380.Argellat., Bibl. Script. Med., num. 916.381.Venga in potere dell'abate dello stesso monastero di Sant'Ambrogio, che ne' tempi avvenire in perpetuo sarà ordinato nello stesso santo monastero... una cappella... che io ho di nuovo edificata... in onore di san Michele e di san Pietro, consacrata dal signorAribertoarcivescovo.382.Giulini, tom. III, pag. 216.383.L'edizione di cui mi servo è quella di Pietro Perna, in Basilea, 1569.384.Pag. 186.385.Per di lui comando, e parimente per insinuazione del divoFedericoimperatore.386.Pag. 260.387.Murena, in Rer. Italic. Script., tom. VI, pag. 957.388.Tra le altre città di quel popolo stesso ora tiene il primato... non solo per la sua grandezza e per l'abbondanza di uomini forti, ma ancora per ciò che due città vicine, poste nel territorio medesimo, cioè Como e Lodi, ha aggiunte al suo dominio.389.Otto Frisingens., De Gestis Federici, lib. 2, cap. II.390.Distrutta Tortona, i Pavesi, affinchè glorioso trionfo ci apprestassaro dopo la vittoria, alla città ci invitarono.391.I consoli ed il popolo milanese ai consoli tortonesi e a tutto il popolo salute. — Crediamo essere noto a tutto il romano imperio, che la vostra città , la quale del rimanente con piena confidenza nostra appelleremo contra il diritto e spietatamente quasi del tutto con ingiustizia distrutta, da noi audacemente e con virile animo è stata ristorata, e col sudore vicendevole di tutti i nostri, circondata di mura nuovamente costrutte. Tre insegne cittadinesche adunque a voi mandiamo a perenne memoria della cosa. Una tromba cioè di bronzo, colla quale il popolo sia convocato ad assemblea, il che significa l'incremento della vostra popolazione. Un vessillo bianco colla croce del Signor nostro Gesù Cristo, distinta nel mezzo con colore rosso, il che significa che dalle mani dei nemici, dopo molte e grande angoscie, voi siete stati liberati; e in questo abbiamo voluto che rappresentati fossero il sole e la luna. Il sole indica Milano, la luna Tortona; e come la luna tragge il suo lume dal sole, tutto il suo essere Tortona tragge da Milano. Questi sono i due luminari del mondo, questi i due regni. Mandiamo un suggello, col quale si segnino le vostre carte, il quale contiene due città , Milano e Tortona, indicando che Milano e Tortona sono per tal modo unite, che separare non si possono giammai. Correva l'anno di Cristo 1155, allorchè la città diroccata fu riedificata.392.Giulini, tom. VI, pag. 52.393.Muratori,Dissert. Med. Æv., dissert. II, tom. II.394.Lib. I, cap. 33.395.I Milanesi però, siccome uomini amanti delle guerre e valorosi, la città loro di grandi fossi circondarono, e all'imperatore audacemente e con animo virile vollero resistere.396.Anonimi Chronicum Bohemicum, nella raccoltaScriptores Rerum Germanicarumdel Menckenio, tom. III, col. 1707, Radevic., lib. I, cap. 25. —Vincentii canonici Pragensis Chroniscon, in tomo I. Monum. Hist. Boemiae, a P. Gelasio Dobner, edita Prague penes Clauser, 1764, pag. 551.397.Radevic., lib. I, cap. 32.398.Monumenta Historica Boemiae a P. Gelasio Dobner,edita Praga, 1754, pag. 57.399.Stavano armati sulle mura, senza fare alcuno strepito, e dubitossi, se il veder giugnere il principe a tutti avesse insinuato quel rispetto e la disciplina di quel silenzio, o pure incusso timore.400.Divise essendo, come già si è detto, tra i comandanti dell'esercito le porte della città , ciascuno di essi si diede a gara ad affrettare i preparativi ed a munire il campo con pertiche, pali ed altri mezzi di difesa, onde prevenire le improvvise scorrerie de' nemici. Nè già credevansi che una città così grande potesse essere assalita convigne, torri, arieti e macelline guerresche di altro genere. Ma temevano piuttosto, che, stanchi per lungo assedio, costretti fossero ad arrendersi, o pure di essere superati, se, fidandosi pel loro numero, fatta avessero qualche sortita.401.Radevic., lib. I, cap. 34.402.Intanto i soldati di Milano uscivano dalla città , e agli scudieri dell'esercito toglievano i cavalli, e tanti ne acquistarono, che un cavallo vendevasi per quattro soldi di terzuoli.403.Aperte le porte ed usciti cogli uomini più valorosi, sgominate le guardie, scorrono fino ai campi degli eroi suddetti, combattono, feriscono. Gli Alemanni, allorchè si avvidero che i nemici giugnevano, colpiti all'istante da quel movimento inopinato ed improvviso, l'uno dopo l'altro cominciarono a tremare ed a tumultuare; poscia l'un l'altro chiamavansi a vicenda, si esortavano: pigliavano le armi, ricevevano gli assalitori, respingevano i più arditi: udivansi grida mescolate con esortazioni, strepito d'armi, ec.404.Radevic., lib. I, cap. 34.405.Tom. I, pag. 56.406.Verso l'ora del vespro... si attacca battaglia dall'una e dall'altra parte; si uccidono fortissimi guerrieri, nè questi nè quelli vincono. Vedendo però il suddetto principe che da sè solo sostenersi non poteva, molti avvisi manda al re di Boemia, richiedendolo di soccorso colla sua milizia.407.I Milanesi, per la libertà pugnando, valorosissimamente resistono agli avversari loro; dall'una e dall'altra parte cadono fortissimi soldati. Dura la battaglia dall'ora del vespro sino al crepuscolo. I Milanesi finalmente, essendo moltissimi di essi perduti o presi, resistere non potendo all'urto de' Boemi, entro le mura si ritraggono, ed i Boemi vincitori, uccidendoli, gli inseguono sino alle porte medesime. Intanto la notte mette fine alla pugna.408.I Milanesi veramente, i macchinamenti de' nostri prevedendo, ignominioso reputavano, se, pari essendo o anche maggiori di numero, con minore coraggio agli assalitori si opponessero.409.Radev., lib. I, cap. 36.410.Lib. 1, cap. 31.411.Ma dubitossi se dal timore o dal rispetto dell'imperatore trattenuti fossero dal non far scorrerie nè pure alla porta, ove la milizia del principe piantato aveva l'assedio.412.Radev.Lib. I, cap. 38.413.Lib. I, cap. 40.414.Il fetore de' cadaveri dall'una e dell'altra parte intollerabilmente molestava gli eserciti, cosicchè moltissimi già affetti erano da gravissime infermità .415.Monumen. Hist. Boemiae a P. Gelasio Dobner collecta, tomo I, pag. 59.416.Autore di questa trattativa si disseGuidoconte di Biandrate, uomo prudente, buon parlatore ed atto a persuadere. Essendo questi cittadino naturale in Milano, in quella occasione erasi condotto con tale prudenza e moderazione, che al tempo stesso, cosa in quel cimento difficilissima, e caro riuscì alla corte, e non generò alcun sospetto ne' cittadini suoi.417.Radevic., lib. I. cap. 40.418.Giulini, tom. VI, pag. 151.419.Detto, tom. VI, pag. 70.420.Vicende di Milano, pag. 93.421.Goldast., Statut. et Rescript. Imperialia, pag. 55; —et Radevic., lib. I, cap. 41, pag. 286.Edit. Basileae, 1569.422.Maravigliarsi egli della prudenza dei Latini, i quali, gloriandosi principalmente della scienza delle leggi, trovavansi poi in gravissima trasgressione della legge; e mentre tenacissimi seguaci si vantavano della giustizia, i tanti affamati e sitibondi l'ingiustizia loro evidentemente mostravano.423.I Milanesi chiama a consiglio, e ad essi chiede come fedeli mantenere si debba le città dell'Italia; i quali gli danno il consiglio che suoi podestà , per mezzo de' suoi nunzi, costituisca coloro che nelle città d'Italia riconosce ad esso fedeli... Il quale consiglio l'imperatore lodando, fino a tempo opportuno, chiuso nel suo cuore lo mantenne.424.Rispondono, non potere essi farlo in alcun modo; promettevano tuttavia di fare interamente tutto quello che contenevasi nel privilegio dell'imperatore, che ioVincenzoscritto aveva per parte dell'imperatore e del re di Boemia.425.Cioè che essi medesimi elegessero i consoli che volessero, ed eletti li presentassero all'imperatore, o al di lui nunzio, affinchè giurassero all'imperatore stesso fedeltà . All'opposto i nunzi dell'imperatore rispondono, avere essi dato in Roncaglia all'imperatore il consiglio che, per mezzo de' suoi nunzi, nelle città della Lombardia stabilisca i podestà ; onde anch'essi facciano uso di questo avvisamento.426.Veggasi il citatoDobner, tom. I, pag. 61 e 62.427.Nelle loro sortite tentarono o d'incendiare le macchine, o di distruggere le torri, o di ferire mortalmente alcuni dei nostri; nè fuvvi alcun genere di audacia o di ostinazione che essi, ignari delle cose future, ommettessero; e mentre già abbattuta reputavasi la loro superbia, tumidi gloriavansi delle commesse sceleratezze.428.Radevic., lib. 2, cap. 45.429.Comanda adunque che vendetta si faccia dei loro prigionieri, e ordina che appiccati siano alle mura.430.Il popolo però, contumace, troppo ansioso di rendere la pariglia, trasse esso pure in egual modo al supplizio alcuni dei nostri, che prigionieri trovavansi.431.Ordina che