Chapter 33

Genus Ismael ascenditSyracusanorum in urbem,Ambitu ambiens hanc;Aggressus devicit(devicitur?)Dolose supervenit extemploPer annum etiam navigavitPost decem autem menses exciditObsidio urbem.690.Sappiamo da Ibn-el-Athîr che l'assedio di Siracusa fa cominciato da Gia'far-ibn-Mohammed, governatore dell'isola; e leggiamo nelBaiân, dopo la espugnazione di Siracusa, che costui fosse ucciso in Palermo lo stesso anno 264. Da un'altra mano, Teodosio chiama il capitano dello esercito vincitoreBusa amiræ Chagebis filius, e lo dice diverso dall'emiro supremo ch'era in Palermo, al quale fu condotto il narratore insieme con gli altri prigioni. Attagliandosi l'una all'altra coteste due testimonianze, possiamo stare a quelle, e mettere da parte il Nowairi che ne discorda. Costui nella storia di Sicilia non parla della espugnazione di Siracusa. In quella d'Affrica, pubblicata de M. De Slane in appendice a Ibn-Khaldûn,Histoire des Berbères, p. 425, attribuisce la vittoria ad Ahmed-ibn-Aghlab; forse senz'altra ragione che di supporlo in quel tempo governatore della Sicilia, come abbiam notato nel presente capitolo.Quanto al nome del vincitor di Siracusa, che Teodosio non poteva ignorare, mi par che vada letto Abu-l'sa, figliuolo dell'hâgebossia ciambellano di Ibrahim-ibn-Ahmed; poichè le due lettere latine ch sono trascrizione ordinaria della greca χ, come questa dell'ha, 6ª lettera dell'alfabeto arabico, con la quale comincia la vocehageb; e le letteregebsimilmente rispondono alle arabiche. È maraviglia a trovare sì intatta quella parola passata per mano di varii copisti e d'un traduttore; poichè di questo squarcio il testo greco si è perduto. Debbo qui avvertire, per render testimonianza al vero, che M. Famin, nellaHistoire des Invasions des Sarrazins en Italie, Paris 1843, della quale è uscito solo il primo volume, e la quale avrò poche altre occasioni di citare, ha colto nello stesso segno mio, tirando a un altro. La voceChâgebgli parve corruzione del nome patronimico di Mohammed-ibn-Kohreb; e ne disse le male parole a Teodosio, anche per aver chiamato costui emiro, e conchiuse doversi correggere il nomeMouça fils de l'émir Khareb; cioè Mohammed-ibn-Kohreb, che per caso si trova appunto lo hâgeb del principe aghlabita in questo tempo.691.Fo questo conto su quello degli uccisi quando fu presa la città.692.Theophanes continuatus, lib. V, cap. LXX, p. 511.693.Teodosio Monaco, l. c.694.Die prima post vigesimam mensis maij, quarta vero ab eo die quo murus corruit; dice la versione pubblicata dal Gaetani. Ma quel quarto giorno dopo la caduta del muro non risponde al conto fatto poco prima. Perciò credo inesatta la versione, e che si debba intenderequarta feria, ossia mercoledì, il giorno appunto della settimana che notano concordemente laCronica di Cambridgee ilBaiân.695.Questo nome non è dato da Teodosio; ma il Gaetani crede su buone ragioni che così si chiamasse l'arcivescovo.696.LaContinuazione di Teofanenota espressamente che fossero uccisi tutti i soldati, e fatti schiavi i cittadini.697.Teodosio.698.Questo passo si trova nella parte di cui è perduto il testo greco.699.Ibn-el-Athîr.700.Le autorità bizantine sono: Theodosii monachi atque grammatici,Epistola de expugnatione Siracusarum, versione latina che fece un monaco basiliano, per nome Giosafà, sopra un MS. del monastero del Salvatore di Messina; e fu pubblicata dal Gaetani,Vitæ Sanctorum Siculorum, tomo II, in appendice; poi dal Pirro, ec. Il MS. andò a male con tanti altri, perduto nei monasteri di Spagna o sepolto nella Vaticana, ove è da sperare che un giorno si trovi. Intanto abbiamo uno squarcio del testo in un MS. di Parigi, il quale sventuratamente non arriva nè anco a metà della epistola; ma capitò in ottime mani, poichè M. Hase n'ha fatto una versione latina, e pubblicatala con l'originale greco, in appendice allaLeonis Diaconi Caloensis Historia, Parigi, 1819; su la quale edizione fa ristampato a Bonn, il 1828. La pubblicazione di M. Hase ci ammonisce a non fidarci troppo della prima versione latina, che talvolta sbaglia il significato, e per lo più si perde in parafrasi. —Theophanes Continuatus, lib. V, cap. LXIX, LXX, p. 309, seg., oltre i cenni che si trovano in Georgius Monachus,De Basilio Macedone, cap. XI, p. 843; Symeon Magister,idem, p. 691; Nicetæ Paphlagonii,Vita Sancti Ignatii, presso Labbe,Sacrosancta Concilia, tomo VIII, p. 1238.Degli autori arabi ne trattano: Ibn-el-Athîr e Nowairi, ll. cc.;Baiân, tomo I, p. 110; aggiungasi laCronica di Cambridge, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 42.La data della espugnazione, il 21 maggio, si trova al paro in Teodosio nellaCronica di Cambridge, e nelBaiân. L'anno 878 è determinato da queste ultime due autorità. Manifesto l'errore di coloro che, seguendo laContinuazione di Teofane, han detto presa Siracusa l'880.701.I titoli di queste due elegie sono stati rinvenuti dal dotto ellenista siciliano Pietro Matranga. VeggasiSpicilegium Romanum, tomo IV, Romæ, 1840, p. xxxix.702.I cronisti musulmani affermano precisamente che l'esercito vincitore andasse via da Siracusa dopo due mesi. Teodosio scrive essere rimaso prigione per trenta dì; nel qual tempo i Musulmani ardeano e guastavano la città: e poi mandarono lui e gli altri prigioni in Palermo sotto la scorta dei negri; ma non che marciasse con tutto lo esercito. Queste due testimonianze perciò non si contraddicono punto.703.Solarium, nella versione; manca il testo greco.704.Demosterium; certamente il testo portava δεσμωτήριον.705.Si celebra il 10 del mese di dsu-'l-haggi, che quell'anno cadde nel 12 agosto 878, secondo il conto degli astronomi musulmani, e il 13, secondo il conto comune.706.Ex iis qui populo præerant. Qualchefakîhosceikh.707.Non enim hoc fas esse, leggiamo nella versione latina. I Musulmani d'altronde non fecero mai sagrifizii umani, come par che pensasse Teodosio; e la legge risparmiava la vita ai preti cristiani.708.Tutto ciò da Teodosio, l. c.709.Chronicon Cantabrigiense, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 43, dice venuto a posta un che ricomprò i prigioni di Siracusa l'anno 6393. Il Rampoldi,Annali Musulmani, an. 886, al solito senza citare, scrive che fossero riscattati 4253 prigioni che si trovavano “nel solo ergastolo di Siracusa,” e quasi altrettanti al Kairewân. Ma Siracusa era distrutta; i prigioni condotti in Palermo, come dice Teodosio, che dovea saperlo; e il numero non potea essere stato sì grande, che il quinto appartenente al governo sommasse ad ottomila e più, quanti si dice che ve ne fossero tra Kairewân e lo ergastolo di Sicilia. Perciò la compilazione orientale, da cui il Rampoldi par che abbia cavato quelle cifre, o è favolosa o erronea.710.Il Gaetani, non trovando altra memoria di loro, chè laCronica di Cambridgeper anco non si conoscea, e volendo accrescere il catalogo dei martiri siciliani, suppone che Sofronio e i compagni fossero morti per la Fede.711.Baiân, tomo I, p. 110. Quivi non leggonsi i gradi della parentela con Ibrahîm-ibn-Ahmed, ma si argomentan dai nomi. Traduco a caso il soprannome, ch'è scritto senza vocali, onde si potrebbe leggereKherg-er-ro'ûna, “Nugolo di pazzia.” ed è suscettivo d'altre lezioni e interpretazioni. Nel Baiân quest'omicidio è scritto dopo la presa di Siracusa. Ma ciò non prova che accadesse dopo: e le conseguenze del misfatto, riferite dalBaiântutte nello stesso anno, fan supporre o ammazzato Gia'far nei principii, ovvero che l'autore non osservi rigorosamente la cronologia.712.Baiân, l. c. Quivi si legge Hosein-ibn-Riiâh. Correggo Ribâh per essere famiglia illustre della colonia, e per trovarsi appo Nowairi un Hosein-ibn-Ribâh governatore della Sicilia nell'872, come si è detto a p. 391.713.Baiân, tomo I, p. 110.714.Chronicon Cantabrigiense, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 15. Il nome nel MS. si trova senza punti diacritici, fuorchè su l'ultima lettera; ma credo che gli editori si fossero bene apposti nel supplire i punti che mancano. Va trascritto Khrîsâf. Il diploma del XII secolo al quale alludo, si legge in Pirro,Sicilia Sacra, p. 390. Nata contesa intorno i confini di un podere nel territorio di Cagliano, re Ruggiero, il 1142, deputò a deciderla un conte Simone e il famoso Giorgio di Antiochia; i quali intesero varii notabili, e tra gli altri un Crisafi di Troina. Fa anco menzione di questa famiglia il Bonfiglio, autore messinese del XVII secolo, e dà lo stemma gentilizio di quella, presso Burmanno,Thesaurus Antiquit. Siciliæ, tomo IX, p. 117. Un marchese Crisafi e un suo fratello, cavaliere gerosolimitano, usciti di Messina per cagion della rivoluzione contro gli Spagnuoli e rifuggiti in Francia, segnalaronsi dopo il 1691, sotto le bandiere francesi, nell'America settentrionale. Dei quali il cavaliere, audace uom di guerra e di stato, si dice sia morto di crepacuore non vedendosi punto rimeritato dalla corte di Francia; e l'altro governò il distretto delleTrois Rivières, come si legge in Charlevoix,Histoire de la nouvelle France, tomo II, p. 95 seg. Questa famiglia, dopo mille anni di nobiltà, si è estinta in Messina, come mi si dice, verso il 1840.715.L'autore è anonimo. La leggenda fu tradotta dal gesuita siciliano Fiorito, sopra un MS. greco del monastero del Salvatore di Messina. Pubblicò questa versione il Gaetani,Vitæ Sanctorum Siculorum, tomo II, p. 63, seg., e l'hanno ristampato i Bollandisti,Acta Sanctorum, 17 agosto.716.Epistola di Giovanni VIII papa, di nº CCXL, data il 19 nov. 879, presso Labbe,Sacrosanta Concilia, tomo IX, p. 184. Il Muratori,Annali, an. 880, confonde questa vittoria con l'altra che siamo per narrare, significata da papa Giovanni a Carlo il Calvo per una epistola del 30 ottobre 880, nº CCLV (stampato per errore CCXLV).717.Theophanes continuatus, lib. V, cap. LIX-LX-LXI, p. 298, seg. Queste fazioni e le altre dell'armata bizantina in Sicilia e Calabria son riferite innanzi la espugnazione di Siracusa. Ma l'anonimo compilatore confessa (cap. LXXI, p. 313) non esser punto certo della cronologia. Io l'ho corretto con la scorta delle autorità musulmane e italiane che citerò nelle note seguenti.718.Theophanes continuatus, lib. V, cap. LXII, p. 303. Che sia la stessa armata veduta da Elia nel porto di Palermo mi par supposizione necessaria.719.Baiân, tomo I, p. 110.720.LaContinuazione di Teofanedà il solo nome Nasar. NellaVita di Santo Elial'ammiraglio è chiamato Basilio Nasar; ma dubito che il nome di Basilio sia quello dell'imperatore, aggiunto a Nasar per errore del MS. o della versione. Nasar è nome semitico. Da ciò, e dall'avere l'ammiraglio chiesto rinforzi di Mardaiti, argomento che appartenesse a questa gente, così chiamata dagli Arabi perchè si ribellò da loro. Erano Cristiani del Libano, della setta che si addimanda Maronita.721.Di questa sconfitta dell'armata musulmana d'Affrica e di Sicilia abbiamo testimonianze diverse, che non è difficile a mettere d'accordo.LaContinuazione di Teofane, l. c., cap. LXII, dà il numero delle navi africane; il tempo vagamente e con errore; il luogo anche vagamente; ma dice che il nemico scorresse i mari di Cefalonia e Zante, e che Nasar uscisse da Modone, e tornassevi dopo la vittoria, e poi, chieste istruzioni a Basilio, venisse in Palermo. La epistola di Giovanni VIII, del 30 ottobre, 19ª indizione (dal 1º sett. 880 al 31 ag. 881), dando a Carlo il Calvo le nuove dei Greci e Ismaeliti, dice:quia Græcorum navigia in mari Israelitarum victorisissime straverunt phalanges; ed è evidente che debbasi leggereIsmaelitarum. NellaCronica di Cambridge, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 43, troviamo: “L'anno 6388 (1º settembre 879 a 31 agosto 880), i Bizantini presero le navi dei Musulmani in un luogo che s'addimanda Ellada.” Questa voce precisamente si legge, nel MS. con la l raddoppiata e ladcon un punto diacritico, con la quale per lo più gli Arabi trascrivono ladgreca o latina, perchè la lorodsenza punto si confonde spesso con la nostrat. Ellade è appunto il nome deltemadella Grecia propria, che stendeasi dall'uno all'altro mare, compresavi l'isola di Negroponte, che sta a levante, ma non Cefalonia e Zante, che giacciono a ponente; e confinava a settentrione coltemadi Tessalonica, a mezzodì con quello del Peloponneso. Tal nome è scritto ordinariamente dai Bizantini Ἑλλάς, all'accusativo Ἑλλάδα, con le medesime lettere e accento della trascrizione arabica. Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 109 verso; e. MS. di Bihars, fog. 49 recto, anno 266 (22 agosto 879 a 10 agosto 889), riferisce la battaglia ne' mari di Sicilia; presa la più parte delle navi musulmane, e salvatisi gli avanzi in Palermo. IlBaiân, tomo I, p. 110, dice portata la guerra dal governatore di Sicilia ai Bizantini, che fecero uscire 140 navi; scontratesi le due armate; prese le navi della musulmana; e passati i vincitori a Palermo. Ciò nel 266. Finalmente laVita di Santo Eliadà allestita l'armata in Palermo contro Reggio al tempo dello imperatore Leone; mandato da costui Basilio Nasar con 45 navi; ito Santo Elia di Palermo a Taormina ed a Reggio, ove confortò i cittadini che non fuggissero, e Nasar che fidasse nella vittoria; uscito Nasar contro i Musulmani, cui ruppe, messe in fuga, affondò in mare, o fe' prigioni. In questa narrazione può star la data dell'880, poichè Leone, che regnava solo quando fu scritta la biografia, era già associato al padre innanzi l'880, e probabilmente, come lo accennai di sopra, il nome di Basilio nel testo va aggiunto a quel di Leone, e non dato come nome di battesimo di Nasar. Però non han luogo le conghietture cronologiche del Gaetani, op. c., p. 68, e dei Bollandisti, vol. c., p. 483. Quanto al luogo della battaglia, o fu confuso nella memoria di Elia che vecchio narrava questi casi, o dalla penna dell'agiografo, ovvero seguì un novello scontro di 45 navi bizantine con gli avanzi dei Musulmani, che uscissero di Palermo, vedendosi assaliti nelle case loro.Dopo il detto fin qui, i fatti mi sembrano provati abbastanza. Così anche la data, non ostante una difficoltà che non voglio tacere, cioè che Giovanni VIII avesse differito sino al 30 ottobre a significare a Carlo il Calvo una sì importante sconfitta dei Musulmani seguita nei primi di agosto. Ma questa data di agosto 880 calza sì bene con tutte le memorie; e d'altronde le comunicazioni tra la Sicilia e Roma erano sì incerte, e sopratutto sì poca la voglia di papa Giovanni a dare quella nuova, a Carlo, dal quale sollecitava sempre aiuti contro i Musulmani, che ben si possono supporre passati due mesi e mezzo. Infine è da considerare che il papa non scriveva apposta quest'avviso, ma per incidenza, e rispondendo a Carlo il Calvo che gli avea domandato, forse maliziosamente, che si dicesse dei Greci e dei Saraceni.722.Theophanes continuatus, lib. V, cap. LXIV, p. 304-305. L'obolo rispondeva a1⁄210del bizantino, ossia circa 0,06 di lira italiana.723.Ibn-el-Athîr, l. c.724.Si confrontino:Theophanes continuatus, l. c., eBaiân, tomo I, p, 110.725.Non mi par dubbio che la divisione di quei legni sottili vi rimanesse dopo la partenza di Nasar. Il porto dovea essere Termini o Cefalù; poichè le schiere si spingeano su la parte delle Madonie che sta a cavaliere a quella spiaggia.726.Si confrontino: Leonis Grammatici,Chronographia, p. 258, e Georgii Monachi,De Basilio Macedone, cap. XX, p. 845. Secondo quest'ultimo ho soppresso il nome di Musulice, che Leone dà anche a Euprassio, e che sembra nome del capitano che gli succedette.727.Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 25 recto, e MS. di Bibars, fog. 62 recto, sotto l'anno 368 (881-882), dice presa dai Musulmani una fortezza “che i Greci aveano fabbricato di recente, e chiamatala la Città del Re.” — “Di recente” qui si deve intendere l'880, perchè prima erano vincitori e padroni i Musulmani in quelle parti. Quanto a Polizzi, oltre il sito ch'è designato da tutte le fazioni di guerra dell'882, accenna a quella città anco il nome, che necessariamente doveva esser greco, Βασιλεόπολις, o soltanto Πόλις, e Pólis esattamente si pronunziava nel XII secolo, come il prova la trascrizione arabica di Edrisi. Però è caduto in errore il Wenrich, il quale, lib. I, cap. XI, § 96, p. 128, ha creduto di trovare la “Città del Re” in Castroreale, senza riflettere che il nome non potea essere latino, e senza sapere che Castroreale fu fabbricata dagli Aragonesi nel XIV secolo, come si scorge dal Fazzello, deca I, lib. X, cap. I, e da Amico,Lexicon Topographicum.728.Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 120 recto; e MS. di Bibars, fog. 59 recto, anno 267;Baiân, tomo I, p. 111; e Ibn-abi-Dinâr, MS. di Parigi, fog. 21 verso, con lo errore di Iliâs in luogo di Abbâs. Questo nome patronimico è scritto El-Miâs in Ibn-Wuedrân, MS. § 6, versione francese nellaRevue de l'Orient, déc. 1853, p. 429.729.Ibn-el-Athîr, l. c.730.Confrontinsi:Chronicon Cantabrigiense, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 43; eVita di Santo Elia da Castrogiovanni, presso Gaetani,Vitæ Sanctorum Siculorum, tomo II, p. 68, e presso i Bollandisti,Acta Sanctorum, 17 ag., p. 483. Nella cronica si legge sconfitto a Taormina Barsâs; laVita di Santo Eliadice Barsamius che mi pare migliore lezione. Infatti il nome diBarsemius, trascrizione del siriacoBarsuma, si trova in Mesopotamia dal secondo al quinto secolo dell'era volgare, com'io l'ho accennato nelle note alSolwân-el-Mota', d'Ibn-Zafer, nota 44 al capitolo V, p. 336. Il Wenrich, lib. I, cap. XI, § 96, dice uccisi 3000 Cristiani; e cita nella nota 144 Ibn-el-Athîr. Così confonde questa fazione con quella che seguì nell'882.731.Ibn-el-Athîr, l. c. Nel MS. si legge chiaramenteBekâra, che parrebbe trascrizione diBiccarum, come troviamo scritto il nome dell'odierna Vicari nei diplomi latini dell'XI secolo; ed è terra lontana 30 miglia da Palermo, e circa la metà dalla spiaggia del Tirreno. Ma in Edrisi il nome di Vicari è trascrittoBikû, che risponde esattamente al Βοικὸς di un diploma greco dell'XI secolo, pubblicato da Buscemi,Giornale Ecclesiastico per la Sicilia, Palermo 1832, tomo I, p. 212 e 213. Dippiù, Edrisi parla di un altro castello, nelle vicinanze al certo di Gangi, terra a 14 miglia da Polizzi, il nome del quale castello nellaGeographia Nubiensisè scrittoMekâra, così anche nel MS. di Edrisi d'Oxford, eNakârain uno dei MSS. di Parigi; nell'altro, che è il migliore,Bekâra: varianti, tra le quali è da preferirsiMekâra, supponendosi con fondamento che fosse appunto presso Gangi laImacaradi Plinio e laMegaradi Tolomeo. Posto ciò, rimane in dubbio se vada fatta ad Ibn-el-Athîr la stessa correzione diMekâra, ovvero debba supporsi che la cronica nella quale ei lesseBekâra, avesse così trascritto, in modo diverso da Edrisi, il nome diBiccarum. È dubbio insignificante ed impossibile a sciorre, poichè entrambi i siti di Vicari e di Gangi poteano essere occupati dai Bizantini in quella impresa. D'altronde i nomi di Biccaro, Vaccaro, Vico, Bica ec., doveano essere frequenti in Sicilia; e tanto più facilmente si poteano confondere, quantobekkârin arabico risponde al greco βοιχὸς e all'italiano “boaro” e “vaccaro.”732.Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 123 recto; e MS. di Bibars, fog. 62 recto, anno 268.733.“Kalat-abi-Thûr,” in Edrisi; “Calatabutor, Galatabutur, ec.,” nei diplomi latini dell'XI e XII secolo.734.Nicetæ Paphlagonii,Vita Sancti Ignatii, presso il Labbe,Sacrosancta Concilia, tomo VIII, p. 1247.735.Parlando familiarmente, gli Arabi chiamano più tosto del soprannome che del nome o casato.736.Riadh-en-nofûs, MS. di Parigi, fog. 79 verso. La versione mia è fedele, non litterale.737.Egli adopera i due sostantivi,hesced, “ragunata,” egem', “turba.”738.Ibn-el-Athîr, l. c. IlBaiân, tomo I, p, 111, sotto l'anno 268, accenna solo lo scambio del governatore, dando esattamente gli stessi nomi del deposto e dello eletto. La Impresa di Mohammed-ibn-Fadhl si dee riferire all'882, poichè il guasto delle mèssi determina la stagione.739.Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 135 verso, anno 269; e MS. di Bibars, fog. 72 recto. Questo capitoletto con alcuni altri è stato dato da M. Des Vergers, in nota nell'Histoire de l'Afrique et de la Sicile par Ibn-Khaldoun, p. 132, seg. Vi si sostituisca Rametta a Rita su l'autorità del MS. di Bibars. Così ancora nel capitoletto del 271.740.Ibn-el-Athîr, con frase vaga o mutilata dai copisti, scrive: “Mosse con grande esercito verso la città di Catania, e distrusse quanto era in quella.”741.IlBaiân, tomo I, p. 113, dà i soli nomi del governatore morto e del rifatto; Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 140 recto, e MS. Bibars, fog. 83 recto, anno 271, narra le fazioni di guerra e lo accordo; ilChronicon Cantabrigiense, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 43, dice del solo accordo. Ecco le parole delle due croniche. In Ibn-el-Athîr leggiamo: “.... e incalzava la città, quando vennero a trovarlo oratori del patrizio dei Rûm, chiedendogli la tregua e lo scambio dei prigioni, ec.” LaCronica di Cambridgeha: “Il ûi ti recò il riscatto, e fe' uscire i prigioni di Siracusa;” come va corretta la versione latina. Quel nome, ove mancano i punti diacritici di due lettere, è stato lettoBuliti, e il Di Gregorio sagacemente ha riconosciuto in questa voce la greca Βουλευτίς (o meglio Βουλευτὴς), che si pronunziavaVulevtis; dandosi dai Greci il medesimo valore della nostra v alla β e alla υ. Perciò nel supplire i punti diacritici al testo correggoBûlebtî. Parmi sia questo il plurale Βουλευταὶ, che nella lingua dei mezzi tempi significavaDecurioni, ossia, collettivamente,la Curia.Parmi che gli annali musulmani abbian mutato cotesti magistrati municipali in oratori del capitano bizantino. Potrebbe essere ancora che il capitano del presidio abbia fermato l'accordo, e alcuni decurioni siansi recati poi in Palermo a togliere i prigioni cristiani, recando i musulmani, che forse non erano a Taormina. In ogni modo, il fatto, e la voce usata da Ibn-el-Athîr, mostrano che si trattasse di scambio, e non di mero riscatto di Cristiani.742.Confrontinsi: Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 161 verso; MS. di Bibars, fog. 85 verso, anno 272;Baiân, tomo I, p. 113.743.Ibn-el-Athîr eBaiân, ll. cc.744.La guerra civile tra i Berberi e ilgiund, ossia le milizie arabe, si legge nellaCronica di Cambridge, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 43; il rimanente nelBaiân, tomo I, p. 114. In quest'ultimo, con la data del 273 (7 giugno 886 a 26 maggio 887); nellaCronica di Cambridge, del 6395 (1 settembre 886 a 31 agosto 887). Nel Rampoldi,Annali Musulmani, anno 887, si legge: “L'autore delNighiaristan, dice che in Sicilia ebbero luogo forti combattimenti tra quei Cristiani e i Musulmani, con riportarne a vicenda qualche vantaggio.” Non sarebbe impossibile che il compilatore persiano, o lo italiano, abbia così interpretato i casi della guerra civile; o che il Rampoldi, per errore, abbia tolto questa notizia dallaCronica di Cambridge, e citato ilNigâristân.745.Così lo chiama Erchemperto.746.IlBaiân, tomo I, p. 114, sotto l'anno 275, dice della “tremenda battaglia” vinta dai Siciliani, e che perissero dei nemici più di 7000 ammazzati, e da 5000 annegati. Forse il compilatore lesse male i testi, che riferissero due tradizioni diverse, ovvero portassero il numero dei morti in battaglia, e poi il totale, compresivi i prigioni; o che so io. Si accenna inoltre la fuga dei Cristiani dalle terre vicine ai Musulmani, che si deve intendere delle Calabrie, e sopratutto di Reggio, secondo le testimonianze dellaCronica di Cambridgee di Erchemperto.Chronicon Cantabrigiense, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 43; ove si porta a 5000 il numero degli uccisi, la battaglia a Milazzo e la data del 6397 (1 settembre 888 a 31 agosto 889). Similmente, Ibn-Abbâr, nello squarcio di cui si farà menzione nella nota seguente, parla della “battaglia di Milazzo.” Erchemperto,Historia, cap. LXXXI, la suppone nello stretto di Messina. Il Rampoldi,Annali Musulmani, anno 888, scrive così: “Terminò i suoi giorni in Palermo l'emir Iakoub figliuolo di Ahmed, della casa di Aghlab, uno dei comandanti generali in Sicilia, e governatore di Messina. Aaroun el Khams gli succedette nel governo dei Musulmani di quella città.” Ignoro donde egli abbia potuto trarre questa seconda notizia. La prima mi pare arbitraria correzione di ciò che scrisse erroneamente il Nowairi.747.Ibn-Abbâr, MS. della Società Asiatica di Parigi, fog. 36 recto.748.In miglia siciliane secondo la carta geografica. È notevole che Edrisi dà appunto la stessa distanza in miglia arabiche che rispondono alle siciliane. Nel secolo passato, la distanza si ragionava 13 miglia, certamente per altra strada meno malagevole. In oggi, la strada del corriere, che passa per Spadafora facendo un lungo giro, è di 24 miglia.749.Ibrahîm suo padre era fratello di Khafâgia emiro di Sicilia, del quale si è detto. Sofiân, ceppo di questa famiglia, era fratello di quell'Aghlab da cui prese nome la dinastia.750.Ibn-Abbâr, MS. della Società Asiatica di Parigi, l. c. Il nome dello ammiraglio greco si trova nellaVita di Santo Elia da Castrogiovanni, presso il Gaetani,Vitæ Sanctorum Siculorum, tomo II, p. 72, se pur la vittoria dell'ammiraglio Michele fu riportata nello stesso scontro in cui presero Mogber. Il Conde,Historia de la Dominacion de los Árabes en España, parte II, cap. LXXV, senza citare Ibn-Abbâr, ha dato una versione poco esatta dell'articolo biografico sopra Mogber.751.Baiân, tomo I, p. 115, anno 276.752.Chronicon Cantabrigiense, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 43. Questa cronica non indica al certo col nome di Siciliani i Cristiani, i quali chiama sempre Rûm, ma sì bene i coloni di