Chapter 37

838.Matteo Paris, citato da Bréholles, op. cit. Introduct., pag. CXCII, CXCIII. A pag. DXLV, si cita un diploma, nel quale l’imperatore ordina di scritturare per la corte un valente ballerino saraceno, a quel ch’e’ pare, di Spagna.839.Epistole del 17 luglio 1245 e 23 maggio 1246, presso Bréholles, op. cit., VI, 325, 427. Si veggano le memorie contemporanee, citate dallo stesso autore. Introd., pag. CLXXXIX.840.Le citazioni son date dal Bréholles, op. cit. Introd., pag. CXC, CXCI. La prima, ch’è cavata dallaHistoria Diplomatica, V, 486, prova che quelle donne vestivano alla musulmana.841.Si vegga la citazione nel Capitolo precedente a pag. 641 di questo volume, nota 8.842.Diploma del 28 novembre 1239, presso Bréholles, op. cit., V, 535.843.Presso Gregorio,Rerum Arabicar., pag. 178.Si vegga intorno a cotesta iscrizione il cap. vij del presente libro, pag. 589, nota 1.844.’Imâd-ed-dîn, nellaBibl. arabo-sicula, testo, pag. 603; Ibn-Khallikân, op. cit., pag. 630 e nella edizione del baron De Slane, I, 724 e III, 106 della versione inglese; Abulfeda,Annali, op. cit., pag. 418 e III, 628 della edizione di Reiske; Taki-ed-dîn-el-Fasi, op. cit., pag. 659; Makrizi, op. cit., 665; Soiuti, op. cit., 671.Si confrontino coi testi le notizie ch’io, prima di stamparli, avea date nella versione italiana delSolwân-el-Motâ’, Firenze, 1851, Introduzione, pag. XVIII segg. e nella versione inglese, Londra, 1852, vol. I, 20 segg.845.Imâd-ed-dîn lo chiama Abu-Abd-Allah, e il Soiuti, Abu-Gia’far.Non giova notare le varianti de’ titoli onorifici, che son molte.Io non ho argomenti da credere che il disparere su la patria sia nato dalla diversità di coteste appellazioni secondarie, anzi tengo fuor di dubbio che l’autore di tutte le opere sia stato un solo. E ciò si vedrà chiaramente nel seguito del presente capitolo.846.Si vegga il Capitolo precedente, pag. 665 di questo volume.847.Codice arabico, n. MDXXX, del British Museum, nel catalogo di M. Riew, pag. 695. II Ms. porta la data del 759 dell’egira (1358), appartiene alla prima edizione e contiene il catalogo delle opere dell’autore.848.Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 660, 661.849.Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 692. Lascio in dubbio la città, perchè non ho trovato il nome di questo Sefi-ed-dîn nelle biografie degli uomini notevoli di Aleppo, ilKheir-el-biscerè stato autografato al Cairo dal Castelli, con la data del primo dell’anno 1280 (18 giugno 1863). Il testo, comunicato dall’autore il 566 ad un primorawi, comparisce trasmesso da questi il 588. Vi manca affatto la dedica a Sefi-ed-dîn.850.Chiamano gli Arabi così la più oscura stella dell’Orsa Maggiore.851.Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 688.852.Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 671. Il Soiuti dice positivamente che Ibn-Zafer compose il contento in quella medresa. L’autore lo chiama: “Il primo e più eccellente de’ suoi libri.”853.Op. cit., pag. 686, segg. Si confronti la versione italiana del Solwân, pag. 216, 217 e l’inglese, I, 115, segg.854.Valga per tutte le autorità Ibn-el-Athîr, anno 549, ediz. Tornberg, XI, 130, segg.855.Si vegga il testo nellaBibl. arabo-sicula, pag. 681, segg. e nella edizione di Tunisi, pag. 1, segg. Si riscontri la versione italiana, pag. 1, segg.L’anno della dedica ad Abu-l-Kâsim è notato da Ibn-Khallikân.856.Testo di Tunis, pag. 2, linea 7.857.Nelle biblioteche d’Europa, per quanto io ne abbia ritratto, abbiamo cinque codici della prima e circa diciassette della seconda edizione, ed anco in uno di quei cinque, il principio, supplito d’altra mano, appartiene alla seconda edizione.Il Makrizi,Bibl., pag. 667, fa menzione d’una copia del Solwân legata dall’autore stesso al ribât del califo alla Mecca, la quale, dalla descrizione che se ne fa, apparteneva alla prima edizione. Par che v’accenni anco Hagi-Khalfa, là dove ei dice che l’autore aggiunse poi due quaderni al Solwân. Io credo, al contrario, ch’ei ne tolse nella seconda edizione, la cui prefazione è molto più breve; talchè il bibliografo ha scambiato il posto delle due edizioni.858.Nel testo d’Ibn-Khallikân seguito dal Wüstenfeld, e in Makrizi, in vece di “nè bello in viso,” si legge “se non che era bello in viso.”859.Così l’autore,Bibl. arabo-sicula, pag. 688.860.Soiuti, pag. 671, lo chiama Gran Comento, senza il titolo speciale di Sorgente. Così anco Hagi-Khalfa, pag. 701, dellaBibl. arabo-sicula.861.Questo codice è serbato nella Biblioteca di Parigi,Ancien Fonds, 248. È il secondo volume dell’opera, e corre dalla sura III, v. 86, alla fine della sura VI. Il comento non è fatto a verso a verso, ma prende un tratto del testo e indica le varianti; spiega poi le voci o modi di dire che lo richieggano. Seguono le osservazioni filologiche e grammaticali; indi la erudizione storica, tolta dalle tradizioni del Profeta e dalle leggende degli antichi Arabi, e infine i corollarii legali, ove occorrono.862.Bibl., pag. 688 e più correttamente secondo il Makrizi, nella pag. 668, linea 3.863.Bibl., pag. 684, 666, 671.864.Bibl., pag. 666, 671.865.Bibl., pag. 666.866.Taki-ed-dîn,Bibl., pag. 659, 660 e Makrizi, pag. 667.867.Così nel catalogo autentico,Bibl., pag. 689, 666. Si confronti coll’altroMosanni, notato nella prefazione alla seconda edizione del Solwân,Bibl., pag. 684. Ma avvertasi che i primi due vocaboli del titolo son diversi in alcuni Mss. ed anco nella edizione tunisina del Solwân, pag. 3, ultima linea.Il titolo confronta in entrambe al par che il subbietto. Si vegga la mia versione italiana,Introduzione, pag. XXXIV, XXXVI e 3, 4. Correggendo gli or citati luoghi della Introduzione, io ritengo unica Opera le due quivi notate ai ni3 e 21 del catalogo. LaMa’ona, citata a pag. 684 del testo e 3, 4, della versione, è senza dubbio la compilazione di dritto malekita del celebre dottore, il cadi ’Jiâdh, notata nella continuazione di Hagi-Khalfa, edizione Fluegel, tomo VI, pag. 651, n. 149, e più correttamente nell’abbozzo di catalogo de’ Mss. arabi della Lucchesiana di Girgenti, ch’io detti in litografia nel 1869, n. XV. Circa l’Iscraf, io credo che tra le varie opere designate con questo titolo da Hagi-Khalfa, Ibn-Zafer volle dir di quella d’Ibn-Mondsir-en-Nisaburi, edizione Fluegel, I, 318, n. 783.868.Bibl., pag. 690, 671.869.Questa notizia è riferita da Katifi, pag. 660. Il Fasi a pag. 661 dice parergli verosimile che sia accaduto qualche scambio di nome.870.Bibl., pag 689, dove si vegga una variante ed a pag. 666, dov’è l’altra che ho preferita.871.Bibl., pag. 689.872.Bibl., pag. 689, 671, 705 e soprattutto a pag. 666, dov’è il testo di Makrizi.873.Bibl., pag. 690 e 666, dove è da trasporre nella linea 17 i cinque vocaboli intermedii della linea 15.874.Bibl., pag. 666.875.Bibl., pag. 690, 666.876.Bibl., pag. 690, 666.877.Bibl., pag. 690, 666.878.Bibl., pag. 690, e meglio a pag. 666. Quest’opera manca nel catalogo autentico del Ms. 1530 del British Museum, come si legge nel catalogo di M. Riew, pag. 695.879.Bibl., pag. 689, 630, 666, 671, 701; ed a pag. 692 il principio del testo, secondo il Ms. di Parigi,Suppl. arab., 586, del codice del 724 dell’egira. Si vegga anco la nota del baron De Slane, nella versione inglese d’Ibn-Khallikân, tomo III, pag. 107, nota 2.880.Mi sovviene, tra le altre, una citazione d’Ibn-Abi-Dinâr.881.Citata qui innanzi a pag. 718, nota 1.882.Bibl., pag. 700.883.Bibl., pag. 630, 666, 671, 700, 706; ed a pag. 690, il principio del libro secondo i due Mss. di Parigi.Suppl. Arabe, ni678, 679.Si vegga anco la citata versione inglese d’Ibn-Khallikân, pel baron De Slane, tomo III, pag. 107, nota 3.884.Bibl., pag. 680, 605. Si vegga anche Casiri,Bibl. arabo-hisp., II, pag. 156, n. 1697. La biblioteca di Gotha ha un esemplare delDorer-el-Karer, come ha letto il dott. Moeller, nel catalogo, pag. 14, n. 72, traducendo il titolo:Margaritæ Frigidæ.885.Bibl., pag. 690, 666, 671.886.Ibn-Khallikân e Makrizi, ne’ luoghi citati.887.Bibl., pag. 667.888.Bibl., pag. 666. Hagi-Khalfa, edizione Fluegel, I, 307, n. 760, attribuisce ad altri un libro che porta il medesimo titolo.889.Libro IV, cap. xiv, a pag. 495 del secondo volume.890.Bibl., pag. 689.891.Ibid. ed a pag. 666. Il Soiuti, pag. 671, scrive il titoloEt-tankib, che vale lo stesso e dà col titolo diEl-Mitwal(Le redini) un altro comento che tornerebbe al precedente. Si legge ancheEt-tankibin Hagi-Khalfa, pag. 706. Ibn-Khallikân fa menzione di un “Comento delle Tornate” e di glose marginali dellaDorret-el-Ghawwâs, i quali due libri, al suo dire, compongono due Comenti, grande e piccolo. Accenna anco a due comenti il Makrizi. Qual che sia la forma, il comento d’Ibn-Zafer fu adoperato dallo Scerisci, come si legge nella prefazione di M. De Sacy, Hariri, seconda edizione, Parigi, 1847, tomo I, pag. 5.892.Bibl., pag. 689, 630, 666, 671, 702. Il testo dellaDorretè stato pubblicato dal sig. Thorbecke, Lipsia, 1871.893.Bibl., pag. 689, 666, 671.894.Bibl., pag. 666, 671, 699.895.Freytag,Proverbia Arabum, vol. III, parte 2ª, pag. 188, n. 26, dove si corregga il nome dell’autore.896.Nel cap. IV, § ix, del Solwân. È la novella del Mugnaio e l’Asino, Notti 387, 388, nella edizione di Bulak, I, 569, 570, e nella versione inglese del Lane, 1ª edizione, II, 582.897.Si veggano le due prefazioni nellaBibl. arabo-sicula, a pag. 681, segg., e 686, segg. e nelle versioni italiana ed inglese, II ec.898.Kitâb-el-Fihrist, testo, Lipsia, 1871, pag. 304.899.Hagi-Khalfa, nellaBibl. arabo-sicula, pag. 703, e nella edizione di Fluegel, III, 611, n. 7227, cita la parafrasi in versi che ne compilò nel XIV secolo Tag-ed-dîn-Abu-Abd-Allah-es-Singiâri; e dice esserne state fatte varie traduzioni, delle quali poi cita soltanto una molto libera in persiano, intitolata “Giardini dei re” ec. Nella copia stampata dal Fluegel si aggiugne una traduzione turca di Khalil-Zadeh, scritta nella prima metà del XVIII secolo.La bibliografia de’ Mss. che abbiamo in Europa, si vegga nella versione italiana, Introduzione, pag. LXV, segg. e nell’inglese, I, 93, segg. Si aggiungano: il Ms. parigino,Ancien Fonds, 374, che parmi del XVI o XVII secolo ed appartiene alla prima edizione; il Ms. di Monaco, n. 608, del catalogo del sig. Aumer, pag. 266; e i due Mss. del British Museum, ni1444 e 1330, del catalogo di M. Riew, che son l’uno della seconda e l’altro della prima edizione.900.Si vegga la raccolta di Mohammed-ibn-Ali, Ms. MC del British Museum, nel catalogo di M. Riew, pag. 302.901.Tra gli altri, l’autore delGiâmi’-el-Fonûn, compilazione enciclopedica, Ms. di Parigi,Ancien Fonds, pag. 377.902.Bibl., pag. 605.903.Ossia “figliuolo di quel da Begia.” Si ricordano cinque luoghi di tal nome, due de’ quali in Affrica ed un altro in Portogallo (Beja).904.Dsehebi, Ms. di Parigi,Ancien Fonds, 753, fog. 100 verso.905.Soiuti, nellaBibl. arabo-sicula, pag. 623.906.Si confronti Dsehebi, op. cit., fog. 171 recto, con Hagi-Khalfa, nellaBibl. arabo-sicula, pag. 702 e nella edizione di Fluegel, III, 498, n. 6633, dove il nome è intervertito: Abu-Iehia-Zakaria.907.Biografia di tradizionisti, per Iehia-ibn-Ahmed-en-Nefzi-el-Himiari, detto Es-serrâg, Ms. della Biblioteca di Parigi,Ancien Fonds, 382, fog. 77 verso, nella vita di Omar-el-’Abderi, che nacque il 694. Stanno due tradizionisti tra lui e il siciliano, e però par che questi sia vivuto al principio del decimoterzo secolo.908.Makrizi, nellaBibl. arabo-sicula, pag. 663.909.Makrizi, op. cit., pag. 668.910.Makrizi, loc. cit.911.Makrizi, op. cit., pag. 665. Nel Dizionario di Hagi-Khalfa, edizione Fluegel, II, 440, n. 3655, e conseguentemente nellaBibl. arabo-sicula, pag. 701, la parte del nome che si legge Ibn-Mohammed-es-Sikilli va corretta, Ibn-es-Sikilli, secondo il Ms. di Parigi,Ancien Fonds, 875.912.Dsehebi,Anbâ-en-nohat, nell’op. cit., pag 645.913.Non voglio tradurre “in quinta rima,” perchè il confronto di cotesti nuovi metri degli Arabi occidentali con que’ delle lingue neo-latine e soprattutto della nostra, va fatto con lungo studio e sopra moltissimi esempii dell’una e dell’altra parte. Avverto intanto che la vocewazn, “peso, modo,” trattandosi di versificazione, è usata col significato di “misura;” il quale credo relativamente moderno, e forse nato in Spagna insieme con cotesti