NOTE:

NOTE:1.Cassone ecc. Agli uomini, così fossero prudenti! Matteo Visconti, vicario e rettore, o sia capitano, al podestà, ai sapienti ed anziani, ai consiglieri, ai consoli, al consiglio, al comune della città di Milano, e a Galeazzo, Luchino, ec.2.E per questo tu, Matteo Visconti, e voi altri come sopra nominati, se non vi emenderete delle predette cose, scomunichiamo in perpetuo, anatematizziamo, e priviamo di qualunque commercio umano, della ecclesiastica sepoltura e dei sacri ordini.3.Corio all'anno 1314.4.Flamma, Manipul. Fior., et Annales Mediolan. ad ann. 1317.5.Flamma, Manipul. Flor., ad annum. 1313.6.Di pessimi delitti e di eresia, benchè non fosse colpevole.7.Bonincontrus Morigia, lib. 3, cap. 2.8.Villani, Ughelli e Buonincontro Morigia.9.Raynaldus, ad an.1317, n. 8.10.Bonincont. Morigia, lib. 2, cap. 27.11.Raynald., num. XI, ad annum.1320.12.Idem, num. X, ad an.1320.13.Lib. IX, cap. 108.14.Flamma, Manipul. flor.15.Tom. X, pag. 547.16.Tanto perchè il giudizio o la punizione del reato di sacrilegio spettano al foro ecclesiastico, quanto ancora perchè, nella vacanza dell'Imperio, come ancora al presente si riconosce vacante, a noi ed alla apostolica sede appartiene il reprimere l'ardire di questi facinorosi che nell'Imperio si trovano, il togliere di mezzo l'oppressione, e l'amministrare la giustizia agli offesi ed agli oppressi.17.Il profano ed empio autore di grandi sceleratezze e di delitti, Matteo Visconti di Milano, rabbioso devastatore delle parti della Lombardia, ec.18.Ughelli, Ital. Sacr., tom. IV.19.Ughelli, col. 206.20.Fece portare il vessillo della Chiesa sopra il tetto della casa, e colà fu proclamato che qualunque uomo o donna seguitare volesse quel vessillo, affine di distruggerò il detto Matteo e i di lui fautori, libero e mondo sarebbe tanto da colpa quanto da pena.21.Chronic. Astens., cap. 103.22.Pronunziando sentenza di scomunica, coi tesori della Chiesa aperti, e da qualunque parte arruolando soldati agli stipendi contra il predetto signor Matteo e i suoi seguaci e quelli della sua stirpe fino al quarto grado.23.Edizione in quarto. Milano, 1771, pag. 29.24.All'anno 1332.25.Certamente consta che i censori della fede, nel condannare per titolo di eresia alcuni Ghibellini, indotti furono oltremodo dallo spirito di partito.26.Raynald. ad annum1341.27.Trovato abbiamo essere iniquamente fatti i processi e le sentenze suddette, per certe ragioni legittime e giuste che in essi abbiamo ravvisate, e col consiglio del fratelli nostri e coll'autorità apostolica, dichiariamo iniquamente fatti e nulli ed irriti gli stessi processi e i giudizi, fatti e pronunziati dai prefati arcivescovo, Pasio, Giordano, Onesto e Barnaba, e da ciascuno di essi intorno alle predette cose, in comunione o separatamente, contra i predetti Giovanni e Luchino (erano allora que' due figli di Matteo signori tranquilli di dodici città) e tutte le cose che sono seguite in forza di que' giudizi o per cagione di quelli.28.Ughelli, tom. IV, inArchiep. Mediol., ubi de Johanne Vicecomit.29.Che gli altri tutti in probità superava.30.Pag. 36.31.Bonincontr. Morigia, lib. III. cap. 21.32.All'anno 1323.33.Non mancavano tuttavia a Lodovico molti argomenti di ragione coi quali, presso il maggior numero delle persone, scusare si potessero le cose da esso fatte; la controversia con Federico austriaco intorno all'Imperio, già decisa colla spada: Milano poi difesa, non affine di assistere l'eretico Galeazzo, ma di rivendicare a sè stesso i diritti dell'Imperio, e di impedire che occupata fosse da Roberto re di Sicilia un'amplissima provincia dell'Imperio, che non mai forse si sarebbe ricuperata. Non però da que' motivi di ragione fu Giovanni rimosso dal meditato disegno.34.Raynald. ad ann.1323, cap. 29 et 30.35.Intorno alla di cui morte nulla si sa di certo.36.Pag. 70.37.Lib. III, cap. 37.38.Anecdot., tom. II, pag. 301.39.Molto dal vero si allontana.40.Bonincontr. Morigia, R. I., tom. XII, col. 1750 D; — e la cronaca d'Azario, pag. 54.41.R. I., tom. X, col. 901 B. —Martene, Thesaur. nov. Anecdot., tom. II. —Cod. Italic. Lunig.42.Pietro tornato in sè, disse: Venne l'angelo del Signore, e ci liberò dalle mani di Erode e di tutte le fazioni de' giudei.43.Gio. Villani, Storia, lib. X, cap. 71. — Albertino Mussato,R. I., tom. X, col. 774 C.44.Med. Æv., tom. VI, col. 186.45.Giorno e notte gridavano a vitupero del Bavaro: O Gabrione, ebrione, bevi, bevi, ho, ho, Babii, Babo.46.R. I., tom. XII, col. 1001.47.Villani, cap. 289.48.Messale ambrosiano, stampato l'anno 1475 in Milano da Antonio Zarotto; e Breviario, stampato dal medesimo, l'anno 1490.49.Tom. X, pag. 482.50.Vita di Giotto, tom. I, pag. 95.51.Ivi, pag. 46.52.Lomazzi, Arte della pittura, pag. 35.53.Giulini, tom. X, pag. 332.54.Gio. Villani, lib. XII, cap. 37.55.Giulini, tom. X, pag. 410.56.All'anno 1348.57.Aveva la predetta signora Elisabetta, di lui moglie, fatto voto di visitare la chiesa di San Marco in Venezia, come essa diceva. Al quale viaggio acconsentì il signor Luchino. E, fatta una comitiva di molti grandi dell'uno e dell'altro sesso, si pose in cammino, e come una imperatrice, e con grandissime spese e corte bandita, fu ricevuta dal signorMastinoin Verona. E compiè il suo viaggio, e si narra che anche la sua volontà compiesse intorno a carnale congiungimento, e le altre di lei compagne delle primarie della Lombardia fecero la cosa stessa. Per questo nacquero di molti scandali. Ma perchè l'amore e la tosse non si possono nascondere, nè tanto è occulta alcuna cosa che non si riveli, tornata essendo la medesima, il signorLuchinoseppe ed udì quello che avvenuto era. Pure, siccome sapiente, pensò a dare le disposizioni per la vendetta. E perchè disse un giorno, che in breve era per fare in Milano la giustizia più grande che mai fatta avesse, con bellissimo rogo, la predetta di lui moglie ben si avvide che essa era l'oggetto di quella giustizia. Essa altronde, che ben conosceva il commesso delitto con tale persona, scusare non potevasi delle cose predette, siccome altra volta erasi scusata. In qual modo andasse quella faccenda si ignora, nè viene agli scritti confidato. Ma il signorLuchinonon potè compiere quella vendetta per essere egli stesso mancato di vita.58.Petri Azarii, Notarii Novariensis, Syncroni author. Chronicon... Mediolani, 1771, pag 93.59.«Non nuoce aver taciuto, ma parlato».60.Uomo era austero nell'aspetto e nell'opere, parco nel promettere, largo nell'attendere.61.Mostrava prendersi cura di poche cose, ma di molte curavasi.62.Che il prefato magnifico ed eccelso signorGiovanni, figliuolo del fu signorMatteo de' Viscontidi buona memoria, e dopo la morte di quel signorGiovanni, nello stesso modo, qualunque altro maschio discendente per linea mascolina e di legittimo matrimonio dal prefato fu signorMatteo de' Visconti, sia e sieno a perpetuità vero e legittimo e naturale padrone, e veri e legittimi e naturali padroni della città e di tutto il distretto e della diocesi e della giurisdizione di Milano.63.Matteo Villani, lib. I, all'anno 1350.64.Raynald. ad ann.1330, n. VII.65.Matteo Villani, lib. I, all'anno 1351.66.Georg. Stellae Ann. Genuens., ad ann. 1354.67.Tutta poi trovo la valle del Reno abitata da coloni mandati daAugusto; questa mutazione però di sedi non cambia punto la patria alla quale si va, ma coloro che vanno. Adunque e i Galli andati nell'Asia, Asiani, e gli Italiani andati nella Frigia, Frigii, e questi, dopo l'eccidio di Troia tornati nell'Italia, di nuovo diventarono Italiani. Così i nostri, trasportati nella Gallia o nella Germania, s'imbevettero della natura di quelle parti e de' costumi barbarici, e i Milanesi, stabiliti dai Galli, e Galli una volta, ora come uomini dolcissimi, non serbano alcun vestigio della vetusta loro origine; così da forza celeste sono modificati gli umani ingegni.68.Francisci Petrarchae V. C. contra cujusdam Anonymi Galli calumnias, ad Ugutionem de Thienis Apologia, tom. II, pag. 1083.69.«O caro al cielo, e per illustre schiattaVenerato dai popoli superbi,Almo fanciullo, a te dolce la vita,E sia vivace nell'infanzia il brio!Lieto t'innoltra, o lungamente atteso,Dono alla patria, ai padri ed a noi tutti;E di vita il cammino astri feliciT'additin certo tra secondi eventi!Te il Po signore attende...»70.«Ma all'egregio garzon, già grandicello,Questa coppa si doni, e ad essa accostiLe rosee labbra; a' piccioli convienePicciolo dono: minimo son io;Ei massimo; ma ancor l'etade è scarsa;Appena egli apre a nuova luce gli occhi,E trepido lo sguardo al ciel rivolge.All'età s'offron, non al grado, i doni.Giuoco or farà del nitido metallo,Che altero sprezzerà d'anni più grave,Qualora ei sappia che lucente fecciaDalle profonde viscere si traggeD'alpestre terra; ma a lui forse gratiSaranno allor miei carmi, e, rileggendo,Rammenterà ch'io lo levai dal fonte.Tanto onor mi concesse il genitore».71.Francisci Petrarchae Florentini V. C. operum, tom. III, pag. 113.72.La città di Milano, capitale dei Liguri e metropoli, sin quasi all'invidia ignara tuttora di queste calamità, e per la salubrità e dolcezza dell'aere, e per la frequenza del popolo gloriosa, nell'anno sessantesimoprimo deserta rimase e squallida.73.De Rebus Senilibus Epistolar., lib. III, epist. Iad Johannem Bocatium.74.Benaglia, Del magistrato straordinario, cap. 12.75.Tom. XI, pag. 426.76.Tom. VII, pag. 392.77.Giulini, tom. XI, pag. 32.78.Cioè, di pane di frumento buono e ben cotto e bianco, e di vino buono e puro in quantità sufficiente; e di capponi, uno cioè intero per ogni due persone, e di carne di bue e di porco con buone salse di pepe, cioè un frammento o un pezzo di carne di bue, competente e buona per ogni due; ed un altro frammento o un pezzo di porco con buone salse di pepe per ogni due; ed un frammento o un pezzo di carne porcina fritta o arrostita col pane gratuggiato per ogni due; e