VIII.
Silvio stette tutto quel giorno combattuto fra mille pensieri.
Aveva stabilito di non recarsi in quella sera in casa di Carlotta, e tuttavia parevagli che il suo orologio camminasse troppo lento, e che tardasse troppo ad annottare. Versoil tramonto mutò proposito, e volle andarvi; si abbigliò ed uscì: gironzò lungo tempo indeciso, e finì col rientrare in casa più tetro di prima.
Stette alcuni giorni senza ritornare in casa del signor Verni. Finalmente si arrese al proprio desiderio, e vi andò ancora.
Carlotta gli sorrise senza affettazione, senza ironia, senza quella compiacenza che la certezza d'aver ispirato una passione genera nell'animo d'ogni donna. Era calcolo, dissimulazione delicata? era natura? Silvio lesse subito nel contegno di lei la sua sentenza, e chinò il capo.
Erano soli in un canto della camera; ella seduta sopra un divano, egli appoggiato ad una seggiola — la comitiva cianciava allegramente; le belle donne gettavano qua e là sguardi provocanti, i bellimbusti sciorinavano del loro meglio i loro giuochetti di spirito.
Silvio taceva — Carlotta agitava lentamente il suo ventaglio.
— Signor Silvio, disse ella volgendo all'improvviso la bella testa verso di lui.
Egli si scosse dalla sua meditazione, e balbettò con fioca voce: «signora.»
— Accostatevi, riprese Carlotta, scommetterei che vi annoiate.
— Siete in inganno; la vostra casa ha bandito la noia, rispose Silvio sforzandosi a sorridere.
Trasse la sedia d'accanto a Carlotta, e si assise.
La bella donna continuava ad agitare il suo ventaglio. Un'audace speranza balenò nella mente di Silvio; forse ella aveva accolto il suo affetto, e quel suo contegno era un invito. Si fe' rosso in volto dal piacere, mosse le labbra convulsamente per parlare.
Carlotta s'avvide.
— Ieri vi siete interrotto — disse con dolcezza, ma senza la titubanza che suggerisce l'amore.
— Ieri... ripetè tristamente Silvio, smarrendo a un tratto ogni energia.
— Avete fatto bene, aggiunse Carlotta con un leggiero tremito, gettando uno sguardo melanconico e pietoso sul povero Silvio.
Non dissero più nulla. Ella volgeva gli ocelli intorno, per nascondere il suo imbarazzo, egli guardava il suolo pensando la sua sventura.
Poco dopo Carlotta si levò, ed uscì daquella sala. Silvio la seguì cogli occhi, e rimase estatico a contemplare la porta per cui ella era uscita. La vide rientrare poco dopo al fianco di suo marito. Che voleva ella dirgli con ciò? Ahi! Silvio lo comprese troppo bene.
Passarono in una sala da giuoco; li seguì come attratto da una forza invisibile.
— M'ami? domandava ella al marito.
— Me lo dimandi!
— Mi pare d'amarti come non ti ho mai amato.
Il signor Verni stringeva più forte il braccio di madama.
Silvio si tenne al muro per non cadere. Carlotta si voltava in quel momento per districare la sua veste di raso che s'era impigliata ad un mobile.
Si guardarono, ed arrossirono entrambi.
Quella sera fu un supplizio per il cuore di Silvio.
E tuttavia egli non sapeva allontanarsi da quella casa. Più volte s'era trovato a fianco del signor Verni, e l'aveva guardato con un sentimento d'invidia che non aveva potuto soffocare. Ma quel signor Verni era così affabile, così espansivo, e così severoad un tempo ne' suoi modi, che quasi Silvio si compiaceva del suo strazio, pensando di aver risparmiato peggio a quell'ottimo marito — e se non era la prepotenza della sua passione, egli avrebbe incolpato sè medesimo di codardia. Ad ogni modo ciò non è poco, specialmente per chi, al pari di Silvio, si tenga sicuro dell'onestàdelle sue intenzioni.
