ATTO PRIMOGalleria a vetrate con tre porte: quella nel mezzo in fondo mette nel giardino; quella a destra dello spettatore scorge al quartiere del commendatore Savelli, e l'altra a sinistra alle stanze di Luigia e Prospera ed al resto della villa. Statue, vasi di fiori; un tavolo con giornali, campanello e l'occorrente per iscrivere, a destra; un canapè a sinistra; seggiole e poltrone. È giorno, di primavera.SCENA I.LUIGIAePROSPERAdal giardino.Luig.(entrando in iscena con un fiore in mano). — Non temi che messo nei capelli questo fiore dia un po' troppo nell'occhio?Prosp.— A chi? Tanto già non sarà il fiore che il cugino guarderà di più.(mette il fiore nei capelli di Luigia)Luig.— Non ho fatto un po' di toeletta soltanto per il cugino.Prosp.— Brava, che dei partiti come te non ce n'è mica molti, mentre di migliori del cugino...Luig.— Zitta che potrebbe arrivare mio padre. È vero che egli non bada alla ricchezza...Prosp.— E se non bada alla ricchezza, perchè non ti accorda in isposa all'avvocato Silvestri, giovane bravo e bello quanto un altro, e per di più già sostituto Procuratore del Re?Luig.— Per un semplicissimo motivo: perchè il Silvestri non ha mai pensato a domandare la mia mano!Prosp.— Un momento!Non ha mai pensatoè una cosa che non sa che Domineddio, e quanto al domandare, si puòfar presto, veh! E tuo cugino l'ha forse domandata la tua mano? No. È tuo padre che s'è ficcato in capo di fare questo bel matrimonio. Tuo cugino ti sposerà, bel merito, colla tua dote! ma non potrà mai dire di aver dimostrato di volerti bene: sono de' begli anni che non s'è degnato di lasciarsi vedere! Scommetto che non lo riconosceresti neanche.Luig.— Lo vedrò oggi; se mi piacerà la sua persona ed il suo contegno e se mio padre lo vorrà, lo sposerò; altrimenti aspetterò che se ne presenti un altro migliore.Prosp.— Allora l'avvocato Silvestri?Luig.— Fin che non ho veduto e studiato un pochino il cugino, non mi dichiaro per nessuno.Prosp.— Ma il Silvestri non ti dispiace?Luig.— No; sono anzi convinta che è un giovane ammodo...Prosp.— To' un bacio! Anzi due!Luig.— Perchè?Prosp.— Perchè sarà un ghiribizzo, ma io sarei tanto consolata di vederti sua moglie, tanto persuasa che saresti maritata bene, che non ti dico che questo: se fossi ancora giovane come te, brutta non lo era neanch'io, me lo piglierei io subito subito!SCENA II.GIUSEPPEdal giardino in abito da uscire.Dette.Gius.— Brava la mia Luigia: già tutta in gala!Luig.— Per far onore ai tuoi invitati ed al cugino. E dimmi, come sta l'Alessandri?Gius.— Pur troppo non c'è più nulla da sperare.Prosp.— Oh! finchè c'è fiato c'è vita.Gius.— Il guaio è che è giusto il fiato che comincia a mancare al nostro deputato. È tutto in ordine, Prospera?Prosp.— Tutto. Vedrà la tavola. Fiori a bizzeffe. Nel bel mezzo, fra i posti d'onore, il gran trionfo d'argento.Gius.— A proposito dei posti d'onore, ti sei ricordata che il nostro vecchio Vicario va matto per lo stufato al Madèra?Prosp.— Si figuri! Per assicurarmi ho voluto assaggiare il Madèra che ha fatto venire di città: eccellente!Gius.— Speriamo che non ti sia ingannata.Prosp.— No, perchè anche il cuoco ed il cocchiere l'hanno trovato meraviglioso.Gius.— L'hanno assaggiato anche loro? E non l'ha assaggiato nessun altro?Prosp.— Si, un ditino la cameriera che l'ha trovato sublime.Gius.— Allora non c'è più da sperare che una cosa: che lo possa assaggiare un pochino anche lo stufato. — Ma avete pensato a quelli che non pranzano mai e desinano di rado?Prosp.— C'ha pensato lei e basta! Già se lei è rispettato e benedetto da tutti lo deve a questa sua figliuola così cara, bella e buona!Luig.— Quando la smetti?Prosp.— Che ho forse da benedire il giorno in cui qualche omaccio ti porterà via dai piedi?Gius.— Nessuno me l'ha da portar via la mia Luigia: sposare, oh questo sì, se la si merita; ma in casa, sempre con me!Luig.— Quanto sei buono!(lo abbraccia)Bada, Prospera, che laggiù al cancello c'è un signore e non c'è nessuno ad aprirgli.Prosp.— Corro io subito. Ma che faccia proibita! Che sia uno degli amici dell'avvocatino Tullio?Gius.— Possibile che in tanti anni non ti sia svezzata dal metter fuori quanto ti viene in bocca? Davvero che faresti dubitare della perfettibilità dell'uomo!Prosp.— Scusi, commendatore; ma s'io fossi perfetta sarei troppo noiosa, e poi con sua licenza io non sono un uomo, no davvero!(corre via dal fondo)Gius.— (E neanche una donna alla tua età: un essere neutro!) Oh! mentre siamo soli, dimmi un po', sei contenta di rivederlo questo cugino che con te forma ora la mia famiglia?Luig.— Contentissima, e spero che egli sia degno dell'interesse che gli porti.Gius.— Lo deve essere degno, e lo sarà, se il suo cuoreè all'altezza del suo ingegno. Ma il tuo cuore è sempre libero?Luig.— Liberissimo, te l'ho già detto.Gius.— Sì; ma da un giorno all'altro voi altre ragazze...Luig.— Sarà; ma io non preferisco nessuno, neanche fra i giovani ammessi in casa. Non c'ho gran merito, veh! poichè nessuno di loro, fuori dei soliti complimenti, dimostrò mai di voler aspirare alla mia mano... E l'avvocato Silvestri non fa neanche i complimenti!Gius.— Sfido io: un sostituto Procuratore del Re! Ma è un giovane proprio di proposito, che ha un alto ideale della vita...Luig.— Davvero?Gius.— Certo. Ho visto più d'una volta che mentre può accendersi per un'impresa generosa, il sentimento del dovere parla in lui sempre più forte dell'entusiasmo... Noi abbiamo molto bisogno di giovani cosiffatti... Anzi, se non ci fosse... (Ma che dico?) Parliamo di Tullio... Vedi, io sarei proprio contento che ti piacesse, e che fosse degno di te, perchè col dono della tua mano riparerei senza farti torto alle ingiustizie della sorte che bersagliò il mio povero fratello.Luig.— Tu giudicherai se egli mi convenga; quanto al piacermi o no, non dubitare che te lo dirò presto, sinceramente e senza leggerezza.Gius.— Oh brava la mia Luigia, e sta pur sicura che se non ti piace non l'hai da sposare.SCENA III.BOBIdal fondo conPROSPERA.Detti.Prosp.(a Bobi). — Ecco il signor avvocato Savelli.Bobi.— Lui?Luig.— Vado ad aspettarti in giardino. Prospera. Signore...(esce dal fondo)Prosp.— Vengo subito.(a Bobi porgendogli una sedia)S'accomodi.Bobi.— Ma è proprio lei l'avvocato Savelli di cui parla il giornale? Me lo davano per uomo di prima gioventù, e lei...Gius.— Si figuri che io sia della seconda, di quella che non finisce più. Con chi ho il piacere di parlare?Bobi.— Con me e faccio l'accollatario.Gius.— Badi che ho smesso giusto ora di fare l'avvocato.Bobi.— Possibile? Ma se si trattasse d'un affare che le darebbe onore e quattrini?Gius.— Quanto a quattrini mi contento di quelli che ho guadagnato in quarant'anni di lavoro assiduo; per l'onore, se n'avessi bisogno, sarebbe un po' tardi.SCENA IV.SILVESTRIdal fondo.Detti.Prosp.— L'avvocato Silvestri. Venga, venga!Gius.— Benvenuto, signor Silvestri.(a Bobi)Ma se io non posso avere il piacere di servirla e le basta un consiglio, ecco un avvocato che conosce la legge appuntino e che è cortese quanto bravo.Silv.— Troppo onore, signor commendatore.(a Bobi)Dica liberamente.Bobi.— (Commendatore? Ma allora non è lui). Ecco, le dirò: io ho avuto una commissione curiosa. Sa lei del processo Valori che si sta per fare?Silv.— Nessuno lo conosce meglio di me. Farà molto rumore, sebbene non mi sia riescito di mettere le mani addosso al reo.Bobi(sbalordito). — Lei?Silv.— Sostituto Procuratore del Re ai suoi comandi.Bobi.— Obbligato!... Non s'incomodi!... Mi rincresce di essermi dato tanto disturbo... Cioè!... Basta.Silv.— Come le piace.(si riavvicina a Giuseppe)Prosp.(a Giuseppe). — Mi dimenticavo di dirle che il cocchiere domanda se ha da andare alla stazione ad aspettare il cavalier Valori.Bobi.— Valori?!Silv.— L'industriale di Belmonte, quello che poco mancò non fosse per ogni verso vittima dell'imputato...Gius.— Se approfitta del mio legno per recarsi alla stazione, lo vede.Bobi.— Grazie tante! Non voglio far altre conoscenze io! E poi mi fa meglio andare a piedi... Ma lei non ha un figliuolo che s'è messo soltanto or ora a far l'avvocato?Gius.— Il nipote, Tullio Savelli.Bobi.— Ecco quello che io cerco, quello di cui parla il giornale, Tullio!Gius.— Se ritorna fra un'oretta, o va alla stazione lo vede.Bobi.— Vado alla stazione. (Ma non vorrei imbattermi nel Valori...)(a Prospera)Non c'è altra strada per andare alla stazione?Prosp.— Sicuro che c'è; il sentiero per i campi in faccia alla porta del giardino, giù dritto fino in fondo alla scesa. Laggiù troverà una bella casa con tanto d'arme sulla porta, la infili sicuro come in chiesa, attraversi l'orto e darà subito del naso nella stazione.Bobi.— Gli è il fatto mio... Ma che cos'è quella bella casa coll'arme sulla porta in cui devo entrare?Prosp.— La caserma dei carabinieri.Bobi.— La caserma dei carabinieri?!(esce rapidamente dal fondo seguito da Prospera sino alla soglia)Prosp.— Ma non di li! Per il sentiero! — Gli dico di qua e lui va di là!(gli scompare dietro)Silv.— Mi permette, signor commendatore, che io approfitti di questo momento in cui siamo soli per dirle due parole?Gius.— Volentieri. S'accomodi. (Che mi vorrà dire? Forse del processo...)Silv.— Comprendo che abuso forse della sua bontà; ma non posso differire la preghiera che sto per farle.Gius.— Lei non abusa di nulla, ed io sarò lietissimo di provarle quanta stima ho per lei. Dica adunque liberamente.Silv.— Ebbene, sappia che io non ho potuto frequentare la sua casa senza rimanere vivamente colpito dalle grazie dello spirito e della persona della sua signorina.Gius.— Come? Come? E aspetta a venirmelo a dire adesso che sta per arrivare quel nipote che desidero dare in sposo a mia figlia?Silv.— Sì, perchè non l'ho saputo che stamane.Gius.— E lei, appena saputo che io desidero questo matrimonio, invece di dire: pazienza, dovevo venir prima, sono arrivato troppo tardi, viene a confessarmi il suo amore giusto quando sta per arrivare l'altro! Eh! non c'è che dire, questo si chiama proprio scegliere il momento buono! Ma sa che se io non la conoscessi per giovane educato e modesto, m'avrebbe l'aria di dirmi: non la dia al nipote la sua Luigia, che non la merita, la dia a me che la merito il doppio!Silv.— Mi perdoni; ma io non posso esser venuto a domandarle la mano della sua figliuola.Gius.— E a quale scopo mi viene allora a fare la sua confessione? Dal momento che sa che la ragazza è destinata ad altri, mi pare che l'incidente sia bell'e esaurito! Io l'ho invitata alla piccola festa che faccio in casa per l'inscrizione del nipote nel collegio degli avvocati: se rimane mi fa un piacere; ma se teme di non potersi contenere, io la lascio in libertà, e amici come prima.Silv.— Mi farò forte, e poi il rispetto che ho per lei basterebbe a ricordarmi il mio dovere.Gius.— (Povero giovane!) Ma un momento: Luigia non sa nulla di tutto questo?Silv.— Oh, senza il suo consenso!Gius.— Bravo! Bravo davvero! (Lo fa apposta a condursi così bene!) Mi duole, sa, che m'abbia fatto questa sua confessione, mi duole davvero e tanto più quanto è grande la stima e la simpatia che ho per lei... Si, e non esito a dirle chiaramente che se non avessi il nipote, se il nipote non convenisse, sarei ben contento di avere per genero un giovane come lei.