tutte queste cose, secondo che è convenevole, appresti in ciascun anno a sufficienza.79.Tom. VIII, pag. 653.80.Ora però nell'età presente, agli antichi costumi molte cose si sono aggiunte, come irritamenti a danno delle anime; perciocchè le vesti preziose sono da ogni parte coperte di superflui ornamenti: nelle stesse vesti, tanto degli uomini, quanto delle donne, si inseriscono l'oro, l'argento, le perle. Larghissimi fregi si sovrappongono alle vesti. Bevonsi vini forastieri e delle parti oltramarine; tutte le vivande sono sontuose, ed in grandissimo prezzo si tengono i maestri dell'arte della cucina.81.R. I., tom. XII, col. 1034.82.Che il luccicare degli specchi superavano. Perciocchè i soli fabbri delle corazze montano a parecchie centinaia, senza contare innumerabili operai ad essi subordinati.83.Perciocchè gli stessi mercatanti scorrono la Francia, la Fiandra, l'Inghilterra, comperando lana fina, colla quale in questa città si tessono panni fini in grandissima quantità, che si tingono in qualunque sorta di colore e che si portano per tutta Italia.84.R. I., tom. XI, col. 1320.85.Giulini, tom. VII, pag. 65.86.Giulini, tom. XI, pag. 149, 167, 475, 497 e 502.87.MCCCLXXXVIII nel giorno XXII di luglio. Dai signori vicario e XII di Provvisione del comune di Milano, e dai sindaci del detto comune eletti furono gli infrascritti cittadini di Milano, che sono e s'intendono di essere il consiglio dei DCCCC del comune di Milano.88.Med. Æv. Dissert.38, pag. 815.89.Signorol. Omodeus, Cons. XXII.90.Giulini, tom. XI, pag. 514.91.Il detto, tom. XI, pag. 119.92.Decreta antiqua, pag. 51.93.Siccome ancora si fanno estorsioni di diversi modi dai gabellieri della dogana delle bestie grosse e minute del detto vostro contado.94.Vogliamo bensì che agli impresari dei dazi del detto nostro comune si mantengano i loro patti.95.Decreta antiqua, pag. 50.96.Ibid., pag. 173.97.Giulini, tom. XI, pag. 118 e 557.98.Cardinali della santa chiesa milanese.99.Giulini, tom. VII, pag. 196.100.Una pelliccia di coniglio, coperta di violato, ed altre due... cioè una di volpe, coperta discalfanio (specie di panno), ed altra di fianchetti, coperta di saglia bruna, e... il mio cappello grigio, coperto di saglia nera, ed il miocopertorioe lasoradao la mia veste doppia... la mia cappa turchina, la mia cappa dimantellato... cinque cucchiai d'argento, e il mio mantello foderato di zendado... il mio vestito violato.—Mastruca, come porta l'originale, è veramente pelliccia, e non solamente quella de' Sardi, come opina ilDu Cange. Trovansi nei codici del medio evo altre vesti e pelliccie di fianchetti, fatte forse di pelle dei fianchi. Ilmantellatoera pure una specie di veste e di panno.101.A tutti poscia i cherici proibiamo le vesti rosse o di diverso colore, gialle e verdi.102.Sormani, Gloria de' santi milanesi, pag. 211.103.Vesti vergate, o bianche e nere per metà, o listate, o con fregi, o con bottoni d'argento o di alcun altro metallo.104.Non portanti cappucci alla maniera dei laici.105.Giulini tom. VIII, pag. 642 e 644.106.Conviene però sapere che il giudizio del ferro rovente nella città nostra non si ammette, sebbene altrimente si osserva in alcuni luoghi posti sotto la giurisdizione del signor arcivescovo.107.Lib. V, cap. 81.108.Raynald. ad annum1356, num. 30.109.O monopolisti delle granaglie, o uomini nutriti del sangue del popolo, non aspettate il giorno del giudizio?110.Predicando egli, dicesi che propalasse i peccati occulti di quelli della famiglia Beccaria, che ad esso erano stati narrati nel sacramento della penitenza, e specialmente del signor Castellino disse tali cose, che tutto il popolo sedusse ed animò all'esterminio di tutti i Beccaria, e della prole e discendenza loro e de' loro amici, e alla ruina e al saccheggio delle loro case. Ed allora tosto, sena premettere alcun avviso, tutte le case, abitazioni e palagi di essi e dei seguaci loro fece atterrare, e portar via le pietre e venderle, promulgando che ciascun Pavese tenere dovesse quelle pietre sotto il capezzale e a capo del letto, a perpetua memoria, delle furfanterie commesse dai Beccaria.111.Petri Azarii Chronic., pag. 237.112.Perciocchè dal carroccio, nel quale spesso era portato (e beato colui che poteva toccare quel carroccio, coperto di panni per il di lui uso!) cominciò a predicare ed a sgridare gli uomini e le donne, perchè dovevano evitare i lacci mondani, cioè le vesti lussuriose e sontuose, le masserizie d'argento e le gemme preziose, e gli ornamenti... e per esecutore fece eleggere un ufficiale, che io vidi a tagliare le grandi maniche dello guarnaccie, tessute con lavoro frigio, od ornate d'oro e d'argento, e a tagliare le cinture, se qualche cosa preziosa intorno ad esse trovavasi.113.Fece pubblica giustizia col taglio della testa... Vendute avendo adunque le cose predette, l'oro, l'argento, le gemme, i diamanti e le pietre preziose fino a Venezia.114.Che non dubitasse della mancanza delle vettovaglie, sapendo esso (perciocchè così asseriva) per mezzo della orazione... che avrebbe impetrato che la manna simile a quella data aMosènel deserto, sarebbe caduta in sufficiente quantità.115.Erasi pigliata cura degli altri, non di si stesso, siccome sempre allegava nel predicare.116.Veggasi l'Azario, dalla pag. 235 sino alla pag. 241.117.Raynald. ad ann.1362, num. 12.118.Non sai, poltrone, che io sono papa ed imperatore, e signore in tutte le mie terre.119.Esso signorBarnabòai suoi giorni ebbe in odio gli uomini scienziati, laici, cherici e prelati, e qualunque uomo virtuoso; e sempre elevò sublimemente gli idioti, i crudeli, gli uomini vili, infami ed omicidi.120.Annal. Mediol., pag. 799.121.Annal. Mediol., cap. 147 in fine. — Gattari, Storia padovana,R. I., tom. XVII.122.Matteo Villani, lib. XI, cap. 41.123.Perciò il Signore ti distruggerà finalmente, ti svellerà e farà esule te dal tuo tabernacolo, e la progenie tua dalla terra dei viventi.124.Annal. Mediolanens., cap. 147 in fine.125.Raynald. ad ann.1364, § 3.126.Idem, A. 1368, § 2.127.Raynald. ad ann.1372, num. I.128.Codice A, MS., nell'archivio del R. castello di Milano.129.Azario, pag. 282.130.Considerando noi i tempi di sterilità e le calamità delle guerre.131.Decreta. Antiqu. Mediol. Docum., pag. 54.132.Corio all'anno 1374.133.Senza altra determinazione nè difesa antecedente, comandò che un suo famigliare partisse per espresso colle sue lettere, dirette al podestà di Bergamo, affinchè egli, quelle vedendo, facesse impiccare per la gola il dettoAntoniolo, sotto pena di essere impiccato il podestà medesimo. Il quale podestà, sebbene di malavoglia, fece impiccare il dettoAntoniolonel palazzo di Bergamo, senza frapporre alcuna dilazione, se non finchè confessato si fosse al sacerdote.134.Azario, pag. 275.135.Annales Mediol., ad ann.1366.136.Idem, ad ann. 1370.137.Ibidem, ad ann. 1381.138.Tom. XI, pag. 360 e 376. — Anche Matteo Villani nelle istorieR. I., tom. XIV, pag. 370, scrisseCome i Visconti fecione contro i prelati de Santa Chiesa. Avvenne in questi dì(cioè verso il maggio del 1357)che il papa mandò un valente prete in Lombardia a predicare la croce, guardandosi i maggiori prelati di non volere la grazia di quell'uffizio, e la croce si bandiva e si predicava, come è detto, contro al capitano di Forlì e al signore di Faenza; il valente sacerdote se ne andò a Milano, e, ivi favoreggiato dal vescovo di Parma, cominciò sollecitamente a fare l'ufficio che commesso gli era dalla Santa Chiesa. Come metter Barnabò ebbe notizia di questo servigio, senza vietarglielo o ammonirlo che questo fosse contro alla sua volontà, il fece pigliare, e ordinata per lui una graticola di ferro, tonda, a modo di una botte, con manichi da voltarla, dentro vi fece mettere il sacerdote, e accesovi sotto il fuoco, come si fa a un arrosto, e facendolo volgere, crudelmente il fece morire.139.L'Azario, pag. 310. —Annal. Mediol. R. I., tom. XVI, col. 740. —Chron. Placent., R. I., tom. eod., col. 510, E. — Veggasi anche la Cronaca di Bologna.140.Tom. IV, pag. 100.141.L'intenzione del signore è che dei capi traditori si incominci il castigo a poco a poco. Il primo dì, cinque tratti dicurlo(probabilmente di corda); il secondo si riposi; il terzo dì, similmente cinque colpi dicurlo; il quarto si riposi; il quinto giorno, similmente cinque colpi dicurlo; il sesto si riposi; il settimo, similmente cinque colpi dicurlo; l'ottavo si riposi; il nono si dia loro a bere acqua, aceto e calcina; il decimo si riposi; l'undecimo dì, similmente acqua, aceto e calcina; il duodecimo si riposi; il decimoterzo giorno si taglino due correggie di pelle sulle spalle, e si lasci sgocciolare sopra (forse acqua od olio bollente); il decimoquarto si riposi; il decimoquinto giorno si levi loro la pelle della pianta di ciascun piede, poi si facciano camminare sopra i ceci; il decimosesto si riposi; il decimosettimo camminino sopra i ceci; il decimottavo si riposi; il decimonono si pongano sopra il cavalletto; il vigesimo si riposi; il vigesimoprimo si pongano sul cavalletto; il vigesimosecondo si riposi; il vigesimoterzo giorno si tragga loro un occhio dal capo; il vigesimoquarto si riposi; il vigesimoquinto si tronchi loro il naso; il giorno vigesimosesto si riposi; il vigesimosettimo si recida loro una mano; il ventesimottavo si riposi; il ventesimonono si tagli loro l'altra mano; il trentesimo giorno si riposi; il trentesimoprimo si tagli loro un piede; il trentesimosecondo si riposi; il trentesimoterzo si tagli loro l'altro piede; il trentesimoquarto si riposi; il trentesimoquinto si recida loro un testicolo; il trentesimosesto giorno si riposi; il trentesimosettimo si recida loro l'altro testicolo; il trentottesimo si riposi; il dì trentesimonono si tagli loro il membro virile; il quarantesimo si riposi; il quarantesimoprimo siano attanagliati su di un carro, e poscia si pongano sulla ruota.

