Non scherzo. Se credi che 200,000 lire valgano il titolo che portiamo, ebbene esso è più tuo che mio, dacchè l'ebbi da te. Tu sei vegeto, elegante, sei più giovane di me, io sarò il nonno de' tuoi figliuoli. Sei più tagliato alla vita che cercano quelli là. Tu sai essere vistoso. Una volta tornato nell'agiatezza saresti nel tuo stato perfetto. Io no. Le gioie che tu potresti sperare dal matrimonio, questo te le darebbe tutte: di quelle che potrei sperare io, non ne avrei nessuna. Perchè tormentarci in tanti, per ottenere essi quello che io non posso dare ed io quello che non cerco? Non è portando i tuoi abiti smessi che potevo avvezzarmi all'eleganza. Mi sento così poco nobile io! Non ho che virtù borghesi! So lavorare, amo il lavoro, non ho ambizione, mi compiaccio della vita intima. Un po' di tranquillità e la sicurezza del domani mi bastano. E vederti contento, e non essere costretto con te alla parte ingrata del mentore, e poterti dare tanta tenerezza figliale e tanto rispetto! non domando altro! Sposala tu!
Rubbo non vuole.
FABRIZIO ridendo amaramente.
Hai già cercato e vieni da me alla peggio!
Vedi che hai orgoglio anche tu!
È vero. E non faccio mercati.
Ma li consigli a tuo padre.
Alla tua età i patti sono chiari; non c'è frode possibile.
Non saresti il primo a fare un simile matrimonio.
Anche se rubassi, non sarei il primo ladro.
Quando ti dico….
Basta. Bisogna aver perduto ogni idea di rettitudine per non capire che il mio consenso sarebbe un'azione disonesta.
Credi che sia più onesto entrare nella casa di un galantuomo, guadagnarne l'amicizia, riceverne i benefici e sedurne la moglie?
FABRIZIO violento.
Questo hai detto alla signora Emma?
Ora lo dico a te.
FABRIZIO c. s.
Rispondimi, le hai detto questo?
Non ho ragione?
Nessuno può sospettare.
Ma tutti sospettano.
Non è vero.
E tu allora denunzia la calunnia al marito.
Guarda! Non curo difendermi! Ma se tu hai detto una parola di ciò alla signora Emma….
Lascia stare, ha quasi confessato.
FABRIZIO atterrito.
Essa?
Qui, or ora.
FABRIZIO abbassa la voce, e si guarda attorno.
Sst! Vieni via. Andiamo a casa tua. Non è possibile che tu abbia fatto questo! Un gentiluomo! Vieni via, vieni via!
No, tu rimani. La signora Emma ti vuol parlare.
A me?
Sì.
Ti sei fatto promettere che ti avrebbe aiutato?
Sì.
E te l'ha promesso! Vedi bene che i tuoi sospetti sono assurdi.
Tu avresti mezzo di mostrarne anche più chiaramente l'assurdità.
Sposando la figlia di Rubbo? Ho un mezzo migliore.Andarmene!
Ricusi ancora?
Certo!
È la tua ultima parola?
Oh! l'ultima!
Anche se ti dicessi che ne va in parte dell'onore del tuo nome?
Tu ed io intendiamo così diversamente la parola: onore!
Addio!
Si allontana poi ritorna.
Addio.
Se mai, fino a mezzogiorno sono in casa. Dopo sarebbe troppo tardi.
Via per lo studio.
FABRIZIO poi EMMA.
FABRIZIO alla porta del fondo.
Signora Emma!
Silenzio,—poi Emma entra.
È andato via?
Sì.
Ha scoperto ogni cosa!
Lo so.
Non sarà il solo.
Io parto.
Quando?
Appena posso. Stasera.
Che penserà Giulio?
Cercherò una ragione. Non oso guardarlo. Se mi fissasse, capirebbe: non saprei trovare una parola per sviarlo. Ma questo avvertimento viene in tempo. Me partito, i sospetti cadono. Doveva finir così. Che ha detto mio padre?
Non so più. Tante cose! Ho veduto subito che sapeva, subito da principio. Mi guardava—mi guardava! Le parole erano riverenti, ma lo sguardo oltraggioso! Poi deve aver minacciato, ma non so più. Che tortura! Lo sanno tutti eh?
No. Mio padre vede così facilmente il male. È così corrotto!
Che ci ha indovinati!
