Chapter 32

593.In ambo i MSS. di Ibn-el-Athîr troviamo un nome senza punti diacritici, la cui prima lettera può essereb,t,th,n,i, la secondar, la terzasovverosci, alla quale segua la terminazione femminile. Però non trovando nome antico che più si adatti a quei caratteri, leggoTiracia, la quale si vuol che risponda a Randazzo. Quest'ultima è voce bizantina, probabilmente venuta da ̔Ρενδάκης o ̔Ρεντάκιος, soprannome di un patrizio Sisinnio dei tempi di Leone Isaurico e d'un ricco ateniese parente del patrizio Niceta sotto l'imperatore romano Lecapeno, ricordati l'uno da Teofane, tomo I, p. 616; l'altra nella Continuazione di Teofane, lib. VI (Romano Lecapeno), § 4, p. 399, e nei passi corrispondenti di Simeone e di Giorgio Monaco. Par che alcuno della famiglia sia passato in Sicilia poichè la Cronica di Cambridge nell'anno 934 fa menzione di un Rendâsci governatore di Taormina.Rhentaciosera anche il nome di un monte di Macedonia, del quale si fa menzione nelle guerre dei Patzinaci, verso la metà dell'undecimo secolo. Veggasi Michele Attalista, recentemente pubblicato da M. Brunet de Presle, nella nuova edizione della Bizantina, Roma 1853, p. 36.594.Confrontinsi ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 33 recto, e MS. C, tomo IV, fog. 221 recto;Baiân, tomo I, p. 108; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 125; Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 10; Ibn-Abi-Dinar, MS., fog. 21 verso; Ibn-Wuedrân, MS., § 3, e versione di M. Charbonneau,Revue de l'Orient, décembre 1853, p. 427; Abulfeda,Annales Moslemici, tomo II, p. 206, sotto l'anno 248.595.Autorità citate di sopra, e Ibn-Abbâr, MS., fog. 35 verso.596.Ibn-el-Athîr, e le altre autorità della nota 1, pagina precedente.597.Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 69 recto.598.Confrontasi Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 34; MS. C, tomo IV, fog. 221 recto; Nowairi, MS. 702, fog. 21 recto, e 702 A, fog. 52 recto, e versione francese di M. De Slane, in appendice a Ibn-Khaldûn,Histoire des Berbères, tomo I, p. 423; ove è sbagliato il nome del capitan affricano. Veggasi anche Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 117. Ibn-Khaldûn, senza dir dei Bizantini, riferisce la impresa al 255 (19 dicembre 868 a 7 dicembre 869), e però tratta del primo sbarco. Nowairi non assegna data precisa. All'incontro quella d'Ibn-el-Athîr, che torna all'870, esattamente riscontrasi con la data del 29 agosto 6378 che troviamo nella Cronica di Cambridge, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 42.599.Confrontinsi: Ibn-el-Athîr, l. c., e anche MS. A, tomo II, fog. 81 recto;Baiân, tomo I, p. 109; Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabic., p. 10; Ibn-Abi-Dinâr, MS., fog. 21 verso, con la erronea data del 257; Ibn-Wuedrân, con lo stesso errore; Abulfeda,Annales Moslemici, an. 248, 255, 257.600.Nowairi, l. c., e p. 11. In questo nome ho aggiunto Ibn-Fezâra, ricavandosi quest'altro grado di parentela dal nome di Abbâs-Ibn-Fadhl, nominato di sopra, p. 315 e 321.601.Nowairi, l. c.;Baiân, tomo I, p. 109.602.Nei capitoli della pace stipolata l'851 tra Radelchi e Siconolfo (presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo II, parte I, p. 260 e seg., § XXIV) si legge un patto reciproco di cacciare i Saracenipræter illos qui temporibus DD. Siconis et Sicardi fuerunt Christiani si magarizati(cioè apostati)non sunt. Sicone cominciò a regnare l'817, e Sicardo finì l'839. Citandosi questi due principi, è manifesto che i Saraceni fossero venuti almeno due fiate diverse. Il luogo non si ritrae, e l'ho detto per conghiettura.603.Anonymi SalernitaniChronicon, cap. LVII della edizione del Muratori, LXIII del Pratilli, e LXXII del Pertz. L'autore, che non pone data, scrive il fatto dopo l'assassinio dell'abate Alfano, e avanti la occupazione di Amalfi.Il Muratori par abbia supposto identiche le due imprese, poichè negli Annali registra l'aiuto di Napoli l'837, e non parla affatto di Brindisi. Il Wenrich, lib. I, cap. V, § 58, narra questa fazione con la data certamente erronea dell'836, e lascia indietro l'altra.604.Veggansi le autorità citate dal Pagi nella Critica a Baronio,Annales Ecclesiastici, an. 840, § 13; e inoltre, Anonymi SalernitaniParalipomena, cap. LVIII della edizione del Muratori, e LXXII di quella di Pertz;Chronicon Monasterii Sanctæ Sophiæ Beneventi, presso Muratori,Antiquitates Italicæ, tomo I, e Pertz,Scriptores, tomo III, p. 173;Chronici Amalphitani Fragmenta, cap. V, presso Muratori,Antiquitates Italicæ, tomo I, p. 209; Benedicti Sanctæ Andreæ MonachiChronicon, presso Pertz,Scriptores, tomo III, p. 701; Leonis Ostiensis, lib. I, cap. XXVI; Pirro,Sicilia Sacra,Notitia Ecclesiæ Lipariensis, p. 951.605.Uno dei capitoli stipolati il 4 luglio 836 tra Sicardo e lo Stato di Napoli, Amalfi e Sorrento, vieta ai mercatanti di questo Stato di comperare uomini dei Longobardi e rivenderli sul mare.606.Anonymi SalernitaniChronicon, edizione del Muratori, cap. LXVI; del Pratilli, LXXIV; e del Pertz, LXXXI.607.Le due autorità principali di questa guerra dell'Adriatico sono: Johannis DiaconiChronicon Venetum, presso il Pertz,Scriptores, tomo VII, p. 17; e Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo I, fog. 185 verso, e MS. C, tomo IV, fog. 192 verso, sotto l'anno 223. Dei quali il Veneziano narra i fatti, l'Arabo li accenna appena; ma entrambi convengono nella data, che l'uno porta l'anno della ecclissi solare di maggio (che avvenne il 8 maggio 840) l'altro, l'anno 225 dell'egira, che risponde all'840, dovendo intendersi della primavera e della state. Ecco le parole d'Ibn-el-Athîr: “Mosse l'armata dei Musulmani alla volta della Calabria; e vinsela. Indi, scontratisi con l'armata del principe di Costantinopoli, i Musulmani la combatterono e ruppero; ritirandosi gli avanzi di quella a Costantinopoli. E questa fu segnalatissima vittoria.” L'attestato della cronica veneta, che Osero fosse stata arsa il secondo giorno appresso Pasqua, ci porta a supporre la battaglia di Taranto qualche settimana innanzi, e però i conquisti di Calabria nel corso della primavera e della state, non già avanti il mese di marzo e la battaglia navale, come scrive Ibn-el-Athîr.Ho resovincereil verbo arabofetah, il cui significato non può confondersi con quello difare incursione, che gli Arabi diconogheza, donde la nota vocerazzia, come la pronunziano in Affrica, che già si è introdotta nel linguaggio francese.Veggansi anche Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, trad. di M. Des Vergers, p. 111; e Dandolo,Chronicon Venetum, lib. VIII, cap. IV, § 6, 7, 8, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo XIII. Si accorda con la data dell'840 la testimonianza di Lupo Protospatario, là dove ei nota che l'anno 919 era l'ottantesimo della entrata degli Agareni in Italia. L'Anonimo Salernitano, l. c., dice che il primo effetto del “generale movimento dei Saraceni” fosse la presa di Taranto, e poi dessero il guasto alla Puglia.608.Ibn-el-Athîr e Ibn-Khaldûn, ll. cc.609.Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 198 recto e verso; e MS. C, tomo IV, fog. 211 recto, non porta data; ma vale per questa il nome del principe il quale regnò da giugno 838 a febbraio 841. Si riscontri con l'Anonimo Salernitano, l. c.610.Johannis DiaconiChronicon Venetum, presso Pertz,Scriptores, tomo VII, p. 18.611.Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo I, fog. 185 verso, e MS. C, tomo IV, fog. 192 recto, sotto l'anno 233.612.Il Diacono Giovanni di Venezia, l. c., dà questo nome di Saba; e ripetonlo in imprese susseguenti altre croniche italiane e scritti bizantini, insieme con quello di σολδάνος, σαλδανὸς, Saothan, Saogdan, Seodan, ec.Sâheb, pronunziato volgarmenteSahb, par sia stato scritto “Saba” per le reminiscenze bibliche dei Cristiani, e perchè lahnon rincalzata da vocale sfuggiva agli orecchi stranieri. Ho già accennato il valore della voceSâheb. Sovente s'incontraSâheb-el-Istûlnel significato di “ammiraglio,” poichè gli Arabi, per esprimere la novella idea di armata navale, adottarono la voce στόλος, estolium.613.ErchempertiHistoria, cap. XV;Historiola ign. Cassin., cap. VIII.614.I cronisti italiani scrivono Calfon e anche Alfonses in alcuni codici men corretti. Ritraggiamo il vero nome da Ibn-el-Athîr, il quale sbaglia la data della presa di Bari, portandola sotto il califato di Motewakkel (847-861), MS. A, tomo II, fog. 198 recto e verso; MS. C, tomo IV, fog. 211 recto. Non par sia questo Khalfûn lo uccisore di Khafâgia, del quale si è detto nel capitolo precedente.615.Obsitis quidem vestimentis et calciamentis saltem, nec tarabere succinctis, sed solis harundinibus manibus gestantes,leggiamo nellaHistoriolaignoti Cassinensis, cap. VIII.Taraberesi è spiegato da alcuni “tabarro;” altri hanno correttonec tara beneec.; cioè “nè ben cinti di fascia:” che mi sembrano l'una e l'altra zoppe interpretazioni. Parmi che si tratti di una specie di armatura, probabilmente corazza, e potrebbe essere appunto il pluraledurâri', sfigurato dai copisti in guisa da non potersi riconoscere; ovvero la voce greca dei bassi tempi ταραβείνα, di cui il Du Cange nel Glossario Greco.616.Veggasi la nota di Pratilli,Historia Principum Langobardorum, tomo I, p. 98.617.Confrontinsi:Historiola ignoti Cassinensis, cap. VIII; ErchempertiHistoria, cap. XVI. Sul sito della nuova Capua, veggasi la nota del Pratilli allaHistoriolaec., nell'opera citata, tomo I, p. 202.618.Non abbiamo il nome di costui dai cronisti arabi. A prenderlo come lo scrivono i Cristiani, sarebbe Abu-l-Fâr, ossia “Quel dal topo;” Abu-'l-Fares, ossia “Quel dal cavallo ec.”619.Confrontinsi:Historiola ignoti Cassinensis, cap. X ed XI; ErchempertiHistoria, cap. XVII; Anonymi SalernitaniChronicon, cap. LXVI della edizione di Muratori, LXXIV di Pratilli, e LXXXI di Pertz.620.Anonymi SalernitaniChronicon, cap. LXVI e LXVIII del Muratori, LXXIV e LXXVI di Pratilli, e LXXXI e LXXXIII di Pertz.621.Ibn-el-Athîr nel capitolo “Delle guerre dei Musulmani in Sicilia” MS. A, tomo II, fog. 2, e MS. C, tomo IV, fog. 212 recto, dopo la presa di Lentini scrive: “Questo medesimo anno (232, 846-7) i Musulmani si fermarono nella città di... in terra di Lombardia e la presero ad abitare.” Il nome della città è scritto Tâbth; delle quali lettere sono certissime le prime due al par che l'accento sull'a; labsi può scambiare con unano altra, e l'ultima può esseret,thec. Non esito ad aggiungere unar, e leggere Târant, corrispondendo tutti gli altri elementi di lettere a quelle con che gli Arabi scrivono tal nome.622.Johannis DiaconiChronicon Episcop. Sanctæ Neapolitanæ Ecclesiæ, presso il Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo I, parte II, p. 315; dal quale è superfluo dire che ho tolto i soli avvenimenti, non le riflessioni ch'io ne traggo. Il cronista narra in continuazione l'assalto di Roma, ed io non so perchè il Muratori negli Annali abbia riferito le fazioni di Ponza ec. all'845.623.Confrontinsi:Historiola