Sicilia; come tutti gli scrittori arabi dicono Sirii, Egiziani, Spagnuoli ec., i coloni di lor gente in que' varii paesi.753.Si conferma questo significato della voce “Affricani” dal seguente passo dellaCronica di Cambridge, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 43: “L'anno 6406 i Berberi assaltarono il giund, e consegnarono agli Affricani Abu-Hosein e i suoi figliuoli.” Gli Affricani dunque non erano nè i Berberi nè gli Arabi d'Affrica venuti in Sicilia al conquisto, e scritti nei giund, ma le soldatesche mandate da Ibrahim-ibn-Ahmed.754.Baiân, tomo I, p. 116, anni 278 e 279.755.Questo fatto è riferito dal solo Nowairi, nellaConquête d'Afrique, ec., pubblicata da M. De Slane, in appendice allaHistoire des Berbères par Ibn-Khaldoun, tomo I, p. 428. Quivi, dopo il supplizio dello hâgib Ibn-Semsâma, si legge: “L'officier qui le remplaça, et qui se nommait El-Hacen-ibn-Naked, avait exercé d'autres charges, dont l'une était le gouvernement de l'île de Sicile.” Ma il testo arabico veramente dice: “E pose in sua vece Hasan-ibn-Nâkid, e unì in persona di costui parecchi oficii, tra i quali lo emirato di Sicilia.” La frase che rendo “unì in persona di costui” non lascia luogo a dubbio; poichè si compone del verbodhâfalla quarta forma, costruito con la preposizione ila; onde significa “aggregare, congiungere.” Al par di me lo aveva interpretato M. Des Vergers, dando questo squarcio in nota a Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 130. M. De Slane, ch'è padrone della lingua arabica e che spesso è necessitato a correggere le espressioni inesatte di quegli scrittori, si è ingannato nel presente caso da uomo erudito; sapendo che non si poteano esercitare a un tempo un oficio in Affrica e il governo di Sicilia. Ma in questo appunto consistea lo abuso di autorità narrato dal Nowairi, o piuttosto da alcun antico cronista ch'ei copiava. Egli è evidente che Ibrahim-ibn-Ahmed voleva accentrare l'autorità in persona del suo primo ministro; al quale dava la missione di domare la rivoluzione scoppiata in Affrica, e sempre desta in Sicilia.756.Chronic. Cantabrigiense, l. c. Leggiamo qui la data del 6404 (1º settembre 895 a 31 agosto 896), e nelBaiân, tomo I, p. 123, del 282 (1º marzo 885 a 17 febbraio 896). Così il fatto è limitato ai sei mesi che corsero dal 1º settembre al 17 febbraio.757.Johannes Diaconus,Translatio Sancti Severini, presso Gaetani,Vitæ Sanctorum Siculorum, tomo II, p. 60; e presso Muratori, RerumItalicarum Scriptores, tomo I, parte II, p. 269.758.Baiân, tomo I, p. 125, anno 282.759.Severino Bini, in un'annotazione alla vita di Giovanni VIII, presso il Labbe,Sacrosancta Concilia, tomo IX, p. 2, riprende con tal motto il papa del favore dato a Carlo il Calvo; e con teologica baldanza afferma che Iddio nel punì, facendogli pagar tributo ai Saraceni. Come se il tributo si fosse pagato col sangue del papa, non col danaro dei popoli!760.Annales Ecclesiastici, anno 879.761.Confrontinsi: ErchempertiHistoria, cap. XXXV e XXXVIII; Anonymi SalernitaniChronicon, cap. CXXXI del Pratilli; Johannis DiaconiChronicon Venetum, presso Pertz,Scriptores, tomo VII, p. 20; Andreæ Presbyteri BergomatensisChronicon, presso Pertz,Scriptores, tomo III, p. 237;Chronicon Vulturnense, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo I, parte II, p. 403.762.Confrontinsi ErchempertiHistoria, cap. XXXVIII, XXXIX; Anonymi SalernitaniChronicon, cap. CXXXI del Pratilli, la qual cronica in questo e nei tempi vicini è copia di Erchemperto;Chronicon Vulturnense, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo I, parte II, p. 403, che poco ne differisce; Lupi ProtospathariiChronicon, anno 875;Chronicon Sanctæ Sophiæ Beneventi, anno 875.763.Theophanes continuatus, lib. V, cap. LVIII. Altrove ho notato che, alla fine dei fatti d'Occidente, in questo tempo, lo autore confessa la incertezza della cronologia, e, avrebbe dovuto aggiungere, anche dei particolari. Ei narra quel generoso sacrifizio dell'ambasciatore in modo da non sapersi se si debba riferire a un assedio di Capua o di Benevento; ma piuttosto parmi si tratti di altro castello, il cui nome sfuggì al compilatore.764.Theophanes continuatus, lib. V, cap. LXV.765.Confrontinsi:Theophanes continuatus, lib. V, cap. LXVI; Lupi Protospatharii,Chronicon, anno 880;Chronicon Barense, anno 880. Secondo questa cronica, che Lupo ha copiato, i Musulmani “uscirono di Taranto,” nè si parla di prigioni.766.Theophanes continuatus, l. c.767.Theophanes continuatus, lib. V, cap. LXXI.768.Confrontinsi:Theophanes continuatus, l. c.; Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 161 verso; e MS. di Bibars, fog. 85 verso, anno 272; eBaiân, tomo I, p. 113. La cronologia dei Musulmani risponde esattamente al tempo assegnato da' Bizantini cioè gli ultimi anni della vita di Basilio. I nomi anco si riconoscono agevolmente: Ingifûr presso Ibn-el-Athîr, e M h fûr nelBaiân, per Niceforo; o, secondo la pronunzia greca, Nikifóro (Νικηφόρος); S b z na, per Severina; e, per Amantea, M f nlia, che, correggendovi i punti diacritici, si può leggere benissimo Mantîia. Debbo avvertire che questo capitoletto di Ibn-el-Athîr, cavato dal MS. A, è stato pubblicato da M. Des Vergers, in nota ad Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 136.769.Theophanes continuatus, l. c.770.Cedrenus, vol. II, p. 354. Si allude alla moderazione civile di Niceforo nella Tattica dell'imperatore Leone, testo greco e versione latina, § 38, p. 742, e versione francese del Maizeroi, parte II, p. 16.771.Leonis ImperatorisTactica, l. c.772.Ibn-el-Athîr lo chiama così due volte che parla di lui nei capitoli degli avvenimenti diversi, del 268 e del 270. MS. A, tomo II, fog. 123 verso, e 128 verso, e MS. C, tomo IV, fog. 259 recto.773.Theophanes continuatus, lib. V, cap. XI e LXXV.774.ErchempertiHistoria, cap. LXXXI.775.Chronica Sancti Benedicti, presso Pertz,Scriptores, tomo III, p. 203. Questo capitolo è di quelli che gli editori alemanni hanno aggiunto al testo pubblicato dal Pellegrino e dal Pratilli; aggiunte cavate da un MS. Vaticano.776.Veggasi Lib. I, cap. VIII, p. 187, seg.777.Giovanni VIII scrivea a Landolfo vescovo di Capua, com'e' pare in settembre 876, essere stata a lui commessa particolarmente quella terra dallo imperatore; presso Labbe,Sacrosancta Concilia, tomo IX, p. 8, epistola IX. Eutropio, prete lombardo vivuto un secolo appresso, pretese aggiungere alla dominazione di Capua la sovranità temporale di Roma, il Sannio, le Calabrie, il Ducato di Benevento, e Arezzo e Chiusi in Toscana. Veggasi Saint-Marc,Abrégé chronologique de l'Histoire d'Italie, a. 875.778.ErchempertiHistoria, cap. XLVII.779.ErchempertiHistoria, cap. XLVII.780.Ciò si potrebbe inferire dalle parole di Erchemperto, cap. XXXIX, “che Salerno, Napoli, Gaeta e Amalfi, sendo in pace coi Saraceni, gravemente affliggevano Roma con le scorrerie marittime; onde Carlo il Calvo, presa la corona dello impero, diè in aiuto al papa Lamberto e Guido di Spoleto, co' quali il papa andò a Capua e a Napoli.” Ma Erchemperto suol confondere sempre l'ordine dei tempi; e qui par che lo confonda, ritraendosi che Carlo fu coronato imperatore a Roma il 25 dicembre 875, e sapendosi dalle epistole di Giovanni VIII, citate nel séguito del presente capitolo, che i Musulmani infestavano la Campagna di Roma nella state dell'876, e che il papa andò a Capua e Napoli in novembre del medesimo anno. Perciò è probabile che le incursioni verso Ostia fossero incominciate lo stesso anno 876, anzichè il precedente.781.Veggansi le epistole di Giovanni VIII, dal nº I al XXXV, presso il Labbe,Sacrosancta Concilia, tomo IX, p. 1, seg., e presso il Duchesne,Historiæ Francorum Scriptores, tomo III, appendice, niI a XIV. Si riscontri Erchemperto, l. c.782.Secondo il passo d'Erchemperto, già citato a p. 444, nota 3, parrebbe venuto il papa a Napoli e Capua in primavera dell'876 al più tardi. Il Muratori,Annali d'Italia, ha assegnato a quel viaggio la data di gennaio 877, argomentandola dalle parole di Giovanni VIII, il quale a dì primo febbraio si dolea con Aione vescovo di Benevento che:nostro itineri Neapolim nobis..... nuper advenientibus non adhæseris. Ma ilnupernon si dee pigliare in senso così stretto; poichè si sa da Erchemperto che Salerno si spiccò dai Musulmani dopo la venuta del papa a Napoli; e da una epistola di Giovanni VIII al principe di Salerno, data il 17 novembre 876, si vede esser lui già d'accordo col papa. Perciò parmi di fissare il viaggio alla prima metà di novembre. Ma è da avvertire che cotesti diplomi non danno la certezza che ce ne dovremmo aspettare, poichè non sono in buon ordine cronologico; ad alcuni manca la data del giorno e mese; a tutti quella del luogo; e d'altronde la abituale simulazione di Giovanni VIII guasta sempre l'ordine e la proporzione dei fatti.783.ErchempertiHistoria, cap. XXXIX. La pratica della consagrazione di Atanasio vescovo si ritrae dalle epistole di Giovanni VIII, presso Labbe,Sacrosancta Concilia, tomo IX, niV e XLI, p. 5 e 35.784.Epistole LV, LVI, e LVII di Giovanni VIII, e Attidel Sinodo di Ravenna, presso il Labbe, vol. c., p. 45 a 47, e 299 a 304. Il sinodo si tenne in agosto 877, e vi fu presente il papa, come si ricava da un diploma soscritto da lui ilsexto kalendas decembris, che il Labbe giustamente correggeseptembris.785.Epistole XXXVI, XXXVIII, XXXIX, XL, LIX, LXIX, presso il Labbe, vol. c., p. 32, seg.786.Ibidem, epistole LXIX, LXXIV.787.Epistole LXVI, LXVII, presso il Labbe, 1. c. Confrontinsi: ErchempertiHistoria, l. c.; e Anonymi SalernitaniChronicon, cap. CXXXI della edizione del Pratilli.788.Le lagnanze contro Lamberto si veggano nelle epistole di Giovanni VIII, niXX, a XXVII, presso Duchesne,Historiæ Francorum Scriptores, tomo III, p. 880, seg.789.Epistola di Giovanni VIII, nº LXXXIX, presso Labbe,Sacrosancta Concilia, tomo IX, p. 74.790.Erano tutti figliuoli dei fratelli del vescovo, per nome: Pandone, Landone I e Landonolfo.Pandonolfo, figliuol di Pandone, ebbe il titolo di conte e i feudi di Teano e Caserta;Landone, figliuolo di Landone I, ebbe Sessa e Berolais, ossia Capua vecchia;Landone, figliuolo di Landonolfo, ebbe Calinio e Caiazzo;Atenolfo, figliuolo di Landonolfo, ebbe il feudo di Calvo.Veggasi Erchemperto, cap. XL, e la genealogia dei conti di Capua per Camillo Pellegrino.791.Ciò è attestato da Erchemperto, cap. XLVII; e Leone d'Ostia, lib. I, cap. XLIII, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo IV, p. 316.792.Si scorge dalla epistola di Giovanni VIII, data il 5 aprile, 12ª indizione, presso Labbe, op. c., tomo IX, nº CLXVIII, p. 109.793.Ibidem, niCLXXII, CLXXVIII, CLXXIX, CLXXXVI, CXCVII, CCXVI.794.Ibidem, niCCIX, CCXXV, CCXXVII.795.Ibidem, nº CCXLII.796.Leo Ostiensis, lib. I, cap. XLIII, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo IV, p. 316.797.Epistole CLIX a CLXI di Giovanni VIII, presso il Labbe, vol. c., p. 105 e 106.798.Ibidem, epistola CCXLI, p. 171.799.Ibidem, epistola CCXL, p. 171.800.Baronius,Annales Ecclesiastici, anni 879, 880.801.I confini di Spoleto arrivavano sino a Sora e al Lago di Celano.802.ErchempertiHistoria, cap. XLIV, copiato dall'Anonimo Salernitano, cap. CXXXVI della edizione del Pratilli. Erchemperto non porta data, ma scrive questo fatto dopo un assedio di Capua che si dee riferire all'880.803.Anonymi SalernitaniChronicon, cap. CXXXVI, ediz. del Pratilli.804.ErchempertiHistoria, cap. LXXIX; e Anonymi SalernitaniChronicon, cap. CXLVII della edizione del Pratilli. La data si scorge dall'ordine in che questo fatto sta con altri più noti.805.ErchempertiHistoria, cap. XLIV. L'autore non potea dimenticare questa data, perchè ei medesimo fu fatto prigione al castel Pilano, preso dai Napoletani dopo l'assedio dell'anfiteatro di Capua, il 23 agosto 881.806.ErchempertiHistoria, cap. XLVII.807.Giovanni VIII, epistole CCLXV e CCLXX, presso il Labbe, vol. c., p. 191, 195; e la seconda anche appo il Baronio,Annales Ecclesiastici, anno 881, § 2.808.Erchemperti Historia, cap. XLIX, copiato dall'Anonimo Salernitano, cap. CXL, stampato per errore CL, nella edizione del Pratilli. Ritraggo la tradizione popolare dal Caraccioli, il quale ricorda qui il proverbio che si serbava ai suoi tempi: “Quattro sono i luoghi della Saracina: Portici, Cremano, la Torre, e Resina.”809.Erchemperto, l. c.810.Baronio,Annales Ecclesiastici, anno 882, § 2.811.Giovanni VIII, epistola CCXCIV, presso il Labbe, vol. c., p. 210; e presso il Baronio,Annales Ecclesiastici, anno 881, § 6.812.Erchemperti,Historia, cap. XLIX.813.Baronio, l. c.:aliquantos utiles et optimos Mauriscos cum armis, quos Hispani cavallos alpharaces vocant.814.Pietro Suddiacono, continuatore di Giovanni Diacono di Napoli, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo I, parte II, p. 316.815.Leonis Ostiensis, lib. I, cap. XLIII, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo IV, p. 316, 317. Non si sa ond'egli