CAPITOLO XVI.Haydn — Mozart — Beethoven.

CAPITOLO XVI.Haydn — Mozart — Beethoven.

La musica istrumentale anteriore ad Haydn non si occupava della traduzione di un pensiero poetico, d'un'idea coi mezzi della musica, ma cercava piuttosto nella bellezza dei temi, nella forma, nella combinazione degli accordi, nei coloriti, la sua meta. La musica istrumentale bastava a sè stessa ed in sè trovava la sua soddisfazione. Per ciò essa è principalmente oggettiva. Il continuare per questa via era impossibile senza cadere nel convenzionalismo e manierismo e quando il piacere della forma per la forma non fu più sufficiente allora si sviluppò anche nella musica istrumentale il soggettivismo.

Questo nuovo elemento non fu del resto introdotto da Haydn, chè anzi noi lo vediamo farsi strada ormai in molte composizioni diBach e successori, in Dom. Scarlatti e Fil. Em. Bach specialmente nelleToccate,Fantasie,Improvvisazioni, ecc., i quali generi di composizione libera procedevano dall'ispirazione poetica. Ma questo nuovo indirizzo, questa individualizzazione del sentimento, il prevalere dell'elemento poetico, la traduzione dello stesso in toni che lo concretano con mezzi musicali, prima appena accennati, noi li troviamo palesi in Haydn le cui composizioni, oltre le qualità tecniche ed essenzialmente musicali delle anteriori, offrono allo uditore un elemento poetico, senza che egli, come suol succedere nella musica descrittiva, sia inceppato nei voli della sua fantasia.

La nuova musica istrumentale basa sulle forme dellasonatae dellasinfonia. L'opinione che queste derivassero dalla sonata antica, da molti propugnata, è molto discutibile, quantunque quest'ultima abbia senza dubbio influito grandemente sulla sinfonia e sulla sonata moderna. Ma assai più che la sonata antica, poco differente dallasuitevalse a formare la sinfonia e la sonata moderna l'anticaouverture, quale fu introdotta da Alessandro Scarlatti che si divideva in tre parti unite,allegro,adagioedallegroe che coll'andare del tempo si usò nei concerti istrumentali suonare in tre tempi, dividendo le parti ed introducendovi ilminuetto, tolto dallasuite. La caratteristica principale della nuova musica è il passaggio dalla polifonia all'omofonia. Le melodie sono ormaichiuse ed esse sono veramente accompagnate. C'è il primo e secondo tema colla ripresa dopo lo sviluppo tematico. Le composizioni perdono certo qualche cosa della loro monumentalità ma diventano molto più varie e ricche di contrasti anche improvvisi, che mancavano intieramente alle opere anteriori. Cessa pure il predominio delle tonalità minori. La dinamica è più varia e non bastano più gli effetti dell'eco (piano e forte), le tonalità cambiano nei diversi tempi e non è raro di trovare la melodia cominciata da uno strumento e finita da un altro, ciò che prima non succedeva.

Fino a pochi anni fa era quasi incomprensibile la differenza che passa fra le opere anteriori ad Haydn e le sue e lo si soleva chiamare il padre della sinfonia e del quartetto. Torchi e Galli avevano bensì dimostrato che la forma della Sinfonia si trova ormai abbastanza sviluppata nelle opere di G. B. Sammartini, maestro di Gluck e che Haydn ebbe in Tartini un precursore nel quartetto per non parlare di Boccherini, che fu contemporaneo di Haydn e che certo non conobbe le sue opere. Oggi però s'è fatta almeno in gran parte la luce in seguito ai nuovi studi di Ugo Riemann e Guido Adler per i musicisti tedeschi e Fausto Torrefranca per quegli italiani. Le conclusioni sono però divergenti. Riemann difende la tesi che fu la scuola di Mannheim, dove esisteva un'orchestra eccellente e modello delle altre, a continuare la riforma della musica istrumentalegià preparata da Bach ed Händel col connubio della monodia col contrappunto. In realtà non si trattava che dell'imitazione dello stile dell'aria nella musica istrumentale. LeSix Sonates à trois ou avec toute l'orchestrediGiovanni Stamitz(1717-1757) op. 1 (1752) sono per Riemann l'evangelo della nuova arte ed egli da a quest'opera la stessa importanza che all'Ars novaed alla nascita dell'opera del Seicento. È innegabile che nei Trio di Stamitz si palesa un nuovo stile ben differente dall'anteriore e già Arteaga chiama Stamitz creatore d'un nuovo stile ed il Rubens dei compositori.

Lo stile diStamitzè pure quello diFrancesco Richter(1709-1789),Cannabich,Toeschied altri maestri che vissero prima di Haydn. Nelle opere di Stamitz, che è il caposcuola, troviamo già sviluppato il dualismo dei temi, il lavoro tematico, che è lo spirito creatore della musica istrumentale quasi altrettanto che la melodia; anche la forma della sonata e sinfonia in quattro tempi è pressochè stabile. Le opere di questa scuola sono sonate a tre, quattro e più istrumenti col basso numerato ed appartengono, almeno come si pubblicarono, apparentemente alla musica antica. In realtà però si eseguivano in Germania senza basso numerato sostituendovi più istrumenti a fiato, che non vanno all'unisono cogli archi ma o hanno note tenute oppure eseguiscono piccoli contrappunti.

