230.Giornalmente sempre più ammirava tanto la di lui prudenza, la facondia e gli egregi costumi, quanto la bellezza della persona e la maestà del volto e del portamento.231.Simonetta, lib. 2, colonna 202. R. I. tom. XXI.232.Vedi Simonetta, Vita di Francesco Sforza,Rer. ital., tom. XXI, lib. I, col. 183.233.Il citato Simonetta, lib. I, col. 187, dice:Quo nuntio Franciscus gravissime affectus, dolorem immensum per summam constantiam supprimit, seque a lachrymis singultibusque continet. Sed quod maxime expediebat, suos a pugna, rejectis hostibus, revocat.(Dal quale avviso gravemente afflittoFrancesco, con somma costanza l'immenso dolore comprime, e dalle lagrime e dai singhiozzi si rattiene. Ma i suoi soldati, il che era la cosa più importante, respinti essendo i nemici dalla pugna richiama.)234.Di quei disordini così parla il Decembrio: —[235]Interea Mediolanenses varie inter se fluctuabant. Quidam, victoria elati, Franciscum ad astra praecipuis laudibus ferebant; alii verbis dumtaxat libertatem praedicabant, veram impense onus curamque detrectabant. Erant quibus servitus libertate potior videretur esse... Quibus autem vivendi cum principe consuetudo inerat, quo in numero vir insignis Petrus Pusterla et alii fuere, Franciscum, veluti Philippi filium et afflictis rebus succurrere potentem, magnopere laudabant. E contra, quibus mercatorum familiaritas et usus aderat, quorum minima pars fuit, Venetos, ut divinos quosdam homines, praeponendos dictitabant. Nihil in medium consulebatur; sed, ut vulgo mos est, studia in contraria incerte scindebantur. Sic, confusis civium voluntatibus, plebs omnium ignorans, libertatis dumtaxat nomen sibi adsciverat, et nullo salubri consilio perducta, in optimum quemquam ferebatur, etc. — Rer. Italic. Script., tom. XX,column.1040, cap. XXXV.Decemb. Vita Franc. Sfortiae.235.Intanto i Milanesi variamente nei loro avvisi ondeggiavano. Alcuni, gonfi per la vittoria, con grandissime lodiFrancescoagli astri sollevavano; altri con parole soltanto la libertà proclamavano, ma qualunque peso e cura avevano sommamente a schifo. Eranvi di quelli ai quali la servitù migliore sembrava della libertà... Coloro poi che consueti erano a vivere famigliarmente col principe, nel di cui numero erano l'insigne uomoPietro Pusterlaed altri,Francescograndemente esaltavano, siccome figliuolo diFilippo, ii solo che soccorso prestare potesse in mezzo al disordine delle cose pubbliche. All'incontro coloro che famigliare consuetudine ed uso avevano coi mercadanti, i quali formavano la minima parte, andavano dicendo che i Veneti, come uomini in qualche modo divini, preferire dovevansi. Non si trattavano gli affari in adunato consiglio, ma come à costume del volgo, incerti i cittadini dividevansi in partiti gli uni agli altri contrari. Per tal modo, confuse essendo la volontà dei cittadini, la plebe, che tutto ignorava, il nome solo della libertà adottato aveva e non guidata da alcun salutare consiglio, portavasi contro qualunque ottimo, ec.236.Novariam, Parmam, Dertonam, Alexandriam, aliasque urbes ditioni suae subdit. — Decembr. Vita Franc. Sfortiae, Rer. Ital., tom. XX,column.1041, cap. XXXVI.(Alla sua giurisdizione assoggettò Novara, Parma, Tortona, Alessandria ed altre città).237.Il proclama è il seguente —1448 dies XVI novembris.(1448, il giorno XVI novembre.) — Li illustri signori capitanei et difensori de la libertà de la illustre ed excelsa comunità di Milano. Considerate le summe et excelse virtute, probitate et magnanimitate et firma constantia d'animo, la experimentata et inconcussa fede et la longa experentia de le cose bellice et mestiero de arme, et lo braxado amore et admirabile devotione che porta et ha portato et demonstrato con admirabile opere et experientia infinite a questa illustre et excelsa comunità de Milano lo illustre et magnifico messere Carlo da Conzaga cavallero et marchese etc. degnamente l'anno constituto deputato, et electo capitano del popolo de questa illustre città, e de la libertate nostra gloriosa, acciocchè possa provvedere et ordinare tutte quelle cose che siano a salute, tutela e conservazione del dicto populo et de la sancta libertà nostra. Il perchè si ha facta publica crida per parte de li prefacti signori capitani per notitia et mandamento a ciascheduno de quale grado, stato et conditione voglia se sia in la dicta città et borghi in li lochi consueti debia obedire a li commandamenti del prefacto messere Carlo in tutte quelle cose che concernano il bene, l'honore, conservazione, tutella et augumento de la dicta comunità de Milano, et libertà, sotto pena pecuniaria et personaleusque ad ultimum suplitium inclusive(fino all'ultimo supplizio inclusivamente), secondo si contiene ne la lettera del dicto capitaneo ad esso messere Carlo concessa per li prefati signori,ed ulterius(ed ulteriormente), sotto pena all'arbitrio de li prefacti signori capitanei a chi contrafarà a questa soa crida et intenzione —Joannes de Meltio prior — Raphael — Cridata ad scalus palatii et per loca solita civitatis per Bertolium de Forlivio trombettam, die Jovis 14 novembris, sono tubarum et pifferorum praemisso.(Giovanni di Melzopriore —Raffaele— Promulgata alle scale del palazzo, e per i soliti luoghi della città, daBertolioda Forlì, trombetta, il giorno di giovedì 14 di novembre, premesso il suono delle trombe e dei pifferi.) Gride dal 1447 al 1450, vol. C, foglio 151 nell'archivio della città.238.In Milano le cose erano in cattivo stato. Non si può meglio conoscerle che dalle carte autentiche di quei tempi; e tale è la lettera di Giovanni Teruffino ai signori Rafaele e Barnaba Adorni, genovesi, che ritrovasi nell'archivio di città — Codice C, fogl. 69. — Essa così dice:Magnifici Majores honorandissimi.(Magnifici maggiori onorevolissimi.) — Quamvis altro di nuovo non me occorra, tamen acciò non vi maravigliate che niente scriva, scriverò poco da poi le altre lettere a voi scritte. Io non sono andato dalla excellentia del conte, tum perochè essa se lungo da qui, tum per la novitate de Francesco Piccinino occorse, ma avuto Maragnano, che spero con la gratia de Dio sera in fra pochi dì, delibero di andare a la excellentia sua, tam per lo compromesso de Zenovesi ad Galeotto, quam per altro, e sono certo che la disposizione sua sia eadem. Io desidero che si manda ad executione lo facto de Bosco, secundo che altra volta ne dicesti. Li facti di Milano breviter hanno questa conditione. Frumento ghe pochissimo et hanno vetato quelli signori che pane di frumento non se ne venda, perciocchè quello poco frumento lo quale gli è restato voleno per li soldati, ma non gli può bastare per dexe; di segale e di miglio hanno per tutto il mese che viene. Dapoi sette di che Francesco Piccinino e lo fratello andero a Milano non gli hanno dato dinari, eccetto che due mila ducati de molti promissi. Appropinquandosi apresso Milano la excellentia del conte come se bene, havuto Marliano, verosimile è che Milano non se tegnerà quindici dì per mancamento e de victuaglie, et de dinari, et de strame, e per infinita gente malcontenta. Dio governa la cosa in modo che questa nostra provincia habbia quiete. Bene valete —Dat. Papiae, die XXVIII aprilis 1449. — Vester famulus Teruffinus — a tergo: Magnificis Majoribus honorandis Domini Raphaeli et Barnabae Adornis et Petro Spinulae etc.(Dato in Pavia, il giorno XXVIII di aprile 1449. — Vostro servoTeruffino. Su la coperta: Ai magnifici maggiori onorevoli i signoriRafaele e Barnaba AdorniePietro Spinola, ec.)239.Sei giorni prima che Milano accogliesse Francesco Sforza, Gaspare Vimercato uscissene dalla città con apparenza di volersi abboccare con Pandolfo Malatesta, comandante delle truppe di Venezia, e probabilmente concertò in vece la dedizione al conte. Il passaporto che gli consegnò trovasi nel codice C, foglio 135 tergo, nell'archivio di città, e dice:[240]Per illustres dominos Capitaneos et defensores libertatis Illustris et Excelsae Comunitatis Mediolani concessa est licentia strenuo Gaspari de Vimercato exeundi hanc Civitatem cum famulis suis ad numerum usque octo, suisque valixiis, bulgis, rebus et bonis, et hoc tute, libere et impune, omnique reali et personali impedimento prorsus amoto, dummodo se non conferat ad partes hostiles, et vadat ad illustrem dominum Sigismundum Pandulphum de Malatestis Ariminensem ac illustrissimi dominii Venetorum, etc. Capitaneum Generalem. Ambrosius Prior — Antonius, MCCCCL, die XX februarii.240.Dagli illustri signori capitani e difensori della libertà della illustre ed eccelsa comunità di Milano viene conceduta licenza al valorosoGasparo di Vimercatodi uscire da questa città con i suoi domestici fino al numero di otto, e con sue valigie, bolge, cose e beni, e questo sicuramente, liberamente ed impunemente, rimosso qualunque impedimento reale e personale, purchè egli non si rechi alle parti dei nostri nemici, e vada dell'illustre signorePandolfodeiMalatestariminese, e capitano generale dell'illustrissimo dominio dei Veneti, ec.AmbrogioPriore. —Antonio, MCCCCL, il dì X febbraio.241.1449, die 27 mensis decembris.(1449, il dì 27 del mese di dicembre.) Al nome del Omnipotente et Eterno Dio et del gloriosissimo nostro patrone sancto Ambrosio deliberando li illustri signori capitanei et difensori della libertate che ciascuno quale metta la persona sua a pericolo per farne uno relevato servitio a tutta questa nostra patria, la quale è indegnamente afflicta da li nostri nemici, ne abbia merito e premio qual sia certo grande et honorevole, fanno noto a ciascuna persona di qualunque stato, grado et conditione se sia, che chi ammazzerà il perfido conte Francesco Sforza, overo ferirà mortalmente, guadagnerà ducati dece millia d'oro, e dece millia in possessione, quali instantemente gli serano numerati cotanti, et dati; et se quella persona sera rebelle o bandezata sarà cavata de ribellione et de bando, et restituiti il soy beni, et havere li dicti premii, et se quella persona sera squadrero o conductero de gente d'arme o di majore conditione, ultra li dicti premii, gli sera duplicata la conducta. Et sel serà soldato di menore conditione, ultra li dicti premii, gli sere duplicata la conducta ut supra. Et appresso a questo se la cadesse alcuno mandare ad executione alcuni de li sopradicti partiti et per quello venisse ad esser morto, serano dati li dicti premii a suoi filioli o a suoi heredi indubitatamente, li quali seranno sempre ben veduti et ben tractati da questa prefata comunitate. Et sel fosse persona alcuna quale dubitasse de conseguire li dicti premii, o venga, o manda uno suo fidato secretamente da li prefati signori capitanei, gli sera facta tal chiarezza et segurezza chel sera ben certo e securo de conseguire li dicti premii, rimossa ogni minima dubitazione —Petrus Prior — Cridata ad scalas palatii et super platea arenghi per Antonium de Arezio Tubetam, die sabbati 27 suprascripti mensis decembris, sono tubarum praemisso.(PietroPriore. — Promulgata alle scale del palazzo, e sopra la piazza dell'arringa daAntoniodi Arezzo trombetta, il giorno di sabbato 27 del soprascritto mese di dicembre, premesso il suono delle trombe.) Gride dal 1447 al 1450, vol. C, foglio 121, archivio civico.242.Vol. C, gride dal 1447 al 1450, foglio 107.243.Codice C, foglio 113.244.1450, die 23 febbruarii.