456.Nowairi, presso Di Gregorio, p. 15, senza nominare Ibn-Kufi. Il Nowairi direbbe secondo la versione: “Anno 334, præfectus electus fuit Mohammed ben el Aschaat, qui usque ad annum 336 leniter gessit imperium;” ma va corretto secondo il testo: “Fu wâli in Sicilia l'anno 334 Mohammed-ibn-Asci'ath; e resse gli affari infino al 336 (Ibn)'Attâf.” L'oscurità di questo passo, che mosse M. Caussin a considerare, fuor d'ogni regola grammaticale, il nome proprio 'Attâf come sostantivo o aggettivo, viene appunto dalla dubbiezza del compilatore; il quale, trovando due nomi di governanti nello stesso tempo, impiastrò l'uno essere stato wâli fino al 34, e l'altro avere tenuto la somma delle cose fino al 36. Ibn-el-Athîr, incontrata, com'ei pare, la stessa difficoltà nelle croniche, se ne cavò col silenzio. Non disse degli altri; non disse del tempo in cui Ibn-'Attâf prendesse il governo; ed occorrendogli di nominarlo, non gli diè alcun titolo. Se si volesse seguire il Nowairi senza badare all'ambiguità delle sue parole nè al silenzio della Cronica di Cambridge e d'Ibn-el-Athîr, si potrebbe supporre che nel 34 fu fatto emiro Ibn-Asci'ath; e dal 35 al 36 governò di nuovo Ibn-'Attâf. Il Rampoldi, tomo V, p. 256, anno 945, citato dal Martorana, tomo I, p. 217, nota 13, dice che Mohammed-ibn-Asci'ath fosse stato precettore di Mansûr. Non credo che i compendii ch'egli ebbe alle mani gli abbian potuto fornire tal notizia. Al suo modo di compilare supporrei piuttosto un enorme anacronismo che l'abbia portato a confondere questo Ibn-Asci'ath con l'autore della setta dei Karmati, del quale ho fatto cenno nel Libro III, cap. V, p. 116 di questo volume.457.Confrontinsi: Ibn-el-Athîr, anno 336; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 165, 166, e il breve cenno del Nowairi presso Di Gregorio, p. 15. Il passo di quest'autore che Di Gregorio tradusse: “De perturbato rerum Siciliensium statu, et quod in earum administratione nonnulla vitia irrepsissent;” e M. Caussin: “La peine que lui donnaient les habitants et le mauvais état des affaires;” si renderebbe più correttamente: “Che i Siciliani rimbaldanzivano, e piegavano al male;” cioè si disponeano alla ribellione.458.Ibn-el-Athîr; da cui tenghiamo i particolari di questi fatti e di quei che seguirono all'arrivo di Hasan in Sicilia, non segna altre date che il tumulto di Palermo a 1º scewâl 335, e la elezione di Hasan il 336 (22 luglio 947 a 9 luglio 948). LaCronica di Cambridgenon porta altra data dell'arrivo di Hasan che il 6456 (1 sett. 947 a 31 ag. 948); ma un fatto che racconta dopo, ci porta a supporre l'arrivo verso la fine dell'anno costantinopolitano. Da un'altra mano si sa (Ibn-Hammâd citato di sopra ap. 202) che Mansûr sino alla fine di giumadi 2º del 333 (gennaio 948) facea condurre per le strade di Kairewân la pelle imbottita di Abu-Iezîd; che poi volea mandar in Sicilia quella e la testa di Fadhl con Hasan; e che la barca fece naufragio, ec. Infine Ibn-el-Athîr nota che dopo l'uccisione di Fadhl, figliuolo di Abu-Iezîd, il califo tornava a Mehdia, di ramadhan 336 (marzo ed aprile 948); ed è da supporre ch'ei non abbia pensato alle cose di Sicilia prima di questo. Però credo che l'arrivo di Hasan in Sicilia si debba protrarre fino a giugno o luglio 948.459.Ibn-el-Athîr, solo narratore in questo luogo, scrive: la gente d'Affrica. Senza il menomo dubbio accenna agli Arabi venuti di recente dall'Affrica. I coloni si chiamavano Siciliani; i Berberi, i Kotamii, ciascuno col suo nome.460.Così Ibn-el-Athîr. Palermo avea un cadi; onde il titolo diHâkimè generico qui in significato di magistrato, ovvero è adoperato perchè vacasse l'oficio in quel tempo, e, invece di cadi eletto dal principe, rendesse ragione un supplente. Hâkim si addimandò, dopo il conquisto normanno, il capo della municipalità di Malta; ma mi sembra fatto eccezionale, nato dalla dominazione cristiana.461.Ibn-el-Athîr, anno 336; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 166. Quivi si legga sempre “Tabari” invece di “Matîr,” ch'è errore del MS. sul quale fece la versione M. Des Vergers.462.Questo riscontro mi è suggerito dal bello studio del professore Dozy, su le fonti della storia de' Musulmani Spagnuoli,Histoire de l'Afriqueetc.,intitulée Al-Bayano-'l-Moghrib, Introduction, p. 16, seg.463.LaCronica di Cambridge, che sola porta la data e il supplizio, dice: “Venuto il giorno dimila” che fu un lunedì, l'emiro etc.” La voce che ho trascritto dall'arabico e che è chiara nel MS., significa il Natale de' Cristiani, sol che vi si aggiunga un d alla fine ove ho messo le virgolette. I primi editori supplendo invece un'altra lettera scrisseroMi'âd“giorno prefisso” come si potrebbe tradurre. Ma questa voce oltrechè sarebbe insolita, imbroglierebbe il fatto or che Ibn-el-Athîr ci racconta l'ordine del tradimento palatino, e farebbe mancar la data del giorno; la quale non è probabile che il cronista avesse trascurata, mentre designava il giorno della settimana. Il Natale del 948 cadde appunto in lunedì.464.Debbo avvertire che Ibn-el-Athîr dal quale tenghiamo i nomi, narra il tradimento, la cattura, la confiscazione, non il supplizio: il casato che dovrebbe trovarsi dopo il nome di Mohammed è lasciato in bianco in uno dei MSS., e manca al tutto negli altri due. LaCronica di Cambridgeal contrario dice della uccisione dei “côlti alla rete, tra i quali un Marisc (in inglese sarebbe Marîsh) e i suoi compagni.” Questo nome fu scritto dal traduttore inglese, Coreish; ma il codice dà chiarissima la inizialem. Non l'ho scritto nel testo, parendomi soprannome e che debba indicare il capo della fazione, cioè Ismaele-ibn-Tabari; e ciò sembra confermato dai significati della voceMarîscdati dal Meminski, cioè “saetta impennata” e una specie di pomo.Marîssarebbe dei nomi che si danno ai leone.465.Confrontinsi:Cronaca di Cambridge, ibn-el-Athîr, Ibn-Khaldûn, ll. cc.466.Si vegga il Libro IV, capitolo III.467.Capitolo X del presente Libro, p. 203-204 di questo volume.468.Non va in questo periodo l'autore anonimo della Vita di San Niceforo vescovo di Mileto di cui or or si dirà. Questo autore, probabilmente siciliano, visse nella seconda metà del decimo secolo. Il testo greco è nella Biblioteca imperiale di Parigi, Nº 1181; e M. Hase ne ha pubblicato uno squarcio in nota a Leone Diacono, edizione di Bonn, p. 442.469.Leonis Diaconi Caloensis, l. c. L'anonimo dice che i Veggenti per virtù divina abbondavano in Sicilia com'ogni altro prodotto del suolo. Τὸ δὲ καὶ απὸ τινος τῶν ὲν τῇ χώρα δεοπτικῶν (πλεονεκτεῖ γὰρ καὶ τῇ τοῦτων φορᾷ τῆς ἄλλης εὺδηνιας οὺκ ἔλαττον.)470.LiutprandiLegatio, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo II, parte I, p. 485. “Hippolytus quidam Siciliensis episcopus.” LaCronica di Cambridgecitata al capitolo VIII di questo Libro, p. 172, ha: “Leone vescovo della Sicilia;” nè la costruzione arabica permette d'interpretare “uno dei vescovi di Sicilia.”471.Si vegga il cap. VII del presente Libro, p. 173.472.De Thematibus, p. 58, ediz. di Bonn, tomo III, delle opere di Costantino: καὶ τὰς λοιπὰς πόλεις τὰς μὲν ἠφημωμένας, τὰς δὲ κφατουμένας παφὰ τῶν Σαρακηνῶν.473.Costantino Porfirogenito, op. cit., p. 60, eDe administrando imperio, p. 225.474.Libro II, cap. XII, p. 470, 471 del primo volume.475.Libro II, cap. VI e IX, vol. primo, p. 323, 325, 407.476.Journal Asiatique, série IVe, vol. V, 1845, p. 105, nota 9.477.Veggasi il Libro IV, cap. III, su la popolazione musulmana al 962.478.V'era in Palermo un borgo di Giudei. Ibn-Haukal, nelJournal Asiatique, vol. cit., p. 97.479.Riâdh-en-Nofûs, fog. 71 recto. Sa'îd morì il 302. Il biografo aggiugne che costui toccò i danari per favore di Ibrahim-ibn-Ahmed; non sappiamo se per aver tolto qualche difficoltà fiscale, ovvero per avergli fatto pagare i 400 dînar con tratta sul tesoro di Kairewân. Sa'îd, avvezzo a vita peggio che frugale, spese 200 dînar a fabbricarsi una casa; 50 in vestimenta; 50 in tappeti, stoviglie e altre masserizie; e ne serbò 100 per mantenimento del resto della sua vita. Di che riprendendolo gli amici, rispose che avea a ufo dei 100 dînar, poichè il quarto d'un rotolo di carne gli bastava una settimana. Il primo giorno, dicea, mangio il brodo delle ossa; il secondo quel dei tendini; dal terzo al sesto certi piatti di bietole mescolati or a fave, or a ceci, or a pastinache; e il settimo dì la carne!480.Ibn-Haukal,Journal Asiatique, vol. cit., p. 93.481.Squarcio della vita di Ibn-Giolgiol (in francese Djoldjol) per Ibn-abi-Oseibia, testo e versione di M. Sacy, in appendice allaRélation de l'Egypte par Abdallatif, p. 549, seg., e 493, seg.482.Veggasi il Libro I, cap. VI, e Libro II, cap. II, nel volume primo, p. 149, seg., 253, seg.483.Questo era soprannome. Il nome intero Abu-Sa'îd-Abd-es-Selâm-ibn-Sa'îd-ibn-Habîb-ibn-Hasân-ibn-Helâl-ibn-Bekkâr-ibn-Rebia', della tribù arabica di Tonûkh. Così ilRiâdh-en-Nofûs, fog. 39 verso. Confrontisi Ibn-Khallikân, versione inglese, tomo II, p. 131.484.Si vegga il cap. IX di questo III Libro nel presente volume, p. 188. La data della morte si argomenta dal posto dato a questa biografia nelRiâdh-en-Nofûs, fog. 57 verso. Iehia-ibn-Omar spese seimila dînar per lo studio della giurisprudenza. Andò in Spagna, donde fu detto Andalosi; e in Oriente, dove fece, come tutti coloro che il poteano, un corso di lingua e poesia, dimorando nelle tende dei Beduini in Arabia. In cotesta peregrinazione scientifica, durata sette anni, consumò quasi il suo avere.Riâdh-en-Nofûs, l. c.485.Riâdh-en-Nofûs, fog. 79 recto.486.Intendo non solamente copista, come suonerebbe tal voce nel medio evo, ma uom dotto che sovente compilava sul dettato dei maestri. Costui segnalavasi tra gli editori d'Affrica per tenace memoria e scrupolosa esattezza.487.Il testo dice che costui, per nome Ahmed-Kasri (ossia del Castel vecchio presso Kairewân), non avendo da comperar carta, si vendè il giubbone e col prezzo acquistò deirokûk. Tal voce secondo i dizionarii è plurale diRekk, “carta o pergamena.” La definizione è vaga, o il senso variò coi tempi e i paesi. Ma leggiamo in Masudi,Biblioteca Arabo-Sicula, p. 2, che la pomice di Sicilia si adoperava a radere lo scritto neidiftere neirokûk. Indi mi par manifesto che quest'ultima voce significava, nel X secolo, “pergamena vecchia.” La voce che ho resocartaèwark. Si comprende poi benissimo che la carta nuova dovesse costare in Affrica assai più cara che i codici latini e greci, merce inutile, da ripassarsi con la pomice prima di adoperarli. Quanti preziosi Manoscritti antichi dovettero perire in questa guisa!488.Riâdh-en-Nofûs, fog. 79 recto.489.Ce ne fornisce un esempio curioso il MS. della Biblioteca di Parigi, Ancien Fonds, 277, fog. 100 recto, seg. In questa compilazione legale del secolo XVI si tratta tra le altre cose delle acque stagnanti delle quali fosse lecito far uso nelle abluzioni. Come la traduzione vuol che queste acque abbian certo volume, così il compilatore si crede obbligato a indicare i modi geodetici di misurar la superficie delli stagni, e fa a quest'effetto un lungo trattato con figure geometriche.490.Aggiungo questo perchè Ibn-Haukal parla del papiro di Palermo, nelJournal Asiatique, série IVe, tomo V, p. 98.491.Riâdh-en-Nofûs, fog. 77, verso. Ancorchè cotesta biografia si legga nel 316, sembra errore da correggersi 312, secondo l'ordine cronologico che comincia poco innanzi nelRiâdh. Secondo Dsehebi,Kitâb-el-'iber, MS. di Parigi, Ancien Fonds, 646, tomo I, anno 320, seguì in questo anno la morte di Meimûn, ormai centenario, paralitico e rimbambito.492.Baiân, testo arabico, tomo I, p. 160.493.Op. cit., p. 138. Marwazi è nome etnico che si riferisce a Merw in Khorassân, ad un borgo di Bagdad, e fors'anco ad un villaggio. Veggasi ilLobb-el-Lobbâbdi Soiuti, ediz. di Leyde, p. 242, con la notat.494.Makrizi,Mokaffa, MS. di Leyde 1366, al nome Mohammed; Soiuti,Tabakât-el-Loghawîn, MS. di Parigi, Suppl. Arabe, 681, e MS. del dottor John Lee, allo stesso nome. L'epoca e la qualità di liberto degli Aghlabiti, fan supporre nato costui in Sicilia, ove si fossero rifuggiti i genitori. La famiglia par di origine persiana a cagion di quel nome di Korassân, quantunque non abbia la forma di aggettivo patronimico che sarebbe Khorassânî. I Beni-Korassân furon signori di Tunis nel XII secolo.495.Riâdh-en-Nofûs, fog. 60 recto. L'autore Maleki, il quale non visse di certo innanzi la fine del X o principii dell'XI secolo, cita qui con la frase:Narra Abu-Bekretc. Da