Guido Adler cerca invece di rivendicare almeno parte dei meriti dei musicisti di Mannheima quelli di Vienna anteriori ad Haydn comeMatteo Monn,Wagenseil,Filz,Dittersdorf, ecc. Ma tanto Riemann che Adler sembrano dimenticare che tutti questi musicisti boemi od austriaci erano direttamente od indirettamente influenzati nelle loro opere dai maestri italiani sparsi per tutta la Germania e che la musica vocale ed istrumentale che si eseguiva in quel tempo a Vienna era quasi esclusivamente italiana. Fausto Torrefranca ha fatto negli ultimi anni studi esaurienti sulla musica istrumentale specialmente per cembalo dei maestri italiani di quell'epoca ed è arrivato alla conclusione persuadente, che il nuovo stile non venne nè da Mannheim nè da Vienna ma che il movimento lirico istrumentale è nato in Italia e conduce attraverso la sonata per cembalo, la sinfonia da camera, la sonata a tre direttamente ad Haydn e Mozart. Egli è entusiasta diGiovanni Platti, un veneziano che fu alla corte vescovile di Würzburgo e ne studiò le Sonate pubblicate nel 1740, pur troppo ancora inedite, che come si può giudicare dalle copiose citazioni sembrano davvero aver precorso i tempi. Se si conoscessero meglio anche le Sonate di Pergolesi, Zipoli, Caldara, Galuppi, Rutini, della Ciaja e tanti altri si vedrebbe che essi sono molte volte più moderni ed arditi che Haydn e Mozart. La loro arte è fatta «di fugacità melodiche, di sfumature ritmiche, di brevi arabeschi, di contesture sottilissime ma dalle quali una cosa sopratutto vicolpisce, la signorilità inventiva, che ne adorna senza posa il trasparente tessuto». (Bastianelli).

Torrefranca ha pure studiato alcune delle sinfonie diG. B. Sanmartini(1704-1774?) che pare abbia scritto un'infinità di opere istrumentali, che ai suoi tempi godettero fama, come racconta Carpani nelleHaydine. Le sinfonie ancora esistenti di Sanmartini per archi ed oboi, anche con corni e trombe, «hanno un'architettura sottile e snella come di alberelli giovani ed una straordinaria ricchezza di motivi irrequieti, che svariano all'improvviso in poche battute. La vivacità, la ricchezza, il brio di queste musiche sono indicibili» (Torrefranca).

Confrontando tutte queste opere italiane con quelle tedesche, costruite su temi assai semplici e senza grande varietà ritmica è ben palese la superiorità delle prime anche sulle sinfonie giovanili di Haydn, ultimamente pubblicate, che mostrano molte incertezze, del resto naturali in un esordiente. Forse però si da troppo importanza tanto ai maestri italiani che tedeschi nominati ed è più facile comprendere la grande modificazione che subì la musica istrumentale pensando che essa è quasi contemporanea all'immensa diffusione dell'opera italiana nel Settecento, e che il nuovo stile somiglia in molti punti a quello dell'opera. E perchè questa era minore nella Germania del Nord che in altri paesi, fu appunto lì che lo stile rimase più a lungo polifonico.

Ciò nullostante l'egemonia della Germania dalla metà del Settecento è ormai palese nella musica istrumentale, che si diffonde anche nella Francia ed Inghilterra mentre nell'Italia dopo la morte dei grandi violinisti anche per la mancanza di orchestre stabili e società musicali la musica istrumentale va rapidamente decadendo. Se si esaminano gli antichi cataloghi degli editori tedeschi e francesi si deve arguire che mai un'epoca fu sì amante di musica istrumentale. Sono centinaia di Sinfonie, Quartetti con e senza pianoforte, Terzetti, Serenate, Divertimenti, Cassazioni, ecc., che si stampavano e ristampavano continuamente. Tutte queste opere sono oggi dimenticate ad eccezione di quelle di Haydn, ciò che successe anche perchè molte di esse erano scritte col basso numerato del quale si venne perdendo la pratica e che ben pochi sapevano eseguire.

