a varie repubbliche cattoliche quella libertà e indipendenza che avevano perduta per la sfrenata ambizione di Napoleone, mentre la si restituì alla repubblica di Ginevra, irreconciliabile al nome cattolico, e le si volle anche accrescere il territorio, staccando alcune terre e paesi dal paterno Governo de’ principi di Savoja, per sottometterli a Ginevra che si gloriava di esser chiamata la Roma protestante».

149.I Genovesi mostrarono i danni che verrebbero «dall’aggregamento di genti così tra loro avverse e discordanti, come furono sempre la ligure e le subalpine» (Lettere di Pareto a lord Castlereagh, 11 maggio 1814); e invocavano piuttosto «un sovrano, parente delle auguste famiglie che governano l’Europa, purchè indipendente, troppo recenti ed altamente fitti negli animi essendo i mali che tiene congiunti la dominazione straniera» (Nota del Serra al congresso di Vienna). La discussione fattasi allora al Parlamento inglese, dove l’opposizione stava pei diritti, il Governo pei fatti e per le convenienze, e delle più importanti sulla politica e sul gius delle genti. Può vedersene un estratto inSclopis,Delle relazioni politiche tra la dinastia di Savoja e il Governo britannico, Torino 1853, che reca pure una Memoria del conte d’Agliè a Castlereagh per mostrargli quanto importi render forte il Piemonte unendovi tutta l’alta Italia. Su questi fatti son a vedereCorrespondence, despatches and other papers of Viscount Castlereagh, Londra 1853.

Il cardinale Pacca, in un opuscolo suiGrandi meriti verso la Chiesa cattolica del clero di Colonia, Modena 1840, moveva lamento che nel congresso di Vienna «non si restituì a varie repubbliche cattoliche quella libertà e indipendenza che avevano perduta per la sfrenata ambizione di Napoleone, mentre la si restituì alla repubblica di Ginevra, irreconciliabile al nome cattolico, e le si volle anche accrescere il territorio, staccando alcune terre e paesi dal paterno Governo de’ principi di Savoja, per sottometterli a Ginevra che si gloriava di esser chiamata la Roma protestante».

150.La Farina, nelProemio, pag. 79, dice che «fuvvi chi propose una confederazione italiana a somiglianza dell’alemanna; ma l’Austria che ben sentiva ogni confederazione italiana non poter essere che a sè nemica, si oppose, ecc.». Il Farini tutto all’opposto (Storia d’Italia, lib.VII) insiste sulla smania dell’Austria a volere una lega italica, e sul pericolo che ne sarebbe venuto alla libertà; e ingloria i re sardi d’esservisi opposti, e così salvato l’Italia.

150.La Farina, nelProemio, pag. 79, dice che «fuvvi chi propose una confederazione italiana a somiglianza dell’alemanna; ma l’Austria che ben sentiva ogni confederazione italiana non poter essere che a sè nemica, si oppose, ecc.». Il Farini tutto all’opposto (Storia d’Italia, lib.VII) insiste sulla smania dell’Austria a volere una lega italica, e sul pericolo che ne sarebbe venuto alla libertà; e ingloria i re sardi d’esservisi opposti, e così salvato l’Italia.

151.Adunanza del 20 marzo 1815. Al conte di Brusasco, ambasciadore di Vittorio Emanuele, che si lagnava de’ mali fatti all’Italia dal congresso di Vienna, Capodistria diceva: — Verissimo, ma le circostanze non permetteano di meglio. Era necessario dar la pace all’Europa, darla subito; il riposo era il primo bisogno; e l’esperienza passata e presente mi fanno tenere di sommo momento la forza delle circostanze, che tutto trascina. Quali sono le cause che condussero Buonaparte alla perdizione? non certamente i disegni politici de’ suoi nemici. La medesima forza delle circostanze ha generato il sistema europeo che esiste oggi: non il genio nè la volontà dell’uomo. Il riposo era il bisogno universale, e non potea conseguirsi che per mezzo dell’unione. Se mi domandate quanto durerà l’odierno sistema europeo, vi risponderò, durerà finchè la forza delle circostanze lo rende necessario. Ma sin d’ora si può affermare, che allorquando il riposo non sarà o non parrà il primo de’ bisogni, quando saranno distrutte tutte le parti che erano legate a quel colosso che si rovesciò da sè, e quando nuove leghe, nuove relazioni, opinioni nuove, nuovi interessi avranno dato un indirizzo differente agli spiriti umani, allora il sistema presente cadrà, ogni cosa prenderà un assetto stabile e durevole, perchè sarà secondo natura e secondo giustizia. Intanto a me son noti come all’imperatore i portamenti dell’Austria in Italia: ma non ci pare devano dispiacervi troppo, perchè, se occasioni imprevedibili portassero la guerra in Italia, esse potrebbero riuscirvi di grande vantaggio; e l’idea dell’indipendenza italiana, accortamente svegliata, potrebbe procacciarvi molti partigiani, e fare gran male all’Austria».

151.Adunanza del 20 marzo 1815. Al conte di Brusasco, ambasciadore di Vittorio Emanuele, che si lagnava de’ mali fatti all’Italia dal congresso di Vienna, Capodistria diceva: — Verissimo, ma le circostanze non permetteano di meglio. Era necessario dar la pace all’Europa, darla subito; il riposo era il primo bisogno; e l’esperienza passata e presente mi fanno tenere di sommo momento la forza delle circostanze, che tutto trascina. Quali sono le cause che condussero Buonaparte alla perdizione? non certamente i disegni politici de’ suoi nemici. La medesima forza delle circostanze ha generato il sistema europeo che esiste oggi: non il genio nè la volontà dell’uomo. Il riposo era il bisogno universale, e non potea conseguirsi che per mezzo dell’unione. Se mi domandate quanto durerà l’odierno sistema europeo, vi risponderò, durerà finchè la forza delle circostanze lo rende necessario. Ma sin d’ora si può affermare, che allorquando il riposo non sarà o non parrà il primo de’ bisogni, quando saranno distrutte tutte le parti che erano legate a quel colosso che si rovesciò da sè, e quando nuove leghe, nuove relazioni, opinioni nuove, nuovi interessi avranno dato un indirizzo differente agli spiriti umani, allora il sistema presente cadrà, ogni cosa prenderà un assetto stabile e durevole, perchè sarà secondo natura e secondo giustizia. Intanto a me son noti come all’imperatore i portamenti dell’Austria in Italia: ma non ci pare devano dispiacervi troppo, perchè, se occasioni imprevedibili portassero la guerra in Italia, esse potrebbero riuscirvi di grande vantaggio; e l’idea dell’indipendenza italiana, accortamente svegliata, potrebbe procacciarvi molti partigiani, e fare gran male all’Austria».

152.I commissarj pontifizj lasciarono a Parigi moltissime pergamene di monasteri antichi; alcuni quadri e sculture, regalati in riconoscenza, o ceduti per istanze, fra cui il colosso del Tevere, la Pallade di Velletri, la Melpomene. I deputati dell’Università di Eidelberga reclamarono i codici palatini, che Gregorio XV avea comprati nel 1622 da Massimiliano di Baviera; e le furono resi in fatto trentanove codici greci e latini già trasportati a Parigi, e ottocenquarantasette tedeschi ancora esistenti a Roma, col famoso Gladiatore, il vaso, l’educazione di Bacco. Il museo Borghese restò a Parigi, come formalmente comprato, e benchè una parte ne reclamasse il re di Piemonte, perchè era stato pagato co’ suoi beni. Gl’Inglesi diedero duecentomila lire pel trasporto dei capi d’arte. Il Martirio di santo Stefano di Giulio Romano, che la città di Genova avea regalato alla Francia nel 1807, ed era stato restaurato da Girodet, fu chiesto dal re di Piemonte e messo a Torino.

