477.Confrontinsi Ibn-el-Athîr, Ibn-Khaldûn e Nowairi, ll. cc.478.Il simbolo va letto nonAli, nè in alcuno degli altri modi mal trovati dai numismati del secolo passato, ma certamentegheleb, verbo trilitere che significa “occupa, conquista, vince,” e, preso all'ottativo, “conquisti, vinca etc.” Da questo verbo deriva l'aggettivoAghlabche era insieme il nome patronimico della dinastia. Indi si capisce la etimologia di tal simbolo, il significato particolare che dava unito alla voceZiadet-Allah, ossia “trionfi la fortuna accordata da Dio,” e il doppio scherzo di parole contenuto nella leggenda.Veggasi TychsenAdditamentum I introductionis in rem nummariam Muhammedanorum, § 1, p. 40, e 41. Nell'esemplare di Parigi il nome el-Gewâri è preceduto dalla vocebnu(figliuolo), non daabicome lesse il Tychsen. La formula in giro della faccia dritta è cavata dalla sura IX, verso 33, del Corano.Il signor Mortillaro,Opere, tomo III, p. 343, non avendo sotto gli occhi che il disegno pubblicato dal Tychsen, credè questo dirhem falsato e “avanzo della impostura di Vella.” Ma basta guardare il bel conio dell'esemplare di Parigi per dileguare ogni dubbio di falsificazione: e basta notare la esattezza delle formule e la correzione dell'ortografia e della grammatica per sincerarsi che l'ignorante Vella non ci ebbe che fare.Nel Museo di Parigi non v'ha ricordi scritti nè tradizione, da poter affermare o negare che questo esemplare fosse il medesimo di Tychsen.479.Scrivo questo nome secondo il MS. A di Ibn-el-Athîr. Nel MS. C, si legge men distinto. Il testo stampato d'Ibn Khaldûn ha “Ibn-'A w n” e un MS. di Tunis del medesimo autore “Ibn-'A w m;” Nowairi, secondo ambo i MSS. “Z h r-ibn-Borghuth.” Ghauth è nome di tribù arabica della schiatta di Kahtân.480.Confrontinsi Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo I, fog. 124 verso, e MS. C, tomo IV, fog. 191 verso; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 108; Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 6, 7.Ho fissato la data ritenendo la morte d'Ibn-Gewâri nei primi del 214, come risulta comparando la leggenda del dirhem e lo attestato di Nowairi, e pigliando dalBaiân, il quale è molto preciso, il tempo dell'arrivo dell'armata spagnuola in Sicilia, la quale liberò i Musulmani dall'imminente sterminio. Le vicende della guerra, raccontate da Ibn-el-Athîr con poco divario nella cronologia, stanno benissimo entro questi due termini.481.Si pronunzii come se si leggesse in francese Ferghaloûch, o in inglese Ferghalûsh. I nostri antichi lo avrebbero scritto Fergaluscio.482.IlBaiân, più diligente in questo che le altre croniche, porta l'arrivo di Asbagh e le sue promesse il 214, e l'aiuto efficace suo il 215. Così abbiamo il bandolo da sviluppare i racconti contraddittorii di Ibn-el-Athîr e Nowairi; il primo dei quali fa venire una poderosa armata d'Affrica e nel 214; il secondo, di Spagna e nel 215.483.Johannis Diaconi,Chronicon Venetum, presso Pertz,Scriptores, tomo VII, p. 16. È incerto l'anno di questa seconda impresa, poichè il cronista assegna data solo alla prima, cioè dell'827, e della seconda dice che fosse mandata dal doge succeduto a Giustiniano Partecipazio, il quale si sa d'altronde che morì l'829.Si riscontri il Dandolo, lib. VIII, cap. II, §i1 e 9 presso il Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo XII, e laCronica Altinate, nelloArchivio Storico Italiano, tomo VIII, p. 20.Il Rampoldi,Annali Musulmani, tomo IV, p. 237, muta le due imprese dell'827 ed 829, o 30, in due “forti combattimenti ch'ebbe a sostenere Ased traversando da Susa a Mazara con una flotta di Veneziani alleati dell'imperatore.” E quel ch'è peggio, egli cita Nowairi, il quale non dice una parola di questi fatti.Il Martorana,Notizie Storicheec., tomo I, p. 39, fa venire il naviglio greco l'830, sotto il comando di Teofilo, mandato dal padre Michele il Balbo (ch'era morto l'829), e fa abbottinare contro Teofilo l'armata veneziana. Delle sue citazioni a questo proposito l'una è inesatta, l'altra non vale.484.Ibn-el-Athîr.485.Ricordisi che Ibn-el-Athîr qui parla solo di aiuti d'Affrica; ma nel progresso della guerra fa menzione delli Spagnuoli in modo da doverli supporre assai numerosi.486.IlBaiân.487.Nowairi.488.Baiân.489.Nowairi.490.Confrontinsi Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo I, fog. 124 recto; e MS. C, tomo IV, fog. 191 verso;Baiân, tomo I, p. 96; Nowairi presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 7; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 108;Chronicon Cantabrigiense, presso Di Gregorio, op. cit., p. 41.Questa sola cronica porta la morte di Teodoto, e la dice seguita l'anno dell'era costantinopolitana 6339, quando fu presa dai Musulmani una città il cui nome nel testo arabico si leggemisawa. Il Nowairi porta la sconfitta di Teodoto sotto Mineo, e ch'ei si rifuggisse a Castrogiovanni del mese di giumadi secondo del 215, cioè dal 25 luglio al 22 agosto 830, e però pochi giorni innanzi il principio del 6339, che corre dal 1 settembre 830 al 31 agosto 831. Ibn-el-Athîr e ilBaiândicono anche levato l'assedio da Mineo. Or questo nome, scritto in arabicominâw, si può scambiare facilmente con quel della cronica di Cambridge confondendovi le due letterei nsì che rassomiglino ad unas. Però ho creduto di correggere l'arbitraria lezione di Messina che si era adottata nelle versioni di detta cronica. Si leggano con questa avvertenza i passi corrispondenti del Martorana, tom. I, pag. 41, e del Wenrich, lib. I, cap. IV, §37. Nell'831, quand'essi registrano la presa di Messina, gli Arabi combatteano ben lungi da quella provincia.491.Callonianis è una delle poste di cavalli nella nuova linea che s'era aperta, al dir dello Itinerario, tra Catania e Girgenti. Veggasi la edizione di M. Fortia d'Urbain,Itinéraires des anciens, p. 27.492.Baiân, tomo I, p. 97.493.Nowairi presso Di Gregorio, op. cit., p. 7, assegna questa data al principio dell'assedio di Palermo, e la seguo, adattandosi bene alla narrazione d'Ibn-el-Athîr, al quale dobbiamo i particolari dello assedio.494.Ibn-el-Athîr, come si dirà a suo luogo, fa cenno delle aspre contese che sorgeano tra Africani e Spagnuoli dopo la reddizione di Palermo. Perciò gli Spagnuoli eran molti; e si dee necessariamente supporre che tutti, o i più, fossero venuti con Asbagh, e non rimasti degli aiuti Spagnuoli che accompagnarono Ased, o sopraggiunsero all'assedio di Siracusa nell'827; dei quali pochissima parte potea sopravvivere alla pestilenza, alle sconfitte di Castrogiovanni, e alla fame di Mineo.495.Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo I, fog. 124 recto; MS. C, tomo IV, fog. 191 verso. La cronaca di Cambridge presso il Di Gregorio, op. cit., p. 41, accenna la occupazione di Palermo il 6340, cioè dal 1º settembre 831 al 31 agosto 832. Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 108, riferisce la dedizione di Palermo al 217, scambiando questo fatto con quello di ordinarvi il governo, che veramente seguì nel 217. Il Nowairi, presso Di Gregorio, op. cit., p. 7, prolunga la dedizione fino al mese di regeb del 220 (835), indotto in errore, com'è manifesto, dal supporre che là città si fosse resa a un Mohammed-ibn-Abd-Allah-ibn-Aghlab, ch'ei, per secondo sbaglio, suppone preposto ai Musulmani di Sicilia in quell'anno.La cronaca della Cava, nella edizione di Pratilli,Historia Principum Langobardorum, tomo IV, p. 391, reca la presa di Palermo l'anno 832; ma questa è manifestamente la notizia della Cronica di Cambridgeinterpolatadal Pratilli con quella misera frode che si può sospettare dalle sue proprie parole (stesso volume, p. 381), e che ormai è chiarita dopo le ricerche del Pertz e del Köpke,Archiv für ältere Teutsche Geschichts Kunde.496.Johannes Diaconus,Chronica episcoporum Sanctæ Neapol. Eccl., presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo I, parte II, p. 313, dice presa la città, e liberato col vescovo Luca e pochi altri lo spatario Simeone. Par che questi fosse il governatore.497.Ibn-el-Athîr, l. c., scrive che il governatore (sâheb) di Palermo chiese ed ottenne l'amânper la propria persona e della sua gente (ahl) e per la “sua” roba (mâl, ossia beni mobili). La vaga significazione della voceahlche or s'intende della famiglia o gente di casa, or del popolo, non ci permette di definire questa prima condizione del patto. Ma aggiungendosi che il governatore e i suoi se ne andavano per mare, è da credere che si trattasse di pochi ottimati, non di tutti gli abitanti. Quanto alla seconda clausola, Ibn-el-Athîr dice assicurata la roba “sua,” cioè del governatore, non la roba “loro,” come avrebbe scritto se ciò fosse stato accordato a tutti i cittadini.Convengono così fatte espressioni con quelle di Giovanni Diacono, citato di sopra:Ad postremum vero capientes Panormitanam provinciam, cunctos ejus habitatores in captivitatem dederunt. Tantummodo Lucas ejusdem oppidi electus et Symeon spatharius cum paucis sunt exinde liberati.Come si debba intendere questa cattività sarà detto quando tratteremo in generale della condizione dei Cristiani di Sicilia sotto i Musulmani, la quale non era uguale in tutti i luoghi. Intanto si ritenga che a que' di Palermo non fu lasciato il possesso di beni stabili. Ciò mi par che risalti manifesto dalle parole d'Ibn-el-Athîr e di Giovanni Diacono.Il Nowairi, non badando alta importanza del passo analogo della cronica ch'egli ebbe sotto gli occhi come Ibn-el-Athîr, dice in generale presa Palermo con l'amân, ossia a patti. Da ciò il Di Gregorio suppose accordatetuttele solite condizioni dello amân che si dava alle città; e ne spiegò alcune nella nota (c) al Nowairi, nell'opera citata, p. 7. Ma le condizioni, massime in fatto di proprietà, non erano nè poteano essere uguali in ogni luogo.498.Gaetani,Vitæ Sanctorum Siculorum, tomo II, p. 42, vita di San Filareto; e la stessa nella collezione dei Bollandisti,Acta Sanctorum, dì 8 aprile.499.Veggansi presso Francesco Aprile,Della Cronologia universale della Sicilia, pag. 487.500.Mongitore,Palerm. santif., p. 164, che io cito su la citazione dello Aprile. Il Mongitore cavò queste notizie da un MS, del P. Angelo Sinesio, primo abate nel 1352. Della storia del monastero di San Martino presso Palermo v'ha un MS. nella Biblioteca imperiale di Parigi, intitolatoChronica Monasterii S. Martini de Scalis(Saint-Germain-des-Prés, nº 590). Questa compilazione fu fatta in Sicilia nei principii del XVIII secolo, e indirizzata al P. Massuet della congregazione di St. Maur.501.MS. A, tomo I, fog. 124; MS. C, tomo IV, fog. 102 recto.502.Baiân, tomo I, p. 97, nell'anno 216; Ibn-Abbar, MS., fog. 35 recto, porta la data del 217.503.Nowairi,Conquête de l'Afrique, in appendice a Ibn-Khaldûn,Histoire des Berbères, versione di M. De Slane, tomo I, p. 409. Veggasi anche Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, traduz. di M. Des Vergers, p. 101.504.Baiân, tomo I, p. 97, nel 217. Leggendosi forse in alcuna delle cronache antiche che il primo luogotenente musulmano di Sicilia fosse stato eletto immediatamente dopo la dedizione di Palermo, Ibn-Khaldûn, versione di Des Vergers, op. cit. riferisce la dedizione al 217, quando venne, non al 216 quando fu eletto, Mohammed-ibn-Abd-Allah (Abu-Fihr). Un doppio errore, di confondere cioè le date delle elezioni e i nomi dei primi governatori, condusse il Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 7, a differire la presa di Palermo, fino al 220, e far cominciare il governo di Mohammed-ibn-Abd-Allah in quest'anno nel quale appunto ei fu ucciso.505.Ibn-el-Athîr, l. c.506.Negli annali arabi il titolo assoluto diSâhebè adoperato promiscuamente conMalek(re), e lo dicono degli imperatori di Costantinopoli, dei re normanni di Sicilia, ec. Determinato da una seconda voce, prende altro significato: per esempioSâheb-es-sciorta, “prefetto di polizia;”Saheb-el-istûl, “capitano del navilio,” ec. In origineSâhebsignifica “compagno.” Chi sa se non vollero tradurre il titolo dicomes?507.Veggasi il Libro I, capitolo VI, p. 147.508.Baiân, tomo I, p. 98-99. Non si dice il nome; ma par che si tratti dello stesso cadi del Kairewân Abu-Mohriz, del quale si è detto di sopra; certo di un personaggio riverito molto dal principe, e pio o grande al segno da vietare gli onori funebri che si aspettava da costui. Tuttavia dubito di qualche errore, poichè ilRiadh-en-nofûsnon fa menzione di ciò nella biografia di Abu-Mohriz.509.Tychsen,Additamentum I introductionis in rem nummariam Muhammedanorum, p. 43. Il rovescio è lo stesso del dirhem del 214, di cui dicemmo a p. 283, 284. Il dritto ha la medesima formola religiosa, il nome di Mohammed-ibn-Abd-Allah, e in giro: “In nome di Dio fu battuto questo dirhem in Sicilia l'anno 220.” Quivi il nome dell'isola, scrittoIskilîa, premettendosi, cioè, unaalef, ricorda la pronunzia maltese, e però l'abate Vella. Nondimeno, senza veder la moneta, non la posso dichiarare spuria; tanto più che il Vella, com'io credo, falsificò poche monete, e molte ne finse che punto non esisteano.La leggenda di questo dirhem è stata ristampata dal signor Mortillaro,Opere, tomo III, p. 344.510.Confrontinsi:Theophanes continuatus, lib. III, cap. 18, p. 107 a 109; Symeon Magister, nello stesso vol., p. 630 a 632; Georgius Monachus, nello stesso volume, p. 794 a 796; e Leo Grammaticus, p. 216, 217. Il nome patronimico di Alessio si legge Musele, Μουσελέ, ma lo correggo secondo il Saint-Martin, ch'è autorità competente, e lo scriveMouscheghnelle note a Le Beau,Histoire du Bas Empire, lib. LXIX, § 21. Mi discosto dai due eruditi compilatori francesi circa il tempo della missione di Alessio in Sicilia, che pongono nell'835; ma Symeon Magister, molto preciso in questo racconto, riferisce la elezione all'anno terzo di Teofilo, e il richiamo all'anno quarto, cioè agli anni 831-32 e 832-33, contandosi alla bizantina dal primo settembre e dalla esaltazione di Teofilo, che seguì il primo ottobre 829.511.Confrontinsi Nowairi presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 8, e Ibn-el-Athîr, Ibn-Khaldûn e gli altri cronisti citati nel capitolo VI del presente libro, nella narrazione della presa di Castrogiovanni.512.Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo I, fog. 124 verso, dove si dicono preposti allo stuolo mandato a Taormina, Mohammed e Sâlem. Credendolo errore del MS., ho corretto Mohammed-ibn-Sâlem. Una parte di cotesti avvenimenti manca nel MS. C, tomo IV, fog. 192 recto. Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 108, 109, dà un cenno della terza fazione di Castrogiovanni e di quella di Taormina. Questo nome d'altronde, che è scrittoTarmîn, si trova nel solo Ibn-Khaldûn, e nel MS. d'Ibn-el-Athîr è lasciato in bianco. IlBaiân, tomo I, p. 98, parla di una sola battaglia di Abu-Fihr, nel 220, e accenna in generale “molte altre fazioni dei Musulmani in Sicilia e in Spagna, per mare e per terra, combattute il medesimo anno.”513.Ibn-el-Athîr, MS. A, l. c., che dà al capitano greco il titolo di patrizio eMalek(re) della Sicilia. Breve cenno in Ibn-Khaldûn, l. c.514.Scrivo il nome secondo ilBaiân, tomo I, p. 104, ove Ibrahim è chiamato principe (sâheb) di Sicilia. A p. 98 e 99, questo libro fa menzione di lui col solo soprannome di Abn-'l-Aghlab, che alla p. 98 si legge, al certo erroneamente, Ibn-el-Aghlab.IlBaiânci dà il bandolo d'una matassa in cui gli altri annalisti han confuso questo personaggio con altri governatori di Sicilia; ed ecco in qual modo.Ibn-el-Athîr, citato di sopra, dà Mohammed-ibn-Abd-Allah-ibn-el-Aghlab come già esercente la carica di governatore di Sicilia nel 220. Poi narra ch'ei fu ucciso lo stesso anno, ed eletti successivamente dopo di lui, Fadhl-ibn-Ia'kûb ed Abu-'l-Aghlab-Ibrahim-ibn-Abd-Allah. (MS. A, tomo I, fog. 124 verso.) In ultimo, quasi dimenticando cotesti nomi e date, registra nel 236 la morte di Mohammed-ibn-Abd-Allah, governatore di Sicilia, dopo 19 anni di egregio governo; ma egli dubita di così fatta tradizione, aggiungendo la solita frase di scappatoia: “Del resto, la verità la sa Iddio.” (MS. A, tomo II, fog. 2 recto; MS. C, tomo IV, fog. 212 recto.)Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 120; Abulfeda, Annales Moslemici, ann. 237; Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 8, ed Ibn-Abi-Dinâr, MS. di Parigi, fog. 20 verso e 21 recto, replicano il nome di Mohammed-ibn-Abd-Allah-ibn-el-Aghlab, e la tradizione dei 19 anni di forte e savio governo, finito per morte il 236 o il 237 e cominciato, come dice il Nowairi con evidente sbaglio di computo, il 225.Ibn-Abbâr, infine (MS. della Società Asiatica di Parigi, fog. 148 verso), porta il nome di Abu-'l-Aghlab-Ibrahim-ibn-Abd-Allah-ibn-Ibrahim-ibn-el-Aghlab, che “assestò (dice egli), ed egregiamente resse la Sicilia dall'anno 221 ch'ei vi fu mandato, per tutto il tempo della sua vita.”Comparando le quali testimonianze, e notando la fede che merita ciascuna, è evidente lo errore di tutti gli altri, fuorchè ilBaiân, e Ibn-Abbâr; e che Ibn-el-Athîr, seguíto da Ibn-Khaldûn, che il vero nome dapprima, e poi con troppa fretta ripetè lo errore altrui. Lo errore stava nel confondere i tre anni di governo di Mohammed-ibn-Abd-Allah (217 a 220), e i sedici di Ibrahim (220 a 236), e far dei due fratelli un solo personaggio che avesse retto la Sicilia per 19 anni.Chiarito or questo punto, rimarrebbe un sol dubbio, cioè se il padre di Ibrahim, chiamato Abd-Allah, fosse stato figliuolo di quell'Aghlab, dal quale prese nome la dinastia, ovvero del costui figliuolo Ibrahim primo principe d'Affrica; e perciò se il governatore mandato in Sicilia il 220 fosse stato cugino germano di Ziadet-Allah, ovvero nipote, figliuolo cioè del fratello che avea regnato prima di lui. Rimane il dubbio, io dico, per lo nome diIbn-Ibrahimche si legge in Ibn-Abbâr, e ch'io ho scritto in corsivo nella citazione; ma come il MS. di Ibn-Abbâr che ho sotto gli occhi è copia moderna e scorretta, così io credo si debba sopprimere questo grado di genealogia, e stare al nome dato dalBaiân.515.Baiân, tomo I, p. 98. La sola data dell'arrivo in Sicilia e il nome del nuovo governatore Abu-'l-Aghlab-ibn-Ibrahim-ibn-Abd-Allah leggonsi in Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo I, fog. 124 verso, e Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 109.516.Baiân, l. c.517.Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo I, fog. 124 verso.518.I Bizantini, il cui navilio fu sì formidabile per cagione dei legni incendiarii, non chiamavanli con nome speciale. Idromoni, ch'erano lor navi da fila, portavano uno o più tubi di metallo, onde schizzava il fuoco greco alla guisa dellelance a fuocod'oggidì; e gli artiglieri, drizzando quella lingua di fiamma come voleano, ardean la nave nemica. Aveano oltre a ciò piccioli tubi, pentole e altri artifizii di fuoco da lanciare a mano o con macchine. Veggansi a tal proposito leInstitutions militaires de l'empereur Léon, versione francese del Maizeroi, p. 136 seg.; e Reinaud et Favé,Du feu grégeois, pag. 103 a 112.Presso i Musulmani il nome di (nave) incendiaria apparisce la prima volta, credo io, verso l'813; facendosi menzione da Ibn-el-Athîr d'unaharrâkacon la quale il califo Amîn solea andare a diporto sul Tigri. Poi, questa denominazione occorre al tempo delle Crociate nel significato di barca da fiume, battello, gondola; ma tuttavia alcuni scrittori arabi la definivano: “galea con un ordegno da gittar fuoco.” Da tale contraddizione tra il nome e il fatto, è nato disparere su la qualità di nave che si dovesse intendere sotto il nome diharrâka; ostinandosi i dotti a credere che si trattasse sempre di una sola qualità di nave: e le varie opinioni su tal punto si leggono nelle note dei signori Reinaud,Extraits etc. relatifs aux Croisades, p. 415; ed E. Quatremère,Histoire des Sultans Mamlouks par Makrizi, tomo I, p. 143, e tom. II, parte I, p. 24 e 25.La menzione fatta delleharrâkedei Musulmani, e sopratutto d'una dei Bizantini, nei combattimenti di Sicilia, parmi che tronchi ormai la lite, mostrando come in varii tempi e luoghi si addimandarono così or navi da guerra, or barche da diporto o commercio. In simil guisa le “bombarde” dell'Italia meridionale ritengon oggi lo antico nome, ancorchè le si adoprino a traffico di cabotaggio e siano smesse nella guerra.Procedendo nelle conghietture, io penso che gli Arabi abbiano costruito navi apposta, o almeno ingegni da incendiare, quando cominciarono ad appropriarsi quel che poteano delle scienze ed arti de' Greci. In questo particolare, come in parecchi altri, gli Arabi fallirono; e forse l'uso delle navi incendiarie fu abbandonato da loro, perchè non seppero mai costruire i dromoni veloci e forti come i Bizantini, e perchè fino al tempo delle Crociate non venne lor fatto giammai di scoprir la vera composizione del fuoco greco. Il nome che trovasi a Bagdad, come ho detto, nell'813, e in Sicilia nell'835, prova che il saggio fosse stato cominciato o continuato nei principii del IX secolo. E il tentativo fatto si può argomentare anco dai ricordi cristiani che abbiamo intorno il fuoco greco: cioè che recollo a Costantinopoli, verso la metà del settimo secolo, Callinico ingegnere di Siria, e che sendosi adoperato con felice successo contro i Musulmani nei due assedii di Costantinopoli, passò tra i segreti di Stato: e la corte spacciò che un angelo lo avesse insegnato a Costantino il Grande; che Iddio serbasse tremendi supplizii a chiunque lo rivelava; e che in fatti un traditore che volle darlo ai nemici fu divorato da fiamme scese dal cielo. Come gli imperatori non trascuravano i mezzi umani di guardare gelosamente quel segreto, e come i chimici musulmani non seppero indovinar bene la composizione prima del tempo delle Crociate, così i saggi di qualche officiale subalterno che passasse dai Bizantini agli Arabi, tornarono tutti vani. Forse leharrâkedi Sicilia furono costruite con questo mezzo, e però imperfettamente, e però si disusarono; affidandosi meglio i Musulmani alle spade, alle lance e all'impeto e numero con che andavano all'arrembaggio.La vocecarraca, mutata poi incaracca, carrica, carraqueec., dà esattamente il suono dellaharrâkaarabica, pronunziandosi anche così lahnella voce genovesecamâlo, venuta dall'arabohammâl, e in tante altre. La etimologia daharrâkami pare assai più naturale che quelle imaginate fin qui, su le quali veggansi Ducange,Glossarium mediæ et infimæ latinitatis, alle dette voci; e Jal,Archéologie navale, tomo II, p. 211, seg.519.Ibn-el-Athîr scriveharrâka. Ho messo la denominazione che senza dubbio davano i Greci.520.Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo I, fog. 124 verso; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 109. Questi non parla del luogo della prima impresa navale dei Musulmani, ma sol dice che essi, trovata l'armata bizantina, la saccheggiarono; la quale frase, trattandosi di navi, non è più precisa in arabico che nelle nostre lingue. Nel MS. di Ibn-el-Athîr, al contrario, è lasciato in bianco il nome del paese depredato dalla armata musulmana.521.Ibn-el-Athîr, l. c., e MS. C, tomo IV, fog. 192 recto; Ibn-Khaldûn, op. cit., p. 110.522.Confrontinsi Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo I, fog. 125 recto; Ibn-Khaldûn, op. cit., p. 110; e ilBaiân, tomo I, p. 99. Scrivo il nome di Castelluccio, perchè il testo di Ibn-el-Athîr haK st l iâsa, e tra i tanti Castellucci, Castellacci e nomi somiglianti che si trovano nella topografia della Sicilia, il comune chiamato oggi Castelluccio è appunto su la via che dovea scorrere questa schiera di Musulmani. Poichè l'annalista la dice diversa da quella che s'era spinta fino all'Etna, cioè avea tagliato l'isola per lo mezzo; e mi pare probabilissimo che la seconda impresa di questo anno fosse intesa ad esplorare la costiera settentrionale, ove due anni appresso veggiamo assediata Cefalù. M. Des Vergers ha letto questo nome “Catania;” ma oltre l'autorità di Ibn-el-Athîr, che tratta evidentemente della stessa città di cui Ibn-Khaldûn, i MSS. di questo secondo autore portano chiaramenteK t liâna.Il nome che ho letto Tindaro si vede scrittom d nârnelBaiân. Trattandosi di una fortezza importante, e su la costiera settentrionale, poichè l'assaliva l'armata reduce dalle isole Eolie, Tindaro mi è parso, tra tutti i nomi antichi e moderni, quel che più si avvicina al testo delBaiân. Lo scambio della prima lettera non sarebbe caso straordinario. Edrisi scrive Tindarod n dâri. Tindaro fu città importante fino al tempo dei Musulmani, e si trova noverata tra le sedi vescovili nel IX o X secolo. Durò anco fino al XIV, leggendosi di un Vinciguerra Aragona signore diTyndaris.È da avvertire, in fine, che ilBaiânnon dice se questa impresa fosse stata fatta dall'armata o dall'esercito, che la reca nel 222, quando Ibn-el-Athîr la riferisce al 221, e l'attribuisce alle forze navali. Leggiamo in questo autore essere state prese “cittadi e fortezze;” ma la prima parola, in arabicoModonan, potrebbe essere alterazione del detto nome geografico.523.Confrontinsi Ibn-el-Athîr e Ibn-Khaldûn colBaiân, ll. cc., dei quali il primo pone tutte queste fazioni nel 221, e l'ultimo tutte nel 222.524.Legno sottile adoperato per dare avvisi, fare scoperte e simili officii. Ho dato a questa voce la forma italiana del medio evo. I Greci scriveano Χελάνδιον; i Latini dei bassi tempi,Chelandium; gli Arabis l n d s.525.Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo I, fog. 125 recto, dice espressamente che i Musulmani occuparono il solo borgo, e che i Cristiani si difesero nella cittadella. Ibn-Khaldûn, op. cit., p. 100, narra il fatto più brevemente e vagamente. La ritirata nella fortezza mostra che il campo d'osservazione dei Bizantini questa volta fosse posto nel borgo.526.Strabone scrive Κεφαλοίδιον; Tolomeo Κεφαλοιδίς; Κεφαλούδιος i ricordi bizantini del IX secolo; PlinioCephaloedis; altri latiniCephaludiumetc. Gli Arabi aveano non meno di quattro lettere per notare il suono della κ greca e dellaclatina, la quale par abbia avuto il suono di unak, per esempioCiceropronunziataKikero. Se contuttociò gli Arabi resero la prima lettera con unaGimo unaScin, ciò prova che la sentivano pronunziare dai Siciliani con lo stesso suono strisciante che diamo in oggi in Sicilia alla c avanti le vocali e ed i. Cefalù era sede vescovile nel IX secolo e però città importante.527.Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo I, fog. 124 verso; MS. C, tomo IV, foglio 192 recto.528.Ibn-el-Athîr, l. c., Ibn-Khaldûn, op. cit., p. 110.529.Ibn-el-Athîr, l. c., (sotto l'anno 201); e MS. A, tomo I, fog. 285 verso (sotto l'anno 223); Ibn-Khaldûn, op. cit., p. 111, 112.530.Ibn-el-Athîr e Ibn-Khaldûn, ll. cc.; Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 7, 8. Lasciando indietro il secondo che non dà i nomi, è da notare che que' di Platani e Caltabellotta si trovano presso Ibn-el-Athîr e presso il Nowairi. Il nome di Corleone si legge distintamente in ambo i MSS. del primo; e in que' del secondo è scritto Kârûb. Il seguente è scritto in Ibn-el-AthîrMerw(notissima città del Khorâssan), e in NowairiM r acon una lettera senza punti diacritici tra la r e l'a; talchè può essereb t th n i; ed io leggo per conghiettura Marineo, confrontandola col nome di questa terra in Edrisi. L'ultima è data dal solo Nowairi,Harsain un MS.,Harhanell'altro; probabilmenteGerasa, oGeragia. Si riscontrino le note del Di Gregorio in questo luogo. Io rigetto la sua correzione diMirta, perchèMirtoè troppo lontana dalla provincia infestata l'840. Per la stessa ragione e per la diversità delle lettere non assento a leggereKewâribil nome del Nowairi che risponde al Corleone d'Ibn-el-Athîr531.Ibn-el-Athîr, l. c.; ove si trova, il nome di Ghirân, che significa “grotta” o “caverna”, e anche il suo singolare Ghâr; talchè non resta alcun dubbio su questa lezione; Ibn-Khaldûn, op, cit., p. 112. Il MS. di Parigi di Ibn-Khaldûn ha Ghirûn; uno di Tunis, Ghirwân; nella edizione di M. Des Vergers si legge Kairûn, e nella versioneCoronia.Il Fazzello, supponendo che il nome di Ἐρβησσὸς edHerbesusderivasse da ἔρεβος, e che significasse “caverne,” credette riconoscere una delle due Erbesso dell'antica Sicilia nella terra delle Grotte, e l'altra non lungi da Siracusa nel burrone della rupe di Pantalica, ch'è bucherato, in fatti, di simili grotte come un alveare (Deca I, lib. X, cap. III, e lib. IV, cap. I). Veggasi su cotesti giudizii del Fazzello il Cluverio,Sicilia Antiqua, lib. II, cap. X e XI. Su le grotte destinate ad abituri o sepolture in varie parti della Sicilia, meritano di esser lette le osservazioni di M. Felix Bourquelot,Voyage en Sicile(Paris 1848), p. 164 e segg. M. Bourquelot ne cita a Castrogiovanni, altre presso il lago Pergusa, altre tra Piazza e Caltagirone, a Vizzini, Spaccaforno, Monte Aperto, Avola, Licodia, Ferla, Valle d'Ispica, e quelle infine di Pantalica, ch'ei descrive minutamente.Il mio amicissimo Saverio Cavallari, ingegnere e archeologo, ne ha osservato altre a