(1450, il dì 23 febbraio.) — Se in ogni tempo debbe cadauno voglia essere chiamato fidele e devoto cristiano guardarse da fare contro li comandamenti del nostro Signore Dio, molto più è necessario emendare la vita nel tempo della tribulazione et afflictione per impetrare gratia et misericordia da la divina bontà. Intendando aduncha li illustri signori capitanei et deffensori de la libertà nostra prohibire quanto sia possibile, etiam mediante le pene et punitione temporale, la disonestà et detestabile vita de quelli tengano femine a soa posta, et etiandio alcuni quali non temendo il juditio divino, presumano biastemare Dio e la sua gloriosa Madre et li suoi sancti et sancte, li quali duy gravissimi peccati grandemente et pubblicamente si commettono in questa città et in li borghi soi, non senza evidentissimo pericolo de provocare majore ira de Dio contra de noi tutti, denno fare crida et bando che niuno de qualuncha stato, grado, o conditione voglia se sia dal majore al più minimo ardisca ne presuma in questa città borghi et jurisdictione soa tenire in casa sua ne fora de casa femine o sia concubina a soa posta per qualuncha modo se sia, imo cadauno l'havesse o tenesse fra tri dì proximi li debbia avere cazate da se, et esse femine et concubine debiano levarsi et aut spazare la città, aut redurse in loco honesto et tale se intenda che facciano bona, et correcta vita, sotto pena irremissibile de fiorini venticinque a cadun uomo quale sera trovato contrafare, tante volte da essere pagati, quante volte contrafarà, et a cadauna femina contrafaciente, da essere scovata pubblicamente per tutta la città, e poi reducta al publico loco, o cazata fora de la città. Et similmente niuno, come è dicto, ardisca o presuma biastemare Dio, ne la sua gloriosissima Madre, ni etiandio sancto Ambrosio, nostro protectore et patrone, ni alcuno sancto o sancta sotto pena irremissibile, ultra le altre imposte altre volte, de fiorini vinti per cadauna volta a chi contrafarà, et a chi non potrà pagare o non pagarà la dicta pena infra tre dì sotto pena di sguasi tri di corda, vollero ancora et chiarisseno li prefati signori capitanei che cadauno non solo possa, ma etiandio debba accusare qualunque contrafarà li predicti duy casi; accusando, guadagni il quarto della dicta pena pecuniaria, l'altro quarto sia delli poveri de Cristo et la mità sia della comunità, ma chi non accuserà, et sappia chi abbia contrafacto in tenire et biastemare come è dicto, cada in pena per cadauna volta de fiorini cinque et cadauno possa questi altri accusare et della pena si faccia come è dicto, di sopra. Ancora perchè li prefati signori hanno ordinato et comandato che niuno debba zugare a zugo de dadi, tavole et cartexelle, ne lassare zugare in casa sua sotto la pena che contengono le cride fatte sopra di ciò; Adesso chiariscono et volleno che cadauno non solo possa, ma sia obbligato ad accusare qualunca contrafarà, ed accusando guadagni il quarto della dicta pena pecuniaria et de li altri tri quarti se dispona et faccia come è dicto di sopra; ma non accusando et sappiando chi vi abbia contrafacto, cada in pena caduna volta del quarto quale devria guadagnare, et cadauno possa questi altri accusare et della pena se faccia ut supra —Ambrosius Prior — Marcolinus — Cridata ad scalas palatii et per loca solita civitatis per Matteum de Arezio tubetam, die lunae XXIII febbruarii suprascripti(Ambrogio Priore — Marcolino— Promulgata alle scale del palazzo, e per i luoghi soliti della città daMatteodi Arezzo trombetta, il giorno di lunedì XXIII di febbraio soprascritto.) — Gride dal 1447 al 1450, vol. C., foglio 136, archivio civico.245.Le cose dei Milanesi incominciarono ad andare al peggio. Perciocchè privi di duci, discordi essendo tra di loro i cittadini, giornalmente ripullulavano consigli peggiori dei primi. Non potevano le pubbliche gravezze del popolo convenevolmente governarsi; non potevano i ricchi sostenere i pesi; non poteva alcuno eseguire i comandi: ma come una flotta dispersa dalla procella, qua e là la plebe era portata dalle onde accavallate. Se alcun raggio di speranza splendeva tuttora nei soldati che rimanevano, turbato era dall'ambizione diCarlo Gonzaga, il quale dominio del popolo ingiustamente aspirando, tutte le cose con lungo sospettare intralciava. Per la qual cosa tutto era squallido per il timore e per la disperazione. Inoltre le congiure da alcuni tramate maggiori angustia ai singoli cagionata avevano. Conciossiachè presi furono ed al supplizio condotti molti nobilissimi cittadini. Ma nè pure colla morte loro raddolcire potevansi l'atrocità della sciagura... I buoni inoltre, privati degli uffizi, incapaci a recare giovamento a sè stessi e agli altri, languivano nel silenzio; la plebe poi, situata tra la speranza ed il timore, il peso tollerava, esultando per il nome solo di dominio.246.Vita Franc. Sfortiae, cap. XXXVII;Rer. Ital., tom. XX, col. 1041.247.Macchiavelli, sulla prima Deca di Tit. Liv., libr. I, cap. XVII, pag. 87.248.Nel fabbricar la casa de' signori Delfinoni vicino alla colonna di porta Nuova scavossi nel 1774 un sasso, su cui leggesi:Franciscus Sfortia Vicecomes, dux, et animo invictus et corpore, anno MCCCCL a IIII Calend. Martias hora XX dominio urbis Mediolani potitus.(Francesco Sforza Visconti, duca, invitto d'animo e di corpo, l'anno MCCCCL il giorno IV avanti le calende di marzo all'ora vigesima s'impadronì del dominio di Milano.)249.Questo è il giorno che il Signore ci ha dato; esultiamo e rallegriamoci in esso.250.All'archivio pubblico può esaminarsene da chi lo voglia l'originale.251.Osservando come tutti i solenni ingressi e dei duchi e dei governatori e degli arcivescovi si fecero sempre dalla porta Ticinese, mi sembra probabile che quest'usanza discenda sino dai tempi de' Longobardi, quando Pavia fu la capitale e la città regia; e forse l'arcivescovo, dopo d'essere stato riconosciuto dal sovrano o suo luogotenente in Pavia, di là spiccavasi per la pubblica cerimonia. Quando s'assoggettò la chiesa milanese a Roma, e l'elezione e consacrazione si trasferirono in Roma, tutto cambiossi, fuori che questa avvertenza non s'ebbe di farlo entrare per la porta Romana.252.In quei contorni trovasi una via che oggidì pure conserva il nome de' Piatti.253.I due soli però imminenti alla città furono perfezionati.254.Histoire de François I, roi de France, dit le grand roi et le père des lettres. Par M. Galliard de l'Accadémie des Inscriptions et Belles lettres. — A Paris, chez Saillant et Nyon, tome I, page 105.255.Alloggiarono nel palano altre volte del conte Carmagnola, ora detto il Broletto, in cui si radunano i corpi municipali.256.Rivolto essendosi quindi all'ornato pubblico della città, e con arena e mattoni riparate avendo le strade, volle con somma magnificenza che dai fondamenti si erigesse il castello della porta di Giove, atterrato da prima per popolare tumulto. La corte altresì dei primi duchi, già cadente per vecchiezza, non solo ristabilì, ampliò ed arricchì di ornamenti. Comandò ancora che, scavandosi il terreno, dall'Adda si derivasse per venti miglia un acquedotto, per mezzo del quale i campi vicini fossero irrigati, e al popolo non mancassero le derrate necessarie.257.Decembrius, Vita Franc. Sfortiae, cap. XL;Rer. Ital., tom. XX, colonn. 1046.258.Dalla provincia della Martesana, per cui passa, detta forse anco dal dio Marte.259.Veggasi il Benaglio, Relazione istorica del magistrato, che riferisce il decreto del duca Francesco, che è il seguente: —[260]Franciscus Sfortia Vicecomes, dux Mediolani etc. Papiae Angleriaeque comes ac Cremonae dominus. Cum pro beneplacitis nostris et subditorum nostrorum comoditate fieri debere ordinaverimus Navigium discensarum ex Abdua ad anc inclitam Civitatem nostram Mediolani, deputaverimusque nobilem virum Ruffinum de Prioris, aulicum nostrum praeclarissimum Commissarium, qui cum avisamentis ac partecipatione Bertolae de Novate, dilecti Civis nostri Mediolani, habeat omnia expedire et expediri facere quod ad dicti Navigii perfectionem attineat, eligendum duximus.Indi destina un tesoriere separato per quest'opera, a cui dalla ducal Camera debbasi sforzare illimitatamente qualunque somma.Dat. Mediolani, die primo julii 1457.(Date in Milano, il dì primo di luglio 1457.) Veggasi pure il Settala, Relazione sul navilio della Martesana, ediz. del 1603, pag. 59.260.Francesco Sforza Visconti, duca di Milano, ec., conte di Pavia e di Angera, e signore di Cremona. Siccome per il nostro buon piacere e per il comodo dei nostri sudditi avevamo ordinato che si dovesse fare un naviglio che discendesse dall'Adda fino a quest'inclita città nostra di Milano, ed avevamo deputato il nobileRuffino dei Priori, nostro illustrissimo commissario di corte, che col consiglio e colla partecipazione diBertoladi Novate, diletto nostro cittadino milanese, debba spedire e fare tutto quello che appartiene alla perfezione del detto naviglio, abbiamo giudicato di dover eleggere, ec.261.Così Paolo Frisi, nel secondo tomo delle sue opere stampato in Milano dal Galeazzi 1783, pag. 465. L'immatura perdita che abbiamo fatto di qust'illustre nostro concittadino, mentre era nel pieno vigore della sua mente, ha privato noi e i posteri di maggiori ammaestramenti ch'egli ci avrebbe lasciati. Cessò di vivere il giorno 22 novembre 1784 per una cancrena procuratagli da un taglio, al quale sconsigliatamente venne sottoposto. Morì colla tranquillità d'un'anima virtuosa, e presentò all'avversa fortuna, come in vita così in morte, una virile costanza. L'uomo e l'autore in lui furono allo stesso livello.Il chiarissimo autore fece erigere a sue spese all'illustre matematico e filosofoFrisi, suo amico, un elegante monumento in marmo carrarese con iscrizione latina, nella chiesa di Sant'Alessandro de' cherici Reg. di San Paolo di questa città; valendosi a questo effetto dell'opera del celebre scultoreFranchi.(Nota del Continuatore).262.Tutto ciò più esattamente può leggersi nell'opera del citato Frisi, libro terzo, capo terzo de' canali navigabili.263.Nei registri civici delle lettere ducali del secolo XV, foglio 223, leggesi la concessione fatta dal ducal magistrato il 10 decembre 1471 di una bocca d'acqua del naviglio della Martesana da estraersi vicino al Redefosso, in benificio dell'Ospedal grande e dei consorti Ghiringhelli, Bossi e Rebecchi, essendo commissario del naviglio l'ingegnere Pietro da Faino del Malpaga. Altre concessioni poi si trovano nei libri dell'ufficio Panigarola, registro E, foglio 265. Vedesi accordata di più l'acqua al convento de' frati di Santa Maria degli Angioli, l'anno 1468, per ducal concessione. Il che mostra come sin d'allora entrasse l'acqua del naviglio in Milano. Nell'ufficio degli statuti Panigarola trovasi pure il decreto di Bianca Maria, vedova duchessa e tutrice del duca Gio. Galeazzo, fatto il settembre 1467, che invita ad acquistare dalla ducal camera l'acqua del naviglio della Martesana.264.Simonetta, nella vita di Francesco Sforza, lib. XXXI,Rer. Ital., tom. XXI, col. 778, così dice:[265]Ea autem utebatur ingenii acrimonia, ac gravitate, prudentia, atque consilio, ut nihil neque in urbanis rebus iniret umquam quod minus fuisset diligentissime antea metitus, omnemque prospexisset eventum, et quod decreverat innata, quadam animi magnitudine et incredibili celeritate conficiebat. Mirum dictu est quam abstineret illecebris, humanisque voluptatibus, atque cupiditatibus: et quod rarissimum in aliis invenies, cum neque in rebus adversis, si qua iniquitate fortunae acciderunt, deprimebatur animo, ita ne secundis quidem efferebatur. Quin potius, sicuti in adversis non frangebatur, ita etiam in prospera fortuna modestissimus semper fuit; et alios ab omni contumelia injuriaque continebat. Et ne id quidem mirum, cum omnibus de se praestaret exemplum, qui cum maxime vinceret, ultione non utebatur.265.Era poi dotato di tale penetrazione d'ingegno, di tale gravità, prudenza e avvedutezza, che nulla intraprendeva giammai nelle cose tanto militari, quanto civili, che diligentissimamente, benchè fosse piccola cosa, non avesse da prima considerato, e tutto ne avesse pronosticato l'evento; quelle cose poi che determinato erasi di fare, compieva con una certa innata grandezza d'animo e con incredibile celerità. Mirabile è a dirsi quanto lontano si tenesse dalle seduzioni e dalle umane voluttà e cupidigie, a quello che rarissimo troverassi in altri siccome nelle avversità, se mai alcuna per iniquità di sorte ne incontrava, non perdevasi di spirito, così nè pure nelle prospere punto non insuperbivasi. Che anzi, siccome nelle cose avverse non si avviliva, così ancora nella prospera fortuna fu sempre modestissimo, e gli altri tratteneva da qualunque ingiuria o contumelia. Nè questo in vero è estrano, mentre a tutti egli stesso porgeva l'esempio, e avendo questo grandissima forza, d'uopo non era che facesse uso di gastighi.266.Ma oserei certamente affermare che, dopoGiulio Cesare, nissun uomo troverassi avere avuto l'Italia, che a buon diritto si potesse col soloFrancesco Sforzaparagonare. Il quale per verità, vinto avendo sempre, nè mai essendo stato vinto, finì i suoi giorni in modo che a tutti non meno lasciò un vivo desiderio, che un retaggio di lagrime.267.Rer. Italic. Script., tom. XXI, col. 779.268.Corio.269.Nella mia raccolta ho alcune monete di Milano che portano il nome d'entrambi.270.Francisci Cicerei Epistolar., vol. II, pag. 174,Mediol.1782, stampa dell'Imp. Monast. di sant'Ambrogio.271.All'anno 1469.272.All'anno 1473.273.Gli scrittori oltramontani conservano una memoria favorevole del re Mattia I. È da essi risguardato come un principe generoso, guerriero, politico, religioso, amico delle belle arti, uomo colto; ed a lui si attribuisce la biblioteca di Buda, corredata dei migliori libri greci e latini. Il Corio però narra avvenimenti accaduti ai suoi tempi e pubblici.274.Di questo Cola Montano si trova nell'archivio pubblico un contratto ch'ei fece