152.I commissarj pontifizj lasciarono a Parigi moltissime pergamene di monasteri antichi; alcuni quadri e sculture, regalati in riconoscenza, o ceduti per istanze, fra cui il colosso del Tevere, la Pallade di Velletri, la Melpomene. I deputati dell’Università di Eidelberga reclamarono i codici palatini, che Gregorio XV avea comprati nel 1622 da Massimiliano di Baviera; e le furono resi in fatto trentanove codici greci e latini già trasportati a Parigi, e ottocenquarantasette tedeschi ancora esistenti a Roma, col famoso Gladiatore, il vaso, l’educazione di Bacco. Il museo Borghese restò a Parigi, come formalmente comprato, e benchè una parte ne reclamasse il re di Piemonte, perchè era stato pagato co’ suoi beni. Gl’Inglesi diedero duecentomila lire pel trasporto dei capi d’arte. Il Martirio di santo Stefano di Giulio Romano, che la città di Genova avea regalato alla Francia nel 1807, ed era stato restaurato da Girodet, fu chiesto dal re di Piemonte e messo a Torino.

153.Anche il famigerato principe di Canosa rimproverava ai principi, per idee diverse, questo accentramento, quest’abolizione dell’individuo; e nellaEsperienza ai re della terrascriveva: — Principi miei, che cosa fate? Il mondo va tutto in precipizio, il fuoco arde sotto i vostri troni, la cancrena corrompe la società; e voi vi battete le mani sull’anca, applicate qualche cerottello inconcludente su piaghe sterminate, e non adottate provvedimenti vigorosi e validi?... Voi per zelo male inteso della sovranità avete levato ai Comuni tutti i loro privilegi, tutti i loro diritti, tutte le loro franchigie e libertà, e avete concentrato nel potere ogni moto e ogni spirito di vita. Con questo avete reso gli uomini stranieri nella propria terra, abitatori e non più cittadini delle loro città; e dall’abolizione dello spirito patrio è sorto lo spirito nazionale. Distrutti gl’interessi privati di tutti i municipj, avete formato di tutte le volontà una massa sola; ed ora vi trovate insufficienti a reprimere il moto di quella mole terribile e smisurata.Divide et impera. Voi vi siete dimenticati di questa massima scolpita nel fondamento dei troni: avete preteso reggere il mondo con una redine sola, e questa vi si è spezzata nelle mani.Divide et impera. Dividete popolo da popolo, provincia da provincia, città da città, lasciando ad ognuna i suoi interessi, i suoi statuti, i privilegi suoi, i suoi dritti e le sue franchigie. Fate che i cittadini si persuadano d’essere qualche cosa in casa loro; permettete che il popolo si diverta coi trastulli innocenti de’ maneggi, delle ambizioni e delle gare municipali; fate risorgere lo spirito patrio colla emancipazione dei Comuni; e il fantasma dello spirito nazionale non sarà più il demonio imbriacatore di tutte le menti...»

153.Anche il famigerato principe di Canosa rimproverava ai principi, per idee diverse, questo accentramento, quest’abolizione dell’individuo; e nellaEsperienza ai re della terrascriveva: — Principi miei, che cosa fate? Il mondo va tutto in precipizio, il fuoco arde sotto i vostri troni, la cancrena corrompe la società; e voi vi battete le mani sull’anca, applicate qualche cerottello inconcludente su piaghe sterminate, e non adottate provvedimenti vigorosi e validi?... Voi per zelo male inteso della sovranità avete levato ai Comuni tutti i loro privilegi, tutti i loro diritti, tutte le loro franchigie e libertà, e avete concentrato nel potere ogni moto e ogni spirito di vita. Con questo avete reso gli uomini stranieri nella propria terra, abitatori e non più cittadini delle loro città; e dall’abolizione dello spirito patrio è sorto lo spirito nazionale. Distrutti gl’interessi privati di tutti i municipj, avete formato di tutte le volontà una massa sola; ed ora vi trovate insufficienti a reprimere il moto di quella mole terribile e smisurata.Divide et impera. Voi vi siete dimenticati di questa massima scolpita nel fondamento dei troni: avete preteso reggere il mondo con una redine sola, e questa vi si è spezzata nelle mani.Divide et impera. Dividete popolo da popolo, provincia da provincia, città da città, lasciando ad ognuna i suoi interessi, i suoi statuti, i privilegi suoi, i suoi dritti e le sue franchigie. Fate che i cittadini si persuadano d’essere qualche cosa in casa loro; permettete che il popolo si diverta coi trastulli innocenti de’ maneggi, delle ambizioni e delle gare municipali; fate risorgere lo spirito patrio colla emancipazione dei Comuni; e il fantasma dello spirito nazionale non sarà più il demonio imbriacatore di tutte le menti...»

154.Eppure Napoleone nel 1814 a re Giuseppe scriveva:J’ai toujours reconnu que la police fait un mal affreux: elle alarme sans éclairer.

154.Eppure Napoleone nel 1814 a re Giuseppe scriveva:J’ai toujours reconnu que la police fait un mal affreux: elle alarme sans éclairer.

155.Quando la Rivoluzione credeva togliere tanti poteri al re, Mirabeau, nella sua corrispondenza secreta, mostrava a Luigi XVI che anzi li consolidava: — È dunque nulla il non esservi più nè Parlamento, nè paesi di stato, nè corpo di clero, di privilegiati, di nobili?... Molti regni di Governo assoluto non avrebbero fatto altrettanto quanto questo sol anno per l’autorità reale».

155.Quando la Rivoluzione credeva togliere tanti poteri al re, Mirabeau, nella sua corrispondenza secreta, mostrava a Luigi XVI che anzi li consolidava: — È dunque nulla il non esservi più nè Parlamento, nè paesi di stato, nè corpo di clero, di privilegiati, di nobili?... Molti regni di Governo assoluto non avrebbero fatto altrettanto quanto questo sol anno per l’autorità reale».

156.Il suddetto Canosa esclamava: — Un’altra causa principale dello sconquassamento del mondo è la troppa diffusione delle lettere, e quel pizzicare di letteratura che è entrato anche nelle ossa de’ pescivendoli e degli stallieri. Al mondo ci vogliono i dottori e i letterati, ma ci vogliono anche i calzolari, i sartori, i fabbri, gli agricoltori e gli artieri di tutte le sorti; ci vuole una gran massa di gente buona e tranquilla, la quale si contenti di vivere sulla fede altrui, e lasci che il mondo sia guidato coi lumi degli altri, senza pretendere di guidarlo coi lumi proprj. Per tutta questa gente la letteratura è dannosa, perchè solletica quegl’intelletti che la natura ha destinati ad esercitarsi dentro una sfera ristretta, promove dubbj che la mediocrità delle sue cognizioni non è poi sufficiente a risolvere, accostuma ai diletti dello spirito, i quali rendono insopportabile il lavoro monotono e nojoso del corpo, risveglia desiderj sproporzionati alla umiltà della condizione, e con rendere il popolo scontento della sua sorte, lo dispone a tentativi di conseguire una sorte diversa. Perciò, invece di favorire smisuratamente l’istruzione e la civiltà, dovete con prudenza imporle qualche confine, e considerare che, se si trovasse un maestro, il quale con una sola lezione potesse rendere tutti gli uomini dotti come Aristotele, e civili come il maggiordomo del re di Francia, questo maestro bisognerebbe ammazzarlo subito per non vedere distrutta la società. Lasciate i libri e gli studj alle classi distinte, e a qualche ingegno straordinario, che si fa strada a traverso l’oscurità del suo grado; ma procurate che il calzolaro si contenti della lesina, e il rustico del badile, senza andarsi a guastar il cuore e la mente alla scuola dell’alfabeto».

