Chapter 3

E mi dico vostro affezionatissimo fratello.

15 febbraio 1879.

19 febbraio.—Amo Lei! Lei! Tutta la mia giornata è per Lei! Studio per Lei, di giorno: studio per Lei, di sera: penso a Lei, di notte! Penso ch'Ella deve essere felice!

Ed oggi come sono felice. Dio, credo in Te! Dio, non far morire me, non far morire Lei! Lascia che ci amiamo come fratello e sorella: ci benedici: e ci compensa di quello che abbiamo sofferto, Ella nelle delusioni, io nell'amare solo Lei!

Oh come sono felice! Come vorrei che mia madre vedesse queste mie confidenze, per benedirci!

Oh quanto amore! E se morissi? Ho visto ieri le ossa dei morti! Chi distingue le ossa di chi ha amato?—Finchè siamo vivi e giovani e puri, Dio è in noi e Dio è l'amore!

Perchè si vive?

Leggo un po' del mioTintoretto! Questa copia, gualcita, sporca, su cui ho scritto tante volte per epigrafe i versi di Byron e quelli di Goethe, questa copia l'ho portata con me a Venezia nel 1876 e volevo abbandonarla sulla lapide del Tintoretto. C'era insieme un mio amico, e non ho osato. Oh come ho amato vedendo la pietra del pittore e pensando a Te!—A Verona ero solo: volli andare a Mantova per vedere la città dove Tu eri: alla stazione di Verona comperai dei fiori, li posi nel volumetto del mioTintorettoa pag. 70 e 71,(9) dove ci sono i pensieri che più mi facevano ricordare di Te, e volevo abbandonare e il dramma e i fiori e il mio pensiero al Mincio che va e va, all'ignoto, a Te…. Mi spaventai, pensando che quella copia potesse essere trovata e compromettere Te! vedi, a quali fantasticaggini da bambino conduce l'amore! Passai dinanzi al palazzo G. pauroso, religioso, raccolto, con amorosissimi pensieri: era illuminato dal sole: certe finestre aperte: nella corte si stava attaccando una carrozza…. Passai, ripassai, pieno di paure, e di memorie e di speranze…. Oh sì! Dio, li hai calcolati quei momenti, perchè ora mi fai tanto felice!

* * *

Ma l'avvenire! l'avvenire come me lo preparo? Con che lavoro? con che via?

20 febbraio.—È venuta un'ora di sconforto!—Da alcuni giorni sono al Museo Archeologico, collapretesadi studiare le armi, ma veramente per farmi un po' conoscere dall'alta camorra artistica e municipalee forse mettermi a fare qualcosa. Passo delle ore là, ma adoro le Madonne e penso a te, o Lidia! Che importa a me delle armi rugginose? Quello che mi tormenta è lavita! Soffri tu? Sei nervoso? Sei ardente? È vero amore il mio? Perchè sono tanto infelice?

21 febbraio.—Come sono felice di amarti! Ma perchè sono incatenato?—Sento la poesia: ma oh quante volte penso al positivo, e faccio dei calcoli. Mio padre è ricco: scriverò un dramma per farmi una posizione?! È passato il tempo di queste ingenuità: non è passato l'amore.

23 febbraio.—Alcune volte come mi spavento! Oh potessimo esser felici! Noi due, noi due soli, e una bambina, noi, tranquilli, indifferenti del mondo, religiosi, artisti, casti, felici!

I sogni mi stancano con maliarde voluttà: oggi mi sento la testa grave.

24 febbraio.—Ho abbozzato una lettera per Lidia. Trepido e tremo…. Sono io geloso?

25 febbraio.—Come mi spavento in mezzo alla gente, pensando alle mie segrete speranze! Sciocco, ma quella gente moverebbe un dito per alleviarti un dolore? E Tu giovane, scettico e freddo e pieno diposa, sai Tu come mi agghiacci l'anima col tuo cinismo scientifico? Sei artista tu?—Ami tu?

O Lidia, che giornata triste! Nevica ed è freddo. Guardo il tuo ritratto e penso.—Quanto ho sofferto dalla sera che io ti vidi, freddolosa, triste, avvolta nello scialle ad oggi! Io ho sofferto per amore! Oh come riderebbero i miei amici!

26 febbraio.—Dio, mi spavento! Sono io sicuro dell'anima mia?

1.° marzo.—Oggi sono felice. Da due giorni ero nervoso e spaventato. Ho letto ieri in un libro del Michelet: «Due persone che si amano spendono assai meno di uno solo che vuol dimenticare.»—E che idee nobili, pratiche, scientifiche! Quelle pagine mi hanno consolato.—È sabbato grasso. Ieri a sera non sono andato al veglione della Scala: sarebbe stato un insulto a Lei che soffre.

Oggi sono felice!

2 marzo.—Sono freddoloso e sonnolento. Sono stato alle feste del Giardino. Ho avuto vicino, vicinissimo a me una sposina dalle spalle, dal seno nudo, ridente, allegra. Ho finito di dire a me stesso:—È mia moglie? Posso amarla?—La trovai gentile, perchè donna, la guardai, mi sentii buono e onesto, ma… potrei dimenticarti, o Lidia? No!

Ieri il mio tormento fu grande. I pensieri mi bollivano nella testa, si che credevo di impazzire. Leggo oggi Michelet.—Poesia!

6 marzo.—Perchè non una riga? Perchè mi tormento così?—Sono nervoso e aspetto.—Come la vita è breve per il mio amore! Oh come aspetto una tua riga! Tu tardi, penso che Tu scrivi una lunghissima lettera per dirmi tutta la Tua vita. Sei ammalata? AlClubnon ardisco guardare laGazzetta di Venezia, temo di trovare il tuo nome fra i morti.

7, venerdì.—Perchè non una riga? Oh abbiate cuore!

8, sabbato.—Abbiate cuore!—È primavera: senti anche Tu l'amore della natura?—Che tristezza mi assale in questo momento! Lidia, io ho turbato l'anima tua, e che cosa posso io fare per Te?

10 marzo.—Oh! miei genitori, se voi provaste ad avere l'anima mia!

Ai tremendi bisogni di un corpo nervoso, al tormentoso bollire di pensieri nel cervello, alla muraglia di ghiaccio che mi separa dal mio avvenire, come resistere? Come resistetti? Non posso occuparmi, no: la mia animanon puòvolgersi ad altri pensieri; che importa a me di tutto ciò che è diverso dal mio amore? Oh se gonfio di vita, avessi almeno lo sfogo delle libidini: se pieno di sentimento potessi almeno prorompere in una poesia: se così tormentato potessi almeno avere la libertà di stordirmi viaggiando!—È primavera! Sono io un pazzo? Lo fossi, sì, lo fossi! sarei felice!—Ricordo che ho vissuto con intimità con due donne a V… e ad Oropa. Come ero contento! Come prevenivo i loro minimi desideri! Come mi sentivo bene avendo vicino a me una donna! E se questa donna fosse stata quella che ho sognato! E discorrevo del mio avvenire, dell'amore, della famiglia, dei figli, di Dio, e delletoilettes! Così la vita. Ma ero contento, e presentivo la felicità di essere con Lei.

Sciocco! ieri lessi un libro di scienza. Dio non c'è: il fato è tutto: l'ideale nulla.—Dunque io sono un povero sciocco!

Padre mio, Ti sei tormentato tu pensando: Dio c'è, o non c'è?

La scienza nuova, le nuove lettere mi spaventano: non leggo niente per non turbarmi, e se qualcosa mi capita sotto gli occhi, sento lo squallore del materialismo e dell'ateismo. Sono un fanciullo, non sono un uomo: non oso pensare, non oso leggere: sto bene nelle mie dolci illusioni dell'ideale e di Dio. L'archeologia mi occupa tanto: cerco libriccini, leggo, annoto, confronto, vorrei farmi conoscere e entrare in qualche commissione, ma quante volte, quando splende il sole e le pagine sono gialle e rose dai tarli, quando la primavera regna e rifulge ed anima e suscita e tormenta, e la carta morta sta morta, quando una donna, unasposinaentra a visitare la Biblioteca, una sposina con un mazzetto di viole e l'oblato sta lì giallo su un mucchio di libri a studiare le teorie della poesia rettorica o di Dio scolastico, quando da una finestra col sole entra il suono di un pianoforte ed io mi sento il cuore gonfio,—quante volte dico:—Al diavolo, o carte vecchie!

Da un mese vado in uno studio da pittore. M… sta facendo il ritratto di una sposina, morta st'anno. Nello studio vi sono i suoi abiti, i suoi pizzi, i suoi nastri. Un giorno li toccai con riverenza, un altro senza che io tanto ci pensassi, chinai la testa su uno di quegli abiti e lo baciai. Amo quella morta, ed è bruttina: ma era donna!

E nei sogni, nei sogni mi viene la femmina nuda, viscida, spossata, o ardente, istigatrice, bestiale! E sento che anch'io ero nato per provare l'orgia e l'abbrutimenio!

Quando potrò io abbruciare tutte queste carte e distruggere il mio passato e amare una fanciulla che abbia una buona dote?