abbia tolto questo racconto, d'altronde verosimile e non sospetto. Non lo cavò certo da Erchemperto, nè dalla Cronica di San Michele in Volturno, citati per errore dal Wenrich,Commentarii, lib. I, cap. X, § 88. Leone dice espressamente che i Musulmani venissero di Agropoli; il che porterebbe la fermata loro a Itri verso l'autunno dell'882, e quella al Garigliano un poco appresso, forse nell'883, dopo la morte di Giovanni VIII.816.ErchempertiHistoria, cap, LI.817.Erchemperto, cap. XLIV, e l'Anonimo Salernitano accennano appena l'arsione del monastero; al solito loro, senza data. La Cronica del monastero, pubblicata dal Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo I, parte II, p. 404, seg., racconta, com'è naturale, molti particolari; ma l'autore visse tra la fine del decimo e il principio dell'undecimo secolo; la sua narrazione pare esagerata, almeno nel numero dei frati uccisi, ch'ei porta a 500 o 900; e vi troviamo in due luoghi diversi due diverse date del fatto; cioè a p. 332 l'anno undecimo di Basilio Macedone (878), e a p. 400, l'anno 882, indizione 15ª. Si vede dunque che le memorie ch'ebbe alle mani il compilatore, com'ei medesimo confessa, non si accordavano punto. Io mi sono appigliato alla data dell'882, sapendosi che passò poco tempo tra la distruzione di questo monastero e quella di Monte Cassino.818.Tra le varie date che si assegnano alla distruzione di Monte Cassino, mi sono appigliato a quella dell'883, che risponde alla 2ª indizione, notata da Leone d'Ostia; e che d'altronde si legge nell'Anonimo Salernitano, il quale ebbe alle mani al certo buoni esemplari di Erchemperto. La riedificazione ricominciò l'886, secondo Erchemperto, e l'884, secondo l'Anonimo. Si confrontino: ErchempertiHistoria, cap. XLIV e LXI; Anonymi SalernitaniChronicon, cap. CXXXVI, e CXLIV della edizione di Pratilli;Chronicon Vulturnense, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo I, parte II, p. 405; Leonis OstiensisHistoria, lib. I, cap. XLIV, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo IV, p. 317. Merita d'esser letta a questo proposito un'opera moderna, laStoria della Badia di Monte Cassino, di Don Luigi Tosti, dotto monaco, il quale aggiunge alcuni particolari cavati da una vita manoscritta di Bertario, e li abbellisce con zelo lodevole in lui, e con pulito e dignitoso stile; tomo I, p. 65, seg.819.Erchemperto, cap. LI.820.Erchemperto, cap. LIV.821.Erchemperto, cap. LVI, LVII; Anonimo Salernitano, cap. CXLII, edizione di Pratilli.822.Veggasi per costui la nota 1, p. 452823.Erchemperto, cap. LV; Anonimo Salernitano, cap. CXLII, edizione di Pratilli.824.Erchemperto, cap. LVIII; Anonimo Salernitano, cap. CXLIII, edizione di Pratilli.825.Veggasi per costui la nota 1, p. 452.826.Erchemperto, cap. LXXIX.827.Chronicon Vulturnense, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo I, parte II, p. 407.828.Erchemperto, cap. LXVI; Anonimo Salernitano, cap. CXLV, ediz. di Pratilli.829.Anonimo Salernitano, cap. CXLV, edizione di Pratilli.830.Erchemperto, cap. LXXIII.831.Erchemperto, cap. LXXV, LXXVII; Anonimo Salernitano, edizione di Pratilli, cap. CXLVII.832.Erchemperto, cap. LXXVI; Anonimo Salernitano, edizione di Pratilli, cap. CXLVII.833.Questo fatto si legge nello Anonimo Salernitano, cap. CLVI, ediz. di Pratilli.834.Così penso, perchè al tempo di Edrisi (1154) il Val Demone arrivava a Caronia; il qual confine va attribuito a cagione politica più tosto che a necessità di geografia fisica. Nel XIV secolo il Val Demone fu esteso verso ponente; assegnatogli un confine naturale, cioè l'Imera settentrionale, detto altrimenti Fiume Grande.835.Veggansi questi ricordi qui appresso p. 468, nota 4.836.Le autorità citate dal Di Gregorio,Considerazioni su la Storia di Sicilia, lib. II, cap. II, note 24, 25, 26, fanno menzione del Val di Milazzo, Val di Mazara, Val di Noto e Val di Agrigento, oltre il Val Demone. Il Di Gregorio, che non vide chiaro negli ordini anteriori ai Normanni, supponea che la divisione in tante valli “ch'era forse solamente geografica” fosse stata adottata da re Ruggiero come divisione politica. Pochi righi appresso si contraddice, affermando che re Ruggiero istituiva i tre giustizierati di Val Demone, Val di Noto, e Val di Mazara; il che mostrerebbe che le province di Milazzo e Agrigento non fossero entrate nella divisione politica. A me la spiegazione più semplice pare, che la vocevallisdebba intendersi nei detti diplomi col significato indistinto di territorio, da potersi adattare a città o distretto o provincia; come appunto la voce arabicaiklîm, che probabilmente si leggea nei registri dell'azienda pubblica, e fu tradotta bene o malevallis. Può anche darsi che la divisione in tre province fosse stata adoperata dagli Arabi in alcuni rami di amministrazione, e in altri rami un'altra. Per esempio, nulla toglie che gliiklîmdi Milazzo e Agrigento fossero stati due circoscrizioni di beneficii militari, assegnate ciascuna ad ungiund.837.È bene qui ricordare che nella prima metà del XIII secolo, Federigo imperatore tornò alla divisione romana in due province; la quale durò almeno fino alla rivoluzione del Vespro. Poi veggiamo ricomparire i giustizieri delle valli di Milazzo, Castrogiovanni e Demona. (Diploma del 1302, presso Pirro,Sicilia Sacra, p. 410.) Nei principii del XV secolo la Sicilia fu divisa in quattro valli: Demona, Noto, Castrogiovanni, e Girgenti. (Censo feudale del 1408, presso Di Gregorio,Bibliot. Aragon., tomo II, p. 490.) In fine si tornò alle tre valli.838.La mutazione del nome di Lilibeo in Porto di Ali, fa supporre che quella città fosse stata distrutta al tempo del conquisto musulmano, o forse prima. Le città non abbandonate, assai di rado presero novelli nomi.839.Theophanes continuatus, lib. V, cap. LVIII, p. 297. Καὶ τὸ ὰπὸ τούτου διέμειναν πιστοὶ βασιλεῖ τοιοὺτων έξηγούμενοι κάστρων. Questa voce si trova anche nel Nuovo Testamento, Luca, XXII, 28.840.Il participio presente del verbo διαμένω (permaneo,perduro) al genitivo plurale farebbe τῶν διαμενόντων, che l'uso volgare forse contrasse inTon Demenon.841.L'arabicowelâiasignifica territorio, giurisdizione o uficio diwâli; e wâli si dice di varii magistrati preposti a province, ovvero a rami speciali di amministrazione pubblica.842.Ecco in serie cronologica gli scritti ove occorre Demona con le sue varianti, prima come nome di città, poi di provincia:I. Anno 902. Assedio e presa diDimnsac(con la terminazione nel suono che daremmo allase allacunite dinanzi unai, ossia quello dellachin francese eshin inglese). Veggasi Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 92 e 167 verso; MS. C, tomo IV, fog. 246 verso; e MS. di Bibars, il solo ove si legga correttamente. Ibn-el-Athîr, ancorchè vissuto nel XIII secolo, trascriveva in questo passo ricordi derivati dal IX.II. Anno 963. Nome diDimnascdato a una gola di monti presso Rametta. Veggasi Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 16, correggendo la lezione secondo uno dei MSS. di Parigi. Valga, per l'antichità del ricordo, la stessa avvertenza che feci di sopra per Ibn-el-Athîr.III. Verso la fine del decimo secolo, la Biografia di San Luca, abate del monastero di Armento in Calabria, dice costui siciliano di Demena. Presso Gaetani,Vitæ Sanctorum Siculorum, tomo II, p. 96.IV. Malaterra, libro II, cap. XII, scrivendo, alla fine dell'undecimo secolo, del secondo sbarco del conte Ruggiero in Sicilia (1060) dice:Hic Christiani in valle Deminæ manentes, sub Saracenis tributarii erant.Presso Caruso,Bibliotheca Historica, tomo I, p. 181, e presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo V, p. 539, seg.V. Anno 1082. Diploma, del conte Ruggiero, che concede al vescovo di Troina.....in valle Deminæ castrum quod vocatur Achareth. Presso Pirro, Sicilia Sacra, p. 495.VI. Anno 1084. Altro diploma del conte Ruggiero a favor del monastero di Sant'Angelo,de Lisico Tondemenon. Presso Pirro, op. c., p. 1021.VII. Anno 1093. Diploma per lo stesso monastero chiamato quiSancti Angeli de Lisico de valle Dæmanæ. Presso Pirro, l. c.VIII. Anno 1096. Diploma, nel quale descrivendo i confini della diocesi di Messina, si dice: .....usque ad Tauromenium, et respondet ad Messanam, et vadit usque ad Melacium, et respondet ad Demannam, et inde vadit per maritimam usque ad Flumen Tortum, et ascendit per flumenec. Nello stesso diploma si ricorda la donazione delcastellum Alcariæ apud Demennam. Presso Pirro, op. c., p. 383. È evidente che Demenna in entrambi i luoghi citati sia nome di provincia, poichè da Milazzo in poi non si notano più i nomi di città che sarebbero Patti, Caronía e Cefalù, ma sì il confine della provincia, il quale si sa che terminavasi a Caronía.IX. Diploma del 1097, per lo quale il conte Ruggiero concedette certi beni al monastero di San Filippo di Demena. Questo diploma è trascritto in uno di Adelasia e del conte Ruggiero Secondo, poi re, dato l'anno 6618 (1110), che il Pirro pubblicò in latino, a p. 1027, con la data erronea del 6628. Niccolò Buscemi ha corretto quella data, stampando il testo greco con una versione italiana, nelGiornale Ecclesiastico per la Sicilia, tomo I (1832), p. 113, seg. Ma il Buscemi stampò male la voce Δε-Μεννα; poichè il tratto d'unione, come lo chiamano gli oltramontani, è segno ortografico ignoto ai Greci, e non si trova punto nell'originale, posseduto dal principe di Trabia; diploma di belli e nitidi caratteri, del quale ho depositato un fac-simile nella Biblioteca imperiale di Parigi.X. Anno 1124. Diploma del medesimo Ruggiero Secondo, a favore di detto monastero chiamatoAbbatia in valle Dæmanis. Presso Pirro, op. c., p. 1027.XI. Anno 1131. Diploma del vescovo di Messina, che assoggetta allo archimandrita di quella città parecchi monasteri greci della diocesi; tra gli altri quello di Sanctum Barbarum in Demeno. Presso Pirro, op. c., p. 974.XII. Anno 1134. Diploma di Ruggiero Secondo, su lo stesso argomento. Vi si noverano i monasteri assoggettati all'archimandrita, e tra quelliSanctum Barbarum de Demenna, e alcuni altri independenti, tra i qualiSanctum Philippum de Demenna. Pirro, op. c., p. 975.XIII. Edrisi, che pubblicò la sua famosa opera geografica il 1154, descrivendo la costiera di Sicilia a dritta di Palermo, pervenuto a Caronía, nota che quindi cominciasse la provincia (iklîm) di Dimnasc, come leggiamo nel migliore dei MSS. Edrisi, nella minuta descrizione che fa della Sicilia, non parla di città o castello nominato Dimnasc.Confrontando le quali testimonianze, e avvisandomi che nei diplomi notati dal nº VI al XII si tratti anco della provincia, io credo provata la esistenza di Demana castello infino al decimo secolo, di Demana provincia dall'undecimo in poi; ma parmi assai dubbio che il castello durasse fino all'undecimo secolo, e certo che a metà del duodecimo fosse abbandonato o avesse mutato nome. Quanto al sito del castello non abbiamo argomenti da determinarlo: se non che il nome topografico, che si legge nella descrizione della battaglia di Rametta (963), dà indizio che Dimnasc si trovasse a ponente di quella città. Forse a quattro o cinque miglia, là dove è oggi Monforte: nome di castello registrato da Edrisi, e nato probabilmente dopo il conquisto normanno; nome anco di feudo nei tempi normanni, come leggiamo nel Dizionario Topografico del D'Amico.843.Hedaya, tomo I, lib. V, cap. I, p. 435; D'Ohsson,Tableau général de l'Empire Ottoman, tomo VI, p. 3; Kodûri, presso Rosenmuller,Analecta Arabica, § X, p. 3 del testo.844.In sostanza era l'uno e l'altro, cioè assicurazione delle persone e delle proprietà. Le cronache soglion dare al tributo la prima di queste appellazioni; Mawerdi lo denota con la seconda, nel trattato di dritto pubblico intitolatoAhkâm-Sultanîia, lib. IV, p. 83; Kodûri, op. cit., § XLVI, p. 12, lo chiama gezîa.845.Ibn-Khaldûn, sezione II, MS. di Parigi, Suppl. Arabe, 742 quinquies, tomo II, fog. 181 recto. Il tributo annuale di Cipro, secondo Ibn-Khaldûn, sommò a 7000 dinar, quanti l'isola ne solea pagare all'impero bizantino. Le altre condizioni rispondono in parte a quelle imposte aglidsimmi.846.Mawerdi,Ahkâm-Sultanîia, lib. XIII e XIV, p. 238 e 255, seg.; Hedaya, tomo II, lib. IX, cap. VIII, p. 211; D'Ohsson,Tableau général de l'Empire Ottoman, tomo V, p. 95. Secondo Mawerdi, il dritto di proprietà lasciavasi talvolta intero, talvolta si riduceva a mero dominio utile.847.Hedaya, lib. XLIX, cap. II, e lib. L, nel tomo IV, p. 280 e 332. Nondimeno questo è dei capi lasciati incerti dal Corano e dalla Tradizione, ovvero oscurati dalla logica dei giuristi. Così Mâlek e Sciafe'i combatteano la uguaglianza di pena nei reati contro glidsimmi, al dire di Beidhawi,Comento del Corano, testo arabo, tomo I, p. 99, sul versetto 175 della sura II. Dovea parere scandaloso, in vero, che l'uccisore d'una donna musulmana pagasse metà dell'ammenda, stabilita in prezzo del sangue di un uomo musulmano, o dsimmi.

