Hujus qui trahitur praetextam sumere mavis.An Fidenarum Gabiorumque esse POTESTAS.(Juven., Satir. XI, 99)214.V.la Vita e la morte di Brancaleone nellaHistoria majordi Mattia Paris, p. 741, 757, 792, 797, 799, 810, 823, 833, 836, 840. I pellegrinaggi e le sollecitazioni delle cause mantenevano in corrispondenza le Corti di Roma e di S. Albano; e il Clero inglese, pieno d'astio contro i Papi, si rallegrava in veggendoli umiliati ed oppressi.215.Così Mattia Paris conchiude il tratto che si riferisce a Brancaleone:Caput vero ipsius Brancaleonis in vase pretioso super marmoream columnam collocatum, in signum sui valoris et probitatis, quasi reliquias, superstitiose nimis et pompose sustulerunt. Fuerat enim superborum potentum et malefactorum urbis malleus et exstirpator, et populi protector et defensor, veritatis et justitiae imitator et amator(p. 840). Un biografo d'Innocenzo IV (il Muratori,Script., t. III, parte I, p. 591, 592) fa un ritratto men favorevole di questo Senator ghibellino.216.Quegli Storici, le cui Opere trovansi inserite nell'ottavo volume della Raccolta del Muratori, Nicolò di Iamsilla (p. 592), il monaco di Padova (pag. 724), Sabba Malespini (lib. II, cap. 9, p. 808), e Ricordano Malespini (c. 177, p. 999), parlano della nomina di Carlo d'Angiò all'uffizio di Senatore perpetuo di Roma.217.L'arrogante Bolla di Nicolò III, che fonda la sua temporale sovranità sulla donazione di Costantino, ne rimane tuttavia, e Bonifazio VIII avendola inserita nella sesta delle Decretali, i Cattolici, o almeno i Papisti, debbono riverirla siccome legge sacra e perpetua.218.Devo al Fleury (Hist. eccles., t. XVIII, p. 306) una compilazione di quest'atto dell'autorità del popolo, ch'egli ha tolto dagli Annali ecclesiastici di Odorico Rainaldo, A. D. 1281, n. 14, 15.219.Ottone, Vescovo di Freysingen, ha conservato tali lettere e discorsi (Fabricius,Bibliot. latin. medii et infim.t. V, pag. 186, 187). Ottone era forse lo Storico che potea fra tutti i suoi colleghi vantare più eccelsi natali. Figlio di Leopoldo, marchese d'Austria, e di Agnese figlia dell'Imperatore Enrico IV, era divenuto fratello di Corrado III, zio di Federico I. Ha lasciata una Cronaca de' suoi tempi in sette libri, e una StoriaDe Gestis Frederici I, in due libri; questa ultima Opera si trova nel sesto volume degli Storici del Muratori.220.Noi desideriamo, diceano que' Romani ignoranti, di restituire l'Imperoin cum statum, quo fuit tempore Constantini et Justiniani, qui totum orbem vigore senatus et populi romani suis tenuere manibus.221.V.Ottone di Freysing.,De gestis Freder. I, l. I, c. 28, p. 662-664.222.Hospes eras, civem feci. Advena fuisti ex transalpinis partibus, principem constitui.223.Non cessit nobis nudum imperium, virtute sua amictam venit, ornamenta sua secum traxit. Penes nos sunt consules tui, etc. Cicerone, o Tito Livio non avrebbero disdegnate queste immagini che adoperava un Barbaro nato ed allevato nell'ercinia Foresta.224.Ottone di Freysingen, che conoscea certamente il linguaggio della Corte e della Dieta alemanna, parla de' Franchi del dodicesimo secolo come della nazione regnante (proceres Franchi, equites Franchi, manus Francorum): aggiunge nondimeno l'epitetoTeutonici.225.V.Ottone di Freysingen (De Gestis Frederici I, l. II, c. 22, pag. 720-723). Nella traduzione e nel compendio di questi atti autentici e originali, mi sono permesse alcune libertà, senza per altro discostarmi dal senso.226.Il Muratori (Dissert. 26, tom. II, p. 492) ha tolto dalle Cronache di Ricobaldo e di Francesco Pipino questo bizzarro avvenimento, e i pessimi versi che accompagnarono il donativo.Ave decus orbis, ave! Victus tibi destinor, ave!Currus ab Augusto Frederico Caesare justo.Vae Mediolanum! Jam sentis spernere vanumImperii vires, proprias tibi tollere vires.Ergo triumphorum urbs potes memor esse priorumQuos tibi mittebant reges qui bella gerebant.Ecco ora un passo delleDissertazioni italiane: Nè si dee tacere che nell'anno 1727, una copia di esso Carroccio in marmo, dianzi ignoto, si scoprì nel Campidoglio, presso alle carceri di quel luogo, dove Sisto V l'avea fatto rinchiudere. Stava esso posto sopra quattro colonne di marmo fino colla seguente inscrizione, ec., il soggetto della quale collimava con quello dell'Inscrizione antica.227.Il Muratori narra con imparziale erudizione (Annal., t. X, XI, XII) quanto si riferisce al declinare delle forze e dell'autorità degl'Imperatori in Italia; e i nostri leggitori potranno raffrontarne i racconti collaStoria degli Alemanni(tom. III, IV) scritta da Schmidt, che con quest'Opera si meritò la stima de' proprj concittadini.228.V.Floro, l. I, c. 11, (traduzione Liguì, edizione Bettoni del 1823, p. 17, 18). Può leggersi con molta soddisfazione questo passo di Floro che meritò gli elogi di un uomo sommo (Oeuvres de Montesquieu, t. III, p. 634, 635, edizione in 4).229.Ne a feritate Romanorum, sicut fuerant Hostienses, Portuenses, Tusculanenses, Albanenses, Labicenses, et nuper Tiburtini destruerentur(Mattia Paris, p. 757). Questi avvenimenti vengono accennati negli Annali e nell'Indice del Muratori (vol. XVIII).230.V.la vivace pittura che ne presenta il P. Labat (Voyage en Espagne et en Italie) dello stato e delle rovine di queste città, sobborghi, per così dire, di Roma, e quanto egli dice sulle rive del Tevere, ec. Era egli riseduto lungo tempo in vicinanza di Roma.V.anche una descrizione più esatta di questa città che il P. Eschinard (Roma, 1750, in 8) ha unita alla Carta topografica del Cingolani.231.Il Labat (t. III, p. 233) porta un decreto che, prima di questo risorgimento, era stato emanato dal Governo romano, e nel quale trovavasi una espressione che feriva crudelmente l'amor proprio e la povertà de' Tivolesi:In civitate Tiburtina non vivitur civiliter.232.Per assicurarsi questa data, il Muratori ha avuta la saggezza di ponderare le testimonianze di nove autori, contemporanei alla battaglia.233.V.Mattia Paris, (p. 345). Il Prelato che comandava una parte dell'esercito pontifizio, era Pietro di Roche, stato Vescovo di Winchester trentadue anni. Lo Storico inglese ce lo dipinge, come guerriero e uomo di Stato (p. 178-399).234.I fatti su i quali l'Autore scorre colla sua solita rapidità, sono veri pur troppo, ma null'altro proveranno se non se i Papi, ed i preti in generale, essendo uomini, furono talvolta presi, come gli altri, da ambizione, da avidità, e da altre passioni, e quindi alcune volte i partiti loro, pel grande loro potere su gli animi, furono terribili; l'espressione figuratala vigna del Signore,onde l'Autore disegna la Chiesa, non era da usarsi, perchè i teologi dicono che la Chiesa è il corpo mistico, cioè misterioso di Cristo, nel quale veramente non devono essere le cose anzidette, avendo egli detto a' suoi seguacipacem relinquo vobis, pacem meam do vobis;ma pur troppo la Storia ecclesiastica e civile è piena di fatti, che mostrano avere i Cristiani spesse volte dimenticato quelle parole.(Nota di N. N.)235.Se il volgo riguardava quale idolo il Papa, s'allontanava assai dal vero cristianesimo e dalla vera idea che devesi avere del Papa.(Nota di N. N.)236.V.Mosheim (Instit. Hist. eccl., p. 401-403). Lo stesso Alessandro non rimase per poco vittima di una di queste tumultuose elezioni; e Innocenzo, il cui merito era dubbioso, fu riconosciuto Papa soltanto, perchè l'ingegno e il sapere di S. Bernardo fecero piegare a favore di lui la bilancia. Vedine laVitae gli scritti.237.Il Thomassin (Discipl. de l'Eglise, t. I, pag. 1252-1287) ha discusso con molto senno sopra tutto quanto si riferisce all'origine, ai titoli, all'importanza, alle preminenze, agli abiti, ec. de' Cardinali, ma la loro porpora non ha conservato lo stesso splendore. Il sacro Collegio venne aumentato e determinato al numero di settantadue individui, onde raffigurasse, sotto l'autorità del Vicario di Gesù Cristo, il numero de' suoi discepoli.238.V.la Bolla di Gregorio X (Approbante sacro Concilionel SESTO della legge canonica, l. I, t. 6, c. 3) vale a dire nel supplemento alle Decretali che Bonifazio VIII promulgò a Roma nel 1298, diramandole a tutte le Università dell'Europa.239.L'ingegno del Cardinale di Retz gli dava diritto di dipingere il Conclave del 1665 al quale assistè (Mem. t. IV, p. 15-57). Ma non so in qual conto debbano tenersi il sapere e la veracità di un anonimo italiano, la cui Storia (Conclavi, in 4, 1667) è stata continuata dopo il regno di Alessandro VII. La fortuna accidentale dell'Opera offre agli ambiziosi una lezione non fatta per iscoraggiarli. Per mezzo a un intricato labirinto si arriva alla cerimonia dell'adorazione, e la pagina successiva comincia dai funerali del Candidato prescelto.240.Le espressioni del Cardinale di Retz sono positive e pittoresche. «Vi si stette sempre col medesimo rispetto, e colla medesima civiltà, che vengono osservati ne' gabinetti dei Re; colla stessa gentilezza che vedeasi adoperata alla Corte di Enrico III; con quella famigliarità che appartiene ai Collegi, colla modestia addicevole ai noviziati, con quella carità, almeno in apparenza, che regnar potrebbe in mezzo a fratelli perfettamente concordi tra loro».241.