Per carità non perdiamoci. Dobbiamo farci coraggio, per fingere fino a stasera. Non posso partire senza veder Giulio. Ci troveremo tutti e due nella sua presenza. Egli vorrà dissuadermi. Bisognerà sapere essere forti e fingere. Per lui! per lui! L'unico bene che possiamo fargli è d'ingannarlo.
Non sapremo—siamo vili.—È l'ultima ombra di nobiltà che ci resta.—Ma l'avevamo preveduto eh? Almeno l'avevamo preveduto. Non si può dire che non avessimo coscienza di tutto.
No.—Chi lo sa come si comincia? È un veleno così sottile, così subdolo! Chi lo avverte da principio? Ha tanti nomi! È pietà, è rispetto, è fede! Chi lo teme? Non è che un ardore di bene. Si appiglia a tutte le facoltà buone e forti dell'animo e le esalta per stancarle. Quando avvertiamo l'insidia, è padrone di noi.
Non cerchiamo scuse. Ci siamo amati—sono stata vile—è finito!
Emma!
Partire! E se scopre?
No, troveremo modo.
Che dirgli da un'ora all'altra?
Già lo meditavo. Glie ne avevo parlato. Non potevo più accettare questa parte.
Non pensiamo a noi.
Penso a lui. La scoperta della mia colpa potrebbe ucciderlo; la continuazione dei benefici lo farebbe ridicolo.
Partire così è una fuga—domani….
L'amore è vile, Emma. Se non ci armiamo di questi terrori esso ci ripiglia. È un mese che dico domani e che trascino di giorno in giorno il buon proposito.
Avvicinandosele.
Ti amo tanto, Emma.
EMMA ritraendosi.
No, no, no!
E se domani non ho più coraggio? Se mi addormento un'altra volta nella mia viltà? Tu mi supplicheresti invano, Emma! Quanto non m'hai supplicato! Ti vincerei un'altra volta, povera donna debole! Non fidarti di me! Se volessi portarti via, tu mi seguiresti.
Emma fa un movimento verso di lui.
Lo vedi se ti riprendo? Non fidarti di me. Sono uscito da una razza sfatta. Mio padre è uno scroccone, potrei essere un ladro.
No, Fabrizio!
Ora! ora! mentre ho la mente a queste paure, mentre ti parlo di lui, e vorrei morire per non averlo offeso, se ti guardo mi sale al cervello la vampa della pazzia!
MARTA e detti.
Signora!
Che!… La bambina?…
È rimasta di sotto a giuocare coi figli del droghiere. C'è la lavandaia che domanda se non ha portato ieri una tovaglia scompagna dalle nostre.
Non so—c'eri tu!
Già, il conto tornava, ma poi piegandola ho visto bene io che ce n'era una non nostra.
Apre la credenza e prende una tovaglia.
Eccola qui.
Dagliela.
Lasci fare.
Via.
EMMA e FABRIZIO.
Vedi bene! È giusto, va! Non è possibile! È una cosa degradante! Questa intromissione della casa in…. oh!… Ci vogliono gli uomini oziosi, le donne inutili…. Sì…. sì…. stasera parti…. stasera…. troverai un pretesto…. ma…. mai più…. mai più…. mai più!
Lunga pausa.
Dovevo anche parlarti di quello che vuole tuo padre. Lo sai quello che vuole?
Sì.
Ho promesso di persuaderti.
Oh!
con isdegnoso rifiuto.
EMMA con involontaria passione.
No eh?!
Oggi verrò da Giulio. Gli dirò che voglio liberarmi dalle sollecitudini di mio padre.
Sì.
MARTA e detti.
Ecco fatto.
FABRIZIO inchinandosi ad Emma.
A rivederla.
EMMA c. s. a Fabrizio.
A rivederlo.
Fabrizio via.
MARTA ed EMMA.
Glie l'ho mostrata e le ho detto che quando porterà la nostra, glie la ridaremo.—Vuol prendere i conti?
Ora?
Se no mi passa di memoria.
EMMA va a prendere nel cassetto della mezza luna il libro dei conti e il calamaio, poi siede alla tavola di mezzo.
C'erano già dei carciofi in piazza—ma—salati!L'avvocato n'è ghiotto. Ma strapagarli!
Di' pure.
Filetto venticinque, burro quindici, patate tre….
Cala la tela.
La stessa scena dell'atto primo.
Sulla tavola di mezzo c'è una lunga scatola bianca e dentro un taglio d'abito di velluto.
GIULIO, GEMMA poi MARTA.
