Chapter 17

Should the fierce North, upon his frozen wings,Bear him aloft above the wondering clouds,And seat him in the Pleiads' golden chariot —Thence should my fury drag him down to tortures.«Quand'anche l'impetuoso vento del Nort sulle sue ali addiacciate li portasse al di sopra delle nubi stupefatte, e li collocasse nel dorato carro delle Pleiadi, il mio furore li toglierebbe di là per consegnarli a nuovi tormenti».Indipendentemente dalla stravaganza di questo discorso senza conclusione, noterò, 1 Che l'azione de' venti non opera al di là dell'atmosfera. 2 Che il nome, l'etimologia e la favola delle Pleiadi appartengono unicamente al popolo greco (Scholiast. ad Homer.Σ. 686,Eudacia in Ionia, p. 339; Apollodoro, l. III, c. 10; Heyne, p. 229, not. 682), e non han che fare coll'astronomia degli Orientali (Hyde,Ulugbeg. Tabul. in Syntag. Dissert., t. I, p. 40-42; Goguet,Origine des arts, etc; t. VI, p. 73, 78; Gebelm,Hist. du Calendrier, p. 73) studiata da Maometto. 3 Il carro delle Pleiadi non entrò nè nelle scienze dell'astronomia, nè nella favola: temo che il dottore Iohnson abbia confuso le Pleiadi coll'Orsa Maggiore, ossia col Carro, il Zodiaco con una costellazione del Nort.Αρκτον θ’ ην και αμαξαν επικλησιν καλεουσιChiamò l'orsa anche carro.115.Il Franza prende collera per queste acclamazioni dei Musulmani, non perchè adoperavano il nome di Dio, ma perchè vi frammetteano quello del Profeta. Il pio zelo del Voltaire è eccessivo ed anche ridicolo.116.Sospetto assai che Franza si sia fabbricato a suo modo questo discorso il quale sa di predica e di convento siffattamente da indurre il dubbio se Costantino lo abbia mai pronunziato. Leonardo gli attribuisce un'arringa diversa, in cui si mostra più riguardoso verso gli ausiliari latini.117.Questo contrassegno di umiltà, che la divozione talvolta ha suggerito ai principi giunti all'estremità della vita, è un perfezionamento aggiunto alla dottrina del Vangelo sul perdono delle ingiurie: è cosa più facile il perdonare novecentonovantanove volte, che il chiedere una sola volta perdono ad un inferiore.118.Oltre alle diecimila guardie, ai marinai e ai soldati di mare, il Duca annovera dugencinquantamila Turchi, o a cavallo o fantaccini, che a questo assalto generale parteciparono.119.Il Franza nel censurare severamente la ritirata del Giustiniani, esprime il proprio cordoglio e quello del pubblico. Duca, per motivi che a noi sono ignoti, lo tratta con più riguardi e dolcezza; ma le parole di Leonardo da Chio manifestano un'indegnazione che era tuttavia nel suo primo impeto,gloriae, salutis, suique oblitus. I Genovesi, compatriotti del Giustiniani, sono sempre stati sospetti e spesse volte colpevoli in tutto quanto operarono nelle loro spedizioni dell'Oriente.120.Duca dice che l'Imperatore fu ucciso da due soldati turchi. Se prestiam fede a Calcocondila, egli rimase ferito in una spalla, indi schiacciato sotto la porta della città. Franza, trasportato dalla disperazione, si precipitò in mezzo ai Turchi, nè fu spettatore della morte di Paleologo; al quale possiamo senza taccia di adulazione applicare que' nobili versi di Dryden.«Per la vasta pianura, è vana speme«Di rinvenirlo; allorchè ai vostri sguardi«Di cadaveri un monte appaia, a quello«V'inerpicate; e giunti in su la cima,«Il troverete; al generoso aspetto«Come nol ravvisar? Coi lumi al cielo«Ancor conversi, in su quel letto istesso«Giace supin che di nemiche salme«Pria gli compose il formidabil brando.121.Spondano (A. D. 1453, n. 10), che spera l'Imperatore in luogo di salute, vorrebbe potere assolvere questa sua inchiesta dalla colpa di suicidio.122.Leonardo da Chio giustamente osserva, che se i Turchi avessero riconosciuto l'Imperatore, non avrebbero perdonato a sforzi per salvare un prigioniero di tanta importanza che Maometto dovea desiderare d'aver fra le mani.123.V.Cantemiro, p. 96. I vascelli Cristiani che si trovavano alla bocca del porto, aveano sostenuto e tardato l'assalto da quella banda.124.Calcocondila non arrossisce della ridicola supposizione che gli Asiatici saccheggiassero Costantinopoli per vendicare le antiche sciagure di Troia; laonde i gramatici del secolo decimoquinto fanno derivare con compiacenza la grossolana denominazioneTurchidall'altra più classicaTeucri.125.Allorchè Ciro sorprese Babilonia, che stava celebrando una festa, la città era sì grande e sì poca la cura degli abitanti nel farne la guardia, che lungo tempo vi volle prima di far giungere ai lontani rioni la notizia della vittoria del Re persiano.V.Erodoto (l. 1, c. 191) e Usher (Annal., p. 78) che cita su di ciò un passo del Profeta Geremia.126.Nelle sue prime parole, che i Turchi prenderebbero Costantinopoli,la predizione era facile a farsi, e ad avverarsi pel tristissimo stato de' Greci; il resto fu ben lungi dal verificarsi: il linguaggio poi ond'è espressa e modificata, è proprio del tempo della presa di Costantinopoli, e della circostanza d'una prossima pubblica sciagura, che mettendo spavento grandissimo negli animi, li dispone a ricevere le predizioni e a divenirne fanatici; quel linguaggio poi rassomiglia molto ad uno stile più antico. Vi sono sempre stati veri e falsi Profeti, e vi furono imperfette, e perfette predizioni; fatta dal buon credente l'eccezione de' Profeti della Sacra nostra Scrittura, la considerazione de' tempi, delle politiche e civili circostanze, del carattere nazionale, del clima, della religione, della specie di letteratura del paese di cui si tratta, somministra fondamenti e mezzi per ben intendere le loro mire e per giudicarle.(Nota di N. N.)127.Questa animata descrizione è tolta da Duca (c. 39), che due anni dopo si trasferì presso il Sultano, come ambasciatore del principe di Lesbo (c. 44). Fino alla conquista di Lesbo, accaduta nel 1463 (Franza, l. III, c. 27), questa isola avrà ringorgato di fuggiaschi bizantini, i quali non avranno fatto altro che raccontare, e forse arricchir di favole la storia della loro sventura.128.V.Franza, l. III, c. 20, 21. Le sue espressioni son chiare:Ameras sua manu jugulavit.... volebat enim eo turpiter et nefarie abuti. Me miserum et infelicem!Del rimanente, ei non poteva sapere che per via di vaghe vociferazioni le sanguinolente, o infami scene, che accadeano in fondo al Serraglio.129.V.Tiraboschi (t. VI, part. I, pag. 290) e Lancelot (Mém. de l'Acad. des Inscript.t. X, pag. 718). Sarei curioso di sapere come egli abbia potuto lodare cotesto pubblico nemico, dopo averlo in più d'un luogo vilipeso, come il più corrotto e il più barbaro de' tiranni.130.IComentarjdi Pio II, suppongono che Isidoro mettesse il suo cappello di Cardinale sulla testa d'un morto; che questa testa venisse recisa e portata in trionfo, intanto che il padrone vero del cappello, era contrattato, venduto, e liberato, come un prigioniero di poco prezzo. La grande Cronaca dei Belgi orna di nuove avventure la fuga d'Isidoro. Ma questi (dice Spondano, A. D. 1453, n. 15), le tacque nelle sue lettere, per paura di perdere il merito e la ricompensa di avere sofferto per Gesù Cristo.131.Il Bosbec si diffonde con piacere e approvazione su i diritti della guerra e sulla schiavitù tanto comune fra gli Antichi e fra i Turchi (De legat. turcica, epist. 3, p. 161).132.Somma indicata in una nota in margine dal Leunclavio (Calcocondila, l. VIII, p. 211); ma quando ci vien raccontato che Venezia, Genova, Firenze ed Ancona perdettero cinquanta, venti e quindicimila ducati, sospetto sia stata dimenticata una cifra, ed, anche in tale supposizione, le somme tolte agli stranieri avrebbero appena oltrepassata la quarta parte dell'intero bottino.133.V.gli elogi esagerati e le lamentazioni di Franza (l. III, cap. 17).134.È vero che i Latini, o Cattolici, prendendo Costantinopoli, commisero degli eccessi per l'odio che portavano a' Cristiani greci-scismatici; ma i mali cagionati da' Turchi prendendo Costantinopoli sono stati maggiori. Il vedere nella Storia l'odio persecutore e sanguinario fra Cristiani-cattolici, e Cristiani-scismatici, e quello ancora che per simili cagioni venne, merita la nostra compassione riguardando a' traviamenti del fanatismo, riprovati dalla buona morale. L'uomo imparziale, e dotto della Storia civile ed ecclesiastica, conosce che i mali prodotti dalle molte e lunghe controversie e guerre per motivi di religione, e di riti, non furono inferiori a quelli derivati dall'altre guerre.