272.Riâdh-en-nofûs, manoscritto di Parigi, fog. 67 verso.273.Abd-Allah-ibn-Sâigh, ultimo vizir di Ziadet-Allah, s'era imbarcato per la Sicilia quando il principe prese la fuga. Veggasi Nowairi,Storia d'Affrica, in appendice allaHistoire des Berbères par Ibn-Khaldoun, versione di M. De Slane, tomo I, p. 444. Certamente Ibn-Sâigh non fu il solo a tentar questa via.274.I fatti esteriori si ritraggono riscontrando Ibn-el-Athîr e Nowairi, ll. cc.; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, trad. di M. Des Vergers, p. 158, 159; Abulfeda,Annales Moslemici, an. 296, presso Di Gregorio, p. 78; Scehab-ed-dîn, ibid., p. 59.Il nome compiuto di Ibn-abi-Khinzîr si legge nelBaiân, tomo I, p. 148; al par che l'oficio diwâli, conferito dallo Sciita, a lui nella città di Kairewân e ad un altro fratello per nome Khalf nel Castel-vecchio. Ibn-Khaldûn, l. c., afferma che Ibn-abi-Khinzîr fosse stato dei notabili della tribù di Kotama. Lo credo, piuttosto dei principali della setta, ma di schiatta arabica. L'Haftariri che si legge tra i nomi di questo governatore di Sicilia nella versione latina di Abulfeda, è falsa lezione di Abi-Khinzîr. Questo soprannome poi del padre, suona in lingua nostra “Quel dal cinghiale.â€Ãˆ bene avvertire che il Rampoldi,Annali Musulmani, an. 909, tomo V, p. 119, 123; sognò un viaggio del Mehdi in Sicilia e parecchi aneddoti della sollevazione di Palermo contro Ahmed-ibn-abi-Hosein-ibn-Ribbâh; i quali non sembrano errori di compilatori arabi ch'egli avesse avuto per le mani, ma particolari aggiunti del proprio al Nowairi e agli annali chiamati di Scehab-ed-dîn.275.Il nome di costui si legge nelBaiân, tomo I, p. 129.276.Ibn-el-Athîr e Ibn-Khaldûn, ll. cc.277.Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 12.278.Idem, p. 13, eChronicon Cantabrigiense, presso Di Gregorio, p. 44.279.Ibn-el-Athîr e ibn-Khaldûn, ll. cc.280.Baiân, tomo I, p. 158 a 172.281.Il solo cronista che racconti questo episodio adopera qui una voce che può significare: “suppose o diede a credere.â€282.Al dir dei cronisti, più degni di fede, lo Sciita fu assassinato di febbraio 911. Il tumulto di Palermo accadde nella state seguente o più tardi; poichè Ibn-abi-Khinzîr, venuto d'agosto 910, andò all'impresa di Demona nella primavera o nella state del 911.283.Sâheb-el-Khoms.Per errore del Caruso (Chronicon Cantabrigiense, an. 6421), seguito dal Di Gregorio, dal Martorana e dal Wenrich, questo titolo di oficio fu tradotto “Signore d'Alcamo:†ed è sbaglio da non perdonarsi ad orientalista. M. Caussin, che v'era caduto anch'egli, cercò di correggerlo nella versione francese del Nowairi, pubblicata in Parigi, p. 24.284.Si confrontino: Ibn-el-Athîr, an. 296, MS. A, tomo II, fog. 198 verso; MS. C, tomo IV, fog. 290; Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 12, 13; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 159. I particolari del tumulto e il governo provvisionale di Khalîl son riferiti dal solo Nowairi. Ho seguÃto quest'ultimo per la data dell'arrivo di Ali-ibn-Omar in Sicilia.Ibn-el-Athîr, an. 296, MS. A, tomo II, fog. 200 recto; e MS. C, tomo IV, fog. 290 verso, nel capitolo intitolato “Racconto della uccisione di Abu-abd-Allah lo Sciita,†narra la rivolta di un Ibn-Wahb in Sicilia. Riscontrandola coi capitoli dei fatti di Sicilia posti sotto la rubrica del 296 e del 300, si vede che quella narrazione non regge; e che fu tolta, senza molta critica, da qualche racconto della rivoluzione d'Ibn-Korhob nel 300, nel quale erano sbagliati il nome e la data.285.Così in uno squarcio di A'rib, inserito nelBaiân, tomo I, p. 169. Gli altri cronisti, accorciando, scrivono Ahmed-ibn-Korhob.286.Veggasi il Lib. II, cap. IX, tomo I, p. 400, nota.287.Mohammed-ibn-Sirakusi eletto emir nel 903. Siracusa fu presa, distrutta e abbandonata nell'878. Il padre dunque non poteva esser nato in quella città , e dovea il nome diSiracusanoalla vittoria.288.Ibn-el-Athîr, an. 300, MS. A, tomo II, fog. 206 recto; MS. B, tomo IV, fog. 293 recto. Il primo MS. in vece della lezione “domi†ha “disperda.†Questo squarcio fu dato da M. Des Vergers, nello Ibn-Khaldûn, p. 161, nota.289.Ibn-el-Athîr, an. 300, MS. A, tomo II, fog. 205 verso, MS. C, tomo IV, fog. 293; Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 13; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 159.290.Baiân, tomo I, p. 169.291.Chronicon Cantabrigiense, presso Di Gregorio, op. cit., p. 44.292.Baiân, l. c.293.Ibn-el-Athîr,Baiân, Nowairi, Ibn-Khaldûn, ll. cc. La data precisa nella sola Cronica di Cambridge, l. c.294.Ibn-el-Athîr, l. c.295.Ibn-el-Athîr, an. 300, MS. A, tomo II, fog. 205 verso; MS. B, tomo IV, fog. 293 recto; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 159.296.Nè la lettera nè il senso dei testi fan supporre che Ibn-Korhob abbia preso tal partitodopol'ammutinamento di Taormina, eper rimediarvi.297.Di coteste riflessioni non è risponsabile alcun cronista.298.Confrontinsi Ibn-el-Athîr,Baiân, Nowairi, Ibn-Khaldûn, ll. cc.299.Ciò si vede dall'ordine dei fatti presso Ibn-el-Athîr e Ibn-Khaldûn.300.Veggasi ilBaiân, tomo I, anni 300 e seguenti; Ibn-Khaldûn,Storia dei Fatemiti, in appendice allaHistoire des Berbèresetc. del medesimo autore, versione di M. De Slane, tomo II, p. 524.301.Si confrontino:Chronicon Cantabrigiense, l. c., an. 6422; Ibn-el-Athîr, l. c.;Baiân, anni 300 e 301, tomo I, p. 169 e 172; Ibn-Khaldûn,Storia d'Affrica, eStoria dei Fatemiti, ll. cc. Le date si ritraggon dalla sola Cronica di Cambridge.302.Baiân, tomo I, p. 169.303.Ibn-el-Athîr, l. c. senza porre la data a ciascun fatto della rivoluzione d'Ibn-Korhob, ch'ei narra in un fascio nel 300.304.Chronicon Cantabrigiense, l. c., an. 6423. Secondo la cronologia seguita costantemente in questa cronica, la data torna senza dubbio al 914. Ma supporrei piuttosto uno sbaglio del cronista, che lo armamento di due navilii siciliani al medesimo tempo, ovvero tale rapidità di movimenti dell'unica armata, che avesse vinto il 18 luglio a Lamta, poi osteggiato Sfax e Tripoli, poi toccato il porto di Palermo, e si fosse trovata finalmente ne' mari di Calabria il lº settembre. Il nome di luogo è scritto nel testo senza punti diacritici.305.Ibn-el-Athîr, l. c., il quale non parla del naufragio in Calabria.306.Θαλαμηπόλος.307.Nel IX secolo il χÏυσίον valea da 13 a 14 franchi in peso di metallo.308.Cedreno, ediz. Niebuhr, tomo II, p. 355.309.La guerra coi Bulgari, condotta dopo il trattato con la Sicilia, fu combattuta il 917; Romano Lecapeno fu coronato a' 17 dicembre 919; la ribellione di Calabria segui nel 920 e 921. Pertanto il Le Beau,Histoire du Bas Empire, lib, 73, cap. XIII, con buona critica ha posto il trattato di Sicilia nel 916. Un cenno di Giorgio Monaco, ediz. Niebuhr, p. 880, porterebbe questo fatto alla 3ª indizione (914-15). Ad ogni modo, come dalla state del 916 alla primavera del 917 non v'ebbe in Sicilia alcun governo, così par che il trattato si debba mettere avanti la ristorazione dell'autorità fatemita, e però al tempo d'Ibn-Korhob. Posporre non si dee, sapendosi che un'armata del Mehdi assaliva Reggio, d'agosto 918.Ma anche lasciato da parte lo esame se il trattato si fosse fermato nel 915 nel 918 e anche 919, prima dell'esaltazione di Romano Lecapeno, egli è certo che non si può collocare nel 928 come ha creduto il Martorana (tomo I, p. 86), seguito dal Wenrich (lib. I, cap. XII, § 105). Il Martorana ha preso i particolari del trattato da Cedreno e la data da Nowairi. Ma parmi evidente che questa si debba riferire, non al trattato primitivo, ma alla rinnovazione di quello tra Costantinopoli e i Fatemiti; come spiegherò a suo luogo, nel capitolo seguente.310.Questo nome, dato dal solo Nowairi, è senza vocali nel manoscritto. Senza dubbio non è patronimico, ma soprannome; e, come io lo leggo, significa “Quel dal collo e faccia irsuti di peli.â€311.Veggasi il capitolo seguente. L'assedio incominciò il 14 giugno 916. L'accusa sarebbe stata ingiusta, perchè i ladroni del Garigliano non ubbidivano all'emir di Sicilia. Ma quando mai l'umor di parte giudicò giusto i nemici?312.La data precisa è nella sola Cronica di Cambridge. Rispondevi con pochissimo divario ilBaiân, ponendo l'imprigionamento d'Ibn-Korhob nell'anno 303, che finì il 3 luglio 916, e l'arrivo a Susa nel mese di moharrem 304, cioè dal 4 luglio al 2 agosto.313.Bab-es-selm.314.Confrontinsi:Chronicon Cantabrigiense, an. 6424 (1º settembre 915 a 31 agosto 916), presso Dì Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 44;Baiân, an. 303 e 304, tomo I, pag. 175, 176; Ibn-el-Athîr, an. 300, MS. A, tomo II, fog. 206 recto, MS. C, tomo IV, fog. 293 recto; Nowairi, presso Di Gregorio, p. 13; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 160, 161 eStoria dei Fatemiti, in appendice allaHistoire des Berbères, etc., tomo II, p. 525. Ibn-el-Athîr, Ibn-Khaldûn che lo copia e Nowairi, pongono tutti i fatti, con error di data, nel 300.315.Baiân, an. 304, l. c.316.Iahia-ibn-Sa'îd, continuatore degli annali di Eutichio, MS. di Parigi, fog. 89 verse, accennando la rivoluzione d'Ibn-Korhob, la dice domata da un capitano, del Mehdi per nomeBaganaoBogona, etc., (ch'ei non mette vocali) il quale ridusse anche le città ribelli di Barca e Tuggurt. Non ostante la inesattezza della narrazione, è evidente che si tratti di Abu-Sa'îd ch'avea forse quell'altro nome, berbero, com'ei mi suona all'orecchio.317.Confrontinsi;Chronicon Cantabrigiense, Ibn-el-Athîr,Baiân, Nowairi, Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, ll. cc. Il Rampoldi, tomo V, anni 914, 915, 916, 917, rimpastò e trinciò a modo suo tutti questi avvenimenti, tolti dalla Cronica di Cambridge e da Nowairi. Il Martorana, tomo I, p. 81, e il Wenrich, lib. I, cap. XI, § 103, han fatto d'un solo due capitani: Musa-ibn-Ahmed, e Abu-Sa'îd-Aldhaif; e il Wenrich ha fatto venire bi Sicilia il primo nel 913, e l'altro nel 916.318.Confrontinsi:Chronicon Cantabrigiense, Ibn-el-Athîr, ll. cc.319.Si vegga la nota a p. 68, 69, di questo volume. Il mare dell'antico porto si è ritirato notabilmente in pochi secoli; sia per sollevamento del suolo, sia per alluvione del fiume Papireto, sia per l'uno e per l'altro insieme. L'anno 972, quando venne in Palermo Ibn-Haukal, il gran porto giacea nel quartiere delli Schiavoni (chiesa di San Domenico, contrada del Pizzuto ec.), e l'arsenale, allaKhâlisa, cittadella fabbricata dai Fatemiti il 937; la quale, dice Ibn-Haukal, era circondata dal mare, fuorchè dalla parte di mezzogiorno. Indi è evidente che le acque occupavan quella che si chiama tuttavia “Piazza della marina†ancorchè più non guardi il mare. Fazzello afferma che al principio del XVI secolo, tirando gagliardi venti di tramontana, le onde batteano una porta della città e allagavan la piazza contigua, e che ciò non avveniva più quand'egli scrisse, cioè verso il 1530. (De rebus siculisdeca l, lib. VII, cap. I.) In oggi il mar grosso di greco-tramontana, che dà per dritto entro la Cala, manda appena qualche sprazzo a piè delle case e ricaccia i rigagnoli dentro gli aquidotti della Piazza-marina. Però io credo che al principio del X secolo i due bracci fossero stati sì bassi da non potervisi far soggiorno. Alla punta di quel di Tramontana è in oggi il Castello, fabbricato sopra scogli a fior d'acqua. Il braccio dellaKalsaoGausa, come si chiama tuttavia questo quartiere ed è laKhâlisaFatemiti si distingue tuttavia benissimo a quella schiena che s'alza, tra la passeggiata della marina propriamente detta e la Piazza della marina. Quivi sono il palagio Butera, la strada dello stesso nome, la chiesa della Catena (del porto antico), la Zecca, i Tribunali, dei quali edifizii il più antico arriva al XIV secolo; e sursevi fino al 1821 la chiesa della Kalsa, ch'era anche del XIV o XIII.320.Ibn-el-Athîr, l. c. Le circostanze locali ch'ei narra stan bene nell'uno e nell'altro