l'anno 1473 il 6 d'agosto, rogato dal notaro Antonio Zunico. Il contratto è con uno stampatore tedesco di Ratisbona chiamatoCristoforo, ed ha per oggetto una società per istampare. Si vede che Cola Montano era figlio di Giacomo, ed abitava sotto la parrocchia di San Rafaello; ma non si dice che fosse bolognese.275.La duchessa Bianca Maria prudentemente gli richiamò.276.Eterna vivrà la fama di sì gloriosa impresa.277.L'anno seguente si ribellarono di nuovo; poi un'altra volta nel 1488 si assoggettarono.278.Mentre bramo salvar la patria e il duce,Da scaltri traditor son tratto a morte.Ma celebrar lui debbe immensa lode,Che, per serbar la fe, sprezzò la vita.279.Rogato dai notai Francesco Bolla e Candido Porro.280.Vedi Apostolo Zeno,Dissertazioni Vossiane, vol. II, art.Bernardino Corio. (Il Continuatore).281.Queste nozze erano già state concertate undici anni prima, cioè nel 1480, mentre la sposa, figlia d'Ercole d'Este, aveva sei anni.282.Risplendenti di toghe purpuree e di scarlatto.283.Coi petti ritagliati al disotto delle mammelle, e col pallio alla maniera gabina, scendendo dall'omero destro al lato sinistro.284.Con moderazione e venustà.285.Il Corio dice:Lodovico Sforza, già inducto da Hercule Estense e da la mugliere, in tutto cominciò aspirare alo intero governo dil Stato; all'anno 1489. Rispetto poi alle rivalità dice, all'anno 1491,Quivi tra Isabella mogliere dil duca e Beatrice, per volere ciascuna de loro prevalere al altra tanto di loco et ornamento quanto in altra cosa, una tanta emulazione e sdegno cominciò tra ambe due, che finalmente, come sarà demostrato nella parte seguente, sono state causa de la totale eversione dil suo imperio.286.Il Corio lo attesta all'anno 1493; il che conferma quanto antecedentemente accennai sullo venuta di Galeazzo Maria dalla Francia a Milano, cioè che vi fossero stazioni regolate pel cambiamento de' cavalli.287.Antonio Grumello, nella cronaca MS. che ritrovasi presso il signor principe Alberigo di Belgioioso d'Este al foglio II, disse:Ritrovandosi il gallico re in la città de Pavia et intexo Jo. Galeaz. Sforzia, ducha di Milano, esser gravemente inferma di una febbre tossichata, vuolse sua maestà vederlo: et prelibato ducha umanamente salutando sua maestà, et re gallico confortandolo a la salute, et che sua maestà mai hera per mancharli. Vedendo Jo. Gz. Sfortia esser al fine di sua vita, ricomandato el suo unigenito figliolo Francesco Sfortia, conte di Pavia, al gallico re, pregando sua maestà lo voglia aceptare per suo figliolo et con humanissime parole fu acceptato da esso re gallico, et non dubitasse che mai hera per mancarli et mantenerlo in stato felicissimo.288.Il prefatoGiovanni Galeazzoriconobbe dal popolo milanese il ducato stesso e la contea, il che tornò in grandissimo pregiudizio dell'Impero, e perchè è di consuetudine del sacro romano Impero di non mai investire alcuno di qualche Stato da esso dipendente, se questo egli usurpò col fatto, e da altri lo abbia riconosciuto.289.Il Corio gli dà per extensum all'anno 1494.290.Cambiata, l'anno 1783, per servire al monte di Santa Teresa, recentemente collocatovi.E qui vuolsi notare che gli scudi in bianco marmo rappresentanti i duchi di Milano, che servivano di ornato alla facciata di questa casa, furono preservati dal nostro storico, e collocati in ordine nel primo cortile della sua casa paterna, ivi dicontro. (Il Continuatore).291.La chiesa della Madonna di San Celso è veramente il primo monumento e il più antico di esatta architettura. La facciata dell'arcivescovado e il palazzo dell'arcivescovo si formarono dall'arcivescovo Guido Antonio Arcimboldi. Il claustro di Sant'Ambrogio si fabbricò dal cardinale Ascanio Sforza. Veggasi il Lattuada,Descrizione di Milano, tom. IV, pag. 308. Due altre chiese si fabbricarono in que' tempi, cioè la Rosa e la Passione, meritevoli di essere osservate. Anche la cupola delle Grazie è di quei tempi, e si assomiglia alla prima maniera della casa Marliani.292.VediRaccolta milanese stampata presso Antonio Anelli 1756, 2 vol. in 4.º Nel primo volume, dal foglio 2 fino al 22, trovansi parecchi sonetti di messer Gaspare Visconti, con alcune notizie intorno all'autore. (Il Continuatore).293.Di questi broccati pesantissimi se ne veggono tuttora in un vecchio paramento che conservasi presso i Domenicani delle Grazie. La statua di Beatrice d'Este, che è nella Certosa di Pavia, ci mostra la ricchezza e il peso di quei vestiti di allora. L'immagine di Beatrice vedesi pure in un quadro della scuola di Lionardo a Sant'Ambrogio Ad nemus. Ella vi è in ginocchio coi due suoi figli Massimiliano e Francesco, e collo sposo Lodovico il Moro.294.Queste poesie furono da me copiate da un antico codice manoscritto originale dell'autore medesimo, il quale si custodisce fra molti altri manoscritti nella pregievolissima collezione del signor principe Alberico di Belgioioso d'Este. In esso leggonsi più centinaia di sonetti ad imitazione del Petrarca. Leggesi pure una commedia in ottava rima dello stesso Visconti; poesie, a dir vero, di poco valore.295.L'autore Gaspare Visconti mori all'età d'anni 38, il giorno 8 di marzo l'anno 1499. VediArgelati, Biblioth. Scriptor. Mediolan., tom. II, parte prima, col. 1604.296.«Sparsi i campi al veder d'armi e d'armati,Scossa, tremò tua pace, o Lodovico,Sorgi, a me disse, tutt'intorno suonaIl ferro ostil, e me cacciata in bando:L'armi dispon chi mi ripose in seggio.Pei santissimi dritti ora te invocoDel veneto senato, e me del sommo,Se il puoi, periglio a liberar t'appresta.Risposi allor: No, non temere, o Diva,Lodovico t'adora, e del tuo Nume,Più ancor di quel di Giove, egli gioisce.Nè già guerre temer, che ne son questeSol le sembianze e i simulati giuochi:Nè qui armeggiar, se non a pompa, lece.Or dunque vanne, e abbandonando il cielo,Orna la terra, o almen, poichè tue veciCompier questi sol può, se in l'alte sediAmi recarti, in terra e in mar difendiGli Sforza fidi, in guerra e in pace egregi».297.Tomo II, delle Opere. Milano, presso Galeazzi 1783, pag. 468.298.Tutte queste notizie sono tratte dal vol. I, num. 17 della collezione illustre del signor principe Belgioioso d'Este. Quell'antico MS. contemporaneo dice di quest'ultimo segretario camerale:se faceva per esso secretario uno quaterneto de tutti li salariati, quale se faceva sottoscrivere da l'excelentia del duca, insieme con un rotulo, che se domandava la lista grande de li salariati, in la quale, per via de summario, era descripto tutta la spesa del Stato, la quale se mandava inclusa in una lettera ducale expedita per el dicto secretario alli magistri de le intrate ordinarie et thesaurero, commettendoli che facesseno fare la expeditione de li pagamenti secundo era annotato in esso quaterneto et lista alli tempi debiti et secundo l'ordine de la corte; e così si faceva.299.Il Prato asserisce che le entrate ducali ascendessero, nel 1499, a ducati ossia zecchini settecento ottantamila. Il Corio, all'anno 1492, dice seicentomila. Da un MS. gentilmente mostratomi dal chiarissimo signor presidente conte Carli, le ducali entrate allora erano zecchini 424,472; io mi sono attenuto al Corio, supponendo che il minor calcolo comprenda le sole entrate ordinarie. Paragonata poi l'estensione dello Stato d'allora, le opere grandiose che si intraprendevano, con seicentomila ducati, se ne dedurrà una nuova conferma di quello che in più luoghi ho indicato, cioè sul valore de' metalli nobili maggiore assai in que' tempi che non lo è ai giorni nostri. Un uomo con cent'once d'oro oggidì è meno ricco di quello che lo fosse allora uno che ne possedesse cinquanta.300.Vol. I, Miscellanea, num. 14.301.Oltre il Corio, veggasi Gaillard, Histoire de François Premier. — Edizione seconda di Parigi, presso Saillant et Nyron 1769, tom. I, pag. 137.
230.Giornalmente sempre più ammirava tanto la di lui prudenza, la facondia e gli egregi costumi, quanto la bellezza della persona e la maestà del volto e del portamento.
230.Giornalmente sempre più ammirava tanto la di lui prudenza, la facondia e gli egregi costumi, quanto la bellezza della persona e la maestà del volto e del portamento.
231.Simonetta, lib. 2, colonna 202. R. I. tom. XXI.
231.Simonetta, lib. 2, colonna 202. R. I. tom. XXI.
232.Vedi Simonetta, Vita di Francesco Sforza,Rer. ital., tom. XXI, lib. I, col. 183.
232.Vedi Simonetta, Vita di Francesco Sforza,Rer. ital., tom. XXI, lib. I, col. 183.
233.Il citato Simonetta, lib. I, col. 187, dice:Quo nuntio Franciscus gravissime affectus, dolorem immensum per summam constantiam supprimit, seque a lachrymis singultibusque continet. Sed quod maxime expediebat, suos a pugna, rejectis hostibus, revocat.(Dal quale avviso gravemente afflittoFrancesco, con somma costanza l'immenso dolore comprime, e dalle lagrime e dai singhiozzi si rattiene. Ma i suoi soldati, il che era la cosa più importante, respinti essendo i nemici dalla pugna richiama.)
233.Il citato Simonetta, lib. I, col. 187, dice:Quo nuntio Franciscus gravissime affectus, dolorem immensum per summam constantiam supprimit, seque a lachrymis singultibusque continet. Sed quod maxime expediebat, suos a pugna, rejectis hostibus, revocat.(Dal quale avviso gravemente afflittoFrancesco, con somma costanza l'immenso dolore comprime, e dalle lagrime e dai singhiozzi si rattiene. Ma i suoi soldati, il che era la cosa più importante, respinti essendo i nemici dalla pugna richiama.)
234.Di quei disordini così parla il Decembrio: —[235]Interea Mediolanenses varie inter se fluctuabant. Quidam, victoria elati, Franciscum ad astra praecipuis laudibus ferebant; alii verbis dumtaxat libertatem praedicabant, veram impense onus curamque detrectabant. Erant quibus servitus libertate potior videretur esse... Quibus autem vivendi cum principe consuetudo inerat, quo in numero vir insignis Petrus Pusterla et alii fuere, Franciscum, veluti Philippi filium et afflictis rebus succurrere potentem, magnopere laudabant. E contra, quibus mercatorum familiaritas et usus aderat, quorum minima pars fuit, Venetos, ut divinos quosdam homines, praeponendos dictitabant. Nihil in medium consulebatur; sed, ut vulgo mos est, studia in contraria incerte scindebantur. Sic, confusis civium voluntatibus, plebs omnium ignorans, libertatis dumtaxat nomen sibi adsciverat, et nullo salubri consilio perducta, in optimum quemquam ferebatur, etc. — Rer. Italic. Script., tom. XX,column.1040, cap. XXXV.Decemb. Vita Franc. Sfortiae.
234.Di quei disordini così parla il Decembrio: —[235]Interea Mediolanenses varie inter se fluctuabant. Quidam, victoria elati, Franciscum ad astra praecipuis laudibus ferebant; alii verbis dumtaxat libertatem praedicabant, veram impense onus curamque detrectabant. Erant quibus servitus libertate potior videretur esse... Quibus autem vivendi cum principe consuetudo inerat, quo in numero vir insignis Petrus Pusterla et alii fuere, Franciscum, veluti Philippi filium et afflictis rebus succurrere potentem, magnopere laudabant. E contra, quibus mercatorum familiaritas et usus aderat, quorum minima pars fuit, Venetos, ut divinos quosdam homines, praeponendos dictitabant. Nihil in medium consulebatur; sed, ut vulgo mos est, studia in contraria incerte scindebantur. Sic, confusis civium voluntatibus, plebs omnium ignorans, libertatis dumtaxat nomen sibi adsciverat, et nullo salubri consilio perducta, in optimum quemquam ferebatur, etc. — Rer. Italic. Script., tom. XX,column.1040, cap. XXXV.Decemb. Vita Franc. Sfortiae.
235.Intanto i Milanesi variamente nei loro avvisi ondeggiavano. Alcuni, gonfi per la vittoria, con grandissime lodiFrancescoagli astri sollevavano; altri con parole soltanto la libertà proclamavano, ma qualunque peso e cura avevano sommamente a schifo. Eranvi di quelli ai quali la servitù migliore sembrava della libertà... Coloro poi che consueti erano a vivere famigliarmente col principe, nel di cui numero erano l'insigne uomoPietro Pusterlaed altri,Francescograndemente esaltavano, siccome figliuolo diFilippo, ii solo che soccorso prestare potesse in mezzo al disordine delle cose pubbliche. All'incontro coloro che famigliare consuetudine ed uso avevano coi mercadanti, i quali formavano la minima parte, andavano dicendo che i Veneti, come uomini in qualche modo divini, preferire dovevansi. Non si trattavano gli affari in adunato consiglio, ma come à costume del volgo, incerti i cittadini dividevansi in partiti gli uni agli altri contrari. Per tal modo, confuse essendo la volontà dei cittadini, la plebe, che tutto ignorava, il nome solo della libertà adottato aveva e non guidata da alcun salutare consiglio, portavasi contro qualunque ottimo, ec.