GIULIO tiene Gemma sulle ginocchia e la faballare dicendo.
Il cavallo del gradassoVa di passo, va di passoPian pian pian pian.Il caval del giovinottoVa di trotto, va di trottoRan ran ran ran.Quando il re sta sulla groppaSi galoppa, si galoppaVlan vlan vlan vlan.Ma nel giorno della guerraIl cavallo cade a terra.Dan dan dan dan.
Rimette la bambina a terra.
Ancora.
Oh sì!
Allora la storia.
Arrampicandosi sulle sue ginocchia.
Una volta c'era un Re….
MARTA dal fondo.
Viene subito.
Cosa fa di là?
Non so, era chiusa in camera. Ha detto che viene subito.
Via.
C'era un Re….
Non so altro.
Che aveva un figlio….
E una figlia.
Vedi che la sai?
GIULIO con aria di mistero.
Senti, Gemma, quando viene mamma….. noi non diciamo niente….
Sì.
Lei vede quella scatola che c'è lì sulla tavola e domanda: Cos'è?
Sì.
E noi rispondiamo: mah!
Mah!
E lei domanda. Chi l'ha portata?
GEMMA suggerisce la risposta.
Non sappiamo.
Cara! non sappiamo: sì. E allora la mamma….
GEMMA vedendo Emma.
Sst!
EMMA e detti.
GIULIO facendo saltare la bambina.
Il caval del giovinotto….
Mi vuoi?
GIULIO a Gemma.
Sst!
Forte.
Va di trotto, va di trotto! Pian pian….
No: Ran, ran!
Mi hai fatto chiamare?
GIULIO c. s.
Quando il Re sta sulla groppa….
EMMA è ritta presso la tavola senza avvertire la scatola.
GEMMA piano a Giulio.
Non la vede.
Aspetta.
GEMMA forte.
Io vedo una cosa sulla tavola.
Dici a me?
Sulla tavola.
EMMA vede la scatola.
Ah! Cos'è?
Mah!
Chi l'ha portata?
Mah! Non sappiamo. N'è vero, Gemma?
No: guarda, guarda!
EMMA l'apre.
Oh!
Che cos'è?
Un abito di velluto! Giulio!
Sono gli spilli per la vendita dei molini. Non lo guardi?
È bello! grazie.
Sei pallida.
No.
Sì.
Ho un po' di emicrania. È molto bello questo abito! Ma troppo lusso! è una follia!
Sono due anni che la medito. L'anno passato avevo cominciato dal primo gennaio a mettere in serbo una lira il giorno. Poi è scappato quel Forgia che mi doveva 800 lire e addio regali. L'altra sera al contratto di nozze della Pianna c'era la signora Sequis con un abito di velluto come questo. Ma lo portava così male, ne spandeva da tutte le parti. Il velluto non dona che alle persone sottili: le grosse le ingrossa. Io pensavo: Ah quando vedrò Emma vestita così! Appena Ranetti mi portò i denari dei molini mi è tornato in mente. Tu sì che starai bene! sì che sarai bella!
Come hai fatto a scegliere da te solo?
Ho comprato male?
Ma no, benissimo!
Guarda, esamina pure, è morbido? è fitto, è lucido?
Sì, sì.
È un pregiudizio il credere che gli uomini non s'intendano di queste cose. I devoti sanno adornare la Madonna. Gli uomini capaci di voler molto bene, cioè di amare fortemente e virilmente, hanno tutti il senso degli ornamenti femminili. Gli è che in fondo di ogni loro pensiero e di ogni loro azione sta l'immagine cara che li fa pensare ed agire. E questa non è una debolezza! Tutti gli uomini forti e buoni amano. Mi credi di quelli?
Sì.
L'hai forte eh, l'emicrania? Si vede. Hai gli occhi lucenti e stanchi.—Che voleva poi quel conte Arcieri? È lui che ti ha dato il mal di testa.
EMMA sforzandosi a sorridere.
No!
Che voleva?
Vuol dar moglie a suo figlio.
E perchè viene da noi?
Perchè lo aiutiamo a persuaderlo. Il figlio non vuole.
In massima ha torto. Chi sarebbe la sposa?
La figlia di Rubbo.
Ah! Fabrizio ha ragione. Rubbo è un cattivo soggetto. Come te la sei cavata?
Insisteva tanto.
M'immagino. Hai promesso di parlare a Fabrizio?
Ho fatto male?
Hai fatto benissimo. E ne hai parlato?