novelli metri.Le cinque “misure” invero non si trovano, per diritto nè per rovescio, in questo componimento, dove le rime son tre; i versi di otto sillabe ciascuno, a modo nostro di scandere, e a modo dei grammatici arabi, di due piedi o di sei, se vogliasi considerare come verso l’intera stanza; e le stanze, infine, son sei. Potrebbero forse contarsi in ciascun verso cinque di quelle misure elementari che gli Arabi chiamarono “corde, piuoli e tramezzi” (si vegga Sacy,Grammaire arabe, 2ª ediz., II, pag. 619) come parti del verso, il quale appellanobeit, ossia “tenda, casa” e in generalestanza. Ma coteste misure elementari non so che siano state mai dettewazn. Ho ragione piuttosto di credere che nelle nuove poesie il metro più comune sia stato di stanze da cinque versi e che perciò Imâd-ed-dîn, facendo un fascio di tutti i metri occidentali, li abbia battezzati “Quinte rime.” Si badi bene ch’ei non dice che questo componimento abbia cinquewazn, ma “che sia di que’ che recitansi con cinquewazn.” Mi conferma, nel mio supposto, il codice della Riccardiana di Firenze segnato col n. 194 e intitolatoMegmû’-Kâmil, ossia “Raccolta compiuta” di Abu-l-Abbâs-el-Bekri. Tra le poesie della nuova maniera che il raccoglitore trascrive, scompartite per generi e specie, occorrono non pochi componimenti in cui le stanze, distinte sempre col titolo dibeitad inchiostro rosso e caratteri grandi, si compongono di cinque versi ciascuna. Lo stesso codice Riccardiano ha varii esempii ditekhmiso diremmo noi “quintuplicazione” di poesie altrui, che facevasi aggiugnendo quattro altri versi a ciascuno del testo; ma questo uso notissimo non ha che fare nel caso nostro.Debbo avvertire infine che lo squarcio di poesia trascritto nellaKharida, mi sembra mutilato e mutatovi l’ordine de’ versi. In fatti il primo verso della terza stanza esce di rima, e la metafora obbligata della luna piena che spunti sopra un sottile tralcio diben, vuol che segua immediatamente a quello il primo verso della quarta stanza. Similmente il senso richiederebbe che l’ultimo verso della seconda stanza seguisse immediatamente all’ultimo della prima. Si capisce bene che i copisti orientali del XII e XIII secolo si doveano imbrogliare spesso, avendo dinanzi agli occhi quell’insolito intreccio di rime e di versi, scritti con altre divisioni che non son quelle degli antichi emistichii.Aggiungo che, anche in Ponente, i letterati teneano in non cale lemowascehe. Abd-el-Wahid da Marocco (testo del Dozy, pag. 63) che scrivea nel 1224 dell’èra cristiana, si vergogna di far parola delle eccellenti poesie dettate in tal metro da Abu-Bekr-ibn-Zohr.914.Dopo il Freytag,Darstellung, ec. (1831) il barone De Hammer chiamò l’attenzione de’ dotti, su questa nuova maniera di poesia, nelJournal Asiatiquedi agosto 1839 (pag. 153 segg.) e di agosto 1849 (pag. 249 segg.); ma, al solito suo, trattò il subietto con leggerezza. Or l’hanno rischiarato orientalisti di vaglia, come il baron De Slane, il professore Dozy e il barone De Schack. Si vegga, dello Slane, la versione francese de’ Prolegomeni d’Ibn-Khaldûn, parte III, pag. 422 e segg.; del Dozy, le osservazioni critiche su questo lavoro dello Slane, nelJournal Asiatiquedi agosto 1869, pag. 186 segg., e dello Schack laPoesie und Kunst, ec. vol. II, § xiij, pag. 47 segg.Ibn-Khaldûn, nella parte or or citata de’ Prolegomeni, dà ampii ragguagli sul nuovo genere di poesia, ch’ei non spregiava come Imâd-ed-dîn, e ne aggiugne moltissimi squarci ed anco interi componimenti.Tocca un poco lamowascehee izegelAverroes, nel Contento medio su la poetica di Aristotile, a pag. 3 del testo arabico, che si stampa per le cure del dotto professore Fausto Lasinio, sul codice unico della Laurenziana, insieme con l’antica versione ebraica e con versione italiana e note. I luoghi d’Ibn-Bassâm ai quali accenna il Dozy, op cit., pag. 186, 187, rischiarano anco il subietto; e chi volesse studiarlo profondamente, troverebbe una vasta e sistematica raccolta nel codice della Riccardiana, del quale ho fatta menzione nella nota precedente.915.Questo dubbio, che ognuno avrebbea priori, è degno di ricerche positive. Il citato codice 191 della Riccardiana ci dà due serie di “Cantilene (neghm) dell’Irâk,” con versi brevi e mutazione di rime. Nell’Irâk si può supporre, al par che l’araba, l’influenza persiana.916.Dozy, op. cit., pag. 187, 188; De Schack, vol. cit., pag. 52. Quantunque i versi di alcunemowasceheezegel, ammettendo molte licenze poetiche, si possano ridurre a’ metri ordinarii degli Arabi, pure la misura per sillabe e accenti mi par che torni più costantemente esatta.917.Prolegomènes, III, 441. Si confronti lo Schack, vol. cit., pag. 52.918.Per evitare quattro consonanti di fila, scrivomowascehae nonmowascsceha, come si dovrebbe. IlVocabulista in Arabico, pubblicato non è guari a Firenze, dà, invece di quel vocabolo, il maschilemowascsceh, col riscontro latino “versus” ezegel, col riscontro “Cantilena vel versus,” pag. 111, 199, 279, 624.919.Il barone De Hammer (Journal Asiatique, agosto 1839, pag. 153) non esitò a definire le ottave rime, invenzione degli Arabi, e dopo dieci anni, rincalzando (op. cit., agosto 1849, pag. 249) identificò il sonetto colzegel. Ma questo articolo è quello appunto in cui egli fa derivare dall’arabo la vocecancan!920.Si legge il testo nellaBibl. arabo-sicula, pag. 580, dove si intendan fatte le correzioni che furon proposte dall’illustre prof. Feischer.Eccone la traduzione verso per verso:1.“Cotesta gazzella adorna d’orecchiniMi canta le nenie quand’io son lungiE quando vede ciò che m’è avvenuto.2.Come (s’io fossi in un) giardino variopinto,Quand’ella è meco, non mi cale (d’altro)Poichè per l’amor suo mi consumo.3.Il suo volto è luna che spunta:Superbisce quand’ha occupati tutti gli affetti miei,Dond’io mi travaglio.4.Sur un tralcio sottile,Si sollazza nel mio lungo dolore,Allontanasi ed io sto per morire.5.Sdegnosa, inaccessa a pietà,Non rifugge dal romper la fede,Non ha (per me) che il silenzio.6.Tiranna, ingiusta,Mutata da quella che fu una volta;Sì ch’è felicità rarissima a trovarsi con lei!”Trascrivo tre stanze del testo per dare un’idea del metro:1.Wa ghazalin musciannefiKad retha li ba’da bu’diLamma rea ma lakeitu.2.Mithlu raudhin mufawweflLa obâli wahwa ’indiFi hubbibi ids dhâneitu.3.Waghuhu l-bedru tâli’an.Taha lemma haza wuddiFainnani kad sciakeituFi kadhlbin mohfahefi, ec.Si ricordino le osservazioni che abbiam fatte nella nota 2 della pag. 738, intorno la scorrezione del testo.921.Stesso Ms, fog. 3 recto, 6 verso.“Scritto è nel Codice degli innamorati: morire o fuggir pria (che si sentano) le ripulse e i tormenti.Se mi è parsa lunga una notte, ecco che l’aurora spunta con la dolorosa (rimembranza) di colei ch’è nascosa agli occhi miei.Chi me ne dà contezza? Per la sua assenza i solchi delle lagrime mi rigan le guance.S’io penso a lei, le palpebre degli occhi miei sembran ramo di tamarisco molle di pioggia, quando il vento lo scuote.”922.Ms. di Parigi,Ancien Fonds, 1375, fog. 3 recto.“M’incresce di rimanere in vita finchè non ritorni certa persona assente, che non lascia prender sonno agli occhi miei.Come bramar la vita lungi da costei, tanto amata, che avrei data tutta la eternità per un sol giorno goduto con lei!Io mi querelava quando non la vedeva, e pur l’era presso; ed ora conosco che cosa sia la lontananza!Io bramo di potere svelare il tuo nome a tutto il mondo: ed ecco i malevoli a dir che non mi curi di te!”923.Stesso Ms., fog. 2 recto.“Dal tramonto del Sole infino all’aurora, bevemmo temperato un (vino biondo come il) Sole,Quando i raggi del Sole battean sul Nilo, come punte di lance su le corazze.”924.Ibid.“Una smilza che quando balla dinanzi la brigata, fa ballare il cuore a chi guarda: tanto eccelle nell’arte!Sì leggiera al passo, che quand’ella gira e atteggiasi dinanzi a chi ha gli occhi infiammati, questi non si duole del mal di capo.”Stesso Ms., fog. 4 recto.“O gazzella che il Creatore plasmò tutta di bellezza e leggiadria,Ch’io mi sollazzi in questi giardini, senza trascorrere, nè cogliervi frutto:Io non vengo mica a far male; ma soltanto a rallegrare lo sguardo.”925.Ms. citato, fog. 2 recto.“Ne’ contrattempi e ne’ frangenti, noi tenghìamo consiglio coi segreti degli animi nostri;Ciascun fa sue querele, e così comprendiamo a che siam giunti, senza timor di spie, nè di scolte.”Si riscontri il cap. xiv del libro IV, vol. 2º, pag. 520, 524, dove si fa menzione d’un Abu-l-Hasan, che ha gli stessi nomi di costui, fuorchè l’ultimo “ibn-abi-l-Biscir,” invece del quale si legge “ibn-el-Biscir:” e potrebbe essere errore di copia ed anche variante d’uso. Anche l’età coinciderebbe. Ma da un lato mi farebbe maraviglia che fossero sfuggiti a Imâd-ed-dîn i versi a lode de’ ministri egiziani; e dall’altro è da notare che nellaKharîdail nome è anche scritto una volta ibn-abi-l-Besciâir.926.Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 581.927.Kharîda, op. cit., pag. 586.“O Beni-l-Asfar (gente bionda) voi dovete il prezzo del mio sangue: de’ vostri è il mio uccisore, il ladrone che m’ha spogliato.È bello dunque il fuggir chi t’ama? È lecito ciò nella religione del Messia?O tu dall’occhio languente senza malattia, quando tu alluci un (ferito in) cuore, eccol già sano!Ogni sorta di bellezza, dacchè io vi ho visti (o gente bionda), par brutta agli occhi miei.”Si ricordi che gli Arabi chiamavan Beni-l-Asfar i Romani e i Bizantini.928.Ms. di Parigi, fog. 11 verso.“Le mie lagrime già scopron l’amore: non reggo più alla passione che m’ispira questa verginella, guardandomi con due occhi d’antelope. La bionda che ama il vestito bianco e tinge il velo nel rosso del cartamo.Oh quel camiciotto e quel velo riflettono il colore su chi la guarda; ond’egli (a vicenda) si fa bianco e arrossisce!Crisolito ella è, legato in lamina d’argento e coronato di vermiglia corniola.”929.“Una fanciulla mi ha rapito il cuore di mezzo il costato: l’adesca assiduamente co’ suoi vezzi!Donzella dalla guancia (porporina) come il suo camiciotto; dal velo bruno come le sue ciocche:Le pietre preziose del suo monile tondeggiano come il suo seno; le minuterie ond’ella s’adorna, hanno il colore dell’afflitto mio viso.Ella, col suowisciâh, col velo e con gli ornamenti, sembra a chi la affisi, un Sole vestito di splendore, coronato di fitte tenebre e circondato di stelle.”930.Kharîda, op. cit., pag. 601. I versi ai quali s’accenna, leggonsi nel citato Ms. di Parigi, fog. 116 recto e verso. Il poeta siciliano ne scrisse tre, per chiedere il libro: ed Abu-s-Salt gliene mandò con sette versi su la stessa rima.931.Ms. di Parigi, fog. 11 verso, 12 recto.932.Fog. 12 recto.933.Fog. 12 recto a 13 recto.934.Fog. 13 recto.935.Fog. 13 recto e verso.936.Si confronti la notizia di Imâd-ed-dîn,Bibl. arabo-sicula, pag. 587, con quella di Zuzêni, op. cit., pag. 619. Questa seconda notizia fu già pubblicata, non senza errori, dal Casiri,Bibl. arabo-hisp., I, 434, e quindi dal Gregorio,Rer. Arab., pag. 237, e citata dal Wenric,Rerum ab Arabibus, ec. pag. 305.937.Anonimo, presso Imâd-ed-dîn, loco citato.938.Imâd-ed-dîn, nel Ms. parigino dellaKharîda, fog. 16 recto.939.Ms. citato, fog. 16 recto segg. L’elegia principia:“Difficile è il conforto; immensa la separazione e la perdita; e ne piomba nell’anima più dolore ch’ella non cape.Piangete, occhi, lagrime schiette e sangue; poichè a questo colpo non v’ha schermo!················Non bastava la Terra a’ suoi benefizii, ed or basta al suo corpo la fossa che gli hanno scavata.Chi rimane agli orfani ed a’ viandanti, che le sue mani soleano dissetare e saziare?················Vengono gli Angeli della Grazia ad annunziare ch’egli è asceso agli eterni giardini.Chè già le sue azioni gli aveano apparecchiato l’albergo ne’ luoghi dove posano le anime generose.Che è questo che gli uomini sanno bene ch’e’ s’ha a morire, e poi, mettendosi in viaggio, non pensano a provvedersi del vitto?”940.Ms. citato, fog. 17 recto.“Lo piangono i destrieri di battaglia e spezzano il morso, non sentendo più i suoi sproni.Vanno di passo, ancorch’e’ siano purissimi di sangue tra tutti i cavalli, valentissimi al corso e smilzi sopra ogni altro.Per poco le spade indiane non si torcono dal dolore, sì che i foderi si spezzino allo sguainarle.”