1.Cassone ecc. Agli uomini, così fossero prudenti! Matteo Visconti, vicario e rettore, o sia capitano, al podestà, ai sapienti ed anziani, ai consiglieri, ai consoli, al consiglio, al comune della città di Milano, e a Galeazzo, Luchino, ec.

1.Cassone ecc. Agli uomini, così fossero prudenti! Matteo Visconti, vicario e rettore, o sia capitano, al podestà, ai sapienti ed anziani, ai consiglieri, ai consoli, al consiglio, al comune della città di Milano, e a Galeazzo, Luchino, ec.

2.E per questo tu, Matteo Visconti, e voi altri come sopra nominati, se non vi emenderete delle predette cose, scomunichiamo in perpetuo, anatematizziamo, e priviamo di qualunque commercio umano, della ecclesiastica sepoltura e dei sacri ordini.

2.E per questo tu, Matteo Visconti, e voi altri come sopra nominati, se non vi emenderete delle predette cose, scomunichiamo in perpetuo, anatematizziamo, e priviamo di qualunque commercio umano, della ecclesiastica sepoltura e dei sacri ordini.

3.Corio all'anno 1314.

3.Corio all'anno 1314.

4.Flamma, Manipul. Fior., et Annales Mediolan. ad ann. 1317.

4.Flamma, Manipul. Fior., et Annales Mediolan. ad ann. 1317.

5.Flamma, Manipul. Flor., ad annum. 1313.

5.Flamma, Manipul. Flor., ad annum. 1313.

6.Di pessimi delitti e di eresia, benchè non fosse colpevole.

6.Di pessimi delitti e di eresia, benchè non fosse colpevole.

7.Bonincontrus Morigia, lib. 3, cap. 2.

7.Bonincontrus Morigia, lib. 3, cap. 2.

8.Villani, Ughelli e Buonincontro Morigia.

8.Villani, Ughelli e Buonincontro Morigia.

9.Raynaldus, ad an.1317, n. 8.

9.Raynaldus, ad an.1317, n. 8.

10.Bonincont. Morigia, lib. 2, cap. 27.

10.Bonincont. Morigia, lib. 2, cap. 27.

11.Raynald., num. XI, ad annum.1320.

11.Raynald., num. XI, ad annum.1320.

12.Idem, num. X, ad an.1320.

12.Idem, num. X, ad an.1320.

13.Lib. IX, cap. 108.

13.Lib. IX, cap. 108.

14.Flamma, Manipul. flor.

14.Flamma, Manipul. flor.

15.Tom. X, pag. 547.

15.Tom. X, pag. 547.

16.Tanto perchè il giudizio o la punizione del reato di sacrilegio spettano al foro ecclesiastico, quanto ancora perchè, nella vacanza dell'Imperio, come ancora al presente si riconosce vacante, a noi ed alla apostolica sede appartiene il reprimere l'ardire di questi facinorosi che nell'Imperio si trovano, il togliere di mezzo l'oppressione, e l'amministrare la giustizia agli offesi ed agli oppressi.

16.Tanto perchè il giudizio o la punizione del reato di sacrilegio spettano al foro ecclesiastico, quanto ancora perchè, nella vacanza dell'Imperio, come ancora al presente si riconosce vacante, a noi ed alla apostolica sede appartiene il reprimere l'ardire di questi facinorosi che nell'Imperio si trovano, il togliere di mezzo l'oppressione, e l'amministrare la giustizia agli offesi ed agli oppressi.

17.Il profano ed empio autore di grandi sceleratezze e di delitti, Matteo Visconti di Milano, rabbioso devastatore delle parti della Lombardia, ec.

17.Il profano ed empio autore di grandi sceleratezze e di delitti, Matteo Visconti di Milano, rabbioso devastatore delle parti della Lombardia, ec.

18.Ughelli, Ital. Sacr., tom. IV.

18.Ughelli, Ital. Sacr., tom. IV.

19.Ughelli, col. 206.

19.Ughelli, col. 206.

