Chapter 34

628.Presso Sacy,Description de l'Egypte par Abdallatif, appendice, p. 586 seg. Il titolo è appunto “Dei luoghi (che si comprendono) negliiklîmd'Egitto.” Percorrendo la lista, si trova il soloiklîmdi Nesterawa, e le altre circoscrizioni sono denominate talvolta'aml (governo), talvoltathaghr(frontiera).'Amlsembra, anche in Edrisi, sinonimo diiklîm, se pur non indica meramente la circoscrizione del governo civile, quandoiklîmsia riserbato alla circoscrizione militare; il che suppongo senza poterlo affermare.Thaghravea il valore che diamo oggidì a “piazza,” in linguaggio d'amministrazione militare. È da notare che nel detto documento di Egitto v'ha 21 divisioni; che gli'amlracchiudono un numero di luoghi molto diverso, da 383 a 150 ed anche meno. Ithaghrdi Alessandria, Rosetta e Damiata ne hanno molto meno; e l'iklîmdi Nesterawasol cinque.629.Il testo ha la voceAhl, popolo, famiglia, gente in generale.630.Veggasi, Libro III, capitolo I, pag. 28 seg., di questo volume.631.Nei primi tempi dell'islamismo oravano dal pulpito i califi o gli emiri delle province. Poi si ebberokhatîb(predicatori) stipendiati.632.Non solo per la diversa ubertà del territorio; ma anche perchè lo Stato in alcuni possedeva le terre, in altri riscoteva il dazio solo.633.Per esempio, il territorio di Giato giugnea da una parte a Sagana presso Palermo e dall'altra presso Calatafimi: che sono circa venti miglia siciliane di lunghezza. Il territorio di Mazara prendea quasi tutto il distretto odierno di tal nome e metà di quello d'Alcamo, confinando col territorio di Giato; cioè avea da trenta miglia di lunghezza. Si vegga il diploma del 1182 presso Del Giudice,Descrizione del real tempio.... di Monreale, appendice, p. 8, 9, 10. All'incontro il territorio di Palermo e molti altri erano brevissimi.634.Si vegga il capitolo VI di questo Libro.635.Veggansi per questa epoca gliAnnali Musulmanid'Abulfeda, e laStoria del Basso Imperodi Le Beau.636.Ibn-abi-Dinâr, che narra quest'aneddoto, dice precisamente “andare e venire più volte.”637.La data della pace e i doni che recò l'ambasciatore si ritraggono da Nowairi, presso di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 19. Al dir di Liutprando, presso Pertz,Scriptores, tomo III, p. 356, Niceta fu riscattato con tant'oro, che niun uomo di senno ne avrebbe dato mai per un eunuco. Mi sembra più probabile che Moezz l'avesse reso senza riscatto, come afferma il Le Beau,Histoire du Bas Empire, lib. LXXV, cap. XI. Ma le autorità che cita il compilatore francese nol dicono nè punto nè poco, nè parlano della spada di Maometto che avesse mandata Niceforo a Moezz; la quale mi par la stessa presa a Rametta, e che Le Beau abbia confuso il fatto o rabberciatolo a modo suo.638.Questo lungo aneddoto, tolto al certo da antica cronica affricana, si trova intero in Ibn-abi-Dinâr, MS. di Parigi, fog. 28 recto, dal quale io traduco, saltando molte parole qua e là, ma senza aggiungerne alcuna. Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo III, fog. 7 verso, 8 recto, lo dà quasi con le stesse parole, se non che vi mancano l'andata in Sicilia ed a Susa. La versione dello squarcio di Ibn-el-Athîr si vegga presso Quatremère,Vie de Moezz-li-dîn-Allah, nelJournal Asiatique, IIIesérie, tomo II, 1836, p. 131 dell'estratto.639.Ibn-Khallikan,Vita di Giawher, versione inglese di M. De Slane, tomo I, p. 340, seg.; Quatremère, op. cit., p. 37 seg.640.Quatremère, op. cit., p. 22, seg., che cita Makrizi.641.Quatremère, op. cit, p. 134, 135, anche da Makrizi.642.Khodhâ'i, MS. di Parigi, Ancien Fonds, 761, fog. 116 recto; Ibn-el-Athîr, anno 338, MS. C, tomo V, fog. 7 recto; Ibn-Khallikân, versione inglese di M. De Slane, tomo I, p. 340, seg. e ilBaiân, testo, tomo I, pag. 229, dicono espressamente GiawherRumi, che significa, come ognun sa, di schiatta greca o latina. Nella moschea el-Azhar al Cairo, fondata da Giawher il 361 (971) è, o era, una iscrizione trascritta da Makrizi e posta probabilmente dal conquistatore medesimo, il quale non vi s'intitola altrimenti che “Giawher il segretario siciliano.” Perchè si legge chiaramenteSikîllinei quattro MSS. di Parigi, ch'io ho citato nellaBiblioteca Arabo-Sicula, testo, p. 669, 670, e lo stesso nella recente edizione di Bulak in Egitto che ho notato nelle aggiunte. Però non posso accettare la conghiettura di M. Quatremère, op. cit., p. 75, il quale tradusse “Esclavon;” leggendoSaklabi, perchè tanti Slavi si trovavano negli eserciti fatemiti. Ho avvertito altrove che questa voce in scrittura arabica si confonde facilmente conSikîlli, ma nel presente caso non è luogo a dubbio; perchè unRumipoteva ben essere Siciliano, e non mai Slavo.643.Khodhâ'i eBaiân, ll. cc.; Ibn-Hammâd, MS. di M. Cherbonneau, fog. 8 recto.644.Si confrontino Ibn-Khallikan, l. c, e gli altri autori arabi citati da M. Quatremère, op. cit., pag. 9 ad 11, e 35. Il capitolo d'Ibn-el-Athîr su le imprese di Giawher fino all'Oceano è stato pubblicato da M. Tornberg in nota agliAnnales Regum Mauritaniæ, (Kartâs), tomo II, p. 382. Abulfeda,Geografia, versione di M. Reinaud, tomo II, pag. 204, indica precisamente la linea di operazione disegnata da Moezz.645.Confrontinsi: Ibn-Khallikan, l. c, e le autorità date da M. Quatremère, op. cit., p. 40 seg.646.Il testo ha qui la vocemilla, “credenza religiosa.”647.Ibn-Hammâd, MS. di M. Charbonneau, fog. 8 verso e 9 recto. Quest'atto è segnato di scia'bân 358 da “Giawher segretario, schiavo del principe dei Credenti ec.” E l'amân è accordato a tutto il popolo del Rîf e del Sa'îd, ossia basso ed alto Egitto. Credo che il testo risponda a quello che M. Quatremère ha tolto dal MS. Leyde del Nowairi e datone il principio nell'op. cit., p. 41 a 43; quantunque manchino nella versione i patti importanti di cui io fo parola. Da questi si vede che i Fatemiti non vietavano affatto il rito sunnita, e che si limitavano ad innovare la formola dell'appello alle preghiere, sì come ho notato in questo volume, p. 131, 136, lib. III, cap. VI.648.Ibn-Hammâd, fog. 8 verso; Quatremère, op. cit., p. 51, 56.649.Quatremère, op. cit., p. 48.650.Ecco, secondo Makrizi, l'iscrizione in giro della cupola sul primo portico: “In nome di Dio ec. Edificata per comando del servo e amico di Dio Abu-Temîm-Ma'dd-Moezz-li-din-Allah principe dei Credenti (sul quale e sugli egregi suoi progenitori e discendenti siano le benedizioni di Dio), e per opera del servo di esso principe, Giawher il segretario siciliano, l'anno 360.”Biblioteca arabo-sicula, p. 669-670.651.Quatremère, op. cit., p. 57, 82, seg.652.Quatremère, op. cit., p. 51, 63, 69, seg.653.Si veggano i molti fatti che provan questo, nelRiâdh-en-Nofûs, fog. 92 verso, 93 verso, 98 verso ec., e le altre citazioni di questo MS. che ha fatte M. Quatremère, op. cit., p. 13 seg. Non intendo dire delle cagioni del trasferimento della sede in Egitto, su la quale il concetto mio è al tutto diverso.654.Ibn-el-Athîr, MS. C, tomo V, anno 358, fog. 367 recto. Il nome del capo era Abu-Kharz o Abu-Kherez della tribù di Zenata, e i suoi seguaci delle due sètte sifrita e nakkarita. Nei MSS. d'Ibn-Khaldûn è chiamato Abu-Gia'far:Histoire des Berbères, versione, tomo II, pag. 548, Appendice. Si vegga anche Quatremère, op. cit., p. 62.655.Per Sanhâgia si vegga Ibn-el-Athîr, MS. C, tomo V, anno 361; per Kotama, Makrizi, citato da M. Quatremère nella detta opera, p. 30.656.Ibn-el-Athîr, l. c.; Bekri e Ibn-Khaldûn citati da M. Quatremère, stessa opera, p. 86, nota 1. Indi è venuto, come avverte questo dotto orientalista, l'errore di un supposto viaggio di Moezz nell'isola di Sardegna. Si vegga anche Wenrich,Commentarii, lib. I, cap. XIII, § 113.657.Ibn-Khallikan, versione inglese di M. De Slane, tomo I, p. 340, seg.658.Quatremère, op. cit., p. 87, da Makrizi. Si vegga nel presente volume, pag. 237, nota 2.659.Ibn-el-Athîr, anno 361, MS. C, tomo IV, fog. 370 recto e verso, e tomo V, fog. 10 verso.660.M. Quatremère, op. cit., p. 88, secondo Makrizi, dicei capi. Parmi si debba intendere diqualche capo; poichè si trattava certamente dei mercenarii e delle milizie arabe; non già della vera forza, cioè la tribù di Sanhâgia, la quale avea gli ordini militari suoi proprii.661.Quatremère, l. c., da Makrizi.662.Ibn-el-Athîr, l. c., e Ibn-Khaldûn,Storia dei Fatemiti, in appendice allaHistoire des Berbèresdel medesimo autore, versione, tomo II, p. 550. Il primo aggiugne che Moezz comandò ai due direttori dicarteggiarsicon Bolukkîn. Certamente per la forma, e per aver mano forte all'uopo. Si noti la distinzione delle amministrazioni delkharâge delle tasse diverse. La distinzione parmi fatta non solo perchè eran diversi i modi di riscossione, cioè l'uno tassa invariabile e diretta, com'oggi diciamo, e gli altri tasse mutabili e in parte indirette, ma anche per la diversità dei territorii e delle genti. Ilkharâgprincipalmente si dovea trarre dall'Affrica propria, nè credo sia stato mai consentito dalle più forti tribù berbere. Kotama nè anche volea pagare la decima musulmana. Si vegga Quatremère, op. cit., p. 30.663.IlBaiân, testo, tomo I, p. 238, narra, l'anno 366 (976-7) e il seguente, che 400,000 dinâr raccolti a Kairewân furono mandati in Egitto dal direttore. Questo fatto tronca ogni dubbio.664.Lo dice espressamente Ibn-el-Athîr. È da notare che su questi primi ordini del governo zîrita i compilatori orientali differiscono dagli affricani. Ibn-el-Athîr, e più di lui l'egiziano Makrizi, ristringono l'autorità di Bolukkîn. Ibn-Khaldûn, nel luogo testè citato, riferisce in compendio gli stessi fatti; ma nellaHistoire des Berbères, versione, tomo II, p. 10, dice quasi lasciato assoluto potere a Bolukkîn. Indi è manifesto che i primi compilavano sui cronisti egiziani, e che Ibn-Khaldûn nella Storia dei Fatemiti copiò Ibn-el-Athîr, e in quella dei Berberi seguì le autorità affricane, senza curarsi della contraddizione: il che gli avvien sovente. Ognun poi vede che i cronisti d'Egitto sotto i Fatemiti sosteneano il dritto della dinastia, e quei d'Affrica sotto gli Zîriti, già scioltisi dall'obbedienza all'Egitto, voleano fare risalire l'independenza fino ai primi principii del governo zîrita.665.Ibn-el-Athîr, anno 361, MS. C, tomo IV, fog. 370 recto, e tomo V, fog. 10 recto, con le varianti che ho notato nellaBiblioteca Arabo-Sicula, p. 267 del testo.666.Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 19.667.Nowairi, l. c. La frase che il Di Gregorio stampò erroneamente nel testo, e tradusseut earum edificia disficerent, va corretta “onde entrambi (Abu-l-Kasem e Gia'far) posero il campo tra le due città.” Così anche l'ha spiegato M. Quatremère, op. cit., p. 68. È supposizione mia che si attribuisse tal provvedimento ai doni dei Bizantini; ma se no, perchè accoppiar quei due fatti?668.Nowairi, l. c.; Abulfeda,Annales Moslemici, an. 336; Ibn-abi-Dinâr, MS. di Parigi, fog. 38 recto.669.Abulfeda e Ibn-abi-Dinâr, ll. cc.670.Quatremère, op. cit., p. 84.671.Makrizi,Mokaffa, MS. di Leyde, tomo I, sotto il nome di Mohammed-ibn-Hasan-ibn-Ali etc., detto il Siciliano. Il biografo aggiugne che ammalatosi costui al Cairo, Moezz l'andava a visitare, e che venuto a morte del 363 (973-4) lo compose egli stesso nel feretro, e recitò la prece sul cadavere. Questo Mohammed era nato il 319 (931), e però prima della venuta del padre in Sicilia.672.Si confrontino: Nowairi, Abulfeda, Makrizi e Ibn-abi-Dinâr, ll. cc., ma l'ultimo sbaglia la data. Tutti dicono Ia'isc surrogato dallo stesso Ahmed. Ma convien meglio alla ragion del fatto la narrazione d'Ibn-el-Athîr, anno 359, MS. C, tomo IV, fog. 368 verso, e tomo V, fog. 9 recto, che Ia'isc fosse stato eletto da Moezz. Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, versione, p. 172, segue questa tradizione, ma erroneamente dice che Ahmed fosse stato eletto dai Siciliani alla morte del padre. Si confronti il presente volume, Libro IV, cap. II, pag. 249, nota 1.673.Ibn-el-Athîr, anno 359, MS. C, tomo IV, fog. 368 verso, e tomo V, fog. 9 recto. Il testo hakabâil, plurale dikabîla, che significa una delle suddivisioni della tribù arabica. Gli scrittori arabi del decimo secolo che parlan dell'Affrica usano cotesto nome generico per designare le tribù sia d'Arabi, sia di Berberi, ed in oggi nelle province d'Algeri e di Orano (non già in tutta l'Algeria nè in tutto il resto dell'Affrica) si chiamano Kabili, come ognun sa, i soli Berberi. Nondimeno nel presente passo d'Ibn-el-Athîr, copiato da croniche del X o XI secolo la vocekabâilnon si può intendere altrimenti che tribù di Arabi Siciliani; primo perchè è messa assolutamente senza appellazione etnica che la determini; e secondo, perchè in Sicilia a quei tempo la lite non potea nascere se non che tra i coloni arabi ed i pretoriani. I Berberi della Sicilia meridionale non contan più dopo la guerra del 940, e non fecero mai parte della popolazione di Palermo.674.In novembre 969 partirono i Kelbiti, e in giugno 970 tornarono.675.Ibn-Haukal,Description de Palerme, nelJournal Asiatique, IVesérie, tomo V, p. 93.676.Così litteralmente il testo: parti, contrada, vicinanza. Forse si tratta del distretto oiklîm.677.Il testo ha un vocabolo analogo e derivato dalla stessa radice che ilra'ia, che tutti sentiamo ripetere nei fatti dei paesi musulmani d'oggidì. È però si deve intendere principalmente dei sudditi cristiani.678.Questo importantissimo fatto della rivoluzione contro Ia'isc è riferito dal solo Ibn-el-Athîr, l. c., e appena accennato da Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, versione, p. 172.679.Secondo Ibn-el-Athîr, anno 358, MS. C, tomo V, fog. 367 recto, il capo di questa ribellione si sottomesse di rebi' secondo 359 (febbraio e marzo 970). Sul nome si vegga qui innanzi la nota 2 della pag. 287.680.Si confrontino: Ibn-el-Athîr, anno 359, MS. C, tomo IV, fog. 368 verso; Ibn-Khaldûn, l. c.; Abulfeda,Annales Moslemici, tomo II, anno 336; Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 19; Ibn-abi-Dinâr, MS. di Parigi, fog. 38 recto. Il giorno della venuta d'Abu-l-Kasem in Palermo risponde esattamente al computo degli anni del suo governo che fa Ibn-el-Athîr, narrando la sua morte seguíta il 20 moharrem 372. Egli avea tenuto l'oficio, al dir dell'annalista, 12 anni, 5 mesi e 5 giorni, che sono secondo il calendario musulmano 4405 giorni. Si vegga Ibn-el-Athîr, anno 371, che citeremo in fin del capitolo VI del presente libro. Abulfeda dà la stessa cifra di Ibn-el-Athîr; Ibn-abi-Dinâr dice in numero tondo 12 anni; e ilBaiâncon errore 11.681.Si confrontino: Abulfeda,Annales Moslemici, an. 336, tomo II, p. 446, seg. Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 19; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, versione, p. 172. Secondo il primo, Ahmed morì negli ultimi mesi del 359 (fino al 2 nov. 970), e Moezz scrisse al fratello il 360 (dal 3 nov.).682.Ibn-Khaldûn, l. c. La versione ha “integro” invece di “generoso,” come ho tradotto appigliandomi alla variante di un MS. di Tunis.683.Questo capitolo della geografia d'Ibn-Haukal fu pubblicato da me con versione francese nelJournal Asiatiquedel 1845, IVesérie, tomo V, p. 73, seg.; poi in italiano nell'Archivio Storico, appendice XVI (1847), p. 9, seg., con le varianti ricavate dal MS. di Oxford. Adesso due articoli delM'ogem-el-Roldân, di Iakût, che do nellaBiblioteca Arabo-Sicula, p. 107 e 120 del testo arabico, mi abilitano a correggere alcuni luoghi e supplire altre notizie le quali mancano nelle copie d'Ibn-Haukal, che abbiamo in Europa; ma si trovavano al certo nella edizione ch'ebbe per le mani Iakût. Le differenze che si vedranno tra quel che scrivo adesso e le mie versioni del 1845 e 1847 vengono in parte dalle dette correzioni e in parte da migliore riflessione, e, se mi si voglia concedere, da un poco più di pratica nella lingua. Oltre a ciò debbo avvertire che nella versione italiana e più nelle note corsero moltissimi errori di stampa. La citazione d'Ibn-Haukal e Iakût valga per tutto il resto del presente capitolo.684.Su la vita e le opere d'Ibn-Haukal si veggano: Uylenbroek,Iracæ persicæ descriptio, Leyde, 1822, in-4º; e Reinaud,Géographie d'Aboulfeda; introduzione, p. LXXXII, seg.685.Si vegga il Libro III, cap. VIII, pag. 178, nota 2, di questo volume.686.L'autore, ne' MS. che abbiamo in Europa, accenna il primo opuscolo in fin della descrizione della Sicilia. Il titolo e qualche altro particolare si leggono nel citato passo delMo'gem-el-Boldân, di Iakût, il quale ebbe certamente alle mani il secondo opuscolo su la Sicilia, o altra edizione più copiosa dellaGeografia.687.Così nel testo che abbiamo. Nell'altra edizione di cui Iakût ci serba i frammenti, par che Ibn-Haukal abbia chiamato anche cittadi le altre tre regioni.688.Ibn-Haukal dice di proposito dei soli mercatanti; ma venendo a toccare la superbia dei cittadini, come innanzi si vedrà, confessa senza volerlo che soggiornassero nelKasrle famiglie ragguardevoli che avean moschee proprie e vi si davan lezioni di dritto; cioè i membri dellagema', la nobiltà cittadina, come noi diremmo.689.Ibn-Haukal non dice la condizione e nazione degli abitatori, ma che quivi era il porto: il che basta. D'altronde sappiam che fossero in quel quartiere gli stabilimenti dei Genovesi, infino al XVII secolo; e vi rimane tuttavia la Chiesa di San Giorgio detta dei Genovesi. Quivi anche giacea nel XII secolo la contrada detta degli Amalfitani, come ritrasse dai diplomi il Fazzello, il quale aggiugne che del suo tempo v'era una chiesa di Sant'Andrea degli Amalfitani.690.Ibn-Haukal scrivebeled, che è vago quantopaese. Par che voglia dire di tutte le cinque regioni, non delle due sole murate.691.Lo fu di certo nel XII secolo, onde il nome che portava dihalka, in cui la prima lettera si trascrivea in modi diversi nei diplomi; sì come dirò a suo luogo. Ibn-Haukal, senza notarlo espressamente, parla delMe'skercome di contrada fuor la città vecchia.692.Si vegga la pag. 68 di questo volume.693.Nel XVII secolo un Giambattista Maringo, su vaghe autorità, disegnò una carta dell'antica Palermo, copiata poscia a colori in certi quadri, uno dei quali passò nella Biblioteca Comunale. Il Morso fe' ridurre e incidere così fatta pianta e vi fabbricò sopra la sua Palermo dei tempi normanni, nella quale le navi veleggiano troppo dentro terra d'ambo i lati della città vecchia. L'attestato d'Ibn-Haukal tronca adesso ogni lite, poich'ei ci dice quali acque separavano la città vecchia dalli Schiavoni, e che dall'altro lato si usciva nella regione della Moschea e dei Giudei, delle quali sappiamo il sito attuale, cioè l'oficio della posta, la strada dei calderai, ec. Ma in vero i diplomi dell'XI e XII secolo non concedeano al Morso di tirar sì in alto il mare. Ei lo fece arrivare fino alla Biblioteca Comunale odierna, supponendo che gli statuti di una confraternita della Madonna delle Naupactitesse, i quali si leggono in una pergamena greca della cappella palatina, 1º appartenessero alla città di Palermo; 2º che vi fosse fatta menzione di un quartiere di Naupactitessi, anzichè di un monastero di Naupactitesse (ἐν τῇ τῶν ναυπακτιτησσῶν μονῇ); e 3º che questa voce significasse “costruttori di navi” non già “donne di Lepanto” (Ναύπακτος). A suo luogo dirò più particolarmente di cotesto diploma, ch'è stato allegato per provare la fondazione di detta confraternita prima del conquisto normanno.694.Ibn-Haukal precisamente dice: ottime piantagioni di zucche.695.Bulle de Tournus, litografiata per uso dell'École des Chartes, Paris 1835. Si vegga anche Marini,Papiri Diplomatici, p. 26, 27, 222, 223. Questo papiro è lungo parecchi metri, e largo 58 centimetri. La leggenda arabica, tramezzata di qualche linea rossa, si scorge in capo del ruolo in caratteri corsivi grandi e franchi, tratteggiati con un pennello a colore in oggi bruno, anzichè nero d'inchiostro; ma sendo molto frusto il papiro in quella estremità, vi si può leggere appena qualche congiunzione e preposizione, qualche sillaba interrotta, la voceallah, ed un brano di nomeSa'îd-ibn.... Il commercio della Sicilia musulmana con Napoli, e le note relazioni di Giovanni VIII con quella città e coi Musulmani, dan valido argomento a supporre palermitano cotesto papiro, il quale per altro sembra più grossolano che quei d'Egitto.696.Abbes in un diploma del 1164, presso Mongitore, Sacrædomus Mansionis.... Monumenta, cap. V;Habesin un diploma del 1206 presso Pirro,Sicilia Sacra, p. 129, eAudhabes, Avedhabes, oLeudhabesin altri del 1207 e 1211, op. cit., p. 130, 136, con le note del D'Amico. Non occorre di spiegare cheAud, Aved, Leud, sieno trascrizioni della voce arabicaWed, fiume.Abbâsè nome proprio d'uomo.697.Il nome agevolmente si riconosce nelBulchardi Fazzello, Deca I, libro VIII, cap. 1, e nelSegeballarath, ibid., come un tempo si chiamava, al dir dello stesso autore, la piazza odierna diBallarò. Senza dubbio era corruzione diSûk-Balharâ, “il mercato di Balharâ,” il quale villaggio appunto s'accostava da quel lato alla città.698.Si vegga il Libro III, cap. I, p. 34 del presente volume.699.Ghirbâl, “cribrum,” oggi Gabrieli. Il nome arabico potea ben essere il latino del quale ha la significazione.Fawâra, “polla d'acqua,” oggi La Favara.Ain-Abi-Sa'îd“fonte di Abu-Sa'îd,” che fu un tempo, al dir d'Ibn-Haukal, governatore del paese. Si vegga il Libro III, cap. VII, p. 157 di questo volume. Il Fazzello trovò nei diplomiAin-Seitim; oggiAnnisinnioDennisinni.700.GarraffueGarraffeddu, diminutivo siciliano del primo.Gharrâfè aggettivo “abbondante (d'acqua).” Il sito era laguna o padule al tempo d'Ibn-Haukal, giacendo fuor la punta settentrionale del Kasr. E però queste due fonti, o almen la prima, furono scoperte tra il X secolo e la metà del XII, pria che si cominciasse a dileguare il linguaggio arabico.701.Si potrebbe aggiugnere a questa cagione la mutata o trascurata coltura delle montagne che accresce le piene del torrenti, ma fa menomare le acque perenni. La valle di questo fiume, là dove fa grotta nel sasso, mostra che un tempo il letto dovea essere assai più largo e profondo del presente.702.Ibn-Scebbât, nellaBiblioteca Arabo-Sicula, testo, p. 210.703.I fatti delle chiese e moschee di Damasco e di Cordova sono noti a tutti. Sa anche ognuno che nel medio evo principi musulmani onorarono e credettero ecclesiastici cristiani famosi per sapere o pietà o arcana vista dell'avvenire; e similmente principi cristiani i dotti o astrologi musulmani. Secondo l'autorevole testimonianza di Lane,Modern Egyptians, Londra 1837, vol. I, p. 322, i Musulmani e i Giacobiti d'Egitto fan tuttavia fraterno scambio di superstizioni.704.Ibn-Haukal nomina, 1Bâb-el-Bahr“la porta del mare;” 2Bâb-es-scefâ“la porta della Medicina” così detta da una fonte vicina; 3Bâb-Scian-taghâth“la porta di Sant'Agata;” 4Bab-Rûta“la porta di Rûta” dal nome d'un'altra fonte (Rûtin arabico “fiume” dal persianoRûde si trova il nome in Spagna); 5Bab-er-riâdh“la porta dei giardini” fabbricata in vece di quella, 6, dettaBab-ibn-Korhobdal nome del noto ribelle; 7Bab-el-ebnâ“la porta dei figli;” 8Bab-el-Hadî“la porta del Ferro;” 9 una porta nuova senza nome. La più parte di cotesti nomi si trova nei diplomi del XII secolo, come ho detto nelle annotazioni ad Ibn-Haukal nelJournal Asiatiquee nell'Archivio storico italiano.705.La porta dei Patitelli fa demolita nel 1564, e andò a male la iscrizione che vi si vedea al tempo di Fazzello, il quale errò, credo io, a supporla diversa dalla Bebilbachal (Bab-el-Bahr) di cui avea trovato il nome nelle scritture antiche. La torricciuola vicina che si addimandava di Baich, divenuta, di minaretto di moschea, abitazione d'un cittadino, fu intaccata dal lato occidentale nel 1534 per farvi certe ristaurazioni; e si cominciò allora a dislocare le pietre nelle quali correa l'iscrizione in unica linea al sommo dell'edifizio; se non che Fazzello, accorse, gridò, le fece rimettere, e copiò