Giuseppe Haydnnacque il 31 marzo 1732 a Rohrau sul confine ungherese, vicino ad Haimburg, dove imparò le prime nozioni di musica. Nel 1740 venne assunto fra i cantori della cappella di S. Stefano in Vienna per la sua bella voce e vi rimase continuando gli studi musicali, finchè cambiò la voce. Gli anni susseguenti fino alla sua nomina di direttore di cappella del principe Esterhazy furono per Haydn pieni di privazioni e di disinganni. Nella residenza principesca del suo Mecenate, la cittadella diEisenstadtin Ungheria, il suo meraviglioso ingegno ebbe campo di svilupparsi e glianni che ivi passò (1760-90) alla testa di un'eccellente orchestra, che era a sua disposizione e dalla quale avea appreso a conoscere tutte le particolarità degli istrumenti, furono feraci di composizioni istrumentali come sinfonie, quartetti, terzetti, sonate per piano, operette, opere ed una quantità di pezzi perbaritono(specie di violoncello), istrumento ora dimenticato, che suonava il principe Esterhazy. Nel 1790 e 1794 andò a Londra, per la qual città scrisse le sue più belle sinfonie. In età ormai avanzata compose i suoi due famosi oratori, laCreazione(1797) e leStagioni(1801). Haydn scrisse 157 sinfonie, fra le quali sono celebri laReine, la sinfonia col colpo ditimpani, laOxford, laMilitaire, ecc. Haydn morì ai 31 maggio 1809 a Vienna durante l'assedio dei francesi.

Haydn fu principalmente compositore istrumentale. Nelle sue prime composizioni egli cerca ancora la sua strada e l'influenza del suo autore prediletto, Filippo Emanuele Bach, è ancora sensibile, ma ben presto sa liberarsi da ogni imitazione ed ispirare alla forma della sonata, del quartetto e della sinfonia novella vita. I suoi temi sono efficaci, plastici e suscettibili d'ogni trasformazione e sviluppo; le sue opere sono organicamente costruite e l'unità delle parti è sorprendente. Grande merito di Haydn fu poi quello d'aver individualizzato gli istrumenti e liberato la musica dalla monotonia ritmica di prima, che è una della principali cagioni per cui noi nelle composizioni anteriori nonpossiamo arrivare ad un piacere estetico complesso, tormentandoci sempre il metro troppo eguale. Il carattere predominante della musica di Haydn è la naturalezza, la freschezza unita ad una certa giovialità e semplicità di sentimento. Ma egli sa altresì toccare le fibre più interne del cuore coi suoi ispirati adagi e commuoverci colla potenza dell'espressione, che alle volte raggiunge il tragico.

Insuperabile è la vena, la fantasia, la volubilità dei suoi minuetti. Questa specie di danza aristocratica e severa, con lui perde il suo fare austero e arcigno e diventa ora il più leggiadro giuoco di suoni, ora vi si frammischia una nota melanconica, una specie di umorismo sano, ora si avvicina allo scherzo di Beethoven quasi presentendolo. L'arte di Haydn è meravigliosa senza che egli abbia fatto uso di mezzi straordinari e senza che essa appaia come tale, tanta ne è la perfezione. La sua istrumentazione è semplice, ma nella semplicità, svariatissima e piena di contrasti, chiaroscuri e luci, che l'animano. Perciò le opere di Haydn, e fra tutte specialmente i quartetti, oggi dopo più di cento anni nulla hanno del barocco ed antiquato ma conservano ancora la freschezza dei primi giorni. La superiorità delle sue sinfonie e dei quartetti non sta tanto nella bellezza melodica dei temi quanto nella sapienza di sapersene servire. Noi possiamo studiare nelle sue opere come si sviluppi sempre più il lavoro tematico e come egli arrivi poi a costruire i suoitempi con brani del tutto insignificanti del tema ma specialmente adatti al lavoro tematico.

L'importanza degli oratori di Haydn non è pari a quella per la musica istrumentale, quantunque leStagionied ancor più laCreazionesegnino una nuova via e s'innalzino di molto sopra le composizioni dell'epoca. In esse non è a cercarsi la grandiosità di Händel nè la profondità di Bach, ma vi abbondano invece la fantasia, la naturalezza, la grande varietà ed il sentimento della natura che si palesa in una quantità di tratti caratteristici.

La musica da chiesa di Haydn sente l'influsso dell'epoca in cui fu scritta e va annoverata a quel genere di composizioni che non appartengono nè al sacro nè al profano e che perciò non corrispondono all'ideale della musica sacra.

Haydn nella triade di genî germanici della musica istrumentale moderna è quello che è meno conscio del suo ingegno e scrive quasi per istinto ciò che l'ispirazione gli detta, senza occuparsi gran fatto di idee secondarie e di problemi sociali. Con lui l'elemento umorista, quel misto fra il serio e lo scherzoso, una leggiera ironia che sorride alle debolezze umane e guarda le miserie della vita colla serenità del filosofo, entra nella musica, quell'umorismo, che doveva avere la sua espressione più alta in Beethoven, il quale dalla più triste e lugubre disposizione di animo passa spesso alla gioia più sfrenata e bacchica.

Le opere di Haydn specchiano il suo carattere. Egli fu di temperamento sereno, ilare, modesto. Innovatore da principio, fu sorvolato dal genio di Mozart, di lui più giovane, del quale risentì l'influsso negli anni posteriori, donde la grande differenza fra le opere anteriori e le seguenti. Gli ideali del giovane Beethoven e la rivoluzione musicale, che questi cagionò trovarono Haydn ormai vecchio ed incapace di seguire le nuove orme.

