Nel passar dalla didattica e critica al proprio effetto dell'arte, troviamo, filologo insieme ed oratore, Abu-Hafs-Omar-ibn-Khelef-ibn-Mekki, ricordato dianzi nei tradizionisti e giuristi.[1374]Il quale, rifuggito in Affrica quando le continue vittorie dei Normanni, forse la espugnazione di Palermo, toglieano ogni speranza di salute, conseguì il magistrato di cadi a Tunis[1375]che allora si governava a repubblica. È attribuita ad Ibn-Mekki laCorrezione della linguache altri riferisce ad Ibn-Kattâ',[1376]e potrebbero supporsi due opere col medesimo titolo, che Ibn-Kattâ' avesse imitato per gareggiare con quel sommo, “il cui valore, dice egli, celebravano e ripeteano tutte le lingue per ogni luogo; quel che in eloquenza non cedette il vanto ad Ibn-Nobâta, e lasciò modelli di poesia.[1377]”Dsehebi anzi lo antepone al Cicerone degli Arabi, e come raro esempio aggiugne ch'ei solea porgere dal pulpito un sermone novello ogni venerdì.[1378]Ma gli squarci dei versi d'Ibn-Mekki san troppo di predica; ritraggono della natura umana i soli vizii, consigliano la solitudine e l'egoismo, nè escon di vena poetica;[1379]ond'io dubito ch'ei n'abbia avuta d'oratore.All'agrume ascetico d'Ibn-Mekki va contrapposta la spensieratezza cavalleresca del segretario Hâscem, che argomentiamo al paro dai versi: i quali due tipi si alternano con poco divario nei poeti arabi di Sicilia. Abu-l-Kâsim-Hascem-ibn-Iûnis, al dir d'Ibn-Kattâ', fu lodatissimo scrittore di epistole, motti arguti, racconti emekâme:[1380]quella maniera di componimento accademico che ha dato rinomanza ad Harîri. Perdute le prose d'Hascem e la più parte delle poesie, ci rimangono varii tagli di due e tre versi, e bastano pure a mostrarlo seguace della scuola classica degli Arabi. Vi cogliamo anco una bravura, credo io, di guerra civile: il poeta vedendo i suoi sgomentati senza consiglio, fa testa egli solo ad un fier nemico Abu-Nasr, e il rinfaccia agli ingrati concittadini. Altrove accenna ad avventure d'amore, millantandosiche una notte negra come vaga chioma, viaggiò tutto solo al ritrovo, toltosi per ciambellano il brando tagliente, e per segretario la lancia rodeinita; e somiglianti freddure.[1381]Citammo già il nome d'Ibn-Tazi, lodato scrittore d'epistole.[1382]Porremo in lista coi prosatori iKâtib, o vogliamo dir Segretarii in oficio pubblico, richiedendosi a questo appo gli Arabi non comune erudizione letteraria, per compilare quei rescritti tramezzati di prosa rimata, sì peregrini, sì lambiccati di lingua e stile, da parer d'altro popolo o d'altra età che gli scritti di storia o scienze. Levaron grido, com'ei sembra, il segretario Abu-Sewâb da Castrogiovanni, ricordato da Iakût nella notizia geografica di quella città;[1383]Abu-Hasan-Ali-ibn-abi-Isâk-Ibrahim-ibn-Waddâni preposto ad un officio pubblico in Sicilia.[1384]E dei poeti d'Ibn-Kattâ' son detti Segretarii Abu-Ali-Ahmed-ibn-Mohammed-ibn-Kâf;[1385]Abu-Ali-ibn-Hosein-ibn-Kalid,[1386]Abu-Bekr-Mohammed-ibn-Sahl detto Rozaik;[1387]Abu-Abd-Allah-Mohammed-ibn-Ali-ibn — Sebbâgh amico d'Ibn-Rescîk;[1388]Abu-Feth-Mohammed-ibn-Hosein-ibn-Kerkûdi,copioso scrittore in rima e in prosa;[1389]Ibn-Kereni l'astronomo e computista;[1390]Abd-el-Gebbar-ibn-Abd-er-Rahman-ibn-Sir'în;[1391]Ibn-Kûni filologo, astronomo e geometra;[1392]Abu-Hafs-Omar-ibn-Abd-Allah;[1393]il cadi Abu-Abd-Allah-Mohammed-ibn-Kâsim-ibn-Zeid della tribù di Lakhm;[1394]Abu-Abd-Allah-Mohammed-ibn-'Attâr;[1395]ed Abu-Hasan-Ali-ibn-Hasan-ibn-Tûbi, elegantissimo prosatore e poeta.[1396]Tra tanti ingegni che onorarono la Sicilia musulmana, pochi si volsero alla Storia. La cronica sola che ci rimanga è scritta in arabico sì, ma pensata in altra lingua da un cristiano o figliuol di cristiano di Palermo, che visse alla metà del decimo secolo, famigliare forse dei principi kelbiti; chè le date costantinopolitane, lo stile timido, la lingua scarsa, la grammatica volgare, la reticenza dei sentimenti religiosi, la prudenza cortigiana, la brevità in principio (827) e la diligenza in sul fine (964), ci svelano tutte le condizioni dell'autore, fuorchè il nome.[1397]La storia di Sicilia d'Ibn-Kattâ' è perduta.[1398]Corse per le mani di pochi eruditi fino al decimoterzo secolo quella del giurista Abu-Ali-Hasan-ibn-Iehia, della quale abbiamo frammenti che illustrano la geografia,[1399]e sembratolto anco da quella il caso di Malta nella guerra di Maniace; onde l'autore tornerebbe alla metà dell'undecimo secolo:[1400]siciliano è da dirsi, per nascita o soggiorno, all'argomento ch'elesse ed alla precisione delle notizie locali. L'età nè la patria non si scorge d'Abu-Zeid-Gomari, d'origine berbera, autore d'un'altra storia di Sicilia.[1401]Ali-ibn-Tâher, mentovato di sopra, si versò nell'antica storia degli Arabi, senza la quale mal si poteano comprendere lor poeti classici.[1402]Scrisse la Storia d'Algeziras Ibn-Hamdîs da Siracusa.[1403]Ma venendo ai poeti, il numero e la monotonia ci distoglie dal trattar di ciascuno partitamente; se non che i maggiori nell'arte o che svelino le condizioni e costumi del paese. E pria diremo di cui si esercitò nel componimento eroico degli Arabi, laKasîda, che suona “Trovata:” adoperata con altro nome negli epicedii ed elegie d'amore; poemettosopra una sola rima, ove il poeta intesse le lodi proprie, o di sua gente o del mecenate, con digressioni erotiche, descrizioni, apostrofe e macchina ritraente la vita dell'avventuroso cavaliere nomade, sì come la macchina di nostra epopea s'adatta alle prime imprese nazionali. Nè l'effimero accentramento del califato generò appo di loro l'epopea, quando popol arabico propriamente non v'era. La Kasîda antislamitica pervenne tal quale a quel brulichío di stati musulmani del decimo e undecimo secolo; e la si udì in Palermo a corte di Iûsuf (990-8) in bocca di poeti africani.[1404]La generazione seguente s'illustrò in Sicilia per parecchi autori di Kasîde, tra i quali va innanzi per età e virtù poetica Abu-Hasan-Ali-ibn-Hasan-ibn-Tûbi,[1405]lodato altresì per eloquenti scritti in prosa, come notammo.[1406]Viaggiò in Oriente nei principii dell'undecimo secolo, si versò in faccende politiche,[1407]e fors'anco di amministrazione, e fu chiaro a corte di Moezz-ibn-Badîs,[1408]le cui lodi si leggono in una sua Kasîda.[1409]Altre, e soprattutto i versi d'amore, danno una fragranza direi quasi della poesia di Grecia e d'Italia; v'ha un piglio di passione, una naturalezza d'immagini che non sembrano tolti in prestito dallemuse arabiche.[1410]Suol cantare la gioventù, le donne, il vino, le stelle, i fiori; piange i diletti perduti nell'età matura, senza mai trascorrere alla schifa licenza di tanti altri poeti arabi; poichè un suo epigramma, sì fino da parer de' tempi d'Orazio o di Giovenale, è satira al certo, non confessione di vizio.[1411]Gli argomenti, lo stile, fin qualche concetto e qualche parola d'Ibn-Tûbi, si ravvisano nelle rime d'Ibn-Hamdîs, che di certo il prese a modello e l'avanzò.Fioriva in quel torno o qualche dieci anni appresso, Ibn-Sebbâgh il segretario, amico d'Ibn-Rescîk, forse palermitano, ed intinto nelle pratiche con Moezz-ibn-Badîs, al certo seguace di parte siciliana nella rivoluzione d'Akhal, poichè con robusti versi, e talvolta gonfii, loda il valor di sua gente contro i Bizantini e i Kelbiti.[1412]Armoniosee gentili le rime d'amore d'un Abu-Fadhl-Mosceref-ibn-Râscid, autore di tre o quattro Kasîde e altri componimenti; e pur non gli manca vigor di parola nè altezza di pensieri quand'ei tocca la guerra civile, forse i principii della normanna, e sospira la unione della Sicilia sotto un sol capo.[1413]Non guari dopo, il grammatico siciliano Abu-Hasan-Ali-ibn-Abd-er-Rahman-ibn-Biscir, dettavauna Kasîda ad onore di Nâsir-ed-dawla-Ibn-Hamadân, capitano anzi padrone del califo d'Egitto,[1414]e un'altra a lode del vizir Ibn-Modebbir,[1415]la prima delle quali sembrò un capo lavoro a Malek-Mansûr, principe erudito del secolo seguente.