braccio, e la testimonianza d'Ibn-Haukal, che il porto giacea nel quartier delli Schiavoni, non toglie il dubbio; poichè la Khâlisa avea pur l'arsenale, o porto militare. Anzi è probabile che il braccio settentrionale, come più basso dell'altro e però paludoso, non fosse atto per anco a porvi un campo.321.La data e i nomi degli ambasciatori si leggono nella cronica di Cambridge; il cenno di Girgenti e altre città in Ibn-el-Athîr. Awa o Uwa par nome proprio berbero.322.Questo si legge nella sola Cronica di Cambridge. Il Caruso e gli orientalisti che lo aiutarono alla pubblicazione, lesseroTariaine interpretaronodue tari. Ma oltrechè la vocetarisi scriverebbe in arabicodirhem, il manoscritto ha chiaramenteharbatain, che va lettokharrobatain, e significa duekharrobe, maniera di peso e di moneta, la cui denominazione pare tradotta dal latinosiliqua. La moneta torna a1â„40didinâr; e però 0,36 di lira italiana. L'oncia di sale costava dunque 0,72: probabilmente l'oncia romana, che fu in uso in Sicilia fin, dopo la dominazione musulmana e ne fa menzione Edrisi. Secondo il valore che le dà Edrisi, non molto diverso da quello dell'antica oncia romana, tornerebbe all'incirca a 30 grammi.323.Si confrontino:Chronicon Cantabrigiense, l. c., an. 6425 e 6426; Ibn-el-Athîr, l. c.;Baiân, e 'Arîb, an. 304, tomo I, p. 176; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 161, 162. Ibn-Khaldûn erroneamente suppone in Trapani la guerra che fu in Palermo. Il Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 13, la confonde coi fatti di Girgenti. Il nome del nuovo emiro è scritto nella Cronica di Cambridge, Sâlem soltanto; nelBaiân, Sâlem-ibn-abi-Râscid; in Ibn-Khaldûn, Sâlem-ibn-Râscid; nel Nowairi, Sâlem-ibn-Ased-el-Kenâni. Credo si debba correggere Kotâmi; non essendo verosimile che il Mehdi avesse posto un arabo della tribù di Kinâna, sopra le soldatesche della tribù berbera di Kotâma, lasciate in Sicilia.324.Veggasi il Lib. II, cap. XI, pag. 440 e 458, seg.325.Probabilmente eran di questi drappelli i Musulmani che insieme coi Napoletani uccisero trenta cittadini di Capua l'anno novecento cinque. VeggasiChronicon Sancti Benedicti, presso Pertz,Scriptores, ec., tomo III, p. 206.326.Liutprando,Antapodesis, lib. II, cap. XLIV, XLV.327.Veggasi il primo Vol., p. 113.328.Munitiones, dice Liutprando;turres, il monaco Benedetto di Sant'Andrea.329.Liutprando, l. c.330.Chronicon comitum Capuæ, presso Pertz,Scriptores, ec., tomo III, p. 208.331.Chronica Sancti Benedicti, presso Pertz, stesso volume, p. 206. Probabilmente vuol dire dei Longobardi di Capua e Benevento e dei Napoletani.332.Leo Ostiensis, lib. I, cap. L.333.Op. cit., cap. LII.334.Il diploma di Gregorio duca di Napoli tratta anco di altri patti internazionali con Benevento, come per esempio le leggi secondo le quali giudicarsi le liti tra sudditi dei due Stati. È dato la 14ª indizione, e trascritto in un diploma del duca di Napoli Giovanni, presso Pratilli,Historia Principum Langobardorum, tomo III, p. 228.335.Oggi Manfredonia.336.Chronicon comitum Capuæ, l. c. Questo Alliku è quel che la cronica dice califo degli Agareni di Traietto e Garigliano.337.Ibidem.338.Chronicon Vulturnense, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo I, parte II, p. 418. La cronica dice avvenuto questo fatto verso il 916.339.Chronicon Farfense, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo II, parte II, p. 454.340.Benedicti Sancti Andreæ monachiChronicon, cap. XXVII, presso Pertz,Scriptores, ec., tomo III, p. 713.341.Liutprando, op. cit., lib. II, cap. XLIV, XLV.342.El-mugawerin arabico significa scorridore, o, come or dicesi,guerrigliero.343.Liutprando, ibid., cap. XLIX, L.344.Civitatis vetustate consumpta, (il monaco Benedetto non è scrupoloso in fatto di concordanze)nomine Tribulana.345.Benedicti Sancti Andreæ monachi, op. cit., cap. XXIX.346.Si confrontino: Liutprando,Antapodesis, lib.II, cap.XLIXeLIV, presso Pertz,Scriptores, ec., tomoIII, p. 297, 298;Chronicon comitum Capuæpresso Pertz, stesso vol., p. 208;Annales Cassinatenses, ibid., p. 171;Annales Beneventani, ibid., p. 174;Chronicon Benedicti Sancti Andreæ etc., ibid., p. 713, 714;Chronicon Farfense, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo II, parte II, p. 455;Chronicon Pisanum, presso Muratori, ibid., tomo VI, p. 107, seg., an. 917; Lapo Protospatario, presso Pertz,Scriptores, ec., tomo V, p. 53; Marangone, nell'Archivio Storico Italiano, tomo VI, parte II, pag. 4, an. 907; Leonis Ostiensis, lib. I, cap. LII. Le autorità principali sono Liutprando e Benedetto di Sant'Andrea, contemporanei; e Leone d'Ostia, ch'ebbe alle mani ricordi contemporanei. La data varia; ma si determina con l'incoronamento di Berengario.347.I fatti de' Musulmani di Frassineto sono stati con molta critica ricercati e lucidamente esposti da M. Reinaud nell'opera:Invasions des Sarrazins en Franceetc., parte III.348.Si vegga il lib. II, cap. XI.349.Si vegga il capitolo precedente.350.Cedreno, ediz. Niebuhr, tomo II, p. 355, 356.351.Su gli stanziali ed eunuchi slavi comperati dai principi musulmani in cotesti tempi, si vegga Reinaud,Invasions des Sarrazins en Franceetc., parte IV, pag. 233, seg. — I nostri antichi non son mica esenti di biasimo nel commercio degli schiavi. Nell'ottavo secolo i Veneziani ne cavavano gran guadagno e ne teneano mercato anche a Roma. Il papa Zaccaria lo vietò nel 748. Veggasi Anastasio Bibliotecario presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo III, p. 164. Carlomagno riprese Adriano I nel 785 di tollerare questo scandalo; e il papa si scusò dicendo che lo faceano i Greci e i Longobardi. VeggasiCodex Carolinus, ediz. Gretser, epist. 75. Altri divieti simili ai Veneziani nell'887 e 960 sono notati dal Muratori,Annali d'Italia, 960.352.Leonis imperatoris,Tactica, cap. XVIII, presso Meursius,Opera, tomo IV, e versione francese di Maizeroi.353.Su questa promiscuità di schiatte che si menavano al mercato, veggansi le autorità allegate da M. Reinaud, op. cit., p. 235, 236.354.Constantini Porphyrogeniti,De administrando imperio, cap. 29, 31, 49, 50. Si confronti con l'importante studio di Lelewel,Géographie du moyen age, Bruxelles 1852, tomo III, capitoloSlavia.355.Con queste bande di schiavi, la più parte forse non Musulmani, si poteva eluder la legge che accorda quattro quinti della preda ai combattenti. Si vegga più innanzi l'aneddoto del bottino d'Oria.356.Chronicon Cantabrigiensepresso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 45, an. 6246 (1º settembre 917 a 31 agosto 918). Debbo qui accennare altre fazioni che si sono supposte. Il Rampoldi,Annali Musulmani, 919, 921 (tomo V, p. 148, 150), fa occupare da Salem-ibn-Râscid, emir di Sicilia, prima Lipari, pei vari luoghi sul Volturno e sul Garigliano; e lo fa combattere a capo d'Anzio contro Giovanni X. Quest'ultima è ripetizione gratuita del fatto del 916 del Garigliano. Il nome di Salem è tolto da Nowairi; quel di Lipari non so donde; il resto è accozzato di fantasia su qualche cenno degli annalisti italiani. Il Martorana, tomo I, p. 84, ed il Wenrich, lib. I, cap. XII, § 104, replicano cotesti fatti, citando Rampoldi, che ne dee rispondere veramente, e il Giannone, lib. VII, cap. IV; il quale non recò tutte quelle favole, ma confusamente vi accennò e v'aggiunse una novella banda saracena afforzatasi al Gargano. Così gli parve correggere la voce Garigliano e con essa l'anacronismo di Liutprando,Antapodesis, lib. II, cap. XLV.Si legge nel Muratori,Annali d'Italia, e indi in quei che l'hanno compendiato o anche combattuto. Che nel 919 Landolfo e Atenolfo riportassero non poche vittorie sopra i Saraceni a i Greci. La sorgente è un passo della Cronica del monastero al Volturno, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo I, parte II, p. 418, nel quale si fa quel vago cenno senza data, dopo un documento del 916. Ma il testo si riferisce in generale al regno di que' due principi, e però allude alle vittorie che riportarono contro i Musulmani del Garigliano il 916 e innanzi, e contro i Bizantini dopo il 920.Finalmente le interpolazioni alla Cronaca della Cava e la falsa Cronica di Calabria, portano tanti scontri dei paesani coi Musulmani; di che il Martorana ha accettato alcuni e altri no.357.Questo è dei nomi che i Musulmani solean porre agli schiavi.358.In Calabria sola v'ha tre luoghi di tal nome.359.Confrontinsi:Chronicon Cantabrigiense, l. c., an. 6432 (1º settembre 923 a 31 agosto 924), eBaiân, tomo I, p. 192, an. 310 (30 aprile 922 a 19 aprile 923).360.Baiân, tomo I, p. 194, an. 312 (8 aprile 924 a 27 marzo 925).361.Chronicon Cantabrigiense, l. c., an. 6433. Il nome è scritto senza punti diacritici; ma Bruzzano par la lezione più plausibile.362.Chronicon Barense, presso Muratori,Antiquitates Italicæ, tomo I, p. 31; e Lupo Protospatario, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo V, p. 38; dei quali il primo attribuisce l'impresa ai Saraceni, e parla di uccisi e di prigioni; il secondo la riferisce agliSclavi, l'anno 924.363.Sciabtai (o Sabbathai) Donolo, prefazione al libroHakmoni, nella raccolta di Miscellanee ebraiche, intitolataMelo-Sciofnayim, e pubblicata dal signor Geiger, rabbino di Breslau, Berlino 1840, p. 31; da confrontarsi col MS. ebraico della biblioteca imp. di Parigi, Ancien Fonds, 266. Il nome della città , scritto senza segni vocaliaur s, fece supporre una volta che si trattasse di Aversa; ma non è dubbio che vada lettoAurias. Il giorno della occupazione è il lunedì 9 di tammuz dell'anno ebraico 4685. Debbo cotesti ragguagli al dotto orientalista signor Derembourg, che ha esaminato il MS. di Parigi.Donolo (Δόμνουλος) ricomparisce medico famoso in Calabria verso la metà del decimo secolo, e rivaleggia in sua arte col taumaturgo San Nilo il giovane. VeggasiVita sancti patris Nili juniorisetc., greco-latina, pubblicata da Gio. Mat. Caryophilo, Roma 1624, in-4, p. 88.364.Baiâne 'Arîb, tomo I, p. 195.365.Ilmithkâlè nome di peso, e in oro equivale al dinar, ch'io ragiono a un di presso a lire 14,50.366.Chronicon Cantabrigiense, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 46, an. 6434 (1º sett. 925 a 31 agosto 926). La testimonianza concorde di Lupo Protospatario, delBaiâne di Sciabtai Donolo ci fa supporre che la Cronica di Cambridge abbia registrato il fatto nel settembre, quando forse arrivò in Palermo Gia'far con la preda e i prigioni. IlBaiâne la detta Cronica mi è parso che accennassero a due patti diversi; l'uno per la città d'Oria, l'altro per tutta la Calabria; sotto il qual nome andava anco la terra d'Otranto. Di quale diocesi in Sicilia fosse vescovo Leone non si ritrae. Non era egli al certo lo stratego di Calabria, come ha supposto il Wenrich (lib. I, cap. XII, § 105, p. 141), male interpretando la Cronica di Cambridge, e non riflettendo che l'impero bizantino non affidò mai governi ai vescovi.367.Il 25 rebi' secondo del 313.Baiân, l. c. Il testo dice positivamente che Gia'fararrivò in Siciliaquel giorno. Le altre autorità citate mi portano a correggere chepartì per la Siciliaquel giorno.368.Sciabtai Donolo, l. c.369.Nel testo,dibâg, che è corruzione della voce greca δίβαφος, pervenuta agli Arabi per mezzo dei Persiani, i quali la scrivonodibâh.370.Baiân, l. c.371.Lupo Protospatario, l. c.372.Cedreno, ediz. di Parigi, tomo II, p. 650; ediz. di Bonn, II, 356, seg.373.Il nome nel testo è φατλοῦν; forse dovea dire φατμοῦν, perchè il Mehdi non ebbe tra i suoi nomi questo di Fadhl; e, da un'altra mano, le lettere λ e μ si scambiano assai facilmente nei manoscritti greci. Le Beau,Histoire du Bas Empire, lib.LXXIII, § 53, pone questa negoziazione nel 923, ch'è la data d'una delle tante imprese di Simeone contro Costantinopoli. Ma la narrazione del Cedreno si può ben applicare ai tre anni seguenti, fino alla morte di Simeone. D'altronde, la pratica di Simeone col Mehdi