20.Fece portare il vessillo della Chiesa sopra il tetto della casa, e colà fu proclamato che qualunque uomo o donna seguitare volesse quel vessillo, affine di distruggerò il detto Matteo e i di lui fautori, libero e mondo sarebbe tanto da colpa quanto da pena.

20.Fece portare il vessillo della Chiesa sopra il tetto della casa, e colà fu proclamato che qualunque uomo o donna seguitare volesse quel vessillo, affine di distruggerò il detto Matteo e i di lui fautori, libero e mondo sarebbe tanto da colpa quanto da pena.

21.Chronic. Astens., cap. 103.

21.Chronic. Astens., cap. 103.

22.Pronunziando sentenza di scomunica, coi tesori della Chiesa aperti, e da qualunque parte arruolando soldati agli stipendi contra il predetto signor Matteo e i suoi seguaci e quelli della sua stirpe fino al quarto grado.

22.Pronunziando sentenza di scomunica, coi tesori della Chiesa aperti, e da qualunque parte arruolando soldati agli stipendi contra il predetto signor Matteo e i suoi seguaci e quelli della sua stirpe fino al quarto grado.

23.Edizione in quarto. Milano, 1771, pag. 29.

23.Edizione in quarto. Milano, 1771, pag. 29.

24.All'anno 1332.

24.All'anno 1332.

25.Certamente consta che i censori della fede, nel condannare per titolo di eresia alcuni Ghibellini, indotti furono oltremodo dallo spirito di partito.

25.Certamente consta che i censori della fede, nel condannare per titolo di eresia alcuni Ghibellini, indotti furono oltremodo dallo spirito di partito.

26.Raynald. ad annum1341.

26.Raynald. ad annum1341.

27.Trovato abbiamo essere iniquamente fatti i processi e le sentenze suddette, per certe ragioni legittime e giuste che in essi abbiamo ravvisate, e col consiglio del fratelli nostri e coll'autorità apostolica, dichiariamo iniquamente fatti e nulli ed irriti gli stessi processi e i giudizi, fatti e pronunziati dai prefati arcivescovo, Pasio, Giordano, Onesto e Barnaba, e da ciascuno di essi intorno alle predette cose, in comunione o separatamente, contra i predetti Giovanni e Luchino (erano allora que' due figli di Matteo signori tranquilli di dodici città) e tutte le cose che sono seguite in forza di que' giudizi o per cagione di quelli.

27.Trovato abbiamo essere iniquamente fatti i processi e le sentenze suddette, per certe ragioni legittime e giuste che in essi abbiamo ravvisate, e col consiglio del fratelli nostri e coll'autorità apostolica, dichiariamo iniquamente fatti e nulli ed irriti gli stessi processi e i giudizi, fatti e pronunziati dai prefati arcivescovo, Pasio, Giordano, Onesto e Barnaba, e da ciascuno di essi intorno alle predette cose, in comunione o separatamente, contra i predetti Giovanni e Luchino (erano allora que' due figli di Matteo signori tranquilli di dodici città) e tutte le cose che sono seguite in forza di que' giudizi o per cagione di quelli.

28.Ughelli, tom. IV, inArchiep. Mediol., ubi de Johanne Vicecomit.

28.Ughelli, tom. IV, inArchiep. Mediol., ubi de Johanne Vicecomit.

29.Che gli altri tutti in probità superava.

29.Che gli altri tutti in probità superava.

30.Pag. 36.

30.Pag. 36.

31.Bonincontr. Morigia, lib. III. cap. 21.

31.Bonincontr. Morigia, lib. III. cap. 21.

32.All'anno 1323.

32.All'anno 1323.

33.Non mancavano tuttavia a Lodovico molti argomenti di ragione coi quali, presso il maggior numero delle persone, scusare si potessero le cose da esso fatte; la controversia con Federico austriaco intorno all'Imperio, già decisa colla spada: Milano poi difesa, non affine di assistere l'eretico Galeazzo, ma di rivendicare a sè stesso i diritti dell'Imperio, e di impedire che occupata fosse da Roberto re di Sicilia un'amplissima provincia dell'Imperio, che non mai forse si sarebbe ricuperata. Non però da que' motivi di ragione fu Giovanni rimosso dal meditato disegno.

33.Non mancavano tuttavia a Lodovico molti argomenti di ragione coi quali, presso il maggior numero delle persone, scusare si potessero le cose da esso fatte; la controversia con Federico austriaco intorno all'Imperio, già decisa colla spada: Milano poi difesa, non affine di assistere l'eretico Galeazzo, ma di rivendicare a sè stesso i diritti dell'Imperio, e di impedire che occupata fosse da Roberto re di Sicilia un'amplissima provincia dell'Imperio, che non mai forse si sarebbe ricuperata. Non però da que' motivi di ragione fu Giovanni rimosso dal meditato disegno.

34.Raynald. ad ann.1323, cap. 29 et 30.

34.Raynald. ad ann.1323, cap. 29 et 30.

35.Intorno alla di cui morte nulla si sa di certo.

35.Intorno alla di cui morte nulla si sa di certo.

36.Pag. 70.

36.Pag. 70.

37.Lib. III, cap. 37.

37.Lib. III, cap. 37.

38.Anecdot., tom. II, pag. 301.

38.Anecdot., tom. II, pag. 301.

39.Molto dal vero si allontana.

39.Molto dal vero si allontana.

40.Bonincontr. Morigia, R. I., tom. XII, col. 1750 D; — e la cronaca d'Azario, pag. 54.

40.Bonincontr. Morigia, R. I., tom. XII, col. 1750 D; — e la cronaca d'Azario, pag. 54.

41.R. I., tom. X, col. 901 B. —Martene, Thesaur. nov. Anecdot., tom. II. —Cod. Italic. Lunig.

41.R. I., tom. X, col. 901 B. —Martene, Thesaur. nov. Anecdot., tom. II. —Cod. Italic. Lunig.

42.Pietro tornato in sè, disse: Venne l'angelo del Signore, e ci liberò dalle mani di Erode e di tutte le fazioni de' giudei.

42.Pietro tornato in sè, disse: Venne l'angelo del Signore, e ci liberò dalle mani di Erode e di tutte le fazioni de' giudei.

43.Gio. Villani, Storia, lib. X, cap. 71. — Albertino Mussato,R. I., tom. X, col. 774 C.

43.Gio. Villani, Storia, lib. X, cap. 71. — Albertino Mussato,R. I., tom. X, col. 774 C.

44.Med. Æv., tom. VI, col. 186.

44.Med. Æv., tom. VI, col. 186.

45.Giorno e notte gridavano a vitupero del Bavaro: O Gabrione, ebrione, bevi, bevi, ho, ho, Babii, Babo.

45.Giorno e notte gridavano a vitupero del Bavaro: O Gabrione, ebrione, bevi, bevi, ho, ho, Babii, Babo.

46.R. I., tom. XII, col. 1001.

46.R. I., tom. XII, col. 1001.

47.Villani, cap. 289.

47.Villani, cap. 289.

48.Messale ambrosiano, stampato l'anno 1475 in Milano da Antonio Zarotto; e Breviario, stampato dal medesimo, l'anno 1490.

48.Messale ambrosiano, stampato l'anno 1475 in Milano da Antonio Zarotto; e Breviario, stampato dal medesimo, l'anno 1490.

49.Tom. X, pag. 482.

49.Tom. X, pag. 482.

50.Vita di Giotto, tom. I, pag. 95.

50.Vita di Giotto, tom. I, pag. 95.

51.Ivi, pag. 46.

51.Ivi, pag. 46.

52.Lomazzi, Arte della pittura, pag. 35.

52.Lomazzi, Arte della pittura, pag. 35.

53.Giulini, tom. X, pag. 332.

53.Giulini, tom. X, pag. 332.

54.Gio. Villani, lib. XII, cap. 37.

54.Gio. Villani, lib. XII, cap. 37.

55.Giulini, tom. X, pag. 410.

55.Giulini, tom. X, pag. 410.

56.All'anno 1348.

56.All'anno 1348.

57.Aveva la predetta signora Elisabetta, di lui moglie, fatto voto di visitare la chiesa di San Marco in Venezia, come essa diceva. Al quale viaggio acconsentì il signor Luchino. E, fatta una comitiva di molti grandi dell'uno e dell'altro sesso, si pose in cammino, e come una imperatrice, e con grandissime spese e corte bandita, fu ricevuta dal signorMastinoin Verona. E compiè il suo viaggio, e si narra che anche la sua volontà compiesse intorno a carnale congiungimento, e le altre di lei compagne delle primarie della Lombardia fecero la cosa stessa. Per questo nacquero di molti scandali. Ma perchè l'amore e la tosse non si possono nascondere, nè tanto è occulta alcuna cosa che non si riveli, tornata essendo la medesima, il signorLuchinoseppe ed udì quello che avvenuto era. Pure, siccome sapiente, pensò a dare le disposizioni per la vendetta. E perchè disse un giorno, che in breve era per fare in Milano la giustizia più grande che mai fatta avesse, con bellissimo rogo, la predetta di lui moglie ben si avvide che essa era l'oggetto di quella giustizia. Essa altronde, che ben conosceva il commesso delitto con tale persona, scusare non potevasi delle cose predette, siccome altra volta erasi scusata. In qual modo andasse quella faccenda si ignora, nè viene agli scritti confidato. Ma il signorLuchinonon potè compiere quella vendetta per essere egli stesso mancato di vita.