[1416]Un altro Abu-Hasan-Ali-ibn-Abd-er-Rahman, segretario e grammatico, chiamato Bellanobi dalla patria, Ansâri dal lignaggio,[1417]uscito di Sicilia nella seconda metà dell'undecimo secolo, rifuggissi al Cairo; ove perduta la madre, piansela con una elegia piena d'affetto e d'immagini poetiche. V'hanno inoltre componimenti, brevi e cinque Kasîde, due delle quali a lode d'una casa di Beni-Mawkifi, non sappiamo se di Sicilia od'Egitto,[1418]onde nasceva un mecenate del Bellanobi: versi studiati, puliti e mediocri.[1419]Nè passò questo segno in poesia il filologo Ibn-Kattâ', del quale abbiamo detto.[1420]Par fosse uscito di Sicilia nell'adolescenza Megber-ibn-Mohammed-ibn-Megber chestudiò in Egitto e vi fece soggiorno, tenuto in gran pregio dai critici arabi, autore di varie Kasîde, una delle quali al Kâid-Abu-Abd-Allah, soprannominato Mamûn, ma nol credo dei regoli siciliani. Con altri versi, mordendo un poeta bisognoso o avaro, ci ragguaglia del sussidio di cinque dînar al mese che porgea la corte fatemita agli uomini di lettere. Morì costui pria della metà del duodecimo secolo:[1421]l'ultimo forse dei Siciliani che dopo il conquisto s'erano affidati alla carità fatemita.Più franca ospitalità loro offrivano in Spagna da dodici dinastie gareggianti a bandir corte per mostrar che da vero regnassero; la miglior parte gentiluomini arabi, usi a far della poesia lusso ed a tener unica virtù civile la liberalità. Sia la frequenza dei commerci, sia il gusto delle lettere, si strinse con la Sicilia più che ogni altro stato spagnuolo quel dei Beni-Abbâd di Siviglia: e già al tempo di Mo'tadhed (1041-1068) s'era rifuggito nell'isola un poeta Abu-Hafs-Omar-ibn-Hasan, di nobil gente spagnuola, amico del principe, poscia temuto e perseguitato; il quale tornato alfine in patria, Mo'tadhed lo fece assassinare.[1422]Ma succeduto al cupo tiranno il figliuoloMo'tamid, che avea gran cuore in guerra e in casa, ed altamente sentiva in poesia, la corte di Siviglia fu asilo dei poeti Siciliani Abu-l-Arab e Ibn-Hamdîs.Abu-l-Arab-Mos'ab-ibn-Mohammed-ibn-Ali-Forât, coreiscita della schiatta di Zobeir, nato in Sicilia il quattrocentoventitrè (1033) avea nome già di gran poeta, quando, occupata Palermo dai Normanni, impazienza del giogo stretta di povertà lo sospinsero ad andar via, dicendo alla patria ch'essa l'abbandonava non egli lei.[1423]Mo'tamid gli avea profferto asilo a Siviglia; mentr'egli pur tentennava, sbigottito dai rischi del viaggio, invecchiato a quarant'anni, aveagli mandato per le spese cinquecento dînar: e vedendolo giugnere a corte dopo un anno o poco meno (465, 1072-73), l'accolse lietamente, gli fu poi sempre largo di danari e d'affetto;[1424]e quegli ne rendea merito coi versi;par anco abbia militato in alcuna impresa del mecenate.[1425]Sopravvisse Abu-l-Arab alla ruina di casa Abbadida una ventina d'anni, sapendosi di lui fino al cinquecento sette (1113-14). Improvvisatore, poeta di gran fama, più arabo che niun altro Arabo nel pregio della lingua, dice Ibn-Bassâm, scherzando sul soprannome; e Scehâb-ed-din-Omari, preso d'un estro di prosa rimata, lo esalta duce e maestro di tutti i poeti del suo secolo e gente.[1426]In vero le Kasîde ed altri componimenti d'Abu-l-Arab, dei quali non ci mancano squarci, sembrano elegantissimi di lingua e stile; arabici pur troppo in ragion poetica, ma vi si frammette spesso la semplicità che dianzi lodammo in Ibn-Tûbi.Abd-el-Gebbâr-ibn-Mohammed-ibn-Hamdis nacque in Siracusa (1056) di nobile famiglia della tribù di Azd, che prendea nome da un Hamdîs, capo himiarita ribellatosi (802) in Affrica controIbrahim-ibn-Aghlab.[1427]Cresciuto al romor delle armi normanne che già infestavano il Val di Noto, Ibn-Hamdîs, più che agli studii si diede a combattimenti, amori, festini, trincare; finchè un successo sul quale ei tocca e passa, credo avventura amorosa in nobil casato, sforzollo a fuggire[1428]in Affrica il quattrocensettantuno(1078-79). Ma sdegnando i costumi delle tribù arabiche scatenate dall'Egitto su l'Africa propria,[1429]allettato altresì dalla fama di Mo'tamid-ibn-Abbâd, andò a corte di Siviglia, ove fu accolto con onore e liberalità.[1430]In quel ritrovo dei primi poeti contemporaneid'Occidente rifulse il genio d'Ibn-Hamdîs; non si corruppe in corte l'animo franco, liberale, pien d'amore del padre, della Sicilia, degli amici, della gloria, delle donne; d'ogni bellezza di natura e d'arte. Seguì il principe nei campi com'uomo d'arme ch'egli era ed anco ne facea troppa mostra nei versi. Alla battaglia di Talavera (1086) abbattuto dal cavallo nei primi scontri che tornarono ad avvantaggio dei Cristiani, si sviluppò gagliardamente, n'uscì con la corazza tutta affrappata dai fendenti, più che a sè stesso pensando al figlio giovinetto che combattea lì presso con gran valore.[1431]Ma quando gli Almoravidi tornarono in Spagna da nemici; quando Mo'tamid fu spoglio del regno e d'ogni cosa, e scannatigli due figliuoli sotto gli occhi, e con le figlie mandato in catene ad Aghmat (1091), Ibn-Hamdîs passava in Affrica, andava a visitarlo nella prigione: dove fecero scambio di sante lagrime e versi mediocri.[1432]Tornatosi il poeta siciliano a Mehdia,[1433]saputanon guari dopo la morte di Mo'tamid (1095), soggiornò parecchi anni nelle due corti di casa zîrita, avendo lasciato in lungo poema la descrizione d'un palagio di Mansûr principe hammadita di Bugia, aspro nemico degli Almoravidi;[1434]due Kaside in vita[1435]ed un'elegia in morte di Iehia-ibn-Temîm (1116) principe di Mehdia;[1436]e le lodi di Ali-ibn-Iehia (1116-21) ed Hasan-ibn-Ali (1121-1148) saliti successivamente a quel trono.[1437]Scrisse la Storia di Algeziras.[1438]Rifinito dall'età e dall'avversa fortuna, ch'ei s'assomigliava ad aquila che più non voli e i figli le imbecchino il pasto,[1439]perduto il lume degli occhi, morì di ramadhan cinquecentovensette (luglio 1133), chi dice a Majorca, chi a Bugia, sepolto accanto al poeta spagnuolo Ibn-Labbâna, col quale avea gareggiato nella grazia di Mo'tamid a Siviglia e nel carcere.[1440]Ingegno felicissimo nel coglier e ritrarre le sensazioni, nel colorirne le dipinture che veggiamo sparse a larga mano in duemila e cinquecento versi: dipinture d'obietti materiali, avvenimenti, passioni, costumi. Delle quali lascerem da canto ciò che non si riferisca alla Sicilia: le geste di Mo'tamid, i suoi palagi ed orti o del principe di Bugia, gli episodii accademici di Siviglia, la morte d'una moglie, il naufragio d'altra sua donna nel viaggio di Spagna ed Affrica, le cacce affricane, le descrizioni d'animali e frutta e fiori,[1441]gli specchi di pece,[1442]le lampadi a spirito di vino,[1443]il piglio feroce dei masnadieri d'oltre Nilo, cui poneva a riscontro gli Arabi inciviliti di Sicilia. Quei compagni di sangue chiarissimo come lo splendor delle stelle,[1444]coi quali in gioventù soleacercare all'odorato il miglior muschio[1445]dei vigneti siracusani. Entrano di notte in un romitaggio; chiuse le porte, gittan su le bilancette un dirhem d'argento, e la vecchia suora lor ne rende una coppa piena di liquid'oro; poi ne menan via le sposine: quattro anfore[1446]vergini, impeciate e sepolte da lunghi anni; elette da un tal che d'ogni succo d'uva ti sa dir patria, età e cantina. Ma gli svelti e vaghi giovani traggono a sala illuminata da gialli doppieri messi in file come colonne che sostenessero eccelsa volta di tenebre; dove il signor della festa bandisce esilio e morte alla tristezza: e già le suonatrici, cominciando a toccar le corde, destan gioia negli animi; quella si stringe al petto il liuto, questa dà baci al flauto: una ballerina gitta il piè a cadenza dello scatto delle dita; gentil coppiera va in giro, mescendo rubini e perle, avara sì delle perle che rado allarga le stringhe dal collo della gazzella.