CAPITOLO XVIII.Gioachino Rossini e l'Opera italiana del secolo XIX.

CAPITOLO XVIII.Gioachino Rossini e l'Opera italiana del secolo XIX.

La storia della musica ci insegna quale importanza ed influsso possa esercitare l'epoca in cui nacque il musicista sulla sua opera, e non soltanto per quel che riguarda la parte materiale, cioè l'arte per sè stessa nei suoi mezzi, ma anche sulla sostanza dell'opera d'arte stessa. Il compositore, quando rare volte non precede col suo genio i tempi, è lo specchio fedele di questi e gli avvenimenti esteriori politici e l'indirizzo del pensiero informano il suo sentimento estetico e le sue idee, dando loro un consimile obbiettivo.

Questa verità indiscutibile la vediamo di nuovo avverarsi inRossini. Come Cherubini col suoPortatore d'acquaesprime le idee di libertà ed è in quest'opera il musicista della Rivoluzione, come Spontini incarna l'epoca Napoleonica imperiale, così Rossini è l'autore dell'epoca della Ristorazione. I popoli erano stanchi di guerre, di battaglie, di stragi che gravavano su loro come un incubo; essi aspiravano alla pace e agli ozi di questa; i loro orecchi non volevano più udire canzoni guerriere e bellicose, ma melodie insinuanti e dolci, che facessero loro dimenticare gli orrori passati, canzoni che licullassero nel piacere disusato della quiete, della vita agiata e pacifica. Rossini era l'uomo capace di appagare questi desideri. Le sue melodie fluivano limpide, chiare, ammalianti, nè avevano altro scopo che quello di piacere per sè stesse. Esse mancavano alle volte bensì di verità e forza drammatica, a loro mancava spesso la caratteristica, ma a tutto ciò supplivano l'ispirazione e la varietà inesauribile e con esse le voci dei celebri cantanti del tempo trovavano ampio campo di farsi ammirare, perchè il maestro conosceva a fondo il meccanismo e le prerogative della voce umana. Ed appunto per ciò, quando i tempi cambiarono e la campana della rivoluzione di nuovo battè a stormo, la stella rossiniana tramontò ed il maestro coll'intuizione del genio presentì i tempi e nel suo canto del cigno, il celebreTell, si librò su più forti e potenti ali.

Gioachino Rossini(nato ai 29 febbraio 1792 a Pesaro, morto ai 13 novembre 1868 a Passy presso Parigi) fu scolaro di Mattei in Bologna. Le opere di Haydn e Mozart ebbero un grande influsso sul suo genio, e specialmente da quest'ultimo egli molto apprese. Dopo alcune opere buffe di poca importanza, il suoTancredi(1813) lo fece d'un tratto celebre e festeggiato. E infatti quest'opera, per quanto essa a noi appaia debole ed ineguale, pei suoi tempi segnava un grande progresso. Per capir ciò basta confrontarla colle opere dell'epoca. Paesiello e Cimarosa erano quasi dimenticati e non si eseguivanoche opere di forme tradizionali e stereotipe diSimone Mayr,Ferdinando Paered altri maestri di secondo rango. Le melodie di Rossini scorrevano più limpide ed ispirate, il recitativo era più declamato e meno monotono, una leggiera tinta di malinconia prestava loro maggior attrazione, i ritmi erano più vari e vivaci, i pezzi d'assieme come pure l'orchestra, avevano maggiore importanza ed una sana sensualità informava tutta l'opera e le dava un che di giovanile e cavalleresco. Ma ilTancrediconteneva altresì i difetti dello stile di Rossini, non però del Rossini delBarbieree delTell, quali la mancanza di caratteristica e verità drammatica, la discordanza fra testo e musica, la predilezione della forma per la forma senza intendimenti alti.

