398.Si confrontino: ’Imâd-ed-dîn da Ispahan e il suo compendiatore Abu-Sciama-el-Mokaddesi, nellaBiblioteca arabo-sicula, testo, pag. 205 segg. 337 segg. e Ibn-el-Athîr, anno 584, op. cit., pag. 312 segg. e nella ediz. del Tornberg, tomo, XII, pag. 2 segg. M. Reinaud ha dato un cenno di cotesto racconto ne’ suoiExtraits.... relatifs aux Croisades, pag. 226-227.399.Gesta regis, etc. attribuita a Benedetto di Petersborough, dianzi citata, tomo II, pag. 175, 180. Si confronti quel testo con Ruggiero de Hoveden.400.Si confrontino: la continuazione francese di Guglielmo di Tiro, lib. XXIV, cap. 7, nelRecueil des historiens des Crosaides,Historiens Occidentaux, tomo II, pag. 114-115 e la citataGesta regis Henrici II, attribuita a Benedetto abate di Petersborough, tomo II, pag. 133, alla quale corrisponde Ruggiero de Hoveden, presso Caruso,Bib. Sic., pag. 960.401.Gesta regis Henrici II, or or citata, II, 54. Come si ritrae dalla prefazione dello Stubbs, l’autore anonimo era informatissimo degli affari della corte inglese, negli ultimi tempi di Arrigo II e ne’ primi di Riccardo. Il qual principe avendo passato l’inverno del 1190-1 in Messina, dove ei conobbe Margarito, e la state seguente all’assedio d’Acri, i suoi intimi doveano sapere benissimo que’ fatti recenti dell’armata siciliana ne’ mari di Palestina. Ecco le parole del cronista: “Eodem vero anno, quidam vir potens et terra et mari, natione Sigulus (siculus), nomine Margaritus, per auxilium domini sui Willelmi regis Siciliæ, profectus cum quingentis galeis bene munitis, et viris bellicosis et victu et armis, in auxilium Cristianorum, et vias maris tanta calliditate obstruxit, quod Sarracenis qui Acram civitatem et cæteras terræ Jerusalem civitates et munitiones circa maritima occupaverant, nullus securus patebat egressus. Contigit autem quadam die, quod dum milites et servientes Saladini veherent arma per mare, et victualia ad subventionem filii Saladini et familiæ suæ qui erant apud Acram, occurrit eis predictus Margaritus cum suis; et commisso cum eis prœlio, illos devicit et omnes interfecit.” Il numero di 500 galee è sbagliato evidentemente dal copista, che dovea scrivere 50.Il compendio delle Crociate per Ahmed-ibn-Alì-el-Harîri, ms. della Bibl. imp. di Parigi,Suppl. Arabe, 1905 attesta che le forze siciliane si trovavano all’assedio d’Acri il 585 (1189) insieme con quelle di Costantinopoli, Roma, Genova, Pisa, Majorca, Rodi, Venezia, Creta, Cipro e Lombardia.402.Eustazio,De Excidio Thessalon., edizione di Francoforte, pag. 282, e di Bonn, pag. 421.403.Riccardo da S. Germano in principio della Cronica.404.Ibn-Giobair, testo e traduzione francese, nelJournal Asiatiquedi dicembre 1845 e gennaio 1846 e traduzione italiana nell’Archivio Storico, Appendice, nº 16.405.Pirro,Sicilia Sacra, pag. 531.406.Constitutiones Regni Siciliæ, lib. I, titolo 45, 68, lib. III, tit. 83.407.Decretales Gregorii, libro V, titolo xvij, cap. 4. “De raptoribus”, pag. 1728 della edizione di Roma, 1632.408.Ibn-Giobair, op. cit.409.La prova di ciò è in tutti i fatti narrati ne’ capitoli di questo libro V.410.Ibn-Giobair, op. cit.411.Si vegga qui appresso a pag. 541, il cenno sopra Ibn-Kalakis.412.Ibn-Giobair, op. cit.413.Ibn-Giobair, op. cit.414.Si vegga il Cap. vj del V libro, pag. 159 di questo volume.415.Ibn-Giobair, op. cit.416.Si vegga la nota 2 della pag. 532.417.Epistola dettaItinerario di Gherardo, inserita nellaChronica Slavorumdi Arnoldo di Lübeck, lib. VII, cap. 10 della edizione del 1659. Nella raccolta del Pertz,Scriptores, XXI, 103, e 235, nota 77, il dotto editore Sig. Lappenberg, corregge il nome dell’autore dell’epistola, e pone l’ambasceria nel 1175.418.Lib. V, cap. ix, pag. 262 segg. di questo volume.419.Edizione di Francoforte, pag. 283, e di Bonn, pag. 422.420.Pag. 304 dell’una e 504 dell’altra ediz. Il testo ha uomini τοῦ ρὶζικου. Si vegga questa voce nel dizionario greco del Ducange, secondo il quale la significazione primitiva sarebbe stata “gitto del dado,” indi “sorte, fortuna.” Parmi che il sig. Tafel nel suoKomnenen und Normannen, Stuttgard, 1870, pag. 196, abbia ristretto troppo il significato traducendoFreibeutere corsari.421.Ἀμερᾶς. Si aggiunga alle citazioni che ho date nel cap. primo del presente libro, pag 351 del volume.422.Pag. 296 dell’una e 472, 473 dell’altra edizione.423.Op. cit., pag. 301 e 492.424.Orazione inaugurale, tra gli opuscoli della citata edizione di Francoforte, pag. 157.425.Op. cit., pag. 285, della prima edizione e 430 dell’altra.426.In questo medesimo capitolo, pag. 508.427.Diplomi del 23 aprile e 6 maggio 1284, citati nella miaGuerra del Vespro Siciliano, cap. X, edizione del 1866, tomo I, pag. 383 in nota.428.Eustazio, op. cit. p. 285 della prima ediz. e 431 dell’altra. Il traduttore latino qui ha reso “zolfo” la voce συρφετὸς, piuttosto, com’io credo, per conghiettura, che per l’autorità di altri esempii. Il vocabolo ch’io uso, corrisponde in Toscana al “pulvis stercoribus permixtus” che danno i lessici greci, insieme con quello di spazzature e di polvere delle strade; la quale in Sicilia si chiama appunto così (pruvulazzu).Debbo avvertire che, consultato su quel vocabolo il dotto professore Comparetti dell’Università di Pisa, ei mi conferma nell’opinione che non s’abbia a intendere zolfo; ma crede che qui significhispazzature di combustibili, come sarebbero trucioli di legno e simili: quelle materie appunto che si adoperavano nelle mine, secondo gli antichi poliorcetici greci. Tuttavia mi resta il dubbio che, appo i Greci del XII secolo, lespazzature, tecnicamente dette, fossero di qualche sostanza incendiaria, di quelle note nel medio evo sotto il nome generico di fuoco greco. Ed ho voluto accennare a tal supposto, perchè ulteriori ricerche o nuovi testi, possano rischiarare questo punto di erudizione tecnica.Su l’antico uso delle composizioni incendiarle di salnitro e zolfo, o vogliam dire polvere da sparo imperfetta, si vegga l’opera di MM. Reinaud et Favé, intitolataDu Feu Gregeois, etc., e il cap. ij di questo medesimo nostro libro, pag. 367 del volume, nota 1.429.Si vegga il lib. V, cap. vj e ix, pag. 173 e 263 di questo volume.Il divario tra i nomi di Abu-l-Kâsim e Ibn-abi-l-Kâsim non fa alcuna difficoltà, perchè gli Arabi soleano scorciare così fatte appellazioni. Ne abbiamo un esempio vicino nei Beni Khorasân di Tunis, il qual casato correttamente si addomandava de’ Beni-abi-Korasân. Si vegga il capitolo ij di questo libro, pag. 429 del volume, nota 1.430.Si vegga nel principio di questo stesso capitolo la pag. 500.431.Ibn-Giobair, op. cit.432.“Il figlio della rupe”, ossia l’acqua, simbolo di beneficenza. Si confrontino: Ibn-Khallikân,Biografia degli illustri Musulmani, testo, nella edizione del Wüstenfeld, IX, 67, vita, nº 772, e X, 64, vita nº 815; ed Hagi-Khalfa,Dizionario bibliografico, III, 545, nº 6680. Ho ristampati i testi nellaBiblioteca arabo-sicula, pag. 631, 643, 702.433.Si vegga la mia prefazione alSolwân-el-Motâ’d’Ibn-Zafer, pag. XXIV segg.434.Op. cit., pag. 2, 3.435.Liber Jurium Reipub. Januens., tomo I, pag. 463, n.CCCCXXXVII, neiMonumenta hist. patriæ.Il testo hadomumed io traduco “palazzo” perchè la “casa” donata in Messina per lo stesso diploma, era stata quella di Margarito, cioè il palagio dove soggiornò Riccardo Cuor di Leone il 1190-91; la casa donata in Siracusa era quella di Gualtiero di Modica già grande ammiraglio; il fabbricato donato in Napoli, era il fondaco regioin porta Morizini, etc. Questo importante documento uscì alla luce la prima volta nellaHist. Dipl. Friderici II,tomo I, 66.436.Si vegga la citazione a pag. 173, del presente volume, nota. 1.437.Presso Caruso,Bibl. sic., pag. 404, 405. Questa e le altre edizioni mettono a capo della Storia la citata epistola, la quale evidentemente fu scritta molto tempo dopo quella. E si legge dopo la Storia nel bel ms. dellaBibl. imp. di Parigi, S. Victor, nº 164.438.L’autore non solamente dice e replica ch’egli scrivea “quando le tepid’aure” sottentravano alla neve ed al gelo, ec. Egli accenna anco alla occupazione della Puglia, di che gli duole un tantino, ma la sopporta purchè i Tedeschi non passino nell’isola. E continua: “Atque utinam Constantia cum rege Teuthonico, Siciliæ fines ingressa, perseverandi constantiam non haberet, nec ei detur copia Messanensium agros aut Aetnæi montis confinia transeundi!” Eccoci dunque al giugno 1190; poichè egli è noto che Arrigo mandò l’Arcivescovo di Magonza allo scorcio d’aprile e che il maresciallo imperiale di Toscana passò i confini del regno di Puglia in maggio. Nè Costanza, nè Arrigo erano con quell’esercito; ma si capisce che potea correrne la nuova o potea l’autore supporre la presenza dei due principi o anche fingerla tra le sue favorite ipotiposi; se pur non lo strascinò il bisticcio che gli veniva tra’ piedi col nome di Costanza.Nè si dica che l’autore vivendo in qualche monastero di Francia o d’Inghilterra, dovesse sapere le notizie di Sicilia da una stagione all’altra. Nel medio evo i monasteri erano appunto gli emporii del mondo, e i frati ne andavano in traccia come i giornalisti d’oggidì.439.Si vegga il cap. iv di questo libro, pag. 485 segg. del volume.440.