Chapter 33

311.Cavalcanti,Storie, lib. XI, cap. XIII.312.Abbiamo esemplari dell’atto di unione nella biblioteca Laurenziana e nell’Archivio di Stato; sono grandi cartapecore con le sottoscrizioni di mano del Papa e dell’Imperatore e de’ Padri del Concilio. — Ved.Cecconi,Studi storici sul Concilio di Firenze.313.Neri Capponi,Commentari. —Ammirato, lib. XXI.314.N. Capponi,Commentari. —Romanin,Storia di Venezia, lib. X, cap. 7.315.Il Machiavelli mette in bocca dei Veneziani questa sentenza conforme al linguaggio ed alle idee di quei tempi: «ch’era infamia perdere le terre, ma più infamia perdere insieme le terre e i danari.»316.Scrittori fiorentini;Platina,Vita d’Eugenio IV.317.Leonardo Aretino,Commentari.318.Neri Capponi aveva chiesto a Pier Giampaolo Orsino tenesse sellati cento cavalli per la difesa della persona di Cosimo de’ Medici. (Cavalcanti, lib. XIII, cap. 6.)319.Ammirato, an. 1440.320.Cavalcanti, lib. XIV.321.«Ieri furono i sospetti grandi, e i ragionamenti e pratiche lunghe; finalmente, per non avere a prendere zuffa contro a nostra voglia con Niccolò Piccinino, si deliberò di venire alloggiare qui intorno Anghiari, e così siamo; ch’è, al parere di questi intendenti, luogo forte e sicuro. Niccolò Piccinino è a piè di Celle, che a cinque miglia siamo vicini.» (Lettera di Neri ai Dieci. A lato: Anghiari, 25 giugno 1440.)322.«Ieri fu presso che appiccata la zuffa. Ruppesi quattro lance, e ognuno si ritrasse; e la cagione fu perchè Niccolò Piccinino venne al Borgo con pochi e trovocci in punto.... Stamani nel campo suo si vede molti fuochi, e pare a ciascuno che levi campo, e dove s’avvierà non si sa albitrare; chi dice a Monterchi, chi al Borgo, chi verso Lombardia: tosto il sapremo; secondo farà egli, converrà seguire a noi.» (Lettera dei Commissari, scritta la mattina stessa de’ 29.)323.Il Machiavelli scrive, in tutta quella famosa giornata non essere morto che un uomo solo caduto a terra e calpesto dai cavalli: ma Flavio Biondo forlivese, ch’era in quei tempi segretario del Papa, conta dei Ducheschi essere stati uccisi sessanta e quattrocento feriti; degli altri dugento, e dieci morti, secento cavalli distesi al suolo dalle artiglierie, e Astorre Manfredi rimasto prigione dopo essere stato ferito d’un colpo di lancia nell’anguinaia. — «Andiamo al Borgo e crediamo che s’arà oggi, perchè non c’è persona: faremo il me’ potremo, col Legato.» — «Niccolò Piccinino ha passato l’Alpe: crediamo per ire a Bologna, benchè alcuni dicano a Perugia.» (Lettera de’ Commissari, 1º luglio.) — Una lettera di Micheletto a Cosimo è tra i documenti de’ quali abbonda la Vita di Cosimo pubblicata dal Fabroni, pag. 147. — VediCommentaridiNeri Capponie tutti gli storici. —Simonetta,Hist. Francisci Sfortiæ, lib. 6 (inMuratori,R. I. S., tomo XXI.) —Leonardo d’Arezzopone termine aiCommentarisuoi tenendosi da molto per essere stato uno dei Dieci quando si ottenne quella vittoria.324.Cavalcanti, capitolo ultimo del lib. XIV. — Intorno al bando e poi alla morte di Rinaldo è da vedere il libro delleCommissionisue più volte citato; tomo III in fine.325.Questo scrive Neri neiCommentari; ma in una Lettera ai Dieci del 1º luglio i Commissari scrivevano dal campo felicissimo: «In questo punto ci è ch’e’ Borghigiani hanno gridato Viva la Chiesa, e messo dentro i nostri.»326.«Avvisiamovi che abbiamo avuto Monterchi, Valialla e Monteagutello, e che all’Anfrosina consentivano licenza andasse ove volesse: la roba sua gli hanno vituperato gli uomini di Monterchi; alla quale cosa ne serrai gli occhi, perchè maggior nimicizia tra loro rimanga.» (Lettera di Bernardetto de’ Medici ai Dieci, 4 luglio.)327.«Il Conte di Poppi ci mandò chiedendo salvocondotto per due ambasciatori che volea mandare a Firenze, e sperava avere grazia che almanco la casa sua di Poppi rimanesse alle sue femmine; che si rendeva certo, che se non meritavano grazia i maschi, alle femmine non sare’ dinegato.» — «Rispondemmo che a Firenze non bisognava mandare: al tutto la tagliammo, consigliando gli uomini di Poppi a pigliare partito, dichiarandogli che se non facessino tosto, avevamo in commissione mettergli a saccomanno, e dare ducati diecimila alla gente d’arme di bene andata se lui ne dassino, e ducati quindicimila a chi dessi preso o morto niun de’ figliuoli; e così si farebbe bandire stasera.» (Lettera de’ 25 luglio.) — Altra de’ 31: «Quest’ora il Conte di Poppi e figliuoli e figliuole con loro robe si sono usciti di Poppi, e noi vi siamo entrati, ed egli potrà ire auccellare il can da rete; e proverà quello che è tradire la Signoria vostra, por modo fia esempio agli altri.»328.Neri Capponi,Cacciata del Conte di Poppi.329.Simonetta,Hist. Francisci Sfortiæ, lib. V. —CommentaridiNeri Capponi. —Poggio,Storie, lib. VIII. —Machiavelli, lib. VI.330.Cavalcanti, lib. VIII, in più luoghi.331.Cavalcanti, tomo II, pag. 162. —Machiavelli, lib. VI. Intorno all’Annalena, vediGiornale storico degli Archivi Toscani(tomo I, pag. 42 e seg.); e intorno a Baldaccio, un articolo del signor Passerini (Archivio Storico, tomo III, pag. 2, anno 1866).332.«Le cagioni non furono note, perchè fu opera segreta e fatta quasi in istanti: ma era huomo di grande animo e di gran condotta, e temuto da molti.»StoriediDomenico Boninsegni.333.Cambi,Storie. (Delizie degli eruditi, tomo XX, pag. 234.)334.Istoria miscellanea Bolognese. (R. I. S., tomo XVIII, pag. 665.)335.Lettera manoscritta diNeri Capponi, dei 16 gennaio 1440-41. (Archivio di Stato.)336.Istoria miscell. Bolognese, loco citato.337.Naldo Naldi,Vita di Giannozzo Manetti. (R. I. S., tomo XX, pag. 344.) —Vespasiano,Vita dello stesso. — IlCavalcanti(tomo II, pag. 160) accenna a cose ch’egli non dice, molto avvolgendosi come suole, ma qui oltre al solito misterioso. La Vita che abbiamo citata del Naldi è fatta sopra una che di Giannozzo Manetti avea scritto lungamente l’infaticabile Vespasiano, pubblicata in Torino, 1862, dal signor Pietro Fanfani, e della quale è un estratto che il Mai aveva compreso nel suo volume.338.Così ilCavalcanti, che scrive già in odio a Cosimo, senza volere che si paresse: ma nella Vita di Giannozzo si trova Baldaccio essere stato a passeggiare sotto al tetto de’ Pisani quando fu dall’Orlandini chiamato in Palazzo.339.Cavalcanti, tomo II, pag. 257.340.Storia Fiorentina, cap. I;Opere inedite, tomo III.341.Ammirato,Storie.342.Bartolommeo Platina, scrisse la Vita di Neri Capponi (R. I. S., tomo XX); ma in quella non fece, com’era usanza, altro che dare celebrità di latine forme ai Commentari di lui, che ivi riescono dimagrati; e del caso di Baldaccio nemmeno fa cenno.343.Cambi,Storie, pag. 231.344.Canestrini,La Scienza e l’Arte di Stato, parte I:L’imposta sulla ricchezza mobileec., pag. 213.345.Idem, pag. 170.346.Naldo Naldi, col. 348; eVespasiano,Vita di Giannozzo Manetti, pag. 590.347.Cavalcanti,Seconda Storia, pag. 198.348.Cavalcanti,Seconda Storia, pag. 206.349.Idem, pag. 188.350.Cavalcanti, pag. 200 e seg.351.Vespasiano da Bisticci, che scrisse tra le altre laVita di Bartolommeo Fortini(Archiv. Stor., tomo IV, parte I, pag. 379), dice ch’egli ebbe il confine perchè era stato eletto degli ufiziali del Monte; e uno dei potenti ci voleva entrare lui. — Dello stesso Vespasiano abbiamo pure laVita di ser Filippo Pieruzzi di ser Ugolino, che fu integro e dotto uomo.352.Uno di questi, Domenico di Matteo di ser Michele da Castel Fiorentino, viene descritto dal Cavalcanti con le seguenti parole: «costui è villano, iniquo e superbo, mancatore di sua fede, barattiere, accettatore di presenti. Egli è lungo e sottile, la voce femminile, le gambe spolpate; misero ne’ fianchi, e guardo acuto: stretto nelle spalle, biancastrino e povero di barba; il volto colorito di lebbroso segno: l’andatura sua rara, col petto in fuori più che non richiede la sua lunghezza.» Tomo II, pag. 194.353.Cavalcanti,Seconda Storia. —StoriadiD. Boninsegni. — Cambi,idem. —Morelli,Ricordi, (Deliz. erudiz., tomo XIX.) —Machiavelli, lib. VI.354.Un Sonetto satirico, pubblicato nell’Archivio Storico Italiano, tomo XVI, parte I, pag. 326-27, ammonisce il Papa di non fidarsi ai Romani, e gli ricorda che il buon sartore misura sette e taglia uno.355.Vespasiano,Vita di Agnolo Acciaiuoli e di Leonardo d’Arezzo.356.Citiamo parole che onorano il Piccinino. Aveagli scritto Giannozzo Manetti mettendolo sopra per virtù a Ciro ad Agamennone a Pirro ed ai famosi Romani perchè aveva fatto le imprese per solo amore di gloria; a cui rispose il Capitano con bella verecondia: «io sono un piccolo verme e un saccomanno da non farne veruna stima, a comparazione di quei magnanimi signori antichi, ec.» (Lettera del Piccinino a Giannozzo, con la Vita di questo edita dal Fanfani, pag. 190.)357.Abbiamo in uno spaccio a Neri Capponi, 21 novembre 1444: «Carissimo nostro, siamo avvisati per tua lettera come a’ dì 16 di questo, monsignor di Capua Morinense et il Camarlingo e tu in tuo nome et di Cosimo de’ Medici, unitamente lodasti che Recanati et Oximo dovessono rimanere al S. Padre, et Fabriano con le sue fortezze della terra e del contado che possiede al presente la Chiesa, si debbono rimettere nelle mani nostre ed essere da noi governate per un anno, nella fine del quale sia in nostro arbitrio di dare detta terra e fortezze o al Papa o al Conte. Il perchè sommamente commendiamo la tua diligenza et prudentia. Et appresso t’avvisiamo come noi abbiamo eletto messer Bartolommeo Orlandini carissimo nostro cittadino a governare per detto tempo detta terra e fortezze, ec.» Era l’uccisore di Baldaccio.358.Nella vernata il Conte venne a Firenze, e disse di fare miracoli; infra gli altri, di ridurre il Papa a pace per forza, ec. (CommentaridiNeri Capponi, col. 1201.)Cavalcanti,Seconda Istoria, cap. XXXIII. —Boninsegni, an. 1446. —Fabroni,Vita Cosmæ, pag. 170 dei Documenti.359.Legazioni a Venezia di Neri Capponi, che l’una nei mesi di settembre e ottobre 1445, e l’altra con Bernardo Giugni dal maggio al luglio 1446. A stento si vinse ne’ Consigli quella nuova condizione, prima essendo soliti pagare un terzo, e i Veneziani due terzi: pareva che fosseingiusto l’andare con essi ad un giogo e tirare uno medesimo peso.360.