Erano trascorse tre ore dacchè Silvio era giunto in casa Verni, e una pendola sopra un caminetto suonava con squilli argentini la mezzanotte.
Il povero innamorato passò una mano nei capelli, e si rizzò da una seggiola, su cui era rimasto lungo tempo, con animo di allontanarsi. Si accingeva alle fredde cerimonie della partenza, e pensava che avrebbe voluto essere sotto le lenzuola, e risparmiarsi, se gli fosse stato possibile, l'imbarazzo di quei saluti; quando un servo annunziò due nuovi personaggi.
Siccome le serate del signor Verni si protraevano di solito fino alle tre del mattino, non v'era nulla di strano che quei tali giungessero a quell'ora; ma tuttavia Silvio, che aveva lo spirito immiserito dalla battagliadel suo cuore, ne fu sorpreso, e s'arrestò.
Quei due erano un dottore, ed un cavaliere, Felice Salvani.
Il dottore era persona conosciutissima; frequentava assiduamente le serate del Verni, e godeva di qualche intimità con lui — il cavaliere Salvani era uomo nuovo, che si presentava per la prima volta in quelle sale — e ciò, secondo i calcoli di Silvio, cresceva l'inopportunità di quell'ora.
Del resto il cavaliere era un bell'uomo, sui trentacinque anni, d'aspetto serio, ma più per albagia che per dignità — infine era biondo; non ce ne voleva di più perchè Silvio lo trovasse antipatico.
Senza sapersene spiegare la ragione, egli cercò collo sguardo Carlotta. La vide in mezzo a un crocchio di signore; era pallida e guardava verso l'uscio d'ingresso con espressione di terrore. Involontariamente Silvio fe' un passo come per recarle soccorso; si rattenne in tempo. Il signor Verni si accostava alla moglie seguito dal cavaliere.
Silvio rimase immobile a guardare quella scena, dominato da una sensazione di paura e d'ira che non sapeva spiegare a sè medesimo.Vide Carlotta impallidire maggiormente, barcollare un istante, e reggersi allo schienale d'una seggiola per non cadere; vide la sua bocca aprirsi per balbettare un complimento, e un sorriso sfiorare forzatamente lo sue labbra, e indovinò l'ansia del suo petto, e lo straziante martello del suo cuore.
Tutto ciò aveva durato un istante, nè altri che Silvio avrebbe potuto vederlo — ma per lui era una rivelazione; egli guardava Carlotta, guardava quell'uomo, e parevagli di afferrare le fila d'un segreto. Ahimè! temeva d'indovinare.
Tuttavia poteva essere che egli s'ingannasse, che fosse stata un'illusione de' suoi sensi agitati. Infine quell'uomo veniva per la prima volta in casa Verni; e non era probabile che corresse una segreta intelligenza fra lui e Carlotta: egli avrebbe avuto mezzo di prevenirla, di prepararla, nè la sua venuta le sarebbe stata cagione di sorpresa. Oltre a che — e per poco che egli fosse avveduto non poteva ingannarsi su questo — non la sorpresa, ma il terrore aveva imbiancato le guancie di Carlotta. Che se invece il cavaliere fosse stato altre volte in qualche dimestichezza col Verni, come mai questi nonaveva alcun sospetto, e non s'era accorto del turbamento di Carlotta?
In tali quesiti Silvio smarriva la coscienza di sè medesimo, del suo dolore; pensò al dottore che era uomo compitissimo e legato a lui da molto tempo da una di quelle relazioni di simpatia che sono così presso all'amicizia, e venne innanzi a lui con animo di averne qualche lume sul conto di questo cavalier Salvani.
— Sapete che immagrite? disse il dottore a Silvio stringendogli la mano.
— Vi pare...
— Ne sono sicuro; scommetterei che pesate due libbre di meno.
Silvio sorrise.
— È da un pezzo che non vi si vede; interruppe gentilmente; che cosa è stato di voi fin'ora?