Ora non ho alcuna passione. «Etant pauvre il faut que je travaille.» Queste parole mi strinsero il cuore: Ella lavora per guadagnare il denaro; io lo getto in ferravecchi. Spesi 160 franchi per un elmo di ferro! Quanto deve lavorare Ella per avere 160 franchi? Queste mie cose antiche mi danno un rimorso. Col denaro speso potevo soccorrere qualche povera famiglia o qualche povera fanciulla che lavora!

È primavera!—Mi ami Tu, o mia sorella? E taci? E soffri? Pensi per me? Soffri per me?—La viltà dell'egoismo mi persuade il suicidio: ma, no! no! Ti renderei troppo infelice!

Mio Dio! fammi vivere, vivere anche nel massimo dolore, vivere nella massima gioia, mavivere! Questa stupida monotonia di giorni non è vita per l'anima mia e per i miei ventisette anni!

L'altr'ieri ho passato laGazzetta di Venezia, dal 14 febbraio ai primi di marzo, guardando i nomi dei morti…. Mio Dio, quale spaventoso presentimento! Non osavo, tremavo: ridevo, alzavo le spalle e me ne andavo… Non ho trovato N.° del 23 e 24 febbraio. Che dubbio! Ma perchè…?

I miei sentimenti io li intono solo alla solitudine di Limbiate, alle tristezze della mia malattia, al deserto di questo mio studio, ma come sono stonati col mondo!—Ecco il mio spavento!

Sciocco! e se tutto fosse un sogno?

11 marzo.—Dopo pranzo. È la terza sera che salgo qui nel mio studio e mi trovo solo… Domani andrò a Limbiate. Che ora triste! È l'ora in cui si desidera di essere belli, buoni e felici!

14 marzo.—Torno adesso da Limbiate, e trovo una tua lettera, o Lidia. A Limbiate quanti pensieri! Non li ho scritti, ma li scriverò per Te!… Ho qui la Tua lettera: ma non voglio aprirla. Sono felice! che mi dirai? Non so, ma sono felice; mi sento in orgasmo… Primo pensiero: vorrei andare al Santuario di Saronno, e leggere la tua lettera, contemplando gli angioli (cioè quei due angioli, che conosco tanto) del Gaudenzio Ferrari. Ma come sono brutto e villano io!—Stanotte ho sognato di Te: nei sogni mi pare di esser bello perchè non ho corpo!

Domani scriverò. Oggi ho letto la Tua lettera, ma la folla, il sole, le ciarle mi hanno stordito. La rilessi ancora e la rileggo «Qu'aviendra-t-il de moi?» O mia madre! Spero di morire! E tu devi pensare a Lei come ad una figlia: lo devi perchè il mio amore è santo.—Sono in orgasmo. È una settimana ch'Ella ha scritto la lettera. Sono felice e sento che Dio mi vede.

Dio? ed io credo nell'anima? E Tu?

Sì! sì, siamo pazzi, ma consoláti, ma poeti!

15 marzo 1879.—Ho riveduta la A., quella ragazzina che mi fece tanto bene! Nell'agosto del 1877 forse mi sarei ucciso. Da due giorni ero in uno stato di abbattimento spaventoso. Trovai quella bambina, le diedi dei soldi, la baciai, la accarezzai, la tenni con me, e una voce di dentro al cuore mi disse:—Somiglia alla bimba che tu avrai dalla tua Lidia!—Fui tranquillo, felice, guarito. La realtà era tremenda per me, il fatto era fatto: eppure quella illusione mi salvò, perchè illusione gentile.

Ho una lontana speranza di poter scrivere qualche libro. Questo amore ha acuito le mie facoltà, e forse, cessato l'orgasmo, fra un po' d'anni potrò scrivere: e sento che scriverò come Tarchetti, con analisi, con cuore, coll'ideale. Ma che riuscita ha avuto Tarchetti? Che carriera ha fatto? Grazie tanto. Oh e il pubblico? Il pubblico? Il pubblico che legge l'anima nostra, e non la capisce, ci sprezza e fa il pettegolezzo!—No, meglio questepletore, queste abbondanze di vita che fanno morire, che quegli sfoghi artistici che fanno sogghignare gli uomini d'esperienza panciuti e i giovinetti che hanno la mantenuta e le femmine eleganti che, oltre il francese, sanno leggere l'italiano! E gli amici? E i nemici?

Insomma i miei parenti non possono vedere ch'io sono stanco e sfiduciato.—Non mi divertono i cavalli, le feste, il teatro, la società, il giuoco, gli abiti, i pranzi… E solo discorro di vita e di viaggi, e solo mi chiudo in me, e in casa, Non ho nulla. No, Tu, mamma, hai sofferto, ma non avevi e non hai la mia anima! ma hai sofferto, sono certo: e Tu suonavi il pianoforte, timida e senza capire la musica, come una bambina. È un ricordo triste!

Guardo il Tuo ritratto, o Lidia! Ah mi costicinque anni di vita! Ed è impossibile che io rinunci al sogno di una felicità che mi sarei meritata con tanti dolori! Sì, dolori! ed i peggiori dolori—quelli repressi in una povera anima e custoditi e santificati dalla solitudine e dal pensiero di Dio!

In nome di questi delirii, di queste baldanze, di questi scoraggiamenti, in nome dall'Animache è trasfusa in queste povere carte, in nome di Dio, mamma, ti prego, ama la mia Lidia, provvedi a lei, tienla con te, sorreggila, amala più che se fosse la tua Maria o la tua Sofia! Questa è sorella di tuo figlio! Sorella d'anima, è sorella castissima in Dio!

* * *

Oggi non posso studiare. IlDon Giovannidi Byron mi annoia, mi indispettisce. Che umorismo scettico e volgare! Penso e non penso: sono inquieto: vorrei fare un viaggio, se potessi. Ma che vuoi? Non posso fare cosa diversa dallo stare al tavolo. Coi divertimenti mi pare di perdere tempo, un tempo sì prezioso! Oh se potessi lavorare e guadagnare, o sperare una posizione!

—O Dio! Che pensieri! Chissà quanti dolori avrò ancora! Gli ostacoli alla sua felicità sono temporanei forse: forse si sposerà; ed io avrò l'anima spezzata una seconda volta e senza rimedio!—Quanti dolori avrò ancora! Perchè tu non mi hai detto tutto!

Ah bisogna confessare che queste incertezze sono tormenti orrendi!

16 marzo.—Ieri fui al cimitero di Porta Magenta e vidi la esumazione dei tredici scheletri degli appiccati nel 6 febbraio 53. Mio Dio, che orrore! E quando verrà il giorno in cui anch'io potrò sfogare l'anima mia nelle grandiose emozioni delle battaglie? Oh venga presto quel giorno! Sì, laverei la macchia che ho sull'anima:—l'essermi lasciato persuadere da mio padre, quando potevo e dovevo fare il soldato. Come mi annoiano e mi ripugnano e mi avviliscono le sciocchezze che dico quando sono colla gente! Eppure bisogna fare così. Alla Società Patriottica si sta preparando una pagliacciata: io fui pregato, con grandi promesse di fortuna, fui lodato, fui conosciuto… Chi volle conoscermi pel mioUgo? Se mi prestassi alla mascherata certo farei conoscenze e farei dei passi, più che con due anni di tentativi drammatici, due di scoraggiamenti fatali, e due di studi di lingue! Ma il divertimento mi ripugna! Tu soffri, o Lidia, e pensi a me, io Ti parlo di Dio e di solitudine, e Tu hai paura del Tuo avvenire: ed io divertirò la gente?—No: per chi leggerà queste mie pagine voglio lasciare un ricordo, un ricordo dignitoso, severo, casto, gentile del mio amore. Che importa a me del mondo? E che importerà a voi del mondo quando conoscerete i tormenti e le incertezze dell'anima mia!

Quando sento suonare gli inni di Mameli e le canzoni del 48 mi si riempie il cuore! Oh sento l'oblio di tutto! Perchè non mi fu dato di sfogare nelle tremende emozioni della Patria le esuberanze dei mio cuore?

Sono io così sciocco? Byron che non era sciocco amava ed amò sempre miss Chaworth; ed ella non lo amava. Come era sciocco Byron, non è vero, o Papà?

Ecco un'idea poetica che mi è cascata dalla penna! Ecco, direte che io sono esaltato dalle letture!—Esaltato? Scusate, sono abbassato. E se cito Byron gli è perchè era un uomo che sentiva ed io odio la folla dei merciai, dei rachitici, degli accidiosi, degli spudorati, la folla che oblia tutto!—Obliare?—Che importa? Fino alla morte avere l'anima gentile e Dio…

Ecco un tormento ineffabile che voi non capirete mai! Io dico di sentire fiducia in Dio, di sperare in lui, dico ch'egli ha fisso il mio avvenire, e prego melanconicamente e sorrido… Oh ma che faccio per il mio avvenire?

La scienza seria mi dice:—Dio non c'è: il tuo ideale è bambinesco; l'uomo si prepari il suo avvenire, l'uomo combatta, l'uomo soffra, l'uomo sia di questa terra! Oh che faccio per il mio avvenire? Se la verità è questa, e se è vero che la vita passa sì presto, e se è vero che il mondo è una commedia, che sono io e perchè mi tormento?

