NOTE:

NOTE:1.A credere vere queste parole c’induce il lutto che noi stesso vedemmo in Firenze alla malattia e morte d’una giovane figlia del granduca Leopoldo II. Stavamo a colloquio una sera con esso, quando ci chiese di poter correre un istante a vedere quella morente; e ritornato, ce ne parlava con tutto l’affetto, ch’è troppo naturale in un padre, ma che i grandi non osano palesare.2.Pietro Giordani al 16 dicembre 1824 scriveva: — A dir bene di questo Governo non si finirebbe mai. Dirò solo una cosa recentissima. Un amico mio aveva letto ai Georgofili una dissertazione affatto economica. Piacque molto, e volle subito leggerla un ministro di Stato. La lodò molto; ma perchè lo scrittore aveva detto essere poco discrete e poco prudenti le brame di molti che vorrebbero diminuite le imposte, il ministro lo fece avvertire che anzi dicesse (poichè la dissertazione si stampa) le tali e tali ragioni (e suggeriva le vere e buone) per cui le imposte si devono sempre restringere quanto si può. Questo ministro non è un plebeo, non un giacobino, un carbonaro, un liberale; è don Neri Corsini. I Georgofili sono una società reale: eppure nello stesso giorno spontaneamente nominò socj l’esule Poerio, l’esule Colletta, l’esule Giordani».3.A Londra verso il 1770 si erano stabilite varie compagnie dei Muns, dei Tityre-tus, dei Mohocks, che si dilettavano a fare del male pel male stesso; coglievano donne e le voltavano colla testa in giù; rompeano il naso agli uomini; li faceanosudare, cioè metteano il primo che capitasse in un circolo, e quello a cui esso volgesse il sedere glielo punzecchiava colla spada, e ognuno ripeteva il giuoco, poi lo davano da strigliare ai valletti, e lo faceano ballare pungendone i polpacci: e malgrado ordini ripetuti, durò fino al fine del regno di Giorgio I.A Milano verso il 1820 erasi pure introdotta unaCompagnia della Teppache andava facendo simili tiri. E quando il Gualterio dà questa e laCompagnia Pantennacome sintomi ed effetti del liberalismo, vien da piangere al vedere come le belle cause sieno insozzate dai loro adulatori.4.Gioberti asserisce che allaGazzetta Piemontese«era interdetto lodare gli uomini celebrati dalla pubblica opinione»;Gesuita moderno, tom.V, p. 22. Il Gualterio dice che Fossombroni pagò trenta scudi un articolo contro Niccolini. In Lombardia, oltre i sistematici attacchi dellaGazzettae dellaBiblioteca Italiana, si sono poi trovate le commissioni date per denigrare taluno (il Cantù) su giornali forestieri, e perfino le bozze di tali articoli spedite allaAllgemeine Zeitung, e le aggiunte postevi dagli affidati della Polizia.5.Il più smottato panegirista di Carlalberto (Gualterio) asserisce che metà del ministero di esso era «venduto allo straniero, non che aggregato alla Cattolica»; ed esso il sapeva e non sapea congedarli! Di qui «quella che chiamossi oscitanza, ed era accorta prudenza», pag. 620. Il medesimo asserisce che l’Austria avea compratotuttele persone che lo circondavano, e che per mezzo di queste lo trasse in tanti errori, e in quella abituale ascetica debolezza. Così per isgravare il principe, si taccia tutta una nazione, che pure è tanto lodevole per dignitosa morale. Costui anche sa «per documenti certi che ebbe in mano» ma che non produce, che fino dal 1832 Carlalberto bramava l’amnistia degli esuli del 1821, e che la concesse «spontaneamente con gioja sincera nel 1842»!6.Secondo il conto pubblicato dal conte Revel al 4 marzo 1848,le rendite del Piemonte eranofr.84,282,216L’uscita»80,966,372Il debito»95,714,392cioè poco più dell’entrata di un anno.7.Questo avvenne alle edizioni di questa nostra storia, contro le quali protestiamo, non dall’aspetto mercantile, ma dal morale.8.«Per selvaggia incuria del Governo», dice La Farina.9.Bianchini, nellaStoria delle finanze del regno di Napoli, dice che il viaggio di Francesco I in Ispagna per condurvi Maria Cristina costò allo Stato 692,705 ducati, che sono tre milioni e mezzo.10.Del marchese Giovanni D’Andrea (1776-1841) elogio ben più splendido che non i gonfj panegirici fanno gli stati discussi, pubblicatisi nel 1848, ov’è divisato come nel decennale suo ministero restaurasse le finanze, scassinate dal ministero Medici, spegnesse il debito fluttuante ed altri, imprendesse opere pubbliche, attivasse i fondi dell’ammortizzamento; «pagò con esattezza i pesi dello Stato, tolse talune imposizioni, procurò i fondi per varie opere pubbliche, non contrasse alcun nuovo debito, ritrovò il corso delle iscrizioni del debito pubblico consolidato al 68, lo lasciò al 106; lasciò ducati 2,200,000 di deposito nella tesoreria». Vuolsi ricordare come, essendo magistrato allorchè si attuò il codice Napoleone, egli rinunziò all’impiego per non dover applicare la legge del divorzio, da cui la coscienza sua repugnava. Dopo il 1830 fu insieme ministro delle finanze e delle cose ecclesiastiche, e potè compiere il concordato del 10 settembre 1859, e mantenere in armonia le due potestà.11.Nel 1853, i ducentundici battelli che faceano la pesca del corallo sulle coste di Bona e della Cala, quasi tutti erano napoletani, e raccolsero trentacinquemila chilogrammi di corallo, che vendesi a sessanta lire il chilogramma.12.La sola Inghilterra nel 1840 consumò un milione di quintali di solfo: nel 1833 se ne erano tratti dalla sola Sicilia quintali 676,413, del valore di ducati 1,952,067.13.La prima informazione delle condizioni della Lombardia venne data da noi nel libroMilano e suo territorio, pubblicato in occasione del Congresso scientifico del 1845. Una commissione municipale s’incaricava di ottenere di qua, di là risposta ai differenti quesiti che noi le presentavamo; e su ben pochi punti le venne negata. Fu quel libro la fonte a cui attinsero poi i liberali di partito; e vi si riferivano tanto più sicuramente in quanto che, dicevano, eraufficiale. Talmente ignoravano la distinzione del Municipio dal Governo quegli stessi che si ergeano maestri e riformatori del governare. Ci dispiace dover soggiungere cheufficialmentevenne aperta un’indagine contro l’autore: ma tale stitichezza dell’elemento deleterico di quel Governo non rende meno vera la possibilità di avere e di pubblicare notizie positive, se da queste non fossero stati allora e adesso aborrenti lo spirito di fazione e il sentimentalismo.14.Memorabili sono le inondazioni del Po nell’ottobre 1839, in conseguenza di dirottissime pioggie. Ai 17 ottobre presso Torino l’acqua sorgeva metri 5,80 sopra il pelo ordinario, e metri 6,96 presso Lagoscuro alli 8 novembre. Ne furono allagate moltissime parti del Piemonte, ove franò la grossa terra di Solagni nel Tortonese; e più il Mantovano, il Polesine, il Modenese; ed essendosi rotto, forse ad arte, un argine sulla destra a tre miglia sotto Revere, furono allagate da quattrocento miglia quadrate di terreno fra il Po e il Panáro. Nuove piene nel settembre del 1842 ingrossarono ancora più i fiumi, e il Modenese e le Legazioni n’ebbero danni incalcolabili. Nel 1844 l’Arno guastò tutta la valle e Firenze stessa.15.Il De Bruck, dappoi ministro in Austria, indi suicida. La società del Lloyd fu autorizzata nel 1836; col capitale di mille cinquecento azioni da mille fiorini nel 1837 fece ottantasette corse con cinque piroscafi; e in quell’anno tragittò ottomila passeggeri, ed ebbe l’introito di censessantatremila trecenquattordici fiorini, ma la spesa di ducentrentaduemila. Nel 1846 aveva venti piroscafi, fece settecenquattro viaggi con cendiciotto mila passeggeri; trasportò denaro e preziosità per venticinque milioni e mezzo, ducenventisettemila lettere, centrentacinque mila settecentrentatre botti, ducentrentasettemila centinaja di Vienna di merci; facendo l’introito di fiorini un milione e quattrocenventimila quattrocencinquanta, di cui trecentrentaseimila erano guadagno netto. La crescente importanza dell’Oriente, i viaggi della valigia dell’Indie, lo sperato taglio dell’istmo di Suez sono felicissime opportunità per quella compagnia, la quale per altro ebbe a soffrire sia dalla rivoluzione, sia dalla guerra di Crimea. Nel 1854 avea cresciuto il suo fondo a tredici milioni di fiorini, e colla spesa di trecensessantamila fiorini avea l’entrata di seicentrentaquattromila. È divisa in tre sezioni: l’una per le assicurazioni; l’una pel servizio de’ battelli a vapore, e ha costituito fucine, arsenali, tiene uffiziali, marinaj, studia le nuove linee d’aprire: la sezione artistico-letteraria sarebbe come la mente di quel corpo, attenta a ricevere le notizie che comunica subito alla borsa, e diffonde per via di giornali; inoltre ha stamperia e calcografia, gabinetto di lettura, e giornali.16.È la più bella pagina d’un’argutaStoria degli ultimi trent’anni, quella ove sono descritte le conseguenze dell’obbligo di denunziare i colpevoli di Stato, e dello spionaggio. «Il pensiero (traduciam compendiando) che alla lunga viene a prevalere sotto tale giurisprudenza, è la paura; paura di commettere una viltà, paura di parere d’averla commessa, paura d’esporsi a guaj per non commetterla. La paura più forte la vince; e da tale proporzione dipende spesso l’onore o l’ignominia d’una vita intera. Il prudente non vede altro scampo che evitare una via, da cui non si esce che coll’infamia e colla condanna; ma il farlo è fatica di tutti i momenti, e d’una incessante vigilanza. S’imbatte per via in uno di cui non bene conosce le opinioni politiche? deve mostrare di non conoscerlo. Un amico gli si accosta per chiedergli un consiglio? il prudente deve pregarlo di astenersene, di dirigersi a tutt’altri; attesochè quell’amico potrebbe voler consultarlo sul come rispondere a un emissario dei nemici del Governo. Se suo figlio si mostra pensoso e abbattuto, si guarderà dal chiedergliene il motivo; chè potrebb’essere scontentezza politica. Ogni colloquio gli pesa, giacchè può di tratto volgersi a cose di governo. Uomini sì fatti non sono rari, e sono i più onesti fra i vili: ma se un di questi fosse arrestato o interrogato alla Polizia, e s’avvedesse che tante cautele non gli bastarono, non s’ha a temere ch’egli rinunzierebbe all’onore, anzichè alla propria salvezza? Se tale è la prudenza delle persone allevate sotto allo spionaggio austriaco, come meravigliarsi dell’universale diffidenza? Basta che un uomo di genio amabile, insinuante, compagnevole, frequenti molti crocchj, per essere battezzato spia. Zelanti officiosi corrono a tutte le case, aperte all’amabile persona, e susurrano le voci che corrono sul conto di lui. E con che facilità non si credono questi ragguagli! Il padrone di casa, quasi illuminato da subito lampo, — Di fatto (esclama) che vien egli a fare in casa mia? perchè vi si mostra tanto amabile? Da me non ha nulla a sperare. E quando mi arrivò una sventura, quando le sorde persecuzioni della Polizia mi avevano condannato alla solitudine, perchè egli pure non s’allontanò da me? non temeva egli dunque per se stesso? Alla larga da quest’uomo pericoloso». Se un altro si apparta, e stringesi a vivere in angusto circolo, dicono che ha fatto la spia lungo tempo, e che scoperto, cela la propria vergogna. Chi si palesa amico dell’Austria, è naturalmente cansato dagl’Italiani; ma chi biasima il Governo, cade in sospetto di agente provocatore e di tendere insidie. Colui è ricco: sarebbesi impinguato con servigi resi alla Polizia? Colui è povero: resisterà alle tentazioni della miseria? Nessuno insomma è sicuro di simili sospetti; nè si dà Lombardo che possa vantarsi di non temer nulla... e di cui la fiducia nei più intimi amici non abbia vacillato più d’una volta.17.L’amnistia fu data il marzo, e i carcerati allo Spielberg nè tampoco la conobbero fino al novembre. Allora non ottennero se non di poter andare in America. Giunta la coronazione, e ripetutasi l’amnistia, chiesero di rimpatriare, e non n’ebbero licenza. Solo nel 1840 il padre di Federico Confalonieri, trovandosi in fin di morte, chiese di veder il figlio; e pare che allora soltanto il buon Ferdinando sapesse com’erano perfidiate le sue intenzioni, poichè senz’altra domanda fu permesso a tutti il ritorno.18.Nella raccolta diLettere di fisica sperimentaledi Serafino Serrati, Firenze 1787, è descritta una barca che correa sull’Arno mossa a vapore, e c’è anche la figura. Il primo battello a vapore costruito da una società napoletana il 1818, navigò da Napoli a Marsiglia; ma presto fu abbandonato. Un altro se ne pose nel 1820 sul laghetto di Pusiano in Lombardia, per mero sperimento, o piuttosto per velo alle intelligenze de’ Carbonari, coi quali terminò. Nel 1824 una società, preseduta dal principe Butéra siciliano, ne comprò uno in Inghilterra, che navigò le coste d’Italia.19.NelGesuita moderno, tom.III. pag. 484.20.Per ciò, essendo addetto all’ambasceria francese in Toscana, dovette venir a duello con Gabriele Pepe.21.Un Boccheciampe, condannato solo a cinque anni per «aver fatto parte della banda, ma non essersi trovato nei due conflitti», fu tenuto come traditore. Ce n’era bisogno? Chi vuol saperne di più intorno a queste mosse vedaAndreini,Cronaca epistolare dal 1843 al 45. Chi racconta a lungo le mene delle società segrete senza disapprovarle, non viene con ciò a giustificare le procedure di cui incolpa i Governi?22.Il papa nel 1845 comprò quei beni per 3,750,000 scudi (lire 20,250,000) in obbligazioni di debito pubblico al cinque per cento; poi li vendette per 3,880,000 a una società Rospigliosi, Fedi, De Dominicis, che li rivendette a privati in ritaglio.23.Un Mazziniano scriveva, a proposito delle scritture dei moderati, ch’egli intitola soffiafreddo: «Bene o male, il sentimento della dignità nazionale e l’odio dello straniero crescevano; e noi dovevamo confessare che, in quindici anni, non eravamo riusciti che a propagare nella gioventù studiosa la passione politica, ma nel vero popolo mai».Archivio triennale, tom. 1. pag. 491.24.Ricordi ai giovani.25.Tal quistione fu introdotta dal Cantù: riprodotta poi a Venezia, fu causa di fatti significativi.Gli Editori.26.Del neoguelfismo in Italia le prime manifestazioni sono a rintracciare (chi il crederebbe?) in Ugo Foscolo. Durante il regno d’Italia, malgrado mille ostacoli, potè pubblicare un articolo in lode di Gregorio VII, e sta fra le opere sue. Nel 1815 preparava un discorso a Pio VII per mostrare «la necessità che il pontefice rimanga in Italia difeso dagl’Italiani». Nel discorsoIIsulla servitù dell’Italiadice: «Noi Italiani vogliamo e dobbiamo volere, volerlo fin all’ultimo sangue, che il papa sovrano, supremo tutore della religione d’Europa, principe elettivo e italiano, non solo sussista e regni, ma regni sempre in Italia, e difeso dagl’Italiani». E nelIIIsi lagna che si fossero «obliate la sovrumana fortezza e la sapienza politica di quel grande pontefice (Gregorio VII) che vedeva consistere la temporale dignità della Chiesa nell’indipendenza delle nostre città, e quindi nella loro confederazione la più fidata difesa de’ suoi pastori».27.Una lega de’ principi italiani era stata proposta dall’Austria fin dal 1821, e si dicea che tale fosse lo scopo d’un congresso dell’imperatore col granduca di Toscana. La Corte romana sentì quanto varrebbe sulle sorti italiche, e rifiutò aderirvi.28.Ivi lo trovammo noi quando finiva ilPrimato, e ci lesse quell’ultimo capitolo, ove parla degl’illustri viventi; e ci chiese i nomi de’ migliori, ch’esso ignorava: eppure ne fece una tale mescolanza, da vergognarsi della compagnia. Egli stesso poi stampò che le lodi da lui sparpagliate erano sulla fede d’amici, alle cui relazioni aveva dovuto attenersi.È naturale che dappoi tutto il merito fosse dato a lui, e niuno a coloro di cui egli professavasi seguace. Tra gli scrittori efficaci sull’opinione italiana, il Gualterio (Ultimi rivolgimenti italiani) nè tampoco nomina Manzoni.29.Asserisce unica e quasi necessaria alle scienze, alle lettere, alle gentili arti la censura preventiva, e ne magnifica retoricamente i pregj, sol chiedendo non sia esercitato da un uomo solo, ma da un corpo.30.Storia d’Italia; e passi inediti, addotti dal Ricotti nellaVita e scritti del conte Cesare Balbo.31.Dedica seconda delleSperanze.32.«Ridotta ai principi la decisione del passare o no a un Governo deliberativo, sarebbe egli utile passarvi? Parliamo schietto: anche presa dai principi, può esser decisione piena di pericoli, feconda di disunioni, distraente dall’impresa d’indipendenza, nociva dunque». Cap.X. p. 121.33.