NOTE:1.L'epistola di Manuele Crisoloras all'Imperatore Giovanni Paleologo non offenderà gli occhi, o le orecchie di persone dedite allo studio dell'antichità (ad calcemCodini,De antiquitatibus C. P., 107-126); la sottoscrizione prova che Giovanni Paleologo fu associato all'Impero prima dell'anno 1411, epoca della morte di Crisoloras. L'età de' due più giovani figli di esso, Demetrio e Tommaso, entrambiPorfirogeneti, mostra una data anche più autentica, almeno l'anno 1408 (Ducange,Fam. byzant., p. 224-247).2.Uno Scrittore ha osservato che si poteva navigare attorno alla città di Atene (τις ειπεν την πολιν των Αθηναιων υδνασθαι και παραπλειν και περαπλειν,alcuno disse che si poteva costeggiare e navigare intorno alla città di Atene). Ma quanto può essere vero intorno alla città di Costantinopoli, non conviene ad Atene, situata cinque miglia in distanza del mare, nè circondata, o traversata da canali navigabili.3.Niceforo Gregoras ha descritto il colosso di Giustiniano (l. VII, n. XII), ma le sue dimensioni son false e contraddittorie. L'editore Boivin ha consultato il suo amico Girardon, e lo scultore gli ha date le giuste proporzioni di una statua equestre. Pietro Gillio ha parimente veduta la statua di Giustiniano che non posava più sopra una colonna, ma stavasi in un cortile esterno del Serraglio. Egli era a Costantinopoli quando venne fusa per convenirla in un pezzo d'artiglieria (De topograph., C. P. l. II, c. 17).4.V.Gregoras (l. VII, 12, l. XV, 2), intorno alle rovine e alle riparazioni di S. Sofia. Andronico fece puntellare la chiesa, nel 1317, e la parte orientale della cupola rovinò nel 1345. I Greci esaltano, colla solita pompa del loro stile, la santità e la magnificenza di questo paradiso terrestre, soggiorno degli Angeli e del medesimo Dio ec.5.Stando all'originale e sincero racconto di Siropulo (pag. 312-351), lo scisma de' Greci si manifestò la prima volta che ufiziarono a Venezia, e venne confermato dall'opposizione generale del Clero e del popolo di Costantinopoli.6.Quanto allo scisma di Costantinopoli,V.Franza (l. II, c. 17), Laonico Calcocondila (l. VI, p. 155-156) e Duca (c. 31). L'ultimo di questi si esprime con franchezza e libertà. Fra i moderni meritano distinzione il Continuatore del Fleury (t. XXII, p. 238-401, 402 ec.), e lo Spondano (A. D. 1440, n. 30) Ma quando si parla di Roma e di religione, il retto sentire di quest'ultimo annega entro un mare di pregiudizj e di pretensioni.7.Isidoro era Metropolitano di Chiovia, ma i Greci, sudditi della Polonia, hanno trasportata questa residenza dalle rovine di Chiovia a Lemberg o Leopold (Herbestein, inRamusio, t. II, p. 127); d'altra parte i Russi si posero sotto la dependenza spirituale dell'Arcivescovo, divenuto, dopo il 1588, Patriarca di Mosca. Levesque, (Hist. de Russie, tom. III, p. 188-190), compilazione d'un manoscritto di Torino,Iter et labores archiepiscopi Arsenii.8.Il singolare racconto del Levesque (Storia di Russia, t. II, p. 242-247) è tolto dagli archivj del Patriarcato. Gli avvenimenti di Ferrara e di Firenze vi sono descritti con altrettanta imparzialità ed ignoranza. Ma si può credere ai Russi intorno a quanto riguarda i lor pregiudizj.9.IlCammanismo, ossia l'antica religione de'Cammari, oGinosofisti, è stata respinta ai deserti del Nord dalla religione più popolare dei Bramini dell'India; e una Setta di filosofi che andavano affatto ignudi, si vide costretta ad avvilupparsi in pellicce. Coll'andar del tempo tralignarono in una Setta di astrologhi o ciarlatani. IMorvan, oTsceremissidella Russia europea, professarono questa religione formata sul modello terrestre di un Re, o di un Dio, de' suoi Ministri, o Angeli, e degli spiriti ribelli, che al governo di questo superiore si oppongono. Poichè queste tribù del Volga non ammettono le immagini, poteano a miglior diritto rinversar sui Latini il nome d'idolatri, che ad essi davano i Missionarj. (Levesque,Storia dei popoli sottomessi alla dominazione de' Russi, t. I, p. 194-237, 423-460).10.Spondano (Annal. eccles., t. II, A. D. 1451, n. 13). L'epistola de' Greci colla traduzione latina trovasi tuttavia nella Biblioteca del Collegio di Praga.11.V.Cantemiro, Storia dell'Impero Ottomano, pag. 94. Scrivendo Murad o Morad, sarei forse più corretto, ma ho preferito il nome generalmente conosciuto a questa esattezza scrupolosa, nè molto sicura, quando è d'uopo convertire in lettere romane i caratteri orientali.12.Le leggi e la loro osservanza sono certamente un benefizio a tutti comune. La libertà poi, se non è regolata da prescrizioni governative, facilmente diviene turbolenta e piena di gravi mali.(Nota di N. N.)13.V.Calcocondila (l. VII, p. 186, 188), Duca (c. 33) e Marino Barlezio nella Vita di Scanderbeg (pag. 145-146). La buona fede mostrata da Amurat verso la guernigione di Sfetigrado fu un esempio ed una lezione al figlio di lui Maometto.14.Il Voltaire (Essai sur l'Histoire générale, cap. 89, p. 283, 284) ammira ilfilosofo turco. Avrebbe egli fatto lo stesso elogio ad un Principe cristiano che si fosse ritirato in un Monastero? Il Voltaire alla sua usanza era intollerante e bacchettone.15.Cioèeremiti, o solitarj della religione maomettana, ch'ebbero origine quattro secoli circa dopo la di lei fondazione, detti Santi da' Maomettani. (Nota di N. N.)16.V.nella Biblioteca orientale del d'Herbelot gli articoliDerviche, Fakir, Nasser, Rohbaniat. Nondimeno gli scrittori arabi e persiani hanno trattato leggiermente questo argomento, e fra i Turchi soprattutto questa specie di monaci si è moltiplicata.17.Rycault, nell'opera, (Etat présent de l'Empire Ottoman, pag. 242-268) narra molte particolarità tratte da intertenimenti personali avuti co' primarj Dervis, i quali per la maggior parte fanno ascendere la loro origine al regno di Orcano; ma non fa menzione deiZichididi Calcocondila (l. VII, pag. 286), fra i quali Amurat si ritirò. Iseiddi questo autore sono discendenti di Maometto.18.Nel 1431, l'Alemagna mise in armi quarantamila uomini a cavallo, o sergenti, per far la guerra agli Hussiti della Boemia (Lenfant,Hist. du Conc. de Bâle, t. I, p. 318). Nell'assedio di Nuys sul Reno, nel 1474, i Principi, i Prelati e le città inviarono ciascuno il lor contingente; e il Vescovato di Munster (che non è de' più grandi) somministrò millequattrocento uomini a cavallo, seimila fanti, tutti vestiti di verde, e dugento carriaggi. Le forze congiunte del Re d'Inghilterra e del Duca di Borgogna erano appena eguali ad un terzo di questi eserciti d'Alemanni (Mém. de Philippe de Comines, lib. IV, c. 2). Le potenze dell'Alemagna possono far conto sopra sei o settecentomila combattenti ben pagati ed ottimamente disciplinati.19.Solamente nel 1444 la Francia e l'Inghilterra convennero di una tregua d'alcuni mesi (V. Foederadel Rymer, e leCronachedelle due nazioni).20.Nel descrivere la Crociata dell'Ungheria mi è stato guida lo Spondano (Annal. eccles.A. D. 1443, 1444). Egli ha letti accuratamente e paragonati coll'abilità di un vero critico gli scritti de' Greci e degli Ottomani, le Storie dell'Ungheria, della Polonia e dell'Occidente. Chiaro mostrasi ne' racconti, e allorchè può spogliarsi dai pregiudizj religiosi, non sono da sprezzarsene le deduzioni.21.Ho tolta dal nome di Ladislao la lettera W, con cui lo cominciano per la maggior parte gli Storici (Wladislao), o il facciano per uniformarsi alla pronuncia polacca, o per distinguerlo dal suo rivale, l'infante Ladislao d'Austria. Callimaco (l. I, part. II, pag. 447-486), Bonfinio (Dec.III, l. IV), Spondano e Lenfant parlano diffusamente delle gare di questi due principi per conseguire il trono d'Ungheria.22.Gli Storici greci, Franza, Calcocondila e Duca, non ci dimostrano il loro Principe come personaggio molto operoso in questa Crociata. Sembra che dopo esserne stato instigatore, l'abbia indi impacciata colla sua pusillanimità.23.Cantemiro attribuisce al Caramano l'onore del divisamento citando una lettera incalzante che scrisse al Re d'Ungheria. Ma le Potenze maomettane son di rado istrutte degli affari della Cristianità, e la situazione de' Cavalieri di Rodi e la loro corrispondenza danno a credere che essi abbiano avuto parte a questo disegno del Sultano di Caramania.24.Nelle loro lettere all'Imperatore Federico III, gli Ungaresi ammazzarono trentamila Turchi in una sola battaglia; ma il modesto Giuliano riduce il numero de' morti a soli seimila, o fors'anche duemila Infedeli (Enea Silvio, inEuropa, c. 5, etepist.44-81,apud Spondanum).25.Siccome tanto i Cristiani che i Maomettani ammettevano ed ammettono l'esistenza di un Esser Supremo, creatore e reggitore d'ogni cosa, così ambidue i partiti, fecero in nome di lui il loro giuramento: la differenza poi fra il dogma de' primi, e quello de' secondi è questa: i Maomettani ammettono soltanto l'unità di Dio, cioè che c'è un solo Dio senza trinità di persone, contro i politeisti, ossia idolatri, che ammettono molti Dei; i Cristiani poi credono all'unità dell'essenza di Dio, ed alla trinità della di lui persona, contro i Maomettani e contro i politeisti ad un'ora.(Nota di N. N.)26.Non è da meravigliarsi che i Turchi maomettani sapendo, che i Cristiani credono alla transustanziazione, abbiano chiesto che giurassero l'osservanza del Trattato sul pane eucaristico, ossia mutato nel corpo reale di Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, pensando che cotale giuramento legasse vie più le loro coscienze (non superstiziose per quella credenza) che quello fatto sull'Evangelio.