«Il Duca cercò d’avere il Conte per mezzo di papa Eugenio, e missono il Re in su la pratica, acciocchè i Veneziani non si facessino grandi. Pagò il Re al Conte ducati 40,000, e feciono tra loro molte composizioni segrete. Di poi morì papa Eugenio, e la sua morte ruppe molti disegni.» (Capponi, Commentari.)361.Cavalcanti, tomo II, pag. 265; eVespasiano,Vita di Niccolò V.362.Gli ambasciatori Angiolo Acciaioli, Giovannozzo Pitti, Neri Capponi, Alessandro degli Alessandri, Giannozzo Manetti e Piero di Cosimo de’ Medici, furono dal Papa ricevuti nella sala regia, che prima solevano privatamente in altra sala. Giannozzo Manetti dotto e franco dicitore improvvisò l’orazione con molta sua lode. Il Cavalcanti distesamente narra come quell’Antonio di Checco Rosso Petrucci da Siena, che noi da più anni conosciamo grande nemico dei Fiorentini e turbolento macchinatore nella sua patria, tendesse insidie agli ambasciatori che tornavano, invitandoli nelle castella sue per quivi rubarli; e come Neri, di lui dubitando, sventasse il disegno: questi però neiCommentarisuoi ne tace affatto; e il Cavalcanti a pensar male andava a nozze. (Tomo II, pag. 267.)363.Istruzione a Neri Capponi e Bernardo Giugni ambasciatori a Ferrara per la pace; 28 luglio 1447, e lettere successive.364.Lettere dei 7 e 9 agosto. (Istruzioni manoscritte.)365.Archivio Storico Italiano, tomo IV, pag. 418.366.Legazione manoscritta, 6 aprile 1448.367.«Questo Bernardetto, molto amorevole di Cosimo, era uomo nettissimo e servigiato, non piazzaiolo, che non andava in Palagio se non chiamato, e rado era che non si trovasse nella sua bottega dove faceva l’arte di lana; esperto e pratico negli uffici, che intendeva le cose alla prima, ec.» (Cavalcanti, tomo II, pag. 213.)368.«Condussesi il Re a chiedere salvocondotto pe’ suoi falconieri: rispondemmoli che per uccellare noi glielo davamo, se uccellasse solo alle starne, ma che uccellava ad altro, e però glielo negammo.» (Neri Capponi.)369.Poggio,Storia Fiorentina, lib. VIII. —CommentaridiNeri Capponi. —Bartolommeo Fazio,Vita Alphonsi Regis. — Istoria metrica in terzine dell’assedio di Piombino. (R. I. S., tomo XXV.)Malavolti,Storia di Siena.370.VediFabroni, pag. 176 e seg.371.Simonetta,Historia Francisci Sfortiæ, inMuratori,R. I. S., tomo XXI. —Poggio,Storia. —Machiavelli, lib. VI. —Simonetta, cap. 72-73. —Archivio Storico Italiano, tomo XV, parte II, pag. 30 a 34.372.InMuratori,R. I. S., tomo XXI, pag. 388.373.Romanin,Storia di Venezia, tomo IV.374.Tomo II,Appendice, pag. 517.375.Vespasiano,Vita di Giannozzo Manetti.376.Cavalcanti,Seconda Storia, tomo II, pag. 253.377.L’oratore che lo Sforza teneva in Firenze, a lui scriveva nell’aprile del 1449: «Con Neri di Gino ho molto particolarmente examinata questa vostra facenda; e accordasi a questo, ed è disposto in ogni caso prestare favore al facto vostro e dimostrarvi che v’è buono amico et servitore, e vuole in qualunque nostro facto essere d’accordo con Cosimo.» In altro luogo scrive che Neri e Giannozzo Pitti e Alamanno Salviati e Diotisalvi Neroni ed altri, gli avevano date buone assicurazioni. — E a’ 30 giugno: «Questa benedecta pestilenza ha sgomentata qui la brigata in modo che di sette li cinque sono fora a le ville, per forma che la campana del Consiglio ha assai che suonare, et non si gionge mai a la metà del numero debito, et per questo la Signoria non ha mai potuto trarre le mane de più cose che hanno a fare.» Laonde lo Sforza scriveva in quel tempo: «Mi trovo ingannato de tucto quello me scriveti super lo facto di danari, sì che non so che mi dire; se non che non volendomi dare li miei denari del passato, nè la gente, questo è tanto a dire quanto assentire a la total mia disfactione. Pertanto vogliate sollecitare, ec.» (Archivio Storico, nuova serie, tomo XV, disp. II, pag. 35-36.)378.Cambi,Storia, anno 1449. —Cavalcanti,Seconda Storia, cap. 69.379.Diceano: «egli ha pieno sino iprivatidei Frati delle suepalle(armi della famiglia Medici), ed ora fabbrica un palagio.» (Cavalcanti, cap. XXXIII,Seconda Storia, cap. 36, 69, 81, 82, 87.)380.Vespasiano,Vita di Pandolfo Pandolfini. Vedi pure nellaVita di Donato Acciaioli, come lo facesse Cosimo imborsare per Gonfaloniere di giustizia.381.Commentari diNeri Capponi. —Cavalcanti, tomo II, pag. 242. —Machiavelli, lib. VI.382.In fine della lettera erano questi brevi versi: «Piero, all’avuta di questa te ne verrai, perchè, venendone tu, non vi rimarrà ignuno degli altri.» (Vespasiano,Vita di Giannozzo; Torino, 1862; pag. 35.)383.Legazioni manoscritte diNeri Capponi(Archivio di Stato). —Vespasiano da Bisticci,Vita di Giannozzo Manetti.384.Boninsegni,Leonardo. —Machiavelli, lib. VI. —Ammirato, ec.385.«L’Imperatore mandò a rinnovare suoi salvocondotti a Firenze.» (Neri Capponi,Commentari.)386.«L’Imperatore poi ci scrisse di casa sua, che aveva sentito come eravamo richiesti di dare spalle alla fuga, e non avevamo voluto consentire; di che molto ci ringraziò.» (Neri Capponi,Commentari.)387.«Conforterete e supplicherete alla Maestà del Re di Francia a venire o mandare potentemente in Italia, sì per recuperare l’antica gloria e titoli a lei debiti, sì etiandio per salute della nostra Repubblica; nella qual parte se fussi domandato quanta gente giudichereste esser necessaria, direte che a noi parrebbe dover bastare cavalli 15 mila, rimettendo sempre questo al giudizio della regia sapienza. — E quando la Maestà del Re di Francia non volesse per sua gloria venire o mandare in Italia potentemente, com’è detto disopra, si tenti che almeno venga il re Renato con quelle genti pagate sia a lui possibile, ec.» (Istruzione ad Agnolo Acciaioli, manoscritta appresso di noi, diversa da quella pubblicata dal Fabroni, pag. 200.)388.Giannozzo Manetti,Vita di Niccolò V. (Rer. Ital. Script., tomo III, parte II.) —Simonetta,Storia di Francesco Sforza. (Rer. Ital. Script., tomo XXI, lib. XXIV.)389.Neri Capponi,Commentari.390.Fu detto Cosimo essersi conciliato il re Alfonso col dono d’un manoscritto di Tito Livio. (Tiraboschi,Storia della Letteratura, tomo VI, lib. I, cap. 2.)391.Poggio, fine dellaStoria. — Documenti aggiunti dal Fabroni allaVita di Cosimo de’ Medici.392.Vespasiano, che gli fu amico, racconta com’egli da privato uomo solesse dire che se una volta avesse ricchezze, le spenderebbe in libri e in edifizi. — Vedi intorno allo stato di Roma in quelli anni la lettera pubblicata dal Fabroni, pag. 165. — Enea Silvio, neiCommentarisolito morsicchiare i predecessori suoi con isquisita delicatezza, scrive Niccolò con gli edifici che rimasero indi imperfetti avere accresciuto quasi a Roma le ruine. — Vedi pure quel ch’egli accenna della natura e del governo di Callisto III.393.Vespasiano,Vita del re Alfonso. — Fine deiCommentaridiNeri Capponi. — Machiavelli, lib. VI.394.Boninsegni,Storie.395.CambieBoninsegni.396.Vespasiano,Vita di Piero de’ Pazzi.397.Giannozzo, andato l’anno 1446 potestà in Pistoia, e calunniato da un Soldini, dettò un’Istoria di quella città, pubblicata dal Muratori (Rer. Ital. Script., tomo XIX in fine) e non disutile a chi voglia conoscere i modi tenuti dalla Repubblica di Firenze nell’amministrazione delle città suddite.398.Presentandosi alla Signoria, disse: «Eccelsi Signori mia, se a Dio che m’ha creato, avessi con tanto amore e con tanta fede servito, quanto ho fatto a questa Signoria, io crederei essere a’ piedi di santo Giovanni Battista; ed i meriti ch’io n’ho riportati, le vostre Signorie li conoscono.»399.Vespasiano da Bisticci,Commentario della vita di Giannozzo, pubblicata dal Fanfani. Torino 1862, dalla quale sarebbe in tutto cavata quella latina del Naldi, prolissa d’ornati e di classiche locuzioni; chiama il Potestàprætor urbanus, la Signoriasenatus, e dice che i Dieci della guerra si creavano a badarene quid respublica detrimenti caperet. — Quando fu eletto Giannozzo dei Dieci ne fecero tutti grande allegrezza e maraviglia, e dicevano: «ora si conosce quanta forza hanno le virtù, ec.: in breve tempo, da volerlo confinare, vòltati, egli è fatto de’ Dieci in compagnia de’ primi della città.» Vespasiano scrisse un’altra più breve vita del Manetti, tra quelle del Mai. — Nell’edizione del Fanfani (pag. 169) è una molto bella lettera che Giannozzo in nome dei Dieci scriveva alla Signoria di Siena.400.Cambi,Cronaca. — «Si vinse sul Consiglio del popolo, che gli accoppiatori che tenevano le borse del prioratico a mano, dovessino per tutto il mese di gennaio prossimo averle serrate, e fosse loro levato ogni autorità e balìa ch’eglino aveano intorno a ciò: fuvvi fave nere 218 e bianche 22. E dipoi nel Consiglio del comune fuvvi fave nere 169 e bianche 7. E di questo molto il popolo se ne rallegrò.» (Rinuccini Filippo, febbraio 1454 st. fior.)401.Vespasiano,Vita di Cosimo, pag. 343.402.Richiesto Neri da uno dello stesso suo casato che avea commesso un omicidio, ricusò salvarlo; «questa grandigia (dicendo) non mi è stata data per le miserie nè pe’ micidii ch’io abbia fatti, nè favoreggiati; anzi me l’ho guadagnata per la mia sollecitudine e per lo favore che io ho sempre prestato alla ragione: e però abbi pazienza, che la giustizia abbia suo luogo.» (Cavalcanti, tomo II, pag. 205-6.)403.Guicciardini,Opere inedite, tomo III, pag. 8.404.Morelli,Ricordi.405.Cambi,Deliz. erud., tomo XX, pag. 338 e seg. —RicordidiFilippo Rinuccini. —Machiavelli, lib. IV.406.Nerli,Commentari.407.Canestrini,Sulle Tasse, pag. 168.408.Cambi,Storie.409.«Il Palagio fece venire circa quattromila cerne e circa 300 cavalli, e il Signore di Faenza e Simonetto e altri condottieri.» (Filippo Rinuccini, dove sono anche i nomi dei confinati.)410.Cambi,Cronaca. —Boninsegni,Storie.411.RicordidiAlamanno Rinuccini, anno 1462.412.Rinuccini,ivi. —Ammirato.413.Morelli,Ricordi.414.Rinuccinied altri. — Dice l’Ammirato, Luca essersi tolta per impresa una bombarda, volendo significare che siccome questa, dove gli sia dato fuoco, trae fuori una palla, così egli poteva cacciare via le palle, arme dei Medici.415.Machiavelli, lib. IV.416.La descrizione di quei ricevimenti fatti ad onore di Pio II è da vedere nelleDelizie degli eruditi, tomo XX, pag. 368: l’autore, che si compiace di quella magnificenza, è pure offeso dalle profanità troppo boriose che vi si mescolavano. — Quelle pompe furono anco descritte in terza rima. (Rer. Ital. Script., nel secondo dei due tomi aggiunti in Firenze, pag. 719.)417.«Era molto umile in ogni sua cosa; la camera dov’egli dormiva, v’era un letticciuolo da frate ed una sedia di legno vecchia, con un poco di desco al dirimpetto dov’egli stava a comporre le sue opere, e mai perdeva un’ora di tempo. — Non avea masserizie in casa, se non tante che furono istimate alla morte sua centoventi lire.» (Vespasiano,Vita dell’Arcivescovo Antonino.)418.Questo mi pare che si argomenti da una pia opera in volgare che il signor Palermo pubblicava (Firenze, 1858), e che potrebb’essere di sant’Antonino.419.Vespasiano, nellaVita d’Antonio Cincinello, narra il caso pietoso d’una donna figlia di Rinaldo degli Albizzi e nuora di Rinaldo Gianfigliazzi; alla quale povera e nell’esilio abbandonata insieme ad un figlio suo, parvero grande sussidio pochi ducati venuti ad essa in elemosina.420.In tutto quel fatto la maestria politica dei Veneziani si trova descritta negli Annali diDomenico Malipiero. (Archivio Storico, tomo VII, pag. 1.)

