«E v'è un misto di matto e di briccone.»(Nota dell'Ed.)323.Rienzi, nella lettera che abbiam citata poc'anzi, attribuisce a S. Martino il Tribuno e a Bonifazio VIII, nemici della Casa Colonna, a sè medesimo e al popolo romano, la gloria di questo combattimento, che il Villani (l. XII, c. 104) trasforma in una regolare battaglia. Il Fortifiocca (l. II, c. 34-37) descrive partitamente e con semplicità il disordine del combattimento, la fuga de' Romani, e la viltà di Rienzi.324.Parlando della caduta della famiglia Colonna, intendo qui solamente quella di Stefano. Il Padre Du Cerceau confonde spesse volte il padre ed il figlio. Dopo l'estinzione del primo ramo, questa Casa si è perpetuata ne' rami collaterali da me non conosciuti in un modo abbastanza esatto.Circumspice,dice il Petrarca,familiae tuae statum, Columniensiumdomos:solito pauciores habeat Columnas. Quid ad rem? Modo fundamentum stabile, solidumque permaneat.325.Il Convento di S. Silvestro era stato fondato e dotato dai Cardinali della Casa Colonna a favore di quelle loro parenti che volessero abbracciare la vita monastica, e la stessa Casa Colonna continuò sempre a proteggerlo. Nel 1318 le religiose erano in numero di dodici. Le altre figlie di questa Casa aveano la permissione di sposare i lor cugini in quarto grado, dispensa fondata sul picciolo numero delle nobili famiglie romane, e sulle strette loro parentele (Mém. sur Pétrarque, t. I, p. 110; t. II, p. 401).326.Il Petrarca scrisse alla famiglia Colonna una lettera piena di ricercatezza e di pedanteria (Fam., l. VII,epist.13, p. 682, 685). Vi si vede un'amicizia annegata in mezzo al patriottismo.Nulla toto orbe principum familia carior; carior tamen respublica, carior Roma, carior Italia.«Je rends graces aux Dieux de n'être pas Romain.»327.Polistore, autore contemporaneo che ha conservati molti fatti originali, nè privi di vezzo per gli eruditi (Rer. Ital., t. XXV, c. 31, p. 798-804), accenna oscuramente questa assemblea, e le opposizioni che trovò il Rienzi nella medesima.328.Il P. Du Cerceau (p. 196-252) ha tradotti i Brevi e le Bolle di Clemente VI contra il Rienzi seguendo gli Annali Ecclesiastici di Oderico Rainaldi (A. D. 1347, n. 15-17-21) che trovò questi atti negli archivj del Vaticano.329.Mattia Villani descrive l'origine, il carattere e la morte di questo Conte di Minorbino, uomodi natura incostante et sanza fede. Era stato avo del Minorbino un astuto notaio che arricchitosi delle spoglie de' Saracini di Nocera, comperò indi la Nobiltà.V.il suo imprigionamento, e gli sforzi fatti a pro del medesimo dal Petrarca (t. II, p. 149-151).330.Mattia Villani (l. II, c. 47; l. III, c. 33-57-78) e Tommaso Fortifiocca (l. III, c. 1-4) narrano le turbolenze accadute in Roma fra l'intervallo della partenza e del ritorno del Rienzi. Non mi sono fermato sulle amministrazioni del Cerroni e del Baroncelli che imitarono unicamente il Rienzi, loro modello.331.Lo zelo di Polistore, l'Inquisitore dominicano (Rer. ital., t. XXV, c. 36, p. 819), ha, non v'è dubbio, esagerato queste visioni, non saputesi nè dagli amici, nè dai nemici del Rienzi. Se questi avesse affermato, che il Regno dello Spirito Santo sottentrava in vece di quello di Cristo, che la tirannide del Pontefice doveva essere abolita, non si sarebbe tardato a convincerlo di eresia e di ribellione, senza dar disgusto al popolo di Roma.332.La maraviglia, e quasi gelosia, del Petrarca è una prova, se non della verità di questo fatto incredibile, almeno della buona fede di chi lo racconta. L'abate di Sade (Mém.t. III, p. 242) cita la sesta epistola del lib. decimoterzo del Petrarca; ma egli ha consultato il manoscritto reale, non l'edizione ordinaria di Basilea (p. 920).333.Egidio, o Gille Albornoz, Nobile spagnuolo, Arcivescovo di Toledo, e Cardinale Legato in Italia (A. D. 1353-1367), restituì coll'armi e col consiglio l'autorità temporale ai Pontefici. Sepulveda ne ha scritta la vita; ma il Dryden non ha potuto ragionevolmente supporre che il nome di Albornoz, o di Volsey fosse pervenuto all'orecchio del Mufti della tragedia delDon Sebastiano.334.Il P. Du Cerceau (p. 344-394) ha tolta da Mattia Tillani e dal Fortifiocca la sua relazione sulle azioni e la fine del Cavaliere di Montréal, vissuto da ladro e morto da eroe. Capo di una compagnia libera (la prima di queste bande che avesse ancora desolata l'Italia) si arricchì e divenne formidabile; aveva impiegato danaro in tutti i banchi, e a Padova, solamente, sessantamila ducati.335.Il Fortifiocca che non si mostra nè amico, nè nemico del Rienzi, ne racconta con tutte le particolarità (l. III, p. 12-25) l'esilio, la seconda amministrazione e la morte. Il Petrarca che amava ilTribuno, intese con indifferenza la morte delSenatore.336.L'abate di Sade descrive in piacevole modo, e attenendosi allo stesso Petrarca, la fiducia e le speranze deluse del Poeta (Mem.t. III, p. 375-413); ma il maggior cordoglio, benchè il più nascosto, fu per lui la corona che il Poeta Zanubi ottenne dalle mani medesime dell'Imperatore Carlo IV.337.V.nell'Opera aggradevole ed esatta dell'abate di Sade le lettere scritte dal Petrarca, nel 1334, a Benedetto XII (t. I, p. 261-265), nel 1342, a Clemente VI (t. II, p. 45-47) e nel 1336, ad Urbano V (t. III, p. 677-691); l'elogio dell'ultimo di questi Pontefici (p. 711-715), l'apologia del medesimo (p. 771); e si consulti (Opp.p. 1068-1085) ove si rinverrà il parallelo pieno di fiele che il Petrarca instituisce fra il merito della Francia e quel dell'Italia.338.Squallida sed quoniam facies, neglectaque cultuCaesaries; multisque malis lassata senectusEripuit solitam effigiem; vetus accipe nomen;Roma vocor.(Carm. l. II, p. 77.)Protrae una tale allegoria al di là di tutti i limiti, e sin della pazienza dei leggitori. Le lettere in prosa che il Petrarca scrisse ad Urbano V sono più semplici e più persuasive (Senilium, l. VII, p. 811-827; l. IX,epist.1. p. 844-854).339.In vece di credulità bisognava dire fede, o credenza, perchè credulità significa credenza eccessiva senza motivi di credibilità. S. Paolo scrisserationabile obsequium vestrum.Si sa poi da quella parte d'istoria Ecclesiastica risguardante i Papi specialmente, ch'essi furono premurosissimi, per loro istituto, di tener fermi gli animi nella credenza.(Nota di N. N.)340.Non ho tempo di trattenermi sulle leggende di Santa Brigida e di Santa Catterina: la seconda di queste leggende potrebbe somministrare alcune dilettevoli storie. L'impressione che fecero sull'animo del Papa è attestata dai discorsi tenuti da lui medesimo al letto di morte, quando avvertì i circostantiut caverent ab hominibus, sive viris, sive mulieribus, sub specie religionis loquentibus visiones sui capitis, quia per tales ipse seductusetc. (Baluzio,Not. ad vit. pap. Avenionensium, t. I, p. 1223).341.Questa spedizione di scorridori viene narrata dal Froissard (Chronique, t. I, p. 230) e nella Vita del Du Guesclin (Collection générale des Mémoires historiques, t. IV, c. 16, p. 107-113). Fin dall'anno 1361 la Corte avignonese avea sofferte violenze da bande d'uomini della stessa indole, che indi attraversavano l'Alpi (Mémoires sur Pétrarque, tom. III, p. 563-569).342.Il Fleury, seguendo gli Annali di Oderico Rinaldi, cita il Trattato originale stipulato e sottoscritto nel dì 21 decembre, 1776, fra Gregorio XI e i Romani (Hist. eccl., t. XX, p. 275).343.La prima Corona, oregnum(Ducange,Gloss. lat., t. V, p. 702), che vedesi far comparsa sulla mitra de' Papi, significa la donazione di Costantino, o di Clodoveo. Bonifazio VIII vi aggiunse la seconda per dare a divedere che i Pontefici, oltre al regno spirituale, un regno temporale possedono. I tre Stati della Chiesa vengono rappresentati dalla triplice Corona che adottarono Giovanni XXII, o Benedetto XII (Mém. sur Pétr. t. I, p. 258, 259).344.Il Baluzio (Not. ad pap. Avenion., t. I, p. 1194, 1195) cita diverse testimonianze intorno alle minacce degli ambasciatori romani e alla rassegnazione dell'Abate di Monte Cassino,qui ultro se offerens, respondit se civem romanum esse, et illud velle quod ipsi vellent.345.Possono leggersi, nelle Vite di Urbano V, e di Gregorio XI, Baluzio, (Vit. pap. Avenion., t. I, p. 363-486), Muratori, (Script. rer. ital., t. III, part. I, pag. 613-712) il ritorno de' Papi a Roma, e l'accoglienza che dal popolo ricevettero. Nelle dispute dello scisma vennero esaminate severamente, benchè con parzialità, tutte le circostanze; soprattutto allor quando accadde la grande verificazione che decise sull'obbedienza della Castiglia, verificazione alla quale il Baluzio, seguendo un manoscritto della Biblioteca di Harlay, rimanda sì di frequente i proprj leggitori nelle sue note, p. 1281, etc.346.Può forse, chi crede l'immortalità dell'anima, ravvisare nella morte un gastigo per l'uom dabbene? Mostrerebbe così una perplessità nella propria fede. Ma un filosofo non può essere di concorde avviso coi Greci ον οι θεοι φιλουσιν αποθνησκει νεος,muore giovane chi è amato dagli Dei(Brunck,Poetae Gnomici, p. 231).V.in Erodoto (l. I, c. 31) la Novella e morale de' giovani d'Argo.347.Il Sig. Lenfant, nellaStoria