[1447]Oh dolci ricordi della Sicilia, campo di mie passioni giovanili, albergo ch'era di vivaci ingegni, paradiso dal quale fui scacciato! e come riterreimi dal piangerlo? Quivi risi a vent'anni spensierato; ahi che a sessanta mi rammarico di quelle colpe; ma non le biasmar tu, accigliato censore, poichè le cancellava il perdono di Dio![1448]Figliuoli delle Marche siam noi, cantò altrove Ibn-Hamdîs; a noi spunta il sorriso quando la guerra aggrotta le ciglia; divezziamo i bamboli, in mezzo all'armi, col latte di generose giumente: rassegnaci; e quanti siamo, tanti campioni conterai che ciascun vale una schiera. Indietreggia nostr'oste per rinnovare l'assalto; ritraendosi, sparge la morte: no, che tutte le stelle non sono cadute, e pur v'ha una speme in questa guerra, e siam noi. I condottieri ci mostrano il dì della battaglia, un drappo da ricamare con gruppi d'avvoltoi; chè i prodi ad ogni carica di lor nobili 'Awagi,[1449]spargon sul terreno larga pastura agli uccelli voraci. Ecco una colomba messaggiera di strage, volar secura tra i lampi. Sì; percotemmo i nemici della Fede entro lor focolari: piombò un flagello su le costiere dei Rûm; navi piene di lioni solcarono il mare, armate la poppa d'archi e dardi, lancianti nafta che galleggia e brucia come la pece della gehenna ov'ardono i dannati; cittadelle che vengono a combattere le città dei Barbari, a sforzarle e saccheggiarle. E che valser quei vestiti di maglie di ferro luccicanti, e usi a dar dentro quando pur si ritraggono i prodi? Non piegammo noi al duro scontro; ingozzata la coloquinta, gustammo alfine il dolce favo, e li rimandammo con le armadure squarciate e addentellate da questo sottil filo de' nostri brandi. Perchè l'acciaro nelle nostre maniragiona,[1450]e nelle altrui si fa mutolo. Ma dalla casa mi guardano furtivamente begli occhi travagliati dalla vigilia e dal pianto, che il dolore dì e notte li avea dipinti di kohl;[1451]una manina incantatrice muove le dita a salutarmi. Oh dilettoso giardino, la cui sembianza viene a visitar le pupille aggravate di sonno e le schiude all'immaginativa! Io sospiro la mia terra; quella nel cui seno si fan polvere le membra e le ossa de' miei, chè già se n'è ito il fior della prima gioventù, alla quale tornan sempre le mie parole.[1452]Sotto il bel cielo di Spagna, nelle regioni temperate dell'Affrica settentrionale, il poeta siracusano non obbliò mai quel paese “cui la colomba diè in presto sua collana, e il pavone suo splendido ammanto;[1453]dove i raggi del sole avvivan le piante d'amorosa virtù ch'empie l'aere di fragranza;[1454]dove respiri un diletto che spegne le aspre cure, senti una gioia che cancella ogni vestigio d'avversità.”[1455]Pur l'alto sentimento che gli facea parer più belle le naturali bellezze della Sicilia, lo ritenne dal tornar a vederla serva; gli dettò versi di rampogna no, ma di compianto e di verità, ch'è primo debito di cittadino alla patria. Ripetendo ed esaltando in mille modi il valoredelle persone,[1456]ricordava sospirando, esser morta nel paese la virtù della guerra.[1457]E in età più matura sclamava:“Oh se la mia patria fosse libera, tutta l'opera mia, tutto me le darei con immutabile proponimento.Ma la patria come poss'io riscattarla dalla schiavitù nelle rapaci mani dei Barbari?(Lo potea forse, quando) il suo popolo si straziava a gara in guerra civile, e ciascun legnaiolo vi gittava esca al foco?(Quando) i congiunti non sentivano carità di parentela; bagnavano le spade nel sangue dei congiunti,E (il popolo tutto insieme) avea lo stesso piglio d'una destra le cui dita non giochino l'un a seconda dell'altro?”[1458]A tanta altezza di poesia giunse Ibn-Hamdîs! Con soave sentimento cantò d'amore; con leggiadria ed arte e abbondanza d'estro sopra ogni argomento ch'ei toccava. E se l'intemperanza orientale d'immagini,le antitesi, i bisticci, i vizii radicali della letteratura arabica tolgono a noi di collocarlo tra i sommi poeti, i critici di sua nazione il tenner tale,[1459]e in Occidente i suoi versi furono poco men citati che que' d'Imrolkais e di Motenebbi. Il critico Abu-Salt-Omeîa, che l'accusò di plagii, lo dicea ladro illustre, uso ad abbellire le idee rubate.[1460]Dimorò in Affrica o Spagna il suo figliuolo Mohammed, più poeta del padre al dir d'Ibn-Bescirûn; ma i brevi saggi che ne dà, fan giudicare altrimenti.[1461]Soleiman-ibn-Mohammed da Trapani, oriundo di Mehdia stanziatovi, esule dopo il quattrocento quaranta (1048), erudito e scostumato, passò in Affrica, indi in Spagna; ove s'acconciò nelle corti di principi minori, e piacquero sue Kaside, e vi lasciò nome non oscuro.[1462]Più elegante poeta Abu-Sa'îd-Othmân-ibn-'Atîk, Siciliano, forse di Palermo come ogni altro di cui non si noti particolarmente la città natia, andò a dirittura in Spagna al conquisto normanno, a corte del rivale di Mo'tamid in lettere e munificenza (1054-1091), il principe d'Almeria Mo'tasem, della illustre stirpe dei Beni-Somâdih.[1463]Vissero al par nella secondametà dello undecimo secolo poeti di Kasîde, i segretarii Hâscem-ibn-Iunis e Ibn-Kûni e Omar-ibn-Abd-Allah, dei quali si è detto;[1464]e un Ali-ibn-Abd-Allah-ibn-Sciami.[1465]Ibn-Tazi, cultor di scienze e di lettere,[1466]facile ingegno ed umore bilioso, censor di vizii infangato in brutto costume egli stesso, va lodato tra i primi poeti satirici degli Arabi per vivacità di concetti, stile incisivo, e pur naturale, eleganza e grazia non infrequente.[1467]Ci avanzan di lui, dopo che li vagliavano Ibn-Kattâ' e Imâd-ed-dîn, da ottanta epigrammi, tra descrittivi ed erotici, se così possan chiamarsi, e satirici; ma sol di questi diremo. Dei quali è grave e lepido molto quel sopra i Sufiti;[1468]altri con lindura riprendono vecchi che tingeano i capelli,[1469]facce irsute di barba,[1470]e noiosi cantori:[1471]ed erano ridicolaggini del tempo. Su i vizii eterni dell'umana natura lanciò arguti motti ad avari.[1472]chiacchieroni,[1473]permalosi;[1474]nè perdonò ai difetti fisici:[1475]mise il dente ove potè a lacerare con rabbia, ed arrivò a chiamare l'umanità razza di vipere e cani.[1476]Ruzaik-ibn-Sahl, già nominato, toccò l'argomento con più misura e men poesia, nei soli versi che ci rimangon di lui.[1477]Meritano i Kelbiti particolar menzione pria di continuare la lista dei poeti minori, perchè s'e' non arricchirono gran fatto il Parnaso siciliano, incoraggiarono e favorirono cui v'aspirasse. Dell'emiro Ahmed (953-969) si ricordano due mediocri versi con che si lagnava che in età avanzata nol curasser le donne: strana querela in bocca a principe musulmano.[1478]Cantò più lietamente d'amore Abd-er-Rahman-ibn-Hasan,intitolato emiro per onor di famiglia eMostakhles-ed-dawla(L'eletto dell'impero) per oficio ch'avesse tenuto a corte fatemita in Egitto,[1479]Abu-Mohammed-Kâsim-ibn-Nizâr, detto anche emir, contemporaneo di Ahmed, poscia prefetto di polizia a Misr, ci attesta la puntigliosa superbia di sua gente in faccia anco al principe.[1480]Improvvisava l'emiro Giafa'r-ibn-Iûsuf qualche versuccio, e faceva ai poeti le carezze dell'asino.[1481]L'altro Giafa'r soprannominatoThiket-ed-dawla, figliuolo di Akhal, si scusava in rima delle promesse non compiute per la malignità di sua fortuna.[1482]Del dotto e audace Ammâr abbiam detto e de' suoi versi.[1483]Abu-Kasim-Abd-Allah-ibn-Selmân di gente Kelbita, si vantava con mediocre poesia d'amare e proteggere la virtù, esalava lamenti erotici, e attestava l'epoca in cui visse, dicendosi circondato da nemici che facean le viste d'ossequiarlo.[1484]Avanzò ogni altro Kelbita nel pregio dei carmi un Gia'far-ibn-Taib,che carteggiavasi con Ibn-Kattâ', n'ebbe lodi nell'Antologia siciliana e meritolle, come provano due squarci di Kasîda e qualche altro verso petrarchesco.