— Fui ai bagni; i bagni sono un'ottima cura, che io consiglierei a voi pure; noi altri medici moderni diciamo che l'idroterapiaè la pietra angolare della medicina. I contraddittori sono eccezioni che non hanno peso. Interrogatene i savii di tutti i tempi. Mosè ordinava che si pregasse nell'acqua corrente; ci si vuol vedere un simbolo, ma vi è anche un principio d'igiene...
Il dottore — nissuno lo chiamava con altro nome — aveva la debolezza di intrattenere tutto il mondo dell'arte sua e compensarsi in tal modo della mancanza d'una clientela. Buon uomo del resto, e pieno di spirito, rideva a tempo opportuno di sè medesimo, e confessava candidamente di non aver mandato nessuno all'altro mondo.
— Voi non siete venuto solo? domandò Silvio.
— Solo! è vero, volete alludere al cavalier Salvani.
— Per l'appunto. Che uomo è?
— Un cavaliere.
— Non è questo.
— Non so dirvene di più.
— Dunque non è vostro amico?
— Amico, precisamente, no. Lo conosco.
— Molto?
— Poco; i nostri rapporti sono recenti — qualche parola, e qualche mazzo di carte scambiate insieme — e più carte che parole. È un giocatore assai fortunato; io ho puntato spesso sulle sue carte, e gli sono riconoscente della sua fortuna. Ecco tutto; il cavaliere non è di Milano, conosce poche persone, mi ha pregato di fargli respirare inqualche modo l'aria delle nostre sale, e l'ho condotto qui.
Silvio non potè saperne di più; ma era già molto che egli avesse la certezza che l'incontro di Saivani con Carlotta non fosse soltanto effetto del caso.
Da quel punto mutò proposito, e non volle lasciar quella casa senza prima accertare in qualche modo i suoi sospetti.
Il cavaliere Salvani si tenne quasi sempre lontano da Carlotta; parlò due o tre volte col marito, entrò nella sala da giuoco, perdette alcuni biglietti di banca; impassibile sempre. Silvio lo seguiva come uno spettro.
Finalmente quell'uomo, dopo aver gironzato alcun poco attorno a Carlotta, prese il partito di sedersele vicino. Silvio si arrestò di botto; e pose una mano sul cuore a reprimerne la frequenza dei battiti.
Carlotta vedendo quell'uomo aveva fatto un movimento di ripugnanza, e aveva tentato allontanarsi; ma il cavaliere l'aveva guardata fisso con uno sguardo imperioso; la poveretta a quello sguardo aveva tremato come al tocco d'una pila, e s'era arrestata.
Silvio non pensò ad altro, e si fece innanzi per porsi anch'egli a fianco di Carlotta. Questa lo vide, ne indovinò l'intenzione, e fe' un atto di gioia — e facendogli posto sul divano:
— Qui, gli disse tremando, signor Silvio...
V'era tale abbandono in quelle parole, che Silvio ne fu commosso.
Senza dubbio Carlotta anch'essa s'accorse d'essersi spinta troppo oltre, e tentò di mitigare con uno scherzo stentato la vivacità di quel richiamo.
Silvio e Felice si trovarono così l'uno in faccia all'altro; si guardarono immobilmente un istante, sfidandosi a vicenda, e volendo costringere l'un l'altro ad abbassare gli occhi per il primo, Silvio non cedette punto; il cavaliere sogghignò amaramente, si levò in piedi, salutò, e si allontanò gettando un ultimo sguardo sopra Silvio, che lo accolse impassibile. In quello sguardo era giurato un'odio.
Carlotta aveva chinato gli occhi sopra un albo di paesaggi.
— Osservate, diss'ella a Silvio appena il cavaliere fu partito — che incantevole veduta!ci sono stata; ecco laggiù il lago di Costanza, e qui a sinistra la città di S. Gallo.
— Infatti..
— Non avete voi visitato la Svizzera?
— Infatti.... io non ho visitato la Svizzera.