ciò argomentiamo che Maleki avea sotto gli occhi uno scritto, non un racconto inserito da autore più moderno, il cui nome avrebbe citato com'ei suole.496.Costui non è detto siciliano nelRiâdh; ma lo sappiamo d'altronde. Si vegga a p. 224, nota 3.497.Riâdh-en-Nofûs, fog. 107 verso.498.Si vegga la p. 222.499.Riâdh-en-Nofûs, fog. 73 verso.500.Si vegga il Libro II, cap. X, p. 420, del primo volume.501.Riâdh-en-Nofûs, fog. 79, verso. È da avvertire che la biografia di Abu-Hasan-Harîri è messa il 316, ma trovandosi tra il 322 e il 323, è da supporre uno sbaglio nella data.502.Riâdh-en-Nofûs, fog. 61 recto. La morte di Wâsil è riportata al 294. Ho scritto il soprannome Sari, secondo Dsehebi, MS. di Parigi, Ancien Fonds, 802, il quale avverte che un altro nome scritto in arabico con le stesse consonanti si pronunzia Sorri.503.Si vegga il Libro II, cap. V, VII, IX, X, vol. I, p. 300, 342, seg., 352, 391, 423, 427; Libro III, cap. III, VI, vol. II, p. 63, 64, 124.504.Ibn-Haukal,Journal Asiatique, IV serie, vol. V, p. 99, parla d'una miniera di ferro presso Palermo, ch'era stata posseduta da un di casa d'Aghlab.505.Veggasi Libro III, cap. II, p. 58 di questo volume, e Ibn-Abbâr, MS. della Società Asiatica di Parigi, fog. 35 recto, 36 recto, 148 verso. Da quest'ultimo luogo Casiri trasse la notizia ristampata dal Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 237, lin. 6, la quale non appartiene propriamente alla storia letteraria di Sicilia.506.Th'âlebi avverte (MS. di Parigi, Ancien Fonds, 1370, sezione prima, lib. X, fog. 66, recto) che del Maghreb (Affrica e Spagna) non avea alle mani antologie, ma poesie volanti raccolte qua e là. Pure è notevole ch'ei ne dia di molti Spagnuoli, di pochi appartenenti alla corte fatemita d'Egitto e di nessun Affricano nè Siciliano. Un sol tripolitano che vi si trova è di Tripoli di Siria.507.Tigiani,Rehela, MS. di Parigi, fog. 97 Terso, seg. Traduzione francese, p. 190, seg.508.Ibid.509.Si vegga in questo Libro III, cap. X, p. 199.510.Si vegga il Libro II, capitolo X, p. 420 del primo volume.511.Riâdh-en-Nofûs, fog. 79 verso.512.Kattânsignifica tessitore o mercatante di cotone.513.Riâdh-en-Nofûs, fog. 79 verso.514.Zaccaria.....el-Cazwîni's,Cosmographie, testo arabico dell''Agiâ'ib-el-Mekhlûkâtpubblicato dal prof. Wüstenfeld, p. 125. L'autore dice un pesce lungo una spanna, e che la nave era presso B rtûn; il quale non so a che luogo risponda.515.Kelb, vuol dir “cane.” Questo nome d'un dei progenitori della tribù fu dato forse, come usavano gli Arabi avanti Maometto, pel caso d'essersi visto, o sentito abbaiare, un cane alla nascita del fanciullo.516.Libro I, capitolo VI, p. 135, nota 1, e p. 136 del primo volume. Si vegga anche Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, versione di M. Des Vergers, passim; Conde,Dominacion de los Arabes en España, parte I, cap. 22, 32, 33, 35; Makkari,Mohammedan dynasties in Spain, versione del prof. Gayangos, tomo II, p. 41, 66.517.Libro I, capitolo VII, p. 171 del primo volume.518.Nowairi,Storia d'Affrica, in appendice allaHistoire des Berbères par Ibn-Khaldoun, versione del baron De Slane, tomo I, p. 391.519.Makrizi, citato da Sacy,Chrestomatie Arabe, tomo I, p. 137.520.Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 15. La versione “tum quod de majoribus suis optime meritus fuisset,” si corregga: “ed anche per essere stati i maggiori di Hasan, fedeli servitori degli antenati di Mansûr.” Così evidentemente si risalisce al Mehdi.521.Veggasi il Libro III, cap. IX, p. 191.522.Sapendo male l'arabico e peggio il diritto musulmano, Marco Dobelio Citeron tradusse: “dedit insulam Siciliæin feudum ec.,” negli estratti di Scehâb-ed-dîn-Omari, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 59. Il Di Gregorio sospettò l'errore, ibid., notaf; e con minore incertezza lo ha condannato il Wenrich, lib. II, cap. 230, p. 270, 271. Il fatto di cui nè l'uno nè l'altro si accorsero, è che il compilatore copiava Abulfeda, e che però abbiamo il testo arabico, quantunque siasi perduto il MS. di Scehâb-ed-dîn. Or Abulfeda dice meramente che Mansûr diè ilwaliato(ossia oficio d'emir) di Sicilia ad Hasan.Annales Moslemici, tomo II, p. 446, anno 336. Il Martorana scansò l'errore senza confutarlo.523.Notizie storiche dei Saraceni Siciliani, tomo I, p. 92, II, p. 15.524.L'ho accennato, Libro I, capitolo IV, p. 147, del primo volume, e Libro III, cap. I, p. 5, del presente.Wâli, in rapporto di annessione con altri titoli di magistrato, significa altro.Emir, legato alla voce “esercito,” significa meramente “capitano.” In tempi più recenti si son chiamatiemirtutti i discendenti di famiglia principesca ed anche que' di Maometto.525.Nè anco laCronica di Cambridge, scritta al tempo dei Kelbiti. Pur fu questa che suggerì la distinzione al Martorana, poichè Hasan è il primo emiro di cui noti la elezione (948). Ma degli altri il cronista non la disse, ignorando forse la data; e in ogni modo ei ben dà il titol d'emiro a Sâlem (917-937).526.Veggansi: Libro II, cap. V, VI, VII, IX, X, e tutto il libro III. Prendendo a caso qualche esempio in Ibn-el-Athîr, si trova il titolo di emir di Sicilia negli anni 835, 851,882, 895, 925; frammessovi talvolta il titolo diwâli, e chiamandosi sempre l'oficiowaliato. Così negli altri annalisti musulmani. IlBâiandà nell'835 il titolo diSâheb, del quale si è detto a suo luogo.527.Wenrich,Commentarii, lib. I, § 229, p. 269. I passi ch'ei cita dell'opera del barone De Hammer su la Costituzione dell'impero musulmano doveano farlo accorto del vero; tanto più che De Hammer gli forniva il nome di un emir di Sicilia nell'880; e che egli stesso ne avrebbe potuto vedere molti altri nei testi arabici. Ne uscì scrivendo:Utcumque vero rex se habuerit, id certe constat dignitatem illam in Hasani Calbitæ familia, hereditario quasi jure postmodum remansisse.E colquasisdrucciolò su quell'altro intoppo dell'oficio rimaso per un secolo nella medesima famiglia.528.Lo stesso punto di diritto pubblico si trattò per l'Affrica propria nel 361 (971-72), allorchè Moezz, trapiantando la sede in Egitto, dovea non ristorare ma instituire l'emirato nella provincia. Proffertolo ad un Gia'far-ibn-Ali di schiatta arabica, questi domandò pien potere nella elezione dei magistrati, nell'amministrazione della finanza e in ogni altro atto di governo; senza obbligo di render conto dell'azienda nè di aspettare l'approvazione del califo per mandare ad effetto i provvedimenti. Moezz gli rispose in collera che volea farsi principe in vece di lui. Accomiatatolo, si volse al berbero Bolukkin, fondatore della dinastia zirita; il quale domandò al contrario che il califo eleggesse i magistrati, gli amministratori della finanza, i capitani delle milizie; che gli affari più rilevanti si trattassero in un consiglio degli oficiali pubblici; e ch'egli, Bolukkin, facesse eseguire le decisioni del Consiglio. Moezz scelse lo Zirita; dicendo pure a un suo fidato, che quegli andrebbe per via più lunga allo stesso scopo al quale Gia'far volea giugnere d'un salto. Makrizi,Kitâb-es-Solûk, versione presso Quatremère,Vie da calife fatimite Moezz;Journal Asiatique, (novembre 1836 e gennaio 1837), estratto, p. 87, 88.529.Adopero indistintamenteSultanoeSoldanoche son varianti di trascrizione; l'una secondo l'uso nostro d'oggi, l'altro come suonava agli orecchi dei nostri padri al tempo che le repubbliche italiane teneano i commerci del Levante. I principi ottomani seguendo le tradizioni dei principi turchi dell'Asia Minore e delle varie dinastie d'Egitto dopo Saladino, preferiscono tuttavia il titol di Sultano a quel di califo, ch'ebbero per cessione, al certo illegale, della seconda dinastia abbassida.530.Si veggan queste nell'opera di Domenico Spinelli principe di San Giorgio,Monete cuficheetc., Napoli 1844, un vol. in-4, p. 1, seg. Ma dubito di alcune, delle quali non mi sembrano ben trascritte le leggende.531.Si vegga la lista in Mortillaro,Opere, tomo III, p. 377, seg. Se ne aggiungano altre 14 che ve n'ha nella collezione del Cabinet des Médailles, a Parigi, e tre altre pubblicate dal sig. Federigo Soret,Extrait des Mémoires de la Societé imp. d'Archéologie, Saint-Petersbourg, 1851, p. 50, 51, ni122, 124, 125.532.Cedreno, ediz. di Bonn, tomo II, p. 358.533.Ibn-el-Athîr, anno 336, MS. C, tomo IV, fog. 350 verso; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 167; i quali autori parlano diRûm, e si deve intendere di que' soli di Sicilia, poichè Costantino ricusò di pagare il tributo per la Calabria.534.Ibn-el-Athîr, anno 340, C., tomo IV, fog. 353, verso. L'annalista qui dice Rûm di Sicilia; ma par si debba intendere di Calabria e di qualche città più forte di Sicilia, come Taormina e Rametta.535.Cedreno, l. c. È da credere, per men vergogna delle armi bizantine, che le dette forze fossero venute parte innanzi e parte dopo la state del 950. Cedreno, come ognun sa, non ricorda mai le date.536.Confrontinsi:Cronica di Cambridge, anni 6459-6460, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 49, 50; Ibn-el-Athîr, anni 336 e 340, MS. B, p. 263, seg., MS. C, tomo IV, fog. 350 verso, seg., e 353 verso; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, versione di M. Des Vergers, p. 167, 168, dove in vece diSire Doghoussi leggastratego; eStoria dei Fatemiti, MS. arabo di Parigi, Suppl. Arabe, 742 quater, tomo IV, fog. 18 verso, con la traduzione di M. De Slane in appendice allaHistoire des Berbères par Ibn-Khaldoun, tomo II, p. 529. È da avvertire che Ibn-el-Athîr narra i medesimi fatti con circostanze diverse, nei due capitoli del 336 e del 340. Così anche Ibn-Khaldûn nei due luoghi ch'io cito, il secondo dei quali contien parecchi errori. Ho tradottosalmeriela voce che la versione latina dellaCronica di Cambridgerendecameli, aggiugnendo al testo un punto diacritico che non v'ha. In vero questa voce arabica non ha la forma che apparterrebbe al plurale di nave oneraria, o salmeria. Ma che andavano a fare i cameli nelle montagne e selve di Calabria?537.LaCronica di Cambridgedice di soli statichi, Ibn-el-Athîr di solo danaro; nè l'una nè l'altro particolareggiano i patti.538.La presa d'Ascoli è registrata da Lupo Protospatario, presso Pertz,Scriptores, tomo V, p. 54. La data ch'è del 950 par si debba correggere 951.539.Cedreno, l. c. Si vegga la nota 1 della pagina 242.540.Cedreno dice che il capitan musulmano, innanzi la battaglia, confortò i suoi a non temere un esercito ove i soldati erano maltrattati dai condottieri; alludendo alle taglie e ingiurie con che il patrizio e lo stratego aveano offeso i sudditi. Mi è parso di accettare il fatto morale, non il materiale del discorso di Hasan; il quale sembra dettato al Cedreno dall'arte rettorica con che si è scritta la storia per tanto tempo.541.Confrontinsi:Cronica di Cambridge, anno 6461, op. cit., p. 50; Cedreno, Ibn-el-Athîr, Ibn-Khaldûn, ll. cc; Lupo Protospatario, anno 951 presso Pertz,Scriptores, tomo V, p. 54, dove si legge: “Malachianus fecit prælium in Calabria cum Saracenis etcecidit.” Il giorno della battaglia si ricava da Ibn-el-Athîr, il quale lo dice diverso nei due racconti del 336 e del 340; che son d'origine evidentemente diversa. Nel primo è la festa diAráfatossia il 9; nel secondo quella delDhohâossia il 10 didsu-l-higgia; il qual divario vien forse dal conto astronomico che precede il civile di mezza giornata. Il nome del patrizio Μαλακένος, dato dal Cedreno, è trascritto nella Cronica di Cambridge M””l”gên o M””l”gân e in LupoMalachianus. Novella prova del fatto da noi già notato, che in Sicilia ilxsi pronunziavacovverog, almen dal IX secolo in poi. In Puglia si rendea con l'antico suon latinoch.542.Confrontinsi: Ibn-el-Athîr, e Cedreno, ll. cc. Ho notato sopra che Ibn-el-Athîr dia due narrazioni diverse di questa impresa dal 952. Le narrazioni differiscono anche sul modo della tregua; leggendosi nel cap. del 336 che entrato l'anno 341 (28 maggio 952), e stando Hasan tuttavia all'assedio di Gerace, venne a trovarlo un ambasciatore di Costantinopoli, col quale fece la tregua e passò indi a Reggio. Lo stesso autore, nel capitolo del 340, scrive che, assediata Gerace,fu fattacomposizione per danaro, e che Hasan posciamandòuno stuolo allacittàdi Petracucca. La tregua di Gerace fu dunque per la sola città, e si estese poi alla provincia; ovvero si fermò a Gerace per tutta la Calabria? In quest'ultimo caso si potrebbe supporre che Pietracucca fosse stata assalita, sia contro i patti, sia perchè non obbediva all'imperatore e però non entrava nella tregua.543.Il fatto è indubitabile, leggendosi nella Cronica di Cambridge e in Ibn-el-Athîr. Il nome nella Cronica èB tra”ûka, dove si potrebbe porre unf. ovvero unkal luogo che ho segnato con virgolette, mancandovi i punti diacritici. In ogni modo è inesatta la trascrizione e versione latina, dove le prime tre consonanti furono attribuite al nome geografico e delle altre si compose un avverbio, molto inopportuno. 