Genus Ismael ascenditSyracusanorum in urbem,Ambitu ambiens hanc;Aggressus devicit(devicitur?)Dolose supervenit extemploPer annum etiam navigavitPost decem autem menses exciditObsidio urbem.

Genus Ismael ascendit

Syracusanorum in urbem,

Ambitu ambiens hanc;

Aggressus devicit(devicitur?)

Dolose supervenit extemplo

Per annum etiam navigavit

Post decem autem menses excidit

Obsidio urbem.

690.Sappiamo da Ibn-el-Athîr che l'assedio di Siracusa fa cominciato da Gia'far-ibn-Mohammed, governatore dell'isola; e leggiamo nelBaiân, dopo la espugnazione di Siracusa, che costui fosse ucciso in Palermo lo stesso anno 264. Da un'altra mano, Teodosio chiama il capitano dello esercito vincitoreBusa amiræ Chagebis filius, e lo dice diverso dall'emiro supremo ch'era in Palermo, al quale fu condotto il narratore insieme con gli altri prigioni. Attagliandosi l'una all'altra coteste due testimonianze, possiamo stare a quelle, e mettere da parte il Nowairi che ne discorda. Costui nella storia di Sicilia non parla della espugnazione di Siracusa. In quella d'Affrica, pubblicata de M. De Slane in appendice a Ibn-Khaldûn,Histoire des Berbères, p. 425, attribuisce la vittoria ad Ahmed-ibn-Aghlab; forse senz'altra ragione che di supporlo in quel tempo governatore della Sicilia, come abbiam notato nel presente capitolo.

Quanto al nome del vincitor di Siracusa, che Teodosio non poteva ignorare, mi par che vada letto Abu-l'sa, figliuolo dell'hâgebossia ciambellano di Ibrahim-ibn-Ahmed; poichè le due lettere latine ch sono trascrizione ordinaria della greca χ, come questa dell'ha, 6ª lettera dell'alfabeto arabico, con la quale comincia la vocehageb; e le letteregebsimilmente rispondono alle arabiche. È maraviglia a trovare sì intatta quella parola passata per mano di varii copisti e d'un traduttore; poichè di questo squarcio il testo greco si è perduto. Debbo qui avvertire, per render testimonianza al vero, che M. Famin, nellaHistoire des Invasions des Sarrazins en Italie, Paris 1843, della quale è uscito solo il primo volume, e la quale avrò poche altre occasioni di citare, ha colto nello stesso segno mio, tirando a un altro. La voceChâgebgli parve corruzione del nome patronimico di Mohammed-ibn-Kohreb; e ne disse le male parole a Teodosio, anche per aver chiamato costui emiro, e conchiuse doversi correggere il nomeMouça fils de l'émir Khareb; cioè Mohammed-ibn-Kohreb, che per caso si trova appunto lo hâgeb del principe aghlabita in questo tempo.

691.Fo questo conto su quello degli uccisi quando fu presa la città.

692.Theophanes continuatus, lib. V, cap. LXX, p. 511.

693.Teodosio Monaco, l. c.

694.Die prima post vigesimam mensis maij, quarta vero ab eo die quo murus corruit; dice la versione pubblicata dal Gaetani. Ma quel quarto giorno dopo la caduta del muro non risponde al conto fatto poco prima. Perciò credo inesatta la versione, e che si debba intenderequarta feria, ossia mercoledì, il giorno appunto della settimana che notano concordemente laCronica di Cambridgee ilBaiân.

695.Questo nome non è dato da Teodosio; ma il Gaetani crede su buone ragioni che così si chiamasse l'arcivescovo.

696.LaContinuazione di Teofanenota espressamente che fossero uccisi tutti i soldati, e fatti schiavi i cittadini.

697.Teodosio.

698.Questo passo si trova nella parte di cui è perduto il testo greco.

699.Ibn-el-Athîr.

700.Le autorità bizantine sono: Theodosii monachi atque grammatici,Epistola de expugnatione Siracusarum, versione latina che fece un monaco basiliano, per nome Giosafà, sopra un MS. del monastero del Salvatore di Messina; e fu pubblicata dal Gaetani,Vitæ Sanctorum Siculorum, tomo II, in appendice; poi dal Pirro, ec. Il MS. andò a male con tanti altri, perduto nei monasteri di Spagna o sepolto nella Vaticana, ove è da sperare che un giorno si trovi. Intanto abbiamo uno squarcio del testo in un MS. di Parigi, il quale sventuratamente non arriva nè anco a metà della epistola; ma capitò in ottime mani, poichè M. Hase n'ha fatto una versione latina, e pubblicatala con l'originale greco, in appendice allaLeonis Diaconi Caloensis Historia, Parigi, 1819; su la quale edizione fa ristampato a Bonn, il 1828. La pubblicazione di M. Hase ci ammonisce a non fidarci troppo della prima versione latina, che talvolta sbaglia il significato, e per lo più si perde in parafrasi. —Theophanes Continuatus, lib. V, cap. LXIX, LXX, p. 309, seg., oltre i cenni che si trovano in Georgius Monachus,De Basilio Macedone, cap. XI, p. 843; Symeon Magister,idem, p. 691; Nicetæ Paphlagonii,Vita Sancti Ignatii, presso Labbe,Sacrosancta Concilia, tomo VIII, p. 1238.

Degli autori arabi ne trattano: Ibn-el-Athîr e Nowairi, ll. cc.;Baiân, tomo I, p. 110; aggiungasi laCronica di Cambridge, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 42.

La data della espugnazione, il 21 maggio, si trova al paro in Teodosio nellaCronica di Cambridge, e nelBaiân. L'anno 878 è determinato da queste ultime due autorità. Manifesto l'errore di coloro che, seguendo laContinuazione di Teofane, han detto presa Siracusa l'880.

701.I titoli di queste due elegie sono stati rinvenuti dal dotto ellenista siciliano Pietro Matranga. VeggasiSpicilegium Romanum, tomo IV, Romæ, 1840, p. xxxix.

702.I cronisti musulmani affermano precisamente che l'esercito vincitore andasse via da Siracusa dopo due mesi. Teodosio scrive essere rimaso prigione per trenta dì; nel qual tempo i Musulmani ardeano e guastavano la città: e poi mandarono lui e gli altri prigioni in Palermo sotto la scorta dei negri; ma non che marciasse con tutto lo esercito. Queste due testimonianze perciò non si contraddicono punto.

703.Solarium, nella versione; manca il testo greco.

704.Demosterium; certamente il testo portava δεσμωτήριον.

705.Si celebra il 10 del mese di dsu-'l-haggi, che quell'anno cadde nel 12 agosto 878, secondo il conto degli astronomi musulmani, e il 13, secondo il conto comune.

706.Ex iis qui populo præerant. Qualchefakîhosceikh.

707.Non enim hoc fas esse, leggiamo nella versione latina. I Musulmani d'altronde non fecero mai sagrifizii umani, come par che pensasse Teodosio; e la legge risparmiava la vita ai preti cristiani.

708.Tutto ciò da Teodosio, l. c.

709.Chronicon Cantabrigiense, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 43, dice venuto a posta un che ricomprò i prigioni di Siracusa l'anno 6393. Il Rampoldi,Annali Musulmani, an. 886, al solito senza citare, scrive che fossero riscattati 4253 prigioni che si trovavano “nel solo ergastolo di Siracusa,” e quasi altrettanti al Kairewân. Ma Siracusa era distrutta; i prigioni condotti in Palermo, come dice Teodosio, che dovea saperlo; e il numero non potea essere stato sì grande, che il quinto appartenente al governo sommasse ad ottomila e più, quanti si dice che ve ne fossero tra Kairewân e lo ergastolo di Sicilia. Perciò la compilazione orientale, da cui il Rampoldi par che abbia cavato quelle cifre, o è favolosa o erronea.

710.Il Gaetani, non trovando altra memoria di loro, chè laCronica di Cambridgeper anco non si conoscea, e volendo accrescere il catalogo dei martiri siciliani, suppone che Sofronio e i compagni fossero morti per la Fede.

711.Baiân, tomo I, p. 110. Quivi non leggonsi i gradi della parentela con Ibrahîm-ibn-Ahmed, ma si argomentan dai nomi. Traduco a caso il soprannome, ch'è scritto senza vocali, onde si potrebbe leggereKherg-er-ro'ûna, “Nugolo di pazzia.” ed è suscettivo d'altre lezioni e interpretazioni. Nel Baiân quest'omicidio è scritto dopo la presa di Siracusa. Ma ciò non prova che accadesse dopo: e le conseguenze del misfatto, riferite dalBaiântutte nello stesso anno, fan supporre o ammazzato Gia'far nei principii, ovvero che l'autore non osservi rigorosamente la cronologia.

712.Baiân, l. c. Quivi si legge Hosein-ibn-Riiâh. Correggo Ribâh per essere famiglia illustre della colonia, e per trovarsi appo Nowairi un Hosein-ibn-Ribâh governatore della Sicilia nell'872, come si è detto a p. 391.

713.Baiân, tomo I, p. 110.

714.Chronicon Cantabrigiense, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 15. Il nome nel MS. si trova senza punti diacritici, fuorchè su l'ultima lettera; ma credo che gli editori si fossero bene apposti nel supplire i punti che mancano. Va trascritto Khrîsâf. Il diploma del XII secolo al quale alludo, si legge in Pirro,Sicilia Sacra, p. 390. Nata contesa intorno i confini di un podere nel territorio di Cagliano, re Ruggiero, il 1142, deputò a deciderla un conte Simone e il famoso Giorgio di Antiochia; i quali intesero varii notabili, e tra gli altri un Crisafi di Troina. Fa anco menzione di questa famiglia il Bonfiglio, autore messinese del XVII secolo, e dà lo stemma gentilizio di quella, presso Burmanno,Thesaurus Antiquit. Siciliæ, tomo IX, p. 117. Un marchese Crisafi e un suo fratello, cavaliere gerosolimitano, usciti di Messina per cagion della rivoluzione contro gli Spagnuoli e rifuggiti in Francia, segnalaronsi dopo il 1691, sotto le bandiere francesi, nell'America settentrionale. Dei quali il cavaliere, audace uom di guerra e di stato, si dice sia morto di crepacuore non vedendosi punto rimeritato dalla corte di Francia; e l'altro governò il distretto delleTrois Rivières, come si legge in Charlevoix,Histoire de la nouvelle France, tomo II, p. 95 seg. Questa famiglia, dopo mille anni di nobiltà, si è estinta in Messina, come mi si dice, verso il 1840.

715.L'autore è anonimo. La leggenda fu tradotta dal gesuita siciliano Fiorito, sopra un MS. greco del monastero del Salvatore di Messina. Pubblicò questa versione il Gaetani,Vitæ Sanctorum Siculorum, tomo II, p. 63, seg., e l'hanno ristampato i Bollandisti,Acta Sanctorum, 17 agosto.

716.Epistola di Giovanni VIII papa, di nº CCXL, data il 19 nov. 879, presso Labbe,Sacrosanta Concilia, tomo IX, p. 184. Il Muratori,Annali, an. 880, confonde questa vittoria con l'altra che siamo per narrare, significata da papa Giovanni a Carlo il Calvo per una epistola del 30 ottobre 880, nº CCLV (stampato per errore CCXLV).

717.Theophanes continuatus, lib. V, cap. LIX-LX-LXI, p. 298, seg. Queste fazioni e le altre dell'armata bizantina in Sicilia e Calabria son riferite innanzi la espugnazione di Siracusa. Ma l'anonimo compilatore confessa (cap. LXXI, p. 313) non esser punto certo della cronologia. Io l'ho corretto con la scorta delle autorità musulmane e italiane che citerò nelle note seguenti.

718.Theophanes continuatus, lib. V, cap. LXII, p. 303. Che sia la stessa armata veduta da Elia nel porto di Palermo mi par supposizione necessaria.

719.Baiân, tomo I, p. 110.

720.LaContinuazione di Teofanedà il solo nome Nasar. NellaVita di Santo Elial'ammiraglio è chiamato Basilio Nasar; ma dubito che il nome di Basilio sia quello dell'imperatore, aggiunto a Nasar per errore del MS. o della versione. Nasar è nome semitico. Da ciò, e dall'avere l'ammiraglio chiesto rinforzi di Mardaiti, argomento che appartenesse a questa gente, così chiamata dagli Arabi perchè si ribellò da loro. Erano Cristiani del Libano, della setta che si addimanda Maronita.

721.Di questa sconfitta dell'armata musulmana d'Affrica e di Sicilia abbiamo testimonianze diverse, che non è difficile a mettere d'accordo.

LaContinuazione di Teofane, l. c., cap. LXII, dà il numero delle navi africane; il tempo vagamente e con errore; il luogo anche vagamente; ma dice che il nemico scorresse i mari di Cefalonia e Zante, e che Nasar uscisse da Modone, e tornassevi dopo la vittoria, e poi, chieste istruzioni a Basilio, venisse in Palermo. La epistola di Giovanni VIII, del 30 ottobre, 19ª indizione (dal 1º sett. 880 al 31 ag. 881), dando a Carlo il Calvo le nuove dei Greci e Ismaeliti, dice:quia Græcorum navigia in mari Israelitarum victorisissime straverunt phalanges; ed è evidente che debbasi leggereIsmaelitarum. NellaCronica di Cambridge, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 43, troviamo: “L'anno 6388 (1º settembre 879 a 31 agosto 880), i Bizantini presero le navi dei Musulmani in un luogo che s'addimanda Ellada.” Questa voce precisamente si legge, nel MS. con la l raddoppiata e ladcon un punto diacritico, con la quale per lo più gli Arabi trascrivono ladgreca o latina, perchè la lorodsenza punto si confonde spesso con la nostrat. Ellade è appunto il nome deltemadella Grecia propria, che stendeasi dall'uno all'altro mare, compresavi l'isola di Negroponte, che sta a levante, ma non Cefalonia e Zante, che giacciono a ponente; e confinava a settentrione coltemadi Tessalonica, a mezzodì con quello del Peloponneso. Tal nome è scritto ordinariamente dai Bizantini Ἑλλάς, all'accusativo Ἑλλάδα, con le medesime lettere e accento della trascrizione arabica. Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 109 verso; e. MS. di Bihars, fog. 49 recto, anno 266 (22 agosto 879 a 10 agosto 889), riferisce la battaglia ne' mari di Sicilia; presa la più parte delle navi musulmane, e salvatisi gli avanzi in Palermo. IlBaiân, tomo I, p. 110, dice portata la guerra dal governatore di Sicilia ai Bizantini, che fecero uscire 140 navi; scontratesi le due armate; prese le navi della musulmana; e passati i vincitori a Palermo. Ciò nel 266. Finalmente laVita di Santo Eliadà allestita l'armata in Palermo contro Reggio al tempo dello imperatore Leone; mandato da costui Basilio Nasar con 45 navi; ito Santo Elia di Palermo a Taormina ed a Reggio, ove confortò i cittadini che non fuggissero, e Nasar che fidasse nella vittoria; uscito Nasar contro i Musulmani, cui ruppe, messe in fuga, affondò in mare, o fe' prigioni. In questa narrazione può star la data dell'880, poichè Leone, che regnava solo quando fu scritta la biografia, era già associato al padre innanzi l'880, e probabilmente, come lo accennai di sopra, il nome di Basilio nel testo va aggiunto a quel di Leone, e non dato come nome di battesimo di Nasar. Però non han luogo le conghietture cronologiche del Gaetani, op. c., p. 68, e dei Bollandisti, vol. c., p. 483. Quanto al luogo della battaglia, o fu confuso nella memoria di Elia che vecchio narrava questi casi, o dalla penna dell'agiografo, ovvero seguì un novello scontro di 45 navi bizantine con gli avanzi dei Musulmani, che uscissero di Palermo, vedendosi assaliti nelle case loro.