[1485]Caduta la dinastia, que' che se ne divisero le spoglie, ambiron pur ad onori letterarii che noi non possiamo assentire: dico, il kaid Abu-Mohammed-ibn-Omar-ibn-Menkût,[1486]e il kaid Abu-l-Fotûh figlio del kaid Bodeir-Meklâti ciambellano, soprannominatoSind-ed-dwala, d'umor niente allegro.[1487]Fe versi anco Ibn-Lûlû, detto forse per errore principe di Sicilia.[1488]Nè sdegnava l'arte un prefetto di polizia di que' tempi, per nome Abu-Fadhl-Ahmed-ibn-Ali, coreiscita;[1489]nei cadi Abu-Fadhl-Hasan-ibn-Ibrahim-ibn-Sciâmi, della tribù di Kinana,[1490]Abu-Abd-Allah-Mohammed-ibn-Kâsim-ibn-Zeid, della tribù di Lakhm,[1491]e Ahmed-ibn-Kâsim già ricordato.[1492]Perchè il verseggiare è facile quando non si badi alla poesia del concetto, e l'aiuti un linguaggio classico che risuona sempre agli orecchi, una certa educazione letteraria, qual ebbero in quell'età tutti i Musulmani che non nascessero proprio dal volgo, e l'uso generale vi sospinga, come avvenne nei tempi della nostra Arcadia. Di quei che trattarono argomenti morali non spiccando altrimenti per bellezze di forma, noteremo quel solo che possa giovarne, cioè com'intendessero la filosofia pratica della vita: gli uni a cantare il vino, le ballerine, i passatempi, che sono Abu-Bekr-Mohammed-ibn-Ali-ibn-Abd-el-Gebbâr oriundo di Kamûna in Affrica,[1493]Abu-Ali-ibn-Hasan-ibn-Khâlid, il Segretario,[1494]Abu-Abbâs-ibn-Mohammed-ibn-Kâf;[1495]gli altri austeri, fissati nell'altra vita e spregianti quella che fruivano di presente, come Abu-Hafs-Omar-ibn-Hasan-ibn-Setabrîk, devoto di grido,[1496]Abu-l-Kârim-Ahmed-ibn-Ibrahim Waddâni,[1497]e i già ricordati Abu-Ali-Ahmed-ibn-Mohammed-ibn-Kâf il Segretario,[1498]Ibn-Mekki,[1499]Abd-er-Rahman-ibn-Abd-el-Ghâni,[1500]Atîk,[1501]il Siracusano Ibn-Fehhâm,[1502]Ali-Waddâni.[1503]D'altri abbiamo descrizioncelle,epigrammi sui quali poco o nulla è da notare. Abu-Mohammed-Abd-el-Azîz-ibn-Hâkem-ibn-Omar, della tribù iemenita di Me'âfir, dettò qualche verso sui corpi celesti.[1504]Abu-l-Feth-Ahmed-ibn-Ali-Sciâmi è lodato dall'autore dell'Antologia siciliana, il quale gli domandò alcuni versi per metterli nella raccolta;[1505]Ruzaik-ibn-Abd-Allah fu perseguitato sì ostinatamente dalla povertà, che una volta donatagli da gran personaggio una borsa d'oro, tornando a casa tutto lieto, trovò che un ladro gliel'avea svaligiata, e sfogò il dolore in rime.[1506]Il Segretario Ibn-Kerkûdi è detto poeta di vaglia da Ibn-Kattâ'; ma dai versi non me ne accorgo.[1507]Alla lista vanno aggiunti: Abu-Hasan-Sikilli,[1508]Abd-el-Azîz-Bellanobi, fratello d'Ali,[1509]il Segretario Abu-Abd-Allah-Mohammed-ibn-'Attâr,[1510]Abd-el-Wehâb-ibn-Abd-Allah-ibn-Mobârek,[1511]Abu-Hasan-ibn-Abd-Allah da Tripoli o Trapani,[1512]Abu-Mohammed-Abd-Allah-ibn-Mekhlûf lo Scilinguato,[1513]e il Segretario Ibn-Sir'în,[1514]dei quali ci rimangono pochissimi versi o nessuno. Ci sono occorsi trattando d'altri studii, e abbiam detto del merito che loro s'attribuiscain poesia, Kholûf da Barka,[1515]Ibn-Abd-el-Berr,[1516]Gia'far-ibn-Kattâ',[1517]Dami'a,[1518]Ja'kûb Roneidi,[1519]Ali-ibn-Hasan-ibn-Habîb,[1520]Ibn-Sados,[1521]Taher-Rokbani,[1522]e il costui figlio Ali,[1523]Othman-ibn-Ali da Siracusa,[1524]Ali-ibn-Waddani,[1525]Abd-Allah-ibn-Mosîb,[1526]Ibn-Kereni,[1527]ed Abu-Bekr-Mohammed.[1528]Da quanto abbiamo esposto, si può conchiudere che la poesia rifioriva in Sicilia, dopo tredici secoli; e se non agguagliò le bellezze dei tempi di Teocrito e Stesicoro, produssene quella specie che concedea il Parnaso di Arabia. A noi Italiani non solo, ma a tutti Europei nudriti alla scuola dei Greci, non può sembrar lieto soggiorno nè la sala vaporosa d'Odîn nè la tenda de' Beduini, dove si gareggia di metafore baldanzose, descrizioni sopra descrizioni, antitesi incessanti di pensieri e di vocaboli, paralelli bizzarri e lambiccati, lingua ricercata o morta e sepolta, gergo nomade che ormai mal si adattava alle idee delle colonie musulmane d'Europa, ma il culto classico comandava adoperarlo. E però ci offendono a prima vista tutti quegli orpelli e gemme di vetro di che s'adornavanoi poeti arabi di Sicilia, come ogni altro di lor età e linguaggio: le pupille omicide, le palpebre taglienti come spade, le guance di fuoco su cui spunti il mirto della barba, o guance di rose, e vi fu anche chi disse di rubino, cui mordessero gli scorpioni d'una negra chioma inanellata, i tralci diben[1529]sormontati di lune piene, che è a dire svelti giovani dal volto fresco e splendente, i capelli bianchi che spandan tenebre; e infinite secenterie di simil tempra, nelle quali si compiaceano gli stessi Ibn-Hamdîs, Ibn-Tûbi, Abu-l-Arab, Ibn-Tazi, e il Bellanobi. Ma poi va considerato che il genio diverso delle lingue toglie nell'una a tal espressione figurata quel sapor aspro che abbia nell'altra: il che si noterebbe tra le lingue d'unica famiglia che parliamo in Europa, non che tra le indo-europee e le semitiche. Scendendo più addentro, scopriremo sovente pensieri semplici ed alti, linguaggio spontaneo d'affetti, verace colorito, tratteggiare risoluto, grazie non contigiate; e diremo che quelle brune muse arabiche se si abbigliassero a foggia nostra, passerebbero per belle. Io chieggo che nel giudicare i poeti arabi di Sicilia dagli squarci che ho mostrati e su le intere opere che spero sian date un giorno all'Italia, si guardi al concetto della mente piuttosto che alla forma in cui si manifestava; e che per la forma s'accettino, com'è ragione, i giudizii dei critici arabi ch'ho accennato a lor luogo. Forse quei biografi ed antologisti che ci serbarono frammenti de' poeti arabi siciliani li defraudavano delle nostre lodi più meritate, trascrivendo appunto i versi chenoi avremmo messi da banda, e tralasciando come scipiti quelli che noi avremmo trascelto.[1530]Vuolsi in fine far parola dei musici che soleano cantar sul liuto i versi dei poeti: la quale usanza gli Arabi appresero dai Persiani, i devoti musulmani la condannavano, e quando lor venia fatto vietavanla, ma i grandi e' ricchi tosto richiamavano nelle brigate musici, cantatrici e ballerine. Il gran diletto che ne prendessero i Musulmani di Sicilia, è quanto se ne travagliassero si ritrae dalle poesie, dove spesseggiano le descrizioni dell'arte che dissipava i tristi pensieri e movea alla gioia; nè sdegnavano i poeti di lodare, talvolta anco biasimare i musici: Ibn-Tazi fe ad uno l'epigramma: “Ei canta e ti gitta addosso noia e malanni; ei tocca il liuto, affè che gliel'avresti a spezzare su le spalle.”[1531]Le croniche degli Abbadidi registrano con superstizioso terrore il caso del Musico Siciliano, così il chiamano, condotto agli stipendi di Mo'tadhed. Il quale sendosi fitto in capo (1068) che sovrastassegli la morte e la ruina di sua casa, volle cavar augurio dai versi che a sorte gli fossero recitati; fatto venire il Musico Siciliano e seder seco con grandi onori e carezze, e richiestolo di cantare, venner detti al Siciliano cinque versi, che incominciavano: “Consumiam le notti, sapendo ch'esse ci debbonoconsumare;” ed appunto a capo di cinque giorni il principe si morì.[1532]Aggiugnendo i nomi rassegnati in questo capitolo a quei che notammo nel capitolo XI del terzo Libro, si hanno (salvo il raddoppiamento di qualche nome che non ci sia venuto fatto di chiarire) a un di presso centoventi Musulmani di Sicilia e una dozzina di stranieri dimoranti nell'isola, che segnalaronsi nelle scienze e nelle lettere sino al fin della dominazione musulmana. Il quale abbozzo, disteso la più parte senza conoscer le opere, su i cenni solamente di autori arabi, è imperfetto di certo; pur adombrerà la cultura della Sicilia in quei tempi, supposta anzichè conosciuta quand'io mi accinsi a coteste ingrate ricerche. Pervenuti che saremo, nel sesto Libro, ai letterati e scienziati che rimasero fino ai tempi di Federigo, mi proverò a indagare la parte che si debba attribuire ai Musulmani nel risorgimento degli studii in Italia.