1 MSS. d'Ibn-el-Athîr hannoB tr kûka. La stessa lezione si trova nelMo'gem-el-Boldândi Iakût, il quale trascrive un passo d'Ibn-Haukal, che pone appuntoB tr kûkatra Gerace e Reggio; e la menzione fattane in suo breve cenno prova che nel X secolo fosse terra importante per popolazione o commercio. Due secoli dopo Ibn-Haukal, Edrisi haB tr kûna, secondo i MSS. di Parigi, i quali sendo di scrittura africana, vi si può leggere un altro k in vece della n senza far violenza al testo. Ed è nome, dice Edrisi, d'un fiumicello che mette foce a tre miglia dal capo Gefira (Zephyrium) e sei miglia da Bruzzano: come va corretta la versione di M. Jaubert, tomo II, p. 116, che salta queste e altre cifre di distanze. Invano ho cerco nelle carte e descrizioni della Calabria il nome moderno di questo luogo. Il sito risponde a Pietrapennata o Brancaleone, e si dèe supporre in monte, atteso quel nome di Petra. Cocca, cucco, e simili son voci di bassa latinità e bassa grecità, passate nell'idioma nostro e nei dialetti di Calabria e di Sicilia dovecuccasignifica civetta, coccoveggia.544.Nella solaCronica di Cambridgetroviamo dopoB trakûkal'altro nome geograficoRm t sa. Rametta in Sicilia non può essere; poichè la stessa Cronica scrive il nome altrimenti. Roseto e Tremiti mi sembrano le lezioni più probabili; la seconda delle quali s'accorderebbe con l'assalto al Gargano.545.Chronicon Sanctæ Sophiæpresso Muratori,Antiquitates Italicæ Medii Ævi, tomo I, p. 253. Gli assalitori poteano esser Cretesi; ma sembra più probabile che l'armata siciliana, dopo la tregua coi Bizantini, abbia infestato i dominii di Benevento546.Cronica di Cambridge, l. c., la quale porta questi fatti nel 6461 (1 sett. 952 a 31 agosto 953) quando forse Hasan fece ritorno in Sicilia. Il Rampoldi, tomo V, p. 284, anno 954, fasequestrareil navilio siciliano, e condurlo in Affrica, cioè applica ai legni ciò che la cronica scrive del Capitano. Martorana e Wenrich lo seguono. È da avvertire che gli Annali arabici dan sempre Hasan come capitan supremo nelle due imprese del 951 e del 952. Coteste vittorie de' Musulmani in Calabria sono ricordate in termini generali da Iehia-ibn-Sa'îd, MS. di Parigi, Ancien Fonds, 131 A, fog. 87 verso.547.Il testo dicefabbricò; par si debba intendere cheacconciòad uso di moschea qualche edifizio della città.548.Ibn-el-Athîr, anno 336, MS. B, p. 263; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 168, 169, dove per errore di stampa è detto: “El Haçan retourna alors à Kharadja où il bâtit etc.” In luogo di Kharadja, dèe dire Reggio, come nel testo arabico. Terminando il racconto di queste imprese di Hasan in Calabria, avverto averne escluso i fatti che si leggono dal 948 al 952 nella Cronica di Arnolfo e nelle interpolazioni alla Cronica della Cava, pubblicate l'una e le altre dal Pratilli, tomi III e IV; della quale impostura non diffidò sempre il Martorana, nè prima di lui il De Meo,Annali... del Regno di Napoli, tomo V, p. 288 a 325.549.Ibn-el-Athîr, anno 340, MS. C, tomo IV, fog. 353 verso, ed Ibn-Khaldûn, l. c., scrivono chiaramente che Hasanlasciò in luogo suoil figlio; ma è certo più esatto il linguaggio di Abulfeda,Annales Moslemici, tomo II, p. 446, anno 336, e di Ibn-Abi-Dinar, MS. di Parigi, Suppl. Arabe, 851, fog. 37 verso, dei quali il primo aggiugne che Moezz confermò Ahmed e il secondo, più precisamente, che lasciato da Hasan a reggere la Sicilia in sua vece Ahmed, il califorinnovò l'atto di elezionein persona di costui. Abulfeda trascrive le parole d'Ibn-Sceddad, autore del XII secolo. Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 15, dice: “E Hasan chiese a Moezzche onorasse suo figlioAbu-Hasan col titolo di wali di Sicilia etc.;” come si dèe leggere la vece dell'erronea versione “a quo cum nobilissimus filius ejusetc.” La data esatta si trova anche in Abulfeda; secondo il quale Hasan era rimaso in Sicilia cinque anni e due mesi; e però la partenza per l'Affrica va posta in giugno o luglio 953.550.Cronica di Cambridge, presso Di Gregorio, op. cit., p. 50, anno 6462 (1 sett. 953 a 31 agosto 954).551.Confrontinsi: Ibn-el-Athîr, anno 344, MS. B, p. 286; Abulfeda,Annales Moslemici, stesso anno, tomo II, p. 462; Ibn-Khaldûn,Storia dei Fatemiti, MS. di Parigi, Suppl. Arabe, 742 quater, tomo IV, fog. 20 verso; Conde,Dominacion de los Arabesetc., parte II, cap. 85; Quatremère,Vie de MoezznelJournal Asiatique, novembre 1836, serie III, tomo II, p. 404, dove è citato un altro luogo di Ibn-Khaldûn. L'armata che assalì la Spagna è detta siciliana da Ibn-Khaldûn nel primo dei passi citati. Conde scrive che vi fossero navi d'Affrica e di Sicilia, e dà altri particolari, cavati forse da autori spagnuoli; ma non ci possiam fidare alla sua critica nè alle sue versioni.552.Cronica di Cambridge, anno 6462 (953-54) presso Di Gregorio, op. cit., p. 50. Il nome èAsur b l scon la primasdel suono dellaçfrancese. Sembra composto da Ασσύριος e ποῦλος che in greco moderno è desinenza patronimica; e però la voce intera sarebbe nome di persona o famiglia discendente da quella che i Bizantini s'ostinavamo a chiamare classicamente Assiria.553.La data del 955, che va corretta 956, si trova in Lupo Protospatario. Veggasi Muratori,Annali d'Italia.554.Confrontinsi:Theophanes continuatus, ediz. di Bonn, p. 453, 454; e Cedreno,. tomo II, p. 359; delle quali la prima, è cronica di corte e contemporanea; la seconda, compilazione del XII secolo e differente dalla cronica in molti particolari, non si sa dove attinti. Nè l'una nè l'altra metton date o riscontri cronologici. Quanto alla guerra coi Musulmani di Sicilia, gli annali arabi tacciono; nè abbiamo altra guida sicura che qualche cenno dellaCronica di Cambridge, con che potremo interpretare la vaga rettorica e spesso bugiarda, de' due bizantini.555.Cronica di Cambridge, anno 6464 (956-7), op. cit., p. 50; Ibn-el-Athîr, anno 345 (14 aprile 956 a 2 aprile 957), MS. B, p. 289, scrive: “Quest'anno Hasan-ibn-Ali, sâheb di Sicilia, usci con grosso navillio contro il paese dei Rûm.”556.Ibid. Suppongo dai fatti seguenti la dimora di Ammâr in Calabria e la ritirata di Basilio dall'isola.557.Confrontinsi:Theophanes continuatus, ediz. di Bonn, p. 454, 455, e Cedreno, stessa edizione, tomo II, p. 359, 360;Cronica di Cambridge, l. c., anni 6466, 6467 (1 settembre 957 a 31 agosto 959). La Continuazione di Teofane dà evidentemente il rapporto oficiale del patrizio, con reticenze e confusione di tempi. Cedreno ci ha conservato l'altra tradizione, che non si trova nei cronisti contemporanei conosciuti da noi.558.Cronica di Cambridge, l. c.559.De Meo,Annali del Regno di Napoli, tomo V, p. 358, anno 958. Il solo mallevadore è l'autore anonimo degli Atti di Sant'Agrippino. Se il fatto si può ammettere, parmi abbia ragione il De Meo a porlo il 958 piuttosto che il 961, com'altri avea pensato.560.Cronica di Cambridge, l. c, anni 6468 e 6469 (i settembre 959 a 31 agosto 961). Il nome che trascrivo Afrina coi primi editori, è scritto senza punti: onde può esser composto delle lettere seguenti: 1.aoi; 2.f,k; 3.b,t,th,n,i; 4. idem; 5.aovverohaspirata.561.Cedrone, l. c.562.Ibn-Sceddâd, dal quale è tolto questo passo d'Abulfeda,Annales Moslemici, tomo III, p. 446, seg., anno 336. Vi si accorda Ibn-abi-Dinâr, MS. di Parigi, fog. 37 verso. Entrambi pongono il fatto nel 347 (24 marzo 958 a 12 marzo 959), e dicono solo dell'andata di Ahmed coi trenta, senza nominare Hasan.563.Cronica di Cambridge, anno 6469 (1º sett. 960 a 31 ag. 961), presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 50, dicendo di Hasan e non di Ahmed. Il divario della data non monta, o accenna viaggi diversi.564.Il Martorana, tomo I, p. 100, e il Wenrich, lib. I, cap. XIV, § 128, p. 164, interpretano che i trenta fossero iti a far professione di rito sciita. Ma le parole della Cronica che ho citato portano piuttosto ad affiliazione alla setta ismaeliana. Il giuramento non occorrea per la esaltazione del principe, riconosciuto in Sicilia da parecchi anni. Nè giuramento poi, nè solenne professione si facea del rito sciita; il quale, differiva dall'ortodosso in una frase dell'appello alla preghiera e in pochi punti di dritto, e però la pratica di quello dipendea dagli oficiali del governo, nè i privati ci avean che fare. D'altronde si è già notato quanto agognasse la novella dinastia a far proseliti alla setta ismaeliana. Veggasi Libro III, cap. VI, p. 136, 137.565.Cronica di Cambridge, l. c. La voce che traduco “stipendii militari” si potrebbe leggere in altro modo, e significherebbe “acquisti.” Ma qui tornano a sinonimi; perchè, non essendovi per anco terre da dividere, il principe non potea donarne di quelle dello Stato, ma solo assegnare temporaneamente le entrate di esse. Veggasi il Libro III, cap. I, p. 16, seg., di questo volume.566.Cronica di Cambridge, l. c.567.Abulfeda, e Ibn-abi-Dinâr, ll. cc. S'intende ch'essi non fanno motto dei pensieri ch'io attribuisco a Moezz, ad Hasan ed ai nobili Siciliani.568.Nowairi citato da Quatremère,Vie de MoëzznelJournal Asiatique, IIIesérie, tomo II, p. 420.569.D'Ohsson,Tableau de l'empire ottoman, libro II, cap. 17.570.Abulfeda e Ibn-abi-Dinâr, ll. cc.571.Secondo le tavole di popolazione di Francia e di qualche provincia d'Italia che ho avuto alle mani, i fanciulli maschi di 7 anni sono il centesimo della popolazione. Supponendo metà dei 15,000 di sette anni e metà oltre gli otto, la popolazione musulmana di Sicilia nel 972 tornerebbe a 750,000 il qual numero non discorda dai computi che abbiam fatto con altri dati, Libro III, cap. XI, pag. 216 di questo volume. Il Palmieri, nellaSomma della Storia di Sicilia, Palermo 1834, vol. I, p. 376, su questo medesimo dato ragiona i Musulmani dell'isola a 300,000. E sbaglia; perchè suppone istituita allora la circoncisione dai Fatemiti, e che si fosse praticata in Sicilia per la prima volta, e però su tutti i fanciulli di ogni età.572.Nowairi dice 1570. Nel supposto che fosse la quinta del principe si ragionerebbe a 9000 anime la popolazione di Taormina. Ma forse non era luogo ad osservare la proporzione legale, perocchè Moezz potea aver mandato soldatesche di schiavi, e prender come sua propria la parte che lor toccava dei prigioni e del bottino.573.Si confrontino:Cronica di Cambridge, anno 6470-71, op. cit., p. 51; Ibn-el-Athîr, anno 351, MS. B, p. 302; Abulfeda,Annales Moslemici, anni 336 e 351, tomo II, p. 446, seg., 478; Nowaîri, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 15, 16; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 170, eStoria dei Fatemiti, MS. di Parigi, Supl. Arabe, 742 quater, vol. IV, fog. 20 verso, e traduzione di M. De Slane in appendice allaHistoire des Berbères par Ibn-Khaldoun, tomo II, p. 542; Ibn-abi-Dinâr, MS. di Parigi, fog. 37 verso, seg.; Lupo Protospatario, presso Pertz,Scriptores, tomo V, p. 54.574.Si vegga per Siracusa nel 964, il séguito del presente capitolo, e nel 969 il capitolo V di questo Libro IV. Per altre città non ho testi da poter citare.575.Si vegga il Libro II, cap. X, pag. 426 del primo volume.576.Si confrontino:Cronica di Cambridge, anno 6471 (962-3), op. cit., p. 51, e Nowairi, op. cit., p. 16.577.Cotesta voce e il fatto si trovano nel solo Nowairi. Le'arrâde, macchine da gitto più picciole del mangano, come le spiegano i dizionarii, erano già in uso nel decimo secolo appo gli Arabi, facendone menzione Mawerdi, ediz. Enger, p. 75.578.Nowairi, l. c.579.Secondo gli autori bizantini citati da Le Beau,Histoire du Bas Empire, Libro LXXIV, cap. 46, ambo i califi, abbassida e fatemita, abbandonarono i Cretesi, visto non poterli aiutare. Presso alcuni annalisti musulmani corse l'errore che Moezz avesse mandato forze che liberaron Creta; il qual fatto M. Quatremère notò in una compilazione persiana, e giudiziosamente lo suppose dato per anacronismo invece della sconfitta di Costantino Gongile del 958. Veggasi ilJournal Asiatique, IIIesérie, tomo II, p. 420, 421. Ma mi è avvenuto di trovare appunto lo stesso