AlTancrediseguirono moltissime opere più o meno felici, ineguali in valore, ispirate e geniali in qualche parte, trascurate ed insignificanti in altre. Fra queste più note sono l'Italiana in Algeri(1814),Otello(1816), opera che nel terzo atto contiene le più felici ispirazioni di Rossini e palesa di quanta verità egli fosse capace;Cenerentola,Gazza ladra,Semiramide,le Siège de Corinthe,Mosè,Conte Ory. Ma se in queste opere è il Rossini tipico che ci si presenta e si ripete, in una, per non parlare delTellche sta da sè, nelBarbiere di Siviglia(Roma, 1816) abbiamo il capolavoro di getto, l'opera perfetta indistruttibile e resistente ad ogni cambiar di gusto, in cui all'eterna freschezza, all'ispirazione,al realismo sano, alla comicità che mai arriva al grottesco, ed alla festività ilare e gioconda sono pari la verità e la caratteristica, il sentimento drammatico, la ricchezza delle tinte e dei ritmi, dei particolari e la cesellatura del lavoro. E quando si pensa che quest'opera, modello del genere, fu scritta in pochissimi giorni, e che Rossini dopo scritto ilTell, a 37 anni, quando gli altri cominciano, si chiuse in silenzio, involontariamente devesi domandare quali capolavori avrebbe potuto il mondo ancora aspettarsi da simile genio.

«Simili uccelli canori come Rossini non ritornano ad ogni primavera ma soltanto ogni secolo. Chi può calcolare quanti milioni di cuori egli ha dilettato da un mezzo secolo sui più diversi punti della terra? La somma darebbe un grande popolo di uomini ilari e sorridenti. Se ai conquistatori ed eroi, che fanno infelici innumerevoli moltitudini, si elevano monumenti ed essi si cantano in epopee, cosa meriterebbe un tale consolatore e spenditore di infinite ore felici? Sommandole ne risulterebbe un'età dell'oro, un'epoca saturnicamente bella dell'umanità, come la sognano i poeti e sopra un simile popolo e regno della felicità riderebbe perenne il sole come nell'Ecco ridentein cielo!» Auree parole del vecchio e fine musicista e critico Maurizio Hauptmann scritte molti anni fa ma che valgono anche oggi come allora.

Fra le poche opere di Rossini non appartenenti al teatro è da nominarsi il suoStabatMateropera ispirata ma punto scritta per la chiesa e nello stile ad essa conveniente.

L'entusiasmo che destarono ovunque le opere di Rossini ed il dominio che queste esercitarono sul repertorio di tutti i teatri, quel dominio al quale dovevano cedere e Beethoven e Weber a Vienna, non poterono restare senza conseguenze, e difatti specialmente e principalmente in Italia l'operarossinianafu il modello di moltissime opere di altri autori, che del maestro imitavano lo stile, ma erano lontani dall'averne il genio.

Fra questi contemporanei e posteriori a Rossini basterà nominare i principali:Saverio Mercadante(1795-1870) l'autore delGiuramento, opera piena di pregi, che in un certo significato precorse il suo tempo;G. Pacini(1796-1867), il felice autore dellaSaffo; Generali, Pietro Raimondi, celebre contrappuntista, emulo degli antichi fiamminghi nello sciogliere problemi armonici e contrappuntistici;Nicolò Vaccai, l'autore dellaGiulietta e Romeo, ancor oggi non del tutto dimenticata; i fratelliLuigieFederico Ricci, autori dell'opera buffaCrispino e la Comare, piena di brio e festività comica.

Maggiori di tutti questi furonoVincenzo BellinieGaetano Donizetti.

Vincenzo Bellini(nato a Catania nel 1801, morto a Parigi nel 1835, allievo del Conservatorio di Napoli) scrisse le sue opere in un'epoca in cui alle speranze della rivoluzione del Luglio 1830 era subentrata la prostrazione dell'insuccesso.La gioventù era caduta in un profondo abbattimento ed in uno stato di apatia, avendo veduto svanire i bei sogni di libertà. La letteratura era dominata dal sentimentalismo, dalla malinconia e dalla nota elegiaca. La natura delicata di Bellini vi inclinava per disposizione e trovava nelle idee del tempo il campo più adattato. In questo riguardo il suo stile differisce da quello di Rossini per quanto ne derivi indirettamente.