(Nota di N. N.)135.V.Duca (c. 43) e una lettera 15 luglio 1453 scritta da Lauro Quirini al Pontefice Nicolò V (Hody,De Graecis, p. 192 sopra un manoscritto della Biblioteca di Cotton).136.Faceasi uso a Costantinopoli del Calendario Giuliano che conta i giorni e le ore incominciando da mezza notte; ma qui sembra che Duca le conti dal nascere del Sole.137.V.gliAnnali Turchi, pag. 329, e lePandette di Leunclavio, p. 448.138.Ho già parlato di questo monumento singolare dell'antichità greca (V.il cap. XVII di quest'Opera).139.Dobbiamo a Cantemiro (pag. 102) le descrizioni fatte dai Turchi sulla trasformazione della chiesa di S. Sofia in Moschea, acerbo argomento delle lamentazioni di Franza e di Duca. È cosa non priva di vezzo l'osservare, come una medesima cosa appare sotto aspetti contrarj a un Musulmano, e a un Cristiano.140.Il distico originale, da cui questi versi sono tradotti, vien riportato da Cantemiro, e trae nuova bellezza dall'applicazione che ne fu fatta. Così nel saccheggio di Cartagine, Scipione ripetè la profezia famosa di Omero. Parimente un egual sentimento di generosità trasportò la mente de' due conquistatori sul passato o sull'avvenire.141.Non posso persuadermi con Duca (V.Spondano, A. D. 1453, n. 13) che Maometto abbia fatto portare la testa dell'Imperator greco all'intorno per le province dalla Persia, dell'Arabia ec. Egli sarebbe stato certamente contento di meno inumani trofei.142.Franza era il personale nemico del Gran Duca, nè il tempo, o la morte di questo nemico, o la solitudine del chiostro, poterono inspirargli qualche sentimento di compassione o di perdono. Duca propende a lodarlo siccome un martire. Calcocondila è neutrale, ma egli è però quel fra gli Storici che ne dà qualche traccia sulla cospirazione ordita dai Greci.143.V.intorno alla restaurazione di Costantinopoli, e alle fondazioni de' Turchi, Cantemiro (p. 102-109), Duca (c. 42) Thevenot, Tournefort, e gli altri nostri moderni viaggiatori. L'Autore delCompendio della Storia ottomana(tom. I, p. 16-21) fa una pittura esagerata della grandezza e della popolazione di Costantinopoli, dalla quale nondimeno possiamo comprendere che, nel 1586, i Musulmani erano in questa Capitale men numerosi de' Cristiani e ancor degli Ebrei.144.IlTurbé, o monumento sepolcrale di Abu-Ayub, trovasi descritto e delineato nelTableau général de l'Empire ottoman(Parigi, 1787, grandein folio), Opera la cui magnificenza supera forse l'utilità.145.Franza descrive una tale cerimonia, che è stata probabilmente abbellita passando dalle labbra de' Greci in quelle de' Latini. Il fatto vien confermato da Emanuele Malasso, che ha scritta in greco-volgare laStoria de' Patriarchi dopo la presa di Costantinopoli, inserita nellaTurco-Graeciadel Crusio (l. V, p. 106-184). Ma i leggitori, anche i più proclivi a credere, si persuaderanno difficilmente che Maometto abbia adottata la seguente formola cattolica:Sancta Trinitas quae mihi donavit imperium, te in patriarcham novae Romae delegit.146.Lo Spondano descrive (A. D. 1453, n. 21; 1458, n. 16), seguendo laTurco-Graeciadel Crusio, la schiavitù e le intestine dissensioni della Chiesa greca. Il Patriarca successore di Gennadio si gettò in un pozzo per disperazione.147.Cantemiro (p. 101-105) si tiene fermo sulla unanime testimonianza de' Turchi antichi e moderni, facendo osservare che questi autori non si sarebbero fatta lecita una menzogna per diminuire la loro gloria nazionale, giacchè ella è cosa più onorevole il prendere una città d'assalto che per capitolazione; ma, 1. sospette mi sembrano tali testimonianze, non citandosi particolarmente dal ridetto Storico alcun autore, mentre gliAnnali Turchidel Leunclavio affermano senza eccezione, che Maometto s'impadronì di Costantinopoliper vim(p. 329). 2. Lo stesso argomento varrebbe a favore dei Greci, i quali non avrebbero posto in dimenticanza un Trattato sì onorevole, e in un vantaggioso per essi. Il Voltaire, giusta il suo stile, preferisce i Turchi ai Cristiani.148.V.Ducange (Fam. byzant., pag. 195) intorno la genealogia e la caduta de' Comneni di Trebisonda, e v. parimente questo Antiquario, sempre esattissimo nelle sue ricerche, sulle cose degli ultimi Paleologhi (p. 244-247, 248). Il ramo de' Paleologhi di Monferrato non si estinse che nel secolo successivo; ma essi avevano dimenticato la loro origine e i congiunti che lasciarono nella Grecia.149.Nella obbrobriosa Storia delle dispute e delle sciagure de' due fratelli, Franza (l. III, c. 21-30) mostra eccedente parzialità a favor di Tommaso. Duca (c. 44-45) è troppo laconico; troppo diffuso Calcocondila (l. VIII, IX, X) che inoltre impaccia con soverchie digressioni i proprj racconti.150.V.la perdita, o la conquista di Trebisonda in Calcocondila (l. IX, pag. 263-266), in Duca (c. 45), in Franza (l. III, c. 27), in Cantemiro (p. 107).151.Il Tournefort (t. III, lett. 17, p. 179) afferma che Trebisonda èmal popolata; ma il Peyssonel, l'ultimo ed il più esatto fra gli osservatori, le attribuisce centomila abitanti (Commercio del mar Nero, t. II, p. 72, e in quanto spetta alla provincia, p. 53-90). La prosperità e il commercio di questo paese vengono continuamente disturbati da dueOdedi giannizzeri, in una delle quali si arrolano per l'ordinario trentamilaLazi(Mém. de Tott, t. III, p. 16, 17).152.Ismael-Beg, principe di Sinope, o Sinople, godea una rendita di dugentomila ducati, derivatagli soprattutto dalle sue miniere di rame (Calcocondila, l. IX, p. 258, 259). Peyssonel (Com. del mar Nero, t. II, p. 100) attribuisce alla moderna città di Sinope trentamila abitanti; calcolo che sembra smisurato. Nondimeno, sol trafficando con una nazione, può conseguirsi una giusta idea della sua popolazione e ricchezza.153.Lo Spondano, seguendo il Gobelin (Comment. Pii II, l. V), narra l'arrivo del despota Tommaso a Roma, e il ricevimento che v'ebbe (A. D. 1461, n. 3).154.Con un atto che porta la data de' 6 settembre, 1494, trasportato di recente dagli archivj del Campidoglio alla Biblioteca reale di Parigi, il despota Andrea Paleologo, serbandosi la Morea ed alcuni privilegi, trasmise a Carlo VIII, re di Francia, gl'Imperi di Costantinopoli e di Trebisonda (Spond., A. D. 1493, n. 2). Il sig. di Foncemagne (Mém. de l'Acad. des Inscript., t. XVII, p. 539-578) ne ha offerta una dissertazione intorno a quest'atto che gli era pervenuto in copia da Roma.155.V.Filippo di Comines, il quale conta con soddisfazione il numero de' Greci, che speravasi di eccitare a sommossa. Aggiunge a questi suoi calcoli l'osservazione, che i Francesi non avrebbero dovuto eseguire, se non se una traversata di mare di sole settanta miglia e facile assai; e che la distanza da Valona a Costantinopoli non è che di diciotto giorni di cammino ec. In questa occasione la politica dei Veneziani salvò l'Impero dei Turchi.156.Vedi la descrizione di tale festa in Olivieri della Manica (Mémoires, part. I, c. 29, 30) e la compilazione e le osservazioni del sig. di S. Pelagia (Mém. sur la Chevalerie, t. I, p. III, p. 182-185). — Così il fagiano, come il pavone, venivano riguardati augelli reali.157.Un computo fatto in que' tempi diè a divedere che la Svezia, la Gozia e la Finlandia, conteneano un milione e ottocentomila combattenti; onde erano ben più popolate che nol sono oggidì.158.Lo Spondano, nel 1454, seguendo Enea Silvio, ha fatta una pittura dello stato d'Europa, che di proprie osservazioni ha arricchita. Questo pregiabilissimo Annalista, e il Muratori, hanno narrato la sequela delle cose accadute dal 1453 al 1481, epoca della morte di Maometto, alla quale io chiuderò il presente capitolo.159.Oltre ai due Scrittori d'Annali accennati nella nota precedente, i leggitori potranno consultare il Giannone (Istoria Civile, t. III) intorno all'invasione di Napoli fatta dai Turchi. Quanto alla descrizione del Regno e delle conquiste di Maometto II, mi sono valso talvolta delleMemorie istoriche de' Monarchi ottomani di Giovanni Sagredo, edizione di Venezia del 1677, in 4. O in tempo di pace, o di guerra, i Turchi furono sempre scopo all'attenzione della Repubblica di Venezia. Il Sagredo, Procuratore di S. Marco, potè in virtù della sua carica, veder per entro a tutti i dispacci ed archivj della sua Repubblica, e l'Opera di questo Nobile non va priva di meriti nè per la sostanza, nè per lo stile. Nondimeno dà a divedere troppa acredine contro gl'Infedeli, e la sua narrazione (di sole settanta pagine in quanto spetta a Maometto) diviene più ricca di particolari ed autentica, coll'avvicinarsi agli anni 1640 e 1644 che la compiscono.160.Terminando qui i miei lavori che si riferiscono all'Impero greco, darò alcuni cenni sulla grande Raccolta degli Scrittori di Bisanzo, de' quali più d'una volta ho citati i nomi e le testimonianze nel corso della presente Storia. Aldo e gl'Italiani non impressero in greco che gli Autori Classici dei tempi migliori; ma dobbiamo agli Alemanni le prime edizioni di Procopio, di Agatia, di Cedreno, di Zonara ec. I volumi della Bisantina (36 vol.in fol.) sono comparsi successivamente (A. D. 1648, ec.) per opera della Tipografia del Louvre, cui hanno prestati alcuni soccorsi le Tipografie di Roma e di Lipsia. Ma l'edizione di Venezia del 1729, meno costosa per vero dire, e più abbondante di quella di Parigi, altrettanto le cede in lusso e correzione. I Francesi che furono incaricati di questa edizione, non possedono tutti eguale grado di merito; le note storiche però di Carlo Dufresne Ducange aggiungono pregio al testo di Anna Comnena, di Cinnamo, di Ville-Hardouin. Le altre Opere pubblicate da questo Scrittore sullo stesso soggetto, vale a dire ilGlossariogreco, laCostantinopolis christiana, leFamiliae byzantinae, spargono sulle tenebre del Basso Impero una vivissima luce.161.Cioè Gregorio II che fu eletto Vescovo di Roma circa l'anno 716, tempo in cui, appunto, l'Imperatore Leone Isaurico voleva abolire il culto delle Immagini, introdottosi circa due secoli prima, sostenendolo in Italia Gregorio cogli altri Vescovi. Cotale controversia mise a sollevazione l'Italia contro l'Imperatore suo Sovrano, e diede occasione a Gregorio d'opporsi biasimevolmente al pagamento delle pubbliche gravezze, ch'egli non doveva confondere colla quistione del culto delle Immagini, e di prendere dominio temporale in Roma e ne' vicini territorj. Fu questo il primo passo de' Papi (anteriore agli atti di Pipino, ed ai diplomi de' principi Carolini, e degli Ottoni), poco considerato dalla maggior parte degli Storici, alla potestà e sovranità temporale.