Dopo il detto fin qui, i fatti mi sembrano provati abbastanza. Così anche la data, non ostante una difficoltà che non voglio tacere, cioè che Giovanni VIII avesse differito sino al 30 ottobre a significare a Carlo il Calvo una sì importante sconfitta dei Musulmani seguita nei primi di agosto. Ma questa data di agosto 880 calza sì bene con tutte le memorie; e d'altronde le comunicazioni tra la Sicilia e Roma erano sì incerte, e sopratutto sì poca la voglia di papa Giovanni a dare quella nuova, a Carlo, dal quale sollecitava sempre aiuti contro i Musulmani, che ben si possono supporre passati due mesi e mezzo. Infine è da considerare che il papa non scriveva apposta quest'avviso, ma per incidenza, e rispondendo a Carlo il Calvo che gli avea domandato, forse maliziosamente, che si dicesse dei Greci e dei Saraceni.

722.Theophanes continuatus, lib. V, cap. LXIV, p. 304-305. L'obolo rispondeva a1⁄210del bizantino, ossia circa 0,06 di lira italiana.

723.Ibn-el-Athîr, l. c.

724.Si confrontino:Theophanes continuatus, l. c., eBaiân, tomo I, p, 110.

725.Non mi par dubbio che la divisione di quei legni sottili vi rimanesse dopo la partenza di Nasar. Il porto dovea essere Termini o Cefalù; poichè le schiere si spingeano su la parte delle Madonie che sta a cavaliere a quella spiaggia.

726.Si confrontino: Leonis Grammatici,Chronographia, p. 258, e Georgii Monachi,De Basilio Macedone, cap. XX, p. 845. Secondo quest'ultimo ho soppresso il nome di Musulice, che Leone dà anche a Euprassio, e che sembra nome del capitano che gli succedette.

727.Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 25 recto, e MS. di Bibars, fog. 62 recto, sotto l'anno 368 (881-882), dice presa dai Musulmani una fortezza “che i Greci aveano fabbricato di recente, e chiamatala la Città del Re.” — “Di recente” qui si deve intendere l'880, perchè prima erano vincitori e padroni i Musulmani in quelle parti. Quanto a Polizzi, oltre il sito ch'è designato da tutte le fazioni di guerra dell'882, accenna a quella città anco il nome, che necessariamente doveva esser greco, Βασιλεόπολις, o soltanto Πόλις, e Pólis esattamente si pronunziava nel XII secolo, come il prova la trascrizione arabica di Edrisi. Però è caduto in errore il Wenrich, il quale, lib. I, cap. XI, § 96, p. 128, ha creduto di trovare la “Città del Re” in Castroreale, senza riflettere che il nome non potea essere latino, e senza sapere che Castroreale fu fabbricata dagli Aragonesi nel XIV secolo, come si scorge dal Fazzello, deca I, lib. X, cap. I, e da Amico,Lexicon Topographicum.

728.Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 120 recto; e MS. di Bibars, fog. 59 recto, anno 267;Baiân, tomo I, p. 111; e Ibn-abi-Dinâr, MS. di Parigi, fog. 21 verso, con lo errore di Iliâs in luogo di Abbâs. Questo nome patronimico è scritto El-Miâs in Ibn-Wuedrân, MS. § 6, versione francese nellaRevue de l'Orient, déc. 1853, p. 429.

729.Ibn-el-Athîr, l. c.

730.Confrontinsi:Chronicon Cantabrigiense, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 43; eVita di Santo Elia da Castrogiovanni, presso Gaetani,Vitæ Sanctorum Siculorum, tomo II, p. 68, e presso i Bollandisti,Acta Sanctorum, 17 ag., p. 483. Nella cronica si legge sconfitto a Taormina Barsâs; laVita di Santo Eliadice Barsamius che mi pare migliore lezione. Infatti il nome diBarsemius, trascrizione del siriacoBarsuma, si trova in Mesopotamia dal secondo al quinto secolo dell'era volgare, com'io l'ho accennato nelle note alSolwân-el-Mota', d'Ibn-Zafer, nota 44 al capitolo V, p. 336. Il Wenrich, lib. I, cap. XI, § 96, dice uccisi 3000 Cristiani; e cita nella nota 144 Ibn-el-Athîr. Così confonde questa fazione con quella che seguì nell'882.

731.Ibn-el-Athîr, l. c. Nel MS. si legge chiaramenteBekâra, che parrebbe trascrizione diBiccarum, come troviamo scritto il nome dell'odierna Vicari nei diplomi latini dell'XI secolo; ed è terra lontana 30 miglia da Palermo, e circa la metà dalla spiaggia del Tirreno. Ma in Edrisi il nome di Vicari è trascrittoBikû, che risponde esattamente al Βοικὸς di un diploma greco dell'XI secolo, pubblicato da Buscemi,Giornale Ecclesiastico per la Sicilia, Palermo 1832, tomo I, p. 212 e 213. Dippiù, Edrisi parla di un altro castello, nelle vicinanze al certo di Gangi, terra a 14 miglia da Polizzi, il nome del quale castello nellaGeographia Nubiensisè scrittoMekâra, così anche nel MS. di Edrisi d'Oxford, eNakârain uno dei MSS. di Parigi; nell'altro, che è il migliore,Bekâra: varianti, tra le quali è da preferirsiMekâra, supponendosi con fondamento che fosse appunto presso Gangi laImacaradi Plinio e laMegaradi Tolomeo. Posto ciò, rimane in dubbio se vada fatta ad Ibn-el-Athîr la stessa correzione diMekâra, ovvero debba supporsi che la cronica nella quale ei lesseBekâra, avesse così trascritto, in modo diverso da Edrisi, il nome diBiccarum. È dubbio insignificante ed impossibile a sciorre, poichè entrambi i siti di Vicari e di Gangi poteano essere occupati dai Bizantini in quella impresa. D'altronde i nomi di Biccaro, Vaccaro, Vico, Bica ec., doveano essere frequenti in Sicilia; e tanto più facilmente si poteano confondere, quantobekkârin arabico risponde al greco βοιχὸς e all'italiano “boaro” e “vaccaro.”

732.Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 123 recto; e MS. di Bibars, fog. 62 recto, anno 268.

733.“Kalat-abi-Thûr,” in Edrisi; “Calatabutor, Galatabutur, ec.,” nei diplomi latini dell'XI e XII secolo.

734.Nicetæ Paphlagonii,Vita Sancti Ignatii, presso il Labbe,Sacrosancta Concilia, tomo VIII, p. 1247.

735.Parlando familiarmente, gli Arabi chiamano più tosto del soprannome che del nome o casato.

736.Riadh-en-nofûs, MS. di Parigi, fog. 79 verso. La versione mia è fedele, non litterale.

737.Egli adopera i due sostantivi,hesced, “ragunata,” egem', “turba.”

738.Ibn-el-Athîr, l. c. IlBaiân, tomo I, p, 111, sotto l'anno 268, accenna solo lo scambio del governatore, dando esattamente gli stessi nomi del deposto e dello eletto. La Impresa di Mohammed-ibn-Fadhl si dee riferire all'882, poichè il guasto delle mèssi determina la stagione.

739.Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 135 verso, anno 269; e MS. di Bibars, fog. 72 recto. Questo capitoletto con alcuni altri è stato dato da M. Des Vergers, in nota nell'Histoire de l'Afrique et de la Sicile par Ibn-Khaldoun, p. 132, seg. Vi si sostituisca Rametta a Rita su l'autorità del MS. di Bibars. Così ancora nel capitoletto del 271.

740.Ibn-el-Athîr, con frase vaga o mutilata dai copisti, scrive: “Mosse con grande esercito verso la città di Catania, e distrusse quanto era in quella.”

741.IlBaiân, tomo I, p. 113, dà i soli nomi del governatore morto e del rifatto; Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 140 recto, e MS. Bibars, fog. 83 recto, anno 271, narra le fazioni di guerra e lo accordo; ilChronicon Cantabrigiense, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 43, dice del solo accordo. Ecco le parole delle due croniche. In Ibn-el-Athîr leggiamo: “.... e incalzava la città, quando vennero a trovarlo oratori del patrizio dei Rûm, chiedendogli la tregua e lo scambio dei prigioni, ec.” LaCronica di Cambridgeha: “Il ûi ti recò il riscatto, e fe' uscire i prigioni di Siracusa;” come va corretta la versione latina. Quel nome, ove mancano i punti diacritici di due lettere, è stato lettoBuliti, e il Di Gregorio sagacemente ha riconosciuto in questa voce la greca Βουλευτίς (o meglio Βουλευτὴς), che si pronunziavaVulevtis; dandosi dai Greci il medesimo valore della nostra v alla β e alla υ. Perciò nel supplire i punti diacritici al testo correggoBûlebtî. Parmi sia questo il plurale Βουλευταὶ, che nella lingua dei mezzi tempi significavaDecurioni, ossia, collettivamente,la Curia.

Parmi che gli annali musulmani abbian mutato cotesti magistrati municipali in oratori del capitano bizantino. Potrebbe essere ancora che il capitano del presidio abbia fermato l'accordo, e alcuni decurioni siansi recati poi in Palermo a togliere i prigioni cristiani, recando i musulmani, che forse non erano a Taormina. In ogni modo, il fatto, e la voce usata da Ibn-el-Athîr, mostrano che si trattasse di scambio, e non di mero riscatto di Cristiani.

742.Confrontinsi: Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 161 verso; MS. di Bibars, fog. 85 verso, anno 272;Baiân, tomo I, p. 113.

743.Ibn-el-Athîr eBaiân, ll. cc.

744.La guerra civile tra i Berberi e ilgiund, ossia le milizie arabe, si legge nellaCronica di Cambridge, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 43; il rimanente nelBaiân, tomo I, p. 114. In quest'ultimo, con la data del 273 (7 giugno 886 a 26 maggio 887); nellaCronica di Cambridge, del 6395 (1 settembre 886 a 31 agosto 887). Nel Rampoldi,Annali Musulmani, anno 887, si legge: “L'autore delNighiaristan, dice che in Sicilia ebbero luogo forti combattimenti tra quei Cristiani e i Musulmani, con riportarne a vicenda qualche vantaggio.” Non sarebbe impossibile che il compilatore persiano, o lo italiano, abbia così interpretato i casi della guerra civile; o che il Rampoldi, per errore, abbia tolto questa notizia dallaCronica di Cambridge, e citato ilNigâristân.

745.Così lo chiama Erchemperto.

746.IlBaiân, tomo I, p. 114, sotto l'anno 275, dice della “tremenda battaglia” vinta dai Siciliani, e che perissero dei nemici più di 7000 ammazzati, e da 5000 annegati. Forse il compilatore lesse male i testi, che riferissero due tradizioni diverse, ovvero portassero il numero dei morti in battaglia, e poi il totale, compresivi i prigioni; o che so io. Si accenna inoltre la fuga dei Cristiani dalle terre vicine ai Musulmani, che si deve intendere delle Calabrie, e sopratutto di Reggio, secondo le testimonianze dellaCronica di Cambridgee di Erchemperto.Chronicon Cantabrigiense, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 43; ove si porta a 5000 il numero degli uccisi, la battaglia a Milazzo e la data del 6397 (1 settembre 888 a 31 agosto 889). Similmente, Ibn-Abbâr, nello squarcio di cui si farà menzione nella nota seguente, parla della “battaglia di Milazzo.” Erchemperto,Historia, cap. LXXXI, la suppone nello stretto di Messina. Il Rampoldi,Annali Musulmani, anno 888, scrive così: “Terminò i suoi giorni in Palermo l'emir Iakoub figliuolo di Ahmed, della casa di Aghlab, uno dei comandanti generali in Sicilia, e governatore di Messina. Aaroun el Khams gli succedette nel governo dei Musulmani di quella città.” Ignoro donde egli abbia potuto trarre questa seconda notizia. La prima mi pare arbitraria correzione di ciò che scrisse erroneamente il Nowairi.

747.Ibn-Abbâr, MS. della Società Asiatica di Parigi, fog. 36 recto.

748.In miglia siciliane secondo la carta geografica. È notevole che Edrisi dà appunto la stessa distanza in miglia arabiche che rispondono alle siciliane. Nel secolo passato, la distanza si ragionava 13 miglia, certamente per altra strada meno malagevole. In oggi, la strada del corriere, che passa per Spadafora facendo un lungo giro, è di 24 miglia.

749.Ibrahîm suo padre era fratello di Khafâgia emiro di Sicilia, del quale si è detto. Sofiân, ceppo di questa famiglia, era fratello di quell'Aghlab da cui prese nome la dinastia.

750.Ibn-Abbâr, MS. della Società Asiatica di Parigi, l. c. Il nome dello ammiraglio greco si trova nellaVita di Santo Elia da Castrogiovanni, presso il Gaetani,Vitæ Sanctorum Siculorum, tomo II, p. 72, se pur la vittoria dell'ammiraglio Michele fu riportata nello stesso scontro in cui presero Mogber. Il Conde,Historia de la Dominacion de los Árabes en España, parte II, cap. LXXV, senza citare Ibn-Abbâr, ha dato una versione poco esatta dell'articolo biografico sopra Mogber.

751.Baiân, tomo I, p. 115, anno 276.

752.Chronicon Cantabrigiense, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 43. Questa cronica non indica al certo col nome di Siciliani i Cristiani, i quali chiama sempre Rûm, ma sì bene i coloni di Sicilia; come tutti gli scrittori arabi dicono Sirii, Egiziani, Spagnuoli ec., i coloni di lor gente in que' varii paesi.

753.Si conferma questo significato della voce “Affricani” dal seguente passo dellaCronica di Cambridge, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 43: “L'anno 6406 i Berberi assaltarono il giund, e consegnarono agli Affricani Abu-Hosein e i suoi figliuoli.” Gli Affricani dunque non erano nè i Berberi nè gli Arabi d'Affrica venuti in Sicilia al conquisto, e scritti nei giund, ma le soldatesche mandate da Ibrahim-ibn-Ahmed.

754.Baiân, tomo I, p. 116, anni 278 e 279.

