Chapter 18

129.Ugone e Lotario regi.130.Liutprand.lib. 4, cap. 6. —Arnulph., lib. I, cap. 1et2,in Rer. Ital. Script., tom. 4.131.Giulini, tom. 2, pag. 208.132.Liutprand., lib. V, cap. 4 e seg.133.Tristani Calchi, Hist. Patr., lib. I, pag. 18. — Alciati, lib. II, pag. 125.134.Mentre nel nome di Dio, nella città di Pisa, alla corte dei signori re, dove il signor Ugone e Lotario gloriosissimi ai re presiedevano, sotto le viti, là dovetopia(pergola) si chiama, entro la corte medesima, ec.135.Muratori,Antiq. Med. Ævii, tom. I, pag. 953.136.Mentre nel nome di Dio, al monastero del santo e confessore di Cristo, Ambrogio, ove sepolto riposa il di lui corpo, ove il sig. Lamberto, piissimo imperatore, presedeva, in una casa della stessa santa chiesa milanese, in unalobia(terrazzo, anzichèportico, come interpreta ilDu Cange) della casa medesima, sedeva a giudicare Amedeo, conte del palazzo, insieme con Landolfo, nominato arcivescovo, affine di amministrare a tutti giustizia e deliberare, ec.137.Giulini, tom. II, pag. 473.138.Nel nome di Dio, essendo che nella città di Milano, nella corte del ducato, entro lalobiadella stessa corte sedeva a giudicare Magnifredo, conte del palazzo, e conte dello stesso contado milanese, per amministrare giustizia a ciascuno, risedendo con esso Rotcherio, visconte della stessa città, ec.139.Giulini, tom. II, pag. 469.140.Confermo che tutti i miei servi e le mie ancelle siano Aldioni, ed appartenga la loro brigata (mundium) allo stesso ospedale, ricevendo essi un soldo per testa ciascuno, siano maschi o femmine; e così voglio pure che quegli uomini miei che consueti sono, col vitto giornaliero, a prestarmi le opere loro, stabilisco che qualora lavori debbano eseguirsi, compiano i detti lavori, ricevendo il vitto dallo stesso ospedale.141.Questo ospedale sia diretto e governato da Warimberto, umile diacono dall'ordine della santa chiesa milanese, nepote mio e figlio della buona memoria di Ariberto di Besana ne' giorni della sua vita.142.Giulini, tom. II, pag. 110.143.Da coerenza a questa da due parti tenente Ursone, e così pure l'isola comense, dalla terza parte il podere di San Vittore di Missaglia, dalla quarta il podere di San Pietro di Civate.144.Giulini, tom. II, pag. 199.145.Giulini, tom. I, pag. 366 e 471.146.Giulini, tom. I, pag. 72.147.Sembra questo in contraddizione con quanto si è asserito; cioè che quando il genere umano fu più tormentato, gl'ingegni si sono riscossi, e ne è nata la coltura e la felicità. Ma la apparente contraddizione scompare, considerando che l'ignoranza produce la ferocia e l'infelicità, e queste, giunte a un determinato grado, scuotono gl'ingegni, tolgono il torpore e richiamano la sapienza; quindi tutto si anima e risorge; quindi spunta la felicità, nella quale nuovamente il genere umano diviene inerte, e successivamente ignorante, feroce e misero. Tale è la vicenda per cui circola e circolerà sempre la storia delle nazioni. Il male nasce dal bene, e il bene dal male.148.Landulph. Senior., lib. II, cap. 10;Rer. Ital., tom. IV. — L'anno 1440, il cardinale Branda Castiglione, signore accreditatissimo, avendo sottratti i rituali ambrosiani per introdurre il rito romano, corse pericolo della vita. Il popolo attorniò il suo palazzo; egli fu costretto a gettare dalle finestre i libri ambrosiani, e finchè visse, non s'arrischiò a porre mai più il piede in Milano.149.Tom. II, pag. 151.150.Landulph. Sen., lib. I, cap. 9.151.Debbono dunque essere istruiti i laici, affinchè nelle case loro debbano con fervore celebrarsi i divini misteri, il che è assai lodevole; siano però i misteri trattati da coloro che dai vescovi siano stati esaminati, e si approvano allorchè sono dagli ordinatori loro accompagnati con lettere commendatizie, mentre per avventura debbono recarsi in terre straniere. Se adunque si trovano sprezzatori dei canoni, che straordinariamente cd illecitamente esercitino il ministero e che ardiscano violare sacramentalmente le cose divine, siano da prima gli uni e gli altri dal vescovo rimossi, tanto cioè il cherico o il sacerdote errante, quanto quello che con usurpazione si appropria il di lui ufficio; e qualora non vogliano da questa temerità trattenersi, siano scomunicati.152.Canon. XVIII. Synod. Regiaticini ann. 850 regnantib. piissim. Augg. Hlotario ac Hlodovico. Lubbei Concilior., tom. IX, pag. 1071.Edit. Venet.1782, Albrizzi e Coleti.153.Leo Hostiens., lib. II, cap. ultimo.154.Giulini, tom. II, pag. 244.155.Giulini, tom. II, pag. 280.156.Intanto, celebrando Valperto i divini misteri, con molti vescovi circostanti, il re tutte le regali insegne, la lancia, nella quale chiuso era un chiodo di N. S. e la spada reale, la bipenne, il cingolo, la clamide imperiale e tutte le regie vesti depose sull'altare di Sant'Ambrogio.... Valperto, magnanimo arcivescovo, di tutti gli abiti reali, col manipolo di suddiacono, sovrimposta al capo la corona, astanti tutti i suffraganei di Sant'Ambrogio e molti duchi e marchesi, con maraviglioso decoro rivestì ed unse Ottone re, acclamato e in tutti i modi confermato.157.Landulph. Sen., lib. II, cap. 26.158.Soggiogati avendo i Milanesi, rinnovò la loro moneta, e anche in oggi quelle monete chiamansi Ottelini.159.Goldast. Chatol. rei Monet., tit. 48.160.L'arcivescovo, scortato da una grande squadra di soldati, che ornati erano di pelli di martori, di zimbellini, o con pellicce di vaio e di armellino, delle quali cose fornito lo aveva maravigliosamente l'imperatore.161.Ornato delle vesti episcopali, colla stola, senza la quale non costumò giammai di trovarsi fuori o nella città, qualunque fosse il negozio che interveniva o che lo turbava..... e dallo stesso mirabile monarca con grande onorificenza ricevuto, si trattenne in conversazione, siccome al vescovo conveniva.162.Giulini, tom. III, pag. 23.163.Detto, tom. III, pag. 24.164.Per amore del santissimo vescovo Ambrogio.165.Giulini, tom. III, pag. 151.166.Arcivescovo della santa chiesa milanese.167.Tom. III, pag. 153.168.Giulini, tom. III, pag. 183.169.Detto, tom. III, pag. 217.170.La società evitando de' suoi pari, Eriberto, nonostante il malcontento loro e la loro ripugnanza, recossi nella Germania, risoluto di eleggervi ei solo un re teutonico.171.Rer. Italic. Scriptor., tom. IX, pag. 14.172.Egli stesso ricevuto lo avrebbe e con tutti i suoi, signore e re pubblicamente acclamato e tosto coronato lo avrebbe.173.Oltre molti donativi il vescovado di Lodi, affinchè, siccome consacrato aveva il vescovo, così pure lo investisse.174.Sicuro di ogni cosa ritornando, tutta colle sue ambascerie sovvertì l'Italia, altri coi fatti, altri colle speranze tenendosi benevoli.175.Giulini, tom. III, pag. 197.176.Arnulph., cap. 7, e Giulini, tom. III, pag. 211.177.Glaber. Rodulph., lib. 4, cap. 2.178.Landulph. Sen., lib. 2, cap. 27.179.Giulini, tom. III, pag. 219.180.Tom. III, pag. 222. Riferisco le parole d'un autore dei nostri giorni anzi che quelle di Landolfo, contemporaneo, perchè il lettore si appaghi essere il fatto non controverso, ma accordato da un illustre erudito e da un Guelfo.181.Contro il volere d'Ariberto.182.A tale feccia di costumi, peggiorando giornalmente da sè stesso, si riduce il mondo che non solo giace dallo stato suo decaduto qualunque ordine di laica o ecclesiastica condizione, ma languisce ancora la stessa monastica disciplina, dalla consueta perfezione della sua elevazione piegata, direi quasi, al suolo. Perì il pudore, svanì l'onestà, cadde la religione, e, quasi in un drappello raccolta, andò lontana la turba di tutte le sante virtù.183.Muratori,Dissert. Med. Æv., tom. X, pag. 65.184.Lib. 2, cap. 8.185.Arnulph., lib. I, cap. 10. —Flam. Manip. flor., cap. 141.186.Fornita di grandissima quantità di popolo.187.Giulini, tom. III, pag. 327.188.Giulini, tom. III, pag. 334.189.Convocati i sacerdoti e i diaconi, con somma devozione assunta avendo la penitenza di tutti i peccati, e fatta alla presenza di tutti la sua confessione e l'assoluzione dai sacerdoti ottenuta coll'imposizione delle mani, cooperando lo Spirito Santo, con umiltà e devozione la santa Eucaristia ricevette.190.Landulph. Sen., lib. 2, cap. 32.191.Giulini, tom. III, pag. 411.192.Giulini, tom. III, pag. 422.193.Inoltre l'arcivescovo di Milano, per autorità imperiale godeva alcune altre rendite cospicue: sulle strade regie, da qualunque parte del contado si uscisse, avea un pedaggio, e qualunque volta entrava uno straniero a cavallo, o in cocchio o a piedi, pagava il censo al gabelliere dell'arcivescovo, o piuttosto ad innumerabili gabellieri, e l'arcivescovo era tenuto a far custodire i passi, e tutti coloro che alcun danno sostenuto avessero entro il territorio, risarcire dovea del suo di tutta quella somma alla quale fossero stati apprezzati i danni.194.Flamma, Chronic. Mediolan., pag. 227.195.Oltre il consueto abusar del dominio della città.196.Arnulph.cap. 10.197.Ai tempi diOttoneimperatore primo,Bonizone.... come duce stabilito per facoltà ricevuta dall'imperatore, reggeva col suo governo il castello.198.Landulph. Sen., lib. 2, cap. 17.199.Sia tenuto ad alimentare cento poveri, e per ciascun povero dia un mezzo pane e lardo per companatico, ed una libbra di cacio tra quattro ed uno staio di vino.200.Comperino pesci, affine di ristorarsi col cibo e rallegrarci ogni anno nel giorno anniversario della morte di essiFalkerodomonaco eGiovanniprete, per suffragio delle anime loro, che ad essi procuri gaudio e salute dell'anima.201.Giulini, tom. III, pag. 81.202.Affinchè essi luminari rispondano per la di lui anima.203.Giulini, tom. III, pag. 377 e 465.204.E faccia ardere nella quadragesima maggiore sopra la sepoltura del fu di lui genitore Andrea.205.Giulini, tom. IV, pag. 271.206.Dissert. Med. Æv., tom. V, dissert. LIX.207.Per cagione del retto giudizio che su le cose già nominate pronunziammo tra esso eRiccardo.208.Dissert. Med. Æv., tom. IV, pag. 197.209.Giulini, tom. II, pag. 387.210.Le facoltà della Chiesa e molti benefizi ancora dei cherici distribuì ai soldati.211.Arnulphus, cap. 10.212.Promettendo a quelli tutte le pievi e tutte le dignità e gli ospedali, che i maggiori ordinari ed il primicerio dei decumani e gli arcipreti e cimiliarchi delle chiese di questa città godevano, asserendo con giuramento, e consolidando un patto così detestabile.213.Landulph. Sen., lib. 2, cap. 18.214.Rerum Italic. Script., tom. IV, pag. 121.215.Degli uffizi dei ministri.216.Che dirò della monogamia de' sacerdoti? Mentre un solo connubio è loro permesso, e non mai ripetuto; e questa è la legge di non passare a seconde nozze.217.Landulph. Sen., lib. I, cap. II.218.Ma a che parlerò io della castità, quando si permette un solo, non ripetuto connubio? E adunque nello stesso matrimonio è posta la legge di non rinnovarlo.219.Sancti Ambrosii Opera, edit. Maurin., Paris, 1686, tom. II,column.66 B.220.Maestro delle virtù è adunque l'apostolo, il quale insegna doversi redarguire con pazienza anche i contraddicenti, siccome quello che ingiugne che l'uomo sia sposo di una sola donna, non già perchè totalmente escluda il non coniugato (perciocchè questo è al di là della lettera del comandamento), ma perchè colla castità coniugale goda della grazia della sua assoluzione, giacchè nel coniugio non vi ha colpa, ma legge. Per questo l'apostolo la legge stabilì dicendo: Se alcuno senza delitto è marito di una sola moglie; dunque quello che senza delitto è marito di una sola moglie sarà tenuto alla legge del sacerdozio sopradetto; quello poi che passasse a seconde nozze, non incorre realmente la colpa d'uomo che siasi macchiato, ma privato viene della prerogativa del sacerdozio.221.Rer. Italic. Script., tom. IV, pag. 109.222.Maestro delle virtù è dunque l'apostolo, il quale insegna doversi redarguire con pazienza anche i contraddicenti, siccome quello che ingiugne lo sposare una sol donna, non già perchè totalmente escluda il coniugio (perciocchè questo è al di là della legge del comandamento), ma perchè l'uomo, colla castità coniugale, conservi la grazia della sua purificazione; nè ancora intese di dire che l'autorità apostolica invitasse a procreare figliuoli, non di chi li procreava.223.Sancti Ambrosii Mediolanensis Episcopi Opera, ed Maurin., Paris, 1686, tom. II,column.1036 F.224.Perciò l'apostolo stabilì la legge, dicendo: Se alcuno senza delitto è marito di una sola moglie, è tenuto alla legge del sacerdozio che dee assumere; quello però che passasse a seconde nozze non incorre realmente la colpa d'uomo che siasi macchiato, ma privato viene della prerogativa di sacerdote.225.Sancti Ambrosii Mediolanensis Episcopi Opera, edit. Maurin., Paris, tom. II,column.1037 B.226.Che i padri del concilio Niceno aggiugnessero qualche trattato, e che chierico essere non dovesse chi contratto avesse seconde nozze.227.Moltissime variazioni sono state fatte agli scritti di sant'Ambrogio. Il canonico regolare Giovanni Coster, nella prefazione alle opere del santo dottore, stampate in Basilea nel 1533, così s'esprime a tal proposito:Cum ego igitur ante biennium D. Ambrosii Epistolas antiquis et elegantioribus characteribus conscriptas.... nactus essem, caepissemque, meo more, cum excusis libris eas conferre, mirum dictu quantum hic erat dissidii, quantum varietatis, ut statim non potuerim non destomachari in eos qui, editis libris, speciosis quidem sed inanibus et mendacibus titulis, omnia castigatissima... pollicentur.