(Nota di N. N.)27.V.l'origine della guerra de' Turchi e la prima spedizione di Ladislao nel quinto e sesto libro della terza decade di Bonfinio, che molto felicemente imita lo stile e l'ordine di T. Livio. Nondimeno Callimaco (l. II, p. 487-496) lo supera in purezza di lingua ed autenticità.28.Non pretendo farmi mallevadore per l'esattezza letterale del discorso di Giuliano, le cui espressioni variano in Callimaco (l. III, p. 505-507), in Bonfinio (Dec.III, l. VI, p. 457, 458) e in altri Storici che hanno forse adoperata la propria loro eloquenza nel far parlare gli Oratori di questo secolo; ma tutti s'accordano nell'attribuirgli il consiglio dello spergiuro, che i Protestanti hanno amaramente censurato, e mal difeso i Cattolici, cui tolse ogni coraggio la rotta di Warna.29.Varnes, o Warna, era sotto la denominazione greca di Odessa, una colonia di Milesj così chiamati ad onore di Ulisse (Cellario, t. I, p. 374. D'Anville, t. I, p. 312). Giusta la descrizione dell'Eussino data da Arianno (p. 24-25, nel primo volume de'Geografi di Hudson) essa era situata 1740 stadj lontano dalla foce del Danubio, 2140 da Bisanzo, e 360 a tramontana del Promontorio del monte Emo che sporge nel mare.30.Alcuni Autori cristiani affermano che Amurat si trasse dal seno un'ostia diversa da quella su di cui avea giurato di mantenere i patti della negoziazione. I Musulmani più semplicemente suppongono ch'ei si appellasse alProfeta Gesù Cristo, nella quale opinione sembra accordarsi anche Callimaco (l. III, p. 516; Spondan., A. D. 1444, n. 8).31.Un critico giudizioso, crederà difficilmente a queglispolia opimadi un general trionfante, ottenuti sì rare volte dal valore, e sì spesso inventati dall'adulazione (Cantemiro, p. 90, 91). Callimaco (l. III, p. 517) dice con più semplicità e verisimiglianza:Supervenientibus janizaris, telorum multitudine, non tam confossus est, quam obrutus.32.Oltre ad alcuni passi preziosi di Enea Silvio accuratamente raccolti dallo Spondano, i nostri migliori testi sono tre Storici del secolo XV, Filippo Callimaco (De rebus a Wladislao Polonorum atque Hungarorum rege gestis, libri III, in Bell., scriptor. rer. hungar., t. I, p. 433-518), Bonfinio (Décad.III, l. V, pag. 460-467) e Calcocondila (l. VII, p. 165-179). I due primi erano Italiani, ma trascorsero la loro vita in Polonia e nell'Ungheria (Fabricius,Bibl. lat. medii infimae aetatis, t. I, p. 524; Vossius,De Hist. lat., l. III, c. 8-11;Dictionn. de Bayle, Bonfinius) v. quanto al teatro della guerra del secolo XV un Trattatello di Felice Petancio, Cancelliere di Segnia (ad calcem Cuspinian. de Caesaribus, p. 716-722).33.Il sig. Lenfant ne fa conoscere l'origine del Cardinale Giuliano (Hist. du concil. de Bâle, t. I, p. 247, ec.) e le guerre da esso fatte in Boemia (p. 515, ec.). Spondano e il Continuatore di Fleury raccontano, secondo le circostanze, i servigi da esso prestati a Basilea ed a Ferrara, e l'infausto fine che ebbe.34.Syropulo fa un elogio ben generoso de' meriti del suo nemico (p. 117): τοιαυτα τινα ειπεν ο Ιουλιανος, πεπλατυσμε ως αγαν και λογικως, και μετ’ επιστημης και δεινοτητος Ρητορικης,disse Giuliano alcune cose molto ampiamente e logicamente, e con sapiente e vigorosa rettorica.35.V.Bonfinius (Déc.III, l. IV. p. 423). Come mai gli Italiani poteano pronunziare senza vergogna, o il Re d'Ungheria ascoltare, nè arrossirne, la ridicola adulazione che confondea il nome di un villaggio della Valachia col soprannome glorioso, ma accidentale, di un ramo della famiglia Valeria dell'antica Roma?36.Filippo di Comines (Mém., l. VI, cap. 13) si fonda sulla tradizione de' tempi, e tesse uno splendido elogio ad Uniade, chiamato col singolar nome di Cavalier Bianco di Valeigne (Valachia). Calcocondila e gli Annali turchi del Leunclavio però ne mettono in dubbio il valore e la fedeltà.37.V.Bonfinio (Déc. III, l. VII, p. 492), e Spondano (A. D. 1457, n. 17). Uniade ebbe comune la gloria di difendere Belgrado con Capistrano, Frate dell'Ordine di S. Francesco; ma ne' lor racconti nè il Santo, nè l'Eroe si degnano far menzione l'uno dell'altro.38.V.Bonfinio (Déc. III, l. VIII, Déc. IV, l. VIII). Ridondano di sana critica le singolari osservazioni che ha fatte lo Spondano sul carattere e sulla vita di Mattia Corvino (A. D. 1464, n. 1; 1475, n. 6; 1476, n. 14-16; 1490, n. 4, 5). La prima ambizione di questo Principe era volta a meritarsi l'ammirazione degl'Italiani. Pietro Ranzani, Siciliano, ne ha celebrate le imprese nell'Epitome rerum hungaricarum. (p. 322-412). Galesto Marzio di Narni ha raccolte tutte le arguzie e le sentenze di Mattia Corvino (p. 528-568); e abbiamo inoltre una relazione particolare sul suo matrimonio e sulla cerimonia della sua incoronazione. Queste tre Opere trovansi unite nel primo volumeScriptores rerum hungaricarumdel Bell.39.Ser Guglielmo Temple nel suo pregevole Saggio sulle virtù eroiche (vol. III, p. 385 delle sue Opere) collegò Uniade e Scanderbeg ai sette uomini che ad avviso di lui meritarono, senza averla cinta, una Corona; Belisario, Narsete, Gonzalvo di Cordova, Guglielmo I, Principe d'Orange, Alessandro, Duca di Parma, Giovanni Uniade e Giorgio Castriotto, o Scanderbeg.40.Bramerei trovare alcuni Comentarj semplici ed autentici scritti da un amico di Scanderbeg, ove mi venissero dipinti a dovere il luogo, l'uomo ed i tempi. La vecchia Storia nazionale di Marino Barletti, prete di Scodra (De vita, moribus et rebus gestis Georgii Castrioti, ec., lib. XIII, p. 367,Strab.1537,in fol.), non cel dà a divedere che avvolto in bizzarri panni e carico di menzogneri ornamenti.V.Calcocondila, l. VII, p. 185; l. VIII, p. 229.41.Marino tratteggia appena e con ripugnanza tutto quanto si riferisce alla educazione e alla circoncisione di Scanderbeg (l. I, p. 6-7).42.Se Scanderbeg morì nel 1466, compiendo il sessantesimoterzo anno della sua età (Marino, l. XIII, p. 270 ), ne deriva che nacque nel 1403. Se in età di nove anni,novennis(Mar. l. I, pag. 1-6), fu dai Turchi rapito ai genitori, sarà ciò accaduto nel 1412, vale a dire nove anni prima che Amurat II salisse il soglio: questo Principe ereditò dunque, non comprò egli lo schiavo albanese. Spondano ha osservata questa contraddizione (A. D. 1341, n. 31; A. D. 1443, n. 14).43.Per buona sorte Marino ci ha istrutti delle rendite di Scanderbeg (l. II, p. 44).44.Vi erano due Dibras, Dibras Superiore, e Dibras Inferiore, uno nella Bulgaria, l'altro nell'Albania. Il primo distante settanta miglia da Croia (l. I, pag. 17) era contiguo alla Fortezza di Sfetigrado, i cui abitanti ricusarono di attinger l'acqua ad un pozzo, ove era stata usata la perfidia di gettare un cane morto (l. V, pag. 139-140). Una buona carta dell'Epiro ne manca.45.Si paragoni il racconto del turco Cantemiro colla prolissa declamazione del prete Albanese (l. IV, V, VI), copiata da tutti quelli che vennero dopo.46.Ad onore del suo Eroe, il Barletti (l. VI, p. 188-192) fa morire il Sultano sotto le mura di Croia, di malattia per dir vero; ma questa ridicola favola è smentita dai Greci e dai Turchi, che convengono unanimemente sul tempo e sulle circostanze della morte di Amurat avvenuta dopo.47.V.le sue imprese in Calabria, ne' libri IX, X di Marino Barletti, ai quali può contrapporsi la testimonianza, o il silenzio del Muratori (Ann. d'Ital.t. XII, p. 291) e dei suoi Autori originali (Giovanni Simoneta,De rebus Francisci Sfortiae, in Muratori,Script. rerum Ital., tom. XXI, p. 728, ed altrove). La cavalleria albanese divenne ben tosto famosa in Italia sotto il nome di Stradiotti (Mém. de Comines, l. VIII, c. 5).48.Lo Spondano, fondato sopra ottime autorità e giudiziose considerazioni, ha ridotto il colosso di Scanderbeg a proporzioni ordinarie (A. D. 1461, n. 20; 1463, n. 9; 1465, n. 12, 13; 1467, n. 1). Le lettere che lo stesso Scanderbeg scriveva al Papa e la testimonianza di Franza, riparatosi a Corfù, vicino al luogo dell'asilo sceltosi dall'Albanese, ne dimostrano le angustie cui si vide questi ridotto, angustie che Marino cerca palliare con poco garbo (l. X).49.V.intorno alla famiglia de' Castriotti il Ducange (Fam. Dalmat., XVIII, p. 548-550).50.Colonia d'Albanesi citata dal sig. Swinburne nel suo viaggio alle Due Sicilie (vol. I, p. 350-354).51.Chiara ed autentica è la Cronaca di Franza, ma invece di quattro anni e sette mesi, lo Spondano (A. D. 1445, n. 7) attribuisce sette o otto anni al regno dell'ultimo Costantino, fondandosi sopra una lettera apocrifa di Eugenio IV al Re di Etiopia.52.Il Franza (l. III, c. 1, 6) è meritevole di confidenza e di stima.53.Supponendo che cotest'uomo fosse preso nel 1394, allorchè Timur invase la Georgia la prima volta, (Serefeddino l. III, cap. 50), egli è possibile che abbia seguito il suo padrone tartaro nell'Indostan, nell'anno 1398, e di lì siasi imbarcato per le Isole degli aromi.54.I felici e virtuosi Indiani vivevano oltre a cencinquanta anni, e possedevano le più perfette produzioni de' regni vegetabili e minerali; gli animali vi erano di statura gigantesca, draghi di settanta cubiti, formiche lunghe nove pollici (formica indica), pecore grandi come gli elefanti, e anche elefanti grandi come pecore.Quidlibet audendi....etc.55.Il nostro centenario s'imbarcò in una nave che veleggiava alle Isole degli aromi, per trasferirsi a uno de' porti esterni dell'India,invenitque navem grandem ibericam qua in Portugalliam est delatus. Un tal passaggio descritto nel 1477 (Franza, l. III, c. 30), vent'anni avanti la scoperta del Capo di Buona Speranza, è immaginario, o miracoloso; però questa singolare geografia sente l'antico e vecchio errore che collocava le sorgenti del Nilo nell'India.56.Cantemiro che chiama la figlia di Lazzaro Ogli, l'Elena de' Serviani, mette l'epoca delle sue nozze con Amurat nell'anno 1424. Non sarà cosa sì facile da credersi che durante ventisei anni in cui stettero insieme il Sultanocorpus ejus non tetigit. Dopo la presa di Costantinopoli, ella si rifuggì presso Maometto II, Franza (l. III, c. XXII).57.Il leggitore istrutto avrà a memoria le offerte di Agamennone (Iliade, l. V, n. 144) e l'uso generale degli antichi.58.Cantacuzeno (ignoro se fosse parente dell'Imperatore di questo nome) era Gran Domestico, zelante difensore del simbolo greco, e fratello della regina di Servia, presso la quale fu inviato col carattere d'ambasciadore (Siropulo, p. 37, 38-45).59.Per chi voglia formarsi idea del carattere di Maometto II, è cosa egualmente mal sicura il creder troppo ai Turchi e ai Cristiani. Il ritratto più moderato di questo conquistatore lo abbiamo da Franza (l. I, c. 33), in cui gli anni e la solitudine aveano raffreddati i sentimenti dell'odio.V.anche Spondano (A. D. 1451, n. 11), il Continuatore di Fleury (t. XXII, pag. 552), gliElogiadi Paolo Giovio (l. III, p. 164-166) e ilDictionnaire de Bayle(t. III, p. 272-279).60.Cantemiro (p. 115): «Le moschee da lui fondate attestano il rispetto che mostrò in pubblico alla religione. Disputò liberamente col Patriarca Gennadio intorno alle religioni, greca e musulmana» (Spond., A. D. 1453, n. 22).61.Quinque linguas praeter suam noverat; graecam, latinam, chaldaicam, persicam.L'autore che ha tradotto il Franza in latino, ha dimenticata la lingua araba, che sicuramente tutti i Musulmani studiavano per poter leggere il libro del Profeta.62.Filelfo con un'Ode latina chiese al vincitore di Costantinopoli la libertà della madre e delle sorelle di sua moglie, ed ottenne la grazia. L'Ode fu portata a Maometto dagl'inviati del Duca di Milano. Evvi chi attribuisce allo stesso Filelfo l'intenzione di ritirarsi a Costantinopoli; la qual cosa mal concilierebbesi co' suoiDiscorsi, spesse volte intesi a suscitare la guerra contro i Musulmani. (Vedine laVitascritta dal Lancelot nelleMém. de l'Acad. des inscript., t. X, p. 718-721, ec.).63.Roberto Valturio, nel 1483, pubblicò a Verona i suoi dodici libriDe re militari, prima Opera che faccia menzione dell'uso delle bombe. Sigismondo Malatesta, principe di Rimini, e protettore del Valturio, intitolò la stessa opera, con un'epistola latina, a Maometto II.64.Se crediamo al Franza, Maometto II studiava assiduamente la vita e le azioni di Alessandro, di Augusto, di Costantino e di Teodosio. Ho letto in qualche luogo che per ordine di Maometto erano state tradotte in latino le Vite di Plutarco. Ma se questo Sultano sapea il greco, una tal traduzione non poteva essere che ad uso de' suoi sudditi; e per vero dire, se le vite di Plutarco sono una scuola di valore, lo sono anche di libertà.65.Il celebre Gentile Bellino, che Maometto II avea fatto venir da Venezia, n'ebbe in dono una catena e una collana d'oro con una borsa di tremila ducati; ma sono incredulo, al pari del Voltaire, sulla storia ridicola dello schiavo decollato per far vedere al pittore il meccanismo de' muscoli.66.Questi Imperatori dediti all'ubbriachezza furono Solimano I, Selim II e Amurat IV (Cantemiro, p. 61). I Sofì della Persia a tale proposito offrono un catalogo più lungo e compiuto. E nell'ultimo secolo i nostri viaggiatori europei assistettero alle orgie di questi principi, e ne parteciparono.67.Uno di questi giovani principi di nome Calapino, fu sottratto alle mani del suo barbaro fratello e condotto a Roma, ove ricevè il battesimo col nome di Calisto Ottomano. L'imperatore Federico III gli concedè un dominio nell'Austria, ove terminò i suoi giorni. Cuspiniano, che, in sua gioventù, aveva conversato a Vienna con questo principe, in allora vecchio, ne loda la pietà e la saggezza (De Caesaribusp. 672, 673).68.V.l'avvenimento di Maometto II al trono, in Duca (c. 33), in Franza (l. I, c. 33; l. III, c. 2), in Calcocondila (l. VII, p. 199) e in Cantemiro (p. 96).69.Prima di descrivere l'assedio di Costantinopoli, noterò che, ad eccezione di poche cose dette per incidenza da Cantemiro e dal Leunclavio, non ho potuto intorno a questo avvenimento procurarmi alcuna relazione fatta dai Turchi, nè alcun racconto che stia a petto di quello della presa di Rodi eseguita da Solimano II (Mém. de l'Acad. des Inscript., t. XXVI, p. 723-769). Ho dovuto quindi fidarmi de' Greci, i cui pregiudizj in questa occasione si trovano in qualche modo diminuiti dalle angustie del momento. Seguirò soprattutto Duca (c. 34-42), Franza (l. III, c. 7-20), Calcocondila (l. VIII, p. 201-214) e Leonardo di Chio (Historia C. P. a Turco expugnatae, Norimberga, 1544, in 4.); l'ultimo di questi racconti è il più antico, perchè porta la data dei 16 agosto dell'anno medesimo della presa di Costantinopoli, ed essendo stato composto settantanove giorni dopo di essa, nell'isola di Chio, dà a divedere la prima confusione di idee e di sensazioni eccitate da un simile avvenimento. Intorno al medesimo si possono parimente trarre alcuni schiarimenti da una lettera del Cardinale Isidoro (in Farragine rerum turcicarum, ad calc.Calcocondyles, Clauseri, Basilea, 1584) al Papa Nicolò V, e da un Trattato che nel 1581 Teodosio Zigomala inviò a Martino Crusio (Turco-Graecial. 1, p. 74-98, Basilea, 1584). Spondano (A.D. 1453, n. 1-27) in pochi cenni, ma da critico valente, passa in rassegna i materiali e i fatti diversi. Mi prenderò la licenza di lasciar da un canto le relazioni di Monstrelet e de' Latini, i quali, lontani dal teatro dell'azione, le fondavano soltanto su quel che avevano udito dire.70.Pietro Gilli (De Bosphoro Tracio, l. II, cap. 15), Leunclavio (Pandect., p. 445) e Tournefort (Voyage dans le Levant, t. II,lettreXV. p. 443, 444) sono gli autori che danno a conoscere meglio la situazione della Fortezza e la topografia del Bosforo. Ma mi augurerei la carta, ossia la pianta, che il Tournefort spedì in Francia al Ministro della marina. Il leggitore può trascorrere nuovamente il capitolo XVII di questa Storia.71.Duca esprime col vocabolo diKaburil predicato di spregio che i Turchi applicano agl'Infedeli; Leunclavio e i moderni scrivono Giaur. La prima di queste parole, giusta il Ducange (Gloss. graec., t. I, p. 530), viene da Καβουρον, che in greco volgare significatestuggine, «col quale, continua il Ducange, i Turchi voleano indicare un moto retrogrado fuor della fede». Ma sfortunatamente per l'interpretazione del Ducange,Gabur(Bibl. orient., p. 375) non è altra cosa che il vocaboloGheber, ghebro, che è passato dalla lingua persiana alla turca, ed applicato prima agli adoratori del fuoco, venne appropiato a quei della Croce.72.Il Franza attesta il senno e il coraggio del suo padrone.Calliditatem hominis non ignorans imperator prior arma movere constituit; parla con dileggio delle opinioni assurde deicum sacri tum profani proceresche egli aveva veduti e uditi,amentes spe vana pasci. Duca non apparteneva al Consiglio privato.73.Invece di questo chiaro ed ordinato racconto, gli Annali turchi (Cantemiro, p. 97) fanno rinascere la ridicola favola del cuoio, e dello stratagemma adoperato da Didone per fabbricare Cartagine. Questi Annali, fuorchè per coloro che le preoccupazioni anticristiane traviano, sono molto men da apprezzarsi delle Storie scritte dai Greci.74.Circa le dimensioni di questa Fortezza, chiamata oggidì il Vecchio Castello d'Europa, Franza non è affatto d'accordo con Calcocondila, la cui descrizione fu verificata sopra luogo dall'editore Leunclavio.75.Fra i Turchi trovatisi a Costantinopoli, quando ne furono chiuse le porte, eranvi alcuni paggi di Maometto, sì convinti dell'inflessibil rigore del lor padrone, che chiesero venisse loro tagliata la testa, poichè volevansi ad essi impedire i modi di tornare al campo prima del tramontare del Sole.76.V.Duca (c. 35). Franza (l. III, c. 3), che avea navigato sul vascello veneto, ne riguarda siccome un martire il Capitano.77.Auctum est Palaealogorum genus, et imperii successor, parvaeque Romanorum scintillae haeres natus, Andraeas, ec. (Franza, l. III, c. 7). Espressione energica ispirata dal dolore.78.V.Cantemiro, p. 97, 98.79.Il presidente Cousin traduce il vocabolo Συντροφος,Coeducato, padre, balio. Egli segue, è vero, la versione latina, ma nella sua fretta, ha trascurata la nota, ove Ismaele Boillaud (ad Ducam) riconosce e corregge il proprio errore.80.L'uso di non mostrarsi al Sovrano, o ai superiori, senza offrirgli doni, è antichissimo fra gli Orientali; sembra analogo all'idea de' sagrifizj, più antica ancora e più generale.V.alcuni esempj di questa costumanza presso i Persiani, in Eliano (Hist. Variar., l. I, c. 31, 32, 33).81.IlLalade' Turchi (Cantemiro, p. 54) e ilTatadei Greci (Duca, c. 35) vengono dalle prime sillabe che i fanciulli pronunciano; e può osservarsi che queste voci primitive, fatte per indicare i genitori, sono sempre la ripetizione d'una medesima sillaba composta d'una consonantelabialeodentaleseguita da una vocale aperta (De Brosses,Mécanisme des langues, t. I, p. 231-247).82.Il talento attico pesava circa sessanta mine, o libbre (V.Hooperon Ancient Weights Measures, etc.); ma tra i Greci moderni questa denominazione classica è stata applicata ad un peso di cento e di centocinque libbre (Ducange, ταλαντον). Leonardo da Chio misura la palla, o il sasso del secondo cannone:Lapidem qui palmis undecim ex meis ambibat in gyro.83.V.Voltaire,Hist. génér., c. 91, p. 294, 295. Si sa che questo autore aspirava alla monarchia universale nella letteratura. Onde il vediamo nelle sue poesie pretendere il titolo di astronomo, di chimico, ec., e sollecito di ostentare il linguaggio di tali scienze.84.Il Barone di Tott (t. III, p. 85-89), che nell'ultima guerra fortificò contro i Russi i Dardanelli, ha descritto, con tuono enfatico ed anche comico, la sua prodezza e la costernazione in cui furono gli Ottomani. Ma questo ardimentoso viaggiatore non possede l'arte d'inspirar confidenza.85.Non audivit indignum ducens, dice l'ingenuo Antonino; ma poichè i timori e la vergogna non tardarono a crucciar l'animo del Pontefice, il Platina dice in tuono d'abile cortigiano:In animo fuisse Pontifici juvare Graecos.Enea Silvio dice ancora in termini