si conducono gli ostaggi loro al numero di quaranta, affinchè sieno appiccati.432.Allora intanto conduconsi prigionieri sei militi tra i nobili milanesi, i quali erano stati trovati in luogo, ove coi Piacentini perfidi ragionamenti tenevano... Perciocchè, come sopra si è detto, anche allora Piacenza al principe aderiva con finta devozione e simolata obbedienza.... Questi adunque.... ordina che condotti sieno al supplizio, e lo stesso fine ebbero essi della vita, che già toccato era ai primi.433.Radevic., lib. 2, cap 46.434.Per impulso del serenissimo imperatore Federico.435.Lib. 2, pag. 260.436.E già a ruina della città moltissime macchine si appressavano, e già le torri elevate ad altissima mole cominciavano ad attaccarsi. Coloro allora con grandissima forza e pertinacia si diedero a resistere e ad allontanare le torri dalle mura, e coi loro strumenti e con validi colpi di pietre, a sconcertare le macchine nostre. Credendo però il principe di potere domare i feroci loro animi, ordinò che ai loro guerreschi ordigni (che ora nominati sono mangani, e che al numero di nove nella città trovavansi), si opponessero i loro ostaggi medesimi, alle macchine nostre legati. I sediziosi, cosa incognita presso i barbari, e cosa orrenda a dirsi, e che a udirsi sembrerà incredibile, le torri con colpi non meno frequenti percuotevano; nè punto li commoveva la compassione del sangue e dell'età , nè la comunanza dei vincoli naturali. E in questo modo alcuni fanciulli, colpiti dalle pietre, miseramente perirono. Altri, più miseramente ancora vivi rimanendo, pendenti attendevano quella crudelissima strage e l'orrore di asprissima calamità . Oh sceleratezza!437.Lib. 2, cap. 47.438.Usciti essendo dallo stesso castello circa ventimila uomini di diverse condizioni, fu quello dato alle fiamme, e ne fu permesso ai soldati il saccheggio.439.Lib. II, cap. 42.440.Pag. 327.441.Federigo, per grazia di Dio imperatore de' Romani e sempre augusto. Crediamo che la prudenza vostra sia informata che un dono così grande della divina grazia, a lode e gloria del nome di Cristo, tanto evidentemente conferito al nostro onore, non può rimanere occulto o nascondersi come cosa privata. Il che noi significhiamo all'amor vostro ed al vostro desiderio, affinchè possiamo tenervi, siccome carissimi e fedeli, così ancora partecipi dell'onore e della gioia nostra. Imperocchè il dì seguente alla festa della Conversione disan Paolo, Dio ci accordò compiuta vittoria di Crema, e così gloriosamente di essa abbiam trionfato, che appena a que' miseri abitanti concedemmo la vita. Conciossiachè le leggi tanto divine quanto umane attestano che propria del principe è la somma clemenza.442.Vicende di Milano con Federico I, imperatore, pag. 55.443.Per ciascuna parrocchia della città elette furono due persone, e tre di queste da ciascuna porta, delle quali una io fui, affinchè, secondo l'arbitrio loro si vendessero le vettovaglie e il vino e le mercatanzie, e il danaro si dêsse a prestito, il che ridondò a ruina della città .444.Hist. Rer. Laudens. Rer. Italic. Script., tom. XI, col. 1094.445.Tutti afflitti erano dalla fame e dall'inopia; il marito, snudando la spada, assaliva la moglie, il suocero la nuora, il fratello l'altro fratello, il padre il figliuolo, perchè frodati dicevansi del pane, e dappertutto udivansi discordie domestiche e private contese.446.Trist. Calch. Hist. Patr., lib. 10, pag. 209.447.Appianiamo le fosse, dirocchiamo le mura, distruggiamo tutte le torri, e tutta la città traggiamo a ruina ed a desolazione.448.In Dacherii Spicil., tom. V. —Pagi, Crit. Baron. ad annum1162, num. 26.449.Poscia le mura della città e le fosse e le torri furono a poco a poco distrutte, e così tutta la città di giorno in giorno venne sempre ridotta a ruina e a desolazione.450.Il popolo viene espulso dalla città : il muro tutto all'intorno atterrato: gli edifizi sono spianati al suolo, eccettuati i templi dei santi.451.Pistor. Nidan., Rer. German. Script., Ratisponae, 1751, tom. I, pag. 678.452.I Milanesi, spinti dall'assedio, dalla fame, dall'inopia, dalla discordia, per mezzo di ambasciatori chieggono dall'imperatore misericordia.... l'imperatore, che proposto erasi di farli perire con diversi supplizi, a terrore degli altri, accordando loro la vita e concedendo che seco portassero quanto potevano delle cose necessarie, li disperse nelle province in modo che facoltà non avessero di rientrare nella città ; quindi comandò che i suoi soldati nella città entrassero, e si distruggessero le mura, le torri, gli alti e superbi palazzi, e tutti gli edifizi.453.Nella stessa raccolta del Pistorio, tom. I, pag. 914.454.I Milanesi, stretti già da quattro anni d'assedio dal re e dall'esercito italico e teutonico, dopo molte illustri imprese di militare audacia, finalmente, attediati dalle calamità e dall'inedia, piuttosto che vinti dalla forza delle armi, supplichevoli stendono le mani all'imperatore, sè stessi e tutte le cose loro cedendo al regio potere. Ricevuti adunque alla dedizione gli ottimati e il popolo, il re, colle aquile vincitrici e con grande concorso di popolo, entrò verso la domenica delle Palme, e, conceduto avendo ai cittadini la vita e il possedimento di tutte le loro suppellettili, per di lui ordine si spianano le fortificazioni, le mura, le torri e qualunque luogo munito; gli altri edifizi, eccettuata la chiesa matrice e le altre chiese, vengono dalla vorace fiamma consunti, e quella città opulentissima... si spiana sino al suolo.455.I Milanesi, dopo l'eccidio della loro città , in vigore di editto imperiale, quattro borghi nei quattro diversi punti fabbricarono.456.Manckenius, Scriptores Rer. Germanicar., Lipsiae, 1730, tomo III, columnis 220 e 222.457.Le mura della città abbatte e tutto spiana al suolo.458.Nella citata raccolta del Menckenio, allo stesso volume, colonna 1708.459.I Milanesi però, non potendo resistere ad impeto così grande, stanchi dalle frequenti devastazioni, dalla fame, dalla sete, da diverse perdite, dai tormenti e dalle uccisioni dei fratelli e degli amici loro, cagionate dai principi tanto della Lombardia, quanto della Teutonia, cercano il modo di trovare grazia presso l'imperatore; ad essi così si risponde dai principi: che in alcuna guisa non potranno ottenere la grazia dal signor imperatore, se dapprima non abbiano nelle mani dello stesso signor imperatore consegnata Milano. E per consiglio dei fedeli suoi vengono alla città di Lodi, e, sedendo l'imperatore sul suo tribunale coi suoi principi, portando innanzi ad esso le chiavi di tutte le porte milanesi, alla presenza di esso e di tanti principi, co' piedi nudi si prostrano a terra. Per comando dell'imperatore sono avvertiti di levarsi in piedi; e tra essiAlucherodi Vimercate così comincia a parlare: Peccammo, ingiustamente facemmo, perciocchè contra l'imperatore de' Romani, signore nostro, movemmo le armi; riconosciamo il nostro fallo, chiediamo perdono; il collo nostro assoggettiamo alla vostra imperiale maestà ; le chiavi della città nostra, città antica, alla imperiale maestà offriamo, e adorando le pedate vostre, con umile e supplichevole preghiera chiediamo che abbiate pietà di città così grande, di antichissima opera dei passati imperatori, per amore di Dio, disant'Ambrogioe di que' santi che dentro vi riposano, e che l'imperiale pietà si degni di accordare pace ai sudditi soggiogati. L'imperatore, udite avendo queste preghiere, le chiavi delle porte dei Milanesi riceve, e così ad essi risponde: Che siccome noto si rendette per le quattro parti del mondo, che contra il signor imperatore, padrone della terra, presunsero essi di muovere le armi, così per le quattro parti del mondo nota debb'essere la loro pena. Per le quattro parti intorno a Milano, all'Oriente, all'Occidente, all'Aquilone ed all'Austro, ognuno porti, ovunque vuole, il suo danaro: la città di Milano si renda in potere dell'imperatore. Questo udendo, i Milanesi si arrendono al volere suo, e, benchè a malgrado loro, obbediscono al di lui comando. I loro domicilii stabiliscono nelle quattro parti predette, all'Oriente, all'Occidente, all'Aquilone ed all'Austro; Milano cedono al potere del signor imperatore. L'imperatore, riunita avendo la milizia dei Teutonici, dei Pavesi, dei Cremonesi e degli altri Longobardi, siede in Milano sul suo tribunale, e chiede consiglio di quello che si debba di così grande città . Al che si risponde dai Pavesi, dai Cremonesi, dai Lodigiani, dai Comaschi e dalle altre città : Il calice gustino pur essi che diedero a bere alle altre città . Distrussero Lodi e Como, città imperiali; ai distrugga ancora la loro Milano. Udito avendo questo l'imperatore, per loro consiglio pronunziata avendo