Chapter 19

246.Giulini, tom. IV, pag. 18.247.Landulph. Sen., lib. 3, cap. 5 et sequen.248.Giulini, tom. IV, pag. 19.249.Arnulph., lib. 3, cap. 10 et sequen.250.Idem, lib. 3, cap. 2.251.Giulini, tom. IV, pag. 21.252.Detto, tom. IV, pag. 24.253.Tom. IV, pag. 24.254.Leo Ostiens., lib. 2.255.Forse tu solo sopra di noi accendi la fiamma del popolo che, impetuosa, aggirasi come il mare, e questo per cagione della esecrabile patalia (eresia de' patarini) e di molti giuramenti viziosi e detestabili?256.Landulph. Sen., lib. 3, cap. 7et sequen.257.Mentre tu pensasti a commovere il giudizio di questa inudita patalia, qualunque si fosse la tua intenzione, avresti dovuto da prima con molti digiuni pigliare consiglio da qualche uomo religioso.258.Landulph., lib. 3, cap. 2.259.Ma i nobili della città, dal cui valore i sacerdoti poco prima erano difesi, da eccessiva ira e da sdegno commossi, uscivano altri dalla città, altri aspettavano il tempo in cui ponessero fine a quella procellosa calamità.260.Landulph. Sen., loc. cit.261.Col concorso di quasi tutti i cittadini, i quali volontieri ascoltavano le sregolatezze dei cherici; altri aggravati dall'inopia o dai debiti, e tutta la speme loro riponenti nella preda e nelle rapine, nulla meno bramavano che la pace e la concordia della città.262.Trist. Hist. Patr., lib. 6, pag. 131.263.Per la fazione dei cherici, repentinamente si solleva mormorio nel popolo. Dicesi, non dovere la chiesa ambrosiana soggiacere alle romane leggi, nè al romano pontefice competere alcun diritto di giudicare o di disporre le cose di quella sede. Troppo indegno reputasi che quella Chiesa, la quale sempre fu libera sotto i nostri progenitori, ora, per obbrobrio della nostra confusione, ad altra Chiesa, il che non faccia il cielo, sia assoggettata.264.Giulini, tom. IV, pag. 34.265.Gonfiato quindi per il fasto della sua legazione, volle nelle pubbliche funzioni essere preferito al nostro arcivescovo; ma il popolo, sopportare non volendo che nella propria diocesi fosse l'ambrosiana dignità violata, cominciò a fremere e a tumultuare all'intorno. Spaventato da quel timore, l'Ostiense si ritrasse dal suo proposito, ed ultimò i negozi urgenti, e varie pene, come vendicatore, infliggeva a coloro che alcun delitto commesso avevano, a norma della gravità del loro fallo; altri, accordando loro una dilazione, ad altro giudizio riserbava. Finalmente, come nuovo censore ed arbitro delle cose nostre, egli cangia le antiche consuetudini; nuove leggi introduce; le conferma colle sue lettere e co' suoi sigilli, e questa forza a soscrivere l'arcivescovo e gli ordinari di Milano, minacciando di suscitare il popolo, qualora non obbedissero.266.Tristan. Calch. Hist. Patr., lib. VI, pag. 132.267.Dodici scudi.268.Rer. Italic. Script., tom. IV, pag. 26.269.Giulini, tom. IV.270.Oh Milanesi insensati! Chi vi ha affascinati? Ieri acclamaste il primato di una sola sede; oggi confondete lo stato di tutta la Chiesa; veramente mostrate di avere a schifo una pulce, ed un cammello inghiottite. Forse queste cose meglio non disporrebbe il vescovo vostro? Voi direte per avventura: veneranda è Roma nell'apostolo. Lo è difatto; ma non è da disprezzarsi Milano inAmbrogio. Che sì che queste cose non sono scritte senza motivo nei Romani Annali, perciocchè dirassi in avvenire Milano assoggettata a Roma.271.Giulini, tom. IV, pag. 40.272.Ecco il vostro metropolitano, fuor dell'usato, viene in Roma chiamato al sinodo.273.Giulini, tom. IV, pag. 54.274.Detto, tom. IV, pag. 47.275.Il che fatto si dice con grandissima arte ed astuzia dal monacoIldebrando, il quale, oriundo di Soana, città dell'Etruria, alla prontezza dell'ingegno riunita aveva non mediocre erudizione delle sacre lettere; e tosto, per il suo gran merito, fu ammesso nell'ordine de' cardinali, e più di tutti distinguendosi per il vigore dell'animo, facilmente ottenne il primo luogo tra i sacerdoti.276.Tristan. Calch. Hist. Patr., lib. VI, pag. 130.277.A tutti i Milanesi, al clero ed al popolo.278.Speriamo poi in quello che degnossi di nascere da una vergine, che nel tempo del nostro ministero sarà esaltata la castità santa de' cherici, e confusa la lussuria degli incontinenti con tutte le altre eresie.279.Come però piacque all'Altissimo, scrutatore delle reni e dei cuori, quello che lungo tempo meditato aveva su l'altrui lassitudine ed inopia, si dolse della sua propria infermità; e, dopo di avere per due anni languito per vizio del polmone, l'uso perdette della voce, affinchè di quell'organo appunto mancasse, col quale molti molestati aveva, dicendo la Scrittura che nelle parti colle quali alcuno pecca, in quelle viene tormentato. Ma di lui si taccia, affinchè non sembri che i morti vogliamo accusare.280.Arnulph., lib. 3, cap. 14.281.ALandolfo, cherico e di stirpe senatoria, e cospicuo per lo splendore della perizia nelle lettere.282.PuricelliDe Sanctis Arialdo et Herlembaldo, lib. IV, cap. 13.283.Voi però, dilettissimi, membra mie, viscere dell'anima mia.284.Giulini, tom. IV, pag. 69.285.Detto, tom. IV, pag. 79.286.Tom. IV, pag. 80.287.Vano dice essere quel rito, non comunicato per alcuna istituzione di Cristo o dei discepoli; usurpato soltanto dagli antichi adoratori degli idoli, i quali nella primavera girare solevano i campi in onore diBaccoe diCerere.288.Tristan. Calch. Hist. Patr., lib. VI, pag. 133.289.Tom. IV, pag. 89.290.Giulini, tom. IV, pag. 91.291.Frequentissime legazioni.292.Munite dei sigilli apostolici.293.Lib. 3, cap. 15.294.Giulini, tom. IV, pag. 97.295.Detto, tom. IV, pag. 131.296.Giulini, tom. IV, pag. 140.297.Erlembaldo, recando in mezzo certoAttone, mostrandosi esso consenziente, innanzi a tutto il popolo adunato, colla sua bocca illecitamente lo elesse. Questo vedendo la turba de' maggiori e de' minori, tanto del partito suo, quanto di quello degli avversari, che nuovamente giurata aveva fedeltà all'imperatore, pigliate le armi, ed attaccata grande mischia,Attone, recentemente eletto, con molte ferite e giuramenti costrinse a ricusare irrevocabilmente l'arcivescovado.298.Tom. IV, pag. 160.299.Giulini, tom. IV, pag. 189.300.Detto, tom. pag. 192.301.Lib. I, cap. 10.302.Nell'ora medesima, dopo questo insigne trofeo, tutti i cittadini trionfali inni fanno risuonere ad onore di Dio e del loro protettore Ambrogio, armati recandosi alla di lui chiesa. Il dì seguente, insieme col clero, i laici nelle litanie e nelle divine lodi portandosi di nuovo a Sant'Ambrogio, confessano a vicenda i loro passati falli, ed essendo l'assoluzione accordata loro dai sacerdoti, che pronti erano, il popolo tutto torna in pace alle proprie case. In questo si vede il termine di quello scisma che per diciannove anni sempre dalla stessa radice continuò a pullulare.303.Giulini, tom. IV, pag. 197.304.Muratori,Anedoct., tom. I, pag. 246.305.Giulini, tom. IV, pag. 254.306.Al reverendissimo e santissimo confratello.307.Sembra al nostro discernimento che, secondo il tenore del nostro comandamento,... tu faccia.308.Ivon., part. VI, cap. 405.309.Giulini, tom. IV, pag. 388.310.Come leggiamo essere stato dai santi Padri stabilito, esecriamo l'eresia simoniaca nelle sacre ordinazioni e nei benefizi ecclesiastici, ed in ogni modo vogliamo radicalmente dalla Chiesa estirparla.311.Stabiliamo ancora a norma delle istituzioni dei santi Padri, e della forma della Chiesa primitiva, che ad alcuno dei cherici non è lecito il possedere benefizi delle chiese, se, dopo di avere rinunziato tutto il proprio, non vuole farsi discepolo di quello alla di cui sorte sembra essere eletto. Se però alcuno vuole rimanere di fuori, non gli togliamo il chericato, solamente gli vietiamo il godere benefizi ecclesiastici.312.E perchè alcuni nella santa Chiesa, tanto cherici, quanto laici, per successione paterna... l'arcidiaconato, o l'arcipresbiterato o il cimiliarcato, o anche qualche parte dei benefizi spettanti agli uffizi delle chiese, finora si sono sforzati di possedere: in questa sacra adunanza è stato fissato e definito ad universale notizia che se alcuno, mosso da questa nefanda cupidigia, tentasse ulteriormente di possedere una chiesa e presumesse di ottenere per eredità il santuario di Dio, secondo la voce profetica, soggiaccia al vincolo dell'anatema, fintanto che ravveduto non si mostri.313.Paghi ogni anno nel mio annuale ai canonici e decumani a custodi della stessa Chiesa che non abbiano moglie, e che all'annuale intervengano, per ciascun canonico quattro denari, due ai custodi e decumani.314.Se però alcuno di que' canonici fosse infermo, anche non intervenendo egli a questi annuali, voglio che abbia questa benedizione, e se alcuno fosse ammogliato, voglio che sia privato di questa benedizione.315.Quest'asserzione è contraria a quella del conte Giulini, il quale, sul testimonio d'una moneta pubblicata dal Muratori, in cui v'è il nome soloMediolanum, e dall'altra sant'Ambrogio, che l'incisore ha rappresentato a testa nuda senza la mitra, ha argomentato che appunto verso la metà del secolo duodecimo, essendosi inventato l'ornamento vescovile della mitra, la moneta dovesse essere anteriore a quell'epoca. Se quel dotto cavaliere (che cessò di vivere il giorno 26 dicembre 1780, giorno in cui perdemmo il benemerito nostro cronista, ed io in particolare un amico) riconoscesse ora la moneta che conservo presso di me, vedrebbe l'inesattezza di quell'incisore, poichè ella è posteriore all'introduzione della mitra, che realmente è scolpita sul capo del santo arcivescovo.316.Tealdo, detto arcivescovo milanese, eGuibertoravennate, i quali con inudita eresia e superbia si sono levati contra questa santa chiesa cattolica, sospendiamo totalmente dall'ufficio episcopale e sacerdotale, e sopra di essi rinnoviamo l'anatema già pronunciato.317.Giulini, tom. IV, pag. 226.318.Giulini, tom. IV, pag. 423.319.Sia fatto, sia fatto.320.Giulini, tom. V, pag. 260.321.Giulini, tom. V, pag. 485.322.Detto, tom. V, pag. 403.323.I Pavesi e i Milanesi stabilirono e