(Avendo io adunque trovato già da due anni le lettere di sant'Ambrogio, scritte in caratteri antichi ed assai eleganti... e cominciato avendo, secondo il mio costume, a confrontarle sui libri stampati, maravigliosa cosa è a dirsi quanta differenza io vi scorgessi, quanta varietà; cosicchè all'istante non potei non rimanere stomacato di coloro che nelle edizioni de' libri, con titoli speciosi veramente, ma vani e mendaci, le cose tutte gastigatissime... promettono.) Francesco Junio, nella prefazione all'Index expurgat., riferisce che, visitando in Lione Luigi Saurio, correggeva le edizioni della stamperia Fresloniana, gli mostrò il Saurio le interpolazioni ed i troncamenti fatti al testo di sant'Ambrogio da due frati. Il Rivet pure racconta lo stesso:Critic. sacr., lib. 3, cap. 6. Il Dableo nel suo libro:De l'usage des saints Pères, move le stesse querele. Vero è che i Maurini, nell'edizione di Parigi del 1686, confutano queste opinioni. Ma è altresì vero che nell'edizione delle opere di sant'Ambrogio, fatta in Roma nel 1580 da Domenico Basa, il cardinale di Montalto (che divenne poi Sisto V) nella prefazione dichiara d'avere associati al lavoro:Praeclaros doctores, viros doctrina, et pietate graves, ac linguarum intelligentia, et historiarum cognitione insignes, praeterea in scholastica theologia et Patrum lectione admodum versatos delegi, mihique laboris socios adscivi... quorum ope, atque adminiculo obscura explicuimus, manca supplevimus, adjecta rejecimus, transposita reposuimus, depravata emendavimus, omnia demum ut germanam Ambrosii phrasim redolerent, ejusque dignitati, atque gravitati responderent sedulo curavimus, et ut ipsemet auctor loqui videretur, suppositiis quibuscumque abscissis, pro viribus studuimus.(Mi elessi come soci della fatica dottori illustri, uomini gravi per dottrina e per pietà, ed insigni per la intelligenza delle lingue e la cognizione delle istorie, inoltre molto versati nella teologia scolastica e nella lettura dei Padri... col di cui aiuto e giovamento spiegammo le cose oscure, supplimmo le mancanti, rigettammo le sopragiunte, rimettemmo a suo luogo le trasposte, emendammo le depravate, tutte finalmente procurammo di ordinarle in modo che la genuina frase di Ambrogio suonassero, o convenevolmente corrispondessero alla dignità e gravità di quello scrittore; e ci adoperammo affinchè sembrasse parlare lo stesso autore, troncate avendo noi tutte le cose intruse.) Attenendoci per altro anche all'edizione de' Maurini sembra che in alcuni tratti sant'Ambrogio vada d'accordo coi testi che si citavano dai nostri sacerdoti. Nel primo libro di Abramo, cap. III, num. XIX, leggesi:Ad ipso quoque domino mercedem quam postulet consideremus. Non divitias ut avarus, exposcit; non longaevitatem vitae istius, ut meticulosus mortis; non potentiam; sed dignum quaerit sui haeredem laboris: Quid mihi, inquit, dabis? Ego autem dimittor sine filiis. Et infra: quia mihi semen non dedisti, vernaculus meus mihi haeres erit. Discant ergo homines conjugia non spernere(Consideriamo ancora quale mercede richiegga dallo stesso Signor nostro; non chiede ricchezze come l'avaro; non la lunghezza di questa vita come timoroso della morte; non la potenza; ma domanda un degno erede della sua fatica. Che mi darai? dice egli: io già sono congedato senza prole. E più abbasso: Perchè non mi hai accordato prole, un mio connazionale raccoglierà la mia eredità. Imparino dunque gli uomini a non disprezzare i matrimonii.), tom. I, col. 288 D. Altrove, nella sposizione delVangelo di san Luca, lib. IV, num. X, scrivendo delle fallacie colle quali sotto aspetto di bene vengono sedotti gli uomini, dice:Videt integrum et illibatae castimoniae virum; suadet ut nuptias damnet, quo ejiciatur ab Ecclesia, studio castitatis a casto corpore separetur.(Vede un uomo incorrotto e di illibata castità, e lo persuade a condannare le nozze, affinchè cacciato sia dalla Chiesa, e per istudio di castità espulso sia da un casto corpo.), tom. I, col. 1337 B. Se il disapprovare il matrimonio è un'eresia, il disapprovare il matrimonio de' sacerdoti pare che non dovesse sembrare un atto religioso. Più chiaro sembra il testo del santo dottore nel libro:De Benedictionibus Patriarcharum(Delle benedizioni dei patriarchi), cap. III, num. XII, ove leggesi:Ut ubi inhabitatores ante lasciviae, et principes luxuriae versabantur, ubi fuerant incentiva libidinis et fomenta nequitiae, ibi nunc sancti sacerdotes magisteria doceant castitatis, et plurima virginalis integritatis exempla quodam supernae lucis fulgore resplendeant(Affinchè dove aggiravansi da prima coloro che nella lascivia dimoravano, e il principato tenevano nella lussuria, dove gli incentivi trovavansi della libidine e i fomenti della perversità, colà ora i santi sacerdoti i precetti insegnino della castità, e numerosi esempli di integrità virginale di un cotale splendore di celeste luce risplendano), tom. I, col. 517 A. Ognuno potrà osservare se quelplurimasia d'accordo colla legge universale del celibato inerente al sacerdozio. Su di che io non intendo di proferire alcuna opinione, ma unicamente d'esporre i fatti imparzialmente come conviene alla storia.228.È buona cosa che l'uomo non tocchi la moglie; ciascuno però abbia la propria moglie affine di evitare la fornicazione.229.È duopo adunque che il vescovo sia irreprensibile, marito di una sola donna, sobrio, prudente, ec.230.Nel sinodo diDamaso I, tenuto in Costantinopoli da centoquaranta vescovi, al quale intervenne il beatoAmbrogio, nacque grandissima controversia tra i sacerdoti ammogliati da una parte e i sacerdoti viventi senza moglie dall'altra, i quali sacerdoti senza moglie dicevano che i sacerdoti ammogliati non potevano salvarsi. Il sommo pontefice rimandò questa questione al beatoAmbrogio, il quale così parlò: La perfezione della vita non consiste nella castità, ma nella carità, secondo quel detto dell'apostolo: Se io parlassi colle lingue degli uomini e degli angeli, ec. Per questo la legge concede ai sacerdoti di condurre sposa per una sola volta una vergine, ma non accorda loro di reiterare il matrimonio. Se poi, morta essendo la prima moglie, il sacerdote ne sposasse un'altra, perde il sacerdozio.231.Tutti questi, benedicendo il beatoAmbrogio, concedette loro che di una sola moglie usare potessero; morta la quale, vedovi anch'essi rimanessero in eterno. La quale consuetudine durò per settecent'anni fino al tempo diAlessandropapa, cui la città di Milano aveva data la culla.232.Sant'Ambrogio ai sacerdoti della sua Chiesa.233.Tom. IV, pag. 7.234.Landulph. Sen., lib. 3, cap. 4.235.Tom. IV, pag. 14.236.In questo tempo medesimo un grandissimo orrore invase il clero ambrosiano..... il di cui principio e la di cui serie, essendo la cosa tuttora presente agli occhi nostri, per quanto è in nostro potere, narriamo..... Certo diacono, adunque, dei decumani, per nomeArialdo, molto delicatamente nutrito presso il vescovoWidone, e colmato di assai onori, mentre alio studio delle lettere attendeva, severissimo interprete diventò della legge divina, contra i soli cherici esercitando crudeli giudizi. Il quale, trovandosi fornito di scarsa autorità, siccome nato di basso lignaggio, si avvisò in prevenzione di associarsiLandolfo, come uomo più generoso, a questo fatto idoneo, divenuto essendo seguace di un suo favorito.Landolfopoi, dotato essendo di lingua e voce più spedita ed eccessivamente avido del pubblico favore, all'istante capo si fece della parola, usurpato avendo contra il costume della Chiesa l'ufficio della predicazione. Questi, non essendo elevato per alcun grado dell'ecclesiastica gerarchia, grave giogo imponeva alle cervici dei sacerdoti, mentre soave è quello di Cristo e leggiero il suo peso.237.Arnulph., lib. 3, cap. 8.238.Carissimi seniori, io non posso più oltre trattenere il discorso che nel cuor mio ho conceputo. Non vogliate, signori miei, non vogliate no sprezzare le parole di un giovine e di un imperito; perciocchè spesso Iddio rivela al minore quello che al maggiore ricusa. Ditemi: Credete in Dio trino ed uno? Rispondono lutti: Crediamo. E soggiunse: Munite le fronti vostre del segno della croce. E questo ancora fu fatto. Dopo di questo disse: Io mi compiaccio della vostra devozione, ma a compassione mi muove l'imminente grandissima perdizione. Perciocchè già da gran tempo addietro non è conosciuto in questa città il Salvatore. Gran stagione egli è che voi siete in errore, giacchè più non avete alcun vestigio di verità; invece della luce palpate le tenebre, ciechi tutti divenuti, poichè ciechi sono i vostri capi. Ma un cieco forse può egli guidare un cieco; non cadono l'uno e l'altro nella fossa? Conciossiachè abbondano in molti modi gli stupri; si sparge l'eresia simoniaca nei sacerdoti e nei leviti e negli altri ministri de' sacri riti; i quali, essendo nicolaiti e simoniaci, ben a ragione debbono essere cacciati, e dai quali quind'innanzi, se salute sperate dal Salvatore, dovete del tutto guardarvi, non venerando alcuno. Dei loro uffizi, giacchè i sagrifizi loro sono la stessa cosa come lo sterco canino, e le loro basiliche sono stalle di giumenti. Per la qual cosa, riprovati quelli all'istante, si vendano al pubblico i loro beni. Sia a tutti lecito il rapire i loro averi, qualora si trovassero nella città o fuori.239.Arnulph., lib. 3, cap. 9.240.Acremente avesse tuonato.241.Rer. Italic. Script., tom. IV, pag. 24.242.La cosa essendo tuttora agli occhi nostri presente.243.Arialdo, invasato da un certo zelo di superbia, il quale poco prima accusato di certa nefandissima scelleratezza, e convinto innanzi aGuidone, alla presenza di molti sacerdoti di questa città, e in parte perchè i sacerdoti urbani non consentivano che quelli di fuori della città entrassero togati, e non permettevano che le chiese della città servissero se non come tonsurati, cercava in qualunque modo l'occasione di potere, aizzando la possa del popolo, allontanare tutti i sacerdoti dalle loro mogli.244.Giulini, tom. IV, pag. 16.245.Venendo in un giorno solenne alla chiesa (Arialdo) con turba di popolo dalla piazza, tutti coloro che salmeggiavano con violenza cacciò dal coro, inseguendoli per tutti gli angoli e nei loro alloggiamenti; provvide quindi maliziosamente che si scrivesse il Pitacio della conservazione della castità, ommesso il canone, estorto dalle leggi mondane, al quale tutti i sacri ordini della diocesi ambrosiana, a malgrado loro, soscrivono, opprimendoli egli stesso coi laici. Intanto i predatori, oltre alcune case rovinate nella città, visitavano la parrocchia, frugando nelle case dei cherici, col rapire i loro averi.