del Concilio di Pisa, ha compilati e paragonati fra loro i racconti de' partigiani d'Urbano, e di quei di Clemente, degl'Italiani e degli Alemanni, de' Francesi e degli Spagnuoli. Sembra che gli ultimi si mostrassero più operosi e verbosi in questa querela. Il loro editore Baluzio ha nelle sueNotesomministrate le prove sopra tutti i fatti e i detti che vengono narrati nelle Vite di Gregorio XI e di Clemente VII.348.Sembra che i numeri adottati dai successori di Clemente VII, e di Benedetto XIII, sciolgano a svantaggio della legittimità di questi Pontefici la quistione. Gl'Italiani li chiamano, senza riguardo, Antipapi, mentre i Francesi, dopo avere ventilate le ragioni d'entrambe le parti, si limitano a dubitare e a tollerare (Baluz.,in Praef.). È cosa singolare, o piuttosto è cosa da non maravigliarsene, che l'una e l'altra fazione ebbero Santi, visioni e miracoli.349.Il Baluzio si studia (Not.p. 1271-1280) a giustificare la purezza e la pietà de' motivi di Carlo V, Re di Francia: «Questo Principe ricusò di ascoltare le ragioni di Urbano; ma e i partigiani di Urbano non ricusarono forse di ascoltare quelle di Clemente etc.?».350.Una lettera o declamazione pubblicata col nome di Eduardo III (Baluzio,Vit. papar. Avenion., t. I, p. 553), mostra con quanto zelo la nazione inglese si movesse contra la fazione di Clemente; nè a sole parole si limitò questo zelo. Il Vescovo di Norwick sbarcò a capo di sessantamila fanatici sul Continente (Hume's,History, vol. III, p. 57, 58).351.Oltre a quanto narrano in generale gli Storici, i Giornali di Delfino Gentile, di Pietro Antonio e di Stefano Infessura, nella grande Raccolta del Muratori, ne danno a conoscere quai fossero in quella età lo stato e le sciagure di Roma.352.Il Giannone (T. VI, l. XXIV, c. VI, p. 247, ediz. Bettoni) suppone che Ladislao si fosse intitolatoRex Romae, benchè tale titolo più non si conoscesse dopo l'espulsione dei Tarquinj. Ma si è scoperto in appresso che conveniva leggereRex Ramae, di Rama, oscuro regno congiunto a quel di Ungheria.353.Qual precipua e decisiva parte abbia sostenuta il Regno di Francia nello scisma di Occidente, leggesi in una Storia particolare, composta sulla traccia di autentici documenti da Pietro Dupuis, ed inserita nel settimo volume dell'ultima edizione dell'opera del Presidente De Thou, amico dello stesso Dupuis (part. XI, p. 110-184).354.Giovanni Gerson, uno de' più intrepidi fra que' dottori, autore, o per lo meno il propugnatore zelante di questo partito, regolò spesse volte in ordine a ciò la condotta dell'Università di Parigi e della Chiesa Gallicana, come egli medesimo ne parla a lungo ne' proprj scritti teologici, dei quali abbiamo una buona compilazione eseguita dal Le Clerc (Bibl. choisie, t. X, p. 1-78).355.Leonardo Bruni di Arezzo, un di quelli che maggiormente contribuirono al risorgimento della letteratura classica nell'Italia, e che, dopo avere servito parecchi anni alla Corte di Roma, qual Segretario, abbandonò questa carica per assumere l'altra onorevole di Cancelliere della Repubblica di Firenze (Fabr.,Bibl. med. aevi, t. I, p. 290). Il Lenfant nella sua Opera (Concile de Pise, t. I, p. 191-195) ne ha offerta la traduzione di questa curiosa lettera.356.Non posso passare sotto silenzio la grande lite nazionale che gli ambasciatori dell'Inghilterra sostennero valorosamente contro quelli di Francia. Pretendeano questi che la Cristianità fosse per essenza scompartita in sole quattro grandi nazioni, l'Italia, l'Alemagna, la Francia e la Spagna, sole, secondo essi, che avessero voce nella grande contesa; e quanto ai Regni men vasti (la Danimarca, il Portogallo ec., e vi aggiugnevano l'Inghilterra) non erano che compresi sotto l'una, o l'altra di queste generali divisioni. Gl'Inglesi affermavano per parte loro che le Isole Britanniche, di cui la principale era l'Inghilterra, dovevano essere riguardate come quinta nazione, e quinta nell'aver voce; e per rialzare lo splendore della loro patria ricorsero a tutti gli argomenti che la verità e la favola ai medesimi suggeriva. Comprendendo nelle Isole Britanniche l'Inghilterra, la Scozia, il paese di Galles, i quattro Regni d'Irlanda e le Orcadi, presentarono questi territorj di otto reali Corone, distinte per quattro o cinque lingue, l'inglese, la gallese, il dialetto della contea di Cornovaglia, la scozzese e l'irlandese; asserirono che la maggiore fra queste Isole era lunga, da tramontana ad ostro, ottocento miglia, corrispondenti a quaranta giorni di cammino; che la sola Inghilterra contenea trentadue contee, o cinquantaduemila parrocchie (asserzione un poco avanzata) oltre alle cattedrali, ai collegi, ai priorati, agli ospitali. Furono allegate la missione di S. Giuseppe di Arimatea, la nascita di Costantino, la legazione de' due Primati, ec.; nè venne posta in obblivione la testimonianza di Bartolomeo di Glanville (A. D. 1360 ) il quale non vedeva che quattro Regni nella Cristianità; 1. quel di Roma; 2. quel di Costantinopoli; 3. quel dell'Irlanda, passato negl'inglesi Monarchi; 4. quel della Spagna. Gl'Inglesi trionfarono ne' Consigli; ma per vero dire aggiunsero grande peso alle loro fazioni le vittorie di Enrico V. Ser Roberto Wingfield, ambasciatore di Enrico VIII presso l'Imperatore Massimiliano I, trovò a Costanza le allegazioni d'entrambe le parti, e le fece stampare a Lovanio nel 1517. Vennero indi più correttamente pubblicate nella Raccolta di Vonder-Hardt (t. V), che si giovò di un manoscritto di Lipsia; ma non ho veduto che la compilazione di tali atti pubblicata dal Lenfant (Conc. de Const., t. II, p. 447-453; ec.).357.Un Ministro protestante, il sig. Lenfant, che abbandonando la Francia, si ritirò a Berlino, ha scritta con molta buona fede, diligenza ed eleganza, la Storia de' tre successivi Concilj di Pisa, di Costanza e di Basilea, in sei volumi in 4. La parte men pregevole di quest'Opera è quanto si riferisce al Concilio di Basilea, la migliore, quella che tratta del Concilio di Costanza.358.V.laDiss. 27 delle Antichitàdel Muratori, e la primaIstruzione della Scienza delle Medagliedel P. Joubert e del Barone della Bastia. La Storia numismatica di Papa Martino V e de' suoi successori venne composta da due frati, Moulinet, oriondo francese, e Bonanni, oriondo italiano. Credo però che la prima parte della Serie sia stata rifatta con più recenti medaglie.359.Oltre alle Vite di Eugenio IV (Rer. Ital., tom. IX, p. 869, e t. XXV, p. 256) il Giornale di Paolo Petroni e di Stefano Infessura, sono i testi più sicuri ed originali che si abbiano intorno alla ribellione de' Romani contra Eugenio IV; il primo che vivea in que' giorni a Roma, tiene il linguaggio di un cittadino, pavido, nella stessa guisa, della tirannide de' preti e di quella del popolo.360.Il Lenfant (Conc. de Basle, t. II, pag. 276-268) nel descrivere la coronazione di Federico III, segue Enea Silvio, spettatore ed attore di questa sfarzosa cerimonia.361.Il giuramento di fedeltà che il Papa prescriveva all'Imperatore, è stato registrato e consacrato nelleClementine(l. II, tit. 9); ed Enea Silvio, il quale si oppose a questa nuova pretensione del Pontefice, non prevedea che dopo il volgere di pochi anni, ascenderebbe egli stesso il trono di S. Pietro, e abbraccerebbe allora le massime di Bonifazio VIII.362.Lo senatore di Roma, vestito di brocarto con quella beretta, con quelle maniche, e ornamenti di pelle, co' quali va alle feste di Testaccio e Nagone, non ferì forse gli sguardi di Enea Silvio; ma il cittadino di Roma parla con ammirazione e compiacenza di una tal circostanza.363.V.negliStatutidi Roma ilSenatoree i treGiudici(l. I, c. 3-14), iConservatori(lib. I, cap. 15, 16, 17; l. III, c. 4), iCaporioni(lib. I, c. 18; l. III, c. 8), ilConsiglio segreto(lib. III, cap. 2), ilConsiglio comune(l. III, c. 3). Il titolo dellequerele domestiche, delledisfide, e degliatti di violenza, ec., occupa molti capitoli (c. 14-40) del secondo libro.364.Statuta almae urbis Romae auctoritate S. D. N. Gregorii XIII, Pont. Max. a senatu populoque Rom. reformata et edita Romae, 1580, in folio.I vecchi statuti cadendo in disuso, nè convenendo più per l'avvenire ai Romani, furono raccolti in cinque libri non pubblicati. Luca Peto, dotto giureconsulto e antiquario venne incaricato di esserne il Triboniano; per altro io m'augurerei il vecchio codice colla sua rozza corteccia di libertà e di barbarie.365.Nel tempo ch'io stetti a Roma, e nel tempo parimente che vi soggiornò il sig. Grosley (Observ. sur l'Italie, t. II, p. 361), il Senatore di Roma era il sig. Bielke nobile svedese che aveva abbracciata la religione cattolica. Gli Statuti accennano anzichè determinare i diritti del Papa sulla elezione del Senatore e de' Conservatori.366.Sopra il monte Tarpeio, Canzon, vedraiUn cavalier che Italia tutta onoraPensoso più d'altrui che di sè stessoPetr. Canz.Spirto gentil ec.(Nota dell'Ed.).367.Nicolò V ben lungi dall'essere un tiranno avea trattato Stefano Porcaro con molta clemenza, e questi avendo giurato fedeltà doveva osservarla.