311.Cavalcanti,Storie, lib. XI, cap. XIII.

311.Cavalcanti,Storie, lib. XI, cap. XIII.

312.Abbiamo esemplari dell’atto di unione nella biblioteca Laurenziana e nell’Archivio di Stato; sono grandi cartapecore con le sottoscrizioni di mano del Papa e dell’Imperatore e de’ Padri del Concilio. — Ved.Cecconi,Studi storici sul Concilio di Firenze.

312.Abbiamo esemplari dell’atto di unione nella biblioteca Laurenziana e nell’Archivio di Stato; sono grandi cartapecore con le sottoscrizioni di mano del Papa e dell’Imperatore e de’ Padri del Concilio. — Ved.Cecconi,Studi storici sul Concilio di Firenze.

313.Neri Capponi,Commentari. —Ammirato, lib. XXI.

313.Neri Capponi,Commentari. —Ammirato, lib. XXI.

314.N. Capponi,Commentari. —Romanin,Storia di Venezia, lib. X, cap. 7.

314.N. Capponi,Commentari. —Romanin,Storia di Venezia, lib. X, cap. 7.

315.Il Machiavelli mette in bocca dei Veneziani questa sentenza conforme al linguaggio ed alle idee di quei tempi: «ch’era infamia perdere le terre, ma più infamia perdere insieme le terre e i danari.»

315.Il Machiavelli mette in bocca dei Veneziani questa sentenza conforme al linguaggio ed alle idee di quei tempi: «ch’era infamia perdere le terre, ma più infamia perdere insieme le terre e i danari.»

316.Scrittori fiorentini;Platina,Vita d’Eugenio IV.

316.Scrittori fiorentini;Platina,Vita d’Eugenio IV.

317.Leonardo Aretino,Commentari.

317.Leonardo Aretino,Commentari.

318.Neri Capponi aveva chiesto a Pier Giampaolo Orsino tenesse sellati cento cavalli per la difesa della persona di Cosimo de’ Medici. (Cavalcanti, lib. XIII, cap. 6.)

318.Neri Capponi aveva chiesto a Pier Giampaolo Orsino tenesse sellati cento cavalli per la difesa della persona di Cosimo de’ Medici. (Cavalcanti, lib. XIII, cap. 6.)

319.Ammirato, an. 1440.

319.Ammirato, an. 1440.

320.Cavalcanti, lib. XIV.

320.Cavalcanti, lib. XIV.

321.«Ieri furono i sospetti grandi, e i ragionamenti e pratiche lunghe; finalmente, per non avere a prendere zuffa contro a nostra voglia con Niccolò Piccinino, si deliberò di venire alloggiare qui intorno Anghiari, e così siamo; ch’è, al parere di questi intendenti, luogo forte e sicuro. Niccolò Piccinino è a piè di Celle, che a cinque miglia siamo vicini.» (Lettera di Neri ai Dieci. A lato: Anghiari, 25 giugno 1440.)

321.«Ieri furono i sospetti grandi, e i ragionamenti e pratiche lunghe; finalmente, per non avere a prendere zuffa contro a nostra voglia con Niccolò Piccinino, si deliberò di venire alloggiare qui intorno Anghiari, e così siamo; ch’è, al parere di questi intendenti, luogo forte e sicuro. Niccolò Piccinino è a piè di Celle, che a cinque miglia siamo vicini.» (Lettera di Neri ai Dieci. A lato: Anghiari, 25 giugno 1440.)

