ATTO TERZO.

Per questo….

Faremo così. Tu mi passi una scrittura d'obbligo con cui vincoli in mio favore per quattro anni la rendita….

Ma….

Lasciami finire.

Spero di aver provveduto.

Bene, mi dirai dopo le tue combinazioni; adesso sta' a sentir le mie. Tu sei più agitato di me, dunque c'è probabilità ch'io ragioni meglio. Tu vincoli in mio favore per quattro anni la pensione di due mila lire che ti passa il Maraschi; di più, siccome io non sono un signore, ti obblighi di pagarmi l'interesse del 5 per cento. I tuoi guadagni te lo permettono. D'altronde questo andrà sempre scemando. E io riconosco la firma e pago.

Grazie—no!

Nota che non devo ricorrere a nessuno per avere i quattrini. Ranetti mi ha portato stamane undici mila lire di mia parte per l'affare dei molini che tu conosci. Dunque li ho.

Grazie, ma è già fatto. Ho già quasi disposto e avrò la somma domani.

In che modo?

Una combinazione. Ti assicuro….

Ti rincresce che paghi io? ma io ti do la somma.

Non è questo: ti dico che ho trovato.

E dimmi anche come. Se esiti è segno che è un carrozzino. So bene che non mancheresti di fiducia in me.

Ho realizzato il capitale.

Del tuo vitalizio?

Sì.

Con Maraschi? Maraschi ha acconsentito?

Sì.

Quanto ti dà?

Più di quanto mi occorre.

Per Dio! lo spero bene! Ti occorrono otto mila lire!

Me ne dà dodici.

Dodici mila lire per un vitalizio di due mila! Con un giovane di 28 anni; robusto che ha 30 anni di vita, a dir poco, davanti a sè. E lui te ne paga sei! Che ladro!

Ti prego di non insistere.

Hai un bel pregare! Sei matto!

L'importante è di pagare.

Subito che pago io.

Non voglio debiti.

Dal momento che sei sicuro di rendermeli.

Potrei morire.

Prima di quattro anni?

Chi lo sa! Tu hai famiglia.

Ebbene facciamo così. Tu possiedi ancora quella bicocca a Gardena.

Quattro muraglie.

Quattro muraglie che sono una casa. Pastòla te l'ha voluta comprare.

E non volli disfarmene.

In tua vita. Ma se devi morire prima di questi benedetti quattro anni.

Guarda, Giulio, ho appuntamento con Maraschi. Ti ringrazio di quello che vuoi fare per me. Non ne dubitavo. Lascia che ne esca a modo mio. Non sono un ragazzo.

Ma sì che lo sei e caparbio. È così assurdo quello che fai, che…. ci dev'essere qualche ragione che non vuoi dire, perchè non viene in mente a nessuno. Nemmeno se ti offrissi un patto disonorevole. Eviti perfino di guardarmi: si direbbe che ti pesa accettare un piccolo servizio.

Sono già troppi.

Ah! è per questo? Bada, questo è il ragionamento degl'ingrati. D'altronde, che servizio ti ho reso?

Mi hai accolto, mi hai ospitato, mi hai dato da lavorare, hai spartito con me i tuoi guadagni….

Oh! oh! Come li conti! sì che ne tieni registro!

Ebbene sono orgoglioso; non voglio che la gente….

Che ci ha vedere la gente? Vieni qui, vieni qui: oggi non puoi ragionare a segno. Ma appunto per questo devo supplire io. È naturale che ora in te, ferito così nella tua dignità e nella tua fierezza, l'orgoglio s'inacerbisca e che t'ingrossi le cose… E mettiamo, puoi anche credere che io colpito dalla gravità e dall'urgenza del pericolo, abbia pensato un provvedimento fuori di luogo. Ebbene, sentiamo una terza persona che non sia al fatto.

Ma….

Non un estraneo. Guarda, chiamo mia moglie!

FABRIZIO prontissimo.

No!

Essa è di buon consiglio e conosce le tue condizioni.

No, no!

Abbiamo parlato insieme tante volte dei tuoi affari… tu stesso….

Non voglio.

Oh non temere, non dico parola della cambiale.Essa non saprà mai. Le faccio il quesito.

Va verso il fondo.

No—no, Giulio! te lo proibisco!

Ma sei pazzo!

Chiama.

Emma! Emma!

FABRIZIO per partire.

Addio!

GIULIO trattenendolo.