(Nota di N. N.)368.Il Machiavello (Ist. fiorentina, l. VI, p. 373-375, edizione Bettoni) ne porge un racconto brevissimo e in un curiosissimo della cospirazione del Porcaro. La troviamo parimente nel giornale di Stefano Infessura (Rer. Ital., t. III, part. II, p. 1134, 1135) e in uno scritto particolare pubblicato da Leone Battista Alberti (Rer. Ital., t. XXV, p. 609-614). È cosa non priva di vezzo l'istituir paragone fra lo stile di questi due scrittori, e fra le opinioni del cortigiano e del cittadino.Facinus profecto quo... neque periculo horribilius, neque audacia detestabilius, neque crudelitate tetrius, a quoquam perditissimo uspiam excogitatum sit.... Perdette la vita quell'uomo da bene, e amatore dello bene e libertà di Roma.369.I disordini di Roma, inveleniti oltre ogni dire dalla parzialità di Sisto IV, vengono narrati ne' Giornali di Stefano Infessura e di un cittadino anonimo che ne furono spettatori.V.le turbolenze dell'anno 1484 e la morte del Protonotario Colonna (t. III, part. II, p. 1083-1158).370.«Est toute la terre de l'Eglise troublée pour cette partialité(dei Colonna e degli Orsini),comme nous dirions Luce et Grammont, ou en Hollande Houc et Caballan; et quand ce ne serait ce différend, la terre de l'Èglise serait la plus heureuse habitation pour les sujets, qui soit dans tout le monde (car ils ne payent ni tailles ni guères autres choses), et seraient toujours bien conduits (car toujours les papes sont sages et bien conseillés); mais très-souvent en advient de grands et cruels meurtres et pilleries».371.Non può negarsi, che le scomuniche, le quali escludono alcuno dal numero de' fedeli, non fanno effetto sull'animo di quelli che non credono alla loro forza ed alle loro conseguenze. Per altro le scomuniche devono avere un giusto e certo soggetto. Ogni diritto di scomunicare, ed ogni scomunica, ha la sua origine e la sua forza da quelle parole di Cristo riferite nell'Evangelio.Si autem peccaverit in te frater tuus vade et corripe eum inter te et ipsum solum; si te audierit lucratus eris fratrem tuum; si autem non audierit adhibe tecum adhuc unum vel duos, ut in ore duorum vel trium testium, stet omne verbum. Quod si non audierit eos, die ecclesiae; si autem ecclesiam non audierit sit tibi sicut Ethaicus et Publicanus.S. Matteo, c. 18. La Storia civile ed ecclesiastica concordemente ci mostrano quali grandi e replicati abusi sieno stati fatti del diritto di scomunicare, secondando le passioni, e recando mali e disordini gravissimi.(Nota di N. N.)372.L'assegnatezza di Sisto V portò a due milioni e mezzo di scudi romani la rendita dello Stato ecclesiastico (Vit.t. II, p. 291-296), e sì bene fornito era l'esercito pontifizio, che in un mese Clemente VIII potè occupare con tremila uomini a cavallo, e ventimila fantaccini lo Stato di Ferrara (t. III, p. 64). D'indi in poi (A. D. 1593) le armi del Pontefice han presa per buona sorte la ruggine; e la rendita, almeno in apparenza, debb'essere cresciuta.373.Soprattutto dal Guicciardini e dal Machiavello. Il leggitore può consultarel'Istoria generaledel primo,l'Istoria fiorentina, ilPrincipe, e iDiscorsi politicidel secondo. Il Guicciardini e il Machiavello, Fra Paolo e il Davila degni loro successori, sono stati considerati a buon diritto, come i primi Storici de' moderni popoli fino a questo momento, in cui la Scozia è surta al vanto di contendere cotesta palma all'Italia.374.Nel descrivere l'assedio di Roma fatto dai Goti (c. XXI) ho paragonati i Barbari coi sudditi di Carlo V, anticipazione che mi feci lecita senza scrupolo, siccome usai nel narrare prima del tempo le conquiste dei Tartari, per la poca speranza che allora era in me di terminare quest'Opera.375.Il racconto delle deboli ostilità cui si lasciò trascinare per ambizione il Pontefice Paolo IV della famiglia Caraffa, leggesi nel Presidente De Thou (l. XVI, XVIII) e nel Giannone (t. VIII, l. 33, c. 1, p. 203-232, edizione Bettoni). Due bacchettoni cattolici, Filippo II e il Duca d'Alba, osarono separare il principe romano dal Vicario di Gesù Cristo. Nondimeno il carattere sacro che ne avrebbe santificata la vittoria, giovò onorevolmente a proteggerlo nella sconfitta.376.Il dottore Adamo Smith (Wealth of Nations, vol. I, p. 495-504) spiega in ammirabile guisa il cambiamento dei costumi e le spese che trae seco il progresso della civiltà. Forse dimostra con troppa acredine, che le mire le più personali ed ignobili hanno partoriti gli effetti i più salutevoli.377.Un Italiano uscito del suo paese, Gregorio Leti, ha pubblicata la Vita di Sisto V (Amsterd. 1721, 5 vol. in 12), opera circostanziata e dilettevole, ma non fatta per inspirare piena fiducia. Nondimeno quanto vi si legge sul carattere del Pontefice, e sui principali fatti di questa Storia trovasi confermato negli Annali dello Spondano e del Muratori (A. D. 1585-1590), e nella Storia contemporanea del grande De Thou. (l. LXXXII, c. 1, 2; l. LXXXIV, c. 10; l. C, c. 8).378.I Ministri esteri, ad esempio della Nobiltà romana vollero avere questi luoghi privilegiati,quartieri, ofranchigie. Giulio II avea abolito l'abominandum et detestandum franchitiarum hujus modi nomen; ma le franchigie ricomparvero ancora dopo Sisto V. Non so trovare ove fosse la giustizia, o la grandezza di Luigi XIV quando, nel 1687, spedì a Roma un ambasciatore (il Marchese di Lavardin) con mille ufiziali, guardie e servi armati per sostenere questo iniquo diritto e insultare Innocenzo XI in seno della sua Capitale. (Vita di Sisto V, t. III, p. 260-278; Muratori,Annali d'Italia, t. XV, p. 494-496, e Voltaire,Siècle de Louis XIV, t. II, c. 14, p. 58, 59).379.Questo oltraggio diede origine ad un decreto scolpito in marmo e collocato in Campidoglio; decreto il di cui stile è di una semplicità nobile e repubblicana.Si quis, sive privatus, sive magistratum gerens, de collocandavivopontifici statua mentionem facere ausit, legitimo S. P. Q. R., decreto in perpetuum infamis et publicorum munerum expers esto M. D. X. C. mense Augusto(Vita di Sisto V, tom. III, p. 469). Credo che un tale decreto venga tuttavia osservato, nè dubito di affermare che dovrebbero mettere una simile proibizione tutti i principi meritevoli veramente di statua.380.Le Storie della Chiesa, dell'Italia e della Cristianità mi hanno giovato a comporre questo capitolo. Nelle Vite originali de' Papi si scopre sovente lo stato della città e della Repubblica di Roma, e gli avvenimenti de' secoli XIV, XV trovansi registrati nelle rozze Cronache che ho esaminate accuratamente, e che ora, seguendo l'ordine dei tempi, indicherò ai leggitori.1. Monaldeschi (Ludovici Boncomitis),Fragment.Annalium roman. (A. D. 1328), inScriptores rerum italicarumdel Muratori, t. XII, p. 525. N. B. La fiducia che può essere inspirata da questo fragmento, viene alquanto diminuita da una singolare interpolazione mediante cui l'Autore racconta la suapropria morte, accaduta quando compieva il centoquindicesimo anno.2.Frammenta Historiae romanae(vulgoThomas Fortifiocca,in romana Dialecto vulgari) A. D. 1327-1354, nel Muratori (Antiquit. med. aevi ital., t. III, p. 247-548), base autentica della Storia del Rienzi.3. Delphini (Gentilis)Diarium romanum(A. D. 1370-1410) inRerum italic., etc. t. III, part. II, p. 846.4. Antonini (Petri),Diarium romanum(A. D. 1404-1417) t. XXIV, p. 969.5. Petroni (Pauli)Miscell. historica romana(A. D. 1433-1446), t. XXIV, p. 1101.6. Volaterrani (Jacob),Diarium rom.(A. D. 1472-1484), t. XXIII, p. 81.7.Anonymi Diarium urbis Romae(A. D. 1481-1492), t. III, part. I, II, p. 1069.8. Infessura (Stephani),Diarium romanum(A. D. 1294, 1378-1494), t. III, part. II, p. 1109.9.Historia arcana Alexandri VI, sive excerpta ex Diario Joh. Burcardi(A. D. 1492-1503)edit. a Godefr. Gulielm. Leibnizio, Hanov. 1897, in 4. I manoscritti che si trovano nelle diverse Biblioteche dell'Italia e della Francia possono giovare a compire la grande e preziosa Opera del Burcardo, (Foncemagne,Mém. de l'Acad. des Inscript., t. XVII, p. 597-606).Eccetto l'ultima Opera, questi frammenti e giornali si trovano nella Raccolta del Muratori, mia scorta e mio maestro nella Storia d'Italia. Il Pubblico gli debbe in ordine a ciò: 1.Rerum italicarum Scriptores(A. D. 500-1500)quorum potissima pars nunc primum in lucem prodit, etc., 28 vol.in fol., Milano, 1723-1738-1751. Rimangono a desiderarsi un soccorso di tavole cronologiche ed alfabetiche che servano di chiave a questa grand'Opera, tuttavia in disordine e in uno stato difettoso. 2.Antiquitates Italiae medii aevi, 6 volumiin fol.; Milano, 1738-1743, in settantacinque Dissertazioni piene d'interesse su i costumi, il governo, la religione ec. degli Italiani del Medio Evo con un supplimento considerabile di chirografi, cronache, ec. 3.Dissertazioni sopra le Antichità italiane, 3 vol. in 4; Milano, 1751, traduzione in italiano dell'Opera precedente, eseguita dal medesimo Autore, e che per essere citata merita la stessa fiducia del testo latinoAntiquitates. 4.Annali d'Italia, 18 volumi in 8; Milano, 1753-1756, compilazione arida, ma esatta ed utile della Storia d'Italia, dopo la nascita di Gesù Cristo fino alla metà del secolo XVIII. 