fedelmente, ma confusi, ed alcun capovolto, i gruppi di tre quattro lettere, ch'erano intagliati in ciascuna pietra. Ei pubblicò il disegno, in picciolo, nella sua Storia, deca I, lib. VIII, cap. I, credendo serbare il testo caldaico scritto poco dopo il Diluvio. Nel 1564, il vicerè spagnuolo che prolungò il Cassaro e gli diè il nome di Toledo, abbattè senza riguardo la torricciuola; ma per le cure dell'erudito Marco Antonio Martinez si trasportò la più parte delle pietre scolpite nel palagio di città, e se ne trassero i disegni: ottantaquattro pietre, delle quali mancavano ventuna. Così rimase la iscrizione, a un di presso ordinata al modo d'un lungo rigo di caratteri da stampa che sian caduti a terra e un analfabeta li abbia rimessi insieme in cinque o sei linee, dopo averne gittate via la quarta parte. Così la pubblicò due secoli appresso, per la prima volta, il Torremuzza (Siciliæ etc. Inscriptionum, 2ª edizione) e indi il Di Gregorio (Rerum Arabicarum) e il Morso (Palermo Antico). L'Assemanni accertò la natura dei caratteri; ma pochi ne lesse. Il Tychsen vi ritrovò una cifra cronologica e il frammento d'un versetto del Corano. Io ve n'ho letto un altro; è il resto M. Reinaud; il quale, com'io lo consultai su la mia lezione, la confermò, e incontanente la proseguì. Ecco la traduzione della data e dei versetti, nella quale il carattere corsivo mostra le parole che si è arrivato ad accozzare. Accenno le linee secondo la copia di Martinez:Linea 3.Trecento, — Tychsen; aggiugnendo con dubbiotrentuno. Mi parrebbe più tosto, ma non lo affermo,sessanta.Linea 4. (Corano, sur. XXIV, v. 36.) in edifizii [i quali] permesseDio che fossero innalzati.Linee 5, 6, 7, 8, 9: e che siricordasse in quelli il suo nome, lodan lui mattino e sera(v. 37)uomini[cui]non distoglie traffico nè vendita dal ricordare Dio, far la preghiera epagar la limosina; tementiquel giorno in cui saranno confusi icuori e le viste. — Reinaud.Linea 12. (Sur. II, v. 256.)Non[v'ha]Dio se non Lui, il Vivente, il Sempiterno. — Tychsen.Varie parole delle linee 4, 6, 7, 8, di Martinez rispondono alle linee 6, 7, 8, 9 di Fazzello; e mostrano viemeglio quanto i disegni di questo storico sieno più esatti che quelli del Martinez.706.In numeri tondi, i beccai, i loro garzoni, gli impiegati nei macelli, e i venditori di interiora, con le famiglie, ragionate a cinque teste per casa, sommavano nel 1844 a 2000. La popolazione era circa 200,000. Ma la cifra di 700,000 che avremmo con tal proporzione nel 972 dèe scemarsi per le cause seguenti: 1º la istituzione dei macelli pubblici, che diminuisce oggi il bisogno di molte braccia; 2º la maggiore consumazione di carne da supporsi nella capitale della Sicilia musulmana, mentre le classi meno agiate, nelle presenti condizioni lagrimevoli della città, mangian carne poco o punto; 3º i giorni di magro ai quali non erano astretti i Musulmani; 4º la poligamia, la quale, se a lungo andare fa più mal che bene, pure in un periodo di ricchezza crescente poteva aumentare la proporzione da 5 a 6 o 7 a famiglia, però dare minor numero di capi di casa ossia minor numero di botteghe a numero uguale d'individui. Per queste considerazioni pongo che il numero d'anime dell'arte, stesse al numero d'anime della città come uno a cinquanta, non come uno a cento ch'è in oggi; e metto in conto dalle 5 teste a famiglia anche i bambini lattanti che Ibn-Haukal di certo non vide nelle 32 file (i numeri sono scritti non già accennati in cifre) di circa 200 persone ciascuna, che assisteano alla preghiera. Se dunque pecca il mio computo, non è di eccesso. L'area dell'abitato, che ha guadagnato un poco su le acque e perduto molto dentro terra, conferma tal giudizio. Debbo avvertire che nelle note alle due versioni italiana e francese, posi la popolazione di Palermo 170,000 anime. Il censimento che si fe poco appresso la mostrò molto maggiore, e così l'ho corretto a dugentomila.707.Gayangos nelle note a Makkari,Mohammedan Dynasties in Spain, tomo I, p. 492.708.D'Ohsson nel XVIII secolo contava più di 200 moschee nell'ambito di Costantinopoli e 300 nei subborghi, aggiugnendo che non ve ne fossero più nelle case dei nobili: quello appunto che faceva il gran numero delle Moschee in Palermo.Tableau général de l'empire ottoman, tomo II, p. 453, seg., edizione di Parigi 1788, in-8.709.Questo è il significato della vocewethâiki, che si legge trascritta altrimenti e non tradotta nelle mie due versioni francese ed italiana. Si vegga Hagi-Khalfa, ediz. Flüegel, VI, p. 423. N. 14, 174.710.Ei le narrava, ma Iakût le troncò in questo passo del testo che ci ha conservato.711.I medici arabi del medio evo credono fermamente che la cipolla offenda il cerebro a chi se ne cibi. Iakût, nelMo'gem-el-Boldân, Biblioteca Arabo-Sicula, cap. XI, p. 107 del testo, mette per comento a questo passo d'Ibn-Haukal l'estratto d'un libro arabico di medicina, ove si spiega appunto con l'indebolimento del cervello e dei sensi, il fatto che bevendo acqua salmastra dopo aver mangiato cipolle, uom non senta il mal sapore dell'acqua.712.L'opera anonima intitolataGeografia, compilata di certo nel X secolo ma interpolata appresso, cava da Ibn-Haukal alcune notizie su la Sicilia, e aggiugne che i cittadini di Palermo si segnalassero su tutti i popoli vicini per eleganza di arredi e di vestimenta e urbanità nel tratto ec. Ma è dubbio se la fonte di questo passo sia del X secolo ovvero dei due seguenti. Il testo si legge nellaBiblioteca Arabo-Sicula, cap. V, p. 12 e 13.713.Ibn-Haukal,Geografia, MS. di Leyde, p. 69, e fog. 97 della copia di Parigi, Suppl. Arabe, 885.714.Op. cit., p. 71 del MS. di Leyde e fog. 98 verso della copia di Parigi.715.Del 962. Otone andò a Pisa, ove rimasero alcuni nobili tedeschi: Sardo,Cronaca Pisana, nell'Archivio Storico italiano, tomo VI, parte II, p. 75. Del 971 furono in Calabria i Pisani: Marangone,Cronaca Pisana, nello stesso volume dell'Archivio, p. 4, ovvero nel 969 secondo laChronica Pisana, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo VI, p. 107, seg.716.Si confrontino, la Cronica anonima Salernitana presso Pertz,Scriptores, tomo III, p. 554, che non porta date precise, e Lupo Protospatario, presso Pertz,Scriptores, tomo V, p. 55, anno 969, dove il passaggio d'Otone in Calabria è riferito all'ottobre dello stesso anno in cui fu una ecclisse di sole in dicembre. Lo stesso troviamo negliAnnales Casinatenses, Pertz,Scriptores, III, 171. L'ecclisse seguì il 22 dic. 968. Romualdo Salernitano autore del XII secolo dà i medesimi fatti con qualche divario presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo V, anno 967.717.Si vegga Muratori,Annali d'Italia, 968 a 970.718.Chronica Sancti Benedicti, presso Pertz,Scriptores, III, p. 209, nel cenno su Landolfo l'Ardito che cominciò a regnare il 958 (si corregga 968).719.Lupo Protospatario, presso Pertz,Scriptores, tomo V, p. 55. Ei dà il titolo diCaytus(Kaîd) a questo Bucoboli, forse Abu-Kabâil, con 40,000 Saraceni, o secondo altri MS. 14,000. Atto avea secondo alcuni MS. 60,000 uomini. Queste cifre non sono da attendere nè punto nè poco; e certo si tratta d'una piccola schiera, poichè non fan memoria di questa impresa gli annali musulmani d'Affrica nè di Sicilia. Si vegga anche De Meo,Annali di Napoli, tomo VI, p. 90, il quale s'affatica a mostrare che questa battaglia seguisse il 973. Lascio indietro le fazioni di Saraceni in Calabria interpolate nella Cronica della Cava, edizione del Pratilli, anni 970, 973.720.Chronicon Salernitanum, presso Pertz,Scriptores, tomo III, p. 556, anno 970. Si vegga anche Le Beau,Histoire du Bas Empire, lib. LXXV, § 51.721.I Fatemiti sul fine del 974 e il principio del 975 presero Tripoli di Sira e Beirût, cacciati i presidii bizantini. Si vegga Quatremère,Vie de Moezz, estratto dalJournal Asiatique, p. 126 e 128. L'ambasciatore Niccolò era tornato a corte di Moezz poco avanti la costui morte, ma si è visto già come gli parlava.722.Lupo Protospatario, anno 975, presso Pertz,Scriptores, tomo V, p. 55.723.Vita di San Nilo il giovane, testo greco e versione latina di Giovan Matteo Caryophilo, Roma 1624, in-4, p. 112, seg. Questo Niceforo, che primo e solo ebbe titolo di μάγιστρος in Calabria si dice mandato dai piiimperatori, e però da Basilio e Costantino, e dopo la morte di Zimisce. D'altronde la data s'adatta alla età che avea allora San Nilo, la cui vita l'agiografo tratta con ordine cronologico; e gli avvenimenti mostrano che dal 963 sino alla fine del secolo i Bizantini non poteano avere il ticchio di assalir la Sicilia che nel 976.724.In Ibn-el-Athîr, solo che dia il fatto, si leggeb”r bûla. Ciò mi fece pensare a Paola di Calabria; e sì proposi questa lezione nellaBiblioteca Arabo-Sicula, p. 268 del testo. Poscia ho considerato che la prima voce sia da leggerebarr“terra,” però la secondabûlia, ossia Puglia, aggiugnendo una lettera dopo lal. A ciò mi conduce anche la fazione di Gravina.725.Si riscontrino: Ibn-el-Athîr, anno 365; MS. A, tomo III, fog. 9 verso; MS. B, pag. 375; MS. C, tomo V, fog. 16 recto ec.; Abulfeda,Annales Moslemici, 365, tomo II, p. 524, ed Hagi-Khalfa,Cronologia, versione italiana del Carli, p. 65. Dei MS. Ibn-el-Athîr, B, ha con le vocaliKosenta; gli altri e Abulfeda non pongono vocali e sbagliano i punti diacritici. L'altra città è scrittaGelwain B, e nell'autografo d'Abulfeda, MS. della Biblioteca di Parigi, Suppl. Arabe, 750, fog. 163 verso; degli altri MS. dei due annalisti, quale ha G“lwa, quale H“lwa. Lo scambio tra lawe larche si vede sovente nei MS. arabi sopratutto in caratteri affricani, ci dà animo a leggere Cellara: chè lagarabica risponde alla nostrac, e la doppialnon si dovea scrivere ma accennare soltanto con un segno ortografico. Cellara è picciol comune dell'odierno distretto di Cosenza tra questa città e Rogliano. In ogni modo non si può assentire a M. Des Vergers la lezione Caltagirone ch'ei vien proponendo nel dare questo squarcio d'Ibn-el-Athîr, in nota a Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 175.Marco Dobelio Citerone nella versione di Scehab-ed-dîn-'Omari, o alcuni degli eruditi siciliani che la stamparono, lessero in vece diCosenza, Catania; e in vece diGelwa, Avola. Indi il Wenrich,Commentarii, lib. I, cap. XV, § 131, a supporre una rivoluzione in Catania ed Avola di Sicilia. Ma nè il testo di Abulfeda copiato da Scehad-ed-dîn, nè il complesso dei fatti permettono questo supposto, tanto meno perdonabile quanto il Martorana, tomo I, p. 225, nota 155, avea mostrato la dritta strada.726.Si riscontrino Lupo Protospatario, anno 976, e Romualdo Salernitano, stesso anno, nei citati volumi di Pertz e Muratori.727.Ibn-el-Athîr e Abulfeda, ll. cc.728.Si riscontrino Ibn-el-Athîr, l. c., e Nowairi presso il Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 19.729.Ibn-el-Athîr, l. c.730.Abulfeda,Annales Moslemici, tomo II, p. 450, sotto l'anno 336, trascrivendo Ibn-Sceddâd. Perciò si deve intendere del XII secolo. Risponderebbe per avventura al significato diMonakh-el-Bakaril nome di Vaccarizzo nella Calabria citeriore, distretto di Rossano. Ma v'ha Bova, Bovino e tante appellazioni della stessa etimologia nel regno di Napoli, che non si può fare conghiettura ben fondata. Lo stesso si dica del nome topografico: Le Torri.731.Ibn-el-Athîr, l. c.732.Si riscontrino Lupo Protospatario, anno 977, e Romualdo Salernitano, 976, nei citati volumi di Pertz e Muratori.733.Il fatto è nel solo Ibn-el-Athîr, e in tutti i MS. questo nome è quasi senza punti diacritici. M. Des Vergers nella nota che citai propone di leggere Gravina. Ma v'ha la differenza del tempo e del luogo, poichè Gravina fu assalita il 976 e giace in Puglia. Oltre a ciò si dovrebbe mutare di forma qualche lettera. LeggendoGaripolinon aggiungo altro che i punti diacritici, e posso ben supporre che i Musulmani del X secolo pronunziassero in questo modo Gallipoli, come i Siciliani d'oggidì. Va avvertito qui che si potrebbe trattare per avventura d'un casale presso Catanzaro chiamato Garopoli nel XVIII secolo. Veggasi Sacco,Dizionario geografico del regno di Napoli, Napoli, 1795-6, in-8.734.Ibn-el-Athîr e Abulfeda, ll. cc.735.Nowairi, l. c., novera cinque imprese d'Abu-l-Kâsem in Terraferma, delle quali l'ultima il 372, e la prima il 365.736.Vita citata di San Nilo il giovane, p. 4. Il testo ha φυλακτὰ ed ἐξορκισμούς.737.Il De Meo,Annali di Napoli, tomo V, p. 257, anno 938, spiega che il monistero di San Nazario, poi detto di San Filareto, ad un miglio da Seminara e sei da Palma, apparteneva allo stato di Salerno e quel di San Mercurio ai Bizantini.738.Vita di San Nilo, pag. 5 a 37.739.Op. cit., passim.740.Vita di Sant'Adalberto,Acta Sanctorum, 23 aprile.741.Vita di San Nilo, p. 124 a 155, e si confrontin le citate agiografie di Sant'Adalberto.742.Op. cit., p. 63.743.Op. cit., p. 88, seg.744.Si vegga il presente volume, p. 171-172, Libro III, cap. VIII.745.