Anonymi Cassinensis, cap. IX e XIX; Johannis Diaconi,Chronicon Episcop. Sanctæ Neapolitanæ Ecclesiæ, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo I, parte II, p. 315, 316; Anastasii BibliothecariiEpitome Chronicor. Cassinens., presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo II, parte I, p. 369; Prudentii TrecensisAnnales, presso Pertz,Scriptores, tomo I, p. 442; Johannis DiaconiChronicon Venetum, presso Pertz,Scriptores, tomo VII, p. 18, e parecchi altri.624.Anastasii Bibliothecarii,Vita di Leone IV, presso il Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo III, parte I, p. 231, 237, seg.625.Historiola ignoti Cassinensis, cap. XII e XIV. La data si scorge da Anastasio Bibliotecario, che nella Vita di Leone IV porta la rovina d'Isernia nella 10ª indizione.626.Prudentii TrecensisAnnales, presso Pertz,Scriptores, tomo I, p. 443.627.ErchempertiHistoria, cap. XVIII.628.Confrontinsi:Historiola ignoti Cassinensis, cap. XVIII; ErchempertiHistoria, cap. XIX; Johannis DiaconiChronicon Episcoporumec., presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo I, parte II, p, 316; Anastasii BibliothecariiEpitome Chronicor. Cassinen., presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo II, parte I, p. 370; Andreæ Presbyteri BergomatisChronicon, § 13, presso Pertz,Scriptores, tomo III, p. 236, ove si correggano le date; Anonymi SalernitaniChronicon, cap. LXVI a LXXI della edizione di Muratori, LXXV a LXXIX di Pratilli, e LXXXII, seg. di Pertz; Adonis Archiep. ViennensisChronicon, presso il Pertz,Scriptores, tomo II, p. 323.L'Anonimo Cassinese discorda dal Salernitano nei particolari e nel nome del condottiero tradito, che secondo lui fu lo stesso Apolofar, di cui si è detto; ma potrebbe errare l'uno il nome, l'altro il soprannome della stessa persona, o queste esser due vittime diverse delle stesso tradimento. La testimonianza di Anastasio che porta precisamente la data dell'851; quella del contemporaneo Adone arcivescovo di Vienna che segna l'anno dell'Incarnazione 850; il titolo di imperatore dato dai più a Lodovico, e altre ragioni che lungo sarebbe ad esporre, mi han portato ad assegnare l'851 al fatto di Benevento, discostandomi in ciò dal giudizio del Muratori,Annali d'Italia, che lo riferisce all'848.Veggasi l'accordo pubblicato anche con la data dell'851 dal Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo II, parte I, p. 260, seg., e dal Pratilli,Historia Principum Langobardorum, tomo III, p. 214, seg.629.Baiân, tomo I, p. 104, sotto l'anno 238 (22 giugno 852 a 10 giugno 853). Come questo diligente compilatore dice positivamente che Abbâs mandò le teste in Palermo e che poi tornò in Sicilia, così è evidente che la fazione si combattesse in terraferma.630.L'Anonimo Cassinese, innanzi la strage di Benevento scrive:Hoc videlicet tempore Tarantum, fame obsessa, a Saracenis capitur.Ma non pone data, nè vuole osservare l'ordine del tempi.Historiola ignoti Cassinensis, cap. XVII.631.Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 20, e MS. C, tomo IV, fog. 215 verso, narrando la morte e ricordando i meriti di Abbâs, scrive ch'egli infestò la Calabria e la Longobardia e vi pose colonie di Musulmani. Mi par si debba riferire a questo tempo.632.Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 198 verso, e MS. C, tomo IV, fog. 211 recto.633.Il titolo di Sultano entrò molto tardi nel diritto pubblico dei Musulmani. Infino alla metà del decimo secolo dell'era nostrale si incontra di rado negli scrittori arabi e sempre per designare un principe di fatto. Cadendo in pezzi il califato, questo nome si onestò verso la fine del decimo secolo; e poi Saladino lo rese illustre.634.Confrontinsi: Erchemperti Historia, cap. XX e XXIX; Historiola ignoti Cassinensis, cap. XXII. La tradizione in Francia portò che Lodovico avesse già aperto la breccia a Bari, quando per cupidigia, affinchè l'esercito non saccheggiasse la città, differì l'assalto alla dimane; propose un accordo; e i Musulmani la notte risarciron le mura, sì ch'ei fu costretto a partire. Fola ripetuta in tutti i tempi per dissimulare la diffalta di simili imprese. Veggasi il Muratori,Annali, 852, al quale anno è riferita, erroneamente, credo io, questa espedizione.635.Veggasi la apposita Dissertazione del Pratilli,Historia Principum Langobardorum, tomo III, p. 242, seg.636.Veggasi la nota del Pratilli allaHistoriola ignoti Cassinensis, nella citata raccolta, tomo I, p. 222, 223.637.Confrontinsi:Historiola ignoti Cassinensis, cap. XXVIII, XXX, XXXIII, le lacune della quale si suppliscano con lo squarcio aggiunto al cap. XXX dal Tosti,Storia della Badia di Monte Cassino, tomo I, p. 128; Erchemperti Historia, cap. XXIX; Anastasii BibliothecariiEpitome Chronicor. Cassinens., presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo II, parte I, p. 370; Johannis DiaconiChronicon Episcoporum Sanctæ Neapolitanæ Ecclesiæ, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo I, parte II, p. 316; Anonymi SalernitaniChronicon, cap. LXIX e LXXXII, della edizione di Muratori, LXXVII, XC, di Pratilli;Chronicon Vulturnense, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo I, parte II, p. 403.È qui da avvertire che secondo la detta aggiunta del Tosti, la quale risponde alla narrazione di Leone d'Ostia, lib. I, cap. XXXIV, il Monastero di San Vincenzo in Volturno sarebbe stato arso in questa scorreria e rimasto disabitato per trentatrè anni. Ma Erchemperto, contemporaneo e bene informato, e la Cronica speciale del Monastero di San Vincenzo, ne portano espressamente la distruzione verso l'882. Tra coteste due diverse tradizioni l'ultima mi pare più degna di fede; e però suppongo una interpolazione nel MS. dellaHistoriola, ch'ebbe alle mani Leone d'Ostia, forse lo stesso che si conserva a Monte Cassino e ch'è servito alla detta pubblicazione del Tosti.638.Anonymi Salernitani, op. cit., cap. LXXXIV di Muratori, XCII di Pratilli.639.Confrontinsi:Historiola ignoti Cassinensis, cap. V, VI, VII; ErchempertiHistoria, cap. XXXII, XXXIII; Johannis DiaconiChronicon Episcoporum Sanctæ Neapolitanæ Ecclesiæ, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo I, parte II, p. 316; Reginonis MonachiChronicon, anno 867, presso Pertz,Scriptores, tomo I, p. 578; Andreæ Presbyteri BergomatisChronicon, § 14, 15, presso Muratori,Antiquitates Italicæ, tomo I, e presso Pertz,Scriptores, tomo III, p. 236; Adonis Archiepiscopi ViennensisChronicon, presso Pertz, Scriptores, tomo II, p. 323;Annales Bertiniani, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo II, parte I, p. 554.640.Theophanes continuatus, lib. V, cap. LIII, LIV, LV, correggendovi molti anacronismi su la venuta dei Musulmani in Italia. Credo che gli assalitori della Dalmazia fossero stati quei di Taranto, poichè Bari era già assediata. Constantinus Porphyrogenitus,De Admin, Imperio, cap. XXIX; eDe Thematibus, lib. II, cap. XI.641.Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 33 recto, MS. C, tomo IV, fog. 221 recto. Il nome di Gaeta è scritto senza punti diacritici, ma non si può sbagliare. La cagione di quest'atto d'ostilità non detta da alcun cronista, mi sembra evidente.642.Africaè posto qui evidentemente come nome di città. Ma la città di Mehdia che i Cristiani chiamavano più comunemente Affrica, fu fondata nel X secolo; nè mai si era dato tal nome a Kairewân capitale dell'Ifrikia ossiaAfrica propria, sotto gli Aghlabiti. Ciò conferma il sospetto che la epistola fosse stata compilata o almeno interpolata e infiorata a modo suo, dallo Anonimo Salernitano, al cui tempo Mehdia era sì celebre nel Mediterraneo.643.Confrontinsi: Erchemperti,Historia, cap. XXXIII; Anonymi Salernitani,Chronicon, cap. LXXXVII a CVIII della edizione del Muratori, CI a CXVI di Pratilli; Johannis Diaconi,Chronicon Venetum, l. c.; Johannis Diaconi,Chronicon Episcoporum Sanctæ Neapolitanæ Ecclesiæ, l. c.,Chronicon Vulturnense, l. c.;Chronica Varia Pisana, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo VI, p. 107; Andreæ Presbyteri Bergomatis,Chronicon, l. c.; Constantinus Porphirogenitus,De Administrando Imperio, cap. XXIX, eDe Thematibus, lib. II, cap. XI. LaContinuazione di Teofane, con volontario anacronismo, attribuisce ai Bizantini la presa di Bari, ch'essi occuparono parecchi anni appresso.Ho cavato molti particolari dalla epistola di Lodovico a Basilio, inserita dall'Anonimo Salernitano e pubblicata dal Baronio e da altri. Io ho ammesso i fatti, quantunque l'epistola mi sembri apocrifa. Li ho ammesso perchè il compilatore, qual ch'ei fosse, li potè avere da tradizione come tanti altri che non cadono in dubbio; o forse que' fatti si trovavano nella epistola autentica di cui egli dà la parafrasi. Parafrasi mi sembra poi questa, sì perchè vi è fatta menzione della città d'Affrica come notai di sopra, e sì per le soverchie dissertazioni filologiche che vi si trovano. Mi pare certamente apocrifa la conclusione dell'epistola, in cui Lodovico per indurre Basilio a dargli aiuti navali, dice ch'ei si propone di ridurre la città di Napoli e conquistare la Sicilia; delle quali la prima riconoscea tuttavia il nome dello imperatore di Costantinopoli, e la seconda in parte era sua, possedendovi Siracusa, Catania, e quasi tutta la regione orientale.644.De Administrando Imperio, cap. XXIX.645.Confrontinsi: Erchemperti,Historia, cap. XXXIV; Anonymi Salernitani,Chronicon, cap. CIX del Muratori, CXVII del Pratilli;Theophanes continuatus, lib. V, cap. LVI, LVII; Constantinus Porphirogenitus,De Administrando Imperio, l. c.646.Fasciolam. Se n'è voluto dedurre che il principe di Salerno portasse una specie di turbante; e non si è pensato ch'ei potesse tornare dal bagno, probabilmente di mare, col fazzoletto che avea tenuto in testa durante il bagno.647.Anonymi Salernitani, Chronicon, cap. CX e CXI di Muratori, e XCVIII, XCIX di Pratilli.648.Pubblicato dal Muratori,Antiquitates Italicæ, Dissertazione XL.649.Confrontinsi: Erchemperti,Historia, cap. XXXIV; Anonymi Salernitani,Chronicon, cap. CIX del Muratori, e CXVII del Pratilli;Chronicon comitum Capuæ, cap V, presso Pratilli,Historia Principum Langobardorum, tomo III, p. 112, e le autorità citate dal Muratori,Annali d'Italia, anni 871 e 872.650.Gli scrittori arabi ci dicono quel soprannome e quella indole del principe aghlabita; e, come ho già notato (cap. VII, del presente libro, p. 353, nota 3), la elezione dei due fratelli. I Cristiani danno, con poco divario tra loro, il numero dello esercito musulmano. Di loro, Andrea prete da Bergamo novera a 20,000 quei che combatterono a Capua, e aggiugne che i Musulmani levassero lo esercito quando intesero la espugnazione di Bari, tenendola grande ignominia di lor gente. Erchemperto e l'Anonimo Salernitano portano l'esercito a 30,000.651.La data si ricava da Andrea prete di Bergamo. L'Anonimo Salernitano espressamente dice venuto l'esercito per le Calabrie.652.Ut machinam quam nos Petrariam nuncupamus construerent miræ magnitudinis et valde turrim unam quæ nunc diciturSplarataattererent, scrive l'Anonimo Salernitano. Veggasi il capitolo seguente, p. 305.653.....atque in luxuriis et variis inquinamentis fervebat in tantum, ut ille Abdila thorum sibi parari jusserit super sacratissimum altare; ibique puellas, quas nequiter depredoverat, opprimebat. Sed non diu etc.Ma il prete inventor di questa leggenda non sapea che gli Orientali giacciono sui tappeti stesi in terra; e che Abd-Allah avea sessanta o settant'anni.654.Nowairi e ilBaiân, citati di sopra, cap. VII, p. 353.655.L'Anonimo Salernitano chiama il predecessoreAbdilae costuiAbemelech. Si vede che a Salerno, per la frequenza dei commerci coi Musulmani, non si guastavano troppo i nomi proprii.656.Confrontinsi: Erchemperti, Historia, cap. XXXV; Johannis Diaconi,Chronicon Episcoporum Sanctæ Neapolitanæ Ecclesiæ, presso Muratori,Rerum Italicarum, tomo II, parte I, p. 317; Anonymi Salernitani,Chronicon, ediz. del Muratori, cap. CXI a CXXI, del Pratilli, cap. CXIX a CXXIX;Chronicon Comitum Capuæ, cap. V, presso Pratilli, tomo III, p. 112; e presso Pertz,Scriptores, tomo III, p. 205; Andreæ Presbyteri Bergomatis,Chronicon, cap. XV, presso Pertz,Scriptores, tomo II, p. 236; Johannis Diaconi,Chronicon Venetum, che porta la principale sconfitta a Terracina, e il numero degli uccisi a 11,000, presso Pertz, tomo VII, p. 19; e le altre autorità citate dal Muratori,Annali d'Italia, an. 871, 872, 873.657.Baiân, tomo I, p. 109.658.Chronicon Cantabrigiense, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 42, sotto l'anno costantinopolitano 6380 (871-2).659.Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 198 recto; MS. C, tomo IV, fog. 211. Questi due fatti sono ripetuti da Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 117.660.Baiân, tomo I, p. 109.661.Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 11. Abu-Abbâs, secondo il nome dato dal Nowairi, non era fratello di Ribâh, poichè il Ia'kûb, padre di quest'ultimo, è detto figliuol di Fezâra, e però sembra d'altra famiglia. Ma può darsi che si tratti dello stesso personaggio di cui una cronica saltasse parecchi gradi di genealogia fino al ceppo della famiglia, e un'altra cronica desse il solo nome del padre. Di più, come Nowairi porta il casato e ilKenîe, che qui è Abu-Abbâs, non già il nome proprio, è possibile che questo sia stato Ahmed, e il personaggio stesso di cui fanno menzione Ibn-el-Athîr, e ilBaiân, ll. cc. Il Rampoldi,Annali Musulmani, anno 872, dice Abu-Abbâs morto di una caduta di cavallo, e cita Nowairi, che non ne sa nulla.662.Nowairi, l. c., dice surrogato ad Abu-Abbâs-ibn-Ia'kûb-ibn-Abd-Allah, un fratello di cui non dà il nome, o almeno nol troviamo nei manoscritti. Da un'altra mano, Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 81 recto, anno 257, senza far motto dei governatori ricordati da Nowairi dopo la morte di Mohammed-ibn-Khafâgia, dice succeduto a costui Ahmed-ibn-Ia'kûb-ibn-Modhâ-ibn-Selma, che secondo questo scrittore “non visse a lungo, sendo morto il 258.” IlBaiân, tomo I, p. 109, dopo Mohammed-ibn-Khafâgia porta un Ahmed-ibn-Ia'kûb, fratello dello emiro della Gran Terra; ma non va più oltre nella genealogia, e il dice morto il 258, e sostituitogli il figliuolo Hosein. Abulfeda,Annales Moslemici, anno 257, porta anche surrogato direttamente a Mohammed-ibn-Khafâgia Ahmed-ibn-Ia'kûb.Tra questa discrepanza di compilatori, sembra che il Nowairi, più diligente nelle inezie, abbia notato tre governatori, trascurati da Ibn-el-Athîr e dalBaiânper essere rimasi in uficio brevissimo tempo; e che l'Ibn-Ia'kûb, di cui Nowairi non dà il nome proprio, sia appunto l'Ahmed di quegli altri due, come notai di sopra. Debbo aggiungere che stando strettamente alle lezioni dei compilatori tre varie famiglie avrebbero tenuto in men d'un anno il governo della Sicilia, quelle cioè di Ia'kûb-ibn-Fezâra, di Ia'kûb-ibn-Abd-Allah, e di Ia'kûb-ibn-Modhâ; ma è più probabile che vi sieno errori nei nomi o salti nelle genealogie. Dubito inoltre della lezione di Ibn-el-Athîr, perchè Ibn-Abbâr, che in questa materia fa più autorità, parla (MS., fog. 35 recto) di un Ia'kûb vivuto nel tempo di cui trattiamo e figliuolo di Modhâ-ibn-Sewâda-ibn-Sofiân-ibn-Sâlem, di Sâlem, dico, padre di Aghlab e avolo del fondatore della dinastia. Ia'kûb era dunque cugino di Kafâgia emiro di Sicilia. Era stato anco uomo di molto séguito a corte del principe aghlabita Mohammed-ibn-Aghlab di cui già si parlò, e i suoi discendenti furono detti, da lui,Ja'kûbîa“Giacobini:” nome che allor non portava pericolo. Mi pare probabilissimo che l'Ahmed nominato da Ibn-el-Athîr sia stato figliuolo di costui, e Modhâ non figliuolo di Selma, ma bisnipote di quel Sâlem progenitor comune di questa famiglia e degli Aghlabiti.663.Baiân, l. c.; Nowairi, l. c.664.Nowairi, l. c., lo chiama erroneamente Abd-Allah-ibn-Mohammed-ibn-Ibrahim-ibn-Aghlab, facendolo supporre discendente in linea retta dal fondatore della dinastia; quando ei non era che figliuolo del figlio del costui fratello. Chiarisce tale genealogia Ibn-Abbâr, MS., fog. 35 recto, il quale dà anche: 1º l'anno della elezione al governo di Sicilia, corrispondente a quello del Nowairi; 2º la notizia de' suoi meriti letterarii e degli oficii esercitati prima e dopo del governo di Sicilia; e 3º i versi che indirizzò a un intimo amico, dolendosi di doverlo lasciare, quando fu promosso a tal governo.665.Nowairi, l. c.666.Veggansi qui appresso i nomi del capitano di Sicilia al tempo che fu presa Siracusa, e degli altri che gli succedettero per venti anni. Perciò è manifesto errore di Nowairi che l'Abbissinio reggesse la Sicilia per ventisei anni continui. Al più si potrebbe credere deposto verso l'876, e rieletto verso l'896, quando Ibn-el-Athîr fa menzione del suo nome.667.Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 86 recto;Baiân, tomo I, p. 109.668.Theophanes continuatus, lib. V, cap. LXIX, p. 309. Portando con anacronismo l'assedio di Siracusa dopo le vittorie del capitano bizantino Nasar in Sicilia ed in Calabria, lo scrittor palatino comincia il capitolo così: “I Barbari Cartaginesi, per la sconfitta che avean toccato, temendo che l'armata romana non li assaltasse in casa loro, allestirono anch'essi molte navi; e com'e' seppero che in primavera non fossero uscite le forze imperiali, credendole distolte da altra guerra, mossero con lor navilio alla volta di Sicilia. Giunti alla capitale dell'isola (cioè Siracusa), la cinsero d'assedio.” Le sconfitte dei Musulmani d'Affrica, alle quali si allude, non erano al certo quelle date da Nasar, che seguirono dopo la espugnazione di Siracusa.669.Ancorchè gli scrittori musulmani non parlino di forze mandate dall'Affrica, si può creder questo allaContinuazione di Teofane. Si vedrà in appresso, per testimonianza delBaiân, che in questo tempo erano ritenuti prigioni in Palermo, senza dubbio per comando di Ibrahim-ibn-Ahmed, due suoi congiunti.670.Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 104 verso; e MS. di Bibars (che è copia d'Ibn-el-Athîr) nella Biblioteca di Parigi, Ancien fonds arabe, nº 669, fog. 43 recto. Leggo chiaramente in quest'ultimo MS., e con poco dubbio nel primo, il nome di Rametta.671.Ibn-el-Athîr, l. c., dice “occupato alcun sobborgo” di Siracusa. LaContinuazione di Teofane, lib. V, cap. LXIX, p. 309, similmente porta dato il guasto “alla campagna ed ai sobborghi” (τὴν κώραν καὶ τά προάστεια.)672.Veggasi il capitolo III del presente Libro.673.Cum turris juxta mare, ad ipsum portum majorem ædificata, ubi dextrum cornu (κέρας) oppidi protenditurec. Così nella versione di M. Hase. La penisola d'Ortigia è bislunga. Quel dei lati maggiori che guarda a ponente mette fuori due braccia, l'uno dei quali dritto verso mezzodì, e ristringe l'entrata del porto maggiore; l'altro, storcendo in su verso Maestro, forma l'istmo. Il lato di ponente che risponde al porto maggiore va detto dunque fronte della città; e l'istmo, ala o corno dritto.674.L'istmo è largo circa un ottavo di miglio siciliano, ossia da 186 metri.675.Ἑλέπολις, nel testo. Si sa da Ammiano Marcellino ch'era una tettoia di assi, coperta di vimini e argilla, congegnatovi sotto una trave armata di ferro da percuotere il muro. Risponde perciò al montone, gatto, ec., come si chiamò dalla foggia del ferro che stava in cima alla trave. Veggasi ilThesaurus linguæ græcæ, di Enrico Etienne, edizione di Hase e Dindorf, tomo III.676.Χελώνη, tettoia minore che gli antichi faceano talvolta con gli scudi. Qui pare quel che poi si chiamò mantelletto per proteggere gli artefici che lavoravano a scalzare il muro.677.Teodosio Monaco, l. c.678.Teodosio dice soltanto che una parte della torre sul porto grande e indi un pezzo della cortina crollassero pei tiri dei mangani. Ciò non potea avvenire se i proietti non correano per curva assai lieve, da potersi chiamare linea retta ove non si parli tecnicamente. Delle macchine servite dai Saraceni di Lucera feci menzione nellaStoria del Vespro Siciliano, capitolo X, p. 226, e nota a pag. 228, ediz. Le Monnier. Gli altri esempii ai quali ho accennato, occorrono nella presente Storia.679.Ibn-el-Athîr, l. c.680.Βραχιόλιον. Teofane, nellaChronographia, usa questa voce, prima in significato di braccialetto propriamente detto, ossia ornamento del braccio (tomo I, p. 225 e 491); e poi (p. 541), di fortificazione attenente alla Porta d'oro di Costantinopoli, negli assalti che diè l'armata musulmana nel famoso assedio del 673. Il testo di Teodosio dice nel presente luogo: Τὰ ὰμφὶ τοῖν λιμένοιν τείχη, ἂ δη βραχιόλια ὺνομάζουσιν; e la versione di M. Hase:Mœnia circa utrumque portum quæ brachiolia vocant. Parmi che τείχη si debba prender qui nel senso di fortificazione in generale, e ὰμφὶ dipressopiuttosto cheintorno. E veramente quelle due voci si trovano talvolta adoprate in questi significati; e basta guardare una pianta topografica, e considerare che il porto grande gira da sette miglia, per capacitarsi che non si tratti di muro intorno intorno.681.Χρυσίνος. Ho posto il nome che dettero a questa moneta gli occidentali. Il valsente in peso di metallo, spessissimo alterato, è di 13 lire incirca.682.Νομίσμα, voce usata nello stesso significato di χρυσίνος.683.Τέτανος.684.Ὁς ὰσκὸν.685.Così è da supporre, leggendosi nel testo: καὶ τούτοις πολυμερῶς διατρήσασα; e nella versione di M. Hase:multis ex partibus terebratos.686.Colpiti di ήμιπληξία, dice il testo qui al certo inesatto, poichè “emiplessia” significa “paralisia di un lato.” Fin qui mi riferisco sempre alla epistola di Teodosio.687.Georgius Monachus,De Basilio Macedone. § 11, p. 843.688.Theophanes continuatus, lib. V, cap. LXIX, LXX, p. 309 seg.689.Se meritasse maggiore fiducia la traduzione latina che pubblicò il Gaetani di certi versi di Teodosio indirizzati a un Beato Sofronio, che pare sia l'arcivescovo di Siracusa, si potrebbe affermare che il grosso dell'esercito musulmano si fosse ridotto alle stanze nell'inverno. Ma come farvi assegnamento, se la narrazione in prosa non ne parla, e se la traduzione dei versi è del tenor seguente?