156.Il suddetto Canosa esclamava: — Un’altra causa principale dello sconquassamento del mondo è la troppa diffusione delle lettere, e quel pizzicare di letteratura che è entrato anche nelle ossa de’ pescivendoli e degli stallieri. Al mondo ci vogliono i dottori e i letterati, ma ci vogliono anche i calzolari, i sartori, i fabbri, gli agricoltori e gli artieri di tutte le sorti; ci vuole una gran massa di gente buona e tranquilla, la quale si contenti di vivere sulla fede altrui, e lasci che il mondo sia guidato coi lumi degli altri, senza pretendere di guidarlo coi lumi proprj. Per tutta questa gente la letteratura è dannosa, perchè solletica quegl’intelletti che la natura ha destinati ad esercitarsi dentro una sfera ristretta, promove dubbj che la mediocrità delle sue cognizioni non è poi sufficiente a risolvere, accostuma ai diletti dello spirito, i quali rendono insopportabile il lavoro monotono e nojoso del corpo, risveglia desiderj sproporzionati alla umiltà della condizione, e con rendere il popolo scontento della sua sorte, lo dispone a tentativi di conseguire una sorte diversa. Perciò, invece di favorire smisuratamente l’istruzione e la civiltà, dovete con prudenza imporle qualche confine, e considerare che, se si trovasse un maestro, il quale con una sola lezione potesse rendere tutti gli uomini dotti come Aristotele, e civili come il maggiordomo del re di Francia, questo maestro bisognerebbe ammazzarlo subito per non vedere distrutta la società. Lasciate i libri e gli studj alle classi distinte, e a qualche ingegno straordinario, che si fa strada a traverso l’oscurità del suo grado; ma procurate che il calzolaro si contenti della lesina, e il rustico del badile, senza andarsi a guastar il cuore e la mente alla scuola dell’alfabeto».

157.Fra gli illustri ospiti è a contare la duchessa di Devonshire figlia del conte Spenser, che più volte avea scorsa l’Italia e il resto d’Europa col proposito di riconciliar le due Chiese. Qui fece stampare la quintaSatiradi Orazio con grandissimo lusso di caratteri e d’incisioni, e in molte edizioni sempre di pochissimi esemplari per migliorare or il sesto or la traduzione; l’ultima, eseguita nel 1818 dal successore di Bodoni, riuscì un capolavoro con incisioni di Ripenhausen e Caracciolo, riproducendo i luoghi e valendosi delle antichità pompejane. Fece anche stampare l’Eneidedel Caro (Roma, De Romanis, 1819) in censessantaquattro esemplari mandati a soli principi, con ventidue incisioni nel primo volume e trentotto nel secondo, oltre i ritratti della duchessa, di Virgilio, del Caro; ed è peccato non abbia potuto far altrettanto dellaDivina Commedia, come divisava. Grande amica della Stael e della Récamier, accogliendo attorno a sè la più splendida società, potè anche far servigi a Roma, sia col chiedere al Governo inglese i gessi dei marmi d’Elgin, sia qualche mitigazione pe’ Cattolici d’Irlanda.

157.Fra gli illustri ospiti è a contare la duchessa di Devonshire figlia del conte Spenser, che più volte avea scorsa l’Italia e il resto d’Europa col proposito di riconciliar le due Chiese. Qui fece stampare la quintaSatiradi Orazio con grandissimo lusso di caratteri e d’incisioni, e in molte edizioni sempre di pochissimi esemplari per migliorare or il sesto or la traduzione; l’ultima, eseguita nel 1818 dal successore di Bodoni, riuscì un capolavoro con incisioni di Ripenhausen e Caracciolo, riproducendo i luoghi e valendosi delle antichità pompejane. Fece anche stampare l’Eneidedel Caro (Roma, De Romanis, 1819) in censessantaquattro esemplari mandati a soli principi, con ventidue incisioni nel primo volume e trentotto nel secondo, oltre i ritratti della duchessa, di Virgilio, del Caro; ed è peccato non abbia potuto far altrettanto dellaDivina Commedia, come divisava. Grande amica della Stael e della Récamier, accogliendo attorno a sè la più splendida società, potè anche far servigi a Roma, sia col chiedere al Governo inglese i gessi dei marmi d’Elgin, sia qualche mitigazione pe’ Cattolici d’Irlanda.

158.I fautori del libero scambio asseriscono che nel regno d’Italia erasi posta una tassa sull’esportazione dei grani, onde si coltivarono a preferenza altri generi, e da ciò o venne o peggiorò la carestia del 1817: soggiungono che in questa i grani costavano carissimo nella Sicilia dov’erano le tratte, mentre in Toscana si continuò la libertà, e non mancava fromento indigeno, e Livorno guadagnava all’affluirne di straniero. Son fatti tutt’altro che accertati.

158.I fautori del libero scambio asseriscono che nel regno d’Italia erasi posta una tassa sull’esportazione dei grani, onde si coltivarono a preferenza altri generi, e da ciò o venne o peggiorò la carestia del 1817: soggiungono che in questa i grani costavano carissimo nella Sicilia dov’erano le tratte, mentre in Toscana si continuò la libertà, e non mancava fromento indigeno, e Livorno guadagnava all’affluirne di straniero. Son fatti tutt’altro che accertati.

159.La baronessa di Stael fin nel 1805 diceva:Il y aura des révolutions en France jusqu’à ce que chaque Français ait obtenu une place du gouvernement.

159.La baronessa di Stael fin nel 1805 diceva:Il y aura des révolutions en France jusqu’à ce que chaque Français ait obtenu une place du gouvernement.

160.Se è vero quel che riferisce lo Zobi, vol.V, p. 57, don Neri Corsini soleva ripetere confidenzialmente agli amici: — I venti vescovi del granducato, se non sono continuamente sorvegliati dal Governo, da un momento all’altro, secondo il piacere di Roma, possono rivoltare il paese. E la sorveglianza conviene che sia continua, circospetta e preventiva, onde evitare scandali e clamori, i quali irritano i devoti che credono e non ragionano, e non sono pochi».Pejretti, primo presidente in Piemonte, a Barbaroux ambasciadore a Roma scriveva: — Tutto quanto è oggetto di speranza in Roma, dev’esserlo a noi di timore, e dobbiamo astenerci dall’accordarlo».

160.Se è vero quel che riferisce lo Zobi, vol.V, p. 57, don Neri Corsini soleva ripetere confidenzialmente agli amici: — I venti vescovi del granducato, se non sono continuamente sorvegliati dal Governo, da un momento all’altro, secondo il piacere di Roma, possono rivoltare il paese. E la sorveglianza conviene che sia continua, circospetta e preventiva, onde evitare scandali e clamori, i quali irritano i devoti che credono e non ragionano, e non sono pochi».

Pejretti, primo presidente in Piemonte, a Barbaroux ambasciadore a Roma scriveva: — Tutto quanto è oggetto di speranza in Roma, dev’esserlo a noi di timore, e dobbiamo astenerci dall’accordarlo».

161.Artaud,Vita di Leone XII. — Contra hæc repugnabant acerrime recens impietas et ipsa meticulosa sæculi deciminoni politica.Nodari,Vita Pii VII.

161.Artaud,Vita di Leone XII. — Contra hæc repugnabant acerrime recens impietas et ipsa meticulosa sæculi deciminoni politica.Nodari,Vita Pii VII.

162.Savojardi furono il purista Vaugelas, Claudio di Seyssel istorico di Luigi XII, Ducis, Michaud, ecc.

162.Savojardi furono il purista Vaugelas, Claudio di Seyssel istorico di Luigi XII, Ducis, Michaud, ecc.

163.Vedi la suaCorrespondance inédite.

163.Vedi la suaCorrespondance inédite.