«Richiesti per bando(così si esprime Giovanni Villani)senatori di Roma, e 52 del populo, e capitani de' 25, et consoli(Consoli?)e 13 buoni huomini, uno per rione». Noi non abbiamo cognizioni bastanti su quella età per determinare qual parte di una tale costituzione fosse solamente temporanea, e qual altra ordinaria e permanente. Però, gli antichi statuti di Roma ne porgono in ordine a ciò qualche debole lume.242.Il Villani (l. X, c. 68-71,inMuratori,Script. t. XIII, p. 641-645) parla di cotesta legge, narrando l'avvenimento con molto meno orrore di quello che ne dimostra il prudente Muratori. Coloro che hanno studiati i tempi barbari de' nostri Annali, avranno anche veduto quanto le idee, o, a dir meglio, le assurdità della superstizione, sieno incoerenti e variabili.243.V.nel primo volume de' Papi d'Avignone la secondaVitaoriginale di Giovanni XXII (p. 142-145), la confessione dell'Antipapa (p. 145-152) e le laboriose note del Baluzio (p. 714, 715).244.Romani autem non valentes nec volentes ultra suam celare cupiditatem, gravissimam contra papam movere caeperunt quaestionem, exigentes ab eo urgentissime omnina quae subierant per ejus absentiam damna et jacturas, videlicet in hospitiis locandis, in mercimoniis, in usuris, in redditibus, in provisionibus, et in aliis modis innumerabilibus. Quod cum audisset papa, praecordialiter ingenuit, et se comperiensMUSCIPULATUM etc-. (Mattia Paris, p. 757). Circa alla Storia ordinaria della vita de' Papi, alle loro azioni, alle morti, residenze in Roma, e allontanamenti, ci contentiamo di accennare ai nostri leggitori gli Annalisti ecclesiastici, Spondano e Fleury.245.Oltre alle Storie generali delle Chiese d'Italia e di Francia, abbiamo un prezioso Trattato, composto da un Dotto, amico del sig. de Thou, che ha per titoloHistoire particulière du grand différent entre Boniface VIII et Philippe le-Bel, parPierre Dupuis (t. VII, part. II, p. 61-82); ed è inserito nelle Appendici delle ultime e migliori edizioni della Storia del Presidente De Thou.246.Non è cosa sì facile da comprendersi, se il Labat (t. IV, pag. 53-57) scherzi, o parli sul serio, quando racconta che il paese d'Agnani si risente tuttavia di questa maledizione di Benedetto XII; e che la natura, fedele suddita de' Pontefici, vi tarda ciascun anno la maturità delle biade, degli olivi e delle vigne.247.Se il Labat scriveva di buona fede, egli era grandemente ingannato dalle sue cieche prevenzioni, e dal fanatismo; e se faceva la satira della stupida credulità del popolo d'Agnani di quel tempo, avea ben ragione di farla; ma colle satire non s'istruiscono, ma s'irritano i popoli; vi vogliono libri ben fatti e scuole.(Nota di N. N.)248.V.nella Cronaca di Giovanni Villani (l. VIII, c. 63, 64, 80, in Muratori, t. XIII) l'imprigionamento di Bonifazio VIII e l'elezione di Clemente V. I particolari di tale elezione, come quelli di molti aneddoti, non sono troppo chiari.249.Le Vite originali degli otto Papi di Avignone, Clemente V, Giovanni XXII, Benedetto XII, Clemente VI, Innocenzo VI, Urbano V, Gregorio XI e Clemente VII, furono pubblicate da Stefano Baluzio (Vitae paparum Avenionensium, Parisiis, 1693, 2 vol. in 8), con lunghe note e ben fatte, e con un volume d'atti e documenti. Collo zelo di un uomo amante della sua patria e di un editore, giustifica, o scusa pietosamente i caratteri de' suoi concittadini.250.Gl'Italiani paragonano Avignone a Babilonia, e chiamano la migrazione della Santa Sede in quella cittàcattività di Babilonia. La Prefazione del Baluzio confuta gravemente tali metafore più addicevoli alla fantasia del Petrarca che alla ragione del Muratori. L'abate di Sade si va trovando in impaccio tra la sua affezione verso il Petrarca e l'amore di patria. Osserva modestamente che molti svantaggi locali di Avignone sono spariti, e che gl'Italiani venuti a stanziarsi colà, seguendo la Corte de' Pontefici, vi aveano portati que' vizj contro cui l'estro del Petrarca si è scatenato (t. I, p. 23-28).251.Filippo III, re di Francia, cedè nel 1273 la Contea del Venesino ai Pontefici, dopo avere egli ereditati i dominj del Conte di Tolosa. Quarant'anni prima, l'eresia del Conte Raimondo avea somministrato un pretesto agli stessi Papi di impadronirsi di questa Contea; e fin dall'undicesimo secolo riscoteano diversi diritti d'oscura origine sopra alcune terre citra Rhodanum (Valois,Notitia Galliarum, p. 459-610; Longuerue,Déscript. de la France, t. I, p. 376-381).252.Se un possedimento di quattro secoli non tenesse vece di un diritto, sì fatte obbiezioni basterebbero a rendere nullo il contratto; ma farebbe sempre di mestieri restituire la somma, perchè fu realmente pagata.Civitatem Avenionem emit... per ejusmodi venditionem pecunia redundantes, etc. (Secunda vita Clement. VI,inBaluzio, t. I, p. 272; Muratori,Script., t. III, part. II, p. 565). Giovanna, e il secondo marito della medesima, furono sedotti dal danaro contante, senza del quale non avrebbero potuto ritornare nel loro regno di Napoli.253.Clemente V fece in una sola volta una promozione di dieci Cardinali, nove francesi, uno inglese (Vit. quarta, pag. 63, Baluzio, p. 625, etc.). Nel 1331 il Papa ricusò due Prelati raccomandatigli dal Re di Francia,quod XX cardinales, de quibus XVII de regno Franciae originem traxisse noscuntur, in memorato collegio existant(Thomassin,Discipl. de l'Eglise, t. I, p. 1281).254.Le prime nozioni intorno a ciò, ne vengono dal Cardinale Giacomo Gaetano (Maxima Bibl. patrum, t. 25); sarei imbarazzato a decidere se il nipote di Bonifazio VIII fosse uno stupido, o un malvagio; le incertezze sono minori rispetto al carattere dello zio.255.Sanno già le colte persone la condotta di Bonifazio VIII, e conoscono il di lui carattere; egli fu ed è disapprovato per avere voluto colle scomuniche sottomettere l'autorità del re di Francia, Filippo il Bello, nelle cose temporali, e per avere quindi recato molti mali.(Nota di N. N.)256.V.Giovanni Villani (l. VIII, c. 36) nel dodicesimo volume della Raccolta del Muratori, e ilChronicon Astense, nell'undecimo volume della stessa Raccolta.Papa innumerabilem pecuniam ab eisdem accepit, nam duo clerici, cum rastris, etc.257.Le due Bolle di Bonifazio VIII e di Clemente VI si trovano nelCorpus juris canonici, (Extravag. commun., l. V, tit. 9, c. 1, 2).258.GliAnni e i giubbilei sabbaticidella legge di Mosè (Car. Sigon. de republ. Hebraeorum,Opp., tom. IV, lib. III, c. 14, 15, pag. 151, 152); la sospensione di ogni specie di cura e lavori, quella restituzione periodica dei fondi, quell'affrancamento dai debiti e dalla servitù, ec., offrono una bella idea, ma l'esecuzione ne sarebbe impossibile in una repubblica non teocratica; e avrei piacere, se mi si potesse dimostrare che gli Ebrei osservavano di fatto questa rovinosa festa.259.V.la Cronaca di Mattia Villani (t. I, c. 56) nel volume decimoquarto del Muratori, e lesMém. sur la vie de Pétrarque(t. III, p. 75-89).260.Il sig. Chais, Ministro della Comunione protestante all'Aia, ha trattato profondamente questo argomento nelle sueLettres historiques et dogmatiques sur les Jubilées et les Indulgences(Aia, 1751, 3 v. in 12); Opera laboriosa, e che riuscirebbe dilettevole, se l'Autore non avesse preferito il carattere di teologo polemico a quel di filosofo.261.Il Muratori (Dissert.47) cita gli Annali di Firenze, di Padova, di Genova ec., l'analogia degli altri avvenimenti, la testimonianza di Ottone di Freysingen (De Gestis Freder. I, lib. II, cap. 13) e la sommessione del Marchese d'Este.262.Nell'anno 824 l'Imperatore Lotario I si credè in necessità d'interrogare il popolo romano per intendere dai singoli individui, secondo qual legge nazionale intendevano di essere governati.263.Il Petrarca inveisce contro questi stranieri, tiranni di Roma, in una declamazione, o epistola piena di ardite verità, e di assurda pedanteria, che pretendeva applicare le massime ed anche i pregiudizj dell'antica Repubblica a Roma, qual trovavasi nel secolo decimoquarto (Mem., t. III, p. 157-169).264.Il Pagi (Critica, t. IV, p. 435, A. D. 1124, n. 3, 4) racconta l'origine e le avventure di questa famiglia di ebrei, traendo le sue testimonianze dalCronographus Maurigniacensis, e daArnulphus Sagiensis de Schismate(inMuratori, t. III, part. I, p. 423-432). I fatti debbono sotto alcuni aspetti esser veri; ma piacerebbemi che fossero stati narrati freddamente prima di farne un argomento di rimprovero all'Antipapa.265.Il Muratori ha pubblicate due dissertazioni (41 e 42) su i nomi, i soprannomi e le famiglie d'Italia. La critica ferma e moderata di questo Storico può forse avere offesi alcuni Nobili che delle favolose loro genealogie superbiscono. Nondimeno poche once di oro puro vagliono meglio di molte libbre di metallo grossolano.266.Il Cardinale di S. Giorgio, nella sua Storia poetica, o a meglio dire versificata, della elezione e coronazione di Bonifazio VIII (Muratori,Scriptor. Ital., tom. III, parte I, p. 641, ec.) ne fa conoscere lo stato di Roma e le famiglie ch'essa racchiudeva all'epoca di tale coronazione (A. D. 1295):Interea titulis redimiti sanguine et armisIllustresque viri Romana a stirpe trahentesNomen in emeritos tantae virtutis honoresIntulerant sese medios festumque colebant,Aurata fulgentes toga sociante caterva.Ex ipsis devota domus praestantis ab URSAEcclesiae, vultumque gerens demissius altumFesta COLUMNA Jocis, nec non SABELLIA mitis;Stephanides senior, COMITES, ANNIBALICA proles,Praefectusque urbis magnum sine viribus nomen.(l. II, c. 5, 100, p. 647, 648)Gli antichi statuti di Roma distinguono undici famiglie di Baroni, che debbono prestarein consilio communi, e dinanzi al Senatore, il giuramento di non concedere asilo nè protezione ai malfattori, agli esiliati ec., giuramento che poi non osservavano.267.Possiam dolerci che i Colonna non abbiano eglino stessi pubblicata una Storia compiuta e critica della illustre loro famiglia; la quale idea mi viene suggerita dal Muratori (Dissert.42, t. III, p. 647, 648).268.V.Pandolfo da Pisa,in vit. Pascal. II,inMuratori,Script. Ital., t. III, part. I, p. 335. Questa famiglia possede tuttavia vasti fondi nella Campagna di Roma; ma ha venduto ai Rospigliosi il feudoColonna(Eschinard, p. 358, 359).269.Te longinqua dedit tellus et pascua Rheni, dice il Petrarca; e nel 1417 un duca di Gheldria e di Juliers si riconobbe (Lenfant,Histoire du Concile de Constance, t. II, p. 539) discendente degli antenati di Martino V (Ottone Colonna). Ma il re di Prussia osserva nelleMémoires de Brandebourg, che ne' suoi stemmi lo scettro è stato confuso colla Colonna. Per sostenere l'origine romana di questa famiglia, fu ingegnosamente supposto (Diario di Monaldeschi, ne'Script. ital., t. XII, p. 553) che un cugino dell'Imperatore Nerone, nel fuggir da Roma, andasse ad edificare la città di Magonza.270.Non è a questo luogo da tacersi il trionfo romano, o l'ovazione di Marc'Antonio Colonna, che avea comandate le galee del Papa alla battaglia di Lepanto (De Thou,Hist., l. VII, t. III, p. 55, 56; Muratori,Oratio 10, opp.t. I, p. 180-190).271.Muratori,Annali d'Italia, t. X, p. 216, 220.272.Il grande affetto dimostratosi sempre dal Petrarca alla famiglia Colonna ha indotto l'abate di Sade a raccogliere molte particolarità intorno la condizione, in cui si trovavano i Colonna nel secolo decimoquarto, la persecuzione che soffersero da Bonifazio VIII, il carattere di Stefano e de' suoi figli, i loro litigi cogli Orsini, etc. (Mém. sur Pétrarque, t. I, pag. 98-110, 146-148, 174-176, 222-230, 275-280). La critica del Sade spesse volte corregge i fatti narrati dal Villani sopra semplici tradizioni, e gli errori di alcuni moderni meno esatti. Vengo assicurato che il ramo di Stefano è estinto.273.Alessandro III avea promulgati incapaci di possedere alcun beneficio ecclesiastico tutti i Colonna che parteggiarono per l'Imperatore Federico I (Villani, l. V, c. 1), e Sisto V abolì l'usanza di rinovare ogni anno la scomunica emanata contro di essi (Vit. di Sisto V, t. III, pag. 416). Il tradimento, il sacrilegio e l'esilio sono di frequente la miglior prova di antica nobiltà.274.