“Panormi oritur inter Christianos et Sarracenos dissentio. Sarraceni, multa suorum strage facta, exeunt et inhabitant montana.” Così l’Anonimo cassinese, anno 1189 presso Caruso,Bibl. sicula, pag. 514. Similmente Riccardo da S. Germano scrisse.... “quinque Sarracenorum regulos, qui ob metum Christianorum ad montana confugerant.” Pietro d’Eboli, dopo aver chiamata Palermo città trilingue, dice de’ tumulti che scoppiarono:Scismatis exoritur semen in urbe Ducum:In sua versa manus præcordia, sanguinis hausitUrbs tantum, quantum nemo referre potest.441.Si vegga il cap. iv di questo libro, pag. 488 del volume. Credo che MrDe Cherrier sbagli supponendo che i Musulmani minacciarono Catania,Lutte des papes, etc., lib. I, cap. V, pag. 216 della 2ª edizione. Il fatto di Catania fu ben diverso e seguì nel 1194, come si vedrà più innanzi.442.Gesta Regis Henrici, etc., edizione Stubbs, Londra, 1867, vol. II, pag. 141. Cotesta cronica, attribuita a Benedetto abate di Peterborough che la fece copiare, fu scritta, come pensano gli eruditi, a corte di Riccardo Cuor di Leone; e però ha autorità, non solamente di contemporanea, ma ancora di conterranea pei fatti siciliani del 1190, quando Riccardo passò parecchi mesi in Sicilia. Leggonsi a un dipresso le medesime parole in Ruggiero de Hoveden (presso CarusoBibl. sicula, pag. 965) il quale inserì quella cronica nella sua, con parafrasi, mutazioni ed aggiunte, e, sendo contemporaneo anch’egli, rafforza la testimonianza col fatto stesso del plagio.443.Anno 1190, presso Caruso, op. cit., pag. 547.444.Gesta Regis Henricie Ruggiero de Hoveden ll. cc.445.Si confrontino Riccardo da San Germano e leGestaII. ec.446.Presso Pirro,Sicilia sacra, pag. 1132, il quale afferma aver copiato l’autentico diploma. Questo è citato in un altro della imperatrice Costanza dato d’ottobre 1198 o 1199, nellaHistoria Diplomatica Friderici Secundi, I, 12.447.Si vegga il gran lavoro di MrDe Cherrier,Histoire de la lutte des papes et des empereurs de la Maison de Souabe, lib. I, cap. 5 segg.; la monografia del dottor Teodoro Toeche,De Henrico VI. Romanorum imperatore. Normannorum regno sibi vindicante, Berlino 1860; e le critiche di questo dotto opuscolo fatte dal Sig. Adolfo Cohn nelForschungen zur deutsche Geschichte, tomo I, pag. 437 segg. e dal Sig. Otto Hartwig, nelSelzer’s Monats’blätterdi Marzo 1862.Quanto agli scrittori contemporanei, oltre le antiche edizioni, si possono ora confrontare quelle del Pertz (fino al tomo XXII) e le recenti edizioni delleGesta Regis Henricie dello Hoveden (tomo I) pubblicate a Londra del professore Stubbs. La raccolta del Pertz, inoltre, schiude alcune sorgenti che furono ignote ai compilatori della storia di Sicilia.448.Non è superfluo avvertire che il prof. Stubbs, dando nella edizione delleGesta, ec., II, 133, il capitolo sulle negoziazioni di Riccardo Cuor di Leone con Tancredi, ha ben correttosalmasla vocesalinese spiegatatarinel glossario, (II, 257) la voceterrins, ch’era stata variamente alterata e perfino ridotta aterris; le quali voci il Caruso (Bibl. sic., pag. 960) avea lasciate tal quali, ancorchè la prima indicasse evidentemente una misura di frumento, e la seconda non potesse denotare altro che piccole monete, poichè 1,000,000 di quelle tornava, secondo lo stesso luogo del cronista, a 20,000 once d’oro.449.Annales Januenses, presso Muratori,Rer. italic., VI, 370.450.Ottone di San Biagio, presso Pertz,Script., XX, 325 e presso Caruso,Bibl. sic., pag. 935.Io non veggo perchè il Toeche nel citato lavoro, sì pregevole per diligenza e critica, metta in forse l’autorità della Continuazione Sanblasiana, ch’è pure molto particolareggiata in questi eventi, nè ripugna alle testimonianze degli altri contemporanei. Il signor Cohn, al contrario, ha mostrato degno di fede quello scrittore contemporaneo, op. cit., pag. 447, 450. Quanto ad Ottobono, autore degli Annali genovesi di questo tempo, il dotto Toeche dubita della esattezza del suo racconto, perchè gli pare inverosimile che la Regina di Sicilia avesse raccolto un esercito e che in questo militassero deiMusulmani. Il primo fatto, attestato dal cronista genovese al par che dal tedesco, è naturalissimo; nè si vede ragione di negarlo. Il secondo, se non al Burigny citato dal signor Toeche, si creda alle autorità che io ho allegate in varii luoghi del presente libro. Che se a lui non parve probabile che i Musulmani avessero prese le armi a favor della dinastia cadente, si potrebbe domandare all’incontro per qual ragione gli stanziali, o anco la milizia, di quella classe dei sudditi avrebbero disubbidito al comando di combattere gli stranieri. Tanto debbo far osservare sul giudizio del Toeche, pag. 54, nota 148. Erroneo parmi quello del signor Hartwig, (op. cit. pag. 189) il quale, convinto dalla magnanimità di Arrigo VI e della scelleratezza dei Siciliani, trasporta di peso al 1197 la narrazione di Ottone di San Biagio intorno questo combattimento di Catania. Per vero il buon cronista avea messo il fatto a suo luogo, innanzi la resa di Palermo; nè può supporsi anacronismo, quand’egli, dopo lo imprigionamento dei grandi che aveano combattuto, accenna alla sorte incontrata finalmente da loro, la quale noi abbiamo buone ragioni di protrarre infino al 1196 o 1197.451.Ho avuta alle mani, parecchi anni addietro la edizione di Engel, Bâle, 1744, ma mentre riscrivo questo capitolo non posso citare se non che la ristampa del signor Giuseppe del Re (Cronisti e Scrittori sincroni napoletani, Napoli, 1845, in-8 grande, pag. 401, segg.) ove è la traduzione italiana del signor Emmanuele Rocco e le note di entrambi. Debbo avvertire che l’Engel non pubblicò tutte le figure del prezioso ms. di Bâle e che perciò si può dir manchi una parte dell’opera, poichè le figure di quel codice rischiarano talvolta i fatti e danno de’ nomi. Si vegga anco Cherrier,Lutte des papes, etc., lib. II, ij, pag. 232 della 2ª ediz. et passim.452.Ottone di San Biagio.453.Pietro d’Eboli.454.Pietro d’Eboli.455.Ottone di San Biagio. “Trinacriis pars, fertur equis, etc.”, dice Pietro d’Eboli descrivendo l’entrata dell’imperatrice Costanza in Salerno, il 1191.456.Ottone di San Biagio.457.In questo passo di Pietro d’Eboli, si legge tra le altre cose:Haec(apodixa)quantum Calaber, seu quantum debeataterApulus, aut Siculus debeat orbis, habet.Cotesti versi ricordarono ai due eruditi editori napoletani, quell’altro notissimo della spada di re Ruggiero, onde l’uno e l’altro lesseroAferin luogo diater. Di certo il poeta pugliese non avea ragione di chiamare negri i suoi compatriotti; e il credito acceso nella Tesoreria di Sicilia contro l’Affrica, si spiega benissimo col tributo di Tunis. Fors’anco si può riferire a quello di Malta e di Pantellaria, popolate allora di Musulmani, come si vede nel capitolo precedente pag. 536 di questo volume. Ho detto positivamente del tributo di Tunis, perchè l’autore degliAnnales Colonienses Maximi, (presso Pertz,Scriptores, XVII, 803) benissimo informato de’ casi di questa impresa di Sicilia, scrive sotto l’anno 1195: “Marroch rex Africæ 25 summarios, auro et lapide precioso, multisque donis oneratis imperatori mittit.” Si è già detto che Tunis ubbidiva in questo tempo alla dinastia degli Almohadi, residente in Marocco, che il cronista qui prende per nome proprio d’uomo.458.Ottone di San Biagio alla divisione della preda accenna anco Pietro d’Eboli.459.Si vegga il cap. iij di questo libro, pag. 448 del volume. Chi voglia giudicare la quantità e qualità della preda, convien che legga, da capo a fondo, l’opera dell’abate Bock, e guardi non solamente le figure cromolitografiche, ma ancora le incisioni in legno, intercalate nel testo dalla pag. 129 in giù.L’autore degliAnnales Marbacenses(presso Pertz,Scriptores, XVII, pag. 166) dicendo, come tutti gli altri cronisti tedeschi, dell’oro e dell’argento riportato dalla Sicilia il 1195, aggiunge particolarmente “cum multis pannis pretiosis de serico.”460.Annales Januenses, presso Muratori,Rer. italic., VI, 370, dove si leggeGruloardus. Nell’edizione del Pertz,Mon Germ., XVIII, 109, è preferita la lezioneGilolo Ardus, la quale, come ognun vede, non differisce daGennolardusche per la permutazione dell’ninl, e per lo scambio, facile al paro, dell’iine.461.Anonymi FuxensisGesta Innoc. III, cap. xxvj, nella edizione di Baluzio, tomo I, pag. 40. Il nome è sbagliato nella edizione di Caruso,Bibl. sic., pag. 645. La descrizione della battaglia, che ci occorrerà nel capitolo seguente, mostra bene il sito del campo, nel borgo ch’oggi si chiama Mezzo-Morreale, fuor la porta “Nuova.”462.AnonymiChronicon Siculum, cap. xxj, presso Gregorio.Rerum Aragonens., II, 129.Fecit quidem dictus imperator Henricus comburi in plano Genoardi, quod estextra mœnia palatii Panormi juxta jardinum Cubbæ versus Aynisindi, omnes episcopos qui fuerant in coronatione regis Trankedi. La favola di tutti i vescovi bruciati nascea certo da non falsa tradizione di supplizî dati in quel luogo per comando di Arrigo. In ogni modo il sito non è dubbio e risponde a quello ov’è in oggi l’Albergo de’ poveri. Dietro questo a N. O. scaturisce la fonteAinsindi, in oggi dettaDannisinni.463.Gennet-ed-dûnia, nell’ultimo verso della iscrizione ch’io ho pubblicata nellaRivista Siculadi febbraio 1870. Il divario è come se in italiano si dicesse “il paradiso del Mondo” invece di “il paradiso della Terra.”464.Ruggiero De Hoveden, ediz. di Francfort, 1601, pag. 746.465.“Insuper insulas maris vectigales faciens, imperium admodum dilatavit, etc.” Così Ottone di San Biagio, cap. xliij presso Muratori,Rer. italic., VI, 901.466.Carmen.Si vegga qui sopra la nota 1 della pag. 553.467.Si vegga il citato opuscolo del Dottor Toeche, pag. 61, 62, nota 164, 166, 168.468.Hartwig, op. cit., pag. 188, 189.469.Cioè, Ottone di San Biagio e Arnoldo di Lübeck. Non dò i nomi degli altri, perchè li ha citati il Toeche, pag. 59, nota 160. Ai quali è da aggiugnere:Cont. Weingart., Perz, XXI, 474, che accenna alla congiura del 1196, con un “si dice:”Annales Marbacenses, Pertz, XVII, 166, anno 1195, dove, senza far menzione di congiura, si dice imprigionata la vedova di Tancredi, il di lui figliuolo e tre figliuole, l’arcivescovo di Salerno e dieci magnati, tra i quali Margarito.Annales Colonienses Maximi, Pertz, XVII, 803, dove non è supposta congiura nel 1195, ma sì bene nel 1197.Annales Stadenses, Pertz, XVI, 352, dove si fa un cenno, sotto l’anno 1195, della cattura e accecamento del solo Margarito, il quale voleva uccider l’imperatore a tradigione.Annales Piacentini Guelphi, Pertz, XVIII, 419, anno 1194.Chronologiadi Roberto di Auxerre, nelRecueil des historiens des Gaules, etc., tomo XVIII, 261, 262. Questo scrittore francese contemporaneo, nota nel 1193, che Arrigo, ritornando in Germania, riportò seco la moglie e il figliuolo di Tancredi e alcuni ottimati che aveano cospirato contro di lui; e nel 1196 fa parola di un’altra congiura, dalla quale Arrigo scampò appena e poi “conspirationis auctores horrendo discerpit supplicio.”470.Radulphi De Diceto,Imagines historiarum, negliHist. Angl. Script., Londra, 1632, pag. 678. La breve epistola è data il 20 gennaio (1195) “apud S. Marcum,” com’e’ pare, quel della provincia di Messina.471.Carmen, libro II. “At Deus impatiens, etc.472.Anonimo Cassinese, anno 1194, presso Muratori,Rer. italic., V, 143. Si confronti con le parole d’un altro codice nello stesso volume, pag. 73, e presso Caruso,Bibl. sic., pag. 517. Parecchi anni appresso, Corrado di Liechtenaw vide a Roma gli accecati.473.Chronicon Fossenovæ, presso Caruso, op. cit., pag. 74.474.Presso Caruso, op. cit., pag. 636.475.Presso Caruso, op. cit., pag. 552, sotto l’anno 1194, che, secondo il calendario seguito da Riccardo, finiva in marzo 1195.476.