18 marzo.—Mi rifiuto alla pagliacciata che si farà dagli artisti. Anche le nuove mie conoscenze incomincieranno a dirmioriginale. Che importa? Posso io fare lo sciocco e divertire gli altri, quando Tu domandi: «Qu'aviendra-t-il de moi?»

19 marzo.—Padre mio, l'hai tu sentito nella tua giovinezza questo strapotentissimo bisogno d'esser bello, d'esser felice, d'esser buono?—Se Dio non c'è, se la perfezione e la felicità dell'altra vita non esistono, l'uomo che su questa terra si sente l'anima così commossa, che si volge al cielo e dice:—Fammi esser bello e felice e buono—l'uomo non è uscito dal fango, sebbene imperfetto, turbato, sconvolto dalle passioni!

Oh li vedo, ora che passo del tempo fra la gente, certi uomini seri!… La politica è seria? L'arte? Le scienze? Li vedo; questi uomini sono indifferenti, fanciulli, senza passione: hanno anima? Essi certamente invidiano chi può nella quiete di uno studio essere indipendente, sciolto da ogni affare, solo, solissimo… Lo invidiano loro!

Dio mio, un anno solo, un mese solo, un giorno solo di quella felicità santa, piena, immensa che acquieti l'anima mia, un giorno solo, Ti prego! E poi lasciami pure al mio destino. Ch'io provi a vivere!

20 marzo.—Oh nei sogni quali spasimi di voluttà che non ho mai provato! E quando sono desto, e vivo, e ardente, ed è primavera, quale imperioso bisogno di conforto ai miei anni!—No, no! ti sprezzo, o femmina, o stupida istigatrice, fango destinato al fango; e ti adoro, o vergine, mestissima e santa poesia vivente!

O Lidia, Ti ho schiuse le pagine più sacre delle memorie, e forse anche Tu hai detto ch'io sono un fanciullo! e forse mi hai creduto un cattolico, forse un chierico!

O Lidia, il mio Dio lo capisci Tu come lo capisco io?

22 marzo.Sono stanco, annoiato di tutto, scoraggiato, avvilito. Penso al M. Com'è felice colla sua donna!—Io non avrò mai questa felicità? E perchè mi sono tanto tormentato?

Gli Italiani vanno alla Nuova Guinea. Sono pazzi? Mi è balenato il desiderio, in sogno, di avventurarmi là anch'io, e lasciare a casa tutte le memorie perchè i miei le leggano, e sperare… Sempre un dolore solo! Sperare! Sperare! L'anno scorso avevo pensato anche così. Non voglio più guardare alcuna ragazza. Lidia avrà una figlia: e la sposerò!—il mio spavento era che si rompesse ogni filo fra me e Lei; dove sarà fra tre, quattro anni?

Dov'è ora? E dove sarà?

Oh fosse vero il mio sogno! Che Tu potessi amarmi e ch'io potessi esser felice! Oh fosse vero il mio sogno!—Lidia, Lidia, io non sento che Te, Ti voglio, Ti amo, inginocchiandomi e tremando Ti amo! Tutti i dolori passano, o passeranno: il mio amore non passa. Dio, dammi la mia pace, la mia felicità, il mio cuore!

E intanto passano gli anni della mia giovinezza! E quanti miei amici sono felici, belli, tranquilli! E quante fanciulle sorridono! E quante femmine ghignano!

Una cosa che mi avvilisce è che ho poca memoria: e vale stordirsi il capo? L'anno scorso c'erano delle notti (e per settimane) in cui sognavo di leggere tedesco o inglese, dopo sei o sette ore di lettura fatta nel giorno!

—Sono tre mesi e più che l'anima mia è piena del Tuo ricordo, giorno e notte. Sì, non è passata ora in cui la mia anima non ti abbia invocata, per sentire la mia felicità o la mia infelicità! E di notte, quando mi sveglio, tu sei il primo pensiero, il primo tormento!

…Il y a révolte en moi-même et comme un enfant capricieux qui ne veut point entendre raison, j'appelle la nature marâtre, parceque je veux qu'elle me donne aussi ma parte de bonheur!(10)

Che parole! Ti amo perchè sei ribelle, perchè imprechi, perchè avrai dei pensieri orribili, perchè non sei la larva vaporosa del mio studio e dei boschi di Limbiate, ma perchè seiviva, soffri,—sei donna! E donna, ribelle, imprecante, disperata, mi devi credere un fanciullo perchè ti parlai di Dio e di Maria! Oh se ti dessi a leggere l'Ugo! mi conosceresti, mi ammireresti, mi ameresti! No! sarebbe una cattiva azione la mia!

Chi conosce l'anima mia? Vorrei prorompere! E se Tu fossi quella che deve capirmi e darmi la pace e farmi vivere? Che importa a me dei milioni di cui così avidamente discorrono. A me importala pace,la vita,la felicità. E che colpa avevo io da scontare perchè Dio mi condannasse al supplizio di questa vita piena di desideri e di tormenti, e di bisogni e d'amore?

Vorrei morire…. ma non si rinasce a rimediare ai mali di questa vita.

Oh io Le ho fatto del male! L'ho turbata! Tante volte nel parossismo del mio dolore ho sognato che il suo fidanzato si ingelosisse di me, e venisse da me, e mi sfidasse, e mi uccidesse. Comprenderebbe egli il mio amore? e non sa che se l'avrebbe fatta felice, io avrei amato anche lui? Non sa che potevo essergli fratello?

Su questa terra io non ho trovato quello che l'anima mia spasmodicamente cerca! Sono insodisfatto e scettico. Sono ammalato.

O Lidia, ch'io un giorno sappia il tuo suicidio o la tua vergogna?Come tutte le sere paurosamente leggo laGazzetta di Venezia!

Oh se potessi salvarti dal dolore e dai pericoli, mi ameresti per tutta la vita. Salvarti!

Temo di perdere mezz'ora di tempo, a staccarmi dai libri, e perchè non vado nè a passeggio, nè in cavallerizza, mi paiono preziose le ore, e che cosa faccio? Come faccio a prepararmi una via? Per due anni ho studiato anche alla sera nell'inverno, e 5 e 6 ore di sera, oltre 7 ore di giorno e che cosa so o piuttosto che cosa ho fatto di pratico? Ed io stesso mi dico:poltrone, lavora e fatti una carriera, professa le tue idee dignitose ad alta fronte, e parla colla tua coscienza d'uomo, e pensa al tuo avvenire con sicurezza e con coraggio invece di sospirare e di bevere bromuro!

Dicono ch'io sia originale, invece sono solamente infelice. Se fossi pazzo, quante volte avrei compromesso in casa mia il suo delicatissimo nome! O mi sarei inebetito coi liquori, o avrei giocato.

Ma a che tante giustificazioni? E per chi?Sento l'anima mia—e sento che ho sempre ragionato:—e con grandi sacrifizi, sì—ma ho sempre ragionato:—e sento di essere un uomo.

Lidia potrebbe dirmiNo!—Ma la mia posizione sarebbe decisa,—netta,—finite le incertezze. E mi darei tutto alla carità.—Non mi ucciderei, come un vile; non imprecherei, come un briaco; non mi soffocherei nei vizi, perchè la mia anima è nobile; non viaggierei per non sprecare denaro (un denaro che a me non comprerebbe l'oblio e sarebbe tanto di meno per chi soffre) e mi darei tutto alla carità.—Sarei uomo. Il dolore massimo si sopporta colla massima forza. Sono le incertezze che tolgono forza.

23 marzo.—Sono stanco e assordato. Stanotte assistetti alla festa della Società Artistica Patriottica. Ero melanconico e guardavo…. Vidi come gli uomini sono frivoli e libidinosi. Nel massimo rumore e fra la gioia più sfrenata, io ti nominai fra me e me una o due volte, o Lidia, e ricordai che t'avevo scritto. Il mondo non mi ha mai dato delle consolazioni, perchè non può darne; non mi ha mai dato una delle sue gioie, perchè non le voglio. E fra il lusso della cena, nel salone, mi sono immaginato la tua modesta cameretta, o mia vergine!

Oh se io potessi farti felice!

Quel fracasso mi ha stordito: oh se potessi sempre stordirmi! Invece penso sempre. Pensare per agire è cosa umana; pensare per fantasticare su mille gioie e mille paure è ben tormentoso.—Ieri credevo di impazzire e credevo che il tifo mi assalisse di nuovo: ero contento.—A notte ho pensato che ti ho scritto della mia comunione: se alcuno dei miei amici avesse visto quelle righe! E che? Sono superbo.

26 marzo.—Sono inquietissimo.

27 marzo.—Ieri ho riletto la Tua lettera del 13 febbraio. Ho bevuto del bromuro di potassio. I miei nervi si sono acquietati; le idee sono sempre le stesse. Come sono contento quando dormo: non penso più!—La ballerina ciarla, è allegra e guarda i fiori…. O fortunati coloro che siinnamoranodi una femminaccia che possonomantenere!