Quello che vedemmo succedere in Palestrina e Bach, i quali sembrano quasi chiudere un'epoca della storia dello sviluppo musicale, concentrando in sè e perfezionandolo il frutto ed il complesso delle conquiste anteriori, si replica inMozart, forse il maggior genio musicale che mai visse, quell'uomo, che senza peccare d'esagerazione, puossi chiamare il genio incarnato della musica. Mozart è universale; egli appartiene a tutte le nazioni e mai si unirono in un uomo gli elementi più disparati per formare un complesso più perfetto. Egli ha la ricchezza melodica, il sentimento drammatico degli Italiani, la sapienza, l'idealità poetica, la delicatezza e castità d'ispirazione dei Tedeschi, la varietà ritmica, l'argutezza e volubilità comica dei Francesi. In lui non si scoprono incertezze, tentennamenti, ma egli arriva ad altezze inesplorabili, sviluppandosi organicamente e necessariamente. Ha tutte le qualità di Gluck più il genio specificamente musicale di gran lunga maggiore. Confrontato con questo noi nontroviamo nelle sue opere l'austerità, la ferrea conseguenza dell'espressione drammatica del primo ma invece la grandezza del genio che tutto nobilita, l'istinto che tutto trova senza cercare. Egli basa sull'opera italiana, ma col suo istinto geniale la nobilita e l'innalza. A tutte queste somme qualità egli aggiunge poi una sapienza della forma, una conoscenza sì grande dell'arte, che gli rende facile sciogliere qualsiasi compito, ed in modo che l'arte grandiosa non serva che a scopi più alti. Egli sa esprimere tutti i sentimenti, tutti gli affetti; nessuno lo supera nella rappresentazione dell'amore in tutte le sue fasi, dall'amore casto ed ideale all'amore sensuale. Nessuno come lui sa delineare i caratteri femminili e scrutarne meglio gli affetti.

Volfango Amadeo Mozartnacque ai 27 gennaio 1756 in Salisburgo, dove suo padre Leopoldo, eccellente musicista ed uomo dotato di buon senso e conoscente del mondo, era direttore della cappella dell'arcivescovo. Il piccolo Amadeo fu un talento precoce quale mai prima nè dopo si vide. A sei anni suonava benissimo il pianoforte, conosceva il violino e componeva sonate, sicchè il padre gli fece intraprendere lunghi viaggi, destando stupore ed entusiasmo. Nel 1768 scrive la sua prima Opera,La finta semplicee nel 1769 viene nominato per opera di Martini membro dell'Accademia Bolognese. L'Italia fu la prima a festeggiarlo come compositore drammatico ed il suoMitridate re delPonto(1770) riscosse a Milano grandi applausi. Ritornato in patria, dove era stato nominato dall'arcivescovo maestro concertatore, continuò i suoi studi e scrisse una quantità di opere drammatiche ed istrumentali.

Le prime sono ancora scritte nello stile dell'opera italiana e solo quà e là vi si mostra la potenza di Mozart che supera il convenzionalismo formale. La prima opera, nella quale il genio di Mozart si palesa ormai nella sua interezza, è l'Idomeneo(1781) scritta per Monaco, in cui, se le reminiscenze dello stile di Gluck sono ancora sensibili, il genio musicale specificamente melodico supera il modello. Ancor in quest'anno Mozart da principio ad altro lavoro.Il ratto del serraglio, la prima vera opera della scuola tedesca, scritta in uno stile molto differente dall'Idomeneo, si libera dalla posizione indegna e servile che lo teneva legato all'arcivescovo di Salisburgo, incapace di comprenderlo e si stabilisce a Vienna. Gli anni susseguenti portano ricca messe:Le nozze di Figaro(1786), ilDon Giovanni(1787) scritto per Praga,Così fan tutte(1790),La clemenza di TitoedIl flauto magico(1791).

Mozart morì ai 5 Dicembre 1791, quando l'imperatore lo nominava direttore della Cappella di S. Stefano ed egli avrebbe potuto così dedicarsi, senza le cure della lotta per l'esistenza, alla composizione di tanti altri capolavori che dormivano nella sua grandiosa mente.

La vita di Mozart è quella dell'artista moderno.Per lui l'arte è scopo supremo. Le miserie della vita non lo toccano e lo lasciano indifferente. Egli è spensierato, gioviale, noncurante del domani, dedito ai piaceri, ma altrettanto serio, indefesso, tenace al lavoro, capace di astrarsi in mezzo ad una società clamorosa e continuare il lavorìo della fantasia. La sua importanza sta nell'opera drammatica che con lui raggiunse la perfezione del genere, quale l'epoca sua poteva comportare e che ancor oggi fra le lotte delle scuole resta intangibile. Ed in questa egli seppe, come nessuno prima e dopo di lui, cambiare di stile a seconda del soggetto. Nell'Idomeneoè palese la forma classica di Gluck, nelDon Giovanniil romanticismo non nelle esteriorità fantastiche ma nell'elemento tragico e satanico, nelleNozze di Figarol'opera cosidetta di conversazione, fine ed arguta, nelRattoil romantico misto all'umorismo, inCosì fan tuttel'opera buffa allegra e biricchina, nelTitodi nuovo l'opera seria classica coll'elemento eroico. NelFlauto magicopoi egli seppe da un'azione spettacolosa e destinata ad un teatro di sobborgo, creare un'opera in cui l'elemento simbolico e morale predomina ed il genio arriva alle più grandi altezze. Ad onta di ciò, Mozart non fu un rivoluzionario ma un riformatore, un eclettico geniale, che senza trovare forme assolutamente nuove, alle antiche ed usate ispirò nuova vita.