giurarono tra di loro patti i quali ad alcuni sembrano essere stati troppo contrari alla maestà imperatoria ed all'autorità apostolica; avendo que' cittadini giurato tra di essi di conservare le persone loro e i loro beni contra qualunque mortale nato o nascituro.324.AnselmodiBuis, arcivescovo milanese, quasi ammonito per autorità apostolica, studiossi di radunare dalle diverse parti un esercito, col quale si impadronisse del regno babilonico, e con questo avvisamento prevenne la scelta gioventù milanese, perchè le croci assumesse e cantasse la canzone diUltreja, ultreja. E alla voce di quest'uomo prudente, uomini di qualunque condizione per le città de' Longobardi, per le ville e per le castella, pigliarono le croci e cantarono quella canzone diUltreja, ultreja.325.Landulph. Jun., cap. 2.326.Giulini, tom. IV, pag. 430.327.Contra la terra Coritiana, che è la patria dei Turchi.328.Alla voce di quest'uomo prudente.329.Rer. Italic. Script., tom. V, p. 476.330.Tu pure, col naso e le orecchie tronche per il nome di Cristo, sei più lodevole, giacchè hai meritato di giugnere a quella grazia che da tutti dee desiderarsi, e colla quale, perseverando sino all'estremo, dai santi non differisci. Sminuita è veramente la integrità del tuo corpo, ma l'uomo interno, che di giorno in giorno si rinnova, ha ricevuto grande incremento di santità; più brutta è la forma visibile, ma più bella è divenuta l'immagine di Dio, che è la forma della giustizia. Laonde nella Cantica dei Cantici la Chiesa si gloria col dire: Nera sono, o figliuole di Gerusalemme.331.Martire di Cristo.332.Landulph. Junior., cap. 6.333.Per donativo ricevuto dalla mano, per donativo ricevuto dalla lingua, per donativo ricevuto dall'ossequio.334.Landulph. Junior., cap. 9.335.La turba diGrossolano, battagliando contra il primicerio, con un sasso ucciseLandolfo, cherico dello stesso primicerio.336.Landulph. Junior., cap. 10.337.Avanti l'introito della messa confessava di soffrire sete ardentissima, e bevette una coppa piena di vino forastiero, e dopo di questo partecipò alla mensa celeste.338.Agnelli de sancto Georgio.339.QuestoGrossolano, che trovasi sotto questa cappa, e non dico già d'altri, è simoniaco per riguardo all'arcivescovado di Milano.340.Landulph. Jun., cap. 10.341.Va indietro, o Satana.342.Dio, fammi salvo nel tuo nome, e liberami colla tua virtù.343.La presenza dei vescovi suffraganei non accordò pieno favore a quella legge e a quel trionfo.344.Landulph. Jun., cap. 14.345.La moltitudine, trista per il caso avvenuto e per la ruina diGrossolano, di là a pochi giorni, con iscandalo, portossi contra quel prete e contra la di lui legge.346.Un angelo mi si fece all'incontro dicendo: Il preteLiprando, di ritorno dalla Valtellina, giace infermo nel monastero di Civate.347.Landulph. Jun., cap. 14.348.Giulini, tom. IV, pag. 519.349.Giulini, tom. IV, pag. 515.350.«Molti d'oro e d'argento eletti vasi,Con moneta copiosa, ogni cittadeAd esso offrì: sol gli negò servigio,Nè di rame gli diè pur un baioccoLa popolosa e nobile Milano».351.Rerum. Italic. Script., tom. IV, pag. 378.352.PeròOttone Visconti, milanese, con molti combattenti per lo stesso re, in quella strage cadde con morte che dolorosissima riuscì a coloro che la città milanese e quella chiesa amavano.353.Landulph. Jun., cap. 18.354.Gerusalemme liberata, canto I, stanza 53.355.I Milanesi ancora, mentre questo imperatore per la via di Verona incamminavasi nella Germania, colla spada e col fuoco e con diversi strumenti, dai fondamenti distrussero Lodi, seconda città della Lombardia.356.Landulph. Jun., cap. 18.357.Tom. I, part. 2, pag. 235.358.Il giorno settimo delle calende di giugno dell'anno MCXI fu la città di Lodi presa dai Milanesi.359.Nell'anno MCXI, il giorno settimo avanti le calende di giugno, fu distrutta la città di Lodi, e giacque per anni XLVIII.360.Ben a ragione il prudente lettore avrebbe desiderato maggiori notizie intorno alla distruzione di Lodi; ma è duopo che con meco passi oltre, giacchè, sebbene io abbia fatte diligenti ricerche, alle mie mani non giunsero informazioni più copiose. Egli è certo però che dure leggi e servitù disdorosa furono ai vinti imposte; ed atterrati tutti gli altri edifizi e le mura della città, appena lasciati furono ai miseri cittadini per loro abitazione quartieri simili a quelli delle campagne e tuguri dei poveri; e fu reputato grandissimo vantaggio che i vincitori lasciassero un quartiere detto Piacentino, nel quale ogni otto dì si continuasse il solito mercato; ma lecito non era il fare alcuna vendita, nè il contrarre matrimonio, nè l'uscire in pubblico dopo il tramontare del sole, nè l'uscire da certi confini, senza avere riportato l'assenso del magistrato milanese; se alcuni tenuto avessero appena qualche discorso segreto, sospetti tosto di nuove trame, puniti erano con una multa in danaro, o percossi con bastonate; per le quali calamità sdegnati moltissimi, vollero piuttosto recarsi in diversi luoghi in esilio, ed in perpetuo vivere lontani dai patrii confini.361.Tristan. Calch. Mediol. Hist. Patr., lib. VII, pag. 149.362.Giulini, tom. V, pag. 355.363.Ai consoli, ai capitani, a tutta la milizia e a tutto il popolo milanese. — Inclita città di Dio, conserva la libertà, affinchè tu ritenga del pari la dignità del tuo nome, poichè fintanto che ti sforzerai di resistere alle potenze nemiche della Chiesa, godrai dell'aiuto di Cristo Signore, autore della vera libertà.364.Martene, Collect. Veter. Scriptor. et monument., tom. I, pag. 640.365.Gli ordinari adunque, e i sacerdoti decumani, e tutti gli altri che papa Innocenzo II favoreggiavano e insidie tendevano a codesto arcivescovo, il danaro loro prodigarono, e lo diedero ad uomini periti della legge e de' costumi, ed a guerrieri. Laonde lo stesso arcivescovo forzato fu ad entrare in discorso col popolo, affinchè colle persone da esso scomunicate, della scomunica contendesse. E mentre egli attendeva saette, oparole offensiveintorno alla scomunica giusta o ingiusta, il primicerio Nazaro, uomo di mirabile astuzia, con prolisso sermone generò la noia tra gli uditori di quel discorso. L'arciprete Stefano però, che si cognominava Guandeca, vedendo il primicerio suo tenere sì fastidioso ragionamento, alzò la voce, e in questo modo prese a parlare contro l'arcivescovo: Io ti dirò quello che costoro non ti dicono, cioè che tu sei eretico, spergiuro, sacrilego e reo di altri delitti che non debbono in questo luogo annoverarsi. Queste cose udite avendo all'improvviso l'arcivescovo, stupito rimase. Quell'arciprete però, avendo nelle mani il testo degli Evangeli, giurò che intorno alle rose da esso asserite di quell'Anselmo, che dicevasidella Pusterla, starebbe al giudizio del vescovo di Novara e di quello di Alba, che erano tra i suffraganei della chiesa di Milano. I consoli di Milano adunque, affine di conciliare le parti, stabilirono che essi e gli altri suffraganei venissero. Per questo in un determinato giorno, non solo i suffraganei concorsero, ma molti puramente vestiti di rozza ed incolta lana, e col capo raso in modo insolito. E vedendoli quell'arcivescovo congregati, e che al popolo sembravano angioli venuti dal cielo, disse al popolo medesimo: Tutti quelli che voi vedete in questo luogo con quelle cappe bianche e grigie, tutti sono eretici. Quindi la plebe ignara ed i congiurati suscitarono guerra, affine di cacciarlo e di deporlo. In quel giorno però resistere non poterono alla spada di Anselmo. Ma verso la metà della notte, sparso essendosi molto danaro, la truppa validissima del primicerio e del prete Stefano, sul far del giorno, lo stesso Anselmo cacciò dalla sede.366.Landulph. Junior., cap. 41.367.Il papa ebbe a sua disposizione un messaggiero tanto idoneo a queste faccende, quanto lo fu Bernardo, abate di Chiaravalle.368.Veramente, ad insinuazione di questo abate, tutti gli ornamenti ecclesiastici, in oro, in argento, in vesti che nella chiesa della città stessa vedevansi quasi da quell'abate guardati con disprezzo, chiusi furono negli scrigni.369.Landulph. Junior., cap. 42.370.Io domani monterò sul mio palafreno, e s'egli mi porterà fuori delle vostre mura, non sarò per voi quello che voi chiedete; e in questo modo da Milano partì.371.Landulph. Junior., cap. 42.372.Andando per la città, fecero a favor loro copiosa raccolta d'oro, d'argento e di molt'altre cose.373.Preso, mandollo a Roma, e colà, come suona la fama, quell'Anselmo, nello stesso mese finì di vivere nelle mani di Pietro Latro, ch'era il procuratore di Innocenzo.374.Giulini, tom. V, pag. 338.375.Nella prima portata, polli freddi, gambe cotte col vino, e carne porcina fredda; nella seconda, polli ripieni, carne vaccina condita col pepe, e una piccola torta del laveggiuolo; nella terza, polli arrostiti, lombetti col panico (o con pane gratuggiato), e salami.— Sembrerà alquanto ardita questa traduzione, giacchè nè ilGiulini, nè ilVerrinon attentaronsi ad indicare cosa fossero queste vivande. Io dubitai fin da principio che si dovesse leggerecambar de vino, che si è scritto talvolta in luogo dicaneas, come che dicessecanevette, o botticelli. Ma osservo che si parla esclusivamente di cibi, e le parolegambasegambonossi trovano frequenti nelle nostre carte antiche, indicanti quella parte che la gamba propriamente detta congiunge al piede. Lapiperataio interpretocondimento col pepe, appoggiato agli antichi scrittori, anzichèvaso da conservare il pepe, come fa ilDu Cange. Egli sotto il nome dipanitiumintende ilpanico; io amo meglio in questo luogo ilpane gratuggiato. Hannovi poi molte ragioni per credere che i nostri padriporcellos plenosnominassero isalami.376.Tom. V, pag. 473.377.Sponsali di futuro.378.Se per titolo degli sponsali dato fosse anello, o corona o cingolo o altra simile cosa, o vestito o manto o zendado, non seguendo il matrimonio, la metà si restituisce, se nel frattempo è stato dato un bacio.379.«Al re degli Angli, di Salerno tuttaScrive la scuola, ec.».