235.Intanto i Milanesi variamente nei loro avvisi ondeggiavano. Alcuni, gonfi per la vittoria, con grandissime lodiFrancescoagli astri sollevavano; altri con parole soltanto la libertà proclamavano, ma qualunque peso e cura avevano sommamente a schifo. Eranvi di quelli ai quali la servitù migliore sembrava della libertà... Coloro poi che consueti erano a vivere famigliarmente col principe, nel di cui numero erano l'insigne uomoPietro Pusterlaed altri,Francescograndemente esaltavano, siccome figliuolo diFilippo, ii solo che soccorso prestare potesse in mezzo al disordine delle cose pubbliche. All'incontro coloro che famigliare consuetudine ed uso avevano coi mercadanti, i quali formavano la minima parte, andavano dicendo che i Veneti, come uomini in qualche modo divini, preferire dovevansi. Non si trattavano gli affari in adunato consiglio, ma come à costume del volgo, incerti i cittadini dividevansi in partiti gli uni agli altri contrari. Per tal modo, confuse essendo la volontà dei cittadini, la plebe, che tutto ignorava, il nome solo della libertà adottato aveva e non guidata da alcun salutare consiglio, portavasi contro qualunque ottimo, ec.
236.Novariam, Parmam, Dertonam, Alexandriam, aliasque urbes ditioni suae subdit. — Decembr. Vita Franc. Sfortiae, Rer. Ital., tom. XX,column.1041, cap. XXXVI.(Alla sua giurisdizione assoggettò Novara, Parma, Tortona, Alessandria ed altre città).
236.Novariam, Parmam, Dertonam, Alexandriam, aliasque urbes ditioni suae subdit. — Decembr. Vita Franc. Sfortiae, Rer. Ital., tom. XX,column.1041, cap. XXXVI.
(Alla sua giurisdizione assoggettò Novara, Parma, Tortona, Alessandria ed altre città).
237.Il proclama è il seguente —1448 dies XVI novembris.(1448, il giorno XVI novembre.) — Li illustri signori capitanei et difensori de la libertà de la illustre ed excelsa comunità di Milano. Considerate le summe et excelse virtute, probitate et magnanimitate et firma constantia d'animo, la experimentata et inconcussa fede et la longa experentia de le cose bellice et mestiero de arme, et lo braxado amore et admirabile devotione che porta et ha portato et demonstrato con admirabile opere et experientia infinite a questa illustre et excelsa comunità de Milano lo illustre et magnifico messere Carlo da Conzaga cavallero et marchese etc. degnamente l'anno constituto deputato, et electo capitano del popolo de questa illustre città, e de la libertate nostra gloriosa, acciocchè possa provvedere et ordinare tutte quelle cose che siano a salute, tutela e conservazione del dicto populo et de la sancta libertà nostra. Il perchè si ha facta publica crida per parte de li prefacti signori capitani per notitia et mandamento a ciascheduno de quale grado, stato et conditione voglia se sia in la dicta città et borghi in li lochi consueti debia obedire a li commandamenti del prefacto messere Carlo in tutte quelle cose che concernano il bene, l'honore, conservazione, tutella et augumento de la dicta comunità de Milano, et libertà, sotto pena pecuniaria et personaleusque ad ultimum suplitium inclusive(fino all'ultimo supplizio inclusivamente), secondo si contiene ne la lettera del dicto capitaneo ad esso messere Carlo concessa per li prefati signori,ed ulterius(ed ulteriormente), sotto pena all'arbitrio de li prefacti signori capitanei a chi contrafarà a questa soa crida et intenzione —Joannes de Meltio prior — Raphael — Cridata ad scalus palatii et per loca solita civitatis per Bertolium de Forlivio trombettam, die Jovis 14 novembris, sono tubarum et pifferorum praemisso.(Giovanni di Melzopriore —Raffaele— Promulgata alle scale del palazzo, e per i soliti luoghi della città, daBertolioda Forlì, trombetta, il giorno di giovedì 14 di novembre, premesso il suono delle trombe e dei pifferi.) Gride dal 1447 al 1450, vol. C, foglio 151 nell'archivio della città.
237.Il proclama è il seguente —1448 dies XVI novembris.(1448, il giorno XVI novembre.) — Li illustri signori capitanei et difensori de la libertà de la illustre ed excelsa comunità di Milano. Considerate le summe et excelse virtute, probitate et magnanimitate et firma constantia d'animo, la experimentata et inconcussa fede et la longa experentia de le cose bellice et mestiero de arme, et lo braxado amore et admirabile devotione che porta et ha portato et demonstrato con admirabile opere et experientia infinite a questa illustre et excelsa comunità de Milano lo illustre et magnifico messere Carlo da Conzaga cavallero et marchese etc. degnamente l'anno constituto deputato, et electo capitano del popolo de questa illustre città, e de la libertate nostra gloriosa, acciocchè possa provvedere et ordinare tutte quelle cose che siano a salute, tutela e conservazione del dicto populo et de la sancta libertà nostra. Il perchè si ha facta publica crida per parte de li prefacti signori capitani per notitia et mandamento a ciascheduno de quale grado, stato et conditione voglia se sia in la dicta città et borghi in li lochi consueti debia obedire a li commandamenti del prefacto messere Carlo in tutte quelle cose che concernano il bene, l'honore, conservazione, tutella et augumento de la dicta comunità de Milano, et libertà, sotto pena pecuniaria et personaleusque ad ultimum suplitium inclusive(fino all'ultimo supplizio inclusivamente), secondo si contiene ne la lettera del dicto capitaneo ad esso messere Carlo concessa per li prefati signori,ed ulterius(ed ulteriormente), sotto pena all'arbitrio de li prefacti signori capitanei a chi contrafarà a questa soa crida et intenzione —Joannes de Meltio prior — Raphael — Cridata ad scalus palatii et per loca solita civitatis per Bertolium de Forlivio trombettam, die Jovis 14 novembris, sono tubarum et pifferorum praemisso.(Giovanni di Melzopriore —Raffaele— Promulgata alle scale del palazzo, e per i soliti luoghi della città, daBertolioda Forlì, trombetta, il giorno di giovedì 14 di novembre, premesso il suono delle trombe e dei pifferi.) Gride dal 1447 al 1450, vol. C, foglio 151 nell'archivio della città.
238.In Milano le cose erano in cattivo stato. Non si può meglio conoscerle che dalle carte autentiche di quei tempi; e tale è la lettera di Giovanni Teruffino ai signori Rafaele e Barnaba Adorni, genovesi, che ritrovasi nell'archivio di città — Codice C, fogl. 69. — Essa così dice:Magnifici Majores honorandissimi.(Magnifici maggiori onorevolissimi.) — Quamvis altro di nuovo non me occorra, tamen acciò non vi maravigliate che niente scriva, scriverò poco da poi le altre lettere a voi scritte. Io non sono andato dalla excellentia del conte, tum perochè essa se lungo da qui, tum per la novitate de Francesco Piccinino occorse, ma avuto Maragnano, che spero con la gratia de Dio sera in fra pochi dì, delibero di andare a la excellentia sua, tam per lo compromesso de Zenovesi ad Galeotto, quam per altro, e sono certo che la disposizione sua sia eadem. Io desidero che si manda ad executione lo facto de Bosco, secundo che altra volta ne dicesti. Li facti di Milano breviter hanno questa conditione. Frumento ghe pochissimo et hanno vetato quelli signori che pane di frumento non se ne venda, perciocchè quello poco frumento lo quale gli è restato voleno per li soldati, ma non gli può bastare per dexe; di segale e di miglio hanno per tutto il mese che viene. Dapoi sette di che Francesco Piccinino e lo fratello andero a Milano non gli hanno dato dinari, eccetto che due mila ducati de molti promissi. Appropinquandosi apresso Milano la excellentia del conte come se bene, havuto Marliano, verosimile è che Milano non se tegnerà quindici dì per mancamento e de victuaglie, et de dinari, et de strame, e per infinita gente malcontenta. Dio governa la cosa in modo che questa nostra provincia habbia quiete. Bene valete —Dat. Papiae, die XXVIII aprilis 1449. — Vester famulus Teruffinus — a tergo: Magnificis Majoribus honorandis Domini Raphaeli et Barnabae Adornis et Petro Spinulae etc.(Dato in Pavia, il giorno XXVIII di aprile 1449. — Vostro servoTeruffino. Su la coperta: Ai magnifici maggiori onorevoli i signoriRafaele e Barnaba AdorniePietro Spinola, ec.)
238.In Milano le cose erano in cattivo stato. Non si può meglio conoscerle che dalle carte autentiche di quei tempi; e tale è la lettera di Giovanni Teruffino ai signori Rafaele e Barnaba Adorni, genovesi, che ritrovasi nell'archivio di città — Codice C, fogl. 69. — Essa così dice:Magnifici Majores honorandissimi.(Magnifici maggiori onorevolissimi.) — Quamvis altro di nuovo non me occorra, tamen acciò non vi maravigliate che niente scriva, scriverò poco da poi le altre lettere a voi scritte. Io non sono andato dalla excellentia del conte, tum perochè essa se lungo da qui, tum per la novitate de Francesco Piccinino occorse, ma avuto Maragnano, che spero con la gratia de Dio sera in fra pochi dì, delibero di andare a la excellentia sua, tam per lo compromesso de Zenovesi ad Galeotto, quam per altro, e sono certo che la disposizione sua sia eadem. Io desidero che si manda ad executione lo facto de Bosco, secundo che altra volta ne dicesti. Li facti di Milano breviter hanno questa conditione. Frumento ghe pochissimo et hanno vetato quelli signori che pane di frumento non se ne venda, perciocchè quello poco frumento lo quale gli è restato voleno per li soldati, ma non gli può bastare per dexe; di segale e di miglio hanno per tutto il mese che viene. Dapoi sette di che Francesco Piccinino e lo fratello andero a Milano non gli hanno dato dinari, eccetto che due mila ducati de molti promissi. Appropinquandosi apresso Milano la excellentia del conte come se bene, havuto Marliano, verosimile è che Milano non se tegnerà quindici dì per mancamento e de victuaglie, et de dinari, et de strame, e per infinita gente malcontenta. Dio governa la cosa in modo che questa nostra provincia habbia quiete. Bene valete —Dat. Papiae, die XXVIII aprilis 1449. — Vester famulus Teruffinus — a tergo: Magnificis Majoribus honorandis Domini Raphaeli et Barnabae Adornis et Petro Spinulae etc.(Dato in Pavia, il giorno XXVIII di aprile 1449. — Vostro servoTeruffino. Su la coperta: Ai magnifici maggiori onorevoli i signoriRafaele e Barnaba AdorniePietro Spinola, ec.)
239.Sei giorni prima che Milano accogliesse Francesco Sforza, Gaspare Vimercato uscissene dalla città con apparenza di volersi abboccare con Pandolfo Malatesta, comandante delle truppe di Venezia, e probabilmente concertò in vece la dedizione al conte. Il passaporto che gli consegnò trovasi nel codice C, foglio 135 tergo, nell'archivio di città, e dice:[240]Per illustres dominos Capitaneos et defensores libertatis Illustris et Excelsae Comunitatis Mediolani concessa est licentia strenuo Gaspari de Vimercato exeundi hanc Civitatem cum famulis suis ad numerum usque octo, suisque valixiis, bulgis, rebus et bonis, et hoc tute, libere et impune, omnique reali et personali impedimento prorsus amoto, dummodo se non conferat ad partes hostiles, et vadat ad illustrem dominum Sigismundum Pandulphum de Malatestis Ariminensem ac illustrissimi dominii Venetorum, etc. Capitaneum Generalem. Ambrosius Prior — Antonius, MCCCCL, die XX februarii.
239.Sei giorni prima che Milano accogliesse Francesco Sforza, Gaspare Vimercato uscissene dalla città con apparenza di volersi abboccare con Pandolfo Malatesta, comandante delle truppe di Venezia, e probabilmente concertò in vece la dedizione al conte. Il passaporto che gli consegnò trovasi nel codice C, foglio 135 tergo, nell'archivio di città, e dice:[240]Per illustres dominos Capitaneos et defensores libertatis Illustris et Excelsae Comunitatis Mediolani concessa est licentia strenuo Gaspari de Vimercato exeundi hanc Civitatem cum famulis suis ad numerum usque octo, suisque valixiis, bulgis, rebus et bonis, et hoc tute, libere et impune, omnique reali et personali impedimento prorsus amoto, dummodo se non conferat ad partes hostiles, et vadat ad illustrem dominum Sigismundum Pandulphum de Malatestis Ariminensem ac illustrissimi dominii Venetorum, etc. Capitaneum Generalem. Ambrosius Prior — Antonius, MCCCCL, die XX februarii.
240.Dagli illustri signori capitani e difensori della libertà della illustre ed eccelsa comunità di Milano viene conceduta licenza al valorosoGasparo di Vimercatodi uscire da questa città con i suoi domestici fino al numero di otto, e con sue valigie, bolge, cose e beni, e questo sicuramente, liberamente ed impunemente, rimosso qualunque impedimento reale e personale, purchè egli non si rechi alle parti dei nostri nemici, e vada dell'illustre signorePandolfodeiMalatestariminese, e capitano generale dell'illustrissimo dominio dei Veneti, ec.AmbrogioPriore. —Antonio, MCCCCL, il dì X febbraio.
240.Dagli illustri signori capitani e difensori della libertà della illustre ed eccelsa comunità di Milano viene conceduta licenza al valorosoGasparo di Vimercatodi uscire da questa città con i suoi domestici fino al numero di otto, e con sue valigie, bolge, cose e beni, e questo sicuramente, liberamente ed impunemente, rimosso qualunque impedimento reale e personale, purchè egli non si rechi alle parti dei nostri nemici, e vada dell'illustre signorePandolfodeiMalatestariminese, e capitano generale dell'illustrissimo dominio dei Veneti, ec.AmbrogioPriore. —Antonio, MCCCCL, il dì X febbraio.