più asseveranti:Structam classem, ec. (Spond., A. D. 1453, n. 3).86.Antonino,in Proëm. epist. cardinal. Isid., ap. Spond.Il dottore Iohnson ha ottimamente espressa questa circostanza caratteristica nella sua tragedia, l'Irene.The groaning Greeks dig up the golden caverns,The accumulated wealth of hoarding ages;That wealth which, granted to their weeping prince,Had rang'd embattled nations at their gates.I quali versi così furono trasportati nella nostra lingua:Dal grembo della terra, ove gli avariProgenitori li celaro, a stentoLe gemme e l'oro ritogliean; tesoriChe, del lor prence conceduti al pianto,Falangi di guerrieri avrian condotteNanti le porte di Bisanzo, e salvaDa servitù de' Cesari la sede.87.Presso i Turchi, le truppe poste a guardar il palagio chiamansiCapiculi, quelli che difendono le provinceSeratculi. La maggior parte de' nomi e delle istituzioni della milizia turca precedevano ilCanone Namehdi Solimano II, sul qual codice il Conte Marsigli, giovandosi anche della propria esperienza, compose il suoStato militare dell'Impero ottomano.88.L'osservazione di Filelfo venne confermata nel 1508 da Cuspiniano (De Caesaribus in epilog. de militia turcica, p. 697). Il Marsigli prova che gli eserciti effettivi de' Turchi son men numerosi assai di quanto appariscono. Leonardo da Chio, non conta più di quindicimila giannizzeri nell'esercito che assediò Costantinopoli.89.Ego, eidem (Imperatori) tabellas exhibui, non absque dolore et maestitia, mansitque apud nos duos, aliis occultus numerus.(Franza, lib. III, c. 8). Purchè si perdonino a Franza alcuni pregiudizj nazionali, non saprebbe desiderarsi un testimonio più autentico di lui, sia intorno ai fatti pubblici, sia intorno ai consigli privati.90.Spondano racconta il fatto di questa unione non solamente con parzialità, ma d'una maniera imperfetta. Il Vescovo di Pamiers morì nel 1642, e la Storia di Duca, che parla di questi avvenimenti (c. 36, 37) con verità e coraggio eguali, non fu pubblicata che nel 1649.91.Il Franza, uno del numero de' Greci conformisti, confessa aversi avuto ricorso a tale riconciliazione solamentepropter spem auxilii; e favellando di quelli che non vollero assistere al divin servigio in comune nella chiesa di S. Sofia, afferma con soddisfazione cheextra culpam et in pace essent(l. III, c. 20).92.Già i Greci, vale a dire l'Imperatore, la Corte, ed alcuni Vescovi, Commissarj de' rimasti in Oriente, tanto al Concilio di Lione, che a quello di Firenze, non si unirono momentaneamente nella credenza co' Latini, ammettendo nelCredo ec.l'aggiuntafilioque,usando nel tempo de' due Concilj il pane azzimo e riconoscendo il primato del Vescovo di Roma, ed ammettendo il purgatorio ed altre cose, che per avere soccorsi contro i Turchi, che minacciavano perfino Costantinopoli; l'unione nella credenza fra Cristiani-greci e Cristiani-latini, durò come quella dei loro Vescovi ne' due detti Concilj; i Vescovi greci, nell'aderire a' Latini per bisogno, non furono sinceri; il fatto lo provò, perchè andati alla loro patria, la divisione nella credenza tornò, e dura anche oggidì e durerà.(Nota di N. N.)93.Il nome secolare di lui era Scolario, al quale sostituì l'altro di Gennadio nel vestir la cocolla, ovvero nell'atto di divenir Patriarca. Essendo quell'istesso che avea difesa a Firenze cotesta unione, perseguendola poi a Costantinopoli con tanto accanimento, Leone Allazio (Diatrib. de Georgiis in Fabric. Bibl. graec., t. X, p. 760-786) ha creduto che vi fossero due uomini di tal nome; ma il Renaudot (p. 343-383) ha confermata l'identità della persona, e la doppiezza del carattere.94.Quest'ultima espressione è inconveniente; bastava dire, ostinate nella loro opinione, e fanatiche: si sa pur troppo che in cotali controversie non vi fu e non v'è luogo a via di mezzo, a riconciliazione ed a pace.(Nota di N. N.)95.Φσκιολιον, καλυπτρα ammettono assai bene l'interpretazionecappello di Cardinale. La differenza di vesti incrudeliva ancor la discordia fra i Greci e i Latini.96.Il buon credente non deve dire chimerica la speranza di qualche miracolo; ma bisogna saperlo domandare, e meritarlo.(Nota di N. N.)97.Fa d'uopo ridurre le miglia greche ad una picciola misura che si è conservata nellewerstedi Russia, che sono di cinquecento quarantasette tese di Francia. I sei miglia del Franza non eccedono le quattro miglia inglesi, secondo il d'Anville (Mésures itineraires, p. 61-123, ec.).98.At in dies doctiores nostri facti paravere contra hostes machinamenta, quae tamen avare dabantur. Pulvis erat nitri modica exigua; tela modica; bombardae, si aderant, incommoditate loci primum hostes offendere maceriebus alveisque tectos non poterant. Nam siquae magnae erant, ne murus concuteretur noster, quiescebant.Questo passaggio di Leonardo da Chio è singolare ed importante.99.Al dire di Calcocondila e di Franza, il grande cannone scoppiò. Duca pretende che l'abilità dell'artigliere evitasse questo disastro. È evidente che i primi e l'ultimo di questi Storici non parlano dello stesso pezzo.100.Circa un secolo dopo l'assedio di Costantinopoli, le squadre di Francia e d'Inghilterra si diedero il vanto di avere, in un combattimento di due ore accaduto nella Manica, tratti trecento colpi di cannone (Mémoires de Martin du Bellay, l. X, nellaCollection générale, t. XXI, p. 239).101.Ho scelti alcuni singolari fatti, senza aspirare all'instancabile quanto truce eloquenza adoperata dall'Abate Vertot nelle sue prolisse narrazioni degli assedj di Rodi, di Malta, ec. Questo vivace Storico, fornito di una mente romanzesca, e sollecito di piacere co' proprj scritti ai Cavalieri di Malta, ne ha adottato l'entusiasmo e lo spirito cavalleresco.102.La dottrina delle mine artificiali trovasi per la prima volta accennata in un manoscritto del 1480 di Giorgio da Siena (Tiraboschi, t. VI, parte I, p. 324). Vennero tosto adoperate nel 1487 a Sarzanella; ma il loro miglioramento appartiene al 1503, e ne viene attribuito l'onore a Pietro di Navarra, che ne fece uso con buon successo nelle guerre d'Italia (Hist. de la Ligue de Cambrai, t. II, p. 93-97).103.È cosa singolare che i Greci non si accordano sul numero di questi famosi vascelli. Duca ne indica cinque, Franza e Leonardo, quattro, Calcocondila, due: forse l'ultimo indica solamente i due più grandi; gli altri comprendono ancora i piccoli. Il Voltaire, che ne assegna uno di questi a Federico III, confonde fra loro gl'Imperatori d'Oriente e d'Occidente.104.Il Presidente Cousin trascura manifestamente, o piuttosto ignora affatto ogni erudimento della lingua e della geografia, quando fa che un vento australe trattenga a Chio questi vascelli, e che un vento di tramontana li conduca a Costantinopoli.105.Può vedersi qual fosse la debolezza e lo scadimento della turca marineria in Rycault (State of the ottoman Empire, p. 372-378), in Thevenot (Voyages, part. 1, p. 229-242) e nelleMémoires du baron de Tott(t. III). Questo ultimo Scrittore si mostra sempre sollecito di dilettare e sorprendere i suoi leggitori.106.Devo confessarlo, in questo momento mi si rappresenta alla immaginazione la pittura animata che ne offre Tucidide (l. VII, c. 71) dell'atteggiamento degli Ateniesi, allorchè, perplessi ed inquieti, stavano contemplando la battaglia navale che accadde nel gran porto di Siracusa.107.Giusta il testo esagerato, o corrotto di Duca (c. 38) questo bastone d'oro pesava cinquecento libbre. Il Bouillaud legge cinquecento dramme, o cinque libbre, peso che bastava per tenere in azione il braccio di Maometto sul corpo del suo ammiraglio.108.Duca, mal istrutto, a confessione di lui medesimo, degli affari dell'Ungheria, attribuisce a questo fatto un motivo di superstizione. «Gli Ungaresi, dic'egli, credeano che Costantinopoli sarebbe il termine delle conquiste de' Turchi.»V.Franza (l. III, c. 20) e Spondano.109.La testimonianza unanime di quattro Greci vien confermata da Cantemiro (p. 96), che fonda sugli Annali turchi le sue narrazioni; pur sarei proclive a ridurre la distanza di dieci miglia, e a prolungare l'intervallo d'una notte.110.Franza cita due esempj di navigli trasportati in tal guisa sull'Istmo di Corinto per uno spazio di sei miglia; l'un, favoloso, riguarda le imprese d'Augusto dopo la battaglia di Azio; l'altro, vero, si riferisce a Niceta, Generale greco del decimo secolo. Il ridetto Storico poteva aggiugnere l'audace impresa operata da Annibale per introdurre nel porto di Taranto le sue navi (Polibio, l. VIII, pag. 749, edizione di Gronov.).111.Questa fazione fu probabilmente consigliata ed eseguita da un Greco di Candia, che in una occasione di tal natura prestò servigio simile ai Veneziani (Spond., A. D. 1438, n. 37).112.A questo luogo, intendo favellar soprattutto delle imbarcazioni eseguite dai nostri, nel 1776 e 1777, sui laghi del Canadà, impresa che tanti disagi costò e tornò sì inutile nell'effetto.113.Calcocondila e Duca non vanno d'accordo sul tempo e i particolari della negoziazione, nè questa essendo stata, o gloriosa, o salutare, il fedele Franza risparmia al suo principe fin la taccia d'aver pensato ad arrendersi.114.Queste ali (Calcocondila, l. VIII, p. 208) non sono che una figura orientale; ma nella Tragedia inglese Irene, la passione di Maometto esce dai limiti della ragione e perfino dal senso comune.
1.L'epistola di Manuele Crisoloras all'Imperatore Giovanni Paleologo non offenderà gli occhi, o le orecchie di persone dedite allo studio dell'antichità (ad calcemCodini,De antiquitatibus C. P., 107-126); la sottoscrizione prova che Giovanni Paleologo fu associato all'Impero prima dell'anno 1411, epoca della morte di Crisoloras. L'età de' due più giovani figli di esso, Demetrio e Tommaso, entrambiPorfirogeneti, mostra una data anche più autentica, almeno l'anno 1408 (Ducange,Fam. byzant., p. 224-247).