57.Aveva la predetta signora Elisabetta, di lui moglie, fatto voto di visitare la chiesa di San Marco in Venezia, come essa diceva. Al quale viaggio acconsentì il signor Luchino. E, fatta una comitiva di molti grandi dell'uno e dell'altro sesso, si pose in cammino, e come una imperatrice, e con grandissime spese e corte bandita, fu ricevuta dal signorMastinoin Verona. E compiè il suo viaggio, e si narra che anche la sua volontà compiesse intorno a carnale congiungimento, e le altre di lei compagne delle primarie della Lombardia fecero la cosa stessa. Per questo nacquero di molti scandali. Ma perchè l'amore e la tosse non si possono nascondere, nè tanto è occulta alcuna cosa che non si riveli, tornata essendo la medesima, il signorLuchinoseppe ed udì quello che avvenuto era. Pure, siccome sapiente, pensò a dare le disposizioni per la vendetta. E perchè disse un giorno, che in breve era per fare in Milano la giustizia più grande che mai fatta avesse, con bellissimo rogo, la predetta di lui moglie ben si avvide che essa era l'oggetto di quella giustizia. Essa altronde, che ben conosceva il commesso delitto con tale persona, scusare non potevasi delle cose predette, siccome altra volta erasi scusata. In qual modo andasse quella faccenda si ignora, nè viene agli scritti confidato. Ma il signorLuchinonon potè compiere quella vendetta per essere egli stesso mancato di vita.

58.Petri Azarii, Notarii Novariensis, Syncroni author. Chronicon... Mediolani, 1771, pag 93.

58.Petri Azarii, Notarii Novariensis, Syncroni author. Chronicon... Mediolani, 1771, pag 93.

59.«Non nuoce aver taciuto, ma parlato».

59.

«Non nuoce aver taciuto, ma parlato».

«Non nuoce aver taciuto, ma parlato».

«Non nuoce aver taciuto, ma parlato».

60.Uomo era austero nell'aspetto e nell'opere, parco nel promettere, largo nell'attendere.

60.Uomo era austero nell'aspetto e nell'opere, parco nel promettere, largo nell'attendere.

61.Mostrava prendersi cura di poche cose, ma di molte curavasi.

61.Mostrava prendersi cura di poche cose, ma di molte curavasi.

62.Che il prefato magnifico ed eccelso signorGiovanni, figliuolo del fu signorMatteo de' Viscontidi buona memoria, e dopo la morte di quel signorGiovanni, nello stesso modo, qualunque altro maschio discendente per linea mascolina e di legittimo matrimonio dal prefato fu signorMatteo de' Visconti, sia e sieno a perpetuità vero e legittimo e naturale padrone, e veri e legittimi e naturali padroni della città e di tutto il distretto e della diocesi e della giurisdizione di Milano.

62.Che il prefato magnifico ed eccelso signorGiovanni, figliuolo del fu signorMatteo de' Viscontidi buona memoria, e dopo la morte di quel signorGiovanni, nello stesso modo, qualunque altro maschio discendente per linea mascolina e di legittimo matrimonio dal prefato fu signorMatteo de' Visconti, sia e sieno a perpetuità vero e legittimo e naturale padrone, e veri e legittimi e naturali padroni della città e di tutto il distretto e della diocesi e della giurisdizione di Milano.

63.Matteo Villani, lib. I, all'anno 1350.

63.Matteo Villani, lib. I, all'anno 1350.

64.Raynald. ad ann.1330, n. VII.

64.Raynald. ad ann.1330, n. VII.

65.Matteo Villani, lib. I, all'anno 1351.

65.Matteo Villani, lib. I, all'anno 1351.

66.Georg. Stellae Ann. Genuens., ad ann. 1354.

66.Georg. Stellae Ann. Genuens., ad ann. 1354.

67.Tutta poi trovo la valle del Reno abitata da coloni mandati daAugusto; questa mutazione però di sedi non cambia punto la patria alla quale si va, ma coloro che vanno. Adunque e i Galli andati nell'Asia, Asiani, e gli Italiani andati nella Frigia, Frigii, e questi, dopo l'eccidio di Troia tornati nell'Italia, di nuovo diventarono Italiani. Così i nostri, trasportati nella Gallia o nella Germania, s'imbevettero della natura di quelle parti e de' costumi barbarici, e i Milanesi, stabiliti dai Galli, e Galli una volta, ora come uomini dolcissimi, non serbano alcun vestigio della vetusta loro origine; così da forza celeste sono modificati gli umani ingegni.

67.Tutta poi trovo la valle del Reno abitata da coloni mandati daAugusto; questa mutazione però di sedi non cambia punto la patria alla quale si va, ma coloro che vanno. Adunque e i Galli andati nell'Asia, Asiani, e gli Italiani andati nella Frigia, Frigii, e questi, dopo l'eccidio di Troia tornati nell'Italia, di nuovo diventarono Italiani. Così i nostri, trasportati nella Gallia o nella Germania, s'imbevettero della natura di quelle parti e de' costumi barbarici, e i Milanesi, stabiliti dai Galli, e Galli una volta, ora come uomini dolcissimi, non serbano alcun vestigio della vetusta loro origine; così da forza celeste sono modificati gli umani ingegni.

68.Francisci Petrarchae V. C. contra cujusdam Anonymi Galli calumnias, ad Ugutionem de Thienis Apologia, tom. II, pag. 1083.

68.Francisci Petrarchae V. C. contra cujusdam Anonymi Galli calumnias, ad Ugutionem de Thienis Apologia, tom. II, pag. 1083.

69.«O caro al cielo, e per illustre schiattaVenerato dai popoli superbi,Almo fanciullo, a te dolce la vita,E sia vivace nell'infanzia il brio!Lieto t'innoltra, o lungamente atteso,Dono alla patria, ai padri ed a noi tutti;E di vita il cammino astri feliciT'additin certo tra secondi eventi!Te il Po signore attende...»

69.

«O caro al cielo, e per illustre schiattaVenerato dai popoli superbi,Almo fanciullo, a te dolce la vita,E sia vivace nell'infanzia il brio!Lieto t'innoltra, o lungamente atteso,Dono alla patria, ai padri ed a noi tutti;E di vita il cammino astri feliciT'additin certo tra secondi eventi!Te il Po signore attende...»

«O caro al cielo, e per illustre schiattaVenerato dai popoli superbi,Almo fanciullo, a te dolce la vita,E sia vivace nell'infanzia il brio!Lieto t'innoltra, o lungamente atteso,Dono alla patria, ai padri ed a noi tutti;E di vita il cammino astri feliciT'additin certo tra secondi eventi!Te il Po signore attende...»

«O caro al cielo, e per illustre schiatta

Venerato dai popoli superbi,

Almo fanciullo, a te dolce la vita,

E sia vivace nell'infanzia il brio!

Lieto t'innoltra, o lungamente atteso,

Dono alla patria, ai padri ed a noi tutti;

E di vita il cammino astri felici

T'additin certo tra secondi eventi!

Te il Po signore attende...»

70.«Ma all'egregio garzon, già grandicello,Questa coppa si doni, e ad essa accostiLe rosee labbra; a' piccioli convienePicciolo dono: minimo son io;Ei massimo; ma ancor l'etade è scarsa;Appena egli apre a nuova luce gli occhi,E trepido lo sguardo al ciel rivolge.All'età s'offron, non al grado, i doni.Giuoco or farà del nitido metallo,Che altero sprezzerà d'anni più grave,Qualora ei sappia che lucente fecciaDalle profonde viscere si traggeD'alpestre terra; ma a lui forse gratiSaranno allor miei carmi, e, rileggendo,Rammenterà ch'io lo levai dal fonte.Tanto onor mi concesse il genitore».

70.

«Ma all'egregio garzon, già grandicello,Questa coppa si doni, e ad essa accostiLe rosee labbra; a' piccioli convienePicciolo dono: minimo son io;Ei massimo; ma ancor l'etade è scarsa;Appena egli apre a nuova luce gli occhi,E trepido lo sguardo al ciel rivolge.All'età s'offron, non al grado, i doni.Giuoco or farà del nitido metallo,Che altero sprezzerà d'anni più grave,Qualora ei sappia che lucente fecciaDalle profonde viscere si traggeD'alpestre terra; ma a lui forse gratiSaranno allor miei carmi, e, rileggendo,Rammenterà ch'io lo levai dal fonte.Tanto onor mi concesse il genitore».