—Vallis te proxima misitApenninigenae qua prata virentia sylvaeSpoletana metunt armenta gregesque protervi.Il Monaldeschi (t. XII,Script. ital., pag. 533) attribuisce origine francese alla casa Orsini. Può essere che in tempi lontanissimi sia migrata di Francia in Italia.275.La Vita di Celestino V, pubblicata in versi dal Cardinale di S. Giorgio (Murat., t. III, part. I, pag. 613, ec.) contiene il seguente passo assai chiaro, nè privo di eleganza (l. I, c. 3, p. 203. ec. ).—Genuit quem nobilis Ursae(Ursi?)Progenies, romana domus, veterataque magnisFascibus in clero, pompasque experta senatus,Bellorumque manu grandi stipata parentumCardineos apices nec non fastigia dudumPapatusiteratatenens.Il Muratori (Dissert. 42, t. III) vorrebbe si leggesseUrsi, ed osserva che il primo pontificato di Celestino III, Orsino, era sconosciuto.276.Filii Ursi, quondam Celestini papae nepotes, de bonis Ecclesiae romanae ditati(Vit. Innocent. III,inMuratori,Script., t. III, p. 1). La prodigalità usata da Nicolò III a favore de' suoi parenti apparisce anche meglio dalle Opere del Villani e del Muratori. Ciò nonostante gli Orsini avrebbero trattati con disdegno i nipoti di un Papa moderno.277.Il Muratori nella suaDiss.51 sulla Antichità d'Italia, spiega l'origine delle fazioni de' Guelfi e de' Ghibellini.278.Il Petrarca (t. I, p. 222-230) come partigiano de' sentimenti dei Colonna, ha celebrata una tale vittoria; ma due autori contemporanei, l'uno di Firenze (Giovanni Villani, lib. X, c. 220), l'altro di Roma (Lodovico Monaldeschi, p. 533, 534), contraddicono l'opinione del Poeta, e si mostrano men favorevoli all'armi Colonna.279.L'abate di Sade (t. I,Notes, p. 61-66) ha applicato il sesto Sonetto del PetrarcaSpirto Gentil, ec., a Stefano Colonna il Giovane.ORSI,lupi, leoni, aquile e serpiAd una gran marmoreaCOLONNAFanno noja sovente ed a sè danno.280.LesMémoires sur la vie de François Pétrarque(Amsterdam, 1764; 1767, 3 vol. in 4) presentano un'Opera abbondante di particolarità, originale e gradevole assai; lavoro eseguito con impegno, e da tale che avea studiati accuratamente e il Poeta, e i contemporanei del Poeta; ma in mezzo alla Storia generale del secolo in cui visse l'eroe del racconto, lui medesimo perdiamo troppo sovente di vista, e l'autore comparisce talvolta snervato per troppa ostentazione di urbanità e di galanteria. Nella prefazione posta al primo volume, l'abate di Sade accenna, esaminando partitamente il merito di ciascheduno, venti biografi italiani, che hanno trattatoex professol'argomento medesimo.281.L'opinione di coloro che voleano Laura essere solamente un personaggio allegorico, prevalse nel secolo decimoquinto, ma i circospetti Comentatori non s'accordavano, volendo alcuni cheLaurafosse la Religione, altri la Virtù, e persino la Santissima Vergine, ec.V.le Prefazioni del primo e secondo volume dell'abate di Sade.282.Laura di Noves, nata verso l'anno 1307, nel gennaio del 1325, sposò Ugo di Sade, gentiluomo di Avignone, che fu geloso, ma non, a quanto sembrò, per effetto di amore, perchè contrasse novelle nozze, sette mesi dopo la morte di Laura, accaduta nel 6 di aprile 1348, ventun anni esattamente dal dì, che Petrarca, vedendola per la prima volta, si accese d'amore per lei.283.Corpus crebris partubus exhaustum:l'abate di Sade, biografo del Petrarca, e sì ardente di zelo e d'affetto per questo Poeta, discende in decimo grado da un figlio di Laura. Gli è verisimile essere questo il motivo che gli ha suggerito il disegno della sua Opera, e lo ha fatto sollecito di rintracciare tutte le particolarità di una Storia sì rilevante per la vita e la fama della sua progenitrice (V.soprattutto il tom. I, p. 123-133, note, p. 7-58, e il t. II, p. 455-495, note, p. 76-82).284.La fontana di Valchiusa, cotanto nota ai nostri viaggiatori inglesi, è stata descritta dall'abate di Sade (Mémoires, t. I, p. 340-359) che ha seguìto le Opere del Petrarca, e le sue proprie nozioni locali. Essa per verità non era che un ritiro da eremita, e la sbagliano assai que' moderni che nella grotta di Valchiusa mettono insieme Laura e il suo amante.285.L'edizione di Basilea, del secolo decimosesto, senza additar l'anno, contiene milledugencinquanta pagine, stampate in carattere piccolo. L'abate di Sade predica con forza per una nuova edizione delle Opere latine del Petrarca; ma io dubito se sarebbe nè molto proficua al Tipografo, nè molto dilettevole al Pubblico.286.V.Seldeno,Titles of Honour(t. III delle sue Opere, p. 457-466). Un secolo prima del Petrarca, S. Francesco avea ricevuta la visita di un poetaqui ab imperatore fuerat coronatus et exinde rex versuum dictus.287.Da Augusto fino a Luigi XIV, la Musa de' poeti non è stata che troppo menzognera e venale; pure io dubito, se in verun secolo, o in veruna Corte, siavi mai stato, come alla Corte d'Inghilterra, un poeta stipendiato coll'obbligo di somministrare due volte all'anno, e sotto tutti i regni, e qualunque fosse l'occasione, una certa quantità di versi, e una certa dose di cantici di lode da cantarsi nella Cappella regia, e credo, alla presenza del medesimo Re. Mi esprimo con tanto maggiore franchezza sulla ridicolosità di un tal uso, che non vi sarebbe miglior tempo d'abolirlo siccome questo in cui viviamo sotto un Monarca virtuoso, ed avendo per poeta un uomo sommo.288.Isocrate (Panagir., t. I, pag. 116, 117, ediz. Battie. Cambridge, 1729) vuole di Atene sua patria, la gloria dell'istituzione αγωνας και τα αθλα μεγισαμη μονον ταχους και ρωμης, αλλα και λογων και γνομης,degli agoni e dei premj massimi non solo per la velocità e per la forza, ma ancora per l'eloquenza e pel sapere. I Panatenei vennero imitati a Delfo, ma non v'ebbe ai Giuochi Olimpici alcuna corona per la musica fuor quella che la vanità tirannica di Nerone si arrogò (Svet.,in Ner., c. 23, Philostrat. presso ilCasaubon. ivi, Dione Cassio, o Xifilino, l. LXIII, p. 1032, 1041,Potter's greek Antiquities, v. I, p. 445-450).289.I Giuochi Capitolini (certamen quinquennaleMUSICUMequestre; gymnicum) vennero istituiti da Domiziano (Svet., c. 4) nell'anno 86 di Gesù Cristo (Censorino,De die Natali, c. 18, p. 100, ediz. Havercamp), nè furono aboliti che nel quarto secolo (Ausonio,De professoribus Burdegal. V). Se la corona fosse stata conceduta a poeti d'un merito straordinario, l'esclusione di Stazio (Capitolia nostrae inficiata lyrae, Sylv., l. III, v. 31) potrebbe darne a divedere qual fosse il merito di coloro che concorrevano alle corone dei giuochi del Campidoglio; certamente i poeti latini vissuti prima di Domiziano sol dall'opinione pubblica furono coronati.290.Il Petrarca e i Senatori di Roma ignoravano che l'alloro fosse la corona de' Giuochi Delfici, non quella de' Capitolini (Plinio,Hist. nat., XV, 39;Histoire critique de la république des lettres, t. I, p. 150-220). I vincitori del Campidoglio venivano coronati con una ghirlanda di foglie di quercia (Marziale, l. IV, ep. 54).291.Il pio discendente di Laura si è sforzato, e non senza efficacia, a difendere la purità della sua progenitrice contro le censure di gravi personaggi, e contro le derisioni del mondo maligno (t. II,not., p. 76-82).292.L'abate di Sade descrive con molta esattezza tutto quanto alla incoronazione del Petrarca si riferisce (t. 1, p. 425, 435, t. II, p. 1-6, not. p. 1-13). Questi racconti sono tolti dagli scritti del Petrarca e dal Diario romano del Monaldeschi, che ha avuto il senno di non frammettere alle sue narrazioni le favole di cui ne ha recentemente presentati Sannuccio Delbene.293.L'atto originale trovasi pubblicato fra i documenti giustificativi alleMémoires sur Pétrarque(t. III, p. 50-53).294.Per avere prove sull'entusiasmo che il Petrarca nodriva per Roma, voglia soltanto il leggitore aprire a caso le Opere dello stesso Poeta, o quelle del suo francese biografo. Questi ha scritto il primo viaggio del Petrarca a Roma (t. I, p. 323-335); ma in cambio di tanti fiori di rettorica e di morale, sarebbe stato meglio che, per dilettare il suo secolo e la posterità, il Poeta avesse offerta una descrizione esatta della città e della propria Coronazione.295.Il Padre Du Cerceau, Gesuita, ha scritto laHistoire de la Conjuration de Nicolas Gabrini, dit de Rienzi, tyran de Rome, en 1347, Opera pubblicata a Parigi, nel 1748, in 12, dopo la morte dell'autore. Ho tolti da quest'Opera alcuni fatti e diversi documenti che trovansi in un libro di Giovanni Hocsemio, Canonico di Liegi, Storico contemporaneo (Fabricius,Biblioth. latin. medii aevi, t. III, p. 273; t. IV, p. 85).296.L'abate di Sade che fa sì grande numero di scorrerie sulla Storia del secolo decimoquarto, necessariamente ha dovuto trattare, come proprio soggetto, una vicenda politica, che fece nel Petrarca una sì viva impressione (Mémoires, t. II, p. 50, 51, 320, 417, not. p. 70-76; t. III, p. 221-243, 366-375). V'ha luogo a credere che nessuna idea, o nessun fatto accennati nelle Opere del Petrarca gli sieno sfuggiti.297.Giovanni Villani, l. XII, c. 89-104, in Muratori,Rerum Ital. script., t. XIII, p. 969, 970, 981-983.298.Il Muratori ha inserito nel suo terzo volume delleAntichità italiane(p. 249-548)i Fragmenta historiae romanae ab anno 1327, usque ad annum 1354, scritti nel dialetto che