164.Un trasunto dei processi del 1821, che io possiedo e che porta la storia di ventotto società segrete, toccando di quella de’ Sanfedisti o Concistoriali dice: — Di questa parlano continuo i Carbonari pontifizj, e pretendono sia diretta a espellere gli Austriaci, e ristabilire la preponderanza della Corte di Roma. Però di queste intenzioni non seppero mai esibire più accertate notizie; e siccome si trattava di svelare le mosse d’una società segreta che avrebbe mirato principalmente a combattere il moderno liberalismo, pare che essi cercassero piuttosto deviare l’attenzione del Governo dalle loro combriccole, dirigendola sulle traccie d’una setta, la quale, quand’anche esistesse, non potea meritare seria considerazione. Non favoreggiata dallo spirito del tempo, essa non potea fare giammai progressi pericolosi: e non ci è mai avvenuto d’avvertirne l’esistenza fra noi».

164.Un trasunto dei processi del 1821, che io possiedo e che porta la storia di ventotto società segrete, toccando di quella de’ Sanfedisti o Concistoriali dice: — Di questa parlano continuo i Carbonari pontifizj, e pretendono sia diretta a espellere gli Austriaci, e ristabilire la preponderanza della Corte di Roma. Però di queste intenzioni non seppero mai esibire più accertate notizie; e siccome si trattava di svelare le mosse d’una società segreta che avrebbe mirato principalmente a combattere il moderno liberalismo, pare che essi cercassero piuttosto deviare l’attenzione del Governo dalle loro combriccole, dirigendola sulle traccie d’una setta, la quale, quand’anche esistesse, non potea meritare seria considerazione. Non favoreggiata dallo spirito del tempo, essa non potea fare giammai progressi pericolosi: e non ci è mai avvenuto d’avvertirne l’esistenza fra noi».

165.Il principe di Castelnuovo, che grandemente si adoprò per ritrarre il re da questo partito, quando morì lasciò un grosso legato a chi potesse ottenere dal re il ripristino della costituzione siciliana.

165.Il principe di Castelnuovo, che grandemente si adoprò per ritrarre il re da questo partito, quando morì lasciò un grosso legato a chi potesse ottenere dal re il ripristino della costituzione siciliana.

166.Il Colletta, dopo raccontato a disteso gli errori e delitti del Governo napoletano, conchiude che «i governanti erano benigni, la finanza ricca; felice il presente, felicissimo si mostrava l’avvenire; Napoli era tra’ regni d’Europa meglio governati, e che più larga parte serbasse delle idee nuove». Lib.VIII. n. 51.* Ecco il saviissimo decreto de’ 10 giugno dell’anno 1817, sulla fondiaria..... Essendo nostra intenzione di tener come costante il valore imponibile delle proprietà fondiarie, e così incoraggiare l’agricoltura dando a’ proprietarj la nostra sovrana garentìa, che pel miglioramento de’ loro fondi per lungo corso di anni non ne sarà annullato il valore imponibile, decretiamo:Art. 1. La contribuzione fondiaria ha per base la rendita netta de’ fondi. Questa rendita, che consiste nel prezzo del prodotto depurato dalle spese di cultura, di conservazione e di mantenimento, può essere rappresentata dagli affitti fatti in un decennio, o dall’interesse del prezzo de’ fondi, quando la compra ne sia stata fatta, durante lo stesso tempo.Art. 2. Ogni terra colta o incolta, ogni suolo urbano con edifizj o senza, è soggetto a contribuzione per l’intera sua estensione. Un errore in più o in meno di valutazione, che non oltrepassi il ventesimo, non darà luogo ad aumento, o riduzione di contribuzione, salvo il riportare ne’ catasti la estensione vera.Le terre addette a delizia debbono essere valutate come i migliori terreni coltivati del Comune.Le case di abitazione entrano in tassa, al pari delle terre, per la loro rendita netta calcolata in ragione degli affitti del decennio, colla deduzione del quarto per la riparazione e pel progressivo deperimento.Gli edifizj o parti di edifizj appartenenti allo Stato, ed addetti per disposizione del Governo ad un uso pubblico non produttivo di rendita alcuna, sono esenti dalla contribuzione fondiaria, e rimanere debbono registrati ne’ catasti per semplice numeraria.La rendita dei molini e degli edifizj addetti a manifatture debbe essere valutata similmente sugli affitti del decennio, colla deduzione del terzo.Le fabbriche rustiche, costrutte nell’interno delle terre per servire ai soli usi dell’agricoltura o della pastorizia, debbono essere valutate in ragione del suolo, assimilato pel valore imponibile alle migliori terre del Comune.

166.Il Colletta, dopo raccontato a disteso gli errori e delitti del Governo napoletano, conchiude che «i governanti erano benigni, la finanza ricca; felice il presente, felicissimo si mostrava l’avvenire; Napoli era tra’ regni d’Europa meglio governati, e che più larga parte serbasse delle idee nuove». Lib.VIII. n. 51.

* Ecco il saviissimo decreto de’ 10 giugno dell’anno 1817, sulla fondiaria.

.... Essendo nostra intenzione di tener come costante il valore imponibile delle proprietà fondiarie, e così incoraggiare l’agricoltura dando a’ proprietarj la nostra sovrana garentìa, che pel miglioramento de’ loro fondi per lungo corso di anni non ne sarà annullato il valore imponibile, decretiamo:

Art. 1. La contribuzione fondiaria ha per base la rendita netta de’ fondi. Questa rendita, che consiste nel prezzo del prodotto depurato dalle spese di cultura, di conservazione e di mantenimento, può essere rappresentata dagli affitti fatti in un decennio, o dall’interesse del prezzo de’ fondi, quando la compra ne sia stata fatta, durante lo stesso tempo.

Art. 2. Ogni terra colta o incolta, ogni suolo urbano con edifizj o senza, è soggetto a contribuzione per l’intera sua estensione. Un errore in più o in meno di valutazione, che non oltrepassi il ventesimo, non darà luogo ad aumento, o riduzione di contribuzione, salvo il riportare ne’ catasti la estensione vera.

Le terre addette a delizia debbono essere valutate come i migliori terreni coltivati del Comune.

Le case di abitazione entrano in tassa, al pari delle terre, per la loro rendita netta calcolata in ragione degli affitti del decennio, colla deduzione del quarto per la riparazione e pel progressivo deperimento.

Gli edifizj o parti di edifizj appartenenti allo Stato, ed addetti per disposizione del Governo ad un uso pubblico non produttivo di rendita alcuna, sono esenti dalla contribuzione fondiaria, e rimanere debbono registrati ne’ catasti per semplice numeraria.

La rendita dei molini e degli edifizj addetti a manifatture debbe essere valutata similmente sugli affitti del decennio, colla deduzione del terzo.

Le fabbriche rustiche, costrutte nell’interno delle terre per servire ai soli usi dell’agricoltura o della pastorizia, debbono essere valutate in ragione del suolo, assimilato pel valore imponibile alle migliori terre del Comune.

167.Tanto asserì il conte Orlof nelle Memorie del regno di Napoli. Ma il Canosa neiPiffari di montagna(Dublino 1820) lo smentisce risolutamente. Crede egli che, quando si sciolsero le maestranze durante l’occupazione inglese, si levasse tumulto principalmente fra’ calderaj, che protestarono della loro devozione alla regina, e le si profersero: onde furono accarezzati dai fuorusciti napoletani. Quando questi rimpatriarono, si addissero alle società segrete avverse a Murat, e ad un’antica setta deiTrinitarjposero il nome di Calderari. V’apparteneva gente di basso stato, e forse in realtà era un avanzo delle bande del 1799.