φακιόλια.746.Vita di San Nilo, p. 54.747.Op. cit., p. 117, 118.748.Op. cit., p. 123.749.Op. cit., p. 120.750.ἑκατὸν χρυσίνων.751.νοτάριον.752.È versione litterale della voce arabica walî “eletto, amico, santo ec.”753.σημεῖον “segno,” probabilmente l''alâma, ossia motto e titolo scritto da un segnatario a capo dei dispacci, che tenea luogo della soscrizione nostra.754.Op. cit., p. 120.755.Metterò le citazioni alla fin del fatto, e qui le accennerò soltanto. La data della venuta a Benevento e Salerno si trova nellaCronica di Santa Sofiae la confermano i diplomi citati dal Muratori negliAnnali.756.Ditmar.757.Annali di San Gallo.758.Ibn-el-Athîr.759.E senza ciò Abu-l-Kâsem non passava in Calabria a rischio di far unire a' suoi danni le genti d'Otone e i Bizantini.760.Ditmar. GliAnnales Lobiensespresso Pertz,Scriptores, tomo I, p. 211, dicono nel 982 che Otone celebrò il Natale a Salerno e la Pasqua a Taranto. La data si vede anco dai diplomi citati dal De Meo. Secondo gliAnnali di San Gallo, Otone volea occupare l'Italia fino almare Siculum et portum Traspitam(var.Traversus) che potrebbe essere falsa lezione di Taranto. E Taranto si dèe correggere, o Rossano, il nome che Ibn-el-Athîr scrive Mileto, e Ibn-Khaldûn Rametta.761.Si veggano i nomi alla fine del racconto.762.Ibn-el-Athîr.763.Ditmar.Quos primo infra urbem quondam clausos fugavit devictos, postque eosdem in campo ordinato fortiter adiensetc. Il riscontro con Ibn-el-Athîr mostra che la prima fu avvisaglia contro una picciola schiera e la seconda giusta giornata contro l'esercito.764.Ibn-el-Athîr. Aggiungo io Rossano perchè quivi era rimasta la imperatrice e la corte quando Otone si messe a inseguire Abu-l-Kâsem.765.Ibn-el-Athîr. Ditmar dice similmente di avvisi dati ad Otone dagli esploratori.766.Secondo Ibn-el-Athîr il venti di moharrem che risponde col conto astronomico al 14 e col civile al 15. Ditmar,tertio idus julii, cioè il 13; le necrologie date da Pertz,Scriptores, tomo III, p. 765, nota 59, hannosecundo idus julii e idibus julii; e Lambertoidibus julii, cioè il 14 e il 15.767.Presso il mare, secondo tutti. Lupo Protospatario ha nei varii MS. Cotruna, Columnæ, Colupna etc.; Romualdo Salernitano dice Stilo, alla qual voce greca risponde Colonna. Mi appiglio a questa tradizione perchè Rossano giace a 45 miglia da Cotrone. Il campo di battaglia dovette essere assai più lontano, secondo i particolari della ritirata d'Abu-l-Kâsem e della fuga di Otone.768.Annali di San Gallo.769.Ibn-el-Athîr.770.Ibn-el-Athîr. La morte diBulcassimusè ricordata da Lupo Protospatario.771.Ditmar, come Ibn-el-Athîr, dice vinta la battaglia dalla schiera sbaragliata che si rannodò. GliAnnali di San Galloricorrono al trovato antichissimo d'un agguato e delle miriadi di nemici che ne sbucassero.772.Ibn-el-Athîr. Il MS. di Lupo Protospatario aggiugne un zero alla cifra dei morti e la raggira all'esercito siciliano.773.Annali di San Gallo.774.Si confrontinoChronicon Sancti Benedicti, presso Pertz,Scriptores, III, p. 209, e Leone d'Ostia, lib. II, cap. 9.775.Lamberti Annales, Annales Ottemburani.776.Si confrontino Ditmar, Lamberto e le croniche minori presso Pertz,Scriptores, III, p. 124, 143, e le necrologie citate quivi a p. 765, nota 59.777.Ditmar.778.Ibn-el-Athîr, il quale dice che il caval d'Otone si fermò, senza far menzione del mare. Ma Ditmar scrive che Otone si gittò a nuoto col cavallo del giudeo.779.Ditmar.780.Ibn-el-Athîr. Il nome dato da Ditmar farebbe supporre questo giudeo calabrese o pugliese, parteggiante contro i Greci dei quali parlava probabilmente la lingua.781.Ditmar dice:ab Heinrico milite ejus qui szlavonice zolunta vocatur agnitus intromittitur. Più sotto parlando dello stesso lo chiamabinomius. Però lo credo schiavone.782.Ditmar:et perdiu et pernox ad condictum pertingere locum properavit. Sembra almeno una intera giornata. Giovanni Diacono di Venezia dice che Otone fu ritenuto su la nave tre giorni.783.GliAnnali di San Gallodanno la somma del fatto, dicendo che Otone “a mala pena scampò in nave ad un castello de' suoi.”784.Arnolfo, Giovanni Diacono di Venezia, dice espressamente che si salvò sa due Zalandriæ greche.785.Hermanno Contratto, Sigeberto, ec.786.Pratilli, nelle Interpolazioni alla Cronaca della Cava.787.Muratori,Annali d'Italia; e Saint-Marc,Abregé chronologique de l'histoire d'Italie.788.Ibn-el-Athîr.789.Ditmar. Si veggano in Muratori,Annali, le leggi promulgate in questa dieta. Sul soggiorno a Capua si riscontri il De Meo.790.Annali di San Gallo, Arnolfo.791.Le autorità arabiche sono: Ibn-el-Athîr, anno 371, MS. A, tomo III, p. 33 recto; il compendio che ne fa Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 173, 174; e i cenni di Abulfeda,Annales Mosl., anno 336, tomo, II, p. 446, seg.;Baiântesto, tomo I, p. 248, anno 372; Nowairi, presso Di Gregorio, op. cit., p. 20; Ibn-abi-Dinâr, MS. di Parigi, fog. 38 recto; Hagi Khalfa,Cronologia, versione del Carli, anno 372, p. 66. Notisi che Ibn-el-Athîr e Ibn-Khaldûn chiamano l'imperatore franco, in vece di Otone,Berdwîl, dal nome di Baldovino che suonò tanto nelle Crociate.Le autorità latine: Theitmari,Chronicon, lib. III, cap. 12, presso Pertz,Scriptores, tomo III, p. 765, 766 (Ditmar dei conti di Waldeck, vescovo di Mersebourg, nacque il 976 e morì il 1018);Annales Sangallenses Majores, presso Pertz, op. cit., tomo I, p. 80 (l'autore di questa parte dice aver veduto tornare varii prigioni riscattati); Joannis Diaconi,Chronicon Venetum, presso Pertz, op. cit., tomo VII, p. 27 (l'autore finì di scrivere il 1008); RichariHistoriarum, presso Pertz, op. cit., t. III, p. 561 (l'autore scrisse tra il 996 e il 998, ma fa un brevissimo cenno); Lamberti,Annales, presso Pertz, op. cit., tomo III, p. 65 (l'autore visse alla metà dell'XI secolo); Herimanni Aug.,Chronicon, presso Pertz, op. cit., tomo V, p. 117. (Ermanno Contratto, come fu soprannominato, nacque il 1013, morì il 1054.) A queste croniche vanno aggiunti i cenni di altre minori presso Pertz, op. cit., tomo I, p. 211, 242; III, p. 5, 64, 124, 143; V, p. 4. Dei cronisti latini d'Italia dell'XI e XII secolo, Lupo Protospatario, e l'anonimo di Bari, presso Pertz, op. cit., tomo V, p. 55, dicono meramente che Otone combattè con Bulcassimo re dei Saraceni, il 981, e l'uccise e vi perirono 40,000 uomini; Amato,L'Ystoire de li Normant, lib. VI, cap. 22, ricorda per le generali la sconfitta di Otone; Leone d'Ostia, lib. II, cap. 9, presso Pertz, op. cit., tomo VII, p. 635, ne dice breve ed esatto; e più largamente Arnolfo,Gesta Episcopor. Mediol., presso Pertz, op. cit., tomo VIII, p. 9. In fine Romualdo Salernitano, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo V, anno 981, squadernò nella seconda metà del XII secolo che Otone vinse a Stilo e poi prese Reggio.Il Pratilli nelle interpolazioni alla Cronica della Cava, tomo IV della sua raccolta, pose una lunga favola su questa impresa nel 982; ed un'altra nel tomo III nella Cronica dei Duchi di Napoli, anno 981, fingendo una battaglia navale a Malta.Queste sono le autorità tra buone e triste; nè ho pur notato tutte le compilazioni dall'XI secolo in poi. Tra i compilatori assai male rabberciò cotesta guerra di Otone II il Sigonio,Historia de Regno Italico, lib. VII, il quale suppose una prima vittoria del 981, ed una sconfitta del 982 alla città di Basentello in Calabria; dove da un lato combattessero Greci e Saraceni; e dall'altro lato i Romani e i Beneventani per vendetta abbandonassero Otone. Questi due fatti li imaginò; e si capisce. Ma non so in quale istoria o geografia abbia trovato Basentello. Il Basente, il quale forse diè luogo all'errore, è grosso fiume di Basilicata che sbocca nel golfo di Taranto, tra la città di questo nome e Rossano. Il Muratori cominciò a raddrizzare così fatti errori negliAnnali d'Italia, 982, e il De Meo,Annali del Regno di Napoli,tomo VI, p. 158, seg., 171, 174, seg., notò molte utili date. Nondimeno l'errore è durato dopo la correzione; e fin oggi si vanno ricantando le due giornate, la fuga dei Greci al primo scontro della seconda battaglia e il nome di Basentello.792.Ibn-el-Athîr, e Ibn-Khaldûn, ll. cc.793.Abulfeda, e Ibn-Abi-Dinâr, ll. cc.794.Nowairi, l. c.795.Ibn-Khaldûn, l. c.796.Si vegga per questo Mohammed il Cap. V del presente libro, p. 291.797.Abulfeda, l. c. È mio il supposto dei richiami dei Siciliani in Egitto. Abulfeda non ne fa motto; ma Ibn-Khaldûn dice di più, come si è potuto vedere.798.Si riscontrino: Abulfeda, Nowairi, Ibn-Khaldûn e Ibn-abi-Dinâr, ll. cc. La morte di Abd-Allah e successione del figlio si legge anche nelBaiân, testo, tomo I, p. 254.799.Si confrontino: Iehîa-ibn-Sa'îd, MS. di Parigi, Ancien Fonds, 131, A, p. 138, seg.; Ibn-el-Athîr, MS. C, tomo V, fog. 33 recto, anno 386, e le autorità citate da M. De Sacy,Chréstomathie Arabe, 2ª ediz., tomo I, p. 137, 138, edExposé de la Religion des Druses, p. CCLXXXIII, seg. La corte fatemita par che fino allora non avesse dato di somiglianti titoli onorifici che a Bolukkin, vicario d'Affrica. Si vegga Ibn-el-Athîr, citato qui innanzi a p. 288, e Ibn-Khaldûn,Histoire des Berbères, versione, tomo II, p. 10.800.Abulfeda,Annales Moslemici, anno 336, tomo II, p. 450, il quale trascrive Ibn-Sceddâd, e questi probabilmente alcun più antico cronista.801.Nowairi e Ibn-Khaldûn; ll. cc.802.Baiân, testo, tomo I, p. 254.803.Nowairi presso Di Gregorio, op. cit., p. 20.804.Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, versione, p. 178.805.Nakl son le frutta secche e i confetti che gli orientali sogliono mangiare centellando col vino.806.Sâheb-es-sciorta. Si vegga il Lib. III, cap. I, p. 9 di questo volume.807.Dico così, perchè cercando di chi fossero cotesti due emistichii, li ho trovati in Motenebbi, entrambi in unaKasidaindirizzata a Bedr-ibn-'Ammâr. Si vegga il diwano coi comentarii, MS. della Biblioteca di Parigi Suppl. Arabe, 1485, fog. 448 recto. Motenebbi, che suona ilprofetastro, chiamato così per aver voluto fare il profeta, è dei più celebri poeti arabi ai tempi dell'islamismo. Morì il 351 (965).808.Robâ'i. Altri MS. hannodinâr. Ilrebâ'iè ricordato come moneta corrente in Sicilia nel XII secolo, e valeva un quarto didinârd'oro; al qual proposito si vegga il testo d'Ibn-Giobair, edizione di Wright, p. 329, 335, e la nota dell'editore a p. 23 della Introduzione.809.Si confrontino: Ibn-Khallikân, edizione del Wüstenfeld, fasc. X, p. 28; e ilMesâlik-el-absâr, MS. di Parigi, Ancien Fonds, 1372, fog. 120 verso.810.Il testo nol dice, ma lo sappiamo d'altronde, come si dirà a suo luogo.811.Ciò si dee supporre dal fatto stesso, ancorchè non si legga nel testo.812.Montezeh, luogo di diletto, casino, villa, talvolta loggia. Il nome di Gia'far mi fa pensare al casino reale dei Normanni detto della Favara o di Maredolce, presso Palermo; il quale par che fosse chiamato dai MusulmaniKasr-Gia'farfino ai tempi di Guglielmo il Buono. Si vegga Ibn-Giobair, nelJournal Asiatique, serie III, tomo VII (1846), p. 76.