246.Giulini, tom. IV, pag. 18.

246.Giulini, tom. IV, pag. 18.

247.Landulph. Sen., lib. 3, cap. 5 et sequen.

247.Landulph. Sen., lib. 3, cap. 5 et sequen.

248.Giulini, tom. IV, pag. 19.

248.Giulini, tom. IV, pag. 19.

249.Arnulph., lib. 3, cap. 10 et sequen.

249.Arnulph., lib. 3, cap. 10 et sequen.

250.Idem, lib. 3, cap. 2.

250.Idem, lib. 3, cap. 2.

251.Giulini, tom. IV, pag. 21.

251.Giulini, tom. IV, pag. 21.

252.Detto, tom. IV, pag. 24.

252.Detto, tom. IV, pag. 24.

253.Tom. IV, pag. 24.

253.Tom. IV, pag. 24.

254.Leo Ostiens., lib. 2.

254.Leo Ostiens., lib. 2.

255.Forse tu solo sopra di noi accendi la fiamma del popolo che, impetuosa, aggirasi come il mare, e questo per cagione della esecrabile patalia (eresia de' patarini) e di molti giuramenti viziosi e detestabili?

255.Forse tu solo sopra di noi accendi la fiamma del popolo che, impetuosa, aggirasi come il mare, e questo per cagione della esecrabile patalia (eresia de' patarini) e di molti giuramenti viziosi e detestabili?

256.Landulph. Sen., lib. 3, cap. 7et sequen.

256.Landulph. Sen., lib. 3, cap. 7et sequen.

257.Mentre tu pensasti a commovere il giudizio di questa inudita patalia, qualunque si fosse la tua intenzione, avresti dovuto da prima con molti digiuni pigliare consiglio da qualche uomo religioso.

257.Mentre tu pensasti a commovere il giudizio di questa inudita patalia, qualunque si fosse la tua intenzione, avresti dovuto da prima con molti digiuni pigliare consiglio da qualche uomo religioso.

258.Landulph., lib. 3, cap. 2.

258.Landulph., lib. 3, cap. 2.

259.Ma i nobili della città, dal cui valore i sacerdoti poco prima erano difesi, da eccessiva ira e da sdegno commossi, uscivano altri dalla città, altri aspettavano il tempo in cui ponessero fine a quella procellosa calamità.

259.Ma i nobili della città, dal cui valore i sacerdoti poco prima erano difesi, da eccessiva ira e da sdegno commossi, uscivano altri dalla città, altri aspettavano il tempo in cui ponessero fine a quella procellosa calamità.

260.Landulph. Sen., loc. cit.

260.Landulph. Sen., loc. cit.

261.Col concorso di quasi tutti i cittadini, i quali volontieri ascoltavano le sregolatezze dei cherici; altri aggravati dall'inopia o dai debiti, e tutta la speme loro riponenti nella preda e nelle rapine, nulla meno bramavano che la pace e la concordia della città.

261.Col concorso di quasi tutti i cittadini, i quali volontieri ascoltavano le sregolatezze dei cherici; altri aggravati dall'inopia o dai debiti, e tutta la speme loro riponenti nella preda e nelle rapine, nulla meno bramavano che la pace e la concordia della città.

262.Trist. Hist. Patr., lib. 6, pag. 131.

262.Trist. Hist. Patr., lib. 6, pag. 131.