«Confondeasi il gesuitismo colla Compagnia di Gesù, e credeasi che, cacciati i padri da una città o da uno Stato, la peste gesuitica fosse rimossa, e i popoli fatti sicuri. Or i padri Gesuiti non sono che la milizia più attiva ed astuta del gesuitismo, il quale, con altro nome preesisteva ad Ignazio di Lojola».La Farina,Conclusionedel lib.III.34.Nell’Introduzione alla filosofia, pag. 32 scriveva: «Dichiaro espressamente ch’io non intendo di far allusione a nessuna persona in particolare, parendomi che il costume di ferire i vivi non sia da uomo civile nè da uomo onesto nè da cristiano».35.Storia del Piemonte.36.E altre volte diceva: «Quando ad un libro si dà l’impronta di satira e di caricatura, l’effetto è vulgare e non durevole. Per esser efficace bisogna saper produrre il bello e il giusto, e non secondare i vulgari. Miro con rispetto le oneste confutazioni, ma anche le oneste mi pajono di poco o niun frutto. Aspettando l’azione del tempo si guadagna lo stesso, e non si perde inutilmente la pace. Di qui a qualche anno Gioberti medesimo arrossirà d’avere ceduto all’impulso de’ falsi amici, di avere pubblicato come pretesi documenti cose che non sono; d’aver macchiato la bella fama ch’ei godeva».Quelle sopra il Gioberti sono forse le uniche parole acerbe che si lasciasse sfuggire la colomba dello Spielberg. E diceva anche: «Gioberti è uomo d’impeto, ma sincero. Un giorno s’accorgerà del suo torto. Preghiamo per lui e per gli animi così disposti all’ira. Con questa passione si possono fare quadri orribili d’ogni istituto e d’ogni umana società. L’eloquenza arrabbiata non è mai giusta, ed è sempre stimata dai soli intelletti che poco riflettono».37.Quantunque ad essi ostilissimo, dice: «L’Austria non ignorava che, fra i discendenti dagli uomini della Lega Lombarda, il neoguelfismo è una specie di virtù cittadina e di passione generosa; poichè trovandosi i Lombardi faccia a faccia col prepotente e col rappresentante del ghibellinismo, si recherebbero a viltà il cedere all’oppressione presente senza la sola protesta che loro sia consentita, quella cioè di resistere intellettualmente, associandosi ai principj che guidarono l’antica loro indipendenza contro Germania. Ciò spiega, parmi, onorevolmente come i più forti ingegni del Lombardo-Veneto inclinino più o meno apertamente alle idee guelfe», pag. 108. Onore al militare leale, che cerca nobili spiegazioni perfino a idee che disapprova. Non è lo stile dei liberalastri; nè egli il conserva quando opinioni, vere o no, ma discusse e ponderate, attribuisce «a monomania di scrittore e cecità di partito», pag. 133. Perchè però non si dica che l’idea repubblicana nacque dopo le barricate, si avverta ch’egli stesso gl’intitolava fin d’alloraneo-guelfo repubblicani, pag. 394, e dice che «si gettano il monarcato sotto le calcagna». Del resto, tutti sanno quali Lombardi direttamente trattassero tale quistione; onde il concetto dell’anticipato repubblicanismo lombardo egli non potea dedurlo che da un’opera sola, attesa la sua diffusione, cioè la nostraStoria Universale.38.Leone XII avea stabilito riedificarla, assegnando dalla Camera apostolica cinquantamila scudi annui; trentamila ne diedero i cardinali dimoranti in Roma; gl’impiegati lasciarono parte del loro soldo; i re stranieri contribuirono, sebbene non cattolici; onde dai sudditi pontifizj s’ebbero cencinquantanovemila scudi, seicendiciottomila dall’erario, cenventissettemila dal resto del mondo in quindici anni.39.Secondo i conti pubblicati da monsignor Morichini nel 1848, lo Stato Pontifizio nel 1814 incassò meno di tre milioni di scudi, e nel 45 più di dieci; nel 15 spese due milioni trecentomila scudi, e nel 45 dieci milioni seicentomila; fino al 27 si fece sempre avanzo, eccetto il 21; dappoi continuò lo spareggio.40.La società detta Ferdinandea a Bologna, di cui fu imputato il Castagnoli nel 1841, diceasi diretta a porre le Legazioni sotto l’Austria.41.Di fatti si vantarono per novità, e noi gli avevamo prodotti in tutte le varie ristampe che femmo dellaStoria universaledel Cantù. (Gli Editori).42.Vedi la nostraStoria universale, ediz. 3ª tom.XX, p. 66. Fummo tacciati allora d’avere lodato Gregorio XVI, nè abbastanza esaltato Pio IX. Chiamiamo ad appello quella sentenza dopo trent’anni.43.Più tardi il poeta Montanelli si lodò d’aver egli incoato queste stampe clandestine, e per mezzo di esse l’agitazione dell’Italia e del mondo.44.Brofferio; e lo stesso diceRanalli,Le Storie ital., lib.IV.45.Ne’ riti della massoneria è conosciuta la cerimonia del brindisi. A invito del Venerabile si caricano i cannoni e dispongonsi sulla tavola; poi egli dice: «Facciamo un brindisi a persona a noi preziosa; faremo un fuoco, buon fuoco, fuoco il più vivo e sfavillante di tutti i fuochi. Fratelli, la destra alla spada — Alto la spada — Evviva la spada — La spada alla sinistra — La destra alle armi — Alto le armi — Al viso — Fuoco — Ancora fuoco — Basso l’arma — Avanti l’arma — Seguiamoci coll’arma — Giù l’arma»; e l’arma è il bicchiero, e la manovra un bevere. Venivano a mente nei pasti d’allora.46.Un Lombardo (Cantù), campatosi dagli sgherri, arrivava a Torino nel maggior fragore del movimento preparativo; ed uno degl’infervorati gli chiedeva — E voi, non avete voi scritto nulla sulla crisi attuale?» Cesare Balbo gli rispose: — Che? non scrive egli la storia universale?»Pellico la prendea coi guastamestieri, non credea una gran cosa i festeggiamenti popolari e gli schiamazzi, e le magnanime azioni degli eroi, consistenti nello scrivere ingiurie sui muri e spargere calunnie, mentre credeva fosse necessaria la virtù, ben inteso fra le virtù contando il valore in caso di guerra.Lettere, 266, 267.47.Per devozione alle libertà, alieni dalle società segrete che la legano ad un’obbedienza irragionata, noi fummo in situazione di conoscerle in patria e fuori, nelle prigioni e ne’ trionfi, e di poterne parlare con autorità. Ben ci meravigliammo di non avere, in tante scritture, veduto accennarsi le mene con cui la Russia cercavasi amici nelle persone di denaro, d’intelligenza, di cariche. Venezia principalmente deve ricordarsene.48.Liberalisirend.Credenziale di Metternich a Radetzky pel conte di Fiquelmont, 22 agosto 1847.49.Dubitavasi che le dimostrazioni fossero provocate dall’Austria per aver occasione d’intervenire. Palmerston ad Abercromby ambasciadore a Torino, il 23 marzo 1847 scriveva:I have to request that you will report how for your information lead you to give credit to certain reports which prevail that those manifestation have been in some places secretly encouraged by Austrian agents, in order that they may furnish a pretext for active interference in the internal affairs of some of the independent States of Italy. I successivi dispacci tornano spesso a questo senso. Vedasi la raccolta più interessante intorno agli avvenimenti di quegli anni, cioè:Correspondence respecting the affairs of Italy, presented to the House of lords by comand of her majesty, 1851.50.Dispaccio 18 settembre 1847 del ministro Guizot all’ambasciadore Bourgoing a Torino.51.Dispaccio 11 settembre 1847 del ministro Palmerston. Guizot, al 17 settembre, scriveva, la Francia rispetterebbe e farebbe rispettare l’indipendenza degli Stati, e in conseguenza il diritto di regolare essi da sè i proprj affari interni; al buon esito delle riforme importare si facciano d’accordo fra principi e popoli, regolari, progressive; il papa mostrare un profondo sentimento de’ suoi diritti come sovrano, laonde otterrebbe l’appoggio e il rispetto di tutti i Governi europei; e gli esempj di esso e la condotta intelligente de’ suoi sudditi eserciterebbero salutare influenza sui principi e i popoli della restante Italia.Nelle istruzioni che Palmerston dava a lord Minto il 18 settembre 1847, era che portasse assicurazioni d’amicizia in ogni incontro; spiacergli le minaccie dell’Austria d’occupare una parte degli Stati sardi, caso che il re desse concessioni ad essa spiacevoli, e lo considerava come una violazione de’ diritti internazionali; applaudisce all’esibizione fatta dal re al papa di difenderlo; a Roma secondi le buone intenzioni del pontefice, e prenda per base ilmemorandumdel 1832.Ma pare che coteste minaccie dell’Austria fossero un sogno, e il conte Solaro della Margherita, allora ministro della Sardegna, le smentisce affatto, nè aver ricevuta alcuna nota relativa all’interna amministrazione del paese (dispaccio 3 settembre). Lo stesso Metternich al 23 settembre scriveva: — Non è da parte dell’Austria che l’indipendenza del re di Sardegna potrebb’essere minacciata. Ben lungi da ciò, contando questo sovrano fra suoi alleati, il Governo imperiale, qualora richiesto, non tarderebbe a porsi accanto alla Gran Bretagna per difenderlo contro ogni esterna aggressione. Unito alla Corte di Roma con vincoli, la cui doppia origine non può che crescerne la solidità, l’imperatore d’Austria crederebbe derogare alla dignità e alla religione sua difendendosi dal sospetto di voler intaccare l’indipendenza d’un sovrano, che alla potenza temporale congiunge l’augusto carattere di capo della Chiesa cattolica, della quale l’imperatore è naturale difensore. Nulla è chiaro e positivo come l’attitudine dell’Austria rimpetto al santo padre; essa non può che fare voti per la prosperità degli Stati della Chiesa, e pel buon esito delle riforme amministrative che sono reclamate dal loro meglio, e che, dalla pace generale in poi, fu spesso la prima a consigliare; mentre in eventi particolari le proprie armi adoprò ad assicurare l’autorità sovrana del papa».52.Come avea scritto a Carlalberto appena re, Mazzini volle scrivere a Pio IX, e usava questi termini: — Per opera del tempo, affrettata dai vostri predecessori e dall’alta gerarchia della Chiesa, le credenze sono morte, il cattolicismo si è perduto nel despotismo, il protestantismo si perde nell’anarchia: guardatevi attorno, troverete superstiziosi o ipocriti, non credenti; l’intelletto cammina nel vuoto; i tristi adorano il calcolo, i beni materiali; i buoni invocano e sperano; e nessuno crede».53.Apertesi le Camere di Francia nel gennajo del 1848, Montalembert si lagnò che nel discorso del trono non fosse fatta menzione del movimento d’Italia e del papa; questo essersi mirabilmente posto in una via, nella quale avea bisogno d’appoggio; mentre esso e i principi che cominciavano a imitarlo, trovavansi dolorosamente isolati fra un partito di vecchi abusi, e le violenze degli esaltati; qualificarsi già di retrograda la politica di Pio IX all’istante che, protestando contro l’occupazione di Ferrara, compiva i suoi sforzi per la dignità e indipendenza d’Italia; essere tempo che gli uomini del progresso in Italia si separassero da quei del disordine, e il Governo cessasse d’essere nella strada; l’indipendenza temporale del papa essere condizione indispensabile per la regolare esistenza e la sicurezza della Chiesa cattolica nel mondo intero; indipendente dover essere il papa non solo dal giogo straniero, ma dal giogo delle fazioni e delle sommosse; doversi al popolo romano infondere coraggio contro l’Austria, ma insieme contro coloro che vorrebbero speculare su questo movimento italiano e disonorarlo, contro le denunzie de’ proscritti di jeri, che vogliono divenire proscrittori domani; coraggio per mostrare al mondo cosa sia una rivoluzione pura, onesta, insomma cristiana.Meritano essere letti i discorsi fatti in quell’incontro da Saint-Aulaire, Dupin, Hugo, Cousin, più liberali di quelli pronunziati nell’assemblea repubblicana. Guizot ministro rispondendo, mostrò che il trono era d’accordo nel favorire le libertà italiane, il miglior fondamento delle quali era il papa.54.Vedi il n. 34 dell’Italia, giornale di Pisa, scritto o ispirato dal Montanelli. «Da lungo tempo erano a Livorno manifesti gl’indizj d’una setta, la quale rinchiusa in una solitudine astiosa e codarda, non seppe intendere la grandezza del presente movimento italiano, la semplicità delle origini, la maestà del progresso, la sicurezza del fine; non comunicare colla nuova vita che si dilatava d’intorno a lei, nè accogliere nel suo cuore il battito di migliaja di cuori, in un punto rinati alle speranze ed all’amore.«L’inaspettato amicarsi della ragione colla fede, dei principi coi popoli, degli Stati cogli Stati italiani; questo improvviso risorgere d’un popolo oppresso, per lo spontaneo ma necessario ricomporsi delle opinioni, degli interessi, delle forze nel principio dell’unità nazionale; questo magnifico disegno della Provvidenza che si svolge sotto i nostri occhi, l’abisso che divide i primi dagli ultimi mesi del 1846, e l’aura divina che vola su quell’abisso, Pio IX e la lega doganale furono un nulla per lei.«Non sapendo che le vie della Provvidenza sono assai più di quelle dell’uomo, si ostinò a non riconoscere il nostro risorgimento in un fatto che, sebbene ne avesse i caratteri evidenti, per l’autore, il modo e l’effetto era così diverso da ciò ch’ella aveva fantasticato, predetto, promesso come il solo vero, il solo possibile risorgimento nostro. Indurita dal pregiudizio, credè che l’Italia non sarebbe giunta alla meta per la via segnata da Pio IX, corsa da Leopoldo II, e fatta sicura da Carlalberto; e si dolse con puntiglio superbo che vi giungesse per una via qualunque diversa da quella mostrata da lei, e nella quale ella non fosse duce, mettendo il suo credito e la sua influenza sopra la considerazione del bene comune».55.Rubieri, nelloSpettatoredi Firenze, rivendicò la reputazione di Giovanni da Procida, sopra documenti non nuovi, ma di cui l’Amari non volle trarre tutte le conseguenze. La quistione dura ancora.56.Il Gualterio asserisce che l’umiliazione del re nell’affare de’ solfi vi fu gratissima. Noi ci trovammo nel regno in quel tempo, e ci apparve tutt’altro.57.La Farina dice che il Comitato napoletano era d’accordo sulla forma che sarebbe gridata in Sicilia: ma quando si fece, trattenne la gioventù dal sollevarsi, lasciò spedire le truppe ecc., e riprova i regnicoli d’essersi perduti in suppliche e applausi, e ne incolpa «coloro che di quei moti aveano assunto la direzione, alcuno de’ quali col tempo chiarironsi traditori, altri inettissimi e che per perfidia o per fiacchezza rovinarono Napoli, Sicilia e Italia tutta»; vol.III, p. 170. Così anche le belle intelligenze possono dalla passione essere tratte alle vulgarità.58.Lo attesta l’ammiraglio Napier in lettera a Palmerston del 31 gennajo, nella citataCorrespondance.59.Era la quinta costituzione che si proclamava in mezzo secolo per quel paese: nel 1799 quella della Repubblica Partenopea; nel 1808 quella del re Giuseppe; nel 1815 quella di Murat; nel 1820 quella di Ferdinando.60.Al 21 febbrajo, laRéforme, unico giornale repubblicano, stampava: «Uomini del popolo, guardatevi domani da ogni temerario abbandono, non presentate al potere l’occasione cercata d’una vittoria sanguinosa».61.Ne’ carteggi diplomatici compajono una lettera del console britannico a Milano, che assicura non essere quivi società segrete; e una del Pareto ministro del Piemonte, che assicura esservi potentissime le società secrete.62.Il conte Giacomo Melerio.Ils chantent, ils payeront, diceva Mazarino a’ suoi tempi.63.Nel libroPalmerston et l’Autricheil conte di Fiquelmont descrive quel Congresso colla sicurezza di chi era presente. Egli attribuisce ogni colpa a Cesare Cantù, invocando le vendette su lui, come quello da cui originò il movimento rivoluzionario in quella città, tranquilla fin allora. Fiquelmont stampò quel libro nel 1853; quando il Governo militare poteva facilmente adempiere quel voto di vendetta. Richiamato ai fatti, il Fiquelmont ebbe la lealtà di riconoscere (ma solo in lettera diretta all’offeso) che avea detto il falso, e che il Cantù non era stato (espressione di lui) se non «la sfera che avea segnato l’ora della rivoluzione, siccome a Milano l’arcivescovo». Intanto la parte primaria ch’e’ gli assegna, dà il diritto al Cantù di attestare, che al Congresso di Venezia non ci furono intelligenze settarie di veruna sorta; che nulla v’avea di preparato in quegli applausi o in que’ silenzj; che l’unico accordo preso fu con Manin e Tommaseo per domandare, non la libertà della stampa, ma l’esecuzione delle leggi intorno a questa, violate dall’arbitrio di censori, che nuociono ai Governi più che i leali avversarj.64.Il generale Hess, capo dello statomaggiore, il 18 gennajo 1848 da Vienna scriveva al colonnello Wratislaw a Milano: — Se l’imbecillità del governatore e del vicerè e la nullità del loro spirito non fossero da tempo conosciute, ora apparvero in tale evidenza, che bisogna tosto rimoverli, e sostituire un governatore che, d’accordo col feldmaresciallo, ristabilisca l’ordine vigorosamente, e i noti rei di tali scandali mandi ad essere processati a Palmanova. Io non sarò tranquillo finchè non siansi raccolti attorno a Milano venticinquemila uomini, e venticinque mila nelle guernigioni alle spalle, giacchè solo il timore delle bajonette può imporre a costoro». E il 31 al maresciallo Radetzky: — Sedici fortini attorno a Milano, ciascuno con cinquecento uomini, e moltissime feritoje dirette al duomo, deciderebbero in ultimo appello la quistione italiana fra l’Austria e il Piemonte; e questo tornerebbe all’antica, come che simulata, umiltà. Quali le cose sono, credo che la tranquillità non si ripristini senza forti salassi e sciabolate tedesche».65.«Qual è la paura dell’Austria? forse che Carlalberto o qualche altro principe italiano impugni il ferro e faccia l’impresa di Lombardia? oibò! ella sa quant’altri e meglio d’altri che tal tentativo non è oggi possibile, e che i concetti di questo genere non possono entrare nè capire nella mente di un principe così savio come il re di Sardegna».Gioberti,Gesuita moderno, 1847, vol.III, p. 577.Il Balbo, nelleSperanze, rimoveva affatto l’idea d’un attacco. Il Durando, nellaNazionalità italiana, posava tutte le combinazioni sue strategiche sovra il supposto della guerra difensiva. IlRisorgimento, organo ministeriale, al 18 marzo scriveva: — Chi primo bandirà la guerra in Italia, avrà gettato le sorti del mondo, avrà sconosciuto i santi incrollabili principj che ci assicurano piena, infallibile, vicina vittoria... Sorda è l’Austria alle minaccie come alle blandizie, non si scuote, avvisa il suo tempo e il suo vantaggio con impassibil consiglio. Or di tutti i desiderj suoi il più ardente, il più sicuro si è quello di vedersi da noi assalita. Questo solo potrebbe ravvivarla, ecc.». NelMondo illustrato, pag. 723, è scritto dal grande panegirista di Gioberti: — Chi gridaMorte all’Austria, Viva il re d’Italia, è nemico di Pio IX, e quindi scismatico; è nemico di Carlalberto, e quindi ribelle; è nemico della civiltà italiana, e quindi barbaro traditore».