628.Presso Sacy,Description de l'Egypte par Abdallatif, appendice, p. 586 seg. Il titolo è appunto “Dei luoghi (che si comprendono) negliiklîmd'Egitto.” Percorrendo la lista, si trova il soloiklîmdi Nesterawa, e le altre circoscrizioni sono denominate talvolta'aml (governo), talvoltathaghr(frontiera).'Amlsembra, anche in Edrisi, sinonimo diiklîm, se pur non indica meramente la circoscrizione del governo civile, quandoiklîmsia riserbato alla circoscrizione militare; il che suppongo senza poterlo affermare.Thaghravea il valore che diamo oggidì a “piazza,” in linguaggio d'amministrazione militare. È da notare che nel detto documento di Egitto v'ha 21 divisioni; che gli'amlracchiudono un numero di luoghi molto diverso, da 383 a 150 ed anche meno. Ithaghrdi Alessandria, Rosetta e Damiata ne hanno molto meno; e l'iklîmdi Nesterawasol cinque.

629.Il testo ha la voceAhl, popolo, famiglia, gente in generale.

630.Veggasi, Libro III, capitolo I, pag. 28 seg., di questo volume.

631.Nei primi tempi dell'islamismo oravano dal pulpito i califi o gli emiri delle province. Poi si ebberokhatîb(predicatori) stipendiati.

632.Non solo per la diversa ubertà del territorio; ma anche perchè lo Stato in alcuni possedeva le terre, in altri riscoteva il dazio solo.

633.Per esempio, il territorio di Giato giugnea da una parte a Sagana presso Palermo e dall'altra presso Calatafimi: che sono circa venti miglia siciliane di lunghezza. Il territorio di Mazara prendea quasi tutto il distretto odierno di tal nome e metà di quello d'Alcamo, confinando col territorio di Giato; cioè avea da trenta miglia di lunghezza. Si vegga il diploma del 1182 presso Del Giudice,Descrizione del real tempio.... di Monreale, appendice, p. 8, 9, 10. All'incontro il territorio di Palermo e molti altri erano brevissimi.

634.Si vegga il capitolo VI di questo Libro.

635.Veggansi per questa epoca gliAnnali Musulmanid'Abulfeda, e laStoria del Basso Imperodi Le Beau.

636.Ibn-abi-Dinâr, che narra quest'aneddoto, dice precisamente “andare e venire più volte.”

637.La data della pace e i doni che recò l'ambasciatore si ritraggono da Nowairi, presso di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 19. Al dir di Liutprando, presso Pertz,Scriptores, tomo III, p. 356, Niceta fu riscattato con tant'oro, che niun uomo di senno ne avrebbe dato mai per un eunuco. Mi sembra più probabile che Moezz l'avesse reso senza riscatto, come afferma il Le Beau,Histoire du Bas Empire, lib. LXXV, cap. XI. Ma le autorità che cita il compilatore francese nol dicono nè punto nè poco, nè parlano della spada di Maometto che avesse mandata Niceforo a Moezz; la quale mi par la stessa presa a Rametta, e che Le Beau abbia confuso il fatto o rabberciatolo a modo suo.

638.Questo lungo aneddoto, tolto al certo da antica cronica affricana, si trova intero in Ibn-abi-Dinâr, MS. di Parigi, fog. 28 recto, dal quale io traduco, saltando molte parole qua e là, ma senza aggiungerne alcuna. Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo III, fog. 7 verso, 8 recto, lo dà quasi con le stesse parole, se non che vi mancano l'andata in Sicilia ed a Susa. La versione dello squarcio di Ibn-el-Athîr si vegga presso Quatremère,Vie de Moezz-li-dîn-Allah, nelJournal Asiatique, IIIesérie, tomo II, 1836, p. 131 dell'estratto.

639.Ibn-Khallikan,Vita di Giawher, versione inglese di M. De Slane, tomo I, p. 340, seg.; Quatremère, op. cit., p. 37 seg.

640.Quatremère, op. cit., p. 22, seg., che cita Makrizi.

641.Quatremère, op. cit, p. 134, 135, anche da Makrizi.

642.Khodhâ'i, MS. di Parigi, Ancien Fonds, 761, fog. 116 recto; Ibn-el-Athîr, anno 338, MS. C, tomo V, fog. 7 recto; Ibn-Khallikân, versione inglese di M. De Slane, tomo I, p. 340, seg. e ilBaiân, testo, tomo I, pag. 229, dicono espressamente GiawherRumi, che significa, come ognun sa, di schiatta greca o latina. Nella moschea el-Azhar al Cairo, fondata da Giawher il 361 (971) è, o era, una iscrizione trascritta da Makrizi e posta probabilmente dal conquistatore medesimo, il quale non vi s'intitola altrimenti che “Giawher il segretario siciliano.” Perchè si legge chiaramenteSikîllinei quattro MSS. di Parigi, ch'io ho citato nellaBiblioteca Arabo-Sicula, testo, p. 669, 670, e lo stesso nella recente edizione di Bulak in Egitto che ho notato nelle aggiunte. Però non posso accettare la conghiettura di M. Quatremère, op. cit., p. 75, il quale tradusse “Esclavon;” leggendoSaklabi, perchè tanti Slavi si trovavano negli eserciti fatemiti. Ho avvertito altrove che questa voce in scrittura arabica si confonde facilmente conSikîlli, ma nel presente caso non è luogo a dubbio; perchè unRumipoteva ben essere Siciliano, e non mai Slavo.

643.Khodhâ'i eBaiân, ll. cc.; Ibn-Hammâd, MS. di M. Cherbonneau, fog. 8 recto.

644.Si confrontino Ibn-Khallikan, l. c, e gli altri autori arabi citati da M. Quatremère, op. cit., pag. 9 ad 11, e 35. Il capitolo d'Ibn-el-Athîr su le imprese di Giawher fino all'Oceano è stato pubblicato da M. Tornberg in nota agliAnnales Regum Mauritaniæ, (Kartâs), tomo II, p. 382. Abulfeda,Geografia, versione di M. Reinaud, tomo II, pag. 204, indica precisamente la linea di operazione disegnata da Moezz.

645.Confrontinsi: Ibn-Khallikan, l. c, e le autorità date da M. Quatremère, op. cit., p. 40 seg.

646.Il testo ha qui la vocemilla, “credenza religiosa.”

647.Ibn-Hammâd, MS. di M. Charbonneau, fog. 8 verso e 9 recto. Quest'atto è segnato di scia'bân 358 da “Giawher segretario, schiavo del principe dei Credenti ec.” E l'amân è accordato a tutto il popolo del Rîf e del Sa'îd, ossia basso ed alto Egitto. Credo che il testo risponda a quello che M. Quatremère ha tolto dal MS. Leyde del Nowairi e datone il principio nell'op. cit., p. 41 a 43; quantunque manchino nella versione i patti importanti di cui io fo parola. Da questi si vede che i Fatemiti non vietavano affatto il rito sunnita, e che si limitavano ad innovare la formola dell'appello alle preghiere, sì come ho notato in questo volume, p. 131, 136, lib. III, cap. VI.

648.Ibn-Hammâd, fog. 8 verso; Quatremère, op. cit., p. 51, 56.

649.Quatremère, op. cit., p. 48.

650.Ecco, secondo Makrizi, l'iscrizione in giro della cupola sul primo portico: “In nome di Dio ec. Edificata per comando del servo e amico di Dio Abu-Temîm-Ma'dd-Moezz-li-din-Allah principe dei Credenti (sul quale e sugli egregi suoi progenitori e discendenti siano le benedizioni di Dio), e per opera del servo di esso principe, Giawher il segretario siciliano, l'anno 360.”Biblioteca arabo-sicula, p. 669-670.

651.Quatremère, op. cit., p. 57, 82, seg.

652.Quatremère, op. cit., p. 51, 63, 69, seg.

653.Si veggano i molti fatti che provan questo, nelRiâdh-en-Nofûs, fog. 92 verso, 93 verso, 98 verso ec., e le altre citazioni di questo MS. che ha fatte M. Quatremère, op. cit., p. 13 seg. Non intendo dire delle cagioni del trasferimento della sede in Egitto, su la quale il concetto mio è al tutto diverso.

654.Ibn-el-Athîr, MS. C, tomo V, anno 358, fog. 367 recto. Il nome del capo era Abu-Kharz o Abu-Kherez della tribù di Zenata, e i suoi seguaci delle due sètte sifrita e nakkarita. Nei MSS. d'Ibn-Khaldûn è chiamato Abu-Gia'far:Histoire des Berbères, versione, tomo II, pag. 548, Appendice. Si vegga anche Quatremère, op. cit., p. 62.

655.Per Sanhâgia si vegga Ibn-el-Athîr, MS. C, tomo V, anno 361; per Kotama, Makrizi, citato da M. Quatremère nella detta opera, p. 30.

656.Ibn-el-Athîr, l. c.; Bekri e Ibn-Khaldûn citati da M. Quatremère, stessa opera, p. 86, nota 1. Indi è venuto, come avverte questo dotto orientalista, l'errore di un supposto viaggio di Moezz nell'isola di Sardegna. Si vegga anche Wenrich,Commentarii, lib. I, cap. XIII, § 113.

657.Ibn-Khallikan, versione inglese di M. De Slane, tomo I, p. 340, seg.

658.Quatremère, op. cit., p. 87, da Makrizi. Si vegga nel presente volume, pag. 237, nota 2.

659.Ibn-el-Athîr, anno 361, MS. C, tomo IV, fog. 370 recto e verso, e tomo V, fog. 10 verso.

660.M. Quatremère, op. cit., p. 88, secondo Makrizi, dicei capi. Parmi si debba intendere diqualche capo; poichè si trattava certamente dei mercenarii e delle milizie arabe; non già della vera forza, cioè la tribù di Sanhâgia, la quale avea gli ordini militari suoi proprii.

661.Quatremère, l. c., da Makrizi.

662.Ibn-el-Athîr, l. c., e Ibn-Khaldûn,Storia dei Fatemiti, in appendice allaHistoire des Berbèresdel medesimo autore, versione, tomo II, p. 550. Il primo aggiugne che Moezz comandò ai due direttori dicarteggiarsicon Bolukkîn. Certamente per la forma, e per aver mano forte all'uopo. Si noti la distinzione delle amministrazioni delkharâge delle tasse diverse. La distinzione parmi fatta non solo perchè eran diversi i modi di riscossione, cioè l'uno tassa invariabile e diretta, com'oggi diciamo, e gli altri tasse mutabili e in parte indirette, ma anche per la diversità dei territorii e delle genti. Ilkharâgprincipalmente si dovea trarre dall'Affrica propria, nè credo sia stato mai consentito dalle più forti tribù berbere. Kotama nè anche volea pagare la decima musulmana. Si vegga Quatremère, op. cit., p. 30.

663.IlBaiân, testo, tomo I, p. 238, narra, l'anno 366 (976-7) e il seguente, che 400,000 dinâr raccolti a Kairewân furono mandati in Egitto dal direttore. Questo fatto tronca ogni dubbio.

664.Lo dice espressamente Ibn-el-Athîr. È da notare che su questi primi ordini del governo zîrita i compilatori orientali differiscono dagli affricani. Ibn-el-Athîr, e più di lui l'egiziano Makrizi, ristringono l'autorità di Bolukkîn. Ibn-Khaldûn, nel luogo testè citato, riferisce in compendio gli stessi fatti; ma nellaHistoire des Berbères, versione, tomo II, p. 10, dice quasi lasciato assoluto potere a Bolukkîn. Indi è manifesto che i primi compilavano sui cronisti egiziani, e che Ibn-Khaldûn nella Storia dei Fatemiti copiò Ibn-el-Athîr, e in quella dei Berberi seguì le autorità affricane, senza curarsi della contraddizione: il che gli avvien sovente. Ognun poi vede che i cronisti d'Egitto sotto i Fatemiti sosteneano il dritto della dinastia, e quei d'Affrica sotto gli Zîriti, già scioltisi dall'obbedienza all'Egitto, voleano fare risalire l'independenza fino ai primi principii del governo zîrita.

665.Ibn-el-Athîr, anno 361, MS. C, tomo IV, fog. 370 recto, e tomo V, fog. 10 recto, con le varianti che ho notato nellaBiblioteca Arabo-Sicula, p. 267 del testo.

666.Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 19.

667.Nowairi, l. c. La frase che il Di Gregorio stampò erroneamente nel testo, e tradusseut earum edificia disficerent, va corretta “onde entrambi (Abu-l-Kasem e Gia'far) posero il campo tra le due città.” Così anche l'ha spiegato M. Quatremère, op. cit., p. 68. È supposizione mia che si attribuisse tal provvedimento ai doni dei Bizantini; ma se no, perchè accoppiar quei due fatti?

668.Nowairi, l. c.; Abulfeda,Annales Moslemici, an. 336; Ibn-abi-Dinâr, MS. di Parigi, fog. 38 recto.

669.Abulfeda e Ibn-abi-Dinâr, ll. cc.

670.Quatremère, op. cit., p. 84.

671.Makrizi,Mokaffa, MS. di Leyde, tomo I, sotto il nome di Mohammed-ibn-Hasan-ibn-Ali etc., detto il Siciliano. Il biografo aggiugne che ammalatosi costui al Cairo, Moezz l'andava a visitare, e che venuto a morte del 363 (973-4) lo compose egli stesso nel feretro, e recitò la prece sul cadavere. Questo Mohammed era nato il 319 (931), e però prima della venuta del padre in Sicilia.

672.Si confrontino: Nowairi, Abulfeda, Makrizi e Ibn-abi-Dinâr, ll. cc., ma l'ultimo sbaglia la data. Tutti dicono Ia'isc surrogato dallo stesso Ahmed. Ma convien meglio alla ragion del fatto la narrazione d'Ibn-el-Athîr, anno 359, MS. C, tomo IV, fog. 368 verso, e tomo V, fog. 9 recto, che Ia'isc fosse stato eletto da Moezz. Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, versione, p. 172, segue questa tradizione, ma erroneamente dice che Ahmed fosse stato eletto dai Siciliani alla morte del padre. Si confronti il presente volume, Libro IV, cap. II, pag. 249, nota 1.