Bellini aveva la vena melodica facile, toccante, elegiaca; le sue melodie sono spesse volte ispirate e portano l'impronta del vero genio. Ed esse, piene di sospiri secreti e di molle abbandono hanno il fiato lungo, il disegno perfetto, nè abbisognano di ricche armonie ed accompagnamenti per mostrarci la loro intima bellezza. Ma per la nota predominante egli diviene alle volte monotono, incolore e la sua musica manca spesso d'energia e di forza. Una volta però nellaNorma(1832) il suo genio salì alle regioni più alte, un'opera che ad onta di qualche parte debole, puossi mettere fra i capolavori e che contiene pagine di grande espressione, di melodia divina e di verità drammatica. Un gentile idillio è laSonnambula(1831), ricchissima di ispirazione melodica, bella per naturalezza e semplicità toccante. NeiPuritani(1834), l'ultima sua opera, il contrasto fra il naturale dell'autore e le esigenze della grande opera è evidente, nè egli seppe assimilarsi lo spirito francese come era riuscito a Rossini nelGuglielmo Telle più tardi a Donizetti nellaFavorita.

Molti musicisti moderni parlano oggi non sempre con rispetto di Bellini. Ma per quanto non sia grande la sua sapienza tecnica e molte volte sia trascurata e povera l'istrumentazione, è innegabile che egli cercò sempre nelle sue melodie la verità d'espressione e che egli in questo riguardo ed in qualche recitativo drammatico p. e. nellaNormafu quasi un riformatore.

Dopo la morte di Bellini fuGaetano Donizetti(nato a Bergamo ai 27 Settembre 1797, morto nel 1848), che colle sue opere dominò per alcuni anni il repertorio lirico. Egli fu certo un genio ma incompleto, perchè quantunque dotato di fantasia ed ispirazione fecondissima, egli non sa esercitare sulla sua opera i criteri d'una critica severa. Accanto a pezzi felicissimi, ad aspirazioni alte e geniali troviamo parti insignificanti e trascurate sicchè fra tutte le sue opere quasi nessuna mostra vera unità di stile e misura delle parti. Il suo stile è per sè eclettico, senza però che la fusione degli elementi sia naturale e spontanea. A lui mancarono i potenti e severi studi, la pazienza e l'accuratezza dell'artista che scrive per l'arte e non pel mestiere. Ma tutti questi difetti non possono farci dimenticare le molteplici doti di Donizetti e quantunque egli in prima linea non sia che un discendente di Rossini, pure in certe parti egli si innalzò alla verità tragica ed espresse connote divine gli affetti umani, come pure ebbe nelle sue composizioni comiche un'estrema leggiadria e delicatezza di espressione.

Donizetti si provò nello stile serio e comico. Fra le sue moltissime opere, le più fortunate sono laLucia di Lammermoor,Lucrezia Borgia, l'Elisir d'amore,Don Pasquale,la Figlia del Reggimento,la Favorita.

Le opere di Donizetti vanno ormai scomparendo dal repertorio ad eccezione di quelle buffe. In queste egli si mostra un vero genio ed esse sembrano scritte ieri per l'inesauribile vena melodica, la freschezza dei ritmi, la naturalezza e quel fare gioviale tutto proprio dell'opera buffa italiana. Quantunque tanto l'Elisirche ilDon Pasqualenon raggiungano ilBarbiere, essi sono due gioielli ed anche le parti più deboli sono meno sensibili nell'ambiente modesto che nelle opere serie. Strano è pure che anche i momenti di vero lirismo abbiano un carattere di maggior verità nelle opere comiche che nelle serie. Le quali ci sembrano oggi monotone e pesanti per la forma stereotipa, sicchè sentitane una pare di conoscerle tutte non salvandosi nel mare magno di accordi di tonica e dominante ed in mezzo ai ritmi ed accompagnamenti più vieti che qualche brano di vera ispirazione, qualche sprazzo di vero genio come nellaLucrezia Borgiache è forse la migliore per sentimento e forza drammatica, nellaFavoritae qualche altra.