593.In ambo i MSS. di Ibn-el-Athîr troviamo un nome senza punti diacritici, la cui prima lettera può essereb,t,th,n,i, la secondar, la terzasovverosci, alla quale segua la terminazione femminile. Però non trovando nome antico che più si adatti a quei caratteri, leggoTiracia, la quale si vuol che risponda a Randazzo. Quest'ultima è voce bizantina, probabilmente venuta da ̔Ρενδάκης o ̔Ρεντάκιος, soprannome di un patrizio Sisinnio dei tempi di Leone Isaurico e d'un ricco ateniese parente del patrizio Niceta sotto l'imperatore romano Lecapeno, ricordati l'uno da Teofane, tomo I, p. 616; l'altra nella Continuazione di Teofane, lib. VI (Romano Lecapeno), § 4, p. 399, e nei passi corrispondenti di Simeone e di Giorgio Monaco. Par che alcuno della famiglia sia passato in Sicilia poichè la Cronica di Cambridge nell'anno 934 fa menzione di un Rendâsci governatore di Taormina.Rhentaciosera anche il nome di un monte di Macedonia, del quale si fa menzione nelle guerre dei Patzinaci, verso la metà dell'undecimo secolo. Veggasi Michele Attalista, recentemente pubblicato da M. Brunet de Presle, nella nuova edizione della Bizantina, Roma 1853, p. 36.