673.Ibn-el-Athîr, anno 359, MS. C, tomo IV, fog. 368 verso, e tomo V, fog. 9 recto. Il testo hakabâil, plurale dikabîla, che significa una delle suddivisioni della tribù arabica. Gli scrittori arabi del decimo secolo che parlan dell'Affrica usano cotesto nome generico per designare le tribù sia d'Arabi, sia di Berberi, ed in oggi nelle province d'Algeri e di Orano (non già in tutta l'Algeria nè in tutto il resto dell'Affrica) si chiamano Kabili, come ognun sa, i soli Berberi. Nondimeno nel presente passo d'Ibn-el-Athîr, copiato da croniche del X o XI secolo la vocekabâilnon si può intendere altrimenti che tribù di Arabi Siciliani; primo perchè è messa assolutamente senza appellazione etnica che la determini; e secondo, perchè in Sicilia a quei tempo la lite non potea nascere se non che tra i coloni arabi ed i pretoriani. I Berberi della Sicilia meridionale non contan più dopo la guerra del 940, e non fecero mai parte della popolazione di Palermo.

674.In novembre 969 partirono i Kelbiti, e in giugno 970 tornarono.

675.Ibn-Haukal,Description de Palerme, nelJournal Asiatique, IVesérie, tomo V, p. 93.

676.Così litteralmente il testo: parti, contrada, vicinanza. Forse si tratta del distretto oiklîm.

677.Il testo ha un vocabolo analogo e derivato dalla stessa radice che ilra'ia, che tutti sentiamo ripetere nei fatti dei paesi musulmani d'oggidì. È però si deve intendere principalmente dei sudditi cristiani.

678.Questo importantissimo fatto della rivoluzione contro Ia'isc è riferito dal solo Ibn-el-Athîr, l. c., e appena accennato da Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, versione, p. 172.

679.Secondo Ibn-el-Athîr, anno 358, MS. C, tomo V, fog. 367 recto, il capo di questa ribellione si sottomesse di rebi' secondo 359 (febbraio e marzo 970). Sul nome si vegga qui innanzi la nota 2 della pag. 287.

680.Si confrontino: Ibn-el-Athîr, anno 359, MS. C, tomo IV, fog. 368 verso; Ibn-Khaldûn, l. c.; Abulfeda,Annales Moslemici, tomo II, anno 336; Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 19; Ibn-abi-Dinâr, MS. di Parigi, fog. 38 recto. Il giorno della venuta d'Abu-l-Kasem in Palermo risponde esattamente al computo degli anni del suo governo che fa Ibn-el-Athîr, narrando la sua morte seguíta il 20 moharrem 372. Egli avea tenuto l'oficio, al dir dell'annalista, 12 anni, 5 mesi e 5 giorni, che sono secondo il calendario musulmano 4405 giorni. Si vegga Ibn-el-Athîr, anno 371, che citeremo in fin del capitolo VI del presente libro. Abulfeda dà la stessa cifra di Ibn-el-Athîr; Ibn-abi-Dinâr dice in numero tondo 12 anni; e ilBaiâncon errore 11.

681.Si confrontino: Abulfeda,Annales Moslemici, an. 336, tomo II, p. 446, seg. Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 19; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, versione, p. 172. Secondo il primo, Ahmed morì negli ultimi mesi del 359 (fino al 2 nov. 970), e Moezz scrisse al fratello il 360 (dal 3 nov.).

682.Ibn-Khaldûn, l. c. La versione ha “integro” invece di “generoso,” come ho tradotto appigliandomi alla variante di un MS. di Tunis.

683.Questo capitolo della geografia d'Ibn-Haukal fu pubblicato da me con versione francese nelJournal Asiatiquedel 1845, IVesérie, tomo V, p. 73, seg.; poi in italiano nell'Archivio Storico, appendice XVI (1847), p. 9, seg., con le varianti ricavate dal MS. di Oxford. Adesso due articoli delM'ogem-el-Roldân, di Iakût, che do nellaBiblioteca Arabo-Sicula, p. 107 e 120 del testo arabico, mi abilitano a correggere alcuni luoghi e supplire altre notizie le quali mancano nelle copie d'Ibn-Haukal, che abbiamo in Europa; ma si trovavano al certo nella edizione ch'ebbe per le mani Iakût. Le differenze che si vedranno tra quel che scrivo adesso e le mie versioni del 1845 e 1847 vengono in parte dalle dette correzioni e in parte da migliore riflessione, e, se mi si voglia concedere, da un poco più di pratica nella lingua. Oltre a ciò debbo avvertire che nella versione italiana e più nelle note corsero moltissimi errori di stampa. La citazione d'Ibn-Haukal e Iakût valga per tutto il resto del presente capitolo.

684.Su la vita e le opere d'Ibn-Haukal si veggano: Uylenbroek,Iracæ persicæ descriptio, Leyde, 1822, in-4º; e Reinaud,Géographie d'Aboulfeda; introduzione, p. LXXXII, seg.

685.Si vegga il Libro III, cap. VIII, pag. 178, nota 2, di questo volume.

686.L'autore, ne' MS. che abbiamo in Europa, accenna il primo opuscolo in fin della descrizione della Sicilia. Il titolo e qualche altro particolare si leggono nel citato passo delMo'gem-el-Boldân, di Iakût, il quale ebbe certamente alle mani il secondo opuscolo su la Sicilia, o altra edizione più copiosa dellaGeografia.

687.Così nel testo che abbiamo. Nell'altra edizione di cui Iakût ci serba i frammenti, par che Ibn-Haukal abbia chiamato anche cittadi le altre tre regioni.

688.Ibn-Haukal dice di proposito dei soli mercatanti; ma venendo a toccare la superbia dei cittadini, come innanzi si vedrà, confessa senza volerlo che soggiornassero nelKasrle famiglie ragguardevoli che avean moschee proprie e vi si davan lezioni di dritto; cioè i membri dellagema', la nobiltà cittadina, come noi diremmo.

689.Ibn-Haukal non dice la condizione e nazione degli abitatori, ma che quivi era il porto: il che basta. D'altronde sappiam che fossero in quel quartiere gli stabilimenti dei Genovesi, infino al XVII secolo; e vi rimane tuttavia la Chiesa di San Giorgio detta dei Genovesi. Quivi anche giacea nel XII secolo la contrada detta degli Amalfitani, come ritrasse dai diplomi il Fazzello, il quale aggiugne che del suo tempo v'era una chiesa di Sant'Andrea degli Amalfitani.

690.Ibn-Haukal scrivebeled, che è vago quantopaese. Par che voglia dire di tutte le cinque regioni, non delle due sole murate.

691.Lo fu di certo nel XII secolo, onde il nome che portava dihalka, in cui la prima lettera si trascrivea in modi diversi nei diplomi; sì come dirò a suo luogo. Ibn-Haukal, senza notarlo espressamente, parla delMe'skercome di contrada fuor la città vecchia.

692.Si vegga la pag. 68 di questo volume.

693.Nel XVII secolo un Giambattista Maringo, su vaghe autorità, disegnò una carta dell'antica Palermo, copiata poscia a colori in certi quadri, uno dei quali passò nella Biblioteca Comunale. Il Morso fe' ridurre e incidere così fatta pianta e vi fabbricò sopra la sua Palermo dei tempi normanni, nella quale le navi veleggiano troppo dentro terra d'ambo i lati della città vecchia. L'attestato d'Ibn-Haukal tronca adesso ogni lite, poich'ei ci dice quali acque separavano la città vecchia dalli Schiavoni, e che dall'altro lato si usciva nella regione della Moschea e dei Giudei, delle quali sappiamo il sito attuale, cioè l'oficio della posta, la strada dei calderai, ec. Ma in vero i diplomi dell'XI e XII secolo non concedeano al Morso di tirar sì in alto il mare. Ei lo fece arrivare fino alla Biblioteca Comunale odierna, supponendo che gli statuti di una confraternita della Madonna delle Naupactitesse, i quali si leggono in una pergamena greca della cappella palatina, 1º appartenessero alla città di Palermo; 2º che vi fosse fatta menzione di un quartiere di Naupactitessi, anzichè di un monastero di Naupactitesse (ἐν τῇ τῶν ναυπακτιτησσῶν μονῇ); e 3º che questa voce significasse “costruttori di navi” non già “donne di Lepanto” (Ναύπακτος). A suo luogo dirò più particolarmente di cotesto diploma, ch'è stato allegato per provare la fondazione di detta confraternita prima del conquisto normanno.

694.Ibn-Haukal precisamente dice: ottime piantagioni di zucche.

695.Bulle de Tournus, litografiata per uso dell'École des Chartes, Paris 1835. Si vegga anche Marini,Papiri Diplomatici, p. 26, 27, 222, 223. Questo papiro è lungo parecchi metri, e largo 58 centimetri. La leggenda arabica, tramezzata di qualche linea rossa, si scorge in capo del ruolo in caratteri corsivi grandi e franchi, tratteggiati con un pennello a colore in oggi bruno, anzichè nero d'inchiostro; ma sendo molto frusto il papiro in quella estremità, vi si può leggere appena qualche congiunzione e preposizione, qualche sillaba interrotta, la voceallah, ed un brano di nomeSa'îd-ibn.... Il commercio della Sicilia musulmana con Napoli, e le note relazioni di Giovanni VIII con quella città e coi Musulmani, dan valido argomento a supporre palermitano cotesto papiro, il quale per altro sembra più grossolano che quei d'Egitto.

696.Abbes in un diploma del 1164, presso Mongitore, Sacrædomus Mansionis.... Monumenta, cap. V;Habesin un diploma del 1206 presso Pirro,Sicilia Sacra, p. 129, eAudhabes, Avedhabes, oLeudhabesin altri del 1207 e 1211, op. cit., p. 130, 136, con le note del D'Amico. Non occorre di spiegare cheAud, Aved, Leud, sieno trascrizioni della voce arabicaWed, fiume.Abbâsè nome proprio d'uomo.

697.Il nome agevolmente si riconosce nelBulchardi Fazzello, Deca I, libro VIII, cap. 1, e nelSegeballarath, ibid., come un tempo si chiamava, al dir dello stesso autore, la piazza odierna diBallarò. Senza dubbio era corruzione diSûk-Balharâ, “il mercato di Balharâ,” il quale villaggio appunto s'accostava da quel lato alla città.

698.Si vegga il Libro III, cap. I, p. 34 del presente volume.

699.Ghirbâl, “cribrum,” oggi Gabrieli. Il nome arabico potea ben essere il latino del quale ha la significazione.

Fawâra, “polla d'acqua,” oggi La Favara.

Ain-Abi-Sa'îd“fonte di Abu-Sa'îd,” che fu un tempo, al dir d'Ibn-Haukal, governatore del paese. Si vegga il Libro III, cap. VII, p. 157 di questo volume. Il Fazzello trovò nei diplomiAin-Seitim; oggiAnnisinnioDennisinni.

700.GarraffueGarraffeddu, diminutivo siciliano del primo.Gharrâfè aggettivo “abbondante (d'acqua).” Il sito era laguna o padule al tempo d'Ibn-Haukal, giacendo fuor la punta settentrionale del Kasr. E però queste due fonti, o almen la prima, furono scoperte tra il X secolo e la metà del XII, pria che si cominciasse a dileguare il linguaggio arabico.

701.Si potrebbe aggiugnere a questa cagione la mutata o trascurata coltura delle montagne che accresce le piene del torrenti, ma fa menomare le acque perenni. La valle di questo fiume, là dove fa grotta nel sasso, mostra che un tempo il letto dovea essere assai più largo e profondo del presente.

702.Ibn-Scebbât, nellaBiblioteca Arabo-Sicula, testo, p. 210.

703.I fatti delle chiese e moschee di Damasco e di Cordova sono noti a tutti. Sa anche ognuno che nel medio evo principi musulmani onorarono e credettero ecclesiastici cristiani famosi per sapere o pietà o arcana vista dell'avvenire; e similmente principi cristiani i dotti o astrologi musulmani. Secondo l'autorevole testimonianza di Lane,Modern Egyptians, Londra 1837, vol. I, p. 322, i Musulmani e i Giacobiti d'Egitto fan tuttavia fraterno scambio di superstizioni.

704.Ibn-Haukal nomina, 1Bâb-el-Bahr“la porta del mare;” 2Bâb-es-scefâ“la porta della Medicina” così detta da una fonte vicina; 3Bâb-Scian-taghâth“la porta di Sant'Agata;” 4Bab-Rûta“la porta di Rûta” dal nome d'un'altra fonte (Rûtin arabico “fiume” dal persianoRûde si trova il nome in Spagna); 5Bab-er-riâdh“la porta dei giardini” fabbricata in vece di quella, 6, dettaBab-ibn-Korhobdal nome del noto ribelle; 7Bab-el-ebnâ“la porta dei figli;” 8Bab-el-Hadî“la porta del Ferro;” 9 una porta nuova senza nome. La più parte di cotesti nomi si trova nei diplomi del XII secolo, come ho detto nelle annotazioni ad Ibn-Haukal nelJournal Asiatiquee nell'Archivio storico italiano.