racconto in Ibn-el-Athîr, anno 351 (962), MS. C, tomo IV, V, e nell'altro MS. di Parigi, Supl. Arabe, 741 bis, fog. 228 verso; se non che in un MS. si legge ben Creta, e nel secondo “l'isola di....” lasciando il nome in bianco. Indi si potrebbe supporre che, in vece d'anacronismo, lo sbaglio fosse nel nome. E mi è parso di farne menzione, perchè l'isola potrebbe per avventura esser Malta.580.Ibn-el-Athîr.581.Nowairi.582.Nowairi. Questo compilatore scrive Magi. Il Di Gregorio tradusse Persis; M. Quatremère, op. cit., notò in parentesiNormands. Senza il menomo dubbio si tratta de' Pauliciani, ai quali l'eresia manichea potea ben meritare appo i Musulmani la volgare appellazione di Magi. Noi sappiamo che le legioni di Tracia erano composte di Pauliciani e che aveano trionfato a Creta. Si veggano Le Beau, op. cit., libro LXXIV, cap. 14, e Gibbon,Decline and Fall, cap. LIV, nota 4.583.Le Beau, l. c.584.Leone Diacono Caloense.585.Ibn-el-Athîr.586.Vita di San Niceforo vescovo di Mileto.587.Leone Diacono, eVita di San Niceforo.588.Vita di San Niceforo.589.Leone Diacono.590.Liutprando. Ognun sa la sua rabbia contro i Bizantini, come lombardo; e contro Niceforo Foca perchè l'accolse freddamente o peggio, quando Otone primo il mandò oratore a Costantinopoli.591.Ibn-el-Athîr, Nowairi e gli altri Arabi. Il nome di Berberi si ricava dalla sola Cronica di Cambridge, dove fu franteso dai primi editori e con essi dal Di Gregorio; talchè tradussero in latino: “cum copiis Ben-Aber.” In vece di questo nome proprio, si dèe leggere senza il menomo dubbio Berâber, ch'è il plurale di Berbero.592.Ibn-el-Athîr, Nowairi, e gli altri Arabi.593.Coteste fazioni sono accennate dal solo Leone Diacono, in mezzo a luoghi comuni di rettorica, che mi fecero stare in forse se lo scrittore ci avesse anche ficcato, come luogo comune di erudizione, tutti i nomi classici che gli sovvenivano della geografia di Sicilia. Ei dà a Termini l'antico nome d'Imera, nè fa parola di Rametta. I Siciliani non potendo difendere le città, si ritraggono sui monti e nelle selve. I Romani, inseguendoli là dove i fronzuti rami togliean la vista del sole, sciolgono la falange, onde son côlti dai barbari in un agguato tra greppi e caverne, ec. Pur tra coteste frasi da scuola, le fazioni delle quattro città nominate hanno sembianza di vero; tantopiù che sappiamo da altre fonti che i Musulmani dopo le vittorie di Rametta e del Faro, ebbero a combattere in varii luoghi. Perciò ammetto la testimonianza.594.Θεοπτικῶν.595.Credo così render meglio che con versione litterale il testo ἀναγωγίαν πλείστην τῶν στρατηγῶν.Vita di San Niceforo vescovo di Mileto.596.Veggasi Libro III, cap. X, pag. 427 del primo volume.597.Si vegga il Libro II, cap. XII, vol. I, pag. 468, nota 4, ed il Libro III, cap. IV, pag. 85, nota 1. I nomi topografici son dati qui dal solo Nowairi; nei due MS. del quale, Demona si riconosce con certezza. Non così l'altro nome che ha le lettere””Kscovvero””Ks, rimanendo molto dubbie le prime due. Preferisco la lezione del migliore tra i MSS. di Edrisi.598.Nowairi; ma non dice se per terra o per mare. È più probabile il primo, e che Ahmed abbia dovuto allungare il cammino per iscansare Termini, occupata dal nemico.599.Confrontinsi: Ibn-el-Athîr e Nowairi. Questi, come dicemmo, non dà il nome della strada che tenne Manuele; ma la sola che gli restava, e la più breve delle due praticabili, era quella di Spadafora. Tal conseguenza necessaria è confermata dal fatto della schiera posta su la via di Palermo.600.Ibn-el-Athîr, e Nowairi.601.I compilatori dicono che Ibn-'Ammâr andò incontro a Manuele, senza particolareggiare il luogo dove si combattesse avanti la ritirata nel campo. Ma è evidente che fu nella gola di Spadafora. Ibn-'Ammâr non poteva aspettar nel piano un nemico sì superiore di numero e di cavalli.602.Ibn-el-Athîr, Nowairi ec.603.Cotesti versi, dati dal solo Ibn-el-Athîr, sono di Hosein-Ibn-Homâm della tribù di Morra, e si leggono nell'antologia poetica intitolataHamasaossia “della virtù in guerra,” testo arabico pubblicato dal Freytag, p. 92, 93. Hosein visse avanti l'islamismo; il poco che sappiam di lui, si vegga nel Commentario dell'Hamasa, l. c., e in Ibn-Doreid “Libro etimologico,” testo pubblicato a Gottinga dal Wüstenfeld, p. 186. I versi recitati dai combattenti provano che questi fossero Arabi, e però della colonia siciliana; poichè Moezz avea mandato d'Affrica soldatesche berbere. Ilgiundarabico d'Affrica, se pur ne rimaneva in questo tempo, era ridotto a picciol numero e niente disposto a venire in Sicilia.604.Nowairi scrive: fin dopo la prece delZohr, che si fa passato mezzodì; Ibn-el-Athîr all'ora dell''Asr, che in quella stagione tornerebbe a ventun'ora e mezza, a modo dei nostri antichi.605.Ritraendosi cotesti particolari dagli Arabi, non v'ha il menomo sospetto di fattura rettorica. Non è al certo in lor annali che gli Arabi dan volo all'immaginazione.606.Si confrontino: Ibn-el-Athîr, Abulfeda, Nowairi, Ibn-Khaldûn. Il Di Gregorio, Rerum Arabicarum, p. 18, tradusse l'ultima parte della leggenda incisa su la spada “multum is sanguinem fadit in manibus Apostoli Dei,” scostandosi dalla versione francese di M. Caussin; il quale (Histoire de Sicile... du Nowairi, pag. 34, in appendice a Riedesel,Voyages en Sicileec.) gli rimbeccò che la frase arabica “nel mezzo delle mani” significa non già “nelle mani” ma “in presenza.” E ciò è verissimo; quantunque si potrebbe allegare a difesa del Di Gregorio qualche raro esempio ch'egli non conoscea di certo, nel quale la detta frase ha il significato litterale “nelle mani” ovvero “per le mani.” Ma nel caso nostro parmi dubbio essere stata cotesta spada in pugno non che di Maometto, ma d'alcun dei primi guerrieri dell'islamismo. Litteralmente abbiamo: “lungo (è) quanto fu percosso con esso (brando) nel mezzo delle mani ec.;” il che si può intendere in presenza di Maometto, dalla parte sua o dalla parte contraria. E mi appiglierei a quest'ultimo supposto anzi che ai primo, per l'ambiguità che pare studiata, e sopratutto perchè manca la formola (ferì) “nella via di Dio” cioè in difesa della religione. Il peso della spada torna da sette ad ottocento grammi, variando il mithkal secondo i tempi e i luoghi.607.Nowairi. L'appellazione'Ilgnon si dava ordinariamente ai Bizantini (Rûm) nè ai Persiani ('Agem). Il compilatore, o forse il cronista, adoperò la stessa voce'ilgper designare il Palata alemanno, o piuttosto armeno, di cui nel Libro II, cap. I, p. 247 del primo volume.608.Confrontinsi: Abulfeda, Nowairi, Ibn-Khaldûn. La data della morte si trova soltanto nel primo e nellaCronica di Cambridge, secondo l'uno del mese di dsu-l-ka'da (8 nov. a 8 dic.), secondo l'altra in novembre.609.Ibn-Khaldûn, sì come il nostro Vico, notò che tentava una scienza novella. Si vegga la Introduzione nel primo volume della presente Storia, pag. LIV.610.Ibn-el-Athîr e qualche particolare da Nowairi.611.Nowairi.612.I cronisti bizantini, cominciando da Leone Diacono, son sì mal informati, che dicono preso il navilio bizantino nel porto di Messina dal nemico che inseguiva gli avanzi delli sbaragliati di Rametta. La nuova corse al par confusa nell'Italia di mezzo, poichè Liutprando dice ucciso Manuele e preso Niceta nella stessa battaglia tra Scilla e Cariddi.613.Confrontinsi: Ibn-el-Athîr, Nowairi, Ibn-Khaldûn.614.Liutprando.615.Ibn-el-Athîr, e in due luoghi Ibn-Khaldûn. Il professore Fleischer, rivedendo le stampe dellaBiblioteca Arabo-Sicula, ha proposto di leggere qui “sfondare” invece di “ardere;” i quali due verbi non differiscono in scrittura arabica che per un punto diacritico su la prima lettera. Ma i MSS. sono uniformi nella lezione che io seguo. E la probabilità, in una battaglia navale, mi par maggiore per l'effetto di appiccare l'incendio gittandosi a nuoto con una fiaccola di fuoco greco, che per quello di tuffare con un palo di ferro e lavorar su i fianchi di una grossa galea.616.Nowairi.617.Confrontinsi: Ibn-el-Athîr e Ibn-Khaldûn. Entrambi dicono espressamente che la battaglia dello Stretto seguì nel 354.618.Leone Diacono, Liutprando, lo scrittore anonimo dellaVita di san Niceforo, e Cedreno.619.MS. greco, Ancien Fonds, 497, proveniente dalla biblioteca di Colbert. La soscrizione è pubblicata dal Montfaucon,Paléographie, 45 A, e meglio da M. Hase, in nota alla pagina 67 del testo di Leone Diacono. La soscrizione a p. 444, data nella prigione di Africa, come si chiamava anche Mehdia ἐν τὸ δεϚμωτηρίῳ ’Αφρικῆς, è di settembre indizione decima (967). Niceta non vi dimenticò i titoli di protospatario e drungario dell'armata.620.Ibn-el-Athîr e Ibn-Khaldûn che dicono entrambi cittadi dei Rûm. Ma questi non poteano essere di Sicilia ove i Musulmani non si contentavano al certo di tributo che pagasse il municipio.621.Si confrontino: Leonis diaconi Caloënsis, ec., ed. di Bonn, p. 65-67;Vita di San Niceforo vescovo di Mileto, d'anonimo siciliano o calabrese, MS. greco di Parigi, Ancien Fonds, 1181, squarcio dato da M. Hase in nota a Leone Diacono, op. cit., p. 442; Cedreno, tomo II, p. 353 e 360, ediz. di Bonn; Liutprando,Legatio, presso Pertz,Scriptores, tomo III, p. 355, 356; Lupo Protospatario, anno 965, presso Pertz,Scriptores, tomo V, p. 55;Cronica di Cambridge, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 51, la quale è interrotta appunto al principio di questa impresa; Ibn-el-Athîr, anno 353, MS. B, p. 308 seg., C IV, fog. 361 verso; Abulfeda,Annales Moslemici, anno 336, tomo II, p. 448; Nowairi, presso Di Gregorio, op. cit., p. 16 a 18; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afriqueec., p. 170, 171, eStoria dei Fatemiti, MS. di Parigi, Suppl. Arabe, 742 quater, tomo IV, fog. 21 recto, con la versione di M. De Slane, in appendice allaHistoire des Berbèresdello stesso Ibn-Khaldûn, tomo II, p. 529 seg.; Hagi-Khalfa,Cronologia, anno 353, nella versione italiana del Carli, p. 63; Ibn-abi-Dinâr, MS. di Parigi, Supl. Arabe, 851, fog. 26 verso, e 37 verso, seg. Il Rampoldi,Annali Musulmani, tomo V, p. 306, 311 e 314, con incredibile sbadataggine, fa sbarcare e morire Manuele il 963; lo fa tornare in Sicilia il 964, e inventa nel 965 una guerra dei Cristiani di Girgenti, che sembra replica della rivoluzione del 938. Il Quatremère, nella Vita di Moezz,Journal Asiatique, IIIeserie, tomo III, p. 65 a 68, fa il racconto di questa impresa su i testi di Abulfeda e di Nowairi. Una lezione erronea del secondo, portò l'illustre orientalista a tradurre “Les Musulmans étaient animés par le sentiment de l'honneur” in vece di “entrarono nel proprio campo” come si ha di certo, confrontando il testo d'Ibn-el-Athîr.622.Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 19. Se avessi più osato, avrei tradotto “preposti all'inurbamento,” che sarebbe proprio la voce del testo:'imâra. Avvertasi che la cronica copiata da Nowairi dice “fabbricare.” Ma le mura di Palermo erano al certo più antiche. Si deve intender anco “riattare” là dove parla delle città di provincia.623.Journal Asiatique, IVesérie, tomo V, p. 92 a 95.624.Il Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 167, diè il disegno ridotto d'una iscrizione del castel di Termini, nella quale si leggono certamente i nomi di Moezz-li-dîn-Allah e di Ahmed. Ma la data del 340, anche aggiuntavi una cifra d'unità, ed anche supposta tal cifra di nove, sarebbe anteriore al fatto nostro; e in ogni modo mancano altri compartimenti che doveano contenere “fabbricato per comando ec. per le cure dell'emiro ec.” Pertanto questa iscrizione, come tutte le altre, è da rivedersi sul monumento, se si potrà; e per ora accerta soltanto che il castel di Termini fu edificato nel regno di Moezz.625.Schivando, per genio di lor lingua, due consonanti in principio di parola, premessero a κλίμα unaalefcon la vocalei.626.Ibn-Haukal, Geografia, capitolo dell'Affrica, MS. di Parigi, Suppl. Arabe, 885, p. 36, 45, 48, 51, 52, dice degliiklîmdella penisola Bâsciu (oggi Dakhel), di Susa, Setfura, Laribus, Ascîr, e Cafsa.627.Edrisi, Geografia, nel capitolo di Sicilia, dice degliiklîmdi Siracusa, Noto, Mazara, Marsala, Trapani, Cefalà, Rahl-Menkûd; chiama Sciacca la metropoli degliiklîm(al plurale), che prima dipendeano da Caltabellotta; anche al plurale accenna quei di Castrogiovanni e quei di Pietraperzia: e infine dice che da Caronía cominciasse l'iklîmdi Demona. Tolto quest'ultimo, che pare risponda al Val Demone, gli altri sono o distretti o circondarii, non mai province.