594.Confrontinsi ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 33 recto, e MS. C, tomo IV, fog. 221 recto;Baiân, tomo I, p. 108; Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 125; Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 10; Ibn-Abi-Dinar, MS., fog. 21 verso; Ibn-Wuedrân, MS., § 3, e versione di M. Charbonneau,Revue de l'Orient, décembre 1853, p. 427; Abulfeda,Annales Moslemici, tomo II, p. 206, sotto l'anno 248.

595.Autorità citate di sopra, e Ibn-Abbâr, MS., fog. 35 verso.

596.Ibn-el-Athîr, e le altre autorità della nota 1, pagina precedente.

597.Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 69 recto.

598.Confrontasi Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 34; MS. C, tomo IV, fog. 221 recto; Nowairi, MS. 702, fog. 21 recto, e 702 A, fog. 52 recto, e versione francese di M. De Slane, in appendice a Ibn-Khaldûn,Histoire des Berbères, tomo I, p. 423; ove è sbagliato il nome del capitan affricano. Veggasi anche Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 117. Ibn-Khaldûn, senza dir dei Bizantini, riferisce la impresa al 255 (19 dicembre 868 a 7 dicembre 869), e però tratta del primo sbarco. Nowairi non assegna data precisa. All'incontro quella d'Ibn-el-Athîr, che torna all'870, esattamente riscontrasi con la data del 29 agosto 6378 che troviamo nella Cronica di Cambridge, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 42.

599.Confrontinsi: Ibn-el-Athîr, l. c., e anche MS. A, tomo II, fog. 81 recto;Baiân, tomo I, p. 109; Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabic., p. 10; Ibn-Abi-Dinâr, MS., fog. 21 verso, con la erronea data del 257; Ibn-Wuedrân, con lo stesso errore; Abulfeda,Annales Moslemici, an. 248, 255, 257.

600.Nowairi, l. c., e p. 11. In questo nome ho aggiunto Ibn-Fezâra, ricavandosi quest'altro grado di parentela dal nome di Abbâs-Ibn-Fadhl, nominato di sopra, p. 315 e 321.

601.Nowairi, l. c.;Baiân, tomo I, p. 109.

602.Nei capitoli della pace stipolata l'851 tra Radelchi e Siconolfo (presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo II, parte I, p. 260 e seg., § XXIV) si legge un patto reciproco di cacciare i Saracenipræter illos qui temporibus DD. Siconis et Sicardi fuerunt Christiani si magarizati(cioè apostati)non sunt. Sicone cominciò a regnare l'817, e Sicardo finì l'839. Citandosi questi due principi, è manifesto che i Saraceni fossero venuti almeno due fiate diverse. Il luogo non si ritrae, e l'ho detto per conghiettura.

603.Anonymi SalernitaniChronicon, cap. LVII della edizione del Muratori, LXIII del Pratilli, e LXXII del Pertz. L'autore, che non pone data, scrive il fatto dopo l'assassinio dell'abate Alfano, e avanti la occupazione di Amalfi.

Il Muratori par abbia supposto identiche le due imprese, poichè negli Annali registra l'aiuto di Napoli l'837, e non parla affatto di Brindisi. Il Wenrich, lib. I, cap. V, § 58, narra questa fazione con la data certamente erronea dell'836, e lascia indietro l'altra.

604.Veggansi le autorità citate dal Pagi nella Critica a Baronio,Annales Ecclesiastici, an. 840, § 13; e inoltre, Anonymi SalernitaniParalipomena, cap. LVIII della edizione del Muratori, e LXXII di quella di Pertz;Chronicon Monasterii Sanctæ Sophiæ Beneventi, presso Muratori,Antiquitates Italicæ, tomo I, e Pertz,Scriptores, tomo III, p. 173;Chronici Amalphitani Fragmenta, cap. V, presso Muratori,Antiquitates Italicæ, tomo I, p. 209; Benedicti Sanctæ Andreæ MonachiChronicon, presso Pertz,Scriptores, tomo III, p. 701; Leonis Ostiensis, lib. I, cap. XXVI; Pirro,Sicilia Sacra,Notitia Ecclesiæ Lipariensis, p. 951.

605.Uno dei capitoli stipolati il 4 luglio 836 tra Sicardo e lo Stato di Napoli, Amalfi e Sorrento, vieta ai mercatanti di questo Stato di comperare uomini dei Longobardi e rivenderli sul mare.

606.Anonymi SalernitaniChronicon, edizione del Muratori, cap. LXVI; del Pratilli, LXXIV; e del Pertz, LXXXI.

607.Le due autorità principali di questa guerra dell'Adriatico sono: Johannis DiaconiChronicon Venetum, presso il Pertz,Scriptores, tomo VII, p. 17; e Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo I, fog. 185 verso, e MS. C, tomo IV, fog. 192 verso, sotto l'anno 223. Dei quali il Veneziano narra i fatti, l'Arabo li accenna appena; ma entrambi convengono nella data, che l'uno porta l'anno della ecclissi solare di maggio (che avvenne il 8 maggio 840) l'altro, l'anno 225 dell'egira, che risponde all'840, dovendo intendersi della primavera e della state. Ecco le parole d'Ibn-el-Athîr: “Mosse l'armata dei Musulmani alla volta della Calabria; e vinsela. Indi, scontratisi con l'armata del principe di Costantinopoli, i Musulmani la combatterono e ruppero; ritirandosi gli avanzi di quella a Costantinopoli. E questa fu segnalatissima vittoria.” L'attestato della cronica veneta, che Osero fosse stata arsa il secondo giorno appresso Pasqua, ci porta a supporre la battaglia di Taranto qualche settimana innanzi, e però i conquisti di Calabria nel corso della primavera e della state, non già avanti il mese di marzo e la battaglia navale, come scrive Ibn-el-Athîr.

Ho resovincereil verbo arabofetah, il cui significato non può confondersi con quello difare incursione, che gli Arabi diconogheza, donde la nota vocerazzia, come la pronunziano in Affrica, che già si è introdotta nel linguaggio francese.

Veggansi anche Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, trad. di M. Des Vergers, p. 111; e Dandolo,Chronicon Venetum, lib. VIII, cap. IV, § 6, 7, 8, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo XIII. Si accorda con la data dell'840 la testimonianza di Lupo Protospatario, là dove ei nota che l'anno 919 era l'ottantesimo della entrata degli Agareni in Italia. L'Anonimo Salernitano, l. c., dice che il primo effetto del “generale movimento dei Saraceni” fosse la presa di Taranto, e poi dessero il guasto alla Puglia.

608.Ibn-el-Athîr e Ibn-Khaldûn, ll. cc.

609.Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 198 recto e verso; e MS. C, tomo IV, fog. 211 recto, non porta data; ma vale per questa il nome del principe il quale regnò da giugno 838 a febbraio 841. Si riscontri con l'Anonimo Salernitano, l. c.

610.Johannis DiaconiChronicon Venetum, presso Pertz,Scriptores, tomo VII, p. 18.

611.Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo I, fog. 185 verso, e MS. C, tomo IV, fog. 192 recto, sotto l'anno 233.

612.Il Diacono Giovanni di Venezia, l. c., dà questo nome di Saba; e ripetonlo in imprese susseguenti altre croniche italiane e scritti bizantini, insieme con quello di σολδάνος, σαλδανὸς, Saothan, Saogdan, Seodan, ec.Sâheb, pronunziato volgarmenteSahb, par sia stato scritto “Saba” per le reminiscenze bibliche dei Cristiani, e perchè lahnon rincalzata da vocale sfuggiva agli orecchi stranieri. Ho già accennato il valore della voceSâheb. Sovente s'incontraSâheb-el-Istûlnel significato di “ammiraglio,” poichè gli Arabi, per esprimere la novella idea di armata navale, adottarono la voce στόλος, estolium.

613.ErchempertiHistoria, cap. XV;Historiola ign. Cassin., cap. VIII.

614.I cronisti italiani scrivono Calfon e anche Alfonses in alcuni codici men corretti. Ritraggiamo il vero nome da Ibn-el-Athîr, il quale sbaglia la data della presa di Bari, portandola sotto il califato di Motewakkel (847-861), MS. A, tomo II, fog. 198 recto e verso; MS. C, tomo IV, fog. 211 recto. Non par sia questo Khalfûn lo uccisore di Khafâgia, del quale si è detto nel capitolo precedente.