322.«Ieri fu presso che appiccata la zuffa. Ruppesi quattro lance, e ognuno si ritrasse; e la cagione fu perchè Niccolò Piccinino venne al Borgo con pochi e trovocci in punto.... Stamani nel campo suo si vede molti fuochi, e pare a ciascuno che levi campo, e dove s’avvierà non si sa albitrare; chi dice a Monterchi, chi al Borgo, chi verso Lombardia: tosto il sapremo; secondo farà egli, converrà seguire a noi.» (Lettera dei Commissari, scritta la mattina stessa de’ 29.)

322.«Ieri fu presso che appiccata la zuffa. Ruppesi quattro lance, e ognuno si ritrasse; e la cagione fu perchè Niccolò Piccinino venne al Borgo con pochi e trovocci in punto.... Stamani nel campo suo si vede molti fuochi, e pare a ciascuno che levi campo, e dove s’avvierà non si sa albitrare; chi dice a Monterchi, chi al Borgo, chi verso Lombardia: tosto il sapremo; secondo farà egli, converrà seguire a noi.» (Lettera dei Commissari, scritta la mattina stessa de’ 29.)

323.Il Machiavelli scrive, in tutta quella famosa giornata non essere morto che un uomo solo caduto a terra e calpesto dai cavalli: ma Flavio Biondo forlivese, ch’era in quei tempi segretario del Papa, conta dei Ducheschi essere stati uccisi sessanta e quattrocento feriti; degli altri dugento, e dieci morti, secento cavalli distesi al suolo dalle artiglierie, e Astorre Manfredi rimasto prigione dopo essere stato ferito d’un colpo di lancia nell’anguinaia. — «Andiamo al Borgo e crediamo che s’arà oggi, perchè non c’è persona: faremo il me’ potremo, col Legato.» — «Niccolò Piccinino ha passato l’Alpe: crediamo per ire a Bologna, benchè alcuni dicano a Perugia.» (Lettera de’ Commissari, 1º luglio.) — Una lettera di Micheletto a Cosimo è tra i documenti de’ quali abbonda la Vita di Cosimo pubblicata dal Fabroni, pag. 147. — VediCommentaridiNeri Capponie tutti gli storici. —Simonetta,Hist. Francisci Sfortiæ, lib. 6 (inMuratori,R. I. S., tomo XXI.) —Leonardo d’Arezzopone termine aiCommentarisuoi tenendosi da molto per essere stato uno dei Dieci quando si ottenne quella vittoria.

323.Il Machiavelli scrive, in tutta quella famosa giornata non essere morto che un uomo solo caduto a terra e calpesto dai cavalli: ma Flavio Biondo forlivese, ch’era in quei tempi segretario del Papa, conta dei Ducheschi essere stati uccisi sessanta e quattrocento feriti; degli altri dugento, e dieci morti, secento cavalli distesi al suolo dalle artiglierie, e Astorre Manfredi rimasto prigione dopo essere stato ferito d’un colpo di lancia nell’anguinaia. — «Andiamo al Borgo e crediamo che s’arà oggi, perchè non c’è persona: faremo il me’ potremo, col Legato.» — «Niccolò Piccinino ha passato l’Alpe: crediamo per ire a Bologna, benchè alcuni dicano a Perugia.» (Lettera de’ Commissari, 1º luglio.) — Una lettera di Micheletto a Cosimo è tra i documenti de’ quali abbonda la Vita di Cosimo pubblicata dal Fabroni, pag. 147. — VediCommentaridiNeri Capponie tutti gli storici. —Simonetta,Hist. Francisci Sfortiæ, lib. 6 (inMuratori,R. I. S., tomo XXI.) —Leonardo d’Arezzopone termine aiCommentarisuoi tenendosi da molto per essere stato uno dei Dieci quando si ottenne quella vittoria.

324.Cavalcanti, capitolo ultimo del lib. XIV. — Intorno al bando e poi alla morte di Rinaldo è da vedere il libro delleCommissionisue più volte citato; tomo III in fine.

324.Cavalcanti, capitolo ultimo del lib. XIV. — Intorno al bando e poi alla morte di Rinaldo è da vedere il libro delleCommissionisue più volte citato; tomo III in fine.

325.Questo scrive Neri neiCommentari; ma in una Lettera ai Dieci del 1º luglio i Commissari scrivevano dal campo felicissimo: «In questo punto ci è ch’e’ Borghigiani hanno gridato Viva la Chiesa, e messo dentro i nostri.»

325.Questo scrive Neri neiCommentari; ma in una Lettera ai Dieci del 1º luglio i Commissari scrivevano dal campo felicissimo: «In questo punto ci è ch’e’ Borghigiani hanno gridato Viva la Chiesa, e messo dentro i nostri.»

326.«Avvisiamovi che abbiamo avuto Monterchi, Valialla e Monteagutello, e che all’Anfrosina consentivano licenza andasse ove volesse: la roba sua gli hanno vituperato gli uomini di Monterchi; alla quale cosa ne serrai gli occhi, perchè maggior nimicizia tra loro rimanga.» (Lettera di Bernardetto de’ Medici ai Dieci, 4 luglio.)

326.«Avvisiamovi che abbiamo avuto Monterchi, Valialla e Monteagutello, e che all’Anfrosina consentivano licenza andasse ove volesse: la roba sua gli hanno vituperato gli uomini di Monterchi; alla quale cosa ne serrai gli occhi, perchè maggior nimicizia tra loro rimanga.» (Lettera di Bernardetto de’ Medici ai Dieci, 4 luglio.)

327.«Il Conte di Poppi ci mandò chiedendo salvocondotto per due ambasciatori che volea mandare a Firenze, e sperava avere grazia che almanco la casa sua di Poppi rimanesse alle sue femmine; che si rendeva certo, che se non meritavano grazia i maschi, alle femmine non sare’ dinegato.» — «Rispondemmo che a Firenze non bisognava mandare: al tutto la tagliammo, consigliando gli uomini di Poppi a pigliare partito, dichiarandogli che se non facessino tosto, avevamo in commissione mettergli a saccomanno, e dare ducati diecimila alla gente d’arme di bene andata se lui ne dassino, e ducati quindicimila a chi dessi preso o morto niun de’ figliuoli; e così si farebbe bandire stasera.» (Lettera de’ 25 luglio.) — Altra de’ 31: «Quest’ora il Conte di Poppi e figliuoli e figliuole con loro robe si sono usciti di Poppi, e noi vi siamo entrati, ed egli potrà ire auccellare il can da rete; e proverà quello che è tradire la Signoria vostra, por modo fia esempio agli altri.»

327.«Il Conte di Poppi ci mandò chiedendo salvocondotto per due ambasciatori che volea mandare a Firenze, e sperava avere grazia che almanco la casa sua di Poppi rimanesse alle sue femmine; che si rendeva certo, che se non meritavano grazia i maschi, alle femmine non sare’ dinegato.» — «Rispondemmo che a Firenze non bisognava mandare: al tutto la tagliammo, consigliando gli uomini di Poppi a pigliare partito, dichiarandogli che se non facessino tosto, avevamo in commissione mettergli a saccomanno, e dare ducati diecimila alla gente d’arme di bene andata se lui ne dassino, e ducati quindicimila a chi dessi preso o morto niun de’ figliuoli; e così si farebbe bandire stasera.» (Lettera de’ 25 luglio.) — Altra de’ 31: «Quest’ora il Conte di Poppi e figliuoli e figliuole con loro robe si sono usciti di Poppi, e noi vi siamo entrati, ed egli potrà ire auccellare il can da rete; e proverà quello che è tradire la Signoria vostra, por modo fia esempio agli altri.»

328.Neri Capponi,Cacciata del Conte di Poppi.

328.Neri Capponi,Cacciata del Conte di Poppi.

329.Simonetta,Hist. Francisci Sfortiæ, lib. V. —CommentaridiNeri Capponi. —Poggio,Storie, lib. VIII. —Machiavelli, lib. VI.

329.Simonetta,Hist. Francisci Sfortiæ, lib. V. —CommentaridiNeri Capponi. —Poggio,Storie, lib. VIII. —Machiavelli, lib. VI.

330.Cavalcanti, lib. VIII, in più luoghi.

330.Cavalcanti, lib. VIII, in più luoghi.

331.Cavalcanti, tomo II, pag. 162. —Machiavelli, lib. VI. Intorno all’Annalena, vediGiornale storico degli Archivi Toscani(tomo I, pag. 42 e seg.); e intorno a Baldaccio, un articolo del signor Passerini (Archivio Storico, tomo III, pag. 2, anno 1866).

331.Cavalcanti, tomo II, pag. 162. —Machiavelli, lib. VI. Intorno all’Annalena, vediGiornale storico degli Archivi Toscani(tomo I, pag. 42 e seg.); e intorno a Baldaccio, un articolo del signor Passerini (Archivio Storico, tomo III, pag. 2, anno 1866).

332.«Le cagioni non furono note, perchè fu opera segreta e fatta quasi in istanti: ma era huomo di grande animo e di gran condotta, e temuto da molti.»StoriediDomenico Boninsegni.

332.«Le cagioni non furono note, perchè fu opera segreta e fatta quasi in istanti: ma era huomo di grande animo e di gran condotta, e temuto da molti.»StoriediDomenico Boninsegni.

333.Cambi,Storie. (Delizie degli eruditi, tomo XX, pag. 234.)

333.Cambi,Storie. (Delizie degli eruditi, tomo XX, pag. 234.)

334.Istoria miscellanea Bolognese. (R. I. S., tomo XVIII, pag. 665.)

334.Istoria miscellanea Bolognese. (R. I. S., tomo XVIII, pag. 665.)

