PAOLO BUZZIIL PESCE D'APRILE
PAOLO BUZZI
Atto 1º
La porta d'una chiesa di città. Una piazza. Case. Un palazzo prospiciente la chiesa. Andirivieni di gente. Suona il mezzogiorno dalla torre campanaria della chiesa.
Una dama in nero,staccandosi dalla folla e andando verso un Prelato che esce dalla chiesa. Monsignore!
Monsignore,guardando bene in volto la Signora. Signora!
Dama,turbata. Vi è un grande peccatore che sta per morire. Egli è estremamente inquieto per l'anima sua e desidera vivamente vedervi. Non vi dispiace di seguirmi, Monsignore?
Monsignore.Può credere, signora. Ero appunto sulle mosse per un'altra visita del genere.(Attraversano la strada e, dopo pochi passi, giungono al Palazzo).
Dama.Ecco, Monsignore. Si tratta del Marchese che abita in questo palazzo.(Atto di sorpresa del Prelato).
Portiere,avanzando dall'atrio. Buon giorno, Monsignore. Che cosa desidera?
Monsignore,alquanto perplesso. Il Marchese sta male?! Salgo a vederlo.
Portiere,cadendo dalle nuvole. Il Padrone?! Ma se sta a meraviglia! Eccolo che viene, in persona.(Segna nell'interno dell'atrio).
Monsignore.Come? Ma se questa signora....(Si volta verso la Dama. Essa è scomparsa).
Marchese,sopraggiungendo, al portiere. Che c'è, Giovanni? Oh chi vedo! Monsignore?!
Monsignore.Se permette, Marchese, la metto io al corrente dello scherzo di pessimo genere che ci è capitato ad entrambi. Si figuri che una signora, alta, bionda, pallida, con gli occhi azzurri, è venuta a dirmi testè che... Lei... stava male e che... desiderava... vedermi... Anzi mi ha accompagnato ella stessa fin qui. Poi è sparita.
Marchese,scherzoso. Ha guardato oggi l'almanacco, Monsignore? Primo d'aprile.(Con disinvoltura).Beh, come pesce non c'è male!(Sopra pensiero, involontariamente).Alta, bionda, pallida, con gli occhi azzurri? Non conosco nessuna donna che risponda a questi connotati.(Pausa).Ma entrate un momento, Monsignore, se non vi spiace!(Entrano nel palazzo).
Sipario
Atto 2º
Gabinetto di studio del Marchese. Molti libri, e dipinti e stampe di donne nude. Ampie poltrone coperte di pelle oscura.
Marchese,facendo sedere il Prelato e pure sedendo.Voce un po' turbata.È molto strano, però, che vi abbiano chiamato qui in modocosì misterioso. Penso se la cosa fosse accaduta in un altro giorno del mese...
Monsignore.Di burloni, d'ogni sesso, ve ne sono in tutti i giorni dell'anno, Marchese....
Marchese,sempre più turbato. Ma no, vi dico: vedete? Io sto benissimo. Pure... vi confesso... da qualche tempo sono inquieto sullo stato dell'anima mia. E, vi dico la verità, Monsignore, che avevo già pensato io stesso di mandarvi a chiamare un momento o l'altro. Ora, già che ci siete, in questa casa, lasciamo da parte l'incidente bizzarro che vi ha fatto capitare qui a mia insaputa: e, se volete, parliamo pure della mia coscienza...
Monsignore.Sentite, Marchese. Io ero uscito di chiesa per recarmi a visitare un altro ammalato, ma veramente grave, quello. Non potrei disporre di molto tempo ora. Vi dò, quindi, appuntamento in chiesa, per stasera alle diciannove, terzo confessionale di sinistra per chi entra. Sarà molto meglio. La chiesa, di sera, aiuta la coscienza a liberarsi...(Si alza per accommiatarsi).I miei rispetti ed a ben vederla, caro signor Marchese!
(Il Marchese, soddisfatto, lo accompagna con grande effusione alla porta dello studio).
Marchese.Grazie, Monsignore. A questa sera. Senza fallo.
Sipario
Atto 3º
La camera da letto del Marchese. Un'alcova coperta. Ritratti grandi e piccoli, ad olio, per tutte le pareti. Uno, più grande, ha un mazzo di fiori davanti.
Monsignore,entrando commosso e concitato col cameriere. Ma è impossibile! Doveva venireda me alle diciannove! L'ho atteso. Poi mi sono deciso a tornar qui.Morto!
Cameriere.Fulmineamente. Stava appunto per uscire...(Conduce Monsignore verso la tenda dell'alcova).
Monsignore,guarda nell'interno dell'alcova, col volto compunto. Fiat voluntas tua.(Alza gli occhi e ferma lo sguardo sopra un grande ritratto appeso alla parete).Ma... ma... Io sono ancora un po' nuovo della parrocchia e dei parrocchiani... dite un po'.... quel ritratto... chi è quella donna?(Gli occhi gli si fanno quasi allucinati).
Cameriere.Quel ritratto... è quello... della signora Marchesa, la sposa del mio povero Padrone, morta venticinque anni fa...
Monsignore,sbigottito. Morta?! Venticinque anni fa?! Ma voi impazzite! Se è quella stessa che mi ha parlato oggi, a mezzogiorno, sulla porta della chiesa!(Guarda ancora il ritratto).Sì, lei; è lei, vi dico! Quella che mi ha accompagnato fino al Palazzo e poi è scomparsa.
Cameriere,con grande gravità. Spero che Monsignore non vorrà dubitare della parola d'un vecchio che è da quasi cinquant'anni al servizio di questa Nobile Casa e che è incaricato di cambiare quei fiori tre volte al giorno.
Sipario