precedette forse di parecchi anni la conchiusione della pace tra il Mehdi e Romano.374.Liutprando,Antapodesis, lib. II, cap. LXV, presso Pertz,Scriptores, tomo III, p. 296. Si sa che l'autore cominciò a scrivere a Francfort verso il 958. Pertz, vol. cit., p. 264.375.Romano Lecapeno salì al trono il 919; regnò solo dal 920; perdè la Calabria il 921. I Musulmani si afforzarono ai Garigliano verso l'882, e ne furono scacciati il 916.376.Il monaco dello stato romano Benedetto di Sant'Andrea, che scrisse negli ultimi anni del decimo secolo una rozza cronica infiorata di romanzi, accenna (presso Pertz,Scriptores, ec., tomo III, p. 713); le ambascerie deiRomaniaPalarmo et Africe, perchè venissero a pigliare ilregno d'Italia, e dice ch'essi andarono per tal cagione ad Amalfi e al Garigliano. Ma ciò si riferisce evidentemente alle pratiche d'Atanasio vescovo di Napoli (879-882), e non avvalora le parole di Liutprando, nè porta ad anacronismi.377.Non ci dee ritenere la grande autorità del Machiavelli, il quale accettò il racconto di Liutprando in un quadro generale (Istorie fiorentine, lib. I, nel paragrafo che principia “Era intanto morto Carlo imperatoreâ€). Ognun sa che ai tempi del Segretario Fiorentino le sorgenti della storia d'Italia erano la più parte ignote o incerte. La stessa ragione non vale a favor del Giannone, lib. VII, cap. IV; e molto meno del Martorana, tomo I, p. 84, cap. III, e del Wenrich, lib. I, cap. XII, § 104, p. 139, 140.378.Confrontinsi: Lupo Protospatario e laCronaca di Bari, presso Pertz,Scriptores, tomo V, p. 54;Chronicon Sanctæ Sophiæ Beneventi, presso Muratori,Antiquitates Italicæ, tomo I, p. 253;Romualdo Salernitano, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo V, an. 926. L'indizione 15ª corregge lo sbaglio della Cronica di Bari che dà l'anno 928. Il nome d'Istachael scritto in alcune edizioni di Lupo, va letto Michael.379.Si confrontino: Ibn-el-Athîr, an. 313, MS. A, tomo II, fog. 234 verso; e MS. C, tomo IV, fog. 304 recto;Baiân, tomo I, p. 199, an. 315 (7 marzo 927 a 23 febbraio 928); Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 13, 14, an. 316; Lupo Protospatario, eCronica di Bari, l. c., an. 927; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 162. NellaCronologia historica, di Hazi Halife (Hagi Khalfa), versione del conte Carli, Venezia 1697, p. 59, si legge questa impresa di Taranto, che manca nel testo persiano di Parigi.Debbo avvertire che la discrepanza delle croniche mi sforza ad ordinare i fatti alla meglio, senza la certezza ch'io soglio ricercare. Per esempio, un dice che Sâin venne con 44 navi; un altro gli dà 33 navi da guerra; chi parla delle forze unite di Sâin e dell'emir di Sicilia, chi di Sâin solo; chi sbaglia evidentemente le date; chi confonde in un sol anno tutte le imprese; chi pone i nomi geografici, e chi no; chi li scrive in guisa da doversi indovinare la giusta lezione. Ciò sia detto per tutte queste fazioni dal 927 al 929.380.Ibn-el-Athîr e Nowairi, ll. cc. Prendo la data dallaCronica di Cambridge, l. c., an. 6436 (1º settembre 927 a 31 agosto 928), ove credo si debba leggereOtrantoin vece diZarniwah, che fu messo a caso nelle edizioni precedenti.Otrantosi legge chiaramente negli altri due autori citati.381.Si vegga la nota 3, a pag. 173 di questo volume.382.IlBaiân, sola sorgente di questo fatto, adopera la vocethiâb, plurale dithaub; e significherebbe vestimenta, in generale, ovvero, secondo l'uso moderno d'Egitto, un camicione che le donne soglion mettere sopra tutti gli altri abiti quand'escono fuor di casa: una specie didominò. Si vegga Dozy,Dictionnaire détailléetc., p. 106. Ma Ibn-Haukal parlando appunto di Napoli, come si vedrà nella nota seguente, usa la stessa voce al singolare e al plurale, nel significato certissimo di tela di lino in pezza. Le pezze che valean da cinque a secento lire ciascuna non faceano ingombro: e così interpretato parrà più verosimile questo passo delBaiân.383.Ibn-Haukal, testo arabico, nella mia Biblioteca Arabo-Sicula, p. 10, 11, cap. IV, § 2. Probabilmente questo infaticabile viaggiatore andò a Napoli poco prima o poco appresso di Palermo, ove si trovò l'anno 362 dell'egira (972-3). Ibn-Haukal dice aver veduto egli stesso a Napoli questi bellissimi tessuti di lino, che da un'altra espression del testo possiam supporre anco ricamati ovvero operati a damasco. Ognithaub, lungo 100dsira'e largo da 10 a 15, si vendea più o meno 150ribâ'i, o vogliam dir quarteruoli d'oro. Cotesta moneta usata in Sicilia dal X al XII secolo torna in peso di metallo a lire 3,80. Ladsira', odra, come pronunzian oggi, vuol dir braccio; e tra le varie maniere, che ve n'ebbe e ve n'ha in Oriente, è probabilissimo che Ibn-Haukal abbia ragionato con quella chiamata “negra†ch'era a un di presso 0,48 metri. S'aggiunga questo agli altri copiosi materiali che abbiamo per la storia dell'industria italiana nel medio evo. Spieghin poi gli eruditi il lavorÃo di cotesta tela sì fina, larga da 5 a 7 metri, che si vendea 570 lire la pezza di 48 metri, e dicano se si debba supporre errore nei numeri scritti da Ibn-Haukal.384.Confrontinsi:Chronicon Cantabrigiense, l. c., an. 6437 (1º settembre 928 a 31 agosto 929), e Nowairi, l. c. La prima dice che in Lombardia non fu espugnata da Sâin alcuna “città ;†e ciò si accorda con la tradizione delBaiân, citata di sopra. La data posta nella Cronica di Cambridge par quella del ritorno fin Palermo sul finir della state, è però nel 928.385.Confrontinsi:Chronicon Cantabrigiense, l. c., an. 6436 (1º settembre 929 a 31 agosto 930);Baiân; tomo I, p. 201, an. 317 (13 febbraio 929 a 1 febbraio 930). Le due croniche notano concordemente essere stata questa la terza espedizione di Sâin. Ho scritto così il nome secondo la lezione della Cronica di Cambridge, e di quella di Gotha. Il Nowairi ha Sâreb. Il dotto editore delBaiâncorresse Sâber.386.Ibn-Haukal nella descrizione di Palermo dà questo nome topografico. In oggi si chiama il Quartier del Capo.387.Nowairi, l. c.388.Dsehebi. Mi par bene dì accennare distintamente la origine dei particolari che sappiamo di questo fatto importante della storia italiana.389.Ibn-el-Athîr, Ibn-Khaldûn. Nel confuso racconto di Dsehebi si fa anche cenno d'un assalto anteriore a quello in cui fa presa la città .390.Dsehebi.391.Liutprando:Cunctosque civitatis et ecclesiarum thesauros. Non credo si debba intendere del comune e della chiesa, ma de' cittadini etc.392.Così chiaramente nel manoscritto di Dsehebi. In que' d'ibn-el-Athîr si legge chiaramente Karkesia, e così in uno de' due squarci d'Ibn-Khaldûn, ove si aggiugne “su le spiagge di Siria.†Ciò ha spinto l'erudito baron de Slane a correggere “Cesarea;†sendo grossolano errore Karkesia. Ma ibn-Khaldûn, o il copista, par che abbia aggiunto quella spiaggia di Siria, appunto perchè non gli venne a mente che si trattava della Corsica. Ciò mi par certo dalla narrazione d'Ibn-el-Athîr, il quale parla di unica espedizione a Genova, in Sardegna e in quel terzo paese.393.Dsehebi.394.Si confrontino:Chronicon Cantabrigiense, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 46, an. 6442 (lº settembre 933 a 31 agosto 934); Ibn-el-Athîr, MS. B, tomo I, p. 149 e 163, e MS. C, tomo IV, fog. 321 verso e 325 verso, anni 322 (21 dicembre 933 a 9 dicembre 934), e 323 (10 dicembre 934 a 28 novembre 935);Baiân, tomo I, p. 216; Nowairi, presso Di Gregorio, op. cit., pag. 14; Dsehebi,Tarîkh-el-Islâm, an. 323, manoscritto di Parigi, Ancien Fonds, 646, fog. 505 verso; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afriqueetc., p, 162, 163, eStoria dei Fatemiti, manoscritto di Parigi 742 quater, tomo IV, fog. 18 verso, con la versione datane da M. De Slane nellaHistoire des Berbèresdello stesso Ibn-Khaldûn, tomo II, p. 529, appendice.395.Liutprando,Antapodesis, lib. IV, cap. V, presso Pertz,Scriptoresec., tomo III, p. 316.396.Iacopi de VaragineChronicon, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo IX, p. 10.397.Il Martorana, tomo I, p. 86 e 215, nota 115, seguito dal Wenrich, crede personaggi diversi Salem emiro del 917 e Salem del 937, fondandosi in su questo, che Nowairi aggiunga nel primo caso il nome patronimico Ibn-Ased; e Abulfeda nel secondo, Ibn-Rescîd. Tal supposto or si dilegua con l'autorità degli altri compilatori citati nel capo VII, p. 160, e soprattutto d'Ibn-el-Athîr, il quale scrive Sâlem-ibn-Rescîd sì nel 313 e sì nel 325 dell'egira.398.Si vegga il Capitolo precedente, p. 170, seg., 176.399.Eutichii,Patr. Alexandrini annales, tomo II, p. 508, 509. Questo scrittore, poco men che contemporaneo, è il solo che narri l'episodio dei prigioni risparmiati; tra i quali pone in primo luogo i Siciliani. Ei riferisce la battaglia al 307 dell'egira; ma Ibn-el-Athîr, MS. C, tomo IV, fog. 298 recto e verso, la scrive nel 306 (13 giugno 918 a 1 giugno 919); e la Cronica di Cambridge nota nel 6427 (1 settembre 918 a 31 agosto 919) la spedizione dei Fatemiti in Alessandria.400.Taglieggiareè versione litterale del testo arabico. Donde sappiamo questo dazio insolito e gravoso, ma non di che natura el fosse.401.Così la Cronica.Sceikh, vecchio, indi anziano, senatore, capo d'una frazione di tribù, capo d'un villaggio, o semplicemente preposto o dottore.402.Cioè il primo di Belezma, città d'Affrica che abbiam citato altrove; il secondo, di Kalesciana a 12 miglia da Kairewân, della quale il Bekri,Notices et Extraits des MSS., tomo XII, 479.403.Cronica di Cambridge, op. cit., p. 45.404.Si vegga al Capitolo VIII, p. 172, 173.405.Cronica di Cambridge, op. cit., anno 6427.406.Si vegga il Capitolo I di questo Libro III, p. 3 in nota.407.Confrontinsi:Cronica di Cambridge, op. cit., p. 46, anno 6442; Ibn-el-Athîr, anno 322, MS. B, p. 149, MS. C, tomo IV, fog. 321 verso;Baiân, tomo I, p. 216. Questi due ultimi dicono occultato il caso più a lungo.408.Cronica di Cambridge, op. cit., p. 47, anno 6442. Il nome somiglia a quel di Randazzo, grossa città surta in Sicilia nel medio evo, che in Edrisi leggiamoRendag. Sembra di origine greca, poichè laStoria Miscella, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo I, parte I, p. 150, ricorda un patrizio Sisinnio soprannominatoRendacium, sotto Leone Isaurico; e la Continuazione di Teofane nel regno di Romano Lecapeno, § 4, parla di un ‘Ρεντάκιος uom dell'Attica, e forse ateniese, parente del patrizio Niceta; il qual nome è scritto con le stesse lettere da Giorgio Monaco, e ‘Ρεντάκης da Simeone (ediz. Bonn, p. 399, 891, 732). Nulla toglie che il governatore di Taormina fosse appartenuto alla medesima famiglia, e che da lui o da altri fosse venuto il nome di Randazzo. Che il caso seguisse in Palermo non mi par dubbio, Quantunque la Cronica dica: “innanzi il palagio (Kasr) di Sâlem.†Non v'ha memona di terra in Sicilia chiamataKasr Sâlem(il nome attuale di Salemi è corruzione dell'arabicoSenem, idolo o statua); e la stessa Cronica, notando poi la morte dell'emiro, aggiugne che seguì nel suokasr. Probabilmente il palagio vecchio, al quale rimase il nome di Salem, per essere stato l'ultimo emiro che vi soggiornò; tramutati poi gli ofici pubblici ecc. nella Khalesa.409.Confrontinsi:Cronica di Cambridge, ann. 6443, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 47; Nowairi, op. cit., p. 14.410.Cronica di Cambridge, l. c., anno 6444.411.Il testo haN rd barîn, che non dà significato. I primi editori lesseroBrediaræos. Probabilmente è la voce persianaBardadâr, guardie palatine.412.Il nome non sarebbe molto diverso da Asaro, l'antica Assorus; ma l'a scritta con un'ainindica origine arabica; e il sito di Asaro presso Leonforte si allontana troppo a levante dalla via tra Palermo e Girgenti. Mancando di vocali il MS., questo nome si potrebbe leggereOsra, che significherebbe “asilo, riparo,†e sarebbe nome di luogo oggi sconosciuto.413.La Cronica di Cambridge, la sola che fornisca questo e gli altri particolari della guerra, dà il secondo vocabolo in guisa da potersi anco leggere Tâlis, Nâlìs, Iâlis e Mâlis. Il primo è suscettivo della ottima lezioneMosciaiad, che significherebbe “edifizio, monumento.