(si alza)Silv.(con calore, alzandosi). — Dice davvero?Gius.— Ho sempre detto quello che penso in casa, in tribunale, in Parlamento.Silv.— Allora io la ringrazio di gran cuore di concedermi quanto sono venuto a domandarle, una speranza.Gius.— Ma che speranza dal momento che la dò al nipote?Silv.— Perdoni; ma lei ha detto che se il nipote per qualche verso non convenisse...Gius.— Sì che l'ho detto; ma perchè non ha da convenire? Crede forse che Tullio sia brutto come uno scarabocchio e scipito come una testa di rapa?Silv.— No; ma se per caso non piacesse alla signorina o non contentasse lei...Gius.— Piacerà! Contenterà!Silv.— Può essere, ma io non rinunzio alla speranza che possa non piacere e non contentare...Gius.— Ma guarda che chiodo s'è fitto in capo! Quasi quasi darei subito subito la figlia al nipote senza condizione!Silv.(ridendo). — Di questo non ho punto timore.Gius.— Oh sta a vedere che mi mette in puntiglio! E chi le dice che io non sia capace di farlo?Silv.— Tutto quanto il suo passato.Gius.— Ha ragione.Silv.— E poi me l'ha già permesso di sperare!Gius.— Ebbene speri, speri pure; ma mi lasci dire che se non ha altri moccoli, dovrà andare a letto al buio... e solo!Silv.— Solo, no... colla mia speranza!Gius.— Padrone! Padronissimo!Silv.— E io la ringrazio nuovamente di questo altro permesso.Gius.— To', ora gliel'ho già permesso due volte! Ma ad ogni modo rimane fra di noi due, eh?Silv.— Sul mio onore.Gius.(porgendogli la destra). — Bravo! Io al suo posto dispererei; ma dal momento che a lei fa piacere sperare, che gli ho da dire? Tutti i gusti sono gusti!SCENA V.PROSPERAeGEREMIA GEREMEIdal fondo.Detti.Prosp.— C'è questo signore che desidera un consiglio, signor Giuseppe.Gius.— Veramente non farei più l'avvocato; ma poichè s'è disturbato a venire quassù, e non si tratta che di un consiglio...Silv.— Mi permette di accompagnare la signora Prospera in giardino?Gius.— Non mi lasci, pigli un giornale. (È vero che si contenta di sperare; ma non vorrei che sperassero in due).Prosp.— Allora sarà per un'altra volta.(esce dal fondo)Gius.— Con chi ho il piacere di parlare?Ger.— Geremia Geremei, fabbricante di antichità e didecorazionia scelta... Solamente a guardarmi lei capisce subito che non ho ammazzato nessuno, e che non vengo a disturbarla per cercare il modo di farla liscia colla giustizia. Amo anch'io la libertà, sebbene sotto certi aspetti si stesse meglio prima, e non c'è nessuno che mi valga nel far la guerra ai preti e nel sostenere i fondi pubblici... Ah! non ho superstizioni io: mangio salame e prosciutto tutti i venerdì...Gius.— Un bel coraggio.Ger.— Non lo dico per imbottirmi, sono un buon patriotta; e quando c'era la guardia nazionale buon'anima sua, non ero di quelli che pagavano cinque lire per sottrarsi al servizio! Piuttosto l'avrei fatto io per gli altri, se non mi avessero creduto degno del grado di caporale...Gius.— Favorisca di venire al concreto.Ger.— Subito. Il concreto è che m'hanno ficcato nei Giurati.Gius.— Poichè è così buon patriotta...Ger.— Sicuro; ma c'è un ma! Anzi ce ne sono parecchi dei ma! Prima di tutto sono abituato a fare tre piccoli pasti al giorno e non posso in coscienza espormi a farne uno solo, in un ambiente troppo caldo, col pericolo di essere preso dal sonno dinnanzi alla Corte mentre un tal peso gravita sul mio stomaco e sulla mia responsabilità. E poi come potrei espormi a firmare una sentenza di morte, io che ho lettoLe ventiquattr'ore di Vittor Ugo condannato a morte? Mandare in prigione un disgraziato, io che so a memoriaLe sue prigionidi Silvio Pellico? Non è possibile, sulla fede ch'io giuro! E per tutto l'oro del mondo... o almeno per una bella somma, non voglio espormi al pericolo di una vendetta per punire un uomo che a me non mi ha fatto proprio nulla. Ah! per difendere la società? Bellina la società! Ognuno per sè e Dio per tutti, dico io. E poi c'è dell'altro. Io ho preso moglie da poco.... Chi non fa la sua corbelleria? E mia moglie, non faccio perdire, è giovane e belloccia; lo sa e non le dispiace che glielo dicano. Ora lei mi capisce, colla bottega aperta al primo cavaliere venuto, con tutti i mosconi che ronzano attorno alla donna degli altri, lei converrà con me che non posso occuparmi delle birbonate fatte agli altri, mentre sono sicuro che tirano di farne una a me delle più solenni! Ledecorazioni, venderle, questo sì... ma lasciare che gli altridecorinome, no! E poi, e poi che Giurati d'Egitto! Facciano i magistrati, li paghiamo per questo! E che dibattimento, dal momento che hanno potuto coglierli! Che reclusione, che galera! Costa troppo! E se non scappano dura così poco ora anche la galera a vita! Quattro palle nello stomaco ai ladri, dico io, e gli omicida, se non li vogliono impiccare, via, lontano lontano, in un'isola sotto la canicola e che sia tutta tutta ben circondata dal mare!Gius.(che durante lo sproloquio di Geremia ha scambiato qualche sguardo col Silvestri). — Lo sono anch'io Giurato nel prossimo processo per l'affare Valori. Conosco poi le condizioni che possono esimere da quest'obbligo, che una volta parve il diritto più solenne e prezioso che ci abbia conferito la libertà!...Ger.— Eh! già, me lo immagino; ma ora le sono quarantottate.Gius.— Non le domando se sia elettore politico...Ger.— Credo; ma non ho tempo da perdere.Gius.— Se abbia compiuto i trent'anni e sappia leggere...Ger.— Basta che non sia dinnanzi a molta gente.Gius.— Se abbia subito delle condanne...Ger.— Un po' di prigione per la guardia nazionale, prima dello scioglimento; nient'altro(ridendo)finora!Gius.— Se non sia stato Segretario, Direttore o Ministro...Ger.— Prima d'essere padrone, ero ministro, lo dico senza rossore.Gius.— Questo sentimento lo onora; ma io parlo di Ministri di Stato.Ger.— Eh! allora non le venderei ledecorazioni!Gius.— (Le porterebbe tutte lui!) E la salute è eccellente, mi pare?Ger.— Per uno sposo non c'è male, mi contento.Gius.— Allora bisogna rassegnarsi a fare il suo dovere, altrimenti incorre in una multa da lire trecento a mille con sentenza della Corte d'Assise, la quale porta con sè il rifacimento di ogni danno e spesa al tribunale, all'imputato ed ai testimoni che nel processo Valori sono oltre al centinaio.Ger.(scattando in piedi). — E questa si chiama libertà? Alla fin fine non l'ho domandato io di fare il Giurato, e se anche ci fossi stato obbligato, mai per farlo per forza!Gius.— Signor Geremia, non ho altro consiglio da darle.Ger.(simulando di essere in collera). — E dal momento che con cinque lire si faceva montar la guardia da un altro, perchè non si può incaricarlo anche di fare il Giurato?Gius.— Signor Geremei, se desidera anche la mia opinione su questo, le dirò gratuitamente che pretendere una patria senza leggi ed una libertà senza doveri equivale ad essere indegni della patria e della libertà.Ger.— Avvocato, lei mi manca di rispetto!Gius.— Sa, con me quest'artifizio non serve: sono venticinque lire che la invito a pagare il mio disturbo.Ger.(mutando subito tono). — Venticinque lire un semplice consiglio, caro signore?Gius.— Quando non è cento.Ger.— Ma per un padre di famiglia?Gius.— Se non ha preso moglie che ora!Ger.— Sì; ma nella mia parentela siamo un po' come i conigli... Mettiamo quindici lire, via!Gius.— Non mercanteggio.(suona il campanello)Ger.(colla borsa in mano). — Gli affari vanno così male... Eccole un bel biglietto da venti lire, bell'e nuovo...SCENA VI.UnSERVOdalla destra.Detti.Ger.— Neanche venti lire?(aspro)Bene, tenga, tenga le sue venticinque lire... Ma io sono molto più discreto nei miei affari.Gius.— Piglia quel denaro, Bernardo; lo darai al Vicario per i poveri a nome di questo signore.Ger.(furioso). — Non ci mancherebbe altro che si sapesse che regalo cinque scudi ai loro preti!(al servo)Dite che è lui il donatore e vi crederà: il Vicario sa probabilmente come il signore fa presto a guadagnarli.(via dal fondo senza salutare, col cappello in capo)Gius.— Ha sentito?Silv.— Valeva proprio la pena che tanta brava gente consumasse la vita nell'esilio e sui campi di battaglia per avere di cotesti cittadini!SCENA VII.PROSPERAeMARCOLINIdal fondo.Detti.Marc.(parola spedita e volubile, interrotta da frequenti risatine). — Mille grazie, signora, ma non mi sono ignote le nobilissime sembianze dell'illustre avvocato commendatore Savelli.(a Giuseppe)Mi scusi, mi perdoni se premendomi di vedere suo nipote mi sono fatto lecito di accettare l'invito fatto senza distinzione agli amici di Tullio, prima di avere l'alto onore di esserle presentato.Gius.— Non dica di più e s'accomodi. L'avvocato Silvestri, sostituto Procuratore del Re.Marc.— L'ho già visto in tribunale; visto, sentito ed ammirato.(s'inchina a Silvestri e a Prospera, la quale lo ricambia e poi esce dal fondo)Dopo lei... Dopo lei, se non disturbo.(siede)Ma se per caso disturbo...(si rialza)Gius.— Ma la prego... (Che sia già un cliente di Tullio?) Ella conosce adunque mio nipote?Marc.— Moltissimo, illustre signor avvocato commendatore!Gius.— Mi chiami semplicemente come desidero, signor Giuseppe.Marc.— Modestia antica! Virtù perduta! Non per nulla lei è onore e decoro d'Astrea, degno rivale del Bastiani, il maestro di suo nipote, valoroso criminalista, ma meno di lei forte nel civile quanto nel criminale!Gius.— Lei mi confonde... (Deve essere un pezzo grosso). E lei che ne dice di mio nipote, signor commendatore?Marc.(si alza, s'inchina e risiede). — Grazie, ma non lo sono ancora. Di suo nipote non dico che una cosa, un pensiero, una frase: tutto dimostra in lui che è nato esclusivamente per il foro!Gius.(a Silvestri). — Sente?Silv.— Non mi fa meraviglia; è suo nipote.Gius.— E dica, dica, signor cavaliere...Marc.(come sopra, alzandosi, ecc.). — Grazie, ma non lo sono ancora.Gius.— Possibile?Silv.— Qualche eccezione a cercar bene c'è ancora.Gius.— Ma scomparirà, scomparirà presto!Marc.(come sopra). — Troppo gentile. Suo nipote farà una riescita splendida, fenomenale, direi quasi piramidale, così che eclisserà tutti quanti gli avvocati, e sa perchè? Perchè è nato avvocato come altri nasce poeta, vate, profeta.SCENA VIII.LUIGIAcon un mazzo di fiori slegati che depone sul tavolo, dal fondo.Detti.Silv.— A meraviglia! Ma lei ha una ricchezza di sinonimi e di aggettivi che sbalordisce.Marc.— Eh! se toglie l'aggettivo alla letteratura e all'arte oratoria, che cosa resta? E poi due, tre martellate conficcano meglio un chiodo che una sola!Silv.(scherzando). — È vero che lei piglia così il nostro cervello per un pezzo di legno, ma la spiegazione è evidente.Gius.— Senti, Luigia, che cosa dice il signore di Tullio.(a Marcolini alzatosi)Mia figlia, stia commodo, signor..... professore.Marc.— Non sono professore, grazie. Dicevo che Tullio è avvocato nato. Ma quale meraviglia se il destino lo faceva nascere di famiglia già famosa nell'arte oratoria? Quale meraviglia se sua madre, quasi presàga del futuro, bene vi auspicava battezzandolo col nome del più grande oratore romano, sebbene non fosse veramente un romanodeRoma ma Arpinate, l'immortale più che divino Marco Tullio Cicerone?Gius.— (Dev'essere un giudice di tribunale). È vero, signor magistrato, è vero.Marc.