Lentini, Sortino, Palagonia, e crede importanti sopra tutte quelle dette “Le Grotte di San Cono” presso Caltabellotta, e “Le Grotte dei Giganti” tra Bronte e Maletto. Lo ritraggo da una lettera ch'egli ha scritto recentemente al duca di Luynes, della quale il dotto archeologo francese si è piaciuto darmi una copia.532.Johannes Diaconus,Chronicon Episcop. Sanctæ Neapolit. Ecclesiæ. presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo I, parte I, p. 314. Non cito per questo fatto, nè per altri, iChronici Neapolitani Fragmenta, pubblicati dal Pratilli,Historia Principum Langob., tomo III, perchè mi sembrano più che sospetti.Allontanandomi dalla cronologia del Muratori,Annali d'Italia, 837, ritengo che questo assedio sia precisamente quello di cui parla l'Anonimo Salernitano; che sia cominciato in maggio 836; e che Sicardo, levando il campo, abbia stipulato l'accordo del 4 luglio, 14ª indizione, pubblicato dal Pellegrino, e indi dal Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo II, parte 1, p. 256. Gli assalti che, al dir di Giovanni Diacono, ricominciava Sicardo dopo la partenza dei Saraceni, presto si terminarono: nè Sicardo, com'io credo, fece mai altra grossa guerra alla repubblica di Napoli.533.Confrontinsi Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 2; MS. C, tomo IV, fog. 212 recto; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 118; Abulfaragi,Historia Dynastiarum, p. 237, che è la sola menzione che vi si faccia del conquisto della Sicilia; e in fine Hagi Khalfa,Cronologia, MS. turco di Parigi, sotto l'anno 228, e versione del conte Rinaldo Carli, intitolataChronologia historica di Hazi Haliféec., dove questo passo si corregga così: “Anno 228, gli Aghlabiti occupano l'isola di Sicilia, cioè a dire Messina.”Dell'accordo con Napoli e degli aiuti che ne trassero i Musulmani, parla il solo Ibn-el-Athîr. Il nome della città si legge con poca difficoltà in entrambi i MSS., vedendovisi esattissimi gli elementi delle lettere, ed erronei solo alcuni punti diacritici. In ogni modo, non può rimanere dubbio su la lezione; sendo Napoli la solacittàcristiana di cui sappiamo che fosse collegata in quel tempo coi Musulmani di Sicilia, e che abbia potuto dar loro un'armata ausiliare. Debbo avvertire infine che secondo la lezione alquanto incerta di un altro passo nel MS. A, l'assedio sarebbe durato oltre due anni.534.Ibn-el-Athîr, l. c.535.Le condizioni topografiche assegnate a Mihkân nella geografia di Edrisi, non lascian dubbio che il sito sia lo stesso dell'Alimena d'oggidì. Un diploma latino pubblicato dal Di Gregorio,De supputandis apud Arabes Siculos temporibus, p. 52, seg., contiene le versioni dal greco e dall'arabico di due documenti del 1175, nei quali si legge il nome del casaleMichiken, e si vede ch'era posto in quel distretto. Al dire del D'Amico,Diction. Siciliæ Topogr., si trovano presso Alimena rovine di antichi aquidotti e sepolcri. Tra questo indizio e tra il nome diMehkanoMihkan, parmi si possa supporre in quel sito la Ἡμιχάρα di Tolomeo, eImacharadi Plinio.536.Chronicon Cantabrigiense, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 41537.Veggasi il capitolo XII di questo secondo Libro.538.Il nome di Χαρσιανιτῶν si riconosce facilmente nella trascrizione arabicaKharz nîtadella Cronica di Cambridge, presso di Gregorio,Rerum Arabic., p. 42. Quantunque questo non si legga tra itemi, ossia divisioni militari, di Costantino Porfirogenito, non è dubbio che un corpo di truppe bizantine portasse questo nome, e che vi fosse stato un tema di tale denominazione, probabilmente unito ad altro al tempo del Porfirogenito. VeggasiTheophanes continuatus, p. 181, 183, 273 e 374.Non credo si tratti delle milizie del duodecimo tema di Oriente, il Chersoneso, cioè, di Taurica e la Crimea d'oggi. Ma il nome di Χερσωνίται, che si dà a que' popoli, risponderebbe ancora alla trascrizione arabica.539.Chronicon Cantabrigiense, l. c.; Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 2; e MS. C, tomo IV, fog. 212 recto. Secondo l'una, seguì la battaglia l'anno 6354 (1 settembre 845 a 31 agosto 846); secondo l'altro, il 229 (29 settembre 843 a 16 settembre 844); ma il numero dei Bizantini uccisi che la Cronica di Cambridge porta a 9000, e Ibn-el-Athîr a più di 10,000, non lascia dubbio su la identità del fatto. Forse questo seguì nell'845. Ibn-el-Athîr assegna come luogo della battagliaSciarra, secondo il MS. A, e un nome non dissimile, ma poco leggibile nel MS. C. Gli elementi calligrafici e la topografia mi portano alla lezione probabilissima di Butera.540.Ibn-el-Athîr, l. c.; Ibn-KhaldûnHistoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 119.541.Ibn-el-Athîr, l. c. Egli dà il nome di Marsa-t-tîn che troviamo scritto con la stessa ortografia in Edrisi. A miluogo tra Mondello e Palermo, Edrisi pone un punto chiamato Barca; il qual nome poteva esser dato dagli Arabi, o rimaso dalla impresa di Amilcare. In ogni modo si è dileguato dal duodecimo secolo in qua, e quella picciola cala in oggi si chiama “La Vergine Maria.”542.Chronicon Cantabrigiense, presso Di Gregorio,Rerum Arabic., p. 41.543.Ibid., p. 42.544.Confrontinsi Ibn-el-Athîr, Ibn-Khaldûn e la Cronica di Cambridge, ll. cc. Si crede che Ragusa occupi il sito dell'Hybla Majordegli antichi.545.Confrontinsi Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 2; MS. C, tomo IV, fog. 212 recto;Baiân, p. 104; Ibn-Abbâr, MS., fog. 148, verso; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 120; Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabic., p. 8; Abulfeda,Annales Moslemici, an. 228 e 237.Ho corretto il nome e la cronologia nel modo accennato di sopra, p. 301, nota 1.Una moneta, battuta in Sicilia sotto il governo d'Ibrahim, non porta nè il suo nome, nè quello del principe aghlabita. È di argento, del peso di grammo 1,10, e perciò del valore di circa venticinque centesimi di lira: moneta sottilissima; e, dove la leggenda non è logora, notabile per la picciolezza e nitidezza dei caratteri. Il diritto ha in giro vestigia di lettere dileguate, e nel campo il simbolo aghlabita, la leggenda religiosa, e una stelletta a sei raggi. Nel campo del rovescio è un'altra formola religiosa; e in giro: “Nel nome di Dio fu battuto questo dirhem nella città di Ba n rm, l'anno 239.” Questa moneta appartiene al Cabinet des Medailles di Parigi, ov'io l'ho studiato. Tychsen ne pubblicò una simile, o forse lo stesso esemplare, nelloAdditamentum I Introductionis ad rem nummariamec., p. 44. Il signor Mortillaro ha copiato la leggenda del Tychsen nel suo catalogo,Opere, tomo III, p. 346.546.Confrontinsi Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 19 verso, e MS. C, tomo IV, fog. 215 verso;Baiân, tomo I, p. 104; Ibn-Khaldûn, op. cit, p. 120; Ibn-Wuedrân, § 3; Ibn-abi-Dinâr (el-Kaïrouani), MS., fog. 21 recto; e versione francese, p. 84; Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 8. Sendo morto Ibrahim di gennaio 851, le prime fazioni di Abbâs debbonsi riferire alla primavera del medesimo anno; quella di Caltavuturo alla state seguente.547.Ibn-el-Athîr e Ibn-Khaldûn, ll. cc. In questa frase, secondo la più parte dei MSS. di Ibn-el-Athîr, e di Ibn-Khaldûn che lo copia, il verbo manca dei punti diacritici che indichino la persona. Così resterebbe incerto, a prima vista, se il bottino fosse presentato dai soldati ad Abbâs, o da questi al principe d'Affrica. Nondimeno il senso generale del periodo e la tendenza degli altri fatti portano alla prima di così fatte interpretazioni; e vi assente il solo MS. di Ibn-Khaldûn in cui la detta voce sia fornita di punti diacritici.548.Questo è il nome attuale; la giusta ortografia arabica data dai cronisti e da Edrisi è Kala't-abi-Thûr ossia “Rocca di quel dal toro,” soprannome che occorre varie fiate nei ricordi arabi.549.Ibn-el-Athîr, l. c.; veggasi anche Ibn-Khaldûn, l. c.550.Veggasi il capitolo VIII del presente Libro.551.IlBaiân, tomo I, p. 104, senza nominare Castrogiovanni nè altro luogo, porta i guasti in Sicilia il 237, e narra nel 238 l'altra impresa ch'è forza supporre in terraferma; poichè il cronista nota che Abbâs prima mandòin Palermole teste degli uccisi, e poi tornò ei medesimoin Sicilia.552.Confrontinsi: Ibn-el-Athîr,Baiân, Ibn-Khaldûn, ll. cc., badando a togliere il nome di Butera, e sostituirvi Noto, nella versione di M. Des Vergers, p. 121, ed a sostituire, all'incontro, Butera aThira, nello estratto di Ibn-el-Athîr, ch'ei dà in nota a p. 122.Il nome che ho scritto Camerina si trova nel soloBaiân, guasto per altro dalla umidità nel MS., e non facile a deciferare; come ritraggo dal dotto amico mio, il professor Dozy di Leyde. Tuttavia vi si scoprono le letteres h rina,s m rina,sci m rina, o simili. Tra coteste lezioni io ho preferito l'ultima 1º perchè la cronica dà a questo luogo il titolo di città; 2º perchè altra non se ne trova in Sicilia, antica nè moderna, da potersi adattare quelle lettere al suo nome; 3º perchè Camerina giaceva a poca distanza da Ragusa; 4º perchè, non ostante la nota distruzione di Camerina in tempi antichissimi, sappiamo che i Romani tentarono di ripopolarla, e le vestigia della città non sono per anco dissipate, nè il nome. Il nome diCameranaresta oggidì alla palude, a un fiumicello e ad una torre. Grandi avanzi di fabbriche vi erano tuttavia nel XVI secolo, quando, al dir di Fazello, testimonio oculare, furono tolte per costruire Terranuova. Pertanto mi pare probabile che nell'853 un po' di popolazione soggiornasse, o fosse corsa a rifuggirsi tra quelle rovine, difese dalla palude. Si potrebbe anco aggiungere il ricordo di due vescovi di Camerina nei principii del VI secolo; ma è dubbio se si tratti di Camerino nella Marca d'Ancona, come vuole l'Ughelli, ovvero di Camerina in Sicilia: su di che si vegga il Pirro,Sicilia Sacra, edizione del Mongitore, tomo I, p. 510.Quanto a Butera, la Cronica di Cambridge, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 42, la dice non venuta a sì tristo accordo, ma presa; nè tra l'uno e l'altro fatto corre molto divario. La detta cronica lo porta nell'anno 6362, cioè dal 1º settembre 853 al 31 agosto 854, che risponde a un di presso alla data del 239 dell'egira che troviamo nelBaiân. Butera è stata creduta la Hybla Hærea, ovvero il Mattorium degli antichi; ma senza buone ragioni, com'ho accennato nel testo, giudicando la epoca delle fabbriche di Butera, su i ragguagli che ne trovo nei libri, e su quel che ne ho inteso. In ogni modo, sono avanzi che meritano molto studio, anche da chi vorrà conoscere la architettura dei tempi musulmani.553.Attesta ciò il Nowairi, o per dir meglio il cronista ch'ei copiava, in un passo non ben letto da M. Caussin De Perceval, e pessimamente tradotto dal Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 8:Tum ipsemet profectus fuit, ec. Però mi par bene dar una versione esatta di queste parole. Nowairi dice: “Ed egli (Abbâs) or uscendo in persona, or mandando sue gualdane, straziò, afflisse, e guastò le popolazioni e territorii nemici; se non che talvolta comperavan da lui la pace con danari o schiavi.”554.Veggasi qui appresso l'accordo di Kasr-Gedîd.555.Confrontinsi Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 19 verso; e MS. C, tomo IV, fog. 215 verso;Baiân, tomo I, p. 104, 105, 106; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et la Sicile, p. 121, dove non parmi esatta la versione “et s'empara même du château neuf de cette ville (Castrogiovanni).” Beladori, MS di Leyde, p. 275, porta nel califato di Motewakkel (an. 847 ad 861) la occupazione di Castrogiovanni e Gagliano, ch'egli scrive appunto come Edrisi; e son queste le due sole città prese in Sicilia, delle quali gli par doversi ricordare i nomi.Or io credo che il Kasr-el-Hedîd, o El-Kasr-el-Gedîd, non sia altro che un secondo nome della fortezza di Gagliano, perchè non posso supporre che gli altri cronisti abbiano trascurato questa notabile vittoria ricordata dal Beladori; e perchè il detto Kasr è la sola piazza d'importanza ch'essi dicono presa nel califato di Motewakkel senza che se ne ritrovi il nome nella geografia di Sicilia. Debbo avvertire nondimeno che Edrisi pone su la costiera tra Termini e Cefalù unaSakhrat-el-Herîr, o, secondo il MS. d'Oxford,El-Hedîd, che significherebbe laRupe della Seta, odel Ferro; valida fortezza ai suoi tempi, ch'è ilCastrum Roccellædei diplomi siciliani del medio evo; ed oggi ne rimangono le vestigia e il nome di Rocella, il quale si dà anco a un picciolo villaggio dentro terra, detto altrimenti Campofelice. Ma quantunque vicina a Cefalù, che fu presa lo stesso anno; e quantunque convengano nel suo nome le lezioni di alcuni MSS., non credo che questa fortezza abbia potuto mai contenere la grossa popolazione che si volea riscattare con 15,000 dinar, ec. Infine par che non si tratti di Castronovo, che sarebbe versione della lezioneEl-Kasr-el-Gedîd, poichè questo nome si trovava scritto in EdrisiKasr-nubu.556.Baiân, tomo I, p. 106. Il nome è scrittoS l 'ûda, con errore di ortografia che occorre anco in alcuni MSS. di Edrisi.557.Di Giovanni detto il Cretese, prefetto del Peloponneso, si fa menzione nella continuazione di Teofane, cap. LXII, p. 303; ma non si vede in che occasione abbia avuto quel soprannome, nè altrove si parla di lui.558.Confrontinsi: Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 19 verso, e 20 recto; MS. C, tomo IV, fog. 215 verso;Chronicon Cantabrigiense, presso Di Gregorio,Rerum Arabic., p. 42;Baiân, tomo I, p. 106; Nowairi, presso Di Gregorio, op. cit., p. 9; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 121.La battaglia navale seguì innanzi il 31 agosto 858, poichè la Cronica di Cambridge la nota nell'anno 6366.Ritraendosi da Ibn-el-Athîr che il navilio combattuto di Ali appartenesse ai Rûm, ossiano Bizantini, cade la conghiettura di M. Caussin De Perceval,Histoire de la Sicile.... du Nowairi, p. 19, che il Cretese fosse Abu-Hafs-Omar. Pertanto correggasi ciò che ne hanno scritto il Rampoldi,Annali Musulmani, tomo IV, p. 315; e il Martorana,Notizie Storiche dei Saraceni Siciliani, tomo I, p. 43. Il Wenrich,Commentarii, lib. I, cap. VIII, § 79, scansa quest'errore, ma cade nell'altro di dir seguita la battaglia navale dinanzi Siracusa; il che non si trova punto nel testo d'Ibn-el-Athîr da lui allegato sopra una citazione di M. Des Vergers.559.Nowairi il dice “barbaro” che significa “non arabo,” ma non se ne sogliono servire per indicare i Rûm, ossiano Bizantini e Italiani; Ibn-el-Athîr lo chiama a dirittura Rûmi.560.Gebel-el-Ghadir, scrive Nowairi. La voce che rendo stazione èMerhelache risponde alla nostra “posta.” La lunghezza del tratto di strada così chiamato, variava secondo i luoghi. Edrisi conta 18 miglia tra Caltanissetta e Castrogiovanni, e 12 tra questa e Pietraperzia. Caltanissetta poi è equidistante dal lago Pergusa e da Castrogiovanni; ma Pietraperzia, come situata a mezzogiorno libeccio, si avvicina più al lago che alla città.561.Nowairi, dice un finestrino dal quale entrava l'acqua; Ibn-el-Athîr, una porticina dalla quale entrava l'acqua e si gettavano le immondezze.562.Confrontasi: Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 20 recto; MS. C, tomo IV, fog. 215 verso;Chronicon Cantabrigiense, presso Di Gregorio,Rerum Arabic., p. 42, Nowairi, ibid., p. 9, 10; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de le Sicile, p. 121, 122; Abulfeda,Annales Moslem., erroneamente sotto l'anno 237 dell'egira; Ibn-abi-Dinâr, MS., fog. 21 recto, e versione francese, p. 85, nella quale in luogo di Castrogiovanni si legge “il castel di Bona;” Ibn-Wuedran, §3, con l'errore del 237 come in Abulfeda.Ibn-el-Athîr e Nowairi, con altro errore, dicono che il giorno della occupazione fosse stato un giovedì, quando il 15 scewal 244, al par che il 24 gennaio 859, caddero in martedì.563.Infatti è una delle due città prese in Sicilia, delle quali diè i nomi il contemporaneo Beladori, MS., p. 275.564.Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 116.565.Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 20; MS. C, tomo IV, fog. 215 verso. Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 123, compendia il primo, e sbaglia la data. La Cronica di Cambridge, presso Di Gregorio,Rerum Arabic., p. 42, dice soltanto:Anno 6368 descenderunt Fendanitæ; data e nome, su i quali è necessario un po' di comento. Principiando dal nome, dirò che nel MS. è composto di sei lettere, senza contarvi l'articolo, tra le quali non si trova che un sol punto diacritico. Perciò si può leggere in cento maniere diverse, e le più strane sono al certo quelle a che s'appigliarono gli editori, cioèFendanitæcon la varianteEffenditæ. Parendomi evidente che tal nome etnico si debba cercare tra i popoli che allor militavano sotto le bandiere bizantine, non esito a leggerek b d kia, con che non si alterano gli elementi di alcuna lettera del MS., ma solamente si correggono i punti diacritici, e si trova il noto nome di Cappadocia; i soldati della quale provincia sono ricordati appunto in questo tempo nelle guerre d'Oriente.Quanto alla data, che corre dal 1º settembre 859 al 31 agosto 860, la va a capello coi fatti ricordati da Ibn-el-Athîr; il quale al certo non segue rigorosamente la cronologia, quand'ei narra lo sbarco e la sconfitta del patrizio nello stesso anno 244, di cui non avanzavan che due mesi dopo la presa di Castrogiovanni.566.Grossa terra in Val di Mazara; oggi in provincia di Girgenti. Ha vestigia di un forte castello poco distante dal sito attuale della città. Il nome ai trova in Edrisi con lezione poco diversa. È evidentemente greco; forse dei tempi cristiani.567.L'un dei MSS. di Ibn-el-Athîr haAb ta; l'altreAita; potendo bensì in entrambe mutarsi la prima a in qualsivoglia altra vocale. Cercando i nomi geografici che possano adattarsi a quei suoni, occorre in prima la classica voce d'Ibla, chè varie città di tal nome ebbe la Sicilia antica, nella regione tra levante e mezzodì, ancorchè di nessuna si conosca appunto il sito. Viene poi Avola, terra presso Siracusa, ch'è per certo l'Abolad'un diploma del 1149, e forse la Ἀβόλλα di Stefano Bizantino. Ma non so comprendere la sollevazione di questa sola terra in Val di Noto, mentre tutte le altre che scossero il giogo stavano in un gruppo nel Val di Mazara, e Caltavuturo non era troppo lontana. Però vorrei aggiugnere una lettera, mutare i punti, e leggereEntella, fortezza antichissima di cui si veggono gli avanzi; e i Musulmani di Sicilia nel principio del XIII secolo vi si difesero lungamente contro Federigo II imperatore.568.Non trovo questo nome in Edrisi, nè alcuno somigliante, sia nei diplomi sia nella geografia d'oggi. Dal seguito della narrazione si vede ch'era in Val di Mazara. Significa la “Rocca di Abd-el-Mumîn” nome proprio d'uomo.569.Il solo Ibn-el-Athîr dà il nome di questeGhirân, ossiano “Grotte,” scritto in ambo i codici senza vocali, nell'uno coi punti diacritici, nell'altro senza; sì che nel primo si dee leggerek r k na, nel secondo si può sostituire lafad una delleko ad entrambe. Avrei lettoCaucanasupponendo mutata lawinr, per errore non insolito nei MSS. arabi, se il sito dell'antica Caucana, ove stette Belisario con l'armata prima di passare al conquisto d'Affrica, fosse più certo e non si trovasse sulla riva del mare, che non era la strada di Abbâs reduce a Palermo. Le grotte, ossia i gruppi di grotte scavate in parte dalla man dell'uomo, son troppo frequenti in Sicilia perchè questa indicazione valga a determinare il luogo senza lo aiuto del nome. Perciò non si arriverà a sapere la vera lezione del nome dato dall'annalista, che quando si studieranno questi antichissimi monumenti. Intanto le conghietture posson cadere su le grotte presso Palazzolo, quelle tra Piazza e Caltagirone, o le altre tra Bronte e Maletto, o quelle di Macara presso il porto Vindicari, che ben potrebbe essere la Caucana di Procopio a 200 stadii da Siracusa. Veggansi, per le grotte che ho nominato, il Fazzello, deca I, lib. IV, cap. II, e lib. X, cap. II; Bourquelot,Voyage en Sicile, p. 183, e la mia nota al capitolo precedente, p. 310-311.570.Confrontinsi: Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 20, e MS. C, tomo IV, fog. 215 verso; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 123. Parmi errore del MS. di Ibn-Khaldûn che Abbâs assediavaKalat-er-Rumossia “la Rocca (detta) dei Bizantini.” Si dee leggere più tostoKalat-lir-Rum“una rocca dei Bizantini.” Accennano senz'altro la morte di Abbâs, e alcuni con divario di data, Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabic., p. 10; ilBaiân, tomo I, p. 106; Abulfeda,Annales Moslemici, sotto l'anno 247, § 3; Ibn-Wuedran, § 3 del testo, e versione francese di M. Cherbonneau nellaRevue de l'Orient, décembre 1853, p. 427; Ibn-Abi-Dinâr, MS., fog. 21 recto.571.Beladori, MS., p. 275, dice espressamente che gli Aghlabiti avessero preso in Siciliaoltre venti città, le quali erano tuttavia in mano dei Musulmani, quando occuparono Castrogiovanni e Gagliano. Tal numero risponde a un di presso a quello de' nomi che ricaviamo dagli altri annalisti. Ma egli è certo che dei luoghi ricordati da costoro, alcuni, come Mineo e Lentini fossero stati abbandonati; altri al contrario come Platani, Ragusa, Sutera, meramente assoggettati al tributo. Però mi sembra che non ostante la casuale coincidenza del numero, le terre di cui parla Beladori, siano le città o castella ove faceano soggiorno i Musulmani. La appellazione sua di città (medina) non si dee prendere qui in senso troppo rigoroso.572.I due rami discendeano da Sâlem; l'uno per Aghlab, Ibrahim (fondatore della dinastia), e Aghlab padre del principe regnante Mohammed; l'altro per Sofiân, Sewâda, e Sofiân padre di Ahmed e di Khafâgia. Questa seconda genealogia è data da Ibn-Abbâr, MS., fog. 35 verso. Veggansi, su le vicende del regno di Mohammed, il Nowairi,Conquête de l'Afriqueec., in appendice a Ibn-Khaldûn,Histoire des Berbères, versione di M. De Slane, tomo I, p. 417, seg.; Ibn-Abbâr, l. c.; Ibn-el-Athîr, sotto l'anno 233, capitolo degli avvenimenti diversi.573.Questi importanti particolari della riforma dell'esercito si leggono nella continuazione di Teofane, p. 265. Per gli altri della vita di Basilio, non occorrono citazioni.574.Baiân, tomo I, p. 106; Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabic., p. 10. Ibn-el-Athîr non fa menzione di questo breve governo.575.Nowairi, l. c.; Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 33 recto, MS C, tomo IV, fog. 221 recto; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 124; Ibn-Abi-Dinâr, MS., fog. 21 recto, e vers. franc., p. 85; Ibn-Wuedrân, MS., § 3, e versione di M Cherbonneau,Revue de l'Orient, décembre 1853, p. 427, Abd-Allah lasciò il governo, dopo cinque mesi, in giumadi 1º del 248 (4 giugno a 3 luglio 882).576.Confrontisi,Baiân, tomo I, p. 106, e Ibn-el-Athîr, l. c. Il nome e il caso di Ribbâh sono riferiti dal soloBaiân, il quale non porta in quale provincia si combattesse. Per certo in Sicilia; poichè ilBaiândice presa la città di Gibel-Abi-Malek, il qual nome si trova appunto in Ibn-el-Athîr insieme con que' di Kalat-el-Armenîn e Kalat-el-Mosciâri'a. Di nessuna delle tre so indovinare il sito.577.Confrontinsi Ibn-el-Athîr, 1. c., Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 124; Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 10; Abulfeda,Annales Moslemici, an. 247; Ibn-abi-Dinâr (el-Kaïrouani), MS., fog. 21 recto; e versione francese, p. 85. Ibn-Wuedrân chiama il morto Abbâs-ibn-Fadhl,sâheb(principe) di Sicilia, e dice Khafâgiaemirovenuto in Sicilia dalla parte del principe aghlabita di Kairewân in luogo di Abd-Allah-ibn-Abbâs, che era stato eletto dalla colonia. IlBaiân, tomo I, p. 103, narra una vittoria di Khafâgia nel 236 (850-851) sopra certi sollevati di Tunis.578.Confrontinsi Ibn-el-Athîr e Ibn-Khaldûn, ll. cc. Il secondo dei quali dice vincitore Mahmûd sotto Siracusa; ma parmi errore del compendio ch'egli faceva troppo sbadatamente degli annali dell'altro; poichè in questi si legge senza equivoco la vittoria dei Cristiani. Ibn-el-Athîr, nel medesimo luogo, nota che secondo alcuni cronisti si arrendè, quest'anno 248, Ragusa occupata poi certamente il 252; ond'egli è in forse se il fatto del 248 sia portato per errore di data. Erroneo io il credo, leggendosi nella Cronica di Cambridge che Ragusa fu occupata la prima volta l'anno 6356, che risponde a un di presso al 233 dell'egira e 847-48 dell'era nostrale; e la seconda, l'anno 6375 che coincide in parte col 252 dell'egira e l'866-67 di Cristo. Della prima dedizione di Ragusa avea già parlato Ibn-el-Athîr stesso, da noi citato a suo luogo.579.MS. A, tomo II, fog. 38 recto, tra gli avvenimenti diversi del 248. Ma parmi evidente che si debba riferire al 249.580.Baiân, tomo I p. 107, sotto l'anno 249. Secondo questa cronica e quella di Nowairi, Ziadet-Allah era fratello; secondo Ibn-Khaldûn, figliuolo del predecessore Ahmed. Veggasi Nowairi, presso De Slane,Histoire des Berbères par Ibn-Khaldoun, tomo I, p. 422, in appendice.581.Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 33 recto, e MS. C, tomo IV, fog. 221 recto. Veggasi Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 124, dove si legga Noto in vece di Butera.582.Baiân, tomo I, p, 107. Vi si legge, come in altri luoghi di questa compilazione,Kasrbâna, e si dee correggere senza dubbioKasriânna. Non si tratta di Castelbuono, nè di Castelnuovo, nè di Castronovo; poichè la lettera su la quale cade l'accento è unaunon un'a; l'una delle quali non può confondersi con l'altra nei MSS. Badisi che ilBaiân, per evidente lacuna, tace la presa di Castrogiovanni.583.Rampoldi,Annali Musulmani, tomo IV, p. 353, senza citazioni. Il gran lavoro del Rampoldi è a un di presso inutile, per questo vezzo del non citare e di aggiugnere del proprio le circostanze che gli sembravano opportune a raffazzonare gli avvenimenti. Così leggiamo nello stesso volume IV, p. 340, sotto l'864: “Gli Aglabiti di Sicilia, i quali già da alcuni anni si erano impadroniti di Ragusi e di alcuni altri castelli di minor conto, vennero di colà scacciati da Basilio, cognato dello imperatore di Costantinopoli;” la quale impresa di Basilio, non solamente non è ricordata da alcuno, ma la critica dee rigettarla al tutto; non essendo possibile in questo caso il silenzio degli scrittori cortigiani di casa macedone. Poi sotto l'865 il Rampoldi porta la occupazione di Noto, tolta dalla Cronica di Cambridge, ancorchè senza citar questa. Infine, nell'867, incomincia: “I Greci eseguirono un felice sbarco in Sicilia, e dopo alcuni combattimenti, nei quali i Musulmani ebbero la peggio, ricuperarono la forte piazza di Noto etc.,” e qui continua con lo episodio di Khafâgia. Ma dond'ei prese questo sbarco; e donde la occupazione di Noto; e quel numero appunto dei mille cavalli, e quel nome di Castrogiovanni? Com'egli al certo non ebbe sotto gli occhi ilBaiân, così suppongo che abbia trovato qualche cenno alterato del fatto nelle compilazioni persiane, sue sorgenti favorite.Tal racconto è stato ripetuto dal Martorana, che cita il Rampoldi,Notizieec., libro I, cap. II, tomo I, p. 47. Il Wenrich, lib. I, cap. VIII, § 80, vergognandosi di citar l'uno o l'altro, gittò la impresa di Basilio e la prigionia di Khafâgia su la coscienza di Nowairi, Ibn-Khaldûn e Abulfeda, che sono innocentissimi di queste fole.584.Chronicon Cantabrigiense, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 42. Nel testo stampato manca la parolalir-Rûm, che si trova nel MS. Però, in vece di troncare nella versione pubblicata dal Caruso le parolecœperunt Romæi, come ha fatto il Di Gregorio, si corregga:Captæ sunt quatuor scelandiæ Romanorum in Syracusis.585.In caratteri arabici questi due nomi hanno lettere comuni e altre assai somiglianti, sì che l'uno si potea confondere con l'altro; e gli annalisti erano portati a preferire il nome di Taormina, come meno ignoto.586.Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 33 recto, MS. C, tomo IV, fog. 221 recto. Veggasene il sunto in Ibn-Khaldûn, l. c., e l'anno vi si corregga 252, secondo un MS. di Tunis, che risponde qui alla cronologia degli altri annalisti.587.Ibn-el-Athîr, l. c.;Chronicon Cantabrigiense, l. c., che porta presa Noto la seconda volta il 6374, il quale anno coincide col 252 dell'egira dal 21 gennaio al 31 agosto 866.588.Confrontinsi: Ibn-el-Athîr, Ibn-Khaldûn,Chronicon Cantabrigiense, ll. cc. Quest'ultima porta la occupazione di Ragusa il 6375, che coincide col 252 dell'egira dal 1 settembre al 31 dicembre 866.589.Confrontinsi Ibn-el-Athîr e Ibn-Khaldûn, ll. cc.,Baiân, tomo I, p. 108.590.Ibn-el-Athîr e Ibn-Khaldûn, ll. cc.591.Confrontinsi Ibn-el-Athîr,Baiân, ll. cc., e Ibn-Khaldûn, op. cit., p. 125.592.Ibn-el-Athîr, l. c. Ibn-Khaldûn con minore verosimiglianza dice che entrato Mohammed da un altro lato della città, la prima schiera lo credè aiuto che venisse ai nemici; onde si pose in fuga.
477.Confrontinsi Ibn-el-Athîr, Ibn-Khaldûn e Nowairi, ll. cc.