241.1449, die 27 mensis decembris.(1449, il dì 27 del mese di dicembre.) Al nome del Omnipotente et Eterno Dio et del gloriosissimo nostro patrone sancto Ambrosio deliberando li illustri signori capitanei et difensori della libertate che ciascuno quale metta la persona sua a pericolo per farne uno relevato servitio a tutta questa nostra patria, la quale è indegnamente afflicta da li nostri nemici, ne abbia merito e premio qual sia certo grande et honorevole, fanno noto a ciascuna persona di qualunque stato, grado et conditione se sia, che chi ammazzerà il perfido conte Francesco Sforza, overo ferirà mortalmente, guadagnerà ducati dece millia d'oro, e dece millia in possessione, quali instantemente gli serano numerati cotanti, et dati; et se quella persona sera rebelle o bandezata sarà cavata de ribellione et de bando, et restituiti il soy beni, et havere li dicti premii, et se quella persona sera squadrero o conductero de gente d'arme o di majore conditione, ultra li dicti premii, gli sera duplicata la conducta. Et sel serà soldato di menore conditione, ultra li dicti premii, gli sere duplicata la conducta ut supra. Et appresso a questo se la cadesse alcuno mandare ad executione alcuni de li sopradicti partiti et per quello venisse ad esser morto, serano dati li dicti premii a suoi filioli o a suoi heredi indubitatamente, li quali seranno sempre ben veduti et ben tractati da questa prefata comunitate. Et sel fosse persona alcuna quale dubitasse de conseguire li dicti premii, o venga, o manda uno suo fidato secretamente da li prefati signori capitanei, gli sera facta tal chiarezza et segurezza chel sera ben certo e securo de conseguire li dicti premii, rimossa ogni minima dubitazione —Petrus Prior — Cridata ad scalas palatii et super platea arenghi per Antonium de Arezio Tubetam, die sabbati 27 suprascripti mensis decembris, sono tubarum praemisso.(PietroPriore. — Promulgata alle scale del palazzo, e sopra la piazza dell'arringa daAntoniodi Arezzo trombetta, il giorno di sabbato 27 del soprascritto mese di dicembre, premesso il suono delle trombe.) Gride dal 1447 al 1450, vol. C, foglio 121, archivio civico.
241.1449, die 27 mensis decembris.(1449, il dì 27 del mese di dicembre.) Al nome del Omnipotente et Eterno Dio et del gloriosissimo nostro patrone sancto Ambrosio deliberando li illustri signori capitanei et difensori della libertate che ciascuno quale metta la persona sua a pericolo per farne uno relevato servitio a tutta questa nostra patria, la quale è indegnamente afflicta da li nostri nemici, ne abbia merito e premio qual sia certo grande et honorevole, fanno noto a ciascuna persona di qualunque stato, grado et conditione se sia, che chi ammazzerà il perfido conte Francesco Sforza, overo ferirà mortalmente, guadagnerà ducati dece millia d'oro, e dece millia in possessione, quali instantemente gli serano numerati cotanti, et dati; et se quella persona sera rebelle o bandezata sarà cavata de ribellione et de bando, et restituiti il soy beni, et havere li dicti premii, et se quella persona sera squadrero o conductero de gente d'arme o di majore conditione, ultra li dicti premii, gli sera duplicata la conducta. Et sel serà soldato di menore conditione, ultra li dicti premii, gli sere duplicata la conducta ut supra. Et appresso a questo se la cadesse alcuno mandare ad executione alcuni de li sopradicti partiti et per quello venisse ad esser morto, serano dati li dicti premii a suoi filioli o a suoi heredi indubitatamente, li quali seranno sempre ben veduti et ben tractati da questa prefata comunitate. Et sel fosse persona alcuna quale dubitasse de conseguire li dicti premii, o venga, o manda uno suo fidato secretamente da li prefati signori capitanei, gli sera facta tal chiarezza et segurezza chel sera ben certo e securo de conseguire li dicti premii, rimossa ogni minima dubitazione —Petrus Prior — Cridata ad scalas palatii et super platea arenghi per Antonium de Arezio Tubetam, die sabbati 27 suprascripti mensis decembris, sono tubarum praemisso.(PietroPriore. — Promulgata alle scale del palazzo, e sopra la piazza dell'arringa daAntoniodi Arezzo trombetta, il giorno di sabbato 27 del soprascritto mese di dicembre, premesso il suono delle trombe.) Gride dal 1447 al 1450, vol. C, foglio 121, archivio civico.
242.Vol. C, gride dal 1447 al 1450, foglio 107.
242.Vol. C, gride dal 1447 al 1450, foglio 107.
243.Codice C, foglio 113.
243.Codice C, foglio 113.
244.1450, die 23 febbruarii.(1450, il dì 23 febbraio.) — Se in ogni tempo debbe cadauno voglia essere chiamato fidele e devoto cristiano guardarse da fare contro li comandamenti del nostro Signore Dio, molto più è necessario emendare la vita nel tempo della tribulazione et afflictione per impetrare gratia et misericordia da la divina bontà. Intendando aduncha li illustri signori capitanei et deffensori de la libertà nostra prohibire quanto sia possibile, etiam mediante le pene et punitione temporale, la disonestà et detestabile vita de quelli tengano femine a soa posta, et etiandio alcuni quali non temendo il juditio divino, presumano biastemare Dio e la sua gloriosa Madre et li suoi sancti et sancte, li quali duy gravissimi peccati grandemente et pubblicamente si commettono in questa città et in li borghi soi, non senza evidentissimo pericolo de provocare majore ira de Dio contra de noi tutti, denno fare crida et bando che niuno de qualuncha stato, grado, o conditione voglia se sia dal majore al più minimo ardisca ne presuma in questa città borghi et jurisdictione soa tenire in casa sua ne fora de casa femine o sia concubina a soa posta per qualuncha modo se sia, imo cadauno l'havesse o tenesse fra tri dì proximi li debbia avere cazate da se, et esse femine et concubine debiano levarsi et aut spazare la città, aut redurse in loco honesto et tale se intenda che facciano bona, et correcta vita, sotto pena irremissibile de fiorini venticinque a cadun uomo quale sera trovato contrafare, tante volte da essere pagati, quante volte contrafarà, et a cadauna femina contrafaciente, da essere scovata pubblicamente per tutta la città, e poi reducta al publico loco, o cazata fora de la città. Et similmente niuno, come è dicto, ardisca o presuma biastemare Dio, ne la sua gloriosissima Madre, ni etiandio sancto Ambrosio, nostro protectore et patrone, ni alcuno sancto o sancta sotto pena irremissibile, ultra le altre imposte altre volte, de fiorini vinti per cadauna volta a chi contrafarà, et a chi non potrà pagare o non pagarà la dicta pena infra tre dì sotto pena di sguasi tri di corda, vollero ancora et chiarisseno li prefati signori capitanei che cadauno non solo possa, ma etiandio debba accusare qualunque contrafarà li predicti duy casi; accusando, guadagni il quarto della dicta pena pecuniaria, l'altro quarto sia delli poveri de Cristo et la mità sia della comunità, ma chi non accuserà, et sappia chi abbia contrafacto in tenire et biastemare come è dicto, cada in pena per cadauna volta de fiorini cinque et cadauno possa questi altri accusare et della pena si faccia come è dicto, di sopra. Ancora perchè li prefati signori hanno ordinato et comandato che niuno debba zugare a zugo de dadi, tavole et cartexelle, ne lassare zugare in casa sua sotto la pena che contengono le cride fatte sopra di ciò; Adesso chiariscono et volleno che cadauno non solo possa, ma sia obbligato ad accusare qualunca contrafarà, ed accusando guadagni il quarto della dicta pena pecuniaria et de li altri tri quarti se dispona et faccia come è dicto di sopra; ma non accusando et sappiando chi vi abbia contrafacto, cada in pena caduna volta del quarto quale devria guadagnare, et cadauno possa questi altri accusare et della pena se faccia ut supra —Ambrosius Prior — Marcolinus — Cridata ad scalas palatii et per loca solita civitatis per Matteum de Arezio tubetam, die lunae XXIII febbruarii suprascripti(Ambrogio Priore — Marcolino— Promulgata alle scale del palazzo, e per i luoghi soliti della città daMatteodi Arezzo trombetta, il giorno di lunedì XXIII di febbraio soprascritto.) — Gride dal 1447 al 1450, vol. C., foglio 136, archivio civico.
244.1450, die 23 febbruarii.(1450, il dì 23 febbraio.) — Se in ogni tempo debbe cadauno voglia essere chiamato fidele e devoto cristiano guardarse da fare contro li comandamenti del nostro Signore Dio, molto più è necessario emendare la vita nel tempo della tribulazione et afflictione per impetrare gratia et misericordia da la divina bontà. Intendando aduncha li illustri signori capitanei et deffensori de la libertà nostra prohibire quanto sia possibile, etiam mediante le pene et punitione temporale, la disonestà et detestabile vita de quelli tengano femine a soa posta, et etiandio alcuni quali non temendo il juditio divino, presumano biastemare Dio e la sua gloriosa Madre et li suoi sancti et sancte, li quali duy gravissimi peccati grandemente et pubblicamente si commettono in questa città et in li borghi soi, non senza evidentissimo pericolo de provocare majore ira de Dio contra de noi tutti, denno fare crida et bando che niuno de qualuncha stato, grado, o conditione voglia se sia dal majore al più minimo ardisca ne presuma in questa città borghi et jurisdictione soa tenire in casa sua ne fora de casa femine o sia concubina a soa posta per qualuncha modo se sia, imo cadauno l'havesse o tenesse fra tri dì proximi li debbia avere cazate da se, et esse femine et concubine debiano levarsi et aut spazare la città, aut redurse in loco honesto et tale se intenda che facciano bona, et correcta vita, sotto pena irremissibile de fiorini venticinque a cadun uomo quale sera trovato contrafare, tante volte da essere pagati, quante volte contrafarà, et a cadauna femina contrafaciente, da essere scovata pubblicamente per tutta la città, e poi reducta al publico loco, o cazata fora de la città. Et similmente niuno, come è dicto, ardisca o presuma biastemare Dio, ne la sua gloriosissima Madre, ni etiandio sancto Ambrosio, nostro protectore et patrone, ni alcuno sancto o sancta sotto pena irremissibile, ultra le altre imposte altre volte, de fiorini vinti per cadauna volta a chi contrafarà, et a chi non potrà pagare o non pagarà la dicta pena infra tre dì sotto pena di sguasi tri di corda, vollero ancora et chiarisseno li prefati signori capitanei che cadauno non solo possa, ma etiandio debba accusare qualunque contrafarà li predicti duy casi; accusando, guadagni il quarto della dicta pena pecuniaria, l'altro quarto sia delli poveri de Cristo et la mità sia della comunità, ma chi non accuserà, et sappia chi abbia contrafacto in tenire et biastemare come è dicto, cada in pena per cadauna volta de fiorini cinque et cadauno possa questi altri accusare et della pena si faccia come è dicto, di sopra. Ancora perchè li prefati signori hanno ordinato et comandato che niuno debba zugare a zugo de dadi, tavole et cartexelle, ne lassare zugare in casa sua sotto la pena che contengono le cride fatte sopra di ciò; Adesso chiariscono et volleno che cadauno non solo possa, ma sia obbligato ad accusare qualunca contrafarà, ed accusando guadagni il quarto della dicta pena pecuniaria et de li altri tri quarti se dispona et faccia come è dicto di sopra; ma non accusando et sappiando chi vi abbia contrafacto, cada in pena caduna volta del quarto quale devria guadagnare, et cadauno possa questi altri accusare et della pena se faccia ut supra —Ambrosius Prior — Marcolinus — Cridata ad scalas palatii et per loca solita civitatis per Matteum de Arezio tubetam, die lunae XXIII febbruarii suprascripti(Ambrogio Priore — Marcolino— Promulgata alle scale del palazzo, e per i luoghi soliti della città daMatteodi Arezzo trombetta, il giorno di lunedì XXIII di febbraio soprascritto.) — Gride dal 1447 al 1450, vol. C., foglio 136, archivio civico.
245.Le cose dei Milanesi incominciarono ad andare al peggio. Perciocchè privi di duci, discordi essendo tra di loro i cittadini, giornalmente ripullulavano consigli peggiori dei primi. Non potevano le pubbliche gravezze del popolo convenevolmente governarsi; non potevano i ricchi sostenere i pesi; non poteva alcuno eseguire i comandi: ma come una flotta dispersa dalla procella, qua e là la plebe era portata dalle onde accavallate. Se alcun raggio di speranza splendeva tuttora nei soldati che rimanevano, turbato era dall'ambizione diCarlo Gonzaga, il quale dominio del popolo ingiustamente aspirando, tutte le cose con lungo sospettare intralciava. Per la qual cosa tutto era squallido per il timore e per la disperazione. Inoltre le congiure da alcuni tramate maggiori angustia ai singoli cagionata avevano. Conciossiachè presi furono ed al supplizio condotti molti nobilissimi cittadini. Ma nè pure colla morte loro raddolcire potevansi l'atrocità della sciagura... I buoni inoltre, privati degli uffizi, incapaci a recare giovamento a sè stessi e agli altri, languivano nel silenzio; la plebe poi, situata tra la speranza ed il timore, il peso tollerava, esultando per il nome solo di dominio.