— Grazie, non sono magistrato. La sua è adunque una vera consacrazione naturale, originale, direi fatale, sopratutto per le grandi cause criminali, perchè egli ha il segreto del nuovo e dell'impreveduto che intontisce il pubblico; il torrente di filippiche e il fuoco d'artifizio che annichila il Pubblico Ministero...Silv.— Mille grazie dell'avvertimento.Marc.(con un inchino). — Era un dovere per me.(seguitando)E infine l'arte superlativa, indispensabile per vincere; l'ineffabile arte di toccar le corde ai Giurati! — La parola essendo un fatto —for farisparlare ed agire — chi disse che il silenzio è d'oro non era certo un avvocato: la parola è un suono, è un'idea, ma forse più giova suono che idea, ed è perciò che Tullio ha una voce e due polmoni che possono lavorare tre, quattro ore come tutto il giorno, vale a dire finchè la parte avversaria non sia rimasta senza fiato. Che armonia in tanta forza! Che varietà di gamme dalle basse per parlare ai giudici, alle medie per i Giurati, alle acutissime per trafiggere il Pubblico Ministero! E a sentirlo vi par sempre che sia uno specialista, lo specialista del soggetto che tratta...(con sdegno)Il mio Tullio un miserabile specialista? Ma allora il concertista meraviglioso non saprebbe suonare che un pezzo, il comico potente non saprebbe recitar bene che una commedia! Tullio invece è tutta un'orchestra, tutta una compagnia di comici impareggiabili!Gius.— Senza dubbio, il signore è un artista?Marc.— Sarebbe troppo onore; ma a lei pare forse che paragonando Tullio ad un attore, gli faccia torto. No, illustre signore, perchè comico ed avvocato sono, in fondo, una cosa sola!Gius.eSilv.— Oh via!Marc.— E glie lo provo subito. Un avvocato non è forse tanto più bravo, quanto più fa valere la parte che si è assunto di rappresentare in Tribunale?Gli altri.— Senza dubbio.Marc.— E che cosa è un comico, se non l'avvocato chetanto s'immedesima nella sua parte, da farla parere parte sua, causa sua, passione sua? Dunque avvocati e comici professano in fondo una poco dissimile arte magnifica e fuggitiva, colla sola diversità che il comico non recita che in teatro, e non dà mai ad intendere di recitare la parte del patriotta per il bene del popolo e della nazione!Gli altri.— Bravo, signor avvocato, bravo!Marc.— Mille sentitissime grazie; ma non sono neanche avvocato.Gius.— (Chi diavolo può essere?) Sono ben lieto che Tullio abbia tante disposizioni; ma al mio tempo non si conosceva l'avvocato concertista, attore e che so io!Marc.— Lo credo io! allora non c'erano i Giurati, e toccar le corde ai magistrati, eh! eh! era tutto un altro par di maniche.Silv.— Mi scusi; ma dove le ha trattate il signor avvocato Tullio tutte le cause che hanno rivelato il suo straordinario ingegno?Marc.— Nel suo studio, fra me e l'avvocato Petronio Barbariccia. Io faccio da Giurato e Barbariccia da delinquente. A proposito, eccolo in persona.SCENA IX.PROSPERAe l'avvocatoPETRONIO BARBARICCIAdal fondo.Detti.Prosp.—(ironica)Un amico intimo del sor Tullio!Gius.— Favorisca, signor avvocato.Petr.— Sono amico di suo nipote, anzi compagno di università.CiaoMarcolini. Tullio mi ha datoappuntamentoqui, ed io ci sono venuto senzagéna.Gius.(a Luigia). — Deve essere un francese. — S'accomodi.Petr.— Dopo due ore di tram? Basta.Gius.— Padrone. Fa anche lei l'avvocato?Petr.— A che? Noi si bada ai principii e non ad arrangiarci. So quello che mi dico.Gius.— (È più fortunato di me).Marc.— Di' loro subito che dirigi un giornale.Petr.—La Torpedine, al loro servizio.Gius.— Alla larga! Ma il signore propugna forse la difesa delle nostre coste?Petr.— Io non difendo nulla, al contrario.La Torpedinesociale.Gius.— Allora la rottura! Ma, mi perdoni, non l'ho mai intesa nominare.Petr.— Non mi meraviglio. So di quali idee lei èimbibito...Gius.— Finora non capisco di quali siaimbibitolei; ma, ad ogni modo, sappia che le mie non hanno mai escluso nessuna opinione onesta e sincera.Petr.— Il signor Silvestri potrà dirle quali sono le mie idee.Silv.— Mi scuserà se in conversazione non ricordo mai quanto ho saputo o detto in correzionale.Petr.— Tanto meglio; ma vorrà almeno aggiungere in processo di stampa.Silv.— Se crede che debba dire così, sia.Luig.— (Che amici curiosi ha Tullio!)SCENA X.VALORIdal fondo.Detti.Val.(fuori di scena). — Grazie, sora Prospera; ma lei lo sa, in casa Savelli non ho bisogno di essere annunziato.(in iscena dal fondo)Mio egregio amico... Gentile signorina... Signori...Gius.— Caro il mio Valori! — Il cavalier Valori, gentiluomo benemerito della nostra industria. — L'avvocato Silvestri, l'avvocato Barbariccia, direttore dellaTorpedine sociale, se ti fa commodo, e il signor...Marc.— Marco Marcolini, ai suoi comandi.Luig.— Cavaliere, io la ringrazio tanto e tanto delle bellissime giunchiglie che ha avuto la gentilezza di mandarmi; ma in compenso le farò vedere la bella stufa che il babbo mi ha fatto fare presso il mio salottino.Gius.— Mi ha quasi finito i quattrini. Ma li ama tanto quei benedetti fiori!Luig.(porgendo a ciascuno un fiore). — E chi non li ama?Petr.— Io.Luig.— Dice sul serio?Petr.— Noi nonfaceziamomai.Gius.— (Loro si trincerano).Petr.— Noi odiamo le arti come tutto quello che rompe l'eguaglianza, e così combattiamo i fiori, che sono l'aristocrazia della natura.Luig.— Sa che il loro coraggio mi fa paura?Gius.— Loro come filosofi umanitari vorrebbero che la natura matrigna, invece di pensare alla poesia dei fiori, si fosse occupata solamente delle frutta, del frumento...Petr.— Dica pure senzagenarsidei pomi di terra.Gius.— Bravissimo! Ma giacchè non ci si devegenare, chiamiamoli addirittura patate; è vero che ha la disgrazia di essere italiano, ma si capisce meglio. Luigia, non fai servire del vermouth a questi signori?Luig.— Sicuro, nel mio salottino; così ci daranno il loro parere intorno alla stufa.(ad un suo cenno si avviano tutti alla sinistra)Silv.— Volentieri, se un avvocato può parlare di questi lavori.Marc.— Ma un avvocato parla di tutto, siccome quello che può trasformarsi a suo piacere in tutto quello che vuole, in un giornalista come in un amministratore, in un uomo di Stato come in un banchiere. Pigli invece un medico. Pigliamo anzi un teologo...(scompare cogli altri dalla sinistra)Petr.(ultimo ad uscire). — Ma che teologo! A quest'ora piglierei qualche cosa di più sostanziale.(via)SCENA XI.TULLIO, in elegante abito da mattino, seguito da unSERVOche porta una sacchettina da viaggio, dal fondo.Tullio.— Zitto, zitto, che preferisco di fare loro una sorpresa!Servo.— La stanza destinata a lei è di qua, nel quartiere del signor Commendatore.(esce dalla destra)Tullio.— Non ho bisogno di nulla per ora. Mi tolgo questi guanti, ne infilo un paio di nuovi, e la mia toeletta è bell'e fatta... Che sorpresa per Luigia!(si guarda attorno)Ma la sua sorpresa non sarà certo maggiore della mia: che fattoria è quella dello zio, che villa, che giardino, che mobili! E come ogni cosa mi sorride! I contadini su per la salita mi salutano, i cani, invece di abbaiarmi, dimenano la coda, e tanto i buoi che gli asini mi danno delle occhiate fraterne... Ci sono delle piante che mi stendono con un fremito d'amore i loro rami fronzuti sul capo, per difendermi dal sole... E quelle poltrone lì non mi stendono forse i loro bracciuoli con un amabile s'accomodi? Grazie tante, più tardi, dopo desinare! Ma io capisco il segreto di così bell'accoglienza! Contadini e asini, cani e servitori, mobili e piante, presentite tutti(abbassando la voce)che il vero padrone qui sono io!(il servo dalla destra saluta con un profondo inchino Tullio, ed esce dalla sinistra)Che cosa dicevo? E se quello lì non è un imbecille, mi manda subito la mia Luigia... Se si fosse fatta più bella, se fosse per giunta allegra e spiritosa, allora io non avrei più nulla a desiderare! Ma perchè tante immeritate grazie di Dio? Perchè io ho la fortuna di essere nipote di uno zio che vale tutti gli zii di America!SCENA XII.LUIGIAdalla sinistra.Detto.Luig.— Tullio?Tullio(aprendo le braccia). — Luigia?Luig.(stendendogli la destra). — Con quanto piacere ti rivedo!Tullio.— E io! Ma non mi dai che una stretta di mano, cuginetta sempre più bella, cara ed elegante?Luig.— Zitto, zitto, e basti anche per l'avvenire.Tullio.— Tu vuoi far star zitto un avvocato e un avvocato che ti vuol bene? Ma non sai che quando pensavo a te non c'era più verso di studiare?Luig.— Dimmi, pensavi spesso a me?Tullio.— Ma ogni ora, ogni momento!Luig.— E allora devi aver studiato benino.Tullio.— Ma che studiare: avvocato si nasce.Luig.— E tu sei di quelli nati apposta?Tullio.— Mi lusingo che sì; ma non c'è merito, come a nascer sani, belli e spiritosi..... Parlo degli uomini che lo sono!Luig.— Ho capito, si nasce avvocati come si nasce modesti. Ma lascia che avverta lo zio del tuo arrivo, e faccia servire il vermouth agli amici tuoi e suoi.Tullio.— Senti: non ho il piacere di conoscere gli amici di tuo padre; ma se, in fatto d'appetito, somigliano ai miei, ti assicuro che non hanno bisogno di stuzzicanti per farsi onore. Siccome poi tuo padre mi rimanda in città, lascia che io approfitti di questo momento per assicurarti che nessuna delle tante cose belle e preziose che possiede m'è più cara del tuo affetto.Luig.— Del mio affetto? Ma tu parli di cosa che ancora non hai.Tullio(stupito). — Tu non mi vuoi più bene?Luig.— Come cugino, sempre. Ma, come aspirante alla mia mano...Tullio.— Poco?Luig.— Nulla.Tullio.— È meno che poco... Oh! Anche tuo padre mi ha detto che tocca a me a conquistarti; ebbene, io ti farò vicino e lontano una corte così assidua ed insistente, che se anche tu avessi il cuore freddo e duro... come quello d'un Pubblico Ministero, bisogna tuttavia che tu venga a quelle conclusioni che debbono formare la felicità della mia vita.Luig.— Ed io ti dico subito che ho tanta stima di mio padre, che, senza rinunziare al diritto di dire la mia opinione, lascio fin d'ora al suo criterio il giudizio definitivo.Tullio.— Ho capito. Egli farà da tribunale, e senza appello; qualcheduno si incaricherà certo di contrastarmi la vittoria, e questo farà da Procuratore del Re...Luig.— Può essere!Tullio.— Ma tu sola sei la Giurìa! E io so come si facoi Giurati. Io ho la mano leggera, delicata e svelta che fa bisogno per toccare i tasti più commoventi!Luig.— Tu parli della Giurìa come d'un pianoforte?Tullio.— Già, mentre non è che un piano debole! Mi sentirai; sono così sicuro di me, che ti dico subito che la sinfonia che io suonerò ha tre parti: prima, la parte seria, andante maestoso, per persuaderti che sono un giovane ammodo, serio quando occorre, con qualche cosa qui in mezzo alle ciglia; parte seconda, mi bemol minore, violini colle sordine, clarini e viole d'amore, indirizzata al cuore... prepara molte pezzuole; parte terza,(con un gesto)la stretta finale, con un prestissimo e una corona, per te sola, invocata da tutti e due!Luig.— Ebbene, io sentirò la sinfonia, e, se mi commoverà, se mi convincerà che tu sei veramente l'uomo che corrisponde al mio ideale, lo dirò al babbo.Tullio.— (Ha un ideale!)SCENA XIII.GIUSEPPE,VALORI,PETRONIO,MARCOLINIeSILVESTRIdalla sinistra.Detti.Gius.