“Se et omnia sua, potestati ejus contradiderunt.”477.Presso Muratori,Rer. ital., VI, 896, e Pertz, XX, 325, 326.Anche il dottor Toeche, sì imparziale in altri luoghi, vuol negare, pag. 60, cotesti supplizii e indebolire l’autorità di Ottone di San Biagio, difesa, com’abbiam detto, dal Cohn.478.Corrado di Liechtenaw,Chronicon, ediz. cit., pag. 238, anno 1198, nota le origini di cotesti racconti e i dubbii che ispiravano. Così anco Gotfredo monaco, nella raccolta del Freher, tomo I, pag. 361; e così altri cronisti tedeschi.479.Arnoldo abate di Lübeck, lib. V, cap. xxv, xxvj, secondo l’edizione di Pertz, XXI, 203.480.Arnoldo, op. cit., pag. 201.Si confrontinoAnnales Stadenses, Pertz, XVI, 352, anno 1196;Annales Marbacenses, Pertz, XVII, 167 segg., anno 1197; Corrado di Liechtenaw, ediz. cit., pag. 232, anno 1198;Annales Colonienses Maximi, Pertz, XVII, 804, anno 1197, dove anche questa congiura è riferita con un “conspirasse dicebantur” e la connivenza dell’imperatrice con un “rumor.... varia seminat” e con un “vulgabatur.”L’ira di Arrigo contro la moglie è attestata da Riccardo da San Germano, il quale, narrando l’ultima andata dell’imperatore in Sicilia, (cioè a Messina) continua “ubi ad se duci imperatricem iubet. Qua in Panormi, palatio constituta, quidam Guilielmus, etc.,” presso Caruso,Bibl. sic., pag. 553. Or il comando dimenarglil’imperatrice, somiglia molto ad una nobile cattura. Le reticenze stesse dei contemporanei tedeschi, fan supporre assai gravi i fatti politici che si apponeano alla Costanza; ma erano ciarle de’ cortigiani e de’ condottieri, com’abbiam detto, e i cronisti naturalmente le aggravarono, scrivendo dopo la morte d’Arrigo, quando Costanza avea cacciati tutti i Tedeschi dal Regno.481.Si vegga l’edizione del Baluzio, lib. II, n. 221 e si confrontino le epistole, lib. I, n. 26, 557, ec.482.Annales Stadenses, presso Pertz, XVI, 352; Arnoldo abate di Lübeck, Pertz, XXI, 201; Niceta Choniate,Annales, Parigi, 1647, pag. 310.Annales Marbacenses, l. c. al dir de’ quali Arrigo fece eseguire il supplizio in presenza della moglie. Si riscontri inoltre il passo di Roberto di Auxerre, citato dinanzi, pag. 558 nota 1.483.Riccardo da San Germano, presso Caruso,Bibl. sic., pag. 553. Secondo lui, Arrigo venuto in Sicilia (di certo a Messina) comanda che menino a lui l’imperatrice. Guglielmo Monaco s’era ribellato. Andando Arrigo ad assediarlo, ammalatosi, partì (dall’assedio) e morì.Si fa menzione d’un Guglielmo Monaco nel diploma di giugno 1198, per lo quale Costanza concedette alla Chiesa di Palermo la casa del fu Guglielmo Orfanino, castellano di Castello a mare di Palermo, venduta un tempo al Monaco dall’Arcivescovo di Palermo. Indi pare che l’Orfanino avesse acquistato quello stabile dal Monaco: ma non v’ha indizio che faccia supporre l’identità della persona.484.Annales Marbacenses, presso Pertz, XVII, 167. Secondo questi, Arrigo partì di Germania per la Puglia il 24 giugno 1196. Nel 1197 si trovò in Sicilia, dove la moglie malcontenta avea suscitate per tutte le città e castella congiure contro di lui. Delle quali erano consapevoli i Toscani, i Romani e diceasi il papa stesso (Celestino nonagenario e timidissimo). I congiurati voleano uccidere l’imperatore in una selva, mentre egli andasse a caccia; ed aveano raccolti 30,000 uomini! Avvertito, ei si chiuse in Messina e mandò Marqualdo de Anweiler con una mano di pretoriani e di Crociati; i quali uccidono o pigliano tutti i congiurati. Il personaggio che i congiurati voleano far re, è punito in presenza della imperatrice, inchiodatagli in capo una corona e gli altri affogati in mare, ec. Una notte freddissima poi (6 agosto) Arrigo, trovandosi in un luogo a due giornate da Messina, fu preso dalla dissenteria. Verso la festa di San Michele, si sentì meglio e volle andare in Palermo; ed era già partita la sua famiglia per mare a quella volta, quand’egli peggiorò e venne a morte. Del qual racconto minuto e partigiano si vede chiaramente l’origine. Erano i cortigiani e i condottieri che tornando in Germania dopo l’esaltazione di Costanza e d’Innocenzo III, narravano le gesta loro e del padrone, e i monaci le scriveano. E non è difficile discernervi il vero dal falso.Roberto d’Auxerre l. c. fa supporre molto gravi i casi della tentata rivoluzione, dicendo l’imperatore “per fugam elapsus.”GliAnnales Colonienses maximi, Pertz, XVII, 804, 805, hanno meno particolari e meno fiducia in que’ racconti. E dicono Arrigo sepolto a Napoli.Secondo laCronica di Sessa, ei sarebbe morto a Randazzo, che ben s’accorderebbe con gliAnnalidi Marbach; poichè Randazzo è su la via da Messina a Palermo.485.Il dottor Toeche non vuol credere a cotesta violazione di sepoltura, perchè la racconta De Hoveden, (ediz. di Francforte, 1601, pag. 746), inglese e però nemico di Arrigo VI. Ma la s’accorda benissimo con gli altri atti di avarizia, rabbia e crudeltà, che non si possono revocare in dubbio.Io ho abbozzati questi ultimi movimenti nel modo che mi pare risulti da’ due racconti, non incompatibili, di Riccardo da San Germano e degliAnnalidi Marbach. Così mi discosto da MrDe Cherrier, op. cit., lib II, cap. 5, pag. 323 segg., e molto più dal signor Hartwig il quale segue il racconto degliAnnalidi Marbach, senza citarli, nè mettere in forse nessun “si dice” del cronista. Anzi il sig. Hartwig suppone una vera congiura del papa coi baroni normanni, com’ei li chiama ancora, di Sicilia. Ei fa notare che Arrigo andò in furore vedendo tanti tradimenti: ed è la sola scusa data per quelle crudeltà, le quali d’altronde il signor Hartwig non nega, nè biasima.486.Questa data precisa non si ritrova se non che nell’Anonimo, pubblicato dal Bréholles,Hist. dipl. Friderici Secundi, I, 892.487.Oltre gli attestati de’ cronisti contemporanei, si vegga la bolla del 20 ottobre 1198 per la quale Innocenzo, contro il notissimo privilegio di Urbano II, mandò in Sicilia un legato con pien potere, presso Breholles, op. cit., I, 14. Avverto che io citerò sempre l’opera del Breholles, anche per quelle epistole d’Innocenzo III che sono state ristampate nella sua raccolta sopra le edizioni del Baluzio e del Brequigny.488.L’Anonimo pubblicato nell’op. cit., I, 892, dice che Matteo arcivescovo di Capua, morì poco appresso l’imperatrice. E il documento citato dal De Meo,Annali di Napoli, IX, 143, prova ch’ei non era più in vita il 10 giugno 1201.489.Si leggano attentamente i fatti nelleGesta Innocentii III, presso Caruso,Bibl. sic., p. 642 e segg., e si badi alle date. Fu ne’ principii del 1200 che il papa propose ai ministri reggenti di concedere que’ feudi a Brienne, facendo gran ressa a scolparsi del sospetto ch’ei favorisse un pretendente al trono del suo proprio pupillo. Il primo ministro Gualtiero de Palearia, ch’era stato fin allora di accordo con Innocenzo, risaputa quella proposta in Messina, die’ in un gran furore, sparlò pubblicamente del papa, e si cominciò a guardare da’ suoi consigli e dagli uomini suoi. Questa è la chiave di tutta la storia dell’infanzia di Federigo; nel qual tempo il papa a volta a volta scomunicò ed accarezzò il cancelliere, e conchiuse sgridando Federigo adulto, perchè l’aveva allontanato dalla corte. Nelle vicende di questa lite accadde un tratto che abbandonato il cancelliere da’ suoi partigiani, carico di scomuniche e ridotto allo stremo, il papa gli profferse di ribenedirlo, sol ch’ei si rappacificasse con Brienne: al che egli rispose nol farebbe, se pure S. Pietro scendesse a bella posta dal cielo, inviato da Gesù Cristo per comandarglielo.Sì gravi parole in bocca d’un vescovo, sembrano dettate da lealtà verso il suo principe, anzi che dalla rabbia dell’ambizione.
398.Si confrontino: ’Imâd-ed-dîn da Ispahan e il suo compendiatore Abu-Sciama-el-Mokaddesi, nellaBiblioteca arabo-sicula, testo, pag. 205 segg. 337 segg. e Ibn-el-Athîr, anno 584, op. cit., pag. 312 segg. e nella ediz. del Tornberg, tomo, XII, pag. 2 segg. M. Reinaud ha dato un cenno di cotesto racconto ne’ suoiExtraits.... relatifs aux Croisades, pag. 226-227.
398.Si confrontino: ’Imâd-ed-dîn da Ispahan e il suo compendiatore Abu-Sciama-el-Mokaddesi, nellaBiblioteca arabo-sicula, testo, pag. 205 segg. 337 segg. e Ibn-el-Athîr, anno 584, op. cit., pag. 312 segg. e nella ediz. del Tornberg, tomo, XII, pag. 2 segg. M. Reinaud ha dato un cenno di cotesto racconto ne’ suoiExtraits.... relatifs aux Croisades, pag. 226-227.
399.Gesta regis, etc. attribuita a Benedetto di Petersborough, dianzi citata, tomo II, pag. 175, 180. Si confronti quel testo con Ruggiero de Hoveden.
399.Gesta regis, etc. attribuita a Benedetto di Petersborough, dianzi citata, tomo II, pag. 175, 180. Si confronti quel testo con Ruggiero de Hoveden.
400.Si confrontino: la continuazione francese di Guglielmo di Tiro, lib. XXIV, cap. 7, nelRecueil des historiens des Crosaides,Historiens Occidentaux, tomo II, pag. 114-115 e la citataGesta regis Henrici II, attribuita a Benedetto abate di Petersborough, tomo II, pag. 133, alla quale corrisponde Ruggiero de Hoveden, presso Caruso,Bib. Sic., pag. 960.
400.Si confrontino: la continuazione francese di Guglielmo di Tiro, lib. XXIV, cap. 7, nelRecueil des historiens des Crosaides,Historiens Occidentaux, tomo II, pag. 114-115 e la citataGesta regis Henrici II, attribuita a Benedetto abate di Petersborough, tomo II, pag. 133, alla quale corrisponde Ruggiero de Hoveden, presso Caruso,Bib. Sic., pag. 960.
401.Gesta regis Henrici II, or or citata, II, 54. Come si ritrae dalla prefazione dello Stubbs, l’autore anonimo era informatissimo degli affari della corte inglese, negli ultimi tempi di Arrigo II e ne’ primi di Riccardo. Il qual principe avendo passato l’inverno del 1190-1 in Messina, dove ei conobbe Margarito, e la state seguente all’assedio d’Acri, i suoi intimi doveano sapere benissimo que’ fatti recenti dell’armata siciliana ne’ mari di Palestina. Ecco le parole del cronista: “Eodem vero anno, quidam vir potens et terra et mari, natione Sigulus (siculus), nomine Margaritus, per auxilium domini sui Willelmi regis Siciliæ, profectus cum quingentis galeis bene munitis, et viris bellicosis et victu et armis, in auxilium Cristianorum, et vias maris tanta calliditate obstruxit, quod Sarracenis qui Acram civitatem et cæteras terræ Jerusalem civitates et munitiones circa maritima occupaverant, nullus securus patebat egressus. Contigit autem quadam die, quod dum milites et servientes Saladini veherent arma per mare, et victualia ad subventionem filii Saladini et familiæ suæ qui erant apud Acram, occurrit eis predictus Margaritus cum suis; et commisso cum eis prœlio, illos devicit et omnes interfecit.” Il numero di 500 galee è sbagliato evidentemente dal copista, che dovea scrivere 50.Il compendio delle Crociate per Ahmed-ibn-Alì-el-Harîri, ms. della Bibl. imp. di Parigi,Suppl. Arabe, 1905 attesta che le forze siciliane si trovavano all’assedio d’Acri il 585 (1189) insieme con quelle di Costantinopoli, Roma, Genova, Pisa, Majorca, Rodi, Venezia, Creta, Cipro e Lombardia.