705.La porta dei Patitelli fa demolita nel 1564, e andò a male la iscrizione che vi si vedea al tempo di Fazzello, il quale errò, credo io, a supporla diversa dalla Bebilbachal (Bab-el-Bahr) di cui avea trovato il nome nelle scritture antiche. La torricciuola vicina che si addimandava di Baich, divenuta, di minaretto di moschea, abitazione d'un cittadino, fu intaccata dal lato occidentale nel 1534 per farvi certe ristaurazioni; e si cominciò allora a dislocare le pietre nelle quali correa l'iscrizione in unica linea al sommo dell'edifizio; se non che Fazzello, accorse, gridò, le fece rimettere, e copiò fedelmente, ma confusi, ed alcun capovolto, i gruppi di tre quattro lettere, ch'erano intagliati in ciascuna pietra. Ei pubblicò il disegno, in picciolo, nella sua Storia, deca I, lib. VIII, cap. I, credendo serbare il testo caldaico scritto poco dopo il Diluvio. Nel 1564, il vicerè spagnuolo che prolungò il Cassaro e gli diè il nome di Toledo, abbattè senza riguardo la torricciuola; ma per le cure dell'erudito Marco Antonio Martinez si trasportò la più parte delle pietre scolpite nel palagio di città, e se ne trassero i disegni: ottantaquattro pietre, delle quali mancavano ventuna. Così rimase la iscrizione, a un di presso ordinata al modo d'un lungo rigo di caratteri da stampa che sian caduti a terra e un analfabeta li abbia rimessi insieme in cinque o sei linee, dopo averne gittate via la quarta parte. Così la pubblicò due secoli appresso, per la prima volta, il Torremuzza (Siciliæ etc. Inscriptionum, 2ª edizione) e indi il Di Gregorio (Rerum Arabicarum) e il Morso (Palermo Antico). L'Assemanni accertò la natura dei caratteri; ma pochi ne lesse. Il Tychsen vi ritrovò una cifra cronologica e il frammento d'un versetto del Corano. Io ve n'ho letto un altro; è il resto M. Reinaud; il quale, com'io lo consultai su la mia lezione, la confermò, e incontanente la proseguì. Ecco la traduzione della data e dei versetti, nella quale il carattere corsivo mostra le parole che si è arrivato ad accozzare. Accenno le linee secondo la copia di Martinez:

Linea 3.Trecento, — Tychsen; aggiugnendo con dubbiotrentuno. Mi parrebbe più tosto, ma non lo affermo,sessanta.

Linea 4. (Corano, sur. XXIV, v. 36.) in edifizii [i quali] permesseDio che fossero innalzati.

Linee 5, 6, 7, 8, 9: e che siricordasse in quelli il suo nome, lodan lui mattino e sera(v. 37)uomini[cui]non distoglie traffico nè vendita dal ricordare Dio, far la preghiera epagar la limosina; tementiquel giorno in cui saranno confusi icuori e le viste. — Reinaud.

Linea 12. (Sur. II, v. 256.)Non[v'ha]Dio se non Lui, il Vivente, il Sempiterno. — Tychsen.

Varie parole delle linee 4, 6, 7, 8, di Martinez rispondono alle linee 6, 7, 8, 9 di Fazzello; e mostrano viemeglio quanto i disegni di questo storico sieno più esatti che quelli del Martinez.

706.In numeri tondi, i beccai, i loro garzoni, gli impiegati nei macelli, e i venditori di interiora, con le famiglie, ragionate a cinque teste per casa, sommavano nel 1844 a 2000. La popolazione era circa 200,000. Ma la cifra di 700,000 che avremmo con tal proporzione nel 972 dèe scemarsi per le cause seguenti: 1º la istituzione dei macelli pubblici, che diminuisce oggi il bisogno di molte braccia; 2º la maggiore consumazione di carne da supporsi nella capitale della Sicilia musulmana, mentre le classi meno agiate, nelle presenti condizioni lagrimevoli della città, mangian carne poco o punto; 3º i giorni di magro ai quali non erano astretti i Musulmani; 4º la poligamia, la quale, se a lungo andare fa più mal che bene, pure in un periodo di ricchezza crescente poteva aumentare la proporzione da 5 a 6 o 7 a famiglia, però dare minor numero di capi di casa ossia minor numero di botteghe a numero uguale d'individui. Per queste considerazioni pongo che il numero d'anime dell'arte, stesse al numero d'anime della città come uno a cinquanta, non come uno a cento ch'è in oggi; e metto in conto dalle 5 teste a famiglia anche i bambini lattanti che Ibn-Haukal di certo non vide nelle 32 file (i numeri sono scritti non già accennati in cifre) di circa 200 persone ciascuna, che assisteano alla preghiera. Se dunque pecca il mio computo, non è di eccesso. L'area dell'abitato, che ha guadagnato un poco su le acque e perduto molto dentro terra, conferma tal giudizio. Debbo avvertire che nelle note alle due versioni italiana e francese, posi la popolazione di Palermo 170,000 anime. Il censimento che si fe poco appresso la mostrò molto maggiore, e così l'ho corretto a dugentomila.

707.Gayangos nelle note a Makkari,Mohammedan Dynasties in Spain, tomo I, p. 492.

708.D'Ohsson nel XVIII secolo contava più di 200 moschee nell'ambito di Costantinopoli e 300 nei subborghi, aggiugnendo che non ve ne fossero più nelle case dei nobili: quello appunto che faceva il gran numero delle Moschee in Palermo.Tableau général de l'empire ottoman, tomo II, p. 453, seg., edizione di Parigi 1788, in-8.

709.Questo è il significato della vocewethâiki, che si legge trascritta altrimenti e non tradotta nelle mie due versioni francese ed italiana. Si vegga Hagi-Khalfa, ediz. Flüegel, VI, p. 423. N. 14, 174.

710.Ei le narrava, ma Iakût le troncò in questo passo del testo che ci ha conservato.

711.I medici arabi del medio evo credono fermamente che la cipolla offenda il cerebro a chi se ne cibi. Iakût, nelMo'gem-el-Boldân, Biblioteca Arabo-Sicula, cap. XI, p. 107 del testo, mette per comento a questo passo d'Ibn-Haukal l'estratto d'un libro arabico di medicina, ove si spiega appunto con l'indebolimento del cervello e dei sensi, il fatto che bevendo acqua salmastra dopo aver mangiato cipolle, uom non senta il mal sapore dell'acqua.

712.L'opera anonima intitolataGeografia, compilata di certo nel X secolo ma interpolata appresso, cava da Ibn-Haukal alcune notizie su la Sicilia, e aggiugne che i cittadini di Palermo si segnalassero su tutti i popoli vicini per eleganza di arredi e di vestimenta e urbanità nel tratto ec. Ma è dubbio se la fonte di questo passo sia del X secolo ovvero dei due seguenti. Il testo si legge nellaBiblioteca Arabo-Sicula, cap. V, p. 12 e 13.

713.Ibn-Haukal,Geografia, MS. di Leyde, p. 69, e fog. 97 della copia di Parigi, Suppl. Arabe, 885.

714.Op. cit., p. 71 del MS. di Leyde e fog. 98 verso della copia di Parigi.

715.Del 962. Otone andò a Pisa, ove rimasero alcuni nobili tedeschi: Sardo,Cronaca Pisana, nell'Archivio Storico italiano, tomo VI, parte II, p. 75. Del 971 furono in Calabria i Pisani: Marangone,Cronaca Pisana, nello stesso volume dell'Archivio, p. 4, ovvero nel 969 secondo laChronica Pisana, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo VI, p. 107, seg.

716.Si confrontino, la Cronica anonima Salernitana presso Pertz,Scriptores, tomo III, p. 554, che non porta date precise, e Lupo Protospatario, presso Pertz,Scriptores, tomo V, p. 55, anno 969, dove il passaggio d'Otone in Calabria è riferito all'ottobre dello stesso anno in cui fu una ecclisse di sole in dicembre. Lo stesso troviamo negliAnnales Casinatenses, Pertz,Scriptores, III, 171. L'ecclisse seguì il 22 dic. 968. Romualdo Salernitano autore del XII secolo dà i medesimi fatti con qualche divario presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo V, anno 967.

717.Si vegga Muratori,Annali d'Italia, 968 a 970.

718.Chronica Sancti Benedicti, presso Pertz,Scriptores, III, p. 209, nel cenno su Landolfo l'Ardito che cominciò a regnare il 958 (si corregga 968).

719.Lupo Protospatario, presso Pertz,Scriptores, tomo V, p. 55. Ei dà il titolo diCaytus(Kaîd) a questo Bucoboli, forse Abu-Kabâil, con 40,000 Saraceni, o secondo altri MS. 14,000. Atto avea secondo alcuni MS. 60,000 uomini. Queste cifre non sono da attendere nè punto nè poco; e certo si tratta d'una piccola schiera, poichè non fan memoria di questa impresa gli annali musulmani d'Affrica nè di Sicilia. Si vegga anche De Meo,Annali di Napoli, tomo VI, p. 90, il quale s'affatica a mostrare che questa battaglia seguisse il 973. Lascio indietro le fazioni di Saraceni in Calabria interpolate nella Cronica della Cava, edizione del Pratilli, anni 970, 973.

720.Chronicon Salernitanum, presso Pertz,Scriptores, tomo III, p. 556, anno 970. Si vegga anche Le Beau,Histoire du Bas Empire, lib. LXXV, § 51.

721.I Fatemiti sul fine del 974 e il principio del 975 presero Tripoli di Sira e Beirût, cacciati i presidii bizantini. Si vegga Quatremère,Vie de Moezz, estratto dalJournal Asiatique, p. 126 e 128. L'ambasciatore Niccolò era tornato a corte di Moezz poco avanti la costui morte, ma si è visto già come gli parlava.

722.Lupo Protospatario, anno 975, presso Pertz,Scriptores, tomo V, p. 55.

723.Vita di San Nilo il giovane, testo greco e versione latina di Giovan Matteo Caryophilo, Roma 1624, in-4, p. 112, seg. Questo Niceforo, che primo e solo ebbe titolo di μάγιστρος in Calabria si dice mandato dai piiimperatori, e però da Basilio e Costantino, e dopo la morte di Zimisce. D'altronde la data s'adatta alla età che avea allora San Nilo, la cui vita l'agiografo tratta con ordine cronologico; e gli avvenimenti mostrano che dal 963 sino alla fine del secolo i Bizantini non poteano avere il ticchio di assalir la Sicilia che nel 976.

724.In Ibn-el-Athîr, solo che dia il fatto, si leggeb”r bûla. Ciò mi fece pensare a Paola di Calabria; e sì proposi questa lezione nellaBiblioteca Arabo-Sicula, p. 268 del testo. Poscia ho considerato che la prima voce sia da leggerebarr“terra,” però la secondabûlia, ossia Puglia, aggiugnendo una lettera dopo lal. A ciò mi conduce anche la fazione di Gravina.

725.Si riscontrino: Ibn-el-Athîr, anno 365; MS. A, tomo III, fog. 9 verso; MS. B, pag. 375; MS. C, tomo V, fog. 16 recto ec.; Abulfeda,Annales Moslemici, 365, tomo II, p. 524, ed Hagi-Khalfa,Cronologia, versione italiana del Carli, p. 65. Dei MS. Ibn-el-Athîr, B, ha con le vocaliKosenta; gli altri e Abulfeda non pongono vocali e sbagliano i punti diacritici. L'altra città è scrittaGelwain B, e nell'autografo d'Abulfeda, MS. della Biblioteca di Parigi, Suppl. Arabe, 750, fog. 163 verso; degli altri MS. dei due annalisti, quale ha G“lwa, quale H“lwa. Lo scambio tra lawe larche si vede sovente nei MS. arabi sopratutto in caratteri affricani, ci dà animo a leggere Cellara: chè lagarabica risponde alla nostrac, e la doppialnon si dovea scrivere ma accennare soltanto con un segno ortografico. Cellara è picciol comune dell'odierno distretto di Cosenza tra questa città e Rogliano. In ogni modo non si può assentire a M. Des Vergers la lezione Caltagirone ch'ei vien proponendo nel dare questo squarcio d'Ibn-el-Athîr, in nota a Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 175.

Marco Dobelio Citerone nella versione di Scehab-ed-dîn-'Omari, o alcuni degli eruditi siciliani che la stamparono, lessero in vece diCosenza, Catania; e in vece diGelwa, Avola. Indi il Wenrich,Commentarii, lib. I, cap. XV, § 131, a supporre una rivoluzione in Catania ed Avola di Sicilia. Ma nè il testo di Abulfeda copiato da Scehad-ed-dîn, nè il complesso dei fatti permettono questo supposto, tanto meno perdonabile quanto il Martorana, tomo I, p. 225, nota 155, avea mostrato la dritta strada.

726.Si riscontrino Lupo Protospatario, anno 976, e Romualdo Salernitano, stesso anno, nei citati volumi di Pertz e Muratori.

727.Ibn-el-Athîr e Abulfeda, ll. cc.

728.Si riscontrino Ibn-el-Athîr, l. c., e Nowairi presso il Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 19.

729.Ibn-el-Athîr, l. c.

730.Abulfeda,Annales Moslemici, tomo II, p. 450, sotto l'anno 336, trascrivendo Ibn-Sceddâd. Perciò si deve intendere del XII secolo. Risponderebbe per avventura al significato diMonakh-el-Bakaril nome di Vaccarizzo nella Calabria citeriore, distretto di Rossano. Ma v'ha Bova, Bovino e tante appellazioni della stessa etimologia nel regno di Napoli, che non si può fare conghiettura ben fondata. Lo stesso si dica del nome topografico: Le Torri.

731.Ibn-el-Athîr, l. c.

732.Si riscontrino Lupo Protospatario, anno 977, e Romualdo Salernitano, 976, nei citati volumi di Pertz e Muratori.

733.Il fatto è nel solo Ibn-el-Athîr, e in tutti i MS. questo nome è quasi senza punti diacritici. M. Des Vergers nella nota che citai propone di leggere Gravina. Ma v'ha la differenza del tempo e del luogo, poichè Gravina fu assalita il 976 e giace in Puglia. Oltre a ciò si dovrebbe mutare di forma qualche lettera. LeggendoGaripolinon aggiungo altro che i punti diacritici, e posso ben supporre che i Musulmani del X secolo pronunziassero in questo modo Gallipoli, come i Siciliani d'oggidì. Va avvertito qui che si potrebbe trattare per avventura d'un casale presso Catanzaro chiamato Garopoli nel XVIII secolo. Veggasi Sacco,Dizionario geografico del regno di Napoli, Napoli, 1795-6, in-8.

734.Ibn-el-Athîr e Abulfeda, ll. cc.

735.Nowairi, l. c., novera cinque imprese d'Abu-l-Kâsem in Terraferma, delle quali l'ultima il 372, e la prima il 365.

736.Vita citata di San Nilo il giovane, p. 4. Il testo ha φυλακτὰ ed ἐξορκισμούς.

737.Il De Meo,Annali di Napoli, tomo V, p. 257, anno 938, spiega che il monistero di San Nazario, poi detto di San Filareto, ad un miglio da Seminara e sei da Palma, apparteneva allo stato di Salerno e quel di San Mercurio ai Bizantini.