usavasi a Roma e a Napoli nel secolo decimo quarto, con una versione latina a comodo degli stranieri. Contengono questi le particolarità le più autentiche sulla Vita di Cola (Nicolò) di Rienzi; erano stati pubblicati nel 1627, in 4., col nome di Tommaso Fortifiocca, del quale non parlasi nell'Opera, se non se come d'uomo punito dal Tribuno per delitto di falso. La natura umana rade volte è capace di una così sublime, o stupida imparzialità; ma chiunque sia l'autore di tali Fragmenti, gli ha scritti sul luogo e nel tempo della sommossa, e dipinge senza secondi fini e senza arte i costumi di Roma e l'indole del Tribuno.299.La prima e la migliore epoca della vita del Rienzi, quella in cui governò col carattere di Tribuno, trovasi descritta nel capitolo decimottavo deiFrammentipoc'anzi citati (p. 399-479). Questo capitolo, nella nuova divisione, forma il secondo libro della Storia, che contiene trent'otto capitoli, o sezioni meno estese.300.A taluno forse non dispiacerà di trovar qui un saggio dell'idioma che parlavasi a Roma e a Napoli nel secolo decimoquarto:Fo da soa juventuine nutricato di latte de eloquentia, bono gramatico, megliore rettuorico, autorista bravo. Deh como et quanto era veloce lettore! moito usava Tito Livio, Seneca, et Tullio, et Balerio Massimo, moito li dilettava le magnificentie di Julio Cesare raccontare. Tutta la die se speculava negl'intagli di marmo le quali iaccio intorno Roma. Non era altri che esso, che sapesse lejere li antichi pataffii. Tutte scritture antiche vulgarizzava; quesse fiure di marmo justamente interpretava. Oh come spesso diceva:Dove suono quelli buoni Romani? dove ene loro somma justitia? Poteramme trovare in tempo che quessi fiuriano!301.Il Petrarca raffronta la gelosia de' Romani col carattere facile de' mariti avignonesi (Mém., t. I, p. 330).302.I frammenti dellaLex Regiatrovansi nelleInscrizionidel Grutero (t. I, p. 242) e in fine al Tacito dell'Ernesti, con alcune dotte annotazioni dell'editore. (t. II).303.Non posso omettere un sorprendente e ridicolo abbaglio del Rienzi. Lalex Regiaconferisce a Vespasiano la facoltà di dilatare ilPomaerium, vocabolo famigliare a tutti gli Antiquarj, ma non al Tribuno, che lo confondeva conpomarium(verziere), e traducea loJardino de Roma, cioene Italia; il quale significato adottarono e il traduttore latino (p. 406) e lo Storico francese (pag. 33), meno scusabili nella loro ignoranza. Che più? La dottrina del Muratori su questo passo si è addormentata.304.Priori(Bruto)tamen similior, juvenis uterque, longe ingenio quam cujus simulationem induerat, ut sub hoc obtentu liberator ille P. R. aperiretur tempore suo.... Ille regibus, hic tyrannis contemptus.(Opp., p. 536).305.Leggo in un manoscrittoperfumante quatroSOLDI, in un altroquatroFIORINI; differenza non lieve, perchè il fiorino valeva diecisoldi romani(Muratori,Dissert.28). Verrebbe dalla prima versione che le famiglie di Roma ascendessero solamente a venticinquemila, la seconda le porterebbe a dugencinquantamila; ma temo assai che la prima versione sia più conforme allo stato di scadimento in cui trovavasi Roma in allora, e alla poca estensione del suo territorio.306.V. Hocsemio, p. 398, presso Du Cerceau (Hist. de Rienzi, p. 194). Le quindici leggi pubblicate da questo tribuno trovansi presso lo Storico che, per far più presto, chiameròFortifiocca, l. II, c. 4.307.V.Fortifiocca (l. II, c. 11). La descrizione di questo naufragio ci dà a conoscere alcune particolarità del commercio e della navigazione del secolo decimoquarto. 1. Il naviglio era stato costrutto a Napoli, e noleggiato pe' porti di Marsiglia e di Avignone. 2. I piloti, originarj di Napoli e dell'isolaOenaria, e meno abili dei piloti siciliani e genovesi. 3. Lo stesso naviglio tornava allora, costeggiando, da Marsiglia; assalito da una tempesta, si rifuggì alla foce del Tevere, ma mancatagli la corrente, fu costretto a naufragare; la ciurma, veduta l'impossibilità di salvarlo, scese a terra. 4. Questo naviglio portava all'erario regio la rendita della Provenza, e contenea molte balle di pepe, di cannella e drappi di Francia, per un valore di ventimila fiorini, preda assai rilevante a quei giorni.308.Nello stesso modo un vecchio conoscente di Oliviero Cromwell, che si ricordava di averlo veduto entrar goffamente, e con ignobile atteggiamento nella Camera de' Comuni, fu attonito del contegno facile e maestoso del Protettore sul trono (V.Harris'sLife of Cromwell, pag. 27-34, sulle testimonianze di Clarendon, Warwick, Witelocke, Waller, ec.). Un uomo che senta il proprio merito e il proprio potere assume facilmente le maniere confacevoli alla sua dignità.309.V.le particolarità, le cagioni e gli effetti della morte di Andrea nel Giannone (t. VI, l. XXIII, p. 111, 130 dell'ediz. Bettoni, Milano) e nelleMémoires sur la vie de Pétrarque(t. II, p. 143-148, 245-250, 375-379,not., p. 21-37). L'abate di Sade vorrebbe attenuare il delitto di questa Regina.310.L'avvocato che arringò contro Giovanna di Napoli non poteva aggiungere nulla alla forza de' ragionamenti espressi in poco nella lettera di Luigi di Baviera:Johanna! inordinata vita praecedens, retentio potestatis in regno, neglecta vindicta, vir alter susceptus, et excusatio subsequens, necis viri tui te probant fuisse participem et consortem.Giovanna di Napoli ha molti tratti singolari di somiglianza con Maria di Scozia.311.V.l'Epistola hortatoria de capessenda republica, che il Petrarca scrisse al Rienzi (Opp., pag. 535-550) e la quinta egloga o pastorale dello stesso Petrarca, allegorica dal principio al fine, e piena di oscurità.312.Plutarco nelle sueQuistioni romane(Opusc., t. I, p. 505, ediz. gr. Enr. Stef.), pone sopra principj sommamente costituzionali il genere semplice del poter dei Tribuni, i quali, propriamente parlando, non erano magistrati, ma argini opposti alla magistratura. Era di lor dovere ομοιουσθαι σχηματι, και σολη και διαιτη τοιε επιτνγχανουσι των πολιτων... καταπατεισαιδαι δει,assomigliarsi nel contegno, nell'abito e nella vita ai seguaci dei cittadini.... il tribuno dee passeggiare, (è detto di C. Curione) και μη σεμνον ειναιτη τον δημαρχον οψει... οσω δε μαλλον εκταπεινουται τω σωματι, τοσουτω μαλλον αυξεται τη δυναμει,e non essere d'aspetto severo in vista.... Quanto più comparisce umile all'esterno, tanto più cresce in potere. Ma nè il Rienzi, nè forse lo stesso Petrarca erano in istato di leggere un filosofo greco. Ciò nondimeno Tito Livio e Valerio Massimo, che entrambi studiavano, avrebbero potuto instillar loro questa modesta dottrina.313.Non si saprebbe come tradurre in inglese questo titolo energico, ma barbaro,Zelator Italiae[*], che il Rienzi assumea.*Forse desiderosissimo di una Italiain italiano si accosterebbe al concetto che Cola di Rienzi voleva esprimere. Dico si accosterebbe, perchèdesiderarenon èadoperarsi per ottenere.Studiosissimo,zelantissimorenderebbe meglio ilzelator, ma senza un verbo col segnacaso genitivodi vedere, di creare, si cadrebbe nell'oscuro, e forse nel barbaro, anche in italiano. (Nota del Trad. Ital.)314.Era bell'uomo(l. II, c. I, p. 399). È da osservarsi cheil riso sarcasticodell'edizione di Bracciano non si trova nel manoscritto romano pubblicato dal Muratori. Di ritorno dal suo primo esilio, veniva dipinto siccome un mostro.Rienzi traeva una ventrasca tonna trionfale a modo de un abbate asiano or asinino(l. III, c. 18, p. 523).315.Comunque stravagante possa sembrare una tal festa, se ne erano vedute altre simili. Nel 1327, un Colonna e un Orsini furono creati cavalieri dal popolo romano, che tentava questa via per avvicinare le due famiglie; fu apprestato a ciascuno de' due candidati un bagno d'acqua di rose; lor vennero apparecchiati letti con reale magnificenza, e a S. Maria d'Araceli sul Monte Capitolino furono serviti dai ventibuoni uomini. Ricevettero indi da Roberto, re di Napoli, la spada di cavalieri (Hist. rom., l. I, c. 2, p. 259).316.Tutti credeano in quel tempo alla lebbra e al bagno di Costantino (Petr.epist. fam.VI, 2); e il Rienzi, per giustificare in appresso la propria condotta presso la Corte di Avignone, allegò che un divoto Cristiano non poteva avere profanato un vaso di cui s'era servito un Pagano. Cionnullameno quando venne lanciata contro il tribuno una Bolla di scomunica, fra i motivi della medesima veniva anche specificato questo delitto (Hocsemio, presso il Du Cerceau, p. 189, 190).317.Questa intimazione verbale fatta al Pontefice Clemente VI, narrata dal Fortifiocca, e che trovasi in un manoscritto del Vaticano, viene negata dal biografo del Petrarca (t. II,not., p. 70-76); egli si giova però d'argomenti più speciosi che atti a convincere. Non è maraviglia, se la Corte di Roma non desiderò di entrare in una quistione sì dilicata.318.Quanto ai due Imperatori rivali, che il Rienzi citò al suo tribunale, è l'Hocsemio (Du Cerceau, p. 163-166) che racconta questo tratto di libertà e di follia.319.È cosa singolare che il Fortifiocca non abbia fatto cenno di questa coronazione, verisimile per sè stessa, e confermata dalle testimonianze dell'Hocsemio e del medesimo Rienzi (Du Cerceau, p. 167-170-229).320.Puoi se faceva stare denante a se, mentre sedeva, li baroni tutti in piedi ritti co le vraccia piegate, e co li capucci tratti. Deh como stavano paurosi(Hist. rom., l. II, c. 20, p. 409)! Gli ha veduti, ce li fa vedere.321.La lettera, colla quale il Rienzi giustifica la condotta tenuta verso i Colonna (Hocsemio, presso Du Cerceau, p. 222-229), svela al naturale un mariuolo ad un tempo ed un pazzo[322].322.Trovo un concetto affatto identico nel Cantore del Ricciardetto.
Hujus qui trahitur praetextam sumere mavis.An Fidenarum Gabiorumque esse POTESTAS.(Juven., Satir. XI, 99)
Hujus qui trahitur praetextam sumere mavis.
An Fidenarum Gabiorumque esse POTESTAS.
(Juven., Satir. XI, 99)
214.V.la Vita e la morte di Brancaleone nellaHistoria majordi Mattia Paris, p. 741, 757, 792, 797, 799, 810, 823, 833, 836, 840. I pellegrinaggi e le sollecitazioni delle cause mantenevano in corrispondenza le Corti di Roma e di S. Albano; e il Clero inglese, pieno d'astio contro i Papi, si rallegrava in veggendoli umiliati ed oppressi.