401.Gesta regis Henrici II, or or citata, II, 54. Come si ritrae dalla prefazione dello Stubbs, l’autore anonimo era informatissimo degli affari della corte inglese, negli ultimi tempi di Arrigo II e ne’ primi di Riccardo. Il qual principe avendo passato l’inverno del 1190-1 in Messina, dove ei conobbe Margarito, e la state seguente all’assedio d’Acri, i suoi intimi doveano sapere benissimo que’ fatti recenti dell’armata siciliana ne’ mari di Palestina. Ecco le parole del cronista: “Eodem vero anno, quidam vir potens et terra et mari, natione Sigulus (siculus), nomine Margaritus, per auxilium domini sui Willelmi regis Siciliæ, profectus cum quingentis galeis bene munitis, et viris bellicosis et victu et armis, in auxilium Cristianorum, et vias maris tanta calliditate obstruxit, quod Sarracenis qui Acram civitatem et cæteras terræ Jerusalem civitates et munitiones circa maritima occupaverant, nullus securus patebat egressus. Contigit autem quadam die, quod dum milites et servientes Saladini veherent arma per mare, et victualia ad subventionem filii Saladini et familiæ suæ qui erant apud Acram, occurrit eis predictus Margaritus cum suis; et commisso cum eis prœlio, illos devicit et omnes interfecit.” Il numero di 500 galee è sbagliato evidentemente dal copista, che dovea scrivere 50.
Il compendio delle Crociate per Ahmed-ibn-Alì-el-Harîri, ms. della Bibl. imp. di Parigi,Suppl. Arabe, 1905 attesta che le forze siciliane si trovavano all’assedio d’Acri il 585 (1189) insieme con quelle di Costantinopoli, Roma, Genova, Pisa, Majorca, Rodi, Venezia, Creta, Cipro e Lombardia.
402.Eustazio,De Excidio Thessalon., edizione di Francoforte, pag. 282, e di Bonn, pag. 421.
402.Eustazio,De Excidio Thessalon., edizione di Francoforte, pag. 282, e di Bonn, pag. 421.
403.Riccardo da S. Germano in principio della Cronica.
403.Riccardo da S. Germano in principio della Cronica.
404.Ibn-Giobair, testo e traduzione francese, nelJournal Asiatiquedi dicembre 1845 e gennaio 1846 e traduzione italiana nell’Archivio Storico, Appendice, nº 16.
404.Ibn-Giobair, testo e traduzione francese, nelJournal Asiatiquedi dicembre 1845 e gennaio 1846 e traduzione italiana nell’Archivio Storico, Appendice, nº 16.
405.Pirro,Sicilia Sacra, pag. 531.
405.Pirro,Sicilia Sacra, pag. 531.
406.Constitutiones Regni Siciliæ, lib. I, titolo 45, 68, lib. III, tit. 83.
406.Constitutiones Regni Siciliæ, lib. I, titolo 45, 68, lib. III, tit. 83.
407.Decretales Gregorii, libro V, titolo xvij, cap. 4. “De raptoribus”, pag. 1728 della edizione di Roma, 1632.
407.Decretales Gregorii, libro V, titolo xvij, cap. 4. “De raptoribus”, pag. 1728 della edizione di Roma, 1632.
408.Ibn-Giobair, op. cit.
408.Ibn-Giobair, op. cit.
409.La prova di ciò è in tutti i fatti narrati ne’ capitoli di questo libro V.
409.La prova di ciò è in tutti i fatti narrati ne’ capitoli di questo libro V.
410.Ibn-Giobair, op. cit.
410.Ibn-Giobair, op. cit.
411.Si vegga qui appresso a pag. 541, il cenno sopra Ibn-Kalakis.
411.Si vegga qui appresso a pag. 541, il cenno sopra Ibn-Kalakis.
412.Ibn-Giobair, op. cit.
412.Ibn-Giobair, op. cit.
413.Ibn-Giobair, op. cit.
413.Ibn-Giobair, op. cit.
414.Si vegga il Cap. vj del V libro, pag. 159 di questo volume.
414.Si vegga il Cap. vj del V libro, pag. 159 di questo volume.
415.Ibn-Giobair, op. cit.
415.Ibn-Giobair, op. cit.
416.Si vegga la nota 2 della pag. 532.
416.Si vegga la nota 2 della pag. 532.
417.Epistola dettaItinerario di Gherardo, inserita nellaChronica Slavorumdi Arnoldo di Lübeck, lib. VII, cap. 10 della edizione del 1659. Nella raccolta del Pertz,Scriptores, XXI, 103, e 235, nota 77, il dotto editore Sig. Lappenberg, corregge il nome dell’autore dell’epistola, e pone l’ambasceria nel 1175.
417.Epistola dettaItinerario di Gherardo, inserita nellaChronica Slavorumdi Arnoldo di Lübeck, lib. VII, cap. 10 della edizione del 1659. Nella raccolta del Pertz,Scriptores, XXI, 103, e 235, nota 77, il dotto editore Sig. Lappenberg, corregge il nome dell’autore dell’epistola, e pone l’ambasceria nel 1175.
418.Lib. V, cap. ix, pag. 262 segg. di questo volume.
418.Lib. V, cap. ix, pag. 262 segg. di questo volume.
419.Edizione di Francoforte, pag. 283, e di Bonn, pag. 422.
419.Edizione di Francoforte, pag. 283, e di Bonn, pag. 422.
420.Pag. 304 dell’una e 504 dell’altra ediz. Il testo ha uomini τοῦ ρὶζικου. Si vegga questa voce nel dizionario greco del Ducange, secondo il quale la significazione primitiva sarebbe stata “gitto del dado,” indi “sorte, fortuna.” Parmi che il sig. Tafel nel suoKomnenen und Normannen, Stuttgard, 1870, pag. 196, abbia ristretto troppo il significato traducendoFreibeutere corsari.
420.Pag. 304 dell’una e 504 dell’altra ediz. Il testo ha uomini τοῦ ρὶζικου. Si vegga questa voce nel dizionario greco del Ducange, secondo il quale la significazione primitiva sarebbe stata “gitto del dado,” indi “sorte, fortuna.” Parmi che il sig. Tafel nel suoKomnenen und Normannen, Stuttgard, 1870, pag. 196, abbia ristretto troppo il significato traducendoFreibeutere corsari.
421.Ἀμερᾶς. Si aggiunga alle citazioni che ho date nel cap. primo del presente libro, pag 351 del volume.
421.Ἀμερᾶς. Si aggiunga alle citazioni che ho date nel cap. primo del presente libro, pag 351 del volume.
422.Pag. 296 dell’una e 472, 473 dell’altra edizione.
422.Pag. 296 dell’una e 472, 473 dell’altra edizione.
423.Op. cit., pag. 301 e 492.
423.Op. cit., pag. 301 e 492.
424.Orazione inaugurale, tra gli opuscoli della citata edizione di Francoforte, pag. 157.
424.Orazione inaugurale, tra gli opuscoli della citata edizione di Francoforte, pag. 157.
425.Op. cit., pag. 285, della prima edizione e 430 dell’altra.
425.Op. cit., pag. 285, della prima edizione e 430 dell’altra.
426.In questo medesimo capitolo, pag. 508.
426.In questo medesimo capitolo, pag. 508.
427.Diplomi del 23 aprile e 6 maggio 1284, citati nella miaGuerra del Vespro Siciliano, cap. X, edizione del 1866, tomo I, pag. 383 in nota.
427.Diplomi del 23 aprile e 6 maggio 1284, citati nella miaGuerra del Vespro Siciliano, cap. X, edizione del 1866, tomo I, pag. 383 in nota.
428.Eustazio, op. cit. p. 285 della prima ediz. e 431 dell’altra. Il traduttore latino qui ha reso “zolfo” la voce συρφετὸς, piuttosto, com’io credo, per conghiettura, che per l’autorità di altri esempii. Il vocabolo ch’io uso, corrisponde in Toscana al “pulvis stercoribus permixtus” che danno i lessici greci, insieme con quello di spazzature e di polvere delle strade; la quale in Sicilia si chiama appunto così (pruvulazzu).Debbo avvertire che, consultato su quel vocabolo il dotto professore Comparetti dell’Università di Pisa, ei mi conferma nell’opinione che non s’abbia a intendere zolfo; ma crede che qui significhispazzature di combustibili, come sarebbero trucioli di legno e simili: quelle materie appunto che si adoperavano nelle mine, secondo gli antichi poliorcetici greci. Tuttavia mi resta il dubbio che, appo i Greci del XII secolo, lespazzature, tecnicamente dette, fossero di qualche sostanza incendiaria, di quelle note nel medio evo sotto il nome generico di fuoco greco. Ed ho voluto accennare a tal supposto, perchè ulteriori ricerche o nuovi testi, possano rischiarare questo punto di erudizione tecnica.Su l’antico uso delle composizioni incendiarle di salnitro e zolfo, o vogliam dire polvere da sparo imperfetta, si vegga l’opera di MM. Reinaud et Favé, intitolataDu Feu Gregeois, etc., e il cap. ij di questo medesimo nostro libro, pag. 367 del volume, nota 1.
428.Eustazio, op. cit. p. 285 della prima ediz. e 431 dell’altra. Il traduttore latino qui ha reso “zolfo” la voce συρφετὸς, piuttosto, com’io credo, per conghiettura, che per l’autorità di altri esempii. Il vocabolo ch’io uso, corrisponde in Toscana al “pulvis stercoribus permixtus” che danno i lessici greci, insieme con quello di spazzature e di polvere delle strade; la quale in Sicilia si chiama appunto così (pruvulazzu).
Debbo avvertire che, consultato su quel vocabolo il dotto professore Comparetti dell’Università di Pisa, ei mi conferma nell’opinione che non s’abbia a intendere zolfo; ma crede che qui significhispazzature di combustibili, come sarebbero trucioli di legno e simili: quelle materie appunto che si adoperavano nelle mine, secondo gli antichi poliorcetici greci. Tuttavia mi resta il dubbio che, appo i Greci del XII secolo, lespazzature, tecnicamente dette, fossero di qualche sostanza incendiaria, di quelle note nel medio evo sotto il nome generico di fuoco greco. Ed ho voluto accennare a tal supposto, perchè ulteriori ricerche o nuovi testi, possano rischiarare questo punto di erudizione tecnica.
Su l’antico uso delle composizioni incendiarle di salnitro e zolfo, o vogliam dire polvere da sparo imperfetta, si vegga l’opera di MM. Reinaud et Favé, intitolataDu Feu Gregeois, etc., e il cap. ij di questo medesimo nostro libro, pag. 367 del volume, nota 1.
429.Si vegga il lib. V, cap. vj e ix, pag. 173 e 263 di questo volume.Il divario tra i nomi di Abu-l-Kâsim e Ibn-abi-l-Kâsim non fa alcuna difficoltà, perchè gli Arabi soleano scorciare così fatte appellazioni. Ne abbiamo un esempio vicino nei Beni Khorasân di Tunis, il qual casato correttamente si addomandava de’ Beni-abi-Korasân. Si vegga il capitolo ij di questo libro, pag. 429 del volume, nota 1.
429.Si vegga il lib. V, cap. vj e ix, pag. 173 e 263 di questo volume.
Il divario tra i nomi di Abu-l-Kâsim e Ibn-abi-l-Kâsim non fa alcuna difficoltà, perchè gli Arabi soleano scorciare così fatte appellazioni. Ne abbiamo un esempio vicino nei Beni Khorasân di Tunis, il qual casato correttamente si addomandava de’ Beni-abi-Korasân. Si vegga il capitolo ij di questo libro, pag. 429 del volume, nota 1.
430.Si vegga nel principio di questo stesso capitolo la pag. 500.
430.Si vegga nel principio di questo stesso capitolo la pag. 500.
431.Ibn-Giobair, op. cit.
431.Ibn-Giobair, op. cit.
432.“Il figlio della rupe”, ossia l’acqua, simbolo di beneficenza. Si confrontino: Ibn-Khallikân,Biografia degli illustri Musulmani, testo, nella edizione del Wüstenfeld, IX, 67, vita, nº 772, e X, 64, vita nº 815; ed Hagi-Khalfa,Dizionario bibliografico, III, 545, nº 6680. Ho ristampati i testi nellaBiblioteca arabo-sicula, pag. 631, 643, 702.
432.“Il figlio della rupe”, ossia l’acqua, simbolo di beneficenza. Si confrontino: Ibn-Khallikân,Biografia degli illustri Musulmani, testo, nella edizione del Wüstenfeld, IX, 67, vita, nº 772, e X, 64, vita nº 815; ed Hagi-Khalfa,Dizionario bibliografico, III, 545, nº 6680. Ho ristampati i testi nellaBiblioteca arabo-sicula, pag. 631, 643, 702.
433.Si vegga la mia prefazione alSolwân-el-Motâ’d’Ibn-Zafer, pag. XXIV segg.
433.Si vegga la mia prefazione alSolwân-el-Motâ’d’Ibn-Zafer, pag. XXIV segg.
434.Op. cit., pag. 2, 3.
434.Op. cit., pag. 2, 3.