L'epoca di Rossini, Bellini e Donizetti è pure l'epoca dei grandi cantanti. Tutti questi maestriebbero ad interpreti delle loro opere una coorte di artisti, il nome dei quali vive ancora, e che conservava le purissime tradizioni del bel canto italiano. Era quella l'epoca delle dueGrisi, dellaPersiani,Alboni, diPaolina Viardot-Garcia, dellaMalibran,Pasta,Jenny Lind,Guglielmina Schroeder-Devrient, d'unRubini,Lablache,Tamburini,RogereNourrit, sommi artisti come oggi pur troppo più non si conoscono, sia perchè il canto non è più oggetto degli studi severi d'una volta, sia perchè i maestri vennero perdendo l'arte in sì sommo grado posseduta dai loro antecessori, di scrivere cioè per la voce umana, sia perchè le nuove esigenze del canto drammatico gli abbiano dato un nuovo indirizzo.

Ben diversa di quella che toccò a Bellini e Donizetti fu la missione diVerdinel campo dell'opera drammatica. Egli è il rappresentante di tutte le lotte e crisi per le quali ebbe a passare l'opera italiana per liberarsi dalle antiche pastoje del convenzionalismo ed assurgere alla verità drammatica. Questa progressione si riscontra in tutte le sue opere dalla prima all'ultima; ognuna d'esse segna un passo in avanti, una nuova conquista, finchè egli giunge nell'Otelloe nelFalstaffalla perfezione. La vecchiaia non ebbe sulla sua opera nessun influsso nocivo ma sembrò anzi purificare la sua meravigliosa facoltà inventiva ed affinarla.

Giuseppe Verdi(nato a Roncole, presso Busseto ai 10 Ottobre 1813, morto a Milano ai 27 Gennaio 1901) va annoverato fra i più grandicompositori drammatici d'ogni tempo. Se egli in gioventù pagò il suo tributo al convenzionalismo e all'effetto, egli mostrò però fin da principio una individualità propria, una fisionomia originale che lo innalza sopra i contemporanei. Quantunque forse non fornito dalla natura della ricchezza melodica di Rossini e Donizetti, le sue melodie hanno un fare franco e largo, una potenza espressiva e caratteristica, che lo designano a compositore drammatico per eccellenza. L'elemento drammatico è perciò la sua dote principale, ed in questo specialmente il patetico, il tragico. Le passioni umane più violente, i contrasti più terribili sono espressi coi mezzi più potenti e vivi della musica. Essa è allora calda, palpitante, commovente, alle volte maschia e fiera, alle volte dolcissima ed elegicamente lirica. I caratteri dei suoi personaggi si staccano dal fondo, agiscono e parlano come veri uomini, non come tipi dell'opera convenzionale. Per raggiungere quell'alta drammaticità egli ha bisogno d'una situazione che lo impressioni nel suo complesso ed egli sa trovare allora coll'istinto e la sicurezza del genio la vera nota senza perdersi in inutili particolari ed analisi come alle volte fa Wagner. Perciò egli non usa anche nelle ultime opere motivi conduttori non volendo far studi di carattere di persone ma farle agire in un ambiente e perchè tutti i sistemi e teorie gli erano alieni. «Io credo all'ispirazione, voi altri alla fattura; ammetto il vostro criterio per discutere ma io vogliol'entusiasmo che a voi manca per sentire e giudicare. Voglio l'arte in qualunquesiasi manifestazione, non l'artifizio, il sistema, che voi preferite».

