180.Paulus Diaconus, lib. V, cap. 13, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tom. I, parte I, p. 481; Anastasius Bibliothecarius, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tom. III, p. 141; Johannes Diaconus,Chronicon, etc., presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tom. I, parte II, p. 305. La seconda impresa dei Musulmani, in Affrica è raccontata da Paolo dopo questa di Sicilia nel lib. VI, cap. 10. Da coteste autorità cristiane, o per dir meglio dall'unica tradizione che ripetono questi e altri cronisti, si sa che l'armata musulmana venisse d'Alessandria, dopo la partenza di Costantino Pogonato da Siracusa, che tornerebbe alla state o autunno del 669.Le autorità musulmane sono citate di sopra (p. 84, nota 4, e p. 85, nota 1). Tra quelle il soloBaiânassegna una data a questa scorreria, e la fa supporre mossa d'Affrica, per comando di Mo'âwia-ibn-Hodeig che guerreggiasse in quella provincia. La data è del 46 (666-7), nè si deve esitare a correggerla secondo i Cristiani; poichè que' preziosi simulacri ci fan fede della identità della impresa. Replico che il diligentissimo Ibn-el-Athîr non fa molto di que' primi assalti sopra la Sicilia. Trovo soltanto ne' suoi annali, MS. C, tom. III, fog. 42 verso, sotto l'anno 49 (8 febb. 669, a 27 gennaio 670): “Quest'anno seguì la fazione marittima d'inverno alla quale andò O'kba-ibn-Nafi' con la gente d'Egitto.”Debbo qui avvertire che il Rampoldi,Annali musulmani, tom. III, sotto il 668 porta la impresa di Abd-Allah-ibn-Kais, citando Nowairi, e aggiugnendo di capo suo che i Musulmani sbarcassero al capo Pachino. Poi sotto il 673, e come per lo più gli avviene senza citare alcuna autorità, narra il saccheggio delle campagne di Siracusa “per una divisione della gran flotta di Mohammed Ibn Abdallah,” ch'ei nell'anno precedente avea detto uscita “di Siria e d'Egitto” a far preda sul mare Egeo. Suppongo che il Rampoldi abbia veduto questo fatto in qualche moderna compilazione, come credo, persiana, chè non suole egli attingere ad altre sorgenti che a queste o a libri stampati in Europa; e forte sospetto che si tratti della medesima scorreria del 669, portata quattr'anni appresso per errore di cronologia. Han seguíto il Rampoldi, Martorana,Notizie storicheec., tom. I, p. 29, citandolo, e Wenrich,Commentariietc., lib. I, cap. 2, § 42, senza citare nè l'uno nè l'altro; e peggio, mettendo insieme questa impresa con una seguíta mezzo secolo appresso, e gittandole entrambe su le spalle del Nowairi, che parla soltanto della seconda.181.Della leggenda di San Placido vi ha due compilazioni, fatte entrambe nel XII secolo sotto gli auspicii dell'Abate di Monte Cassino. L'una va sotto il nome del prete Stefano Aniciese, il quale finse di tradurre un testo greco, che, com'è naturale, non si trova; recato, diceasi, da Costantinopoli da un vecchio centenario che capitò a Salerno il 1115, e su le prime fu ributtato dai monaci Cassinesi, o ne fecero le viste. L'altra è di Pietro Diacono, monaco Cassinese, continuatore, come ognun sa, della cronica di Leone d'Ostia, compilatore delle vite degli illustri Cassinesi, e uomo erudito, che fu il principale autore o strumento della impostura di cui trattiamo. Costui dice che per comando dell'Abate ei si fe' a ripulire e racconciare la narrazione, e in fatto v'aggiunse i due episodii del 669 e 905. Leggonsi le due compilazioni presso il Gaetani,Vitæ Sanctorum Siculorum, tom. I, p. 172 a 184, con leAnimadversiones, p. 145 a 157, dove a p. 157 si trova per tenore il breve di Sisto V. Lo scrittore del breve tradisce un po' il segreto, noverando il rinvenimento delle reliquie di San Placido e Compagni tra le grazie di Dio,quæ his calamitosis et truculentis temporibus christiano populo in dies largitur. Il Gaetani e altri han cercato di rattoppare i casi di San Placido e di Mamuca, dicendo che i corsari sbarcati a Messina forse erano Vandali, Goti, Avari ec. Resterebbe a provare come il principe di questi Barbari germanici o finnici si chiamasse in purissimo linguaggio arabo Abd-Allah.I supposti documenti si trovano presso il Di Giovanni,Codex Siciliæ Diplomaticus, p. 374, seg., sotto i numeri 11 a 20 e 22, 23, 26, 27, dei diplomi posti in appendice come dubbii o falsi. Il giudizio del Di Giovanni si vegga nelle note ai detti documenti, e segnatamente a p. 378; que' del Baronio e del Pagi negliAnnales Ecclesiasticidel primo, anno 541, § 27, 28, 29, e § 8 della Critica, an. 669, § 4; quello del Mabillon negliAnnales Ordinis Sancti Benedicti, lib. XV, § 73.182.Veggasi qui pag. 121, nota 1.183.Ibn-Khaldûn, MSS. di Parigi, Suppl. Arabe, 742 quinquies, tom. II, fol. 180 recto, dicendo della vera o supposta migrazione delle tribù berbere in Affrica ove dominavano i Romani, e come gliAfârikdivennero tributarii dei Berberi, aggiugne “Gli Afârik erano come servitorame e preda dei Romani.” Da ciò si comprende appunto quale popolazione gli Arabi designassero col nome Afârik o Afârika. Il fatto che mutando padroni fossero divenuti vassalli dei Berberi, fu vero in molti luoghi duranti le lotte dei Berberi contro i Romani e i Bizantini. Veggasi anche Ibn-Abd-el-Hakem presso De Slane,Histoire des Berbères par Ibn-Khaldoun, tom. I, p. 301, in appendice; Bekri,Notices et extraits des MSS.etc., tom. XII, p. 511; e ilBaiân, p. 23.184.Prova anche questa opinione una favola che leggiamo nelRiadh-en-nofûs, MS., fol. 2 recto, cioè che un Abd-Allah-ibn-Ziâdh-ibn-An'am asseriva aver visto a Cartagine un sepolcro sul quale era scritto in caratteri himiariti: “Io fui Abd-Allah-ibn-Arâsci inviato dall'apostolo di Dio Sâlih al popolo di questa città per chiamarlo alla vera fede: chè io loro arrecava la luce; essi iniquamente mi uccisero; e appartiene a Dio la vendetta.”185.Su la origine dei Berberi e del nome loro mi riferisco alle testimonianze degli autori dell'antichità e arabi, e alle opinioni moderne che si ritraggono dai seguenti libri: Ibn-abi-Dinâr (detto nella versione francese el-Kaïrouani),Histoire de l'Afrique, p. 22, 28, con le pregevoli note di M. Pelletier; Leone Africano, presso Ramusio,Navigatione et Viaggi, p. 2; De Guignes, nella raccoltaNotices et extraits des MSS., tom. II, p. 152; Pococke,Specimen historiæ Arabum, p. 56; Gibbon,Decline and fall, cap. LI, nota 162; Reinaud,Invasions des Sarrazins en France, pag. 2, 3, 243; Castiglione,Mémoire géographique et numismatique sur l'Afrikia, p. 83, e 94 e seg.; De Slane,Ibn Khallikan's Biographical Dictionary, tom. I, p. 35; Ibn-Khaldûn, estratti nelJournal Asiatique, série II, tom. II (1828), p. 117, seg., e lo stesso autore nel racconto del primo conquisto di Affrica, MSS. di Parigi, Suppl. arabe, 742 quinquies, tom. II, fog. 180 recto; Caussin,Essai sur l'histoire des Arabes, tom. I, p. 21, 67, 68; Saint-Martin, note a Le Beau,Histoire du Bas Empire, lib. XI, § 29. Si ricordino oltre a ciò i Barbaricini di Sardegna ai tempi di San Gregorio, dei quali si è fatto parola nel cap. I, p. 18, nota 1.186.L'occupazione di Zuâgha, ch'è forse l'antica Sabratha, si ritrae da Tigiani,Journal Asiatique, février-mars 1853, p. 125, con la nota dell'erudito traduttore M. Alphonse Rousseau.187.Il barone Mac-Guckin De Slane,Journal Asiatique, série IV, tom. IV (1844), p. 329, seg. Le autorità da cui si ritraggono le varie narrazioni son citate da lui. Veggansi ancora Ibn-el-Athîr, MS. C., tom. II, fog. 170 recto a 172 verso;Baiân, p. 3, seg., dalle narrazioni dei quali mi persuado che M. De Slane abbia accusato a torto il solo Nowairi ed abbia troppo scemato il merito che torna ad Abd-Allah-ibn-Zobeir.188.Ibn-Abd-Rabbih, MS. di Parigi, tom. II, fol. 161 recto, seg., dà il tenor di questa orazione oKhotba, come la chiamano gli Arabi, in una raccolta di così fatti componimenti; nè veggo alcuna ragione di metterne in forse l'autenticità. Ho aggiunto la vaga parola moneta al numero che scrive l'autore, senza dir se fosse di dirhem, ovvero dinar. Nel primo caso, la taglia posta da' vincitori sarebbe appena arrivata a un milione e mezzo di franchi o lire italiane ragionando il dirhem a 0,60, poichè la somma totale del dividendo torna a 2,500,000. Se poi si trattasse di dinar, contando questa moneta a lire ital. o fr. 14,50 secondo il valore intrinseco dei dinar ben conservati e supposti di oro puro, la somma sarebbe montata a 36 milioni circa. Leggo per conghiettura in questo non buono MS. la parola che ho tradotto “due tanti.” La somma di danaro menzionata nel discorso di Abd-Allah-ibn-Zobeir, sia che si ragioni in dirhem, sia anco in dinar, messa a ragguaglio con le cifre che si danno nel racconto ordinario, presterebbe nuovi argomenti a distrugger ciò che dicono i moderni cronisti. Uno squarcio della detta orazione si legge anche nelRiadh-en-nofûs, MS., fol. 3 verso; ma non arriva che alle parole “fino al tramonto del sole.”189.Nowairi presso De Slane,Histoire des Berbères par Ibn-Khaldoun, tom. I, p. 323 in appendice. I quindici mesi debbono contarsi come principiati nell'anno 26, e terminati nel 27 dell'egira, e però comprendono tutto il 647 dell'era volgare. Ibn-el-Athîr pone il principio dell'impresa nel 26.190.Bekri, nella raccoltaNotices et extraits des MSS., tom. XII, p. 500; Tigiani,Journal Asiatique, août-septembre 1852, p. 80.191.Ibn-Abd-el-Hakem, MS. A, p. 258, narra cotesto ordinamento di Alessandria.192.Ibn-Abd-el-Hakem, op. cit., p. 263, 264. L'autore distingue quattro imprese negli anni 34 (654-5), 40 (660-1), 46 (666-7), e 50 (670), delle quali la penultima capitanata da O'kba-ibn-Nafi', e le altre da Mo'âwia-ibn-Hodeig. Lo stesso si ricava dalRiadh-en-nofûs, MS., fog. 3 verso, e 4 recto, e 9 recto. Quelle date e nomi son confusi negli altri cronisti, cioè Ibn-el-Athîr, MS. C, tom. III, p. 43 verso, seg.; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, trad. di M. Des Vergers, p. 5 e 12;Baiân, p. 8 a 11; Nowairi, presso De Slane, op. cit., p. 327, seg.193.È la notissima voce caravana. I lessicografi arabi la credono di origine persiana e che voglia dire comitiva di viandanti ed esercito. Secondo un rinomato filologo arabo di Sicilia, Ibn-Kattâ', citato da Ibn-Khallikân (Biographical Dictionary, tom. I, p. 35), Kairewân ha il primo di questi significati e Kairuwân il secondo. Ma Beladori e Ibn-Abd-el-Hakem, de' quali ho già parlato, lo adoperano evidentemente nel senso di campo permanente, come è stato notato dal barone De Slane (Journal Asiatique, Série IV, tom. IV, p. 354, 361). Donde pare evidente che tal vocabolo dal nono secolo, quando scrissero que' due cronisti, all'undecimo, quando visse Ibn-Kattâ', era andato in disuso nel significato di alloggiamento e riteneva l'altro soltanto. Forse anco alcune tribù gli davano quel senso e altre no.194.Riadh-en-nofûs, MS., fog. 2 recto.195.Ibn-Koteiba presso Gayangos,The history of the Mohammedan Dynasties in Spain, by Al-Makkari, tom. I, appendice, p.LVI.196.IlRiadh-en-nofûs, MS., fol. 4 recto, parla di due colonne rosse che rimasero nella chiesa di Kamunia fino al tempo di Zladet-Allah (817-838) che le trasportò nella sua novella moschea cattedrale.197.Ibn-el-Athîr, MS. C, tom. III, fog. 43 verso, seg. e 76 recto, seg., sotto gli anni 50 e 62;Riadh-en-nofûs, MS., fog. 4 recto a 5 verso; Baiân, p. 12 segg.; Nowairi, presso De Slane,Histoire des Berbèrespar Ibn Khaldoun, tom. I, p. 327, seg.; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, trad. di M. Des Vergers, p. 10, seg.I quattro primi danno a un dipresso il medesimo racconto; l'ultimo lo scorcia. Ibn-el-Athîr nota che Wâkidi, Tabari e gli scrittori Maghrebini, o vogliam dire Arabi d'Affrica, discordavano intorno le date dei due governi di O'kba; ed ei s'appiglia ai Maghrebini, com'anch'io ho fatto. La gloriosa morte di O'kba che Ibn-el-Athîr narra il 62 (681-2), avvenne il 63, come s'argomenta dalRiadh-en-nofûs, MS., fog. 5 recto, che dice come fuggiti gli Arabi di Kairewân, ch'era stata occupata dal vittorioso Koseila, arrivarono a Damasco il 64, dopo la morte del califo Iezîd.198.Si confrontino:Riadh-en-nofûs, MS., fog. 5 recto e verso, che porta l'impresa nel 69; Ibn-el-Athîr, MS. C, tom. III, fog. 77 recto, sotto l'anno 69 (688-9); Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 23, che porta la data del 67 (686-7);Baiân, p. 18; Nowairi, presso De Slane, op. cit., p. 337-338. Il Rampoldi,Annali Musulmani, tom. II, p. 105, sotto l'anno 685, porta l'assalto dell'armata di Sicilia non a Barca ma a Cartagine, confondendo così due imprese ben distinte.199.Si confrontino:Riadh-en-nofûs, MS., fog. 5 recto a 6 verso; Ibn-el-Athîr, MS. C, tom. IV, p. 18 recto, anno 74; Nowairi, presso De Slane, op. cit., p. 338, seg.;Baiân, p. 18 a 23, sotto l'anno 78; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 24 a 28, che non porta data della prima impresa e assegna alla seconda il 74; Ibn-Khaldûn stesso,Histoire des Berbères, tom. I, p. 198, 208, 213, 214; Tigiani,Journal Asiatique, août-septembre 1852, p. 120, 121; Leone Africano presso