contro Milano quella sentenza, uscì fuora alla campagna. Primieramente il signorTeobaldo, fratello del signor reLadislao, poi i Pavesi, i Cremonesi, i Lodigiani, i Comaschi ed altri delle altre città , più presto di quello che si farebbe a dirsi, il fuoco appiccano da ogni parte in Milano, mentre l'imperatore co' suoi eserciti ne rimane spettatore. Così Milano, città antica, città imperiale, da diverse calamità desolata, viene distrutta. L'imperatore poi, rovinata essendo Milano, in tutta l'Italia esercitava l'imperiale potere, perciocchè tutta al di lui cospetto l'Italia tremava, ed avendo egli nelle città italiche stabiliti i suoi podestà , dispose la marcia del suo esercito verso la Sicilia, disputare volendo col Siciliano intorno al ducato della Puglia.460.Monumenta Historica Bohemiae, nusquam antehac edita a P. Dobner collecta, tom. I, pag. 71 e seg.461.Vicende di Milano con Federico I, pag. 100, 104 e 106.462.Avanti la porta di San Giorgio in Noxeda.463.Giulini, tom. VI, pag 317.464.Non rimase la cinquantesima parte di Milano, che distrutta non fosse.465.Hist. Rer. Laudens., Rer. Italic. Script., tom. VI,colum.1105.466.Da prima incendiò tutte le case; poscia anche le case medesime distrusse.467.Sire Raul,De gestis Federicis, in Rer. Italic. Scriptor., tom. IV,colum.1187.468.Giulini, tom. VI, pag. 264.469.Giulini, tom. VI, pag. 230.470.Il pianto e il lutto degli uomini e delle donne, e principalmente degli uomini infermi e delle femmine sopraparto, e dei fanciulli che uscivano, e i propri lari abbandonavano.471.Rer. Italic. Script., tom. VI,colum.1187.472.Giulini, tom. VI, pag. 233.473.Dopo la distruzione di Milano.474.Giulini, tom. VI, pag. 292. — Vicende di Milano, pag. 80.475.Giulini, tom. VI, pag. 307, 309 e 328.476.Affinchè non fossero dai fondamenti rovesciate, come Milano, che era stata il fiore dell'Italia, se ribelli all'imperatore si facessero.477.Vicende di Milano, pag. 97. — Giulini, tom. VI, pag. 338.478.FedericoImperatore, con un esercito quasi innumerabile di Alemanni, assediò Milano.479.Nidan. Pistor., Rer. Germanicar. Script., tom. 2, pag. 531.480.I Milanesi spontaneamente fecero dedizione di sè stessi e delle cose loro all'imperatore, il quale, senza alcuna clemenza, Milano distrusse.481.Rer. Boicarum Scriptores, collegit Andreas Felix Oefelius, tom. II, pag. 334.482.Giulini, tom. VI, pag. 339.483.Oh quanto clamore, quanto timore, quanto lutto per quattro settimane si mantenne nei borghi, specialmente nel borgo di Noxeda e di Vigentino! Alcuno non vi aveva che osasse coricarsi nel letto. Perciocchè ogni giorno dicevasi: Ecco i Pavesi che vengono ad incendiare i borghi!484.Rer. Italic. Script., tom. VI,columnia1191.485.Tom. VI, pag. 395 e seguenti.486.Formaronsi insieme in un solo corpo.487.Giulini, tom. VI, pag 156.488.Vi abitava una turba di ladroncelli, di rapitori, di servi fuggitivi dai loro padroni.489.Rer. Ger. Script, ex Biblioth. Marquardi Freheri excerpti a Gotthelffio Struvio, tom. I, p. 342.Edit. Tertia, Argentorati.490.Con grande costanza da ciascuna parte spingevansi le cose della guerra; alcuni talvolta di questi o di quelli erano fatti prigioni, altri uccisi ed anche impiccati. L'imperatore però certa cosa fece degna di lode. Perciocchè condotti essendo al di lui cospetto tre dei prigionieri, comandò che loro fossero cavati gli occhi. Accecati i due primi, al terzo, degli altri più giovane, domandò perchè ribelle egli fosse all'imperio; ma quello disse: Non contra di te, o Cesare, nè contra il tuo imperio io oprai; ma un padrone avendo nella città , obbedii ai di lui comandamenti, e con fedeltà lo servii; che se egli teco contro i suoi cittadini pugnare volesse, ancora lo servirei con eguale fedeltà . Dalle quali parole allettato l'imperatore, accordata avendo ad esso la conservazione degli occhi, comandò che i suoi compagni accecati nella città riconducesse.491.Struvius, loc. cit.492.Cosa degna di lode.493.Cinse d'assedio Alessandria, città che viene detta fortissima, non per il giro delle mura, ma per la situazione del luogo, e con un campo fortificato grande oltre credenza, nel quale un fiume vicino derivarono; trovaronsi ancora in essa uomini valorosi in gran numero, pronti a resistere con coraggio, cosicchè l'imperatore non così presto, come voluto avrebbe, riuscì ad espugnare la piazza, ma con molta fatica e grande strage de' suoi, nell'intervallo ancora di alcuni anni.494.Dobner,Monumenta historica Bohemiae, tom. I, pag. 86.495.All'imperatore Federico, ottenuta da esso la pace, tutto quello vogliamo fare che fecero gli antecessori nostri, dal tempo della morte del secondo Enrico imperatore, agli antecessori suoi, senza violenza nè timore.496.Antiquit. Med. Æv., tom. IV, pag. 277.497.I Lombardi sono nell'una e nell'altra milizia diligentemente istruiti; perciocchè sono valorosi in guerra, e nell'arte di parlare al popolo maravigliosamente eruditi.498.Giulini, tom. VI, pag. 483.499.Mantengono l'eleganza del latino parlare e la urbanità dei costumi. Nella ordinazione ancora delle città e nella conservazione della repubblica imitatori sono altresì dell'accortezza degli antichi Romani.500.De Gestis Federici, lib. I, cap. 12.501.Giulini, tom. V, pag. 110.502.Detto, tom. II, pag. 122.
380.Argellat., Bibl. Script. Med., num. 916.
380.Argellat., Bibl. Script. Med., num. 916.
381.Venga in potere dell'abate dello stesso monastero di Sant'Ambrogio, che ne' tempi avvenire in perpetuo sarà ordinato nello stesso santo monastero... una cappella... che io ho di nuovo edificata... in onore di san Michele e di san Pietro, consacrata dal signorAribertoarcivescovo.
381.Venga in potere dell'abate dello stesso monastero di Sant'Ambrogio, che ne' tempi avvenire in perpetuo sarà ordinato nello stesso santo monastero... una cappella... che io ho di nuovo edificata... in onore di san Michele e di san Pietro, consacrata dal signorAribertoarcivescovo.
382.Giulini, tom. III, pag. 216.
382.Giulini, tom. III, pag. 216.
383.L'edizione di cui mi servo è quella di Pietro Perna, in Basilea, 1569.
383.L'edizione di cui mi servo è quella di Pietro Perna, in Basilea, 1569.
384.Pag. 186.
384.Pag. 186.
385.Per di lui comando, e parimente per insinuazione del divoFedericoimperatore.
385.Per di lui comando, e parimente per insinuazione del divoFedericoimperatore.
386.Pag. 260.
386.Pag. 260.
387.Murena, in Rer. Italic. Script., tom. VI, pag. 957.
387.Murena, in Rer. Italic. Script., tom. VI, pag. 957.
388.Tra le altre città di quel popolo stesso ora tiene il primato... non solo per la sua grandezza e per l'abbondanza di uomini forti, ma ancora per ciò che due città vicine, poste nel territorio medesimo, cioè Como e Lodi, ha aggiunte al suo dominio.
388.Tra le altre città di quel popolo stesso ora tiene il primato... non solo per la sua grandezza e per l'abbondanza di uomini forti, ma ancora per ciò che due città vicine, poste nel territorio medesimo, cioè Como e Lodi, ha aggiunte al suo dominio.
389.Otto Frisingens., De Gestis Federici, lib. 2, cap. II.
389.Otto Frisingens., De Gestis Federici, lib. 2, cap. II.
390.Distrutta Tortona, i Pavesi, affinchè glorioso trionfo ci apprestassaro dopo la vittoria, alla città ci invitarono.
390.Distrutta Tortona, i Pavesi, affinchè glorioso trionfo ci apprestassaro dopo la vittoria, alla città ci invitarono.
391.I consoli ed il popolo milanese ai consoli tortonesi e a tutto il popolo salute. — Crediamo essere noto a tutto il romano imperio, che la vostra città , la quale del rimanente con piena confidenza nostra appelleremo contra il diritto e spietatamente quasi del tutto con ingiustizia distrutta, da noi audacemente e con virile animo è stata ristorata, e col sudore vicendevole di tutti i nostri, circondata di mura nuovamente costrutte. Tre insegne cittadinesche adunque a voi mandiamo a perenne memoria della cosa. Una tromba cioè di bronzo, colla quale il popolo sia convocato ad assemblea, il che significa l'incremento della vostra popolazione. Un vessillo bianco colla croce del Signor nostro Gesù Cristo, distinta nel mezzo con colore rosso, il che significa che dalle mani dei nemici, dopo molte e grande angoscie, voi siete stati liberati; e in questo abbiamo voluto che rappresentati fossero il sole e la luna. Il sole indica Milano, la luna Tortona; e come la luna tragge il suo lume dal sole, tutto il suo essere Tortona tragge da Milano. Questi sono i due luminari del mondo, questi i due regni. Mandiamo un suggello, col quale si segnino le vostre carte, il quale contiene due città , Milano e Tortona, indicando che Milano e Tortona sono per tal modo unite, che separare non si possono giammai. Correva l'anno di Cristo 1155, allorchè la città diroccata fu riedificata.