Nelle prime opere l'ispirazione non è sempre la più scelta e la rappresentazione del sentimento drammatico arriva persino alla brutalità; la sua fantasia col progredire del tempo viene però sempre più purificandosi. Eppure il Verdi delNabucco, delRigoletto, dellaTraviatarestò sempre fedele al genio nazionale italiano anche nelle opere posteriori fino all'Otelloed alFalstaffe sono fole il voler trovare nelle sue ultime composizioni l'influenza wagneriana.

Quantunque il dividere l'opera d'un artista in periodi separati non abbia alcun valore e di solito non corrisponda alla verità, pure in Verdi questa divisione e questo aspirare alla perfezione sono sensibilissimi e caratteristici, perchè nessuno potrà mettere in una linea ilNabuccoe l'ErnanicolRigolettoe colBallo in maschera, nè queste opere coll'Aidae l'Otello; quantunque già nelle prime si palesano le principali qualità dell'autore che sono la forza creativa, la chiarezza, il senso del positivo e la intuizione sicura. E, ammirevole e rara cosa, quando Verdi era giunto al limite della vecchiaia, egli ci diede l'Otello, e pochi anni dopo ilFalstaff, due capolavori dell'arte drammatica musicale, che basterebbero ad assicurare la palma dell'immortalità e la cui importanza per la musica drammatica italiana è e resteràdecisiva, perchè in queste due opere Verdi ha forse stabilito il modello del dramma lirico e della commedia musicale moderna più che Wagner, le cui teorie e principii sono troppo personali e congiunti al suo genio specifico per poter essere abbracciati e messi in pratica da altri. Il pubblico non le ha ancora abbastanza comprese ma non è lontano il giorno, in cui esse se non raggiungeranno la popolarità delTrovatoreeRigolettosaranno almeno giudicate come meritano.

Nell'Otelloe nelFalstaffil sentimento e la verità drammatica dominano supremi; la declamazione è perfetta, la musica sottolinea l'azione, l'illustra, la spiega, la completa senza che mai l'ispirazione melodica ne soffra nè la voce umana diventi schiava dell'orchestra. Tutti gli spedienti dell'arte vi sono impiegati senza ostentazione ma naturalmente, approfittandone per creare l'opera d'arte complessa e perfetta. La vena melodica vi scorre spontanea, ricca, inesauribile senza interrompere il filo dell'azione nè far alcuna concessione al gusto del pubblico od ai capricci dei cantanti. I pezzi d'assieme non vi sono punto esclusi ma usati là dove l'azione li richiede e dalla grandiosa disposizione delle parti e dalla perfetta euritmia del tutto nasce il piacere estetico dell'uditore che ne resta conquiso. E quanta distanza ed evoluzione fra l'Aidae l'Otello! Ormai Verdi non si preoccupa più del teatro ma mira dritto alla meta, che è la completa compenetrazione del drammaed allora la sua musica sa o scatenare tutte le forze prepotenti della natura o descrivere lo strazio della semplice ed incosciente anima d'Otello e farlo tacere nell'immensa e paurosa quiete della morte. IlFalstaffè il retaggio di un genio alla sua nazione, l'opera più veramente italiana e pura del maestro, perchè in essa tutto è perfetto e congruo e vi si aprono nuovi orizzonti all'arte.

La melodia verdiana ha conservato ad onta del grande processo d'evoluzione per il quale essa passò sempre la stessa fisionomia. Alcuni dei suoi tratti caratteristici esterni sono la frequente ripetizione delle note iniziali del tema, una certa rudezza di ritmo ed il fare vibrante ed impulsivo. Essa è di rado sentimentale ma invece quasi sempre appassionata e drammatica. Nelle ultime opere la passione si purifica, perde della sua irruenza ma si approfondisce e diventa più interna. Per comprendere ciò basta confrontare qualche duetto delle prime opere con quello fra Otello e Desdemona del primo atto, una delle concezioni più delicate ed eteree non solo di Verdi ma della musica in genere.