— Ma Luigia, quel vermouth? Tullio?! Qua!(aprendogli le braccia)«Dignus es intrare!»(agli altri)Mio nipote Tullio.(a Tullio)L'avvocato Silvestri, sostituito Procuratore del Re...Tullio.— (Mi è già antipatico). Fortunatissimo della sua conoscenza.Gius.— Due tuoi amici, l'avvocato Barbariccia e il signor Marcolini...Tullio(con una stretta di mano a ciascuno). — La fenice dei giovani di studio, il mio fido consigliere! — Bravo Petronio, sei stato di parola.(a Giuseppe)Penna scultoria e indipendenza a tutta prova...Gius.— (Dalla grammatica...) L'ho sentito.Tullio.— Un po' amico dei paradossi, ma profondo.Petr.— Grazie di questa giustizia.Gius.— (Allora profondo quanto modesto).Tullio(a Gius.). — Il Marcolini colla sua esperienza mi insegnerà le scorciatoie e lui col giornale mi farà un po' di strombettatura: non potrei essere più fortunato.Gius.— Scorciatoie? Strombettature sui giornali? Ma io ho fatto la mia carriera senza tutta questa roba!Tullio.— Lo credo io! La scuola classica italiana, la scuola antica, severa, dignitosa, aristocratica. Ma allora eravate in pochi, e si capisce, chi mi vuole, mi meriti. Ma ora che gli avvocati sono numerosi quanto itram, i tabaccai ed i liquoristi; adesso che per ogni birba ci sono almeno due avvocati, non sono più i clienti che debbono cercare umilmente gli avvocati, ma sono gli avvocati che debbono dar la caccia ai clienti, battere la gran cassa per attirare l'attenzione sopra di sè, ed arrivare a chiappare qualche merlotto!Gius.— Non pigliamo le cose così alla leggera, caro Tullio. Ci sono dei principii intorno a cui giova intenderci e subito...Tullio.— Sicuro, perchè dopo desinare i principii non sanno più di nulla.Gius.— Tu hai troppo spirito, quando non dici delle freddure, per credere che in te mi basti l'essere nipote ed avvocato.Tullio.— Oh! Farei torto a lei, a Luigia ed a me stesso.Gius.— Bravo; ma senti e ricorda queste poche parole che io credo di poterti dire dinnanzi ai tuoi amici, ai nostri amici, perchè sono sicuro che qualunque sia la loro opinione, le approveranno tutti. Noi, poveri vecchi della generazione passata, tramontiamo in uno splendido periodo di luce; ma non è che l'aurora di un giorno più fecondo e senza tramonto per la gloria della patria, se voi altri giovani, invece di atteggiarvi adesprits forts, che, senza aver fatto nulla, trattano di rettorica le virtù ed i fatti che hanno giovato a fare l'Italia, avrete ereditato anche i nostri entusiasmi per ogni cosa che ci faccia veramente civili, onorati e forti; se voi altri, invece di addormentarvi su glorie non vostre, saprete preparare un avvenire, se non più glorioso, più virtuoso esapiente. A te che porti il mio nome, io non domando quale scuola seguirai, ma carattere; non fortuna, ma costanza, e sopra ogni cosa quella che nel nostro paese è ancora tenuta in pregio più dell'ingegno e della fortuna, l'onestà: ora a te il convincermi del valore e della virtù dell'avvocato, anche ad una prima causa, a te il meritare colla mia la stima e l'affetto della mia Luigia!(lo abbraccia)Gli altri(meno Luigia). — Bene! Bravo!SCENA XIV.PROSPERAdal fondo.Detti.Val.— Le sue parole le vorrei scritte sulle pareti delle scuole, delle officine, delle caserme, come sui muri delle piazze!Gius.— Tu sei un adulatore!Prosp.— Scusi se interrompo, quel signore che è venuto stamattina, quello che cercava di suo nipote, vorrebbe dire una parola all'avvocato Barbariccia.Petr.— Eccomi.(esce con Prospera dal fondo)Gius.(a Tullio). — Riparo ad una dimenticanza grave: il signore, uno dei miei migliori amici, è il cavaliere Valori, un soldato valoroso ed un industriale modello...Val.— Ora sei tu l'adulatore!Tullio.— Lo zio ha ragione: mi ricordo quanto dissero di lei i giornali allora che fu ad un pelo di essere ucciso, dopo di essere derubato, senza contare il pericolo di bruciare colla sua officina! Che birbone, che fior di canaglia quel mascalzone che s'era preso fra i suoi lavoranti!Val.— La ringrazio del suo interesse; ma a che questo processo, dal momento che l'imputato si è reso contumace?Tullio.— Contumace? (O che bell'asino!)Val.— Mi darà un grave disturbo, nient'altro. E se anche il reo sedesse sul banco degli accusati, non mi meraviglierei di essere fatto segno a qualche pubblica insolenza, visto lo abuso del diritto di difesa che si fa da qualche avvocato.SCENA XV.UnSERVOdalla sinistra.Detti.Il Servo.— Se vogliono intanto restare serviti del vermouth, è preparato in sala, dove ho fatto accomodare gli altri invitati. Fra dieci minuti si darà in tavola.Gius.— Signori... Tullio, porgi il braccio a Luigia... A proposito, l'abuso della difesa spero non apparterrà alla scuola dell'avvenire?Tullio.— Oh! Scuola vecchia o scuola nuova, se l'avvocato non s'inspira alla coscienza...Silv.— Può magari servire tutte le ambizioni, diventare deputato e ministro...Tullio.—(fissando Silvestri)Sicuro; ma la sua eloquenza non sarà che la civetteria della menzogna...Silv.— Il trionfo della ciarla.Tullio.— Bravo e grazie di questo compimento delle mie idee... (Quanto mi è antipatico!)SCENA XVI.PROSPERA,PETRONIOeBOBIdal fondo.Detti.Petr.— Un momento, Tullio, un minuto solo per un affare urgentissimo.Tullio.— Ma non si potrebbe differire dopo pranzo?Petr.— No; si tratta probabilissimamente di un cliente coi fiocchi.Silv.— Posso offrire il mio braccio alla signorina?Gius.— Certamente...(a Tullio)Ma spicciati...(agli altri, avviandosi)Mi duole che non possa essere fra noi anche il nostro bravo deputato Alessandri, e che pur troppo non ci sia oramai più speranza.....(a Tullio)Non perder tempo.....(esce con Valori, dopo Silvestri e Luigia, dalla sinistra).Prosp.— Il deputato Alessandri, ma non lo dicano a tavola, è morto in questo momento.(si avvia verso la sinistra)Tullio.— Allora questo collegio è vacante!Prosp.(volgendosi agli altri). — Per poco! Per poco!Petr.— Lei sa chi vi si porterà?Prosp.— Altro che lo so! Lo si dice da tutti: dall'avvocato Silvestri, un giovane proprio per la quale, a cui tutti vogliono un bene dell'anima!Tullio(ridendo). — Pensiamo: il sostituto Procuratore del Re!!Prosp.— E con questo? Se mai ci fosse qualcheduno che volesse farsi sotto, gli dicano che perderà il tempo e le spese, perchè l'avvocatino piace agli uomini e alle donne; e quando si piace anche alle donne, significa che s'ha dalla sua tanto i santi lassù... che i diavoli laggiù.(esce dalla sinistra ridendo)Tullio.— Io temo di capire!Petr.— E io ho bell'e capito. Il Silvestri si farà facilmente un onorone nel processo Valori, e sarà eletto.Tullio.— Ma se io contassi sull'influenza di mio zio?...Petr.— Per approfittarne bisognerebbe passare armi e bagaglio nel suo campo, che è il campo conservatore, il campo del Silvestri; ma allora io ti pianto e ti combatto, e ad ogni modo la tua carriera è bell'e suonata. Se tu invece potessi stargli a fronte neldébatValori,debutteresticlamorosamente, ed io ti sosterrei, tanto attaccando ogni giorno il Silvestri, quanto facendo la tua apologia, e così il nostro rivale, sia in tribunale, quanto in collegio elettorale, finirebbe per essere completamenteecrasato!Tullio.— Ma cheecrasato, se l'imputato è contumace e sarà difeso di ufficio! E sai che cosa temo io dopo le parole di quella donna? Che il Silvestri aspiri anche lui alla mano di mia cugina, sì; e così io corro il pericolo di perdere, non solo l'elezione a deputato, ma anche la mano di Luigia, colla eredità dello zio... E l'imputato è contumace! Oh il malfattore volgare! Oh lo stupido brigante cretino!!Petr.— O la triplice quintessenza d'imbecille che perde l'occasione di scapolarsela con una miseria di condanna!Bobi(facendosi in mezzo a loro, guardingo, sottovoce). — E se andasse invece a costituirsi?Tullio.ePetr.(sbalorditi). — Lei lo conosce?Bobi.— Un momento. Sanno che ha fatto Bobi Lascifare?Tullio.— È imputato di incendio, furto e tentato omicidio: una stupenda causa.Bobi.— E se non si presenta aldivertimento, sarebbe condannato?Tullio.— Con tutto il rigore della legge, tanto che se scampa alla pena di morte, non scampa certo alla reclusione a vita.Bobi.— Mondo... bello! Il gioco è grosso...Petr.— Ma se si presenta, assistito da un avvocato come lui, una miseria, seppure non è l'assoluzione, il trionfo della innocenza!Bobi.— Innocenza? Troppo lusso! E costa troppo!Tullio.— Che costare d'Egitto! Ma neanche un soldo! Non ha capito che, a premio della mia vittoria, ci sarebbe la mano d'una ricca e bella fanciulla, l'elezione a deputato, e una pingue eredità? Ma che cosa vuole che io faccia di qualche centinaio di lire?Petr.— Fa meglio: se egli conosce Bobi, sa dove pigliarlo e lo induce a costituirsi senza perder tempo, fagli un bel regalo.Tullio.— Giusto: io darò a lei quanto avrei domandato a Bobi se la sua sorte non fosse legata alla mia ambizione ed alla mia felicità.Bobi.— Allora qui, due parole all'ufficiale dei carabinieri quassotto, per raccomandare... che mi trattino bene.Tullio.ePetr.— È lei?!Bobi.— Si dice!Petr.— Scrivi!Tullio.— Subito!(scrive)Bobi.— E rimane inteso, in tribunale negherò tutto.Tullio.— No; confessa tutto, o sei perduto! Ma ti rivedrò in prigione domani... Ecco la lettera... Un momento... Quando mi vedrai trarre di tasca la pezzuola per soffiarmi il naso, secondami in tutto e per tutto!Bobi.— Inteso. Vado giù... al fresco. Mi piace quella caserma... È ariosa e allegra... E poi per pochi giorni!... Mi figurerò di essere all'ospedale.Tullio(sentendo venir gente). — Via subito!Bobi.—(Saluta, si mette il cappello sulle ventiquattro..... finta uscita)Scusino, che c'hanno dei sigari loro?Tullio.— Ecco i miei, eccoli tutti.Petr.— Ed ecco anche la scatoletta dei zolfini.Tullio.— Non ti occorre altro?Bobi.— Quello che m'ha promesso, il trionfo, niente altro.Tullio.— Nient 'altro!.. Ma non perder tempo.Bobi.— Vado!(acceso il sigaro, li saluta confidenzialmente, e s'avvia al fondo colle mani in tasca, come se andasse a festa — e poi, dal fondo, rivolgendosi)— Oh! Che parleranno di me i giornali?Tullio.— Tutti!Petr.— Ti farò fare anche il ritratto!Bobi.— Allora bisogna dire che l'ho proprio trovato il mio avvocato, mondo cane!(esce dal fondo zufolando)Tullio.— Bada che, se non corri, ti morde!Petr.— Tullio?Tullio.— Petronio?Petr.eTullio(fuori di sè dalla gioia, abbracciandosi, con uno scoppio di sonore risate). — Ah! Ah!SCENA XVII.GIUSEPPE,MARCOLINI,VALORI,SILVESTRI,LUIGIAePROSPERAdalla sinistra.Detti.Gius.— Quel signore è forse un cliente?Tullio.— Sì, un cliente che debbo all'amico, il migliore dei clienti: quello che mi aprirà ad un tempo il tribunale, il Parlamento(con galanteria a Luigia, pigliandola a braccetto)e il paradiso!Gius.,Marc.,Val.— Bene! Bravi!(Suono di campana dalla sinistra: si avviano tutti a sinistra per uscire)Prosp.— A tavola! A tavola!(cala il sipario)Fine del primo atto.
Galleria a vetrate con tre porte: quella nel mezzo in fondo mette nel giardino; quella a destra dello spettatore scorge al quartiere del commendatore Savelli, e l'altra a sinistra alle stanze di Luigia e Prospera ed al resto della villa. Statue, vasi di fiori; un tavolo con giornali, campanello e l'occorrente per iscrivere, a destra; un canapè a sinistra; seggiole e poltrone. È giorno, di primavera.