167.Tanto asserì il conte Orlof nelle Memorie del regno di Napoli. Ma il Canosa neiPiffari di montagna(Dublino 1820) lo smentisce risolutamente. Crede egli che, quando si sciolsero le maestranze durante l’occupazione inglese, si levasse tumulto principalmente fra’ calderaj, che protestarono della loro devozione alla regina, e le si profersero: onde furono accarezzati dai fuorusciti napoletani. Quando questi rimpatriarono, si addissero alle società segrete avverse a Murat, e ad un’antica setta deiTrinitarjposero il nome di Calderari. V’apparteneva gente di basso stato, e forse in realtà era un avanzo delle bande del 1799.

168.Saccheggiandosi il palazzo di Palermo dov’è la specola, l’astronomo Nicolò Cacciatore si oppose alla ciurma che voleva manomettere l’osservatorio; onde «fu trascinato per la città quasi ignudo, rinchiuso in fondo d’oscura e fredda prigione in compagnia d’una ventina d’uomini della massima depravazione. Per miracolo ne uscì il giorno seguente».Autobiografia.

168.Saccheggiandosi il palazzo di Palermo dov’è la specola, l’astronomo Nicolò Cacciatore si oppose alla ciurma che voleva manomettere l’osservatorio; onde «fu trascinato per la città quasi ignudo, rinchiuso in fondo d’oscura e fredda prigione in compagnia d’una ventina d’uomini della massima depravazione. Per miracolo ne uscì il giorno seguente».Autobiografia.

169.Queste in Sicilia diedero un terzo di nobili, un quarto di preti: a Napoli invece il Parlamento riuscì di sei nobili, diciannove preti, tredici possidenti, dodici magistrati, altrettanti legisti, otto militari, sei medici; quattro impiegati attivi e due in ritiro, due negozianti e un cardinale.

169.Queste in Sicilia diedero un terzo di nobili, un quarto di preti: a Napoli invece il Parlamento riuscì di sei nobili, diciannove preti, tredici possidenti, dodici magistrati, altrettanti legisti, otto militari, sei medici; quattro impiegati attivi e due in ritiro, due negozianti e un cardinale.

170.Molti furono i perseguitati dalla setta: Giampietro, direttore della Polizia, fu tratto di mezzo a nove figliuoli e trucidato; lo che spaventò moltissimi che s’ascosero, mentre correvano liste di proscrizione.

170.Molti furono i perseguitati dalla setta: Giampietro, direttore della Polizia, fu tratto di mezzo a nove figliuoli e trucidato; lo che spaventò moltissimi che s’ascosero, mentre correvano liste di proscrizione.

171.A’ Court, inviato d’Inghilterra, non avea parole bastanti per disapprovarli: — Neppur un’ombra di biasimo s’avventurarono a gittare sul Governo esistente; non altro promisero al popolo che la riduzione del prezzo del sale. Mai non erasi avuto Governo più paterno e liberale: maggiore severità e meno confidenza sarebbero riusciti ad altro... Spirito di setta, e l’inudita diserzione di un esercito ben pagato, ben vestito e di nulla mancante, causarono la ruina d’un Governo veramente popolare. Temo non si riesca a scene di carnificina e confusione universale. La costituzione è la parola d’ordine, ma in fatto è il trionfo del giacobinismo, la guerra dei poveri contro la proprietà».

171.A’ Court, inviato d’Inghilterra, non avea parole bastanti per disapprovarli: — Neppur un’ombra di biasimo s’avventurarono a gittare sul Governo esistente; non altro promisero al popolo che la riduzione del prezzo del sale. Mai non erasi avuto Governo più paterno e liberale: maggiore severità e meno confidenza sarebbero riusciti ad altro... Spirito di setta, e l’inudita diserzione di un esercito ben pagato, ben vestito e di nulla mancante, causarono la ruina d’un Governo veramente popolare. Temo non si riesca a scene di carnificina e confusione universale. La costituzione è la parola d’ordine, ma in fatto è il trionfo del giacobinismo, la guerra dei poveri contro la proprietà».

172.Nota del ministero degli affari esterni delle Due Sicilie alle Corti d’Europa, 1º dicembre 1820.

172.Nota del ministero degli affari esterni delle Due Sicilie alle Corti d’Europa, 1º dicembre 1820.

173.Vedi le sueMemoriescritte dal Galvani.

173.Vedi le sueMemoriescritte dal Galvani.

174.Metternich scriveva al duca di Modena, invitandolo al Congresso, e divisandogli il fatto e da farsi. «Ogni rivoluzione passa per periodi distinti. Il carattere dellarivoltaè stampato chiaramente ne’ suoi primi eccessi, ma presto si cancella, e agli occhi vulgari prende l’aspetto diriforma. La debolezza dei principi e de’ Governi, le paure degli onest’uomini, i clamori dei faziosi, l’ipocrisia e furberia loro, tutto insomma vi contribuisce. Coloro che vogliono combattere il flagello bisogna che badino bene di non ingannarsi sulla differenza di tali periodi, e accomodare a ciascuno mezzi differenti, se non vogliono fallire. Se avessimo avuto ventimila uomini disponibili sul Po, si correva su Napoli: avremmo spenta la rivoluzione, e il mondo avrebbe applaudito, come fa sempre ad ogni buon successo. Non avendoli, dovemmo attendere a combattere la rivoluzione nel suo secondo periodo. Il re avea giurato la costituzione, un Parlamento dovea servire di guida all’opinione che si diceva nazionale (Notino la parola i rivoluzionarj del1859): i liberali e radicali di tutta Europa non poteano a meno d’unirsi in fascio per cantare in verso e in prosa gl’ineffabili benefizj delle restaurate libertà napoletane.... Gl’indugj non ci spaventarono; anzi. Il Governo rivoluzionario di Napoli ebbe a combattere un male che non perdona, la penuria di denaro. Chi quattro mesi fa avesse creduto che le operazioni dell’esercito austriaco opprimessero la libertà nascente, col ricco corteo de’ benefici frutti, avrà avuto il tempo di persuadersi che questa così detta libertà è morta in brevissimo per l’opere sue proprie. Le stesse cose cattive, contrarie alle nostre intenzioni, che succedeano a Napoli, si volgeranno a pro della giustizia e della ragione. Il liberalismo vi è stato fulminato dal radicalismo: i Carbonari e il Parlamento rovinarono i Muratiani; i mezzi termini furono ridotti al giusto loro valore da una fazione che, per ora, è forte perchè vuole o tutto o niente. Fondandoci dunque sull’essere il napoletano un affare europeo, e dovere comune la repressione della rivolta, abbiamo terminato il primo atto di questo grave dramma».

174.Metternich scriveva al duca di Modena, invitandolo al Congresso, e divisandogli il fatto e da farsi. «Ogni rivoluzione passa per periodi distinti. Il carattere dellarivoltaè stampato chiaramente ne’ suoi primi eccessi, ma presto si cancella, e agli occhi vulgari prende l’aspetto diriforma. La debolezza dei principi e de’ Governi, le paure degli onest’uomini, i clamori dei faziosi, l’ipocrisia e furberia loro, tutto insomma vi contribuisce. Coloro che vogliono combattere il flagello bisogna che badino bene di non ingannarsi sulla differenza di tali periodi, e accomodare a ciascuno mezzi differenti, se non vogliono fallire. Se avessimo avuto ventimila uomini disponibili sul Po, si correva su Napoli: avremmo spenta la rivoluzione, e il mondo avrebbe applaudito, come fa sempre ad ogni buon successo. Non avendoli, dovemmo attendere a combattere la rivoluzione nel suo secondo periodo. Il re avea giurato la costituzione, un Parlamento dovea servire di guida all’opinione che si diceva nazionale (Notino la parola i rivoluzionarj del1859): i liberali e radicali di tutta Europa non poteano a meno d’unirsi in fascio per cantare in verso e in prosa gl’ineffabili benefizj delle restaurate libertà napoletane.... Gl’indugj non ci spaventarono; anzi. Il Governo rivoluzionario di Napoli ebbe a combattere un male che non perdona, la penuria di denaro. Chi quattro mesi fa avesse creduto che le operazioni dell’esercito austriaco opprimessero la libertà nascente, col ricco corteo de’ benefici frutti, avrà avuto il tempo di persuadersi che questa così detta libertà è morta in brevissimo per l’opere sue proprie. Le stesse cose cattive, contrarie alle nostre intenzioni, che succedeano a Napoli, si volgeranno a pro della giustizia e della ragione. Il liberalismo vi è stato fulminato dal radicalismo: i Carbonari e il Parlamento rovinarono i Muratiani; i mezzi termini furono ridotti al giusto loro valore da una fazione che, per ora, è forte perchè vuole o tutto o niente. Fondandoci dunque sull’essere il napoletano un affare europeo, e dovere comune la repressione della rivolta, abbiamo terminato il primo atto di questo grave dramma».