«Ma all'egregio garzon, già grandicello,Questa coppa si doni, e ad essa accostiLe rosee labbra; a' piccioli convienePicciolo dono: minimo son io;Ei massimo; ma ancor l'etade è scarsa;Appena egli apre a nuova luce gli occhi,E trepido lo sguardo al ciel rivolge.All'età s'offron, non al grado, i doni.Giuoco or farà del nitido metallo,Che altero sprezzerà d'anni più grave,Qualora ei sappia che lucente fecciaDalle profonde viscere si traggeD'alpestre terra; ma a lui forse gratiSaranno allor miei carmi, e, rileggendo,Rammenterà ch'io lo levai dal fonte.Tanto onor mi concesse il genitore».

«Ma all'egregio garzon, già grandicello,

Questa coppa si doni, e ad essa accosti

Le rosee labbra; a' piccioli conviene

Picciolo dono: minimo son io;

Ei massimo; ma ancor l'etade è scarsa;

Appena egli apre a nuova luce gli occhi,

E trepido lo sguardo al ciel rivolge.

All'età s'offron, non al grado, i doni.

Giuoco or farà del nitido metallo,

Che altero sprezzerà d'anni più grave,

Qualora ei sappia che lucente feccia

Dalle profonde viscere si tragge

D'alpestre terra; ma a lui forse grati

Saranno allor miei carmi, e, rileggendo,

Rammenterà ch'io lo levai dal fonte.

Tanto onor mi concesse il genitore».

71.Francisci Petrarchae Florentini V. C. operum, tom. III, pag. 113.

71.Francisci Petrarchae Florentini V. C. operum, tom. III, pag. 113.

72.La città di Milano, capitale dei Liguri e metropoli, sin quasi all'invidia ignara tuttora di queste calamità, e per la salubrità e dolcezza dell'aere, e per la frequenza del popolo gloriosa, nell'anno sessantesimoprimo deserta rimase e squallida.

72.La città di Milano, capitale dei Liguri e metropoli, sin quasi all'invidia ignara tuttora di queste calamità, e per la salubrità e dolcezza dell'aere, e per la frequenza del popolo gloriosa, nell'anno sessantesimoprimo deserta rimase e squallida.

73.De Rebus Senilibus Epistolar., lib. III, epist. Iad Johannem Bocatium.

73.De Rebus Senilibus Epistolar., lib. III, epist. Iad Johannem Bocatium.

74.Benaglia, Del magistrato straordinario, cap. 12.

74.Benaglia, Del magistrato straordinario, cap. 12.

75.Tom. XI, pag. 426.

75.Tom. XI, pag. 426.

76.Tom. VII, pag. 392.

76.Tom. VII, pag. 392.

77.Giulini, tom. XI, pag. 32.

77.Giulini, tom. XI, pag. 32.

78.Cioè, di pane di frumento buono e ben cotto e bianco, e di vino buono e puro in quantità sufficiente; e di capponi, uno cioè intero per ogni due persone, e di carne di bue e di porco con buone salse di pepe, cioè un frammento o un pezzo di carne di bue, competente e buona per ogni due; ed un altro frammento o un pezzo di porco con buone salse di pepe per ogni due; ed un frammento o un pezzo di carne porcina fritta o arrostita col pane gratuggiato per ogni due; e tutte queste cose, secondo che è convenevole, appresti in ciascun anno a sufficienza.

78.Cioè, di pane di frumento buono e ben cotto e bianco, e di vino buono e puro in quantità sufficiente; e di capponi, uno cioè intero per ogni due persone, e di carne di bue e di porco con buone salse di pepe, cioè un frammento o un pezzo di carne di bue, competente e buona per ogni due; ed un altro frammento o un pezzo di porco con buone salse di pepe per ogni due; ed un frammento o un pezzo di carne porcina fritta o arrostita col pane gratuggiato per ogni due; e tutte queste cose, secondo che è convenevole, appresti in ciascun anno a sufficienza.

79.Tom. VIII, pag. 653.

79.Tom. VIII, pag. 653.

80.Ora però nell'età presente, agli antichi costumi molte cose si sono aggiunte, come irritamenti a danno delle anime; perciocchè le vesti preziose sono da ogni parte coperte di superflui ornamenti: nelle stesse vesti, tanto degli uomini, quanto delle donne, si inseriscono l'oro, l'argento, le perle. Larghissimi fregi si sovrappongono alle vesti. Bevonsi vini forastieri e delle parti oltramarine; tutte le vivande sono sontuose, ed in grandissimo prezzo si tengono i maestri dell'arte della cucina.

80.Ora però nell'età presente, agli antichi costumi molte cose si sono aggiunte, come irritamenti a danno delle anime; perciocchè le vesti preziose sono da ogni parte coperte di superflui ornamenti: nelle stesse vesti, tanto degli uomini, quanto delle donne, si inseriscono l'oro, l'argento, le perle. Larghissimi fregi si sovrappongono alle vesti. Bevonsi vini forastieri e delle parti oltramarine; tutte le vivande sono sontuose, ed in grandissimo prezzo si tengono i maestri dell'arte della cucina.

81.R. I., tom. XII, col. 1034.

81.R. I., tom. XII, col. 1034.

82.Che il luccicare degli specchi superavano. Perciocchè i soli fabbri delle corazze montano a parecchie centinaia, senza contare innumerabili operai ad essi subordinati.

82.Che il luccicare degli specchi superavano. Perciocchè i soli fabbri delle corazze montano a parecchie centinaia, senza contare innumerabili operai ad essi subordinati.

83.Perciocchè gli stessi mercatanti scorrono la Francia, la Fiandra, l'Inghilterra, comperando lana fina, colla quale in questa città si tessono panni fini in grandissima quantità, che si tingono in qualunque sorta di colore e che si portano per tutta Italia.

83.Perciocchè gli stessi mercatanti scorrono la Francia, la Fiandra, l'Inghilterra, comperando lana fina, colla quale in questa città si tessono panni fini in grandissima quantità, che si tingono in qualunque sorta di colore e che si portano per tutta Italia.

84.R. I., tom. XI, col. 1320.

84.R. I., tom. XI, col. 1320.

85.Giulini, tom. VII, pag. 65.

85.Giulini, tom. VII, pag. 65.

86.Giulini, tom. XI, pag. 149, 167, 475, 497 e 502.

86.Giulini, tom. XI, pag. 149, 167, 475, 497 e 502.

87.MCCCLXXXVIII nel giorno XXII di luglio. Dai signori vicario e XII di Provvisione del comune di Milano, e dai sindaci del detto comune eletti furono gli infrascritti cittadini di Milano, che sono e s'intendono di essere il consiglio dei DCCCC del comune di Milano.

87.MCCCLXXXVIII nel giorno XXII di luglio. Dai signori vicario e XII di Provvisione del comune di Milano, e dai sindaci del detto comune eletti furono gli infrascritti cittadini di Milano, che sono e s'intendono di essere il consiglio dei DCCCC del comune di Milano.

88.Med. Æv. Dissert.38, pag. 815.

88.Med. Æv. Dissert.38, pag. 815.

89.Signorol. Omodeus, Cons. XXII.

89.Signorol. Omodeus, Cons. XXII.

90.Giulini, tom. XI, pag. 514.

90.Giulini, tom. XI, pag. 514.

91.Il detto, tom. XI, pag. 119.

91.Il detto, tom. XI, pag. 119.

92.Decreta antiqua, pag. 51.

92.Decreta antiqua, pag. 51.

93.Siccome ancora si fanno estorsioni di diversi modi dai gabellieri della dogana delle bestie grosse e minute del detto vostro contado.

93.Siccome ancora si fanno estorsioni di diversi modi dai gabellieri della dogana delle bestie grosse e minute del detto vostro contado.

94.Vogliamo bensì che agli impresari dei dazi del detto nostro comune si mantengano i loro patti.

94.Vogliamo bensì che agli impresari dei dazi del detto nostro comune si mantengano i loro patti.

95.Decreta antiqua, pag. 50.

95.Decreta antiqua, pag. 50.

96.Ibid., pag. 173.

96.Ibid., pag. 173.

97.Giulini, tom. XI, pag. 118 e 557.

97.Giulini, tom. XI, pag. 118 e 557.

98.Cardinali della santa chiesa milanese.

98.Cardinali della santa chiesa milanese.

99.Giulini, tom. VII, pag. 196.

99.Giulini, tom. VII, pag. 196.