Ramusio,Navigatione et viaggi. Ho seguito piuttosto ilRiadhche le altre autorità nel racconto delle due espugnazioni di Cartagine. Trovo nel soloRiadhla divisione delFeie delle terre ai Berberi musulmani. Veggansi anche Theophanes,Chronographia, tom. I, p. 566, 567, (an. 690); NicephoriBreviarium Historicum, p. 44, 45, (anno 696); Pagi, note al Baronio,Ann. Eccl., anno 691 e 696, che segue Nowairi; Le Beau,Histoire du Bas Empire, lib. LXII, § 19, seg.; e Gibbon,Decline and fall, cap. LI, note 157, 158, 159. Gli Arabi discordano tra loro nella cronologia, come s'è visto, e dai Cristiani intorno gli avvenimenti principali. Io ho preso da Ibn-el-Athîr la data della prima impresa di Hassân, e dai Bizantini quella della seconda, che mi pare determinata con sicurezza dalla rivolta dei soldati d'armata tornati di Cartagine, i quali giunti in Cipro, gridarono imperatore Tiberio II. Così i Bizantini sarebbero rimasi padroni di Cartagine, non un anno come dicono gli scrittori loro, ma tutto il tempo che Hassân soggiornò a Barca dopo la sconfitta del fiume Nini.Credo abbia errato il Gibbon supponendo un rinforzo di Visigoti a Cartagine, su la sola testimonianza di Leone Africano, il quale (fog. 72 recto) dice che vi si ridussero “i nobili Romani e iGotti.” Il testo Arabo di Ibn-Khaldûn ci mostra con certezza che Leone tradusse Goti la voceFarangia; e come lo stesso testo porta che iFarangiainsieme coi Rûm furono sottoposti al tributo fondiario quando Hassân ordinò l'azienda pubblica in Affrica, così egli è evidente che non si tratti di soldati stranieri, ma della popolazione germanica rimasta nel paese, cioè dei Vandali.200.Iftitâh-el-Andalus, MS. di Parigi (in appendice a Ibn-Kutîâ), fog. 51 recto. Questo libro, di antico autore anonimo, dice che Musa liberto degli Omeiadi discendea da una famiglia barbara fatta schiava da Khaled-ibn-Walîd. Perciò era oriundo di Siria o Mesopotamia.201.Si confrontino: Ibn-Koteiba, presso Gayangos,The history of the Mohammedan Dynasties in Spain by Al-Makkari, tom. I, pag.LIVaLXVI, in appendice; Ibn-el-Athîr, MS. C, tom. IV, fog. 42 verso, anno 89;Baiân, p. 24 a 28; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, trad. di M. Des Vergers, p. 29, 30; Nowairi, presso De Slane,Histoire des Berbères par Ibn-Khaldoun, tom. I, p. 343, seg., in appendice; Ibn-Scebbât, MS. p. 38, 39; Ibn-abi-Dinar, MS., fog. 6 recto e 14 verso, e trad. p. 14, 57, il quale riferisce con molta diligenza le varie tradizioni su la costruzione dell'arsenale di Tunis. Al dire di Ibn-el-Athîr e di Nowairi, Musa prese il governo d'Affrica l'89 (707-8); ma è più esatta certamente la data del 79 (698-9) che si trova presso Ibn-Koteiba.202.Ibn-Koteiba, presso Gayangos,The history of the Mohammedan Dynasties in Spain by Al-Makkari, tom. I, p.LXXaLXXXVIII; Nowairi, presso De Slane, op. cit., p. 353 seg.; Reinaud,Invasions des Sarrazins en France, p. 4 a 12; Conde,Dominacion de los Arabes en España, parte I, cap. 6 a 19.203.Baiân, p. 35 a 46; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, trad. di M. Des Vergers, p. 31 a 43; Nowairi, presso De Slane, op. cit., p. 356, seg. Ho cavato alcuni particolari su la rivolta di Tanger da Ibn-el-Athîr, MS. C, tom. IV, fog. 82 recto e verso, anno 117, e altri da Ibn-Kutîa, MS. di Parigi, fog. 6 recto e 7 verso.204.Veggasi su questa origine dei Rostemidi Ibn-Khaldûn,Histoire des Berbères, trad. di M. De Slane, tom. I, p. 242, con le note del dotto traduttore.205.Il plurale ègionûd; ma adottando la vocegiund, come ci occorrerà di farlo, useremo sempre il singolare, dicendo al plurale igiund.206.Cap. III, pag. 68.207.Kâidsuona etimologicamenteduxe condottiero. Poi in Spagna divenne titolo di magistrato civile, e in Sicilia di uficio di corte e di nobiltà.208.Ibn-Abd-Rabbih, MS., tom. I, p. 73.209.Nowairi, presso De Slane, op. cit., pag. 363, 364; e ancora in nota a Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, trad. di M. Des Vergers, p. 39, seg.210.IlBaiân, p. 68, dice che Iezîd-ibn-Hâtem (771) ordinò i mercati del Kairewân, dando un luogo separato ad ogni arte. Sappiamo d'altronde che ciascun'arte presso i Musulmani facea corporazione, avea moschea propria e componea società di assicurazione per le pene pecuniarie.211.Questi fatti ricorrono a ogni momento nelle cronache dell'Affrica dal 740 in poi, presso Ibn-Khaldûn, Nowairi, nelBaiân, ec.212.Biscir-Ibn-Sefwân della tribù di Kelb, e però di schiatta himiarita, preposto all'Affrica e alla Spagna l'anno 721, avea pieno quei governi di uomini suoi, che furono aspramente perseguitati dal successore O'beida della tribù medharita di Soleim. Un dei perseguitati mandò allora certi versi al califo, rimproverandolo d'ingratitudine contro una gente che avea sparso il sangue per portare al trono i maggiori di lui; e il califo depose subito il governatore. Nowairi, presso De Slane, op. cit., p. 358; Conde,Dominacion de los Arabes en España, parte I, cap. 22.213.Ibn-Kutîa, MS. di Parigi, fog. 6 verso, 7 recto. Questo antico scrittore è quegli che dice come il corpo di soldati omeiadi si componesse d'Arabi e di liberti. Vedi anche Ibn-el-Athîr, MS. C, tom. IV, fog. 82 recto, seg., anno 117;Baiân, p. 41, seg.; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, trad. di M. Des Vergers, p. 34, seg.; Nowairi, presso De Slane, op. cit., tom. I, p. 359, seg.214.Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, trad. di M. Des Vergers, p. 42, seg.;Baiân, p. 47, seg.215.Ibn-Hazm, le cui parole citate dalBaiân, p. 52, sono queste: “Tolti i diwani di mano agli Arabi, gli stranieri del Khorassân occuparono le faccende dello Stato; talchè si venne a una dominazione aspra e Cosroita.”216.Oltre il ricordato passo delBaiân, e le storie generali, che non occorre di citare, veggansi gli articoli di M. Quatremère, e del professore Dozy nelJournal Asiatique, Série II, tom. XVI (1835), p. 289, seg.; e Série IV, tom. XII (1848), p. 499 seg.217.Il predominio esclusivo dei Persiani nelle scienze fu notato da Ibn-Khaldûn, e si conferma con le biografie; come si scorge dal bel quadro della storia letteraria dei Musulmani che ha delineato M. De Slane,Ibn-Khallikan's Biographical Dictionary, Introduzione, tom. II, p. v, seg.218.Baiân, p. 61 a 81. — Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, trad. di M. Des Vergers, p. 55 a 83. — Nowairi, presso De Slane,Histoire des Berbères par Ibn-Khaldoun, tom. I, p. 367, seg. — La degradazione del vecchio giund di Siria è riferita da Ibn-Kutîa, il quale dice che il giund del Khorassân rimaneva in Affrica fino a' suoi tempi, MS. di Parigi, fog. 7 recto. Debbo qui avvertire che in un manoscritto di Ibn-el-Athîr, MS. A, tom. I, fog. 20 recto, si dà il soprannome diSikilli, ossia Siciliano, ad un Abd-er-Rahman-ibn-Habîb, di schiatta koreiscita, che fu cacciato d'Affrica per ribellione contro gli Abbassidi il 772, e andò a morire sotto le insegne loro in Ispagna verso il 777. Costui era nipote di quel capitano dello stesso nome che portò la guerra in Sicilia il 740, e poi usurpò l'Affrica, come abbiam detto. Ma il nome di Siciliano, che l'avolo mai non portò e molto meno poteva appartenere al nipote, è dato a costui per errore di copia in luogo diSaklabi, ossia Schiavone, come gli diceano per l'alta statura e il colore olivastro del volto: Veggasi Ibn-Kutîa, MS. di Parigi, fog. 94 verso; e Conde,Dominacion de los Arabes en España, parte II, cap. XVIII, che sbaglia la data del tentativo di Abd-er-Rahman in Spagna.219.Ibn-Abbâr, MS. della Società Asiatica di Parigi, fog. 9 verso.220.Ibn-Ahbâr, MS. citato, fog. 9 verso, narra che i 40,000 uomini passati in Affrica il 761 aveano centoventottokâid(condottieri). S'intenda che ciascun di costoro capitanasse una parentela, o vogliam dire frazione di tribù. Veggasi anche ilBaiân, pag. 61.221.Confrontinsi, Ibn-Abbâr, MS. della Società Asiatica di Parigi, fog. 9 verso a 15 recto;Baiân, p. 80 a 86; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, trad. di M. Des Vergers, p. 59, 60, e 82 a 94; Nowairi, presso De Slane,Histoire des Berbères par Ibn-Khaldoun, tom. I, p. 374 a 405. Intorno Abbâsia, ossia El-Kasr-el-Kadim, si vegga Bekri, nella raccoltaNotices et extraitsdes MSS. tom. XII, p. 477. L'ambasciata di Carlomagno a Ibrahim è portata all'anno 801 da Einhardo,Annales, presso Pertz,Scriptores, tom. I, p. 190.222.Veggansi Ibn-Khaldûn, Nowairi e ilBaiânper tutto il tempo degli Aghlabiti.223.Riadh-en-nofûs, MS., fog. 28 recto. — Di quest'altra adunata della gemâ' si dirà nel lib. II, cap. II. Basti notar per ora che al dire di Nowairi vi sedeano iwagîhe ifakîh, ossia notabili e giureconsulti.224.Afferma Ibn-el-Athîr che il rito di Mâlek fosse adottato nell'Affrica propria per comando di Moezz-ibn-Badîs, secondo principe zeirita, MS. C, tom. V, fog. 46 verso, sotto l'anno 406.Ho lasciato come superflue le citazioni su le vicende dei quattro dottori principi, che sono notissime. Su la giurisprudenza musulmana veggansi le introduzioni di D'Ohsson,Tableau général de l'Empire Ottoman; Hamilton,The Hedaya; e il testo arabo di Mawerdi,Ahkâm-sultâniia. Il barone De Slane ha fatto un bel quadro degli studii legali dei Musulmani nella Introduzione al primo volume della versione inglese d'Ibn-Khallikân, p.XXIII, seg. Veggansi altresì: M. Worms,Recherches sur la Constitution de la Propriété territoriale dans les pays musulmans, pag. 1, seg.; e M. Perron,Aperçu préliminaireal trattato di Khalîl-ibn-Ishâk nella raccolta intitolataExploration scientifique de l'Algérie, Sciences historiques, tomo X.225.Baiân, p. 87; ibn-Khaldûn, l. c., p. 94 a 96; e Nowairi, l. c., tomo I, p. 404. Nowairi, il solo che dia la misura di superficie resa da mearatata, dicecoppia arante. Si tratta al certo di una misura geodetica; e però la ho resa con la vocearatata, che non si trova nei vocabolarii, ma ch'era in uso in Sicilia fino ai principii del nostro secolo, e indicava un po' vagamente una vasta estensione di terreno. Ho evitato la nota voceiugero, la quale etimologicamente risponderebbe all'arabicozeugdel Nowairi, ma denota una misura agraria ben diversa. Iljugerumera la superficie da potersi lavorare in un dì con una coppia di buoi; e risponde a poco più di 25 ari di misura francese. Ilzeug, detto oggidì in Algeriazuigia, e anchegebda(zouidjaedjebdain ortografia francese), è misura varia secondo i luoghi, e risponde più o meno al terreno che un giogo di buoi può arare in una stagione. Secondo i cenni che ne dà M. Worms,Recherches sur la propriété territoriale dans les pays musulmans, p. 421-422, credo denoti una superficie che varia dai sette ai diciottohectares. Ciò basta a comprendere che si potessero porre 8 dinâr, ossia da 100 lire italiane, sopra ogni aratata di terreno. La vocezeugcon questo medesimo significato occorre nelle memorie siciliane del X e del XII secolo, come a suo luogo si dirà.226.Si scorge ciò dalle parole di Asad-ibn-Forât riferite da noi nel Libro II, cap. II, su l'autorità delRiadh-en-nofûs.227.Veggasi il Libro II, cap. II.228.Rhiad-en-nofûs, MS., fog. 29 recto.229.Così dice Sefadi, MS. di Parigi, biografia di Ziâdet-Allah. Sefadi visse nel XIV secolo. Gli scrittori dai quali copiò tal giudizio provano che vale per tutti i popoli il detto d'Ariosto: “Non fu sì santo nè benigno Augusto ec.,” canto XXXV, st. 26.230.Ibn-Werdan, MS. di Tunis, § 1. Quest'autore aggiugne che furono spesi nella moschea di Kairewân 86,000 dinar, ossia da 1,247,000 di lire italiane. Ibn-Abbâr, MS. della Società Asiatica di Parigi, fog. 30 verso, senza far menzione di ciò, narra i particolari dell'opera: che fu abbattuta l'antica moschea; rifabbricata di pietra, marmi e cemento; che ilMihrâb, ossia nicchia in dirittura della Mecca, era tutto di marmo ornato di rabeschi e iscrizioni, sostenuto da colonne di bellissimo marmo screziato bianco e nero; e che dinanzi a quello si innalzavano due colonne rosse con fregi di vermiglio vivacissimo, che più belle non se n'eran viste al mondo, e l'imperator di Costantinopoli le volea comprare a peso d'oro. La voce che per analogia ho tradottocemento,è sahn, scritta con le lettere 14, 6, e 25 dell'alfabeto arabo d'oriente.231.Questo è senza dubbio il significato delle parole delBaiân, copiate al certo da più antico scrittore: giund, eserciti (giuiusc), e turbe sopravvegnenti (wofûd).232.Nowairi, presso De Slane,Histoire des Berbères par Ibn-Khaldoun, p. 405, seg.;Riadh-en-nofûs, MS., fog. 26 recto, 28 recto e verso; Bekri, nella raccoltaNotices et extraits des MSS., tom. XII, p. 478; Ibn-el-Athîr, MS. A, fog. 120 recto, C, fog. 191 recto;Baiân, p. 88 a 95; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, trad. di M. Des Vergers, p. 96, 103. Ho corretto il nome di Tonbodsa su l'ortografia che ne dà Ibn-el-Athîr.233.Confrontinsi,Baiân, p. 28; Ibn-abi-Dinâr (el-Kaïrouani),Histoire de l'Afrique, MS., fog. 16 recto, e traduzione francese, p. 63; Pagi,ad Baronium, ann. 696; e le autorità citate da Gibbon,Decline and fall, ch. LI, note 