Galleria a vetrate con tre porte: quella nel mezzo in fondo mette nel giardino; quella a destra dello spettatore scorge al quartiere del commendatore Savelli, e l'altra a sinistra alle stanze di Luigia e Prospera ed al resto della villa. Statue, vasi di fiori; un tavolo con giornali, campanello e l'occorrente per iscrivere, a destra; un canapè a sinistra; seggiole e poltrone. È giorno, di primavera.
LUIGIAePROSPERAdal giardino.
Luig.(entrando in iscena con un fiore in mano). — Non temi che messo nei capelli questo fiore dia un po' troppo nell'occhio?
Prosp.— A chi? Tanto già non sarà il fiore che il cugino guarderà di più.(mette il fiore nei capelli di Luigia)
Luig.— Non ho fatto un po' di toeletta soltanto per il cugino.
Prosp.— Brava, che dei partiti come te non ce n'è mica molti, mentre di migliori del cugino...
Luig.— Zitta che potrebbe arrivare mio padre. È vero che egli non bada alla ricchezza...
Prosp.— E se non bada alla ricchezza, perchè non ti accorda in isposa all'avvocato Silvestri, giovane bravo e bello quanto un altro, e per di più già sostituto Procuratore del Re?
Luig.— Per un semplicissimo motivo: perchè il Silvestri non ha mai pensato a domandare la mia mano!
Prosp.— Un momento!Non ha mai pensatoè una cosa che non sa che Domineddio, e quanto al domandare, si puòfar presto, veh! E tuo cugino l'ha forse domandata la tua mano? No. È tuo padre che s'è ficcato in capo di fare questo bel matrimonio. Tuo cugino ti sposerà, bel merito, colla tua dote! ma non potrà mai dire di aver dimostrato di volerti bene: sono de' begli anni che non s'è degnato di lasciarsi vedere! Scommetto che non lo riconosceresti neanche.
Luig.— Lo vedrò oggi; se mi piacerà la sua persona ed il suo contegno e se mio padre lo vorrà, lo sposerò; altrimenti aspetterò che se ne presenti un altro migliore.
Prosp.— Allora l'avvocato Silvestri?
Luig.— Fin che non ho veduto e studiato un pochino il cugino, non mi dichiaro per nessuno.
Prosp.— Ma il Silvestri non ti dispiace?
Luig.— No; sono anzi convinta che è un giovane ammodo...
Prosp.— To' un bacio! Anzi due!
Luig.— Perchè?
Prosp.— Perchè sarà un ghiribizzo, ma io sarei tanto consolata di vederti sua moglie, tanto persuasa che saresti maritata bene, che non ti dico che questo: se fossi ancora giovane come te, brutta non lo era neanch'io, me lo piglierei io subito subito!
GIUSEPPEdal giardino in abito da uscire.Dette.
Gius.— Brava la mia Luigia: già tutta in gala!
Luig.— Per far onore ai tuoi invitati ed al cugino. E dimmi, come sta l'Alessandri?
Gius.— Pur troppo non c'è più nulla da sperare.
Prosp.— Oh! finchè c'è fiato c'è vita.
Gius.— Il guaio è che è giusto il fiato che comincia a mancare al nostro deputato. È tutto in ordine, Prospera?
Prosp.— Tutto. Vedrà la tavola. Fiori a bizzeffe. Nel bel mezzo, fra i posti d'onore, il gran trionfo d'argento.
Gius.— A proposito dei posti d'onore, ti sei ricordata che il nostro vecchio Vicario va matto per lo stufato al Madèra?
Prosp.— Si figuri! Per assicurarmi ho voluto assaggiare il Madèra che ha fatto venire di città: eccellente!
Gius.— Speriamo che non ti sia ingannata.
Prosp.— No, perchè anche il cuoco ed il cocchiere l'hanno trovato meraviglioso.
Gius.— L'hanno assaggiato anche loro? E non l'ha assaggiato nessun altro?
Prosp.— Si, un ditino la cameriera che l'ha trovato sublime.
Gius.— Allora non c'è più da sperare che una cosa: che lo possa assaggiare un pochino anche lo stufato. — Ma avete pensato a quelli che non pranzano mai e desinano di rado?
Prosp.— C'ha pensato lei e basta! Già se lei è rispettato e benedetto da tutti lo deve a questa sua figliuola così cara, bella e buona!
Luig.— Quando la smetti?
Prosp.— Che ho forse da benedire il giorno in cui qualche omaccio ti porterà via dai piedi?
Gius.— Nessuno me l'ha da portar via la mia Luigia: sposare, oh questo sì, se la si merita; ma in casa, sempre con me!
Luig.— Quanto sei buono!(lo abbraccia)Bada, Prospera, che laggiù al cancello c'è un signore e non c'è nessuno ad aprirgli.
Prosp.— Corro io subito. Ma che faccia proibita! Che sia uno degli amici dell'avvocatino Tullio?
Gius.— Possibile che in tanti anni non ti sia svezzata dal metter fuori quanto ti viene in bocca? Davvero che faresti dubitare della perfettibilità dell'uomo!
Prosp.— Scusi, commendatore; ma s'io fossi perfetta sarei troppo noiosa, e poi con sua licenza io non sono un uomo, no davvero!(corre via dal fondo)
Gius.— (E neanche una donna alla tua età: un essere neutro!) Oh! mentre siamo soli, dimmi un po', sei contenta di rivederlo questo cugino che con te forma ora la mia famiglia?
Luig.— Contentissima, e spero che egli sia degno dell'interesse che gli porti.
Gius.— Lo deve essere degno, e lo sarà, se il suo cuoreè all'altezza del suo ingegno. Ma il tuo cuore è sempre libero?
Luig.— Liberissimo, te l'ho già detto.
Gius.— Sì; ma da un giorno all'altro voi altre ragazze...
Luig.— Sarà; ma io non preferisco nessuno, neanche fra i giovani ammessi in casa. Non c'ho gran merito, veh! poichè nessuno di loro, fuori dei soliti complimenti, dimostrò mai di voler aspirare alla mia mano... E l'avvocato Silvestri non fa neanche i complimenti!
Gius.— Sfido io: un sostituto Procuratore del Re! Ma è un giovane proprio di proposito, che ha un alto ideale della vita...
Luig.— Davvero?
Gius.— Certo. Ho visto più d'una volta che mentre può accendersi per un'impresa generosa, il sentimento del dovere parla in lui sempre più forte dell'entusiasmo... Noi abbiamo molto bisogno di giovani cosiffatti... Anzi, se non ci fosse... (Ma che dico?) Parliamo di Tullio... Vedi, io sarei proprio contento che ti piacesse, e che fosse degno di te, perchè col dono della tua mano riparerei senza farti torto alle ingiustizie della sorte che bersagliò il mio povero fratello.
Luig.— Tu giudicherai se egli mi convenga; quanto al piacermi o no, non dubitare che te lo dirò presto, sinceramente e senza leggerezza.
Gius.— Oh brava la mia Luigia, e sta pur sicura che se non ti piace non l'hai da sposare.
BOBIdal fondo conPROSPERA.Detti.
Prosp.(a Bobi). — Ecco il signor avvocato Savelli.
Bobi.— Lui?
Luig.— Vado ad aspettarti in giardino. Prospera. Signore...(esce dal fondo)
Prosp.— Vengo subito.(a Bobi porgendogli una sedia)S'accomodi.
Bobi.— Ma è proprio lei l'avvocato Savelli di cui parla il giornale? Me lo davano per uomo di prima gioventù, e lei...
Gius.— Si figuri che io sia della seconda, di quella che non finisce più. Con chi ho il piacere di parlare?
Bobi.— Con me e faccio l'accollatario.
Gius.— Badi che ho smesso giusto ora di fare l'avvocato.
Bobi.— Possibile? Ma se si trattasse d'un affare che le darebbe onore e quattrini?
Gius.— Quanto a quattrini mi contento di quelli che ho guadagnato in quarant'anni di lavoro assiduo; per l'onore, se n'avessi bisogno, sarebbe un po' tardi.
SILVESTRIdal fondo.Detti.
Prosp.— L'avvocato Silvestri. Venga, venga!
Gius.— Benvenuto, signor Silvestri.(a Bobi)Ma se io non posso avere il piacere di servirla e le basta un consiglio, ecco un avvocato che conosce la legge appuntino e che è cortese quanto bravo.
Silv.— Troppo onore, signor commendatore.(a Bobi)Dica liberamente.
Bobi.— (Commendatore? Ma allora non è lui). Ecco, le dirò: io ho avuto una commissione curiosa. Sa lei del processo Valori che si sta per fare?
Silv.— Nessuno lo conosce meglio di me. Farà molto rumore, sebbene non mi sia riescito di mettere le mani addosso al reo.
Bobi(sbalordito). — Lei?
Silv.— Sostituto Procuratore del Re ai suoi comandi.
Bobi.— Obbligato!... Non s'incomodi!... Mi rincresce di essermi dato tanto disturbo... Cioè!... Basta.
Silv.— Come le piace.(si riavvicina a Giuseppe)
Prosp.(a Giuseppe). — Mi dimenticavo di dirle che il cocchiere domanda se ha da andare alla stazione ad aspettare il cavalier Valori.
Bobi.— Valori?!
Silv.— L'industriale di Belmonte, quello che poco mancò non fosse per ogni verso vittima dell'imputato...
Gius.— Se approfitta del mio legno per recarsi alla stazione, lo vede.
Bobi.— Grazie tante! Non voglio far altre conoscenze io! E poi mi fa meglio andare a piedi... Ma lei non ha un figliuolo che s'è messo soltanto or ora a far l'avvocato?
Gius.— Il nipote, Tullio Savelli.
Bobi.— Ecco quello che io cerco, quello di cui parla il giornale, Tullio!
Gius.— Se ritorna fra un'oretta, o va alla stazione lo vede.
Bobi.— Vado alla stazione. (Ma non vorrei imbattermi nel Valori...)(a Prospera)Non c'è altra strada per andare alla stazione?
Prosp.— Sicuro che c'è; il sentiero per i campi in faccia alla porta del giardino, giù dritto fino in fondo alla scesa. Laggiù troverà una bella casa con tanto d'arme sulla porta, la infili sicuro come in chiesa, attraversi l'orto e darà subito del naso nella stazione.
Bobi.— Gli è il fatto mio... Ma che cos'è quella bella casa coll'arme sulla porta in cui devo entrare?
Prosp.— La caserma dei carabinieri.
Bobi.— La caserma dei carabinieri?!(esce rapidamente dal fondo seguito da Prospera sino alla soglia)
Prosp.— Ma non di li! Per il sentiero! — Gli dico di qua e lui va di là!(gli scompare dietro)
Silv.— Mi permette, signor commendatore, che io approfitti di questo momento in cui siamo soli per dirle due parole?
Gius.— Volentieri. S'accomodi. (Che mi vorrà dire? Forse del processo...)
Silv.— Comprendo che abuso forse della sua bontà; ma non posso differire la preghiera che sto per farle.
Gius.— Lei non abusa di nulla, ed io sarò lietissimo di provarle quanta stima ho per lei. Dica adunque liberamente.
Silv.— Ebbene, sappia che io non ho potuto frequentare la sua casa senza rimanere vivamente colpito dalle grazie dello spirito e della persona della sua signorina.
Gius.— Come? Come? E aspetta a venirmelo a dire adesso che sta per arrivare quel nipote che desidero dare in sposo a mia figlia?
Silv.— Sì, perchè non l'ho saputo che stamane.
Gius.— E lei, appena saputo che io desidero questo matrimonio, invece di dire: pazienza, dovevo venir prima, sono arrivato troppo tardi, viene a confessarmi il suo amore giusto quando sta per arrivare l'altro! Eh! non c'è che dire, questo si chiama proprio scegliere il momento buono! Ma sa che se io non la conoscessi per giovane educato e modesto, m'avrebbe l'aria di dirmi: non la dia al nipote la sua Luigia, che non la merita, la dia a me che la merito il doppio!
Silv.— Mi perdoni; ma io non posso esser venuto a domandarle la mano della sua figliuola.
Gius.— E a quale scopo mi viene allora a fare la sua confessione? Dal momento che sa che la ragazza è destinata ad altri, mi pare che l'incidente sia bell'e esaurito! Io l'ho invitata alla piccola festa che faccio in casa per l'inscrizione del nipote nel collegio degli avvocati: se rimane mi fa un piacere; ma se teme di non potersi contenere, io la lascio in libertà, e amici come prima.
Silv.— Mi farò forte, e poi il rispetto che ho per lei basterebbe a ricordarmi il mio dovere.
Gius.— (Povero giovane!) Ma un momento: Luigia non sa nulla di tutto questo?
Silv.— Oh, senza il suo consenso!