1.A credere vere queste parole c’induce il lutto che noi stesso vedemmo in Firenze alla malattia e morte d’una giovane figlia del granduca Leopoldo II. Stavamo a colloquio una sera con esso, quando ci chiese di poter correre un istante a vedere quella morente; e ritornato, ce ne parlava con tutto l’affetto, ch’è troppo naturale in un padre, ma che i grandi non osano palesare.

1.A credere vere queste parole c’induce il lutto che noi stesso vedemmo in Firenze alla malattia e morte d’una giovane figlia del granduca Leopoldo II. Stavamo a colloquio una sera con esso, quando ci chiese di poter correre un istante a vedere quella morente; e ritornato, ce ne parlava con tutto l’affetto, ch’è troppo naturale in un padre, ma che i grandi non osano palesare.

2.Pietro Giordani al 16 dicembre 1824 scriveva: — A dir bene di questo Governo non si finirebbe mai. Dirò solo una cosa recentissima. Un amico mio aveva letto ai Georgofili una dissertazione affatto economica. Piacque molto, e volle subito leggerla un ministro di Stato. La lodò molto; ma perchè lo scrittore aveva detto essere poco discrete e poco prudenti le brame di molti che vorrebbero diminuite le imposte, il ministro lo fece avvertire che anzi dicesse (poichè la dissertazione si stampa) le tali e tali ragioni (e suggeriva le vere e buone) per cui le imposte si devono sempre restringere quanto si può. Questo ministro non è un plebeo, non un giacobino, un carbonaro, un liberale; è don Neri Corsini. I Georgofili sono una società reale: eppure nello stesso giorno spontaneamente nominò socj l’esule Poerio, l’esule Colletta, l’esule Giordani».

2.Pietro Giordani al 16 dicembre 1824 scriveva: — A dir bene di questo Governo non si finirebbe mai. Dirò solo una cosa recentissima. Un amico mio aveva letto ai Georgofili una dissertazione affatto economica. Piacque molto, e volle subito leggerla un ministro di Stato. La lodò molto; ma perchè lo scrittore aveva detto essere poco discrete e poco prudenti le brame di molti che vorrebbero diminuite le imposte, il ministro lo fece avvertire che anzi dicesse (poichè la dissertazione si stampa) le tali e tali ragioni (e suggeriva le vere e buone) per cui le imposte si devono sempre restringere quanto si può. Questo ministro non è un plebeo, non un giacobino, un carbonaro, un liberale; è don Neri Corsini. I Georgofili sono una società reale: eppure nello stesso giorno spontaneamente nominò socj l’esule Poerio, l’esule Colletta, l’esule Giordani».

3.A Londra verso il 1770 si erano stabilite varie compagnie dei Muns, dei Tityre-tus, dei Mohocks, che si dilettavano a fare del male pel male stesso; coglievano donne e le voltavano colla testa in giù; rompeano il naso agli uomini; li faceanosudare, cioè metteano il primo che capitasse in un circolo, e quello a cui esso volgesse il sedere glielo punzecchiava colla spada, e ognuno ripeteva il giuoco, poi lo davano da strigliare ai valletti, e lo faceano ballare pungendone i polpacci: e malgrado ordini ripetuti, durò fino al fine del regno di Giorgio I.A Milano verso il 1820 erasi pure introdotta unaCompagnia della Teppache andava facendo simili tiri. E quando il Gualterio dà questa e laCompagnia Pantennacome sintomi ed effetti del liberalismo, vien da piangere al vedere come le belle cause sieno insozzate dai loro adulatori.

3.A Londra verso il 1770 si erano stabilite varie compagnie dei Muns, dei Tityre-tus, dei Mohocks, che si dilettavano a fare del male pel male stesso; coglievano donne e le voltavano colla testa in giù; rompeano il naso agli uomini; li faceanosudare, cioè metteano il primo che capitasse in un circolo, e quello a cui esso volgesse il sedere glielo punzecchiava colla spada, e ognuno ripeteva il giuoco, poi lo davano da strigliare ai valletti, e lo faceano ballare pungendone i polpacci: e malgrado ordini ripetuti, durò fino al fine del regno di Giorgio I.

A Milano verso il 1820 erasi pure introdotta unaCompagnia della Teppache andava facendo simili tiri. E quando il Gualterio dà questa e laCompagnia Pantennacome sintomi ed effetti del liberalismo, vien da piangere al vedere come le belle cause sieno insozzate dai loro adulatori.

4.Gioberti asserisce che allaGazzetta Piemontese«era interdetto lodare gli uomini celebrati dalla pubblica opinione»;Gesuita moderno, tom.V, p. 22. Il Gualterio dice che Fossombroni pagò trenta scudi un articolo contro Niccolini. In Lombardia, oltre i sistematici attacchi dellaGazzettae dellaBiblioteca Italiana, si sono poi trovate le commissioni date per denigrare taluno (il Cantù) su giornali forestieri, e perfino le bozze di tali articoli spedite allaAllgemeine Zeitung, e le aggiunte postevi dagli affidati della Polizia.