615.Obsitis quidem vestimentis et calciamentis saltem, nec tarabere succinctis, sed solis harundinibus manibus gestantes,leggiamo nellaHistoriolaignoti Cassinensis, cap. VIII.Taraberesi è spiegato da alcuni “tabarro;” altri hanno correttonec tara beneec.; cioè “nè ben cinti di fascia:” che mi sembrano l'una e l'altra zoppe interpretazioni. Parmi che si tratti di una specie di armatura, probabilmente corazza, e potrebbe essere appunto il pluraledurâri', sfigurato dai copisti in guisa da non potersi riconoscere; ovvero la voce greca dei bassi tempi ταραβείνα, di cui il Du Cange nel Glossario Greco.

616.Veggasi la nota di Pratilli,Historia Principum Langobardorum, tomo I, p. 98.

617.Confrontinsi:Historiola ignoti Cassinensis, cap. VIII; ErchempertiHistoria, cap. XVI. Sul sito della nuova Capua, veggasi la nota del Pratilli allaHistoriolaec., nell'opera citata, tomo I, p. 202.

618.Non abbiamo il nome di costui dai cronisti arabi. A prenderlo come lo scrivono i Cristiani, sarebbe Abu-l-Fâr, ossia “Quel dal topo;” Abu-'l-Fares, ossia “Quel dal cavallo ec.”

619.Confrontinsi:Historiola ignoti Cassinensis, cap. X ed XI; ErchempertiHistoria, cap. XVII; Anonymi SalernitaniChronicon, cap. LXVI della edizione di Muratori, LXXIV di Pratilli, e LXXXI di Pertz.

620.Anonymi SalernitaniChronicon, cap. LXVI e LXVIII del Muratori, LXXIV e LXXVI di Pratilli, e LXXXI e LXXXIII di Pertz.

621.Ibn-el-Athîr nel capitolo “Delle guerre dei Musulmani in Sicilia” MS. A, tomo II, fog. 2, e MS. C, tomo IV, fog. 212 recto, dopo la presa di Lentini scrive: “Questo medesimo anno (232, 846-7) i Musulmani si fermarono nella città di... in terra di Lombardia e la presero ad abitare.” Il nome della città è scritto Tâbth; delle quali lettere sono certissime le prime due al par che l'accento sull'a; labsi può scambiare con unano altra, e l'ultima può esseret,thec. Non esito ad aggiungere unar, e leggere Târant, corrispondendo tutti gli altri elementi di lettere a quelle con che gli Arabi scrivono tal nome.

622.Johannis DiaconiChronicon Episcop. Sanctæ Neapolitanæ Ecclesiæ, presso il Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo I, parte II, p. 315; dal quale è superfluo dire che ho tolto i soli avvenimenti, non le riflessioni ch'io ne traggo. Il cronista narra in continuazione l'assalto di Roma, ed io non so perchè il Muratori negli Annali abbia riferito le fazioni di Ponza ec. all'845.

623.Confrontinsi:Historiola Anonymi Cassinensis, cap. IX e XIX; Johannis Diaconi,Chronicon Episcop. Sanctæ Neapolitanæ Ecclesiæ, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo I, parte II, p. 315, 316; Anastasii BibliothecariiEpitome Chronicor. Cassinens., presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo II, parte I, p. 369; Prudentii TrecensisAnnales, presso Pertz,Scriptores, tomo I, p. 442; Johannis DiaconiChronicon Venetum, presso Pertz,Scriptores, tomo VII, p. 18, e parecchi altri.

624.Anastasii Bibliothecarii,Vita di Leone IV, presso il Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo III, parte I, p. 231, 237, seg.

625.Historiola ignoti Cassinensis, cap. XII e XIV. La data si scorge da Anastasio Bibliotecario, che nella Vita di Leone IV porta la rovina d'Isernia nella 10ª indizione.

626.Prudentii TrecensisAnnales, presso Pertz,Scriptores, tomo I, p. 443.

627.ErchempertiHistoria, cap. XVIII.

628.Confrontinsi:Historiola ignoti Cassinensis, cap. XVIII; ErchempertiHistoria, cap. XIX; Johannis DiaconiChronicon Episcoporumec., presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo I, parte II, p, 316; Anastasii BibliothecariiEpitome Chronicor. Cassinen., presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo II, parte I, p. 370; Andreæ Presbyteri BergomatisChronicon, § 13, presso Pertz,Scriptores, tomo III, p. 236, ove si correggano le date; Anonymi SalernitaniChronicon, cap. LXVI a LXXI della edizione di Muratori, LXXV a LXXIX di Pratilli, e LXXXII, seg. di Pertz; Adonis Archiep. ViennensisChronicon, presso il Pertz,Scriptores, tomo II, p. 323.

L'Anonimo Cassinese discorda dal Salernitano nei particolari e nel nome del condottiero tradito, che secondo lui fu lo stesso Apolofar, di cui si è detto; ma potrebbe errare l'uno il nome, l'altro il soprannome della stessa persona, o queste esser due vittime diverse delle stesso tradimento. La testimonianza di Anastasio che porta precisamente la data dell'851; quella del contemporaneo Adone arcivescovo di Vienna che segna l'anno dell'Incarnazione 850; il titolo di imperatore dato dai più a Lodovico, e altre ragioni che lungo sarebbe ad esporre, mi han portato ad assegnare l'851 al fatto di Benevento, discostandomi in ciò dal giudizio del Muratori,Annali d'Italia, che lo riferisce all'848.

Veggasi l'accordo pubblicato anche con la data dell'851 dal Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo II, parte I, p. 260, seg., e dal Pratilli,Historia Principum Langobardorum, tomo III, p. 214, seg.

629.Baiân, tomo I, p. 104, sotto l'anno 238 (22 giugno 852 a 10 giugno 853). Come questo diligente compilatore dice positivamente che Abbâs mandò le teste in Palermo e che poi tornò in Sicilia, così è evidente che la fazione si combattesse in terraferma.

630.L'Anonimo Cassinese, innanzi la strage di Benevento scrive:Hoc videlicet tempore Tarantum, fame obsessa, a Saracenis capitur.Ma non pone data, nè vuole osservare l'ordine del tempi.Historiola ignoti Cassinensis, cap. XVII.

631.Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 20, e MS. C, tomo IV, fog. 215 verso, narrando la morte e ricordando i meriti di Abbâs, scrive ch'egli infestò la Calabria e la Longobardia e vi pose colonie di Musulmani. Mi par si debba riferire a questo tempo.

632.Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 198 verso, e MS. C, tomo IV, fog. 211 recto.

633.Il titolo di Sultano entrò molto tardi nel diritto pubblico dei Musulmani. Infino alla metà del decimo secolo dell'era nostrale si incontra di rado negli scrittori arabi e sempre per designare un principe di fatto. Cadendo in pezzi il califato, questo nome si onestò verso la fine del decimo secolo; e poi Saladino lo rese illustre.

634.Confrontinsi: Erchemperti Historia, cap. XX e XXIX; Historiola ignoti Cassinensis, cap. XXII. La tradizione in Francia portò che Lodovico avesse già aperto la breccia a Bari, quando per cupidigia, affinchè l'esercito non saccheggiasse la città, differì l'assalto alla dimane; propose un accordo; e i Musulmani la notte risarciron le mura, sì ch'ei fu costretto a partire. Fola ripetuta in tutti i tempi per dissimulare la diffalta di simili imprese. Veggasi il Muratori,Annali, 852, al quale anno è riferita, erroneamente, credo io, questa espedizione.

635.Veggasi la apposita Dissertazione del Pratilli,Historia Principum Langobardorum, tomo III, p. 242, seg.

636.Veggasi la nota del Pratilli allaHistoriola ignoti Cassinensis, nella citata raccolta, tomo I, p. 222, 223.

637.Confrontinsi:Historiola ignoti Cassinensis, cap. XXVIII, XXX, XXXIII, le lacune della quale si suppliscano con lo squarcio aggiunto al cap. XXX dal Tosti,Storia della Badia di Monte Cassino, tomo I, p. 128; Erchemperti Historia, cap. XXIX; Anastasii BibliothecariiEpitome Chronicor. Cassinens., presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo II, parte I, p. 370; Johannis DiaconiChronicon Episcoporum Sanctæ Neapolitanæ Ecclesiæ, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo I, parte II, p. 316; Anonymi SalernitaniChronicon, cap. LXIX e LXXXII, della edizione di Muratori, LXXVII, XC, di Pratilli;Chronicon Vulturnense, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo I, parte II, p. 403.

È qui da avvertire che secondo la detta aggiunta del Tosti, la quale risponde alla narrazione di Leone d'Ostia, lib. I, cap. XXXIV, il Monastero di San Vincenzo in Volturno sarebbe stato arso in questa scorreria e rimasto disabitato per trentatrè anni. Ma Erchemperto, contemporaneo e bene informato, e la Cronica speciale del Monastero di San Vincenzo, ne portano espressamente la distruzione verso l'882. Tra coteste due diverse tradizioni l'ultima mi pare più degna di fede; e però suppongo una interpolazione nel MS. dellaHistoriola, ch'ebbe alle mani Leone d'Ostia, forse lo stesso che si conserva a Monte Cassino e ch'è servito alla detta pubblicazione del Tosti.