Gius.— Bravo! Bravo davvero! (Lo fa apposta a condursi così bene!) Mi duole, sa, che m'abbia fatto questa sua confessione, mi duole davvero e tanto più quanto è grande la stima e la simpatia che ho per lei... Si, e non esito a dirle chiaramente che se non avessi il nipote, se il nipote non convenisse, sarei ben contento di avere per genero un giovane come lei.(si alza)
Silv.(con calore, alzandosi). — Dice davvero?
Gius.— Ho sempre detto quello che penso in casa, in tribunale, in Parlamento.
Silv.— Allora io la ringrazio di gran cuore di concedermi quanto sono venuto a domandarle, una speranza.
Gius.— Ma che speranza dal momento che la dò al nipote?
Silv.— Perdoni; ma lei ha detto che se il nipote per qualche verso non convenisse...
Gius.— Sì che l'ho detto; ma perchè non ha da convenire? Crede forse che Tullio sia brutto come uno scarabocchio e scipito come una testa di rapa?
Silv.— No; ma se per caso non piacesse alla signorina o non contentasse lei...
Gius.— Piacerà! Contenterà!
Silv.— Può essere, ma io non rinunzio alla speranza che possa non piacere e non contentare...
Gius.— Ma guarda che chiodo s'è fitto in capo! Quasi quasi darei subito subito la figlia al nipote senza condizione!
Silv.(ridendo). — Di questo non ho punto timore.
Gius.— Oh sta a vedere che mi mette in puntiglio! E chi le dice che io non sia capace di farlo?
Silv.— Tutto quanto il suo passato.
Gius.— Ha ragione.
Silv.— E poi me l'ha già permesso di sperare!
Gius.— Ebbene speri, speri pure; ma mi lasci dire che se non ha altri moccoli, dovrà andare a letto al buio... e solo!
Silv.— Solo, no... colla mia speranza!
Gius.— Padrone! Padronissimo!
Silv.— E io la ringrazio nuovamente di questo altro permesso.
Gius.— To', ora gliel'ho già permesso due volte! Ma ad ogni modo rimane fra di noi due, eh?
Silv.— Sul mio onore.
Gius.(porgendogli la destra). — Bravo! Io al suo posto dispererei; ma dal momento che a lei fa piacere sperare, che gli ho da dire? Tutti i gusti sono gusti!
PROSPERAeGEREMIA GEREMEIdal fondo.Detti.
Prosp.— C'è questo signore che desidera un consiglio, signor Giuseppe.
Gius.— Veramente non farei più l'avvocato; ma poichè s'è disturbato a venire quassù, e non si tratta che di un consiglio...
Silv.— Mi permette di accompagnare la signora Prospera in giardino?
Gius.— Non mi lasci, pigli un giornale. (È vero che si contenta di sperare; ma non vorrei che sperassero in due).
Prosp.— Allora sarà per un'altra volta.(esce dal fondo)
Gius.— Con chi ho il piacere di parlare?
Ger.— Geremia Geremei, fabbricante di antichità e didecorazionia scelta... Solamente a guardarmi lei capisce subito che non ho ammazzato nessuno, e che non vengo a disturbarla per cercare il modo di farla liscia colla giustizia. Amo anch'io la libertà, sebbene sotto certi aspetti si stesse meglio prima, e non c'è nessuno che mi valga nel far la guerra ai preti e nel sostenere i fondi pubblici... Ah! non ho superstizioni io: mangio salame e prosciutto tutti i venerdì...
Gius.— Un bel coraggio.
Ger.— Non lo dico per imbottirmi, sono un buon patriotta; e quando c'era la guardia nazionale buon'anima sua, non ero di quelli che pagavano cinque lire per sottrarsi al servizio! Piuttosto l'avrei fatto io per gli altri, se non mi avessero creduto degno del grado di caporale...
Gius.— Favorisca di venire al concreto.
Ger.— Subito. Il concreto è che m'hanno ficcato nei Giurati.
Gius.— Poichè è così buon patriotta...
Ger.— Sicuro; ma c'è un ma! Anzi ce ne sono parecchi dei ma! Prima di tutto sono abituato a fare tre piccoli pasti al giorno e non posso in coscienza espormi a farne uno solo, in un ambiente troppo caldo, col pericolo di essere preso dal sonno dinnanzi alla Corte mentre un tal peso gravita sul mio stomaco e sulla mia responsabilità. E poi come potrei espormi a firmare una sentenza di morte, io che ho lettoLe ventiquattr'ore di Vittor Ugo condannato a morte? Mandare in prigione un disgraziato, io che so a memoriaLe sue prigionidi Silvio Pellico? Non è possibile, sulla fede ch'io giuro! E per tutto l'oro del mondo... o almeno per una bella somma, non voglio espormi al pericolo di una vendetta per punire un uomo che a me non mi ha fatto proprio nulla. Ah! per difendere la società? Bellina la società! Ognuno per sè e Dio per tutti, dico io. E poi c'è dell'altro. Io ho preso moglie da poco.... Chi non fa la sua corbelleria? E mia moglie, non faccio perdire, è giovane e belloccia; lo sa e non le dispiace che glielo dicano. Ora lei mi capisce, colla bottega aperta al primo cavaliere venuto, con tutti i mosconi che ronzano attorno alla donna degli altri, lei converrà con me che non posso occuparmi delle birbonate fatte agli altri, mentre sono sicuro che tirano di farne una a me delle più solenni! Ledecorazioni, venderle, questo sì... ma lasciare che gli altridecorinome, no! E poi, e poi che Giurati d'Egitto! Facciano i magistrati, li paghiamo per questo! E che dibattimento, dal momento che hanno potuto coglierli! Che reclusione, che galera! Costa troppo! E se non scappano dura così poco ora anche la galera a vita! Quattro palle nello stomaco ai ladri, dico io, e gli omicida, se non li vogliono impiccare, via, lontano lontano, in un'isola sotto la canicola e che sia tutta tutta ben circondata dal mare!
Gius.(che durante lo sproloquio di Geremia ha scambiato qualche sguardo col Silvestri). — Lo sono anch'io Giurato nel prossimo processo per l'affare Valori. Conosco poi le condizioni che possono esimere da quest'obbligo, che una volta parve il diritto più solenne e prezioso che ci abbia conferito la libertà!...
Ger.— Eh! già, me lo immagino; ma ora le sono quarantottate.
Gius.— Non le domando se sia elettore politico...
Ger.— Credo; ma non ho tempo da perdere.
Gius.— Se abbia compiuto i trent'anni e sappia leggere...
Ger.— Basta che non sia dinnanzi a molta gente.
Gius.— Se abbia subito delle condanne...
Ger.— Un po' di prigione per la guardia nazionale, prima dello scioglimento; nient'altro(ridendo)finora!
Gius.— Se non sia stato Segretario, Direttore o Ministro...
Ger.— Prima d'essere padrone, ero ministro, lo dico senza rossore.
Gius.— Questo sentimento lo onora; ma io parlo di Ministri di Stato.
Ger.— Eh! allora non le venderei ledecorazioni!
Gius.— (Le porterebbe tutte lui!) E la salute è eccellente, mi pare?
Ger.— Per uno sposo non c'è male, mi contento.
Gius.— Allora bisogna rassegnarsi a fare il suo dovere, altrimenti incorre in una multa da lire trecento a mille con sentenza della Corte d'Assise, la quale porta con sè il rifacimento di ogni danno e spesa al tribunale, all'imputato ed ai testimoni che nel processo Valori sono oltre al centinaio.
Ger.(scattando in piedi). — E questa si chiama libertà? Alla fin fine non l'ho domandato io di fare il Giurato, e se anche ci fossi stato obbligato, mai per farlo per forza!
Gius.— Signor Geremia, non ho altro consiglio da darle.
Ger.(simulando di essere in collera). — E dal momento che con cinque lire si faceva montar la guardia da un altro, perchè non si può incaricarlo anche di fare il Giurato?
Gius.— Signor Geremei, se desidera anche la mia opinione su questo, le dirò gratuitamente che pretendere una patria senza leggi ed una libertà senza doveri equivale ad essere indegni della patria e della libertà.
Ger.— Avvocato, lei mi manca di rispetto!
Gius.— Sa, con me quest'artifizio non serve: sono venticinque lire che la invito a pagare il mio disturbo.
Ger.(mutando subito tono). — Venticinque lire un semplice consiglio, caro signore?
Gius.— Quando non è cento.
Ger.— Ma per un padre di famiglia?
Gius.— Se non ha preso moglie che ora!
Ger.— Sì; ma nella mia parentela siamo un po' come i conigli... Mettiamo quindici lire, via!
Gius.— Non mercanteggio.(suona il campanello)
Ger.(colla borsa in mano). — Gli affari vanno così male... Eccole un bel biglietto da venti lire, bell'e nuovo...
UnSERVOdalla destra.Detti.
Ger.— Neanche venti lire?(aspro)Bene, tenga, tenga le sue venticinque lire... Ma io sono molto più discreto nei miei affari.
Gius.— Piglia quel denaro, Bernardo; lo darai al Vicario per i poveri a nome di questo signore.
Ger.(furioso). — Non ci mancherebbe altro che si sapesse che regalo cinque scudi ai loro preti!(al servo)Dite che è lui il donatore e vi crederà: il Vicario sa probabilmente come il signore fa presto a guadagnarli.(via dal fondo senza salutare, col cappello in capo)
Gius.— Ha sentito?
Silv.— Valeva proprio la pena che tanta brava gente consumasse la vita nell'esilio e sui campi di battaglia per avere di cotesti cittadini!
PROSPERAeMARCOLINIdal fondo.Detti.
Marc.(parola spedita e volubile, interrotta da frequenti risatine). — Mille grazie, signora, ma non mi sono ignote le nobilissime sembianze dell'illustre avvocato commendatore Savelli.(a Giuseppe)Mi scusi, mi perdoni se premendomi di vedere suo nipote mi sono fatto lecito di accettare l'invito fatto senza distinzione agli amici di Tullio, prima di avere l'alto onore di esserle presentato.
Gius.— Non dica di più e s'accomodi. L'avvocato Silvestri, sostituto Procuratore del Re.
Marc.— L'ho già visto in tribunale; visto, sentito ed ammirato.(s'inchina a Silvestri e a Prospera, la quale lo ricambia e poi esce dal fondo)Dopo lei... Dopo lei, se non disturbo.(siede)Ma se per caso disturbo...(si rialza)
Gius.— Ma la prego... (Che sia già un cliente di Tullio?) Ella conosce adunque mio nipote?
Marc.— Moltissimo, illustre signor avvocato commendatore!
Gius.— Mi chiami semplicemente come desidero, signor Giuseppe.
Marc.— Modestia antica! Virtù perduta! Non per nulla lei è onore e decoro d'Astrea, degno rivale del Bastiani, il maestro di suo nipote, valoroso criminalista, ma meno di lei forte nel civile quanto nel criminale!
Gius.— Lei mi confonde... (Deve essere un pezzo grosso). E lei che ne dice di mio nipote, signor commendatore?
Marc.(si alza, s'inchina e risiede). — Grazie, ma non lo sono ancora. Di suo nipote non dico che una cosa, un pensiero, una frase: tutto dimostra in lui che è nato esclusivamente per il foro!
Gius.(a Silvestri). — Sente?
Silv.— Non mi fa meraviglia; è suo nipote.
Gius.— E dica, dica, signor cavaliere...
Marc.(come sopra, alzandosi, ecc.). — Grazie, ma non lo sono ancora.
Gius.— Possibile?
Silv.— Qualche eccezione a cercar bene c'è ancora.
Gius.— Ma scomparirà, scomparirà presto!
Marc.(come sopra). — Troppo gentile. Suo nipote farà una riescita splendida, fenomenale, direi quasi piramidale, così che eclisserà tutti quanti gli avvocati, e sa perchè? Perchè è nato avvocato come altri nasce poeta, vate, profeta.
LUIGIAcon un mazzo di fiori slegati che depone sul tavolo, dal fondo.Detti.
Silv.— A meraviglia! Ma lei ha una ricchezza di sinonimi e di aggettivi che sbalordisce.
Marc.— Eh! se toglie l'aggettivo alla letteratura e all'arte oratoria, che cosa resta? E poi due, tre martellate conficcano meglio un chiodo che una sola!
Silv.(scherzando). — È vero che lei piglia così il nostro cervello per un pezzo di legno, ma la spiegazione è evidente.
Gius.— Senti, Luigia, che cosa dice il signore di Tullio.(a Marcolini alzatosi)Mia figlia, stia commodo, signor..... professore.
Marc.— Non sono professore, grazie. Dicevo che Tullio è avvocato nato. Ma quale meraviglia se il destino lo faceva nascere di famiglia già famosa nell'arte oratoria? Quale meraviglia se sua madre, quasi presàga del futuro, bene vi auspicava battezzandolo col nome del più grande oratore romano, sebbene non fosse veramente un romanodeRoma ma Arpinate, l'immortale più che divino Marco Tullio Cicerone?