†Non mi sovviene di nomi topografici antichi o moderni di Sicilia che ci aiutino a trovare il vero nome e il sito preciso, che dovea essere molto vicino a Palermo. Ma Bâlîs è nome d'una provincia tra il Sind e il Segestân,Geografiad'Edrisi, versione francese, I, 444, 449. Bâlis o Bâles era picciola città su la sponda occidentale dell'Eufrate. Veggansi: Ibn-Haukal., MS. di Parigi, Suppl. Arabe, 885, fog. 85 recto; Edrisi, op. cit., I, 335; Jakût,Merâsid, ediz, di Leyde, I, 122; Abulfeda,Geografia, testo arabo, ediz. di Parigi, p. 268. In Ispagna era città (Velez Blanco?) nella provincia di Begiâia e porto tra Alicante e Cartagena. (Edrisi, op. cit., tomo II, p. 14, 39.).414.Lo stesso MS. haM r nuh, Marineo, a 17 miglia da Palermo, sovrasta al fiume di Misilmeri, appunto su la strada per la quale doveano ritirarsi i Girgentini. Le due battaglie senza particolari di leggono in Ibn-el-Athîr, anno 325; e in Nowairi, presso Di Gregorio, p. 14, 15. Abulfeda, anno 325, dà appena un cenno della rivoluzione.415.Così laCronica di Cambridge. Il Nowairi ha invece Ishâk-Bostâni (ossia il giardiniere) e Mohammed-ibn-Hamw. Probabilmente son le medesime persone. Ibn-Sebâia potrebbe essere il nome patronimico d'Ishâk soprannominato Il Giardiniere; ed Abu-Târ, il soprannome di Mohammed. Quanto al nome patronimico di quest'ultimo, forse va corretto Hammoweih, e sarebbe d'origine persiana. Il Martorana, tomo I, p. 88, e con lui il Wenrich, arbitrariamente danno i due primi come capi del tumulto del 17 settembre, e i due secondi di quello del 7 ottobre.416.Cronica di Cambridge, op. cit., p. 48, anno 6446, e ve n'ha un cenno in Ibn-el-Athîr, anno 325, e in Nowairi, op. cit., p. 15.417.Ibn-el-Athîr e Nowairi, ll. cc. Il secondo, che par abbia copiato qui la cronica primitiva, dice: “con un esercito e parecchi kâid.†Perciò questa voce non sembra adoperata nel significato generale di capitani d'esercito, ma in quel di condottieri di corpi minori.418.Confrontinsi: Ibn-Abbâr, MS. della Società Asiatica di Parigi, fog. 104 recto; eBaiân, tomo I, p. 225, anno 325.419.Riadh-en-Nofûs, fog. 60 recto. Iehia era morto verso il 290. Però ho supposto che si tratti di questa impresa o dell'altra del 916.420.Così laCronica di Cambridge, op. cit., p. 48, anno 6446. Nowairi, op. cit., dice alla fine del 325; il che torna allo stesso con poco divario.421.Si vegga qui appresso, Lib. IV, Cap. 1, p. 236. Sâlem rimase al certo in autorità insieme con Khalîl. Senza questo non si può trovare ragione plausibile dell'abboccamento coi Girgentini, nè dell'essere lui rimaso in palagio vecchio; nè del titolo di emir che gli si dà alla morte.422.Confrontinsi: Ibn-el-Athîr, Nowairi e Ibn-Khaldûn, ll. cc.423.Fazzello, Deca I, lib. VIII, cap. II, scrive del palagio reale di Palermo:Hanc(arcem)a Sarracenis primum Panormum adeptis, super veteris arcis ruinis excitatam literæ in eo incisæ indicant. Ma nè egli dà , nè si è mai trovata la iscrizione, e però non allego tal testimonianza.424.Ibn-Haukal,Description de Palerme, nelJournal Asiatique, IVesérie, tomo V, p. 95.425.Makkari,Mohammedan dynasties in Spain, versione di Gayangos, tomo I, p. 220; Edrisi,Géographie, vers. di Jaubert, tomo II, p. 58 seg.426.Bekri, versione di Quatremère,Notices et Extraits, tomo XII, p. 473.427.Bargès, descrizione della Moschea principale d'Algeri al 1830, nelJournal Asiatique, série IIIe, tomo XI, p. 182. Quivi non si dice in vero che di una porta di comunicazione col palagio del governatore.428.Veggasi il cap. VII di questo Libro, p. 157, 158.429.Ibn-Haukal,Description de Palerme, nelJournal Asiatique, série IVe, tomo V, p. 22, 23; Nowairi,Enciclopedia, ibid., p. 104, Edrisi,Géographie, versione di Jaubert, tomo II, p. 77.430.Ibn-el-Athîr, anno 325, scrive che “la gente fu molto aggravata nella costruzione della cittadella.†I pubblicisti musulmani, principalmente Mawerdi, ci danno il comento. Veggasi il cap. I di questo Libro, p. 10, nota 4.431.Cronica di Cambridge, Ibn-el-Athîr e Ibn-Khaldûn, ll. cc.432.Cotesti nomi dalla solaCronica di Cambridge. La sillabawaentra in parecchi nomi berberi in vece dell'arabicoibn, figlio.Modûsembra dello stesso conio; non arabico al certo. Si trova in Edrisi con ortografia poco diversa il nome d'un castelletto tra Randazzo e Castiglione, che risponderebbe a Mojo d'oggidì.433.Risponde a Collesano d'oggidì secondo le distanze notate da Edrisi, il quale la dà con questo nome istesso di Kalat-es-Sirât.434.L'ordine delle operazioni militari di Khalîl è dato dallaCronica di Cambridgee sta bene a martello. Il nome che scrivo Mazara èâ€â€lbâ€ra, letto dai primi traduttori Kalbara, arbitrariamente nella prima sillaba. Correggendo Mazara non si viene ad alterare alcun dei tratti principali e si trova la importante città nominata da Ibn-el-Athîr. Quanto a Kalbara, o come che si legga la prima sillaba, non v'ha nome noto da potervisi adattare; e non è da pensare nè anco per ombra alla Calabria.435.Il fatto e il nome nella solaCronaca di Cambridge, ove il secondo è scritto senza vocaliFkhe si potrebbe legger Foca, o con altra vocale che fu preferita nella version latina, e non è bello ripeterla in Italiano. AncorchèFikhsignifichi in arabico la scienza del dritto, qui è nome d'uomo e d'un luogo che il prese da lui; nè credo abbian gli Arabi tal nome proprio. Al contrario è noto ad ognuno nelle istorie bizantine il casato Foca, illustre in que' tempi: e ciò mi ha suggerito la prima lezione. Nondimeno il latino e (perchè no?) l'italiano potean anco fornire il soprannome d'alcun cristiano di Sicilia, il cui braccio avessero accettato i ribelli musulmani, sì come avean chiesto gli aiuti di Costantinopoli. E in vero presso il Capo di San Marco è un luogo detto Ficana. Questo appunto, e la coincidenza del sito presso Mazara e Caltabellotta, mi ha persuaso che si tratti della penisola del Capo San Marco. Ho interpretato penisola la vocegesîradel testo, che vuol dire anche isola.436.Si vegga pel XII secolo la geografia d'Edrisi; pel XIII e XIV, i diplomi accennati da Pirro,Sicilia Sacra, p. 136, e da Huillard-Breholles,Historia diplomatica Frederici II imperatoris, tomo I, p. 118, 194; Mortillaro,Catalogo dei diplomi della Cattedrale di Palermo, p. 90; e pel XVI, la descrizione di Fazzello, Deca I, lib. X, cap. III.437.LaCronica di Cambridgeaccennando sola questo fatto, usa la espressionesebi, che vuol dir propriamente le donne e fanciulli prigioni. Parmi qui adoperata in significato più largo.438.Il nome etnico di 'Attâf è dato dal solo Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 165.439.Quest'ultimo periodo della rivoluzione si ricava in parte dalla Cronica di Cambridge, anni 6447 a 6450, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 48, 49; in parte da Ibn-el-Athîr, anno 325. Si veggano anche ilBaiân, ediz. Dozy, tomo I, p. 223; Abulfeda, anno 325; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, versione, p. 164, 165. Il Nowairi, presso Di Gregorio, p. 15, accenna la venuta e la partenza di Khalîl, senza far motto della guerra. Il Rampoldi,Annali, tomo V, p. 213, 217, 221, 223, 230, anni 937, 938, 939, 940, 941, aggiugne di capo suo una ribellione in Palermo in questo secondo periodo, aiutata dai Bizantini; e che il governo d'Affrica mandasse grani in Sicilia.440.Era modo familiare il chiamare colkeniel, ossia primo soprannome, anzichè col nome proprio o col titolo di dignità .441.Confrontinsi:Baiân, l. c., e Ibn-Abbâr, MS. della Società Asiatica di Parigi, fog. 104 recto.442.Peccato, poichè i pubblicisti più accreditati non permetteano di uccidere i ribelli presi con le armi alla mano, nè di tenerli in prigione finita che fosse la guerra, nè di prendere i loro beni, nè di far cattive lor donne e figliuoli. Veggasi Mawerdi,Ahkâm Sultanîa, ediz. Enger, p. 98 e seg.;The Hedaya, versione inglese di Hamilton, lib. IX, cap. IX, nel tomo II, p. 250. Nell'impero ottomano prevalsero poi dottrine più tiranniche, le quali si ricerchino in D'Ohsson,Tableau de l'Empire Ottoman, tomo VI, p. 253.443.Confrontinsi: Ibn-Abbâr, MS. della Società Asiatica di Parigi, fog. 104 recto;Baiân, tomo I, p. 223; Ibn-el-Athîr, MS. C, tomo IV, fog. 343 recto, anno 333.444.Significa, “Que' che dicono:Non vogliam saperne nulla.†Proprio come iKnow-nothingsd'America.445.Veggasi: Tigiani nelJournal Asiat., série IVe, tomo XX, p. 171, seg.; Ibn-Khaldûn,Histoire des Berbères, passim.446.È voce arabica che significa “buona nuova;†un de' nomi che volentieri si davano alli schiavi. Andrebbe meglio trascritta in franceseBochra, che non si può rendere col nostro alfabeto. Tigiani dice costui siciliano (sikilli); il testo d'Ibn-Khaldûn pubblicato da M. De Slane porta Schiavone (saklabi); nè so determinar la vera lezione. La critica storica ci ricorda che tra gli schiavi e mercenarii dei Fatemiti vi fossero al paro e Siciliani e Slavi. La differenza tra coteste due voci in scrittura arabica è lievissima, e però il merito dei MSS. non può servire di argomento decisivo. Nondimeno, Tigiani fu erudito più diligente che Ibn-Khaldûn, e i MSS. delle sue opere, copiati assai men sovente che quelli d'Ibn-Khaldûn, sembrano men sospetti d'errore.447.Queste due battaglie sono raccontate da Tigiani,Journal Asiatique, série IVe, tome XX, p. 101, seg. Si vegga anche Ibn-Khaldûn,Storia dei Berberi, testo arabo, tomo II, p. 18, 19.448.I dotti e la cittadinanza di Kairewân seguirono con molto zelo Abu-Iezîd all'assedio di Mehdia. Chi mai scriverà questo bel tratto di storia, non dimentichi le notizie che ne dà ilRiâdh-en-Nofûs, fog. 89 verso a 91 verso. Quivi si narra la deliberazione presa daifakihnella Moschea giami' di Kairewân; i dotti che s'armavano; le corporazioni che veniano in arnesi di guerra con lor bandiere di varii colori scritte con varie leggende; i martiri caduti in battaglia ec. Il dotto Abu-l-Arab, ch'era dei capi rivoluzionarii, sclamava all'assedio di Mehdia: “Ho scritto di mia mano 1500 trattati; ma il combatter qui val meglio che tanta dottrina!â€449.Il cenno che do di questa grande rivoluzione è tolto da Ibn-el-Athîr, anni 333, 334; MS. C, tomo V, fog. 343 recto a 346 recto;Baiân, tomo I, p. 200 a 228; Tigiani,Journal Asiatique, série Ve, tomo I, p. 178, seg.; Ibn-Khaldûn,Storia dei Berberi, testo, tomo II, p. 16 a 23; Ibn-Hammâd,Journal Asiatique, série IVe, tomo XX, p. 470, seg. Per le date, seguo a preferenza Ibn-el-Athîr. Si veggano anche ilRiâdh-en-Nofûs, fog. 89 verso, seg.; Iehia-ibn-Sa'îd,Continuazione di Eutichio, fog. 87 verso; Ibn-Khallikân, versione di M. De Slane, tomo I, p. 218, seg., e III, p. 185.450.Ibn-Hammâd, op. cit., p. 497.451.Cronica di Cambridge, op. c., p. 49, an. 6450.452.’Ο ΚÏηνίτης Χαλδίας τῆς ΚαλαβÏίας γεγόμενος στÏστηγὸς. Nella edizione di Parigi fu aggiunto tra parentesi παÏá½° dopo il nome proprio; e fu tradottoCrenita Chaldiæ in Calabria prefectus; la quale versione non è mutata nella edizione di Bonn, ancorchè sia stato ridotto a miglior lezione il testo, Chaldia era nome d'untemabizantino, che avea per capitale Trebisonda nell'Armenia minore; e qui indica la patria di quel barattiere, non la sua sede in Calabria, ove non fu mai luogo di tal nome. Si vegga per Caldia, Costantino Porfirogenito,De Thematibus, p. 30, eDe administrando imperio, p. 199, 209, 226, ediz. di Bonn.453.Cedreno, ediz. di Bonn, tomo II, p. 357.454.Cedreno, l. c. Costantino riprese il comando dell'impero in dicembre 944.455.Cronica di Cambridge, l. c. Il cronista avea ben dato il titolo di emir a tutti i precedenti infino a Sâlem; e nol dimentica parlando poco appresso del kelbita Hasan-ibn-Ali.
272.Riâdh-en-nofûs, manoscritto di Parigi, fog. 67 verso.