478.Il simbolo va letto nonAli, nè in alcuno degli altri modi mal trovati dai numismati del secolo passato, ma certamentegheleb, verbo trilitere che significa “occupa, conquista, vince,” e, preso all'ottativo, “conquisti, vinca etc.” Da questo verbo deriva l'aggettivoAghlabche era insieme il nome patronimico della dinastia. Indi si capisce la etimologia di tal simbolo, il significato particolare che dava unito alla voceZiadet-Allah, ossia “trionfi la fortuna accordata da Dio,” e il doppio scherzo di parole contenuto nella leggenda.
Veggasi TychsenAdditamentum I introductionis in rem nummariam Muhammedanorum, § 1, p. 40, e 41. Nell'esemplare di Parigi il nome el-Gewâri è preceduto dalla vocebnu(figliuolo), non daabicome lesse il Tychsen. La formula in giro della faccia dritta è cavata dalla sura IX, verso 33, del Corano.
Il signor Mortillaro,Opere, tomo III, p. 343, non avendo sotto gli occhi che il disegno pubblicato dal Tychsen, credè questo dirhem falsato e “avanzo della impostura di Vella.” Ma basta guardare il bel conio dell'esemplare di Parigi per dileguare ogni dubbio di falsificazione: e basta notare la esattezza delle formule e la correzione dell'ortografia e della grammatica per sincerarsi che l'ignorante Vella non ci ebbe che fare.
Nel Museo di Parigi non v'ha ricordi scritti nè tradizione, da poter affermare o negare che questo esemplare fosse il medesimo di Tychsen.
479.Scrivo questo nome secondo il MS. A di Ibn-el-Athîr. Nel MS. C, si legge men distinto. Il testo stampato d'Ibn Khaldûn ha “Ibn-'A w n” e un MS. di Tunis del medesimo autore “Ibn-'A w m;” Nowairi, secondo ambo i MSS. “Z h r-ibn-Borghuth.” Ghauth è nome di tribù arabica della schiatta di Kahtân.
480.Confrontinsi Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo I, fog. 124 verso, e MS. C, tomo IV, fog. 191 verso; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 108; Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 6, 7.
Ho fissato la data ritenendo la morte d'Ibn-Gewâri nei primi del 214, come risulta comparando la leggenda del dirhem e lo attestato di Nowairi, e pigliando dalBaiân, il quale è molto preciso, il tempo dell'arrivo dell'armata spagnuola in Sicilia, la quale liberò i Musulmani dall'imminente sterminio. Le vicende della guerra, raccontate da Ibn-el-Athîr con poco divario nella cronologia, stanno benissimo entro questi due termini.
481.Si pronunzii come se si leggesse in francese Ferghaloûch, o in inglese Ferghalûsh. I nostri antichi lo avrebbero scritto Fergaluscio.
482.IlBaiân, più diligente in questo che le altre croniche, porta l'arrivo di Asbagh e le sue promesse il 214, e l'aiuto efficace suo il 215. Così abbiamo il bandolo da sviluppare i racconti contraddittorii di Ibn-el-Athîr e Nowairi; il primo dei quali fa venire una poderosa armata d'Affrica e nel 214; il secondo, di Spagna e nel 215.
483.Johannis Diaconi,Chronicon Venetum, presso Pertz,Scriptores, tomo VII, p. 16. È incerto l'anno di questa seconda impresa, poichè il cronista assegna data solo alla prima, cioè dell'827, e della seconda dice che fosse mandata dal doge succeduto a Giustiniano Partecipazio, il quale si sa d'altronde che morì l'829.
Si riscontri il Dandolo, lib. VIII, cap. II, §i1 e 9 presso il Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo XII, e laCronica Altinate, nelloArchivio Storico Italiano, tomo VIII, p. 20.
Il Rampoldi,Annali Musulmani, tomo IV, p. 237, muta le due imprese dell'827 ed 829, o 30, in due “forti combattimenti ch'ebbe a sostenere Ased traversando da Susa a Mazara con una flotta di Veneziani alleati dell'imperatore.” E quel ch'è peggio, egli cita Nowairi, il quale non dice una parola di questi fatti.
Il Martorana,Notizie Storicheec., tomo I, p. 39, fa venire il naviglio greco l'830, sotto il comando di Teofilo, mandato dal padre Michele il Balbo (ch'era morto l'829), e fa abbottinare contro Teofilo l'armata veneziana. Delle sue citazioni a questo proposito l'una è inesatta, l'altra non vale.
484.Ibn-el-Athîr.
485.Ricordisi che Ibn-el-Athîr qui parla solo di aiuti d'Affrica; ma nel progresso della guerra fa menzione delli Spagnuoli in modo da doverli supporre assai numerosi.
486.IlBaiân.
487.Nowairi.
488.Baiân.
489.Nowairi.
490.Confrontinsi Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo I, fog. 124 recto; e MS. C, tomo IV, fog. 191 verso;Baiân, tomo I, p. 96; Nowairi presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 7; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 108;Chronicon Cantabrigiense, presso Di Gregorio, op. cit., p. 41.
Questa sola cronica porta la morte di Teodoto, e la dice seguita l'anno dell'era costantinopolitana 6339, quando fu presa dai Musulmani una città il cui nome nel testo arabico si leggemisawa. Il Nowairi porta la sconfitta di Teodoto sotto Mineo, e ch'ei si rifuggisse a Castrogiovanni del mese di giumadi secondo del 215, cioè dal 25 luglio al 22 agosto 830, e però pochi giorni innanzi il principio del 6339, che corre dal 1 settembre 830 al 31 agosto 831. Ibn-el-Athîr e ilBaiândicono anche levato l'assedio da Mineo. Or questo nome, scritto in arabicominâw, si può scambiare facilmente con quel della cronica di Cambridge confondendovi le due letterei nsì che rassomiglino ad unas. Però ho creduto di correggere l'arbitraria lezione di Messina che si era adottata nelle versioni di detta cronica. Si leggano con questa avvertenza i passi corrispondenti del Martorana, tom. I, pag. 41, e del Wenrich, lib. I, cap. IV, §37. Nell'831, quand'essi registrano la presa di Messina, gli Arabi combatteano ben lungi da quella provincia.
491.Callonianis è una delle poste di cavalli nella nuova linea che s'era aperta, al dir dello Itinerario, tra Catania e Girgenti. Veggasi la edizione di M. Fortia d'Urbain,Itinéraires des anciens, p. 27.
492.Baiân, tomo I, p. 97.
493.Nowairi presso Di Gregorio, op. cit., p. 7, assegna questa data al principio dell'assedio di Palermo, e la seguo, adattandosi bene alla narrazione d'Ibn-el-Athîr, al quale dobbiamo i particolari dello assedio.
494.Ibn-el-Athîr, come si dirà a suo luogo, fa cenno delle aspre contese che sorgeano tra Africani e Spagnuoli dopo la reddizione di Palermo. Perciò gli Spagnuoli eran molti; e si dee necessariamente supporre che tutti, o i più, fossero venuti con Asbagh, e non rimasti degli aiuti Spagnuoli che accompagnarono Ased, o sopraggiunsero all'assedio di Siracusa nell'827; dei quali pochissima parte potea sopravvivere alla pestilenza, alle sconfitte di Castrogiovanni, e alla fame di Mineo.
495.Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo I, fog. 124 recto; MS. C, tomo IV, fog. 191 verso. La cronaca di Cambridge presso il Di Gregorio, op. cit., p. 41, accenna la occupazione di Palermo il 6340, cioè dal 1º settembre 831 al 31 agosto 832. Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 108, riferisce la dedizione di Palermo al 217, scambiando questo fatto con quello di ordinarvi il governo, che veramente seguì nel 217. Il Nowairi, presso Di Gregorio, op. cit., p. 7, prolunga la dedizione fino al mese di regeb del 220 (835), indotto in errore, com'è manifesto, dal supporre che là città si fosse resa a un Mohammed-ibn-Abd-Allah-ibn-Aghlab, ch'ei, per secondo sbaglio, suppone preposto ai Musulmani di Sicilia in quell'anno.
La cronaca della Cava, nella edizione di Pratilli,Historia Principum Langobardorum, tomo IV, p. 391, reca la presa di Palermo l'anno 832; ma questa è manifestamente la notizia della Cronica di Cambridgeinterpolatadal Pratilli con quella misera frode che si può sospettare dalle sue proprie parole (stesso volume, p. 381), e che ormai è chiarita dopo le ricerche del Pertz e del Köpke,Archiv für ältere Teutsche Geschichts Kunde.
496.Johannes Diaconus,Chronica episcoporum Sanctæ Neapol. Eccl., presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo I, parte II, p. 313, dice presa la città, e liberato col vescovo Luca e pochi altri lo spatario Simeone. Par che questi fosse il governatore.
497.Ibn-el-Athîr, l. c., scrive che il governatore (sâheb) di Palermo chiese ed ottenne l'amânper la propria persona e della sua gente (ahl) e per la “sua” roba (mâl, ossia beni mobili). La vaga significazione della voceahlche or s'intende della famiglia o gente di casa, or del popolo, non ci permette di definire questa prima condizione del patto. Ma aggiungendosi che il governatore e i suoi se ne andavano per mare, è da credere che si trattasse di pochi ottimati, non di tutti gli abitanti. Quanto alla seconda clausola, Ibn-el-Athîr dice assicurata la roba “sua,” cioè del governatore, non la roba “loro,” come avrebbe scritto se ciò fosse stato accordato a tutti i cittadini.
Convengono così fatte espressioni con quelle di Giovanni Diacono, citato di sopra:Ad postremum vero capientes Panormitanam provinciam, cunctos ejus habitatores in captivitatem dederunt. Tantummodo Lucas ejusdem oppidi electus et Symeon spatharius cum paucis sunt exinde liberati.
Come si debba intendere questa cattività sarà detto quando tratteremo in generale della condizione dei Cristiani di Sicilia sotto i Musulmani, la quale non era uguale in tutti i luoghi. Intanto si ritenga che a que' di Palermo non fu lasciato il possesso di beni stabili. Ciò mi par che risalti manifesto dalle parole d'Ibn-el-Athîr e di Giovanni Diacono.
Il Nowairi, non badando alta importanza del passo analogo della cronica ch'egli ebbe sotto gli occhi come Ibn-el-Athîr, dice in generale presa Palermo con l'amân, ossia a patti. Da ciò il Di Gregorio suppose accordatetuttele solite condizioni dello amân che si dava alle città; e ne spiegò alcune nella nota (c) al Nowairi, nell'opera citata, p. 7. Ma le condizioni, massime in fatto di proprietà, non erano nè poteano essere uguali in ogni luogo.
498.Gaetani,Vitæ Sanctorum Siculorum, tomo II, p. 42, vita di San Filareto; e la stessa nella collezione dei Bollandisti,Acta Sanctorum, dì 8 aprile.
499.Veggansi presso Francesco Aprile,Della Cronologia universale della Sicilia, pag. 487.
500.Mongitore,Palerm. santif., p. 164, che io cito su la citazione dello Aprile. Il Mongitore cavò queste notizie da un MS, del P. Angelo Sinesio, primo abate nel 1352. Della storia del monastero di San Martino presso Palermo v'ha un MS. nella Biblioteca imperiale di Parigi, intitolatoChronica Monasterii S. Martini de Scalis(Saint-Germain-des-Prés, nº 590). Questa compilazione fu fatta in Sicilia nei principii del XVIII secolo, e indirizzata al P. Massuet della congregazione di St. Maur.
501.MS. A, tomo I, fog. 124; MS. C, tomo IV, fog. 102 recto.
502.Baiân, tomo I, p. 97, nell'anno 216; Ibn-Abbar, MS., fog. 35 recto, porta la data del 217.
503.Nowairi,Conquête de l'Afrique, in appendice a Ibn-Khaldûn,Histoire des Berbères, versione di M. De Slane, tomo I, p. 409. Veggasi anche Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, traduz. di M. Des Vergers, p. 101.
504.Baiân, tomo I, p. 97, nel 217. Leggendosi forse in alcuna delle cronache antiche che il primo luogotenente musulmano di Sicilia fosse stato eletto immediatamente dopo la dedizione di Palermo, Ibn-Khaldûn, versione di Des Vergers, op. cit. riferisce la dedizione al 217, quando venne, non al 216 quando fu eletto, Mohammed-ibn-Abd-Allah (Abu-Fihr). Un doppio errore, di confondere cioè le date delle elezioni e i nomi dei primi governatori, condusse il Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 7, a differire la presa di Palermo, fino al 220, e far cominciare il governo di Mohammed-ibn-Abd-Allah in quest'anno nel quale appunto ei fu ucciso.
505.Ibn-el-Athîr, l. c.
506.Negli annali arabi il titolo assoluto diSâhebè adoperato promiscuamente conMalek(re), e lo dicono degli imperatori di Costantinopoli, dei re normanni di Sicilia, ec. Determinato da una seconda voce, prende altro significato: per esempioSâheb-es-sciorta, “prefetto di polizia;”Saheb-el-istûl, “capitano del navilio,” ec. In origineSâhebsignifica “compagno.” Chi sa se non vollero tradurre il titolo dicomes?
507.Veggasi il Libro I, capitolo VI, p. 147.
508.Baiân, tomo I, p. 98-99. Non si dice il nome; ma par che si tratti dello stesso cadi del Kairewân Abu-Mohriz, del quale si è detto di sopra; certo di un personaggio riverito molto dal principe, e pio o grande al segno da vietare gli onori funebri che si aspettava da costui. Tuttavia dubito di qualche errore, poichè ilRiadh-en-nofûsnon fa menzione di ciò nella biografia di Abu-Mohriz.
509.Tychsen,Additamentum I introductionis in rem nummariam Muhammedanorum, p. 43. Il rovescio è lo stesso del dirhem del 214, di cui dicemmo a p. 283, 284. Il dritto ha la medesima formola religiosa, il nome di Mohammed-ibn-Abd-Allah, e in giro: “In nome di Dio fu battuto questo dirhem in Sicilia l'anno 220.” Quivi il nome dell'isola, scrittoIskilîa, premettendosi, cioè, unaalef, ricorda la pronunzia maltese, e però l'abate Vella. Nondimeno, senza veder la moneta, non la posso dichiarare spuria; tanto più che il Vella, com'io credo, falsificò poche monete, e molte ne finse che punto non esisteano.
La leggenda di questo dirhem è stata ristampata dal signor Mortillaro,Opere, tomo III, p. 344.
510.Confrontinsi:Theophanes continuatus, lib. III, cap. 18, p. 107 a 109; Symeon Magister, nello stesso vol., p. 630 a 632; Georgius Monachus, nello stesso volume, p. 794 a 796; e Leo Grammaticus, p. 216, 217. Il nome patronimico di Alessio si legge Musele, Μουσελέ, ma lo correggo secondo il Saint-Martin, ch'è autorità competente, e lo scriveMouscheghnelle note a Le Beau,Histoire du Bas Empire, lib. LXIX, § 21. Mi discosto dai due eruditi compilatori francesi circa il tempo della missione di Alessio in Sicilia, che pongono nell'835; ma Symeon Magister, molto preciso in questo racconto, riferisce la elezione all'anno terzo di Teofilo, e il richiamo all'anno quarto, cioè agli anni 831-32 e 832-33, contandosi alla bizantina dal primo settembre e dalla esaltazione di Teofilo, che seguì il primo ottobre 829.
511.Confrontinsi Nowairi presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 8, e Ibn-el-Athîr, Ibn-Khaldûn e gli altri cronisti citati nel capitolo VI del presente libro, nella narrazione della presa di Castrogiovanni.
512.Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo I, fog. 124 verso, dove si dicono preposti allo stuolo mandato a Taormina, Mohammed e Sâlem. Credendolo errore del MS., ho corretto Mohammed-ibn-Sâlem. Una parte di cotesti avvenimenti manca nel MS. C, tomo IV, fog. 192 recto. Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 108, 109, dà un cenno della terza fazione di Castrogiovanni e di quella di Taormina. Questo nome d'altronde, che è scrittoTarmîn, si trova nel solo Ibn-Khaldûn, e nel MS. d'Ibn-el-Athîr è lasciato in bianco. IlBaiân, tomo I, p. 98, parla di una sola battaglia di Abu-Fihr, nel 220, e accenna in generale “molte altre fazioni dei Musulmani in Sicilia e in Spagna, per mare e per terra, combattute il medesimo anno.”
