CAPITOLO IV.Due anni dopo le raccontate vittorie, correndo il trecencinquantasei (16 dic. 966, 5 dic. 967) Moezz significò all'emir di Sicilia la pace fermata con l'Impero, e gli ingiunse di riattare, meglio oggi che domani, dicea lo scritto, le mura e fortificazioni di Palermo; ordinare in ogniiklîmdell'isola una munita città che avesse moscheagiami'e pulpito; e ridurvi la gente dell'iklîm, vietandole di soggiornare sparsa pei villaggi. Ahmed fece metter mano immantinenti ai lavori in Palermo, e mandò per tutta l'isolasceikhipreposti ad inurbare le province. Tanto e non più una cronica musulmana.[622]Ed Ibn-Haukal, venuto in Palermo sei anni appresso, ammirava le forti muraglie del Cassaro e della Khâlesa; e intendea come delle nove porte del Cassaro tre fossero state innalzate da Ahmed, una delle quali tramutata da debole a difendevol sito.[623]Delle città ristorate oltre la capitale nulla sappiam di certo.[624]Ma più monta indagare l'ordinemilitare ed amministrativo accennati sì laconicamente dal cronista. Ed a ciò ne proveremo; e direm poi della pace.La prima cosa è da vedere che valga quiiklîm; la qual voce gli Arabi tolsero del greco, al par di noi;[625]le serbarono il significato che aveva in geografia fisica; e v'aggiunser quello di circoscrizione territoriale. Così la troviamo in Affrica nel decimo secolo,[626]in Sicilia nel duodecimo[627]e in Egitto nel decimoquarto;[628]dinotando per lo più quel tratto mezzano di paese ch'oggi chiameremmo distretto, o cantone: nè altro vuol dire al certo in questo rescritto di Moezz. La moscheagiami'e il pulpito non portano a supporre più vasto l'iklîm; ma solo che il capoluogo fosse città importante, da farvisi la prece pubblica del venerdì.Ma la gente[629]che si dovea dai villaggi ridurre nei capoluoghi, non poteva essere l'universale degli abitatori: cristiani o musulmani; liberi,dsimmio schiavi; nobili e plebei. Poco men assurdo sarebbe a intender tutti i Musulmani, non esclusi i contadini, chè al certo ve n'erano in Val di Mazara; e quanto agli artefici e mercatanti, non occorrea comando del principe perchè soggiornassero nelle città. Però trattavasi della sola milizia, dei nobili cioè con lor lunghe parentele; e chi altro era tenutogentenel medio evo, fosse in Cristianità o in terra d'islâm? Ignoriam noi se nel Val di Mazara, conquistato ormai da un secolo, le milizie fossero pagate dall'erario in moneta sonante, ovvero coniktâ', o vogliam dire delegazioni, sulkharâgdi un dato territorio, che riscuotessero con lor proprie mani,[630]stanziando qua e là nelle ville. Ma ciò seguiva necessariamente in Val Demone e Val di Noto, per la fresca mutazione del tributo dei municipii, ingezîadegli individui ekharâgdei poderi; mancando il tempo di stendere i ruoli e i catasti, secondo i quali l'azienda pubblica riscuotesse il danaro o il frumento delkharâg. E però non si eran fatti nè ancoiktâ'in buona forma; ma nulla toglie che le milizie, con partaggio provvisionale e tumultuario assentito o non assentito dall'emir Ahmed, avessero diviso tra loro alla grossa le entrate mal note delle nuove province, e si fosserosparse nelle campagne, esattori a libito e pagatori di sè medesimi. La qual rapina permanente rovinava i sudditi cristiani, snervava lo Stato musulmano, per le sciupate rendite presenti, la inaridita sorgente di quelle avvenire e la sciolta disciplina militare. A cotesti danni volle ovviare Moezz, forse in Val di Mazara, di certo nella Sicilia orientale, con l'ordinamento novello; per lo quale par fosse affidata a magistrati civili la riscossione, e deputati gli stessi o altri oficiali in ciascun capoluogo a vegliare i governati, e significar loro la parola del principe; il che si facea d'ordinario nellakhotba, e però dal pulpito, nella moscheagiami'.[631]Quali fossero allora i nomi e limiti degliiklîmdi Sicilia, e se mere circoscrizioni militari, o anco di azienda, nessun ricordo di quel tempo cel dice; nè vi si può supplire con induzioni. Sol dobbiamo supporre che gliiklîmfossero stati adattati ai corpi del giund, non questi a quelli: perocchè, eccettuati gli stanziali, le altre milizie facean corpo secondo le parentele, nè agevolmente si potea dividere un corpo, nè tranquillamente tenerne insieme due o più di schiatte diverse. Da questo e dalla diversità delle entrate pubbliche sopra territorii uguali in superficie,[632]nascea la disuguaglianza grandissima di estensione degliiklîm, che si nota in varii Stati musulmani; e che durava in Sicilia infino al duodecimo secolo.[633]La pace parve tempo opportuno a tale riforma d'amministrazione militare; o forse nelle pratiche della pace l'avea chiesta il governo bizantino, per temperare coi consigli i mali dei Cristiani di Sicilia, che non avea saputo prevenire con le armi e che non poteva ignorare, nè farne le viste coi frati e il clero di Sicilia. I quali consigli, utili anco al principe musulmano, più gratamente doveano essere ascoltati nella stretta amistà che allor nacque tra le corti di Costantinopoli e di Mehdia da comuni interessi. L'uno era il sospetto di Otone di Sassonia, il quale volle regnare in Italia quanto Carlomagno e più: ubbidito ormai senza contrasto dalle Alpi al Tevere; coronato imperatore a Roma (962); padrone della città; fattosi giudice a gastigare o vendicare i papi, ed arbitro di eleggerli e deporli; e si voltava già ai favori del principe di Benevento e contro Niceforo; assaltava (968) la Calabria, e minacciava però la Sicilia.