207, 208, 209.234.Mi riferisco per i particolari alle parti 1ª e 2ª dell'accurato lavoro di M. Reinaud,Invasions des Sarrazins en France.235.Veggasi Ibn-Khaldûn presso Gayangos,The history of the Mohammedan Dynasties in Spain, tomo I, p.XXXV, seg.236.Confrontinsi Ibn-Kutîa, MS., fog. 21 recto e verso;Baiân, tomo II, p. 78, 79, 82; Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo I, fog. 106 verso, e 107 recto, sotto l'anno 198; e 139 verso, sotto l'anno 206; Ibn-Khaldûn, MS. di Parigi, Suppl. Arabe 742 quater, tomo IV, fog. 96 verso;Hollet-es-siiarâ, presso Dozy,Notices sur quelques MSS., p. 38, seg.; Marrekosci, p. 13, 14; Nowairi, MS. di Parigi, Ancien Fonds, 702, fog. 72 recto; Ed-Dhobbi, MS. della Società Asiatica di Parigi, fog. 5 verso; Conde,Dominacion de los Arabes en España, parte II, cap. XXXVI. La tradizione che scolpa Hâkem si legge nelBaiân, compilazione del XIII secolo. La sorgente primitiva fu senza dubbio qualche cronica dei liberti di casa Omeîade, scrittori la cui servilità è stata notata dal professor Dozy, editore delBaiân, Introduzione, tomo I, p. 16, seg.237.Ibn-el-Athîr, MS. A, tom. I, fog. 146 recto e 147 verso, anno 210;Hollet-es-siiarâ; Ibn-Khaldûn; Nowairi, Conde, ll. cc. Veggasi ancora Renaudot,Historia Patriarcharum Alexandrinorum, dalla p. 251 alla 270, che porta i fatti, ma sbaglia la cronologia.238.Theophanes Continuatus, p. 73 a 77, 79 a 81, §i20 a 23, 25 a 26 del regno di Michele il Balbo; Symeon Magister, p. 621 a 624, §i3, 4 del medesimo regno. — La Continuazione di Teofane, ch'è la principale tra queste autorità bizantine, riferisce il primo disegno dell'impresa dei Musulmani sopra Creta al principio della guerra di Tommaso di Cappadocia, che tornerebbe all'821. Su questi e altri riscontri vaghi al paro, i compilatori han posto la occupazione dell'isola nell'824, e l'impresa d'Orifa nell'825. Secondo Ibn-el-Athîr, loc. cit., i Musulmani spagnuoli non partirono d'Alessandria che l'anno 210 (aprile 825 ad aprile 826).239.Ibn-Khaldûn, MS. di Parigi, Suppl. Arabe, 742 quater, tom. IV, fog. 21 recto.240.Bekri, nella raccoltaNotices et Extraits des MSS., tomo XII, p. 500. Quest'autore non assegna altra data che il califato di Abd-el-Melik-ibn-Merwân; il quale durò venti anni, dal 685 al 705. Ma senza timor di errore ne possiam togliere i primi tredici anni, quando gli Arabi aveano ben altro da fare in Affrica che perseguitare i rifuggiti di Pantellaria. Non trovandosi ricordato in questa fazione il nome di Musa, è probabile che seguisse prima della sua venuta in Affrica, la data della quale per altro è dubbia. Fa cenno di questa impresa, forse su l'autorità di Bekri, il Tigiani,Rehela, nelJournal Asiatique, août-sept. 1852, p. 80; e aggiugne essere state allora occupate le isolette vicine all'Affrica.241.Ibn-Koteiba,Ahâdîth-el-imâma, presso Gayangos,The history of the Mohammedan Dynasties in Spain, tomo I, Appendice, p. LXVI.242.Le varie opinioni degli eruditi musulmani sono esposte da due diligenti compilatori: Tigiani,Rehela, nelJournal Asiatique, août-sept. 1852, p. 65 a 71; e Ibn-abi-Dinâr (el-Kaïrouani),Histoire de l'Afrique, traduzione francese, p. 1, a 20. — Ho detto “sgomberare” e non, come gli scrittori musulmani, “scavare” il canale, poichè noi sappiamo che questo e la laguna esistevano ne' tempi antichi. Veggasi a tal proposito una nota del traduttore del Tigiani, M. Rousseau, op. cit., p. 69, 70.243.Tigiani, op. cit., p. 69, dice che il califo comandò di inviarsi dall'Egitto ad Hassân duemila Copti, tra uomini e donne, perchè si servisse dell'opera loro, e che Hassân distribuì quelle famiglie tra Râdes, presso Tunis, e gli altri porti dell'Affrica. Indi si vede manifestamente che fossero artigiani.244.Tigiani,Rehela; Ibn-abi-Dinâr (el-Kaïrouani); e Ibn-Koteiba,Ahâdîth-el-imâma, ll. cc.245.Lo argomento da ciò, ch'ei mandò in Sicilia mille uomini soltanto, non ostante il cominciato apparecchiamento di sì grande numero di legni, i quali, per piccioli che fossero, doveano portare almeno una cinquantina d'uomini ciascuno, e però una forza totale di 5,000 uomini o più.246.Ibn-Koteiba,Ahâdith-el-imâma, MS. del professor Gayangos, fog. 69 recto e verso, e versione inglese in appendice al Makkari,The history of the Mohammedan dynasties in Spain, tomo I, p. lxvj. L'erudito orientalista di Madrid, mandandomi copia di questo squarcio di testo per lettera dell'11 maggio 1854, ha corretto in alcune parti la detta sua versione. Quanto all'isola assalita, sul nome della quale io gli esposi i miei dubbii, egli crede doversi ritenere la lezione del MS.; perchè pochi righi appresso la voce Sicilia vi è scritta con lettere diverse. Nondimeno io inclino all'opinione contraria, riflettendo che tal variante possa provenire da una delle due sorgenti alle quali par che Ibn-Koteiba abbia attinto questo racconto. In una di quelle il nome di Sicilia potea per avventura essere scritto con lasinin luogo disade laCaf(XXII lettera) in luogo diKaf(XXI lettera); nella qual formaSikilia, facilmente si può confondere conSilsila. Io ho veduto appunto Silsila chiaramente scritto su la Sicilia in una ottima carta geografica in pergamena, delineata nel 1600 da Mohammed-ibn-Ali-es-Sciarfi, da Sfax, posseduta dalla Biblioteca imperiale di Parigi.Mi conferma nel mio supposto la Cronologia di Hagi-Khalfa, MS. di Parigi, ove leggesi, nell'anno 82, una impresa in Sicilia di 'Attâr-ibn-Râfi'; poichè, non trovandosi questo fatto in Ibn-el-Athîr, è verosimile che Hagi-Kalfa l'abbia tolto da alcun MS. d'Ibn-Koteiba più corretto che quello del professor Gayangos.247.Ibn-Koteiba, fog. 69 verso, MS. del professor Gayangos, il quale, mandandomi cortesemente copia di questo passo, ha corretto la lezione, da cui risultava un errore nella sua versione inglese posta in appendice all'opera di Makkari,The history of the Mohammedan Dynasties in Spain, p.LXVII, seg.; Ibn-Scebbât, MS., p. 38 e 39, che cita, abbreviandolo in su la fine, il medesimo passo d'Ibn-Koteiba; Ibn-abi-Dinâr (el-Kaïrouani),Histoire de l'Afrique, traduzione francese, p. 14 e 57, e MS., fog. 6 recto, e 14 verso.248.Ragiono il dinâr secondo il valore del metallo, il cui peso medio dà 14 lire e 50 centesimi.249.Ibn-Koteiba; Ibn-Scebbât; Ibn-abi-Dinâr (el-Kaïrouani), ll. cc.; ed ilBaiân, p. 27, citando Ibn-Katân. Ibn-Koteiba porta positivamente la data dell'86, ossia 705 dell'era volgare.250.Ibn-el-Athîr, MS. C, tom. IV, fog. 47 verso, anno 92; Nowairi, MS. di Parigi, Ancien Fonds 702, fog. 10 verso, e traduzione francese del barone De Slane,Journal Asiatique(mai 1841), p. 575, 576.Secondo la versione italiana, del Carli, Hagi Khalfa nellaCronologiaporrebbe nel 92 la espugnazione di Calabria per Farich figlio di Said. Riscontrato il testo, mi accorgo che si tratti della notissima impresa di Tarik in Spagna. M. Famin,Histoire des invasions des Sarrazins en Italie, p. 60, ha seguíto così fatto errore, e aggiuntovi del suo il nome di Tharec, e che “ses soldats exercèrent des cruautés inouies;” e si mette francamente a particolareggiarle.251.Nowairi, capitolo della Sicilia, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 2, che lo chiama Mohammed-ibn-abi-Edrîs;Baiân, p. 35, secondo il quale correggo il nome e la data. Il Nowairi, capitolo dell'Affrica, presso De Slane,Histoire des Berbères par Ibn-Khaldoun, tomo I, p. 357, in appendice; e Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, trad. di M. Des Vergers, p. 31, confondendolo con un altro governatore d'Affrica, lo chiamano Mohammed-ibn-Iezîd. Il Rampoldi,Annali Musulmani, tomo II, p. 225, anno 720, citando il Nowairi, aggiugne di capo suo che Mohammed sbarcasse a Marsala, e riportasse in Affrica “alcune centinaia” di prigioni.252.Ibn-el-Athîr, MS. C, tom. IV, fog. 74 verso, anno 109;Baiân, p. 35; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, trad. di M. Des Vergers, p. 32; Nowairi, capitolo della Sicilia, presso Di Gregorio, Rerum Arabicarum, p. 2; e capitolo dell'Affrica, presso De Slane,Histoire des Berbères par Ibn-Khaldoun, tomo I, p. 357, in appendice. Il Rampoldi,Annali Musulmani, tomo II, p. 229, anno 721, citando Nowairi, aggiugne del proprio che Biscir riportava molti idoli d'argento.253.Si argomenta dalle pratiche d'accordo dell'813, nelle quali il governatore di Sicilia ricordava un primo trattato fatto ottantacinque anni addietro. Veggasi il Capitolo X.254.Makrîzi, Dizionario biografico intitolato ilMokaffa, MS. di Parigi, Ancien Fonds Arabe, 675, fog. 227 recto, Vita di Obeid-Allah. Il caso di Mostanîr è narrato ancora, ma più brevemente, da Ibn-abi-Dinâr (el-Kaïrouani),Histoire de l'Afrique, traduzione francese, p. 65, e testo manoscritto, fog. 16 verso. Quest'autore, invece del nome patronimico di Ibn-Habhâb, dà a Mostanîr quello di Ibn-Hârith.255.Makrizi,Mokaffa, MS. di Parigi, Ancien Fonds Arabe, 675, fog. 227 recto, Vita di Obeid-Allah.256.Ibn-el-Athîr, MS. C, tom. IV, fog. 81 recto, e 82 recto, anni 116 e 117.257.Confrontinsi Ibn-el-Athîr, MS. C, tom. IV, fog. 82 recto, anno 117; Ibn-Scebbât, citato da Ibn-abi-Dinâr (el Kaïrouani),Histoire de l'Afrique, p. 67 e 68, e MS., fog. 17 recto;Baiân, p. 38-40; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique, trad. di M. Des Vergers, p. 34. — Lo scrittore cristiano contemporaneo, Isidoro De Beja presso Flores,España Sagrada, tom. VIII, p. 305, dice che 'Okba (Ibn-Heggiâg), governatore di Spagna, udita la sollevazione dei Mori in Affrica, vi passò, uccise tutti i ribelli: “Sicque cuncta optime disponendo, et Trinacrios (portus) pervigilando, propriæ sedi clementer se restituit.” Accettando, come par si debba, la lezione diTrinacrios(chè v'ha le variantiTrimacrios,Tinacrios,Patrios), le parole di Isidoro significano che qualche nave spagnuola fosse venuta con Habîb alla impresa di Sicilia. Perchè la rivolta alla quale accenna Isidoro fu al certo qualche movimento anteriore, represso dagli Arabi d'Affrica e di Spagna, non il fatto dell'anno 122, che rese necessaria la ritirata dell'esercito di Sicilia, e che, invece della strage dei ribelli, finì con la sconfitta degli Arabi. Isidoro, del resto, non assegna data a queste fazioni, se non che vanno dopo la destinazione di 'Okba al governo di Spagna, ch'ei pone l'anno 775 dell'era spagnuola, e 18º di Leone Isaurico, cioè il 733 dell'era volgare, ma che Ibn-Khaldûn riferisce al 117 (735), e il cronista seguíto da Conde,Dominacion de los Arabes en España, parte I, cap. 26, all'anno appresso.258.Confrontisi Ibn-el-Athîr, MS. C, tom. IV, fog. 118 recto, anno 135, e fog. 47 verso, nel capitolo della Storia di Sardegna, sotto l'anno 92;Baiân, p. 49 e 53; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, trad. di M. Des Vergers, p. 44; Nowairi presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 2, 3.259.Veggansi le autorità citate da Le Beau,Histoire du Bas Empire, lib. LXIII, § 22.260.Baiân, p. 48. Quivi si dice che corressero in Affrica due specie di moria che chiamansi in arabicowebâetâ' un. La seconda disegna particolarmente la peste. La prima è presa d'ordinario nello stesso significato, ma si estende alle malattie epidemiche in generale. Veggasi una nota di M. Reinaud nelRecueil des historiens orientaux, tomo I, p. 133.261.Teophanes,Cronographia, tomo I, p. 651; e le altre autorità citate dal Le Beau,Histoire du Bas Empire, lib. LXIV, § 13.262.Ibn-el-Athîr, MS. C, tomo IV, anno 130, dice che infieriva la peste a Bassora; Ibn-el-Giuzi (Jauzi, secondo l'ortografia inglese) citato da De Slane,Ibn Khallikan's Biographical Dictionary, tomo II, p. 551, fa arrivare la mortalità a 70,000 persone in un dì, che si deve intendere forse di Bassora stessa.263.Le Beau,Histoire du Bas Empire, lib. LXIV, § 13.264.Bollandisti,Acta Sanctorum, maggio, tomo II, p. 109, seg., 725, seg., testo greco e versione della Vita di San Giovanni Damasceno scritta da un Giovanni patriarca di Gerusalemme; e Ibidem, p. 731, seg., altro squarcio di agiografia attribuito a un Costantino Logoteta.265.Non ho bisogno di ricordare quanto sieno incerti i limiti del territorio, compreso nella donazione di Pipino e di Carlomagno, e come i papi non fossero mai entrati in possesso di molte terre tra quelle che lor erano state donate senza dubbio.266.Costantino Porfirogenito,De administrando imperio, cap. 27, p, 995, dice che i Longobardi aveano occupato tutta l'Italia, fuorchè Otranto, Gallipoli, Rossano, Napoli, Gaeta, Sorrento, Amalfi. Ciò si deve intendere del tempo in cui l'impero bizantino avea perduto lo esarcato e non ripigliato per anco la Puglia; cioè tra la prima metà dell'VIII secolo e la seconda metà del IX.267.Ibn-el-Athîr, MS. C, tom. IV, fog. 47 verso, sotto l'anno 92, raccogliendo in un solo capitolo tutte le imprese dei Musulmani sopra la Sardegna, afferma che quest'isola non fosse stata più molestata dal 135 al 323 dell'egira (752 a 935), e che in questo intervallo avesserla tenuta i Rûm, che qui significa la schiatta indigena italiana. Le cronache