Ah no! Stai qui.

Pausa.

Lo senti eh! che ti darà torto? Vedrai, alle prime parole! È così evidente!

EMMA e detti.

Mi hai chiamato?

fa un rapido movimento verso Emma.

GIULIO interponendosi.

No, no, no! Non prevenirla. Essa non deve sapere!

GIULIO è in mezzo, EMMA a destra,FABRIZIO a sinistra.

EMMA impaurita.

Che cos'è?

Vogliamo sentire la tua opinione….

A Fabrizio.

Di' pur tu se vuoi.

È inutile, non accetto.

Allora parlerò io. Fabrizio deve pagare domani una somma di otto mila lire. Non l'ha naturalmente. È un debito d'impegno che gli ha fatto suo padre. Per procacciarsele ha pensato di realizzare il capitale di una pensione che gli deve passare Maraschi. Ma il Maraschi che è un ladro, offre dieci per quello che vale trenta.

Come vuoi che una signora….

Oh Emma sa fare i conti benissimo. Io gli ho offerto la somma.

E io non voglio.

In prestito, bada. Tu sai che stamane Ranetti mi ha portato…. Cogl'interessi. Che ne dici tu?

Ma non saprei… è una questione… come posso io?…

Ma sicuro!

In prestito ti dico—per impedirgli di fare un carrozzino.

Capisco, ma….

Ma?…

Vedi che essa pure…. È così imbarazzante questo discorso.

GIULIO a Emma.

Tu non trovi?

Che vuoi? Il miglior giudice è lui. Se non crede… avrà i suoi motivi.

Fuori questi motivi.

Li ho detti.

Delle assurdità—e tu Emma?

Ah adesso hai visto!

Lascia, lascia, ero così lontano da aspettarmi.

Non vorrà che la gente….

Anche tu l'hai colla gente! È strano che ti vengano in mente delle obbiezioni che io non avrei mai sognato. In un affare fra noi due, che ci ha che vedere la gente?

Si saprà che ho pagato…. si sa che non li ho…. se non dimostro dove li ho presi….

Li hai presi da me—andremo dal notaio, se vuoi.

Ecco… e diranno….

Che siamo amici.

Per te stesso.

Per me? Cosa possono dire di me?

No—ma….

Cosa possono dire di me? Che faccio per lui quello che lui farebbe per me. Tu non credi?

A Fabrizio che vuole interrompere.

Lascia!

A Emma.

Tu non credi che Fabrizio?…

Sì certo.

E dunque? Un aiuto di questo genere è vergognoso per chi lo accetta, e ridicolo per chi lo dà, solamente se è immeritato.

Giulio!

Ti prego di lasciarmi dire. Parlo con lei. Vattene se vuoi.

Ad Emma.

Proprio tu stai dalla sua? E senza esitare un momento, così risolutamente. Bisogna dire ch'io ho perduta la testa, perchè la cosa mi pare così chiara! Bisogna dire che sia una fissazione. Sarà una fissazione. Spiegati, Emma.

Non dico mica la mia opinione—io sono una povera donna…. capisci?… cerco d'indovinare quello…. che…. egli….—Probabilmente Fabrizio penserà che tu hai famiglia.

Sì—me l'ha già detto anche lui! Tu ripeti quello che m'ha detto lui.

È certo che non gli puoi imporre….

I miei servigi eh? Di' la parola anche tu: che sono già troppi!

No… ma se il suo orgoglio….

Quello che è certo si è che se vi foste intesi prima non andreste più d'accordo.—Oh Emma! non senti com'è ingeneroso?

Ma vedi come metti la questione fuori di posto!

È così poco naturale.

FABRIZIO violentissimo.

Basta insomma!

Basterà, basterà.—Hai un tono! Basterà. Non mi hai mai parlato con quell'accento.

Perdonami. Ma d'altronde è un affar conchiuso.

Ah! Avevi detto: quasi.

Avrò sbagliato; sai in che stato ero.

Sì, sì, e anche adesso sei in uno stato… e ancheEmma.

È naturale che essa….

Oh non hai da giustificarla. Ti dura il mal di testa eh?

Sì.

Ma guarda! Lasciamola, parleremo poi.

Oh no! se è conchiuso. Questo argomento taglia la testa al toro, perchè avrai già scritto eh? Cogli usurai se non si scrive!…

Ho scritto.

Oh bene! D'altronde se il ricevere un beneficio da me ti disonora….