5.Delle Antichità Estensi ed Italiane, 2. vol.in fol.; Modena, 1717-1740. Nella Storia di questa nobile famiglia d'ond'escono gli attuali Re d'Inghilterra, il Muratori non si è lasciato trasportare dalla fedeltà e dalla gratitudine che, come suddito, doveva ai Principi della Casa d'Este. In tutte le sue Opere si manifesta scrittore laborioso ed esatto, e cerca sollevarsi al di sopra de' pregiudizj ordinarj ad un prete. Nato nel 1672, morì nel 1750, dopo avere trascorsi circa 60 anni nelle Biblioteche di Milano e di Modena.Vita del Proposto Ludovico Antonio Muratori, scritta da Gian Francesco Soli Muratori, nipote e successore del medesimo. Venezia, 1756, in 4.381.Ho già dato conto (nel t. XII, c. LXV, p. 380, 381) dell'età, dell'indole, e degli scritti del Poggi, ed ivi (not. 1) ho parimente citata la data in cui comparve il suo elegante dialogoDe Varietate fortunae, da cui questo tratto è stato tolto.382.Consedimus in ipsis Tarpeiae arcis ruinis, pone ingens portae cujusdam, ut puto, templi, marmoreum limen plurimasque passim confractas columnas, unde magna ex parte, prospectus urbis patet(p. 5).383.Aeneid., VIII. Questa antica pittura di una tinta sì dilicata, e condotta con tanta maestrìa dovea commovere vivamente un Romano, e i nostri studj della giovinezza ci mettono in istato di partecipare con esso d'un tal sentimento.384.Capitolium adeo.... immutatum ut vineae in senatorum subsellia successerint, stercorum ac purgamentorum receptaculum factum. Respice ad Palatinum montem.... vasta rudera.... caeteros colles perlustra omnia vacua aedificiis, ruinis vineisque oppleta conspicies(Poggi,De Variet. fortunae, p. 21).385.V.Poggi (p. 8-22).386.Liber de mirabilibus Romae, ex registro Nicolai cardinalis de Aragonia, in Bibliotheca sancti Isidori, ArmadioIV, n. 69. Il Montfaucon (Diarium italicum, p. 283-301) ha pubblicato un tal libro con brevissime, ma altrettanto giudiziose note.Scriptor, così si esprime,XIII circiter saeculi, ut ibidem notatur; antiquariae rei imperitus, et, ut ab illo aevo, magis et anilibus fabellis refertus: sed, quia monumenta quae iis temporibus Romae supererant pro modulo recenset, non parum inde lucis matuabitur qui romanis antiquitatibus indagandis operam navabit(p. 283).387.Il P. Mabillon (Analecta, t. IV, p. 502) ha pubblicata la relazione di un pellegrino anonimo del nono secolo, che descrivendo le Chiese e i Luoghi Santi di Roma, accenna molti edifizj, e soprattutto alcuni portici che prima del secolo decimoterzo non erano più.388.V.intorno ilSettizonioleMém. sur Pétr., (tom. I, p. 325, Donato, p. 338, e Nardini, p. 117-414).389.L'epoca della costruzione delle piramidi è antica e sconosciuta. Diodoro di Sicilia (t. I, l. I, c. 44, p. 72) non ci sa dire se fossero innalzate, mille, o tremilaquattrocento anni prima della Olimpiade decimaottava. Ser John Marsham, che ha diminuita la lunghezza delle dinastie egiziane, porterebbe quest'epoca a circa venti secoli prima di Gesù Cristo.Canon. Chronicus(p. 47).390.V.l'aringa di Glauco nella Iliade (Z. 146). Omero adopera di frequente questa immagine naturale e malinconica.391.Il dotto critico sig. De Vignolles (Hist. crit. de la rep. des lettres, t. VIII, pag. 74-118; IX, pag. 172-187) pone accaduto questo incendio nell'A. D. 64, 19 luglio, e la persecuzione de' Cristiani, che ne conseguì, incominciata nel 15 novembre dello stesso anno.392.Quippe in regiones quatuordecim Roma dividitur, quarum quatuor integrae manebant, tres solo tenus dejectae; septem reliquis pauca tectorum vestigia supererant, lacera et semiusta.Fra gli antichi edifizj che furono consunti, Tacito novera il tempio della Luna innalzato da Servio Tullio, la cappella e l'altare consagrati da Evandropraesenti Herculi, il tempio di Giove Statore, fabbricato per adempire il voto di Romolo, il palagio di Numa, il tempio di Vesta,cum penatibus populi romani. Deplora parimente leopes tot victoriis quaesitae et Graecarum artium decora.... multa quae seniores meminerant, quae reparari nequibant(Annal. XV, 40, 41).393.A. U. C. 507,repentina subversio ipsius Romae praevenit triumphum Romanorum.... diversae ignium aquarumque clades pene absumpsere urbem. Nam Tiberis insolitis auctus imbribus et ultra opinionem, vel diurnitate vel magnitudine redundans,omniaRomae aedificia in plano posita delevit. Diversae qualitates locorum ad unam convenere perniciem; quoniam et quae segnior inundatio tenuit madefacta dissolvit, ei quae cursus torrentis invenit, impulsa dejecit(Oros.,Hist., l. IV, c. 11, p. 244, edizione Havercamp). Fa d'uopo osservare che lo Storico cristiano si studiava d'ingrandire i disastri del Mondo pagano.394.Vidimus flavum Tiberim, retortisLittore Etrusco violenter undis,Ire dejectum monumenta regisTemplaque Vestae.(Hor.Carm.l. I, od. II).Se il palagio di Numa e il tempio di Vesta furono atterrati ai giorni di Orazio, quella parte de' ridetti edifizj che fu consumata dall'incendio di Nerone, come potea mai meritare gli epiteti divetustissimao d'incorrupta?395.Ad coercendas inundationes, alveum Tiberis laxavit ac repurgavit, completum olim ruderibus, et aedificiorum prolapsionibus coarctatum(Svetonio, inAugusto, c. 30).396.Tacito racconta le rimostranze che le diverse città dell'Italia portarono al Senato per allontanare sì fatto provvedimento. Può a questo proposito osservarsi quai progressi ha fatti la ragione. In un affare di tal natura noi consulteremmo del certo gl'interessi locali; ma la Camera de' Comuni ributterebbe con disdegno questo superstizioso argomento:La natura assegna ai fiumi il corso che ad essi è proprioec.397.V.leEpoques de la Naturedell'eloquente filosofo Buffon. La sua descrizione della Guiana, provincia dell'America Meridionale, è quella di un terreno nuovo e selvaggio; ove le acque abbandonate a sè medesime non sono per anche state regolate dall'industria degli uomini (p. 212-561, edizione in 4).398.Il sig. Addisson nel suo Viaggio in Italia ha osservato questo fatto singolare quanto incontrastabile,V.le sue Opere (t. II, p. 98, edizione di Baskerville).399.Cionnullameno ne' tempi moderni il Tevere qualche volta ha recati alla città di Roma notabili danni. Gli Annali del Muratori citano tre grandi innondazioni che produssero tristissime conseguenze negli anni 1530, 1557, 1598 (t. XIV, p. 268-429; t. XV, p. 99, ec.).400.Profitto di questa occasione per dichiarare che dodici anni di più mi hanno fatto dimenticare, o per meglio dire rifiutare questa Storia della fuga di Odino da Azoph nella Svezia, Storia alla quale non ho prestata seria fede giammai (V.quanto ne ho detto al capit. X). I Goti probabilmente non sono altra cosa che Germani; ma oltre quanto Cesare e Tacito ne hanno favellato, le Antichità della Germania non presentano che favole e oscurità.401.V.il capitolo XXXI di quest'Opera.402.Cap. XXXI,ivi.403.Cap. XXXIX,ivi.404.Cap. XLIII,ivi.405.Cap. XXVIII,ivi.406.Eodem tempore petit a Phocate principe templum, quod appellatur PANTEON, in qua fecit ecclesiam sanctae Mariae semper Virginis, et omnium Martyrum; in qua ecclesia princeps multa bona obtulit(Anastasius vel potius liber pontificialis in Bonifacio IV, Muratori,Script. rer. ital., t. III, part. I, p. 135). Secondo un autore anonimo citato dal Montfaucon, Agrippa avea consacrato il Pantheon a Cibele e a Nettuno. Bonifazio IV, alle calende di novembre, lo dedicò alla Vergine,quae est mater omnium Sanctorum(p. 297, 298).407.Flaminio Vacca (V.Montfaucon, p. 155, 156, ed anche pag. 21, in fine dellaRoma anticadel Nardini) e parecchi Romani,doctrina graves, andavano persuasi che i Goti avessero sotterrati in Roma i lor tesori, e prima poi di morire indicati i siti ove gli aveano ascosi,filiis nepotibusque. Lo stesso Vacca narra diversi aneddoti per provare che, ai suoi giorni, alcuni pellegrini, discendenti de' conquistatori goti, dai paesi di là dall'Alpi, venivano a Roma per iscavarne i dintorni, e portarsi via la loro eredità.408.Omnia quae erant in oere ad ornatum civitatis deposuit: sed et ecclesiam B. Mariae ad Martyres quae de regulis aereis cooperta discooperuit(Anastas.in Vitalian., pag. 141). Questo Greco, vile al pari che sacrilego, non ebbe nè manco il miserabile pretesto di devastare un tempio pagano, perchè il Pantheon era già divenuto una Chiesa cattolica.409.V.intorno alle spoglie di Ravenna la concessione originale di Papa Adriano I a Carlomagno (Cod. Carolin.,epist.67, nel Muratori,Script. ital., tom. III, part. II, pag. 223).410.Citerò la testimonianza autentica del Poeta sassone (A. D. 887-899),De reb. gestis Car. M., l. V, 437-440, negliHistoriens de France(t. V, p. 180).
«E v'è un misto di matto e di briccone.»
«E v'è un misto di matto e di briccone.»
(Nota dell'Ed.)
323.Rienzi, nella lettera che abbiam citata poc'anzi, attribuisce a S. Martino il Tribuno e a Bonifazio VIII, nemici della Casa Colonna, a sè medesimo e al popolo romano, la gloria di questo combattimento, che il Villani (l. XII, c. 104) trasforma in una regolare battaglia. Il Fortifiocca (l. II, c. 34-37) descrive partitamente e con semplicità il disordine del combattimento, la fuga de' Romani, e la viltà di Rienzi.