245.Le cose dei Milanesi incominciarono ad andare al peggio. Perciocchè privi di duci, discordi essendo tra di loro i cittadini, giornalmente ripullulavano consigli peggiori dei primi. Non potevano le pubbliche gravezze del popolo convenevolmente governarsi; non potevano i ricchi sostenere i pesi; non poteva alcuno eseguire i comandi: ma come una flotta dispersa dalla procella, qua e là la plebe era portata dalle onde accavallate. Se alcun raggio di speranza splendeva tuttora nei soldati che rimanevano, turbato era dall'ambizione diCarlo Gonzaga, il quale dominio del popolo ingiustamente aspirando, tutte le cose con lungo sospettare intralciava. Per la qual cosa tutto era squallido per il timore e per la disperazione. Inoltre le congiure da alcuni tramate maggiori angustia ai singoli cagionata avevano. Conciossiachè presi furono ed al supplizio condotti molti nobilissimi cittadini. Ma nè pure colla morte loro raddolcire potevansi l'atrocità della sciagura... I buoni inoltre, privati degli uffizi, incapaci a recare giovamento a sè stessi e agli altri, languivano nel silenzio; la plebe poi, situata tra la speranza ed il timore, il peso tollerava, esultando per il nome solo di dominio.
246.Vita Franc. Sfortiae, cap. XXXVII;Rer. Ital., tom. XX, col. 1041.
246.Vita Franc. Sfortiae, cap. XXXVII;Rer. Ital., tom. XX, col. 1041.
247.Macchiavelli, sulla prima Deca di Tit. Liv., libr. I, cap. XVII, pag. 87.
247.Macchiavelli, sulla prima Deca di Tit. Liv., libr. I, cap. XVII, pag. 87.
248.Nel fabbricar la casa de' signori Delfinoni vicino alla colonna di porta Nuova scavossi nel 1774 un sasso, su cui leggesi:Franciscus Sfortia Vicecomes, dux, et animo invictus et corpore, anno MCCCCL a IIII Calend. Martias hora XX dominio urbis Mediolani potitus.(Francesco Sforza Visconti, duca, invitto d'animo e di corpo, l'anno MCCCCL il giorno IV avanti le calende di marzo all'ora vigesima s'impadronì del dominio di Milano.)
248.Nel fabbricar la casa de' signori Delfinoni vicino alla colonna di porta Nuova scavossi nel 1774 un sasso, su cui leggesi:Franciscus Sfortia Vicecomes, dux, et animo invictus et corpore, anno MCCCCL a IIII Calend. Martias hora XX dominio urbis Mediolani potitus.(Francesco Sforza Visconti, duca, invitto d'animo e di corpo, l'anno MCCCCL il giorno IV avanti le calende di marzo all'ora vigesima s'impadronì del dominio di Milano.)
249.Questo è il giorno che il Signore ci ha dato; esultiamo e rallegriamoci in esso.
249.Questo è il giorno che il Signore ci ha dato; esultiamo e rallegriamoci in esso.
250.All'archivio pubblico può esaminarsene da chi lo voglia l'originale.
250.All'archivio pubblico può esaminarsene da chi lo voglia l'originale.
251.Osservando come tutti i solenni ingressi e dei duchi e dei governatori e degli arcivescovi si fecero sempre dalla porta Ticinese, mi sembra probabile che quest'usanza discenda sino dai tempi de' Longobardi, quando Pavia fu la capitale e la città regia; e forse l'arcivescovo, dopo d'essere stato riconosciuto dal sovrano o suo luogotenente in Pavia, di là spiccavasi per la pubblica cerimonia. Quando s'assoggettò la chiesa milanese a Roma, e l'elezione e consacrazione si trasferirono in Roma, tutto cambiossi, fuori che questa avvertenza non s'ebbe di farlo entrare per la porta Romana.
251.Osservando come tutti i solenni ingressi e dei duchi e dei governatori e degli arcivescovi si fecero sempre dalla porta Ticinese, mi sembra probabile che quest'usanza discenda sino dai tempi de' Longobardi, quando Pavia fu la capitale e la città regia; e forse l'arcivescovo, dopo d'essere stato riconosciuto dal sovrano o suo luogotenente in Pavia, di là spiccavasi per la pubblica cerimonia. Quando s'assoggettò la chiesa milanese a Roma, e l'elezione e consacrazione si trasferirono in Roma, tutto cambiossi, fuori che questa avvertenza non s'ebbe di farlo entrare per la porta Romana.
252.In quei contorni trovasi una via che oggidì pure conserva il nome de' Piatti.
252.In quei contorni trovasi una via che oggidì pure conserva il nome de' Piatti.
253.I due soli però imminenti alla città furono perfezionati.
253.I due soli però imminenti alla città furono perfezionati.
254.Histoire de François I, roi de France, dit le grand roi et le père des lettres. Par M. Galliard de l'Accadémie des Inscriptions et Belles lettres. — A Paris, chez Saillant et Nyon, tome I, page 105.
254.Histoire de François I, roi de France, dit le grand roi et le père des lettres. Par M. Galliard de l'Accadémie des Inscriptions et Belles lettres. — A Paris, chez Saillant et Nyon, tome I, page 105.
255.Alloggiarono nel palano altre volte del conte Carmagnola, ora detto il Broletto, in cui si radunano i corpi municipali.
255.Alloggiarono nel palano altre volte del conte Carmagnola, ora detto il Broletto, in cui si radunano i corpi municipali.
256.Rivolto essendosi quindi all'ornato pubblico della città, e con arena e mattoni riparate avendo le strade, volle con somma magnificenza che dai fondamenti si erigesse il castello della porta di Giove, atterrato da prima per popolare tumulto. La corte altresì dei primi duchi, già cadente per vecchiezza, non solo ristabilì, ampliò ed arricchì di ornamenti. Comandò ancora che, scavandosi il terreno, dall'Adda si derivasse per venti miglia un acquedotto, per mezzo del quale i campi vicini fossero irrigati, e al popolo non mancassero le derrate necessarie.
256.Rivolto essendosi quindi all'ornato pubblico della città, e con arena e mattoni riparate avendo le strade, volle con somma magnificenza che dai fondamenti si erigesse il castello della porta di Giove, atterrato da prima per popolare tumulto. La corte altresì dei primi duchi, già cadente per vecchiezza, non solo ristabilì, ampliò ed arricchì di ornamenti. Comandò ancora che, scavandosi il terreno, dall'Adda si derivasse per venti miglia un acquedotto, per mezzo del quale i campi vicini fossero irrigati, e al popolo non mancassero le derrate necessarie.
257.Decembrius, Vita Franc. Sfortiae, cap. XL;Rer. Ital., tom. XX, colonn. 1046.
257.Decembrius, Vita Franc. Sfortiae, cap. XL;Rer. Ital., tom. XX, colonn. 1046.
258.Dalla provincia della Martesana, per cui passa, detta forse anco dal dio Marte.
258.Dalla provincia della Martesana, per cui passa, detta forse anco dal dio Marte.
259.Veggasi il Benaglio, Relazione istorica del magistrato, che riferisce il decreto del duca Francesco, che è il seguente: —[260]Franciscus Sfortia Vicecomes, dux Mediolani etc. Papiae Angleriaeque comes ac Cremonae dominus. Cum pro beneplacitis nostris et subditorum nostrorum comoditate fieri debere ordinaverimus Navigium discensarum ex Abdua ad anc inclitam Civitatem nostram Mediolani, deputaverimusque nobilem virum Ruffinum de Prioris, aulicum nostrum praeclarissimum Commissarium, qui cum avisamentis ac partecipatione Bertolae de Novate, dilecti Civis nostri Mediolani, habeat omnia expedire et expediri facere quod ad dicti Navigii perfectionem attineat, eligendum duximus.Indi destina un tesoriere separato per quest'opera, a cui dalla ducal Camera debbasi sforzare illimitatamente qualunque somma.Dat. Mediolani, die primo julii 1457.(Date in Milano, il dì primo di luglio 1457.) Veggasi pure il Settala, Relazione sul navilio della Martesana, ediz. del 1603, pag. 59.
259.Veggasi il Benaglio, Relazione istorica del magistrato, che riferisce il decreto del duca Francesco, che è il seguente: —[260]Franciscus Sfortia Vicecomes, dux Mediolani etc. Papiae Angleriaeque comes ac Cremonae dominus. Cum pro beneplacitis nostris et subditorum nostrorum comoditate fieri debere ordinaverimus Navigium discensarum ex Abdua ad anc inclitam Civitatem nostram Mediolani, deputaverimusque nobilem virum Ruffinum de Prioris, aulicum nostrum praeclarissimum Commissarium, qui cum avisamentis ac partecipatione Bertolae de Novate, dilecti Civis nostri Mediolani, habeat omnia expedire et expediri facere quod ad dicti Navigii perfectionem attineat, eligendum duximus.Indi destina un tesoriere separato per quest'opera, a cui dalla ducal Camera debbasi sforzare illimitatamente qualunque somma.Dat. Mediolani, die primo julii 1457.(Date in Milano, il dì primo di luglio 1457.) Veggasi pure il Settala, Relazione sul navilio della Martesana, ediz. del 1603, pag. 59.
260.Francesco Sforza Visconti, duca di Milano, ec., conte di Pavia e di Angera, e signore di Cremona. Siccome per il nostro buon piacere e per il comodo dei nostri sudditi avevamo ordinato che si dovesse fare un naviglio che discendesse dall'Adda fino a quest'inclita città nostra di Milano, ed avevamo deputato il nobileRuffino dei Priori, nostro illustrissimo commissario di corte, che col consiglio e colla partecipazione diBertoladi Novate, diletto nostro cittadino milanese, debba spedire e fare tutto quello che appartiene alla perfezione del detto naviglio, abbiamo giudicato di dover eleggere, ec.
260.Francesco Sforza Visconti, duca di Milano, ec., conte di Pavia e di Angera, e signore di Cremona. Siccome per il nostro buon piacere e per il comodo dei nostri sudditi avevamo ordinato che si dovesse fare un naviglio che discendesse dall'Adda fino a quest'inclita città nostra di Milano, ed avevamo deputato il nobileRuffino dei Priori, nostro illustrissimo commissario di corte, che col consiglio e colla partecipazione diBertoladi Novate, diletto nostro cittadino milanese, debba spedire e fare tutto quello che appartiene alla perfezione del detto naviglio, abbiamo giudicato di dover eleggere, ec.
261.Così Paolo Frisi, nel secondo tomo delle sue opere stampato in Milano dal Galeazzi 1783, pag. 465. L'immatura perdita che abbiamo fatto di qust'illustre nostro concittadino, mentre era nel pieno vigore della sua mente, ha privato noi e i posteri di maggiori ammaestramenti ch'egli ci avrebbe lasciati. Cessò di vivere il giorno 22 novembre 1784 per una cancrena procuratagli da un taglio, al quale sconsigliatamente venne sottoposto. Morì colla tranquillità d'un'anima virtuosa, e presentò all'avversa fortuna, come in vita così in morte, una virile costanza. L'uomo e l'autore in lui furono allo stesso livello.Il chiarissimo autore fece erigere a sue spese all'illustre matematico e filosofoFrisi, suo amico, un elegante monumento in marmo carrarese con iscrizione latina, nella chiesa di Sant'Alessandro de' cherici Reg. di San Paolo di questa città; valendosi a questo effetto dell'opera del celebre scultoreFranchi.(Nota del Continuatore).
261.Così Paolo Frisi, nel secondo tomo delle sue opere stampato in Milano dal Galeazzi 1783, pag. 465. L'immatura perdita che abbiamo fatto di qust'illustre nostro concittadino, mentre era nel pieno vigore della sua mente, ha privato noi e i posteri di maggiori ammaestramenti ch'egli ci avrebbe lasciati. Cessò di vivere il giorno 22 novembre 1784 per una cancrena procuratagli da un taglio, al quale sconsigliatamente venne sottoposto. Morì colla tranquillità d'un'anima virtuosa, e presentò all'avversa fortuna, come in vita così in morte, una virile costanza. L'uomo e l'autore in lui furono allo stesso livello.Il chiarissimo autore fece erigere a sue spese all'illustre matematico e filosofoFrisi, suo amico, un elegante monumento in marmo carrarese con iscrizione latina, nella chiesa di Sant'Alessandro de' cherici Reg. di San Paolo di questa città; valendosi a questo effetto dell'opera del celebre scultoreFranchi.(Nota del Continuatore).
262.Tutto ciò più esattamente può leggersi nell'opera del citato Frisi, libro terzo, capo terzo de' canali navigabili.
262.Tutto ciò più esattamente può leggersi nell'opera del citato Frisi, libro terzo, capo terzo de' canali navigabili.
263.Nei registri civici delle lettere ducali del secolo XV, foglio 223, leggesi la concessione fatta dal ducal magistrato il 10 decembre 1471 di una bocca d'acqua del naviglio della Martesana da estraersi vicino al Redefosso, in benificio dell'Ospedal grande e dei consorti Ghiringhelli, Bossi e Rebecchi, essendo commissario del naviglio l'ingegnere Pietro da Faino del Malpaga. Altre concessioni poi si trovano nei libri dell'ufficio Panigarola, registro E, foglio 265. Vedesi accordata di più l'acqua al convento de' frati di Santa Maria degli Angioli, l'anno 1468, per ducal concessione. Il che mostra come sin d'allora entrasse l'acqua del naviglio in Milano. Nell'ufficio degli statuti Panigarola trovasi pure il decreto di Bianca Maria, vedova duchessa e tutrice del duca Gio. Galeazzo, fatto il settembre 1467, che invita ad acquistare dalla ducal camera l'acqua del naviglio della Martesana.