838.Matteo Paris, citato da Bréholles, op. cit. Introduct., pag. CXCII, CXCIII. A pag. DXLV, si cita un diploma, nel quale l’imperatore ordina di scritturare per la corte un valente ballerino saraceno, a quel ch’e’ pare, di Spagna.

838.Matteo Paris, citato da Bréholles, op. cit. Introduct., pag. CXCII, CXCIII. A pag. DXLV, si cita un diploma, nel quale l’imperatore ordina di scritturare per la corte un valente ballerino saraceno, a quel ch’e’ pare, di Spagna.

839.Epistole del 17 luglio 1245 e 23 maggio 1246, presso Bréholles, op. cit., VI, 325, 427. Si veggano le memorie contemporanee, citate dallo stesso autore. Introd., pag. CLXXXIX.

839.Epistole del 17 luglio 1245 e 23 maggio 1246, presso Bréholles, op. cit., VI, 325, 427. Si veggano le memorie contemporanee, citate dallo stesso autore. Introd., pag. CLXXXIX.

840.Le citazioni son date dal Bréholles, op. cit. Introd., pag. CXC, CXCI. La prima, ch’è cavata dallaHistoria Diplomatica, V, 486, prova che quelle donne vestivano alla musulmana.

840.Le citazioni son date dal Bréholles, op. cit. Introd., pag. CXC, CXCI. La prima, ch’è cavata dallaHistoria Diplomatica, V, 486, prova che quelle donne vestivano alla musulmana.

841.Si vegga la citazione nel Capitolo precedente a pag. 641 di questo volume, nota 8.

841.Si vegga la citazione nel Capitolo precedente a pag. 641 di questo volume, nota 8.

842.Diploma del 28 novembre 1239, presso Bréholles, op. cit., V, 535.

842.Diploma del 28 novembre 1239, presso Bréholles, op. cit., V, 535.

843.Presso Gregorio,Rerum Arabicar., pag. 178.Si vegga intorno a cotesta iscrizione il cap. vij del presente libro, pag. 589, nota 1.

843.Presso Gregorio,Rerum Arabicar., pag. 178.

Si vegga intorno a cotesta iscrizione il cap. vij del presente libro, pag. 589, nota 1.

844.’Imâd-ed-dîn, nellaBibl. arabo-sicula, testo, pag. 603; Ibn-Khallikân, op. cit., pag. 630 e nella edizione del baron De Slane, I, 724 e III, 106 della versione inglese; Abulfeda,Annali, op. cit., pag. 418 e III, 628 della edizione di Reiske; Taki-ed-dîn-el-Fasi, op. cit., pag. 659; Makrizi, op. cit., 665; Soiuti, op. cit., 671.Si confrontino coi testi le notizie ch’io, prima di stamparli, avea date nella versione italiana delSolwân-el-Motâ’, Firenze, 1851, Introduzione, pag. XVIII segg. e nella versione inglese, Londra, 1852, vol. I, 20 segg.

844.’Imâd-ed-dîn, nellaBibl. arabo-sicula, testo, pag. 603; Ibn-Khallikân, op. cit., pag. 630 e nella edizione del baron De Slane, I, 724 e III, 106 della versione inglese; Abulfeda,Annali, op. cit., pag. 418 e III, 628 della edizione di Reiske; Taki-ed-dîn-el-Fasi, op. cit., pag. 659; Makrizi, op. cit., 665; Soiuti, op. cit., 671.

Si confrontino coi testi le notizie ch’io, prima di stamparli, avea date nella versione italiana delSolwân-el-Motâ’, Firenze, 1851, Introduzione, pag. XVIII segg. e nella versione inglese, Londra, 1852, vol. I, 20 segg.

845.Imâd-ed-dîn lo chiama Abu-Abd-Allah, e il Soiuti, Abu-Gia’far.Non giova notare le varianti de’ titoli onorifici, che son molte.Io non ho argomenti da credere che il disparere su la patria sia nato dalla diversità di coteste appellazioni secondarie, anzi tengo fuor di dubbio che l’autore di tutte le opere sia stato un solo. E ciò si vedrà chiaramente nel seguito del presente capitolo.

845.Imâd-ed-dîn lo chiama Abu-Abd-Allah, e il Soiuti, Abu-Gia’far.

Non giova notare le varianti de’ titoli onorifici, che son molte.

Io non ho argomenti da credere che il disparere su la patria sia nato dalla diversità di coteste appellazioni secondarie, anzi tengo fuor di dubbio che l’autore di tutte le opere sia stato un solo. E ciò si vedrà chiaramente nel seguito del presente capitolo.

846.Si vegga il Capitolo precedente, pag. 665 di questo volume.

846.Si vegga il Capitolo precedente, pag. 665 di questo volume.