(Nota di N. N.)162.L'Abate Dubos, che ha sostenuta ed esagerata l'influenza del clima con minore acume del Montesquieu, succedutogli in questa opinione, fa un'obbiezione a sè stesso dedotta dal tralignamento de' Romani e de' Batavi; e sul primo di questi esempj risponde; 1. essere l'alterazione, sofferta dai Romani, meno reale che apparente; e doversi attribuire alla prudenza de' Romani moderni, se tengono celate entro sè stessi le virtù de' loro maggiori; 2. aver sofferto un grande e sensibile cambiamento l'aere, il suolo e il clima di Roma. (Réfléxions sur la Poésie et la Peinture, p. II, sect. 16).163.Ho tenuti per tanto tempo lontani da Roma i miei leggitori, che mi è forza insinuar loro di richiamare a memoria o rileggere il Capitolo XLIX di questa Storia.164.Gli autori che descrivono meglio la coronazione degli Imperatori alemanni, soprattutto di quelli dell'undicesimo secolo, sono il Muratori, che si tiene ai monumenti originali (Antiquit. ital. medii aevi, t. I,Dissert.6, p. 99, ec.) e il Cenni (Monument. domin. pontific., tom. II,Dissert.6, p. 261). Non conosco quest'ultimo che per le compilazioni fattene dallo Schmidt (Storia degli Alemanni, tom. III, p. 225-266).165.Exercitui romano et teutonico!Si scorgea di fatto la realtà dell'esercito degli Alemanni, ma quanto chiamavasi esercito romano, non era più chemagni nominis umbra.166.Il Muratori ne ha offerta la serie delle monete pontificie (Antiquit., t. II,Dissert.27, pag. 548-554). Non ne trova che due anteriori all'anno 860; e noi ne abbiamo, da Leone III fino a Leone IX, cinquanta, nelle quali vedonsi il titolo e l'effigie dell'Imperatore regnante; nessuna di quelle di Gregorio VII, o di Urbano II, è pervenuta sino a noi; sembra però che Pasquale II non volesse permettere sulle proprie monete questo contrassegno di dependenza.167.Vedilanota di N. N.in fine del Volume.168.Il Teologo dice, che que' contrasti ostinatissimi non derivano d'ambizione, ma da zelo.(Nota di N. N.)169.V.Ducange,Gloss. Mediae et infimae latinitatis, t. VI, p. 364, 366,Staffa. I Re prestavano questo omaggio agli Arcivescovi, e i vassalli ai loro Signori (Schmidt, t. III, pag. 262). Era una delle più sagaci arti della politica della Corte di Roma il confondere i contrassegni della sommessione figliale con quelli della feudale.170.Vedilanota di N. N.alla fine del Volume.171.Lo zelante S. Bernardo (De Consideratione, lib. III, t. II, p. 431-442, edizione di Mabillon, Venezia 1750) e il giudizioso Fleury (Discours sur l'Hist. eccles., IV e VII) deplorano queste appellazioni che tutte le Chiese portavano innanzi al Pontefice romano; ma il Santo, che credeva alle false decretali, condanna solamente l'abuso di tali appellazioni: lo Storico, più avveduto, rintraccia l'origine e combatte i principj di questa nuova giurisprudenza.172.Germanici..... Summarii non levatis sarcinis onusti nihilominus repatriant inviti. Nova res! Quando hactenus aurum Roma refudit? et nunc Romanorum consilio id usurpatum non credimus(S. Bernard.,De Consideratione, l. III, c. 3, p. 437). Le prime parole di questo passo sono oscure, e verisimilmente alterate.173.È già noto a' dotti d'istoria civile ed ecclesiastica quanto grandi sieno stati i mali e gli abusi in ciò, e quante le cattive e ridicole consuetudini, che, contrarie alle vere idee della religione, influirono a corrompere in quel tempo la buona morale pubblica.(Nota di N. N.)174.«Allorchè i Selvaggi della Luisiana vogliono cogliere il frutto, tagliano il tronco, e dalla pianta atterrata lo svelgono. Ecco qual è il governo dispotico» (Esprit de Lois, lib. V, cap. 13). Le passioni e l'ignoranza sono sempre dispotiche.175.Gli oracoli de' preti (così non bene denominando l'Autore le decisioni ecclesiastiche) non sono in sostanza, se rettamente dati, che cose derivanti più o meno direttamente dalle Sacre Scritture, o da queste dedotte, e definite coll'autorità de' Concilj, de' SS. Padri e de' Papi, e quindi il buon cattolico che crede alle Sacre Scritture, ed ai giudizj di quelle autorità, riceve per mezzo de' preti spiegazioni, istruzioni e precetti, giacchè i laici o non vogliono, o non possono istruirsi su i libri anzidetti. Se poi si abusò per ignoranza o per arte, cagionando in tempi d'ignoranza e di fanatismo mali grandissimi, ciò è da condannarsi.(Nota di N. N.)176.Giovanni di Salisbury in un colloquio famigliare con Adriano IV, suo compatriotta, accusa l'avarizia del Papa e del Clero:Provinciarum diripiunt spolia, ac si thesauro Craesi studeant reparare. Sud recte cum eis agit Altissimus, quoniam et ipsi aliis et saepe vilissimis hominibus dati sunt in direptionem(De Nugis Curialium, l. VI, c. 24, p. 387). Nella pagina successiva, biasima la temerità e l'infedeltà de' Romani, l'affezione dei quali invano si sforzavano i Papi di cattivarsi con donativi anzichè per virtù meritarla. Dobbiamo dolerci che Giovanni di Salisbury, avendo scritto sopra tanti argomenti diversi, non ci abbia somministrata, in vece di tratti di morale e di erudizione, qualche notizia di sè medesimo, e de' costumi del suo tempo.177.Hume's,History of England, vol. I, p. 419. Lo stesso autore, sulla testimonianza di Fitz-Stephen, racconta un atto di crudeltà, singolarmente atroce, commesso contro i preti da Goffredo, padre di Enrico II. «In tempo ch'egli (Goffredo) dominava la Normandia, il Capitolo di Seez avvisò di procedere senza il consenso del suo Signore alla elezione di un Vescovo. Goffredo ordinò che i Canonici e il Vescovo testè nominati venissero privati delle parti genitali, indi che sopra un piatto gli venisse portata la prova materiale dell'esecuzione della sentenza». Quegl'infelici aveano bene ogni ragione di lamentarsi del dolore e del pericolo di vita ai quali soggiacquero; ma poichè aveano fatto voto di castità, il tiranno non li privò che d'una ricchezza per essi inutile.178.Trovansi negliStorici Italiani del Muratori( t. III, p. 277-685) le Vite de' pontefici, da Leone IX insino a Gregorio VII, composte dal Cardinal d'Aragona, da Pandolfo da Pisa, da Bernardo Guido ec., che hanno tolte da autentici monumenti le narrate cose; e ho sempre avuta questa raccolta dinanzi agli occhi.179.Le date che si troveranno a mano a mano in questo capitolo possono riguardarsi come citazioni degli Annali del Muratori, eccellente guida, da cui d'ordinario non mi diparto. Egli adopera e cita con magistrale sicurezza, la sua grande Raccolta degli Storici Italiani, divisa in vent'otto volumi, e benchè io l'abbia consultata, possedendo nella mia biblioteca un tale tesoro, ho fatto ciò per diletto, non per un bisogno che l'Autor degli Annali, coll'esattezza delle sue citazioni, mi avrebbe risparmiato.180.Non posso a meno di qui trascrivere il seguente energico passo di Pandolfo da Pisa:Hoc audiens inimicus pacis atque turbator jam factus Centius Frajapane, more draconis immanissimi sibilans, et ab imis pectoribus trahens longa suspiria, accinctus retro gladio sine mora concurrit, valvas ac fores confregit. Ecclesiam furibundus introiit, inde custode remoto papam per gulam accepit, distraxit, pugnis, calcibusque percussit, et tamquam brutum animal intra limen ecclesiae acriter calcaribus cruentavit; et latro tantum Dominum per capillos et brachia, Iesu bono interim dormiente, detraxit, ad domum usque deduxit, inibi catenavit et inclusit.181.Ego coram Deo et Ecclesia dico, si unquam possibile esset, mallem unum imperatorem quam tot Dominos(Vit. Gelas. II, p. 398).182.Quid tam notum saeculis quam protervia et cervicositas Romanorum? Gens insueta paci, tumultui assueta, gens immitis et intractabilis usque adhuc, subdi nescia, nisi cum non valet resistere(De Consideratione, l. IV, c. 2, pag. 441). Il Santo riprende fiato, continuando di poi in tal guisa:Hi invisi terrae et caelo, utrique injecere manus, etc. (p. 443).183.Il Petrarca, nella sua qualità di cittadino romano, si fa lecito di osservare, che S. Bernardo, comunque santo, era uomo; che avea potuto lasciarsi trasportare dalla collera, e fors'anche pentirsi dopo del proprio impeto, ec. (Mém. sur la vie de Pétrarque, t. I, p. 330).184.Il Baronio nel dodicesimo volume de' suoi Annali trova una scusa semplice e facile, separando i Romani in due categorie, diCattolicil'una, diScismaticil'altra. Spetta ai primi tutto il bene, ai secondi tutto il male che è stato detto di Roma.185.Il Mosheim che dà conto delle eresie del dodicesimo secolo, nelleInst. Hist. eccles.