638.Anonymi Salernitani, op. cit., cap. LXXXIV di Muratori, XCII di Pratilli.

639.Confrontinsi:Historiola ignoti Cassinensis, cap. V, VI, VII; ErchempertiHistoria, cap. XXXII, XXXIII; Johannis DiaconiChronicon Episcoporum Sanctæ Neapolitanæ Ecclesiæ, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo I, parte II, p. 316; Reginonis MonachiChronicon, anno 867, presso Pertz,Scriptores, tomo I, p. 578; Andreæ Presbyteri BergomatisChronicon, § 14, 15, presso Muratori,Antiquitates Italicæ, tomo I, e presso Pertz,Scriptores, tomo III, p. 236; Adonis Archiepiscopi ViennensisChronicon, presso Pertz, Scriptores, tomo II, p. 323;Annales Bertiniani, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo II, parte I, p. 554.

640.Theophanes continuatus, lib. V, cap. LIII, LIV, LV, correggendovi molti anacronismi su la venuta dei Musulmani in Italia. Credo che gli assalitori della Dalmazia fossero stati quei di Taranto, poichè Bari era già assediata. Constantinus Porphyrogenitus,De Admin, Imperio, cap. XXIX; eDe Thematibus, lib. II, cap. XI.

641.Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 33 recto, MS. C, tomo IV, fog. 221 recto. Il nome di Gaeta è scritto senza punti diacritici, ma non si può sbagliare. La cagione di quest'atto d'ostilità non detta da alcun cronista, mi sembra evidente.

642.Africaè posto qui evidentemente come nome di città. Ma la città di Mehdia che i Cristiani chiamavano più comunemente Affrica, fu fondata nel X secolo; nè mai si era dato tal nome a Kairewân capitale dell'Ifrikia ossiaAfrica propria, sotto gli Aghlabiti. Ciò conferma il sospetto che la epistola fosse stata compilata o almeno interpolata e infiorata a modo suo, dallo Anonimo Salernitano, al cui tempo Mehdia era sì celebre nel Mediterraneo.

643.Confrontinsi: Erchemperti,Historia, cap. XXXIII; Anonymi Salernitani,Chronicon, cap. LXXXVII a CVIII della edizione del Muratori, CI a CXVI di Pratilli; Johannis Diaconi,Chronicon Venetum, l. c.; Johannis Diaconi,Chronicon Episcoporum Sanctæ Neapolitanæ Ecclesiæ, l. c.,Chronicon Vulturnense, l. c.;Chronica Varia Pisana, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo VI, p. 107; Andreæ Presbyteri Bergomatis,Chronicon, l. c.; Constantinus Porphirogenitus,De Administrando Imperio, cap. XXIX, eDe Thematibus, lib. II, cap. XI. LaContinuazione di Teofane, con volontario anacronismo, attribuisce ai Bizantini la presa di Bari, ch'essi occuparono parecchi anni appresso.

Ho cavato molti particolari dalla epistola di Lodovico a Basilio, inserita dall'Anonimo Salernitano e pubblicata dal Baronio e da altri. Io ho ammesso i fatti, quantunque l'epistola mi sembri apocrifa. Li ho ammesso perchè il compilatore, qual ch'ei fosse, li potè avere da tradizione come tanti altri che non cadono in dubbio; o forse que' fatti si trovavano nella epistola autentica di cui egli dà la parafrasi. Parafrasi mi sembra poi questa, sì perchè vi è fatta menzione della città d'Affrica come notai di sopra, e sì per le soverchie dissertazioni filologiche che vi si trovano. Mi pare certamente apocrifa la conclusione dell'epistola, in cui Lodovico per indurre Basilio a dargli aiuti navali, dice ch'ei si propone di ridurre la città di Napoli e conquistare la Sicilia; delle quali la prima riconoscea tuttavia il nome dello imperatore di Costantinopoli, e la seconda in parte era sua, possedendovi Siracusa, Catania, e quasi tutta la regione orientale.

644.De Administrando Imperio, cap. XXIX.

645.Confrontinsi: Erchemperti,Historia, cap. XXXIV; Anonymi Salernitani,Chronicon, cap. CIX del Muratori, CXVII del Pratilli;Theophanes continuatus, lib. V, cap. LVI, LVII; Constantinus Porphirogenitus,De Administrando Imperio, l. c.

646.Fasciolam. Se n'è voluto dedurre che il principe di Salerno portasse una specie di turbante; e non si è pensato ch'ei potesse tornare dal bagno, probabilmente di mare, col fazzoletto che avea tenuto in testa durante il bagno.

647.Anonymi Salernitani, Chronicon, cap. CX e CXI di Muratori, e XCVIII, XCIX di Pratilli.

648.Pubblicato dal Muratori,Antiquitates Italicæ, Dissertazione XL.

649.Confrontinsi: Erchemperti,Historia, cap. XXXIV; Anonymi Salernitani,Chronicon, cap. CIX del Muratori, e CXVII del Pratilli;Chronicon comitum Capuæ, cap V, presso Pratilli,Historia Principum Langobardorum, tomo III, p. 112, e le autorità citate dal Muratori,Annali d'Italia, anni 871 e 872.

650.Gli scrittori arabi ci dicono quel soprannome e quella indole del principe aghlabita; e, come ho già notato (cap. VII, del presente libro, p. 353, nota 3), la elezione dei due fratelli. I Cristiani danno, con poco divario tra loro, il numero dello esercito musulmano. Di loro, Andrea prete da Bergamo novera a 20,000 quei che combatterono a Capua, e aggiugne che i Musulmani levassero lo esercito quando intesero la espugnazione di Bari, tenendola grande ignominia di lor gente. Erchemperto e l'Anonimo Salernitano portano l'esercito a 30,000.

651.La data si ricava da Andrea prete di Bergamo. L'Anonimo Salernitano espressamente dice venuto l'esercito per le Calabrie.

652.Ut machinam quam nos Petrariam nuncupamus construerent miræ magnitudinis et valde turrim unam quæ nunc diciturSplarataattererent, scrive l'Anonimo Salernitano. Veggasi il capitolo seguente, p. 305.

653.....atque in luxuriis et variis inquinamentis fervebat in tantum, ut ille Abdila thorum sibi parari jusserit super sacratissimum altare; ibique puellas, quas nequiter depredoverat, opprimebat. Sed non diu etc.Ma il prete inventor di questa leggenda non sapea che gli Orientali giacciono sui tappeti stesi in terra; e che Abd-Allah avea sessanta o settant'anni.

654.Nowairi e ilBaiân, citati di sopra, cap. VII, p. 353.

655.L'Anonimo Salernitano chiama il predecessoreAbdilae costuiAbemelech. Si vede che a Salerno, per la frequenza dei commerci coi Musulmani, non si guastavano troppo i nomi proprii.

656.Confrontinsi: Erchemperti, Historia, cap. XXXV; Johannis Diaconi,Chronicon Episcoporum Sanctæ Neapolitanæ Ecclesiæ, presso Muratori,Rerum Italicarum, tomo II, parte I, p. 317; Anonymi Salernitani,Chronicon, ediz. del Muratori, cap. CXI a CXXI, del Pratilli, cap. CXIX a CXXIX;Chronicon Comitum Capuæ, cap. V, presso Pratilli, tomo III, p. 112; e presso Pertz,Scriptores, tomo III, p. 205; Andreæ Presbyteri Bergomatis,Chronicon, cap. XV, presso Pertz,Scriptores, tomo II, p. 236; Johannis Diaconi,Chronicon Venetum, che porta la principale sconfitta a Terracina, e il numero degli uccisi a 11,000, presso Pertz, tomo VII, p. 19; e le altre autorità citate dal Muratori,Annali d'Italia, an. 871, 872, 873.

657.Baiân, tomo I, p. 109.

658.Chronicon Cantabrigiense, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 42, sotto l'anno costantinopolitano 6380 (871-2).

659.Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 198 recto; MS. C, tomo IV, fog. 211. Questi due fatti sono ripetuti da Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 117.

660.Baiân, tomo I, p. 109.

661.Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 11. Abu-Abbâs, secondo il nome dato dal Nowairi, non era fratello di Ribâh, poichè il Ia'kûb, padre di quest'ultimo, è detto figliuol di Fezâra, e però sembra d'altra famiglia. Ma può darsi che si tratti dello stesso personaggio di cui una cronica saltasse parecchi gradi di genealogia fino al ceppo della famiglia, e un'altra cronica desse il solo nome del padre. Di più, come Nowairi porta il casato e ilKenîe, che qui è Abu-Abbâs, non già il nome proprio, è possibile che questo sia stato Ahmed, e il personaggio stesso di cui fanno menzione Ibn-el-Athîr, e ilBaiân, ll. cc. Il Rampoldi,Annali Musulmani, anno 872, dice Abu-Abbâs morto di una caduta di cavallo, e cita Nowairi, che non ne sa nulla.

662.Nowairi, l. c., dice surrogato ad Abu-Abbâs-ibn-Ia'kûb-ibn-Abd-Allah, un fratello di cui non dà il nome, o almeno nol troviamo nei manoscritti. Da un'altra mano, Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 81 recto, anno 257, senza far motto dei governatori ricordati da Nowairi dopo la morte di Mohammed-ibn-Khafâgia, dice succeduto a costui Ahmed-ibn-Ia'kûb-ibn-Modhâ-ibn-Selma, che secondo questo scrittore “non visse a lungo, sendo morto il 258.” IlBaiân, tomo I, p. 109, dopo Mohammed-ibn-Khafâgia porta un Ahmed-ibn-Ia'kûb, fratello dello emiro della Gran Terra; ma non va più oltre nella genealogia, e il dice morto il 258, e sostituitogli il figliuolo Hosein. Abulfeda,Annales Moslemici, anno 257, porta anche surrogato direttamente a Mohammed-ibn-Khafâgia Ahmed-ibn-Ia'kûb.