cristiane più vicine a quei tempi si accordano in generale con tale narrazione; se non che aggiungono alcune sconfitte toccate dai Musulmani in Sardegna e in Corsica. Quanto a questa isola, è falsa evidentemente la dominazione musulmana supposta da alcuni annalisti dei paese. Veggansi Reinaud,Invasions des Sarrazins en France, pag. 69; e Wenrich,Commentarium, ec., lib. I, cap. III, § 49 in nota.268.Epistola di papa Paolo Primo, a re Pipino,Codex Carolinus, edizione del Gretser, nº XV; edizione del Cenni, nº XVIII.269.Codex Carolinus, edizione del Gretser, nº XXIV; edizione del Cenni, nº XXXVIII.270.Codex Carolinus, edizione dei Gretser, ep. LVI; edizione del Cenni, ep. LXXII.271.Codex Carolinus, edizione del Gretser, ep. LXIV, LXXIII, XC; edizione del Cenni, LXV, XC; LXXXIX.272.La prima di quelle citate nella nota precedente.273.Codex Carolinus, edizione del Gretser, ep. LIX e LXIV; edizione del Cenni, LVII e LXV. La data del 780, che assegna alla seconda di queste lettere il Cenni, è erronea, e le si dee sostituire il 787, come lo avea mostrato prima il Muratori (Annali, anno 787), e vi assente, contro il solito suo, lo Assemani,Italicæ Historiæ Scriptores, tomo I, p. 488-489. Le ragioni che allega il Cenni per rifare il verso al nostro grande Annalista son futilissime, e basta a distruggerle il fatto che nella epistola si parla dei nefandissimi Beneventani come di vassalli di Carlomagno; il che non si potea dire innanzi la pasqua del 787. La epistola LIX del Gretser, ancorchè riferita dal Cenni al 776, mi pare scritta poco appresso l'altra, nello stesso anno 787. — Va errato bensì il Muratori, quand'ei scrive che Adelchi fosse in questo tempo patrizio di Sicilia. Ciò nè si può argomentare dalla detta epistola di papa Adriano, come lascia supporre il Muratori; nè è detto da alcun cronista; nè è punto verosimile. Il Muratori fu ingannato dall'assonanza dei nomi di Teodoto e Teodoro; dei quali il primo fu preso da Adelchi, come abbiam detto, e il secondo era il nome dell'eunuco, patrizio di Sicilia, che sbarcò in Italia con Adelchi il 788. L'Assemani, l. c., non manca di notare questo lieve sbaglio del Muratori.274.Codex Carolinus, edizione del Gretser, ep. LXXXVIII; edizione del Cenni, ep. XCI.275.Theophanes,Chronographia, tomo I, p. 718 (anno 6281);Historia Miscella, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo I, parte I, p. 167; Einhardus, edAnnales Laurissenses, presso Pertz,Scriptoresetc., tomo I, p. 174, 175. — Due altre epistole di Adriano inserite nel Codice Carolino, sotto i numeri XC e XCII del Gretser, e LXXXIX e XC del Cenni, e poste dal Cenni nel 778, si debbono riferire, come io credo, a questo tempo. Trattano entrambe delle mene di Adelchi in Calabria; e nella seconda si dice che il patrizio di Sicilia e i due spatarii, sbarcati con esso ad Agropoli del mese di gennaio, erano iti a trovare la vedova di Arigiso a Salerno, e di lì eran passati a Napoli.276.Tale supposizione è fondata nel racconto di Sigeberto, cronista dell'XI secolo, il quale mal interpretando laHistoria Miscella, credè a proposito far morire Adelchi, protagonista da tragedia, piuttosto che il pacifico Giovanni. Non dobbiamo oggi seguire l'errore noi che abbiamo alle mani Teofane, sul cui testo fu fatta la versione compendiata dettaHistoria Miscella.277.Annales Laurissenses, presso Pertz,Scriptores, tomo I, p. 182, 186.278.Theophanes,Chronographia, tomo 1, pag. 736 (anno 6293).279.Annales Laurissenses, presso Pertz,Scriptores, tomo 1, p. 198.280.Epistola citata dell'11 novembre 813, presso il Labbe,Sacrosancta Concilia, tomo VII, p. 1114; e presso il Cenni,Codex Carolinus, tomo II, ep. IV di Leone.281.Epistola del 25 novembre 813, presso il Labbe,Sacrosancta Concilia, tomo VII, p. 1117; e presso il Cenni,Codex Carolinus, tomo II, ep. X, di Leone.282.Johannes Diaconus,Chronicon, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo I, parte II, p. 312.283.Anonymus Salernitanus, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo II, parte II, p. 209.284.Diodorus Siculus, lib. V, cap. VI.285.Ve n'era in Palermo, Catania, Girgenti ec., come si scorge dalle epistole di San Gregorio, lib. V, 132; VII, 24, 26.286.A coteste famiglie di militari o impiegati venute di passaggio, e talvolta rimaste in Sicilia, par che appartenessero alcuni uomini dei quali il caso ci ha conservato i nomi; per esempio, Conone papa, nato in Tracia e educato in Sicilia; Sergio papa, oriundo d'Antiochia e nato a Palermo.287.Veggasi questo medesimo capitolo, pagg. 222 e 223.288.Theophanes,Chronographia, tomo I, p. 727.289.Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 33 recto; MS. C, tomo IV, fog. 221 recto.290.Constantinus Porphyrogenitus,De Thematibus, lib. II, tomo III, p. 58. Sarebbe da approfondire il cenno etnologico di Costantino, relativamente ai Sicoli. Non saprei in quale scrittore antico egli abbia potuto trovare che Liguri fosse il nome generale de' popoli di cui facean parte i Sicoli; il qual nome, secondo la opinione del Niebuhr, non è altro che una variante di pronunzia della voceItali.291.Veggasi Torremuzza (G. L. Castelli),Siciliæ... veterum Inscriptionum. Ricordisi inoltre la venuta di Porfirio, che scrisse e diè lezioni in Sicilia verso il 300.292.Papiro del 444, presso il Marini,I Papiri diplomatici; nº LXXIII, p. 108, seg. I nomi sono Zosimo, Caprione, Sisinnio, Eleuterio, Eubudo.293.Divi Gregorii papæ,Epistolæ, lib. VII, nº LXIII, indizione 2ª.294.Pirro, Sicilia Sacra, p. 997; Di Giovanni,Codex Siciliæ Diplomaticus, dissert. III, p. 423, seg.295.Anastasius Bibliothecarius, presso il Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo II, p. 145.296.Divi Gregorii papæ,Epistolæ, lib. VII, nº LXIII, indizione 2ª; e notisi la riflessione del Pirro,Sicilia Sacra, p. 34, a proposito dei matrimonii dei preti.297.Diodorus Siculus, lib. I, cap. III.298.L'Assemani, trattando la presente questione nel tomo IV degliItalicæ Historiæ Scriptores, cap. II, §i1 a 22, ha sostenuto che sempre prevalesse in Sicilia il linguaggio latino al greco. Ma gli esempii che allega anzi mi rafforzano nella mia opinione. Tra gli altri, v'ha le soscrizioni greche dei vescovi di Sicilia e di Calabria che sedettero nei Concilio di Costantinopoli dell'869-70.299.Codex Theodosianus, lib. XII, tit. XXXIII, XXXV. — Venticinque iugeri rispondono a un di presso a seihectaresdi Francia, e a tre salme e mezza di Sicilia. Ma ricavandosi pochissimo dalla terra, si dovrà quella riguardare come picciola possessione.300.Veggansi le autorità citate da Gibbon e dai suoi commentatori Guizot e Milman, cap. II, note 46 a 61.301.Codex Justinianeus, lib. XI, tit. XLVII, legge 18. Questa legge è scritta in greco, e posta tra quelle d'Onorio e Teodosio, ma senza ripetervisi i nomi di questi imperatori; talchè la data rimane incerta, e si può supporre più recente. Dice che i contadini (γεωργοὶ) altri sono ascrittizii (ὲναπόγραφοι), e i loro peculii appartengono ai padroni; altri, dopo trent'anni, divengono liberi coloni (μισθωτοὶ ἐλεύθεροι) con la roba loro, e sono obbligati a pagar canone e lavorar la terra.E ciò, conchiude la legge,è più utile ed al signore e ai contadini. Una testimonianza sì diretta non ha bisogno di comento.302.Ducange,Glossarium mediæ et infimæ latinitatis, voceColonus. Ai tempi di Teodosio si distingueano in originarii e inquilini, cioè i nati nel podere e gli avventizii. Sotto Giustiniano forse questa ultima classe di coloni si diceva ascrittizii: e talvolta son chiamati tributarii ed inquilini, talvolta rustici e coloni,Codex Theodosianus, lib. V, tit. X; lib. X, tit. XII; lib. XIII, tit. I.303.Codex Theodosianus, lib. V, tit. IX, X, XI; Valentiniani,Novellæ, nov. IX.304.Dei conduttori in Sicilia si fa menzione nel citato papiro del 444, Marini,I Papiri Diplomatici, nº LXXIII, e nella epistola di San Gregorio, lib. I, nº XLII, indizione 9ª, che trovasi anco presso Di Giovanni,Codex Siciliæ Diplomaticus, num. LXIX, p. 110.305.Divi Gregorii papæ,Epistolæ, ibidem. Oltre I conduttori distinti dai coloni, vi si parla di rustici in modo, che questa voce par sinonimo di coloni, se pur non comprende gli uni e gli altri insieme.306.Deiservidei fondi patrimoniali in Sardegna, e, come pensa Gotofredo, anche in Sicilia e in Corsica, si fa menzione in una legge di Costantino il Grande,Codex Theodosianus, lib. II, tit. XXV, data forse il 325. Veggasi anco Di Giovanni,Codex Siciliæ Diplomaticus, num. IV, p. 5. In un papiro del 489, risguardante certi poderi nel territorio di Siracusa, leggiamoinquilinos sive servos, presso Marini,I Papiri Diplomatici, nº LXXXII e LXXXIII, p. 128 e 129.307.Divi Gregorii papæ,Epistolæ, lib. I, nº XLII; e presso Di Giovanni,Codex Siciliæ Diplomaticus, nº LXIX, p. 110.308.Divi Gregorii papæ,Epistolæ, lib. X, nº XXVIII: “sed in ea massa, cui lege et conditione ligati sunt, socientur.”309.Divi Gregorii papæ,Epistolæ, lib. V, nº XII.310.Ibidem, lib. III, nº IX; lib. V, nº XXXI e XXXII.311.Un fanciullo siciliano, per nome Acosimo, fu donato da lui il 593 al consigliere Teodoro, che avea ben meritato della Chiesa, e non possedea schiavi. Divi Gregorii papæ,Epistolæ, lib. II, nº XVIII, indiz, 11ª.312.Divi Gregorii papæ,Epistolæ, lib. VII, nº XVIII, indiz. 2ª.313.Anastasius Bibliothecarius, presso Muratori,Rerum Italic. Script., tomo III, p. 147: “Itemque et aliam jussionem direxit ut restituatur familia suprascripti patrimonii et Siciliæ, quæ in pignore a militia detinebatur.”314.Codex Theodosianus, lib. XI, tit. IX.315.Codex Justinianeus, lib. XI, tit. XLVII.316.Veggasi la legge delCodex Justinianeus, lib. XI, tit. XLVII, nº 18, citata di sopra, p. 190.317.Codex Theodosianus, lib. II, tit. XXV, legge di Costantino il Grande, di data incerta, forse del 325.318.Codex Theodosianus, lib. XI, tit. XVI, legge di Costanzo e Giuliano Cesare, data il 359. Questa e la precedente si leggono altresì presso il Di Giovanni,Codex Siciliæ Diplomaticus, niIV e X, p. 5, 9.319.Divi Gregorii papæ,Epistolæ, passim.320.Il papiro del 444, che ho citato più volte (Marini,I Papiri Diplomatici, nº LXXIII), mostra che i sette poderi tra masse e fondi appartenenti in Sicilia a Lauricio, e affittati separatamente, rendeano ogni anno soldi 753, 500, 445, 200, 144, 75, 52.321.Divi Gregorii papæ,Epistolæ, passim.322.Divi Gregorii papæ,Epistolæ, lib. VIII, nº LXIII, indizione 3ª (a. 600-601). Il podere legato da una Adeodata per fondare un monistero di donne al Lilibeo, rendea dieci soldi all'anno netti di tasse; e vi erano tre ragazzi, tre gioghi di buoi,altri cinqueschiavi, dieci giumente, dieci vacche, quattroiastulas vinearum, quaranta pecore e altro. Si vegga anche il lib. XI, epistola XLIX, indizione 6ª (603, 604), ove si parla della vendita del vino prodotto delle vigne della Chiesa Palermitana.323.Beladori, nelJournal Asiatique, série IV, tomo IV, p. 365.324.Nell'880, come da noi si racconterà nel Libro II, cap. X, le forze navali bizantine venute presso Palermo presero moltissime barche cariche d'olio, certamente non esportato. Nell'XI secolo, Bekri ci attesta la esportazione degli olii da Sfax per la Sicilia e paese dei Rûm,Notices et Extraits des MSS., tom. XII, p. 465. Nel XII secolo si mandava grano di Sicilia in Affrica per levarne olio e altre derrate. Diploma del 1134, presso Pirro,Sicilia Sacra, p. 975.325.Veggasi il Lib. II, cap. II.326.Di Giovanni,Codex Siciliæ Diplomaticus, nº III, IV, IX, X, XXI, XXII.327.Di Giovanni,Codex Siciliæ Diplomaticus, nº XLI, XLII, XLIII, XLIV.328.Divi Gregorii papæ,Epistolæ, lib. IV, nº LXXVII, indizione 13ª (a. 595); e presso Di Giovanni,Codex Siciliæ Diplomaticus, nº CXVI.329.Theophanes,Cronographia, tomo I, p. 631.330.Veggasi Di Giovanni,Codex Siciliæ Diplomaticus, diss. VII, c. IV, seg.331.Veggansi i fatti presso Caruso,Memorie storiche di Sicilia, parte I, lib. V; Palmieri,Somma della Storia di Sicilia, tomo I, cap. XIV; Di Gregorio,Discorsi intorno la Sicilia, discorso XII.332.JustinianiNovellæ, nov. 75, altrimenti 104,De præt. Siciliæ; Savigny,Histoire du droit romain, tomo I, p. 226, e 232, cap. V, § 105, 107.333.Da questo diritto nacque senza dubbio l'uso che la curia votasse a parte dal clero e dalla plebe nella elezione dei vescovi. Due epistole di San Gregorio ci provano tal modo di votazione in Sicilia, e sono indirizzate l'unaNobilibus Syracusanis, l'altra Clero ordini et plebi Panormitanæ civitatis; lib. IV, nº XCI; lib. XI, nº XXII.334.Codex Theodosianus, lib. XII; Divi Gregorii papæ,Epistolæ, lib. VII, nº XI, indizione 1ª, anche presso Di Giovanni,Codex Siciliæ Diplomaticus, nº CXLII, p. 188; Gibbon,Decline and fall, cap. XVII, con le osservazioni di Guizot e di Milman, alle note 172 e 180.335.Confrontinsi i Diplomi seguenti:del 489 presso Marini,I Papiri Diplom., nº XXXII e XXXIII.verso il 504 pr. Di Giov.,Codex Sic. Diplom., nº XXXVIII, p. 79.del 526-527 pr. Di Giov.,Codex Sic. Diplom., nº XLI e XLIII, p. 82-84.verso il 537 pr. Di Giov.,Codex Sic. Diplom., nº LI, p. 91.