No. È stato qui due minuti appena.
Ha chiusa la scatola, la prende e si avvia.
Vai via?
Vado a riporre….
E a me?
Cosa?
Gli spilli.—Sei tu che me li devi dare.
Che posso darti io?
Oh!
La prende per le mani e fa per attirarla a sè.
Qua!
EMMA fa un involontario moto di resistenza.
No?
Sorpreso.
EMMA rimettendosi gli porge le fronte.
GIULIO la bacia.
EMMA prende la bimba e la copre di baci.
Rendimeli pure a quel modo. Ne sono contento.—Sai cosa si dovrebbe fare? Prendiamo Gemma con noi e andiamo a fare una passeggiata fuori all'aperto. Ti va?
Come vuoi.
Gemma, va' da Marta e dille che ti vesta.
Sì, sì.
Via dal fondo.
Un po' d'aria ti farà bene: sei sempre qui chiusa a dar punti.
Già mi passa.
Oggi mi do vacanza. Sai che stamattina ho fatto il conto che da due mesi ho incassato, incassato, nota, quasi 1000 lire! E a registro sono più di 2000. E vero che sono i mesi buoni, ma 9000 lire all'anno escono. Siamo a posto; siamo quasi ricchi, Emma! Domani porto 10,000 lire alla banca! E otto anni fa non avevo un soldo. Va' là che hai avuto coraggio a sposarmi. Il nostro bilancio era presto fatto: zero via zero…. Come fa piacere voltarsi indietro! Posso dire di avere sgobbato come un facchino, ma tu mi aiutavi tanto! La vita mi è stata facile. Sorridi!
Giulio!
Ne abbiamo passate delle ore a sospirare i clienti. Ti ricordi? che ti mettevi alla finestra a vedere se ne entrava nel portone? E non ne veniva mai. Ti ricordi quella volta che sei entrata nello studio con un gran velo che ti nascondeva la faccia, a domandare un consulto? Che risate! Che pazza che eri! Come ridevi tutta quanta! Ci tornerei guarda! E la casa! Che povera casa avevamo!
Ora l'hanno demolita.
È vero: per farci il quartiere degli alpini. Ci sono capitato un giorno quando l'abbattevano. Ho riconosciuta la nostra camera là in alto, tappezzata di quella brutta carta olivastra a fiori turchini: c'erano ancora tre pareti ritte, la quarta era caduta con mezzo il soffitto. Ricordavo tante cose! Ti rattristo? Va' là che le gioie buone sono con noi: le abbiamo portate via tutte! E nessuno le abbatte quelle.—Che hai?
Nulla.
Vatti a vestire.
Sì.
Si avvia.
Marta sta in casa, eh?
Ti occorre?
Oh! se viene Fabrizio che gli dica di trattenersi a pranzo.
No!
Perchè?
Scampanellata di dentro.
Non ci ho pensato. Ora il pranzo è combinato!
Fabrizio non dà soggezione.
No: lascia stare.
Perchè? oggi sono contento.
Ti prego, lascia stare.
Come vuoi, ma non capisco.
MARTA, RANETTI e detti.
C'è il signor Ranetti.
Avanti.
E seconda apparizione!
Ad Emma.
La faccio scappare?
No, andava già.
Un momento. Vuole che le dica cosa c'è lì dentro?
Le mostra la scatola.
Ci sono 18 metri di velluto in seta, nero, alto 60 centimetri, fabbrica di Lione. Giulio ha fatto la spacconata oggi uscendo di Tribunale. È entrato nel negozio del Biondo con un'aria risoluta e grandiosa: ha messo sossopra tutta la mercanzia, ha pagato come un banchiere, ed è venuto a casa tirandosi dietro il figlio del Biondo che portava la scatola. La gente si fermava sulle botteghe a guardarlo.
E poi?
E poi se ne parla al Caffè Vasco. I tarocchisti hanno mandato Mutria in missione dal Biondo per sapere. Devo dire anche il prezzo?
Ti prego di no.
RANETTI ad Emma.
Faccia vedere.
EMMA scopre la scatola.
Magnifico!
Sono i molini, vedi? Tu sei un diavolo che li hai venduti così bene!
Bada, la farina del diavolo va in crusca.
Non c'è pericolo. Dunque cosa vuoi?
Indovina!
Eh sì! Guarda, vogliamo andare a passeggio con mia moglie.
Ah mi rincresce tanto per madama, ma tu non potrai.
Perchè?
Perchè ho bisogno di te.