(p. 419-427), porta favorevole opinione di Arnaldo da Brescia. Ho fatto parola altrove della Setta de' Paoliziani (c. 54) seguendoli nelle loro migrazioni dall'Armenia fino nella Tracia e nella Bulgaria, nell'Italia e nella Francia.186.Arnaldo da Brescia ci è stato dipinto in originale da Ottone di Freysingen (Chron., l. VII, cap. 31;De Gestis FredericiI, l. I, c. 27; 1. II, c. 21), e nel terzo libro diLigurinus, poema di Gunther, Autore che vivea nel 1200 (Fabricius,Bibl. lat. med. et infim. aetat., t. III, p. 174, 175). Il Guilliman (De rebus helveticis, lib. III, cap. 5, pag. 108) copia il lungo tratto che a quest'eresiarca si riferisce.187.Il Bayle, trascinato dalla sua malnata inclinazione a buttare in giuoco tutte le cose, si è sbizzarrito con inconsideratezza e dottrina eguali, quando nel suo Dizionario critico è venuto agli articoliAbelardo,Fulbert,Eloisa. Il Mosheim con somma aggiustatezza ne racconta le dispute di Abelardo e di S. Bernardo intorno a diversi punti di teologia scolastica e positiva (Instit. Hist. eccles., p. 412-415).188.—Damnatus ab illoPraesule, qui numeros vetitum contingere nostros,Nomen ab INNOCUA ducit, laudabile vita.Meritano qualche applauso la sagacia e l'esattezza del poeta che trae partito, per fare un complimento, dalle angustie in cui lo ponea il nome anti-poetico di Innocenzo II.189.Si è trovata a Zurigo una Iscrizione diStatio Turicensis, in caratteri romani (d'Anville,Notice de l'ancienne Gaule, p. 642-644); ma la Città e il Cantone mancavano di prove per arrogarsi ed appropiarsi in privilegio i nomi diTigurume diPagus Tigurinus.190.Il Guilliman nella sua OperaDe rebus helveticis(l. III, cap. 5, pag. 106) ci dà conto della donazione fatta nell'anno 833 dall'Imperatore Lodovico il Pio alla badessa Ildegarda sua figlia.Curtim nostram Turegum in ducatu Alemanniae in pago Durgaugensi, unitamente ai villaggi, ai boschi, ai prati, alle acque, ai censi, alle chiese, ec.... tutte le quali cose formavano un magnifico donativo. Carlo il Calvo concedè a Zurigo ilJus monetae; la città venne cinta di mura sotto Ottone I, e gli Antiquarj di questo paese ripetono con piacere quel verso del Vescovo di Freysingen.Nobile Turegum multarum copia rerum.191.V.S. Bernardo (Epist.195, 196, t. I, p. 187-190). In mezzo alle sue invettive, il Santo si lasciò sfuggire una confessione importante,qui, utinam tam sanae esset doctrinae, quam districtae est vitae. Afferma inoltre che Arnaldo sarebbe stato per la Chiesa un acquisto prezioso.192.Arnaldo consigliava ai Romani,Consiliis armisque suis moderamina summaArbitrio tractare suo: nil juris in hac rePontifici summo, modicum concedere regiSuadebat populo. Sic laesâ stultus utraqueMajestate, reum geminae se fecerat aulae.La poesia del Gunther qui s'accorda colla prosa di Ottone.193.V.Baronio (A. D. 1148, n. 38, 39) che ha seguito il manoscritto del Vaticano: egli inveisce violentemente contro Arnaldo (A. D. 1141, n. 3), cui pure dà colpa delle eresiepoliticheche a quei giorni dominavano nella Francia, e gli effetti delle quali il ferivano.194.I leggitori inglesi possono consultare laBiografia Britannica, articoloAdriano IV; ma i nostri autori nazionali nulla hanno aggiunto alla fama, o al merito del loro concittadino.195.Oltre allo Storico e al Poeta da me citati, anche il Biografo di Adriano IV racconta gli ultimi fatti di Arnaldo (Muratori,Script. rer. ital., t. III, part. I, p. 441, 442).196.V.Ducange (Gloss. latin, med. et infim. aetat.Il Decarchones, t. II, p. 726) riferisce, seguendo il Biondi, il seguente passo (Decad.II, l. 2):Duo consules ex nobilitate quotannis fiebant, qui ad vetustum consulum exemplar, summae rerum praeessent; e il Sigonio (De regno Italiae, l. VI,opp.t. II, p. 400) parla de' Consoli e de' Tribuni del decimo secolo. Il Biondi ed anche il Sigonio si sono troppo attenuti al metodo classico di supplire colla ragione e coll'immaginazione alla mancanza di monumenti.197.Nel Panegirico di Berengario (Muratori,Script. rer. ital., t. II, part. I, p. 408) parlasi di un Romanoconsulis natus, nel principio del decimo secolo. Il Muratori (Dissert.5) ha trovato negli anni 952, 956 unGratianus in Dei nomine consul et dux, e unGeorgius consul et dux; nel 1015, Romano, fratello di Gregorio VIII, si intitolava superbamente, ma in un modo alquanto vago,Consul et Dux et omnium Romanorum Senator.198.Gl'Imperatori greci, fino al secolo decimo, hanno usato coi Duchi di Venezia, di Napoli, d'Amalfi, ec., del titolo di υπατος o console (VediChron. Sagorniniin diversi luoghi), e i successori di Carlomagno non rinunziarono ad alcune delle loro prerogative. Ma in generale, i nomi diConsolee diSenatoreche si usarono altra volta presso i Francesi e gli Alemanni, non vogliono dir altro cheConte, oSignore(Seigneur; Ducange,Gloss.). Gli Scrittori monastici cedono di frequente all'ambizione di mettere in uso belle espressioni classiche.199.La forma più costituzionale è quella che trovasi in un Diploma di Ottone (A. D. 998):Consulibus Senatus populique romani; ma verisimilmente è apocrifo un tale atto. Lo Storico Dithmar (Muratori,Dissert.25) narrando la coronazione di Enrico I, accaduta nel 1014, lo rappresenta:A senatoribus duodecim Vallatum quorum sex rasi barba, alii prolixa, mystice incedebant cum baculis.Il Panegirico di Berengario fa menzione del Senato (p. 406).200.Nell'antica Roma, l'Ordine equestre, soltanto sotto il consolato di Cicerone, che si dà merito dell'instituzione di quest'Ordine, divenne un terzo ramo della repubblica, prima composta unicamente del Senato e del popolo. (Plinio,Hist. nat.XXXIII, 3; Beaufort,Republ. rom., t. I, p. 144-155).201.Il Gunther descrive ancora il sistema democratico immaginato da Arnaldo di Brescia:Quin etiam titulos urbis renovare vetustos;Nomini plebeio secernere nomen equestre,Jura tribunorum, sanctum reparare senatum,Et senio fessas mutasque reponere leges.Lapsa ruinosis et adhuc pendentia murisReddere primaevo Capitolia prisca nitori.Ma alcune di tali riforme erano chimere, altre si riducevano a sole parole.202.Dopo lunghe dispute fra gli Antiquarj di Roma, sembra cosa oggidì convenuta, che la cima del monte Capitolino, presso al fiume, sia ilmons Tarpeius, l'Arx, e che sull'altra sommità, la chiesa e il convento diAracoeli, occupati dai Franciscani Scalzi, tengano il luogo ove fu un giorno il tempio di Giove (Nardini,Roma antica, l. V, c. 11-16).203.Tacit.,Hist.III, 69, 70.204.Questo parteggiamento delle monete fra l'Imperatore e il Senato non è per altro un fatto positivo, ma opinione verisimile de' migliori Antiquarj (V.laScienza delle Medagliedel P. Joubert, t. II, pag. 208-211, nella edizione, perfetta quanto rara, del Barone della Bastia).205.La dissertazione ventesimasettima sulle Antichità d'Italia (tom. II, p. 559-599 delle Opere del Muratori) offre una serie di monete senatoriali che portavano gli oscuri nomi diAffortiati,Infortiati,Provisini,Parparini. Nel durare di quest'epoca, tutti i Papi, senza eccettuarne Bonifazio VIII, si astennero dall'usare il diritto di batter moneta, ripreso poi da Benedetto XI, il quale ne usò in modo regolare nella Corte di Avignone.206.Uno Storico alemanno, Gerardo di Reicherspeg (inBaluz. Miscell., t. V, pag. 64,V.Schmidt,Storia degli Alemanni, t. III, pag. 265 ), così descrive la costituzione di Roma dell'undicesimo secolo:Grandiora urbis et orbis negotia spectant ad romanum pontificem, itemque ad romanum imperatorem; sive illius vicarium urbis praefectum, qui de sua dignitate respicit utrumque, videlicet dominum papam cui facit hominium, et dominum imperatorem a qua accipit suae potestatis insigne, scilicet gladium exertum.207.Un autore contemporaneo (Pandolfo da Pisa nella Vita di Pasquale II, pag. 357, 358) racconta come accaddero nel 1118 l'elezione del Prefetto e la formalità del giuramento:Inconsultis patribus..... loca praefectoria.... laudes praefectoriae... comitiorum applausam.... juraturum populo in ambonem sublevant.... confirmari eum in urbe praefectum petunt.208.Urbis praefectum ad ligiam fidelitatem recepit, et per mantum quod illi donavit de praefectura eum publice investivit, qui usque ad id tempus juramento fidelitatis imperatori fuit obligatus, et ab eo prefecturae tenuit honorem(Gesta Innocent. III,inMuratori, tom. III, part. I, p. 487).209.V.Ottone di Freysing,Chron.VII, 31;De gestis FredericiI, l. I, c. 27.210.Un Autore inglese, Ruggero Hoveden, fa menzione dei soli senatori della famigliaCapuzziec.,quorum temporibus melius regebatur Roma quam nunc(A. D. 1194)est temporibus LVI senatorum(Ducange,Gloss., t. VI, p. 191, SENATORES).211.Il Muratori (Dissert.42, t. III, p. 785-788) ha pubblicato un Trattato originale, il cui titolo è:Concordia inter D. nostrum papam Clementem III et senatores populi romani super regalibus et aliis dignitatibus urbis, etc.,anno 44 Senatus. Ivi il Senato assume il linguaggio dell'autorità:Reddimus ad praesens.... habebimus.... dabitis praesbyteria... jurabimus pacem et fidelitatem, etc. Lo stesso autore ne offre ancora unachartula de Tenimentis Tusculani, che porta per data il quarantasettesimo anno della stessa epoca, e vien confermatadecreto amplissimi ordinis senatus acclamatione P. R. publice Capitolio consistentis. Trovasi quivi la distinzione fra isenatores consiliariie i semplici senatori (Murat.,Diss.42, t. III, p. 787-789).212.Il Muratori (Dissert.45, t. IV, p. 64-92) ha data ottimamente a conoscere questa forma di governo, e l'Oculus pastoralis, che trovasi in fine di tale Opera, è un trattato, o sermone sugli obblighi de' Magistrati stranieri.213.Gli Autori latini, quelli almeno del secolo d'argento, aveano già trasportato dall'uffizio alla persona insignita di esso il vocabolopotestas.