[634]Ma in Oriente stringea Moezz a Niceforo, passione più gagliarda, la brama di spogliare altrui. Il califato abbassida, mutilo da più tempo delle estreme province, comandava or appena, e di nome solo, a Bagdad e in breve cerchio. I Buidi o Boweidi teneano la Persia; la casa di Hamdân la Mesopotamia; la dinastia d'Ikhscid la Siria e l'Egitto; i Karmati l'Arabia, donde terribiliirrompeano fuori. Lo stesso nome di califo rimanea per ipocrisia o compassione dei vicini usurpatori, dei ministri o capitani di ventura avvicendatisi nella signoria della capitale, i quali vendettero gli oficii pubblici in faccia ai successori di Omar e di Harûn Rascîd, saccheggiarono la reggia, messer loro le mani addosso, lor fecero stentare la vita con una pensioncella; mentre i mercenarii turchi o deilemiti e la plebe ad ogni piè sospinto insanguinavano le strade di Bagdad. Tra tanta rovina del califato, Niceforo Foca (962-7) trionfando nell'Asia Minore, s'era innoltrato due volte in Siria; avea preso Aleppo, Laodicea e molti altri luoghi, e assediato Antiochia, che fu indi espugnata da' suoi.[635]Venuto così Niceforo alle mani con gli Ikhsciditi, nemici immediati di Moezz, probabil è che si trattasse tra l'uno e l'altro di operare d'accordo.Tanto più che Moezz ebbe con un ambasciatore bizantino quella famigliarità che sovente nasce tra svegliati ingegni. Costui chiamossi Niccolò, mandatogli più volte da Costantinopoli a Mehdia ed al Cairo;[636]forse il medesimo che stipulò la detta pace del novecensessantasette, recati a Moezz splendidi doni di Niceforo, e avutone per riscatto o in cortesia l'eunuco Niceta.[637]L'ambasciatore, sostato per viaggio inSicilia, andava misurando la possanza fatemita: accolto onorevolmente dal governatore dell'isola, e notato il bell'aspetto dell'esercito; viste poscia a Susa le grosse schiere che v'erano apparecchiate. Ma a Mehdia il greco si facea strada a stento nella calca dei soldati, famigliari e cortigiani, finchè, entrato nella reggia, uno splendore lo abbagliò: e condotto a Moezz che sedea maestosamente sul trono, gli parve proprio il Creatore del mondo, non uomo mortale; che se si fosse vantato di salir su in cielo gli avrebbe risposto: “è incredibile, ma tu lo farai.” Tanto si dice che confessasse Niccolò, pochi anni dopo, al principe medesimo, il quale, chiamatolo in segreto nella reggia del Cairo, gli avea domandato: “Ti sovviene del tal dì ch'io ti prediceva in Mehdia saresti venuto a salutarmi re in Egitto?” — “È vero,” rispose; e Moezz: “Ci ritroveremo adesso a Bagdad; tu ambasciatore, ed io califo.” Ma il Greco stiè zitto; e, sforzato da Moezz, gli fe' quel racconto della luce sfolgorante di Mehdia e che adesso vedea negra di tenebre la capitale, e ammorzata nella sua faccia quella terribile maestà; donde giudicava rovesciata e sinistra la fortuna. Moezz abbassò gli occhi tacendo; s'ammalò; e non guari dopo morì (975). Che che sia di cotesto dialogo, il quale non disconviene a due adetti d'astrologia del decimo secolo, si accetteranno i particolari della prima ambasceria che fanno all'argomento nostro: la condizione cioè dell'esercito siciliano; e che Moezz volentieriragionasse di sue ambizioni orientali coi legati di Costantinopoli.[638]Già le guerre di Niceforo e le irruzioni dei Karmati in Siria batteano la dinastia turca, fondata in Egitto da Ikhscid, capitano degli Abbassidi, il quale avea occupato la provincia commessagli e l'avea lasciata a' suoi. Venuto a morte (maggio 968) il loro liberto Kafûr che tenne con man ferma lo Stato, succedettegli di nome un Ahmed, nipote d'Ikhscid, fanciullo di undici anni, e di fatto un reggente e due ministri i quali si sfamarono in rapine e soprusi. Indi tumultuavano le soldatesche; i cittadini malcontenti prestavano orecchio alle pratiche di Moezz; e un sensale giudeo di Bagdad, che s'era fatto musulmano e straricco e strumento necessario dell'azienda d'Egitto, visto che i nuovi signori stendesser le mani a pelarlo, si rifuggì appo il Fatemita; gli svelò le condizioni del paese e le vie di insignorirsene. La pestilenza e la carestia che in quel tempo desolavan orribilmente l'Egitto, aiutarono al precipizio.[639]Moezz ebbe sapienza e genio di amministrazione, di che solea trar vanto. Narrasi che una volta, per sermonare i grandi della vezzeggiata e temuta tribù di Kotama, si fece trovare in farsetto, nel suostudio, tra libri e dispacci: “Ed ecco,” lor disse, “com'io spendo i giorni a far di mia mano il carteggio con l'Oriente e l'Occidente, in vece di sedere a desco profumato di muschio, vestito di sete e pellicce, a sbevazzare al suono di strumenti musicali e canto di belle giovani! Chi mai in questo popolo crederebbe che il principe è serrato in camera a procacciare la sicurezza e prosperità del paese e il trionfo vostro su i nemici?” E finì con ricordar loro, da moralista e da medico, tutte le virtù, anche di star contenti a una moglie; promettendo che, s'e' lo ascoltassero, così conquisterebbero i paesi orientali, com'avean fatto del Ponente.