Rammenta, rammenta, e spera, e spera, o fanciullo, e intanto diventi vecchio! Gli anni più belli, più ardenti, passeranno.

Chi avrebbe detto a mio padre, quando comperava questi fogli di carta, che essi dovevano servire agli sfoghi dell'anima mia? Anima appassionata, timida, buona, piena di fede e di speranza, anima che non trova l'anima!

Lidia, sei tu l'anima mia, io sento! Siamo destinati!—E se Tu morissi? Se io morissi?

Io scrivo parole, ma chi capirà che sonodolori?

Da molto tempo coltivo il disegno di andare a Venezia,—la città del mio Tintoretto e della mia Lidia. O padre mio, se tu sapessi che uragani ho nell'anima mia!

Se in questi giorni di primavera, vedo qualche fotografia di Venezia, mi sento una gonfiezza al cuore, un orgasmo, una melanconia.. .. Pazienza! Pazienza!

Ma soffri anche tu, Lidia, e hai pensieri orribili e imprechi…. Ed io Ti consolo parlandoti di Dio. Io! In quali momenti mi sento io!—Mi scriverai?

Un giorno saremo abbracciati, felici, inginocchiati a ringraziare quel Dio a cui abbiamo creduto. Oh potessimo sposarci a Limbiate!—È un pensiero che ho sempre, e che non ho mai scritto!

Dio, Ti ringrazio! Mi hai aiutato l'anno scorso, e in che giorni! mi aiuti anche in questo. Sì, quanto Ti debbo: mi ha scritto. Sapevo io dove era? Era viva? Era morta?—Dio, grazie!

28 marzo.—A San Miniato, a Firenze, come Ti ricordai!—E quando ero solo, a Mantova nel palazzo Ducale; a Verona, nel giardino di casa Giusti; nel cimitero di Brescia, come Ti volli! come ero infelice! Ero tanto solo! O Lidia, se Tu avessi provato quei momenti di ardentissima passione e di immenso sconforto!

Oh mioGiuliano! Chi ti conosce? Io ebbi l'animo per abbozzarti: non ebbi l'ingegno per scriverti. Ma chi ti conosce? In te ho cercato di sfogare le incertezze, la bontà e i deliri e gli inferni e i paradisi di un'anima che sclama:—Dio, Tu non ci sei, ma c'è la donna! Non credo in Te, ma spero in Lei!—O Lidia, potess'io parlarti di quel mioGiuliano. Comprenderesti i tormenti dell'anima mia, piena di vita e desiderosa di morire.

29 marzo.—Ieri ho aspettato P…. nella via Olmetto per parlargli, se poteva trovare qualche mansione da darmi a disimpegnare alla Congregazione di Carità.—Non osavo. Come sono timido io! Mi esibii, arrossendo. Diffido sempre di me. Mi rispose freddamente, freddissimamente…. Pure aspetterò.

Stanotte ho sognato di ricevere una lettera d'una amica di Lidia:—«È con raccapriccio che devo farle sapere….» così cominciava. Mio Dio! Che spavento! Lessi qua e là.

Mi sovviene che un mese fa ho fattodei conti colle cifre. Voi mi credete poeta! Ho calcolato fitto, vestito, cucina, servizio, ecc., ecc.—O Lidia, potessi darti una posizione agiata e vivere a lungo, se mi ami: e se non mi ami, morire presto per lasciarti libera e con qualche mezzo.

30 marzo.—L'altro dì, credendo di vederti, o Lidia, ho sentito una specie di ebbrezza: ieri, cercandoti nella via Manzoni, ho sentito uno spavento che non Ti so dire.—E chi sei tu?—Tante volte guardo la carta topografica di Mantova e cerco di trasportarmi coll'immaginazione o alla Piazza Virgiliana o a Porta Molina, o a Sant'Andrea o al Palazzo del T…. Che tristezza!

Ieri ho toccato i tuoi capegli biondi, povera morta! povera sposina! Come un giorno da ragazzo, sentivo paura e religione davanti all'altare, oggi sento religione e paura davanti a qualunque minuzia che appartiene ad una fanciulla.

31 marzo.—Alcune volte mi sento felice nel pensare alla morte, perchè mi dico:—L'anima mia è scritta in queste pagine e mia madre mi conoscerà.—Mia madre stenterà a capire la mia calligrafia, ed io sarò sotterra, senza aspettare la risurrezione.

2 aprile.—-Oggi per la prima volta, io,letterato, ho letto la poesia di Stecchetti.—Oh amo Te, mio ideale, mia Lidia! Ecco come le letture delle poesie stampate influiscono su di me!

3 aprile.—Anche i cattolici romani che leggono i discorsi alla Società Cattolica, dicendo che Dio è buono, abbracciano la femmina. Io credo in Te e per Te sono puro!

Li leggo i poeti, ora che ho rinunciato ad ogni studio d'arte, li leggo per curiosità Stecchetti e Carducci. Che mi importa? Nulla—voglio fare la carità.

6 aprile(sera).—Losento. Verrà quell'ora in cui io mi ucciderò. Ti scriverò?

11 aprile.—Aspetto sempre d'esser accettato alla Congregazione di Carità.—Alla sera mi trovo con molti giovani. Come sono stupidi nella sensualità! Ed io mi sento la poesia nel cuore!—Alcuni di quei giovani sono stimati giovani d'ingegno. Oh sono cinici e volgari!

SullaGazzetta di Veneziafra i decessi non trovo il suo nome. Dio Ti ringrazio. Ma che futuro mi prepari? Premiami di questa mia solitudine, di questi miei studj, delle mie speranze in Te!

13 aprile.—Giorno di Pasqua. Jeri a sera mi commossi dolcemente. Venendo a casa, come sempre ho pensato a Lidia! Nella mia camera da letto, sullo specchio vedo una busta…—Una lettera di Lidia, mi sono detto subito.—Era un regalo di mia madre: era una busta coll'augurio:La pace sia con te.

Oh sì la pace! Sai tu che pace abbisogni all'anima mia? Oh mamma, mi commosse la tua ingenua, bambinesca calligrafia! La pace! Non l'ho trovata nella febbrile fantasia dell'arte, nella stupida società elegante, nell'amore, negli studii pacati e solitarii… La troverò nel prestarmi a lavorare pei poveri?

E Tu, Lidia, non sei povera?

Suonano le campane e mi pare di essere a Limbiate e di camminare per uno stradone e di pensare a Te.

Perchè non mi scrivi? Che Tu fossi partita da Venezia e che io nulla debba sapere di Te?

14 aprile.—Perchè oggi ho il mio pensiero così fissamente rivolto a Te, o mia sorella?

L'anno scorso, quand'ero in Duomo, credevo e temevo sempre di vederti a braccio del Tuo sposo. Come sospiravo dietro a certe coppie tranquille! Che desiderio il mio! Che bisogno!—E mi rassegnavo.

—Perséverez dans le travail: dans vos nobles aspirations.—Mi suonava sempre nell'anima questo tuo caro ricordo. Perseverare, studiare! E senza domandarmi il perchè vero, per solo amore melanconicissimo a Te, io studiavo: non ho perduto un'ora sola in ozio o in divertimento, nell'inverno: studiavo di giorno, di sera, di domenica… L'anno scorso e st'anno, quando il sacerdote alza l'ostia, io dico:—Lidia—e credo… a che? Non credo al prete: credo a Dio! E quando il sacerdote leva il calice, io dico:—Lidia!—e credo!

Sono gli istanti solenni della commemorazione… Quando in cimitero vedo gli ossami e mi sento aizzato allo scetticismo, non credo nulla, nulla, e mi sento certo che sotterra non si ama, ma si imputrida, e finisce la bellezza, la bontà, la poesia, l'anima, io mi dico:—Lidia!—e quest'invocazione significa:—Voglio la vita!

Camperò solamente dieci o venti anni ancora. La mia giovinezza è quasi passata e sciupata in inutili studi e inutili melanconie e inutili ideali—morrò e…

O campane, come suonate meste e quasi a morte!—Come suoneranno meste a Venezia!—Le campane mi hanno sempre commosso nei paesi, e nelle città di provincia.—A Vicenza, a Padova, a Verona, a Mantova! A Mantova! Credevo che Tu fossi là nel settembre del 1876! O campane, perchè mi fate nascere tutta la mia melanconia!—Vogliovitaeamore.

16 aprile.—Ho fatto la comunione. A questo mistero del pane di Dio io sposo sempre una mesta commemorazione, santa, pura, gentile.—È commemorazione d'amore. Mi sento casto e affettuosissimo. Avevo con me la tua lettera, e ho ripetuto tra me le parole:Vous étes mon ami, et un ami rare, pourquoi ne serai-je pas confiante avec vous? Si je vous ai fait du mal une fois je veux le réparer en étant pour vous une soeur et une amie.—Dio, eccoti il mio avvenire.

Finora la mia vita fu uno spasimo di incertezze, di speranze, di propositi, di scoraggiameli… Ed ora?

Perchè non mi scrive?-Non mi scriverà?—Sarà rotto il filo tra noi due.

Ma perchè mi tormento così? Prego? Confido? Faccio della poesia? La scienza che mi dice? La verità qual'è?… Mio Dio, mia Lidia, datemi un po' di fede gentile.