324.Parlando della caduta della famiglia Colonna, intendo qui solamente quella di Stefano. Il Padre Du Cerceau confonde spesse volte il padre ed il figlio. Dopo l'estinzione del primo ramo, questa Casa si è perpetuata ne' rami collaterali da me non conosciuti in un modo abbastanza esatto.Circumspice,dice il Petrarca,familiae tuae statum, Columniensiumdomos:solito pauciores habeat Columnas. Quid ad rem? Modo fundamentum stabile, solidumque permaneat.
325.Il Convento di S. Silvestro era stato fondato e dotato dai Cardinali della Casa Colonna a favore di quelle loro parenti che volessero abbracciare la vita monastica, e la stessa Casa Colonna continuò sempre a proteggerlo. Nel 1318 le religiose erano in numero di dodici. Le altre figlie di questa Casa aveano la permissione di sposare i lor cugini in quarto grado, dispensa fondata sul picciolo numero delle nobili famiglie romane, e sulle strette loro parentele (Mém. sur Pétrarque, t. I, p. 110; t. II, p. 401).
326.Il Petrarca scrisse alla famiglia Colonna una lettera piena di ricercatezza e di pedanteria (Fam., l. VII,epist.13, p. 682, 685). Vi si vede un'amicizia annegata in mezzo al patriottismo.Nulla toto orbe principum familia carior; carior tamen respublica, carior Roma, carior Italia.
«Je rends graces aux Dieux de n'être pas Romain.»
327.Polistore, autore contemporaneo che ha conservati molti fatti originali, nè privi di vezzo per gli eruditi (Rer. Ital., t. XXV, c. 31, p. 798-804), accenna oscuramente questa assemblea, e le opposizioni che trovò il Rienzi nella medesima.
328.Il P. Du Cerceau (p. 196-252) ha tradotti i Brevi e le Bolle di Clemente VI contra il Rienzi seguendo gli Annali Ecclesiastici di Oderico Rainaldi (A. D. 1347, n. 15-17-21) che trovò questi atti negli archivj del Vaticano.
329.Mattia Villani descrive l'origine, il carattere e la morte di questo Conte di Minorbino, uomodi natura incostante et sanza fede. Era stato avo del Minorbino un astuto notaio che arricchitosi delle spoglie de' Saracini di Nocera, comperò indi la Nobiltà.V.il suo imprigionamento, e gli sforzi fatti a pro del medesimo dal Petrarca (t. II, p. 149-151).
330.Mattia Villani (l. II, c. 47; l. III, c. 33-57-78) e Tommaso Fortifiocca (l. III, c. 1-4) narrano le turbolenze accadute in Roma fra l'intervallo della partenza e del ritorno del Rienzi. Non mi sono fermato sulle amministrazioni del Cerroni e del Baroncelli che imitarono unicamente il Rienzi, loro modello.
331.Lo zelo di Polistore, l'Inquisitore dominicano (Rer. ital., t. XXV, c. 36, p. 819), ha, non v'è dubbio, esagerato queste visioni, non saputesi nè dagli amici, nè dai nemici del Rienzi. Se questi avesse affermato, che il Regno dello Spirito Santo sottentrava in vece di quello di Cristo, che la tirannide del Pontefice doveva essere abolita, non si sarebbe tardato a convincerlo di eresia e di ribellione, senza dar disgusto al popolo di Roma.
332.La maraviglia, e quasi gelosia, del Petrarca è una prova, se non della verità di questo fatto incredibile, almeno della buona fede di chi lo racconta. L'abate di Sade (Mém.t. III, p. 242) cita la sesta epistola del lib. decimoterzo del Petrarca; ma egli ha consultato il manoscritto reale, non l'edizione ordinaria di Basilea (p. 920).
333.Egidio, o Gille Albornoz, Nobile spagnuolo, Arcivescovo di Toledo, e Cardinale Legato in Italia (A. D. 1353-1367), restituì coll'armi e col consiglio l'autorità temporale ai Pontefici. Sepulveda ne ha scritta la vita; ma il Dryden non ha potuto ragionevolmente supporre che il nome di Albornoz, o di Volsey fosse pervenuto all'orecchio del Mufti della tragedia delDon Sebastiano.
334.Il P. Du Cerceau (p. 344-394) ha tolta da Mattia Tillani e dal Fortifiocca la sua relazione sulle azioni e la fine del Cavaliere di Montréal, vissuto da ladro e morto da eroe. Capo di una compagnia libera (la prima di queste bande che avesse ancora desolata l'Italia) si arricchì e divenne formidabile; aveva impiegato danaro in tutti i banchi, e a Padova, solamente, sessantamila ducati.
335.Il Fortifiocca che non si mostra nè amico, nè nemico del Rienzi, ne racconta con tutte le particolarità (l. III, p. 12-25) l'esilio, la seconda amministrazione e la morte. Il Petrarca che amava ilTribuno, intese con indifferenza la morte delSenatore.
336.L'abate di Sade descrive in piacevole modo, e attenendosi allo stesso Petrarca, la fiducia e le speranze deluse del Poeta (Mem.t. III, p. 375-413); ma il maggior cordoglio, benchè il più nascosto, fu per lui la corona che il Poeta Zanubi ottenne dalle mani medesime dell'Imperatore Carlo IV.
337.V.nell'Opera aggradevole ed esatta dell'abate di Sade le lettere scritte dal Petrarca, nel 1334, a Benedetto XII (t. I, p. 261-265), nel 1342, a Clemente VI (t. II, p. 45-47) e nel 1336, ad Urbano V (t. III, p. 677-691); l'elogio dell'ultimo di questi Pontefici (p. 711-715), l'apologia del medesimo (p. 771); e si consulti (Opp.p. 1068-1085) ove si rinverrà il parallelo pieno di fiele che il Petrarca instituisce fra il merito della Francia e quel dell'Italia.
338.
Squallida sed quoniam facies, neglectaque cultuCaesaries; multisque malis lassata senectusEripuit solitam effigiem; vetus accipe nomen;Roma vocor.(Carm. l. II, p. 77.)
Squallida sed quoniam facies, neglectaque cultu
Caesaries; multisque malis lassata senectus
Eripuit solitam effigiem; vetus accipe nomen;
Roma vocor.
(Carm. l. II, p. 77.)
Protrae una tale allegoria al di là di tutti i limiti, e sin della pazienza dei leggitori. Le lettere in prosa che il Petrarca scrisse ad Urbano V sono più semplici e più persuasive (Senilium, l. VII, p. 811-827; l. IX,epist.1. p. 844-854).
339.In vece di credulità bisognava dire fede, o credenza, perchè credulità significa credenza eccessiva senza motivi di credibilità. S. Paolo scrisserationabile obsequium vestrum.Si sa poi da quella parte d'istoria Ecclesiastica risguardante i Papi specialmente, ch'essi furono premurosissimi, per loro istituto, di tener fermi gli animi nella credenza.(Nota di N. N.)
340.Non ho tempo di trattenermi sulle leggende di Santa Brigida e di Santa Catterina: la seconda di queste leggende potrebbe somministrare alcune dilettevoli storie. L'impressione che fecero sull'animo del Papa è attestata dai discorsi tenuti da lui medesimo al letto di morte, quando avvertì i circostantiut caverent ab hominibus, sive viris, sive mulieribus, sub specie religionis loquentibus visiones sui capitis, quia per tales ipse seductusetc. (Baluzio,Not. ad vit. pap. Avenionensium, t. I, p. 1223).
341.Questa spedizione di scorridori viene narrata dal Froissard (Chronique, t. I, p. 230) e nella Vita del Du Guesclin (Collection générale des Mémoires historiques, t. IV, c. 16, p. 107-113). Fin dall'anno 1361 la Corte avignonese avea sofferte violenze da bande d'uomini della stessa indole, che indi attraversavano l'Alpi (Mémoires sur Pétrarque, tom. III, p. 563-569).
342.Il Fleury, seguendo gli Annali di Oderico Rinaldi, cita il Trattato originale stipulato e sottoscritto nel dì 21 decembre, 1776, fra Gregorio XI e i Romani (Hist. eccl., t. XX, p. 275).
343.La prima Corona, oregnum(Ducange,Gloss. lat., t. V, p. 702), che vedesi far comparsa sulla mitra de' Papi, significa la donazione di Costantino, o di Clodoveo. Bonifazio VIII vi aggiunse la seconda per dare a divedere che i Pontefici, oltre al regno spirituale, un regno temporale possedono. I tre Stati della Chiesa vengono rappresentati dalla triplice Corona che adottarono Giovanni XXII, o Benedetto XII (Mém. sur Pétr. t. I, p. 258, 259).
344.Il Baluzio (Not. ad pap. Avenion., t. I, p. 1194, 1195) cita diverse testimonianze intorno alle minacce degli ambasciatori romani e alla rassegnazione dell'Abate di Monte Cassino,qui ultro se offerens, respondit se civem romanum esse, et illud velle quod ipsi vellent.
345.Possono leggersi, nelle Vite di Urbano V, e di Gregorio XI, Baluzio, (Vit. pap. Avenion., t. I, p. 363-486), Muratori, (Script. rer. ital., t. III, part. I, pag. 613-712) il ritorno de' Papi a Roma, e l'accoglienza che dal popolo ricevettero. Nelle dispute dello scisma vennero esaminate severamente, benchè con parzialità, tutte le circostanze; soprattutto allor quando accadde la grande verificazione che decise sull'obbedienza della Castiglia, verificazione alla quale il Baluzio, seguendo un manoscritto della Biblioteca di Harlay, rimanda sì di frequente i proprj leggitori nelle sue note, p. 1281, etc.
346.Può forse, chi crede l'immortalità dell'anima, ravvisare nella morte un gastigo per l'uom dabbene? Mostrerebbe così una perplessità nella propria fede. Ma un filosofo non può essere di concorde avviso coi Greci ον οι θεοι φιλουσιν αποθνησκει νεος,muore giovane chi è amato dagli Dei(Brunck,Poetae Gnomici, p. 231).V.in Erodoto (l. I, c. 31) la Novella e morale de' giovani d'Argo.