435.Liber Jurium Reipub. Januens., tomo I, pag. 463, n.CCCCXXXVII, neiMonumenta hist. patriæ.Il testo hadomumed io traduco “palazzo” perchè la “casa” donata in Messina per lo stesso diploma, era stata quella di Margarito, cioè il palagio dove soggiornò Riccardo Cuor di Leone il 1190-91; la casa donata in Siracusa era quella di Gualtiero di Modica già grande ammiraglio; il fabbricato donato in Napoli, era il fondaco regioin porta Morizini, etc. Questo importante documento uscì alla luce la prima volta nellaHist. Dipl. Friderici II,tomo I, 66.
435.Liber Jurium Reipub. Januens., tomo I, pag. 463, n.CCCCXXXVII, neiMonumenta hist. patriæ.
Il testo hadomumed io traduco “palazzo” perchè la “casa” donata in Messina per lo stesso diploma, era stata quella di Margarito, cioè il palagio dove soggiornò Riccardo Cuor di Leone il 1190-91; la casa donata in Siracusa era quella di Gualtiero di Modica già grande ammiraglio; il fabbricato donato in Napoli, era il fondaco regioin porta Morizini, etc. Questo importante documento uscì alla luce la prima volta nellaHist. Dipl. Friderici II,tomo I, 66.
436.Si vegga la citazione a pag. 173, del presente volume, nota. 1.
436.Si vegga la citazione a pag. 173, del presente volume, nota. 1.
437.Presso Caruso,Bibl. sic., pag. 404, 405. Questa e le altre edizioni mettono a capo della Storia la citata epistola, la quale evidentemente fu scritta molto tempo dopo quella. E si legge dopo la Storia nel bel ms. dellaBibl. imp. di Parigi, S. Victor, nº 164.
437.Presso Caruso,Bibl. sic., pag. 404, 405. Questa e le altre edizioni mettono a capo della Storia la citata epistola, la quale evidentemente fu scritta molto tempo dopo quella. E si legge dopo la Storia nel bel ms. dellaBibl. imp. di Parigi, S. Victor, nº 164.
438.L’autore non solamente dice e replica ch’egli scrivea “quando le tepid’aure” sottentravano alla neve ed al gelo, ec. Egli accenna anco alla occupazione della Puglia, di che gli duole un tantino, ma la sopporta purchè i Tedeschi non passino nell’isola. E continua: “Atque utinam Constantia cum rege Teuthonico, Siciliæ fines ingressa, perseverandi constantiam non haberet, nec ei detur copia Messanensium agros aut Aetnæi montis confinia transeundi!” Eccoci dunque al giugno 1190; poichè egli è noto che Arrigo mandò l’Arcivescovo di Magonza allo scorcio d’aprile e che il maresciallo imperiale di Toscana passò i confini del regno di Puglia in maggio. Nè Costanza, nè Arrigo erano con quell’esercito; ma si capisce che potea correrne la nuova o potea l’autore supporre la presenza dei due principi o anche fingerla tra le sue favorite ipotiposi; se pur non lo strascinò il bisticcio che gli veniva tra’ piedi col nome di Costanza.Nè si dica che l’autore vivendo in qualche monastero di Francia o d’Inghilterra, dovesse sapere le notizie di Sicilia da una stagione all’altra. Nel medio evo i monasteri erano appunto gli emporii del mondo, e i frati ne andavano in traccia come i giornalisti d’oggidì.
438.L’autore non solamente dice e replica ch’egli scrivea “quando le tepid’aure” sottentravano alla neve ed al gelo, ec. Egli accenna anco alla occupazione della Puglia, di che gli duole un tantino, ma la sopporta purchè i Tedeschi non passino nell’isola. E continua: “Atque utinam Constantia cum rege Teuthonico, Siciliæ fines ingressa, perseverandi constantiam non haberet, nec ei detur copia Messanensium agros aut Aetnæi montis confinia transeundi!” Eccoci dunque al giugno 1190; poichè egli è noto che Arrigo mandò l’Arcivescovo di Magonza allo scorcio d’aprile e che il maresciallo imperiale di Toscana passò i confini del regno di Puglia in maggio. Nè Costanza, nè Arrigo erano con quell’esercito; ma si capisce che potea correrne la nuova o potea l’autore supporre la presenza dei due principi o anche fingerla tra le sue favorite ipotiposi; se pur non lo strascinò il bisticcio che gli veniva tra’ piedi col nome di Costanza.
Nè si dica che l’autore vivendo in qualche monastero di Francia o d’Inghilterra, dovesse sapere le notizie di Sicilia da una stagione all’altra. Nel medio evo i monasteri erano appunto gli emporii del mondo, e i frati ne andavano in traccia come i giornalisti d’oggidì.
439.Si vegga il cap. iv di questo libro, pag. 485 segg. del volume.
439.Si vegga il cap. iv di questo libro, pag. 485 segg. del volume.
440.“Panormi oritur inter Christianos et Sarracenos dissentio. Sarraceni, multa suorum strage facta, exeunt et inhabitant montana.” Così l’Anonimo cassinese, anno 1189 presso Caruso,Bibl. sicula, pag. 514. Similmente Riccardo da S. Germano scrisse.... “quinque Sarracenorum regulos, qui ob metum Christianorum ad montana confugerant.” Pietro d’Eboli, dopo aver chiamata Palermo città trilingue, dice de’ tumulti che scoppiarono:Scismatis exoritur semen in urbe Ducum:In sua versa manus præcordia, sanguinis hausitUrbs tantum, quantum nemo referre potest.
440.“Panormi oritur inter Christianos et Sarracenos dissentio. Sarraceni, multa suorum strage facta, exeunt et inhabitant montana.” Così l’Anonimo cassinese, anno 1189 presso Caruso,Bibl. sicula, pag. 514. Similmente Riccardo da S. Germano scrisse.... “quinque Sarracenorum regulos, qui ob metum Christianorum ad montana confugerant.” Pietro d’Eboli, dopo aver chiamata Palermo città trilingue, dice de’ tumulti che scoppiarono:
Scismatis exoritur semen in urbe Ducum:In sua versa manus præcordia, sanguinis hausitUrbs tantum, quantum nemo referre potest.
Scismatis exoritur semen in urbe Ducum:In sua versa manus præcordia, sanguinis hausitUrbs tantum, quantum nemo referre potest.
Scismatis exoritur semen in urbe Ducum:
In sua versa manus præcordia, sanguinis hausit
Urbs tantum, quantum nemo referre potest.
441.Si vegga il cap. iv di questo libro, pag. 488 del volume. Credo che MrDe Cherrier sbagli supponendo che i Musulmani minacciarono Catania,Lutte des papes, etc., lib. I, cap. V, pag. 216 della 2ª edizione. Il fatto di Catania fu ben diverso e seguì nel 1194, come si vedrà più innanzi.
441.Si vegga il cap. iv di questo libro, pag. 488 del volume. Credo che MrDe Cherrier sbagli supponendo che i Musulmani minacciarono Catania,Lutte des papes, etc., lib. I, cap. V, pag. 216 della 2ª edizione. Il fatto di Catania fu ben diverso e seguì nel 1194, come si vedrà più innanzi.
442.Gesta Regis Henrici, etc., edizione Stubbs, Londra, 1867, vol. II, pag. 141. Cotesta cronica, attribuita a Benedetto abate di Peterborough che la fece copiare, fu scritta, come pensano gli eruditi, a corte di Riccardo Cuor di Leone; e però ha autorità, non solamente di contemporanea, ma ancora di conterranea pei fatti siciliani del 1190, quando Riccardo passò parecchi mesi in Sicilia. Leggonsi a un dipresso le medesime parole in Ruggiero de Hoveden (presso CarusoBibl. sicula, pag. 965) il quale inserì quella cronica nella sua, con parafrasi, mutazioni ed aggiunte, e, sendo contemporaneo anch’egli, rafforza la testimonianza col fatto stesso del plagio.
442.Gesta Regis Henrici, etc., edizione Stubbs, Londra, 1867, vol. II, pag. 141. Cotesta cronica, attribuita a Benedetto abate di Peterborough che la fece copiare, fu scritta, come pensano gli eruditi, a corte di Riccardo Cuor di Leone; e però ha autorità, non solamente di contemporanea, ma ancora di conterranea pei fatti siciliani del 1190, quando Riccardo passò parecchi mesi in Sicilia. Leggonsi a un dipresso le medesime parole in Ruggiero de Hoveden (presso CarusoBibl. sicula, pag. 965) il quale inserì quella cronica nella sua, con parafrasi, mutazioni ed aggiunte, e, sendo contemporaneo anch’egli, rafforza la testimonianza col fatto stesso del plagio.
443.Anno 1190, presso Caruso, op. cit., pag. 547.
443.Anno 1190, presso Caruso, op. cit., pag. 547.
444.Gesta Regis Henricie Ruggiero de Hoveden ll. cc.
444.Gesta Regis Henricie Ruggiero de Hoveden ll. cc.
445.Si confrontino Riccardo da San Germano e leGestaII. ec.
445.Si confrontino Riccardo da San Germano e leGestaII. ec.
446.Presso Pirro,Sicilia sacra, pag. 1132, il quale afferma aver copiato l’autentico diploma. Questo è citato in un altro della imperatrice Costanza dato d’ottobre 1198 o 1199, nellaHistoria Diplomatica Friderici Secundi, I, 12.
446.Presso Pirro,Sicilia sacra, pag. 1132, il quale afferma aver copiato l’autentico diploma. Questo è citato in un altro della imperatrice Costanza dato d’ottobre 1198 o 1199, nellaHistoria Diplomatica Friderici Secundi, I, 12.
447.Si vegga il gran lavoro di MrDe Cherrier,Histoire de la lutte des papes et des empereurs de la Maison de Souabe, lib. I, cap. 5 segg.; la monografia del dottor Teodoro Toeche,De Henrico VI. Romanorum imperatore. Normannorum regno sibi vindicante, Berlino 1860; e le critiche di questo dotto opuscolo fatte dal Sig. Adolfo Cohn nelForschungen zur deutsche Geschichte, tomo I, pag. 437 segg. e dal Sig. Otto Hartwig, nelSelzer’s Monats’blätterdi Marzo 1862.Quanto agli scrittori contemporanei, oltre le antiche edizioni, si possono ora confrontare quelle del Pertz (fino al tomo XXII) e le recenti edizioni delleGesta Regis Henricie dello Hoveden (tomo I) pubblicate a Londra del professore Stubbs. La raccolta del Pertz, inoltre, schiude alcune sorgenti che furono ignote ai compilatori della storia di Sicilia.
447.Si vegga il gran lavoro di MrDe Cherrier,Histoire de la lutte des papes et des empereurs de la Maison de Souabe, lib. I, cap. 5 segg.; la monografia del dottor Teodoro Toeche,De Henrico VI. Romanorum imperatore. Normannorum regno sibi vindicante, Berlino 1860; e le critiche di questo dotto opuscolo fatte dal Sig. Adolfo Cohn nelForschungen zur deutsche Geschichte, tomo I, pag. 437 segg. e dal Sig. Otto Hartwig, nelSelzer’s Monats’blätterdi Marzo 1862.
Quanto agli scrittori contemporanei, oltre le antiche edizioni, si possono ora confrontare quelle del Pertz (fino al tomo XXII) e le recenti edizioni delleGesta Regis Henricie dello Hoveden (tomo I) pubblicate a Londra del professore Stubbs. La raccolta del Pertz, inoltre, schiude alcune sorgenti che furono ignote ai compilatori della storia di Sicilia.
448.Non è superfluo avvertire che il prof. Stubbs, dando nella edizione delleGesta, ec., II, 133, il capitolo sulle negoziazioni di Riccardo Cuor di Leone con Tancredi, ha ben correttosalmasla vocesalinese spiegatatarinel glossario, (II, 257) la voceterrins, ch’era stata variamente alterata e perfino ridotta aterris; le quali voci il Caruso (Bibl. sic., pag. 960) avea lasciate tal quali, ancorchè la prima indicasse evidentemente una misura di frumento, e la seconda non potesse denotare altro che piccole monete, poichè 1,000,000 di quelle tornava, secondo lo stesso luogo del cronista, a 20,000 once d’oro.
448.Non è superfluo avvertire che il prof. Stubbs, dando nella edizione delleGesta, ec., II, 133, il capitolo sulle negoziazioni di Riccardo Cuor di Leone con Tancredi, ha ben correttosalmasla vocesalinese spiegatatarinel glossario, (II, 257) la voceterrins, ch’era stata variamente alterata e perfino ridotta aterris; le quali voci il Caruso (Bibl. sic., pag. 960) avea lasciate tal quali, ancorchè la prima indicasse evidentemente una misura di frumento, e la seconda non potesse denotare altro che piccole monete, poichè 1,000,000 di quelle tornava, secondo lo stesso luogo del cronista, a 20,000 once d’oro.