In che mani saranno questi miei fogli fra venti anni? e fra quaranta? e fra cento?—Vivrà l'anima mia, quando io sarò polvere e nulla?—Chi leggerà? chi capirà? Chi pregherà per me fra cento anni?

O Lidia, almeno le anime siano immortali! posso io averti amato soltanto per sette o dieci o venti anni? e dopo?—Per sempre! Per sempre!—dice l'anima mia.—Per sempre e in Dio! Dio che è l'amore! Dio che mi vede, e mi perdona, e mi conforta, e mi fa sperare e sorridere:—Dio che c'è!

* * *

—Torno dal Duomo. Che pensieri mesti! Credo sempre di vederti e sento di amarti! Ho bisogno di guardarti negli occhi!—Ti immagino nella chiesa di San Marco; tu sei bella, tu credi, tu disperi.

22 aprile.—Ho speso del denaro, comperando unbudriereantico. Non è denaro pei poveri? Nella mia nuova missione imparerò a risparmiare ed a fare l'elemosina!

24 aprile.—Jeri ho incominciato a vedere lamiseria. Lidia, voglio avere un grandissimo, religioso, gentile rispetto per quelli che soffrono e che lavorano—ricordandomi di Te e delle Tue parole «étant pauvre il faut que je travaille!»

26 aprile.—Jeri notte ho fatto un sogno bruttissimo. Jeri a sera, assai melanconicamente, ho parlato di Te.—Che Tu indispettita del mio silenzio, non mi scriva più? Sei già partita da Venezia? Mi hai promesso—Si je quitte Venise je vous en avertirai afin que vous sachiez toujours quelles sont les douleurs ou les joies de votre affectionnée amie et soeur.Ti ricordi di avermi scritto così?—Hai Tu la brutta copia delle lettere che mi scrivi? Suona mezzogiorno a salutare il nome purissimo di Maria. O Lidia, mia sorella, come Ti amo!

29 aprile.Lavoro pei poveri: e sono contento, E se il mondo fosse pieno di finzioni? E se tanti poveri sono bricconi? E se io sono novizzo?

1° maggio.—L'anno scorso, quasi regalo di maggio, il mese dei fiori, dei nidi, dei bambini e di Maria, mi fu regalato un cranio. Era un augurio? Se fossi morto, sarei morto credendo Lidia felice. Essendo vissuto, ho la gioia e il tremendo dolore di sapere che potrei farla mia….

Sono stanco e insoddisfatto di tutto.—Ah mio collega G.! fare la carità per te è un gustare doppiamente la tua posizione. Tu hai finito di girare per la stamberga, e vai alla tua casa e trovi una sposina bella e un bellissimo bimbo. Egoista!

Chi da giovane ha avuto le ubbriachezze della carne colla femmina, non può o non è degno di sentire il bisogno alto delladonna; chi ha sempre avuto religione per la donna, vive per lasua donna, per il suo bambino.—O Lidia, il mio futuro non so e non voglio, e non posso sognarlo squallido!—Forse nuove delusioni mi aspettano! ma pure queste illusioni mi sono care, l'unico appoggio alla vita stupida, insoddisfatta, di ogni dì in questa mia repressa giovinezza. Leggete le mie annotazioni… e qualche pagina delGiulianoe dell'Ugo. Se quell'uragano che avevo nell'animo l'avessi traboccato in fatti, che cosa potevo essere io? un demonio!—E sempre, sempre, pensando a Te,miafanciulla, fra mille dubbi e mille tormenti, ho sorriso e ho confidato in Dio!

Sera.—Oggi sono stato a consegnare il baliatico in sei povere cameruccie. Che rispetto ho io per quelle povere mamme!

Come mi commuovo! sento bisogno di riaprire il mio mobiletto e di annotare…. come mi commuovo! Non sono ricchi e sono felici! Qui, ad una finestra vicina, un uomo è affacciato e guarda:lei, non bella, gli appoggia una manina sulla spalla…. Oh felicità! felicità per me! O Lidia, come Ti parlerei io nei crepuscoli! Poesia e fede e amore! Poesia e speranza evita!

3 maggio.—Jeri mi sono trovato con C.—L'anno scorso di questi giorni accompagnava per Milano la mantenuta. St'anno ha moglie e viene alla Congregazione di Carità:—Sono contento!—mi disse,—ho goduto lamia gioventù.

È un assioma di questo mondo. Io come godo lamia gioventù? Come mi preparo per Te? Come penso? E come soffro?

Oh il mondo mi assolverà sempre da qualunque sudicio amorazzo, non mi assolverà d'aver amato una vergine pura e povera e infelice!

Sera.—Io mi tolgo da pranzo e Ti ricordo sempre! Ricordo la povera minestra fredda e certi tozzi di polenta che vidi in certe povere casuccie, dove le mamme avevano un bambino in collo.

6 maggio.—….Sorriso di donna, che cosa sei?

8 maggio.—Non posso resistere; apro il mobiletto e guardo il tuo ritratto, o Lidia, e Ti fisso negli occhi. S'avvicina il giorno di santa Lidia, Ti scriverò. Da due giorni non leggo laGazzetta di Venezia. Ti troverò fra i morti?—Penso al suicidio. No, penso aviverecon Tei in campagna! O primavera!

9 maggio.—O Lidia, Ti guardo negli occhi. Come Ti amo! Dio, Ti supplico,a patto di qualunque infelicità, rendila mia, per un giorno solo!—Ti guardo ancora negli occhi, e mi domando:—Sei Tu? Tu, Lidia!

10 maggio.—Oggi, quale spavento! Vidi e rividi un capitano del 35.° fanteria. Era il Tuo sposo? il Tuo promesso? Veniva a Milano per uccidermi?

12 maggio.—Penso allemie ultime volontàche ho scritto, e vorrei raccomandare a mia madre…. Oh mia madre mi capirà quando leggerà quelle mie righe e queste mie pagine. Come sono contento pensando che in quel dì non saranno piùmie vergognequelle sante, pure, caste effusioni dell'anima mia, in quel dì non saranno più fanciullaggini le mie melanconie e i miei bisogni, ma in quel dì nella loro tremenda evidenza si mostreranno i sacrifizi e le repressioni dell'anima dai miei ventidue a questi miei ventisette anni! Capiranno? Oh no! a loro non fu dato il tormento di amare gentilmente a ventidue anni! a loro non fu dato ingegno e sentimento tormentatore di squisita e sfidatrice poesia!

Mia madre dirà:—Che tesoro d'affetti, che avvenire, che felicità! cheanima! seppelliamo tutto in una buca e per sempre! Poteva e voleva essere buono e felice, voleva una fanciulla, ma casta, ma gentile, ma infelice. Lo seppelliamoper sempre!

Sì, persempre! non si viene più di laggiù: è triste verità: si muore: l'anima è la memoria che lasciamo e l'anima miave la lascio in queste mie pagine e in quelle mie ultime volontà e in questo mio grido del cuore straziato:—O mamma, ti raccomando la mia Lidia: per Lei sono stato puro, gentile, sperando in Dio… Credi tu in Dio? Sì! Dunque per l'amore di Dio, per Lui che volle ch'Ella fosse il mio angelo attraverso la mia bollente giovinezza che poteva essere piena di spaventose colpe, per Dio che volle ch'Ella mi stimasse e mi rendesse gentile e pauroso e timido, per Dio che me la mostrò, me la tolse, mi tormentò di incertezze, e pare cheme la destiniancora, per Dio che è l'Amore e lesse nell'anima mia, per Dio, te la raccomando, o mamma,

Oh come vorrei che queste fossero l'ultime parole che scrivo è che tu troverai, perchè Ella, la mia Lidia, ti sia raccomandata come una figlia!

17 maggio.—Voce, grazia, profumo, linee dolcissime, seduzione, sudore, carne della femmina, che siete voi per me? Vidi jeri e meditai sul quadro di Morelli «Le tentazioni di sant'Antonio.» Carne della femmina che sei? Tutto passa, e tu, corpo, imputridisci; dopo la giovinezza, nessun piacere; dopo la morte, nessuna vita!—O Lidia, in queste pagine su cui è scritto il tuo nome di vergine, oso io lasciare queste righe? Sì, per dirti che all'anima Tuasacrifico la mia bollente gioventù. Ti amo, purissimamente Ti amo e purissimamente Ti voglio mia!

18 maggio.«Io mi tacerò quando non mi sentirò più degna di stringervi la mano, come ora.» Queste sono le parole di Lidia, che mi spaventano da due giorni.

30 maggio.—A sera tarda mi trovai cogli artisti che festeggiavano il Michetti. Figlio di pastori a 25 anni è già celebre in Italia e in Francia, e guadagna quello che vuole. Come vorrei essere in lui! avere tanto nome e tanto merito e dire:Per una fanciulla! festeggiato, amato, ammirato e dire:Col pensiero di una fanciulla! Che superba compiacenza!