«Il genio tedesco, scrive Wagner, sembra destinato a cercare presso i suoi vicini quello chenon è dato alla sua patria, per poi toglierlo dai suoi stretti confini e creare qualche cosa di universale. Mozart creò i suoi capolavori sull'orma dell'opera italiana senza punto cambiarne la forma. Eppure quale superiorità sulle opere dei contemporanei italiani!»

Si suol dire che Mozart colFlauto magicofu il vero creatore dell'opera tedesca e quegli che diede il colpo di grazia all'opera napolitana. In realtà però le opere teatrali di Mozart appartengono ben più all'opera italiana che alla tedesca (15 opere su testo italiano e 5 su tedesco) (Singspiele) e non solo per la lingua ed il numero ma ben più per l'intimo carattere della musica, ciò che è anche naturale se si pensa che la Germania e l'Austria del Settecento erano in riguardo del teatro musicale vere provincie italiane. Eppure le opere di Mozart non ebbero in Italia neppure ai suoi tempi che un successo effimero, molto minore che quelle del tedesco italianizzatoSimone Mayr(1763-1845), il primo maestro di Donizetti, che fu il primo che in Italia tentò lo stile della grand'opera francese e predilesse un'orchestrazione molto nutrita. Questo minor successo delle opere di Mozart dipese e dipende dalla povertà di veri accenti drammatici nei recitativi, nel non avere l'istinto infallibile dell'effetto, dalla mancanza di plasticità della forma specialmente nell'opera seria come pure dal predominio della forma strofica di canzone breve e succinta, che è una caratteristica dei musicisti tedeschi delsuo tempo. Mozart è senza dubbio più sicuro ed efficace nell'opera buffa, che s'adattava anche di più al suo carattere, quantunque anche in questa egli segue le orme dei nostri maestri italiani Anfossi, Piccinni e Paisiello, che non si conoscono che di nome mentre se si studiassero le loro opere si apprenderebbe che molto di quello che noi chiamiamo specifico mozartiano si riduce ad elementi italiani del secolo XVIII. Comunque ciò sia, Mozart resterà sempre uno dei più grandi genî musicali d'ogni tempo, perchè molte delle sue maggiori opere corrispondono a quell'ideale d'arte ed a quei principî che pel mutare dei tempi non possono cambiare e noi ricorreremo sempre a lui come ad una sorgente di pace serena, alla quale si può sempre attingere senza che si esaurisca.

La musica istrumentale di Mozart forma un anello di congiunzione fra Haydn e Beethoven. Le più celebri opere sono lesinfonieinsol minore, indo maggiore(Iupiter), i seiquartettidedicati ad Haydn, ilquintettoinsol minore. La differenza fra Haydn e Mozart si scorge nel primo e nell'ultimo tempo delle sue opere che hanno temi molto più cantabili, più lunghi ed espressivi. Haydn era maestro nel cavare dagli strumenti sempre nuovi effetti ma in certo modo non si serviva di loro ma serviva a loro; i suoi motivi sono molte volte quasi nati dagli istrumenti stessi e ci interessano principalmente per l'uso che ne fa l'autore. Mozart si serve invece degli strumenti per parlare la sua lingua,i suoi motivi sono più espressivi e presentono già Beethoven. Il confronto fra i quartetti dedicati ad Haydn con quelli di quest'ultimo anteriori e posteriori mostra palese questa differenza ed è toccante il vedere come il vecchio maestro cerchi nelle ultime opere raggiungere la profondità e la calda espressione del giovane. Le sonate per pianoforte, i Trio, ecc., sono con poche eccezioni (fantasia in do min.,sonata in do min.) opere d'occasione senza grande importanza e di valore ineguale. Superiori a queste sono iConcerti per pianoforte(Re min., concertoper l'incoronazione, ecc.), scritti con intenzioni sinfoniche.

Delle sue musiche da chiesa vale quanto fu detto di quelle di Haydn. Da eccettuarsi sono però l'Ave verum, unaMessaed il grandiosoRequiem, la sua ultima opera che non potè finire, e che quantunque faccia concessioni allo stile dell'epoca tendente al drammatico ed al profano, pure è concepita con grandiosità e serietà di stile ed è sì ispirata da far dimenticare ogni principio e tacere ogni obbiezione.