391.I consoli ed il popolo milanese ai consoli tortonesi e a tutto il popolo salute. — Crediamo essere noto a tutto il romano imperio, che la vostra città , la quale del rimanente con piena confidenza nostra appelleremo contra il diritto e spietatamente quasi del tutto con ingiustizia distrutta, da noi audacemente e con virile animo è stata ristorata, e col sudore vicendevole di tutti i nostri, circondata di mura nuovamente costrutte. Tre insegne cittadinesche adunque a voi mandiamo a perenne memoria della cosa. Una tromba cioè di bronzo, colla quale il popolo sia convocato ad assemblea, il che significa l'incremento della vostra popolazione. Un vessillo bianco colla croce del Signor nostro Gesù Cristo, distinta nel mezzo con colore rosso, il che significa che dalle mani dei nemici, dopo molte e grande angoscie, voi siete stati liberati; e in questo abbiamo voluto che rappresentati fossero il sole e la luna. Il sole indica Milano, la luna Tortona; e come la luna tragge il suo lume dal sole, tutto il suo essere Tortona tragge da Milano. Questi sono i due luminari del mondo, questi i due regni. Mandiamo un suggello, col quale si segnino le vostre carte, il quale contiene due città , Milano e Tortona, indicando che Milano e Tortona sono per tal modo unite, che separare non si possono giammai. Correva l'anno di Cristo 1155, allorchè la città diroccata fu riedificata.
392.Giulini, tom. VI, pag. 52.
392.Giulini, tom. VI, pag. 52.
393.Muratori,Dissert. Med. Æv., dissert. II, tom. II.
393.Muratori,Dissert. Med. Æv., dissert. II, tom. II.
394.Lib. I, cap. 33.
394.Lib. I, cap. 33.
395.I Milanesi però, siccome uomini amanti delle guerre e valorosi, la città loro di grandi fossi circondarono, e all'imperatore audacemente e con animo virile vollero resistere.
395.I Milanesi però, siccome uomini amanti delle guerre e valorosi, la città loro di grandi fossi circondarono, e all'imperatore audacemente e con animo virile vollero resistere.
396.Anonimi Chronicum Bohemicum, nella raccoltaScriptores Rerum Germanicarumdel Menckenio, tom. III, col. 1707, Radevic., lib. I, cap. 25. —Vincentii canonici Pragensis Chroniscon, in tomo I. Monum. Hist. Boemiae, a P. Gelasio Dobner, edita Prague penes Clauser, 1764, pag. 551.
396.Anonimi Chronicum Bohemicum, nella raccoltaScriptores Rerum Germanicarumdel Menckenio, tom. III, col. 1707, Radevic., lib. I, cap. 25. —Vincentii canonici Pragensis Chroniscon, in tomo I. Monum. Hist. Boemiae, a P. Gelasio Dobner, edita Prague penes Clauser, 1764, pag. 551.
397.Radevic., lib. I, cap. 32.
397.Radevic., lib. I, cap. 32.
398.Monumenta Historica Boemiae a P. Gelasio Dobner,edita Praga, 1754, pag. 57.
398.Monumenta Historica Boemiae a P. Gelasio Dobner,edita Praga, 1754, pag. 57.
399.Stavano armati sulle mura, senza fare alcuno strepito, e dubitossi, se il veder giugnere il principe a tutti avesse insinuato quel rispetto e la disciplina di quel silenzio, o pure incusso timore.
399.Stavano armati sulle mura, senza fare alcuno strepito, e dubitossi, se il veder giugnere il principe a tutti avesse insinuato quel rispetto e la disciplina di quel silenzio, o pure incusso timore.
400.Divise essendo, come già si è detto, tra i comandanti dell'esercito le porte della città , ciascuno di essi si diede a gara ad affrettare i preparativi ed a munire il campo con pertiche, pali ed altri mezzi di difesa, onde prevenire le improvvise scorrerie de' nemici. Nè già credevansi che una città così grande potesse essere assalita convigne, torri, arieti e macelline guerresche di altro genere. Ma temevano piuttosto, che, stanchi per lungo assedio, costretti fossero ad arrendersi, o pure di essere superati, se, fidandosi pel loro numero, fatta avessero qualche sortita.
400.Divise essendo, come già si è detto, tra i comandanti dell'esercito le porte della città , ciascuno di essi si diede a gara ad affrettare i preparativi ed a munire il campo con pertiche, pali ed altri mezzi di difesa, onde prevenire le improvvise scorrerie de' nemici. Nè già credevansi che una città così grande potesse essere assalita convigne, torri, arieti e macelline guerresche di altro genere. Ma temevano piuttosto, che, stanchi per lungo assedio, costretti fossero ad arrendersi, o pure di essere superati, se, fidandosi pel loro numero, fatta avessero qualche sortita.
401.Radevic., lib. I, cap. 34.
401.Radevic., lib. I, cap. 34.
402.Intanto i soldati di Milano uscivano dalla città , e agli scudieri dell'esercito toglievano i cavalli, e tanti ne acquistarono, che un cavallo vendevasi per quattro soldi di terzuoli.
402.Intanto i soldati di Milano uscivano dalla città , e agli scudieri dell'esercito toglievano i cavalli, e tanti ne acquistarono, che un cavallo vendevasi per quattro soldi di terzuoli.
403.Aperte le porte ed usciti cogli uomini più valorosi, sgominate le guardie, scorrono fino ai campi degli eroi suddetti, combattono, feriscono. Gli Alemanni, allorchè si avvidero che i nemici giugnevano, colpiti all'istante da quel movimento inopinato ed improvviso, l'uno dopo l'altro cominciarono a tremare ed a tumultuare; poscia l'un l'altro chiamavansi a vicenda, si esortavano: pigliavano le armi, ricevevano gli assalitori, respingevano i più arditi: udivansi grida mescolate con esortazioni, strepito d'armi, ec.
403.Aperte le porte ed usciti cogli uomini più valorosi, sgominate le guardie, scorrono fino ai campi degli eroi suddetti, combattono, feriscono. Gli Alemanni, allorchè si avvidero che i nemici giugnevano, colpiti all'istante da quel movimento inopinato ed improvviso, l'uno dopo l'altro cominciarono a tremare ed a tumultuare; poscia l'un l'altro chiamavansi a vicenda, si esortavano: pigliavano le armi, ricevevano gli assalitori, respingevano i più arditi: udivansi grida mescolate con esortazioni, strepito d'armi, ec.
404.Radevic., lib. I, cap. 34.
404.Radevic., lib. I, cap. 34.
405.Tom. I, pag. 56.
405.Tom. I, pag. 56.
406.Verso l'ora del vespro... si attacca battaglia dall'una e dall'altra parte; si uccidono fortissimi guerrieri, nè questi nè quelli vincono. Vedendo però il suddetto principe che da sè solo sostenersi non poteva, molti avvisi manda al re di Boemia, richiedendolo di soccorso colla sua milizia.
406.Verso l'ora del vespro... si attacca battaglia dall'una e dall'altra parte; si uccidono fortissimi guerrieri, nè questi nè quelli vincono. Vedendo però il suddetto principe che da sè solo sostenersi non poteva, molti avvisi manda al re di Boemia, richiedendolo di soccorso colla sua milizia.
407.I Milanesi, per la libertà pugnando, valorosissimamente resistono agli avversari loro; dall'una e dall'altra parte cadono fortissimi soldati. Dura la battaglia dall'ora del vespro sino al crepuscolo. I Milanesi finalmente, essendo moltissimi di essi perduti o presi, resistere non potendo all'urto de' Boemi, entro le mura si ritraggono, ed i Boemi vincitori, uccidendoli, gli inseguono sino alle porte medesime. Intanto la notte mette fine alla pugna.
407.I Milanesi, per la libertà pugnando, valorosissimamente resistono agli avversari loro; dall'una e dall'altra parte cadono fortissimi soldati. Dura la battaglia dall'ora del vespro sino al crepuscolo. I Milanesi finalmente, essendo moltissimi di essi perduti o presi, resistere non potendo all'urto de' Boemi, entro le mura si ritraggono, ed i Boemi vincitori, uccidendoli, gli inseguono sino alle porte medesime. Intanto la notte mette fine alla pugna.
408.I Milanesi veramente, i macchinamenti de' nostri prevedendo, ignominioso reputavano, se, pari essendo o anche maggiori di numero, con minore coraggio agli assalitori si opponessero.
408.I Milanesi veramente, i macchinamenti de' nostri prevedendo, ignominioso reputavano, se, pari essendo o anche maggiori di numero, con minore coraggio agli assalitori si opponessero.
409.Radev., lib. I, cap. 36.
409.Radev., lib. I, cap. 36.
410.Lib. 1, cap. 31.
410.Lib. 1, cap. 31.
411.Ma dubitossi se dal timore o dal rispetto dell'imperatore trattenuti fossero dal non far scorrerie nè pure alla porta, ove la milizia del principe piantato aveva l'assedio.