273.Abd-Allah-ibn-Sâigh, ultimo vizir di Ziadet-Allah, s'era imbarcato per la Sicilia quando il principe prese la fuga. Veggasi Nowairi,Storia d'Affrica, in appendice allaHistoire des Berbères par Ibn-Khaldoun, versione di M. De Slane, tomo I, p. 444. Certamente Ibn-Sâigh non fu il solo a tentar questa via.
274.I fatti esteriori si ritraggono riscontrando Ibn-el-Athîr e Nowairi, ll. cc.; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, trad. di M. Des Vergers, p. 158, 159; Abulfeda,Annales Moslemici, an. 296, presso Di Gregorio, p. 78; Scehab-ed-dîn, ibid., p. 59.
Il nome compiuto di Ibn-abi-Khinzîr si legge nelBaiân, tomo I, p. 148; al par che l'oficio diwâli, conferito dallo Sciita, a lui nella città di Kairewân e ad un altro fratello per nome Khalf nel Castel-vecchio. Ibn-Khaldûn, l. c., afferma che Ibn-abi-Khinzîr fosse stato dei notabili della tribù di Kotama. Lo credo, piuttosto dei principali della setta, ma di schiatta arabica. L'Haftariri che si legge tra i nomi di questo governatore di Sicilia nella versione latina di Abulfeda, è falsa lezione di Abi-Khinzîr. Questo soprannome poi del padre, suona in lingua nostra “Quel dal cinghiale.â€
È bene avvertire che il Rampoldi,Annali Musulmani, an. 909, tomo V, p. 119, 123; sognò un viaggio del Mehdi in Sicilia e parecchi aneddoti della sollevazione di Palermo contro Ahmed-ibn-abi-Hosein-ibn-Ribbâh; i quali non sembrano errori di compilatori arabi ch'egli avesse avuto per le mani, ma particolari aggiunti del proprio al Nowairi e agli annali chiamati di Scehab-ed-dîn.
275.Il nome di costui si legge nelBaiân, tomo I, p. 129.
276.Ibn-el-Athîr e Ibn-Khaldûn, ll. cc.
277.Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 12.
278.Idem, p. 13, eChronicon Cantabrigiense, presso Di Gregorio, p. 44.
279.Ibn-el-Athîr e ibn-Khaldûn, ll. cc.
280.Baiân, tomo I, p. 158 a 172.
281.Il solo cronista che racconti questo episodio adopera qui una voce che può significare: “suppose o diede a credere.â€
282.Al dir dei cronisti, più degni di fede, lo Sciita fu assassinato di febbraio 911. Il tumulto di Palermo accadde nella state seguente o più tardi; poichè Ibn-abi-Khinzîr, venuto d'agosto 910, andò all'impresa di Demona nella primavera o nella state del 911.
283.Sâheb-el-Khoms.Per errore del Caruso (Chronicon Cantabrigiense, an. 6421), seguito dal Di Gregorio, dal Martorana e dal Wenrich, questo titolo di oficio fu tradotto “Signore d'Alcamo:†ed è sbaglio da non perdonarsi ad orientalista. M. Caussin, che v'era caduto anch'egli, cercò di correggerlo nella versione francese del Nowairi, pubblicata in Parigi, p. 24.
284.Si confrontino: Ibn-el-Athîr, an. 296, MS. A, tomo II, fog. 198 verso; MS. C, tomo IV, fog. 290; Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 12, 13; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 159. I particolari del tumulto e il governo provvisionale di Khalîl son riferiti dal solo Nowairi. Ho seguÃto quest'ultimo per la data dell'arrivo di Ali-ibn-Omar in Sicilia.
Ibn-el-Athîr, an. 296, MS. A, tomo II, fog. 200 recto; e MS. C, tomo IV, fog. 290 verso, nel capitolo intitolato “Racconto della uccisione di Abu-abd-Allah lo Sciita,†narra la rivolta di un Ibn-Wahb in Sicilia. Riscontrandola coi capitoli dei fatti di Sicilia posti sotto la rubrica del 296 e del 300, si vede che quella narrazione non regge; e che fu tolta, senza molta critica, da qualche racconto della rivoluzione d'Ibn-Korhob nel 300, nel quale erano sbagliati il nome e la data.
285.Così in uno squarcio di A'rib, inserito nelBaiân, tomo I, p. 169. Gli altri cronisti, accorciando, scrivono Ahmed-ibn-Korhob.
286.Veggasi il Lib. II, cap. IX, tomo I, p. 400, nota.
287.Mohammed-ibn-Sirakusi eletto emir nel 903. Siracusa fu presa, distrutta e abbandonata nell'878. Il padre dunque non poteva esser nato in quella città , e dovea il nome diSiracusanoalla vittoria.
288.Ibn-el-Athîr, an. 300, MS. A, tomo II, fog. 206 recto; MS. B, tomo IV, fog. 293 recto. Il primo MS. in vece della lezione “domi†ha “disperda.†Questo squarcio fu dato da M. Des Vergers, nello Ibn-Khaldûn, p. 161, nota.
289.Ibn-el-Athîr, an. 300, MS. A, tomo II, fog. 205 verso, MS. C, tomo IV, fog. 293; Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 13; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 159.
290.Baiân, tomo I, p. 169.
291.Chronicon Cantabrigiense, presso Di Gregorio, op. cit., p. 44.
292.Baiân, l. c.
293.Ibn-el-Athîr,Baiân, Nowairi, Ibn-Khaldûn, ll. cc. La data precisa nella sola Cronica di Cambridge, l. c.
294.Ibn-el-Athîr, l. c.
295.Ibn-el-Athîr, an. 300, MS. A, tomo II, fog. 205 verso; MS. B, tomo IV, fog. 293 recto; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 159.
296.Nè la lettera nè il senso dei testi fan supporre che Ibn-Korhob abbia preso tal partitodopol'ammutinamento di Taormina, eper rimediarvi.
297.Di coteste riflessioni non è risponsabile alcun cronista.
298.Confrontinsi Ibn-el-Athîr,Baiân, Nowairi, Ibn-Khaldûn, ll. cc.
299.Ciò si vede dall'ordine dei fatti presso Ibn-el-Athîr e Ibn-Khaldûn.
300.Veggasi ilBaiân, tomo I, anni 300 e seguenti; Ibn-Khaldûn,Storia dei Fatemiti, in appendice allaHistoire des Berbèresetc. del medesimo autore, versione di M. De Slane, tomo II, p. 524.
301.Si confrontino:Chronicon Cantabrigiense, l. c., an. 6422; Ibn-el-Athîr, l. c.;Baiân, anni 300 e 301, tomo I, p. 169 e 172; Ibn-Khaldûn,Storia d'Affrica, eStoria dei Fatemiti, ll. cc. Le date si ritraggon dalla sola Cronica di Cambridge.
302.Baiân, tomo I, p. 169.
303.Ibn-el-Athîr, l. c. senza porre la data a ciascun fatto della rivoluzione d'Ibn-Korhob, ch'ei narra in un fascio nel 300.
304.Chronicon Cantabrigiense, l. c., an. 6423. Secondo la cronologia seguita costantemente in questa cronica, la data torna senza dubbio al 914. Ma supporrei piuttosto uno sbaglio del cronista, che lo armamento di due navilii siciliani al medesimo tempo, ovvero tale rapidità di movimenti dell'unica armata, che avesse vinto il 18 luglio a Lamta, poi osteggiato Sfax e Tripoli, poi toccato il porto di Palermo, e si fosse trovata finalmente ne' mari di Calabria il lº settembre. Il nome di luogo è scritto nel testo senza punti diacritici.
305.Ibn-el-Athîr, l. c., il quale non parla del naufragio in Calabria.
306.Θαλαμηπόλος.
307.Nel IX secolo il χÏυσίον valea da 13 a 14 franchi in peso di metallo.
308.Cedreno, ediz. Niebuhr, tomo II, p. 355.
309.La guerra coi Bulgari, condotta dopo il trattato con la Sicilia, fu combattuta il 917; Romano Lecapeno fu coronato a' 17 dicembre 919; la ribellione di Calabria segui nel 920 e 921. Pertanto il Le Beau,Histoire du Bas Empire, lib, 73, cap. XIII, con buona critica ha posto il trattato di Sicilia nel 916. Un cenno di Giorgio Monaco, ediz. Niebuhr, p. 880, porterebbe questo fatto alla 3ª indizione (914-15). Ad ogni modo, come dalla state del 916 alla primavera del 917 non v'ebbe in Sicilia alcun governo, così par che il trattato si debba mettere avanti la ristorazione dell'autorità fatemita, e però al tempo d'Ibn-Korhob. Posporre non si dee, sapendosi che un'armata del Mehdi assaliva Reggio, d'agosto 918.
Ma anche lasciato da parte lo esame se il trattato si fosse fermato nel 915 nel 918 e anche 919, prima dell'esaltazione di Romano Lecapeno, egli è certo che non si può collocare nel 928 come ha creduto il Martorana (tomo I, p. 86), seguito dal Wenrich (lib. I, cap. XII, § 105). Il Martorana ha preso i particolari del trattato da Cedreno e la data da Nowairi. Ma parmi evidente che questa si debba riferire, non al trattato primitivo, ma alla rinnovazione di quello tra Costantinopoli e i Fatemiti; come spiegherò a suo luogo, nel capitolo seguente.
310.Questo nome, dato dal solo Nowairi, è senza vocali nel manoscritto. Senza dubbio non è patronimico, ma soprannome; e, come io lo leggo, significa “Quel dal collo e faccia irsuti di peli.â€
311.Veggasi il capitolo seguente. L'assedio incominciò il 14 giugno 916. L'accusa sarebbe stata ingiusta, perchè i ladroni del Garigliano non ubbidivano all'emir di Sicilia. Ma quando mai l'umor di parte giudicò giusto i nemici?
312.La data precisa è nella sola Cronica di Cambridge. Rispondevi con pochissimo divario ilBaiân, ponendo l'imprigionamento d'Ibn-Korhob nell'anno 303, che finì il 3 luglio 916, e l'arrivo a Susa nel mese di moharrem 304, cioè dal 4 luglio al 2 agosto.
313.Bab-es-selm.
314.Confrontinsi:Chronicon Cantabrigiense, an. 6424 (1º settembre 915 a 31 agosto 916), presso Dì Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 44;Baiân, an. 303 e 304, tomo I, pag. 175, 176; Ibn-el-Athîr, an. 300, MS. A, tomo II, fog. 206 recto, MS. C, tomo IV, fog. 293 recto; Nowairi, presso Di Gregorio, p. 13; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 160, 161 eStoria dei Fatemiti, in appendice allaHistoire des Berbères, etc., tomo II, p. 525. Ibn-el-Athîr, Ibn-Khaldûn che lo copia e Nowairi, pongono tutti i fatti, con error di data, nel 300.
315.Baiân, an. 304, l. c.
316.Iahia-ibn-Sa'îd, continuatore degli annali di Eutichio, MS. di Parigi, fog. 89 verse, accennando la rivoluzione d'Ibn-Korhob, la dice domata da un capitano, del Mehdi per nomeBaganaoBogona, etc., (ch'ei non mette vocali) il quale ridusse anche le città ribelli di Barca e Tuggurt. Non ostante la inesattezza della narrazione, è evidente che si tratti di Abu-Sa'îd ch'avea forse quell'altro nome, berbero, com'ei mi suona all'orecchio.
317.Confrontinsi;Chronicon Cantabrigiense, Ibn-el-Athîr,Baiân, Nowairi, Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, ll. cc. Il Rampoldi, tomo V, anni 914, 915, 916, 917, rimpastò e trinciò a modo suo tutti questi avvenimenti, tolti dalla Cronica di Cambridge e da Nowairi. Il Martorana, tomo I, p. 81, e il Wenrich, lib. I, cap. XI, § 103, han fatto d'un solo due capitani: Musa-ibn-Ahmed, e Abu-Sa'îd-Aldhaif; e il Wenrich ha fatto venire bi Sicilia il primo nel 913, e l'altro nel 916.
318.Confrontinsi:Chronicon Cantabrigiense, Ibn-el-Athîr, ll. cc.
319.Si vegga la nota a p. 68, 69, di questo volume. Il mare dell'antico porto si è ritirato notabilmente in pochi secoli; sia per sollevamento del suolo, sia per alluvione del fiume Papireto, sia per l'uno e per l'altro insieme. L'anno 972, quando venne in Palermo Ibn-Haukal, il gran porto giacea nel quartiere delli Schiavoni (chiesa di San Domenico, contrada del Pizzuto ec.), e l'arsenale, allaKhâlisa, cittadella fabbricata dai Fatemiti il 937; la quale, dice Ibn-Haukal, era circondata dal mare, fuorchè dalla parte di mezzogiorno. Indi è evidente che le acque occupavan quella che si chiama tuttavia “Piazza della marina†ancorchè più non guardi il mare. Fazzello afferma che al principio del XVI secolo, tirando gagliardi venti di tramontana, le onde batteano una porta della città e allagavan la piazza contigua, e che ciò non avveniva più quand'egli scrisse, cioè verso il 1530. (De rebus siculisdeca l, lib. VII, cap. I.) In oggi il mar grosso di greco-tramontana, che dà per dritto entro la Cala, manda appena qualche sprazzo a piè delle case e ricaccia i rigagnoli dentro gli aquidotti della Piazza-marina. Però io credo che al principio del X secolo i due bracci fossero stati sì bassi da non potervisi far soggiorno. Alla punta di quel di Tramontana è in oggi il Castello, fabbricato sopra scogli a fior d'acqua. Il braccio dellaKalsaoGausa, come si chiama tuttavia questo quartiere ed è laKhâlisaFatemiti si distingue tuttavia benissimo a quella schiena che s'alza, tra la passeggiata della marina propriamente detta e la Piazza della marina. Quivi sono il palagio Butera, la strada dello stesso nome, la chiesa della Catena (del porto antico), la Zecca, i Tribunali, dei quali edifizii il più antico arriva al XIV secolo; e sursevi fino al 1821 la chiesa della Kalsa, ch'era anche del XIV o XIII.