847.Codice arabico, n. MDXXX, del British Museum, nel catalogo di M. Riew, pag. 695. II Ms. porta la data del 759 dell’egira (1358), appartiene alla prima edizione e contiene il catalogo delle opere dell’autore.

847.Codice arabico, n. MDXXX, del British Museum, nel catalogo di M. Riew, pag. 695. II Ms. porta la data del 759 dell’egira (1358), appartiene alla prima edizione e contiene il catalogo delle opere dell’autore.

848.Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 660, 661.

848.Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 660, 661.

849.Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 692. Lascio in dubbio la città, perchè non ho trovato il nome di questo Sefi-ed-dîn nelle biografie degli uomini notevoli di Aleppo, ilKheir-el-biscerè stato autografato al Cairo dal Castelli, con la data del primo dell’anno 1280 (18 giugno 1863). Il testo, comunicato dall’autore il 566 ad un primorawi, comparisce trasmesso da questi il 588. Vi manca affatto la dedica a Sefi-ed-dîn.

849.Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 692. Lascio in dubbio la città, perchè non ho trovato il nome di questo Sefi-ed-dîn nelle biografie degli uomini notevoli di Aleppo, ilKheir-el-biscerè stato autografato al Cairo dal Castelli, con la data del primo dell’anno 1280 (18 giugno 1863). Il testo, comunicato dall’autore il 566 ad un primorawi, comparisce trasmesso da questi il 588. Vi manca affatto la dedica a Sefi-ed-dîn.

850.Chiamano gli Arabi così la più oscura stella dell’Orsa Maggiore.

850.Chiamano gli Arabi così la più oscura stella dell’Orsa Maggiore.

851.Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 688.

851.Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 688.

852.Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 671. Il Soiuti dice positivamente che Ibn-Zafer compose il contento in quella medresa. L’autore lo chiama: “Il primo e più eccellente de’ suoi libri.”

852.Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 671. Il Soiuti dice positivamente che Ibn-Zafer compose il contento in quella medresa. L’autore lo chiama: “Il primo e più eccellente de’ suoi libri.”

853.Op. cit., pag. 686, segg. Si confronti la versione italiana del Solwân, pag. 216, 217 e l’inglese, I, 115, segg.

853.Op. cit., pag. 686, segg. Si confronti la versione italiana del Solwân, pag. 216, 217 e l’inglese, I, 115, segg.

854.Valga per tutte le autorità Ibn-el-Athîr, anno 549, ediz. Tornberg, XI, 130, segg.

854.Valga per tutte le autorità Ibn-el-Athîr, anno 549, ediz. Tornberg, XI, 130, segg.

855.Si vegga il testo nellaBibl. arabo-sicula, pag. 681, segg. e nella edizione di Tunisi, pag. 1, segg. Si riscontri la versione italiana, pag. 1, segg.L’anno della dedica ad Abu-l-Kâsim è notato da Ibn-Khallikân.

855.Si vegga il testo nellaBibl. arabo-sicula, pag. 681, segg. e nella edizione di Tunisi, pag. 1, segg. Si riscontri la versione italiana, pag. 1, segg.

L’anno della dedica ad Abu-l-Kâsim è notato da Ibn-Khallikân.

856.Testo di Tunis, pag. 2, linea 7.

856.Testo di Tunis, pag. 2, linea 7.

857.Nelle biblioteche d’Europa, per quanto io ne abbia ritratto, abbiamo cinque codici della prima e circa diciassette della seconda edizione, ed anco in uno di quei cinque, il principio, supplito d’altra mano, appartiene alla seconda edizione.Il Makrizi,Bibl., pag. 667, fa menzione d’una copia del Solwân legata dall’autore stesso al ribât del califo alla Mecca, la quale, dalla descrizione che se ne fa, apparteneva alla prima edizione. Par che v’accenni anco Hagi-Khalfa, là dove ei dice che l’autore aggiunse poi due quaderni al Solwân. Io credo, al contrario, ch’ei ne tolse nella seconda edizione, la cui prefazione è molto più breve; talchè il bibliografo ha scambiato il posto delle due edizioni.

857.Nelle biblioteche d’Europa, per quanto io ne abbia ritratto, abbiamo cinque codici della prima e circa diciassette della seconda edizione, ed anco in uno di quei cinque, il principio, supplito d’altra mano, appartiene alla seconda edizione.

Il Makrizi,Bibl., pag. 667, fa menzione d’una copia del Solwân legata dall’autore stesso al ribât del califo alla Mecca, la quale, dalla descrizione che se ne fa, apparteneva alla prima edizione. Par che v’accenni anco Hagi-Khalfa, là dove ei dice che l’autore aggiunse poi due quaderni al Solwân. Io credo, al contrario, ch’ei ne tolse nella seconda edizione, la cui prefazione è molto più breve; talchè il bibliografo ha scambiato il posto delle due edizioni.

858.Nel testo d’Ibn-Khallikân seguito dal Wüstenfeld, e in Makrizi, in vece di “nè bello in viso,” si legge “se non che era bello in viso.”

858.Nel testo d’Ibn-Khallikân seguito dal Wüstenfeld, e in Makrizi, in vece di “nè bello in viso,” si legge “se non che era bello in viso.”

859.Così l’autore,Bibl. arabo-sicula, pag. 688.

859.Così l’autore,Bibl. arabo-sicula, pag. 688.

860.Soiuti, pag. 671, lo chiama Gran Comento, senza il titolo speciale di Sorgente. Così anco Hagi-Khalfa, pag. 701, dellaBibl. arabo-sicula.

860.Soiuti, pag. 671, lo chiama Gran Comento, senza il titolo speciale di Sorgente. Così anco Hagi-Khalfa, pag. 701, dellaBibl. arabo-sicula.

861.Questo codice è serbato nella Biblioteca di Parigi,Ancien Fonds, 248. È il secondo volume dell’opera, e corre dalla sura III, v. 86, alla fine della sura VI. Il comento non è fatto a verso a verso, ma prende un tratto del testo e indica le varianti; spiega poi le voci o modi di dire che lo richieggano. Seguono le osservazioni filologiche e grammaticali; indi la erudizione storica, tolta dalle tradizioni del Profeta e dalle leggende degli antichi Arabi, e infine i corollarii legali, ove occorrono.

861.Questo codice è serbato nella Biblioteca di Parigi,Ancien Fonds, 248. È il secondo volume dell’opera, e corre dalla sura III, v. 86, alla fine della sura VI. Il comento non è fatto a verso a verso, ma prende un tratto del testo e indica le varianti; spiega poi le voci o modi di dire che lo richieggano. Seguono le osservazioni filologiche e grammaticali; indi la erudizione storica, tolta dalle tradizioni del Profeta e dalle leggende degli antichi Arabi, e infine i corollarii legali, ove occorrono.

862.Bibl., pag. 688 e più correttamente secondo il Makrizi, nella pag. 668, linea 3.

862.Bibl., pag. 688 e più correttamente secondo il Makrizi, nella pag. 668, linea 3.

863.Bibl., pag. 684, 666, 671.

863.Bibl., pag. 684, 666, 671.

864.Bibl., pag. 666, 671.

864.Bibl., pag. 666, 671.

865.Bibl., pag. 666.

865.Bibl., pag. 666.

866.Taki-ed-dîn,Bibl., pag. 659, 660 e Makrizi, pag. 667.

866.Taki-ed-dîn,Bibl., pag. 659, 660 e Makrizi, pag. 667.

867.Così nel catalogo autentico,Bibl., pag. 689, 666. Si confronti coll’altroMosanni, notato nella prefazione alla seconda edizione del Solwân,Bibl., pag. 684. Ma avvertasi che i primi due vocaboli del titolo son diversi in alcuni Mss. ed anco nella edizione tunisina del Solwân, pag. 3, ultima linea.Il titolo confronta in entrambe al par che il subbietto. Si vegga la mia versione italiana,Introduzione, pag. XXXIV, XXXVI e 3, 4. Correggendo gli or citati luoghi della Introduzione, io ritengo unica Opera le due quivi notate ai ni3 e 21 del catalogo. LaMa’ona, citata a pag. 684 del testo e 3, 4, della versione, è senza dubbio la compilazione di dritto malekita del celebre dottore, il cadi ’Jiâdh, notata nella continuazione di Hagi-Khalfa, edizione Fluegel, tomo VI, pag. 651, n. 149, e più correttamente nell’abbozzo di catalogo de’ Mss. arabi della Lucchesiana di Girgenti, ch’io detti in litografia nel 1869, n. XV. Circa l’Iscraf, io credo che tra le varie opere designate con questo titolo da Hagi-Khalfa, Ibn-Zafer volle dir di quella d’Ibn-Mondsir-en-Nisaburi, edizione Fluegel, I, 318, n. 783.

867.Così nel catalogo autentico,Bibl., pag. 689, 666. Si confronti coll’altroMosanni, notato nella prefazione alla seconda edizione del Solwân,Bibl., pag. 684. Ma avvertasi che i primi due vocaboli del titolo son diversi in alcuni Mss. ed anco nella edizione tunisina del Solwân, pag. 3, ultima linea.

Il titolo confronta in entrambe al par che il subbietto. Si vegga la mia versione italiana,Introduzione, pag. XXXIV, XXXVI e 3, 4. Correggendo gli or citati luoghi della Introduzione, io ritengo unica Opera le due quivi notate ai ni3 e 21 del catalogo. LaMa’ona, citata a pag. 684 del testo e 3, 4, della versione, è senza dubbio la compilazione di dritto malekita del celebre dottore, il cadi ’Jiâdh, notata nella continuazione di Hagi-Khalfa, edizione Fluegel, tomo VI, pag. 651, n. 149, e più correttamente nell’abbozzo di catalogo de’ Mss. arabi della Lucchesiana di Girgenti, ch’io detti in litografia nel 1869, n. XV. Circa l’Iscraf, io credo che tra le varie opere designate con questo titolo da Hagi-Khalfa, Ibn-Zafer volle dir di quella d’Ibn-Mondsir-en-Nisaburi, edizione Fluegel, I, 318, n. 783.

868.Bibl., pag. 690, 671.

868.Bibl., pag. 690, 671.

869.Questa notizia è riferita da Katifi, pag. 660. Il Fasi a pag. 661 dice parergli verosimile che sia accaduto qualche scambio di nome.

869.Questa notizia è riferita da Katifi, pag. 660. Il Fasi a pag. 661 dice parergli verosimile che sia accaduto qualche scambio di nome.

870.Bibl., pag 689, dove si vegga una variante ed a pag. 666, dov’è l’altra che ho preferita.

870.Bibl., pag 689, dove si vegga una variante ed a pag. 666, dov’è l’altra che ho preferita.

871.Bibl., pag. 689.

871.Bibl., pag. 689.

872.Bibl., pag. 689, 671, 705 e soprattutto a pag. 666, dov’è il testo di Makrizi.

872.Bibl., pag. 689, 671, 705 e soprattutto a pag. 666, dov’è il testo di Makrizi.

873.Bibl., pag. 690 e 666, dove è da trasporre nella linea 17 i cinque vocaboli intermedii della linea 15.

873.Bibl., pag. 690 e 666, dove è da trasporre nella linea 17 i cinque vocaboli intermedii della linea 15.

874.Bibl., pag. 666.

874.Bibl., pag. 666.

875.Bibl., pag. 690, 666.

875.Bibl., pag. 690, 666.

876.Bibl., pag. 690, 666.

876.Bibl., pag. 690, 666.