Nel passar dalla didattica e critica al proprio effetto dell'arte, troviamo, filologo insieme ed oratore, Abu-Hafs-Omar-ibn-Khelef-ibn-Mekki, ricordato dianzi nei tradizionisti e giuristi.[1374]Il quale, rifuggito in Affrica quando le continue vittorie dei Normanni, forse la espugnazione di Palermo, toglieano ogni speranza di salute, conseguì il magistrato di cadi a Tunis[1375]che allora si governava a repubblica. È attribuita ad Ibn-Mekki laCorrezione della linguache altri riferisce ad Ibn-Kattâ',[1376]e potrebbero supporsi due opere col medesimo titolo, che Ibn-Kattâ' avesse imitato per gareggiare con quel sommo, “il cui valore, dice egli, celebravano e ripeteano tutte le lingue per ogni luogo; quel che in eloquenza non cedette il vanto ad Ibn-Nobâta, e lasciò modelli di poesia.[1377]”Dsehebi anzi lo antepone al Cicerone degli Arabi, e come raro esempio aggiugne ch'ei solea porgere dal pulpito un sermone novello ogni venerdì.[1378]Ma gli squarci dei versi d'Ibn-Mekki san troppo di predica; ritraggono della natura umana i soli vizii, consigliano la solitudine e l'egoismo, nè escon di vena poetica;[1379]ond'io dubito ch'ei n'abbia avuta d'oratore.
All'agrume ascetico d'Ibn-Mekki va contrapposta la spensieratezza cavalleresca del segretario Hâscem, che argomentiamo al paro dai versi: i quali due tipi si alternano con poco divario nei poeti arabi di Sicilia. Abu-l-Kâsim-Hascem-ibn-Iûnis, al dir d'Ibn-Kattâ', fu lodatissimo scrittore di epistole, motti arguti, racconti emekâme:[1380]quella maniera di componimento accademico che ha dato rinomanza ad Harîri. Perdute le prose d'Hascem e la più parte delle poesie, ci rimangono varii tagli di due e tre versi, e bastano pure a mostrarlo seguace della scuola classica degli Arabi. Vi cogliamo anco una bravura, credo io, di guerra civile: il poeta vedendo i suoi sgomentati senza consiglio, fa testa egli solo ad un fier nemico Abu-Nasr, e il rinfaccia agli ingrati concittadini. Altrove accenna ad avventure d'amore, millantandosiche una notte negra come vaga chioma, viaggiò tutto solo al ritrovo, toltosi per ciambellano il brando tagliente, e per segretario la lancia rodeinita; e somiglianti freddure.[1381]Citammo già il nome d'Ibn-Tazi, lodato scrittore d'epistole.[1382]Porremo in lista coi prosatori iKâtib, o vogliamo dir Segretarii in oficio pubblico, richiedendosi a questo appo gli Arabi non comune erudizione letteraria, per compilare quei rescritti tramezzati di prosa rimata, sì peregrini, sì lambiccati di lingua e stile, da parer d'altro popolo o d'altra età che gli scritti di storia o scienze. Levaron grido, com'ei sembra, il segretario Abu-Sewâb da Castrogiovanni, ricordato da Iakût nella notizia geografica di quella città;[1383]Abu-Hasan-Ali-ibn-abi-Isâk-Ibrahim-ibn-Waddâni preposto ad un officio pubblico in Sicilia.[1384]E dei poeti d'Ibn-Kattâ' son detti Segretarii Abu-Ali-Ahmed-ibn-Mohammed-ibn-Kâf;[1385]Abu-Ali-ibn-Hosein-ibn-Kalid,[1386]Abu-Bekr-Mohammed-ibn-Sahl detto Rozaik;[1387]Abu-Abd-Allah-Mohammed-ibn-Ali-ibn — Sebbâgh amico d'Ibn-Rescîk;[1388]Abu-Feth-Mohammed-ibn-Hosein-ibn-Kerkûdi,copioso scrittore in rima e in prosa;[1389]Ibn-Kereni l'astronomo e computista;[1390]Abd-el-Gebbar-ibn-Abd-er-Rahman-ibn-Sir'în;[1391]Ibn-Kûni filologo, astronomo e geometra;[1392]Abu-Hafs-Omar-ibn-Abd-Allah;[1393]il cadi Abu-Abd-Allah-Mohammed-ibn-Kâsim-ibn-Zeid della tribù di Lakhm;[1394]Abu-Abd-Allah-Mohammed-ibn-'Attâr;[1395]ed Abu-Hasan-Ali-ibn-Hasan-ibn-Tûbi, elegantissimo prosatore e poeta.[1396]
Tra tanti ingegni che onorarono la Sicilia musulmana, pochi si volsero alla Storia. La cronica sola che ci rimanga è scritta in arabico sì, ma pensata in altra lingua da un cristiano o figliuol di cristiano di Palermo, che visse alla metà del decimo secolo, famigliare forse dei principi kelbiti; chè le date costantinopolitane, lo stile timido, la lingua scarsa, la grammatica volgare, la reticenza dei sentimenti religiosi, la prudenza cortigiana, la brevità in principio (827) e la diligenza in sul fine (964), ci svelano tutte le condizioni dell'autore, fuorchè il nome.[1397]La storia di Sicilia d'Ibn-Kattâ' è perduta.[1398]Corse per le mani di pochi eruditi fino al decimoterzo secolo quella del giurista Abu-Ali-Hasan-ibn-Iehia, della quale abbiamo frammenti che illustrano la geografia,[1399]e sembratolto anco da quella il caso di Malta nella guerra di Maniace; onde l'autore tornerebbe alla metà dell'undecimo secolo:[1400]siciliano è da dirsi, per nascita o soggiorno, all'argomento ch'elesse ed alla precisione delle notizie locali. L'età nè la patria non si scorge d'Abu-Zeid-Gomari, d'origine berbera, autore d'un'altra storia di Sicilia.[1401]Ali-ibn-Tâher, mentovato di sopra, si versò nell'antica storia degli Arabi, senza la quale mal si poteano comprendere lor poeti classici.[1402]Scrisse la Storia d'Algeziras Ibn-Hamdîs da Siracusa.[1403]
Ma venendo ai poeti, il numero e la monotonia ci distoglie dal trattar di ciascuno partitamente; se non che i maggiori nell'arte o che svelino le condizioni e costumi del paese. E pria diremo di cui si esercitò nel componimento eroico degli Arabi, laKasîda, che suona “Trovata:” adoperata con altro nome negli epicedii ed elegie d'amore; poemettosopra una sola rima, ove il poeta intesse le lodi proprie, o di sua gente o del mecenate, con digressioni erotiche, descrizioni, apostrofe e macchina ritraente la vita dell'avventuroso cavaliere nomade, sì come la macchina di nostra epopea s'adatta alle prime imprese nazionali. Nè l'effimero accentramento del califato generò appo di loro l'epopea, quando popol arabico propriamente non v'era. La Kasîda antislamitica pervenne tal quale a quel brulichío di stati musulmani del decimo e undecimo secolo; e la si udì in Palermo a corte di Iûsuf (990-8) in bocca di poeti africani.[1404]
La generazione seguente s'illustrò in Sicilia per parecchi autori di Kasîde, tra i quali va innanzi per età e virtù poetica Abu-Hasan-Ali-ibn-Hasan-ibn-Tûbi,[1405]lodato altresì per eloquenti scritti in prosa, come notammo.[1406]Viaggiò in Oriente nei principii dell'undecimo secolo, si versò in faccende politiche,[1407]e fors'anco di amministrazione, e fu chiaro a corte di Moezz-ibn-Badîs,[1408]le cui lodi si leggono in una sua Kasîda.[1409]Altre, e soprattutto i versi d'amore, danno una fragranza direi quasi della poesia di Grecia e d'Italia; v'ha un piglio di passione, una naturalezza d'immagini che non sembrano tolti in prestito dallemuse arabiche.[1410]Suol cantare la gioventù, le donne, il vino, le stelle, i fiori; piange i diletti perduti nell'età matura, senza mai trascorrere alla schifa licenza di tanti altri poeti arabi; poichè un suo epigramma, sì fino da parer de' tempi d'Orazio o di Giovenale, è satira al certo, non confessione di vizio.[1411]Gli argomenti, lo stile, fin qualche concetto e qualche parola d'Ibn-Tûbi, si ravvisano nelle rime d'Ibn-Hamdîs, che di certo il prese a modello e l'avanzò.