129.Ugone e Lotario regi.

129.Ugone e Lotario regi.

130.Liutprand.lib. 4, cap. 6. —Arnulph., lib. I, cap. 1et2,in Rer. Ital. Script., tom. 4.

130.Liutprand.lib. 4, cap. 6. —Arnulph., lib. I, cap. 1et2,in Rer. Ital. Script., tom. 4.

131.Giulini, tom. 2, pag. 208.

131.Giulini, tom. 2, pag. 208.

132.Liutprand., lib. V, cap. 4 e seg.

132.Liutprand., lib. V, cap. 4 e seg.

133.Tristani Calchi, Hist. Patr., lib. I, pag. 18. — Alciati, lib. II, pag. 125.

133.Tristani Calchi, Hist. Patr., lib. I, pag. 18. — Alciati, lib. II, pag. 125.

134.Mentre nel nome di Dio, nella città di Pisa, alla corte dei signori re, dove il signor Ugone e Lotario gloriosissimi ai re presiedevano, sotto le viti, là dovetopia(pergola) si chiama, entro la corte medesima, ec.

134.Mentre nel nome di Dio, nella città di Pisa, alla corte dei signori re, dove il signor Ugone e Lotario gloriosissimi ai re presiedevano, sotto le viti, là dovetopia(pergola) si chiama, entro la corte medesima, ec.

135.Muratori,Antiq. Med. Ævii, tom. I, pag. 953.

135.Muratori,Antiq. Med. Ævii, tom. I, pag. 953.

136.Mentre nel nome di Dio, al monastero del santo e confessore di Cristo, Ambrogio, ove sepolto riposa il di lui corpo, ove il sig. Lamberto, piissimo imperatore, presedeva, in una casa della stessa santa chiesa milanese, in unalobia(terrazzo, anzichèportico, come interpreta ilDu Cange) della casa medesima, sedeva a giudicare Amedeo, conte del palazzo, insieme con Landolfo, nominato arcivescovo, affine di amministrare a tutti giustizia e deliberare, ec.

136.Mentre nel nome di Dio, al monastero del santo e confessore di Cristo, Ambrogio, ove sepolto riposa il di lui corpo, ove il sig. Lamberto, piissimo imperatore, presedeva, in una casa della stessa santa chiesa milanese, in unalobia(terrazzo, anzichèportico, come interpreta ilDu Cange) della casa medesima, sedeva a giudicare Amedeo, conte del palazzo, insieme con Landolfo, nominato arcivescovo, affine di amministrare a tutti giustizia e deliberare, ec.

137.Giulini, tom. II, pag. 473.

137.Giulini, tom. II, pag. 473.

138.Nel nome di Dio, essendo che nella città di Milano, nella corte del ducato, entro lalobiadella stessa corte sedeva a giudicare Magnifredo, conte del palazzo, e conte dello stesso contado milanese, per amministrare giustizia a ciascuno, risedendo con esso Rotcherio, visconte della stessa città, ec.

138.Nel nome di Dio, essendo che nella città di Milano, nella corte del ducato, entro lalobiadella stessa corte sedeva a giudicare Magnifredo, conte del palazzo, e conte dello stesso contado milanese, per amministrare giustizia a ciascuno, risedendo con esso Rotcherio, visconte della stessa città, ec.

139.Giulini, tom. II, pag. 469.

139.Giulini, tom. II, pag. 469.