Tra questa discrepanza di compilatori, sembra che il Nowairi, più diligente nelle inezie, abbia notato tre governatori, trascurati da Ibn-el-Athîr e dalBaiânper essere rimasi in uficio brevissimo tempo; e che l'Ibn-Ia'kûb, di cui Nowairi non dà il nome proprio, sia appunto l'Ahmed di quegli altri due, come notai di sopra. Debbo aggiungere che stando strettamente alle lezioni dei compilatori tre varie famiglie avrebbero tenuto in men d'un anno il governo della Sicilia, quelle cioè di Ia'kûb-ibn-Fezâra, di Ia'kûb-ibn-Abd-Allah, e di Ia'kûb-ibn-Modhâ; ma è più probabile che vi sieno errori nei nomi o salti nelle genealogie. Dubito inoltre della lezione di Ibn-el-Athîr, perchè Ibn-Abbâr, che in questa materia fa più autorità, parla (MS., fog. 35 recto) di un Ia'kûb vivuto nel tempo di cui trattiamo e figliuolo di Modhâ-ibn-Sewâda-ibn-Sofiân-ibn-Sâlem, di Sâlem, dico, padre di Aghlab e avolo del fondatore della dinastia. Ia'kûb era dunque cugino di Kafâgia emiro di Sicilia. Era stato anco uomo di molto séguito a corte del principe aghlabita Mohammed-ibn-Aghlab di cui già si parlò, e i suoi discendenti furono detti, da lui,Ja'kûbîa“Giacobini:” nome che allor non portava pericolo. Mi pare probabilissimo che l'Ahmed nominato da Ibn-el-Athîr sia stato figliuolo di costui, e Modhâ non figliuolo di Selma, ma bisnipote di quel Sâlem progenitor comune di questa famiglia e degli Aghlabiti.

663.Baiân, l. c.; Nowairi, l. c.

664.Nowairi, l. c., lo chiama erroneamente Abd-Allah-ibn-Mohammed-ibn-Ibrahim-ibn-Aghlab, facendolo supporre discendente in linea retta dal fondatore della dinastia; quando ei non era che figliuolo del figlio del costui fratello. Chiarisce tale genealogia Ibn-Abbâr, MS., fog. 35 recto, il quale dà anche: 1º l'anno della elezione al governo di Sicilia, corrispondente a quello del Nowairi; 2º la notizia de' suoi meriti letterarii e degli oficii esercitati prima e dopo del governo di Sicilia; e 3º i versi che indirizzò a un intimo amico, dolendosi di doverlo lasciare, quando fu promosso a tal governo.

665.Nowairi, l. c.

666.Veggansi qui appresso i nomi del capitano di Sicilia al tempo che fu presa Siracusa, e degli altri che gli succedettero per venti anni. Perciò è manifesto errore di Nowairi che l'Abbissinio reggesse la Sicilia per ventisei anni continui. Al più si potrebbe credere deposto verso l'876, e rieletto verso l'896, quando Ibn-el-Athîr fa menzione del suo nome.

667.Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 86 recto;Baiân, tomo I, p. 109.

668.Theophanes continuatus, lib. V, cap. LXIX, p. 309. Portando con anacronismo l'assedio di Siracusa dopo le vittorie del capitano bizantino Nasar in Sicilia ed in Calabria, lo scrittor palatino comincia il capitolo così: “I Barbari Cartaginesi, per la sconfitta che avean toccato, temendo che l'armata romana non li assaltasse in casa loro, allestirono anch'essi molte navi; e com'e' seppero che in primavera non fossero uscite le forze imperiali, credendole distolte da altra guerra, mossero con lor navilio alla volta di Sicilia. Giunti alla capitale dell'isola (cioè Siracusa), la cinsero d'assedio.” Le sconfitte dei Musulmani d'Affrica, alle quali si allude, non erano al certo quelle date da Nasar, che seguirono dopo la espugnazione di Siracusa.

669.Ancorchè gli scrittori musulmani non parlino di forze mandate dall'Affrica, si può creder questo allaContinuazione di Teofane. Si vedrà in appresso, per testimonianza delBaiân, che in questo tempo erano ritenuti prigioni in Palermo, senza dubbio per comando di Ibrahim-ibn-Ahmed, due suoi congiunti.

670.Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 104 verso; e MS. di Bibars (che è copia d'Ibn-el-Athîr) nella Biblioteca di Parigi, Ancien fonds arabe, nº 669, fog. 43 recto. Leggo chiaramente in quest'ultimo MS., e con poco dubbio nel primo, il nome di Rametta.

671.Ibn-el-Athîr, l. c., dice “occupato alcun sobborgo” di Siracusa. LaContinuazione di Teofane, lib. V, cap. LXIX, p. 309, similmente porta dato il guasto “alla campagna ed ai sobborghi” (τὴν κώραν καὶ τά προάστεια.)

672.Veggasi il capitolo III del presente Libro.

673.Cum turris juxta mare, ad ipsum portum majorem ædificata, ubi dextrum cornu (κέρας) oppidi protenditurec. Così nella versione di M. Hase. La penisola d'Ortigia è bislunga. Quel dei lati maggiori che guarda a ponente mette fuori due braccia, l'uno dei quali dritto verso mezzodì, e ristringe l'entrata del porto maggiore; l'altro, storcendo in su verso Maestro, forma l'istmo. Il lato di ponente che risponde al porto maggiore va detto dunque fronte della città; e l'istmo, ala o corno dritto.

674.L'istmo è largo circa un ottavo di miglio siciliano, ossia da 186 metri.

675.Ἑλέπολις, nel testo. Si sa da Ammiano Marcellino ch'era una tettoia di assi, coperta di vimini e argilla, congegnatovi sotto una trave armata di ferro da percuotere il muro. Risponde perciò al montone, gatto, ec., come si chiamò dalla foggia del ferro che stava in cima alla trave. Veggasi ilThesaurus linguæ græcæ, di Enrico Etienne, edizione di Hase e Dindorf, tomo III.

676.Χελώνη, tettoia minore che gli antichi faceano talvolta con gli scudi. Qui pare quel che poi si chiamò mantelletto per proteggere gli artefici che lavoravano a scalzare il muro.

677.Teodosio Monaco, l. c.

678.Teodosio dice soltanto che una parte della torre sul porto grande e indi un pezzo della cortina crollassero pei tiri dei mangani. Ciò non potea avvenire se i proietti non correano per curva assai lieve, da potersi chiamare linea retta ove non si parli tecnicamente. Delle macchine servite dai Saraceni di Lucera feci menzione nellaStoria del Vespro Siciliano, capitolo X, p. 226, e nota a pag. 228, ediz. Le Monnier. Gli altri esempii ai quali ho accennato, occorrono nella presente Storia.

679.Ibn-el-Athîr, l. c.

680.Βραχιόλιον. Teofane, nellaChronographia, usa questa voce, prima in significato di braccialetto propriamente detto, ossia ornamento del braccio (tomo I, p. 225 e 491); e poi (p. 541), di fortificazione attenente alla Porta d'oro di Costantinopoli, negli assalti che diè l'armata musulmana nel famoso assedio del 673. Il testo di Teodosio dice nel presente luogo: Τὰ ὰμφὶ τοῖν λιμένοιν τείχη, ἂ δη βραχιόλια ὺνομάζουσιν; e la versione di M. Hase:Mœnia circa utrumque portum quæ brachiolia vocant. Parmi che τείχη si debba prender qui nel senso di fortificazione in generale, e ὰμφὶ dipressopiuttosto cheintorno. E veramente quelle due voci si trovano talvolta adoprate in questi significati; e basta guardare una pianta topografica, e considerare che il porto grande gira da sette miglia, per capacitarsi che non si tratti di muro intorno intorno.

681.Χρυσίνος. Ho posto il nome che dettero a questa moneta gli occidentali. Il valsente in peso di metallo, spessissimo alterato, è di 13 lire incirca.

682.Νομίσμα, voce usata nello stesso significato di χρυσίνος.

683.Τέτανος.

684.Ὁς ὰσκὸν.

685.Così è da supporre, leggendosi nel testo: καὶ τούτοις πολυμερῶς διατρήσασα; e nella versione di M. Hase:multis ex partibus terebratos.

686.Colpiti di ήμιπληξία, dice il testo qui al certo inesatto, poichè “emiplessia” significa “paralisia di un lato.” Fin qui mi riferisco sempre alla epistola di Teodosio.

687.Georgius Monachus,De Basilio Macedone. § 11, p. 843.

688.Theophanes continuatus, lib. V, cap. LXIX, LXX, p. 309 seg.

689.Se meritasse maggiore fiducia la traduzione latina che pubblicò il Gaetani di certi versi di Teodosio indirizzati a un Beato Sofronio, che pare sia l'arcivescovo di Siracusa, si potrebbe affermare che il grosso dell'esercito musulmano si fosse ridotto alle stanze nell'inverno. Ma come farvi assegnamento, se la narrazione in prosa non ne parla, e se la traduzione dei versi è del tenor seguente?


Back to IndexNext