263.Nei registri civici delle lettere ducali del secolo XV, foglio 223, leggesi la concessione fatta dal ducal magistrato il 10 decembre 1471 di una bocca d'acqua del naviglio della Martesana da estraersi vicino al Redefosso, in benificio dell'Ospedal grande e dei consorti Ghiringhelli, Bossi e Rebecchi, essendo commissario del naviglio l'ingegnere Pietro da Faino del Malpaga. Altre concessioni poi si trovano nei libri dell'ufficio Panigarola, registro E, foglio 265. Vedesi accordata di più l'acqua al convento de' frati di Santa Maria degli Angioli, l'anno 1468, per ducal concessione. Il che mostra come sin d'allora entrasse l'acqua del naviglio in Milano. Nell'ufficio degli statuti Panigarola trovasi pure il decreto di Bianca Maria, vedova duchessa e tutrice del duca Gio. Galeazzo, fatto il settembre 1467, che invita ad acquistare dalla ducal camera l'acqua del naviglio della Martesana.
264.Simonetta, nella vita di Francesco Sforza, lib. XXXI,Rer. Ital., tom. XXI, col. 778, così dice:[265]Ea autem utebatur ingenii acrimonia, ac gravitate, prudentia, atque consilio, ut nihil neque in urbanis rebus iniret umquam quod minus fuisset diligentissime antea metitus, omnemque prospexisset eventum, et quod decreverat innata, quadam animi magnitudine et incredibili celeritate conficiebat. Mirum dictu est quam abstineret illecebris, humanisque voluptatibus, atque cupiditatibus: et quod rarissimum in aliis invenies, cum neque in rebus adversis, si qua iniquitate fortunae acciderunt, deprimebatur animo, ita ne secundis quidem efferebatur. Quin potius, sicuti in adversis non frangebatur, ita etiam in prospera fortuna modestissimus semper fuit; et alios ab omni contumelia injuriaque continebat. Et ne id quidem mirum, cum omnibus de se praestaret exemplum, qui cum maxime vinceret, ultione non utebatur.
264.Simonetta, nella vita di Francesco Sforza, lib. XXXI,Rer. Ital., tom. XXI, col. 778, così dice:[265]Ea autem utebatur ingenii acrimonia, ac gravitate, prudentia, atque consilio, ut nihil neque in urbanis rebus iniret umquam quod minus fuisset diligentissime antea metitus, omnemque prospexisset eventum, et quod decreverat innata, quadam animi magnitudine et incredibili celeritate conficiebat. Mirum dictu est quam abstineret illecebris, humanisque voluptatibus, atque cupiditatibus: et quod rarissimum in aliis invenies, cum neque in rebus adversis, si qua iniquitate fortunae acciderunt, deprimebatur animo, ita ne secundis quidem efferebatur. Quin potius, sicuti in adversis non frangebatur, ita etiam in prospera fortuna modestissimus semper fuit; et alios ab omni contumelia injuriaque continebat. Et ne id quidem mirum, cum omnibus de se praestaret exemplum, qui cum maxime vinceret, ultione non utebatur.
265.Era poi dotato di tale penetrazione d'ingegno, di tale gravità, prudenza e avvedutezza, che nulla intraprendeva giammai nelle cose tanto militari, quanto civili, che diligentissimamente, benchè fosse piccola cosa, non avesse da prima considerato, e tutto ne avesse pronosticato l'evento; quelle cose poi che determinato erasi di fare, compieva con una certa innata grandezza d'animo e con incredibile celerità. Mirabile è a dirsi quanto lontano si tenesse dalle seduzioni e dalle umane voluttà e cupidigie, a quello che rarissimo troverassi in altri siccome nelle avversità, se mai alcuna per iniquità di sorte ne incontrava, non perdevasi di spirito, così nè pure nelle prospere punto non insuperbivasi. Che anzi, siccome nelle cose avverse non si avviliva, così ancora nella prospera fortuna fu sempre modestissimo, e gli altri tratteneva da qualunque ingiuria o contumelia. Nè questo in vero è estrano, mentre a tutti egli stesso porgeva l'esempio, e avendo questo grandissima forza, d'uopo non era che facesse uso di gastighi.
265.Era poi dotato di tale penetrazione d'ingegno, di tale gravità, prudenza e avvedutezza, che nulla intraprendeva giammai nelle cose tanto militari, quanto civili, che diligentissimamente, benchè fosse piccola cosa, non avesse da prima considerato, e tutto ne avesse pronosticato l'evento; quelle cose poi che determinato erasi di fare, compieva con una certa innata grandezza d'animo e con incredibile celerità. Mirabile è a dirsi quanto lontano si tenesse dalle seduzioni e dalle umane voluttà e cupidigie, a quello che rarissimo troverassi in altri siccome nelle avversità, se mai alcuna per iniquità di sorte ne incontrava, non perdevasi di spirito, così nè pure nelle prospere punto non insuperbivasi. Che anzi, siccome nelle cose avverse non si avviliva, così ancora nella prospera fortuna fu sempre modestissimo, e gli altri tratteneva da qualunque ingiuria o contumelia. Nè questo in vero è estrano, mentre a tutti egli stesso porgeva l'esempio, e avendo questo grandissima forza, d'uopo non era che facesse uso di gastighi.
266.Ma oserei certamente affermare che, dopoGiulio Cesare, nissun uomo troverassi avere avuto l'Italia, che a buon diritto si potesse col soloFrancesco Sforzaparagonare. Il quale per verità, vinto avendo sempre, nè mai essendo stato vinto, finì i suoi giorni in modo che a tutti non meno lasciò un vivo desiderio, che un retaggio di lagrime.
266.Ma oserei certamente affermare che, dopoGiulio Cesare, nissun uomo troverassi avere avuto l'Italia, che a buon diritto si potesse col soloFrancesco Sforzaparagonare. Il quale per verità, vinto avendo sempre, nè mai essendo stato vinto, finì i suoi giorni in modo che a tutti non meno lasciò un vivo desiderio, che un retaggio di lagrime.
267.Rer. Italic. Script., tom. XXI, col. 779.
267.Rer. Italic. Script., tom. XXI, col. 779.
268.Corio.
268.Corio.
269.Nella mia raccolta ho alcune monete di Milano che portano il nome d'entrambi.
269.Nella mia raccolta ho alcune monete di Milano che portano il nome d'entrambi.
270.Francisci Cicerei Epistolar., vol. II, pag. 174,Mediol.1782, stampa dell'Imp. Monast. di sant'Ambrogio.
270.Francisci Cicerei Epistolar., vol. II, pag. 174,Mediol.1782, stampa dell'Imp. Monast. di sant'Ambrogio.
271.All'anno 1469.
271.All'anno 1469.
272.All'anno 1473.
272.All'anno 1473.
273.Gli scrittori oltramontani conservano una memoria favorevole del re Mattia I. È da essi risguardato come un principe generoso, guerriero, politico, religioso, amico delle belle arti, uomo colto; ed a lui si attribuisce la biblioteca di Buda, corredata dei migliori libri greci e latini. Il Corio però narra avvenimenti accaduti ai suoi tempi e pubblici.
273.Gli scrittori oltramontani conservano una memoria favorevole del re Mattia I. È da essi risguardato come un principe generoso, guerriero, politico, religioso, amico delle belle arti, uomo colto; ed a lui si attribuisce la biblioteca di Buda, corredata dei migliori libri greci e latini. Il Corio però narra avvenimenti accaduti ai suoi tempi e pubblici.
274.Di questo Cola Montano si trova nell'archivio pubblico un contratto ch'ei fece l'anno 1473 il 6 d'agosto, rogato dal notaro Antonio Zunico. Il contratto è con uno stampatore tedesco di Ratisbona chiamatoCristoforo, ed ha per oggetto una società per istampare. Si vede che Cola Montano era figlio di Giacomo, ed abitava sotto la parrocchia di San Rafaello; ma non si dice che fosse bolognese.
274.Di questo Cola Montano si trova nell'archivio pubblico un contratto ch'ei fece l'anno 1473 il 6 d'agosto, rogato dal notaro Antonio Zunico. Il contratto è con uno stampatore tedesco di Ratisbona chiamatoCristoforo, ed ha per oggetto una società per istampare. Si vede che Cola Montano era figlio di Giacomo, ed abitava sotto la parrocchia di San Rafaello; ma non si dice che fosse bolognese.
275.La duchessa Bianca Maria prudentemente gli richiamò.
275.La duchessa Bianca Maria prudentemente gli richiamò.
276.Eterna vivrà la fama di sì gloriosa impresa.
276.Eterna vivrà la fama di sì gloriosa impresa.
277.L'anno seguente si ribellarono di nuovo; poi un'altra volta nel 1488 si assoggettarono.
277.L'anno seguente si ribellarono di nuovo; poi un'altra volta nel 1488 si assoggettarono.
278.Mentre bramo salvar la patria e il duce,Da scaltri traditor son tratto a morte.Ma celebrar lui debbe immensa lode,Che, per serbar la fe, sprezzò la vita.
278.
Mentre bramo salvar la patria e il duce,Da scaltri traditor son tratto a morte.Ma celebrar lui debbe immensa lode,Che, per serbar la fe, sprezzò la vita.
Mentre bramo salvar la patria e il duce,Da scaltri traditor son tratto a morte.Ma celebrar lui debbe immensa lode,Che, per serbar la fe, sprezzò la vita.
Mentre bramo salvar la patria e il duce,
Da scaltri traditor son tratto a morte.
Ma celebrar lui debbe immensa lode,
Che, per serbar la fe, sprezzò la vita.
279.Rogato dai notai Francesco Bolla e Candido Porro.
279.Rogato dai notai Francesco Bolla e Candido Porro.
280.Vedi Apostolo Zeno,Dissertazioni Vossiane, vol. II, art.Bernardino Corio. (Il Continuatore).
280.Vedi Apostolo Zeno,Dissertazioni Vossiane, vol. II, art.Bernardino Corio. (Il Continuatore).
281.Queste nozze erano già state concertate undici anni prima, cioè nel 1480, mentre la sposa, figlia d'Ercole d'Este, aveva sei anni.
281.Queste nozze erano già state concertate undici anni prima, cioè nel 1480, mentre la sposa, figlia d'Ercole d'Este, aveva sei anni.
282.Risplendenti di toghe purpuree e di scarlatto.
282.Risplendenti di toghe purpuree e di scarlatto.
283.Coi petti ritagliati al disotto delle mammelle, e col pallio alla maniera gabina, scendendo dall'omero destro al lato sinistro.
283.Coi petti ritagliati al disotto delle mammelle, e col pallio alla maniera gabina, scendendo dall'omero destro al lato sinistro.
284.Con moderazione e venustà.
284.Con moderazione e venustà.
285.Il Corio dice:Lodovico Sforza, già inducto da Hercule Estense e da la mugliere, in tutto cominciò aspirare alo intero governo dil Stato; all'anno 1489. Rispetto poi alle rivalità dice, all'anno 1491,Quivi tra Isabella mogliere dil duca e Beatrice, per volere ciascuna de loro prevalere al altra tanto di loco et ornamento quanto in altra cosa, una tanta emulazione e sdegno cominciò tra ambe due, che finalmente, come sarà demostrato nella parte seguente, sono state causa de la totale eversione dil suo imperio.
285.Il Corio dice:Lodovico Sforza, già inducto da Hercule Estense e da la mugliere, in tutto cominciò aspirare alo intero governo dil Stato; all'anno 1489. Rispetto poi alle rivalità dice, all'anno 1491,Quivi tra Isabella mogliere dil duca e Beatrice, per volere ciascuna de loro prevalere al altra tanto di loco et ornamento quanto in altra cosa, una tanta emulazione e sdegno cominciò tra ambe due, che finalmente, come sarà demostrato nella parte seguente, sono state causa de la totale eversione dil suo imperio.
286.Il Corio lo attesta all'anno 1493; il che conferma quanto antecedentemente accennai sullo venuta di Galeazzo Maria dalla Francia a Milano, cioè che vi fossero stazioni regolate pel cambiamento de' cavalli.
286.Il Corio lo attesta all'anno 1493; il che conferma quanto antecedentemente accennai sullo venuta di Galeazzo Maria dalla Francia a Milano, cioè che vi fossero stazioni regolate pel cambiamento de' cavalli.
287.Antonio Grumello, nella cronaca MS. che ritrovasi presso il signor principe Alberigo di Belgioioso d'Este al foglio II, disse:Ritrovandosi il gallico re in la città de Pavia et intexo Jo. Galeaz. Sforzia, ducha di Milano, esser gravemente inferma di una febbre tossichata, vuolse sua maestà vederlo: et prelibato ducha umanamente salutando sua maestà, et re gallico confortandolo a la salute, et che sua maestà mai hera per mancharli. Vedendo Jo. Gz. Sfortia esser al fine di sua vita, ricomandato el suo unigenito figliolo Francesco Sfortia, conte di Pavia, al gallico re, pregando sua maestà lo voglia aceptare per suo figliolo et con humanissime parole fu acceptato da esso re gallico, et non dubitasse che mai hera per mancarli et mantenerlo in stato felicissimo.