140.Confermo che tutti i miei servi e le mie ancelle siano Aldioni, ed appartenga la loro brigata (mundium) allo stesso ospedale, ricevendo essi un soldo per testa ciascuno, siano maschi o femmine; e così voglio pure che quegli uomini miei che consueti sono, col vitto giornaliero, a prestarmi le opere loro, stabilisco che qualora lavori debbano eseguirsi, compiano i detti lavori, ricevendo il vitto dallo stesso ospedale.

140.Confermo che tutti i miei servi e le mie ancelle siano Aldioni, ed appartenga la loro brigata (mundium) allo stesso ospedale, ricevendo essi un soldo per testa ciascuno, siano maschi o femmine; e così voglio pure che quegli uomini miei che consueti sono, col vitto giornaliero, a prestarmi le opere loro, stabilisco che qualora lavori debbano eseguirsi, compiano i detti lavori, ricevendo il vitto dallo stesso ospedale.

141.Questo ospedale sia diretto e governato da Warimberto, umile diacono dall'ordine della santa chiesa milanese, nepote mio e figlio della buona memoria di Ariberto di Besana ne' giorni della sua vita.

141.Questo ospedale sia diretto e governato da Warimberto, umile diacono dall'ordine della santa chiesa milanese, nepote mio e figlio della buona memoria di Ariberto di Besana ne' giorni della sua vita.

142.Giulini, tom. II, pag. 110.

142.Giulini, tom. II, pag. 110.

143.Da coerenza a questa da due parti tenente Ursone, e così pure l'isola comense, dalla terza parte il podere di San Vittore di Missaglia, dalla quarta il podere di San Pietro di Civate.

143.Da coerenza a questa da due parti tenente Ursone, e così pure l'isola comense, dalla terza parte il podere di San Vittore di Missaglia, dalla quarta il podere di San Pietro di Civate.

144.Giulini, tom. II, pag. 199.

144.Giulini, tom. II, pag. 199.

145.Giulini, tom. I, pag. 366 e 471.

145.Giulini, tom. I, pag. 366 e 471.

146.Giulini, tom. I, pag. 72.

146.Giulini, tom. I, pag. 72.

147.Sembra questo in contraddizione con quanto si è asserito; cioè che quando il genere umano fu più tormentato, gl'ingegni si sono riscossi, e ne è nata la coltura e la felicità. Ma la apparente contraddizione scompare, considerando che l'ignoranza produce la ferocia e l'infelicità, e queste, giunte a un determinato grado, scuotono gl'ingegni, tolgono il torpore e richiamano la sapienza; quindi tutto si anima e risorge; quindi spunta la felicità, nella quale nuovamente il genere umano diviene inerte, e successivamente ignorante, feroce e misero. Tale è la vicenda per cui circola e circolerà sempre la storia delle nazioni. Il male nasce dal bene, e il bene dal male.

147.Sembra questo in contraddizione con quanto si è asserito; cioè che quando il genere umano fu più tormentato, gl'ingegni si sono riscossi, e ne è nata la coltura e la felicità. Ma la apparente contraddizione scompare, considerando che l'ignoranza produce la ferocia e l'infelicità, e queste, giunte a un determinato grado, scuotono gl'ingegni, tolgono il torpore e richiamano la sapienza; quindi tutto si anima e risorge; quindi spunta la felicità, nella quale nuovamente il genere umano diviene inerte, e successivamente ignorante, feroce e misero. Tale è la vicenda per cui circola e circolerà sempre la storia delle nazioni. Il male nasce dal bene, e il bene dal male.

148.Landulph. Senior., lib. II, cap. 10;Rer. Ital., tom. IV. — L'anno 1440, il cardinale Branda Castiglione, signore accreditatissimo, avendo sottratti i rituali ambrosiani per introdurre il rito romano, corse pericolo della vita. Il popolo attorniò il suo palazzo; egli fu costretto a gettare dalle finestre i libri ambrosiani, e finchè visse, non s'arrischiò a porre mai più il piede in Milano.

148.Landulph. Senior., lib. II, cap. 10;Rer. Ital., tom. IV. — L'anno 1440, il cardinale Branda Castiglione, signore accreditatissimo, avendo sottratti i rituali ambrosiani per introdurre il rito romano, corse pericolo della vita. Il popolo attorniò il suo palazzo; egli fu costretto a gettare dalle finestre i libri ambrosiani, e finchè visse, non s'arrischiò a porre mai più il piede in Milano.

149.Tom. II, pag. 151.

149.Tom. II, pag. 151.

150.Landulph. Sen., lib. I, cap. 9.

150.Landulph. Sen., lib. I, cap. 9.

151.Debbono dunque essere istruiti i laici, affinchè nelle case loro debbano con fervore celebrarsi i divini misteri, il che è assai lodevole; siano però i misteri trattati da coloro che dai vescovi siano stati esaminati, e si approvano allorchè sono dagli ordinatori loro accompagnati con lettere commendatizie, mentre per avventura debbono recarsi in terre straniere. Se adunque si trovano sprezzatori dei canoni, che straordinariamente cd illecitamente esercitino il ministero e che ardiscano violare sacramentalmente le cose divine, siano da prima gli uni e gli altri dal vescovo rimossi, tanto cioè il cherico o il sacerdote errante, quanto quello che con usurpazione si appropria il di lui ufficio; e qualora non vogliano da questa temerità trattenersi, siano scomunicati.

151.Debbono dunque essere istruiti i laici, affinchè nelle case loro debbano con fervore celebrarsi i divini misteri, il che è assai lodevole; siano però i misteri trattati da coloro che dai vescovi siano stati esaminati, e si approvano allorchè sono dagli ordinatori loro accompagnati con lettere commendatizie, mentre per avventura debbono recarsi in terre straniere. Se adunque si trovano sprezzatori dei canoni, che straordinariamente cd illecitamente esercitino il ministero e che ardiscano violare sacramentalmente le cose divine, siano da prima gli uni e gli altri dal vescovo rimossi, tanto cioè il cherico o il sacerdote errante, quanto quello che con usurpazione si appropria il di lui ufficio; e qualora non vogliano da questa temerità trattenersi, siano scomunicati.

152.Canon. XVIII. Synod. Regiaticini ann. 850 regnantib. piissim. Augg. Hlotario ac Hlodovico. Lubbei Concilior., tom. IX, pag. 1071.Edit. Venet.1782, Albrizzi e Coleti.

152.Canon. XVIII. Synod. Regiaticini ann. 850 regnantib. piissim. Augg. Hlotario ac Hlodovico. Lubbei Concilior., tom. IX, pag. 1071.Edit. Venet.1782, Albrizzi e Coleti.

153.Leo Hostiens., lib. II, cap. ultimo.

153.Leo Hostiens., lib. II, cap. ultimo.

154.Giulini, tom. II, pag. 244.

154.Giulini, tom. II, pag. 244.

155.Giulini, tom. II, pag. 280.

155.Giulini, tom. II, pag. 280.

156.Intanto, celebrando Valperto i divini misteri, con molti vescovi circostanti, il re tutte le regali insegne, la lancia, nella quale chiuso era un chiodo di N. S. e la spada reale, la bipenne, il cingolo, la clamide imperiale e tutte le regie vesti depose sull'altare di Sant'Ambrogio.... Valperto, magnanimo arcivescovo, di tutti gli abiti reali, col manipolo di suddiacono, sovrimposta al capo la corona, astanti tutti i suffraganei di Sant'Ambrogio e molti duchi e marchesi, con maraviglioso decoro rivestì ed unse Ottone re, acclamato e in tutti i modi confermato.

156.Intanto, celebrando Valperto i divini misteri, con molti vescovi circostanti, il re tutte le regali insegne, la lancia, nella quale chiuso era un chiodo di N. S. e la spada reale, la bipenne, il cingolo, la clamide imperiale e tutte le regie vesti depose sull'altare di Sant'Ambrogio.... Valperto, magnanimo arcivescovo, di tutti gli abiti reali, col manipolo di suddiacono, sovrimposta al capo la corona, astanti tutti i suffraganei di Sant'Ambrogio e molti duchi e marchesi, con maraviglioso decoro rivestì ed unse Ottone re, acclamato e in tutti i modi confermato.

157.Landulph. Sen., lib. II, cap. 26.

157.Landulph. Sen., lib. II, cap. 26.

158.Soggiogati avendo i Milanesi, rinnovò la loro moneta, e anche in oggi quelle monete chiamansi Ottelini.

158.Soggiogati avendo i Milanesi, rinnovò la loro moneta, e anche in oggi quelle monete chiamansi Ottelini.

159.Goldast. Chatol. rei Monet., tit. 48.

159.Goldast. Chatol. rei Monet., tit. 48.

160.L'arcivescovo, scortato da una grande squadra di soldati, che ornati erano di pelli di martori, di zimbellini, o con pellicce di vaio e di armellino, delle quali cose fornito lo aveva maravigliosamente l'imperatore.

160.L'arcivescovo, scortato da una grande squadra di soldati, che ornati erano di pelli di martori, di zimbellini, o con pellicce di vaio e di armellino, delle quali cose fornito lo aveva maravigliosamente l'imperatore.

161.Ornato delle vesti episcopali, colla stola, senza la quale non costumò giammai di trovarsi fuori o nella città, qualunque fosse il negozio che interveniva o che lo turbava..... e dallo stesso mirabile monarca con grande onorificenza ricevuto, si trattenne in conversazione, siccome al vescovo conveniva.

161.Ornato delle vesti episcopali, colla stola, senza la quale non costumò giammai di trovarsi fuori o nella città, qualunque fosse il negozio che interveniva o che lo turbava..... e dallo stesso mirabile monarca con grande onorificenza ricevuto, si trattenne in conversazione, siccome al vescovo conveniva.

162.Giulini, tom. III, pag. 23.

162.Giulini, tom. III, pag. 23.

163.Detto, tom. III, pag. 24.

163.Detto, tom. III, pag. 24.

164.Per amore del santissimo vescovo Ambrogio.

164.Per amore del santissimo vescovo Ambrogio.

165.Giulini, tom. III, pag. 151.

165.Giulini, tom. III, pag. 151.