456.Nowairi, presso Di Gregorio, p. 15, senza nominare Ibn-Kufi. Il Nowairi direbbe secondo la versione: “Anno 334, præfectus electus fuit Mohammed ben el Aschaat, qui usque ad annum 336 leniter gessit imperium;” ma va corretto secondo il testo: “Fu wâli in Sicilia l'anno 334 Mohammed-ibn-Asci'ath; e resse gli affari infino al 336 (Ibn)'Attâf.” L'oscurità di questo passo, che mosse M. Caussin a considerare, fuor d'ogni regola grammaticale, il nome proprio 'Attâf come sostantivo o aggettivo, viene appunto dalla dubbiezza del compilatore; il quale, trovando due nomi di governanti nello stesso tempo, impiastrò l'uno essere stato wâli fino al 34, e l'altro avere tenuto la somma delle cose fino al 36. Ibn-el-Athîr, incontrata, com'ei pare, la stessa difficoltà nelle croniche, se ne cavò col silenzio. Non disse degli altri; non disse del tempo in cui Ibn-'Attâf prendesse il governo; ed occorrendogli di nominarlo, non gli diè alcun titolo. Se si volesse seguire il Nowairi senza badare all'ambiguità delle sue parole nè al silenzio della Cronica di Cambridge e d'Ibn-el-Athîr, si potrebbe supporre che nel 34 fu fatto emiro Ibn-Asci'ath; e dal 35 al 36 governò di nuovo Ibn-'Attâf. Il Rampoldi, tomo V, p. 256, anno 945, citato dal Martorana, tomo I, p. 217, nota 13, dice che Mohammed-ibn-Asci'ath fosse stato precettore di Mansûr. Non credo che i compendii ch'egli ebbe alle mani gli abbian potuto fornire tal notizia. Al suo modo di compilare supporrei piuttosto un enorme anacronismo che l'abbia portato a confondere questo Ibn-Asci'ath con l'autore della setta dei Karmati, del quale ho fatto cenno nel Libro III, cap. V, p. 116 di questo volume.
457.Confrontinsi: Ibn-el-Athîr, anno 336; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 165, 166, e il breve cenno del Nowairi presso Di Gregorio, p. 15. Il passo di quest'autore che Di Gregorio tradusse: “De perturbato rerum Siciliensium statu, et quod in earum administratione nonnulla vitia irrepsissent;” e M. Caussin: “La peine que lui donnaient les habitants et le mauvais état des affaires;” si renderebbe più correttamente: “Che i Siciliani rimbaldanzivano, e piegavano al male;” cioè si disponeano alla ribellione.
458.Ibn-el-Athîr; da cui tenghiamo i particolari di questi fatti e di quei che seguirono all'arrivo di Hasan in Sicilia, non segna altre date che il tumulto di Palermo a 1º scewâl 335, e la elezione di Hasan il 336 (22 luglio 947 a 9 luglio 948). LaCronica di Cambridgenon porta altra data dell'arrivo di Hasan che il 6456 (1 sett. 947 a 31 ag. 948); ma un fatto che racconta dopo, ci porta a supporre l'arrivo verso la fine dell'anno costantinopolitano. Da un'altra mano si sa (Ibn-Hammâd citato di sopra ap. 202) che Mansûr sino alla fine di giumadi 2º del 333 (gennaio 948) facea condurre per le strade di Kairewân la pelle imbottita di Abu-Iezîd; che poi volea mandar in Sicilia quella e la testa di Fadhl con Hasan; e che la barca fece naufragio, ec. Infine Ibn-el-Athîr nota che dopo l'uccisione di Fadhl, figliuolo di Abu-Iezîd, il califo tornava a Mehdia, di ramadhan 336 (marzo ed aprile 948); ed è da supporre ch'ei non abbia pensato alle cose di Sicilia prima di questo. Però credo che l'arrivo di Hasan in Sicilia si debba protrarre fino a giugno o luglio 948.
459.Ibn-el-Athîr, solo narratore in questo luogo, scrive: la gente d'Affrica. Senza il menomo dubbio accenna agli Arabi venuti di recente dall'Affrica. I coloni si chiamavano Siciliani; i Berberi, i Kotamii, ciascuno col suo nome.
460.Così Ibn-el-Athîr. Palermo avea un cadi; onde il titolo diHâkimè generico qui in significato di magistrato, ovvero è adoperato perchè vacasse l'oficio in quel tempo, e, invece di cadi eletto dal principe, rendesse ragione un supplente. Hâkim si addimandò, dopo il conquisto normanno, il capo della municipalità di Malta; ma mi sembra fatto eccezionale, nato dalla dominazione cristiana.
461.Ibn-el-Athîr, anno 336; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 166. Quivi si legga sempre “Tabari” invece di “Matîr,” ch'è errore del MS. sul quale fece la versione M. Des Vergers.
462.Questo riscontro mi è suggerito dal bello studio del professore Dozy, su le fonti della storia de' Musulmani Spagnuoli,Histoire de l'Afriqueetc.,intitulée Al-Bayano-'l-Moghrib, Introduction, p. 16, seg.
463.LaCronica di Cambridge, che sola porta la data e il supplizio, dice: “Venuto il giorno dimila” che fu un lunedì, l'emiro etc.” La voce che ho trascritto dall'arabico e che è chiara nel MS., significa il Natale de' Cristiani, sol che vi si aggiunga un d alla fine ove ho messo le virgolette. I primi editori supplendo invece un'altra lettera scrisseroMi'âd“giorno prefisso” come si potrebbe tradurre. Ma questa voce oltrechè sarebbe insolita, imbroglierebbe il fatto or che Ibn-el-Athîr ci racconta l'ordine del tradimento palatino, e farebbe mancar la data del giorno; la quale non è probabile che il cronista avesse trascurata, mentre designava il giorno della settimana. Il Natale del 948 cadde appunto in lunedì.
464.Debbo avvertire che Ibn-el-Athîr dal quale tenghiamo i nomi, narra il tradimento, la cattura, la confiscazione, non il supplizio: il casato che dovrebbe trovarsi dopo il nome di Mohammed è lasciato in bianco in uno dei MSS., e manca al tutto negli altri due. LaCronica di Cambridgeal contrario dice della uccisione dei “côlti alla rete, tra i quali un Marisc (in inglese sarebbe Marîsh) e i suoi compagni.” Questo nome fu scritto dal traduttore inglese, Coreish; ma il codice dà chiarissima la inizialem. Non l'ho scritto nel testo, parendomi soprannome e che debba indicare il capo della fazione, cioè Ismaele-ibn-Tabari; e ciò sembra confermato dai significati della voceMarîscdati dal Meminski, cioè “saetta impennata” e una specie di pomo.Marîssarebbe dei nomi che si danno ai leone.
465.Confrontinsi:Cronaca di Cambridge, ibn-el-Athîr, Ibn-Khaldûn, ll. cc.
466.Si vegga il Libro IV, capitolo III.
467.Capitolo X del presente Libro, p. 203-204 di questo volume.
468.Non va in questo periodo l'autore anonimo della Vita di San Niceforo vescovo di Mileto di cui or or si dirà. Questo autore, probabilmente siciliano, visse nella seconda metà del decimo secolo. Il testo greco è nella Biblioteca imperiale di Parigi, Nº 1181; e M. Hase ne ha pubblicato uno squarcio in nota a Leone Diacono, edizione di Bonn, p. 442.
469.Leonis Diaconi Caloensis, l. c. L'anonimo dice che i Veggenti per virtù divina abbondavano in Sicilia com'ogni altro prodotto del suolo. Τὸ δὲ καὶ απὸ τινος τῶν ὲν τῇ χώρα δεοπτικῶν (πλεονεκτεῖ γὰρ καὶ τῇ τοῦτων φορᾷ τῆς ἄλλης εὺδηνιας οὺκ ἔλαττον.)
470.LiutprandiLegatio, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo II, parte I, p. 485. “Hippolytus quidam Siciliensis episcopus.” LaCronica di Cambridgecitata al capitolo VIII di questo Libro, p. 172, ha: “Leone vescovo della Sicilia;” nè la costruzione arabica permette d'interpretare “uno dei vescovi di Sicilia.”
471.Si vegga il cap. VII del presente Libro, p. 173.
472.De Thematibus, p. 58, ediz. di Bonn, tomo III, delle opere di Costantino: καὶ τὰς λοιπὰς πόλεις τὰς μὲν ἠφημωμένας, τὰς δὲ κφατουμένας παφὰ τῶν Σαρακηνῶν.
473.Costantino Porfirogenito, op. cit., p. 60, eDe administrando imperio, p. 225.
474.Libro II, cap. XII, p. 470, 471 del primo volume.
475.Libro II, cap. VI e IX, vol. primo, p. 323, 325, 407.
476.Journal Asiatique, série IVe, vol. V, 1845, p. 105, nota 9.
477.Veggasi il Libro IV, cap. III, su la popolazione musulmana al 962.
478.V'era in Palermo un borgo di Giudei. Ibn-Haukal, nelJournal Asiatique, vol. cit., p. 97.
479.Riâdh-en-Nofûs, fog. 71 recto. Sa'îd morì il 302. Il biografo aggiugne che costui toccò i danari per favore di Ibrahim-ibn-Ahmed; non sappiamo se per aver tolto qualche difficoltà fiscale, ovvero per avergli fatto pagare i 400 dînar con tratta sul tesoro di Kairewân. Sa'îd, avvezzo a vita peggio che frugale, spese 200 dînar a fabbricarsi una casa; 50 in vestimenta; 50 in tappeti, stoviglie e altre masserizie; e ne serbò 100 per mantenimento del resto della sua vita. Di che riprendendolo gli amici, rispose che avea a ufo dei 100 dînar, poichè il quarto d'un rotolo di carne gli bastava una settimana. Il primo giorno, dicea, mangio il brodo delle ossa; il secondo quel dei tendini; dal terzo al sesto certi piatti di bietole mescolati or a fave, or a ceci, or a pastinache; e il settimo dì la carne!
480.Ibn-Haukal,Journal Asiatique, vol. cit., p. 93.
481.Squarcio della vita di Ibn-Giolgiol (in francese Djoldjol) per Ibn-abi-Oseibia, testo e versione di M. Sacy, in appendice allaRélation de l'Egypte par Abdallatif, p. 549, seg., e 493, seg.
482.Veggasi il Libro I, cap. VI, e Libro II, cap. II, nel volume primo, p. 149, seg., 253, seg.
483.Questo era soprannome. Il nome intero Abu-Sa'îd-Abd-es-Selâm-ibn-Sa'îd-ibn-Habîb-ibn-Hasân-ibn-Helâl-ibn-Bekkâr-ibn-Rebia', della tribù arabica di Tonûkh. Così ilRiâdh-en-Nofûs, fog. 39 verso. Confrontisi Ibn-Khallikân, versione inglese, tomo II, p. 131.
484.Si vegga il cap. IX di questo III Libro nel presente volume, p. 188. La data della morte si argomenta dal posto dato a questa biografia nelRiâdh-en-Nofûs, fog. 57 verso. Iehia-ibn-Omar spese seimila dînar per lo studio della giurisprudenza. Andò in Spagna, donde fu detto Andalosi; e in Oriente, dove fece, come tutti coloro che il poteano, un corso di lingua e poesia, dimorando nelle tende dei Beduini in Arabia. In cotesta peregrinazione scientifica, durata sette anni, consumò quasi il suo avere.Riâdh-en-Nofûs, l. c.
485.Riâdh-en-Nofûs, fog. 79 recto.
486.Intendo non solamente copista, come suonerebbe tal voce nel medio evo, ma uom dotto che sovente compilava sul dettato dei maestri. Costui segnalavasi tra gli editori d'Affrica per tenace memoria e scrupolosa esattezza.
487.Il testo dice che costui, per nome Ahmed-Kasri (ossia del Castel vecchio presso Kairewân), non avendo da comperar carta, si vendè il giubbone e col prezzo acquistò deirokûk. Tal voce secondo i dizionarii è plurale diRekk, “carta o pergamena.” La definizione è vaga, o il senso variò coi tempi e i paesi. Ma leggiamo in Masudi,Biblioteca Arabo-Sicula, p. 2, che la pomice di Sicilia si adoperava a radere lo scritto neidiftere neirokûk. Indi mi par manifesto che quest'ultima voce significava, nel X secolo, “pergamena vecchia.” La voce che ho resocartaèwark. Si comprende poi benissimo che la carta nuova dovesse costare in Affrica assai più cara che i codici latini e greci, merce inutile, da ripassarsi con la pomice prima di adoperarli. Quanti preziosi Manoscritti antichi dovettero perire in questa guisa!
488.Riâdh-en-Nofûs, fog. 79 recto.
489.Ce ne fornisce un esempio curioso il MS. della Biblioteca di Parigi, Ancien Fonds, 277, fog. 100 recto, seg. In questa compilazione legale del secolo XVI si tratta tra le altre cose delle acque stagnanti delle quali fosse lecito far uso nelle abluzioni. Come la traduzione vuol che queste acque abbian certo volume, così il compilatore si crede obbligato a indicare i modi geodetici di misurar la superficie delli stagni, e fa a quest'effetto un lungo trattato con figure geometriche.
490.Aggiungo questo perchè Ibn-Haukal parla del papiro di Palermo, nelJournal Asiatique, série IVe, tomo V, p. 98.
491.Riâdh-en-Nofûs, fog. 77, verso. Ancorchè cotesta biografia si legga nel 316, sembra errore da correggersi 312, secondo l'ordine cronologico che comincia poco innanzi nelRiâdh. Secondo Dsehebi,Kitâb-el-'iber, MS. di Parigi, Ancien Fonds, 646, tomo I, anno 320, seguì in questo anno la morte di Meimûn, ormai centenario, paralitico e rimbambito.
492.Baiân, testo arabico, tomo I, p. 160.
493.Op. cit., p. 138. Marwazi è nome etnico che si riferisce a Merw in Khorassân, ad un borgo di Bagdad, e fors'anco ad un villaggio. Veggasi ilLobb-el-Lobbâbdi Soiuti, ediz. di Leyde, p. 242, con la notat.
494.Makrizi,Mokaffa, MS. di Leyde 1366, al nome Mohammed; Soiuti,Tabakât-el-Loghawîn, MS. di Parigi, Suppl. Arabe, 681, e MS. del dottor John Lee, allo stesso nome. L'epoca e la qualità di liberto degli Aghlabiti, fan supporre nato costui in Sicilia, ove si fossero rifuggiti i genitori. La famiglia par di origine persiana a cagion di quel nome di Korassân, quantunque non abbia la forma di aggettivo patronimico che sarebbe Khorassânî. I Beni-Korassân furon signori di Tunis nel XII secolo.