4.Gioberti asserisce che allaGazzetta Piemontese«era interdetto lodare gli uomini celebrati dalla pubblica opinione»;Gesuita moderno, tom.V, p. 22. Il Gualterio dice che Fossombroni pagò trenta scudi un articolo contro Niccolini. In Lombardia, oltre i sistematici attacchi dellaGazzettae dellaBiblioteca Italiana, si sono poi trovate le commissioni date per denigrare taluno (il Cantù) su giornali forestieri, e perfino le bozze di tali articoli spedite allaAllgemeine Zeitung, e le aggiunte postevi dagli affidati della Polizia.

5.Il più smottato panegirista di Carlalberto (Gualterio) asserisce che metà del ministero di esso era «venduto allo straniero, non che aggregato alla Cattolica»; ed esso il sapeva e non sapea congedarli! Di qui «quella che chiamossi oscitanza, ed era accorta prudenza», pag. 620. Il medesimo asserisce che l’Austria avea compratotuttele persone che lo circondavano, e che per mezzo di queste lo trasse in tanti errori, e in quella abituale ascetica debolezza. Così per isgravare il principe, si taccia tutta una nazione, che pure è tanto lodevole per dignitosa morale. Costui anche sa «per documenti certi che ebbe in mano» ma che non produce, che fino dal 1832 Carlalberto bramava l’amnistia degli esuli del 1821, e che la concesse «spontaneamente con gioja sincera nel 1842»!

5.Il più smottato panegirista di Carlalberto (Gualterio) asserisce che metà del ministero di esso era «venduto allo straniero, non che aggregato alla Cattolica»; ed esso il sapeva e non sapea congedarli! Di qui «quella che chiamossi oscitanza, ed era accorta prudenza», pag. 620. Il medesimo asserisce che l’Austria avea compratotuttele persone che lo circondavano, e che per mezzo di queste lo trasse in tanti errori, e in quella abituale ascetica debolezza. Così per isgravare il principe, si taccia tutta una nazione, che pure è tanto lodevole per dignitosa morale. Costui anche sa «per documenti certi che ebbe in mano» ma che non produce, che fino dal 1832 Carlalberto bramava l’amnistia degli esuli del 1821, e che la concesse «spontaneamente con gioja sincera nel 1842»!

6.Secondo il conto pubblicato dal conte Revel al 4 marzo 1848,le rendite del Piemonte eranofr.84,282,216L’uscita»80,966,372Il debito»95,714,392cioè poco più dell’entrata di un anno.

6.Secondo il conto pubblicato dal conte Revel al 4 marzo 1848,

cioè poco più dell’entrata di un anno.

7.Questo avvenne alle edizioni di questa nostra storia, contro le quali protestiamo, non dall’aspetto mercantile, ma dal morale.

7.Questo avvenne alle edizioni di questa nostra storia, contro le quali protestiamo, non dall’aspetto mercantile, ma dal morale.

8.«Per selvaggia incuria del Governo», dice La Farina.

8.«Per selvaggia incuria del Governo», dice La Farina.

9.Bianchini, nellaStoria delle finanze del regno di Napoli, dice che il viaggio di Francesco I in Ispagna per condurvi Maria Cristina costò allo Stato 692,705 ducati, che sono tre milioni e mezzo.

9.Bianchini, nellaStoria delle finanze del regno di Napoli, dice che il viaggio di Francesco I in Ispagna per condurvi Maria Cristina costò allo Stato 692,705 ducati, che sono tre milioni e mezzo.

10.Del marchese Giovanni D’Andrea (1776-1841) elogio ben più splendido che non i gonfj panegirici fanno gli stati discussi, pubblicatisi nel 1848, ov’è divisato come nel decennale suo ministero restaurasse le finanze, scassinate dal ministero Medici, spegnesse il debito fluttuante ed altri, imprendesse opere pubbliche, attivasse i fondi dell’ammortizzamento; «pagò con esattezza i pesi dello Stato, tolse talune imposizioni, procurò i fondi per varie opere pubbliche, non contrasse alcun nuovo debito, ritrovò il corso delle iscrizioni del debito pubblico consolidato al 68, lo lasciò al 106; lasciò ducati 2,200,000 di deposito nella tesoreria». Vuolsi ricordare come, essendo magistrato allorchè si attuò il codice Napoleone, egli rinunziò all’impiego per non dover applicare la legge del divorzio, da cui la coscienza sua repugnava. Dopo il 1830 fu insieme ministro delle finanze e delle cose ecclesiastiche, e potè compiere il concordato del 10 settembre 1859, e mantenere in armonia le due potestà.

10.Del marchese Giovanni D’Andrea (1776-1841) elogio ben più splendido che non i gonfj panegirici fanno gli stati discussi, pubblicatisi nel 1848, ov’è divisato come nel decennale suo ministero restaurasse le finanze, scassinate dal ministero Medici, spegnesse il debito fluttuante ed altri, imprendesse opere pubbliche, attivasse i fondi dell’ammortizzamento; «pagò con esattezza i pesi dello Stato, tolse talune imposizioni, procurò i fondi per varie opere pubbliche, non contrasse alcun nuovo debito, ritrovò il corso delle iscrizioni del debito pubblico consolidato al 68, lo lasciò al 106; lasciò ducati 2,200,000 di deposito nella tesoreria». Vuolsi ricordare come, essendo magistrato allorchè si attuò il codice Napoleone, egli rinunziò all’impiego per non dover applicare la legge del divorzio, da cui la coscienza sua repugnava. Dopo il 1830 fu insieme ministro delle finanze e delle cose ecclesiastiche, e potè compiere il concordato del 10 settembre 1859, e mantenere in armonia le due potestà.

11.Nel 1853, i ducentundici battelli che faceano la pesca del corallo sulle coste di Bona e della Cala, quasi tutti erano napoletani, e raccolsero trentacinquemila chilogrammi di corallo, che vendesi a sessanta lire il chilogramma.

11.Nel 1853, i ducentundici battelli che faceano la pesca del corallo sulle coste di Bona e della Cala, quasi tutti erano napoletani, e raccolsero trentacinquemila chilogrammi di corallo, che vendesi a sessanta lire il chilogramma.

12.La sola Inghilterra nel 1840 consumò un milione di quintali di solfo: nel 1833 se ne erano tratti dalla sola Sicilia quintali 676,413, del valore di ducati 1,952,067.

12.La sola Inghilterra nel 1840 consumò un milione di quintali di solfo: nel 1833 se ne erano tratti dalla sola Sicilia quintali 676,413, del valore di ducati 1,952,067.

13.La prima informazione delle condizioni della Lombardia venne data da noi nel libroMilano e suo territorio, pubblicato in occasione del Congresso scientifico del 1845. Una commissione municipale s’incaricava di ottenere di qua, di là risposta ai differenti quesiti che noi le presentavamo; e su ben pochi punti le venne negata. Fu quel libro la fonte a cui attinsero poi i liberali di partito; e vi si riferivano tanto più sicuramente in quanto che, dicevano, eraufficiale. Talmente ignoravano la distinzione del Municipio dal Governo quegli stessi che si ergeano maestri e riformatori del governare. Ci dispiace dover soggiungere cheufficialmentevenne aperta un’indagine contro l’autore: ma tale stitichezza dell’elemento deleterico di quel Governo non rende meno vera la possibilità di avere e di pubblicare notizie positive, se da queste non fossero stati allora e adesso aborrenti lo spirito di fazione e il sentimentalismo.

13.La prima informazione delle condizioni della Lombardia venne data da noi nel libroMilano e suo territorio, pubblicato in occasione del Congresso scientifico del 1845. Una commissione municipale s’incaricava di ottenere di qua, di là risposta ai differenti quesiti che noi le presentavamo; e su ben pochi punti le venne negata. Fu quel libro la fonte a cui attinsero poi i liberali di partito; e vi si riferivano tanto più sicuramente in quanto che, dicevano, eraufficiale. Talmente ignoravano la distinzione del Municipio dal Governo quegli stessi che si ergeano maestri e riformatori del governare. Ci dispiace dover soggiungere cheufficialmentevenne aperta un’indagine contro l’autore: ma tale stitichezza dell’elemento deleterico di quel Governo non rende meno vera la possibilità di avere e di pubblicare notizie positive, se da queste non fossero stati allora e adesso aborrenti lo spirito di fazione e il sentimentalismo.

14.Memorabili sono le inondazioni del Po nell’ottobre 1839, in conseguenza di dirottissime pioggie. Ai 17 ottobre presso Torino l’acqua sorgeva metri 5,80 sopra il pelo ordinario, e metri 6,96 presso Lagoscuro alli 8 novembre. Ne furono allagate moltissime parti del Piemonte, ove franò la grossa terra di Solagni nel Tortonese; e più il Mantovano, il Polesine, il Modenese; ed essendosi rotto, forse ad arte, un argine sulla destra a tre miglia sotto Revere, furono allagate da quattrocento miglia quadrate di terreno fra il Po e il Panáro. Nuove piene nel settembre del 1842 ingrossarono ancora più i fiumi, e il Modenese e le Legazioni n’ebbero danni incalcolabili. Nel 1844 l’Arno guastò tutta la valle e Firenze stessa.

14.Memorabili sono le inondazioni del Po nell’ottobre 1839, in conseguenza di dirottissime pioggie. Ai 17 ottobre presso Torino l’acqua sorgeva metri 5,80 sopra il pelo ordinario, e metri 6,96 presso Lagoscuro alli 8 novembre. Ne furono allagate moltissime parti del Piemonte, ove franò la grossa terra di Solagni nel Tortonese; e più il Mantovano, il Polesine, il Modenese; ed essendosi rotto, forse ad arte, un argine sulla destra a tre miglia sotto Revere, furono allagate da quattrocento miglia quadrate di terreno fra il Po e il Panáro. Nuove piene nel settembre del 1842 ingrossarono ancora più i fiumi, e il Modenese e le Legazioni n’ebbero danni incalcolabili. Nel 1844 l’Arno guastò tutta la valle e Firenze stessa.

15.Il De Bruck, dappoi ministro in Austria, indi suicida. La società del Lloyd fu autorizzata nel 1836; col capitale di mille cinquecento azioni da mille fiorini nel 1837 fece ottantasette corse con cinque piroscafi; e in quell’anno tragittò ottomila passeggeri, ed ebbe l’introito di censessantatremila trecenquattordici fiorini, ma la spesa di ducentrentaduemila. Nel 1846 aveva venti piroscafi, fece settecenquattro viaggi con cendiciotto mila passeggeri; trasportò denaro e preziosità per venticinque milioni e mezzo, ducenventisettemila lettere, centrentacinque mila settecentrentatre botti, ducentrentasettemila centinaja di Vienna di merci; facendo l’introito di fiorini un milione e quattrocenventimila quattrocencinquanta, di cui trecentrentaseimila erano guadagno netto. La crescente importanza dell’Oriente, i viaggi della valigia dell’Indie, lo sperato taglio dell’istmo di Suez sono felicissime opportunità per quella compagnia, la quale per altro ebbe a soffrire sia dalla rivoluzione, sia dalla guerra di Crimea. Nel 1854 avea cresciuto il suo fondo a tredici milioni di fiorini, e colla spesa di trecensessantamila fiorini avea l’entrata di seicentrentaquattromila. È divisa in tre sezioni: l’una per le assicurazioni; l’una pel servizio de’ battelli a vapore, e ha costituito fucine, arsenali, tiene uffiziali, marinaj, studia le nuove linee d’aprire: la sezione artistico-letteraria sarebbe come la mente di quel corpo, attenta a ricevere le notizie che comunica subito alla borsa, e diffonde per via di giornali; inoltre ha stamperia e calcografia, gabinetto di lettura, e giornali.

15.Il De Bruck, dappoi ministro in Austria, indi suicida. La società del Lloyd fu autorizzata nel 1836; col capitale di mille cinquecento azioni da mille fiorini nel 1837 fece ottantasette corse con cinque piroscafi; e in quell’anno tragittò ottomila passeggeri, ed ebbe l’introito di censessantatremila trecenquattordici fiorini, ma la spesa di ducentrentaduemila. Nel 1846 aveva venti piroscafi, fece settecenquattro viaggi con cendiciotto mila passeggeri; trasportò denaro e preziosità per venticinque milioni e mezzo, ducenventisettemila lettere, centrentacinque mila settecentrentatre botti, ducentrentasettemila centinaja di Vienna di merci; facendo l’introito di fiorini un milione e quattrocenventimila quattrocencinquanta, di cui trecentrentaseimila erano guadagno netto. La crescente importanza dell’Oriente, i viaggi della valigia dell’Indie, lo sperato taglio dell’istmo di Suez sono felicissime opportunità per quella compagnia, la quale per altro ebbe a soffrire sia dalla rivoluzione, sia dalla guerra di Crimea. Nel 1854 avea cresciuto il suo fondo a tredici milioni di fiorini, e colla spesa di trecensessantamila fiorini avea l’entrata di seicentrentaquattromila. È divisa in tre sezioni: l’una per le assicurazioni; l’una pel servizio de’ battelli a vapore, e ha costituito fucine, arsenali, tiene uffiziali, marinaj, studia le nuove linee d’aprire: la sezione artistico-letteraria sarebbe come la mente di quel corpo, attenta a ricevere le notizie che comunica subito alla borsa, e diffonde per via di giornali; inoltre ha stamperia e calcografia, gabinetto di lettura, e giornali.