180.Paulus Diaconus, lib. V, cap. 13, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tom. I, parte I, p. 481; Anastasius Bibliothecarius, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tom. III, p. 141; Johannes Diaconus,Chronicon, etc., presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tom. I, parte II, p. 305. La seconda impresa dei Musulmani, in Affrica è raccontata da Paolo dopo questa di Sicilia nel lib. VI, cap. 10. Da coteste autorità cristiane, o per dir meglio dall'unica tradizione che ripetono questi e altri cronisti, si sa che l'armata musulmana venisse d'Alessandria, dopo la partenza di Costantino Pogonato da Siracusa, che tornerebbe alla state o autunno del 669.
Le autorità musulmane sono citate di sopra (p. 84, nota 4, e p. 85, nota 1). Tra quelle il soloBaiânassegna una data a questa scorreria, e la fa supporre mossa d'Affrica, per comando di Mo'âwia-ibn-Hodeig che guerreggiasse in quella provincia. La data è del 46 (666-7), nè si deve esitare a correggerla secondo i Cristiani; poichè que' preziosi simulacri ci fan fede della identità della impresa. Replico che il diligentissimo Ibn-el-Athîr non fa molto di que' primi assalti sopra la Sicilia. Trovo soltanto ne' suoi annali, MS. C, tom. III, fog. 42 verso, sotto l'anno 49 (8 febb. 669, a 27 gennaio 670): “Quest'anno seguì la fazione marittima d'inverno alla quale andò O'kba-ibn-Nafi' con la gente d'Egitto.”
Debbo qui avvertire che il Rampoldi,Annali musulmani, tom. III, sotto il 668 porta la impresa di Abd-Allah-ibn-Kais, citando Nowairi, e aggiugnendo di capo suo che i Musulmani sbarcassero al capo Pachino. Poi sotto il 673, e come per lo più gli avviene senza citare alcuna autorità, narra il saccheggio delle campagne di Siracusa “per una divisione della gran flotta di Mohammed Ibn Abdallah,” ch'ei nell'anno precedente avea detto uscita “di Siria e d'Egitto” a far preda sul mare Egeo. Suppongo che il Rampoldi abbia veduto questo fatto in qualche moderna compilazione, come credo, persiana, chè non suole egli attingere ad altre sorgenti che a queste o a libri stampati in Europa; e forte sospetto che si tratti della medesima scorreria del 669, portata quattr'anni appresso per errore di cronologia. Han seguíto il Rampoldi, Martorana,Notizie storicheec., tom. I, p. 29, citandolo, e Wenrich,Commentariietc., lib. I, cap. 2, § 42, senza citare nè l'uno nè l'altro; e peggio, mettendo insieme questa impresa con una seguíta mezzo secolo appresso, e gittandole entrambe su le spalle del Nowairi, che parla soltanto della seconda.
181.Della leggenda di San Placido vi ha due compilazioni, fatte entrambe nel XII secolo sotto gli auspicii dell'Abate di Monte Cassino. L'una va sotto il nome del prete Stefano Aniciese, il quale finse di tradurre un testo greco, che, com'è naturale, non si trova; recato, diceasi, da Costantinopoli da un vecchio centenario che capitò a Salerno il 1115, e su le prime fu ributtato dai monaci Cassinesi, o ne fecero le viste. L'altra è di Pietro Diacono, monaco Cassinese, continuatore, come ognun sa, della cronica di Leone d'Ostia, compilatore delle vite degli illustri Cassinesi, e uomo erudito, che fu il principale autore o strumento della impostura di cui trattiamo. Costui dice che per comando dell'Abate ei si fe' a ripulire e racconciare la narrazione, e in fatto v'aggiunse i due episodii del 669 e 905. Leggonsi le due compilazioni presso il Gaetani,Vitæ Sanctorum Siculorum, tom. I, p. 172 a 184, con leAnimadversiones, p. 145 a 157, dove a p. 157 si trova per tenore il breve di Sisto V. Lo scrittore del breve tradisce un po' il segreto, noverando il rinvenimento delle reliquie di San Placido e Compagni tra le grazie di Dio,quæ his calamitosis et truculentis temporibus christiano populo in dies largitur. Il Gaetani e altri han cercato di rattoppare i casi di San Placido e di Mamuca, dicendo che i corsari sbarcati a Messina forse erano Vandali, Goti, Avari ec. Resterebbe a provare come il principe di questi Barbari germanici o finnici si chiamasse in purissimo linguaggio arabo Abd-Allah.
I supposti documenti si trovano presso il Di Giovanni,Codex Siciliæ Diplomaticus, p. 374, seg., sotto i numeri 11 a 20 e 22, 23, 26, 27, dei diplomi posti in appendice come dubbii o falsi. Il giudizio del Di Giovanni si vegga nelle note ai detti documenti, e segnatamente a p. 378; que' del Baronio e del Pagi negliAnnales Ecclesiasticidel primo, anno 541, § 27, 28, 29, e § 8 della Critica, an. 669, § 4; quello del Mabillon negliAnnales Ordinis Sancti Benedicti, lib. XV, § 73.
182.Veggasi qui pag. 121, nota 1.
183.Ibn-Khaldûn, MSS. di Parigi, Suppl. Arabe, 742 quinquies, tom. II, fol. 180 recto, dicendo della vera o supposta migrazione delle tribù berbere in Affrica ove dominavano i Romani, e come gliAfârikdivennero tributarii dei Berberi, aggiugne “Gli Afârik erano come servitorame e preda dei Romani.” Da ciò si comprende appunto quale popolazione gli Arabi designassero col nome Afârik o Afârika. Il fatto che mutando padroni fossero divenuti vassalli dei Berberi, fu vero in molti luoghi duranti le lotte dei Berberi contro i Romani e i Bizantini. Veggasi anche Ibn-Abd-el-Hakem presso De Slane,Histoire des Berbères par Ibn-Khaldoun, tom. I, p. 301, in appendice; Bekri,Notices et extraits des MSS.etc., tom. XII, p. 511; e ilBaiân, p. 23.
184.Prova anche questa opinione una favola che leggiamo nelRiadh-en-nofûs, MS., fol. 2 recto, cioè che un Abd-Allah-ibn-Ziâdh-ibn-An'am asseriva aver visto a Cartagine un sepolcro sul quale era scritto in caratteri himiariti: “Io fui Abd-Allah-ibn-Arâsci inviato dall'apostolo di Dio Sâlih al popolo di questa città per chiamarlo alla vera fede: chè io loro arrecava la luce; essi iniquamente mi uccisero; e appartiene a Dio la vendetta.”
185.Su la origine dei Berberi e del nome loro mi riferisco alle testimonianze degli autori dell'antichità e arabi, e alle opinioni moderne che si ritraggono dai seguenti libri: Ibn-abi-Dinâr (detto nella versione francese el-Kaïrouani),Histoire de l'Afrique, p. 22, 28, con le pregevoli note di M. Pelletier; Leone Africano, presso Ramusio,Navigatione et Viaggi, p. 2; De Guignes, nella raccoltaNotices et extraits des MSS., tom. II, p. 152; Pococke,Specimen historiæ Arabum, p. 56; Gibbon,Decline and fall, cap. LI, nota 162; Reinaud,Invasions des Sarrazins en France, pag. 2, 3, 243; Castiglione,Mémoire géographique et numismatique sur l'Afrikia, p. 83, e 94 e seg.; De Slane,Ibn Khallikan's Biographical Dictionary, tom. I, p. 35; Ibn-Khaldûn, estratti nelJournal Asiatique, série II, tom. II (1828), p. 117, seg., e lo stesso autore nel racconto del primo conquisto di Affrica, MSS. di Parigi, Suppl. arabe, 742 quinquies, tom. II, fog. 180 recto; Caussin,Essai sur l'histoire des Arabes, tom. I, p. 21, 67, 68; Saint-Martin, note a Le Beau,Histoire du Bas Empire, lib. XI, § 29. Si ricordino oltre a ciò i Barbaricini di Sardegna ai tempi di San Gregorio, dei quali si è fatto parola nel cap. I, p. 18, nota 1.
186.L'occupazione di Zuâgha, ch'è forse l'antica Sabratha, si ritrae da Tigiani,Journal Asiatique, février-mars 1853, p. 125, con la nota dell'erudito traduttore M. Alphonse Rousseau.
187.Il barone Mac-Guckin De Slane,Journal Asiatique, série IV, tom. IV (1844), p. 329, seg. Le autorità da cui si ritraggono le varie narrazioni son citate da lui. Veggansi ancora Ibn-el-Athîr, MS. C., tom. II, fog. 170 recto a 172 verso;Baiân, p. 3, seg., dalle narrazioni dei quali mi persuado che M. De Slane abbia accusato a torto il solo Nowairi ed abbia troppo scemato il merito che torna ad Abd-Allah-ibn-Zobeir.
188.Ibn-Abd-Rabbih, MS. di Parigi, tom. II, fol. 161 recto, seg., dà il tenor di questa orazione oKhotba, come la chiamano gli Arabi, in una raccolta di così fatti componimenti; nè veggo alcuna ragione di metterne in forse l'autenticità. Ho aggiunto la vaga parola moneta al numero che scrive l'autore, senza dir se fosse di dirhem, ovvero dinar. Nel primo caso, la taglia posta da' vincitori sarebbe appena arrivata a un milione e mezzo di franchi o lire italiane ragionando il dirhem a 0,60, poichè la somma totale del dividendo torna a 2,500,000. Se poi si trattasse di dinar, contando questa moneta a lire ital. o fr. 14,50 secondo il valore intrinseco dei dinar ben conservati e supposti di oro puro, la somma sarebbe montata a 36 milioni circa. Leggo per conghiettura in questo non buono MS. la parola che ho tradotto “due tanti.” La somma di danaro menzionata nel discorso di Abd-Allah-ibn-Zobeir, sia che si ragioni in dirhem, sia anco in dinar, messa a ragguaglio con le cifre che si danno nel racconto ordinario, presterebbe nuovi argomenti a distrugger ciò che dicono i moderni cronisti. Uno squarcio della detta orazione si legge anche nelRiadh-en-nofûs, MS., fol. 3 verso; ma non arriva che alle parole “fino al tramonto del sole.”
189.Nowairi presso De Slane,Histoire des Berbères par Ibn-Khaldoun, tom. I, p. 323 in appendice. I quindici mesi debbono contarsi come principiati nell'anno 26, e terminati nel 27 dell'egira, e però comprendono tutto il 647 dell'era volgare. Ibn-el-Athîr pone il principio dell'impresa nel 26.
190.Bekri, nella raccoltaNotices et extraits des MSS., tom. XII, p. 500; Tigiani,Journal Asiatique, août-septembre 1852, p. 80.
191.Ibn-Abd-el-Hakem, MS. A, p. 258, narra cotesto ordinamento di Alessandria.
192.Ibn-Abd-el-Hakem, op. cit., p. 263, 264. L'autore distingue quattro imprese negli anni 34 (654-5), 40 (660-1), 46 (666-7), e 50 (670), delle quali la penultima capitanata da O'kba-ibn-Nafi', e le altre da Mo'âwia-ibn-Hodeig. Lo stesso si ricava dalRiadh-en-nofûs, MS., fog. 3 verso, e 4 recto, e 9 recto. Quelle date e nomi son confusi negli altri cronisti, cioè Ibn-el-Athîr, MS. C, tom. III, p. 43 verso, seg.; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, trad. di M. Des Vergers, p. 5 e 12;Baiân, p. 8 a 11; Nowairi, presso De Slane, op. cit., p. 327, seg.
193.È la notissima voce caravana. I lessicografi arabi la credono di origine persiana e che voglia dire comitiva di viandanti ed esercito. Secondo un rinomato filologo arabo di Sicilia, Ibn-Kattâ', citato da Ibn-Khallikân (Biographical Dictionary, tom. I, p. 35), Kairewân ha il primo di questi significati e Kairuwân il secondo. Ma Beladori e Ibn-Abd-el-Hakem, de' quali ho già parlato, lo adoperano evidentemente nel senso di campo permanente, come è stato notato dal barone De Slane (Journal Asiatique, Série IV, tom. IV, p. 354, 361). Donde pare evidente che tal vocabolo dal nono secolo, quando scrissero que' due cronisti, all'undecimo, quando visse Ibn-Kattâ', era andato in disuso nel significato di alloggiamento e riteneva l'altro soltanto. Forse anco alcune tribù gli davano quel senso e altre no.
194.Riadh-en-nofûs, MS., fog. 2 recto.
195.Ibn-Koteiba presso Gayangos,The history of the Mohammedan Dynasties in Spain, by Al-Makkari, tom. I, appendice, p.LVI.
196.IlRiadh-en-nofûs, MS., fol. 4 recto, parla di due colonne rosse che rimasero nella chiesa di Kamunia fino al tempo di Zladet-Allah (817-838) che le trasportò nella sua novella moschea cattedrale.
197.Ibn-el-Athîr, MS. C, tom. III, fog. 43 verso, seg. e 76 recto, seg., sotto gli anni 50 e 62;Riadh-en-nofûs, MS., fog. 4 recto a 5 verso; Baiân, p. 12 segg.; Nowairi, presso De Slane,Histoire des Berbèrespar Ibn Khaldoun, tom. I, p. 327, seg.; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, trad. di M. Des Vergers, p. 10, seg.
I quattro primi danno a un dipresso il medesimo racconto; l'ultimo lo scorcia. Ibn-el-Athîr nota che Wâkidi, Tabari e gli scrittori Maghrebini, o vogliam dire Arabi d'Affrica, discordavano intorno le date dei due governi di O'kba; ed ei s'appiglia ai Maghrebini, com'anch'io ho fatto. La gloriosa morte di O'kba che Ibn-el-Athîr narra il 62 (681-2), avvenne il 63, come s'argomenta dalRiadh-en-nofûs, MS., fog. 5 recto, che dice come fuggiti gli Arabi di Kairewân, ch'era stata occupata dal vittorioso Koseila, arrivarono a Damasco il 64, dopo la morte del califo Iezîd.
198.Si confrontino:Riadh-en-nofûs, MS., fog. 5 recto e verso, che porta l'impresa nel 69; Ibn-el-Athîr, MS. C, tom. III, fog. 77 recto, sotto l'anno 69 (688-9); Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 23, che porta la data del 67 (686-7);Baiân, p. 18; Nowairi, presso De Slane, op. cit., p. 337-338. Il Rampoldi,Annali Musulmani, tom. II, p. 105, sotto l'anno 685, porta l'assalto dell'armata di Sicilia non a Barca ma a Cartagine, confondendo così due imprese ben distinte.
