XXII.Silvio ad Eugenio.
«Di' pure che io sono un gran colpevole. Da venti giorni non faccio che lottare meco medesimo per decidermi a scriverti. «Scriverò domani, scriverò domani» e così sono giunto fino ad oggi.
La tua lettera, contro le mie aspettazioni, mi è venula assai presto. Pensa se io l'ho letta con avidità; mi aspettavo ad ogni linea di leggere quel nome, e trepidavo non per desiderio, ma per timore che il pensiero di lei avesse a darmi prova della mia debolezza; non temevo del mio cuore, ma temevo tuttavia l'esperimento. Tu non l'hai nominata, e te ne sono grato; la mia gratitudine ti siaprova del mio buon volere, se non della mia indifferenza. Non mi è possibile essere indifferente ai casi di quella donna; se tu mi avessi detto:l'ho veduta; il mio cuore avrebbe domandato: «era felice? era dolente?» io non avrei potuto frenare il mio cuore. Posso però non amarla e non l'amo.
È una settimana, dal 20 settembre, che io mi sono stabilito a Gossau. Il paese non merita che io te ne parli; ma la posizione è delle più ridenti, e i comodi della vita animale si hanno tutti, con poco dispendio. Gli Svizzeri non sono soltanto buoni orologieri, ma all'occasione sanno essere buoni ed eruditi gastronomi, e pazienti.
Non so più qual filosofo abbia posto la pazienza fra le virtù delperfetto gastronomo; ma io dico che la filosofia non ha mai rivelato verità così profonda, e così efficace.
Ho tolto a pigione a breve distanza dal paese una villetta graziosissima; quattro camere in tutto, ma pulite, piene di luce e di aria, elementi indispensabili per la vita del pensiero. Ho anche il mio pezzo di giardino, pochi palmi di terreno rubati agli scaglioni d'un colle, col suo bravo pergolato, e colle sue piante di rododendri e di dalie tutte in fiore.
Nel primo giorno mi ho fatto apprestare gli utensili col proposito patriarcale di coltivare io stesso i miei rododendri e le mie dalie; ma dopo alcune ore mi sentii tutto slogato, e ci ho perduto in una volta sola tutti questi gusti così primitivi. E mi pare che se mi fossi trovato nei panni di Adamo, e che Domine Iddio mi avesse condannato a «lavorare la terra col sudore della mia fronte», io, per tormene più presto d'impaccio, avrei scavata una fossa larga due piedi e profonda sette, e mi sarei sepellito a dirittura.
Regalerò il mio badile a qualche montanaro che se ne servirà a sgomberare i suoi passi dai cardi e dalle liane.
L'aria che si respira quassù è veramente benefica; mi pare che i miei polmoni si dilatino. Ogni mattina mi affaccio alle mie finestre, e assorbo a più riprese la brezza frizzante che viene a battermi sulla faccia. Questa ginnastica di polmoni, come tu la chiami, giova al mio sangue, il quale, ti giuro, non ha mai corso così sereno.
Ho seguito in tutto i tuoi consigli, e mi sono circondato di ossigeno; e siccome il rododendro e la mia dalia non ne esalanoa sufficienza, io non ho che a passare nelle due camere posteriori, le finestre delle quali guardano sopra un altro giardino. Questo non è un giardino da burla, ma un giardino sul serio; non so di quante pertiche, ma l'occhio ci corre un buon tratto; e poi piante molte, e pini selvatici, e pergolati, e viali, e cento altre benedizioni; un guaio solo: non mio. Ma la vista è anche mia, sebbene un gran pergolato me ne rubi gran parte; non foss'altro, per la mia ginnastica è quel che mi ci vuole.
Ho spiato invano per vedere a chi appartenga questo giardino; non ci ho mai visto dentro alcuno; ho però sentito una volta dei passi sotto il pergolato, ma il fitto del fogliame mi ha tolto di vedere chi fosse. Ad ogni modo ho la certezza che questo Eden è abitato. Fosse almeno una divinità femminina! In fondo al giardino si vede la facciata di una bella casa di campagna, dipinta a foggia di castello; ma non ho mai visto i castellani.
Non ti faccia meraviglia se io mi fermo su queste inezie; e di' pure che io sono curioso, che non me l'avrò a male. Quando si è soli par di me, la scoperta di un vicinoha cento volte più importanza che non abbia per voi altri abitatori di città la scoperta di un monumento.
Aggiungi una certa tinta di misterioso, e vedrai che ce n'è più del bisogno per incuriosire un povero campagnuolo solitario come io mi sono.
Se tu fossi meco! Ma è inutile ripeterlo; tu non vorrai già deciderti ad una nuova peregrinazione per accompagnarti colla mia insulsa giocondità, come già facesti colla mia ridicola tetraggine.
Tuttavia si hanno in questa calma che mi circonda tali tranquille contemplazioni, e spettacoli di tramonti così infuocati, e certi piccoli formaggi così piccanti, che, a pensarci seriamente, un artista coscienzioso saprebbe rinvenire cento ragioni pro, e non una contro, per mettersi in viaggio un'altra volta».