495.Riâdh-en-Nofûs, fog. 60 recto. L'autore Maleki, il quale non visse di certo innanzi la fine del X o principii dell'XI secolo, cita qui con la frase:Narra Abu-Bekretc. Da ciò argomentiamo che Maleki avea sotto gli occhi uno scritto, non un racconto inserito da autore più moderno, il cui nome avrebbe citato com'ei suole.
496.Costui non è detto siciliano nelRiâdh; ma lo sappiamo d'altronde. Si vegga a p. 224, nota 3.
497.Riâdh-en-Nofûs, fog. 107 verso.
498.Si vegga la p. 222.
499.Riâdh-en-Nofûs, fog. 73 verso.
500.Si vegga il Libro II, cap. X, p. 420, del primo volume.
501.Riâdh-en-Nofûs, fog. 79, verso. È da avvertire che la biografia di Abu-Hasan-Harîri è messa il 316, ma trovandosi tra il 322 e il 323, è da supporre uno sbaglio nella data.
502.Riâdh-en-Nofûs, fog. 61 recto. La morte di Wâsil è riportata al 294. Ho scritto il soprannome Sari, secondo Dsehebi, MS. di Parigi, Ancien Fonds, 802, il quale avverte che un altro nome scritto in arabico con le stesse consonanti si pronunzia Sorri.
503.Si vegga il Libro II, cap. V, VII, IX, X, vol. I, p. 300, 342, seg., 352, 391, 423, 427; Libro III, cap. III, VI, vol. II, p. 63, 64, 124.
504.Ibn-Haukal,Journal Asiatique, IV serie, vol. V, p. 99, parla d'una miniera di ferro presso Palermo, ch'era stata posseduta da un di casa d'Aghlab.
505.Veggasi Libro III, cap. II, p. 58 di questo volume, e Ibn-Abbâr, MS. della Società Asiatica di Parigi, fog. 35 recto, 36 recto, 148 verso. Da quest'ultimo luogo Casiri trasse la notizia ristampata dal Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 237, lin. 6, la quale non appartiene propriamente alla storia letteraria di Sicilia.
506.Th'âlebi avverte (MS. di Parigi, Ancien Fonds, 1370, sezione prima, lib. X, fog. 66, recto) che del Maghreb (Affrica e Spagna) non avea alle mani antologie, ma poesie volanti raccolte qua e là. Pure è notevole ch'ei ne dia di molti Spagnuoli, di pochi appartenenti alla corte fatemita d'Egitto e di nessun Affricano nè Siciliano. Un sol tripolitano che vi si trova è di Tripoli di Siria.
507.Tigiani,Rehela, MS. di Parigi, fog. 97 Terso, seg. Traduzione francese, p. 190, seg.
508.Ibid.
509.Si vegga in questo Libro III, cap. X, p. 199.
510.Si vegga il Libro II, capitolo X, p. 420 del primo volume.
511.Riâdh-en-Nofûs, fog. 79 verso.
512.Kattânsignifica tessitore o mercatante di cotone.
513.Riâdh-en-Nofûs, fog. 79 verso.
514.Zaccaria.....el-Cazwîni's,Cosmographie, testo arabico dell''Agiâ'ib-el-Mekhlûkâtpubblicato dal prof. Wüstenfeld, p. 125. L'autore dice un pesce lungo una spanna, e che la nave era presso B rtûn; il quale non so a che luogo risponda.
515.Kelb, vuol dir “cane.” Questo nome d'un dei progenitori della tribù fu dato forse, come usavano gli Arabi avanti Maometto, pel caso d'essersi visto, o sentito abbaiare, un cane alla nascita del fanciullo.
516.Libro I, capitolo VI, p. 135, nota 1, e p. 136 del primo volume. Si vegga anche Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, versione di M. Des Vergers, passim; Conde,Dominacion de los Arabes en España, parte I, cap. 22, 32, 33, 35; Makkari,Mohammedan dynasties in Spain, versione del prof. Gayangos, tomo II, p. 41, 66.
517.Libro I, capitolo VII, p. 171 del primo volume.
518.Nowairi,Storia d'Affrica, in appendice allaHistoire des Berbères par Ibn-Khaldoun, versione del baron De Slane, tomo I, p. 391.
519.Makrizi, citato da Sacy,Chrestomatie Arabe, tomo I, p. 137.
520.Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 15. La versione “tum quod de majoribus suis optime meritus fuisset,” si corregga: “ed anche per essere stati i maggiori di Hasan, fedeli servitori degli antenati di Mansûr.” Così evidentemente si risalisce al Mehdi.
521.Veggasi il Libro III, cap. IX, p. 191.
522.Sapendo male l'arabico e peggio il diritto musulmano, Marco Dobelio Citeron tradusse: “dedit insulam Siciliæin feudum ec.,” negli estratti di Scehâb-ed-dîn-Omari, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 59. Il Di Gregorio sospettò l'errore, ibid., notaf; e con minore incertezza lo ha condannato il Wenrich, lib. II, cap. 230, p. 270, 271. Il fatto di cui nè l'uno nè l'altro si accorsero, è che il compilatore copiava Abulfeda, e che però abbiamo il testo arabico, quantunque siasi perduto il MS. di Scehâb-ed-dîn. Or Abulfeda dice meramente che Mansûr diè ilwaliato(ossia oficio d'emir) di Sicilia ad Hasan.Annales Moslemici, tomo II, p. 446, anno 336. Il Martorana scansò l'errore senza confutarlo.
523.Notizie storiche dei Saraceni Siciliani, tomo I, p. 92, II, p. 15.
524.L'ho accennato, Libro I, capitolo IV, p. 147, del primo volume, e Libro III, cap. I, p. 5, del presente.Wâli, in rapporto di annessione con altri titoli di magistrato, significa altro.Emir, legato alla voce “esercito,” significa meramente “capitano.” In tempi più recenti si son chiamatiemirtutti i discendenti di famiglia principesca ed anche que' di Maometto.
525.Nè anco laCronica di Cambridge, scritta al tempo dei Kelbiti. Pur fu questa che suggerì la distinzione al Martorana, poichè Hasan è il primo emiro di cui noti la elezione (948). Ma degli altri il cronista non la disse, ignorando forse la data; e in ogni modo ei ben dà il titol d'emiro a Sâlem (917-937).
526.Veggansi: Libro II, cap. V, VI, VII, IX, X, e tutto il libro III. Prendendo a caso qualche esempio in Ibn-el-Athîr, si trova il titolo di emir di Sicilia negli anni 835, 851,882, 895, 925; frammessovi talvolta il titolo diwâli, e chiamandosi sempre l'oficiowaliato. Così negli altri annalisti musulmani. IlBâiandà nell'835 il titolo diSâheb, del quale si è detto a suo luogo.
527.Wenrich,Commentarii, lib. I, § 229, p. 269. I passi ch'ei cita dell'opera del barone De Hammer su la Costituzione dell'impero musulmano doveano farlo accorto del vero; tanto più che De Hammer gli forniva il nome di un emir di Sicilia nell'880; e che egli stesso ne avrebbe potuto vedere molti altri nei testi arabici. Ne uscì scrivendo:Utcumque vero rex se habuerit, id certe constat dignitatem illam in Hasani Calbitæ familia, hereditario quasi jure postmodum remansisse.E colquasisdrucciolò su quell'altro intoppo dell'oficio rimaso per un secolo nella medesima famiglia.
528.Lo stesso punto di diritto pubblico si trattò per l'Affrica propria nel 361 (971-72), allorchè Moezz, trapiantando la sede in Egitto, dovea non ristorare ma instituire l'emirato nella provincia. Proffertolo ad un Gia'far-ibn-Ali di schiatta arabica, questi domandò pien potere nella elezione dei magistrati, nell'amministrazione della finanza e in ogni altro atto di governo; senza obbligo di render conto dell'azienda nè di aspettare l'approvazione del califo per mandare ad effetto i provvedimenti. Moezz gli rispose in collera che volea farsi principe in vece di lui. Accomiatatolo, si volse al berbero Bolukkin, fondatore della dinastia zirita; il quale domandò al contrario che il califo eleggesse i magistrati, gli amministratori della finanza, i capitani delle milizie; che gli affari più rilevanti si trattassero in un consiglio degli oficiali pubblici; e ch'egli, Bolukkin, facesse eseguire le decisioni del Consiglio. Moezz scelse lo Zirita; dicendo pure a un suo fidato, che quegli andrebbe per via più lunga allo stesso scopo al quale Gia'far volea giugnere d'un salto. Makrizi,Kitâb-es-Solûk, versione presso Quatremère,Vie da calife fatimite Moezz;Journal Asiatique, (novembre 1836 e gennaio 1837), estratto, p. 87, 88.
529.Adopero indistintamenteSultanoeSoldanoche son varianti di trascrizione; l'una secondo l'uso nostro d'oggi, l'altro come suonava agli orecchi dei nostri padri al tempo che le repubbliche italiane teneano i commerci del Levante. I principi ottomani seguendo le tradizioni dei principi turchi dell'Asia Minore e delle varie dinastie d'Egitto dopo Saladino, preferiscono tuttavia il titol di Sultano a quel di califo, ch'ebbero per cessione, al certo illegale, della seconda dinastia abbassida.
530.Si veggan queste nell'opera di Domenico Spinelli principe di San Giorgio,Monete cuficheetc., Napoli 1844, un vol. in-4, p. 1, seg. Ma dubito di alcune, delle quali non mi sembrano ben trascritte le leggende.
531.Si vegga la lista in Mortillaro,Opere, tomo III, p. 377, seg. Se ne aggiungano altre 14 che ve n'ha nella collezione del Cabinet des Médailles, a Parigi, e tre altre pubblicate dal sig. Federigo Soret,Extrait des Mémoires de la Societé imp. d'Archéologie, Saint-Petersbourg, 1851, p. 50, 51, ni122, 124, 125.
532.Cedreno, ediz. di Bonn, tomo II, p. 358.
533.Ibn-el-Athîr, anno 336, MS. C, tomo IV, fog. 350 verso; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 167; i quali autori parlano diRûm, e si deve intendere di que' soli di Sicilia, poichè Costantino ricusò di pagare il tributo per la Calabria.
534.Ibn-el-Athîr, anno 340, C., tomo IV, fog. 353, verso. L'annalista qui dice Rûm di Sicilia; ma par si debba intendere di Calabria e di qualche città più forte di Sicilia, come Taormina e Rametta.
535.Cedreno, l. c. È da credere, per men vergogna delle armi bizantine, che le dette forze fossero venute parte innanzi e parte dopo la state del 950. Cedreno, come ognun sa, non ricorda mai le date.
536.Confrontinsi:Cronica di Cambridge, anni 6459-6460, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 49, 50; Ibn-el-Athîr, anni 336 e 340, MS. B, p. 263, seg., MS. C, tomo IV, fog. 350 verso, seg., e 353 verso; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, versione di M. Des Vergers, p. 167, 168, dove in vece diSire Doghoussi leggastratego; eStoria dei Fatemiti, MS. arabo di Parigi, Suppl. Arabe, 742 quater, tomo IV, fog. 18 verso, con la traduzione di M. De Slane in appendice allaHistoire des Berbères par Ibn-Khaldoun, tomo II, p. 529. È da avvertire che Ibn-el-Athîr narra i medesimi fatti con circostanze diverse, nei due capitoli del 336 e del 340. Così anche Ibn-Khaldûn nei due luoghi ch'io cito, il secondo dei quali contien parecchi errori. Ho tradottosalmeriela voce che la versione latina dellaCronica di Cambridgerendecameli, aggiugnendo al testo un punto diacritico che non v'ha. In vero questa voce arabica non ha la forma che apparterrebbe al plurale di nave oneraria, o salmeria. Ma che andavano a fare i cameli nelle montagne e selve di Calabria?
537.LaCronica di Cambridgedice di soli statichi, Ibn-el-Athîr di solo danaro; nè l'una nè l'altro particolareggiano i patti.
538.La presa d'Ascoli è registrata da Lupo Protospatario, presso Pertz,Scriptores, tomo V, p. 54. La data ch'è del 950 par si debba correggere 951.
539.Cedreno, l. c. Si vegga la nota 1 della pagina 242.
540.Cedreno dice che il capitan musulmano, innanzi la battaglia, confortò i suoi a non temere un esercito ove i soldati erano maltrattati dai condottieri; alludendo alle taglie e ingiurie con che il patrizio e lo stratego aveano offeso i sudditi. Mi è parso di accettare il fatto morale, non il materiale del discorso di Hasan; il quale sembra dettato al Cedreno dall'arte rettorica con che si è scritta la storia per tanto tempo.
541.Confrontinsi:Cronica di Cambridge, anno 6461, op. cit., p. 50; Cedreno, Ibn-el-Athîr, Ibn-Khaldûn, ll. cc; Lupo Protospatario, anno 951 presso Pertz,Scriptores, tomo V, p. 54, dove si legge: “Malachianus fecit prælium in Calabria cum Saracenis etcecidit.” Il giorno della battaglia si ricava da Ibn-el-Athîr, il quale lo dice diverso nei due racconti del 336 e del 340; che son d'origine evidentemente diversa. Nel primo è la festa diAráfatossia il 9; nel secondo quella delDhohâossia il 10 didsu-l-higgia; il qual divario vien forse dal conto astronomico che precede il civile di mezza giornata. Il nome del patrizio Μαλακένος, dato dal Cedreno, è trascritto nella Cronica di Cambridge M””l”gên o M””l”gân e in LupoMalachianus. Novella prova del fatto da noi già notato, che in Sicilia ilxsi pronunziavacovverog, almen dal IX secolo in poi. In Puglia si rendea con l'antico suon latinoch.
542.Confrontinsi: Ibn-el-Athîr, e Cedreno, ll. cc. Ho notato sopra che Ibn-el-Athîr dia due narrazioni diverse di questa impresa dal 952. Le narrazioni differiscono anche sul modo della tregua; leggendosi nel cap. del 336 che entrato l'anno 341 (28 maggio 952), e stando Hasan tuttavia all'assedio di Gerace, venne a trovarlo un ambasciatore di Costantinopoli, col quale fece la tregua e passò indi a Reggio. Lo stesso autore, nel capitolo del 340, scrive che, assediata Gerace,fu fattacomposizione per danaro, e che Hasan posciamandòuno stuolo allacittàdi Petracucca. La tregua di Gerace fu dunque per la sola città, e si estese poi alla provincia; ovvero si fermò a Gerace per tutta la Calabria? In quest'ultimo caso si potrebbe supporre che Pietracucca fosse stata assalita, sia contro i patti, sia perchè non obbediva all'imperatore e però non entrava nella tregua.