Should the fierce North, upon his frozen wings,Bear him aloft above the wondering clouds,And seat him in the Pleiads' golden chariot —Thence should my fury drag him down to tortures.

Should the fierce North, upon his frozen wings,

Bear him aloft above the wondering clouds,

And seat him in the Pleiads' golden chariot —

Thence should my fury drag him down to tortures.

«Quand'anche l'impetuoso vento del Nort sulle sue ali addiacciate li portasse al di sopra delle nubi stupefatte, e li collocasse nel dorato carro delle Pleiadi, il mio furore li toglierebbe di là per consegnarli a nuovi tormenti».

Indipendentemente dalla stravaganza di questo discorso senza conclusione, noterò, 1 Che l'azione de' venti non opera al di là dell'atmosfera. 2 Che il nome, l'etimologia e la favola delle Pleiadi appartengono unicamente al popolo greco (Scholiast. ad Homer.Σ. 686,Eudacia in Ionia, p. 339; Apollodoro, l. III, c. 10; Heyne, p. 229, not. 682), e non han che fare coll'astronomia degli Orientali (Hyde,Ulugbeg. Tabul. in Syntag. Dissert., t. I, p. 40-42; Goguet,Origine des arts, etc; t. VI, p. 73, 78; Gebelm,Hist. du Calendrier, p. 73) studiata da Maometto. 3 Il carro delle Pleiadi non entrò nè nelle scienze dell'astronomia, nè nella favola: temo che il dottore Iohnson abbia confuso le Pleiadi coll'Orsa Maggiore, ossia col Carro, il Zodiaco con una costellazione del Nort.

Αρκτον θ’ ην και αμαξαν επικλησιν καλεουσιChiamò l'orsa anche carro.

Αρκτον θ’ ην και αμαξαν επικλησιν καλεουσι

Chiamò l'orsa anche carro.

115.Il Franza prende collera per queste acclamazioni dei Musulmani, non perchè adoperavano il nome di Dio, ma perchè vi frammetteano quello del Profeta. Il pio zelo del Voltaire è eccessivo ed anche ridicolo.

116.Sospetto assai che Franza si sia fabbricato a suo modo questo discorso il quale sa di predica e di convento siffattamente da indurre il dubbio se Costantino lo abbia mai pronunziato. Leonardo gli attribuisce un'arringa diversa, in cui si mostra più riguardoso verso gli ausiliari latini.

117.Questo contrassegno di umiltà, che la divozione talvolta ha suggerito ai principi giunti all'estremità della vita, è un perfezionamento aggiunto alla dottrina del Vangelo sul perdono delle ingiurie: è cosa più facile il perdonare novecentonovantanove volte, che il chiedere una sola volta perdono ad un inferiore.

118.Oltre alle diecimila guardie, ai marinai e ai soldati di mare, il Duca annovera dugencinquantamila Turchi, o a cavallo o fantaccini, che a questo assalto generale parteciparono.

119.Il Franza nel censurare severamente la ritirata del Giustiniani, esprime il proprio cordoglio e quello del pubblico. Duca, per motivi che a noi sono ignoti, lo tratta con più riguardi e dolcezza; ma le parole di Leonardo da Chio manifestano un'indegnazione che era tuttavia nel suo primo impeto,gloriae, salutis, suique oblitus. I Genovesi, compatriotti del Giustiniani, sono sempre stati sospetti e spesse volte colpevoli in tutto quanto operarono nelle loro spedizioni dell'Oriente.

120.Duca dice che l'Imperatore fu ucciso da due soldati turchi. Se prestiam fede a Calcocondila, egli rimase ferito in una spalla, indi schiacciato sotto la porta della città. Franza, trasportato dalla disperazione, si precipitò in mezzo ai Turchi, nè fu spettatore della morte di Paleologo; al quale possiamo senza taccia di adulazione applicare que' nobili versi di Dryden.

«Per la vasta pianura, è vana speme«Di rinvenirlo; allorchè ai vostri sguardi«Di cadaveri un monte appaia, a quello«V'inerpicate; e giunti in su la cima,«Il troverete; al generoso aspetto«Come nol ravvisar? Coi lumi al cielo«Ancor conversi, in su quel letto istesso«Giace supin che di nemiche salme«Pria gli compose il formidabil brando.

«Per la vasta pianura, è vana speme

«Di rinvenirlo; allorchè ai vostri sguardi

«Di cadaveri un monte appaia, a quello

«V'inerpicate; e giunti in su la cima,

«Il troverete; al generoso aspetto

«Come nol ravvisar? Coi lumi al cielo

«Ancor conversi, in su quel letto istesso

«Giace supin che di nemiche salme

«Pria gli compose il formidabil brando.

121.Spondano (A. D. 1453, n. 10), che spera l'Imperatore in luogo di salute, vorrebbe potere assolvere questa sua inchiesta dalla colpa di suicidio.

122.Leonardo da Chio giustamente osserva, che se i Turchi avessero riconosciuto l'Imperatore, non avrebbero perdonato a sforzi per salvare un prigioniero di tanta importanza che Maometto dovea desiderare d'aver fra le mani.

123.V.Cantemiro, p. 96. I vascelli Cristiani che si trovavano alla bocca del porto, aveano sostenuto e tardato l'assalto da quella banda.

124.Calcocondila non arrossisce della ridicola supposizione che gli Asiatici saccheggiassero Costantinopoli per vendicare le antiche sciagure di Troia; laonde i gramatici del secolo decimoquinto fanno derivare con compiacenza la grossolana denominazioneTurchidall'altra più classicaTeucri.

125.Allorchè Ciro sorprese Babilonia, che stava celebrando una festa, la città era sì grande e sì poca la cura degli abitanti nel farne la guardia, che lungo tempo vi volle prima di far giungere ai lontani rioni la notizia della vittoria del Re persiano.V.Erodoto (l. 1, c. 191) e Usher (Annal., p. 78) che cita su di ciò un passo del Profeta Geremia.

126.Nelle sue prime parole, che i Turchi prenderebbero Costantinopoli,la predizione era facile a farsi, e ad avverarsi pel tristissimo stato de' Greci; il resto fu ben lungi dal verificarsi: il linguaggio poi ond'è espressa e modificata, è proprio del tempo della presa di Costantinopoli, e della circostanza d'una prossima pubblica sciagura, che mettendo spavento grandissimo negli animi, li dispone a ricevere le predizioni e a divenirne fanatici; quel linguaggio poi rassomiglia molto ad uno stile più antico. Vi sono sempre stati veri e falsi Profeti, e vi furono imperfette, e perfette predizioni; fatta dal buon credente l'eccezione de' Profeti della Sacra nostra Scrittura, la considerazione de' tempi, delle politiche e civili circostanze, del carattere nazionale, del clima, della religione, della specie di letteratura del paese di cui si tratta, somministra fondamenti e mezzi per ben intendere le loro mire e per giudicarle.(Nota di N. N.)

127.Questa animata descrizione è tolta da Duca (c. 39), che due anni dopo si trasferì presso il Sultano, come ambasciatore del principe di Lesbo (c. 44). Fino alla conquista di Lesbo, accaduta nel 1463 (Franza, l. III, c. 27), questa isola avrà ringorgato di fuggiaschi bizantini, i quali non avranno fatto altro che raccontare, e forse arricchir di favole la storia della loro sventura.

128.V.Franza, l. III, c. 20, 21. Le sue espressioni son chiare:Ameras sua manu jugulavit.... volebat enim eo turpiter et nefarie abuti. Me miserum et infelicem!Del rimanente, ei non poteva sapere che per via di vaghe vociferazioni le sanguinolente, o infami scene, che accadeano in fondo al Serraglio.

129.V.Tiraboschi (t. VI, part. I, pag. 290) e Lancelot (Mém. de l'Acad. des Inscript.t. X, pag. 718). Sarei curioso di sapere come egli abbia potuto lodare cotesto pubblico nemico, dopo averlo in più d'un luogo vilipeso, come il più corrotto e il più barbaro de' tiranni.

130.IComentarjdi Pio II, suppongono che Isidoro mettesse il suo cappello di Cardinale sulla testa d'un morto; che questa testa venisse recisa e portata in trionfo, intanto che il padrone vero del cappello, era contrattato, venduto, e liberato, come un prigioniero di poco prezzo. La grande Cronaca dei Belgi orna di nuove avventure la fuga d'Isidoro. Ma questi (dice Spondano, A. D. 1453, n. 15), le tacque nelle sue lettere, per paura di perdere il merito e la ricompensa di avere sofferto per Gesù Cristo.

131.Il Bosbec si diffonde con piacere e approvazione su i diritti della guerra e sulla schiavitù tanto comune fra gli Antichi e fra i Turchi (De legat. turcica, epist. 3, p. 161).

132.Somma indicata in una nota in margine dal Leunclavio (Calcocondila, l. VIII, p. 211); ma quando ci vien raccontato che Venezia, Genova, Firenze ed Ancona perdettero cinquanta, venti e quindicimila ducati, sospetto sia stata dimenticata una cifra, ed, anche in tale supposizione, le somme tolte agli stranieri avrebbero appena oltrepassata la quarta parte dell'intero bottino.

133.V.gli elogi esagerati e le lamentazioni di Franza (l. III, cap. 17).

134.È vero che i Latini, o Cattolici, prendendo Costantinopoli, commisero degli eccessi per l'odio che portavano a' Cristiani greci-scismatici; ma i mali cagionati da' Turchi prendendo Costantinopoli sono stati maggiori. Il vedere nella Storia l'odio persecutore e sanguinario fra Cristiani-cattolici, e Cristiani-scismatici, e quello ancora che per simili cagioni venne, merita la nostra compassione riguardando a' traviamenti del fanatismo, riprovati dalla buona morale. L'uomo imparziale, e dotto della Storia civile ed ecclesiastica, conosce che i mali prodotti dalle molte e lunghe controversie e guerre per motivi di religione, e di riti, non furono inferiori a quelli derivati dall'altre guerre.(Nota di N. N.)

135.V.Duca (c. 43) e una lettera 15 luglio 1453 scritta da Lauro Quirini al Pontefice Nicolò V (Hody,De Graecis, p. 192 sopra un manoscritto della Biblioteca di Cotton).

136.Faceasi uso a Costantinopoli del Calendario Giuliano che conta i giorni e le ore incominciando da mezza notte; ma qui sembra che Duca le conti dal nascere del Sole.

137.V.gliAnnali Turchi, pag. 329, e lePandette di Leunclavio, p. 448.

138.Ho già parlato di questo monumento singolare dell'antichità greca (V.il cap. XVII di quest'Opera).

139.Dobbiamo a Cantemiro (pag. 102) le descrizioni fatte dai Turchi sulla trasformazione della chiesa di S. Sofia in Moschea, acerbo argomento delle lamentazioni di Franza e di Duca. È cosa non priva di vezzo l'osservare, come una medesima cosa appare sotto aspetti contrarj a un Musulmano, e a un Cristiano.

140.Il distico originale, da cui questi versi sono tradotti, vien riportato da Cantemiro, e trae nuova bellezza dall'applicazione che ne fu fatta. Così nel saccheggio di Cartagine, Scipione ripetè la profezia famosa di Omero. Parimente un egual sentimento di generosità trasportò la mente de' due conquistatori sul passato o sull'avvenire.