Quali opere Mozart ci avrebbe ancor dato, se gli fosse durata la vita, è impossibile il pensare; ma che egli avrebbe subìto una trasformazione quale vediamo poi succedere in Beethoven, è difficile l'ammetterlo. Mozart è essenzialmente oggettivo, nè mai dimentica d'essere sopratutto musicista. Per lui la musica non è un mezzo, ma scopo e ad essa egli sacrifica ogni intenzione a lei secondaria. L'idea musicale si presenta a lui complessa ed imperiosa senza esseresemplicemente la traduzione d'un pensiero o d'un'idea poetica, come quasi sempre succede in Beethoven. Perciò Mozart, per quanto il suo genio musicale sia maggiore di quello di Beethoven, per noi figli dell'epoca moderna, comincia in molte delle sue opere a sembrare antiquato, perchè in esse non vi troviamo abbastanza riprodotte tutte le sensazioni, gli affetti, le passioni nostre.

ConBeethovencomincia un'altra epoca che per noi è la più importante. La musica del secolo decimonono porta l'impronta del soggettivismo. L'umanità ha perduto nelle lotte la serenità dei tempi passati; l'eterno dolore, (ilWeltschmerzdei filosofi e poeti tedeschi) il pessimismo, il dubbio che rode, diventano la nota dominante. Con Beethoven la musica non è più soltanto un'arte ma diventa l'arte universale; essa impara ad esprimere tutte quelle sensazioni, quei pensieri, quelle aspirazioni più intime che la parola non sa esprimere e definire.

Beethoven non è più solamente musicista come Mozart e specialmente Haydn, ma altresì pensatore profondo, che dei problemi sociali e delle nuove idee si occupa e pel quale la Rivoluzione non è rimasta senza lasciare grande e potente traccia. Per lui la musica non è soltanto per sè esistente ma ha un più alto significato morale e quasi sempre incarna un'idea. Perciò la maggior parte delle sue composizioni, specialmente quelle della maturità e le ultime, non sono soltanto l'espressione d'un sentimento indefinito,ma vere poesie musicali, che specchiano i diversi pensieri, le fasi di questi, quasi un'azione in toni. Le sue opere gli vengono ispirate, come egli scrive, «da impressioni che il poeta traduce in parole ed egli in toni che si accavallano, sgorgano potenti e disordinati fin che si ordinano nella sua mente». Perciò alcune sue opere hanno un carattere programmatico palese (Egmont,Coriolano,Leonora,sinfonia pastorale, ecc.) ed altre e son le più numerose un programma latente. Egli dopo le incertezze naturali e necessarie della gioventù, scuote ogni influsso e la sua individualità domina sovrana. Egli è forse meno musicista di Haydn e di Mozart, ma li sorpassa ambidue nell'idealità, perchè egli emancipa la musica da ogni formalismo e sacrifica tutto all'idea. Questa tendenza al liberarsi dalla materia viene poi sempre più accentuandosi, quanto più la sordità lo distacca dal mondo esterno ed essa arriva in alcune delle sue ultime opere alla morbosità. Allora egli, attraverso lotte e contrasti, giunge all'assoluta contemplazione immateriale, in cui tacciono le cure e gli affanni ed il sentimento della suprema conciliazione addolcisce le miserie della vita. La serietà è il suo carattere dominante, ma anche essa può, bensì fugacemente, cambiarsi in gioia quasi bacchica, come nellaIX Sinfonia. Egli non ha la naturale ilarità di Haydn, nè l'olimpica oggettività di Mozart, ma vede il suo ideale nell'esposizione dei contrasti della vita, nella lotta dei diversi affetti.

Beethoven, come in genere i tedeschi, non fu un rivoluzionario ma un gran riformatore. Egli accetta tutte le conquiste del passato e continua l'edifizio sulle stesse basi; ma egli centuplica la forza espressiva non limitandola alle parti principali ma allargandola anche al resto che assume ben altra importanza di prima. Senza rompere od abbandonar di progetto le forme antiche, come altri fece dopo di lui, egli le trasforma grado grado mantenendo le linee originarie ed i principî cardinali. Ciò egli raggiunge fra altro cambiando l'elemento figurativo e melismatico, che prima non era che gioco di suoni, in elemento melodico ed espressivo a somiglianza della parola cantata ma con maggiore intensità, perchè egli poteva coi suoni esprimere anche quello che la mente concepisce e l'animo sente ma la bocca non sa esprimere a parole. I fascicoli che contengono gli schizzi musicali ci palesano il segreto della generazione delle sue opere. Ad onta dell'assoluta padronanza dei mezzi noi vediamo lottare il genio colla materia per costringerla ad ubbidirgli. Sono continui cambiamenti e pentimenti, lavori di lima paziente ed instancabile. Ma da tutto questo lavorio sorte alla fine l'opera completa che nulla palesa della dolorosa creazione. Ad onta di ciò studiando specialmente le ultime opere ci accorgiamo che il contenuto quasi trabocca dalla forma usata e spesso mal vi si adatta, quantunque il maestro tenti continuamente di ampliarla e modificarla. E ciòè naturale se si pensa che le sue melodie avevano ormai ben altro significato che quello puramente musicale e che egli creandole non pensava soltanto alla possibilità di sviluppi e lavori tematici.