Fioriva in quel torno o qualche dieci anni appresso, Ibn-Sebbâgh il segretario, amico d'Ibn-Rescîk, forse palermitano, ed intinto nelle pratiche con Moezz-ibn-Badîs, al certo seguace di parte siciliana nella rivoluzione d'Akhal, poichè con robusti versi, e talvolta gonfii, loda il valor di sua gente contro i Bizantini e i Kelbiti.[1412]Armoniosee gentili le rime d'amore d'un Abu-Fadhl-Mosceref-ibn-Râscid, autore di tre o quattro Kasîde e altri componimenti; e pur non gli manca vigor di parola nè altezza di pensieri quand'ei tocca la guerra civile, forse i principii della normanna, e sospira la unione della Sicilia sotto un sol capo.[1413]
Non guari dopo, il grammatico siciliano Abu-Hasan-Ali-ibn-Abd-er-Rahman-ibn-Biscir, dettavauna Kasîda ad onore di Nâsir-ed-dawla-Ibn-Hamadân, capitano anzi padrone del califo d'Egitto,[1414]e un'altra a lode del vizir Ibn-Modebbir,[1415]la prima delle quali sembrò un capo lavoro a Malek-Mansûr, principe erudito del secolo seguente.[1416]Un altro Abu-Hasan-Ali-ibn-Abd-er-Rahman, segretario e grammatico, chiamato Bellanobi dalla patria, Ansâri dal lignaggio,[1417]uscito di Sicilia nella seconda metà dell'undecimo secolo, rifuggissi al Cairo; ove perduta la madre, piansela con una elegia piena d'affetto e d'immagini poetiche. V'hanno inoltre componimenti, brevi e cinque Kasîde, due delle quali a lode d'una casa di Beni-Mawkifi, non sappiamo se di Sicilia od'Egitto,[1418]onde nasceva un mecenate del Bellanobi: versi studiati, puliti e mediocri.[1419]Nè passò questo segno in poesia il filologo Ibn-Kattâ', del quale abbiamo detto.[1420]Par fosse uscito di Sicilia nell'adolescenza Megber-ibn-Mohammed-ibn-Megber chestudiò in Egitto e vi fece soggiorno, tenuto in gran pregio dai critici arabi, autore di varie Kasîde, una delle quali al Kâid-Abu-Abd-Allah, soprannominato Mamûn, ma nol credo dei regoli siciliani. Con altri versi, mordendo un poeta bisognoso o avaro, ci ragguaglia del sussidio di cinque dînar al mese che porgea la corte fatemita agli uomini di lettere. Morì costui pria della metà del duodecimo secolo:[1421]l'ultimo forse dei Siciliani che dopo il conquisto s'erano affidati alla carità fatemita.
Più franca ospitalità loro offrivano in Spagna da dodici dinastie gareggianti a bandir corte per mostrar che da vero regnassero; la miglior parte gentiluomini arabi, usi a far della poesia lusso ed a tener unica virtù civile la liberalità. Sia la frequenza dei commerci, sia il gusto delle lettere, si strinse con la Sicilia più che ogni altro stato spagnuolo quel dei Beni-Abbâd di Siviglia: e già al tempo di Mo'tadhed (1041-1068) s'era rifuggito nell'isola un poeta Abu-Hafs-Omar-ibn-Hasan, di nobil gente spagnuola, amico del principe, poscia temuto e perseguitato; il quale tornato alfine in patria, Mo'tadhed lo fece assassinare.[1422]Ma succeduto al cupo tiranno il figliuoloMo'tamid, che avea gran cuore in guerra e in casa, ed altamente sentiva in poesia, la corte di Siviglia fu asilo dei poeti Siciliani Abu-l-Arab e Ibn-Hamdîs.
Abu-l-Arab-Mos'ab-ibn-Mohammed-ibn-Ali-Forât, coreiscita della schiatta di Zobeir, nato in Sicilia il quattrocentoventitrè (1033) avea nome già di gran poeta, quando, occupata Palermo dai Normanni, impazienza del giogo stretta di povertà lo sospinsero ad andar via, dicendo alla patria ch'essa l'abbandonava non egli lei.[1423]Mo'tamid gli avea profferto asilo a Siviglia; mentr'egli pur tentennava, sbigottito dai rischi del viaggio, invecchiato a quarant'anni, aveagli mandato per le spese cinquecento dînar: e vedendolo giugnere a corte dopo un anno o poco meno (465, 1072-73), l'accolse lietamente, gli fu poi sempre largo di danari e d'affetto;[1424]e quegli ne rendea merito coi versi;par anco abbia militato in alcuna impresa del mecenate.[1425]Sopravvisse Abu-l-Arab alla ruina di casa Abbadida una ventina d'anni, sapendosi di lui fino al cinquecento sette (1113-14). Improvvisatore, poeta di gran fama, più arabo che niun altro Arabo nel pregio della lingua, dice Ibn-Bassâm, scherzando sul soprannome; e Scehâb-ed-din-Omari, preso d'un estro di prosa rimata, lo esalta duce e maestro di tutti i poeti del suo secolo e gente.[1426]In vero le Kasîde ed altri componimenti d'Abu-l-Arab, dei quali non ci mancano squarci, sembrano elegantissimi di lingua e stile; arabici pur troppo in ragion poetica, ma vi si frammette spesso la semplicità che dianzi lodammo in Ibn-Tûbi.
Abd-el-Gebbâr-ibn-Mohammed-ibn-Hamdis nacque in Siracusa (1056) di nobile famiglia della tribù di Azd, che prendea nome da un Hamdîs, capo himiarita ribellatosi (802) in Affrica controIbrahim-ibn-Aghlab.[1427]Cresciuto al romor delle armi normanne che già infestavano il Val di Noto, Ibn-Hamdîs, più che agli studii si diede a combattimenti, amori, festini, trincare; finchè un successo sul quale ei tocca e passa, credo avventura amorosa in nobil casato, sforzollo a fuggire[1428]in Affrica il quattrocensettantuno(1078-79). Ma sdegnando i costumi delle tribù arabiche scatenate dall'Egitto su l'Africa propria,[1429]allettato altresì dalla fama di Mo'tamid-ibn-Abbâd, andò a corte di Siviglia, ove fu accolto con onore e liberalità.[1430]In quel ritrovo dei primi poeti contemporaneid'Occidente rifulse il genio d'Ibn-Hamdîs; non si corruppe in corte l'animo franco, liberale, pien d'amore del padre, della Sicilia, degli amici, della gloria, delle donne; d'ogni bellezza di natura e d'arte. Seguì il principe nei campi com'uomo d'arme ch'egli era ed anco ne facea troppa mostra nei versi. Alla battaglia di Talavera (1086) abbattuto dal cavallo nei primi scontri che tornarono ad avvantaggio dei Cristiani, si sviluppò gagliardamente, n'uscì con la corazza tutta affrappata dai fendenti, più che a sè stesso pensando al figlio giovinetto che combattea lì presso con gran valore.[1431]Ma quando gli Almoravidi tornarono in Spagna da nemici; quando Mo'tamid fu spoglio del regno e d'ogni cosa, e scannatigli due figliuoli sotto gli occhi, e con le figlie mandato in catene ad Aghmat (1091), Ibn-Hamdîs passava in Affrica, andava a visitarlo nella prigione: dove fecero scambio di sante lagrime e versi mediocri.[1432]Tornatosi il poeta siciliano a Mehdia,[1433]saputanon guari dopo la morte di Mo'tamid (1095), soggiornò parecchi anni nelle due corti di casa zîrita, avendo lasciato in lungo poema la descrizione d'un palagio di Mansûr principe hammadita di Bugia, aspro nemico degli Almoravidi;[1434]due Kaside in vita[1435]ed un'elegia in morte di Iehia-ibn-Temîm (1116) principe di Mehdia;[1436]e le lodi di Ali-ibn-Iehia (1116-21) ed Hasan-ibn-Ali (1121-1148) saliti successivamente a quel trono.[1437]Scrisse la Storia di Algeziras.[1438]Rifinito dall'età e dall'avversa fortuna, ch'ei s'assomigliava ad aquila che più non voli e i figli le imbecchino il pasto,[1439]perduto il lume degli occhi, morì di ramadhan cinquecentovensette (luglio 1133), chi dice a Majorca, chi a Bugia, sepolto accanto al poeta spagnuolo Ibn-Labbâna, col quale avea gareggiato nella grazia di Mo'tamid a Siviglia e nel carcere.[1440]
Ingegno felicissimo nel coglier e ritrarre le sensazioni, nel colorirne le dipinture che veggiamo sparse a larga mano in duemila e cinquecento versi: dipinture d'obietti materiali, avvenimenti, passioni, costumi. Delle quali lascerem da canto ciò che non si riferisca alla Sicilia: le geste di Mo'tamid, i suoi palagi ed orti o del principe di Bugia, gli episodii accademici di Siviglia, la morte d'una moglie, il naufragio d'altra sua donna nel viaggio di Spagna ed Affrica, le cacce affricane, le descrizioni d'animali e frutta e fiori,[1441]gli specchi di pece,[1442]le lampadi a spirito di vino,[1443]il piglio feroce dei masnadieri d'oltre Nilo, cui poneva a riscontro gli Arabi inciviliti di Sicilia. Quei compagni di sangue chiarissimo come lo splendor delle stelle,[1444]coi quali in gioventù soleacercare all'odorato il miglior muschio[1445]dei vigneti siracusani. Entrano di notte in un romitaggio; chiuse le porte, gittan su le bilancette un dirhem d'argento, e la vecchia suora lor ne rende una coppa piena di liquid'oro; poi ne menan via le sposine: quattro anfore[1446]vergini, impeciate e sepolte da lunghi anni; elette da un tal che d'ogni succo d'uva ti sa dir patria, età e cantina. Ma gli svelti e vaghi giovani traggono a sala illuminata da gialli doppieri messi in file come colonne che sostenessero eccelsa volta di tenebre; dove il signor della festa bandisce esilio e morte alla tristezza: e già le suonatrici, cominciando a toccar le corde, destan gioia negli animi; quella si stringe al petto il liuto, questa dà baci al flauto: una ballerina gitta il piè a cadenza dello scatto delle dita; gentil coppiera va in giro, mescendo rubini e perle, avara sì delle perle che rado allarga le stringhe dal collo della gazzella.[1447]Oh dolci ricordi della Sicilia, campo di mie passioni giovanili, albergo ch'era di vivaci ingegni, paradiso dal quale fui scacciato! e come riterreimi dal piangerlo? Quivi risi a vent'anni spensierato; ahi che a sessanta mi rammarico di quelle colpe; ma non le biasmar tu, accigliato censore, poichè le cancellava il perdono di Dio![1448]