449.Annales Januenses, presso Muratori,Rer. italic., VI, 370.
449.Annales Januenses, presso Muratori,Rer. italic., VI, 370.
450.Ottone di San Biagio, presso Pertz,Script., XX, 325 e presso Caruso,Bibl. sic., pag. 935.Io non veggo perchè il Toeche nel citato lavoro, sì pregevole per diligenza e critica, metta in forse l’autorità della Continuazione Sanblasiana, ch’è pure molto particolareggiata in questi eventi, nè ripugna alle testimonianze degli altri contemporanei. Il signor Cohn, al contrario, ha mostrato degno di fede quello scrittore contemporaneo, op. cit., pag. 447, 450. Quanto ad Ottobono, autore degli Annali genovesi di questo tempo, il dotto Toeche dubita della esattezza del suo racconto, perchè gli pare inverosimile che la Regina di Sicilia avesse raccolto un esercito e che in questo militassero deiMusulmani. Il primo fatto, attestato dal cronista genovese al par che dal tedesco, è naturalissimo; nè si vede ragione di negarlo. Il secondo, se non al Burigny citato dal signor Toeche, si creda alle autorità che io ho allegate in varii luoghi del presente libro. Che se a lui non parve probabile che i Musulmani avessero prese le armi a favor della dinastia cadente, si potrebbe domandare all’incontro per qual ragione gli stanziali, o anco la milizia, di quella classe dei sudditi avrebbero disubbidito al comando di combattere gli stranieri. Tanto debbo far osservare sul giudizio del Toeche, pag. 54, nota 148. Erroneo parmi quello del signor Hartwig, (op. cit. pag. 189) il quale, convinto dalla magnanimità di Arrigo VI e della scelleratezza dei Siciliani, trasporta di peso al 1197 la narrazione di Ottone di San Biagio intorno questo combattimento di Catania. Per vero il buon cronista avea messo il fatto a suo luogo, innanzi la resa di Palermo; nè può supporsi anacronismo, quand’egli, dopo lo imprigionamento dei grandi che aveano combattuto, accenna alla sorte incontrata finalmente da loro, la quale noi abbiamo buone ragioni di protrarre infino al 1196 o 1197.
450.Ottone di San Biagio, presso Pertz,Script., XX, 325 e presso Caruso,Bibl. sic., pag. 935.
Io non veggo perchè il Toeche nel citato lavoro, sì pregevole per diligenza e critica, metta in forse l’autorità della Continuazione Sanblasiana, ch’è pure molto particolareggiata in questi eventi, nè ripugna alle testimonianze degli altri contemporanei. Il signor Cohn, al contrario, ha mostrato degno di fede quello scrittore contemporaneo, op. cit., pag. 447, 450. Quanto ad Ottobono, autore degli Annali genovesi di questo tempo, il dotto Toeche dubita della esattezza del suo racconto, perchè gli pare inverosimile che la Regina di Sicilia avesse raccolto un esercito e che in questo militassero deiMusulmani. Il primo fatto, attestato dal cronista genovese al par che dal tedesco, è naturalissimo; nè si vede ragione di negarlo. Il secondo, se non al Burigny citato dal signor Toeche, si creda alle autorità che io ho allegate in varii luoghi del presente libro. Che se a lui non parve probabile che i Musulmani avessero prese le armi a favor della dinastia cadente, si potrebbe domandare all’incontro per qual ragione gli stanziali, o anco la milizia, di quella classe dei sudditi avrebbero disubbidito al comando di combattere gli stranieri. Tanto debbo far osservare sul giudizio del Toeche, pag. 54, nota 148. Erroneo parmi quello del signor Hartwig, (op. cit. pag. 189) il quale, convinto dalla magnanimità di Arrigo VI e della scelleratezza dei Siciliani, trasporta di peso al 1197 la narrazione di Ottone di San Biagio intorno questo combattimento di Catania. Per vero il buon cronista avea messo il fatto a suo luogo, innanzi la resa di Palermo; nè può supporsi anacronismo, quand’egli, dopo lo imprigionamento dei grandi che aveano combattuto, accenna alla sorte incontrata finalmente da loro, la quale noi abbiamo buone ragioni di protrarre infino al 1196 o 1197.
451.Ho avuta alle mani, parecchi anni addietro la edizione di Engel, Bâle, 1744, ma mentre riscrivo questo capitolo non posso citare se non che la ristampa del signor Giuseppe del Re (Cronisti e Scrittori sincroni napoletani, Napoli, 1845, in-8 grande, pag. 401, segg.) ove è la traduzione italiana del signor Emmanuele Rocco e le note di entrambi. Debbo avvertire che l’Engel non pubblicò tutte le figure del prezioso ms. di Bâle e che perciò si può dir manchi una parte dell’opera, poichè le figure di quel codice rischiarano talvolta i fatti e danno de’ nomi. Si vegga anco Cherrier,Lutte des papes, etc., lib. II, ij, pag. 232 della 2ª ediz. et passim.
451.Ho avuta alle mani, parecchi anni addietro la edizione di Engel, Bâle, 1744, ma mentre riscrivo questo capitolo non posso citare se non che la ristampa del signor Giuseppe del Re (Cronisti e Scrittori sincroni napoletani, Napoli, 1845, in-8 grande, pag. 401, segg.) ove è la traduzione italiana del signor Emmanuele Rocco e le note di entrambi. Debbo avvertire che l’Engel non pubblicò tutte le figure del prezioso ms. di Bâle e che perciò si può dir manchi una parte dell’opera, poichè le figure di quel codice rischiarano talvolta i fatti e danno de’ nomi. Si vegga anco Cherrier,Lutte des papes, etc., lib. II, ij, pag. 232 della 2ª ediz. et passim.
452.Ottone di San Biagio.
452.Ottone di San Biagio.
453.Pietro d’Eboli.
453.Pietro d’Eboli.
454.Pietro d’Eboli.
454.Pietro d’Eboli.
455.Ottone di San Biagio. “Trinacriis pars, fertur equis, etc.”, dice Pietro d’Eboli descrivendo l’entrata dell’imperatrice Costanza in Salerno, il 1191.
455.Ottone di San Biagio. “Trinacriis pars, fertur equis, etc.”, dice Pietro d’Eboli descrivendo l’entrata dell’imperatrice Costanza in Salerno, il 1191.
456.Ottone di San Biagio.
456.Ottone di San Biagio.
457.In questo passo di Pietro d’Eboli, si legge tra le altre cose:Haec(apodixa)quantum Calaber, seu quantum debeataterApulus, aut Siculus debeat orbis, habet.Cotesti versi ricordarono ai due eruditi editori napoletani, quell’altro notissimo della spada di re Ruggiero, onde l’uno e l’altro lesseroAferin luogo diater. Di certo il poeta pugliese non avea ragione di chiamare negri i suoi compatriotti; e il credito acceso nella Tesoreria di Sicilia contro l’Affrica, si spiega benissimo col tributo di Tunis. Fors’anco si può riferire a quello di Malta e di Pantellaria, popolate allora di Musulmani, come si vede nel capitolo precedente pag. 536 di questo volume. Ho detto positivamente del tributo di Tunis, perchè l’autore degliAnnales Colonienses Maximi, (presso Pertz,Scriptores, XVII, 803) benissimo informato de’ casi di questa impresa di Sicilia, scrive sotto l’anno 1195: “Marroch rex Africæ 25 summarios, auro et lapide precioso, multisque donis oneratis imperatori mittit.” Si è già detto che Tunis ubbidiva in questo tempo alla dinastia degli Almohadi, residente in Marocco, che il cronista qui prende per nome proprio d’uomo.
457.In questo passo di Pietro d’Eboli, si legge tra le altre cose:
Haec(apodixa)quantum Calaber, seu quantum debeataterApulus, aut Siculus debeat orbis, habet.
Haec(apodixa)quantum Calaber, seu quantum debeataterApulus, aut Siculus debeat orbis, habet.
Haec(apodixa)quantum Calaber, seu quantum debeatater
Apulus, aut Siculus debeat orbis, habet.
Cotesti versi ricordarono ai due eruditi editori napoletani, quell’altro notissimo della spada di re Ruggiero, onde l’uno e l’altro lesseroAferin luogo diater. Di certo il poeta pugliese non avea ragione di chiamare negri i suoi compatriotti; e il credito acceso nella Tesoreria di Sicilia contro l’Affrica, si spiega benissimo col tributo di Tunis. Fors’anco si può riferire a quello di Malta e di Pantellaria, popolate allora di Musulmani, come si vede nel capitolo precedente pag. 536 di questo volume. Ho detto positivamente del tributo di Tunis, perchè l’autore degliAnnales Colonienses Maximi, (presso Pertz,Scriptores, XVII, 803) benissimo informato de’ casi di questa impresa di Sicilia, scrive sotto l’anno 1195: “Marroch rex Africæ 25 summarios, auro et lapide precioso, multisque donis oneratis imperatori mittit.” Si è già detto che Tunis ubbidiva in questo tempo alla dinastia degli Almohadi, residente in Marocco, che il cronista qui prende per nome proprio d’uomo.
458.Ottone di San Biagio alla divisione della preda accenna anco Pietro d’Eboli.
458.Ottone di San Biagio alla divisione della preda accenna anco Pietro d’Eboli.
459.Si vegga il cap. iij di questo libro, pag. 448 del volume. Chi voglia giudicare la quantità e qualità della preda, convien che legga, da capo a fondo, l’opera dell’abate Bock, e guardi non solamente le figure cromolitografiche, ma ancora le incisioni in legno, intercalate nel testo dalla pag. 129 in giù.L’autore degliAnnales Marbacenses(presso Pertz,Scriptores, XVII, pag. 166) dicendo, come tutti gli altri cronisti tedeschi, dell’oro e dell’argento riportato dalla Sicilia il 1195, aggiunge particolarmente “cum multis pannis pretiosis de serico.”
459.Si vegga il cap. iij di questo libro, pag. 448 del volume. Chi voglia giudicare la quantità e qualità della preda, convien che legga, da capo a fondo, l’opera dell’abate Bock, e guardi non solamente le figure cromolitografiche, ma ancora le incisioni in legno, intercalate nel testo dalla pag. 129 in giù.
L’autore degliAnnales Marbacenses(presso Pertz,Scriptores, XVII, pag. 166) dicendo, come tutti gli altri cronisti tedeschi, dell’oro e dell’argento riportato dalla Sicilia il 1195, aggiunge particolarmente “cum multis pannis pretiosis de serico.”
460.Annales Januenses, presso Muratori,Rer. italic., VI, 370, dove si leggeGruloardus. Nell’edizione del Pertz,Mon Germ., XVIII, 109, è preferita la lezioneGilolo Ardus, la quale, come ognun vede, non differisce daGennolardusche per la permutazione dell’ninl, e per lo scambio, facile al paro, dell’iine.
460.Annales Januenses, presso Muratori,Rer. italic., VI, 370, dove si leggeGruloardus. Nell’edizione del Pertz,Mon Germ., XVIII, 109, è preferita la lezioneGilolo Ardus, la quale, come ognun vede, non differisce daGennolardusche per la permutazione dell’ninl, e per lo scambio, facile al paro, dell’iine.
461.Anonymi FuxensisGesta Innoc. III, cap. xxvj, nella edizione di Baluzio, tomo I, pag. 40. Il nome è sbagliato nella edizione di Caruso,Bibl. sic., pag. 645. La descrizione della battaglia, che ci occorrerà nel capitolo seguente, mostra bene il sito del campo, nel borgo ch’oggi si chiama Mezzo-Morreale, fuor la porta “Nuova.”
461.Anonymi FuxensisGesta Innoc. III, cap. xxvj, nella edizione di Baluzio, tomo I, pag. 40. Il nome è sbagliato nella edizione di Caruso,Bibl. sic., pag. 645. La descrizione della battaglia, che ci occorrerà nel capitolo seguente, mostra bene il sito del campo, nel borgo ch’oggi si chiama Mezzo-Morreale, fuor la porta “Nuova.”