877.Bibl., pag. 690, 666.

877.Bibl., pag. 690, 666.

878.Bibl., pag. 690, e meglio a pag. 666. Quest’opera manca nel catalogo autentico del Ms. 1530 del British Museum, come si legge nel catalogo di M. Riew, pag. 695.

878.Bibl., pag. 690, e meglio a pag. 666. Quest’opera manca nel catalogo autentico del Ms. 1530 del British Museum, come si legge nel catalogo di M. Riew, pag. 695.

879.Bibl., pag. 689, 630, 666, 671, 701; ed a pag. 692 il principio del testo, secondo il Ms. di Parigi,Suppl. arab., 586, del codice del 724 dell’egira. Si vegga anco la nota del baron De Slane, nella versione inglese d’Ibn-Khallikân, tomo III, pag. 107, nota 2.

879.Bibl., pag. 689, 630, 666, 671, 701; ed a pag. 692 il principio del testo, secondo il Ms. di Parigi,Suppl. arab., 586, del codice del 724 dell’egira. Si vegga anco la nota del baron De Slane, nella versione inglese d’Ibn-Khallikân, tomo III, pag. 107, nota 2.

880.Mi sovviene, tra le altre, una citazione d’Ibn-Abi-Dinâr.

880.Mi sovviene, tra le altre, una citazione d’Ibn-Abi-Dinâr.

881.Citata qui innanzi a pag. 718, nota 1.

881.Citata qui innanzi a pag. 718, nota 1.

882.Bibl., pag. 700.

882.Bibl., pag. 700.

883.Bibl., pag. 630, 666, 671, 700, 706; ed a pag. 690, il principio del libro secondo i due Mss. di Parigi.Suppl. Arabe, ni678, 679.Si vegga anco la citata versione inglese d’Ibn-Khallikân, pel baron De Slane, tomo III, pag. 107, nota 3.

883.Bibl., pag. 630, 666, 671, 700, 706; ed a pag. 690, il principio del libro secondo i due Mss. di Parigi.Suppl. Arabe, ni678, 679.

Si vegga anco la citata versione inglese d’Ibn-Khallikân, pel baron De Slane, tomo III, pag. 107, nota 3.

884.Bibl., pag. 680, 605. Si vegga anche Casiri,Bibl. arabo-hisp., II, pag. 156, n. 1697. La biblioteca di Gotha ha un esemplare delDorer-el-Karer, come ha letto il dott. Moeller, nel catalogo, pag. 14, n. 72, traducendo il titolo:Margaritæ Frigidæ.

884.Bibl., pag. 680, 605. Si vegga anche Casiri,Bibl. arabo-hisp., II, pag. 156, n. 1697. La biblioteca di Gotha ha un esemplare delDorer-el-Karer, come ha letto il dott. Moeller, nel catalogo, pag. 14, n. 72, traducendo il titolo:Margaritæ Frigidæ.

885.Bibl., pag. 690, 666, 671.

885.Bibl., pag. 690, 666, 671.

886.Ibn-Khallikân e Makrizi, ne’ luoghi citati.

886.Ibn-Khallikân e Makrizi, ne’ luoghi citati.

887.Bibl., pag. 667.

887.Bibl., pag. 667.

888.Bibl., pag. 666. Hagi-Khalfa, edizione Fluegel, I, 307, n. 760, attribuisce ad altri un libro che porta il medesimo titolo.

888.Bibl., pag. 666. Hagi-Khalfa, edizione Fluegel, I, 307, n. 760, attribuisce ad altri un libro che porta il medesimo titolo.

889.Libro IV, cap. xiv, a pag. 495 del secondo volume.

889.Libro IV, cap. xiv, a pag. 495 del secondo volume.

890.Bibl., pag. 689.

890.Bibl., pag. 689.

891.Ibid. ed a pag. 666. Il Soiuti, pag. 671, scrive il titoloEt-tankib, che vale lo stesso e dà col titolo diEl-Mitwal(Le redini) un altro comento che tornerebbe al precedente. Si legge ancheEt-tankibin Hagi-Khalfa, pag. 706. Ibn-Khallikân fa menzione di un “Comento delle Tornate” e di glose marginali dellaDorret-el-Ghawwâs, i quali due libri, al suo dire, compongono due Comenti, grande e piccolo. Accenna anco a due comenti il Makrizi. Qual che sia la forma, il comento d’Ibn-Zafer fu adoperato dallo Scerisci, come si legge nella prefazione di M. De Sacy, Hariri, seconda edizione, Parigi, 1847, tomo I, pag. 5.

891.Ibid. ed a pag. 666. Il Soiuti, pag. 671, scrive il titoloEt-tankib, che vale lo stesso e dà col titolo diEl-Mitwal(Le redini) un altro comento che tornerebbe al precedente. Si legge ancheEt-tankibin Hagi-Khalfa, pag. 706. Ibn-Khallikân fa menzione di un “Comento delle Tornate” e di glose marginali dellaDorret-el-Ghawwâs, i quali due libri, al suo dire, compongono due Comenti, grande e piccolo. Accenna anco a due comenti il Makrizi. Qual che sia la forma, il comento d’Ibn-Zafer fu adoperato dallo Scerisci, come si legge nella prefazione di M. De Sacy, Hariri, seconda edizione, Parigi, 1847, tomo I, pag. 5.

892.Bibl., pag. 689, 630, 666, 671, 702. Il testo dellaDorretè stato pubblicato dal sig. Thorbecke, Lipsia, 1871.

892.Bibl., pag. 689, 630, 666, 671, 702. Il testo dellaDorretè stato pubblicato dal sig. Thorbecke, Lipsia, 1871.

893.Bibl., pag. 689, 666, 671.

893.Bibl., pag. 689, 666, 671.

894.Bibl., pag. 666, 671, 699.

894.Bibl., pag. 666, 671, 699.

895.Freytag,Proverbia Arabum, vol. III, parte 2ª, pag. 188, n. 26, dove si corregga il nome dell’autore.

895.Freytag,Proverbia Arabum, vol. III, parte 2ª, pag. 188, n. 26, dove si corregga il nome dell’autore.

896.Nel cap. IV, § ix, del Solwân. È la novella del Mugnaio e l’Asino, Notti 387, 388, nella edizione di Bulak, I, 569, 570, e nella versione inglese del Lane, 1ª edizione, II, 582.

896.Nel cap. IV, § ix, del Solwân. È la novella del Mugnaio e l’Asino, Notti 387, 388, nella edizione di Bulak, I, 569, 570, e nella versione inglese del Lane, 1ª edizione, II, 582.

897.Si veggano le due prefazioni nellaBibl. arabo-sicula, a pag. 681, segg., e 686, segg. e nelle versioni italiana ed inglese, II ec.

897.Si veggano le due prefazioni nellaBibl. arabo-sicula, a pag. 681, segg., e 686, segg. e nelle versioni italiana ed inglese, II ec.

898.Kitâb-el-Fihrist, testo, Lipsia, 1871, pag. 304.

898.Kitâb-el-Fihrist, testo, Lipsia, 1871, pag. 304.

899.Hagi-Khalfa, nellaBibl. arabo-sicula, pag. 703, e nella edizione di Fluegel, III, 611, n. 7227, cita la parafrasi in versi che ne compilò nel XIV secolo Tag-ed-dîn-Abu-Abd-Allah-es-Singiâri; e dice esserne state fatte varie traduzioni, delle quali poi cita soltanto una molto libera in persiano, intitolata “Giardini dei re” ec. Nella copia stampata dal Fluegel si aggiugne una traduzione turca di Khalil-Zadeh, scritta nella prima metà del XVIII secolo.La bibliografia de’ Mss. che abbiamo in Europa, si vegga nella versione italiana, Introduzione, pag. LXV, segg. e nell’inglese, I, 93, segg. Si aggiungano: il Ms. parigino,Ancien Fonds, 374, che parmi del XVI o XVII secolo ed appartiene alla prima edizione; il Ms. di Monaco, n. 608, del catalogo del sig. Aumer, pag. 266; e i due Mss. del British Museum, ni1444 e 1330, del catalogo di M. Riew, che son l’uno della seconda e l’altro della prima edizione.

899.Hagi-Khalfa, nellaBibl. arabo-sicula, pag. 703, e nella edizione di Fluegel, III, 611, n. 7227, cita la parafrasi in versi che ne compilò nel XIV secolo Tag-ed-dîn-Abu-Abd-Allah-es-Singiâri; e dice esserne state fatte varie traduzioni, delle quali poi cita soltanto una molto libera in persiano, intitolata “Giardini dei re” ec. Nella copia stampata dal Fluegel si aggiugne una traduzione turca di Khalil-Zadeh, scritta nella prima metà del XVIII secolo.

La bibliografia de’ Mss. che abbiamo in Europa, si vegga nella versione italiana, Introduzione, pag. LXV, segg. e nell’inglese, I, 93, segg. Si aggiungano: il Ms. parigino,Ancien Fonds, 374, che parmi del XVI o XVII secolo ed appartiene alla prima edizione; il Ms. di Monaco, n. 608, del catalogo del sig. Aumer, pag. 266; e i due Mss. del British Museum, ni1444 e 1330, del catalogo di M. Riew, che son l’uno della seconda e l’altro della prima edizione.

900.Si vegga la raccolta di Mohammed-ibn-Ali, Ms. MC del British Museum, nel catalogo di M. Riew, pag. 302.

900.Si vegga la raccolta di Mohammed-ibn-Ali, Ms. MC del British Museum, nel catalogo di M. Riew, pag. 302.

901.Tra gli altri, l’autore delGiâmi’-el-Fonûn, compilazione enciclopedica, Ms. di Parigi,Ancien Fonds, pag. 377.

901.Tra gli altri, l’autore delGiâmi’-el-Fonûn, compilazione enciclopedica, Ms. di Parigi,Ancien Fonds, pag. 377.

902.Bibl., pag. 605.

902.Bibl., pag. 605.

903.Ossia “figliuolo di quel da Begia.” Si ricordano cinque luoghi di tal nome, due de’ quali in Affrica ed un altro in Portogallo (Beja).

903.Ossia “figliuolo di quel da Begia.” Si ricordano cinque luoghi di tal nome, due de’ quali in Affrica ed un altro in Portogallo (Beja).

904.Dsehebi, Ms. di Parigi,Ancien Fonds, 753, fog. 100 verso.

904.Dsehebi, Ms. di Parigi,Ancien Fonds, 753, fog. 100 verso.

905.Soiuti, nellaBibl. arabo-sicula, pag. 623.

905.Soiuti, nellaBibl. arabo-sicula, pag. 623.

906.Si confronti Dsehebi, op. cit., fog. 171 recto, con Hagi-Khalfa, nellaBibl. arabo-sicula, pag. 702 e nella edizione di Fluegel, III, 498, n. 6633, dove il nome è intervertito: Abu-Iehia-Zakaria.

906.Si confronti Dsehebi, op. cit., fog. 171 recto, con Hagi-Khalfa, nellaBibl. arabo-sicula, pag. 702 e nella edizione di Fluegel, III, 498, n. 6633, dove il nome è intervertito: Abu-Iehia-Zakaria.