263.Per la fazione dei cherici, repentinamente si solleva mormorio nel popolo. Dicesi, non dovere la chiesa ambrosiana soggiacere alle romane leggi, nè al romano pontefice competere alcun diritto di giudicare o di disporre le cose di quella sede. Troppo indegno reputasi che quella Chiesa, la quale sempre fu libera sotto i nostri progenitori, ora, per obbrobrio della nostra confusione, ad altra Chiesa, il che non faccia il cielo, sia assoggettata.

263.Per la fazione dei cherici, repentinamente si solleva mormorio nel popolo. Dicesi, non dovere la chiesa ambrosiana soggiacere alle romane leggi, nè al romano pontefice competere alcun diritto di giudicare o di disporre le cose di quella sede. Troppo indegno reputasi che quella Chiesa, la quale sempre fu libera sotto i nostri progenitori, ora, per obbrobrio della nostra confusione, ad altra Chiesa, il che non faccia il cielo, sia assoggettata.

264.Giulini, tom. IV, pag. 34.

264.Giulini, tom. IV, pag. 34.

265.Gonfiato quindi per il fasto della sua legazione, volle nelle pubbliche funzioni essere preferito al nostro arcivescovo; ma il popolo, sopportare non volendo che nella propria diocesi fosse l'ambrosiana dignità violata, cominciò a fremere e a tumultuare all'intorno. Spaventato da quel timore, l'Ostiense si ritrasse dal suo proposito, ed ultimò i negozi urgenti, e varie pene, come vendicatore, infliggeva a coloro che alcun delitto commesso avevano, a norma della gravità del loro fallo; altri, accordando loro una dilazione, ad altro giudizio riserbava. Finalmente, come nuovo censore ed arbitro delle cose nostre, egli cangia le antiche consuetudini; nuove leggi introduce; le conferma colle sue lettere e co' suoi sigilli, e questa forza a soscrivere l'arcivescovo e gli ordinari di Milano, minacciando di suscitare il popolo, qualora non obbedissero.

265.Gonfiato quindi per il fasto della sua legazione, volle nelle pubbliche funzioni essere preferito al nostro arcivescovo; ma il popolo, sopportare non volendo che nella propria diocesi fosse l'ambrosiana dignità violata, cominciò a fremere e a tumultuare all'intorno. Spaventato da quel timore, l'Ostiense si ritrasse dal suo proposito, ed ultimò i negozi urgenti, e varie pene, come vendicatore, infliggeva a coloro che alcun delitto commesso avevano, a norma della gravità del loro fallo; altri, accordando loro una dilazione, ad altro giudizio riserbava. Finalmente, come nuovo censore ed arbitro delle cose nostre, egli cangia le antiche consuetudini; nuove leggi introduce; le conferma colle sue lettere e co' suoi sigilli, e questa forza a soscrivere l'arcivescovo e gli ordinari di Milano, minacciando di suscitare il popolo, qualora non obbedissero.

266.Tristan. Calch. Hist. Patr., lib. VI, pag. 132.

266.Tristan. Calch. Hist. Patr., lib. VI, pag. 132.

267.Dodici scudi.

267.Dodici scudi.

268.Rer. Italic. Script., tom. IV, pag. 26.

268.Rer. Italic. Script., tom. IV, pag. 26.

269.Giulini, tom. IV.

269.Giulini, tom. IV.

270.Oh Milanesi insensati! Chi vi ha affascinati? Ieri acclamaste il primato di una sola sede; oggi confondete lo stato di tutta la Chiesa; veramente mostrate di avere a schifo una pulce, ed un cammello inghiottite. Forse queste cose meglio non disporrebbe il vescovo vostro? Voi direte per avventura: veneranda è Roma nell'apostolo. Lo è difatto; ma non è da disprezzarsi Milano inAmbrogio. Che sì che queste cose non sono scritte senza motivo nei Romani Annali, perciocchè dirassi in avvenire Milano assoggettata a Roma.

270.Oh Milanesi insensati! Chi vi ha affascinati? Ieri acclamaste il primato di una sola sede; oggi confondete lo stato di tutta la Chiesa; veramente mostrate di avere a schifo una pulce, ed un cammello inghiottite. Forse queste cose meglio non disporrebbe il vescovo vostro? Voi direte per avventura: veneranda è Roma nell'apostolo. Lo è difatto; ma non è da disprezzarsi Milano inAmbrogio. Che sì che queste cose non sono scritte senza motivo nei Romani Annali, perciocchè dirassi in avvenire Milano assoggettata a Roma.

271.Giulini, tom. IV, pag. 40.

271.Giulini, tom. IV, pag. 40.

272.Ecco il vostro metropolitano, fuor dell'usato, viene in Roma chiamato al sinodo.

272.Ecco il vostro metropolitano, fuor dell'usato, viene in Roma chiamato al sinodo.

273.Giulini, tom. IV, pag. 54.

273.Giulini, tom. IV, pag. 54.

274.Detto, tom. IV, pag. 47.

274.Detto, tom. IV, pag. 47.

275.Il che fatto si dice con grandissima arte ed astuzia dal monacoIldebrando, il quale, oriundo di Soana, città dell'Etruria, alla prontezza dell'ingegno riunita aveva non mediocre erudizione delle sacre lettere; e tosto, per il suo gran merito, fu ammesso nell'ordine de' cardinali, e più di tutti distinguendosi per il vigore dell'animo, facilmente ottenne il primo luogo tra i sacerdoti.

275.Il che fatto si dice con grandissima arte ed astuzia dal monacoIldebrando, il quale, oriundo di Soana, città dell'Etruria, alla prontezza dell'ingegno riunita aveva non mediocre erudizione delle sacre lettere; e tosto, per il suo gran merito, fu ammesso nell'ordine de' cardinali, e più di tutti distinguendosi per il vigore dell'animo, facilmente ottenne il primo luogo tra i sacerdoti.

276.Tristan. Calch. Hist. Patr., lib. VI, pag. 130.

276.Tristan. Calch. Hist. Patr., lib. VI, pag. 130.

277.A tutti i Milanesi, al clero ed al popolo.

277.A tutti i Milanesi, al clero ed al popolo.

278.Speriamo poi in quello che degnossi di nascere da una vergine, che nel tempo del nostro ministero sarà esaltata la castità santa de' cherici, e confusa la lussuria degli incontinenti con tutte le altre eresie.

278.Speriamo poi in quello che degnossi di nascere da una vergine, che nel tempo del nostro ministero sarà esaltata la castità santa de' cherici, e confusa la lussuria degli incontinenti con tutte le altre eresie.

279.Come però piacque all'Altissimo, scrutatore delle reni e dei cuori, quello che lungo tempo meditato aveva su l'altrui lassitudine ed inopia, si dolse della sua propria infermità; e, dopo di avere per due anni languito per vizio del polmone, l'uso perdette della voce, affinchè di quell'organo appunto mancasse, col quale molti molestati aveva, dicendo la Scrittura che nelle parti colle quali alcuno pecca, in quelle viene tormentato. Ma di lui si taccia, affinchè non sembri che i morti vogliamo accusare.

279.Come però piacque all'Altissimo, scrutatore delle reni e dei cuori, quello che lungo tempo meditato aveva su l'altrui lassitudine ed inopia, si dolse della sua propria infermità; e, dopo di avere per due anni languito per vizio del polmone, l'uso perdette della voce, affinchè di quell'organo appunto mancasse, col quale molti molestati aveva, dicendo la Scrittura che nelle parti colle quali alcuno pecca, in quelle viene tormentato. Ma di lui si taccia, affinchè non sembri che i morti vogliamo accusare.

280.Arnulph., lib. 3, cap. 14.

280.Arnulph., lib. 3, cap. 14.

281.ALandolfo, cherico e di stirpe senatoria, e cospicuo per lo splendore della perizia nelle lettere.

281.ALandolfo, cherico e di stirpe senatoria, e cospicuo per lo splendore della perizia nelle lettere.

282.PuricelliDe Sanctis Arialdo et Herlembaldo, lib. IV, cap. 13.

282.PuricelliDe Sanctis Arialdo et Herlembaldo, lib. IV, cap. 13.

283.Voi però, dilettissimi, membra mie, viscere dell'anima mia.

283.Voi però, dilettissimi, membra mie, viscere dell'anima mia.

284.Giulini, tom. IV, pag. 69.

284.Giulini, tom. IV, pag. 69.

285.Detto, tom. IV, pag. 79.

285.Detto, tom. IV, pag. 79.