215.Così Mattia Paris conchiude il tratto che si riferisce a Brancaleone:Caput vero ipsius Brancaleonis in vase pretioso super marmoream columnam collocatum, in signum sui valoris et probitatis, quasi reliquias, superstitiose nimis et pompose sustulerunt. Fuerat enim superborum potentum et malefactorum urbis malleus et exstirpator, et populi protector et defensor, veritatis et justitiae imitator et amator(p. 840). Un biografo d'Innocenzo IV (il Muratori,Script., t. III, parte I, p. 591, 592) fa un ritratto men favorevole di questo Senator ghibellino.
216.Quegli Storici, le cui Opere trovansi inserite nell'ottavo volume della Raccolta del Muratori, Nicolò di Iamsilla (p. 592), il monaco di Padova (pag. 724), Sabba Malespini (lib. II, cap. 9, p. 808), e Ricordano Malespini (c. 177, p. 999), parlano della nomina di Carlo d'Angiò all'uffizio di Senatore perpetuo di Roma.
217.L'arrogante Bolla di Nicolò III, che fonda la sua temporale sovranità sulla donazione di Costantino, ne rimane tuttavia, e Bonifazio VIII avendola inserita nella sesta delle Decretali, i Cattolici, o almeno i Papisti, debbono riverirla siccome legge sacra e perpetua.
218.Devo al Fleury (Hist. eccles., t. XVIII, p. 306) una compilazione di quest'atto dell'autorità del popolo, ch'egli ha tolto dagli Annali ecclesiastici di Odorico Rainaldo, A. D. 1281, n. 14, 15.
219.Ottone, Vescovo di Freysingen, ha conservato tali lettere e discorsi (Fabricius,Bibliot. latin. medii et infim.t. V, pag. 186, 187). Ottone era forse lo Storico che potea fra tutti i suoi colleghi vantare più eccelsi natali. Figlio di Leopoldo, marchese d'Austria, e di Agnese figlia dell'Imperatore Enrico IV, era divenuto fratello di Corrado III, zio di Federico I. Ha lasciata una Cronaca de' suoi tempi in sette libri, e una StoriaDe Gestis Frederici I, in due libri; questa ultima Opera si trova nel sesto volume degli Storici del Muratori.
220.Noi desideriamo, diceano que' Romani ignoranti, di restituire l'Imperoin cum statum, quo fuit tempore Constantini et Justiniani, qui totum orbem vigore senatus et populi romani suis tenuere manibus.
221.V.Ottone di Freysing.,De gestis Freder. I, l. I, c. 28, p. 662-664.
222.Hospes eras, civem feci. Advena fuisti ex transalpinis partibus, principem constitui.
223.Non cessit nobis nudum imperium, virtute sua amictam venit, ornamenta sua secum traxit. Penes nos sunt consules tui, etc. Cicerone, o Tito Livio non avrebbero disdegnate queste immagini che adoperava un Barbaro nato ed allevato nell'ercinia Foresta.
224.Ottone di Freysingen, che conoscea certamente il linguaggio della Corte e della Dieta alemanna, parla de' Franchi del dodicesimo secolo come della nazione regnante (proceres Franchi, equites Franchi, manus Francorum): aggiunge nondimeno l'epitetoTeutonici.
225.V.Ottone di Freysingen (De Gestis Frederici I, l. II, c. 22, pag. 720-723). Nella traduzione e nel compendio di questi atti autentici e originali, mi sono permesse alcune libertà, senza per altro discostarmi dal senso.
226.Il Muratori (Dissert. 26, tom. II, p. 492) ha tolto dalle Cronache di Ricobaldo e di Francesco Pipino questo bizzarro avvenimento, e i pessimi versi che accompagnarono il donativo.
Ave decus orbis, ave! Victus tibi destinor, ave!Currus ab Augusto Frederico Caesare justo.Vae Mediolanum! Jam sentis spernere vanumImperii vires, proprias tibi tollere vires.Ergo triumphorum urbs potes memor esse priorumQuos tibi mittebant reges qui bella gerebant.
Ave decus orbis, ave! Victus tibi destinor, ave!
Currus ab Augusto Frederico Caesare justo.
Vae Mediolanum! Jam sentis spernere vanum
Imperii vires, proprias tibi tollere vires.
Ergo triumphorum urbs potes memor esse priorum
Quos tibi mittebant reges qui bella gerebant.
Ecco ora un passo delleDissertazioni italiane: Nè si dee tacere che nell'anno 1727, una copia di esso Carroccio in marmo, dianzi ignoto, si scoprì nel Campidoglio, presso alle carceri di quel luogo, dove Sisto V l'avea fatto rinchiudere. Stava esso posto sopra quattro colonne di marmo fino colla seguente inscrizione, ec., il soggetto della quale collimava con quello dell'Inscrizione antica.
227.Il Muratori narra con imparziale erudizione (Annal., t. X, XI, XII) quanto si riferisce al declinare delle forze e dell'autorità degl'Imperatori in Italia; e i nostri leggitori potranno raffrontarne i racconti collaStoria degli Alemanni(tom. III, IV) scritta da Schmidt, che con quest'Opera si meritò la stima de' proprj concittadini.
228.V.Floro, l. I, c. 11, (traduzione Liguì, edizione Bettoni del 1823, p. 17, 18). Può leggersi con molta soddisfazione questo passo di Floro che meritò gli elogi di un uomo sommo (Oeuvres de Montesquieu, t. III, p. 634, 635, edizione in 4).
229.Ne a feritate Romanorum, sicut fuerant Hostienses, Portuenses, Tusculanenses, Albanenses, Labicenses, et nuper Tiburtini destruerentur(Mattia Paris, p. 757). Questi avvenimenti vengono accennati negli Annali e nell'Indice del Muratori (vol. XVIII).
230.V.la vivace pittura che ne presenta il P. Labat (Voyage en Espagne et en Italie) dello stato e delle rovine di queste città, sobborghi, per così dire, di Roma, e quanto egli dice sulle rive del Tevere, ec. Era egli riseduto lungo tempo in vicinanza di Roma.V.anche una descrizione più esatta di questa città che il P. Eschinard (Roma, 1750, in 8) ha unita alla Carta topografica del Cingolani.
231.Il Labat (t. III, p. 233) porta un decreto che, prima di questo risorgimento, era stato emanato dal Governo romano, e nel quale trovavasi una espressione che feriva crudelmente l'amor proprio e la povertà de' Tivolesi:In civitate Tiburtina non vivitur civiliter.
232.Per assicurarsi questa data, il Muratori ha avuta la saggezza di ponderare le testimonianze di nove autori, contemporanei alla battaglia.
233.V.Mattia Paris, (p. 345). Il Prelato che comandava una parte dell'esercito pontifizio, era Pietro di Roche, stato Vescovo di Winchester trentadue anni. Lo Storico inglese ce lo dipinge, come guerriero e uomo di Stato (p. 178-399).
234.I fatti su i quali l'Autore scorre colla sua solita rapidità, sono veri pur troppo, ma null'altro proveranno se non se i Papi, ed i preti in generale, essendo uomini, furono talvolta presi, come gli altri, da ambizione, da avidità, e da altre passioni, e quindi alcune volte i partiti loro, pel grande loro potere su gli animi, furono terribili; l'espressione figuratala vigna del Signore,onde l'Autore disegna la Chiesa, non era da usarsi, perchè i teologi dicono che la Chiesa è il corpo mistico, cioè misterioso di Cristo, nel quale veramente non devono essere le cose anzidette, avendo egli detto a' suoi seguacipacem relinquo vobis, pacem meam do vobis;ma pur troppo la Storia ecclesiastica e civile è piena di fatti, che mostrano avere i Cristiani spesse volte dimenticato quelle parole.(Nota di N. N.)
235.Se il volgo riguardava quale idolo il Papa, s'allontanava assai dal vero cristianesimo e dalla vera idea che devesi avere del Papa.(Nota di N. N.)
236.V.Mosheim (Instit. Hist. eccl., p. 401-403). Lo stesso Alessandro non rimase per poco vittima di una di queste tumultuose elezioni; e Innocenzo, il cui merito era dubbioso, fu riconosciuto Papa soltanto, perchè l'ingegno e il sapere di S. Bernardo fecero piegare a favore di lui la bilancia. Vedine laVitae gli scritti.
237.Il Thomassin (Discipl. de l'Eglise, t. I, pag. 1252-1287) ha discusso con molto senno sopra tutto quanto si riferisce all'origine, ai titoli, all'importanza, alle preminenze, agli abiti, ec. de' Cardinali, ma la loro porpora non ha conservato lo stesso splendore. Il sacro Collegio venne aumentato e determinato al numero di settantadue individui, onde raffigurasse, sotto l'autorità del Vicario di Gesù Cristo, il numero de' suoi discepoli.
238.V.la Bolla di Gregorio X (Approbante sacro Concilionel SESTO della legge canonica, l. I, t. 6, c. 3) vale a dire nel supplemento alle Decretali che Bonifazio VIII promulgò a Roma nel 1298, diramandole a tutte le Università dell'Europa.
239.L'ingegno del Cardinale di Retz gli dava diritto di dipingere il Conclave del 1665 al quale assistè (Mem. t. IV, p. 15-57). Ma non so in qual conto debbano tenersi il sapere e la veracità di un anonimo italiano, la cui Storia (Conclavi, in 4, 1667) è stata continuata dopo il regno di Alessandro VII. La fortuna accidentale dell'Opera offre agli ambiziosi una lezione non fatta per iscoraggiarli. Per mezzo a un intricato labirinto si arriva alla cerimonia dell'adorazione, e la pagina successiva comincia dai funerali del Candidato prescelto.
240.Le espressioni del Cardinale di Retz sono positive e pittoresche. «Vi si stette sempre col medesimo rispetto, e colla medesima civiltà, che vengono osservati ne' gabinetti dei Re; colla stessa gentilezza che vedeasi adoperata alla Corte di Enrico III; con quella famigliarità che appartiene ai Collegi, colla modestia addicevole ai noviziati, con quella carità, almeno in apparenza, che regnar potrebbe in mezzo a fratelli perfettamente concordi tra loro».
241.«Richiesti per bando(così si esprime Giovanni Villani)senatori di Roma, e 52 del populo, e capitani de' 25, et consoli(Consoli?)e 13 buoni huomini, uno per rione». Noi non abbiamo cognizioni bastanti su quella età per determinare qual parte di una tale costituzione fosse solamente temporanea, e qual altra ordinaria e permanente. Però, gli antichi statuti di Roma ne porgono in ordine a ciò qualche debole lume.
242.Il Villani (l. X, c. 68-71,inMuratori,Script. t. XIII, p. 641-645) parla di cotesta legge, narrando l'avvenimento con molto meno orrore di quello che ne dimostra il prudente Muratori. Coloro che hanno studiati i tempi barbari de' nostri Annali, avranno anche veduto quanto le idee, o, a dir meglio, le assurdità della superstizione, sieno incoerenti e variabili.
243.V.nel primo volume de' Papi d'Avignone la secondaVitaoriginale di Giovanni XXII (p. 142-145), la confessione dell'Antipapa (p. 145-152) e le laboriose note del Baluzio (p. 714, 715).
244.Romani autem non valentes nec volentes ultra suam celare cupiditatem, gravissimam contra papam movere caeperunt quaestionem, exigentes ab eo urgentissime omnina quae subierant per ejus absentiam damna et jacturas, videlicet in hospitiis locandis, in mercimoniis, in usuris, in redditibus, in provisionibus, et in aliis modis innumerabilibus. Quod cum audisset papa, praecordialiter ingenuit, et se comperiensMUSCIPULATUM etc-. (Mattia Paris, p. 757). Circa alla Storia ordinaria della vita de' Papi, alle loro azioni, alle morti, residenze in Roma, e allontanamenti, ci contentiamo di accennare ai nostri leggitori gli Annalisti ecclesiastici, Spondano e Fleury.