462.AnonymiChronicon Siculum, cap. xxj, presso Gregorio.Rerum Aragonens., II, 129.Fecit quidem dictus imperator Henricus comburi in plano Genoardi, quod estextra mœnia palatii Panormi juxta jardinum Cubbæ versus Aynisindi, omnes episcopos qui fuerant in coronatione regis Trankedi. La favola di tutti i vescovi bruciati nascea certo da non falsa tradizione di supplizî dati in quel luogo per comando di Arrigo. In ogni modo il sito non è dubbio e risponde a quello ov’è in oggi l’Albergo de’ poveri. Dietro questo a N. O. scaturisce la fonteAinsindi, in oggi dettaDannisinni.
462.AnonymiChronicon Siculum, cap. xxj, presso Gregorio.Rerum Aragonens., II, 129.Fecit quidem dictus imperator Henricus comburi in plano Genoardi, quod estextra mœnia palatii Panormi juxta jardinum Cubbæ versus Aynisindi, omnes episcopos qui fuerant in coronatione regis Trankedi. La favola di tutti i vescovi bruciati nascea certo da non falsa tradizione di supplizî dati in quel luogo per comando di Arrigo. In ogni modo il sito non è dubbio e risponde a quello ov’è in oggi l’Albergo de’ poveri. Dietro questo a N. O. scaturisce la fonteAinsindi, in oggi dettaDannisinni.
463.Gennet-ed-dûnia, nell’ultimo verso della iscrizione ch’io ho pubblicata nellaRivista Siculadi febbraio 1870. Il divario è come se in italiano si dicesse “il paradiso del Mondo” invece di “il paradiso della Terra.”
463.Gennet-ed-dûnia, nell’ultimo verso della iscrizione ch’io ho pubblicata nellaRivista Siculadi febbraio 1870. Il divario è come se in italiano si dicesse “il paradiso del Mondo” invece di “il paradiso della Terra.”
464.Ruggiero De Hoveden, ediz. di Francfort, 1601, pag. 746.
464.Ruggiero De Hoveden, ediz. di Francfort, 1601, pag. 746.
465.“Insuper insulas maris vectigales faciens, imperium admodum dilatavit, etc.” Così Ottone di San Biagio, cap. xliij presso Muratori,Rer. italic., VI, 901.
465.“Insuper insulas maris vectigales faciens, imperium admodum dilatavit, etc.” Così Ottone di San Biagio, cap. xliij presso Muratori,Rer. italic., VI, 901.
466.Carmen.Si vegga qui sopra la nota 1 della pag. 553.
466.Carmen.Si vegga qui sopra la nota 1 della pag. 553.
467.Si vegga il citato opuscolo del Dottor Toeche, pag. 61, 62, nota 164, 166, 168.
467.Si vegga il citato opuscolo del Dottor Toeche, pag. 61, 62, nota 164, 166, 168.
468.Hartwig, op. cit., pag. 188, 189.
468.Hartwig, op. cit., pag. 188, 189.
469.Cioè, Ottone di San Biagio e Arnoldo di Lübeck. Non dò i nomi degli altri, perchè li ha citati il Toeche, pag. 59, nota 160. Ai quali è da aggiugnere:Cont. Weingart., Perz, XXI, 474, che accenna alla congiura del 1196, con un “si dice:”Annales Marbacenses, Pertz, XVII, 166, anno 1195, dove, senza far menzione di congiura, si dice imprigionata la vedova di Tancredi, il di lui figliuolo e tre figliuole, l’arcivescovo di Salerno e dieci magnati, tra i quali Margarito.Annales Colonienses Maximi, Pertz, XVII, 803, dove non è supposta congiura nel 1195, ma sì bene nel 1197.Annales Stadenses, Pertz, XVI, 352, dove si fa un cenno, sotto l’anno 1195, della cattura e accecamento del solo Margarito, il quale voleva uccider l’imperatore a tradigione.Annales Piacentini Guelphi, Pertz, XVIII, 419, anno 1194.Chronologiadi Roberto di Auxerre, nelRecueil des historiens des Gaules, etc., tomo XVIII, 261, 262. Questo scrittore francese contemporaneo, nota nel 1193, che Arrigo, ritornando in Germania, riportò seco la moglie e il figliuolo di Tancredi e alcuni ottimati che aveano cospirato contro di lui; e nel 1196 fa parola di un’altra congiura, dalla quale Arrigo scampò appena e poi “conspirationis auctores horrendo discerpit supplicio.”
469.Cioè, Ottone di San Biagio e Arnoldo di Lübeck. Non dò i nomi degli altri, perchè li ha citati il Toeche, pag. 59, nota 160. Ai quali è da aggiugnere:
Cont. Weingart., Perz, XXI, 474, che accenna alla congiura del 1196, con un “si dice:”
Annales Marbacenses, Pertz, XVII, 166, anno 1195, dove, senza far menzione di congiura, si dice imprigionata la vedova di Tancredi, il di lui figliuolo e tre figliuole, l’arcivescovo di Salerno e dieci magnati, tra i quali Margarito.
Annales Colonienses Maximi, Pertz, XVII, 803, dove non è supposta congiura nel 1195, ma sì bene nel 1197.
Annales Stadenses, Pertz, XVI, 352, dove si fa un cenno, sotto l’anno 1195, della cattura e accecamento del solo Margarito, il quale voleva uccider l’imperatore a tradigione.
Annales Piacentini Guelphi, Pertz, XVIII, 419, anno 1194.
Chronologiadi Roberto di Auxerre, nelRecueil des historiens des Gaules, etc., tomo XVIII, 261, 262. Questo scrittore francese contemporaneo, nota nel 1193, che Arrigo, ritornando in Germania, riportò seco la moglie e il figliuolo di Tancredi e alcuni ottimati che aveano cospirato contro di lui; e nel 1196 fa parola di un’altra congiura, dalla quale Arrigo scampò appena e poi “conspirationis auctores horrendo discerpit supplicio.”
470.Radulphi De Diceto,Imagines historiarum, negliHist. Angl. Script., Londra, 1632, pag. 678. La breve epistola è data il 20 gennaio (1195) “apud S. Marcum,” com’e’ pare, quel della provincia di Messina.
470.Radulphi De Diceto,Imagines historiarum, negliHist. Angl. Script., Londra, 1632, pag. 678. La breve epistola è data il 20 gennaio (1195) “apud S. Marcum,” com’e’ pare, quel della provincia di Messina.
471.Carmen, libro II. “At Deus impatiens, etc.
471.Carmen, libro II. “At Deus impatiens, etc.
472.Anonimo Cassinese, anno 1194, presso Muratori,Rer. italic., V, 143. Si confronti con le parole d’un altro codice nello stesso volume, pag. 73, e presso Caruso,Bibl. sic., pag. 517. Parecchi anni appresso, Corrado di Liechtenaw vide a Roma gli accecati.
472.Anonimo Cassinese, anno 1194, presso Muratori,Rer. italic., V, 143. Si confronti con le parole d’un altro codice nello stesso volume, pag. 73, e presso Caruso,Bibl. sic., pag. 517. Parecchi anni appresso, Corrado di Liechtenaw vide a Roma gli accecati.
473.Chronicon Fossenovæ, presso Caruso, op. cit., pag. 74.
473.Chronicon Fossenovæ, presso Caruso, op. cit., pag. 74.
474.Presso Caruso, op. cit., pag. 636.
474.Presso Caruso, op. cit., pag. 636.
475.Presso Caruso, op. cit., pag. 552, sotto l’anno 1194, che, secondo il calendario seguito da Riccardo, finiva in marzo 1195.
475.Presso Caruso, op. cit., pag. 552, sotto l’anno 1194, che, secondo il calendario seguito da Riccardo, finiva in marzo 1195.
476.“Se et omnia sua, potestati ejus contradiderunt.”
476.“Se et omnia sua, potestati ejus contradiderunt.”
477.Presso Muratori,Rer. ital., VI, 896, e Pertz, XX, 325, 326.Anche il dottor Toeche, sì imparziale in altri luoghi, vuol negare, pag. 60, cotesti supplizii e indebolire l’autorità di Ottone di San Biagio, difesa, com’abbiam detto, dal Cohn.
477.Presso Muratori,Rer. ital., VI, 896, e Pertz, XX, 325, 326.
Anche il dottor Toeche, sì imparziale in altri luoghi, vuol negare, pag. 60, cotesti supplizii e indebolire l’autorità di Ottone di San Biagio, difesa, com’abbiam detto, dal Cohn.
478.Corrado di Liechtenaw,Chronicon, ediz. cit., pag. 238, anno 1198, nota le origini di cotesti racconti e i dubbii che ispiravano. Così anco Gotfredo monaco, nella raccolta del Freher, tomo I, pag. 361; e così altri cronisti tedeschi.
478.Corrado di Liechtenaw,Chronicon, ediz. cit., pag. 238, anno 1198, nota le origini di cotesti racconti e i dubbii che ispiravano. Così anco Gotfredo monaco, nella raccolta del Freher, tomo I, pag. 361; e così altri cronisti tedeschi.
479.Arnoldo abate di Lübeck, lib. V, cap. xxv, xxvj, secondo l’edizione di Pertz, XXI, 203.
479.Arnoldo abate di Lübeck, lib. V, cap. xxv, xxvj, secondo l’edizione di Pertz, XXI, 203.
480.Arnoldo, op. cit., pag. 201.Si confrontinoAnnales Stadenses, Pertz, XVI, 352, anno 1196;Annales Marbacenses, Pertz, XVII, 167 segg., anno 1197; Corrado di Liechtenaw, ediz. cit., pag. 232, anno 1198;Annales Colonienses Maximi, Pertz, XVII, 804, anno 1197, dove anche questa congiura è riferita con un “conspirasse dicebantur” e la connivenza dell’imperatrice con un “rumor.... varia seminat” e con un “vulgabatur.”L’ira di Arrigo contro la moglie è attestata da Riccardo da San Germano, il quale, narrando l’ultima andata dell’imperatore in Sicilia, (cioè a Messina) continua “ubi ad se duci imperatricem iubet. Qua in Panormi, palatio constituta, quidam Guilielmus, etc.,” presso Caruso,Bibl. sic., pag. 553. Or il comando dimenarglil’imperatrice, somiglia molto ad una nobile cattura. Le reticenze stesse dei contemporanei tedeschi, fan supporre assai gravi i fatti politici che si apponeano alla Costanza; ma erano ciarle de’ cortigiani e de’ condottieri, com’abbiam detto, e i cronisti naturalmente le aggravarono, scrivendo dopo la morte d’Arrigo, quando Costanza avea cacciati tutti i Tedeschi dal Regno.
480.Arnoldo, op. cit., pag. 201.
Si confrontinoAnnales Stadenses, Pertz, XVI, 352, anno 1196;Annales Marbacenses, Pertz, XVII, 167 segg., anno 1197; Corrado di Liechtenaw, ediz. cit., pag. 232, anno 1198;Annales Colonienses Maximi, Pertz, XVII, 804, anno 1197, dove anche questa congiura è riferita con un “conspirasse dicebantur” e la connivenza dell’imperatrice con un “rumor.... varia seminat” e con un “vulgabatur.”
L’ira di Arrigo contro la moglie è attestata da Riccardo da San Germano, il quale, narrando l’ultima andata dell’imperatore in Sicilia, (cioè a Messina) continua “ubi ad se duci imperatricem iubet. Qua in Panormi, palatio constituta, quidam Guilielmus, etc.,” presso Caruso,Bibl. sic., pag. 553. Or il comando dimenarglil’imperatrice, somiglia molto ad una nobile cattura. Le reticenze stesse dei contemporanei tedeschi, fan supporre assai gravi i fatti politici che si apponeano alla Costanza; ma erano ciarle de’ cortigiani e de’ condottieri, com’abbiam detto, e i cronisti naturalmente le aggravarono, scrivendo dopo la morte d’Arrigo, quando Costanza avea cacciati tutti i Tedeschi dal Regno.
481.Si vegga l’edizione del Baluzio, lib. II, n. 221 e si confrontino le epistole, lib. I, n. 26, 557, ec.
481.Si vegga l’edizione del Baluzio, lib. II, n. 221 e si confrontino le epistole, lib. I, n. 26, 557, ec.
482.Annales Stadenses, presso Pertz, XVI, 352; Arnoldo abate di Lübeck, Pertz, XXI, 201; Niceta Choniate,Annales, Parigi, 1647, pag. 310.Annales Marbacenses, l. c. al dir de’ quali Arrigo fece eseguire il supplizio in presenza della moglie. Si riscontri inoltre il passo di Roberto di Auxerre, citato dinanzi, pag. 558 nota 1.