199.Si confrontino:Riadh-en-nofûs, MS., fog. 5 recto a 6 verso; Ibn-el-Athîr, MS. C, tom. IV, p. 18 recto, anno 74; Nowairi, presso De Slane, op. cit., p. 338, seg.;Baiân, p. 18 a 23, sotto l'anno 78; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 24 a 28, che non porta data della prima impresa e assegna alla seconda il 74; Ibn-Khaldûn stesso,Histoire des Berbères, tom. I, p. 198, 208, 213, 214; Tigiani,Journal Asiatique, août-septembre 1852, p. 120, 121; Leone Africano presso Ramusio,Navigatione et viaggi. Ho seguito piuttosto ilRiadhche le altre autorità nel racconto delle due espugnazioni di Cartagine. Trovo nel soloRiadhla divisione delFeie delle terre ai Berberi musulmani. Veggansi anche Theophanes,Chronographia, tom. I, p. 566, 567, (an. 690); NicephoriBreviarium Historicum, p. 44, 45, (anno 696); Pagi, note al Baronio,Ann. Eccl., anno 691 e 696, che segue Nowairi; Le Beau,Histoire du Bas Empire, lib. LXII, § 19, seg.; e Gibbon,Decline and fall, cap. LI, note 157, 158, 159. Gli Arabi discordano tra loro nella cronologia, come s'è visto, e dai Cristiani intorno gli avvenimenti principali. Io ho preso da Ibn-el-Athîr la data della prima impresa di Hassân, e dai Bizantini quella della seconda, che mi pare determinata con sicurezza dalla rivolta dei soldati d'armata tornati di Cartagine, i quali giunti in Cipro, gridarono imperatore Tiberio II. Così i Bizantini sarebbero rimasi padroni di Cartagine, non un anno come dicono gli scrittori loro, ma tutto il tempo che Hassân soggiornò a Barca dopo la sconfitta del fiume Nini.
Credo abbia errato il Gibbon supponendo un rinforzo di Visigoti a Cartagine, su la sola testimonianza di Leone Africano, il quale (fog. 72 recto) dice che vi si ridussero “i nobili Romani e iGotti.” Il testo Arabo di Ibn-Khaldûn ci mostra con certezza che Leone tradusse Goti la voceFarangia; e come lo stesso testo porta che iFarangiainsieme coi Rûm furono sottoposti al tributo fondiario quando Hassân ordinò l'azienda pubblica in Affrica, così egli è evidente che non si tratti di soldati stranieri, ma della popolazione germanica rimasta nel paese, cioè dei Vandali.
200.Iftitâh-el-Andalus, MS. di Parigi (in appendice a Ibn-Kutîâ), fog. 51 recto. Questo libro, di antico autore anonimo, dice che Musa liberto degli Omeiadi discendea da una famiglia barbara fatta schiava da Khaled-ibn-Walîd. Perciò era oriundo di Siria o Mesopotamia.
201.Si confrontino: Ibn-Koteiba, presso Gayangos,The history of the Mohammedan Dynasties in Spain by Al-Makkari, tom. I, pag.LIVaLXVI, in appendice; Ibn-el-Athîr, MS. C, tom. IV, fog. 42 verso, anno 89;Baiân, p. 24 a 28; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, trad. di M. Des Vergers, p. 29, 30; Nowairi, presso De Slane,Histoire des Berbères par Ibn-Khaldoun, tom. I, p. 343, seg., in appendice; Ibn-Scebbât, MS. p. 38, 39; Ibn-abi-Dinar, MS., fog. 6 recto e 14 verso, e trad. p. 14, 57, il quale riferisce con molta diligenza le varie tradizioni su la costruzione dell'arsenale di Tunis. Al dire di Ibn-el-Athîr e di Nowairi, Musa prese il governo d'Affrica l'89 (707-8); ma è più esatta certamente la data del 79 (698-9) che si trova presso Ibn-Koteiba.
202.Ibn-Koteiba, presso Gayangos,The history of the Mohammedan Dynasties in Spain by Al-Makkari, tom. I, p.LXXaLXXXVIII; Nowairi, presso De Slane, op. cit., p. 353 seg.; Reinaud,Invasions des Sarrazins en France, p. 4 a 12; Conde,Dominacion de los Arabes en España, parte I, cap. 6 a 19.
203.Baiân, p. 35 a 46; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, trad. di M. Des Vergers, p. 31 a 43; Nowairi, presso De Slane, op. cit., p. 356, seg. Ho cavato alcuni particolari su la rivolta di Tanger da Ibn-el-Athîr, MS. C, tom. IV, fog. 82 recto e verso, anno 117, e altri da Ibn-Kutîa, MS. di Parigi, fog. 6 recto e 7 verso.
204.Veggasi su questa origine dei Rostemidi Ibn-Khaldûn,Histoire des Berbères, trad. di M. De Slane, tom. I, p. 242, con le note del dotto traduttore.
205.Il plurale ègionûd; ma adottando la vocegiund, come ci occorrerà di farlo, useremo sempre il singolare, dicendo al plurale igiund.
206.Cap. III, pag. 68.
207.Kâidsuona etimologicamenteduxe condottiero. Poi in Spagna divenne titolo di magistrato civile, e in Sicilia di uficio di corte e di nobiltà.
208.Ibn-Abd-Rabbih, MS., tom. I, p. 73.
209.Nowairi, presso De Slane, op. cit., pag. 363, 364; e ancora in nota a Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, trad. di M. Des Vergers, p. 39, seg.
210.IlBaiân, p. 68, dice che Iezîd-ibn-Hâtem (771) ordinò i mercati del Kairewân, dando un luogo separato ad ogni arte. Sappiamo d'altronde che ciascun'arte presso i Musulmani facea corporazione, avea moschea propria e componea società di assicurazione per le pene pecuniarie.
211.Questi fatti ricorrono a ogni momento nelle cronache dell'Affrica dal 740 in poi, presso Ibn-Khaldûn, Nowairi, nelBaiân, ec.
212.Biscir-Ibn-Sefwân della tribù di Kelb, e però di schiatta himiarita, preposto all'Affrica e alla Spagna l'anno 721, avea pieno quei governi di uomini suoi, che furono aspramente perseguitati dal successore O'beida della tribù medharita di Soleim. Un dei perseguitati mandò allora certi versi al califo, rimproverandolo d'ingratitudine contro una gente che avea sparso il sangue per portare al trono i maggiori di lui; e il califo depose subito il governatore. Nowairi, presso De Slane, op. cit., p. 358; Conde,Dominacion de los Arabes en España, parte I, cap. 22.
213.Ibn-Kutîa, MS. di Parigi, fog. 6 verso, 7 recto. Questo antico scrittore è quegli che dice come il corpo di soldati omeiadi si componesse d'Arabi e di liberti. Vedi anche Ibn-el-Athîr, MS. C, tom. IV, fog. 82 recto, seg., anno 117;Baiân, p. 41, seg.; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, trad. di M. Des Vergers, p. 34, seg.; Nowairi, presso De Slane, op. cit., tom. I, p. 359, seg.
214.Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, trad. di M. Des Vergers, p. 42, seg.;Baiân, p. 47, seg.
215.Ibn-Hazm, le cui parole citate dalBaiân, p. 52, sono queste: “Tolti i diwani di mano agli Arabi, gli stranieri del Khorassân occuparono le faccende dello Stato; talchè si venne a una dominazione aspra e Cosroita.”
216.Oltre il ricordato passo delBaiân, e le storie generali, che non occorre di citare, veggansi gli articoli di M. Quatremère, e del professore Dozy nelJournal Asiatique, Série II, tom. XVI (1835), p. 289, seg.; e Série IV, tom. XII (1848), p. 499 seg.
217.Il predominio esclusivo dei Persiani nelle scienze fu notato da Ibn-Khaldûn, e si conferma con le biografie; come si scorge dal bel quadro della storia letteraria dei Musulmani che ha delineato M. De Slane,Ibn-Khallikan's Biographical Dictionary, Introduzione, tom. II, p. v, seg.
218.Baiân, p. 61 a 81. — Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, trad. di M. Des Vergers, p. 55 a 83. — Nowairi, presso De Slane,Histoire des Berbères par Ibn-Khaldoun, tom. I, p. 367, seg. — La degradazione del vecchio giund di Siria è riferita da Ibn-Kutîa, il quale dice che il giund del Khorassân rimaneva in Affrica fino a' suoi tempi, MS. di Parigi, fog. 7 recto. Debbo qui avvertire che in un manoscritto di Ibn-el-Athîr, MS. A, tom. I, fog. 20 recto, si dà il soprannome diSikilli, ossia Siciliano, ad un Abd-er-Rahman-ibn-Habîb, di schiatta koreiscita, che fu cacciato d'Affrica per ribellione contro gli Abbassidi il 772, e andò a morire sotto le insegne loro in Ispagna verso il 777. Costui era nipote di quel capitano dello stesso nome che portò la guerra in Sicilia il 740, e poi usurpò l'Affrica, come abbiam detto. Ma il nome di Siciliano, che l'avolo mai non portò e molto meno poteva appartenere al nipote, è dato a costui per errore di copia in luogo diSaklabi, ossia Schiavone, come gli diceano per l'alta statura e il colore olivastro del volto: Veggasi Ibn-Kutîa, MS. di Parigi, fog. 94 verso; e Conde,Dominacion de los Arabes en España, parte II, cap. XVIII, che sbaglia la data del tentativo di Abd-er-Rahman in Spagna.
219.Ibn-Abbâr, MS. della Società Asiatica di Parigi, fog. 9 verso.
220.Ibn-Ahbâr, MS. citato, fog. 9 verso, narra che i 40,000 uomini passati in Affrica il 761 aveano centoventottokâid(condottieri). S'intenda che ciascun di costoro capitanasse una parentela, o vogliam dire frazione di tribù. Veggasi anche ilBaiân, pag. 61.
221.Confrontinsi, Ibn-Abbâr, MS. della Società Asiatica di Parigi, fog. 9 verso a 15 recto;Baiân, p. 80 a 86; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, trad. di M. Des Vergers, p. 59, 60, e 82 a 94; Nowairi, presso De Slane,Histoire des Berbères par Ibn-Khaldoun, tom. I, p. 374 a 405. Intorno Abbâsia, ossia El-Kasr-el-Kadim, si vegga Bekri, nella raccoltaNotices et extraitsdes MSS. tom. XII, p. 477. L'ambasciata di Carlomagno a Ibrahim è portata all'anno 801 da Einhardo,Annales, presso Pertz,Scriptores, tom. I, p. 190.
222.Veggansi Ibn-Khaldûn, Nowairi e ilBaiânper tutto il tempo degli Aghlabiti.
223.Riadh-en-nofûs, MS., fog. 28 recto. — Di quest'altra adunata della gemâ' si dirà nel lib. II, cap. II. Basti notar per ora che al dire di Nowairi vi sedeano iwagîhe ifakîh, ossia notabili e giureconsulti.
224.Afferma Ibn-el-Athîr che il rito di Mâlek fosse adottato nell'Affrica propria per comando di Moezz-ibn-Badîs, secondo principe zeirita, MS. C, tom. V, fog. 46 verso, sotto l'anno 406.
Ho lasciato come superflue le citazioni su le vicende dei quattro dottori principi, che sono notissime. Su la giurisprudenza musulmana veggansi le introduzioni di D'Ohsson,Tableau général de l'Empire Ottoman; Hamilton,The Hedaya; e il testo arabo di Mawerdi,Ahkâm-sultâniia. Il barone De Slane ha fatto un bel quadro degli studii legali dei Musulmani nella Introduzione al primo volume della versione inglese d'Ibn-Khallikân, p.XXIII, seg. Veggansi altresì: M. Worms,Recherches sur la Constitution de la Propriété territoriale dans les pays musulmans, pag. 1, seg.; e M. Perron,Aperçu préliminaireal trattato di Khalîl-ibn-Ishâk nella raccolta intitolataExploration scientifique de l'Algérie, Sciences historiques, tomo X.
225.Baiân, p. 87; ibn-Khaldûn, l. c., p. 94 a 96; e Nowairi, l. c., tomo I, p. 404. Nowairi, il solo che dia la misura di superficie resa da mearatata, dicecoppia arante. Si tratta al certo di una misura geodetica; e però la ho resa con la vocearatata, che non si trova nei vocabolarii, ma ch'era in uso in Sicilia fino ai principii del nostro secolo, e indicava un po' vagamente una vasta estensione di terreno. Ho evitato la nota voceiugero, la quale etimologicamente risponderebbe all'arabicozeugdel Nowairi, ma denota una misura agraria ben diversa. Iljugerumera la superficie da potersi lavorare in un dì con una coppia di buoi; e risponde a poco più di 25 ari di misura francese. Ilzeug, detto oggidì in Algeriazuigia, e anchegebda(zouidjaedjebdain ortografia francese), è misura varia secondo i luoghi, e risponde più o meno al terreno che un giogo di buoi può arare in una stagione. Secondo i cenni che ne dà M. Worms,Recherches sur la propriété territoriale dans les pays musulmans, p. 421-422, credo denoti una superficie che varia dai sette ai diciottohectares. Ciò basta a comprendere che si potessero porre 8 dinâr, ossia da 100 lire italiane, sopra ogni aratata di terreno. La vocezeugcon questo medesimo significato occorre nelle memorie siciliane del X e del XII secolo, come a suo luogo si dirà.
226.Si scorge ciò dalle parole di Asad-ibn-Forât riferite da noi nel Libro II, cap. II, su l'autorità delRiadh-en-nofûs.
227.Veggasi il Libro II, cap. II.
228.Rhiad-en-nofûs, MS., fog. 29 recto.
229.Così dice Sefadi, MS. di Parigi, biografia di Ziâdet-Allah. Sefadi visse nel XIV secolo. Gli scrittori dai quali copiò tal giudizio provano che vale per tutti i popoli il detto d'Ariosto: “Non fu sì santo nè benigno Augusto ec.,” canto XXXV, st. 26.
230.Ibn-Werdan, MS. di Tunis, § 1. Quest'autore aggiugne che furono spesi nella moschea di Kairewân 86,000 dinar, ossia da 1,247,000 di lire italiane. Ibn-Abbâr, MS. della Società Asiatica di Parigi, fog. 30 verso, senza far menzione di ciò, narra i particolari dell'opera: che fu abbattuta l'antica moschea; rifabbricata di pietra, marmi e cemento; che ilMihrâb, ossia nicchia in dirittura della Mecca, era tutto di marmo ornato di rabeschi e iscrizioni, sostenuto da colonne di bellissimo marmo screziato bianco e nero; e che dinanzi a quello si innalzavano due colonne rosse con fregi di vermiglio vivacissimo, che più belle non se n'eran viste al mondo, e l'imperator di Costantinopoli le volea comprare a peso d'oro. La voce che per analogia ho tradottocemento,è sahn, scritta con le lettere 14, 6, e 25 dell'alfabeto arabo d'oriente.
231.Questo è senza dubbio il significato delle parole delBaiân, copiate al certo da più antico scrittore: giund, eserciti (giuiusc), e turbe sopravvegnenti (wofûd).
232.Nowairi, presso De Slane,Histoire des Berbères par Ibn-Khaldoun, p. 405, seg.;Riadh-en-nofûs, MS., fog. 26 recto, 28 recto e verso; Bekri, nella raccoltaNotices et extraits des MSS., tom. XII, p. 478; Ibn-el-Athîr, MS. A, fog. 120 recto, C, fog. 191 recto;Baiân, p. 88 a 95; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, trad. di M. Des Vergers, p. 96, 103. Ho corretto il nome di Tonbodsa su l'ortografia che ne dà Ibn-el-Athîr.
233.Confrontinsi,Baiân, p. 28; Ibn-abi-Dinâr (el-Kaïrouani),Histoire de l'Afrique, MS., fog. 16 recto, e traduzione francese, p. 63; Pagi,ad Baronium, ann. 696; e le autorità citate da Gibbon,Decline and fall, ch. LI, note 207, 208, 209.
234.Mi riferisco per i particolari alle parti 1ª e 2ª dell'accurato lavoro di M. Reinaud,Invasions des Sarrazins en France.