347.Il Sig. Lenfant, nellaStoria del Concilio di Pisa, ha compilati e paragonati fra loro i racconti de' partigiani d'Urbano, e di quei di Clemente, degl'Italiani e degli Alemanni, de' Francesi e degli Spagnuoli. Sembra che gli ultimi si mostrassero più operosi e verbosi in questa querela. Il loro editore Baluzio ha nelle sueNotesomministrate le prove sopra tutti i fatti e i detti che vengono narrati nelle Vite di Gregorio XI e di Clemente VII.
348.Sembra che i numeri adottati dai successori di Clemente VII, e di Benedetto XIII, sciolgano a svantaggio della legittimità di questi Pontefici la quistione. Gl'Italiani li chiamano, senza riguardo, Antipapi, mentre i Francesi, dopo avere ventilate le ragioni d'entrambe le parti, si limitano a dubitare e a tollerare (Baluz.,in Praef.). È cosa singolare, o piuttosto è cosa da non maravigliarsene, che l'una e l'altra fazione ebbero Santi, visioni e miracoli.
349.Il Baluzio si studia (Not.p. 1271-1280) a giustificare la purezza e la pietà de' motivi di Carlo V, Re di Francia: «Questo Principe ricusò di ascoltare le ragioni di Urbano; ma e i partigiani di Urbano non ricusarono forse di ascoltare quelle di Clemente etc.?».
350.Una lettera o declamazione pubblicata col nome di Eduardo III (Baluzio,Vit. papar. Avenion., t. I, p. 553), mostra con quanto zelo la nazione inglese si movesse contra la fazione di Clemente; nè a sole parole si limitò questo zelo. Il Vescovo di Norwick sbarcò a capo di sessantamila fanatici sul Continente (Hume's,History, vol. III, p. 57, 58).
351.Oltre a quanto narrano in generale gli Storici, i Giornali di Delfino Gentile, di Pietro Antonio e di Stefano Infessura, nella grande Raccolta del Muratori, ne danno a conoscere quai fossero in quella età lo stato e le sciagure di Roma.
352.Il Giannone (T. VI, l. XXIV, c. VI, p. 247, ediz. Bettoni) suppone che Ladislao si fosse intitolatoRex Romae, benchè tale titolo più non si conoscesse dopo l'espulsione dei Tarquinj. Ma si è scoperto in appresso che conveniva leggereRex Ramae, di Rama, oscuro regno congiunto a quel di Ungheria.
353.Qual precipua e decisiva parte abbia sostenuta il Regno di Francia nello scisma di Occidente, leggesi in una Storia particolare, composta sulla traccia di autentici documenti da Pietro Dupuis, ed inserita nel settimo volume dell'ultima edizione dell'opera del Presidente De Thou, amico dello stesso Dupuis (part. XI, p. 110-184).
354.Giovanni Gerson, uno de' più intrepidi fra que' dottori, autore, o per lo meno il propugnatore zelante di questo partito, regolò spesse volte in ordine a ciò la condotta dell'Università di Parigi e della Chiesa Gallicana, come egli medesimo ne parla a lungo ne' proprj scritti teologici, dei quali abbiamo una buona compilazione eseguita dal Le Clerc (Bibl. choisie, t. X, p. 1-78).
355.Leonardo Bruni di Arezzo, un di quelli che maggiormente contribuirono al risorgimento della letteratura classica nell'Italia, e che, dopo avere servito parecchi anni alla Corte di Roma, qual Segretario, abbandonò questa carica per assumere l'altra onorevole di Cancelliere della Repubblica di Firenze (Fabr.,Bibl. med. aevi, t. I, p. 290). Il Lenfant nella sua Opera (Concile de Pise, t. I, p. 191-195) ne ha offerta la traduzione di questa curiosa lettera.
356.Non posso passare sotto silenzio la grande lite nazionale che gli ambasciatori dell'Inghilterra sostennero valorosamente contro quelli di Francia. Pretendeano questi che la Cristianità fosse per essenza scompartita in sole quattro grandi nazioni, l'Italia, l'Alemagna, la Francia e la Spagna, sole, secondo essi, che avessero voce nella grande contesa; e quanto ai Regni men vasti (la Danimarca, il Portogallo ec., e vi aggiugnevano l'Inghilterra) non erano che compresi sotto l'una, o l'altra di queste generali divisioni. Gl'Inglesi affermavano per parte loro che le Isole Britanniche, di cui la principale era l'Inghilterra, dovevano essere riguardate come quinta nazione, e quinta nell'aver voce; e per rialzare lo splendore della loro patria ricorsero a tutti gli argomenti che la verità e la favola ai medesimi suggeriva. Comprendendo nelle Isole Britanniche l'Inghilterra, la Scozia, il paese di Galles, i quattro Regni d'Irlanda e le Orcadi, presentarono questi territorj di otto reali Corone, distinte per quattro o cinque lingue, l'inglese, la gallese, il dialetto della contea di Cornovaglia, la scozzese e l'irlandese; asserirono che la maggiore fra queste Isole era lunga, da tramontana ad ostro, ottocento miglia, corrispondenti a quaranta giorni di cammino; che la sola Inghilterra contenea trentadue contee, o cinquantaduemila parrocchie (asserzione un poco avanzata) oltre alle cattedrali, ai collegi, ai priorati, agli ospitali. Furono allegate la missione di S. Giuseppe di Arimatea, la nascita di Costantino, la legazione de' due Primati, ec.; nè venne posta in obblivione la testimonianza di Bartolomeo di Glanville (A. D. 1360 ) il quale non vedeva che quattro Regni nella Cristianità; 1. quel di Roma; 2. quel di Costantinopoli; 3. quel dell'Irlanda, passato negl'inglesi Monarchi; 4. quel della Spagna. Gl'Inglesi trionfarono ne' Consigli; ma per vero dire aggiunsero grande peso alle loro fazioni le vittorie di Enrico V. Ser Roberto Wingfield, ambasciatore di Enrico VIII presso l'Imperatore Massimiliano I, trovò a Costanza le allegazioni d'entrambe le parti, e le fece stampare a Lovanio nel 1517. Vennero indi più correttamente pubblicate nella Raccolta di Vonder-Hardt (t. V), che si giovò di un manoscritto di Lipsia; ma non ho veduto che la compilazione di tali atti pubblicata dal Lenfant (Conc. de Const., t. II, p. 447-453; ec.).
357.Un Ministro protestante, il sig. Lenfant, che abbandonando la Francia, si ritirò a Berlino, ha scritta con molta buona fede, diligenza ed eleganza, la Storia de' tre successivi Concilj di Pisa, di Costanza e di Basilea, in sei volumi in 4. La parte men pregevole di quest'Opera è quanto si riferisce al Concilio di Basilea, la migliore, quella che tratta del Concilio di Costanza.
358.V.laDiss. 27 delle Antichitàdel Muratori, e la primaIstruzione della Scienza delle Medagliedel P. Joubert e del Barone della Bastia. La Storia numismatica di Papa Martino V e de' suoi successori venne composta da due frati, Moulinet, oriondo francese, e Bonanni, oriondo italiano. Credo però che la prima parte della Serie sia stata rifatta con più recenti medaglie.
359.Oltre alle Vite di Eugenio IV (Rer. Ital., tom. IX, p. 869, e t. XXV, p. 256) il Giornale di Paolo Petroni e di Stefano Infessura, sono i testi più sicuri ed originali che si abbiano intorno alla ribellione de' Romani contra Eugenio IV; il primo che vivea in que' giorni a Roma, tiene il linguaggio di un cittadino, pavido, nella stessa guisa, della tirannide de' preti e di quella del popolo.
360.Il Lenfant (Conc. de Basle, t. II, pag. 276-268) nel descrivere la coronazione di Federico III, segue Enea Silvio, spettatore ed attore di questa sfarzosa cerimonia.
361.Il giuramento di fedeltà che il Papa prescriveva all'Imperatore, è stato registrato e consacrato nelleClementine(l. II, tit. 9); ed Enea Silvio, il quale si oppose a questa nuova pretensione del Pontefice, non prevedea che dopo il volgere di pochi anni, ascenderebbe egli stesso il trono di S. Pietro, e abbraccerebbe allora le massime di Bonifazio VIII.
362.Lo senatore di Roma, vestito di brocarto con quella beretta, con quelle maniche, e ornamenti di pelle, co' quali va alle feste di Testaccio e Nagone, non ferì forse gli sguardi di Enea Silvio; ma il cittadino di Roma parla con ammirazione e compiacenza di una tal circostanza.
363.V.negliStatutidi Roma ilSenatoree i treGiudici(l. I, c. 3-14), iConservatori(lib. I, cap. 15, 16, 17; l. III, c. 4), iCaporioni(lib. I, c. 18; l. III, c. 8), ilConsiglio segreto(lib. III, cap. 2), ilConsiglio comune(l. III, c. 3). Il titolo dellequerele domestiche, delledisfide, e degliatti di violenza, ec., occupa molti capitoli (c. 14-40) del secondo libro.
364.Statuta almae urbis Romae auctoritate S. D. N. Gregorii XIII, Pont. Max. a senatu populoque Rom. reformata et edita Romae, 1580, in folio.I vecchi statuti cadendo in disuso, nè convenendo più per l'avvenire ai Romani, furono raccolti in cinque libri non pubblicati. Luca Peto, dotto giureconsulto e antiquario venne incaricato di esserne il Triboniano; per altro io m'augurerei il vecchio codice colla sua rozza corteccia di libertà e di barbarie.
365.Nel tempo ch'io stetti a Roma, e nel tempo parimente che vi soggiornò il sig. Grosley (Observ. sur l'Italie, t. II, p. 361), il Senatore di Roma era il sig. Bielke nobile svedese che aveva abbracciata la religione cattolica. Gli Statuti accennano anzichè determinare i diritti del Papa sulla elezione del Senatore e de' Conservatori.
366.
Sopra il monte Tarpeio, Canzon, vedraiUn cavalier che Italia tutta onoraPensoso più d'altrui che di sè stessoPetr. Canz.Spirto gentil ec.
Sopra il monte Tarpeio, Canzon, vedrai
Un cavalier che Italia tutta onora
Pensoso più d'altrui che di sè stesso
Petr. Canz.Spirto gentil ec.
(Nota dell'Ed.).