482.Annales Stadenses, presso Pertz, XVI, 352; Arnoldo abate di Lübeck, Pertz, XXI, 201; Niceta Choniate,Annales, Parigi, 1647, pag. 310.Annales Marbacenses, l. c. al dir de’ quali Arrigo fece eseguire il supplizio in presenza della moglie. Si riscontri inoltre il passo di Roberto di Auxerre, citato dinanzi, pag. 558 nota 1.
483.Riccardo da San Germano, presso Caruso,Bibl. sic., pag. 553. Secondo lui, Arrigo venuto in Sicilia (di certo a Messina) comanda che menino a lui l’imperatrice. Guglielmo Monaco s’era ribellato. Andando Arrigo ad assediarlo, ammalatosi, partì (dall’assedio) e morì.Si fa menzione d’un Guglielmo Monaco nel diploma di giugno 1198, per lo quale Costanza concedette alla Chiesa di Palermo la casa del fu Guglielmo Orfanino, castellano di Castello a mare di Palermo, venduta un tempo al Monaco dall’Arcivescovo di Palermo. Indi pare che l’Orfanino avesse acquistato quello stabile dal Monaco: ma non v’ha indizio che faccia supporre l’identità della persona.
483.Riccardo da San Germano, presso Caruso,Bibl. sic., pag. 553. Secondo lui, Arrigo venuto in Sicilia (di certo a Messina) comanda che menino a lui l’imperatrice. Guglielmo Monaco s’era ribellato. Andando Arrigo ad assediarlo, ammalatosi, partì (dall’assedio) e morì.
Si fa menzione d’un Guglielmo Monaco nel diploma di giugno 1198, per lo quale Costanza concedette alla Chiesa di Palermo la casa del fu Guglielmo Orfanino, castellano di Castello a mare di Palermo, venduta un tempo al Monaco dall’Arcivescovo di Palermo. Indi pare che l’Orfanino avesse acquistato quello stabile dal Monaco: ma non v’ha indizio che faccia supporre l’identità della persona.
484.Annales Marbacenses, presso Pertz, XVII, 167. Secondo questi, Arrigo partì di Germania per la Puglia il 24 giugno 1196. Nel 1197 si trovò in Sicilia, dove la moglie malcontenta avea suscitate per tutte le città e castella congiure contro di lui. Delle quali erano consapevoli i Toscani, i Romani e diceasi il papa stesso (Celestino nonagenario e timidissimo). I congiurati voleano uccidere l’imperatore in una selva, mentre egli andasse a caccia; ed aveano raccolti 30,000 uomini! Avvertito, ei si chiuse in Messina e mandò Marqualdo de Anweiler con una mano di pretoriani e di Crociati; i quali uccidono o pigliano tutti i congiurati. Il personaggio che i congiurati voleano far re, è punito in presenza della imperatrice, inchiodatagli in capo una corona e gli altri affogati in mare, ec. Una notte freddissima poi (6 agosto) Arrigo, trovandosi in un luogo a due giornate da Messina, fu preso dalla dissenteria. Verso la festa di San Michele, si sentì meglio e volle andare in Palermo; ed era già partita la sua famiglia per mare a quella volta, quand’egli peggiorò e venne a morte. Del qual racconto minuto e partigiano si vede chiaramente l’origine. Erano i cortigiani e i condottieri che tornando in Germania dopo l’esaltazione di Costanza e d’Innocenzo III, narravano le gesta loro e del padrone, e i monaci le scriveano. E non è difficile discernervi il vero dal falso.Roberto d’Auxerre l. c. fa supporre molto gravi i casi della tentata rivoluzione, dicendo l’imperatore “per fugam elapsus.”GliAnnales Colonienses maximi, Pertz, XVII, 804, 805, hanno meno particolari e meno fiducia in que’ racconti. E dicono Arrigo sepolto a Napoli.Secondo laCronica di Sessa, ei sarebbe morto a Randazzo, che ben s’accorderebbe con gliAnnalidi Marbach; poichè Randazzo è su la via da Messina a Palermo.
484.Annales Marbacenses, presso Pertz, XVII, 167. Secondo questi, Arrigo partì di Germania per la Puglia il 24 giugno 1196. Nel 1197 si trovò in Sicilia, dove la moglie malcontenta avea suscitate per tutte le città e castella congiure contro di lui. Delle quali erano consapevoli i Toscani, i Romani e diceasi il papa stesso (Celestino nonagenario e timidissimo). I congiurati voleano uccidere l’imperatore in una selva, mentre egli andasse a caccia; ed aveano raccolti 30,000 uomini! Avvertito, ei si chiuse in Messina e mandò Marqualdo de Anweiler con una mano di pretoriani e di Crociati; i quali uccidono o pigliano tutti i congiurati. Il personaggio che i congiurati voleano far re, è punito in presenza della imperatrice, inchiodatagli in capo una corona e gli altri affogati in mare, ec. Una notte freddissima poi (6 agosto) Arrigo, trovandosi in un luogo a due giornate da Messina, fu preso dalla dissenteria. Verso la festa di San Michele, si sentì meglio e volle andare in Palermo; ed era già partita la sua famiglia per mare a quella volta, quand’egli peggiorò e venne a morte. Del qual racconto minuto e partigiano si vede chiaramente l’origine. Erano i cortigiani e i condottieri che tornando in Germania dopo l’esaltazione di Costanza e d’Innocenzo III, narravano le gesta loro e del padrone, e i monaci le scriveano. E non è difficile discernervi il vero dal falso.
Roberto d’Auxerre l. c. fa supporre molto gravi i casi della tentata rivoluzione, dicendo l’imperatore “per fugam elapsus.”
GliAnnales Colonienses maximi, Pertz, XVII, 804, 805, hanno meno particolari e meno fiducia in que’ racconti. E dicono Arrigo sepolto a Napoli.
Secondo laCronica di Sessa, ei sarebbe morto a Randazzo, che ben s’accorderebbe con gliAnnalidi Marbach; poichè Randazzo è su la via da Messina a Palermo.
485.Il dottor Toeche non vuol credere a cotesta violazione di sepoltura, perchè la racconta De Hoveden, (ediz. di Francforte, 1601, pag. 746), inglese e però nemico di Arrigo VI. Ma la s’accorda benissimo con gli altri atti di avarizia, rabbia e crudeltà, che non si possono revocare in dubbio.Io ho abbozzati questi ultimi movimenti nel modo che mi pare risulti da’ due racconti, non incompatibili, di Riccardo da San Germano e degliAnnalidi Marbach. Così mi discosto da MrDe Cherrier, op. cit., lib II, cap. 5, pag. 323 segg., e molto più dal signor Hartwig il quale segue il racconto degliAnnalidi Marbach, senza citarli, nè mettere in forse nessun “si dice” del cronista. Anzi il sig. Hartwig suppone una vera congiura del papa coi baroni normanni, com’ei li chiama ancora, di Sicilia. Ei fa notare che Arrigo andò in furore vedendo tanti tradimenti: ed è la sola scusa data per quelle crudeltà, le quali d’altronde il signor Hartwig non nega, nè biasima.
485.Il dottor Toeche non vuol credere a cotesta violazione di sepoltura, perchè la racconta De Hoveden, (ediz. di Francforte, 1601, pag. 746), inglese e però nemico di Arrigo VI. Ma la s’accorda benissimo con gli altri atti di avarizia, rabbia e crudeltà, che non si possono revocare in dubbio.
Io ho abbozzati questi ultimi movimenti nel modo che mi pare risulti da’ due racconti, non incompatibili, di Riccardo da San Germano e degliAnnalidi Marbach. Così mi discosto da MrDe Cherrier, op. cit., lib II, cap. 5, pag. 323 segg., e molto più dal signor Hartwig il quale segue il racconto degliAnnalidi Marbach, senza citarli, nè mettere in forse nessun “si dice” del cronista. Anzi il sig. Hartwig suppone una vera congiura del papa coi baroni normanni, com’ei li chiama ancora, di Sicilia. Ei fa notare che Arrigo andò in furore vedendo tanti tradimenti: ed è la sola scusa data per quelle crudeltà, le quali d’altronde il signor Hartwig non nega, nè biasima.
486.Questa data precisa non si ritrova se non che nell’Anonimo, pubblicato dal Bréholles,Hist. dipl. Friderici Secundi, I, 892.
486.Questa data precisa non si ritrova se non che nell’Anonimo, pubblicato dal Bréholles,Hist. dipl. Friderici Secundi, I, 892.
487.Oltre gli attestati de’ cronisti contemporanei, si vegga la bolla del 20 ottobre 1198 per la quale Innocenzo, contro il notissimo privilegio di Urbano II, mandò in Sicilia un legato con pien potere, presso Breholles, op. cit., I, 14. Avverto che io citerò sempre l’opera del Breholles, anche per quelle epistole d’Innocenzo III che sono state ristampate nella sua raccolta sopra le edizioni del Baluzio e del Brequigny.
487.Oltre gli attestati de’ cronisti contemporanei, si vegga la bolla del 20 ottobre 1198 per la quale Innocenzo, contro il notissimo privilegio di Urbano II, mandò in Sicilia un legato con pien potere, presso Breholles, op. cit., I, 14. Avverto che io citerò sempre l’opera del Breholles, anche per quelle epistole d’Innocenzo III che sono state ristampate nella sua raccolta sopra le edizioni del Baluzio e del Brequigny.
488.L’Anonimo pubblicato nell’op. cit., I, 892, dice che Matteo arcivescovo di Capua, morì poco appresso l’imperatrice. E il documento citato dal De Meo,Annali di Napoli, IX, 143, prova ch’ei non era più in vita il 10 giugno 1201.
488.L’Anonimo pubblicato nell’op. cit., I, 892, dice che Matteo arcivescovo di Capua, morì poco appresso l’imperatrice. E il documento citato dal De Meo,Annali di Napoli, IX, 143, prova ch’ei non era più in vita il 10 giugno 1201.
489.Si leggano attentamente i fatti nelleGesta Innocentii III, presso Caruso,Bibl. sic., p. 642 e segg., e si badi alle date. Fu ne’ principii del 1200 che il papa propose ai ministri reggenti di concedere que’ feudi a Brienne, facendo gran ressa a scolparsi del sospetto ch’ei favorisse un pretendente al trono del suo proprio pupillo. Il primo ministro Gualtiero de Palearia, ch’era stato fin allora di accordo con Innocenzo, risaputa quella proposta in Messina, die’ in un gran furore, sparlò pubblicamente del papa, e si cominciò a guardare da’ suoi consigli e dagli uomini suoi. Questa è la chiave di tutta la storia dell’infanzia di Federigo; nel qual tempo il papa a volta a volta scomunicò ed accarezzò il cancelliere, e conchiuse sgridando Federigo adulto, perchè l’aveva allontanato dalla corte. Nelle vicende di questa lite accadde un tratto che abbandonato il cancelliere da’ suoi partigiani, carico di scomuniche e ridotto allo stremo, il papa gli profferse di ribenedirlo, sol ch’ei si rappacificasse con Brienne: al che egli rispose nol farebbe, se pure S. Pietro scendesse a bella posta dal cielo, inviato da Gesù Cristo per comandarglielo.Sì gravi parole in bocca d’un vescovo, sembrano dettate da lealtà verso il suo principe, anzi che dalla rabbia dell’ambizione.
489.Si leggano attentamente i fatti nelleGesta Innocentii III, presso Caruso,Bibl. sic., p. 642 e segg., e si badi alle date. Fu ne’ principii del 1200 che il papa propose ai ministri reggenti di concedere que’ feudi a Brienne, facendo gran ressa a scolparsi del sospetto ch’ei favorisse un pretendente al trono del suo proprio pupillo. Il primo ministro Gualtiero de Palearia, ch’era stato fin allora di accordo con Innocenzo, risaputa quella proposta in Messina, die’ in un gran furore, sparlò pubblicamente del papa, e si cominciò a guardare da’ suoi consigli e dagli uomini suoi. Questa è la chiave di tutta la storia dell’infanzia di Federigo; nel qual tempo il papa a volta a volta scomunicò ed accarezzò il cancelliere, e conchiuse sgridando Federigo adulto, perchè l’aveva allontanato dalla corte. Nelle vicende di questa lite accadde un tratto che abbandonato il cancelliere da’ suoi partigiani, carico di scomuniche e ridotto allo stremo, il papa gli profferse di ribenedirlo, sol ch’ei si rappacificasse con Brienne: al che egli rispose nol farebbe, se pure S. Pietro scendesse a bella posta dal cielo, inviato da Gesù Cristo per comandarglielo.
Sì gravi parole in bocca d’un vescovo, sembrano dettate da lealtà verso il suo principe, anzi che dalla rabbia dell’ambizione.