411.Ma dubitossi se dal timore o dal rispetto dell'imperatore trattenuti fossero dal non far scorrerie nè pure alla porta, ove la milizia del principe piantato aveva l'assedio.
412.Radev.Lib. I, cap. 38.
412.Radev.Lib. I, cap. 38.
413.Lib. I, cap. 40.
413.Lib. I, cap. 40.
414.Il fetore de' cadaveri dall'una e dell'altra parte intollerabilmente molestava gli eserciti, cosicchè moltissimi già affetti erano da gravissime infermità .
414.Il fetore de' cadaveri dall'una e dell'altra parte intollerabilmente molestava gli eserciti, cosicchè moltissimi già affetti erano da gravissime infermità .
415.Monumen. Hist. Boemiae a P. Gelasio Dobner collecta, tomo I, pag. 59.
415.Monumen. Hist. Boemiae a P. Gelasio Dobner collecta, tomo I, pag. 59.
416.Autore di questa trattativa si disseGuidoconte di Biandrate, uomo prudente, buon parlatore ed atto a persuadere. Essendo questi cittadino naturale in Milano, in quella occasione erasi condotto con tale prudenza e moderazione, che al tempo stesso, cosa in quel cimento difficilissima, e caro riuscì alla corte, e non generò alcun sospetto ne' cittadini suoi.
416.Autore di questa trattativa si disseGuidoconte di Biandrate, uomo prudente, buon parlatore ed atto a persuadere. Essendo questi cittadino naturale in Milano, in quella occasione erasi condotto con tale prudenza e moderazione, che al tempo stesso, cosa in quel cimento difficilissima, e caro riuscì alla corte, e non generò alcun sospetto ne' cittadini suoi.
417.Radevic., lib. I. cap. 40.
417.Radevic., lib. I. cap. 40.
418.Giulini, tom. VI, pag. 151.
418.Giulini, tom. VI, pag. 151.
419.Detto, tom. VI, pag. 70.
419.Detto, tom. VI, pag. 70.
420.Vicende di Milano, pag. 93.
420.Vicende di Milano, pag. 93.
421.Goldast., Statut. et Rescript. Imperialia, pag. 55; —et Radevic., lib. I, cap. 41, pag. 286.Edit. Basileae, 1569.
421.Goldast., Statut. et Rescript. Imperialia, pag. 55; —et Radevic., lib. I, cap. 41, pag. 286.Edit. Basileae, 1569.
422.Maravigliarsi egli della prudenza dei Latini, i quali, gloriandosi principalmente della scienza delle leggi, trovavansi poi in gravissima trasgressione della legge; e mentre tenacissimi seguaci si vantavano della giustizia, i tanti affamati e sitibondi l'ingiustizia loro evidentemente mostravano.
422.Maravigliarsi egli della prudenza dei Latini, i quali, gloriandosi principalmente della scienza delle leggi, trovavansi poi in gravissima trasgressione della legge; e mentre tenacissimi seguaci si vantavano della giustizia, i tanti affamati e sitibondi l'ingiustizia loro evidentemente mostravano.
423.I Milanesi chiama a consiglio, e ad essi chiede come fedeli mantenere si debba le città dell'Italia; i quali gli danno il consiglio che suoi podestà , per mezzo de' suoi nunzi, costituisca coloro che nelle città d'Italia riconosce ad esso fedeli... Il quale consiglio l'imperatore lodando, fino a tempo opportuno, chiuso nel suo cuore lo mantenne.
423.I Milanesi chiama a consiglio, e ad essi chiede come fedeli mantenere si debba le città dell'Italia; i quali gli danno il consiglio che suoi podestà , per mezzo de' suoi nunzi, costituisca coloro che nelle città d'Italia riconosce ad esso fedeli... Il quale consiglio l'imperatore lodando, fino a tempo opportuno, chiuso nel suo cuore lo mantenne.
424.Rispondono, non potere essi farlo in alcun modo; promettevano tuttavia di fare interamente tutto quello che contenevasi nel privilegio dell'imperatore, che ioVincenzoscritto aveva per parte dell'imperatore e del re di Boemia.
424.Rispondono, non potere essi farlo in alcun modo; promettevano tuttavia di fare interamente tutto quello che contenevasi nel privilegio dell'imperatore, che ioVincenzoscritto aveva per parte dell'imperatore e del re di Boemia.
425.Cioè che essi medesimi elegessero i consoli che volessero, ed eletti li presentassero all'imperatore, o al di lui nunzio, affinchè giurassero all'imperatore stesso fedeltà . All'opposto i nunzi dell'imperatore rispondono, avere essi dato in Roncaglia all'imperatore il consiglio che, per mezzo de' suoi nunzi, nelle città della Lombardia stabilisca i podestà ; onde anch'essi facciano uso di questo avvisamento.
425.Cioè che essi medesimi elegessero i consoli che volessero, ed eletti li presentassero all'imperatore, o al di lui nunzio, affinchè giurassero all'imperatore stesso fedeltà . All'opposto i nunzi dell'imperatore rispondono, avere essi dato in Roncaglia all'imperatore il consiglio che, per mezzo de' suoi nunzi, nelle città della Lombardia stabilisca i podestà ; onde anch'essi facciano uso di questo avvisamento.
426.Veggasi il citatoDobner, tom. I, pag. 61 e 62.
426.Veggasi il citatoDobner, tom. I, pag. 61 e 62.
427.Nelle loro sortite tentarono o d'incendiare le macchine, o di distruggere le torri, o di ferire mortalmente alcuni dei nostri; nè fuvvi alcun genere di audacia o di ostinazione che essi, ignari delle cose future, ommettessero; e mentre già abbattuta reputavasi la loro superbia, tumidi gloriavansi delle commesse sceleratezze.
427.Nelle loro sortite tentarono o d'incendiare le macchine, o di distruggere le torri, o di ferire mortalmente alcuni dei nostri; nè fuvvi alcun genere di audacia o di ostinazione che essi, ignari delle cose future, ommettessero; e mentre già abbattuta reputavasi la loro superbia, tumidi gloriavansi delle commesse sceleratezze.
428.Radevic., lib. 2, cap. 45.
428.Radevic., lib. 2, cap. 45.
429.Comanda adunque che vendetta si faccia dei loro prigionieri, e ordina che appiccati siano alle mura.
429.Comanda adunque che vendetta si faccia dei loro prigionieri, e ordina che appiccati siano alle mura.
430.Il popolo però, contumace, troppo ansioso di rendere la pariglia, trasse esso pure in egual modo al supplizio alcuni dei nostri, che prigionieri trovavansi.
430.Il popolo però, contumace, troppo ansioso di rendere la pariglia, trasse esso pure in egual modo al supplizio alcuni dei nostri, che prigionieri trovavansi.
431.Ordina che si conducono gli ostaggi loro al numero di quaranta, affinchè sieno appiccati.
431.Ordina che si conducono gli ostaggi loro al numero di quaranta, affinchè sieno appiccati.
432.Allora intanto conduconsi prigionieri sei militi tra i nobili milanesi, i quali erano stati trovati in luogo, ove coi Piacentini perfidi ragionamenti tenevano... Perciocchè, come sopra si è detto, anche allora Piacenza al principe aderiva con finta devozione e simolata obbedienza.... Questi adunque.... ordina che condotti sieno al supplizio, e lo stesso fine ebbero essi della vita, che già toccato era ai primi.
432.Allora intanto conduconsi prigionieri sei militi tra i nobili milanesi, i quali erano stati trovati in luogo, ove coi Piacentini perfidi ragionamenti tenevano... Perciocchè, come sopra si è detto, anche allora Piacenza al principe aderiva con finta devozione e simolata obbedienza.... Questi adunque.... ordina che condotti sieno al supplizio, e lo stesso fine ebbero essi della vita, che già toccato era ai primi.
433.Radevic., lib. 2, cap 46.
433.Radevic., lib. 2, cap 46.
434.Per impulso del serenissimo imperatore Federico.
434.Per impulso del serenissimo imperatore Federico.
435.Lib. 2, pag. 260.
435.Lib. 2, pag. 260.
436.E già a ruina della città moltissime macchine si appressavano, e già le torri elevate ad altissima mole cominciavano ad attaccarsi. Coloro allora con grandissima forza e pertinacia si diedero a resistere e ad allontanare le torri dalle mura, e coi loro strumenti e con validi colpi di pietre, a sconcertare le macchine nostre. Credendo però il principe di potere domare i feroci loro animi, ordinò che ai loro guerreschi ordigni (che ora nominati sono mangani, e che al numero di nove nella città trovavansi), si opponessero i loro ostaggi medesimi, alle macchine nostre legati. I sediziosi, cosa incognita presso i barbari, e cosa orrenda a dirsi, e che a udirsi sembrerà incredibile, le torri con colpi non meno frequenti percuotevano; nè punto li commoveva la compassione del sangue e dell'età , nè la comunanza dei vincoli naturali. E in questo modo alcuni fanciulli, colpiti dalle pietre, miseramente perirono. Altri, più miseramente ancora vivi rimanendo, pendenti attendevano quella crudelissima strage e l'orrore di asprissima calamità . Oh sceleratezza!