755.Questo fatto è riferito dal solo Nowairi, nellaConquête d'Afrique, ec., pubblicata da M. De Slane, in appendice allaHistoire des Berbères par Ibn-Khaldoun, tomo I, p. 428. Quivi, dopo il supplizio dello hâgib Ibn-Semsâma, si legge: “L'officier qui le remplaça, et qui se nommait El-Hacen-ibn-Naked, avait exercé d'autres charges, dont l'une était le gouvernement de l'île de Sicile.” Ma il testo arabico veramente dice: “E pose in sua vece Hasan-ibn-Nâkid, e unì in persona di costui parecchi oficii, tra i quali lo emirato di Sicilia.” La frase che rendo “unì in persona di costui” non lascia luogo a dubbio; poichè si compone del verbodhâfalla quarta forma, costruito con la preposizione ila; onde significa “aggregare, congiungere.” Al par di me lo aveva interpretato M. Des Vergers, dando questo squarcio in nota a Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 130. M. De Slane, ch'è padrone della lingua arabica e che spesso è necessitato a correggere le espressioni inesatte di quegli scrittori, si è ingannato nel presente caso da uomo erudito; sapendo che non si poteano esercitare a un tempo un oficio in Affrica e il governo di Sicilia. Ma in questo appunto consistea lo abuso di autorità narrato dal Nowairi, o piuttosto da alcun antico cronista ch'ei copiava. Egli è evidente che Ibrahim-ibn-Ahmed voleva accentrare l'autorità in persona del suo primo ministro; al quale dava la missione di domare la rivoluzione scoppiata in Affrica, e sempre desta in Sicilia.

756.Chronic. Cantabrigiense, l. c. Leggiamo qui la data del 6404 (1º settembre 895 a 31 agosto 896), e nelBaiân, tomo I, p. 123, del 282 (1º marzo 885 a 17 febbraio 896). Così il fatto è limitato ai sei mesi che corsero dal 1º settembre al 17 febbraio.

757.Johannes Diaconus,Translatio Sancti Severini, presso Gaetani,Vitæ Sanctorum Siculorum, tomo II, p. 60; e presso Muratori, RerumItalicarum Scriptores, tomo I, parte II, p. 269.

758.Baiân, tomo I, p. 125, anno 282.

759.Severino Bini, in un'annotazione alla vita di Giovanni VIII, presso il Labbe,Sacrosancta Concilia, tomo IX, p. 2, riprende con tal motto il papa del favore dato a Carlo il Calvo; e con teologica baldanza afferma che Iddio nel punì, facendogli pagar tributo ai Saraceni. Come se il tributo si fosse pagato col sangue del papa, non col danaro dei popoli!

760.Annales Ecclesiastici, anno 879.

761.Confrontinsi: ErchempertiHistoria, cap. XXXV e XXXVIII; Anonymi SalernitaniChronicon, cap. CXXXI del Pratilli; Johannis DiaconiChronicon Venetum, presso Pertz,Scriptores, tomo VII, p. 20; Andreæ Presbyteri BergomatensisChronicon, presso Pertz,Scriptores, tomo III, p. 237;Chronicon Vulturnense, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo I, parte II, p. 403.

762.Confrontinsi ErchempertiHistoria, cap. XXXVIII, XXXIX; Anonymi SalernitaniChronicon, cap. CXXXI del Pratilli, la qual cronica in questo e nei tempi vicini è copia di Erchemperto;Chronicon Vulturnense, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo I, parte II, p. 403, che poco ne differisce; Lupi ProtospathariiChronicon, anno 875;Chronicon Sanctæ Sophiæ Beneventi, anno 875.

763.Theophanes continuatus, lib. V, cap. LVIII. Altrove ho notato che, alla fine dei fatti d'Occidente, in questo tempo, lo autore confessa la incertezza della cronologia, e, avrebbe dovuto aggiungere, anche dei particolari. Ei narra quel generoso sacrifizio dell'ambasciatore in modo da non sapersi se si debba riferire a un assedio di Capua o di Benevento; ma piuttosto parmi si tratti di altro castello, il cui nome sfuggì al compilatore.

764.Theophanes continuatus, lib. V, cap. LXV.

765.Confrontinsi:Theophanes continuatus, lib. V, cap. LXVI; Lupi Protospatharii,Chronicon, anno 880;Chronicon Barense, anno 880. Secondo questa cronica, che Lupo ha copiato, i Musulmani “uscirono di Taranto,” nè si parla di prigioni.

766.Theophanes continuatus, l. c.

767.Theophanes continuatus, lib. V, cap. LXXI.

768.Confrontinsi:Theophanes continuatus, l. c.; Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 161 verso; e MS. di Bibars, fog. 85 verso, anno 272; eBaiân, tomo I, p. 113. La cronologia dei Musulmani risponde esattamente al tempo assegnato da' Bizantini cioè gli ultimi anni della vita di Basilio. I nomi anco si riconoscono agevolmente: Ingifûr presso Ibn-el-Athîr, e M h fûr nelBaiân, per Niceforo; o, secondo la pronunzia greca, Nikifóro (Νικηφόρος); S b z na, per Severina; e, per Amantea, M f nlia, che, correggendovi i punti diacritici, si può leggere benissimo Mantîia. Debbo avvertire che questo capitoletto di Ibn-el-Athîr, cavato dal MS. A, è stato pubblicato da M. Des Vergers, in nota ad Ibn-Khaldûn,Histoire de l'Afrique et de la Sicile, p. 136.

769.Theophanes continuatus, l. c.

770.Cedrenus, vol. II, p. 354. Si allude alla moderazione civile di Niceforo nella Tattica dell'imperatore Leone, testo greco e versione latina, § 38, p. 742, e versione francese del Maizeroi, parte II, p. 16.

771.Leonis ImperatorisTactica, l. c.

772.Ibn-el-Athîr lo chiama così due volte che parla di lui nei capitoli degli avvenimenti diversi, del 268 e del 270. MS. A, tomo II, fog. 123 verso, e 128 verso, e MS. C, tomo IV, fog. 259 recto.

773.Theophanes continuatus, lib. V, cap. XI e LXXV.

774.ErchempertiHistoria, cap. LXXXI.

775.Chronica Sancti Benedicti, presso Pertz,Scriptores, tomo III, p. 203. Questo capitolo è di quelli che gli editori alemanni hanno aggiunto al testo pubblicato dal Pellegrino e dal Pratilli; aggiunte cavate da un MS. Vaticano.

776.Veggasi Lib. I, cap. VIII, p. 187, seg.

777.Giovanni VIII scrivea a Landolfo vescovo di Capua, com'e' pare in settembre 876, essere stata a lui commessa particolarmente quella terra dallo imperatore; presso Labbe,Sacrosancta Concilia, tomo IX, p. 8, epistola IX. Eutropio, prete lombardo vivuto un secolo appresso, pretese aggiungere alla dominazione di Capua la sovranità temporale di Roma, il Sannio, le Calabrie, il Ducato di Benevento, e Arezzo e Chiusi in Toscana. Veggasi Saint-Marc,Abrégé chronologique de l'Histoire d'Italie, a. 875.

778.ErchempertiHistoria, cap. XLVII.

779.ErchempertiHistoria, cap. XLVII.

780.Ciò si potrebbe inferire dalle parole di Erchemperto, cap. XXXIX, “che Salerno, Napoli, Gaeta e Amalfi, sendo in pace coi Saraceni, gravemente affliggevano Roma con le scorrerie marittime; onde Carlo il Calvo, presa la corona dello impero, diè in aiuto al papa Lamberto e Guido di Spoleto, co' quali il papa andò a Capua e a Napoli.” Ma Erchemperto suol confondere sempre l'ordine dei tempi; e qui par che lo confonda, ritraendosi che Carlo fu coronato imperatore a Roma il 25 dicembre 875, e sapendosi dalle epistole di Giovanni VIII, citate nel séguito del presente capitolo, che i Musulmani infestavano la Campagna di Roma nella state dell'876, e che il papa andò a Capua e Napoli in novembre del medesimo anno. Perciò è probabile che le incursioni verso Ostia fossero incominciate lo stesso anno 876, anzichè il precedente.

781.Veggansi le epistole di Giovanni VIII, dal nº I al XXXV, presso il Labbe,Sacrosancta Concilia, tomo IX, p. 1, seg., e presso il Duchesne,Historiæ Francorum Scriptores, tomo III, appendice, niI a XIV. Si riscontri Erchemperto, l. c.

782.Secondo il passo d'Erchemperto, già citato a p. 444, nota 3, parrebbe venuto il papa a Napoli e Capua in primavera dell'876 al più tardi. Il Muratori,Annali d'Italia, ha assegnato a quel viaggio la data di gennaio 877, argomentandola dalle parole di Giovanni VIII, il quale a dì primo febbraio si dolea con Aione vescovo di Benevento che:nostro itineri Neapolim nobis..... nuper advenientibus non adhæseris. Ma ilnupernon si dee pigliare in senso così stretto; poichè si sa da Erchemperto che Salerno si spiccò dai Musulmani dopo la venuta del papa a Napoli; e da una epistola di Giovanni VIII al principe di Salerno, data il 17 novembre 876, si vede esser lui già d'accordo col papa. Perciò parmi di fissare il viaggio alla prima metà di novembre. Ma è da avvertire che cotesti diplomi non danno la certezza che ce ne dovremmo aspettare, poichè non sono in buon ordine cronologico; ad alcuni manca la data del giorno e mese; a tutti quella del luogo; e d'altronde la abituale simulazione di Giovanni VIII guasta sempre l'ordine e la proporzione dei fatti.

783.ErchempertiHistoria, cap. XXXIX. La pratica della consagrazione di Atanasio vescovo si ritrae dalle epistole di Giovanni VIII, presso Labbe,Sacrosancta Concilia, tomo IX, niV e XLI, p. 5 e 35.

784.Epistole LV, LVI, e LVII di Giovanni VIII, e Attidel Sinodo di Ravenna, presso il Labbe, vol. c., p. 45 a 47, e 299 a 304. Il sinodo si tenne in agosto 877, e vi fu presente il papa, come si ricava da un diploma soscritto da lui ilsexto kalendas decembris, che il Labbe giustamente correggeseptembris.

785.Epistole XXXVI, XXXVIII, XXXIX, XL, LIX, LXIX, presso il Labbe, vol. c., p. 32, seg.

786.Ibidem, epistole LXIX, LXXIV.

787.Epistole LXVI, LXVII, presso il Labbe, 1. c. Confrontinsi: ErchempertiHistoria, l. c.; e Anonymi SalernitaniChronicon, cap. CXXXI della edizione del Pratilli.

788.Le lagnanze contro Lamberto si veggano nelle epistole di Giovanni VIII, niXX, a XXVII, presso Duchesne,Historiæ Francorum Scriptores, tomo III, p. 880, seg.

789.Epistola di Giovanni VIII, nº LXXXIX, presso Labbe,Sacrosancta Concilia, tomo IX, p. 74.

790.Erano tutti figliuoli dei fratelli del vescovo, per nome: Pandone, Landone I e Landonolfo.

Pandonolfo, figliuol di Pandone, ebbe il titolo di conte e i feudi di Teano e Caserta;

Landone, figliuolo di Landone I, ebbe Sessa e Berolais, ossia Capua vecchia;

Landone, figliuolo di Landonolfo, ebbe Calinio e Caiazzo;

Atenolfo, figliuolo di Landonolfo, ebbe il feudo di Calvo.

Veggasi Erchemperto, cap. XL, e la genealogia dei conti di Capua per Camillo Pellegrino.

791.Ciò è attestato da Erchemperto, cap. XLVII; e Leone d'Ostia, lib. I, cap. XLIII, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo IV, p. 316.

792.Si scorge dalla epistola di Giovanni VIII, data il 5 aprile, 12ª indizione, presso Labbe, op. c., tomo IX, nº CLXVIII, p. 109.

793.Ibidem, niCLXXII, CLXXVIII, CLXXIX, CLXXXVI, CXCVII, CCXVI.

794.Ibidem, niCCIX, CCXXV, CCXXVII.

795.Ibidem, nº CCXLII.

796.Leo Ostiensis, lib. I, cap. XLIII, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo IV, p. 316.

797.Epistole CLIX a CLXI di Giovanni VIII, presso il Labbe, vol. c., p. 105 e 106.

798.Ibidem, epistola CCXLI, p. 171.

799.Ibidem, epistola CCXL, p. 171.

800.Baronius,Annales Ecclesiastici, anni 879, 880.

801.I confini di Spoleto arrivavano sino a Sora e al Lago di Celano.

802.ErchempertiHistoria, cap. XLIV, copiato dall'Anonimo Salernitano, cap. CXXXVI della edizione del Pratilli. Erchemperto non porta data, ma scrive questo fatto dopo un assedio di Capua che si dee riferire all'880.

803.Anonymi SalernitaniChronicon, cap. CXXXVI, ediz. del Pratilli.

804.ErchempertiHistoria, cap. LXXIX; e Anonymi SalernitaniChronicon, cap. CXLVII della edizione del Pratilli. La data si scorge dall'ordine in che questo fatto sta con altri più noti.

805.ErchempertiHistoria, cap. XLIV. L'autore non potea dimenticare questa data, perchè ei medesimo fu fatto prigione al castel Pilano, preso dai Napoletani dopo l'assedio dell'anfiteatro di Capua, il 23 agosto 881.

806.ErchempertiHistoria, cap. XLVII.

807.Giovanni VIII, epistole CCLXV e CCLXX, presso il Labbe, vol. c., p. 191, 195; e la seconda anche appo il Baronio,Annales Ecclesiastici, anno 881, § 2.

808.Erchemperti Historia, cap. XLIX, copiato dall'Anonimo Salernitano, cap. CXL, stampato per errore CL, nella edizione del Pratilli. Ritraggo la tradizione popolare dal Caraccioli, il quale ricorda qui il proverbio che si serbava ai suoi tempi: “Quattro sono i luoghi della Saracina: Portici, Cremano, la Torre, e Resina.”

809.Erchemperto, l. c.

810.Baronio,Annales Ecclesiastici, anno 882, § 2.

811.Giovanni VIII, epistola CCXCIV, presso il Labbe, vol. c., p. 210; e presso il Baronio,Annales Ecclesiastici, anno 881, § 6.

812.Erchemperti,Historia, cap. XLIX.

813.Baronio, l. c.:aliquantos utiles et optimos Mauriscos cum armis, quos Hispani cavallos alpharaces vocant.

814.Pietro Suddiacono, continuatore di Giovanni Diacono di Napoli, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo I, parte II, p. 316.