367.Nicolò V ben lungi dall'essere un tiranno avea trattato Stefano Porcaro con molta clemenza, e questi avendo giurato fedeltà doveva osservarla.(Nota di N. N.)
368.Il Machiavello (Ist. fiorentina, l. VI, p. 373-375, edizione Bettoni) ne porge un racconto brevissimo e in un curiosissimo della cospirazione del Porcaro. La troviamo parimente nel giornale di Stefano Infessura (Rer. Ital., t. III, part. II, p. 1134, 1135) e in uno scritto particolare pubblicato da Leone Battista Alberti (Rer. Ital., t. XXV, p. 609-614). È cosa non priva di vezzo l'istituir paragone fra lo stile di questi due scrittori, e fra le opinioni del cortigiano e del cittadino.Facinus profecto quo... neque periculo horribilius, neque audacia detestabilius, neque crudelitate tetrius, a quoquam perditissimo uspiam excogitatum sit.... Perdette la vita quell'uomo da bene, e amatore dello bene e libertà di Roma.
369.I disordini di Roma, inveleniti oltre ogni dire dalla parzialità di Sisto IV, vengono narrati ne' Giornali di Stefano Infessura e di un cittadino anonimo che ne furono spettatori.V.le turbolenze dell'anno 1484 e la morte del Protonotario Colonna (t. III, part. II, p. 1083-1158).
370.«Est toute la terre de l'Eglise troublée pour cette partialité(dei Colonna e degli Orsini),comme nous dirions Luce et Grammont, ou en Hollande Houc et Caballan; et quand ce ne serait ce différend, la terre de l'Èglise serait la plus heureuse habitation pour les sujets, qui soit dans tout le monde (car ils ne payent ni tailles ni guères autres choses), et seraient toujours bien conduits (car toujours les papes sont sages et bien conseillés); mais très-souvent en advient de grands et cruels meurtres et pilleries».
371.Non può negarsi, che le scomuniche, le quali escludono alcuno dal numero de' fedeli, non fanno effetto sull'animo di quelli che non credono alla loro forza ed alle loro conseguenze. Per altro le scomuniche devono avere un giusto e certo soggetto. Ogni diritto di scomunicare, ed ogni scomunica, ha la sua origine e la sua forza da quelle parole di Cristo riferite nell'Evangelio.Si autem peccaverit in te frater tuus vade et corripe eum inter te et ipsum solum; si te audierit lucratus eris fratrem tuum; si autem non audierit adhibe tecum adhuc unum vel duos, ut in ore duorum vel trium testium, stet omne verbum. Quod si non audierit eos, die ecclesiae; si autem ecclesiam non audierit sit tibi sicut Ethaicus et Publicanus.S. Matteo, c. 18. La Storia civile ed ecclesiastica concordemente ci mostrano quali grandi e replicati abusi sieno stati fatti del diritto di scomunicare, secondando le passioni, e recando mali e disordini gravissimi.(Nota di N. N.)
372.L'assegnatezza di Sisto V portò a due milioni e mezzo di scudi romani la rendita dello Stato ecclesiastico (Vit.t. II, p. 291-296), e sì bene fornito era l'esercito pontifizio, che in un mese Clemente VIII potè occupare con tremila uomini a cavallo, e ventimila fantaccini lo Stato di Ferrara (t. III, p. 64). D'indi in poi (A. D. 1593) le armi del Pontefice han presa per buona sorte la ruggine; e la rendita, almeno in apparenza, debb'essere cresciuta.
373.Soprattutto dal Guicciardini e dal Machiavello. Il leggitore può consultarel'Istoria generaledel primo,l'Istoria fiorentina, ilPrincipe, e iDiscorsi politicidel secondo. Il Guicciardini e il Machiavello, Fra Paolo e il Davila degni loro successori, sono stati considerati a buon diritto, come i primi Storici de' moderni popoli fino a questo momento, in cui la Scozia è surta al vanto di contendere cotesta palma all'Italia.
374.Nel descrivere l'assedio di Roma fatto dai Goti (c. XXI) ho paragonati i Barbari coi sudditi di Carlo V, anticipazione che mi feci lecita senza scrupolo, siccome usai nel narrare prima del tempo le conquiste dei Tartari, per la poca speranza che allora era in me di terminare quest'Opera.
375.Il racconto delle deboli ostilità cui si lasciò trascinare per ambizione il Pontefice Paolo IV della famiglia Caraffa, leggesi nel Presidente De Thou (l. XVI, XVIII) e nel Giannone (t. VIII, l. 33, c. 1, p. 203-232, edizione Bettoni). Due bacchettoni cattolici, Filippo II e il Duca d'Alba, osarono separare il principe romano dal Vicario di Gesù Cristo. Nondimeno il carattere sacro che ne avrebbe santificata la vittoria, giovò onorevolmente a proteggerlo nella sconfitta.
376.Il dottore Adamo Smith (Wealth of Nations, vol. I, p. 495-504) spiega in ammirabile guisa il cambiamento dei costumi e le spese che trae seco il progresso della civiltà. Forse dimostra con troppa acredine, che le mire le più personali ed ignobili hanno partoriti gli effetti i più salutevoli.
377.Un Italiano uscito del suo paese, Gregorio Leti, ha pubblicata la Vita di Sisto V (Amsterd. 1721, 5 vol. in 12), opera circostanziata e dilettevole, ma non fatta per inspirare piena fiducia. Nondimeno quanto vi si legge sul carattere del Pontefice, e sui principali fatti di questa Storia trovasi confermato negli Annali dello Spondano e del Muratori (A. D. 1585-1590), e nella Storia contemporanea del grande De Thou. (l. LXXXII, c. 1, 2; l. LXXXIV, c. 10; l. C, c. 8).
378.I Ministri esteri, ad esempio della Nobiltà romana vollero avere questi luoghi privilegiati,quartieri, ofranchigie. Giulio II avea abolito l'abominandum et detestandum franchitiarum hujus modi nomen; ma le franchigie ricomparvero ancora dopo Sisto V. Non so trovare ove fosse la giustizia, o la grandezza di Luigi XIV quando, nel 1687, spedì a Roma un ambasciatore (il Marchese di Lavardin) con mille ufiziali, guardie e servi armati per sostenere questo iniquo diritto e insultare Innocenzo XI in seno della sua Capitale. (Vita di Sisto V, t. III, p. 260-278; Muratori,Annali d'Italia, t. XV, p. 494-496, e Voltaire,Siècle de Louis XIV, t. II, c. 14, p. 58, 59).
379.Questo oltraggio diede origine ad un decreto scolpito in marmo e collocato in Campidoglio; decreto il di cui stile è di una semplicità nobile e repubblicana.Si quis, sive privatus, sive magistratum gerens, de collocandavivopontifici statua mentionem facere ausit, legitimo S. P. Q. R., decreto in perpetuum infamis et publicorum munerum expers esto M. D. X. C. mense Augusto(Vita di Sisto V, tom. III, p. 469). Credo che un tale decreto venga tuttavia osservato, nè dubito di affermare che dovrebbero mettere una simile proibizione tutti i principi meritevoli veramente di statua.
380.Le Storie della Chiesa, dell'Italia e della Cristianità mi hanno giovato a comporre questo capitolo. Nelle Vite originali de' Papi si scopre sovente lo stato della città e della Repubblica di Roma, e gli avvenimenti de' secoli XIV, XV trovansi registrati nelle rozze Cronache che ho esaminate accuratamente, e che ora, seguendo l'ordine dei tempi, indicherò ai leggitori.
1. Monaldeschi (Ludovici Boncomitis),Fragment.Annalium roman. (A. D. 1328), inScriptores rerum italicarumdel Muratori, t. XII, p. 525. N. B. La fiducia che può essere inspirata da questo fragmento, viene alquanto diminuita da una singolare interpolazione mediante cui l'Autore racconta la suapropria morte, accaduta quando compieva il centoquindicesimo anno.
2.Frammenta Historiae romanae(vulgoThomas Fortifiocca,in romana Dialecto vulgari) A. D. 1327-1354, nel Muratori (Antiquit. med. aevi ital., t. III, p. 247-548), base autentica della Storia del Rienzi.
3. Delphini (Gentilis)Diarium romanum(A. D. 1370-1410) inRerum italic., etc. t. III, part. II, p. 846.
4. Antonini (Petri),Diarium romanum(A. D. 1404-1417) t. XXIV, p. 969.
5. Petroni (Pauli)Miscell. historica romana(A. D. 1433-1446), t. XXIV, p. 1101.
6. Volaterrani (Jacob),Diarium rom.(A. D. 1472-1484), t. XXIII, p. 81.
7.Anonymi Diarium urbis Romae(A. D. 1481-1492), t. III, part. I, II, p. 1069.
8. Infessura (Stephani),Diarium romanum(A. D. 1294, 1378-1494), t. III, part. II, p. 1109.
9.Historia arcana Alexandri VI, sive excerpta ex Diario Joh. Burcardi(A. D. 1492-1503)edit. a Godefr. Gulielm. Leibnizio, Hanov. 1897, in 4. I manoscritti che si trovano nelle diverse Biblioteche dell'Italia e della Francia possono giovare a compire la grande e preziosa Opera del Burcardo, (Foncemagne,Mém. de l'Acad. des Inscript., t. XVII, p. 597-606).
Eccetto l'ultima Opera, questi frammenti e giornali si trovano nella Raccolta del Muratori, mia scorta e mio maestro nella Storia d'Italia. Il Pubblico gli debbe in ordine a ciò: 1.Rerum italicarum Scriptores(A. D. 500-1500)quorum potissima pars nunc primum in lucem prodit, etc., 28 vol.in fol., Milano, 1723-1738-1751. Rimangono a desiderarsi un soccorso di tavole cronologiche ed alfabetiche che servano di chiave a questa grand'Opera, tuttavia in disordine e in uno stato difettoso. 2.Antiquitates Italiae medii aevi, 6 volumiin fol.; Milano, 1738-1743, in settantacinque Dissertazioni piene d'interesse su i costumi, il governo, la religione ec. degli Italiani del Medio Evo con un supplimento considerabile di chirografi, cronache, ec. 3.Dissertazioni sopra le Antichità italiane, 3 vol. in 4; Milano, 1751, traduzione in italiano dell'Opera precedente, eseguita dal medesimo Autore, e che per essere citata merita la stessa fiducia del testo latinoAntiquitates. 4.Annali d'Italia, 18 volumi in 8; Milano, 1753-1756, compilazione arida, ma esatta ed utile della Storia d'Italia, dopo la nascita di Gesù Cristo fino alla metà del secolo XVIII. 5.Delle Antichità Estensi ed Italiane, 2. vol.in fol.; Modena, 1717-1740. Nella Storia di questa nobile famiglia d'ond'escono gli attuali Re d'Inghilterra, il Muratori non si è lasciato trasportare dalla fedeltà e dalla gratitudine che, come suddito, doveva ai Principi della Casa d'Este. In tutte le sue Opere si manifesta scrittore laborioso ed esatto, e cerca sollevarsi al di sopra de' pregiudizj ordinarj ad un prete. Nato nel 1672, morì nel 1750, dopo avere trascorsi circa 60 anni nelle Biblioteche di Milano e di Modena.Vita del Proposto Ludovico Antonio Muratori, scritta da Gian Francesco Soli Muratori, nipote e successore del medesimo. Venezia, 1756, in 4.