2.Uno Scrittore ha osservato che si poteva navigare attorno alla città di Atene (τις ειπεν την πολιν των Αθηναιων υδνασθαι και παραπλειν και περαπλειν,alcuno disse che si poteva costeggiare e navigare intorno alla città di Atene). Ma quanto può essere vero intorno alla città di Costantinopoli, non conviene ad Atene, situata cinque miglia in distanza del mare, nè circondata, o traversata da canali navigabili.
3.Niceforo Gregoras ha descritto il colosso di Giustiniano (l. VII, n. XII), ma le sue dimensioni son false e contraddittorie. L'editore Boivin ha consultato il suo amico Girardon, e lo scultore gli ha date le giuste proporzioni di una statua equestre. Pietro Gillio ha parimente veduta la statua di Giustiniano che non posava più sopra una colonna, ma stavasi in un cortile esterno del Serraglio. Egli era a Costantinopoli quando venne fusa per convenirla in un pezzo d'artiglieria (De topograph., C. P. l. II, c. 17).
4.V.Gregoras (l. VII, 12, l. XV, 2), intorno alle rovine e alle riparazioni di S. Sofia. Andronico fece puntellare la chiesa, nel 1317, e la parte orientale della cupola rovinò nel 1345. I Greci esaltano, colla solita pompa del loro stile, la santità e la magnificenza di questo paradiso terrestre, soggiorno degli Angeli e del medesimo Dio ec.
5.Stando all'originale e sincero racconto di Siropulo (pag. 312-351), lo scisma de' Greci si manifestò la prima volta che ufiziarono a Venezia, e venne confermato dall'opposizione generale del Clero e del popolo di Costantinopoli.
6.Quanto allo scisma di Costantinopoli,V.Franza (l. II, c. 17), Laonico Calcocondila (l. VI, p. 155-156) e Duca (c. 31). L'ultimo di questi si esprime con franchezza e libertà. Fra i moderni meritano distinzione il Continuatore del Fleury (t. XXII, p. 238-401, 402 ec.), e lo Spondano (A. D. 1440, n. 30) Ma quando si parla di Roma e di religione, il retto sentire di quest'ultimo annega entro un mare di pregiudizj e di pretensioni.
7.Isidoro era Metropolitano di Chiovia, ma i Greci, sudditi della Polonia, hanno trasportata questa residenza dalle rovine di Chiovia a Lemberg o Leopold (Herbestein, inRamusio, t. II, p. 127); d'altra parte i Russi si posero sotto la dependenza spirituale dell'Arcivescovo, divenuto, dopo il 1588, Patriarca di Mosca. Levesque, (Hist. de Russie, tom. III, p. 188-190), compilazione d'un manoscritto di Torino,Iter et labores archiepiscopi Arsenii.
8.Il singolare racconto del Levesque (Storia di Russia, t. II, p. 242-247) è tolto dagli archivj del Patriarcato. Gli avvenimenti di Ferrara e di Firenze vi sono descritti con altrettanta imparzialità ed ignoranza. Ma si può credere ai Russi intorno a quanto riguarda i lor pregiudizj.
9.IlCammanismo, ossia l'antica religione de'Cammari, oGinosofisti, è stata respinta ai deserti del Nord dalla religione più popolare dei Bramini dell'India; e una Setta di filosofi che andavano affatto ignudi, si vide costretta ad avvilupparsi in pellicce. Coll'andar del tempo tralignarono in una Setta di astrologhi o ciarlatani. IMorvan, oTsceremissidella Russia europea, professarono questa religione formata sul modello terrestre di un Re, o di un Dio, de' suoi Ministri, o Angeli, e degli spiriti ribelli, che al governo di questo superiore si oppongono. Poichè queste tribù del Volga non ammettono le immagini, poteano a miglior diritto rinversar sui Latini il nome d'idolatri, che ad essi davano i Missionarj. (Levesque,Storia dei popoli sottomessi alla dominazione de' Russi, t. I, p. 194-237, 423-460).
10.Spondano (Annal. eccles., t. II, A. D. 1451, n. 13). L'epistola de' Greci colla traduzione latina trovasi tuttavia nella Biblioteca del Collegio di Praga.
11.V.Cantemiro, Storia dell'Impero Ottomano, pag. 94. Scrivendo Murad o Morad, sarei forse più corretto, ma ho preferito il nome generalmente conosciuto a questa esattezza scrupolosa, nè molto sicura, quando è d'uopo convertire in lettere romane i caratteri orientali.
12.Le leggi e la loro osservanza sono certamente un benefizio a tutti comune. La libertà poi, se non è regolata da prescrizioni governative, facilmente diviene turbolenta e piena di gravi mali.(Nota di N. N.)
13.V.Calcocondila (l. VII, p. 186, 188), Duca (c. 33) e Marino Barlezio nella Vita di Scanderbeg (pag. 145-146). La buona fede mostrata da Amurat verso la guernigione di Sfetigrado fu un esempio ed una lezione al figlio di lui Maometto.
14.Il Voltaire (Essai sur l'Histoire générale, cap. 89, p. 283, 284) ammira ilfilosofo turco. Avrebbe egli fatto lo stesso elogio ad un Principe cristiano che si fosse ritirato in un Monastero? Il Voltaire alla sua usanza era intollerante e bacchettone.
15.Cioèeremiti, o solitarj della religione maomettana, ch'ebbero origine quattro secoli circa dopo la di lei fondazione, detti Santi da' Maomettani. (Nota di N. N.)
16.V.nella Biblioteca orientale del d'Herbelot gli articoliDerviche, Fakir, Nasser, Rohbaniat. Nondimeno gli scrittori arabi e persiani hanno trattato leggiermente questo argomento, e fra i Turchi soprattutto questa specie di monaci si è moltiplicata.
17.Rycault, nell'opera, (Etat présent de l'Empire Ottoman, pag. 242-268) narra molte particolarità tratte da intertenimenti personali avuti co' primarj Dervis, i quali per la maggior parte fanno ascendere la loro origine al regno di Orcano; ma non fa menzione deiZichididi Calcocondila (l. VII, pag. 286), fra i quali Amurat si ritirò. Iseiddi questo autore sono discendenti di Maometto.
18.Nel 1431, l'Alemagna mise in armi quarantamila uomini a cavallo, o sergenti, per far la guerra agli Hussiti della Boemia (Lenfant,Hist. du Conc. de Bâle, t. I, p. 318). Nell'assedio di Nuys sul Reno, nel 1474, i Principi, i Prelati e le città inviarono ciascuno il lor contingente; e il Vescovato di Munster (che non è de' più grandi) somministrò millequattrocento uomini a cavallo, seimila fanti, tutti vestiti di verde, e dugento carriaggi. Le forze congiunte del Re d'Inghilterra e del Duca di Borgogna erano appena eguali ad un terzo di questi eserciti d'Alemanni (Mém. de Philippe de Comines, lib. IV, c. 2). Le potenze dell'Alemagna possono far conto sopra sei o settecentomila combattenti ben pagati ed ottimamente disciplinati.
19.Solamente nel 1444 la Francia e l'Inghilterra convennero di una tregua d'alcuni mesi (V. Foederadel Rymer, e leCronachedelle due nazioni).
20.Nel descrivere la Crociata dell'Ungheria mi è stato guida lo Spondano (Annal. eccles.A. D. 1443, 1444). Egli ha letti accuratamente e paragonati coll'abilità di un vero critico gli scritti de' Greci e degli Ottomani, le Storie dell'Ungheria, della Polonia e dell'Occidente. Chiaro mostrasi ne' racconti, e allorchè può spogliarsi dai pregiudizj religiosi, non sono da sprezzarsene le deduzioni.
21.Ho tolta dal nome di Ladislao la lettera W, con cui lo cominciano per la maggior parte gli Storici (Wladislao), o il facciano per uniformarsi alla pronuncia polacca, o per distinguerlo dal suo rivale, l'infante Ladislao d'Austria. Callimaco (l. I, part. II, pag. 447-486), Bonfinio (Dec.III, l. IV), Spondano e Lenfant parlano diffusamente delle gare di questi due principi per conseguire il trono d'Ungheria.
22.Gli Storici greci, Franza, Calcocondila e Duca, non ci dimostrano il loro Principe come personaggio molto operoso in questa Crociata. Sembra che dopo esserne stato instigatore, l'abbia indi impacciata colla sua pusillanimità.
23.Cantemiro attribuisce al Caramano l'onore del divisamento citando una lettera incalzante che scrisse al Re d'Ungheria. Ma le Potenze maomettane son di rado istrutte degli affari della Cristianità, e la situazione de' Cavalieri di Rodi e la loro corrispondenza danno a credere che essi abbiano avuto parte a questo disegno del Sultano di Caramania.
24.Nelle loro lettere all'Imperatore Federico III, gli Ungaresi ammazzarono trentamila Turchi in una sola battaglia; ma il modesto Giuliano riduce il numero de' morti a soli seimila, o fors'anche duemila Infedeli (Enea Silvio, inEuropa, c. 5, etepist.44-81,apud Spondanum).
25.Siccome tanto i Cristiani che i Maomettani ammettevano ed ammettono l'esistenza di un Esser Supremo, creatore e reggitore d'ogni cosa, così ambidue i partiti, fecero in nome di lui il loro giuramento: la differenza poi fra il dogma de' primi, e quello de' secondi è questa: i Maomettani ammettono soltanto l'unità di Dio, cioè che c'è un solo Dio senza trinità di persone, contro i politeisti, ossia idolatri, che ammettono molti Dei; i Cristiani poi credono all'unità dell'essenza di Dio, ed alla trinità della di lui persona, contro i Maomettani e contro i politeisti ad un'ora.(Nota di N. N.)
26.Non è da meravigliarsi che i Turchi maomettani sapendo, che i Cristiani credono alla transustanziazione, abbiano chiesto che giurassero l'osservanza del Trattato sul pane eucaristico, ossia mutato nel corpo reale di Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, pensando che cotale giuramento legasse vie più le loro coscienze (non superstiziose per quella credenza) che quello fatto sull'Evangelio.(Nota di N. N.)
27.V.l'origine della guerra de' Turchi e la prima spedizione di Ladislao nel quinto e sesto libro della terza decade di Bonfinio, che molto felicemente imita lo stile e l'ordine di T. Livio. Nondimeno Callimaco (l. II, p. 487-496) lo supera in purezza di lingua ed autenticità.
28.Non pretendo farmi mallevadore per l'esattezza letterale del discorso di Giuliano, le cui espressioni variano in Callimaco (l. III, p. 505-507), in Bonfinio (Dec.III, l. VI, p. 457, 458) e in altri Storici che hanno forse adoperata la propria loro eloquenza nel far parlare gli Oratori di questo secolo; ma tutti s'accordano nell'attribuirgli il consiglio dello spergiuro, che i Protestanti hanno amaramente censurato, e mal difeso i Cattolici, cui tolse ogni coraggio la rotta di Warna.