[640]E con ciò a consultare gli astrologi e più sovente le spie; tenere mandatarii con le man piene d'oro nei paesi agognati; e biechi bargelli su le popolazioni arabiche d'Affrica. Ond'ei parrebbe a legger di Filippo secondo di Spagna, se nei costumi di Moezz si notasse fanatismo ed ipocrisia, anzichè un animo generoso e un colto ingegno, vago di poesia, vivace e facondo, pratico in varie lingue; il berbero, il negro e lo slavo.[641]Del rimanente uom di stato non ordinò mai vasto disegno con maggior arte, ch'egli il conquisto d'Egitto. Oltre le dette pratiche, si procacciava séguito nelle due città sante dell'Arabia; si assicurava in Affrica; accumulava tesori; ordinava gli eserciti; e cercava, per mandarli ai conquisto, un gran capitano senz'ambizione.Lo trovò o lo fece egli stesso: un Siciliano di schiatta cristiana,[642]Giawher, che suona “'gioiello;” sepur questo non è il vocabolo arabico raddolcito dalla nostra pronunzia. Figliuolo d'un Abd-Allah, che pare schiavo rinnegato, Giawher fu comperato da un eunuco affricano, rivenduto a un secondo e da questi a un altro; il quale ne fece dono al califo fatemita Mansûr.[643]Messolo a lavorar coi segretarii, Mansur poi l'affrancò; donde entrava, secondo legge musulmana, nella famiglia. Era giovane di bello aspetto, lodevoli costumi, pronto ingegno, affaticante, vigilante, sennato scrittore e pulito, chè ne resta di lui l'editto della sicurtà data al popolo egiziano; e molto amò la poesia e le lettere, protesse cui le coltivasse, e salito a potenza fu largo coi poeti. Moezz, sperimentatolo in varii oficii pubblici, lo fece vizir; poi si consigliò di mandarlo (958) con un esercito di Berberi a ridurre le province occidentali d'Affrica, di cui alcuna s'accostava agli Omeîadi di Spagna: e Giawher in men di due anni occupava per molti combattimenti l'odierno Stato di Marocco; mandava a Moezz i pescie le alghe presi nell'Atlantico, e gli recava egli stesso in gabbie di ferro i principi di Segelmessa e di Fez. Però, deliberata, dopo la morte di Kafûr, l'impresa d'Egitto, Moezz la commetteva al liberto siciliano; provvedeva con esso lui ad ogni cosa, fatti financo scavar pozzi nel deserto di Barca su la strada che dovea battere l'esercito da Sort a Faiûm. Giawher s'infermò a morte in questo tempo; e il califo a visitarlo ed assisterlo; e sicuro dicea: “Non morrà, poichè mi dèe conquistare l'Egitto.”[644]All'entrar di febbraio del novecensessantanove, ragunate le genti nei piani di Rakkâda per muovere all'impresa, apparve più brutta che mai l'uguaglianza del dispotismo. Giawher smontava di sella, baciava la mano di Moezz e l'unghia del pontifical palafreno; e alla sua volta, cavalcando con l'esercito, si vedea camminar dinanzi a piè, per comando del califo, i costui figliuoli e congiunti, non che i grandi del regno. I centomila uomini che gli danno i cronisti, significano che fu possente l'esercito; i cameli carichi d'oro gittato in forma di macine, simboleggiano, a mo' delle Mille ed una notte, il provvedimento necessario a chi andava a combattere in paese affamato, con giunta d'infinite barche stivate di grano che seguivano l'armata alle bocche del Nilo. Nei primi di giugno, non lungi da Fostat, sede del governo, Giawherfermava un accordo coi principali cittadini;[645]concedendo a tutto il popol d'Egitto la sicurtà della vita, sostanze e famiglie, a nome del califo; il quale, mosso a pietà del paese, avea mandato sue armi invitte a liberarli dai ladroni e dagli empii e farvi rifiorir la giustizia. Scendendo alle realtà, promettea di rilasciare le indebite esazioni del fisco su i retaggi; fornir le spese necessarie alle moschee; rispettare le opinioni religiose,[646]e i giudizii secondo l'usanza del paese, non contraria al Corano nè allasunna; e mantenere i dritti deidsimmi.[647]Si recò allora in parti la città; chi sdegnava l'accordo uscì a combattere e fu rotto; il vincitore, confermati saviamente i patti, entrava a Fostat nei primi di luglio. Altro non mutò dei riti che il nome del principe nellaKhotba, l'appello alle preghiere, e il color delle vestimenta degli oficiali pubblici, di nero in bianco. Provvide all'azienda da uom del mestiere; pose in ogni uficio un egiziano e un affricano; amministrò rettamente la giustizia; e con rara modestia esercitò il pien potere commessogli.[648]Piantato il campo presso Fostat, disegnovvi la novella capitale, laKâhira, ossia trionfatrice;e diè mano immantinente a edificarla.[649]Quivi innalzò la moschea Azahr, che fu compiuta entro due anni; nella quale il fondatore volle tramandare ai posteri il nome della patria siciliana e dell'oficio ch'era stato principio di sua grandezza.[650]Assicurò il conquisto reprimendo chi si levasse nelle province; e dando una memorabile sconfitta (971) ai Karmati, che vennero ad assalirlo al Cairo.