Il carattere essenziale della musica di Verdi è la sincerità. Egli è bensì andato alla scuola di Meyerbeer, ma se da lui ha molto appreso nell'uso sapiente dei mezzi, egli non ne ha imitati i difetti, da noi prima menzionati; egli ha studiato le opere di Wagner, ma esse non hanno potuto influenzare il suo carattere specifico italiano. La musica di Verdi ebbe pureun'importanza politica. Egli è il musicista dell'Italia risorta; le sue ispirazioni espressero più volte il grido di dolore del popolo oppresso dalla dominazione straniera; le sue canzoni infiammarono i giovani cuori ad alte imprese ed in certo riguardo la sua musica contribuì al risorgimento nazionale. «Patriotta egli stesso di fervidi sensi, infuse nelle orchestre tanta energia che parve desse voce all'anima del popolo italiano: poco importava che gli proibissero ora laBattaglia di Legnanoora iVespri Sicilianie che gli sconciassero i libretti persino nei titoli; quanto le Censure ammettevano era ragione o pretesto a sentire o a manifestare ciò che nel maestro e negli uditori ferveva ed era la loro idea continua e suprema» (G. Mazzoni, l'Ottocento).

Sorto dal popolo Verdi è rimasto come egli stesso scrive «un contadino tagliato giù alla buona». La sua musica fu prima popolaresca e perciò egli è il maestro, che il popolo poteva meglio comprendere. D'Annunzio ebbe una frase felice, quando egli disse che ci nutrimmo di lui come del pane e fu nutrimento semplice ma sano, cresciuto e raccolto dalla zolla materna. Verdi restò fino all'ultimo fedele ai suoi ideali, perchè l'evoluzione che subì la mente di Verdi dopo la lunga pausa di raccoglimento fra ilRequiem(1874) e l'Otello, non cambiò punto il carattere essenziale della sua melodia e la maniera di concepire il dramma musicale.

È innegabile che nelle opere di Verdi c'èanche della scoria e molta. Ma forse che non ce n'è nelle opere di Bach, di Mozart e persino di Beethoven? E non bastano la suprema bellezza di molti e molti canti, la loro potenza espressiva, la forza ed irruenza drammatica di intiere scene per farcela dimenticare?

Le sue opere principali sono:Nabucco(1842),Ernani(1844),Macbeth(1847),Luisa Miller(1849),Rigoletto(1851),Trovatore(1853),Traviata(1853),Un Ballo in maschera(1859),La Forza del destino(1862),Don Carlos(1867),Aida(1871),Otello(1887) eFalstaff(1893).

Fra le poche non dedicate al teatro citeremo il suo grandiosoRequiem(1874), opera potente per ispirazione, sapienza ed effetto, scritta colla serietà corrispondente all'argomento, quantunque per le sue dimensioni e per lo stile non atta alla chiesa, unquartettoper archi di accuratissima e sapiente fattura, unPater nosterper coro ed un'Ave Mariaper voce sola e finalmente iPezzi sacri(Ave Maria,Le Laudi alla Vergine,Stabat MatereTe Deum) (1898).

Accanto a questi maestri di primo rango brillarono per alcun tempo altri autori di opere per il teatro, alcune delle quali compaiono ancora quà e là. La loro caratteristica è l'imitazione dello stile di Bellini, Donizetti ed ancor più di Verdi e la mancanza d'una nota veramente personale. A quasi tutti non fa difetto nè facilità di melodia nè una certa padronanza dei mezzi elementari dell'effetto ma tutti peccano di grande superficialità, di mancanza dialti ideali artistici e la loro arte ha l'impronta palese d'una epoca di vera decadenza.

Basterà perciò nominarne alcuni.

Lauro Rossi(1812-1885) scrisse dapprima opere comiche (Il domino nero,La figlia di Figaro, ecc.) per poi dedicarsi con poco successo all'opera seria (Contessa di Mons,Cleopatra). Egli è un vero epigone di poca ispirazione, dotto ma senza originalità.