29.Varnes, o Warna, era sotto la denominazione greca di Odessa, una colonia di Milesj così chiamati ad onore di Ulisse (Cellario, t. I, p. 374. D'Anville, t. I, p. 312). Giusta la descrizione dell'Eussino data da Arianno (p. 24-25, nel primo volume de'Geografi di Hudson) essa era situata 1740 stadj lontano dalla foce del Danubio, 2140 da Bisanzo, e 360 a tramontana del Promontorio del monte Emo che sporge nel mare.
30.Alcuni Autori cristiani affermano che Amurat si trasse dal seno un'ostia diversa da quella su di cui avea giurato di mantenere i patti della negoziazione. I Musulmani più semplicemente suppongono ch'ei si appellasse alProfeta Gesù Cristo, nella quale opinione sembra accordarsi anche Callimaco (l. III, p. 516; Spondan., A. D. 1444, n. 8).
31.Un critico giudizioso, crederà difficilmente a queglispolia opimadi un general trionfante, ottenuti sì rare volte dal valore, e sì spesso inventati dall'adulazione (Cantemiro, p. 90, 91). Callimaco (l. III, p. 517) dice con più semplicità e verisimiglianza:Supervenientibus janizaris, telorum multitudine, non tam confossus est, quam obrutus.
32.Oltre ad alcuni passi preziosi di Enea Silvio accuratamente raccolti dallo Spondano, i nostri migliori testi sono tre Storici del secolo XV, Filippo Callimaco (De rebus a Wladislao Polonorum atque Hungarorum rege gestis, libri III, in Bell., scriptor. rer. hungar., t. I, p. 433-518), Bonfinio (Décad.III, l. V, pag. 460-467) e Calcocondila (l. VII, p. 165-179). I due primi erano Italiani, ma trascorsero la loro vita in Polonia e nell'Ungheria (Fabricius,Bibl. lat. medii infimae aetatis, t. I, p. 524; Vossius,De Hist. lat., l. III, c. 8-11;Dictionn. de Bayle, Bonfinius) v. quanto al teatro della guerra del secolo XV un Trattatello di Felice Petancio, Cancelliere di Segnia (ad calcem Cuspinian. de Caesaribus, p. 716-722).
33.Il sig. Lenfant ne fa conoscere l'origine del Cardinale Giuliano (Hist. du concil. de Bâle, t. I, p. 247, ec.) e le guerre da esso fatte in Boemia (p. 515, ec.). Spondano e il Continuatore di Fleury raccontano, secondo le circostanze, i servigi da esso prestati a Basilea ed a Ferrara, e l'infausto fine che ebbe.
34.Syropulo fa un elogio ben generoso de' meriti del suo nemico (p. 117): τοιαυτα τινα ειπεν ο Ιουλιανος, πεπλατυσμε ως αγαν και λογικως, και μετ’ επιστημης και δεινοτητος Ρητορικης,disse Giuliano alcune cose molto ampiamente e logicamente, e con sapiente e vigorosa rettorica.
35.V.Bonfinius (Déc.III, l. IV. p. 423). Come mai gli Italiani poteano pronunziare senza vergogna, o il Re d'Ungheria ascoltare, nè arrossirne, la ridicola adulazione che confondea il nome di un villaggio della Valachia col soprannome glorioso, ma accidentale, di un ramo della famiglia Valeria dell'antica Roma?
36.Filippo di Comines (Mém., l. VI, cap. 13) si fonda sulla tradizione de' tempi, e tesse uno splendido elogio ad Uniade, chiamato col singolar nome di Cavalier Bianco di Valeigne (Valachia). Calcocondila e gli Annali turchi del Leunclavio però ne mettono in dubbio il valore e la fedeltà.
37.V.Bonfinio (Déc. III, l. VII, p. 492), e Spondano (A. D. 1457, n. 17). Uniade ebbe comune la gloria di difendere Belgrado con Capistrano, Frate dell'Ordine di S. Francesco; ma ne' lor racconti nè il Santo, nè l'Eroe si degnano far menzione l'uno dell'altro.
38.V.Bonfinio (Déc. III, l. VIII, Déc. IV, l. VIII). Ridondano di sana critica le singolari osservazioni che ha fatte lo Spondano sul carattere e sulla vita di Mattia Corvino (A. D. 1464, n. 1; 1475, n. 6; 1476, n. 14-16; 1490, n. 4, 5). La prima ambizione di questo Principe era volta a meritarsi l'ammirazione degl'Italiani. Pietro Ranzani, Siciliano, ne ha celebrate le imprese nell'Epitome rerum hungaricarum. (p. 322-412). Galesto Marzio di Narni ha raccolte tutte le arguzie e le sentenze di Mattia Corvino (p. 528-568); e abbiamo inoltre una relazione particolare sul suo matrimonio e sulla cerimonia della sua incoronazione. Queste tre Opere trovansi unite nel primo volumeScriptores rerum hungaricarumdel Bell.
39.Ser Guglielmo Temple nel suo pregevole Saggio sulle virtù eroiche (vol. III, p. 385 delle sue Opere) collegò Uniade e Scanderbeg ai sette uomini che ad avviso di lui meritarono, senza averla cinta, una Corona; Belisario, Narsete, Gonzalvo di Cordova, Guglielmo I, Principe d'Orange, Alessandro, Duca di Parma, Giovanni Uniade e Giorgio Castriotto, o Scanderbeg.
40.Bramerei trovare alcuni Comentarj semplici ed autentici scritti da un amico di Scanderbeg, ove mi venissero dipinti a dovere il luogo, l'uomo ed i tempi. La vecchia Storia nazionale di Marino Barletti, prete di Scodra (De vita, moribus et rebus gestis Georgii Castrioti, ec., lib. XIII, p. 367,Strab.1537,in fol.), non cel dà a divedere che avvolto in bizzarri panni e carico di menzogneri ornamenti.V.Calcocondila, l. VII, p. 185; l. VIII, p. 229.
41.Marino tratteggia appena e con ripugnanza tutto quanto si riferisce alla educazione e alla circoncisione di Scanderbeg (l. I, p. 6-7).
42.Se Scanderbeg morì nel 1466, compiendo il sessantesimoterzo anno della sua età (Marino, l. XIII, p. 270 ), ne deriva che nacque nel 1403. Se in età di nove anni,novennis(Mar. l. I, pag. 1-6), fu dai Turchi rapito ai genitori, sarà ciò accaduto nel 1412, vale a dire nove anni prima che Amurat II salisse il soglio: questo Principe ereditò dunque, non comprò egli lo schiavo albanese. Spondano ha osservata questa contraddizione (A. D. 1341, n. 31; A. D. 1443, n. 14).
43.Per buona sorte Marino ci ha istrutti delle rendite di Scanderbeg (l. II, p. 44).
44.Vi erano due Dibras, Dibras Superiore, e Dibras Inferiore, uno nella Bulgaria, l'altro nell'Albania. Il primo distante settanta miglia da Croia (l. I, pag. 17) era contiguo alla Fortezza di Sfetigrado, i cui abitanti ricusarono di attinger l'acqua ad un pozzo, ove era stata usata la perfidia di gettare un cane morto (l. V, pag. 139-140). Una buona carta dell'Epiro ne manca.
45.Si paragoni il racconto del turco Cantemiro colla prolissa declamazione del prete Albanese (l. IV, V, VI), copiata da tutti quelli che vennero dopo.
46.Ad onore del suo Eroe, il Barletti (l. VI, p. 188-192) fa morire il Sultano sotto le mura di Croia, di malattia per dir vero; ma questa ridicola favola è smentita dai Greci e dai Turchi, che convengono unanimemente sul tempo e sulle circostanze della morte di Amurat avvenuta dopo.
47.V.le sue imprese in Calabria, ne' libri IX, X di Marino Barletti, ai quali può contrapporsi la testimonianza, o il silenzio del Muratori (Ann. d'Ital.t. XII, p. 291) e dei suoi Autori originali (Giovanni Simoneta,De rebus Francisci Sfortiae, in Muratori,Script. rerum Ital., tom. XXI, p. 728, ed altrove). La cavalleria albanese divenne ben tosto famosa in Italia sotto il nome di Stradiotti (Mém. de Comines, l. VIII, c. 5).
48.Lo Spondano, fondato sopra ottime autorità e giudiziose considerazioni, ha ridotto il colosso di Scanderbeg a proporzioni ordinarie (A. D. 1461, n. 20; 1463, n. 9; 1465, n. 12, 13; 1467, n. 1). Le lettere che lo stesso Scanderbeg scriveva al Papa e la testimonianza di Franza, riparatosi a Corfù, vicino al luogo dell'asilo sceltosi dall'Albanese, ne dimostrano le angustie cui si vide questi ridotto, angustie che Marino cerca palliare con poco garbo (l. X).
49.V.intorno alla famiglia de' Castriotti il Ducange (Fam. Dalmat., XVIII, p. 548-550).
50.Colonia d'Albanesi citata dal sig. Swinburne nel suo viaggio alle Due Sicilie (vol. I, p. 350-354).
51.Chiara ed autentica è la Cronaca di Franza, ma invece di quattro anni e sette mesi, lo Spondano (A. D. 1445, n. 7) attribuisce sette o otto anni al regno dell'ultimo Costantino, fondandosi sopra una lettera apocrifa di Eugenio IV al Re di Etiopia.
52.Il Franza (l. III, c. 1, 6) è meritevole di confidenza e di stima.
53.Supponendo che cotest'uomo fosse preso nel 1394, allorchè Timur invase la Georgia la prima volta, (Serefeddino l. III, cap. 50), egli è possibile che abbia seguito il suo padrone tartaro nell'Indostan, nell'anno 1398, e di lì siasi imbarcato per le Isole degli aromi.
54.I felici e virtuosi Indiani vivevano oltre a cencinquanta anni, e possedevano le più perfette produzioni de' regni vegetabili e minerali; gli animali vi erano di statura gigantesca, draghi di settanta cubiti, formiche lunghe nove pollici (formica indica), pecore grandi come gli elefanti, e anche elefanti grandi come pecore.Quidlibet audendi....etc.
55.Il nostro centenario s'imbarcò in una nave che veleggiava alle Isole degli aromi, per trasferirsi a uno de' porti esterni dell'India,invenitque navem grandem ibericam qua in Portugalliam est delatus. Un tal passaggio descritto nel 1477 (Franza, l. III, c. 30), vent'anni avanti la scoperta del Capo di Buona Speranza, è immaginario, o miracoloso; però questa singolare geografia sente l'antico e vecchio errore che collocava le sorgenti del Nilo nell'India.
56.Cantemiro che chiama la figlia di Lazzaro Ogli, l'Elena de' Serviani, mette l'epoca delle sue nozze con Amurat nell'anno 1424. Non sarà cosa sì facile da credersi che durante ventisei anni in cui stettero insieme il Sultanocorpus ejus non tetigit. Dopo la presa di Costantinopoli, ella si rifuggì presso Maometto II, Franza (l. III, c. XXII).