320.Ibn-el-Athîr, l. c. Le circostanze locali ch'ei narra stan bene nell'uno e nell'altro braccio, e la testimonianza d'Ibn-Haukal, che il porto giacea nel quartier delli Schiavoni, non toglie il dubbio; poichè la Khâlisa avea pur l'arsenale, o porto militare. Anzi è probabile che il braccio settentrionale, come più basso dell'altro e però paludoso, non fosse atto per anco a porvi un campo.
321.La data e i nomi degli ambasciatori si leggono nella cronica di Cambridge; il cenno di Girgenti e altre città in Ibn-el-Athîr. Awa o Uwa par nome proprio berbero.
322.Questo si legge nella sola Cronica di Cambridge. Il Caruso e gli orientalisti che lo aiutarono alla pubblicazione, lesseroTariaine interpretaronodue tari. Ma oltrechè la vocetarisi scriverebbe in arabicodirhem, il manoscritto ha chiaramenteharbatain, che va lettokharrobatain, e significa duekharrobe, maniera di peso e di moneta, la cui denominazione pare tradotta dal latinosiliqua. La moneta torna a1â„40didinâr; e però 0,36 di lira italiana. L'oncia di sale costava dunque 0,72: probabilmente l'oncia romana, che fu in uso in Sicilia fin, dopo la dominazione musulmana e ne fa menzione Edrisi. Secondo il valore che le dà Edrisi, non molto diverso da quello dell'antica oncia romana, tornerebbe all'incirca a 30 grammi.
323.Si confrontino:Chronicon Cantabrigiense, l. c., an. 6425 e 6426; Ibn-el-Athîr, l. c.;Baiân, e 'Arîb, an. 304, tomo I, p. 176; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 161, 162. Ibn-Khaldûn erroneamente suppone in Trapani la guerra che fu in Palermo. Il Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 13, la confonde coi fatti di Girgenti. Il nome del nuovo emiro è scritto nella Cronica di Cambridge, Sâlem soltanto; nelBaiân, Sâlem-ibn-abi-Râscid; in Ibn-Khaldûn, Sâlem-ibn-Râscid; nel Nowairi, Sâlem-ibn-Ased-el-Kenâni. Credo si debba correggere Kotâmi; non essendo verosimile che il Mehdi avesse posto un arabo della tribù di Kinâna, sopra le soldatesche della tribù berbera di Kotâma, lasciate in Sicilia.
324.Veggasi il Lib. II, cap. XI, pag. 440 e 458, seg.
325.Probabilmente eran di questi drappelli i Musulmani che insieme coi Napoletani uccisero trenta cittadini di Capua l'anno novecento cinque. VeggasiChronicon Sancti Benedicti, presso Pertz,Scriptores, ec., tomo III, p. 206.
326.Liutprando,Antapodesis, lib. II, cap. XLIV, XLV.
327.Veggasi il primo Vol., p. 113.
328.Munitiones, dice Liutprando;turres, il monaco Benedetto di Sant'Andrea.
329.Liutprando, l. c.
330.Chronicon comitum Capuæ, presso Pertz,Scriptores, ec., tomo III, p. 208.
331.Chronica Sancti Benedicti, presso Pertz, stesso volume, p. 206. Probabilmente vuol dire dei Longobardi di Capua e Benevento e dei Napoletani.
332.Leo Ostiensis, lib. I, cap. L.
333.Op. cit., cap. LII.
334.Il diploma di Gregorio duca di Napoli tratta anco di altri patti internazionali con Benevento, come per esempio le leggi secondo le quali giudicarsi le liti tra sudditi dei due Stati. È dato la 14ª indizione, e trascritto in un diploma del duca di Napoli Giovanni, presso Pratilli,Historia Principum Langobardorum, tomo III, p. 228.
335.Oggi Manfredonia.
336.Chronicon comitum Capuæ, l. c. Questo Alliku è quel che la cronica dice califo degli Agareni di Traietto e Garigliano.
337.Ibidem.
338.Chronicon Vulturnense, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo I, parte II, p. 418. La cronica dice avvenuto questo fatto verso il 916.
339.Chronicon Farfense, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo II, parte II, p. 454.
340.Benedicti Sancti Andreæ monachiChronicon, cap. XXVII, presso Pertz,Scriptores, ec., tomo III, p. 713.
341.Liutprando, op. cit., lib. II, cap. XLIV, XLV.
342.El-mugawerin arabico significa scorridore, o, come or dicesi,guerrigliero.
343.Liutprando, ibid., cap. XLIX, L.
344.Civitatis vetustate consumpta, (il monaco Benedetto non è scrupoloso in fatto di concordanze)nomine Tribulana.
345.Benedicti Sancti Andreæ monachi, op. cit., cap. XXIX.
346.Si confrontino: Liutprando,Antapodesis, lib.II, cap.XLIXeLIV, presso Pertz,Scriptores, ec., tomoIII, p. 297, 298;Chronicon comitum Capuæpresso Pertz, stesso vol., p. 208;Annales Cassinatenses, ibid., p. 171;Annales Beneventani, ibid., p. 174;Chronicon Benedicti Sancti Andreæ etc., ibid., p. 713, 714;Chronicon Farfense, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo II, parte II, p. 455;Chronicon Pisanum, presso Muratori, ibid., tomo VI, p. 107, seg., an. 917; Lapo Protospatario, presso Pertz,Scriptores, ec., tomo V, p. 53; Marangone, nell'Archivio Storico Italiano, tomo VI, parte II, pag. 4, an. 907; Leonis Ostiensis, lib. I, cap. LII. Le autorità principali sono Liutprando e Benedetto di Sant'Andrea, contemporanei; e Leone d'Ostia, ch'ebbe alle mani ricordi contemporanei. La data varia; ma si determina con l'incoronamento di Berengario.
347.I fatti de' Musulmani di Frassineto sono stati con molta critica ricercati e lucidamente esposti da M. Reinaud nell'opera:Invasions des Sarrazins en Franceetc., parte III.
348.Si vegga il lib. II, cap. XI.
349.Si vegga il capitolo precedente.
350.Cedreno, ediz. Niebuhr, tomo II, p. 355, 356.
351.Su gli stanziali ed eunuchi slavi comperati dai principi musulmani in cotesti tempi, si vegga Reinaud,Invasions des Sarrazins en Franceetc., parte IV, pag. 233, seg. — I nostri antichi non son mica esenti di biasimo nel commercio degli schiavi. Nell'ottavo secolo i Veneziani ne cavavano gran guadagno e ne teneano mercato anche a Roma. Il papa Zaccaria lo vietò nel 748. Veggasi Anastasio Bibliotecario presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo III, p. 164. Carlomagno riprese Adriano I nel 785 di tollerare questo scandalo; e il papa si scusò dicendo che lo faceano i Greci e i Longobardi. VeggasiCodex Carolinus, ediz. Gretser, epist. 75. Altri divieti simili ai Veneziani nell'887 e 960 sono notati dal Muratori,Annali d'Italia, 960.
352.Leonis imperatoris,Tactica, cap. XVIII, presso Meursius,Opera, tomo IV, e versione francese di Maizeroi.
353.Su questa promiscuità di schiatte che si menavano al mercato, veggansi le autorità allegate da M. Reinaud, op. cit., p. 235, 236.
354.Constantini Porphyrogeniti,De administrando imperio, cap. 29, 31, 49, 50. Si confronti con l'importante studio di Lelewel,Géographie du moyen age, Bruxelles 1852, tomo III, capitoloSlavia.
355.Con queste bande di schiavi, la più parte forse non Musulmani, si poteva eluder la legge che accorda quattro quinti della preda ai combattenti. Si vegga più innanzi l'aneddoto del bottino d'Oria.
356.Chronicon Cantabrigiensepresso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 45, an. 6246 (1º settembre 917 a 31 agosto 918). Debbo qui accennare altre fazioni che si sono supposte. Il Rampoldi,Annali Musulmani, 919, 921 (tomo V, p. 148, 150), fa occupare da Salem-ibn-Râscid, emir di Sicilia, prima Lipari, pei vari luoghi sul Volturno e sul Garigliano; e lo fa combattere a capo d'Anzio contro Giovanni X. Quest'ultima è ripetizione gratuita del fatto del 916 del Garigliano. Il nome di Salem è tolto da Nowairi; quel di Lipari non so donde; il resto è accozzato di fantasia su qualche cenno degli annalisti italiani. Il Martorana, tomo I, p. 84, ed il Wenrich, lib. I, cap. XII, § 104, replicano cotesti fatti, citando Rampoldi, che ne dee rispondere veramente, e il Giannone, lib. VII, cap. IV; il quale non recò tutte quelle favole, ma confusamente vi accennò e v'aggiunse una novella banda saracena afforzatasi al Gargano. Così gli parve correggere la voce Garigliano e con essa l'anacronismo di Liutprando,Antapodesis, lib. II, cap. XLV.
Si legge nel Muratori,Annali d'Italia, e indi in quei che l'hanno compendiato o anche combattuto. Che nel 919 Landolfo e Atenolfo riportassero non poche vittorie sopra i Saraceni a i Greci. La sorgente è un passo della Cronica del monastero al Volturno, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo I, parte II, p. 418, nel quale si fa quel vago cenno senza data, dopo un documento del 916. Ma il testo si riferisce in generale al regno di que' due principi, e però allude alle vittorie che riportarono contro i Musulmani del Garigliano il 916 e innanzi, e contro i Bizantini dopo il 920.
Finalmente le interpolazioni alla Cronaca della Cava e la falsa Cronica di Calabria, portano tanti scontri dei paesani coi Musulmani; di che il Martorana ha accettato alcuni e altri no.
357.Questo è dei nomi che i Musulmani solean porre agli schiavi.
358.In Calabria sola v'ha tre luoghi di tal nome.
359.Confrontinsi:Chronicon Cantabrigiense, l. c., an. 6432 (1º settembre 923 a 31 agosto 924), eBaiân, tomo I, p. 192, an. 310 (30 aprile 922 a 19 aprile 923).
360.Baiân, tomo I, p. 194, an. 312 (8 aprile 924 a 27 marzo 925).
361.Chronicon Cantabrigiense, l. c., an. 6433. Il nome è scritto senza punti diacritici; ma Bruzzano par la lezione più plausibile.
362.Chronicon Barense, presso Muratori,Antiquitates Italicæ, tomo I, p. 31; e Lupo Protospatario, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo V, p. 38; dei quali il primo attribuisce l'impresa ai Saraceni, e parla di uccisi e di prigioni; il secondo la riferisce agliSclavi, l'anno 924.
363.Sciabtai (o Sabbathai) Donolo, prefazione al libroHakmoni, nella raccolta di Miscellanee ebraiche, intitolataMelo-Sciofnayim, e pubblicata dal signor Geiger, rabbino di Breslau, Berlino 1840, p. 31; da confrontarsi col MS. ebraico della biblioteca imp. di Parigi, Ancien Fonds, 266. Il nome della città , scritto senza segni vocaliaur s, fece supporre una volta che si trattasse di Aversa; ma non è dubbio che vada lettoAurias. Il giorno della occupazione è il lunedì 9 di tammuz dell'anno ebraico 4685. Debbo cotesti ragguagli al dotto orientalista signor Derembourg, che ha esaminato il MS. di Parigi.
Donolo (Δόμνουλος) ricomparisce medico famoso in Calabria verso la metà del decimo secolo, e rivaleggia in sua arte col taumaturgo San Nilo il giovane. VeggasiVita sancti patris Nili juniorisetc., greco-latina, pubblicata da Gio. Mat. Caryophilo, Roma 1624, in-4, p. 88.
364.Baiâne 'Arîb, tomo I, p. 195.
365.Ilmithkâlè nome di peso, e in oro equivale al dinar, ch'io ragiono a un di presso a lire 14,50.
366.Chronicon Cantabrigiense, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 46, an. 6434 (1º sett. 925 a 31 agosto 926). La testimonianza concorde di Lupo Protospatario, delBaiâne di Sciabtai Donolo ci fa supporre che la Cronica di Cambridge abbia registrato il fatto nel settembre, quando forse arrivò in Palermo Gia'far con la preda e i prigioni. IlBaiâne la detta Cronica mi è parso che accennassero a due patti diversi; l'uno per la città d'Oria, l'altro per tutta la Calabria; sotto il qual nome andava anco la terra d'Otranto. Di quale diocesi in Sicilia fosse vescovo Leone non si ritrae. Non era egli al certo lo stratego di Calabria, come ha supposto il Wenrich (lib. I, cap. XII, § 105, p. 141), male interpretando la Cronica di Cambridge, e non riflettendo che l'impero bizantino non affidò mai governi ai vescovi.
367.Il 25 rebi' secondo del 313.Baiân, l. c. Il testo dice positivamente che Gia'fararrivò in Siciliaquel giorno. Le altre autorità citate mi portano a correggere chepartì per la Siciliaquel giorno.
368.Sciabtai Donolo, l. c.
369.Nel testo,dibâg, che è corruzione della voce greca δίβαφος, pervenuta agli Arabi per mezzo dei Persiani, i quali la scrivonodibâh.
370.Baiân, l. c.
371.Lupo Protospatario, l. c.
372.Cedreno, ediz. di Parigi, tomo II, p. 650; ediz. di Bonn, II, 356, seg.
373.Il nome nel testo è φατλοῦν; forse dovea dire φατμοῦν, perchè il Mehdi non ebbe tra i suoi nomi questo di Fadhl; e, da un'altra mano, le lettere λ e μ si scambiano assai facilmente nei manoscritti greci. Le Beau,Histoire du Bas Empire, lib.LXXIII, § 53, pone questa negoziazione nel 923, ch'è la data d'una delle tante imprese di Simeone contro Costantinopoli. Ma la narrazione del Cedreno si può ben applicare ai tre anni seguenti, fino alla morte di Simeone. D'altronde, la pratica di Simeone col Mehdi precedette forse di parecchi anni la conchiusione della pace tra il Mehdi e Romano.