287.Antonio Grumello, nella cronaca MS. che ritrovasi presso il signor principe Alberigo di Belgioioso d'Este al foglio II, disse:Ritrovandosi il gallico re in la città de Pavia et intexo Jo. Galeaz. Sforzia, ducha di Milano, esser gravemente inferma di una febbre tossichata, vuolse sua maestà vederlo: et prelibato ducha umanamente salutando sua maestà, et re gallico confortandolo a la salute, et che sua maestà mai hera per mancharli. Vedendo Jo. Gz. Sfortia esser al fine di sua vita, ricomandato el suo unigenito figliolo Francesco Sfortia, conte di Pavia, al gallico re, pregando sua maestà lo voglia aceptare per suo figliolo et con humanissime parole fu acceptato da esso re gallico, et non dubitasse che mai hera per mancarli et mantenerlo in stato felicissimo.
288.Il prefatoGiovanni Galeazzoriconobbe dal popolo milanese il ducato stesso e la contea, il che tornò in grandissimo pregiudizio dell'Impero, e perchè è di consuetudine del sacro romano Impero di non mai investire alcuno di qualche Stato da esso dipendente, se questo egli usurpò col fatto, e da altri lo abbia riconosciuto.
288.Il prefatoGiovanni Galeazzoriconobbe dal popolo milanese il ducato stesso e la contea, il che tornò in grandissimo pregiudizio dell'Impero, e perchè è di consuetudine del sacro romano Impero di non mai investire alcuno di qualche Stato da esso dipendente, se questo egli usurpò col fatto, e da altri lo abbia riconosciuto.
289.Il Corio gli dà per extensum all'anno 1494.
289.Il Corio gli dà per extensum all'anno 1494.
290.Cambiata, l'anno 1783, per servire al monte di Santa Teresa, recentemente collocatovi.E qui vuolsi notare che gli scudi in bianco marmo rappresentanti i duchi di Milano, che servivano di ornato alla facciata di questa casa, furono preservati dal nostro storico, e collocati in ordine nel primo cortile della sua casa paterna, ivi dicontro. (Il Continuatore).
290.Cambiata, l'anno 1783, per servire al monte di Santa Teresa, recentemente collocatovi.E qui vuolsi notare che gli scudi in bianco marmo rappresentanti i duchi di Milano, che servivano di ornato alla facciata di questa casa, furono preservati dal nostro storico, e collocati in ordine nel primo cortile della sua casa paterna, ivi dicontro. (Il Continuatore).
291.La chiesa della Madonna di San Celso è veramente il primo monumento e il più antico di esatta architettura. La facciata dell'arcivescovado e il palazzo dell'arcivescovo si formarono dall'arcivescovo Guido Antonio Arcimboldi. Il claustro di Sant'Ambrogio si fabbricò dal cardinale Ascanio Sforza. Veggasi il Lattuada,Descrizione di Milano, tom. IV, pag. 308. Due altre chiese si fabbricarono in que' tempi, cioè la Rosa e la Passione, meritevoli di essere osservate. Anche la cupola delle Grazie è di quei tempi, e si assomiglia alla prima maniera della casa Marliani.
291.La chiesa della Madonna di San Celso è veramente il primo monumento e il più antico di esatta architettura. La facciata dell'arcivescovado e il palazzo dell'arcivescovo si formarono dall'arcivescovo Guido Antonio Arcimboldi. Il claustro di Sant'Ambrogio si fabbricò dal cardinale Ascanio Sforza. Veggasi il Lattuada,Descrizione di Milano, tom. IV, pag. 308. Due altre chiese si fabbricarono in que' tempi, cioè la Rosa e la Passione, meritevoli di essere osservate. Anche la cupola delle Grazie è di quei tempi, e si assomiglia alla prima maniera della casa Marliani.
292.VediRaccolta milanese stampata presso Antonio Anelli 1756, 2 vol. in 4.º Nel primo volume, dal foglio 2 fino al 22, trovansi parecchi sonetti di messer Gaspare Visconti, con alcune notizie intorno all'autore. (Il Continuatore).
292.VediRaccolta milanese stampata presso Antonio Anelli 1756, 2 vol. in 4.º Nel primo volume, dal foglio 2 fino al 22, trovansi parecchi sonetti di messer Gaspare Visconti, con alcune notizie intorno all'autore. (Il Continuatore).
293.Di questi broccati pesantissimi se ne veggono tuttora in un vecchio paramento che conservasi presso i Domenicani delle Grazie. La statua di Beatrice d'Este, che è nella Certosa di Pavia, ci mostra la ricchezza e il peso di quei vestiti di allora. L'immagine di Beatrice vedesi pure in un quadro della scuola di Lionardo a Sant'Ambrogio Ad nemus. Ella vi è in ginocchio coi due suoi figli Massimiliano e Francesco, e collo sposo Lodovico il Moro.
293.Di questi broccati pesantissimi se ne veggono tuttora in un vecchio paramento che conservasi presso i Domenicani delle Grazie. La statua di Beatrice d'Este, che è nella Certosa di Pavia, ci mostra la ricchezza e il peso di quei vestiti di allora. L'immagine di Beatrice vedesi pure in un quadro della scuola di Lionardo a Sant'Ambrogio Ad nemus. Ella vi è in ginocchio coi due suoi figli Massimiliano e Francesco, e collo sposo Lodovico il Moro.
294.Queste poesie furono da me copiate da un antico codice manoscritto originale dell'autore medesimo, il quale si custodisce fra molti altri manoscritti nella pregievolissima collezione del signor principe Alberico di Belgioioso d'Este. In esso leggonsi più centinaia di sonetti ad imitazione del Petrarca. Leggesi pure una commedia in ottava rima dello stesso Visconti; poesie, a dir vero, di poco valore.
294.Queste poesie furono da me copiate da un antico codice manoscritto originale dell'autore medesimo, il quale si custodisce fra molti altri manoscritti nella pregievolissima collezione del signor principe Alberico di Belgioioso d'Este. In esso leggonsi più centinaia di sonetti ad imitazione del Petrarca. Leggesi pure una commedia in ottava rima dello stesso Visconti; poesie, a dir vero, di poco valore.
295.L'autore Gaspare Visconti mori all'età d'anni 38, il giorno 8 di marzo l'anno 1499. VediArgelati, Biblioth. Scriptor. Mediolan., tom. II, parte prima, col. 1604.
295.L'autore Gaspare Visconti mori all'età d'anni 38, il giorno 8 di marzo l'anno 1499. VediArgelati, Biblioth. Scriptor. Mediolan., tom. II, parte prima, col. 1604.
296.«Sparsi i campi al veder d'armi e d'armati,Scossa, tremò tua pace, o Lodovico,Sorgi, a me disse, tutt'intorno suonaIl ferro ostil, e me cacciata in bando:L'armi dispon chi mi ripose in seggio.Pei santissimi dritti ora te invocoDel veneto senato, e me del sommo,Se il puoi, periglio a liberar t'appresta.Risposi allor: No, non temere, o Diva,Lodovico t'adora, e del tuo Nume,Più ancor di quel di Giove, egli gioisce.Nè già guerre temer, che ne son questeSol le sembianze e i simulati giuochi:Nè qui armeggiar, se non a pompa, lece.Or dunque vanne, e abbandonando il cielo,Orna la terra, o almen, poichè tue veciCompier questi sol può, se in l'alte sediAmi recarti, in terra e in mar difendiGli Sforza fidi, in guerra e in pace egregi».
296.
«Sparsi i campi al veder d'armi e d'armati,Scossa, tremò tua pace, o Lodovico,Sorgi, a me disse, tutt'intorno suonaIl ferro ostil, e me cacciata in bando:L'armi dispon chi mi ripose in seggio.Pei santissimi dritti ora te invocoDel veneto senato, e me del sommo,Se il puoi, periglio a liberar t'appresta.Risposi allor: No, non temere, o Diva,Lodovico t'adora, e del tuo Nume,Più ancor di quel di Giove, egli gioisce.Nè già guerre temer, che ne son questeSol le sembianze e i simulati giuochi:Nè qui armeggiar, se non a pompa, lece.Or dunque vanne, e abbandonando il cielo,Orna la terra, o almen, poichè tue veciCompier questi sol può, se in l'alte sediAmi recarti, in terra e in mar difendiGli Sforza fidi, in guerra e in pace egregi».
«Sparsi i campi al veder d'armi e d'armati,Scossa, tremò tua pace, o Lodovico,Sorgi, a me disse, tutt'intorno suonaIl ferro ostil, e me cacciata in bando:L'armi dispon chi mi ripose in seggio.Pei santissimi dritti ora te invocoDel veneto senato, e me del sommo,Se il puoi, periglio a liberar t'appresta.Risposi allor: No, non temere, o Diva,Lodovico t'adora, e del tuo Nume,Più ancor di quel di Giove, egli gioisce.Nè già guerre temer, che ne son questeSol le sembianze e i simulati giuochi:Nè qui armeggiar, se non a pompa, lece.Or dunque vanne, e abbandonando il cielo,Orna la terra, o almen, poichè tue veciCompier questi sol può, se in l'alte sediAmi recarti, in terra e in mar difendiGli Sforza fidi, in guerra e in pace egregi».
«Sparsi i campi al veder d'armi e d'armati,
Scossa, tremò tua pace, o Lodovico,
Sorgi, a me disse, tutt'intorno suona
Il ferro ostil, e me cacciata in bando:
L'armi dispon chi mi ripose in seggio.
Pei santissimi dritti ora te invoco
Del veneto senato, e me del sommo,
Se il puoi, periglio a liberar t'appresta.
Risposi allor: No, non temere, o Diva,
Lodovico t'adora, e del tuo Nume,
Più ancor di quel di Giove, egli gioisce.
Nè già guerre temer, che ne son queste
Sol le sembianze e i simulati giuochi:
Nè qui armeggiar, se non a pompa, lece.
Or dunque vanne, e abbandonando il cielo,
Orna la terra, o almen, poichè tue veci
Compier questi sol può, se in l'alte sedi
Ami recarti, in terra e in mar difendi
Gli Sforza fidi, in guerra e in pace egregi».
297.Tomo II, delle Opere. Milano, presso Galeazzi 1783, pag. 468.
297.Tomo II, delle Opere. Milano, presso Galeazzi 1783, pag. 468.
298.Tutte queste notizie sono tratte dal vol. I, num. 17 della collezione illustre del signor principe Belgioioso d'Este. Quell'antico MS. contemporaneo dice di quest'ultimo segretario camerale:se faceva per esso secretario uno quaterneto de tutti li salariati, quale se faceva sottoscrivere da l'excelentia del duca, insieme con un rotulo, che se domandava la lista grande de li salariati, in la quale, per via de summario, era descripto tutta la spesa del Stato, la quale se mandava inclusa in una lettera ducale expedita per el dicto secretario alli magistri de le intrate ordinarie et thesaurero, commettendoli che facesseno fare la expeditione de li pagamenti secundo era annotato in esso quaterneto et lista alli tempi debiti et secundo l'ordine de la corte; e così si faceva.
298.Tutte queste notizie sono tratte dal vol. I, num. 17 della collezione illustre del signor principe Belgioioso d'Este. Quell'antico MS. contemporaneo dice di quest'ultimo segretario camerale:se faceva per esso secretario uno quaterneto de tutti li salariati, quale se faceva sottoscrivere da l'excelentia del duca, insieme con un rotulo, che se domandava la lista grande de li salariati, in la quale, per via de summario, era descripto tutta la spesa del Stato, la quale se mandava inclusa in una lettera ducale expedita per el dicto secretario alli magistri de le intrate ordinarie et thesaurero, commettendoli che facesseno fare la expeditione de li pagamenti secundo era annotato in esso quaterneto et lista alli tempi debiti et secundo l'ordine de la corte; e così si faceva.
299.Il Prato asserisce che le entrate ducali ascendessero, nel 1499, a ducati ossia zecchini settecento ottantamila. Il Corio, all'anno 1492, dice seicentomila. Da un MS. gentilmente mostratomi dal chiarissimo signor presidente conte Carli, le ducali entrate allora erano zecchini 424,472; io mi sono attenuto al Corio, supponendo che il minor calcolo comprenda le sole entrate ordinarie. Paragonata poi l'estensione dello Stato d'allora, le opere grandiose che si intraprendevano, con seicentomila ducati, se ne dedurrà una nuova conferma di quello che in più luoghi ho indicato, cioè sul valore de' metalli nobili maggiore assai in que' tempi che non lo è ai giorni nostri. Un uomo con cent'once d'oro oggidì è meno ricco di quello che lo fosse allora uno che ne possedesse cinquanta.
299.Il Prato asserisce che le entrate ducali ascendessero, nel 1499, a ducati ossia zecchini settecento ottantamila. Il Corio, all'anno 1492, dice seicentomila. Da un MS. gentilmente mostratomi dal chiarissimo signor presidente conte Carli, le ducali entrate allora erano zecchini 424,472; io mi sono attenuto al Corio, supponendo che il minor calcolo comprenda le sole entrate ordinarie. Paragonata poi l'estensione dello Stato d'allora, le opere grandiose che si intraprendevano, con seicentomila ducati, se ne dedurrà una nuova conferma di quello che in più luoghi ho indicato, cioè sul valore de' metalli nobili maggiore assai in que' tempi che non lo è ai giorni nostri. Un uomo con cent'once d'oro oggidì è meno ricco di quello che lo fosse allora uno che ne possedesse cinquanta.
300.Vol. I, Miscellanea, num. 14.
300.Vol. I, Miscellanea, num. 14.
301.Oltre il Corio, veggasi Gaillard, Histoire de François Premier. — Edizione seconda di Parigi, presso Saillant et Nyron 1769, tom. I, pag. 137.
301.Oltre il Corio, veggasi Gaillard, Histoire de François Premier. — Edizione seconda di Parigi, presso Saillant et Nyron 1769, tom. I, pag. 137.