Vado dalla bambina.
Via dal fondo.
Mi hanno sfidato.
Chi?
Gli ufficiali, due ufficiali. Sono venuti da me, due ufficiali da parte del tenente Rovi.
Quello del cotillon?
Bravo!
E vieni qui e discorri d'altro come se niente fosse?!…
Dovevo arrivare affannato per una inezia? Casca il mondo? Bella cosa! Dunque ho bisogno di te; e vorrei pregare anche l'avvocato Fabrizio.
Va bene.
Sai dove si può vedere adesso?
Fabrizio? Ma dovrebbe venire.
Perchè dovete essere in due eh?
Già, per le forme. Si può mandare a vedere in casa se c'è.
Vado io.
No, mando Marta.
Chiama dal fondo.
Torna a Ranetti.
Sei tranquillo!
Ti fa meraviglia?
Meraviglia! Sì, sono cose che agitano.
Oh non li aspettavo, ma una volta presa una decisione….
Se te la lasciamo prendere. Come li hai accolti quei due?
Benissimo.
Sono stati cortesi?
Compitissimi. Mi hanno domandato se riconoscevo di aver preso per un braccio il tenente Rovi.
E tu?
Ed io ho risposto che riconoscevo benissimo.
Marta!
Inutile negare, tanto più che….
MARTA e detti.
Cosa vuole?
Sai dove sta l'avvocato Fabrizio?
Io no.
In casa del signor Peirone, il cancelliere dellaPretura, lo conosci?
Quello che ha quella serva gobba, rossa?
Sì, Polonia.
Dove sta?
D'accanto a San Biagio, la porta dove c'è il botteghino del lotto. Qui a due passi. Va' a sentire se l'avvocato Fabrizio è in casa, e pregalo che venga qui subito. Fa' presto.
Detti meno MARTA.
Dove li troviamo quei due signori?
Al Circolo, alle cinque.
C'è tempo. Io conto di fare così. Vado con Fabrizio. Si rifà la storia dell'accaduto. Noi dirigevamo il ballo….
per mandato espresso della Direzione. Carattere ufficiale, dunque….
Voi non volevate obbedire alle norme….
prescritte. Ma….
Lasciami dire. Vi abbiamo invitato varie volte colle buone.
Sì, ma….
Lasciami dire. Non avete ceduto. Allora nostro malgrado noi siamo stati costretti a trattenervi per un braccio.
Noi, noi, noi! Io! Ero io solo che dirigevo.Nessuno s'è mosso in mio sostegno: Solo ero.
Ma si usa dire così.
Ah basta, basta! Ma vai troppo per le lunghe. Io direi semplicemente così: Il signor Ranetti non si batte.
Eh!
Non si batte.
Anch'io voglio arrivare a questa conclusione, ma ragionando e persuadendoli.
Che ragionando? che arrivare? Questo è un fatto. Questo è il punto di partenza, non quello di arrivo. Non mi batto. Tutto il resto è vanità.
Ma allora perchè mandi noi?
Per dirglielo.
Potevi dirlo tu.
Le forme!
Ma non so se Fabrizio vorrà fare questa parte.
Che parte?
Andare a dire da bel principio che uno non si batte.
Subito che è vero.
Va bene, ma….
Tu stai per il duello?
No, ma, o non si va, o si discute.
Che! che! Non rispondere è una cosa grossolana, discutere è una debolezza. Chi accetta la discussione ammette di poter aver torto e di doverlo riconoscere. Io non voglio.
Diavolo! ma è difficile.
Perchè? Quando c'è stato il colera avete visto se me ne impippavo del pericolo, ma pigliarmi del villano e una sciabolata, è cretino. Se il tenente vuol venire all'erba con due bastoni ci sto. Pari, pari. Ma non sono abbastanza ben vestito per la cavalleria.
Cosa vuoi che ti dica? io credo che Fabrizio non ne vorrà sapere.
MARTA e detti.
L'avvocato Fabrizio non è in casa, non è nemmeno andato a far colazione.
Va bene.
Marta via.
Detti meno MARTA.
Sarà dal dottor Brusio per quella causa.
No, quella causa non si fa.
Rubbo ha tirato fuori i quattrini?
Ha pagato. Non tutto in contanti, ma…. Una cambiale di 8000 lire del conte Arcieri.
Il padre?
S'intende.
E il dottore l'ha accettata?
Me lo domandi? con una buona firma!
Per Dio! non so che buona firma abbia potuto trovare quello spiantato!