175.Memorandumdi don Neri Corsini, 20 gennajo 1821.

175.Memorandumdi don Neri Corsini, 20 gennajo 1821.

176.Capodistria, ambasciadore di Russia, avendo domandato a Metternich se l’Austria approverebbe un sistema che si avvicinasse al rappresentativo, quegli aveva risposto che si farebbe piuttosto la guerra. Capodistria soggiunse: — Ma se lo stesso re stabilisse un tale sistema?» E Metternich: — L’imperatore farebbe guerra al re di Napoli». Lo racconta Sanmarzano ambasciadore del Piemonte in dispaccio alla sua Corte.

176.Capodistria, ambasciadore di Russia, avendo domandato a Metternich se l’Austria approverebbe un sistema che si avvicinasse al rappresentativo, quegli aveva risposto che si farebbe piuttosto la guerra. Capodistria soggiunse: — Ma se lo stesso re stabilisse un tale sistema?» E Metternich: — L’imperatore farebbe guerra al re di Napoli». Lo racconta Sanmarzano ambasciadore del Piemonte in dispaccio alla sua Corte.

177.In lettera del 5 gennajo 1821 egli diceva: — Dopo tutte le dichiarazioni e ritrattazioni del re di Napoli, se io fossi al posto di Metternich non vorrei mescolare la mia causa col tessuto di duplicità e menzogne ond’è composta la vita di S. M.».

177.In lettera del 5 gennajo 1821 egli diceva: — Dopo tutte le dichiarazioni e ritrattazioni del re di Napoli, se io fossi al posto di Metternich non vorrei mescolare la mia causa col tessuto di duplicità e menzogne ond’è composta la vita di S. M.».

178.E su tante migliaja di spadeUna stilla di sangue non v’è.Rossetti.

178.

E su tante migliaja di spadeUna stilla di sangue non v’è.Rossetti.

E su tante migliaja di spadeUna stilla di sangue non v’è.Rossetti.

E su tante migliaja di spade

Una stilla di sangue non v’è.

Rossetti.

179.Nei cinque anni d’occupazione in Sicilia perirono da seimila Austriaci per clima, per vino, per vizj. Secondo il Bianchini (Finanze del regno,III, 794), dal 1801 al 27 il Regno avea speso in truppe forestiere cencinquantasette milioni di ducati. Per le gravi spese nel 1826 si ritenne un decimo sopra tutti i soldi e le uscite. Frimont era comandante generale dell’esercito austriaco in Italia; e morto il 28 dicembre 1831, ebbe a successore il maresciallo Radetzky.

179.Nei cinque anni d’occupazione in Sicilia perirono da seimila Austriaci per clima, per vino, per vizj. Secondo il Bianchini (Finanze del regno,III, 794), dal 1801 al 27 il Regno avea speso in truppe forestiere cencinquantasette milioni di ducati. Per le gravi spese nel 1826 si ritenne un decimo sopra tutti i soldi e le uscite. Frimont era comandante generale dell’esercito austriaco in Italia; e morto il 28 dicembre 1831, ebbe a successore il maresciallo Radetzky.

180.Carlo Emanuele IV, abdicato nel 1802, erasi fatto gesuita con voti semplici, continuando a vivere come prima in sempre maggiore pietà, fino al 6 ottobre 1819. Eragli succeduto il fratello Vittorio Emanuele.

180.Carlo Emanuele IV, abdicato nel 1802, erasi fatto gesuita con voti semplici, continuando a vivere come prima in sempre maggiore pietà, fino al 6 ottobre 1819. Eragli succeduto il fratello Vittorio Emanuele.

181.Santarosa,Histoire de la révolution piémontaise1821.

181.Santarosa,Histoire de la révolution piémontaise1821.

182.Così uno de’ più smaccati adulatori del Governo piemontese,Gualterio, tom.I. p. 509. Vedi meglioSantarosain generale, eBrofferiocon minute particolarità, parteI. c. 7.

182.Così uno de’ più smaccati adulatori del Governo piemontese,Gualterio, tom.I. p. 509. Vedi meglioSantarosain generale, eBrofferiocon minute particolarità, parteI. c. 7.

183.Ruffini dice dell’Università di Genova: — La lettera era tutto, nulla lo spirito. Erasi proposto di formare delle macchine, non degli uomini. L’Università parea destinata a estirpare dalla generazione presente ogni indipendenza di spirito, ogni dignità, ogni rispetto di se stesso; e quando passo in rassegna tanti nobili caratteri che sfuggironoa questo di Procuste orrido letto, non so trattenermi dal pensare con orgoglio quanto devono essere forti gli elementi morali della natura italiana tanto calunniata, per uscir puri e vigorosi da un’atmosfera così deleterica».Memorie d’un proscritto.

183.Ruffini dice dell’Università di Genova: — La lettera era tutto, nulla lo spirito. Erasi proposto di formare delle macchine, non degli uomini. L’Università parea destinata a estirpare dalla generazione presente ogni indipendenza di spirito, ogni dignità, ogni rispetto di se stesso; e quando passo in rassegna tanti nobili caratteri che sfuggironoa questo di Procuste orrido letto, non so trattenermi dal pensare con orgoglio quanto devono essere forti gli elementi morali della natura italiana tanto calunniata, per uscir puri e vigorosi da un’atmosfera così deleterica».Memorie d’un proscritto.

184.Il Gualterio dice che quei che chiedevano la costituzione erano assoldati dal conte di Binder ministro d’Austria (I. 570); e dipinge come minacciata la vita, non solo del re, ma della sua famiglia «che in quei frangenti non furono tutelate fuorchè da Carlalberto» (i. 564). È calunnia al mite popolo piemontese, e ad una rivoluzione quasi incruenta. Il realismo di quei rivoluzionarj scoppia fin con entusiasmo in queste parole del Santarosa: — O notte fatale!... la patria coi re non cadeva, ma questa patria era per noi nel re, anzi in Vittorio Emanuele incarnata; gloria, successi, trionfi e tutto per noi compendiavasi in quel nome, in quella persona».

184.Il Gualterio dice che quei che chiedevano la costituzione erano assoldati dal conte di Binder ministro d’Austria (I. 570); e dipinge come minacciata la vita, non solo del re, ma della sua famiglia «che in quei frangenti non furono tutelate fuorchè da Carlalberto» (i. 564). È calunnia al mite popolo piemontese, e ad una rivoluzione quasi incruenta. Il realismo di quei rivoluzionarj scoppia fin con entusiasmo in queste parole del Santarosa: — O notte fatale!... la patria coi re non cadeva, ma questa patria era per noi nel re, anzi in Vittorio Emanuele incarnata; gloria, successi, trionfi e tutto per noi compendiavasi in quel nome, in quella persona».