436.E già a ruina della città moltissime macchine si appressavano, e già le torri elevate ad altissima mole cominciavano ad attaccarsi. Coloro allora con grandissima forza e pertinacia si diedero a resistere e ad allontanare le torri dalle mura, e coi loro strumenti e con validi colpi di pietre, a sconcertare le macchine nostre. Credendo però il principe di potere domare i feroci loro animi, ordinò che ai loro guerreschi ordigni (che ora nominati sono mangani, e che al numero di nove nella città trovavansi), si opponessero i loro ostaggi medesimi, alle macchine nostre legati. I sediziosi, cosa incognita presso i barbari, e cosa orrenda a dirsi, e che a udirsi sembrerà incredibile, le torri con colpi non meno frequenti percuotevano; nè punto li commoveva la compassione del sangue e dell'età , nè la comunanza dei vincoli naturali. E in questo modo alcuni fanciulli, colpiti dalle pietre, miseramente perirono. Altri, più miseramente ancora vivi rimanendo, pendenti attendevano quella crudelissima strage e l'orrore di asprissima calamità . Oh sceleratezza!
437.Lib. 2, cap. 47.
437.Lib. 2, cap. 47.
438.Usciti essendo dallo stesso castello circa ventimila uomini di diverse condizioni, fu quello dato alle fiamme, e ne fu permesso ai soldati il saccheggio.
438.Usciti essendo dallo stesso castello circa ventimila uomini di diverse condizioni, fu quello dato alle fiamme, e ne fu permesso ai soldati il saccheggio.
439.Lib. II, cap. 42.
439.Lib. II, cap. 42.
440.Pag. 327.
440.Pag. 327.
441.Federigo, per grazia di Dio imperatore de' Romani e sempre augusto. Crediamo che la prudenza vostra sia informata che un dono così grande della divina grazia, a lode e gloria del nome di Cristo, tanto evidentemente conferito al nostro onore, non può rimanere occulto o nascondersi come cosa privata. Il che noi significhiamo all'amor vostro ed al vostro desiderio, affinchè possiamo tenervi, siccome carissimi e fedeli, così ancora partecipi dell'onore e della gioia nostra. Imperocchè il dì seguente alla festa della Conversione disan Paolo, Dio ci accordò compiuta vittoria di Crema, e così gloriosamente di essa abbiam trionfato, che appena a que' miseri abitanti concedemmo la vita. Conciossiachè le leggi tanto divine quanto umane attestano che propria del principe è la somma clemenza.
441.Federigo, per grazia di Dio imperatore de' Romani e sempre augusto. Crediamo che la prudenza vostra sia informata che un dono così grande della divina grazia, a lode e gloria del nome di Cristo, tanto evidentemente conferito al nostro onore, non può rimanere occulto o nascondersi come cosa privata. Il che noi significhiamo all'amor vostro ed al vostro desiderio, affinchè possiamo tenervi, siccome carissimi e fedeli, così ancora partecipi dell'onore e della gioia nostra. Imperocchè il dì seguente alla festa della Conversione disan Paolo, Dio ci accordò compiuta vittoria di Crema, e così gloriosamente di essa abbiam trionfato, che appena a que' miseri abitanti concedemmo la vita. Conciossiachè le leggi tanto divine quanto umane attestano che propria del principe è la somma clemenza.
442.Vicende di Milano con Federico I, imperatore, pag. 55.
442.Vicende di Milano con Federico I, imperatore, pag. 55.
443.Per ciascuna parrocchia della città elette furono due persone, e tre di queste da ciascuna porta, delle quali una io fui, affinchè, secondo l'arbitrio loro si vendessero le vettovaglie e il vino e le mercatanzie, e il danaro si dêsse a prestito, il che ridondò a ruina della città .
443.Per ciascuna parrocchia della città elette furono due persone, e tre di queste da ciascuna porta, delle quali una io fui, affinchè, secondo l'arbitrio loro si vendessero le vettovaglie e il vino e le mercatanzie, e il danaro si dêsse a prestito, il che ridondò a ruina della città .
444.Hist. Rer. Laudens. Rer. Italic. Script., tom. XI, col. 1094.
444.Hist. Rer. Laudens. Rer. Italic. Script., tom. XI, col. 1094.
445.Tutti afflitti erano dalla fame e dall'inopia; il marito, snudando la spada, assaliva la moglie, il suocero la nuora, il fratello l'altro fratello, il padre il figliuolo, perchè frodati dicevansi del pane, e dappertutto udivansi discordie domestiche e private contese.
445.Tutti afflitti erano dalla fame e dall'inopia; il marito, snudando la spada, assaliva la moglie, il suocero la nuora, il fratello l'altro fratello, il padre il figliuolo, perchè frodati dicevansi del pane, e dappertutto udivansi discordie domestiche e private contese.
446.Trist. Calch. Hist. Patr., lib. 10, pag. 209.
446.Trist. Calch. Hist. Patr., lib. 10, pag. 209.
447.Appianiamo le fosse, dirocchiamo le mura, distruggiamo tutte le torri, e tutta la città traggiamo a ruina ed a desolazione.
447.Appianiamo le fosse, dirocchiamo le mura, distruggiamo tutte le torri, e tutta la città traggiamo a ruina ed a desolazione.
448.In Dacherii Spicil., tom. V. —Pagi, Crit. Baron. ad annum1162, num. 26.
448.In Dacherii Spicil., tom. V. —Pagi, Crit. Baron. ad annum1162, num. 26.
449.Poscia le mura della città e le fosse e le torri furono a poco a poco distrutte, e così tutta la città di giorno in giorno venne sempre ridotta a ruina e a desolazione.
449.Poscia le mura della città e le fosse e le torri furono a poco a poco distrutte, e così tutta la città di giorno in giorno venne sempre ridotta a ruina e a desolazione.
450.Il popolo viene espulso dalla città : il muro tutto all'intorno atterrato: gli edifizi sono spianati al suolo, eccettuati i templi dei santi.
450.Il popolo viene espulso dalla città : il muro tutto all'intorno atterrato: gli edifizi sono spianati al suolo, eccettuati i templi dei santi.
451.Pistor. Nidan., Rer. German. Script., Ratisponae, 1751, tom. I, pag. 678.
451.Pistor. Nidan., Rer. German. Script., Ratisponae, 1751, tom. I, pag. 678.
452.I Milanesi, spinti dall'assedio, dalla fame, dall'inopia, dalla discordia, per mezzo di ambasciatori chieggono dall'imperatore misericordia.... l'imperatore, che proposto erasi di farli perire con diversi supplizi, a terrore degli altri, accordando loro la vita e concedendo che seco portassero quanto potevano delle cose necessarie, li disperse nelle province in modo che facoltà non avessero di rientrare nella città ; quindi comandò che i suoi soldati nella città entrassero, e si distruggessero le mura, le torri, gli alti e superbi palazzi, e tutti gli edifizi.
452.I Milanesi, spinti dall'assedio, dalla fame, dall'inopia, dalla discordia, per mezzo di ambasciatori chieggono dall'imperatore misericordia.... l'imperatore, che proposto erasi di farli perire con diversi supplizi, a terrore degli altri, accordando loro la vita e concedendo che seco portassero quanto potevano delle cose necessarie, li disperse nelle province in modo che facoltà non avessero di rientrare nella città ; quindi comandò che i suoi soldati nella città entrassero, e si distruggessero le mura, le torri, gli alti e superbi palazzi, e tutti gli edifizi.
453.Nella stessa raccolta del Pistorio, tom. I, pag. 914.
453.Nella stessa raccolta del Pistorio, tom. I, pag. 914.
454.I Milanesi, stretti già da quattro anni d'assedio dal re e dall'esercito italico e teutonico, dopo molte illustri imprese di militare audacia, finalmente, attediati dalle calamità e dall'inedia, piuttosto che vinti dalla forza delle armi, supplichevoli stendono le mani all'imperatore, sè stessi e tutte le cose loro cedendo al regio potere. Ricevuti adunque alla dedizione gli ottimati e il popolo, il re, colle aquile vincitrici e con grande concorso di popolo, entrò verso la domenica delle Palme, e, conceduto avendo ai cittadini la vita e il possedimento di tutte le loro suppellettili, per di lui ordine si spianano le fortificazioni, le mura, le torri e qualunque luogo munito; gli altri edifizi, eccettuata la chiesa matrice e le altre chiese, vengono dalla vorace fiamma consunti, e quella città opulentissima... si spiana sino al suolo.
454.I Milanesi, stretti già da quattro anni d'assedio dal re e dall'esercito italico e teutonico, dopo molte illustri imprese di militare audacia, finalmente, attediati dalle calamità e dall'inedia, piuttosto che vinti dalla forza delle armi, supplichevoli stendono le mani all'imperatore, sè stessi e tutte le cose loro cedendo al regio potere. Ricevuti adunque alla dedizione gli ottimati e il popolo, il re, colle aquile vincitrici e con grande concorso di popolo, entrò verso la domenica delle Palme, e, conceduto avendo ai cittadini la vita e il possedimento di tutte le loro suppellettili, per di lui ordine si spianano le fortificazioni, le mura, le torri e qualunque luogo munito; gli altri edifizi, eccettuata la chiesa matrice e le altre chiese, vengono dalla vorace fiamma consunti, e quella città opulentissima... si spiana sino al suolo.
455.I Milanesi, dopo l'eccidio della loro città , in vigore di editto imperiale, quattro borghi nei quattro diversi punti fabbricarono.
455.I Milanesi, dopo l'eccidio della loro città , in vigore di editto imperiale, quattro borghi nei quattro diversi punti fabbricarono.