57.Il leggitore istrutto avrà a memoria le offerte di Agamennone (Iliade, l. V, n. 144) e l'uso generale degli antichi.
58.Cantacuzeno (ignoro se fosse parente dell'Imperatore di questo nome) era Gran Domestico, zelante difensore del simbolo greco, e fratello della regina di Servia, presso la quale fu inviato col carattere d'ambasciadore (Siropulo, p. 37, 38-45).
59.Per chi voglia formarsi idea del carattere di Maometto II, è cosa egualmente mal sicura il creder troppo ai Turchi e ai Cristiani. Il ritratto più moderato di questo conquistatore lo abbiamo da Franza (l. I, c. 33), in cui gli anni e la solitudine aveano raffreddati i sentimenti dell'odio.V.anche Spondano (A. D. 1451, n. 11), il Continuatore di Fleury (t. XXII, pag. 552), gliElogiadi Paolo Giovio (l. III, p. 164-166) e ilDictionnaire de Bayle(t. III, p. 272-279).
60.Cantemiro (p. 115): «Le moschee da lui fondate attestano il rispetto che mostrò in pubblico alla religione. Disputò liberamente col Patriarca Gennadio intorno alle religioni, greca e musulmana» (Spond., A. D. 1453, n. 22).
61.Quinque linguas praeter suam noverat; graecam, latinam, chaldaicam, persicam.L'autore che ha tradotto il Franza in latino, ha dimenticata la lingua araba, che sicuramente tutti i Musulmani studiavano per poter leggere il libro del Profeta.
62.Filelfo con un'Ode latina chiese al vincitore di Costantinopoli la libertà della madre e delle sorelle di sua moglie, ed ottenne la grazia. L'Ode fu portata a Maometto dagl'inviati del Duca di Milano. Evvi chi attribuisce allo stesso Filelfo l'intenzione di ritirarsi a Costantinopoli; la qual cosa mal concilierebbesi co' suoiDiscorsi, spesse volte intesi a suscitare la guerra contro i Musulmani. (Vedine laVitascritta dal Lancelot nelleMém. de l'Acad. des inscript., t. X, p. 718-721, ec.).
63.Roberto Valturio, nel 1483, pubblicò a Verona i suoi dodici libriDe re militari, prima Opera che faccia menzione dell'uso delle bombe. Sigismondo Malatesta, principe di Rimini, e protettore del Valturio, intitolò la stessa opera, con un'epistola latina, a Maometto II.
64.Se crediamo al Franza, Maometto II studiava assiduamente la vita e le azioni di Alessandro, di Augusto, di Costantino e di Teodosio. Ho letto in qualche luogo che per ordine di Maometto erano state tradotte in latino le Vite di Plutarco. Ma se questo Sultano sapea il greco, una tal traduzione non poteva essere che ad uso de' suoi sudditi; e per vero dire, se le vite di Plutarco sono una scuola di valore, lo sono anche di libertà.
65.Il celebre Gentile Bellino, che Maometto II avea fatto venir da Venezia, n'ebbe in dono una catena e una collana d'oro con una borsa di tremila ducati; ma sono incredulo, al pari del Voltaire, sulla storia ridicola dello schiavo decollato per far vedere al pittore il meccanismo de' muscoli.
66.Questi Imperatori dediti all'ubbriachezza furono Solimano I, Selim II e Amurat IV (Cantemiro, p. 61). I Sofì della Persia a tale proposito offrono un catalogo più lungo e compiuto. E nell'ultimo secolo i nostri viaggiatori europei assistettero alle orgie di questi principi, e ne parteciparono.
67.Uno di questi giovani principi di nome Calapino, fu sottratto alle mani del suo barbaro fratello e condotto a Roma, ove ricevè il battesimo col nome di Calisto Ottomano. L'imperatore Federico III gli concedè un dominio nell'Austria, ove terminò i suoi giorni. Cuspiniano, che, in sua gioventù, aveva conversato a Vienna con questo principe, in allora vecchio, ne loda la pietà e la saggezza (De Caesaribusp. 672, 673).
68.V.l'avvenimento di Maometto II al trono, in Duca (c. 33), in Franza (l. I, c. 33; l. III, c. 2), in Calcocondila (l. VII, p. 199) e in Cantemiro (p. 96).
69.Prima di descrivere l'assedio di Costantinopoli, noterò che, ad eccezione di poche cose dette per incidenza da Cantemiro e dal Leunclavio, non ho potuto intorno a questo avvenimento procurarmi alcuna relazione fatta dai Turchi, nè alcun racconto che stia a petto di quello della presa di Rodi eseguita da Solimano II (Mém. de l'Acad. des Inscript., t. XXVI, p. 723-769). Ho dovuto quindi fidarmi de' Greci, i cui pregiudizj in questa occasione si trovano in qualche modo diminuiti dalle angustie del momento. Seguirò soprattutto Duca (c. 34-42), Franza (l. III, c. 7-20), Calcocondila (l. VIII, p. 201-214) e Leonardo di Chio (Historia C. P. a Turco expugnatae, Norimberga, 1544, in 4.); l'ultimo di questi racconti è il più antico, perchè porta la data dei 16 agosto dell'anno medesimo della presa di Costantinopoli, ed essendo stato composto settantanove giorni dopo di essa, nell'isola di Chio, dà a divedere la prima confusione di idee e di sensazioni eccitate da un simile avvenimento. Intorno al medesimo si possono parimente trarre alcuni schiarimenti da una lettera del Cardinale Isidoro (in Farragine rerum turcicarum, ad calc.Calcocondyles, Clauseri, Basilea, 1584) al Papa Nicolò V, e da un Trattato che nel 1581 Teodosio Zigomala inviò a Martino Crusio (Turco-Graecial. 1, p. 74-98, Basilea, 1584). Spondano (A.D. 1453, n. 1-27) in pochi cenni, ma da critico valente, passa in rassegna i materiali e i fatti diversi. Mi prenderò la licenza di lasciar da un canto le relazioni di Monstrelet e de' Latini, i quali, lontani dal teatro dell'azione, le fondavano soltanto su quel che avevano udito dire.
70.Pietro Gilli (De Bosphoro Tracio, l. II, cap. 15), Leunclavio (Pandect., p. 445) e Tournefort (Voyage dans le Levant, t. II,lettreXV. p. 443, 444) sono gli autori che danno a conoscere meglio la situazione della Fortezza e la topografia del Bosforo. Ma mi augurerei la carta, ossia la pianta, che il Tournefort spedì in Francia al Ministro della marina. Il leggitore può trascorrere nuovamente il capitolo XVII di questa Storia.
71.Duca esprime col vocabolo diKaburil predicato di spregio che i Turchi applicano agl'Infedeli; Leunclavio e i moderni scrivono Giaur. La prima di queste parole, giusta il Ducange (Gloss. graec., t. I, p. 530), viene da Καβουρον, che in greco volgare significatestuggine, «col quale, continua il Ducange, i Turchi voleano indicare un moto retrogrado fuor della fede». Ma sfortunatamente per l'interpretazione del Ducange,Gabur(Bibl. orient., p. 375) non è altra cosa che il vocaboloGheber, ghebro, che è passato dalla lingua persiana alla turca, ed applicato prima agli adoratori del fuoco, venne appropiato a quei della Croce.
72.Il Franza attesta il senno e il coraggio del suo padrone.Calliditatem hominis non ignorans imperator prior arma movere constituit; parla con dileggio delle opinioni assurde deicum sacri tum profani proceresche egli aveva veduti e uditi,amentes spe vana pasci. Duca non apparteneva al Consiglio privato.
73.Invece di questo chiaro ed ordinato racconto, gli Annali turchi (Cantemiro, p. 97) fanno rinascere la ridicola favola del cuoio, e dello stratagemma adoperato da Didone per fabbricare Cartagine. Questi Annali, fuorchè per coloro che le preoccupazioni anticristiane traviano, sono molto men da apprezzarsi delle Storie scritte dai Greci.
74.Circa le dimensioni di questa Fortezza, chiamata oggidì il Vecchio Castello d'Europa, Franza non è affatto d'accordo con Calcocondila, la cui descrizione fu verificata sopra luogo dall'editore Leunclavio.
75.Fra i Turchi trovatisi a Costantinopoli, quando ne furono chiuse le porte, eranvi alcuni paggi di Maometto, sì convinti dell'inflessibil rigore del lor padrone, che chiesero venisse loro tagliata la testa, poichè volevansi ad essi impedire i modi di tornare al campo prima del tramontare del Sole.
76.V.Duca (c. 35). Franza (l. III, c. 3), che avea navigato sul vascello veneto, ne riguarda siccome un martire il Capitano.
77.Auctum est Palaealogorum genus, et imperii successor, parvaeque Romanorum scintillae haeres natus, Andraeas, ec. (Franza, l. III, c. 7). Espressione energica ispirata dal dolore.
78.V.Cantemiro, p. 97, 98.
79.Il presidente Cousin traduce il vocabolo Συντροφος,Coeducato, padre, balio. Egli segue, è vero, la versione latina, ma nella sua fretta, ha trascurata la nota, ove Ismaele Boillaud (ad Ducam) riconosce e corregge il proprio errore.
80.L'uso di non mostrarsi al Sovrano, o ai superiori, senza offrirgli doni, è antichissimo fra gli Orientali; sembra analogo all'idea de' sagrifizj, più antica ancora e più generale.V.alcuni esempj di questa costumanza presso i Persiani, in Eliano (Hist. Variar., l. I, c. 31, 32, 33).
81.IlLalade' Turchi (Cantemiro, p. 54) e ilTatadei Greci (Duca, c. 35) vengono dalle prime sillabe che i fanciulli pronunciano; e può osservarsi che queste voci primitive, fatte per indicare i genitori, sono sempre la ripetizione d'una medesima sillaba composta d'una consonantelabialeodentaleseguita da una vocale aperta (De Brosses,Mécanisme des langues, t. I, p. 231-247).
82.Il talento attico pesava circa sessanta mine, o libbre (V.Hooperon Ancient Weights Measures, etc.); ma tra i Greci moderni questa denominazione classica è stata applicata ad un peso di cento e di centocinque libbre (Ducange, ταλαντον). Leonardo da Chio misura la palla, o il sasso del secondo cannone:Lapidem qui palmis undecim ex meis ambibat in gyro.
83.V.Voltaire,Hist. génér., c. 91, p. 294, 295. Si sa che questo autore aspirava alla monarchia universale nella letteratura. Onde il vediamo nelle sue poesie pretendere il titolo di astronomo, di chimico, ec., e sollecito di ostentare il linguaggio di tali scienze.
84.Il Barone di Tott (t. III, p. 85-89), che nell'ultima guerra fortificò contro i Russi i Dardanelli, ha descritto, con tuono enfatico ed anche comico, la sua prodezza e la costernazione in cui furono gli Ottomani. Ma questo ardimentoso viaggiatore non possede l'arte d'inspirar confidenza.