Non ho detto….

Ma sì… e anche Emma la pensa così. Quello che mi fa meraviglia è che tu abbia avuto tempo… perchè il debito lo hai conosciuto un'ora fa.

Ne avevo già parlato prima.

Con Maraschi?

Sì.

Prima di averne bisogno?

Perchè voglio andar via.

Ah!

Sai che già ti avevo accennato….

In nube sì—ed ora hai deciso?

Non posso più star qui. Mio padre mi perseguita.Parto domani.

E non me lo dicevi?

Oh! te lo avrei detto!

Al momento di salire in diligenza.

Contavo di parlartene oggi. La signora Emma lo sa.

GIULIO colpito.

Tu lo sapevi?

Sì.

Da quando?

Da stamattina.

Fabrizio ti aveva detto stamattina….

La signora Emma aveva avuto incarico da mio padre….

Rispondi sempre tu quando interrogo mia moglie.Temi che si confonda?

No, ma sembri un giudice istruttore!

In caso, è indubitato che voi altri sembrate due….

Che pensi?

Non ho detto la parola! Non so quello che penso.Delle cose informi. Vedo confusamente….

A Emma.

Tu stamattina hai parlato con Fabrizio, dell'incarico avuto da suo padre?

Sì.

Perchè chini la testa? Gli hai fatta la proposta di sposare la figlia di Rubbo?

Certo!

Non affrettarti a confermare tu—tu non sai quello che fai.

Perchè?…

GIULIO ad Emma.

Gli hai fatto la proposta?

Sì.

Ricordati però che mezz'ora fa, qui, hai detto di no.

Io!

Mi hai detto che Fabrizio s'era trattenuto due minuti appena.

Infatti….

Infatti ha mentito!—Perchè hai mentito, Emma? Ci dev'essere una ragione. Non me la puoi dire? È la prima volta che tu mentisci ch'io sappia…, ch'io sappia, bada! Perchè sono così credulo io!

Atterrito.

Lo vedi bene quello che penso, lo vedi bene, Emma?Dimmi di no—dimmi di no—Emma! Per carità! Emma!

Le si avvicina supplichevole.

FABRIZIO interponendosi rapido.

Giulio!

Che fai? La difendi! Parola d'onore che hai l'aria di difenderla. Essa può dunque temere?

Imperioso.

Va' via.

Ah!

Cade ginocchioni.

Giulio!

Via dalla mia casa!

Ti giuro che essa….

GIULIO terribile.

Va' via!

FABRIZIO via.

GIULIO cade piangendo sopra una sedia.

Ah! ah! ah! ah!

Cala la tela.

La stessa scena dei precedenti.

RANETTI, MARTA e poi GIULIO.

RANETTI è in scena aspettando.

MARTA entra dallo studio.

C'era poi e non si era mosso!

Via.

Ah sei tu? Cosa vuoi?

Ho bussato per un quarto d'ora alla porta del tuo studio.

Non ho sentito.

Hai la faccia stravolta e gli occhi grevi come uno che ha dormito. Anche a me succede spesso di fare un pisolino sulle carte. Dormivi?

No, lavoravo. Facevo la comparsa conclusionale per la causa degli eredi Morèna.

Per Dio come c'eri dentro! Ho picchiato tanto!

È una bella questione.

E così tu servi gli amici? Tu badavi alle comparse.

Che dovevo fare?

E io aspetta al Circolo! GIULIO.

Oh! sono già le cinque?

Sono le sei. E non mi hai nemmeno mandatoFabrizio.

Ah Fabrizio! Non l'ho veduto.

Come? Se ero qui quando è venuto.

Ah già! Ma guarda! Scusa un po' eh? Ho la testa.—Andiamo allora.

Dove?

Al Circolo.

Oh sì adesso. È tutto accomodato. Ti aspettavo là per dirtelo.

Oh bravo!

Il colonnello l'ha saputo. Non glie l'ho detto io veh! Ma Béssola avea visto gli ufficiali entrare a casa mia. La questione era nata…. ti ricordi? te l'ho detto stamattina…. la storia delle farfalle…. che Béssola….

GIULIO come trasognato.

Già. La madre di Béssola era una francese.

E questo, cosa ci ha a che fare?

Nulla, così. Si sente una parola e la testa lavora…. eh! eh!…

Béssola era sulla bottega di Pastone il ceraio che è proprio dirimpetto alla mia porta di casa: sai che fa l'asino colla moglie di Pastone, quella bionda….