513.Ibn-el-Athîr, MS. A, l. c., che dà al capitano greco il titolo di patrizio eMalek(re) della Sicilia. Breve cenno in Ibn-Khaldûn, l. c.
514.Scrivo il nome secondo ilBaiân, tomo I, p. 104, ove Ibrahim è chiamato principe (sâheb) di Sicilia. A p. 98 e 99, questo libro fa menzione di lui col solo soprannome di Abn-'l-Aghlab, che alla p. 98 si legge, al certo erroneamente, Ibn-el-Aghlab.
IlBaiânci dà il bandolo d'una matassa in cui gli altri annalisti han confuso questo personaggio con altri governatori di Sicilia; ed ecco in qual modo.
Ibn-el-Athîr, citato di sopra, dà Mohammed-ibn-Abd-Allah-ibn-el-Aghlab come già esercente la carica di governatore di Sicilia nel 220. Poi narra ch'ei fu ucciso lo stesso anno, ed eletti successivamente dopo di lui, Fadhl-ibn-Ia'kûb ed Abu-'l-Aghlab-Ibrahim-ibn-Abd-Allah. (MS. A, tomo I, fog. 124 verso.) In ultimo, quasi dimenticando cotesti nomi e date, registra nel 236 la morte di Mohammed-ibn-Abd-Allah, governatore di Sicilia, dopo 19 anni di egregio governo; ma egli dubita di così fatta tradizione, aggiungendo la solita frase di scappatoia: “Del resto, la verità la sa Iddio.” (MS. A, tomo II, fog. 2 recto; MS. C, tomo IV, fog. 212 recto.)
Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 120; Abulfeda, Annales Moslemici, ann. 237; Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 8, ed Ibn-Abi-Dinâr, MS. di Parigi, fog. 20 verso e 21 recto, replicano il nome di Mohammed-ibn-Abd-Allah-ibn-el-Aghlab, e la tradizione dei 19 anni di forte e savio governo, finito per morte il 236 o il 237 e cominciato, come dice il Nowairi con evidente sbaglio di computo, il 225.
Ibn-Abbâr, infine (MS. della Società Asiatica di Parigi, fog. 148 verso), porta il nome di Abu-'l-Aghlab-Ibrahim-ibn-Abd-Allah-ibn-Ibrahim-ibn-el-Aghlab, che “assestò (dice egli), ed egregiamente resse la Sicilia dall'anno 221 ch'ei vi fu mandato, per tutto il tempo della sua vita.”
Comparando le quali testimonianze, e notando la fede che merita ciascuna, è evidente lo errore di tutti gli altri, fuorchè ilBaiân, e Ibn-Abbâr; e che Ibn-el-Athîr, seguíto da Ibn-Khaldûn, che il vero nome dapprima, e poi con troppa fretta ripetè lo errore altrui. Lo errore stava nel confondere i tre anni di governo di Mohammed-ibn-Abd-Allah (217 a 220), e i sedici di Ibrahim (220 a 236), e far dei due fratelli un solo personaggio che avesse retto la Sicilia per 19 anni.
Chiarito or questo punto, rimarrebbe un sol dubbio, cioè se il padre di Ibrahim, chiamato Abd-Allah, fosse stato figliuolo di quell'Aghlab, dal quale prese nome la dinastia, ovvero del costui figliuolo Ibrahim primo principe d'Affrica; e perciò se il governatore mandato in Sicilia il 220 fosse stato cugino germano di Ziadet-Allah, ovvero nipote, figliuolo cioè del fratello che avea regnato prima di lui. Rimane il dubbio, io dico, per lo nome diIbn-Ibrahimche si legge in Ibn-Abbâr, e ch'io ho scritto in corsivo nella citazione; ma come il MS. di Ibn-Abbâr che ho sotto gli occhi è copia moderna e scorretta, così io credo si debba sopprimere questo grado di genealogia, e stare al nome dato dalBaiân.
515.Baiân, tomo I, p. 98. La sola data dell'arrivo in Sicilia e il nome del nuovo governatore Abu-'l-Aghlab-ibn-Ibrahim-ibn-Abd-Allah leggonsi in Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo I, fog. 124 verso, e Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 109.
516.Baiân, l. c.
517.Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo I, fog. 124 verso.
518.I Bizantini, il cui navilio fu sì formidabile per cagione dei legni incendiarii, non chiamavanli con nome speciale. Idromoni, ch'erano lor navi da fila, portavano uno o più tubi di metallo, onde schizzava il fuoco greco alla guisa dellelance a fuocod'oggidì; e gli artiglieri, drizzando quella lingua di fiamma come voleano, ardean la nave nemica. Aveano oltre a ciò piccioli tubi, pentole e altri artifizii di fuoco da lanciare a mano o con macchine. Veggansi a tal proposito leInstitutions militaires de l'empereur Léon, versione francese del Maizeroi, p. 136 seg.; e Reinaud et Favé,Du feu grégeois, pag. 103 a 112.
Presso i Musulmani il nome di (nave) incendiaria apparisce la prima volta, credo io, verso l'813; facendosi menzione da Ibn-el-Athîr d'unaharrâkacon la quale il califo Amîn solea andare a diporto sul Tigri. Poi, questa denominazione occorre al tempo delle Crociate nel significato di barca da fiume, battello, gondola; ma tuttavia alcuni scrittori arabi la definivano: “galea con un ordegno da gittar fuoco.” Da tale contraddizione tra il nome e il fatto, è nato disparere su la qualità di nave che si dovesse intendere sotto il nome diharrâka; ostinandosi i dotti a credere che si trattasse sempre di una sola qualità di nave: e le varie opinioni su tal punto si leggono nelle note dei signori Reinaud,Extraits etc. relatifs aux Croisades, p. 415; ed E. Quatremère,Histoire des Sultans Mamlouks par Makrizi, tomo I, p. 143, e tom. II, parte I, p. 24 e 25.
La menzione fatta delleharrâkedei Musulmani, e sopratutto d'una dei Bizantini, nei combattimenti di Sicilia, parmi che tronchi ormai la lite, mostrando come in varii tempi e luoghi si addimandarono così or navi da guerra, or barche da diporto o commercio. In simil guisa le “bombarde” dell'Italia meridionale ritengon oggi lo antico nome, ancorchè le si adoprino a traffico di cabotaggio e siano smesse nella guerra.
Procedendo nelle conghietture, io penso che gli Arabi abbiano costruito navi apposta, o almeno ingegni da incendiare, quando cominciarono ad appropriarsi quel che poteano delle scienze ed arti de' Greci. In questo particolare, come in parecchi altri, gli Arabi fallirono; e forse l'uso delle navi incendiarie fu abbandonato da loro, perchè non seppero mai costruire i dromoni veloci e forti come i Bizantini, e perchè fino al tempo delle Crociate non venne lor fatto giammai di scoprir la vera composizione del fuoco greco. Il nome che trovasi a Bagdad, come ho detto, nell'813, e in Sicilia nell'835, prova che il saggio fosse stato cominciato o continuato nei principii del IX secolo. E il tentativo fatto si può argomentare anco dai ricordi cristiani che abbiamo intorno il fuoco greco: cioè che recollo a Costantinopoli, verso la metà del settimo secolo, Callinico ingegnere di Siria, e che sendosi adoperato con felice successo contro i Musulmani nei due assedii di Costantinopoli, passò tra i segreti di Stato: e la corte spacciò che un angelo lo avesse insegnato a Costantino il Grande; che Iddio serbasse tremendi supplizii a chiunque lo rivelava; e che in fatti un traditore che volle darlo ai nemici fu divorato da fiamme scese dal cielo. Come gli imperatori non trascuravano i mezzi umani di guardare gelosamente quel segreto, e come i chimici musulmani non seppero indovinar bene la composizione prima del tempo delle Crociate, così i saggi di qualche officiale subalterno che passasse dai Bizantini agli Arabi, tornarono tutti vani. Forse leharrâkedi Sicilia furono costruite con questo mezzo, e però imperfettamente, e però si disusarono; affidandosi meglio i Musulmani alle spade, alle lance e all'impeto e numero con che andavano all'arrembaggio.
La vocecarraca, mutata poi incaracca, carrica, carraqueec., dà esattamente il suono dellaharrâkaarabica, pronunziandosi anche così lahnella voce genovesecamâlo, venuta dall'arabohammâl, e in tante altre. La etimologia daharrâkami pare assai più naturale che quelle imaginate fin qui, su le quali veggansi Ducange,Glossarium mediæ et infimæ latinitatis, alle dette voci; e Jal,Archéologie navale, tomo II, p. 211, seg.
519.Ibn-el-Athîr scriveharrâka. Ho messo la denominazione che senza dubbio davano i Greci.
520.Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo I, fog. 124 verso; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 109. Questi non parla del luogo della prima impresa navale dei Musulmani, ma sol dice che essi, trovata l'armata bizantina, la saccheggiarono; la quale frase, trattandosi di navi, non è più precisa in arabico che nelle nostre lingue. Nel MS. di Ibn-el-Athîr, al contrario, è lasciato in bianco il nome del paese depredato dalla armata musulmana.
521.Ibn-el-Athîr, l. c., e MS. C, tomo IV, fog. 192 recto; Ibn-Khaldûn, op. cit., p. 110.
522.Confrontinsi Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo I, fog. 125 recto; Ibn-Khaldûn, op. cit., p. 110; e ilBaiân, tomo I, p. 99. Scrivo il nome di Castelluccio, perchè il testo di Ibn-el-Athîr haK st l iâsa, e tra i tanti Castellucci, Castellacci e nomi somiglianti che si trovano nella topografia della Sicilia, il comune chiamato oggi Castelluccio è appunto su la via che dovea scorrere questa schiera di Musulmani. Poichè l'annalista la dice diversa da quella che s'era spinta fino all'Etna, cioè avea tagliato l'isola per lo mezzo; e mi pare probabilissimo che la seconda impresa di questo anno fosse intesa ad esplorare la costiera settentrionale, ove due anni appresso veggiamo assediata Cefalù. M. Des Vergers ha letto questo nome “Catania;” ma oltre l'autorità di Ibn-el-Athîr, che tratta evidentemente della stessa città di cui Ibn-Khaldûn, i MSS. di questo secondo autore portano chiaramenteK t liâna.
Il nome che ho letto Tindaro si vede scrittom d nârnelBaiân. Trattandosi di una fortezza importante, e su la costiera settentrionale, poichè l'assaliva l'armata reduce dalle isole Eolie, Tindaro mi è parso, tra tutti i nomi antichi e moderni, quel che più si avvicina al testo delBaiân. Lo scambio della prima lettera non sarebbe caso straordinario. Edrisi scrive Tindarod n dâri. Tindaro fu città importante fino al tempo dei Musulmani, e si trova noverata tra le sedi vescovili nel IX o X secolo. Durò anco fino al XIV, leggendosi di un Vinciguerra Aragona signore diTyndaris.
È da avvertire, in fine, che ilBaiânnon dice se questa impresa fosse stata fatta dall'armata o dall'esercito, che la reca nel 222, quando Ibn-el-Athîr la riferisce al 221, e l'attribuisce alle forze navali. Leggiamo in questo autore essere state prese “cittadi e fortezze;” ma la prima parola, in arabicoModonan, potrebbe essere alterazione del detto nome geografico.
523.Confrontinsi Ibn-el-Athîr e Ibn-Khaldûn colBaiân, ll. cc., dei quali il primo pone tutte queste fazioni nel 221, e l'ultimo tutte nel 222.
524.Legno sottile adoperato per dare avvisi, fare scoperte e simili officii. Ho dato a questa voce la forma italiana del medio evo. I Greci scriveano Χελάνδιον; i Latini dei bassi tempi,Chelandium; gli Arabis l n d s.
525.Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo I, fog. 125 recto, dice espressamente che i Musulmani occuparono il solo borgo, e che i Cristiani si difesero nella cittadella. Ibn-Khaldûn, op. cit., p. 100, narra il fatto più brevemente e vagamente. La ritirata nella fortezza mostra che il campo d'osservazione dei Bizantini questa volta fosse posto nel borgo.
526.Strabone scrive Κεφαλοίδιον; Tolomeo Κεφαλοιδίς; Κεφαλούδιος i ricordi bizantini del IX secolo; PlinioCephaloedis; altri latiniCephaludiumetc. Gli Arabi aveano non meno di quattro lettere per notare il suono della κ greca e dellaclatina, la quale par abbia avuto il suono di unak, per esempioCiceropronunziataKikero. Se contuttociò gli Arabi resero la prima lettera con unaGimo unaScin, ciò prova che la sentivano pronunziare dai Siciliani con lo stesso suono strisciante che diamo in oggi in Sicilia alla c avanti le vocali e ed i. Cefalù era sede vescovile nel IX secolo e però città importante.
527.Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo I, fog. 124 verso; MS. C, tomo IV, foglio 192 recto.
528.Ibn-el-Athîr, l. c., Ibn-Khaldûn, op. cit., p. 110.
529.Ibn-el-Athîr, l. c., (sotto l'anno 201); e MS. A, tomo I, fog. 285 verso (sotto l'anno 223); Ibn-Khaldûn, op. cit., p. 111, 112.
530.Ibn-el-Athîr e Ibn-Khaldûn, ll. cc.; Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 7, 8. Lasciando indietro il secondo che non dà i nomi, è da notare che que' di Platani e Caltabellotta si trovano presso Ibn-el-Athîr e presso il Nowairi. Il nome di Corleone si legge distintamente in ambo i MSS. del primo; e in que' del secondo è scritto Kârûb. Il seguente è scritto in Ibn-el-AthîrMerw(notissima città del Khorâssan), e in NowairiM r acon una lettera senza punti diacritici tra la r e l'a; talchè può essereb t th n i; ed io leggo per conghiettura Marineo, confrontandola col nome di questa terra in Edrisi. L'ultima è data dal solo Nowairi,Harsain un MS.,Harhanell'altro; probabilmenteGerasa, oGeragia. Si riscontrino le note del Di Gregorio in questo luogo. Io rigetto la sua correzione diMirta, perchèMirtoè troppo lontana dalla provincia infestata l'840. Per la stessa ragione e per la diversità delle lettere non assento a leggereKewâribil nome del Nowairi che risponde al Corleone d'Ibn-el-Athîr
531.Ibn-el-Athîr, l. c.; ove si trova, il nome di Ghirân, che significa “grotta” o “caverna”, e anche il suo singolare Ghâr; talchè non resta alcun dubbio su questa lezione; Ibn-Khaldûn, op, cit., p. 112. Il MS. di Parigi di Ibn-Khaldûn ha Ghirûn; uno di Tunis, Ghirwân; nella edizione di M. Des Vergers si legge Kairûn, e nella versioneCoronia.
Il Fazzello, supponendo che il nome di Ἐρβησσὸς edHerbesusderivasse da ἔρεβος, e che significasse “caverne,” credette riconoscere una delle due Erbesso dell'antica Sicilia nella terra delle Grotte, e l'altra non lungi da Siracusa nel burrone della rupe di Pantalica, ch'è bucherato, in fatti, di simili grotte come un alveare (Deca I, lib. X, cap. III, e lib. IV, cap. I). Veggasi su cotesti giudizii del Fazzello il Cluverio,Sicilia Antiqua, lib. II, cap. X e XI. Su le grotte destinate ad abituri o sepolture in varie parti della Sicilia, meritano di esser lette le osservazioni di M. Felix Bourquelot,Voyage en Sicile(Paris 1848), p. 164 e segg. M. Bourquelot ne cita a Castrogiovanni, altre presso il lago Pergusa, altre tra Piazza e Caltagirone, a Vizzini, Spaccaforno, Monte Aperto, Avola, Licodia, Ferla, Valle d'Ispica, e quelle infine di Pantalica, ch'ei descrive minutamente.
