CORRADO GOVONILA CACCIA ALL'USIGNUOLO
CORRADO GOVONI
Gli abiti e i gesti devono essere adatti e intonati alla bruttezza e alla poesia che rappresentano le qualità rivestite dai quattro personaggi. Così dovrà essere per gli aspetti delle cose e per le voci esteriori che si devono udire distintissime, seguenti e partecipanti allo svolgimento dell'azione.
Atto 1º
Una cucina. Rami alle pareti. A destra la cappa d'un enorme camino come un mantice annerito dal fumo. A sinistra una porta. Davanti, nel centro, una finestra, nero specchio di stelle. Nel mezzo, una tavola apparecchiata modestamente, rischiarata da una lampada di maiolica coi paralume verde che mette tagli crudi violacei sulle facce diFienoeFascinaseduti ai due capi della tavola.Brinaè appoggiata languidamente alla finestra e guarda fuori dai vetri chiusi.Dopocena. Pause di silenzio. Poi si sente lontana l'avemaria.FascinaeFienos'alzano da tavola, chinano le sedie, ci piegano su il ginocchio e si segnano.Brinaapre i vetri:l'avemaria entra a ondate, poi breve pausa, indi allegro scampanio.
Fieno,a Fascina, mentre sono inginocchiati sotto la benedizione dell'Angelus. Sta' attenta, il gatto fa sporco nella cenere del focolare...
Fascina,drizza la sedia, afferra un tovagliuolo e fa scappare il gatto. Boia! Maiale! Aspetta...
Brina,è sempre muta, assorta nel suono delle campane. Quando finisce l'avemaria, Fieno e Fascina siedono.
Fieno.Si vede che il campanaio ha già cenato che non finisce mai di suonare, stasera...
Fascina.Non ha altro da fare che tirar le corde tutto il giorno.
Fieno.E far figli: tante campane, tanti figli.
Fascina.Ci pensa sua moglie.
Intanto raddoppia il suono.
Fieno.Disgraziato! Ti cada sulla testa la campana del mezzogiorno!
Fascina.Addio corna!
Fieno.Ah, sì!...
Fascina.Non vedi che è in capelli tutto il giorno?...
Fieno.E già: dove lo metterebbe il cappello?
Brina,senza voltarsi. State zitti! Non posso più sentire le campane...
Fieno.Bella musica...
Fascina.Proprio!
Fieno.È come quando tu lavi i piatti. Cic, ciac, pum... Alle volte qualcheduno si rompe..... quelle là non crepano mai.
Fascina.Perchè sono battezzate.
Fieno.Forse.
Fascina s'alza e va via.
Fieno.Dove vai?
Fascina.Là.
Fieno,fa cenno d'aver capito. Come, ancora? Sei malata?
Fascina.Non so, ho proprio bisogno....(Va e torna).
Brina.Dio, come siete atroci!
Fieno.Cara mia, è una cosa naturale. Io ti confesso che alle volte ci provo una gran soddisfazione. Mi sento più leggiero e allegro dopo.
Brina.Dite delle cose schifose.
Fieno.Ma anche tu...
Fascina,tornando. Come si potrebbe fare senza?
Brina.Si dovrebbe fare come i fiori: anch'essi si nutrono e dopo emanano dolcissimi profumi.
Fieno.Dici sempre delle sciocchezze.
Fascina.Noi non siamo dei fiori.
(Breve pausa).
Brina,sedendosi sul davanzale e sporgendo fuori tutto il busto. Una, due, tre, quattro, 7, 10, 20, 25...
Fascina.Senti: conta le stelle....
Fieno.Lascia stare: le hanno già contate.
Brina,con gioia, senza voltarsi. Sì, ma quelle che conto io sono mie. Provo la voluttà avara del mendicante che seduto sulla soglia della chiesa fa scorrere con le dita nella tasca le monete dell'elemosina.
Fascina.Che cosa stanno poi a fare tante che non fanno neanche lume? Almeno la luna...
Fieno.Sì, bella soddisfazione farsi abbaiar dietro a quel modo da tutti i cani della terra. Influisce sulle donne gravide, sulle uova gallate e sulla nascita delle cipolle...
Fascina.Dicono che fa crescere anche il mare....
Fieno.Già, come il lievito nella madia.
Brina,contando ancora le stelle. Trentatrè, 34, 38.......
Fieno.Fammi il piacere, chiudi la finestra. Sarebbe meglio che invece di esserci le stelle non ci fossero le zanzare....
Fascina.Hai ragione.
Fieno.Che caldo! Si soffoca.
Fascina.L'inverno si gela, l'estate si arrostisce.
Brina,tra sè. Come son belle le stagioni con le lor mode di prati in fiore, di nuvole violastre, di neve soffice, di pioggia frusciante!