456.Manckenius, Scriptores Rer. Germanicar., Lipsiae, 1730, tomo III, columnis 220 e 222.
456.Manckenius, Scriptores Rer. Germanicar., Lipsiae, 1730, tomo III, columnis 220 e 222.
457.Le mura della città abbatte e tutto spiana al suolo.
457.Le mura della città abbatte e tutto spiana al suolo.
458.Nella citata raccolta del Menckenio, allo stesso volume, colonna 1708.
458.Nella citata raccolta del Menckenio, allo stesso volume, colonna 1708.
459.I Milanesi però, non potendo resistere ad impeto così grande, stanchi dalle frequenti devastazioni, dalla fame, dalla sete, da diverse perdite, dai tormenti e dalle uccisioni dei fratelli e degli amici loro, cagionate dai principi tanto della Lombardia, quanto della Teutonia, cercano il modo di trovare grazia presso l'imperatore; ad essi così si risponde dai principi: che in alcuna guisa non potranno ottenere la grazia dal signor imperatore, se dapprima non abbiano nelle mani dello stesso signor imperatore consegnata Milano. E per consiglio dei fedeli suoi vengono alla città di Lodi, e, sedendo l'imperatore sul suo tribunale coi suoi principi, portando innanzi ad esso le chiavi di tutte le porte milanesi, alla presenza di esso e di tanti principi, co' piedi nudi si prostrano a terra. Per comando dell'imperatore sono avvertiti di levarsi in piedi; e tra essiAlucherodi Vimercate così comincia a parlare: Peccammo, ingiustamente facemmo, perciocchè contra l'imperatore de' Romani, signore nostro, movemmo le armi; riconosciamo il nostro fallo, chiediamo perdono; il collo nostro assoggettiamo alla vostra imperiale maestà ; le chiavi della città nostra, città antica, alla imperiale maestà offriamo, e adorando le pedate vostre, con umile e supplichevole preghiera chiediamo che abbiate pietà di città così grande, di antichissima opera dei passati imperatori, per amore di Dio, disant'Ambrogioe di que' santi che dentro vi riposano, e che l'imperiale pietà si degni di accordare pace ai sudditi soggiogati. L'imperatore, udite avendo queste preghiere, le chiavi delle porte dei Milanesi riceve, e così ad essi risponde: Che siccome noto si rendette per le quattro parti del mondo, che contra il signor imperatore, padrone della terra, presunsero essi di muovere le armi, così per le quattro parti del mondo nota debb'essere la loro pena. Per le quattro parti intorno a Milano, all'Oriente, all'Occidente, all'Aquilone ed all'Austro, ognuno porti, ovunque vuole, il suo danaro: la città di Milano si renda in potere dell'imperatore. Questo udendo, i Milanesi si arrendono al volere suo, e, benchè a malgrado loro, obbediscono al di lui comando. I loro domicilii stabiliscono nelle quattro parti predette, all'Oriente, all'Occidente, all'Aquilone ed all'Austro; Milano cedono al potere del signor imperatore. L'imperatore, riunita avendo la milizia dei Teutonici, dei Pavesi, dei Cremonesi e degli altri Longobardi, siede in Milano sul suo tribunale, e chiede consiglio di quello che si debba di così grande città . Al che si risponde dai Pavesi, dai Cremonesi, dai Lodigiani, dai Comaschi e dalle altre città : Il calice gustino pur essi che diedero a bere alle altre città . Distrussero Lodi e Como, città imperiali; ai distrugga ancora la loro Milano. Udito avendo questo l'imperatore, per loro consiglio pronunziata avendo contro Milano quella sentenza, uscì fuora alla campagna. Primieramente il signorTeobaldo, fratello del signor reLadislao, poi i Pavesi, i Cremonesi, i Lodigiani, i Comaschi ed altri delle altre città , più presto di quello che si farebbe a dirsi, il fuoco appiccano da ogni parte in Milano, mentre l'imperatore co' suoi eserciti ne rimane spettatore. Così Milano, città antica, città imperiale, da diverse calamità desolata, viene distrutta. L'imperatore poi, rovinata essendo Milano, in tutta l'Italia esercitava l'imperiale potere, perciocchè tutta al di lui cospetto l'Italia tremava, ed avendo egli nelle città italiche stabiliti i suoi podestà , dispose la marcia del suo esercito verso la Sicilia, disputare volendo col Siciliano intorno al ducato della Puglia.
459.I Milanesi però, non potendo resistere ad impeto così grande, stanchi dalle frequenti devastazioni, dalla fame, dalla sete, da diverse perdite, dai tormenti e dalle uccisioni dei fratelli e degli amici loro, cagionate dai principi tanto della Lombardia, quanto della Teutonia, cercano il modo di trovare grazia presso l'imperatore; ad essi così si risponde dai principi: che in alcuna guisa non potranno ottenere la grazia dal signor imperatore, se dapprima non abbiano nelle mani dello stesso signor imperatore consegnata Milano. E per consiglio dei fedeli suoi vengono alla città di Lodi, e, sedendo l'imperatore sul suo tribunale coi suoi principi, portando innanzi ad esso le chiavi di tutte le porte milanesi, alla presenza di esso e di tanti principi, co' piedi nudi si prostrano a terra. Per comando dell'imperatore sono avvertiti di levarsi in piedi; e tra essiAlucherodi Vimercate così comincia a parlare: Peccammo, ingiustamente facemmo, perciocchè contra l'imperatore de' Romani, signore nostro, movemmo le armi; riconosciamo il nostro fallo, chiediamo perdono; il collo nostro assoggettiamo alla vostra imperiale maestà ; le chiavi della città nostra, città antica, alla imperiale maestà offriamo, e adorando le pedate vostre, con umile e supplichevole preghiera chiediamo che abbiate pietà di città così grande, di antichissima opera dei passati imperatori, per amore di Dio, disant'Ambrogioe di que' santi che dentro vi riposano, e che l'imperiale pietà si degni di accordare pace ai sudditi soggiogati. L'imperatore, udite avendo queste preghiere, le chiavi delle porte dei Milanesi riceve, e così ad essi risponde: Che siccome noto si rendette per le quattro parti del mondo, che contra il signor imperatore, padrone della terra, presunsero essi di muovere le armi, così per le quattro parti del mondo nota debb'essere la loro pena. Per le quattro parti intorno a Milano, all'Oriente, all'Occidente, all'Aquilone ed all'Austro, ognuno porti, ovunque vuole, il suo danaro: la città di Milano si renda in potere dell'imperatore. Questo udendo, i Milanesi si arrendono al volere suo, e, benchè a malgrado loro, obbediscono al di lui comando. I loro domicilii stabiliscono nelle quattro parti predette, all'Oriente, all'Occidente, all'Aquilone ed all'Austro; Milano cedono al potere del signor imperatore. L'imperatore, riunita avendo la milizia dei Teutonici, dei Pavesi, dei Cremonesi e degli altri Longobardi, siede in Milano sul suo tribunale, e chiede consiglio di quello che si debba di così grande città . Al che si risponde dai Pavesi, dai Cremonesi, dai Lodigiani, dai Comaschi e dalle altre città : Il calice gustino pur essi che diedero a bere alle altre città . Distrussero Lodi e Como, città imperiali; ai distrugga ancora la loro Milano. Udito avendo questo l'imperatore, per loro consiglio pronunziata avendo contro Milano quella sentenza, uscì fuora alla campagna. Primieramente il signorTeobaldo, fratello del signor reLadislao, poi i Pavesi, i Cremonesi, i Lodigiani, i Comaschi ed altri delle altre città , più presto di quello che si farebbe a dirsi, il fuoco appiccano da ogni parte in Milano, mentre l'imperatore co' suoi eserciti ne rimane spettatore. Così Milano, città antica, città imperiale, da diverse calamità desolata, viene distrutta. L'imperatore poi, rovinata essendo Milano, in tutta l'Italia esercitava l'imperiale potere, perciocchè tutta al di lui cospetto l'Italia tremava, ed avendo egli nelle città italiche stabiliti i suoi podestà , dispose la marcia del suo esercito verso la Sicilia, disputare volendo col Siciliano intorno al ducato della Puglia.
460.Monumenta Historica Bohemiae, nusquam antehac edita a P. Dobner collecta, tom. I, pag. 71 e seg.
460.Monumenta Historica Bohemiae, nusquam antehac edita a P. Dobner collecta, tom. I, pag. 71 e seg.
461.Vicende di Milano con Federico I, pag. 100, 104 e 106.
461.Vicende di Milano con Federico I, pag. 100, 104 e 106.
462.Avanti la porta di San Giorgio in Noxeda.
462.Avanti la porta di San Giorgio in Noxeda.
463.Giulini, tom. VI, pag 317.
463.Giulini, tom. VI, pag 317.
464.Non rimase la cinquantesima parte di Milano, che distrutta non fosse.
464.Non rimase la cinquantesima parte di Milano, che distrutta non fosse.
465.Hist. Rer. Laudens., Rer. Italic. Script., tom. VI,colum.1105.
465.Hist. Rer. Laudens., Rer. Italic. Script., tom. VI,colum.1105.
466.Da prima incendiò tutte le case; poscia anche le case medesime distrusse.
466.Da prima incendiò tutte le case; poscia anche le case medesime distrusse.
467.Sire Raul,De gestis Federicis, in Rer. Italic. Scriptor., tom. IV,colum.1187.
467.Sire Raul,De gestis Federicis, in Rer. Italic. Scriptor., tom. IV,colum.1187.
468.Giulini, tom. VI, pag. 264.
468.Giulini, tom. VI, pag. 264.
469.Giulini, tom. VI, pag. 230.
469.Giulini, tom. VI, pag. 230.
470.Il pianto e il lutto degli uomini e delle donne, e principalmente degli uomini infermi e delle femmine sopraparto, e dei fanciulli che uscivano, e i propri lari abbandonavano.
470.Il pianto e il lutto degli uomini e delle donne, e principalmente degli uomini infermi e delle femmine sopraparto, e dei fanciulli che uscivano, e i propri lari abbandonavano.
471.Rer. Italic. Script., tom. VI,colum.1187.
471.Rer. Italic. Script., tom. VI,colum.1187.
472.Giulini, tom. VI, pag. 233.
472.Giulini, tom. VI, pag. 233.
473.Dopo la distruzione di Milano.
473.Dopo la distruzione di Milano.
474.Giulini, tom. VI, pag. 292. — Vicende di Milano, pag. 80.
474.Giulini, tom. VI, pag. 292. — Vicende di Milano, pag. 80.
475.Giulini, tom. VI, pag. 307, 309 e 328.
475.Giulini, tom. VI, pag. 307, 309 e 328.
476.Affinchè non fossero dai fondamenti rovesciate, come Milano, che era stata il fiore dell'Italia, se ribelli all'imperatore si facessero.
476.Affinchè non fossero dai fondamenti rovesciate, come Milano, che era stata il fiore dell'Italia, se ribelli all'imperatore si facessero.
477.Vicende di Milano, pag. 97. — Giulini, tom. VI, pag. 338.
477.Vicende di Milano, pag. 97. — Giulini, tom. VI, pag. 338.
478.FedericoImperatore, con un esercito quasi innumerabile di Alemanni, assediò Milano.
478.FedericoImperatore, con un esercito quasi innumerabile di Alemanni, assediò Milano.
479.Nidan. Pistor., Rer. Germanicar. Script., tom. 2, pag. 531.
479.Nidan. Pistor., Rer. Germanicar. Script., tom. 2, pag. 531.
480.I Milanesi spontaneamente fecero dedizione di sè stessi e delle cose loro all'imperatore, il quale, senza alcuna clemenza, Milano distrusse.
480.I Milanesi spontaneamente fecero dedizione di sè stessi e delle cose loro all'imperatore, il quale, senza alcuna clemenza, Milano distrusse.
481.Rer. Boicarum Scriptores, collegit Andreas Felix Oefelius, tom. II, pag. 334.
481.Rer. Boicarum Scriptores, collegit Andreas Felix Oefelius, tom. II, pag. 334.
482.Giulini, tom. VI, pag. 339.
482.Giulini, tom. VI, pag. 339.
483.Oh quanto clamore, quanto timore, quanto lutto per quattro settimane si mantenne nei borghi, specialmente nel borgo di Noxeda e di Vigentino! Alcuno non vi aveva che osasse coricarsi nel letto. Perciocchè ogni giorno dicevasi: Ecco i Pavesi che vengono ad incendiare i borghi!
483.Oh quanto clamore, quanto timore, quanto lutto per quattro settimane si mantenne nei borghi, specialmente nel borgo di Noxeda e di Vigentino! Alcuno non vi aveva che osasse coricarsi nel letto. Perciocchè ogni giorno dicevasi: Ecco i Pavesi che vengono ad incendiare i borghi!
484.Rer. Italic. Script., tom. VI,columnia1191.
484.Rer. Italic. Script., tom. VI,columnia1191.
485.Tom. VI, pag. 395 e seguenti.
485.Tom. VI, pag. 395 e seguenti.
486.Formaronsi insieme in un solo corpo.
486.Formaronsi insieme in un solo corpo.
487.Giulini, tom. VI, pag 156.
487.Giulini, tom. VI, pag 156.
488.Vi abitava una turba di ladroncelli, di rapitori, di servi fuggitivi dai loro padroni.
488.Vi abitava una turba di ladroncelli, di rapitori, di servi fuggitivi dai loro padroni.
489.Rer. Ger. Script, ex Biblioth. Marquardi Freheri excerpti a Gotthelffio Struvio, tom. I, p. 342.Edit. Tertia, Argentorati.
489.Rer. Ger. Script, ex Biblioth. Marquardi Freheri excerpti a Gotthelffio Struvio, tom. I, p. 342.Edit. Tertia, Argentorati.
490.Con grande costanza da ciascuna parte spingevansi le cose della guerra; alcuni talvolta di questi o di quelli erano fatti prigioni, altri uccisi ed anche impiccati. L'imperatore però certa cosa fece degna di lode. Perciocchè condotti essendo al di lui cospetto tre dei prigionieri, comandò che loro fossero cavati gli occhi. Accecati i due primi, al terzo, degli altri più giovane, domandò perchè ribelle egli fosse all'imperio; ma quello disse: Non contra di te, o Cesare, nè contra il tuo imperio io oprai; ma un padrone avendo nella città , obbedii ai di lui comandamenti, e con fedeltà lo servii; che se egli teco contro i suoi cittadini pugnare volesse, ancora lo servirei con eguale fedeltà . Dalle quali parole allettato l'imperatore, accordata avendo ad esso la conservazione degli occhi, comandò che i suoi compagni accecati nella città riconducesse.
490.Con grande costanza da ciascuna parte spingevansi le cose della guerra; alcuni talvolta di questi o di quelli erano fatti prigioni, altri uccisi ed anche impiccati. L'imperatore però certa cosa fece degna di lode. Perciocchè condotti essendo al di lui cospetto tre dei prigionieri, comandò che loro fossero cavati gli occhi. Accecati i due primi, al terzo, degli altri più giovane, domandò perchè ribelle egli fosse all'imperio; ma quello disse: Non contra di te, o Cesare, nè contra il tuo imperio io oprai; ma un padrone avendo nella città , obbedii ai di lui comandamenti, e con fedeltà lo servii; che se egli teco contro i suoi cittadini pugnare volesse, ancora lo servirei con eguale fedeltà . Dalle quali parole allettato l'imperatore, accordata avendo ad esso la conservazione degli occhi, comandò che i suoi compagni accecati nella città riconducesse.
491.Struvius, loc. cit.
491.Struvius, loc. cit.
492.Cosa degna di lode.
492.Cosa degna di lode.
493.Cinse d'assedio Alessandria, città che viene detta fortissima, non per il giro delle mura, ma per la situazione del luogo, e con un campo fortificato grande oltre credenza, nel quale un fiume vicino derivarono; trovaronsi ancora in essa uomini valorosi in gran numero, pronti a resistere con coraggio, cosicchè l'imperatore non così presto, come voluto avrebbe, riuscì ad espugnare la piazza, ma con molta fatica e grande strage de' suoi, nell'intervallo ancora di alcuni anni.
493.Cinse d'assedio Alessandria, città che viene detta fortissima, non per il giro delle mura, ma per la situazione del luogo, e con un campo fortificato grande oltre credenza, nel quale un fiume vicino derivarono; trovaronsi ancora in essa uomini valorosi in gran numero, pronti a resistere con coraggio, cosicchè l'imperatore non così presto, come voluto avrebbe, riuscì ad espugnare la piazza, ma con molta fatica e grande strage de' suoi, nell'intervallo ancora di alcuni anni.
494.Dobner,Monumenta historica Bohemiae, tom. I, pag. 86.
494.Dobner,Monumenta historica Bohemiae, tom. I, pag. 86.
495.All'imperatore Federico, ottenuta da esso la pace, tutto quello vogliamo fare che fecero gli antecessori nostri, dal tempo della morte del secondo Enrico imperatore, agli antecessori suoi, senza violenza nè timore.
495.All'imperatore Federico, ottenuta da esso la pace, tutto quello vogliamo fare che fecero gli antecessori nostri, dal tempo della morte del secondo Enrico imperatore, agli antecessori suoi, senza violenza nè timore.
496.Antiquit. Med. Æv., tom. IV, pag. 277.
496.Antiquit. Med. Æv., tom. IV, pag. 277.
497.I Lombardi sono nell'una e nell'altra milizia diligentemente istruiti; perciocchè sono valorosi in guerra, e nell'arte di parlare al popolo maravigliosamente eruditi.
497.I Lombardi sono nell'una e nell'altra milizia diligentemente istruiti; perciocchè sono valorosi in guerra, e nell'arte di parlare al popolo maravigliosamente eruditi.
498.Giulini, tom. VI, pag. 483.
498.Giulini, tom. VI, pag. 483.
499.Mantengono l'eleganza del latino parlare e la urbanità dei costumi. Nella ordinazione ancora delle città e nella conservazione della repubblica imitatori sono altresì dell'accortezza degli antichi Romani.
499.Mantengono l'eleganza del latino parlare e la urbanità dei costumi. Nella ordinazione ancora delle città e nella conservazione della repubblica imitatori sono altresì dell'accortezza degli antichi Romani.
500.De Gestis Federici, lib. I, cap. 12.
500.De Gestis Federici, lib. I, cap. 12.
501.Giulini, tom. V, pag. 110.
501.Giulini, tom. V, pag. 110.
502.Detto, tom. II, pag. 122.
502.Detto, tom. II, pag. 122.