Figliuoli delle Marche siam noi, cantò altrove Ibn-Hamdîs; a noi spunta il sorriso quando la guerra aggrotta le ciglia; divezziamo i bamboli, in mezzo all'armi, col latte di generose giumente: rassegnaci; e quanti siamo, tanti campioni conterai che ciascun vale una schiera. Indietreggia nostr'oste per rinnovare l'assalto; ritraendosi, sparge la morte: no, che tutte le stelle non sono cadute, e pur v'ha una speme in questa guerra, e siam noi. I condottieri ci mostrano il dì della battaglia, un drappo da ricamare con gruppi d'avvoltoi; chè i prodi ad ogni carica di lor nobili 'Awagi,[1449]spargon sul terreno larga pastura agli uccelli voraci. Ecco una colomba messaggiera di strage, volar secura tra i lampi. Sì; percotemmo i nemici della Fede entro lor focolari: piombò un flagello su le costiere dei Rûm; navi piene di lioni solcarono il mare, armate la poppa d'archi e dardi, lancianti nafta che galleggia e brucia come la pece della gehenna ov'ardono i dannati; cittadelle che vengono a combattere le città dei Barbari, a sforzarle e saccheggiarle. E che valser quei vestiti di maglie di ferro luccicanti, e usi a dar dentro quando pur si ritraggono i prodi? Non piegammo noi al duro scontro; ingozzata la coloquinta, gustammo alfine il dolce favo, e li rimandammo con le armadure squarciate e addentellate da questo sottil filo de' nostri brandi. Perchè l'acciaro nelle nostre maniragiona,[1450]e nelle altrui si fa mutolo. Ma dalla casa mi guardano furtivamente begli occhi travagliati dalla vigilia e dal pianto, che il dolore dì e notte li avea dipinti di kohl;[1451]una manina incantatrice muove le dita a salutarmi. Oh dilettoso giardino, la cui sembianza viene a visitar le pupille aggravate di sonno e le schiude all'immaginativa! Io sospiro la mia terra; quella nel cui seno si fan polvere le membra e le ossa de' miei, chè già se n'è ito il fior della prima gioventù, alla quale tornan sempre le mie parole.[1452]
Sotto il bel cielo di Spagna, nelle regioni temperate dell'Affrica settentrionale, il poeta siracusano non obbliò mai quel paese “cui la colomba diè in presto sua collana, e il pavone suo splendido ammanto;[1453]dove i raggi del sole avvivan le piante d'amorosa virtù ch'empie l'aere di fragranza;[1454]dove respiri un diletto che spegne le aspre cure, senti una gioia che cancella ogni vestigio d'avversità.”[1455]Pur l'alto sentimento che gli facea parer più belle le naturali bellezze della Sicilia, lo ritenne dal tornar a vederla serva; gli dettò versi di rampogna no, ma di compianto e di verità, ch'è primo debito di cittadino alla patria. Ripetendo ed esaltando in mille modi il valoredelle persone,[1456]ricordava sospirando, esser morta nel paese la virtù della guerra.[1457]E in età più matura sclamava:
“Oh se la mia patria fosse libera, tutta l'opera mia, tutto me le darei con immutabile proponimento.
Ma la patria come poss'io riscattarla dalla schiavitù nelle rapaci mani dei Barbari?
(Lo potea forse, quando) il suo popolo si straziava a gara in guerra civile, e ciascun legnaiolo vi gittava esca al foco?
(Quando) i congiunti non sentivano carità di parentela; bagnavano le spade nel sangue dei congiunti,
E (il popolo tutto insieme) avea lo stesso piglio d'una destra le cui dita non giochino l'un a seconda dell'altro?”[1458]
A tanta altezza di poesia giunse Ibn-Hamdîs! Con soave sentimento cantò d'amore; con leggiadria ed arte e abbondanza d'estro sopra ogni argomento ch'ei toccava. E se l'intemperanza orientale d'immagini,le antitesi, i bisticci, i vizii radicali della letteratura arabica tolgono a noi di collocarlo tra i sommi poeti, i critici di sua nazione il tenner tale,[1459]e in Occidente i suoi versi furono poco men citati che que' d'Imrolkais e di Motenebbi. Il critico Abu-Salt-Omeîa, che l'accusò di plagii, lo dicea ladro illustre, uso ad abbellire le idee rubate.[1460]
Dimorò in Affrica o Spagna il suo figliuolo Mohammed, più poeta del padre al dir d'Ibn-Bescirûn; ma i brevi saggi che ne dà, fan giudicare altrimenti.[1461]Soleiman-ibn-Mohammed da Trapani, oriundo di Mehdia stanziatovi, esule dopo il quattrocento quaranta (1048), erudito e scostumato, passò in Affrica, indi in Spagna; ove s'acconciò nelle corti di principi minori, e piacquero sue Kaside, e vi lasciò nome non oscuro.[1462]Più elegante poeta Abu-Sa'îd-Othmân-ibn-'Atîk, Siciliano, forse di Palermo come ogni altro di cui non si noti particolarmente la città natia, andò a dirittura in Spagna al conquisto normanno, a corte del rivale di Mo'tamid in lettere e munificenza (1054-1091), il principe d'Almeria Mo'tasem, della illustre stirpe dei Beni-Somâdih.[1463]Vissero al par nella secondametà dello undecimo secolo poeti di Kasîde, i segretarii Hâscem-ibn-Iunis e Ibn-Kûni e Omar-ibn-Abd-Allah, dei quali si è detto;[1464]e un Ali-ibn-Abd-Allah-ibn-Sciami.[1465]
Ibn-Tazi, cultor di scienze e di lettere,[1466]facile ingegno ed umore bilioso, censor di vizii infangato in brutto costume egli stesso, va lodato tra i primi poeti satirici degli Arabi per vivacità di concetti, stile incisivo, e pur naturale, eleganza e grazia non infrequente.[1467]Ci avanzan di lui, dopo che li vagliavano Ibn-Kattâ' e Imâd-ed-dîn, da ottanta epigrammi, tra descrittivi ed erotici, se così possan chiamarsi, e satirici; ma sol di questi diremo. Dei quali è grave e lepido molto quel sopra i Sufiti;[1468]altri con lindura riprendono vecchi che tingeano i capelli,[1469]facce irsute di barba,[1470]e noiosi cantori:[1471]ed erano ridicolaggini del tempo. Su i vizii eterni dell'umana natura lanciò arguti motti ad avari.[1472]chiacchieroni,[1473]permalosi;[1474]nè perdonò ai difetti fisici:[1475]mise il dente ove potè a lacerare con rabbia, ed arrivò a chiamare l'umanità razza di vipere e cani.[1476]Ruzaik-ibn-Sahl, già nominato, toccò l'argomento con più misura e men poesia, nei soli versi che ci rimangon di lui.[1477]
Meritano i Kelbiti particolar menzione pria di continuare la lista dei poeti minori, perchè s'e' non arricchirono gran fatto il Parnaso siciliano, incoraggiarono e favorirono cui v'aspirasse. Dell'emiro Ahmed (953-969) si ricordano due mediocri versi con che si lagnava che in età avanzata nol curasser le donne: strana querela in bocca a principe musulmano.[1478]Cantò più lietamente d'amore Abd-er-Rahman-ibn-Hasan,intitolato emiro per onor di famiglia eMostakhles-ed-dawla(L'eletto dell'impero) per oficio ch'avesse tenuto a corte fatemita in Egitto,[1479]Abu-Mohammed-Kâsim-ibn-Nizâr, detto anche emir, contemporaneo di Ahmed, poscia prefetto di polizia a Misr, ci attesta la puntigliosa superbia di sua gente in faccia anco al principe.[1480]Improvvisava l'emiro Giafa'r-ibn-Iûsuf qualche versuccio, e faceva ai poeti le carezze dell'asino.[1481]L'altro Giafa'r soprannominatoThiket-ed-dawla, figliuolo di Akhal, si scusava in rima delle promesse non compiute per la malignità di sua fortuna.[1482]Del dotto e audace Ammâr abbiam detto e de' suoi versi.[1483]Abu-Kasim-Abd-Allah-ibn-Selmân di gente Kelbita, si vantava con mediocre poesia d'amare e proteggere la virtù, esalava lamenti erotici, e attestava l'epoca in cui visse, dicendosi circondato da nemici che facean le viste d'ossequiarlo.[1484]Avanzò ogni altro Kelbita nel pregio dei carmi un Gia'far-ibn-Taib,che carteggiavasi con Ibn-Kattâ', n'ebbe lodi nell'Antologia siciliana e meritolle, come provano due squarci di Kasîda e qualche altro verso petrarchesco.[1485]Caduta la dinastia, que' che se ne divisero le spoglie, ambiron pur ad onori letterarii che noi non possiamo assentire: dico, il kaid Abu-Mohammed-ibn-Omar-ibn-Menkût,[1486]e il kaid Abu-l-Fotûh figlio del kaid Bodeir-Meklâti ciambellano, soprannominatoSind-ed-dwala, d'umor niente allegro.[1487]Fe versi anco Ibn-Lûlû, detto forse per errore principe di Sicilia.[1488]Nè sdegnava l'arte un prefetto di polizia di que' tempi, per nome Abu-Fadhl-Ahmed-ibn-Ali, coreiscita;[1489]nei cadi Abu-Fadhl-Hasan-ibn-Ibrahim-ibn-Sciâmi, della tribù di Kinana,[1490]Abu-Abd-Allah-Mohammed-ibn-Kâsim-ibn-Zeid, della tribù di Lakhm,[1491]e Ahmed-ibn-Kâsim già ricordato.[1492]