235.Veggasi Ibn-Khaldûn presso Gayangos,The history of the Mohammedan Dynasties in Spain, tomo I, p.XXXV, seg.
236.Confrontinsi Ibn-Kutîa, MS., fog. 21 recto e verso;Baiân, tomo II, p. 78, 79, 82; Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo I, fog. 106 verso, e 107 recto, sotto l'anno 198; e 139 verso, sotto l'anno 206; Ibn-Khaldûn, MS. di Parigi, Suppl. Arabe 742 quater, tomo IV, fog. 96 verso;Hollet-es-siiarâ, presso Dozy,Notices sur quelques MSS., p. 38, seg.; Marrekosci, p. 13, 14; Nowairi, MS. di Parigi, Ancien Fonds, 702, fog. 72 recto; Ed-Dhobbi, MS. della Società Asiatica di Parigi, fog. 5 verso; Conde,Dominacion de los Arabes en España, parte II, cap. XXXVI. La tradizione che scolpa Hâkem si legge nelBaiân, compilazione del XIII secolo. La sorgente primitiva fu senza dubbio qualche cronica dei liberti di casa Omeîade, scrittori la cui servilità è stata notata dal professor Dozy, editore delBaiân, Introduzione, tomo I, p. 16, seg.
237.Ibn-el-Athîr, MS. A, tom. I, fog. 146 recto e 147 verso, anno 210;Hollet-es-siiarâ; Ibn-Khaldûn; Nowairi, Conde, ll. cc. Veggasi ancora Renaudot,Historia Patriarcharum Alexandrinorum, dalla p. 251 alla 270, che porta i fatti, ma sbaglia la cronologia.
238.Theophanes Continuatus, p. 73 a 77, 79 a 81, §i20 a 23, 25 a 26 del regno di Michele il Balbo; Symeon Magister, p. 621 a 624, §i3, 4 del medesimo regno. — La Continuazione di Teofane, ch'è la principale tra queste autorità bizantine, riferisce il primo disegno dell'impresa dei Musulmani sopra Creta al principio della guerra di Tommaso di Cappadocia, che tornerebbe all'821. Su questi e altri riscontri vaghi al paro, i compilatori han posto la occupazione dell'isola nell'824, e l'impresa d'Orifa nell'825. Secondo Ibn-el-Athîr, loc. cit., i Musulmani spagnuoli non partirono d'Alessandria che l'anno 210 (aprile 825 ad aprile 826).
239.Ibn-Khaldûn, MS. di Parigi, Suppl. Arabe, 742 quater, tom. IV, fog. 21 recto.
240.Bekri, nella raccoltaNotices et Extraits des MSS., tomo XII, p. 500. Quest'autore non assegna altra data che il califato di Abd-el-Melik-ibn-Merwân; il quale durò venti anni, dal 685 al 705. Ma senza timor di errore ne possiam togliere i primi tredici anni, quando gli Arabi aveano ben altro da fare in Affrica che perseguitare i rifuggiti di Pantellaria. Non trovandosi ricordato in questa fazione il nome di Musa, è probabile che seguisse prima della sua venuta in Affrica, la data della quale per altro è dubbia. Fa cenno di questa impresa, forse su l'autorità di Bekri, il Tigiani,Rehela, nelJournal Asiatique, août-sept. 1852, p. 80; e aggiugne essere state allora occupate le isolette vicine all'Affrica.
241.Ibn-Koteiba,Ahâdîth-el-imâma, presso Gayangos,The history of the Mohammedan Dynasties in Spain, tomo I, Appendice, p. LXVI.
242.Le varie opinioni degli eruditi musulmani sono esposte da due diligenti compilatori: Tigiani,Rehela, nelJournal Asiatique, août-sept. 1852, p. 65 a 71; e Ibn-abi-Dinâr (el-Kaïrouani),Histoire de l'Afrique, traduzione francese, p. 1, a 20. — Ho detto “sgomberare” e non, come gli scrittori musulmani, “scavare” il canale, poichè noi sappiamo che questo e la laguna esistevano ne' tempi antichi. Veggasi a tal proposito una nota del traduttore del Tigiani, M. Rousseau, op. cit., p. 69, 70.
243.Tigiani, op. cit., p. 69, dice che il califo comandò di inviarsi dall'Egitto ad Hassân duemila Copti, tra uomini e donne, perchè si servisse dell'opera loro, e che Hassân distribuì quelle famiglie tra Râdes, presso Tunis, e gli altri porti dell'Affrica. Indi si vede manifestamente che fossero artigiani.
244.Tigiani,Rehela; Ibn-abi-Dinâr (el-Kaïrouani); e Ibn-Koteiba,Ahâdîth-el-imâma, ll. cc.
245.Lo argomento da ciò, ch'ei mandò in Sicilia mille uomini soltanto, non ostante il cominciato apparecchiamento di sì grande numero di legni, i quali, per piccioli che fossero, doveano portare almeno una cinquantina d'uomini ciascuno, e però una forza totale di 5,000 uomini o più.
246.Ibn-Koteiba,Ahâdith-el-imâma, MS. del professor Gayangos, fog. 69 recto e verso, e versione inglese in appendice al Makkari,The history of the Mohammedan dynasties in Spain, tomo I, p. lxvj. L'erudito orientalista di Madrid, mandandomi copia di questo squarcio di testo per lettera dell'11 maggio 1854, ha corretto in alcune parti la detta sua versione. Quanto all'isola assalita, sul nome della quale io gli esposi i miei dubbii, egli crede doversi ritenere la lezione del MS.; perchè pochi righi appresso la voce Sicilia vi è scritta con lettere diverse. Nondimeno io inclino all'opinione contraria, riflettendo che tal variante possa provenire da una delle due sorgenti alle quali par che Ibn-Koteiba abbia attinto questo racconto. In una di quelle il nome di Sicilia potea per avventura essere scritto con lasinin luogo disade laCaf(XXII lettera) in luogo diKaf(XXI lettera); nella qual formaSikilia, facilmente si può confondere conSilsila. Io ho veduto appunto Silsila chiaramente scritto su la Sicilia in una ottima carta geografica in pergamena, delineata nel 1600 da Mohammed-ibn-Ali-es-Sciarfi, da Sfax, posseduta dalla Biblioteca imperiale di Parigi.
Mi conferma nel mio supposto la Cronologia di Hagi-Khalfa, MS. di Parigi, ove leggesi, nell'anno 82, una impresa in Sicilia di 'Attâr-ibn-Râfi'; poichè, non trovandosi questo fatto in Ibn-el-Athîr, è verosimile che Hagi-Kalfa l'abbia tolto da alcun MS. d'Ibn-Koteiba più corretto che quello del professor Gayangos.
247.Ibn-Koteiba, fog. 69 verso, MS. del professor Gayangos, il quale, mandandomi cortesemente copia di questo passo, ha corretto la lezione, da cui risultava un errore nella sua versione inglese posta in appendice all'opera di Makkari,The history of the Mohammedan Dynasties in Spain, p.LXVII, seg.; Ibn-Scebbât, MS., p. 38 e 39, che cita, abbreviandolo in su la fine, il medesimo passo d'Ibn-Koteiba; Ibn-abi-Dinâr (el-Kaïrouani),Histoire de l'Afrique, traduzione francese, p. 14 e 57, e MS., fog. 6 recto, e 14 verso.
248.Ragiono il dinâr secondo il valore del metallo, il cui peso medio dà 14 lire e 50 centesimi.
249.Ibn-Koteiba; Ibn-Scebbât; Ibn-abi-Dinâr (el-Kaïrouani), ll. cc.; ed ilBaiân, p. 27, citando Ibn-Katân. Ibn-Koteiba porta positivamente la data dell'86, ossia 705 dell'era volgare.
250.Ibn-el-Athîr, MS. C, tom. IV, fog. 47 verso, anno 92; Nowairi, MS. di Parigi, Ancien Fonds 702, fog. 10 verso, e traduzione francese del barone De Slane,Journal Asiatique(mai 1841), p. 575, 576.
Secondo la versione italiana, del Carli, Hagi Khalfa nellaCronologiaporrebbe nel 92 la espugnazione di Calabria per Farich figlio di Said. Riscontrato il testo, mi accorgo che si tratti della notissima impresa di Tarik in Spagna. M. Famin,Histoire des invasions des Sarrazins en Italie, p. 60, ha seguíto così fatto errore, e aggiuntovi del suo il nome di Tharec, e che “ses soldats exercèrent des cruautés inouies;” e si mette francamente a particolareggiarle.
251.Nowairi, capitolo della Sicilia, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 2, che lo chiama Mohammed-ibn-abi-Edrîs;Baiân, p. 35, secondo il quale correggo il nome e la data. Il Nowairi, capitolo dell'Affrica, presso De Slane,Histoire des Berbères par Ibn-Khaldoun, tomo I, p. 357, in appendice; e Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, trad. di M. Des Vergers, p. 31, confondendolo con un altro governatore d'Affrica, lo chiamano Mohammed-ibn-Iezîd. Il Rampoldi,Annali Musulmani, tomo II, p. 225, anno 720, citando il Nowairi, aggiugne di capo suo che Mohammed sbarcasse a Marsala, e riportasse in Affrica “alcune centinaia” di prigioni.
252.Ibn-el-Athîr, MS. C, tom. IV, fog. 74 verso, anno 109;Baiân, p. 35; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, trad. di M. Des Vergers, p. 32; Nowairi, capitolo della Sicilia, presso Di Gregorio, Rerum Arabicarum, p. 2; e capitolo dell'Affrica, presso De Slane,Histoire des Berbères par Ibn-Khaldoun, tomo I, p. 357, in appendice. Il Rampoldi,Annali Musulmani, tomo II, p. 229, anno 721, citando Nowairi, aggiugne del proprio che Biscir riportava molti idoli d'argento.
253.Si argomenta dalle pratiche d'accordo dell'813, nelle quali il governatore di Sicilia ricordava un primo trattato fatto ottantacinque anni addietro. Veggasi il Capitolo X.
254.Makrîzi, Dizionario biografico intitolato ilMokaffa, MS. di Parigi, Ancien Fonds Arabe, 675, fog. 227 recto, Vita di Obeid-Allah. Il caso di Mostanîr è narrato ancora, ma più brevemente, da Ibn-abi-Dinâr (el-Kaïrouani),Histoire de l'Afrique, traduzione francese, p. 65, e testo manoscritto, fog. 16 verso. Quest'autore, invece del nome patronimico di Ibn-Habhâb, dà a Mostanîr quello di Ibn-Hârith.
255.Makrizi,Mokaffa, MS. di Parigi, Ancien Fonds Arabe, 675, fog. 227 recto, Vita di Obeid-Allah.
256.Ibn-el-Athîr, MS. C, tom. IV, fog. 81 recto, e 82 recto, anni 116 e 117.
257.Confrontinsi Ibn-el-Athîr, MS. C, tom. IV, fog. 82 recto, anno 117; Ibn-Scebbât, citato da Ibn-abi-Dinâr (el Kaïrouani),Histoire de l'Afrique, p. 67 e 68, e MS., fog. 17 recto;Baiân, p. 38-40; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique, trad. di M. Des Vergers, p. 34. — Lo scrittore cristiano contemporaneo, Isidoro De Beja presso Flores,España Sagrada, tom. VIII, p. 305, dice che 'Okba (Ibn-Heggiâg), governatore di Spagna, udita la sollevazione dei Mori in Affrica, vi passò, uccise tutti i ribelli: “Sicque cuncta optime disponendo, et Trinacrios (portus) pervigilando, propriæ sedi clementer se restituit.” Accettando, come par si debba, la lezione diTrinacrios(chè v'ha le variantiTrimacrios,Tinacrios,Patrios), le parole di Isidoro significano che qualche nave spagnuola fosse venuta con Habîb alla impresa di Sicilia. Perchè la rivolta alla quale accenna Isidoro fu al certo qualche movimento anteriore, represso dagli Arabi d'Affrica e di Spagna, non il fatto dell'anno 122, che rese necessaria la ritirata dell'esercito di Sicilia, e che, invece della strage dei ribelli, finì con la sconfitta degli Arabi. Isidoro, del resto, non assegna data a queste fazioni, se non che vanno dopo la destinazione di 'Okba al governo di Spagna, ch'ei pone l'anno 775 dell'era spagnuola, e 18º di Leone Isaurico, cioè il 733 dell'era volgare, ma che Ibn-Khaldûn riferisce al 117 (735), e il cronista seguíto da Conde,Dominacion de los Arabes en España, parte I, cap. 26, all'anno appresso.
258.Confrontisi Ibn-el-Athîr, MS. C, tom. IV, fog. 118 recto, anno 135, e fog. 47 verso, nel capitolo della Storia di Sardegna, sotto l'anno 92;Baiân, p. 49 e 53; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, trad. di M. Des Vergers, p. 44; Nowairi presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 2, 3.
259.Veggansi le autorità citate da Le Beau,Histoire du Bas Empire, lib. LXIII, § 22.
260.Baiân, p. 48. Quivi si dice che corressero in Affrica due specie di moria che chiamansi in arabicowebâetâ' un. La seconda disegna particolarmente la peste. La prima è presa d'ordinario nello stesso significato, ma si estende alle malattie epidemiche in generale. Veggasi una nota di M. Reinaud nelRecueil des historiens orientaux, tomo I, p. 133.
261.Teophanes,Cronographia, tomo I, p. 651; e le altre autorità citate dal Le Beau,Histoire du Bas Empire, lib. LXIV, § 13.
262.Ibn-el-Athîr, MS. C, tomo IV, anno 130, dice che infieriva la peste a Bassora; Ibn-el-Giuzi (Jauzi, secondo l'ortografia inglese) citato da De Slane,Ibn Khallikan's Biographical Dictionary, tomo II, p. 551, fa arrivare la mortalità a 70,000 persone in un dì, che si deve intendere forse di Bassora stessa.
263.Le Beau,Histoire du Bas Empire, lib. LXIV, § 13.
264.Bollandisti,Acta Sanctorum, maggio, tomo II, p. 109, seg., 725, seg., testo greco e versione della Vita di San Giovanni Damasceno scritta da un Giovanni patriarca di Gerusalemme; e Ibidem, p. 731, seg., altro squarcio di agiografia attribuito a un Costantino Logoteta.
265.Non ho bisogno di ricordare quanto sieno incerti i limiti del territorio, compreso nella donazione di Pipino e di Carlomagno, e come i papi non fossero mai entrati in possesso di molte terre tra quelle che lor erano state donate senza dubbio.
266.Costantino Porfirogenito,De administrando imperio, cap. 27, p, 995, dice che i Longobardi aveano occupato tutta l'Italia, fuorchè Otranto, Gallipoli, Rossano, Napoli, Gaeta, Sorrento, Amalfi. Ciò si deve intendere del tempo in cui l'impero bizantino avea perduto lo esarcato e non ripigliato per anco la Puglia; cioè tra la prima metà dell'VIII secolo e la seconda metà del IX.