815.Leonis Ostiensis, lib. I, cap. XLIII, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo IV, p. 316, 317. Non si sa ond'egli abbia tolto questo racconto, d'altronde verosimile e non sospetto. Non lo cavò certo da Erchemperto, nè dalla Cronica di San Michele in Volturno, citati per errore dal Wenrich,Commentarii, lib. I, cap. X, § 88. Leone dice espressamente che i Musulmani venissero di Agropoli; il che porterebbe la fermata loro a Itri verso l'autunno dell'882, e quella al Garigliano un poco appresso, forse nell'883, dopo la morte di Giovanni VIII.

816.ErchempertiHistoria, cap, LI.

817.Erchemperto, cap. XLIV, e l'Anonimo Salernitano accennano appena l'arsione del monastero; al solito loro, senza data. La Cronica del monastero, pubblicata dal Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo I, parte II, p. 404, seg., racconta, com'è naturale, molti particolari; ma l'autore visse tra la fine del decimo e il principio dell'undecimo secolo; la sua narrazione pare esagerata, almeno nel numero dei frati uccisi, ch'ei porta a 500 o 900; e vi troviamo in due luoghi diversi due diverse date del fatto; cioè a p. 332 l'anno undecimo di Basilio Macedone (878), e a p. 400, l'anno 882, indizione 15ª. Si vede dunque che le memorie ch'ebbe alle mani il compilatore, com'ei medesimo confessa, non si accordavano punto. Io mi sono appigliato alla data dell'882, sapendosi che passò poco tempo tra la distruzione di questo monastero e quella di Monte Cassino.

818.Tra le varie date che si assegnano alla distruzione di Monte Cassino, mi sono appigliato a quella dell'883, che risponde alla 2ª indizione, notata da Leone d'Ostia; e che d'altronde si legge nell'Anonimo Salernitano, il quale ebbe alle mani al certo buoni esemplari di Erchemperto. La riedificazione ricominciò l'886, secondo Erchemperto, e l'884, secondo l'Anonimo. Si confrontino: ErchempertiHistoria, cap. XLIV e LXI; Anonymi SalernitaniChronicon, cap. CXXXVI, e CXLIV della edizione di Pratilli;Chronicon Vulturnense, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo I, parte II, p. 405; Leonis OstiensisHistoria, lib. I, cap. XLIV, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo IV, p. 317. Merita d'esser letta a questo proposito un'opera moderna, laStoria della Badia di Monte Cassino, di Don Luigi Tosti, dotto monaco, il quale aggiunge alcuni particolari cavati da una vita manoscritta di Bertario, e li abbellisce con zelo lodevole in lui, e con pulito e dignitoso stile; tomo I, p. 65, seg.

819.Erchemperto, cap. LI.

820.Erchemperto, cap. LIV.

821.Erchemperto, cap. LVI, LVII; Anonimo Salernitano, cap. CXLII, edizione di Pratilli.

822.Veggasi per costui la nota 1, p. 452

823.Erchemperto, cap. LV; Anonimo Salernitano, cap. CXLII, edizione di Pratilli.

824.Erchemperto, cap. LVIII; Anonimo Salernitano, cap. CXLIII, edizione di Pratilli.

825.Veggasi per costui la nota 1, p. 452.

826.Erchemperto, cap. LXXIX.

827.Chronicon Vulturnense, presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo I, parte II, p. 407.

828.Erchemperto, cap. LXVI; Anonimo Salernitano, cap. CXLV, ediz. di Pratilli.

829.Anonimo Salernitano, cap. CXLV, edizione di Pratilli.

830.Erchemperto, cap. LXXIII.

831.Erchemperto, cap. LXXV, LXXVII; Anonimo Salernitano, edizione di Pratilli, cap. CXLVII.

832.Erchemperto, cap. LXXVI; Anonimo Salernitano, edizione di Pratilli, cap. CXLVII.

833.Questo fatto si legge nello Anonimo Salernitano, cap. CLVI, ediz. di Pratilli.

834.Così penso, perchè al tempo di Edrisi (1154) il Val Demone arrivava a Caronia; il qual confine va attribuito a cagione politica più tosto che a necessità di geografia fisica. Nel XIV secolo il Val Demone fu esteso verso ponente; assegnatogli un confine naturale, cioè l'Imera settentrionale, detto altrimenti Fiume Grande.

835.Veggansi questi ricordi qui appresso p. 468, nota 4.

836.Le autorità citate dal Di Gregorio,Considerazioni su la Storia di Sicilia, lib. II, cap. II, note 24, 25, 26, fanno menzione del Val di Milazzo, Val di Mazara, Val di Noto e Val di Agrigento, oltre il Val Demone. Il Di Gregorio, che non vide chiaro negli ordini anteriori ai Normanni, supponea che la divisione in tante valli “ch'era forse solamente geografica” fosse stata adottata da re Ruggiero come divisione politica. Pochi righi appresso si contraddice, affermando che re Ruggiero istituiva i tre giustizierati di Val Demone, Val di Noto, e Val di Mazara; il che mostrerebbe che le province di Milazzo e Agrigento non fossero entrate nella divisione politica. A me la spiegazione più semplice pare, che la vocevallisdebba intendersi nei detti diplomi col significato indistinto di territorio, da potersi adattare a città o distretto o provincia; come appunto la voce arabicaiklîm, che probabilmente si leggea nei registri dell'azienda pubblica, e fu tradotta bene o malevallis. Può anche darsi che la divisione in tre province fosse stata adoperata dagli Arabi in alcuni rami di amministrazione, e in altri rami un'altra. Per esempio, nulla toglie che gliiklîmdi Milazzo e Agrigento fossero stati due circoscrizioni di beneficii militari, assegnate ciascuna ad ungiund.

837.È bene qui ricordare che nella prima metà del XIII secolo, Federigo imperatore tornò alla divisione romana in due province; la quale durò almeno fino alla rivoluzione del Vespro. Poi veggiamo ricomparire i giustizieri delle valli di Milazzo, Castrogiovanni e Demona. (Diploma del 1302, presso Pirro,Sicilia Sacra, p. 410.) Nei principii del XV secolo la Sicilia fu divisa in quattro valli: Demona, Noto, Castrogiovanni, e Girgenti. (Censo feudale del 1408, presso Di Gregorio,Bibliot. Aragon., tomo II, p. 490.) In fine si tornò alle tre valli.

838.La mutazione del nome di Lilibeo in Porto di Ali, fa supporre che quella città fosse stata distrutta al tempo del conquisto musulmano, o forse prima. Le città non abbandonate, assai di rado presero novelli nomi.

839.Theophanes continuatus, lib. V, cap. LVIII, p. 297. Καὶ τὸ ὰπὸ τούτου διέμειναν πιστοὶ βασιλεῖ τοιοὺτων έξηγούμενοι κάστρων. Questa voce si trova anche nel Nuovo Testamento, Luca, XXII, 28.

840.Il participio presente del verbo διαμένω (permaneo,perduro) al genitivo plurale farebbe τῶν διαμενόντων, che l'uso volgare forse contrasse inTon Demenon.

841.L'arabicowelâiasignifica territorio, giurisdizione o uficio diwâli; e wâli si dice di varii magistrati preposti a province, ovvero a rami speciali di amministrazione pubblica.

842.Ecco in serie cronologica gli scritti ove occorre Demona con le sue varianti, prima come nome di città, poi di provincia:

I. Anno 902. Assedio e presa diDimnsac(con la terminazione nel suono che daremmo allase allacunite dinanzi unai, ossia quello dellachin francese eshin inglese). Veggasi Ibn-el-Athîr, MS. A, tomo II, fog. 92 e 167 verso; MS. C, tomo IV, fog. 246 verso; e MS. di Bibars, il solo ove si legga correttamente. Ibn-el-Athîr, ancorchè vissuto nel XIII secolo, trascriveva in questo passo ricordi derivati dal IX.

II. Anno 963. Nome diDimnascdato a una gola di monti presso Rametta. Veggasi Nowairi, presso Di Gregorio,Rerum Arabicarum, p. 16, correggendo la lezione secondo uno dei MSS. di Parigi. Valga, per l'antichità del ricordo, la stessa avvertenza che feci di sopra per Ibn-el-Athîr.

III. Verso la fine del decimo secolo, la Biografia di San Luca, abate del monastero di Armento in Calabria, dice costui siciliano di Demena. Presso Gaetani,Vitæ Sanctorum Siculorum, tomo II, p. 96.

IV. Malaterra, libro II, cap. XII, scrivendo, alla fine dell'undecimo secolo, del secondo sbarco del conte Ruggiero in Sicilia (1060) dice:Hic Christiani in valle Deminæ manentes, sub Saracenis tributarii erant.Presso Caruso,Bibliotheca Historica, tomo I, p. 181, e presso Muratori,Rerum Italicarum Scriptores, tomo V, p. 539, seg.

V. Anno 1082. Diploma, del conte Ruggiero, che concede al vescovo di Troina.....in valle Deminæ castrum quod vocatur Achareth. Presso Pirro, Sicilia Sacra, p. 495.

VI. Anno 1084. Altro diploma del conte Ruggiero a favor del monastero di Sant'Angelo,de Lisico Tondemenon. Presso Pirro, op. c., p. 1021.

VII. Anno 1093. Diploma per lo stesso monastero chiamato quiSancti Angeli de Lisico de valle Dæmanæ. Presso Pirro, l. c.

VIII. Anno 1096. Diploma, nel quale descrivendo i confini della diocesi di Messina, si dice: .....usque ad Tauromenium, et respondet ad Messanam, et vadit usque ad Melacium, et respondet ad Demannam, et inde vadit per maritimam usque ad Flumen Tortum, et ascendit per flumenec. Nello stesso diploma si ricorda la donazione delcastellum Alcariæ apud Demennam. Presso Pirro, op. c., p. 383. È evidente che Demenna in entrambi i luoghi citati sia nome di provincia, poichè da Milazzo in poi non si notano più i nomi di città che sarebbero Patti, Caronía e Cefalù, ma sì il confine della provincia, il quale si sa che terminavasi a Caronía.

IX. Diploma del 1097, per lo quale il conte Ruggiero concedette certi beni al monastero di San Filippo di Demena. Questo diploma è trascritto in uno di Adelasia e del conte Ruggiero Secondo, poi re, dato l'anno 6618 (1110), che il Pirro pubblicò in latino, a p. 1027, con la data erronea del 6628. Niccolò Buscemi ha corretto quella data, stampando il testo greco con una versione italiana, nelGiornale Ecclesiastico per la Sicilia, tomo I (1832), p. 113, seg. Ma il Buscemi stampò male la voce Δε-Μεννα; poichè il tratto d'unione, come lo chiamano gli oltramontani, è segno ortografico ignoto ai Greci, e non si trova punto nell'originale, posseduto dal principe di Trabia; diploma di belli e nitidi caratteri, del quale ho depositato un fac-simile nella Biblioteca imperiale di Parigi.

X. Anno 1124. Diploma del medesimo Ruggiero Secondo, a favore di detto monastero chiamatoAbbatia in valle Dæmanis. Presso Pirro, op. c., p. 1027.

XI. Anno 1131. Diploma del vescovo di Messina, che assoggetta allo archimandrita di quella città parecchi monasteri greci della diocesi; tra gli altri quello di Sanctum Barbarum in Demeno. Presso Pirro, op. c., p. 974.

XII. Anno 1134. Diploma di Ruggiero Secondo, su lo stesso argomento. Vi si noverano i monasteri assoggettati all'archimandrita, e tra quelliSanctum Barbarum de Demenna, e alcuni altri independenti, tra i qualiSanctum Philippum de Demenna. Pirro, op. c., p. 975.

XIII. Edrisi, che pubblicò la sua famosa opera geografica il 1154, descrivendo la costiera di Sicilia a dritta di Palermo, pervenuto a Caronía, nota che quindi cominciasse la provincia (iklîm) di Dimnasc, come leggiamo nel migliore dei MSS. Edrisi, nella minuta descrizione che fa della Sicilia, non parla di città o castello nominato Dimnasc.

Confrontando le quali testimonianze, e avvisandomi che nei diplomi notati dal nº VI al XII si tratti anco della provincia, io credo provata la esistenza di Demana castello infino al decimo secolo, di Demana provincia dall'undecimo in poi; ma parmi assai dubbio che il castello durasse fino all'undecimo secolo, e certo che a metà del duodecimo fosse abbandonato o avesse mutato nome. Quanto al sito del castello non abbiamo argomenti da determinarlo: se non che il nome topografico, che si legge nella descrizione della battaglia di Rametta (963), dà indizio che Dimnasc si trovasse a ponente di quella città. Forse a quattro o cinque miglia, là dove è oggi Monforte: nome di castello registrato da Edrisi, e nato probabilmente dopo il conquisto normanno; nome anco di feudo nei tempi normanni, come leggiamo nel Dizionario Topografico del D'Amico.

843.Hedaya, tomo I, lib. V, cap. I, p. 435; D'Ohsson,Tableau général de l'Empire Ottoman, tomo VI, p. 3; Kodûri, presso Rosenmuller,Analecta Arabica, § X, p. 3 del testo.

844.In sostanza era l'uno e l'altro, cioè assicurazione delle persone e delle proprietà. Le cronache soglion dare al tributo la prima di queste appellazioni; Mawerdi lo denota con la seconda, nel trattato di dritto pubblico intitolatoAhkâm-Sultanîia, lib. IV, p. 83; Kodûri, op. cit., § XLVI, p. 12, lo chiama gezîa.

845.Ibn-Khaldûn, sezione II, MS. di Parigi, Suppl. Arabe, 742 quinquies, tomo II, fog. 181 recto. Il tributo annuale di Cipro, secondo Ibn-Khaldûn, sommò a 7000 dinar, quanti l'isola ne solea pagare all'impero bizantino. Le altre condizioni rispondono in parte a quelle imposte aglidsimmi.

846.Mawerdi,Ahkâm-Sultanîia, lib. XIII e XIV, p. 238 e 255, seg.; Hedaya, tomo II, lib. IX, cap. VIII, p. 211; D'Ohsson,Tableau général de l'Empire Ottoman, tomo V, p. 95. Secondo Mawerdi, il dritto di proprietà lasciavasi talvolta intero, talvolta si riduceva a mero dominio utile.

847.Hedaya, lib. XLIX, cap. II, e lib. L, nel tomo IV, p. 280 e 332. Nondimeno questo è dei capi lasciati incerti dal Corano e dalla Tradizione, ovvero oscurati dalla logica dei giuristi. Così Mâlek e Sciafe'i combatteano la uguaglianza di pena nei reati contro glidsimmi, al dire di Beidhawi,Comento del Corano, testo arabo, tomo I, p. 99, sul versetto 175 della sura II. Dovea parere scandaloso, in vero, che l'uccisore d'una donna musulmana pagasse metà dell'ammenda, stabilita in prezzo del sangue di un uomo musulmano, o dsimmi.


Back to IndexNext