Antonio Cagnoni(1828-1896) lo supera di gran lunga per la vena melodica e non gli si può certo negare vis comica, unita assai felicemente ad un tenue filo di sentimentalità, che riesce assai simpatico.Don Bucefaloe specialmentePapà Martinsono infinitamente superiori a tante opere comiche moderne.

AdErrico Petrella(1813-1877) mancarono i forti studi per farne forse un grande maestro. La sua melodia è alle volte bella ed ispirata, ed egli ha il vero istinto del teatro e dell'effetto. LePrecauzioni, laContessa d'Amalfie laJonehanno delle pagine bellissime degne d'un grande musicista.

Giuseppe Apolloni(1821-1889) scrisse l'Ebreo, che non è ancora intieramente dimenticato.

Altri rappresentanti del genere comico sonoNicola de Giosa(1820-1885),Sarria(1836-1883) edEmilio Usiglio(1841), continuatori dell'antica scuola napolitana.Le Educande di Sorrentodi quest'ultimo ebbero ai loro tempi molta e meritata fortuna, mentre le posterioriDonne Curiosesi avvicinano all'operetta con tutti i suoidifetti.De Ferrari,Carlo Pedrotti(1818-1893) eLuporiniebbero pure qualche successo nell'opera comica, che ora è in completa decadenza.

Fra le opere serie che nei decenni scorsi più si applaudirono vanno contate:Ruy BlasdiFilippo Marchetti(1831-1902),DoloresdiAuteri Manzocchi(1845) ed iGotidiGobatti(1852-1914). Tutti e tre questi autori non mantennero poi quello che da loro si aspettava ed il successo non fu che sporadico e dovuto a qualche spunto felice che si trova nelle loro opere.C. Gomez(1839-1896) brasiliano di nascita, conobbe pure l'effimero successo colGuaranyeSalvator Rosa.

Arte ormai di altri tempi è anche quella diAmilcare Ponchielli(1834-1884), l'autore dellaGioconda,Promessi sposi,Lituani,Il Figliuol prodigo,Marion Delorme, quantunque la Gioconda si eseguisca in Italia ancora spesso e sempre con successo. Ponchielli è musicista sicuro ma ben di rado veramente originale. La sua musica tentenna fra l'imitazione di Verdi e di Meyerbeer e cerca con ogni mezzo l'effetto. Ad onta di tutto ciò è però innegabile, che nella musica di Ponchielli c'è non solo grande sincerità ma altresì tanto di musicalmente sano che almeno la Gioconda non sarà sì presto dimenticata da un pubblico, che non va tanto pel sottile, benchè altre delle sue opere siano in certo riguardo più pregevoli.

Una posizione eccezionale prende nella musica italiana moderna ilMefistofelediArrigoBoito(1842). Rappresentato alla Scala nel 1868 senza alcun successo vi ritornò trionfante alcuni anni dopo, quando i tempi s'erano cambiati e la cultura musicale italiana s'era alzata. Pensando al tempo in cui Boito scrisse la sua opera, essa ci appare ancor più ammirabile per l'elevatezza della forma, l'ampiezza della concezione e l'originalità della musica. Bisogna pensare che Verdi era all'epoca del Don Carlos e non aveva ancor scritta l'Aida. La coscienza che le forme tradizionali non bastavano più non esisteva ancora o forse soltanto in qualche anima solitaria ed in realtà si andava avanti un po' seguendo l'antico andazzo, un po' a tentoni, senza veramente saper dove. Melodia, armonia, ritmo, istrumentazione, tutto mostra in quest'opera un'individualità spiccata sempre in cerca di nuovi effetti, che si adattino ai suoi scopi. Boito è un vero poeta non solo nella poesia ma anche nella musica, che è alle volte d'una potenza espressiva e drammatica meravigliosa. E se egli fu uno dei primi a seguire le teorie wagneriane, seppe però sempre conservare l'impronta nazionale. Oggi dopo quasi mezzo secolo il Mefistofele resiste ancora valido alle ingiurie del tempo se non in tutte le sue parti almeno nelle principali, perchè quest'opera che precorse certo i suoi tempi ha il merito della divinazione, la bellezza giovanile che fa dimenticare certe ineguaglianze ed ingenuità ed elementi di arte imperitura (prologo, morte di Margherita, ecc.).