Perchè il verseggiare è facile quando non si badi alla poesia del concetto, e l'aiuti un linguaggio classico che risuona sempre agli orecchi, una certa educazione letteraria, qual ebbero in quell'età tutti i Musulmani che non nascessero proprio dal volgo, e l'uso generale vi sospinga, come avvenne nei tempi della nostra Arcadia. Di quei che trattarono argomenti morali non spiccando altrimenti per bellezze di forma, noteremo quel solo che possa giovarne, cioè com'intendessero la filosofia pratica della vita: gli uni a cantare il vino, le ballerine, i passatempi, che sono Abu-Bekr-Mohammed-ibn-Ali-ibn-Abd-el-Gebbâr oriundo di Kamûna in Affrica,[1493]Abu-Ali-ibn-Hasan-ibn-Khâlid, il Segretario,[1494]Abu-Abbâs-ibn-Mohammed-ibn-Kâf;[1495]gli altri austeri, fissati nell'altra vita e spregianti quella che fruivano di presente, come Abu-Hafs-Omar-ibn-Hasan-ibn-Setabrîk, devoto di grido,[1496]Abu-l-Kârim-Ahmed-ibn-Ibrahim Waddâni,[1497]e i già ricordati Abu-Ali-Ahmed-ibn-Mohammed-ibn-Kâf il Segretario,[1498]Ibn-Mekki,[1499]Abd-er-Rahman-ibn-Abd-el-Ghâni,[1500]Atîk,[1501]il Siracusano Ibn-Fehhâm,[1502]Ali-Waddâni.[1503]D'altri abbiamo descrizioncelle,epigrammi sui quali poco o nulla è da notare. Abu-Mohammed-Abd-el-Azîz-ibn-Hâkem-ibn-Omar, della tribù iemenita di Me'âfir, dettò qualche verso sui corpi celesti.[1504]Abu-l-Feth-Ahmed-ibn-Ali-Sciâmi è lodato dall'autore dell'Antologia siciliana, il quale gli domandò alcuni versi per metterli nella raccolta;[1505]Ruzaik-ibn-Abd-Allah fu perseguitato sì ostinatamente dalla povertà, che una volta donatagli da gran personaggio una borsa d'oro, tornando a casa tutto lieto, trovò che un ladro gliel'avea svaligiata, e sfogò il dolore in rime.[1506]Il Segretario Ibn-Kerkûdi è detto poeta di vaglia da Ibn-Kattâ'; ma dai versi non me ne accorgo.[1507]Alla lista vanno aggiunti: Abu-Hasan-Sikilli,[1508]Abd-el-Azîz-Bellanobi, fratello d'Ali,[1509]il Segretario Abu-Abd-Allah-Mohammed-ibn-'Attâr,[1510]Abd-el-Wehâb-ibn-Abd-Allah-ibn-Mobârek,[1511]Abu-Hasan-ibn-Abd-Allah da Tripoli o Trapani,[1512]Abu-Mohammed-Abd-Allah-ibn-Mekhlûf lo Scilinguato,[1513]e il Segretario Ibn-Sir'în,[1514]dei quali ci rimangono pochissimi versi o nessuno. Ci sono occorsi trattando d'altri studii, e abbiam detto del merito che loro s'attribuiscain poesia, Kholûf da Barka,[1515]Ibn-Abd-el-Berr,[1516]Gia'far-ibn-Kattâ',[1517]Dami'a,[1518]Ja'kûb Roneidi,[1519]Ali-ibn-Hasan-ibn-Habîb,[1520]Ibn-Sados,[1521]Taher-Rokbani,[1522]e il costui figlio Ali,[1523]Othman-ibn-Ali da Siracusa,[1524]Ali-ibn-Waddani,[1525]Abd-Allah-ibn-Mosîb,[1526]Ibn-Kereni,[1527]ed Abu-Bekr-Mohammed.[1528]
Da quanto abbiamo esposto, si può conchiudere che la poesia rifioriva in Sicilia, dopo tredici secoli; e se non agguagliò le bellezze dei tempi di Teocrito e Stesicoro, produssene quella specie che concedea il Parnaso di Arabia. A noi Italiani non solo, ma a tutti Europei nudriti alla scuola dei Greci, non può sembrar lieto soggiorno nè la sala vaporosa d'Odîn nè la tenda de' Beduini, dove si gareggia di metafore baldanzose, descrizioni sopra descrizioni, antitesi incessanti di pensieri e di vocaboli, paralelli bizzarri e lambiccati, lingua ricercata o morta e sepolta, gergo nomade che ormai mal si adattava alle idee delle colonie musulmane d'Europa, ma il culto classico comandava adoperarlo. E però ci offendono a prima vista tutti quegli orpelli e gemme di vetro di che s'adornavanoi poeti arabi di Sicilia, come ogni altro di lor età e linguaggio: le pupille omicide, le palpebre taglienti come spade, le guance di fuoco su cui spunti il mirto della barba, o guance di rose, e vi fu anche chi disse di rubino, cui mordessero gli scorpioni d'una negra chioma inanellata, i tralci diben[1529]sormontati di lune piene, che è a dire svelti giovani dal volto fresco e splendente, i capelli bianchi che spandan tenebre; e infinite secenterie di simil tempra, nelle quali si compiaceano gli stessi Ibn-Hamdîs, Ibn-Tûbi, Abu-l-Arab, Ibn-Tazi, e il Bellanobi. Ma poi va considerato che il genio diverso delle lingue toglie nell'una a tal espressione figurata quel sapor aspro che abbia nell'altra: il che si noterebbe tra le lingue d'unica famiglia che parliamo in Europa, non che tra le indo-europee e le semitiche. Scendendo più addentro, scopriremo sovente pensieri semplici ed alti, linguaggio spontaneo d'affetti, verace colorito, tratteggiare risoluto, grazie non contigiate; e diremo che quelle brune muse arabiche se si abbigliassero a foggia nostra, passerebbero per belle. Io chieggo che nel giudicare i poeti arabi di Sicilia dagli squarci che ho mostrati e su le intere opere che spero sian date un giorno all'Italia, si guardi al concetto della mente piuttosto che alla forma in cui si manifestava; e che per la forma s'accettino, com'è ragione, i giudizii dei critici arabi ch'ho accennato a lor luogo. Forse quei biografi ed antologisti che ci serbarono frammenti de' poeti arabi siciliani li defraudavano delle nostre lodi più meritate, trascrivendo appunto i versi chenoi avremmo messi da banda, e tralasciando come scipiti quelli che noi avremmo trascelto.[1530]
Vuolsi in fine far parola dei musici che soleano cantar sul liuto i versi dei poeti: la quale usanza gli Arabi appresero dai Persiani, i devoti musulmani la condannavano, e quando lor venia fatto vietavanla, ma i grandi e' ricchi tosto richiamavano nelle brigate musici, cantatrici e ballerine. Il gran diletto che ne prendessero i Musulmani di Sicilia, è quanto se ne travagliassero si ritrae dalle poesie, dove spesseggiano le descrizioni dell'arte che dissipava i tristi pensieri e movea alla gioia; nè sdegnavano i poeti di lodare, talvolta anco biasimare i musici: Ibn-Tazi fe ad uno l'epigramma: “Ei canta e ti gitta addosso noia e malanni; ei tocca il liuto, affè che gliel'avresti a spezzare su le spalle.”[1531]Le croniche degli Abbadidi registrano con superstizioso terrore il caso del Musico Siciliano, così il chiamano, condotto agli stipendi di Mo'tadhed. Il quale sendosi fitto in capo (1068) che sovrastassegli la morte e la ruina di sua casa, volle cavar augurio dai versi che a sorte gli fossero recitati; fatto venire il Musico Siciliano e seder seco con grandi onori e carezze, e richiestolo di cantare, venner detti al Siciliano cinque versi, che incominciavano: “Consumiam le notti, sapendo ch'esse ci debbonoconsumare;” ed appunto a capo di cinque giorni il principe si morì.[1532]
Aggiugnendo i nomi rassegnati in questo capitolo a quei che notammo nel capitolo XI del terzo Libro, si hanno (salvo il raddoppiamento di qualche nome che non ci sia venuto fatto di chiarire) a un di presso centoventi Musulmani di Sicilia e una dozzina di stranieri dimoranti nell'isola, che segnalaronsi nelle scienze e nelle lettere sino al fin della dominazione musulmana. Il quale abbozzo, disteso la più parte senza conoscer le opere, su i cenni solamente di autori arabi, è imperfetto di certo; pur adombrerà la cultura della Sicilia in quei tempi, supposta anzichè conosciuta quand'io mi accinsi a coteste ingrate ricerche. Pervenuti che saremo, nel sesto Libro, ai letterati e scienziati che rimasero fino ai tempi di Federigo, mi proverò a indagare la parte che si debba attribuire ai Musulmani nel risorgimento degli studii in Italia.