16.È la più bella pagina d’un’argutaStoria degli ultimi trent’anni, quella ove sono descritte le conseguenze dell’obbligo di denunziare i colpevoli di Stato, e dello spionaggio. «Il pensiero (traduciam compendiando) che alla lunga viene a prevalere sotto tale giurisprudenza, è la paura; paura di commettere una viltà, paura di parere d’averla commessa, paura d’esporsi a guaj per non commetterla. La paura più forte la vince; e da tale proporzione dipende spesso l’onore o l’ignominia d’una vita intera. Il prudente non vede altro scampo che evitare una via, da cui non si esce che coll’infamia e colla condanna; ma il farlo è fatica di tutti i momenti, e d’una incessante vigilanza. S’imbatte per via in uno di cui non bene conosce le opinioni politiche? deve mostrare di non conoscerlo. Un amico gli si accosta per chiedergli un consiglio? il prudente deve pregarlo di astenersene, di dirigersi a tutt’altri; attesochè quell’amico potrebbe voler consultarlo sul come rispondere a un emissario dei nemici del Governo. Se suo figlio si mostra pensoso e abbattuto, si guarderà dal chiedergliene il motivo; chè potrebb’essere scontentezza politica. Ogni colloquio gli pesa, giacchè può di tratto volgersi a cose di governo. Uomini sì fatti non sono rari, e sono i più onesti fra i vili: ma se un di questi fosse arrestato o interrogato alla Polizia, e s’avvedesse che tante cautele non gli bastarono, non s’ha a temere ch’egli rinunzierebbe all’onore, anzichè alla propria salvezza? Se tale è la prudenza delle persone allevate sotto allo spionaggio austriaco, come meravigliarsi dell’universale diffidenza? Basta che un uomo di genio amabile, insinuante, compagnevole, frequenti molti crocchj, per essere battezzato spia. Zelanti officiosi corrono a tutte le case, aperte all’amabile persona, e susurrano le voci che corrono sul conto di lui. E con che facilità non si credono questi ragguagli! Il padrone di casa, quasi illuminato da subito lampo, — Di fatto (esclama) che vien egli a fare in casa mia? perchè vi si mostra tanto amabile? Da me non ha nulla a sperare. E quando mi arrivò una sventura, quando le sorde persecuzioni della Polizia mi avevano condannato alla solitudine, perchè egli pure non s’allontanò da me? non temeva egli dunque per se stesso? Alla larga da quest’uomo pericoloso». Se un altro si apparta, e stringesi a vivere in angusto circolo, dicono che ha fatto la spia lungo tempo, e che scoperto, cela la propria vergogna. Chi si palesa amico dell’Austria, è naturalmente cansato dagl’Italiani; ma chi biasima il Governo, cade in sospetto di agente provocatore e di tendere insidie. Colui è ricco: sarebbesi impinguato con servigi resi alla Polizia? Colui è povero: resisterà alle tentazioni della miseria? Nessuno insomma è sicuro di simili sospetti; nè si dà Lombardo che possa vantarsi di non temer nulla... e di cui la fiducia nei più intimi amici non abbia vacillato più d’una volta.

16.È la più bella pagina d’un’argutaStoria degli ultimi trent’anni, quella ove sono descritte le conseguenze dell’obbligo di denunziare i colpevoli di Stato, e dello spionaggio. «Il pensiero (traduciam compendiando) che alla lunga viene a prevalere sotto tale giurisprudenza, è la paura; paura di commettere una viltà, paura di parere d’averla commessa, paura d’esporsi a guaj per non commetterla. La paura più forte la vince; e da tale proporzione dipende spesso l’onore o l’ignominia d’una vita intera. Il prudente non vede altro scampo che evitare una via, da cui non si esce che coll’infamia e colla condanna; ma il farlo è fatica di tutti i momenti, e d’una incessante vigilanza. S’imbatte per via in uno di cui non bene conosce le opinioni politiche? deve mostrare di non conoscerlo. Un amico gli si accosta per chiedergli un consiglio? il prudente deve pregarlo di astenersene, di dirigersi a tutt’altri; attesochè quell’amico potrebbe voler consultarlo sul come rispondere a un emissario dei nemici del Governo. Se suo figlio si mostra pensoso e abbattuto, si guarderà dal chiedergliene il motivo; chè potrebb’essere scontentezza politica. Ogni colloquio gli pesa, giacchè può di tratto volgersi a cose di governo. Uomini sì fatti non sono rari, e sono i più onesti fra i vili: ma se un di questi fosse arrestato o interrogato alla Polizia, e s’avvedesse che tante cautele non gli bastarono, non s’ha a temere ch’egli rinunzierebbe all’onore, anzichè alla propria salvezza? Se tale è la prudenza delle persone allevate sotto allo spionaggio austriaco, come meravigliarsi dell’universale diffidenza? Basta che un uomo di genio amabile, insinuante, compagnevole, frequenti molti crocchj, per essere battezzato spia. Zelanti officiosi corrono a tutte le case, aperte all’amabile persona, e susurrano le voci che corrono sul conto di lui. E con che facilità non si credono questi ragguagli! Il padrone di casa, quasi illuminato da subito lampo, — Di fatto (esclama) che vien egli a fare in casa mia? perchè vi si mostra tanto amabile? Da me non ha nulla a sperare. E quando mi arrivò una sventura, quando le sorde persecuzioni della Polizia mi avevano condannato alla solitudine, perchè egli pure non s’allontanò da me? non temeva egli dunque per se stesso? Alla larga da quest’uomo pericoloso». Se un altro si apparta, e stringesi a vivere in angusto circolo, dicono che ha fatto la spia lungo tempo, e che scoperto, cela la propria vergogna. Chi si palesa amico dell’Austria, è naturalmente cansato dagl’Italiani; ma chi biasima il Governo, cade in sospetto di agente provocatore e di tendere insidie. Colui è ricco: sarebbesi impinguato con servigi resi alla Polizia? Colui è povero: resisterà alle tentazioni della miseria? Nessuno insomma è sicuro di simili sospetti; nè si dà Lombardo che possa vantarsi di non temer nulla... e di cui la fiducia nei più intimi amici non abbia vacillato più d’una volta.

17.L’amnistia fu data il marzo, e i carcerati allo Spielberg nè tampoco la conobbero fino al novembre. Allora non ottennero se non di poter andare in America. Giunta la coronazione, e ripetutasi l’amnistia, chiesero di rimpatriare, e non n’ebbero licenza. Solo nel 1840 il padre di Federico Confalonieri, trovandosi in fin di morte, chiese di veder il figlio; e pare che allora soltanto il buon Ferdinando sapesse com’erano perfidiate le sue intenzioni, poichè senz’altra domanda fu permesso a tutti il ritorno.

17.L’amnistia fu data il marzo, e i carcerati allo Spielberg nè tampoco la conobbero fino al novembre. Allora non ottennero se non di poter andare in America. Giunta la coronazione, e ripetutasi l’amnistia, chiesero di rimpatriare, e non n’ebbero licenza. Solo nel 1840 il padre di Federico Confalonieri, trovandosi in fin di morte, chiese di veder il figlio; e pare che allora soltanto il buon Ferdinando sapesse com’erano perfidiate le sue intenzioni, poichè senz’altra domanda fu permesso a tutti il ritorno.

18.Nella raccolta diLettere di fisica sperimentaledi Serafino Serrati, Firenze 1787, è descritta una barca che correa sull’Arno mossa a vapore, e c’è anche la figura. Il primo battello a vapore costruito da una società napoletana il 1818, navigò da Napoli a Marsiglia; ma presto fu abbandonato. Un altro se ne pose nel 1820 sul laghetto di Pusiano in Lombardia, per mero sperimento, o piuttosto per velo alle intelligenze de’ Carbonari, coi quali terminò. Nel 1824 una società, preseduta dal principe Butéra siciliano, ne comprò uno in Inghilterra, che navigò le coste d’Italia.

18.Nella raccolta diLettere di fisica sperimentaledi Serafino Serrati, Firenze 1787, è descritta una barca che correa sull’Arno mossa a vapore, e c’è anche la figura. Il primo battello a vapore costruito da una società napoletana il 1818, navigò da Napoli a Marsiglia; ma presto fu abbandonato. Un altro se ne pose nel 1820 sul laghetto di Pusiano in Lombardia, per mero sperimento, o piuttosto per velo alle intelligenze de’ Carbonari, coi quali terminò. Nel 1824 una società, preseduta dal principe Butéra siciliano, ne comprò uno in Inghilterra, che navigò le coste d’Italia.

19.NelGesuita moderno, tom.III. pag. 484.

19.NelGesuita moderno, tom.III. pag. 484.

20.Per ciò, essendo addetto all’ambasceria francese in Toscana, dovette venir a duello con Gabriele Pepe.

20.Per ciò, essendo addetto all’ambasceria francese in Toscana, dovette venir a duello con Gabriele Pepe.

21.Un Boccheciampe, condannato solo a cinque anni per «aver fatto parte della banda, ma non essersi trovato nei due conflitti», fu tenuto come traditore. Ce n’era bisogno? Chi vuol saperne di più intorno a queste mosse vedaAndreini,Cronaca epistolare dal 1843 al 45. Chi racconta a lungo le mene delle società segrete senza disapprovarle, non viene con ciò a giustificare le procedure di cui incolpa i Governi?

21.Un Boccheciampe, condannato solo a cinque anni per «aver fatto parte della banda, ma non essersi trovato nei due conflitti», fu tenuto come traditore. Ce n’era bisogno? Chi vuol saperne di più intorno a queste mosse vedaAndreini,Cronaca epistolare dal 1843 al 45. Chi racconta a lungo le mene delle società segrete senza disapprovarle, non viene con ciò a giustificare le procedure di cui incolpa i Governi?

22.Il papa nel 1845 comprò quei beni per 3,750,000 scudi (lire 20,250,000) in obbligazioni di debito pubblico al cinque per cento; poi li vendette per 3,880,000 a una società Rospigliosi, Fedi, De Dominicis, che li rivendette a privati in ritaglio.

22.Il papa nel 1845 comprò quei beni per 3,750,000 scudi (lire 20,250,000) in obbligazioni di debito pubblico al cinque per cento; poi li vendette per 3,880,000 a una società Rospigliosi, Fedi, De Dominicis, che li rivendette a privati in ritaglio.

23.Un Mazziniano scriveva, a proposito delle scritture dei moderati, ch’egli intitola soffiafreddo: «Bene o male, il sentimento della dignità nazionale e l’odio dello straniero crescevano; e noi dovevamo confessare che, in quindici anni, non eravamo riusciti che a propagare nella gioventù studiosa la passione politica, ma nel vero popolo mai».Archivio triennale, tom. 1. pag. 491.

23.Un Mazziniano scriveva, a proposito delle scritture dei moderati, ch’egli intitola soffiafreddo: «Bene o male, il sentimento della dignità nazionale e l’odio dello straniero crescevano; e noi dovevamo confessare che, in quindici anni, non eravamo riusciti che a propagare nella gioventù studiosa la passione politica, ma nel vero popolo mai».Archivio triennale, tom. 1. pag. 491.

24.Ricordi ai giovani.

24.Ricordi ai giovani.

25.Tal quistione fu introdotta dal Cantù: riprodotta poi a Venezia, fu causa di fatti significativi.Gli Editori.

25.Tal quistione fu introdotta dal Cantù: riprodotta poi a Venezia, fu causa di fatti significativi.Gli Editori.

26.Del neoguelfismo in Italia le prime manifestazioni sono a rintracciare (chi il crederebbe?) in Ugo Foscolo. Durante il regno d’Italia, malgrado mille ostacoli, potè pubblicare un articolo in lode di Gregorio VII, e sta fra le opere sue. Nel 1815 preparava un discorso a Pio VII per mostrare «la necessità che il pontefice rimanga in Italia difeso dagl’Italiani». Nel discorsoIIsulla servitù dell’Italiadice: «Noi Italiani vogliamo e dobbiamo volere, volerlo fin all’ultimo sangue, che il papa sovrano, supremo tutore della religione d’Europa, principe elettivo e italiano, non solo sussista e regni, ma regni sempre in Italia, e difeso dagl’Italiani». E nelIIIsi lagna che si fossero «obliate la sovrumana fortezza e la sapienza politica di quel grande pontefice (Gregorio VII) che vedeva consistere la temporale dignità della Chiesa nell’indipendenza delle nostre città, e quindi nella loro confederazione la più fidata difesa de’ suoi pastori».

26.Del neoguelfismo in Italia le prime manifestazioni sono a rintracciare (chi il crederebbe?) in Ugo Foscolo. Durante il regno d’Italia, malgrado mille ostacoli, potè pubblicare un articolo in lode di Gregorio VII, e sta fra le opere sue. Nel 1815 preparava un discorso a Pio VII per mostrare «la necessità che il pontefice rimanga in Italia difeso dagl’Italiani». Nel discorsoIIsulla servitù dell’Italiadice: «Noi Italiani vogliamo e dobbiamo volere, volerlo fin all’ultimo sangue, che il papa sovrano, supremo tutore della religione d’Europa, principe elettivo e italiano, non solo sussista e regni, ma regni sempre in Italia, e difeso dagl’Italiani». E nelIIIsi lagna che si fossero «obliate la sovrumana fortezza e la sapienza politica di quel grande pontefice (Gregorio VII) che vedeva consistere la temporale dignità della Chiesa nell’indipendenza delle nostre città, e quindi nella loro confederazione la più fidata difesa de’ suoi pastori».

27.Una lega de’ principi italiani era stata proposta dall’Austria fin dal 1821, e si dicea che tale fosse lo scopo d’un congresso dell’imperatore col granduca di Toscana. La Corte romana sentì quanto varrebbe sulle sorti italiche, e rifiutò aderirvi.

27.Una lega de’ principi italiani era stata proposta dall’Austria fin dal 1821, e si dicea che tale fosse lo scopo d’un congresso dell’imperatore col granduca di Toscana. La Corte romana sentì quanto varrebbe sulle sorti italiche, e rifiutò aderirvi.

28.Ivi lo trovammo noi quando finiva ilPrimato, e ci lesse quell’ultimo capitolo, ove parla degl’illustri viventi; e ci chiese i nomi de’ migliori, ch’esso ignorava: eppure ne fece una tale mescolanza, da vergognarsi della compagnia. Egli stesso poi stampò che le lodi da lui sparpagliate erano sulla fede d’amici, alle cui relazioni aveva dovuto attenersi.È naturale che dappoi tutto il merito fosse dato a lui, e niuno a coloro di cui egli professavasi seguace. Tra gli scrittori efficaci sull’opinione italiana, il Gualterio (Ultimi rivolgimenti italiani) nè tampoco nomina Manzoni.