GIULIO fisso in qualche idea che gli sta in mente.

Eh! eh! eh!

Ride.

Quando ha visto entrare gli ufficiali….

GIULIO c. s.

Pastone è un cattivo soggetto.

Sì. Un po' ladro, un po' cane, ma….

E sua moglie lo tradisce lo stesso. eh! eh! eh!

Ride.

Mi stai a sentire?

Sono tutto orecchi, mio caro. Racconta.

Adesso mi hai imbrogliato. Dov'ero?

GIULIO sempre ridendo.

Tu credi che si diano degli appuntamenti? eh! eh! eh!

Sei molto allegro!

Sì: è la primavera.

Béssola ha capito che venivano per la quistione del Cotillon, e fila al Circolo a portar la notizia! Al Circolo c'era il colonnello che è una perla d'uomo!

Scapolo eh?

No, Chinese, decorato dell'Ordine di Brama Putra.

Che dici?

Rispondo a segno come tu domandi. Se vuoi farmi dire…. avanti…. musica!… tu batti, io ripicchio e andiamo d'accordo.

Seguita, va'.

È bell'e finito. Il colonnello s'informò, chiamò gli ufficiali, mandò a cercare di me, poi ci raccolse tutti a casa sua…. c'era anche il tenente Rovi, un bravo ragazzo! Se tu sentissi come imita Ferravilla! sai, quell'attore milanese. Io non ho mai sentito Ferravilla, ma…. tale e quale. Il colonnello mi dimandò: Cosa vuole lei dal tenente Rovi? Io gli risposi: Non voglio niente, ne ho già avuto; mi ha dato del villano.—E lei cosa vuole dal signor Ranetti? Mi ha preso per un braccio.—Bene, lo preghi di darle la mano e lo prenda per la mano. E fu lì che stringendomela, il tenente ha detto una frase…. non mi ricordo…. in milanese, ma così buffa, che siamo scoppiati a ridere tutti quanti. Bravi ragazzi! Pensare che loro vanno alla guerra! Stasera ho offerto da pranzo io…. e domani il tenente. Voleva esser lui il primo; ma il colonnello, sa anche il latino, ha detto:Cedant arma…. Tu ci vieni?

Io?

Si sa! Tu certo, e vorrei ancheFabrizio.—Fabrizio non parte mica che tu sappia?

Perchè?

Subitamente attento.

Ha accomodato l'affare della cambiale?

Non so.

Non l'hai mica pagata tu eh?

No! no!

Ride.

no! no! fino lì no! eh! eh!

Che hai?

È un nervoso che mi piglia.

Tu lavori troppo!

Quando si ha la fortuna di avere una famiglia….Ma non pago io, dillo pure. Paga lui. Ne ha.

Ma paga, insomma.

Oh! Io credo!

RANETTI quasi a sè stesso.

Imbarcherà il padre forse.

GIULIO insospettito.

Imbarcherà….

Sì lo farà partire.

Perchè?

Oh ti dirò. Lo cercavo per invitarlo e sono passato al Cannon d'oro per combinare il pranzo. Siccome Fabrizio sta proprio lì d'accanto, ho domandato alla padrona se lo aveva visto passare. Mi dice: è stato qui un momento fa a ordinare una carrozza.—Per quando?—Per subito. Una carrozza chiusa che deve trovarsi al ponte del Vasco. Capirai che se partisse lui, salirebbe in carrozza all'albergo, l'ha sull'uscio di casa! Si vede che vuole imbarcare il padre senza farsi scorgere. Non ti ha detto nulla?

No.

Ma non pare anche a te?

Sì, sì.

È la meglio già! Che farne qui di quel mobile? Sai che tiene in casa la Gazza, la figlia del sagrestano del Duomo, quella che ebbe due processi per truffa!

GIULIO segue il proprio pensiero.

È evidente.

Se almeno se la portasse via, sarebbe un famoso repulisti.

Oh c'era da aspettarselo.

Il repulisti? Non tanto! Se i creditori lo sapessero non lo lascierebbero partire….

GIULIO c. s.

Perchè? Oh! se tu credi che io li trattenga! Per me…. guarda…. padronissimi!

RANETTI guardandolo stupito.

Sai cosa ti voglio dire?

Di' pure di' pure liberamente…. tanto o prima o poi….

Mi fai paura!

Paura? Eppure no! non faccio paura.

Sorride tristemente.