141.Non posso persuadermi con Duca (V.Spondano, A. D. 1453, n. 13) che Maometto abbia fatto portare la testa dell'Imperator greco all'intorno per le province dalla Persia, dell'Arabia ec. Egli sarebbe stato certamente contento di meno inumani trofei.

142.Franza era il personale nemico del Gran Duca, nè il tempo, o la morte di questo nemico, o la solitudine del chiostro, poterono inspirargli qualche sentimento di compassione o di perdono. Duca propende a lodarlo siccome un martire. Calcocondila è neutrale, ma egli è però quel fra gli Storici che ne dà qualche traccia sulla cospirazione ordita dai Greci.

143.V.intorno alla restaurazione di Costantinopoli, e alle fondazioni de' Turchi, Cantemiro (p. 102-109), Duca (c. 42) Thevenot, Tournefort, e gli altri nostri moderni viaggiatori. L'Autore delCompendio della Storia ottomana(tom. I, p. 16-21) fa una pittura esagerata della grandezza e della popolazione di Costantinopoli, dalla quale nondimeno possiamo comprendere che, nel 1586, i Musulmani erano in questa Capitale men numerosi de' Cristiani e ancor degli Ebrei.

144.IlTurbé, o monumento sepolcrale di Abu-Ayub, trovasi descritto e delineato nelTableau général de l'Empire ottoman(Parigi, 1787, grandein folio), Opera la cui magnificenza supera forse l'utilità.

145.Franza descrive una tale cerimonia, che è stata probabilmente abbellita passando dalle labbra de' Greci in quelle de' Latini. Il fatto vien confermato da Emanuele Malasso, che ha scritta in greco-volgare laStoria de' Patriarchi dopo la presa di Costantinopoli, inserita nellaTurco-Graeciadel Crusio (l. V, p. 106-184). Ma i leggitori, anche i più proclivi a credere, si persuaderanno difficilmente che Maometto abbia adottata la seguente formola cattolica:Sancta Trinitas quae mihi donavit imperium, te in patriarcham novae Romae delegit.

146.Lo Spondano descrive (A. D. 1453, n. 21; 1458, n. 16), seguendo laTurco-Graeciadel Crusio, la schiavitù e le intestine dissensioni della Chiesa greca. Il Patriarca successore di Gennadio si gettò in un pozzo per disperazione.

147.Cantemiro (p. 101-105) si tiene fermo sulla unanime testimonianza de' Turchi antichi e moderni, facendo osservare che questi autori non si sarebbero fatta lecita una menzogna per diminuire la loro gloria nazionale, giacchè ella è cosa più onorevole il prendere una città d'assalto che per capitolazione; ma, 1. sospette mi sembrano tali testimonianze, non citandosi particolarmente dal ridetto Storico alcun autore, mentre gliAnnali Turchidel Leunclavio affermano senza eccezione, che Maometto s'impadronì di Costantinopoliper vim(p. 329). 2. Lo stesso argomento varrebbe a favore dei Greci, i quali non avrebbero posto in dimenticanza un Trattato sì onorevole, e in un vantaggioso per essi. Il Voltaire, giusta il suo stile, preferisce i Turchi ai Cristiani.

148.V.Ducange (Fam. byzant., pag. 195) intorno la genealogia e la caduta de' Comneni di Trebisonda, e v. parimente questo Antiquario, sempre esattissimo nelle sue ricerche, sulle cose degli ultimi Paleologhi (p. 244-247, 248). Il ramo de' Paleologhi di Monferrato non si estinse che nel secolo successivo; ma essi avevano dimenticato la loro origine e i congiunti che lasciarono nella Grecia.

149.Nella obbrobriosa Storia delle dispute e delle sciagure de' due fratelli, Franza (l. III, c. 21-30) mostra eccedente parzialità a favor di Tommaso. Duca (c. 44-45) è troppo laconico; troppo diffuso Calcocondila (l. VIII, IX, X) che inoltre impaccia con soverchie digressioni i proprj racconti.

150.V.la perdita, o la conquista di Trebisonda in Calcocondila (l. IX, pag. 263-266), in Duca (c. 45), in Franza (l. III, c. 27), in Cantemiro (p. 107).

151.Il Tournefort (t. III, lett. 17, p. 179) afferma che Trebisonda èmal popolata; ma il Peyssonel, l'ultimo ed il più esatto fra gli osservatori, le attribuisce centomila abitanti (Commercio del mar Nero, t. II, p. 72, e in quanto spetta alla provincia, p. 53-90). La prosperità e il commercio di questo paese vengono continuamente disturbati da dueOdedi giannizzeri, in una delle quali si arrolano per l'ordinario trentamilaLazi(Mém. de Tott, t. III, p. 16, 17).

152.Ismael-Beg, principe di Sinope, o Sinople, godea una rendita di dugentomila ducati, derivatagli soprattutto dalle sue miniere di rame (Calcocondila, l. IX, p. 258, 259). Peyssonel (Com. del mar Nero, t. II, p. 100) attribuisce alla moderna città di Sinope trentamila abitanti; calcolo che sembra smisurato. Nondimeno, sol trafficando con una nazione, può conseguirsi una giusta idea della sua popolazione e ricchezza.

153.Lo Spondano, seguendo il Gobelin (Comment. Pii II, l. V), narra l'arrivo del despota Tommaso a Roma, e il ricevimento che v'ebbe (A. D. 1461, n. 3).

154.Con un atto che porta la data de' 6 settembre, 1494, trasportato di recente dagli archivj del Campidoglio alla Biblioteca reale di Parigi, il despota Andrea Paleologo, serbandosi la Morea ed alcuni privilegi, trasmise a Carlo VIII, re di Francia, gl'Imperi di Costantinopoli e di Trebisonda (Spond., A. D. 1493, n. 2). Il sig. di Foncemagne (Mém. de l'Acad. des Inscript., t. XVII, p. 539-578) ne ha offerta una dissertazione intorno a quest'atto che gli era pervenuto in copia da Roma.

155.V.Filippo di Comines, il quale conta con soddisfazione il numero de' Greci, che speravasi di eccitare a sommossa. Aggiunge a questi suoi calcoli l'osservazione, che i Francesi non avrebbero dovuto eseguire, se non se una traversata di mare di sole settanta miglia e facile assai; e che la distanza da Valona a Costantinopoli non è che di diciotto giorni di cammino ec. In questa occasione la politica dei Veneziani salvò l'Impero dei Turchi.

156.Vedi la descrizione di tale festa in Olivieri della Manica (Mémoires, part. I, c. 29, 30) e la compilazione e le osservazioni del sig. di S. Pelagia (Mém. sur la Chevalerie, t. I, p. III, p. 182-185). — Così il fagiano, come il pavone, venivano riguardati augelli reali.

157.Un computo fatto in que' tempi diè a divedere che la Svezia, la Gozia e la Finlandia, conteneano un milione e ottocentomila combattenti; onde erano ben più popolate che nol sono oggidì.

158.Lo Spondano, nel 1454, seguendo Enea Silvio, ha fatta una pittura dello stato d'Europa, che di proprie osservazioni ha arricchita. Questo pregiabilissimo Annalista, e il Muratori, hanno narrato la sequela delle cose accadute dal 1453 al 1481, epoca della morte di Maometto, alla quale io chiuderò il presente capitolo.

159.Oltre ai due Scrittori d'Annali accennati nella nota precedente, i leggitori potranno consultare il Giannone (Istoria Civile, t. III) intorno all'invasione di Napoli fatta dai Turchi. Quanto alla descrizione del Regno e delle conquiste di Maometto II, mi sono valso talvolta delleMemorie istoriche de' Monarchi ottomani di Giovanni Sagredo, edizione di Venezia del 1677, in 4. O in tempo di pace, o di guerra, i Turchi furono sempre scopo all'attenzione della Repubblica di Venezia. Il Sagredo, Procuratore di S. Marco, potè in virtù della sua carica, veder per entro a tutti i dispacci ed archivj della sua Repubblica, e l'Opera di questo Nobile non va priva di meriti nè per la sostanza, nè per lo stile. Nondimeno dà a divedere troppa acredine contro gl'Infedeli, e la sua narrazione (di sole settanta pagine in quanto spetta a Maometto) diviene più ricca di particolari ed autentica, coll'avvicinarsi agli anni 1640 e 1644 che la compiscono.

160.Terminando qui i miei lavori che si riferiscono all'Impero greco, darò alcuni cenni sulla grande Raccolta degli Scrittori di Bisanzo, de' quali più d'una volta ho citati i nomi e le testimonianze nel corso della presente Storia. Aldo e gl'Italiani non impressero in greco che gli Autori Classici dei tempi migliori; ma dobbiamo agli Alemanni le prime edizioni di Procopio, di Agatia, di Cedreno, di Zonara ec. I volumi della Bisantina (36 vol.in fol.) sono comparsi successivamente (A. D. 1648, ec.) per opera della Tipografia del Louvre, cui hanno prestati alcuni soccorsi le Tipografie di Roma e di Lipsia. Ma l'edizione di Venezia del 1729, meno costosa per vero dire, e più abbondante di quella di Parigi, altrettanto le cede in lusso e correzione. I Francesi che furono incaricati di questa edizione, non possedono tutti eguale grado di merito; le note storiche però di Carlo Dufresne Ducange aggiungono pregio al testo di Anna Comnena, di Cinnamo, di Ville-Hardouin. Le altre Opere pubblicate da questo Scrittore sullo stesso soggetto, vale a dire ilGlossariogreco, laCostantinopolis christiana, leFamiliae byzantinae, spargono sulle tenebre del Basso Impero una vivissima luce.

161.Cioè Gregorio II che fu eletto Vescovo di Roma circa l'anno 716, tempo in cui, appunto, l'Imperatore Leone Isaurico voleva abolire il culto delle Immagini, introdottosi circa due secoli prima, sostenendolo in Italia Gregorio cogli altri Vescovi. Cotale controversia mise a sollevazione l'Italia contro l'Imperatore suo Sovrano, e diede occasione a Gregorio d'opporsi biasimevolmente al pagamento delle pubbliche gravezze, ch'egli non doveva confondere colla quistione del culto delle Immagini, e di prendere dominio temporale in Roma e ne' vicini territorj. Fu questo il primo passo de' Papi (anteriore agli atti di Pipino, ed ai diplomi de' principi Carolini, e degli Ottoni), poco considerato dalla maggior parte degli Storici, alla potestà e sovranità temporale.(Nota di N. N.)