Ludwig van Beethovenvide la luce ai 17 Dicembre 1770 a Bonn dove suo padre, d'origine olandese, era addetto alla cappella di quella città. Anch'egli fu un talento precoce e nel 1785 poteva ormai assumere le funzioni d'organista e suonare in orchestra. Nel 1793 andò a Vienna, che scelse dipoi a sua stabile dimora e dove trovò tosto nell'arciduca Rodolfo, nel principe Lichnowski e in Van Swieten potenti Mecenati. Continua i suoi studi un po' con Haydn, Schenk e specialmente con Albrèchtsberger e pubblica nel 1795 la prima sua opera, i treTrio, fra cui il celebre indo minore, che ormai segna una nuova orma nella storia dell'arte. Il periodo seguente fu fecondo di nuove opere, fra le quali i 6 Quartetti d'arco (op. 18), i terzetti pure per archi, molte sonate per piano, le due prime sinfonie, il delizioso settimino (op. 20), ecc. Nel 1802 comincia a mostrarsi la malattia della sordità, che venne poi sempre crescendo ed amareggiandogli l'esistenza e fu in quell'anno che egli scrisse il suo testamento, quello scritto che mostra la grandezza del carattere di Beethoven. Seguono laSinfonia eroicacollaMarcia funebre(1802), laPastorale, la sua unica opera drammatica, ilFidelio(1805), che ebbe alla prima esecuzione poco successo e che, ad onta digrandi bellezze, mostra che a Beethoven mancava l'istinto drammatico teatrale, laSinfoniaindo minore(1808), forse il suo capolavoro, in cui la sua potenza di creare da un tema insignificante un vero poema è piuttosto unica che meravigliosa.

L'influsso della sua incurabile malattia venne in seguito sempre più accentuandosi nelle sue opere posteriori, che per quanto geniali non vanno esenti da bizzarrie ed oscurità e che quasi fin oggi, mentre da molti sono proclamate quale l'espressione più alta del genio di Beethoven, subirono le critiche più disparate. Esse sono piuttosto l'espressione individuale di un uomo condannato all'isolamento che il frutto di idee riformatorie. Perciò sembra inutile il tentativo di volerle considerare come l'Evangelo della musica futura, perchè la loro concezione è troppo personale. A queste appartengono laMessa in re(1816-1823), lanona Sinfoniacon coro e soli (1822), gli ultimiQuartettie le ultimeSonateper pianoforte (1824-1826) che assieme alle potentiVariazionisu un tema di Diabelli sembrano scritte più per chi le comprende cogli occhi che per chi le vuole eseguire.

Beethoven morì ai 27 Marzo 1827 di idrope.

LaMessa in renon è da considerarsi dal punto di vista della musica da chiesa, ma è piuttosto l'espressione individuale dell'anima di Beethoven, della sua religione. Il testo della Messa perde il suo significato oggettivo e liturgico peresprimere le idee dell'autore. Essa è quasi la preghiera, il grido di dolore di un uomo moderno, che aspira alla Divinità dalle miserie della terra, non l'espressione della quieta e fiduciosa devozione d'un credente.

LaNona Sinfoniaè una delle più grandiose composizioni istrumentali della nostra epoca ed ancora la maggiore. In essa specchiasi quasi la vita di Beethoven nella descrizione delle lotte contro la sorte (1ºtempo), dell'abbandonarsi alla gioia sfrenata per dimenticare (scherzo), della contemplazione ed ispirazione dell'ideale (andante) e della suprema conciliazione degli elementi lottanti in un inno di gioia e di giubilo all'umanità (finale).

Mentre le prime opere palesano l'influsso di Haydn e Mozart, questo va presto perdendosi nelle seguenti, che portano marcata l'impronta personale dell'autore. La forma della sinfonia s'allarga e diventa più significante, al minuetto vien di solito sostituito loscherzo, che perde quasi intieramente il carattere di danza per esprimere un umorismo che può arrivare fino al tragico; ilfinale, prima nella forma dirondò, diventa alle volte la parte più importante dell'opera (p. es. nella sinfonia indo minoree nellaNona). I temi apparentemente più insignificanti assumono nello sviluppo tematico e nelle trasformazioni importanza e varietà grandissima. Dove si palesa meglio la profondità dell'anima di Beethoven è però negli Adagi, che nessuno seppe più eguagliare.