Fieno.Bella roba! Si dovrebbe poter regolare il tempo come si desidera, con un rubinetto: oggi tanta pioggia per far nascere la canapa, domani tanto sole per asciugare il frumento; domani cielo coperto, umido... come si fa con l'acqua potabile dell'acquaio.
Fascina.Davvero!
Brina,estasiata. È bello correre coi capelli al vento nella pioggia, sotto l'ombrello rovesciato d'un lampo!(Breve pausa).L'usignuolo! l'usignuolo!
Fieno.Maledetto! È alleato delle zanzare e della luna... Tutta la notte è laggiù come un ubbriaco che canta e vomita appoggiato al muro... Avvelenerò l'albero su cui canta, minerò il rosaio dove ha il nido, gli darò la caccia...
Brina,sempre come trasognata. Ah, che felicità esser la moglie dell'usignuolo! Covare nella culla rotonda le piccole uova macchiate sotto le stelle, nella sicurezza regale di quel canto....
Fascina.Vorrebbe essere un uccello!
Fieno.Farebbe meglio ad aiutarti a lavare i piatti, invece di perdersi tutto il giorno a dire e fare sciocchezze...
Fascina.Non è buona neanche di vuotare l'orinale da sotto il letto.
Fieno.Vedrai il tuo usignuolo... lo voglio mangiare in umido con le penne e tutto. Non si può più dormire, la notte.... Come se non bastasse lui, c'è anche la luna che entra da tutte le fessure....
Fascina.Bisogna tapparle più bene con del cotone... sempre quella luce sugli occhi.... Non ne abbiamo abbastanza del sole?
Fieno.Hai fatto il chilo?
Fascina.Sì.
Fieno.Allora andiamo a letto.
Fascina.Si consuma il petrolio per niente.
Fieno.Andiamo.(Rivolto a Brina)Anche tu.
Fascina.Anche tu.
Brina.Io non ho fatto il chilo.
Fieno.Eppure hai mangiato quello che abbiamo mangiato noi....
Brina.Io no: ho mangiato campane, stelle e lucciole.
Fieno.È ora di finirla con le tue scempiaggini. Non fai niente in tutto il giorno.
Fascina.Non sei una signora.
Fieno.Non sai neanche condir l'insalata e lucidare gli stivali.
Fascina.Ti credi la padrona.
Fieno.Devi ubbidire.
Fascina.Sono tua madre.
Brina,scuotendosi come da un sogno, scende dal davanzale, va verso la madre e le grida. Tu sei tu, io sono io!
Fascina.Io sono tua madre.
Brina.Tu sei una donna, io sono una donna. Tu sei vecchia, io sono giovane; tu piangi, io canto; tu sei di ghiaccio, io di fiamma. Tu non sei mia madre: tu sei un babau pien di rughe, la tua faccia è come le tue scarpe; sei la marianna delle fiere a cui i monelli tirano tre palle di stoppa per un soldo, per riderevedendola andare a gambe all'aria. Tu sei l'albero raggrinzito; io sono la verde foglia che si fa portar via dal vento; tu lo stelo secco, io il fiore rosso che ride al sole; tu la spina nociva, io la goccia di rugiada che sviene sul filo d'erba.
Fieno.Io sono tuo padre.
Brina.Tu non sei mio padre: sei lo spauracchio che i contadini fanno coi calzoni frusti dei soldati congedati, imbottiti di paglia, e mettono a cavalcioni d'un ramo con una pertica in mano, per tenere lontano gli uccelli dal frutteto. Io vi scaccio, ho voglia di ridere, vi scaccio. Via, Tarlacchi! Via, Marianna! Via!...Scaglia contro di loro i pani, i bicchieri, le stoviglie. Li insegue con uno scroscio di risate fragorose e liete come battimani.
Sipario
Atto 2º
Un portico che respira su un giardino di fiori addormentati. Alberi in fondo inzuppati di chiaro di luna.
Prossimamente, semioscurità virgolata di lucciole. Si distinguono tutte le voci della campagna e del borgo. Un cane abbaia in lontananza. Un campanile scocca le ore. Un soffio di vento investe le cime dei pioppi. Si sentono dei passi dietro il muro del giardino. Cantano brevemente degli ubbriachi. Si sente chiudere una porta. Poi s'alza il gargarismo d'un usignolo.
BrinaeRaggioabbracciati su un sedile di marmo. Persone e cose tutto avvolto in una atmosfera di sogno.
Brina.Senti l'usignuolo... È un innaffiatoio di chiaro di luna.
Raggio.È l'acciarino di diamante che sprizza tutte queste scintille di lucciole.
Brina.Quante! Quante! È la corsa della fiaccola delle lucciole... una cade sfinita, un'altra fa un balzo più avanti con la fiammella moribonda.... Sembran tanti ciccaiuoli che vanno per le vie deserte del borgo, illuminando col loro lanternino di latta verde le perle schiacciate degli sputacchi.