Il mio amicissimo Saverio Cavallari, ingegnere e archeologo, ne ha osservato altre a Lentini, Sortino, Palagonia, e crede importanti sopra tutte quelle dette “Le Grotte di San Cono” presso Caltabellotta, e “Le Grotte dei Giganti” tra Bronte e Maletto. Lo ritraggo da una lettera ch'egli ha scritto recentemente al duca di Luynes, della quale il dotto archeologo francese si è piaciuto darmi una copia.
532.Johannes Diaconus,Chronicon Episcop. Sanctæ Neapolit. Ecclesiæ. presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo I, parte I, p. 314. Non cito per questo fatto, nè per altri, iChronici Neapolitani Fragmenta, pubblicati dal Pratilli,Historia Principum Langob., tomo III, perchè mi sembrano più che sospetti.
Allontanandomi dalla cronologia del Muratori,Annali d'Italia, 837, ritengo che questo assedio sia precisamente quello di cui parla l'Anonimo Salernitano; che sia cominciato in maggio 836; e che Sicardo, levando il campo, abbia stipulato l'accordo del 4 luglio, 14ª indizione, pubblicato dal Pellegrino, e indi dal Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo II, parte 1, p. 256. Gli assalti che, al dir di Giovanni Diacono, ricominciava Sicardo dopo la partenza dei Saraceni, presto si terminarono: nè Sicardo, com'io credo, fece mai altra grossa guerra alla repubblica di Napoli.
533.Confrontinsi Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 2; MS. C, tomo IV, fog. 212 recto; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 118; Abulfaragi,Historia Dynastiarum, p. 237, che è la sola menzione che vi si faccia del conquisto della Sicilia; e in fine Hagi Khalfa,Cronologia, MS. turco di Parigi, sotto l'anno 228, e versione del conte Rinaldo Carli, intitolataChronologia historica di Hazi Haliféec., dove questo passo si corregga così: “Anno 228, gli Aghlabiti occupano l'isola di Sicilia, cioè a dire Messina.”
Dell'accordo con Napoli e degli aiuti che ne trassero i Musulmani, parla il solo Ibn-el-Athîr. Il nome della città si legge con poca difficoltà in entrambi i MSS., vedendovisi esattissimi gli elementi delle lettere, ed erronei solo alcuni punti diacritici. In ogni modo, non può rimanere dubbio su la lezione; sendo Napoli la solacittàcristiana di cui sappiamo che fosse collegata in quel tempo coi Musulmani di Sicilia, e che abbia potuto dar loro un'armata ausiliare. Debbo avvertire infine che secondo la lezione alquanto incerta di un altro passo nel MS. A, l'assedio sarebbe durato oltre due anni.
534.Ibn-el-Athîr, l. c.
535.Le condizioni topografiche assegnate a Mihkân nella geografia di Edrisi, non lascian dubbio che il sito sia lo stesso dell'Alimena d'oggidì. Un diploma latino pubblicato dal Di Gregorio,De supputandis apud Arabes Siculos temporibus, p. 52, seg., contiene le versioni dal greco e dall'arabico di due documenti del 1175, nei quali si legge il nome del casaleMichiken, e si vede ch'era posto in quel distretto. Al dire del D'Amico,Diction. Siciliæ Topogr., si trovano presso Alimena rovine di antichi aquidotti e sepolcri. Tra questo indizio e tra il nome diMehkanoMihkan, parmi si possa supporre in quel sito la Ἡμιχάρα di Tolomeo, eImacharadi Plinio.
536.Chronicon Cantabrigiense, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 41
537.Veggasi il capitolo XII di questo secondo Libro.
538.Il nome di Χαρσιανιτῶν si riconosce facilmente nella trascrizione arabicaKharz nîtadella Cronica di Cambridge, presso di Gregorio,Rerum Arabic., p. 42. Quantunque questo non si legga tra itemi, ossia divisioni militari, di Costantino Porfirogenito, non è dubbio che un corpo di truppe bizantine portasse questo nome, e che vi fosse stato un tema di tale denominazione, probabilmente unito ad altro al tempo del Porfirogenito. VeggasiTheophanes continuatus, p. 181, 183, 273 e 374.
Non credo si tratti delle milizie del duodecimo tema di Oriente, il Chersoneso, cioè, di Taurica e la Crimea d'oggi. Ma il nome di Χερσωνίται, che si dà a que' popoli, risponderebbe ancora alla trascrizione arabica.
539.Chronicon Cantabrigiense, l. c.; Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 2; e MS. C, tomo IV, fog. 212 recto. Secondo l'una, seguì la battaglia l'anno 6354 (1 settembre 845 a 31 agosto 846); secondo l'altro, il 229 (29 settembre 843 a 16 settembre 844); ma il numero dei Bizantini uccisi che la Cronica di Cambridge porta a 9000, e Ibn-el-Athîr a più di 10,000, non lascia dubbio su la identità del fatto. Forse questo seguì nell'845. Ibn-el-Athîr assegna come luogo della battagliaSciarra, secondo il MS. A, e un nome non dissimile, ma poco leggibile nel MS. C. Gli elementi calligrafici e la topografia mi portano alla lezione probabilissima di Butera.
540.Ibn-el-Athîr, l. c.; Ibn-KhaldûnHistoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 119.
541.Ibn-el-Athîr, l. c. Egli dà il nome di Marsa-t-tîn che troviamo scritto con la stessa ortografia in Edrisi. A miluogo tra Mondello e Palermo, Edrisi pone un punto chiamato Barca; il qual nome poteva esser dato dagli Arabi, o rimaso dalla impresa di Amilcare. In ogni modo si è dileguato dal duodecimo secolo in qua, e quella picciola cala in oggi si chiama “La Vergine Maria.”
542.Chronicon Cantabrigiense, presso Di Gregorio,Rerum Arabic., p. 41.
543.Ibid., p. 42.
544.Confrontinsi Ibn-el-Athîr, Ibn-Khaldûn e la Cronica di Cambridge, ll. cc. Si crede che Ragusa occupi il sito dell'Hybla Majordegli antichi.
545.Confrontinsi Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 2; MS. C, tomo IV, fog. 212 recto;Baiân, p. 104; Ibn-Abbâr, MS., fog. 148, verso; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 120; Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabic., p. 8; Abulfeda,Annales Moslemici, an. 228 e 237.
Ho corretto il nome e la cronologia nel modo accennato di sopra, p. 301, nota 1.
Una moneta, battuta in Sicilia sotto il governo d'Ibrahim, non porta nè il suo nome, nè quello del principe aghlabita. È di argento, del peso di grammo 1,10, e perciò del valore di circa venticinque centesimi di lira: moneta sottilissima; e, dove la leggenda non è logora, notabile per la picciolezza e nitidezza dei caratteri. Il diritto ha in giro vestigia di lettere dileguate, e nel campo il simbolo aghlabita, la leggenda religiosa, e una stelletta a sei raggi. Nel campo del rovescio è un'altra formola religiosa; e in giro: “Nel nome di Dio fu battuto questo dirhem nella città di Ba n rm, l'anno 239.” Questa moneta appartiene al Cabinet des Medailles di Parigi, ov'io l'ho studiato. Tychsen ne pubblicò una simile, o forse lo stesso esemplare, nelloAdditamentum I Introductionis ad rem nummariamec., p. 44. Il signor Mortillaro ha copiato la leggenda del Tychsen nel suo catalogo,Opere, tomo III, p. 346.
546.Confrontinsi Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 19 verso, e MS. C, tomo IV, fog. 215 verso;Baiân, tomo I, p. 104; Ibn-Khaldûn, op. cit, p. 120; Ibn-Wuedrân, § 3; Ibn-abi-Dinâr (el-Kaïrouani), MS., fog. 21 recto; e versione francese, p. 84; Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 8. Sendo morto Ibrahim di gennaio 851, le prime fazioni di Abbâs debbonsi riferire alla primavera del medesimo anno; quella di Caltavuturo alla state seguente.
547.Ibn-el-Athîr e Ibn-Khaldûn, ll. cc. In questa frase, secondo la più parte dei MSS. di Ibn-el-Athîr, e di Ibn-Khaldûn che lo copia, il verbo manca dei punti diacritici che indichino la persona. Così resterebbe incerto, a prima vista, se il bottino fosse presentato dai soldati ad Abbâs, o da questi al principe d'Affrica. Nondimeno il senso generale del periodo e la tendenza degli altri fatti portano alla prima di così fatte interpretazioni; e vi assente il solo MS. di Ibn-Khaldûn in cui la detta voce sia fornita di punti diacritici.
548.Questo è il nome attuale; la giusta ortografia arabica data dai cronisti e da Edrisi è Kala't-abi-Thûr ossia “Rocca di quel dal toro,” soprannome che occorre varie fiate nei ricordi arabi.
549.Ibn-el-Athîr, l. c.; veggasi anche Ibn-Khaldûn, l. c.
550.Veggasi il capitolo VIII del presente Libro.
551.IlBaiân, tomo I, p. 104, senza nominare Castrogiovanni nè altro luogo, porta i guasti in Sicilia il 237, e narra nel 238 l'altra impresa ch'è forza supporre in terraferma; poichè il cronista nota che Abbâs prima mandòin Palermole teste degli uccisi, e poi tornò ei medesimoin Sicilia.
552.Confrontinsi: Ibn-el-Athîr,Baiân, Ibn-Khaldûn, ll. cc., badando a togliere il nome di Butera, e sostituirvi Noto, nella versione di M. Des Vergers, p. 121, ed a sostituire, all'incontro, Butera aThira, nello estratto di Ibn-el-Athîr, ch'ei dà in nota a p. 122.
Il nome che ho scritto Camerina si trova nel soloBaiân, guasto per altro dalla umidità nel MS., e non facile a deciferare; come ritraggo dal dotto amico mio, il professor Dozy di Leyde. Tuttavia vi si scoprono le letteres h rina,s m rina,sci m rina, o simili. Tra coteste lezioni io ho preferito l'ultima 1º perchè la cronica dà a questo luogo il titolo di città; 2º perchè altra non se ne trova in Sicilia, antica nè moderna, da potersi adattare quelle lettere al suo nome; 3º perchè Camerina giaceva a poca distanza da Ragusa; 4º perchè, non ostante la nota distruzione di Camerina in tempi antichissimi, sappiamo che i Romani tentarono di ripopolarla, e le vestigia della città non sono per anco dissipate, nè il nome. Il nome diCameranaresta oggidì alla palude, a un fiumicello e ad una torre. Grandi avanzi di fabbriche vi erano tuttavia nel XVI secolo, quando, al dir di Fazello, testimonio oculare, furono tolte per costruire Terranuova. Pertanto mi pare probabile che nell'853 un po' di popolazione soggiornasse, o fosse corsa a rifuggirsi tra quelle rovine, difese dalla palude. Si potrebbe anco aggiungere il ricordo di due vescovi di Camerina nei principii del VI secolo; ma è dubbio se si tratti di Camerino nella Marca d'Ancona, come vuole l'Ughelli, ovvero di Camerina in Sicilia: su di che si vegga il Pirro,Sicilia Sacra, edizione del Mongitore, tomo I, p. 510.
Quanto a Butera, la Cronica di Cambridge, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 42, la dice non venuta a sì tristo accordo, ma presa; nè tra l'uno e l'altro fatto corre molto divario. La detta cronica lo porta nell'anno 6362, cioè dal 1º settembre 853 al 31 agosto 854, che risponde a un di presso alla data del 239 dell'egira che troviamo nelBaiân. Butera è stata creduta la Hybla Hærea, ovvero il Mattorium degli antichi; ma senza buone ragioni, com'ho accennato nel testo, giudicando la epoca delle fabbriche di Butera, su i ragguagli che ne trovo nei libri, e su quel che ne ho inteso. In ogni modo, sono avanzi che meritano molto studio, anche da chi vorrà conoscere la architettura dei tempi musulmani.
553.Attesta ciò il Nowairi, o per dir meglio il cronista ch'ei copiava, in un passo non ben letto da M. Caussin De Perceval, e pessimamente tradotto dal Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 8:Tum ipsemet profectus fuit, ec. Però mi par bene dar una versione esatta di queste parole. Nowairi dice: “Ed egli (Abbâs) or uscendo in persona, or mandando sue gualdane, straziò, afflisse, e guastò le popolazioni e territorii nemici; se non che talvolta comperavan da lui la pace con danari o schiavi.”
554.Veggasi qui appresso l'accordo di Kasr-Gedîd.
555.Confrontinsi Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 19 verso; e MS. C, tomo IV, fog. 215 verso;Baiân, tomo I, p. 104, 105, 106; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et la Sicile, p. 121, dove non parmi esatta la versione “et s'empara même du château neuf de cette ville (Castrogiovanni).” Beladori, MS di Leyde, p. 275, porta nel califato di Motewakkel (an. 847 ad 861) la occupazione di Castrogiovanni e Gagliano, ch'egli scrive appunto come Edrisi; e son queste le due sole città prese in Sicilia, delle quali gli par doversi ricordare i nomi.
Or io credo che il Kasr-el-Hedîd, o El-Kasr-el-Gedîd, non sia altro che un secondo nome della fortezza di Gagliano, perchè non posso supporre che gli altri cronisti abbiano trascurato questa notabile vittoria ricordata dal Beladori; e perchè il detto Kasr è la sola piazza d'importanza ch'essi dicono presa nel califato di Motewakkel senza che se ne ritrovi il nome nella geografia di Sicilia. Debbo avvertire nondimeno che Edrisi pone su la costiera tra Termini e Cefalù unaSakhrat-el-Herîr, o, secondo il MS. d'Oxford,El-Hedîd, che significherebbe laRupe della Seta, odel Ferro; valida fortezza ai suoi tempi, ch'è ilCastrum Roccellædei diplomi siciliani del medio evo; ed oggi ne rimangono le vestigia e il nome di Rocella, il quale si dà anco a un picciolo villaggio dentro terra, detto altrimenti Campofelice. Ma quantunque vicina a Cefalù, che fu presa lo stesso anno; e quantunque convengano nel suo nome le lezioni di alcuni MSS., non credo che questa fortezza abbia potuto mai contenere la grossa popolazione che si volea riscattare con 15,000 dinar, ec. Infine par che non si tratti di Castronovo, che sarebbe versione della lezioneEl-Kasr-el-Gedîd, poichè questo nome si trovava scritto in EdrisiKasr-nubu.
556.Baiân, tomo I, p. 106. Il nome è scrittoS l 'ûda, con errore di ortografia che occorre anco in alcuni MSS. di Edrisi.
557.Di Giovanni detto il Cretese, prefetto del Peloponneso, si fa menzione nella continuazione di Teofane, cap. LXII, p. 303; ma non si vede in che occasione abbia avuto quel soprannome, nè altrove si parla di lui.
558.Confrontinsi: Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 19 verso, e 20 recto; MS. C, tomo IV, fog. 215 verso;Chronicon Cantabrigiense, presso Di Gregorio,Rerum Arabic., p. 42;Baiân, tomo I, p. 106; Nowairi, presso Di Gregorio, op. cit., p. 9; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 121.
La battaglia navale seguì innanzi il 31 agosto 858, poichè la Cronica di Cambridge la nota nell'anno 6366.
Ritraendosi da Ibn-el-Athîr che il navilio combattuto di Ali appartenesse ai Rûm, ossiano Bizantini, cade la conghiettura di M. Caussin De Perceval,Histoire de la Sicile.... du Nowairi, p. 19, che il Cretese fosse Abu-Hafs-Omar. Pertanto correggasi ciò che ne hanno scritto il Rampoldi,Annali Musulmani, tomo IV, p. 315; e il Martorana,Notizie Storiche dei Saraceni Siciliani, tomo I, p. 43. Il Wenrich,Commentarii, lib. I, cap. VIII, § 79, scansa quest'errore, ma cade nell'altro di dir seguita la battaglia navale dinanzi Siracusa; il che non si trova punto nel testo d'Ibn-el-Athîr da lui allegato sopra una citazione di M. Des Vergers.
559.Nowairi il dice “barbaro” che significa “non arabo,” ma non se ne sogliono servire per indicare i Rûm, ossiano Bizantini e Italiani; Ibn-el-Athîr lo chiama a dirittura Rûmi.