245.Oltre alle Storie generali delle Chiese d'Italia e di Francia, abbiamo un prezioso Trattato, composto da un Dotto, amico del sig. de Thou, che ha per titoloHistoire particulière du grand différent entre Boniface VIII et Philippe le-Bel, parPierre Dupuis (t. VII, part. II, p. 61-82); ed è inserito nelle Appendici delle ultime e migliori edizioni della Storia del Presidente De Thou.
246.Non è cosa sì facile da comprendersi, se il Labat (t. IV, pag. 53-57) scherzi, o parli sul serio, quando racconta che il paese d'Agnani si risente tuttavia di questa maledizione di Benedetto XII; e che la natura, fedele suddita de' Pontefici, vi tarda ciascun anno la maturità delle biade, degli olivi e delle vigne.
247.Se il Labat scriveva di buona fede, egli era grandemente ingannato dalle sue cieche prevenzioni, e dal fanatismo; e se faceva la satira della stupida credulità del popolo d'Agnani di quel tempo, avea ben ragione di farla; ma colle satire non s'istruiscono, ma s'irritano i popoli; vi vogliono libri ben fatti e scuole.(Nota di N. N.)
248.V.nella Cronaca di Giovanni Villani (l. VIII, c. 63, 64, 80, in Muratori, t. XIII) l'imprigionamento di Bonifazio VIII e l'elezione di Clemente V. I particolari di tale elezione, come quelli di molti aneddoti, non sono troppo chiari.
249.Le Vite originali degli otto Papi di Avignone, Clemente V, Giovanni XXII, Benedetto XII, Clemente VI, Innocenzo VI, Urbano V, Gregorio XI e Clemente VII, furono pubblicate da Stefano Baluzio (Vitae paparum Avenionensium, Parisiis, 1693, 2 vol. in 8), con lunghe note e ben fatte, e con un volume d'atti e documenti. Collo zelo di un uomo amante della sua patria e di un editore, giustifica, o scusa pietosamente i caratteri de' suoi concittadini.
250.Gl'Italiani paragonano Avignone a Babilonia, e chiamano la migrazione della Santa Sede in quella cittàcattività di Babilonia. La Prefazione del Baluzio confuta gravemente tali metafore più addicevoli alla fantasia del Petrarca che alla ragione del Muratori. L'abate di Sade si va trovando in impaccio tra la sua affezione verso il Petrarca e l'amore di patria. Osserva modestamente che molti svantaggi locali di Avignone sono spariti, e che gl'Italiani venuti a stanziarsi colà, seguendo la Corte de' Pontefici, vi aveano portati que' vizj contro cui l'estro del Petrarca si è scatenato (t. I, p. 23-28).
251.Filippo III, re di Francia, cedè nel 1273 la Contea del Venesino ai Pontefici, dopo avere egli ereditati i dominj del Conte di Tolosa. Quarant'anni prima, l'eresia del Conte Raimondo avea somministrato un pretesto agli stessi Papi di impadronirsi di questa Contea; e fin dall'undicesimo secolo riscoteano diversi diritti d'oscura origine sopra alcune terre citra Rhodanum (Valois,Notitia Galliarum, p. 459-610; Longuerue,Déscript. de la France, t. I, p. 376-381).
252.Se un possedimento di quattro secoli non tenesse vece di un diritto, sì fatte obbiezioni basterebbero a rendere nullo il contratto; ma farebbe sempre di mestieri restituire la somma, perchè fu realmente pagata.Civitatem Avenionem emit... per ejusmodi venditionem pecunia redundantes, etc. (Secunda vita Clement. VI,inBaluzio, t. I, p. 272; Muratori,Script., t. III, part. II, p. 565). Giovanna, e il secondo marito della medesima, furono sedotti dal danaro contante, senza del quale non avrebbero potuto ritornare nel loro regno di Napoli.
253.Clemente V fece in una sola volta una promozione di dieci Cardinali, nove francesi, uno inglese (Vit. quarta, pag. 63, Baluzio, p. 625, etc.). Nel 1331 il Papa ricusò due Prelati raccomandatigli dal Re di Francia,quod XX cardinales, de quibus XVII de regno Franciae originem traxisse noscuntur, in memorato collegio existant(Thomassin,Discipl. de l'Eglise, t. I, p. 1281).
254.Le prime nozioni intorno a ciò, ne vengono dal Cardinale Giacomo Gaetano (Maxima Bibl. patrum, t. 25); sarei imbarazzato a decidere se il nipote di Bonifazio VIII fosse uno stupido, o un malvagio; le incertezze sono minori rispetto al carattere dello zio.
255.Sanno già le colte persone la condotta di Bonifazio VIII, e conoscono il di lui carattere; egli fu ed è disapprovato per avere voluto colle scomuniche sottomettere l'autorità del re di Francia, Filippo il Bello, nelle cose temporali, e per avere quindi recato molti mali.(Nota di N. N.)
256.V.Giovanni Villani (l. VIII, c. 36) nel dodicesimo volume della Raccolta del Muratori, e ilChronicon Astense, nell'undecimo volume della stessa Raccolta.Papa innumerabilem pecuniam ab eisdem accepit, nam duo clerici, cum rastris, etc.
257.Le due Bolle di Bonifazio VIII e di Clemente VI si trovano nelCorpus juris canonici, (Extravag. commun., l. V, tit. 9, c. 1, 2).
258.GliAnni e i giubbilei sabbaticidella legge di Mosè (Car. Sigon. de republ. Hebraeorum,Opp., tom. IV, lib. III, c. 14, 15, pag. 151, 152); la sospensione di ogni specie di cura e lavori, quella restituzione periodica dei fondi, quell'affrancamento dai debiti e dalla servitù, ec., offrono una bella idea, ma l'esecuzione ne sarebbe impossibile in una repubblica non teocratica; e avrei piacere, se mi si potesse dimostrare che gli Ebrei osservavano di fatto questa rovinosa festa.
259.V.la Cronaca di Mattia Villani (t. I, c. 56) nel volume decimoquarto del Muratori, e lesMém. sur la vie de Pétrarque(t. III, p. 75-89).
260.Il sig. Chais, Ministro della Comunione protestante all'Aia, ha trattato profondamente questo argomento nelle sueLettres historiques et dogmatiques sur les Jubilées et les Indulgences(Aia, 1751, 3 v. in 12); Opera laboriosa, e che riuscirebbe dilettevole, se l'Autore non avesse preferito il carattere di teologo polemico a quel di filosofo.
261.Il Muratori (Dissert.47) cita gli Annali di Firenze, di Padova, di Genova ec., l'analogia degli altri avvenimenti, la testimonianza di Ottone di Freysingen (De Gestis Freder. I, lib. II, cap. 13) e la sommessione del Marchese d'Este.
262.Nell'anno 824 l'Imperatore Lotario I si credè in necessità d'interrogare il popolo romano per intendere dai singoli individui, secondo qual legge nazionale intendevano di essere governati.
263.Il Petrarca inveisce contro questi stranieri, tiranni di Roma, in una declamazione, o epistola piena di ardite verità, e di assurda pedanteria, che pretendeva applicare le massime ed anche i pregiudizj dell'antica Repubblica a Roma, qual trovavasi nel secolo decimoquarto (Mem., t. III, p. 157-169).
264.Il Pagi (Critica, t. IV, p. 435, A. D. 1124, n. 3, 4) racconta l'origine e le avventure di questa famiglia di ebrei, traendo le sue testimonianze dalCronographus Maurigniacensis, e daArnulphus Sagiensis de Schismate(inMuratori, t. III, part. I, p. 423-432). I fatti debbono sotto alcuni aspetti esser veri; ma piacerebbemi che fossero stati narrati freddamente prima di farne un argomento di rimprovero all'Antipapa.
265.Il Muratori ha pubblicate due dissertazioni (41 e 42) su i nomi, i soprannomi e le famiglie d'Italia. La critica ferma e moderata di questo Storico può forse avere offesi alcuni Nobili che delle favolose loro genealogie superbiscono. Nondimeno poche once di oro puro vagliono meglio di molte libbre di metallo grossolano.
266.Il Cardinale di S. Giorgio, nella sua Storia poetica, o a meglio dire versificata, della elezione e coronazione di Bonifazio VIII (Muratori,Scriptor. Ital., tom. III, parte I, p. 641, ec.) ne fa conoscere lo stato di Roma e le famiglie ch'essa racchiudeva all'epoca di tale coronazione (A. D. 1295):
Interea titulis redimiti sanguine et armisIllustresque viri Romana a stirpe trahentesNomen in emeritos tantae virtutis honoresIntulerant sese medios festumque colebant,Aurata fulgentes toga sociante caterva.Ex ipsis devota domus praestantis ab URSAEcclesiae, vultumque gerens demissius altumFesta COLUMNA Jocis, nec non SABELLIA mitis;Stephanides senior, COMITES, ANNIBALICA proles,Praefectusque urbis magnum sine viribus nomen.(l. II, c. 5, 100, p. 647, 648)
Interea titulis redimiti sanguine et armis
Illustresque viri Romana a stirpe trahentes
Nomen in emeritos tantae virtutis honores
Intulerant sese medios festumque colebant,
Aurata fulgentes toga sociante caterva.
Ex ipsis devota domus praestantis ab URSA
Ecclesiae, vultumque gerens demissius altum
Festa COLUMNA Jocis, nec non SABELLIA mitis;
Stephanides senior, COMITES, ANNIBALICA proles,
Praefectusque urbis magnum sine viribus nomen.
(l. II, c. 5, 100, p. 647, 648)
Gli antichi statuti di Roma distinguono undici famiglie di Baroni, che debbono prestarein consilio communi, e dinanzi al Senatore, il giuramento di non concedere asilo nè protezione ai malfattori, agli esiliati ec., giuramento che poi non osservavano.
267.Possiam dolerci che i Colonna non abbiano eglino stessi pubblicata una Storia compiuta e critica della illustre loro famiglia; la quale idea mi viene suggerita dal Muratori (Dissert.42, t. III, p. 647, 648).
268.V.Pandolfo da Pisa,in vit. Pascal. II,inMuratori,Script. Ital., t. III, part. I, p. 335. Questa famiglia possede tuttavia vasti fondi nella Campagna di Roma; ma ha venduto ai Rospigliosi il feudoColonna(Eschinard, p. 358, 359).
269.Te longinqua dedit tellus et pascua Rheni, dice il Petrarca; e nel 1417 un duca di Gheldria e di Juliers si riconobbe (Lenfant,Histoire du Concile de Constance, t. II, p. 539) discendente degli antenati di Martino V (Ottone Colonna). Ma il re di Prussia osserva nelleMémoires de Brandebourg, che ne' suoi stemmi lo scettro è stato confuso colla Colonna. Per sostenere l'origine romana di questa famiglia, fu ingegnosamente supposto (Diario di Monaldeschi, ne'Script. ital., t. XII, p. 553) che un cugino dell'Imperatore Nerone, nel fuggir da Roma, andasse ad edificare la città di Magonza.
270.Non è a questo luogo da tacersi il trionfo romano, o l'ovazione di Marc'Antonio Colonna, che avea comandate le galee del Papa alla battaglia di Lepanto (De Thou,Hist., l. VII, t. III, p. 55, 56; Muratori,Oratio 10, opp.t. I, p. 180-190).
271.Muratori,Annali d'Italia, t. X, p. 216, 220.