[651]Intanto il nome di Moezz era gridato alla Mecca e Medina; capitani minori mandati da Giawher gli acquistavano parte di Siria;[652]non ostante i Karmati, o forse per la paura che avean di loro i Musulmani, parea che i popoli da Suez all'Eufrate volesserlo riconoscere signore. Onde Giawher tanto insistè, che il trasse a trasferir la sede in Egitto; il che se non bastò a dare ai Fatemiti l'ambito impero musulmano, fece durar due secoli la dinastia, la quale, rimasa in Affrica, sarebbe stata spiantata di corto. La prodigiosa fertilità dell'Egitto; la postura che ne fa scala del commercio tra l'Oriente e l'Occidente; la popolazione gran parte cristiana, docile o servile e attaccata al suolo, offrian salda base a una dominazione reggentesi sugli ordini dell'azienda, d'una setta e d'una tribù berbera, non su popolo ed armi di sua propria nazione: oltrechè i padroni d'Egitto, per necessitàgeografica, comandaron sempre alla Siria e tennero le chiavi dell'Arabia occidentale. In Affrica, al contrario, i Fatemiti non avean potuto vincere la nimistà dei cittadini arabi in sessant'anni di terrore e di sferza,[653]non spegnere l'antagonismo del sangue berbero racceso dalle sètte kharegite; e mentre e' conquistavan l'Egitto, erano necessitati raccomandarsi alla tribù di Sanhâgia per reprimere un altro ribelle che seguía le orme di Abu-Iezîd.[654]Nè Sanhâgia, condotta dalla famiglia zîrita, lor prestava le armi con sì cieca lealtà da far serva sè stessa. Nè i Kotamii soffrivano che il califo comandasse in casa loro:[655]nè d'altronde bastavano a tener l'Affrica, facendo insieme da pretoriani in Egitto e un pugno anco in Sicilia.Moezz si deliberò dunque a sgomberare d'Affrica per sempre, recando seco arredi, tesori, armerie e fin le ossa degli avi. Partì d'agosto novecensettantadue; sostato alquanto a Sardegna, villa d'Affrica che par abbia preso il nome dai Sardi che vi soggiornarono,[656]con magnifica lentezza entrò al Cairo di giugnonovecensettantatrè; assestò le cose pubbliche con Giawher; poi messe da canto l'illustre liberto, il quale morì il novantadue; e il suo figliuolo Hosein, generalissimo del nipote di Moezz, fu ucciso da quello a tradimento.[657]Di rado ci occorrerà ormai di tornare alla storia dell'Egitto; e di Moezz, basterà aggiugnere gli ordini politici lasciati nelle antiche province. Presto ei depose, se pur l'ebbe mai, il pensiero di commettere l'Affrica a un Arabo di nobil sangue, il quale, non sarebbe stato contento a picciola autorità; nè bastante a tenere il paese coi coloni arabi contumaci.[658]Si volse pertanto ai Berberi, alla tribù di Sanhâgia, alla famiglia zîrita, al capo Bolukkîn, e, per arabizzarlo, gli diè nome di Iûsuf-abu-l-Fotûh e titolo diSeif-ed-dawla, ossia Spada dell'impero. Il quale gli avea prestato mano forte contro i ribelli, come il padre al padre di lui; e sapea bene Moezz, che, non lasciandolo governatore, quei si potea far principe.[659]Bolukkîn, che il sapeva anco, non si dolse che gli scemassero l'impaccio del governo civile: che Moezz eleggesse i cadi, e qualche capo di milizia;[660]che un consiglio degli oficiali pubblici trattasse la somma degli affari ed egli facesse eseguire ledeliberazioni.[661]Assentì anco a più duro taglio: che fosse posto da Moezz un direttore sulkharâg, ed un su le tasse diverse, entrambi mezzo independenti dal governo d'Affrica;[662]i quali lungo tempo mandarono moneta in Egitto.[663]Ond'era proprio quel governo bipartito che la dinastia volle porre in Sicilia e non le venne fatto. Nè Moezz si promettea di perpetua obbedienza da Bolukkîn;[664]ma, come fan sovente gli uomini di stato, fruiva del comodo oggi e rimetteva al domani le cure del pericolo che non si potea cansare.Assestata così l'Affrica fatemita con un vicerèche comandasse dalle rive occidentali del golfo di Cabès fin dove potesse verso l'Atlantico, il cauto Moezz eccettuò Tripoli, Adgâbîa e Sort a mezzogiorno del golfo; commettendole ad altre mani, per aver libero il passaggio dall'Egitto, se mai venisse in capo a Bolukkîn di tentar novità. Eccettuò anche la Sicilia, data da tanti anni e testè confermata ai Beni-abi-Hosein di Kelb.[665]
Due anni dopo le raccontate vittorie, correndo il trecencinquantasei (16 dic. 966, 5 dic. 967) Moezz significò all'emir di Sicilia la pace fermata con l'Impero, e gli ingiunse di riattare, meglio oggi che domani, dicea lo scritto, le mura e fortificazioni di Palermo; ordinare in ogniiklîmdell'isola una munita città che avesse moscheagiami'e pulpito; e ridurvi la gente dell'iklîm, vietandole di soggiornare sparsa pei villaggi. Ahmed fece metter mano immantinenti ai lavori in Palermo, e mandò per tutta l'isolasceikhipreposti ad inurbare le province. Tanto e non più una cronica musulmana.[622]Ed Ibn-Haukal, venuto in Palermo sei anni appresso, ammirava le forti muraglie del Cassaro e della Khâlesa; e intendea come delle nove porte del Cassaro tre fossero state innalzate da Ahmed, una delle quali tramutata da debole a difendevol sito.[623]Delle città ristorate oltre la capitale nulla sappiam di certo.[624]Ma più monta indagare l'ordinemilitare ed amministrativo accennati sì laconicamente dal cronista. Ed a ciò ne proveremo; e direm poi della pace.