286.Tom. IV, pag. 80.

286.Tom. IV, pag. 80.

287.Vano dice essere quel rito, non comunicato per alcuna istituzione di Cristo o dei discepoli; usurpato soltanto dagli antichi adoratori degli idoli, i quali nella primavera girare solevano i campi in onore diBaccoe diCerere.

287.Vano dice essere quel rito, non comunicato per alcuna istituzione di Cristo o dei discepoli; usurpato soltanto dagli antichi adoratori degli idoli, i quali nella primavera girare solevano i campi in onore diBaccoe diCerere.

288.Tristan. Calch. Hist. Patr., lib. VI, pag. 133.

288.Tristan. Calch. Hist. Patr., lib. VI, pag. 133.

289.Tom. IV, pag. 89.

289.Tom. IV, pag. 89.

290.Giulini, tom. IV, pag. 91.

290.Giulini, tom. IV, pag. 91.

291.Frequentissime legazioni.

291.Frequentissime legazioni.

292.Munite dei sigilli apostolici.

292.Munite dei sigilli apostolici.

293.Lib. 3, cap. 15.

293.Lib. 3, cap. 15.

294.Giulini, tom. IV, pag. 97.

294.Giulini, tom. IV, pag. 97.

295.Detto, tom. IV, pag. 131.

295.Detto, tom. IV, pag. 131.

296.Giulini, tom. IV, pag. 140.

296.Giulini, tom. IV, pag. 140.

297.Erlembaldo, recando in mezzo certoAttone, mostrandosi esso consenziente, innanzi a tutto il popolo adunato, colla sua bocca illecitamente lo elesse. Questo vedendo la turba de' maggiori e de' minori, tanto del partito suo, quanto di quello degli avversari, che nuovamente giurata aveva fedeltà all'imperatore, pigliate le armi, ed attaccata grande mischia,Attone, recentemente eletto, con molte ferite e giuramenti costrinse a ricusare irrevocabilmente l'arcivescovado.

297.Erlembaldo, recando in mezzo certoAttone, mostrandosi esso consenziente, innanzi a tutto il popolo adunato, colla sua bocca illecitamente lo elesse. Questo vedendo la turba de' maggiori e de' minori, tanto del partito suo, quanto di quello degli avversari, che nuovamente giurata aveva fedeltà all'imperatore, pigliate le armi, ed attaccata grande mischia,Attone, recentemente eletto, con molte ferite e giuramenti costrinse a ricusare irrevocabilmente l'arcivescovado.

298.Tom. IV, pag. 160.

298.Tom. IV, pag. 160.

299.Giulini, tom. IV, pag. 189.

299.Giulini, tom. IV, pag. 189.

300.Detto, tom. pag. 192.

300.Detto, tom. pag. 192.

301.Lib. I, cap. 10.

301.Lib. I, cap. 10.

302.Nell'ora medesima, dopo questo insigne trofeo, tutti i cittadini trionfali inni fanno risuonere ad onore di Dio e del loro protettore Ambrogio, armati recandosi alla di lui chiesa. Il dì seguente, insieme col clero, i laici nelle litanie e nelle divine lodi portandosi di nuovo a Sant'Ambrogio, confessano a vicenda i loro passati falli, ed essendo l'assoluzione accordata loro dai sacerdoti, che pronti erano, il popolo tutto torna in pace alle proprie case. In questo si vede il termine di quello scisma che per diciannove anni sempre dalla stessa radice continuò a pullulare.

302.Nell'ora medesima, dopo questo insigne trofeo, tutti i cittadini trionfali inni fanno risuonere ad onore di Dio e del loro protettore Ambrogio, armati recandosi alla di lui chiesa. Il dì seguente, insieme col clero, i laici nelle litanie e nelle divine lodi portandosi di nuovo a Sant'Ambrogio, confessano a vicenda i loro passati falli, ed essendo l'assoluzione accordata loro dai sacerdoti, che pronti erano, il popolo tutto torna in pace alle proprie case. In questo si vede il termine di quello scisma che per diciannove anni sempre dalla stessa radice continuò a pullulare.

303.Giulini, tom. IV, pag. 197.

303.Giulini, tom. IV, pag. 197.

304.Muratori,Anedoct., tom. I, pag. 246.

304.Muratori,Anedoct., tom. I, pag. 246.

305.Giulini, tom. IV, pag. 254.

305.Giulini, tom. IV, pag. 254.

306.Al reverendissimo e santissimo confratello.

306.Al reverendissimo e santissimo confratello.

307.Sembra al nostro discernimento che, secondo il tenore del nostro comandamento,... tu faccia.

307.Sembra al nostro discernimento che, secondo il tenore del nostro comandamento,... tu faccia.

308.Ivon., part. VI, cap. 405.

308.Ivon., part. VI, cap. 405.

309.Giulini, tom. IV, pag. 388.

309.Giulini, tom. IV, pag. 388.

310.Come leggiamo essere stato dai santi Padri stabilito, esecriamo l'eresia simoniaca nelle sacre ordinazioni e nei benefizi ecclesiastici, ed in ogni modo vogliamo radicalmente dalla Chiesa estirparla.

310.Come leggiamo essere stato dai santi Padri stabilito, esecriamo l'eresia simoniaca nelle sacre ordinazioni e nei benefizi ecclesiastici, ed in ogni modo vogliamo radicalmente dalla Chiesa estirparla.

311.Stabiliamo ancora a norma delle istituzioni dei santi Padri, e della forma della Chiesa primitiva, che ad alcuno dei cherici non è lecito il possedere benefizi delle chiese, se, dopo di avere rinunziato tutto il proprio, non vuole farsi discepolo di quello alla di cui sorte sembra essere eletto. Se però alcuno vuole rimanere di fuori, non gli togliamo il chericato, solamente gli vietiamo il godere benefizi ecclesiastici.

311.Stabiliamo ancora a norma delle istituzioni dei santi Padri, e della forma della Chiesa primitiva, che ad alcuno dei cherici non è lecito il possedere benefizi delle chiese, se, dopo di avere rinunziato tutto il proprio, non vuole farsi discepolo di quello alla di cui sorte sembra essere eletto. Se però alcuno vuole rimanere di fuori, non gli togliamo il chericato, solamente gli vietiamo il godere benefizi ecclesiastici.

312.E perchè alcuni nella santa Chiesa, tanto cherici, quanto laici, per successione paterna... l'arcidiaconato, o l'arcipresbiterato o il cimiliarcato, o anche qualche parte dei benefizi spettanti agli uffizi delle chiese, finora si sono sforzati di possedere: in questa sacra adunanza è stato fissato e definito ad universale notizia che se alcuno, mosso da questa nefanda cupidigia, tentasse ulteriormente di possedere una chiesa e presumesse di ottenere per eredità il santuario di Dio, secondo la voce profetica, soggiaccia al vincolo dell'anatema, fintanto che ravveduto non si mostri.

312.E perchè alcuni nella santa Chiesa, tanto cherici, quanto laici, per successione paterna... l'arcidiaconato, o l'arcipresbiterato o il cimiliarcato, o anche qualche parte dei benefizi spettanti agli uffizi delle chiese, finora si sono sforzati di possedere: in questa sacra adunanza è stato fissato e definito ad universale notizia che se alcuno, mosso da questa nefanda cupidigia, tentasse ulteriormente di possedere una chiesa e presumesse di ottenere per eredità il santuario di Dio, secondo la voce profetica, soggiaccia al vincolo dell'anatema, fintanto che ravveduto non si mostri.

313.Paghi ogni anno nel mio annuale ai canonici e decumani a custodi della stessa Chiesa che non abbiano moglie, e che all'annuale intervengano, per ciascun canonico quattro denari, due ai custodi e decumani.

313.Paghi ogni anno nel mio annuale ai canonici e decumani a custodi della stessa Chiesa che non abbiano moglie, e che all'annuale intervengano, per ciascun canonico quattro denari, due ai custodi e decumani.

314.Se però alcuno di que' canonici fosse infermo, anche non intervenendo egli a questi annuali, voglio che abbia questa benedizione, e se alcuno fosse ammogliato, voglio che sia privato di questa benedizione.

314.Se però alcuno di que' canonici fosse infermo, anche non intervenendo egli a questi annuali, voglio che abbia questa benedizione, e se alcuno fosse ammogliato, voglio che sia privato di questa benedizione.