Ma la grandezza del genio di Beethoven non si palesa soltanto nella sinfonia. Le sue sonate per pianoforte, fra cui le più note sono lapatetica, lasonata au clair de lune, quella inla bem.colla marcia funebre, laWaldsteinsonateformano come i preludî e le fughe di Bach, uno dei capisaldi del repertorio pianistico e sono una collana di fulgide perle. Fra leouvertures, quelle per l'Egmontdi Goethe, per ilCoriolano, la grandeouverture N. 3 Leonora, ci ammaliano colla grandiosità delle linee ed il colorito. Dei suoi 17 Quartetti, i primi sei, quelli dedicati a Rassumowsky, quello indo diesis minore, rimarranno esempi imperituri di ispirazione, euritmia e sviluppo tematico.

Beethoven fu un grande infelice. Le circostanze ed il suo carattere lo resero tale. La malattia incurabile della sordità gli tolse ogni speranza quando il suo nome era grande e l'avvenire gli sorrideva. La suprema sventura che possa toccare ad un musicista, l'esser privato dell'udito, non fu risparmiata a lui, il re dei suoni. Egli ne rimase annientato ed un'amarezza infinita l'oppresse. Amori infelici, discordie famigliari finirono per renderlo iracondo, impaziente e distaccarlo dal mondo. Egli conobbe il suo genio e seppe farlo valere senza protervia ma con dignità ed energia, non stimandosi da meno dei grandi della terra ed innalzando la dignità dell'artista.

È difficile il pensare quale indirizzo avrebbe preso la musica senza Beethoven. Oggi tantianni dopo la sua morte, le sue opere sono ancora il prototipo della musica istrumentale. I suoi successori non hanno saputo trovare che qualche nuovo effetto d'orchestrazione, qualche cambiamento di forma ma null'altro di nuovo che non sia o palese od almeno accennato nelle sue opere. Ai suoi quartetti, alle sue sinfonie noi non sappiamo metter a paro nessun'opera, meno poi una che le superi. Egli è ancor oggi il modello insuperabile, a cui tutti ricorrono, il maestro dei maestri.

Wagner paragona Beethoven a Tiresia il cieco veggente. Egli guarda coll'occhio della mente ed ascolta le infinite e recondite armonie che risuonano nel suo animo. Il mondo esterno non gli sa più dir nulla.

LETTERATURABrenet M. —Histoire de la symphonie depuis ses origines jusqu'à Beethoven, Paris.Brenet M. —Haydn, Paris, 1909.C. F. Pohl —Josef Haydn, Berlino (incompleto).G. Carpani —Le Haydine, Padova, 1823.L. Reissmann —I. Haydn, Berlino, 1879.L. Schmidt —I. Haydn, Berlino, Harmonie, 1889.O. Iahn —W. A. Mozart, 3ª ediz., 1891.A. Fleischer —W. A. Mozart, 1900.Bellaigue —Mozart, Paris.T. de Wyzewa et G. de Saint Foix —Mozart et son oeuvre, Paris, 1912.Curzon —Mozart, Paris, 1913.E. Dens —Mozart's operas, London, 1913.Schiedemayr L. —Beiträge zur Geschichte der Oper in der Wende des 18. u. 19. Jahrhundertes(Simon Mayr), Lipsia, 1907 e 1910.B. A. Marx —L. Beethoven, Berlin, 1901.L. Nohl —Beethovens Leben, 1864.A. W. Thayer —Beethoven, Berlino, 1866-1879, trad. dall'inglese.R. Wagner —Beethoven, 1870.Wasielewsky —Beethoven, 1895.Rolland R. —Vie de Beethoven, Paris, 1907.Bekker P. —Beethoven, Berlino, Schuster und Loeffler, 1912.Chantavoine —Beethoven, Paris, 1907.

LETTERATURA

Brenet M. —Histoire de la symphonie depuis ses origines jusqu'à Beethoven, Paris.

Brenet M. —Haydn, Paris, 1909.

C. F. Pohl —Josef Haydn, Berlino (incompleto).

G. Carpani —Le Haydine, Padova, 1823.

L. Reissmann —I. Haydn, Berlino, 1879.

L. Schmidt —I. Haydn, Berlino, Harmonie, 1889.

O. Iahn —W. A. Mozart, 3ª ediz., 1891.

A. Fleischer —W. A. Mozart, 1900.

Bellaigue —Mozart, Paris.

T. de Wyzewa et G. de Saint Foix —Mozart et son oeuvre, Paris, 1912.

Curzon —Mozart, Paris, 1913.

E. Dens —Mozart's operas, London, 1913.

Schiedemayr L. —Beiträge zur Geschichte der Oper in der Wende des 18. u. 19. Jahrhundertes(Simon Mayr), Lipsia, 1907 e 1910.

B. A. Marx —L. Beethoven, Berlin, 1901.

L. Nohl —Beethovens Leben, 1864.

A. W. Thayer —Beethoven, Berlino, 1866-1879, trad. dall'inglese.

R. Wagner —Beethoven, 1870.

Wasielewsky —Beethoven, 1895.

Rolland R. —Vie de Beethoven, Paris, 1907.

Bekker P. —Beethoven, Berlino, Schuster und Loeffler, 1912.

Chantavoine —Beethoven, Paris, 1907.


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