543.Il fatto è indubitabile, leggendosi nella Cronica di Cambridge e in Ibn-el-Athîr. Il nome nella Cronica èB tra”ûka, dove si potrebbe porre unf. ovvero unkal luogo che ho segnato con virgolette, mancandovi i punti diacritici. In ogni modo è inesatta la trascrizione e versione latina, dove le prime tre consonanti furono attribuite al nome geografico e delle altre si compose un avverbio, molto inopportuno. 1 MSS. d'Ibn-el-Athîr hannoB tr kûka. La stessa lezione si trova nelMo'gem-el-Boldândi Iakût, il quale trascrive un passo d'Ibn-Haukal, che pone appuntoB tr kûkatra Gerace e Reggio; e la menzione fattane in suo breve cenno prova che nel X secolo fosse terra importante per popolazione o commercio. Due secoli dopo Ibn-Haukal, Edrisi haB tr kûna, secondo i MSS. di Parigi, i quali sendo di scrittura africana, vi si può leggere un altro k in vece della n senza far violenza al testo. Ed è nome, dice Edrisi, d'un fiumicello che mette foce a tre miglia dal capo Gefira (Zephyrium) e sei miglia da Bruzzano: come va corretta la versione di M. Jaubert, tomo II, p. 116, che salta queste e altre cifre di distanze. Invano ho cerco nelle carte e descrizioni della Calabria il nome moderno di questo luogo. Il sito risponde a Pietrapennata o Brancaleone, e si dèe supporre in monte, atteso quel nome di Petra. Cocca, cucco, e simili son voci di bassa latinità e bassa grecità, passate nell'idioma nostro e nei dialetti di Calabria e di Sicilia dovecuccasignifica civetta, coccoveggia.
544.Nella solaCronica di Cambridgetroviamo dopoB trakûkal'altro nome geograficoRm t sa. Rametta in Sicilia non può essere; poichè la stessa Cronica scrive il nome altrimenti. Roseto e Tremiti mi sembrano le lezioni più probabili; la seconda delle quali s'accorderebbe con l'assalto al Gargano.
545.Chronicon Sanctæ Sophiæpresso Muratori,Antiquitates Italicæ Medii Ævi, tomo I, p. 253. Gli assalitori poteano esser Cretesi; ma sembra più probabile che l'armata siciliana, dopo la tregua coi Bizantini, abbia infestato i dominii di Benevento
546.Cronica di Cambridge, l. c., la quale porta questi fatti nel 6461 (1 sett. 952 a 31 agosto 953) quando forse Hasan fece ritorno in Sicilia. Il Rampoldi, tomo V, p. 284, anno 954, fasequestrareil navilio siciliano, e condurlo in Affrica, cioè applica ai legni ciò che la cronica scrive del Capitano. Martorana e Wenrich lo seguono. È da avvertire che gli Annali arabici dan sempre Hasan come capitan supremo nelle due imprese del 951 e del 952. Coteste vittorie de' Musulmani in Calabria sono ricordate in termini generali da Iehia-ibn-Sa'îd, MS. di Parigi, Ancien Fonds, 131 A, fog. 87 verso.
547.Il testo dicefabbricò; par si debba intendere cheacconciòad uso di moschea qualche edifizio della città.
548.Ibn-el-Athîr, anno 336, MS. B, p. 263; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 168, 169, dove per errore di stampa è detto: “El Haçan retourna alors à Kharadja où il bâtit etc.” In luogo di Kharadja, dèe dire Reggio, come nel testo arabico. Terminando il racconto di queste imprese di Hasan in Calabria, avverto averne escluso i fatti che si leggono dal 948 al 952 nella Cronica di Arnolfo e nelle interpolazioni alla Cronica della Cava, pubblicate l'una e le altre dal Pratilli, tomi III e IV; della quale impostura non diffidò sempre il Martorana, nè prima di lui il De Meo,Annali... del Regno di Napoli, tomo V, p. 288 a 325.
549.Ibn-el-Athîr, anno 340, MS. C, tomo IV, fog. 353 verso, ed Ibn-Khaldûn, l. c., scrivono chiaramente che Hasanlasciò in luogo suoil figlio; ma è certo più esatto il linguaggio di Abulfeda,Annales Moslemici, tomo II, p. 446, anno 336, e di Ibn-Abi-Dinar, MS. di Parigi, Suppl. Arabe, 851, fog. 37 verso, dei quali il primo aggiugne che Moezz confermò Ahmed e il secondo, più precisamente, che lasciato da Hasan a reggere la Sicilia in sua vece Ahmed, il califorinnovò l'atto di elezionein persona di costui. Abulfeda trascrive le parole d'Ibn-Sceddad, autore del XII secolo. Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 15, dice: “E Hasan chiese a Moezzche onorasse suo figlioAbu-Hasan col titolo di wali di Sicilia etc.;” come si dèe leggere la vece dell'erronea versione “a quo cum nobilissimus filius ejusetc.” La data esatta si trova anche in Abulfeda; secondo il quale Hasan era rimaso in Sicilia cinque anni e due mesi; e però la partenza per l'Affrica va posta in giugno o luglio 953.
550.Cronica di Cambridge, presso Di Gregorio, op. cit., p. 50, anno 6462 (1 sett. 953 a 31 agosto 954).
551.Confrontinsi: Ibn-el-Athîr, anno 344, MS. B, p. 286; Abulfeda,Annales Moslemici, stesso anno, tomo II, p. 462; Ibn-Khaldûn,Storia dei Fatemiti, MS. di Parigi, Suppl. Arabe, 742 quater, tomo IV, fog. 20 verso; Conde,Dominacion de los Arabesetc., parte II, cap. 85; Quatremère,Vie de MoezznelJournal Asiatique, novembre 1836, serie III, tomo II, p. 404, dove è citato un altro luogo di Ibn-Khaldûn. L'armata che assalì la Spagna è detta siciliana da Ibn-Khaldûn nel primo dei passi citati. Conde scrive che vi fossero navi d'Affrica e di Sicilia, e dà altri particolari, cavati forse da autori spagnuoli; ma non ci possiam fidare alla sua critica nè alle sue versioni.
552.Cronica di Cambridge, anno 6462 (953-54) presso Di Gregorio, op. cit., p. 50. Il nome èAsur b l scon la primasdel suono dellaçfrancese. Sembra composto da Ασσύριος e ποῦλος che in greco moderno è desinenza patronimica; e però la voce intera sarebbe nome di persona o famiglia discendente da quella che i Bizantini s'ostinavamo a chiamare classicamente Assiria.
553.La data del 955, che va corretta 956, si trova in Lupo Protospatario. Veggasi Muratori,Annali d'Italia.
554.Confrontinsi:Theophanes continuatus, ediz. di Bonn, p. 453, 454; e Cedreno,. tomo II, p. 359; delle quali la prima, è cronica di corte e contemporanea; la seconda, compilazione del XII secolo e differente dalla cronica in molti particolari, non si sa dove attinti. Nè l'una nè l'altra metton date o riscontri cronologici. Quanto alla guerra coi Musulmani di Sicilia, gli annali arabi tacciono; nè abbiamo altra guida sicura che qualche cenno dellaCronica di Cambridge, con che potremo interpretare la vaga rettorica e spesso bugiarda, de' due bizantini.
555.Cronica di Cambridge, anno 6464 (956-7), op. cit., p. 50; Ibn-el-Athîr, anno 345 (14 aprile 956 a 2 aprile 957), MS. B, p. 289, scrive: “Quest'anno Hasan-ibn-Ali, sâheb di Sicilia, usci con grosso navillio contro il paese dei Rûm.”
556.Ibid. Suppongo dai fatti seguenti la dimora di Ammâr in Calabria e la ritirata di Basilio dall'isola.
557.Confrontinsi:Theophanes continuatus, ediz. di Bonn, p. 454, 455, e Cedreno, stessa edizione, tomo II, p. 359, 360;Cronica di Cambridge, l. c., anni 6466, 6467 (1 settembre 957 a 31 agosto 959). La Continuazione di Teofane dà evidentemente il rapporto oficiale del patrizio, con reticenze e confusione di tempi. Cedreno ci ha conservato l'altra tradizione, che non si trova nei cronisti contemporanei conosciuti da noi.
558.Cronica di Cambridge, l. c.
559.De Meo,Annali del Regno di Napoli, tomo V, p. 358, anno 958. Il solo mallevadore è l'autore anonimo degli Atti di Sant'Agrippino. Se il fatto si può ammettere, parmi abbia ragione il De Meo a porlo il 958 piuttosto che il 961, com'altri avea pensato.
560.Cronica di Cambridge, l. c, anni 6468 e 6469 (i settembre 959 a 31 agosto 961). Il nome che trascrivo Afrina coi primi editori, è scritto senza punti: onde può esser composto delle lettere seguenti: 1.aoi; 2.f,k; 3.b,t,th,n,i; 4. idem; 5.aovverohaspirata.
561.Cedrone, l. c.
562.Ibn-Sceddâd, dal quale è tolto questo passo d'Abulfeda,Annales Moslemici, tomo III, p. 446, seg., anno 336. Vi si accorda Ibn-abi-Dinâr, MS. di Parigi, fog. 37 verso. Entrambi pongono il fatto nel 347 (24 marzo 958 a 12 marzo 959), e dicono solo dell'andata di Ahmed coi trenta, senza nominare Hasan.
563.Cronica di Cambridge, anno 6469 (1º sett. 960 a 31 ag. 961), presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 50, dicendo di Hasan e non di Ahmed. Il divario della data non monta, o accenna viaggi diversi.
564.Il Martorana, tomo I, p. 100, e il Wenrich, lib. I, cap. XIV, § 128, p. 164, interpretano che i trenta fossero iti a far professione di rito sciita. Ma le parole della Cronica che ho citato portano piuttosto ad affiliazione alla setta ismaeliana. Il giuramento non occorrea per la esaltazione del principe, riconosciuto in Sicilia da parecchi anni. Nè giuramento poi, nè solenne professione si facea del rito sciita; il quale, differiva dall'ortodosso in una frase dell'appello alla preghiera e in pochi punti di dritto, e però la pratica di quello dipendea dagli oficiali del governo, nè i privati ci avean che fare. D'altronde si è già notato quanto agognasse la novella dinastia a far proseliti alla setta ismaeliana. Veggasi Libro III, cap. VI, p. 136, 137.
565.Cronica di Cambridge, l. c. La voce che traduco “stipendii militari” si potrebbe leggere in altro modo, e significherebbe “acquisti.” Ma qui tornano a sinonimi; perchè, non essendovi per anco terre da dividere, il principe non potea donarne di quelle dello Stato, ma solo assegnare temporaneamente le entrate di esse. Veggasi il Libro III, cap. I, p. 16, seg., di questo volume.
566.Cronica di Cambridge, l. c.
567.Abulfeda, e Ibn-abi-Dinâr, ll. cc. S'intende ch'essi non fanno motto dei pensieri ch'io attribuisco a Moezz, ad Hasan ed ai nobili Siciliani.
568.Nowairi citato da Quatremère,Vie de MoëzznelJournal Asiatique, IIIesérie, tomo II, p. 420.
569.D'Ohsson,Tableau de l'empire ottoman, libro II, cap. 17.
570.Abulfeda e Ibn-abi-Dinâr, ll. cc.
571.Secondo le tavole di popolazione di Francia e di qualche provincia d'Italia che ho avuto alle mani, i fanciulli maschi di 7 anni sono il centesimo della popolazione. Supponendo metà dei 15,000 di sette anni e metà oltre gli otto, la popolazione musulmana di Sicilia nel 972 tornerebbe a 750,000 il qual numero non discorda dai computi che abbiam fatto con altri dati, Libro III, cap. XI, pag. 216 di questo volume. Il Palmieri, nellaSomma della Storia di Sicilia, Palermo 1834, vol. I, p. 376, su questo medesimo dato ragiona i Musulmani dell'isola a 300,000. E sbaglia; perchè suppone istituita allora la circoncisione dai Fatemiti, e che si fosse praticata in Sicilia per la prima volta, e però su tutti i fanciulli di ogni età.
572.Nowairi dice 1570. Nel supposto che fosse la quinta del principe si ragionerebbe a 9000 anime la popolazione di Taormina. Ma forse non era luogo ad osservare la proporzione legale, perocchè Moezz potea aver mandato soldatesche di schiavi, e prender come sua propria la parte che lor toccava dei prigioni e del bottino.
573.Si confrontino:Cronica di Cambridge, anno 6470-71, op. cit., p. 51; Ibn-el-Athîr, anno 351, MS. B, p. 302; Abulfeda,Annales Moslemici, anni 336 e 351, tomo II, p. 446, seg., 478; Nowaîri, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 15, 16; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 170, eStoria dei Fatemiti, MS. di Parigi, Supl. Arabe, 742 quater, vol. IV, fog. 20 verso, e traduzione di M. De Slane in appendice allaHistoire des Berbères par Ibn-Khaldoun, tomo II, p. 542; Ibn-abi-Dinâr, MS. di Parigi, fog. 37 verso, seg.; Lupo Protospatario, presso Pertz,Scriptores, tomo V, p. 54.
574.Si vegga per Siracusa nel 964, il séguito del presente capitolo, e nel 969 il capitolo V di questo Libro IV. Per altre città non ho testi da poter citare.
575.Si vegga il Libro II, cap. X, pag. 426 del primo volume.
576.Si confrontino:Cronica di Cambridge, anno 6471 (962-3), op. cit., p. 51, e Nowairi, op. cit., p. 16.
577.Cotesta voce e il fatto si trovano nel solo Nowairi. Le'arrâde, macchine da gitto più picciole del mangano, come le spiegano i dizionarii, erano già in uso nel decimo secolo appo gli Arabi, facendone menzione Mawerdi, ediz. Enger, p. 75.
578.Nowairi, l. c.
579.Secondo gli autori bizantini citati da Le Beau,Histoire du Bas Empire, Libro LXXIV, cap. 46, ambo i califi, abbassida e fatemita, abbandonarono i Cretesi, visto non poterli aiutare. Presso alcuni annalisti musulmani corse l'errore che Moezz avesse mandato forze che liberaron Creta; il qual fatto M. Quatremère notò in una compilazione persiana, e giudiziosamente lo suppose dato per anacronismo invece della sconfitta di Costantino Gongile del 958. Veggasi ilJournal Asiatique, IIIesérie, tomo II, p. 420, 421. Ma mi è avvenuto di trovare appunto lo stesso racconto in Ibn-el-Athîr, anno 351 (962), MS. C, tomo IV, V, e nell'altro MS. di Parigi, Supl. Arabe, 741 bis, fog. 228 verso; se non che in un MS. si legge ben Creta, e nel secondo “l'isola di....” lasciando il nome in bianco. Indi si potrebbe supporre che, in vece d'anacronismo, lo sbaglio fosse nel nome. E mi è parso di farne menzione, perchè l'isola potrebbe per avventura esser Malta.