907.Biografia di tradizionisti, per Iehia-ibn-Ahmed-en-Nefzi-el-Himiari, detto Es-serrâg, Ms. della Biblioteca di Parigi,Ancien Fonds, 382, fog. 77 verso, nella vita di Omar-el-’Abderi, che nacque il 694. Stanno due tradizionisti tra lui e il siciliano, e però par che questi sia vivuto al principio del decimoterzo secolo.

907.Biografia di tradizionisti, per Iehia-ibn-Ahmed-en-Nefzi-el-Himiari, detto Es-serrâg, Ms. della Biblioteca di Parigi,Ancien Fonds, 382, fog. 77 verso, nella vita di Omar-el-’Abderi, che nacque il 694. Stanno due tradizionisti tra lui e il siciliano, e però par che questi sia vivuto al principio del decimoterzo secolo.

908.Makrizi, nellaBibl. arabo-sicula, pag. 663.

908.Makrizi, nellaBibl. arabo-sicula, pag. 663.

909.Makrizi, op. cit., pag. 668.

909.Makrizi, op. cit., pag. 668.

910.Makrizi, loc. cit.

910.Makrizi, loc. cit.

911.Makrizi, op. cit., pag. 665. Nel Dizionario di Hagi-Khalfa, edizione Fluegel, II, 440, n. 3655, e conseguentemente nellaBibl. arabo-sicula, pag. 701, la parte del nome che si legge Ibn-Mohammed-es-Sikilli va corretta, Ibn-es-Sikilli, secondo il Ms. di Parigi,Ancien Fonds, 875.

911.Makrizi, op. cit., pag. 665. Nel Dizionario di Hagi-Khalfa, edizione Fluegel, II, 440, n. 3655, e conseguentemente nellaBibl. arabo-sicula, pag. 701, la parte del nome che si legge Ibn-Mohammed-es-Sikilli va corretta, Ibn-es-Sikilli, secondo il Ms. di Parigi,Ancien Fonds, 875.

912.Dsehebi,Anbâ-en-nohat, nell’op. cit., pag 645.

912.Dsehebi,Anbâ-en-nohat, nell’op. cit., pag 645.

913.Non voglio tradurre “in quinta rima,” perchè il confronto di cotesti nuovi metri degli Arabi occidentali con que’ delle lingue neo-latine e soprattutto della nostra, va fatto con lungo studio e sopra moltissimi esempii dell’una e dell’altra parte. Avverto intanto che la vocewazn, “peso, modo,” trattandosi di versificazione, è usata col significato di “misura;” il quale credo relativamente moderno, e forse nato in Spagna insieme con cotesti novelli metri.Le cinque “misure” invero non si trovano, per diritto nè per rovescio, in questo componimento, dove le rime son tre; i versi di otto sillabe ciascuno, a modo nostro di scandere, e a modo dei grammatici arabi, di due piedi o di sei, se vogliasi considerare come verso l’intera stanza; e le stanze, infine, son sei. Potrebbero forse contarsi in ciascun verso cinque di quelle misure elementari che gli Arabi chiamarono “corde, piuoli e tramezzi” (si vegga Sacy,Grammaire arabe, 2ª ediz., II, pag. 619) come parti del verso, il quale appellanobeit, ossia “tenda, casa” e in generalestanza. Ma coteste misure elementari non so che siano state mai dettewazn. Ho ragione piuttosto di credere che nelle nuove poesie il metro più comune sia stato di stanze da cinque versi e che perciò Imâd-ed-dîn, facendo un fascio di tutti i metri occidentali, li abbia battezzati “Quinte rime.” Si badi bene ch’ei non dice che questo componimento abbia cinquewazn, ma “che sia di que’ che recitansi con cinquewazn.” Mi conferma, nel mio supposto, il codice della Riccardiana di Firenze segnato col n. 194 e intitolatoMegmû’-Kâmil, ossia “Raccolta compiuta” di Abu-l-Abbâs-el-Bekri. Tra le poesie della nuova maniera che il raccoglitore trascrive, scompartite per generi e specie, occorrono non pochi componimenti in cui le stanze, distinte sempre col titolo dibeitad inchiostro rosso e caratteri grandi, si compongono di cinque versi ciascuna. Lo stesso codice Riccardiano ha varii esempii ditekhmiso diremmo noi “quintuplicazione” di poesie altrui, che facevasi aggiugnendo quattro altri versi a ciascuno del testo; ma questo uso notissimo non ha che fare nel caso nostro.Debbo avvertire infine che lo squarcio di poesia trascritto nellaKharida, mi sembra mutilato e mutatovi l’ordine de’ versi. In fatti il primo verso della terza stanza esce di rima, e la metafora obbligata della luna piena che spunti sopra un sottile tralcio diben, vuol che segua immediatamente a quello il primo verso della quarta stanza. Similmente il senso richiederebbe che l’ultimo verso della seconda stanza seguisse immediatamente all’ultimo della prima. Si capisce bene che i copisti orientali del XII e XIII secolo si doveano imbrogliare spesso, avendo dinanzi agli occhi quell’insolito intreccio di rime e di versi, scritti con altre divisioni che non son quelle degli antichi emistichii.Aggiungo che, anche in Ponente, i letterati teneano in non cale lemowascehe. Abd-el-Wahid da Marocco (testo del Dozy, pag. 63) che scrivea nel 1224 dell’èra cristiana, si vergogna di far parola delle eccellenti poesie dettate in tal metro da Abu-Bekr-ibn-Zohr.

913.Non voglio tradurre “in quinta rima,” perchè il confronto di cotesti nuovi metri degli Arabi occidentali con que’ delle lingue neo-latine e soprattutto della nostra, va fatto con lungo studio e sopra moltissimi esempii dell’una e dell’altra parte. Avverto intanto che la vocewazn, “peso, modo,” trattandosi di versificazione, è usata col significato di “misura;” il quale credo relativamente moderno, e forse nato in Spagna insieme con cotesti novelli metri.

Le cinque “misure” invero non si trovano, per diritto nè per rovescio, in questo componimento, dove le rime son tre; i versi di otto sillabe ciascuno, a modo nostro di scandere, e a modo dei grammatici arabi, di due piedi o di sei, se vogliasi considerare come verso l’intera stanza; e le stanze, infine, son sei. Potrebbero forse contarsi in ciascun verso cinque di quelle misure elementari che gli Arabi chiamarono “corde, piuoli e tramezzi” (si vegga Sacy,Grammaire arabe, 2ª ediz., II, pag. 619) come parti del verso, il quale appellanobeit, ossia “tenda, casa” e in generalestanza. Ma coteste misure elementari non so che siano state mai dettewazn. Ho ragione piuttosto di credere che nelle nuove poesie il metro più comune sia stato di stanze da cinque versi e che perciò Imâd-ed-dîn, facendo un fascio di tutti i metri occidentali, li abbia battezzati “Quinte rime.” Si badi bene ch’ei non dice che questo componimento abbia cinquewazn, ma “che sia di que’ che recitansi con cinquewazn.” Mi conferma, nel mio supposto, il codice della Riccardiana di Firenze segnato col n. 194 e intitolatoMegmû’-Kâmil, ossia “Raccolta compiuta” di Abu-l-Abbâs-el-Bekri. Tra le poesie della nuova maniera che il raccoglitore trascrive, scompartite per generi e specie, occorrono non pochi componimenti in cui le stanze, distinte sempre col titolo dibeitad inchiostro rosso e caratteri grandi, si compongono di cinque versi ciascuna. Lo stesso codice Riccardiano ha varii esempii ditekhmiso diremmo noi “quintuplicazione” di poesie altrui, che facevasi aggiugnendo quattro altri versi a ciascuno del testo; ma questo uso notissimo non ha che fare nel caso nostro.

Debbo avvertire infine che lo squarcio di poesia trascritto nellaKharida, mi sembra mutilato e mutatovi l’ordine de’ versi. In fatti il primo verso della terza stanza esce di rima, e la metafora obbligata della luna piena che spunti sopra un sottile tralcio diben, vuol che segua immediatamente a quello il primo verso della quarta stanza. Similmente il senso richiederebbe che l’ultimo verso della seconda stanza seguisse immediatamente all’ultimo della prima. Si capisce bene che i copisti orientali del XII e XIII secolo si doveano imbrogliare spesso, avendo dinanzi agli occhi quell’insolito intreccio di rime e di versi, scritti con altre divisioni che non son quelle degli antichi emistichii.

Aggiungo che, anche in Ponente, i letterati teneano in non cale lemowascehe. Abd-el-Wahid da Marocco (testo del Dozy, pag. 63) che scrivea nel 1224 dell’èra cristiana, si vergogna di far parola delle eccellenti poesie dettate in tal metro da Abu-Bekr-ibn-Zohr.

914.Dopo il Freytag,Darstellung, ec. (1831) il barone De Hammer chiamò l’attenzione de’ dotti, su questa nuova maniera di poesia, nelJournal Asiatiquedi agosto 1839 (pag. 153 segg.) e di agosto 1849 (pag. 249 segg.); ma, al solito suo, trattò il subietto con leggerezza. Or l’hanno rischiarato orientalisti di vaglia, come il baron De Slane, il professore Dozy e il barone De Schack. Si vegga, dello Slane, la versione francese de’ Prolegomeni d’Ibn-Khaldûn, parte III, pag. 422 e segg.; del Dozy, le osservazioni critiche su questo lavoro dello Slane, nelJournal Asiatiquedi agosto 1869, pag. 186 segg., e dello Schack laPoesie und Kunst, ec. vol. II, § xiij, pag. 47 segg.Ibn-Khaldûn, nella parte or or citata de’ Prolegomeni, dà ampii ragguagli sul nuovo genere di poesia, ch’ei non spregiava come Imâd-ed-dîn, e ne aggiugne moltissimi squarci ed anco interi componimenti.Tocca un poco lamowascehee izegelAverroes, nel Contento medio su la poetica di Aristotile, a pag. 3 del testo arabico, che si stampa per le cure del dotto professore Fausto Lasinio, sul codice unico della Laurenziana, insieme con l’antica versione ebraica e con versione italiana e note. I luoghi d’Ibn-Bassâm ai quali accenna il Dozy, op cit., pag. 186, 187, rischiarano anco il subietto; e chi volesse studiarlo profondamente, troverebbe una vasta e sistematica raccolta nel codice della Riccardiana, del quale ho fatta menzione nella nota precedente.

914.Dopo il Freytag,Darstellung, ec. (1831) il barone De Hammer chiamò l’attenzione de’ dotti, su questa nuova maniera di poesia, nelJournal Asiatiquedi agosto 1839 (pag. 153 segg.) e di agosto 1849 (pag. 249 segg.); ma, al solito suo, trattò il subietto con leggerezza. Or l’hanno rischiarato orientalisti di vaglia, come il baron De Slane, il professore Dozy e il barone De Schack. Si vegga, dello Slane, la versione francese de’ Prolegomeni d’Ibn-Khaldûn, parte III, pag. 422 e segg.; del Dozy, le osservazioni critiche su questo lavoro dello Slane, nelJournal Asiatiquedi agosto 1869, pag. 186 segg., e dello Schack laPoesie und Kunst, ec. vol. II, § xiij, pag. 47 segg.

Ibn-Khaldûn, nella parte or or citata de’ Prolegomeni, dà ampii ragguagli sul nuovo genere di poesia, ch’ei non spregiava come Imâd-ed-dîn, e ne aggiugne moltissimi squarci ed anco interi componimenti.