335.Lettera manoscritta diNeri Capponi, dei 16 gennaio 1440-41. (Archivio di Stato.)

335.Lettera manoscritta diNeri Capponi, dei 16 gennaio 1440-41. (Archivio di Stato.)

336.Istoria miscell. Bolognese, loco citato.

336.Istoria miscell. Bolognese, loco citato.

337.Naldo Naldi,Vita di Giannozzo Manetti. (R. I. S., tomo XX, pag. 344.) —Vespasiano,Vita dello stesso. — IlCavalcanti(tomo II, pag. 160) accenna a cose ch’egli non dice, molto avvolgendosi come suole, ma qui oltre al solito misterioso. La Vita che abbiamo citata del Naldi è fatta sopra una che di Giannozzo Manetti avea scritto lungamente l’infaticabile Vespasiano, pubblicata in Torino, 1862, dal signor Pietro Fanfani, e della quale è un estratto che il Mai aveva compreso nel suo volume.

337.Naldo Naldi,Vita di Giannozzo Manetti. (R. I. S., tomo XX, pag. 344.) —Vespasiano,Vita dello stesso. — IlCavalcanti(tomo II, pag. 160) accenna a cose ch’egli non dice, molto avvolgendosi come suole, ma qui oltre al solito misterioso. La Vita che abbiamo citata del Naldi è fatta sopra una che di Giannozzo Manetti avea scritto lungamente l’infaticabile Vespasiano, pubblicata in Torino, 1862, dal signor Pietro Fanfani, e della quale è un estratto che il Mai aveva compreso nel suo volume.

338.Così ilCavalcanti, che scrive già in odio a Cosimo, senza volere che si paresse: ma nella Vita di Giannozzo si trova Baldaccio essere stato a passeggiare sotto al tetto de’ Pisani quando fu dall’Orlandini chiamato in Palazzo.

338.Così ilCavalcanti, che scrive già in odio a Cosimo, senza volere che si paresse: ma nella Vita di Giannozzo si trova Baldaccio essere stato a passeggiare sotto al tetto de’ Pisani quando fu dall’Orlandini chiamato in Palazzo.

339.Cavalcanti, tomo II, pag. 257.

339.Cavalcanti, tomo II, pag. 257.

340.Storia Fiorentina, cap. I;Opere inedite, tomo III.

340.Storia Fiorentina, cap. I;Opere inedite, tomo III.

341.Ammirato,Storie.

341.Ammirato,Storie.

342.Bartolommeo Platina, scrisse la Vita di Neri Capponi (R. I. S., tomo XX); ma in quella non fece, com’era usanza, altro che dare celebrità di latine forme ai Commentari di lui, che ivi riescono dimagrati; e del caso di Baldaccio nemmeno fa cenno.

342.Bartolommeo Platina, scrisse la Vita di Neri Capponi (R. I. S., tomo XX); ma in quella non fece, com’era usanza, altro che dare celebrità di latine forme ai Commentari di lui, che ivi riescono dimagrati; e del caso di Baldaccio nemmeno fa cenno.

343.Cambi,Storie, pag. 231.

343.Cambi,Storie, pag. 231.

344.Canestrini,La Scienza e l’Arte di Stato, parte I:L’imposta sulla ricchezza mobileec., pag. 213.

344.Canestrini,La Scienza e l’Arte di Stato, parte I:L’imposta sulla ricchezza mobileec., pag. 213.

345.Idem, pag. 170.

345.Idem, pag. 170.

346.Naldo Naldi, col. 348; eVespasiano,Vita di Giannozzo Manetti, pag. 590.

346.Naldo Naldi, col. 348; eVespasiano,Vita di Giannozzo Manetti, pag. 590.

347.Cavalcanti,Seconda Storia, pag. 198.

347.Cavalcanti,Seconda Storia, pag. 198.

348.Cavalcanti,Seconda Storia, pag. 206.

348.Cavalcanti,Seconda Storia, pag. 206.

349.Idem, pag. 188.

349.Idem, pag. 188.

350.Cavalcanti, pag. 200 e seg.

350.Cavalcanti, pag. 200 e seg.

351.Vespasiano da Bisticci, che scrisse tra le altre laVita di Bartolommeo Fortini(Archiv. Stor., tomo IV, parte I, pag. 379), dice ch’egli ebbe il confine perchè era stato eletto degli ufiziali del Monte; e uno dei potenti ci voleva entrare lui. — Dello stesso Vespasiano abbiamo pure laVita di ser Filippo Pieruzzi di ser Ugolino, che fu integro e dotto uomo.

351.Vespasiano da Bisticci, che scrisse tra le altre laVita di Bartolommeo Fortini(Archiv. Stor., tomo IV, parte I, pag. 379), dice ch’egli ebbe il confine perchè era stato eletto degli ufiziali del Monte; e uno dei potenti ci voleva entrare lui. — Dello stesso Vespasiano abbiamo pure laVita di ser Filippo Pieruzzi di ser Ugolino, che fu integro e dotto uomo.

352.Uno di questi, Domenico di Matteo di ser Michele da Castel Fiorentino, viene descritto dal Cavalcanti con le seguenti parole: «costui è villano, iniquo e superbo, mancatore di sua fede, barattiere, accettatore di presenti. Egli è lungo e sottile, la voce femminile, le gambe spolpate; misero ne’ fianchi, e guardo acuto: stretto nelle spalle, biancastrino e povero di barba; il volto colorito di lebbroso segno: l’andatura sua rara, col petto in fuori più che non richiede la sua lunghezza.» Tomo II, pag. 194.

352.Uno di questi, Domenico di Matteo di ser Michele da Castel Fiorentino, viene descritto dal Cavalcanti con le seguenti parole: «costui è villano, iniquo e superbo, mancatore di sua fede, barattiere, accettatore di presenti. Egli è lungo e sottile, la voce femminile, le gambe spolpate; misero ne’ fianchi, e guardo acuto: stretto nelle spalle, biancastrino e povero di barba; il volto colorito di lebbroso segno: l’andatura sua rara, col petto in fuori più che non richiede la sua lunghezza.» Tomo II, pag. 194.

353.Cavalcanti,Seconda Storia. —StoriadiD. Boninsegni. — Cambi,idem. —Morelli,Ricordi, (Deliz. erudiz., tomo XIX.) —Machiavelli, lib. VI.

353.Cavalcanti,Seconda Storia. —StoriadiD. Boninsegni. — Cambi,idem. —Morelli,Ricordi, (Deliz. erudiz., tomo XIX.) —Machiavelli, lib. VI.

354.Un Sonetto satirico, pubblicato nell’Archivio Storico Italiano, tomo XVI, parte I, pag. 326-27, ammonisce il Papa di non fidarsi ai Romani, e gli ricorda che il buon sartore misura sette e taglia uno.

354.Un Sonetto satirico, pubblicato nell’Archivio Storico Italiano, tomo XVI, parte I, pag. 326-27, ammonisce il Papa di non fidarsi ai Romani, e gli ricorda che il buon sartore misura sette e taglia uno.

355.Vespasiano,Vita di Agnolo Acciaiuoli e di Leonardo d’Arezzo.

355.Vespasiano,Vita di Agnolo Acciaiuoli e di Leonardo d’Arezzo.

356.Citiamo parole che onorano il Piccinino. Aveagli scritto Giannozzo Manetti mettendolo sopra per virtù a Ciro ad Agamennone a Pirro ed ai famosi Romani perchè aveva fatto le imprese per solo amore di gloria; a cui rispose il Capitano con bella verecondia: «io sono un piccolo verme e un saccomanno da non farne veruna stima, a comparazione di quei magnanimi signori antichi, ec.» (Lettera del Piccinino a Giannozzo, con la Vita di questo edita dal Fanfani, pag. 190.)

356.Citiamo parole che onorano il Piccinino. Aveagli scritto Giannozzo Manetti mettendolo sopra per virtù a Ciro ad Agamennone a Pirro ed ai famosi Romani perchè aveva fatto le imprese per solo amore di gloria; a cui rispose il Capitano con bella verecondia: «io sono un piccolo verme e un saccomanno da non farne veruna stima, a comparazione di quei magnanimi signori antichi, ec.» (Lettera del Piccinino a Giannozzo, con la Vita di questo edita dal Fanfani, pag. 190.)

357.Abbiamo in uno spaccio a Neri Capponi, 21 novembre 1444: «Carissimo nostro, siamo avvisati per tua lettera come a’ dì 16 di questo, monsignor di Capua Morinense et il Camarlingo e tu in tuo nome et di Cosimo de’ Medici, unitamente lodasti che Recanati et Oximo dovessono rimanere al S. Padre, et Fabriano con le sue fortezze della terra e del contado che possiede al presente la Chiesa, si debbono rimettere nelle mani nostre ed essere da noi governate per un anno, nella fine del quale sia in nostro arbitrio di dare detta terra e fortezze o al Papa o al Conte. Il perchè sommamente commendiamo la tua diligenza et prudentia. Et appresso t’avvisiamo come noi abbiamo eletto messer Bartolommeo Orlandini carissimo nostro cittadino a governare per detto tempo detta terra e fortezze, ec.» Era l’uccisore di Baldaccio.

357.Abbiamo in uno spaccio a Neri Capponi, 21 novembre 1444: «Carissimo nostro, siamo avvisati per tua lettera come a’ dì 16 di questo, monsignor di Capua Morinense et il Camarlingo e tu in tuo nome et di Cosimo de’ Medici, unitamente lodasti che Recanati et Oximo dovessono rimanere al S. Padre, et Fabriano con le sue fortezze della terra e del contado che possiede al presente la Chiesa, si debbono rimettere nelle mani nostre ed essere da noi governate per un anno, nella fine del quale sia in nostro arbitrio di dare detta terra e fortezze o al Papa o al Conte. Il perchè sommamente commendiamo la tua diligenza et prudentia. Et appresso t’avvisiamo come noi abbiamo eletto messer Bartolommeo Orlandini carissimo nostro cittadino a governare per detto tempo detta terra e fortezze, ec.» Era l’uccisore di Baldaccio.