28.Ivi lo trovammo noi quando finiva ilPrimato, e ci lesse quell’ultimo capitolo, ove parla degl’illustri viventi; e ci chiese i nomi de’ migliori, ch’esso ignorava: eppure ne fece una tale mescolanza, da vergognarsi della compagnia. Egli stesso poi stampò che le lodi da lui sparpagliate erano sulla fede d’amici, alle cui relazioni aveva dovuto attenersi.

È naturale che dappoi tutto il merito fosse dato a lui, e niuno a coloro di cui egli professavasi seguace. Tra gli scrittori efficaci sull’opinione italiana, il Gualterio (Ultimi rivolgimenti italiani) nè tampoco nomina Manzoni.

29.Asserisce unica e quasi necessaria alle scienze, alle lettere, alle gentili arti la censura preventiva, e ne magnifica retoricamente i pregj, sol chiedendo non sia esercitato da un uomo solo, ma da un corpo.

29.Asserisce unica e quasi necessaria alle scienze, alle lettere, alle gentili arti la censura preventiva, e ne magnifica retoricamente i pregj, sol chiedendo non sia esercitato da un uomo solo, ma da un corpo.

30.Storia d’Italia; e passi inediti, addotti dal Ricotti nellaVita e scritti del conte Cesare Balbo.

30.Storia d’Italia; e passi inediti, addotti dal Ricotti nellaVita e scritti del conte Cesare Balbo.

31.Dedica seconda delleSperanze.

31.Dedica seconda delleSperanze.

32.«Ridotta ai principi la decisione del passare o no a un Governo deliberativo, sarebbe egli utile passarvi? Parliamo schietto: anche presa dai principi, può esser decisione piena di pericoli, feconda di disunioni, distraente dall’impresa d’indipendenza, nociva dunque». Cap.X. p. 121.

32.«Ridotta ai principi la decisione del passare o no a un Governo deliberativo, sarebbe egli utile passarvi? Parliamo schietto: anche presa dai principi, può esser decisione piena di pericoli, feconda di disunioni, distraente dall’impresa d’indipendenza, nociva dunque». Cap.X. p. 121.

33.«Confondeasi il gesuitismo colla Compagnia di Gesù, e credeasi che, cacciati i padri da una città o da uno Stato, la peste gesuitica fosse rimossa, e i popoli fatti sicuri. Or i padri Gesuiti non sono che la milizia più attiva ed astuta del gesuitismo, il quale, con altro nome preesisteva ad Ignazio di Lojola».La Farina,Conclusionedel lib.III.

33.«Confondeasi il gesuitismo colla Compagnia di Gesù, e credeasi che, cacciati i padri da una città o da uno Stato, la peste gesuitica fosse rimossa, e i popoli fatti sicuri. Or i padri Gesuiti non sono che la milizia più attiva ed astuta del gesuitismo, il quale, con altro nome preesisteva ad Ignazio di Lojola».La Farina,Conclusionedel lib.III.

34.Nell’Introduzione alla filosofia, pag. 32 scriveva: «Dichiaro espressamente ch’io non intendo di far allusione a nessuna persona in particolare, parendomi che il costume di ferire i vivi non sia da uomo civile nè da uomo onesto nè da cristiano».

34.Nell’Introduzione alla filosofia, pag. 32 scriveva: «Dichiaro espressamente ch’io non intendo di far allusione a nessuna persona in particolare, parendomi che il costume di ferire i vivi non sia da uomo civile nè da uomo onesto nè da cristiano».

35.Storia del Piemonte.

35.Storia del Piemonte.

36.E altre volte diceva: «Quando ad un libro si dà l’impronta di satira e di caricatura, l’effetto è vulgare e non durevole. Per esser efficace bisogna saper produrre il bello e il giusto, e non secondare i vulgari. Miro con rispetto le oneste confutazioni, ma anche le oneste mi pajono di poco o niun frutto. Aspettando l’azione del tempo si guadagna lo stesso, e non si perde inutilmente la pace. Di qui a qualche anno Gioberti medesimo arrossirà d’avere ceduto all’impulso de’ falsi amici, di avere pubblicato come pretesi documenti cose che non sono; d’aver macchiato la bella fama ch’ei godeva».Quelle sopra il Gioberti sono forse le uniche parole acerbe che si lasciasse sfuggire la colomba dello Spielberg. E diceva anche: «Gioberti è uomo d’impeto, ma sincero. Un giorno s’accorgerà del suo torto. Preghiamo per lui e per gli animi così disposti all’ira. Con questa passione si possono fare quadri orribili d’ogni istituto e d’ogni umana società. L’eloquenza arrabbiata non è mai giusta, ed è sempre stimata dai soli intelletti che poco riflettono».

36.E altre volte diceva: «Quando ad un libro si dà l’impronta di satira e di caricatura, l’effetto è vulgare e non durevole. Per esser efficace bisogna saper produrre il bello e il giusto, e non secondare i vulgari. Miro con rispetto le oneste confutazioni, ma anche le oneste mi pajono di poco o niun frutto. Aspettando l’azione del tempo si guadagna lo stesso, e non si perde inutilmente la pace. Di qui a qualche anno Gioberti medesimo arrossirà d’avere ceduto all’impulso de’ falsi amici, di avere pubblicato come pretesi documenti cose che non sono; d’aver macchiato la bella fama ch’ei godeva».

Quelle sopra il Gioberti sono forse le uniche parole acerbe che si lasciasse sfuggire la colomba dello Spielberg. E diceva anche: «Gioberti è uomo d’impeto, ma sincero. Un giorno s’accorgerà del suo torto. Preghiamo per lui e per gli animi così disposti all’ira. Con questa passione si possono fare quadri orribili d’ogni istituto e d’ogni umana società. L’eloquenza arrabbiata non è mai giusta, ed è sempre stimata dai soli intelletti che poco riflettono».

37.Quantunque ad essi ostilissimo, dice: «L’Austria non ignorava che, fra i discendenti dagli uomini della Lega Lombarda, il neoguelfismo è una specie di virtù cittadina e di passione generosa; poichè trovandosi i Lombardi faccia a faccia col prepotente e col rappresentante del ghibellinismo, si recherebbero a viltà il cedere all’oppressione presente senza la sola protesta che loro sia consentita, quella cioè di resistere intellettualmente, associandosi ai principj che guidarono l’antica loro indipendenza contro Germania. Ciò spiega, parmi, onorevolmente come i più forti ingegni del Lombardo-Veneto inclinino più o meno apertamente alle idee guelfe», pag. 108. Onore al militare leale, che cerca nobili spiegazioni perfino a idee che disapprova. Non è lo stile dei liberalastri; nè egli il conserva quando opinioni, vere o no, ma discusse e ponderate, attribuisce «a monomania di scrittore e cecità di partito», pag. 133. Perchè però non si dica che l’idea repubblicana nacque dopo le barricate, si avverta ch’egli stesso gl’intitolava fin d’alloraneo-guelfo repubblicani, pag. 394, e dice che «si gettano il monarcato sotto le calcagna». Del resto, tutti sanno quali Lombardi direttamente trattassero tale quistione; onde il concetto dell’anticipato repubblicanismo lombardo egli non potea dedurlo che da un’opera sola, attesa la sua diffusione, cioè la nostraStoria Universale.

37.Quantunque ad essi ostilissimo, dice: «L’Austria non ignorava che, fra i discendenti dagli uomini della Lega Lombarda, il neoguelfismo è una specie di virtù cittadina e di passione generosa; poichè trovandosi i Lombardi faccia a faccia col prepotente e col rappresentante del ghibellinismo, si recherebbero a viltà il cedere all’oppressione presente senza la sola protesta che loro sia consentita, quella cioè di resistere intellettualmente, associandosi ai principj che guidarono l’antica loro indipendenza contro Germania. Ciò spiega, parmi, onorevolmente come i più forti ingegni del Lombardo-Veneto inclinino più o meno apertamente alle idee guelfe», pag. 108. Onore al militare leale, che cerca nobili spiegazioni perfino a idee che disapprova. Non è lo stile dei liberalastri; nè egli il conserva quando opinioni, vere o no, ma discusse e ponderate, attribuisce «a monomania di scrittore e cecità di partito», pag. 133. Perchè però non si dica che l’idea repubblicana nacque dopo le barricate, si avverta ch’egli stesso gl’intitolava fin d’alloraneo-guelfo repubblicani, pag. 394, e dice che «si gettano il monarcato sotto le calcagna». Del resto, tutti sanno quali Lombardi direttamente trattassero tale quistione; onde il concetto dell’anticipato repubblicanismo lombardo egli non potea dedurlo che da un’opera sola, attesa la sua diffusione, cioè la nostraStoria Universale.

38.Leone XII avea stabilito riedificarla, assegnando dalla Camera apostolica cinquantamila scudi annui; trentamila ne diedero i cardinali dimoranti in Roma; gl’impiegati lasciarono parte del loro soldo; i re stranieri contribuirono, sebbene non cattolici; onde dai sudditi pontifizj s’ebbero cencinquantanovemila scudi, seicendiciottomila dall’erario, cenventissettemila dal resto del mondo in quindici anni.

38.Leone XII avea stabilito riedificarla, assegnando dalla Camera apostolica cinquantamila scudi annui; trentamila ne diedero i cardinali dimoranti in Roma; gl’impiegati lasciarono parte del loro soldo; i re stranieri contribuirono, sebbene non cattolici; onde dai sudditi pontifizj s’ebbero cencinquantanovemila scudi, seicendiciottomila dall’erario, cenventissettemila dal resto del mondo in quindici anni.

39.Secondo i conti pubblicati da monsignor Morichini nel 1848, lo Stato Pontifizio nel 1814 incassò meno di tre milioni di scudi, e nel 45 più di dieci; nel 15 spese due milioni trecentomila scudi, e nel 45 dieci milioni seicentomila; fino al 27 si fece sempre avanzo, eccetto il 21; dappoi continuò lo spareggio.

39.Secondo i conti pubblicati da monsignor Morichini nel 1848, lo Stato Pontifizio nel 1814 incassò meno di tre milioni di scudi, e nel 45 più di dieci; nel 15 spese due milioni trecentomila scudi, e nel 45 dieci milioni seicentomila; fino al 27 si fece sempre avanzo, eccetto il 21; dappoi continuò lo spareggio.

40.La società detta Ferdinandea a Bologna, di cui fu imputato il Castagnoli nel 1841, diceasi diretta a porre le Legazioni sotto l’Austria.

40.La società detta Ferdinandea a Bologna, di cui fu imputato il Castagnoli nel 1841, diceasi diretta a porre le Legazioni sotto l’Austria.

41.Di fatti si vantarono per novità, e noi gli avevamo prodotti in tutte le varie ristampe che femmo dellaStoria universaledel Cantù. (Gli Editori).

41.Di fatti si vantarono per novità, e noi gli avevamo prodotti in tutte le varie ristampe che femmo dellaStoria universaledel Cantù. (Gli Editori).

42.Vedi la nostraStoria universale, ediz. 3ª tom.XX, p. 66. Fummo tacciati allora d’avere lodato Gregorio XVI, nè abbastanza esaltato Pio IX. Chiamiamo ad appello quella sentenza dopo trent’anni.

42.Vedi la nostraStoria universale, ediz. 3ª tom.XX, p. 66. Fummo tacciati allora d’avere lodato Gregorio XVI, nè abbastanza esaltato Pio IX. Chiamiamo ad appello quella sentenza dopo trent’anni.

43.Più tardi il poeta Montanelli si lodò d’aver egli incoato queste stampe clandestine, e per mezzo di esse l’agitazione dell’Italia e del mondo.

43.Più tardi il poeta Montanelli si lodò d’aver egli incoato queste stampe clandestine, e per mezzo di esse l’agitazione dell’Italia e del mondo.

44.Brofferio; e lo stesso diceRanalli,Le Storie ital., lib.IV.

44.Brofferio; e lo stesso diceRanalli,Le Storie ital., lib.IV.

45.Ne’ riti della massoneria è conosciuta la cerimonia del brindisi. A invito del Venerabile si caricano i cannoni e dispongonsi sulla tavola; poi egli dice: «Facciamo un brindisi a persona a noi preziosa; faremo un fuoco, buon fuoco, fuoco il più vivo e sfavillante di tutti i fuochi. Fratelli, la destra alla spada — Alto la spada — Evviva la spada — La spada alla sinistra — La destra alle armi — Alto le armi — Al viso — Fuoco — Ancora fuoco — Basso l’arma — Avanti l’arma — Seguiamoci coll’arma — Giù l’arma»; e l’arma è il bicchiero, e la manovra un bevere. Venivano a mente nei pasti d’allora.

45.Ne’ riti della massoneria è conosciuta la cerimonia del brindisi. A invito del Venerabile si caricano i cannoni e dispongonsi sulla tavola; poi egli dice: «Facciamo un brindisi a persona a noi preziosa; faremo un fuoco, buon fuoco, fuoco il più vivo e sfavillante di tutti i fuochi. Fratelli, la destra alla spada — Alto la spada — Evviva la spada — La spada alla sinistra — La destra alle armi — Alto le armi — Al viso — Fuoco — Ancora fuoco — Basso l’arma — Avanti l’arma — Seguiamoci coll’arma — Giù l’arma»; e l’arma è il bicchiero, e la manovra un bevere. Venivano a mente nei pasti d’allora.

46.Un Lombardo (Cantù), campatosi dagli sgherri, arrivava a Torino nel maggior fragore del movimento preparativo; ed uno degl’infervorati gli chiedeva — E voi, non avete voi scritto nulla sulla crisi attuale?» Cesare Balbo gli rispose: — Che? non scrive egli la storia universale?»Pellico la prendea coi guastamestieri, non credea una gran cosa i festeggiamenti popolari e gli schiamazzi, e le magnanime azioni degli eroi, consistenti nello scrivere ingiurie sui muri e spargere calunnie, mentre credeva fosse necessaria la virtù, ben inteso fra le virtù contando il valore in caso di guerra.Lettere, 266, 267.