La prima cosa è da vedere che valga quiiklîm; la qual voce gli Arabi tolsero del greco, al par di noi;[625]le serbarono il significato che aveva in geografia fisica; e v'aggiunser quello di circoscrizione territoriale. Così la troviamo in Affrica nel decimo secolo,[626]in Sicilia nel duodecimo[627]e in Egitto nel decimoquarto;[628]dinotando per lo più quel tratto mezzano di paese ch'oggi chiameremmo distretto, o cantone: nè altro vuol dire al certo in questo rescritto di Moezz. La moscheagiami'e il pulpito non portano a supporre più vasto l'iklîm; ma solo che il capoluogo fosse città importante, da farvisi la prece pubblica del venerdì.
Ma la gente[629]che si dovea dai villaggi ridurre nei capoluoghi, non poteva essere l'universale degli abitatori: cristiani o musulmani; liberi,dsimmio schiavi; nobili e plebei. Poco men assurdo sarebbe a intender tutti i Musulmani, non esclusi i contadini, chè al certo ve n'erano in Val di Mazara; e quanto agli artefici e mercatanti, non occorrea comando del principe perchè soggiornassero nelle città. Però trattavasi della sola milizia, dei nobili cioè con lor lunghe parentele; e chi altro era tenutogentenel medio evo, fosse in Cristianità o in terra d'islâm? Ignoriam noi se nel Val di Mazara, conquistato ormai da un secolo, le milizie fossero pagate dall'erario in moneta sonante, ovvero coniktâ', o vogliam dire delegazioni, sulkharâgdi un dato territorio, che riscuotessero con lor proprie mani,[630]stanziando qua e là nelle ville. Ma ciò seguiva necessariamente in Val Demone e Val di Noto, per la fresca mutazione del tributo dei municipii, ingezîadegli individui ekharâgdei poderi; mancando il tempo di stendere i ruoli e i catasti, secondo i quali l'azienda pubblica riscuotesse il danaro o il frumento delkharâg. E però non si eran fatti nè ancoiktâ'in buona forma; ma nulla toglie che le milizie, con partaggio provvisionale e tumultuario assentito o non assentito dall'emir Ahmed, avessero diviso tra loro alla grossa le entrate mal note delle nuove province, e si fosserosparse nelle campagne, esattori a libito e pagatori di sè medesimi. La qual rapina permanente rovinava i sudditi cristiani, snervava lo Stato musulmano, per le sciupate rendite presenti, la inaridita sorgente di quelle avvenire e la sciolta disciplina militare. A cotesti danni volle ovviare Moezz, forse in Val di Mazara, di certo nella Sicilia orientale, con l'ordinamento novello; per lo quale par fosse affidata a magistrati civili la riscossione, e deputati gli stessi o altri oficiali in ciascun capoluogo a vegliare i governati, e significar loro la parola del principe; il che si facea d'ordinario nellakhotba, e però dal pulpito, nella moscheagiami'.[631]Quali fossero allora i nomi e limiti degliiklîmdi Sicilia, e se mere circoscrizioni militari, o anco di azienda, nessun ricordo di quel tempo cel dice; nè vi si può supplire con induzioni. Sol dobbiamo supporre che gliiklîmfossero stati adattati ai corpi del giund, non questi a quelli: perocchè, eccettuati gli stanziali, le altre milizie facean corpo secondo le parentele, nè agevolmente si potea dividere un corpo, nè tranquillamente tenerne insieme due o più di schiatte diverse. Da questo e dalla diversità delle entrate pubbliche sopra territorii uguali in superficie,[632]nascea la disuguaglianza grandissima di estensione degliiklîm, che si nota in varii Stati musulmani; e che durava in Sicilia infino al duodecimo secolo.[633]
La pace parve tempo opportuno a tale riforma d'amministrazione militare; o forse nelle pratiche della pace l'avea chiesta il governo bizantino, per temperare coi consigli i mali dei Cristiani di Sicilia, che non avea saputo prevenire con le armi e che non poteva ignorare, nè farne le viste coi frati e il clero di Sicilia. I quali consigli, utili anco al principe musulmano, più gratamente doveano essere ascoltati nella stretta amistà che allor nacque tra le corti di Costantinopoli e di Mehdia da comuni interessi. L'uno era il sospetto di Otone di Sassonia, il quale volle regnare in Italia quanto Carlomagno e più: ubbidito ormai senza contrasto dalle Alpi al Tevere; coronato imperatore a Roma (962); padrone della città; fattosi giudice a gastigare o vendicare i papi, ed arbitro di eleggerli e deporli; e si voltava già ai favori del principe di Benevento e contro Niceforo; assaltava (968) la Calabria, e minacciava però la Sicilia.[634]Ma in Oriente stringea Moezz a Niceforo, passione più gagliarda, la brama di spogliare altrui. Il califato abbassida, mutilo da più tempo delle estreme province, comandava or appena, e di nome solo, a Bagdad e in breve cerchio. I Buidi o Boweidi teneano la Persia; la casa di Hamdân la Mesopotamia; la dinastia d'Ikhscid la Siria e l'Egitto; i Karmati l'Arabia, donde terribiliirrompeano fuori. Lo stesso nome di califo rimanea per ipocrisia o compassione dei vicini usurpatori, dei ministri o capitani di ventura avvicendatisi nella signoria della capitale, i quali vendettero gli oficii pubblici in faccia ai successori di Omar e di Harûn Rascîd, saccheggiarono la reggia, messer loro le mani addosso, lor fecero stentare la vita con una pensioncella; mentre i mercenarii turchi o deilemiti e la plebe ad ogni piè sospinto insanguinavano le strade di Bagdad. Tra tanta rovina del califato, Niceforo Foca (962-7) trionfando nell'Asia Minore, s'era innoltrato due volte in Siria; avea preso Aleppo, Laodicea e molti altri luoghi, e assediato Antiochia, che fu indi espugnata da' suoi.[635]Venuto così Niceforo alle mani con gli Ikhsciditi, nemici immediati di Moezz, probabil è che si trattasse tra l'uno e l'altro di operare d'accordo.