358.Nella vernata il Conte venne a Firenze, e disse di fare miracoli; infra gli altri, di ridurre il Papa a pace per forza, ec. (CommentaridiNeri Capponi, col. 1201.)Cavalcanti,Seconda Istoria, cap. XXXIII. —Boninsegni, an. 1446. —Fabroni,Vita Cosmæ, pag. 170 dei Documenti.

358.Nella vernata il Conte venne a Firenze, e disse di fare miracoli; infra gli altri, di ridurre il Papa a pace per forza, ec. (CommentaridiNeri Capponi, col. 1201.)Cavalcanti,Seconda Istoria, cap. XXXIII. —Boninsegni, an. 1446. —Fabroni,Vita Cosmæ, pag. 170 dei Documenti.

359.Legazioni a Venezia di Neri Capponi, che l’una nei mesi di settembre e ottobre 1445, e l’altra con Bernardo Giugni dal maggio al luglio 1446. A stento si vinse ne’ Consigli quella nuova condizione, prima essendo soliti pagare un terzo, e i Veneziani due terzi: pareva che fosseingiusto l’andare con essi ad un giogo e tirare uno medesimo peso.

359.Legazioni a Venezia di Neri Capponi, che l’una nei mesi di settembre e ottobre 1445, e l’altra con Bernardo Giugni dal maggio al luglio 1446. A stento si vinse ne’ Consigli quella nuova condizione, prima essendo soliti pagare un terzo, e i Veneziani due terzi: pareva che fosseingiusto l’andare con essi ad un giogo e tirare uno medesimo peso.

360.«Il Duca cercò d’avere il Conte per mezzo di papa Eugenio, e missono il Re in su la pratica, acciocchè i Veneziani non si facessino grandi. Pagò il Re al Conte ducati 40,000, e feciono tra loro molte composizioni segrete. Di poi morì papa Eugenio, e la sua morte ruppe molti disegni.» (Capponi, Commentari.)

360.«Il Duca cercò d’avere il Conte per mezzo di papa Eugenio, e missono il Re in su la pratica, acciocchè i Veneziani non si facessino grandi. Pagò il Re al Conte ducati 40,000, e feciono tra loro molte composizioni segrete. Di poi morì papa Eugenio, e la sua morte ruppe molti disegni.» (Capponi, Commentari.)

361.Cavalcanti, tomo II, pag. 265; eVespasiano,Vita di Niccolò V.

361.Cavalcanti, tomo II, pag. 265; eVespasiano,Vita di Niccolò V.

362.Gli ambasciatori Angiolo Acciaioli, Giovannozzo Pitti, Neri Capponi, Alessandro degli Alessandri, Giannozzo Manetti e Piero di Cosimo de’ Medici, furono dal Papa ricevuti nella sala regia, che prima solevano privatamente in altra sala. Giannozzo Manetti dotto e franco dicitore improvvisò l’orazione con molta sua lode. Il Cavalcanti distesamente narra come quell’Antonio di Checco Rosso Petrucci da Siena, che noi da più anni conosciamo grande nemico dei Fiorentini e turbolento macchinatore nella sua patria, tendesse insidie agli ambasciatori che tornavano, invitandoli nelle castella sue per quivi rubarli; e come Neri, di lui dubitando, sventasse il disegno: questi però neiCommentarisuoi ne tace affatto; e il Cavalcanti a pensar male andava a nozze. (Tomo II, pag. 267.)

362.Gli ambasciatori Angiolo Acciaioli, Giovannozzo Pitti, Neri Capponi, Alessandro degli Alessandri, Giannozzo Manetti e Piero di Cosimo de’ Medici, furono dal Papa ricevuti nella sala regia, che prima solevano privatamente in altra sala. Giannozzo Manetti dotto e franco dicitore improvvisò l’orazione con molta sua lode. Il Cavalcanti distesamente narra come quell’Antonio di Checco Rosso Petrucci da Siena, che noi da più anni conosciamo grande nemico dei Fiorentini e turbolento macchinatore nella sua patria, tendesse insidie agli ambasciatori che tornavano, invitandoli nelle castella sue per quivi rubarli; e come Neri, di lui dubitando, sventasse il disegno: questi però neiCommentarisuoi ne tace affatto; e il Cavalcanti a pensar male andava a nozze. (Tomo II, pag. 267.)

363.Istruzione a Neri Capponi e Bernardo Giugni ambasciatori a Ferrara per la pace; 28 luglio 1447, e lettere successive.

363.Istruzione a Neri Capponi e Bernardo Giugni ambasciatori a Ferrara per la pace; 28 luglio 1447, e lettere successive.

364.Lettere dei 7 e 9 agosto. (Istruzioni manoscritte.)

364.Lettere dei 7 e 9 agosto. (Istruzioni manoscritte.)

365.Archivio Storico Italiano, tomo IV, pag. 418.

365.Archivio Storico Italiano, tomo IV, pag. 418.

366.Legazione manoscritta, 6 aprile 1448.

366.Legazione manoscritta, 6 aprile 1448.

367.«Questo Bernardetto, molto amorevole di Cosimo, era uomo nettissimo e servigiato, non piazzaiolo, che non andava in Palagio se non chiamato, e rado era che non si trovasse nella sua bottega dove faceva l’arte di lana; esperto e pratico negli uffici, che intendeva le cose alla prima, ec.» (Cavalcanti, tomo II, pag. 213.)

367.«Questo Bernardetto, molto amorevole di Cosimo, era uomo nettissimo e servigiato, non piazzaiolo, che non andava in Palagio se non chiamato, e rado era che non si trovasse nella sua bottega dove faceva l’arte di lana; esperto e pratico negli uffici, che intendeva le cose alla prima, ec.» (Cavalcanti, tomo II, pag. 213.)

368.«Condussesi il Re a chiedere salvocondotto pe’ suoi falconieri: rispondemmoli che per uccellare noi glielo davamo, se uccellasse solo alle starne, ma che uccellava ad altro, e però glielo negammo.» (Neri Capponi.)

368.«Condussesi il Re a chiedere salvocondotto pe’ suoi falconieri: rispondemmoli che per uccellare noi glielo davamo, se uccellasse solo alle starne, ma che uccellava ad altro, e però glielo negammo.» (Neri Capponi.)

369.Poggio,Storia Fiorentina, lib. VIII. —CommentaridiNeri Capponi. —Bartolommeo Fazio,Vita Alphonsi Regis. — Istoria metrica in terzine dell’assedio di Piombino. (R. I. S., tomo XXV.)Malavolti,Storia di Siena.

369.Poggio,Storia Fiorentina, lib. VIII. —CommentaridiNeri Capponi. —Bartolommeo Fazio,Vita Alphonsi Regis. — Istoria metrica in terzine dell’assedio di Piombino. (R. I. S., tomo XXV.)Malavolti,Storia di Siena.

370.VediFabroni, pag. 176 e seg.

370.VediFabroni, pag. 176 e seg.

371.Simonetta,Historia Francisci Sfortiæ, inMuratori,R. I. S., tomo XXI. —Poggio,Storia. —Machiavelli, lib. VI. —Simonetta, cap. 72-73. —Archivio Storico Italiano, tomo XV, parte II, pag. 30 a 34.

371.Simonetta,Historia Francisci Sfortiæ, inMuratori,R. I. S., tomo XXI. —Poggio,Storia. —Machiavelli, lib. VI. —Simonetta, cap. 72-73. —Archivio Storico Italiano, tomo XV, parte II, pag. 30 a 34.

372.InMuratori,R. I. S., tomo XXI, pag. 388.

372.InMuratori,R. I. S., tomo XXI, pag. 388.

373.Romanin,Storia di Venezia, tomo IV.

373.Romanin,Storia di Venezia, tomo IV.

374.Tomo II,Appendice, pag. 517.

374.Tomo II,Appendice, pag. 517.

375.Vespasiano,Vita di Giannozzo Manetti.

375.Vespasiano,Vita di Giannozzo Manetti.

376.Cavalcanti,Seconda Storia, tomo II, pag. 253.

376.Cavalcanti,Seconda Storia, tomo II, pag. 253.

377.L’oratore che lo Sforza teneva in Firenze, a lui scriveva nell’aprile del 1449: «Con Neri di Gino ho molto particolarmente examinata questa vostra facenda; e accordasi a questo, ed è disposto in ogni caso prestare favore al facto vostro e dimostrarvi che v’è buono amico et servitore, e vuole in qualunque nostro facto essere d’accordo con Cosimo.» In altro luogo scrive che Neri e Giannozzo Pitti e Alamanno Salviati e Diotisalvi Neroni ed altri, gli avevano date buone assicurazioni. — E a’ 30 giugno: «Questa benedecta pestilenza ha sgomentata qui la brigata in modo che di sette li cinque sono fora a le ville, per forma che la campana del Consiglio ha assai che suonare, et non si gionge mai a la metà del numero debito, et per questo la Signoria non ha mai potuto trarre le mane de più cose che hanno a fare.» Laonde lo Sforza scriveva in quel tempo: «Mi trovo ingannato de tucto quello me scriveti super lo facto di danari, sì che non so che mi dire; se non che non volendomi dare li miei denari del passato, nè la gente, questo è tanto a dire quanto assentire a la total mia disfactione. Pertanto vogliate sollecitare, ec.» (Archivio Storico, nuova serie, tomo XV, disp. II, pag. 35-36.)