315.Quest'asserzione è contraria a quella del conte Giulini, il quale, sul testimonio d'una moneta pubblicata dal Muratori, in cui v'è il nome soloMediolanum, e dall'altra sant'Ambrogio, che l'incisore ha rappresentato a testa nuda senza la mitra, ha argomentato che appunto verso la metà del secolo duodecimo, essendosi inventato l'ornamento vescovile della mitra, la moneta dovesse essere anteriore a quell'epoca. Se quel dotto cavaliere (che cessò di vivere il giorno 26 dicembre 1780, giorno in cui perdemmo il benemerito nostro cronista, ed io in particolare un amico) riconoscesse ora la moneta che conservo presso di me, vedrebbe l'inesattezza di quell'incisore, poichè ella è posteriore all'introduzione della mitra, che realmente è scolpita sul capo del santo arcivescovo.

315.Quest'asserzione è contraria a quella del conte Giulini, il quale, sul testimonio d'una moneta pubblicata dal Muratori, in cui v'è il nome soloMediolanum, e dall'altra sant'Ambrogio, che l'incisore ha rappresentato a testa nuda senza la mitra, ha argomentato che appunto verso la metà del secolo duodecimo, essendosi inventato l'ornamento vescovile della mitra, la moneta dovesse essere anteriore a quell'epoca. Se quel dotto cavaliere (che cessò di vivere il giorno 26 dicembre 1780, giorno in cui perdemmo il benemerito nostro cronista, ed io in particolare un amico) riconoscesse ora la moneta che conservo presso di me, vedrebbe l'inesattezza di quell'incisore, poichè ella è posteriore all'introduzione della mitra, che realmente è scolpita sul capo del santo arcivescovo.

316.Tealdo, detto arcivescovo milanese, eGuibertoravennate, i quali con inudita eresia e superbia si sono levati contra questa santa chiesa cattolica, sospendiamo totalmente dall'ufficio episcopale e sacerdotale, e sopra di essi rinnoviamo l'anatema già pronunciato.

316.Tealdo, detto arcivescovo milanese, eGuibertoravennate, i quali con inudita eresia e superbia si sono levati contra questa santa chiesa cattolica, sospendiamo totalmente dall'ufficio episcopale e sacerdotale, e sopra di essi rinnoviamo l'anatema già pronunciato.

317.Giulini, tom. IV, pag. 226.

317.Giulini, tom. IV, pag. 226.

318.Giulini, tom. IV, pag. 423.

318.Giulini, tom. IV, pag. 423.

319.Sia fatto, sia fatto.

319.Sia fatto, sia fatto.

320.Giulini, tom. V, pag. 260.

320.Giulini, tom. V, pag. 260.

321.Giulini, tom. V, pag. 485.

321.Giulini, tom. V, pag. 485.

322.Detto, tom. V, pag. 403.

322.Detto, tom. V, pag. 403.

323.I Pavesi e i Milanesi stabilirono e giurarono tra di loro patti i quali ad alcuni sembrano essere stati troppo contrari alla maestà imperatoria ed all'autorità apostolica; avendo que' cittadini giurato tra di essi di conservare le persone loro e i loro beni contra qualunque mortale nato o nascituro.

323.I Pavesi e i Milanesi stabilirono e giurarono tra di loro patti i quali ad alcuni sembrano essere stati troppo contrari alla maestà imperatoria ed all'autorità apostolica; avendo que' cittadini giurato tra di essi di conservare le persone loro e i loro beni contra qualunque mortale nato o nascituro.

324.AnselmodiBuis, arcivescovo milanese, quasi ammonito per autorità apostolica, studiossi di radunare dalle diverse parti un esercito, col quale si impadronisse del regno babilonico, e con questo avvisamento prevenne la scelta gioventù milanese, perchè le croci assumesse e cantasse la canzone diUltreja, ultreja. E alla voce di quest'uomo prudente, uomini di qualunque condizione per le città de' Longobardi, per le ville e per le castella, pigliarono le croci e cantarono quella canzone diUltreja, ultreja.

324.AnselmodiBuis, arcivescovo milanese, quasi ammonito per autorità apostolica, studiossi di radunare dalle diverse parti un esercito, col quale si impadronisse del regno babilonico, e con questo avvisamento prevenne la scelta gioventù milanese, perchè le croci assumesse e cantasse la canzone diUltreja, ultreja. E alla voce di quest'uomo prudente, uomini di qualunque condizione per le città de' Longobardi, per le ville e per le castella, pigliarono le croci e cantarono quella canzone diUltreja, ultreja.

325.Landulph. Jun., cap. 2.

325.Landulph. Jun., cap. 2.

326.Giulini, tom. IV, pag. 430.

326.Giulini, tom. IV, pag. 430.

327.Contra la terra Coritiana, che è la patria dei Turchi.

327.Contra la terra Coritiana, che è la patria dei Turchi.

328.Alla voce di quest'uomo prudente.

328.Alla voce di quest'uomo prudente.

329.Rer. Italic. Script., tom. V, p. 476.

329.Rer. Italic. Script., tom. V, p. 476.

330.Tu pure, col naso e le orecchie tronche per il nome di Cristo, sei più lodevole, giacchè hai meritato di giugnere a quella grazia che da tutti dee desiderarsi, e colla quale, perseverando sino all'estremo, dai santi non differisci. Sminuita è veramente la integrità del tuo corpo, ma l'uomo interno, che di giorno in giorno si rinnova, ha ricevuto grande incremento di santità; più brutta è la forma visibile, ma più bella è divenuta l'immagine di Dio, che è la forma della giustizia. Laonde nella Cantica dei Cantici la Chiesa si gloria col dire: Nera sono, o figliuole di Gerusalemme.

330.Tu pure, col naso e le orecchie tronche per il nome di Cristo, sei più lodevole, giacchè hai meritato di giugnere a quella grazia che da tutti dee desiderarsi, e colla quale, perseverando sino all'estremo, dai santi non differisci. Sminuita è veramente la integrità del tuo corpo, ma l'uomo interno, che di giorno in giorno si rinnova, ha ricevuto grande incremento di santità; più brutta è la forma visibile, ma più bella è divenuta l'immagine di Dio, che è la forma della giustizia. Laonde nella Cantica dei Cantici la Chiesa si gloria col dire: Nera sono, o figliuole di Gerusalemme.

331.Martire di Cristo.

331.Martire di Cristo.

332.Landulph. Junior., cap. 6.

332.Landulph. Junior., cap. 6.

333.Per donativo ricevuto dalla mano, per donativo ricevuto dalla lingua, per donativo ricevuto dall'ossequio.

333.Per donativo ricevuto dalla mano, per donativo ricevuto dalla lingua, per donativo ricevuto dall'ossequio.

334.Landulph. Junior., cap. 9.

334.Landulph. Junior., cap. 9.

335.La turba diGrossolano, battagliando contra il primicerio, con un sasso ucciseLandolfo, cherico dello stesso primicerio.

335.La turba diGrossolano, battagliando contra il primicerio, con un sasso ucciseLandolfo, cherico dello stesso primicerio.

336.Landulph. Junior., cap. 10.

336.Landulph. Junior., cap. 10.

337.Avanti l'introito della messa confessava di soffrire sete ardentissima, e bevette una coppa piena di vino forastiero, e dopo di questo partecipò alla mensa celeste.

337.Avanti l'introito della messa confessava di soffrire sete ardentissima, e bevette una coppa piena di vino forastiero, e dopo di questo partecipò alla mensa celeste.

338.Agnelli de sancto Georgio.

338.Agnelli de sancto Georgio.

339.QuestoGrossolano, che trovasi sotto questa cappa, e non dico già d'altri, è simoniaco per riguardo all'arcivescovado di Milano.

339.QuestoGrossolano, che trovasi sotto questa cappa, e non dico già d'altri, è simoniaco per riguardo all'arcivescovado di Milano.

340.Landulph. Jun., cap. 10.

340.Landulph. Jun., cap. 10.

341.Va indietro, o Satana.

341.Va indietro, o Satana.

342.Dio, fammi salvo nel tuo nome, e liberami colla tua virtù.

342.Dio, fammi salvo nel tuo nome, e liberami colla tua virtù.

343.La presenza dei vescovi suffraganei non accordò pieno favore a quella legge e a quel trionfo.

343.La presenza dei vescovi suffraganei non accordò pieno favore a quella legge e a quel trionfo.

344.Landulph. Jun., cap. 14.

344.Landulph. Jun., cap. 14.

345.La moltitudine, trista per il caso avvenuto e per la ruina diGrossolano, di là a pochi giorni, con iscandalo, portossi contra quel prete e contra la di lui legge.