Tanto più che Moezz ebbe con un ambasciatore bizantino quella famigliarità che sovente nasce tra svegliati ingegni. Costui chiamossi Niccolò, mandatogli più volte da Costantinopoli a Mehdia ed al Cairo;[636]forse il medesimo che stipulò la detta pace del novecensessantasette, recati a Moezz splendidi doni di Niceforo, e avutone per riscatto o in cortesia l'eunuco Niceta.[637]L'ambasciatore, sostato per viaggio inSicilia, andava misurando la possanza fatemita: accolto onorevolmente dal governatore dell'isola, e notato il bell'aspetto dell'esercito; viste poscia a Susa le grosse schiere che v'erano apparecchiate. Ma a Mehdia il greco si facea strada a stento nella calca dei soldati, famigliari e cortigiani, finchè, entrato nella reggia, uno splendore lo abbagliò: e condotto a Moezz che sedea maestosamente sul trono, gli parve proprio il Creatore del mondo, non uomo mortale; che se si fosse vantato di salir su in cielo gli avrebbe risposto: “è incredibile, ma tu lo farai.” Tanto si dice che confessasse Niccolò, pochi anni dopo, al principe medesimo, il quale, chiamatolo in segreto nella reggia del Cairo, gli avea domandato: “Ti sovviene del tal dì ch'io ti prediceva in Mehdia saresti venuto a salutarmi re in Egitto?” — “È vero,” rispose; e Moezz: “Ci ritroveremo adesso a Bagdad; tu ambasciatore, ed io califo.” Ma il Greco stiè zitto; e, sforzato da Moezz, gli fe' quel racconto della luce sfolgorante di Mehdia e che adesso vedea negra di tenebre la capitale, e ammorzata nella sua faccia quella terribile maestà; donde giudicava rovesciata e sinistra la fortuna. Moezz abbassò gli occhi tacendo; s'ammalò; e non guari dopo morì (975). Che che sia di cotesto dialogo, il quale non disconviene a due adetti d'astrologia del decimo secolo, si accetteranno i particolari della prima ambasceria che fanno all'argomento nostro: la condizione cioè dell'esercito siciliano; e che Moezz volentieriragionasse di sue ambizioni orientali coi legati di Costantinopoli.[638]
Già le guerre di Niceforo e le irruzioni dei Karmati in Siria batteano la dinastia turca, fondata in Egitto da Ikhscid, capitano degli Abbassidi, il quale avea occupato la provincia commessagli e l'avea lasciata a' suoi. Venuto a morte (maggio 968) il loro liberto Kafûr che tenne con man ferma lo Stato, succedettegli di nome un Ahmed, nipote d'Ikhscid, fanciullo di undici anni, e di fatto un reggente e due ministri i quali si sfamarono in rapine e soprusi. Indi tumultuavano le soldatesche; i cittadini malcontenti prestavano orecchio alle pratiche di Moezz; e un sensale giudeo di Bagdad, che s'era fatto musulmano e straricco e strumento necessario dell'azienda d'Egitto, visto che i nuovi signori stendesser le mani a pelarlo, si rifuggì appo il Fatemita; gli svelò le condizioni del paese e le vie di insignorirsene. La pestilenza e la carestia che in quel tempo desolavan orribilmente l'Egitto, aiutarono al precipizio.[639]
Moezz ebbe sapienza e genio di amministrazione, di che solea trar vanto. Narrasi che una volta, per sermonare i grandi della vezzeggiata e temuta tribù di Kotama, si fece trovare in farsetto, nel suostudio, tra libri e dispacci: “Ed ecco,” lor disse, “com'io spendo i giorni a far di mia mano il carteggio con l'Oriente e l'Occidente, in vece di sedere a desco profumato di muschio, vestito di sete e pellicce, a sbevazzare al suono di strumenti musicali e canto di belle giovani! Chi mai in questo popolo crederebbe che il principe è serrato in camera a procacciare la sicurezza e prosperità del paese e il trionfo vostro su i nemici?” E finì con ricordar loro, da moralista e da medico, tutte le virtù, anche di star contenti a una moglie; promettendo che, s'e' lo ascoltassero, così conquisterebbero i paesi orientali, com'avean fatto del Ponente.[640]E con ciò a consultare gli astrologi e più sovente le spie; tenere mandatarii con le man piene d'oro nei paesi agognati; e biechi bargelli su le popolazioni arabiche d'Affrica. Ond'ei parrebbe a legger di Filippo secondo di Spagna, se nei costumi di Moezz si notasse fanatismo ed ipocrisia, anzichè un animo generoso e un colto ingegno, vago di poesia, vivace e facondo, pratico in varie lingue; il berbero, il negro e lo slavo.[641]Del rimanente uom di stato non ordinò mai vasto disegno con maggior arte, ch'egli il conquisto d'Egitto. Oltre le dette pratiche, si procacciava séguito nelle due città sante dell'Arabia; si assicurava in Affrica; accumulava tesori; ordinava gli eserciti; e cercava, per mandarli ai conquisto, un gran capitano senz'ambizione.