Gius.— (Dev'essere un giudice di tribunale). È vero, signor magistrato, è vero.
Marc.— Grazie, non sono magistrato. La sua è adunque una vera consacrazione naturale, originale, direi fatale, sopratutto per le grandi cause criminali, perchè egli ha il segreto del nuovo e dell'impreveduto che intontisce il pubblico; il torrente di filippiche e il fuoco d'artifizio che annichila il Pubblico Ministero...
Silv.— Mille grazie dell'avvertimento.
Marc.(con un inchino). — Era un dovere per me.(seguitando)E infine l'arte superlativa, indispensabile per vincere; l'ineffabile arte di toccar le corde ai Giurati! — La parola essendo un fatto —for farisparlare ed agire — chi disse che il silenzio è d'oro non era certo un avvocato: la parola è un suono, è un'idea, ma forse più giova suono che idea, ed è perciò che Tullio ha una voce e due polmoni che possono lavorare tre, quattro ore come tutto il giorno, vale a dire finchè la parte avversaria non sia rimasta senza fiato. Che armonia in tanta forza! Che varietà di gamme dalle basse per parlare ai giudici, alle medie per i Giurati, alle acutissime per trafiggere il Pubblico Ministero! E a sentirlo vi par sempre che sia uno specialista, lo specialista del soggetto che tratta...(con sdegno)Il mio Tullio un miserabile specialista? Ma allora il concertista meraviglioso non saprebbe suonare che un pezzo, il comico potente non saprebbe recitar bene che una commedia! Tullio invece è tutta un'orchestra, tutta una compagnia di comici impareggiabili!
Gius.— Senza dubbio, il signore è un artista?
Marc.— Sarebbe troppo onore; ma a lei pare forse che paragonando Tullio ad un attore, gli faccia torto. No, illustre signore, perchè comico ed avvocato sono, in fondo, una cosa sola!
Gius.eSilv.— Oh via!
Marc.— E glie lo provo subito. Un avvocato non è forse tanto più bravo, quanto più fa valere la parte che si è assunto di rappresentare in Tribunale?
Gli altri.— Senza dubbio.
Marc.— E che cosa è un comico, se non l'avvocato chetanto s'immedesima nella sua parte, da farla parere parte sua, causa sua, passione sua? Dunque avvocati e comici professano in fondo una poco dissimile arte magnifica e fuggitiva, colla sola diversità che il comico non recita che in teatro, e non dà mai ad intendere di recitare la parte del patriotta per il bene del popolo e della nazione!
Gli altri.— Bravo, signor avvocato, bravo!
Marc.— Mille sentitissime grazie; ma non sono neanche avvocato.
Gius.— (Chi diavolo può essere?) Sono ben lieto che Tullio abbia tante disposizioni; ma al mio tempo non si conosceva l'avvocato concertista, attore e che so io!
Marc.— Lo credo io! allora non c'erano i Giurati, e toccar le corde ai magistrati, eh! eh! era tutto un altro par di maniche.
Silv.— Mi scusi; ma dove le ha trattate il signor avvocato Tullio tutte le cause che hanno rivelato il suo straordinario ingegno?
Marc.— Nel suo studio, fra me e l'avvocato Petronio Barbariccia. Io faccio da Giurato e Barbariccia da delinquente. A proposito, eccolo in persona.
PROSPERAe l'avvocatoPETRONIO BARBARICCIAdal fondo.Detti.
Prosp.—(ironica)Un amico intimo del sor Tullio!
Gius.— Favorisca, signor avvocato.
Petr.— Sono amico di suo nipote, anzi compagno di università.CiaoMarcolini. Tullio mi ha datoappuntamentoqui, ed io ci sono venuto senzagéna.
Gius.(a Luigia). — Deve essere un francese. — S'accomodi.
Petr.— Dopo due ore di tram? Basta.
Gius.— Padrone. Fa anche lei l'avvocato?
Petr.— A che? Noi si bada ai principii e non ad arrangiarci. So quello che mi dico.
Gius.— (È più fortunato di me).
Marc.— Di' loro subito che dirigi un giornale.
Petr.—La Torpedine, al loro servizio.
Gius.— Alla larga! Ma il signore propugna forse la difesa delle nostre coste?
Petr.— Io non difendo nulla, al contrario.La Torpedinesociale.
Gius.— Allora la rottura! Ma, mi perdoni, non l'ho mai intesa nominare.
Petr.— Non mi meraviglio. So di quali idee lei èimbibito...
Gius.— Finora non capisco di quali siaimbibitolei; ma, ad ogni modo, sappia che le mie non hanno mai escluso nessuna opinione onesta e sincera.
Petr.— Il signor Silvestri potrà dirle quali sono le mie idee.
Silv.— Mi scuserà se in conversazione non ricordo mai quanto ho saputo o detto in correzionale.
Petr.— Tanto meglio; ma vorrà almeno aggiungere in processo di stampa.
Silv.— Se crede che debba dire così, sia.
Luig.— (Che amici curiosi ha Tullio!)
VALORIdal fondo.Detti.
Val.(fuori di scena). — Grazie, sora Prospera; ma lei lo sa, in casa Savelli non ho bisogno di essere annunziato.(in iscena dal fondo)Mio egregio amico... Gentile signorina... Signori...
Gius.— Caro il mio Valori! — Il cavalier Valori, gentiluomo benemerito della nostra industria. — L'avvocato Silvestri, l'avvocato Barbariccia, direttore dellaTorpedine sociale, se ti fa commodo, e il signor...
Marc.— Marco Marcolini, ai suoi comandi.
Luig.— Cavaliere, io la ringrazio tanto e tanto delle bellissime giunchiglie che ha avuto la gentilezza di mandarmi; ma in compenso le farò vedere la bella stufa che il babbo mi ha fatto fare presso il mio salottino.
Gius.— Mi ha quasi finito i quattrini. Ma li ama tanto quei benedetti fiori!
Luig.(porgendo a ciascuno un fiore). — E chi non li ama?
Petr.— Io.
Luig.— Dice sul serio?
Petr.— Noi nonfaceziamomai.
Gius.— (Loro si trincerano).
Petr.— Noi odiamo le arti come tutto quello che rompe l'eguaglianza, e così combattiamo i fiori, che sono l'aristocrazia della natura.
Luig.— Sa che il loro coraggio mi fa paura?
Gius.— Loro come filosofi umanitari vorrebbero che la natura matrigna, invece di pensare alla poesia dei fiori, si fosse occupata solamente delle frutta, del frumento...
Petr.— Dica pure senzagenarsidei pomi di terra.
Gius.— Bravissimo! Ma giacchè non ci si devegenare, chiamiamoli addirittura patate; è vero che ha la disgrazia di essere italiano, ma si capisce meglio. Luigia, non fai servire del vermouth a questi signori?
Luig.— Sicuro, nel mio salottino; così ci daranno il loro parere intorno alla stufa.(ad un suo cenno si avviano tutti alla sinistra)
Silv.— Volentieri, se un avvocato può parlare di questi lavori.
Marc.— Ma un avvocato parla di tutto, siccome quello che può trasformarsi a suo piacere in tutto quello che vuole, in un giornalista come in un amministratore, in un uomo di Stato come in un banchiere. Pigli invece un medico. Pigliamo anzi un teologo...(scompare cogli altri dalla sinistra)
Petr.(ultimo ad uscire). — Ma che teologo! A quest'ora piglierei qualche cosa di più sostanziale.(via)
TULLIO, in elegante abito da mattino, seguito da unSERVOche porta una sacchettina da viaggio, dal fondo.
Tullio.— Zitto, zitto, che preferisco di fare loro una sorpresa!
Servo.— La stanza destinata a lei è di qua, nel quartiere del signor Commendatore.(esce dalla destra)
Tullio.— Non ho bisogno di nulla per ora. Mi tolgo questi guanti, ne infilo un paio di nuovi, e la mia toeletta è bell'e fatta... Che sorpresa per Luigia!(si guarda attorno)Ma la sua sorpresa non sarà certo maggiore della mia: che fattoria è quella dello zio, che villa, che giardino, che mobili! E come ogni cosa mi sorride! I contadini su per la salita mi salutano, i cani, invece di abbaiarmi, dimenano la coda, e tanto i buoi che gli asini mi danno delle occhiate fraterne... Ci sono delle piante che mi stendono con un fremito d'amore i loro rami fronzuti sul capo, per difendermi dal sole... E quelle poltrone lì non mi stendono forse i loro bracciuoli con un amabile s'accomodi? Grazie tante, più tardi, dopo desinare! Ma io capisco il segreto di così bell'accoglienza! Contadini e asini, cani e servitori, mobili e piante, presentite tutti(abbassando la voce)che il vero padrone qui sono io!(il servo dalla destra saluta con un profondo inchino Tullio, ed esce dalla sinistra)Che cosa dicevo? E se quello lì non è un imbecille, mi manda subito la mia Luigia... Se si fosse fatta più bella, se fosse per giunta allegra e spiritosa, allora io non avrei più nulla a desiderare! Ma perchè tante immeritate grazie di Dio? Perchè io ho la fortuna di essere nipote di uno zio che vale tutti gli zii di America!
LUIGIAdalla sinistra.Detto.
Luig.— Tullio?
Tullio(aprendo le braccia). — Luigia?
Luig.(stendendogli la destra). — Con quanto piacere ti rivedo!
Tullio.— E io! Ma non mi dai che una stretta di mano, cuginetta sempre più bella, cara ed elegante?
Luig.— Zitto, zitto, e basti anche per l'avvenire.
Tullio.— Tu vuoi far star zitto un avvocato e un avvocato che ti vuol bene? Ma non sai che quando pensavo a te non c'era più verso di studiare?
Luig.— Dimmi, pensavi spesso a me?
Tullio.— Ma ogni ora, ogni momento!
Luig.— E allora devi aver studiato benino.
Tullio.— Ma che studiare: avvocato si nasce.
Luig.— E tu sei di quelli nati apposta?
Tullio.— Mi lusingo che sì; ma non c'è merito, come a nascer sani, belli e spiritosi..... Parlo degli uomini che lo sono!
Luig.— Ho capito, si nasce avvocati come si nasce modesti. Ma lascia che avverta lo zio del tuo arrivo, e faccia servire il vermouth agli amici tuoi e suoi.
Tullio.— Senti: non ho il piacere di conoscere gli amici di tuo padre; ma se, in fatto d'appetito, somigliano ai miei, ti assicuro che non hanno bisogno di stuzzicanti per farsi onore. Siccome poi tuo padre mi rimanda in città, lascia che io approfitti di questo momento per assicurarti che nessuna delle tante cose belle e preziose che possiede m'è più cara del tuo affetto.
Luig.— Del mio affetto? Ma tu parli di cosa che ancora non hai.
Tullio(stupito). — Tu non mi vuoi più bene?
Luig.— Come cugino, sempre. Ma, come aspirante alla mia mano...
Tullio.— Poco?
Luig.— Nulla.
Tullio.— È meno che poco... Oh! Anche tuo padre mi ha detto che tocca a me a conquistarti; ebbene, io ti farò vicino e lontano una corte così assidua ed insistente, che se anche tu avessi il cuore freddo e duro... come quello d'un Pubblico Ministero, bisogna tuttavia che tu venga a quelle conclusioni che debbono formare la felicità della mia vita.
Luig.— Ed io ti dico subito che ho tanta stima di mio padre, che, senza rinunziare al diritto di dire la mia opinione, lascio fin d'ora al suo criterio il giudizio definitivo.
Tullio.— Ho capito. Egli farà da tribunale, e senza appello; qualcheduno si incaricherà certo di contrastarmi la vittoria, e questo farà da Procuratore del Re...
Luig.— Può essere!
Tullio.— Ma tu sola sei la Giurìa! E io so come si facoi Giurati. Io ho la mano leggera, delicata e svelta che fa bisogno per toccare i tasti più commoventi!
Luig.— Tu parli della Giurìa come d'un pianoforte?
Tullio.— Già, mentre non è che un piano debole! Mi sentirai; sono così sicuro di me, che ti dico subito che la sinfonia che io suonerò ha tre parti: prima, la parte seria, andante maestoso, per persuaderti che sono un giovane ammodo, serio quando occorre, con qualche cosa qui in mezzo alle ciglia; parte seconda, mi bemol minore, violini colle sordine, clarini e viole d'amore, indirizzata al cuore... prepara molte pezzuole; parte terza,(con un gesto)la stretta finale, con un prestissimo e una corona, per te sola, invocata da tutti e due!
Luig.— Ebbene, io sentirò la sinfonia, e, se mi commoverà, se mi convincerà che tu sei veramente l'uomo che corrisponde al mio ideale, lo dirò al babbo.
Tullio.— (Ha un ideale!)