166.Arcivescovo della santa chiesa milanese.

166.Arcivescovo della santa chiesa milanese.

167.Tom. III, pag. 153.

167.Tom. III, pag. 153.

168.Giulini, tom. III, pag. 183.

168.Giulini, tom. III, pag. 183.

169.Detto, tom. III, pag. 217.

169.Detto, tom. III, pag. 217.

170.La società evitando de' suoi pari, Eriberto, nonostante il malcontento loro e la loro ripugnanza, recossi nella Germania, risoluto di eleggervi ei solo un re teutonico.

170.La società evitando de' suoi pari, Eriberto, nonostante il malcontento loro e la loro ripugnanza, recossi nella Germania, risoluto di eleggervi ei solo un re teutonico.

171.Rer. Italic. Scriptor., tom. IX, pag. 14.

171.Rer. Italic. Scriptor., tom. IX, pag. 14.

172.Egli stesso ricevuto lo avrebbe e con tutti i suoi, signore e re pubblicamente acclamato e tosto coronato lo avrebbe.

172.Egli stesso ricevuto lo avrebbe e con tutti i suoi, signore e re pubblicamente acclamato e tosto coronato lo avrebbe.

173.Oltre molti donativi il vescovado di Lodi, affinchè, siccome consacrato aveva il vescovo, così pure lo investisse.

173.Oltre molti donativi il vescovado di Lodi, affinchè, siccome consacrato aveva il vescovo, così pure lo investisse.

174.Sicuro di ogni cosa ritornando, tutta colle sue ambascerie sovvertì l'Italia, altri coi fatti, altri colle speranze tenendosi benevoli.

174.Sicuro di ogni cosa ritornando, tutta colle sue ambascerie sovvertì l'Italia, altri coi fatti, altri colle speranze tenendosi benevoli.

175.Giulini, tom. III, pag. 197.

175.Giulini, tom. III, pag. 197.

176.Arnulph., cap. 7, e Giulini, tom. III, pag. 211.

176.Arnulph., cap. 7, e Giulini, tom. III, pag. 211.

177.Glaber. Rodulph., lib. 4, cap. 2.

177.Glaber. Rodulph., lib. 4, cap. 2.

178.Landulph. Sen., lib. 2, cap. 27.

178.Landulph. Sen., lib. 2, cap. 27.

179.Giulini, tom. III, pag. 219.

179.Giulini, tom. III, pag. 219.

180.Tom. III, pag. 222. Riferisco le parole d'un autore dei nostri giorni anzi che quelle di Landolfo, contemporaneo, perchè il lettore si appaghi essere il fatto non controverso, ma accordato da un illustre erudito e da un Guelfo.

180.Tom. III, pag. 222. Riferisco le parole d'un autore dei nostri giorni anzi che quelle di Landolfo, contemporaneo, perchè il lettore si appaghi essere il fatto non controverso, ma accordato da un illustre erudito e da un Guelfo.

181.Contro il volere d'Ariberto.

181.Contro il volere d'Ariberto.

182.A tale feccia di costumi, peggiorando giornalmente da sè stesso, si riduce il mondo che non solo giace dallo stato suo decaduto qualunque ordine di laica o ecclesiastica condizione, ma languisce ancora la stessa monastica disciplina, dalla consueta perfezione della sua elevazione piegata, direi quasi, al suolo. Perì il pudore, svanì l'onestà, cadde la religione, e, quasi in un drappello raccolta, andò lontana la turba di tutte le sante virtù.

182.A tale feccia di costumi, peggiorando giornalmente da sè stesso, si riduce il mondo che non solo giace dallo stato suo decaduto qualunque ordine di laica o ecclesiastica condizione, ma languisce ancora la stessa monastica disciplina, dalla consueta perfezione della sua elevazione piegata, direi quasi, al suolo. Perì il pudore, svanì l'onestà, cadde la religione, e, quasi in un drappello raccolta, andò lontana la turba di tutte le sante virtù.

183.Muratori,Dissert. Med. Æv., tom. X, pag. 65.

183.Muratori,Dissert. Med. Æv., tom. X, pag. 65.

184.Lib. 2, cap. 8.

184.Lib. 2, cap. 8.

185.Arnulph., lib. I, cap. 10. —Flam. Manip. flor., cap. 141.

185.Arnulph., lib. I, cap. 10. —Flam. Manip. flor., cap. 141.

186.Fornita di grandissima quantità di popolo.

186.Fornita di grandissima quantità di popolo.

187.Giulini, tom. III, pag. 327.

187.Giulini, tom. III, pag. 327.

188.Giulini, tom. III, pag. 334.

188.Giulini, tom. III, pag. 334.

189.Convocati i sacerdoti e i diaconi, con somma devozione assunta avendo la penitenza di tutti i peccati, e fatta alla presenza di tutti la sua confessione e l'assoluzione dai sacerdoti ottenuta coll'imposizione delle mani, cooperando lo Spirito Santo, con umiltà e devozione la santa Eucaristia ricevette.

189.Convocati i sacerdoti e i diaconi, con somma devozione assunta avendo la penitenza di tutti i peccati, e fatta alla presenza di tutti la sua confessione e l'assoluzione dai sacerdoti ottenuta coll'imposizione delle mani, cooperando lo Spirito Santo, con umiltà e devozione la santa Eucaristia ricevette.

190.Landulph. Sen., lib. 2, cap. 32.

190.Landulph. Sen., lib. 2, cap. 32.

191.Giulini, tom. III, pag. 411.

191.Giulini, tom. III, pag. 411.

192.Giulini, tom. III, pag. 422.

192.Giulini, tom. III, pag. 422.

193.Inoltre l'arcivescovo di Milano, per autorità imperiale godeva alcune altre rendite cospicue: sulle strade regie, da qualunque parte del contado si uscisse, avea un pedaggio, e qualunque volta entrava uno straniero a cavallo, o in cocchio o a piedi, pagava il censo al gabelliere dell'arcivescovo, o piuttosto ad innumerabili gabellieri, e l'arcivescovo era tenuto a far custodire i passi, e tutti coloro che alcun danno sostenuto avessero entro il territorio, risarcire dovea del suo di tutta quella somma alla quale fossero stati apprezzati i danni.

193.Inoltre l'arcivescovo di Milano, per autorità imperiale godeva alcune altre rendite cospicue: sulle strade regie, da qualunque parte del contado si uscisse, avea un pedaggio, e qualunque volta entrava uno straniero a cavallo, o in cocchio o a piedi, pagava il censo al gabelliere dell'arcivescovo, o piuttosto ad innumerabili gabellieri, e l'arcivescovo era tenuto a far custodire i passi, e tutti coloro che alcun danno sostenuto avessero entro il territorio, risarcire dovea del suo di tutta quella somma alla quale fossero stati apprezzati i danni.

194.Flamma, Chronic. Mediolan., pag. 227.

194.Flamma, Chronic. Mediolan., pag. 227.

195.Oltre il consueto abusar del dominio della città.

195.Oltre il consueto abusar del dominio della città.

196.Arnulph.cap. 10.

196.Arnulph.cap. 10.

197.Ai tempi diOttoneimperatore primo,Bonizone.... come duce stabilito per facoltà ricevuta dall'imperatore, reggeva col suo governo il castello.

197.Ai tempi diOttoneimperatore primo,Bonizone.... come duce stabilito per facoltà ricevuta dall'imperatore, reggeva col suo governo il castello.

198.Landulph. Sen., lib. 2, cap. 17.

198.Landulph. Sen., lib. 2, cap. 17.

199.Sia tenuto ad alimentare cento poveri, e per ciascun povero dia un mezzo pane e lardo per companatico, ed una libbra di cacio tra quattro ed uno staio di vino.

199.Sia tenuto ad alimentare cento poveri, e per ciascun povero dia un mezzo pane e lardo per companatico, ed una libbra di cacio tra quattro ed uno staio di vino.

200.Comperino pesci, affine di ristorarsi col cibo e rallegrarci ogni anno nel giorno anniversario della morte di essiFalkerodomonaco eGiovanniprete, per suffragio delle anime loro, che ad essi procuri gaudio e salute dell'anima.

200.Comperino pesci, affine di ristorarsi col cibo e rallegrarci ogni anno nel giorno anniversario della morte di essiFalkerodomonaco eGiovanniprete, per suffragio delle anime loro, che ad essi procuri gaudio e salute dell'anima.

201.Giulini, tom. III, pag. 81.

201.Giulini, tom. III, pag. 81.

202.Affinchè essi luminari rispondano per la di lui anima.

202.Affinchè essi luminari rispondano per la di lui anima.

203.Giulini, tom. III, pag. 377 e 465.

203.Giulini, tom. III, pag. 377 e 465.

204.E faccia ardere nella quadragesima maggiore sopra la sepoltura del fu di lui genitore Andrea.

204.E faccia ardere nella quadragesima maggiore sopra la sepoltura del fu di lui genitore Andrea.

205.Giulini, tom. IV, pag. 271.

205.Giulini, tom. IV, pag. 271.

206.Dissert. Med. Æv., tom. V, dissert. LIX.

206.Dissert. Med. Æv., tom. V, dissert. LIX.

207.Per cagione del retto giudizio che su le cose già nominate pronunziammo tra esso eRiccardo.

207.Per cagione del retto giudizio che su le cose già nominate pronunziammo tra esso eRiccardo.

208.Dissert. Med. Æv., tom. IV, pag. 197.

208.Dissert. Med. Æv., tom. IV, pag. 197.

209.Giulini, tom. II, pag. 387.

209.Giulini, tom. II, pag. 387.

210.Le facoltà della Chiesa e molti benefizi ancora dei cherici distribuì ai soldati.

210.Le facoltà della Chiesa e molti benefizi ancora dei cherici distribuì ai soldati.

211.Arnulphus, cap. 10.

211.Arnulphus, cap. 10.

212.Promettendo a quelli tutte le pievi e tutte le dignità e gli ospedali, che i maggiori ordinari ed il primicerio dei decumani e gli arcipreti e cimiliarchi delle chiese di questa città godevano, asserendo con giuramento, e consolidando un patto così detestabile.