267.Ibn-el-Athîr, MS. C, tom. IV, fog. 47 verso, sotto l'anno 92, raccogliendo in un solo capitolo tutte le imprese dei Musulmani sopra la Sardegna, afferma che quest'isola non fosse stata più molestata dal 135 al 323 dell'egira (752 a 935), e che in questo intervallo avesserla tenuta i Rûm, che qui significa la schiatta indigena italiana. Le cronache cristiane più vicine a quei tempi si accordano in generale con tale narrazione; se non che aggiungono alcune sconfitte toccate dai Musulmani in Sardegna e in Corsica. Quanto a questa isola, è falsa evidentemente la dominazione musulmana supposta da alcuni annalisti dei paese. Veggansi Reinaud,Invasions des Sarrazins en France, pag. 69; e Wenrich,Commentarium, ec., lib. I, cap. III, § 49 in nota.
268.Epistola di papa Paolo Primo, a re Pipino,Codex Carolinus, edizione del Gretser, nº XV; edizione del Cenni, nº XVIII.
269.Codex Carolinus, edizione del Gretser, nº XXIV; edizione del Cenni, nº XXXVIII.
270.Codex Carolinus, edizione dei Gretser, ep. LVI; edizione del Cenni, ep. LXXII.
271.Codex Carolinus, edizione del Gretser, ep. LXIV, LXXIII, XC; edizione del Cenni, LXV, XC; LXXXIX.
272.La prima di quelle citate nella nota precedente.
273.Codex Carolinus, edizione del Gretser, ep. LIX e LXIV; edizione del Cenni, LVII e LXV. La data del 780, che assegna alla seconda di queste lettere il Cenni, è erronea, e le si dee sostituire il 787, come lo avea mostrato prima il Muratori (Annali, anno 787), e vi assente, contro il solito suo, lo Assemani,Italicæ Historiæ Scriptores, tomo I, p. 488-489. Le ragioni che allega il Cenni per rifare il verso al nostro grande Annalista son futilissime, e basta a distruggerle il fatto che nella epistola si parla dei nefandissimi Beneventani come di vassalli di Carlomagno; il che non si potea dire innanzi la pasqua del 787. La epistola LIX del Gretser, ancorchè riferita dal Cenni al 776, mi pare scritta poco appresso l'altra, nello stesso anno 787. — Va errato bensì il Muratori, quand'ei scrive che Adelchi fosse in questo tempo patrizio di Sicilia. Ciò nè si può argomentare dalla detta epistola di papa Adriano, come lascia supporre il Muratori; nè è detto da alcun cronista; nè è punto verosimile. Il Muratori fu ingannato dall'assonanza dei nomi di Teodoto e Teodoro; dei quali il primo fu preso da Adelchi, come abbiam detto, e il secondo era il nome dell'eunuco, patrizio di Sicilia, che sbarcò in Italia con Adelchi il 788. L'Assemani, l. c., non manca di notare questo lieve sbaglio del Muratori.
274.Codex Carolinus, edizione del Gretser, ep. LXXXVIII; edizione del Cenni, ep. XCI.
275.Theophanes,Chronographia, tomo I, p. 718 (anno 6281);Historia Miscella, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo I, parte I, p. 167; Einhardus, edAnnales Laurissenses, presso Pertz,Scriptoresetc., tomo I, p. 174, 175. — Due altre epistole di Adriano inserite nel Codice Carolino, sotto i numeri XC e XCII del Gretser, e LXXXIX e XC del Cenni, e poste dal Cenni nel 778, si debbono riferire, come io credo, a questo tempo. Trattano entrambe delle mene di Adelchi in Calabria; e nella seconda si dice che il patrizio di Sicilia e i due spatarii, sbarcati con esso ad Agropoli del mese di gennaio, erano iti a trovare la vedova di Arigiso a Salerno, e di lì eran passati a Napoli.
276.Tale supposizione è fondata nel racconto di Sigeberto, cronista dell'XI secolo, il quale mal interpretando laHistoria Miscella, credè a proposito far morire Adelchi, protagonista da tragedia, piuttosto che il pacifico Giovanni. Non dobbiamo oggi seguire l'errore noi che abbiamo alle mani Teofane, sul cui testo fu fatta la versione compendiata dettaHistoria Miscella.
277.Annales Laurissenses, presso Pertz,Scriptores, tomo I, p. 182, 186.
278.Theophanes,Chronographia, tomo 1, pag. 736 (anno 6293).
279.Annales Laurissenses, presso Pertz,Scriptores, tomo 1, p. 198.
280.Epistola citata dell'11 novembre 813, presso il Labbe,Sacrosancta Concilia, tomo VII, p. 1114; e presso il Cenni,Codex Carolinus, tomo II, ep. IV di Leone.
281.Epistola del 25 novembre 813, presso il Labbe,Sacrosancta Concilia, tomo VII, p. 1117; e presso il Cenni,Codex Carolinus, tomo II, ep. X, di Leone.
282.Johannes Diaconus,Chronicon, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo I, parte II, p. 312.
283.Anonymus Salernitanus, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo II, parte II, p. 209.
284.Diodorus Siculus, lib. V, cap. VI.
285.Ve n'era in Palermo, Catania, Girgenti ec., come si scorge dalle epistole di San Gregorio, lib. V, 132; VII, 24, 26.
286.A coteste famiglie di militari o impiegati venute di passaggio, e talvolta rimaste in Sicilia, par che appartenessero alcuni uomini dei quali il caso ci ha conservato i nomi; per esempio, Conone papa, nato in Tracia e educato in Sicilia; Sergio papa, oriundo d'Antiochia e nato a Palermo.
287.Veggasi questo medesimo capitolo, pagg. 222 e 223.
288.Theophanes,Chronographia, tomo I, p. 727.
289.Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 33 recto; MS. C, tomo IV, fog. 221 recto.
290.Constantinus Porphyrogenitus,De Thematibus, lib. II, tomo III, p. 58. Sarebbe da approfondire il cenno etnologico di Costantino, relativamente ai Sicoli. Non saprei in quale scrittore antico egli abbia potuto trovare che Liguri fosse il nome generale de' popoli di cui facean parte i Sicoli; il qual nome, secondo la opinione del Niebuhr, non è altro che una variante di pronunzia della voceItali.
291.Veggasi Torremuzza (G. L. Castelli),Siciliæ... veterum Inscriptionum. Ricordisi inoltre la venuta di Porfirio, che scrisse e diè lezioni in Sicilia verso il 300.
292.Papiro del 444, presso il Marini,I Papiri diplomatici; nº LXXIII, p. 108, seg. I nomi sono Zosimo, Caprione, Sisinnio, Eleuterio, Eubudo.
293.Divi Gregorii papæ,Epistolæ, lib. VII, nº LXIII, indizione 2ª.
294.Pirro, Sicilia Sacra, p. 997; Di Giovanni,Codex Siciliæ Diplomaticus, dissert. III, p. 423, seg.
295.Anastasius Bibliothecarius, presso il Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo II, p. 145.
296.Divi Gregorii papæ,Epistolæ, lib. VII, nº LXIII, indizione 2ª; e notisi la riflessione del Pirro,Sicilia Sacra, p. 34, a proposito dei matrimonii dei preti.
297.Diodorus Siculus, lib. I, cap. III.
298.L'Assemani, trattando la presente questione nel tomo IV degliItalicæ Historiæ Scriptores, cap. II, §i1 a 22, ha sostenuto che sempre prevalesse in Sicilia il linguaggio latino al greco. Ma gli esempii che allega anzi mi rafforzano nella mia opinione. Tra gli altri, v'ha le soscrizioni greche dei vescovi di Sicilia e di Calabria che sedettero nei Concilio di Costantinopoli dell'869-70.
299.Codex Theodosianus, lib. XII, tit. XXXIII, XXXV. — Venticinque iugeri rispondono a un di presso a seihectaresdi Francia, e a tre salme e mezza di Sicilia. Ma ricavandosi pochissimo dalla terra, si dovrà quella riguardare come picciola possessione.
300.Veggansi le autorità citate da Gibbon e dai suoi commentatori Guizot e Milman, cap. II, note 46 a 61.
301.Codex Justinianeus, lib. XI, tit. XLVII, legge 18. Questa legge è scritta in greco, e posta tra quelle d'Onorio e Teodosio, ma senza ripetervisi i nomi di questi imperatori; talchè la data rimane incerta, e si può supporre più recente. Dice che i contadini (γεωργοὶ) altri sono ascrittizii (ὲναπόγραφοι), e i loro peculii appartengono ai padroni; altri, dopo trent'anni, divengono liberi coloni (μισθωτοὶ ἐλεύθεροι) con la roba loro, e sono obbligati a pagar canone e lavorar la terra.E ciò, conchiude la legge,è più utile ed al signore e ai contadini. Una testimonianza sì diretta non ha bisogno di comento.
302.Ducange,Glossarium mediæ et infimæ latinitatis, voceColonus. Ai tempi di Teodosio si distingueano in originarii e inquilini, cioè i nati nel podere e gli avventizii. Sotto Giustiniano forse questa ultima classe di coloni si diceva ascrittizii: e talvolta son chiamati tributarii ed inquilini, talvolta rustici e coloni,Codex Theodosianus, lib. V, tit. X; lib. X, tit. XII; lib. XIII, tit. I.
303.Codex Theodosianus, lib. V, tit. IX, X, XI; Valentiniani,Novellæ, nov. IX.
304.Dei conduttori in Sicilia si fa menzione nel citato papiro del 444, Marini,I Papiri Diplomatici, nº LXXIII, e nella epistola di San Gregorio, lib. I, nº XLII, indizione 9ª, che trovasi anco presso Di Giovanni,Codex Siciliæ Diplomaticus, num. LXIX, p. 110.
305.Divi Gregorii papæ,Epistolæ, ibidem. Oltre I conduttori distinti dai coloni, vi si parla di rustici in modo, che questa voce par sinonimo di coloni, se pur non comprende gli uni e gli altri insieme.
306.Deiservidei fondi patrimoniali in Sardegna, e, come pensa Gotofredo, anche in Sicilia e in Corsica, si fa menzione in una legge di Costantino il Grande,Codex Theodosianus, lib. II, tit. XXV, data forse il 325. Veggasi anco Di Giovanni,Codex Siciliæ Diplomaticus, num. IV, p. 5. In un papiro del 489, risguardante certi poderi nel territorio di Siracusa, leggiamoinquilinos sive servos, presso Marini,I Papiri Diplomatici, nº LXXXII e LXXXIII, p. 128 e 129.
307.Divi Gregorii papæ,Epistolæ, lib. I, nº XLII; e presso Di Giovanni,Codex Siciliæ Diplomaticus, nº LXIX, p. 110.
308.Divi Gregorii papæ,Epistolæ, lib. X, nº XXVIII: “sed in ea massa, cui lege et conditione ligati sunt, socientur.”
309.Divi Gregorii papæ,Epistolæ, lib. V, nº XII.
310.Ibidem, lib. III, nº IX; lib. V, nº XXXI e XXXII.
311.Un fanciullo siciliano, per nome Acosimo, fu donato da lui il 593 al consigliere Teodoro, che avea ben meritato della Chiesa, e non possedea schiavi. Divi Gregorii papæ,Epistolæ, lib. II, nº XVIII, indiz, 11ª.
312.Divi Gregorii papæ,Epistolæ, lib. VII, nº XVIII, indiz. 2ª.
313.Anastasius Bibliothecarius, presso Muratori,Rerum Italic. Script., tomo III, p. 147: “Itemque et aliam jussionem direxit ut restituatur familia suprascripti patrimonii et Siciliæ, quæ in pignore a militia detinebatur.”
314.Codex Theodosianus, lib. XI, tit. IX.
315.Codex Justinianeus, lib. XI, tit. XLVII.
316.Veggasi la legge delCodex Justinianeus, lib. XI, tit. XLVII, nº 18, citata di sopra, p. 190.
317.Codex Theodosianus, lib. II, tit. XXV, legge di Costantino il Grande, di data incerta, forse del 325.
318.Codex Theodosianus, lib. XI, tit. XVI, legge di Costanzo e Giuliano Cesare, data il 359. Questa e la precedente si leggono altresì presso il Di Giovanni,Codex Siciliæ Diplomaticus, niIV e X, p. 5, 9.
319.Divi Gregorii papæ,Epistolæ, passim.
320.Il papiro del 444, che ho citato più volte (Marini,I Papiri Diplomatici, nº LXXIII), mostra che i sette poderi tra masse e fondi appartenenti in Sicilia a Lauricio, e affittati separatamente, rendeano ogni anno soldi 753, 500, 445, 200, 144, 75, 52.
321.Divi Gregorii papæ,Epistolæ, passim.
322.Divi Gregorii papæ,Epistolæ, lib. VIII, nº LXIII, indizione 3ª (a. 600-601). Il podere legato da una Adeodata per fondare un monistero di donne al Lilibeo, rendea dieci soldi all'anno netti di tasse; e vi erano tre ragazzi, tre gioghi di buoi,altri cinqueschiavi, dieci giumente, dieci vacche, quattroiastulas vinearum, quaranta pecore e altro. Si vegga anche il lib. XI, epistola XLIX, indizione 6ª (603, 604), ove si parla della vendita del vino prodotto delle vigne della Chiesa Palermitana.
323.Beladori, nelJournal Asiatique, série IV, tomo IV, p. 365.
324.Nell'880, come da noi si racconterà nel Libro II, cap. X, le forze navali bizantine venute presso Palermo presero moltissime barche cariche d'olio, certamente non esportato. Nell'XI secolo, Bekri ci attesta la esportazione degli olii da Sfax per la Sicilia e paese dei Rûm,Notices et Extraits des MSS., tom. XII, p. 465. Nel XII secolo si mandava grano di Sicilia in Affrica per levarne olio e altre derrate. Diploma del 1134, presso Pirro,Sicilia Sacra, p. 975.
325.Veggasi il Lib. II, cap. II.
326.Di Giovanni,Codex Siciliæ Diplomaticus, nº III, IV, IX, X, XXI, XXII.
327.Di Giovanni,Codex Siciliæ Diplomaticus, nº XLI, XLII, XLIII, XLIV.
328.Divi Gregorii papæ,Epistolæ, lib. IV, nº LXXVII, indizione 13ª (a. 595); e presso Di Giovanni,Codex Siciliæ Diplomaticus, nº CXVI.
329.Theophanes,Cronographia, tomo I, p. 631.
330.Veggasi Di Giovanni,Codex Siciliæ Diplomaticus, diss. VII, c. IV, seg.
331.Veggansi i fatti presso Caruso,Memorie storiche di Sicilia, parte I, lib. V; Palmieri,Somma della Storia di Sicilia, tomo I, cap. XIV; Di Gregorio,Discorsi intorno la Sicilia, discorso XII.
332.JustinianiNovellæ, nov. 75, altrimenti 104,De præt. Siciliæ; Savigny,Histoire du droit romain, tomo I, p. 226, e 232, cap. V, § 105, 107.
333.Da questo diritto nacque senza dubbio l'uso che la curia votasse a parte dal clero e dalla plebe nella elezione dei vescovi. Due epistole di San Gregorio ci provano tal modo di votazione in Sicilia, e sono indirizzate l'unaNobilibus Syracusanis, l'altra Clero ordini et plebi Panormitanæ civitatis; lib. IV, nº XCI; lib. XI, nº XXII.
334.Codex Theodosianus, lib. XII; Divi Gregorii papæ,Epistolæ, lib. VII, nº XI, indizione 1ª, anche presso Di Giovanni,Codex Siciliæ Diplomaticus, nº CXLII, p. 188; Gibbon,Decline and fall, cap. XVII, con le osservazioni di Guizot e di Milman, alle note 172 e 180.
335.Confrontinsi i Diplomi seguenti: