NOTE:1.Cremona, nella stamp. Manini, un vol. in 8., di pag. 330.2.Discorso recitato nell'apertura della Società Patriottica di Milano nel dicembre del 1778. — Ved.Atti della Società.t. I, p. 30.3.Veggansi nella Raccolta degli Economisti Italiani leNotizie di Cesare Beccaria:Parte moderna, tom. XI, p. 3 e 4.4.I nomi dei benemeriti cooperatori al detto Giornale, colla indicazione delle lettere iniziali con cui segnarono i loro articoli, sono i seguenti:A.Alessandro Verri —B.Baillon —C.Cesare Beccaria —F.Sebastiano Franci —G.Giuseppe Visconti —G. C.Giuseppe Colpani —L.Alfonso Longhi —NN.Luigi Lambertenghi —P.Pietro Verri —S.Pietro Secchi —X.Paolo Frisi.Questo catalogo è stato stampato la prima volta da Lalande, nella Relazione del Viaggio ch'egli fece in Italia due anni dopo la cessazione di quel giornale. VeggasiVoyage d'un Français en Italie, edizione di Parigi, 1709, tom. I, pagina 374.5.«La Ferma generale ha avuto principio nel 1750 per opera del generale Pallavicini, ministro plenipotenziario, il quale abolì i separati appalti delle Regalie del sale, tabacco, polvere ec., e, riunendole in un sol corpo, le affidò ad una compagnia di Bergamaschi, che avevano poco o nulla al mondo, ma che affrontarono arditamente la fortuna. Essi pagavano alla Camera cinque milioni all'anno, e ne ritraevano di netto prodotto sei milioni e mezzo, onde centomila annui zecchini ne avevano di profitto dal solo negozio. Dico dal solo negozio, perchè indirettamente poi essi avevano poste tali angarie alla filanda delle sete, che buona parte della raccolta de' bozzoli del paese cadeva nelle loro filande, che erano sparse nello Stato, e comparivano col nome di supposti proprietarii. Oltre di che essi ne ritraevano molti altri proventi incalcolabili; e così si fecero grandi e doviziosi». — Verri in unaMemoriainedita.6.Data da Vienna il 10 aprile 1764. — Sì questa che le altre lettere e documenti ufficiali, di cui si è fatto uso nelle presenti Notizie, esistono nell'Archivio nazionale di questa città.7.Diploma del 17 dicembre 1765.8.De' 29 novembre 1770.9.Piano per la regia amministrazione delle Finanze, da cominciarsi l'anno 1771.10.Veggasi il progetto della tariffa sopra accennato.11.Verri, nel citato piano per la regia amministrazione delle Finanze.12.Milano, presso Giuseppe Marelli, della Prefazione, pag. 10.13.Economisti Italiani, parte moderna, cc., tom. XIII, pag. 8.14.Prefazione aiDiscorsi, dell'edizione di Milano, presso Marelli, 1781, pag. 8.15.Non dispiacerà di vedere qui riferiti alcuni frammenti di questo diploma, anche per un saggio dello stile che allora si usava dalla Cancelleria Imperiale. Ivi si legge:Ex quo te propius cognoscere nobis licuit, non potuimus non propensa, quantum optimo cuique, favere tibi voluntate. Quæ enim duo hominen ad publica negotia tractanda maxime idoneum constituunt, ferax et acre ingenium, ac fervens ad agendum animus, non solum in te natura conjunxit, sed ea tu quoque copioso scientiarum ac eruditionis apparatu, atque indefessa esercitatione ad actionem reddidisti expeditissima...... Propterea, ut primum tu in patria tua ad rerum publicarum procurationem nobis jubentibus accessisti, luculenter illico apparuit ministrum te fore amplissimum, cujus opera in restauranda, quod tum admodum agitabamus, et novis institutis ordinanda provinciae aeconomia uteremur... Neque tu in his expectationi nostrae minus fecisti satis vigilantia, consiglio, integritate; imo, quod precipuum est, exploratis industriae privatae arcanis, quibus vectigalium conductores uti solent, et comparata tibi necessaria ad illorum exactiones dirigendas experientia, viam quodammodo stravisti, quo facilius tua intercedente opera effectui dari posset, quo propositum habebamus consilium, universam videlicet Mediolanensi provinciae reddituum administrationem ad nostros, cum primum fieri posset, magistratus revocandi. Id quod citius, ac sperare pronum erat... perfectum est.16.Lettera del principe Kaunitz al ministro plenipotenziario conte di Firmian, dei 21 luglio 1776. — La Società Patriotica era stata istituita sulle basi più liberali. La gran mente dell'immortale ministro di Stato di Maria Teresa era persuasa che un troppo immediato intervento dell'autorità sovrana assidera sovente il vigore de' corpi accademici, per una soverchia soggezione. Perciò ebbe cura che nel piano d'istituzione vi fosse per modo mascherata l'influenza del governo, che vi riuscisse impercettibile. La sua scrupolosa attenzione su quest'oggetto apparrà maggiormente dal seguente paragrafo di una sua lettera degli 11 settembre 1777: «Osservo, dice egli, che il Griselini, nella sua relazione sul libro del Cattaneo, si qualifica come segretario dellaregiaSocietà Patriotica. Avendo S. M. voluto fare un dono alla nazione di ciò che riguarda la dote per questo stabilimento, ha anche con eguale generosità abdicata da sè qualunque superiorità o vestigio di essa; onde converrà avvertire i conservatori che in ogni occasione, anche dai subalterni, facciano solo annunziare la Società senza qualificarla comeregia». Grandi furono i servigi prestati dalla Società Patriotica nei diciotto anni di sua esistenza. Ma tra le infinite e per sempre deplorabili sciagure, cui soggiacque l'Italia dopo il 1796, non è tra l'ultime la cessazione di tutte le società economiche che in essa fiorivano. Questo danno sarebbe pur facilmente riparabile; e già da circa tre anni la Società de Georgofili di Firenze e quella d'Agricoltura di Torino hanno riprese le loro funzioni: e quando vi penseremo noi?17.NelPostscriptumalla lettera dei 30 marzo 1778 al ministro plenipotenziario.18.Ne esiste pure un cenno in uno di que' celebri almanacchi (Il mal di milza) che per una filosofica celia aveva in quell'anno appunto pubblicati. Egli, sotto forma di un indovinello, vi fa così parlar la tortura: «Io sono una regina, ed abito fra gli sgherri; purgo chi è macchiato, e macchio chi non è macchiato; son creduta necessaria per conoscere la verità, e non si crede a quello che si dice per opera mia. I robusti trovano in me salute, e i deboli trovano in me la rovina. Le nazioni colte non si sono servite di me: il mio impero è nato ne' tempi delle tenebre; il mio dominio non è fondato sulle leggi, ma sulle opinioni di alcuni privati». Si potea forse esprimersi con maggior precisione in così brevi termini?19.Il principe Kaunitz, che non si lasciava sfuggire alcuna occasione per insinuare delle idee utili, nell'annunziare al ministro plenipotenziario la ricevuta di alcuni esemplari di quest'opera, si esprime come segue: «Io non dubito che l'opera avrà tutto quel merito che si può sperare dall'erudizione dell'autore, guidato da uno spirito filosofico e superiore alla maniera di pensare comune a' compilatori di simili storie, per lo più privi di sana critica. L'edizione è assai elegante, e mi fa sperare che l'arte tipografica possa successivamente ritornare in Milano a quel grado di credito in cui era nella prima metà di questo secolo, e da cui è decaduta».P. S. alla lettura 4 settembre 1783.20.Un cenno di queste stesse riflessioni si è già da me fatto nelleNotizie di Cesare Beccaria. Se in questo oggetto si imitasse il generoso esempio del signor Wilberforce, che si è assunto di rinnovare ogni anno instancabilmente nel parlamento d'Inghilterra la sua proposizione per la libertà dei Negri, chi sa che una volta, o per persuasione o per tedio, si riuscisse nell'intento!21.Veggasi la nota in fine del cap. XXIII, pag. 208 del tom. II.22.Essa è detta da Pietro Verri «tragedia di sentimenti grandi, arditi e liberi; piena di lezioni utili ai principi, utili ai sudditi; che ci rappresenta la tirannia co' suoi tratti odiosi, il fanatismo pericoloso, quand'anche nasca da nobili principii; che interessa e sviluppa un'azione che è la sola della nostra storia posta sul teatro, e la presenta col costume de' tempi; tragedia che sgomenta le anime gracili e scuote deliziosamente le energiche».23.Dopo l'epoca in cui furono scritte queste Notizie, morirono tanto Carlo che Alessandro.24.Parte II, pag. 148, edizione prima di Milano, 1796.25.Meditazioni sull'economia politica, § XXIV in fine. — Si noti che la prima edizione di quest'opera è del 1771.26.Memoria della vita e degli studii di Paolo Frisi, pagina 17.27.I Galli... sbaragliati i Toschi non lungi dal Ticino, avendo udito che il paese in cui si erano fermati si chiamava degli Insubri, nome pure di borgata degli Edui, cogliendo l'augurio del luogo, fabbricarono una città, e la chiamarono Mediolano.28.Livio, lib. V, cap. XIX.29.Sul passaggio de' Galli in Italia questo ci venne riportato.30.Quella nazione dicesi aver passate le Alpi.31.Ant. It. Med. Æv., diss. XXI.32.Tanti cadaveri di città semi-distrutte.33.Rer. Italic. Script., tom II, pag. 691.34.Il suolo della città modonese, occupato enormemente dall'eccessivo straripamento dell'acque, dai ruscelli che scorrono all'intorno e dagli stagni che straboccano dalle paludi, si vede ancora essere deserto per la fuga degli abitanti. Laonde anche oggidì si mostra una congerie di pietre d'ogni maniera, e veggonsi sassi di grande volume, attissimi un tempo alla costruzione di eccelsi edifizi, ora, come dicemmo, sommersi dalla frequente inondazione delle acque.35.Vitr., lib. 1, cap. 4. — Strab., lib. 5.36.Alle mura dai Galli edificate,Che pelle ostentan di lanuta troia.37.Che da lanuta troia il nome tragge.38.Una città grandissima delle Gallie e popolatissima, nominano Milano. Questa i Galli Cisalpini tengono per loro capitale.39.Plutarc., Vit. Marcelli.40.Recaronsi a Milano, città principale degl'Insubri;Cornelio, impadronito essendosi della città, che oltremodo piena era di frumento e di ogni genere di vettovaglie, insiegue i Galli.41.Polip. Histor., lib. 2.42.Questo monastero più non esiste.43.Lib. 3, cap. 2.44.Quale e quanto grande fosse la gioia conceputa per l'una e per l'altra vittoria, può da questo raccogliersi, che eDomizio EnobarboeFabio Massimonei luoghi stessi nei quali pugnato avevano, eressero torri di pietra, sopra vi piantarono trofei ornati delle armi nemiche.45.Cronica diVincenzo Canonicodi Praga.46.Monumenti storici della Boemia, non mai in addietro pubblicati. Praga.47.Torre fortissima e grandissima, di solidissima costruzione marmorea, che nominavasi Arco romano.48.Tom. I, pag. 18.49.Isaaci Casauboni Animad. in Svet., lib. I, pag. 52, num. 17, ed. Paris, 1610; et Plutarc. in Vit. Caesar:invitatus Mediolani ad coenam, hospite Valerio Leone, qui asparagum apposuerat, atque olei loco infuderat unguentum, ipse simpliciter comedit, et indignantes increpavit amicos. Satis enim, inquid, abstinere iis a quibus abhorrebatis: nunc eam rusticitatem qui deprehendit, ipse est rusticus.(In Milano, ospite essendo di Valerio Leone, e avendogli costui messi innanzi a cena degli asparagi, sopra i quali sparso eravi unguento in vece di olio, egli ne mangiò senza farne caso veruno, e sgridò gli amici suoi che se ne mostravano disgustati: «Imperocchè bastava, disse, che ve ne foste astenuti, se non vi piacevano; ma ben rustico è chi biasima una tale rusticità»).50.Statua ejus aenea fuit Mediolani(scilicet statua Bruti)in Gallia Cisalpina posita. Hanc, quae imaginem ejus bene repraesentabat, et erat artificiose facta, ut post vidit, Caesar praeteriit: mox subsistens, compluribus audientibus vocavit magistratus, civitatem eorum ferens sibi compertum esse foedus pacis rupisse, quod hostem suum apud se haberet. Ac primum sane negaverant, et quemnam significaret ambigentes, intuebantur se mutuo. Ut vero conversus Caesar ad statuam, contracta fronte, nonne, inquit, hic stat hostis noster? multo illi magis perculsi obmutuere. At Caesar arridens laudavit Gallos, quod amicis essent etiam in adversis rebus stabiles, praecepitque ne statua loco moveretur.Plutarc. in Vit. Bruti, in fine.(Eravi una di lui statua (di Bruto) di bronzo, eretta in Milano, città della Gallia Cisalpina; e in progresso di tempo veduta avendo Cesare una tale statua, che ben somigliava a quel personaggio, e leggiadramente lavorata era, passò oltre, indi fermatosi, mandò chiamando i magistrati, e lor disse, alla presenza di molti che udironlo, ch'egli trovato aveva essersi rotte dalla città loro le convenzioni di pace, tenendo essa dentro di sè un suo nemico. Da principio adunque, com'era ben convenevole, negaron essi la cosa; e non sapendo di cui egl'intendesse, si guardavan l'un l'altro. Rivoltatosi però Cesare verso la statua e facendo ceffo: «E che! disse, non è qui posto costui che è mio nemico?» E coloro, vie maggiormente sbigottiti, si tacquero. Ma egli, allor sorridendo lodolli, siccome quelli che tuttavia costanti e fedeli erano ai loro amici, quantunque caduti in avverse fortune; e comandò che lasciata fosse la statua in quel luogo medesimo).51.I superbi edifici di Roma ed altre città, ed in particolare Cartagine, Milano e Nicomedia, adorne di nuove ed eleganti mura.52.Così crede che si chiamasse quella di Sant'Eufemia il signor conte Giulini.53.«Milano ancor di maraviglia degnoTutto presenta: Universal dovizia;Ben ornate le case, innumerevoli;Pronti e facondi son gli umani ingegni,Antichi e venerabili i costumi;Con doppio ordin di muro anco ingranditoVedi il recinto, e popolar dilettoFormano il circo, e co' suoi gradi in giroD'ampio teatro la racchiusa mole;Sorgono templi e palatine rôcche,E opulenta officina di monete,E delle terme la region, cui famaCrebbe ed onore per l'Erculeo nome,E di scolpiti marmi intorno adorniI peristili tutti, e in vasto cerchioQuasi un campo a formar stese le mura;Tutto è sublime, ed emular le formeDelle grand'opre sembra, e non temere,Vicina ancora, il paragon di Roma».54.Maravigliose tutte.55.Della fusione dei metalli.56.Affinchè dessimo ai cristiani ed a tutti libero potere di seguire quella religione che ciascuno volesse.57.Lactantius, de Moribus persecutorum, cap. 48.58.Muratori, Anecdota, t. I, pag. 223.Impress. Mediol., 1697.59.Bingam., Orig. Eccles., lib. IX, cap. I, § 5 e 6. —Dupin, de Antiq. Eccles. disciplin., diss. I, § 6. — Giannone, Storia del regno di Napoli, lib. II, cap. VIII.60.Ai sacerdoti ed al clero milanese.61.Siccome tuttavia il fine a cui tende l'antica mia deliberazione è che alcuna persona mescolarsi non debba nello assumere l'incarico della cura pastorale, colle orazioni io secondo la vostra elezione.62.S. Gregorii papae I cognomento Magni opera omnia. Venetiis, 1744, tom. 2, col 644 G.63.Perciocchè poi ponete mente alla esazione del patrimonio della provincia di Sicilia, di diritto della Chiesa santa, alla quale, per divina autorità, presiedete.... per ciò è duopo che la santità vostra istituisca una persona a trattare questo negozio, colla quale la Chiesa romana possa solidamente conchiudere qualche cosa.64.Lib. I, Epist. 82. S. Greg.,Operum., tom. 2, col. 565.65.Al reverendissimo e santissimo confratelloAnsperto, arcivescovo milanese.66.Troppo imperiti mostraronsi alcuni interpreti dicendo: Perì questa città, rovinata è la chiesa, non vi ha più ragione alcuna di vivere. Anzi havvi motivo di vivere più giustamente e più santamente, perchè Dio onnipotente, che con grande pietà queste cose dispone, non diede già in mano ai nemici la città che in voi consiste, ma le sole abitazioni; nè la chiesa sua, che è veramente la chiesa, lasciò che consumata fosse dall'incendio, ma affine di correggerci permise che abbruciato fosse il ricettacolo della chiesa.... Perciocchè, dopo quella ruina tanto grande e lagrimevole, ecco il sommo suo sacerdote salvo rimane, intatto il clero; e la plebe stessa, sebbene viva in continuo timore e mesta, conserva la libertà... Non perimmo noi stessi, ma quelle cose che nostre sembravano, e che o il predatore rapì o il ferro o il fuoco consumò... Conciossiachè, rotte le mura innanzi ai nemici armati e vigorosi, i popoli inermi... fuggirono... Consoliamoci adunque, o fratelli, nè tanto poi sospiriamo le case distrutte, giacchè vediamo la riparazione delle case riserbata ne' loro padroni... Il Signore adunque temperò verso di noi la sua vendetta, cosicchè, diroccata la città, devastate le campagne, sminuiti gli averi, nè le anime nostre, nè i nostri corpi furono offesi... E per ciò non dubitiamo che o noi o i nostri posteri Dio non possa riparare delle cose perdute.67.Si ricorda essere stata la presente opera pubblicata nel 1783.68.De bello Gothico, lib. II, cap. 21.69.Ricevette Agilolfo, che era cognato del reAutari, cominciando il mese di novembre l'esercizio della regia dignità. Ma pure, congregati essendo da poi i Longobardi in assemblea nel mese di maggio, da tutti, presso Milano, fu innalzato al regno.70.Lib. 3, cap. ultimo.71.Adunque nella state seguente, nel mese di luglio, fu innalzatoAdaloaldore sopra i Longobardi, presso Milano, nel circo, alla presenza del padre suo il reAgilulfo, coll'assistenza dei legati diTeodeberto, re dei Franchi.72.Lib. 4, cap. 31.73.Abitano la Germania situata intorno al Reno, dalla prima parte settentrionale i Brusacteri, detti piccioli, ed i Sicambri, gli Oqueni, i Longobardi.74.La parte interna e la mediterranea occupano principalmente gli Svevi Angli, i quali più orientali sono dei Longobardi.75.La scarsezza dei Longobardi forma la loro nobiltà, perchè circondati da moltissime e valorosissime nazioni, non per mezzo di ossequio si mantengono sicuri, ma bensì colle pugne e coi pericoli.76.Ristorato dalle forze dei Longobardi, con varietà di lieta e di avversa fortuna contro i Cheruschi guerreggiava.77.Giulini, tom. I, pag. 228, tom. 2, pag. 383.78.Giulini, tom. 1, pag. 396.79.Detto, tom. 2, pag. 171.80.Giulini, tom. 4, pag. 364.81.Sormani, Passeggi, tom. 2, pag. 20.82.Giulini, tom. 2, pag. 416.83.Detto, tom. 3, pag. 499.84.Detto, tom. 3, pag. 228.85.Detto, tom. 3, pag. 346.86.Detto, tom. I, pag. 388.87.Giulini tom. 2. pag. 361.88.Per la eccessiva scarsezza degli abitanti.89.Landulph. Senior., lib. 2, cap. 26.90.Giulini, tom. 2, pag. 322.91.Detto, tom. 5, pag. 442.92.Detto, tom. 2, pag. 439.93.Dove è da sapersi che la città di Milano, per le molte distruzioni, non era internamente fabbricata con case murate, ma per la maggior parte composte di paglia e di graticci. Laonde se il fuoco ad una casa appiccavasi, tutta la città si abbruciava.94.Giulini, tom. 4, pag. 144.95.Arnulph., lib. 4, cap. 8.96.Landulph. Junior., cap. 8.97.Giulini, tom. 4, pag. 510.98.Che si è professato di vivere secondo la legge dei Romani.Che si reputa vivere secondo la legge de' Longobardi.Che mi sono professato, per la mia nazione, di vivere secondo la legge Salica.99.Giulini, tom. I, pag. 430.100.Noi Alberico conte nel Placito pubblico per amministrare a ciascuno la giustizia.101.Giulini, tom. I, pag. 307.102.Giulini, tom. I, pag. 356.103.«Mantenitor del voto, in voler fermo».104.Giulini, tom. I, pag. 381.105.Detto, tom. I, pag. 383 e seg.106.Quello tra i cardinali preti diaconi o sarà trovato più degno, coll'aiuto di Cristo, all'onore dell'arcivescovado promuovessero.107.Giulini, tom. I, pag. 385 e 411.108.Pienamente e ad evidenza intendiamo, come tu con fedele devozione, e con tutto lo sforzo della mente, per il pristino stato e vigore, e per lo ristoramento della santa Chiesa milanese, tre volte e quattro sei rimasto devoto e zelante nell'ossequio di Ansperto reverendissimo tuo arcivescovo e confratello nostro e ad esso nelle cose tutte fedelissimo.109.Giulini, tom. I, pag. 419.110.Giulini, tom. 2, pag. 61.111.Liutprand., lib. I, cap. 22.112.Rer. Italic., tom. 2, part. II,Chron. Novaliciense.113.Vegnendo noi a Pavia nel sacro palazzo, ed ivi fatta nella persona nostra la elezione, colla grazia di Dio onnipotente, da tutti i vescovi, marchesi, conti e da tutti gli ordini di persone tanto maggiori che inferiori.114.Antiquit. Medii Ævi, tom. I, pag. 87.115.Nel palazzo di Pavia, che è la capitale del nostro regno.116.Antiquit. Medii Ævi, tom. I, pag. 779.117.Liutprand., lib. 2, cap. 15.118.Giulini, tom. 2, pag. 153.119.Dissert. Med. Æv., tom. VI, pag. 325.120.Tom. 2, pag. 163.121.Giulini, tom. 2, pag. 267.122.Che egli voleva in quel luogo costruire una fortezza, colla quale, non solo i Milanesi, ma molti principi d'Italia altresì avrebbe saputo tenere in freno.123.Luitprand., lib. 3, cap. 4.124.Gli concedette di poter cacciare il cervo nel suo parco, il che mai accordato non aveva alcuno se non se ai carissimi ed illustri suoi amici.125.Mentre presso le mura della città cavalcava.126.Nella propria lingua, cioè nella teutonica, così parlò ai seguaci suoi: Io non sono Burcardo, se non faccio che gli Italiesi tutti si servano di un solo sperone, e per cavalcatura si valgano di cavalle pregne o deformi. Punto non curo la solidità o l'altezza di quel muro; giacchè, col solo gettare la mia lancia, morti precipiterò dal baluardo i nemici.127.Venne a Pavia e col consentimento di tutti assunse il regno.128.Liutprand., lib. 3, cap. 5.
1.Cremona, nella stamp. Manini, un vol. in 8., di pag. 330.
1.Cremona, nella stamp. Manini, un vol. in 8., di pag. 330.
2.Discorso recitato nell'apertura della Società Patriottica di Milano nel dicembre del 1778. — Ved.Atti della Società.t. I, p. 30.
2.Discorso recitato nell'apertura della Società Patriottica di Milano nel dicembre del 1778. — Ved.Atti della Società.t. I, p. 30.
3.Veggansi nella Raccolta degli Economisti Italiani leNotizie di Cesare Beccaria:Parte moderna, tom. XI, p. 3 e 4.
3.Veggansi nella Raccolta degli Economisti Italiani leNotizie di Cesare Beccaria:Parte moderna, tom. XI, p. 3 e 4.
4.I nomi dei benemeriti cooperatori al detto Giornale, colla indicazione delle lettere iniziali con cui segnarono i loro articoli, sono i seguenti:A.Alessandro Verri —B.Baillon —C.Cesare Beccaria —F.Sebastiano Franci —G.Giuseppe Visconti —G. C.Giuseppe Colpani —L.Alfonso Longhi —NN.Luigi Lambertenghi —P.Pietro Verri —S.Pietro Secchi —X.Paolo Frisi.Questo catalogo è stato stampato la prima volta da Lalande, nella Relazione del Viaggio ch'egli fece in Italia due anni dopo la cessazione di quel giornale. VeggasiVoyage d'un Français en Italie, edizione di Parigi, 1709, tom. I, pagina 374.
4.I nomi dei benemeriti cooperatori al detto Giornale, colla indicazione delle lettere iniziali con cui segnarono i loro articoli, sono i seguenti:A.Alessandro Verri —B.Baillon —C.Cesare Beccaria —F.Sebastiano Franci —G.Giuseppe Visconti —G. C.Giuseppe Colpani —L.Alfonso Longhi —NN.Luigi Lambertenghi —P.Pietro Verri —S.Pietro Secchi —X.Paolo Frisi.
Questo catalogo è stato stampato la prima volta da Lalande, nella Relazione del Viaggio ch'egli fece in Italia due anni dopo la cessazione di quel giornale. VeggasiVoyage d'un Français en Italie, edizione di Parigi, 1709, tom. I, pagina 374.
5.«La Ferma generale ha avuto principio nel 1750 per opera del generale Pallavicini, ministro plenipotenziario, il quale abolì i separati appalti delle Regalie del sale, tabacco, polvere ec., e, riunendole in un sol corpo, le affidò ad una compagnia di Bergamaschi, che avevano poco o nulla al mondo, ma che affrontarono arditamente la fortuna. Essi pagavano alla Camera cinque milioni all'anno, e ne ritraevano di netto prodotto sei milioni e mezzo, onde centomila annui zecchini ne avevano di profitto dal solo negozio. Dico dal solo negozio, perchè indirettamente poi essi avevano poste tali angarie alla filanda delle sete, che buona parte della raccolta de' bozzoli del paese cadeva nelle loro filande, che erano sparse nello Stato, e comparivano col nome di supposti proprietarii. Oltre di che essi ne ritraevano molti altri proventi incalcolabili; e così si fecero grandi e doviziosi». — Verri in unaMemoriainedita.
5.«La Ferma generale ha avuto principio nel 1750 per opera del generale Pallavicini, ministro plenipotenziario, il quale abolì i separati appalti delle Regalie del sale, tabacco, polvere ec., e, riunendole in un sol corpo, le affidò ad una compagnia di Bergamaschi, che avevano poco o nulla al mondo, ma che affrontarono arditamente la fortuna. Essi pagavano alla Camera cinque milioni all'anno, e ne ritraevano di netto prodotto sei milioni e mezzo, onde centomila annui zecchini ne avevano di profitto dal solo negozio. Dico dal solo negozio, perchè indirettamente poi essi avevano poste tali angarie alla filanda delle sete, che buona parte della raccolta de' bozzoli del paese cadeva nelle loro filande, che erano sparse nello Stato, e comparivano col nome di supposti proprietarii. Oltre di che essi ne ritraevano molti altri proventi incalcolabili; e così si fecero grandi e doviziosi». — Verri in unaMemoriainedita.
6.Data da Vienna il 10 aprile 1764. — Sì questa che le altre lettere e documenti ufficiali, di cui si è fatto uso nelle presenti Notizie, esistono nell'Archivio nazionale di questa città.
6.Data da Vienna il 10 aprile 1764. — Sì questa che le altre lettere e documenti ufficiali, di cui si è fatto uso nelle presenti Notizie, esistono nell'Archivio nazionale di questa città.
7.Diploma del 17 dicembre 1765.
7.Diploma del 17 dicembre 1765.
8.De' 29 novembre 1770.
8.De' 29 novembre 1770.
9.Piano per la regia amministrazione delle Finanze, da cominciarsi l'anno 1771.
9.Piano per la regia amministrazione delle Finanze, da cominciarsi l'anno 1771.
10.Veggasi il progetto della tariffa sopra accennato.
10.Veggasi il progetto della tariffa sopra accennato.
11.Verri, nel citato piano per la regia amministrazione delle Finanze.
11.Verri, nel citato piano per la regia amministrazione delle Finanze.
12.Milano, presso Giuseppe Marelli, della Prefazione, pag. 10.
12.Milano, presso Giuseppe Marelli, della Prefazione, pag. 10.
13.Economisti Italiani, parte moderna, cc., tom. XIII, pag. 8.
13.Economisti Italiani, parte moderna, cc., tom. XIII, pag. 8.
14.Prefazione aiDiscorsi, dell'edizione di Milano, presso Marelli, 1781, pag. 8.
14.Prefazione aiDiscorsi, dell'edizione di Milano, presso Marelli, 1781, pag. 8.
15.Non dispiacerà di vedere qui riferiti alcuni frammenti di questo diploma, anche per un saggio dello stile che allora si usava dalla Cancelleria Imperiale. Ivi si legge:Ex quo te propius cognoscere nobis licuit, non potuimus non propensa, quantum optimo cuique, favere tibi voluntate. Quæ enim duo hominen ad publica negotia tractanda maxime idoneum constituunt, ferax et acre ingenium, ac fervens ad agendum animus, non solum in te natura conjunxit, sed ea tu quoque copioso scientiarum ac eruditionis apparatu, atque indefessa esercitatione ad actionem reddidisti expeditissima...... Propterea, ut primum tu in patria tua ad rerum publicarum procurationem nobis jubentibus accessisti, luculenter illico apparuit ministrum te fore amplissimum, cujus opera in restauranda, quod tum admodum agitabamus, et novis institutis ordinanda provinciae aeconomia uteremur... Neque tu in his expectationi nostrae minus fecisti satis vigilantia, consiglio, integritate; imo, quod precipuum est, exploratis industriae privatae arcanis, quibus vectigalium conductores uti solent, et comparata tibi necessaria ad illorum exactiones dirigendas experientia, viam quodammodo stravisti, quo facilius tua intercedente opera effectui dari posset, quo propositum habebamus consilium, universam videlicet Mediolanensi provinciae reddituum administrationem ad nostros, cum primum fieri posset, magistratus revocandi. Id quod citius, ac sperare pronum erat... perfectum est.
15.Non dispiacerà di vedere qui riferiti alcuni frammenti di questo diploma, anche per un saggio dello stile che allora si usava dalla Cancelleria Imperiale. Ivi si legge:Ex quo te propius cognoscere nobis licuit, non potuimus non propensa, quantum optimo cuique, favere tibi voluntate. Quæ enim duo hominen ad publica negotia tractanda maxime idoneum constituunt, ferax et acre ingenium, ac fervens ad agendum animus, non solum in te natura conjunxit, sed ea tu quoque copioso scientiarum ac eruditionis apparatu, atque indefessa esercitatione ad actionem reddidisti expeditissima...... Propterea, ut primum tu in patria tua ad rerum publicarum procurationem nobis jubentibus accessisti, luculenter illico apparuit ministrum te fore amplissimum, cujus opera in restauranda, quod tum admodum agitabamus, et novis institutis ordinanda provinciae aeconomia uteremur... Neque tu in his expectationi nostrae minus fecisti satis vigilantia, consiglio, integritate; imo, quod precipuum est, exploratis industriae privatae arcanis, quibus vectigalium conductores uti solent, et comparata tibi necessaria ad illorum exactiones dirigendas experientia, viam quodammodo stravisti, quo facilius tua intercedente opera effectui dari posset, quo propositum habebamus consilium, universam videlicet Mediolanensi provinciae reddituum administrationem ad nostros, cum primum fieri posset, magistratus revocandi. Id quod citius, ac sperare pronum erat... perfectum est.
16.Lettera del principe Kaunitz al ministro plenipotenziario conte di Firmian, dei 21 luglio 1776. — La Società Patriotica era stata istituita sulle basi più liberali. La gran mente dell'immortale ministro di Stato di Maria Teresa era persuasa che un troppo immediato intervento dell'autorità sovrana assidera sovente il vigore de' corpi accademici, per una soverchia soggezione. Perciò ebbe cura che nel piano d'istituzione vi fosse per modo mascherata l'influenza del governo, che vi riuscisse impercettibile. La sua scrupolosa attenzione su quest'oggetto apparrà maggiormente dal seguente paragrafo di una sua lettera degli 11 settembre 1777: «Osservo, dice egli, che il Griselini, nella sua relazione sul libro del Cattaneo, si qualifica come segretario dellaregiaSocietà Patriotica. Avendo S. M. voluto fare un dono alla nazione di ciò che riguarda la dote per questo stabilimento, ha anche con eguale generosità abdicata da sè qualunque superiorità o vestigio di essa; onde converrà avvertire i conservatori che in ogni occasione, anche dai subalterni, facciano solo annunziare la Società senza qualificarla comeregia». Grandi furono i servigi prestati dalla Società Patriotica nei diciotto anni di sua esistenza. Ma tra le infinite e per sempre deplorabili sciagure, cui soggiacque l'Italia dopo il 1796, non è tra l'ultime la cessazione di tutte le società economiche che in essa fiorivano. Questo danno sarebbe pur facilmente riparabile; e già da circa tre anni la Società de Georgofili di Firenze e quella d'Agricoltura di Torino hanno riprese le loro funzioni: e quando vi penseremo noi?
16.Lettera del principe Kaunitz al ministro plenipotenziario conte di Firmian, dei 21 luglio 1776. — La Società Patriotica era stata istituita sulle basi più liberali. La gran mente dell'immortale ministro di Stato di Maria Teresa era persuasa che un troppo immediato intervento dell'autorità sovrana assidera sovente il vigore de' corpi accademici, per una soverchia soggezione. Perciò ebbe cura che nel piano d'istituzione vi fosse per modo mascherata l'influenza del governo, che vi riuscisse impercettibile. La sua scrupolosa attenzione su quest'oggetto apparrà maggiormente dal seguente paragrafo di una sua lettera degli 11 settembre 1777: «Osservo, dice egli, che il Griselini, nella sua relazione sul libro del Cattaneo, si qualifica come segretario dellaregiaSocietà Patriotica. Avendo S. M. voluto fare un dono alla nazione di ciò che riguarda la dote per questo stabilimento, ha anche con eguale generosità abdicata da sè qualunque superiorità o vestigio di essa; onde converrà avvertire i conservatori che in ogni occasione, anche dai subalterni, facciano solo annunziare la Società senza qualificarla comeregia». Grandi furono i servigi prestati dalla Società Patriotica nei diciotto anni di sua esistenza. Ma tra le infinite e per sempre deplorabili sciagure, cui soggiacque l'Italia dopo il 1796, non è tra l'ultime la cessazione di tutte le società economiche che in essa fiorivano. Questo danno sarebbe pur facilmente riparabile; e già da circa tre anni la Società de Georgofili di Firenze e quella d'Agricoltura di Torino hanno riprese le loro funzioni: e quando vi penseremo noi?
17.NelPostscriptumalla lettera dei 30 marzo 1778 al ministro plenipotenziario.
17.NelPostscriptumalla lettera dei 30 marzo 1778 al ministro plenipotenziario.
18.Ne esiste pure un cenno in uno di que' celebri almanacchi (Il mal di milza) che per una filosofica celia aveva in quell'anno appunto pubblicati. Egli, sotto forma di un indovinello, vi fa così parlar la tortura: «Io sono una regina, ed abito fra gli sgherri; purgo chi è macchiato, e macchio chi non è macchiato; son creduta necessaria per conoscere la verità, e non si crede a quello che si dice per opera mia. I robusti trovano in me salute, e i deboli trovano in me la rovina. Le nazioni colte non si sono servite di me: il mio impero è nato ne' tempi delle tenebre; il mio dominio non è fondato sulle leggi, ma sulle opinioni di alcuni privati». Si potea forse esprimersi con maggior precisione in così brevi termini?
18.Ne esiste pure un cenno in uno di que' celebri almanacchi (Il mal di milza) che per una filosofica celia aveva in quell'anno appunto pubblicati. Egli, sotto forma di un indovinello, vi fa così parlar la tortura: «Io sono una regina, ed abito fra gli sgherri; purgo chi è macchiato, e macchio chi non è macchiato; son creduta necessaria per conoscere la verità, e non si crede a quello che si dice per opera mia. I robusti trovano in me salute, e i deboli trovano in me la rovina. Le nazioni colte non si sono servite di me: il mio impero è nato ne' tempi delle tenebre; il mio dominio non è fondato sulle leggi, ma sulle opinioni di alcuni privati». Si potea forse esprimersi con maggior precisione in così brevi termini?
19.Il principe Kaunitz, che non si lasciava sfuggire alcuna occasione per insinuare delle idee utili, nell'annunziare al ministro plenipotenziario la ricevuta di alcuni esemplari di quest'opera, si esprime come segue: «Io non dubito che l'opera avrà tutto quel merito che si può sperare dall'erudizione dell'autore, guidato da uno spirito filosofico e superiore alla maniera di pensare comune a' compilatori di simili storie, per lo più privi di sana critica. L'edizione è assai elegante, e mi fa sperare che l'arte tipografica possa successivamente ritornare in Milano a quel grado di credito in cui era nella prima metà di questo secolo, e da cui è decaduta».P. S. alla lettura 4 settembre 1783.
19.Il principe Kaunitz, che non si lasciava sfuggire alcuna occasione per insinuare delle idee utili, nell'annunziare al ministro plenipotenziario la ricevuta di alcuni esemplari di quest'opera, si esprime come segue: «Io non dubito che l'opera avrà tutto quel merito che si può sperare dall'erudizione dell'autore, guidato da uno spirito filosofico e superiore alla maniera di pensare comune a' compilatori di simili storie, per lo più privi di sana critica. L'edizione è assai elegante, e mi fa sperare che l'arte tipografica possa successivamente ritornare in Milano a quel grado di credito in cui era nella prima metà di questo secolo, e da cui è decaduta».P. S. alla lettura 4 settembre 1783.
20.Un cenno di queste stesse riflessioni si è già da me fatto nelleNotizie di Cesare Beccaria. Se in questo oggetto si imitasse il generoso esempio del signor Wilberforce, che si è assunto di rinnovare ogni anno instancabilmente nel parlamento d'Inghilterra la sua proposizione per la libertà dei Negri, chi sa che una volta, o per persuasione o per tedio, si riuscisse nell'intento!
20.Un cenno di queste stesse riflessioni si è già da me fatto nelleNotizie di Cesare Beccaria. Se in questo oggetto si imitasse il generoso esempio del signor Wilberforce, che si è assunto di rinnovare ogni anno instancabilmente nel parlamento d'Inghilterra la sua proposizione per la libertà dei Negri, chi sa che una volta, o per persuasione o per tedio, si riuscisse nell'intento!
21.Veggasi la nota in fine del cap. XXIII, pag. 208 del tom. II.
21.Veggasi la nota in fine del cap. XXIII, pag. 208 del tom. II.
22.Essa è detta da Pietro Verri «tragedia di sentimenti grandi, arditi e liberi; piena di lezioni utili ai principi, utili ai sudditi; che ci rappresenta la tirannia co' suoi tratti odiosi, il fanatismo pericoloso, quand'anche nasca da nobili principii; che interessa e sviluppa un'azione che è la sola della nostra storia posta sul teatro, e la presenta col costume de' tempi; tragedia che sgomenta le anime gracili e scuote deliziosamente le energiche».
22.Essa è detta da Pietro Verri «tragedia di sentimenti grandi, arditi e liberi; piena di lezioni utili ai principi, utili ai sudditi; che ci rappresenta la tirannia co' suoi tratti odiosi, il fanatismo pericoloso, quand'anche nasca da nobili principii; che interessa e sviluppa un'azione che è la sola della nostra storia posta sul teatro, e la presenta col costume de' tempi; tragedia che sgomenta le anime gracili e scuote deliziosamente le energiche».
23.Dopo l'epoca in cui furono scritte queste Notizie, morirono tanto Carlo che Alessandro.
23.Dopo l'epoca in cui furono scritte queste Notizie, morirono tanto Carlo che Alessandro.
24.Parte II, pag. 148, edizione prima di Milano, 1796.
24.Parte II, pag. 148, edizione prima di Milano, 1796.
25.Meditazioni sull'economia politica, § XXIV in fine. — Si noti che la prima edizione di quest'opera è del 1771.
25.Meditazioni sull'economia politica, § XXIV in fine. — Si noti che la prima edizione di quest'opera è del 1771.
26.Memoria della vita e degli studii di Paolo Frisi, pagina 17.
26.Memoria della vita e degli studii di Paolo Frisi, pagina 17.
27.I Galli... sbaragliati i Toschi non lungi dal Ticino, avendo udito che il paese in cui si erano fermati si chiamava degli Insubri, nome pure di borgata degli Edui, cogliendo l'augurio del luogo, fabbricarono una città, e la chiamarono Mediolano.
27.I Galli... sbaragliati i Toschi non lungi dal Ticino, avendo udito che il paese in cui si erano fermati si chiamava degli Insubri, nome pure di borgata degli Edui, cogliendo l'augurio del luogo, fabbricarono una città, e la chiamarono Mediolano.
28.Livio, lib. V, cap. XIX.
28.Livio, lib. V, cap. XIX.
29.Sul passaggio de' Galli in Italia questo ci venne riportato.
29.Sul passaggio de' Galli in Italia questo ci venne riportato.
30.Quella nazione dicesi aver passate le Alpi.
30.Quella nazione dicesi aver passate le Alpi.
31.Ant. It. Med. Æv., diss. XXI.
31.Ant. It. Med. Æv., diss. XXI.
32.Tanti cadaveri di città semi-distrutte.
32.Tanti cadaveri di città semi-distrutte.
33.Rer. Italic. Script., tom II, pag. 691.
33.Rer. Italic. Script., tom II, pag. 691.
34.Il suolo della città modonese, occupato enormemente dall'eccessivo straripamento dell'acque, dai ruscelli che scorrono all'intorno e dagli stagni che straboccano dalle paludi, si vede ancora essere deserto per la fuga degli abitanti. Laonde anche oggidì si mostra una congerie di pietre d'ogni maniera, e veggonsi sassi di grande volume, attissimi un tempo alla costruzione di eccelsi edifizi, ora, come dicemmo, sommersi dalla frequente inondazione delle acque.
34.Il suolo della città modonese, occupato enormemente dall'eccessivo straripamento dell'acque, dai ruscelli che scorrono all'intorno e dagli stagni che straboccano dalle paludi, si vede ancora essere deserto per la fuga degli abitanti. Laonde anche oggidì si mostra una congerie di pietre d'ogni maniera, e veggonsi sassi di grande volume, attissimi un tempo alla costruzione di eccelsi edifizi, ora, come dicemmo, sommersi dalla frequente inondazione delle acque.
35.Vitr., lib. 1, cap. 4. — Strab., lib. 5.
35.Vitr., lib. 1, cap. 4. — Strab., lib. 5.
36.Alle mura dai Galli edificate,Che pelle ostentan di lanuta troia.
36.
Alle mura dai Galli edificate,Che pelle ostentan di lanuta troia.
Alle mura dai Galli edificate,Che pelle ostentan di lanuta troia.
Alle mura dai Galli edificate,
Che pelle ostentan di lanuta troia.
37.Che da lanuta troia il nome tragge.
37.
Che da lanuta troia il nome tragge.
Che da lanuta troia il nome tragge.
Che da lanuta troia il nome tragge.
38.Una città grandissima delle Gallie e popolatissima, nominano Milano. Questa i Galli Cisalpini tengono per loro capitale.
38.Una città grandissima delle Gallie e popolatissima, nominano Milano. Questa i Galli Cisalpini tengono per loro capitale.
39.Plutarc., Vit. Marcelli.
39.Plutarc., Vit. Marcelli.
40.Recaronsi a Milano, città principale degl'Insubri;Cornelio, impadronito essendosi della città, che oltremodo piena era di frumento e di ogni genere di vettovaglie, insiegue i Galli.
40.Recaronsi a Milano, città principale degl'Insubri;Cornelio, impadronito essendosi della città, che oltremodo piena era di frumento e di ogni genere di vettovaglie, insiegue i Galli.
41.Polip. Histor., lib. 2.
41.Polip. Histor., lib. 2.
42.Questo monastero più non esiste.
42.Questo monastero più non esiste.
43.Lib. 3, cap. 2.
43.Lib. 3, cap. 2.
44.Quale e quanto grande fosse la gioia conceputa per l'una e per l'altra vittoria, può da questo raccogliersi, che eDomizio EnobarboeFabio Massimonei luoghi stessi nei quali pugnato avevano, eressero torri di pietra, sopra vi piantarono trofei ornati delle armi nemiche.
44.Quale e quanto grande fosse la gioia conceputa per l'una e per l'altra vittoria, può da questo raccogliersi, che eDomizio EnobarboeFabio Massimonei luoghi stessi nei quali pugnato avevano, eressero torri di pietra, sopra vi piantarono trofei ornati delle armi nemiche.
45.Cronica diVincenzo Canonicodi Praga.
45.Cronica diVincenzo Canonicodi Praga.
46.Monumenti storici della Boemia, non mai in addietro pubblicati. Praga.
46.Monumenti storici della Boemia, non mai in addietro pubblicati. Praga.
47.Torre fortissima e grandissima, di solidissima costruzione marmorea, che nominavasi Arco romano.
47.Torre fortissima e grandissima, di solidissima costruzione marmorea, che nominavasi Arco romano.
48.Tom. I, pag. 18.
48.Tom. I, pag. 18.
49.Isaaci Casauboni Animad. in Svet., lib. I, pag. 52, num. 17, ed. Paris, 1610; et Plutarc. in Vit. Caesar:invitatus Mediolani ad coenam, hospite Valerio Leone, qui asparagum apposuerat, atque olei loco infuderat unguentum, ipse simpliciter comedit, et indignantes increpavit amicos. Satis enim, inquid, abstinere iis a quibus abhorrebatis: nunc eam rusticitatem qui deprehendit, ipse est rusticus.(In Milano, ospite essendo di Valerio Leone, e avendogli costui messi innanzi a cena degli asparagi, sopra i quali sparso eravi unguento in vece di olio, egli ne mangiò senza farne caso veruno, e sgridò gli amici suoi che se ne mostravano disgustati: «Imperocchè bastava, disse, che ve ne foste astenuti, se non vi piacevano; ma ben rustico è chi biasima una tale rusticità»).
49.Isaaci Casauboni Animad. in Svet., lib. I, pag. 52, num. 17, ed. Paris, 1610; et Plutarc. in Vit. Caesar:invitatus Mediolani ad coenam, hospite Valerio Leone, qui asparagum apposuerat, atque olei loco infuderat unguentum, ipse simpliciter comedit, et indignantes increpavit amicos. Satis enim, inquid, abstinere iis a quibus abhorrebatis: nunc eam rusticitatem qui deprehendit, ipse est rusticus.
(In Milano, ospite essendo di Valerio Leone, e avendogli costui messi innanzi a cena degli asparagi, sopra i quali sparso eravi unguento in vece di olio, egli ne mangiò senza farne caso veruno, e sgridò gli amici suoi che se ne mostravano disgustati: «Imperocchè bastava, disse, che ve ne foste astenuti, se non vi piacevano; ma ben rustico è chi biasima una tale rusticità»).
50.Statua ejus aenea fuit Mediolani(scilicet statua Bruti)in Gallia Cisalpina posita. Hanc, quae imaginem ejus bene repraesentabat, et erat artificiose facta, ut post vidit, Caesar praeteriit: mox subsistens, compluribus audientibus vocavit magistratus, civitatem eorum ferens sibi compertum esse foedus pacis rupisse, quod hostem suum apud se haberet. Ac primum sane negaverant, et quemnam significaret ambigentes, intuebantur se mutuo. Ut vero conversus Caesar ad statuam, contracta fronte, nonne, inquit, hic stat hostis noster? multo illi magis perculsi obmutuere. At Caesar arridens laudavit Gallos, quod amicis essent etiam in adversis rebus stabiles, praecepitque ne statua loco moveretur.Plutarc. in Vit. Bruti, in fine.(Eravi una di lui statua (di Bruto) di bronzo, eretta in Milano, città della Gallia Cisalpina; e in progresso di tempo veduta avendo Cesare una tale statua, che ben somigliava a quel personaggio, e leggiadramente lavorata era, passò oltre, indi fermatosi, mandò chiamando i magistrati, e lor disse, alla presenza di molti che udironlo, ch'egli trovato aveva essersi rotte dalla città loro le convenzioni di pace, tenendo essa dentro di sè un suo nemico. Da principio adunque, com'era ben convenevole, negaron essi la cosa; e non sapendo di cui egl'intendesse, si guardavan l'un l'altro. Rivoltatosi però Cesare verso la statua e facendo ceffo: «E che! disse, non è qui posto costui che è mio nemico?» E coloro, vie maggiormente sbigottiti, si tacquero. Ma egli, allor sorridendo lodolli, siccome quelli che tuttavia costanti e fedeli erano ai loro amici, quantunque caduti in avverse fortune; e comandò che lasciata fosse la statua in quel luogo medesimo).
50.Statua ejus aenea fuit Mediolani(scilicet statua Bruti)in Gallia Cisalpina posita. Hanc, quae imaginem ejus bene repraesentabat, et erat artificiose facta, ut post vidit, Caesar praeteriit: mox subsistens, compluribus audientibus vocavit magistratus, civitatem eorum ferens sibi compertum esse foedus pacis rupisse, quod hostem suum apud se haberet. Ac primum sane negaverant, et quemnam significaret ambigentes, intuebantur se mutuo. Ut vero conversus Caesar ad statuam, contracta fronte, nonne, inquit, hic stat hostis noster? multo illi magis perculsi obmutuere. At Caesar arridens laudavit Gallos, quod amicis essent etiam in adversis rebus stabiles, praecepitque ne statua loco moveretur.Plutarc. in Vit. Bruti, in fine.
(Eravi una di lui statua (di Bruto) di bronzo, eretta in Milano, città della Gallia Cisalpina; e in progresso di tempo veduta avendo Cesare una tale statua, che ben somigliava a quel personaggio, e leggiadramente lavorata era, passò oltre, indi fermatosi, mandò chiamando i magistrati, e lor disse, alla presenza di molti che udironlo, ch'egli trovato aveva essersi rotte dalla città loro le convenzioni di pace, tenendo essa dentro di sè un suo nemico. Da principio adunque, com'era ben convenevole, negaron essi la cosa; e non sapendo di cui egl'intendesse, si guardavan l'un l'altro. Rivoltatosi però Cesare verso la statua e facendo ceffo: «E che! disse, non è qui posto costui che è mio nemico?» E coloro, vie maggiormente sbigottiti, si tacquero. Ma egli, allor sorridendo lodolli, siccome quelli che tuttavia costanti e fedeli erano ai loro amici, quantunque caduti in avverse fortune; e comandò che lasciata fosse la statua in quel luogo medesimo).
51.I superbi edifici di Roma ed altre città, ed in particolare Cartagine, Milano e Nicomedia, adorne di nuove ed eleganti mura.
51.I superbi edifici di Roma ed altre città, ed in particolare Cartagine, Milano e Nicomedia, adorne di nuove ed eleganti mura.
52.Così crede che si chiamasse quella di Sant'Eufemia il signor conte Giulini.
52.Così crede che si chiamasse quella di Sant'Eufemia il signor conte Giulini.
53.«Milano ancor di maraviglia degnoTutto presenta: Universal dovizia;Ben ornate le case, innumerevoli;Pronti e facondi son gli umani ingegni,Antichi e venerabili i costumi;Con doppio ordin di muro anco ingranditoVedi il recinto, e popolar dilettoFormano il circo, e co' suoi gradi in giroD'ampio teatro la racchiusa mole;Sorgono templi e palatine rôcche,E opulenta officina di monete,E delle terme la region, cui famaCrebbe ed onore per l'Erculeo nome,E di scolpiti marmi intorno adorniI peristili tutti, e in vasto cerchioQuasi un campo a formar stese le mura;Tutto è sublime, ed emular le formeDelle grand'opre sembra, e non temere,Vicina ancora, il paragon di Roma».
53.
«Milano ancor di maraviglia degnoTutto presenta: Universal dovizia;Ben ornate le case, innumerevoli;Pronti e facondi son gli umani ingegni,Antichi e venerabili i costumi;Con doppio ordin di muro anco ingranditoVedi il recinto, e popolar dilettoFormano il circo, e co' suoi gradi in giroD'ampio teatro la racchiusa mole;Sorgono templi e palatine rôcche,E opulenta officina di monete,E delle terme la region, cui famaCrebbe ed onore per l'Erculeo nome,E di scolpiti marmi intorno adorniI peristili tutti, e in vasto cerchioQuasi un campo a formar stese le mura;Tutto è sublime, ed emular le formeDelle grand'opre sembra, e non temere,Vicina ancora, il paragon di Roma».
«Milano ancor di maraviglia degnoTutto presenta: Universal dovizia;Ben ornate le case, innumerevoli;Pronti e facondi son gli umani ingegni,Antichi e venerabili i costumi;Con doppio ordin di muro anco ingranditoVedi il recinto, e popolar dilettoFormano il circo, e co' suoi gradi in giroD'ampio teatro la racchiusa mole;Sorgono templi e palatine rôcche,E opulenta officina di monete,E delle terme la region, cui famaCrebbe ed onore per l'Erculeo nome,E di scolpiti marmi intorno adorniI peristili tutti, e in vasto cerchioQuasi un campo a formar stese le mura;Tutto è sublime, ed emular le formeDelle grand'opre sembra, e non temere,Vicina ancora, il paragon di Roma».
«Milano ancor di maraviglia degno
Tutto presenta: Universal dovizia;
Ben ornate le case, innumerevoli;
Pronti e facondi son gli umani ingegni,
Antichi e venerabili i costumi;
Con doppio ordin di muro anco ingrandito
Vedi il recinto, e popolar diletto
Formano il circo, e co' suoi gradi in giro
D'ampio teatro la racchiusa mole;
Sorgono templi e palatine rôcche,
E opulenta officina di monete,
E delle terme la region, cui fama
Crebbe ed onore per l'Erculeo nome,
E di scolpiti marmi intorno adorni
I peristili tutti, e in vasto cerchio
Quasi un campo a formar stese le mura;
Tutto è sublime, ed emular le forme
Delle grand'opre sembra, e non temere,
Vicina ancora, il paragon di Roma».
54.Maravigliose tutte.
54.Maravigliose tutte.
55.Della fusione dei metalli.
55.Della fusione dei metalli.
56.Affinchè dessimo ai cristiani ed a tutti libero potere di seguire quella religione che ciascuno volesse.
56.Affinchè dessimo ai cristiani ed a tutti libero potere di seguire quella religione che ciascuno volesse.
57.Lactantius, de Moribus persecutorum, cap. 48.
57.Lactantius, de Moribus persecutorum, cap. 48.
58.Muratori, Anecdota, t. I, pag. 223.Impress. Mediol., 1697.
58.Muratori, Anecdota, t. I, pag. 223.Impress. Mediol., 1697.
59.Bingam., Orig. Eccles., lib. IX, cap. I, § 5 e 6. —Dupin, de Antiq. Eccles. disciplin., diss. I, § 6. — Giannone, Storia del regno di Napoli, lib. II, cap. VIII.
59.Bingam., Orig. Eccles., lib. IX, cap. I, § 5 e 6. —Dupin, de Antiq. Eccles. disciplin., diss. I, § 6. — Giannone, Storia del regno di Napoli, lib. II, cap. VIII.
60.Ai sacerdoti ed al clero milanese.
60.Ai sacerdoti ed al clero milanese.
61.Siccome tuttavia il fine a cui tende l'antica mia deliberazione è che alcuna persona mescolarsi non debba nello assumere l'incarico della cura pastorale, colle orazioni io secondo la vostra elezione.
61.Siccome tuttavia il fine a cui tende l'antica mia deliberazione è che alcuna persona mescolarsi non debba nello assumere l'incarico della cura pastorale, colle orazioni io secondo la vostra elezione.
62.S. Gregorii papae I cognomento Magni opera omnia. Venetiis, 1744, tom. 2, col 644 G.
62.S. Gregorii papae I cognomento Magni opera omnia. Venetiis, 1744, tom. 2, col 644 G.
63.Perciocchè poi ponete mente alla esazione del patrimonio della provincia di Sicilia, di diritto della Chiesa santa, alla quale, per divina autorità, presiedete.... per ciò è duopo che la santità vostra istituisca una persona a trattare questo negozio, colla quale la Chiesa romana possa solidamente conchiudere qualche cosa.
63.Perciocchè poi ponete mente alla esazione del patrimonio della provincia di Sicilia, di diritto della Chiesa santa, alla quale, per divina autorità, presiedete.... per ciò è duopo che la santità vostra istituisca una persona a trattare questo negozio, colla quale la Chiesa romana possa solidamente conchiudere qualche cosa.
64.Lib. I, Epist. 82. S. Greg.,Operum., tom. 2, col. 565.
64.Lib. I, Epist. 82. S. Greg.,Operum., tom. 2, col. 565.
65.Al reverendissimo e santissimo confratelloAnsperto, arcivescovo milanese.
65.Al reverendissimo e santissimo confratelloAnsperto, arcivescovo milanese.
66.Troppo imperiti mostraronsi alcuni interpreti dicendo: Perì questa città, rovinata è la chiesa, non vi ha più ragione alcuna di vivere. Anzi havvi motivo di vivere più giustamente e più santamente, perchè Dio onnipotente, che con grande pietà queste cose dispone, non diede già in mano ai nemici la città che in voi consiste, ma le sole abitazioni; nè la chiesa sua, che è veramente la chiesa, lasciò che consumata fosse dall'incendio, ma affine di correggerci permise che abbruciato fosse il ricettacolo della chiesa.... Perciocchè, dopo quella ruina tanto grande e lagrimevole, ecco il sommo suo sacerdote salvo rimane, intatto il clero; e la plebe stessa, sebbene viva in continuo timore e mesta, conserva la libertà... Non perimmo noi stessi, ma quelle cose che nostre sembravano, e che o il predatore rapì o il ferro o il fuoco consumò... Conciossiachè, rotte le mura innanzi ai nemici armati e vigorosi, i popoli inermi... fuggirono... Consoliamoci adunque, o fratelli, nè tanto poi sospiriamo le case distrutte, giacchè vediamo la riparazione delle case riserbata ne' loro padroni... Il Signore adunque temperò verso di noi la sua vendetta, cosicchè, diroccata la città, devastate le campagne, sminuiti gli averi, nè le anime nostre, nè i nostri corpi furono offesi... E per ciò non dubitiamo che o noi o i nostri posteri Dio non possa riparare delle cose perdute.
66.Troppo imperiti mostraronsi alcuni interpreti dicendo: Perì questa città, rovinata è la chiesa, non vi ha più ragione alcuna di vivere. Anzi havvi motivo di vivere più giustamente e più santamente, perchè Dio onnipotente, che con grande pietà queste cose dispone, non diede già in mano ai nemici la città che in voi consiste, ma le sole abitazioni; nè la chiesa sua, che è veramente la chiesa, lasciò che consumata fosse dall'incendio, ma affine di correggerci permise che abbruciato fosse il ricettacolo della chiesa.... Perciocchè, dopo quella ruina tanto grande e lagrimevole, ecco il sommo suo sacerdote salvo rimane, intatto il clero; e la plebe stessa, sebbene viva in continuo timore e mesta, conserva la libertà... Non perimmo noi stessi, ma quelle cose che nostre sembravano, e che o il predatore rapì o il ferro o il fuoco consumò... Conciossiachè, rotte le mura innanzi ai nemici armati e vigorosi, i popoli inermi... fuggirono... Consoliamoci adunque, o fratelli, nè tanto poi sospiriamo le case distrutte, giacchè vediamo la riparazione delle case riserbata ne' loro padroni... Il Signore adunque temperò verso di noi la sua vendetta, cosicchè, diroccata la città, devastate le campagne, sminuiti gli averi, nè le anime nostre, nè i nostri corpi furono offesi... E per ciò non dubitiamo che o noi o i nostri posteri Dio non possa riparare delle cose perdute.
67.Si ricorda essere stata la presente opera pubblicata nel 1783.
67.Si ricorda essere stata la presente opera pubblicata nel 1783.
68.De bello Gothico, lib. II, cap. 21.
68.De bello Gothico, lib. II, cap. 21.
69.Ricevette Agilolfo, che era cognato del reAutari, cominciando il mese di novembre l'esercizio della regia dignità. Ma pure, congregati essendo da poi i Longobardi in assemblea nel mese di maggio, da tutti, presso Milano, fu innalzato al regno.
69.Ricevette Agilolfo, che era cognato del reAutari, cominciando il mese di novembre l'esercizio della regia dignità. Ma pure, congregati essendo da poi i Longobardi in assemblea nel mese di maggio, da tutti, presso Milano, fu innalzato al regno.
70.Lib. 3, cap. ultimo.
70.Lib. 3, cap. ultimo.
71.Adunque nella state seguente, nel mese di luglio, fu innalzatoAdaloaldore sopra i Longobardi, presso Milano, nel circo, alla presenza del padre suo il reAgilulfo, coll'assistenza dei legati diTeodeberto, re dei Franchi.
71.Adunque nella state seguente, nel mese di luglio, fu innalzatoAdaloaldore sopra i Longobardi, presso Milano, nel circo, alla presenza del padre suo il reAgilulfo, coll'assistenza dei legati diTeodeberto, re dei Franchi.
72.Lib. 4, cap. 31.
72.Lib. 4, cap. 31.
73.Abitano la Germania situata intorno al Reno, dalla prima parte settentrionale i Brusacteri, detti piccioli, ed i Sicambri, gli Oqueni, i Longobardi.
73.Abitano la Germania situata intorno al Reno, dalla prima parte settentrionale i Brusacteri, detti piccioli, ed i Sicambri, gli Oqueni, i Longobardi.
74.La parte interna e la mediterranea occupano principalmente gli Svevi Angli, i quali più orientali sono dei Longobardi.
74.La parte interna e la mediterranea occupano principalmente gli Svevi Angli, i quali più orientali sono dei Longobardi.
75.La scarsezza dei Longobardi forma la loro nobiltà, perchè circondati da moltissime e valorosissime nazioni, non per mezzo di ossequio si mantengono sicuri, ma bensì colle pugne e coi pericoli.
75.La scarsezza dei Longobardi forma la loro nobiltà, perchè circondati da moltissime e valorosissime nazioni, non per mezzo di ossequio si mantengono sicuri, ma bensì colle pugne e coi pericoli.
76.Ristorato dalle forze dei Longobardi, con varietà di lieta e di avversa fortuna contro i Cheruschi guerreggiava.
76.Ristorato dalle forze dei Longobardi, con varietà di lieta e di avversa fortuna contro i Cheruschi guerreggiava.
77.Giulini, tom. I, pag. 228, tom. 2, pag. 383.
77.Giulini, tom. I, pag. 228, tom. 2, pag. 383.
78.Giulini, tom. 1, pag. 396.
78.Giulini, tom. 1, pag. 396.
79.Detto, tom. 2, pag. 171.
79.Detto, tom. 2, pag. 171.
80.Giulini, tom. 4, pag. 364.
80.Giulini, tom. 4, pag. 364.
81.Sormani, Passeggi, tom. 2, pag. 20.
81.Sormani, Passeggi, tom. 2, pag. 20.
82.Giulini, tom. 2, pag. 416.
82.Giulini, tom. 2, pag. 416.
83.Detto, tom. 3, pag. 499.
83.Detto, tom. 3, pag. 499.
84.Detto, tom. 3, pag. 228.
84.Detto, tom. 3, pag. 228.
85.Detto, tom. 3, pag. 346.
85.Detto, tom. 3, pag. 346.
86.Detto, tom. I, pag. 388.
86.Detto, tom. I, pag. 388.
87.Giulini tom. 2. pag. 361.
87.Giulini tom. 2. pag. 361.
88.Per la eccessiva scarsezza degli abitanti.
88.Per la eccessiva scarsezza degli abitanti.
89.Landulph. Senior., lib. 2, cap. 26.
89.Landulph. Senior., lib. 2, cap. 26.
90.Giulini, tom. 2, pag. 322.
90.Giulini, tom. 2, pag. 322.
91.Detto, tom. 5, pag. 442.
91.Detto, tom. 5, pag. 442.
92.Detto, tom. 2, pag. 439.
92.Detto, tom. 2, pag. 439.
93.Dove è da sapersi che la città di Milano, per le molte distruzioni, non era internamente fabbricata con case murate, ma per la maggior parte composte di paglia e di graticci. Laonde se il fuoco ad una casa appiccavasi, tutta la città si abbruciava.
93.Dove è da sapersi che la città di Milano, per le molte distruzioni, non era internamente fabbricata con case murate, ma per la maggior parte composte di paglia e di graticci. Laonde se il fuoco ad una casa appiccavasi, tutta la città si abbruciava.
94.Giulini, tom. 4, pag. 144.
94.Giulini, tom. 4, pag. 144.
95.Arnulph., lib. 4, cap. 8.
95.Arnulph., lib. 4, cap. 8.
96.Landulph. Junior., cap. 8.
96.Landulph. Junior., cap. 8.
97.Giulini, tom. 4, pag. 510.
97.Giulini, tom. 4, pag. 510.
98.Che si è professato di vivere secondo la legge dei Romani.Che si reputa vivere secondo la legge de' Longobardi.Che mi sono professato, per la mia nazione, di vivere secondo la legge Salica.
98.Che si è professato di vivere secondo la legge dei Romani.
Che si reputa vivere secondo la legge de' Longobardi.
Che mi sono professato, per la mia nazione, di vivere secondo la legge Salica.
99.Giulini, tom. I, pag. 430.
99.Giulini, tom. I, pag. 430.
100.Noi Alberico conte nel Placito pubblico per amministrare a ciascuno la giustizia.
100.Noi Alberico conte nel Placito pubblico per amministrare a ciascuno la giustizia.
101.Giulini, tom. I, pag. 307.
101.Giulini, tom. I, pag. 307.
102.Giulini, tom. I, pag. 356.
102.Giulini, tom. I, pag. 356.
103.«Mantenitor del voto, in voler fermo».
103.«Mantenitor del voto, in voler fermo».
104.Giulini, tom. I, pag. 381.
104.Giulini, tom. I, pag. 381.
105.Detto, tom. I, pag. 383 e seg.
105.Detto, tom. I, pag. 383 e seg.
106.Quello tra i cardinali preti diaconi o sarà trovato più degno, coll'aiuto di Cristo, all'onore dell'arcivescovado promuovessero.
106.Quello tra i cardinali preti diaconi o sarà trovato più degno, coll'aiuto di Cristo, all'onore dell'arcivescovado promuovessero.
107.Giulini, tom. I, pag. 385 e 411.
107.Giulini, tom. I, pag. 385 e 411.
108.Pienamente e ad evidenza intendiamo, come tu con fedele devozione, e con tutto lo sforzo della mente, per il pristino stato e vigore, e per lo ristoramento della santa Chiesa milanese, tre volte e quattro sei rimasto devoto e zelante nell'ossequio di Ansperto reverendissimo tuo arcivescovo e confratello nostro e ad esso nelle cose tutte fedelissimo.
108.Pienamente e ad evidenza intendiamo, come tu con fedele devozione, e con tutto lo sforzo della mente, per il pristino stato e vigore, e per lo ristoramento della santa Chiesa milanese, tre volte e quattro sei rimasto devoto e zelante nell'ossequio di Ansperto reverendissimo tuo arcivescovo e confratello nostro e ad esso nelle cose tutte fedelissimo.
109.Giulini, tom. I, pag. 419.
109.Giulini, tom. I, pag. 419.
110.Giulini, tom. 2, pag. 61.
110.Giulini, tom. 2, pag. 61.
111.Liutprand., lib. I, cap. 22.
111.Liutprand., lib. I, cap. 22.
112.Rer. Italic., tom. 2, part. II,Chron. Novaliciense.
112.Rer. Italic., tom. 2, part. II,Chron. Novaliciense.
113.Vegnendo noi a Pavia nel sacro palazzo, ed ivi fatta nella persona nostra la elezione, colla grazia di Dio onnipotente, da tutti i vescovi, marchesi, conti e da tutti gli ordini di persone tanto maggiori che inferiori.
113.Vegnendo noi a Pavia nel sacro palazzo, ed ivi fatta nella persona nostra la elezione, colla grazia di Dio onnipotente, da tutti i vescovi, marchesi, conti e da tutti gli ordini di persone tanto maggiori che inferiori.
114.Antiquit. Medii Ævi, tom. I, pag. 87.
114.Antiquit. Medii Ævi, tom. I, pag. 87.
115.Nel palazzo di Pavia, che è la capitale del nostro regno.
115.Nel palazzo di Pavia, che è la capitale del nostro regno.
116.Antiquit. Medii Ævi, tom. I, pag. 779.
116.Antiquit. Medii Ævi, tom. I, pag. 779.
117.Liutprand., lib. 2, cap. 15.
117.Liutprand., lib. 2, cap. 15.
118.Giulini, tom. 2, pag. 153.
118.Giulini, tom. 2, pag. 153.
119.Dissert. Med. Æv., tom. VI, pag. 325.
119.Dissert. Med. Æv., tom. VI, pag. 325.
120.Tom. 2, pag. 163.
120.Tom. 2, pag. 163.
121.Giulini, tom. 2, pag. 267.
121.Giulini, tom. 2, pag. 267.
122.Che egli voleva in quel luogo costruire una fortezza, colla quale, non solo i Milanesi, ma molti principi d'Italia altresì avrebbe saputo tenere in freno.
122.Che egli voleva in quel luogo costruire una fortezza, colla quale, non solo i Milanesi, ma molti principi d'Italia altresì avrebbe saputo tenere in freno.
123.Luitprand., lib. 3, cap. 4.
123.Luitprand., lib. 3, cap. 4.
124.Gli concedette di poter cacciare il cervo nel suo parco, il che mai accordato non aveva alcuno se non se ai carissimi ed illustri suoi amici.
124.Gli concedette di poter cacciare il cervo nel suo parco, il che mai accordato non aveva alcuno se non se ai carissimi ed illustri suoi amici.
125.Mentre presso le mura della città cavalcava.
125.Mentre presso le mura della città cavalcava.
126.Nella propria lingua, cioè nella teutonica, così parlò ai seguaci suoi: Io non sono Burcardo, se non faccio che gli Italiesi tutti si servano di un solo sperone, e per cavalcatura si valgano di cavalle pregne o deformi. Punto non curo la solidità o l'altezza di quel muro; giacchè, col solo gettare la mia lancia, morti precipiterò dal baluardo i nemici.
126.Nella propria lingua, cioè nella teutonica, così parlò ai seguaci suoi: Io non sono Burcardo, se non faccio che gli Italiesi tutti si servano di un solo sperone, e per cavalcatura si valgano di cavalle pregne o deformi. Punto non curo la solidità o l'altezza di quel muro; giacchè, col solo gettare la mia lancia, morti precipiterò dal baluardo i nemici.
127.Venne a Pavia e col consentimento di tutti assunse il regno.
127.Venne a Pavia e col consentimento di tutti assunse il regno.
128.Liutprand., lib. 3, cap. 5.
128.Liutprand., lib. 3, cap. 5.