212.Promettendo a quelli tutte le pievi e tutte le dignità e gli ospedali, che i maggiori ordinari ed il primicerio dei decumani e gli arcipreti e cimiliarchi delle chiese di questa città godevano, asserendo con giuramento, e consolidando un patto così detestabile.

213.Landulph. Sen., lib. 2, cap. 18.

213.Landulph. Sen., lib. 2, cap. 18.

214.Rerum Italic. Script., tom. IV, pag. 121.

214.Rerum Italic. Script., tom. IV, pag. 121.

215.Degli uffizi dei ministri.

215.Degli uffizi dei ministri.

216.Che dirò della monogamia de' sacerdoti? Mentre un solo connubio è loro permesso, e non mai ripetuto; e questa è la legge di non passare a seconde nozze.

216.Che dirò della monogamia de' sacerdoti? Mentre un solo connubio è loro permesso, e non mai ripetuto; e questa è la legge di non passare a seconde nozze.

217.Landulph. Sen., lib. I, cap. II.

217.Landulph. Sen., lib. I, cap. II.

218.Ma a che parlerò io della castità, quando si permette un solo, non ripetuto connubio? E adunque nello stesso matrimonio è posta la legge di non rinnovarlo.

218.Ma a che parlerò io della castità, quando si permette un solo, non ripetuto connubio? E adunque nello stesso matrimonio è posta la legge di non rinnovarlo.

219.Sancti Ambrosii Opera, edit. Maurin., Paris, 1686, tom. II,column.66 B.

219.Sancti Ambrosii Opera, edit. Maurin., Paris, 1686, tom. II,column.66 B.

220.Maestro delle virtù è adunque l'apostolo, il quale insegna doversi redarguire con pazienza anche i contraddicenti, siccome quello che ingiugne che l'uomo sia sposo di una sola donna, non già perchè totalmente escluda il non coniugato (perciocchè questo è al di là della lettera del comandamento), ma perchè colla castità coniugale goda della grazia della sua assoluzione, giacchè nel coniugio non vi ha colpa, ma legge. Per questo l'apostolo la legge stabilì dicendo: Se alcuno senza delitto è marito di una sola moglie; dunque quello che senza delitto è marito di una sola moglie sarà tenuto alla legge del sacerdozio sopradetto; quello poi che passasse a seconde nozze, non incorre realmente la colpa d'uomo che siasi macchiato, ma privato viene della prerogativa del sacerdozio.

220.Maestro delle virtù è adunque l'apostolo, il quale insegna doversi redarguire con pazienza anche i contraddicenti, siccome quello che ingiugne che l'uomo sia sposo di una sola donna, non già perchè totalmente escluda il non coniugato (perciocchè questo è al di là della lettera del comandamento), ma perchè colla castità coniugale goda della grazia della sua assoluzione, giacchè nel coniugio non vi ha colpa, ma legge. Per questo l'apostolo la legge stabilì dicendo: Se alcuno senza delitto è marito di una sola moglie; dunque quello che senza delitto è marito di una sola moglie sarà tenuto alla legge del sacerdozio sopradetto; quello poi che passasse a seconde nozze, non incorre realmente la colpa d'uomo che siasi macchiato, ma privato viene della prerogativa del sacerdozio.

221.Rer. Italic. Script., tom. IV, pag. 109.

221.Rer. Italic. Script., tom. IV, pag. 109.

222.Maestro delle virtù è dunque l'apostolo, il quale insegna doversi redarguire con pazienza anche i contraddicenti, siccome quello che ingiugne lo sposare una sol donna, non già perchè totalmente escluda il coniugio (perciocchè questo è al di là della legge del comandamento), ma perchè l'uomo, colla castità coniugale, conservi la grazia della sua purificazione; nè ancora intese di dire che l'autorità apostolica invitasse a procreare figliuoli, non di chi li procreava.

222.Maestro delle virtù è dunque l'apostolo, il quale insegna doversi redarguire con pazienza anche i contraddicenti, siccome quello che ingiugne lo sposare una sol donna, non già perchè totalmente escluda il coniugio (perciocchè questo è al di là della legge del comandamento), ma perchè l'uomo, colla castità coniugale, conservi la grazia della sua purificazione; nè ancora intese di dire che l'autorità apostolica invitasse a procreare figliuoli, non di chi li procreava.

223.Sancti Ambrosii Mediolanensis Episcopi Opera, ed Maurin., Paris, 1686, tom. II,column.1036 F.

223.Sancti Ambrosii Mediolanensis Episcopi Opera, ed Maurin., Paris, 1686, tom. II,column.1036 F.

224.Perciò l'apostolo stabilì la legge, dicendo: Se alcuno senza delitto è marito di una sola moglie, è tenuto alla legge del sacerdozio che dee assumere; quello però che passasse a seconde nozze non incorre realmente la colpa d'uomo che siasi macchiato, ma privato viene della prerogativa di sacerdote.

224.Perciò l'apostolo stabilì la legge, dicendo: Se alcuno senza delitto è marito di una sola moglie, è tenuto alla legge del sacerdozio che dee assumere; quello però che passasse a seconde nozze non incorre realmente la colpa d'uomo che siasi macchiato, ma privato viene della prerogativa di sacerdote.

225.Sancti Ambrosii Mediolanensis Episcopi Opera, edit. Maurin., Paris, tom. II,column.1037 B.

225.Sancti Ambrosii Mediolanensis Episcopi Opera, edit. Maurin., Paris, tom. II,column.1037 B.

226.Che i padri del concilio Niceno aggiugnessero qualche trattato, e che chierico essere non dovesse chi contratto avesse seconde nozze.

226.Che i padri del concilio Niceno aggiugnessero qualche trattato, e che chierico essere non dovesse chi contratto avesse seconde nozze.

227.Moltissime variazioni sono state fatte agli scritti di sant'Ambrogio. Il canonico regolare Giovanni Coster, nella prefazione alle opere del santo dottore, stampate in Basilea nel 1533, così s'esprime a tal proposito:Cum ego igitur ante biennium D. Ambrosii Epistolas antiquis et elegantioribus characteribus conscriptas.... nactus essem, caepissemque, meo more, cum excusis libris eas conferre, mirum dictu quantum hic erat dissidii, quantum varietatis, ut statim non potuerim non destomachari in eos qui, editis libris, speciosis quidem sed inanibus et mendacibus titulis, omnia castigatissima... pollicentur.(Avendo io adunque trovato già da due anni le lettere di sant'Ambrogio, scritte in caratteri antichi ed assai eleganti... e cominciato avendo, secondo il mio costume, a confrontarle sui libri stampati, maravigliosa cosa è a dirsi quanta differenza io vi scorgessi, quanta varietà; cosicchè all'istante non potei non rimanere stomacato di coloro che nelle edizioni de' libri, con titoli speciosi veramente, ma vani e mendaci, le cose tutte gastigatissime... promettono.) Francesco Junio, nella prefazione all'Index expurgat., riferisce che, visitando in Lione Luigi Saurio, correggeva le edizioni della stamperia Fresloniana, gli mostrò il Saurio le interpolazioni ed i troncamenti fatti al testo di sant'Ambrogio da due frati. Il Rivet pure racconta lo stesso:Critic. sacr., lib. 3, cap. 6. Il Dableo nel suo libro:De l'usage des saints Pères, move le stesse querele. Vero è che i Maurini, nell'edizione di Parigi del 1686, confutano queste opinioni. Ma è altresì vero che nell'edizione delle opere di sant'Ambrogio, fatta in Roma nel 1580 da Domenico Basa, il cardinale di Montalto (che divenne poi Sisto V) nella prefazione dichiara d'avere associati al lavoro:Praeclaros doctores, viros doctrina, et pietate graves, ac linguarum intelligentia, et historiarum cognitione insignes, praeterea in scholastica theologia et Patrum lectione admodum versatos delegi, mihique laboris socios adscivi... quorum ope, atque adminiculo obscura explicuimus, manca supplevimus, adjecta rejecimus, transposita reposuimus, depravata emendavimus, omnia demum ut germanam Ambrosii phrasim redolerent, ejusque dignitati, atque gravitati responderent sedulo curavimus, et ut ipsemet auctor loqui videretur, suppositiis quibuscumque abscissis, pro viribus studuimus.(Mi elessi come soci della fatica dottori illustri, uomini gravi per dottrina e per pietà, ed insigni per la intelligenza delle lingue e la cognizione delle istorie, inoltre molto versati nella teologia scolastica e nella lettura dei Padri... col di cui aiuto e giovamento spiegammo le cose oscure, supplimmo le mancanti, rigettammo le sopragiunte, rimettemmo a suo luogo le trasposte, emendammo le depravate, tutte finalmente procurammo di ordinarle in modo che la genuina frase di Ambrogio suonassero, o convenevolmente corrispondessero alla dignità e gravità di quello scrittore; e ci adoperammo affinchè sembrasse parlare lo stesso autore, troncate avendo noi tutte le cose intruse.) Attenendoci per altro anche all'edizione de' Maurini sembra che in alcuni tratti sant'Ambrogio vada d'accordo coi testi che si citavano dai nostri sacerdoti. Nel primo libro di Abramo, cap. III, num. XIX, leggesi:Ad ipso quoque domino mercedem quam postulet consideremus. Non divitias ut avarus, exposcit; non longaevitatem vitae istius, ut meticulosus mortis; non potentiam; sed dignum quaerit sui haeredem laboris: Quid mihi, inquit, dabis? Ego autem dimittor sine filiis. Et infra: quia mihi semen non dedisti, vernaculus meus mihi haeres erit. Discant ergo homines conjugia non spernere(Consideriamo ancora quale mercede richiegga dallo stesso Signor nostro; non chiede ricchezze come l'avaro; non la lunghezza di questa vita come timoroso della morte; non la potenza; ma domanda un degno erede della sua fatica. Che mi darai? dice egli: io già sono congedato senza prole. E più abbasso: Perchè non mi hai accordato prole, un mio connazionale raccoglierà la mia eredità. Imparino dunque gli uomini a non disprezzare i matrimonii.), tom. I, col. 288 D. Altrove, nella sposizione delVangelo di san Luca, lib. IV, num. X, scrivendo delle fallacie colle quali sotto aspetto di bene vengono sedotti gli uomini, dice:Videt integrum et illibatae castimoniae virum; suadet ut nuptias damnet, quo ejiciatur ab Ecclesia, studio castitatis a casto corpore separetur.(Vede un uomo incorrotto e di illibata castità, e lo persuade a condannare le nozze, affinchè cacciato sia dalla Chiesa, e per istudio di castità espulso sia da un casto corpo.), tom. I, col. 1337 B. Se il disapprovare il matrimonio è un'eresia, il disapprovare il matrimonio de' sacerdoti pare che non dovesse sembrare un atto religioso. Più chiaro sembra il testo del santo dottore nel libro:De Benedictionibus Patriarcharum(Delle benedizioni dei patriarchi), cap. III, num. XII, ove leggesi:Ut ubi inhabitatores ante lasciviae, et principes luxuriae versabantur, ubi fuerant incentiva libidinis et fomenta nequitiae, ibi nunc sancti sacerdotes magisteria doceant castitatis, et plurima virginalis integritatis exempla quodam supernae lucis fulgore resplendeant(Affinchè dove aggiravansi da prima coloro che nella lascivia dimoravano, e il principato tenevano nella lussuria, dove gli incentivi trovavansi della libidine e i fomenti della perversità, colà ora i santi sacerdoti i precetti insegnino della castità, e numerosi esempli di integrità virginale di un cotale splendore di celeste luce risplendano), tom. I, col. 517 A. Ognuno potrà osservare se quelplurimasia d'accordo colla legge universale del celibato inerente al sacerdozio. Su di che io non intendo di proferire alcuna opinione, ma unicamente d'esporre i fatti imparzialmente come conviene alla storia.