377.L’oratore che lo Sforza teneva in Firenze, a lui scriveva nell’aprile del 1449: «Con Neri di Gino ho molto particolarmente examinata questa vostra facenda; e accordasi a questo, ed è disposto in ogni caso prestare favore al facto vostro e dimostrarvi che v’è buono amico et servitore, e vuole in qualunque nostro facto essere d’accordo con Cosimo.» In altro luogo scrive che Neri e Giannozzo Pitti e Alamanno Salviati e Diotisalvi Neroni ed altri, gli avevano date buone assicurazioni. — E a’ 30 giugno: «Questa benedecta pestilenza ha sgomentata qui la brigata in modo che di sette li cinque sono fora a le ville, per forma che la campana del Consiglio ha assai che suonare, et non si gionge mai a la metà del numero debito, et per questo la Signoria non ha mai potuto trarre le mane de più cose che hanno a fare.» Laonde lo Sforza scriveva in quel tempo: «Mi trovo ingannato de tucto quello me scriveti super lo facto di danari, sì che non so che mi dire; se non che non volendomi dare li miei denari del passato, nè la gente, questo è tanto a dire quanto assentire a la total mia disfactione. Pertanto vogliate sollecitare, ec.» (Archivio Storico, nuova serie, tomo XV, disp. II, pag. 35-36.)

378.Cambi,Storia, anno 1449. —Cavalcanti,Seconda Storia, cap. 69.

378.Cambi,Storia, anno 1449. —Cavalcanti,Seconda Storia, cap. 69.

379.Diceano: «egli ha pieno sino iprivatidei Frati delle suepalle(armi della famiglia Medici), ed ora fabbrica un palagio.» (Cavalcanti, cap. XXXIII,Seconda Storia, cap. 36, 69, 81, 82, 87.)

379.Diceano: «egli ha pieno sino iprivatidei Frati delle suepalle(armi della famiglia Medici), ed ora fabbrica un palagio.» (Cavalcanti, cap. XXXIII,Seconda Storia, cap. 36, 69, 81, 82, 87.)

380.Vespasiano,Vita di Pandolfo Pandolfini. Vedi pure nellaVita di Donato Acciaioli, come lo facesse Cosimo imborsare per Gonfaloniere di giustizia.

380.Vespasiano,Vita di Pandolfo Pandolfini. Vedi pure nellaVita di Donato Acciaioli, come lo facesse Cosimo imborsare per Gonfaloniere di giustizia.

381.Commentari diNeri Capponi. —Cavalcanti, tomo II, pag. 242. —Machiavelli, lib. VI.

381.Commentari diNeri Capponi. —Cavalcanti, tomo II, pag. 242. —Machiavelli, lib. VI.

382.In fine della lettera erano questi brevi versi: «Piero, all’avuta di questa te ne verrai, perchè, venendone tu, non vi rimarrà ignuno degli altri.» (Vespasiano,Vita di Giannozzo; Torino, 1862; pag. 35.)

382.In fine della lettera erano questi brevi versi: «Piero, all’avuta di questa te ne verrai, perchè, venendone tu, non vi rimarrà ignuno degli altri.» (Vespasiano,Vita di Giannozzo; Torino, 1862; pag. 35.)

383.Legazioni manoscritte diNeri Capponi(Archivio di Stato). —Vespasiano da Bisticci,Vita di Giannozzo Manetti.

383.Legazioni manoscritte diNeri Capponi(Archivio di Stato). —Vespasiano da Bisticci,Vita di Giannozzo Manetti.

384.Boninsegni,Leonardo. —Machiavelli, lib. VI. —Ammirato, ec.

384.Boninsegni,Leonardo. —Machiavelli, lib. VI. —Ammirato, ec.

385.«L’Imperatore mandò a rinnovare suoi salvocondotti a Firenze.» (Neri Capponi,Commentari.)

385.«L’Imperatore mandò a rinnovare suoi salvocondotti a Firenze.» (Neri Capponi,Commentari.)

386.«L’Imperatore poi ci scrisse di casa sua, che aveva sentito come eravamo richiesti di dare spalle alla fuga, e non avevamo voluto consentire; di che molto ci ringraziò.» (Neri Capponi,Commentari.)

386.«L’Imperatore poi ci scrisse di casa sua, che aveva sentito come eravamo richiesti di dare spalle alla fuga, e non avevamo voluto consentire; di che molto ci ringraziò.» (Neri Capponi,Commentari.)

387.«Conforterete e supplicherete alla Maestà del Re di Francia a venire o mandare potentemente in Italia, sì per recuperare l’antica gloria e titoli a lei debiti, sì etiandio per salute della nostra Repubblica; nella qual parte se fussi domandato quanta gente giudichereste esser necessaria, direte che a noi parrebbe dover bastare cavalli 15 mila, rimettendo sempre questo al giudizio della regia sapienza. — E quando la Maestà del Re di Francia non volesse per sua gloria venire o mandare in Italia potentemente, com’è detto disopra, si tenti che almeno venga il re Renato con quelle genti pagate sia a lui possibile, ec.» (Istruzione ad Agnolo Acciaioli, manoscritta appresso di noi, diversa da quella pubblicata dal Fabroni, pag. 200.)

387.«Conforterete e supplicherete alla Maestà del Re di Francia a venire o mandare potentemente in Italia, sì per recuperare l’antica gloria e titoli a lei debiti, sì etiandio per salute della nostra Repubblica; nella qual parte se fussi domandato quanta gente giudichereste esser necessaria, direte che a noi parrebbe dover bastare cavalli 15 mila, rimettendo sempre questo al giudizio della regia sapienza. — E quando la Maestà del Re di Francia non volesse per sua gloria venire o mandare in Italia potentemente, com’è detto disopra, si tenti che almeno venga il re Renato con quelle genti pagate sia a lui possibile, ec.» (Istruzione ad Agnolo Acciaioli, manoscritta appresso di noi, diversa da quella pubblicata dal Fabroni, pag. 200.)

388.Giannozzo Manetti,Vita di Niccolò V. (Rer. Ital. Script., tomo III, parte II.) —Simonetta,Storia di Francesco Sforza. (Rer. Ital. Script., tomo XXI, lib. XXIV.)

388.Giannozzo Manetti,Vita di Niccolò V. (Rer. Ital. Script., tomo III, parte II.) —Simonetta,Storia di Francesco Sforza. (Rer. Ital. Script., tomo XXI, lib. XXIV.)

389.Neri Capponi,Commentari.

389.Neri Capponi,Commentari.

390.Fu detto Cosimo essersi conciliato il re Alfonso col dono d’un manoscritto di Tito Livio. (Tiraboschi,Storia della Letteratura, tomo VI, lib. I, cap. 2.)

390.Fu detto Cosimo essersi conciliato il re Alfonso col dono d’un manoscritto di Tito Livio. (Tiraboschi,Storia della Letteratura, tomo VI, lib. I, cap. 2.)

391.Poggio, fine dellaStoria. — Documenti aggiunti dal Fabroni allaVita di Cosimo de’ Medici.

391.Poggio, fine dellaStoria. — Documenti aggiunti dal Fabroni allaVita di Cosimo de’ Medici.

392.Vespasiano, che gli fu amico, racconta com’egli da privato uomo solesse dire che se una volta avesse ricchezze, le spenderebbe in libri e in edifizi. — Vedi intorno allo stato di Roma in quelli anni la lettera pubblicata dal Fabroni, pag. 165. — Enea Silvio, neiCommentarisolito morsicchiare i predecessori suoi con isquisita delicatezza, scrive Niccolò con gli edifici che rimasero indi imperfetti avere accresciuto quasi a Roma le ruine. — Vedi pure quel ch’egli accenna della natura e del governo di Callisto III.

392.Vespasiano, che gli fu amico, racconta com’egli da privato uomo solesse dire che se una volta avesse ricchezze, le spenderebbe in libri e in edifizi. — Vedi intorno allo stato di Roma in quelli anni la lettera pubblicata dal Fabroni, pag. 165. — Enea Silvio, neiCommentarisolito morsicchiare i predecessori suoi con isquisita delicatezza, scrive Niccolò con gli edifici che rimasero indi imperfetti avere accresciuto quasi a Roma le ruine. — Vedi pure quel ch’egli accenna della natura e del governo di Callisto III.

393.Vespasiano,Vita del re Alfonso. — Fine deiCommentaridiNeri Capponi. — Machiavelli, lib. VI.

393.Vespasiano,Vita del re Alfonso. — Fine deiCommentaridiNeri Capponi. — Machiavelli, lib. VI.

394.Boninsegni,Storie.

394.Boninsegni,Storie.

395.CambieBoninsegni.

395.CambieBoninsegni.

396.Vespasiano,Vita di Piero de’ Pazzi.

396.Vespasiano,Vita di Piero de’ Pazzi.

397.Giannozzo, andato l’anno 1446 potestà in Pistoia, e calunniato da un Soldini, dettò un’Istoria di quella città, pubblicata dal Muratori (Rer. Ital. Script., tomo XIX in fine) e non disutile a chi voglia conoscere i modi tenuti dalla Repubblica di Firenze nell’amministrazione delle città suddite.

397.Giannozzo, andato l’anno 1446 potestà in Pistoia, e calunniato da un Soldini, dettò un’Istoria di quella città, pubblicata dal Muratori (Rer. Ital. Script., tomo XIX in fine) e non disutile a chi voglia conoscere i modi tenuti dalla Repubblica di Firenze nell’amministrazione delle città suddite.

398.Presentandosi alla Signoria, disse: «Eccelsi Signori mia, se a Dio che m’ha creato, avessi con tanto amore e con tanta fede servito, quanto ho fatto a questa Signoria, io crederei essere a’ piedi di santo Giovanni Battista; ed i meriti ch’io n’ho riportati, le vostre Signorie li conoscono.»