46.Un Lombardo (Cantù), campatosi dagli sgherri, arrivava a Torino nel maggior fragore del movimento preparativo; ed uno degl’infervorati gli chiedeva — E voi, non avete voi scritto nulla sulla crisi attuale?» Cesare Balbo gli rispose: — Che? non scrive egli la storia universale?»

Pellico la prendea coi guastamestieri, non credea una gran cosa i festeggiamenti popolari e gli schiamazzi, e le magnanime azioni degli eroi, consistenti nello scrivere ingiurie sui muri e spargere calunnie, mentre credeva fosse necessaria la virtù, ben inteso fra le virtù contando il valore in caso di guerra.Lettere, 266, 267.

47.Per devozione alle libertà, alieni dalle società segrete che la legano ad un’obbedienza irragionata, noi fummo in situazione di conoscerle in patria e fuori, nelle prigioni e ne’ trionfi, e di poterne parlare con autorità. Ben ci meravigliammo di non avere, in tante scritture, veduto accennarsi le mene con cui la Russia cercavasi amici nelle persone di denaro, d’intelligenza, di cariche. Venezia principalmente deve ricordarsene.

47.Per devozione alle libertà, alieni dalle società segrete che la legano ad un’obbedienza irragionata, noi fummo in situazione di conoscerle in patria e fuori, nelle prigioni e ne’ trionfi, e di poterne parlare con autorità. Ben ci meravigliammo di non avere, in tante scritture, veduto accennarsi le mene con cui la Russia cercavasi amici nelle persone di denaro, d’intelligenza, di cariche. Venezia principalmente deve ricordarsene.

48.Liberalisirend.Credenziale di Metternich a Radetzky pel conte di Fiquelmont, 22 agosto 1847.

48.Liberalisirend.Credenziale di Metternich a Radetzky pel conte di Fiquelmont, 22 agosto 1847.

49.Dubitavasi che le dimostrazioni fossero provocate dall’Austria per aver occasione d’intervenire. Palmerston ad Abercromby ambasciadore a Torino, il 23 marzo 1847 scriveva:I have to request that you will report how for your information lead you to give credit to certain reports which prevail that those manifestation have been in some places secretly encouraged by Austrian agents, in order that they may furnish a pretext for active interference in the internal affairs of some of the independent States of Italy. I successivi dispacci tornano spesso a questo senso. Vedasi la raccolta più interessante intorno agli avvenimenti di quegli anni, cioè:Correspondence respecting the affairs of Italy, presented to the House of lords by comand of her majesty, 1851.

49.Dubitavasi che le dimostrazioni fossero provocate dall’Austria per aver occasione d’intervenire. Palmerston ad Abercromby ambasciadore a Torino, il 23 marzo 1847 scriveva:I have to request that you will report how for your information lead you to give credit to certain reports which prevail that those manifestation have been in some places secretly encouraged by Austrian agents, in order that they may furnish a pretext for active interference in the internal affairs of some of the independent States of Italy. I successivi dispacci tornano spesso a questo senso. Vedasi la raccolta più interessante intorno agli avvenimenti di quegli anni, cioè:Correspondence respecting the affairs of Italy, presented to the House of lords by comand of her majesty, 1851.

50.Dispaccio 18 settembre 1847 del ministro Guizot all’ambasciadore Bourgoing a Torino.

50.Dispaccio 18 settembre 1847 del ministro Guizot all’ambasciadore Bourgoing a Torino.

51.Dispaccio 11 settembre 1847 del ministro Palmerston. Guizot, al 17 settembre, scriveva, la Francia rispetterebbe e farebbe rispettare l’indipendenza degli Stati, e in conseguenza il diritto di regolare essi da sè i proprj affari interni; al buon esito delle riforme importare si facciano d’accordo fra principi e popoli, regolari, progressive; il papa mostrare un profondo sentimento de’ suoi diritti come sovrano, laonde otterrebbe l’appoggio e il rispetto di tutti i Governi europei; e gli esempj di esso e la condotta intelligente de’ suoi sudditi eserciterebbero salutare influenza sui principi e i popoli della restante Italia.Nelle istruzioni che Palmerston dava a lord Minto il 18 settembre 1847, era che portasse assicurazioni d’amicizia in ogni incontro; spiacergli le minaccie dell’Austria d’occupare una parte degli Stati sardi, caso che il re desse concessioni ad essa spiacevoli, e lo considerava come una violazione de’ diritti internazionali; applaudisce all’esibizione fatta dal re al papa di difenderlo; a Roma secondi le buone intenzioni del pontefice, e prenda per base ilmemorandumdel 1832.Ma pare che coteste minaccie dell’Austria fossero un sogno, e il conte Solaro della Margherita, allora ministro della Sardegna, le smentisce affatto, nè aver ricevuta alcuna nota relativa all’interna amministrazione del paese (dispaccio 3 settembre). Lo stesso Metternich al 23 settembre scriveva: — Non è da parte dell’Austria che l’indipendenza del re di Sardegna potrebb’essere minacciata. Ben lungi da ciò, contando questo sovrano fra suoi alleati, il Governo imperiale, qualora richiesto, non tarderebbe a porsi accanto alla Gran Bretagna per difenderlo contro ogni esterna aggressione. Unito alla Corte di Roma con vincoli, la cui doppia origine non può che crescerne la solidità, l’imperatore d’Austria crederebbe derogare alla dignità e alla religione sua difendendosi dal sospetto di voler intaccare l’indipendenza d’un sovrano, che alla potenza temporale congiunge l’augusto carattere di capo della Chiesa cattolica, della quale l’imperatore è naturale difensore. Nulla è chiaro e positivo come l’attitudine dell’Austria rimpetto al santo padre; essa non può che fare voti per la prosperità degli Stati della Chiesa, e pel buon esito delle riforme amministrative che sono reclamate dal loro meglio, e che, dalla pace generale in poi, fu spesso la prima a consigliare; mentre in eventi particolari le proprie armi adoprò ad assicurare l’autorità sovrana del papa».

51.Dispaccio 11 settembre 1847 del ministro Palmerston. Guizot, al 17 settembre, scriveva, la Francia rispetterebbe e farebbe rispettare l’indipendenza degli Stati, e in conseguenza il diritto di regolare essi da sè i proprj affari interni; al buon esito delle riforme importare si facciano d’accordo fra principi e popoli, regolari, progressive; il papa mostrare un profondo sentimento de’ suoi diritti come sovrano, laonde otterrebbe l’appoggio e il rispetto di tutti i Governi europei; e gli esempj di esso e la condotta intelligente de’ suoi sudditi eserciterebbero salutare influenza sui principi e i popoli della restante Italia.

Nelle istruzioni che Palmerston dava a lord Minto il 18 settembre 1847, era che portasse assicurazioni d’amicizia in ogni incontro; spiacergli le minaccie dell’Austria d’occupare una parte degli Stati sardi, caso che il re desse concessioni ad essa spiacevoli, e lo considerava come una violazione de’ diritti internazionali; applaudisce all’esibizione fatta dal re al papa di difenderlo; a Roma secondi le buone intenzioni del pontefice, e prenda per base ilmemorandumdel 1832.

Ma pare che coteste minaccie dell’Austria fossero un sogno, e il conte Solaro della Margherita, allora ministro della Sardegna, le smentisce affatto, nè aver ricevuta alcuna nota relativa all’interna amministrazione del paese (dispaccio 3 settembre). Lo stesso Metternich al 23 settembre scriveva: — Non è da parte dell’Austria che l’indipendenza del re di Sardegna potrebb’essere minacciata. Ben lungi da ciò, contando questo sovrano fra suoi alleati, il Governo imperiale, qualora richiesto, non tarderebbe a porsi accanto alla Gran Bretagna per difenderlo contro ogni esterna aggressione. Unito alla Corte di Roma con vincoli, la cui doppia origine non può che crescerne la solidità, l’imperatore d’Austria crederebbe derogare alla dignità e alla religione sua difendendosi dal sospetto di voler intaccare l’indipendenza d’un sovrano, che alla potenza temporale congiunge l’augusto carattere di capo della Chiesa cattolica, della quale l’imperatore è naturale difensore. Nulla è chiaro e positivo come l’attitudine dell’Austria rimpetto al santo padre; essa non può che fare voti per la prosperità degli Stati della Chiesa, e pel buon esito delle riforme amministrative che sono reclamate dal loro meglio, e che, dalla pace generale in poi, fu spesso la prima a consigliare; mentre in eventi particolari le proprie armi adoprò ad assicurare l’autorità sovrana del papa».

52.Come avea scritto a Carlalberto appena re, Mazzini volle scrivere a Pio IX, e usava questi termini: — Per opera del tempo, affrettata dai vostri predecessori e dall’alta gerarchia della Chiesa, le credenze sono morte, il cattolicismo si è perduto nel despotismo, il protestantismo si perde nell’anarchia: guardatevi attorno, troverete superstiziosi o ipocriti, non credenti; l’intelletto cammina nel vuoto; i tristi adorano il calcolo, i beni materiali; i buoni invocano e sperano; e nessuno crede».

52.Come avea scritto a Carlalberto appena re, Mazzini volle scrivere a Pio IX, e usava questi termini: — Per opera del tempo, affrettata dai vostri predecessori e dall’alta gerarchia della Chiesa, le credenze sono morte, il cattolicismo si è perduto nel despotismo, il protestantismo si perde nell’anarchia: guardatevi attorno, troverete superstiziosi o ipocriti, non credenti; l’intelletto cammina nel vuoto; i tristi adorano il calcolo, i beni materiali; i buoni invocano e sperano; e nessuno crede».

53.Apertesi le Camere di Francia nel gennajo del 1848, Montalembert si lagnò che nel discorso del trono non fosse fatta menzione del movimento d’Italia e del papa; questo essersi mirabilmente posto in una via, nella quale avea bisogno d’appoggio; mentre esso e i principi che cominciavano a imitarlo, trovavansi dolorosamente isolati fra un partito di vecchi abusi, e le violenze degli esaltati; qualificarsi già di retrograda la politica di Pio IX all’istante che, protestando contro l’occupazione di Ferrara, compiva i suoi sforzi per la dignità e indipendenza d’Italia; essere tempo che gli uomini del progresso in Italia si separassero da quei del disordine, e il Governo cessasse d’essere nella strada; l’indipendenza temporale del papa essere condizione indispensabile per la regolare esistenza e la sicurezza della Chiesa cattolica nel mondo intero; indipendente dover essere il papa non solo dal giogo straniero, ma dal giogo delle fazioni e delle sommosse; doversi al popolo romano infondere coraggio contro l’Austria, ma insieme contro coloro che vorrebbero speculare su questo movimento italiano e disonorarlo, contro le denunzie de’ proscritti di jeri, che vogliono divenire proscrittori domani; coraggio per mostrare al mondo cosa sia una rivoluzione pura, onesta, insomma cristiana.Meritano essere letti i discorsi fatti in quell’incontro da Saint-Aulaire, Dupin, Hugo, Cousin, più liberali di quelli pronunziati nell’assemblea repubblicana. Guizot ministro rispondendo, mostrò che il trono era d’accordo nel favorire le libertà italiane, il miglior fondamento delle quali era il papa.

53.Apertesi le Camere di Francia nel gennajo del 1848, Montalembert si lagnò che nel discorso del trono non fosse fatta menzione del movimento d’Italia e del papa; questo essersi mirabilmente posto in una via, nella quale avea bisogno d’appoggio; mentre esso e i principi che cominciavano a imitarlo, trovavansi dolorosamente isolati fra un partito di vecchi abusi, e le violenze degli esaltati; qualificarsi già di retrograda la politica di Pio IX all’istante che, protestando contro l’occupazione di Ferrara, compiva i suoi sforzi per la dignità e indipendenza d’Italia; essere tempo che gli uomini del progresso in Italia si separassero da quei del disordine, e il Governo cessasse d’essere nella strada; l’indipendenza temporale del papa essere condizione indispensabile per la regolare esistenza e la sicurezza della Chiesa cattolica nel mondo intero; indipendente dover essere il papa non solo dal giogo straniero, ma dal giogo delle fazioni e delle sommosse; doversi al popolo romano infondere coraggio contro l’Austria, ma insieme contro coloro che vorrebbero speculare su questo movimento italiano e disonorarlo, contro le denunzie de’ proscritti di jeri, che vogliono divenire proscrittori domani; coraggio per mostrare al mondo cosa sia una rivoluzione pura, onesta, insomma cristiana.

Meritano essere letti i discorsi fatti in quell’incontro da Saint-Aulaire, Dupin, Hugo, Cousin, più liberali di quelli pronunziati nell’assemblea repubblicana. Guizot ministro rispondendo, mostrò che il trono era d’accordo nel favorire le libertà italiane, il miglior fondamento delle quali era il papa.

54.Vedi il n. 34 dell’Italia, giornale di Pisa, scritto o ispirato dal Montanelli. «Da lungo tempo erano a Livorno manifesti gl’indizj d’una setta, la quale rinchiusa in una solitudine astiosa e codarda, non seppe intendere la grandezza del presente movimento italiano, la semplicità delle origini, la maestà del progresso, la sicurezza del fine; non comunicare colla nuova vita che si dilatava d’intorno a lei, nè accogliere nel suo cuore il battito di migliaja di cuori, in un punto rinati alle speranze ed all’amore.«L’inaspettato amicarsi della ragione colla fede, dei principi coi popoli, degli Stati cogli Stati italiani; questo improvviso risorgere d’un popolo oppresso, per lo spontaneo ma necessario ricomporsi delle opinioni, degli interessi, delle forze nel principio dell’unità nazionale; questo magnifico disegno della Provvidenza che si svolge sotto i nostri occhi, l’abisso che divide i primi dagli ultimi mesi del 1846, e l’aura divina che vola su quell’abisso, Pio IX e la lega doganale furono un nulla per lei.«Non sapendo che le vie della Provvidenza sono assai più di quelle dell’uomo, si ostinò a non riconoscere il nostro risorgimento in un fatto che, sebbene ne avesse i caratteri evidenti, per l’autore, il modo e l’effetto era così diverso da ciò ch’ella aveva fantasticato, predetto, promesso come il solo vero, il solo possibile risorgimento nostro. Indurita dal pregiudizio, credè che l’Italia non sarebbe giunta alla meta per la via segnata da Pio IX, corsa da Leopoldo II, e fatta sicura da Carlalberto; e si dolse con puntiglio superbo che vi giungesse per una via qualunque diversa da quella mostrata da lei, e nella quale ella non fosse duce, mettendo il suo credito e la sua influenza sopra la considerazione del bene comune».