GIUSEPPE,VALORI,PETRONIO,MARCOLINIeSILVESTRIdalla sinistra.Detti.
Gius.— Ma Luigia, quel vermouth? Tullio?! Qua!(aprendogli le braccia)«Dignus es intrare!»(agli altri)Mio nipote Tullio.(a Tullio)L'avvocato Silvestri, sostituito Procuratore del Re...
Tullio.— (Mi è già antipatico). Fortunatissimo della sua conoscenza.
Gius.— Due tuoi amici, l'avvocato Barbariccia e il signor Marcolini...
Tullio(con una stretta di mano a ciascuno). — La fenice dei giovani di studio, il mio fido consigliere! — Bravo Petronio, sei stato di parola.(a Giuseppe)Penna scultoria e indipendenza a tutta prova...
Gius.— (Dalla grammatica...) L'ho sentito.
Tullio.— Un po' amico dei paradossi, ma profondo.
Petr.— Grazie di questa giustizia.
Gius.— (Allora profondo quanto modesto).
Tullio(a Gius.). — Il Marcolini colla sua esperienza mi insegnerà le scorciatoie e lui col giornale mi farà un po' di strombettatura: non potrei essere più fortunato.
Gius.— Scorciatoie? Strombettature sui giornali? Ma io ho fatto la mia carriera senza tutta questa roba!
Tullio.— Lo credo io! La scuola classica italiana, la scuola antica, severa, dignitosa, aristocratica. Ma allora eravate in pochi, e si capisce, chi mi vuole, mi meriti. Ma ora che gli avvocati sono numerosi quanto itram, i tabaccai ed i liquoristi; adesso che per ogni birba ci sono almeno due avvocati, non sono più i clienti che debbono cercare umilmente gli avvocati, ma sono gli avvocati che debbono dar la caccia ai clienti, battere la gran cassa per attirare l'attenzione sopra di sè, ed arrivare a chiappare qualche merlotto!
Gius.— Non pigliamo le cose così alla leggera, caro Tullio. Ci sono dei principii intorno a cui giova intenderci e subito...
Tullio.— Sicuro, perchè dopo desinare i principii non sanno più di nulla.
Gius.— Tu hai troppo spirito, quando non dici delle freddure, per credere che in te mi basti l'essere nipote ed avvocato.
Tullio.— Oh! Farei torto a lei, a Luigia ed a me stesso.
Gius.— Bravo; ma senti e ricorda queste poche parole che io credo di poterti dire dinnanzi ai tuoi amici, ai nostri amici, perchè sono sicuro che qualunque sia la loro opinione, le approveranno tutti. Noi, poveri vecchi della generazione passata, tramontiamo in uno splendido periodo di luce; ma non è che l'aurora di un giorno più fecondo e senza tramonto per la gloria della patria, se voi altri giovani, invece di atteggiarvi adesprits forts, che, senza aver fatto nulla, trattano di rettorica le virtù ed i fatti che hanno giovato a fare l'Italia, avrete ereditato anche i nostri entusiasmi per ogni cosa che ci faccia veramente civili, onorati e forti; se voi altri, invece di addormentarvi su glorie non vostre, saprete preparare un avvenire, se non più glorioso, più virtuoso esapiente. A te che porti il mio nome, io non domando quale scuola seguirai, ma carattere; non fortuna, ma costanza, e sopra ogni cosa quella che nel nostro paese è ancora tenuta in pregio più dell'ingegno e della fortuna, l'onestà: ora a te il convincermi del valore e della virtù dell'avvocato, anche ad una prima causa, a te il meritare colla mia la stima e l'affetto della mia Luigia!(lo abbraccia)
Gli altri(meno Luigia). — Bene! Bravo!
PROSPERAdal fondo.Detti.
Val.— Le sue parole le vorrei scritte sulle pareti delle scuole, delle officine, delle caserme, come sui muri delle piazze!
Gius.— Tu sei un adulatore!
Prosp.— Scusi se interrompo, quel signore che è venuto stamattina, quello che cercava di suo nipote, vorrebbe dire una parola all'avvocato Barbariccia.
Petr.— Eccomi.(esce con Prospera dal fondo)
Gius.(a Tullio). — Riparo ad una dimenticanza grave: il signore, uno dei miei migliori amici, è il cavaliere Valori, un soldato valoroso ed un industriale modello...
Val.— Ora sei tu l'adulatore!
Tullio.— Lo zio ha ragione: mi ricordo quanto dissero di lei i giornali allora che fu ad un pelo di essere ucciso, dopo di essere derubato, senza contare il pericolo di bruciare colla sua officina! Che birbone, che fior di canaglia quel mascalzone che s'era preso fra i suoi lavoranti!
Val.— La ringrazio del suo interesse; ma a che questo processo, dal momento che l'imputato si è reso contumace?
Tullio.— Contumace? (O che bell'asino!)
Val.— Mi darà un grave disturbo, nient'altro. E se anche il reo sedesse sul banco degli accusati, non mi meraviglierei di essere fatto segno a qualche pubblica insolenza, visto lo abuso del diritto di difesa che si fa da qualche avvocato.
UnSERVOdalla sinistra.Detti.
Il Servo.— Se vogliono intanto restare serviti del vermouth, è preparato in sala, dove ho fatto accomodare gli altri invitati. Fra dieci minuti si darà in tavola.
Gius.— Signori... Tullio, porgi il braccio a Luigia... A proposito, l'abuso della difesa spero non apparterrà alla scuola dell'avvenire?
Tullio.— Oh! Scuola vecchia o scuola nuova, se l'avvocato non s'inspira alla coscienza...
Silv.— Può magari servire tutte le ambizioni, diventare deputato e ministro...
Tullio.—(fissando Silvestri)Sicuro; ma la sua eloquenza non sarà che la civetteria della menzogna...
Silv.— Il trionfo della ciarla.
Tullio.— Bravo e grazie di questo compimento delle mie idee... (Quanto mi è antipatico!)
PROSPERA,PETRONIOeBOBIdal fondo.Detti.
Petr.— Un momento, Tullio, un minuto solo per un affare urgentissimo.
Tullio.— Ma non si potrebbe differire dopo pranzo?
Petr.— No; si tratta probabilissimamente di un cliente coi fiocchi.
Silv.— Posso offrire il mio braccio alla signorina?
Gius.— Certamente...(a Tullio)Ma spicciati...(agli altri, avviandosi)Mi duole che non possa essere fra noi anche il nostro bravo deputato Alessandri, e che pur troppo non ci sia oramai più speranza.....(a Tullio)Non perder tempo.....(esce con Valori, dopo Silvestri e Luigia, dalla sinistra).
Prosp.— Il deputato Alessandri, ma non lo dicano a tavola, è morto in questo momento.(si avvia verso la sinistra)
Tullio.— Allora questo collegio è vacante!
Prosp.(volgendosi agli altri). — Per poco! Per poco!
Petr.— Lei sa chi vi si porterà?
Prosp.— Altro che lo so! Lo si dice da tutti: dall'avvocato Silvestri, un giovane proprio per la quale, a cui tutti vogliono un bene dell'anima!
Tullio(ridendo). — Pensiamo: il sostituto Procuratore del Re!!
Prosp.— E con questo? Se mai ci fosse qualcheduno che volesse farsi sotto, gli dicano che perderà il tempo e le spese, perchè l'avvocatino piace agli uomini e alle donne; e quando si piace anche alle donne, significa che s'ha dalla sua tanto i santi lassù... che i diavoli laggiù.(esce dalla sinistra ridendo)
Tullio.— Io temo di capire!
Petr.— E io ho bell'e capito. Il Silvestri si farà facilmente un onorone nel processo Valori, e sarà eletto.
Tullio.— Ma se io contassi sull'influenza di mio zio?...
Petr.— Per approfittarne bisognerebbe passare armi e bagaglio nel suo campo, che è il campo conservatore, il campo del Silvestri; ma allora io ti pianto e ti combatto, e ad ogni modo la tua carriera è bell'e suonata. Se tu invece potessi stargli a fronte neldébatValori,debutteresticlamorosamente, ed io ti sosterrei, tanto attaccando ogni giorno il Silvestri, quanto facendo la tua apologia, e così il nostro rivale, sia in tribunale, quanto in collegio elettorale, finirebbe per essere completamenteecrasato!
Tullio.— Ma cheecrasato, se l'imputato è contumace e sarà difeso di ufficio! E sai che cosa temo io dopo le parole di quella donna? Che il Silvestri aspiri anche lui alla mano di mia cugina, sì; e così io corro il pericolo di perdere, non solo l'elezione a deputato, ma anche la mano di Luigia, colla eredità dello zio... E l'imputato è contumace! Oh il malfattore volgare! Oh lo stupido brigante cretino!!
Petr.— O la triplice quintessenza d'imbecille che perde l'occasione di scapolarsela con una miseria di condanna!
Bobi(facendosi in mezzo a loro, guardingo, sottovoce). — E se andasse invece a costituirsi?
Tullio.ePetr.(sbalorditi). — Lei lo conosce?
Bobi.— Un momento. Sanno che ha fatto Bobi Lascifare?
Tullio.— È imputato di incendio, furto e tentato omicidio: una stupenda causa.
Bobi.— E se non si presenta aldivertimento, sarebbe condannato?
Tullio.— Con tutto il rigore della legge, tanto che se scampa alla pena di morte, non scampa certo alla reclusione a vita.
Bobi.— Mondo... bello! Il gioco è grosso...
Petr.— Ma se si presenta, assistito da un avvocato come lui, una miseria, seppure non è l'assoluzione, il trionfo della innocenza!
Bobi.— Innocenza? Troppo lusso! E costa troppo!
Tullio.— Che costare d'Egitto! Ma neanche un soldo! Non ha capito che, a premio della mia vittoria, ci sarebbe la mano d'una ricca e bella fanciulla, l'elezione a deputato, e una pingue eredità? Ma che cosa vuole che io faccia di qualche centinaio di lire?
Petr.— Fa meglio: se egli conosce Bobi, sa dove pigliarlo e lo induce a costituirsi senza perder tempo, fagli un bel regalo.
Tullio.— Giusto: io darò a lei quanto avrei domandato a Bobi se la sua sorte non fosse legata alla mia ambizione ed alla mia felicità.
Bobi.— Allora qui, due parole all'ufficiale dei carabinieri quassotto, per raccomandare... che mi trattino bene.
Tullio.ePetr.— È lei?!
Bobi.— Si dice!
Petr.— Scrivi!
Tullio.— Subito!(scrive)
Bobi.— E rimane inteso, in tribunale negherò tutto.
Tullio.— No; confessa tutto, o sei perduto! Ma ti rivedrò in prigione domani... Ecco la lettera... Un momento... Quando mi vedrai trarre di tasca la pezzuola per soffiarmi il naso, secondami in tutto e per tutto!
Bobi.— Inteso. Vado giù... al fresco. Mi piace quella caserma... È ariosa e allegra... E poi per pochi giorni!... Mi figurerò di essere all'ospedale.
Tullio(sentendo venir gente). — Via subito!
Bobi.—(Saluta, si mette il cappello sulle ventiquattro..... finta uscita)Scusino, che c'hanno dei sigari loro?
Tullio.— Ecco i miei, eccoli tutti.
Petr.— Ed ecco anche la scatoletta dei zolfini.
Tullio.— Non ti occorre altro?
Bobi.— Quello che m'ha promesso, il trionfo, niente altro.
Tullio.— Nient 'altro!.. Ma non perder tempo.
Bobi.— Vado!(acceso il sigaro, li saluta confidenzialmente, e s'avvia al fondo colle mani in tasca, come se andasse a festa — e poi, dal fondo, rivolgendosi)— Oh! Che parleranno di me i giornali?
Tullio.— Tutti!
Petr.— Ti farò fare anche il ritratto!
Bobi.— Allora bisogna dire che l'ho proprio trovato il mio avvocato, mondo cane!(esce dal fondo zufolando)
Tullio.— Bada che, se non corri, ti morde!
Petr.— Tullio?
Tullio.— Petronio?
Petr.eTullio(fuori di sè dalla gioia, abbracciandosi, con uno scoppio di sonore risate). — Ah! Ah!
GIUSEPPE,MARCOLINI,VALORI,SILVESTRI,LUIGIAePROSPERAdalla sinistra.Detti.
Gius.— Quel signore è forse un cliente?
Tullio.— Sì, un cliente che debbo all'amico, il migliore dei clienti: quello che mi aprirà ad un tempo il tribunale, il Parlamento(con galanteria a Luigia, pigliandola a braccetto)e il paradiso!
Gius.,Marc.,Val.— Bene! Bravi!
(Suono di campana dalla sinistra: si avviano tutti a sinistra per uscire)
Prosp.— A tavola! A tavola!(cala il sipario)
Fine del primo atto.