374.Liutprando,Antapodesis, lib. II, cap. LXV, presso Pertz,Scriptores, tomo III, p. 296. Si sa che l'autore cominciò a scrivere a Francfort verso il 958. Pertz, vol. cit., p. 264.
375.Romano Lecapeno salì al trono il 919; regnò solo dal 920; perdè la Calabria il 921. I Musulmani si afforzarono ai Garigliano verso l'882, e ne furono scacciati il 916.
376.Il monaco dello stato romano Benedetto di Sant'Andrea, che scrisse negli ultimi anni del decimo secolo una rozza cronica infiorata di romanzi, accenna (presso Pertz,Scriptores, ec., tomo III, p. 713); le ambascerie deiRomaniaPalarmo et Africe, perchè venissero a pigliare ilregno d'Italia, e dice ch'essi andarono per tal cagione ad Amalfi e al Garigliano. Ma ciò si riferisce evidentemente alle pratiche d'Atanasio vescovo di Napoli (879-882), e non avvalora le parole di Liutprando, nè porta ad anacronismi.
377.Non ci dee ritenere la grande autorità del Machiavelli, il quale accettò il racconto di Liutprando in un quadro generale (Istorie fiorentine, lib. I, nel paragrafo che principia “Era intanto morto Carlo imperatoreâ€). Ognun sa che ai tempi del Segretario Fiorentino le sorgenti della storia d'Italia erano la più parte ignote o incerte. La stessa ragione non vale a favor del Giannone, lib. VII, cap. IV; e molto meno del Martorana, tomo I, p. 84, cap. III, e del Wenrich, lib. I, cap. XII, § 104, p. 139, 140.
378.Confrontinsi: Lupo Protospatario e laCronaca di Bari, presso Pertz,Scriptores, tomo V, p. 54;Chronicon Sanctæ Sophiæ Beneventi, presso Muratori,Antiquitates Italicæ, tomo I, p. 253;Romualdo Salernitano, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo V, an. 926. L'indizione 15ª corregge lo sbaglio della Cronica di Bari che dà l'anno 928. Il nome d'Istachael scritto in alcune edizioni di Lupo, va letto Michael.
379.Si confrontino: Ibn-el-Athîr, an. 313, MS. A, tomo II, fog. 234 verso; e MS. C, tomo IV, fog. 304 recto;Baiân, tomo I, p. 199, an. 315 (7 marzo 927 a 23 febbraio 928); Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 13, 14, an. 316; Lupo Protospatario, eCronica di Bari, l. c., an. 927; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 162. NellaCronologia historica, di Hazi Halife (Hagi Khalfa), versione del conte Carli, Venezia 1697, p. 59, si legge questa impresa di Taranto, che manca nel testo persiano di Parigi.
Debbo avvertire che la discrepanza delle croniche mi sforza ad ordinare i fatti alla meglio, senza la certezza ch'io soglio ricercare. Per esempio, un dice che Sâin venne con 44 navi; un altro gli dà 33 navi da guerra; chi parla delle forze unite di Sâin e dell'emir di Sicilia, chi di Sâin solo; chi sbaglia evidentemente le date; chi confonde in un sol anno tutte le imprese; chi pone i nomi geografici, e chi no; chi li scrive in guisa da doversi indovinare la giusta lezione. Ciò sia detto per tutte queste fazioni dal 927 al 929.
380.Ibn-el-Athîr e Nowairi, ll. cc. Prendo la data dallaCronica di Cambridge, l. c., an. 6436 (1º settembre 927 a 31 agosto 928), ove credo si debba leggereOtrantoin vece diZarniwah, che fu messo a caso nelle edizioni precedenti.Otrantosi legge chiaramente negli altri due autori citati.
381.Si vegga la nota 3, a pag. 173 di questo volume.
382.IlBaiân, sola sorgente di questo fatto, adopera la vocethiâb, plurale dithaub; e significherebbe vestimenta, in generale, ovvero, secondo l'uso moderno d'Egitto, un camicione che le donne soglion mettere sopra tutti gli altri abiti quand'escono fuor di casa: una specie didominò. Si vegga Dozy,Dictionnaire détailléetc., p. 106. Ma Ibn-Haukal parlando appunto di Napoli, come si vedrà nella nota seguente, usa la stessa voce al singolare e al plurale, nel significato certissimo di tela di lino in pezza. Le pezze che valean da cinque a secento lire ciascuna non faceano ingombro: e così interpretato parrà più verosimile questo passo delBaiân.
383.Ibn-Haukal, testo arabico, nella mia Biblioteca Arabo-Sicula, p. 10, 11, cap. IV, § 2. Probabilmente questo infaticabile viaggiatore andò a Napoli poco prima o poco appresso di Palermo, ove si trovò l'anno 362 dell'egira (972-3). Ibn-Haukal dice aver veduto egli stesso a Napoli questi bellissimi tessuti di lino, che da un'altra espression del testo possiam supporre anco ricamati ovvero operati a damasco. Ognithaub, lungo 100dsira'e largo da 10 a 15, si vendea più o meno 150ribâ'i, o vogliam dir quarteruoli d'oro. Cotesta moneta usata in Sicilia dal X al XII secolo torna in peso di metallo a lire 3,80. Ladsira', odra, come pronunzian oggi, vuol dir braccio; e tra le varie maniere, che ve n'ebbe e ve n'ha in Oriente, è probabilissimo che Ibn-Haukal abbia ragionato con quella chiamata “negra†ch'era a un di presso 0,48 metri. S'aggiunga questo agli altri copiosi materiali che abbiamo per la storia dell'industria italiana nel medio evo. Spieghin poi gli eruditi il lavorÃo di cotesta tela sì fina, larga da 5 a 7 metri, che si vendea 570 lire la pezza di 48 metri, e dicano se si debba supporre errore nei numeri scritti da Ibn-Haukal.
384.Confrontinsi:Chronicon Cantabrigiense, l. c., an. 6437 (1º settembre 928 a 31 agosto 929), e Nowairi, l. c. La prima dice che in Lombardia non fu espugnata da Sâin alcuna “città ;†e ciò si accorda con la tradizione delBaiân, citata di sopra. La data posta nella Cronica di Cambridge par quella del ritorno fin Palermo sul finir della state, è però nel 928.
385.Confrontinsi:Chronicon Cantabrigiense, l. c., an. 6436 (1º settembre 929 a 31 agosto 930);Baiân; tomo I, p. 201, an. 317 (13 febbraio 929 a 1 febbraio 930). Le due croniche notano concordemente essere stata questa la terza espedizione di Sâin. Ho scritto così il nome secondo la lezione della Cronica di Cambridge, e di quella di Gotha. Il Nowairi ha Sâreb. Il dotto editore delBaiâncorresse Sâber.
386.Ibn-Haukal nella descrizione di Palermo dà questo nome topografico. In oggi si chiama il Quartier del Capo.
387.Nowairi, l. c.
388.Dsehebi. Mi par bene dì accennare distintamente la origine dei particolari che sappiamo di questo fatto importante della storia italiana.
389.Ibn-el-Athîr, Ibn-Khaldûn. Nel confuso racconto di Dsehebi si fa anche cenno d'un assalto anteriore a quello in cui fa presa la città .
390.Dsehebi.
391.Liutprando:Cunctosque civitatis et ecclesiarum thesauros. Non credo si debba intendere del comune e della chiesa, ma de' cittadini etc.
392.Così chiaramente nel manoscritto di Dsehebi. In que' d'ibn-el-Athîr si legge chiaramente Karkesia, e così in uno de' due squarci d'Ibn-Khaldûn, ove si aggiugne “su le spiagge di Siria.†Ciò ha spinto l'erudito baron de Slane a correggere “Cesarea;†sendo grossolano errore Karkesia. Ma ibn-Khaldûn, o il copista, par che abbia aggiunto quella spiaggia di Siria, appunto perchè non gli venne a mente che si trattava della Corsica. Ciò mi par certo dalla narrazione d'Ibn-el-Athîr, il quale parla di unica espedizione a Genova, in Sardegna e in quel terzo paese.
393.Dsehebi.
394.Si confrontino:Chronicon Cantabrigiense, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 46, an. 6442 (lº settembre 933 a 31 agosto 934); Ibn-el-Athîr, MS. B, tomo I, p. 149 e 163, e MS. C, tomo IV, fog. 321 verso e 325 verso, anni 322 (21 dicembre 933 a 9 dicembre 934), e 323 (10 dicembre 934 a 28 novembre 935);Baiân, tomo I, p. 216; Nowairi, presso Di Gregorio, op. cit., pag. 14; Dsehebi,Tarîkh-el-Islâm, an. 323, manoscritto di Parigi, Ancien Fonds, 646, fog. 505 verso; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afriqueetc., p, 162, 163, eStoria dei Fatemiti, manoscritto di Parigi 742 quater, tomo IV, fog. 18 verso, con la versione datane da M. De Slane nellaHistoire des Berbèresdello stesso Ibn-Khaldûn, tomo II, p. 529, appendice.
395.Liutprando,Antapodesis, lib. IV, cap. V, presso Pertz,Scriptoresec., tomo III, p. 316.
396.Iacopi de VaragineChronicon, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo IX, p. 10.
397.Il Martorana, tomo I, p. 86 e 215, nota 115, seguito dal Wenrich, crede personaggi diversi Salem emiro del 917 e Salem del 937, fondandosi in su questo, che Nowairi aggiunga nel primo caso il nome patronimico Ibn-Ased; e Abulfeda nel secondo, Ibn-Rescîd. Tal supposto or si dilegua con l'autorità degli altri compilatori citati nel capo VII, p. 160, e soprattutto d'Ibn-el-Athîr, il quale scrive Sâlem-ibn-Rescîd sì nel 313 e sì nel 325 dell'egira.
398.Si vegga il Capitolo precedente, p. 170, seg., 176.
399.Eutichii,Patr. Alexandrini annales, tomo II, p. 508, 509. Questo scrittore, poco men che contemporaneo, è il solo che narri l'episodio dei prigioni risparmiati; tra i quali pone in primo luogo i Siciliani. Ei riferisce la battaglia al 307 dell'egira; ma Ibn-el-Athîr, MS. C, tomo IV, fog. 298 recto e verso, la scrive nel 306 (13 giugno 918 a 1 giugno 919); e la Cronica di Cambridge nota nel 6427 (1 settembre 918 a 31 agosto 919) la spedizione dei Fatemiti in Alessandria.
400.Taglieggiareè versione litterale del testo arabico. Donde sappiamo questo dazio insolito e gravoso, ma non di che natura el fosse.
401.Così la Cronica.Sceikh, vecchio, indi anziano, senatore, capo d'una frazione di tribù, capo d'un villaggio, o semplicemente preposto o dottore.
402.Cioè il primo di Belezma, città d'Affrica che abbiam citato altrove; il secondo, di Kalesciana a 12 miglia da Kairewân, della quale il Bekri,Notices et Extraits des MSS., tomo XII, 479.
403.Cronica di Cambridge, op. cit., p. 45.
404.Si vegga al Capitolo VIII, p. 172, 173.
405.Cronica di Cambridge, op. cit., anno 6427.
406.Si vegga il Capitolo I di questo Libro III, p. 3 in nota.
407.Confrontinsi:Cronica di Cambridge, op. cit., p. 46, anno 6442; Ibn-el-Athîr, anno 322, MS. B, p. 149, MS. C, tomo IV, fog. 321 verso;Baiân, tomo I, p. 216. Questi due ultimi dicono occultato il caso più a lungo.
408.Cronica di Cambridge, op. cit., p. 47, anno 6442. Il nome somiglia a quel di Randazzo, grossa città surta in Sicilia nel medio evo, che in Edrisi leggiamoRendag. Sembra di origine greca, poichè laStoria Miscella, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo I, parte I, p. 150, ricorda un patrizio Sisinnio soprannominatoRendacium, sotto Leone Isaurico; e la Continuazione di Teofane nel regno di Romano Lecapeno, § 4, parla di un ‘Ρεντάκιος uom dell'Attica, e forse ateniese, parente del patrizio Niceta; il qual nome è scritto con le stesse lettere da Giorgio Monaco, e ‘Ρεντάκης da Simeone (ediz. Bonn, p. 399, 891, 732). Nulla toglie che il governatore di Taormina fosse appartenuto alla medesima famiglia, e che da lui o da altri fosse venuto il nome di Randazzo. Che il caso seguisse in Palermo non mi par dubbio, Quantunque la Cronica dica: “innanzi il palagio (Kasr) di Sâlem.†Non v'ha memona di terra in Sicilia chiamataKasr Sâlem(il nome attuale di Salemi è corruzione dell'arabicoSenem, idolo o statua); e la stessa Cronica, notando poi la morte dell'emiro, aggiugne che seguì nel suokasr. Probabilmente il palagio vecchio, al quale rimase il nome di Salem, per essere stato l'ultimo emiro che vi soggiornò; tramutati poi gli ofici pubblici ecc. nella Khalesa.
409.Confrontinsi:Cronica di Cambridge, ann. 6443, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 47; Nowairi, op. cit., p. 14.
410.Cronica di Cambridge, l. c., anno 6444.
411.Il testo haN rd barîn, che non dà significato. I primi editori lesseroBrediaræos. Probabilmente è la voce persianaBardadâr, guardie palatine.
412.Il nome non sarebbe molto diverso da Asaro, l'antica Assorus; ma l'a scritta con un'ainindica origine arabica; e il sito di Asaro presso Leonforte si allontana troppo a levante dalla via tra Palermo e Girgenti. Mancando di vocali il MS., questo nome si potrebbe leggereOsra, che significherebbe “asilo, riparo,†e sarebbe nome di luogo oggi sconosciuto.