4 giugno.—Jeri sera ho ricordate le Tue parole a me e stamane voglio rileggerle:—J'ai aussi des remords, votre lettre m'a troublée—je me sens malheureuse car j'ai été pour vous cause de souffrance(oh sì),peut-être ma légéreté en est-elle la cause?—J'ai pleuré en lisant votre lettre, il m'a semblé entendre une voix que n'ètait point de cette terre, je ne croyais pas qu'il y eût sur cette terre une âme si belle que la vôtre!

O madre, queste parole sono il premio della mia castità, della mia religione, della mia timidezza, del mio amore!—E le ho lette in un santuario della Vergine.

Tout ce qui finit est si court Allez toujours—

24 marzo1880.—Facendo la carità, trovo un padre che si uccide perchè la Congregazione è una vecchia istituzione burocratica piena di pregiudizii. Credo di servire il mio partito, ma per reggere alla noia di stare tre o quattro ore al tavolino della Costituzionale a scribacchiare i verbali mi immagino sempre d'aver avanti agli occhi la nostra Regina Margherita, e perlei,donna, faccio quel sacrificio di star lì. Essendomi occupato della Società Dantesca, trovo i Commendatori amici che mi fanno dire che sono assenti da Milano. Quando ho studiato che conforti ho avuto? quando ho scritto? quando mi ero inchiodato sulle panche dell'Accademia?

Io mi sento artista, perchè sto in contemplazione di un raggio di sole che fa luccicare mestamente l'iniziale delle pergamena e vivifica i colori di un angolo di tappeto turco e fa spiccare le ombre del tavolo barocco e polveroso. Io sono artista—melanconico e sognatore.

Guardo alla libreria polverosa…. O poeti, non vi leggo più! penso che anch'io volevo essere romanziero storico: e, dopo il mio amore, romanziere antico. Incominciai colBuondelmontee finii coll'abbozzoTisi.

Ho qui un vasetto di viole del pensiero. Da sei anni a primavera ho questa gentile compagnia: viole ed illusioni.—I miei amici vedendomi, triste, mi dicono per consolarmi:—Prendi moglie….

29 marzo.—Perchè nulla annotai nel dicembre, nel gennaio, nel febbraio, quando servivo i poveri alla cucina economica? Perchè non scrissi le soddisfazioni dell'anima mia nel fare il bene? E il bene l'ho fatto pensando a Te: ho avuto dolcezza, pazienza, perseveranza, dicendomi:—Lidia mi vede.—Ma chi sei Tu che ti facesti padrona della mia giovinezza? Chi sei? Perchè ti sono così schiavo? Perchè mi fai piangere? Perchè farai piangere mia madre?—Oh alcune volte impreco contro di Te, e ti odio e vorrei che l'anima tua soffrisse come la mia!

E che? La vita, l'avvenire è dinnanzi a me…. Sì, ma dove le risoluzioni? la forza d'animo? la perseveranza? la fede?—Alcune volte mi dico:—Dimenticarono tanti: dimenticherò anch'io: avrò una famiglia: avrò una carriera.—Ma no! sento solo le mie melanconiche fantasticaggini artistiche! Sento solo l'armonia del mio dolce passato! Ho sofferto, e i miei dolori non sono troppo preziosi, per mutarli nelle gioie banali di vita solita.

(sera).—Oggi mi sentii poeta. Meditai una poesia,I morti, i morti all'ospedale e i morti in battaglia—i morti d'amore—i morti in campagna….

Lessi i ricordi dellavita di Settembrini. Come mi sentii consolato! Che fede in Dio! Che amore nella sua donna! Che carattere!—Mio Dio! perchè non sono vissuto nel tempo delle cospirazioni, dei patiboli, delle battaglie? A me che rimane?Lo sconforto!

11 aprile.—Sono otto mesi ch'io da mattina a sera aspetto una lettera di Lidia; che cosa mi potrebbe dire?

S'io mi trovassi padrone di trecento od anche di duecento mila lire, scriverei a Lidia:—Voi siete povera: ditemi quanto vi abbisogna per la vostra felicità…. Vi darei tutto. Avrei fatto il mio dovere dopo di avervi date tante proteste di affetto vero.—Dopo, colla coscienza forte efinalmentepersuaso di aver fatto una buona azione, dopo mi voterei a Dio. Per andare missionario bisogna tanto denaro? Don Fedele non era ricco.

Fra tutte queste cose vecchie del mio studio, ho delle camelie in un vaso, camelie candidissime, camelie rosee… Perchè adorando i fiori, con dolcissima illusione, con irresistibile bisogno, adoro la donna?

Fanciulle belle e bruttine che passeggiate al sole, se sapeste il mio sacrificio!Nulla, nullasi cancella dall'anima mia e mi sento senza speranza, senza amore, con troppo amore!

Come ti bestemmio, o Dio! Non ti credo nei cieli! Sei in terra e Sei l'amore! Sii maledetto, o amore!—. Perchè non mi uccidi?

O sole, come ti amo sui picchi delle montagne selvagge! Come mi sentii felice nei deserti della Natura! come libero! come poeta!—Ma tu, Sole, mi schiaffeggiavi, mi macchiavi il volto e le mani, sì ch'io avevo persino vergogna della montanara che m'accompagnava: e quando tornavo fra gli uomini, io mi sentivo rigurgitante l'anima di grandiosa, di aspra, d'infinita poesia, e gli uomini ridevano di compassione per me, e le donnine ghignavano di scherno! O Sole! o Sole, mi tormentasti e mi tormenti! Io amerei Te e l'infinito mare, ma diverrei brutto d'una bruttezza ineducata!—Donne che per qualche minuto avete avuto un pensiero per me, chi siete? Vi ho io amato? Siete voi invecchiate? Mi avete dimenticato, come io ho dimenticato voi? L'anima sussulta!—I bei giorni ch'io ho passato con Te, o R., a ventitrè anni! Le belle cose che ti diceva parlando di Dio e leggendo le poesie! gli orrendi tumulti che si suscitavano nell'anima mia quando ti recitavo il mioGiuliano! Il Giuliano è incatenato in questo mio povero, sporco e meschino corpicciuolo, e lo squassa e lo uccide! Ero buono, ti confesso, una volta, gentile verso la Madonna, fiducioso in Dio. Ed ora?—Non leggo più poesie stampate. È domenica: io non benedico il Signore. Sorgete tutte in me, o male passioni dell'anima mia, tormentatemi, abbattetemi, schiacciatemi. Ch'io muoia maledetto, perdonando a nessuno.

12 aprile.—Eravamo soli in una cameretta disabitata del sacrestano: c'era una crociona nera dei morti: un canapè: delle seggiolaccie: un tavolo sconnesso…. Sui monti imperversò un uragano. Lei aveva paura dei lampi…. Si schiarì il cielo: tornò il sole, bellissimo: la montagna divenne festante. Io lessi l'agonia suprema del mio Tintoretto!—Che speranze, che fede nell'arte! Che baldanza nel guardare al mio futuro! Chi ridà i miei ventitrè anni?—Tu fosti gentile, soave, confidente, affettuosa, compassionevole con me.

Ma perchè mi tornano alla memoria queste dolci ricordanze della mia giovinezza? Perchè con tanta insistenza, vi risaluto ancora, o anime, ch'io chiamai gentili?—Su, a quella chiesetta scrivemmo i nostri nomi. Ci saranno ancora? Chi li avrà letti?—E parlammo di Te, o A., povera e affettuosissima e nervosa Signora che mi amasti! e mi piangesti in volto là su quei colli! piangesti ricordando il tuo passato!—Dirai tu, o Lidia, che questi sieno ricordi profani, perchè rubano a Te? Ma chi fosti tu per me?

12 aprile.—Sorgete tutte in me, o male passioni dell'anima mia: o tristi ricordi, o gelosia, o frenetici odi, o tremende ardenze del mio corpo, io sfido Iddio!—Così imploravo ieri.—E invece sorgono dal passato i ricordi dolci—dolcissimi—dell'affetto, dell'amicizia, della stima, della simpatia, della confidenza.

13 aprile.—Ma sai, Lidia, che ho un'illusione quest'anno? Di divenire pittore d'armi antiche. Mosè Bianchi, Pagliano, Bazzero, De Albertis, tutti gli artisti della Società Patriottica mi riconoscono perspecialistanel disegnare armi antiche. Sono assai apprezzati i miei schizzi.—Diventare artista! Avere il mio studio! Nel mio studio mettere un pianoforte per Te! Oh il mio sogno! Avere i fiori, la donna, la purissima arte, qualche libro tedesco e qualche inglese e francese! Essere artista!

20 aprile.—Sono melanconicissimo fra gli amici.

Uno di questi amici raccontò una cosa graziosissima di sua moglie. Quando tornavano dall'altare di nozze, lei disse—Ora scappami, se puoi!—All'albergo, ella si addormentò fidente e stanca, ed egli stava a guardarla pensando:—Mio Dio, che spavento! È mia per tutta la vita!

Tu vedi com'è l'anima mia, o Vergine santissima: Tu sai ch'io voglio morire. Fammi morire. Risparmiami un delitto. Fammi morire. Tremenda malattia dell'anima! Io inorridisco! Scrivo io un romanzo o scrivo i miei pensieri? Scrivo il mio sconforto su un pezzo di carta che si consumerà, con un inchiostro che si sbiadirà, scrivo pei topi che rosicchieranno queste mie memorie, scrivoche sento d'amare! Che sfiducia ho io—io nulla farò a questo mondo perchè sono incertissimo di tutto e su tutto—non sono mai in pace—voglio e non voglio.