162.L'Abate Dubos, che ha sostenuta ed esagerata l'influenza del clima con minore acume del Montesquieu, succedutogli in questa opinione, fa un'obbiezione a sè stesso dedotta dal tralignamento de' Romani e de' Batavi; e sul primo di questi esempj risponde; 1. essere l'alterazione, sofferta dai Romani, meno reale che apparente; e doversi attribuire alla prudenza de' Romani moderni, se tengono celate entro sè stessi le virtù de' loro maggiori; 2. aver sofferto un grande e sensibile cambiamento l'aere, il suolo e il clima di Roma. (Réfléxions sur la Poésie et la Peinture, p. II, sect. 16).

163.Ho tenuti per tanto tempo lontani da Roma i miei leggitori, che mi è forza insinuar loro di richiamare a memoria o rileggere il Capitolo XLIX di questa Storia.

164.Gli autori che descrivono meglio la coronazione degli Imperatori alemanni, soprattutto di quelli dell'undicesimo secolo, sono il Muratori, che si tiene ai monumenti originali (Antiquit. ital. medii aevi, t. I,Dissert.6, p. 99, ec.) e il Cenni (Monument. domin. pontific., tom. II,Dissert.6, p. 261). Non conosco quest'ultimo che per le compilazioni fattene dallo Schmidt (Storia degli Alemanni, tom. III, p. 225-266).

165.Exercitui romano et teutonico!Si scorgea di fatto la realtà dell'esercito degli Alemanni, ma quanto chiamavasi esercito romano, non era più chemagni nominis umbra.

166.Il Muratori ne ha offerta la serie delle monete pontificie (Antiquit., t. II,Dissert.27, pag. 548-554). Non ne trova che due anteriori all'anno 860; e noi ne abbiamo, da Leone III fino a Leone IX, cinquanta, nelle quali vedonsi il titolo e l'effigie dell'Imperatore regnante; nessuna di quelle di Gregorio VII, o di Urbano II, è pervenuta sino a noi; sembra però che Pasquale II non volesse permettere sulle proprie monete questo contrassegno di dependenza.

167.Vedilanota di N. N.in fine del Volume.

168.Il Teologo dice, che que' contrasti ostinatissimi non derivano d'ambizione, ma da zelo.(Nota di N. N.)

169.V.Ducange,Gloss. Mediae et infimae latinitatis, t. VI, p. 364, 366,Staffa. I Re prestavano questo omaggio agli Arcivescovi, e i vassalli ai loro Signori (Schmidt, t. III, pag. 262). Era una delle più sagaci arti della politica della Corte di Roma il confondere i contrassegni della sommessione figliale con quelli della feudale.

170.Vedilanota di N. N.alla fine del Volume.

171.Lo zelante S. Bernardo (De Consideratione, lib. III, t. II, p. 431-442, edizione di Mabillon, Venezia 1750) e il giudizioso Fleury (Discours sur l'Hist. eccles., IV e VII) deplorano queste appellazioni che tutte le Chiese portavano innanzi al Pontefice romano; ma il Santo, che credeva alle false decretali, condanna solamente l'abuso di tali appellazioni: lo Storico, più avveduto, rintraccia l'origine e combatte i principj di questa nuova giurisprudenza.

172.Germanici..... Summarii non levatis sarcinis onusti nihilominus repatriant inviti. Nova res! Quando hactenus aurum Roma refudit? et nunc Romanorum consilio id usurpatum non credimus(S. Bernard.,De Consideratione, l. III, c. 3, p. 437). Le prime parole di questo passo sono oscure, e verisimilmente alterate.

173.È già noto a' dotti d'istoria civile ed ecclesiastica quanto grandi sieno stati i mali e gli abusi in ciò, e quante le cattive e ridicole consuetudini, che, contrarie alle vere idee della religione, influirono a corrompere in quel tempo la buona morale pubblica.(Nota di N. N.)

174.«Allorchè i Selvaggi della Luisiana vogliono cogliere il frutto, tagliano il tronco, e dalla pianta atterrata lo svelgono. Ecco qual è il governo dispotico» (Esprit de Lois, lib. V, cap. 13). Le passioni e l'ignoranza sono sempre dispotiche.

175.Gli oracoli de' preti (così non bene denominando l'Autore le decisioni ecclesiastiche) non sono in sostanza, se rettamente dati, che cose derivanti più o meno direttamente dalle Sacre Scritture, o da queste dedotte, e definite coll'autorità de' Concilj, de' SS. Padri e de' Papi, e quindi il buon cattolico che crede alle Sacre Scritture, ed ai giudizj di quelle autorità, riceve per mezzo de' preti spiegazioni, istruzioni e precetti, giacchè i laici o non vogliono, o non possono istruirsi su i libri anzidetti. Se poi si abusò per ignoranza o per arte, cagionando in tempi d'ignoranza e di fanatismo mali grandissimi, ciò è da condannarsi.(Nota di N. N.)

176.Giovanni di Salisbury in un colloquio famigliare con Adriano IV, suo compatriotta, accusa l'avarizia del Papa e del Clero:Provinciarum diripiunt spolia, ac si thesauro Craesi studeant reparare. Sud recte cum eis agit Altissimus, quoniam et ipsi aliis et saepe vilissimis hominibus dati sunt in direptionem(De Nugis Curialium, l. VI, c. 24, p. 387). Nella pagina successiva, biasima la temerità e l'infedeltà de' Romani, l'affezione dei quali invano si sforzavano i Papi di cattivarsi con donativi anzichè per virtù meritarla. Dobbiamo dolerci che Giovanni di Salisbury, avendo scritto sopra tanti argomenti diversi, non ci abbia somministrata, in vece di tratti di morale e di erudizione, qualche notizia di sè medesimo, e de' costumi del suo tempo.

177.Hume's,History of England, vol. I, p. 419. Lo stesso autore, sulla testimonianza di Fitz-Stephen, racconta un atto di crudeltà, singolarmente atroce, commesso contro i preti da Goffredo, padre di Enrico II. «In tempo ch'egli (Goffredo) dominava la Normandia, il Capitolo di Seez avvisò di procedere senza il consenso del suo Signore alla elezione di un Vescovo. Goffredo ordinò che i Canonici e il Vescovo testè nominati venissero privati delle parti genitali, indi che sopra un piatto gli venisse portata la prova materiale dell'esecuzione della sentenza». Quegl'infelici aveano bene ogni ragione di lamentarsi del dolore e del pericolo di vita ai quali soggiacquero; ma poichè aveano fatto voto di castità, il tiranno non li privò che d'una ricchezza per essi inutile.

178.Trovansi negliStorici Italiani del Muratori( t. III, p. 277-685) le Vite de' pontefici, da Leone IX insino a Gregorio VII, composte dal Cardinal d'Aragona, da Pandolfo da Pisa, da Bernardo Guido ec., che hanno tolte da autentici monumenti le narrate cose; e ho sempre avuta questa raccolta dinanzi agli occhi.

179.Le date che si troveranno a mano a mano in questo capitolo possono riguardarsi come citazioni degli Annali del Muratori, eccellente guida, da cui d'ordinario non mi diparto. Egli adopera e cita con magistrale sicurezza, la sua grande Raccolta degli Storici Italiani, divisa in vent'otto volumi, e benchè io l'abbia consultata, possedendo nella mia biblioteca un tale tesoro, ho fatto ciò per diletto, non per un bisogno che l'Autor degli Annali, coll'esattezza delle sue citazioni, mi avrebbe risparmiato.

180.Non posso a meno di qui trascrivere il seguente energico passo di Pandolfo da Pisa:Hoc audiens inimicus pacis atque turbator jam factus Centius Frajapane, more draconis immanissimi sibilans, et ab imis pectoribus trahens longa suspiria, accinctus retro gladio sine mora concurrit, valvas ac fores confregit. Ecclesiam furibundus introiit, inde custode remoto papam per gulam accepit, distraxit, pugnis, calcibusque percussit, et tamquam brutum animal intra limen ecclesiae acriter calcaribus cruentavit; et latro tantum Dominum per capillos et brachia, Iesu bono interim dormiente, detraxit, ad domum usque deduxit, inibi catenavit et inclusit.

181.Ego coram Deo et Ecclesia dico, si unquam possibile esset, mallem unum imperatorem quam tot Dominos(Vit. Gelas. II, p. 398).

182.Quid tam notum saeculis quam protervia et cervicositas Romanorum? Gens insueta paci, tumultui assueta, gens immitis et intractabilis usque adhuc, subdi nescia, nisi cum non valet resistere(De Consideratione, l. IV, c. 2, pag. 441). Il Santo riprende fiato, continuando di poi in tal guisa:Hi invisi terrae et caelo, utrique injecere manus, etc. (p. 443).

183.Il Petrarca, nella sua qualità di cittadino romano, si fa lecito di osservare, che S. Bernardo, comunque santo, era uomo; che avea potuto lasciarsi trasportare dalla collera, e fors'anche pentirsi dopo del proprio impeto, ec. (Mém. sur la vie de Pétrarque, t. I, p. 330).

184.Il Baronio nel dodicesimo volume de' suoi Annali trova una scusa semplice e facile, separando i Romani in due categorie, diCattolicil'una, diScismaticil'altra. Spetta ai primi tutto il bene, ai secondi tutto il male che è stato detto di Roma.

185.Il Mosheim che dà conto delle eresie del dodicesimo secolo, nelleInst. Hist. eccles.(p. 419-427), porta favorevole opinione di Arnaldo da Brescia. Ho fatto parola altrove della Setta de' Paoliziani (c. 54) seguendoli nelle loro migrazioni dall'Armenia fino nella Tracia e nella Bulgaria, nell'Italia e nella Francia.

186.Arnaldo da Brescia ci è stato dipinto in originale da Ottone di Freysingen (Chron., l. VII, cap. 31;De Gestis FredericiI, l. I, c. 27; 1. II, c. 21), e nel terzo libro diLigurinus, poema di Gunther, Autore che vivea nel 1200 (Fabricius,Bibl. lat. med. et infim. aetat., t. III, p. 174, 175). Il Guilliman (De rebus helveticis, lib. III, cap. 5, pag. 108) copia il lungo tratto che a quest'eresiarca si riferisce.

187.Il Bayle, trascinato dalla sua malnata inclinazione a buttare in giuoco tutte le cose, si è sbizzarrito con inconsideratezza e dottrina eguali, quando nel suo Dizionario critico è venuto agli articoliAbelardo,Fulbert,Eloisa. Il Mosheim con somma aggiustatezza ne racconta le dispute di Abelardo e di S. Bernardo intorno a diversi punti di teologia scolastica e positiva (Instit. Hist. eccles., p. 412-415).

188.

—Damnatus ab illoPraesule, qui numeros vetitum contingere nostros,Nomen ab INNOCUA ducit, laudabile vita.