580.Ibn-el-Athîr.
581.Nowairi.
582.Nowairi. Questo compilatore scrive Magi. Il Di Gregorio tradusse Persis; M. Quatremère, op. cit., notò in parentesiNormands. Senza il menomo dubbio si tratta de' Pauliciani, ai quali l'eresia manichea potea ben meritare appo i Musulmani la volgare appellazione di Magi. Noi sappiamo che le legioni di Tracia erano composte di Pauliciani e che aveano trionfato a Creta. Si veggano Le Beau, op. cit., libro LXXIV, cap. 14, e Gibbon,Decline and Fall, cap. LIV, nota 4.
583.Le Beau, l. c.
584.Leone Diacono Caloense.
585.Ibn-el-Athîr.
586.Vita di San Niceforo vescovo di Mileto.
587.Leone Diacono, eVita di San Niceforo.
588.Vita di San Niceforo.
589.Leone Diacono.
590.Liutprando. Ognun sa la sua rabbia contro i Bizantini, come lombardo; e contro Niceforo Foca perchè l'accolse freddamente o peggio, quando Otone primo il mandò oratore a Costantinopoli.
591.Ibn-el-Athîr, Nowairi e gli altri Arabi. Il nome di Berberi si ricava dalla sola Cronica di Cambridge, dove fu franteso dai primi editori e con essi dal Di Gregorio; talchè tradussero in latino: “cum copiis Ben-Aber.” In vece di questo nome proprio, si dèe leggere senza il menomo dubbio Berâber, ch'è il plurale di Berbero.
592.Ibn-el-Athîr, Nowairi, e gli altri Arabi.
593.Coteste fazioni sono accennate dal solo Leone Diacono, in mezzo a luoghi comuni di rettorica, che mi fecero stare in forse se lo scrittore ci avesse anche ficcato, come luogo comune di erudizione, tutti i nomi classici che gli sovvenivano della geografia di Sicilia. Ei dà a Termini l'antico nome d'Imera, nè fa parola di Rametta. I Siciliani non potendo difendere le città, si ritraggono sui monti e nelle selve. I Romani, inseguendoli là dove i fronzuti rami togliean la vista del sole, sciolgono la falange, onde son côlti dai barbari in un agguato tra greppi e caverne, ec. Pur tra coteste frasi da scuola, le fazioni delle quattro città nominate hanno sembianza di vero; tantopiù che sappiamo da altre fonti che i Musulmani dopo le vittorie di Rametta e del Faro, ebbero a combattere in varii luoghi. Perciò ammetto la testimonianza.
594.Θεοπτικῶν.
595.Credo così render meglio che con versione litterale il testo ἀναγωγίαν πλείστην τῶν στρατηγῶν.Vita di San Niceforo vescovo di Mileto.
596.Veggasi Libro III, cap. X, pag. 427 del primo volume.
597.Si vegga il Libro II, cap. XII, vol. I, pag. 468, nota 4, ed il Libro III, cap. IV, pag. 85, nota 1. I nomi topografici son dati qui dal solo Nowairi; nei due MS. del quale, Demona si riconosce con certezza. Non così l'altro nome che ha le lettere””Kscovvero””Ks, rimanendo molto dubbie le prime due. Preferisco la lezione del migliore tra i MSS. di Edrisi.
598.Nowairi; ma non dice se per terra o per mare. È più probabile il primo, e che Ahmed abbia dovuto allungare il cammino per iscansare Termini, occupata dal nemico.
599.Confrontinsi: Ibn-el-Athîr e Nowairi. Questi, come dicemmo, non dà il nome della strada che tenne Manuele; ma la sola che gli restava, e la più breve delle due praticabili, era quella di Spadafora. Tal conseguenza necessaria è confermata dal fatto della schiera posta su la via di Palermo.
600.Ibn-el-Athîr, e Nowairi.
601.I compilatori dicono che Ibn-'Ammâr andò incontro a Manuele, senza particolareggiare il luogo dove si combattesse avanti la ritirata nel campo. Ma è evidente che fu nella gola di Spadafora. Ibn-'Ammâr non poteva aspettar nel piano un nemico sì superiore di numero e di cavalli.
602.Ibn-el-Athîr, Nowairi ec.
603.Cotesti versi, dati dal solo Ibn-el-Athîr, sono di Hosein-Ibn-Homâm della tribù di Morra, e si leggono nell'antologia poetica intitolataHamasaossia “della virtù in guerra,” testo arabico pubblicato dal Freytag, p. 92, 93. Hosein visse avanti l'islamismo; il poco che sappiam di lui, si vegga nel Commentario dell'Hamasa, l. c., e in Ibn-Doreid “Libro etimologico,” testo pubblicato a Gottinga dal Wüstenfeld, p. 186. I versi recitati dai combattenti provano che questi fossero Arabi, e però della colonia siciliana; poichè Moezz avea mandato d'Affrica soldatesche berbere. Ilgiundarabico d'Affrica, se pur ne rimaneva in questo tempo, era ridotto a picciol numero e niente disposto a venire in Sicilia.
604.Nowairi scrive: fin dopo la prece delZohr, che si fa passato mezzodì; Ibn-el-Athîr all'ora dell''Asr, che in quella stagione tornerebbe a ventun'ora e mezza, a modo dei nostri antichi.
605.Ritraendosi cotesti particolari dagli Arabi, non v'ha il menomo sospetto di fattura rettorica. Non è al certo in lor annali che gli Arabi dan volo all'immaginazione.
606.Si confrontino: Ibn-el-Athîr, Abulfeda, Nowairi, Ibn-Khaldûn. Il Di Gregorio, Rerum Arabicarum, p. 18, tradusse l'ultima parte della leggenda incisa su la spada “multum is sanguinem fadit in manibus Apostoli Dei,” scostandosi dalla versione francese di M. Caussin; il quale (Histoire de Sicile... du Nowairi, pag. 34, in appendice a Riedesel,Voyages en Sicileec.) gli rimbeccò che la frase arabica “nel mezzo delle mani” significa non già “nelle mani” ma “in presenza.” E ciò è verissimo; quantunque si potrebbe allegare a difesa del Di Gregorio qualche raro esempio ch'egli non conoscea di certo, nel quale la detta frase ha il significato litterale “nelle mani” ovvero “per le mani.” Ma nel caso nostro parmi dubbio essere stata cotesta spada in pugno non che di Maometto, ma d'alcun dei primi guerrieri dell'islamismo. Litteralmente abbiamo: “lungo (è) quanto fu percosso con esso (brando) nel mezzo delle mani ec.;” il che si può intendere in presenza di Maometto, dalla parte sua o dalla parte contraria. E mi appiglierei a quest'ultimo supposto anzi che ai primo, per l'ambiguità che pare studiata, e sopratutto perchè manca la formola (ferì) “nella via di Dio” cioè in difesa della religione. Il peso della spada torna da sette ad ottocento grammi, variando il mithkal secondo i tempi e i luoghi.
607.Nowairi. L'appellazione'Ilgnon si dava ordinariamente ai Bizantini (Rûm) nè ai Persiani ('Agem). Il compilatore, o forse il cronista, adoperò la stessa voce'ilgper designare il Palata alemanno, o piuttosto armeno, di cui nel Libro II, cap. I, p. 247 del primo volume.
608.Confrontinsi: Abulfeda, Nowairi, Ibn-Khaldûn. La data della morte si trova soltanto nel primo e nellaCronica di Cambridge, secondo l'uno del mese di dsu-l-ka'da (8 nov. a 8 dic.), secondo l'altra in novembre.
609.Ibn-Khaldûn, sì come il nostro Vico, notò che tentava una scienza novella. Si vegga la Introduzione nel primo volume della presente Storia, pag. LIV.
610.Ibn-el-Athîr e qualche particolare da Nowairi.
611.Nowairi.
612.I cronisti bizantini, cominciando da Leone Diacono, son sì mal informati, che dicono preso il navilio bizantino nel porto di Messina dal nemico che inseguiva gli avanzi delli sbaragliati di Rametta. La nuova corse al par confusa nell'Italia di mezzo, poichè Liutprando dice ucciso Manuele e preso Niceta nella stessa battaglia tra Scilla e Cariddi.
613.Confrontinsi: Ibn-el-Athîr, Nowairi, Ibn-Khaldûn.
614.Liutprando.
615.Ibn-el-Athîr, e in due luoghi Ibn-Khaldûn. Il professore Fleischer, rivedendo le stampe dellaBiblioteca Arabo-Sicula, ha proposto di leggere qui “sfondare” invece di “ardere;” i quali due verbi non differiscono in scrittura arabica che per un punto diacritico su la prima lettera. Ma i MSS. sono uniformi nella lezione che io seguo. E la probabilità, in una battaglia navale, mi par maggiore per l'effetto di appiccare l'incendio gittandosi a nuoto con una fiaccola di fuoco greco, che per quello di tuffare con un palo di ferro e lavorar su i fianchi di una grossa galea.
616.Nowairi.
617.Confrontinsi: Ibn-el-Athîr e Ibn-Khaldûn. Entrambi dicono espressamente che la battaglia dello Stretto seguì nel 354.
618.Leone Diacono, Liutprando, lo scrittore anonimo dellaVita di san Niceforo, e Cedreno.
619.MS. greco, Ancien Fonds, 497, proveniente dalla biblioteca di Colbert. La soscrizione è pubblicata dal Montfaucon,Paléographie, 45 A, e meglio da M. Hase, in nota alla pagina 67 del testo di Leone Diacono. La soscrizione a p. 444, data nella prigione di Africa, come si chiamava anche Mehdia ἐν τὸ δεϚμωτηρίῳ ’Αφρικῆς, è di settembre indizione decima (967). Niceta non vi dimenticò i titoli di protospatario e drungario dell'armata.
620.Ibn-el-Athîr e Ibn-Khaldûn che dicono entrambi cittadi dei Rûm. Ma questi non poteano essere di Sicilia ove i Musulmani non si contentavano al certo di tributo che pagasse il municipio.
621.Si confrontino: Leonis diaconi Caloënsis, ec., ed. di Bonn, p. 65-67;Vita di San Niceforo vescovo di Mileto, d'anonimo siciliano o calabrese, MS. greco di Parigi, Ancien Fonds, 1181, squarcio dato da M. Hase in nota a Leone Diacono, op. cit., p. 442; Cedreno, tomo II, p. 353 e 360, ediz. di Bonn; Liutprando,Legatio, presso Pertz,Scriptores, tomo III, p. 355, 356; Lupo Protospatario, anno 965, presso Pertz,Scriptores, tomo V, p. 55;Cronica di Cambridge, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 51, la quale è interrotta appunto al principio di questa impresa; Ibn-el-Athîr, anno 353, MS. B, p. 308 seg., C IV, fog. 361 verso; Abulfeda,Annales Moslemici, anno 336, tomo II, p. 448; Nowairi, presso Di Gregorio, op. cit., p. 16 a 18; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afriqueec., p. 170, 171, eStoria dei Fatemiti, MS. di Parigi, Suppl. Arabe, 742 quater, tomo IV, fog. 21 recto, con la versione di M. De Slane, in appendice allaHistoire des Berbèresdello stesso Ibn-Khaldûn, tomo II, p. 529 seg.; Hagi-Khalfa,Cronologia, anno 353, nella versione italiana del Carli, p. 63; Ibn-abi-Dinâr, MS. di Parigi, Supl. Arabe, 851, fog. 26 verso, e 37 verso, seg. Il Rampoldi,Annali Musulmani, tomo V, p. 306, 311 e 314, con incredibile sbadataggine, fa sbarcare e morire Manuele il 963; lo fa tornare in Sicilia il 964, e inventa nel 965 una guerra dei Cristiani di Girgenti, che sembra replica della rivoluzione del 938. Il Quatremère, nella Vita di Moezz,Journal Asiatique, IIIeserie, tomo III, p. 65 a 68, fa il racconto di questa impresa su i testi di Abulfeda e di Nowairi. Una lezione erronea del secondo, portò l'illustre orientalista a tradurre “Les Musulmans étaient animés par le sentiment de l'honneur” in vece di “entrarono nel proprio campo” come si ha di certo, confrontando il testo d'Ibn-el-Athîr.
622.Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 19. Se avessi più osato, avrei tradotto “preposti all'inurbamento,” che sarebbe proprio la voce del testo:'imâra. Avvertasi che la cronica copiata da Nowairi dice “fabbricare.” Ma le mura di Palermo erano al certo più antiche. Si deve intender anco “riattare” là dove parla delle città di provincia.
623.Journal Asiatique, IVesérie, tomo V, p. 92 a 95.
624.Il Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 167, diè il disegno ridotto d'una iscrizione del castel di Termini, nella quale si leggono certamente i nomi di Moezz-li-dîn-Allah e di Ahmed. Ma la data del 340, anche aggiuntavi una cifra d'unità, ed anche supposta tal cifra di nove, sarebbe anteriore al fatto nostro; e in ogni modo mancano altri compartimenti che doveano contenere “fabbricato per comando ec. per le cure dell'emiro ec.” Pertanto questa iscrizione, come tutte le altre, è da rivedersi sul monumento, se si potrà; e per ora accerta soltanto che il castel di Termini fu edificato nel regno di Moezz.
625.Schivando, per genio di lor lingua, due consonanti in principio di parola, premessero a κλίμα unaalefcon la vocalei.
626.Ibn-Haukal, Geografia, capitolo dell'Affrica, MS. di Parigi, Suppl. Arabe, 885, p. 36, 45, 48, 51, 52, dice degliiklîmdella penisola Bâsciu (oggi Dakhel), di Susa, Setfura, Laribus, Ascîr, e Cafsa.
627.Edrisi, Geografia, nel capitolo di Sicilia, dice degliiklîmdi Siracusa, Noto, Mazara, Marsala, Trapani, Cefalà, Rahl-Menkûd; chiama Sciacca la metropoli degliiklîm(al plurale), che prima dipendeano da Caltabellotta; anche al plurale accenna quei di Castrogiovanni e quei di Pietraperzia: e infine dice che da Caronía cominciasse l'iklîmdi Demona. Tolto quest'ultimo, che pare risponda al Val Demone, gli altri sono o distretti o circondarii, non mai province.