413.La Cronica di Cambridge, la sola che fornisca questo e gli altri particolari della guerra, dà il secondo vocabolo in guisa da potersi anco leggere Tâlis, Nâlìs, Iâlis e Mâlis. Il primo è suscettivo della ottima lezioneMosciaiad, che significherebbe “edifizio, monumento.†Non mi sovviene di nomi topografici antichi o moderni di Sicilia che ci aiutino a trovare il vero nome e il sito preciso, che dovea essere molto vicino a Palermo. Ma Bâlîs è nome d'una provincia tra il Sind e il Segestân,Geografiad'Edrisi, versione francese, I, 444, 449. Bâlis o Bâles era picciola città su la sponda occidentale dell'Eufrate. Veggansi: Ibn-Haukal., MS. di Parigi, Suppl. Arabe, 885, fog. 85 recto; Edrisi, op. cit., I, 335; Jakût,Merâsid, ediz, di Leyde, I, 122; Abulfeda,Geografia, testo arabo, ediz. di Parigi, p. 268. In Ispagna era città (Velez Blanco?) nella provincia di Begiâia e porto tra Alicante e Cartagena. (Edrisi, op. cit., tomo II, p. 14, 39.).
414.Lo stesso MS. haM r nuh, Marineo, a 17 miglia da Palermo, sovrasta al fiume di Misilmeri, appunto su la strada per la quale doveano ritirarsi i Girgentini. Le due battaglie senza particolari di leggono in Ibn-el-Athîr, anno 325; e in Nowairi, presso Di Gregorio, p. 14, 15. Abulfeda, anno 325, dà appena un cenno della rivoluzione.
415.Così laCronica di Cambridge. Il Nowairi ha invece Ishâk-Bostâni (ossia il giardiniere) e Mohammed-ibn-Hamw. Probabilmente son le medesime persone. Ibn-Sebâia potrebbe essere il nome patronimico d'Ishâk soprannominato Il Giardiniere; ed Abu-Târ, il soprannome di Mohammed. Quanto al nome patronimico di quest'ultimo, forse va corretto Hammoweih, e sarebbe d'origine persiana. Il Martorana, tomo I, p. 88, e con lui il Wenrich, arbitrariamente danno i due primi come capi del tumulto del 17 settembre, e i due secondi di quello del 7 ottobre.
416.Cronica di Cambridge, op. cit., p. 48, anno 6446, e ve n'ha un cenno in Ibn-el-Athîr, anno 325, e in Nowairi, op. cit., p. 15.
417.Ibn-el-Athîr e Nowairi, ll. cc. Il secondo, che par abbia copiato qui la cronica primitiva, dice: “con un esercito e parecchi kâid.†Perciò questa voce non sembra adoperata nel significato generale di capitani d'esercito, ma in quel di condottieri di corpi minori.
418.Confrontinsi: Ibn-Abbâr, MS. della Società Asiatica di Parigi, fog. 104 recto; eBaiân, tomo I, p. 225, anno 325.
419.Riadh-en-Nofûs, fog. 60 recto. Iehia era morto verso il 290. Però ho supposto che si tratti di questa impresa o dell'altra del 916.
420.Così laCronica di Cambridge, op. cit., p. 48, anno 6446. Nowairi, op. cit., dice alla fine del 325; il che torna allo stesso con poco divario.
421.Si vegga qui appresso, Lib. IV, Cap. 1, p. 236. Sâlem rimase al certo in autorità insieme con Khalîl. Senza questo non si può trovare ragione plausibile dell'abboccamento coi Girgentini, nè dell'essere lui rimaso in palagio vecchio; nè del titolo di emir che gli si dà alla morte.
422.Confrontinsi: Ibn-el-Athîr, Nowairi e Ibn-Khaldûn, ll. cc.
423.Fazzello, Deca I, lib. VIII, cap. II, scrive del palagio reale di Palermo:Hanc(arcem)a Sarracenis primum Panormum adeptis, super veteris arcis ruinis excitatam literæ in eo incisæ indicant. Ma nè egli dà , nè si è mai trovata la iscrizione, e però non allego tal testimonianza.
424.Ibn-Haukal,Description de Palerme, nelJournal Asiatique, IVesérie, tomo V, p. 95.
425.Makkari,Mohammedan dynasties in Spain, versione di Gayangos, tomo I, p. 220; Edrisi,Géographie, vers. di Jaubert, tomo II, p. 58 seg.
426.Bekri, versione di Quatremère,Notices et Extraits, tomo XII, p. 473.
427.Bargès, descrizione della Moschea principale d'Algeri al 1830, nelJournal Asiatique, série IIIe, tomo XI, p. 182. Quivi non si dice in vero che di una porta di comunicazione col palagio del governatore.
428.Veggasi il cap. VII di questo Libro, p. 157, 158.
429.Ibn-Haukal,Description de Palerme, nelJournal Asiatique, série IVe, tomo V, p. 22, 23; Nowairi,Enciclopedia, ibid., p. 104, Edrisi,Géographie, versione di Jaubert, tomo II, p. 77.
430.Ibn-el-Athîr, anno 325, scrive che “la gente fu molto aggravata nella costruzione della cittadella.†I pubblicisti musulmani, principalmente Mawerdi, ci danno il comento. Veggasi il cap. I di questo Libro, p. 10, nota 4.
431.Cronica di Cambridge, Ibn-el-Athîr e Ibn-Khaldûn, ll. cc.
432.Cotesti nomi dalla solaCronica di Cambridge. La sillabawaentra in parecchi nomi berberi in vece dell'arabicoibn, figlio.Modûsembra dello stesso conio; non arabico al certo. Si trova in Edrisi con ortografia poco diversa il nome d'un castelletto tra Randazzo e Castiglione, che risponderebbe a Mojo d'oggidì.
433.Risponde a Collesano d'oggidì secondo le distanze notate da Edrisi, il quale la dà con questo nome istesso di Kalat-es-Sirât.
434.L'ordine delle operazioni militari di Khalîl è dato dallaCronica di Cambridgee sta bene a martello. Il nome che scrivo Mazara èâ€â€lbâ€ra, letto dai primi traduttori Kalbara, arbitrariamente nella prima sillaba. Correggendo Mazara non si viene ad alterare alcun dei tratti principali e si trova la importante città nominata da Ibn-el-Athîr. Quanto a Kalbara, o come che si legga la prima sillaba, non v'ha nome noto da potervisi adattare; e non è da pensare nè anco per ombra alla Calabria.
435.Il fatto e il nome nella solaCronaca di Cambridge, ove il secondo è scritto senza vocaliFkhe si potrebbe legger Foca, o con altra vocale che fu preferita nella version latina, e non è bello ripeterla in Italiano. AncorchèFikhsignifichi in arabico la scienza del dritto, qui è nome d'uomo e d'un luogo che il prese da lui; nè credo abbian gli Arabi tal nome proprio. Al contrario è noto ad ognuno nelle istorie bizantine il casato Foca, illustre in que' tempi: e ciò mi ha suggerito la prima lezione. Nondimeno il latino e (perchè no?) l'italiano potean anco fornire il soprannome d'alcun cristiano di Sicilia, il cui braccio avessero accettato i ribelli musulmani, sì come avean chiesto gli aiuti di Costantinopoli. E in vero presso il Capo di San Marco è un luogo detto Ficana. Questo appunto, e la coincidenza del sito presso Mazara e Caltabellotta, mi ha persuaso che si tratti della penisola del Capo San Marco. Ho interpretato penisola la vocegesîradel testo, che vuol dire anche isola.
436.Si vegga pel XII secolo la geografia d'Edrisi; pel XIII e XIV, i diplomi accennati da Pirro,Sicilia Sacra, p. 136, e da Huillard-Breholles,Historia diplomatica Frederici II imperatoris, tomo I, p. 118, 194; Mortillaro,Catalogo dei diplomi della Cattedrale di Palermo, p. 90; e pel XVI, la descrizione di Fazzello, Deca I, lib. X, cap. III.
437.LaCronica di Cambridgeaccennando sola questo fatto, usa la espressionesebi, che vuol dir propriamente le donne e fanciulli prigioni. Parmi qui adoperata in significato più largo.
438.Il nome etnico di 'Attâf è dato dal solo Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 165.
439.Quest'ultimo periodo della rivoluzione si ricava in parte dalla Cronica di Cambridge, anni 6447 a 6450, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 48, 49; in parte da Ibn-el-Athîr, anno 325. Si veggano anche ilBaiân, ediz. Dozy, tomo I, p. 223; Abulfeda, anno 325; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, versione, p. 164, 165. Il Nowairi, presso Di Gregorio, p. 15, accenna la venuta e la partenza di Khalîl, senza far motto della guerra. Il Rampoldi,Annali, tomo V, p. 213, 217, 221, 223, 230, anni 937, 938, 939, 940, 941, aggiugne di capo suo una ribellione in Palermo in questo secondo periodo, aiutata dai Bizantini; e che il governo d'Affrica mandasse grani in Sicilia.
440.Era modo familiare il chiamare colkeniel, ossia primo soprannome, anzichè col nome proprio o col titolo di dignità .
441.Confrontinsi:Baiân, l. c., e Ibn-Abbâr, MS. della Società Asiatica di Parigi, fog. 104 recto.
442.Peccato, poichè i pubblicisti più accreditati non permetteano di uccidere i ribelli presi con le armi alla mano, nè di tenerli in prigione finita che fosse la guerra, nè di prendere i loro beni, nè di far cattive lor donne e figliuoli. Veggasi Mawerdi,Ahkâm Sultanîa, ediz. Enger, p. 98 e seg.;The Hedaya, versione inglese di Hamilton, lib. IX, cap. IX, nel tomo II, p. 250. Nell'impero ottomano prevalsero poi dottrine più tiranniche, le quali si ricerchino in D'Ohsson,Tableau de l'Empire Ottoman, tomo VI, p. 253.
443.Confrontinsi: Ibn-Abbâr, MS. della Società Asiatica di Parigi, fog. 104 recto;Baiân, tomo I, p. 223; Ibn-el-Athîr, MS. C, tomo IV, fog. 343 recto, anno 333.
444.Significa, “Que' che dicono:Non vogliam saperne nulla.†Proprio come iKnow-nothingsd'America.
445.Veggasi: Tigiani nelJournal Asiat., série IVe, tomo XX, p. 171, seg.; Ibn-Khaldûn,Histoire des Berbères, passim.
446.È voce arabica che significa “buona nuova;†un de' nomi che volentieri si davano alli schiavi. Andrebbe meglio trascritta in franceseBochra, che non si può rendere col nostro alfabeto. Tigiani dice costui siciliano (sikilli); il testo d'Ibn-Khaldûn pubblicato da M. De Slane porta Schiavone (saklabi); nè so determinar la vera lezione. La critica storica ci ricorda che tra gli schiavi e mercenarii dei Fatemiti vi fossero al paro e Siciliani e Slavi. La differenza tra coteste due voci in scrittura arabica è lievissima, e però il merito dei MSS. non può servire di argomento decisivo. Nondimeno, Tigiani fu erudito più diligente che Ibn-Khaldûn, e i MSS. delle sue opere, copiati assai men sovente che quelli d'Ibn-Khaldûn, sembrano men sospetti d'errore.
447.Queste due battaglie sono raccontate da Tigiani,Journal Asiatique, série IVe, tome XX, p. 101, seg. Si vegga anche Ibn-Khaldûn,Storia dei Berberi, testo arabo, tomo II, p. 18, 19.
448.I dotti e la cittadinanza di Kairewân seguirono con molto zelo Abu-Iezîd all'assedio di Mehdia. Chi mai scriverà questo bel tratto di storia, non dimentichi le notizie che ne dà ilRiâdh-en-Nofûs, fog. 89 verso a 91 verso. Quivi si narra la deliberazione presa daifakihnella Moschea giami' di Kairewân; i dotti che s'armavano; le corporazioni che veniano in arnesi di guerra con lor bandiere di varii colori scritte con varie leggende; i martiri caduti in battaglia ec. Il dotto Abu-l-Arab, ch'era dei capi rivoluzionarii, sclamava all'assedio di Mehdia: “Ho scritto di mia mano 1500 trattati; ma il combatter qui val meglio che tanta dottrina!â€
449.Il cenno che do di questa grande rivoluzione è tolto da Ibn-el-Athîr, anni 333, 334; MS. C, tomo V, fog. 343 recto a 346 recto;Baiân, tomo I, p. 200 a 228; Tigiani,Journal Asiatique, série Ve, tomo I, p. 178, seg.; Ibn-Khaldûn,Storia dei Berberi, testo, tomo II, p. 16 a 23; Ibn-Hammâd,Journal Asiatique, série IVe, tomo XX, p. 470, seg. Per le date, seguo a preferenza Ibn-el-Athîr. Si veggano anche ilRiâdh-en-Nofûs, fog. 89 verso, seg.; Iehia-ibn-Sa'îd,Continuazione di Eutichio, fog. 87 verso; Ibn-Khallikân, versione di M. De Slane, tomo I, p. 218, seg., e III, p. 185.
450.Ibn-Hammâd, op. cit., p. 497.
451.Cronica di Cambridge, op. c., p. 49, an. 6450.
452.’Ο ΚÏηνίτης Χαλδίας τῆς ΚαλαβÏίας γεγόμενος στÏστηγὸς. Nella edizione di Parigi fu aggiunto tra parentesi παÏá½° dopo il nome proprio; e fu tradottoCrenita Chaldiæ in Calabria prefectus; la quale versione non è mutata nella edizione di Bonn, ancorchè sia stato ridotto a miglior lezione il testo, Chaldia era nome d'untemabizantino, che avea per capitale Trebisonda nell'Armenia minore; e qui indica la patria di quel barattiere, non la sua sede in Calabria, ove non fu mai luogo di tal nome. Si vegga per Caldia, Costantino Porfirogenito,De Thematibus, p. 30, eDe administrando imperio, p. 199, 209, 226, ediz. di Bonn.
453.Cedreno, ediz. di Bonn, tomo II, p. 357.
454.Cedreno, l. c. Costantino riprese il comando dell'impero in dicembre 944.
455.Cronica di Cambridge, l. c. Il cronista avea ben dato il titolo di emir a tutti i precedenti infino a Sâlem; e nol dimentica parlando poco appresso del kelbita Hasan-ibn-Ali.