381.Ho già dato conto (nel t. XII, c. LXV, p. 380, 381) dell'età, dell'indole, e degli scritti del Poggi, ed ivi (not. 1) ho parimente citata la data in cui comparve il suo elegante dialogoDe Varietate fortunae, da cui questo tratto è stato tolto.
382.Consedimus in ipsis Tarpeiae arcis ruinis, pone ingens portae cujusdam, ut puto, templi, marmoreum limen plurimasque passim confractas columnas, unde magna ex parte, prospectus urbis patet(p. 5).
383.Aeneid., VIII. Questa antica pittura di una tinta sì dilicata, e condotta con tanta maestrìa dovea commovere vivamente un Romano, e i nostri studj della giovinezza ci mettono in istato di partecipare con esso d'un tal sentimento.
384.Capitolium adeo.... immutatum ut vineae in senatorum subsellia successerint, stercorum ac purgamentorum receptaculum factum. Respice ad Palatinum montem.... vasta rudera.... caeteros colles perlustra omnia vacua aedificiis, ruinis vineisque oppleta conspicies(Poggi,De Variet. fortunae, p. 21).
385.V.Poggi (p. 8-22).
386.Liber de mirabilibus Romae, ex registro Nicolai cardinalis de Aragonia, in Bibliotheca sancti Isidori, ArmadioIV, n. 69. Il Montfaucon (Diarium italicum, p. 283-301) ha pubblicato un tal libro con brevissime, ma altrettanto giudiziose note.Scriptor, così si esprime,XIII circiter saeculi, ut ibidem notatur; antiquariae rei imperitus, et, ut ab illo aevo, magis et anilibus fabellis refertus: sed, quia monumenta quae iis temporibus Romae supererant pro modulo recenset, non parum inde lucis matuabitur qui romanis antiquitatibus indagandis operam navabit(p. 283).
387.Il P. Mabillon (Analecta, t. IV, p. 502) ha pubblicata la relazione di un pellegrino anonimo del nono secolo, che descrivendo le Chiese e i Luoghi Santi di Roma, accenna molti edifizj, e soprattutto alcuni portici che prima del secolo decimoterzo non erano più.
388.V.intorno ilSettizonioleMém. sur Pétr., (tom. I, p. 325, Donato, p. 338, e Nardini, p. 117-414).
389.L'epoca della costruzione delle piramidi è antica e sconosciuta. Diodoro di Sicilia (t. I, l. I, c. 44, p. 72) non ci sa dire se fossero innalzate, mille, o tremilaquattrocento anni prima della Olimpiade decimaottava. Ser John Marsham, che ha diminuita la lunghezza delle dinastie egiziane, porterebbe quest'epoca a circa venti secoli prima di Gesù Cristo.Canon. Chronicus(p. 47).
390.V.l'aringa di Glauco nella Iliade (Z. 146). Omero adopera di frequente questa immagine naturale e malinconica.
391.Il dotto critico sig. De Vignolles (Hist. crit. de la rep. des lettres, t. VIII, pag. 74-118; IX, pag. 172-187) pone accaduto questo incendio nell'A. D. 64, 19 luglio, e la persecuzione de' Cristiani, che ne conseguì, incominciata nel 15 novembre dello stesso anno.
392.Quippe in regiones quatuordecim Roma dividitur, quarum quatuor integrae manebant, tres solo tenus dejectae; septem reliquis pauca tectorum vestigia supererant, lacera et semiusta.Fra gli antichi edifizj che furono consunti, Tacito novera il tempio della Luna innalzato da Servio Tullio, la cappella e l'altare consagrati da Evandropraesenti Herculi, il tempio di Giove Statore, fabbricato per adempire il voto di Romolo, il palagio di Numa, il tempio di Vesta,cum penatibus populi romani. Deplora parimente leopes tot victoriis quaesitae et Graecarum artium decora.... multa quae seniores meminerant, quae reparari nequibant(Annal. XV, 40, 41).
393.A. U. C. 507,repentina subversio ipsius Romae praevenit triumphum Romanorum.... diversae ignium aquarumque clades pene absumpsere urbem. Nam Tiberis insolitis auctus imbribus et ultra opinionem, vel diurnitate vel magnitudine redundans,omniaRomae aedificia in plano posita delevit. Diversae qualitates locorum ad unam convenere perniciem; quoniam et quae segnior inundatio tenuit madefacta dissolvit, ei quae cursus torrentis invenit, impulsa dejecit(Oros.,Hist., l. IV, c. 11, p. 244, edizione Havercamp). Fa d'uopo osservare che lo Storico cristiano si studiava d'ingrandire i disastri del Mondo pagano.
394.
Vidimus flavum Tiberim, retortisLittore Etrusco violenter undis,Ire dejectum monumenta regisTemplaque Vestae.(Hor.Carm.l. I, od. II).
Vidimus flavum Tiberim, retortis
Littore Etrusco violenter undis,
Ire dejectum monumenta regis
Templaque Vestae.
(Hor.Carm.l. I, od. II).
Se il palagio di Numa e il tempio di Vesta furono atterrati ai giorni di Orazio, quella parte de' ridetti edifizj che fu consumata dall'incendio di Nerone, come potea mai meritare gli epiteti divetustissimao d'incorrupta?
395.Ad coercendas inundationes, alveum Tiberis laxavit ac repurgavit, completum olim ruderibus, et aedificiorum prolapsionibus coarctatum(Svetonio, inAugusto, c. 30).
396.Tacito racconta le rimostranze che le diverse città dell'Italia portarono al Senato per allontanare sì fatto provvedimento. Può a questo proposito osservarsi quai progressi ha fatti la ragione. In un affare di tal natura noi consulteremmo del certo gl'interessi locali; ma la Camera de' Comuni ributterebbe con disdegno questo superstizioso argomento:La natura assegna ai fiumi il corso che ad essi è proprioec.
397.V.leEpoques de la Naturedell'eloquente filosofo Buffon. La sua descrizione della Guiana, provincia dell'America Meridionale, è quella di un terreno nuovo e selvaggio; ove le acque abbandonate a sè medesime non sono per anche state regolate dall'industria degli uomini (p. 212-561, edizione in 4).
398.Il sig. Addisson nel suo Viaggio in Italia ha osservato questo fatto singolare quanto incontrastabile,V.le sue Opere (t. II, p. 98, edizione di Baskerville).
399.Cionnullameno ne' tempi moderni il Tevere qualche volta ha recati alla città di Roma notabili danni. Gli Annali del Muratori citano tre grandi innondazioni che produssero tristissime conseguenze negli anni 1530, 1557, 1598 (t. XIV, p. 268-429; t. XV, p. 99, ec.).
400.Profitto di questa occasione per dichiarare che dodici anni di più mi hanno fatto dimenticare, o per meglio dire rifiutare questa Storia della fuga di Odino da Azoph nella Svezia, Storia alla quale non ho prestata seria fede giammai (V.quanto ne ho detto al capit. X). I Goti probabilmente non sono altra cosa che Germani; ma oltre quanto Cesare e Tacito ne hanno favellato, le Antichità della Germania non presentano che favole e oscurità.
401.V.il capitolo XXXI di quest'Opera.
402.Cap. XXXI,ivi.
403.Cap. XXXIX,ivi.
404.Cap. XLIII,ivi.
405.Cap. XXVIII,ivi.
406.Eodem tempore petit a Phocate principe templum, quod appellatur PANTEON, in qua fecit ecclesiam sanctae Mariae semper Virginis, et omnium Martyrum; in qua ecclesia princeps multa bona obtulit(Anastasius vel potius liber pontificialis in Bonifacio IV, Muratori,Script. rer. ital., t. III, part. I, p. 135). Secondo un autore anonimo citato dal Montfaucon, Agrippa avea consacrato il Pantheon a Cibele e a Nettuno. Bonifazio IV, alle calende di novembre, lo dedicò alla Vergine,quae est mater omnium Sanctorum(p. 297, 298).
407.Flaminio Vacca (V.Montfaucon, p. 155, 156, ed anche pag. 21, in fine dellaRoma anticadel Nardini) e parecchi Romani,doctrina graves, andavano persuasi che i Goti avessero sotterrati in Roma i lor tesori, e prima poi di morire indicati i siti ove gli aveano ascosi,filiis nepotibusque. Lo stesso Vacca narra diversi aneddoti per provare che, ai suoi giorni, alcuni pellegrini, discendenti de' conquistatori goti, dai paesi di là dall'Alpi, venivano a Roma per iscavarne i dintorni, e portarsi via la loro eredità.
408.Omnia quae erant in oere ad ornatum civitatis deposuit: sed et ecclesiam B. Mariae ad Martyres quae de regulis aereis cooperta discooperuit(Anastas.in Vitalian., pag. 141). Questo Greco, vile al pari che sacrilego, non ebbe nè manco il miserabile pretesto di devastare un tempio pagano, perchè il Pantheon era già divenuto una Chiesa cattolica.
409.V.intorno alle spoglie di Ravenna la concessione originale di Papa Adriano I a Carlomagno (Cod. Carolin.,epist.67, nel Muratori,Script. ital., tom. III, part. II, pag. 223).
410.Citerò la testimonianza autentica del Poeta sassone (A. D. 887-899),De reb. gestis Car. M., l. V, 437-440, negliHistoriens de France(t. V, p. 180).