738.Vita di San Nilo, pag. 5 a 37.

739.Op. cit., passim.

740.Vita di Sant'Adalberto,Acta Sanctorum, 23 aprile.

741.Vita di San Nilo, p. 124 a 155, e si confrontin le citate agiografie di Sant'Adalberto.

742.Op. cit., p. 63.

743.Op. cit., p. 88, seg.

744.Si vegga il presente volume, p. 171-172, Libro III, cap. VIII.

745.φακιόλια.

746.Vita di San Nilo, p. 54.

747.Op. cit., p. 117, 118.

748.Op. cit., p. 123.

749.Op. cit., p. 120.

750.ἑκατὸν χρυσίνων.

751.νοτάριον.

752.È versione litterale della voce arabica walî “eletto, amico, santo ec.”

753.σημεῖον “segno,” probabilmente l''alâma, ossia motto e titolo scritto da un segnatario a capo dei dispacci, che tenea luogo della soscrizione nostra.

754.Op. cit., p. 120.

755.Metterò le citazioni alla fin del fatto, e qui le accennerò soltanto. La data della venuta a Benevento e Salerno si trova nellaCronica di Santa Sofiae la confermano i diplomi citati dal Muratori negliAnnali.

756.Ditmar.

757.Annali di San Gallo.

758.Ibn-el-Athîr.

759.E senza ciò Abu-l-Kâsem non passava in Calabria a rischio di far unire a' suoi danni le genti d'Otone e i Bizantini.

760.Ditmar. GliAnnales Lobiensespresso Pertz,Scriptores, tomo I, p. 211, dicono nel 982 che Otone celebrò il Natale a Salerno e la Pasqua a Taranto. La data si vede anco dai diplomi citati dal De Meo. Secondo gliAnnali di San Gallo, Otone volea occupare l'Italia fino almare Siculum et portum Traspitam(var.Traversus) che potrebbe essere falsa lezione di Taranto. E Taranto si dèe correggere, o Rossano, il nome che Ibn-el-Athîr scrive Mileto, e Ibn-Khaldûn Rametta.

761.Si veggano i nomi alla fine del racconto.

762.Ibn-el-Athîr.

763.Ditmar.Quos primo infra urbem quondam clausos fugavit devictos, postque eosdem in campo ordinato fortiter adiensetc. Il riscontro con Ibn-el-Athîr mostra che la prima fu avvisaglia contro una picciola schiera e la seconda giusta giornata contro l'esercito.

764.Ibn-el-Athîr. Aggiungo io Rossano perchè quivi era rimasta la imperatrice e la corte quando Otone si messe a inseguire Abu-l-Kâsem.

765.Ibn-el-Athîr. Ditmar dice similmente di avvisi dati ad Otone dagli esploratori.

766.Secondo Ibn-el-Athîr il venti di moharrem che risponde col conto astronomico al 14 e col civile al 15. Ditmar,tertio idus julii, cioè il 13; le necrologie date da Pertz,Scriptores, tomo III, p. 765, nota 59, hannosecundo idus julii e idibus julii; e Lambertoidibus julii, cioè il 14 e il 15.

767.Presso il mare, secondo tutti. Lupo Protospatario ha nei varii MS. Cotruna, Columnæ, Colupna etc.; Romualdo Salernitano dice Stilo, alla qual voce greca risponde Colonna. Mi appiglio a questa tradizione perchè Rossano giace a 45 miglia da Cotrone. Il campo di battaglia dovette essere assai più lontano, secondo i particolari della ritirata d'Abu-l-Kâsem e della fuga di Otone.

768.Annali di San Gallo.

769.Ibn-el-Athîr.

770.Ibn-el-Athîr. La morte diBulcassimusè ricordata da Lupo Protospatario.

771.Ditmar, come Ibn-el-Athîr, dice vinta la battaglia dalla schiera sbaragliata che si rannodò. GliAnnali di San Galloricorrono al trovato antichissimo d'un agguato e delle miriadi di nemici che ne sbucassero.

772.Ibn-el-Athîr. Il MS. di Lupo Protospatario aggiugne un zero alla cifra dei morti e la raggira all'esercito siciliano.

773.Annali di San Gallo.

774.Si confrontinoChronicon Sancti Benedicti, presso Pertz,Scriptores, III, p. 209, e Leone d'Ostia, lib. II, cap. 9.

775.Lamberti Annales, Annales Ottemburani.

776.Si confrontino Ditmar, Lamberto e le croniche minori presso Pertz,Scriptores, III, p. 124, 143, e le necrologie citate quivi a p. 765, nota 59.

777.Ditmar.

778.Ibn-el-Athîr, il quale dice che il caval d'Otone si fermò, senza far menzione del mare. Ma Ditmar scrive che Otone si gittò a nuoto col cavallo del giudeo.

779.Ditmar.

780.Ibn-el-Athîr. Il nome dato da Ditmar farebbe supporre questo giudeo calabrese o pugliese, parteggiante contro i Greci dei quali parlava probabilmente la lingua.

781.Ditmar dice:ab Heinrico milite ejus qui szlavonice zolunta vocatur agnitus intromittitur. Più sotto parlando dello stesso lo chiamabinomius. Però lo credo schiavone.

782.Ditmar:et perdiu et pernox ad condictum pertingere locum properavit. Sembra almeno una intera giornata. Giovanni Diacono di Venezia dice che Otone fu ritenuto su la nave tre giorni.

783.GliAnnali di San Gallodanno la somma del fatto, dicendo che Otone “a mala pena scampò in nave ad un castello de' suoi.”

784.Arnolfo, Giovanni Diacono di Venezia, dice espressamente che si salvò sa due Zalandriæ greche.

785.Hermanno Contratto, Sigeberto, ec.

786.Pratilli, nelle Interpolazioni alla Cronaca della Cava.

787.Muratori,Annali d'Italia; e Saint-Marc,Abregé chronologique de l'histoire d'Italie.

788.Ibn-el-Athîr.

789.Ditmar. Si veggano in Muratori,Annali, le leggi promulgate in questa dieta. Sul soggiorno a Capua si riscontri il De Meo.

790.Annali di San Gallo, Arnolfo.

791.Le autorità arabiche sono: Ibn-el-Athîr, anno 371, MS. A, tomo III, p. 33 recto; il compendio che ne fa Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 173, 174; e i cenni di Abulfeda,Annales Mosl., anno 336, tomo, II, p. 446, seg.;Baiântesto, tomo I, p. 248, anno 372; Nowairi, presso Di Gregorio, op. cit., p. 20; Ibn-abi-Dinâr, MS. di Parigi, fog. 38 recto; Hagi Khalfa,Cronologia, versione del Carli, anno 372, p. 66. Notisi che Ibn-el-Athîr e Ibn-Khaldûn chiamano l'imperatore franco, in vece di Otone,Berdwîl, dal nome di Baldovino che suonò tanto nelle Crociate.

Le autorità latine: Theitmari,Chronicon, lib. III, cap. 12, presso Pertz,Scriptores, tomo III, p. 765, 766 (Ditmar dei conti di Waldeck, vescovo di Mersebourg, nacque il 976 e morì il 1018);Annales Sangallenses Majores, presso Pertz, op. cit., tomo I, p. 80 (l'autore di questa parte dice aver veduto tornare varii prigioni riscattati); Joannis Diaconi,Chronicon Venetum, presso Pertz, op. cit., tomo VII, p. 27 (l'autore finì di scrivere il 1008); RichariHistoriarum, presso Pertz, op. cit., t. III, p. 561 (l'autore scrisse tra il 996 e il 998, ma fa un brevissimo cenno); Lamberti,Annales, presso Pertz, op. cit., tomo III, p. 65 (l'autore visse alla metà dell'XI secolo); Herimanni Aug.,Chronicon, presso Pertz, op. cit., tomo V, p. 117. (Ermanno Contratto, come fu soprannominato, nacque il 1013, morì il 1054.) A queste croniche vanno aggiunti i cenni di altre minori presso Pertz, op. cit., tomo I, p. 211, 242; III, p. 5, 64, 124, 143; V, p. 4. Dei cronisti latini d'Italia dell'XI e XII secolo, Lupo Protospatario, e l'anonimo di Bari, presso Pertz, op. cit., tomo V, p. 55, dicono meramente che Otone combattè con Bulcassimo re dei Saraceni, il 981, e l'uccise e vi perirono 40,000 uomini; Amato,L'Ystoire de li Normant, lib. VI, cap. 22, ricorda per le generali la sconfitta di Otone; Leone d'Ostia, lib. II, cap. 9, presso Pertz, op. cit., tomo VII, p. 635, ne dice breve ed esatto; e più largamente Arnolfo,Gesta Episcopor. Mediol., presso Pertz, op. cit., tomo VIII, p. 9. In fine Romualdo Salernitano, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo V, anno 981, squadernò nella seconda metà del XII secolo che Otone vinse a Stilo e poi prese Reggio.

Il Pratilli nelle interpolazioni alla Cronica della Cava, tomo IV della sua raccolta, pose una lunga favola su questa impresa nel 982; ed un'altra nel tomo III nella Cronica dei Duchi di Napoli, anno 981, fingendo una battaglia navale a Malta.

Queste sono le autorità tra buone e triste; nè ho pur notato tutte le compilazioni dall'XI secolo in poi. Tra i compilatori assai male rabberciò cotesta guerra di Otone II il Sigonio,Historia de Regno Italico, lib. VII, il quale suppose una prima vittoria del 981, ed una sconfitta del 982 alla città di Basentello in Calabria; dove da un lato combattessero Greci e Saraceni; e dall'altro lato i Romani e i Beneventani per vendetta abbandonassero Otone. Questi due fatti li imaginò; e si capisce. Ma non so in quale istoria o geografia abbia trovato Basentello. Il Basente, il quale forse diè luogo all'errore, è grosso fiume di Basilicata che sbocca nel golfo di Taranto, tra la città di questo nome e Rossano. Il Muratori cominciò a raddrizzare così fatti errori negliAnnali d'Italia, 982, e il De Meo,Annali del Regno di Napoli,tomo VI, p. 158, seg., 171, 174, seg., notò molte utili date. Nondimeno l'errore è durato dopo la correzione; e fin oggi si vanno ricantando le due giornate, la fuga dei Greci al primo scontro della seconda battaglia e il nome di Basentello.

792.Ibn-el-Athîr, e Ibn-Khaldûn, ll. cc.

793.Abulfeda, e Ibn-Abi-Dinâr, ll. cc.

794.Nowairi, l. c.

795.Ibn-Khaldûn, l. c.

796.Si vegga per questo Mohammed il Cap. V del presente libro, p. 291.

797.Abulfeda, l. c. È mio il supposto dei richiami dei Siciliani in Egitto. Abulfeda non ne fa motto; ma Ibn-Khaldûn dice di più, come si è potuto vedere.

798.Si riscontrino: Abulfeda, Nowairi, Ibn-Khaldûn e Ibn-abi-Dinâr, ll. cc. La morte di Abd-Allah e successione del figlio si legge anche nelBaiân, testo, tomo I, p. 254.

799.Si confrontino: Iehîa-ibn-Sa'îd, MS. di Parigi, Ancien Fonds, 131, A, p. 138, seg.; Ibn-el-Athîr, MS. C, tomo V, fog. 33 recto, anno 386, e le autorità citate da M. De Sacy,Chréstomathie Arabe, 2ª ediz., tomo I, p. 137, 138, edExposé de la Religion des Druses, p. CCLXXXIII, seg. La corte fatemita par che fino allora non avesse dato di somiglianti titoli onorifici che a Bolukkin, vicario d'Affrica. Si vegga Ibn-el-Athîr, citato qui innanzi a p. 288, e Ibn-Khaldûn,Histoire des Berbères, versione, tomo II, p. 10.

800.Abulfeda,Annales Moslemici, anno 336, tomo II, p. 450, il quale trascrive Ibn-Sceddâd, e questi probabilmente alcun più antico cronista.

801.Nowairi e Ibn-Khaldûn; ll. cc.

802.Baiân, testo, tomo I, p. 254.

803.Nowairi presso Di Gregorio, op. cit., p. 20.

804.Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, versione, p. 178.

805.Nakl son le frutta secche e i confetti che gli orientali sogliono mangiare centellando col vino.

806.Sâheb-es-sciorta. Si vegga il Lib. III, cap. I, p. 9 di questo volume.

807.Dico così, perchè cercando di chi fossero cotesti due emistichii, li ho trovati in Motenebbi, entrambi in unaKasidaindirizzata a Bedr-ibn-'Ammâr. Si vegga il diwano coi comentarii, MS. della Biblioteca di Parigi Suppl. Arabe, 1485, fog. 448 recto. Motenebbi, che suona ilprofetastro, chiamato così per aver voluto fare il profeta, è dei più celebri poeti arabi ai tempi dell'islamismo. Morì il 351 (965).

808.Robâ'i. Altri MS. hannodinâr. Ilrebâ'iè ricordato come moneta corrente in Sicilia nel XII secolo, e valeva un quarto didinârd'oro; al qual proposito si vegga il testo d'Ibn-Giobair, edizione di Wright, p. 329, 335, e la nota dell'editore a p. 23 della Introduzione.

809.Si confrontino: Ibn-Khallikân, edizione del Wüstenfeld, fasc. X, p. 28; e ilMesâlik-el-absâr, MS. di Parigi, Ancien Fonds, 1372, fog. 120 verso.

810.Il testo nol dice, ma lo sappiamo d'altronde, come si dirà a suo luogo.

811.Ciò si dee supporre dal fatto stesso, ancorchè non si legga nel testo.

812.Montezeh, luogo di diletto, casino, villa, talvolta loggia. Il nome di Gia'far mi fa pensare al casino reale dei Normanni detto della Favara o di Maredolce, presso Palermo; il quale par che fosse chiamato dai MusulmaniKasr-Gia'farfino ai tempi di Guglielmo il Buono. Si vegga Ibn-Giobair, nelJournal Asiatique, serie III, tomo VII (1846), p. 76.


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