100.Una pelliccia di coniglio, coperta di violato, ed altre due... cioè una di volpe, coperta discalfanio (specie di panno), ed altra di fianchetti, coperta di saglia bruna, e... il mio cappello grigio, coperto di saglia nera, ed il miocopertorioe lasoradao la mia veste doppia... la mia cappa turchina, la mia cappa dimantellato... cinque cucchiai d'argento, e il mio mantello foderato di zendado... il mio vestito violato.—Mastruca, come porta l'originale, è veramente pelliccia, e non solamente quella de' Sardi, come opina ilDu Cange. Trovansi nei codici del medio evo altre vesti e pelliccie di fianchetti, fatte forse di pelle dei fianchi. Ilmantellatoera pure una specie di veste e di panno.

100.Una pelliccia di coniglio, coperta di violato, ed altre due... cioè una di volpe, coperta discalfanio (specie di panno), ed altra di fianchetti, coperta di saglia bruna, e... il mio cappello grigio, coperto di saglia nera, ed il miocopertorioe lasoradao la mia veste doppia... la mia cappa turchina, la mia cappa dimantellato... cinque cucchiai d'argento, e il mio mantello foderato di zendado... il mio vestito violato.

—Mastruca, come porta l'originale, è veramente pelliccia, e non solamente quella de' Sardi, come opina ilDu Cange. Trovansi nei codici del medio evo altre vesti e pelliccie di fianchetti, fatte forse di pelle dei fianchi. Ilmantellatoera pure una specie di veste e di panno.

101.A tutti poscia i cherici proibiamo le vesti rosse o di diverso colore, gialle e verdi.

101.A tutti poscia i cherici proibiamo le vesti rosse o di diverso colore, gialle e verdi.

102.Sormani, Gloria de' santi milanesi, pag. 211.

102.Sormani, Gloria de' santi milanesi, pag. 211.

103.Vesti vergate, o bianche e nere per metà, o listate, o con fregi, o con bottoni d'argento o di alcun altro metallo.

103.Vesti vergate, o bianche e nere per metà, o listate, o con fregi, o con bottoni d'argento o di alcun altro metallo.

104.Non portanti cappucci alla maniera dei laici.

104.Non portanti cappucci alla maniera dei laici.

105.Giulini tom. VIII, pag. 642 e 644.

105.Giulini tom. VIII, pag. 642 e 644.

106.Conviene però sapere che il giudizio del ferro rovente nella città nostra non si ammette, sebbene altrimente si osserva in alcuni luoghi posti sotto la giurisdizione del signor arcivescovo.

106.Conviene però sapere che il giudizio del ferro rovente nella città nostra non si ammette, sebbene altrimente si osserva in alcuni luoghi posti sotto la giurisdizione del signor arcivescovo.

107.Lib. V, cap. 81.

107.Lib. V, cap. 81.

108.Raynald. ad annum1356, num. 30.

108.Raynald. ad annum1356, num. 30.

109.O monopolisti delle granaglie, o uomini nutriti del sangue del popolo, non aspettate il giorno del giudizio?

109.O monopolisti delle granaglie, o uomini nutriti del sangue del popolo, non aspettate il giorno del giudizio?

110.Predicando egli, dicesi che propalasse i peccati occulti di quelli della famiglia Beccaria, che ad esso erano stati narrati nel sacramento della penitenza, e specialmente del signor Castellino disse tali cose, che tutto il popolo sedusse ed animò all'esterminio di tutti i Beccaria, e della prole e discendenza loro e de' loro amici, e alla ruina e al saccheggio delle loro case. Ed allora tosto, sena premettere alcun avviso, tutte le case, abitazioni e palagi di essi e dei seguaci loro fece atterrare, e portar via le pietre e venderle, promulgando che ciascun Pavese tenere dovesse quelle pietre sotto il capezzale e a capo del letto, a perpetua memoria, delle furfanterie commesse dai Beccaria.

110.Predicando egli, dicesi che propalasse i peccati occulti di quelli della famiglia Beccaria, che ad esso erano stati narrati nel sacramento della penitenza, e specialmente del signor Castellino disse tali cose, che tutto il popolo sedusse ed animò all'esterminio di tutti i Beccaria, e della prole e discendenza loro e de' loro amici, e alla ruina e al saccheggio delle loro case. Ed allora tosto, sena premettere alcun avviso, tutte le case, abitazioni e palagi di essi e dei seguaci loro fece atterrare, e portar via le pietre e venderle, promulgando che ciascun Pavese tenere dovesse quelle pietre sotto il capezzale e a capo del letto, a perpetua memoria, delle furfanterie commesse dai Beccaria.

111.Petri Azarii Chronic., pag. 237.

111.Petri Azarii Chronic., pag. 237.

112.Perciocchè dal carroccio, nel quale spesso era portato (e beato colui che poteva toccare quel carroccio, coperto di panni per il di lui uso!) cominciò a predicare ed a sgridare gli uomini e le donne, perchè dovevano evitare i lacci mondani, cioè le vesti lussuriose e sontuose, le masserizie d'argento e le gemme preziose, e gli ornamenti... e per esecutore fece eleggere un ufficiale, che io vidi a tagliare le grandi maniche dello guarnaccie, tessute con lavoro frigio, od ornate d'oro e d'argento, e a tagliare le cinture, se qualche cosa preziosa intorno ad esse trovavasi.

112.Perciocchè dal carroccio, nel quale spesso era portato (e beato colui che poteva toccare quel carroccio, coperto di panni per il di lui uso!) cominciò a predicare ed a sgridare gli uomini e le donne, perchè dovevano evitare i lacci mondani, cioè le vesti lussuriose e sontuose, le masserizie d'argento e le gemme preziose, e gli ornamenti... e per esecutore fece eleggere un ufficiale, che io vidi a tagliare le grandi maniche dello guarnaccie, tessute con lavoro frigio, od ornate d'oro e d'argento, e a tagliare le cinture, se qualche cosa preziosa intorno ad esse trovavasi.

113.Fece pubblica giustizia col taglio della testa... Vendute avendo adunque le cose predette, l'oro, l'argento, le gemme, i diamanti e le pietre preziose fino a Venezia.

113.Fece pubblica giustizia col taglio della testa... Vendute avendo adunque le cose predette, l'oro, l'argento, le gemme, i diamanti e le pietre preziose fino a Venezia.

114.Che non dubitasse della mancanza delle vettovaglie, sapendo esso (perciocchè così asseriva) per mezzo della orazione... che avrebbe impetrato che la manna simile a quella data aMosènel deserto, sarebbe caduta in sufficiente quantità.

114.Che non dubitasse della mancanza delle vettovaglie, sapendo esso (perciocchè così asseriva) per mezzo della orazione... che avrebbe impetrato che la manna simile a quella data aMosènel deserto, sarebbe caduta in sufficiente quantità.

115.Erasi pigliata cura degli altri, non di si stesso, siccome sempre allegava nel predicare.

115.Erasi pigliata cura degli altri, non di si stesso, siccome sempre allegava nel predicare.

116.Veggasi l'Azario, dalla pag. 235 sino alla pag. 241.

116.Veggasi l'Azario, dalla pag. 235 sino alla pag. 241.

117.Raynald. ad ann.1362, num. 12.

117.Raynald. ad ann.1362, num. 12.

118.Non sai, poltrone, che io sono papa ed imperatore, e signore in tutte le mie terre.

118.Non sai, poltrone, che io sono papa ed imperatore, e signore in tutte le mie terre.

119.Esso signorBarnabòai suoi giorni ebbe in odio gli uomini scienziati, laici, cherici e prelati, e qualunque uomo virtuoso; e sempre elevò sublimemente gli idioti, i crudeli, gli uomini vili, infami ed omicidi.

119.Esso signorBarnabòai suoi giorni ebbe in odio gli uomini scienziati, laici, cherici e prelati, e qualunque uomo virtuoso; e sempre elevò sublimemente gli idioti, i crudeli, gli uomini vili, infami ed omicidi.

120.Annal. Mediol., pag. 799.

120.Annal. Mediol., pag. 799.

121.Annal. Mediol., cap. 147 in fine. — Gattari, Storia padovana,R. I., tom. XVII.

121.Annal. Mediol., cap. 147 in fine. — Gattari, Storia padovana,R. I., tom. XVII.

122.Matteo Villani, lib. XI, cap. 41.

122.Matteo Villani, lib. XI, cap. 41.

123.Perciò il Signore ti distruggerà finalmente, ti svellerà e farà esule te dal tuo tabernacolo, e la progenie tua dalla terra dei viventi.

123.Perciò il Signore ti distruggerà finalmente, ti svellerà e farà esule te dal tuo tabernacolo, e la progenie tua dalla terra dei viventi.

124.Annal. Mediolanens., cap. 147 in fine.

124.Annal. Mediolanens., cap. 147 in fine.

125.Raynald. ad ann.1364, § 3.

125.Raynald. ad ann.1364, § 3.