227.Moltissime variazioni sono state fatte agli scritti di sant'Ambrogio. Il canonico regolare Giovanni Coster, nella prefazione alle opere del santo dottore, stampate in Basilea nel 1533, così s'esprime a tal proposito:Cum ego igitur ante biennium D. Ambrosii Epistolas antiquis et elegantioribus characteribus conscriptas.... nactus essem, caepissemque, meo more, cum excusis libris eas conferre, mirum dictu quantum hic erat dissidii, quantum varietatis, ut statim non potuerim non destomachari in eos qui, editis libris, speciosis quidem sed inanibus et mendacibus titulis, omnia castigatissima... pollicentur.(Avendo io adunque trovato già da due anni le lettere di sant'Ambrogio, scritte in caratteri antichi ed assai eleganti... e cominciato avendo, secondo il mio costume, a confrontarle sui libri stampati, maravigliosa cosa è a dirsi quanta differenza io vi scorgessi, quanta varietà; cosicchè all'istante non potei non rimanere stomacato di coloro che nelle edizioni de' libri, con titoli speciosi veramente, ma vani e mendaci, le cose tutte gastigatissime... promettono.) Francesco Junio, nella prefazione all'Index expurgat., riferisce che, visitando in Lione Luigi Saurio, correggeva le edizioni della stamperia Fresloniana, gli mostrò il Saurio le interpolazioni ed i troncamenti fatti al testo di sant'Ambrogio da due frati. Il Rivet pure racconta lo stesso:Critic. sacr., lib. 3, cap. 6. Il Dableo nel suo libro:De l'usage des saints Pères, move le stesse querele. Vero è che i Maurini, nell'edizione di Parigi del 1686, confutano queste opinioni. Ma è altresì vero che nell'edizione delle opere di sant'Ambrogio, fatta in Roma nel 1580 da Domenico Basa, il cardinale di Montalto (che divenne poi Sisto V) nella prefazione dichiara d'avere associati al lavoro:Praeclaros doctores, viros doctrina, et pietate graves, ac linguarum intelligentia, et historiarum cognitione insignes, praeterea in scholastica theologia et Patrum lectione admodum versatos delegi, mihique laboris socios adscivi... quorum ope, atque adminiculo obscura explicuimus, manca supplevimus, adjecta rejecimus, transposita reposuimus, depravata emendavimus, omnia demum ut germanam Ambrosii phrasim redolerent, ejusque dignitati, atque gravitati responderent sedulo curavimus, et ut ipsemet auctor loqui videretur, suppositiis quibuscumque abscissis, pro viribus studuimus.(Mi elessi come soci della fatica dottori illustri, uomini gravi per dottrina e per pietà, ed insigni per la intelligenza delle lingue e la cognizione delle istorie, inoltre molto versati nella teologia scolastica e nella lettura dei Padri... col di cui aiuto e giovamento spiegammo le cose oscure, supplimmo le mancanti, rigettammo le sopragiunte, rimettemmo a suo luogo le trasposte, emendammo le depravate, tutte finalmente procurammo di ordinarle in modo che la genuina frase di Ambrogio suonassero, o convenevolmente corrispondessero alla dignità e gravità di quello scrittore; e ci adoperammo affinchè sembrasse parlare lo stesso autore, troncate avendo noi tutte le cose intruse.) Attenendoci per altro anche all'edizione de' Maurini sembra che in alcuni tratti sant'Ambrogio vada d'accordo coi testi che si citavano dai nostri sacerdoti. Nel primo libro di Abramo, cap. III, num. XIX, leggesi:Ad ipso quoque domino mercedem quam postulet consideremus. Non divitias ut avarus, exposcit; non longaevitatem vitae istius, ut meticulosus mortis; non potentiam; sed dignum quaerit sui haeredem laboris: Quid mihi, inquit, dabis? Ego autem dimittor sine filiis. Et infra: quia mihi semen non dedisti, vernaculus meus mihi haeres erit. Discant ergo homines conjugia non spernere(Consideriamo ancora quale mercede richiegga dallo stesso Signor nostro; non chiede ricchezze come l'avaro; non la lunghezza di questa vita come timoroso della morte; non la potenza; ma domanda un degno erede della sua fatica. Che mi darai? dice egli: io già sono congedato senza prole. E più abbasso: Perchè non mi hai accordato prole, un mio connazionale raccoglierà la mia eredità. Imparino dunque gli uomini a non disprezzare i matrimonii.), tom. I, col. 288 D. Altrove, nella sposizione delVangelo di san Luca, lib. IV, num. X, scrivendo delle fallacie colle quali sotto aspetto di bene vengono sedotti gli uomini, dice:Videt integrum et illibatae castimoniae virum; suadet ut nuptias damnet, quo ejiciatur ab Ecclesia, studio castitatis a casto corpore separetur.(Vede un uomo incorrotto e di illibata castità, e lo persuade a condannare le nozze, affinchè cacciato sia dalla Chiesa, e per istudio di castità espulso sia da un casto corpo.), tom. I, col. 1337 B. Se il disapprovare il matrimonio è un'eresia, il disapprovare il matrimonio de' sacerdoti pare che non dovesse sembrare un atto religioso. Più chiaro sembra il testo del santo dottore nel libro:De Benedictionibus Patriarcharum(Delle benedizioni dei patriarchi), cap. III, num. XII, ove leggesi:Ut ubi inhabitatores ante lasciviae, et principes luxuriae versabantur, ubi fuerant incentiva libidinis et fomenta nequitiae, ibi nunc sancti sacerdotes magisteria doceant castitatis, et plurima virginalis integritatis exempla quodam supernae lucis fulgore resplendeant(Affinchè dove aggiravansi da prima coloro che nella lascivia dimoravano, e il principato tenevano nella lussuria, dove gli incentivi trovavansi della libidine e i fomenti della perversità, colà ora i santi sacerdoti i precetti insegnino della castità, e numerosi esempli di integrità virginale di un cotale splendore di celeste luce risplendano), tom. I, col. 517 A. Ognuno potrà osservare se quelplurimasia d'accordo colla legge universale del celibato inerente al sacerdozio. Su di che io non intendo di proferire alcuna opinione, ma unicamente d'esporre i fatti imparzialmente come conviene alla storia.

228.È buona cosa che l'uomo non tocchi la moglie; ciascuno però abbia la propria moglie affine di evitare la fornicazione.

228.È buona cosa che l'uomo non tocchi la moglie; ciascuno però abbia la propria moglie affine di evitare la fornicazione.

229.È duopo adunque che il vescovo sia irreprensibile, marito di una sola donna, sobrio, prudente, ec.

229.È duopo adunque che il vescovo sia irreprensibile, marito di una sola donna, sobrio, prudente, ec.

230.Nel sinodo diDamaso I, tenuto in Costantinopoli da centoquaranta vescovi, al quale intervenne il beatoAmbrogio, nacque grandissima controversia tra i sacerdoti ammogliati da una parte e i sacerdoti viventi senza moglie dall'altra, i quali sacerdoti senza moglie dicevano che i sacerdoti ammogliati non potevano salvarsi. Il sommo pontefice rimandò questa questione al beatoAmbrogio, il quale così parlò: La perfezione della vita non consiste nella castità, ma nella carità, secondo quel detto dell'apostolo: Se io parlassi colle lingue degli uomini e degli angeli, ec. Per questo la legge concede ai sacerdoti di condurre sposa per una sola volta una vergine, ma non accorda loro di reiterare il matrimonio. Se poi, morta essendo la prima moglie, il sacerdote ne sposasse un'altra, perde il sacerdozio.