—Damnatus ab illo

Praesule, qui numeros vetitum contingere nostros,

Nomen ab INNOCUA ducit, laudabile vita.

Meritano qualche applauso la sagacia e l'esattezza del poeta che trae partito, per fare un complimento, dalle angustie in cui lo ponea il nome anti-poetico di Innocenzo II.

189.Si è trovata a Zurigo una Iscrizione diStatio Turicensis, in caratteri romani (d'Anville,Notice de l'ancienne Gaule, p. 642-644); ma la Città e il Cantone mancavano di prove per arrogarsi ed appropiarsi in privilegio i nomi diTigurume diPagus Tigurinus.

190.Il Guilliman nella sua OperaDe rebus helveticis(l. III, cap. 5, pag. 106) ci dà conto della donazione fatta nell'anno 833 dall'Imperatore Lodovico il Pio alla badessa Ildegarda sua figlia.Curtim nostram Turegum in ducatu Alemanniae in pago Durgaugensi, unitamente ai villaggi, ai boschi, ai prati, alle acque, ai censi, alle chiese, ec.... tutte le quali cose formavano un magnifico donativo. Carlo il Calvo concedè a Zurigo ilJus monetae; la città venne cinta di mura sotto Ottone I, e gli Antiquarj di questo paese ripetono con piacere quel verso del Vescovo di Freysingen.

Nobile Turegum multarum copia rerum.

Nobile Turegum multarum copia rerum.

191.V.S. Bernardo (Epist.195, 196, t. I, p. 187-190). In mezzo alle sue invettive, il Santo si lasciò sfuggire una confessione importante,qui, utinam tam sanae esset doctrinae, quam districtae est vitae. Afferma inoltre che Arnaldo sarebbe stato per la Chiesa un acquisto prezioso.

192.Arnaldo consigliava ai Romani,

Consiliis armisque suis moderamina summaArbitrio tractare suo: nil juris in hac rePontifici summo, modicum concedere regiSuadebat populo. Sic laesâ stultus utraqueMajestate, reum geminae se fecerat aulae.

Consiliis armisque suis moderamina summa

Arbitrio tractare suo: nil juris in hac re

Pontifici summo, modicum concedere regi

Suadebat populo. Sic laesâ stultus utraque

Majestate, reum geminae se fecerat aulae.

La poesia del Gunther qui s'accorda colla prosa di Ottone.

193.V.Baronio (A. D. 1148, n. 38, 39) che ha seguito il manoscritto del Vaticano: egli inveisce violentemente contro Arnaldo (A. D. 1141, n. 3), cui pure dà colpa delle eresiepoliticheche a quei giorni dominavano nella Francia, e gli effetti delle quali il ferivano.

194.I leggitori inglesi possono consultare laBiografia Britannica, articoloAdriano IV; ma i nostri autori nazionali nulla hanno aggiunto alla fama, o al merito del loro concittadino.

195.Oltre allo Storico e al Poeta da me citati, anche il Biografo di Adriano IV racconta gli ultimi fatti di Arnaldo (Muratori,Script. rer. ital., t. III, part. I, p. 441, 442).

196.V.Ducange (Gloss. latin, med. et infim. aetat.Il Decarchones, t. II, p. 726) riferisce, seguendo il Biondi, il seguente passo (Decad.II, l. 2):Duo consules ex nobilitate quotannis fiebant, qui ad vetustum consulum exemplar, summae rerum praeessent; e il Sigonio (De regno Italiae, l. VI,opp.t. II, p. 400) parla de' Consoli e de' Tribuni del decimo secolo. Il Biondi ed anche il Sigonio si sono troppo attenuti al metodo classico di supplire colla ragione e coll'immaginazione alla mancanza di monumenti.

197.Nel Panegirico di Berengario (Muratori,Script. rer. ital., t. II, part. I, p. 408) parlasi di un Romanoconsulis natus, nel principio del decimo secolo. Il Muratori (Dissert.5) ha trovato negli anni 952, 956 unGratianus in Dei nomine consul et dux, e unGeorgius consul et dux; nel 1015, Romano, fratello di Gregorio VIII, si intitolava superbamente, ma in un modo alquanto vago,Consul et Dux et omnium Romanorum Senator.

198.Gl'Imperatori greci, fino al secolo decimo, hanno usato coi Duchi di Venezia, di Napoli, d'Amalfi, ec., del titolo di υπατος o console (VediChron. Sagorniniin diversi luoghi), e i successori di Carlomagno non rinunziarono ad alcune delle loro prerogative. Ma in generale, i nomi diConsolee diSenatoreche si usarono altra volta presso i Francesi e gli Alemanni, non vogliono dir altro cheConte, oSignore(Seigneur; Ducange,Gloss.). Gli Scrittori monastici cedono di frequente all'ambizione di mettere in uso belle espressioni classiche.

199.La forma più costituzionale è quella che trovasi in un Diploma di Ottone (A. D. 998):Consulibus Senatus populique romani; ma verisimilmente è apocrifo un tale atto. Lo Storico Dithmar (Muratori,Dissert.25) narrando la coronazione di Enrico I, accaduta nel 1014, lo rappresenta:A senatoribus duodecim Vallatum quorum sex rasi barba, alii prolixa, mystice incedebant cum baculis.Il Panegirico di Berengario fa menzione del Senato (p. 406).

200.Nell'antica Roma, l'Ordine equestre, soltanto sotto il consolato di Cicerone, che si dà merito dell'instituzione di quest'Ordine, divenne un terzo ramo della repubblica, prima composta unicamente del Senato e del popolo. (Plinio,Hist. nat.XXXIII, 3; Beaufort,Republ. rom., t. I, p. 144-155).

201.Il Gunther descrive ancora il sistema democratico immaginato da Arnaldo di Brescia:

Quin etiam titulos urbis renovare vetustos;Nomini plebeio secernere nomen equestre,Jura tribunorum, sanctum reparare senatum,Et senio fessas mutasque reponere leges.Lapsa ruinosis et adhuc pendentia murisReddere primaevo Capitolia prisca nitori.

Quin etiam titulos urbis renovare vetustos;

Nomini plebeio secernere nomen equestre,

Jura tribunorum, sanctum reparare senatum,

Et senio fessas mutasque reponere leges.

Lapsa ruinosis et adhuc pendentia muris

Reddere primaevo Capitolia prisca nitori.

Ma alcune di tali riforme erano chimere, altre si riducevano a sole parole.

202.Dopo lunghe dispute fra gli Antiquarj di Roma, sembra cosa oggidì convenuta, che la cima del monte Capitolino, presso al fiume, sia ilmons Tarpeius, l'Arx, e che sull'altra sommità, la chiesa e il convento diAracoeli, occupati dai Franciscani Scalzi, tengano il luogo ove fu un giorno il tempio di Giove (Nardini,Roma antica, l. V, c. 11-16).

203.Tacit.,Hist.III, 69, 70.

204.Questo parteggiamento delle monete fra l'Imperatore e il Senato non è per altro un fatto positivo, ma opinione verisimile de' migliori Antiquarj (V.laScienza delle Medagliedel P. Joubert, t. II, pag. 208-211, nella edizione, perfetta quanto rara, del Barone della Bastia).

205.La dissertazione ventesimasettima sulle Antichità d'Italia (tom. II, p. 559-599 delle Opere del Muratori) offre una serie di monete senatoriali che portavano gli oscuri nomi diAffortiati,Infortiati,Provisini,Parparini. Nel durare di quest'epoca, tutti i Papi, senza eccettuarne Bonifazio VIII, si astennero dall'usare il diritto di batter moneta, ripreso poi da Benedetto XI, il quale ne usò in modo regolare nella Corte di Avignone.

206.Uno Storico alemanno, Gerardo di Reicherspeg (inBaluz. Miscell., t. V, pag. 64,V.Schmidt,Storia degli Alemanni, t. III, pag. 265 ), così descrive la costituzione di Roma dell'undicesimo secolo:Grandiora urbis et orbis negotia spectant ad romanum pontificem, itemque ad romanum imperatorem; sive illius vicarium urbis praefectum, qui de sua dignitate respicit utrumque, videlicet dominum papam cui facit hominium, et dominum imperatorem a qua accipit suae potestatis insigne, scilicet gladium exertum.

207.Un autore contemporaneo (Pandolfo da Pisa nella Vita di Pasquale II, pag. 357, 358) racconta come accaddero nel 1118 l'elezione del Prefetto e la formalità del giuramento:Inconsultis patribus..... loca praefectoria.... laudes praefectoriae... comitiorum applausam.... juraturum populo in ambonem sublevant.... confirmari eum in urbe praefectum petunt.

208.Urbis praefectum ad ligiam fidelitatem recepit, et per mantum quod illi donavit de praefectura eum publice investivit, qui usque ad id tempus juramento fidelitatis imperatori fuit obligatus, et ab eo prefecturae tenuit honorem(Gesta Innocent. III,inMuratori, tom. III, part. I, p. 487).

209.V.Ottone di Freysing,Chron.VII, 31;De gestis FredericiI, l. I, c. 27.

210.Un Autore inglese, Ruggero Hoveden, fa menzione dei soli senatori della famigliaCapuzziec.,quorum temporibus melius regebatur Roma quam nunc(A. D. 1194)est temporibus LVI senatorum(Ducange,Gloss., t. VI, p. 191, SENATORES).

211.Il Muratori (Dissert.42, t. III, p. 785-788) ha pubblicato un Trattato originale, il cui titolo è:Concordia inter D. nostrum papam Clementem III et senatores populi romani super regalibus et aliis dignitatibus urbis, etc.,anno 44 Senatus. Ivi il Senato assume il linguaggio dell'autorità:Reddimus ad praesens.... habebimus.... dabitis praesbyteria... jurabimus pacem et fidelitatem, etc. Lo stesso autore ne offre ancora unachartula de Tenimentis Tusculani, che porta per data il quarantasettesimo anno della stessa epoca, e vien confermatadecreto amplissimi ordinis senatus acclamatione P. R. publice Capitolio consistentis. Trovasi quivi la distinzione fra isenatores consiliariie i semplici senatori (Murat.,Diss.42, t. III, p. 787-789).

212.Il Muratori (Dissert.45, t. IV, p. 64-92) ha data ottimamente a conoscere questa forma di governo, e l'Oculus pastoralis, che trovasi in fine di tale Opera, è un trattato, o sermone sugli obblighi de' Magistrati stranieri.

213.Gli Autori latini, quelli almeno del secolo d'argento, aveano già trasportato dall'uffizio alla persona insignita di esso il vocabolopotestas.


Back to IndexNext