185.Luigi Giuseppe Arborio Gattinara di Breme, da famiglia vercellese ricca di prelati e diplomatici, si pose alla diplomazia, fu consigliere di Stato del regno d’Italia e commissario generale delle sussistenze dell’esercito, poi ministro dell’interno e presidente del senato (1754-1828). Luigi, suo secondogenito, scolaro dell’abate Caluso, cappellano del vicerè e governatore dei paggi nel regno, pizzicava di letterato, e scrisseSull’ingiustizia d’alcuni giudizj letterarj in Italia, ed altre cosuccie (1781-1820).

185.Luigi Giuseppe Arborio Gattinara di Breme, da famiglia vercellese ricca di prelati e diplomatici, si pose alla diplomazia, fu consigliere di Stato del regno d’Italia e commissario generale delle sussistenze dell’esercito, poi ministro dell’interno e presidente del senato (1754-1828). Luigi, suo secondogenito, scolaro dell’abate Caluso, cappellano del vicerè e governatore dei paggi nel regno, pizzicava di letterato, e scrisseSull’ingiustizia d’alcuni giudizj letterarj in Italia, ed altre cosuccie (1781-1820).

186.Fu ministro dell’interno il conte Ferdinando Del Pozzo, valente giureconsulto, che già in uno scritto pseudonimo avea dimostrato che le ragioni acquisite sotto il Governo francese non potevano abrogarsi; poi profugo, stampò nel 1833Della felicità che gl’Italiani possono e devono dal Governo austriaco procacciarsi, dove a Carlalberto, divenuto re, dava esortazione d’imitar l’Austria in molte cose, fra cui nel dotare di centomila lire il teatro dell’Opera a Milano.

186.Fu ministro dell’interno il conte Ferdinando Del Pozzo, valente giureconsulto, che già in uno scritto pseudonimo avea dimostrato che le ragioni acquisite sotto il Governo francese non potevano abrogarsi; poi profugo, stampò nel 1833Della felicità che gl’Italiani possono e devono dal Governo austriaco procacciarsi, dove a Carlalberto, divenuto re, dava esortazione d’imitar l’Austria in molte cose, fra cui nel dotare di centomila lire il teatro dell’Opera a Milano.

187.Il marchese La Maisonfort, ministro di Francia a Firenze, s’adoprò a scusare Carlalberto, e tenerlo raccomandato a Pasquier ministro degli affari esteri:Les torts qu’on reproche au prince de Carignan, sont presque tous dans ses liaisons en précédence de la révolution. Il ne les nie pas, mais il assure que l’on exagère... Chef d’une espèce d’opposition qui, selon lui, était purement militaire, le prince eut le malheur de se brouiller ouvertement avec le duc de Génevois. Le jeune prince était donc dans une situation, dont ses entourages abusaient quand la révolution a éclaté. Trop jeune pour s’apercevoir que cette rébellion était sans base, il la jugea trop puissante pour ne pas croire de son devoir de se jeter à travers, afin d’obtenirla confiance et le pouvoir, qui seuls pouvaient l’étouffer (Correspondance du 19 juin 1821). E più basso:Arrivé à Novare, où il reçut l’ordre d’abdiquer tout pouvoir et de se rendre en Toscane, quel fut, m’a-t-il dit, son étonnement et son désespoir de ne pouvoir être reçu à Modène, où le roi Charles Félix jeta à la figure du comte Costa, son écuyer, la lettre de soumission qu’ il lui portait!E al 22 dicembre:On continue de calomnier et décarter le prince de Carignan de Turin. On irait bien plus loin si la France n’avait semblé le couvrir de cette égide, qu’ elle offrira toujours à la légitimité.Il m’a promis patience et conduite irréprochable.Quando noi scrivevamo laStoria Universale, Cesare Saluzzo, granmastro d’artiglieria ed ajo de’ figli del re, ci promise documenti importanti sulla rivoluzione del 21: ma quando li reclamammo, non seppe darci che questi carteggi, i quali a noi parvero tutt’altro che nobilitare il re, anzi dire peggio che molte declamazioni de’ suoi avversarj. Pure furono più tardi pubblicati da suoi apologisti. Rimane una relazione di que’ fatti, stesa dal principe stesso a suo disgravio.

187.Il marchese La Maisonfort, ministro di Francia a Firenze, s’adoprò a scusare Carlalberto, e tenerlo raccomandato a Pasquier ministro degli affari esteri:Les torts qu’on reproche au prince de Carignan, sont presque tous dans ses liaisons en précédence de la révolution. Il ne les nie pas, mais il assure que l’on exagère... Chef d’une espèce d’opposition qui, selon lui, était purement militaire, le prince eut le malheur de se brouiller ouvertement avec le duc de Génevois. Le jeune prince était donc dans une situation, dont ses entourages abusaient quand la révolution a éclaté. Trop jeune pour s’apercevoir que cette rébellion était sans base, il la jugea trop puissante pour ne pas croire de son devoir de se jeter à travers, afin d’obtenirla confiance et le pouvoir, qui seuls pouvaient l’étouffer (Correspondance du 19 juin 1821). E più basso:Arrivé à Novare, où il reçut l’ordre d’abdiquer tout pouvoir et de se rendre en Toscane, quel fut, m’a-t-il dit, son étonnement et son désespoir de ne pouvoir être reçu à Modène, où le roi Charles Félix jeta à la figure du comte Costa, son écuyer, la lettre de soumission qu’ il lui portait!E al 22 dicembre:On continue de calomnier et décarter le prince de Carignan de Turin. On irait bien plus loin si la France n’avait semblé le couvrir de cette égide, qu’ elle offrira toujours à la légitimité.Il m’a promis patience et conduite irréprochable.

Quando noi scrivevamo laStoria Universale, Cesare Saluzzo, granmastro d’artiglieria ed ajo de’ figli del re, ci promise documenti importanti sulla rivoluzione del 21: ma quando li reclamammo, non seppe darci che questi carteggi, i quali a noi parvero tutt’altro che nobilitare il re, anzi dire peggio che molte declamazioni de’ suoi avversarj. Pure furono più tardi pubblicati da suoi apologisti. Rimane una relazione di que’ fatti, stesa dal principe stesso a suo disgravio.

188.A Venezia Pellico, Solera, Romagnosi, Rossi di Cervia che vi morì: a Milano Castiglia, Arrivabene, Pallavicini, Confalonieri, Adryane, Trechi, Mompiani, Visconti... Vedasi un mio discorso, suIl Conciliatore, episodio del liberalismo in Lombardia.

188.A Venezia Pellico, Solera, Romagnosi, Rossi di Cervia che vi morì: a Milano Castiglia, Arrivabene, Pallavicini, Confalonieri, Adryane, Trechi, Mompiani, Visconti... Vedasi un mio discorso, suIl Conciliatore, episodio del liberalismo in Lombardia.

189.Finita la rivoluzione piemontese, egli scriveva ad Ugo Foscolo: — Siam condotti a tale, da chiamare felici gli esuli, e molto più felici quelli che, se divideranno il danno generale che la perversità di quest’epoca ha serbato a tutti gli sforzi cauti e generosi, sono ben lontani dal dividere la vergogna di quelli che non seppero volere il bene se non imbecillemente e fanciullescamente». Avvertito d’in alto a fuggire, il Confalonieri non volle: côlto in casa, trovò arrugginiti i congegni della bottola per cui s’era preparata una fuga. Singolare venerazione professarono per lui quei che gli furono compagni di sventura. Uscito dallo Spielberg nel 1837 per l’amnistia, morì il 1847, e i suoi funerali a Milano furono un dei preludj della nuova rivoluzione.