Si baciano lungamente. Si staccano per ribaciarsi.
Brina.Bevimi tutta con un sorso lungo.
Raggio.Ah! perchè non possiamo fonderci insieme come le nostre ombre? Guarda come sono felici!
Brina.Io sono felice. Io sono te.
Raggio.Tu sei me.
Brina.Io vorrei morire.
Raggio.No, no: mi uccideresti. Tu che sei entrata nella vita come la lucciola ch'entra nel fiore, come la rosa bianca nello specchio senza fargli male.
Brina.Tu nel cuore come la goccia che fa traboccare il bicchiere, come il cerino che desta la fiamma che dormiva nel vecchio legno, come la chiave nuova che apre la porta verde sul giardino.
Raggio.Dimmi che non vuoi morire, che sei felice.
Brina.Vorrei morire perchè sono felice.... Che altro si può essere, dopo? Sono felice. Non so, ma esiste certo una misteriosa relazione tra il brillante della tua cravatta e il canto dell'usignuolo, tra il suono delle tue scarpe sulla ghiaia ed il vagabondare delle lucciole, perchè io sono così felice quando tu giungi.
Si baciano ancora.
Brina.Fa piano, che i fiori sognano...
Raggio.Ogni fiore è un sacchetto di profumo, il giardino è un facchino d'odori....
Brina.Va via, fino laggiù: voglio riprovare l'emozione della tua venuta.
Quando Raggio è lontano. Brina si nasconde dietro gli alberi.
Raggio.Dove sei, Brina?
Brina.Prendi una lucciola e vieni a cercarmi.
Raggio.Seguirò le péste d'argento del tuo riso e ti troverò.
La raggiunge. Pigliano le lucciole, le tengono in mano, si baciano tornando al sedile.
Brina.Senti come canta l'usignuolo, come gira il suo aspo d'argento...
Raggio.Prova la chiave di diamante nella porta di vetro dell'umida prigione dove dormono gli angeli ciechi incatenati...
Brina.È un ladro divino che prova i suoi grimaldelli nelle serrature dei silenzio e del mistero....
Pausa.
Raggio.Cos'hai?
Brina.Ho paura dell'usignuolo.
Raggio.È così piccolo... lo potresti soffocare con la stretta del mignolo.
Brina.Il suo canto è più forte del ruggito del leone.
Stanno in ascolto.
Brina.Senti, non canta più.
Raggio.Che cosa è stato?
Brina.Gli è scoppiato il cuore.
Pausa. Viene da un tetto vicino il grido sinistro dell'upupa.
Brina.È un assassinato dietro il muro dell'orto.
Raggio.È qualche gatta che fa i piccoli...
Brina.È l'upupa... È innamorata dell'usignuolo, e gli piange dietro.
Raggio.Una strega centenaria innamorata di un bambino.
Pausa. Un cane abbaia a lungo, rabbiosamente. Brina ha un brivido di paura, si raccoglie le gonne intorno alle gambe, si stringe all'amante.
Raggio.Che cosa hai?
Brina.Quel cane...
Raggio.Ma è laggiù lontano in una cascina.
Brina.Come è lungo! Arriva fino qui; mi sento il suo muso aguzzo minaccioso intorno ai ginocchi, ho paura. Difendimi, ho paura!
Raggio.(facendo l'atto di scacciare il cane feroce). Via! Via!(Tira dei sassi).Ecco, vedi, è tornato al suo pagliaio, è diventato corto, non abbaia più.
Sta in ascolto. Fruscii misteriosi.
Brina.Che cosa senti?
Raggio.Sono i teneri rami che si cercano come mani furtive nel buio; sono le foglie fresche che tremano come bocche adultere che si baciano piano piano per non farsi sorprendere, e le loro ombre unite si riflettono nello specchio di chiaro di luna sui sentieri. Andiamo fino laggiù...
Brina.Ho paura. Laggiù ci sono le cose cattive che guardano con occhi rospini, le ombre malvage che scivolano cieche intorno agli alberi addormentati.
Raggio.Vieni, vieni!(La trasporta, quasi).Fino al traguardo dell'usignuolo.
S'avviano. Il dolce rumor dei baci si fa sempre più indistinto, s'affiochisce come dei passi che s'allontanano. Cadono da un campanile le ore, come stelle sfogliate. Silenzio. Poi l'usignuolo canta ancora. A un tratto echeggia nelgiardino un colpo di fucile. Una voce aspra grida da una finestra:
— Ho ucciso l'usignuolo! ho ucciso l'usignuolo! Un ladro è scappato dal muro del giardino...
Dopo una breve pausa la madre si precipita in camicia sotto il portico, getta un urlo:
— Io lo sapevo, assassino!(E cade morta).
Silenzio.
Poi l'usignuolo riprende il suo canto, più forte, come un ubbriaco vomitoso che s'avvicina.
Sipario