Che hai?

Nulla!

Tua moglie è in casa?

Sì…. ci sarà ancora.

Si può vederla?

No, lasciala stare. Vuoi dirle che ti sembro strano? Non t'inquietare. Sono stato due ore chino sulle carte, ed ho un po' di sangue alla testa! Ma l'aria mi farà bene.—Andiamo.

Vieni a pranzo?

Con te?

Se ti ho detto! Con me e cogli ufficiali.

Ah! perchè no? A che ora è il tuo pranzo?

Alle sei e mezza: subito.

Sicuro—va benissimo—guarda—va benissimo. Altro!Ci staremo un pezzo eh?!…

Come vorrai, ci stiamo fino a mezzanotte se ti piace. Se sapessi dove trovare Fabrizio.

Oh non verrà. Questi guai del padre lo hanno molto colpito. È un uomo tanto delicato! Sì…. Sì…. è meglio così. Pranzo con te.

Vieni allora!

Usciamo per lo studio.

Non avverti in casa?

Oh!

Ma no…. ti aspetterebbero…. tua moglie, la bambina.

GIULIO colpito.

Ah la bambina!?

Avverto io?

No—non vengo.

Eh?

Mi ricordo ora che ho promesso a mia madre di portarle la bambina stasera. Mi rincresce ma non posso. Sarà per un'altra volta.

Non insisto, ma guarda, vado via inquieto.

Ma no…. che pazzie?

Chiama.

Marta? Vedi? chiamo Marta perchè vesta la bambina…. ti assicuro.

Va bene, va bene! Buona sera allora.

Buona sera e grazie.

MARTA e detti.

Che vuole?

Accompagna il signor Ranetti e poi vieni qui.

Se tu capitassi almeno a bere un bicchiere dopo pranzo.

Chissà! Al ponte del Vasco eh?

Che dici?

Ah no! al Cannon d'oro!

Sì. Ti aspettiamo. Guarda, il tenente Rovi ti farà ridere come un ragazzo. Gli facciamo rifare Ferravilla.

Perchè no?

A rivederci allora.

Via con Marta.

GIULIO poi MARTA.

La bambina no…. per esempio! Ah no!

Sono qui.

Metti il cappello a Gemma e il mantello.

La vuole portar fuori?

Sì.

A quest'ora? È quasi notte. E il pranzo?

Fa quello che ti dico. Pranzeremo più tardi.

Io venivo per apparecchiare la tavola.

C'è tempo. Va'.

Esce anche la signora?

No. Dov'è?

Nella sua camera. L'avverto?

Gemma è con lei?

No. Giuoca alla bambola nel corridoio.

Sei passata nella camera della signora?

Ci sono stata un momento fa.

Che faceva?

Metteva ordine.

Ah! Vesti Gemma. Devo condurla da mia madre.Presto. E non dir nulla alla signora: è inutile!

Va bene.

Via.

GIULIO solo poi GEMMA e MARTA.

È evidente—Padroni!… tanto!… è evidente!…

GEMMA entra correndo vestita con la bambola.

Ah sei qui!

La prende in braccio, la copre di baci.

Vieni…. lascia la bambola.

Getta la bambola sulla tavola di mezzo.

Torniamo subito. Vieni.

Via con Gemma.

MARTA poi EMMA.

MARTA apre l'armadio a muro e ne prende i piatti che porta sulla tavola a mezza luna, poi cava dal cassetto della credenza la tovaglia e si dispone a distenderla sulla tavola.

Chi è uscito ora?

L'avvocato colla bambina.

Colla bambina?

Sì—non ha voluto che l'avvertissi…. dice che si pranzerà più tardi…. io intanto apparecchiavo.

Lascia pure, farò io.

Più tardi…. cosa vorrà dire più tardi?

Non so.

Fortuna che c'è il lesso…. lo levo dal fuoco già.

EMMA porge orecchio.

Hanno aperto lo studio. Guarda un po'.

Sarà l'avvocato Arcieri…. ha la chiave. Guardo?

No, lascia pure…. farò io.

Pranza qui l'avvocato?

No.

Ah! perchè avvertono sempre all'ultim'ora!

Via dal fondo.

EMMA e FABRIZIO.

EMMA apre l'uscio dello studio.

FABRIZIO entra.

Lo sapevo.

Ero nascosto sulla scala. L'ho veduto uscire e sono entrato. Tu parti con me. Ho pensato a tutto. Vedrai—ora sei agitata, ma….