272.Il grande affetto dimostratosi sempre dal Petrarca alla famiglia Colonna ha indotto l'abate di Sade a raccogliere molte particolarità intorno la condizione, in cui si trovavano i Colonna nel secolo decimoquarto, la persecuzione che soffersero da Bonifazio VIII, il carattere di Stefano e de' suoi figli, i loro litigi cogli Orsini, etc. (Mém. sur Pétrarque, t. I, pag. 98-110, 146-148, 174-176, 222-230, 275-280). La critica del Sade spesse volte corregge i fatti narrati dal Villani sopra semplici tradizioni, e gli errori di alcuni moderni meno esatti. Vengo assicurato che il ramo di Stefano è estinto.
273.Alessandro III avea promulgati incapaci di possedere alcun beneficio ecclesiastico tutti i Colonna che parteggiarono per l'Imperatore Federico I (Villani, l. V, c. 1), e Sisto V abolì l'usanza di rinovare ogni anno la scomunica emanata contro di essi (Vit. di Sisto V, t. III, pag. 416). Il tradimento, il sacrilegio e l'esilio sono di frequente la miglior prova di antica nobiltà.
274.
—Vallis te proxima misitApenninigenae qua prata virentia sylvaeSpoletana metunt armenta gregesque protervi.
—Vallis te proxima misit
Apenninigenae qua prata virentia sylvae
Spoletana metunt armenta gregesque protervi.
Il Monaldeschi (t. XII,Script. ital., pag. 533) attribuisce origine francese alla casa Orsini. Può essere che in tempi lontanissimi sia migrata di Francia in Italia.
275.La Vita di Celestino V, pubblicata in versi dal Cardinale di S. Giorgio (Murat., t. III, part. I, pag. 613, ec.) contiene il seguente passo assai chiaro, nè privo di eleganza (l. I, c. 3, p. 203. ec. ).
—Genuit quem nobilis Ursae(Ursi?)Progenies, romana domus, veterataque magnisFascibus in clero, pompasque experta senatus,Bellorumque manu grandi stipata parentumCardineos apices nec non fastigia dudumPapatusiteratatenens.
—Genuit quem nobilis Ursae(Ursi?)
Progenies, romana domus, veterataque magnis
Fascibus in clero, pompasque experta senatus,
Bellorumque manu grandi stipata parentum
Cardineos apices nec non fastigia dudum
Papatusiteratatenens.
Il Muratori (Dissert. 42, t. III) vorrebbe si leggesseUrsi, ed osserva che il primo pontificato di Celestino III, Orsino, era sconosciuto.
276.Filii Ursi, quondam Celestini papae nepotes, de bonis Ecclesiae romanae ditati(Vit. Innocent. III,inMuratori,Script., t. III, p. 1). La prodigalità usata da Nicolò III a favore de' suoi parenti apparisce anche meglio dalle Opere del Villani e del Muratori. Ciò nonostante gli Orsini avrebbero trattati con disdegno i nipoti di un Papa moderno.
277.Il Muratori nella suaDiss.51 sulla Antichità d'Italia, spiega l'origine delle fazioni de' Guelfi e de' Ghibellini.
278.Il Petrarca (t. I, p. 222-230) come partigiano de' sentimenti dei Colonna, ha celebrata una tale vittoria; ma due autori contemporanei, l'uno di Firenze (Giovanni Villani, lib. X, c. 220), l'altro di Roma (Lodovico Monaldeschi, p. 533, 534), contraddicono l'opinione del Poeta, e si mostrano men favorevoli all'armi Colonna.
279.L'abate di Sade (t. I,Notes, p. 61-66) ha applicato il sesto Sonetto del PetrarcaSpirto Gentil, ec., a Stefano Colonna il Giovane.
ORSI,lupi, leoni, aquile e serpiAd una gran marmoreaCOLONNAFanno noja sovente ed a sè danno.
ORSI,lupi, leoni, aquile e serpi
Ad una gran marmoreaCOLONNA
Fanno noja sovente ed a sè danno.
280.LesMémoires sur la vie de François Pétrarque(Amsterdam, 1764; 1767, 3 vol. in 4) presentano un'Opera abbondante di particolarità, originale e gradevole assai; lavoro eseguito con impegno, e da tale che avea studiati accuratamente e il Poeta, e i contemporanei del Poeta; ma in mezzo alla Storia generale del secolo in cui visse l'eroe del racconto, lui medesimo perdiamo troppo sovente di vista, e l'autore comparisce talvolta snervato per troppa ostentazione di urbanità e di galanteria. Nella prefazione posta al primo volume, l'abate di Sade accenna, esaminando partitamente il merito di ciascheduno, venti biografi italiani, che hanno trattatoex professol'argomento medesimo.
281.L'opinione di coloro che voleano Laura essere solamente un personaggio allegorico, prevalse nel secolo decimoquinto, ma i circospetti Comentatori non s'accordavano, volendo alcuni cheLaurafosse la Religione, altri la Virtù, e persino la Santissima Vergine, ec.V.le Prefazioni del primo e secondo volume dell'abate di Sade.
282.Laura di Noves, nata verso l'anno 1307, nel gennaio del 1325, sposò Ugo di Sade, gentiluomo di Avignone, che fu geloso, ma non, a quanto sembrò, per effetto di amore, perchè contrasse novelle nozze, sette mesi dopo la morte di Laura, accaduta nel 6 di aprile 1348, ventun anni esattamente dal dì, che Petrarca, vedendola per la prima volta, si accese d'amore per lei.
283.Corpus crebris partubus exhaustum:l'abate di Sade, biografo del Petrarca, e sì ardente di zelo e d'affetto per questo Poeta, discende in decimo grado da un figlio di Laura. Gli è verisimile essere questo il motivo che gli ha suggerito il disegno della sua Opera, e lo ha fatto sollecito di rintracciare tutte le particolarità di una Storia sì rilevante per la vita e la fama della sua progenitrice (V.soprattutto il tom. I, p. 123-133, note, p. 7-58, e il t. II, p. 455-495, note, p. 76-82).
284.La fontana di Valchiusa, cotanto nota ai nostri viaggiatori inglesi, è stata descritta dall'abate di Sade (Mémoires, t. I, p. 340-359) che ha seguìto le Opere del Petrarca, e le sue proprie nozioni locali. Essa per verità non era che un ritiro da eremita, e la sbagliano assai que' moderni che nella grotta di Valchiusa mettono insieme Laura e il suo amante.
285.L'edizione di Basilea, del secolo decimosesto, senza additar l'anno, contiene milledugencinquanta pagine, stampate in carattere piccolo. L'abate di Sade predica con forza per una nuova edizione delle Opere latine del Petrarca; ma io dubito se sarebbe nè molto proficua al Tipografo, nè molto dilettevole al Pubblico.
286.V.Seldeno,Titles of Honour(t. III delle sue Opere, p. 457-466). Un secolo prima del Petrarca, S. Francesco avea ricevuta la visita di un poetaqui ab imperatore fuerat coronatus et exinde rex versuum dictus.
287.Da Augusto fino a Luigi XIV, la Musa de' poeti non è stata che troppo menzognera e venale; pure io dubito, se in verun secolo, o in veruna Corte, siavi mai stato, come alla Corte d'Inghilterra, un poeta stipendiato coll'obbligo di somministrare due volte all'anno, e sotto tutti i regni, e qualunque fosse l'occasione, una certa quantità di versi, e una certa dose di cantici di lode da cantarsi nella Cappella regia, e credo, alla presenza del medesimo Re. Mi esprimo con tanto maggiore franchezza sulla ridicolosità di un tal uso, che non vi sarebbe miglior tempo d'abolirlo siccome questo in cui viviamo sotto un Monarca virtuoso, ed avendo per poeta un uomo sommo.
288.Isocrate (Panagir., t. I, pag. 116, 117, ediz. Battie. Cambridge, 1729) vuole di Atene sua patria, la gloria dell'istituzione αγωνας και τα αθλα μεγισαμη μονον ταχους και ρωμης, αλλα και λογων και γνομης,degli agoni e dei premj massimi non solo per la velocità e per la forza, ma ancora per l'eloquenza e pel sapere. I Panatenei vennero imitati a Delfo, ma non v'ebbe ai Giuochi Olimpici alcuna corona per la musica fuor quella che la vanità tirannica di Nerone si arrogò (Svet.,in Ner., c. 23, Philostrat. presso ilCasaubon. ivi, Dione Cassio, o Xifilino, l. LXIII, p. 1032, 1041,Potter's greek Antiquities, v. I, p. 445-450).
289.I Giuochi Capitolini (certamen quinquennaleMUSICUMequestre; gymnicum) vennero istituiti da Domiziano (Svet., c. 4) nell'anno 86 di Gesù Cristo (Censorino,De die Natali, c. 18, p. 100, ediz. Havercamp), nè furono aboliti che nel quarto secolo (Ausonio,De professoribus Burdegal. V). Se la corona fosse stata conceduta a poeti d'un merito straordinario, l'esclusione di Stazio (Capitolia nostrae inficiata lyrae, Sylv., l. III, v. 31) potrebbe darne a divedere qual fosse il merito di coloro che concorrevano alle corone dei giuochi del Campidoglio; certamente i poeti latini vissuti prima di Domiziano sol dall'opinione pubblica furono coronati.
290.Il Petrarca e i Senatori di Roma ignoravano che l'alloro fosse la corona de' Giuochi Delfici, non quella de' Capitolini (Plinio,Hist. nat., XV, 39;Histoire critique de la république des lettres, t. I, p. 150-220). I vincitori del Campidoglio venivano coronati con una ghirlanda di foglie di quercia (Marziale, l. IV, ep. 54).
291.Il pio discendente di Laura si è sforzato, e non senza efficacia, a difendere la purità della sua progenitrice contro le censure di gravi personaggi, e contro le derisioni del mondo maligno (t. II,not., p. 76-82).
292.L'abate di Sade descrive con molta esattezza tutto quanto alla incoronazione del Petrarca si riferisce (t. 1, p. 425, 435, t. II, p. 1-6, not. p. 1-13). Questi racconti sono tolti dagli scritti del Petrarca e dal Diario romano del Monaldeschi, che ha avuto il senno di non frammettere alle sue narrazioni le favole di cui ne ha recentemente presentati Sannuccio Delbene.
293.L'atto originale trovasi pubblicato fra i documenti giustificativi alleMémoires sur Pétrarque(t. III, p. 50-53).
294.Per avere prove sull'entusiasmo che il Petrarca nodriva per Roma, voglia soltanto il leggitore aprire a caso le Opere dello stesso Poeta, o quelle del suo francese biografo. Questi ha scritto il primo viaggio del Petrarca a Roma (t. I, p. 323-335); ma in cambio di tanti fiori di rettorica e di morale, sarebbe stato meglio che, per dilettare il suo secolo e la posterità, il Poeta avesse offerta una descrizione esatta della città e della propria Coronazione.
295.Il Padre Du Cerceau, Gesuita, ha scritto laHistoire de la Conjuration de Nicolas Gabrini, dit de Rienzi, tyran de Rome, en 1347, Opera pubblicata a Parigi, nel 1748, in 12, dopo la morte dell'autore. Ho tolti da quest'Opera alcuni fatti e diversi documenti che trovansi in un libro di Giovanni Hocsemio, Canonico di Liegi, Storico contemporaneo (Fabricius,Biblioth. latin. medii aevi, t. III, p. 273; t. IV, p. 85).