Perchè così presto ho sciupato il mio ideale della Carità?

Perchè ho conosciuto l'uomo basso, vigliacco, volgare, neghittoso, ipocrita e stupidamente prolifico? I poveri?—Presto avremo le elezioni politiche. Io mi dimetterò da Segretario della Costituzionale… Che importa a me della briga degli ambiziosi e degli intriganti?

È maggio: o fiori, o farfalle, o verde, o cielo, o fanciulle!

Come sono brutto io! La mia poesia bisogna ch'io la tenga nascosta in fondo al cuore, per me, per piangere solo, per pregar solo, per disperare solo!—Alcune volte sogno d'essere lontano, lontano nel mondo, fra gente nuova, sotto un cielo nuovo, con dolori nuovi… O mia mamma, perchè ho anche la squisitezza tormentosa di sentire i dolori di certe povere creature che non hanno casa, patria, parenti? Perchè penso mestissimamente a quella disgraziata—elegantissima—che ieri andava al manicomio?

Ricevo dalla Accademia di Brera dei biglietti di congratulazione per me spediti da Promis, Biondelli, Mongeri. Mi sento incoraggiato. Se potessi arrivare a quel posto! Ma coll'amore dell'arte non sifa carriera!

20 luglio.—Come ti sento, bisogno della mia giovinezza, del mio ingegno, della mia vita!—Lavoro moltissimo pei poveri: ma sento poco la compassione, sento un grande odio per la finzione, per l'inganno, per la umana bestialità! Come gli uomini sono gli autori delle loro sventure!

23 luglio.—Lavoro molto pei poveri. A vincere il mio carattere timido penso sempre:—Essi, i poveri, potrebbero trovarsi al mio posto: io, al loro: se io avessi bisogno?—E lavoro… È volgare la mia vita? O Signore, quando leggo la Tua Bibbia, come ancora nel mio avido scetticismo, ho dei momenti di fede gentile! O Signore, perchè mi tormentasti e mi tormenti coll'incertezza?

Scriverò a Recoaro per far apparecchiare le camere a mia madre e a me. Son spaventato: guardando solo l'orario, e leggendo quei nomi di stazioni venete, mi si stringe la gola… Rivedrò Lidia. È un'idea fissa.

Ah se potessi condannarti all'oblio!Ti amai, Ti amai, versai, nelle lettere che ti scrissi, l'animamia, ti dissi il mio tormento, rinunciai alle prepotenti gioie che mi provocano a' miei anni, studiai, mi dedicai ai poveri, e al mio paese… E Tu? Come mi rispondesti?Tu chi ami?

Ah fosti crudele! Ed io perchè amo di acuire così il mio dolore?Vi chiudo nel mobiletto, o pagine tristi, e siate l'ultime che scrivo!

C'ingannano i poveri, c'ingannano i preti, e c'ingannano i dottori….

* * *

31 settembre.—Non ho mai voluto scriverti per non darti dolore! Ho fatto le appendici artistiche delPungolo, e ho dovuto condirle d'arguzie e forse di sconcezze per il pubblico, in quei giorni che la mamma era ammalata (e mi faceva davvero pensare tristamente di lei) e in quei giorni in cui volevo tacerti i miei pensieri. A Recoaro, come ho vissuto bene nella compagnia gentile di una fanciulla, che non mi credette sciocco e beghino! E perchè ti dico questa simpatia, e quei no! no! no! che mi dissi e feci capire a lei, pensando a te? È una fanciulla che mia madre ha visto nascere e che ha sempre conosciuta e che sarebbe contenta di vedere al mio fianco…

Ti ricorderai di me? Si spezzerà il filo tra noi? Chi primo obblierà? Vado a Limbiate e visiterò quel cimitero dove io ho scrittolagrime e sorrisi, io che ora sghignazzo facendo il giornalista lepido. Lidia, perdonami, faccio così per buttarmi nel mondo, e occupare un posto, e avere una possibilità di farti mia! Pensa che quella ragazza mi era molto simpatica: ed è forse l'ultima che incontrerò nella mia vita—nella mia vita stupida e ritiratissima.

1.° ottobre.—Stamani, quando la campanella di sotto suonò la messa, mi sentii tristissimo…. Preghi tu ancora? O perchè penso tanto a te e con tanto timore? Quante cose si sono cambiate in campagna. Vicino a quel cancello a Carate, ov'io venivo tutti i giorni nel 73 a guardare in quel giardino ove tu mi avevi dato un fiore di vainiglia e una foglia spinosa, vicino a quel cancello, ove scrivevo le date e mi pareva d'esserti fedele, hanno alzato un muro. L'ossario di Solaro ov'io passavo quasi tutti i giorni, e guardando i crani pensavo a te, dicendomi:—che cosa è la vita? e dove io ho contemplato quella mano rattrappita e secca, quando avevo sul cuore la lettera che mi avevi scritta e m'immaginavo la tua manina tonda e morbida, l'ossario l'hanno demolito… E noi abbiamo cambiato l'aspetto delle camere, del giardino, ma il mio cuore non muta.

Ho riletto la mia lettera del 15 ottobre 1877. Tutto è finito?… Coraggio, mi dico, il mio dovere ora è di servire i poveri, è d'esser umile, e di gettare questa penna insulsa…. Che cosa ho fatto per esser degno di lei? E che cosa farò?…. Tre anni fa, come mi sentivo buono e poeta e fiducioso, nella mia disperazione: ora nell'apatia, come mi sento vecchio! Perchè mi dico coraggio? Che fare? Che studiare?—Come gli uomini sono tristi! E non so staccarmi da questa memoria, mi pare così di esserle fedele….

18 ottobre.—Odoro nel cassetto un profumo che mi ricorda la mia santa malattia e le mie purissime illusioni….

20 ottobre.—Questi sono i giorni in cui io ho tanto pensato a Te. A Limbiate c'è una ragazza bionda, gentile, pallida che di sera somiglia a Te: son già due anni che solevo annotare questa circostanza, ma mi pareva d'esserti infedele….

Vittoria avrà avuto qualche po' di simpatia per me? Là a Recoaro mi ha regalato un pezzo di sasso colle piriti, preso all'orrido della Spaccata, ed ora lo tengo qui sul mio tavolo, quando scrivo. Come sono pallidi i miei ricordi di Recoaro!—Quante volte passeggiavamo noi due soli, alla sera colla mamma lontano a cento passi, e chiacchieravamo e ci sentivamo giovani. Chi ama ella? Certo amerà. So di un giovanetto simpaticissimo che l'amerà: e lo vedo alla Patriottica e mi è caro, e non mi sento geloso.

21 ottobre.—Volevo dicessero:—Quel giovane si è fatto seriissimo, è divenuto il servo dei poveri, è dolce, è pio, è rassegnato. Ha un profondo dolore, ma soave che coll'amore consacra la sua vita… Volevo mi amassero tutti ed io mi tranquillassi…. No! risusciti tu, mio animo d'artista e mi scuoti! mi tormenti! Mi fai delirare! Sghignazzo ancora: ancora sono superbo, ancora odio, ancora voglio morire come il mio Ugo! Tra questi spaventi sento l'amore a mia madre, a mio padre—l'amore che mi viene dai ricordi, quando ero piccino, quando Limbiate era un luogo di pace.

È una virtù questa vigliaccheria dell'obblìo?

O Vergine che un giorno ho pregato, o Madonna, in cui ancora ho un barlume di fede melanconica, protettrice della mia Lidia, fammi dimenticare la mia Lidia!

E preghiera questa?

Come sarei felice di morire e di terminare il martirio dell'anima mia!

22 ottobre.—Faccio forza per non scrivere, ma non posso.

Jeri ho veduto una bellissima rosa nel vecchio e squallido cimitero di Limbiate, ed ero con un prete: oggi ho incontrata la marchesina B: ed ero con due preti: stanotte fui tormentato dalla più fiera esasperazione della libidine che non concedo al mio corpo e col pensiero mi purificavo… ero con te. Chi le capisce le mie febbri e le mie speranze e di quando in quando i miei mortali spossamenti e questi orgasmi quasi suicidi? Come vivo stupido, fra gli stupidi o gli ignoranti, amoroso fra gli indifferenti, poeta fra questo volgo!

22 ottobre.—Ieri siamo stati alla Cassina Ferrari a vedere la villa Torras, un giardino romantico che da vent'anni forse io non avevo più veduto. Vi è una lapide nel boschetto, una lapide che parla di ricordi amorosi e di dolci confidenze. Mi ricordo che ad otto o nove anni fummo là in compagnia e c'erano le giovinette e i giovinetti che leggevano e si guardavano in volto e si deliziavano pei viali….

Il triste cielo, la natura mesta ed umida, l'ora mattutina e il canto dei coscritti avvinazzati mi fanno pensare….

È finito anche questo autunno…. E finora non sono ancora andato ai luoghi ove pellegrinavo negli anni scorsi pensando a Te.