189.Finita la rivoluzione piemontese, egli scriveva ad Ugo Foscolo: — Siam condotti a tale, da chiamare felici gli esuli, e molto più felici quelli che, se divideranno il danno generale che la perversità di quest’epoca ha serbato a tutti gli sforzi cauti e generosi, sono ben lontani dal dividere la vergogna di quelli che non seppero volere il bene se non imbecillemente e fanciullescamente». Avvertito d’in alto a fuggire, il Confalonieri non volle: côlto in casa, trovò arrugginiti i congegni della bottola per cui s’era preparata una fuga. Singolare venerazione professarono per lui quei che gli furono compagni di sventura. Uscito dallo Spielberg nel 1837 per l’amnistia, morì il 1847, e i suoi funerali a Milano furono un dei preludj della nuova rivoluzione.

190.Maroncelli, Frignani, Adryane, Parravicini, Arrivabene ed altri pubblicarono la storia de’ loro patimenti. LaSemplice verità opposta alle menzogne di E. Misley nel suo libello «L’Italie sous la domination autrichienne», opera scritta dal tirolese Zajotti, che fu poi nostro processante di Stato nel 1833, asserisce che gli arrestati non furono ottomila, ma settantaquattro. Il Giordani (lettera 25 giugno 1825) chiama Zajotti «il solo vero ingegno italiano che siasi venduto all’Austria».

190.Maroncelli, Frignani, Adryane, Parravicini, Arrivabene ed altri pubblicarono la storia de’ loro patimenti. LaSemplice verità opposta alle menzogne di E. Misley nel suo libello «L’Italie sous la domination autrichienne», opera scritta dal tirolese Zajotti, che fu poi nostro processante di Stato nel 1833, asserisce che gli arrestati non furono ottomila, ma settantaquattro. Il Giordani (lettera 25 giugno 1825) chiama Zajotti «il solo vero ingegno italiano che siasi venduto all’Austria».

191.Laderchi, come romagnuolo, fu consegnato al papa, che gli destinò per carcere la fortezza di Ferrara. Vi era legato il cardinale Tommaso Arezzo, che fe dichiarare fortezza tutta la città. Laderchi, potè finire i suoi studj, poi esercitare la professione d’avvocato; finchè liberato, divenne uno de’ migliori giureconsulti, fedele all’ordine e al giusto anche quando la rivoluzione del 59 riducea le vittime dell’Austria in vittime di nuovi sacrificatori.

191.Laderchi, come romagnuolo, fu consegnato al papa, che gli destinò per carcere la fortezza di Ferrara. Vi era legato il cardinale Tommaso Arezzo, che fe dichiarare fortezza tutta la città. Laderchi, potè finire i suoi studj, poi esercitare la professione d’avvocato; finchè liberato, divenne uno de’ migliori giureconsulti, fedele all’ordine e al giusto anche quando la rivoluzione del 59 riducea le vittime dell’Austria in vittime di nuovi sacrificatori.

192.Fra questi Ansaldi, il medico Ratazzi, Dossena, Bianco, Radice, Ferrero, Marochetti, Avezzana, Ravina, che la più parte ricomparvero dopo venzett’anni d’esiglio con miglior esito.

192.Fra questi Ansaldi, il medico Ratazzi, Dossena, Bianco, Radice, Ferrero, Marochetti, Avezzana, Ravina, che la più parte ricomparvero dopo venzett’anni d’esiglio con miglior esito.

193.Vedi i Documenti del Governo di Modena, stampati nel 1860, p. 34.

193.Vedi i Documenti del Governo di Modena, stampati nel 1860, p. 34.

194.Dichiarazione a nome delle Corti d’Austria, Prussia e Russia alla chiusa del congresso di Lubiana; Circolare accompagnatoria ai ministri delle tre Corti. — In Capefigue (Diplomates européens. Milano 1844, pp. 41 e 42) appare che la Francia non acconsentì all’occupazione del Piemonte se non per brevissimo tempo,car la France ne pourrait souffrir les Autrichiens sur les Alpes. Tous ces actes de cabinet, toutes les proclamations qui suivent la tenue d’un congrès, étaient spécialement l’œuvre de M. de Metternich. Le chancelier d’Autriche possède... un goût pur.... etc. Châteaubriand, nelCongresso di Verona, dà lode al cardinale Spina, capo della legazione pontifizia, dell’essersi opposto all’invasione austriaca nella bassa Italia.

194.Dichiarazione a nome delle Corti d’Austria, Prussia e Russia alla chiusa del congresso di Lubiana; Circolare accompagnatoria ai ministri delle tre Corti. — In Capefigue (Diplomates européens. Milano 1844, pp. 41 e 42) appare che la Francia non acconsentì all’occupazione del Piemonte se non per brevissimo tempo,car la France ne pourrait souffrir les Autrichiens sur les Alpes. Tous ces actes de cabinet, toutes les proclamations qui suivent la tenue d’un congrès, étaient spécialement l’œuvre de M. de Metternich. Le chancelier d’Autriche possède... un goût pur.... etc. Châteaubriand, nelCongresso di Verona, dà lode al cardinale Spina, capo della legazione pontifizia, dell’essersi opposto all’invasione austriaca nella bassa Italia.

195.È una rarità la medaglia allora coniata, di 0,041 di diametro, portante il ritratto di Carlalberto e la leggenda «Presa del Trocadero 31 agosto 1833». I reggimenti della guardia reale gli offersero le spalline di granatiere.

195.È una rarità la medaglia allora coniata, di 0,041 di diametro, portante il ritratto di Carlalberto e la leggenda «Presa del Trocadero 31 agosto 1833». I reggimenti della guardia reale gli offersero le spalline di granatiere.

196.LeMemorie storiche intorno alla vita di Francesco IV di Modena(Modena 1848-55) di Cesare Galvani (morto nel 1860) sono piuttosto un panegirico; ma per la cordialità con cui son dettate, e per la ricchezza di fatti devono consultarsi anche da chi non voglia ricredersi intorno a quello che apparve come il duca d’Alba dell’età nostra.

196.LeMemorie storiche intorno alla vita di Francesco IV di Modena(Modena 1848-55) di Cesare Galvani (morto nel 1860) sono piuttosto un panegirico; ma per la cordialità con cui son dettate, e per la ricchezza di fatti devono consultarsi anche da chi non voglia ricredersi intorno a quello che apparve come il duca d’Alba dell’età nostra.

197.Tornate delle Camere al 1 e 6 dicembre 1830.

197.Tornate delle Camere al 1 e 6 dicembre 1830.

198.Risposta dell’ambasciatore Lützow al signor Seymour, 12 settembre 1832.

198.Risposta dell’ambasciatore Lützow al signor Seymour, 12 settembre 1832.

199.Vedasi il Galvani suddetto.

199.Vedasi il Galvani suddetto.

200.Nel bilancio del 1830 stampato, sono stanziate lire seicentomila per interessi del debito pubblico.

200.Nel bilancio del 1830 stampato, sono stanziate lire seicentomila per interessi del debito pubblico.

201.Presidente Vicini; ministri Armaroli, Mamiani, Sturani, Bianchetti, Armandi, Sarti, Orioli.

201.Presidente Vicini; ministri Armaroli, Mamiani, Sturani, Bianchetti, Armandi, Sarti, Orioli.

202.Gualterio,Docum. 87.

202.Gualterio,Docum. 87.

203.Il Galvani racconta che il duca partendo levò dalle casse un milione per pagare i soldati, oltre le gioje; e che Zucchi levò centomila lire: centoseimila i membri del Governo provvisorio. Levarono appena quello che occorreva per mantenersi.

203.Il Galvani racconta che il duca partendo levò dalle casse un milione per pagare i soldati, oltre le gioje; e che Zucchi levò centomila lire: centoseimila i membri del Governo provvisorio. Levarono appena quello che occorreva per mantenersi.

204.Notificazione del segretario di Stato, 23 febbrajo.

204.Notificazione del segretario di Stato, 23 febbrajo.

205.Vedi ilMoniteurdell’agosto 1831, e massime il discorso del signor Cabet.

205.Vedi ilMoniteurdell’agosto 1831, e massime il discorso del signor Cabet.


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