296.L'abate di Sade che fa sì grande numero di scorrerie sulla Storia del secolo decimoquarto, necessariamente ha dovuto trattare, come proprio soggetto, una vicenda politica, che fece nel Petrarca una sì viva impressione (Mémoires, t. II, p. 50, 51, 320, 417, not. p. 70-76; t. III, p. 221-243, 366-375). V'ha luogo a credere che nessuna idea, o nessun fatto accennati nelle Opere del Petrarca gli sieno sfuggiti.
297.Giovanni Villani, l. XII, c. 89-104, in Muratori,Rerum Ital. script., t. XIII, p. 969, 970, 981-983.
298.Il Muratori ha inserito nel suo terzo volume delleAntichità italiane(p. 249-548)i Fragmenta historiae romanae ab anno 1327, usque ad annum 1354, scritti nel dialetto che usavasi a Roma e a Napoli nel secolo decimo quarto, con una versione latina a comodo degli stranieri. Contengono questi le particolarità le più autentiche sulla Vita di Cola (Nicolò) di Rienzi; erano stati pubblicati nel 1627, in 4., col nome di Tommaso Fortifiocca, del quale non parlasi nell'Opera, se non se come d'uomo punito dal Tribuno per delitto di falso. La natura umana rade volte è capace di una così sublime, o stupida imparzialità; ma chiunque sia l'autore di tali Fragmenti, gli ha scritti sul luogo e nel tempo della sommossa, e dipinge senza secondi fini e senza arte i costumi di Roma e l'indole del Tribuno.
299.La prima e la migliore epoca della vita del Rienzi, quella in cui governò col carattere di Tribuno, trovasi descritta nel capitolo decimottavo deiFrammentipoc'anzi citati (p. 399-479). Questo capitolo, nella nuova divisione, forma il secondo libro della Storia, che contiene trent'otto capitoli, o sezioni meno estese.
300.A taluno forse non dispiacerà di trovar qui un saggio dell'idioma che parlavasi a Roma e a Napoli nel secolo decimoquarto:Fo da soa juventuine nutricato di latte de eloquentia, bono gramatico, megliore rettuorico, autorista bravo. Deh como et quanto era veloce lettore! moito usava Tito Livio, Seneca, et Tullio, et Balerio Massimo, moito li dilettava le magnificentie di Julio Cesare raccontare. Tutta la die se speculava negl'intagli di marmo le quali iaccio intorno Roma. Non era altri che esso, che sapesse lejere li antichi pataffii. Tutte scritture antiche vulgarizzava; quesse fiure di marmo justamente interpretava. Oh come spesso diceva:Dove suono quelli buoni Romani? dove ene loro somma justitia? Poteramme trovare in tempo che quessi fiuriano!
301.Il Petrarca raffronta la gelosia de' Romani col carattere facile de' mariti avignonesi (Mém., t. I, p. 330).
302.I frammenti dellaLex Regiatrovansi nelleInscrizionidel Grutero (t. I, p. 242) e in fine al Tacito dell'Ernesti, con alcune dotte annotazioni dell'editore. (t. II).
303.Non posso omettere un sorprendente e ridicolo abbaglio del Rienzi. Lalex Regiaconferisce a Vespasiano la facoltà di dilatare ilPomaerium, vocabolo famigliare a tutti gli Antiquarj, ma non al Tribuno, che lo confondeva conpomarium(verziere), e traducea loJardino de Roma, cioene Italia; il quale significato adottarono e il traduttore latino (p. 406) e lo Storico francese (pag. 33), meno scusabili nella loro ignoranza. Che più? La dottrina del Muratori su questo passo si è addormentata.
304.Priori(Bruto)tamen similior, juvenis uterque, longe ingenio quam cujus simulationem induerat, ut sub hoc obtentu liberator ille P. R. aperiretur tempore suo.... Ille regibus, hic tyrannis contemptus.(Opp., p. 536).
305.Leggo in un manoscrittoperfumante quatroSOLDI, in un altroquatroFIORINI; differenza non lieve, perchè il fiorino valeva diecisoldi romani(Muratori,Dissert.28). Verrebbe dalla prima versione che le famiglie di Roma ascendessero solamente a venticinquemila, la seconda le porterebbe a dugencinquantamila; ma temo assai che la prima versione sia più conforme allo stato di scadimento in cui trovavasi Roma in allora, e alla poca estensione del suo territorio.
306.V. Hocsemio, p. 398, presso Du Cerceau (Hist. de Rienzi, p. 194). Le quindici leggi pubblicate da questo tribuno trovansi presso lo Storico che, per far più presto, chiameròFortifiocca, l. II, c. 4.
307.V.Fortifiocca (l. II, c. 11). La descrizione di questo naufragio ci dà a conoscere alcune particolarità del commercio e della navigazione del secolo decimoquarto. 1. Il naviglio era stato costrutto a Napoli, e noleggiato pe' porti di Marsiglia e di Avignone. 2. I piloti, originarj di Napoli e dell'isolaOenaria, e meno abili dei piloti siciliani e genovesi. 3. Lo stesso naviglio tornava allora, costeggiando, da Marsiglia; assalito da una tempesta, si rifuggì alla foce del Tevere, ma mancatagli la corrente, fu costretto a naufragare; la ciurma, veduta l'impossibilità di salvarlo, scese a terra. 4. Questo naviglio portava all'erario regio la rendita della Provenza, e contenea molte balle di pepe, di cannella e drappi di Francia, per un valore di ventimila fiorini, preda assai rilevante a quei giorni.
308.Nello stesso modo un vecchio conoscente di Oliviero Cromwell, che si ricordava di averlo veduto entrar goffamente, e con ignobile atteggiamento nella Camera de' Comuni, fu attonito del contegno facile e maestoso del Protettore sul trono (V.Harris'sLife of Cromwell, pag. 27-34, sulle testimonianze di Clarendon, Warwick, Witelocke, Waller, ec.). Un uomo che senta il proprio merito e il proprio potere assume facilmente le maniere confacevoli alla sua dignità.
309.V.le particolarità, le cagioni e gli effetti della morte di Andrea nel Giannone (t. VI, l. XXIII, p. 111, 130 dell'ediz. Bettoni, Milano) e nelleMémoires sur la vie de Pétrarque(t. II, p. 143-148, 245-250, 375-379,not., p. 21-37). L'abate di Sade vorrebbe attenuare il delitto di questa Regina.
310.L'avvocato che arringò contro Giovanna di Napoli non poteva aggiungere nulla alla forza de' ragionamenti espressi in poco nella lettera di Luigi di Baviera:Johanna! inordinata vita praecedens, retentio potestatis in regno, neglecta vindicta, vir alter susceptus, et excusatio subsequens, necis viri tui te probant fuisse participem et consortem.Giovanna di Napoli ha molti tratti singolari di somiglianza con Maria di Scozia.
311.V.l'Epistola hortatoria de capessenda republica, che il Petrarca scrisse al Rienzi (Opp., pag. 535-550) e la quinta egloga o pastorale dello stesso Petrarca, allegorica dal principio al fine, e piena di oscurità.
312.Plutarco nelle sueQuistioni romane(Opusc., t. I, p. 505, ediz. gr. Enr. Stef.), pone sopra principj sommamente costituzionali il genere semplice del poter dei Tribuni, i quali, propriamente parlando, non erano magistrati, ma argini opposti alla magistratura. Era di lor dovere ομοιουσθαι σχηματι, και σολη και διαιτη τοιε επιτνγχανουσι των πολιτων... καταπατεισαιδαι δει,assomigliarsi nel contegno, nell'abito e nella vita ai seguaci dei cittadini.... il tribuno dee passeggiare, (è detto di C. Curione) και μη σεμνον ειναιτη τον δημαρχον οψει... οσω δε μαλλον εκταπεινουται τω σωματι, τοσουτω μαλλον αυξεται τη δυναμει,e non essere d'aspetto severo in vista.... Quanto più comparisce umile all'esterno, tanto più cresce in potere. Ma nè il Rienzi, nè forse lo stesso Petrarca erano in istato di leggere un filosofo greco. Ciò nondimeno Tito Livio e Valerio Massimo, che entrambi studiavano, avrebbero potuto instillar loro questa modesta dottrina.
313.Non si saprebbe come tradurre in inglese questo titolo energico, ma barbaro,Zelator Italiae[*], che il Rienzi assumea.
*Forse desiderosissimo di una Italiain italiano si accosterebbe al concetto che Cola di Rienzi voleva esprimere. Dico si accosterebbe, perchèdesiderarenon èadoperarsi per ottenere.Studiosissimo,zelantissimorenderebbe meglio ilzelator, ma senza un verbo col segnacaso genitivodi vedere, di creare, si cadrebbe nell'oscuro, e forse nel barbaro, anche in italiano. (Nota del Trad. Ital.)
314.Era bell'uomo(l. II, c. I, p. 399). È da osservarsi cheil riso sarcasticodell'edizione di Bracciano non si trova nel manoscritto romano pubblicato dal Muratori. Di ritorno dal suo primo esilio, veniva dipinto siccome un mostro.Rienzi traeva una ventrasca tonna trionfale a modo de un abbate asiano or asinino(l. III, c. 18, p. 523).
315.Comunque stravagante possa sembrare una tal festa, se ne erano vedute altre simili. Nel 1327, un Colonna e un Orsini furono creati cavalieri dal popolo romano, che tentava questa via per avvicinare le due famiglie; fu apprestato a ciascuno de' due candidati un bagno d'acqua di rose; lor vennero apparecchiati letti con reale magnificenza, e a S. Maria d'Araceli sul Monte Capitolino furono serviti dai ventibuoni uomini. Ricevettero indi da Roberto, re di Napoli, la spada di cavalieri (Hist. rom., l. I, c. 2, p. 259).
316.Tutti credeano in quel tempo alla lebbra e al bagno di Costantino (Petr.epist. fam.VI, 2); e il Rienzi, per giustificare in appresso la propria condotta presso la Corte di Avignone, allegò che un divoto Cristiano non poteva avere profanato un vaso di cui s'era servito un Pagano. Cionnullameno quando venne lanciata contro il tribuno una Bolla di scomunica, fra i motivi della medesima veniva anche specificato questo delitto (Hocsemio, presso il Du Cerceau, p. 189, 190).
317.Questa intimazione verbale fatta al Pontefice Clemente VI, narrata dal Fortifiocca, e che trovasi in un manoscritto del Vaticano, viene negata dal biografo del Petrarca (t. II,not., p. 70-76); egli si giova però d'argomenti più speciosi che atti a convincere. Non è maraviglia, se la Corte di Roma non desiderò di entrare in una quistione sì dilicata.
318.Quanto ai due Imperatori rivali, che il Rienzi citò al suo tribunale, è l'Hocsemio (Du Cerceau, p. 163-166) che racconta questo tratto di libertà e di follia.
319.È cosa singolare che il Fortifiocca non abbia fatto cenno di questa coronazione, verisimile per sè stessa, e confermata dalle testimonianze dell'Hocsemio e del medesimo Rienzi (Du Cerceau, p. 167-170-229).
320.Puoi se faceva stare denante a se, mentre sedeva, li baroni tutti in piedi ritti co le vraccia piegate, e co li capucci tratti. Deh como stavano paurosi(Hist. rom., l. II, c. 20, p. 409)! Gli ha veduti, ce li fa vedere.
321.La lettera, colla quale il Rienzi giustifica la condotta tenuta verso i Colonna (Hocsemio, presso Du Cerceau, p. 222-229), svela al naturale un mariuolo ad un tempo ed un pazzo[322].
322.Trovo un concetto affatto identico nel Cantore del Ricciardetto.