230.Nel sinodo diDamaso I, tenuto in Costantinopoli da centoquaranta vescovi, al quale intervenne il beatoAmbrogio, nacque grandissima controversia tra i sacerdoti ammogliati da una parte e i sacerdoti viventi senza moglie dall'altra, i quali sacerdoti senza moglie dicevano che i sacerdoti ammogliati non potevano salvarsi. Il sommo pontefice rimandò questa questione al beatoAmbrogio, il quale così parlò: La perfezione della vita non consiste nella castità, ma nella carità, secondo quel detto dell'apostolo: Se io parlassi colle lingue degli uomini e degli angeli, ec. Per questo la legge concede ai sacerdoti di condurre sposa per una sola volta una vergine, ma non accorda loro di reiterare il matrimonio. Se poi, morta essendo la prima moglie, il sacerdote ne sposasse un'altra, perde il sacerdozio.

231.Tutti questi, benedicendo il beatoAmbrogio, concedette loro che di una sola moglie usare potessero; morta la quale, vedovi anch'essi rimanessero in eterno. La quale consuetudine durò per settecent'anni fino al tempo diAlessandropapa, cui la città di Milano aveva data la culla.

231.Tutti questi, benedicendo il beatoAmbrogio, concedette loro che di una sola moglie usare potessero; morta la quale, vedovi anch'essi rimanessero in eterno. La quale consuetudine durò per settecent'anni fino al tempo diAlessandropapa, cui la città di Milano aveva data la culla.

232.Sant'Ambrogio ai sacerdoti della sua Chiesa.

232.Sant'Ambrogio ai sacerdoti della sua Chiesa.

233.Tom. IV, pag. 7.

233.Tom. IV, pag. 7.

234.Landulph. Sen., lib. 3, cap. 4.

234.Landulph. Sen., lib. 3, cap. 4.

235.Tom. IV, pag. 14.

235.Tom. IV, pag. 14.

236.In questo tempo medesimo un grandissimo orrore invase il clero ambrosiano..... il di cui principio e la di cui serie, essendo la cosa tuttora presente agli occhi nostri, per quanto è in nostro potere, narriamo..... Certo diacono, adunque, dei decumani, per nomeArialdo, molto delicatamente nutrito presso il vescovoWidone, e colmato di assai onori, mentre alio studio delle lettere attendeva, severissimo interprete diventò della legge divina, contra i soli cherici esercitando crudeli giudizi. Il quale, trovandosi fornito di scarsa autorità, siccome nato di basso lignaggio, si avvisò in prevenzione di associarsiLandolfo, come uomo più generoso, a questo fatto idoneo, divenuto essendo seguace di un suo favorito.Landolfopoi, dotato essendo di lingua e voce più spedita ed eccessivamente avido del pubblico favore, all'istante capo si fece della parola, usurpato avendo contra il costume della Chiesa l'ufficio della predicazione. Questi, non essendo elevato per alcun grado dell'ecclesiastica gerarchia, grave giogo imponeva alle cervici dei sacerdoti, mentre soave è quello di Cristo e leggiero il suo peso.

236.In questo tempo medesimo un grandissimo orrore invase il clero ambrosiano..... il di cui principio e la di cui serie, essendo la cosa tuttora presente agli occhi nostri, per quanto è in nostro potere, narriamo..... Certo diacono, adunque, dei decumani, per nomeArialdo, molto delicatamente nutrito presso il vescovoWidone, e colmato di assai onori, mentre alio studio delle lettere attendeva, severissimo interprete diventò della legge divina, contra i soli cherici esercitando crudeli giudizi. Il quale, trovandosi fornito di scarsa autorità, siccome nato di basso lignaggio, si avvisò in prevenzione di associarsiLandolfo, come uomo più generoso, a questo fatto idoneo, divenuto essendo seguace di un suo favorito.Landolfopoi, dotato essendo di lingua e voce più spedita ed eccessivamente avido del pubblico favore, all'istante capo si fece della parola, usurpato avendo contra il costume della Chiesa l'ufficio della predicazione. Questi, non essendo elevato per alcun grado dell'ecclesiastica gerarchia, grave giogo imponeva alle cervici dei sacerdoti, mentre soave è quello di Cristo e leggiero il suo peso.

237.Arnulph., lib. 3, cap. 8.

237.Arnulph., lib. 3, cap. 8.

238.Carissimi seniori, io non posso più oltre trattenere il discorso che nel cuor mio ho conceputo. Non vogliate, signori miei, non vogliate no sprezzare le parole di un giovine e di un imperito; perciocchè spesso Iddio rivela al minore quello che al maggiore ricusa. Ditemi: Credete in Dio trino ed uno? Rispondono lutti: Crediamo. E soggiunse: Munite le fronti vostre del segno della croce. E questo ancora fu fatto. Dopo di questo disse: Io mi compiaccio della vostra devozione, ma a compassione mi muove l'imminente grandissima perdizione. Perciocchè già da gran tempo addietro non è conosciuto in questa città il Salvatore. Gran stagione egli è che voi siete in errore, giacchè più non avete alcun vestigio di verità; invece della luce palpate le tenebre, ciechi tutti divenuti, poichè ciechi sono i vostri capi. Ma un cieco forse può egli guidare un cieco; non cadono l'uno e l'altro nella fossa? Conciossiachè abbondano in molti modi gli stupri; si sparge l'eresia simoniaca nei sacerdoti e nei leviti e negli altri ministri de' sacri riti; i quali, essendo nicolaiti e simoniaci, ben a ragione debbono essere cacciati, e dai quali quind'innanzi, se salute sperate dal Salvatore, dovete del tutto guardarvi, non venerando alcuno. Dei loro uffizi, giacchè i sagrifizi loro sono la stessa cosa come lo sterco canino, e le loro basiliche sono stalle di giumenti. Per la qual cosa, riprovati quelli all'istante, si vendano al pubblico i loro beni. Sia a tutti lecito il rapire i loro averi, qualora si trovassero nella città o fuori.

238.Carissimi seniori, io non posso più oltre trattenere il discorso che nel cuor mio ho conceputo. Non vogliate, signori miei, non vogliate no sprezzare le parole di un giovine e di un imperito; perciocchè spesso Iddio rivela al minore quello che al maggiore ricusa. Ditemi: Credete in Dio trino ed uno? Rispondono lutti: Crediamo. E soggiunse: Munite le fronti vostre del segno della croce. E questo ancora fu fatto. Dopo di questo disse: Io mi compiaccio della vostra devozione, ma a compassione mi muove l'imminente grandissima perdizione. Perciocchè già da gran tempo addietro non è conosciuto in questa città il Salvatore. Gran stagione egli è che voi siete in errore, giacchè più non avete alcun vestigio di verità; invece della luce palpate le tenebre, ciechi tutti divenuti, poichè ciechi sono i vostri capi. Ma un cieco forse può egli guidare un cieco; non cadono l'uno e l'altro nella fossa? Conciossiachè abbondano in molti modi gli stupri; si sparge l'eresia simoniaca nei sacerdoti e nei leviti e negli altri ministri de' sacri riti; i quali, essendo nicolaiti e simoniaci, ben a ragione debbono essere cacciati, e dai quali quind'innanzi, se salute sperate dal Salvatore, dovete del tutto guardarvi, non venerando alcuno. Dei loro uffizi, giacchè i sagrifizi loro sono la stessa cosa come lo sterco canino, e le loro basiliche sono stalle di giumenti. Per la qual cosa, riprovati quelli all'istante, si vendano al pubblico i loro beni. Sia a tutti lecito il rapire i loro averi, qualora si trovassero nella città o fuori.

239.Arnulph., lib. 3, cap. 9.

239.Arnulph., lib. 3, cap. 9.

240.Acremente avesse tuonato.

240.Acremente avesse tuonato.

241.Rer. Italic. Script., tom. IV, pag. 24.

241.Rer. Italic. Script., tom. IV, pag. 24.

242.La cosa essendo tuttora agli occhi nostri presente.

242.La cosa essendo tuttora agli occhi nostri presente.

243.Arialdo, invasato da un certo zelo di superbia, il quale poco prima accusato di certa nefandissima scelleratezza, e convinto innanzi aGuidone, alla presenza di molti sacerdoti di questa città, e in parte perchè i sacerdoti urbani non consentivano che quelli di fuori della città entrassero togati, e non permettevano che le chiese della città servissero se non come tonsurati, cercava in qualunque modo l'occasione di potere, aizzando la possa del popolo, allontanare tutti i sacerdoti dalle loro mogli.

243.Arialdo, invasato da un certo zelo di superbia, il quale poco prima accusato di certa nefandissima scelleratezza, e convinto innanzi aGuidone, alla presenza di molti sacerdoti di questa città, e in parte perchè i sacerdoti urbani non consentivano che quelli di fuori della città entrassero togati, e non permettevano che le chiese della città servissero se non come tonsurati, cercava in qualunque modo l'occasione di potere, aizzando la possa del popolo, allontanare tutti i sacerdoti dalle loro mogli.

244.Giulini, tom. IV, pag. 16.

244.Giulini, tom. IV, pag. 16.

245.Venendo in un giorno solenne alla chiesa (Arialdo) con turba di popolo dalla piazza, tutti coloro che salmeggiavano con violenza cacciò dal coro, inseguendoli per tutti gli angoli e nei loro alloggiamenti; provvide quindi maliziosamente che si scrivesse il Pitacio della conservazione della castità, ommesso il canone, estorto dalle leggi mondane, al quale tutti i sacri ordini della diocesi ambrosiana, a malgrado loro, soscrivono, opprimendoli egli stesso coi laici. Intanto i predatori, oltre alcune case rovinate nella città, visitavano la parrocchia, frugando nelle case dei cherici, col rapire i loro averi.

245.Venendo in un giorno solenne alla chiesa (Arialdo) con turba di popolo dalla piazza, tutti coloro che salmeggiavano con violenza cacciò dal coro, inseguendoli per tutti gli angoli e nei loro alloggiamenti; provvide quindi maliziosamente che si scrivesse il Pitacio della conservazione della castità, ommesso il canone, estorto dalle leggi mondane, al quale tutti i sacri ordini della diocesi ambrosiana, a malgrado loro, soscrivono, opprimendoli egli stesso coi laici. Intanto i predatori, oltre alcune case rovinate nella città, visitavano la parrocchia, frugando nelle case dei cherici, col rapire i loro averi.


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