560.Gebel-el-Ghadir, scrive Nowairi. La voce che rendo stazione èMerhelache risponde alla nostra “posta.” La lunghezza del tratto di strada così chiamato, variava secondo i luoghi. Edrisi conta 18 miglia tra Caltanissetta e Castrogiovanni, e 12 tra questa e Pietraperzia. Caltanissetta poi è equidistante dal lago Pergusa e da Castrogiovanni; ma Pietraperzia, come situata a mezzogiorno libeccio, si avvicina più al lago che alla città.
561.Nowairi, dice un finestrino dal quale entrava l'acqua; Ibn-el-Athîr, una porticina dalla quale entrava l'acqua e si gettavano le immondezze.
562.Confrontasi: Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 20 recto; MS. C, tomo IV, fog. 215 verso;Chronicon Cantabrigiense, presso Di Gregorio,Rerum Arabic., p. 42, Nowairi, ibid., p. 9, 10; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de le Sicile, p. 121, 122; Abulfeda,Annales Moslem., erroneamente sotto l'anno 237 dell'egira; Ibn-abi-Dinâr, MS., fog. 21 recto, e versione francese, p. 85, nella quale in luogo di Castrogiovanni si legge “il castel di Bona;” Ibn-Wuedran, §3, con l'errore del 237 come in Abulfeda.
Ibn-el-Athîr e Nowairi, con altro errore, dicono che il giorno della occupazione fosse stato un giovedì, quando il 15 scewal 244, al par che il 24 gennaio 859, caddero in martedì.
563.Infatti è una delle due città prese in Sicilia, delle quali diè i nomi il contemporaneo Beladori, MS., p. 275.
564.Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 116.
565.Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 20; MS. C, tomo IV, fog. 215 verso. Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 123, compendia il primo, e sbaglia la data. La Cronica di Cambridge, presso Di Gregorio,Rerum Arabic., p. 42, dice soltanto:Anno 6368 descenderunt Fendanitæ; data e nome, su i quali è necessario un po' di comento. Principiando dal nome, dirò che nel MS. è composto di sei lettere, senza contarvi l'articolo, tra le quali non si trova che un sol punto diacritico. Perciò si può leggere in cento maniere diverse, e le più strane sono al certo quelle a che s'appigliarono gli editori, cioèFendanitæcon la varianteEffenditæ. Parendomi evidente che tal nome etnico si debba cercare tra i popoli che allor militavano sotto le bandiere bizantine, non esito a leggerek b d kia, con che non si alterano gli elementi di alcuna lettera del MS., ma solamente si correggono i punti diacritici, e si trova il noto nome di Cappadocia; i soldati della quale provincia sono ricordati appunto in questo tempo nelle guerre d'Oriente.
Quanto alla data, che corre dal 1º settembre 859 al 31 agosto 860, la va a capello coi fatti ricordati da Ibn-el-Athîr; il quale al certo non segue rigorosamente la cronologia, quand'ei narra lo sbarco e la sconfitta del patrizio nello stesso anno 244, di cui non avanzavan che due mesi dopo la presa di Castrogiovanni.
566.Grossa terra in Val di Mazara; oggi in provincia di Girgenti. Ha vestigia di un forte castello poco distante dal sito attuale della città. Il nome ai trova in Edrisi con lezione poco diversa. È evidentemente greco; forse dei tempi cristiani.
567.L'un dei MSS. di Ibn-el-Athîr haAb ta; l'altreAita; potendo bensì in entrambe mutarsi la prima a in qualsivoglia altra vocale. Cercando i nomi geografici che possano adattarsi a quei suoni, occorre in prima la classica voce d'Ibla, chè varie città di tal nome ebbe la Sicilia antica, nella regione tra levante e mezzodì, ancorchè di nessuna si conosca appunto il sito. Viene poi Avola, terra presso Siracusa, ch'è per certo l'Abolad'un diploma del 1149, e forse la Ἀβόλλα di Stefano Bizantino. Ma non so comprendere la sollevazione di questa sola terra in Val di Noto, mentre tutte le altre che scossero il giogo stavano in un gruppo nel Val di Mazara, e Caltavuturo non era troppo lontana. Però vorrei aggiugnere una lettera, mutare i punti, e leggereEntella, fortezza antichissima di cui si veggono gli avanzi; e i Musulmani di Sicilia nel principio del XIII secolo vi si difesero lungamente contro Federigo II imperatore.
568.Non trovo questo nome in Edrisi, nè alcuno somigliante, sia nei diplomi sia nella geografia d'oggi. Dal seguito della narrazione si vede ch'era in Val di Mazara. Significa la “Rocca di Abd-el-Mumîn” nome proprio d'uomo.
569.Il solo Ibn-el-Athîr dà il nome di questeGhirân, ossiano “Grotte,” scritto in ambo i codici senza vocali, nell'uno coi punti diacritici, nell'altro senza; sì che nel primo si dee leggerek r k na, nel secondo si può sostituire lafad una delleko ad entrambe. Avrei lettoCaucanasupponendo mutata lawinr, per errore non insolito nei MSS. arabi, se il sito dell'antica Caucana, ove stette Belisario con l'armata prima di passare al conquisto d'Affrica, fosse più certo e non si trovasse sulla riva del mare, che non era la strada di Abbâs reduce a Palermo. Le grotte, ossia i gruppi di grotte scavate in parte dalla man dell'uomo, son troppo frequenti in Sicilia perchè questa indicazione valga a determinare il luogo senza lo aiuto del nome. Perciò non si arriverà a sapere la vera lezione del nome dato dall'annalista, che quando si studieranno questi antichissimi monumenti. Intanto le conghietture posson cadere su le grotte presso Palazzolo, quelle tra Piazza e Caltagirone, o le altre tra Bronte e Maletto, o quelle di Macara presso il porto Vindicari, che ben potrebbe essere la Caucana di Procopio a 200 stadii da Siracusa. Veggansi, per le grotte che ho nominato, il Fazzello, deca I, lib. IV, cap. II, e lib. X, cap. II; Bourquelot,Voyage en Sicile, p. 183, e la mia nota al capitolo precedente, p. 310-311.
570.Confrontinsi: Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 20, e MS. C, tomo IV, fog. 215 verso; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 123. Parmi errore del MS. di Ibn-Khaldûn che Abbâs assediavaKalat-er-Rumossia “la Rocca (detta) dei Bizantini.” Si dee leggere più tostoKalat-lir-Rum“una rocca dei Bizantini.” Accennano senz'altro la morte di Abbâs, e alcuni con divario di data, Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabic., p. 10; ilBaiân, tomo I, p. 106; Abulfeda,Annales Moslemici, sotto l'anno 247, § 3; Ibn-Wuedran, § 3 del testo, e versione francese di M. Cherbonneau nellaRevue de l'Orient, décembre 1853, p. 427; Ibn-Abi-Dinâr, MS., fog. 21 recto.
571.Beladori, MS., p. 275, dice espressamente che gli Aghlabiti avessero preso in Siciliaoltre venti città, le quali erano tuttavia in mano dei Musulmani, quando occuparono Castrogiovanni e Gagliano. Tal numero risponde a un di presso a quello de' nomi che ricaviamo dagli altri annalisti. Ma egli è certo che dei luoghi ricordati da costoro, alcuni, come Mineo e Lentini fossero stati abbandonati; altri al contrario come Platani, Ragusa, Sutera, meramente assoggettati al tributo. Però mi sembra che non ostante la casuale coincidenza del numero, le terre di cui parla Beladori, siano le città o castella ove faceano soggiorno i Musulmani. La appellazione sua di città (medina) non si dee prendere qui in senso troppo rigoroso.
572.I due rami discendeano da Sâlem; l'uno per Aghlab, Ibrahim (fondatore della dinastia), e Aghlab padre del principe regnante Mohammed; l'altro per Sofiân, Sewâda, e Sofiân padre di Ahmed e di Khafâgia. Questa seconda genealogia è data da Ibn-Abbâr, MS., fog. 35 verso. Veggansi, su le vicende del regno di Mohammed, il Nowairi,Conquête de l'Afriqueec., in appendice a Ibn-Khaldûn,Histoire des Berbères, versione di M. De Slane, tomo I, p. 417, seg.; Ibn-Abbâr, l. c.; Ibn-el-Athîr, sotto l'anno 233, capitolo degli avvenimenti diversi.
573.Questi importanti particolari della riforma dell'esercito si leggono nella continuazione di Teofane, p. 265. Per gli altri della vita di Basilio, non occorrono citazioni.
574.Baiân, tomo I, p. 106; Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabic., p. 10. Ibn-el-Athîr non fa menzione di questo breve governo.
575.Nowairi, l. c.; Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 33 recto, MS C, tomo IV, fog. 221 recto; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 124; Ibn-Abi-Dinâr, MS., fog. 21 recto, e vers. franc., p. 85; Ibn-Wuedrân, MS., § 3, e versione di M Cherbonneau,Revue de l'Orient, décembre 1853, p. 427, Abd-Allah lasciò il governo, dopo cinque mesi, in giumadi 1º del 248 (4 giugno a 3 luglio 882).
576.Confrontisi,Baiân, tomo I, p. 106, e Ibn-el-Athîr, l. c. Il nome e il caso di Ribbâh sono riferiti dal soloBaiân, il quale non porta in quale provincia si combattesse. Per certo in Sicilia; poichè ilBaiândice presa la città di Gibel-Abi-Malek, il qual nome si trova appunto in Ibn-el-Athîr insieme con que' di Kalat-el-Armenîn e Kalat-el-Mosciâri'a. Di nessuna delle tre so indovinare il sito.
577.Confrontinsi Ibn-el-Athîr, 1. c., Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 124; Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 10; Abulfeda,Annales Moslemici, an. 247; Ibn-abi-Dinâr (el-Kaïrouani), MS., fog. 21 recto; e versione francese, p. 85. Ibn-Wuedrân chiama il morto Abbâs-ibn-Fadhl,sâheb(principe) di Sicilia, e dice Khafâgiaemirovenuto in Sicilia dalla parte del principe aghlabita di Kairewân in luogo di Abd-Allah-ibn-Abbâs, che era stato eletto dalla colonia. IlBaiân, tomo I, p. 103, narra una vittoria di Khafâgia nel 236 (850-851) sopra certi sollevati di Tunis.
578.Confrontinsi Ibn-el-Athîr e Ibn-Khaldûn, ll. cc. Il secondo dei quali dice vincitore Mahmûd sotto Siracusa; ma parmi errore del compendio ch'egli faceva troppo sbadatamente degli annali dell'altro; poichè in questi si legge senza equivoco la vittoria dei Cristiani. Ibn-el-Athîr, nel medesimo luogo, nota che secondo alcuni cronisti si arrendè, quest'anno 248, Ragusa occupata poi certamente il 252; ond'egli è in forse se il fatto del 248 sia portato per errore di data. Erroneo io il credo, leggendosi nella Cronica di Cambridge che Ragusa fu occupata la prima volta l'anno 6356, che risponde a un di presso al 233 dell'egira e 847-48 dell'era nostrale; e la seconda, l'anno 6375 che coincide in parte col 252 dell'egira e l'866-67 di Cristo. Della prima dedizione di Ragusa avea già parlato Ibn-el-Athîr stesso, da noi citato a suo luogo.
579.MS. A, tomo II, fog. 38 recto, tra gli avvenimenti diversi del 248. Ma parmi evidente che si debba riferire al 249.
580.Baiân, tomo I p. 107, sotto l'anno 249. Secondo questa cronica e quella di Nowairi, Ziadet-Allah era fratello; secondo Ibn-Khaldûn, figliuolo del predecessore Ahmed. Veggasi Nowairi, presso De Slane,Histoire des Berbères par Ibn-Khaldoun, tomo I, p. 422, in appendice.
581.Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 33 recto, e MS. C, tomo IV, fog. 221 recto. Veggasi Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 124, dove si legga Noto in vece di Butera.
582.Baiân, tomo I, p, 107. Vi si legge, come in altri luoghi di questa compilazione,Kasrbâna, e si dee correggere senza dubbioKasriânna. Non si tratta di Castelbuono, nè di Castelnuovo, nè di Castronovo; poichè la lettera su la quale cade l'accento è unaunon un'a; l'una delle quali non può confondersi con l'altra nei MSS. Badisi che ilBaiân, per evidente lacuna, tace la presa di Castrogiovanni.
583.Rampoldi,Annali Musulmani, tomo IV, p. 353, senza citazioni. Il gran lavoro del Rampoldi è a un di presso inutile, per questo vezzo del non citare e di aggiugnere del proprio le circostanze che gli sembravano opportune a raffazzonare gli avvenimenti. Così leggiamo nello stesso volume IV, p. 340, sotto l'864: “Gli Aglabiti di Sicilia, i quali già da alcuni anni si erano impadroniti di Ragusi e di alcuni altri castelli di minor conto, vennero di colà scacciati da Basilio, cognato dello imperatore di Costantinopoli;” la quale impresa di Basilio, non solamente non è ricordata da alcuno, ma la critica dee rigettarla al tutto; non essendo possibile in questo caso il silenzio degli scrittori cortigiani di casa macedone. Poi sotto l'865 il Rampoldi porta la occupazione di Noto, tolta dalla Cronica di Cambridge, ancorchè senza citar questa. Infine, nell'867, incomincia: “I Greci eseguirono un felice sbarco in Sicilia, e dopo alcuni combattimenti, nei quali i Musulmani ebbero la peggio, ricuperarono la forte piazza di Noto etc.,” e qui continua con lo episodio di Khafâgia. Ma dond'ei prese questo sbarco; e donde la occupazione di Noto; e quel numero appunto dei mille cavalli, e quel nome di Castrogiovanni? Com'egli al certo non ebbe sotto gli occhi ilBaiân, così suppongo che abbia trovato qualche cenno alterato del fatto nelle compilazioni persiane, sue sorgenti favorite.
Tal racconto è stato ripetuto dal Martorana, che cita il Rampoldi,Notizieec., libro I, cap. II, tomo I, p. 47. Il Wenrich, lib. I, cap. VIII, § 80, vergognandosi di citar l'uno o l'altro, gittò la impresa di Basilio e la prigionia di Khafâgia su la coscienza di Nowairi, Ibn-Khaldûn e Abulfeda, che sono innocentissimi di queste fole.
584.Chronicon Cantabrigiense, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 42. Nel testo stampato manca la parolalir-Rûm, che si trova nel MS. Però, in vece di troncare nella versione pubblicata dal Caruso le parolecœperunt Romæi, come ha fatto il Di Gregorio, si corregga:Captæ sunt quatuor scelandiæ Romanorum in Syracusis.
585.In caratteri arabici questi due nomi hanno lettere comuni e altre assai somiglianti, sì che l'uno si potea confondere con l'altro; e gli annalisti erano portati a preferire il nome di Taormina, come meno ignoto.
586.Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 33 recto, MS. C, tomo IV, fog. 221 recto. Veggasene il sunto in Ibn-Khaldûn, l. c., e l'anno vi si corregga 252, secondo un MS. di Tunis, che risponde qui alla cronologia degli altri annalisti.
587.Ibn-el-Athîr, l. c.;Chronicon Cantabrigiense, l. c., che porta presa Noto la seconda volta il 6374, il quale anno coincide col 252 dell'egira dal 21 gennaio al 31 agosto 866.
588.Confrontinsi: Ibn-el-Athîr, Ibn-Khaldûn,Chronicon Cantabrigiense, ll. cc. Quest'ultima porta la occupazione di Ragusa il 6375, che coincide col 252 dell'egira dal 1 settembre al 31 dicembre 866.
589.Confrontinsi Ibn-el-Athîr e Ibn-Khaldûn, ll. cc.,Baiân, tomo I, p. 108.
590.Ibn-el-Athîr e Ibn-Khaldûn, ll. cc.
591.Confrontinsi Ibn-el-Athîr,Baiân, ll. cc., e Ibn-Khaldûn, op. cit., p. 125.
592.Ibn-el-Athîr, l. c. Ibn-Khaldûn con minore verosimiglianza dice che entrato Mohammed da un altro lato della città, la prima schiera lo credè aiuto che venisse ai nemici; onde si pose in fuga.