Come non sai? La tua!
La mia?!
Tu non hai firmato una cambiale del conte?
Io non ho mai firmato cambiali in vita mia. Chi t'ha detto questo?
L'ho veduta un'ora fa.
Colla mia firma?
Diavolo! la conosco eh?
Ma è falsa!
Eh!
È falsa! Ah! per esempio lo mando in galera dritto. La mia firma tu hai veduto?
Ma se ti dico….
Ah questa!
Anzi il dottore sapendo che abbiamo venduto i mulini, contava….
Ma è falsa, è falsa…. io non pago se mi indorassero. Canaglia! in galera lo mando.
Mi spiace per suo figlio.
Pensa bene a quello che dici, Ranetti, tu oggi avevi la testa via.
Che? per il duello? non ci pensavo nemmeno: ma ti dico una cambiale di 8000 lire avvallata Giulio Scarli.
Ma capisci bene se io…. 8000 lire! Come mai ilDottore ha potuto credere?…
Chi è che va a pensare ad un falso! D'altronde tu sei tanto amico del figlio che potevi benissimo…. Io stesso quando ho visto il tuo nome, ho pensato: ecco uno dei bei regali dell'amicizia! E mi son detto: Giulio si fida!
Mi fido! Certo mi fiderei di Fabrizio!
Denari e donne non fidarsi di nessuno!
Sì, va', lascia le sentenze ora. Fabrizio non c'entra. L'essenziale è che io non riconosco la firma, e che il dottore lo deve sapere sul momento.
Bisognerà provare.
Oh le firme false si conoscono. Vieni con me, andiamo dal Dottore.
Bada che quello non ci mette tempo in mezzo. Va dal Procuratore del Re, dritto.
Ebbene ci vada.
E Fabrizio?
Povero ragazzo!
Può pagare?
Mai più!
Allora è un processo.
Oh!
Siede accorato.
Capirai che col padre accusato di falso e condannato, la sua carriera è bell'e finita. È certo che se non pagate nè tu, nè lui, il Dottore non è tenero, il processo lo fa.
Povero ragazzo!
Ma non mi hai detto che ha una pensione di 2000 lire?
È vero!
Allora può trovare.
Sì sì sì. Non ci pensavo. Già con quelli può rispondere.
RANETTI accomiatandosi.
Se lo vedo te lo mando.
Sì, 8000 lire eh?
Otto mila.
Bene—ora vai—lasciami. Inutile che ti raccomandi il segreto.
Oh!—E per il mio affare?
Quale?
La sfida!
Se tu potessi scusare senza di me? Vedi bene?
È perchè tu sei il Presidente del Circolo.
Signore Iddio!
Abbi pazienza!
A che ora è l'appuntamento?
Alle cinque al Circolo.
Sono le tre. Ci sarò.
E se incontro Fabrizio te lo mando.
No… non gli dir nulla. E va' via—lasciami pensare—va' via.
Addio!
Scampanellata violenta.
Questo è Fabrizio e sa tutto: si sente dalla mano.
Non una parola.
Siamo intesi eh? Non mi batto.
Via.
FABRIZIO e GIULIO.
Tu hai firmato una cambiale di mio padre?
Chi ti ha detto?
Lo sai già! Ranetti è venuto ad avvertirtene. Non ci ha creduto nemmeno lui! Sono disonorato!
Ma no, Ranetti non è venuto per questo.
Non importa! sono disonorato!
E quando l'avessi firmata?
Non è vero.
Ma se….
Non è vero, non è vero. Non cercare d'ingannarmi. Me l'avresti detto. Prima di tutto non l'avresti firmata. Tu non metteresti il tuo nome d'accanto a… E poi me lo avresti detto. E va bene! Sono il figlio di un falsario.
Fabrizio!
Oh! non mi fa nemmeno meraviglia, guarda! Non ho visto la cambiale, ma appena il Dottore mi ha detto che aveva la tua firma, ho pensato subito: è falsa! Subito! Come alla cosa più naturale del mondo! Lui stesso stamattina…. ora capisco!… Mi rincresce che è il tuo nome di mezzo!
Senti, Fabrizio…. non l'ho firmata, è vero, è inutile ingannarti. Tu resti quello che sei e nessuno conosce nulla. Dunque tutto si riduce alla perdita del denaro… che è una cosa gravissima.
Oh!
No—gravissima, lascia stare. Ad ogni modo nel male non è il peggio danno. Questione di trovarli.