345.La moltitudine, trista per il caso avvenuto e per la ruina diGrossolano, di là a pochi giorni, con iscandalo, portossi contra quel prete e contra la di lui legge.

346.Un angelo mi si fece all'incontro dicendo: Il preteLiprando, di ritorno dalla Valtellina, giace infermo nel monastero di Civate.

346.Un angelo mi si fece all'incontro dicendo: Il preteLiprando, di ritorno dalla Valtellina, giace infermo nel monastero di Civate.

347.Landulph. Jun., cap. 14.

347.Landulph. Jun., cap. 14.

348.Giulini, tom. IV, pag. 519.

348.Giulini, tom. IV, pag. 519.

349.Giulini, tom. IV, pag. 515.

349.Giulini, tom. IV, pag. 515.

350.«Molti d'oro e d'argento eletti vasi,Con moneta copiosa, ogni cittadeAd esso offrì: sol gli negò servigio,Nè di rame gli diè pur un baioccoLa popolosa e nobile Milano».

350.

«Molti d'oro e d'argento eletti vasi,Con moneta copiosa, ogni cittadeAd esso offrì: sol gli negò servigio,Nè di rame gli diè pur un baioccoLa popolosa e nobile Milano».

«Molti d'oro e d'argento eletti vasi,Con moneta copiosa, ogni cittadeAd esso offrì: sol gli negò servigio,Nè di rame gli diè pur un baioccoLa popolosa e nobile Milano».

«Molti d'oro e d'argento eletti vasi,

Con moneta copiosa, ogni cittade

Ad esso offrì: sol gli negò servigio,

Nè di rame gli diè pur un baiocco

La popolosa e nobile Milano».

351.Rerum. Italic. Script., tom. IV, pag. 378.

351.Rerum. Italic. Script., tom. IV, pag. 378.

352.PeròOttone Visconti, milanese, con molti combattenti per lo stesso re, in quella strage cadde con morte che dolorosissima riuscì a coloro che la città milanese e quella chiesa amavano.

352.PeròOttone Visconti, milanese, con molti combattenti per lo stesso re, in quella strage cadde con morte che dolorosissima riuscì a coloro che la città milanese e quella chiesa amavano.

353.Landulph. Jun., cap. 18.

353.Landulph. Jun., cap. 18.

354.Gerusalemme liberata, canto I, stanza 53.

354.Gerusalemme liberata, canto I, stanza 53.

355.I Milanesi ancora, mentre questo imperatore per la via di Verona incamminavasi nella Germania, colla spada e col fuoco e con diversi strumenti, dai fondamenti distrussero Lodi, seconda città della Lombardia.

355.I Milanesi ancora, mentre questo imperatore per la via di Verona incamminavasi nella Germania, colla spada e col fuoco e con diversi strumenti, dai fondamenti distrussero Lodi, seconda città della Lombardia.

356.Landulph. Jun., cap. 18.

356.Landulph. Jun., cap. 18.

357.Tom. I, part. 2, pag. 235.

357.Tom. I, part. 2, pag. 235.

358.Il giorno settimo delle calende di giugno dell'anno MCXI fu la città di Lodi presa dai Milanesi.

358.Il giorno settimo delle calende di giugno dell'anno MCXI fu la città di Lodi presa dai Milanesi.

359.Nell'anno MCXI, il giorno settimo avanti le calende di giugno, fu distrutta la città di Lodi, e giacque per anni XLVIII.

359.Nell'anno MCXI, il giorno settimo avanti le calende di giugno, fu distrutta la città di Lodi, e giacque per anni XLVIII.

360.Ben a ragione il prudente lettore avrebbe desiderato maggiori notizie intorno alla distruzione di Lodi; ma è duopo che con meco passi oltre, giacchè, sebbene io abbia fatte diligenti ricerche, alle mie mani non giunsero informazioni più copiose. Egli è certo però che dure leggi e servitù disdorosa furono ai vinti imposte; ed atterrati tutti gli altri edifizi e le mura della città, appena lasciati furono ai miseri cittadini per loro abitazione quartieri simili a quelli delle campagne e tuguri dei poveri; e fu reputato grandissimo vantaggio che i vincitori lasciassero un quartiere detto Piacentino, nel quale ogni otto dì si continuasse il solito mercato; ma lecito non era il fare alcuna vendita, nè il contrarre matrimonio, nè l'uscire in pubblico dopo il tramontare del sole, nè l'uscire da certi confini, senza avere riportato l'assenso del magistrato milanese; se alcuni tenuto avessero appena qualche discorso segreto, sospetti tosto di nuove trame, puniti erano con una multa in danaro, o percossi con bastonate; per le quali calamità sdegnati moltissimi, vollero piuttosto recarsi in diversi luoghi in esilio, ed in perpetuo vivere lontani dai patrii confini.

360.Ben a ragione il prudente lettore avrebbe desiderato maggiori notizie intorno alla distruzione di Lodi; ma è duopo che con meco passi oltre, giacchè, sebbene io abbia fatte diligenti ricerche, alle mie mani non giunsero informazioni più copiose. Egli è certo però che dure leggi e servitù disdorosa furono ai vinti imposte; ed atterrati tutti gli altri edifizi e le mura della città, appena lasciati furono ai miseri cittadini per loro abitazione quartieri simili a quelli delle campagne e tuguri dei poveri; e fu reputato grandissimo vantaggio che i vincitori lasciassero un quartiere detto Piacentino, nel quale ogni otto dì si continuasse il solito mercato; ma lecito non era il fare alcuna vendita, nè il contrarre matrimonio, nè l'uscire in pubblico dopo il tramontare del sole, nè l'uscire da certi confini, senza avere riportato l'assenso del magistrato milanese; se alcuni tenuto avessero appena qualche discorso segreto, sospetti tosto di nuove trame, puniti erano con una multa in danaro, o percossi con bastonate; per le quali calamità sdegnati moltissimi, vollero piuttosto recarsi in diversi luoghi in esilio, ed in perpetuo vivere lontani dai patrii confini.

361.Tristan. Calch. Mediol. Hist. Patr., lib. VII, pag. 149.

361.Tristan. Calch. Mediol. Hist. Patr., lib. VII, pag. 149.

362.Giulini, tom. V, pag. 355.

362.Giulini, tom. V, pag. 355.

363.Ai consoli, ai capitani, a tutta la milizia e a tutto il popolo milanese. — Inclita città di Dio, conserva la libertà, affinchè tu ritenga del pari la dignità del tuo nome, poichè fintanto che ti sforzerai di resistere alle potenze nemiche della Chiesa, godrai dell'aiuto di Cristo Signore, autore della vera libertà.

363.Ai consoli, ai capitani, a tutta la milizia e a tutto il popolo milanese. — Inclita città di Dio, conserva la libertà, affinchè tu ritenga del pari la dignità del tuo nome, poichè fintanto che ti sforzerai di resistere alle potenze nemiche della Chiesa, godrai dell'aiuto di Cristo Signore, autore della vera libertà.

364.Martene, Collect. Veter. Scriptor. et monument., tom. I, pag. 640.

364.Martene, Collect. Veter. Scriptor. et monument., tom. I, pag. 640.

365.Gli ordinari adunque, e i sacerdoti decumani, e tutti gli altri che papa Innocenzo II favoreggiavano e insidie tendevano a codesto arcivescovo, il danaro loro prodigarono, e lo diedero ad uomini periti della legge e de' costumi, ed a guerrieri. Laonde lo stesso arcivescovo forzato fu ad entrare in discorso col popolo, affinchè colle persone da esso scomunicate, della scomunica contendesse. E mentre egli attendeva saette, oparole offensiveintorno alla scomunica giusta o ingiusta, il primicerio Nazaro, uomo di mirabile astuzia, con prolisso sermone generò la noia tra gli uditori di quel discorso. L'arciprete Stefano però, che si cognominava Guandeca, vedendo il primicerio suo tenere sì fastidioso ragionamento, alzò la voce, e in questo modo prese a parlare contro l'arcivescovo: Io ti dirò quello che costoro non ti dicono, cioè che tu sei eretico, spergiuro, sacrilego e reo di altri delitti che non debbono in questo luogo annoverarsi. Queste cose udite avendo all'improvviso l'arcivescovo, stupito rimase. Quell'arciprete però, avendo nelle mani il testo degli Evangeli, giurò che intorno alle rose da esso asserite di quell'Anselmo, che dicevasidella Pusterla, starebbe al giudizio del vescovo di Novara e di quello di Alba, che erano tra i suffraganei della chiesa di Milano. I consoli di Milano adunque, affine di conciliare le parti, stabilirono che essi e gli altri suffraganei venissero. Per questo in un determinato giorno, non solo i suffraganei concorsero, ma molti puramente vestiti di rozza ed incolta lana, e col capo raso in modo insolito. E vedendoli quell'arcivescovo congregati, e che al popolo sembravano angioli venuti dal cielo, disse al popolo medesimo: Tutti quelli che voi vedete in questo luogo con quelle cappe bianche e grigie, tutti sono eretici. Quindi la plebe ignara ed i congiurati suscitarono guerra, affine di cacciarlo e di deporlo. In quel giorno però resistere non poterono alla spada di Anselmo. Ma verso la metà della notte, sparso essendosi molto danaro, la truppa validissima del primicerio e del prete Stefano, sul far del giorno, lo stesso Anselmo cacciò dalla sede.