Lo trovò o lo fece egli stesso: un Siciliano di schiatta cristiana,[642]Giawher, che suona “'gioiello;” sepur questo non è il vocabolo arabico raddolcito dalla nostra pronunzia. Figliuolo d'un Abd-Allah, che pare schiavo rinnegato, Giawher fu comperato da un eunuco affricano, rivenduto a un secondo e da questi a un altro; il quale ne fece dono al califo fatemita Mansûr.[643]Messolo a lavorar coi segretarii, Mansur poi l'affrancò; donde entrava, secondo legge musulmana, nella famiglia. Era giovane di bello aspetto, lodevoli costumi, pronto ingegno, affaticante, vigilante, sennato scrittore e pulito, chè ne resta di lui l'editto della sicurtà data al popolo egiziano; e molto amò la poesia e le lettere, protesse cui le coltivasse, e salito a potenza fu largo coi poeti. Moezz, sperimentatolo in varii oficii pubblici, lo fece vizir; poi si consigliò di mandarlo (958) con un esercito di Berberi a ridurre le province occidentali d'Affrica, di cui alcuna s'accostava agli Omeîadi di Spagna: e Giawher in men di due anni occupava per molti combattimenti l'odierno Stato di Marocco; mandava a Moezz i pescie le alghe presi nell'Atlantico, e gli recava egli stesso in gabbie di ferro i principi di Segelmessa e di Fez. Però, deliberata, dopo la morte di Kafûr, l'impresa d'Egitto, Moezz la commetteva al liberto siciliano; provvedeva con esso lui ad ogni cosa, fatti financo scavar pozzi nel deserto di Barca su la strada che dovea battere l'esercito da Sort a Faiûm. Giawher s'infermò a morte in questo tempo; e il califo a visitarlo ed assisterlo; e sicuro dicea: “Non morrà, poichè mi dèe conquistare l'Egitto.”[644]
All'entrar di febbraio del novecensessantanove, ragunate le genti nei piani di Rakkâda per muovere all'impresa, apparve più brutta che mai l'uguaglianza del dispotismo. Giawher smontava di sella, baciava la mano di Moezz e l'unghia del pontifical palafreno; e alla sua volta, cavalcando con l'esercito, si vedea camminar dinanzi a piè, per comando del califo, i costui figliuoli e congiunti, non che i grandi del regno. I centomila uomini che gli danno i cronisti, significano che fu possente l'esercito; i cameli carichi d'oro gittato in forma di macine, simboleggiano, a mo' delle Mille ed una notte, il provvedimento necessario a chi andava a combattere in paese affamato, con giunta d'infinite barche stivate di grano che seguivano l'armata alle bocche del Nilo. Nei primi di giugno, non lungi da Fostat, sede del governo, Giawherfermava un accordo coi principali cittadini;[645]concedendo a tutto il popol d'Egitto la sicurtà della vita, sostanze e famiglie, a nome del califo; il quale, mosso a pietà del paese, avea mandato sue armi invitte a liberarli dai ladroni e dagli empii e farvi rifiorir la giustizia. Scendendo alle realtà, promettea di rilasciare le indebite esazioni del fisco su i retaggi; fornir le spese necessarie alle moschee; rispettare le opinioni religiose,[646]e i giudizii secondo l'usanza del paese, non contraria al Corano nè allasunna; e mantenere i dritti deidsimmi.[647]Si recò allora in parti la città; chi sdegnava l'accordo uscì a combattere e fu rotto; il vincitore, confermati saviamente i patti, entrava a Fostat nei primi di luglio. Altro non mutò dei riti che il nome del principe nellaKhotba, l'appello alle preghiere, e il color delle vestimenta degli oficiali pubblici, di nero in bianco. Provvide all'azienda da uom del mestiere; pose in ogni uficio un egiziano e un affricano; amministrò rettamente la giustizia; e con rara modestia esercitò il pien potere commessogli.[648]Piantato il campo presso Fostat, disegnovvi la novella capitale, laKâhira, ossia trionfatrice;e diè mano immantinente a edificarla.[649]Quivi innalzò la moschea Azahr, che fu compiuta entro due anni; nella quale il fondatore volle tramandare ai posteri il nome della patria siciliana e dell'oficio ch'era stato principio di sua grandezza.[650]Assicurò il conquisto reprimendo chi si levasse nelle province; e dando una memorabile sconfitta (971) ai Karmati, che vennero ad assalirlo al Cairo.[651]