126.Idem, A. 1368, § 2.

126.Idem, A. 1368, § 2.

127.Raynald. ad ann.1372, num. I.

127.Raynald. ad ann.1372, num. I.

128.Codice A, MS., nell'archivio del R. castello di Milano.

128.Codice A, MS., nell'archivio del R. castello di Milano.

129.Azario, pag. 282.

129.Azario, pag. 282.

130.Considerando noi i tempi di sterilità e le calamità delle guerre.

130.Considerando noi i tempi di sterilità e le calamità delle guerre.

131.Decreta. Antiqu. Mediol. Docum., pag. 54.

131.Decreta. Antiqu. Mediol. Docum., pag. 54.

132.Corio all'anno 1374.

132.Corio all'anno 1374.

133.Senza altra determinazione nè difesa antecedente, comandò che un suo famigliare partisse per espresso colle sue lettere, dirette al podestà di Bergamo, affinchè egli, quelle vedendo, facesse impiccare per la gola il dettoAntoniolo, sotto pena di essere impiccato il podestà medesimo. Il quale podestà, sebbene di malavoglia, fece impiccare il dettoAntoniolonel palazzo di Bergamo, senza frapporre alcuna dilazione, se non finchè confessato si fosse al sacerdote.

133.Senza altra determinazione nè difesa antecedente, comandò che un suo famigliare partisse per espresso colle sue lettere, dirette al podestà di Bergamo, affinchè egli, quelle vedendo, facesse impiccare per la gola il dettoAntoniolo, sotto pena di essere impiccato il podestà medesimo. Il quale podestà, sebbene di malavoglia, fece impiccare il dettoAntoniolonel palazzo di Bergamo, senza frapporre alcuna dilazione, se non finchè confessato si fosse al sacerdote.

134.Azario, pag. 275.

134.Azario, pag. 275.

135.Annales Mediol., ad ann.1366.

135.Annales Mediol., ad ann.1366.

136.Idem, ad ann. 1370.

136.Idem, ad ann. 1370.

137.Ibidem, ad ann. 1381.

137.Ibidem, ad ann. 1381.

138.Tom. XI, pag. 360 e 376. — Anche Matteo Villani nelle istorieR. I., tom. XIV, pag. 370, scrisseCome i Visconti fecione contro i prelati de Santa Chiesa. Avvenne in questi dì(cioè verso il maggio del 1357)che il papa mandò un valente prete in Lombardia a predicare la croce, guardandosi i maggiori prelati di non volere la grazia di quell'uffizio, e la croce si bandiva e si predicava, come è detto, contro al capitano di Forlì e al signore di Faenza; il valente sacerdote se ne andò a Milano, e, ivi favoreggiato dal vescovo di Parma, cominciò sollecitamente a fare l'ufficio che commesso gli era dalla Santa Chiesa. Come metter Barnabò ebbe notizia di questo servigio, senza vietarglielo o ammonirlo che questo fosse contro alla sua volontà, il fece pigliare, e ordinata per lui una graticola di ferro, tonda, a modo di una botte, con manichi da voltarla, dentro vi fece mettere il sacerdote, e accesovi sotto il fuoco, come si fa a un arrosto, e facendolo volgere, crudelmente il fece morire.

138.Tom. XI, pag. 360 e 376. — Anche Matteo Villani nelle istorieR. I., tom. XIV, pag. 370, scrisseCome i Visconti fecione contro i prelati de Santa Chiesa. Avvenne in questi dì(cioè verso il maggio del 1357)che il papa mandò un valente prete in Lombardia a predicare la croce, guardandosi i maggiori prelati di non volere la grazia di quell'uffizio, e la croce si bandiva e si predicava, come è detto, contro al capitano di Forlì e al signore di Faenza; il valente sacerdote se ne andò a Milano, e, ivi favoreggiato dal vescovo di Parma, cominciò sollecitamente a fare l'ufficio che commesso gli era dalla Santa Chiesa. Come metter Barnabò ebbe notizia di questo servigio, senza vietarglielo o ammonirlo che questo fosse contro alla sua volontà, il fece pigliare, e ordinata per lui una graticola di ferro, tonda, a modo di una botte, con manichi da voltarla, dentro vi fece mettere il sacerdote, e accesovi sotto il fuoco, come si fa a un arrosto, e facendolo volgere, crudelmente il fece morire.

139.L'Azario, pag. 310. —Annal. Mediol. R. I., tom. XVI, col. 740. —Chron. Placent., R. I., tom. eod., col. 510, E. — Veggasi anche la Cronaca di Bologna.

139.L'Azario, pag. 310. —Annal. Mediol. R. I., tom. XVI, col. 740. —Chron. Placent., R. I., tom. eod., col. 510, E. — Veggasi anche la Cronaca di Bologna.

140.Tom. IV, pag. 100.

140.Tom. IV, pag. 100.

141.L'intenzione del signore è che dei capi traditori si incominci il castigo a poco a poco. Il primo dì, cinque tratti dicurlo(probabilmente di corda); il secondo si riposi; il terzo dì, similmente cinque colpi dicurlo; il quarto si riposi; il quinto giorno, similmente cinque colpi dicurlo; il sesto si riposi; il settimo, similmente cinque colpi dicurlo; l'ottavo si riposi; il nono si dia loro a bere acqua, aceto e calcina; il decimo si riposi; l'undecimo dì, similmente acqua, aceto e calcina; il duodecimo si riposi; il decimoterzo giorno si taglino due correggie di pelle sulle spalle, e si lasci sgocciolare sopra (forse acqua od olio bollente); il decimoquarto si riposi; il decimoquinto giorno si levi loro la pelle della pianta di ciascun piede, poi si facciano camminare sopra i ceci; il decimosesto si riposi; il decimosettimo camminino sopra i ceci; il decimottavo si riposi; il decimonono si pongano sopra il cavalletto; il vigesimo si riposi; il vigesimoprimo si pongano sul cavalletto; il vigesimosecondo si riposi; il vigesimoterzo giorno si tragga loro un occhio dal capo; il vigesimoquarto si riposi; il vigesimoquinto si tronchi loro il naso; il giorno vigesimosesto si riposi; il vigesimosettimo si recida loro una mano; il ventesimottavo si riposi; il ventesimonono si tagli loro l'altra mano; il trentesimo giorno si riposi; il trentesimoprimo si tagli loro un piede; il trentesimosecondo si riposi; il trentesimoterzo si tagli loro l'altro piede; il trentesimoquarto si riposi; il trentesimoquinto si recida loro un testicolo; il trentesimosesto giorno si riposi; il trentesimosettimo si recida loro l'altro testicolo; il trentottesimo si riposi; il dì trentesimonono si tagli loro il membro virile; il quarantesimo si riposi; il quarantesimoprimo siano attanagliati su di un carro, e poscia si pongano sulla ruota.

141.L'intenzione del signore è che dei capi traditori si incominci il castigo a poco a poco. Il primo dì, cinque tratti dicurlo(probabilmente di corda); il secondo si riposi; il terzo dì, similmente cinque colpi dicurlo; il quarto si riposi; il quinto giorno, similmente cinque colpi dicurlo; il sesto si riposi; il settimo, similmente cinque colpi dicurlo; l'ottavo si riposi; il nono si dia loro a bere acqua, aceto e calcina; il decimo si riposi; l'undecimo dì, similmente acqua, aceto e calcina; il duodecimo si riposi; il decimoterzo giorno si taglino due correggie di pelle sulle spalle, e si lasci sgocciolare sopra (forse acqua od olio bollente); il decimoquarto si riposi; il decimoquinto giorno si levi loro la pelle della pianta di ciascun piede, poi si facciano camminare sopra i ceci; il decimosesto si riposi; il decimosettimo camminino sopra i ceci; il decimottavo si riposi; il decimonono si pongano sopra il cavalletto; il vigesimo si riposi; il vigesimoprimo si pongano sul cavalletto; il vigesimosecondo si riposi; il vigesimoterzo giorno si tragga loro un occhio dal capo; il vigesimoquarto si riposi; il vigesimoquinto si tronchi loro il naso; il giorno vigesimosesto si riposi; il vigesimosettimo si recida loro una mano; il ventesimottavo si riposi; il ventesimonono si tagli loro l'altra mano; il trentesimo giorno si riposi; il trentesimoprimo si tagli loro un piede; il trentesimosecondo si riposi; il trentesimoterzo si tagli loro l'altro piede; il trentesimoquarto si riposi; il trentesimoquinto si recida loro un testicolo; il trentesimosesto giorno si riposi; il trentesimosettimo si recida loro l'altro testicolo; il trentottesimo si riposi; il dì trentesimonono si tagli loro il membro virile; il quarantesimo si riposi; il quarantesimoprimo siano attanagliati su di un carro, e poscia si pongano sulla ruota.


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