Tocca un poco lamowascehee izegelAverroes, nel Contento medio su la poetica di Aristotile, a pag. 3 del testo arabico, che si stampa per le cure del dotto professore Fausto Lasinio, sul codice unico della Laurenziana, insieme con l’antica versione ebraica e con versione italiana e note. I luoghi d’Ibn-Bassâm ai quali accenna il Dozy, op cit., pag. 186, 187, rischiarano anco il subietto; e chi volesse studiarlo profondamente, troverebbe una vasta e sistematica raccolta nel codice della Riccardiana, del quale ho fatta menzione nella nota precedente.

915.Questo dubbio, che ognuno avrebbea priori, è degno di ricerche positive. Il citato codice 191 della Riccardiana ci dà due serie di “Cantilene (neghm) dell’Irâk,” con versi brevi e mutazione di rime. Nell’Irâk si può supporre, al par che l’araba, l’influenza persiana.

915.Questo dubbio, che ognuno avrebbea priori, è degno di ricerche positive. Il citato codice 191 della Riccardiana ci dà due serie di “Cantilene (neghm) dell’Irâk,” con versi brevi e mutazione di rime. Nell’Irâk si può supporre, al par che l’araba, l’influenza persiana.

916.Dozy, op. cit., pag. 187, 188; De Schack, vol. cit., pag. 52. Quantunque i versi di alcunemowasceheezegel, ammettendo molte licenze poetiche, si possano ridurre a’ metri ordinarii degli Arabi, pure la misura per sillabe e accenti mi par che torni più costantemente esatta.

916.Dozy, op. cit., pag. 187, 188; De Schack, vol. cit., pag. 52. Quantunque i versi di alcunemowasceheezegel, ammettendo molte licenze poetiche, si possano ridurre a’ metri ordinarii degli Arabi, pure la misura per sillabe e accenti mi par che torni più costantemente esatta.

917.Prolegomènes, III, 441. Si confronti lo Schack, vol. cit., pag. 52.

917.Prolegomènes, III, 441. Si confronti lo Schack, vol. cit., pag. 52.

918.Per evitare quattro consonanti di fila, scrivomowascehae nonmowascsceha, come si dovrebbe. IlVocabulista in Arabico, pubblicato non è guari a Firenze, dà, invece di quel vocabolo, il maschilemowascsceh, col riscontro latino “versus” ezegel, col riscontro “Cantilena vel versus,” pag. 111, 199, 279, 624.

918.Per evitare quattro consonanti di fila, scrivomowascehae nonmowascsceha, come si dovrebbe. IlVocabulista in Arabico, pubblicato non è guari a Firenze, dà, invece di quel vocabolo, il maschilemowascsceh, col riscontro latino “versus” ezegel, col riscontro “Cantilena vel versus,” pag. 111, 199, 279, 624.

919.Il barone De Hammer (Journal Asiatique, agosto 1839, pag. 153) non esitò a definire le ottave rime, invenzione degli Arabi, e dopo dieci anni, rincalzando (op. cit., agosto 1849, pag. 249) identificò il sonetto colzegel. Ma questo articolo è quello appunto in cui egli fa derivare dall’arabo la vocecancan!

919.Il barone De Hammer (Journal Asiatique, agosto 1839, pag. 153) non esitò a definire le ottave rime, invenzione degli Arabi, e dopo dieci anni, rincalzando (op. cit., agosto 1849, pag. 249) identificò il sonetto colzegel. Ma questo articolo è quello appunto in cui egli fa derivare dall’arabo la vocecancan!

920.Si legge il testo nellaBibl. arabo-sicula, pag. 580, dove si intendan fatte le correzioni che furon proposte dall’illustre prof. Feischer.Eccone la traduzione verso per verso:1.“Cotesta gazzella adorna d’orecchiniMi canta le nenie quand’io son lungiE quando vede ciò che m’è avvenuto.2.Come (s’io fossi in un) giardino variopinto,Quand’ella è meco, non mi cale (d’altro)Poichè per l’amor suo mi consumo.3.Il suo volto è luna che spunta:Superbisce quand’ha occupati tutti gli affetti miei,Dond’io mi travaglio.4.Sur un tralcio sottile,Si sollazza nel mio lungo dolore,Allontanasi ed io sto per morire.5.Sdegnosa, inaccessa a pietà,Non rifugge dal romper la fede,Non ha (per me) che il silenzio.6.Tiranna, ingiusta,Mutata da quella che fu una volta;Sì ch’è felicità rarissima a trovarsi con lei!”Trascrivo tre stanze del testo per dare un’idea del metro:1.Wa ghazalin musciannefiKad retha li ba’da bu’diLamma rea ma lakeitu.2.Mithlu raudhin mufawweflLa obâli wahwa ’indiFi hubbibi ids dhâneitu.3.Waghuhu l-bedru tâli’an.Taha lemma haza wuddiFainnani kad sciakeituFi kadhlbin mohfahefi, ec.Si ricordino le osservazioni che abbiam fatte nella nota 2 della pag. 738, intorno la scorrezione del testo.

920.Si legge il testo nellaBibl. arabo-sicula, pag. 580, dove si intendan fatte le correzioni che furon proposte dall’illustre prof. Feischer.

Eccone la traduzione verso per verso:

1.

“Cotesta gazzella adorna d’orecchiniMi canta le nenie quand’io son lungiE quando vede ciò che m’è avvenuto.

“Cotesta gazzella adorna d’orecchiniMi canta le nenie quand’io son lungiE quando vede ciò che m’è avvenuto.

“Cotesta gazzella adorna d’orecchini

Mi canta le nenie quand’io son lungi

E quando vede ciò che m’è avvenuto.

2.

Come (s’io fossi in un) giardino variopinto,Quand’ella è meco, non mi cale (d’altro)Poichè per l’amor suo mi consumo.

Come (s’io fossi in un) giardino variopinto,Quand’ella è meco, non mi cale (d’altro)Poichè per l’amor suo mi consumo.

Come (s’io fossi in un) giardino variopinto,

Quand’ella è meco, non mi cale (d’altro)

Poichè per l’amor suo mi consumo.

3.

Il suo volto è luna che spunta:Superbisce quand’ha occupati tutti gli affetti miei,Dond’io mi travaglio.

Il suo volto è luna che spunta:Superbisce quand’ha occupati tutti gli affetti miei,Dond’io mi travaglio.

Il suo volto è luna che spunta:

Superbisce quand’ha occupati tutti gli affetti miei,

Dond’io mi travaglio.

4.

Sur un tralcio sottile,Si sollazza nel mio lungo dolore,Allontanasi ed io sto per morire.

Sur un tralcio sottile,Si sollazza nel mio lungo dolore,Allontanasi ed io sto per morire.

Sur un tralcio sottile,

Si sollazza nel mio lungo dolore,

Allontanasi ed io sto per morire.

5.

Sdegnosa, inaccessa a pietà,Non rifugge dal romper la fede,Non ha (per me) che il silenzio.

Sdegnosa, inaccessa a pietà,Non rifugge dal romper la fede,Non ha (per me) che il silenzio.

Sdegnosa, inaccessa a pietà,

Non rifugge dal romper la fede,

Non ha (per me) che il silenzio.

6.

Tiranna, ingiusta,Mutata da quella che fu una volta;Sì ch’è felicità rarissima a trovarsi con lei!”

Tiranna, ingiusta,Mutata da quella che fu una volta;Sì ch’è felicità rarissima a trovarsi con lei!”

Tiranna, ingiusta,

Mutata da quella che fu una volta;

Sì ch’è felicità rarissima a trovarsi con lei!”

Trascrivo tre stanze del testo per dare un’idea del metro:

1.

Wa ghazalin musciannefiKad retha li ba’da bu’diLamma rea ma lakeitu.

Wa ghazalin musciannefiKad retha li ba’da bu’diLamma rea ma lakeitu.

Wa ghazalin musciannefi

Kad retha li ba’da bu’di

Lamma rea ma lakeitu.

2.

Mithlu raudhin mufawweflLa obâli wahwa ’indiFi hubbibi ids dhâneitu.

Mithlu raudhin mufawweflLa obâli wahwa ’indiFi hubbibi ids dhâneitu.

Mithlu raudhin mufawwefl

La obâli wahwa ’indi

Fi hubbibi ids dhâneitu.

3.

Waghuhu l-bedru tâli’an.Taha lemma haza wuddiFainnani kad sciakeituFi kadhlbin mohfahefi, ec.

Waghuhu l-bedru tâli’an.Taha lemma haza wuddiFainnani kad sciakeituFi kadhlbin mohfahefi, ec.

Waghuhu l-bedru tâli’an.

Taha lemma haza wuddi

Fainnani kad sciakeitu

Fi kadhlbin mohfahefi, ec.

Si ricordino le osservazioni che abbiam fatte nella nota 2 della pag. 738, intorno la scorrezione del testo.

921.Stesso Ms, fog. 3 recto, 6 verso.“Scritto è nel Codice degli innamorati: morire o fuggir pria (che si sentano) le ripulse e i tormenti.Se mi è parsa lunga una notte, ecco che l’aurora spunta con la dolorosa (rimembranza) di colei ch’è nascosa agli occhi miei.Chi me ne dà contezza? Per la sua assenza i solchi delle lagrime mi rigan le guance.S’io penso a lei, le palpebre degli occhi miei sembran ramo di tamarisco molle di pioggia, quando il vento lo scuote.”

921.Stesso Ms, fog. 3 recto, 6 verso.

“Scritto è nel Codice degli innamorati: morire o fuggir pria (che si sentano) le ripulse e i tormenti.

Se mi è parsa lunga una notte, ecco che l’aurora spunta con la dolorosa (rimembranza) di colei ch’è nascosa agli occhi miei.

Chi me ne dà contezza? Per la sua assenza i solchi delle lagrime mi rigan le guance.

S’io penso a lei, le palpebre degli occhi miei sembran ramo di tamarisco molle di pioggia, quando il vento lo scuote.”

922.Ms. di Parigi,Ancien Fonds, 1375, fog. 3 recto.“M’incresce di rimanere in vita finchè non ritorni certa persona assente, che non lascia prender sonno agli occhi miei.Come bramar la vita lungi da costei, tanto amata, che avrei data tutta la eternità per un sol giorno goduto con lei!Io mi querelava quando non la vedeva, e pur l’era presso; ed ora conosco che cosa sia la lontananza!Io bramo di potere svelare il tuo nome a tutto il mondo: ed ecco i malevoli a dir che non mi curi di te!”

922.Ms. di Parigi,Ancien Fonds, 1375, fog. 3 recto.

“M’incresce di rimanere in vita finchè non ritorni certa persona assente, che non lascia prender sonno agli occhi miei.

Come bramar la vita lungi da costei, tanto amata, che avrei data tutta la eternità per un sol giorno goduto con lei!

Io mi querelava quando non la vedeva, e pur l’era presso; ed ora conosco che cosa sia la lontananza!

Io bramo di potere svelare il tuo nome a tutto il mondo: ed ecco i malevoli a dir che non mi curi di te!”

923.Stesso Ms., fog. 2 recto.“Dal tramonto del Sole infino all’aurora, bevemmo temperato un (vino biondo come il) Sole,Quando i raggi del Sole battean sul Nilo, come punte di lance su le corazze.”

923.Stesso Ms., fog. 2 recto.