No…. non parliamo…. non parliamo. Dopo…. più tardi…. qualche cosa sarà…. ma non parliamo adesso. Come si fa?

C'è la carrozza fuori al ponte. Tu esci dal giardino…. si può uscire dal giardino?

Sì.

Subito allora.

Subito, subito. Dove andremo?

Dove vorrai.

Non importa. Via di qui. Avremo tempo a pensare…. tutta la vita avremo tempo. Dovunque si vada è irreparabile, non è vero? E allora?

Vatti ad apparecchiare.

Sì: tu aspetti qui?

Io faccio il giro e ti aspetto fuori dell'usciolo del giardino, là non c'è mai nessuno.

No—aspettami qui—non avrei coraggio e bisogna averlo. Che sarebbe di me in questa casa? Non ci posso stare. Dunque?—Hai visto? Ha portato via la bambina.

Sì.

Sai perchè? ci ha indovinati.

No.

Ci ha indovinati.

Ma no…. Come vuoi?

Oh lasciamelo credere…. aiutami a crederlo; non è meglio? E poi ne sono sicura, queste cose si sentono. Perchè sarebbe uscito ora colla bambina? È così naturale. Non è più il mio posto questo! Con che diritto io?… Guai se non l'avesse indovinato! Pensa…. se rientrando…. credesse di trovarmi…. se cercasse per la casa…. Oh! oh! oh! no…. no…. lo sa…. È tutta sua la casa ora. tutta tutta, tutta sua! Noi saremo già lontani…. tornerà, accenderà la lampada…. si prenderà la bimba in braccio…. le farà tante carezze…. la parte mia!

Vieni! vieni, vieni!

Sì, vado; guarda c'è ancora un barlume di giorno. È meglio aspettare che oscurisca del tutto. È più prudente!—Povero Fabrizio! Che catena per te! che impedimento nella tua vita!

Oh sei crudele, Emma!

Me lo dirai eh? il giorno che ti sarò di peso!

Vedi come sei! Se non ti strappi subito, tu rimani. Emma. Io son sicuro che tu rimani.

Non vengo mica per te!

Non mi ami più?!

Ci vengo perchè mi sento indegna di questa casa.

Sono stato io!

Anche tu!… Ti voleva tanto bene!

Non mi ami più?

Ti amo—ma ti perderò venendo con te.

Non importa…. vieni…. non andar più di là…. vieni come sei….

Sì sì, come sono…. aspetta…. qui c'è uno scialle.

Sulla sedia presso la tavola da lavoro ci sarà uno scialle modestissimo, grigio, EMMA lo prende.

Così….

Indica lo studio.

Usciamo di là eh?

Si appoggia alla tavola di mezzo per reggersi e vede la bambola, la mostra a Fabrizio.

Fabrizio! guarda!

Che?

Guarda. Lei, sì che crede di trovarmi tornando. Domanderà tanto di me! colla sua piccola voce cara. Tanto domanderà! che potranno risponderle?

Dio! Dio! Dio!

Lei non sa nulla. Si avvezzerà certo a fare senza di me. Sì che l'amerà suo padre! E lei…. che adorazione!

FABRIZIO scorato.

Resta…. resta, va!… povera donna! resta!

E quando sarà grande….

Addio!

EMMA lasciandosi cadere sulla sedia.

Addio!

Lo sapevo, sai, venendo.

Sì, anch'io—volevo—ma sentivo che non avrei potuto.—Dove vai?

Non so.

Parti subito?

Che sarà di te?

Lavorerò.

Mi scorderai?

Con sorriso triste.

Non lo spero.

Tuo padre resta?

Sì. Io non l'ho più veduto. Ho pagato un suo grosso debito e gli ho lasciato….

Penserò a lui.

Grazie!

Non diciamoci nulla! eh?

No…. ci lasciamo per sempre.

Pregherò tanto per te!

Addio, Emma!

Addio, Fabrizio!

FABRIZIO via per lo studio.

EMMA sola.

Così, così.

Si passa la mano sulla fronte, guarda piangendo la porta per cui è uscito Fabrizio. Singhiozzando prende la bambola, la bacia, la depone sul sofà, poi si dispone ad apparecchiar la tavola: d'un tratto scoppia in un dirotto pianto e si getta sul sofà col viso nelle mani. In questo, suono del campanello.

Detta, GEMMA indi GIULIO.


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