Intanto il nome di Moezz era gridato alla Mecca e Medina; capitani minori mandati da Giawher gli acquistavano parte di Siria;[652]non ostante i Karmati, o forse per la paura che avean di loro i Musulmani, parea che i popoli da Suez all'Eufrate volesserlo riconoscere signore. Onde Giawher tanto insistè, che il trasse a trasferir la sede in Egitto; il che se non bastò a dare ai Fatemiti l'ambito impero musulmano, fece durar due secoli la dinastia, la quale, rimasa in Affrica, sarebbe stata spiantata di corto. La prodigiosa fertilità dell'Egitto; la postura che ne fa scala del commercio tra l'Oriente e l'Occidente; la popolazione gran parte cristiana, docile o servile e attaccata al suolo, offrian salda base a una dominazione reggentesi sugli ordini dell'azienda, d'una setta e d'una tribù berbera, non su popolo ed armi di sua propria nazione: oltrechè i padroni d'Egitto, per necessitàgeografica, comandaron sempre alla Siria e tennero le chiavi dell'Arabia occidentale. In Affrica, al contrario, i Fatemiti non avean potuto vincere la nimistà dei cittadini arabi in sessant'anni di terrore e di sferza,[653]non spegnere l'antagonismo del sangue berbero racceso dalle sètte kharegite; e mentre e' conquistavan l'Egitto, erano necessitati raccomandarsi alla tribù di Sanhâgia per reprimere un altro ribelle che seguía le orme di Abu-Iezîd.[654]Nè Sanhâgia, condotta dalla famiglia zîrita, lor prestava le armi con sì cieca lealtà da far serva sè stessa. Nè i Kotamii soffrivano che il califo comandasse in casa loro:[655]nè d'altronde bastavano a tener l'Affrica, facendo insieme da pretoriani in Egitto e un pugno anco in Sicilia.
Moezz si deliberò dunque a sgomberare d'Affrica per sempre, recando seco arredi, tesori, armerie e fin le ossa degli avi. Partì d'agosto novecensettantadue; sostato alquanto a Sardegna, villa d'Affrica che par abbia preso il nome dai Sardi che vi soggiornarono,[656]con magnifica lentezza entrò al Cairo di giugnonovecensettantatrè; assestò le cose pubbliche con Giawher; poi messe da canto l'illustre liberto, il quale morì il novantadue; e il suo figliuolo Hosein, generalissimo del nipote di Moezz, fu ucciso da quello a tradimento.[657]
Di rado ci occorrerà ormai di tornare alla storia dell'Egitto; e di Moezz, basterà aggiugnere gli ordini politici lasciati nelle antiche province. Presto ei depose, se pur l'ebbe mai, il pensiero di commettere l'Affrica a un Arabo di nobil sangue, il quale, non sarebbe stato contento a picciola autorità; nè bastante a tenere il paese coi coloni arabi contumaci.[658]Si volse pertanto ai Berberi, alla tribù di Sanhâgia, alla famiglia zîrita, al capo Bolukkîn, e, per arabizzarlo, gli diè nome di Iûsuf-abu-l-Fotûh e titolo diSeif-ed-dawla, ossia Spada dell'impero. Il quale gli avea prestato mano forte contro i ribelli, come il padre al padre di lui; e sapea bene Moezz, che, non lasciandolo governatore, quei si potea far principe.[659]Bolukkîn, che il sapeva anco, non si dolse che gli scemassero l'impaccio del governo civile: che Moezz eleggesse i cadi, e qualche capo di milizia;[660]che un consiglio degli oficiali pubblici trattasse la somma degli affari ed egli facesse eseguire ledeliberazioni.[661]Assentì anco a più duro taglio: che fosse posto da Moezz un direttore sulkharâg, ed un su le tasse diverse, entrambi mezzo independenti dal governo d'Affrica;[662]i quali lungo tempo mandarono moneta in Egitto.[663]Ond'era proprio quel governo bipartito che la dinastia volle porre in Sicilia e non le venne fatto. Nè Moezz si promettea di perpetua obbedienza da Bolukkîn;[664]ma, come fan sovente gli uomini di stato, fruiva del comodo oggi e rimetteva al domani le cure del pericolo che non si potea cansare.
Assestata così l'Affrica fatemita con un vicerèche comandasse dalle rive occidentali del golfo di Cabès fin dove potesse verso l'Atlantico, il cauto Moezz eccettuò Tripoli, Adgâbîa e Sort a mezzogiorno del golfo; commettendole ad altre mani, per aver libero il passaggio dall'Egitto, se mai venisse in capo a Bolukkîn di tentar novità. Eccettuò anche la Sicilia, data da tanti anni e testè confermata ai Beni-abi-Hosein di Kelb.[665]