“Dal tramonto del Sole infino all’aurora, bevemmo temperato un (vino biondo come il) Sole,

Quando i raggi del Sole battean sul Nilo, come punte di lance su le corazze.”

924.Ibid.“Una smilza che quando balla dinanzi la brigata, fa ballare il cuore a chi guarda: tanto eccelle nell’arte!Sì leggiera al passo, che quand’ella gira e atteggiasi dinanzi a chi ha gli occhi infiammati, questi non si duole del mal di capo.”Stesso Ms., fog. 4 recto.“O gazzella che il Creatore plasmò tutta di bellezza e leggiadria,Ch’io mi sollazzi in questi giardini, senza trascorrere, nè cogliervi frutto:Io non vengo mica a far male; ma soltanto a rallegrare lo sguardo.”

924.Ibid.

“Una smilza che quando balla dinanzi la brigata, fa ballare il cuore a chi guarda: tanto eccelle nell’arte!

Sì leggiera al passo, che quand’ella gira e atteggiasi dinanzi a chi ha gli occhi infiammati, questi non si duole del mal di capo.”

Stesso Ms., fog. 4 recto.

“O gazzella che il Creatore plasmò tutta di bellezza e leggiadria,

Ch’io mi sollazzi in questi giardini, senza trascorrere, nè cogliervi frutto:

Io non vengo mica a far male; ma soltanto a rallegrare lo sguardo.”

925.Ms. citato, fog. 2 recto.“Ne’ contrattempi e ne’ frangenti, noi tenghìamo consiglio coi segreti degli animi nostri;Ciascun fa sue querele, e così comprendiamo a che siam giunti, senza timor di spie, nè di scolte.”Si riscontri il cap. xiv del libro IV, vol. 2º, pag. 520, 524, dove si fa menzione d’un Abu-l-Hasan, che ha gli stessi nomi di costui, fuorchè l’ultimo “ibn-abi-l-Biscir,” invece del quale si legge “ibn-el-Biscir:” e potrebbe essere errore di copia ed anche variante d’uso. Anche l’età coinciderebbe. Ma da un lato mi farebbe maraviglia che fossero sfuggiti a Imâd-ed-dîn i versi a lode de’ ministri egiziani; e dall’altro è da notare che nellaKharîdail nome è anche scritto una volta ibn-abi-l-Besciâir.

925.Ms. citato, fog. 2 recto.

“Ne’ contrattempi e ne’ frangenti, noi tenghìamo consiglio coi segreti degli animi nostri;

Ciascun fa sue querele, e così comprendiamo a che siam giunti, senza timor di spie, nè di scolte.”

Si riscontri il cap. xiv del libro IV, vol. 2º, pag. 520, 524, dove si fa menzione d’un Abu-l-Hasan, che ha gli stessi nomi di costui, fuorchè l’ultimo “ibn-abi-l-Biscir,” invece del quale si legge “ibn-el-Biscir:” e potrebbe essere errore di copia ed anche variante d’uso. Anche l’età coinciderebbe. Ma da un lato mi farebbe maraviglia che fossero sfuggiti a Imâd-ed-dîn i versi a lode de’ ministri egiziani; e dall’altro è da notare che nellaKharîdail nome è anche scritto una volta ibn-abi-l-Besciâir.

926.Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 581.

926.Bibl. arabo-sicula, testo, pag. 581.

927.Kharîda, op. cit., pag. 586.“O Beni-l-Asfar (gente bionda) voi dovete il prezzo del mio sangue: de’ vostri è il mio uccisore, il ladrone che m’ha spogliato.È bello dunque il fuggir chi t’ama? È lecito ciò nella religione del Messia?O tu dall’occhio languente senza malattia, quando tu alluci un (ferito in) cuore, eccol già sano!Ogni sorta di bellezza, dacchè io vi ho visti (o gente bionda), par brutta agli occhi miei.”Si ricordi che gli Arabi chiamavan Beni-l-Asfar i Romani e i Bizantini.

927.Kharîda, op. cit., pag. 586.

“O Beni-l-Asfar (gente bionda) voi dovete il prezzo del mio sangue: de’ vostri è il mio uccisore, il ladrone che m’ha spogliato.

È bello dunque il fuggir chi t’ama? È lecito ciò nella religione del Messia?

O tu dall’occhio languente senza malattia, quando tu alluci un (ferito in) cuore, eccol già sano!

Ogni sorta di bellezza, dacchè io vi ho visti (o gente bionda), par brutta agli occhi miei.”

Si ricordi che gli Arabi chiamavan Beni-l-Asfar i Romani e i Bizantini.

928.Ms. di Parigi, fog. 11 verso.“Le mie lagrime già scopron l’amore: non reggo più alla passione che m’ispira questa verginella, guardandomi con due occhi d’antelope. La bionda che ama il vestito bianco e tinge il velo nel rosso del cartamo.Oh quel camiciotto e quel velo riflettono il colore su chi la guarda; ond’egli (a vicenda) si fa bianco e arrossisce!Crisolito ella è, legato in lamina d’argento e coronato di vermiglia corniola.”

928.Ms. di Parigi, fog. 11 verso.

“Le mie lagrime già scopron l’amore: non reggo più alla passione che m’ispira questa verginella, guardandomi con due occhi d’antelope. La bionda che ama il vestito bianco e tinge il velo nel rosso del cartamo.

Oh quel camiciotto e quel velo riflettono il colore su chi la guarda; ond’egli (a vicenda) si fa bianco e arrossisce!

Crisolito ella è, legato in lamina d’argento e coronato di vermiglia corniola.”

929.“Una fanciulla mi ha rapito il cuore di mezzo il costato: l’adesca assiduamente co’ suoi vezzi!Donzella dalla guancia (porporina) come il suo camiciotto; dal velo bruno come le sue ciocche:Le pietre preziose del suo monile tondeggiano come il suo seno; le minuterie ond’ella s’adorna, hanno il colore dell’afflitto mio viso.Ella, col suowisciâh, col velo e con gli ornamenti, sembra a chi la affisi, un Sole vestito di splendore, coronato di fitte tenebre e circondato di stelle.”

929.“Una fanciulla mi ha rapito il cuore di mezzo il costato: l’adesca assiduamente co’ suoi vezzi!

Donzella dalla guancia (porporina) come il suo camiciotto; dal velo bruno come le sue ciocche:

Le pietre preziose del suo monile tondeggiano come il suo seno; le minuterie ond’ella s’adorna, hanno il colore dell’afflitto mio viso.

Ella, col suowisciâh, col velo e con gli ornamenti, sembra a chi la affisi, un Sole vestito di splendore, coronato di fitte tenebre e circondato di stelle.”

930.Kharîda, op. cit., pag. 601. I versi ai quali s’accenna, leggonsi nel citato Ms. di Parigi, fog. 116 recto e verso. Il poeta siciliano ne scrisse tre, per chiedere il libro: ed Abu-s-Salt gliene mandò con sette versi su la stessa rima.

930.Kharîda, op. cit., pag. 601. I versi ai quali s’accenna, leggonsi nel citato Ms. di Parigi, fog. 116 recto e verso. Il poeta siciliano ne scrisse tre, per chiedere il libro: ed Abu-s-Salt gliene mandò con sette versi su la stessa rima.

931.Ms. di Parigi, fog. 11 verso, 12 recto.

931.Ms. di Parigi, fog. 11 verso, 12 recto.

932.Fog. 12 recto.

932.Fog. 12 recto.

933.Fog. 12 recto a 13 recto.

933.Fog. 12 recto a 13 recto.

934.Fog. 13 recto.

934.Fog. 13 recto.

935.Fog. 13 recto e verso.

935.Fog. 13 recto e verso.

936.Si confronti la notizia di Imâd-ed-dîn,Bibl. arabo-sicula, pag. 587, con quella di Zuzêni, op. cit., pag. 619. Questa seconda notizia fu già pubblicata, non senza errori, dal Casiri,Bibl. arabo-hisp., I, 434, e quindi dal Gregorio,Rer. Arab., pag. 237, e citata dal Wenric,Rerum ab Arabibus, ec. pag. 305.

936.Si confronti la notizia di Imâd-ed-dîn,Bibl. arabo-sicula, pag. 587, con quella di Zuzêni, op. cit., pag. 619. Questa seconda notizia fu già pubblicata, non senza errori, dal Casiri,Bibl. arabo-hisp., I, 434, e quindi dal Gregorio,Rer. Arab., pag. 237, e citata dal Wenric,Rerum ab Arabibus, ec. pag. 305.

937.Anonimo, presso Imâd-ed-dîn, loco citato.

937.Anonimo, presso Imâd-ed-dîn, loco citato.

938.Imâd-ed-dîn, nel Ms. parigino dellaKharîda, fog. 16 recto.

938.Imâd-ed-dîn, nel Ms. parigino dellaKharîda, fog. 16 recto.

939.Ms. citato, fog. 16 recto segg. L’elegia principia:“Difficile è il conforto; immensa la separazione e la perdita; e ne piomba nell’anima più dolore ch’ella non cape.Piangete, occhi, lagrime schiette e sangue; poichè a questo colpo non v’ha schermo!················Non bastava la Terra a’ suoi benefizii, ed or basta al suo corpo la fossa che gli hanno scavata.Chi rimane agli orfani ed a’ viandanti, che le sue mani soleano dissetare e saziare?················Vengono gli Angeli della Grazia ad annunziare ch’egli è asceso agli eterni giardini.Chè già le sue azioni gli aveano apparecchiato l’albergo ne’ luoghi dove posano le anime generose.Che è questo che gli uomini sanno bene ch’e’ s’ha a morire, e poi, mettendosi in viaggio, non pensano a provvedersi del vitto?”

939.Ms. citato, fog. 16 recto segg. L’elegia principia:

“Difficile è il conforto; immensa la separazione e la perdita; e ne piomba nell’anima più dolore ch’ella non cape.

Piangete, occhi, lagrime schiette e sangue; poichè a questo colpo non v’ha schermo!

················

Non bastava la Terra a’ suoi benefizii, ed or basta al suo corpo la fossa che gli hanno scavata.

Chi rimane agli orfani ed a’ viandanti, che le sue mani soleano dissetare e saziare?

················

Vengono gli Angeli della Grazia ad annunziare ch’egli è asceso agli eterni giardini.

Chè già le sue azioni gli aveano apparecchiato l’albergo ne’ luoghi dove posano le anime generose.

Che è questo che gli uomini sanno bene ch’e’ s’ha a morire, e poi, mettendosi in viaggio, non pensano a provvedersi del vitto?”

940.Ms. citato, fog. 17 recto.“Lo piangono i destrieri di battaglia e spezzano il morso, non sentendo più i suoi sproni.Vanno di passo, ancorch’e’ siano purissimi di sangue tra tutti i cavalli, valentissimi al corso e smilzi sopra ogni altro.Per poco le spade indiane non si torcono dal dolore, sì che i foderi si spezzino allo sguainarle.”

940.Ms. citato, fog. 17 recto.

“Lo piangono i destrieri di battaglia e spezzano il morso, non sentendo più i suoi sproni.

Vanno di passo, ancorch’e’ siano purissimi di sangue tra tutti i cavalli, valentissimi al corso e smilzi sopra ogni altro.

Per poco le spade indiane non si torcono dal dolore, sì che i foderi si spezzino allo sguainarle.”


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