54.Vedi il n. 34 dell’Italia, giornale di Pisa, scritto o ispirato dal Montanelli. «Da lungo tempo erano a Livorno manifesti gl’indizj d’una setta, la quale rinchiusa in una solitudine astiosa e codarda, non seppe intendere la grandezza del presente movimento italiano, la semplicità delle origini, la maestà del progresso, la sicurezza del fine; non comunicare colla nuova vita che si dilatava d’intorno a lei, nè accogliere nel suo cuore il battito di migliaja di cuori, in un punto rinati alle speranze ed all’amore.

«L’inaspettato amicarsi della ragione colla fede, dei principi coi popoli, degli Stati cogli Stati italiani; questo improvviso risorgere d’un popolo oppresso, per lo spontaneo ma necessario ricomporsi delle opinioni, degli interessi, delle forze nel principio dell’unità nazionale; questo magnifico disegno della Provvidenza che si svolge sotto i nostri occhi, l’abisso che divide i primi dagli ultimi mesi del 1846, e l’aura divina che vola su quell’abisso, Pio IX e la lega doganale furono un nulla per lei.

«Non sapendo che le vie della Provvidenza sono assai più di quelle dell’uomo, si ostinò a non riconoscere il nostro risorgimento in un fatto che, sebbene ne avesse i caratteri evidenti, per l’autore, il modo e l’effetto era così diverso da ciò ch’ella aveva fantasticato, predetto, promesso come il solo vero, il solo possibile risorgimento nostro. Indurita dal pregiudizio, credè che l’Italia non sarebbe giunta alla meta per la via segnata da Pio IX, corsa da Leopoldo II, e fatta sicura da Carlalberto; e si dolse con puntiglio superbo che vi giungesse per una via qualunque diversa da quella mostrata da lei, e nella quale ella non fosse duce, mettendo il suo credito e la sua influenza sopra la considerazione del bene comune».

55.Rubieri, nelloSpettatoredi Firenze, rivendicò la reputazione di Giovanni da Procida, sopra documenti non nuovi, ma di cui l’Amari non volle trarre tutte le conseguenze. La quistione dura ancora.

55.Rubieri, nelloSpettatoredi Firenze, rivendicò la reputazione di Giovanni da Procida, sopra documenti non nuovi, ma di cui l’Amari non volle trarre tutte le conseguenze. La quistione dura ancora.

56.Il Gualterio asserisce che l’umiliazione del re nell’affare de’ solfi vi fu gratissima. Noi ci trovammo nel regno in quel tempo, e ci apparve tutt’altro.

56.Il Gualterio asserisce che l’umiliazione del re nell’affare de’ solfi vi fu gratissima. Noi ci trovammo nel regno in quel tempo, e ci apparve tutt’altro.

57.La Farina dice che il Comitato napoletano era d’accordo sulla forma che sarebbe gridata in Sicilia: ma quando si fece, trattenne la gioventù dal sollevarsi, lasciò spedire le truppe ecc., e riprova i regnicoli d’essersi perduti in suppliche e applausi, e ne incolpa «coloro che di quei moti aveano assunto la direzione, alcuno de’ quali col tempo chiarironsi traditori, altri inettissimi e che per perfidia o per fiacchezza rovinarono Napoli, Sicilia e Italia tutta»; vol.III, p. 170. Così anche le belle intelligenze possono dalla passione essere tratte alle vulgarità.

57.La Farina dice che il Comitato napoletano era d’accordo sulla forma che sarebbe gridata in Sicilia: ma quando si fece, trattenne la gioventù dal sollevarsi, lasciò spedire le truppe ecc., e riprova i regnicoli d’essersi perduti in suppliche e applausi, e ne incolpa «coloro che di quei moti aveano assunto la direzione, alcuno de’ quali col tempo chiarironsi traditori, altri inettissimi e che per perfidia o per fiacchezza rovinarono Napoli, Sicilia e Italia tutta»; vol.III, p. 170. Così anche le belle intelligenze possono dalla passione essere tratte alle vulgarità.

58.Lo attesta l’ammiraglio Napier in lettera a Palmerston del 31 gennajo, nella citataCorrespondance.

58.Lo attesta l’ammiraglio Napier in lettera a Palmerston del 31 gennajo, nella citataCorrespondance.

59.Era la quinta costituzione che si proclamava in mezzo secolo per quel paese: nel 1799 quella della Repubblica Partenopea; nel 1808 quella del re Giuseppe; nel 1815 quella di Murat; nel 1820 quella di Ferdinando.

59.Era la quinta costituzione che si proclamava in mezzo secolo per quel paese: nel 1799 quella della Repubblica Partenopea; nel 1808 quella del re Giuseppe; nel 1815 quella di Murat; nel 1820 quella di Ferdinando.

60.Al 21 febbrajo, laRéforme, unico giornale repubblicano, stampava: «Uomini del popolo, guardatevi domani da ogni temerario abbandono, non presentate al potere l’occasione cercata d’una vittoria sanguinosa».

60.Al 21 febbrajo, laRéforme, unico giornale repubblicano, stampava: «Uomini del popolo, guardatevi domani da ogni temerario abbandono, non presentate al potere l’occasione cercata d’una vittoria sanguinosa».

61.Ne’ carteggi diplomatici compajono una lettera del console britannico a Milano, che assicura non essere quivi società segrete; e una del Pareto ministro del Piemonte, che assicura esservi potentissime le società secrete.

61.Ne’ carteggi diplomatici compajono una lettera del console britannico a Milano, che assicura non essere quivi società segrete; e una del Pareto ministro del Piemonte, che assicura esservi potentissime le società secrete.

62.Il conte Giacomo Melerio.Ils chantent, ils payeront, diceva Mazarino a’ suoi tempi.

62.Il conte Giacomo Melerio.Ils chantent, ils payeront, diceva Mazarino a’ suoi tempi.

63.Nel libroPalmerston et l’Autricheil conte di Fiquelmont descrive quel Congresso colla sicurezza di chi era presente. Egli attribuisce ogni colpa a Cesare Cantù, invocando le vendette su lui, come quello da cui originò il movimento rivoluzionario in quella città, tranquilla fin allora. Fiquelmont stampò quel libro nel 1853; quando il Governo militare poteva facilmente adempiere quel voto di vendetta. Richiamato ai fatti, il Fiquelmont ebbe la lealtà di riconoscere (ma solo in lettera diretta all’offeso) che avea detto il falso, e che il Cantù non era stato (espressione di lui) se non «la sfera che avea segnato l’ora della rivoluzione, siccome a Milano l’arcivescovo». Intanto la parte primaria ch’e’ gli assegna, dà il diritto al Cantù di attestare, che al Congresso di Venezia non ci furono intelligenze settarie di veruna sorta; che nulla v’avea di preparato in quegli applausi o in que’ silenzj; che l’unico accordo preso fu con Manin e Tommaseo per domandare, non la libertà della stampa, ma l’esecuzione delle leggi intorno a questa, violate dall’arbitrio di censori, che nuociono ai Governi più che i leali avversarj.

63.Nel libroPalmerston et l’Autricheil conte di Fiquelmont descrive quel Congresso colla sicurezza di chi era presente. Egli attribuisce ogni colpa a Cesare Cantù, invocando le vendette su lui, come quello da cui originò il movimento rivoluzionario in quella città, tranquilla fin allora. Fiquelmont stampò quel libro nel 1853; quando il Governo militare poteva facilmente adempiere quel voto di vendetta. Richiamato ai fatti, il Fiquelmont ebbe la lealtà di riconoscere (ma solo in lettera diretta all’offeso) che avea detto il falso, e che il Cantù non era stato (espressione di lui) se non «la sfera che avea segnato l’ora della rivoluzione, siccome a Milano l’arcivescovo». Intanto la parte primaria ch’e’ gli assegna, dà il diritto al Cantù di attestare, che al Congresso di Venezia non ci furono intelligenze settarie di veruna sorta; che nulla v’avea di preparato in quegli applausi o in que’ silenzj; che l’unico accordo preso fu con Manin e Tommaseo per domandare, non la libertà della stampa, ma l’esecuzione delle leggi intorno a questa, violate dall’arbitrio di censori, che nuociono ai Governi più che i leali avversarj.

64.Il generale Hess, capo dello statomaggiore, il 18 gennajo 1848 da Vienna scriveva al colonnello Wratislaw a Milano: — Se l’imbecillità del governatore e del vicerè e la nullità del loro spirito non fossero da tempo conosciute, ora apparvero in tale evidenza, che bisogna tosto rimoverli, e sostituire un governatore che, d’accordo col feldmaresciallo, ristabilisca l’ordine vigorosamente, e i noti rei di tali scandali mandi ad essere processati a Palmanova. Io non sarò tranquillo finchè non siansi raccolti attorno a Milano venticinquemila uomini, e venticinque mila nelle guernigioni alle spalle, giacchè solo il timore delle bajonette può imporre a costoro». E il 31 al maresciallo Radetzky: — Sedici fortini attorno a Milano, ciascuno con cinquecento uomini, e moltissime feritoje dirette al duomo, deciderebbero in ultimo appello la quistione italiana fra l’Austria e il Piemonte; e questo tornerebbe all’antica, come che simulata, umiltà. Quali le cose sono, credo che la tranquillità non si ripristini senza forti salassi e sciabolate tedesche».

64.Il generale Hess, capo dello statomaggiore, il 18 gennajo 1848 da Vienna scriveva al colonnello Wratislaw a Milano: — Se l’imbecillità del governatore e del vicerè e la nullità del loro spirito non fossero da tempo conosciute, ora apparvero in tale evidenza, che bisogna tosto rimoverli, e sostituire un governatore che, d’accordo col feldmaresciallo, ristabilisca l’ordine vigorosamente, e i noti rei di tali scandali mandi ad essere processati a Palmanova. Io non sarò tranquillo finchè non siansi raccolti attorno a Milano venticinquemila uomini, e venticinque mila nelle guernigioni alle spalle, giacchè solo il timore delle bajonette può imporre a costoro». E il 31 al maresciallo Radetzky: — Sedici fortini attorno a Milano, ciascuno con cinquecento uomini, e moltissime feritoje dirette al duomo, deciderebbero in ultimo appello la quistione italiana fra l’Austria e il Piemonte; e questo tornerebbe all’antica, come che simulata, umiltà. Quali le cose sono, credo che la tranquillità non si ripristini senza forti salassi e sciabolate tedesche».

65.«Qual è la paura dell’Austria? forse che Carlalberto o qualche altro principe italiano impugni il ferro e faccia l’impresa di Lombardia? oibò! ella sa quant’altri e meglio d’altri che tal tentativo non è oggi possibile, e che i concetti di questo genere non possono entrare nè capire nella mente di un principe così savio come il re di Sardegna».Gioberti,Gesuita moderno, 1847, vol.III, p. 577.Il Balbo, nelleSperanze, rimoveva affatto l’idea d’un attacco. Il Durando, nellaNazionalità italiana, posava tutte le combinazioni sue strategiche sovra il supposto della guerra difensiva. IlRisorgimento, organo ministeriale, al 18 marzo scriveva: — Chi primo bandirà la guerra in Italia, avrà gettato le sorti del mondo, avrà sconosciuto i santi incrollabili principj che ci assicurano piena, infallibile, vicina vittoria... Sorda è l’Austria alle minaccie come alle blandizie, non si scuote, avvisa il suo tempo e il suo vantaggio con impassibil consiglio. Or di tutti i desiderj suoi il più ardente, il più sicuro si è quello di vedersi da noi assalita. Questo solo potrebbe ravvivarla, ecc.». NelMondo illustrato, pag. 723, è scritto dal grande panegirista di Gioberti: — Chi gridaMorte all’Austria, Viva il re d’Italia, è nemico di Pio IX, e quindi scismatico; è nemico di Carlalberto, e quindi ribelle; è nemico della civiltà italiana, e quindi barbaro traditore».

65.«Qual è la paura dell’Austria? forse che Carlalberto o qualche altro principe italiano impugni il ferro e faccia l’impresa di Lombardia? oibò! ella sa quant’altri e meglio d’altri che tal tentativo non è oggi possibile, e che i concetti di questo genere non possono entrare nè capire nella mente di un principe così savio come il re di Sardegna».Gioberti,Gesuita moderno, 1847, vol.III, p. 577.

Il Balbo, nelleSperanze, rimoveva affatto l’idea d’un attacco. Il Durando, nellaNazionalità italiana, posava tutte le combinazioni sue strategiche sovra il supposto della guerra difensiva. IlRisorgimento, organo ministeriale, al 18 marzo scriveva: — Chi primo bandirà la guerra in Italia, avrà gettato le sorti del mondo, avrà sconosciuto i santi incrollabili principj che ci assicurano piena, infallibile, vicina vittoria... Sorda è l’Austria alle minaccie come alle blandizie, non si scuote, avvisa il suo tempo e il suo vantaggio con impassibil consiglio. Or di tutti i desiderj suoi il più ardente, il più sicuro si è quello di vedersi da noi assalita. Questo solo potrebbe ravvivarla, ecc.». NelMondo illustrato, pag. 723, è scritto dal grande panegirista di Gioberti: — Chi gridaMorte all’Austria, Viva il re d’Italia, è nemico di Pio IX, e quindi scismatico; è nemico di Carlalberto, e quindi ribelle; è nemico della civiltà italiana, e quindi barbaro traditore».


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