VI.
Quando un figliuolo d'Adamo è arrivato a questo punto, non v'ha più dubbio ch'egli sia innamorato. S. Tommaso stesso non ne vorrebbe di più. Però di solito avviene che dopo le prime titubanze puerili, un po' per vergogna, un po' per una certa audacia che a tempo opportuno Amore non trascura mai di concedere, si finisce sempre per svelare la passione nascosta, ed offerire un cuore ricolmo fino all'orlo del più puro affetto che amante possa nutrire.
Anzi siccome il piccolo Cupido si compiace di certe gherminelle, ed è raro che si tenga sul sentiero battuto e non rasenti invece gli eccessi, così è che spesso i più timidi diventano a un tratto arrischiati, e dove da prima si tenevano morti per una parola e per un sorriso, si gettano a corpo perduto nella via delle audacie.
Le faccende di Silvio non dovevano andare altrimenti.
Una bella sera — le sere degli innamorati sono sempre belle — Silvio si vestì con una ricercata trascuranza, e andò in casa del signor Antonio Verni con animo di dire a Carlotta, «che i suoi occhi erano due soli, e il cuore che egli le offeriva una sterile landa da fecondare coi suoi raggi,» o qualche altra squisitezza di questo genere. Questa volta aveva avuto l'attenzione di consultare il suo orologio, ed era riuscito, a furia di resistenze e di lotte, ad arrivare pressochè degli ultimi. Secondo i suoi calcoli questo ritardo doveva chiudere gli occhi del marito, e guadagnargli qualche pollice di terreno sulla via della sua conquista.
La brutta parola è scritta. Egli non lo diceva a sè stesso, non voleva pensarlo, quasi non lo pensava, ma tuttavia quell'idea gli sorrideva in un cantuccio della mente; e dica chi conosce il cuore dell'uomo se poteva essere altrimenti.
In generale si comincia sempre allo stesso modo, e si corrono successivamente le stesse fasi — si ammira, si sospira, si desidera. La prima fase offre pochi pericoli, però i mariti possono dormire placidi sonni. Dalla seconda alla terza non v'ha che un passo,se pure non si confondono in una. Questo però resta fermo, e farà bene chi ne porrà in guardia i mariti, che il sospiro è lo smorzatoio del sacro fuoco coniugale.
Silvio aveva sospirato più d'una volta; senza accorgersene si travagliava da un pezzo col desiderio. Ad ogni modo egli si andava ripetendo che le sue intenzioni erano oneste, e che quando avrebbe fatto palesi i suoi sentimenti, non sarebbe andato più in là.
Carlotta lo avrebbe compianto, avrebbe conosciuto la nobiltà dell'animo suo disinteressato, e l'avrebbe forse stimato — era più che egli non desiderasse.
Forse queste sue fantasie avevano un lato vero — la vanità è l'unico rimedio dell'amore, e la compiacenza d'atteggiarsi a vittima sull'ara della virtù può lottare, con qualche speranza di vittoria, colla frenesia dei desiderii.
In quella sera le sale del signor Verni erano più affollate del solito. Silvio, che sul limitare della porta avea deposto gran parte dell'audacia che lo aveva sorretto per via nei suoi propositi, entrò alquanto imbarazzato, parendogli che gli occhi di tutti si fissassero sul suo volto e vi leggessero i suoipensieri. In fondo, benchè egli facesse mestiere di letterato, non era dei più avveduti, e se aveva una macchia sulla coscienza, bisognava che gli salisse alle guancie.
Il signor Verni gli mosse incontro, gli porse la mano, lo chiamò:mio caro signore, e lo fece sedere al suo fianco.
Silvio guardava all'intorno in cerca di Carlotta. Ne domandò alui, eluirispose cheellasarebbe venuta a momenti; poi riprese il suo ragionare brioso.
Assolutamente in quella sera il signor Verni era di buon umore. Silvio lo pensò, e per un momento si sentì venir meno. Amareggiare così le gioie d'un uomo onesto! colpirlo nei suoi affetti, nella sua pace!... Ma Carlotta era così bella! Guardò ancora attorno a sè, ricercandola cogli occhi.
— Che cercate? gli domandò il signor Verni.
— Nulla — rispose Silvio imbarazzato; e per rassicurarsi, guardò la faccia di quell'uomo.
Era bello, assolutamente bello.
— È una cosa orribile — un marito! e da quale stampo è dunque uscito costui? pensò dentro di sè. Ma ciò è ancor peggio, che iomi sento attratto verso di lui, chè egli mi è simpatico, e mi pare quasi d'amarlo.
L'esame fu brevissimo, ma completo. E riconobbe per la prima volta sotto le linee di quel volto sorridente, una impronta di virile severità che non disarmonizzava tuttavia coll'abituale dolcezza con cui era uso trattare.
Da quel punto Silvio fu sulle spine; si contorceva sulla sua seggiola come un uomo annoiato, tanto che il sig. Verni, da quella compita persona ch'egli era, gli offerì di fare una partita agli scacchi.
— Ciò ci farà passare il tempo — aggiunse.
— Vi pare? rispose Silvio distratto; e intanto guardava sott'occhio una porta, da cui parevagli dovesse uscire Carlotta.
— Dunque accettate? replicò l'altro.
— Accetto — stava per dire Silvio senza badare — ma in quella l'uscio si aprì, e Carlotta entrò nella sala.