Dopo il Mefistofele il maestro tacque ed invano s'attende il suoNerone. Ma questo silenzio è senza dubbio di tutt'altra natura di quello di Rossini e forse è da cercare nella severità dell'autocritica e nella difficoltà di trovare il perfetto connubio fra parola e nota e nella profondità e complessione del pensiero dell'artefice incontentabile. Nota è la forte ed ispirata poesia del Nerone e si può essere sicuri, che se l'autore si deciderà a pubblicarne la musica, nata senza dubbio dopo lunghe meditazioni e solo nei momenti di estro, essa sarà degna di un gran maestro, di un uomo austero e semplice, che lavorò e lavora sempre senza alcuna preoccupazione di successo.

LETTERATURARadiciotti G. —Gioachino Rossini, Genova, 1914.L. Dauriac —Rossini, Paris, 1905, Laurens.Azavedo A. —G. Rossini, Paris, 1864.Carpani —Le Rossiniane, 1824.Cecchi E. —Rossini, Firenze, 1898.Sittard —G. A. Rossini, Lipsia, 1882.Florimo —Bellini, memorie e lettere, 1885, Napoli.Scherillo —Bellini e Belliniana.Pougin A. —Bellini et son oeuvre, 1868.Cicognetti V. —Gaetano Donizetti, 1864.Gabrieli A. —Gaetano Donizetti, Torino, 1904.Clemente —Contributo ad una biografia di G. D., 1896.G. Roncaglia —G. Verdi e le sue opere, 1911, Napoli.Basevi Abramo —Studio sulle opere di G. Verdi, 1850.Checchi —G. Verdi, 1887.Pougin A. —G. Verdi, 1896.Bellaigne C. —Verdi, Milano, 1913.A. Soffredini —Le opere di G. Verdi, 1901.Perinello Carlo —Gius. Verdi, 1900, Berlino, Harmonie.Torchi L. —L'opera di Gius. Verdi ed i suoi caratteri principali.Riv. mus. ital., anno 8º, fase. 2º, 1901.Hanslick E. —Die moderne Oper, Berlino.

LETTERATURA

Radiciotti G. —Gioachino Rossini, Genova, 1914.

L. Dauriac —Rossini, Paris, 1905, Laurens.

Azavedo A. —G. Rossini, Paris, 1864.

Carpani —Le Rossiniane, 1824.

Cecchi E. —Rossini, Firenze, 1898.

Sittard —G. A. Rossini, Lipsia, 1882.

Florimo —Bellini, memorie e lettere, 1885, Napoli.

Scherillo —Bellini e Belliniana.

Pougin A. —Bellini et son oeuvre, 1868.

Cicognetti V. —Gaetano Donizetti, 1864.

Gabrieli A. —Gaetano Donizetti, Torino, 1904.

Clemente —Contributo ad una biografia di G. D., 1896.

G. Roncaglia —G. Verdi e le sue opere, 1911, Napoli.

Basevi Abramo —Studio sulle opere di G. Verdi, 1850.

Checchi —G. Verdi, 1887.

Pougin A. —G. Verdi, 1896.

Bellaigne C. —Verdi, Milano, 1913.

A. Soffredini —Le opere di G. Verdi, 1901.

Perinello Carlo —Gius. Verdi, 1900, Berlino, Harmonie.

Torchi L. —L'opera di Gius. Verdi ed i suoi caratteri principali.Riv. mus. ital., anno 8º, fase. 2º, 1901.

Hanslick E. —Die moderne Oper, Berlino.


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