Ti dirò come mi annoio? Ho passato tre ore con un prete a far passare le commediole delle marionette ch'egli deve far recitare alle fanciulle del suo collegio! Sono i libricciuoli nostri, dei nostri otto e nove anni. Il prete mi parla di farse, di sciocchezze, di melodrammi che fa lui…. Ed io lo ascolto…. Io che vorrei parlarti del mioGiuliano! E tu mi ascolteresti? E se tu non fremessi alle mie tempeste, io ti direi che quelGiulianofu letto ad un'altra donna, da me a lei, che lasciò ch'io posassi la mia testa sulle sue ginocchia, e toccandola colle sue manine, mi disse:—Credo che ci sia dentro un inferno!—La tua memoria era in me santissima e dolce: e la maliarda libidine mi arroventava e mi strappava le carni. Quando diceva di non sentirsi bene ella mi lasciava accostare la mia fronte alla sua, mi lasciava toccarle il polso; e quando diceva ch'era nervosa voleva ch'io le stringessi forte ambo le braccia alle spalle in istretta voluttuosa….

Tre ore. anzi quattro ore stupide le ho passate passeggiando coll'ottimo prete che mi discorreva di panegirici, e di sacro cuore…. Il mioGiulianoè un panegìrico, il mio cuore è un sacro cuore!

In questi giorni sì mesti e sì squallidi, al declinare dell'anno, a sera, come si desidera la sua donna da guardare in volto!—Mio Dio! Suonano le campane dell'Ave Maria, quella sottile vocina della campanelladi sottomi fa ricordare…. Pregavi tu, Lidia, quando ti inginocchiavi nella chiesetta della Madonna?

Domenica, 24 ottobre.—Splende il sole e dovrei essere lieto, ma sento il massimo sconforto… M'imagino d'essere in questa casa, ma spopolata, morti tutti e divenute sacre le memorie, ed io vecchio, legato a te, ed obliato da te, senza una donna al fianco che sia stata la gioia di mia madre.

Torno dalla chiesetta di Pinzano…. Perchè su nell'organo guardando giù la chiesetta innondata di luce e di incenso, mi sono sentito tanto commosso? Perchè ti ho desiderato con me?

Poveri contadini, che avete lavorato sotto la pioggia, nel letame, forse colpiti anche dallo sprezzo di noi che passavamo in carrozza, poveri fratelli che sorgerete a vendetta in un dì non lontano, beatevi del sole, dell'oro, dell'incenso della vostra chiesetta…. Contribuire a farvi gioire un po', un sol giorno nell'anno, è affetto, è delicatezza, è forse anche dovere…. Ed io come sono egoista!

(Sera).—Torno da Pinzano dove si è ballato, e sono mesto come tutte le volte che vedo quel tripudio che a me non fu mai concesso. Penso che l'educazione che mi diedero i miei parenti fu santa, ma stupidina. Vedo anche i giovanetti delle famiglie che ricorrono alla Congregazione di carità, li vedo ballare.

Spettacolo triste! Sento sul volto la polvere che mi gettano i tacchi delle danzatrici: e sono quasi geloso delle mogli altrui.

In società sono uno sciocco, un collegiale. Che penso?

(Alba mestissima).—La natura ha una voce sconfortante per me! Sei tu, anima di donna, che parli a me da quel cielo melanconicamente roseo, da quel nero hosco della botanica, da quel piano silente?… Se tu, o Lidia, in questo momento muori o ti ricordi di me, io prego Dio.

25 ottobre.—Com'è bella la Natura, quando si ama! Splende il sole: il cielo è limpidissimo.

Volevo che queste pagine, fossero un libro di preghiera, e invece diventano una confessione di illusioni, di pazzie e di odii. Lacererò le pagine più tristi. Mio padre va a letto e dice di non sentirsi bene…. Sarà un po' di poltronaggine o una malattia! Dio mio, egli dice che è così triste il diventare vecchi. L'intimità della famiglia doveva essere il mio sogno: e invece ho avuto pel capo tanti delirii d'avvenire. Mio padre, quand'io ero piccino, era buono e mi voleva bene. E perchè sono io diventalo uomo? Perchè ho tanto sofferto? Poi sei venuta tu, maledetta, nel mio pensiero e nel mio cuore.

È giornata triste: s'avvicina l'inverno: mio padre deve sentire anche lui uno sconforto tremendo. O Signore, quand'era ammalato, tanti anni fa, ho pregato tanto per lui e tanto devotamente! Ti prego ancora, o Vergine, che sai come è l'anima mia…. perdonatemi tutti, o mio padre, o mia madre, o Carlo!—Perdonatemi… Lo sento che non sono cattivo.

30 ottobre.—Ieri ho fatto una passeggiata. Era tempo piovoso e melanconico. Abbiamo visto dei cimiteri…. Ma è sì dolce avere con sè una donna gentile! La mia vergine soavissima dov'è? Ho amato le sue memorie contemplando le croci di un cimitero! Almeno tu fossi morta! Almeno fossi morto io! Mi avresti pianto….

Splende il sole e si vedono i lontani monti, e sorride il cielo, e cadono le foglie…. Un altro autunno che finisce! un altro inverno che mi aspetta!

Quando ti avrò dimenticata, quando nulla più saprò di te, quando presenterò a mia madre una donna che possa fare la mia contentezza e la sua felicità, sarò io onesto? È a prezzo di tanto dolore ch'io mi dirò finalmente tranquillo? Io mi sono votato ad esser vergine: oh almeno potessi vivere con mio fratello!… solo che farei?

Vittoria, m'avevi dato un poco di pace. No! no! no!Non ti amavo! No! ma sentivo com'è bello lo stare con una fanciulla, che mia madre conosce tanto, che non dà turbamenti ne incertezze, che con una mia domanda può essere mia moglie, una moglie da poter presentare agli amici, ai parenti…. E tu chi sei, che col tuo sguardo d'angelo hai marchiata la mia fronte con una maledizione che quasi tutti qui mi leggono?… Tu chi sei? Oh dimenticami.

1.° novembre.—È il giorno di tutti i Santi. Splende il sole e s'odono i canti mattutini nellachiesetta di sotto. Perchè sento tanta malinconia? E perchè leggo queste memorie?

Il giardino è tutto bianco di brina. Dio, com'è triste sentirsi nel cuore questi primi geli!

Ci capita addosso un invito in casa S. Come mi fa dispiacere l'esser così stupido fra la gente. Nulla so, nulla dico: sono impacciato.

3 novembre.—Ierinel dì dei mortiebbi dei momenti di grandissima gioia pensando a te, e al bambino biondo e gentile che avremo….

Ho domandato al figlio del fattore se egli sente la melanconìa dell'inverno.—No, e perchè?—mi risponde. L'altro ieri, al ritorno d'una allegra passeggiata, andai in cimitero…. C'era con me una signora, povera, ma gentile, ma educata, ma pietosa. Ci facemmo pensosi. Dio santo! Come io la sento la poesia del dolore! Come io ho bisogno della donna! Come mi trovo bene fra le croci!

6 novembre.—Dio! perchè anch'io non fui a Mentana? perchè non son morto? In questi giorni si commemorano i martiri della libertà, ed io mi sento ancora tanto piccino e poltrone! Era la mia un'anima repubblicana?

11 novembre.—Oggi parto. La natura è mestissima, ed io vado incontro alla noia ed allo scoraggiamento…. Non amo più i poveri: sono indifferente agli studii. Sento già vergogna delle persone con cui dovrò parlare per il lavoro suiMusei privatidi Milano pel Vallardi.

12 novembre.—Sono nel mio studiolo di Milano. Mi sento scoraggiatissimo. Voglio mettere un po' d'ordine nelle mie carte: trovo grammatiche greche, esercizi latini, tedeschi e inglesi, e abbozzi di drammi.

Volevo, per far luogo, mettere queste cose in un fascio sulla libreria…. Le grammatiche portano le tue cifre, o Lidia, scritte da me quando volevo attingere un po' di coraggio: e i drammi cominciano col tuo ricordo T. c. q. f. e. s. c. A. t.Tout ce qui finit est si court. Allez toujours. Come mi faccio sempre melanconico! Volevo far posto pei nuovi scritti…. E che m'importa dell'arte, del nome, dell'antiquaria? M'importa nulla! Sento la mia giovinezza passata e le mie speranze cadute, e il mio cuore inaridito! Credimi, non so lavorare per amor proprio! Fra le mie carte trovo il libriccino dell'Aleardi e quello del Leopardi.

23 novembre.—Ieri a sera, alla Società degli Artisti, ho assistito allo svestirsi della modella, una ragazza triviale e perduta. Come parlava brutalmente dell'amore!

Sai, Lidia, è uno spavento per me l'udire l'immoralità dalla bocca di una donna giovane.

Mio Dio! e che fascino satanico in quella fascetta calda che si tolse, in quella camiciuola trasparente, in quelle braccia seminude, a quel profumo della carne! Quando penso a te e alnulladella mia vita come mi sento sconsolato! Ecco la mia voluttà:la melanconia del tuo ricordo.


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