85.Non audivit indignum ducens, dice l'ingenuo Antonino; ma poichè i timori e la vergogna non tardarono a crucciar l'animo del Pontefice, il Platina dice in tuono d'abile cortigiano:In animo fuisse Pontifici juvare Graecos.Enea Silvio dice ancora in termini più asseveranti:Structam classem, ec. (Spond., A. D. 1453, n. 3).
86.Antonino,in Proëm. epist. cardinal. Isid., ap. Spond.Il dottore Iohnson ha ottimamente espressa questa circostanza caratteristica nella sua tragedia, l'Irene.
The groaning Greeks dig up the golden caverns,The accumulated wealth of hoarding ages;That wealth which, granted to their weeping prince,Had rang'd embattled nations at their gates.
The groaning Greeks dig up the golden caverns,
The accumulated wealth of hoarding ages;
That wealth which, granted to their weeping prince,
Had rang'd embattled nations at their gates.
I quali versi così furono trasportati nella nostra lingua:
Dal grembo della terra, ove gli avariProgenitori li celaro, a stentoLe gemme e l'oro ritogliean; tesoriChe, del lor prence conceduti al pianto,Falangi di guerrieri avrian condotteNanti le porte di Bisanzo, e salvaDa servitù de' Cesari la sede.
Dal grembo della terra, ove gli avari
Progenitori li celaro, a stento
Le gemme e l'oro ritogliean; tesori
Che, del lor prence conceduti al pianto,
Falangi di guerrieri avrian condotte
Nanti le porte di Bisanzo, e salva
Da servitù de' Cesari la sede.
87.Presso i Turchi, le truppe poste a guardar il palagio chiamansiCapiculi, quelli che difendono le provinceSeratculi. La maggior parte de' nomi e delle istituzioni della milizia turca precedevano ilCanone Namehdi Solimano II, sul qual codice il Conte Marsigli, giovandosi anche della propria esperienza, compose il suoStato militare dell'Impero ottomano.
88.L'osservazione di Filelfo venne confermata nel 1508 da Cuspiniano (De Caesaribus in epilog. de militia turcica, p. 697). Il Marsigli prova che gli eserciti effettivi de' Turchi son men numerosi assai di quanto appariscono. Leonardo da Chio, non conta più di quindicimila giannizzeri nell'esercito che assediò Costantinopoli.
89.Ego, eidem (Imperatori) tabellas exhibui, non absque dolore et maestitia, mansitque apud nos duos, aliis occultus numerus.(Franza, lib. III, c. 8). Purchè si perdonino a Franza alcuni pregiudizj nazionali, non saprebbe desiderarsi un testimonio più autentico di lui, sia intorno ai fatti pubblici, sia intorno ai consigli privati.
90.Spondano racconta il fatto di questa unione non solamente con parzialità, ma d'una maniera imperfetta. Il Vescovo di Pamiers morì nel 1642, e la Storia di Duca, che parla di questi avvenimenti (c. 36, 37) con verità e coraggio eguali, non fu pubblicata che nel 1649.
91.Il Franza, uno del numero de' Greci conformisti, confessa aversi avuto ricorso a tale riconciliazione solamentepropter spem auxilii; e favellando di quelli che non vollero assistere al divin servigio in comune nella chiesa di S. Sofia, afferma con soddisfazione cheextra culpam et in pace essent(l. III, c. 20).
92.Già i Greci, vale a dire l'Imperatore, la Corte, ed alcuni Vescovi, Commissarj de' rimasti in Oriente, tanto al Concilio di Lione, che a quello di Firenze, non si unirono momentaneamente nella credenza co' Latini, ammettendo nelCredo ec.l'aggiuntafilioque,usando nel tempo de' due Concilj il pane azzimo e riconoscendo il primato del Vescovo di Roma, ed ammettendo il purgatorio ed altre cose, che per avere soccorsi contro i Turchi, che minacciavano perfino Costantinopoli; l'unione nella credenza fra Cristiani-greci e Cristiani-latini, durò come quella dei loro Vescovi ne' due detti Concilj; i Vescovi greci, nell'aderire a' Latini per bisogno, non furono sinceri; il fatto lo provò, perchè andati alla loro patria, la divisione nella credenza tornò, e dura anche oggidì e durerà.(Nota di N. N.)
93.Il nome secolare di lui era Scolario, al quale sostituì l'altro di Gennadio nel vestir la cocolla, ovvero nell'atto di divenir Patriarca. Essendo quell'istesso che avea difesa a Firenze cotesta unione, perseguendola poi a Costantinopoli con tanto accanimento, Leone Allazio (Diatrib. de Georgiis in Fabric. Bibl. graec., t. X, p. 760-786) ha creduto che vi fossero due uomini di tal nome; ma il Renaudot (p. 343-383) ha confermata l'identità della persona, e la doppiezza del carattere.
94.Quest'ultima espressione è inconveniente; bastava dire, ostinate nella loro opinione, e fanatiche: si sa pur troppo che in cotali controversie non vi fu e non v'è luogo a via di mezzo, a riconciliazione ed a pace.(Nota di N. N.)
95.Φσκιολιον, καλυπτρα ammettono assai bene l'interpretazionecappello di Cardinale. La differenza di vesti incrudeliva ancor la discordia fra i Greci e i Latini.
96.Il buon credente non deve dire chimerica la speranza di qualche miracolo; ma bisogna saperlo domandare, e meritarlo.(Nota di N. N.)
97.Fa d'uopo ridurre le miglia greche ad una picciola misura che si è conservata nellewerstedi Russia, che sono di cinquecento quarantasette tese di Francia. I sei miglia del Franza non eccedono le quattro miglia inglesi, secondo il d'Anville (Mésures itineraires, p. 61-123, ec.).
98.At in dies doctiores nostri facti paravere contra hostes machinamenta, quae tamen avare dabantur. Pulvis erat nitri modica exigua; tela modica; bombardae, si aderant, incommoditate loci primum hostes offendere maceriebus alveisque tectos non poterant. Nam siquae magnae erant, ne murus concuteretur noster, quiescebant.Questo passaggio di Leonardo da Chio è singolare ed importante.
99.Al dire di Calcocondila e di Franza, il grande cannone scoppiò. Duca pretende che l'abilità dell'artigliere evitasse questo disastro. È evidente che i primi e l'ultimo di questi Storici non parlano dello stesso pezzo.
100.Circa un secolo dopo l'assedio di Costantinopoli, le squadre di Francia e d'Inghilterra si diedero il vanto di avere, in un combattimento di due ore accaduto nella Manica, tratti trecento colpi di cannone (Mémoires de Martin du Bellay, l. X, nellaCollection générale, t. XXI, p. 239).
101.Ho scelti alcuni singolari fatti, senza aspirare all'instancabile quanto truce eloquenza adoperata dall'Abate Vertot nelle sue prolisse narrazioni degli assedj di Rodi, di Malta, ec. Questo vivace Storico, fornito di una mente romanzesca, e sollecito di piacere co' proprj scritti ai Cavalieri di Malta, ne ha adottato l'entusiasmo e lo spirito cavalleresco.
102.La dottrina delle mine artificiali trovasi per la prima volta accennata in un manoscritto del 1480 di Giorgio da Siena (Tiraboschi, t. VI, parte I, p. 324). Vennero tosto adoperate nel 1487 a Sarzanella; ma il loro miglioramento appartiene al 1503, e ne viene attribuito l'onore a Pietro di Navarra, che ne fece uso con buon successo nelle guerre d'Italia (Hist. de la Ligue de Cambrai, t. II, p. 93-97).
103.È cosa singolare che i Greci non si accordano sul numero di questi famosi vascelli. Duca ne indica cinque, Franza e Leonardo, quattro, Calcocondila, due: forse l'ultimo indica solamente i due più grandi; gli altri comprendono ancora i piccoli. Il Voltaire, che ne assegna uno di questi a Federico III, confonde fra loro gl'Imperatori d'Oriente e d'Occidente.
104.Il Presidente Cousin trascura manifestamente, o piuttosto ignora affatto ogni erudimento della lingua e della geografia, quando fa che un vento australe trattenga a Chio questi vascelli, e che un vento di tramontana li conduca a Costantinopoli.
105.Può vedersi qual fosse la debolezza e lo scadimento della turca marineria in Rycault (State of the ottoman Empire, p. 372-378), in Thevenot (Voyages, part. 1, p. 229-242) e nelleMémoires du baron de Tott(t. III). Questo ultimo Scrittore si mostra sempre sollecito di dilettare e sorprendere i suoi leggitori.
106.Devo confessarlo, in questo momento mi si rappresenta alla immaginazione la pittura animata che ne offre Tucidide (l. VII, c. 71) dell'atteggiamento degli Ateniesi, allorchè, perplessi ed inquieti, stavano contemplando la battaglia navale che accadde nel gran porto di Siracusa.
107.Giusta il testo esagerato, o corrotto di Duca (c. 38) questo bastone d'oro pesava cinquecento libbre. Il Bouillaud legge cinquecento dramme, o cinque libbre, peso che bastava per tenere in azione il braccio di Maometto sul corpo del suo ammiraglio.
108.Duca, mal istrutto, a confessione di lui medesimo, degli affari dell'Ungheria, attribuisce a questo fatto un motivo di superstizione. «Gli Ungaresi, dic'egli, credeano che Costantinopoli sarebbe il termine delle conquiste de' Turchi.»V.Franza (l. III, c. 20) e Spondano.
109.La testimonianza unanime di quattro Greci vien confermata da Cantemiro (p. 96), che fonda sugli Annali turchi le sue narrazioni; pur sarei proclive a ridurre la distanza di dieci miglia, e a prolungare l'intervallo d'una notte.
110.Franza cita due esempj di navigli trasportati in tal guisa sull'Istmo di Corinto per uno spazio di sei miglia; l'un, favoloso, riguarda le imprese d'Augusto dopo la battaglia di Azio; l'altro, vero, si riferisce a Niceta, Generale greco del decimo secolo. Il ridetto Storico poteva aggiugnere l'audace impresa operata da Annibale per introdurre nel porto di Taranto le sue navi (Polibio, l. VIII, pag. 749, edizione di Gronov.).
111.Questa fazione fu probabilmente consigliata ed eseguita da un Greco di Candia, che in una occasione di tal natura prestò servigio simile ai Veneziani (Spond., A. D. 1438, n. 37).
112.A questo luogo, intendo favellar soprattutto delle imbarcazioni eseguite dai nostri, nel 1776 e 1777, sui laghi del Canadà, impresa che tanti disagi costò e tornò sì inutile nell'effetto.
113.Calcocondila e Duca non vanno d'accordo sul tempo e i particolari della negoziazione, nè questa essendo stata, o gloriosa, o salutare, il fedele Franza risparmia al suo principe fin la taccia d'aver pensato ad arrendersi.
114.Queste ali (Calcocondila, l. VIII, p. 208) non sono che una figura orientale; ma nella Tragedia inglese Irene, la passione di Maometto esce dai limiti della ragione e perfino dal senso comune.