365.Gli ordinari adunque, e i sacerdoti decumani, e tutti gli altri che papa Innocenzo II favoreggiavano e insidie tendevano a codesto arcivescovo, il danaro loro prodigarono, e lo diedero ad uomini periti della legge e de' costumi, ed a guerrieri. Laonde lo stesso arcivescovo forzato fu ad entrare in discorso col popolo, affinchè colle persone da esso scomunicate, della scomunica contendesse. E mentre egli attendeva saette, oparole offensiveintorno alla scomunica giusta o ingiusta, il primicerio Nazaro, uomo di mirabile astuzia, con prolisso sermone generò la noia tra gli uditori di quel discorso. L'arciprete Stefano però, che si cognominava Guandeca, vedendo il primicerio suo tenere sì fastidioso ragionamento, alzò la voce, e in questo modo prese a parlare contro l'arcivescovo: Io ti dirò quello che costoro non ti dicono, cioè che tu sei eretico, spergiuro, sacrilego e reo di altri delitti che non debbono in questo luogo annoverarsi. Queste cose udite avendo all'improvviso l'arcivescovo, stupito rimase. Quell'arciprete però, avendo nelle mani il testo degli Evangeli, giurò che intorno alle rose da esso asserite di quell'Anselmo, che dicevasidella Pusterla, starebbe al giudizio del vescovo di Novara e di quello di Alba, che erano tra i suffraganei della chiesa di Milano. I consoli di Milano adunque, affine di conciliare le parti, stabilirono che essi e gli altri suffraganei venissero. Per questo in un determinato giorno, non solo i suffraganei concorsero, ma molti puramente vestiti di rozza ed incolta lana, e col capo raso in modo insolito. E vedendoli quell'arcivescovo congregati, e che al popolo sembravano angioli venuti dal cielo, disse al popolo medesimo: Tutti quelli che voi vedete in questo luogo con quelle cappe bianche e grigie, tutti sono eretici. Quindi la plebe ignara ed i congiurati suscitarono guerra, affine di cacciarlo e di deporlo. In quel giorno però resistere non poterono alla spada di Anselmo. Ma verso la metà della notte, sparso essendosi molto danaro, la truppa validissima del primicerio e del prete Stefano, sul far del giorno, lo stesso Anselmo cacciò dalla sede.

366.Landulph. Junior., cap. 41.

366.Landulph. Junior., cap. 41.

367.Il papa ebbe a sua disposizione un messaggiero tanto idoneo a queste faccende, quanto lo fu Bernardo, abate di Chiaravalle.

367.Il papa ebbe a sua disposizione un messaggiero tanto idoneo a queste faccende, quanto lo fu Bernardo, abate di Chiaravalle.

368.Veramente, ad insinuazione di questo abate, tutti gli ornamenti ecclesiastici, in oro, in argento, in vesti che nella chiesa della città stessa vedevansi quasi da quell'abate guardati con disprezzo, chiusi furono negli scrigni.

368.Veramente, ad insinuazione di questo abate, tutti gli ornamenti ecclesiastici, in oro, in argento, in vesti che nella chiesa della città stessa vedevansi quasi da quell'abate guardati con disprezzo, chiusi furono negli scrigni.

369.Landulph. Junior., cap. 42.

369.Landulph. Junior., cap. 42.

370.Io domani monterò sul mio palafreno, e s'egli mi porterà fuori delle vostre mura, non sarò per voi quello che voi chiedete; e in questo modo da Milano partì.

370.Io domani monterò sul mio palafreno, e s'egli mi porterà fuori delle vostre mura, non sarò per voi quello che voi chiedete; e in questo modo da Milano partì.

371.Landulph. Junior., cap. 42.

371.Landulph. Junior., cap. 42.

372.Andando per la città, fecero a favor loro copiosa raccolta d'oro, d'argento e di molt'altre cose.

372.Andando per la città, fecero a favor loro copiosa raccolta d'oro, d'argento e di molt'altre cose.

373.Preso, mandollo a Roma, e colà, come suona la fama, quell'Anselmo, nello stesso mese finì di vivere nelle mani di Pietro Latro, ch'era il procuratore di Innocenzo.

373.Preso, mandollo a Roma, e colà, come suona la fama, quell'Anselmo, nello stesso mese finì di vivere nelle mani di Pietro Latro, ch'era il procuratore di Innocenzo.

374.Giulini, tom. V, pag. 338.

374.Giulini, tom. V, pag. 338.

375.Nella prima portata, polli freddi, gambe cotte col vino, e carne porcina fredda; nella seconda, polli ripieni, carne vaccina condita col pepe, e una piccola torta del laveggiuolo; nella terza, polli arrostiti, lombetti col panico (o con pane gratuggiato), e salami.— Sembrerà alquanto ardita questa traduzione, giacchè nè ilGiulini, nè ilVerrinon attentaronsi ad indicare cosa fossero queste vivande. Io dubitai fin da principio che si dovesse leggerecambar de vino, che si è scritto talvolta in luogo dicaneas, come che dicessecanevette, o botticelli. Ma osservo che si parla esclusivamente di cibi, e le parolegambasegambonossi trovano frequenti nelle nostre carte antiche, indicanti quella parte che la gamba propriamente detta congiunge al piede. Lapiperataio interpretocondimento col pepe, appoggiato agli antichi scrittori, anzichèvaso da conservare il pepe, come fa ilDu Cange. Egli sotto il nome dipanitiumintende ilpanico; io amo meglio in questo luogo ilpane gratuggiato. Hannovi poi molte ragioni per credere che i nostri padriporcellos plenosnominassero isalami.

375.Nella prima portata, polli freddi, gambe cotte col vino, e carne porcina fredda; nella seconda, polli ripieni, carne vaccina condita col pepe, e una piccola torta del laveggiuolo; nella terza, polli arrostiti, lombetti col panico (o con pane gratuggiato), e salami.

— Sembrerà alquanto ardita questa traduzione, giacchè nè ilGiulini, nè ilVerrinon attentaronsi ad indicare cosa fossero queste vivande. Io dubitai fin da principio che si dovesse leggerecambar de vino, che si è scritto talvolta in luogo dicaneas, come che dicessecanevette, o botticelli. Ma osservo che si parla esclusivamente di cibi, e le parolegambasegambonossi trovano frequenti nelle nostre carte antiche, indicanti quella parte che la gamba propriamente detta congiunge al piede. Lapiperataio interpretocondimento col pepe, appoggiato agli antichi scrittori, anzichèvaso da conservare il pepe, come fa ilDu Cange. Egli sotto il nome dipanitiumintende ilpanico; io amo meglio in questo luogo ilpane gratuggiato. Hannovi poi molte ragioni per credere che i nostri padriporcellos plenosnominassero isalami.

376.Tom. V, pag. 473.

376.Tom. V, pag. 473.

377.Sponsali di futuro.

377.Sponsali di futuro.

378.Se per titolo degli sponsali dato fosse anello, o corona o cingolo o altra simile cosa, o vestito o manto o zendado, non seguendo il matrimonio, la metà si restituisce, se nel frattempo è stato dato un bacio.

378.Se per titolo degli sponsali dato fosse anello, o corona o cingolo o altra simile cosa, o vestito o manto o zendado, non seguendo il matrimonio, la metà si restituisce, se nel frattempo è stato dato un bacio.

379.«Al re degli Angli, di Salerno tuttaScrive la scuola, ec.».

379.

«Al re degli Angli, di Salerno tuttaScrive la scuola, ec.».

«Al re degli Angli, di Salerno tuttaScrive la scuola, ec.».

«Al re degli Angli, di Salerno tutta

Scrive la scuola, ec.».


Back to IndexNext