398.Presentandosi alla Signoria, disse: «Eccelsi Signori mia, se a Dio che m’ha creato, avessi con tanto amore e con tanta fede servito, quanto ho fatto a questa Signoria, io crederei essere a’ piedi di santo Giovanni Battista; ed i meriti ch’io n’ho riportati, le vostre Signorie li conoscono.»

399.Vespasiano da Bisticci,Commentario della vita di Giannozzo, pubblicata dal Fanfani. Torino 1862, dalla quale sarebbe in tutto cavata quella latina del Naldi, prolissa d’ornati e di classiche locuzioni; chiama il Potestàprætor urbanus, la Signoriasenatus, e dice che i Dieci della guerra si creavano a badarene quid respublica detrimenti caperet. — Quando fu eletto Giannozzo dei Dieci ne fecero tutti grande allegrezza e maraviglia, e dicevano: «ora si conosce quanta forza hanno le virtù, ec.: in breve tempo, da volerlo confinare, vòltati, egli è fatto de’ Dieci in compagnia de’ primi della città.» Vespasiano scrisse un’altra più breve vita del Manetti, tra quelle del Mai. — Nell’edizione del Fanfani (pag. 169) è una molto bella lettera che Giannozzo in nome dei Dieci scriveva alla Signoria di Siena.

399.Vespasiano da Bisticci,Commentario della vita di Giannozzo, pubblicata dal Fanfani. Torino 1862, dalla quale sarebbe in tutto cavata quella latina del Naldi, prolissa d’ornati e di classiche locuzioni; chiama il Potestàprætor urbanus, la Signoriasenatus, e dice che i Dieci della guerra si creavano a badarene quid respublica detrimenti caperet. — Quando fu eletto Giannozzo dei Dieci ne fecero tutti grande allegrezza e maraviglia, e dicevano: «ora si conosce quanta forza hanno le virtù, ec.: in breve tempo, da volerlo confinare, vòltati, egli è fatto de’ Dieci in compagnia de’ primi della città.» Vespasiano scrisse un’altra più breve vita del Manetti, tra quelle del Mai. — Nell’edizione del Fanfani (pag. 169) è una molto bella lettera che Giannozzo in nome dei Dieci scriveva alla Signoria di Siena.

400.Cambi,Cronaca. — «Si vinse sul Consiglio del popolo, che gli accoppiatori che tenevano le borse del prioratico a mano, dovessino per tutto il mese di gennaio prossimo averle serrate, e fosse loro levato ogni autorità e balìa ch’eglino aveano intorno a ciò: fuvvi fave nere 218 e bianche 22. E dipoi nel Consiglio del comune fuvvi fave nere 169 e bianche 7. E di questo molto il popolo se ne rallegrò.» (Rinuccini Filippo, febbraio 1454 st. fior.)

400.Cambi,Cronaca. — «Si vinse sul Consiglio del popolo, che gli accoppiatori che tenevano le borse del prioratico a mano, dovessino per tutto il mese di gennaio prossimo averle serrate, e fosse loro levato ogni autorità e balìa ch’eglino aveano intorno a ciò: fuvvi fave nere 218 e bianche 22. E dipoi nel Consiglio del comune fuvvi fave nere 169 e bianche 7. E di questo molto il popolo se ne rallegrò.» (Rinuccini Filippo, febbraio 1454 st. fior.)

401.Vespasiano,Vita di Cosimo, pag. 343.

401.Vespasiano,Vita di Cosimo, pag. 343.

402.Richiesto Neri da uno dello stesso suo casato che avea commesso un omicidio, ricusò salvarlo; «questa grandigia (dicendo) non mi è stata data per le miserie nè pe’ micidii ch’io abbia fatti, nè favoreggiati; anzi me l’ho guadagnata per la mia sollecitudine e per lo favore che io ho sempre prestato alla ragione: e però abbi pazienza, che la giustizia abbia suo luogo.» (Cavalcanti, tomo II, pag. 205-6.)

402.Richiesto Neri da uno dello stesso suo casato che avea commesso un omicidio, ricusò salvarlo; «questa grandigia (dicendo) non mi è stata data per le miserie nè pe’ micidii ch’io abbia fatti, nè favoreggiati; anzi me l’ho guadagnata per la mia sollecitudine e per lo favore che io ho sempre prestato alla ragione: e però abbi pazienza, che la giustizia abbia suo luogo.» (Cavalcanti, tomo II, pag. 205-6.)

403.Guicciardini,Opere inedite, tomo III, pag. 8.

403.Guicciardini,Opere inedite, tomo III, pag. 8.

404.Morelli,Ricordi.

404.Morelli,Ricordi.

405.Cambi,Deliz. erud., tomo XX, pag. 338 e seg. —RicordidiFilippo Rinuccini. —Machiavelli, lib. IV.

405.Cambi,Deliz. erud., tomo XX, pag. 338 e seg. —RicordidiFilippo Rinuccini. —Machiavelli, lib. IV.

406.Nerli,Commentari.

406.Nerli,Commentari.

407.Canestrini,Sulle Tasse, pag. 168.

407.Canestrini,Sulle Tasse, pag. 168.

408.Cambi,Storie.

408.Cambi,Storie.

409.«Il Palagio fece venire circa quattromila cerne e circa 300 cavalli, e il Signore di Faenza e Simonetto e altri condottieri.» (Filippo Rinuccini, dove sono anche i nomi dei confinati.)

409.«Il Palagio fece venire circa quattromila cerne e circa 300 cavalli, e il Signore di Faenza e Simonetto e altri condottieri.» (Filippo Rinuccini, dove sono anche i nomi dei confinati.)

410.Cambi,Cronaca. —Boninsegni,Storie.

410.Cambi,Cronaca. —Boninsegni,Storie.

411.RicordidiAlamanno Rinuccini, anno 1462.

411.RicordidiAlamanno Rinuccini, anno 1462.

412.Rinuccini,ivi. —Ammirato.

412.Rinuccini,ivi. —Ammirato.

413.Morelli,Ricordi.

413.Morelli,Ricordi.

414.Rinuccinied altri. — Dice l’Ammirato, Luca essersi tolta per impresa una bombarda, volendo significare che siccome questa, dove gli sia dato fuoco, trae fuori una palla, così egli poteva cacciare via le palle, arme dei Medici.

414.Rinuccinied altri. — Dice l’Ammirato, Luca essersi tolta per impresa una bombarda, volendo significare che siccome questa, dove gli sia dato fuoco, trae fuori una palla, così egli poteva cacciare via le palle, arme dei Medici.

415.Machiavelli, lib. IV.

415.Machiavelli, lib. IV.

416.La descrizione di quei ricevimenti fatti ad onore di Pio II è da vedere nelleDelizie degli eruditi, tomo XX, pag. 368: l’autore, che si compiace di quella magnificenza, è pure offeso dalle profanità troppo boriose che vi si mescolavano. — Quelle pompe furono anco descritte in terza rima. (Rer. Ital. Script., nel secondo dei due tomi aggiunti in Firenze, pag. 719.)

416.La descrizione di quei ricevimenti fatti ad onore di Pio II è da vedere nelleDelizie degli eruditi, tomo XX, pag. 368: l’autore, che si compiace di quella magnificenza, è pure offeso dalle profanità troppo boriose che vi si mescolavano. — Quelle pompe furono anco descritte in terza rima. (Rer. Ital. Script., nel secondo dei due tomi aggiunti in Firenze, pag. 719.)

417.«Era molto umile in ogni sua cosa; la camera dov’egli dormiva, v’era un letticciuolo da frate ed una sedia di legno vecchia, con un poco di desco al dirimpetto dov’egli stava a comporre le sue opere, e mai perdeva un’ora di tempo. — Non avea masserizie in casa, se non tante che furono istimate alla morte sua centoventi lire.» (Vespasiano,Vita dell’Arcivescovo Antonino.)

417.«Era molto umile in ogni sua cosa; la camera dov’egli dormiva, v’era un letticciuolo da frate ed una sedia di legno vecchia, con un poco di desco al dirimpetto dov’egli stava a comporre le sue opere, e mai perdeva un’ora di tempo. — Non avea masserizie in casa, se non tante che furono istimate alla morte sua centoventi lire.» (Vespasiano,Vita dell’Arcivescovo Antonino.)

418.Questo mi pare che si argomenti da una pia opera in volgare che il signor Palermo pubblicava (Firenze, 1858), e che potrebb’essere di sant’Antonino.

418.Questo mi pare che si argomenti da una pia opera in volgare che il signor Palermo pubblicava (Firenze, 1858), e che potrebb’essere di sant’Antonino.

419.Vespasiano, nellaVita d’Antonio Cincinello, narra il caso pietoso d’una donna figlia di Rinaldo degli Albizzi e nuora di Rinaldo Gianfigliazzi; alla quale povera e nell’esilio abbandonata insieme ad un figlio suo, parvero grande sussidio pochi ducati venuti ad essa in elemosina.

419.Vespasiano, nellaVita d’Antonio Cincinello, narra il caso pietoso d’una donna figlia di Rinaldo degli Albizzi e nuora di Rinaldo Gianfigliazzi; alla quale povera e nell’esilio abbandonata insieme ad un figlio suo, parvero grande sussidio pochi ducati venuti ad essa in elemosina.

420.In tutto quel fatto la maestria politica dei Veneziani si trova descritta negli Annali diDomenico Malipiero. (Archivio Storico, tomo VII, pag. 1.)

420.In tutto quel fatto la maestria politica dei Veneziani si trova descritta negli Annali diDomenico Malipiero. (Archivio Storico, tomo VII, pag. 1.)


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